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TB EDITORIALE

N O N R E S TAT E A GUARDARE

La Vergogna e la civiltà IN “LA MANOMISSIONE DELLE PAROLE”, IL MAGISTRATO-SCRITTORE BARESE ESAMINA IL SIGNIFICATO DI ALCUNI TERMINI CHE SONO STATI SACCHEGGIATI, MANIPOLATI, TRASFORMATI. CON UN FINE ULTIMO...

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a caratteristica della vergogna, come di altri sentimenti, è di essere un segnale. La capacità di provarla costituisce un fondamentale meccanismo di tutela della salute morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica minacciata. Il dolore è un sintomo che serve a segnalare l’esistenza di una patologia, in modo che sia possibile contrastarla con la opportuna terapia. Se una persona non riesce a provare dolore, si accorgerà troppo tardi di essere malata. E lo stesso accade per la vergogna. Come il dolore, così la vergogna è un sintomo, e chi non è in grado di provarla - siano singoli o collettività più o meno vaste - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia morale. Qualsiasi buon professionista della salute mentale potrebbe dirci che le esperienze vergognose, quando vengono accettate, accrescono la consapevolezza e la capacità di miglioramento, e costituiscono pertanto fattori di crescita. Diversamente dalla colpa, la vergogna può permettere a

chi la prova di migliorare se stesso, di rinfondarsi. Quando invece le esperienze che portano vergogna vengono negate o rimosse, provocano lo sviluppo di meccanismi difensivi che isolano progressivamente dall’esterno, inducono a respingere ogni elemento dissonante rispetto alla propria patologica visione del mondo, e così attenuano il principio di realtà fino ad abolirlo del tutto. La capacità di provare vergogna decade con la decadenza della civilizzazione. E la mancanza della vergogna accelera questa decadenza, perché la capacità di provare vergogna (individuale e collettiva) è un elemento fondativo di tutte le aggregazioni sociali... Curiosamente, chi è incapace di provare vergogna non frequenta volentieri neppure la giustizia. La rifugge, nei modi e con gli espedienti più vari. Denigra coloro che la esercitano e la rappresentano. Gianrico Carofiglio brano tratto dal libro “La manomissione delle Parole” Rizzoli, € 13.

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PRIMO PIANO

DOPO LO SCANDALO ASSENTEISMO

VERGOGNA! “Politica infetta, città malata”, parafrasando un vecchio detto. Ma siamo messi davvero così male?

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ra da un bel po’ di tempo che la nostra città non faceva una figuraccia del genere: grazie ai dipendenti della Asl di via Dalmazia filmati dai carabinieri e arrestati dalla procura, siamo finiti su tutti i tg nazionali. Ma questo è il minore dei mali. Il peggio che emerge da questa storia è ben altro, e lo riassumiamo così. Con il loro comportamento gli indagati hanno dimostrato due cose. La prima è la consapevolezza di poter vivere nell’impunità, in una “Repubblica indipendente”, come ha detto il procuratore Marco Dinapoli, dove ognuno poteva fare ciò che voleva, salvo quello per cui era pagato. La seconda cosa, ancor più grave, è che per queste persone il fatto che il loro comportamento (e il loro assenteismo) potesse comportare gravissime ricadute su persone malate, anche seriamente,

non era un dettaglio importante. Ecco perché la parola vergogna, con cui abbiamo aperto questo numero di TB, è forse la più adatta a descrivere questo scandalo. In alternativa avevamo pensato a “Licenziateli”, perché questa ci sembra la punizione esemplare e più giusta, ancor più dell’arresto e della condanna, per i dipendenti pubblici che prendono in giro la comunità e approfittano del posto fisso garantito a vita. Il direttore generale della Asl, Rodolfo Rollo, ha già fatto quello che la legge Brunetta imponeva di fare: sospensione del servizio e dimezzamento dello stipendio. Quello che ci si augura e che si vada fino in fondo, senza fermarsi davanti alle ingerenze di politici e di qualche sindacalista (che tra qualche settimana, ne siamo certi, inizieranno a chiedere di chiudere un occhio, perché tutti hanno famiglia).

Il coinvolgimento nell’inchiesta di certi soggetti, esponenti del Rotary o dei Lions, ben introdotti in certe associazioni, congreghe o giri che contano, è un altro elemento su cui riflettere. Il sindaco Mennitti è rimasto sopreso, perché «erano persone di cultura». Siamo rimasti sorpresi tutti, ma evidentemente il fatto di essere più o meno colti non è una discriminante, purtroppo. Del resto anche Marcello Dell’Utri e Adriano Sofri sono uomini di grande cultura, ma pure loro qualche incidente di percorso nella vita lo hanno avuto. Anche qualche consigliere comunale con laurea, nei giorni scorsi, ha dimostrato di essersi candidato per conservare qualche incarico, per sperare in convenzioni da 10-15mila euro, o nell’assunzione della propria compagna al prossimo concorso, o dei fidanzati di qualche figlio/a nelle società partecipate.

Siamo davvero così messi male? A quanto pare sì. E purtroppo non basteranno le stagioni teatrali di altissimo livello (ben vengano!) e qualche corso di laurea per far cambiare in breve tempo la mentalità di questa città e dei suoi cittadini. Qui c’è da sperare solo nel ricambio generazionale: neanche nell’avvento dei quarantenni, ma forse di quei brindisini che oggi sono bambini. Il problema però è questo: crescendo in questa città malata, che subisce le torce inquinanti ed il carbone dell’Enel per non perdere 2000 posti di lavoro; che accetta i palazzetti angusti e pericolosi per non rinunciare alla serie A; che scrolla le spalle di fronte ai dipendenti assenteisti della Asl e ai 400 e passa giorni di attesa per una mammografia, i nostri figli saranno capaci di creare una città migliore? Fabio Mollica

SCANDALO ASL Altri articoli alle pagine 10 e 13

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PRIMO PIANO

LA CITTÁ CHE CI PIACE

CIVILTÁ Alessandro D’Amico poteva fare lo stilista in mille altri posti del mondo. Ha scelto di farlo a Brindisi, con l’aiuto della famiglia, andando incontro a mille ostacoli in più. «Perché questo è il mio posto».

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24 anni si può sognare di andare via da un città piena di difetti. Oppure si può decidere di affrontarla e, nel tuo piccolo, farla crescere. Alessandro D’Amico e la sua famiglia hanno scelto questa seconda via. Più difficile e più stimolante. Il suo atelier, in corso Roma 18, ha aperto l’8 maggio scorso. Con l’aiuto di Sviluppo Italia, della sorella Maria, che si occupa di amministrazione, e con il sostegno morale di tanti amici che hanno incoraggiato Alessandro nella sua iniziativa, magari sfilando per lui per la presentazione dell’ultima collezione. In una sfilata senza sindaci e assessori, solo amici e clienti. «Ho avuto esperienze di stage e proposte

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di lavoro da grandi firme italiane, ma ti propongono di lavorare a 300 euro al mese. Provassero loro a vivere a Roma con quella somma. E poi bisognerebbe smetterla di produrre solo per conto terzi. In Puglia produciamo per marchi come Max Mara, Pignatelli, Valentino, Yves Saint Laurent. A Francavilla Fontana fanno le camicie, a San Pietro Vernotico i jeans, a Locorotondo i capispalla, ma finora solo pochissime aziende, per lo più di Martina Franca, sono emerse con un loro marchio. Ecco, il mio obiettivo è di creare un brand che nasca qui, a Brindisi. E finora posso dirmi soddisfatto per come sta andando, anche se lavorare qui comporta un rischio imprenditoriale molto più elevato».

Oltre alla sorella, in azienda lavorano due sarte, che insieme ad Alessandro disegnano capi davvero originali e pezzi unici, che spesso nascono con la collaborazione delle clienti: «Mi diverto ad assemblare con loro foto e prodotti. Insieme facciamo un lavoro di ideazione e realizzazione dell’abito». Il prodotto sartoriale che ne esce non ha però prezzi esagerati: in questo atelier si possono trovare abiti a 160-180 euro, oppure capi di alta moda a 300-400 euro: altrove costano almeno il doppio. Il prossimo 28 dicembre Alessandro D’Amico presenterà la nuova collezione sposa. «Se cresciamo noi cresce anche la città. Magari ci potremo permettere nuove

assunzioni, come quella di un sarto per la linea uomo. Collaboriamo con altri produttori locali di oggetti di design puro e contemporaneo, dei quali “ospitiamo” i pezzi. Cerchiamo di portare a Brindisi gente non brindisina, soprattutto giornalisti che si occupano di moda. Anche così diamo il nostro contributo per far conoscere Brindisi, che credetemi, è ancora poco conosciuta. L’estate scorsa ho partecipato ad un work-shop del Made in Puglia a Lecce, e la nostra città non è stata nemmeno menzionata. Si parlava solo di Bari e del capoluogo salentino, malgrado la maggior parte delle aziende tessili si trovi nella nostra provincia».


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STEFANO vampiri LA MONICA di mattina

ERA TANTO TEMPO CHE NON USCIVAMO AL TG1

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robabilmente da quando il Santo Padre è venuto qui da noi per la sua visita pastorale. E c’era da scommettere che la prossima notizia sulla Città di Brindisi inserita nei titoli dei Tg nazionali non avrebbe avuto un profilo positivo perché Benedetto XVI non tornerà qui da noi tanto presto, e perché non era difficile intuire che prima o poi qualche marachella l’avremmo fatta. Ma non ci aspettavamo uno sputtanamento così grave, tutt’al più una “tangentina” per qualche affare. Insomma, una cosa lieve. Poi mi sono chiesto: ma le tangenti sono meno gravi? Dal punto di vista sostanziale non so dirlo, però ho sempre creduto che esistano lavori con un’essenza diversa rispetto ad altri: se incontri un idraulico incompetente, ti si allaga il bagno o poco più; se invece ti capita un gommista malandrino, può capitare che te ne vai fuori strada e ti ammazzi. In questa logica non credo esista qualcosa di più deprecabile di un medico che svolge male il proprio lavoro, o non lo svolge affatto. Sì, stiamo parlando di tutti quei dipendenti Asl che timbravano il cartellino delle presenze e poi si allontanavano dal posto di lavoro. Questa gente è stata monitorata per mesi dalle Forze dell’Ordine, il tempo giuridico necessario agli agenti per avere un quadro chiaro delle presenze “virtuali” sul posto di lavoro e costruire un impianto accusatorio. Hanno fatto il loro dovere - gli agenti, s’intende - e adesso tocca ai giudici: fatti, prove e poi condanne. Tenendo presente che non ci sono idraulici sul banco degli imputati, ma medici che hanno giurato nel nome di Ippocrate di fare il bene dei loro pazienti. E dopo i Tribunali ordinari - che hanno i loro tempi - spero vivamente che si attivino anche i tribunali “semplici”, quelli che la gente comune mette su quando chiacchiera di questi fatti davanti ad un caffè. Molti credono sia sufficiente augurarsi che i colpevoli vengano presi e puniti. Invece la gente può fare molto altro e di più: può leggere gli articoli dei giornali e memorizzare

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bene ogni cosa, ogni aspetto, il nome di ogni medico che avrebbe dovuto fare delle visite, vedere delle radiografie e stendere un referto e poi non l’ha fatto. Naturalmente, assurgere agli onori della cronaca per cause così disgustose e insopportabili, specie in una realtà come la nostra in cui le prestazioni sanitarie sono endemicamente in ritardo, oltre a provocare rabbia e indignazione negli animi della gente comune, rappresenta motivo di imbarazzante vergogna per i familiari e i congiunti di questi individui. I figli di questi medici, giusto per fare un esempio, potrebbero fare una cosa molto semplice. Potrebbero dire: “Papà, hai davvero preso in giro i tuoi pazienti in un modo così vergognoso?”. Se viene da un figlio e non da un giudice, un’accusa del genere ha un effetto ben più detonante. Tutti quelli che, per loro fortuna, non hanno rapporti di parentela con questi medici (e quindi gli è negata persino la soddisfazione di poterci parlare o magari sputargli in faccia) dovrebbero fare una cosa soltanto: ricordarne i nomi e non farsi più curare da loro. Mai più. Farli morire socialmente! Solo questo dovremmo augurargli. E augurarci. Non vendette, né aggressioni, nessun tentativo di farsi giustizia da sé (per quello ci sono le Autorità Giudiziarie), tanto meno le parolacce o gli sputi, poco fa quasi auspicati (l’illustre politico Cetto La Qualunque diceva: “Non ti sputo, se no ti profumo”). Se un giorno sapremo che bravi avvocati difensori sono riusciti a metterci una pezza e a salvare il posto di lavoro di questi medici, se le colpe riconosciute all’interno di un Tribunale non saranno così gravi da essere pagate con la galera, e quindi se Giustizia non sarà fatta… forse i tribunali semplici saranno molto più efficienti e commineranno le giuste pene senza se e senza ma: facendo in modo che un medico ignobile venga scansato come un appestato, che non abbia più clienti e vada presto a cercarsi un lavoro che sia il

più lontano possibile dalla salute della gente, perché il medico che viene beccato a truffare i suoi pazienti una coscienza non ce l’ha e quindi non è degno di fare questo lavoro, anzi, nessun altro lavoro. Ma più di questo deve abbandonare quell’idea di impunità che alcuni professionisti (credo e spero in minima parte) ritengono di dover avere per diritto divino. Un crimine del genere è stato compiuto da anime nere, gente con poca dignità e nessun onore, ma di sicuro una concausa è stata la percezione che ognuno di noi ha a proposito delle pene inflitte dallo Stato molle in cui viviamo, e in cui succede che se ti beccano con in tasca due dosi d’erba, conosci la galera; se invece sei un Ministro e un losco faccendiere ti paga (a tua insaputa, s’intende) i 3/5 dell’appartamento in cui abiti (si chiama concussione questa cosa qui), allora ecco che vinci uno spazio nella trasmissione “Porta a Porta” (ma la sua collocazione più naturale sarebbe stata Zelig) dove il conduttore ti dà la possibilità di difenderti senza farti troppe domande; poi rimani all’interno della Politica, mantieni intatto il tuo potere, quindi i soldi, e la tua vita che, eccezion fatta per qualche apparizione televisiva in meno, non cambia più di tanto, per essere sempre pronto a rientrare in corsa alla prima occasione che il potente di turno ti offre. Finché le pene per questi crimini, per questa gente, avranno lo stesso peso di una multa o di una condanna a due settimane socialmente utili, noi gente comune non avremo difesa da questi signori che pensano di vivere (lo credono veramente) su un piano sociale superiore. E continueremo a vivere in quest’atmosfera strana, in quest’imbarbarimento devastante in cui ci convinciamo che uno merita la galera solo se rapina una Banca o uccide qualcuno. Per tutti gli altri reati… poi le cose si aggiustano. Beh, credo sia il momento adatto per cambiare le cose: colpendo duro, secondo coscienza e secondo la Legge, tutti coloro che in questo momento si trovano sul banco degli imputati e su quello della pubblica gogna. Allora, forse, i furbetti che non si recano sul posto di lavoro pur risultando “virtualmente” presenti saranno molti di meno. Tutto questo, naturalmente, una volta che le accuse verranno provate al di là di ogni ragionevole dubbio. Fortuna che i tribunali semplici non ne hanno… di dubbi. P.S. Non dimenticate. Con la collaborazione di Roberto La Monica

«DOPO I TRIBUNALI ORDINARI SPERO VIVAMENTE CHE SI ATTIVINO I TRIBUNALI “SEMPLICI”, QUELLI CHE LA GENTE COMUNE METTE SU QUANDO CHIACCHIERA DI QUESTI FATTI D’AVANTI AD UN CAFFÈ»


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SATIRA

SPAM

“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...” Tutto ciò che leggete in queste pagine è falso. Anche se è difficile crederlo

