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le Tartarughine

GUIDA TURISTICA

ABRUZZO


le Tartarughine in

ABRUZZO

in collaborazione con


LE TARTARUGHINE IN ABRUZZO Testi F. Viviana Tagliaferri Cura redazionale Laura Stella Foto Riccardo Bernardi Archivio Abruzzo Promozione Turismo Realizzazione grafica anteastudio.com Illustrazioni Komir Coordinamento di produzione Serena Campioni Finito di stampare nel mese di Luglio 2008 presso gli stabilimenti G. Canale & C. S.p.A., Torino, Italia Si ringrazia Provincia di Pescara, per aver gentilmente concesso l’immagine de “La figlia di Jorio” Contributi fotografici F. Arneodo (INFN-LGNS), pag 47 R. Iezzi (Abruzzo: Author Images), pag 121 G. Lattanzi (Abruzzo: Author Images), pag 77, 84 G. Lattanzi (www.inabruzzo.it), pag 64 Medialab (Abruzzo: Author Images), pag 53, 92-93 P. Fornari (www.viviabruzzo.it), pag 69 Le Tartarughine è un progetto SD Editore SD Editore srl Via Monti Lepini, Km 0,200 Frosinone sdeditore.it info@sdeditore.it © SD Editore srl - Tutti i diritti riservati. La riproduzione, anche parziale, non è consentita senza preventiva autorizzazione scritta dell’editore. La cura e l’attenzione sono alla base del lavoro di produzione delle Tartarughine. Tuttavia la SD Editore declina ogni responsabilità per eventuali danni diretti, indiretti o conseguenti che potrebbero derivare dall’utilizzo di questa guida.


Percorrono strade, salgono sui monti, si concedono una sosta in riva al lago o su una spiaggia. Cercano un caffè in città, visitano musei e chiese. Con lentezza, gustando tutti i sapori e le sfumature. Le tartarughine cambiano strada, se ne hanno voglia: per loro c’è sempre un incrocio per saltare su un altro itinerario e per trasformare il viaggio.

Le tartarughine viaggiano senza fretta In ogni itinerario, un tema. In ogni tema, un mondo fatto di incontri, arte, paesaggi, gastronomia e scoperte. Come in un moderno invisibile e coloratissimo metrò, le tartarughine possono andare e scendere quando vogliono, sicure del tracciato e libere di scegliere. E allora, controllate il percorso sul navigatore, verificate gli incroci che vi interessano, costruite la vostra avventura.

E ora…lucidate il guscio, si parte! 3


Indice Itinerario 1 Un Mondo a Parte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 12 Itinerario 2 Artigiani per Mari e per Monti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 28 Itinerario 3 Sulle Ali dell’Aquila . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 44 Itinerario 4 Sorsi d’Autore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 60 Itinerario 5 La Montagna Madre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 76 Itinerario 6 Un Tuffo nel Passato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 92 Itinerario 7 Il Parco nel Parco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 108 Itinerario 8 Vie di Transumanza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 124 Informazioni generali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 140 Feste e sagre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 140 Musei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 145 Mezzi, trasporti e spostamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 151 Artigianato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 153 Accoglienza e Prelibatezze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 154 Ristoranti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 158 Alberghi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 160 Indice delle località . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag 173 4


E ora‌lucidate il guscio, si parte!

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Giulianova La città ideale Giulianova (22.383 abitanti) è articolata in un nucleo collinare e in una zona litoranea. La zona collinare fu fondata nel XV secolo da Giuliantonio Acquaviva che le diede il nome di Julia. La città venne progettata secondo un impianto urbanistico originale e razionale ispirato al filone architettonico rinascimentale che mirava alla realizzazione della città ideale. Il cuore di questa utopia fu piazza Buozzi con il Palazzo Ducale degli Acquaviva e la cupola dell’imponente duomo di San Flaviano.

