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notiziario

PERIODICO del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Poste Italiane s.p.a. - Spediz. in abb. post. - d.l. 353/2003/ (conv. in L. 27-02-2004 n. 46) art. 1 - comma 1- DCB - Filiale R.E. - Tassa pagata taxe perçue - Anno XLIII - N. 1-3 di gennaio-marzo 2012 - In caso di mancato recapito rinviare all’Ufficio P.T. di Reggio Emilia detentore del conto per restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

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L ECIA P S RTO -XVI INSE ARZO I 8M

OMAGGIO A LAILA

8 MARZO GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

03 l© editoriale Dimenticare è tradire Fiorella Ferrarini 04 l© politica Ebrei, foibe e storia Antonio Zambonelli 09 l© estero Palestina 2011. Intervista a Ildo Cigarini Glauco Bertani 23 l© generazioni La partigiana Carmen Altare Anna Fava


LA COPERTINA

sommario

Annita Malavasi con Teresa Vergalli

Editoriale - Dimenticare è tradire, di Fiorella Ferrarini ..........3 Politica - Ebrei, foibe e storia. Non usare come clave né la memoria né la storia, di Antonio Zambonelli . ......................................4 - Le donne ancora discriminate. L’ANPI contro le “Dimissioni in bianco”, di Annalisa Lusuardi ..........................................7 Estero - La Palestina ha bisogno di pace, ma come? Intervista a Ildo Cigarini, presidente di Boorea, di Glauco Bertani................................................9 - Il capitalismo reale nella Russia post-sovietica, di Bruno Bertolaso . .........................................13 Società - L’ANPI e la “Giornata internazionale dei migranti” ...................................................14 Cultura - Incontro con lo scrittore Valerio Varesi, di Eugenio D’Ecclesiis .....................................15 - Teatro e memoria. Un progetto dell’ANPI per le scuole, di ge.bi ......................................15 Lettere al direttore . ................................... 21-22 Generazioni - La testimonianza della partigiana Carmen Altare, di Anna Fava ..............................23 I-XVI INSERTO SPECIALE 8 MARZO OMAGGIO A LAILA a cura di Loredana Cavazzini Memoria - Legoreccio 17 novembre 2012. Un nespolo a ricordo dei partigiani ..................25

- Legoreccio 17/11/1944-17/11/2012. “Il mio appello è rivolto a tutti: non dimenticate!”, la testimonianza di Pietro Tronconi ............................................26 - Villa Sesso (RE). Celebrato il 67° anniversario dell’eccidio fascista del dicembre 1944, di Anna Salsi ...................................................27 - Un combattente disarmato: Sertorio, “santo ateo”. Le parole le sue armi, di Antonio Zambonelli . ....................................28 - Ricordato il partigiano Felice Montanari Nero, di Adriana Zoboletti .........................................29 - Il campo di concentramento di Fossoli: Mai più!, di Carlo Rigoglioso ............................30 - Commemorato il 68° anniversario della fucilazione dei Sette fratelli Cervi e di Quarto Camurri ...............................................31 - Il calendario delle commemorazioni partigiane . ......................................................34 Avvenimenti - 7 gennaio 2012. Mario Monti a Reggio, di Glauco Bertani . ...........................................32 - Auguri partigiani da Castelnovo ne’ Monti, di Wassilj Orlandi . ...........................................33 Lutti ..................................................................35 Anniversari ......................................................46 Offerte ..............................................................46 Le rubriche - Cittadini-democrazia-potere, di Claudio Ghiretti . ..........................................16 - Primavera silenziosa, di Massimo Becchi ........17 - Segnali di Pace, di Saverio Morselli .................18 - Opinion leder, di Fabrizio “Taver” Tavernelli .....19 - L’Informazione sanitaria del prof. Giuliano Bedogni ...............................20 - La finestra sul cortile, di Sandra Campanini .....44 - Intro-outro, di Ganni Monti ..............................47

Senza risarcimenti i familiari delle vittime delle stragi naziste? pag. 24

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Spedizione in abbonamento postale - Gruppo III - 70% Periodico del Comitato Provinciale Associazione Nazionale Partigiani d'Italia di Reggio Emilia Via Farini, 1 - Reggio Emilia - Tel. 0522 432991 e-mail: notiziario@anpireggioemilia.it; presidente@anpireggioemilia.it sito web: www.anpireggioemilia.it Proprietario: Giacomo Notari Direttore: Antonio Zambonelli Caporedattore: Glauco Bertani Comitato di redazione: Eletta Bertani, Ireo Lusuardi Collaboratori: Paolo Attolini (fotografo), Massimo Becchi,

dott. Giuliano Bedogni, Bruno Bertolaso, Sandra Campanini, Nicoletta Gemmi, Claudio Ghiretti, prof. Enzo Iori, Enrico Lelli, Saverio Morselli, Fabrizio Tavernelli Registrazione Tribunale di Reggio Emilia n. 276 del 2 Marzo 1970 Stampa: Modulstampa Group – Corte Tegge (RE) Questo numero è stato chiuso in tipografia il 6-02-2012 Per sostenere il “Notiziario”: UNICREDIT, piazza del Monte (già Cesare Battisti) - Reggio Emilia IBAN: IT75F0200812834000100280840 CCP N. 3482109 intestato a: Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - Comitato Provinciale ANPI


editoriale

di Fiorella Ferrarini

IA R O M E M E DELLA

ER V O D / O T DIRIT

DIMENTICARE E' TRADIRE L’8 marzo ci ricorda in modo particolare che va sempre riconosciuto e applicato il diritto/dovere della memoria: essa deve essere rapportata dinamicamente alla storia, in un percorso di approfondimento continuo e di confronto tra diverse fonti, al fine di realizzare una memoria collettiva. Che nulla ha a che fare con la assurdità della memoria “condivisa”. Il nostro essere donne e donne dell’ANPI trova oggi una delle ragioni originarie dell’impegno nella Associazione in una data, anche se non sempre riconosciuta nel suo significato simbolico e nella sua storicità: l’8 marzo 1908, quando centoquaranta lavoratrici, quasi tutte immigrate italiane ed ebree dell'Europa orientale, perdono la vita in un incendio scoppiato in una fabbrica tessile. Le porte dell’edificio erano tutte chiuse a chiave per impedire loro di scioperare e di uscire per protestare contro lo sfruttamento intollerabile. E’ trascorso più di un secolo ma ancora e ancora si muore nei luoghi di lavoro: il 3 ottobre 2011 cinque lavoratrici sono rimaste uccise nello scantinato di un edificio crollato a Barletta: un’operaia aveva solo quattordici anni, un’altra era incinta e tutte lavoravano per pochi euro l’ora. Non possiamo dimenticare; dimenticare è tradire ed è rendere ancor più fragile il tessuto connettivo che rende coesa la comunità. Anche per questo come Coordinamento ANPI abbiamo lavorato ad un inserto del nostro Notiziario, che in occasione della Festa della Donna non poteva che essere dedicato a Laila, Annita Malavasi a tre mesi dalla morte. Annita partigiana, dirigente sindacale, sempre presente accanto alle ope-

raie nelle battaglie per la difesa del posto di lavoro, delle lavoratrici madri, per gli asili nido, per i diritti da conquistare come donne, nella parità così faticosamente còlta e rivendicata durante la lotta per la Liberazione. E ricordare lei è ricordare con riconoscenza le tante, tante donne che, spesso senza alcun riconoscimento, hanno vissuto la loro resistenza nelle case di latitanza, o come staffette o nei lavori umili e preziosi e quotidiani di sostegno ai partigiani o ai soldati in fuga. Ricordiamo i loro nomi, pronunciamoli con rispetto e umiltà, è la pedagogia della memoria. Ricordiamo e riconosciamo la “fatica della libertà” che Laila, con la sua ruvida franchezza ha sempre proposto come valore prezioso alle giovani generazioni, quelle che sono state definite “dell’insignificanza sociale” o generazioni “del non”: non speranza, non lavoro, non futuro. A loro ci siamo rivolte nel nostro inserto, in un dialogo che è anche valorizzazione di esperienze e di percorsi di responsabilità, che si propone come cammino condiviso a partire dai valori sanciti dalla Costituzione. Ed escono, attraverso le loro risposte, il senso del “noi”, la bellezza e la fatica delle battaglie in difesa della democrazia, della legalità, della cultura, della partecipazione. Ma esce anche

il disagio sociale, esce il senso di solitudine quando il lavoro di cura ricade in gran parte sulle loro spalle, sulle nostre spalle. Leggiamo le loro vite, le nostre vite attraverso impegni difficili ma preziosi come amministratrici o per mezzo del linguaggio del teatro, attraverso i servizi per l’infanzia o l’attività nelle organizzazioni contro le mafie, faticando quotidianamente in un lavoro precario o mal pagato o assente o guardando a un futuro incerto, con poca speranza. Sono queste le donne del nostro Paese, un motore fondamentale dello sviluppo sociale ed economico, una forza rigeneratrice della democrazia, insieme agli uomini, accanto agli uomini. “Difendere, riaffermare e promuovere la dignità e i diritti delle donne”: è uno dei punti più significativi del documento politico-programmatico dell’ANPI nell’ultimo congresso a Torino. Se crederemo nella nobiltà della politica “bella”, se ci impegneremo per darle corpo e voce contribuendo a promuovere la dignità e i diritti delle persone, avremo reso onore a Laila e alla tante donne della Resistenza e delle r-esistenze quotidiane. E’ questo il senso ultimo della festa della donna.

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politica

MEMORIA E STORIA

EBREI, FOIBE E FASCISTI

io di Anton

elli

Zambon

TRA MEMORIA E STORIA

Non usare come clave né la memoria né la storia

Q

Mauro del Bue

uella volta che Del Bue salì a Vetto

C’è stata la vicenda Mauro Del BueTadolini. Ora, che Tadolini, talvolta avvocato, talaltra storico, sia comunque e sempre un fascista dichiarato (del terzo millennio, anche lui?), non ci piove. E tuttavia, in passato, pure alcuni di noi hanno partecipato a dibattiti in cui c’era anche Tadolini. E’ stato così, qualche anno addietro, nella Sala del Capitano del Popolo, a Reggio. Ma non era la presentazione di una pubblicazione di Tadolini. Era un confronto, a più voci, sulla questione delle violenze

nel dopoguerra. Anche il sottoscritto nella circostanza disse la sua. A Vetto, quel venerdì sera, si teneva la presentazione della terza puntata della storia della RSI a Reggio Emilia. Una sorta di tadoliniano “sangue chiama sangue” (ricordate i Pisanò?) in dimensione locale. Ma c’è dell’altro, la presentazione era stata caldeggiata dai familiari del capitano medico della GNR Pietro Azzolini, ucciso da partigiani nell’estate ‘44. E praticamente, stando ai resoconti di stampa, quella vicenda è stata un po’ al centro della serata. Si noti che Tadolini è anche l’avvocato degli Azzolini nella querela (tribunale di Cremona) contro Giacomo Notari, accusato di diffamazione per aver affermato semplicemente, in una intervista, che il capitano Azzolini era presente alla strage di Cervarolo del marzo ‘44, mentre i nazisti uccidevano i civili e militi della GNR circondavano il teatro dell’atroce vicenda. Presenza provata da varie testimonianze in base

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alle quali, si noti, il tribunale di Mantova ha già disposto il non luogo a procedere nei confronti di Italo Ròvali per uguale querela presentata dagli stessi nipoti Azzolini, patrocinati dallo stesso Tadolini. Non sarà sbagliato pensare che la presentazione a Vetto abbia voluto essere un tentativo di compensazione-consolazione, dopo la sconfitta di Mantova, mentre è ancora aperta la querela di Cremona contro Notari, una compensazione ritenuta emotivamente tanto più efficace con la presenza di un ex parlamentare socialista, autore di alcuni libri, e attuale assessore nella giunta di centro sinistra del Comune di Reggio. Al riguardo, poiché di questo si è molto discusso sulla stampa locale, dove si è letto anche di “attacchi a Del Bue da parte dell’ANPI in primis”, ripetiamo di seguito, per chiarezza, il testo integrale del nostro comunicato diffuso in merito. “L’ANPI provinciale di Reggio Emilia esprime il proprio stupore per la partecipazione collaborativa dell’on.


Mauro Del Bue alla presentazione dell’ennesima pubblicazione di Luca Tadolini sulla RSI a Reggio Emilia. In particolare manifesta preoccupazione e grave disappunto per le dichiarazioni dello stesso Del Bue nel merito delle tesi sostenute dal Tadolini su diverse vicende della lotta di liberazione, a partire da quella dell’uccisione del capitano della GNR Azzolini, che non fu un ‘episodio ingiustificato e ancora oscuro’, ma un atto di guerra nel quadro di un’atroce guerra combattuta dai fascisti al servizio della Germania di Hitler. Che il tutto sia accaduto in un clima di revanscismo fascistoide che ha dimensioni non solo italiane, ma europee, rende ancora più preoccupante la posizione dell’on. Mauro Del Bue”. Il quale Del Bue, aggiungia-

mo ora, non può trincerarsi, a propria giustificazione, dietro il ben noto e sacrosanto principio di Voltaire “Non condivido le tue idee, ma sono pronto a morire per difendere il tuo diritto di poterle esprimere”. Anche l’ANPI lo condivide. Infatti non abbiamo mai chiesto di proibire le pubblicazioni di Tadolini. Il quale può scrivere quello che vuole proprio in forza di quella libertà di espressione che è garantita dalla Costituzione nata dalla Resistenza. Così come non ha mai chiesto – l’ ANPI – le dimissioni di Del Bue da assessore del Comune di Reggio. Se avessero vinto gli “eroi da ultima raffica di Salò”, cari alla retorica tadoliniana, la situazione sarebbe ahinoi! assai diversa in materia di libertà di espressione. O no?

politica

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gennaio e antisemitismo diffuso Le celebrazioni del Giorno della Memoria anche quest’ anno sono avvenute in tutta la provincia con iniziative importanti che hanno coinvolto anche diverse scuole. Voglio però cogliere l’occasione per richiamare, ancora una volta, l’attenzione sul pullulare di episodi contrari e caratterizzati da preoccupanti rigurgiti di un déja vu antisemita, che si maschera talvolta da puro e semplice “antisionismo” in relazione ad azioni del Governo di Israele, ma che passa anche ad aperte manifestazioni di esaltazione del nazismo. A quest’ultimo riguardo penso non debbano essere considerate semplici “ragazzate” le scritte apparse sui muri in vari luoghi della nostra provincia: dal tradizionale e blasfemo “Juden raus”, al disegno del n. 88 (= H.H., cioè Heil Hitler), o del n. 18 (Adolf Hitler), o 14, le parole del motto del fondatore del KKK affermanti la supremazia dei bianchi. Forse sono ragazzi un po’ stupidi che tracciano quelle scritte, ma le fonti a cui attingono sono


politica

MEMORIA E STORIA

assai diffuse in rete e accompagnate da più ampie e faurissoniane argomentazioni. Sotto titoli come “Olo-truffa” si sostiene che l’Olocausto (cioè la Shoah, la distruzione degli Ebrei d’Europa) è una truffa, e che gli ebrei, come sostenevano i nazisti anni Trenta, sono la causa di tutti i mali del mondo. Dilagano, di fronte alla crisi economiche attuali, le spiegazioni complottiste da Protocolli dei Savi di Sion. Un triste esempio pubblico di atteggiamenti di fatto capziosamente negazionisti lo abbiamo avuto anche a Reggio nel giugno 2011, con un convegno in cui singolari personaggi, alcuni dei quali di provenienza “comunista”, si sono sbizzarriti in elucubrazioni sul numero, 6 milioni, degli ebrei sterminati, stando sempre comunque bene attenti a non pronunciare mai frasi che li facessero incappare in articoli del codice penale. Siamo passati dai gramsciani “nipotini di padre Bresciani” ai nipotini di Roger Ga-

raudy, paladini del Gheddafi-pensiero nonché delle buone pratiche di Ahmadinejad e Assad. Tutto il ciarpame ampiamente diffuso in vari siti, si accompagna poi spesso a proclamazioni “rivoluzionarie”, anticapitaliste, antiusura, che avevamo già letto nel Mein Kampf· Da ultimo un breve accenno a CasaPound di Reggio. In risposta all’interessante dossier prodotto e diffuso da Aq 16 sugli autoproclamati “fascisti del terzo millennio”, Giorgio Eboli, responsabile provinciale della “Casa”, in un suo comunicato, afferma che “I finti indignados di Aq 16 sono sempre pronti a prestare la loro sparuta manovalanza alle logiche elettorali del partito di maggioranza”. A dire il vero, se c’è un’organizzazione, a Reggio come nel resto d’Italia, al servizio di un partito, è proprio quella di CasaPound, da Roma in giù, con la sua rete diffusa sul territorio nazionale, costantemente coccolata dalle penne futuriste dei giornali di Casa Berlusconi.

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icordo di Foibe ed esodo Fino a qualche anno addietro, alcuni autorevoli postfascisti, in prossimità del 27 gennaio, solevano contrapporre Foibe ad Auschwitz. Come se fossero due situazioni equivalenti. Ne ho scritto sul “Notiziario” del marzo 2004. Poi quei post, diventati berlusconiani, si sono trasformati in sperticati difensori della politica del governo di Israele, sempre e comunque, con annessa ostentazione di rispetto per la Shoah. Tuttavia non si stancano di brandire Foibe ed esodo di italiani dalla ex Jugoslavia, senza più direttamente contrapporsi alla Shoah ma evitando accuratamente di collocare Foibe ed esodo nel contesto drammatico delle vicende che da Trieste in giù si sono svolte a partire dal 1919. Non per giustificare disegno e prassi

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titina, ma per capire. Lo abbiamo scritto e ripetuto, argomentando, in più occasioni. Questa volta segnaliamo la serena e dolente onestà, con cui due italiani esuli dall’Istria hanno scritto sull’argomento. Parlando della sua dolorosa esperienza di ragazzo di 9 anni costretto con la famiglia a lasciare l’Istria nel 1947, il nostro concittadino Raul Marmiroli scrive che “si ripeteva all’incontrario la politica di sradicamento delle popolazioni fatta dal fascismo: se

Copertina dossier CasaPound di Reggio prodotto e diffuso da Aq 16

A proposito, dopo le rimostranze della figlia del poeta dei Cantos pisanos, un pensierino sul cambiar nome? Ezra appartiene al secondo millennio. Silvio invece al terzo.

allora tutti gli slavi erano stati considerati s’ciavi, adesso dal nuovo governo jugoslavo del generale Tito tutti gli istriani di etnia italiana erano considerati fascisti”.(R. Marmiroli, L’avventura di crescere tra fronti e frontiere, ed. Bertani, Cavriago, 2006) . Proprio come nei versi di Biagio Marin, anche lui profugo dall’Istria, dove la tragedia dell’esodo degli italiani viene rappresentata quale reazione (quasi castigo divino) a vent’anni di violenza dell’Italia fascista contro gli slavi. Versi che così suonano, tradotti in italiano dal dolce istroveneto: “Erano fratelli nostri sulla terra,/ eran fratelli nostri sull’altare ,/ insieme a noi navigavano il mare / dall’alba fino a sera. / Solo diverso il loro favellare,/ quella loro lingua era a noi muro; / nei nostri luoghi il dì era sicuro / e loro erano i cani da scacciare. // E

Copertina del libro autobiografico di Raul Marmiroli

tu, Signore, hai visto il gran peccato / e hai mandato su di noi l’uragano,/ la tua grande mano che poi ci ha sradicato / che ci ha dispersi lontano per il mondo.// Ai nostri servi tu hai dato la terra, / i paesi sui colli e le città / sul mare con i moli tutti in bianca pietra / con le stagioni che par sia sempre estate./ E adesso siamo come paglia al vento / e non possiamo metter più radici,/ con il cuore che duole in continuo lamento / con bocca che non sa quello che dice”. (Biagio Marin, Le due rive. Reportages adriatici in prosa e in versi, Diabasis, RE, 2007) Ecco, davanti a pagine come queste, pensiamo che si potrebbe imparare a non usare come clave né la memoria né la storia. I gèra fréi nostri su la tera / i gèra fréi nostri su l’altar. Antonio Zambonelli


politica

Le donne ancora discriminate

Nella giornata di martedì

Se ne è parlato a Roma, il 24 gennaio scorso, con il presidente Carlo Smuraglia e la Segreteria nazionale dell’ANPI.

