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FANCULO BRINDISI Parla il sindaco Mennitti RIFLESSIONI La città dei paletti RACCONTI Incomprensioni ...di fondo, di Guido Giampietro INTERVISTE Roberto Fusco SATIRA/1 Tutte le novità delle tv locali SATIRA/2 Opposizione incapace di intendere e volere

RITORNO ALLA TERRA

Il 17 e 18 settembre, nel vigneto di Jaddico, le Tenute Rubino organizzano la Vendemmia delle Donne, appuntamento aperto alla città, ai wine-lovers e ai fotografi. «Per ritrovare l’essenza del nostro territorio», dice Luigi Rubino WWW.TBMAGAZINE.IT TB

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TB EDITORIALE

N O N R E S TAT E A GUARDARE

Tutto ciò che ci siamo persi TEMO CHE QUESTA CITTÁ SIA AMMALATA DI CANCRO, E LA CURA È COMPLICATA. ECCO PERCHÈ ALCUNE VOLTE MI VIEN VOGLIA DI MANDARE TUTTO AL DIAVOLO. E MI CHIEDO SE TUTTO QUESTO POSSA SERVIRE

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l “Fanculo Brindisi”, scritto di getto in un momento di rabbia, mi ha procurato una valanga di complimenti e di “solidarietà”. Ovviamente anche qualche critica. Ma la bilancia pende infinitamente in favore dei primi. E qualcosa vorrà pur dire. È ovvio che quell’affronto era rivolto un po’ agli amministratori, un po’ ai cittadini, un po’ alla casta dei giornalisti locali, tutti ugualmente colpevoli (ma non in egual misura) se questa città non riesce ancora ad essere una città normale. In questo numero vi proponiamo solo una parte dei commenti giunti in redazione negli ultimi due mesi (abbiamo omesso quelli anonimi, perché l’anonimato è segno di inciviltà e di assenza di coraggio, classiche caratteristiche del prototipo di brindisino che TB combatte). Mi ha colpito, in particolare, quanto ci ha scritto Roberto Romeo (nostra saltuaria e preziosa firma): «Hai tutte le ragioni per sfanculare Brindisi, intanto resti qui in trincea, a urlare, a dimenarti, a provare ad agitare le coscienze finché qualcuno aggiunga una mano o una voce alla comune voglia di riscatto. Vogliamo parlare un attimo di quei giovani pazzi che hanno scelto (contro ogni lume razionale!) di restare o di tornare in questa città per incastrare un piccolissimo tassello e provare a invertire il senso dello sfacelo? Non credi che questa strainvocata (fino alla nausea) trascendente

“nuova classe dirigente e politica” (che palle!) si crei rimanendo, piuttosto che levando i tacchi, anche a costo di fare la fame ma credendoci, credendoci, battendo i mulini fino a rimettere il vento dalla parte giusta? Più facile criticare che trovare un motivo per rimanere, o più di uno per tornare! Fabio, benvenga il tuo “fanculo”, mettiamoci in coda per non frustrare rabbia e sconforto. Ma perché non fare lo stesso con i sacri pontificati dei brindisini da tastiera o da provvisori rientri estivi?». Caro Roberto, certo che è più dura restare e lottare, ma non biasimo chi è andato via. Io resto e lotto. So che un vaffanculo può smuovere le coscienze, ma di certo non basta. Io resto e scrivo. Ma a 41 anni, purtroppo, ci sono giorni in cui si fa strada la maledetta idea che tutto sia inutile, perché abitiamo una città ancora malata di cancro. C’è chi è fiducioso e chi pessimista. Io resto e spero. Spero che tutto ciò che ci ha detto il sindaco Mennitti nell’intervista che trovate nelle prossime pagine, si avveri al più presto. Però ci sono giorni in cui vedo certe cose e mi incazzo, e mi chiedo se valga davvero la pena perdersi tutto ciò che il mondo offre. E se ce lo siamo persi noi, è giusto che se lo perdano anche i nostri figli, in attesa del cambiamento? Questo è il dilemma che mi pongo. E a quanto pare non sono il solo. info@fabiomollica.com

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CONFESSIONI DI UN UOMO

SINDACO

«Le città non si cambiano da un giorno all’altro. E in ogni caso i segnali della svolta sono evidenti». Faccia a faccia col primo cittadino, che dice la sua sull’ultimo numero di TB, sull’Enel, Sbitri, il commercio, Giurgola. E sul comportamento di certi cittadini. Mennitti smentisce incarichi romani e le voci di una sua “fuga” nel caso il governo dovesse imporre il rigassificatore: «Siamo tutti uniti, andremo alla guerra». di Fabio Mollica

«Ho trovato quell’articolo per certi versi offensivo, per altri ingiusto». Il sindaco Mennitti non è uomo che ha peli sulla lingua, e se ti deve dire una cosa, non usa giri di parole. È abituato ad affrontare di petto gente dal pedigree non proprio esaltante, che saltuariamente va a protestare sotto la finestra del suo ufficio, figuriamoci se ha timore delle frasi di un giornalista. Questa è una caratteristica che del primo cittadino mi è sempre piaciuta: è persona franca e schietta, che alza la voce non perchè si incazza, ma perché sente e crede profondamente in quello che dice. Il mio “Fanculo Brindisi” non voleva essere un “Fanculo al Comune”, ma si prestava ad essere letto in quel modo. Era un fanculo alla classe politica che non risolve i problemi, a quei cittadini che si comportano come se fossimo ancora negli anni ‘80, a molti miei colleghi che fanno i reggimicrofoni e le veline. Il Fanculo Brindisi voleva essere uno stimolo

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ad aprire un dibattito, ad incazzarsi per questa città. Del resto la copertina recitava “Forza Mimmo!”: era un invito a rendere ancora più evidente e forte la svolta. A prendere di petto certe situazioni: la costa abbandonata, la sporcizia in città, le convenzioni... Avessi voluto attaccare questa giunta, avrei scritto “Mennitti vattene”. E invece TB voleva dare la carica, suggerendo qualche idea. Perché è vero che molto è cambiato in questi sei anni, ma il sentire popolare, quello dei cittadini comuni, è che ci sono ancora tante cose che non vanno: lo dimostrano i commenti dei nostri lettori, che pubblichiamo nelle pagine a seguire. Cose e questioni che dovrebbero essere affrontate con maggiore incisività. Questo a volte avviene, ma la gente non lo percepisce. Ecco perché una chiacchierata con Mennitti poteva servire a fare chiarezza. Partendo da Sbitri. Il cimitero delle macerie.

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PRIMO PIANO

Sindaco, siamo a tre anni dalla demolizione, ma è stato rimosso solo l’amianto. Ma il Comune non può fare altro. È stata la magistratura ad abbattere le case abusive. Ed i terreni sono del demanio. È il demanio a dover ripulire. Noi non possiamo farlo fino a quando il suolo non diventa nostro. Vedi, va bene arrabbiarsi per lo stato delle cose, ma non è che io posso andare lì e fare di testa mia. Fosse per me, domani lì ci sarebbero i mezzi per raccogliere tutte le macerie, ma ci sono procedure da seguire. Il Comune pulisce se quell’area diventa suolo pubblico. Ed oggi non lo è. La gente però non lo sa, e si incazza col sindaco. Perché in questa città c’è oggettivamente un problema di comunicazione. Su questo argomento potremmo scrivere libri interi. Faccio due esempi: oggi un giornale scrive che qualcuno ha gettato acido muriatico sull’erba del Fanuzzi. Mi hanno appena avvisato che si tratta di un fungo dell’erba. Cosa dovrei fare? Scrivere al giornale e chiedere di controllare le fonti della notizia? Altro esempio. È qualcosa di simile a Sbitri: la demolizione delle baracche polacche al Paradiso è stata

Sbitri non è suolo pubblico di proprietà del Comune. Fin quando sarà del demanio non potremo intervenire. I cittadini devono capire che certi problemi devono seguire determinate procedure

bloccata per due anni, perché una signora di 70 anni non voleva lasciare la sua casa. Non è che potevamo fare i barbari: abbiamo trovato la soluzione, però abbiamo perso due anni. E speriamo che non accada lo stesso per la strada, bloccata da un pollaio. Vedi, il Paradiso non sarà più quello di una volta, diventerà parte integrante della Città d’Acqua, ma certe cose hanno bisogno dei loro percorsi. E dei loro tempi. Mentre la gente ha fretta. Senti, io sto qui tutti i giorni dal mattino alla sera, a buttare veleno. Ma mi rendo conto che tutto questo non basta. Non è solo questione di un sindaco, degli assessori. Poi ci sono i dirigenti, il personale. E ci sono i cittadini che chiedono e criticano, ma di doveri non vogliono sentir parlare. Prova a vedere ad ogni incrocio quante cicche di sigarette ci sono: tutti fumatori che svuotano i posacenere delle auto quando il semaforo è rosso. Allora, accetto le critiche, ma molti cittadini dovrebbero iniziare a guardarsi allo specchio. Ieri in via Santi, pieno centro, alle 8 della sera ho trovato rifiuti davanti ai portoni. Non mi sembra normale. Ecco, i cittadini diano una mano. Beh, mi pare che una buona parte di città lo stia facendo. Il fatto stesso che si presti attenzione a certi argomenti lo dimostra.

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori Quelli che pubblichiamo sono solo alcuni dei commenti giunti in redazione o scritti sul nostro blog dopo l’uscita del numero di giugno, con l’editoriale che ha fatto tanto discutere. 54 Anni di delusioni. Spero di finire la mia carriera fuori da questa città. Di certo i miei figli incominceranno la loro da un’altra parte. Ho 54 anni di delusioni sulle spalle e nessuna speranza per questo posto. Fanculo Brindisi! Bravo Fabio. Fanculo ai brindisini. Credo che il: ”fanculo sia da attribuire ai Brindisini e non a Brindisi: fatta questa precisazione, la posso condividere. Massimo Mi è capitato ultimamente di vedere Brindisi in una serie di trasmissioni Rai che hanno documenta la bellezza di questa città vista con gli occhi delle telecamere... io direi a viva voce... fanculo brindisini!!!! Anna Tempo scaduto, ma mi batto. purtroppo è passato tutto il tempo necessario per risollevarsi e avere una città “europea”. Ormai è così. Però finchè vivrò qui cercherò di dare il mio contributo positivo e battermi per le cose belle che

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abbiamo e contro i “mostri”(camini, centrali, sporcizia...) Lorenzo da Brindisi Prendete esempio da Città Sant’Angelo. Manco fisicamente da brindisi dal 1998, lavoro ad Ancona, vivo a Città Sant’Angelo, provincia di Pescara, due realtà assolutamente opposte a Brindisi. Non dico siano le perle dell’Adriatico, ma specie Città Sant’Angelo ci si avvicina. Qui le aree verdi ce le tiriamo in faccia, e sono anche curate, il litorale sopratutto al mattino profuma di mare, salsedine e di vacanza (tutto l’anno)... per farla breve, se deve capitare che devo scendere a Brindisi per qualche giorno di vacanza... ci penso un po’ su, anche perchè ho due bimbi molto piccoli, e Brindisi non mi offre ciò che qui è scontato. fluxx73@libero.it Iniziamo con le email. Si potrebbero inondare di e-mail le caselle di posta dei fancazzisti che ci “amministrano”. E poi, se loro se ne fregano, ricordarsene alle prossime elezioni! Scusate, sognavo, mi sono svegliato di soprassalto. Luigi Voglio andarmene via. Non ho più parole e voglio andare via da Brindisi, tanto non cambierà mai niente, andiamo sempre a peggiorare. Oggi la spiaggetta vicino la conca, che potrebbe essere il paradiso dei bambini, sembrava una discarica. Cesare Eliminianoci.

Scusate, ma Brindisi è ancora una città? Ho sentito dire che dovrebbero essere eliminate le città sotto i 200 mila abitanti! Come tanti brindisini sono stato costretto ad andar via per motivi di lavoro. Quindi per quanto mi riguarda e considerato quello che succede io sarei per eliminarla. Marco Quando arriverà il tempo del fare? Ogni estate la sporcizia sulla costa. Sono anni ke si parla di rigassificatore, carbone, sporcizia, acque chiare, mesi che le contraddizioni di istituzioni, politici e cittadini vanno in scena e ci si arena dietro plastificate prese di posizioni, mentre in città si parla anche di basket, carri-attrezzi, corsi senza auto e di un orgoglio di una terra senza identità, di una provincia che non si raccoglie attorno, fra una città che si definisce di cultura e che in pochi anni ha cambiato il proprio volto ma che deve dare di + prima che perda il rumore di chi si muove perchè crede ancora nelle proprie radici; viviamo fra il disinteresse comune ma anche fra segnali positivi che sembrano però delle comete incontrollabili, perchè corredate sempre da critiche superficiali ed improduttive. Quando arriverà il tempo del fare? Per Brindisi: “Sai ancora se vuoi? Hai volontà? O stai soltanto crollando?» Mino (morgannmp2002@yahoo.it) Conclusioni scontate. Brindisi è una città e come tutte le altre città del mondo è composta dai suoi abitanti (per inciso, sono loro a sporcare incivilmente le vie e le spiaggie), citta-


Le vecchie gestioni dell’Autorità portuale erano completamente disinteressate al porto ed al suo sviluppo. Giurgola invece ha dimostrato di crederci e di voler fare qualcosa. Gli riconosco di essere stato un entusiasta. Certo, quando uno comincia, in pochi se ne accorgono. Ma lui ha cominciato. Ora parte la corsa alla presidenza. Lo ricandiderebbe? Oppure è giunto il momento di pensare ad un brindisino? Qui sopraggiungono questioni politiche ed altro. Persone capaci in città ne abbiamo. Ma non bastano le competenze. Servono anche le conoscenze. Voglio dire: Giurgola è stato direttore generale di un ministero. Quando sarà il momento decideremo che fare. Si è pentito di essere diventato sindaco? Per carità! Certo è che si tratta dell’incarico politico più faticoso che ho ricoperto in vita mia. Contento di quanto fatto finora? Contento perché il Comune oggi è ridiventato un pezzo di Stato. Non siamo più in una zona d’ombra, ed il cittadino questo lo deve sentire. Abbiamo modificato immagine e prospettive della città. Prima c’erano solo il carbone, il gas, il contrabbando. Oggi si inizia a parlare d’altro. Abbiamo prospettive diverse. E siamo di nuovo una città frequentata. Ecco, spero che quando

Perfetto, ma ci sono alcune cose che hanno bisogno di anni, o decenni, per cambiare. Pensa al commercio, che per lungo tempo ha vissuto grazie al contrabbando. Ora il settore si sta adeguando e trasformando. Ma non lo fa in una stagione. A proposito: una trentina di negozi sfitti lungo i corsi. Vorranno dire qualcosa? Possono voler dire molte cose. Però faccio presente che il processo di desertificazione dei centri storici è un fenomeno mondiale, non brindisino. Invece i crocieristi a spasso nel deserto sono un fenomeno solo nostrano. Anche in questo caso, non si può pretendere che tutto funzioni subito al meglio. Il centro va rigenerato, bisogna far tornare la gente. Stiamo mettendo a punto azioni per evitare che si ripresentino certi problemi. Ricordo che a fine mese partirà la gara per i lavori lungo viale Regina Margherita. Stiamo realizzando il sottopasso di via Tor Pisana. Siamo stati riconosciuti tra le prime nove città innovative d’Italia e per questo avremo diritto ad un contributo economico per unire la stazione ferroviaria al porto. Come vedi ci sono tante cose in piedi. A proposito di porto: un giudizio su Giurgola.

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori dini che a loro volta hanno scelto e votato le persone che, al Comune, li governano ed amministrano in un certo modo (piuttosto male) la città... Detto questo, Brindisi “è” i suoi abitanti. Traetene le conclusioni. Piero Lerciume e segnali positivi. Siamo senza speranza. Per caso ieri mi sono imbattuto in una assemblea provinciale di un partito (di peso) e ho ascoltato uno dei leader più “gloriosi”, ma cazzo la grammatica e l’italiano sono un optional; tralascio il contenuto. Ho capito perchè siamo sempre nella “monnezza”. Se questo è il livello dei nostri amministratori non abbiamo futuro. Per questi personaggi dico anch’io fanculo Brindisi. Devo dire che ho notato leggendo diversi blog molte persone, donne e uomini, che sempre più hanno preso coscienza del lerciume politico e manifestano la loro indignazione, cosa che prima non avveniva, come anche dei giovani piuttosto attivi nel difendere la città dai soliti manipolatotori e per questo dico forza Brindisi (e ce ne vuole tanta), non molliamo c’è chi aspetta che si molli l’ultima speranza. Comunque un fanculo a tutti quelli che vogliono affossare questa città, e sono tanti. Carlo Progresso e civiltà. Ormai è giunto il tempo di creare una campagna di sensibilizzazione di progresso di civiltà contro il malcostume di troppi brindisini... sopratutto tra i giovani... di vendersi il voto durante le elezioni per cene o per ricariche... sono convinto che molti dei

nostri problemi nascano proprio da qui. Ecco che poi ci ritroviamo con una classe politica, nel migliore dei casi, inetta nel salvaguardare il territorio... Coloro che amministrano sono tenuti a dare il buon esempio: dall’incuria ambientale, dalla litoranea abbandonata a se stessa, dalla spiaggia murata che lezione potranno mai trarre i nostri concittadini se non quella di Non avere essi stessi decoro e attenzione per l’ambiente? È un enorme danno sotto il profilo del senso civico, perfino la semplice visione di aiuole ben tenute e curate come Dio comanda possono far germogliare nelle persone quel senso civico di decoro e sopratutto di rispetto verso ciò che ci circonda e appartiene a tutti... sia esso l’ambiente, la costa o una qualsiasi strada cittadina. 1diSassari Quel litorale dimenticato. Non è giusto sentir parlare un brindisino e sputare veleno sulla città in cui si è nati e cresciuti, che poi le strade si sono divise per motivi di lavoro o per altri credo che succeda in qualunque altra città... Anche io vivo fuori per motivi di lavoro e nelle due settimane trascorse a Brindisi ho notato lo stato di degrado della costa, il villaggio acque chiare che spero diventi abitabile soprattutto per dare una visione diversa della costa, ma spero vivamente che un pò tutto il litorale possa un giorno essere trasformato in tanti piccoli villaggi è una grande pista ciclabile che inizi dalla diga e termini ad Apani. Alfredo Buttiamo a mare l’amministrazione. Anche io vivo la mia vita lontano da Brindisi e ci ritorno di tanto in tanto. Continuamo a denunciare le mancanze

di questa amministrazione, arriviamo al punto di rottura e di non ritorno, agiamo in modo che sia l’amministrazione a chiedere a noi aiuto. No al vaff...o Brindisi, ma si cambi la situazione con presa di coscenza che stiamo combinati veramente male. Proposte? Buttiamo a mare quest’amministrazione. Salvatore Laforgia Quei vizi di certi brindisini. Mi sono sempre chiesta come siano finiti lavatrici e altre monnezze sul litorale... mi sono sempre chiesta se ci sono isole ecologiche funzionanti e se i brindisini si siano mai disturbati ad usarle... è sempre stato piu facile e meno doloroso non sporcare, ma mi pare che la “politica” del “tu devi pulire dove io sporco” non sia mai passata di moda... mah! poi forse sbaglio...anzi sicuramente mi sbaglio. Luisa Mare e venti. Queste considerazioni dovrebbero essere girate a chi continua a propagandare la frase “Brindisi, città d’acqua” che forse ha dimenticato che l’acqua del mare è contenuta da un litorale completamente abbandonato ai 4 venti. marcoauf Benvenuto nel club. Caro Fabio, benvenuto tra noi, quelli che hanno detto FANCULO BRINDISI da tanto tempo. Seguo sempre il tuo giornale, non sempre condivido quello che scrivi ma questa volta l’analisi che fai della situazione

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me ne sarò andato, la città non sarà più conosciuta come Marlboro City. A proposito di carbone: il discorso convenzioni va ripreso. Il Comune chiederà una riduzione? Credo che un 10% in meno, pur non rappresentando un cambiamento epocale, sia una buon punto di partenza, rispetto al 7,5 proposto dall’Enel. Ma non dimentichiamo che da fine mese le centraline per i controlli passeranno all’Arpa, e non saranno più dell’Enel, e questo mi sembra un fatto importantissimo. Sulla Brindisi Lng invece sarà sempre linea durissima? Le istituzioni sono sulla stessa linea. E la Valutazione di impatto ambientale è stata rilasciata con 51 prescrizioni, il ché è un grosso problema per la società, anche in termini economici. Quindi il no al rigassificatore non è stato “il piccio” di un sindaco, ma è frutto di una valutazione istituzionale condivisa. Il rigassificatore in quel posto rappresenta un ingombro per la nostra nuova idea di città. E se il governo lo impone? Dicono che lei si dimetterebbe... Se il governo lo impone andremo alla guerra. Con Berlusconi sono stato chiaro prima ancora di accettare la candidatura.

