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reati contro la pubblica amministrazione: i corruttori e gli amministratori disonesti sapranno in anticipo che nessuno li disturbera’ perche’ le forze dell’ ordine e i magistrati dovranno occuparsi di altro. Paradossalmente sara’ proprio il governo a dire ai delinquenti cosa possono fare impunemente ciò che vorranno. Con l’indicazione delle priorità nell’esercizio dell’azione penale demandata alla legge ordinaria si apre un pericoloso vulnus che pone in serio pericolo il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge: in questo delicato momento di turbolenza democratica che stiamo vivendo, verrebbe meno uno dei pilastri sui quali si basa la convivenza democratica. L’autonomia della polizia giudiziaria: con la riforma, se il commissariato di quartiere vi vorra’ spiare o intercettare i telefoni, potra’ farlo senza prima chiedere il permesso al giudice. Questa si’ che sarà un’ invasione intollerabile nella vita privata di ciascuno perché attuata senza un effettivo controllo di legalità da parte del Giudice. Inoltre, come si sa, la polizia dipende dal governo e quindi il partito di volta in volta al governo, disponendo delle forze dell’ ordine prive di controllo da parte del magistrato, potra’ far fare loro quello che vuole. Con un ulteriore abbassamento del livello di democrazia della nostra società. L’Alta Corte per il disciplinare: non sarebbe in alcun modo una garanzia per i cittadini: da un 1ato verrebbe persa l’unitarietà dell’indirizzo deontologico, oggi demandato al Csm; dall’altro, se il contribuito dei membri laici è essenziale per rompere rischi di separatezza corporativa, è proprio la presenza maggioritaria nell’organo disciplinare di magistrati, che hanno esperienza pratica della professione, a rendere equo e rigoroso insieme il controllo disciplinare. Demandare il giudizio ad un’Alta Corte con una presenza limitatissima di tecnici che conoscono la materia, rischia di essere una scelta non oculata e pericolosa che può portare sia al più ampio lassismo, sia a condanne facili, con pesantissimi riverberi sull’attività giudiziaria. La responsabilita’civile del giudice: la proposta di eliminare qualsiasi filtro per la responsabilità civile dei magistrati non è solo pericolosa, ma incostituzionale. Non a caso non c’è Paese al mondo dove vi sia la possibilità di una parte di citare in giudizio il suo giudice (o il suo P.M.) a processo in corso. Invero, la parte che lamenta il danno citando in giudizio il giudice o il P.M. si sbarazza del suo giudice costringendolo ad astenersi, violando in tal modo il principio del giudice naturale di cui all’art. 25 della Costituzione e potendosi così sottrarre alla giurisdizione. La necessità di attendere l’esaurimento Resistenza & Antifascismo Oggi

