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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia

Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLVI - N. 5-6 di giu-lug 2015 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Nuvole partigiane

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3° episodio: “Angelo”

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giugno-luglio 03 l© editoriale Corruzione e populismi Antonio Zambonelli 05 l© 70esimo 25 aprile e dintorni nel reggiano Gemma Bigi 09 l© società La Resistenza e gli “stranieri” Francesca Correggi 13 l© cultura Il Liceo “Moro” e la Resistenza Glauco Bertani


sommario Editoriale 03 Corruzione trasversale e derive populiste, di A. Zambonelli 70esimo 05 25 aprile e dintorni nel reggiano, di G. Bigi 09 70° ANPI. Il secondo presidente; Vivaldo Salsi, Tancredi (‘49-56), di A. Zambonelli 39 “Materiale Resistente 2015: cronaca di un’altra memoria, di F. Tavernelli

Si ringrazia quanti ci sono vicini con i loro contributi, che ci permettono il prosieguo dei tanti progetti che stiamo portando avanti. In un momento di crisi economica e valoriale, il vostro gesto si è distinto per generosità e vicinanza alla causa della Resistenza e della cultura della memoria

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Avvenimenti 11 E le genti passeranno. Sulle tracce “cantate” della 144a Brigata partigiana Garibaldi, di M. Marzi 12 25 aprile 2015. Da Reggio a Correggio in bici sulle strade dei partigiani, di G. Carbonara 13 Un giorno d’aprile le donne..., di E. Bertani 15 La “nuova resistenza” dei ragazzi di Cortocircuito, di A. Fava Memoria 14 I Reggiani non dimenticano i caduti del 7 luglio 1960 15 Il 28 luglio 1943: l’eccidio delle Reggiane 16 Cadelbosco: dedica alle staffette partigiane, di N. Gibertini 36 Ricordato don Enzo, giusto fra le nazioni, di a.z. Politica 15 L’Emilia Romagna contro le discriminazione di genere, di R. Mori Società 17 Il senso della Resistenza negli stranieri. Intervista ad Aziz Sadid, di F. Correggi 19-22 Anita, 3° episodio “Angelo”

Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 C.F. 80010450353 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Collaboratori: Eletta Bertani, Ione Bartoli, Angelo Bariani (fotografo), Massimo Becchi, Bruno Bertolaso, Gemma Bigi, Sandra Campanini, Francesca Correggi, Anna Fava,

Cultura 23 “I prof, si sa, sono dei bei rompiscatole!”… assegnano i temi in classe, a cura di S. Lasagna 24 Il progetto “radici nel futuro” ha... messo radici!, di F. Ferrarini - “Radici nel futuro”, che arrivano... al 1657 almeno, di S. Aicardi 25 La Resistenza delle donne in Emilia Romagna, di F. Ferrarini 26 “Era quello che bisognava fare”. Un chiacchierata con alcuni studenti della 4° D del Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia, di G. Bertani 27 “Mangia con il pane”, la storia del Comandante Paolo, di A. Fava 28 Quando la Resistenza diventa romanzo: “Un cielo pieno di nodi” di Teresa Vergalli, di G. Guidotti 29 Dopo 70 anni di silenzio. Delinger ci racconta la sua lunga resistenza umana, di A. Zambonelli 37 Artisti reggiani per l’ANPI Estero 31 La vicenda turco-armena fu diaspora o genocidio?, B. Bertolaso 34 Botteghe di Albinea 70 anni dopo 32 Lutti 33 Anniversari 36 I Sostenitori Le rubriche 10 Primavera silenziosa, Massimo Becchi 30 Segnali di Pace, Saverio Morselli

Per assoluta mancanza di spazio Cittadini-DemocraziaPotere vi dà appuntamento al prossimo numero, ce ne scusiamo con l’autore e i lettori.

Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, Saverio Morselli, Scuola Comics Reggio Emilia, Fabrizio Tavernelli Redazione WEB e fb: Gemma Bigi, Anna Ferrari, Anna Parigi Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2-03-1970 Giugno-Luglio 2015 Chiuso in tipografia il 17 giugno 2015 Impaginazione e grafica Glauco Bertani Per sostenere il “Notiziario”: “Associazione Nazionale Partigiani d’Italia Comitato Provinciale ANPI” UNICREDIT - IBAN: IT75F0200812834000100280840 Conto Corrente Postale N. 3482109


editoriale

> Corruzione trasversale e derive populiste < di Antonio Zambonelli

Sul Notiziario di dicembre 2014, visto il preoccupante calo

di partecipazione al voto, anche nella nostra regione, ci chiedevamo (ed era una citazione): Dov’è finito quel “gran pezzo dell’Emilia”? Di fronte a ciò che ora salta fuori a proposito di Roma, ci sovviene un’altra citazione. Questa volta dalla prima pagina de “L’Espresso” formato gigante anni Cinquanta: Capitale corrotta nazione infetta. Allora si trattava della Roma governata da un centro destra imperniato sulla DC. E la corruzione riguardava illeciti immobiliari in cui era coinvolta anche la finanza vaticana. Poi ci sono stati vari altri casi grandi o piccoli di corruzione e imbrogli. Oggi cose intollerabili sono accadute nella stessa Roma, anche se non crediamo che la Nazione sia tutta infetta e nemmeno Roma tutta corrotta. Cose, anche molto squallide, cominciate sotto l’amministrazione di destra di Alemanno, con propaggini giunte fino a quella successiva, e coinvolgendo personaggi, come il “cooperatore sociale” Buzzi, per anni considerati buoni operatori “di sinistra” e in realtà in oscena combutta con esponenti della malavita violenta e fascista. E, quel che aumenta lo schifo, per fare soldi in proprio sulle spalle dei profughi e dei richiedenti asilo, infangando il lavoro di tanti che operano con coscienza nella cooperazione sociale. Talché uno dei più drammatici problemi del mondo odierno, l’esodo di popolazioni intere in fuga dal Sud del mondo da morte e miseria, diventa per alcuni occasione di arricchimento. Le sghignazzate oscene che ascoltammo da chi già prevedeva di lucrare sul disastro del terremoto in Abruzzo nel 2009 riecheggiano in qualche modo dalle intercettazioni dei colloqui tra Er cecàto e gli altri protagonisti di Mafia capitale. E il marciume che va via via emergendo è tale da far gridare a taluni

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Corruzione trasversale e derive populiste che “sono tutti uguali, non c’è più destra né sinistra, fascismo e antifascismo, tutti ferri vecchi da prigionieri del passato...”. Non siamo d’accordo. Come non siamo d’accordo con chi invoca le dimissioni per il Sindaco Marino, che fu in realtà, a quanto risulta, l’iniziatore dei necessari controlli appena insediato in Campidoglio, anche se non molto amato da “alcuni settori” di un PD romano ora, giustamente, commissariato. E giudicato come un ostacolo ai loro traffici (vedere le registrazioni telefoniche) dai disonesti trasversali. Certo che è dura resistere alle sparate populiste provenienti da più parti. E’ dura anche per un’associazione, come l’ANPI, che vuole essere coscienza critica della nazione in forza di una memoria attiva che tenta di rispondere alle drammatiche domande del presente a partire dai valori della Resistenza e dai principi della Costituzione repubblicana. Un’Associazione che peraltro non sempre riesce a rendersi visibile e ad aver voce in capitolo nei dibattiti del presente. Ciononostante abbiamo il dovere di non cedere. Non tutti sono uguali. Tanti uomini e donne, anziani e giovani si impegnano nel sociale in nome di un solidarismo che, dalle nostre parti certamente, ha antiche radici. Certo, stanchezza e delusione sono evidenziate anche da quell’astensionismo elettorale che ha toccato pesantemente, come richiamavamo all’inizio, la nostra Emilia. E’ una deriva negativa, connessa ad una crisi epocale, a cui occorre far fronte. Per quanto ci riguarda, con un’opera paziente e continua a partire dalle scuole, anche facendo valere il ruolo che l’accordo ANPI-MIUR ci affida. Intervenendo con nostre iniziative di conoscenza del passato e di considerazioni sul presente nelle tante strutture di socializzazione (circoli, centri sociali) che sono ancora attive e diffuse nei nostri territori e che talvolta riproducono, in forme moderne, modi e funzioni delle antiche “Case del popolo”. Luoghi che prima del fascismo contribuirono alla creazione di

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una perdurante mentalità diffusa basata sulla “attesa di futuro”; e nei primi lustri successivi alla seconda guerra mondiale contribuirono enormemente (essendo anche sedi di partiti popolari) ad un concreto processo di partecipazione alla vita politica e al processo di ricostruzione democratica del Paese, dopo un ventennio di dittatura e dopo la sanguinosa tragedia della guerra. Facciamo del Settantesimo della Liberazione, e dei Settantesimi che verranno (Convitti scuola, Accoglienza ai bimbi di Milano e di Napoli, Costituente, Repubblica, Ricostruzione...) altrettante occasioni di interventi per riflettere sul presente e sul futuro alla luce di una storia importante da cui proveniamo. Come sempre: > la Resistenza non si arrende < Sopra, sul palco il 25 aprile 2015 a Castelnuovo ne’ Monti da sinistra i partigiani: Lucia Zobbi, Remo Ghirelli, Secondo Marciani e Giacomina Castagnetti. In basso a sinistra uno studente delle 2a A della Scuola secondaria di I grado di Luzzara depone un fiore sulla tomba di due partigiani (foto di S. Lasagna) e, sotto, gli studenti della scuola primaria di Ghiarda a Ghiarda (Reggio Emilia), al microfono Paolo Rozzi. Nella pagina precente un momento della manifestazione del 25 aprile a Reggio e alcuni partecipanti ai Sentieri Partigiani depongono fiori al monumento della Resistenza (foto di A. Bariani)


70esimo

Settanta 25 aprile La festa nel reggiano di Gemma Bigi

>

Settant’anni

ci separano dalla dittatura , dalla guerra , dalla paura .

S olo

settant ’ anni .

A bbiamo

an -

cora testimoni di quei giorni , delle ingiustizie che si fanno assassinio , del razzismo assurto a sistema ,

dello sterminio di massa divenuto fabbrica di stato .S ettant ’ anni non sono poi molti e quindivaleva davvero la pena esserci in tanti a festeggiarli .E’ stato un mese , questo aprile

2015,

in cui ogni comune reg -

giano ha ospitato iniziative per ricordare , celebrare , commemorare .

S e la nostra provincia non L iberazione , per questo 70°

è mai stata avara di proposte culturali e conviviali per l ’ anniversario della ha superato se stessa dando prova di buona memoria , buona in tutti i sensi

E proprio per questo motivo è praticamente impossibile dare il quadro completo di quanto organizzato su tutto il territorio – e che in molti comuni prosegue anche nel mese di maggio – grazie fra l’altro all’impegno di sezioni ANPI e di tantissimi volontari. Vi invitiamo dunque a scaricare dal sito: www.anpireggioemilia.it le proposte a venire. Accanto alle iniziative specifiche per il 25 aprile, particolarmente interessanti sono state le proposte dei giorni precedenti e immediatamente successivi alla festa della Resistenza. Albinea ad esempio ha ricordato Paride Allegri, il partigiano “Sirio”, proiettando il documentario sulla sua vita “Verrà un giorno”; mentre Puianello ha reso omaggio alle partigiane e staffette ospitando il fumettista Gianluca Foglia, in arte Fogliazza, e il suo “Memoria indifferente-Tributo alle donne partigiane”. Sempre le donne sono state protagoniste dell’iniziativa del coordinamento femminile ANPI provinciale – in collaborazione con Istoreco, Comune di Reggio Emilia, Provincia, Istituto Cer-

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vi – “Un giorno d’aprile le donne senz’armi…tra storia e contemporaneità” – dove si è ricordata la giornata insurrezionale per il pane, la pace, la libertà, da loro organizzata il 13 aprile di settant’anni fa. L’incontro ha mostrato quel filo rosso che lega ieri al presente, rendendo le ragazze di oggi protagoniste con le loro esperienze di vita e di lavoro. Donne raccontate anche a Cadelbosco con lo spettacolo del Teatro dell’Orsa “Adunata Sediziosa” – nato anche grazie al sostegno della locale sezione ANPI – e la presentazione del nuovo lavoro di Pierluigi Tedeschi sulle lettere dal carcere di Serena Pergetti “L’Arvisèria”. Libro che nei prossimi mesi verrà presentato in più occasioni, ad esempio alla Biosteria Ghirba di via Roma – che in aprile ha ospitato diversi eventi a tema resistente – e a San Polo d’Enza. San Polo si è dimostrato – e si sta continuando a dimostrare – infaticabile con appuntamenti del ciclo “La Rossa Primavera” che proseguiranno anche a maggio, e che il 12 aprile ha visto

San Pellegrino (RE) ricordando Maria Montanari. Nella pagina seguente Correggio “Materiale Resistente 2015”, sul palco: Germano Nicolini tra Cisco, Claudio Ferrari,la sindaca Ilenia Malavasi e Fabrizio Tavernelli (foto di A. Bariani) giu-lug 2015

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“La memoria in cammino”, una giornata sui sentieri dei partigiani fra musica e racconto. I luoghi della Resistenza e i cippi sono stati al centro di molte iniziative, fra cui la Biciclettata Resistente di Scandiano, la conclusione dei Sentieri Partigiani di Istoreco in città e i viaggi della memoria organizzati a Sant’Anna di Stazzema da Vezzano e Casalgrande. Casalgrande ha allestito un cartellone di appuntamenti fra presentazioni di libri, approfondimenti storici, musica e teatro, che dal 27 gennaio si è concluso il 1° maggio, promettendo però incontri fra burattini e memoria per grandi e piccini tutte le domeniche di luglio. Anche Guastalla ha scelto di alternare proposte culturali a più livelli, proponendo un calendario che da aprile arriverà fino al 28 maggio per ricordare, in modo alternativo, l’anniversario dell’entrata dell’Italia nella Prima guerra mondiale con lo spettacolo di Roberta Biagiarelli “Figlie dell’epoca”. Altro spettacolo molto presente in provincia quello dedicato alla vita del presidente partigiano Sandro Pertini: “Gli uomini per essere liberi”, ospitato ad Albinea, al cinema-teatro Rosebud di Reggio Emilia – doppia rappresentazione per le scuole e per gli adulti –, a Bagnolo in Piano, senza contare le date precedenti e future. Il teatro ha animato anche il programma organizzato a Castelnovo ne’ Monti dal 21 al 25 aprile, con lo spettacolo “Tafferugli” dedicato all’eccidio delle Reggiane del 28 luglio 1943. Gli studenti sono stati ovviamente interlocutori particolari per questo aprile e dobbiamo sicuramente citare l’incontro a Ghiarda di Reggio Emilia “La memoria cresce coi giovani”, dove studenti della scuola primaria hanno incontrato il partigiano Vincenzo Biggi. Importanti testimonianze- e incontri fra generazioni – hanno caratterizzato il calendario organizzato da RE.TE e ANPI nelle case di riposo, aperte per l’occasione alle scolaresche. Ovviamente questo 70° ha visto molti incontri con i testimoni, da quello con Giglio Mazzi e Gino Diacci, 6

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Giacomina Castagnetti, a quello con i figli di Nello Rosselli e di Gioacchino Dolci ospiti di una due giorni di convegno storico su Giustizia e Libertà, organizzato dal Circolo ARCI Cucine del Popolo di Massenzatico. Qui, luogo storico della politica e della cooperazione reggiana, molto partecipato è stato anche il pranzo a base – ovviamente – di cappelletti. Ma il ritrovarsi a tavola per il 25 aprile è tradizione nel nostro territorio, come dimostrano le molte iniziative in questo senso, da Campegine a Cadelbosco, da Vezzano, Castellarano, Sant’Ilario a Rubiera, per citarne alcune.Non meno diffusi però i convegni e le mostre di approfondimento storico, come la conferenza ‘Montecchio nella Resistenza’ realizzata in collaborazione con Istoreco; la mostra permanente di Vetto “Le radici del Nespolo. La lotta di Liberazione in Val d’Enza”, e la mostra a Pieve Saliceto di Gualtieri “Il mito scolastico della Marcia su Roma”. Una menzione a parte merita la mostra “Resistenza e Arte” curata da Ars – Art Resistance Shoah in collaborazione con Istoreco, ANPI provinciale, Comune di Reggio Emilia e Comune di Correggio. Un’esposizione con una prima parte ospitata ai Chiostri di San Domenico in città, dedicata alle opere di partigiani, e una seconda, a Palazzo dei Principi a Correggio, sull’eredità e contemporaneità del messaggio della Resistenza. La mostra – che si concluderà a Correggio il 24 maggio – ha inoltre visto e vede diverse iniziative collaterali di approfondimento tematico, fra proiezione di documentari, performance di danza e letture teatrali. Tante le presentazioni di libri per questo anniversario, fra cui quelle per la ristampa di: “Storia della Resistenza reggiana” di Guerrino Franzini a cura dell’ANPI provinciale; oppure il libro autobiografico del partigiano Delinger “Una scelta di libertà” a Cavriago in una sala gremita per l’occasione. Delinger, al secolo Livio Piccinini, è poi stato protagonista assieme alla Vergalli di una serata di testimonianze e confronto con i ragazzi


e ragazze di Cavriago: “I nostri vent’anni: i miei e i tuoi”. Giacomo Notari con il suo “Hai un cuore forte puoi correre” sarà ospite di una serata a Luzzara, dopo un partecipatissimo tour in Germania, per presentare il libro da poco tradotto in tedesco. Presentazioni al centro delle celebrazioni anche in Biblioteca Panizzi, come l’incontro con Lidia Menapace “Andrea torna a settembre”, iniziativa in collaborazione con Noicontrolemafie. Se libri e documentari non sono mancati anche nelle iniziative di Correggio di avvicinamento al 25 aprile, un ruolo da padrone qui l’ha avuto la musica con la scelta di riproporre per il 70° l’esperienza musicale di Materiale Resistente – vent’anni dopo. Ma la musica è stata protagonista di molte altre iniziative come a Bibbiano con “Requiem laico” di Francesco Benozzo, Fabio Bonvicini e i fratelli Mancuso; a Quattro Castella con “W la Liberazione. Musica e parole per ricordare” in collaborazione con il CEPAM; a Reggio Emilia al Circolo Pigal con “La storia della Canzone Epica” e – impossibile non citarlo – la liberazione dal nazifascismo raccontata attraverso la canzone di Fabrizio De Andrè a Casalgrande. Musica anche per il 25 aprile di Praticello di Gattatico dove l’appuntamento “Canta Resistenza” ha ospitato la Gang. Tanti comuni hanno inoltre, accanto ai festeggiamenti, commemorato stragi, caduti e battaglie, come ogni anno. Paesi come Rolo, con la biciclettata resistente per ricordare l’eccidio della Righetta; Correggio e Novellara che hanno reso omaggio ai partigiani novellaresi Ernesto Pelgreffi e Giancarlo Galloni caduti nel vicino paese; Luzzara, sempre in bicicletta, si è fatta corteo fino al monumento ai caduti; come anche a Rubiera o a San Martino in Rio. Lo stesso 25 aprile è stato dedicato dal quartiere Ospizio di Reggio Emilia alla commemorazione dei caduti, mentre Rio Saliceto, sempre pedalando, ha fatto un corteo fino al vicino Campo di Fossoli a Carpi. Castelnovo ne’ Monti, oltre alla biciclettata, ha alzato in cielo una mongolfiera per festeggiare. Ospiti di rilievo nazionale e internazionale invece per Casa Cervi – con l’on. Laura Boldrini e Martin Schultz – e per la piazza di Reggio Emilia ove, oltre alla commemorazione dei caduti, all’intervento del presidente ANPI Giacomo Notari, del sindaco Luca Vecchi, del presidente della