Sulla strada Una facile discesa verso il mare ci attende da Torano a Giulianova. Se il tempo è bello possiamo goderci le campagne dolcissime coltivate a vigneti che ci accompagnano per buona parte dei 25 km che ci dividono dalla costa. Dopo 2 km circa sulla SP 7, ci immettiamo sulla SP 8 e proseguiamo per 16 km fino alla SP 262 e quindi a Giulianova, il comune più grande della costa teramana. Parcheggi a pagamento.

La costa dei templari e dei romani Ma è sulla costa che è nata davvero Giulianova. Scendiamo nella zona dell’Annunziata, a sud del litorale, dove si sviluppò la colonia romana di Castrum Novum e dove, presso il Bivio Belloccio, ne sono stati rinvenuti i primi resti. Molti reperti sono conservati nel piccolo Museo archeologico che si trova nel Torrione detto il Bianco, la più grande e meglio conservata delle torri delle mura fatte costruire da Giuliantonio Acquaviva (info presso la Biblioteca Civica Tel. e fax +39.085.8021215). Nella zona dell’Annunziata si trova anche la splendida chiesa di Santa Maria a Mare, monumento nazionale italiano, costruita prima dell’anno Mille e rimaneggiata nel XII e XIII secolo. Il portale ha 18 formelle di pietra scolpite con immagini simboliche e fantasiose. La chiesa, vicina al porto, fu centro di smistamento delle truppe crociate che si imbarcavano per la Terra Santa.

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Giulianova, lungomare


Leccarsi i baffi La Guerra dei Brodetti, ovvero delle diverse interpretazioni della zuppa di pesce tipica dell’Abruzzo, vede da tempi immemori contrapposti il brodetto alla giuliese a quello alla vastese. Cambiano i tempi di cottura ma non la delizia dell’effetto finale... a voi giudicare!

Corallo e fisarmoniche La lavorazione del corallo vanta una tradizione antichissima, oggi riproposta da giovani orafi di talento nei loro raffinati laboratori del centro. Prestigiosa è l’industria artigiana delle fisarmoniche ddù botte, di tradizione centenaria, della famiglia Janni. La loro ditta è in via Oberdan. Assolutamente da provare il liquore Doppio Arancio Orsini, creato qui nell’’800. Da abbinare con dolci e gelati.

La riviera Mare e lunghissime spiagge richiamano qui ogni anno migliaia di turisti. Nell’edizione dello Zingarelli del 1936, alla voce spiaggia si citava il Venere di Giulianova, tra i più antichi stabilimenti d’Italia. Da sempre l’idea canonica, “da vocabolario”, di spiaggia è quella giuliese. Elevatissima l’offerta di strutture ricettive e ricreative di qualità che, insieme all’attenzione per l’ambiente, le meritano da anni la Bandiera Blu. Se volete emozioni archeologiche visitate il romano quartiere commerciale del Castrum Truentinum, importantissimo snodo di scambi dell’Adriatico. È a soli 17 km di SS 16 da Giulianova, nel comune di Martinsicuro (15.639 abitanti), altro tranquillo e frequentato centro balneare rivierasco (info Municipio Tel. +39.0861.7681, IAT Tel. +39.0861.762336). Altre rinomate e frequentate località turistiche premiate da anni con la “Bandiera Blu” sono quelle di Tortoreto Lido e Alba Adriatica che si segnalano per l’ampia spiaggia, la ricettività e la qualità dei servizi.

Lungomare di Tortoreto

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Castelli Il borgo di Castelli

Percorriamo per 2.5 km la SP 491 e proseguiamo per altri 8 km circa fino a Castelli (1.445 abitanti, m 497 s.l.m.). Non sarà necessario arrivare in paese per comprendere: Castelli è una bottega diffusa della ceramica. Il borgo è piccolo e gli abitanti sono pochi ma ha rivestito nei secoli un’importanza davvero incalcolabile per un prodotto molto apprezzato in Italia e in Europa. La ceramica qui si produceva già nel XII secolo (alcuni ne attribuiscono la produzione addirittura agli Etruschi!), ma è dal Rinascimento che Castelli diviene un marchio di qualità identificabile a partire da iconografie e cromatismi specifici.

