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Perioico d’informazione a cura di

Novità e conferme per il 2010

C

ari lettori,

a partire da questo numero ci presentiamo a voi con una newsletter più ricca e sofisticata; il nuovo format risponde all’esigenza di rendere più piacevole la lettura, stimolando il lettore; i contenuti saranno arricchiti, per rispondere all’esigenza di un maggiore approfondimento dei temi trattati. In ogni numero, che avrà carattere prevalentemente monografico, affronteremo da diverse prospettive un tema di particolare interesse per la comunità dei professionisti del Risk management. Traendo spunto da un fatto di cronaca “nera” (come definirlo diversamente …) - il gravissimo inquinamento del fiume Lambro dello scorso febbraio - abbiamo dedicato al rischio ambientale il recente convegno organizzato da ANRA in occasione della propria Assemblea annuale, tenutosi a Milano il 29 aprile scorso. Da tale convegno cogliamo spunto in questo numero, per approfondire le tematiche ambientali da differenti punti di vista: esperti con competenze e ruoli differenti sono stati chiamati a trattare il tema dell’aggravamento del rischio ambientale, che deriva non solo da fattori esogeni, legati alla tecnologia o al mutato contesto sociale, ma anche dagli oneri posti a carico delle imprese dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”. Credo che i risk manager italiani trarranno da questi contributi informazioni molto importanti. In questo numero abbiamo anche aperto una finestra sul Risk management all’estero, proponendovi un articolo di Strategic Risk di aprile; un’iniziativa che contiamo di reiterare nel tempo. Vorrei anche darvi rapidamente conto dell’Assemblea di ANRA cui facevo riferimento prima. E’ stato confermato

il consiglio direttivo della nostra associazione, che ha subito alcuni avvicendamenti e che risulta oggi composto da: Marco Terzago, di SKF, vice presidente Gianni Angelo Bonera, di SEA Aeroporti di Milano Roberto Bosco, di Mediaset Paolo Dalla Cà, di Sogefi Paolo Lionetti, di Autostrade Adriana Motta, consulente Michele Strani, del gruppo Angelini …e ovviamente da chi vi sta scrivendo. Il collegio dei revisori, anch’esso confermato, è composto da: Alberino Battagliola, di Fater Piero Cerutti, di TNT Paolo D’Agnone, di Amiat Concludo informandovi che, fra le diverse iniziative di ANRA, nel corso del 2010 è stata definito con alcune società, tradizionalmente sponsor dell’evento ANRA di novembre, e con un’importante società di consulenza, un rapporto di partnership di durata annuale, in virtù del quale ANRA concederà loro spazi promozionali nei propri convegni e sulle proprie pubblicazioni, organizzando congiuntamente eventi volti a promuovere una maggiore diffusione della cultura del Risk Management in Italia. Vogliamo quindi ringraziare i nostri nuovi parters, KPMG, HDI Gerling, Generali e Zurich che hanno già fornito il loro contributo in questo numero della newsletter, nonché il gruppo AXA. Ed ora, buona lettura!


Chi è ANRA ANRA è l’associazione che dal 1972 raggruppa i Risk Manager e i Responsabili delle Assicurazioni Aziendali. Ad oggi l’associazione conta oltre 150 soci e svolge un importante ruolo per la creazione in Italia di una cultura della gestione dei rischi e delle forme più adeguate per assicurarli. In ANRA sono rappresentati i Risk Manager e i Responsabili Assicurativi Aziendali: i primi monitorano ed esaminano tutti i rischi, ordinari e straordinari, correlati all’attività aziendale, li condividono con il top management e formulano, con il loro accordo, un piano operativo per la gestione dei rischi; i secondi, invece, impostano, realizzano e gestiscono il piano assicurativo dell’azienda.

ANRA LINK

Per maggiori informazioni: Anra, Via del Gonfalone 3 - 20123 Milano T +39 02.58.10.33.00 F +39 02.58.10.32.33 - www.anra.it link consigliati: www.aiba.it www.ania.it www.andaf.it www.ferma.eu www.rims.org/ifrima www.isvap.it

www.axa-corporatesolutions.com www.generali.it www.hdi-gerling.de www.kpmg.it www.ugari.it www.zurich.it

IFRIMA ANRA fa parte dell’IFRIMA (International Federation of Risk and Insurance Management Associations), l’organizzazione, la cui attività può essere fatta risalire al 1930, che raccoglie sotto di sé le associazioni internazionali di gestione del rischio, in rappresentanza di 23 organizzazioni e 30 Paesi di tutto il mondo. L’obiettivo primario di IFRIMA, è quello di fornire un forum per l’interazione e il confronto tra le varie associazioni di categoria e i membri che ne fanno parte.

FERMA ANRA è iscritta al FERMA (Federation of European Risk Managemnt Associations), l’organizzazione che attualmente riunisce le associazioni nazionali di risk management di 20 nazioni europee. Essa rappresenta oltre 4800 professionisti che operano nei più svariati campi, dall’industria alla fi nanza passando per la sanità, presso organismi statali, privati o enti benefi ci. Scopo del FERMA è promuovere la cultura della prevenzione rischio e favorire il networking tra i propri associati. Redazione

Ecomunicare

Paolo Rubini - ANRA

Marco Ferrari marco.ferrari@ecomunicare.com Luca Maranesi luca.maranesi@ecomunicare.com

Annita Pappagallo - ANRA annita.pappagallo@tin.it


Risk Management News

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Inquinamento: le soluzioni assicurative del mercato Italiano

10 Chi rompe paga

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L’alchimia dell’ERM e la sua formula segreta

15 APOTROPAICO

In questo numero 1 Il punto: novità e conferme per il 2010 di Paolo Rubini - Presidente ANRA

4 Inquinamento: le soluzioni assicurative del mercato Italiano di Giovanni Faglia- Responsabile Pool Inquinamento

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L’alchimia dell’ERM e la sua formula segreta

di Rosa Donno, Manager KPMG Risk & Compliance, Internal Audit services

10 Chi rompe paga

in collaborazione con Strategic Risk

14 Diritto alla questione Profili giuridici del rischio di responsabilità ambientale

di Alberto Monti - professore di Diritto privato comparato Università Bocconi – Studio Legale Monti

17 Le molte facce del rischio inquinamento e le nostre risposte di Paolo Volpi - Responsabile Liability di HDI-Gerling Italia

18 Commercial Crime Insurance contro le frodi aziendali di Paolo Tagliabue - Financial Lines Zurich Global Corporate Italy, Zurich Insurance

