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OYSTER IL LOCALE DELL’ESTATE

Il 21 luglio, al porto turistico Marina di Brindisi, apre il nuovo ristorante-lounge bar. Un successo annunciato. Che vi presentiamo in anteprima (a pag. 35) WWW.TBMAGAZINE.IT TB

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ASI Commissario da 16 anni!

FORZA MIMMO!

RIFLESSIONI La città dentro, di Roberto Romeo SCUOLA Le voci dei ragazzi

PERSONELa costa nel degrado più totale. La raccolta rifiuti che non funziona. La convenzione con l’Enel dimenticata. L’Estate Brindisina Saverio Cinieri, che parte in ritardo. Il caos delle autorizzazioni per gazebi e tavolini. Antonella Chiaramida Il Calcio abbandonato. Le proteste dei cittadini di Acque Chiare... Serve una sterzata. Ecco qualche idea per ripartire SATIRA/1

I crocieristi messi in croce SATIRA/2 Dalla Russia con “Nel Sole”

DOSSIER PORTO: MOLTE PROMESSE, POCHE NAVI

L’AUTORITÁ DEI PROCLAMI La frutta dall’Egitto, i collegamenti con Turchia e Bulgaria, la Biennale di Venezia nel capannone Montecatini, le navi containers... Viaggio tra le tante promesse (non mantenute) di Giurgola e dei suoi predecessori. Possono tre navi da crociera salvare un bilancio fallimentare? WWW.TBMAGAZINE.IT TB

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TB EDITORIALE

Con la morte nel cuore, dico Fanculo Brindisi! CI PARLANO DI CITTÁ D’ACQUA E NON PULISCONO LE SPIAGGE. BLATERANO DI CITTÁ TURISTICA E NON RIESCONO NEANCHE A FAR SPARIRE SBITRI. FANNO IL CORTEO CONTRO IL RIGASSIFICATORE E NON DICONO UNA PAROLA SUL CARBONE DELL’ENEL: PER QUANTO TEMPO ANCORA CI FAREMO PRENDERE PER I FONDELLI?

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ono stato a New York per una settimana, per partecipare ad un fiera agroalimentare ed intervistare i ristoratori pugliesi che lavorano nella Grande Mela. Nel tempo libero ho avuto modo di correre in Central Park, che per me è il posto più bello del mondo: laghetti, luna park, parchi giochi e campi da baseball, tennis e basket; ristoranti e piscina; migliaia di persone che passeggiano, prendono il sole, fanno sport. Correre a Central Park non è esattamente come correre nel Cesare Braico, ma era fine giugno e pensavo che al mio ritorno avrei almeno potuto correre lungo la litoranea ripulita dalle macerie di Sbitri. Avevano promesso l’inizio dei lavori il 5 luglio... Il 4 luglio, domenica, ho messo le scarpe ed ho percorso il tratto da Granchio Rosso a Giancola. A parte la costante puzza di

merda, è stato fantastico ammirare l’ex lido poste sommerso dai rifiuti, i cestini della spazzatura svolazzanti sotto ogni anfratto di macchia mediterranea, Acque Chiare che resta un villaggio fantasma, le auto dei bagnanti parcheggiate sulla strada (i parcheggi da noi sono un optional), le vetture che ti sfrecciano accanto a 100 all’ora (evidentemente al Comune e al Comando dei vigili non hanno ancora scoperto dissuasori di velocità e dossi aritificali, conoscono solo l’autovelox...), ed ovviamente i detriti di Sbitri. Insomma, una cosa deprimente. Torno a casa, accendo il computer e constato che un bel numero di brindisini denunciano su Facebook lo stato della nostra costa e l’assenza della nostra amministrazione. Ecco, è in questi giorni che mi viene voglia di dire una cosa che odio: Fanculo Brindisi! Spero che tu non sia la città dei miei figli. info@fabiomollica.com

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I GIORNI PIÙ CALDI DEL SINDACO La costa nel degrado più totale. La raccolta rifiuti che non funziona. La convenzione con l’Enel dimenticata. L’Estate Brindisina che parte in ritardo. Il caos delle autorizzazioni per gazebi e tavolini. Il Calcio abbandonato. Le proteste dei cittadini di Acque Chiare. Serve una sterzata

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’avvocato Roberto Fusco è un attento osservatore della vita sociale e politico-amministrativa della città. Nelle scorse settimane, commentando la delicata fase che stava attraversando il Mennitti/2, ha detto: «Non ci si può attendere da un uomo di 71 anni che inizi a correre: nel senso che non può essere Mennitti l’uomo in grado di sconvolgere l’attuale corso delle cose. Penso che abbia fatto abbastanza e bisogna dargliene atto. Poi, certo, tutti vorremmo qualcosa in più per questa città». Il problema è che nell’ultimo mese ad alzare la voce sono stati in tanti, e si è avuta la senzazione che di fronte all’aumentare dei problemi e delle emergenze, la reattività della giunta sia invece diminuita. Sembra insomma che si sia già persa la verve inziale con cui l’esecutivo aveva affrontato i primi mesi della legislatura, grazie soprattutto alla voglia di fare e di mettersi in mostra degli assessori più giovani: Teo Titi, Francesco Renna e Mimmo De Michele, supportati dal vice-sindaco Mauro D’Attis. Cosa è successo? Una chiave di lettura la fornisce Pino Marchionna, ex sindaco: «Ci sono problemi che in questa città si sono incancreniti e risultano di difficile risoluzione. Penso al problema dei rifiuti, che è vecchio di 30 anni». Sarà pur vero, ma allora con chi se la devono prendere i cittadini? Se le poche spiagge libere, ancora il 7 luglio, erano in uno stato indecente, di chi è la colpa? Dell’ammnistrazione, della Monteco o di entrambi? Se l’assessore alle attività produttive Francesco Renna promette che ad aprile consentirà a bar e ristoranti di piazzare gazebi e tavolini all’aperto, ma ai primi di giugno qualche dirigente comunale non ha ancora firmato la delibera, con chi se la devono prendere gli esercenti? E perché in questa città nessuno paga mai per le sue colpe? Se, come ci ha rivelato in forma confidenziale un assessore, «il sindaco, al contrario di qualche voce che lo vorrebbe disinteressato alla città perché in attesa di un importante incarico a Roma, non ha assolutamente perso la sua carica ed in giunta si incazza continuamente perché certi atti non vanno avanti a causa della lentezza della macchina comunale», perché non si prendono provvedimenti contro i dirigenti ed i funzionari colpevoli di rallentare l’azione amministrativa del Mennitti/2?

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Il problema è che forse è troppo tardi per poter risolvere tutti insieme ed in maniera esaustiva i problemi accumulatisi. Ad estate ormai inoltrata e con le ferie che avanzano, bisognerà mettere ad una exit strategy in grado di portare la giunta fuori dalle secche in cui si è impanatanata nel bimestre giugno-luglio. E fonti bene informate dicono che a questo stia lavorando il vice-sindaco Mauro D’Attis, preoccupato per la perdita di consenso del governo locale, a sostegno del quale l’ormai più importante esponente del Pdl cittadino si è sempre sovra-esposto. Ecco dunque le emergenze sul tavolo. Il caos Monteco. Da quando è subentrata ad Innovambiente è stato uno stillicidio di problemi. Prima la disorganizzazione dovuta al subentro, poi gli attriti con il personale. Chi ne paga le conseguenze sono sempre i cittadini: città sporca, pochi cassonetti, mancato ritiro dei sacchetti della raccolta differenziata. L’Amministrazione ha tardato ad affrontare la questione, delegando il tutto alla società, per evitare di dover scendere a patti con frange ritenute a torto o a ragione pericolose. Ma così facendo non si è fatto che aggravare la situazione. L’addio dei Barretta. Il calcio è di nuovo “in mezzo ad una strada”. La società, pur mai accusandolo direttamente, ha lamentato più volte la scarsa attenzione del sindaco, che al basket qualche anno fa fece arrivare lo sponsor Enel, ed invece per il calcio non è riuscito nel miracolo. Il dovere del sindaco non è certo quello di reperire sponsor, però... Sta di fatto che ai Barretta sono arrivati solo 50mila euro dalla Sfir e 50mila euro da Edipower: briciole che non bastavano a pagare neanche gli stipendi per tre mesi. E poichè perfino i Barretta non sono un pozzo senza fondo, bye bye calcio. E la squadra è stata simbolicamente messa nelle mani del primo cittadino. L’ira dei condomini di Acque Chiare. È vero che non tutti i condomini “non sapessero” che andavano incon-

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Dopo Renzo Arbore ed Amii Stewart ecco Glorya Gaynor. Sponsor “Il Focolare”

Dopo il triplice concerto di Renzo Arbore (due volte in città, una nella centrale Enel) e la noia di Capodanno con Amii Stewart, la giunta Mennitti cala l’asso e propone Gloria Gaynor per richiamare in città centinaia di autobus provenienti dalle più popolate località termali italiane. Per l’occasione giungeranno a Brindisi treni speciali pieni di studenti delle più prestigiose Università della Terza Età, che dopo il concerto, se non si saranno già addormentati sulle poltroncine, potranno partecipare all’interessante dibattito sul tema: «Ma chi cazzo sceglie i cantanti che vengono a fare concerti nella Città d’Acqua?». In effetti si spera che l’arcano sia finalmente svelato. Ci risulta infatti che in giunta nessuno sapesse della

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a Palazzo Granafei-Nervegna, oppure pensare qualcosa di meglio e più utile per i giovani di questa città. Una mano al commercio. Al centro i negozi continuano a boccheggiare. Non è solo a Natale che bisogna inventarsi qualche evento. Serve un piano di interventi che duri tutto l’anno, e bisogna evitare decisioni non condivise, come quella dei paletti in via Carmine, o blitz tragicomici con sei vigili al seguito contro locali in regola con le autorizzazioni. Invece i corsi restano lande deserte e desolanti. Perfino la sistemazione di tavolini, sedie e gazebo in questa città continua ad essere un problema insormontabile. Ricordate la convenzione con l’Enel? Al Comune non sembra ci sia fretta ed interesse a sedersi al tavolo con mamma Enel. Forse aspettano che sia la Regione a riconvocare il tavolo delle trattative. Si può partecipare al corteo contro il rigassificatore e contro il carbone, e poi non chiamare l’Enel alle sue responsabilità? Di fronte a questo atteggiamento d’attesa è parso molto migliore il comportamento del presidente Massimo Ferrarese, che ha preferito non essere presente all’inutile corteo antitutto, adducendo come motivazione il fatto che, da amministratore, deve affrontare e risolvere i problemi, non passeggiare sul corso e sperare che lo faccia qualcun altro. E almeno lui, che pure ha una squadra sponsorizzata Enel, nelle scorse settimane aveva chiesto alla Regione che si tornasse subito al tavolo delle trattative. Fine della Palanovela? Siamo a metà luglio ed i lavori al PalaPentassuglia non sono iniziati. Farà in tempo il Comune a sistemare il palazzetto e renderlo pronto per l’inizio del campionato di A1? Oppure a settembre ricominceremo con le polemiche e le accuse? Forza sindaco, qui serve un colpo di reni. Con 28 milioni di avanzo di bilancio in cassa, si può programmare qualcosa di utile per questa città e uscire dalle secche. Quelle in cui si è finiti nel bimestre giugno-luglio.

SPAM 1: LA CITTÁ DELLA TERZA ETÁ

ACHTUNG BABY!

A SATIR IOSA

tro a rischi grossi. È verò che c’è un processo in corso. Ma molte delle famiglie che hanno comprato la villa da Romanazzi si aspettavano che il Comune trovasse una soluzione all’intrigo. Bisogna capire la disperazione di una parte dei proprietari, quelli che hanno investito i loro risparmi e si ritrovano senza un tetto e senza un euro. Invece, dopo un incontro rovente a palazzo di città, nulla si è più mosso. E alla fine qualcuno ha pensato di occupare l’aula del consiglio comunale. Infine l’annuncio del colpo di spugna: condono edizilizio totale attraverso il Pug. Verrebbe da chiedersi perché allora hanno abbattuto le case abusive di Sbitri? Lo scandalo Sbitri. Forse è il problema più sentito dai brindisini, quello, più generale, della costa abbandonata in stato indecoroso e delle spiagge libere non pulite come si dovrebbe. Basta farsi un giro su facebook o ascoltare gli umori della gente al mare, per capire quanta impopolarità è calata su questa giunta a causa dei tre anni di attesa prima che ci si ricordasse che a Sbitri erano state demolite le case abusive ma non si era fatto nulla per ripulire e riqualificare la zona. La pulizia doveva partire il 5 luglio, ma il primo appalto è partito male. Passerà un’altra estate con le macerie in bella vista. Ma il problema resta tutta la litoranea nord. Ecco, un progetto di riqualificazione del litorale varrebbe più di mille parole su Città d’Acqua, crociere, turismo e via discorrendo. L’Estate Brindisina. Con tutta questa serie di problemi, a pochi poteva importare granché del cartellone dell’estate brindisina. Un cartellone presentato come al solito in ritardo (il 10 luglio!) e povero di idee ed eventi. Con una data clou che è quella del concerto dell’arzilla 61enne Gloria Gaynor, quella di “I Will Survive” e “Never can say goodbye”, pezzi intramontabili, ma di qualche generazione fa. Francamente, piuttosto che buttare 30 o 50 mila euro per serate del genere, sarebbe meglio organizzare due mostre in più

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scelta dell’autrice di “I will survive”. Qualcuno pensa che a proporla sia stato lo staff della casa di cura “Il Focolare”, che Mennitti ha fortemente voluto come sponsor dell’evento, non potendo contare questa volta su Enel e Edipower. Una sponsorizzazione a costo zero, quella del “Focolare”, visto che la casa di cura dovrà solo ospitare la vecchia pop-star 61enne e la sua band, composta da scatenati quanto pittoreschi musicisti over 80, che da un bel pezzo hanno sostituito droghe e alcool con pillole di viagra e cocktail di camomilla e vitaminwater. Mennitti, a sottolineare il carattere culturale di tutti gli eventi che si svolgono nella nostra città, ha voluto come presentatrice una stella di prima grandezza: Rita Levi Montalcini, sperando che le

condizioni di salute della senatrice le permettano di stare sul palco. Al Comune però l’area progressista dell’esecutivo, capeggiata dal riottoso Mauro D’Attis, sta pensando di “ringiovanire” l’immagine di Palazzo di Città con un Festival che dovrebbe svolgersi nel periodo natalizio. Sembra che siano già stati contattati Gino Paoli, Ornella Vanoni, Milva, Toto Cutugno e Little Tony. Tra le star internazionali, invece, la scelta era caduta su Roy Orbison e Frank Sinatra, ma al Comune hanno appreso con grande rammarico che i due sono deceduti da un pezzo. Mennitti ha preso la palla al balzo per organizzare due grandi mostre dedicate ai cantanti scomparsi prematuramente in tenera età.