Arancio, giallo e blu Sono colori caldi e un elegante blu i protagonisti delle figure della ceramica castellana. I soggetti hanno conosciuto varianti e arricchimenti dal ’500 in poi. Oggi i giovani apprendisti si formano secondo questa tradizione all’Istituto d’Arte Francesco Antonio Grue (1686-1746), importante ceramista della dinastia castellana dei Grue. L’istituto è adiacente al Museo delle Ceramiche, in Contrada Convento (Tel. +39.0861.979398, chiuso il lunedì).

La Curiosità Le maioliche, molto amate nel Rinascimento, divennero una moda in tutta Italia sotto il valenciano papa Alessandro VI Borgia (1492), padre di Lucrezia. Valencia era uno dei più importanti centri iberici di produzione di ceramiche e rajoletas (piastrelle). Artigianato della ceramica castellana

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“La Cappella Sistina della maiolica” Così lo scrittore e pittore Carlo Levi definiva il soffitto maiolicato della seicentesca chiesa di San Donato. Fu decorata tra il 1615 e il 1617 da tutti i ceramisti castellani senza seguire nessun canone ma in totale libertà espressiva. Sono rappresentate scene religiose, ritratti, animali e semplici decorazioni. Possiamo vedere un ceramista all’opera nella bottega dove Benito Melchiorre lavora aiutato da dipendenti e apprendisti, poco prima di arrivare in paese, al Bivio Villa Rossi. Tutte le fasi del lavoro seguono la tradizione castellana. Vedere ma non toccare, per non sciupare i pezzi in preparazione (Tel. +39.0861.974957). Per informazioni sulle botteghe www.castelliceramica.it.

Biscotto da mangiare Non solo terracotta ma anche delizie di farina da cercare nelle botteghe di generi alimentari: proviamo li cellitte de Sant’Andonie, con marmellata e mandorle. Durante il periodo natalizio si preparano li caggiunitte, ravioli fritti di castagne, ceci, mandorle e cioccolato.

La Curiosità A Castelli la ceramica viene celebrata con eventi e manifestazioni. Tra luglio e agosto il paese è impegnato nell’importante Mostra Mercato dell’artigianato ceramico. L’evento si conclude con la simpatica Gara del lancio del piatto sul greto del fiume Leomogna (15 agosto). L’usanza sarebbe nata tra le due guerre e oggi è riproposta ai turisti. I ceramisti si sfidano lanciando i piatti dallo steccato, il bastione di circa 60 m che si affaccia sul fiume. Vince chi fa il lancio più lungo. Ovviamente si usano piatti fallati!

Il meraviglioso soffitto a maioliche della chiesa di San Donato

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Fossa

Panorama di Fossa

Sulla strada Torniamo a L’Aquila e seguiamo per 8 km circa la SR 17 bis, la SR 17 ter e la SS 17 in direzione Popoli. Al bivio per Fossa svoltiamo a sinistra, continuiamo per altri 5 km circa e siamo in paese. Se proseguiamo per altri 7.7 km lungo via Dell’Aquila arriveremo a Stiffe e alle sue grotte. Nella cavità scorre un torrente che forma rapide, cascate e il Lago Nero. È preferibile telefonare prima della visita, le grotte, infatti, in alcuni periodi sono soggette ad allagamenti. (Tel.+39.0862.86142, www.grottestiffe.it)

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Particolare di un affresco in Santa Maria ad Cryptas