19 Apotropaico 20 Post-it


4 Risk Management News

Inquinamento: le soluzioni assicurativ del mercato Italiano

di Giovanni Faglia, Responsabile Pool Inquinamento

La nostra opinione è che l’inquinamento sia un rischio specifi co, con caratteristiche ben defi nite, che richieda un approccio specializzato e una copertura assicurativa dedicata


➜ Inquinamento: Le soluzioni assicuratice del mercato italiano

Chi rompe paga

Diritto alla questione

➜ Apotropaico Post-it

ve

Eventi come l’inquinamento del fiume Lambro verificatosi lo scorso febbraio ci forniscono importanti spunti di riflessione sul rischio ambientale e ci ricordano la possibile catastrofalità di questa tipologia di eventi: infatti, anche incidenti all’apparenza quasi insignificanti possono provocare danni di enorme rilievo o essere difficilmente sostenibili in funzione della capacità economica, spesso modesta, dell’impresa responsabile. Nonostante il rischio ambientale sia uno degli argomenti di maggiore attualità già da alcuni anni, la consapevolezza del rischio da parte delle imprese industriali in questo settore sembra non essersi ancora sviluppata pienamente. La scarsissima diffusione della copertura assicurativa per i danni da inquinamento sembrerebbe, infatti, dimostrarlo in maniera inequivocabile. Attualmente in Italia sono assicurate non più di 5.000 imprese con una specifica polizza inquinamento : di queste quasi il 50% sono aziende che svolgono attività connesse al trattamento dei rifiuti.

Quali sono i motivi di questa sottoassicurazione ? Le ragioni possono essere così sintetizzate: • difficoltà nella valutazione del rischio inquinamento da parte dell’impresa; • sopravvalutazione delle proprie misure di prevenzione; • scarsa conoscenza degli obblighi di legge in caso di danno da inquinamento; • scarsa frequenza dei danni inquinamento; • difficoltà nella proposta e vendita dei prodotti assicurativi dedicati da parte della rete degli agenti e dei broker; • modesta spinta commerciale da parte delle compagnie di assicurazione. A queste ragioni va poi aggiunta una delle principali problematiche: l’estensione all’inquinamento accidentale su polizza RCG, che avrebbe dovuto essere concessa solo in casi eccezionali e che in realtà negli ultimi anni ha sostanzialmente “invaso” il mercato, creando notevoli dubbi interpretativi in caso di sinistro. Infatti gli Assicurati attribuiscono al termine accidentale il significato di involontario, fortuito, non voluto (dando 5


Risk Management News

Come si assicurano le imprese italiane - Dati Pool Inquinamento

quindi un’interpretazione estremamente ampia della copertura) mentre nella tecnica assicurativa questo termine ha ben altro significato. La nostra opinione è che l’inquinamento sia un rischio specifico, con caratteristiche ben definite, che richieda un approccio specializzato e una copertura assicurativa dedicata. L’estensione all’inquinamento accidentale può essere un’integrazione a una polizza dedicata ma non può di fatto sostituirla, co-

me avvenuto in questi anni. Gli stessi sinistri inquinamento hanno peculiarità del tutto differenti dai sinistri incendio o RC, primo fra tutti l’assoluta necessità da parte dell’assicurato di attivarsi per effettuare le operazioni di bonifica anche sul terreno di terzi e di gestire direttamente, insieme ai suoi consulenti legali e tecnici, la lunga procedura prevista dalla legge, che spesso dura anni. E proprio un’adeguata copertura

Distribuzione percentuale delle Polizze Inquinamento per settore - Dati Pool Inquinamento

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➜ Inquinamento: Le soluzioni assicuratice del mercato italiano

Chi rompe paga

e l’assistenza che la Compagnia può fornire con i suoi periti e avvocati rappresenta un punto di forza per un’impresa. Gli assicuratori hanno creato negli ultimi quattro anni prodotti molto completi dal punto di vista delle garanzie offerte e molto competitivi sotto il profilo economico, con garanzie assolutamente innovative, fra cui citiamo: le spese di bonifica interne al sito, le spese di decontaminazione beni e la copertura del danno ambientale.

Diritto alla questione

 potropaico A Post-it

• R assegna stampa quotidiana di tutti gli eventi inquinanti; • Newsletter trimestrale sul rischio inquinamento con contributi dei massimi esperti della materia; • Corsi gratuiti e personalizzabili per Compagnie,

Il Pool Inquinamento è un consorzio di coriassicurazione fondato nel 1979 per volontà di ANIA e Confindustria per offrire una polizza dedicata per i danni da inquinamento

Per diffondere la cultura assicurativa e migliorare il processo di gestione del rischio, il Pool Inquinamento ha messo a disposizione di Compagnie, Broker e Risk Manager la propria esperienza e professionalità attraverso:

Intermediari e Risk Manager (maggiori informazioni sul sito www.poolinquinamento.it) Il lavoro che ci aspetta nei prossimi anni è quello di continuare a diffondere, con sempre maggiore efficacia, la formazione e l’informazione sul rischio inquinamento, continuando a lavorare insieme ad ANRA, AIBA, CINEAS e Confindustria. 7


Risk Management News

L’alchimia dell’ERM e la sua formula segreta

(1° puntata) di Rosa Donno, Manager KPMG Risk & Compliance, Internal Audit services

Se accettiamo l’assunto, teorizzato per la prima volta da Frank Knight nel 1921, che l’economia di mercato si basa sull’accettazione del profitto come equa ricompensa del rischio, ne deriva che non c’è business senza rischio. Non sorprende allora che il management dedichi sempre maggiore attenzione alla gestione dei rischi strategici ricercando quegli strumenti che meglio permettono di coniugare l’esigenza del profitto con la salvaguardia del patrimonio e la continuità aziendale. Con questo articolo intraprendiamo un ciclo di approfondimenti sull’Enterprise Risk Management (ERM) che, sviluppatosi a livello internazionale, inizia a trovare anche in Italia le prime applicazioni.

Corporate Governance, trasversale alle funzioni aziendali e rivolto all’identificazione e gestione degli eventi che possono minacciare il raggiungimento degli obiettivi strategici, e che coinvolge attori quali il Consiglio di Amministrazione, il Presidente, l’Amministratore Delegato, il Dirigente Preposto agli adempimenti contabili societari, nonché, il Collegio Sindacale e l’intero management, può consentire, già nel medio termine, di generare valore attraverso una minore variabilità dei risultati, una riduzione dei costi (es. oneri finanziari, compliance, ecc.), una maggiore tutela della reputazione sul mercato, un miglioramento dei processi decisionali e della capacità di risposta.