Non ho affetto per il potere, e alla mia età non ho ambizioni. Io non farò rivoluzioni, perché nessuno le ha mai fatte e nesusno mai le farà, ma voglio fare il mio dovere. Non mi interessa fare bella figura: voglio solo fare il mio dovere

Dicono anche che sia in attesa di un importante incarico a Roma. È vero? Guarda, non ho affetto per il potere. Alla mia età non ho ambizioni. Ho avuto tante soddisfazioni. Forse non farò la rivoluzione, come hai scritto tu, ma credimi, nessuno fa le rivoluzioni. Nessuno le ha mai fatte. Io voglio solo fare il mio dovere. Non voglio fare bella figura. Voglio fare il mio dovere. A proposito di rivoluzioni in atto: le nostre campagne subiscono l’invasione del fotovoltaico. Nulla da dire? Io non sono contro l’energia pulita, però

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori brindisina è reale e palpabile in ogni luogo e in ogni persona che vive in questa città. Tu hai la possibilità di scriverlo, e spero che lo continui a fare ogni volta che puoi. Anzi spero che magari tu inserisca una rubrica su TB intitolata FANCULO BRINDISI nella quale dai la possibilità a tutti quelli che hanno detto FANCULO BRINDISI, di spiegare perche lo hanno fatto, dove possano anche raccontare quello che vedono ogni giorno in questa città e (perchè no?) anche dare consigli a questa ammistrazione, che sicuramente ne ha tanto bisogno. Purtroppo in questa città abbiamo il lavoro che meritiamo, l’economia che meritiamo, l’educazione che meritiamo. Ciliegina sulla torta e causa di tutto questo: la classe politica che MERITIAMO, perchè secondo me in nessuna altra citta del mondo la classe politica rispecchia in modo cosi perfetto la popolazione. Purtroppo una piccola minoranza che ha detto FANCULO BRINDISI non ha nessuna rilevanza politica, siamo in democrazia, e in democrazia vince sempre la maggioranza. Teo Fanizza Doni imperfetti. Che colpa ha questa città, invidiata e amata dagli stranieri nel corso dei secoli. Il Padre Eterno ha creato una magnifica zona (la nostra) dimenticandosi, però, di donarle una sana popolazione! Mario Colpa nostra. Sono di Ostuni, ma lavoro qui a Brindisi. Sento spesso parlare male di chi ha governato Brindisi in passato,

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di Antonino, e altri. Io non vedo l’amministrazione attuale impegnarsi per migliorare questa città dalle grandi potenzialità. Fabio ci racconta anche di un modo di fare nostro, della gente comune, che va cambiato. Sissignori, la colpa è anche nostra. Dobbiamo sentire oramai sempre più nelle nostre mani la necessità di cambiare Brindisi. Io cerco di darmi da fare, anche gettando la più piccola cartaccia dalla mia tasca al raccoglitore della carta. E così farò fare ai miei figli. Ma non solo oggi, e poi domani. Sempre. Rocco, da Ostuni Deluso, amareggiato, ma innamorato. Come può un maleducato educare al rispetto i propri figli? Come puoi ribellarti a certi soprusi quando intervenendo in italiano vieni anche deriso come se fossi un alieno! Le leggi esistono ma non si applicano, e non applicandole si crea il costume, l’uso che poi viene accettato da tutti. Fino a quando avremo questi “impiegati statali” al comune le cose non cambieranno. Il “fanculo” di Fabio lo vedo come un’imprecazione verso la propria famiglia, con la quale non potrai essere d’accordo su nulla, ma che alla fine ami perchè è la TUA famiglia. Anche io sono deluso, amareggiato, sconfortato da Brindisi (a volte la detesto anche) ma non posso fare a meno di amarla. Giuseppe Vaffanculo con firma. Non condivido mandare a fanculo una città decorata di croce di guerra al valor militare e da Giulio Cesare, Federico II e sino ai giorni nostri ritenuta una meraviglia nel

mondo. Le vostre lagnanze non hanno alcuna efficacia se non riferite ai responsabili. Se avete coraggio dovete, se lo ritenete colpevole, asserire “Sindaco di Brindisi, Assessore, Comandante o Dirigente, vaffanculo” con la firma, allora si che la vostra segnalazione avrà efficacia altrimenti saranno loro a mandare noi in quel paese. Aldo Indini Altro che Salento! Si poteva campare di turismo, con quel popò di litorale che abbiamo... Invece? Ovunque orribili villette, villaggi improvvisati, e meno male che hanno buttato a terra quell’obbrobrio di Sbitri. Spiagge per nulla attrezzate, itinerari turistici inesistenti, musei poco curati... Tutto senza criterio, solo con l’intenzione di profittare... tanto qualcuno prima o poi avrà bisogno di voti. Eppure ci sono paesaggi, monumenti, natura, anche strutture che avrebbero potuto fare di Brindisi un alter ego del Salento (e per favore, evitate stupidi commenti campanilistici)... Io vivo a Lucca, città stupenda e coi suoi problemi, dove però ogni stronzata diventa oggetto di attenzione di tour operator e turisti di ogni tipo... Per non dire della Versilia: zero monumenti, tanti ricordi (i gloriosi anni ‘60 che non torneranno più), mare inguardabile e prezzi da capogiro in un mega lungomare di 22 chilometri. Qui il problema è sempre lo stesso: vuoi lavoro? devi andare dal politico. Vuoi aprire un’attività commerciale in tempi ragionevoli? Devi andare dal politico e “metterti a posto” con qualcun altro. Vuoi una città pulita? Certo, ma tanto poi qualcuno pulirà al posto tuo... Il risultato? Sotto gli occhi di tutti! Nick


PRIMO PIANO

Delusioni? No. Le critiche fanno parte del gioco. Gli attacchi pure. Mi piace ricordare una frase di Almirante: «La politica è come una donna, la devi riconquistare ogni giorno». Più che le delusioni e le critiche mi piace ricordare le soddisfazioni. Tra le quali includo il fatto di aver recuperato tutto il disagio sociale che avevamo trovato: oggi i lavoratori di Brindisi Turismo si sentono lavoratori come tutti gli altri, e quando arrivai stava per chiudere. La Multiservizi non ha debiti. Ognuno fa il tratto di strada che ritiene opportuno percorrere. Poi il riconoscimento per quello che si è fatto è sempre postumo. Contento della sua giunta? Sì, molto. Abbiamo innestato energie giovani che stanno facendo molto bene. Ho il timore che gli eccessi di aggressività polemica possono scoraggiare qualcuno, ma fortunatamente questo, almeno finora, non è avvenuto. Quindi quale sarà questo prestigioso incarico romano? Nessun incarico. Alla fine di questa esperienza politica ho chiuso. Potrò scrivere, leggere, viaggiare, stare con la famiglia. A proposito, il 13 ottobre presento a Roma il mio nuovo libro, “La destra democratica”. C’è un capitolo anche su Brindisi.

Sono molto contento della mia giunta. Abbiamo innestato energie giovani che stanno facendo bene. Ho il timore che gli eccessi di aggressività polemica possano scoraggiare qualcuno. Ma per fortuna finora questo non è accaduto

rischiamo di perdere l’economia agricola, e non conosco paesi floridi che non abbiano un agricoltura florida. E poi, tra 25 anni, corriamo il rischio di ritrovarci terreni pieni di ferri vecchi, come è accaduto con la chimica. Pensiamo al futuro, non solo all’oggi. Quando saremo una città normale? Fra 5 anni. Forse 10, magari 20. Purtroppo certi processi non hanno tempi prestabiliti. L’Università che abbiamo voluto e vogliamo tenerci serve a farci crescere, a cambiare mentalità. Ma la mentalità delle persone non la cambi dall’oggi al domani.

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori Diamo una svolta. Quanti bei commenti e quanti sputano in faccia alla propria città amata e nativa. Invece di stare sempre a criticare, xchè siamo proprio fatti così, cerchiamo di dare una svolta a questa città rompendo le scatole a chi ci amministra e poi rompiamole anche a noi stessi visto che siamo i primi a volere e non a contribuire!! Io amo Brindisi e lo farò x sempre e nn smetterò mai di lottare x un futuro migliore! Alessandro Maiello Fanculo te! E che c’entro io?! Leggi la mia storia millenaria e china il capo!!! Ho 2500 anni e non li dimostro, altro che la tua “piccola” New York! Non offendere le mie case, le mie vie, le mie chiese, i miei monumenti, le mie piazze, il mio porto, il mio popolo. Non offendere la mia essenza di città: Io sono la “Testa di Cervo”! Offendi invece chi mi ha ridotta così sciatta, pigra, struccata, maleodorante. Condanna chi mi ha maltrattata, ingannata, delusa, avvilita. Difendimi! Ma, se la pensi così, con il cuore straziato Io ti disconosco e ti dico: Fanculo te! Spero che tu non sia più uno dei miei figli! riafelicefabio@tiscali.it Viva Brindisi. Caro Direttore, io so bene cosa significa vivere lontano da Brindisi visto che sono 5 anni che vivo un pò in Veneto e un pò a Milano... devo però dirle che non sono assolutamente d’accordo quando lei afferma “Quel post e quell’editoriale erano il risultato di un’incazzatura che viene a qualunque brindisino che esce

dalla propria città e ci ritorna”... io credo che i brindisini che vivono a Brindisi dovrebbero smetterla di piangersi addosso pensando a quelli che non hanno rispetto alle altre città... si dovrebbe invece pensare a tutto quello che a Brindisi avete e gli altri non hanno... ”viva Brindisi e fanculo tutto il resto”. Andrea Lapomarda Perfetti immobilisti. Se le scrivo è in qualità di brindisino che per 13 anni ha vissuto fuori Brindisi e che nell’ultimo anno è tornato nella sua città... fatta questa premessa devo dire che ho trovato Brindisi molto cambiata, per alcuni aspetti in meglio, per altri purtroppo in peggio. Sono apolitico e non mi sento rappresentato nè dal governo centrale nè dall’aministrazione locale. Non serve avere una laurea per amministrare meglio questa città, anche senza grossi budget a disposizione. Qualsiasi altra città, se avesse avuto un porto come il nostro, due areoporti, una centrale tra le più grandi d’Europa, sarebbe tra le prime del mondo per tenore di vita e sviluppo economico, noi no, come mai? Ultima e doverosa considerazione, ciò che purtroppo non ho trovato cambiato, con rammarico, è la mentalità brindisina o meglio l’atteggiamento del brindisino medio... il più grande estimatore del movimento “immobilista”... che ad esempio trova più facile e “conveniente” la sera scendere sul lungomare con l’auto, fare due giri di piazza vittorio emanuele II (i giardinetti) e poi andar via per quel di Lecce, spaventato da tre transenne che impediscono l’accesso alla zona traffico limitato, piuttosto che lasciare l’auto nel parcheggio in via del mare (per la modica cifra di 1 euro, che non troverete

in nessun’altra parte d’italia) e fare due passi salutari godendo della fresca aria... bah, e chi ci capisce... Giuseppe Tutti a casa! Caro Fabio, hai scritto ciò che penso da anni..hai perfettamente ragione quando affermi che solo chi non è mai uscito da Brindisi si accontenta di una città dove sporcizia, apatia, carenza di servizi, spiagge sporche, e inciviltà la fanno da padrone... io credo che serva un ricambio generazionale della classe politica, solo quando questi vecchi volponi e baroni della politica andranno via e saranno eletti giovani, con delle idee e con la conoscenza di realtà sociali dove più di qualcosa funziona, allora vedremo Brindisi crescere! Faccio un appello ai giovani che hanno a cuore questa città: confrontiamoci, e proponiamo le nostre idee, mandiamo a casa questa classe politica incapace! Alessandro Cozzoli Però siamo sul Monopoli! Mi chiedo come mai Brindisi città d’acqua e sull’acqua non abbia mai provato più di tanto a diventare una città turistica sull’acqua, a sud le centrali (che fortuna) a nord l’aeroporto, ma più a sud e più a nord? Si costruiscono e si distruggono baracche, i brindisini costruiscono e gli amministratori impiegano il tempo a tirarle giù, eppure l’economia delle città d’acqua è sempre sul mare, turismo o pesca che sia, straordinariamente Brindisi no! e non ci sono neanche progetti sostenibili, bhè intanto ci godiamo il Monopoly... Paolo

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PRIMO PIANO

CHIESE E SCAVI CHIUSI «Caro direttore, in riferimento all’ultimo numero di TB e agli articoli “Città aperte apre anche le chiese” e “9 idee per ripartire” vorrei esporti la mia recente esperienza. Negli ultimi giorni ho ospitato la mia ragazza (americana da Chicago) e una coppia di amici (lui da Milano lei da Madrid) nella nostra città: Brindisi. Mettendomi nei panni del Cicerone e del turista x caso ho cercato di mostrare loro la bellezza della città e tutte le sue potenzialità. Ma purtroppo dopo aver visitato la Cattedrale e il Museo Archeologico, dove abbiamo avuto una bellissima esperienza grazie alla zelanteria dei custodi, mi sono reso conto come TUTTO non funzionasse. Prima ho

tentato di mostrare le nostre Chiese, specialmente quella di San Benedetto, San Paolo e il tempio di S. Giovanni al Sepolcro, ma erano tutto chiuso (ed era un giorno infrasettimanale), dopo di chè ho provato a visitare gli scavi del nuovo teatro Verdi... anche essi chiusi (son passato per 3 giorni di seguito in 3 diverse fasce orarie). Stesso discorso per la corte degli artigiani, sempre trovata chiusa. La cosa che mi ha colpito, ovviamente in negativo, è stato l’ufficio di informazione turistica (sotto la sede della Apt) in stato di semi abbandono con cartacce e materiale sparso ovunque. Ma la cosa più grave è stato vedere le condizioni del Castello Aragonese: sporcizia, vetri rotti e zone in abbandono. Non è concepibile ed accettabile una incuria e un dis-

PERCHÈ BRINDISI NON È HONG KONG. E NEANCHE LECCE...