Provincia Gianmaria Manghi, della studentessa dei Viaggi della Memoria Istoreco Beatrice Marmiroli, ha portato il proprio saluto Graca Machel, presidente della Fondazione per lo sviluppo della comunità. Un ricco calendario di iniziative l’ha organizzato anche Istoreco. La sua “Festa d’Aprile” è stata lanciata dalla scelta di ricordare Maria Cervi, infaticabile narratrice di memoria e sempre attiva all’interno dell’ANPI, con una sua dichiarazione con cui vogliamo chiudere la mappatura delle celebrazioni per il 70°: Nessuna conquista è per sempre. / C’è sempre chi è interessato a toglierla, / per cui resistere, non è solo un dovere,/ ma una necessità dei giovani,/ altrimenti non si va avanti. Insomma, nella provincia reggiana si è festeggiato ovunque e, ovunque, si è ricordato diffondendo cultura e consapevolezza. Ora si deve ‘solo’ continuare. Così.

Sopra, Reggio Emilia, via Emilia Santo Stefano, 24 aprile 2015: Sentieri partigiani la via della Liberazione; sotto: colonna mezzi della 2a guerra mondiale “libera” Cavriago giu-lug 2015

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lettere L’arrivo a Reggio della poderosa Colonna d’avanguardia alleata Caro Antonio, non ti sarà certamente sfuggito che nella pur pregevole ricostruzione della Liberazione di Reggio fatta dalla sig. ra Francesca Correggi sull’ ultimo numero del Notiziario, non viene ricordato l’arrivo a Reggio della poderosa Colonna d’avanguardia alleata (composta da effettivi della 5a ed 8a Armata anglo-americana, gli stessi che due giorni prima avevano liberato Bologna e Modena e che certamente costituiva il principale cuneo offensivo dopo lo sfondamento della Linea Gotica) che il 23 aprile 1945 – congiuntamente al Distaccamento “Katiuscia” di cui allora io facevo parte – marciarono assieme fino al “Mauriziano” per liberare Reggio e proseguire verso il nord Italia. Come più volte ho scritto e dichiarato – essendo in quelle ore il Ponte sul Rodano inagibile perché fatto saltare dai Tedeschi e non essendo gli Alleati disposti a proseguire senza i loro carri armati – il distacc. to “Katiuscia” varcò il torrente sul ponte della ferrovia dello Stato, attraversò il San Lazzaro ancora sconvolto dal grande bombardamento anglo-americano e nel tardo pome-

Il compleanno di Bruno Belli Auguri a Bruno Belli dalle sorelle Rita, Gina, Pina e i fratelli Marino, Giuseppe e Benito per i suoi 94 anni.

Bruno è in camicia bianca

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riggio occupò e liberò il villaggio Costanzo Ciano, ora villaggio Sergio Stranieri, ed alcuni altri sobborghi di Villa Ospizio. Giglio Mazzi Alì 24 aprile 2015


70esimo 70° ANPI. Il secondo presidente

Vivaldo Salsi, Tancredi (’49-56)

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opo Didimo Ferrari, “Eros”, toccò a Vivaldo Salsi (19122008) la conduzione dell’ANPI provinciale reggiana, dal 1949 al 1956, anni di drammatiche lacerazioni a livello internazionale e locale, lungo i quali l’ANPI si assunse il compito di una faticosa ricomposizione dell’unità antifascista in una provincia caratterizzata da fenomeni negativi quali lo smantellamento delle Reggiane, l’emigrazione di tanti lavoratori verso l’estero, le persecuzioni antipartigiane, mentre fascisti anche colpevoli di gravi reati ritornavano liberi per amnistia. L’incarico di presiedere l’ANPI, anche se non abbiamo ancora reperito documenti relativi, deve essere stato affidato a Salsi quando, nel ‘49, Eros era passato alla Federterra. E non cessò nel 1952 (come indicato in La memoria dei “rossi”, p. 529), poiché il 22 marzo 1953, quando si tenne il IV Congresso provinciale ANPI (come risulta dal “Nuovo Risorgimento”), Salsi è presidente in carica, anche se la relazione viene svolta da Alberto Vanicelli . Il 28 marzo si riunisce il Comitato provinciale eletto dal Congresso, per la nomina delle cariche. Salsi è confermato presidente. Vice Stefano Del Bue (Psi) e Gismondo Veroni (PCI). Alberto Vanicelli, Veleno, Segretario, avrà per tutta la presidenza Salsi un ruolo di primaria importanza, come dimostrano i carteggi che conosciamo: a lui si rivolgevano per questioni di rilievo personalità come l’avv. Vittorio Pellizzi (della FIAP, già prefetto della Liberazione) e dirigenti ANPI di varie province del Nord Italia. Suoi sono anche diversi articoli di fondo sul “Nuovo Risorgimento”, il settimanale nato nel ’45 come organo di un’ANPI unitaria, ma dal quale si dissociarono dopo il 1948 partigiani cattolici e liberali. Del resto Salsi manteneva diversi altri incarichi: membro del Comitato federale del PCI dal 1945, curava l’attività del Cars (Comitato assistenza reduci e soldati), del Comitato di solidarietà democratica. In quest’ultimo ruolo ebbe molto da fare nel quadro drammatico delle persecuzioni antipartigiane, particolarmente intensificate dopo il 18 aprile 1948. Nel 1947 fu, con Aldo Iotti, fondatore dell’ANPPIA. Oltre che dei partigiani perseguitati, Salsi dovette occuparsi anche della difesa dell’API, l’associazione dei Pionieri nata come A.G.E. (Ass. giovani esploratori) nell’immediato post Liberazione, qui a Reggio proprio col sostegno fondamentale dell’ANPI. L’API reggiana fu infatti oggetto di attacchi violenti da parte di settori della Chiesa locale, sfociati anche in processi per calunnia a carico di prelati. In seno all’ANPI, negli anni della presidenza Salsi, nasceranno anche due importanti progetti: quello per il Museo della Resistenza e per l’Istituto storico della Resistenza. Articoli al riguardo compaiono sul “Nuovo Risorgimento” tra il 1953 e il 1954. L’Istituto venne fondato nel 1965 ed ha avuto notevoli sviluppi svolgendo ancora oggi (ISTORECO) un ruolo di straordinario valore culturale ed educativo. Anche il Museo ebbe realizzazione in una sala di Palazzo San Francesco, oltre la Gliptoteca, come conclusione del già esistente Museo del Risorgimento. Oggi, e da troppi anni, né l’uno né l’altro esistono più. In quello stesso periodo, ed in vista del Decennale della Resistenza (1955), l’Ufficio storico dell’ANPI (animatore Guerrino Franzini) aveva deciso di dare vita ad una storia della Resistenza reggiana. Sul “Nuovo Risorgimento” del 21.11.1954 leggiamo che “si sta lavorando alla stesura”. Fu un lungo ma ancora oggi prezioso lavoro. Il volume, opera di Franzini, vedrà la luce nel 1966.

Vivaldo Salsi

Nel 1956 Salsi viene eletto nella Commissione federale di controllo del PCI. Dal 1972, e fin presso la morte, sarà presidente dell’ANPPIA (Associazione perseguitati politici antifascisti). Come tale, ed ex “compagno di galera”, assieme a diversi altri reggiani, sarà in più occasioni a tavola con Pertini, qui a Reggio, quel Pertini che in una di tali occasioni ebbe a dire “Accidenti, al confino eravate tutti voi comunisti! Io ero l’unico socialista...”. Dal confino alla lotta di Liberazione Vivaldo Salsi è nato a Reggio il 12 aprile 1912, in una famiglia cattolica del rione Gardenia. Il padre Carlo faceva il falegname. La madre Alberta Barchi, casalinga. Dopo le elementari cominciò a lavorare a 12 anni, facendo vari mestieri, fino a quello del fabbro nella bottega di un artigiano. A 18 anni, estate 1930, aderì all’organizzazione giovanile comunista le cui file si andavano infoltendo, nonostante le retate e gli arresti. Arrestato a sua volta il 16.03.1932, fece un anno di carcere venendo poi mandato al confino per un periodo che, con varie traversie dovute al suo carattere fiero e indomabile, avrebbe dovuto terminare il 20 febbraio 1942. Ma il direttore della colonia penale propose il prolungamento della pena all’isola di Ventotene. Quel direttore era Marcello Guida, che ritroveremo questore di Milano nel 1969, nei giorni della strage di piazza Fontana. Sicché Salsi, come tanti altri “galeotti” di Ventotene, tra cui Sandro Pertini, fu liberato soltanto nell’agogiu-lug 2015

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sto 1943, in seguito alla caduta di Mussolini. Di nuovo in contatto con i compagni reggiani, Vivaldo fece parte, come Eros, di quella sessantina di comunisti reggiani ex internati o esuli che diedero avvio alla Resistenza. In clandestinità fin dal ritorno a casa, dopo l’8 settembre operò come dirigente della federazione comunista e partigiano della 37a Brigata GAP, col ruolo di Aiutante maggiore equiparato al grado di capitano . Una curiosità: in un suo articolo sul “Nuovo Risorgimento” (20.07.1952), dedicato alla celebrazione del X anniversario della caduta del duce, Salsi scrive “alla sconfitta del 25 luglio il fascismo reagì con la guerra civile dopo l’8 settembre” (a.z.).

PRIMAVERA SILENZIOSA

di Massimo Becchi

Pulizia delle Reggiane: un’iniziativa per ridare decoro all’area industriale Si è svolto basato 6 giugno la prima e unica giornata di attività realizzata all’interno delle Reggiane, dove una serie di soggetti si sono dati appuntamento per dare un minimo di decoro all’area antistante gli uffici delle ex officine e che guarda su via Agosti. L’idea è nata alla rivista Piazza Grande, un giornale di strada distribuito da chi non ha tetto sotto cui vivere, in collaborazione con il Comune di Reggio: grazie poi al coinvolgimento di Legambiente e delle sue Guardie Ecologiche, delle associazioni di protezione civile Città del Tricolore e Alpini, del Centro di educazione Ambientale di Albinea e dell’associazione Partecipazione, circa 70 persone si sono ritrovate per questo evento del tutto particolare. E’ la prima volta che infatti si opera all’interno di un’area privata: spetta, infatti, al proprietario provvedere alla rimozione dei rifiuti. Visto però le caratteristiche storico-culturali e le dimensioni si è deciso per una volta di far parlare in modo positivo delle Reggiane, note purtroppo alla cronaca recente per il degrado e lo spaccio. Durante la mattinata sono stati raccolti oltre tre camion di rifiuti: resti di bivacchi, molte bottiglie di plastica, documenti aziendali di ogni tipo, materassi, abiti e molto altro. Fungendo l’area da ricettacolo anche per lo spaccio e il consumo di stupefacenti, sono state raccolte parecchie decine di siringhe. Ai volontari si sono aggiunti alcuni “abitanti” delle Reggiane, giovani di colore che dormono e vivono negli uffici o nei capannoni. L’abbandono ha portato anche un rapido deperimento delle vegetazione, con parecchi alberi che in parte si sono seccati o sono caduti, e con l’invasione di erbe fin quasi dentro agli edifici, che hanno comunque paradossalmente creato un ambiente favorevole per le lepri, che si muovono a loro agio fra i capannoni. 10

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Come si presentava l’area antistante gli uffici delle ex officine che guarda su via Agosti.(Foto M. Becchi)


avvenimenti

E le genti che passeranno... sulle tracce “cantate” della

144a Brigata Partigiana Garibaldi

di Maria Marzi

Il 10 maggio 2015, tanta gente, quasi centocinquanta persone fra ragazzi e ragazze, bambini e bambine, escursionisti ed escursioniste, figli e figlie di partigiani, antifascisti ed antifasciste, i componenti di tre corali e diversi musicisti, hanno camminato “con la giovinezza in cuor” in alta val d’Enza, per celebrare il 70° della Liberazione, festeggiando il 71° compleanno dei canti partigiani composti nel 1944 sui nostri appennini dai Garibaldini: “La Brigata Garibaldi”, “Compagni fratelli Cervi” e “La canzone dei garibaldini reggiani”. Il percorso delle tracce resistenziali, una camminata di 10 chilometri da Cervarezza attraverso Montemiscoso, Rabona con arrivo a Castagneto di Ramiseto, è durato all’incirca 6 ore, dalle 10 del mattino la partenza a piedi da Cervarezza (Fonti) sino alle 16 l’arrivo a Castagneto, con dislivelli non particolarmente impegnativi: in salita 200 mt e in discesa 500. Giunte a Rabona verso le 2 del pomeriggio, in una vecchia stalla in disuso in mezzo a prati fioriti e pascoli, sede di distaccamento della 144a,

“le genti” si sono fermate ad ascoltare e cantare. Antonio Canovi, che ha curato la geoesplorazione storica e recentemente un Canzoniere Partigiano (la “piva dal carner” n.9/15) ha raccontato, fra altre cose, quando la notte del 20 novembre 1944, nel corso di un’azione repressiva condotta dalle truppe germaniche di stanza a Busana, partita da Cervarezza e guidata da fascisti, a Rabona persero la vita “Tony” Gombia, “Vincere” Torricelli, “Corsaro” Vecchi, Francesco Prandi. Catturati e fucilati dopo la cattura “Smit” Teggi, “Pippo” Tondelli, Bruno Ferrari, Rolando Miselli. Deportato e morto a Mauthausen Nando Montanari. Il cippo che li ricorda, ivi posato nel ‘46, ora è sepolto sotto le macerie del fabbricato colonico adiacente alla stalla. Una copia è in piazza a Castagneto. Alcuni momenti della giornata (foto sopra di Danilo Vecchi, quella sotto a sinistra è di Angelo Bariani); qui sotto Antonio Canovi e Giaccomo Notari (foto di D. Vecchi)

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L’affettuosa testimonianza di Giacomo Notari, nato tra quelle montagne, ha arricchito il pomeriggio con aneddoti sui garibaldini della 144a che lui conobbe, ragazzi che percorsero quei sentieri, dormirono e mangiarono in quella stalla e molto verosimilmente vi cantarono. “Le genti” hanno così potuto sapere di Didimo “Eros” Ferrari, bassista nella banda di Campegine, che usava la custodia per nascondere documenti, autore della “Canzone dei Garibaldini Reggiani” e co-autore della “Brigata Garibaldi”, commissario politico; di Laura “Mirka” Polizzi vicecommissaria garibaldina arrivata da Parma; Fausto “Sintoni” Pattacini comandante della 144a (e noi del “Cervi” / l’abbiam giurato / vogliam morte o libertà /o libertà), del vice comandante Otello “Gino” Salsi e di Pio “Luigi” Montermini comandante di Divisione. Vale la pena citare alcune tra le decine di canzoni con cui “le genti” sui bus, sul sentiero, a Rabona e a Castagneto, hanno accompagnato la geoesplorazione, perché una lista ricca di suggestioni: Sento il fischio del vapore, La canzone dei garibaldini reggiani, La brigata Garibaldi, Compagni Fratelli Cervi, Fischia il vento, Bella ciao, E’ festa d’aprile, Marciam marciam, Oltre il ponte, E quei briganti neri, A la huelga, La lega, La danse des bombes, Per i Morti di Reggio Emilia, Figli dell’Officina, l’Internazionale, Il Bersagliere ha cento penne. Tra “le genti”, i componenti di tre corali, i Malfattori di Parma, le Cence Allegre di Modena, il Coro Selvatico Popolare di Reggio Emilia, della Banda Picelli, i m.i Bellelli e Sgavetti. Il tandem organizzativo CRAL-ANPI, collaudato il 10 maggio per la prima volta in un’escursione, ha ben retto i numeri importanti di partecipazione, con qualche inghippo sulla merenda finale (“le genti” erano tante e tutte affamate!) che dispiace, ma che non ha potuto rovinare la bellezza della giornata di festa, festa di incontri e reincontri che i passi sulle tracce della 144a hanno consentito, con un ringraziamento particolare alle famiglie conosciute preparando l’escursione, Merlini e Bassi di Castagneto. Camminare come i partigiani sui nostri monti e sedersi sull’erba di un sito memoriale, accorcia tutte le distanze. Oltre ai luoghi, anche i canti, che siano contadini, popolari, di lotta o partigiani, sono un potente archivio della nostra storia. Quella storia che la gente ha sempre raccontato con il canto, migliorandone la comprensione con il linguaggio delle emozioni.