NELLA REPUBBLICA FELICE

DI VIA DALMAZIA Battute, incazzature, doppi sensi, rabbia e stupore: ecco cosa emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali effettuate dai Carabinieri e dalla procura di Brindisi negli uffici Asl di via Dalmazia. TB vi offre, come al solito in esclusiva, una parte di questo materiale. Intercettazione 1 / 10 Luglio 2010 Cittadino: «Buongiorno, vorrei prenotare una visita…» La dipendente scoppia a ridere: «Scusi, non penserà mica di stare alla Asl, questo è un dopolavoro». Cittadino: «Sì, ma mia moglie sta male». Dipendente: «Provi a dare uno sguardo là fuori, magari trova qualcuno». Il cittadino, visibilmente alterato: «Signora, io mi rivolgo ai suoi superiori!». Dipendente: «È proprio per quello che le ho detto di andare fuori. Non penserà mica che stiano lavorando nelle loro stanze!». Intercettazione 2 / 18 Agosto 2010 Signora: «Buongiorno, mio marito deve fare una radiografia». Dipendente: «Buongiorno signora, mi spiace ma ha scelto il posto sbagliato». Signora: «Scusi, non è la Asl questa?». Dipendente: «Si guardi intorno, qui della Asl è rimasta solo la targa sul palazzo». Signora: «Guardi, non ho voglia di scherzare, mio marito potrebbe avere un tumore». Dipendente: «Allora la metto subito in lista: ci vediamo nel 2013. Ma se ha fretta provi ad andare in qualche palazzo qui vicino. Magari ci trova anche i medici della Asl». Intercettazione 3 / 1 settembre 2010 Un politico chiama un medico in servizio (si fa per

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DALLE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI EFFETTUATE DALLA PROCURA, EMERGONO NUOVI PARTICOLARI SU COME SI “LAVORAVA” ALLA ASL. dire) alla Asl. Politico: «Amico mio, mi serve un favore urgente, mia figlia deve fare delle analisi, ma le hanno detto che ci sono sei mesi di attesa. Puoi fare niente?». Medico: «Come no, mandamela tra mezz’ora. Il tempo di arrivare». Politico: «Ah, scusami, pensavo fossi già al lavoro…». Medico: «E infatti, sono al lavoro. Tua figlia invece me la devi mandare alla Asl». Intercettazione 4 / 6 settembre 2010 Anziano signore: «Buongiorno, è possibile prenotare questa visita specialistica?». Dipendente: «Certo, stiamo qui apposta, quando capita. Le va bene il 15 settembre del 2011?». Cittadino: «Se campo». Dipendente: «Coraggio, sia più ottimista. In fondo la trovo bello arzillo. La inserirei anche prima, ma vede, a giugno 2011 il dottore ha la Brindisi-Corfù. A luglio ci sono dei convegni del Rotary. Ad agosto gli danno, giustamente, un mese di ferie. Prima di settembre non posso fare nulla». Cittadino: «Eh scusi, ma quando cavolo lavora sto dottore?» Dipendente: «Ecco, vedo che ha centrato il problema. Glielo chiediamo anche noi, quando riusciamo a vederlo. Se lo incontra glielo chieda anche lei». Intercettazione 5 / 18 settembre 2010

Sono le 9.15, una signora entra negli uffici di via Dalmazia e nota sporcizia dappertutto. Si rivolge ad una signora che sembra l’addetta alle pulizie e le dice: «Scusi signora, ma qui non pulite mai?». La donna delle pulizie: «Si, certo, quando avrò finito di timbrare ‘sti 60 cartellini. Sempre che oggi non mi facciano fare anche le analisi e le visite specialistiche». Intercettazione 6 / 20 ottobre 2010 Cittadino: «C’è il dottor ….?». Dipendente: «Ha provato al bar?». Cittadino: «Già fatto. Non c’era». Dipendente: «Ha provato allo studio specialistico qui vicino?». Cittadino: «Non c’era nemmeno lì». Dipendente: «E al mercato?» Cittadino: «Neanche». Dipendente: «Ha telefonato a casa?». Cittadino, spazientito: «Non c’era nessuno». Dipendente: «Dall’amante non può stare perché oggi è venerdì... Mi faccia pensare: ha tentato al circolo tennis?». Cittadino: «Sì, ci sono passato, c’erano degli infermieri e qualche altro dottore, ma lui no». Dipendente: «Allora guardi, ha avuto proprio una gran botta di culo: dovrebbe essere qui nella sua stanza. Provi a vedere al secondo piano». Intercettazione 7 / 19 novembre 2010 È la settimana degli arresti. Cittadina: «Buongiorno signora, posso prenotare una mammografia?». Addetta allo sportello: «Non lo so signora, abbiamo qualche problema: ci sono 26 dipendenti a casa». Cittadina: «Scusi, perché gli altri giorni dove stavano?».


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UOMO DELL’ANNO

MASSIMO FERRARESE

LEADER MAXIMO La nascita del movimento. La vittoria delle elezioni. La squadra di basket in serie A. Per il presidente della Provincia è stato un anno esaltante. E, statene certi, anche il 2011 lo vedrà protagonista. di Fabio Mollica

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utto si può dire, di Massimo Ferrarese. Vincente, naturalmente. Intelligente o furbo, a seconda di chi lo guarda. Simpatico o antipatico. Onnipresente. E potremmo andare avanti per pagine e pagine. Una cosa è certa: il brindisino del 2010 non può che essere lui. Perché ha lanciato un movimento politico, ha vinto le elezioni (succedendo a Michele Errico sulla poltrona di presidente della Provincia), ha portato la squadra di basket in serie A, riesce a stare ancora e sempre in prima pagina (o in video, se preferite) e a dettare tempi e temi dell’agenda politica locale. Piaccia o no, Ferrarese quest’anno non ha avuto rivali. Lo avevamo ribattezzato SuperMax. E l’anno che si chiude è stato, per lui, davvero un anno super. Tanto che in molti ora lo vedono lanciato verso podi più alti: la candidatura a presidente della Regione, oppure il Parlamento. Lui, come fece qualche tempo fa in una indimenticabile conferenza stampa in cui disse alla stampa “Non lascio Confindustria” (salvo poi candidarsi qualche settimana dopo), mette le mani avanti, ma questa volta lascia aperta la porticina alla divina provvidenza. «L’esperienza mi ha insegnato che è meglio non usare la parola mai. Però oggi come oggi non lascerei la Provincia per andare a fare il parlamentare peones. E vedo molto remota l’ipotesi

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«Vorrei firmare la convenzione con l’Enel entro fine dicembre. E sono sicuro che anche Mennitti e Vendola lo vogliano»

«Mi attribuisco solo il merito di aver servito con lealtà, e con tutte le energie, la mia terra»

della Regione». Non mi dica che preferisce restare in questo palazzo minore. Non è da lei... «Meglio fare il presidente della Provincia e risolvere i problemi del territorio, che andare a Roma per non contare nulla, come accade a molti parlamentari». Eppure la sua poltrona non sembra così importante. «Meno male! Lavoro 12-14 ore al giorno. Sono arrivato qui ed ho trovato una situazione delicata, con un bilancio ingessato ed il patto di stabilità scostato di 15 milioni di euro. Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti». Per esempio? «Abbiamo tagliato i rami secchi, risparmiato nei CdA. Sulla Santa Teresa spendiamo un milione e mezzo di euro in meno. Abbiamo tagliato i compensi degli amministratori e le auto blu. Cerco di comportarmi come se fossi l’amministratore delegato di questo territorio. Abbiamo investito e stiamo spendendo decine di milioni di euro per rendere le nostre strade più sicure. Abbiamo approvato il piano triennale dell’ambiente: 21 milioni di euro. E 500mila di euro li abbiamo dati al Comune di Brindisi per ripulire Sbitri dall’amianto. Stiamo bonificando discariche. Faremo i quattro parchi Filia Solis: per quello di Ceglie stiamo per affidare i lavori, poi seguiranno San Pancrazio, Francavilla (oppure Oria) e Brindisi, dove vorrei fare qualcosa nel Cillarese, se il Comune ci dà il via libera». Dipende dai rapporti che ha con Mennitti. È vero che sono freddini, anche a causa di quel logo del Comune “imposto” a centrocampo al posto dello sponsor Banca Popolare di Bari? «Non mischio il mio ruolo nel basket con quello istituzionale. Quanto al rapporto con il sindaco, è ovvio che ognuno di noi ha il suo carattere. Per il rispetto dei cittadini bisogna tentare di conservare sempre un rapporto istituzionale sano. Interrompendolo penalizzeremmo il territorio». A proposito, che fine ha fatto la convenzione con l’Enel? «Gli ambientalisti che dicono che da un anno non se ne parla più sbagliano. Il tavolo tecnico è andato avanti, ed il 24 novembre si è tenuta l’ultima riunione. Siamo pronti con la nuova bozza. Del resto non è che ogni volta che ci si incontra dobbiamo chiamare le tv...». Guardi, detta da lei questa cosa fa un po’ sorridere... «Non nego di essere stato sovraesposto, ma mi creda, noterete delle sorprese anche in questo». Torniamo alla convenzione: pronti alla firma? «Io si, e vorrei firmare entro fine dicembre. Credo che anche Vendola e Mennitti siano pronti a farlo. E spero che venga accolta la mia richiesta di utilizzare una parte dei fondi derivanti dalle convenzioni, per attrarre nuovi investimenti». Ha anche proposto un taglio salariale e qualcuno ha storto il naso. «Il taglio che propongo è solo per le nuove assunzioni. Solo così si stimola la nascita di nuove aziende. Anche i sindacati lo hanno capito. Non bastano le infrastruttre per far decollare questo ter-

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ritorio. Bisogna essere attrattivi». A proposito di infrastrutture: l’aeroporto vola e lei ha affidato a Domenico Di Paola uno studio di marketing territoriale. «Al marketing territoriale credo molto, come sapete. E voglio che se ne occupino coloro i quali finora hanno ben fatto per la nostra regione. Con Di Paola, e con i presidenti delle province di Lecce e Taranto, stiamo mettendo a punto un progetto per promuovere il nostro territorio nei paesi a noi collegati con i voli internazionali. E aggiungo che l’Enel finanzierà questo progetto attraverso l’erogazione di un milione e mezzo di euro che ci doveva dalla convenzione del 2002. Una parte di quei soldi saranno utilizzati per il marketing territoriale». Meglio tardi che mai. Ma al Comune dicono di avanzare dall’Enel una cifra simile, per ultimare Parco Magrone. Non è che dovrete aspettare anche voi? «Sono soldi che saranno erogati a rendicontazione per stati di avanzamento, dunque non credo che ci saranno problemi». E il resto di quei soldi? Che ne farete?

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«In parte li sfrutteremo per l’edilizia scolastica. Vogliamo costruire cinque nuovi istituti scolastici, tre dei quali a Brindisi. E risparmiare così un milione 200 mila euro l’anno di fitti». Grande Salento o Regione Salento? «Per ora ancora Grande Salento. Ma nel Nord della Puglia devono comprendere che abbiamo gli stessi diritti e che i fondi vanno distribuiti equamente. Se non lo capiranno, allora sì che sarò il primo a sostenere la Regione Salento». Si va verso la nomina del nuovo presidente dell’Autorità portuale. Che ne pensa di Giurgola? «Se nei prossimi due mesi partiranno i lavori che ha

«Se non entrano nuovi soci e non avremo un palazzetto da 6000 posti, dovremo rinunciare alla serie A» promesso, allora potrà dire di aver fatto il 70% delle cose che aveva messo in cantiere. In caso contrario avrà deluso. Aggiungo che bisognerebbe lasciare la

politica fuori da questo argomento: altrove hanno messo il meglio, qui (e non mi riferisco certo a Giurgola) il peggio. L’attuale presidente ha fatto quel che ha potuto». Galigani chiama. Che può fare per il calcio? Posso assicurare la mia vicinanza istituzionale. Non certo promettere sponsor o fondi. Altrimenti dovrei farlo per una lunga serie di squadre». Basket: Eurolega o salvezza? «Salvezza. Ma aggiungo, per l’ennesima volta, che non posso più andare avanti da solo. Voglio lasciare in A la squadra. Ma pur avendo aperto le porte della società ad altri imprenditori, finora nessuno si è fatto vivo. Servono una società forte ed un palazzetto da 6000 posti. Io quello che potevo fare l’ho fatto...» Ci sta dicendo che siamo quasi alla fine? «Resto fiducioso, ma se non entra qualcuno, la serie A finisce. Nè posso andare io a chiedere soldi alle aziende, perché ovviamente qualche magistrato potrebbe chiedermene conto». TB


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PIERPAOLO profondo PETROSILLO dal del cuore

VINCOLATI (MA FORSE POTREMMO CAMBIARE UNA VOCALE...)

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Il termine, se tradotto in brindisino moderno, si presterebbe alle più stravaganti interpretazioni. Ed io, mi sentirei di lasciare libera facoltà di definizione e significato, stante la sconfortante condizione ambientale generale del nostro bel paesone. Ma quello di cui mi preme parlare sono i vincoli che ci vincolano. O “paletti”. Precisamente di quelli imposti dalle norme legislative, gravanti, sul nostro territorio martoriato da decenni. Sarà difficile credere alla lettura, ma per rassicurare circa la veridicità di quanto riportato, mi par necessario dover inserire i famosi “estremi di legge”, goduria dei più sapientoni e malfidati. Ed utilizzare, evidenziandole, frasi dei testi normativi. Cominciamo con il primo “Vincolo di Tutela Ambientale”: il più antico ed il più vasto. Siamo (e la cosa vale per tutto il comprensorio) Area ad elevato Rischio di Crisi Ambientale (legge 349/1986 art.7 e Dpr 23-04-1998 e Decreto P.C.M 24-09-98), cioé “area caratterizzate da gravi alterazioni degli equilibri ambientali nell’atmosfera, nel suolo, nei corpi idrici, che comportano rischio per l’ambiente e per la salute della popolazione”. Proviamo a tradurre in altre parole: tutto il nostro comprensorio, fino alle contrade ed ai luoghi più lontani e sconosciuti (“Grottamiranda”, “Gattini”, “Autigno”,“Manomozza”, “Regina Giovanna”, “Cefalotto”), ha subìto e subisce modifiche gravemente dannose alla terra da cui estraiamo i prodotti agricoli, all’aria che respiriamo, all’acqua del mare, delle falde e dei canali. Naturalmente, per quanto attiene le “azioni di risanamento”, previste per legge, se alla nostra sopravvivenza non ci pensiamo noi, che diciamo di amare Brindisi, figuriamoci se ci può pensare chi sta impoltronato in luoghi lontani con le cornici e le modanature dorate ed i tappeti rosso porpora. Passiamo al secondo “Vincolo di Tutela Ambientale”, che si difende anch’esso per estensione e

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vecchiaia, avendo all’incirca l’età di mio figlio: 11 anni di permanenza in questa città. Siamo (e questo vale per quasi tutta l’area industriale fino a Cerano) Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche (Legge 426/1998 e successiva perimetrazione con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 10-01-2000): “aree soggette, per quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, a rilevante impatto ambientale in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonchè a pregiudizio per i beni culturali ed ambientali”. Traduciamo insieme e diciamo: tutta la nostra area industriale è ormai una merda. E noi, siamo nella merda: ascoltaci o Signore. La legge, impedisce di gettare merda sù merda, in quanto, la merda, specialmente se puzzolente, andrebbe ripulita, risanata, o, quanto meno, non più pestata e lasciata essiccare al sole, che grazie a Dio non manca. Preghiamo: ascoltaci o Signore. Poi, magari, piantare sopra fiori ed alberi per renderla di nuovo, nel corso di pochi anni, feconda e bella da vedere. Ossia, bonificarla naturalmente e gratis. Alziamoci in piedi e diciamo tutti insieme: per forza, ascoltaci o Signore. Infine, il terzo “Vincolo di Tutela Ambientale”: il “pericolo di accidente”. Siamo (e vale per 5 impianti industriali esistenti) “Soggetti a Rischio di Incidente Rilevante” (Decreto Legislativo 334/1999 - Legge Seveso): “industrie che