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9 IDEE

per RIPARTIRE Una litoranea decente, un incubatore di imprese giovanili, un parco vero e fruibile nel Cillarese. E poi un museo dell’arte contemporanea salentina, una nuova Brindisi Turismo, e una convenzione chiara e certa, che potrebbe essere un punto di svolta per la città. Ecco le nostre proposte...

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ieci idee per rivoluzionare la città, cambiarne il volto ed il senso di marcia. Dieci idee per guardare avanti e non più indietro, perché in questa città viviamo di ricordi: la spiaggia a Sant’Apollinare (l’articolo di Iole La Rosa, nelle pagine seguenti, casca a fagiolo), il calcio in serie B, il basket in A1 (questo almeno è tornato…). Dieci proposte che non richiedono molti milioni di euro per essere messe in atto. Solo tanta voglia di lavorare per il futuro di questa città. E per il bene dei nostri figli. Eccole allora le nostre nove proposte: alcune le conoscete già, perché le abbiamo presentate in precedenti numeri del magazine. Altre sono delle novità. E se anche voi avete delle idee da proporre ai nostri amministratori, inviatecele per email. Magari qualcuno si decide a fare qualcosa. Magari. 1) La rivoluzione della costa. Ad ottobre del 2009, nel primo numero del nuovo TB, presentammo un progetto attuato a Vinaroz, in Spagna, dove con una spesa tutto sommato modesta hanno rivitalizzato una costa molto simile alla nostra. Molti amministratori locali ci fecero i complimenti per quella proposta, ma non ci risulta che qualche passo avanti sia stato fatto. Abbiamo ancora i detriti, le sterpaglie ed i rifiuti. Servirebbero i fatti. Quali? Marciapiedi e pista ciclabile dalla Sciaia fino ad Apani. E poi isole solarium, impianti sportivi e parchi, come quello nato a Bari al posto di Punta Perotti (a Brindisi lo si potrebbe fare a Sbitri...). E soprattutto incentivi ad aprire attività di ristorazione e bar lungo la litoranea. Solo così potremmo iniziare a dirci città turistica. 2) Central Park Cillarese. Ma è mai possibile che si possa ammirare una zona bella, bellissima, come quella del Cillarese solo dalle stanze dell’ospedale Perrino? A Brindisi sì, è possibile, perché siamo bravissimi nel non sfruttare quello che abbiamo. L’invaso e l’area verde che gli sta intorno potrebbero diventare il nostro Central Park, con sentieri percorribili, bar e ristoranti (perché no?), imbarcazioni (anche a remi)

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RIFLESSIONI

Turista per casa Mario

Lioce

Questioni di stile. Come una crescita precaria ed effimera può mettere a nudo le contraddizioni della città. PER EVITARE CHE IL TITOLO CONDUCA FUORI STRADA, è bene chiarire subito che il contenuto dell’articolo nulla ha a che fare con l’essere “à la page” in fatto di mode, tendenze o marchi. Per carità, non che mi dispiacerebbe vedere per i nostri corsi un uso meno diffuso di canottiere e ciabatte, ma l’argomento in questione non è l’estetica. O perlomeno, se di estetica vogliamo parlare, consideriamone l’originario significato greco, con cui esprimeva il concetto filosofico dell’aspetto della conoscenza che riguarda l’uso dei sensi. E proprio i sensi, i nostri, ho l’impressione che si sentano piuttosto tolleranti e deresponsabilizzati rispetto al malcostume dilagante. Ma facciamo un passo indietro. In un mio precedente articolo sostenni, non senza una certa ruvidezza, che il futuro prima di costruirlo bisogna meritarlo. L’intenzione era quella, in un periodo di timidi segnali di risveglio della città, di valutare la nostra capacità di gestire, e quindi

È ignobile abbandonare al degrado una costa meravigliosa. Ma su quella stessa costa l’abusivismo edilizio privato ha vomitato indecenze di ogni tipo e l’assenza di educazione civica di molti abitanti ne ha trasformato alcuni punti in discariche a cielo aperto

di meritare, l’apparente evoluzione in atto. Gettare discredito su alcune delle nostre istituzioni locali per le manifeste inadempienze è come sparare sulla Croce Rossa ma praticare questo “sport” non mi da né piacere né giovamento, poiché in giro non intravvedo molti che siano meritevoli di salire sul pulpito o di ergersi a censori delle mancanze altrui. L’incuria di chi governa non è dissimile dal diffuso disinteresse dei cittadini ed entrambi sono ugualmente figli del disinteresse e dell’ignoranza. È ignobile abbandonare al degrado una costa meravigliosa martoriata da ruderi indecorosi, da una strada litoranea realizzata a pochi metri dal mare facendo scempio della macchia mediterranea, dal persistere in un’area di intenso passaggio di resti dannosi per la salute; ma su quella stessa costa l’abusivismo edilizio privato ha vomitato indecenze di ogni tipo e la totale assenza di educazione civica di molti abitanti ne ha trasformato alcuni punti, specie nel periodo invernale, in una discarica a cielo aperto. Mi fermo o continuo? Lo stesso discorso potrebbe valere per tanti altri aspetti della nostra città. La lavatrice si è fatta vecchia? La si abbandona nottetempo sul marciapiede. Portare la batteria dell’auto ormai vetusta in un centro di smaltimento ruba tempo prezioso? La si getta tra l’erba di un campo da giochi per bimbi. La chiesa è fresca di restauro e la facciata della scuola è stata appena tinteggiata? E chi se ne importa, non sono certo argomentazioni valide quando si vogliono affidare i propri slanci amorosi adolescenziali alle “effusioni” variopinte di una bomboletta di vernice spray con cui proferire frasi indelebili tanto melense quanto sgrammaticate. Fermarsi con l’auto ad un semaforo è noioso? Si può occupare proficuamente il tempo svuotando il posacenere fuori dal finestrino. Mi fermo o continuo? IL SIGNIFICATO DI STILE, COMPLETAMENTE OSCURO ALLA nostra città, dovrebbe trascendere la pura estetica per acquisire una dimensione fatta di equilibrio, armonia, sensibilità ed educazione. Sì, educazione. Un’educazione non solo formale ma edificata sulle fondamenta del rispetto reciproco. Smettiamola di attribuire sempre agli altri le mancanze di Brindisi e proviamo a guardarci allo specchio: i più fortunati forse riusciranno a vedere riflesse tutte le proprie contraddizioni.

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per passeggiate sul laghetto, aree attrezzate per pic-nic. Avremmo così un parco degno di questo nome, e si potrebbero creare nuovi posti di lavoro. Chiediamo la luna? 3) Città turistica. La vogliamo davvero? Allora iniziamo con due delibere semplici semplici. La prima, per la liberalizzazione dei periodi di occupazione del suolo pubblico da parte di bar e ristoranti con sedie, tavolini e gazebo. Consentiamo che accada durante tutto l’anno, se lo vogliono (e così il Comune incasserà un bel po’ di soldi in più). E magari facciamo metterli su corso Garibaldi o corso Roma (altro che auto!) o lungo viale Regina Margherita. Si creerebbe un colpo d’occhio spettacolare, come quello che si ha giungendo sulla promenade di Corfù. Con la seconda delibera allunghiamo l’estate, obbligando i gestori dei lidi ad aprire fin dal 15 maggio, tenendo gli arenili puliti già dall’1 maggio. Se poi lo facesse anche il Comune con le spiaggie libere, saremo davvero in una città normale.

genere, che offra servizi e sforni idee per i visitatori non è da accantonare. E chi meglio dell’assessore Teo Titi potrebbe controllare una struttura simile? 7) Incubatore di imprese giovanili. Vogliamo che i nostri figli restino qui? Allora aiutiamoli a creare impresa sul territorio. In molte altre città d’Italia sono nati gli incubatori d’impresa e sono stati pensati finanziamenti ad hoc per sostenere nuove start-up. Pensiamo ad un progetto che coinvolga istituzioni, associazioni imprenditoriali e istituti di credito locali, per stimolare e aiutare la nascita di nuove piccole aziende nei settori più promettenti. 8) Basta con il no al rigassificatore. Comune e Provincia avevano chiesto la Valutazione di impatto ambientale per il rigassificatore. La Via è arrivata. Ora, francamente, diventa impensabile continuare con la politica del muro contro muro (e invece si preannuncia il ricorso al Tar). Se Brindisi Lng ha le carte a posto e se la magistratura dissequestra

4) Le spiagge in città. Lo hanno fatto a Bari e a Taranto. A Parigi qualche anno prima. Sono una attrazione per residenti e turisti. Perché non farla lungo le banchine del Casale, o a Sant’Apollinare? O nel porto turistico Marina di Brindisi? 5) Arte per tutti. La giunta Mennitti sta facendo un lavoro egregio nel settore Cultura-Mostre e Teatro. Quindi si potrebbe continuare ad insistere su questo filone fortunato, magari inventandosi un Museo-Galleria dell’arte contemporanea salentina, che potrebbe essere ubicato nell’ex convento delle Scuole Pie, creando così un circuito che comprende il Museo Ribezzo, palazzo Granafei Nervegna ed il Nuovo teatro Verdi. In tal modo potremmo aumentare il tempo trascorso in città dai turisti e dai visitatori, e si potrebbero coinvolgere meglio e ancor di più le fasce giovanili, quelle che magari non sono interessate al cartellone teatrale o alle mostre “classiche”, ma prediligono l’arte contemporanea. 6) Brindisi Turismo. L’idea di Antonino (una delle sue 500mila idee...) non era male. Peccato che come molte sue invenzioni, la strada percorsa non fu delle migliori. Però un’agenzia di quel

il sito, bisognerà smetterla con il “no a tutti i costi”. Perché così facendo la città perderebbe l’opportunità di ottenere da Brindisi Lng ciò che merita. In caso sarebbe arduo fugare il dubbio che si usino due pesi e due misure: da una parte il blocco totale per il rigassificatore, dall’altra nessuna preoccupazione per le centrali elettriche alimentate a carbone. Si chieda alla Brindisi Lng tutto ciò che è possibile. E lo si faccia anche e ancor più con Enel ed Edipower. Introduciamo subito una sorta di carbon tax! 9) Sponsor chiari. Proprio per non lasciar nascere dubbi di sorta, e per dimostrare la più ampia trasparenza, si faccia rientrare la questione delle sponsorizzazione per basket e calcio in un discorso più complessivo (ed importante) sulle contropartite che questi grandi gruppi imprenditoriali devono alla città. Enel, Edipower e Lng finanziano il calcio ed il basket, e gli sport minori. Ma non pensino di uscirsene con questi tarallini. Si chieda loro molto di più: meno carbone, più salute, controlli severi, soldi a palate per scuole, cultura ed altro. Come hanno fatto in altre città, dove gli amministratori hanno saputo cogliere al volo certe occasioni.