Copertina della benemerita rivista reggiana che da anni si occupa di cultura e tradizioni popolari, ora diffusa solo on-line a cura di Bruno Grulli . In questo numero, dopo un saluto di William Bigi e una Presentazione di Gian Paolo Borghi, troviamo l’ampio saggio di Antonio Canovi di cui al titolo in copertina e che si articola in quattro capitoletti: Sulle ragioni attuali del canto popolare; Resistere, lottare, cantare; Rosso bianco o tricolore; Canzoniere partigiano (1944-1950).

25 aprile 2015

Da Reggio a Correggio in bici sulle strade dei partigiani di Giovanni Carbonara

Pedalare resistere pedalare. E’ il programma con cui la FIAB ha invitato le sue sedi a ricordare, con una pedalata sui luoghi della memoria, gli anniversari di nascita della Repubblica italiana. Tuttinbici, FIAB di Reggio, ha deciso di partecipare ai festeggiamenti organizzati dal comune di Correggio per celebrare degnamente gli eventi che portarono alla liberazione del 25 aprile 1945, percorrendo le ciclabili che da Reggio, attraverso Gavassa e Prato, arrivano a Correggio e, quindi, a Fosdondo. I partecipanti all’iniziativa hanno potuto approfondire con cura il quadro socio politico, in cui maturarono i noti eventi, e conoscere le gesta che tramutarono comuni cittadini in fulgidi eroi della libertà, grazie all’imponente lavoro storico didattico realizzato dall’ANPI di Reggio Emilia (tra l’altro, i singoli episodi sono riportati in un chip posto a fianco di ciascuna “pietra dolente”), alla fraterna collaborazione di Giovanni dell’ANPI 12

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avvenimenti di Correggio, al ricordo, sempre vivo, di Avio Pinotti e del suo libro “I racconti del ribelle”. Hanno fatto parte del gruppo dei ciclisti anche Sara e Simone, due fratelli di circa 12 anni che hanno partecipato all’evento con grande interesse e trasporto. La prima tappa è stata il monumento ai caduti di Gavassa, dove i più giovani eroi della guerra di Liberazione sono stati collocati a fianco dei ragazzi del ’99 e dei militari deceduti durante i due conflitti mondiali. Si è reso, poi, omaggio ai caduti di Prato, ben consci di affrontare un soverchiante nemico, e si è arrivati in tempo per partecipare alla toccante cerimonia organizzata dal comune di Correggio. Il percorso si è concluso a Fosdondo, nel primo pomeriggio, con il ricordo dei caduti dell’epica battaglia del 15 aprile 1945 e di coloro che, beffa del destino, persero la vita a poche ore dalla fine delle ostilità. Si è, infine, raggiunto Reggio, percorrendo l’antico tracciato della ferrovia BagnoloCorreggio e il sottopasso della stazione di Calatrava, la più moderna d’Europa. Correggio: deposizione corona del sindaco Ilena Malavasi e rappresentanti del gruppo di Tuttinbici

Un giorno d’aprile le donne… 13 aprile 1945: prova generale della Liberazione : protagoniste le donne 11 aprile 2015: memoria e impegno presente di Eletta Bertani

C

on il titolo evocativo “Un giorno d’aprile le donne… senz’armi”, sabato 11 aprile 2015, su proposta del Coordinamento delle donne, l’ANPI, il Comune e la Provincia di Reggio Emilia, Primavera Donna, Istoreco e l’Istituto Cervi hanno ricordato insieme, nel 70° della Resistenza, una giornata importante ma dimenticata della Resistenza reggiana: la Giornata insurrezionale delle donne per il pane, per la pace, per la libertà, organizzata il 13 aprile 1945 dai Gruppi di difesa della donna (GDD) su incarico del CLN. Quella giornata costituì, per il suo successo superiore alle previsioni, una anticipazione e il preannuncio dell’imminente liberazione. 70 anni dopo, l’11 aprile 2015, tante donne reggiane si sono ritrovate insieme in Sala del Tricolore, “oggi come ieri ancora protagoniste” raccogliendo il filo dei valori e delle ragioni che allora portarono le donne reggiane a sfidare, senza armi, la violenza e la repressione dei fascisti e dei tedeschi e a manifestare, in città e in tanti comuni della provincia, davanti ai luoghi del potere, alle carceri, agli ammassi, in città e in provincia, per valori e diritti umani universali. (E’ stata l’occasione per fare emergere dall’ombra della dimenticanza e della sottovalutazione, durata per troppo tempo, il valore della partecipazione delle donne alla Resistenza. Solo negli ultimi anni le ricerche storiche e diverse autobiografie e testimonianze delle protagoniste hanno iniziato a fare piena luce sulla ampiezza e ricchezza di quella partecipazione, che fu decisiva per la vittoria contro i fascisti e gli occupanti tedeschi e basata su valori che hanno accomunato tutte, quelle che usarono le armi e le tante, la maggioranza, che non vollero usarle: fare finire la guerra, affermare il diritto alla vita, alla pace, il valore della dignità e della solidarietà, dell’impegno). Valori universali e tuttora attuali che, raccogliendo un ideale filo rosso, sono emersi dalle diverse voci che hanno animato l’iniziativa: le voci della partigiane, degli studenti impegnati sulla memoria, delle giovani che oggi non si arrendono a un presente difficile e a un futuro incerto. La mattinata in Sala Tricolore è stata coordinata dalla giornalista Liviana Iotti. Dopo i saluti del Sindaco Luca Vecchi e del presidente della Provincia Giammaria Manghi, Eletta Bertani dell’ANPI ha

presentato il senso della iniziativa: essere pienamente consapevoli del significato universale della partecipazione delle donne alla Resistenza, raccogliere il filo rosso del loro impegno, darsi, oggi valori e obiettivi attuali su cui rinnovare la partecipazione delle donne. Sono seguiti interventi, letture, proiezioni, testimonianze diverse, tra storia e contemporaneità. Particolarmente significativa la testimonianza di Giacomina Castagnetti, una delle testimoni e protagoniste della giornata insurrezionale. Dopo la presentazione di una app sulle donne partigiane curata dagli studenti del Liceo Moro e le interviste ad alcune giovani di oggi, l’Assessore alle Pari opportunità Natalia Maramotti ha ricordato le parole chiave che legano memoria e presente delle donne e ha riassunto i temi e gli obiettivi che ancora richiedono il loro l’impegno oggi. Emozionanti e per tutte impegnative le parole finali di Lidia Menapace, staffetta e animatrice di tante battaglie per la pace, la democrazia, i diritti. Da sinistra Giammaria Manghi, presidente della Provincia, Eletta Bertani, dell’ANPI, e Luca Vecchi, sindaco (foto Luciano Cattini)

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memoria Nel pomeriggio alle 17 un bel gruppo di donne e di cittadini ha percorso in bicicletta le strade del centro sino ai luoghi della memoria: il cortile di Palazzo Allende, dove le donne manifestarono allora e il carcere dei Servi, dove chiesero la liberazione dei prigionieri politici. A conclusione: le canzoni partigiane della Brigata del Lambrusco, testimonianze, pensieri e proposte per il futuro riassunte da Anna Bergamin e da Rina Zardetto. Da sottolineare: la Giornata è stata ideata, preparata e vissuta dalle promotrici e dalle presenti con una partecipazione corale, con lo spirito (consapevolezza e passione ) che animò le donne in quella giornata di 70 anni fa e con il fermo proposito di “ essere, ancora oggi, protagoniste”.

Le animatrici della giornata (foto Luca Ferrarini)

I Reggiani non dimenticano i caduti del 7 luglio 1960 > 55

anni fa l ’ eccidio del

7

luglio

1960. E’

un fatto lontano nel tempo , un fatto

accaduto anni prima che alcuni degli attuali protagonisti di primo piano della vita po -

litica italiana venissero al mondo .

E ppure la memoria di quella giornata , coi suoi cin que caduti , con le decine di feriti , è ancora sempre una memoria presente , come quella dei caduti della resistenza . C ome quella di M ario e F ermo caduti sulla stessa piazza 100 anni or sono , il 25 febbraio 1915, colpevoli di protestare contro l ’ interven to dell ’I talia in guerra . P er anni abbiamo atteso inutilmente giustizia per i M orti di R eggio E milia del 7 luglio . M a se nella giustizia dei tribunali non si può più spera re , non dobbiamo cessare di chiedere che alcuni archivi si aprano alla ricerca storica . C i fu un impegno al riguardo preso tempo addietro da parlamentari reggiani di varia collocazione politica . S iamo sempre in attesa di un qualche riscontro . O dobbiamo solo sperare nella fortuita scoperta di un qualche “ armadio della vergogna ”? <

Lauro Farioli 22 anni, San Bartolomeo (RE), operaio, orfano di padre lascia la moglie e un figlio. Colpito a morte davanti la chiesa di San Francesco.

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Marino Serri 41 anni, Rondinara (Scandiano, RE), operaio, ex partigiano della 76a Brigata SAP, lascia la moglie e due figli. Militare a 20 anni, era stato in Jugoslavia. Colpito a morte sul sagrato della chiesa di San Francesco.

Ovidio Franchi 19 anni, da Gavassa (RE), perito tecnico, è la vittima più giovane, figlio di un operaio delle Officine Meccaniche Reggiane. Colpito a morte sotto il portico del palazzo d’angolo tra Via Crispi e Via San Rocco.

Emilio Reverberi 39 anni, Reggio Emilia, operaio tornitore, ex partigiano, lascia la moglie e due figli. Garibaldino nella 144a Brigata Garibaldi. Colpito a morte sotto i portici dell’Isolato San Rocco.

Afro Todelli 36 anni, di Due Maestà (RE), dipendente dell’ospedale Santa Maria Nuova, ex partigiano della 76a SAP, lascia la moglie. È segretario locale dell’ANPI. Colpito a morte all’interno dei Giardini pubblici.


Il 28 luglio 1943: l’eccidio delle Reggiane

politica L’Emilia-Romagna contro le discriminazioni di genere > La

legge regionale quadro per la parità

e contro le discriminazioni di genere

(L.R. 27

giugno

2014,

n.

6),

un progetto politico che guarda al futuro del

Paese <

di Roberta Mori

Per realizzare un cambiamento vero ed utile al Paese in questa

Il 28 luglio 1943 è il giorno dell’eccidio delle Reggiane. Nove operai, fra i quali una donna incinta, rimasero uccisi: Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisendi, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Gli operai avevano dato vita, sfidando le disposizioni estremamente ferree del momento firmate da Badoglio, che proibivano assembramenti oltre le tre persone, a una manifestazione per chiedere la fine della guerra.

difficile fase di crisi sociale, serve il contributo paritario di donne e uomini allo sviluppo. Lo dicono gli esempi, ormai storici, delle società europee più avanzate, lo sollecitano gli indirizzi comunitari, lo dimostrano studi e ricerche dei massimi istituti nazionali. Eppure questa semplice leva di progresso fatica a trovare posto nell’agenda politica ad ogni livello. Neppure le centinaia di donne vittime in questi anni della violenza domestica di genere, il più evidente e drammatico sintomo di una cultura discriminatoria diffusa, convince i governi ad una strategia di empowerment femminile che realizzi in Italia una compiuta “democrazia paritaria”. In Emilia-Romagna siamo andati controcorrente. Abbiamo infatti deciso che la piattaforma valoriale e di principi a sostegno della democrazia paritaria dovesse essere scritta, condivisa, promossa ed attuata nella forma più solenne dell’agire democratico, perché i diritti diventano tali quando escono dalle buone intenzioni per entrare nella “norma”. La legge regionale quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere (L.R. 27 giugno 2014, n. 6) nasce così dall’ambizione di costruire un pezzo alla volta e un passo per volta una società più equa, a misura di donne e uomini, cittadine e cittadini che condividono le stesse responsabilità e uguali libertà. La normativa porta a compimento un percorso di due anni che ho avuto l’onore di interpretare, ma che viene da molto più lontano: dai movimenti femminili che, in particolare dal periodo cruciale della Resistenza, hanno contribuito fortemente alla nostra Costituzione Repubblicana, al successivo progresso sociale e democratico. Penso alla partecipazione attiva dei Gruppi di Difesa Donna, al sacrificio di tante staffette che a Reggio Emilia, in Sala del Tricolore, abbiamo celebrato quest’anno in ricordo della Giornata insurrezionale delle donne del 13 aprile 1945. Vado molto fiera di avere coinvolto e rappresentato le tante associazioni, comitati paritari, centri antiviolenza e personalità emiliano-romagnole che fanno propri questi stessi valori nell’agire quotidiano e a vantaggio di tutti. Con un tale retroterra non parliamo solo di una legge regionale, ma di un progetto politico che guarda al futuro interpellando le istituzioni nazionali tanto che, grazie alla sua “impronta” culturale e impostazione trasversale, sta producendo un’analoga iniziativa in Parlamento. Entro, pur in sintesi, nel merito della legge quadro. Le misure di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, unite a tutte le altre norme antidiscriminatorie, attuano pienamente la Convenzione di Istanbul, poiché ad esempio danno un’inedita centralità ai presìdi antiviolenza attivi sul territorio, collegano e mobilitano tutte le competenze utili sin dal momento del ricorso della donna ad un servizio di pronto soccorso, introducono in Regione un piano triennale di interventi che si fa carico direttamente del tema. Le norme di riequilibrio giu-lug 2015

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della rappresentanza, già in parte attuate con la legge elettorale regionale, sono destinate a impedire in futuro l’emarginazione delle donne nei vari luoghi della decisione, dalle società partecipate agli organi elettivi e di nomina. La parte dedicata alla salute femminile iscrive per la prima volta la medicina di genere nella pianificazione sanitaria, definendo e promuovendo l’appropriatezza della cura. Sul lavoro si pone attenzione sia alle disparità di salario che di accesso, si promuove e incentiva la formazione e l’imprenditoria femminile. Precisi interventi sono dedicati alla conciliazione, vale a dire alla condivisione delle responsabilità di cura e familiari tra donne e uomini. Non secondarie sono le iniziative di tipo educativo, per “favorire in tutte le scuole di ogni ordine e grado un approccio multidisciplinare e interdisciplinare al rispetto delle differenze e al superamento degli stereotipi”. Stesso approccio per cui la Regione promuove borse di studio per tesi di laurea in differenze di genere, sostiene i centri

di documentazione e biblioteche delle donne nonché i migliori progetti di valorizzazione della memoria; si impegna infine a promuovere un linguaggio non discriminante e un’immagine femminile dignitosa e veritiera sui mezzi di comunicazione. La Commissione per la Parità, di cui sono stata nominata presidente anche nella nuova Legislatura, ha rafforzato le sue competenze, assumendo in senso ampio il tema dei diritti di cittadinanza della Carta di Nizza e un inedito raccordo con gli Istituti di Garanzia regionali. Un’innovazione che potenzia la nostra mission primaria, cioè l’attuazione della legge quadro 6/2014, dal momento che ci offre più strumenti e collaborazioni preziose. Dall’osservatorio sulla violenza al bilancio di genere, dalla rete regionale contro le discriminazioni alla Conferenza delle elette, vogliamo e potremo allargare la partecipazione consapevole di uomini e donne sugli obiettivi di equità sociale che ci siamo posti. E, finalmente, raggiungerli.

Cadelbosco: dedica alle staffette partigiane di Nadia Gibertini

D

iversi mesi fa Tania Tellini, sindaco di Cadelbosco Sopra, propose all’ANPI di dedicare i nuovi alberi di Piazza XXV Aprile alle staffette partigiane. Era difficile scegliere tre nomi fra le numerose cadelboschesi che avevano partecipato attivamente alla Resistenza, lo scopo era quello di ricordarle tutte. Lo scorso 25 aprile, dopo l’arrivo della Pedalata della Pace, una folla di cittadini, amministratori comunali, familiari, iscritti all’ANPI hanno inaugurato le targhe poste ai piedi dei nuovi alberi dedicate a: BONINI NALFA (Tatiana) Battaglione Alleato CORRADINI INES (Vera) 37a GAP PERGETTI SERENA (Ala) 77a SAP Nella 4a targa sul grande albero è incisa la poesia che onora tutte le partigiane e patriote, scritta dalla poetessa Graziella Cavazzoni.

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Dedicata a te / donna, giovinetta, fanciulla, / qualsiasi creatura / tu sia stata: / combattiva e forte, / che hai affrontato / con coraggio e orgoglio / pericoli, rischi, ostacoli, / distruzioni e morte; / e infamie. / Che hai aiutato e difeso / chi combatteva / in nome della Libertà. / La passione era nel tuo ideale, / ti chiamavano “staffetta” / eppure in molti / si sono scordati di te.


società

Il senso della Resistenza negli “stranieri” Intervista ad Aziz Sadid di Francesca Correggi > P roseguiamo

anche in questo numero con una rubrica dedicata a una serie di interviste a ragazze e ra -

gazzi di origine straniera .