«SIAMO “AREA AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE”, “SITO DI INTERESSE NAZIONALE PER LE BONIFICHE”, “AREA A RISCHIO DI INCIDENTE RILEVANTE”. PERÓ SIAMO ANCHE SITO DI IMPORTANZA COMUNITARIA PER LE PARTICOLARITÁ NATURALISTICHE DEL TERRITORIO»

possono causare eventi di grande entità, (emissioni in atmosfera, incendi, esplosioni) dovuti a sviluppi incontrollati, che possono dar luogo a pericolo grave, immediato o differito nel tempo, per la salute umana e per l’ambiente, sia all’interno che all’esterno dell’industria”. Praticamente, “bisogna stare molto attenti a non saltare in aria tutti insieme”. Per questo motivo, qualsiasi nuovo insediamento, foss’anche “un’azienda vinicola o agroalimentare”, una concessionaria auto, un carrozziere, un “falegname”, un “artigiano”, o qualunque altra umile e modesta attività a cui venga la maleaugurata idea di “aprire” in area Asi, “deve chiedere il permesso indiretto” ai “mega-Impianti dominatori”, attraverso il “Comitato Tecnico Interregionale dei Vigili del Fuoco”. Dulcis in fundu, tanto per richiamare la latinicità del nostro splendido dialetto, tanto per dare una mezza buona notizia, e tanto per finire di farci sollevare dal sedere, il “Vincolo di Tutela Ambientale” più bello e affascinante che possa esistere, nonchè, per alcuni, il più scomodo. Siamo (tutta la costa sud da Fiume Grande a Cerano) “Sito di Importanza Comunitario” per le particolarità naturalistiche del nostro territorio, “Parco Regionale le Saline di Punta della Contessa”, imposto, appunto, con tanto di Legge Regionale n°28 del 23-12-2002. Siamo altresì tante altre cose richiamate e contenute nel “Piano Urbanistico Territoriale Tematico” in vigore, che dovrebbe tutelare le spiagge, i canali, le boscaglie, la geografia portuale ed altre bellezze naturalistiche straordinarie del nostro incomparabile territorio, che stiamo perdendo per sempre. Mi viene solo da chiedermi a cosa possano servire tanti vincoli complicando gli affari e gli interessi economici e capitalistici generali, se siamo comunque capaci di autorizzare indiscriminatamente di tutto ed a tutti i livelli, comprese Centrali Termoelettriche e PetrolChimici a ridosso di fiumi o con vista mare; se siamo capaci di consentire l’incenerimento e la discarica di rifiuti pericolosi creando colline artificiali avvelenate e aria malsana; se siamo capaci di balle o buchi di rifiuti dappertutto; se siamo capaci di tanto altro, abbattendo e vanificando qualsiasi tutela del nostro habitat. Mah! Forse solo a tenere buoni, ed a bada, quattro gatti ambientalisti rimasti, che rompono i coglioni con le loro “poesie”. Concludo con una stupida domanda che molto spesso mi pongono: “tu sei ambientalista”? La mia risposta è sempre identica: o sei ambientalista, o sei un menefreghista incapace di provare sentimenti. TB


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ATTUALITÁ

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA

SE IL VIGILE URBANO PRENDE IL CAFFÈ E VA VIA... Viviamo in una città in cui le Forze dell’Ordine vanno a periodi: in alcuni giorni multe a go-go e carro attrezzi ovunque; in altri, invece, si chiude un occhio. Anche due.

TUTTOBRINDISI NUMERO 26 - DICEMBRE 2010 TIRATURA 5000 COPIE Autorizzazione Tribunale di Brindisi n. 4 del 13/10/1995 Direttore Responsabile FABIO MOLLICA info@fabiomollica.com Grafica SALVATORE ANTONACI Stampa TIPOGRAFIA MARTANO (Lecce) Numero chiuso in redazione il 3 Dicembre Il prossimo sarà in distribuzione martedì 10 gennaio 2011.

www.fabiomollica.com Edizioni Effe Srl Prolungamento Viale Arno, sn 72100 Brindisi - Tel/Fax 0831550246 Le altre nostre pubblicazioni

Q

uante volte vi siete trovati a percorrere via Cappuccini scervellandovi sul perché non si riesca a camminare a più di 5 all’ora su una strada dritta e larga? E via Appia? Ed i quartieri come S. Chiara e la Commenda? Personalmente mi vedo in questa situazione ogni giorno che decido di mettermi al volante a Brindisi. In certi momenti brancolo completamente nel buio interrogandomi su cause scientifiche, su piani di urbanizzazione, su possibili incidenti o cataclismi che potrebbero aver bloccato il traffico, tutto mentre sono lì, in colonna a consumare benzina e tempo come se fossimo fatti per quello, sprecare le nostre vite in momenti di attesa. In certi altri momenti, invece, ho perfettamente chiara la risposta ai miei quesiti, nessun dubbio mi tormenta più e la soluzione appare così semplice ed elementare che mi fa specie non averci pensato prima. Oggi è un giorno di quelli in cui tutto è chiaro, oggi le risposte sono lampanti. Per farvi capire di cosa parlo vi renderò partecipi della mia esperienza quotidiana essendo certo che non sarà cosa aliena per tutti i lettori. Anche questa mattina, attorno alle 10:00, Santa Chiara era intasata da macchine parcheggiate e mezzi in moto frenetico e svoltando ad un incrocio mi sono trovato a pensare che era proprio una situazione pericolosa: avevo la visibilità ridotta anche se la via era molto larga e non riuscivo a tenere sotto controllo entrambi i lati mentre mi immettevo… poi ho messo meglio a

fuoco il quadro generale. Su ogni lato della via c’erano macchine parcheggiate, ma non in maniera ordinata, alla rinfusa, una a spina di pesce, due dritte, una a mezzo metro dal marciapiede, ecc., in più c’erano due veicoli in doppia fila, un furgoncino ed un furgone di almeno sette metri, che rendevano la strada da larga e a doppio senso a stretta, pericolosa e a senso unico alternato! In tutto ciò un vigile era presente. Parcheggiata la macchina, sono entrato in un bar e vi ho trovato lo stesso vigile che avevo visto pochi minuti prima per strada: prendeva un caffè. Ho ordinato un caffè anch’io, solo che ho passato tutto il tempo pensando di chiedere al vigile se per lui fosse una situazione regolare quella dei mezzi in doppia fila, delle auto parcheggiate sulle strisce, sui divieti, ecc.. Preso dai pensieri non mi sono accorto che l’uomo in divisa aveva lasciato il bar, così sono corso fuori e l’ho cercato con lo sguardo convinto di andarci a parlare… e sapete cosa ho visto? Il vigile è salito sulla sua macchina e se n’è andato facendo un’inversione a U su una strada in cui non è consentita una manovra del genere. Atterrito ho perso ogni speranza. Come si fa, cari amici miei, a vivere in queste condizioni?

PARCHEGGI IN DIVIETO, ABUSI, MANOVRE VIETATE: BASTA FARE UN GIRO PER VEDERNE DI TUTTI I COLORI

Viviamo in una città in cui esistono solo “periodi” per le forze dell’ordine. Ci sono i periodi in cui si fanno le multe ed allora non si può mettere il naso fuori casa per un mesetto, i periodi in cui girano i carri attrezzi a certe ore ed in certe zone, e i periodi in cui ci sono i posti di blocco e ti fermano 4 volte in una sera. Ma quasi mai si vede una dedizione al ruolo assegnato. E lo dico come cittadino che crede nel compito e nell’importanza delle persone che si dedicano a questo mestiere. Basta fare un giro per vedere ovunque doppie file, più la strada è larga e più file si creano, parcheggi su divieti, manovre vietate, abusi, parcheggi in prossimità di incroci pericolosi, e accorgersi che viene compromessa la scorrevolezza del traffico e quindi anche la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini, automobilisti e pedoni. Onestamente sono stanco di questo stile di vita, sono convinto che possiamo migliorare, che possiamo fare a meno di tutto ciò, come possiamo fare a meno di vigili che quando sono in “periodo” di multe entrano nei bar frequentati dalla Brindisi bene che lascia le macchine in divieto di sosta per avvisare clienti e conoscenti che si stanno per riempire verbali! Tutto ciò è offensivo per ognuno di noi. I brindisini possono stare meglio di così, noi brindisini possiamo avere una città migliore e più sicura, serena e comoda, ma fino a che non ci adopereremo per salvare noi stessi, continueremo a vivere nella città in cui viviamo oggi, l’unica che meritiamo. Emanuele Corvetto

SPECIALI Le migliori Spa e le mete del Golf. TURISMO Speciale Brindisi BERE I 10 Rossi da non perdere RISTORANTI 10 Ricette d’autore

CUORE DI PUGLIA Nichi Vendola: «Cinque anni per spiccare il volo» 1

PUGLIA MAGAZINE Uomini, imprese, eventi, luoghi, città di una regione straordinaria. In distribuzione da gennaio.

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Organizzazione Catalogo a cura di

La Gioconda è Nuda Città di Brindisi

Palazzo Granafei-Nervegna

26 novembre 2010 - 15 febbraio 2011 Mostra promossa dalla Città di Brindisi e dal Museo Ideale Leonardo Da Vinci. Inaugurazione venerdì 26 novembre ore 18.30

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ATTUALITÁ

È Natale, tutti al mercatino in piazza

Ecco tutti gli appuntamenti in programma in piazza Vittoria e nei vari quartieri SABATO 11 Spettacolo di cabaret + Polar Express. DOMENICA 12 Animazione villaggio natalizio. MERCOLEDI 15 Musiche di Natale Live. VENERDI 17 Animazione villaggio natalizio. Polar Express. SABATO 18 I dolci della tradizione natalizia. Babbo Natale incontra i bambini. Musica Live Polar Express. DOMENICA 19 I dolci della tradizione natalizia. Babbo Natale incontra i bambini. Pane, olio e vino: i tesori della nostra terra.

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Folklore: Compagnia stabile di Alberobello. Polar Express. LUNEDI 20 Babbo Natale incontra i bambini. Polar Express. MARTEDI 21 Animazione villaggio natalizio. Babbo Natale incontra i bambini. Polar Express. MERCOLEDI 22 Musiche di Natale Live. Babbo Natale incontra i bambini. Pricchio Street Show. Polar Express. Spettacolo di musica, teatro, trasformismo e cabaret: “White Queen”. GIOVEDI 23 Concerto bandistico. Piricchio De Piricchius. Polar Express. VENERDI 24 Musiche di Natale Live.

Polar Express. SABATO 25 Musiche di Natale Live. DOMENICA 26 Musiche di Natale Live. Artisticamente presenta Spettacolo per Bambini. Polar Express. MERCOLEDI 29 Raffaele Passiante Band. GIOVEDI 30 Dream Over Band. SABATO 1 GENNAIO Animazione villaggio natalizio. DOMENICA 2 Efisio Band - Music Revival. LUNEDI 3 Animazione villaggio natalizio. MARTEDI 4 Animazione villaggio natalizio. MERCOLEDI 5 Artisticamente presenta Spettacolo per Bambini.

GIOVEDI 6 Concorso per famiglie: “la Befana più brutta”. Animazione villaggio natalizio. IL 10 DICEMBRE AI CAPPUCCINI IL 14 DICEMBRE A SANTA CHIARA IL 18 DICEMBRE ALLA COMMENDA Dalle ore 17 alle 22: sfilata dei Maestri Zampognari, trenino di Natale, personaggi dei Cartoons, giochi gonfiabili, magic ballons, sbandieratori, ballerini di pizzica, musica jazz, degustazioni di prodotti agroalimentari locali, pettole e caldarroste.


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LIBRI DI NATALE

UNA GRANDE STORIA D’AMORE La “nostra” Anna Rita Mellone propone la favola di Ficuccio e Mandorlina, due alberi innamorati e, per questo, capaci di dare frutti più dolci. Una storia intensa, di perdono, speranza e fiducia. Da leggere con le vostre compagne/i. E ai vostri figli.

BELLE STORIE di Iole La Rosa

“NELLA MERAVIGLIOSA TERRA DI Puglia, nel mezzo di una distesa di maestosi ed impettiti ulivi, nei pressi di Brindisi, c’erano Ficuccio e Mandorlina…”. Inizia così la bella favola scritta, con gran sentimento e trasporto, dalla pluripremiata scrittrice e poetessa brindisina, la nostra amica, Anna Rita Mellone. Aprendo il libro, già nella prefazione, si riesce a cogliere l’immenso amore che anima la storia narrata e che va colto come il “motore di tutto… che cancella tutte le paure, che annulla le diversità e nutre chi lo vive”. Ci si ritrova immersi nella campagna brindisina, che prende forma e vita, con i suoi alberi e la popolazione animale che l’abita. È affascinante come Anna Rita riesca a rappresentare l’amore fisico e spirituale attraverso la vita di alberi che, per natura, sono statici. E invece la dinamicità domina nella favola; gli alberi si animano, parlano, esprimono emozioni, riescono ad abbracciarsi attorcigliando rami e radici, manifestano

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i propri sentimenti in modo talmente naturale e spontaneo da lasciare incantato il lettore. Scorrendo le pagine si vaga nel mondo della fantasia ma non ci si stacca mai dai sentimenti reali, si segue la storia con partecipazione ed enfasi e ci si sente partecipi del mondo narrato, in verità tanto vicino al nostro. Grazie alle bellissime illustrazioni realizzate da Jole Pezzuto i personaggi divengono tangibili, più di quanto si possa immaginare, e ricevono una maggiore vitalità mettendo in risalto parole e movimenti. «Ficuccio e Mandorlina… erano talmente vicini da toccarsi… Lui un giovane albero di fico, dalle grandi foglie, dai rami che già iniziavano a piegarsi verso terra come in un inchino a lei. Lei, un tenero albero di mandorle esile, spoglio, magro da sembrar malato, ma quando la primavera arrivava… si vestiva di fiori bianchi e sfolgorante di bellezza si mostrava fiera al mondo, ed a Ficuccio si attorcigliavano i rami per l’emozione. Allora Mandorlina, amorevolmente compiaciuta, allungando un ramo gli carezzava le foglie come a rassicurarlo: “io sono qui per te!”. E si, questa è proprio una storia d’amore, Ficuccio e Mandorlina erano innamorati

l’un dell’altra! Ed i loro frutti erano i più dolci che si potessero gustare… erano dolci di quell’amore». Un grande amore quello di Ficuccio e Mandorlina. Due alberi diversi e innamorati che, completandosi, assumono una straordinaria bellezza e una grande forza, non comprensibile da chi non vive o non ha il coraggio di vivere l’Amore vero, lo stesso che tanti sognano ma che pochi hanno la fortuna di percepire e di assaporare: “La ricchezza di quell’amore infastidiva gli ulivi. Ne sentivano il profumo ma non riuscivano ad assaporarne il gusto …e invece di far da cornice a quel giovane e forte amore, gli davano addosso, lo schernivano, ignari del fatto che se avessero allargato

i rami e lo avessero accolto, ricchezza quale era, quell’amore li avrebbe contagiati”. L’amore ma anche le immancabili debolezze umane sono presenti nella nostra favola: i pregiudizi, le gelosie, le invidie, superficialità e brutalità, dettati, molto spesso, dall’incapacità di vivere l’amore, dall’aridità del cuore che non riesce a sentire il calore, la pulsione, la gioia e che tenta di minare una storia d’amore. Sorprendentemente dinamica, la storia racconta anche di ravvedimento, di redenzione, di perdono. Un inno alla speranza e alla fiducia, alla forza dell’amore che “rende possibile l’impossibile”. “La vita è imprevedibile, anche se ti fa nascere con le radici, radicato lì, in un posto dal quale pensi che mai te ne andrai, un giorno ti ritrovi da tutt’altra parte, magari dove non vuoi ma, se non perdi la fiducia… la vita può sorprenderti un’altra volta…”. Due donne brindisine, Anna Rita e Jole, con la favola “Ficuccio e Mandorlina”, entrano nei nostri cuori e riescono a trasmettere sentimenti ed emozioni che ci appartengono. È una fiaba da leggere tutta d’un fiato, per adulti e piccini, sotto l’albero di Natale, sotto un plaid, davanti ad un caminetto; una storia da raccontare, da commentare in famiglia, che contribuisce a riscaldare gli animi e a desiderare l’amore, in compagnia di Ficuccio, Mandorlina, degli ulivi secolari, della Gazza, della cornacchia, dei ladri, del Grande Fico e di tanto, tanto, tanto amore. Il libro lo trovate in vendita presso le Edizioni Paoline, in via San Lorenzo.