Fossa (673 abitanti, m 644 s.l.m.) è un borgo medievale sorto ai piedi del castello d’Ocre. Tra il X e il IX secolo a.C. qui sorse Aveia, città prima vestina e poi romana. Da visitare assolutamente la vasta necropoli, utilizzata ininterrottamente per quasi mille anni. Sono state analizzate oltre 500 sepolture su 2.000 mq, con tipologie di inumazione differenti. Troviamo gli unici esemplari abruzzesi di stele lapidee verticali (tipo menhir), tombe a tumulo con circoli di pietre e stanze con i famosi letti funerari in osso intagliato (+39.0862.751120). Notevoli gli edifici medievali del borgo. Ma fermiamoci a Santa Maria ad Cryptas (XIII secolo) mentre saliamo in paese. Custodisce al suo interno uno stupefacente ciclo di affreschi (XIII-XV secolo). I mesi, la

storia sacra, una splendida volta stellata: entriamo per ammirare.

Leccarsi i baffi Fossa è rinomata per la produzione dolciaria. La storica ditta artigianale Dolci Aveja ha spostato il suo laboratorio in zona Monticchio (territorio di Cavalletto D’Ocre, in via del Mulino). I dolci e i liquori che si trovano sono però tipicamente fossani (www.dolciaveja.it).


Caporciano Caporciano è un comune originatosi nel XII secolo. Il nucleo medievale è ben conservato e possiamo fare una gradevole passeggiata per il borgo lasciando la macchina lungo la statale all’ingresso del paese. La sorpresa è, però, Bominaco. Qui troviamo i ruderi del castello (XIII-XV secolo) e due tra la chiese monumentali più importanti d’Abruzzo: l’abbazia di Santa Maria Assunta (X secolo) e l’oratorio di San Pellegrino (VIII-XIII secolo). L’abbazia è uno dei capolavori dell’architettura romanica abruzzese. Notate le colonne tutte differenti, provenienti da edifici romani. Si narra che l’oratorio sia stato costruito per volere di Carlo Magno. Il corpo di san Pellegrino sarebbe sepolto sotto una pietra, nella parte destra dell’altare, recintato da parapetti ornati da un drago e da un grifone.

Sulla strada Da Fossa prendiamo la via Dell’Aquila e superiamo Stiffe. Dobbiamo percorrere la SR 261 per 600 m e poi la SP 40 per 12.5 km circa per arrivare a Caporciano (255 abitanti, m 836 s.l.m.), oppure possiamo fermarci prima, nella sua frazione, Bominaco, posta quasi a mille metri di altitudine.

Veduta del piccolo oratorio di San Pellegrino

La Curiosità Se vi capitasse di vedere lo stemma del comune, potreste rimanere alquanto stupiti: c’è la testa di un cinghiale in campo rosso sormontata da una corona. Il cinghiale e i maiali rappresentavano una risorsa preziosa per gli abitanti della zona. Lo stesso nome Caporciano potrebbe derivare sia da Caput Jani (la testa del dio Giano bifronte), sia da Caput Porci, poi diventato Ca’ Porciana (casa dei maiali), per i molti cinghiali che vivevano nei boschi attorno al borgo. Facciata dell’Abbazia di Santa Maria Assunta

Il cinghiale sullo stemma di Caporciano

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Pescara Arriviamo da Francavilla seguendo la SS 16 e ci dirigiamo verso il centro di Pescara. Il parcheggio della stazione ferroviaria è centralissimo, ampio ed economico (1.5 euro tutto il giorno).

Haec est Civitas Aterni porta Aprutii et sera Regni Il motto sullo stemma della città recita: “Questa è la Città di Aterno, porta degli Abruzzi e confine del Regno”. Ingresso dell’Abruzzo e sua fine: ecco Pescara che con i 122.402 abitanti e un agglomerato urbano di circa 350.000 è la città più popolosa della regione. Il territorio attuale è il risultato della fusione, avvenuta il 2 gennaio 1927, di Pescara con Castellammare Adriatico.