In

occasione del settantesimo anniversario della

L iberazione

vorremmo capire

insieme a loro come , a distanza di anni , i valori di democrazia che l ’ hanno animata siano presenti nelle generazioni di oggi , come questi li interpretino ed insieme ad essi il proprio senso di cittadinanza .

questo numero ne parliamo con vive

A ziz S adid , di origine marocchina . E’ arrivato in I talia a R eggio E milia e studia S cienze della C ultura .<

nel

In 1997. O ggi

Da quanto tempo sei arrivato in Italia e cosa fai oggi? Sono nato in Marocco, nel 1986, ma poi i miei genitori si sono trasferiti qua in Italia. Vivo a Reggio Emilia da quando sono arrivato. Oggi sono studente universitario, sto per terminare Scienze della Cultura, ma da tempo presto servizio in un sindacato. Per me è importante essere al servizio delle persone, lo dimostra anche la scelta del mio percorso di studi. Ci vuoi dire qualcosa di più sulla tua famiglia? Come è stato all’inizio il vostro arrivo? La mia famiglia è una famiglia di contadini, originari del villaggio di Ouled Bouaziz, provincia di El Jadida (la città nuova). Io, i miei fratelli e mia madre siamo arrivati a seguito del classico ricongiungimento familiare. Uno solo dei miei fratelli è nato in Italia. Il nostro arrivo è stato tranquillo ...tranquillo per quanto può essere il catapultarsi in ventiquattro ore da un ambiente come la campagna del Marocco, arrivare in aeroporto a Casablanca e prendere l’aereo per la prima volta nella propria vita. Sono state tante le emozioni e tutte insieme: arrivare a Malpensa, scendere in un paese nuovo e fare un altro pezzo di strada per arrivare a Reggio Emilia… tutto in sole ventiquattro ore. Ora lo valuto positivamente anche perché dopo solo un paio di settimane mi sono iscritto alla scuola elementare e mi sono messo al lavoro immediatamente cercando di imparare subito l’italiano. L’abbiamo vissuta bene, forse l’unico a viverla “un po’ così” e ad avere qualche difficoltà è stato il mio fratello più piccolo: aveva circa quattro anni, era piccolino. Vuoi dirci qualcosa di tua madre, arrivata con te dopo che tuo padre era già in Italia? Penso che a mia madre possa (debba) essere dedicato un monumento, per tutto quello che ha dato e che tuttora continua a dare alla famiglia. Credo che sia davvero una scelta difficile per una persona adulta ritrovarsi in un contesto nuovo, senza avere gli strumenti per far fronte ai vari ostacoli linguistici e culturali. Mia madre ha fatto una scelta per i suoi figli e la sua famiglia sacrificando tutte quelle che erano le sue abitudini, tradizioni, conoscenze ed amicizie; ha lasciato tutto per noi. E vicino a quel “monumento” non può mancare la figura di mio padre che ha sempre viaggiato, passando dalla campagna alla città, dal Marocco alla Libia, per poi raggiungere l’Italia. E’ grazie a loro che noi, oggi, possiamo costruire il nostro futuro. Com’è il tuo rapporto con la tua cultura e con il tuo paese di origine? A dire la verità è un rapporto che si sta sempre distanziando, e questo è successo anno dopo anno. Diciamo che più entravo in contatto con la cultura “ospitante” più la cultura “di origi-

ne” perdeva campo. Ma la cultura d’origine c’è e ci sarà, anche perché un albero senza radici difficilmente può stare a lungo in piedi. Prima andavo spesso in Marocco, ora per tutta una serie di motivi ci vado di meno. Anche questo è un distanziarsi. Ciò non significa che non vi sia più rapporto, anche perché i miei genitori qui rappresentano ancora la culla delle tradizioni, usi e costumi. Ci tengo molto a non perdere il contatto e cerco di andarci. Proprio quest’estate porterò la mia piccola principessa assieme alla mia compagna in Marocco per la seconda volta. Perdona la domanda personale… la tua compagna è italiana? Dicono che al cuore non si comanda, dicono che l’amore non abbia confini e posso confermarlo. Io ho scelto e deciso di costruire e portare avanti il mio percorso con una compagna di origine italiana. Quando è stata la prima volta che hai sentito parlare della Resistenza e qual è stato il tuo primo approccio nei confronti di questa parte della storia d’Italia? Sicuramente il mio primo incontro con la Resistenza è stato grazie ai libri, in un’aula scolastica. È stato un incontro interessante, ma confesso che non ho realizzato fin da subito l’importanza di questo argomento. Questo è successo strada facendo nel mio percorso personale, dai racconti di amici, conoscenti e persone giu-lug 2015

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che hanno vissuto quel periodo storico dell’Italia. Ogni 25 aprile io e la mia famiglia non manchiamo a Casa Cervi, per vivere la giornata così da trasmettere alla nostra piccola principessa questi valori. Ho potuto conoscere meglio e in maniera più approfondita cosa sia significato Resistere quando nel 2014 ho partecipato ad una giornata di lavoro a Montesole, presso la Scuola di Pace, vivendo ed ascoltando dell’eccidio di Marzabotto. Quali sensazioni ti ha trasmesso questa esperienza? Le sensazioni e le emozioni sono state molteplici e contrastanti, da una parte la considerazione di come l’uomo possa essere capace di commettere certi crimini e fatti, di come possa essere capace di fare guerra al suo simile; dall’altra la consapevolezza dell’esistenza di altri uomini e donne che hanno messo la loro vita in pericolo, al servizio della comunità e di determinati e precisi valori. Ti è sembrata una storia lontana o ne vedi l’eredità anche nella Reggio in cui vivi? Assolutamente si. Reggio è una capitale della Resistenza ed è anche grazie a Reggio Emilia che questa Italia e questa storia continuano a vivere. Hai la cittadinanza italiana e qual è il modo principale in cui ti senti di esercitarla? Si, sono stato riconosciuto formalmente cittadino italiano nel 2013, tramite decreto di concessione della cittadinanza. Credo che il modo principale per esercitarla sia la partecipazione attiva alle scelte e decisioni di chi deve governare e amministrare la polis. Credi che il patrimonio di valori che porta con sé la Resistenza possano essere di valore sovranazionale? Sono e devono essere di valore sovranazionale, se oggi abbiamo una Repubblica è grazie ai padri costituenti. E l’assemblea costituente fu in massima parte composta dagli esponenti dei partiti che avevano dato vita al Comitato Liberazione Nazionale, che hanno scritto la Costituzione ispirandola alla Democrazia e all’antifascismo. Però riconosco che l’Italia è diversa e varie-

gata, fatta di diversi dialetti, tradizioni, culture e non in tutte le realtà questa eredità è presente e viva. Senti tuo questo patrimonio di valori? Se oggi mi sento libero, sono libero e posso essere libero è grazie a quel patrimonio di valori. Lo sento mio e tutte le volte che mi capita di ascoltare canzoni e racconti sulla Resistenza, ecco… sento un certo brivido che sale lungo la schiena. È un pezzo di storia che non ho vissuto, ma ho solo appreso e imparato; eppure, consapevole dell’esistenza della Resistenza, mi sento di ringraziare chi ha dato la propria vita per la nostra libertà. Secondo te cosa significa, oggi, resistere? Per me significa resistere alle forze esterne e negative che tentano di influenzare il mio pensiero con l’obiettivo di cambiarlo. Resistere può avere infinite connotazioni… certo che oggi diventa difficile questo concetto! Certi valori oggi sono difficili da difendere. Se penso alla mia realtà Reggiana ed alla sua storia, sono convinto che sia un terreno fertile, altrove è forse più difficile che sia così. Oggi hai una bambina. Come vedi il suo futuro? Qual è la cosa per cui vorresti lottare pensando a lei, la conquista che riterresti più importante? Si, oggi all’età di 29 anni abbiamo una piccola principessa di 4 anni, ed è cosi difficile educare una bambina. Dicono che ogni genitore spera che il proprio figlio o la propria figlia sia migliore di lui e da giovane genitore vedo ed immagino il suo futuro sereno e tranquillo, magari in una società dove ci saranno meno conflitti di quelli odierni; in un Paese dove le persone siano accettate ed accolte per quello che sono, persone, senza alcuna distinzione. Immagino e spero per lei di non essere mai discriminata, perché sono ferite interiori che difficilmente si rimarginano. La speranza è tanta nel vederla felice e realizzata, assieme alle altre persone di questa società, e che sia capace e in grado di difendere i suoi ideali e valori, quelli di uguaglianza, giustizia ed equità, di pace. Ecco, vorrei riuscire a lottare per tutto ciò, sperando di essere in grado di passarle il testimone.

Nuvole Partigiane

ANITA

Anita è una ragazza. Anita è figlia di un fascista. Ragazza quasi ventenne, Anita è nata e vissuta in un mondo chiuso, duro, violento, quella della dittatura fascista. Anita, in questo universo opprimente, si troverà a dover compiere una scelta, dove la posta in gioco sarà altissima.

SCUOLA INTERNAZIONALE DI COMICS Reggio Emilia

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notiziario anpi

La storia completa di “Anita” apparirà nei numeri del “Notiziario Anpi”: 4 (aprile 2015), 5-6 (giugno e luglio 2015); 7-8 (settembre-ottobre 2015); 9 (dicembre 2015) e 1-2-3 (gennaio-marzo 2016)


ANITA - 3°episodio: “Angelo”


cultura

“I prof... sono dei bei rompiscatole!”: assegnano i temi in classe... Emma, alunna della 2a A della Scuola secondaria di primo grado di Luzzara, si rimbocca le maniche.. a cura di Simone Lasagna

>

I

prof , si sa , sono dei bei rompiscatole !

rienze significative .

N on

si accontentano di vivere insieme ai loro ragazzi espe -

“T irate fuori ragazzi !! 2 a A della S cuola secondaria di primo grado di L uzzara piomba inesorabile il tanto famigerato tema in classe ... che recita più o meno così : I n questo ultimo periodo abbiamo avuto modo di imparare a conoscere meglio persone del nostro pae se che hanno dato la vita per la giustizia e la libertà ... anche per la nostra . M i riferisco ai ragazzi M artiri per la L ibertà in epoca fascista , che abbiamo celebrato il 14 aprile con la visita ai C ippi e dei quali abbiamo conosciuto i nomi , le storie ed i volti . C osa sono per te la “ giustizia ” e la “ liber tà ”? C redi che debbano ancora essere difese ? C ome ti comporti tu in merito nella vita quotidiana ? < T irate

N o ! P oi

devono farli riflettere , scrivere , relazionare :

fuori le vostre idee e i vostri pensieri !!”.

Ed

ecco che sulla

“Emma si rimbocca le maniche e risponde cosi”: Bisogna che ricordi, la gioia vien sempre dopo i dolori, G. Apollinaire. Questa frase ha tanti significati e fa riflettere. Fa pensare a tutte quelle volte che, prima di gioire, prima di poter dire: “Ce l’ho fatta!”, hai dovuto faticare, provare dolore. Quando si superano i primi ostacoli tutto sembra diventare più facile e ti convinci che raggiungerai il tuo obiettivo, che ormai hai vinto tu. Poi, però, arriva l’ultimo passo, manca poco e proprio lì si crolla, perché è difficile compierlo. Ma quando stai per dire: “Ora basta!”, ripenserai ai sacrifici sopportati e capirai che non ha senso mollare alla fine di un viaggio doloroso, per il quale hai compiuto numerosi sacrifici, perché sai che i tuoi obiettivi sono ormai quasi raggiunti!! E allora raccogli tutte le tue forze e superi l’ultimo ostacolo: provare a placare la cattiveria delle persone, far capire loro che stanno sbagliando. Io penso che tutti i ragazzi che hanno combattuto e che si sono sacrificati per noi e per liberare il nostro Paese abbiano compiuto “l’ultimo passo”. Ciò che loro volevano era la libertà. Se tu sei una persona libera e vivi in un Paese libero hai tutto! Oggi la difesa di questo dipende da noi, dalla nostra voglia di voler lottare per il Paese, dalla nostra predisposizione ad assumerci dei rischi per un valore importante come la giustizia, che alle volte sembra lentamente scomparire. Bisogna continuare a lottare, come fecero i ragazzi martiri, lottare per il bene comune e la felicità di tutti, che è fondamentale. Spesso si è molto bravi a parole, ma poco con l’azione. Tutti dovrebbero provare, invece, anche a compiere un piccolo gesto per il bene comune. E’ per questo motivo che dobbiamo farci sentire, soprattutto noi giovani, perché siamo noi il futuro. Sono anche gli adulti che ci devono dare fiducia e devono pensare che anche noi siamo “forti”. Abbiamo bisogno di imparare, provare e sbagliare, perché abbiamo il diritto di difendere la nostra libertà. Emma B. 12 anni Nella foto in alto Emma, è la prima a destra, mentre sta leggendo un pensiero al cippo di Filippini a Guastalla (foto S. Lasagna); le altro foto sono di Arnaldo Girardi giu-lug 2015

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Il progetto “radici nel futuro” ha… messo radici! di Fiorella Ferrarini

Siamo già al terzo anno di attuazione del progetto Radici nel

Futuro presso l’ISL Matilde di Canossa di Reggio Emilia, coordinato dal docente di Diritto ed Economia politica, prof. Stefano Aicardi. Partner ANPI provinciale, Istituto A. Cervi, Associazione Papa Giovanni XXIII e Libera, con la collaborazione delle Istituzioni locali, dei Servizi dell’Assemblea legislativa regionale (nel progetto ConCittadini), e di altri preziosi soggetti, quali “Caracò” (editore e laboratorio culturale contro le mafie) e la stessa associazione culturale antimafia “CortoCircuito”. Il percorso formativo, bello e arricchente, trova il suo riferimento e la sua piena legittimazione nel Protocollo firmato nel 2014 tra ANPI nazionale e MIUR e, da sperimentale che era, sta acquisendo la connotazione di un progetto di Educazione alla cittadinanza e alla legalità democratica a partire dalla Resistenza, talmente “necessario” e innovativo da potersi proporre come curricolare. E non solo al Canossa, ma ad altri Istituti reggiani che già hanno lavorato su questi temi con impegno e ottimi risultati, anche in collaborazione con le ANPI territoriali. «Cosa succede se la memoria della Resistenza si fa radice della cultura di legalità e giustizia,di lotta contro tutte le mafie? Chi può accarezzare un innesto così… così possiamo dire “politico”?». Questo l’interrogativo posto da ragazze e ragazzi di 15 o 16 anni, in premessa ai documenti finali elaborati dalle classi; i video e le slide, proiettati a “Palermo chiama Italia” a “Casa Cervi”, sono stati premiati a Bologna il 25 maggio scorso presso l’Assemblea Legislativa, alla presenza del Presidente Carlo Smuraglia. Tanti e bellissimi i documenti di diverse altre scuole del nord Italia nell’ambito del progetto“conCittadini”, (Memoria, Diritti e Legalità). Anche il gruppo di alunni degli istituti “Galvani-Iodi” e “B. Pascal”, coordinati dalla Cooperativa Reggiana Educatori in collaborazione con Officina Educativa, ha meritatamente ricevuto un riconoscimento di primo livello per il progetto “Palestra di educazione civile”. Dobbiamo riconoscere che l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, erede legittima della Lotta di Liberazione, viene sempre di più individuata come soggetto decisivo, in stretta relazione con le Istituzioni e le Associazioni democratiche, per la promozione, l’attuazione e la tutela dei diritti sanciti dalla Costituzione e come promotrice di indispensabili percorsi di educazione alla cittadinanza e alla partecipazione nelle scuole. I testi che leggerete, a commento del cammino intrapreso, sono stati proposti da Sorana Matei, Alice Battini e Giulia Vingione per la 2a

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P, Liceo delle scienze umane - opzione economico - sociale, del liceo delle scienze umane, opzione economico-sociale “Matilde di Canossa” di Reggio Emilia, e dal prof Aicardi. La maturità e la bellezza delle considerazioni esposte dalle ragazze ci commuovono e ci infondono speranza. La competenza dell’insegnante è così stata effettivamente il supporto fondante questo esaltante cammino, intenzionalmente orientato anche al piacere dell’apprendere e del creare, nutrire e valorizzare relazioni significative e felici. Per la semplice e feconda collaborazione, un grazie sincero e riconoscente ai compagni di viaggio, Mirco Zanoni, Enea Mammi e Marco Battini, a collaboratori del prestigio di Rosa Frammartino, Rosi Manari ed Elia Minari, alla Dirigenza del “Canossa” e ai Docenti Elena Fava, Silvia Lancellotti, Raffaele Montanari, Annalisa Neri, Maria Rita Schiatti. Infine uno specialissimo grazie a tutte le classi coinvolte, studenti e insegnanti, sia pure in modi differenti, e naturalmente a tutte le famiglie degli allievi che hanno garantito un supporto partecipe e consapevole.