A sua volta, il CRO è la figura chiave che permette, tra l’altro, Iniziamo sfatando possibili credenze riguardo ai benefici di identificare i cosiddetti effetti “cross-function”. Infatti, dell’ERM: non è la panacea per risolvere tutte le problematiche tipicamente i rischi sono gestiti da diversi “risk manager” aziendali o il prodigioso rimedio per non correre più alcun all’interno di ciascuna funzione aziendale. Esemplificando la rischio. Non di meno il “Chief Risk Officer” (CRO) non è finanza monitora i rischi di credito o di tasso, la comunicazione l’alchimista dotato di singolari poteri e capacità in grado di e le relazioni esterne monitorano i rischi reputazionali, il trasformare le perdite in utili. marketing monitora i rischi provenienti dalla concorrenza o Invece, il processo ERM, inteso come il processo di dai cambiamenti di gusto dei consumatori e così via. Sebbene un’elevata specializzazione nella gestione Benefici di tali rischi sia essenziale, segregare Miglioramento del merito Riduzione della volatilità i rischi all’interno di “silos” produce di credito da agenzie di rating dei risultati una visione ristretta che non permette al top management di comprendere quali sono i maggiori rischi cui l’intera Contenimento delle perdite con mappatura Miglioramento della reputazione organizzazione è esposta. Poiché i rischi degli eventi che le hanno determinate e e dell’immagine aziendale non seguono le barriere funzionali ma miglioramento della capacità di risposta si propagano in maniera trasversale, il CRO ha il compito di aiutare Riduzione dei costi di assicurazione Valorizzazione delle opportunità l’organizzazione nella condivisione e con una più chiara identificazione di investimento con un approccio nella costruzione di un quadro integrato dell’esposizione al rischio “risk opportunity” e “risk mitigation” e completo sull’informativa sui rischi e sulle loro interrelazioni. Rafforzamento del controllo dei rischi Ottimizzazione dei costi di compliance Nel complesso scenario aziendale ora anche attraverso la razionalizzazione mediante la riduzione tratteggiato, quale formula segreta deve delle attività e dei presidi dedicati di sovrapposizioni e/o duplicazioni essere impiegata per implementare 8


Inquinamento: Le soluzioni assicuratice del mercato italiano

Chi rompe paga

correttamente un processo ERM? Non c’è alcuna formula segreta, ma si tratta di iniziare costruendo le giuste fondamenta. Questo vuol dire identificare un “framework” che in maniera chiara e misurabile definisca cosa significhi il processo ERM per la specifica organizzazione. Non c’è infatti una risposta universalmente valida, ci sono piuttosto le risposte che ogni società deve dare per sé stessa in

“Content” Sviluppare la qualità e la precisione delle informazioni sulla gestione dei rischi

“Process” Implementare processi per ottenere un miglioramento sostenibile nella gestione dei rischi

funzione delle sue aspettative sul livello di maturità del processo ERM. Il disegno e l’implementazione del processo ERM richiedono un giusto equilibrio tra “contenuti” e “processi” e necessitano di un forte “committent” da parte dei vertici aziendali. (BOX) Sviluppare i contenuti e le informazioni sui rischi a un livello utile per la gestione significa definire il “Corporate Risk Profile” dell’organizzazione, ossia individuare e valutare i principali rischi correlati agli obiettivi strategici e ai processi aziendali e analizzare le relative cause (Risk Identification and Assessment). Contestualmente, per implementare i relativi processi, si definisce: • l’approccio al rischio dell’organizzazione (c.d. “risk policy”) e le responsabilità di governo, monitoraggio e reporting dei rischi (c.d.“risk ownership”) al fine di ridurre sovrapposizioni o aree prive di responsabilità e garantire un maggiore “empowerment” sul raggiungimento degli obiettivi (Risk Governance and Oversight);

Diritto alla questione

Apotropaico Post-it

• il flusso periodico di informazioni che permette di monitorare lo stato e l’evoluzione dei rischi esistenti ed emergenti (Risk Reporting and Monitoring); • il modello di quantificazione e aggregazione dei rischi nonchè la “risk tolerance” e il “risk appetite” per esplicitare gli impatti che l’organizzazione è disposta ad accettare (Risk Quantification and Aggregation); • le misure di mitigazione dei principali rischi e gli eventuali piani d’azione per ridurre i rischi ad un livello considerato accettabile (Risk and Control Optimization). Questi in sintesi gli ingredienti della “pozione magica” del processo ERM; nei prossimi numeri: dosi e consigli per amalgamarli correttamente insieme.

Le principali componenti di un framework di risk management: • Risk Identification and Assessment: identificazione e classificazione dei rischi all’interno di un processo strutturato • Risk Governance and Oversight: implementazione di una struttura organizzativa a supporto della definizione ed attuazione delle politiche di risk management • Risk Reporting and Monitoring: progettazione e realizzazione di un sistema di reporting per il monitoraggio continuo del rischio • Risk Quantification and Aggregation: misurazione e quantificazione dei rischi • Risk and Control Optimization: ottimizzazione dei controlli per il miglioramento delle performance Fonte: KPMG

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Risk Management News

Chi rompe paga

Comincia in questo numero della newsletter la collaborazione con StrategicRISK, una delle più prestigiose riviste internazionali che si occupano di risk management e di tematiche legate al rischio. La rivista festeggia in questi mesi i 10 anni di attività, nel corso dei quali si è distinta per l’autorevolezza dei contenuti e la varietà delle tematiche analizzate. Il nostro accordo prevede la presentazione sulle nostre pagine di uno degli articoli usciti più di recente e di maggior interesse o strettamente connesso con il tema portante della newsletter. A seconda dei casi, potrà essere un articolo tradotto in versione integrale oppure un suo abstract. Speriamo che l’ iniziativa possa essere apprezzata e trovare il favore dei lettori. 10

Nessuna società che operi in Europa, direttamente o attraverso consociate, può permettersi di ignorare la Direttiva dell ‘Unione Europea (UE) riguardo la responsabilità ambientale (2004/35/ CE), ratificata e incorporata nella legislazione propria dei 27 membri facenti parte dell’Unione. La direttiva stabilisce una cornice comune per i Paesi dell’Unione riguardo tale responsabilità e cerca di prevenire e porre rimedio ai danni a scapito della biodiversità: animali, piante, habitat naturali, risorse idriche e ai danni che colpiscono la terra. Se si provocano dei danni all’ambiente, spesso, indipendentemente dalla responsabilità effettiva, le aziende sono costrette a ripagare, non solo i costi dovuti al disinquinamento ma anche quelli per recuperare, ristabilire e monitorare il ripristino dello status precedente.