Una città artistica Il clima culturalmente vivo della città è testimoniato nel tempo da numerosi artisti che qui si sono formati. Vi nascono D’Annunzio nel 1863 e, tre anni prima, il pittore Basilio Cascella a cui è intitolata la Pinacoteca Civica (Tel. +39.085.4283515). Nel ’900 vi si formano Ennio Flaiano e, più tardi, il geniale fumettista Andrea Pazienza.

Se piove Andiamo a Casa D’Annunzio, nel cuore della Città Vecchia, oggi recuperata e popolata da botteghe artigiane e ristoranti alla moda. Solo una parte del palazzo ha mantenuto l’aspetto originario ed è visitabile. Nel cortile c’è un ritratto del vate su ceramica, realizzato da Cascella (Tel. +39.085.60391). Corso Umberto

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Vitelloni in Salotto Il soggetto del film di Fellini I Vitelloni fu scritto da Flaiano che lo ambientò originariamente a Pescara. Vitellone era, in gergo locale, un giovane nullafacente che trascorreva le giornate al bar. Facciamo una sosta da veri vitelloni e ordiniamo un bicchiere di Pecorino, un vino locale di color paglierino con riflessi che tendono al verde, dal sapore fruttato e floreale, molto amato dai pescaresi. Pescara ha una vita pubblica molto intensa il cui simbolo è Piazza della Rinascita più conosciuta come Piazza Salotto, cuore vivo della città. Grande e spaziosa, è totalmente pedonale, divisa in due da corso Umberto. È il luogo d’incontro per eccellenza dei pescaresi. Accomodiamoci anche noi, magari facendo una puntata in uno dei suoi eleganti caffè. All’altezza del lungomare, Berardo e Camplone saranno meta obbligata per l’aperitivo. La vita notturna poi è davvero movimentata.

Leccarsi i baffi Seduti in un caffè, concediamoci una finissima degustazione tutta dannunziana: parrozzo e Aurum, entrambi nati a Pescara e “battezzati” dal poeta. Il primo,creato da Luigi D’Amico nel 1920, è un dolce a cupola di pasta montata, dal delicato sapore di mandorle, ricoperto di cioccolato e con un leggero retrogusto di arancia. Nell’’aspetto si rifà al pane contadino a crosta scura e pasta gialla (di qui il nome pane rozzo). L’Aurum è il liquore all’arancia (dal latino aurantium, frutto dell’oro) prodotto dalla distilleria Pomilio, nel centro di Pescara, dal 1925. Lo troviamo ovunque. Il suo gusto vellutato scaturisce dall’invecchiamento in botti di rovere.

Torre Civica

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Loreto Aprutino

Museo Acerbo delle ceramiche di Castelli

Sulla strada Scendiamo lungo la SS 16 bis fino a Cappelle e svoltiamo a sinistra sulla SS 151. 12 km circa ci separano da Loreto Aprutino, meraviglioso paese medievale di 7.600 abitanti. Il paese si sviluppa su un colle (m 250 s.l.m.) attorno all’asse formato dal castello Chiola (IX secolo) e dalla chiesa di San Pietro Apostolo (XVI secolo). Evitate di arrivare fin qui con l’automobile, la strada termina con uno scalone. Particolare del loggiato di San Pietro

La Curiosità Loreto è uno dei comuni più caratteristici e meglio valorizzati d’Abruzzo. Detiene alcuni primati regionali, tra cui quello della miglior struttura museale, il museo Acerbo delle Ceramiche di Castelli (Tel. +39.0861.979398) (vedi Itinerario 2).

Saliamo fino al castello Chiola che attualmente ospita un albergo (non è visitabile). Di fronte, alla fine della strada, c’è uno spettacolare loggiato cinquecentesco pavimentato a ceramiche di Castelli. È la Chiesa madre di San Pietro Apostolo, che fa da terrazza alla valle di ulivi e agli scorci di un borgo ricchissimo di storia.