di tutti i gradi di giudizio, di procedere ad un preventivo vaglio di ammissibilità, di ritagliare con precisione le fattispecie da cui può derivare la responsabilità civile, di introdurre una concorrente responsabilità dello Stato così come è ora già previsto e disciplinato da una legge ordinaria derivano proprio dalla necessità di consentire un sereno esercizio della giurisdizione sottratto all’aggressività o alla capacità di intimidazione di parti forti. E’ fin troppo facile nascondersi dietro slogan tipo “chi sbaglia paga ” senza chiedersi quale è l’errore. Valga anche in tal caso qualche esempio. Innanzi tutto non e’ esatto dire che tutti i funzionari dello Stato pagano di tasca propria gli errori che commettono. I politici non pagano mai. In questi giorni si legge sui giornali di un ritorno alla politica attiva dell’ ex ministro Scajola, quello che si era fatto comprare la casa al Colosseo non si sa da chi. Ecco un caso in cui uno che ha causato un serio danno al governo e alla credibilita’ del Paese, non paga, anzi viene ricompensato. E se il ministro delle finanze fa una legge imponendo una tassa che tutti i cittadini devono pagare e poi la legge viene dichiarata anticostituzionale, il ministro ha commesso un errore? cosa fa? Rimborsa lui di tasca propria i cittadini? No, lo fa lo Stato. E allora? Quanto a magistrati si può pensare alla prima fase delle indagini sul caso di Yara, la ragazzina assassinata a Brembate, quando una intercettazione telefonica mise gli investigatori (ed il PM che coordinava le indagini) sulle tracce di un immigrato che fu rintracciato a bordo di una nave al largo di Genova e arrestato. Poi si e’ scoperto che non c’ entrava niente, ma e’stato due o tre giorni in carcere. Allora? Cos’e’ questo? Un errore del giudice? Il magistrato deve risarcire il tunisino? O devono risarcirlo i carabinieri che lo hanno individuato e preso? Occorreva un controllo sugli elementi di prova raccolti? Con le modifiche annunciate non avremmo una responsabilizzazione dei magistrati ed una giustizia più efficiente e di qualità, ma al contrario un giudice burocrate che cercherà sempre la via di minore resistenza, la soluzione più comoda e meno rischiosa. E’, invece, necessario avere magistrati responsabilizzati e responsabili, ma la strada non può essere quella punitiva e sanzionatoria che viene disegnata. Va detto con chiarezza che la responsabilità civile per i magistrati deve rimanere un’ipotesi eccezionale. Conclusioni. Siamo in presenza di una riforma pericolosa la cui matrice culturale vuole una magistratura addomesticata dal potere politico, dannosa per i cittadini perché

non accorcia neppure di un giorno la durata dei processi e finanziariamente molto onerosa per le casse dello Stato (e quindi per la collettività) perché duplica organi istituzionali come il CSM. La separazione delle carriere, nell’avvicinare la figura del pubblico ministero a quella del superpoliziotto, mira ad un controllo della giurisdizione da parte del Ministro della Giustizia, con pericoli di strumentalizzazione politica nell’esercizio della azione giudiziaria. Il doppio CSM indebolisce un presidio forte e autorevole dell’indipendenza della magistratura rispetto ad altri poteri dello Stato. La novità sulla obbligatorietà della azione penale non garantisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, facendo decidere ad una maggioranza politica i reati che devono essere perseguiti. La riforma non prevede norme ispirate al principio della responsabilizzazione dei magistrati e ad una giustizia più efficiente e di qualità, ma al contrario mira ad avere dei giudici burocrati che cercano sempre la via di minore resistenza, la soluzione più comoda e meno rischiosa, penalizzando inevitabilmente i soggetti e i diritti deboli. In verità, una riforma reale della giustizia va fatta. E cambiare la giustizia si può, attuando i principi costituzionali: occorre un programma condiviso da operatori e settori di società civile può essere elaborato ed offerto al dibattito. I terreni da ‘arare’ sono: riorganizzazione degli uffici giudiziari sul territorio (revisione delle circoscrizioni giudiziarie), passaggio al processo telematico, semplificazione dei riti e adeguamento del processo alle nuove modalità informatizzate, deflazione della domanda di giustizia (diritto penale minimo e procedure conciliative), un piano di investimenti finalizzato alla realizzazione di progetti nazionali e locali, assunzioni, qualificazione e riqualificazione di personale specializzato, attuazione della Scuola della magistratura (con attenzione alla formazione dei dirigenti). Nulla di tutto ciò contiene il progetto di riforma costituzionale presentato dal CdM e le relative leggi di attuazione di tale progetto. Occorre, pertanto, per parte nostra, propugnare attuare e condurre una campagna di sensibilizzazione su tali temi attraverso la promozione di iniziative di informazione e di forte mobilitazione come risposta all’inaccettabile progetto di riforma costituzionale, pericoloso per la democrazia, che appesantisce i tempi processuali e diminuisce le garanzie e i livelli di uguaglianza per i cittadini. DOMENICO TRUPPA Magistratura democratica Sezione Emilia Romagna Aprile 2011

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Resistenza & Antifascismo Oggi - aprile 2011  
Resistenza & Antifascismo Oggi - aprile 2011  

Periodico edito dall’ANPI provinciale di Modena - Anno XXII N. 2 - aprile 2011

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