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aro direttore, ho letto il tuo editoriale “Fanculo Brindisi” mentre concludevo la mia prima giornata di soggiorno a Hong Kong e riflettevo della tua fortuna che, in qualità di brindisino, ti consentiva di parlarne apertamente ed in modo così critico. Purtroppo, la stessa fortuna non è concessa a chi, come me, non è “doc” ma solo acquisito. Sarei tacciato, infatti, di essere anti meridionalista. Io, che sono un borbonico partenopeo cresciuto nel quartiere Cinecittà di Roma. E, in proposito, rammento ancora quante volte ossessiono i tanti amici e parenti “Napoletani”: «Come fate a vivere in questo modo?»: E loro: «Ma perché, come viviamo?». Ecco, la parolina magica che è uguale in tutti i luoghi è “abitudine”. La stessa “abitudine” che hanno anche i parenti e amici di Brindisi, cioè, subire, nel bene e nel male, le scelte degli altri. Pensi veramente, direttore, che in assenza dell’inchiesta Acque Chiare si sarebbero accorti di Sbitri, che in qualità di “Acque Scure” dava fastidio all’immagine dell’ameno villaggio? Sosto nel parking di Via del Mare dalla sua apertura e non ho mai contato più di 10 auto contemporaneamente

Due lettori intervengono nel dibattito aperto da TuttoBrindisi. E offrono nuovi spunti di discussione. (tranne in questo periodo che è quasi gratuito). Ho notato qualche corteo contro Lng e Enel in cui si spacciavano per ambientalisti gli stessi che provvedono sotto casa mia a utilizzare la strada quale discarica. Vogliono spacciare Brindisi per turistica quando non c’è ombra di hotel sul mare da Santa Sabina alla provincia di Lecce. E hanno la faccia di vendere Torre Guaceto quale area protetta mentre le sue dune sono assalite da migliaia di auto che le usano come discariche anche di materiali proibiti. In due giorni sono approdate 2 navi da crociera (una esclusiva del Club Méditerranée) ed hanno trovato un corso Garibaldi fetido e puzzolente di escrementi di cani e piccioni non rimossi da una settimana. Marciapiedi sporchi di cui danno la colpa ad Antonino che li ha previsti bianchi. Un corso pedonale riservato solo a tante auto in sosta abusiva, alcune auto autorizzate appartenenti ad esclusivi per-

servizio simile. In quei giorni ho visto anche tanti altri turisti in giro per la città e tutti parevano sconsolati e annoiatI. In un altra giornata, sempre infrasettimanale, abbiamo visitato Lecce, che non presenta nessuno dei problemi esposti sopra. Per esempio a tener ordine e presidiare le chiese c’erano dei vecchietti che sedevano all’entrata della chiesa al fresco e ammonendo chiunque infrangesse le regole. Nonostante tutto i miei ospiti sono stati colpiti dalla città, definendola anche più bella di Lecce. P.S: Inutile dirti delle spiagge... tanto belle quanto sporche (anche Torre Guaceto ... che vergogna). Paolo Sciarra sonaggi di qualche ufficio del centro, tante moto ai bar e una miriade di auto che espongono pass per disabili a cui non viene spiegato che i corsi sono solo percorribili. Strade del centro storico, incubo di tutti i genitori che restano in apprensione per la sorte dei loro figli in motorino, ma vera manna per meccanici ed ortopedici. E quant’altro ancora i miei occhi e il mio cellulare fotografano tutti i giorni in tutti i luoghi pubblici. Ecco, rapporto tutto questo al divieto assoluto di “fumare” nella gran parte degli spazi aperti del centro di Hong Kong e penso che qui, sicuramente, lo Stato non avrà “abituato” i suoi cittadini a “scegliere di morire per un cancro al polmone”. E potrei continuare all’infinito elencando tutte le “stranezze” a cui assisti girovagando il mondo e l’Italia intera. Una per tutte. Settimana di ferragosto a Lignano: 1 milione di presenze in una città di 6.000 abitanti, assenza totale di auto, non un chewing gum a terra, chilometri di aree pedonali e piste ciclabili, non uno schiamazzo nelle immense aree dedicate alle spiagge e... spiaggia per cani. Il vero paradiso per chi è “abituato” al vivere civile e per gli amministratori che la civiltà se la ritrovano nel dna, siano essi politici o tecnici. Ti confesso, infine, che giro il mondo alla ricerca dell’isola felice che mi consenta di farmi tornare, permanentemente, il sorriso sulle labbra, sorriso che abbandono ogni qualvolta ascolto un Tg ma che, per mia fortuna, riacquisto spesso durante l’anno con la mia passione di viaggiatore. P.S. poi, per il tuo ultimo rigo: uno dei miei figli è ingegnere a Roma e l’altro, universitario a Milano con scarsissime possibilità di rientro nella nostra “amata terronia”. Giorgio Esposito

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori Cambiamo, in peggio. Caro Fabio, devo dirti con molta amarezza che io quel “vaffa... Brindisi” lo avevo capito ed anche apprezzato poichè vivendo a Roma e tornando a casa una sola volta al mese riesco a rendermi conto che la città non cambia mai, se non in peggio... Pietro Mangiameli Soddisfatto, lontano. Ci vorranno almeno tre generazioni (voglio essere ottimista) per cambiare mentalità. Ma almeno la provocazione di Fabio servirà da qui in poi a risvegliare

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tante coscienze vissute nel torpore... Certo, andar via è la strada più facile e più breve, e comunque ovunque vai tutto il mondo è paese, o quasi. Le lobby son dappertutto! La differenza tra Brindisi ed altre realtà del centro nord (che, ripeto, non sono l’Eden) sta nella coscienza dei cittadini e la voglia di non sottomettersi a questi poteri. Sta nella voglia di far qualcosa per la comunità, a cominciare dalla raccolta differenziata fino alla non proliferazione di quell’omertà che è l’anticamera della rassegnazione... Il problema di Brindisi è che ci si aspetta che tutto cali dall’alto, ma quando questo “alto” non è nemmeno di grande livello i risultati non possono che essere delu-

denti... Il dilemma è il solito: essere (presunti) grandi tra i piccoli o piccoli tra i grandi? Io ho scelto la terza via, e lontano da questa città mi sto togliendo le mie soddisfazioni... Nicola Bellanova Critiche futuriste. Mi rispecchio totalmente in quello scritto. Soprattutto nella parte di colui che torna a Brindisi dopo aver visto e vissuto il mondo e vorrebbe vedere le stesse cose trapiantate ed adattate alla propria città. Ma ogni volta che si prova ad esser “futuristi” o criticare in maniera


E AL PARCO SI PARLA DEL NOSTRO FUTURO

QUI REGIONE di Giovanni Brigante Da questo numero di TB il consigliere regionale Giovanni Brigante (unico eletto del capoluogo, e presidente della Commissione Affari Generali) terrà questa rubrica che informerà i lettori sull’operato della giunta Vendola e su quanto accade in Consiglio Regionale.

L’Aqp tutto pugliese foto di Francesca Sion

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utto pronto per la seconda edizione della festa dell’associazione culturale Sviluppo e lavoro, in programma al parco Mauro Maniglio (al rione Bozzano) dal 15 al 19 settembre. Come avvenne già l’anno scorso, ai momenti ludici, agli spettacoli ed alla gastronomia, si affiancheranno una serie di interessanti dibattitti che avranno per tema il futuro della città e della regione. Si parte il 15, alle ore 19, con una discussione sui problemi del settore agricolo, cui parteciperanno l’assessore regionale alle Politiche agroalimentari Dario Stefàno, il consigliere regionale Giovanni Brigante, il presidente della Camera di commercio di Brindisi Alfredo Malcarne, l’agronomo Mauro Mitrotta, esponenti delle associazioni di settore. Giovedì 16, invece, si parlerà del futuro dell’Università brindisina, con i preziosi contributi del professor Francesco Fistetti (Università di Bari), del presidente della Provincia Massimo Ferrarese, dei rettori delle Università del Salento (Domenico Laforgia) e di Bari (Corrado Petrocelli), e con l’assessore regionale all’Istruzione, Alba Sasso. Il giorno successivo sarà affrontato il tema della riqualificazione urbana e del piano urbanistico generale. Interverranno l’architetto Antonio D’Aprile (consigliere

Dibattiti e ospiti illustri, dal 15 al 19 settembre, alla festa dell’associazione Sviluppo e Lavoro, nel parco del rione Bozzano comunale della lista Sviluppo e Lavoro), l’assessore Antonio Bruno, il presidente dell’Autorità portuale Giuseppe Giurgola, rappresentanti delle associazioni di categoria, dei sindacati e degli ordini professionali, l’assessore regionale all’Urbanistica e ai Beni culturali Angela Barbanente. “Quale futuro per la nostra città” sarà invece il tema del dibattito politico previsto per sabato 18, con interventi di Domenico Di Paola (Seap), del sindaco Mennitti, dell’assessore regionale Fabiano Amati, dei presidenti dei distretti dell’aeronautica e della nautica Giuseppe Acierno e Giuseppe Danese e della vicepresidente della giunta regionale, l’assessore Loredana Capone. Domenica 19 grande chiusura con il presidente della giunta regionale Nichi Vendola, che sarà intervistato dai giornalisti Mimmo Consales (TeleNorba), Mario Scotto (Puglia Tv), Fabio Mollica (TB), Tea Sisto (Quotidiano), Arnaldo Travaglini (Gazzetta del Mezzogiorno), Walter Baldacconi (Studio 100).

Dal 6 settembre scorso la commissione che presiedo ha iniziato le audizioni di rappresentanti di Comuni, Province, sindacati, associazioni ambientaliste e degli stessi vertici dell’Acquedotto pugliese (con a capo l’amministratore della società, l’ingegnere Monteforte) per velocizzare l’iter burocratico che condurrà alla completa pubblicizzazione dell’Aqp, che nelle intenzioni della giunta Vendola dovrà diventare interamente pugliese. L’esecutivo infatti ha deciso di acquisire le azioni in mano alla Regione Basilicata. A tal fine è stata prevista una spesa di circa 2 milioni e mezzo di euro.

270 lavoratori salvi grazie alla Regione Circa 270 lavoratori precari in forza alla Regione avrebbero potuto perdere il posto di lavoro fin da questo mese se la giunta Vendola non avesse deciso di porre mano alle internalizzazioni con una delibera di giunta che è stata approvata in Commissione ed in Consiglio Regionale. Mi sembra una ottima notizia in un periodo in cui si torna a parlare prepotentemente di crisi e tagli di personale sia nel settore pubblico che in quello privato.

Fanculo Brindisi/2 - I commenti dei lettori costruttiva la città, c’è sempre l’amico di turno che con fare lezioso e pigro che non fa affermare che non si può fare e che non ho neanche il diritto di criticare, io, che vivo fuori. O addirittura quell’amico che mi dice: “Come fai a vivere senza mare?”... è dura, l’ammetto. Ma è ancor più duro vivere senza lavoro o ambizioni. Paolo Lonati Ci prendono per il culo. Hai proprio ragione nel raccontare di una piccola porzione del litorale brindisino. Mi chiedo spesso, perchè Brindisi deve essere la città delle eterne incompiute? Si parla tanto e bene, ma si razzola altrettanto male.

Ci sono le buone intenzioni per una città pulita, ma cambiano le ditte e la città è sempre più sporca. Si parla di spiagge pulite, ma basta fare un giro per accorgersi che ti stanno prendendo per il culo. Gente che sta sempre in tv, specialmente su Studio 100, a glorificare quello che fà, ma poi ti accorgi che sono solo parole a vanvera per zittire la maggior parte dei cittadini. Sono convinto che Lecce avrebbe fatto della litoranea, se fosse stata nel suo territorio, una zona turistica di medio/alto livello, con passeggiata sul mare, servizi e strutture. Noi no, non ne siamo capaci. Antonio Matarrese wntomata1@hotmail.it

I soliti Terun! Invito i miei cari concittadini (soprattutto gli amministratori e gli assessori e i cittadini meno rispettosi dell’ambiente e quindi del prossimo) ad andare a fare un salto a Tirano o a Sondrio. Ad ogni mossa sbagliata vi sono pesanti sanzioni (rifiuti, inciviltà in strada, tra guida e getto di scarti per terra). Inoltre, con “pochi” soldi riescono a gestire tutto. Perché noi non riusciamo? Perché siamo del sud? Ovvio che poi ci sfottono chiamandoci TERUN! A voi la risposta! Marco Nocera

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PRIMO PIANO

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dentità, turismo, futuro. Per Roberto Fusco sono termini che si intrecciano e confluiscono verso un unico obiettivo: «A Brindisi dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare e diventare da grandi. Fin quando non lo faremo, vedremo le realtà a noi vicine andari avanti. Penso al Salento, ma anche a Fasano e Savelletri, divenute famose perfino in America. Persino Carovigno, che dista pochi chilometri da Brindisi ha già compreso in che direzione avviare il proprio sviluppo: sul turismo, anche culturale, gastonomico e, quindi sull’agroindustria, Ecco, questa città deve decidere su cosa puntare». Appunto, su cosa punterebbe lei? «Strada obbligata: turismo, agroindustria, tutela e valorizzazione del territorio e della sua cultura e dei suoi monumenti, perché il nostro turismo è soprattutto enogastroculturale». Temo che non abbiamo ancora deciso perché non sappiamo ancora chi siamo. «Condivido il discorso sulla ricerca dell’identità: siamo sospesi in un limbo e ci portiamo dietro l’eredità del passato. Sono convinto che la maggioranza dei cittadini abbia capito che la svolta è necessaria, ma c’è ancora molta incertezza in una buona parte della città». Per lei, e per le associaizoni ambientaliste, la strada è solo una: no al rigassificatore. Possibile che l’impianto non possa convivere con le altre idee di città, il turismo, lo sviluppo ecocompatibile, come avvenuto a Barcellona? A parole forse sì. Brindisi Lng dice che si saranno solo due navi a settimana e che quindi il porto non sarà bloccato dalle metaniere. Ma anche la centrale Enel di Cerano, quando partì, doveva funzionare con un solo gruppo a carbone, 2 a metano ed un quarto in riserva. Oggi ci ritroviamo con tutti i quattro gruppi a carbone e con 8 milioni di tonnellate di carbone movimentati nel porto. E mi piace ricordare un’altra presa in giro... Prego. «Nel 1996 il sindaco Lorenzo Maggi firmò per l’entrata in funzione di Cerano e per la contestuale chiusura di Brindisi Nord. L’accordo fu controfimato dal governo che se ne rendeva garante. Poi nell’agosto 1997 lo stesso governo fece il decreto di non chiusura e di vendita della Centrale, e oggi Costa Morena è ancora lì». Teme che ci freghino di nuovo. «È la storia che lo dice. Se poi le metaniere diventano 4, o 8, che si fa?». Non comprendo perché tanto fervore contro la Brindisi Lng, e nessuna lamentela nei confronti dell’Enel? Non è vero: le lamentele nei confronti dell’Enel in passato ed anche oggi sono forti: basti pensare ai ragazzi di No al carbone ed alla preziosa attività che essi svolgono. Non sono però tra quelli che reputano che le convenzioni siano la soluzione: a mio avviso le convenzioni, per i quantitativi di carbone che l’Enel vuole indicare possono solo legittimare ed avantaggiare l’Enel, che, invece, in mancanza, avrebbe difficoltà ad ottenere in sede nazionale una Autorizzazione Integrata che la legittimi a bruciare a

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Faccia a faccia con Roberto Fusco, protagonistia del fronte del no al rigassificatore. Che dice: «Questa città ha bisogno di una grande pacificazione»

“MA MENNITTI HA GIÁ FATTO LA SUA PARTE” Brindisi un quantitativo così enorme di carbone, tanto da essere la centrale a maggiore emissione d’Europa. Senza la Convenzione l’Enel riceverebbe un’autorizzazione per misure senz’altro inferiori, dovendo rispettare i quantitativi nazionali imposti anche dall’Unione Europea, che non potranno essere tutti concentrati a Brindisi. Sono poi molto fiducioso nella Magistratura. La legge impone all’Enel di rispettare determinati limiti di emissioni. E il controllo delle centraline non è più nelle loro mani. Dunque, se l’Enel sbaglia, sarà la magistratura a dover intervenire». Sicuri che la maggioranza dei brindisini sia contraria al rigassificatore? Vedo troppa fame in giro per poter rinunciare a dei posti di lavoro. Seppur non tantissimi. E non vedo alternative a breve termine. «Vero. C’è fame e c’è ancora molta incertezza, ma la strada, una volta per tutte, dobbiamo intraprenderla. Non è possibile che un imprenditore presenti un progetto turistico e non possa sapere in quale zona poterlo presentare, se e quando sarà esaminato, discusso e approvato, o respinto», Lo dice anche Giuseppe Marinò, presidente di Confindustria. «Ha ragione. La città si è stancata di questo andazzo». E dunque? «E dunque bisogna seguire la linea di svolta di Mennitti e di Errico: teniamoci le industrie che abbiamo, riducendone gli impatti nocivi per la salute e rendendole conformi alle leggi, e, poi pensiamo ad altro. Evitiamo altre deturpazioni, come

quella della costa a Sud di Brindisi, che era un gioiello ed oggi non è più utilizzabile per fini turistici, a causa della centrale e del nastro trasportatore». Il problema è che tra istituzioni e associazioni di categoria a volte manca il dialogo. «Infatti serve un momento di pacificazione per questa città. Un momento in cui ci si siede tutti insieme, ci si mette d’accordo su ciò che si vuole. Ma non sarà facile farlo finché ci saranno forti pressioni e forti interessi economici, non solo illeciti ma anche legittimi, che vogliono mantenere lo status quo. Ogni modifica va a toccare vecchi interessi precostituiti, che vivevano di rendita nell’ambito della vecchia economia industrialista, e che si oppongono ad ogni cambiamento. Se tali gruppi capissero che vi è una forte volontà di tutta la città a perseguire nuove vie di sviluppo, abbandonerebbero l’atteggiamento ostruzionistico che si oppone a qualsivoglia cambiamento (con ciò saldandosi ai sempre presenti grandi gruppi industriali quali Enel ed Eni, che vogliono che nulla cambi a Brindisi) e cercherebbero di trovare una propria collocazione nella nuova economia. In attesa di questo grande accordo e dei progetti, i giovani continuano ad andar via, e ai piccoli problemi si presta scarsa attenzione. Ho letto l’ultimo numero di TB e come sai non imputo a Mennitti alcuna inoperosità per ragione dell’età. A mio avviso Mennitti non va giudicato per quante strade avrà fatto. Sarebbe come voler giudicare il grande oncologo Veronesi in

base agli interventi di appendicite che ha fatto o che non ha fatto nella sua vita. Mennitti, come politico di statura nazionale la sua parte l’ha già fatta. Ricordiamoci che città ha ereditato. Ricordiamoci che ora la legalità è stata ripristinata. Che abbiamo un teatro dove possiamo vedere Riccardo Muti. E abbiamo Palazzo Nervegna. Importante è stata la sistemazione di Via Dalmazia e dell’incrocio con Via Appia ed importantissima sarà la liberazione di Via del Mare, che mi piacerebbe fosse totale e restituisse alla città tutto il seno di levante. Poi, non dimentichiamo che magari Mennitti ha un progetto, lo porta in Consiglio, ma deve fare i conti con le assenze, i franchi tiratori..., e questo perché manca quella condivisione di fini da parte di tutta la città». Che il sindaco sia di un altro livello non c’è dubbio. Se si riuscisse anche ad affrontare e risolvere gli altri problemi, quelli più spiccioli, sarebbe perfetto. «Guarda, probabilmente non riesco a vedere le questioni spicciole perché attribuisco a Mennitti il grande merito della svolta del modo di far politica in questa città, ossia: legittimo, trasparente e di grande tutela del territorio e dei cittadini. Io ho grande stima di un sindaco che dice “Non dobbiamo più svendere il nostro territorio. Devono capire che questa città non è più in vendita”. Ecco, questa mi sembra la priorità assoluta del momento, in una città da sempre in vendita. Se condividiamo tutti che questa città non è più in vendita e che lo sviluppo deve passare tramite il rispetto delle vocazioni cittadine (porto, commercio, agro-industria, turismo) allora si potrà realizzare il cambiamento. Il blocco del rigassificatore non è avvenuto quando cinque o dieci di noi nel 2002 protestavano contro l’autorizzazione dell’impianto. Ma quando nel 2004 migliaia di cittadini sono scesi in piazza. La consapevolezza e condivisione di quello che si vuole è necessario per la realizzazione di qualsivoglia progetto, perché ogni realizzazione ha già di per sé le sue difficoltà, se poi prima ancora di affrontarle ci si divide, allora è impossibile operare il cambiamento. Mi auguro quindi che finisca la conflittualità che da sempre vive questa città. Bisogna trovare dei punti di incontro anche con quanti la pensano diversamente». A chi ti riferisci? «All’ala ndustrialista. Parlo ovviamente dell’industria ad alto impatto ambientale, non dell’industria sana, che apprezzo e per la quale ci deve essere spazio. L’industria che inquina, invece, è quella che finora ha sempre vinto, e dunque non è intenzionata a scendere a patti con nessuno. E non lo farà fino a quando non perderà almeno una volta o almeno capirà che il rischio di perdere è così alto che conviene trattare». Fuori i nomi... «Poiché auspico il dialogo, non indico le persone che fanno parte di quest’ala. Non posso colpevolizzare coloro con i quali reputo opportuno che si apra il dialogo e si trovi un intesa». Fabio Mollica


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ECONOMIA

SETTE CONSIGLI PER FERRARESE & Co.