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GUIDO GIAMPIETRO ildiracconto Natale

AIRPORT 10

Quel giorno nacquero due bambini. Entrambi discesi dal cielo... «Brindisi Control this is AJM812» (Brindisi Controllo, questo è il volo AJM812). «AJM812 go ahead» (Avanti). «Brindisi Control we have a problem on board: we have smoke in the cabin, we declare emergency and ask to land in Brindisi» (Abbiamo un problema a bordo: rileviamo fumo in cabina, dichiariamo emergenza e chiediamo di atterrare a Brindisi). «AJM812 copied. We will coordinate with Brindisi Airport. We request number of passengers on board» (Ricevuto. Coordiniamo con Brindisi Aeroporto. Chiediamo il numero delle persone a bordo). «Brindisi Control we have 126 passengers on board; one pregnant woman has labour pains» (Abbiamo 126 passeggeri tra i quali una donna incinta che ha le doglie). «AJM812 copied. You are cleared to descend to FL070; we have coordinated with Brindisi TWR, crossing FL 120 you can contact Brindisi TWR on frequency 118.1» (Ricevuto. Siete autorizzati a scendere al livello di volo 070; abbiamo coordinato con Brindisi Torre, attraversando il livello di volo 120 potete contattare Brindisi Torre sulla frequenza 118.1). «Brindisi Control copied» (Ricevuto). Questo lo stringato frasario standardizzato tra il Comandante del Boeing 737 in volo da Atene a Milano Malpensa e “l’uomo radar” in servizio presso la Sala operativa dell’Ente Assistenza al Volo di Brindisi, ubicata a due passi dall’Aeroporto del Salento. Intanto, a qualche centinaia di metri in linea d’aria, Maurizio - il collega della torre di controllo - ancora ignaro di quello che stava accadendo nel cielo sulla verticale di Corfù, si gustava lo spettacolo d’una nevicata che stava imbiancando un’insolita vigilia di Natale. In un momento di stanca del traffico aeroportuale allorché piste, raccordi, piazzole di sosta e la stessa aerostazione tirano un sospiro di sollievo dopo una giornata movimentata dai tanti charter di vacanzieri alla scoperta di masserie e trulli ora anche magicamente innevati, Maurizio, con il naso incollato alla grande vetrata verde-fumé della Torre, era come incantato dai riverberi che i cinesini - disposti lungo il bordo

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pista come soldati pronti per la parata - lasciavano filtrare attraverso i fiocchi di neve. Qualcuno ha detto che la maggior parte dei nostri sogni li viviamo con più intensità durante la nostra esistenza da svegli e Maurizio lo stava vivendo lì il suo sogno, mentre fissava i mulinelli di neve tra i ghiacci cespugli del terreno: il sogno di diventare padre dopo averlo desiderato insieme a Margherita per tanti anni. Così tanti che per un lungo tempo di quel bambino non ne avevano più parlato. Finché… Finché, finalmente, ora stava per arrivare. Addirittura l’evento sarebbe accaduto nel periodo natalizio. Un Natale sotto la neve e con due bambinelli! Davvero il massimo. Per una sorta di deformazione professionale, invece del proprio, controllò l’orologio fissato ai pannelli fonoassorbenti della parete: segnava le 18.30 zulu cioè, rispetto all’ora di Greenwich, le 19.30 locali. Questo significava che mancavano oramai solo trenta minuti alla fine del turno. Poi sarebbe sparito sette-giorni-sette da quel posto, lasciandosi alle spalle cuffie, strips, piani di volo e bollettini meteo. Aveva anche sentito dire che è molto difficile nascondere il dolore, ma scoprì che pure nascondere la gioia non è poi così semplice. Nell’attesa del cambio, sotto lo sguardo stupito dell’assistente, non riusciva proprio a trattenerla quella gioia: facendo leva sulle lunghe gambe che poi tirava su, si faceva trasportare dal seggiolino a rotelle per l’angusto spazio della Torre, andando a sbattere come un’automobilina dell’autoscontro ora da una parte ora dall’altra. E rideva d’un riso che gli veniva direttamente dal fondo dell’anima. L’inconsueto esercizio fu bruscamente interrotto dal trillo del telefono “diretto” tra la torre e la sala operativa. Apprese così dell’emergenza in corso e si rese subito conto di quanto poco tempo gli rimanesse per organizzarsi. Non che quella fosse la sua prima emergenza, ma proprio perché ciascuna è sempre diversa dalle altre rappresenta il momento in cui si deve fare appello a tutte le risorse personali per vincere una battaglia contro il Tempo e l’Imprevisto. Un solo istante gli occorse per schiacciare il bottone rosso della campana elettrica che allertava contemporaneamente tutti coloro che, a vario titolo, avrebbero avuto a che fare con quel velivolo alle prese con un atterraggio “cieco”. Quindi, con una calma solo apparente, attese la comunicazione radio che l’avrebbe messo in contatto con il comandante dell’aeromobile. La sua attenzione perciò non fu più distolta da nulla e

da nessuno; nemmeno dal collega nel frattempo sopraggiunto per dargli il cambio. Meno che mai poteva esserlo dal led pulsante del suo telefonino che, con un messaggio della cognata, l’informava del ricovero urgente di Margherita in ospedale. Un tempo senza fine e senza luce, un non-tempo. E poi la voce del pilota: «Brindisi TWR from AJM812, released from Brindisi Control, we request an immediate emergency landing» (Brindisi Torre, rilasciati da Brindisi Controllo chiediamo atterraggio immediato per emergenza). «AJM812 from Brindisi TWR, you are number one to land, runway in use 31, QNH 1014, wind from 350 degrees 18 knots, gusting 32 knots; actually it’s snowing and there is snow on the runway; we coordinated to have an ambulance available» (AJM812 da Brindisi Torre, siete il numero uno all’atterraggio, la pista in uso è la 31, QNH 1014, vento da 350 gradi 18 nodi con raffiche di 32; al momento sta nevicando e vi è neve sulla pista; abbiamo richiesto la disponibilità di un’autoambulanza). Il primo momento era passato. Ora Maurizio aveva una manciata di secondi per controllare la cecklist e ripetere mentalmente tutte le operazioni che restavano da fare. Ma intanto quell’accenno all’autoambulanza gli aveva improvvisamente fatto “vedere” il pancione di Margherita. E fu in quell’attimo in cui - senza volerlo - stava per riappropriarsi della sua vita privata che gettò lo sguardo sul telefonino. Afferrarlo e leggere del ricovero della moglie fu un tutt’uno, ma non ebbe il tempo per un seppur fugace chiarimento perché dal microfono della consolle tornò a farsi udire la voce nasale del pilota: «Brindisi TWR from AJM812 we are on final» (Brindisi Torre, siamo in finale). «AJM812 you are cleared to land, wind from 350 degrees 23 knots, gusting 35 knots; report end of emergency» (Autorizzati all’atterraggio, vento da 350 gradi 23 nodi con raffiche di 35; riportare fine emergenza). E ora cominciava per Maurizio la fase più delicata; quella in cui avrebbe dovuto dare al pilota, se richiesto, informazioni suppletive. Prese il binocolo e s’avvicinò alla vetrata concentrando tutta l’attenzione sul settore in cui sarebbe comparso il velivolo. Fortunatamente aveva smesso di nevicare anche se sulla pista il vento continuava ad alzare preoccupanti mulinelli.


Preannunciato da un rombo come di minaccioso temporale, apparve la grande sagoma dell’aereo. Maurizio puntò il binocolo e subito si accertò che il faro d’atterraggio era acceso, i flaps abbassati e il carrello estratto. Solo che… solo che l’angolo d’atterraggio era ancora alto e così il velivolo veniva giù lungo, troppo lungo. «Tocca… scendi di più e tocca… adesso…» era sul punto d’urlare al pilota. E come se quello l’avesse ascoltato le ruote sgommarono anche se non all’unisono e un istante dopo anche il muso spavaldo s’inchinò obbediente verso terra. Adesso il velivolo filava sulla pista sollevando una scia rilucente di cristalli di ghiaccio. «Frena! Così sbrachi… - urlò questa volta Maurizio alla vetrata della Torre, appannandola -; tira la manetta del reverse e frena …». E, quasi in risposta a quella invocazione senza un interlocutore, i potenti motori, invertendo il flusso d’aria, ringhiarono al cielo tutta la loro rabbia. L’aereo però cominciò a zigzagare pericolosamente e quando riuscì a fermarsi a solo pochi metri dalla recinzione si ritrovò integro, ma ruo-

tato d’una ventina di gradi rispetto all’asse pista. Un momento di suspense e poi la voce sicura del pilota: «Brindisi TWR from AJM812 everything is ok on board, we declare end of emergency. Waiting for the ambulance to come close to the airplane, thanks» (Tutto ok a bordo, dichiariamo fine emergenza e rimaniamo in attesa dell’ambulanza sotto l’aereo, grazie). Maurizio non abbandonò il suo posto finché, in tutto quel roteare dei fari dei mezzi di soccorso, non individuò quello dell’ambulanza. Fu solo quando la luce azzurra e il lamento della sirena furono inghiottiti dal buio della sera, che tornò in lui la luce e, per la prima volta da quando era iniziata l’emergenza del velivolo, pensò alla sua, di emergenza. Il tempo di comporre un numero telefonico e la voce della cognata l’informò dell’avvenuta nascita del figlio. L’ascensore impiegò un tempo che gli parve un’eternità per salire fino al nono piano dell’ospedale. Avrebbe dato chissà cosa per bloccarlo e divorare a piedi il resto della scala. Fuori intanto - lo vedeva dalla fila di

finestroni d’una tristezza lancinante - aveva ripreso a nevicare. Ma, più della neve, era quel lunghissimo e vuoto corridoio a raggelargli il cuore. Finché da una porta non vide uscire un donnone di bianco vestita. «Scusi - farfugliò un po’ intimorito da quella presenza ingombrante -, in quale stanza si trova il bambino nato questa sera?». «Quale dei due? quello portato dalla cicogna o quello venuto in aereo?» rispose la faccia di luna piena in modo serioso. Maurizio - che non vedeva l’ora di abbracciare il figlio - s’affrettò a risponderle: «Vede, anche il mio è disceso dal cielo, anche se non proprio in aereo. E non ha fatto il viaggio in mezzo a tanta gente, ma solamente in compagnia d’un bambino che questa notte è atteso in tutto il mondo… E ora può cortesemente indicarmi la camera?». Nelle foto (gentilmente concesse dal Comando Aeroporto Militare e dalla Direzione Enav di Brindisi) la torre di controllo e sala operativa dell’aeroporto di Brindisi.

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PROFILI AZIENDALI

AGENZIA ALBA

IL SUCCESSO? FAMIGLIA E PROFESSIONALITÁ A tu per tu con Cosimo Alba, titolare dell’agenzia generale Fondiaria Sai. Abbiamo un motto che dovrebbe alla base di ogni attività imprenditoriale: «Al centro del nostro lavoro c’è sempre il Cliente»

A sinistra Cosimo e Gianluca Alba. Qui sopra lo staff dell’agenzia: accanto ai due titolari ci sono Alessia (a sinistra) e Azzurra (a destra).

D

opo sette anni d’esperienza come ispettore commerciale per una docietà del gruppo Ras in Puglia, Cosimo Alba vince una borsa di studio a Milano, per poi avventurarsi, contro tendenza, rilevando un’Agenzia Generale a Brindisi nel 1974. Lo abbiamo intervistato e gli abbiamo chiesto il segreto del successo della sua Agenzia, l’esperienza e la professionalità che occorrono per essere vincenti nel settore delle assicurazioni, quanto serve credere nell’obiettivo prefissato e come incide in tutto ciò una famiglia collaborativa e compatta. «L’esperienza che a mano a mano ho maturato sul campo, a partire dal lontano 1967, e in modo particolare dall’avvio dell’attività d’Agente Generale, in un territorio particolarmente difficile quale quello brindisino, ci ha consentito un’affermazione qualificata, un concreto riconoscimento sul campo, tanto da essere presi come punto di riferimento da parte di colleghi della zona e non». Oggi non siete più l’Agenzia Generale Alba Cosimo Edoardo ma la Alba sas di Cosimo e Gianluca Alba, un passaggio

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significativo. Cosa rappresenta? «Nel 2000 è nata l’Alba sas di Cosimo e Gianluca Alba significativa del fondamentale ruolo svolto da mio figlio Gianluca all’interno dell’Agenzia e della grande professionalità da lui acquisita nel corso degli anni, così come importante è la collaborazione delle mie figliole Alessia e Azzurra. Grazie all’impegno di tutti garantiamo continuità e uno spirito di servizio ai clienti che, con pazienza e fedeltà, hanno contribuito a costruire questa realtà, che oggi è sotto gli occhi di tutti». Qual è il segreto del vostro successo?

«Non abbiamo segreti, seguiamo da sempre un semplice ma fondamentale e indiscutibile motto: Il Cliente è costantemente al centro delle nostre attenzioni. È proprio in quest’ottica che si deve il trasferimento della sede agenziale da via Palestro a via Dè Terribile, a largo Palumbo, a Via Togliatti, per approdare, infine, alla definitiva Via Dalmazia 27. Abbiamo sempre puntato sulla professionalità del personale presente presso la sede, che deve essere rispettoso della privacy, accogliente, specializzato, capace di proporre il servizio sulla Rca, ma anche

coperture calibrate dei rami “Malattia” “Infortuni”, “Vita”, polizze indirizzate sia alla persona che alle aziende, studiate appositamente per venire incontro alle esigenze del Cliente. Come vede, al centro di tutto rimane sempre il Cliente, al quale offriamo un facile parcheggio auto e presentiamo con sobrietà e confort gli ambienti». Con le sue parole, Cosimo Alba ci permette di percepire quanto le risorse umane siano fondamentali all’interno di un’azienda e come le stesse si armonizzino se rappresentate dall’unione della famiglia. In principio ha fatto riferimento al territorio brindisino come particolarmente difficile e di questo ne siamo consapevoli, ha mai pensato che su un altro territorio il suo successo si sarebbe potuto moltiplicare? 
 «Non ci ho mai pensato. Abbiamo sempre creduto nelle potenzialità di Brindisi e crediamo di aver avuto molto da questa città, allo stesso modo pensiamo di essere riusciti a restituire altrettanto in termini di “Professionalità”. ILR


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LETTURE

In anteprima per TB un capitolo del libro del brindisino Donald Vergari (il Mago di Az di “Striscia la Notizia”). Il primo romanzo di una trilogia che inaugura un nuovo tipo di scrittura, quello del Realibro...

IL RAGIONIERE DELLA

MAFIA

G

aetano mi ha appena detto che la nostra prossima meta è in provincia di Lecce, dove vive il capo di un’altra organizzazione. Mi sembra di fare il giro delle sette chiese. «E come si chiama?» «La Sacra Corona Unita.» Questa organizzazione l’ho già sentita. «Come mai ha un nome così strano?» Gaetano mi risponde come se avesse imparato la lezione a memoria. «Sacra, perché per entrarci un nuovo membro viene battezzato, come con il sacramento in chiesa. Corona, perché nelle processioni e nelle riunioni viene usato il rosario. Unita, perché tutti gli affiliati sono uniti uno all’altro, come gli anelli di una catena». Poi, dopo una pausa a effetto, aggiunge: «Oggi mangerai in famiglia». Non chiedo spiegazioni, perché ho imparato che con queste famiglie non si scherza. Ma anche che si mangia bene, e quindi mi accontento e aspetto di arrivare a destinazione. Preso dal discorso, non ho notato in quale punto dell’autostrada siamo entrati e in quale siamo usciti. La sola cosa che ho notato è che non ci fermiamo mai nelle aree di servizio, neanche per espletare i normali bisogni. Per quelli si usano le piazzole di sosta. Tutti questi discorsi mi hanno seccato la gola. Così, anche per fare una prova, dico a Gaetano: «Ho sete, perché non ci fermiamo in un autogrill?». Con un sorriso d’intesa apre un vano laterale che contiene una specie di minibar, con alcune bottigliette e dei wafer. Estrae dell’acqua e me la porge. Anche se è ghiacciata la bevo in un sorso. Mi sento meglio. Nulla sembra lasciato al caso, in questa organizzazione. Mi chiedo che cosa mai dovrò fare per loro, visto come mi trattano. E quanto varrà la mia vita? Ma subito decido di cambiare pensieri, per non incupirmi. La guida del solito Blues Brother autista è sicura, va a velocità costante e non supera mai i 120 km all’ora. Passa ancora un’ora e mezzo prima di arrivare alla

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nostra meta. Giunti all’incrocio della morte sulla circonvallazione per Brindisi, imbocchiamo la strada che costeggia la stazione ferroviaria. Sento aria di casa. Ma non dovevamo andare a Lecce? Guardo di traverso Gaetano e capisco che, per ricambiare il favore di ieri sera, mi offre davvero la possibilità di “mangiare in famiglia”. Intendeva la mia vera famiglia. Anche se mi dice che ci sarà qualcuno che mi terrà sotto controllo per tutto il tempo, lo ascolto appena per l’impazienza. Anzi, non sto più nella pelle. E nemmeno rifletto sul fatto che non solo sanno di me, ma anche dei miei. Arrivati a cento metri da casa mi fanno scendere dalla macchina. «Ricordati» mi ammonisce ancora una volta Gaetano. «Non fare il furbo. Non serve. Né a te, né ai tuoi.» Fin troppo chiaro. Corro, come un bimbo che ha perso la mamma e la ritrova. La vedo sul terrazzo, a stendere le lenzuola appena lavate il cui profumo di pulito arriva fino al piano terra. «Mamma! Mamma!» Si gira, mi vede, sorride e mi saluta con la mano, facendo cadere una federa. Salgo le scale tre gradini alla volta, lei ha già aperto la porta. L’abbraccio alzandola da terra. Non pensavo fosse così importante e mi pento per tutte le volte che l’ho fatta arrabbiare. È sempre uguale con la sua faccia bianca e rossa e forse qualche chilo in più, ma resta sempre la mia mamma e il suo sorriso è sempre giovane. «Non ho preparato niente di speciale da mangiare…» si giustifica. «Ma tu potevi dirmelo che arrivavi!». Se solo sapesse! Poi aggiunge «Che faccia sbattuta, da quanto non dormi?». «L’ho saputo all’ultimo momento che avrei potuto liberarmi…» mento. Mi domando quante bugie dovrò raccontare. «Sono proprio di corsa, sai? Ho un nuovo lavoro come ragioniere in una multinazionale, e ho degli affari da sbrigare in zona. Purtroppo tra due ore devo ripartire, ma sono contento di vederti».