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CATENA DEL FREDDO PARTE IL PROGETTO DEL TERRITORIO Affidato all’Università del Salento uno studio di fattibilità preliminare. Dieci associazioni imprenditoriali hanno manifestato grande interesse. Intanto il governo ha pubblicato la Valutazione di impatto ambientale per l’impianto, con le relative prescrizioni. La soddisfazione di Confindustria

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a Brindisi Lng ha ufficializzato nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta presso la Cittadella della Ricerca, l’avvio dello studio di fattibilità sulla cosidetta Catena del freddo. Lo studio è stato affidato all’Università del Salento, che metterà in campo uno staff ad hoc per realizzare la ricerca nel corso dei prossimi 6-9 mesi. Intanto i ministri Bondi e Prestigiacomo hanno firmato e pubblicato il decreto di Valutazione di impatto ambientale con le relative prescrizioni che la società intenzionata a realizzare l’impianto a Capo Bianco dovrà rispettare al fine di poter dare avvio ai lavori, una volta che il cantiere (ancora sotto sequestro) sarà sbloccato. Il Freddo. L’avvio dei lavori dello studio di fattibilità tecnico-economico rappresenta un fondamentale passo in avanti verso la realizzazione di un distretto “del freddo” associato al terminale di rigassificazione. Brindisi Lng come finanziatrice del progetto e l’Università del Salento, in qualità di esperto tecnico-economico hanno dato avvio a questo studio che coinvolgerà l’intero territorio brindisino. Il progetto è molto interessante: Brindisi Lng è disponibile a dare gratuitamente buona parte della potenza frigorifera generata dall’impianto

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di rigassificazione alle aziende che ne faranno richiesta e decideranno di localizzare il proprio impianto

produttivo nella zona industriale di Brindisi. Tale potenza energetica potrà essere sfrutatta da imprese industriali,

manifatturiere e di trasformazione, operanti in settori quali l’itticoltura, l’alimentare, il medico e farmaceutico, il chimico. Ottenere l’energia fredda gratuitamente significherebbe per queste aziende abbattere anche fino al 50% i costi di produzione ed esercizio, dunque un notevole incentivo alla localizzazione a Brindisi, entro un raggio di 4 chilometri da Capo Bianco. E questo vorrebbe dire sviluppo e posti di lavoro per la città. Ma anche risparmio del consumo di energia elettrica prodotta con altre fonti più inquinanti. Ecco perché già dieci associazioni di categoria hanno già sottoscritto un protocollo d’intesa in cui manifestano tutto il loro interesse per il progetto e per sviluppare collaborazioni sempre più strette con Brindisi Lng. La firma è stata apposta da Api, Claai, Cna, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Copagri, Cisl, Uil e Ugl. «Lo studio - ha dichiarato il magnifico rettore Domenico Laforgia - sarà condotto in maniera scientifica e neutrale, così come sempre fatto dall’Università del Salento. E definirà dove, come se e con quali investimenti sarà possibile mettere a frutto l’energia fredda e pulita proveniente dal futuro rigassificatore». Lo studio si baserà su due filoni, uno più propriamente tecnicoingegneristico, ed un altro ad indirizzo economico, finalizzato alla definizione del business plan del progetto. Ad


TB PROMOTION Nella planimetria qui a lato il porto di Brindisi: si può notare la distanza che separa il terminale di Brindisi Lng dalla città, e le rotte di traghetti, navi da crociera e metaniere. Come si può vedere, le zone di interesse coincidono esclusivamente nella parte iniziale di ingresso nel porto esterno. Nell’altra pagina Enrico Monteleone, direttore generale di Brindisi Lng. Sotto, il presidente di Confindustria Brindisi, Giuseppe Marinò.

una rappresentante dei consumatori, preoccupata per i rischi dell’impianto di rigassificazione e per la neutralità dell’Università, Laforgia ha risposto: «L’Ateneo svolge sempre il proprio ruolo senza mai schierarsi. Tempo fa anche gli ambientalisti ci avevano chiesto di occuparci dell’argomento, ma quando abbiamo loro specificato questo fatto, e dunque paventato il rischio che avremmo potuto anche arrivare a conclusioni diverse dalle loro tesi, non ci hanno più chiamati». Sull’argomento rischi è intervenuto anche Enrico Monteleone, direttore generale di Brindisi Lng, che ha ribadito ancora una volta come quello dei rischi dell’impianto sia un problema sfruttato solo ed esclusivamente a fini propagandistici da certi ambientalisti locali: «In tutta Italia i vigili del fuoco ed altre autorità competenti hanno dato il benestare alla realizzazione dei rigassificatori. Vogliamo per caso dire che tutta questa gente è incompetente?». «Il progetto del freddo - ha aggiunto Monteleone - è un progetto del territorio per il territorio. Ed è per questo che attraverso la sigla del protocollo di intesa saranno proprio i rappresentanti della realtà economica locale ad identificare quali saranno le aree di applicazione più idoneee per lo sviluppo dello studio, affinché si possano realizzare vere e concrete occasioni di progresso, nuova occupazione e

ricchezza». La Via. Nei giorni scorsi i ministri Prestigiacomo e Bondi hanno firmato e pubblicato online il decreto di Valutazione di impatto ambientale, quello che le istituzioni locali avevano espressamente richiesto al fine di poter consentire la realizzazione dell’impianto di rigassificazione. Tra le 36 prescrizioni, ve ne sono alcune che erano “scontate” o di rito, altre che invece la società non si attendeva. «In ogni caso, com’è giusto e ovvio che sia - dice Monteleone - rispetteremo le prescrizioni, anche se alcune di queste faranno spendere molti più soldi del previsto a Brindisi Lng». Il riferimento è in particolare all’obbligo di interrare i serbatoi per venti metri (riducendo così la loro altezza fuori

terra da 50 a 30 metri) e al diniego di unire la colmata di Capo Bianco con il litorale, per preservare l’ambiente esistente, cosa che obbligherà Brindisi Lng a realizzare due ponti per collegare il rigassificatore alla terra ferma. Sulla pubblicazione del decreto di Via è intervenuta anche Confindustria Brindisi, con un comunicato a firma del presidente Giuseppe Marinò, che ha dichiarato: «La firma del decreto da parte del Ministro dell’Ambiente e del Ministro dei Beni Culturali chiude una lunghissima fase, relativa all’iter autorizzativo dell’impianto di rigassificazione della Brindisi LNG. Nel prendere atto con piena soddisfazione della conclusione del complesso processo tecnico, ci preme evidenziare che sono state recepite le richieste avan-

zate dalle Istituzioni locali. Ciò senza dubbio rappresenta, come autotutela del territorio, un grande risultato per il sindaco Domenico Mennitti e per il presidente della Provincia Massimo Ferrarese, del quale impegno riconosciamo i pieni meriti». «Le numerose e sostanziali prescrizioni inserite nella Via - ha aggiunto arinò -, oltre a garantire con il massimo rigore la sicurezza dell’impianto, richiedono ulteriori e notevoli investimenti da parte di Brindisi Lng per la realizzazione dello stesso, con conseguenti significative ricadute sull’economia del nostro territorio; in sostanza l’impianto è profondamente diverso rispetto a quello che si sarebbe voluto costruire con le precedenti autorizzazioni. Si tratta di un nuovo impianto». Confindustria Brindisi auspica ora l’apertura di una fase di dialogo fra istituzioni locali e Brindisi Lng, al fine di ottimizzare in una logica costruttiva le ricadute sull’economia provinciale (che, vale la pena ricordarlo, da tempo versa in gravissime difficoltà) che possono derivare sia dalla costruzione dell’impianto che dalla sua successiva gestione industriale, con i conseguenti auspicati effetti in termini occupazionali, ed economici per le stesse Istituzioni locali, a seguito della sottoscrizione delle convenzioni.

a cura dell’Ufficio Stampa di Brindisi Lng WWW.TBMAGAZINE.IT TB

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RICORDI

BELLE STORIE

di Iole La Rosa

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n tuffo nel passato per vivere gli anni in cui a Brindisi si festeggiava l’estate. Attraverso le parole e i sorrisi dei nostri protagonisti riscopriamo una vitalità che nel corso degli anni si è purtroppo spenta e risulta oggi sonnecchiante, agonizzante. Abbiamo tentato di ricostruire la vita brindisina dalla fine degli anni ‘50 agli anni ’70, le entusiasmanti giornate trascorse sulle sue meravigliose spiagge, e poi i traghetti colmi di turisti diretti in Grecia, India o Israele e ancora le luci delle insegne luminose lungo i corsi, gli “abbordaggi” alle turiste, le suggestive partenze di decine di traghetti con luci e suoni che ancora sembra di sentire, la rotonda di Sant’Apollinare, i pomeriggi danzanti e le nottate trascorse all’Estoril, la Sciaia a mare. “Non avevamo tanto, ma vivevamo bene e ci sentivamo felici”, esordisce Giorgio Tricarico con una luce speciale che gli illumina lo sguardo. “La città viveva nel porto e con il porto che era pieno di traghetti, italiani e non che attraccavano e salpavano di giorno e di notte”, aggiunge Giancarlo Cafiero. “Dai treni scendevano ragazzi che provenivano da tutto il mondo”, ricorda Galiano Lombardi, “attendevamo soprattutto l’arrivo del treno proveniente da Parigi, pieno

Fotografie della collezione Valigia delle Indie

LA CITTÁ SCOMPARSA La spiaggia di Sant’Apollinare, i corsi pieni di turisti, i tentativi di “abbordaggio” delle ragazze, i giovani con gli zoccoli. Dai racconti dei brindisini, ecco la Brindisi degli anni ‘50-’60 e‘70. «Quando non avevamo tanto, ma vivevamo bene e ci sentivamo felici», dice Giorgio Tricarico di francesi, ma giungevano in città anche tanti inglesi, tedeschi… Uscendo da casa, i giovani brindisini, anche se non particolarmente colti, avevano l’opportunità, di confrontarsi, di ampliare i propri orizzonti ricevendo nuovi stimoli”. L’internazionalizzazione ha caratterizzato Brindisi in quel fortunato contesto storico cittadino. Chiunque si adoperava per imparare le lingue, fosse solo per un approccio con le turiste, accompagnare un passeggero in transito presso le biglietterie, per conoscere qualche particolare della vita nei luoghi di provenienza di quella gente, che appariva a volte strana, altre bizzarra, di certo emancipata rispetto alla cultura del nostro profondo sud. “Noi giovani dell’epoca riuscivamo a integrarci e instaurare rapporti di amicizia, a volte anche di amore, a differenza degli anziani che, per un retaggio storico, legato

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all’antico passaggio dei treni della Valigia delle Indie, all’arrivo dei turisti esclamavano “lu trenu ti li inglisi!”, erano tutti inglesi i forestieri!” narra Giancarlo Cafiero con aria sognante, “…ricordo ancora le reazioni degli anziani

brindisini all’apparire dei primi giovani hippy! Sconcertati dall’abbigliamento vivace e coloratissimo, dai modi di fare, dai lunghi capelli e dalle grandi fasce, incuriositi dai canti intonati al loro passaggio in città, rimanevano sbigottiti e scambiavano impressioni e commenti che animavano intere giornate! Io e pochi altri eravamo i capelloni della città. Ci sentivamo hippy (ovviamente eravamo visti come persone strane e poco raccomandabili!) e non potevamo che vedere di buon occhio il confronto con chi viveva con il cuore le proprie idee e le diffondeva nel mondo!”. “Mi è rimasto impresso un episodio singolare”, interviene sorridendo Lombardi, “l’arrivo di un uomo in sella sul suo cavallo. Non ricordo che anno fosse, arrivò quest’uomo con il suo destriero pretendendo di salire a bordo del traghetto per proseguire il viaggio. Un episodio indimenticabile!”


per portar via le figlie dal locale! La sera l’Estoril si trasformava in night, streap tease e feste la facevano da padrone. La Sciaia a mare si popolava di gente proveniente da tutta la regione, di cantanti famosi che si esibivano o che trascorrevano le loro serate mondane. “Costante, direi quasi quotidiana, era la presenza di Domenico Modugno, si esibivano anche Peppino di Capri, Nicla di Bruno, i migliori gruppi musicali italiani ed era una grande attrazione per tutto il sud Italia” spiega con un po’ di nostalgia Tricarico. “Alle serate partecipavano celebrità come, ad esempio, il primo ballerino della compagnia di Wanda Osiris o importanti e facoltosi personaggi brindisini, leccesi e tarantini”.

I ricordi cominciano a divenire sempre più cristallini, così Cafiero ci spiega che a Brindisi arrivavano anche tanti ragazzi diretti ad Israele per contribuire alla sua ricostruzione. Avevano scelto di seguire le regole di vita del kibbuz e raggiungevano quei luoghi per costruire e coltivare masserie e fattorie, vivendo in comunità. “La maggior parte di loro non ha mai fatto ritorno”. “I corsi erano pieni di luci, insegne in tutte le lingue: dall’inglese al greco all’italiano. Greci e brindisini avevano avuto l’intuito commerciale di aprire biglietterie che lavoravano di giorno e di notte”, dice Giorgio Tricarico. Era un vero e proprio spettacolo assistere alla partenza delle navi. Le luci, i suoni, le manovre incantavano grandi e piccini. Molti leccesi raggiungevano Brindisi per partecipare a tale evento con la propria famiglia e tanti brindisini, gustando un gelato, trascorrevano le serate sulle banchine. I giovani con gli zoccoli ai piedi facevano “le vascate”. “Passeggiavamo su e giù per i corsi alla ricerca di uno sguardo da parte delle ragazze. Spesso però andavamo “a turiste”, provando l’approccio con queste donne belle, emancipate con grandi cappelli bianchi di paglia sulla testa, pantaloncini corti, pesanti borracce appese al collo”, ricorda Giorgio Tricarico. “Il punto d’incontro era il Banco di Napoli o il bar Olimpia”, continua Sandro Miggiano che ci raggiunge abbronzatissimo e sorridente. “Noi militari dell’aeronautica avevamo terreno fertile, la divisa riscuoteva sempre successo. La sera poi portavamo panini e coca-cola e animavamo le feste che duravano nottate intere. Quanti falò organizzati sulla spiaggia!” Molto spesso i turisti approfittavano della sosta per concedersi un bagno al mare e così prendevano le piccole imbarcazioni che li portavano sulle spiagge di Sant’Apol-

linare, la Pineta, Fiume Piccolo o Fiume Grande, spiagge curate, organizzate, con un mare cristallino. Altre volte soggiornavano per settimane - perché rimasti senza soldi! - partecipando ai festeggiamenti continui sia sulle spiagge che nei locali. Si organizzavano giochi e feste a Sant’Apollinare. “…Ricordo che la proprietaria era Irma Mastrobisio, indimenticabili le orzate preparate dal signor Longo…”, racconta Tricarico. La rotonda sul mare di Sant’Apollinare aveva una sua magia e molti brindisini la ritrovano nelle parole della famosa canzone italiana “Una rotonda sul mare” interpretata da Fred Bongusto, il quale durante l’estate del 1964, anno in cui vinse Canzonissima, si era esibito presso la Casina Municipale della Selva di Fasano e aveva trascorso le sue giornate sulla spiaggia di Sant’Apollinare. Una bella leggenda romantica! Anche i pomeriggi danzanti all’Estoril restano indimenticabili. Si organizzavano feste pomeridiane per permettere ai più giovani ed alle ragazze - che la sera dovevano rimanere in casa -, di divertirsi e danzare. Ovviamente le scuse per uscire di casa erano le più fantastiche e non mancavano episodi di mamme che arrivavano improvvisamente