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Oro liquido La tradizione olearia qui ha origini antichissime, vera ricchezza di Loreto dall’epoca romana. L’olio si distingue per la bassa acidità e la buona conservabilità. Il procedimento di produzione prevede che le olive vengano raccolte direttamente sugli alberi senza attendere che cadano a terra. Visitiamo le aree espositive e di degustazione tra cui quella dell’ex frantoio BaldiniPalladini, vicino al castello, che ospita il Museo dell’Olio. Partiamo dalla produzione olearia e concludiamo nell’area degustazione e punto vendita.

Il ponte del Capello Subito fuori Loreto c’è l’elegante Santa Maria in Piano (VIII e XV secolo).

Merita una visita per il sorprendente affresco del Giudizio delle anime (XIV secolo). I colori ancora brillanti ci fanno ammirare ancora di più il suo ignoto autore, assai vicino ai canoni dell’arte islamica. In basso, nella raffigurazione, vediamo il ponte “sottile come un capello” che le anime devono attraversare per ascendere al cielo.

La Curiosità Culilunde è l’appelativo con cui i loretesi si definiscono tra di loro e con cui vengono chiamanti nei paesi circostanti. Letteralmente significa “sederi unti”, epiteto autoironico che esprime appieno la vocazione olearia di Loreto.


Penne 6 km lungo la SS 151 e poi 1 km di SS 81 e siamo a Penne (12. 545 abitanti, m 430 s.l.m.). Lungo la strada, sulla sinistra troviamo un bivio con l’indicazione Strada del Vino Colline Aprutine. Nella zona si producono Montepulciano d’Abruzzo (rosso corposo), anche nella variante Cerasuolo (con retrogusto mandorlato), e Trebbiano d’Abruzzo (bianco dai profumi delicati). Possiamo effettuare visite su prenotazione tutti i giorni, domenica esclusa, in una delle cantine che fanno parte dell’Associazione Strada del Vino Colline Aprutine (Tel. +39.085.4715036). Da vedere nel centro di Penne le curiose ciotole di maiolica verdi e azzurre del campanile di Sant’Agostino (XIII secolo), facilmente individuabile da ogni parte del paese.

Vita da lontra Il paradiso della lontra è a soli 3 km. Nella Riserva naturale controllata lago di Penne (Tel. +39.085.82794898215003, www.wwf.it) c’è un centro apposito per questo simpatico mammifero. Nella riserva c’è anche un Orto Botanico e il Giardino delle farfalle. Il percorso è agibile anche per chi ha difficoltà motorie.

Campanile di Sant’Agostino

Per i più piccoli Nella riserva potete trovare anatre, rane e tartarughe! All’interno e nelle vicinanze, si trovano infatti il centro anatre mediterranee, lo stagno anfibi, e l’area faunistica testuggini comuni. Una meraviglia! Riserva del lago di Penne

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Eremi celestiniani Una dea ha inaugurato il nostro viaggio e un santo lo chiude. Sono loro i due signori della Majella, Maja e Pietro del Morrone. Torniamo indietro verso i luoghi del povero cristiano dello scrittore Ignazio Silone (vedi Itinerario 8). A Roccamorice troviamo, oltre a Santo Spirito, San Bartolomeo in Leggio, facilmente raggiungibile dal paese. Abitato da Pietro nel 1276, è teatro della processione di San Bartolomeo il 25 agosto. San Giovanni all’Orfento è a Caramanico (m 1.227 s.l.m.) ed è il più inaccessibile. Fu abitato dal santo dal 1284 al 1293. Attenti ad alcuni tratti della salita. A 5 km da Sulmona c’è l’eremo di Sant’Onofrio al Morrone, raggiungibile dopo una salita dalla frazione Badia. Pietro visse qui nel biennio 1293-94. Poi divenne papa con il nome di Celestino V, e il resto è storia.

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ABRUZZO

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