Un trentenne “BRINDISI È ragioniere milanese con origini pugliesiCHE riceve LA CITTÀ “una proposta MERIche non I RAGAZZI può rifiutare”. Scelto TANO, QUANDO perSARANNO la sua abilità con MIi numeri, diviene il GLIORI AVRANragioniere della Mafia, NO anzi delle Mafie QUALCOSA (Camorra, ‘Ndrangheta, DI MEGLIO!” Sacra Corona Unita e Cosa Nostra). Ben presto si ritroverà a gestire i profitti su scala mondiale di questa particolare holding, costretto a reinventare la propria vita giorno dopo giorno, diviso tra la propria coscienza e la sete di denaro e potere.

Non ci vediamo da quanto? Sei mesi? Di nuovo sento una fitta di pentimento al cuore. Mentre apparecchia la tavola per il figliol prodigo arriva mio padre con la spesa. Come al solito ha comprato da mangiare per un reggimento, tre borse che posa sul tavolo con la vecchia tovaglia a fiori con le margherite ormai logorate dal tempo. Quasi non ci crede, quando mi vede. Mi accorgo che ha ragione mi madre, siamo identici: sono la sua fotocopia con 30 anni di meno. Lo abbraccio e mi scappa una lacrima dalla gioia. Ma per non farmi vedere mi giro e prendo piatti e bicchieri dalla credenza. Il profumo che arriva dai fornelli è delizioso, niente a che vedere con i piatti surgelati e poi scaldati nel


«Come dice sempre lei, il figlio muto solo la mamma lo capisce. Ma è la prima volta che lo capisco anche io»

microonde, senza né odore né sapore, che costituiscono il mio pranzo abituale a Milano. Non mi faccio pregare e mi servo una fondina stracolma delle mitiche orecchiette fatte a mano di mia madre, coperte dal cacio-ricotta come un monte appena innevato. Mi ricorda le domeniche di festa di quand’ero ragazzino: il pranzo dopo la Messa, dove facevo il chirichetto. L’aroma che domina l’aria è di ragù: me ne verso una tonnellata, come quando, sempre da ragazzino, temevo non ne restasse abbastanza. Tutti pensano che il condimento ideale per le orecchiette siano le cime di rapa, ma solo perché non hanno mai assaggiato il ragù di mamma Bianca. E la sua ricetta è un segreto che ho promesso di tenere custodito. Dopo il primo sono indeciso se continuare con la burrata - quella delizia simile alla mozzarella, fatta di latte, ma che si scioglie in bocca come il burro - o con i tarallucci piccanti, quelli buoni e fragranti appena sfornati, che pizzicano al punto giusto. Opto per entrambi. Chissà se e quando avrò modo di tornare, penso fra me e me, sbirciando ai miei vecchi ignari di tutto. Loro mi immaginano sistemato, con un buon lavoro, un futuro assicurato. Ci sono rimasti male che mi sono separato, ma l’hanno accettato di buon grado. «L’importante è che tu sia felice, figlio mio». Già, felice. E quando mai? Accompagno il formaggio con un buon bicchiere di vino rosso fatto in casa, pigiato con i piedi santi di mio padre. È così forte che ogni volta mi lascia la lingua e le labbra viola e mi fa passare tutti i pensieri. Quasi tutti, stavolta. Mio padre come al solito parla pochissimo. In compenso si affretta a passarmi le pietanze non appena ho messo in bocca l’ultima forchettata del piatto precedente. I fiori di zucca fritti, di cui vado matto, e le primizie di stagione completano quello che penso sia il mio ultimo pranzo in famiglia. Mi gusto fino in fondo il caffè fatto con la vecchia moka, aggiustato con due gocce di “veleno” (era il termine usato da mia nonna per indicare l’anice). Un caffè che risuscita anche i morti. Ho la consapevolezza che sarà davvero l’ultimo, almeno in quella casa. Mi viene in mente che da bambino, quando avevo all’incirca sei anni, la domenica ero io, tutto contento, a portarlo a letto ai miei vecchi. Purtroppo il tempo passa inesorabile e il momento dei saluti, che assomigliano più a un addio, è arrivato. Saluto prima papà, che mi dà centomila lire in biglietti da diecimila, come sua consuetudine. In silenzio, ma guardandomi negli occhi come a dire «Fanne buon uso!» Poi saluto mia madre, che con le lacrime agli occhi mi sussurra «Stai attento!». Come dice sempre lei, il figlio muto solo la mamma lo capisce. Ma è la prima volta che lo capisco anche io. TB

Una storia d’amore e di criminalità Donald Vergari, smessi momentaneamente i panni del Mago di Az inviato di “Striscia la Notizia”, indossa quelli di scrittore e debutta in libreria. Con una nuova forma di scrittura chiamata: Realibry, ha realizzato un libro che già dal titolo è tutto un programma: “Il Ragioniere della Mafia”. Primo di una trilogia, “Il Ragioniere della Mafia” è un “Realibry” perché parla di luoghi veri, fatti tra il vero e il verosimile e personaggi (attenzione personaggi non persone) reali, che seguono un copione come potrebbe essere per il Grande Fratello, in una nuova dimensione, quella del “libro”. Scritto tutto al presente e in prima persona, prende per mano il lettore e lo porta a vedere il mondo con gli occhi della Mafia. Uno spaccato reale di questo crudo mondo fatto di regole spietate, dove tutti, volenti o contro la propria volontà, posso entrare, ma solo qualcuno riesce ad uscirne, come il protagonista di questo libro: Angelo Bianco. E a suo nome fortemente voluto dall’Autore, dall’Editore F.BE. e da Agrorinasce che lo utilizzerà in piena autonomia, è stato aperto un fondo di solidarietà su la Banca Etica che sarà utilizzato per le vittime della Mafia e …dell’ordine, grazie alla vendita del libro. La trama: un trentenne ragioniere milanese con origini pugliesi riceve “una proposta che non può rifiutare”. Scelto, per la sua abilità con i numeri, diviene il ragioniere della Mafia, anzi delle Mafie (Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita e Cosa Nostra). Ben presto si ritroverà a gestire i profitti su scala mondiale di questa particolare holding, costretto a reinventare la propria vita giorno dopo giorno, diviso tra la propria coscienza e la sete di denaro e potere. Nemmeno la sfida con i narcotrafficanti colombiani e la riorganizzazione di un vero e proprio piano di marketing per superare la crisi del dopo Falcone e Borsellino sono sufficienti a placare la sua voglia di andare sempre oltre le regole del gioco. Il ragioniere è nato libero e vuole morire libero, la sua ultima grande sfida sarà quella di uscire vivo dalla Mafia e per questo dovrà realizzare uno dei piani più ingegnosi nella storia del crimine. Una storia d’amore e criminalità raccontata in uno stile assolutamente innovativo. L’autore Donald Vergari, è un 39enne d’origine brindisina che vive tra Savona, Milano e Padova. Personaggio eclettico e sicuramente sopra le righe, si forma come animatore nei villaggi dei maggiori tour operator internazionali, vincendo il premio come “Miglior Animatore Europeo” al XIII Festival Internazionale di Parigi. Ma è stato anche comico, conduttore e grande esperto dell’intrattenimento. Ora ha deciso di lasciare da parte mantello e bacchetta magica per tuffarsi in una nuova avventura, questa volta letteraria. Il Ragioniere della Mafia è edito da F.B.E. mentre la promozione è affidata al gruppo De Agostini, che nei primi due giorni di prenotazione riservati alle librerie ha registrato richieste per oltre 1.000 copie. Decidendo di spostare la tiratura iniziale da 1.500 a 10.000 libri, vista anche l’importante prefazione curata da Lorenzo Beccati, scrittore di successo (attualmente in libreria con “74 Nani russi”) e autore di programmi televisivi (Drive in, Odiens, Striscia la Notizia). In queste pagine vi proponiamo il capitolo «Un pranzo in “Famiglia”»in cui il ragioniere torna a Brindisi per una breve sosta in famiglia. Un pranzo ed un saluto a mamma e papà. Ma sarà un arrivederci? O un addio? (I.L.R.)

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SATIRA

SPAM ESCLUSIVO

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CICLONE WIKILEAKS

on c’è solo il capodelgoverno-barzelletta nei file pubblicati nei giorni scorsi da WikiLeaks: tra i 250mila cablogrammi finiti online, infatti, compaiono anche una quindicina di appunti riservati che l’ambasciata americana a Roma ha spedito nel corso degli ultimi due anni a Hillary Clinton e agli altri membri del governo statunitense. Siamo riusciti a leggerli in esclusiva, e ce n’è per tutti: Ferrarese, Mennitti, Marcello Rollo, i brindisini, il Brindisi Calcio, i giornalisti... Ne emerge un quadro desolante, che vi proponiamo in tutta la sua crudezza, depurato solo delle parolacce e degli insulti (tutti meritati, peraltro) che i diplomatici americani avevano riservato alla nostra città. FERRARESE. «Vanitoso ma capace. Un pericolo per l’umanità». Questo cablogramma fu scritto sulla base di alcune dichiarazioni rilasciate dalla signora Ferrarese all’inserto satirico di TuttoBrindisi, Spam (le cui pagine sono state definite dall’ambasciatore Usa “gli unici articoli seri che i brindisini possono leggere”). Due anni fa, infatti, la signora D’Antona in Ferrarese si era sfogata con un nostro collaboratore: «Massimo ormai pensa più alla politica e al basket che alla famiglia, ma quello che più non sopporto è che prima di ogni intervista televisiva passa 2 ore allo specchio per farsi trucco e capelli». Ma l’ambasciatore mette in guardia Obama e la Clinton, andando oltre la vanità, : «È davvero un pericolo, può metterla in quel posto a tutti. L’onorevole Luigi Vitali può confermare. Politicamente parlando, è ovvio». FERRARESE-VITALI. Grazie a WikiLeaks scopriamo i retroscena del litigio tra i due francavillesi, che per mesi e mesi ha tenuto i brindisini con il fiato sospeso, manco si trattasse del quarto segreto di Fatima. «Tra i due ex-amici è scoppiata la guerra. La colpa è tutta di Ferrarese. L’attuale presidente della Provincia, due anni fa, durante la consueta tombolata di

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NEI DOCUMENTI RISERVATI DEL PENTAGONO PUBBLICATI DAL SITO INTERNET, SI PARLA ANCHE DI BRINDISI E DEI SUOI PERSONAGGI PIÚ IN VISTA. ECCO, IN ESCLUSIVA, I CABLOGRAMMI CHE CI RIGUARDANO. Natale che si tiene nella sua residenza di Francavilla, stava facendo il tombolone in società con il deputato. All’epoca erano come fratelli e facevano quasi tutto insieme. Ma quando Vitali gridò “Tombola” - ed un privato cittadino esclamò “come al solito si mangiano tutto i politici” - scoppiò un violento litigio tra i due amici per la pelle. Con i 55 euro della vincita Ferrarese voleva comprare 5 suoi cd con Al Bano, ma non per solidarietà, bensì perché così facendo le vendite del Cd avrebbero finalmente subito una impennata e i due sarebbero entrati nella classifica di TV Sorrisi e Canzoni, Top of the Pop e Novella 3000. Vitali, invece, pensava già al suo futuro, e quindi proponeva di devolvere la vincita ad una nuova Fondazione, quella per la cura dei politici francavillesi non rieletti. Ci fù un gran casino: Ferrarese iniziò a gettare sul deputato tutti i fagioli e le bucce di arancia utilizzati per coprire i numeri sulle caselle; Vitali minacciava un interrogazione parlamentare. Alla fine, come al solito, vinse SuperMax, e fu rottura totale. MENNITTI. Grazie ai documenti top-secret si scopre un lato del primo cittadino che di certo molti brindisini non conoscevano. Scrive l’ambasciatore: «Questo sindaco pensa solo ad organizzare serate, ed io non riesco più a stargli dietro. Un giorno vuole che vada al

teatro, un giorno alla presentazione di un libro, l’altro ad una conferenza. Sono stato costretto a prendere il Viagra per non addormentarmi durante i pallosissimi spettacoli culturali. Mai una volta che dicesse: “Frank, andiamoci a fare una birra al pub”. Per favore, mandatemi a Roma, almeno lì con Berlusconi qualche escort usata si può sempre racimolare: qua non si batte chiodo». IL GIORNALISTA PORTAVOCE. In questo cablogramma si parla di un noto giornalista. Non ne pubblichiamo il nome perché, a nostro avviso, giornalisti-zerbini nella nostra realtà ce ne sono almeno due, probabilmente anche di più, quindi è probabile che il diplomatico Usa possa avere sbagliato identità del diretto interessato. «Non passa giorno che quello zerbino di .... non intervisti Ferrarese o Mennitti. Quando i due non sono a Brindisi, li chiama per una intervista telefonica. Quando non hanno nulla da dire, li intervista sulla crisi in Iraq e sulla fine del mondo nel 2012. Credetemi, di giornalisti-portavoce ne ho visti, ma qui abbiamo toccato il fondo. Anzi, il sottofondo». IL BRINDISI CALCIO. Essendo un accanito tifoso, il diplomatico di passaggio in città non ha perso l’occasione per dire la sua sul periodo nero dei biancazzurri. «La cosa migliore fatta dalla nuova dirigenza è senza dubbio il buffet (caffé e succo d’arancia) allestito durante l’intervallo delle partite. Per il resto è tutto un grande enigma, e temo che la squadra quest’anno non la salvi neanche la Madonna, non dico quella di Sant’Elia o del Casale, sulle quali il Vaticano non si è ancora pronunciato, ma quella di Jaddico, sulla cui veridicità non ci sono dubbi». MARCELLO ROLLO. «È una mina vagante. Un soggetto da tenere d’occhio. Io suggerirei di mandarlo a Guantanamo, per stare tranquilli che non faccia altri casini. Poteva mandare a casa Mennitti ma non lo ha fatto. Ha preferito il suicidio, e questo gli fa onore. Adesso


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SATIRA

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“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...” Tutto ciò che leggete in queste pagine è falso. Anche se è difficile crederlo

flirta con Ferrarese. Dicono che gli darà la poltrona di presidente dell’Asi, oppure di presidente della Provincia. Per ora, però, gli ha dato solo un seggiolino al palazzetto, seppure in prima fila». I BRINDISINI. «Stanno ai piedi di Cristo. Continuano a farsi prendere per culo da tutti. Ormai questa è una dote che fa parte del loro Dna. Però sono felici e guardano al futuro con la solita ottimistica rassegnazione. L’unico modo per cambiare la loro sorte sarebbe far esplodere un rigassificatore, oppure una bomba atomica. Non vedo altro modo per salvarli. Stanno morendo tutti di fame, o almeno così dicono, però in città hanno tutti le Hogan ai piedi. Inoltre hanno aperto 36 agenzie di scommesse e 49 sale giochi. Crescono anche i negozi cinesi (tra poco Malcarne e D’Amore saranno sostituiti da uomini con gli occhi a mandorla) ed il numero di finanziarie. Riassumerei così: i brindisini vanno alla finanziaria per un finanziamento, poi spendono i soldi per scommettere sulle partite di calcio, e se vincono comprano qualcosa dai cinesi. Comprese le Hogan. IL PALAZZETTO. «Dovreste mandare qui a Brindisi una delegazione di nostri ingegneri americani, per imparare come si costruisce un palazzetto moderno. Pensate: alcuni tifosi sono costretti a metter le gambe sulle spalle della persona che gli sta davanti. Una trovata eccezionale per risparmiare spazio e denaro. Su suggerimento dei vigili del fuoco hanno perfino