Un colpo d’occhio era anche l’organizzazione della “Festa dell’Uva”. “Sul lungomare si festeggiava con l’esibizione di gruppi folkloristici provenienti da ogni parte d’Europa, dall’Ungheria, Cecoslovacchia, Grecia…” La festa delle feste era però la “melonata”. Il giorno di Ferragosto, su tutte le spiagge, sulle banchine, sul lungomare si aprivano giganti angurie che rappresentavano un momento di grande gioia. Si organizzavano balli, giochi e festeggiamenti che duravano per tutta la giornata e poi la notte con falò, musica e allegria. C’era una volta l’estate brindisina, ci rimane da ribadire! C’era il buon umore, il benessere, l’economia, la spensieratezza di gente semplice. È difficile ricordare senza provare nostalgia, è veramente arduo non perdersi dietro meravigliosi racconti di storia reale, vissuta e non fare confronti. Noi però, seguendo l’esempio dato dai nostri simpatici amici durante i racconti di squarci di vita personale e cittadina, vogliamo rileggere queste pagine con la loro stessa gioia. Lasciandoci con tante riflessioni insieme alla speranza manifestata da Giancarlo Cafiero di rivedere i corsi principali come grandi vie internazionali e con il suggerimento di Galiano Lombardi di riassegnare a Brindisi la sua naturale veste di “Grande Stazione” ferroviaria, portuale, aeroportuale, per ricoprire il ruolo di passaggio, di transito dall’oriente all’occidente, la valenza internazionale che nella storia le ha portato tanta fortuna e fortune. La conclusione è dedicata ad uno speciale commiato. La definitiva chiusura, avvenuta quasi in sordina, della Stazione Marittima, un prezioso riferimento storico che merita un adeguato riconoscimento. Ma questa è un’altra storia, è una storia più antica, legata alla Valigia delle Indie, ai lunghi viaggi e alle grandi avventure! iole.larosa@tbmagazine.it

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ESTATE

CITTÁ APERTE APRE ANCHE LE CHIESE Il programma di visite guidate coordinato dall’Apt di Brindisi si arricchisce di nuovi siti e quest’anno punta sulle “Case di Dio”

S

i è svolta a Brindisi nei giorni scorsi, presso la sede della Curia Arcivescovile, una conferenza stampa durante la quale l’Arcivescovo di Brindisi-Ostuni Rocco Talucci ed il Commissario dell’Azienda di Promozione Turistica Francesco Nacci hanno presentato il programma “Chiese aperte” che va ad inserirsi nel più ampio progetto di “Città aperte 2010”. Le Chiese delle Diocesi di Brindisi e Ostuni resteranno aperte dal 17 luglio al 12 settembre tutti i fine settimana dalle ore 17 alle ore 23 (fatta eccezione per il Santuario di Santa Maria del Casale che sarà aperto dalle ore 17 alle ore 21). Il servizio (comprese le guide in più lingue) sarà svolto dall’Associazione culturale “Ar.Tur - Luoghi d’arte e d’ac-

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coglienza” in esclusiva per l’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni. A Brindisi le Chiese che resteranno aperte sono la Cattedrale, la Chiesa delle Scuole Pie e Santa Maria del Casale. Ad Ostuni, invece, la Concattedrale, la Chiesa di San Francesco d’Assisi, la Chiesa di San Giacomo in Compostela, la Chiesa di Santa Maria della Stella e la Mostra dei tesori della Cattedrale. Infine, a Carovigno resterà aperta la Chiesa del Carmine. Il Commissario dell’APT Nacci ha reso noto, inoltre, che nei prossimi giorni verrà reso noto il programma definitivo della rassegna “Città aperte 2010”, anche se ha anticipato che sono state inserite iniziative per consentire la fruizione del territorio da parte dei disabili,

che sarà riproposto il programma di eventi “Cantine e frantoi aperti”, che sono stati inseriti appuntamenti con il cicloturismo e nelle oasi naturalistiche

della provincia di Brindisi, così come saranno valorizzati i Castelli di questo territorio.


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STORIA E CULTURA CITTADINE

DELITTI... QUASI PERFETTI Cronaca di una serata di teatro nell’ex convento di Santa Chiara, dove il vento, stranamente, soffia più forte...

COSE NOSTRE di Guido Giampietro

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er caso qualcuno si è mai lamentato del fatto che l’Auditorium dell’ex Convento di Santa Chiara è privo di foyer? Ebbene - se mai c’è stato - quel qualcuno deve ricredersi. Il foyer esiste ed è costituito dal tratto di strada che fiancheggia l’edificio. Una strada tra le più caratteristiche di Brindisi, non fosse altro perché è tra le poche che degradano dolcemente verso la marina: via Santa Chiara, per l’appunto. In una città dove sono passati tanti dominatori - ma mai genovesi - quel vicolo assomiglia a uno dei carrrugi stretti e ombrosi di Genova. E meno male - c’è da dire - che è sfuggito all’occhio e alla mano distruttrice degli Amministratori d’un tempo: quelli che, tanto per rimanere nella zona del porto, con la scusa d’un risanamento urbanistico hanno fatto sparire un intero quartiere! Tornando al nostro vicolo bisogna precisare che questa fettuccia di strada (ancora miracolosamente impreziosita dalle “chianche”) costituisce anche la dimostrazione pratica del principio fisico su cui si basa il tubo di Venturi. Nel senso che, facendo da collegamento tra due grandi aree (da una parte piazza Duomo e dall’altra il seno di ponente del porto), in questa sorta di budello il flusso dell’aria aumenta di velocità. Insomma, è proprio per questa sua conformazione che quel vicolo è sempre gagliardamente ventilato, sia che soffi il maestrale che lo scirocco. E questo significa che in una giornata afosa come quella del 12 del mese scorso, ha regalato una piacevole ventilazione forzata a chi usciva dall’Auditorium al termine dello spettacolo teatrale appena gustato e a coloro che invece si apprestavano ad accedervi. Io non so se la regista del lavoro di cui sto per parlarvi - la sempre più sorprendente e brava Sara Bevilacqua - abbia scelto la “location” dell’ex monastero anche per questo motivo o se si sia trattato solo d’un caso. Fatto sta che proprio in quel vicolo ben

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arieggiato c’è stato il travaso d’informazioni tra coloro che avevano assistito alla pomeridiana e quelli prenotati per lo spettacolo serale. «Ma si tratta d’un giallo? - chiedevano quest’ultimi - O è un vero e proprio thriller? O, piuttosto, un legal thriller?». E ancora, memori delle raccomandazioni delle annunciatrici televisive: «È adatto a un pubblico giovane…?». E infine «Ma l’autore, l’autore chi è…?». Insomma una cagnara che non vi dico. Un vociare che, sempre per l’effetto del tubo Venturi, arrivava amplificato verso il mare così da spingere qualche curioso a risalire lentamente il vicolo per rendersi personalmente conto di quel che stava accadendo. E ora, proprio perché non avete avuto la fortuna d’assistere allo spettacolo, cercherò di dare una esaustiva risposta a tutti i quesiti e alle curiosità intorno a questo intrigante saggio-spettacolo di fine anno del laboratorio teatrale dei “Meridiani perduti”. Cominciando, come è mio solito, dalla fine, cioè dalla presentazione dei giovani attori che gli hanno dato vita e che rispondono ai nomi di: Anna Rita Mellone, Domenico Montedoro, Davide Argentieri, Davide Sammarco, Francesco Rina, Giovanni Novaro, Giammarco Bevilacqua, Gianmarco Di Totero, Ivan De Salvatore, Monia Stefanelli, Rita Groen Serena Martina. Lo spettacolo, degnamente incorniciato in una serata di beneficenza a favore della sezione brindisina dell’Associazione Italiana Persone Down, si è inoltre avvalso di un calzante supporto musicale affidato all’estro pianistico di Daniele Bove e all’interessante voce di Daniele Guarini che ha intervallato i tanti… omicidi a suon di celebri brani rock. E ora (finalmente!, dirà qualcuno) vengo ai contenuti di questo concerto spettacolo. C’è

subito da sottolineare che Sara Bevilacqua - e in questa ecletticità consiste la bravura di una regista che si va affermando anche oltre i confini regionali - si destreggia agevolmente tra testi classici e moderni. Così, dopo la serata shakespeariana dello scorso marzo, ha portato in scena questi “Crimenes ejemplares” (Delitti esemplari) di Max Aub, un raffinato scrittore d’avanguardia, nato in Francia, vissuto in Spagna e, per motivi politici, espatriato in Messico. I delitti esemplari sono quelli che quotidianamente, anche se solo nelle intenzioni, si commettono e che Max Aub, trasportando la realtà in una dimensione surreale, dà per consumati. Sono le antipatie, le insofferenze, gl’insopportabili incontri delle nostre giornate, sfogati e liberati in delitti senza castigo. L’opera, pubblicata nel 1957, rispecchia sorprendentemente la realtà dei nostri giorni in cui, oltre ai delitti (questi sì, reali), c’è una proliferazione di letteratura e di spettacoli che dà spazio alla cronaca nera, possibilmente a quella più crudele e orribile. E tutto questo soprattutto ad uso e consumo della gioventù! I “Delitti esemplari” di Max Aub sono invece lontani dall’estremo realismo, meglio ancora, dall’esagerazione degli effetti speciali della televisione e, soprattutto, del cinema; quelli, tanto per intenderci, che descrivono lo schizzare del sangue o la lacerazione dei corpi con conseguente fuoriuscita di interiora … Per cui, nell’ex Convento di Santa Chiara non si è vista una sola goccia di sangue, né tantomeno budella sotto la luce dei riflettori. Al contrario, i delitti descritti da Aub e resi sotto forma di monologhi dai ragazzi dei “Meridiani Perduti”, lungi dal provocare un turbamento, hanno stimolato nello spettatore (dopo qualche incertezza iniziale, lo ammetto!) il sorriso. Anche perché - e in questo c’è l’altro aspetto insolito dello spettacolo - le atrocità intimistiche di Aub sono state stemperate da un’atmosfera particolare. Più o meno la stessa che si respira nel Teatro Salone Margherita di Roma grazie ai tavolini dove si

consumano bevande e pietanze, spettacolo durante. Con la differenza che nel locale dove nel passato si è esibita la Compagnia del Bagaglino, la necessità di zoomare sui vip rende necessario l’utilizzo massiccio e fastidioso di fari e occhi di bue, mentre nel salone di via Santa Chiara una soffusa penombra, rotta solo dai parsimoniosi coni di luce riservati agli attori, si è ben sposata con le… efferatezze contemplate dal copione. Senza contare che a rendere più conviviale il clima, oltre alle “incursioni teatrali” che hanno simpaticamente coinvolto gli spettatori, ha provveduto in prima persona la stessa regista che, da compìta padrona di casa, ha stabilito un accattivante feeling coi suoi ospiti. Tutto bene, dunque, anzi benissimo. Se non fosse per un piccolo dubbio che mi ha assalito a spettacolo oramai concluso. Come è noto la chiesa di Santa Chiara e l’annesso monastero di vergini cappuccine furono edificati grazie alla munificenza dell’arcivescovo Bernardino de Figueroa. E tra queste mura le religiose condussero vita claustrale fino al loro trasferimento - intorno al 1620 - nell’altra chiesa cittadina di Santa Maria degli Angeli. Il dubbio è se quelle anime oramai sante da un pezzo avranno compreso che Max Aub, seppure attraverso il gioco, “ci mette però di fronte alla necessità di guardare da vicino un diffuso atteggiamento che riguarda tutti gli uomini, un’ingiustificata idiosincrasia che ciascuno di noi sperimenta nel quotidiano rapporto con gli altri”. Ma è stata proprio la bontà di questo fine ultimo dell’autore che ha finito per tranquillizzarmi: le sorelle - mi sono detto - avranno compreso e, alla fine, anche approvato. Un’ultima, doverosa annotazione per questi magnifici ragazzi che stanno crescendo, teatralmente parlando. Goethe ha detto: “Vorrei che il palcoscenico fosse sottile come la corda di un funambolo, affinché l’inetto non vi si arrischiasse”. Rimanendo in tema io mi sento di augurare loro che il palcoscenico sul quale andranno a rappresentare i futuri spettacoli e, più in generale, la grande e più complessa commedia della vita sia invece spesso e robusto più d’una gomena di transatlantico. Fotografie di Dario Rovere


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EDITORIA

SCUOLA PUBBLICAZIONI

I bambini scrivono la storia del Braico

È

stato presentato nei giorni scorsi nel salone delle conferenze dell’ex Convento di Santa Chiara il libro “Il parco Cesare Braico ieri e oggi”, risultato di un Progetto di Ricerca storica che ha coinvolto i docenti e gli alunni delle quinte classi della scuola. Il desiderio di fare una ricerca per conoscere la storia del Parco Cesare Braico è nata nei bambini sin dalla fine dello scorso anno scolastico, quando hanno vissuto un’esperienza indimenticabile che li ha visti protagonisti del progetto di educazione ambientale “Ambiente sei mio amico, ti conosco”, la cui manifestazione finale si è svolta proprio nel parco. L’azione formativa del IX Circolo da tempo mira, infatti, alla scoperta e alla valorizzazione del territorio guidando gli alunni ad acquisire il senso di appartenenza, a conoscere le proprie radici, obiettivo che è stato perseguito dagli insegnanti durante il percorso progettuale. I bambini hanno fatto storia dal “vivo”, hanno ricostruito la storia del Parco Cesare Braico basandosi sulle varie fonti e sulle testimonianze orali, un lembo di storia locale, intrecciato in quella generale, che pur appartenente ad un periodo relativamente recente,