24 GENNAIO A ROMA Tra i diversi interventi, di particolare rilievo è stato il comunicato del Coordinamento nazionale delle donne che ha denunciato il sempre più praticato utilizzo delle DIMISSIONI IN BIANCO, pratica che colpisce in misura prevalente le donne, soprattutto in caso di maternità; il comunicato ha ribadito con forza la necessità di ripristinare la legge contro questa vergognosa pratica che lede e va contro ogni diritto del lavoro e dei lavoratori. Prendo spunto da questo intervento per denunciare e portare a riflessione un altro fenomeno che personalmente mi indigna non meno del precedente e che, pur passando più inosservato, ritengo altrettanto grave. Tante sono, infatti, le donne lavoratrici che lasciano il lavoro per dedicarsi ad attività di cura all’interno della famiglia, soprattutto quando diventano madri. A più di quarant’anni dalla Legge 120/71 sui diritti e la tutela della maternità delle lavoratrici madri (oggi Legge 151/01), le donne sono ancora costrette alle dimissio-

un incontro tra le delegazioni ANPI provenienti da tutt’Italia con il presidente Carlo Smuraglia e la Segreteria nazionale; una straordinaria occasione di confronto tra le tante e differenti realtà presenti sul nostro territorio.

ni per mancanza di servizi (o per servizi troppo costosi a fronte di retribuzioni oggettivamente inadeguate), o per la difficoltà a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro. Credo importante attivare al più presto tavoli di concertazione territoriali, autonomi e autorevoli nel costruire nuove proposte e nuovi progetti atti ad arginare questo fenomeno, all’interno di un mercato del lavoro sempre più complesso e oggi aggravato pesantemente dalla crisi economica. Sarà prioritario ragionare su importanti ed efficaci sistemi di conciliazione che sempre più vadano a sostenere le combinazioni dei tempi di vita personale e di lavoro, dove donne e uomini vengano realmente riconosciuti nella pluralità delle loro scelte, relazioni e bisogni personali e familiari. Sarà indispensabile ragionare con le aziende e i luoghi di lavoro che attivando misure di conciliazione contribuiranno al rispetto delle scelte e al benessere dei propri dipendenti, muovendosi in modo responsabile nel campo della responsabilità so-

ciale, all’interno di un sistema di relazioni più umano, più equilibrato, più equo. Non ultima sarà importante un’interlocuzione seria con le città e il territorio, per un’analisi dei servizi erogati dal pubblico e dal privato sociale, senza escludere fattori importanti quali i trasporti per la mobilità. Evidente è la necessità di ridisegnare un modello di welfare sociale realmente a misura di ogni cittadino. Politiche e misure di conciliazione, per quanto buone, non possono sostituirsi allo Stato Sociale, possono però andare ad integrarsi in un sistema che mai come oggi sente la necessità di dignità, di equità, di diritti per tutte le persone. E’ un obiettivo difficile, una NUOVA RESISTENZA che odora di un passato neanche troppo lontano, ma ineludibile se vogliamo una reale qualità del lavoro e il rispetto per tutti i soggetti che vogliono entrare e rimanere nel mondo del lavoro, siano essi donne, uomini, giovani o immigrati.” Annalisa Lusuardi gennaio - marzo 2012 notiziario anpi

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estero

La Palestina ha bisgno di

ma come?

pace,

i, rin e, a h g Ci a, c o al o e d r p l oo u p e) e o, I r r a a i B (G ion ne 11 ist te d VC eraz Mei all’ are v p o l4 u ter en G In esid e a coo ari , da aug pia. pr siem ario r. M rico a in sco in lont o” d Ge rso, paro vo ostr to a sco a la “n nda bre er l è a vem la p no a sa un

di Glauco Bertani

Abbiamo due buoni motivi per incontrare Ildo Cigarini, presidente di Boorea, la cooperativa creata allo scopo di promuovere la diffusione della forma e della cultura imprenditoriale cooperativa nel mondo, con particolare riferimento ai Paesi dell’Europa centro-orientale, dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Il primo, per farci spiegare perché Boorea, insieme alla ONG bolognese GVC (Gruppo volontario cooperazione), è andata nei Territori palestinesi: “Sono andato a Gerico, in Palestina, nel novembre scorso [dal 4 all’11], insieme al dottor Mario Meinero – dice Cigarini – per inaugurare la sala ospedaliera dove è stata installata una strumentazione laparoscopica per il trattamento, in particolare, delle malattie tiroidee, effetto collaterale delle guerre che ci sono state laggiù. L’ospedale di Gerico è un bell’ospedale, considerando il contesto, ed è

uno di quegli ospedali, insieme a quello di Hebron, realizzati con la solidarietà internazionale. Qui, abbiamo incontrato le autorità palestinesi. Insieme al dottor Meinero ho poi visitato l’ospedale di Nablus e sono ritornato ad Hebron». La seconda ragione, suggerita dall’itineario seguito da Cigarini, è di raccogliere le impressioni che ha ricevuto da una terra così calda, e non certo solo per il sole e il deserto. «In termini emotivi uno dice [sospira]: “Ma insomma qui c’è bisogno di pace... questi due popoli perché non possono e non devono convivere, rispettando ognuno la propria storia, ognuno la propria cultura?”, poi vedi delle cose che ti fanno capire che è molto complicato. Un paradosso, ad esempio, il cimitero arabo è sul territorio israeliano nel quartiere ebraico a Gerusalemme, quello ebraico è in territorio musulmano...». Cigarini in Palestina era già stato nel 2010, pochi mesi prima della delegazione dell’ANPI reggiana andata a Seilat per inaugurare la scuola per l’infanzia intitolata al mai di-

menticato Giuseppe Carretti. «In Palestina – precisa ancora Cigarini – ci siamo stati, come Boorea, anche per altri interventi. Tre anni fa, per esempio, abbiamo contribuito ad un progetto di GVC sul tema dei pozzi, il problema dell’acqua è uno dei problemi più complicati che ci siano in Palestina...», una questione su cui torneremo. «Per chi va per la prima volta in quei territori, e io ci sono andato per la prima volta nel 2010, l’impatto soprattutto emotivo è fortissimo, non solo perché sono luoghi in cui si respira la storia, perché la senti, la tocchi, ma anche perché ci sono cose che ti rimangono drammaticamente dentro la memoria. Ad esempio, parlare del muro di seicento chilometri che divide il territorio palestinese da altri territori controllati dagli israeliani: un conto è sentirne parlare in televisione e un conto è vederlo... vi sono delle famiglie divise, pezzi di famiglie da una parte e dall’altra del muro e quando devono incontrarsi possono impiegare anche una giornata

intera, dipende dal tempo che devono impiegare per attraversare i chek point israeliani. Fa impressione...». L’acqua. «Seconda impressione molto forte è quando parli con la gente dei campi profughi e ti spiegano cosa succede con l’acqua che è controllata dagli israeliani. Sono andato a visitare due volte il campo profughi di Betlemme, una prima volta nel 2010 e poi nel 2011. L’acqua viene fornita una volta al mese, il campo profughi ha 14.000 persone, viene raccolta in bidoni che stanno sui tetti delle case e tu devi fartelo bastare fino al mese prossimo. Sono calcolati dieci litri a testa». Un’altra impressione forte e che ci racconta emozionato è ancora la situazione di Betlemme: «E’ un territorio amministrato dai palestinesi, ma di fatto può anche essere controllato militarmente dagli israeliani; di fatto è un pezzo di territorio separato da un altro pezzo di territorio di cui non si capisce il criterio geografico di separazione. Intorno a Betlemme sulle colline boscose hai tutti gli settlements, gli inse-

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estero

La Palestina ha bisgno di

ma come?

pace,

Accampamento di pastori nomadi

diamenti dei coloni israeliani, e questi insediamenti sono provvisti d’acqua, sono autosufficienti e di fatto hanno il controllo del territorio». E a Hebron? «Nella vecchia Hebron c’è una via che porta alla moschea, è la via in cui si svolge l’attività commerciale degli arabi. Bene!, ha una rete metallica sopra la strada piena di rifiuti, e non perché gli arabi siano sporchi, ma semplicemente perché da una parte di questa via vivono dei coloni israeliani che gettano di tutto sugli arabi, che stanno sotto, per rovinare il loro commercio. Quando siamo passati noi, avevano appena fatto un lancio di uova contro dei tappeti. Poi arrivi alla grande moschea dei Patriarchi e ti accorgi che anche lì hanno diviso la moschea. Gli israeliani si sono portati “via” un patriarca e ne hanno lasciati tre all’amministrazione palestinese...». Lo ascoltiamo e non ci sentiamo di interrompergli la narrazione. Il suo trasporto, la sua partecipazione per le vicende di quei luoghi è viva e li trasmette con l’into10 gennaio - marzo 2012

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nazione della voce, con la gestualità. Ma è, pure, forte il rifiuto per le semplificazioni, che troppo spesso accompagnano i giudizi su quei luoghi. E allora lo lasciamo raccontare con la nostra immaginazione che viaggia in quelle terre “orba di tanto spiro”. Le religioni si mescolano in quella terra di cultura e storia millenaria e può succedere, come a Betlemme alcune settimane fa, che confliggano. «Noi ci siamo stati lì» ed è da quegli equilibri instabili che «bisogna partire – ci fa osservare – perché è un luogo di grandi pulsioni culturali, valoriali, di fede ecc. ma anche di grandi conflitti... si mescola il tutto dentro una cosa che può poi anche precipitare in momenti drammatici che tu fai fatica a capire... lo statu quo». Che vuol dire: dentro il Santo sepolcro ci sono le tre confessioni cristiane l’armena, l’ortodossa e quella cattolica rappresentata dai francescani, che sono i custodi del tempio, «ogni due ore si accende una luce, è il segnale che il tempio è di questa o di quella confessione... se tu rompi quello statu quo non governi più nulla...». Lo statu quo delle religioni in Terra santa per Cigarini è un esempio per spiegare la realtà politica, sociale economica della Palestina. «Nella vecchia

Gerusalemme, che è un crogiuolo di culture, di storia... i quartieri: tu entri e hai il quartiere cristiano, l’armeno, l’ebraico e hai il quartiere musulmano che poi si mescolano, no?, però non ci sarà mai un musulmano al muro del pianto, perché per andare lì devi attraversare un check point; anche per andare alla Spianata delle moschee devi passare un altro check point e poi ha un’unica zona di accesso e decide l’autorità israeliana quando e come ci vai». Ancora la complessità e l’intreccio delle culture: «Prima di arrivare al Santo sepolcro – continua Cigarini – c’è la Colonna del fuoco che ha una crepa dove gli ortodossi cristiani inseriscono un fogliettino votivo come gli ebrei che li mettono nel muro del pianto. Ebrei e ortodossi hanno rituali simili, quindi c’è una dimensione religiosa culturale storica talmente complessa per cui ogni semplificazione ti porta, diciamo così, a non avere una visione corretta del problema...». Come non stare umanamente dalla parte dei palestinesi: «Se cammini nelle strade di Nablus e vedi i bombardamenti e vedi i manifesti dei martiri palestinesi, sei portato a dire [e qui con un gesto


estero delle mani sottolinea l’inevitabilità di prendere posizione a favore dei palestinesi] “Guarda te che lavoro hanno fatto gli israeliani” e quindi oggettivamente ti schieri; se vai al campo profughi di Betlemme oggettivamente stai con il più debole; se vai dai beduini e ti raccontano che gli israeliani gli rendono difficile il prelievo dell’acqua stai coi beduini». Di contro, però, se «vai nella piazza del muro del pianto – prosegue il presidente di Boorea – dove ad ogni angolo hai dei contenitori enormi per far esplodore le bombe, ti rendi conto che ci sono minacce anche per gli israeliani. Poi quando vedi questi ragazzi di 18 anni tutti armati, che devono fare una ferma più lunga di tre anni, che se perdono il fucile o se glielo prendono li mettono in galera per sei anni. E tu capisci cosa può succedere in una situazione di questo tipo: hai dato in mano ad un ragazzo un mitragliatore che per non farselo prendere spara...». Ecco allora la problemacità dal vago sapore shakespeariano: «Se io devo dire con chi sto oggettivamente sei portato a stare, umanamente, con il più debole, coi i palestinesi insomma. Se non gli danno l’acqua come fanno a coltivare, se gli fanno il muro non riescono a fare

i commerci e quindi non riescono a svilupparsi dal punto di vista economico, se non gli danno l’acqua per i campi profughi è un disastro e riescono a vivere solo su quel piccolo commercio pastorizio e soprattutto sulla base dei tantissimi finanziamenti internazionali. Arrivano finanziamenti nei territori palestinesi tanti quanti ne arrivano a Israele che sono due miliardi all’anno: senza quei finanziamenti la zona amministrata dai palestinesi non sta in piedi. Poi bisogna domandarsi se sono spesi tutti bene ecc., ecc...». Gli chiediamo d’istinto: la cooperazione controlla il buon esito dei propri finanziamenti? «Assolutamente sì!», la risposta è pronta e secca. Poi riprende il ragionamento interrotto «perciò per capire bisogna starci, bisogna ragionarci e bisogna porsi soprattutto la domanda: “Com’è possibile realizzare due stati nettamente separati l’uno d’altro, possibilmente che convivano in pace? Hai un muro che taglia in modo improprio i Territori, e quindi non riesci a definire confini precisi, hai cinquecentomila coloni sui Territori palestinesi, delle enclavi, che cosa ne fai? che cosa succede? allora quando si dice “due stati due

Il campo profughi di Betlemme

...d son entr stia o le o il S tre anto e q ne tat uella l’arm con sep i c a dai cat ena, fessio olcro du usto fran tolica l’or ni c ci d è i e ore i de cesca rap todo ril se s p n l s qu gn i ac tem i, ch rese sa e n a c e le c en pio ne sta so d qu ... se o di he il e un , «og no o n tu qu on rom ella temp a luc ni e i go ver pi q conf o è d , ni uel ess i più lo io nu stat lla. u ..».

Il muro a Betlemme

gennaio - marzo 2012 11 notiziario anpi


estero La Palestina ha bisgno di

ma come?

pace,

popoli” si dice una cosa giusta e corretta. Gli israeliani devono rispettare i palestinesi, i palestinesi devono accettare il fatto che vi sia un’identità statuale israeliana; lo si dice per affermare che il principio dell’autodeterminazione è sacro, lo si dice per affermare che i diritti civili sono sacri; lo si dice per affermare che ci deve essere la libertà di commercio e libertà economica nei territori palestinesi. Hanno ragione gli israeliani a rivendicare il loro diritto ad esistere come Stato, hanno ragione i palestinesi a rivendicare il loro diritto di vivere come popolo possibilmente in una loro realtà e possibilmente con gli stessi diritti degli altri, perché anche i palestinesi che vivono in Israele non hanno gli stessi diritti degli israeliani...». La domanda più volte formulata in queste righe rimane ancora lì, sospesa, sospesa come l’equilibrio di quella terra immersa in un dramma antico e moderno: «Come sarà possibile realizzare tutto questo?». Glauco Bertani (Foto di Claudio Cigarini)

Hebron. La rete di protezione sulla via abitata dagli arabi

12 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

Boorea in Palestina

Una sala per

la laparoscopia

a Gerico La sala per la laparoscopia inaugurata a Gerico, nel novembre 2011, è il risultato di un percorso iniziato nel 2010 rivolto alla realizzazione di un progetto di supporto alle strutture chirurgiche palestinesi promosso dalla Direzione generale cooperazione e sviluppo del ministero Affari esteri, in collaborazione col ministero della Sanità della Autorità nazionale palestinese. Le attività, gestite dalle ONG AISPO di Milano e GVC di Bologna, si sono svolte negli ospedali pubblici di Hebron, Nablus e Ramallah, e sono state coordinate dal dr. Mario Meinero, presidente del comitato formazione ed etica della Società italiana di chirurgia endoscopica e nuove tecnologie. Attualmente gli ospedali di Ramallah, Hebron e Nablus sono tra loro stabilmente collegati via internet, consentendo, così, la condivisione di eventi scientifici in diretta video; mentre a Gerico, con il supporto di Boorea, del CCPL e con la partenetship operativa di GVC, è stato installato un simulatore che consente la formazione del personale sanitario palestinese con un programma di realtà virtuale. In altre parole si può fare a meno di cavie umane.


estero

Il capitalismo reale nella Russia post-sovietica Dopo vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, è assai intensa l’ondata di saggi, che hanno trattato le conseguenze del crollo del blocco dei Paesi dell’Est, saggi tra i quali, peraltro, è assai raro trovarne qualcuno che tratti l’esperienza russa, seguita alla fine dell’URSS. Per trovare uno studio degno di interesse, che abbia cercato di sciogliere i nodi di una situazione complessa e particolarmente intricata, è necessario affrontare la lettura del saggio di un professore di scienze politiche all’università della California come Daniel Treisman, che per primo respinge i convincimenti degli studiosi americani, per i quali sulla Russia post-sovietica avrebbe pesato una specie di fardello storico, dipendente da una eredità autocratica e burocratica senza pari al mondo. Per Treisman i problemi che il Paese ha dovuto affrontare erano i medesimi di tutte le nazioni a reddito medio, nei quali corruzione, debolezza delle istituzioni e vulnerabilità economica erano normali componenti dello Stato. Per questi motivi la transizione, che ha avuto luogo alla fine del comunismo, non sarebbe stata altro che un normale processo di adeguamento agli schemi, operanti in tutti gli altri Stati con caratteristiche similari. Metà del suo ultimo libro The Return Treisman lo dedica alla storia politica recente del Paese, soffermandosi, in specie, sul profilo politico e sociale dei presidenti, che si sono succeduti alla guida del Paese negli ultimi vent’anni.

Per l’autore Mikhail Gorbaciov è stato “l’errore più riuscito della Storia”; Boris Eltsin “l’eroe imperfetto per il suo destreggiarsi tra ostacoli politici ed economici”; Vladimir Putin “personaggio equivoco ma molto fortunato”; infine Dmitri Medvedev - “la controfigura del suo predecessore”. Tracciando poi un lungo epilogo storico, Treisman sostiene che l’implosione dell’URSS non è stata affatto una fatalità storica, quanto, piuttosto, il prodotto di una serie di contingenze, collegate ad una gestione azzardata delle riforme economiche e all’incapacità dei dirigenti sovietici di arrestare il declino dell’industria, escludendo quindi che la causa fosse da ricercare dai nazionalismi delle ex-repubbliche sovietiche. Per Treisman la metamorfosi post-comunista deve essere attribuita alle coraggiose riforme di Eltsin, che ha fatto avanzare una democrazia liberale, sviluppatasi fino al governo Putin, da dove è scivolata verso forme di autoritarismo, tipiche dei tempi passati. E’ questo il motivo per il quale l’evoluzione ideologica ispiratrice delle riforme degli anni ‘90 ha consolidato non la democrazia ma un capitalismo reale. Le nuove élite, nate dalla metamorfosi della Russia post-comunista, hanno assunto uno stretto rapporto con interessi capitalistici, assoggettando il Paese ai fini della propria lotta di classe. Per quasi dieci anni i vecchi membri della nomenclatura del partito e le forze emergenti della libera impresa, hanno accumulato fortune

economiche derivate dall’esportazione di materie prime con un alto valore aggiunto, dalla conduzione di dubbie operazioni finanziarie e dal costante saccheggio del patrimonio industriale sovietico. Secondo la politologa Lilia Shevtova, la nuova generazione di oligarchi burocrati, è una élite che domina tanto il settore pubblico, quanto quello privato e tiene le redini sia del mondo degli affari, che del governo, arrivando a far compenetrare lo Stato nel capitale. Inoltre i grandi gruppi esercitano una tale influenza sull’economia, da gestire molte aziende, anche a partecipazione statale nei principali settori economici, secondo il solo principio del massimo profitto, senza garantire, quindi, la redistribuzione delle richezze nazionali, ma solo arricchire pochi membri delle élite dominanti. Le risorse del Paese, anche dopo la vittoria e la conquista della maggioranza assoluta alla Duma del partito Russia Unita di Putin e Medvediev, con una successione al Cremlino, divenuta sempre più incerta, viste le critiche contro i leader, espresse dalle manifestazioni popolari, saranno sicuramente oggetto di una dura concorrenza tra i membri di una élite, divenuta ormai espressione del vero capitalismo reale. La gente non potrà accettare oltre il saccheggio delle proprie ricchezze, visto che il Paese sembra pronto a dare avvio a forme di fiera protesta, che ci ricordano come il destino dei regimi non possa fare sempre affidamento sull’ illusione di una eterna continuità. Bruno Bertolaso gennaio - marzo 2012 13 notiziario anpi


società

di Reggio Emilia le auNella Sala del Tricolore incontrato i migranti torità cittadine hanno cittadinanza italiana che hanno ottenuto la di partecipazione e co - Consegnati attestati o nn ha e ch nti gra mi ai pia della Costituzione rso sulla cittadinanza rco pe un a ato cip rte pa Il ricordo delle vittime realizzato dall’Anpi e la testimonianza del della strage di Firenze munità senegalese rappresentante della co

11 ” 0 2 e r ranti b g m e mi c i d dei 8 1 a c i n e m Do internazionale “Giornata

Il 18 dicembre scorso, in occasione della “Giornata internazionale dei migranti” dell’Onu, che ricorre ogni anno proprio quel giorno, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, il sindaco Graziano Delrio, l’assessore comunale alla Coesione e Sicurezza sociale Franco Corradini e il prefetto Antonella De Miro hanno incontrato un folto gruppo dei 375 migranti che, nel corso del 2011, hanno ottenuto la cittadinanza italiana. Nel corso dell’iniziativa, ai numerosi cittadini di ogni provenienza presenti sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli incontri di cittadinanza attiva promossi dall’ANPI di Reggio Emilia e una copia della Costituzione italiana. 14 gennaio - marzo 2012

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Oltre alle autorità, sono intervenuti il rappresentante della comunità senegalese Papa Seck e hanno portato una testimonianza della propria esperienza Idrissa Ferich, marocchina divenuta cittadina italiana, e Doughoni Abderraim, anch’egli proveniente dal Marocco, che proprio oggi, giurando fedeltà nella Costituzione, ha ottenuto davanti al sindaco la cittadinanza. La cerimonia, alla quale hanno partecipato rappresentanti di ANPI, ISTORECO, FILEF, Fondazione Mondinsieme, è stata accompagnata dalle note di due giovani musiciste dell’istituto “Peri”. Foto di Angelo Bariani


cultura

San Polo d’Enza 11 dicembre 2011

Incontro con lo scrittore Valerio Varesi

Scorcio del pubblico

Il tavolo degli oratori. Valerio Varesi è il secondo da sinistra

Organizzato dall’ANPI di San Polo d’Enza, in collaborazione con l’ANPI provinciale, con il patrocinio del Comune Valerio Varesi ha presentato il suo nuovo libro, La sentenza, ad un numeroso pubblico di giovani e meno giovani sampolesi appassionati alla memoria storica, con testimonianze forti e commoventi di ex Partigiani. La serata a San Polo d’Enza dell’11 dicembre scorso – organizzata dall’ANPI di San Polo d’Enza in collaborazione con l’ANPI provinciale e con il patrocinio del Comune – ha dato prova di un elevato spessore culturale, sia per il racconto dell’autore, semplice ma preciso nella competenza della documentazione storica, sia per le domande e le riflessioni di un pubblico coinvolto, attento e preparato. Il contributo musicale di Tiziano Bellelli ha creato un’atmosfera suggestiva: la memoria che si snoda in un coro, il canto che rafforza la coesione degli ideali, il “Bella Ciao” che ravviva la voglia e l’impegno di ciascuno a portare sui sentieri partigiani il fiore delle libertà. Il sindaco Mirca Carletti ha portato il saluto dell’amministrazione comunale, sottolineando il significato culturale dell’iniziativa e ringraziando, a nome del paese, l’associazione ANPI e l’autore. Eugenio D’Ecclesiis

A I R O M E M E O R TEAT Un progetto dell’ANPI provinciale di Reggio Emilia rivolto alle scuole

Raccontare la storia, l’orrore, la speranza, con il teatro è lo scopo del progetto Teatro per la Memoria, che l’ANPI provinciale di Reggio Emilia in collaborazione con l’Associazione Culturale 5T – grazie anche al sostegno di Commissione cultura Circoscrizione sud di Reggio e alla collaborazione con le programmazioni per le scuole di Multisala Novecento, Teatro Forum e del Comune di Vezzano – hanno realizzato con oltre una ventina di scuole di I e II grado di Reggio Emilia e provincia, nell’ambito dell’educazione alla pace e alla cittadinanza. Il cartellone di rappresentazioni, spettacoli individuati tra i più qualificati e interessanti del Teatro ragazzi italiano, rappresenta un efficace strumento per avvicinare i ragazzi in età scolare a temi quali la lotta per la libertà, le discriminazioni culturali, il razzismo, la lotta alla mafia, il rispetto delle differenze e i valori costituzionali. Il ciclo di appuntamenti è stato inaugurato il 20 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, presso il Multisala Novecento di Cavriago con lo

spettacolo "Io ti racconto" della compagnia Onda Teatro sulla persecuzione degli ebrei. Il ricco calendario di rappresentazioni proseguirà in marzo sempre a Cavriago con Cuore tratto dal famoso romanzo di Edmondo De Amicis portato in scena dalla Compagnia Teatro Due mondi; con Kish Kush del Teatro Distinto a Vezzano sull’incontro fra culture; e si concluderà il 19 aprile al Cinema Rosebud di Reggio Emilia con La Costituzione siamo noi della compagnia Flexus, che il 18 aprile sarà al Teatro Forum di Sant’Ilario d’Enza. Su richiesta dei docenti, al termine di alcuni spettacoli i ragazzi potranno ascoltare le testimonianze di partigiani del territorio oppure ospitare in classe incontri sulle tematiche affrontate. L’ANPI da sempre vede nel teatro un’occasione per far conoscere e approfondire tematiche delicate e fondanti della storia collettiva, valori che non possono essere semplicemente studiati, ma che necessitano di condivisione per essere fatti propri dai cittadini di domani. (Ge. Bi.)