Background La UE ha sempre ricoperto seriamente il ruolo di protettrice ultima dei variegati ambienti naturali di cui è ricca l’Europa, adottando una serie di misure atte a migliorare la qualità dell’ambiente, educando ad uno standard di vita che puntasse ad essere più attento e consapevole dell’ambientale. La Commissione Europea ha lavorato alacremente per garantire che le autorità legali, quelle addette alla regolamentazione assieme alle associazioni ambientaliste di ogni singolo Stato sviluppassero strutture più forti e pro-

cedure migliori e che la legislazione europea in tema di ambiente fosse implementata in maniera adeguata e nei tempi previsti. La Francia, ad esempio, è stata multata per i ritardi nella ratifica di una direttiva sulla responsabilità ambientale. Spetta alle aziende assicurarsi di essere adeguatamente informate delle responsabilità precise a cui sono soggette ovunque pratichino la propria attività. E’ stato evidenziato come siano ancora molte le società ignare della complessità di queste responsabilità potenziali e delle responsabilità a cui sono soggette come operatori. La direttiva è stata disegnata come strumento di complemento delle legislazioni statali esistenti e delle convenzioni internazionali, con la possibilità di aggiustamenti. Di conseguenza, essa è andata ad influenzare lo scenario legislativo di ogni Stato Membro in modo differente. In molte nazioni, in particolare quelle dell’Est Europa, si sono apportati il maggior numero di cambiamenti. In Italia, al contrario, l’impatto provocato non è stato così rilevante perché il Paese adottava già un sistema simile di leggi sull’ambiente. In Germania, molte delle regolamentazioni sull’ambiente sono applicate dagli Stati federali (Lander), e non direttamente da Berlino: si può quindi intuire che differiscano l’una dall’altra. Di conseguenza, se la direttiva ha creato un approccio macro omogeneo in tutta Europa, differenze significative restano nelle sue applicazioni in ambito


Inquinamento: Le soluzioni assicuratice del mercato italiano

➜ Chi rompe paga

locale. La direttiva non può essere applicata a fatti avvenuti prima del 30 aprile 2007. Però, qualsiasi danno provocato da quella data in poi, e che non sia stato immediatamente rilevato, sarà comunque punibile nei 30 anni successivi al misfatto.

Al di là del “chi rompe paga” Negli anni ’90, la UE prese ispirazione dai più recenti sviluppi a riguardo negli Stati Uniti e fece proprio il principio del “chi rompe paga”, facendone il nucleo della propria direttiva. Ma decise di spingersi oltre, non limitandosi a stabilire un prezzo per i danni ambientali. Sviluppò un approccio olistico fondato e sviluppato sulla filosofia del mantenere un equilibrio complessivo relativo all’ambiente in tutta Europa. Il principio alla base sarebbe stato quello di garantire che colui che causa il danno da inquinamento non solo avrebbe posto rimedio, ma si sarebbe impegnato a migliorare le misure per consentire il mantenimento della biodiversità esistente, rendendo il responsabile parte attiva e di fatto aumentando il campo delle propria responsabilità. Nel caso di gravi danni ambientali, a cui non si fosse potuto porre rimedio (per esempio, un ecosistema locale che fosse stato completamente compromesso, o specie animali protette che si fossero estinte) il colpevole avrebbe dovuto pagare una spesa ritenuta equivalente per sanare e migliorare un caso di inquinamento avvenuto da un’altra parte. Uno dei primi casi in cui questa direttiva è stata applicata riguarda una società che aveva iniziato i lavori per un nuovo golf club in Repubblica Ceca e per fare questo aveva prosciugato lo stagno in cui viveva una specie protetta di rana. Considerato che non si poteva in alcun modo porre rimedio a questa situazione, la società è stata costretta ad indirizzare un contributo ritenuto equo verso un altro stagno: è stata quindi costretta a disinquinare le acque da un’altra parte.

Stabilire la responsabilità Secondo la UE “Affinché la responsabilità sia effettiva, i responsabili devono essere chiaramente identificati. Ciò signi-

Diritto alla questione

 potropaico A Post-it

fica che i potenziali responsabili devono sapere che essi possono essere ritenuti tali dal punto di vista finanziario; solo questa misura li indurrà a fare attenzione” (Memo/07/157). Secondo la direttiva, basata sul principio del “chi rompe paga”, deve potersi stabilire sempre un legame tra qualsiasi danno ambientale e chi l’ha provocato. Compito delle istituzioni ambientali locali è proprio quello di dimostrare il legame e dare informazioni all’azienda riguardo all’ammontare del danno e proporre azioni correttrici. Queste autorità pubbliche svolgono un ruolo sempre più importante nell’attuazione della direttiva. E’ loro compito identificare i responsabili e garantire che si assumano direttamente o finanzino i provvedimenti necessari e le misure per porre rimedio. Soggetti pubblici, come le organizzazioni non-governative, possono inoltre richiedere alle autorità pubbliche di agire e contestare la decisione in tribunale e si spera che questi soggetti siano attivi nel rilevare situazioni che potrebbero essere valutate come danni ambientali. La direttiva contempla due regimi di responsabilità distinti e complementari. Il primo riguarda le società la cui attività sia ritenuta a rischio o potenzialmente a rischio nel causare un danno ambientale, come le attività industriali e agricole che richiedono permessi che vanno sotto la direttiva 1996 sulla prevenzione e il controllo integrato dell’inquinamento. Si tratta ad esempio di operazioni che riguardano la gestione dei rifiuti, il rilascio di sostanze inquinanti nell’acqua e nell’aria, la produzione, la conservazione l’uso e il rilascio di prodotti chimici pericolosi, e il,trasporto, l’uso e il rilascio di organismi geneticamente modificati. Per queste società, con rare e specifiche eccezioni, la variabile “guasti” gioca un ruolo minoritario: ogni organizzazione che si dimostra essere causa dell’inquinamento, è responsabile, indipendentemente dal fatto che le procedure di messa in sicurezza e protezione dal rischio prescritte dalla legge siano stati seguite. Le uniche difese ragionevoli che il colpevole può invocare includono i danni ambientali causati da forze maggiori, come un uragano o un conflitto bellico. Disastri petroliferi in mare e incidenti nucleari restano coperti dai regimi di responsabilità in11