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è sconosciuto alla maggior parte dei brindisini e soprattutto alle nuove generazioni. Erano presenti all’incontro la dirigente scolastica professoressa Anna Maria Licchello, l’assessore alla pubblica istruzione Cosimo De Michele, il dirigente scolastico professor Fernando Cocciolo, il professor Antonio Caputo che con i loro interventi hanno sottolineato, ognuno da angolazioni diverse, la validità e l’importanza del lavoro

dei bambini, risultato di uno studio meticoloso, dettagliato e rigorosamente scientifico. Il professor Caputo, studioso di storia locale, ha inoltre invitato i bambini a continuare questo percorso perché il loro lavoro “rappresenta uno squarcio nel buio di decenni di storia brindisina sul Parco Cesare Braico”, contribuendo così a scrivere una pagina della storia locale. La dirigente scolastica ha voluto evidenziare l’impegno, l’entusiasmo e il coinvolgimento emotivo con cui i docenti e gli alunni hanno lavorato alla stesura del libro che, superando gli angusti confini del localismo e, pur nella dimensione di un lavoro fatto da bambini, è tuttavia testimonianza di un legame con la propria terra. Gli operatori dell’Archivio di Stato e delle Biblioteche Provinciale e Arcivescovile hanno sollecitato nei bambini, durante le loro visite, la sensibilità e l’interesse verso il patrimonio della conoscenza sul territorio brindisino. I “piccoli storici” hanno compreso che gli archivi e le biblioteche non sono luoghi polverosi destinati ad un’elite di studiosi alla ricerca di libri e documenti preziosi ma centri di cultura aperti a tutti. Iole La Rosa

GRAZIUSO

Un volume per i consumatori L’entrata in vigore del codice del consumo, già oggetto di numerose e significative modifiche ed integrazioni, l’evoluzione giurisprudenziale, il consolidamento o la revisione di orientamenti dottrinali precedenti, i nuovi spunti ermeneutici derivanti dalle più recenti disposizioni nazionali e comunitarie hanno completamente ridisegnato la disciplina della tutela del consumatore avverso l’inserimento di clausole abusive nei contratti. Il volume “La tutela del consumatore contro le clausole abusive”, scritto dal “nostro Emilio Graziuzo, analizza dettagliatamente la materia da un punto di vista sostanziale, soffermandosi sulle problematiche che la stessa presenta, quali, ad esempio, le caratteristiche della nozione di consumatore, la buona fede ed il significativo squilibrio, per poi approfondire i mezzi di tutela offerti dall’ordinamento. L’opera offre una analisi critica delle posizioni assunte dalla giurisprudenza e dalla dottrina sulle tematiche ivi trattate ed, inoltre, presenta spunti problematici di particolare novità.


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NEW YORK A: ARRIVO. Per raggiungere in taxi la città dai due aeroporti servono 65 dollari. Se si è soli conviene prendere il bus navetta (15 dollari) che vi lascia alla stazione centrale (uno dei monumenti storici della città). Poi da lì proseguite a piedi oppure prendete un taxi per l’hotel. Per il ritorno il mezzo più conveniente è il SuperShuttle, un servizio navetta che per 19 dollari viene a prendevi in hotel e vi accompagna all’aeroporto. Deve essere prenotato con 24 ore di anticipo sul volo.

B: BREAKFAST. Evitate quelle degli hotel: costano quanto un pranzo (intorno ai 30 dollari, vale a dire circa 30 euro, una follia!). Si può fare un’ottima colazione nei vari Deli disseminati lungo tutte le avenue (ce ne sono alcuni che propongono piatti in abbondanza, lasciando a voi la scelta tra uova, frutta, salsiccia e fagioli o un più europeo croissant con caffèlatte). In alternativa al Food Emporium sulla ottava Avenue

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Il mondo cambia, ma la Grande Mela resta la città più spettacolare. Perché sa essere romantica, modaiola, malinconica, stupefacente. E, malgrado tutto, resta aperta a tutti

potrete gustare un caffè Illy ed un cornetto. Ve la potete cavare anche con 5 dollari. C: CENTRAL PARK. Il posto più bello del mondo. Solo qui, alle 7 del mattino, è possibile correre insieme a centinaia di newyorchesi e turisti. Una città nella città,


VIAGGI

con parchi giochi per i bambini, uno zoo, campi da tennis, basket e baseball; possibilità di fare un giro in barca a remi o in bici, prati enormi per prendere il sole; luna park, paesaggi mozzafiato, una mega piscina (nella parte Nord, quella meno frequentata perché più lontana dal centro di Manhattan e più vicina ad Harlem). Se siete in coppia e volete vivere un’ora meravigliosa, pranzate o cenate in uno dei ristoranti più romantici al mondo, il BoatHouse. Si trova più o meno al centro del parco, ed è stupendo. Peccato che si mangi americano. H: HOTEL. Ne suggeriamo due. Il Belvedere Hotel (all’incrocio tra la 48esima strada e l’ottava avenue), ha camere spaziose, con cucinino. È a 300 metri da Times Square, il centro del mondo. Un po’ retrò, però è pulito e se non si viaggia da soli è a buon prezzo. Indicato per le famiglie. Tutt’altra storia l’Hudson, un boutique hotel del gruppo Morgan, che vi stupisce con le luci soffuse nella hall, il bar esterno, il design delle piccolissime camere (per usare il bagno bisogna imparare qualche nozione di contorsionismo). È un hotel gay-friendly, quindi non stupitevi se vi ritrovate in ascensore con due uomini (o donne) che si lasciano andare ad innocenti effusioni. Il venerdì ed il sabato notte è preso d’assalto da orde di giovani che si riversano nella discoteca attigua alla hall. Indicato per giovani, gay e single in stagione di caccia. MEATPACKING DISTRICT: di sera è la zona più cool del momento. Tutta la bella gente è qui, seduta ai tavoli delle decine di ristoranti e locali notturni che hanno

rianimato la ex zona dei macelli. Avrete solo l’imbarazzo della scelta. Fate una capatina al meraviglioso Chelsea Market, e al Lobster Place ordinate un bel piatto di ostriche oceaniche (ve le aprono al momento, costo 8-12 euro, a seconda di quante ne volete e di che tipo). Poi concludete la serata con una passeggiata lungo la High Line: era un binario in disuso che attraversava il quartiere. Oggi è un parco pensile, con tanto verde e tantissimi lettini, sedie e tavoli in legno dove la gente trascorre il tempo libero, dialoga, fa picnic: insomma, un altro posto fantastico. Un esempio di “rigenerazione urbana” che ha fatto scuola nel mondo. Quelle cose di cui qui a Brindisi si continua solo a parlare da anni… N: NBA STORE. Per chi ama il basket, l’Nba Store è senza dubbio alcuno il negozio più bello del mondo. Dalle magliette di Magic Jhonson e Larry Bird al completo d Kobe Bryant. Dalla canottiera di Gallinari alla felpa di Le Bron James. E poi tazze, piatti, cappellini, tute, palloni, poster. E un campetto da basket per far divertire i bambini. Spettacolo americano allo stato puro. R: RISTORANTI. Sono tutti costosi e si mangia abbastanza male rispetto ai nostri standard. Per cui se per qualche giorno preferite McDonald’s e Burghy, oppure Pizza Hut o Sbarro, non sentitevi in colpa, anzi, pensate a quante centinaia di euro avete risparmiato. In generale diffidate dei ristoranti italiani, ma vi segnaliamo due buoni ristoranti pugliesi, La Masseria (235 West della 48esima strada) dove potete mangiare un ottimo grano con fagioli e cozze, e I Trulli (122 Easy

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VIAGGI

della 27esima strada), dove ogni giorno la signora Marzovilla da Rutigliano prepara a mano le cartellate e le orecchiette. In entrambi i ristoranti i prezzi vanno dai 35 ai 50 dollari, vini esclusi. Se proprio volete gustare le specialità made in Usa, fermatevi al primo chioschetto con le ruote e ordinate un hot dog: con un dollaro avrete mangiato il peggior condensato della cucina americana (però sono buoni!). Gli stessi chioschetti propongono pollo, agnello, riso al currry. A prima vista non fanno una bella impressione, ma vi possiamo assicurare che è tutto delizioso. Una vaschetta mista costa solo 6 dollari! Non lasciatevi sfuggire i chioschetti che preparano macedonie e beveroni di frutta: sono rinfrescanti e vi danno la carica necessaria per continuare a passeggiare (3-4 dollari, ma il bicchiere basta per due persone). L’hamburger più buono da Burger Joint, un buco nascosto alla sinistra della hall dell’Hotel Le Parker Meridien (al 119 west della 56esima): è conosciuto solo dai newyorchesi. Se volete mangiare bene senza farvi mancare nulla, e vi accontetate del tavolino della vostra camera d’hotel, eccovi un indirizzo che salva il portafogli ma non vi fa rinunciare ai piaceri da gourmet: i supermarket Morton Williams (ce n’é uno a due passi da Central Park al 225 West della 57esima strada) hanno piatti pronti a non finire. Dall’antipasto, ai primi, ai secondi di carne e pesce, alla frutta e ai dolci. C’è davvero di tutto. E con 20 dollari preparate una ottima cenetta per due persone. S: SHOPPING. Non avete che l’imbarazzo della scelta. Oltre ai negozi turistici, e ai centri commerciali più noti come Macy’s e Bloomingsdale (ma qui trovate solo i soliti grandi marchi ai soliti prezzi folli), vi segnaliamo qualche tappa da non perdere:

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intorno a Time squame trovate Toy’s R Us, Fao Schwarz e M&M’S (per i bambini, che vivranno un’esperienza indimenticabile, ma anche per i grandi, che torneranno bambini). Per i più tecno, è d’obbligo entrare nel cubo di vetro dell’Apple store, sulla quinta strada: scendete le scale e avrete l’opportunità di usare indisturbati, anche per ore, i computer della mela, l’iPad, gli iPhone e gli iPod (c’è un altro Apple store, più piccolo ma meno caotico, nel Meatpacking district). Per donne in cerca di capi unici, ecco qualche indirizzo di boutique e piccoli atelier che propongono capi d’abbigliamento originali a prezzi tutto sommato accessibili: da Betsey Johnson abbigliamento donna e bambini in puro stile americano, coloratissimo e davvero trendy (1060 Madison Avenue); da Lisa Perry, abbigliamento ma anche oggetti di design e complementi d’arredo molto particolari (976 Madison Avenue); da Paola Poggi (805 Lexington Avenue) abbigliamento ricercato, borsette e accessori. V: VIAGGIO. il biglietto aereo costa intorno ai 600 euro circa (l’anno scorso quasi il 50% in meno). All’andata abbiamo viaggiato con l’americana Delta Airlines: siamo partiti da Roma con un’ora di ritardo e siamo arrivati a New York con mezz’ora di anticipo. Al ritorno, con Air One-Alitalia-Cai partenza con un’ora di ritardo, arrivo con un’ora e mezza di ritardo e perdita della coincidenza. Nessun dipendente della compagnia si sente in dovere di chiedere scusa: bisogna accontentarsi di due panini e una bevanda offerte da Cai. E l’aereo non aveva neanche gli schermi personali sui poggiatesta. Grazie Alitalia!

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CULTURA

MOSTRE PALAZZO GRANAFEI-NERVEGNA

Il mare visto da Folco Quilici Dal 15 luglio in esposizione 90 fotografie scattate dal 1952 al 2008 in giro per il mondo Il Comune di Brindisi presenta la mostra I mari dell’uomo di Folco Quilici, realizzata in esclusiva per l’Italia dalla Fondazione per la Storia della Fotografia Fratelli Alinari. L’esposizione sarà inaugurata giovedì 15 luglio alle ore 18,30, alla presenza dello stesso autore e del Sindaco di Brindisi, Domenico Mennitti, e sarà visitabile fino al 26 settembre 2010. La rassegna è dedicata al grande lavoro fotografico svolto da Folco Quilici, il cui nome si associa automaticamente alla conoscenza del rapporto tra uomo e mare. Grande documentarista italiano, Quilici ha avuto da sempre un rapporto particolare con il mare, suo territorio di scoperta e compagno fedele della sua grande avventura professionale e personale. L’esposizione offre la possibilità di conoscere, oltre ai documenti e alle opere che hanno segnato la storia delle pubblicazioni illustrate di grande prestigio di Quilici dagli anni Cinquanta in poi, questo suo lungo impegno di Fotografo così come lo testimonia un ampio e variegato percorso attraverso la collezione curata da chi l’accompagna da tempo, Anna Azan. La Mostra presenta 90 fotografie a colori di grande formato tra le più significative immagini realizzate da Quilici

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dal 1952 al 2008 sui mari dell’uomo, dalla Polinesia al Mediterraneo, dall’Oceania all’Oceano Indiano. A queste foto si uniscono quelle realizzate per la Puglia, che completano un percorso di viaggiatore e documentarista. Le immagini sono accompagnate da un prezioso ed inedito filmato di sessanta minuti che riassume, a conclusione della Mostra, momenti d’emozione vissuti da Quilici e documentati nei mari del mondo, dalle riprese di Sesto Continente del 1954 alla strage degli squali in corso negli ultimi anni; tema della battaglia che oggi lo impegna e ne

caratterizza il suo attuale profilo professionale, a fianco di un ambientalismo cosciente ed equilibrato. Il Catalogo della mostra è edito dalla Fondazione Alinari a cura di Folco Quilici ed Emanuela Sesti con un’introduzione di Italo Zannier e una dedica di Predrag Matvejevic‘; testi di Lilia Capocaccia, Maurizio Daccà, Federico de Strobel, Folco Quilici, Emanuela Sesti. 15 luglio-26 settembre 2010, Palazzo Granafei-Nervegna Via Duomo 16-20, Brindisi. Orario: da martedì alla domenica: 10.00-13.00 e 17,00-21,00. Chiuso il lunedì.