Per informazioni e prenotazioni: Associazione Culturale 5T Tel 0522-382963 Fax 0522 383819 // E-mail cinqueti@gmail.com gennaio - marzo 2012 15 notiziario anpi


cultura www.governareggio.it

VIA SECCHI,

LA RISCOSSA DEL CENTRO Se l’operato di Comune e forze dell’ordine avrà successo, diventerà un modello per tutta la città. Reggio ha le norme più avanzate per rilanciare la qualità urbana e commerciale del centro storico. E può essere una bella pagina di politica locale

Tutti i giornali e le televisioni ne hanno parlato, ma cos’è successo, veramente, in via Secchi? E, soprattutto, perché è tanto importante che questa storia abbia un lieto fine? Proviamo a descriverlo. Per prima cosa occorre ricordare che via Secchi è sempre stata una delle strade più belle del centro storico di Reggio Emilia. E’ la via che porta al Teatro Municipale e ai Civici musei e che il nuovo Piano strutturale comunale (PSC), cioè, lo strumento urbanistico che ha sostituito il vecchio Piano regolatore comunale (PRG) l’ha indicata come strada di collegamento al “Polo della cultura e del sapere” e inserita nel “Sistema commerciale rilevante” (cioè un elenco di vie particolarmente pregiate da salvaguardare e valorizzare). Insomma, uno dei pilastri per conseguire l’obiettivo strategico, previsto dal PSC, di fare del centro storico il “luogo dell’eccellenza urbana”. Da anni il centro storico di Reggio, come tutti i centri storici italiani, è alle prese, per molti motivi, con una crisi strutturale che sta ridimensionando la vocazione commerciale di numerose strade e piazze. Attività commerciali di prestigio sono sostituite da attività dozzinali. Vetrine eleganti e ben tenute sono sostituite da vetrine misere e degradate. Via Secchi è una via particolarmente colpita da questo fenomeno e i cittadini che vi risiedono, i commercianti e i professionisti che vi lavorano, hanno deciso di opporsi al degrado che avanza e ai comportamenti incivili che lo accompagnano. Hanno chiesto aiuto al Comune e al Questore, sono stati ascoltati e sono stati presi provvedimenti che hanno portato ad un netto miglioramento della situazione. Il Sindaco ha immediatamente ordinato il 16 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

divieto di vendita di bevande alcoliche dopo le 17 e allertato la Polizia municipale, l’assessore Corradini ha disposto il potenziamento dell’illuminazione e l’invio dei mediatori sociali. Il Questore, da parte sua, dopo aver incontrato i cittadini, ha disposto i controlli da parte della Polizia di Stato che, coordinati dal vice Questore hanno portato, in poco meno di due mesi, a 780 identificazioni, sei arresti, 12 espulsioni e a un foglio di via. A questi vanno aggiunti servizi dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La polizia municipale, nel frattempo, oltre all’azione di monitoraggio, ha effettuato ben due arresti. Si è trattato di una risposta corale e straordinaria delle autorità cittadine che ha restituito fiducia all’intera comunità. Risultato: sono cessati i bivacchi, non ci sono più, almeno per ora, ubriachi per strada, gli spacciatori non sono più la presenza fissa e intimidatoria della zona, le strade sono più pulite e sicure. Ma la cosa non è destinata a fermarsi qui. Alle misure urgenti volte a riportare a normalità una situazione che era un po’ sfuggita di mano, faranno seguito azioni di più lungo respiro tese a riqualificare e valorizzare la zona in modo coerente al ruolo che i nuovi strumenti urbanistici le hanno assegnato. Lo ha assicurato ai cittadini di via Secchi, via Spallanzani e via Filippo Re, il sindaco Delrio, affidando all’assessore al Commercio e alla cura della città, Natalia Maramotti, il compito di realizzare un piano di valorizzazione commerciale e di regolamenti, tesi a disciplinare e a rendere compatibile l’impatto delle gestioni delle attività economiche con l’ambiente urbano e la comunità circostante. Da questo punto di vista, la città di Reggio Emilia, con il suo Piano strategico di

Via Secchi

valorizzazione del Centro storico e con le innovative norme a favore del centro storico contenute nel nuovo Piano strutturale comunale, dispone di strumenti più avanzati, rispetto ad altre città e può, nel pieno rispetto della legge, affrontare meglio di altre, anche l’impatto della legge sulla “liberalizzazione del commercio” recentemente introdotta dal governo Monti. In altre parole, la vicenda di via Secchi è importante perché, se ci sarà continuità nei controlli sulle fonti di degrado della zona e si procederà con azioni di valorizzazione commerciale, le azioni svolte dalle autorità, non solo rappresentano una bella pagina di politica locale, ma potranno costituire un “progetto pilota”, un esempio e un modello da riproporre a beneficio di altre parti di città.


di Massimo Becchi

Turismo, volontari spalatori

e qualità dell’aria...

Impianto dismesso a Civago

Impianto dismesso al Ventasso IMPIANTI SCIISTICI ABBANDONATI A CIVAGO E AL VENTASSO... Seguendo le indicazioni che ci giungevano da più parti, alcune guardie ecologiche di Legambiente hanno fatto nei giorni scorsi una prima escursione cercando il lato più nascosto del turismo invernale sul nostro appennino, quello legato allo sci, turismo sempre più in crisi negli ultimi anni e che pare voler lasciare in eredità alle generazioni future un ricordo non certo edificante. A seguito di fallimenti o dismissioni sono, infatti, stati lasciati abbandonati impianti di risalita (skilift), spesso muniti ancora delle stazioni di partenza e di quelle di rimando, delle linee, con anche i piattelli. La situazione in località La Romita a Civago

di Villa Minozzo è quella più preoccupante, con due impianti di risalita, che dall’albergo in disuso salgono sulle pendici del Monte Giovarello, impianti dismessi da diversi anni, vista la vegetazione che è ricresciuta sulle piste da sci e sotto i piloni delle risalite. Gli impianti sono: uno di più ridotte dimensioni che dall’albergo sale a quota 1.375 metri circa e uno che da quota 1.260 in località Paesine porta a quota 1.657, entrambi sulle falde del Monte Giovarello. Nella stazione di partenza del secondo impianto è presente una struttura in legno all’interno della quale sono presenti materiali in evidente stato di abbandono, nonché una struttura in cemento armato poco distante con i quadri elettrici principali ed un annesso magazzino. Sul percorso delle piste sono presenti i punti di attacco dei cannoni per l’innevamento artificiale, sia idrici che elettrici, molti dei quali mancanti di parti e in stato di completo abbandono. Nei pressi dell’albergo è presente inoltre una struttura metallica aperta, all’interno della quale è presente un gatto delle nevi in stato di abbandono ed anche altro materiale sia all’interno che all’esterno, come cisterne per il gasolio, una cabina di un gatto delle nevi, materiali plastici e metallici. La situazione del Ventasso è meno drammatica, ma certamente sconfortante: anche qui sono presenti due impianti di risalita sciistici in evidente stato di abbandono (la vegetazione si è già ripresa il suo spazio), testimoniato dall’incuria in cui versano (tralicci e funi laddove presenti) e i macchinari per il funzionamento degli stessi. Nell’impianto a fianco del Lago Calamone si notano invece i tralicci e le strutture in muratura di sostegno dei macchinari anch’esse in stato di evidente dismissione. Prima che il bosco torni completamente a colonizzare sia le piste da sci che l’area delle risalite è necessario provvedere al loro smantellamento, asportando le condutture per l’innevamento artificiale, i cavi elettrici interrati e i tralicci con i loro basamenti, restituendo al territorio la sua originale conformazione. Purtroppo la cattiva gestione ha spesso determinato il fallimento delle società che gestivano questi impianti, lasciandoci una pesante eredità. Il sopralluogo compiuto nei giorni scorsi non resterà isolato, visto che in altre località del nostro appennino la situazione non è migliore.

VOLONTARI PER ESEMPIO: OLTRE 35 PERSONE DISPONIBILI A SPALARE LA NEVE E’ partita da pochi giorni, ma il numero dei volontari che hanno dato la propria disponibilità a Reggio per aiutare persone in difficoltà o anziani sono veramente tanti, oltre 35 appunto. Cittadini che mettono parte del loro tempo a disposizione sia durante la settimana che il sabato o la domenica per rimuovere cataste di neve davanti ai passi carrai, pulire marciapiedi e rampe di garage. A seguito della situazione di emergenza causata dalle condizioni metereologiche critiche di questi giorni, il Comune in collaborazione con Legambiente ha deciso di attivare una leva straordinaria di volontariato a sostegno delle situazioni di difficoltà e disagio causate da neve e gelo. Ha chiesto alla comunità reggiana di rendersi disponibile ad aiutare persone o famiglie che siano impossibilitate a spalare la neve nel cortile privato, nel parcheggio, davanti a casa, nelle zone cioè fuori dal raggio di azione dei mezzi di IREN. Ad esempio: anziani soli, coppie di anziani soli, persone allettate, diversamente abili, persone con problemi motori. Veramente sorprendente la risposta dei cittadini: ottimo esempio di cittadinanza attiva. QUALITA’ DELL’ARIA: ANCHE LA NEVE SOCCOMBE ALLE PM10 E’ intuitivo: nevica quindi l’aria si è pulita e le polveri sono state abbattute. Questo avranno pensato molti cittadini. Invece occorre prestare attenzione ai dati delle centraline della nostra provincia per accorgersi che mediamente c’è stato un abbattimento, ma anche durante le nevicate le centraline hanno sforato il limite di 50 microgrammi/metro cubo previsto dalla legge. Questo significa che la neve solo in minima parte pulisce l’aria, evitando ad esempio il risollevarsi delle polveri dal suolo, innevato appunto, ma poco contribuisce al trascinamento al suolo delle stesse polveri. Ad esempio la centralina ARPA di viale Timavo a Reggio da inizio febbraio (inizio delle nevicate) ha superato il limite di legge quattro volte, quella di Guastalla sei volte (risente dell’effetto Lombardia?), Casalgrande due volte. Quindi purtroppo il problema delle polveri fini e di ciò che respiriamo resta sempre attuale.

gennaio - marzo 2012 17 notiziario anpi


Assad al capolinea? Le spese militari non sono intoccabili... – Teoricamente, la Siria è una Repubblica presidenziale. Di fatto, è famigliare ereditaria, in quanto il Presidente deve essere necessariamente un membro della famiglia Assad. Dal 1970 al 2000 si è trattato di Hafiz al Assad, alla morte del quale è succeduto il figlio Bashar. Come se questa configurazione parentale non bastasse, la Costituzione assegna al partito Bath, di cui ovviamente il presidente fa parte, il ruolo di guida nella società e nello stato. Ebbene, in Siria da mesi è in atto una rivolta popolare che si è ormai trasformata in guerra civile che assomiglia sempre più a ciò che è accaduto in Libia: manifestazioni di piazza, scontri armati, formazione del Consiglio nazionale siriano, reparti dell’esercito che si schierano con gli insorti e vittime in quantità (il bilancio più recente conta 5.000 morti). Le reazioni internazionali sono, ovviamente, di condanna e di invito alla moderazione rivolto al regime. La Lega Araba ha provato senza successo la mediazione e l’ONU al momento deve limitarsi a una generica risoluzione di condanna della violazione dei diritti umani da parte del governo siriano, dal momento che gli interessi economici e strategici russi nell’area “impediscono” al Consiglio di Sicurezza una presa di posizione più netta. Quindi, nessuna no fly zone e nessuna ipotesi di intervento armato. In fondo, viene da dire, in Siria non ci sono particolari materie prime da rinegoziare e l’eventuale esplosione di un conflitto allargato nell’area medio orientale non sarebbe auspicabile per nessuno. Appare evidente che l’interposizione, gli aiuti sanitari e i corridoi umanitari per la popolazione civile in fuga dalla guerra restano opzioni puramente teoriche: tra la condanna e l’isolamento economico e diplomatico e l’intervento armato pare non esistere nessun altro passaggio. Ma se il ruolo delle istituzioni nazionali e sovranazionali denuncia questo limite, ne esiste un altro, di limiti, che caratterizza i tempi che viviamo e che dovrebbe far riflettere: la lotta di chi rivendica semplicemente il rispetto dei diritti universali dell’uomo e reclama uno stato di diritto

18 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

è sacrosanta e richiederebbe una opinione pubblica internazionale più attenta e solidale, in grado di far apparire globali davvero i valori della democrazia. Invece è silenzio, la cosiddetta società civile non esiste più e tutto viene affidato ormai definitivamente alla politica degli addetti ai lavori e delle lobbyes economicofinanziarie. Insomma, la guerra è lontana, sembra non riguardarci. E’ assai probabile che il regime di Assad sia giunto al capolinea, ma ancora una volta sarà il prezzo pagato, ovvero le vittime e l’inerzia, a risultare insopportabile. – D’accordo, non si tratta di un’inversione di tendenza di stampo pacifista, ma effettivamente da più parti politiche si è cominciato a mettere in discussione l’intoccabilità delle spese militari e, in particolare, la spesa di non meno di 15 miliardi di euro entro il 2006 per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35. In tempi di crisi economica, comincia a suonare un po’ eccessivo mantenere intatto quello che è stato giudicato come il programma di difesa (difesa?) più costoso di sempre, al punto che tra i dieci Paesi che partecipano alla ricerca e allo sviluppo del velivolo (che comunque non sarà pronto prima del 2018) si insinuano perplessità dubbi causati dal costante aumento dei costi: oggi un esemplare è arrivato a 113 milioni di dollari, l’equivalente – come qualcuno ha sottolineato – per costruire e far funzionare 83 asili nido. Proviamo a pensare a cosa potrebbero servire tutti quei soldi in campo sociale. E, già che ci siamo, pensiamo a che cosa si sarebbe potuto fare con il miliardo di dollari che l’Italia ha già speso come contributo ai costi di sviluppo. Le perplessità e i dubbi di cui sopra si sono trasformati in vera propria frenata anche da parte degli Stati Uniti di Obama, che del progetto sono i genitori, che hanno quindi inserito nei 480 miliardi di dollari di tagli alla difesa nei prossimi 10 anni un ripensamento sul numero dei caccia da acquistare (inizialmente ben 2.443, per un costo indicativo di 323 miliardi di

dollari) e sui tempi di produzione. A ruota, Gran Bretagna e Norvegia hanno annunciato il ridimensionamento della loro quota di partecipazione. Qui da noi, invece, vige la prudenza, la vaghezza, la nebulosità, perché – come dice il ministro della Difesa Di Paola – “lo strumento militare ha una sua valenza” (e valore, verrebbe da dire!). Forse il numero verrà ridotto, ma il progetto no, perché “la flotta aerea è da rinnovare”. Ma se questo rinnovamento appare anche ai più miopi eccessivo ed immorale, gioverà ricordare che è tutta la spesa militare italiana ad essere eccessiva ed immorale, assestata all’ottavo posto al mondo con 25 miliardi di euro, pari all’1,4 percento del PIL. – Che l’entità delle spese militari cominci ad essere un problema pare lo abbia compreso, come sopra accennato, anche Obama. Oltre al rinvio dell’acquisto degli F35, la decisione è quella di ridurre il numero degli effettivi delle Forze Armate a 490.000 unità, tagliando decine di migliaia di militari e concentrando gli investimenti su Marina ed Aviazione. Perché, è stato spiegato, la nuova strategia di difesa (difesa?) sarà fondata su “truppe speciali, alta tecnologia, abilità nell’operare nello spazio e nel cyber-spazio, per condurre missioni veloci ovunque necessario”. E, ancora, investimenti nel controterrorismo, nell’intelligence, nella lotta alle armi di distruzione di massa. Naturalmente, con due priorità geostrategiche in Asia-Pacifico e Medio Oriente, da dove naturalmente non hanno nessunissima intenzione di andarsene perché, ci spiega Obama, “il nostro esercito sarà più snello, ma il mondo deve sapere che gli Stati Uniti manterranno la superiorità militare con Forze Armate agili, flessibili e pronte ad affrontare ogni tipo di situazioni e minacce”. Gli Stati Uniti manterranno la superiorità militare, ha detto. Ah, ecco, ci sentiamo molto più rassicurati.


A CENA CON I RESISTENTI EDIZIONE 2012 Anche quest’anno la sezione ANPI di Correggio ha organizzato l’annuale festa di tesseramento. Dopo la buona riuscita delle scorse edizioni e visto il cambio di location (questa volta la sala polivalente del bocciodromo “Vicentini”) non era scontato ribadire il successo delle passate edizioni.

M

a l’affluenza di tanti giovani e l’atmosfera che si è creata da subito ci ha fatto capire che la nostra festa aveva lasciato buoni ricordi ed era in un certo modo attesa: durante la serata altri antifascisti si sono iscritti per la prima volta aggiungendosi ai nostri 400 tesserati, il servizio e la qualità delle portate sono state assicurate con tempismo dall’adiacente “osteria”, il birrificio DADA ha spinato ottime birre artigianali, concetti e memorie sono stati condivisi. Tanta gente dunque e tanti contenuti che hanno completato e reso sostanzioso il menù culturale. La buona musica resistente è stata la colonna sonora con le esibizioni della Banda di Quartiere, una ventina di musicisti tra fiati, fisarmonica, archi e percussioni sotto la guida e la direzione di Emanuele Reverberi, che ha proposto un repertorio di canti resistenziali. Particolarmente emozionanante è stata l’entrata della Banda di Quartiere che ha intonato il primo brano muovendosi tra le file dei tavoli tra il sostegno e il battere della mani dei presenti. A seguire gli altrettanto bravi Zambramora,

capace di spaziare e coinvolgere con musiche kletzmer, sonorità balcaniche, echi di jazz e world music condita con ottima tecnica. Prima della musica sono giunti i saluti di Alessandro Fontanesi della segreteria Provinciale e attesi come sempre, gli interventi dei nostri partigiani: Avio Pinotti (da poco uscito il suo libro biografico Il Ribelle) e Germano Nicolini che proprio quel giorno compiva gli anni. Ben visibile e palpabile l’emozione e il coinvolgimento da parte del pubblico nell’ascoltare parole che escono lucide e ben scandite e altrettanto forte l’emozione di Avio e Germano nel vedere tante ragazze e ragazzi ad ascoltare le loro esperienze del passato e le loro analisi del presente. Insomma a conti fatti la serata ci ha dato incentivi per continuare nella nostra opera e nel nostro lavoro, fiduciosi che l’ANPI possa avere un futuro e un significato per le nuove generazioni. Concludendo aggiungo un mio personale ringraziamento al gruppo dei giovani della sezione correggese per la passione e l’impegno dimostrato in questa bella festa.

gennaio - marzo 2012 19 notiziario anpi


a cura del Prof. Giuliano Bedogni

Diverticolosi colica Cause e consigli

Dal numero attuale inizia la collaborazione del dott. Giuliano Bedogni col “Notiziario”. Cogliamo l’occasione per ringraziare vivamente l’amico prof. Enzo Iori, che per lunghi anni ha risposto alle domande dei nostri lettori su problemi sanitari. Sia il prof. Iori che il dott. Bedogni sono iscritti all’ANPI, benché con qualifiche diverse, per ragioni di età: Iori (che è anche membro della Segreteria provinciale) come “partigiano combattente”, Bedogni come “antifascista”. Come avemmo già occasione di segnalare su queste pagine, nel 2006 il dott. Bedogni, ha ricevuto il più importante riconoscimento accademico dall’Università di Bologna, il Sigillum Magnum, per i meriti acquisiti nella sua lunga carriera che lo ha reso uno dei più quotati endoscopisti a livello non solo nazionale.