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FERRARESE: «VANITOSO». MENNITTI: «TROPPO PRESO DAI PARTY». ROLLO: «NON SA PIÙ DOVE BUTTARSI». IL BRINDISI CALCIO: «NON LO SALVA NEANCHE LA MADONNA DI JADDICO». I BRINDISINI: «STANNO PEGGIO DEL CALCIO, PERÓ...»

eliminato le vie di fuga. Del resto, è meglio morire nel PalaPentassuglia, piuttosto che andare a vedere la squadra del cuore a Bari o Taranto». APPUNTI SU TUTTI. Per alcuni personaggi il diplomatico americano si limita a qualche veloce appunto. Francesco Renna, assessore alle Attività produttive: «Denunciabile per abusivismo, perché da quando c’è lui spuntano ovunque casette di legno. Pensa di essere il padrone di piazza Vittoria: ha scacciato le badanti dal tempio per mettere al loro posto le baite di Natale. E dopo la befana, visti i tempi che corrono, vorrebbe utilizzare le casette come case d’appuntamento. Ha già inviato un invito ufficiale a Palazzo Grazioli». Mauro D’Attis: «Dopo un periodo di sovraesposizione sembra essere scomparso. In realtà ha capito che in questa città conviene non fare un cazzo. Solo così si fa tanta strada». Salvatore Tomaselli: «Sta già pensando alle prossime elezioni. L’altra sera, ad un convegno del PD a cui erano presenti circa 4 persone, ha detto che dopo essere stato alla Camera e poi al Senato, è davvero indeciso sul da farsi. Ha anche aggiunto “col culo che ho avuto l’ultima volta potrei anche pensare alle presidenziali Usa, ma è meglio non rischiare”. L’ENIGMA PD. Manco fossimo ancora ai tempi del PCI, l’ambasciatore tiene d’occhio il “principale partito d’opposizione”. Anche se viene da ridere a sentirlo chiamare così (perché se quello è il principale partito


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“Il diritto di sembrare ridicoli è qualcosa a cui teniamo molto...” Tutto ciò che leggete in queste pagine è falso. Anche se è difficile crederlo

d’opposizione, figuriamoci gli altri...) gli scritti del diplomatico Usa sono comunque interessanti per scoprire come la minoranza di centrosinistra si prepara al dopo Mennitti. «C’è gran fermento nell’opposizione. I vertici del PD sono alle stelle perché probabilmente chiuderanno il 2010 con un aumento degli iscritti. Ad ottobre infatti hanno preso la tessera gli ultimi tre reduci della seconda guerra mondiale. Dopo 4 anni di declino, il partito registra timidi segnali di ripresa. Il segretario provinciale è stato avvistato ogni sabato sera nelle principali balere, mentre quello cittadino (che non se la cava bene con il ballo) fa il giro delle chiese. Malgrado ciò, il PD continua ad essere animato da strana gente. Pensate che all’ultima assemblea provinciale c’erano solo tre delegati. Due sono andati via dopo 15 minuti, perché avevano litigato sulla spartizione degli ingressi omaggio al circo. Il terzo, rimasto solo, non è riuscito ad approvare l’unico ordine del giorno da discutere, che era il seguente: “Possiamo proporre un ribaltone a Mennitti?”. Se pensate che l’ordine del giorno non sia stato approvato per mancanza del numero legale, vi sbagliate di grosso. L’unico iscritto rimasto in assemblea, infatti, non era d’accordo con se stesso su come votare». I COMMERCIANTI. «Molti di loro sono in gamba, molti altri sanno solo lamentarsi. Pensate che in tanti restano chiusi perfino le domeniche di dicembre, quando

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IL PD BRINDISINO: «FANNO L’ASSEMBLEA IN 3, MA DUE VANNO VIA SUBITO, DOPO AVER LITIGATO PER LA SPARTIZIONE DEGLI INGRESSI OMAGGIO AL CIRCO». D’ATTIS: «SEMBRA AVER CAPITO CHE QUI MENO FAI E MENO APPARI, E PIÚ VAI AVANTI». i corsi sono pieni di gente. La scorsa domenica gli assessori Renna e Titi si sono messi alla guida di due autobus. Sono andati a caricare i crocieristi arrivati a Bari, le prostitute trovate lungo la tangenziale e perfino una ventina di immigrati clandestini. Li hanno portati in centro, regalando loro dei buoni-spesa da 50 euro, ma le serrande erano chiuse. C’era la partita al palazzetto. ANTONIO CORLIANÓ. «Una persona galante, ma con un grosso difetto: si emoziona facilmente, e spesso

scoppia in lacrime mentre gli si parla. È un profondo credente: iniziò con i pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo, poi sostituiti con le visite in Confindustria. Da un po’ di tempo invece è devoto di piazza Santa Teresa e di San Massimo da Francavilla. Si dice che di quest’ultimo tenga sempre un santino in tasca e riesca perfino a parlargli nelle sue rare apparizioni non televisive. Non crede alla Madonna di Brindisi e sostiene che l’unico in grado di fare i miracoli in città sia il patròn».


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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA NATALE A BRINDISI

TRA PRESEPI E CONCERTI La rassegna internazionale dei presepi, il concerto di Malika Ayane e quello per il Nuovo Anno. E poi jazz, spettacoli per bambini, il presepe vivente. E a Capodanno tutti in piazza con Demo Morselli e la sua band

L

a rassegna internazionale dei presei, ma anche tanta musica, tradizione e golosità nel calendario degli eventi organizzato dall’amministrazione comunale di Brindisi nell’ambito di “Natale a Brindisi”. Questo il programma completo delle date. Venerdì 10, alle ore 18, a Palazzo Granafei Nervegna, inaugurazione della venticinquesima edizione della Rassegna internazionale del Presepe nell’arte e nella tradizione. Lunedì 13, alle 21, nella basilica Cattedrale, la Piccola orchestra apocrifa di Giorgio Cordini presenta “La buona novella” di Fabrizio De Andrè. Martedì 14, alle 21, al Nuovo teatro Verdi, concerto di Malika Ayane. Giovedì 16, alle 21, nella chiesa della Pietà, concerto di Daniele Wilson and the Truth. Sabato 18, alle 20.30, nell’auditorium dell’ex convento Santa Chiara, Natale in Jazz, con l’Elisabetta Antonini

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Sextet. Domenica 19, alle 16, al porticciolo turistico Marina di Brindisi, “Aspettando la cometa” (un tuffo nel mare dei ricordi, tra golosità e tradizione; alle 21, nella chiesa Ave Maris Stella, Corou de Berra. Martedì 21, alle 18, nell’auditorium dell’ex convento Santa Chiara, Cantique de Noel, con gli Amici cantoria Franco Arina. Mercoledì 22, alle 21, nella chiesa del cristo, Arturo Stàlteri in concerto per i Suoni della Devozione. Domenica 26, alle 17.30, in largo de’ Calò, Natale a casa di Nevia e... dintorni (poesia, musica e sapori della tradizione). Lunedì 27, alle 20.30, nell’auditorium dell’ex convento Santa Chiara, Natale in Jazz con Stochelo Rosenberg ed il Salvatore Russo Trio. Martedì 28, alle 18, nell’auditorium dell’ex convento Santa Chiara, Storia d’amore e alberi, uno spettacolo per grandi e bambini liberamente tratto da “L’uomo che piantava gli alberi”, di Jean Giono. Giovedì 30, alle 21, nella basilica Cattedrale, concerto del Coro polifonico arcivescovile San Leucio. Venerdì 31, dopo la mezzanotte, nell’area antistante il Nuovo teatro Verdi, Concerto di Capodanno, con la

Demo Morselli Big Band Orchestra. Domenica 2 gennaio, alle 20.30, nel Nuovo Teatro verdi, Concerto per il Nuovo Anno, con Ivo Pogorelich, Riccardo Donati e Quartetto di Cremona (prenotazione obbligatoria al botteghino del teatro, info: 0831.229230 - 562554). Giovedì 6, ore 16.30, nel complesso delle Scuole Pie, La cantata dei pastori, presepe vivente. Giovedì 13, alle 21, al Nuovo Teatro Verdi, Gianrico Carofiglio in Le notti dell’avvocato Guerrieri, reading musicale con i Chelsea Hotel. Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito ad eccezione del concerto di Malika Ayane e della serata con Gianrico Carofiglio.


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I LOCALI DI TB

Ristoranti

t Hara Un locale originale e coraggioso, che sta riscuotendo ottimi consensi. Potete scegliere i piatti del giorno, oppure prediligere (e ve lo consigliamo) i menù degustazione: Hara (carne, pesce e verdure), Fresco (solo pesce), Gusto (carne), Verde (vegetariano), Leggero (per chi tiene alla forma fisica). Il Sushi e il Sashimi sono degni di un ristorante giapponese. Il locale è anche wine-bar e sala da thé. Via G. Bruno 26/28, tel. 0831520064. Chiuso la domenica sera e il lunedì. L’Araba Fenice u Da anni uno dei ristoranti brindisini più apprezzati. Ambiente elegante, cantina sontuosa che dà il giusto spazio ai vini del territorio, cucina di qualità a prezzi accessibili. Servizio puntuale e discreto. D’obbligo partire con l’antipasto della casa. Come primo vi consigliamo gli gnocchetti con gamberi e melanzane. Insuperabili i gamberoni rossi di Gallipoli al sale. Pesce sempre fresco. Dolci da applauso. Corso Roma 31, tel. 0831590009. Chiuso il lunedì.

t Iaccato La storia della cucina marinara brindisina. Da decenni questo locale è la meta prediletta di quanti amano mangiare pesce fresco. Nel locale della famiglia Romanelli potrete assaggiare, tra le altre cose, degli incredibili tagliolini all’aragostella. Ma se proprio volete vivere un’esperienza gastronomica indimenticabile, allora ordinate la zuppa di pesce della casa: senza paragoni. Pizze anche a pranzo. Piaz.le Lenio Flacco, tel. 0831524084. Chiuso il mercoledì. La locanda del porto u Ambiente classico e piacevole. Cucina tradizionale. Si apre con l’antipasto della casa (10 piatti tipici). Tra i primi, da non perdere i paccheri alla rana pescatrice con ricottina piccante (oppure gli agnolotti ai crostacei con ricciola). Per secondo carne arrosto (c’è anche la fiorentina) oppure l’ottimo tonno scottato con salsa di basilico e parmigiano. Dal lunedì al venerdì si serve la pizza anche a pranzo. Via Montenegro 20, tel. 0831568181. Chiuso il martedì. t Locanda ti li Spilusi Il ristorante-pizzeria che soddisfa ogni “spilo”, ideato da Fabrizio e Gianfranco. Vecchie e nuove pietanze della cucina tradizionale pugliese ed italiana, in un ambiente rustico immerso nel verde. Da provare i troccoli ai granchi e la “taiedda” di riso patate e cozze, “bracioli e purpetti”, ed ovviamente la grigliata mista di carne o pesce. Antipasti numerosi e gradevolissimi. Contrada Restinco 4, tel. 0831555481, 3280898063. Chiuso a pranzo.

t Buena Vista Cucina completamente rinnovata per questo locale accogliente e caldo situato ai piedi della Colonna Romana. All’ottima selezione di salumi, formaggi e carni, si aggiungono ora i piatti della tradizione marinara. Ottimi il tonno alla griglia con zucchine gratinate, la seppia alla catalana, l’insalata russa con il dentice, gli gnocchetti ai frutti di mare. Azzardate, ma squisite, le orecchiette al nero di seppia con le cozze. Via Colonne 57/59, tel. 08311720488. Chiuso il mercoledì. Penny u L’arte del buon bere, della cucina e della cordialità. Il Penny è uno dei ristoranti più belli e romantici della città, situato in un palazzotto del 1200 affacciato sul porto. La cucina è raffinata e privilegia i piatti a base di pesce fresco, come i tagliolini allo scorfano. L’antipasto propone quattro portate in un unico piatto dal design ricercato. Il Penny è anche enoteca (e che assortimento!) e cioccolateria. Via San Francesco 5, tel. 0831563013. Chiuso il lunedì. 42

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Skipper/Betty u La cucina di uno dei locali storici del centro, abbinata alla location del bar più popolare. Ne esce un mix di buona cucina marinara, posti a sedere in piazzetta oppure nel romantico cortile interno. Ottimi i tagliolini ai frutti di mare, ma anche le pappardelle ai porcini con le vongole. Abbondante la grigliata di pesce, buone le pizze. Per dolce, cosa c’è di meglio del gelato del Bar Betty? Viale Regina Margherita 6, tel. 0831563465. Chiuso il mercoledì.


TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA

Ristoranti, vini, locali, sapori

LUOGHI

IACCATO E MADE IN ITALY SERATE DA NON PERDERE IL 16 DICEMBRE FESTIVAL DELLA PIZZA NEL LOCALE DI PIAZZALE LENIO FLACCO. E IL TRICOLORE SOTTO LA COLONNA. Dopo la serata dedicata al polpo e quella della paella, il 16 dicembre il ristorante Iaccato celebra la pizza: antipastini vari (con pettole e baccalà, olive

ascolane, melanzane in pastella e molte altre specialità natalizie) e una proposta di nuove pizze. A fine gennaio, a grande richiesta, il

ristorante di Annalisa Romanelli riproporrà la serata della paella. In via Colonne, invece, da segnalare la nascita del nuovo locale della famiglia Tregua. Si chiama Made in Italy ed è tutto all’insegna del tricolore, non solo negli addobbi dell’ex Stupor Mundi, ma anche della proposta culinaria: buffet di antipasti della tradizione, pizze e secondi a base di carne. «È una nuova idea di

locale - dice Stefano Tregua -. Abbiamo pensato a quanti vogliono fare una cena conviviale veloce e leggera, anche nel prezzo, senza rinunciare alle bontà della buona cucina». Con 15 euro si cena degnamente. Se poi si vuole provare qualcosa a base di pesce, la cucina è la stessa del Buena Vista, quindi il pesce fresco ed i frutti di mare di certo non mancano.

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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA MUSICA

INCANTEVOLE EUFORIA: CD E VIDEO Gianmarco Di Salvatore, Mauro Daccico e Jordan Rech sono su YouTube e nei negozi, con il loro primo album. Niente male... È da qualche settimana nei negozi di dischi il cd degli “Incantevole Euforia”, rock-band brindisina messa in piedi nel gennaio 2010 per iniziativa di Gianmarco Di Salvatore ex cantante e compositore della più nota band, oramai sciolta, “Dna71”, con la quale lo stesso Di Salvatore aveva partecipato ad importanti trasmissioni televisive come “Scalo 76” (Rai2) e al film “Nient’altro che noi” del regista Angelo Antonucci (2009). Il trio “Incantevole Euforia” (la band è completata da Mauro Daccico al basso e Jordan Rech alla batteria) propone un indie-rock di stampo inglese mescolato con il pop punk californiano e il pop rock italiano, con brani molto ritmati e orecchiabili, già cantabili dopo il primo ascolto. Viste le importanti esperienze alle spalle, il progetto parte subito con l’intensità e la voglia di lavorare al massimo. Subito inizia la collaborazione con la seconda radio per importanza del panorama pugliese “Ciccio Riccio” con la quale gli “Incantevole Euforia” lanciano il loro primo singolo dall’omonimo nome e il loro secondo singolo “Bella come sei”. Visti i riscontri positivi, la band si aggrega nel corso dell’estate 2010 a tutto il tour della suddetta radio, avendo l’opportunità di suonare avanti a migliaia di spettatori, prima di artisti molto importanti quali Le Vibrazioni, Fabrizio Moro, Povia. Nello stesso periodo del tour la band ha completato le registrazioni degli ultimi inediti, e così il 24 settembre 2010 è finalmente uscito il primo album ufficiale, interamente autoprodotto e stampato presso “Collapse studio”, distribuito in molti negozi del Salento, ma anche a Bari, Roma, Bologna e Milano. I brani più significativi del Cd sono sicuramente “Libero dalla mia mente, inseguendo un istante” e “Cittadino del mondo”. La traccia “Bella come sei” è sicuramente la più commmerciale, ma di magica presa e non scontata, così come “Incantevole Euforia” (se volete vederne il video ufficiale lo trovate su YouTube). Il Cd è in vendita a Brindisi da ”Quincy” (via Palestro, 10), ”La Discoteca” (via Imperatore Augusto, 9).