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CITTÁ

TEMPO LIBERO EVENTI IN CITTÅ

La Vela Latina premia i brindisini Sabato 17 luglio, in piazza Santa Teresa, il Mediterraneo Art Festival organizzato da Confartigianato Brindisi. Sul palco molti nomi noti dello spettacolo. E non solo... Si terrà il 17 luglio, a partire dalle ore 20.30, in Piazza Santa Teresa a Brindisi, la quarta edizione del “Mediterraneo Art Festival - Premio La Vela Latina”, organizzato da Confartigianato Brindisi (presieduta da Tonino Ignone e diretta da Antonio Solidoro) con l’associazione Azzurro 2000 del Presidente Giorgio Tricarico in partenariato con Regione Puglia, Provincia e Comune di Brindisi. La manifestazione, che per il secondo anno consecutivo si svolge nel cuore della città di Brindisi, sarà presentata da Antonio Celeste e Chiara Tortorella e giunge a questo quarto appuntamento avvalendosi di un madrina d’eccezione come la giornalista brindisina di RaiDue Monica Setta. A confermare la vocazione del “Premio La Vela Latina”, realizzato da Pino Nardelli (che ne firma anche la scenografia), come marchio culturale di cui dotare la città di Brindisi, un eccezionale “cast” di presenze selezionate con cura dagli organizzatori e le cui impressioni saranno raccolte nel “backstage” con la realizzazione di contributi audio, riprese video ed immagini fotografiche, a cura di Nico Lorusso ed Ilaria Lenzitti. A calcare il palcoscenico per ritirare il premio, personaggi e grandi testimoni dell’eccellenza pugliese che si sono distinti nei vari ambiti di appartenenza a livello nazionale ed internazionale come il dottor Alfredo Protino (Responsabile Regione commerciale Centro Sud di Unicredit Banca d’Impresa) ed il presidente delle notissime “Cantine Due Palme” Angelo Maci, premiato per il settore imprenditoria. Premio imprenditoria anche al “Forum Eventi” di San Pancrazio Salentino rappresentato da Sabrina Spagnolo. Certa la presenza del direttore d’orchestra brindisino Maestro Cosimo Prontera, direttore artistico del festival di musica antica “Barocco Festival Leonardo Leo”. Per il settore artistico gli organizzatori hanno svolto un lavoro di selezione mirato e capillare, coinvolgendo rappresentanti d’eccezione dal panorama musicale italiano nonchè personalità di richiamo internazionale come il brindisino Antonio Calò in arte Bungaro, uno dei cantautori e autori più apprezzati dalla critica italiana che riceverà il Premio “Vela Latina” per la straordinaria carriera artistica. Nell’occasione, Bungaro presenterà il suo nuovo disco dal titolo “Arte”. Spazio anche al canto lirico con il premio al tenore salentino Antonio Corianò, artista internazionale, reduce dalla recente affermazione al “Tour de Chant” e prossimo protagonista di un’opera lirica con il tenore Placido Domingo. Premio alla carriera artistica anche per il notissimo attore e regista pugliese Mimmo Mancini, reduce da una tournèe internazionale in vari festival cinematografici con il pluripremiato cortometraggio dal titolo “Direzione Obbligatoria”. Premio rivelazione dell’anno al giovanissimo talento del cinema e dello spettacolo italiano Federico Inganni reduce dalla nota trasmissione di RaiUno “Ti lascio una canzone” e principale protagonista del fortunato Musical “Il miracolo di Marcellino”. Due le menzioni speciali: l’Enel New Basket Brindisi recente vincitrice del campionato di Lega2 e l’ultimo maestro d’ascia Luigi Balsamo, recentemente scomparso a cui andrà una targa alla memoria.

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Da sinistra in alto, in senso orario: Angelo Maci (presidente di Cantine Due Palme), il cantautore Bungaro, il tenore Antonio Corianò, l’attore e regista Mimmo Mancini. Sono alcuni dei premiati del “Mediterraneo Art Festival - La Vela Latina”

SEX IN BRINDISI CITY

di Lady Violet

Disperate con il telefono che non suona? Credo che molti uomini ci vedano così. Ma sbagliano... Qualche settima fa ho rivisto Leo, un tipo che avevo conosciuto l’estate scorsa in un week-end trascorso nella Valle d’Itria con degli amici di Bari. Presentato dalla mia amica Tiziana, inizialmente non mi era piaciuto fisicamente, poi conoscendolo meglio, l’ho trovato interessante. Ricordo che era l’inizio dell’estate e per non legarmi ad una storia non mi feci più viva. Risentito qualche giorno fa, m’invita a trascorrere un week-end ai trulli ed io accetto. Due giorni trascorsi con spensieratezza tra mare e cene a base di pesce. Sulla linea dell’ironia, ci siamo detti di risentirci, visto che dall’ultima volta che l’avevamo detto era passato più di un anno. Bene, a distanza di una settimana di mutismo completo, abbattendo tutte le regole del gioco (aspetto che mi chiami lui…, gli mando un sms io o no…) ieri sera l’ho chiamato, al diavolo tutte queste seghe mentali! Care amiche mie, la telefonata è stata al quanto deludente! Avevo deciso di chiamarlo fondamentalmente per sapere come stava, in fin dei conti il ragazzo era stato carino, mi aveva offerto un’intero fine settimana a spese sue, una telefonata ci stava pure! Ma dall’altra parte del telefono ho scoperto un uomo presuntuoso e pieno di sé! Alle mie uniche due domande: E tu? Come stai? Lui esordisce in un monologo sul come era fatto: sai io sono “monello”, non chiamo mai, sono fatto così, non faccio promesse ecc.. Lo interrompo giusto per dirgli: ma chi ti ha chiesto niente! Sbaglio o gli avevo semplicemente chiesto come stava? Lui per risollevarsi dalla pessima figura che aveva fatto (perché amiche mie, io fondamentalmente sono peggio di lui, potrei anche sparire per un anno come appunto avevo già fatto nei sui confronti), esordisce dicendo che tra le mie domande c’era stata anche “ma non dovevamo sentirci?” Ahhaha ...questa decisamente non l’avevo fatta, non mi sarei mai messa sottoscopa, tanto il pollo si è “vantato” da solo anche non chiedendogli nulla! Perché gli uomini devono per forza farci credere di essere senza un’anima ed un cuore quando invece sono lì a chiedersi, il perché noi donne, parlo di quelle che negli atteggiamenti potrebbero assomigliare a loro, non richiamano dopo un bel week-end trascorso in piacevole compagnia? Diciamo che la storia avuta con il Dottore mi ha insegnato ad essere un pò menefreghista e questo agli uomini non va, perché vorrebbero sempre vederci disperate davanti ad un telefono che non suona. Diciamo che Leo ha impersonato il classico maschio che dà voce al suo ego in modo decisamente banale e scontato! Durante la telefonata, quando ormai aveva capito di aver fatto una figuraccia, ha voluto ricominciare dicendo che con me stava bene, che ero intelligente… ops! Dico appunto intelligente ma continuava a darmi della stupida dicendo così... comunque so di certo che non lo risentirò più. E chi lo vuole un uomo che mi dà dell’intelligente e non conosce il significato della parola!


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I LOCALI DI TB

Ristoranti

t Hara Un locale originale e coraggioso, che sta riscuotendo ottimi consensi. Potete scegliere i piatti del giorno, oppure prediligere (e ve lo consigliamo) i menù degustazione: Hara (carne, pesce e verdure), Fresco (solo pesce), Gusto (carne), Verde (vegetariano), Leggero (per chi tiene alla forma fisica). Il Sushi e il Sashimi sono degni di un ristorante giapponese. Il locale è anche wine-bar e sala da thé. Via G. Bruno 26/28, tel. 0831520064. Chiuso la domenica sera e il lunedì. L’Araba Fenice u Da anni uno dei ristoranti brindisini più apprezzati. Ambiente elegante, cantina sontuosa che dà il giusto spazio ai vini del territorio, cucina di qualità a prezzi accessibili. Servizio puntuale e discreto. D’obbligo partire con l’antipasto della casa. Come primo vi consigliamo gli gnocchetti con gamberi e melanzane. Insuperabili i gamberoni rossi di Gallipoli al sale. Pesce sempre fresco. Dolci da applauso. Corso Roma 31, tel. 0831590009. Chiuso il lunedì.

t Iaccato La storia della cucina marinara brindisina. Da decenni questo locale è la meta prediletta di quanti amano mangiare pesce fresco. Nel locale della famiglia Romanelli potrete assaggiare, tra le altre cose, degli incredibili tagliolini all’aragostella. Ma se proprio volete vivere un’esperienza gastronomica indimenticabile, allora ordinate la zuppa di pesce della casa: senza paragoni. Pizze anche a pranzo. Piaz.le Lenio Flacco, tel. 0831524084. Chiuso il mercoledì. La locanda del porto u Ambiente classico e piacevole. Cucina tradizionale. Si apre con l’antipasto della casa (10 piatti tipici). Tra i primi, da non perdere i paccheri alla rana pescatrice con ricottina piccante (oppure gli agnolotti ai crostacei con ricciola). Per secondo carne arrosto (c’è anche la fiorentina) oppure l’ottimo tonno scottato con salsa di basilico e parmigiano. Dal lunedì al venerdì si serve la pizza anche a pranzo. Via Montenegro 20, tel. 0831568181. Chiuso il martedì.

t La Norcineria Cucina completamente rinnovata per questo locale accogliente e caldo situato ai piedi della Colonna Romana. All’ottima selezione di salumi, formaggi e carni, si aggiungono ora i piatti della tradizione marinara. Ottimi il tonno alla griglia con zucchine gratinate, la seppia alla catalana, l’insalata russa con il dentice, gli gnocchetti ai frutti di mare. Azzardate, ma squisite, le orecchiette al nero di seppia con le cozze. Via Colonne 57/59, tel. 08311720488. Chiuso il mercoledì. Penny u L’arte del buon bere, della cucina e della cordialità. Il Penny è uno dei ristoranti più belli e romantici della città, situato in un palazzotto del 1200 affacciato sul porto. La cucina è raffinata e privilegia i piatti a base di pesce fresco, come i tagliolini allo scorfano. L’antipasto propone quattro portate in un unico piatto dal design ricercato. Il Penny è anche enoteca (e che assortimento!) e cioccolateria. Via San Francesco 5, tel. 0831563013. Chiuso il lunedì. 34

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t Pantagruele Dal gennaio 1988, data di apertura, sempre al top della ristorazione locale e nazionale. Antipasto di 10-12 portate, tutte originali e sorprendenti (come il pesce spada marinato al lime). Tra i primi da provare la caramella di pasta fillo con ricotta, cicoriette, gambero rosso, e riso rosso. Tra i secondi: pescato del giorno cotto in tutti i gusti. Sugli scudi la zuppa di scorfano. Via Salita di Ripalta 1/3, tel. 0831560605. Chiuso il sabato a pranzo e la domenica (tutta). Skipper/Betty u La cucina di uno dei locali storici del centro, abbinata alla location del bar più popolare. Ne esce un mix di buona cucina marinara, posti a sedere in piazzetta oppure nel romantico cortile interno. Ottimi i tagliolini ai frutti di mare, ma anche le pappardelle ai porcini con le vongole. Abbondante la grigliata di pesce, buone le pizze. Per dolce, cosa c’è di meglio del gelato del Bar Betty? Viale Regina Margherita 6, tel. 0831563465. Chiuso il mercoledì.


TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA LOCALI

Ristoranti, vini, locali, sapori

di Fabius Crumb

AL MARINA RIAPRE IL RISTORANTE

PIATTI

SI CHIAMA OYSTER ED È TUTTO NUOVO: INTERNI, ARREDI, PROPRIETÁ. E C’È ANCHE UN ELEGANTE LOUNGE BAR

C

onto alla rovescia per l’apertura del “Locale di Brindisi”. C’è grande fermento infatti per l’inaugurazione dell’Oyster, che darà nuova linfa alla città e sprattutto al suo porto turistico più importante, quel Marina di Brindisi che negli ultimi anni ha subito un certo calo di attenzione e di presenze per svariate vicissitudini. Lounge bar e ristorante sono affacciati sullo splendido scenario del Porticciolo turistico e del Castello Alfonsino, aperto ai diportisti e alla città, ma i locali che ospitavano il vecchio ristorante sono stati completamente ristrutturati e i nuovi arredamenti strizzano l’occhio al design più moderno. “L’idea nasce dalla constatazione dello stato di degrado del porticciolo, dall’assenza di servizi essenziali al suo interno, a partire dalla ristorazione e poi dalla grande passione mia e di mio fratello Giuseppe per la cucina”, spiega Francesco Barretta. Idea sicuramente vincente, questa di Oyster, che vede impegnati quattro soci: Francesco e Giuseppe Barretta, Giuseppe Baldacci (gestore del ristorante “ La Terrazza”) e Francesco Bianco, con l’obiettivo comune di ridare vitalità alle serate brindisine e perché no, con la speranza che il

Ma.Ri.Pa u Il piacere di una pausa pranzo veloce, leggera, a prezzi incredibili (pranzo a 7 euro!), con piatti saporiti e preparati con ingredienti di qualità. Il locale, situato proprio di fronte al Municipio, offre ogni giorno ampia scelta di primi e di secondi. È aperto solo a pranzo, eccezion fatta per il sabato sera (quando si trasforma in pizzeria). E’ organizzato per effettuare servizio catering. Via Casimiro 22 (ang. piazza Matteotti), tel. 336.825384. Chiuso la domenica.

locale possa far riecheggiare i ricordi della “Sciaia a mare” e di ciò che per i brindisini rappresentava. “Il nostro non sarà soltanto un locale dove degustare del buon cibo di tradizione locale, primi e secondi piatti di pesce, carne, pizza e piatti con costi accessibili a tutte le tasche, ma anche un punto d’incontro, un riferimento per allietare le serate anche con eventi e rappresentazioni che partiranno

già da questa stagione estiva”. Arredi all’avanguardia sono stati inseriti, grazie alla mano esperta dell’architetto Severino Orsan, in un contesto strutturale che ricordasse il Salento e le sue tradizioni. Il locale è aperto alla città. È possibile accedervi pur non essendo diportisti e godere di una struttura sul mare, ricca di allegria, sorrisi e cortesia. Tutti in attesa, quindi, dell’inaugurazione dell’Oyster, mercoledì 21 luglio, nel porto turistico Marina di Brindisi.