E

gregio dott. Bedogni, su di un quotidiano locale ho letto un articolo del giornalista Magdi Cristiano Allam che mi ha molto colpito. Egli racconta di essere uscito per un pelo da una brutta avventura di questo tipo: soffrendo da tempo di diverticolosi, mentre viaggiava in auto con altri gli si è perforato un diverticolo con conseguente “fuoriuscita di materia fecale”. Solo perché prontamente portato in ospedale da chi viaggiava con lui il giornalista dice di essere sfuggito ad una rischio mortale. Ora siccome anch’io, che ho già passato i sessanta, soffro di diverticolosi, sono molto preoccupato. Ma davvero può capitare che un diverticolo si perfori improvvisamente? Quando mi trovarono la mia diverticolosi nessuno mi disse che mi sarebbe potuto capitare una cosa simile. Cosa bisogna fare per stare al sicuro, per evitare l’incidente capitato al giornalista Allam? Grazie per quanto mi vorrà rispondere e distinti saluti. Francesco C.

20 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

C

aro Francesco, la diverticolosi costituisce una alterazione della struttura anatomica del viscere caratterizzata dalla formazione di concamerazioni sacculari, i diverticoli,variabili per numero (isolati o multipli) e per dimensione (da alcuni millimetri ad alcuni centimetri) localizzati lungo il decorso del viscere presenti prevalentemente nei tratti terminali del colon sopratutto al sigma e al colon discendente. Si tratta di una patologia molto diffusa che interessa un numero assai rilevante (oltre il 40 percento) nei soggetti al di sopra dei 50-60 anni. Fortunatamente la diverticolosi colica è spesso del tutto asintomatica e costituisce un riscontro del tutto occasionale in corso di procedure diagnostiche endoscopiche e radiologiche quando si manifesta clinicamente, i sintomi più frequenti sono rappresentati da dismorfismo fecale (feci caprine, frammentate ecc.) dolori addominali e irregolarità dell’alvo (stitichezza diarrea tenesmo ecc). alcune volte tuttavia i diverticoli vanno incontro a complicanze determinate da fenomeni infiammatori di entità e decorso variabile dalla semplice diverticolite, trattabile e risolvibile con antibiotici e dieta appropriata, alla formazio-

ne di ascessi, stenosi, fistole e, come nel caso del giornalista Magdi Allam conclusosi felicemente per fortuna, alla peritonite acuta da perforazione e conseguente fuoriuscita di materiale fecale nel cavo addominale. Si tratta purtroppo di eventi che insogrono acutamente, spesso non prevedibili e che richiedono un immediato ricovero ospedaliero e un intervento chirugico urgente che oggi viene eseguito anche in queste drammatiche circostanze con esito positivo nella stragrande maggioranza dei casi Per concludere, le cause della diverticolosi colica sono legate alla familiarità, l’età avanzata e gli stili di vita (sedentarietà alimentazione) e i consigli che si possono dare riguardano un adeguato apporto idrico e di fibre, frutta e verdura fresca, consumo di cibi integrali, (ad eccezione dei periodi di manifestazioni acute della malattia) ridurre grassi e cibi raffinati in modo da formare un bolo fecale morbido e abbondante con evacuazioni regolari e facilitate. Ovviamente vale la norma universale di recarsi sempre dal proprio medico curante qualora comparissero i disturbi sopracitati e in generale alla constatazione di modifche delle normali abitudini intestinali.


lettere al direttore

SULLE PER S ACCORATO A ECUZIONI DEI CRIST IANI NEL M PPELLO DI D O ANIELA SIG HICELLI NDO

Pubblichiamo il testo con cui Daniela Sighicelli, nostra attenta lettrice, ha corredato un biglietto di auguri indirizzato alla “Redazione Notiziario e Direttore A. Zambonelli" e pervenutoci il 10 gennaio u.s. Per i nostri lettori che non la conoscessero, precisiamo che Daniela, artista e insegnante, è la sensibile autrice di tante sculture che compaiono in luoghi pubblici, tra cui quella in pietra bianca La Resistenza, collocata sotto il secondo portico di casa Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, raffigurante una madre che raccoglie spighe di grano mentre tiene il bambino in braccio. Dopo il testo di Daniela, un nostro commento che vuole essere l’inizio di un dialogo. Gent. Redazione, come cattolica praticante mi sento di esprimere la mia preoccupazione per il crescente odio e persecuzione di Cristiani nel mondo. Anche dopo gli episodi della Nigeria, vorrei vedere qualche segno di condivisione con loro da parte del nostro Notiziario. Non scrivete mai nulla di tutto ciò che succede. Ritengo doveroso verso tutti i religiosi morti per la libertà durante la Resistenza che diventiate nel 2012 meno, meno “impermeabili” al nostro profondo dolore. Auguro di cuore Buon Anno a tutti. Daniela Sighicelli

Commento del direttore Personalmente non mi sento insensibile né “impermeabile” alle violenze, fatte di assalti a chiese e uccisioni di fedeli, perpetrate in varie aree islamizzate del mondo contro cristiani di varie denominazioni. Sono atrocità intollerabili e che da qualche anno a questa parte vanno ripetendosi in crescendo. Secondo l’opinione di autorevoli studiosi ed esponenti del mondo cattolico, non è però il mondo islamico nel suo insieme che rigetta la presenza dei cristiani, oltretutto in luoghi, come l’Iraq e altre aree del Medio Oriente, dove la presenza cristiana risale alle origini del cristianesimo stesso ed è continuata per secoli. La situazione dei cristiani in quelle aree si è andata facendo sempre più difficile, da dieci anni a questa parte, in concomitanza, e a partire, dalle guerre scatenate da Bush, prima contro l’Afghanistan talebanizzato, poi, in particolare, contro l’Iraq di Saddam Hussein, guerre rappresentate dai promotori come “nuove crociate” contro l’Islàm, e come tali vissute da molta parte del mondo islamico. Per tacere poi degli interessi economici (petrolio, ecc.) che a tali conflitti si intrecciano inestricabilmente. Del resto va anche precisato che le azioni sanguinose sono rivendicate da sette ultra-radicali, come la Boko Haram della Nigeria. E ancora, paL'attentato alla chiesa di Santa Teresa nei pressi di Abuja

radossalmente, i cristiani soffrono le più gravi interdizioni ad opera di un governo islamico (e non da piccole sette clandestine) in uno stato come l’Arabia saudita che figura essere uno dei più fedeli alleati degli USA, ma che applica una rigida definizione della Shari’a, conseguenza, pare, di una interpretazione letterale del Corano e dei Hadit del Profeta. Del resto anche ebrei e cristiani ci hanno messo parecchi secoli a superare l’interpretazione letterale di quel testo che usiamo chiamare Antico Testamento. Sicché in aree “giudaico-cristiane” non si praticano più né lapidazioni, né roghi per punire adùlteri, erètici e blasfèmi. Ma da noi, praticamente, c’è voluto l’Illuminismo e la Rivoluzione francese. E talvolta nemmeno questo è bastato (Irlanda, ex Jugoslavia...). Come si vede, il drammatico problema delle violenze anticristiane, se non può non suscitare la nostra disarmata solidarietà, deve però anche essere analizzato nella sua contraddittoria complessità. Per questo, dopo le nostre sommarie considerazioni, pensiamo di aprire queste pagine, a cominciare da quelle del numero in distribuzione prima del 25 aprile, festa della Liberazione, alle tematiche a cui ci sollecita Daniela Sighicelli, che ringraziamo e salutiamo cordialmente. Antonio Zambonelli

gennaio - marzo 2012 21 notiziario anpi


lettere al direttore CONGEDO ( DA RICCARD CONTIAMO SOLO TEM O BERTANI , CONTADIN PORANEO) O DI SCIENZ A

Caprara, 17 dicembre 2011 Al Direttore e ai Redattori del “Notiziario ANPI” avendo io ormai valicato gli ottant’anni, nonché oberato da diversi impegni, sono costretto ad abbandonare la mia collaborazione alla vostra interessante rivista, sempre pronta a difendere e preservare il ricordo di coloro che hanno segnato la storia della nostra gloriosa Resistenza. Quindi in nome della sincera e rispettosa accoglienza che i miei scritti hanno avuto per tanti anni sulle pagine del “Notiziario ANPI”, non mi resta che augurare a voi tutti un felice proseguimento. Con stima e simpatia Riccardo Bertani

22 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

Siamo davvero dispiaciuti che il nostro Ricardo Bertani intenda cessare la sua collaborazione con il “Notiziario”, anche se comprendiamo le ragioni della sua decisione. Nel prossimo settembre Riccardo compirà 82 anni, che non sono pochi, ma comunque meno di quelli del Presidente della Repubblica Napolitano o del Presidente dell’ANPI prof. Smuraglia, entrambi, nonostante l’età, assai attivi e ed efficacemente presenti nella vita nazionale. Ma ci rendiamo ben conto che Riccardo, autodidatta di genio, è oberato di richieste (e non ha segreterie particolari a sua disposizione) nei più vari campi delle scienze umane: dalla linguistica, all’antropologia culturale, alle tradizioni popolari, alla storia… Riccardo intrattiene, infatti, rapporti con istituzioni culturali di varie città italiane e con università e accademie scientifiche di vari paesi del

mondo (anche se continua a scrivere a mano!), che a lui da anni si rivolgono con le più disparate richieste. Le nostre pagine rimangono comunque a disposizione di Riccardo, ogni volta che volesse proporci un suo scritto all’insegna del “Conoscere gli altri”, titolo della rubrica da lui per tanti anni tenuta viva. Intanto lo ringraziamo di cuore per tutto quanto ha fatto fin qua, e gli facciamo i più affettuosi auguri per i lavoro di ricerca e di studio che continuerà a svolgere nella stanzetta stracolma di libri al piano terra della casa contadina di Via Rimondella, a Caprara di Campegine, dove oltre 60 anni or sono cominciò a studiare quella lingua russa che fu per lui una porta aperta a mille incontri nello spazio e nel tempo della vicenda umana. Antonio Zambonelli


generazioni Marzo 2011, Milano, luci e colori. Milano, medaglia d'oro della Resistenza.

La testimonianza della partigiana

Carmen Altare

, o respiravo “L ’antifascismocalsa arrivava in famiglia, andestina... la stampa cla “Abbiamo la Moratti, e la casa di Batman… mah… speriamo che i milanesi stavolta cambino veramente…” [infatti oggi c’è Pisapia, NdR]. È il benvenuto di Carmen, il suo sorriso mi accoglie nella sua casa, elegante, signorile. Quadri alle pareti, tanti ricordi di viaggi in giro per il mondo, e libri, tanti libri, di storia e di arte! Lei, Carmen, parla sottovoce, come per non disturbare nessuno… ma in casa siamo solo io e lei! “Abitavo a Castelnuovo Sotto. Provengo da una famiglia antifascista e allo scoppio della guerra avevo vent’anni… e dopo l’8 settembre i fascisti son diventati ancora più cattivi…”. Sono le prime cose che mi dice: “L’antifascismo lo respiravo in famiglia, a casa arrivava la stampa clandestina, la mia, era una casa di latitanza, ricordo che abbiamo ospitato Franco Manfrini e Felice Montanari [Nero]. Una volta alla settimana veniva Mario (Ervè Ferioli) ci parlava di antifascismo, di democrazia… ero iscritta all’Istituto commerciale di Viadana, il preside, il professor Valla, ed il parroco, don Livio, antifascisti pure loro, mi hanno messo in contatto con l’ambiente antifascista d’oltre Po. Poi però ho dovuto smetter di frequentare, attraversare il fiume era diventato pericoloso, quindi ho studiato e preso il diploma da privatista”. Continua: “a Villa Cogruzzo i Gruppi di difesa della donna erano già organizzati… ce ne parlò Musa, un’infermiera di Case Melli, ci portava libri antifascisti, ci parlava della lotta, ci tenne un corso di primo soccorso: ci sarebbe servito, diceva. Aveva ragione!”. Il passo, quindi, verso l’impegno attivo nella Resistenza è breve. “Il nostro compito (insieme a lei, la sorella Cosetta e alcune amiche) era di portare ordini nei vari comuni… ricordo Bianca, una sarta di Campegine, che nascondeva gli ordini nei figurini dei vestiti, Ines Corradini, sempre imbottita di stampa clandestina, ricordo anche di Mafalda Becchi, Sigaret lei girava con i partigiani, con le armi… io no! Le ho trasportate ma mai, mai usate! E ricordo Lidia Leoni, il padre era tipografo…e Maria Soncini…”. Amiche! Nemmeno il passare degli anni ti fa dimenticare le amicizie di

Carmen Altare in una foto giovanile

gioventù… tanto meno se con queste amiche hai condiviso momenti tanto difficili quanto importanti della vita! Impegno e coraggio. Tanto coraggio. Anche di fronte alla prigionia. E’ l’11 febbraio 1945, è domenica e Carmen, la sorella Cosetta e la madre vengono arrestate e portate nella caserma di Poviglio “è li che ho conosciuto Rosina Mazzieri, l’hanno picchiata, violentemente, senza pietà, poveretta!”. La madre sarà rilasciata subito dopo, le due sorelle, invece, trasportate a Reggio, a Villa Lombardini. “Torture, fisiche e psicologiche. Calci, pugni, ci han costretto a bere acqua salata… ci hanno separato, ci han detto che avevano arrestato i nostri genitori, che avevano confessato, mi hanno sottoposto ad una finta fucilazione, per farmi parlare, o forse per costringere mia sorella a parlare… ma non l’ho fatto, non l’abbiamo fatto! Nella parete della cella ho inciso sul muro le mie iniziali C A innocente. Mia sorella, che è passata per la stessa cella, ha capito!”. “Tra i miei carcerieri c’era un fascista, gli mancava una mano e portava sempre un guanto nero… e mi ricordo del tenente Neri: ho sempre pensato fosse omosessuale perché non voleva che i suoi sottoposti si avvicinassero a noi donne, quando succedeva si agitava e si arrabbiava… questa è stata una fortuna, probabilmente ci ha preservato dalla violenza…”. gennaio - marzo 2012 23 notiziario anpi


generazioni Torture, fisiche e i, psicologiche. Calc retto pugni, ci han cost … a bere acqua salata , ci ci hanno separato ano han detto che avev arrestato i nostri genitori.... “Il 23 aprile arriva il Direttore del carcere che ci dice di scappare… noi non gli abbiamo creduto in un primo momento… tuttavia ha lasciato le porte aperte…e siamo scappate…”. Verso casa, finalmente! “Sono tornata attraversando i campi, ricordo i bombardamenti degli alleati, mi orientavo con le rotaie del treno… mia sorella era già a casa, mammamia che emozione, non riuscivo a parlare, nemmeno i miei riuscivano a parlare…”. La voce si interrompe: quanta fatica ricordare quei momenti. Quanta emozione. Quanta tristezza “Penso a chi non ce la fatta…”. Carmen si è sposata e si è trasferita a Milano dove vive circondata dall’affetto del

partigiana a l el d a z n ia n o La testim

Carmen Altare figlio, della figlia e delle nipoti. La sorella vive a Nizza: “Ci vediamo raramente, sai, l’età … e la distanza…”. “Speriamo davvero che stavolta la Moratti non venga riconfermata Sindaco…”. “Si si, vedrà, stavolta non vincerà…” cerco di rassicurarla. Mi regala un sorriso, ed è lei a rassicurare me. Mi ha regalato anche la sua storia. E questa è la sua storia. La storia di una donna, forte e coraggiosa, che parla sottovoce, per non disturbare, che sorride dolcemente. La storia di una staffetta, tanto comune quanto straordinaria. È la storia di Carmen Altare, innocente. Anna Fava

La casa di Giovanni Altare, oggi ristrutturata.

SENZA RISARCIMENTI I FAMILIARI DELLE VITTIME La sentenza della Corte dell’Aia ha negato esista un dovere della Germania di oggi di risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Si tratta di migliaia di vittime civili (uomini, donne, bambini), in tanti luoghi dell’Italia centro settentrionale, compresi i 24 della strage di Cervarolo, sul nostro Appennino. Sul tema il 7 febbraio u.s. il nostro presidente nazionale prof. Smuraglia è stato ricevuto con i rappresentanti di ANEI, ANRP e Associazione vittime di Marzabotto dal ministro degli Esteri

TE DELLE STRAGI NAZIS 1944-1945?

Giulio Terzi di Sant’Agata. Dall’incontro è emerso che l’Italia avvierà consultazioni con la Germania. Per Cervarolo e per tutti gli altri casi analoghi, rimarrebbe dunque aperta una strada, quella degli accordi fra i due Stati. Su questa strada l’ANPI di Reggio Emilia, continuerà il proprio impegno a fianco dei familiari delle vittime delle stragi naziste (spesso compiute con la collaborazione di fascisti italiani) in nome di un’esigenza di verità che serva anche di monito rispetto ad altri tragici eventi che continuano tutt’oggi a verificarsi in varie parti del mondo.

Per notizie più approfondite si può consultare il sito www.anpi.it

24 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi


memoria

67° anniversario dell'eccidio di Legoreccio (Vetto)

Un nespolo a ricordo dei partigiani Il sindaco Sara Garofani legge la testimonianza del partigiano Pietro Tronconi

Il partigiano Francesco Bertacchini Volpe mentre pianta il nespolo

Gonfaloni, sindaci, autorità, le note suonate dalla banda musicale di Felina, i partigiani con i loro fazzoletti tricolori, l’Istoreco e poi ragazzi e ragazze, a ribadire che una cerimonia commemorativa ha senso soltanto se è un “passaggio di testimone” se è proiettata nel futuro. Perché non c’è futuro senza memoria. Così la domenica mattina del 20 novembre scorso, sotto un bel sole che ha reso tutto gradevole, si è svolta nel borgo di Legoreccio (Vetto) la cerimonia in ricordo dell’eccidio dei 24 partigiani del distaccamento “Fratelli Cervi”, compiuto dai tedeschi e dai fascisti tra il 16 e il 17 novembre 1944. Il sindaco Sara Garofani, che ha letto la memoria del

Sara Garofani, sindaco di Vetto, Mirco Carrattieri, presidente di Istoreco, Giacomo Notari, presidente ANPI, Fiorella Ferrarini, vice presidente ANPI

partigiano Pietro Tronconi (pubblicata qui a fianco), e altri intervenuti si sono alternati al microfono per ricordare quello che è stato uno dei più tragici episodi della lotta partigiana sull’Appennino reggiano: tedeschi e fascisti sorpresero i partigiani che si erano rifugiati in un casolare. Fu subito battaglia. Poi, dopo la resa, i nazifascisti iniziarono la mattanza. Insieme l’ufficialità dell’evento, a Legoreccio si è voluto ricordare quel sacrificio con un gesto simbolico di grande valore: è stato piantato un piccolo nespolo. Come aveva fatto tanti anni fa un partigiano scampato alla strage. Un nespolo, segno di vita e di rinascita, che da oggi verrà adottato dagli studenti

della scuola media di Vetto. Anche così si tramanda la memoria.

(“Gazzetta di Reggio” 21 novembre 2011)

Il corteo

gennaio - marzo 2012 25 notiziario anpi


memoria

LEGORECCIO 17/11/1944-17/11/2011

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Pietro Tronconi "Il mio appello è rivolto a tutti: non dimenticate!"

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Pietro Tronconi, scampato all’eccidio di Legoreccio Pietro Tronconi accanto alle foto dei caduti

“Ormai sono avanti negli anni e il mio pensiero va ai giovani, perché non dimentichino ciò che ha significato la Resistenza e l’essere partigiano...” Mi chiamo Tronconi Pietro, sono nato a Cerreto Alpi e sono della classe 1925. Da giovane facevo il pastore e conoscevo tutto il territorio dal Casarola al Cerreto, dal Ventasso al Cusna. Sono stato partigiano con la funzione di guida per il collegamento tra l’Emilia e la Toscana. Ho patito durante il partigianato il freddo e la fame,mo ho sempre sperato in un futuro migliore, convinto di essere, come partigiano, dalla parte giusta. La testimonianza che voglio portarvi è che se posso parlarvi è dovuto ad un caso fortuito. Anch’io dovevo essere qui a Legoreccio assieme ai tanti bravi ragazzi del distaccamento “Cervi”, ma una febbre mi costrinse a letto. Ora immaginate il dolore che ho sopportato al sapere dell’eccidio perpretato a danno dei miei compagni e

26 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

immaginate anche il dolore che io provo ogni anno in occasione di questa ricorrenza. Ormai sono avanti negli anni e il mio pensiero va ai giovani, perché non dimentichino ciò che ha significato la Resistenza e l’essere partigiano. Spero che questa mia testimonianza sia per loro motivo di riflessione. Onore ai Caduti della Resistenza per la libertà del nostro Paese! Anche quest’anno sono in grado di partecipare alla commemorazione di Legoreccio e per me è un dovere anche in considerazione del fatto che come partigiani siamo rimasti in pochi, pochi anche quelli del distaccamento “Fratelli Cervi”. Distaccamento nato a Collagna, e io conoscevo tutti i partecipanti fin dalla sua formazione: dieci giovani del Cerreto, sei di Vallisnera, quattro di Valbona e qualcuno di altri paesi vicini. Il comandante del “Cervi” era della pianura come il commissario Alto così chiamato per la sua altezza. Eravamo tutti ventenni o giù di lì. nonostante la giova-

ne età, abbiamo dato il nostro contributo, nonostante la scarsità di mezzi e armi, con morti e feriti partecipando a battaglie come allo Sparavalle o sulla Biola. Abbiamo sostenuto scontri a Succiso, Pratizzano e alla Scaluccia, riparando nel parmense quando ci fu la grande offensiva tedesca. Personalmente sono stato ferito per un cannoneggiamento che subì la nostra postazione sopra Caprile, quando fu individuata dai fascisti e dai tedeschi che si trovavano a Busana. Per le ferite fui portato all’infermeria che si trovava a Lama Golese, sopra Villa Minozzo. Come detto spero che questa mia testimonianza serva a far capire quanto sia stata ardua e pericolosa la nostra esperienza partigiana. Debbo, però, rilevare che con il passare degli anni, l’attenzione alle vicende partigiane va scemando. Il mio appello è rivolto a tutti: non dimenticate! Fate in modo che il sacrificio dei martiri di Legoreccio non cada nell’indifferenza, perché questa è la nostra storia.