SEX IN BRINDISI CITY

Aspettando l’amore della vita...

E siamo sempre li, essere una trentenne e single vuol dire essere una zitella acida e triste? Io l’amore continuo a cercarlo ma se non arriva non posso certo farne un dramma e accontentarmi di ciò che passa il convento. Se avessi voluto farlo sarei rimasta con il mio ex, in quella lunga storia che durava da 5 anni, che mi avrebbe sicuramente portata ad un matrimonio con una vita regolarissima, fatta di bambini, casa e famiglia, come quella di alcune mie amiche. Se non fosse che anche io un giorno vorrò mettere l’abito bianco ed avere un figlio, sarebbe più semplice rimanere single che trovare l’amore della propria vita. Proprio così, inizia ad essere un po’ troppo difficile trovare quello giusto! Meglio soli se ci corrode il sospetto di accontentarsi, meglio in coppia se l’appagamento è totale, queste sono state le parole del mio amico Savio poco tempo fa e non aveva tutti i torti! È una rarità trovare l’uomo che ami la monogamia, che sia pronto a dedicarsi a te nel rispetto più assoluto. La mia amica Giulia ad esempio, ha conosciuto quest’estate un ragazzo interessante che si è subito dedicato a lei giorno e notte, rimandando la partenza a Roma per questioni lavorative. Giulia non credeva le stesse accadendo che un uomo si dedicasse a lei con tutto quell’affetto e con tutta quella presenza costante, perché anche lei come la maggior parte delle donne ha sofferto per l’amore non corrisposto. Lui le aveva presentato nel giro di un mese genitori e amici e lei era entusiasta, ma… a distanza di tre mesi lui ha sclerato per un niente: pressato dai suoi problemi lavorativi ha deciso di sparire da un giorno all’altro senza dare peso ad una spiegazione che a Giulia spettava di diritto. Una sera con lei eravamo in un locale a bere una birra e lo abbiamo incontrato. Si è comportato con una disinvoltura allucinante, come se nulla fosse successo, come se la donna che avevo di fronte a domandarmi il perché il suo uomo fosse sparito in quel modo, non contasse nulla e fosse normale riprendere i rapporti col fregarsene di dare una risposta al suo comportamento. Sicuramente di storie del genere ne abbiamo già sentite e risentire ma io mi domando: è davvero così difficile trovare l’anima gemella? E per citare Carrie direi: probabilmente se non cambiassimo mai strada non potremmo innamorarci, avere un figlio, essere ciò che siamo... del resto le stagioni cambiano, e così pure noi.

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di Lady Violet


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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA IL COMMENTO

DIETA MEDITERRANEA E COMUNIONE La nascita della Fondazione promossa da Ferrarese si è tramutata - scrive Pino De Luca - nella solita diatriba politica condita da questioni di campanile. «Speriamo che il sale riconduca alla saggezza chi polemizza senza conoscerne le ragioni».

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ualche giorno addietro ho avuto l’onore e il piacere di essere invitato ad una conferenza dei Lions della zona che comprende la città di Ceglie Messapica. L’avvocato Rocco Suma mi ha chiesto di partecipare con un intervento alla discussione sulla Dieta Mediterranea in uno dei templi più sacri dell’Enogastronomia nazionale ed internazionale: Il Fornello da Ricci, che fu di Angelo ed ora prosegue meravigliosamente nelle mani di Antonella e Rossella. Non darò conto delle prelibatezze che son giunte a tavola a fine convegno, ne ho già parlato per tempo, mi è dispiaciuto però trovarmi all’interno di una diatriba di carattere politico che, leggo dai giornali, continua condita da una questione di campanile bardata con l’approssimazione declinata da presunzione e dettata dell’ignoranza. La questione riguarda l’adozione della Dieta Mediterranea, dichiarata patrimonio dell’umanità, come motore di sviluppo e qualificazione

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territoriale. Meravigliosa idea, un po’ furbesca ma in un mondo di furbi non è male usare l’astuzia. L’idea è quella di racchiudere in una specie di triangolo tra Ostuni, Mesagne-Brindisi e Ceglie Messapica il marchio Dieta Mediterranea. Piccolo cabotaggio, nulla di nuovo. Il fatto è che vi è una divisione sul centro di gravità dell’operazione: qualcuno lo vuole ad Ostuni. Luogo deputato ad accogliere la Fondazione da affidare ad un luminare della scienza medica, il prof. Gaetano

Crepaldi. Lasciare a Ceglie Messapica non si capisce bene cosa (forse il “biscotto cegliese” che è comunque presidio Slow Food da tempo e che non c’entra nulla con la Dieta Mediterranea), e la Ricerca alla Cittadella che, appunto, è della Ricerca. Ho cercato di richiamare cose che tutti dovrebbero conoscere: la Dieta Mediterranea e gli studi ad essa annessi nascono e si sviluppano nel Cilento e nell’Egeo. La capitale si chiama Pioppi ed è appunto nel Cilento. La Dieta Mediterranea, come dice la parola stessa è Mediterranea, ad essa hanno avuto in associazione l’Italia (immersa nel Mediterraneo da Ventimiglia a Trieste), la Spagna, la Francia Meridionale e il Marocco. Ricordo a tutti che Algeria, Tunisia, Israele, Egitto, Giordania, Libano, Turchia, Grecia, Albania, Montenegro, Bosnia, Slovenia sono tutti paesi del Mediterraneo e, prima o poi, accederanno al marchio. Federico II, Stupor Mundi, Puer Apuliae quanto ci pare, era sempre un Hohenstaufen di Svevia e, per quanto amasse le terre che ha frequentato, la sua cucina, pure straordinaria, nulla ha a che vedere con la Dieta Mediterranea legata più ai racconti di Abū ‘Abd Allāh Muhammad ibn Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn Idrīs alSiqillī (detto El Edrisi) che all’Anonimo Meridionale. Chi volesse trar vantaggio anche economico e turistico da questo tanto importante quanto tardivo riconoscimento dell’Unesco deve costruire una propria identità all’interno della Dieta Mediterranea, una identità riconoscibile e apprezzabile, fruibile ed inimitabile, legata


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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA alla terra, alla cultura e alla storia senza trasformare la ricchezza del passato in folklore così banale e superficiale da essere imitabile da chiunque. In caso contrario la Dieta Mediterranea, in pochi anni, verrà prodotta in Cina e in India e venduta a Philadelphia come accade per la Pizza Margherita, concepita a Napoli e moltiplicata da Capo Nord alla Patagonia. Per storia, iniziativa e cultura l’enogastronomia cegliese ha un suo brand, nato quando nessuno pensava alla dieta mediterranea e quel marchio s’è consolidato con Antonella, Lillino, Tonino, Antimo, Gino e tanti di cui non ricordo il nome ma altrettanto importanti. Diluirlo in brodaglie indistinguibili sarebbe un errore, un crimine per chi ama la sagna penta, le fave e cicorie, e la pasticceria da forno. So che mi illudo e che la massificazione ha il suo fascino, ma spero che qualcuno dei pionieri sappia resistere, sappia connettersi alla Dieta Mediterranea ma continuare farsi riconoscere magari con una Dieta Messapica. Per parte mia, è noto, sono affezionato ai Gusti Mediterranei anche se non disdegno il caciucco, la paella e il cous cous che sono, si ricordi, tutti prodotti della dieta mediterranea. Se restringiamo poi ai tre pilastri fondamentali: Pane, Olio Extra Vergine d’Oliva e Vino, ricordiamoci che prima dell’Unesco fu Gesù a riconoscerli come patrimonio dell’umanità. Santificando l’Olio nell’estrema unzione e facendo del Pane e del Vino i pilastri dell’Eucarestia. Elementi di comunione tutti e tre. Che il sale riconduca a saggezza chi polemizza senza conoscerne le ragioni. Pino De Luca

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LIBRO-STRENNA PER NATALE

Per chi ama la cucina 100 Ricette pugliesi Si chiama “Puglia, Ricette&Sapori” ed è il libro-strenna realizzato dalla Edizioni Effe (editrice di TuttoBrindisi) per tutti gli appassionati di cucina, ristorazione e grandi vini. In 216 pagine troverete 100 ricette proposte da 100 tra i migliori ristoranti della nostra regione, ognuna delle quali sarà accompagnata da un profilo del locale che la propone e dalla scheda tecnica del vino abbinato al piatto. Insomma, un giacimento di sapori e di fantastiche fotografie a colori, in un grande formato e con una impostazione grafica elegante ed accattivante. Il volume costa 15 euro e lo si può trovare nelle migliori edicole e librerie di Puglia. In alternativa potete richiederlo direttamente all’editore: tel 0831.550246, info@fabiomollica.com. Puglia Ricette & Sapori può essere una interessante idea-regalo per quanti amano la gastronomia e si dilettano a fare ricette dei migliori chef. Nei primi mesi del 2011 è invece prevista l’uscita del libro-gemello interamente dedicato all’Abruzzo, mentre verso la metà dell’anno è in programma la pubblicazione di un altro libro-strenna dedicato alla Puglia. A gennaio, infine, l’uscita del primo numero di PugliaMagazine, semestrale di promozione del territorio che proporrà articoli e reportage su luoghi, aziende e persone che mettono in risalto la nostra regione in Italia e nel resto del mondo.


leggi TB su: www.fabiomollica.com

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TEMPO LIBERO

LA DOLCE VITA TURISMO

PRESENZE IN AUMENTO, E CRESCE IL FATTURATO «Un dato confortante, in un periodo di crisi come questo», dice il commissario dell’Apt Francesco Nacci, che auspica la riduzione della spesa per la partecipazione alla Bit e la conferma della collaborazione tra i vari comuni ed enti della provincia di Brindisi.

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ati estremamente positivi per il turismo in provincia di Brindisi. Li ha illustrati nei giorni scorsi il commissario dell’Azienda di Promozione Turistica Francesco Nacci durante un incontro con i rappresentanti dei Comuni del Brindisino e degli organi di informazione. Nel periodo che va da aprile a settembre del 2010 si è registrato, per il quinto anno consecutivo, un dato in crescita. In particolare, rispetto allo stesso periodo del 2009, le presenze sono state superiori del 3,59%, con un aumento del 2,26% per i turisti italiani e addirittura del 12% per quelli stranieri. Il tutto, per un totale di 1.308.000

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presenze ed un fatturato di 190 milioni di euro, con un aumento di sette milioni di euro rispetto all’anno precedente. “Siamo di fronte ad un dato estremamente confortante - ha affermato Nacci - soprattutto se si considera che anche il turismo è in crisi per effetto delle difficoltà economiche, mentre in provincia di Brindisi continua a crescere. Tutto questo è merito degli operatori economici, ma anche del coordinamento tra Enti che ha funzionato perfettamente, finalizzando gli investimenti nel settore del marketing territoriale, sia in Italia che all’estero”. Dopo l’illustrazione dei dati riferiti al 2010, si è passati a discutere delle

iniziative da intraprendere per il 2011. I rappresentanti di tutti i principali Comuni della provincia di Brindisi a vocazione turistica hanno concordato sulla necessità di elaborare un programma particolarmente mirato, che tenga conto dei collegamenti aerei internazionali disponibili e che si basi sulla opportunità di realizzare un contenimento dei costi. Tutti d’accordo, infine, sulla necessità di chiedere all’Azienda di Promozione Turistica di continuare a svolgere un ruolo di coordinamento. Nei prossimi giorni sarà contattata l’Amministrazione Provinciale che in questa occasione è risultata assente. Il tutto, con l’obiettivo di velocizzare

i tempi di definizione del programma 2011.


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Cartellone EVENTI E PROTAGONISTI DEL MESE

15 Mercoledì

DICEMBRE

NUOVO TEATRO VERDI

Rousse State Ballet LO SCHIACCIANOCI di Piotr Ilic Cajkovskij - con “I Solisti del Balletto Nazionale di Sofia”

A

Natale lo Schiaccianoci è tradizione. Perché proprio nella notte di Natale la dolce Clara, la fanciulla protagonista del celebre balletto musicato da Čajkovskij, scopre di colpo l’età adulta e comprende che non è più il momento per i giochi sotto l’albero. Il Rousse State Ballet, una delle compagnie di danza più richieste dell’Europa orientale per le sue collaborazioni con coreografi di respiro internazionale, va in scena a Brindisi con i Solisti del Balletto Nazionale di Sofia e le scene e i costumi firmati da Eslitsa Popova. La lunga tradizione del Rousse State Ballet, legata alla grande scuola russa, affonda le radici nella memoria di un Paese con un ruolo di primo piano nella storia della danza. Sipario ore 20.30. www.fondazionenuovoteatroverdi.it

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CARTELLONE

L

16 Giovedì

DICEMBRE

PALAZUMBO - ORE 20.00

Boxe ANTONIO DE VITIS Titolo Internazionale WBO pesi Piuma, 10 Round

I

l 16 dicembre andrà in scena a Brindisi l’ennesima grande riunione di boxe di questo magnifico 2010. Il vice presidente vicario della Lega Professionisti Rosanna Conti Cavini, in collaborazione con l’associazione Olivier, offrirà un tris di grandi atleti per festeggiare la fine di un anno veramente da ricordare. Al PalaZumbo il protagonista principale non poteva non essere che Antonio De Vitis. Pugile ormai pluridecorato ma ancora a caccia del grandissimo successo, nella sua città incrocierà i guantoni con l’ungherese Zsolt Nagy, atleta di grande qualità. In palio la possibilità di battersi per l’Intercontinentale Wbo dei superpiuma, la categoria in cui De Vitis è stato campione italiano, del Mediterraneo Wbc, Internazionale Ibf e Intercontinentale Wbf. Per il picchiatore brindisino l’occasione di testarsi perché l’obiettivo del titolo Europeo potrebbe arrivare nei primi mesi del 2011. A fare da eccellente sottoclou al ragazzo, allenato da Bruno Vottero, due ottimi atleti in grande ascesa. Per il giovane supergallo laziale Giuseppe Di Micco è ormai in dirittura d’arrivo la possibilità di diventare campione italiano, dopo le belle prove in cui si è messo in mostra nei mesi scorsi. Per prepararsi all’evento, il 16 dicembre si esibirà in sei round contro l’ungherese Janos Vass. Di Luisa, il campione italiano dei supermedi con dieci match alle spalle tutti vinti con altrettante conclusioni prima del limite. A cercare di contrastarne la potenza ci sarà l’ungherese Norbert Szekeres, pugile con record ampiamente positivo e buona percentuale, anche lui, di ko. Il tutto sarà trasmesso in diretta su Rai Sport con il commento di Mario Mattioli e il supporto tecnico del grande Nino Benvenuti.

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’appuntamento, come consuetudine, è per le ore 20.30, in Cattedrale. Anche quest’anno i circa 50 componenti del Coro Polifonico Arcivescovile San Leucio delizieranno i brindisini con le loro voci. Ospiti d’eccezione per questa serata magica saranno due grandi voci pugliesi da diversi mesi sono in tourneè con la Divina Commedia: Mariangela Arvano e Vittorio Bari. Il coro fu fondato nel 1993 su desiderio dell’allora arcivescovo Settimio Todisco, al fine di animare le liturgie nella Basilica Cattedrale. Quest’attività è stata poi affiancata da numerose esecuzioni a contenuto sacro-liturgico con accompagnamento orchestrale. Il Coro San Leucio si è distinto nel corso degli anni per i tanti concerti, diventati appuntamento consueto per la vita della città. Nel 1999 il “Concerto per il Giubileo”; nel 2002 l’animazione della celebrazione eucaristica a Roma nella storica Cappella degli Artisti; nel 2005 “ecce panis angelorum” a chiusura del Congresso Eucaristico nazionale; fino ad arrivare all’evento di rilevanza storica avvenuto il 15 giugno 2008: la visita pastorale di S.S. Benedetto XVI a Brindisi, durante la quale il San Leucio, accompagnato dall’orchestra diretta dal maestro Salvatore Sica, ha eseguito i brani della più bella e solenne tradizione sacra durante la liturgia svoltasi sul piazzale di Sant’Apollinare, alla presenza di migliaia di fedeli.