Tagliolini allo Scorfano, solo per buongustai Mi è capitato di portare a pranzo nei giorni scorsi degli amici inglesi. Volevano mangiare pesce, e allora ho scelto il Penny. Da Mario Schina non si sbaglia mai. Partiti a razzo con l’elegante e raffinato (e ottimo) antipasto della casa, ho visto sui volti dei miei commensali una smorfia che mostrava chiaramente scarsa convinzione quando il cameriere ha proposto i tagliolini allo scorfano, quello strano pesce pieno di spine, brutto e sconosciuto agli isolani stranieri. Li ho convinti a provare: non l’avessi mai fatto! Hanno cominciato a fare domande sulla provenienza di quel pesce e sul perché non si trova dalle loro parti (vivono a Sansepolcro, ma evidentemente lo scorfano non ha avuto successo neanche lì). Insomma, il tagliono al pesce brutto ma buono è stato un successone. E pensare che era condito solo con degli ottimi pomodorini dolcissimi. E proprio vero: con poco si può ottenere un piatto magnifico. Al Penny questo lo sanno bene. Molto bene.

La locanda ti li Spilusi u Il ristorante-pizzeria che soddisfa ogni “spilo”, ideato da Fabrizio e Gianfranco. Vecchie e nuove pietanze della cucina tradizionale pugliese ed italiana, in un ambiente rustico immerso nel verde. Da provare i troccoli ai granchi e la “taiedda” di riso patate e cozze, “bracioli e purpetti”, ed ovviamente la grigliata mista di carne o pesce. Antipasti numerosi e gradevolissimi. Contrada Restinco 4, tel. 0831555481, 3280898063. Chiuso a pranzo.

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SATIRA

SPAM

“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...” Tutto ciò che leggete in queste pagine è falso. Anche se è difficile crederlo

SEGRETISSIMO

I verbali (secretati) della riunione di giunta durante la quale è stata trovata una soluzione per i tifosi di calcio rimasti senza calcio.

ACHTUNG BABY!

A SATIR IOSA CONTAG

GLI ULTRÁ? AL TEATRO. E DI DONNA IN GIUNTA. PER POCHI SECONDI... Mennitti: «Come sapete, non è che mi importi molto del’argomento, visto che trascorro la domenica leggendo Aristotele, le poesie di Bondi e le cazzate filosofiche di Dell’Utri, però tra qualche settimana avremo un migliaio di ultrà a spasso, e non voglio vederli lungo i corsi. Potrebbero rovinare l’immagine della città. Proposte?». De Michele: «E se trovassimo uno sponsor e salvassimo la squadra?». Mennitti si alzò silente dal trono, il suo volto non lasciava trasparire alcuna intenzione violenta, ma giunto alle spalle dello sprovveduto, tirò fuori dalla giacca un manganello e lo percosse a sangue, fino a ridurlo come il più innocuo dei consigliere d’opposizione, notoriamente incapaci di procurarsi carte

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scottanti e fare denunce sensate. Renna: «Proporrei un programma di recupero socio-culturale per questi disperati». D’Attis: «Sì, sindaco, perché non mandarli al teatro nel primo pomeriggio? Gli proproniamo delle opere cultural-sportive. Sono certo che alla fine del primo atto sarebbero già tutti beli e addormentati». Mennitti: «D’Attis, tu non sarai mai un sindaco come me... (qualcuno pensò tra sè e sè: “speriamo!”) però ogni tanto, sorprendentemente, riesci a fare proposte sensazionali». Elmo, detto Giuda, perché da un momento all’altro si attendeva il suo tradimento e dunque il passaggio con la banda Rollo all’Udc di SuperMax Ferrarese: «Sindaco, in alternativa potremmo utilizzare questi scapestrati per

ripulire la costa, perché se aspettiamo che riusciamo a farlo noi, o la Monteco, passano altri 30 anni». Mennitti: «La costa? E cos’è la costa? Fa parte di questa città?». Titi: «Beh, sì, sindaco. Ne farebbe parte. Potremmo perfino sfruttarla a fini turistici. Più o meno come fanno nelle città evolute». L’aria si fece pesante. Mennitti era indeciso se porre mano al manganello oppure sostituire subito il giovane rivoluzionario infiltrato in giunta con il più docile Nicola Di Donna, che era seduto fuori la sala giunta nella speranza di un ripescaggio, qualunque esso fosse, anche solo per fare da segretario del sindaco. Alla fine Mennitti, trattenuto a stento da Mario Pennetta e Antonio Bruno,

ma visibilmente rosso in volto, rivolse la parola a Mevoli: «Senti Cesare, sai che nei tuoi confronti, come del resto per chiunque sieda in questa stanza, non nutro alcuna stima, però in effetti il popolino sostiene che le spiaggie siano una latrina. Potresti prendere qualche centinaio di questi giovincelli e metterli ai lavori forzati, come si faceva ai bei tempi nostri?». Mevoli si alzò di scatto col braccio destro alzato, schioccò i tacchi ed esclamò signorsì, visibilmente commosso al pensiero dei bei tempi fascistissimi. Anche Massimo Giacomo Ciullo sentì il cuore accelerare e scoppiò in lacrime. Gabriella Dell’Aquila guardava la scena sconvolta. Volse lo sguardo a Paolo Chiantera, che riteneva uno ancora in grado di pensare normalmente. Chiantera annuì, come a dire: «Tranquilla, tra cinque minuti ritornano normali». Prese la parola Antonio Bruno: «Cesare, ci sarebbe anche il Cillarese da tenere pulito...». Mennitti lo interruppe: «Il Cillarese? Non mi dite che anche questa cosa fa parte della città?». La Dell’Aquila, assalita da strane senzazioni, scappò in bagno, telefonò ai familiari più stretti e disse loro: «Perdonatemi se vi tolgo tutto questo tempo, prometto che non lo farò mai più. Mi rendo conto di aver fatto un errore enorme...». Teo Titi aprì la porta e invitò Di Donna a prendere il suo posto, tanto aveva capito di essere inutile. Di Donna, raggiante come il sole, si accomodò e disse l’unica cosa che andava dicendo da 5 anni: «Che ne dite se proponiamo le royalty all’Enel?». Mennitti si alzò, gli andò alle spalle, e lo finì con il manganello. E tutti i presenti pensarono: «Almeno, questa giunta, un risultato positivo per la città lo ha avuto. Al contrario di tutte le altre».


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CITTÁ

TEMPO LIBERO FOTOGRAFIA

Dal 24 luglio la mostra “Percorsi creativi” Dai corsi di fotografia tenuti all’Academia fotografica Italiana di Brindisi, nasce una mostra allestita a Palazzo Guerrieri

NUMERO 22 - LUGLIO/AGOSTO 2010 TIRATURA 5000 COPIE Autorizzazione Tribunale di Brindisi n. 4 del 13/10/1995

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Direttore Responsabile FABIO MOLLICA

D

a Pochi giorni l’Afi (Accademia Fotografica Italiana) ha concluso i corsi del primo anno accademico. Per celebrare la conclusione di questo percorso formativo, i ragazzi dell’accademia, in collaborazione con la stessa, daranno vita ad una mostra collettiva che vedrà esposte alcune delle opere più significative dei 22 giovani talenti. La mostra, dal titolo Percorsi Creativi, sarà inaugurata sabato 24 luglio alle ore 18.30 presso Palazzo Guerrieri, a Brindisi, e sarà aperta al pubblico fino al 30 settembre 2010 dalle ore 17 alle 22. In una foto si possono celare un’infinità di emozioni: piacere, tristezza, gioia e dolore. Iniziando con la fotografia di base, passando al racconto del reportage, attraverso il fascino della sala posa e i misteri dello still life, la mostra vi racconterà le emozioni dei giovani talenti: ben 70 immagini che stuzzicheranno la vostra attenzione e stimoleranno la vostra fantasia.

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TUTTOBRINDISI

Grafica SALVATORE ANTONACI Stampa Tipografia MARTANO (Lecce) Redazione/Pubblicità Prolungamento Viale Arno, sn 72100 Brindisi Tel/Fax 0831 550246 E-mail info@fabiomollica.com

EQUITAZIONE

Corsi estivi a Mitrano Cresce anche nella nostra provincia la passione per il cavallo e in particolare per la pratica dello sport equestre. La dimostrazione viene dal considerevole numero dei praticanti e delle iniziative direttamente legate a questa appassionante e affascinante disciplina sportiva. Per chi non è mai andato a cavallo, l’occasione giusta è quella riproposta dal Circolo Ippico Mitrano di Brindisi, Centro Federale di equitazione, che nei mesi di luglio e agosto organizzerà due corsi di equitazione riservati agli adulti e ai giovani di età non inferiore a 10 anni. I corsi sono strutturati in 10 lezioni. Per informazioni e iscrizioni telefonare allo 347 9921347 o visionare il sito www.circoloippicomitrano.eu.

Hanno scritto su questo numero Guido Giampietro Stefano La Monica Iole La Rosa Mario Lioce Distribuzione gratuita nei principali luoghi di lavoro e di ritrovo dal 10 di ogni mese.

www.tbmagazine.it www.brundisium.it/dblog


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TUTTOBRINDISI

fotografia a cura dell’Accademia Fotografica Italiana

di Silvia Manigrasso

di Mariangela Giustini di Ingrid Bassignana

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PERSONAGGI

CB

Foto di Dino Matera

CIAO BRINDISI

C’è voluto del tempo a capire che “casa” è dovunque sei con le persone che ami. L’unione familiare trascende da ogni situazione e da ogni luogo»

H

o conosciuto mio marito 12 anni fa , quando lavoravo nella base USAF di San Vito dei Normanni. È scoppiato il cosiddetto colpo di fulmine con matrimonio in meno di un anno. Ho preso così la decisione di lasciare Brindisi e iniziare un’avventura che è per me quella di una vita. Sono cresciuta in una famiglia direi “internazionale”. La mamma, inglese e papà nato a Tripoli e vissuto per diversi anni in Libia, trasferitisi a Brindisi, hanno lavorato presso la base USAF e immesso me e mia sorella Susie in un contesto multietnico che ci ha permesso di crescere avendo una visione delle cose e della vita STORIE DA LONTANO

YVONNE SOLARINO Ha 38 anni, vive in America da 11 anni per amore. «Le nostre sono sempre radici temporanee» dinamico e aperto. Una volta arrivata in America, ben 11 anni fa, ho dovuto reinventarmi e adattarmi ad un mondo completamente diverso da quello italiano e sopratutto brindisino, in cui per la maggior parte dei casi si vive e cresce nella stessa città con parenti ed amici di una vita. Le radici, la sicurezza, la stabilità sono i principi primari che

danno un senso alla vita quotidiana della nostra città, così come la casa e le abitudini. La mia famiglia, cresciuta nel tempo con la nascita di due bimbi, è la tipica famiglia “militare”. Siamo soggetti a spostamenti continui, ci trasferiamo ogni 3 anni. In 11 anni abbiamo vissuto in 4 Stati diversi. Le nostre sono radici temporanee che impacchet-

Con questa rubrica vi proponiamo le storie di chi vive fuori città. Di quanti hanno scelto, o hanno dovuto scegliere, di emigrare. Saranno loro stessi a farlo, con le loro parole. Se siete uno dei brindisini emigrati, scriveteci: info@fabiomollica.com

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tiamo e reimpiantiamo ogni volta che cambiamo luoghi. Come ogni cosa ciò ha il suo lato positivo, in quanto riusciamo in tal modo a vedere luoghi sempre diversi, conoscere persone ed ampliare le nostre esperienze di vita, il lato negativo è dato dal non riuscire a sentirti mai a casa. C’è voluto del tempo per imparare che casa è dovunque sei con le persone che ami, questo è ciò che conta, l’unione familiare trascende da ogni situazione e da ogni luogo. Quello che amo di più dell’America è che qui tutto è grande, spazioso e alla portata di mano. Tutto scorre secondo le regole e l’ordine. Quando torno a Brindisi ho bisogno di qualche giorno per ambientarmi, una volta fatto mi rendo conto di quanto mi mancano i sapori ed i suoni della mia terra. Faccio così salti indietro nel tempo e mi rivedo bambina. Ricordare le passeggiate al corso, i gelati, le fritte, i rumori nelle piazze e del mercato, il mare con le spiagge affollate, mi mette tanta malinconia e voglia di rimanere sempre un po’ di più. Una volta partita, però, riprendo in mano la mia vita e ricomincio con i ritmi di sempre, con la convinzione che la mia vita è lontana da Brindisi. Tanti mi chiedono: torneresti a vivere a Brindisi? La mia risposta è sempre la stessa, Brindisi mi manca tanto, mi manca la famiglia e tanto altro ma le opportunità che il Paese in cui vivo offre sono immense e non mi sento di negarle ai miei figli. Se mi sento americana? Mi sento oramai parte di questo popolo ma sono e rimango sempre “una Brindisina che vive in America”.