Dicembre 1944-dicembre 2011

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Celebrati a Villa Sesso i Martiri fasciste lie g nel 67° anniversario delle rappresa Il 18 dicembre 2011, con l’impegno della Circoscrizione Nordest, delle Associazioni Partigiane e dei Comitati di zona, vi è stata una giornata di impegno civile della popolazione, che ha partecipato numerosa alla cerimonia di commemorazione dei martiri di Villa Sesso. L’orrendo assassinio degli inermi giovani Manfredi: Alfeo, Gino, Aldino, Guglielmo e del loro padre Virginio e di altre famiglie di partigiani come i Miselli, tutti impegnati nell’organizzazione del CLN, continua a mantenere nella nostra comunità un livello di indignazione e di cordoglio nell’animo di tutti i cittadini per un assurdo e famigerato assassinio ad opera dei fascisti capeggiati dal maggiore Attilio Tesei, che si ostinò ad obbligare alcuni componenti del plotone d’esecuzione ad eseguire i suoi ordini, dopo aver barbaramente torturato e sfigurato i poveri ragazzi. Quattordici furono le vittime del 20 dicembre 1944. In totale dal 17 al 21 di quel mese le vittime furono 23. Per tre giorni le vittime, abbandonate e insanguinate nella neve, non poterono essere pietosamente composte almeno dai familiari, per interdizione delle belve fasciste, che le esposero alla pretesa gogna di tutta la popolazione di allora, spaventata e minacciata di ulteriori rappresaglie. Così le famiglie colpite dagli assassinii, si sentirono abbandonate, isolate e discriminate dai loro concittadini, obbligati a non esprimere atti di solidarietà con le famiglie colpite. Nel corso delle celebrazioni, l’intervento di Giancarlo Ruggeri, magistrato e membro dell’ANPI Provinciale, ha tracciato un parallelo tra gli episodi dolorosi della Lotta di Liberazione ed il periodo attuale, che vede impegnati i cittadini onesti nella salvaguardia della nostra Costituzione, frutto della

Resistenza, opera incompiuta e necessariamente da difendere per salvaguardare la democrazia, la giustizia ed i valori di onestà nella vita civile di ogni giorno. Ha portato un saluto anche Hani Gaber, Rappresentante per il Nord della Missione diplomatica Palestinese in Italia, che ci ha parlato delle similitudini tra la nostra storia partigiana e la situazione esistente oggi in Palestina, dove la popolazione non trova ancora uno sbocco alla pace per l’oppressione e le ristrettezze del territorio in cui essi sono confinati. Gaber ha ringraziato per l’impegno e l’amicizia dell’ANPI, iniziati all’epoca di Carretti e mantenuti ancora oggi dalla presidenza Notari, consistente nella creazione di una scuola per tanti bambini palestinesi e nel sostegno delle attrezzature necessarie. Ha poi preso la parola il nostro Presidente ANPI di Sesso, Vando Pedroni, che ha ricordato l’impegno a mantenere unito il paese nei valori della Resistenza, facendo opera di proselitismo verso i giovani di Sesso ad impegnarsi nell’ANPI condividendone gli obbiettivi e gli ideali attraverso anche il tesseramento della nostra Associazione. Pedroni ha poi anticipato una iniziativa di grande coinvolgimento che sarà tenuta a Villa Sesso ai primi di marzo 2012, con la partecipazione del Magistrato Ingroia, per dar seguito ad un movimento di impegno civile contro le mafie che distorcono e distruggono il tessuto civile attraverso un’opera di aggiramento e contrasto delle leggi democratiche e contro la buona convivenza popolare. Così l’ANPI si impegna a combattere le “erbe cattive” e mantiene il suo inesauribile impegno per la promozione dei valori scaturiti dalla Resistenza. Anna Salsi

Giancarlo Ruggieri dell’ANPI provinciale

Il pubblico e le autorità durante la celebrazione della messa

gennaio - marzo 2012 27 notiziario anpi


memoria 28 febbraio1945-28 febbraio 2012

Un combattente disarmato: Sertorio, “santo ateo”. ue armi s le ti parole Le altri 9 patrio n o c o tt o s o sc delbo

Fucilato a Ca

All’alba del 28 febbraio 1945 i fascisti prelevarono dalle carceri di Reggio dieci patrioti e li fucilarono sulla Strada statale 63, tra Cadelbosco e Santa Vittoria. Tra quei dieci, Paolo Davoli Sertorio, comunista dal 1921, già esule in Francia, Intendente del Comando Piazza di Reggio. Era stato arrestato il 2 dicembre ‘44 e a lungo atrocemente torturato a Villa Cucchi. Quando morì aveva 42 anni. Per il suo davvero eroico comportamento è decorato di Medaglia d’argento al valore. Gli altri 9 patrioti erano: Luigi Rigolli, Amedeo Rossi, Salvatore Garilli, Andrea Garilli e Tito Di Parma, tutti di Piacenza; Medardo Pagliani e Fermo Pedrazzoli di Correggio; Ferruccio Ferrari Erio Benassi di Reggio. Dell’eroico comportamento di Paolo Davoli è stato scritto altre volte, sia su questa pagine che in quelle di “Ricerche storiche”. In questo 67° anniversario del suo sacrificio, pubblichiamo parte di una testimonianza che il partigiano cattolico Giovanni Fucili, scomparso il 13 gennaio 2009, pubblicò su “RS” n. 56, dic. 1978. “Paolo Davoli fu mio carissimo compagno di lotta. Mi fu amico, Maestro, padre. Ho imparato da lui ad attendere con pazienza, a sperare, a credere, ad amare gli ideali della giustizia e della libertà inscindibilmente connessi. Paolo, anzi Paolino come io lo chiamavo, si presentava agli appuntamenti sempre in orario perfetto, ai piedi di quella Madonnina di Cavazzoli che fu, per mesi, il luogo di ritrovo di tanti resistenti in una stradicciola che

allora, nel 1944, era discreta perché ancora nascosta dalla vegetazione, facilmente abbandonabile nel caso di una stretta, perché tutt’intorno v’erano possibilità naturali di celarsi e di rifugiarsi presso famiglie amiche. […] Ci sedevamo sul ciglio della strada e lì cominciavano le sue lezioni […] Davoli era un combattente ed era, nello stesso tempo, un mite: non era uomo di spada, ma di pensiero. Io l’ho sempre giudicato un “santo ateo” […] Paolino, certamente, non credeva né in Dio né nella Chiesa. Credeva però in una umanità di fratelli, senza sfruttati né sfruttatori, in una umanità in cui l’uomo realizza, completamente, la propria dignità”. Ho altra volta paragonato queste intense parole di Giovanni Fucili a quelle sui “cristiani inconsapevoli” di cui scrisse il grande teologo cristiano, e martire antinazista, Dietrich Bonhoeffer nella lettera dal carcere berlinese di Tegel del 27 luglio 1943. Erano, quei “cristiani inconsapevoli”, i comunisti e i socialisti suoi compagni di sofferenza e di testimonianza di fronte alla tortura e alla morte. Quella morte che Bonhoeffer affrontò pregando in ginocchio prima di essere impiccato, nel lager di Flossenburg, il 5 aprile 1945. Anche il pastore evangelico e teologo Bonhoeffer, come l’operaio e sarto comunista Paolo Davoli, era stato amico e Maestro di tanti giovani. Ai suoi allievi tedeschi insegnava a non farsi, col silenzio, complici della follia nazista, a cominciare dalla perversione antisemita. (a.z.)

Ecco una foto attuale della “Madonnina” di cui parla il partigiano cattolico Giovanni Fucili nella sua testimonianza su Paolo Davoli. Ora è come assediata, e quasi travolta, dall’impetuoso sviluppo edilizio di una zona, “il Carrozzone” di Villa Cavazzoli, un tempo del tutto agricola e caratterizzata dalle piantate di olmi con le viti “maritate”, da coltivazioni di granoturco, e da rotazioni tra medicai e grano. Nei mesi della tarda primavera e dell’estate 1944, l’insieme della vegetazione offriva molte possibilità di nascondersi, anche in pieno giorno. Nei dintorni, case contadine amiche facilmente raggiungibili in caso di necessità. Il sottoscritto compare nella foto (di Vera Bertolini) soltanto allo scopo di rendere l’idea delle dimensioni del manufatto, che tra l’altro si presenta in precarie condizioni e meriterebbe di essere restaurato e salvaguardato per molte ragioni: come reminiscenza di un mondo agricolo e di “pietà” religiosa ormai lontani, per le qualità tipologiche del manufatto, perché luogo di memoria della resistenza in pianura e del ruolo che in essa ha avuto Paolo Davoli. 28 gennaio - marzo 2012

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Il partigiano Felice Montanari Nero, fiori i a v e l o v e h c

memoria

ba m o t a u s a l ossi sopra

r

“La Resistenza non finisce mai” recitava un cartello esposto davanti al municipio di Boretto dove si è svolta, lo scorso 5 gennaio, la commemorazione del 67° anniversario del sacrificio del partigiano Felice Montanari Nero. In mattinata, una delegazione composta dall’ANPI di Boretto, Poviglio e Suzzara e da Amministratori pubblici locali si è recata al cimitero di Canneto sull’Oglio (Mantova), suo paese di nascita, dove sono sepolte le spoglie di Nero. Sulle note del Silenzio è stato deposto sulla sua tomba un mazzo di fiori rossi come lui avrebbe valuto. Nel pomeriggio, ancora sulle toccanti note del Silenzio, la stessa cerimonia è stata ripetuta al Casello 23, ubicato sulla strada per Poviglio, il luogo dove il giovane partigiano, dopo aver a lungo resistito all’attacco dei fascisti, vistosi perduto, ha liberato l’ufficiale tedesco che teneva prigioniero e si è tolto la vita con un colpo di pistola per non cadere vivo nelle mani del nemico. La manifestazione è proseguita nel pomeriggio, presso la sala del Consiglio comunale di Boretto, dove campeggiavano le foto di Nero. In questa cornice, alla presenza di numerosi cit-

tadini, fra cui Anna, la sorella di Felice, e rappresentanti dell’ANPI, hanno parlato il sindaco di Boretto Massimo Gazza: “La Resistenza – ha sottolineato – non va attualizzata ma studiata e divulgata”; Angelo Appiani, assessore del Comune di Canneto sull’Oglio, ha detto: “Finché ricordiamo ciò che Felice Montanari ha donato, Egli non morirà mai”; Alessandro Fontanesi, a nome dell’ANPI provinciale, ha sottolineato il no a ogni tipo di revisionismo; Roberta Mori, consigliera regionale, ha posto l’accento sulla scelta eroica di Felice. Ha preso poi la parola un giovane di Boretto, Fabio Bisi, che ha ricordato il sacrificio del partigiano diciottenne e lo ha raccontato con gli occhi dei giovani d’oggi. Dopo la commemorazione, si è svolta la tradizionale fiaccolata che dalle sede comunale si è snodata per le vie cittadine fino al Monumento dei caduti, dove è collocata una riproduzione del Casello 23, e lì sono stati deposti dei fiori rossi in memoria di Nero. A concludere la giornata, il rinfresco nel locale ARCI intitolato proprio a Felice Montanari. Adriana Zoboletti

gennaio - marzo 2012 29 notiziario anpi


ento m a r t n e c n o c i d o memoria Il camp di Fossoli

MAIPIÚ!

Un nostro volontario, appassionato di fotografie corredate sempre da un suo commento avrebbe piacere di vedere pubblicata questa sua fotografia sul giornalino dell’ANPI per la ricorrenza del 27 gennaio, giorno “dedicato alla memoria”. A me è sembrata molto bella e significativa e ve la inoltro, perché nessuno può… o deve permettersi di dimenticare.

Ombretta Poli - ANPI di Rio Saliceto

Il campo di concentramento di Fossoli Il campo di Fossoli nacque come campo di prigionia situato nell’omonima località dell’Emilia-Romagna, allestito dagli italiani nel 1942. Fu successivamente utilizzato dalla Repubblica Sociale Italiana e quindi direttamente dalle SS come principale campo di concentramento e transito (in lingua tedesca: Polizei- und Durchgangslager) per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici. Nel dopoguerra, vi furono internati prigionieri dello sconfitto regime, fu inoltre usato per campo profughi e fu in esso che mosse i primi passi la comunità di Nomadelfia. Nel corso del 1944, diviene il Campo di Polizia e transito (Polizei-und Durchgangslager) utilizzato dalle SS e inserito di fatto nel sistema concentrazionario nazista, quale principale campo deputato alla deportazione dall’Italia verso i lager del Reich. 30 gennaio - marzo 2012

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Campo per ebrei e politici I circa 5.000 deportati politici e razziali internati a Fossoli ebbero come tragiche destinazioni i campi Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Bergen-Belsen, Mauthausen, Ravensbruck. Ad oggi si conosce che tra il gennaio e l’agosto 1944 siano stati organizzati per gli internati di Fossoli almeno otto convogli ferroviari, cinque dei quali destinati ad Auschwitz, tra cui quello che nel febbraio 1944 trasportò oltre seicento ebrei compresi i dieci reggiani. La questura di Modena (RSI) resta a dirigere nel Campo Vecchio (l’area a nord che si affaccia su via Grilli) e vi fonda il campo per internati civili (attivo fino all’inverno del 1944). Già presenti dal febbraio 1944, le SS nel marzo assumono ufficialmente la direzione del campo di Polizia e transito nel Campo Nuovo (l’area a sud-est che si affaccia su via Remesina): prigionieri politici e razziali vengono qui trasferiti dai campi e

Mai Più Mai più mai più v forzate carceri mai più il iolenze e crimin mai più r leciti egoismi i mi più do inunce e affann mai più fi lore ai giovani i in campi lo spinato ma semp d’abbandono con enfa re un solo grido Viva Lasi e trasporto Vita e L ’Uomo! Carlo R igoglioso

dalle carceri del nord d’ Italia per essere deportati nei Lager europei. A causa dell’avvicinarsi del fronte e dell’intensificarsi delle pressioni partigiane nella zona, la gestione e il controllo del campo diventano difficili: il 2 agosto il comando tedesco decide la chiusura del Dulag e il suo trasferimento più a nord, a Bolzano-Gries. Si stima che siano passati da Fossoli circa 5.000 deportati, di cui la metà ebrei: un terzo dei deportati ebrei del nostro paese transita per il campo di Fossoli. Carlo Rigoglioso


28 dicembre 1943-28 dicembre 2011

memoria

Commemorato il 68° anniversario della fucilazione dei Sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri L’amministrazione comunale guastallese in collaborazione con l’Istituto Alcide Cervi, Provincia, Comuni di Reggio, Gattatico, Campegine, le associazioni Anpi, Alpi, Apc, Anppia e Istoreco ha reso omaggio, il 27 dicembre, a Quarto Camurri.

A differenza degli altri anni, la commemorazione della fucilazione dei sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri è iniziata il pomeriggio del 27 dicembre, a Guastalla. Alle 15, nel cimitero della città della Bassa – alla presenza dei nipoti di Camurri, giunti da Reggio, Reggiolo e dalla stessa città in cui era nato, del sindaco Giorgio Benaglia, della giunta, dei consiglieri comunali, insieme ai parlamentari reggiani Emerenzio Barbieri (PdL) e Albertina Soliani (Pd), oltre all’assessore provinciale Marco Fantini – è stato reso omaggio alla tomba di Quarto. Nel pomeriggio, presso la Sala consiliare, si è tenuto un incontro commemorativo dal titolo La vicenda, il contesto storico e la figura di Quarto Camurri con gli interventi di Giorgio Benaglia – che ha ricordato Franco Filippini, ucciso il 17 dicembre 1944, e don Pietro De Carli, bruciato vivo a Torre Paponi (Imperia) il 16 dicembre 1944 – di Rossella Cantoni (presidente Istituto Alcide Cervi) e di Michele Bellelli (storico, Istoreco). Il 28 dicembre, come di consueto, è stata deposta una corona di fiori presso la tomba dei sette Fratelli Cervi al Cimitero di Campegine; successivamente, presso il poligono di tiro di Reggio Emilia, luogo della fucilazione, è avvenuto l’omaggio delle autorità e dei cittadini, con gli interventi di Alessandro Frignoli (vice presidente dell’ANPI di Reggio Emilia) e Filomena De Sciscio (vice sindaco del comune di Reggio Emilia). La mattinata è proseguita al Museo Cervi di Gattatico, dove Rossella Cantoni, Sonia Masini (presidente Provincia di Reggio Emilia) e Frediano Sessi (storico) hanno parlato sul tema Dal Risorgimento alla Resistenza: i fratelli cervi 68 anni dopo. A conclusione della manifestazione è intervenuto il sindaco di Torino Piero Fassino. Infine, da ricordare che nei locali espositivi del Museo Cervi è stata inaugurata la mostra fotografica Campirossi 1969 con l’intervento e la partecipazione del sindaco di Piazza Armerina Carmelo Nigrelli.

gennaio - marzo 2012 31 notiziario anpi


7 gennaio 2012

avvenimenti

Mario Monti

“Sono gli evasori fiscali quelli che mettono le mani in tasca agli italiani”

Alcuni momenti della manifestazione

Quando lo speaker annuncia la presenza della Finanza tra le rappresentanza d’arme e della polizia, Piazza Prampolini esplode in un applauso sentito e convinto. Sono le 10.30 di sabato 7 gennaio 2012, e si è in attesa del Presidente del Consiglio, sen. Mario Monti, che celebrerà il 215° anniversario della nascita del Tricolore, avvenuta il 7 gennaio 1797 nella Sala del Tricolore qui a Reggio Emilia. E quando Monti, anche al Municipale, nel momento finale delle celebrazioni, ricorderà l’impegno della Finanza e dell’Agenzia delle entrate nella lotta all’evasione, la sala rinnova l’apprezzamento con un caloroso applauso. Questo il clima che oggi si respira qui, ma è il clima che pervade, probabilmente, la maggior parte delle città italiane. Gli evasori sono i nemici dell’equità. “Sono loro – affermerà Monti al Municipale – quelli che mettono le mani in tasca agli italiani”. Finalmente, dopo 20 minuti di attesa oltre

“I giovani sono la chiave di ispirazione dell’iniziativa del governo”. 32 gennaio - marzo 2012

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programma, il Presidente del Consiglio fa il suo ingresso in Piazza Parmpolini, dal lato della statua del Crostolo – che con buona scelta scenografica sta tra i due pennoni ancora senza bandiere –, e passa in rassegna le diverse formazioni militari e della polizia schierate davanti al Duomo. E la tensione accumulata nel silenzio si scioglie nella piazza che applaude con calore il Professore. Di fronte la guardia civica, che ha aperto i festeggiamenti, in costume d’epoca e i labari delle associazioni combattentistiche fra cui quello azzurro dell’ANPI costellato dalle tante medaglie al valore assegnate ai combattenti per la libertà dell’Italia. Al termine della cerimonia dell’alza bandiera quella italiana, portata dai rappresentanti dei diversi reparti dell’esercito, sventola accanto a quella europea, portata da alcuni studenti delle scuole superiori reggiane. La prima issata sulle note di Fratelli d’Italia, la seconda accompagnata dall’Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, l’inno dell’Europa. A suonarli la fanfara della brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli. La piazza apprezza e applaude ancora. L’Italia e l’Europa non possono fare a meno l’una dell’altra: è uno dei temi conduttori di queste celebrazioni. Poi tutti in sala del Tricolore dove sono consegnate dal sindaco di Reggio Emilia,

Graziano Delrio, copie della Costituzione a giovani studenti reggiani fra cui alcuni di origine indiana, egiziana, pakistana e del Burkina Faso. Ed è sui giovani che si sofferma anche in un breve discorso fuori programma Monti, nella sua prima uscita ufficiale da Presidente del Consiglio in una città italiana, sottolineando che i “giovani sono la chiave di ispirazione dell’iniziativa del governo”. Come un treno delle FFSS, il ritardo sui tempi previsti dal cerimoniale si accumula nel trasferimento al teatro municipale, dove sono previsti gli interventi di Graziano Delrio, Sonia Masini, presidente della Provincia di Reggio, e di Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna. Lungo il percorso le contestazione della Federazione della sinistra e della Lega Nord, proteste relegate a debita distanza dal teatro municipale. Si sentivano ma non troppo, giusto il tempo di entrare... Quella della sinistra confinata a metà strada, sulla destra, fra la sala del tricolore e il municipale. Fischi e slogan di “classe” sulle note di Bella ciao. La Lega Nord, dietro le transenne di piazza della Vittoria, sulla sinistra, i “vaffanculo” si sprecano... All’interno del teatro, il Sindaco dopo avere letto il messaggio del Presidente della Repubblica, sottolineato il valore di