Risk Management News

ternazionali, piuttosto che dalla direttiva in questione. Il secondo regime di responsabilità riguarda tutte le altre attività professionali. Un operatore sarà ritenuto responsabile esclusivamente se direttamente colpevole o negligente e abbia causato danni ad habitat naturali o specie protette secondo le direttive 1992 sull’habitat e 1979 sugli uccelli. Un caso che illustra la severità del primo regime è accaduto nel febbraio 2010, quando un’azione di sabotaggio ad una stazione petrolifera italiana causò un versamento di 2 milioni e mezzo di tonnellate di petrolio in uno degli affluenti del PO, il fiume più lungo d’Italia. Immediatamente gli ambientalisti dichiararono che le acque e diverse specie di uccelli erano a rischio e molti i danni provocati a flora e fauna. I paesi sulla sponda del fiume richiesero immediatamente i fondi dalla regione per contenere i danni. Gli effetti si protrassero anche una volta terminate le operazioni di disinquinamento, se si considera che le acque del Po sono utilizzate per l’irrigazione dei campi agricoli di tutti i territori che attraversa. Se gli organi preposti alla regolamentazione dovessero concludere che il sabotaggio non era un’azione di terrorismo (cioè una causa di forza maggiore) o il soggetto sotto inchiesta non avesse adottato le misure preventive e di messa in sicurezza della zona, sarà ritenuto responsabile e coinvolto nelle operazioni di ripianamento dei costi provocati anche dagli effetti di lungo periodo.

Quantifi care i costi Esistono alcuni incidenti la cui potenziale esposizione e responsabilità finanziaria che una società potrebbe dover affrontare deve essere valutata. Il caso precedente illustra la potenziale portata di un disastro ambientale, capace di “azzerare” una società che non avesse preso le misure assicurative o finanziare adeguate. Nell’agosto del 2009 una conduttura si ruppe all’interno di un’area naturale della Francia. Da allora i costi sono già arrivati a milioni di euro e il conto per i danni continua a salire. E’ importante notare che la responsabilità non termina una volta concluse le operazioni di disinquinamento. Questo tipo di disastri ha effetti poten12

ziali di lungo periodo: il controllo dell’area danneggiata potrebbe protrarsi a lungo, se gli organi competenti ritenessero che esista la possibilità una situazione pericolosa si ripresenti. La direttiva è stata realizzata come complemento alle leggi degli Stati e non prende in considerazione risarcimenti alle persone. Anche se l’obiettivo principale è prevenire e porre rimedio ai danni ambientali, fornisce un apporto nella protezione della salute umana grazie alla prevenzione di questo tipo di danni e alle operazioni di disinquinamento dei luoghi contaminati. Se sono colpite le persone, i propri beni o i propri possedimenti, esse possono intentare causa avvalendosi delle normali leggi di ogni Stato. Ciò significa che chi è accusato potrebbe dover affrontare due differenti richieste di risarcimento: dagli enti preposti al controllo sull’ambiente e dai tribunali ordinari.

Accantonare parte delle risorse fi nanziarie Alle aziende che possono avere a che fare con questo tipo di problematiche non è esplicitamente richiesto dalla direttiva di sottoscrivere assicurazioni. Alcuni degli Stati membri hanno riconosciuto che esistono strade alternative per creare delle riserve finanziarie e che i prodotti assicurativi adeguati erano scarsi prima che la direttiva cambiasse lo scenario della responsabilità. La commissione Europea realizzerà nel 2010 un rapporto riguardante la disponibilità ad assicurarsi da parte delle società e consiglierà modifiche alla direttiva. Nel frattempo gli Stati membri stanno rispondendo in modi differenti alle necessità delle aziende per accumulare scorte finanziarie. Il 1° gennaio 2010 il governo portoghese ha incaricato tutti i soggetti che seguono l’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) di realizzare fondi appropriati (ogni soggetto farà le proprie valutazioni a riguardo) entro il mese, o firmare coperture assicurative. In Spagna, gli appartenenti all’IPPC devono realizzare una disamina dei rischi riguardante la responsabilità ambientale a cui possono andare incontro entro aprile 2010.


Inquinamento: Le soluzioni assicuratice del mercato italiano

➜ Chi rompe paga

Diritto alla questione

 potropaico A Post-it

Cosa si può fare ora? Tutte le società che operano in Europa sono potenzialmente interessate. Un disastro ambientale può inoltre avere un impatto fortemente negativo sul brand. Prima di tutto ogni soggetto deve prendere coscienza di come la direttiva possa essere applicata nei propri confronti e nei confronti delle proprie attività, tenendo presente le differenze tra gli Stati membri e all’interno degli stessi. Il consiglio è contattare gli organi preposti al controllo e fare ricerche sul territorio nel quale si esercita l’attività. Esistono database che forniscono informazioni sulla qualità dei suoli esistenti in Europa, sulle specie protette, un inventario degli habitat (ad esempio www.natura.org) e specifiche direttive sull’acqua che si collegano alla direttiva sull’ambiente. Altra cosa da fare è seguire le procedure migliori: assicurarsi di essere conformi alle regolamentazioni ed effettuare una audit ambientale. Realizzare un sistema di gestione delle tematiche ambientali come l’ISO 14 001, un EMAS basato sul continuo miglioramento del processo di controllo che prevede quattro fasi: pianificazione, realizzazione, controllo e attuazione. Essere informati sulle migliori procedure riguardanti il settore di appartenenza e sulle nuove tecnologie o i nuovi prodotti per ridurre al massimo l’impatto ambientale delle proprie operazioni. Essere consapevoli dei gruppi di interesse o gruppi ambientalisti locali ed interagire con essi. Se si seguono le linee guida migliori segnalate per il proprio settore, una politica di trasparenza può dare enormi benefici.

Ed infi ne: • Creare dei fondi per il finanziamento. • Parlare con la propria compagnia assicurativa o col proprio broker riguardo il modo migliore per strutturarlo, considerato l’alto ammontare potenziale e i limiti incerti riguardo questo tipo di responsabilità. • Trasferire alcuni dei propri rischi sul mercato assicurativo. • Essere certi che la propria compagnia assicurativa sia realmente un partner in grado di coprire qualsiasi evenienza, considerato la complessità della legislazione a riguardo.

Lo scenario è in continua evoluzione: nuovi disastri ambientali vengono registrati settimanalmente e una nuova direttiva a riguardo è prevista per il 2014.