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TEMPO LIBERO

SHOPPING BORSE E ACCESSORI

BEST SHOP DEL MESE

Da PopUp, tendenze moda

Tacco alto anche il prossimo inverno

In piazza Matteotti un negozio che vende le ricercatissime e famose borse Gola, e poi il merchandising firmato Vespa e Fiat 500. E tante altre idee regalo molto trendy

Ne sono sicuri i titolari di Zona, Fabrizio Sarli e Michele Matera, che ci anticipano le novità delle nuove collezioni. E le borse grandi restano di tendenza...

Pop Up, in Piazza Matteotti, è una attività nuova, avviata da qualche mese, con l’idea di spostare l’interesse nel centro storico per ampliare la clientela e creare un negozio specializzato in accessori e articoli da regalo, soprattutto  per  i giovani. Solo da Pop Up si possono trovare le famose e ricercatissime borse Gola! Nate come accessorio da abbinare alla scarpa sportiva, sono letteralmente diventate un “must”, andandosi definitivamente a consacrare come “la tracolla” o la “postina”. Da PopUp potrete inoltre trovare un ricco assortimento di modelli e colori dei due prodotti di punta la Redford e la Bronson. E ancora Hello Kitty, con moltissimi articoli per grandi e piccini, Paul Frank, Marilyn,  Smile, Harley Davidson, That’s Italia e le originali borse dei Sette Nani e Pucca, tracolle, accessori per la casa come orologi, lampade della mitica Vespa, e non poteva certo mancare la 500. Sono in arrivo le nuove collezioni per l’autunno/inverno e intanto sono in corso

Chi meglio di Michele Matera e Fabrizio Sarli, titolari di Zona (via Casimiro, 6), poteva raccontarci le tendenze moda-estate ma anche le collezioni del prossimo inverno per quel che riguarda scarpe, stivali e borse? Come sono le nostre scarpe quest’estate? Di sicuro molto colorate, soprattutto quelle femminili, con tacchi alti, ma sempre comode, per affrontare i ritmi della giornata, esclusive per la sera. L’uomo è pratico ed elegante anche nel calzare una scarpa sportiva, sempre più raffinata, grazie ai materiali e alle rifiniture. Quest’inverno… il tacco persiste? Quest’inverno i tacchi saranno sempre più protagonisti, ancora più alti, arriveranno ai 14 centimetri. Sia di giorno che di sera? Per l’inverno che sopraggiunge è prevista una moda pratica per il giorno, con stivali anche molto bassi e non, ed una per la sera con scarpe e stivali super eleganti e molto molto alti. Tanto colore anche per il prossimo inverno? Soprattutto blu, grigio e nero, ma non sono escluse tinte più accese. La borsa, continua a essere grande? Si. Le borse con formati medio-grandi rappresenteranno il tocco caratterizzante la personalità della donna. La borsa deve qualificare! Non può essere di serie ma unica, esclusiva, magari di creazione artigianale. In città voi siete un’istituzione nel vostro settore, cosa vi caratterizza? Sicuramente la qualità che garantisce il prodotto italiano da noi offerto. L’eleganza associata alla comodità è una carta vincente. Il nostro cliente è alla ricerca del particolare e del materiale, noi tentiamo di accontentarlo provando a fornire pochi pezzi unici ed esclusivi! Cosa vi sentite di dire ai nostri lettori? Spendere in città, quando si riscontra un buon rapporto qualità-prezzo, se la scelta è valida ed interessante, aiuta l’economia, permette di non disperdere risorse altrove.

i saldi estivi con sconti su tutti gli articoli comprese borse Gola, Vespa e Hello Kitty.

SUI BANCHI

“Punto e Virgola”: tutto per la scuola. E non solo Libri e tutto il necessario per il nuovo anno. Con Hello Kitty, Betty Boop e molti altri marchi La cartolibreria Punto e Virgola, oggi in via Lucio Strabone 95, rilevata nel 2007 da Lina Schifeo, esiste da quasi 20 anni e garantisce oggi più scelta e un ambiente accogliente, fresco e giovanile. La nuova linfa della proprietaria, unita all’esperienza della precedente titolare che ha trasmesso competenza nella vendita di libri scolastici, insieme alla sua consolidata clientela, hanno creato un mix vincente di intraprendenza, vivacità, competenza e voglia di promuovere e proporre. A partire dalla primaria attività , della vendita di libri scolastici per scuole elementari, medie, superiori, di testi universitari, riuscendo a garantire al cliente velocità e affidabilità nella consegna dei libri richiesti, fino a giungere alla cartoleria, e all’oggettistica di vario genere. L’esperienza ventennale garantisce la presenza di marchi storici e consolidati: Punto e Virgola è distributore di Cartorama per quanto riguarda il settore scolastico, ma anche rivenditore di Hello Kitty by Camomilla, Winnie the Pooh, The Cars, e di moltissimi articoli dedicati alle squadre  del cuore (Milan, Juve, Inter), Arancia Meccanica, Betty Boop, Comix, Smemoranda, Paul Frank, Marylin, Biancaneve e i sette nani, Smile, The Simpsons, Gaudì, Baci&Abbracci,Harley Davidson, Badtz Maru, Il mondo di Patty. Un soppalco vi permetterà di entrare nel mondo di Hello Kitty per avventurarsi nella fantasia e nella dolcezza. Troverete così articoli per adulti e piccini, gli oggetti più strani, dall’arredo per la casa, alla cuccia per il cane, agli accessori per l’auto, borse, zaini, magliette, trolley, zaini scuola...“Puntiamo molto su Hello Kitty”, ci confida Lina Schifeo, “perchè cerchiamo di essere un punto di riferimento, ubicato tra l’altro in una zona della città dove non esistono problemi di parcheggio…”

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COMPLICI

Vampiri di mattina Stefano

La Monica

«La responsabilità è mia». Questa frase ha un senso se la usa un imprenditore. Ma sulla bocca di un ct della nazionale suona male. UNA COSA MI PIACEVA DI BOSSI: LA COERENZA. TEMPO fa disse che l’Italia avrebbe comprato la partita per passare il turno ai Mondiali di calcio. Poi ritrattò. Del resto, lui era quello che gridava con orgoglio “col Tricolore mi pulisco il culo!”, ma al primo invito a far parte della maggioranza di governo, quando anche lui ha cominciato a ciucciare le mammelle della Lupa, ha assunto una posizione più soft, ha cominciato a dire “beh, forse la stoffa è un po’ dura”. La partita contro la Slovacchia non l’abbiamo comprata (semmai il contrario), ma non è sicuro che non l’abbiamo fatto mai. Mondiali ’82: pareggiamo contro Perù e Polonia, poi ci tocca il Camerun e un pareggio ci permetterebbe di passare il turno, con la certezza però di finire nel successivo gironcino a 3 con Argentina e Brasile. Quindi in un tritacarne. Sordillo (un avvocato, tenetelo a mente), Matarrese e Carraro, rispettivamente Presidente Federale, della Lega e del Coni, dicevano peste e corna di Bearzot e della squadra. Nella partita contro il Camerun segna Ciccio Graziani col portiere del Camerun che scivola, poi pareggio immediato di M’Bida con i difensori italiani che si scansavano. L’Italia poi vince i Mondiali e i leoni camerunesi tornano in patria da eroi, usciti imbattuti per una semplice differenza delle reti segnate. Due anni dopo, un giornalista viene a sapere che alcuni giocatori del Camerun, e anche l’allenatore Jean Vincent, francese, s’erano venduti il pareggio. Il giornalista decide di andare in Camerun per approfondire la questione. Intervista alcuni loschi figuri implicati nella vicenda, e gli stessi giocatori che confessano la combine, e anche un militare, responsabile della sicurezza della squadra in Spagna, che fece confessare i colpevoli negli spogliatoi e verbalizzò in un documento governativo. Quei documenti ed interviste divennero un reportage televisivo che nessuna tv volle mai mandare in onda. E poi un libro, edito in 15.000 copie da Feltrinelli, che non venne mai messo in vendita per paura di una causa penale. Il giornalista perse il posto di lavoro (Repubblica) e venne ripetutamente minacciato di morte. E nel nostro Bel Paese chi è solito usare questi metodi? A quel tempo le scommesse clandestine erano in mano al boss Michele Zaza, detto Michele ‘o Pazzo, che aveva corrotto un giudice spagnolo per ottenere la liberazione di un suo uomo fidato, dimostrando così di avere buoni agganci in Spagna, e che in Italia era assistito dall’avvocato, udite udite, Federico Sordillo, il nostro Presidente Federale. Ma il giornalista come le ha sapute tutte queste cose? Dallo stesso Boss Michele ‘o Pazzo, incontrato e intervistato davanti ad un testimone a Regina Coeli, dove era rinchiuso per altri “affari” ben più loschi. Probabilmente gli confessò che quel giorno la X “s’aveva da fare”. Poi però quella Coppa del Mondo Bearzot l’ha vinta, come Lippi; ha poi deciso di affrontare anche il suc-

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cessivo Mondiale, come Lippi; ha fatto affidamento sui senatori campioni del mondo di 4 anni prima, come Lippi; è stato eliminato dopo partite mediocri, come Lippi; poi è andato in conferenza stampa a dire “credevo ci mancasse qualcosa, invece ci mancava tutto”. COME LIPPI? NON PROPRIO. LIPPI È ANDATO A DIRE che “è tutta colpa sua”, che lui in passato era riuscito a creare le giuste motivazioni, la giusta miscela, un gruppo solido, e che questa volta non ci è riuscito. Per una volta ancora ha ribadito che lui non ha sbagliato nella scelta degli ingredienti, ma solo nel modo in cui li ha manipolati e miscelati insieme; non ha sbagliato a lasciare a casa gente come Balotelli e Cassano; non ha sbagliato a mettere nella formazione titolare quattro giocatori della squadra classificatasi come settima (e un altro era in panchina); non ha sbagliato a scegliere come centravanti titolare quello della squadra undicesima classificata, che peraltro era in crisi nera come un golfista col Parkinson. Però si presenta davanti alle telecamere e ammette la sua colpa, e torna questa minchiata di non aver dato le giuste motivazioni (se un calciatore che gioca il Mondiale non riesce a trovare dentro di sé le motivazioni giuste… siamo fritti!), di aver fallito sul piano psicologico. Ma la mia televisione faceva difetto oppure anche tutti voi avete visto che erano solo gambe che non correvano? Quale psicologia, quale gruppo? Erano solo gambe di cemento, polmoni vuoti per logorio o per semplice consunzione sportiva. Se il prossimo Ct della Nazionale non capirà in fretta questa cosa, ai prossimi Europei verremo eliminati al primo turno dall’Irlanda del Nord o dall’Albania, in quanto a capacità calcistiche, omologhe di Slovacchia e Nuova Zelanda. Squadre, quest’ultime che avrebbero gravi dif-

ficoltà nel nostro Campionato di serie B, contro Lecce, Brescia o Cittadella. PIÙ CHE CONSIDERARE CHE HA PERSO (PER SUA STESSA ammissione per colpa sua) Lippi dovrebbe considerare con chi ha perso. Dovrebbe, anzi, doveva abbassare le ali che la vittoria di un Mondiale inevitabilmente ti fa aprire sulle spalle come la ruota di un pavone; doveva capire che i giornalisti non erano saccenti e sadici nemici che volevano infierire su ferite aperte; doveva accantonare la prosopopea con cui ha detto a un giornalista (che al termine della partitaccia contro la Nuova Zelanda - squadra con alcuni giocatori non-professionisti che hanno un lavoro, e con un altro che non ha trovato squadra per il campionato e si è soltanto allenato per un anno intero - gli chiedeva se si fosse accorto che l’Italia era cotta) che quelle parole se le sarebbe dovute rimangiare in un futuro molto prossimo; e agli altri giornalisti doveva rispondere senza presunzione, senza troppa alterigia, e non col malcelato fastidio che usano quelli che vogliono sottolineare la propria distanza dai comuni mortali; magari doveva anche andare a stringere la mano all’allenatore avversario, un tipo che probabilmente crede che la diagonale difensiva sia geometria applicata ad un conflitto bellico, ma che ha preparato a dovere i suoi ragazzi per farli correre come ossessi (vedete il fallo laterale che ha portato al loro terzo gol); doveva avere l’umiltà vera di ascoltare le voci che da più parti suggerivano altre opzioni nella scelta dei giocatori, e non quella finta con cui si va davanti alle telecamere e si ammette la propria colpa. “La responsabilità è mia”, è soltanto una frase. Può avere senso se detta da un imprenditore che rischia un capitale nel tentativo di raddoppiarlo e invece lo perde, e poi rimane sul lastrico. Lippi invece avrà un sabbatico e breve buen retiro, dopo il quale tornerà per fare un altro paio d’anni in un Chelsea qualsiasi, oppure andrà direttamente a ricoprire un posto da dirigente nella sua vecchia e più amata squadra. In questo scenario io mi chiedo se la frase “la responsabilità è mia” sarà mai causa di qualcosa e, nel caso, in quale punto della sua vita futura potrà essere colpito duramente da qualche effetto. Che, per esempio, questa sconfitta gli farà saltare un biennale che qualche grossa squadra voleva offrirgli e che dopo la figuraccia contro la Slovacchia non gli vuole dare più? Non è così, state tranquilli. E anche fosse, non sono i soldini che gli mancano. Gli manca l’umiltà, quella vera. Ora andate a rivedere le conferenze stampa di ogni postpartita in cui Lippi era alla guida della Nazionale (su Youtube ci sono tutti), e ascoltate le sue parole sapendo bene quale sarà l’epilogo della nostra Nazionale il 24 giugno 2010. Poi andate a rivedere le immagini della partita Italia-Camerun del 1982, con nella testa le notizie lette in questo articolo. E infine rileggete questo articolo tenendo presente che quel giornalista era Oliviero Beha.


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TB Magazine Luglio/Agosto 2010