215° anniversario della Tricolore

avvenimenti

A REGGIO EMILIA

L'alza bandiera in Piazza Prampolini

La consegna della Costituzione a giovani reggiani foto di Glauco Bertani

libertà del “vessillo tricolore” e il ruolo che ebbero i giovani nella lotta al nazifascismo e alla stesura della Costituzione, rivendica con orgoglio lo spirito europeo dei reggiani. Al termine di un intervento applaudito in più occasioni, le parole del Presidente guardano al futuro: “Oggi il 2061 può apparirci lontano. Ma è un errore. Non è lontano. E’ il tempo dei nostri figli, dei nostri nipoti. L’ISTAT ha già pubblicato le previsioni demografiche al 2065. Conosciamo già i problemi dell’Italia del Bicentenario; la demografia, la scarsità di giovani di origine italiana, la necessità di integrare quel 17 percento di popolazione che sarà straniera o di origine straniera. La nostra responsabilità è quella di superare la crisi odierna, ma di riportare l’Italia sulla strada dell’accumulazione di risorse economiche e morali”. Glauco Bertani

6 dicembre 2012

Auguri Partigiani da Castelnovo ne’ Monti Si è tenuto il 6 dicembre scorso, presso il centro sociale “Insieme” di Castelnovo Monti, l’annuale incontro con i partigiani e gli iscritti per il tradizionale scambio di auguri natalizi. Prima del classico pranzo a base di polenta, l’incontro è stato oggetto di diverse riflessioni. Il presidente provinciale Giacomo Notari ha ricordato l’esperienza partigiana e il significato moderno di “partigiano”, mentre Wassilj Orlandi, della sezione castenovese, ha illustrato l’attività svolta dalla partecipazione al processo per l’eccidio di Cervarolo, alle commemorazioni, dal congresso provinciale alle attività nelle scuole. Giuseppe Battistessa, poi, intervistato gli in-

vitati: Enrico Bini, della Camera di commercio di Reggio, sulla possibilità di integrare il progetto “Fiere” con la realtà di Castelnovo Monti; Benedetto Vadisalici, ex responsabile SERT, relativamente al problema delle droghe; Gian Luca Marconi sindaco di Castelnovo. Sono stati anche ricordati i partigiani che ci hanno lasciato: Ugo Giorgini, Gina Moncigoli e Annita Malavasi. Il tutto ha sollecitato l’interesse del 80 presenti. Il momento conviviale è proseguito al pomeriggio con musica e ballo. Wassilj Orlandi

gennaio - marzo 2012 33 notiziario anpi


avvenimenti

60°°

Anniversario di matrimonio

Teobaldo Borciani Pompeo ed Elena Ganapini

EVENTI RESISTENZA MARZO - APRILE DA COMMEMORARE

Le manifestazioni relative si svolgono di norma nel giorno non lavorativo più prossimo alla data dell’evento

1 marzo 1944. Sciopero di Montecavolo (Quattro Castella) Arresti e punizione collettiva. -----------------------------------------------------------------------

15 marzo 1944. Battaglia di Cerré Sologno 7 partigiani caduti: Gaetano Bedeschi e Nicola Franceschini (di RE), Walter Zetti, Azelio Rinfranti, Giovanni Bertoni e Gerardo Albicini (di MO), Luigi Bosco (di BA). -----------------------------------------------------------------------

20 marzo 1944. Strage di Cervarolo 3 civili uccisi a Civago, 24 a Cervarolo. -----------------------------------------------------------------------

27 marzo 1945. Assalto a Villa Rossi e Calvi – Botteghe di Albinea. 3 inglesi caduti: Riccomini, Guscott, Bolden. -----------------------------------------------------------------------

1 aprile 1945. Battaglia di Ca’ Marastoni (Toano) 6 partigiani caduti: Vito Caluzzi, Ennio Filippi, Valentino Lanzi, Ariante Mareggini, William Manfredi (med. d’arg. alla m.), Valentina Guidetti. -----------------------------------------------------------------------

Il 29 settembre 2011, il partigiano Teobaldo Borciani Pompeo ed Elena Ganapini hanno festeggiato il 60° anniversario del loro matrimonio celebrato ad Albinea nel 1951. Al caro nostro amico Pompeo ed alla sua gentile signora gli auguri calorosi dell’ANPI per un felice proseguimento della loro unione.

67°°

Anniversario di matrimonio

del partigiano Luigi Beggi Mago e della moglie Anna

13 aprile 1945. Battaglia del Quaresimo, Ghiardo (Bibbiano) 2 partigiani caduti: Walter Giovanardi, Lorenzo Gennari, Fiorello (med. d’oro alla mem.). -----------------------------------------------------------------------

13 aprile in città: manifestazione studenti, cade Marcello Bigliardi, del FdG (Fronte della Gioventù). ----------------------------------------------------------------------15 aprile 1945. Battaglia di Fosdondo di Correggio. 5 partigiani caduti: Sergio Fontanesi (med.d’arg. alla mem.), Giacomo Pratissoli, Paride Caminati, Luciano Tondelli, Angiolino Morselli (med. arg. alla mem.) -----------------------------------------------------------------------

23 aprile 1945. Battaglia Ghiarda di Rivalta. 6 partigiani caduti: Giuseppe Labellarte, Mario Garavaldi, Dante Beltrami, Livio Francia, Orlando Strozzi, Gino Gambini.

34 gennaio - marzo 2012

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Siamo arrivati ancora insieme a 67 anni di matrimonio, tra lotte per la democrazia, gli anni belli della speranza, la rabbia delle delusioni; ma sempre la barra dritta verso la nostra Costituzione, guida delle genti e del futuro dei nostri giovani. Vogliamo in questa occasione fare un augurio con affetto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano, a voi tutti che contribuite a creare il giornale dell’ANPI. Buon lavoro e grazie, noi lo leggiamo sempre tutto. Vi auguro a tutti buone feste e un anno migliore senza Berlusconi. Luigi e Anna Beggi


Nel ricordo di Ugo Benassi I ricordi di Ugo sono tanti e tutti comporterebbero un richiamo per il loro valore politico e morale ma di uno in particolare vorrei parlare e cioè di quando, diventato io sindaco di Carpineti, lo ritrovai concittadino interessato a quel che pensavo di fare in questo Comune. Il suo interessamento derivava, oltre che dalle ragioni della nascita a Valestra di Carpineti, anche dal fatto di avere alle spalle l’esperienza straordinaria di primo cittadino di Reggio Emilia. Così discutemmo animatamente sulla necessità, da parte di un Sindaco, di tenere conto della storia della comunità che è chiamato ad amministrare e degli aspetti culturali che la contraddistinguono, oltre che dei bisogni dei cittadini. Per lui Carpineti era stato comunque un punto di riferimento importante e mi parlava con insistenza dei Sindaci che l’avevano amministrato, a cominciare da Nello Lusoli, oltre che di Natale Caroli e Bruno Valcavi. Mi parlava altresì dell’importanza del castello di Carpineti nel periodo matildico e poi della Resistenza che fu nel Comune particolarmente intensa e strettamente collegata alla città di Reggio Emilia. Così, insieme, riflettemmo più volte sull’ipotesi di un collegamento diretto fra queste due realtà: Carpineti e Reggio e fu anche per merito suo se nacque l’ipotesi di un rapporto organico che partisse dalla necessità che: “Reggio ha bisogno di Carpineti

dal punto di vista storico, ambientale e paesaggistico così come Carpineti ha bisogno di Reggio per quello economico e sociale”. Furono allora gli spunti di un discorso e si potrebbe dire di una “strategia” istituzionale ben valida ancora oggi. Ma parlando di Carpineti Ugo andava agli affetti più cari della sua famiglia. A quelli di suo padre Celso che veniva da una povera famiglia contadina. Aveva studiato nel seminario di Marola esercitando poi la funzione di maestro elementare, a quelli di sua madre Vittorina e a quelli di suo fratello Mario e delle sue sorelle Romana, Matilde, Lella, Lisa, Vittoria. Un famiglia numerosa, di ben nove persone, che quando si spostava da una sede scolastica all’altra si faceva notare e richiamava l’attenzione dei vicini e dei genitori dei ragazzi e ragazze che frequentavano la scuola. Una famiglia numerosa anche da sostenere, costretta a vivere in ristrettezze economiche e che aveva bisogno di tutti. Le sedi scolastiche nelle quali il maestro Benassi esercitò la sua funzione furono molteplici (Valestra-Carpineti, Cadelbosco, San Bartolomeo, Pratofontana, Mancasale) e in tutte lasciò il segno della sua intelligenza, delle sue capacità educative, dell’impegno e della passione che ci metteva nell’insegnamento, in continuità con quelli che erano i suoi doveri famigliari. I figli, e fra questi Ugo, non potevano fare a meno di sentire quel senso del dovere che animava il padre e poi la complessità dei problemi che nascevano nello stare insieme e del confrontarsi con gli altri ragazzi/e delle località dove si trovarono a vivere. Rettitudine morale, rispetto degli uni nei riguardi degli altri, senso innato di giustizia e sete di sapere. Questi alcuni degli aspetti essenziali che favorirono la formazione del giovane Ugo e che lo portarono ad agire con il popolo, per il popolo, militando nelle organizzazioni di sinistra e poi nel PCI. Il padre era rispettoso del loro modo di pensare, della loro autonomia di giudizio e lasciava responsabilmente fare, assecondando le scelte dei figli. Così Mario divenne ben presto un dirigente nazionale della gioventù comunista e Ugo lo seguì con grande impegno sul piano locale, assolvendo, a meno di vent’anni, alla funzione di vice segreta-

rio provinciale della FGCI (Federazione giovanile comunista). Dovette anche fare i conti con le forze di polizia nel 1950, quando furono uccisi cinque operai delle fonderie di Modena, per avere “istigato” gli studenti a manifestare. Su “Riscossa Giovanile”, un settimanale della FGCI, scrisse in quel periodo più di un articolo a sostegno della organizzazione e di quello che sarebbe dovuto diventare perché fosse: “sempre più valido sia il suo apporto alla lotta che la classe operaia e il popolo italiano conducono per la conquista di un mondo migliore”. Le qualità e i titoli di merito acquisiti in poco tempo da Benassi nella FGCI ne fecero uno dei “quadri” dirigenti più promettenti del PCI nel quale approdò, sempre nel 1950, per assolvere il compito della “Stampa e propaganda” come allora veniva definita l’attività d’informazione. Viene quasi da sorridere a leggere, sempre su “Riscossa Giovanile” gli elogi che in quella circostanza gli furono rivolti con “commozione” dai giovani della FGCI che riconoscevano in “Ughetto” il capo riconosciuto della: “squadra del filo di ferro dipinto di rosso” anche per le sue imprese calcistiche. Dalla FGCI al Partito, ma qui l’azione politica di Benassi si fece più complessa e difficile, soprattutto nei rapporti interni. Quelli degli anni cinquanta erano tempi di rinnovamento, di ricambio della generazione prestigiosa dell’antifascismo e della Resistenza e Ugo, per le responsabilità assunte, venne a trovarsi in mezzo al guado tra la difesa dei vecchi valori del passato e di quelli nuovi dei più giovani, di “rinnovamento” e di affermazione della nuova linea del Partito per una “Via italiana al socialismo”. Benassi comprese bene questa necessità, giovane come era, ma cercò di mediare, attardandosi, forse più del necessario, nella difesa del passato, tanto da apparire quasi un conservatore e in tal senso preso di mira da parte di chi non comprendeva bene, in quel momento, i suoi propositi. Soffrì e non poco dello scontro aspro che si produsse e in questa circostanza fu aiutato in modo particolare dalla moglie Lucia Camellini e dai famigliari tutti a testimonianza di quei rapporti che fanno dei meriti di un dirigente il frutto imprescin-

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dibile di chi gli sta più vicino. Con la moglie venne poi la figlia Patrizia e le nipotine Gaia e Alice che tanto lo allietarono negli ultimi anni rendendo più serena la sua vecchiaia. Dopo l’esperienza degli anni cinquanta per Ugo iniziò quindi una nuova stagione politica, prima come vice presidente della Provincia, poi come Sindaco di Reggio Emilia, facendo di queste istituzioni dei punti di eccellenza, non solo di carattere locale, ma regionale e nazionale nel campo amministrativo. Come segretario provinciale del PCI di

Reggio Emilia, tra il ’79 e l’84, ebbi modo di seguirlo da vicino e più volte rapportarmi con lui. Un altro aspetto mi preme quindi porre in rilievo che fu quello dei rapporti tra Partito e Amministrazione di quel periodo. Insieme, allora, convenemmo che nessuna decisione di carattere amministrativo dovesse essere adottata all’interno del partito e da esso imposta, nel rispetto reciproco delle rispettive autonomie di giudizio e di azione. Capitò così, in alcuni casi, che il partito non condividesse talune scelte del Comune e viceversa, ma ciò non ostacolò mai la ricer-

La prima pagina dell’intervista a Scalfaro sul “Notiziario” dell’aprile-maggio 2002

SCALFARO E LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE Il 28 gennaio u.s., in età di 93 anni, ci ha lasciato il Presidente emerito della repubblica Oscar Luigi Scalfaro. A due mesi di distanza un semplice ricordo dell’Uomo che si spese fino all’ultimo a difesa della Costituzione repubblicana e dei valori della Resistenza. Cattolico militante, giovanissimo padre costituente nel 1946, ebbe sempre come

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sua bussola sul piano civile la Costituzione repubblicana. Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999, fu poi per dieci anni Presidente dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione, fondato da Ferruccio Parri nel 1947. A Reggio venne diverse volte, ed in diverse vesti. Da Capo dello Stato fu con noi il 7 gennaio 1997, 200° del Tricolore. Il 27 febbraio 2002 lo avemmo come oratore ufficiale alla commemorazione della battaglia di Fabbrico. Non essendo riusciti ad ottenere una sua intervista in

ca di quelle intese che furono di reciproco sostegno. Negli ultimi anni Ugo si riferì a quella esperienza dando atto del rapporto fruttuoso che allora si stabilì. Lo stesso seppe fare nel rapporto con le organizzazioni sociali e anche con l’ANPI a cui guardava come espressione dei valori imprescindibili della pace e della libertà, che lo avevano animato per tutta la vita nello spirito della Costituzione repubblicana. Alessandro Carri

quel febbraio, il sottoscritto ebbe modo di realizzarla il 12 marzo successivo, ricevuto su appuntamento da Scalfaro nel suo ufficio di Palazzo Giustiniani. L’intervista venne pubblicata sul n. 4 del “Notiziario” di aprile-maggio 2002. Tra le molte risposte che con grande cortesia e limpido eloquio diede alle nostre domande, voglio qui parzialmente citare quella relativa alla validità di una cultura antifascista e di una memoria della Resistenza, fortemente messe in questione nel clima del berlusconismo allora in forte ascesa. “... Io credo che il rivivere la storia della dittatura fascista, e il rivivere quello che è stato il tramonto tragico e carico di sangue, e la vittoria di coloro che hanno creduto nella libertà, vuol dire continuare a dire un ‘no’ preciso, motivato, a ogni dittatura...”. Poi sulla Costituzione repubblicana e sui comitati per la sua difesa “Io ricordo durante la campagna elettorale (vinta da Berlusconi, NdR), le parole dell’attuale premier, allora capo dell’opposizione: ‘Noi, con la maggioranza, cambieremo la prima parte della Costituzione’ (...) E io ho girato l’Italia, non per fare comizi, ma per svolgere questo tema: Difendo la Costituzione della Repubblica’” (a.z.)


Roma 1979, anno internazionale del bambino. Da sinistra Leda Colombini, Ione Bartoli, Lanfranco Turci e Patrizia Ghedini

In ricordo di Leda Colombini Non intendo tracciare la figura di Leda Colombini, ben altri lo hanno fatto o lo faranno. C’è anche un bel libro: Storia di Leda, che mi è particolarmente caro per una dedica affettuosa che Leda mi ha scritto di suo pugno. Leda è nata nel 1928. Figlia di ragazza madre è cresciuta nella famiglia materna circondata da affetto, come la sorella. A quei tempi non era cosa da poco sfidare pregiudizi ed anche cattiverie, ma Leda era forte già da giovanissima. Si ribellava alle ingiustizie, ha conosciuto la fatica del lavoro nei campi ed ha sofferto per i mancati studi. Non ha avuto esitazioni quando si trattò di scegliere da che parte stare durante la Resistenza. Fu nei “Gruppi di difesa della donna “ che nella Resistenza giocarono un ruolo importante. A Liberazione avvenuta si impegnò nell’UDI, nel ricostruito PCI. A Fabbrico chi non è giovane si ricorda di lei. E’ ancora assai giovane quando inizia a ricoprire responsabilità nazionali: è alla Federbraccianti, alla Commissione Agraria del PCI, poi alla nascente Alleanza nazionale dei contadini, di cui sarà vice presidente. Ha lavorato con forti personalità quali Luciano Romagnoli, Ruggero Greco, Nilde Iotti. Lei stessa dice quanta fatica, quanta tenacia richiedeva essere all’altezza delle responsabilità che ricopriva. Ha avuto

l’umiltà di chinarsi sui libri per formarsi una cultura generale e per imparare a scrivere una circolare di direttive che riassumesse decisioni nazionali. Leda era sempre, lei stessa lo dice, nei luoghi ove le mondine facevano sciopero per conquistare il contratto di lavoro o migliori condizioni di vita, fra chi conduceva le lotte per la conquista delle terre incolte, fosse In Sicilia o in un’altra regione. Per me Leda ha sempre rappresentato una persona che ha lottato per il riscatto sociale, per la emancipazione femminile, facendone la sua fondamentale ragione di vita, ma si è anche formata una famiglia, ha avuto due figli e la gioia di essere nonna. Ha voluto a Roma con lei la madre e anche la sorella. Un rapporto di lavoro più stretto e continuativo l’ho avuto con Leda quando per dieci anni sono stata assessore regionale dal 1970 al 1980. Per cinque anni, dal 1970 al 1975 Leda è stata consigliere regionale, poi, conquistata dalle sinistre la Regione Lazio, ne è diventata assessore ai servizi sociali e agli enti locali. Quando era consigliera regionale di minoranza veniva spesso ai convegni che si organizzavano in Emilia. Io le dicevo: “Ma come, sei tu che mi devi e ci devi insegnare”. E lei rispondeva: “No. Dalla mia Emilia ho ancora tanto da imparare”. Poi come assessori abbiamo lavorato insieme aiutandoci reciprocamente con un rapporto anche amichevole. Leda era anche generosa, non si risparmiava. (Ricor-

do benissimo che in una campagna elettorale per le regionali in Sicilia io restai per alcuni mesi in quella regione a coordinare il lavoro femminile. Mi resi conto subito quanto fosse stimata Leda e assai conosciuta nelle singole città siciliane. Le chiesi di aiutarmi e di essere relatrice in una assemblea regionale. Le sarebbe costato perché aveva altri impegni, ma accettò. Sapevo che avrebbe saputo trovare parole, argomenti per chiedere l’impegno delle compagne siciliane. E fu davvero brava). Ricordare le responsabilità nazionali di Leda non è facile. E’ stata anche deputata nazionale lasciando ricordi e tracce del suo impegno. Leda trovava però anche il tempo per essere impegnata nelle sezioni di partito o nell’UDI della zona dove abitava. Non si è mai dimenticata delle sue radici, ha continuato ad essere una del popolo. Lei non ha conosciuto cosa è la “pensione”, il calo di tensione sociale. Per anni si è preoccupata, attraverso una specifica associazione, delle donne in carcere, soprattutto dei bambini che crescevano in carcere ed ogni sabato ne organizzava l’uscita, con un pullman li portava nei prati, a pranzi all’aperto, a visitare luoghi sconosciuti, donando loro l’ affetto di chi sa, come lei, voler bene a chi soffre di più. Organizzava e partecipava a convegni regionali. Voleva una legge perché non ci fossero più bambini in carcere. Riuscì a parlare con le elette dei diversi partiti perché insieme come donne presentassero una legge, una legge che è riuscita a fare approvare. Credo sia stata la sua ultima vittoria. Leda se ne è andata al ritorno dalla sua ultima riunione dal carcere, un malore le è stato fatale. Tra i tanti ricordi di lei uno ha capito davvero chi era Leda. Diceva “Leda, stai tranquilla anche questo sabato i tuoi bambini usciranno dal carcere, perché saremo noi ad accompagnarli nella loro scampagnata”. Ora che Leda non c’è più, il nostro impegno deve essere che quella legge da lei tanto voluta sia applicata, diventi realtà, e non ci siano più bambini che crescano in un carcere. Per tutto questo ricordare Leda, per noi reggiane e reggiani, vuol dire ricordare una delle sue migliori figlie. Ione Bartoli

gennaio - marzo 2012 37 notiziario anpi


GIOVANNI SIMONELLI (FRANCO) 1923-2011

In ricordo del fratello Giovanni Simonelli, deceduto il 17 settembre scorso, Domenico offre pro Notiziario. E’ morto il 17 settembre 2011, in Argentina, Giovanni Simonelli, Franco, da partigiano nel distaccamento “Bedeschi” della 144a Brigata Garibaldi. Era nato alla Giaròla di Ligonchio nel 1923, in una numerosa famiglia di contadini. Nella primavera del ’44, assieme ai suoi due fratelli, Ercole e Ulderico, diventa partigiano. A guerra finita esercita la professione di muratore. Nei primi anni Cinquanta, anche in seguito alle persecuzioni antipartigiane messe in atto dai governi dell’epoca, emigrò a Buenos Aires, dove brevettò una macchina levigatrice per pavimenti. Là si sposò ed allevò due figli che tuttora vivono in Argentina. L’unica volta che tornò al suo paese, prima di rientrare in Argentina volle portare con sé la Storia della Resistenza reggiana di Guerrino Franzini Frigio, che era stato il suo comandante nel “Bedeschi”. Le ceneri di Giovanni verranno portate dalla moglie a Cinquecerri per rimanere vicino ai resti di sua madre per sempre. I partigiani di Ligonchio ne piangono la morte e lo ricordano con orgoglio. Giacomo Notari

38 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

UGO GIORGINI 1927-2011

L’ANPI, e in particolare la sezione di Castelnuovo Monti, piange la scomparsa del Partigiano e presidente della sezione Ugo Giorgini. Diventa difficile oggi, quando i valori di libertà, giustizia e democrazia sono copiosamente a nostra disposizione, capire cosa spinse questo ragazzo diciassettenne a diventare partigiano, mettendo in gioco la sua vita in azioni militari e a continuo pericolo di rappresaglia: “Nel corso di una violenta azione avversaria intesa a distruggere una centrale idroelettrica, difendeva tenacemente, al comando di una squadra di partigiani e benché in condizioni di grande inferiorità tattica e numerica, il paese che dominava gli impianti. In quattro giorni di combattimenti, con ardite ed efficaci azioni, contribuiva validamente a fiaccare l’avversario e a mantenere il controllo del paese fino a quando il nemico rinunciava all’attacco e abbandonava la zona occupata. Piolo di Ligonchio, 10-14 aprile 1945”. Questa è la motivazione con cui Ugo fu decorato con medaglia di bronzo al valor militare. Onore a Ugo e a tutti partigiani che con la lotta di Liberazione hanno collaborato alla nascita della nostra Costituzione e alla rinascita del nostro paese. Concluso questo ricordo ufficiale, voglio porgere a Stefano e ai parenti tutti le mie personali condoglianze.