“Radici nel futuro”, che arrivano fino al … 1657 almeno N

di Stefano Aicardi

« on potremo trovare rimedi se prima non avremo trovato il male o, meglio ancora, le cause del male. […] Ecco le cause più verosimili: Primo: non erano mai stabilite le mete che gli scolari dovessero raggiungere ogni anno, mese, giorno; tutto era quindi lasciato nel vago; Secondo: non erano tracciati percorsi di insegnamento che conducessero senza errori alla meta; Terzo: gli insegnamenti, che sono collegati per materia, si impartivano tenendoli separati senza connessione alcuna». Certo queste parole non dimostrano i quasi 350 anni che hanno. Stanno nella Didactica Magna, che Comenio pubblicò appunto nel 1657. Vale forse la pena di ricordare che il nome Comenio / Comenius è stato scelto dall’Unione europea per battezzare i propri progetti che hanno coinvolto tantissimi giovani, in questi ultimi decenni a cavallo di due secoli, per non dire di due millenni.Quelle considerazioni sono riprese anche nell’epigrafe della “Ricerca metodologico-disciplinare” (Ciampolini, Piazzi, 2000), libro che meriterebbe forse una maggiore attenzione … Certamente la meritano i contributi che Piero Romei ha donato alla scuola italiana, a partire – per quanto qui più direttamente interessa – da “Guarire dal ‘mal di scuola’ – Motivazione e costruzione di senso nella scuola dell’autonomia” (1999), “Fare l’insegnante nella scuola dell’autonomia” (2005) e “Per una teoria della scuola” (postumo in A&D – Autonomia e Dirigenza, 2007. L’autonomia delle “istituzioni scolastiche”, quella auten-


tica ancora tratteggiata nell’art. 117 della Costituzione, quella dotata di risorse adeguate e non strangolata da tagli sconsiderati, o meglio: tagli contrari ai più elementari ma fondanti principi sociali ed etici. Forse un’occhiata la merita anche “Il racconto di due esperienze per consolidare e sviluppare competenze sociali e civiche” (Aicardi, 2010, in Bruzzo, cur., 2010). Il protocollo d’intesa MIUR (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) – ANPI del 2014 ha, per titolo, “Offrire alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado un sostegno alla formazione storica, dalla documentazione alla ricerca, per lo sviluppo di un modello di cittadinanza attiva”. Per arrivare rapidamente alla conclusione di queste annotazioni, credo di poter scegliere, fra le tante preziose indicazioni, queste: «CONSIDERATO CHE L’ANPI – è statutariamente finalizzata: a […], nonché a “promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e della ricon-quista della libertà”; a “promuovere eventuali iniziative di lavoro, educazione e qualificazione pro-fessionale, che si propongano fini di progresso democratico della società”; a “battersi affinché i principi informatori della Guerra di liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni”; a “concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costi-tuzione italiana, frutto della Guerra di liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli”; «Art. 2 (Oggetto) […], Le Parti si impegnano in particolare nella realizzazione di un programma comune di attività articolato nei seguenti punti: – fornire contenuti e materiali di qualità per l’apprendimento delle discipline storiche, assicurando opportunità di studio, ricerca e approfondimento con particolare riguardo ai temi inerenti al movi-mento di liberazione e all’età contemporanea; – progettare strumenti didattici, di orientamento, mentoring e tutorato rivolti agli studenti al fine di rendere possibile l’utilizzo delle tecnologie internet e social; – promuovere attività di scambio, formazione, seminari e conferenze su temi e metodi della didattica e pedagogia dell’insegnamento della storia; – realizzare materiale informativo, anche di tipo multimediale e via internet, destinato agli studenti ed ai docenti» Il terzo punto proposto da Comenio è la ragione di “Radici nel futuro”, ma le indicazioni aprono “mani, testa e cuore” alla speranza che percorsi come questi siano riprogrammati come curricolari a tutti gli effetti. Perché di percorsi curricolari implementati, per esempio, sul patto di “Radici nel futuro”, c’è un bisogno urgente, “resistente” e (ri-)fondante.

cultura La Resistenza delle donne in Emilia Romagna universalità e attualità di quegli ideali nella società moderna di Fiorella Ferrarini

I

l 28 maggio, nel’Aula Magna del Liceo A. Moro con la partecipazione della neo presidente di Istoreco Simonetta Gilioli, di Glauco Bertani, della sottoscritta e delle classi quarte, è stata ufficialmente presentata l’APP “Donne nell’Antifascismo e nella Resistenza in Emilia Romagna” elaborata dalla impegnativa ricerca che le studentesse e gli studenti della IV D hanno condotto nel corso dell’anno sul tema in oggetto, seguiti dal prof. Roberto Tassoni. Proposto dall’ANPI di Reggio al Liceo Moro, nell’ambito del 70° della Liberazione, il progetto fa riferimento all’analogo percorso che tutte e nove le ANPI regionali hanno coordinato nelle rispettive città, finanziato dall’Assessorato alla Cultura dell’Emilia Romagna. Nei primi incontri ho indicato obiettivi e valori di riferimento della Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, ho precisato il senso della ricerca, pensata per valorizzare le tante donne che hanno agito con coraggio e abnegazione sia nella resistenza militare che in quella “civile”, così che senza di loro la Lotta di Liberazione “non avrebbe avuto la stessa efficacia né avrebbe sortito gli stessi risultati”. I ragazzi, come da raccomandazione del coordinamento ANPI regionale, sono stati lasciati liberi nelle scelte dei contenuti e delle modalità della ricerca, seguiti da Alessandra Fontanesi e Nando Rinaldi. Hanno lavorato davvero con molta passione, suddividendosi nel gruppo pianura e nel gruppo montagna, intervistando, ricercando documenti, fotografie, testi, appelli. Nella presentazione dell’App abbiamo potuto renderci conto (e non avevamo dubbi in proposito!) della totale padronanza del web, della simpatica disinvoltura delle ragazze, della proprietà dei commenti e del sincero coinvolgimento nella attività di ricerca riguardo

a temi che non sempre possono essere approfonditi a scuola. L’11 aprile scorso in Sala Tricolore, nell’ambito dell’evento organizzato dal Coordinamento donne ANPI in collaborazione col Comune di Reggio, “Un giorno d’aprile le donne… senz’armi”, due studenti della classe, Linda Luise ed Enea Crotti, sono stati intervistati proprio sulla ricerca: è stato bello sentire la loro fresca testimonianza, è stato bello vedere la loro emozione mentre erano accanto alla partigiana Lidia Menapace! Il filo rosso della memoria attiva unisce le generazioni e produce preziosi frutti di educazione alla cittadinanza e alla responsabilità!

Sala del Tricolore, 11 aprile 2015: Lidia Menapace e la studentessa Linda, della 4a D del Liceo Moro giu-lug 2015

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“Era quello che bisognava fare” Un chiacchierata con alcuni studenti della 4a D del Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia di Glauco Bertani

Arrivano

nella “ casa dei ribelli ”, una pennellata impressionista con cui G iacomo N otari 4° D del L iceo A ldo M oro di R eggio E milia quando siedono intorno al grande tavolo della sala riunione dell ’ANPI reggiana . “N oi siamo i partigiani e non siamo più in tanti , però abbiamo alcune migliaia di giovani che sono dentro l ’A ssociazione e che spero la prendano in mano , perché noi ormai siamo vecchi , però vi lasciamo un ’ eredità di democrazia . O ggi con la C ostituzione le donne hanno il voto … – continua il presidente dell ’ANPI, guardando diritto negli occhi le sei studentesse e lo studente – O ggi a differenza di allora la scuola è obbligatoria fino alla terza media ; la S anità avrà dei difetti ma se vi ammalate vi curano . Q ueste sono alcune delle eredità che vi lasciamo . E bisogna farne conto : la democrazia avrà dei difetti , bisogna combattere perché ci sia un avvenire un po ’ migliore , ma bisogna farne conto . V oglio dirvi che mi ha fatto molto piacere incontrarvi e voglio dirvi che quando al mattino , io abito in montagna , apro la finestra e vedo la vallata piena di sole sono un vecchio felice : amate la vita ” <

>

tutti

insieme

accoglie i ragazzi della

Come amavano la vita le donne di cui gli studenti, coordinati dal professor Roberto Tassoni, hanno raccontato la storia, cogliendo l’essenza di quella scelta: «Io mi ricordo – dice Matteo ma è una voce corale – quando mi raccontava mia nonna; nel momento in cui è accaduto per certe persone… c’è stato veramente molto coraggio, ma è stata quasi una cosa istintiva, non so, nel senso che mi raccontava mia nonna: “Era quello che bisognava fare”». Domando: «Come avete accolto la proposta di lavorare su storie di donne partigiane? E per voi la storia della Resistenza era storia “marziana”?». «Quando c’è stato proposto il progetto – dice Linda – siamo un po’ cascate dalle nuvole perché non ce lo aspettavamo e perché non capita tutti i giorni… Io sono stata contenta perché è un argomento che mi piace e in particolare mi piace la storia dell’emancipazione delle donne, un argomento di cui si parla poco. Della storia della Resistenza a scuola se ne parla spesso e anche con gli scout siamo andati in montagna, percorrendo i sentieri partigiani. Lì ci siamo resi conto, però, che conoscevamo pochissimo la storia delle donne della nostra zona. E quando abbiamo iniziato non sapevamo bene da dove partire soprattutto». Anche Caterina è d’accordo perché «l’argomento era interessante, attuale e non banale perché appunto delle donne non si è mai parlato tanto quanto degli uomini, soprattutto delle staffette. Sì, si è sempre detto: “Le staffette organizzavano” ma era finita lì. Nessuno si è soffermato a parlarne in particolare, a parte i casi più eclatanti di donne poi cadute durante la Resistenza. E poi c’è stato lo spiazzamento di quando abbiamo dovuto cominciare a cercare, perché nessuno sapeva dove cercare. Per fortuna, col passare delle settimane e dei mesi, siamo riusciti a trovare noi e un’altra nostra compagna delle donne e dei famigliari di donne che avevano partecipato in modo attivo alla Resistenza e 26

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siamo riusciti con tanta fortuna a trovare storie interessanti che abbiamo potuto poi sviluppare nella ricerca». Infatti, non è stato sempre facile trovare delle storie da raccontare, come sottolinea Veronica: «Io ho fatto parte del gruppo di Gombio che ha lavorato sulla montagna. Noi, prima di informarci sulla strage di Gombio, avevamo trovato un’altra signora, sempre della zona di Leguigno, che aveva una storia molto interessante. Era una storia molto interessante ma soprattutto inedita perché, magari, per la strage di Gombio si è già sentito qualcosa. Solo che la signora in qualche modo si è tirata indietro perché, con l’età, non stava passando un bel periodo. Era una storia davvero tragica: era incinta e deve esserle successo qualcosa di davvero terribile, l’ha raccontata al figlio ma non se l’è sentita di raccontarla a noi. Nella ricerca di queste storie siamo riusciti a entrare in contatto con queste realtà e a capire meglio la delicatezza di alcune storie e quindi di capire meglio, in qualche modo, il lavoro difficile che devono fare gli storici o comunque coloro

che si devono occupare di queste storie». «E poi è diverso che leggerle sui libri – dice ancora Linda – invece andando così nel particolare, magari, colpisce di più la storia di Ines Rabitti che aveva 17-18…». «E fa impressione anche il modo di raccontare secondo me», afferma Veronica. Il ghiaccio s’è rotto e le ragazze parlano. Dice Irene: «Questa esperienza mi ha formato molto. Io l’argomento l’ho sempre avuto familiare perché mio nonno era un partigiano, però era un uomo mi raccontava le sue storie le sue avventure ma la figura della donna non l’ho mai considerata personalmente come invece ho potuto fare con questo progetto». «Si è aperto un cono di luce su un aspetto poco considerato, sconosciuto…», dico. Risposta corale: «Non totalmente sconosciuto però… come in tutte le cose». Interviene Matteo: «Anch’io in famiglia, come Irene, ho sentito parlare spesso di Resistenza fin da quando ero piccolo e anche di Resistenza di donne perché mia nonna era una staffetta a Poviglio. E’ stato bello dare importanza a tante storie che, magari, non sono famose e dargli va-


lore, perché ho scoperto delle persone del mio paese, delle donne di cui non sapevo nemmeno il nome e scoprire il coraggio che hanno avuto, un coraggio a un’età simile alla nostra». «Come avete reagito al fatto di aver scoperto che delle donne, dei giovani della vostra età fecero quella scelta così rischiosa?», domando. Caterina risponde così: «Si viene investiti di una responsabilità enorme anche passiva, cioè vedendo queste persone che sono riuscite a prendersi sulle spalle tutti questi impegni, la libertà dei loro paesi è in un certo senso opprimente anche per noi che lo sentiamo raccontare, perché immedesimandoci è qualcosa di molto molto importante…». «Lei ha fatto questa scelta importante e io cosa ho fatto?» dice, invece, Linda. «Sì – dico io cercando di alleggerire l’atmosfera – ma non bisogna sentirsi in colpa…». «No! No!», rispondono. E sorridiamo. Con lo spirito più sollevato, la voglia di raccontare riprende fluida. Veronica dice: «Io semplicemente credo che sia caratteristico dei giovani questo spirito di rivolta, di ribellione, di avere questo coraggio proprio perché fa parte di un momento della propria vita in cui si riesce ad esprimere al meglio i propri valori». A questo punto anche Beatrice, silenziosa ma attenta, dice: «A me la cosa che ha colpito di più è la diversità dei giovani d’oggi rispetto a quelli di allora, cioè avevano 17 anni ed erano già con il fucile, andavano nei campi con le mucche. Cose che per noi sono assolutamente estranee. Io sento anche mia nonna, che era una partigiana, e sentivo quando mi raccontava tutte le storie, che a 18 anni ha attraversato il Po per nascondersi dai tedeschi… io rimanevo colpita… ma io oggi non riesco a capire cosa significava scappare dai tedeschi…». Arriva una risposta corale: «Ci sarebbero oggi meno, ma molti meno giovani che si prenderebbero in carico questa responsabilità…». A proposito delle due donne tedesche che salvarono Gombio nell’aprile del 1944 da una strage nazista Linda dice: «Mi fa piacere che nella Resistenza ci fossero anche donne tedesche che sono riuscite a fermare un’atrocità». E Veronica: «Io penso che queste due tedesche sposate con due gombiesi fossero in qualche modo radicate nel paese, sviluppando in qualche modo uno spirito critico indipendentemente dai loro connazionali». «Deve essere stata una bella sorpresa per i nazisti sentire parlare la loro lingua in un luogo così sperduto…» aggiungo io, mentre Irene dice: «Si tratta sempre di prendersi le responsabilità nel momento in cui sei lì, e capisci che puoi fare qualcosa, di fare una scelta. Vanno ammirate assolutamente; secondo me c’è

voluto un gran coraggio a farlo». Caterina ricorda Sergio Rabitti con il quale «abbiamo parlato della Resistenza in pianura. Ci ha fatto un’impressione molto positiva, perché lui ha continuato per tutti questi decenni a collaborare con l’Istoreco e con l’ANPI». E Rabitti narra una storia che ha colpito le ragazze e che le ha fatte riflettere. Ricordano: «Una storia che ci è piaciuta tantissimo, che non siamo riuscite a inserire nel nostro lavoro è come sua mamma… volevano mettere dei volantini nelle case dei fascisti per spaventarli e lei è andata con sua figlia di 4 anni, ha infilato il volantino sotto la porta, sono usciti i fascisti e lei ha detto che aveva visto delle persone scappare… comunque rischiava sia lei che sua figlia ed è qualcosa che magari non è scritto da nessuna parte, però ce l’ha raccontato. E’ stato un atto coraggioso…». Ancora Caterina: «Lì si vede anche come il ruolo della donna fosse sottovalutato a livello generale, perché appunto i fascisti in quel caso non si sono minimamente preoccupati della madre, ma hanno creduto subito che qualcun altro fosse arrivato e avesse approfittato della situazione, mentre non hanno minimamente sospettato di questa donna. Credo che questo sia indicativo sia di come le staffette siano riuscite inizialmente, poi i tedeschi e i fascisti se ne sono accorti, a gestire tutte le operazione, sia come dopo la guerra il ruolo della staffetta sia stato sottovalutato anche dal punto di vista storico rispetto a chi invece imbracciava il mitra e andava direttamente sul campo». Sala del Tricolore, 11 aprile 2015: Enea Crotti, della 4a D del Liceo Moro

cultura “Mangia con il pane”, la storia del Comandante Paolo di Anna Fava

N

on è un caso che Oscar Farinetti abbia presentato il suo libro “Mangia con il pane” (Strade Blu Mondadori) nel luogo simbolo della Resistenza: casa Cervi. È una storia di scelte, di coraggio e di umanità. Come quella dei sette fratelli Cervi. Come quella del Comandante Paolo. Il Comandante Paolo è Paolo Farinetti e “Mangia con il pane” è il racconto della sua storia. Paolo è appena ventenne quando, nell’inverno del ’43, si rifiuta di tornare sotto le armi e sceglie da che parte stare, sceglie “di salire in montagna”, di vivere nella clandestinità. Come tanti nelle Langhe. Diventa Comandante della XXI brigata Matteotti “Fratelli Ambrogio”. Oggi il figlio Oscar, con l’aiuto dello storico Fabio Bailo, ci accompagna in questo viaggio nella bassa Langa, un viaggio condito da begli ideali e tanta solidarietà. Sono luoghi famigliari al Comandante Paolo: è casa sua. Qui può contare sull’aiuto della sua gente. Che da riparo, a lui ed ai suoi uomini. Che passa informazioni, cibo, sorrisi e sguardi complici. Le colline della “malora” di Fenoglio diventano quindi teatro delle sue imprese, tanto spericolate da sembrare quasi impossibili, quanto umane “perché abbiamo sempre cercato di evitare morti e feriti inutili […] Ogni volta che siamo stati costretti a sparare, ferire, uccidere, giu-lug 2015

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l’abbiamo fatto perché era impossibile evitarlo”. La vita è sacra. Anche in guerra. Poi le decisioni, prese con coscienza, condivise o no. Ma si doveva andare avanti, uniti. Perché questa guerra doveva finire. Il Comandante Paolo, alla fine, l’ha vinta. E così, il 26 aprile del ’46, ferito, è rientrato per la seconda volta ad Alba, nella sua Alba, finalmente liberata. “Un partigiano è partigiano tutta la vita”. La pace. Finalmente. La vita ricomincia. Ma quell’accusa, ingiusta, di aver partecipato ad una rapina nel ’46 ha brucia-

to molto di più di quella mitragliata alla gamba. Pazienza, coraggio, fiducia nella giustizia. Nessuna scorciatoia. Nel 1960 la verità, la totale riabilitazione, la libertà. Il lieto fine. Perché per il Comandante Paolo “la vita è un film a lieto fine, basta restare onesti e non mollare mai”. E partigiano, Paolo, lo è stato tutta la vita. Sala “Genoeffa Cocconi” il 16 aprile scorso era gremita. Oscar Farinetti, oggi, è sinonimo di successo scontato. Non scontato, però, ciò che ha raccontato. Una racconto appassionato. Di un figlio che ringrazia

il padre. Un racconto intellettualmente onesto. Semplice e concreto. Come la gente delle Langhe. Come il pane. Perché “mangia con il pane”, in piemontese, significa rimanere con i piedi per terra, rispettando regole semplici, ma inderogabili. “Bella ciao” alla fine era quasi d’obbligo. In quella sala il coro del pubblico e le note de “Lassociazione” hanno, come sempre, commosso. In piedi, il nostro ringraziamento al Comandante Paolo, ai sette fratelli Cervi, a tutti coloro che hanno partecipato alla Resistenza.