Riassumendo: Informazione • Costruire relazioni con gli enti preposti alla regolamentazione ambientale • Controllare la legislazione locale • Informarsi sulle condizioni di suolo, delle acque e delle aree protette nella zona nella quale si esercita la propria attività Azione • Svolgere una audit ambientale • Seguire le procedure migliore indicate per il proprio settore • Comunicare il proprio essere a norma • Cercare assicuratori esperti in problematiche ambientali Protezione • Parlare con broker e assicuratori • Trasferire alcuni rischi sul mercato assicurativo www.strategicrisk.co.uk 13


Risk Management News

DIRITTO ALLA QUESTIONE

Profili giuridici del rischio di responsabilità ambientale

Alberto Monti - professore di Diritto privato comparato Università Bocconi – Studio Legale Monti Dal punto di vista giuridico, nell’affrontare il complesso tema del rischio di responsabilità delle imprese in campo ambientale vi è anzitutto da premettere che la locuzione “responsabilità” va articolata in questo ambito al plurale e non invece al singolare. Ed infatti, diversi sono i piani sui quali il risk manager dovrà costruire gli scenari di rischio, in quanto le responsabilità ambientali (al plurale, appunto) delle imprese italiane e comunitarie si muovono oggi su diversi fronti, principalmente quelli civile, penale ed amministrativo. Ciascuna di queste tipologie di responsabilità persegue obiettivi e finalità diverse, si innesta su presupposti applicativi differenziati, viene accertata in esito ad un iter procedimentale suo proprio e comporta conseguenze giuridiche disomogenee. Quanto agli obiettivi, se la componente sanzionatoria caratterizza, ad esempio, la responsabilità penale, quella civile si atteggia piuttosto a strumento di allocazione preventiva dei rischi, mentre quella amministrativa – tralasciando per il momento la responsabilità amministrativa da reato degli enti prevista dal Decreto Legislativo n.231/2001, non ancora applicabile in questo settore, ma di prossi14

ma introduzione - assume connotazioni ibride come testimoniato dalle disposizioni contenute nel Testo Unico dell’Ambiente (“TUA”). La responsabilità penale è poi caratterizzata da tipicità e frammentarietà, il che comporta che la tutela in questo ambito non riguarda ogni e qualsiasi forma di aggressione del bene ambiente, ma soltanto quelle determinate fattispecie considerate dalla legge come reato. Una simile impostazione, seppure con diversa gradazione di intensità, è seguita in materia di responsabilità amministrativa, mentre la responsabilità civile viaggia, com’è noto, sui binari della “atipicità” dell’illecito, il che significa che qualsiasi “danno ingiusto” il quale si ponga in correlazione causale con la condotta dolosa o colposa di un soggetto agente determina l’insorgere della responsabilità risarcitoria di quest’ultimo, così in materia di inquinamento, come in qualsiasi altro settore interessato dall’attività d’impresa. In merito all’iter procedimentale, la responsabilità penale è affermata dal giudice in esito ad un processo avviato su iniziativa del pubblico ministero – magistrato inquirente che agisce nell’interesse dello Stato –, quella amministrativa

può invece sorgere in campo ambientale in corrispondenza di un semplice ordine della pubblica amministrazione competente, spesso impartito all’inquinatore dietro minaccia di sanzioni - basti pensare alle disposizioni di cui agli articoli 242, 304 e 305 del TUA rispettivamente in materia di bonifiche, azioni di prevenzione e ripristino ambientale -, mentre quella civile è accertata dalla magistratura ordinaria nel corso di un procedimento giudiziale introdotto su impulso del terzo danneggiato, il quale lamenta un danno ingiusto a seguito dell’inquinamento. A complicare il quadro, sovente accade poi che le conseguenze civilistiche dell’illecito in campo ambientale siano fatte valere nel corso del procedimento penale mediante la costituzione di “parte civile” nei confronti delle persone fisiche imputate e della società quale “responsabile civile” ad opera dei terzi danneggiati, degli enti locali e delle associazioni ambientaliste. Quanto alle conseguenze, se l’affermazione di una responsabilità civile comporta sempre e soltanto l’insorgere di un’obbligazione risarcitoria, ossia l’obbligo di compensare il danno sopportato dal terzo, l’accertamento di responsabili-


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tà penale e quella amministrativa comportano conseguenze sanzionatorie ed obbligazioni di pagamento di varia natura. In ambito criminale, se in linea di principio la responsabilità è personale e le pene – a carattere detentivo, pecuniario o interdittivo - sono inflitte direttamente a carico delle persone fisiche che rivestono nella società determinati ruoli apicali, occorre tener conto del fatto che di frequente vengono imposte misure cautelari sui luoghi o sui beni interessati dall’illecito – ad esempio, il sequestro delle aree di produzione o di lavorazione –, le quali sono foriere di rilevanti conseguenze economiche pregiudizievoli in danno del patrimonio aziendale e della redditività d’impresa. In breve, lo scenario di rischio posto dalle moderne responsabilità ambientali, anche alla luce delle norme di attuazione della Direttiva 2004/35/CE, appare oggi articolato e complesso e, nella prospettiva del risk manager, la sfida si gioca su due fronti principali: • da un lato si tratta di comprendere appieno le mutate caratteristiche giuridiche del rischio di responsabilità ambientali; • dall’altro di identificare gli strumen-

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ti più appropriati per la sua corretta gestione. Quanto al primo profilo, è importante sottolineare come le imprese europee siano oggi esposte non più soltanto al tradizionale rischio di RC verso terzi per danni conseguenti ad inquinamento, ma anche – e soprattutto al rischio di dover far fronte, su ordine dell’autorità competente, alle spese per la messa in sicurezza, la bonifica ed il ripristino ambientale sia on-site che off-site, nonché alle conseguenze sanzionatorie sul piano amministrativo e penale. Ecco dunque che il risk manager si trova oggi ad affrontare il compito di individuare e selezionare i più moderni e sofisticati strumenti di gestione – ivi compresi quelli messi a disposizione dal mercato assicurativo e riassicurativo internazionale – i quali consentano all’impresa di adottare un approccio flessibile in risposta ai mutevoli scenari di rischio, consapevole del fatto che non è più possibile fare affidamento sulla sola copertura offerta dalla polizza di RC Generale, comunque estesa. Il ricorso ad uno strumento assicurativo specializzato richiede però il preliminare compimento da parte dell’impresa di

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una serie di passaggi fondamentali che dovranno essere sapientemente orchestrati dal risk manager: anzitutto è necessario condurre una attenta analisi di rischio, così da individuare e definire il grado di effettiva esposizione dell’impresa; si tratta poi di pianificare ed implementare una strategia per la gestione dei rischi ambientali, anche attraverso l’analisi delle coperture offerte dal mercato assicurativo specializzato; in questa prospettiva, è inoltre necessario comprendere appieno il ruolo che l’assicuratore può essere chiamato a svolgere nell’ambito di un’efficace strategia di gestione integrata dei rischi ambientali. Ed infatti, non si tratta più soltanto di una controparte contrattuale alla quale trasferire una porzione del rischio di responsabilità in corrispettivo al pagamento di un premio, bensì di un partner strategico con il quale confrontarsi al fine di ottimizzare tutte le fasi del processo, dalla valutazione del rischio, sino alla gestione della crisi. 15