La conoscenza della famiglia Giorgini risale agli inizi degli anni ’50 quando io, bimbetto, vivevo loro vicino al Monte: i genitori Florindo ed Emma, i fratelli Giorgio, Luciana, Bruna, Luisa e Tamara, per età a me la più vicina. Era il periodo della ricostruzione e ci accomunava una Fame con la effe maiuscola. Non solo fame di pancia, ma anche desiderio di crescita nazionale. E come non ricordare la vita di Ugo tribolata da lutti che un padre non vorrebbe mai vedere. E come non ricordare quando relazionavo Ugo sulle attività della sezione ANPI si vedevea l’interesse nello sguardo. E come non ricordare, al contempo, Maurizia. Di nuovo, Stefano, condoglianze mie e dell’intera Associazione. Wassilj Orlandi

UBALDO LORENZANI (SERGIO) 30/01/1923-08/11/2011

L’otto novembre scorso è deceduto il Partigiano Ubaldo Lorenzani Sergio, apparteneva alla 76a Bgt. SAP. In sua memoria la famiglia Lorenzani sottoscrive pro Notiziario.


Nel dopoguerra si meritò encomi e riconoscimenti anche per i suoi trascorsi di impegno civile e come amministratore della Cosa pubblica. Lo ricorderemo come amico e compagno di lotta per la libertà. Alla moglie e ai figli rinnoviamo le nostre condoglianze con fraterna solidarietà. Bruno Valcavi

NANDO DENTI

REMO FILIPPI

ADREAMA MATTIOLI

17/02/1923-11/10/2011 L’11 ottobre scorso è deceduto, a Pantano di Carpineti, dopo lunga malattia, il maestro Remo Filippi. Aveva 88 anni. Lo vogliono ricordare gli amici, non solo di Carpineti, che lo conobbero come persona solare, saggia, intelligente e come insegnante di scuola elementare qualificato e molto stimato. Lo ricordiamo, soprattutto, come ex combattente della libertà essendo stato uno dei primi protagonisti a Carpineti, faceva parte del distaccamento “Zambonini” della 26a Bgt. Garibaldi, che sotto il comando di Dino Meglioli Giuda. La sera del 9 giugno 1944, con un gruppo di altri nove patrioti, disarmarò il presidio fascista istallatosi presso la locale caserma dei carabinieri, senza sparare un solo colpo, ma utilizzando uno stratagemma con trombe e tamburi per far creder che all’assedio partecipassero centinaia di partigiani. Tutti i militari e carabinieri disarmati vennero mandati alle proprie famiglie. Il 12 giugno, fu aperto l’ammasso del grano dove le famiglie più povere poterono prelevarne per i loro bisogni. Dopo i feroci rastrellamenti scatenati dalle truppe nazifasciste nell’estate del 1944, che misero a ferro e fuoco tutta la montagna, in località Tane di Giandeto di Casina venne catturato, dopo un furioso combattimento, il comandante Giuda, fucilato poi dalle SS, dopo torture e sevizie, a Pantano di Carpineti. Filippi riuscì a salvarsi e proseguì la lotta partigiana fino alla Liberazione nella 285a Bgt. SAP.

23/06/1926-03/12/2011

10/09/1932-03/11/2011 Il giorno 3 novembre 2011 è venuto a mancare ai suoi cari mio fratello Nando. Voglio ricordarlo asssieme ai nostri genitori Alba e Angelo. Tutta la famiglia era impegnata a collaborare alla resistenza partigiana. Nando era il più piccolo. In vari momenti doveva lasciare il suo letto, e brontolava, per trasferirsi con i genitori per fare posto ai partigiani che si fermavono in questa vecchia casa di campagna. Spesso era Galloni, un SAP che operava in zona e non dormiva più casa sua perché ricercato dai fascisti. Giuseppe e Vanna Denti offrono al giornale.

Il 3 dicembre 2011 è mancata all’affetto dei figli Giordano e Doriana e di tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerla, Adreama Mattioli ved. Montorsi, abitante a Reggio Emilia ma originaria di Ventoso di Scandiano. Adreama (Adriana per gli amici) veniva da una famiglia antifascista. Il padre Achille, con altri di Ventoso, era stato negli anni 1921-22 perseguitato dai fascisti. Suo fratello Ismo, partigiano in montagna, e l’altro fratello Nello, pure partigiano, venne decorato con medaglia di bronzo al valor militare perché comandante di un distaccamento di garibaldini che partecipò all’attacco ai tedeschi di Villa Rossi di Albinea. Lei, Adreama, invece era una delle staffette che operava nella 76a Bgt. SAP nella V zona. Era iscritta all’ANPI di Reggio. Al suo funerale, svoltosi a Scandiano, tanta gente con musica e bandiere dell’ANPI. Ai figli Giordano e Doriana vanno le fraterne condoglianze dell’ANPI scandianese e reggiana. Giuseppe Campioli

gennaio - marzo 2012 39 notiziario anpi


WERTHER SPAGGIARI (LEMBO) 5° ANNIVERSARIO

Il 27 ottobre ricorreva il 5° anniversario della scomparsa, a 83 anni, del Partigiano Werther Spaggiari Lembo, responsabile della Sezione ANPI di Gavassa. Werther aveva lavorato per lunghi anni presso il mulino “Masone”, poi “Progeo”, e aveva sempre dimostrato attaccamento alla famiglia e ai suoi ideali ispirati ai valori della Resistenza. L’Amministrazione comunale di Correggio, in occasione del 38° anniversario della battaglia di Fosdondo, gli aveva conferito il diploma e la medaglia quale protagonista generoso ed eroico di una delle pagine più belle della storia della Resistenza a Correggio e provincia. E’ tanto triste averti perduto, ma è tanto bello ricordarti. La moglie Dilva, i figli Ivano e Marisa in sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

Agostino Bonacini 2° ANNIVERSARIO

Il 29 dicembre ricorreva il 2° anniversario della scomparsa del partigiano Agostino Bonacini di Scandiano, apparteneva alla 76a bgt SAP. Lo ricordano con affetto la moglie Giuliana e il figlio Gianluca che sottoscrivono pro notiziario.

ADORNO CURTI (FRANCO) 2 ° ANNIVERSARIO

Per ricordare con infinito affetto il Partigiano Adorno Curti Franco, del distaccamento “Piccinini”, la figlia Tiziana e il nipote Davide Azzali offrono pro Notiziario.

Pierino Carretta (Lupo) IN MEMORIA

Nel ricordare, sempre con affetto, il Partigiano Pierino Carretta Lupo di Correggio, la famiglia e il figlio Ezio sottoscrivono pro “Notiziario”. Per tenere sempre viva la memoria a chi ha avuto il piacere di conoscerti. .

FULVIO BARBIERI (GOR) 11° ANNIVERSARIO

pro “Notiziario”

Il 27 gennaio scorso ricorreva l’11° anniversario della scomparsa del Partigiano Fulvio Barbieri Gor, comandante distaccamento della 144a brigata Garibaldi. La moglie Pierina Catellani e il figlio Aldo lo ricordano con immutato affetto e sottoscrive

40 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

NINO BATTISTA FERRARINI (DAVIDE) IN MEMORIA

A ricordo del Partigiano Nino Battista Ferrarini Davide, scomparso il 3 ottobre 2011, i famigliari offrono pro Notiziario.

CESARE CARLINI 2° ANNIVERSARIO

Il 15 febbraio ricorreva il 2° anniversario della scomparsa di Cesare Carlini. Lo ricordano con immenso affetto la moglie Velia, i figli, le nuore e i nipoti e per onorare la sua memoria sottoscrivono pro Notiziario.

Erminio Filippini - Valentina Manfredini ANNIVERSARI

Un’esistenza insieme di Amore e di lotta contro le avversità della vita e contro il regime Nazifascista. Erminio, deceduto il 23 gennaio 1988, è stato prima incarcerato, poi internato nel Lager di Bolzano, partigiano sia Lui che il fratello Franco, trucidato dai nazifascisti. Primo Sindaco dopo la Liberazione di Luzzara, ancora Sindaco e Amministratore comunale poi, insegnante all’Istituto “Lorenzini” di tanti ragazzi “difficili”, segretario del PCI luzzarese, presidente dell’ospedale civile di Guastalla e della IPAB di Luzzara. Un grandissimo stimato Luzzarese. Valentina, la maestra Adriana, deceduta il 2 gennaio 2009, insegnante elementare fu inviata dai fascisti, coattamente, in Istria ad insegnare la lingua italiana nella regione occupata. A Luzzara ha insegnato ai suoi giovani allievi come fossero suoi figli, visto che la sorte glieli aveva negati. Nelle Sue lezioni vi albergavano valori di onestà e rettitudine, di Libertà e Democrazia che con Erminio ha condiviso e trasmesso con amore altruista al paese intero di Luzzara. Erminio e Adriana rimarranno indelebilmente nei cuori e nelle menti di tantissimi luzzaresi. Un esempio per tutti. L’ANPI di Luzzara e la cognata Tazia con i nipoti tutti Li ricordano con commozione ed affetto.


SELVINO LANZONI 67° ANNIVERSARIO

Il 23 marzo ricorre il 67° anniversario del Partigiano Selvino Lanzoni della 77a Bgt. SAP ucciso dai tedeschi a Casoni di Luzzara. Sono passati tanti anni, ma le sorelle Deleisa e Franca con il marito Nino lo ricordano sempre con tanto affetto. Per mantenere vivo il suo ricordo sotoscrivono pro Notiziario.

AMELIA, ARTEMIO, ITALO, REGINA ROZZI ANNIVERSARI

In memoria dei Partigiani Amelia, Artemio, Italo, Regina Rozzi le famiglie Rozzi e Paglia offrono pro Notiziario.

EMILIO RAVAZZINI (Miglietto) 13° ANNIVERSARIO

tiziario”.

Il 28 febbraio scorso ricorreva il 13° anniversario della scomparsa del Partigiano Emilio Ravazzini Miglietto. La moglie Emma, la figlia Uliana, la nipotina Giulia, la sorella Clara e il genero lo ricordano con immutato affetto e sottoscrivono pro “No-

La vecchia casa dei Rozzi, base partigiana, sul greto del torrente Crostolo a Rivalta (Reggio Emilia), oggi non più esistente .

OLIMPIO GIOVANARDI

SPARTO (DEMOS), ARMANDO (CAIO), COLORNO (D’ARTAGNAN), EMMA (KIRA) COCCONCELLI

2° ANNIVERSARIO

Il 22 gennaio scorso ricorreva il 2° anniversario della scomparsa del Partigiano Olimpio Giovanardi. La moglie e le figlie in sua memoria offrono pro Notiziario.

PIERINO SCALABRINI (ENOS) 9° ANNIVERSARIO

IN MEMORIA

Il 26 dicembre scorso ricorreva il 9° anniversario della scomparsa del Partigiano Pierino Scalabrini Enos. La moglie Carolina Caroli e il figlio ing. Paolo, nel ricordarlo con immutato affetto, offrono pro Notiziario.

IRMA SPAGGARI -ELIO SASSI (Ruggero) ANNIVERSARI

Il 30 gennaio ricorreva il 20° anniversario della scomparsa del Partigiano Elio Sassi Ruggero. Lo ricordano con affetto, insieme alla moglie, Staffetta partigiana, Irma Spaggiari, scomparsa 29 anni fa, i figli Nilde e Uliano unitamente alle famiglie sottoscrivono pro Notiziario.

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In ricordo dei Partigiani, padre e zii, Sparto Demos, vice commissario Bgt Garibaldi; Armando Caio commissario distaccamento 145a Bgt Garibaldi caduto a Ligonchio il 21 aprile 1945; Colorno D’Artagnan, 77a Bgt SAP, ed Emma Kira Cocconcelli, 77a Bgt SAP, Armanda offre a sostegno del Notiziario.

LEO CASTAGNETTI IN MEMORIA

Gli ex soci della Cooperativa cementori di Gardenia (Reggio Emilia) fondata il 26 dicembre 1901, Giorgio Bedogni e Luigi Galaverni ricordano con tanto affetto il giovane Castagnetti, il quale venne assunto come garzone nell’anno 1926. Frequentava la scuola di disegno serale perché era richiesta la conoscenza del disegno nell’attività della Cooperativa. Durante gli anni lavorativi si distinse divetando caposquadra, caporeparto, consigliere della stessa e negli ultimi anni ne divenne presidente. Con questo esempio, facciamo tanti auguri ai giovani che scelgono il lavoro in cooperativa. gennaio - marzo 2012 41 notiziario anpi


ROBERTO REDEGHIERI (BARACCA) 1° ANNIVERSARIO

In occasione del 1° anniversario della scomparsa di Roberto Redeghieri Baracca di Villa Cella, avvenuta il 16 febbraio 2011, lo ricordano con affetto la moglie Iside, i figli Deanna, Ivan, Ombretta e i nipoti tutti. .

RINO SORAGNI (MUSO) 51° ANNIVERSARIO

Nel ricordo dell’indimenticabile Rino Soragni Muso, vicecomandante della valorosa 37a BGT GAP, medaglia d’argento al v.m., scomparso tragicamente il 18 marzo 1961, Dimer Lanfredi offre pro Notiziario.

NANDO RINALDI IN MEMORIA

In ricordo di Nando Rinaldi, deceduto il 3 settembre 1977, il figlio Marcello offre pro Notiziario.

ADOLFO TONDELLI (SBAFI) 2° ANNIVERSARIO

Per onorare la memoria di Adolfo Tondelli Sbafi, nel secondo anniversario della morte, il figlio e la nuora sottoscrivono pro Notiziario.

REDEO PECCHINI 5° ANNIVERSARIO

La moglie Ada Borgonovi, il figlio Nicola e la nuora Lariana ricordano, con immutato affetto, il Partigiano e sindacalista Redeo Pecchini deceduto il 4 febbraio 2007.

VALDO MARGINI 6° ANNIVERSARIO

Il 18 novembre scorso ricorreva il 6° anniversario della perdita caro Valdo Margini. Lo ricordano con immutato affetto la moglie, i figli, le nuore e i nipoti andrea e la piccola Noemi.

42 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

MARIO CATELLANI (GIORGIO) 1° ANNIVERSARIO

Il 28 gennaio scorso ricorreva il 1° anniversario della scomarsa del Partigiano Mario Catellani Giorgio. Ci manchi tanto ma, nonostante il dolore sia sempre più grande, ti siamo grate per averci consegnato i tuoi valori, che per noi sono una continua lezione di vita: Libertà, Onesta, Verità, Resistenza. Con affetto Annamaria, Lorenza, e Chiara le tue ragazze... come amavi definirci.

GIANFRANCO SARATI 2° ANNIVERSARIO

Il giorno 17 marzo ricorre il 2° anniversario della tua morte. Nei nostri cuori rimarrano sempre i tuoi ideali di lotta partigiana. Ti ricordiamo sempre con tanto affetto, la moglie Orianna, il figlio Fabrizio e la nipotina Maranna. Offriamo pro Notiziario.

MARCO MARASTONI 40° ANNIVERSARIO

Licinio e Afra Marastoni ricordano con rimpianto il 40° anniversario della scomparsa del loro amato figlio Marco. In sua memoria offrono pro Notiziario.

ELIO TROLLI (SERGIO) 14°ANNIVERSARIO

Licinio e Afra Marastoni, nel ricordare con affetto il Partigiano Elio Trolli Sergio nel 13° anniversario della scomparsa, sottoscrivono pro Notiziario.

AMUS FONTANESI 12° ANNIVERSARIO

Il 16 marzo ricorre il 12° anniversario della morte di Amus Fontanesi, eminente personaggio della provincia di Reggio Emilia, noto per la sua intensa attività politica e sociale. Dedicò il suo impegno nel campo amministrativo, sia nel settore della pubblica amministrazione sia nella cooperazione, operando con intelligenza in molti e delicati processi di ristrutturazione. Fu anche apprezzato ricercatore storico e autore di libri sul mondo della cooperazione. La sua memoria, oltre che nella famiglia, rimarrà sempre viva in tutti coloro che coltivano ideali di democrazia e di pace. La vedova Giuseppina Montanari e il figlio Massimo offrono pro Notiziario.


AMELIA RANZIERI 11° ANNIVERSARIO

In memoria della madre Amelia Ranzieri, nell’undicesimo anniversario della scomparsa, Adriana Zoboletti offre a sostegno del Notiziario.

RENZO FERRARINI-BENIAMINA MAGLIANI IN MEMORIA

VANDO BARICCHI (CARLO) 6° ANNIVERSARIO

Il giorno 20 gennaio ricorreva il 6° anniversario della scomparsa del Partigiano Vando Baricchi Carlo. Nel suo ricordo e in quello degli ideali che ha vissuto e ha saputo trasmetterci, lo ricordano con tanto affetto la moglie Bruna, i figli Roberto e Stefano, le nuore e i nipoti. Per tutti, Tu sei ancora qui con noi. In sua memoria sottoscrivono pro Notiziario..

LINO GROSSI (PIERO)

In memoria del Partigiano Renzo Ferrarini e della moglie Beniamina Magliani, le figlie Fiorella e Verenna offrono pro Notiziario.

67° ANNIVERSARIO

Sessantasette anni fa, il 17 novembre 1944 a Legoreccio (Vetto d’Enza), veniva ucciso dai nazifascisti il Partigiano Lino Grossi Piero. Aveva 20 anni. Nel ricordarlo con affetto, la sorella Fermina sottoscrive pro Notiziario.

FRANCO DATTERI 19° ANNIVERSARIO

BRAMBILLA BOANINI (ERMES) 19° ANNIVERSARIO

Il 26 novembre scorso ricorreva il 19° annivesario della scomparsa di Franco Datteri. La moglie Ave Rosati e i figli offrono pro Notiziario. .

GENOEFFA RICCÓ 3° ANNIVERSRAIO

Il 29 gennaio ricorreva il 3° anniversario della scomparsa di Genoeffa Riccò (Nèna), da sempre sostenitrice della Resistenza ed esempio di volontariato sociale presso il CTL di Bagnolo in Piano. I parenti sottoscrivono pro Notiziario.

ziario..

Il 14 marzo ricorre il 19° anniversario della scomparsa del Partigiano Brambilla Boanini Ermes, apparteneva alla 144a Bgt. Garibaldi. La moglie Anna, il figlio Ermes, la nuora Cinzia, il nipote Emanuele e Federica in sua memoria sottoscrivono pro Noti-

RENATO ORLANDINI 3° ANNIVERSARIO

Il 2 marzo ricorre il 3° anniversario della scomparsa di Renato Orlandini. In memoria del marito Rosanna Castellari offre a sostegno del Notiziario.

ERMES GRAPPI 1° ANNIVERSARIO

Il 6 marzo ricorre il 1° anniversario della morte di Ermes Grappi, partigiano Marco nella 76a Bgt SAP. Dopo la Liberazione è tra i fondatori del Fronte della gioventù, poi eletto segretario della federazione giovanile comunista reggiana. Collaboratore di Enrico Berlinguer, allora segretario nazionale della FGCI, viene da questi inviato a Bucarest e poi a Budapest quale rappresentante italiano presso la federazione mondiale della gioventù. Per onorarne la memoria i figli Enzo e Marco offrono pro Notiziario.