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empo fa su queste pagine parlavamo della leva dell’innovazione come motore per poter sollevare le sorti (non solo economiche) di un territorio che ha voglia di rinnovarsi e lanciare delle basi solide per uno sviluppo sano e duraturo. È bene, però, chiarirsi sul concetto di Innovazione. Essa va intesa per quello che è: la capacità di risolvere problemi concreti attraverso la realizzazione di nuove idee. Dalla definizione emergono alcuni concettiazione chiave (il risolvere problemi, il fare, il creare) che è interessante approfondire. Sul risolvere problemi è evidente come sia una delle attività più articolate, perché richiede una attenta osservazione, comprensione e sintesi di fenomeni che, spesso, sono fortemente legati alla conoscenza del contesto e del settore. Per iniziare ad approfondire il tema, è spesso utile iniziare a porsi delle domande. Ad esempio: “come possono i turisti che transitano da Brindisi, riuscire a godere al meglio della città?”, oppure “come possono i cittadini ridurre i costi dovuti agli spostamenti?” e via discorrendo. Un attento osservatore noterà subito che le domande/problemi a cui vanno trovate soluzioni possono essere moltissime. Questo però, non indica necessariamente che per ciascuna domanda vi sia già la risposta giusta. Un recente studio americano condotto dalla prestigiosa Kauffman Foundation ha preso in esame il contributo che le start-up (cioè le aziende giovani), prevalentemente impegnate sul fronte dell’innovazione tecnologica di prodotto/servizio), hanno

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dato al tessuto sociale ed economico del loro paese. Quali sono gli elementi di sintesi interessanti su cui riflettere? Innanzitutto sul fronte dei posti di lavoro: il tasso di occupazione delle start-up che raggiungono i 5 anni di vita è dell’80%. Significa che i posti di lavoro creati dalle start-up non tendono a scomparire così velocemente. Un secondo elemento, molto significativo, è che le aziende che nascono durante periodi di recessione, nel lungo periodo hanno tassi di occupazione più alti rispetto ad aziende più mature. Limitandoci al territorio nazionale, si riescono a cogliere dei casi studio molto interessanti soprattutto sul fronte della intraprendenza delle giovani generazioni (che stanno dando un ottimo esempio con il fare, fortunatamente anche nella nostra Regione) e sul fronte della maggiore lungimiranza di alcuni enti territoriali come la Lombardia, Friuli, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna che, attraverso dei fondi di Capitale di Rischio, stanno investendo concretamente sulle

WEB-LINK Il rapporto della Kauffman Foundation http://tinyurl.com/344nb8h Il report della WorldBank http://tinyurl.com/36v3f66 Il rapporto AIFI 2009 http://tinyurl.com/2wbc5zm Il fondo Seed di Finlombarda http://tinyurl.com/3yftqq2 Innovation Festival http://tinyurl.com/3x82jrb

Il nostro Daniele Galiffa prende spunto dall’ultimo rapporto della Kauffman Foundation, per stilare una serie di suggerimenti per il presidente della Provincia e per i membri del Comitato provinciale per l’economia ed il lavoro. aziende con strumenti di finanza evoluta. Tale fenomeno ha un’eco anche nel settore del Private Equity nazionale che ha visto una tenuta buona sul fronte degli investimenti early-stage (79 operazioni in totale nel 2009, come indicato dall’ultimo rapporto Aifi). Tornando nella nostra realtà in merito al problema della crisi economica e il riflesso che ha sul nostro territorio (aumento dei tassi di disoccupazione e aumento del numero di aziende che chiudono) è interessante notare come anche dalla Provincia ci si sia mossi per annunciare da Ssettembre una serie di iniziative che vedono coinvolti i membri del Comitato provinciale per l’economia ed il lavoro. Vediamo nell’azione che Ferrarese dichiara di voler intraprendere una opportunità per poter fornire dei suggerimenti, nel nostro piccolo e sicuramente limitati, per promuovere delle iniziative che siano capaci di fornire strumenti realmente validi per affrontare la crisi come una opportunità. Ecco una lista non esaustiva di azioni

concrete che possono essere messe in atto dai nostri enti territoriali. 1) Evitare gli aiuti a pioggia, dato che non creano le condizioni per un sano e sostenibile sviluppo, ma solo meccanismi farraginosi che puzzano di clientelismo, ma puntare sul merito attraverso la misurazione dei risultati, la comunicazione trasparente e il coinvolgimento attivo della popolazione; 2) Favorire le dinamiche di aggregazione tra imprese del territorio per massimizzare le sinergie, ridurre i costi (ottimizzando i processi, migliorando le prestazioni, riducendo gli sprechi), favorire la diffusione e lo scambio di conoscenza e cogliere le opportunità come “network” (ad esempio anche attraverso eventi che illustrino le innovazioni ai cittadini, come l’Innovation Festival milanese); 3) Favorire la diffusione della cultura d’impresa, soprattutto attraverso attività di divulgazione e dibattito che portino sul territorio esperienze illustri (meglio se da aree geografiche diverse) per raccontarne le sfide, le difficoltà e le possibilità; 4) Favorire la creazione di imprese ad alto tasso di innovazione, attraverso politiche di incentivazione alla spesa sul capitale umano (formazione, riduzione dei costi non produttivi), alla incentivazione sulle spese in Ricerca&Sviluppo reale, alla fruizione di mentorship e tutorship (per permettere ai neo-imprenditori di imparare dagli errori di imprenditori con più esperienza). Questo anche per evitare che i talenti locali fuggano ai 18 anni. 5) Favorire concretamente l’accesso al credito da parte delle PMI per avviare processi di innovazione (si vedano, ad esempio, i meccanismi che governano il fondo “Seed” della Regione Lombardia). 6) Attirare imprese (non necessariamente grandi imprese) da altri territori, attraverso programmi che aiutino a ridurre i costi senza depauperare il territorio e le risorse locali, ma facendo rete con gli attori già presenti (Università, Enti Camerali, Associazioni di Categoria). Su questo è fondamentale il lavoro di rete sulle infrastrutture (aeroporto in primis). 7) Coinvolgere le grandi aziende che operano sul territorio (Enel, British LNG, Augusta, etc...) ad attivarsi per iniziative che non siano solo “basket e teatro”, ma concrete attività di valorizzazione delle iniziative locali (ad esempio business-plan competitions per premiare nuove idee di business). Staremo a vedere se le misure sopra riportate saranno riprese dai soggetti interessati, così che si possa valutarne l’efficacia. Sicuramente la loro non adozione sarà la dimostrazione che non c’è voglia di risolvere realmente i problemi e trasformarli in opportunità per tutti. Nemmeno se le soluzioni appaiono chiare. Daniele Galiffa


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RIFLESSIONI

NEL PAESE DEI PALETTI Ci sono quelli delle strade, e quelli, più pericolosi, che ci imprigionano e camuffano azioni e parole. Se non proprio i cervelli, scrive Pierpaolo Petrosillo

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asta guardarsi intorno. Già, è sufficiente schiudere gli occhi con attenzione e muovere lateralmente e lentamente la testa, per ammirare sfilze interminabili e sparse, di piccoli elementi verticali materiale vario, infissi alla base, e cementati il più possibile per non essere scardinati da niente a da nessuno. Li vedi lì. Presenti. Assolvono la loro determinante e condizionante funzione. Come si farebbe senza? Tutto, oramai, ci appare necessario, avendone perso il senso. Allora ci inventiamo i paletti. Li mettiamo dappertutto. Li abbiamo messi, dappertutto. Ai bordi delle strade che percorriamo. A chiusura dei luoghi tentando di renderli fruibili. Nei vicoli chiusi. A guardia dei passaggi comuni. A delimitazione di uno spazio in cui ci esibiamo. A indirizzare pensieri. A provocare sentimenti. A un certo punto “certo” del cammino, presto o tardi, hai da fermarti su un crocevia in cui forse, non dovresti. Ed ovunque poni lo sguardo, vedi segmenti scuri in cui, la fantasia, si perde. Da un paletto messo all’inizio per un evento accidentale, ne sono scaturiti una serie. Le strade ora sono spoglie, silenti, commoventi. Non c’è più nessuno a percorrerle. Pare essere un deserto, in cui, ogni tanto, passa un beduino. Sto parlando di uno stanco paesone che si trascina da più vite, di un popolazione antica, che ha da capire perché, quei paletti, sono proprio nelle sue corna. Del perché l’orgoglio con cui navigare nel mare, si trova represso e sconfidato. Del perché per arrivare in un posto, crediamo di fare subito parcheggiandoci davanti. Del perché guardando lo sporco, ce la prendiamo sempre con qualcuno. Del perché sappiamo tenere le nostre tane come gioielli dentro, e non sappiamo metterle in mostra come una collana. Del perché guardiamo la sconfitta di chi prova a fare qualcosa, standocene comodamente “spaparacchiati” davanti a una realta estranea e falsa.

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Del perché il contadino d’oggi considera una “coltura” i pannelli fotovoltaici, ed il pescatore sia un fenomeno da portare a Teatro ed alloggiare in “Villaggi” belli da vedere. Del perché sia l’uno che l’altro sono razze in via d’estinzione, non minimamente tutelate. Del perché la massima aspirazione di un giovane sia quella di un salario mensile. Del perché ci rifiutiamo di fare mestieri atavici ed autonomi, rispettando solo parcelle e diagnosi di Dottoroni. Del perché vogliamo continuare a parlare ed ascoltare un “dialetto volgare”. Del perché d’estate ci si rinchiude in anguste piccole cellette telefoniche con tanto di presa e di fornello in dotazione. Del perché siamo affezionati ad arene di

cemento “iaticatu” senza pietà su pezzi di litorale scempiato e insultato. Del perché obblighiamo lo sguardo solo a quello Nord, quand’anche il Sud, anni orsono, fu l’invidia del caro vecchio “grande salento”. Del perché abbiamo scordato che proprio la parola “Salento”, significa terra ricca di sale, come l’ esemplare “Salina di Punta Contessa”. Del perché stiamo ancora pagando a rate le multe inflitte all’epoca del “Con-

considerata, sempre con leggi nazionali, ad “alto rischio di crisi ambientale”. Del perché non si possa passeggiare tranquilli e respirare ovunque. Del perché per aprire una carrozzeria, una falegnameria, un ciabattino, un fruttivendolo, o un rivenditore qualsiasi, siamo soggetti 334 volte a “Rischio di Incidente Rilevante”. Del perché abbiamo d’essere una mina gigante da non calpestare. Del perché non sappiamo gestire i nostri

trabbando di sigarette” avvelenanti. Del perché la “Sacra Corona Unita” ha cinto proprio il nostro collo. Del perché un territorio di sole, mare e terra, deve essere necessariamente martoriato come fosse un obbligo a qualcuno, o a un sistema a noi lontano. Del perché un Aeroporto, pur alloggiando quì, non conduce quì. Del perché l’ Area Industriale e Artgianale, “si presuma”, con leggi nazionali, sia “sito inquinato”, in cui non si può più piantare un melone, un carciofo o un pomodoro, e nemmeno uva per farne vino. In cui gli uccelli, non possono volare liberi. Del perché falde acquifere sotterranee non possano irrigare un campo. Del perché tutta la nostra terra, fino alle contrade più sconosciute, sia

Enti, e del perché non imponiamo a quelli ospiti d’onore e d’onori, di rispettare le regole della casa. Del perché dobbiamo pagare a così caro prezzo, la bolletta dell’energia. Del perchè i nostri pensieri sono pieni di reparti d’Ospedale. Del perché lasciamo girare i coglioni troppo facilmente. Del perchè solo nelle nostre immagini mentali o storiche, vediamo una città migliore. …Quanti paletti. Basta guardarsi intorno, per accorgersi di quelli che ci circondano. Ma bisogna scrutare altrove, per capire quelli che ci imprigionano e che camuffano azioni e parole. Se non proprio i cervelli. …Poi, rileggere dai righi di partenza. Pierpaolo Petrosillo


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RACCONTO DI FINE ESTATE

INCOMPRENSIONI... DI FONDO Moglie e marito in disaccordo sul trasferimento da Brindisi a Padova. Sembrano sull’orlo della separazione. Ma grazie ad un polpo, e al tempestivo intervento di un bagnino...

COSE NOSTRE di Guido Giampietro

«No, così non si può più andare avanti: tra noi due manca oramai l’intesa» esclamò con tono esageratamente mélo Ada voltando le spalle al marito. «Qui non si tratta d’intesa ˗ rispose quello ˗. L’intesa presuppone un aggiustamento, un venirsi incontro, nel peggiore dei casi un compromesso... Cosa che francamente non può esserci quando è in ballo l’avvenire di mio figlio». «Che, per inciso, è anche mio figlio! E quindi...?». «E quindi da Brindisi non ci si muove. E con questo l’argomento è chiuso!». «Eh no, caro. Sarebbe troppo comodo. Credi forse di trovarti nella Brundisium romana quando quello che accomunava i membri della familia non era tanto il legame di parentela o affinità, e nemmeno l’affetto, ma l’autorità dei padri-padroni con il loro insindacabile diritto di vita e di morte su tutti, schiavi e liberti compresi...?». «E questo che cosa c’entra ora? Ti sei calata nella parte della prof? Non mi avrai mica preso per uno dei tuoi alunni...». «Volevo solo precisare che a quei tempi, in aggiunta all’assurda potestà esercitata dai padri, esisteva anche un tipico rapporto della madre riguardo alla prole. Il suo era un ruolo altrettanto, se non più impegnativo di quello del marito: quello di educatrice, consigliera morale, mentore, custode dei valori civici. Voglio dire che, alla fin fine, le madri romane e quindi ˗ c’è da pensare ˗ anche quelle brindisine contribuivano, accanto al padre, alla sana crescita dei figli». «Ancora con queste donne romane? ˗ sbottò Rocco ˗ Allora, se la metti su questo piano, dovremmo parlare anche di Porzia, la figlia di Catone l’Uticense, che alla morte del marito Bruto rifiutò di rimanere vedova e si uccise divorando i carboni roventi presi con le nudi mani nel camino... Tu lo faresti questo per amor mio? Ne dubito. Allora lasciamo stare gli

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usi degli antichi brindisini e rimaniamo fermi ai giorni nostri. E, una volta per sempre, ti dico che non intendo trasferirmi a Padova o in qualsivoglia altro posto a causa degli studi di Niccolò che, tra l’altro, fa ancora la prima media». «Proprio perché è piccolo è necessario cambiare ambiente e avvicinarci al Nord ricco di tante possibilità per i giovani...». «Non se ne parla proprio! Noi non andremo a infoltire la schiera degli emigranti di seconda generazione. Piuttosto, pensiamo a oggi: cosa vogliamo fare? È ferragosto! Andiamo al mare o rimaniamo tappati in casa a litigare e a morire di caldo?». Ecco, era successo ancora una volta. Certi argomenti non vengono mai buttati via, come si crede o si spera, ma rimangono lì sotto il tappeto come una puntina da disegno, pronti a conficcarsi nella pianta dei piedi quando meno te l’aspetti. Così, per colpa di quella ripetitiva discussione, la famigliola varcò la staccionata dello stabilimento balneare che il sole era già alto nel cielo. Troppo alto, secondo Rocco, per poter fare una pesca fruttuosa. «Ma se in tanti anni non hai preso nemmeno un’alicetta...» lo rintuzzò la moglie. E lui: «Io sono uno sportivo che non va a molestare i pesci piccoli. Sono un cavaliere del passato, io! E, in quanto tale, i pesci ˗ quelli grossi ˗ li affronto ad armi

pari, senza bombole e fucili». Così dicendo, mentre moglie e figlio saltellando sulla sabbia cocente ciabattavano verso la cabina, lui ˗ come d’abitudine ˗ si fermò al tukul che fungeva da bar. Sedette sul trespolo e, rivolto verso il mare, fissò la linea enigmatica dell’orizzonte, quel perenne confine tra cielo e mare che gli faceva sentire il richiamo di un altrove da cercare, d’una avventura da vivere da qualche parte del mondo. Anche se poi rimaneva ostinatamente abbarbicato a una città che amava e odiava con tutte le fibre del corpo. E mentre così fantasticava si lasciò abbacinare dai riflessi del sole dardeggiati in tutte le direzioni dalle piccole onde che increspavano uno specchio d’acqua dalle mille tonalità di blu. «Che meraviglia! ˗ pensò, quasi ridestandosi da quell’incanto ˗ E a Padova lo potremmo mai godere uno spettacolo così bello da sembrare una gouache d’un pittore innamorato?». «Dottore, il solito?». Fu la carezzevole voce di Nella a distoglierlo da quei colori che ora, alla vista della ragazza, virarono nel dorato d’uno sbarazzino caschetto alla garçonne e nel cupo smeraldo di due occhi maliziosi. Rocco, per non rovinare la magia del momento, rispose con un lieve cenno del capo e rimase a contemplare le movenze d’un corpo che assecondava il ritmo col quale il suo caffè veniva shake-

rato e, alla fine, vivacizzato ˗ vero coup de maître ˗ da una spruzzata di ouzo. Venti minuti più tardi s’inoltrava nel deserto senza fine di quel mare, nuotando scompostamente a causa della fiocina che brandiva nella destra con la stessa padronanza con cui Nettuno doveva maneggiare il tridente d’oro. Quando raggiunse la zona d’operazioni fece una bella inspirazione e scese giù. Per quanto il fondale si trovasse a sei-sette metri dalla superficie e fosse praticamente il medesimo di tutte le sue estati ciò che appariva davanti al vetro della maschera riusciva sempre ad incantarlo, al punto da fargli dimenticare il motivo per il quale si trovava lì sotto. Emerse e ridiscese parecchie volte finché, in un anfratto roccioso, seminascosto da un prato di alghe pettinato dalla debole corrente, non scorse la preda. Ada, nel frattempo, seduta sulla terrazza protesa sugli scogli aguzzi, riusciva ad un tempo a controllare il pargolo, a spettegolare con la vicina di cabina e a gettare occhiate fugaci là dove il marito ˗ ad intervalli sempre più ravvicinati a causa del fiato corto ˗ s’immergeva e riemergeva. Fu quando, per l’ennesima volta, girò il collo in quella direzione che lo sguardo annegò in uno specchio d’acqua ora sinistramente piatto. Lasciò cadere nel nulla la domanda che le stava rivolgendo la vicina, smise di controllare le fiacche rimesse che il figlio eseguiva col racchettone e concentrò tutta l’attenzione su quel punto indistinto tra mare e cielo, gonfio di un rumoreggiare monotono. Ebbe come un tristo presentimento e tuttavia s’impose d’essere cauta così come lo è un’antilope nella savana. Ma allorché vide un braccio emergere dall’acqua, agitarsi freneticamente e poi scomparire di nuovo in un mare che le parve tetro come una lastra di piombo, s’alzò di scatto. Solo qualche istante e questa volta, a ricomparire e poi subito a scomparire, furono la calottina bianca ed un braccio che ora le parve più corto rispetto a quello di prima. Lanciò allora un urlo e corse alla disperata verso il bagnino che, dal trespolo, stava invece osservando un gruppo di ragazzine intente a fare lo struscio lungo il bagnasciuga. «Alì, mio marito sta affogando... lì... no adesso non c’è più... eccolo, ora c’è... lo vede? Ma che fa? Prende il binocolo? Andiamo che non c’è tempo da perdere». «Ma, signora, tu non puoi salire sul pattino...». «Alì ˗ gridò perentoria Ada ˗ andiamo!». Chi, in quel momento, stava probabilmente lottando con la morte distava dalla


riva circa trecento metri che alla povera Ada parvero decine di miglia marine visto che le dettero tutto il tempo per svolgere, a ritroso, il rocchetto della sua vita insieme al marito. E, mai come in quel momento, quella vita le parve un dono meraviglioso. Che, proprio per questo, andava salvata, a costo di morire pure lei insieme a lui, proprio come Porzia insieme a Bruto. Intanto, a morire per lo sforzo d’una remata a ritmi olimpionici, era il povero Alì ancora incredulo che qualcuno potesse affogare in un “quagghiu di mari” come quello, giusto per usare un’espressione che gli avevano insegnato i ragazzi della spiaggia. E fu con la scusa di fare una stima sulla distanza da percorrere che il giovane magrebino si fermò un momento per guardare indietro e «Signora...» esclamò mentre accennava a tirare su i remi. «Alì, che stai facendo? Ti fermi proprio ora che dobbiamo fare il massimo sforzo?». «Ma, signora, veramente...». Ada lo fulminò con lo sguardo ma non disse più niente perché proprio in quel momento il marito ˗ avendola scorta ˗ la stava chiamando a gran voce agitando nel contempo il solito braccio all’estremità del quale si notava qualcosa d’oscuro. «Oddio ˗ esclamò Ada al culmine della disperazione ˗ ha perso una mano! Qualcuno o qualcosa gliel’ha portata via». «Ma, signora...». «Zitto e voga... più veloce!»