Quando la Resistenza diventa romanzo “Un cielo pieno di nodi” di Teresa Vergalli di Giovanni Guidotti

“Scrivere è un modo più attento di dialogare con gli altri e con se stessi e di riprendere il filo dei pensieri e dei ricordi” affermava Teresa Vergalli nella sua autobiografia “Storie di una staffetta partigiana”, pubblicata nel 2004; e già allora, nella prefazione al volume, Alessandro Portelli sosteneva che l’autrice, con quel libro, continuava a fare la staffetta fra le generazioni, mettendo “in contatto noi di oggi e di domani con la realtà di quegli anni decisivi e delle stagioni che li hanno preparati”. Con “Un cielo pieno di nodi” Teresa Vergalli ha ripreso, nel 2015, il filo di quella scrittura e quella memoria, proponendo la propria esperienza di vita legata alla militanza antifascista in una diversa forma narrativa, precisata nel sottotitolo: “La storia che si fa romanzo”. In questa nuova opera vicende, personaggi e luoghi del testo autobiografico sono stati filtrati e proiettati nella struttura più complessa del romanzo, in cui il vissuto e la personalità di Teresa paiono sdoppiarsi e confluire nella vita di Elena e Adele, giovani staffette partigiane alle prese con l’eccezionalità di un evento quale la Resistenza e con un mistero che attraversa la narrazione: un massacro di partigiani sorpresi dai nazifascisti in un oratorio fra i monti; un “giallo” che tra sospetti e rivelazioni aggiunge, al ritmo serrato degli avvenimenti il colore avvincente della suspense. Dai viaggi di Elena e Adele nel territorio reggiano, tra pianura e montagna, per salvare militari sfuggiti alla cattura o consegnare messaggi e armi, nasce un racconto corale e intenso di vita partigiana in cui la storia, con gli echi di episodi quali l’eccidio delle officine “Reggiane” (luglio 1943), incontra personaggi e sentimenti opposti (tra odio 28

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e vendetta da un lato, solidarietà e amore dall’altro), scelte morali e politiche ed inevitabilmente contraddizioni, drammi di una guerra sia di liberazione che civile. Tra questi forti contrasti emerge emblematica l’esperienza di Elena, con la comprensione umana dinnanzi al cadavere di Pasquale, timido e impacciato giovane meridionale diventato fascista e ucciso dai partigiani, la cui vicenda riporta alle parole del comandante Kim, ne “Il sentiero dei nidi di ragno” di Calvino: “E basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell’anima e ci si trova dall’altra parte… dalla brigata nera, a sparare con lo stesso furore, con lo stesso odio, contro gli uni o contro gli altri, fa lo stesso”. Alla rabbia di Kira, staffetta montanara alla ricerca della verità sulla morte dei compagni nell’oratorio e di un eventuale traditore “da stritolare con le mie mani”, o al profondo rancore di Calì, che scagliandosi contro i nazifascisti afferma “Posso aver pietà io? Nessuna pietà. Alla fine faremo i conti”, si sovrappongono gli amori ingenui, sinceri, di Elena per Giorgio (il partigiano “Jago” impegnato nel sabotaggio perché contrario ad uccidere) e di Adele per Ives (capo di un distaccamento di combattenti comunisti). Questa dimensione sentimentale individuale, inserita nel racconto della guerra di liberazione, attribuisce al testo quello spessore di aderenza alla realtà, storica e psicologica, che si trova originariamente in “Una questione privata” di Fenoglio, ritenuto da Calvino il romanzo più significativo sulla Resistenza. Così Teresa Vergalli continua a fare la staffetta, consegnando nuovi messaggi, quali “Rappacificarsi sì, con chi era in buona fede e non ha fatto il male, ma

non confondere i giusti con gli ingiusti”; oppure “Quante cose sanno fare le donne quando c’è battaglia, prima, durante e dopo! Sono l’occhio, la vedetta, il portaordini, il pronto soccorso, l’esploratore, il porta acqua e il porta pane. A volte sono il porta fiducia, il porta coraggio”. Il messaggio più importante è certamente quello conclusivo, legato all’attualità e allo stesso tempo al significato del titolo del libro: “Abbiamo davanti altri nodi, che mi sembrano più complicati, grovigli. Per esempio la scuola. Per esempio l’odio che ancora gira. O la miseria che ancora c’è. O gli insulti che ci arrivano. E gli ostacoli sui nostri privati progetti di vita. Insomma un groviglio di problemi. Grovigli che aspettano noi, ora diventati adulti. Li affronteremo giorno per giorno, nodo dopo nodo… A testa alta. Imparando a vivere. Con la stessa cocciutaggine di prima”.

“Un cielo pieno di nodi” di Teresa Vergalli. Editori Riuniti, 2015. Pagine 228. € 21.50.


cultura Dopo 70 anni di silenzio

Delinger ci racconta la sua lunga resistenza umana I

di Antonio Zambonelli

l nome di battaglia e il titolo ci fanno subito capire che si tratta di un partigiano. Ma il libro ci racconta molto altro oltre le vicende della lotta partigiana. Scorrere le sue pagine, che coinvolgono fortemente, è come passare attraverso oltre un secolo (da inizio XX ai primi lustri del XXI) di grande storia: vissuta dal protagonista, che quando racconta ha già raggiunto i 90 anni, ereditata in famiglia: quel padre migrante in Francia nel 1901, poi con la moglie in Pennsylvania, dove nel 1906 nasce la sorella di Livio, Linda, e nel 1909 il fratello Arturo. Livio invece nasce nel 1924, dopo il rientro quasi definitivo del padre a Cavriago. Di fratelli maschi Livio ne ha avuti sei. Soltanto Giuseppe, il partigiano Onin, è ancora in vita. Arturo fu segretario della Federazione socialista di Reggio. Luigi, Libero, Paolo, e Mario, furono a loro volta partigiani. Mario, il più giovane, quando aveva solo 14 anni. Personalmente lo ricordo Presidente provinciale, poi nazionale, dell’API (l’Associazione pionieri di cui si parla anche in altra pagina), quando anch’io ne facevo parte. Paolo (1922-1976) è il padre di Franco, l’impareggiabile redattore di queste memorie dello zio Delinger. Quando si è finito di leggere il libro, dove centinaia di personaggi riprendono vita con la narrazione di Delinger, e con le oltre 200 foto che corredano il testo, a Cavriago è come se ci avessimo vissuto anche noi lungo il “secolo breve”. Anche a noi vien voglia di tuffarci nella “Brugna”, la buca del Rio di Cavriago dove c’era sempre, anche d’estate, acqua limpida che sgorgava da sorgenti perenni poste poche centinaia di metri più a monte; o di mangiare all’aperto, nelle sere d’estate col piatto sulle ginocchia, con gli altri inquilini – proletari quasi lumpen – della villa signorile degradata a ricettacolo di fortuna per famiglie disagiate. E quando ne verranno sfrattate, Livio proverà uno spontaneo moto di ribellione. Lo stesso che gli fece attuare, a15 anni, il primo “sciopero” per l’ingiusto trattamento riservato a lui e agli altri suoi coetanei da parte dell’azienda artigiana per la quale lavoravano. E che gli farà compiere la scelta resistenziale nel 1944. Apprendista alle OMI Reggiane nel 1939, scopre la solidarietà operaia; saldatore nel reparto Avio, prende gusto al “lavoro ben fatto”, respira l’atmosfera antifascista che serpeggia nell’ambiente. Lì sovrintende

l’ing. Longhi, quotatissimo progettista di aerei, al cui fianco Livio vivrà la dolorosa giornata del 28 luglio ’43, quando agli operai che volevano uscire per manifestare contro la guerra in atto, subirono una sanguinosa repressione (9 morti e una cinquantina di feriti). L’ing. Longhi voleva reagire con una mitragliatrice da aerei. Ne fu dissuaso dal diciannovenne Livio. Longhi, già progettista in USA, ebbe poi contatti importanti col movimento partigiano. L’equilibrio e lo spirito riflessivo manifestato in quella circostanza, accompagnerà Livio per tutto il periodo del partigianato. In vari punti della narrazione si sofferma a sviluppare considerazioni non banali sulla violenza subita e agita, in sostanza sulle brutture della guerra. Anche se non si tirerà mai indietro quando c’è da agire per contrastare le forze nazifasciste. Chiamato sotto le armi dopo la perdita del lavoro in seguito al bombardamento delle Reggiane del gennaio ’44, Livio riuscì a fuggire dalla caserma di Casale Monferrato e a inizio giugno ’44 salì con altri cavriaghesi in montagna, nelle file garibaldine. “Nella scelta non c’era però nessuna ragione ideologica - scrive a pag. 109 - . La motivazione che ti dava la spinta era la tragicità e la disperazione in cui eravamo costretti”. Le ragioni “ideologiche” verranno dopo, anche per le occasioni di formazione incontrate in montagna (L’ora politica, pag. 136) , dove avrà ruoli di comando esercitati con grande equilibrio. Memorabile l’attacco, con il partigiano tedesco Giorgio Reinert, nei pressi di Cerredolo dei Coppi, all’auto su cui viaggiava il capitano Seifert, comandante delle “scuole antiribelli”. Ucciso l’ufficiale e recuperati preziosi documenti sullo spionaggio antipartigiano. L’assalto ai comandi germanici di Villa Rossi e Villa Calvi (Albinea) del marzo ’45, lo ebbe tra i protagonisti. Ma per entrambe le vicende, Livio, secondo il suo costume, evita decisamente i toni del “miles gloriosus” per fermarsi invece a profonde considerazioni di carattere umanitario, quasi espressione di quel “dubbio dei vincitori” con cui Pietro Ingrao ha intitolato una sua raccolta di poesie. Come per la vicenda di Cerredolo, quando (pag. 156) scrive: “i tedeschi per rappresaglia uccisero [...] in località Vercallo, dodici ostaggi. […] Potete immaginare cosa provai quando seppi di questa strage di innocenti! Quando penso a loro ancora oggi mi viene una

stretta al cuore”. E quando gli chiedono come mai ha aspettato 70 anni per raccontare la sua vita, gli anni della guerra e della Resistenza in particolare, Livio risponde: “Quando è arrivata la liberazione dai tedeschi e dai fascisti, anch’io ne avevo gioito: avevo combattuto proprio per questo, figuriamoci! Ma nello stesso tempo quei giorni furono per me molto difficili: avevo visto tanta gente ferita, morta massacrata e questo mi aveva turbato e scosso fino in fondo”. Ecco, quel ricordo di tante sofferenze, è stato per decenni un intimo disagio, un cruccio segreto che non ha però impedito a Livio di continuare ad essere un resistente contro le ingiustizie e un costruttore si solidarietà. Lo ha fatto da sindacalista e da operatore nel movimento cooperativo. Di nuovo operaio alle Reggiane, visse l’epica e sfortunata “Lotta” del 1950, per poi diventare un “funzionario” con paga da fame della CGIL e finalmente approdare, nel 1963, dopo undici anni “al vertice della normalità economica, pari a tutti i lavoratori dipendenti” (pag. 265), con incarichi di responsabilità in seno alla Federazione delle cooperative. Profondi e delicati lungo tutto il libro gli accenni agli affetti familiari: da quello per la mamma Giacomina, presenza costante nonché vero e proprio “anello forte” della famiglia, mentre il marito Severino passa ricorrenti periodi di migrazione in Francia per il sostentamento dei suoi cari, all’orgoglio con cui ci parla del figlio Daniele, diventato medico, e della nipote Silvia. Nelle ultime righe del libro Delinger ci lascia questo messaggio: “Io credo che i giovani di oggi, così aperti al mondo […] sapranno battersi perché al centro delle scelte future resti sempre l’uomo con i suoi eterni bisogni di dignità, di giustizia e di libertà”. Ai giovani raccomandiamo la lettura di questo libro. Una coinvolgente lezione di storia del Novecento attraverso il vissuto di una Persona, della sua Famiglia e del suo Paese, Cavriago. Un luogo ed una comunità storicamente legati ad uno spirito identitario forte e nel contempo aperti al mondo. “Livio Piccinini, Delinger, Un scelta per la libertà, a cura di Franco Piccinini, TM ed., 2015, pp. 286, € 22. giu-lug 2015

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rubriche Segnali di Pace

Profughi di Saverio Morselli

> “Vediamo espandersi come un contagio in tutta l’Europa questo clima di ostilità verso l’altro, soprattutto se povero, di gretto egoismo tribale, in un continente di cui solo pochi anni fa si decantavano le profonde radici cristiane e la cultura solidaristica dei ceti operai e dello stato sociale” (Enzo Bianchi, su La Stampa del 26/04/2015).“Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalle legge” <

E’

vero, la Costituzione italiana è composta da 139 articoli e pensare di conoscerli tutti, uno a uno, risulta piuttosto arduo. Tuttavia, ciò che sta accadendo nel Mar Mediterraneo e sulle nostre coste impone di ricordare l’esistenza dell’art.10, in verità mai particolarmente pubblicizzato, non fosse altro che per evidenziare che il dovere dell’accoglienza trova riscontro e dignità nella più alta fonte normativa e non solo nei convincimenti etici di qualcuno. Il massiccio arrivo di profughi provenienti dalle zone dell’Africa orientale e sub-sahariana e del medioriente, sta infatti provocando nell’opinione pubblica una reazione emotiva contraddittoria, che va dal dovere dell’accoglienza al cinismo del respingimento, da un partecipato sentimento di orrore per le stragi in mare all’idea malata dell’affondamento delle imbarcazioni ancora prima della partenza e della chiusura delle frontiere. Il tutto accompagnato e scandito dai numeri: 170.000 arrivi in Italia nel 2014, 100.000 soccorsi con l’operazione Mare Nostrum in un anno di attività e oltre 1.700 morti annegati nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno. Nei primi quattro mesi del 2015 sono sbarcate in Italia 34.000 persone, il 15 percento in più dello stesso periodo dello scorso anno, e il trend è in aumento. Di fronte a quei volti sconvolti, a quei corpi smagriti e a quegli occhi spalancati è comprensibile chiedersi che cosa spinga questa gente ad affrontare le violenze, le privazioni, il pericolo di perdere la loro stessa vita pur di partire. Ed allora, si dovrà finalmente fare uno sforzo per comprendere che questa gente fugge dalla guerra, dalla fame, dalla negazione della libertà e dei più elementari diritti umani, dalla mancanza di un futuro degno di questo nome. Si dovrà pur capire che chi non ha più nulla da perdere accetta ogni tipo di rischio pur di sopravvivere. E si dovrà convenire, prima o poi, che la fuga da queste aree devastate dell’altra parte del Mediterraneo non può essere considerato un fatto temporaneo o emergenziale, bensì un evento strutturale che potrà essere affrontato con soluzioni altrettanto strutturali di lunga e complessa gestione. Il dibattito nel nostro Paese, stretto tra pie30

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tà, indifferenza e spietatezza, si muove all’interno di un assioma banale ma comunque condiviso: “accogliere tutti è impossibile”. Certo che è impossibile, per quanto vi siano Nazioni (Libano, Giordania e soprattutto Turchia, per fare qualche esempio) che si fanno attualmente carico di un numero impressionante di sfollati. Più correttamente, dovremmo dire che è concettualmente “impossibile” pensare che tutti coloro che sbarcano in Italia siano destinati a restare (cosa che per altro molti di loro neppure vorrebbero), magari per mesi o anni a carico dello Stato in attesa di veder riconosciuto il proprio status di rifugiato. Non è certo pensabile che chi fugge dalla disperazione ambisca a soggiornare in una sorta di carcere in un altro Paese. Eppure accade: l’anacronistico Regolamento di Dublino, in vigore negli Stati che aderiscono all’UE, limita la destinazione dei profughi disponendo che lo Stato competente all’esame della domanda di asilo sia quello in cui il richiedente mette piede per la prima volta. La decisione delle autorità sulla richiesta del richiedente può arrivare dopo sei mesi e, in caso di diniego, è soggetta a ricorso e in quell’anno-anno e mezzo che trascorre il rifugiato deve rimanere rinchiuso in una struttura di “accoglienza”. In presenza di questa norma, è stato facile per tanti Stati europei esprimere una solidarietà di facciata all’Italia per il ruolo che svolge nel Mediterraneo e – contestualmente – chiamarsi fuori dall’offrire ospitalità. L’inefficacia di Triton, una sorta di Mare Nostrum sottocosto fallita miseramente, unita all’aumento esponenziale degli sbarchi e delle vittime pare tuttavia aver dato una scossettina all’immobilismo europeo, determinando un piano articolato che prevede, tra l’altro, un sistema di quote obbligatorio attraverso il quale assegnare ai diversi stati quelli che “hanno diritto di restare” e il sostegno a una non meglio definita “operazione antiscafisti” da attuarsi sotto copertura ONU. Se la attribuzione delle quote ha trovato immediatamente l’opposizione di alcuni Stati membri che non ne vogliono sapere perché – dicono – di stranieri ne hanno già abbastanza (in primis Gran Bretagna, Francia, Ungheria e Polonia) e

attende di essere ulteriormente definita, una agevole intesa è stata trovata in ambito UE nell’agitare lo spettro di azioni militari “preventive” sulle coste libiche da dove partono le carrette del mare, che vanno dal blocco navale alla distruzione delle imbarcazioni in porto sino ad azioni di commando, droni da combattimento e quant’altro. Autentici atti di guerra da condurre disinvoltamente con autorizzazione ONU (data per scontata) in base al Capo VII della Carta istitutiva, evocando “tutte le misure necessarie” già utilizzate in un vergognoso recente passato per sgominare i trafficanti di esseri umani, come se i “flussi migratori” esistessero perché ci sono gli scafisti e non il contrario, ovvero che gli scafisti esistono perché esiste il problema della gestione di quanti fuggono da guerre e ingiustizia. Nonostante l’evidente insensatezza dell’opzione militare (è possibile essere certi che una imbarcazione viene usata per fini criminali solo quando è in mare, altro che “bombardare i barconi in porto”!), la UE prova a rispondere ai cultori della semplificazione e ai pensatori di pancia con una immagine muscolare che vorrebbe fermare l’esodo invertendo causa ed effetto. In realtà, non può esistere una soluzione militare alla tragedia che si sta consumando nel Mediterraneo. La soluzione – complessa, faticosa, dispendiosa – può essere credibilmente ipotizzata da un lato lavorando diplomaticamente per la stabilizzazione della Libia, favorendo nel medio periodo il dialogo tra la miriade di parti in causa, al fine di porre rimedio a una frammentazione che rende impossibile la realizzazione di accordi per una accoglienza in quel Paese dei profughi che non sia solo violenza, detenzione e sfruttamento. Dall’altro, nel lungo, lunghissimo periodo, solo un epocale mutamento di strategia politica ed economica dell’Occidente e delle altre potenze mondiali nei confronti dell’Africa può favorire la già esistente crescita di quel continente e contribuire contestualmente alla normalizzazione di quelle aree di ingiustizia e prevaricazione che avvelenano la vita delle popolazioni. Insomma, un “miracolo”. Nell’attesa, esiste una credibile alternativa alla attivazione di corridoi umanitari?