ADRIANA ORLANDINI - ADORNO TAGLIAVINI IN MEMORIA

In memoria di Adraina Orlandini e Adorno Tagliavini, i figli Emore e Mirca sottoscrivono pro Notiziario.

gennaio - marzo 2012 43 notiziario anpi


di Sandra Campanini

Il segno e la voce: vita da artista Alfredo Gianolio

Francia, anno 1942:

La storia di Sara

Julia Jarmond è una giornalista americana, moglie di un architetto francese e madre di una figlia adolescente. Da vent’anni vive a Parigi e scrive articoli impegnati e saggi partecipi. Indagando su uno degli episodi più ignobili della storia francese, il rastrellamento di tredicimila ebrei, arrestati e poi concentrati dalla polizia francese nel Vélodrome d’Hiver nel luglio del 1942, “incrocia” Sara e apprende la sua storia, quella di una bambina di pochi anni e ostinata resistenza che sopravviverà alla sua famiglia e agli orrori della guerra.

Impressionata e coinvolta, Julia approfondirà la sua inchiesta scoprendo di essere coinvolta suo malgrado e da vicino nella tragedia di Sara. Con pazienza e determinazione ricostruirà l’odissea di una bambina, colmando i debiti morali, rifondendo il passato e provando a immaginare un futuro migliore. Trasposizione del romanzo di Tatiana de Rosnay, La chiave di Sara di Gilles Paquet-Brenner ha l’indubbio merito di recuperare un evento storico dimenticato per anni e poi ricordato lo scorso anno anche in un altro film, Vento di primavera: il rastrellamento del Vélodrome d’Hiver, sui campi di smistamento e di concentramento, sulle delazioni e sulle responsabilità francesi. Un’indagine dolorosa tra passato e presente, quella che viene raccontata ne La chiave di Sara, in cui si puntano i riflettori un dramma omesso: il rastrellamento di 13.152 ebrei al Velodromo di Parigi, nel luglio 1942. L’operazione fu svolta da oltre quattromila gendarmi francesi, e i prigionieri furono deportati verso i campi di sterminio. Il libro al quale è tratto di

44 gennaio - marzo 2012

notiziario anpi

Tatiana de Rosnay ha venduto cinque milioni di copie (da noi è edito da Mondatori). Una pellicola che ha il merito di squarciare il velo su una vergogna nazionale per troppo tempo rimossa: solo nel 1995 l’allora presidente Chirac ha pubblicamente chiesto scusa. Quanto al regista del film, ha dichiarato che “finora le opere sull’Olocausto sono rimaste, in modo comunque indispensabile, sul piano della Storia con la esse maiuscola. A me stavolta sembrava giusto cercare di far ‘sentire’ questa tragedia alla gente per restituirle una dimensione concreta e palpabile. Una dimensione umana”. Altro film che vi segnaliamo – è stato presentato in gennaio al cinema Al Corso e al cinema Rosebud – è il film di Nicola Nannavecchia dedicato ad Alfredo Gianolio – Il segno e la voce: vita da artista. Un road-movie, un viaggio nel mondo dell’arte e della cultura emiliana dal dopoguerra ad oggi, tra le province di Reggio Emilia, Parma e Bologna. Alfredo Gianolio, avvocato, scrittore, giorna-

Un road-movie, un viaggio nel mondo dell’arte e della cultura emiliana dal dopoguerra ad oggi.

lista, classe 1927, maestro di delicata ironia, amico e collaboratore di Cesare Zavattini e di tanti grandi artisti, ci guida attraverso le loro storie, le opere e i movimenti artistici, alla scoperta del territorio e della gente, dal fiume Po di Ligabue alla collina di Silvio D’Arzo. Passando per decine di incontri e conversazioni con artisti importanti e personaggi affascinanti, il racconto autobiografico di Gianolio si sviluppa tra amarcord e analisi critica, attraversando oltre sessant’anni dell’ultimo secolo, fin dai giorni della Liberazione che lo videro entrare appena diciottenne a Reggio con i partigiani ai quali si era appena unito. Dalle osterie del Po care ai pittori naifs ai luoghi contemporanei dell’arte e della cultura di nuova concezione, il racconto prende vita dalle storie di Gianolio e dei protagonisti, emozionando e divertendo, illuminando preziosi repertori d’archivio degli anni cinquanta, sessanta e settanta spesso inediti, e divenendo una speciale storia dell’arte. Un vero viaggio attraverso il racconto di un grande vecchio.


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i sostenitori Il “Notiziario ANPI” è una voce della Resistenza e della democrazia. PER VIVERE HA BISOGNO DEL TUO AIUTO - ADELE BOSCHESI CAROLI – a sostegno euro 20,00 LORENZA ROZZI – in ricordo delle sorelle e fratelli Rozzi..........................................." 300,00 - ROMANO RICCO’ – in memoria di Genoeffa Riccò......................................" 50,00 - CORRADO COLI, Busana – a sostegno ......" 10,00 - AVE ROSATI e figli – in ricordo di Franco Datteri ......................................" 50,00 - FRANCESCO BERTACCHINI e amici a sostegno ..............................................." 50,00 - CIRCOLO ARCI “LA Quercia” – a sostegno ." 100,00 - SEZIONE PD Gavassa – a sostegno . ........." 100,00 - TERESA MOSCARDINI – in ricordo del fratello Dino . ......................................" 20,00 - CAROLINA CAROLI e figlio – in memoria di PierinoScalabrini “Enos” ......................." 50,00 - ADELE VECCHI – a sostegno ....................." 10,00 - LUIGI e ANNA BEGGI – a sostegno – per anniversario matrimonio . ..................." 20,00 - VINCENZO COMASTRI – contributo per scuola in Palestina ............................." 25,00 - GIOVANNI INCERTI MASSIMINI – a sostegno ..............................................." 50,00 - ENZA ISTELLI – a sostegno ......................" 20,00 - DIANA BASCHIERI – a sostegno ................" 25,00 - CESARINO CAMPIOLI – a sostegno ..........." 25,00 - ENZO RABITTI – a sostegno . ...................." 50,00 - GIAN CARLO MATTIOLI – a sostegno . ......." 50,00 - GIUSEPPE CODELUPPI – a sostegno ........." 25,00 - ANNA SPAGGIARI – a sostegno ................." 15,00 - MIRCA TAGLIAVINI – in ricordo di Adorno e Adriana Orlandini . ................................." 50,00 - BRUNO VALCAVI – in memoria del partigiano Remo Filippi ............................................." 25,00 - SERGIO CATELLANI – a sostegno . ............" 10,00 - BEDOGNI/GALAVERNI – in ricordo di Leo Castagnetti ...................................." 30,00 - LORENZO RABITTI – a sostegno ..............." 20,00 - PAOLO ATTOLINI – a sostegno .................." 20,00 - CARLO ROCCHI e ROSSANA MOTTI – in ricordo dei Martiri di Villa Sesso . .........." 50,00 - SEZ.ANPI di CASTELNOVO MONTI – a sostegno ..............................................." 50,00 - EURIDE NOTARI – a sostegno ..................." 10,00 - GIUSEPPE LINI – a sostegno iniziative . ....." 50,00 - ADRIANA ZOBOLETTI – in ricordo della madre Amelia Ranzieri ............................." 20,00 - SEZ. ANPI GAVASSA – a sostegno ............." 10,00 - GIANCARLO PIGUZZI – a sostegno ............" 30,00 - GIANLUCA BONACINI e la madre ricordano il partigiano Agostino Bonacini – - FERDINANDO GUALANDRINI – a sostegno ." 20,00 - TELEMACO ARLEONI – a sostegno . .........." 150,00 - EROS MATTIOLI – a sostegno ..................." 50,00 - CURZIO ZANICHELLI – a sostegno ............" 25,00 - GIACOMO BARBIERI “Nemo” a sostegno .............................................." 20,00 - LICINIO e AFRA MARASTONI – in ricordo del figlio Marco ........................................" 100,00 - LICINIO e AFRA MARASTONI – in memoria di Elio Trolli . ............................................." 100,00 - ORIANNA SANTINI – in ricordo del marito Gianfranco Sarati ....................................." 50,00 - PIERINO BONI – a sostegno ......................" 35,00 - ROMEO e SILVANA GOTTARDI – a sostegno" 50,00 - AMOS BELTRAMI – a sostegno ................." 100,00 - FRANCO ROSSI – a sostegno . .................." 20,00 - RENZO TESTI – a sostegno ......................." 25,00 - ERMES MASONI – a sostegno .................." 30,00 46 gennaio - marzo 2012

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- MARIA ROSSI – a sostegno ......................" 20,00 - SERGIO MOSCARDINI – a sostegno .........." 30,00 - ROBERTO DE PIETRI – a sostegno ............" 40,00 - ERMANNO CONCONI, Felina – a sostegno ." 30,00 - ADELE LIGABUE, Fellegara ........................" 5,00 - GIUSEPPINA VEZZOSI – a sostegno . ........." 15,00 - MINA CILLONI MENOZZI – a sostegno . ....." 40,00 - CESARE CAMPIOLI – a sostegno . ............." 30,00 - NEALDA DONELLI – in ricordo di Lauro Scolari . .........................................." 30,00 - SECONDO MENOZZI in memoria di Colli Bruna e Bruno Fani . ..........................................." 30,00 - FIORELLA e VERENNA FERRARINI – in ricordo dei genitori . ............................................." 100,00 - UN’AMICA – a sostegno . .........................." 50,00 - ADRIANA ROVACCHI – a sostegno . ..........." 25,00 - SILVANA ALDINI TERENZIANI – a sostegno " 25,00 - CARLA VERONI – a sostegno ...................." 50,00 - ROSANNA CASTELLARI in memoria del marito Renato Orlandini ......................" 100,00 - FAM. LORENZANI – in ricordo di Ubaldo Lorenzani ....................................." 30,00 - PEPPINO CATELLANI – a sostegno ............" 30,00 - ALTEA BORGHI – a sostegno ....................." 20,00 - NICOLA PECCHINI e fam. – in memoria del padre Redeo ......................................." 150,00 - PIERINA CATELLANI e figlio – in memoria del marito Fulvio Barbieri “Gor” ................" 100,00 - SILVANO ROZZI – a sostegno ...................." 20,00 - ALDO SPAGGIARI – a sostegno ................." 20,00 - MARCELLO RINALDI – a ricordo del padre Nando Rinaldi . ........................................." 50,00 - ALCESTE BASSI – a sostegno ..................." 20,00 - ONELIA BERTANI – a sostegno . ................" 30,00 - EMMA BONETTI, CLARA, ULIANA – in ricordo di Emilio Ravazzini ...................." 50,00 - TEO ed ELENA BORCIANI – 60° Anniversario matrimonio .............................................." 100,00 - DIMER LANFREDI – in ricordo del partigiano Rino Soragni “Muso” ................................" 50,00 - COMUNE di COLLAGNA – a sostegno . ......" 20,00 - ISIDE GIANNOTTI – in ricordo di Roberto Redeghieri . ................................." 50,00 - ULIANO SASSI e NILDE – in memoria di Elio Sassi “Ruggero” . ..........................." 50,00 - EZIO CARRETTA – in ricordo di Pierino Carretta “Lupo” ........................................" 20,00 - LAILA GROSSI – a sostegno . ...................." 50,00 - CENTRO SOCIALE “ORTI DI MONTENERO” – a sostegno ..............................................." 100.00 - LORIS ZANI, Lentate sul Seveso . .............." 50,00 - NARIELMO GALLI – a sostegno . ..............." 20,00 - CARLO GOVI, Campegine – a sostegno ....." 25,00 - VALENTINA VALENTINI – a sostegno ........." 20,00 - AGOSTINO LANZI – a sostegno ................." 100,00 - SAVERIO GANASSI – a sostegno ..............." 30,00 - SEZ. ANPI FELINA – a sostegno ................" 100,00 - NEALDA DONELLI – in memoria del marito Otello Dazzi –..........................." 50,00 - ENZO BORCIANI – in ricordo del padre Walter ......................................................" 30,00 - ARMANDA COCCONCELLI – in memoria del padre e degli zii .................................." 200,00 - SERGIO BOTTAZZI – a sostegno . .............." 25,00 - ROMANO CALZOLARI, Rolo – a sostegno .." 50,00 - BRUNETTO PAGANELLI, Ravenna a sostegno .............................................." 50,00 - GIORGIO RINALDI, Casina – a sostegno . ..." 25,00 - CARLO SCALABRINI, Bibbiano

a sostegno ..............................................." 10,00 - SERSE FABBI, Poviglio – a sostegno ........." 50,00 - SEZ. ANPI CAMPAGNOLA – a sostegno ....." 150,00 - VALERIO SACCANI, Campagnola ..............." 20,00 - GIANLUCA BONACINI, Scandiano .............." 50,00 - LUCIA CERIOLI – a sostegno ....................." 20,00 - TORRI GIOVANNI, Ramiseto – a sostegno " 20,00 - AMOS CONTI, Cadelbosco Sopra a sostegno ..............................................." 20,00 - FLORINDO RIATTI, Caronno Pertusella a sostegno ..............................................." 50,00 - ADRIANO VIGNALI, Quattro Castella a sostegno ..............................................." 50,00 - DANIELA SIGHICELLI, Rubiera – a sostegno " 30,00 - GIULIANO ROVACCHI – a sostegno . .........." 50,00 - FAM. TIZIANA CURTI – in ricordo di Adorno “Franco” ..................................." 30,00 - DOMENICO SIMONELLI – in memoria del fratello Giovanni ................................." 50,00 - ELEONORA OROSEI – in memoria del marito Mario Masoni ................................" 150,00 - RINA VALENTINI – a sostegno ..................." 30,00 - GERMANO RIGHI – a sostegno . ................" 30,00 - ARMANDO SILVA, Piacenza – a sostegno .." 120,00 - PIETRO BASSI – a sostegno . ...................." 50,00 - NEMESIA BRINDANI – a sostegno ............." 15,00 - CESARE BERNARDINI – a sostegno . ........." 20,00 - IDEMMA BARUFFI IEMMI – a sostegno ....." 50,00 - GIOVANNA RASORI – a sostegno .............." 30,00 - VELIA INCERTI e fam. – in ricordo del marito Cesare Carlini .......................... " 50,00 - FAM. FERRARINI – per ricordare il partigiano Nino Battista Ferrarini ..........." 50,00 - LILIANA BONDI – a sostegno ...................." 30,00 - ANNAROSA MANFREDI – a sostegno ........" 20,00 - ROMANO FERRETTI – a sostegno ............." 50,00 - ANGELO REVERBERI – a sostegno ............" 20,00 - GIUSEPPE NOBILI – a sostegno . ..............." 30,00 - ATTILIO TONDELLI – in memoria di Adolfo Tondelli ......................................" 30,00 - GIUSEPPE e VANNA DENTI – in ricordo del fratello Nando e genitori ....................." 100,00 - SEZIONE ANPI “PISTELLI” – a sostegno ...." 200,00 - ROMANO CATELLANI e fam. in ricordo dei genitori ..............................." 50,00 - FAM. GIOVANARDI, Campegine – in memoria di Olimpio Giovanardi.............." 20,00 - NEDDA FERRARI – a sostegno .................." 10,00 - SILVANA BASTOLI, Fogliano – a sostegno ." 25,00 - SEZ. ANPI VEZZANO S/CROSTOLO a sostegno ..............................................." 30,00 - MASSIMO FONTANESI – in memoria del padre Amus ........................................" 50,00 - BRUNA CATTANI – in ricordo del marito Vando Baricchi ........................................." 60,00 - ALFIO GHINOLFI – a sostegno . ................." 30,00 - PAOLO FERRARESI, Reggiolo – a sostegno" 22,00 - AGOSTINO NASI, Rolo – a sostegno .........." 50,00 - GIUSEPPINA NEGRI – sostegno ................." 20,00 - FRANCA e DELCISA LANZONI – in memoria del fratello Selvino . .................................." 50,00 - FAM. BOANINI – in ricordo del partigiano Brambilla Boanini ...................................." 10,00 - ALDO BONACINI, Ferrara – a sostegno . ...." 20,00 - MAURO SACCANI, Correggio – a sostegno " 30,00 - NONDINA COCCONI, Guastalla–a sostegno" 30,00 - VALTER CROVEGLI – a sostegno .............." 30,00 - ROSA MALAGUTI – a sostegno ................." 50,00


INTROOUTRO di Gianni Monti

The Black Keys El Camino In attesa che questo 2012 ci proponga qualcosa di buono, parliamo di uno tra gli ultimi album del 2011 che ha veramente lasciato il segno.

D

ischi come Rubber Factory e Magic Potions ti scartavetrvano le orecchie. Poi le lasciavano tutte appiccicose dell’energetico, potente e dolente rock-blues suonato senza fronzoli inutili dalla chitarra di Dan Auerbach e dalla batteria di Patrick Carney. Erano dischi garage. Essenziali, rigidi, senza compromessi ma ad alta densità: sabbie mobili musicali che ti avvolgevano con calore e non ti mollavano più. Poi i Black Keys hanno incontrato Danger Mouse (vedi Broken Bells), produttore capace ma ancor di più furbo e smaliziato, che ha aiutato il duo di Akron a far evolvere la loro musica: Attack and Release, ancora saldamente ancorato al blues, era infatti più sfumato e complesso, apriva a complessità strumentali e tonali in precedenza inedite, faceva germogliare le canzoni dei Black Keys in forme nuove ma con radici tradizionali. Poi è arrivato Brothers, l’album che ha visto i Black Keys salpare, vogliosi di scoprire ed esplorare nuovi lidi musicali, sempre più consapevoli delle potenzialità della produ-

zione, capaci di contaminare il loro sound con inaspettate derive R&B e persino vagamente “pop”. L’esplorazione è continuata fino ad oggi. Sulla strada, per strada, come testimonia la copertina di questo nuovo El Camino: che on the road è nato davvero, nel corso di un tour. Così, rispecchiando le sue origini, ecco che questo nuovo di Auerbach e Carney è un disco veloce e (suo modo) leggero, da ascoltare in macchina col volume al massimo e i finestrini abbassati lungo le interminabili highways americane, attraversando paesaggi che sono quelli dei più diversi ed emblematici aspetti della cultura musicale degli States. Primo fra tutti, il rock’n’roll più tradizionale: quello facile, orecchiabile, scanzonato e ironico come ironici sono sempre più stati i Black Keys. Ma anche il funk, il pop, un pizzico di psichedelia e, ovviamente, l’immancabile blues. Indubbiamente ammiccante e furbetto, El Camino si mostra sfacciatamente come tale fin dalle prime note di “Lonely Boy”, pezzo d’apertura che alle prime schitarrate da seguire un organo

un po’ pop e poi via col coretto del ritornello che ti entra in testa fin da subito, e che richiama alla memoria gli ZZ Top. “Dead and Gone” è addirittura vicina al pop black di Chicago, mentre proseguendo con “Gold on the Ceiling” e “Little Black Submarines” i Black Keys sembrano fare il verso a gente come i Black Crows, i Beatles, gli Zeppelin e i Lynyrd Skynyrd. È catchy, El Camino. Fin troppo, nella ruffianissima “Money Maker”, nei richiami ai tardi anni Settanta di Run Right Back, nel funk di “Sister” e ancora nei coretti che, in “Hell of a Season”, ammorbidiscono una batteria che pesta più che in precedenza. E si prosegue così, dopo una paio di tracce un po’ trascurabili, verso la perfetta conclusione di “Mind Eraser”: quasi incosciente ammissione di quanto, con El Camino, i Black Keys abbiano voluto essere degli scacciapensieri, suonare un disco divertente, riuscito, intelligente. Ma al quale, forse un pizzico di sostanza in più, di calore e dolenza, non avrebbero fatto male. “Don’t let it be over”, è il verso che chiude il disco, ripetuto ossessivamente. “Non lasciate che finisca”. Ma, in fondo, anche sì.

i sostenitori - TAZIA BARBIERI e nipoti in memoria di Erminio .............................." - IAMES MANICARDI, Massenzatico a sostegno ..............................................." - MARIA VILDE MISELLI – a sostegno .........." - ERMES LIGABUE – a sostegno . ................" - CARLO GREGORI, Castelnovo Monti – a sostegno ..............................................." - ANSELMO COSTI, Scandiano a sostegno ..............................................." - PIETRA GIANOTTI – a sostegno . .............." - FERNANDO MOCCHI – a sostegno ............" - MERI MONTALI, Montecchio – a sostegno ."

50,00 30,00 20,00 10,00 60,00 30,00 25,00 20,00 25,00

Romeo Gottardi e Silvana Berti Per il Notiziario da due assidui sostenitori.

gennaio - marzo 2012 47 notiziario anpi


A partire dalla guerra di Spagna, e durante la seconda guerra mondiale, movimenti di resistenza al nazismo e al fascismo hanno agito in tutti i paesi europei. Gente in tutta l’Europa si trovava accomunata dalla determinazione di impedire il ripetersi di massacri e distruzioni: mai più fascismo, mai più guerre. Da questi movimenti – militarmente attivi o meno – sono nate nell’immediato dopoguerra associazioni con natura e fini analoghi a quelli dell’ANPI e delle Associazioni partigiane italiane: tutela della memoria resistenziale, impegno per uno sviluppo piú democratico delle societá, vigilanza verso eventuali recrudescenze neo-fasciste. Intendiamo riunire uomini e donne, giovani e non giovani, e di mettere a confronto le associazioni antifasciste d’Europa. Momento centrale dell’European Resistance Assembly saranno le testimonianze di partigiani provenienti dalla Francia, dalla Germania, dall’ex Jugoslavia, dall’Italia... Inoltre sono previsti conferenze di storici, mostre, concerti, spettacoli, letture e buon cibo biologico. Vogliamo ascoltare i testimoni. Vogliamo festeggiare i resistenti d’Europa e vivere la nostra cultura antifascista!

Profile for ANPI Reggio Emilia

2012 - 01 Gennaio-Marzo 2012  

8 marzo - Dedicato a Laila

2012 - 01 Gennaio-Marzo 2012  

8 marzo - Dedicato a Laila

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