gridò ancora una volta Ada mentre le lacrime, copiose e iodate, le scendevano sul viso. Lacrime di gioia perché il suo Rocco era ancora vivo; ma anche di dolore per quell’offesa ch’era stata fatta a quel corpo che, dopo una convivenza matrimoniale di quattordici anni, sentiva anche suo. Solo quando il pattino si trovò ad una distanza di una decina di metri Ada sbiancò in volto. «E quello cos’è?» chiese al marito che ora, al pari di un pallanuotista nell’atto di scagliare la sfera in rete, s’ergeva con tutto il torace fuori dell’acqua. «Come sarebbe? Non si vede?». E siccome Ada rimaneva ancora senza parole Alì ritenne giusto intervenire: «Signora, è un purpu... io te lo volevo dire prima...». Intanto, mentre la rabbia montava, Ada chiese al marito: «Agitavi quel coso nemmeno si fosse trattato dell’oracolante polpo Paul dei Mondiali in Sudafrica. E

invece è un “octopus vulgaris”; sì, insomma, un comunissimo polipetto. E poi, mi dici perché diavolo facevi quei

segnali col braccio, poco fa?». «Per attirare la tua attenzione e se no, perché. Non capita tutti i giorni di prendere una bestia così...». Nemmeno il tempo perché Ada esplodesse che Alì esclamò: «Signori, le liti le fate dopo. Ora bisogna tornare a riva... come dite voi?... salvando la faccia. Ma anche il mio lavoro di bagnino, se possibile». Così disse Alì ed espose il suo piano: tutti e tre avrebbero dovuto far credere a un vero salvataggio. E, per rendere la cosa più realistica possibile, giunti a riva lui avrebbe fatto al dottore gli esercizi di rianimazione. «Ehi, non penserai mica ad una respirazione bocca a bocca...» esclamò atterrito Rocco per il quale Alì, specialmente nelle questioni di mare, era più ignorante d’un guardiano di pecore. «Tu, dottore, non ti preoccupare, farò esercizi con braccia e

torace e tu devi solo sputare l’acqua che hai in bocca» lo rassicurò il giovanotto mentre, con mossa fulminea, gli staccava dalla mano il polpo e lo rigettava in mare. Rocco, superato lo shock per la perdita d’un trofeo che inseguiva dall’inizio della stagione, sulla via del ritorno si sforzava di trarre qualche ammaestramento da tutta quella vicenda semiseria, o semicomica. Per una strana associazione d’idee gli tornarono alla mente le parole di Jack Kerouac che, insieme a Allen Ginsberg ˗ altra icona della Beat Generation ˗ era stato l’autore preferito della sua giovinezza: “Voglio sposare una ragazza con cui riposare l’anima e invecchiare dolcemente...”. E concluse che lui, quella ragazza, l’aveva trovata da un pezzo. La sceneggiata ideata da Alì e messa in opera davanti a una folla di curiosi radunata sulla battigia riuscì perfettamente. O quasi. Nel senso che, a causa d’una manata un po’ troppo energica di quello, Rocco, l’acqua dell’inganno invece di espellerla la trangugiò tutta. E mentre rischiava di morire per davvero, tra un colpo di tosse e l’altro, riuscì a percepire distintamente le parole che la moglie gli andava sussurrando nell’orecchio: «Caro, hai visto che il mare ti fa male? Dall’anno prossimo, perciò, si va in collina, sui Colli Euganei, a un tiro di schioppo da Padova...».

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CULTURA

MEMORIA FONDI PUBBLICI

Alla De Leo catalogate 600 fotografie storiche

A

ttraverso i Fondi POR Puglia FSE 2009 la Provincia di Brindisi - Assessorato al Lavoro/ Formazione Professionale - ha attivato nel 2009 iniziative di formazione di tirocinio con assegnazione di bonus finalizzati a migliorare la professionalità dei giovani in cerca di occupazione. Di ciò hanno beneficiato una serie di piccole imprese che hanno proposto i loro progetti per ottenere tali contributi. Tra queste la biblioteca arcivescovile “A. De Leo”, che ha pensato di valorizzare il proprio patrimonio fotografico attraverso la catalogazione di 600 fotografie storiche secondo standard ministeriali. In Italia l’interesse verso la fotografia intesa come bene culturale, è molto recente. Infatti, solo nel 1999, con la redazione del “Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di Beni Culturali e Ambientali”, la fotografia è stata ritenuta, non solo più mezzo “analogico”, cioè basato su un apparecchio meccanico capace di riprodurre gli aspetti del reale, o strumento in grado di documentare visivamente beni mobili ed immobili, ma anche bene culturale essa stessa, soggettooggetto sottoposta a disposizioni di tutela, conservazione e valorizzazione. Da qui tutta una serie di iniziative realizzate in Italia volte a preservare e rendere fruibili i patrimoni fotografici. Solo per citarne alcuni: nella Mediateca marchigiana (www. mediateca.regione.marche.it) sono state catalogate 2700 opere del fotografo Mario Giacomelli (1925-2000); nell’Archivio Fotografico del Consiglio Regionale della

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Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (www.sirfost-fvg.org) si è conclusa la seconda fase del lavoro di catalogazione di 5000 fotografie; il lavoro di studio, riordino, digitalizzazione e messa a norma dell’archivio personale del fotografo Mama Casset (1908-1992) ed Emilio Frisia (1924-2004) realizzato dall’associazione Fototracce (www.fototracce.it); il progetto della Mediateca Provinciale di Brindisi; l’interessante ultimo ritrovamento di 78 lastre di vetro impressionate tra la fine

del XIX secolo e il primo decennio del XX in mostra a giugno al Chiostro dei Minori Osservanti a Fasano (Fasano conservata nel vetro. Mostra fotografica a cura della Biblioteca Comnale “I. Ciaia”); ed infine la catalogazione a cura di Viviana Rampino di 600 fotografie, conservate fin dal 1969 nella Fototeca “Briamo” della Fondazione Biblioteca Pubblica Arcivescovile “A. De Leo” (www.bibliotecadeleo.it). Il lavoro di catalogazione è stato svolto attraverso la scheda F (www.iccd.beniculturali.it), la scheda ministeriale prevista dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) per la catalogazione dei beni fotografici. L’importanza della catalogazione del patrimonio fotografico consta nel fatto che, nel rispetto dell’ordinamento originario del fondo fotografico, tale procedimento consente di organizzare razionalmente il materiale e di renderlo facilmente consultabile attraverso ricerche per soggetto, autore, periodo cronologico, tecnica, formato. Si tratta di un’operazione fondamentale soprattutto per le raccolte storiche e a rischio di deterioramento, in quanto consente di tutelare stampe e negativi originali evitandone la manipolazione. Anche per un’azienda risulta importante, poichè catalogare e conservare significa dare valore alla propria storia, attraverso una testimonianza visiva unica e autentica che le fa da narratrice del tempo. Un principio ben compreso ad esempio dall’azienda L’Abbate di Fasano, impresa storica sul territorio brindisino (nata nel 1880), che ha reso nota la propria ricchezza documentaria nel testo a cura di

Laura Annalisa Lucchi “Una realtà imprenditoriale pugliese: il saponificio G.S. L’Abbate di Fasano. Inventario dell’archivio. Schedatura e inventariazione del fondo fotografico” (Noci New Data 2008). In virtù di ciò e ben convinta che i beni fotografici costituiscano una risorsa di eccezionale importanza per testimoniare la storia delle persone, degli avvenimenti, dei beni e del territorio ad oggi un nuovo progetto che parte dalla Biblioteca Arcivescovile “De Leo” che ha avuto il privilegio di avere in dono le foto della Cisl e di alcune storiche famiglie brindisine (Briamo, Titi, Scarascia Mugnozza, Perrino, Caputo, Scazzeri): valorizzare il patrimonio fotografico conservato da enti, istituti e privati, promuovendo una campagna di censimento e se possibile donazione o scansione (e se i fondi economici lo consentiranno anche catalogazione) delle raccolte fotografiche conservate. Con questo progetto la biblioteca si è proposta sia di conoscere e far conoscere la consistenza, qualità, distribuzione del patrimonio fotografico brindisino sia di promuovere comportamenti istituzionali atti a favorirne la corretta conservazione. All’attività di ricognizione e descrizione delle raccolte, il programma affianca un secondo obiettivo che riguarda: la ricognizione e descrizione del patrimonio librario, di argomento fotografico, conservato presso le biblioteche pubbliche e private della provincia di Brindisi; il recupero di informazioni disponibili sul territorio, relative a studi fotografici, fotografi, attività e materiali fotografici. In questo modo l’intero patrimonio di immagini conservate dalle istituzioni e le informazioni saranno fruibili portando alla luce volti, nomi, immagini ancora sconosciuti con l’obiettivo finale di realizzare una fototeca ed una banca dati che sia accessibile al pubblico attraverso la rete internet sul sito della biblioteca “A. De Leo”.


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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA

Ristoranti, vini, locali, sapori

TENUTE RUBINO

La vendemmia delle donne Il 17 e 18 settembre il vigneto di Jaddico apre le porte a fotoamatori e wine-lovers

È

di nuovo tempo di vendemmia e Tenute Rubino, con tutto il suo staff, è pronta ad accogliere nei propri vigneti giornalisti, enoturisti, wine lovers e, da quest’anno, anche i partecipanti al concorso fotografico Salento Photography Tellers. Sono infatti aperte le iscrizioni alla prima edizione del concorso fotografico, indetto dalla cantina brindisina, pensato per la promozione dell’immagine del Salento e di quello che è ormai un simbolo della Puglia del vino di qualità, uno degli aspetti più autentici della sua antica tradizione viticolturale, la Vendemmia delle Donne. Sabato 18 settembre, dalle 9 alle 12, per la speciale occasione della Vendemmia delle Donne, la Tenuta di Jaddico di proprietà della famiglia Rubino, situata a 8 kilometri a nord di Brindisi ed affacciata sul mare, aprirà le porte a tutti gli amanti del vino. Si potrà partecipare ad una visita guidata dei vigneti e osservare da vicino la raccolta delle uve per conoscerne, apprezzarne e magari immortalarne tutti i particolari e i momenti più significativi. Un’occasione per trascorrere una piacevole giornata tra i rigogliosi filari, con la possibilità di degustare una vasta selezione delle etichette dell’azienda in un abbinamento cibo-vino capace di esaltare i sapori dei prodotti tipici della Puglia salentina. I fotografi interessati alla sezione del concorso dedicata proprio alla Vendemmia delle Donne da Tenute Rubino, oltre a sabato 18 settembre, per accedere ai vigneti e fotografare così le attività vendemmiali nella Tenute di Jaddico, avranno a disposizione anche venerdì 17 settembre, in entrambi i giorni dalle 6,30 alle 12,00.

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“Aprire al pubblico la Tenuta di Jaddico - spiega Luigi Rubino - consentire agli eno-turisti, ai wine-lovers ed anche ai fotoamatori di assistere alla raccolta dei grappoli di Susumaniello, fare in modo che possa essere osservata, apprezzata e ritratta la meticolosità del lavoro delle nostre donne lavoratrici nella selezione dei grappoli, riteniamo possa rappresentare un’occasione unica per vivere un’esperienza capace di rivelare tutta la nostra passione e quel futuro luminoso che si profila all’orizzonte per i migliori vini di Puglia”. Il concorso fotografico Salento Photography Tellers si

svolge interamente on-line, attraverso il sito web www. tenuterubino.com. È suddiviso in tre sezioni concepite in modo da restituire un’ampia e innovativa visione del Salento, dei suoi splendenti litorali e delle sue storie di intensa umanità, ma anche di quell’aspetto, più peculiare, che sta contribuendo a porre la viticoltura pugliese sotto i riflettori dei consumatori di tutto il mondo. Dedicare parte del concorso alla Vendemmia delle Donne significa, infatti, rinnovare quel segno di attenzione verso le comunità agricole legate alla memoria storica del Salento. Oggi, grazie ad aziende come Tenute Rubino, queste realtà partecipano ad un progetto di innovazione che offre nuovi spunti comunicativi e qualitativi, sia per il territorio che per il vino. Le foto di questa sezione dovranno quindi rappresentare e interpretare questa antica usanza del Salento, tramandata di generazione in generazione, che ha portato le donne delle comunità locali a custodire una maestria impareggiabile nella cura della vite. La richiesta di accredito per partecipare a questa sezione del concorso, scaricabile dal sito web tenuterubino.com, dovrà essere inoltrata tramite e-mail all’indirizzo info@tenuterubino.it oppure chiamando il numero 0831.571955. Per ricevere l’accredito non è necessario essere fotografi professionisti. Per incentivare la partecipazione e premiare i vincitori, sono stati messi in palio numerosi premi, come soggiorni nel Salento, attrezzature fotografiche e forniture di vino di Tenute Rubino. Il termine per l’invio delle fotografie è previsto per il 30 novembre 2010, mentre le votazioni saranno aperte da metà dicembre 2010 fino a fine aprile 2011. Partecipazione e degustazione sono gratuite. Per raggiungere i vigneti: Strada Statale 379 - uscita Contrada Jaddico.


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I LOCALI DI TB

Ristoranti

t Hara Un locale originale e coraggioso, che sta riscuotendo ottimi consensi. Potete scegliere i piatti del giorno, oppure prediligere (e ve lo consigliamo) i menù degustazione: Hara (carne, pesce e verdure), Fresco (solo pesce), Gusto (carne), Verde (vegetariano), Leggero (per chi tiene alla forma fisica). Il Sushi e il Sashimi sono degni di un ristorante giapponese. Il locale è anche wine-bar e sala da thé. Via G. Bruno 26/28, tel. 0831520064. Chiuso la domenica sera e il lunedì. L’Araba Fenice u Da anni uno dei ristoranti brindisini più apprezzati. Ambiente elegante, cantina sontuosa che dà il giusto spazio ai vini del territorio, cucina di qualità a prezzi accessibili. Servizio puntuale e discreto. D’obbligo partire con l’antipasto della casa. Come primo vi consigliamo gli gnocchetti con gamberi e melanzane. Insuperabili i gamberoni rossi di Gallipoli al sale. Pesce sempre fresco. Dolci da applauso. Corso Roma 31, tel. 0831590009. Chiuso il lunedì.

t Iaccato La storia della cucina marinara brindisina. Da decenni questo locale è la meta prediletta di quanti amano mangiare pesce fresco. Nel locale della famiglia Romanelli potrete assaggiare, tra le altre cose, degli incredibili tagliolini all’aragostella. Ma se proprio volete vivere un’esperienza gastronomica indimenticabile, allora ordinate la zuppa di pesce della casa: senza paragoni. Pizze anche a pranzo. Piaz.le Lenio Flacco, tel. 0831524084. Chiuso il mercoledì. La locanda del porto u Ambiente classico e piacevole. Cucina tradizionale. Si apre con l’antipasto della casa (10 piatti tipici). Tra i primi, da non perdere i paccheri alla rana pescatrice con ricottina piccante (oppure gli agnolotti ai crostacei con ricciola). Per secondo carne arrosto (c’è anche la fiorentina) oppure l’ottimo tonno scottato con salsa di basilico e parmigiano. Dal lunedì al venerdì si serve la pizza anche a pranzo. Via Montenegro 20, tel. 0831568181. Chiuso il martedì.

t Buena Vista Cucina completamente rinnovata per questo locale accogliente e caldo situato ai piedi della Colonna Romana. All’ottima selezione di salumi, formaggi e carni, si aggiungono ora i piatti della tradizione marinara. Ottimi il tonno alla griglia con zucchine gratinate, la seppia alla catalana, l’insalata russa con il dentice, gli gnocchetti ai frutti di mare. Azzardate, ma squisite, le orecchiette al nero di seppia con le cozze. Via Colonne 57/59, tel. 08311720488. Chiuso il mercoledì. Penny u L’arte del buon bere, della cucina e della cordialità. Il Penny è uno dei ristoranti più belli e romantici della città, situato in un palazzotto del 1200 affacciato sul porto. La cucina è raffinata e privilegia i piatti a base di pesce fresco, come i tagliolini allo scorfano. L’antipasto propone quattro portate in un unico piatto dal design ricercato. Il Penny è anche enoteca (e che assortimento!) e cioccolateria. Via San Francesco 5, tel. 0831563013. Chiuso il lunedì. 24

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t Pantagruele Dal gennaio 1988, data di apertura, sempre al top della ristorazione locale e nazionale. Antipasto di 10-12 portate, tutte originali e sorprendenti (come il pesce spada marinato al lime). Tra i primi da provare la caramella di pasta fillo con ricotta, cicoriette, gambero rosso, e riso rosso. Tra i secondi: pescato del giorno cotto in tutti i gusti. Sugli scudi la zuppa di scorfano. Via Salita di Ripalta 1/3, tel. 0831560605. Chiuso il sabato a pranzo e la domenica (tutta). Skipper/Betty u La cucina di uno dei locali storici del centro, abbinata alla location del bar più popolare. Ne esce un mix di buona cucina marinara, posti a sedere in piazzetta oppure nel romantico cortile interno. Ottimi i tagliolini ai frutti di mare, ma anche le pappardelle ai porcini con le vongole. Abbondante la grigliata di pesce, buone le pizze. Per dolce, cosa c’è di meglio del gelato del Bar Betty? Viale Regina Margherita 6, tel. 0831563465. Chiuso il mercoledì.


TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA AZIENDE

Ristoranti, vini, locali, sapori

di Fabius Crumb

DUE PALME: LA QUALITÁ IN BOTTIGLIA

LOCALI

ANGELO MACI: «CHI PRODUCE ECCELLENZA NON SVENDE I TERRENI». E LA SUA COOP CONTINUA A MIETERE SUCCESSI. Non sono dati confortanti, quelli che emergono dalle ultime statistiche sul settore vitivinicolo (la provincia di Brindisi produce il 50% di vino in meno rispetto al 2005!), però ci sono aziende locali che continuano a credere nelle produzioni di qualità e continuano a mietere successi negli innumerevoli concorsi enologici che si svolgono in Italia e all’estero. Tra queste primeggiano le Cantine Due Palme di Cellino San Marco, il cui presidente ed enologo Angelo Maci, nei giorni scorsi, ha lanciato un grido d’allarme contro la colonizzazione delle campagne del territorio da parte delle aziende operanti nel fotovoltaico. «Chi produce eccellenza non svende i terreni», ha dichiarato Maci al Quotidiano, anche se quella contro i fitti degli appezzamenti sembra una battaglia persa: purtroppo sempre più agricoltori non riescono a far quadrare i conti. Molti coltivatori di pomodori quest’anno producono in perdita. Stando così le cose, sembra impossibile resistere alle offerte di quanti chiedono spazi da adibire a musei del pannello fotovoltaico. Eppure proprio l’esempio di Cantine Due Palme dimostra che, volendo, un’altra strada è percorribile: quella della tutela del territorio e della salvaguardia

Ma.Ri.Pa u Il piacere di una pausa pranzo veloce, leggera, a prezzi incredibili (pranzo a 7 euro!), con piatti saporiti e preparati con ingredienti di qualità. Il locale, situato proprio di fronte al Municipio, offre ogni giorno ampia scelta di primi e di secondi. È aperto solo a pranzo, eccezion fatta per il sabato sera (quando si trasforma in pizzeria). E’ organizzato per effettuare servizio catering. Via Casimiro 22 (ang. piazza Matteotti), tel. 336.825384. Chiuso la domenica.

delle sue vocazioni. Altri esempi non mancano: Tenute Rubino, altra azienda vinicola del capoluogo (di cui parliamo in un altro articolo) oppure Tormaresca, azienda appartenente al gruppo Antinori, che ha appena ultimato proprio a poche centinaia di metri dalla centrale di Cerano una cantina bellissima: un vero e proprio inno alla vigna ed al vino (la trovate sulla litoranea per Campo di Mare). Intanto nei vigneti si sta ultimando la vendemmia: quest’anno i dati fanno registrare un aumento delle uve raccolte (5-10% in più rispetto allo scorso anno) ed una qualità in continua crescita. Due Palme si mette in evidenza anche per la continua attenzione al rapporto con gli oltre mille soci e con i consumatori: nei giorni scorsi ha avuto un grande successo la seconda edizione della vendemmia notturna, organizzata per festeggiare l’inizio della raccolta delle uve Chardonnay. Erano presenti alla festa-evento l’assessore regionale alle risorse agroalimentari Dario Stefàno e numerosi wine-lovers, che oltre a vedere in azione uomini e mezzi dell’azienda, hanno potuto degustare, proprio accanto al vigneto, i bianchi Tinaia e Santa Caterina, pluripremiati al concorso “Chardonnay du Monde” che si svolge a Lager Santo in Borgogna.

Al Giardino dei Nobile raffinata eleganza Chi ha conosciuto la cucina e l’eleganza dei ristoranti del compianto Mino Nobile (La Nassa, La Lanterna), sarà lieto di trovare i tratti salienti della sua persona e della sua professionalità nei piatti proposti al Giardino, locale condotto dallaa moglie Rosanna e dai figli Carla Maria e Raffaele. Una cucina semplice e senza fronzoli, che però porta in tavola delle chicche da ricordare. Nell’antipasto, abbondante ma senza inutili esagerazioni, spiccano le pettole, gli involtini di zucchine e delle buonissime polpette di patate con cicorielle di campo, che ben si affiancano a polpo e cozze gratinate. Tra i primi sono sicuramente da provare gli spaghetti con la crema di basilico (deliziosi!). Ma il colpo di classe arriva quando vi vedrete apparire d’avanti un piatto ormai scomparso dalle cucine di casa e dei ristoranti: le patatine fritte, quelle vere, ottenute da patate tagliate a mano, altro che la plastica surgelata che ci spacciano per patate, quelle che acquistiamo al supermercato! Chiudete alla grande con i dolci dellacasa, anche questi originali, e soprattutto buoni. Il locale è chiuso la domenica sera ed il lunedì. Via Tarantini, tel. 0831564026.

La locanda ti li Spilusi u Il ristorante-pizzeria che soddisfa ogni “spilo”, ideato da Fabrizio e Gianfranco. Vecchie e nuove pietanze della cucina tradizionale pugliese ed italiana, in un ambiente rustico immerso nel verde. Da provare i troccoli ai granchi e la “taiedda” di riso patate e cozze, “bracioli e purpetti”, ed ovviamente la grigliata mista di carne o pesce. Antipasti numerosi e gradevolissimi. Contrada Restinco 4, tel. 0831555481, 3280898063. Chiuso a pranzo.

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ESTATE

I VIAGGI DI TB di Iole La Rosa

A

vvertite malessere con mancanza d’energia? Mal di testa, alterazioni del sonno, disagio? No panic (direbbero gli inglesi): gli esperti confermano che avete vissuto al meglio i vostri giorni di vacanza e siete riusciti a godere intensamente del divertimento e del relax, avete scaricato stress e spezzato i ritmi abitudinari invernali! Allora, in queste pagine di metà settembre, proviamo ad aggrapparci all’estate con un pizzico di nostalgia raccontando di un luogo che ci permetterà un tuffo nel mare, sulle spiagge, sotto il sole, tra i paesaggi dell’antica mitologia omerica. L’isola di Lefkada. Tra le poche isole della Grecia rimaste autentiche, Lefkada, nel mar Ionio, lungo la costa ovest, è ancora incontaminata dal turismo di massa, particolarmente indicata per chi preferisce il relax alla “pazza folla” e per chi vuol godere di mare e paesaggi da sogno. L’isola è da vivere intensamente, in tutti i momenti della giornata, dall’alba al tramonto. Senza considerare le meravigliose traversate notturne rese possibili dall’intesa luce della luna e delle stelle. È un paradiso per chi naviga a vela oppure ha piccoli natanti, grazie alle favorevoli condizioni climatiche e alla possibilità di scoprire innumerevoli baie con acqua cristallina e villaggi dei pescatori che offrono accoglienza amichevole, e una cucina ricca di gusti e sapori a costi più che contenuti. Il Viaggio. Comoda, per i brindisini, la partenza serale da Costa Morena. Sbarco, meno comodo, nel porto di Igoumentisa, alle 5 del mattino. Consigliamo di partire con l’auto anche se è previsto un servizio bus dalla vicina stazione.

Poros

Un galeone a Cefalonia

Skorpios: la dependance di Onassis

Vlicho

LEFKADA, PURA NATURA Una delle poche isole greche incontaminate dal turismo di massa. Relax, mare, paesaggi da sogno e cucina tradizionale: ecco tutti gli elementi che vi faranno innamorare di questa destinazione... Dopo lo sbarco si percorrono 120 km in direzione di Preveza dove si imbocca un tunnel sottomarino che porta verso Lefkada. I chilometri non sono molti ma le strade, pur se agevoli, sono prive di spartitraffico e, a volte, di recinzioni. Sempre con l’auto si raggiunge l’isola grazie ad un ponte mobile di 25 mt che, all’occorrenza, ruota permettendo alle barche in sosta nella laguna, di prendere il largo all’insegna del mare. Lefkada è l’unica isola greca collegata alla terraferma. La città. Lefkada, che è anche il capoluogo dell’isola, è la prima località che s’incontra lungo la strada appena lasciato il continente. Affascinante è l’ingresso in città: il castello e le fortezze, il mare a destra e a sinistra della strada, danno a chi la percorre, l’idea di quanto i luoghi, i paesaggi, le persone siano intrecciati con il mare, come l’elemento acqua sia naturalmente e immancabilmente determinante. Molto vivace, colorata e pittoresca con le sue case di legno e lamiera colorata, ricostruite in seguito al terremoto del 1953, Lefkada è ricca di botteghe, locali, ristoranti, bar, taverne e creperie. Dall’elegante lungomare si assiste ad un tramonto mozzafiato, accompagnato da una musica costantemente

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TB SETTEMBRE 2010

diffusa per le strade. È uno dei pochi luoghi dell’isola dove la sera si può trovare molta confusione, musica fino a tarda notte. Sconsigliamo il soggiorno nella cittadina proprio perché caotica e rumorosa, ma delle passeggiate pomeridiane e serali senza dubbio si! Il Marina. Per chi parte con natante al seguito o chi noleggia in loco, è quasi obbligatoria una sosta al libero transito, a due passi dal cuore della cittadina, oppure al confortevole Marina, porticciolo iper organizzato, colmo di barche di tutti i tipi, molte a vela a noleggio, ma anche catamarani e natanti di vario genere, dove si incontra personale addetto molto professionale ed efficiente, arricchito da bar, elegantissimi ristoranti. La struttura rappresenta ciò che ancora oggi Brindisi sogna di avere, certi che le potenzialità del nostro mare e della costa ci sono tutte; consapevoli che la Grecia e questi meravigliosi siti, sono a due passi da noi, per cui i viaggi potrebbero ben cominciare da Brindisi o finirvi, portando economia e vitalità alla città. Per chi dovesse richiedere i servizi al Marina sconsigliamo la partenza o il rientro nei giorni di sabato e domenica. Pur essendo aperti gli uffici, per

il disbrigo delle pratiche amministrative, si potrebbe incorrere in difficoltà per l’utilizzo della rampa o delle gru. Dove alloggiare/ dove mangiare. A chi proseguirà il percorso via terra suggeriamo alcune baie particolarmente belle, dove poter alloggiare, a due passi dalla spiaggia, a costi contenuti e godere così di un fantastico mare cristallino. Prima tra tutte la bella spiaggia di Mikros Gialos, nella zona sud di Lefkada ai piedi del villaggio di Poros. Premiata con la stella d’oro per le sue acque cristalline, la baia è molto tranquilla e riparata. I piccoli ciottoli sulla spiaggia donano alle acque un colore speciale e invitano a lunghi bagni, passeggiate in canoa per avvicinarsi alle spiaggette più lontane ed alle piccole grotte della zona. In questa baia vi sono due strutture sul mare che ci permettiamo di consigliare: il Rouda Bay hotel, 4 stelle, composto da 20 appartamenti ammobiliati, molto confortevoli e puliti. Sempre sul lungomare vi è il Poros Beach, un campeggio costituito da 40 unità indipendenti, “studios” e spazi per tende e camper. Entrambe le strutture sono indicate per le famiglie e per chi vuole trascorrere una vacanza all’insegna


Fiskardo, a Cefalonia.

Vassiliki

della tranquillità e del riposo a stretto contatto con la natura: silenziose… a volte troppo! Di sera, per chi volesse cantare, ridere, scherzare o chiacchierare ad alta voce c’è la spiaggia! Sul lungomare sono presenti locali e taverne dove trovare specialità greche di qualità, a costi accessibili. Appena dietro ad un promontorio si trova Sivota Bay, un piccolo villaggio costruito sulla cresta di un’insenatura che penetra all’interno dell’isola, formando un’eccellente porto naturale. Dopo una cenetta consigliamo una passeggiata sul molo, tra le luci delle barche e la musica che proviene dagli eleganti locali in legno e pietra, per ammirare le stelle che sembrano luccicare nel cielo più che mai! La località turistica più sviluppata dell’isola è Nidri, a 18 km da Lefkada. È ricca di negozietti e taverne. L’impatto con la cittadina è caloroso ed accogliente, in modo particolare il grazioso lungomare, ricco di bar e ristorantini sempre aperti e

pronti a servire carne o pesce alla brace a volontà a qualsiasi ora del giorno. Consigliamo di gustare i dolci che vengono offerti in grande quantità e varietà. La sera, si può ammirare il bellissimo panorama sulle isole di Madouri, Skorpios e Meganisi. Uno spettacolo mozzafiato! A pochi chilometri dal paese vi sono le Cascate di Nidri, altro punto d’attrazione dell’isola. Scarse d’acqua in estate, addentrarsi per scoprirle può essere una buona occasione per godere di un particolare paesaggio montano. Altra località dove cercare alloggio è quella di Vassiliki, un grazioso villaggio di pescatori che si racchiude tutto intorno al suo porto. In questa area si concentrano ristoranti, pub e caffè sul mare, mentre nella strada centrale, vi sono tutti i tipi di negozi, aperti fino a tarda sera. La sua spiaggia è molto estesa e aperta ai venti tanto che è ritenuta la patria dei surfisti per il vento che spira forte soprattutto nelle ore pomeridiane. Anche ad Agios Nikitas è possibile trovare studios e residence a buon prezzo. Le spiagge . La spiaggia più bella, quella che in ogni dèpliant o poster rappresenta Lefkada, è Porto Katsiki, posta nel lato occidentale di Lefkada. La strada per arrivare è lunga e piena di curve, sembra non finire mai, ma il panorama che si gode da li è unico. È un piccolo lembo di sabbia circondato da altissime rocce bianche, é accessibile tramite 80 scalini. È un punto dell’isola difficile da raggiungere anche in barca, a causa delle correnti che s’incontrano dovendo addentrarsi in mare aperto! Da Vassiliki partono numerosi pescherecci che conducono all’incontaminata spiaggia d’Aghiofily (5 euro a persona A/R), raggiungibile solo via mare. A pochi chilometri da Nidri, sul lato orientale dell’isola, vi sono le spiagge di Nikiana e Ligia, graziosi villaggi di pescatori, immersi nel verde di una rigogliosa vegetazione. Bella è la baia di Milos, accessibile da Agios Nikitas. Per rag-

giungere la baia si può prendere un battello veloce (5 euro A/R) oppure, fare le scale (sotto un sole cocente) per salire una collinetta e poi ridiscendere verso il mare. Sembra di trovarsi fuori dal mondo! Sempre sul lato occidentale dell’isola una spiaggia molto bella è quella di Aghios Ioannis, un’enorme spiaggia sulla quale si trovano 4 dei 12 mulini di Ghira. Diversa è, invece, la spiaggia di Kathisma, decisamente la più turistica di Lefkada che ricorda le spiagge italiane, gremite di gente, con ombrelloni e sdraio, abbondanza di ristoranti, pub, bar e piscine. Un luogo troppo caotico, che male si armonizza con ciò che l’isola rappresenta. Sul lato occidentale di Lefkada c’è Egremni, una lunga linea di sabbia dorata, con un mare spettacolare e dalla ricca vegetazione. Per arrivarci bisogna percorrere un’impervia strada sterrata e 350 scalini. Dove e cosa mangiare. Ovviamente in Grecia bisogna rigorosamente adeguarsi alla cucina locale, che risulta varia ed accessibile ad ogni palato. Per pranzo o per cena si spende veramente poco, si mangia molto bene e ci si alza sazi, sia che si decida di mangiare pesce che carne. In genere per un pasto completo a base di carne si spende 8 -10 euro a persona, mentre per il pesce fresco si spendono intorno ai 10-14 euro a persona; per una pita e una birra circa 3-4 euro, per un souvlaki 1 euro. Ovviamente al centro della tavola non può mancare il piattino di tzatziki (che sarà digerito al rientro dalle vacanze!), la taramosalada, insalata greca, pesce spada e polpo cucinati alla brace e ancora la moussaka, il saganaki. Non possono essere trascurate le saporite patatine fritte! Consigliamo di gustare la carne a Karia, paesino caratteristico dell’entroterra in cui il tempo sembra essersi fermato. Karia è conosciuto per i suoi ricami fatti a mano che sono venduti nei negozi contrassegnati dall’insegna ‘Kenthmata’. Isole limitrofe. Intraprendere la navigazione alla volta di Meganisi, Skorpios (l’isola di Onassis), Atoko, Kalamos e Kastos, ma anche di Itaca o Cefalonia è l’esperienza più entusiasmante che si possa vivere in questo spicchio di mar ionio. Incredibile è trovarsi nelle quiete e silenziose acque cristalline di tali isole, dimenticate dal tempo e fortunatamente dagli uomini. Natura allo stato puro, bellezza incontaminata, spazi infiniti e quiete, silenzio spezzato ogni tanto dal rumore di un motore che immediatamente si spegne per rispetto a ciò che domina… la pace! L’isola di Skorpios, offre delle baie favolose avvolte dal mistero della storia che le ha viste protagoniste, dei personaggi che hanno calpestato quella terra, dell’affascinante vita di Onassis, delle sue donne, del suo impero. Prato inglese che arriva fino alla spiaggia (una vera particolarità per il territorio greco!), molo privato e, nella baia più bella, una dependance, forse utilizzata come spogliatoio, con delle grandi scalinate che scendono giù dentro l’acqua trasparente… Chiudendo per un attimo gli occhi s’immaginano donne e uomini vestiti di bianco che tra musica, cocktail e champagne si accingono a calarsi in quelle magnifiche acque! Una favola che si riesce a leggere alla sola visione di quei luoghi! Che dire di Meganisi: un altro splendore! La vegetazione arriva sin dentro il mare tanto da farlo apparire come un grande lago. Insenature profonde riparano le spiagge da correnti e venti. Circumnavigando l’isola si può godere dello splendido panorama rappresentato dalle grotte di diverse forme e dimensioni che si alternano a baie che non ci si capacita che possano esistere realmente. Semplicemente meraviglioso! Incantevole è la baia di Spartachori (Porto Spilia) del suo capoluogo. Come un illustratore, con parole e immagini ho provato a creare l’atmosfera in cui occhio e mente possano vagare e vivere, immaginare ciò che la natura riesce ancora a donarci, ciò che l’uomo ha la fortuna di gustare senza poter nulla manovrare o trasformare. Sapori e sensazioni che la vecchia e cara Grecia trasmette, ancora oggi, dopo secoli di storia, racconti e miti. Iole La Rosa

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PERSONAGGI

CB

Foto di Dino Matera

CIAO BRINDISI

«Tornare in città? Chissà, forse quando sarò vecchio. O quando Brindisi cambierà...»