A

l giorno d’oggi, dopo 100 anni dal tragico evento, che ha visto l’eliminazione di massa di oltre un milione di armeni, che vivevano in Turchia, risulta abbastanza incomprensibile cercare di dare una adeguata etichetta ad un evento, che fu, in sostanza, una terribile e indimenticata pulizia etnica, intrapresa con tragica crudeltà da parte delle forze nazionaliste turche dei Giovani Turchi, vittoriose dopo la guerra di indipendenza. Due parole di storia. L’Armenia in origine si estendeva su vasti territori, costantemente contesi dagli Stati confinanti tanto che furono preda della Turchia nel XVI secolo e della Russia zarista nel XVII secolo. Entrato a far parte dell’immenso Impero ottomano, lo Stato armeno subì tutta una serie di invasioni e di assegnazione di confusi confini territoriali, continuamente ritoccati da guerre indipendentiste locali. La guerra condotta contro l’Impero ottomano, ormai in veloce disfacimento, vide una nutrita partecipazione occidentale, con la partecipazione al conflitto, tra gli altri Paesi, di Francia, Gran Bretagna, Italia, Grecia, conclusasi dopo la vittoria con l’occupazione militare di gran parte dei territori contesi, facenti parte inizialmente dell’Impero. Negli anni 1912-1914 molte delle popolazioni sopravvissute alle catastrofi militari, tornarono ad occupare i territori natii. Tra questi i greci, gli assiri e gli armeni che

estero La vicenda turco-armena fu diaspora o genocidio? si stabilirono principalmente in Anatolia, divenuta nelle frattempo territorio turco, ottenuto grazie ad una vittoriosa guerra di indipendenza, scatenata dalle forze nazionaliste di Atatürk. Dopo un primo tentativo di pulizia etnica, avvenuto nel 1894-96, il nuovo Stato turco decise di liberare il suo territorio dalle popolazioni cristiane, costituite allora da greci ed armeni, esiliandole forzatamente in Siria ed in Iraq. Nel 1915 dopo il rifiuto di abbandonare l’Anatolia da parte delle popolazioni armene, che consideravano il territorio casa propria, le forze nazionaliste turche decisero di “ripulire” l’Anatolia stessa. Dopo l’adozione di una serie di misure politiche e sociali, atte a complicare la vita e le attività economiche, gestite dagli imprenditori armeni, si diede inizio, con l’aiuto significativo dei curdi, alle uccisioni delle persone più significative della comunità cristiana, arrivando il 24 aprile del 1915 a dare inizio all’esilio forzato, in effetti una deportazione di massa, di quanto rimaneva del popolo armeno, prima insediato sul territorio. A questo evento seguì la distruzione di ogni ricordo del popolo esiliato. Oltre 2500

ANPI e AUSER a Castelnovo ne’ Monti > L’ANPI e l’AUSER hanno promosso una serata dedicata al ruolo avuto dalla Resistenza nel disciplinare la funzione del lavoro. I relatori hanno illustrato: il mondo dell’UDI, il lavoro postbellico, l’essere mezzadri prima e dopo la Liberazione, l’emigrazione, la cooperazione, i contratti di lavoro, il lavorare oggi. Interessante la discussione intorno al lavoro delle donne. (w.o.) <

di Bruno Bertolaso chiese e 400 monasteri armeni furono distrutti con la dinamite. Nel 1914 la popolazione armena nell’Impero ottomano turco era costituita da circa due milioni di abitanti. Odiernamente, dopo pulizia etnica e diaspora, il numero degli stessi non supera le sessantamila unità, accettate nel Paese solo se convertite alla religione musulmana. La Turchia dell’oggi non è riuscita a liberarsi dell’eredità tragica del genocidio. I governanti, responsabili del crimine, hanno costituito sullo stesso la spina dorsale della repubblica kemalista, nata sulle rovine dell’Impero ottomano. L’organizzazione segreta turca OS ha giocato, da sempre, un ruolo chiave sul fronte turco interno, organizzando e gestendo le deportazioni e i massacri di popolazioni inermi. La violenza del passato ha alimentato la violenza della guerra per l’Alto Karabakh contro l’Armenia, che ha visto Ankara schierarsi a fianco dell’Azerbaigian, contro ogni sforzo, condotto da più parti, per pacificare le parti in conflitto. Dopo un silenzio, durato decenni, la Turchia ha ritrovato la memoria sulla vicenda armena, grazie al lavoro di un piccolo nucleo di uomini e donne coraggiosi, fra i quali Ragip Zarakolu che ha tradotto in turco tutti i lavori letterari che parlavano del genocidio, finendo così in carcere. Ancora Taner Akman in collaborazione con Vahakn Dadrian ha condotto ricerche sulla tortura in Turchia, fino a scoprire i massacri perpetrati sugli armeni intorno alla fine del XIX secolo. Un piccolo gruppo di professori dell’Università del Michigan, avviando lo studio sulle vicende turcoarmene ha organizzato sette conferenze internazionali, che hanno consentito di far uscire le conoscenze sul genocidio armeno dai limiti del mondo universitario. Il merito maggiore per avere destato l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione armena spetta sicuramente a Hrant Dink, turco-armeno, redattore del settimanale Agos, che, a causa del suo coraggio di denuncia, ha pagato con la vita, toltagli, in pieno giorno, nel 2007, con cinque colpi di pistola. L’assassinio di Dink ha dato vita ad una manifestazione di massa, ove le centomila persone che seguivano il feretro urlavano “Siamo tutti Hrant Dink! Siamo tutti armeni!”. Dink affermava di frequente che i due popoli erano gravemente ammalati: “Gli armeni soffrono a causa di un trauma, i turchi di paranoia”. A questo punto della vicenda storica, diviene auspicabile sperare che sia la completa verità sulla vicenda stessa, ad avere la proprietà di guarire tutti! giu-lug 2015

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VOLMER PECCHINI

Enzo Cantoni

7/05/1924- 27/11/2014

1921- 06/04/2015

Nella notte del 27 novembre 2014, all’età di 90 anni, ci ha lasciati Volmer Pecchini vissuto per una intera vita alla Godezza, una piccola frazione immersa nelle campagne della bassa reggiana. Nato nel pieno del ventennio fascista in una famiglia contadina, seppe scegliere da subito da quale parte stare. La casa dei Pecchini, durante la guerra, fu una casa di latitanza, un posto sicuro per la Resistenza nella bassa. Nonostante si trattasse di contadini non ricchi, quando la guerra aveva ridotto molta gente alla fame, per chi bussava alla porta dei Pecchini qualcosa da mangiare c’era sempre. E Volmer, per tutta la sua vita, ha mantenuto fede a quei valori appresi in famiglìa, distinguendosi per onestà, generosità e disponibilità verso gli altri. La sua casa è sempre stata un punto d’incontro: là si ritrovavano tutti, parenti, amici, vicini per discutere di politica, per fare scherzi, burle, risolvere enigmi e problemi matematici che Volmer si divertiva a sottoporre a grandi e piccini. Era poi impossibile allontanarsi dalla sua casa senza aver ricevuto qualcosa in dono: un prodotto della sua terra o qualche piccolo oggetto creato dalla sua inventiva. Fu tra i primi ad accogliere famiglie di paesi lontani e di culture diverse, aprendo loro la propria casa e crescendo i loro figli come se fossero i propri. Sempre impegnato per la collettività, negli anni settanta mise tutte le sue energie per migliorare le condizioni di lavoro dei contadini del luogo e fondò una stalla sociale: ne fu il promotore, l’animatore instancabile e fu un grande dolore per lui quando l’esperienza si concluse per problemi indipendenti dalla sua volontà. La sua fu una vita semplice, una di quelle che non fanno la storia ma lasciano un segno profondo in coloro che gli sono stati a fianco. Al funerale, svoltosi in forma civile, con la musica e la bandiera dell’ANPI, era presente tanta gente, consapevole di aver perso un amico saggio e generoso. Sarai sempre nel nostro cuore. Le nipoti Nadia Pelosi, Sabina Bonvicini

La bandiera della pace sulla bara. E una funzione civile. Enzo Cantoni, classe 1921, era l’ultimo partigiano di Brescello. I suoi ideali lo avevano portato a scegliere da che parte stare e dopo l’8 settembre aveva imbracciato le armi. Valente partigiano, aveva partecipato all’abbattimento del ponte sull’Enza e alla liberazione della caserma del paese. Poi, in seguito, non aveva mai smesso di portare la sua testimonianza alle nuove generazioni, nelle scuole, alle celebrazioni del 25 aprile. Sempre con tanta passione e altrettanto orgoglio. Perché Enzo, credeva fortemente negli ideali della Resistenza e della Liberazione. Se n’è andato il 6 aprile scorso. Non ci sarà il prossimo 25 aprile alle celebrazioni del 70°. Brescello e la sua gente hanno perso l’ultimo testimone. A loro però resterà il suo testamento. Un testamento di libertà e di pace. Prezioso e inestimabile. (Anna Fava)

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Lutti

ELEONORA DEL MONTE

5/07/1926- 20/01/2015

Il giorno 20 Gennaio del 2015 è venuta a mancare Eleonora Delmonte staffetta partigiana moglie del Partigiano Erio Lanzoni “Volga”. La famiglia in suo onore e ricordo offre sostegno al Notiziario

Anniversari ARTURO BONINI-MAFALDA BURANI

IN MEMORIA

Al ricordo dei genitori Arturo Bonini, partigiano della 26a BGT Garibaldi, e Mafalda Burani, il figlio Libero unisce quello dei fratelli Wirtus e Abdon, anche loro partigiani.

CARLO GREGORI (MORGAN)

IN MEMORIA

A ricordo del suo amato marito il Partigiano Carlo Gregori “Morgan”, appartenente alla 145a BGT Garibaldi, Norna Morelli offre a sostegno del Notiziario.

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Anniversari

EMORE GIARONI

2° ANNIVERSARIO

Il 7 agosto prossimo ricorre il secondo anniversario della morte di Emore Giaroni. Una vita spesa con dedizione per decenni nella cooperazione e in seguito con l’impegno nel Sindacato Pensionati. Nel vuoto che ha lasciato lo ricordano con affetto i famigliari tutti. Il figlio Claudio Giaroni

GUIDO BACCARINI

4° ANNIVERSARIO

Il 3 aprile scorso ricorreva il 4° anniversario della scomparsa di Guido Baccarini. Il figlio Gino, insieme ai famigliari, in suo onore sottoscrive a sostegno del Notiziario.

NELLO AGUZZOLI

7° ANNIVERSARIO

IN MEMORIA

ANDREA BIGI ILDE BIGI

Andrea Bigi è nato a Pratofontana, frazione di Reggio Emilia, il 25 aprile 1922; certamente la personalità sicura e decisa della madre Rosalinda, che ha sempre partecipato alla lotta contro il fascismo, ha trasmesso al figlio Andrea i valori e gli ideali di pace e libertà. Infatti, Andrea partecipa alla lotta partigiana con il nome di battaglia Vecchio, diventando prima tenente e poi comandante dei sappisti nelle Ville di Pratofontana, Massenzatico, Gavassa, Mancasale e Sesso. Anche la moglie Ilde ha partecipato alla vita partigiana come staffetta. “Per tutti siete ancora qui con noi!”. Il figlio Ivan, la nuora Luciana, la sorella Elena, le nipoti Silvia e Claudia li ricordano con tanto affetto.

ANSELMO BISAGNI

6° ANNIVERSARIO

Per ricordare Anselmo Bisagni, deceduto il 29 giugno 2009, la moglie Angiolina Bertani, i figli, il genero, le nuore e i nipoti lo ricordano con immutato affetto sottoscrivendo pro Notiziario.

12° ANNIVERSARIO

MARINO BERTANI (MASSA) Il 4 giugno ricorreva il 7° anniversario della scomparsa di Nello Aguzzoli di Correggio. Nel ricordarlo con tanto affetto, la moglie, i figli e le sorelle sottoscrivono pro Notiziario.

NELLO LUSOLI (GEO)

7° ANNIVERSARIO

Sono già passati 8 anni dalla tua scomparsa, avvenuta il 22 giugno 2007, ma il ricordo di te rimane sempre vivo in tutti noi. I tuoi cari, tua moglie Liduina, i tuoi figli Zita e Valeria e i nipoti e i generi per onorarti sottoscrivono a sostegno del Notiziario.

Per onorare la memoria del Partigiano Marino Bertani “Massa”, appartenente alla 76a BGT SAP, nel 12° anniversario della scomparsa, avvenuta il 5 giugno 2003, la moglie Teresa Giovanardi e i figli Delfino e Marinella lo ricordano con affetto sottoscrivendo pro Notiziario.

LINO BULGARELLI (LUNA)

IN MEMORIA

In memoria del Partigiano Lino Bulgarelli “Luna”, appartenente alla 77a BGT SAP, la moglie Edda Gasparini offre a sostegno del Notiziario. giu-lug 2015

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Anniversari

ERMES BERTANI

3° ANNIVERSARIO

Il 3 luglio ricorre il 3° anniversario della scomparsa di Ermes Bertani, dirigente del Fronte della gioventù durante la Resistenza. La figlia Elsa in sua memoria, SEMPRE PER SEMPRE, offre a sostegno del Notiziario.

ARRIGO RIVI (ASKAR)

Il 22 giugno ricorreva il 2° anniversario della scomparsa dell’indimenticato Arrigo Rivi “Askar”. Sarebbe stato bello, il 25 aprile, vederlo sfilare con i pochi Partigiani rimasti, festeggiare il 70° della Liberazione. La Famiglia, nel suo ricordo, intende onorare le tante battaglie combattute a fianco di altri compagni affinché tutto ciò non venga dimenticato: il modo migliore è sostenere il Notiziario.

RANIERO GIBERTINI PARIDE CATELLANI

2° ANNIVERSARIO

Il 1° marzo ricorreva il 2° anniversario della scomparsa del Partigiano Paride Catellani, appartenente alla 77a BGT SAP. Lo ricordano la moglie Rosanna, i figli e i nipoti e in suo onore sottoscrivono pro Notiziario

2° ANNIVERSARIO

15° ANNIVERSARIO

Il 17 settembre ricorre il 15° anniversario della morte del Partigiano combattente Raniero Gibertini “Quartino”, decorato di Croce di bronzo al Merito di guerra. Lo ricordano con l’affetto di sempre il figlio Lorenzo, i nipoti Fabiana e Simone e la nuora Gloria e per l’occasione offrono al Notiziario.

3° ANNIVERSARIO

ADRIANO PEDRONI (ROBIN) 10° ANNIVERSARIO

PIETRO GOVI (PIRETTO)

Il 24 luglio ricorre il 10° anniversario della scomparsa di Pietro Govi “Piretto”, di Rio Saliceto, appartenente al distaccamento “G. Matteotti“ della 144a Brigata Garibaldi. La moglie Umberta, le figlie Adriana e Lorena lo ricordano con amore e, in sua memoria, sottoscrivono pro Notiziario.

6° ANNIVERSARIO

LINO CORRADINI (COLI)

Nel 6° anniversario della scomparsa di Lino Corradini “Coli”, Lina Bizzoccoli, in suo onore, offre a sostegno del Notiziario. 34

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Il 15 giugno ricorreva il 3° anniversario della scomparsa del Partigiano Adriano Pedroni Robin, appartenente alla 144a BGT Garibaldi. La sua voglia di lottare, il suo ottimismo e la fiducia in un mondo migliore ci mancano tanto, ma li portiamo dentro di noi oggi più che mai. Lo ricordano con amore i figli Rossella e Fulvio, la compagna Franca, la nipote Silvia e la nuora Ivetta.

RINO FREDDI (GENERALE)

IN MEMORIA

Nel 70° anniversario della scomparsa di Rino Freddi, nato a Luzzara il 6 novembre 1921 e morto l’8 maggio 1945 a Bondanello di Moglia (MN) in seguito a una esplosione bellica, la sorella Edda assieme ai nipoti Rino e Wainer lo ricordano con affetto e per mantenere vivo il suo ricordo sottoscrivono pro Notiziario.