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Le molte facce del rischio inquinamento e le nostre risposte Paolo Volpi, Responsabile Liability di HDI-Gerling Italia

HDI Gerling Italia, filiale italiana del gruppo tedesco HDI Gerling Industrie Versicherung, che fa parte di Talanx, uno dei più importanti colossi assicurativi europei con una raccolta premi di oltre 18 miliardi di Euro, è un interlocutore privilegiato dei più grandi gruppi industriali europei. HDI Gerling ha un consolidato knowhow in ogni settore dei rischi di impresa e si è imposta sul mercato per la consulenza ed il servizio offerti in termini di identificazione e trattamento dei rischi e la capacità di fornire garanzie di contenuto innovativo e per l’unicità dei prodotti. Oggi la filiale Italiana, come tutto il gruppo, ha deciso di dedicarsi anche alle coperture RC Inquinamento, tali coperture in Italia vengono prestate tramite un consorzio di coriassicurazione gestito dal Pool Inquinamento. Il mercato assicurativo italiano in questo settore è ancora molto fertile se pen-

siamo che solo l’1% delle aziende assicurate ha copertura specifica per il rischio inquinamento, mentre il 70% ha copertura parziale con la cosiddetta estensione “RC Inquinamento Accidentale” sulla polizza di RC Generale. Questo tipo di garanzia, che quasi tutte le compagnie del mercato italiano offrono, da una copertura veramente limitata del rischio da inquinamento, infatti spesso: • Le esclusioni sono incomprensibili • La garanzia non è completa, ma limitata ai soli eventi improvvisi • Non è possibile concedere retroattività • Non esiste clausola per la datazione dell’evento. Con il Decreto Legislativo 152/2006 che recepisce la Direttiva 2004/35/CE per le aziende si è aperto un nuovo scenario di danno che può essere coperto solo con polizza specifica in grado di garantire: • Il danno a terzi

• Le spese di messa in sicurezza • Le spese di bonifica interne • Le spese di bonifica esterne • Il così detto “Danno Ambientale” Insomma questo tipo di polizza può veramente aiutare l’azienda ad affrontare l’art. 174 del Trattato CE che dice sancisce il concetto che “chi inquina paga”. Inoltre compagnie come la nostra. In caso di danno si possono avvalere di una filiera di esperti (Periti, Avvocati, Società di Bonifica), incaricati dal Pool, in grado di affrontare velocemente e con competenza le situazioni di crisi che dovessero verificarsi presso le nostre clienti.

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Commercial Crime Insurance contro le frodi aziendali Paolo Tagliabue, Financial Lines Zurich Global Corporate Italy, Zurich Insurance PLC Ad esposizioni globali si accompagnano rischi globali Oggi, a causa della globalizzazione e degli sviluppi tecnologici, le aziende sono più che mai esposte al rischio di frodi commerciali. In molti casi tali danni sono riconducibili a comportamenti colposi o fraudolenti commessi da dipendenti e/o da terzi al fine di conseguire un ingiusto profitto. L’esperienza dimostra che nei periodi di instabilità economica le frodi aumentano. I congelamenti salariali e gli esuberi possono spingere i dipendenti a cercare mezzi alternativi per integrare o aumentare le proprie entrate. I cibercriminali rubano l’identità di altre persone, commettono frodi su carte di credito, attaccano siti web e distruggono intenzionalmente sistemi online attraverso le frodi informatiche. I dispositivi tecnologicamente avanzati hanno potenziali guadagni molto elevati e si vendono senza difficoltà sul mercato nero, per questo motivo sono facile bersaglio di collaboratori interni ed esterni. Poiché le aziende operano a livello globale, criminali, truffatori e la criminalità organizzata sono in grado di agire su scala internazionale. Le attività illecite di questa portata sono più difficili da individuare. L’appropriazione indebita è il tipo di frode 18

più comune, anche se le frodi contabili sono più che triplicate dal 2003 ad oggi (PWC Crime Survey 2005-2009). Altre tipologie di frodi aziendali sono la corruzione e concussione, la violazione di diritti di proprietà intellettuale e il riciclaggio di denaro. Nessun settore è immune da frodi aziendali. I più colpiti sono (oltre al settore dei servizi finanziari ed assicurativi) quello delle telecomunicazioni e della grande distribuzione.

Come tutelarsi dalle Frodi Aziendali L’Assicurazione per Frodi Aziendali copre le frodi interne (atti dolosi o fraudolenti isolati, continuati o ripetuti, commessi da un dipendente che agisca da solo o in concorso con altri con l’intenzione di causare un danno alla società del gruppo ovvero di ottenere un ingiusto profitto a detrimento della società del gruppo) ed esterne (atti dolosi o fraudolenti isolati, continuati o ripetuti, commessi da terzi per furto, contraffazione, alterazione fraudolenta, falsificazione di titoli di credito e frode informatica). È importante individuare le aree di rischio per l’azienda. Si pensi al rischio reputazionale che un’infedeltà di un dipendente può causare all’immagine della società; oppure ai danni che una frode può causare al bilancio societario. La combinazione di una struttura organizzativa con maggiori controlli

interni e il trasferimento del rischio tramite una copertura assicurativa, permetterà al risk manager di affrontare con più tranquillità la comunicazione al CdA dell’avvenuta frode aziendale: la perdita finanziaria non inficerà il bilancio della società e questo evento straordinario non complicherà la gestione ordinaria della società. Le società non si possono permettere di fare affidamento soltanto sul sistema di controlli interni per scoprire e evitare frodi economiche. Le società devono costruire una organisation sana e leale, dare ai dipendenti la certezza di lavorare in maniera corretta ed infliggere chiare sanzioni a chi commetta le frodi. Le polizze Crime sono poco diffuse sul mercato italiano, non così in ambito europeo. In Germania ad esempio, le coperture Frodi Aziendali sono molto diffuse nonostante la minor frequenza dei sinistri infedeltà rispetto alla realtà italiana. L’offerta Commercial CRIME di Zurich Global Corporate rientra nel ramo Financial Lines, che comprende tra l’altro coperture D&O, RC Professionale, EPLI (coperture in caso di risarcimenti nell’ambito del lavoro subordinato, ad esempio a seguito di mobbing e ingiusto licenziamento), BBB (Polizze per Infedeltà, furto e rapina nelle banche), Polizze per responsabilità da Prospetto Informativo (POSI), Warranty and Indemnity e Litigation Buyout Insurance.