15 Fino al

FEBBRAIO

PALAZZO GRANAFEI NERVEGNA

Mostra LA GIOCONDA È NUDA Orari: 10-13 / 17-20 Chiuso il lunedì / 0831.229696

30 Martedì

DICEMBRE

CATTEDRALE

Coro Polifonico San Leucio CONCERTO DI NATALE

N

ell’ambito delle manifestazioni culturali ospitate presso le sale espositive di Palazzo Granafei Nervegna, si inserisce una grande mostra legata alla figura della Gioconda, proposta dal Museo Ideale di Leonardo da Vinci. Questo Museo e l’Associazione Culturale Ca’ d’Oro 2000, con sede a Roma, hanno offerto l’opportunità di una iniziativa tutta incentrata intorno al fenomeno planetario del dipinto del Louvre, con l’obiettivo finale di documentare e confrontare tutte le Monna Lisa nude del mondo, dal Cinquecento ad oggi. La mostra ha il suo elemento principale nella “Gioconda nuda” dipinta da Gian Giacomo Caprotti (detto il Salai), allievo prediletto di Leonardo, di certo su una idea o una impostazione del Maestro; un’opera di straordinaria importanza storica ed artistica, recentemente riscoperta. La mostra a Brindisi si articola in due sezioni: quella storica, con opere e documenti dal XVI al XIX secolo; e quella contemporanea, che inizia con il furto della Gioconda dal Louvre nel 1911 e procede con i protagonisti dell’arte del XX secolo che hanno reinterpretato il quadro di Leonardo, a partire da Marcel Duchamp o dalle Giocondologie di Jean Margat, da Dalì a Britto, fino agli artisti attuali tra computer, video e installazioni.

All’interno del percorso espositivo ci sono proiezioni di film sulla storia della Gioconda ed una sezione finale è dedicata ai disegni dei bambini, che avranno l’opportunità di dipingere la propria “Gioconda”. Per informazioni e richieste di visite guidate ci si può rivolgere a: Settore Beni Monumentali, Palazzo Granafei Nervegna, via Duomo 16-20. Tel. 0831/229647/643/696, sediculturali@comune.brindisi.it

21 Martedì

DICEMBRE

PARROCCHIA SAN VITO

Concerto di Natale GRUPPO CORALE STRUMENTALE DELLA SCUOLA MEDIA MARZABOTTO-G.CESARE Ore 19.00


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CARTELLONE

È

02 Fino al

GENNAIO

18 NEGOZI DEL CENTRO

Mostra fotografica SORRISI E GESTI DI UMANA SOLIDARIETÁ A cura di Cantierimmagine

È

partita la seconda edizione di “Stelle di Natale”, mostra fotografica “itinerante” organizata dall’associazione Cantierimmagine negli esercizi commerciali del centro di Brindisi. L’iniziativa, patrocinata dalla Provincia e dal Comune di Brindisi, è stata realizzata grazie al contributo di Confesercenti e di Cna, che hanno pienamente condiviso il tema scelto e sviluppato dall’associazione: “Sorrisi e gesti di umana solidarietà”. Diciotto gli esercenti del centro che ospitano, da sabato 4 dicembre a domenica 2 gennaio, le fotografie, in un percorso compreso tra Corso Umberto I, per proseguire in Corso Garibaldi, fino ad estendersi a via Filomeno Consiglio. I commercianti illuminati dalle “Stelle” sono: Anna Longo, Borderline, Cantieri

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Ura, Chicco, Ottica De Bernardi, Intimo più Mare, Kiara, Lo Scrigno, Manfreda Paolo, Marino, Original Marin’s, Libreria Piazzo, Portico 12, Portobello’s, Spagnolo sport, Tai tù. Il Natale è un archetipo della memoria collettiva. Va al di là di ogni credo perché scava nel profondo dell’umanità e da essa estrae pensieri condivisi e altalenanti fra le pratiche del consumismo estremo e l’esigenza di fare silenzio, fermarsi, guardare, osservare. Le vetrine ci vengono incontro, nel centro di questa città, contrastata da magie di luce come da lunghi coni d’ombra, ad ospitare scatti di memorie. Sono le stelle dei sorrisi e dei gesti di umana solidarietà: memorie di attitudini spesso nascoste, a volte trattenute, malcelate, negate o abbandonate, eppure vive. Sorrisi di uomini, donne e bambini, abbracci ed intrecci di mani, “segnali” di prossimità, amore, condivisione, allegria, serenità, speranza. Sono questi i pensieri che abbiamo voluto rendere protagonisti, trasformandoli in lampi di memoria, rilettura della grandezza che si cela nella minimale quotidianità. Le “Stelle” di questa seconda edizione sono 21 e sono state “raccolte” da: Guendalina Armenti, Claudia Canepa, Paola De Bellis, Michele de Filippo, Pietro Dell’Olio, Daniela Errico, Sabrina Ingrosso, Alessandra Pepe, Angelo Pezzolla, Anna Protopapa, Gabriele Spedicato e Domenico Summa.

ormai consuetudine da un po’ di anni a questa parte che il periodo di Natale segni il ritorno al pubblico e alle esposizioni di uno dei più rappresentativi artisti brindisini che hanno scelto la pittura come proprio personale linguaggio di narrazione di questo tempo. È stata inaugurata infatti sabato 4 dicembre, negli spazi del Bastione di Porta Mesagne (ingresso da via C. Colombo) la personale di Giuseppe D’Elia dal titolo Opere recenti. Un titolo che racconta da solo il senso di questa nuova apparizione artistica. A distanza esatta di un anno dall’ultima esposizione infatti, D’Elia presenta gli ultimi lavori di una ricerca artistica che prosegue ormai da 40 anni e che a partire da un canone figurativo e paesaggistico è giunta oggi ad un informale materico e sanguigno che si confronta con maturità e consapevolezza con lo scenario della pittura contemporanea. Pittore per eccellenza, maestro nell’uso degli impasti di materia e colori, D’Elia porta in mostra probabilmente la produzione più intimistica degli ultimi anni di lavoro, senza tuttavia tradire la ricerca dell’orizzonte, della linea del paesaggio, del profilo di terre ora lontane e ora apparentemente vicine che tra pennellate veloci e colpi di spatola a volte sembrano farsi paesaggio della memoria, passaggio del tempo interno, geografia dell’anima. In questa chiave “Opere recenti” racconta forse uno dei periodi più maturi dell’artista che dopo numerose esposizioni in Italia e permanenze in Gallerie europee

14 Martedì

DICEMBRE

NUOVO TEATRO VERDI Ore 21.00

Concerto MALIKA AYANE

15 Fino al

DICEMBRE

BASTIONE DI PORTA MESAGNE

Mostra GIUSEPPE D’ELIA Opere recenti

riporta nella sua città la propria onesta e sincera ricerca di senso, dote rara in questo tempo così avario di poesia. L’esposizione è presentata da Luigi D’Elia, oltre che figlio dell’artista, compagno di viaggio in questa come in altre ricerche artistiche. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 15 dicembre (festivi compresi), tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 21.30. Info: 393.9629084.

M

alika Ayane presenta il suo nuovo progetto discografico al termine di un anno che l’ha consacrata come raffinata ed elegante interprete della musica italiana, per raccontare, attraverso musica e immagini, la sua ultima coinvolgente esperienza discografica. La musica è quella di “Grovigli”, l’album che con oltre 70 mila copie vendute l’ha imposta all’attenzione del grande pubblico e della critica. Il concerto è organizzato dal Teatro pubblico pugliese nell’ambito del progetto Puglia Sounds. Info e biglietti: tel. 080.5243000 e su www.pugliasounds.it. Botteghino Nuovo Teatro Verdi tel. 0831.562554.


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TB ALBUM

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NOVEMBRE

DUEMILADIECI

ROSSO RUBINO Alle Tenute Rubino di Luigi Rubino si festeggia San Martino in compagnia dei grandi vini della casa, dell’ottima musica della band di Raffaele Passiante, e della compagnia di quasi 200 ospiti e amici della cantina. Tra questi il sindaco Domenico Mennitti (e signora), Rosy Barretta, Maria Di Filippo (Studio 100), Fortunato Guadalupi (L’Aia Vecchia), Mimmo Consales (Telenorba), gli assessori Teo Titi e Francesco Renna. Organizzatori della riuscita serata: Francesco Schirinzi e Romina Leopardi. Le foto sono di Emanuela Quaranta, new-entry nella famiglia di TuttoBrindisi.

Emanuela Quarant a WWW.FABIOMOLLICA.COM TB

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EMANUELE CORVETTO

favola realistica

BRINDISI TI ODIO. ANZI TI AMO

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na sana giornata settembrina, da buonumore. L’avevo detto, io, che sarebbe stato un novembre atipico! Uscii di casa a passi svelti e regolari, raggiunsi la macchina e, aprendola, mi specchiai sui suoi vetri parzialmente sporchi: ero splendido. Mi ero svegliato sufficientemente bene, non avevo freddo, nulla era ancora andato storto, non avevo inciampato e non pioveva, nessuna merda sotto la scarpa fin lì …ehi, ma poteva proprio essere la mia giornata! Sarei passato dalla biblioteca, avevo bisogno di leggere qualcosa in tranquillità e, soprattutto, di fumare molto e in compagnia. La biblioteca è sicuramente il posto adatto. Ogni dieci minuti vedi comitive spostarsi per andare a fumare… e le vedi ritornare dopo trenta o quaranta minuti col senso di colpa dipinto in volto. Poi le vedi uscire di nuovo dopo neanche un’ora e le rivedi tornare dopo un’eternità pronti per raccogliere tutto e andarsene, con dipinto sul volto “vabbeh, dai, tanto domani recupero”. Percorrevo il classico viottolo strozzato dalle dimensioni e dalle auto parcheggiate sui lati osservando con cautela gli specchietti per evitare di uscire da lì senza, con la fiancata completamente liscia… intanto pensavo: “maledetti…maledetti!” Notai la sua macchina, piccolina, vecchiotta ma ben tenuta, un po’ arrangiata diciamo. Inchiodai! Come mi piaceva. Lei era bellissima, davvero. Lineamenti lisci e spaziosi nel minuto delle loro dimensioni, una pelle che sapeva di morbido al solo vederla, un corpo innocente e voluttuoso come è raro trovarne. Una ragazza così bella e pulita che non sapresti che fartene! Non passavano macchine nella via, c’ero solo io col mio grosso motore acceso a fare un buco così all’ozono. Il fumo usciva dagli scarichi. Osservavo quella piccola auto e i suoi sedili. Mi sarebbe venuta voglia di sfogare gli istinti più impensabili su quella tappezzeria, di creare sgomento e trauma, schifo e fascino su quei lineamenti incantevoli, mutilare quell’innocenza nella vista, fare di quelle cosacce da pervertito che sarebbe impossibile contemplare una plau-

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TB DICEMBRE 2010

sibile reazione da parte di altri… tipo essere beccato, trascinato via, lapidato e… neanche! Fai troppo schifo pure per quello! Caos totale annebbiava le mie idee. Pensai di scendere dalla macchina ed avvicinarmi alla sua. Non c’era nessuno. Misi la prima e mi allontanai diretto alla biblioteca. Feticismo, feticismo, macchina, macchina…parcheggio…dove sono i parcheggi? Come al solito il numero delle macchine era inversamente proporzionale al numero delle persone visibili per strada. Trovai un parcheggio proprio di fronte alla biblioteca giocandomi il colpo di culo annuale, spero non fosse quello destinato agli incidenti aerei! Mi sparai cinque ore filate immerso nelle letture più disparate, una vera pace. Uscì rinfrancato che la notte già faceva capolino mostrando le più intense tenebre calare alle spalle di antiestetici palazzoni anni sessanta. Tornai al mio mezzo: volantinaggio sul parabrezza, maledetto volantinaggio! Se te lo dimentichi e parti coi foglietti sotto il tergicristallo poi è un casino, non puoi pulire il vetro finché non arrivi a destinazione, non arrivi neanche a toglierli col braccio. Volantino un cazzo, era una multa! Non mi ero accorto che c’erano le strisce blu dinanzi alla biblioteca pubblica. In realtà non avevo neanche guardato, ero andato spedito mai pensando ad una eventualità del genere. Feci mente locale… quindi se uno studente deve andare a studiare in biblioteca, dovrebbe spendere tipo 5 euro di parcheggio! Ma, che siamo pazzi? Stracciai la multa e salii in macchina. Tornai giù dalla macchina, raccolsi i pezzettini e pensai che poi mi sarebbe toccata anche la mora. Apprezzai comunque il mio gesto eroico e tornai a guidare compiaciuto. Da che ricordassi la biblioteca non aveva mai fatto manco orario continuato… se abitavi lontano come me e non volevi pagare il parcheggio eri fottuto! Bastava prendere la corriera che passava una volta ogni ora e scendere nei paraggi della biblioteca dopo quaranta minuti al mattino, poi tornare indietro dopo qualche ora e poi farlo di nuovo nel pomeriggio. Mmm… Brindisi, una città per lo studente!

«Ehi tu, chi sei?» «Sono un poeta!» «Ma come, non ci cachiamo gli studenti, i laureati, la gente seria e ci dovremmo cacare i poeti?» Brindisi poteva essere una città difficile. La strada scivolava a brevi tratti, poi, si intufava tra macchine disposte in maniera confusionaria che ti inebetivano con tutte quelle lucine accese immobili, fumanti, poi riprendeva a scorrere e si piantava di nuovo. Considerai di far visita ad un amico in ospedale, non avevo nulla di ufficiale da fare. Giunto all’altezza del Cesare Braico mi sovvenne di quella volta in cui, recatomi in ospedale per una visita, pagai 3 ore di parcheggio ma, siccome i medici ci misero circa tre ore e mezzo per lasciarmi andare, tornando alla macchina mi accorsi di essermi beccato una bella multa! Anche lì, come si fa a pagare il parcheggio a tariffa oraria in ospedale? Mica sono io il medico, che ne so quanto ci vuole prima di uscire… mica posso fare un bigliettino da 24 ore ogni volta che vado o, se c’è qualche problema dire: “aspettate, devo andare a cambiare il tagliandino!” Mi pare alquanto inappropriato. «Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo! Dottore, che facciamo?» «Eh, due minuti che devo cambiare il tagliandino, mo torno». Decisi di non sfidare la sorte visto che la giornata era già stata generosa con me. Mi resi conto che sarebbe stato fantastico anche solo tornare a casa, togliere i vestiti, infilare qualcosa di ampio e morbido e stravaccarsi sul divano liscio a guardare un film, magari una vecchia pellicola italiana. Mi riproposi anche di scrivere le 101 cose da fare per migliorare la città, una bella rubrica… tanto per intortarmi con la storia del tornare subito a casa. Spensi le luci attorno alle due, ero molto stanco, con gli occhi rossi e le braccia pesanti. Avevo trovato un buon film e alla fine avevo scritto un bel racconto, una roba tra Irvine Welsh e Tolstoj, una stronzata che si vuole vendere per razionale e che riesce comunque ad ingannarti a più riprese. Per scriverlo mi era costato un’ora, mezza boccia di rum ed una stecca di fondente, ma pareva ne fosse valsa la pena. Ad ogni modo non aveva nulla a che fare con la rubrica. Nel buio la mia città riluceva ancora, lontana ed avvolgente, stressante e amabile. La salutai nel dubbio/certezza di volerla rivedere l’indomani.

NEL BUIO LA MIA CITTÁ RILUCEVA ANCORA, LONTANA ED AVVOLGENTE, STRESSANTE E AMABILE. LA SALUTAI NEL DUBBIO-CERTEZZA DI VOLERLA RIVEDERE L’INDOMANI»


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SOGNANDO ALTAN

È UNA CITTÁ PROBLEMATICA...

...HA BISOGNO DI UN FUTURO

MA ANCHE IL FUTURO AVREBBE BISOGNO DI UNA CITTÁ!

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TB Magazine Dicembre 2010  

TUTTO BRINDISI - Anno 15 numero 26

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