Anniversari

10° ANNIVERSARIO

DANTE CALZOLARI (SPADA)

In memoria dello zio Partigiano Dante Calzolari “Spada”, della 26a BGT Garibaldi, Luciano Calzolari offre a sostegno dell’ANPI.

SERGIO RUBERTELLI

2° ANNIVERSARIO

Il 6 giugno scorso ricorreva il 2° anniversario della scomparsa del Partigiano Sergio Rubertelli, per anni dirigente e prezioso collaboratore dell’ANPI provinciale di Reggio Emilia. Fu giovanissimo operaio alle OMI Reggiane. Dopo il bombardamento del grande complesso industriale (8 gennaio 1944) fu trasferito, con altri operai, nello stabilimento distaccato di Cocquio, in provincia di Varese; lì entrò in contatto con le forze della Resistenza locale e fece parte della 121a Brigata Garibaldi “Walter Marcobi”, col ruolo di Capo squadra. In sua memoria la moglie Giovanna Saccani e i figli offrono a sostegno del Notiziario.

ABBO BARIGAZZI MARISA LANCIANO

ANNIVERSARI

Nei giorni che ci hanno appena preceduto, tra il 25 Aprile e il 1° Maggio, così intensi e partecipati e ad altri che seguiranno, come la Festa Nazionale dell’ANPI, ospitata a Carpi, voglio collocare il ricordo dei miei cari genitori Abbo Barigazzi e Marisa Lanciano, per i quali a luglio (2004) e giugno (2011), ricorrono le date in cui ci hanno lasciato. La loro costante presenza nei luoghi dove la gente si univa per condividere ideali, iniziative di volontariato, era un fatto spontaneo, naturale. Un modo di vivere e testimoniare questo percorso fatto di piccoli e grandi eventi che coinvolgono ognuno di noi, in un ambito più strettamente privato, ma che riverbera verso il confine di una collettività nella quale operiamo e volgiamo il nostro sguardo. Alla loro memoria la figlia Chiara, insieme alla famiglia, offre a sostegno del Notiziario.

25 aprile 2015-70° della Liberazione a Bibbiano

In ricordo di Nino Fantesini La mattinata s’era già presentata fredda e nebbiosa perché sicuramente ha sentito tutta la tensione emotiva dei cittadini di Bibbiano perché affrontare il 25 Aprile senza il nostro “Nino” davvero non poteva essere previsto. E sicuramente la consegna di una bellissima targa a Vincenza, moglie di Nino Fantesini, ha tornato ad illuminare di calore e di speranza i nostri cuori per questa giornata dedicata a chi, per le nostra libertà, ha sacrificato la propria vita. La targa donata dagli studenti e dai loro docenti della scuola Secondaria di 1° grado “Dante Alighieri” di Bibbiano recava quelle sincere parole che hanno saputo descrivere al meglio “la sua vita proiettata tutta verso le nuove generazioni”. Instancabile divulgatore tra i giovani bibbianesi dei valori e degli ideali della Resistenza” E Andrea, il nostro Sindaco, ha saputo tramite le sue accorate parole, risvegliare e scuotere la nostra coscienza perché davvero si rende necessario ricordare ciò che è accaduto settant’anni fa perché oggi, noi giovani, dobbiamo batterci per fare resistenza ad un nuovo nemico: La mafia. Questo nemico va combattuto con la democrazia, la legalità, con sani principi che Nino Fantesini ha sempre divulgato con forza e passione e questo noi davvero non lo dimenticheremo mai! La giornata era iniziata con la commemorazione ai Cippi di Don Pasquino Borghi e dei F.lli Corradini uccisi dai nazi-fascisti ed è proseguita in Piazza della Repubblica con l’esibizione dei giovani sbandieratori accompagnati dalle note della nostra banda cittadina. Alessia Pellicciari giu-lug 2015

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i sostenitori euro

- ANNA FIORANI con LINDA e VITTORIA in memoria di Sergio Ferrarini “Spartaco” ......................100,00 - ADELMO CERVI – sostegno ........................................... 50,00 - FAM.CATELLI – ZELIOLI – sostegno .............................. 25,00 - SILVANO SCHIATTI – sostegno ...................................... 50,00 - EURIDE NOTARI – sostegno .......................................... 10,00 - VIVALDO COSTETTI – sostegno ..................................... 30,00 - ADRIANO RIVOLVECCHI – sostegno .............................. 20,00 - AVE ROSATI DATTERI – sostegno ............................... 20,00 - IRENE CAMPI – sostegno .............................................. 30,00 - UGO GUIDETTI – sostegno ............................................ 30,00 - IVAN BEDOGNI – sostegno ............................................ 20,00 - LAURA BIZZOCCOLI in memoria di Lino Corradini (Coli) .................................................. 100,00 - SILVIA CANEPARI – sostegno ANPI ............................... 20,00 - ANNA CATELLANI – in memoria del padre Paride.......... 100,00 - GIULIANA PECCHINI – sostegno ................................... 25,00 - LIBERO BONINI - in memoria dei genitori ...................... 80,00 - PATRIZIA RIVI - in memoria di Rivi Arrigo .................... 50,00 - NORMA MORELLI - in memoria del marito Carlo Gregori “Morgan” .................................................. 70,00 - ELSA BERTANI - in memoria del padre partigiano Ermes 20,00 - GIANNI CATELLANI – sostegno ..................................... 50,00 - ERNESTA BONACINI RINALDINI – sostegno ................. 50,00 - TERESA GIOVANARDI - in memoria di Bertani Marino .. 50,00 - SETTIMO BAISI – sostegno ........................................... 15,00 - ADRIANA - in memoria di Tonino, fratello di Carmen Marzi ............................................................. 50,00 - GIANNETTO PANCIROLI – sostegno .............................. 30,00 - EDDA GASPARINI - in memoria di Bulgarelli Lino ........ 50,00 - VILIO FERRETTI – sostegno .......................................... 30,00 - ZENO BORGHI – sostegno ............................................ 20,00 - ANGIOLINA BERTANI - in memoria di Anselmo Bisagni . 50,00

euro

- ANTONIO CANOVI – contributo ...................................... 20,00 - NIPOTI BEDOGNI - per restauto cippo ........................... 60,00 - FAM.AGUZZOLI - in memoria di Nello ............................ 50,00 - GINO BACCARINI - in memoria del padre Guido ............ 50,00 - FAM FERIOLI – in memoria di Effide Ferioli .................. 30,00 - LAILA GROSSI – in memoria del padre Emilio .............. 50,00 - CHIARA BARIGAZZI - in memoria dei genitori Abbo e Marisa Lanciano ............................................................ 100,00 - GIOVANNI SACCANI RUBERTELLI – in memoria di Sergio Rubertelli ........................................................ 200,00 - MIRIAM LOSI – in memoria di Pietro Govi “Piretto” ...... 50,00 - ELENA CORRADINI – sostegno ...................................... 20,00 - VINCENZA MORELLI – sostegno ................................... 100,00 - ADALGISA GAMBARELLI – sostegno ............................ 15,00 - LIDIA GRECI – sostegno ................................................ 50,00 - CESARE BARNARDINI – sostegno ................................. 50,00 - IVAN LEONI – sostegno ................................................. 50,00 - LIDUINA TINCANI – in memoria di Nello Lusoli ............ 300,00 - IRIA ALBERTI – sostegno .............................................. 20,00 - IVANO TARASCONI – sostegno ...................................... 50,00 - ROSANNA OLIVI – sostegno .......................................... 20,00 - NATASCIA FERRARI – sostegno ..................................... 30,00 - CLAUDIO GIARONI – sostegno ..................................... 150,00 - ERMETE COLLI e DONATA LANZONI in ricordo di Eleonora del Monte ...................................................... 50,00 - ELISABETTA MEGLIOLI in ricordo di Bruno Belli ........... 20,00 - GIAN PAOLO ARTIOLI – in ricordo di Tina Ferrarini ...... 150,00 - DEANNA REVERBERI – in ricordo del padre Gemello Reverberi ......................................................... 50,00 - EDDA FREDDI – in ricordo di Rino Freddi ....................... 30,00 - CLAUDIO GIARONI – in ricordo del padre Emore .......... 150,00 - SIMONE GIBERTINI – in memoria del nonno Raniero ... 50,00

Nella sua chiesa di Quara 70 anni dopo Ricordato don Enzo, giusto fra le nazioni D

on Enzo Boni Baldoni lasciò la sua parrocchia di Quara (Toano) 70 anni or sono, nel dicembre 1945. L’aveva retta dal 1938, attraversando gli anni drammatici della seconda guerra mondiale. Per ricordarne la figura di “Giusto fra le Nazioni”, nel quadro del Settantesimo della Liberazione, l’ANPI di Toano, grazie al particolare impegno di Manuela Grossi, ha organizzato la cerimonia svoltasi sabato 16 maggio u..s. proprio all’interno della chiesa di Quara. Dove hanno potuto così risuonare, 75 anni dopo, le parole della omelia per la pace (o del Vangelo della tempesta sedata) che l’allora 34enne don Enzo pronunciò poco dopo l’entrata in guerra dell’Italia. A ricordarne la figura, oltre al sottoscritto, biografo di don Enzo in una pubblicazione del 2002, i Sindaci di Toano (Vincenzo Volpi) e di Villa Minozzo (Luigi Fiocchi) . Il vice presidente dell’APC, Comm. Sassi, ha letto la “Preghiera del Ribelle per amore”, di Teresio Olivelli. Alessandra Fontanesi, di Istoreco, ha illustrato una esperienza didattica realizzata col nipote di don Enzo, Domenico Boni Baldoni, sulla figura dello zio. Don Enzo a Quara aveva operato, dopo l’8 settembre ’43, in favore di sbandati e del nascente movimento partigiano. Del tutto particolare, e pieno di rischi, il salvataggio della famiglia degli ebrei milanesi Modena, che 36

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gli valse, post mortem, il titolo di “Giusto” da parte di Yad Washem, l’Istituto per la memoria degli ebrei sterminati e di quanti, non ebrei, rischiarono la vita per salvare dei Figli d’Israele. Nel


cultura 1955 gli era stato anche conferito il certificato di Patriota firmato da Luigi Longo, Raffaele Cadorna e Ferruccio Parri . Ne aveva sollecitato la concessione , fin dal 31.12.1945, il Comando regionale Nord Emilia del Corpo Volontari della Libertà con la seguente motivazione: “Parroco di Quara, si adoperava con ogni mezzo per il trionfo della causa partigiana. Assisteva, vettovagliava ed alloggiava partigiani e soldati alleati seguendone la sorte durante i duri rastrellamenti nemici. Bell’esempio di patriottismo e di attaccamento al dovere di sacerdote italiano”. Dopo Quara, don Enzo fu parroco a Villa San Bartolomeo, vicino a Cavriago (dove era nato nel 1906), fino alla morte, avvenuta il 12 maggio 1972. La cerimonia “laica” di sabato 16 era stata preceduta dalla messa concelebrata da don Luigi. (a.z.) Chiesa di Quara: in piedi Antonio Zambonelli, alla su sinistra: Manuela Grossi, il Sindaco di Villa Minozzo Luigi Fiocchi e quello di Toano Vincenzo Volpi. Qui a fianco scolari e maestre protagonisti del flashmob dedicato a don Enzo

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ARTISTI REGGIANI PER L’ANPI Durante il percorso espositivo che celebra la produzione artistica di ex partigiani e artisti impegnati nella narrazione d’impresa che hanno portato la nascita di un’iconografia memoriale, abbiamo ricevuto offerte di opere da artisti Reggiani. Le opere sono documenti storici importanti al pari di lettere originali, diari e interviste. Sono testimonianze di un vissuto, oltre che opere d’arte. Ringraziamo in questo numero, sperando nella sensibilità di altri: ATTILIO BRAGLIA - ZEO MARASTONI - OSCAR PIOVOSI - GIORGIO ROMANI zeo marastoni

ATTILIO BRAGLIA


zeo marastoni

OSCAR PIOVOSI

zeo marastoni

GIORGIO ROMANI


foto Graziano Marani

foto Graziano Marani

Opinion leder

foto Aangelo Bariani

foto Francesca Balestrazzi

Materiale Resistente 2015:

cronaca di un’altra memoria

Mara Redeghideri (foto A. Bariani)

Materiale Resistente 2015 è riuscito a sconfiggere la pioggia.

Questa è la notizia più rilevante di questo 25 Aprile. La pioggia che nella storica prima edizione del 1995 aveva per un verso interrotto bruscamente il grande concerto e dall’altro lo aveva reso epico, quest’anno ci ha provato ma poi si è arresa dopo pochi minuti ad una così bella aggregazione di resistenti e antifascisti con ancora nella memoria quel Materiale Resistente di venti anni fa. Molti dei presenti avevano ancora impresse quelle immagini, quelle sensazioni, poetiche, pregnanti, quella protezione data dal riparo di quella casa di latitanza che a fianco del palco aveva accolto sotto il suo tetto ormai malandato tanti giovani. Sono le immagini che possiamo ritrovare nel bellissimo film di Davide Ferrario e Guido Chiesa che consiglio di riguardare ogni tanto. Il settantesimo della Liberazione e il ventennale di Materiale Resistente, quale migliore occasione per dissotterrare quell’evento. Un evento organizzato da ANPI e Comune di Correggio con il sostegno di tutta la città coinvolta in diversi eventi collaterali. In un articolo uscito sul notiziario avevo già spiegato le motivazioni di questa nuova edizione e ora possiamo dire che è stata ancora una volta una bellissima giornata, memorabile, perchè nata da una memoria condivisa a cui si sono aggiunti nuovi spunti e stimoli. Iniziamo dalla felice scelta del luogo, l’accogliente e capiente Parco della Memoria che ha ospitato “La Festa dei diritti” con la presenza di tante associazioni che si occupano di lavoro, giustizia, legalità. Ben fornita poi la zona ristoro immersa nel verde e dove si sono svolti altri piccoli eventi musicali. Piena di colori, installazioni create dai bambini e dalle scuole, l’area dove si sono tenuti i laboratori. Il colpo d’occhio dell’arena con il palco dove si è tenuto il grande concerto era veramente notevole e notevole è stato vedere come si sia riempita di migliaia di persone dal primo pomeriggio fino a tarda notte. Si stima che durante tutta la giornata la presenza sia stata intorno alle 10.000 persone. Dalle ore 16 si sono susseguiti artisti e gruppi che hanno legato la loro esperienza a “Materiale Resistente” con qualche gradita novità.

La prima a salire sul palco è stata Mara Redeghieri (storica voce degli Ustmamò) con il suo nuovo progetto “Dio valzer” accompagnata per l’occasione dal coro XM24 con i quali ha interpretato canti sindacali, anarchici raccolti nel suo ultimo album “Attanadarà”. Subito dopo è stata la volta di Cisco che ha proposto alcuni classici del repertorio dei Modena City Ramblers di cui è stato membro storico e nuovi brani dal nuovo lavoro “Matrimoni e Funerali”. Proprio mentre Cisco intonava la canzone dedicata al “Comandante Diavolo” è salito sul palco come ventanni addietro, Germano Nicolini. Questo è stato davvero il momento più emozionante e la folla ha acclamato questo partigiano di 95 anni che possiamo dire è stata la vera “rockstar” della giornata. Il suo intervento ha trovato di nuovo il pubblico in religioso silenzio pronto a carpire ogni parola, ogni indicazione, ogni lettura del presente. Sono rimasto naturalmente lusingato del fatto che Germano mi abbia nominato e ringraziato per averlo invitato. E debbo dire che al termine del suo intervento, come sempre lucidissimo, sentire cantare “Bella Ciao” da migliaia di persone in sua presenza è stata una bella botta! Dopo è toccato al sottoscritto con il suo Complesso e con alcune nuove composizioni in cui dare nuove prospettive alla parola resistenza. Non sono mancate alcuni cose degli AFA come “Mondariso” e “Con La Guerriglia”. Dopo il sottoscritto ha suonato il caustico Giorgio Canali (storico collaboratore dei primi Litfiba, produttore della scena alternativa italiana e componente di CSI) Canali ha proposto un sound abrasivo insieme alla sua band, i Rossofuoco. Tra le produzioni create appositamente per Materiale Resistente 20.15 l’inedita accoppiata Giardini di Mirò e Max Collini degli Offlaga Disco Pax che hanno unito le proprie ispirazioni mescolando le strutture aperte e dilatate dei Giardini con i reading di Collini incentrati sulle vicende partigiane locali. L’altra novità senz’altro acclamata dai più giovani è stata la partecipazione de lo Stato Sociale, uno dei gruppi della nuova scena musicali più seguiti e in grande crescita. Lo Stato Sociale ha fatto ballare tutta l’arena veicolando messaggi e seguendo le estetiche comunicative delle nuove generazioni. Si è passati da una cronaca sulla strage di Bologna ai vizi e tic delle nuove tendenze indie. Ultimi a calcare il palco i Post-CSI: Zamboni, Maroccolo e soci con l’aggiunta della voce di Angela Baraldi. Classici del repertorio CSI più cose nuove estratte da “Breviario Partigiano” ultima produzione che comprende anche un film ed un libro di Massimo Zamboni presentati entrambi nei giorni precedenti a Correggio. Proprio i CSI nella edizione del 1995 non riuscirono a salire sul palco per la pioggia, dunque assume ancora più valore la chiusura di questa edizione. Una edizione che ha dimostrato una necessaria voglia di resistenza culturale, una voglia di aggregazione che ha visto confluire a Correggio giovani da tutta Italia. Ora dopo aver interiorizzati parole e suoni Resistenti abbiamo davanti il tempo per elaborare e preparare nuovo Materiale da tenere in serbo e trasmettere in una nuova occasione. Fabrizio Tavernelli


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Notiziario luglio 2015 low  

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