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(dal Greco “apotrépein”=”allontanare”) è un aggettivo che viene attribuito ad una persona o oggetto atto a scongiurare o annullare gli influssi maligni. Letteralmente ha il significato di una azione di allontanamento, ma nel mondo letterario ha assunto il carattere di rito che allontana il male, dunque esorcizzante. E l’Italia, come ben noto, è la terra degli scongiuri e delle scaramanzie. In questa pagina andiamo quindi a scoprire le diverse storie di scaramanzie, riti e scongiuri atti a evitare ogni tipo di malasorte.

Il cappello sul letto Appoggiare il cappello sul letto, specialmente se vi giace un ammalato, è di cattivo augurio: si crede infatti che questo gesto possa essere foriero di un lutto. Non sono ancora chiare le origini di questa superstizione. Secondo alcuni questa credenza deriva probabilmente dal fatto che spesso i cappotti e i cappelli di ospiti inattesi o numerosi vengono appoggiati sul letto per mancanza di altro spazio e per comodità. Ciò può accadere proprio in occasione di un funerale. Secondo altri invece questa superstizione deriva dal fatto che un tempo ad appoggiare il cappello sul letto erano soprattutto i preti che si recavano in visita a un ammalato o al capezzale di un moribondo per portare l’estrema unzione.

Toccare ferro Toccare legno Perché, come gesto scaramantico, si dice “toccare ferro”? Le spiegazioni plausibili sono due: secondo una scuola di pensiero il “ferro” era un modo in cui anticamente s’indicava la spada. Era chiaro quindi che si trattasse di un gesto di chi si preparava al peggio, alla difesa e p roteggersi da qualcosa. Per altri invece “toccare ferro” deriva dal “toccare il ferro di cavallo”. Si narra che il diavolo chiese a San Dunstano di ferrare il suo cavallo; il santo inchiodò il ferro agli zoccoli del diavolo. Il dolore fu così forte che il diavolo stesso supplicò San Dunstano di liberarlo; San Dunstano accettò a patto che il diavolo avesse promesso di non entrare nella casa in cui vi fosse un ferro di cavallo appeso. Questo evento sta all’origine della credenza che il ferro di cavallo porti fortuna. La natura stessa del ferro, che viene estratto dalle viscere della terra, lo ha portato ad essere un elemento caricato di una grande valenza magica La sua durezza gli permette poi di essere un elemento di scudo contro i pericoli e il male: in Valsassina, nell’antichità, borchie battenti di ferro venivano poste sulle porte per scacciare gli orsi, simbolo del male. In inglese si dice “toccare legno” (“knocking on wood”). L´espressione, usata anche nella tradizione nordica, proviene da credenze pagane. Deriverebbe dalla presenza di spiriti che abitano negli alberi. Bussare sul legno serviva per cercare la protezione dello spirito in questione. Fu adottato poi dalla tradizione cristiana, in quanto il legno in questo caso simbolizzerebbe il legno della croce, o il legno del rosario. Alcuni ritengono invece che l´usanza non sia riscontrabile in periodi precedenti al Diciannovesimo secolo. 19


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post-it CORSI ANRA

Milano, Politecnico – Campus Leonardo Corso di 1° livello 9 e 10 giugno 2010 Da anni ANRA realizza corsi sui temi legati al risk management ed assicurazioni, destinati alle aziende, privilegiando gli aspetti di gestione dei rischi nell’ambito di una corretta gestione aziendale e del ruolo del responsabile assicurativo o del risk manager all’interno e all’esterno dell’organizzazione aziendale. I nuovi corsi ANRA, realizzati in collaborazione con il CINEAS, Consorzio specializzato sulle tematiche relative alla cultura del rischio, sono destinati a chi ha necessità di disporre di nozioni di assicurazione, di loss prevention, di business continuity e di enterprise risk management. A chi si rivolge: i corsi son rivolti a tutti coloro che affrontano per la prima volta tematiche di risk management. Ed inoltre: • A lle imprese: risk manager ed altri ruoli con funzioni ri-

volte al controllo e alla riduzione dei rischi aziendali. • A l mondo assicurativo: ispettori tecnici, underwriter, claim handler, ruoli con funzioni di risk engineering e surveyor, intermediari assicurativi. • A lle società di consulenza operanti nell’area dei rischi aziendali. La formazione è svolta da una faculty qualificata di docenti con esperienza in termini di executive education, provenienti dal mondo universitario, dalla consulenza e dalle aziende.

Risk Management 1° livello Gli obiettivi di business di un’azienda passano anche dalla salvaguardia del suo patrimonio, dei suoi asset intangibili, delle sue risorse umane e della sua continuità operativa. Prerequisito fondamentale la conoscenza dei rischi affinché le strategie siano sempre allineate agli obiettivi di business. Tra gli argomenti oggetto di approfondimento dei corsi ci saranno le metodologie di analisi unitamente alle modalità di finanziamento e controllo dei rischi. • Sede e organizzazione del corso: il corso si svolgerà presso il politecnico di Milano, Campus Leonardo, il 9 e 10 giugno 2010, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

I WORKSHOP ANRA Roma e Milano maggio 2010

WORKSHOP ANRA / XL Milano, Palazzo delle Stelline 8 giugno 2010

Si svolgeranno nel mese di maggio 2010, presso le città di Milano e Roma, i nuovi workshop di approfondimento, organizzati da ANRA, sul tema “Rischi aziendali e Assicurazione”.

Si terrà nella mattinata dell’8 giugno 2010 la IV edizione del Workshop realizzato da XL in collaborazione con Anra. Il titolo dell’edizione di quest’anno sarà “Soluzioni assicurative alle sfide delle imprese italiane nella gestione dei rischi complessi” e vedrà la realizzazione di tre differenti seminari: 1) “Dall’impresa familiare alla multinazionale tascabile: internazionalizzazione della media impresa ed implicazioni di Risk Management” 2) “Logistica e Supply Chain Risks” 3) “Behind the scenes: il processo di sottoscrizione dei rischi”

Il primo, nello specifico, riguarderà la polizza della responsabilità civile vs terzi (RCT) e prestatori d’opera (RCO) e si svolgerà il 13 maggio a Milano (h 14-18) e il 14 maggio a Roma (h 14–18). Il secondo verterà sui rischi del trasporto delle merci: prevenzione ed assicurazione e si svolgerà il 19 maggio a Milano (h 14-18) e il 20 maggio a Roma (h 14-18).

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