S

ono Alessandro Argentieri, un brindisino del 1972. Nel luglio scorso sono stato a Brindisi per trascorrere con la mia famiglia le vacanze estive, mentre facevo colazione in un bar con le buonissime brioche di pasta sfoglia che solo a Brindisi sanno fare, noto una rivista su un bancone e leggo “TB Tutto Brindisi”, basta poco per vedere e notare che è una delle poche riviste interessanti negli ultimi vent’anni, dove si leggono delle informazioni reali e non fantasticate come tante altre. Mi è piaciuto molto l’articolo “La città dentro” di Roberto Romeo, e l’attenzione è caduta sull’articolo “C.B. – Ciao Brindisi” che logicamente mi toccava in prima persona, essendo anche io emigrato da vent’anni, sia a causa del problema lavoro e sia per le poche distrazioni sociali, e purtroppo per la nostra stessa cultura (cresciuta nel tempo ma ancora retrograda per certi aspetti). Ho vissuto nello storico quartiere dei “Cappuccini”. Ho frequentato la scuola superiore Itis Giorgi, il bienno ricordo all’interno di un condominio sito in via Cappuccini, con locali indecenti, mentre il triennio al Casale specializzazione Informatica, dove la struttura era di gran lunga superiore qualitativamente. La sera non si sapeva dove andare, a parte farsi le “vasche” lungo i corsi per far amicizia con qualche ragazza, poi di Pub ce ne erano solo due, ma ogni anno se ne aggiungeva uno nuovo. Verso il 1994-95 c’è stato il cambiamento con l’apertura di piccoli pub che però chiudevano dopo uno o due anni. Discoteche a Brindisi? Me ne ricordo solamente un paio, di cui ad una (alla sciaia) gli misero una bomba e

STORIE DA LONTANO

ALESSANDRO ARGENTIERI

«Ci lamentiamo sempre che Brindisi non cresce, ma dobiamo essere noi stessi a farla crescere» l’altra che andava benino (a Santa Chiara) la fecero chiudere. Nel 1991 appena preso il diploma, feci il concorso nella Polizia di Stato. Inizialmente mi assegnarono a Bari e dopo due anni mi trasferirono in Piemonte, a Torino. “Cavolo ci gioca la Juventus, che bello ti potrai vedere le partite”. Si me ne sono viste molte, è questo non posso negarlo. Nei primi periodi a Torino, torno spesso nella mia Brindisi, scrivo “Mia” perché il cuore batte forte al pensiero dei “ricordi lontani” e le narici si allargano per meglio sentire il profumo dell’aria del mare della mia Città, ogni qualvolta varco il cartellone “Puglia”. Oggi ci sono molti pub, qualcuno con musica dal vivo, qualcuno adibisce qualche spazio ai balli sia latini che altri, ma i giovani non sono ancora contenti o almeno frequentano questi posti, ma poi si annoiano cercando tutti i venerdi e sabati altre mete serali nel Leccese e nella provincia, ma perché? Ci lamentiamo sempre che Brindisi non cresce, ma dobbiamo essere noi stessi a farla crescere, ed ovviamente se portiamo sempre il denaro fuori non cresceremo mai? Nel primo periodo a Torino mi sono accorto di una cosa molto importante “l’ordine della circolazione stradale”, che

è differente a molte altre città. Il rispetto delle strisce pedonali, dei semafori, dei marciapiedi e degli stessi vigli urbani. Non nascondo che ho preso qualche multa per divieto di sosta, ma ciò ha fatto in modo di educarmi meglio. Mi sono spostato con una ragazza di Torino, con la quale ho avuto due figli, Samuele di 8 anni e Laura di 5 anni. Sono molto impegnato nel volontariato, rivolto ai bambini: da 6 anni faccio teatro per dei bambini di una scuola materna (teatro composto da una quindicina di genitori, ci occupiamo di scrivere le storie, di fare le coreografie, i vestiti e le musiche),

Con questa rubrica vi proponiamo le storie di chi vive fuori città. Di quanti hanno scelto, o hanno dovuto scegliere, di emigrare. Saranno loro stessi a farlo, con le loro parole. Se siete uno dei brindisini emigrati, scriveteci: info@fabiomollica.com

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TB SETTEMBRE 2010

tutto per il divertimento dei bambini da 3 ai 6 anni di questa scuola; da 4 anni faccio l’istruttore di una scuola calcio qualificata (la prima squadra della società è in serie D) per bambini che vanno dai 5 agli 8 anni. Vi posso garantire che i bambini hanno tanto da insegnare a noi adulti. Ogni volta che vengo a Brindisi, rintraccio qualche vecchio amico per una serata “vintage”, per fare una bella chiacchierata e passeggiata in centro, e magari mangiandoci dei “turcinieddi” o del pesce fresco con i frutti di mare. Tornare a Brindisi, chissà forse quando sarò vecchio, o quando cambierà Brindisi? Ritengo che noi emigranti, ci sentiamo due volte stranieri o estranei, la prima volta è quando emigriamo in una città lontana e poi dopo tanti anni quando ritorniamo nella nostra Brindisi, tanti nostri amici non ci sono più, perché anche loro emigrati (o accasati ed hanno fatto perdere le proprie tracce), e ci troviamo di fronte alla nuova giovane generazione che ovviamente non conosciamo. Purtroppo vedo che ancora oggi il problema lavoro persiste, e questo allontana il pensiero di tornarci, anche perché penso al futuro dei miei figli. Vedo che tra i brindisini manca ancora il rispetto delle norme stradali, sia per gli anziani, disabili e bambini che devono attraversare la strada o della mamma che non riesce a passare con il passeggino sul marciapiede. Senza parlare dell’uso “non legittimo” del clacson, solamente per avvisare ad un amico o parente che è arrivato con sotto casa sua, magari nelle prime ore del mattino o nella tarda serata o addirittura di notte (quando qualcuno stà dormendo). Sono passati 20 anni e aree verdi, parchi, zone per il gioco dei bambini o per le passeggiate degli anziani se ne vedono davvero pochissime, per dire quasi nulla (una cosa carina, ma non eccellente il parco a Bozzano). In spiaggia la gente si lamenta della sporcizia dei nostri mari. Ogni volta che ci vado, mi attrezzo di una busta di plastica e per 5-10 minuti mi metto a raccogliere l’immondizia, vetrini, plastiche varie nella zona dove mi sono posizionato in spiaggia (almeno i nostri figli giocano nel pulito e senza rischi), con lo sguardo stranito di altri brindisini che magari pensano “ma chi glielo fa fare”. Ma se ognuno di noi, facesse qualcosa nel piccolo, almeno quella giornata di spiaggia la vivremmo nel migliore dei modi. Scusate se mi sono perso parlando della mia città, pero’ mi spiace veramente quando vedo che dopo vent’anni non ci sono stati cambiamenti sostanziali, soprattutto culturali, anche se mi sembra che qualcosa e qualcuno si stia muovendo, purtroppo con difficoltà, ma a causa ritengo della stessa popolazione.


SATIRA

SPAM

“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...” Tutto ciò che leggete in queste pagine è falso. Anche se è difficile crederlo

TRIBUNALI

Decisione choc della Suprema Corte, investita della questione da uno sparuto gruppo di elettori brindisini che ancora si ostinano a votare per il PD e per gli altri partitini della minoranza

ACHTUNG BABY!

A SATIR IOSA CONTAG

SENTENZA DELLA CASSAZIONE “L’OPPOSIZIONE INCAPACE DI INTENDERE E VOLERE”

O

ra è ufficiale: la Corte di Cassazione ha confermato dubbi e ipotesi che già da qualche anno molti cittadini brindisini avanzavano con crescente preoccupazione. La Suprema Corte ha stabilito che l’opposizione di centrosinistra al Comune di Brindisi ha un encefalogramma piatto, dunque è incapace di intendere e di volere. Figuriamoci se può essere in grado di svolgere il suo compito. Gli accuratissimi accertamenti medici commissionati dai giudici ad illustri luminari del settore, hanno dimostrato che ormai da anni dai banchi dell’opposizione non si muove foglia, così la maggioranza può fare tranquillamente i cavoli suoi. Può perfino permettersi di non fare una mazza per due legislature: nessuno nel

centrosinistra se ne accorgerà, almeno fino alle prossime elezioni. A dire il vero un flebile segnale di vita sarebbe emerso dagli esami disposti, ma è stato accertato che quei rari sussulti che hanno visto protagonista qualche consigliere d’opposizione ancora in vita, dimostrano come gli stessi fossero finalizzati a chiedere che fosse riconosciuto qualche incarico

o qualche consulenza da parte della maggioranza. Qualcuno pensa che basti facebook per mandare a casa la giunta. Nessuno purtroppo gli ha spiegato che dovrebbe procurarsi delibere e determine, parole ancora poco note a buona parte dei consiglieri (non solo d’opposizione). Gli ultimi segnali di vita degni di rilievo risalgono addirittura all’epoca preberlusconiana, quando sui banchi del centrosinistra sedevano Antonio Bargone, Carmine Dipietrangelo e Giovanni Brigante, mentre la destra attaccava con Valentino Manzoni e Raffaele De Maria. Ma si tratta di tempi andati. Del resto, se l’opposizione nazionale è in mano a Di Pietro, perché a Brindisi dovrebbe andare meglio?

TOP TEN I 10 motivi che hanno spinto i brindisini ad andare a San Teodoro 2010 10) Gli appuntamenti culturali (dai, parliamo seriamente, perché state già ridendo?). 9) Per girare sei ore in auto senza trovare parcheggio, così da poter rinfrescare gli avi di tutti gli ultimi 26 sindaci, che non hanno fatto parcheggi per 500mila auto. 8) Vedere i fuochi d’artificio e dire “erano meglio quelli dell’anno scorso” (che a loro volta erano meglio di quelli dell’anno prima, e così via fino all’anno 0). 7) Comprare criceti, pesciolini, tartarughe e altri strani animali. 6) Salire sulle giostre più zambre e fare gli eroi. 5) Ascoltare l’imperdibile discorso del vescovo. 4) Ascoltare l’imperdibile discorso del sindaco. 3) Ascoltare le imperdibili cazzate dei cacafave che ti scorrrono accanto a fiumi. 2) A casa non c’era nulla da fare.

1) È gratis.

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SATIRA

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ANTICIPAZIONI

Ecco tutte le novità della stagione televisiva 2010/2011. Su Studio 100, TeleRama, Puglia Tv e Trcb ne vedremo delle belle

SCOPPIA LA GUERRA TRA LE TV LOCALI

L

a nuova stagione televisiva porta in dote tante novità e palinsesti rinnovati, per deliziare ancor più i telespettatori brindisini. Partiamo dalla rete ammiraglia, la RaiUno della città, Studio 100: nel corso di una conferenza stampa nel corso della quale Antonio Celeste ha intervistato per oltre 6 ore il direttore Walter Baldacconi e l’editore Gaspare Cardamone, dinanzi a collaboratori e tecnici radunati in piazza Cairoli, ed alla presenza di tutti i taxi della città, è stato annunciato il cambio del nome delle due reti del gruppo. Studio 100 diventerà Studio Ferrarese, mentre Studio 100 Sat prenderà il nome di Mennitti Sat. In questo modo entrambi gli amministratori potranno godere non più delle consuete 12 interviste settimanali, ma di una no-stop di 24 ore, con collegamenti diretti da Francavilla Fontana e palazzo GranafeiNervegna, e con approfondimenti in studio a cura del vicesindaco Mauro D’Attis e del vicepresidente della Provincia e dell’Enel Basket Brindisi Antonio Corlianò. E restando in tema sportivo, non potendo più offrire (forse) le telecronache in diretta del basket, ad Antonio Celeste e Francesco Guadalupi è stato offerto di fare i vice di Perdichizzi, oppure di sedere accanto a Ferrarese (quando non ci saranno la moglie e Al Bano), o ancora di curare una trasmissione che svelerà ai tifosi locali il backstage di ogni partita casalinga: i due telecronisti si collegheranno dagli spogliatoi e dal parcheggio del palazzetto, per poter dare ai tifosi in ansia tutte le ultime notizie del pre e post-partita. Il palinsesto del gruppo Cardamone prevede inoltre la nascita di due nuove trasmissioni a cura della reda-

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zione: “Mimmo ti amo”, interamente dedicato alle gesta del sindaco Mennitti, che andrà in onda ogni giorno dalle 15 alle 20, e “SuperMax lo abbiamo inventato noi”, una striscia che già nel titolo si preannuncia fortemente critica nei confronti del patròn-presidente Ferrarese. Intanto, nel corso dell’estate, è partita un’altra trasmissione che farà tremare i potenti del Grande Salento: ci riferiamo al nuovo reality show “A casa dei vip”, con Nicla Pastore che ha intervistato Ferrarese nella sua villa di Campomarino. Nel corso delle prossime puntate il patròn-presidente sarà intervistato nel suo garage, in azienda, in auto, mentre gioca alla playstation con il figlio, mentre racconta le fiabe di sera ai bambini di Francavilla, e mentre legge divertito gli articoli di satira di TB. Anche Puglia TV promette grandi cambiamenti: Mario Scotto di Marco garantisce equidistanza assoluta da Mennitti e Ferrarese, e presenterà personalmente la nuova rubrica pomeridiana, dal titolo “Questo

ACHTUNG BABY!

A SATIR IOSA CONTAG

sindaco ha rotto le palle”. Tutto era pronto per un radicale cambiamento anche delle scenografie, ma le numerose telefonate dei telespettatori hanno scongiurato questo pericolo insito nella modernizzazione dei costumi e nella globalizzazione dei consumi. Dopo l’enorme successo di “A cena con…”, con Elda Donnicola che chiedeva a presidenti e sindaci cose che non importavano neanche alle mogli degli sgraditi ospiti, Scotto ha deciso di affidare alla brava Elda un nuovo format, “A colazione con…”, che vedrà sfilare davanti alle telecamere consiglieri comunali, giocatori di basket e calcio, dipendenti della Monteco e crocieristi che si sono perduti nei vicoli del bellissimo

MAIL Sono uno qualunque e come tale ho letto le pagine di TB di giugno. Sono un vero capolavoro di satira non volgare, non noiosa, ma vera, genuina e come tale da morire dal ridere!! Haimè, poi pensando agli attori mi viene da piangere e piango pure la nostra bella city nelle mani di questi ridicoli quaqqaraqqua. Francesco Donativo Caro Francesco, grazie per i complimenti, ma sei troppo buono: fare satira in questa città è fin troppo facile, visto quel che accade. Saluto te e quanti ci fanno i complimenti per queste pagine, con una frase che Bono ha “regalato” a Roberto Saviano durante l’estate (intervista pubblicata su Repubblica del 6 agosto): «La prima, anche se piccola vittoria contro le forze del male che ci circondano è conservare il senso dell’umorismo. Quindi, devi combattere assolutamente, e lo fai essendo al di sopra di tutto, con il sorriso». (fm)

centro storico di Brindisi. «Tranquilli, però», dice Scotto, «la trasmissione andrà in onda alle 5 del mattino, così saranno in pochi a poter sentire le cazzate che saranno sparate». La stagione televisiva 2010/2011 sarà però ricordata per l’attacco frontale di TeleRama a Studio100: la tv salentina di Paolo Pagliaro, impegnato nella disperata battaglia per la nascita della Regione Salento, sfiderà i tarantini per il controllo del mercato. E lo farà a colpi di maglio, proponendo trasmissioni molto simili a quelle proposte dall’emittente di Statte. Spazio dunque a format con i soliti ospiti (sindaci e assessori) che potranno pontificare su tutto e tutti, salvo poi non concludere un cazzo durante il loro mandato. Il problema sarà individuare nella redazione brindisina un giornalista poco propenso a rivolgere domande prive di spessore. Per questo si sta pensando a qualcosa di speciale: nessun conduttore! Gli ospiti saranno liberi di dire e fare ciò che vogliono. Per sostenere la battaglie politiche di Pagliaro, la redazione sta per inaugurare altre nuove rubriche durante e dopo il tg del pomeriggio: “Regione Autonoma Salento”, “Stato Leccese”, “Repubblica marinara di Puglia”. Dopo averci fracassato le palle per qualche mese, la lunga campagna di sensibilizzazione sarà conclusa con un evento del tipo “La notte della Taranta”, durante cui Pagliaro, in diretta sulle sue tv e radio, dichiarerà candidamente: «Ancora non riesco a capire perché mi sono imbarcato in questa gran cazzata che non serve a nulla!». Concludiamo con Trcb, che quest’anno ha deciso di puntare tutto su un volto nuovo dell’editoria televisiva. Si tratta del giovane Tonino Saponaro, che curerà personalmente, oltre al programma cult della domenica mattina (da sempre preferito alla messa di RaiUno), anche le tre edizioni del telegiornale e tutti i programmi in prima serata, a cominciare da Overbasket, che condurrà in coppia con la brava Lilli Mazzone, felicissima di fare da sparring partner per il lancio di questo nuovo volto della tv locale. Con l’entusiasmo alle stelle, il giovane Saponaro ha detto a TB: «Se canta ancora Gloria Gaynor, posso condurre anche io». Come non dargli torto?


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CITTÁ

CORSI & CONCORSI SALSOMAGGIORE

Giulia Vecchio sogna la corona di Miss Italia Frequenta la terza liceo al Marzolla. Ama il teatro e adora cantare. Potete votarla con un sms o una telefonata dal fisso. È la numero 12.

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a brindisina Giulia Vecchio sogna ad occhi aperti il titolo di Miss Italia. Dall’11 al 13 settembre la diciottenne, già vincitrice del titolo di Miss Puglia 2010, sarà a Salsomaggiore e potrà essere votata dai brindisini (è la numero 12) con un sms da telefono cellulare al numero 47333, oppure da telefono fisso chiamando l’894003 (risponderà una voce pre-registrata che chiederà di digitare il numero della miss preferita). Giulia frequenta il terzo anno del liceo classico Marzolla. È appassionata di teatro (studia recitazione da diversi anni con la compagnia “Meridiani Perduti”) e adora cantare . In bocca al lupo.

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ACCADEMIA FOTOGRAFICA ITALIANA

Nuovi corsi di fotografia Dopo il grande successo riscontrato durante lo scorso anno accademico, sono aperte le iscrizioni ai nostri nuovi corsi di fotografia tenuti dall’Accademia Fotografica Italiana. I corsi, tutti a numero chiuso, avranno inizio a partire dalla seconda metà di Settembre 2010. L’Afi propone corsi di Fotografia di Base, Sala Posa, Reportage, Still Life, Fotoritocco, Web Design e corsi serali di Fotografia di base. Sono inoltre in fase di realizzazione anche corsi di camera oscura e grafica pubblicitaria. L a prima scuola di fotografia nel nostro territorio si rivolge a tutti coloro che, terminati gli studi superiori, vorrebbero fare della fotografia un mestiere; e a tutti quelli che restano incantati d’innanzi all’affascinante mondo della fotografia e vorrebbero coltivare il loro hobby apportando un tocco di professionalità alle proprie immagini. La stessa si pone gli obiettivi di mostrare ai propri allievi le teorie e le tecniche per realizzare immagini pressoché perfette, e di formare nuovi professionisti, fornendo all’alunno tutte le informazioni teorico-pratico delle metodologie della fotografia, nonché di mostrare le principali problematiche ed eventuali soluzioni che gli stessi dovranno affrontare in ambito lavorativo. I docenti dell’Accademia sono tra i migliori professionisti del settore pronti a mettere la loro esperienza a disposizione degli allievi. L’Accademia terrà le sue lezioni presso La Cittadella Della Ricerca di Brindisi, un contesto scientifico culturale in grande espansione. Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.accademiafotograficaitaliana.it , o telefonare al numero 3346691182.

TUTTOBRINDISI NUMERO 23 - SETTEMBRE 2010 TIRATURA 5000 COPIE Autorizzazione Tribunale di Brindisi n. 4 del 13/10/1995

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Direttore Responsabile FABIO MOLLICA Grafica SALVATORE ANTONACI Stampa Tipografia MARTANO (Lecce)

Redazione/Pubblicità Prolungamento Viale Arno, sn 72100 Brindisi Tel/Fax 0831 550246 E-mail info@fabiomollica.com

Hanno scritto su questo numero Daniele Galiffa Guido Giampietro Emilio Graziuso Stefano La Monica Iole La Rosa Distribuzione gratuita nei principali luoghi di lavoro e di ritrovo dal 10 di ogni mese.

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RUBRICHE

SOLDI & AMORE DEBITI E RATE

Carte revolving: tassi da usura Alcuni clienti si sono visti applicare interessi del 54% per il mancato pagamento di rate. Più del doppio rispetto ai tassi previsti da Bankitalia. Ma i soldi si possono recuperare...

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on il dilagare del credito al consumo era inevitabile che, prima o poi, sarebbe esploso un nuovo caso di risparmio tradito. E così è stato. Con l’indagine della Procura della Repubblica di Trani, infatti, al di là delle vicende relative alle pressioni politiche sull’Autorità Garante delle Comunicazioni, è emerso con chiarezza un problema che da tempo, ormai, affligge centinaia di cittadini: le carte revolving e gli interessi alle stesse applicati. Le carte revolving, pur rientrando nella categoria delle carte di credito, hanno delle modalità operative diverse da queste ultime. Esse, infatti, permettono di effettuare acquisti immediatamente e di pagare in rate mensili successive: da qui la denominazione di carte di debito. La problematica principale che tali carte presentano è rivestita dal tasso di interessi applicato non solo alle singole rate, già di per sé alto, ma soprattutto dagli interessi di mora nei casi di mancato pagamento. In queste ipotesi il tasso supera spesso le soglie dell’usura stabilite dalla Banca d’Italia. Dalle perizie dalla Procura di Trani è emerso che i tassi della revolving card, in alcuni casi, sono giunti, in caso di ritardo nel pagamento, fino al 54,21%. Oltre il doppio, cioè, dei limiti, pur elevati, del 25,68% consentiti dalla legge sull’usura per il credito finalizzato all’acquisto rateale per tali tipologie di prestiti. Il problema è molto sentito dalle migliaia di consumatori in possesso di carte revolving che spesso si rivolgono alle associazioni dei consumatori per avere chiarimenti in merito a pagamenti agli stessi richiesti dei quali non solo non riescono a comprendere l’entità ma anche, in alcuni casi, la durata. In molti casi, addirittura, avendo ricevuto per posta la carta revolving senza neanche chiederla ma per il semplice fatto di aver sottoscritto un finanziamento (per l’acquisto di un elettrodomestico; di un mobile, ecc.), e convinti che si tratti di una normale carta di credito, i consumatori si trovano di fronte ad un ulteriore finanziamento con tassi esosi e che magari non avrebbero neanche contratto. Della vicenda, già lo scorso anno, si era occupata  l’Antitrust sanzionando il comportamento, giudicato scorretto, di alcune finanziarie, non avendo, queste ultime fornito al consumatore informazioni precise in merito alle caratteristiche delle carte revolving e degli oneri a carico dei consumatori, impedendo, così, una

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scelta pienamente consapevole del contraente. Di recente, a seguito delle indagini della Procura di Trani, se ne è occupata la Banca d’Italia, la quale, riconoscendo la violazione delle norme di legge in materia di usura e trasparenza contrattuale, ha bloccato, almeno in Italia, alla American Express l’emissione di carte revolving American Express Service Europe. Data l’importanza e la diffusione del fenomeno delle carte revolving in Italia, sarebbe auspicabile l’adozione di misure analoghe a quelle prese negli Stati Uniti con il Card Act, grazie al quale sono stati ridotti gli oneri delle revolving senza bisogno di ricorrere alla magistratura. Allo stato attuale, però, dato il quadro normativo estremamente carente in materia, non resta al consumatore che chiedere alle finanziarie la restituzione delle somme superiori al tasso soglia dalle stesse illegittimamente percepite e lo scioglimento del vincolo contrattuale nei casi in cui non vi sia stata una adeguata informazione in merito alle  caratteristiche delle carte revolving, dei relativi oneri e del tasso degli interessi applicato. Emilio Graziuso

SEX IN BRINDISI CITY

di Lady Violet

Gli ho regalato 5 anni della mia vita... Ma spesso i compagni non sono riconoscenti. E addirittura non ti salutano più... Non capisco ancora perché quando ci si fidanza le persone cambiano le proprie abitudini, anche la mia amica Iris le ha cambiate letteralmente, prima suonava in delle serate organizzate da me, frequentava posti scelti solo per la musica che piaceva a noi, ovviamente anche il tempo che dedicava ai nostri incontri si è ridotto ma questo è comprensibile, si dedica di più al proprio ragazzo. Il mio amico Mauro da quando si è innamorato ha lasciato anche lui la musica, sua passione da quando aveva 10 anni, non suona più e non esce più con la sua solita comitiva ma fidanzarsi è davvero sinonimo di cambiamento? Il mio più lungo rapporto è durato 5 anni, lo ammetto anche io ho subito dei mutamenti, non frequentavo i miei vecchi amici, le mie abitudini erano cambiate perché vivevo in funzione degli interessi del mio ragazzo ma un bel giorno quando tutto ciò non mi andava più a genio mi sono guardata attorno e non avevo più i miei amici accanto, ero rimasta sola! Per lui ho fatto di tutto, nella mia mente c’era solo ed esclusivamente lui ma un bel giorno ho deciso di riprendermi la mia vita, i miei interessi ed i miei amici e l’ho lasciato, promettendo a me stessa che non sarei più cambiata per nessuno. A distanza di tempo l’ho rincontrato e lui che fa? non mi saluta! Care amiche, lui, dopo essersi preso 5 lunghissimi anni della mia vita, per non fare un torto alla moglie gelosa ha deciso di non salutarmi più!! Tutt’ora continua a frequentare l’ufficio di mia madre e lei continua a fargli gratis, e dico gratis, tutte le pratiche e domande varie che a lui occorrono; mio padre si occupa tutt’ora di risolvergli problemi lavorativi e lui che fa? Non mi saluta! Ma l’altro giorno ho fatto valere la considerazione che mi deve per avergli regalato 5 anni della mia vita, soprattutto perché l’ho lasciato in modo civile ed educato, nonostante non lo meritasse! Al telefono gli ho urlato contro il diritto che ho del suo rispetto, l’ho fatto soprattutto per non sentirmi io un’emerita cogliona, per aver trascorso 5 fottuti anni con lui! Una donna ha bisogno a volte, di liberarsi dei propri pensieri e far valere i propri diritti anche dopo aver lasciato il proprio ex da 7 anni! Non potete capire dopo quella telefonata il piacere che ho provato. Sarà anche difficile per me trovare l’anima gemella senza introdurre dei cambiamenti nel mio carattere e nei miei interessi ma l’ho promesso a me stessa e se si chiama appunto “gemella” un motivo ci sarà, dovrò realmente piacergli per come sono fatta e non per quella che lui vorrebbe che io sia, non credete?


Corsi di Fotografia Camera Oscura Web-Design Grafica Pubblicitaria

grafica e foto di Virginia Frigione - Afi

Specializzati in CreativitĂ

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TUTTOBRINDISI

fotografia a cura dell’Accademia Fotografica Italiana

di Marilena Polito

di Giorgia Panunzio

di Mariantonietta Crovella

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COMPLICI

Vampiri di mattina Stefano

La Monica

Che rompiscatole questo direttore. Mi chiede articoli brevi e sulla città. Eccolo servito. Più o meno... CERTO CHE I DIRETTORI DEI GIORNALI sono dei rompiscatole! Danno picconate sui Palazzi, gridano “Fanculo Brindisi”, e pretendono articoli (brevi!) sulla realtà locale. TB ha l’orizzonte che coincide con il perimetro cittadino, ma io lo sento angusto questo spazio, aborro i limiti e le ali tarpate, ed ho obbedito raramente a questa richiesta: ho scritto dei Deputati a Roma, del Retalin, di Michael Jackson e di Marcello Lippi, come volessi seguire la linea che “parte da Che Guevara e che arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcom X attraverso Gandhi e San Patrignano…”. Tutto giusto: siamo cittadini del mondo. Ma io ho qui le mie radici, qui la quasi totalità della gente che amo, qui ci sono quei due o tre posti in cui la mia anima si perde e la nostalgia rischia di soffocarmi. Belle le ramblas di Barcellona, le calli di Venezia, il cielo dalla Torre Eiffel o quello di un tramonto in Lusitania con “l’Atlantico immenso di fronte”. Lì lo spirito si accende perché è vacanza, libertà, stacco dal lavoro, ma il resto dell’anno resto qui, e quando fa caldo vado in giro in bicicletta, e le auto mi sfrecciano accanto davvero sulla litoranea, perché non ci sono parcheggi oppure perché le piante invadono la sede stradale (andate a dare un’occhiata alla strada per la I.A.M.!); guardo stranito il cartello che indica “Acque Non Balneabili” alla fine dell’appena citata strada, e mi chiedo se basta spostarsi di 300 metri per trovare acque limpide. E subito dopo vedo le Acque Chiare, la più bella spiaggia che abbiamo, tristemente serrata. Altre volte pedalo sulla strada che porta al vecchio poligono di tiro, stando attento che la fiamma della Zona Industriale non sia accesa perché altrimenti il mio sudore si colorerebbe di rosso come avessi giocato al Roland Garros (provateci!); girovago tra la punta della Diga grande, trampolino perfetto per un tuffo a mezzanotte nell’inchiostro nero, e la vecchia casa che dominava la mezzaluna di Santa Apollinare, e mi chiedo com’erano quei posti nel passato più lontano. Mi rispondo che sono stati sacrificati per dar lavoro alle persone. Beh… facciamolo ancora! Ho scelto di non scrivere mai di argomenti delicati come il Rigassificatore, il No al Carbone, le ruberie di qualche Politico e quant’altro, perché credo di non esserne all’altezza. E magari anche per fare sfoggio di una modestia che in qualche modo può qualificarmi. Ma la verità è che non si sa mai che un giorno io debba aver bisogno di qualcosa all’interno dei Palazzi, che mi serva contattare un Politico per una raccomandazione. Non ho mai scritto nulla di quello che mi era stato chiesto perché volevo continuare a vivere come la Svizzera. E probabilmente 38

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lo sto facendo anche adesso, perché non ho reprimende da fare alla gente dentro ai Palazzi. Se non dir loro quanto amo questa mia città quando vado a fare una passeggiata lungo i vicoli che percorrono il centro storico come capillari, quando scendo in quella macchina del tempo che sono gli scavi romani della Scuola De Amicis, quando vedo una piazzetta adornata di un nuovo bar, una saracinesca che non rimane abbassata per un fallimento, una casa che smette di essere sfitta e accoglie una coppia di giovani sposi. MA LE PIAZZETTE, I BAR E LE CASE POSsono accogliere persone solo se queste hanno un lavoro. I negozi non chiudono se qualcuno non gli chiude i Corsi in faccia per fare le isole pedonali che hanno sapore di civiltà e di salvaguardia della salute perché tengono fuori le macchine. Ma noi siamo brindisini, abbiamo l’aria marcia della Zona Industriale che non può peggiorare ancora se lasciamo le auto libere di circolare dappertutto; noi non ci formalizziamo più di tanto se via Carmine diventa una giungla di lamiere e di gente che fa la sosta breve per comprare il pane. Forse sarebbe meglio chiedere il parere di cittadini e negozianti prima di basolare a marmo bianco

TB EDITORIA

LE

Con la mortere, dico nel cuo i! Fanculo Brindis

BLATELE SPIAGGE. PULISCONO SPARIRE CQUA E NON NCHE A FAR DI CITTÁ D’A RIESCONO NEA NON DICONO CI PARLANO ISTICA E NON IFICATORE E TUR Á ASS CI RIG CITT IL DI TRO PO ANCORA RANO IL CORTEO CON L’ENEL: PER QUANTO TEM SBITRI. FANNO E DEL SUL CARBON UNA PAROLA I FONDELLI? PER RE NDE FAREMO PRE irare l’ex lido fantastico amm ni della merda, è stato dai rifiuti, i cesti York per una anfratto di poste sommerso ono stato a New un zzanti sotto ogni partecipare ad spazzatura svola nea, Acque Chiare che settimana, per inter ed iterra entare bamacchia med fiera agroalim che sma, le auto dei iesi fanta pugl i ggio parcheggi resta un villa vistare i ristorator de Mela. sulla strada (i iate Gran hegg re che ti gnanti parc lavorano nella o di correre optional), le vettu enteo ho avuto mod da noi sono un più a 100 all’ora (evid Nel tempo liber posto nto il è acca me i o che per sfreccian ando dei vigil in Central Park, park, parchi une e al Com asori di mente al Com do: laghetti, luna is e basket; bello del mon ra scoperto dissu o solo da baseball, tenn non hanno anco conoscon giochi e campi di persone che dossi aritificali, iaia e di ità migl ti na; veloc i detri ristoranti e pisci fanno sport. ed ovviamente l’autovelox...), imente. prendono il sole, amente passeggiano, una cosa depr esatt ral Park non è Sbitri. Insomma, puter e constaCorrere a Cent o, ma era fine accendo il com nTorno a casa, nel Cesare Braic di brindisini denu o avrei come correre un bel numero che al mio ritorn nea che nostra costa to avo della pens e giugno la litora book lo stato azione. correre lungo ciano su Face almeno potuto nostra amministr Avevano erie di Sbitri. e l’assenza della viene voglia mac mi dalle che i ita o... ripul 5 lugli ti giorn io dei lavori il Ecco, è in ques ulo Brindisi! promesso l’iniz che odio: Fanc o le scarpe enica, ho mess miei figli. di dire una cosa sia la città dei Il 4 luglio, dom chio Rosso il tratto da Gran ollica.com Spero che tu non info@fabiom ed ho percorso puzza di parte la costante a Giancola. A

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i Corsi principali per poi chiuderli, o riempire di stalagmiti di metallo quelle strade che sono il cuore pulsante di questa Città. Forse sarebbe meglio aprire le porte ad aziende che qui potrebbero lavorare tra industria e turismo, chiedendo in cambio l’assunzione di una manciata dei nostri ragazzi. Questa sì che sarebbe una tangente sana. Si potrebbe dare in gestione, a chi ha il fegato di provarci, ogni vecchia attività che ora giace in rovina: i ruderi del Lido Poste, le Piscine che non funzionano, ogni vecchio palazzo che può essere ripristinato, ogni vetrina a livello strada che può tornare ad essere un negozio. Perché per ogni nuova attività che viene aperta c’è un nuovo titolare e, si spera, qualcuno che viene assunto. BENINTESO, L’ARIA CHE RESPIRIAMO È importante, come lo è il diritto di non volere un mostro di gasdotto che viola le nostre coste come il ferro sugli zoccoli dei cavalli. Ma tra una manifestazione e l’altra, rimane il tempo per occuparsi dell’unica cosa davvero importante per questa nostra Città: un lavoro per chi non ce l’ha. È una cosa ancor più importante dell’aria, della deturpazione che investe un paesaggio disseminato di pale eoliche o di pannelli solari. Se servisse per garantire un lavoro a tutti i miei giovani concittadini, io metterei uno di quei spaventosi ventilatori di ferro nel giardino di casa, e lastricherei tutta la mia terrazza di specchietti. Darei un contributo in ogni modo possibile, anche sforzandomi di scrivere articoli con argomenti e nel modo che il mio Direttore mi ha suggerito. Specialmente adesso che su questo picconatore mi ci sono specchiato, cogliendo i contorni esatti della viltà che mi colora quando scelgo di non scrivere nulla contro potere. Ci dovrebbero essere più persone che gridano “Fanculo!” e danno picconate contro i Palazzi, e quelli “lì dentro” dovrebbero sorvolare sulle parolacce e ascoltare ciò che questi “pazzi” hanno da dire, dovrebbero confrontarsi, spiegarsi, vivere insieme e far vivere bene noi. E i picconatori “di fuori” dovrebbero capire che non è facile governare dopo che è passato Attila. Ed entrambi, comunque, non dovrebbero restare contrapposti come l’incudine e il martello, perché nel mezzo ci siamo sempre noi, gente normale. P.S. Il mio Direttore mi ha chiesto articoli sulla realtà locale, aggiungendo anche che dovevano essere lunghi la metà dei miei precedenti articoli. Non ce l’ho fatta ad accontentarlo su tutte e due le cose…

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TUTTO BRINDISI - Anno 15 numero 23

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