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Anna Valtorta via porra 12 20021 Bollate MI anna.valtorta@live.com +393405764276 curriculum http://issuu.com/annavaltorta/docs/anna_valtorta_architetto_cv portfolio http://issuu.com/annavaltorta/docs/anna_valtorta_architetto_portfolio linkedin Anna Valtorta


Progetti e concorsi


“In Sicilia dove, più che altrove, è dominante il sentimento tragico dell’avvicendarsi delle cose, l’attività di costruire finisce per coincidere con l’attività del restaurare. V’è qui, nella vita delle pietre,alcunché di ciclico. Cavate alla luce a formare edifici equilibrati, ritornano alla terra a costruire il disordine di un universo frammentario, che è promessa di futuri equilibri. Catastilosi e anastilosi sono i poli tra i quali il destino si gioca, favorito dall’avvicendarsi di uomini desiderosi di prendere il testimone. E potè accadere che colonne antiche divenissero ‘prigioni’ nella massa di pietre fresche di cava. Su queste cicliche vicende, espressione del tempo storico, si esercita qui il magistero di una luce bellissima che è la stessa luce della Grecia – la latitudine è la stessa, la latitudine della grande architettura –, luce intensa e ben variabile; il ciclo del tempo astronomico dispiegandosi con immutabile precisione sugli effetti di accadimenti imprevedibili e a volte improvvisi. Se la zona degli Iblei condivide con il resto della Sicilia questa condizione, qui altre due appaiono altrettanto dominanti: la natura porosa del suolo – proliferazione di grotte e cavità artificiali di ogni sorta e dimensione –che è la stessa di Napoli e dei Campi Flegrei, e la natura della vegetazione, vegetazione quasi d’Africa.” Francesco Venezia, Costruire in Sicilia


Tesi di laurea Archeologia e città | L’intreccio della torre: progetto per l’area compresa tra Caserma Abela e Castello Maniace a Siracusa

Relatore | Prof. Angelo Torricelli Correlatori | Giovanni Comi, Gianluca Sortino Sessione | Aprile 2013 Tema | Ampliamento della Facoltà di Architettura


Nella struttura urbana di Siracusa è rintracciabile ancora oggi un sistema di controllo dello sviluppo della città che l’antica Grecia aveva messo a punto, durante la sua complessa evoluzione culturale, ed in particolare nel V secolo, un modello di strutturazione urbana costituito da una rete stradale fatta di strade principali (plateiai) e strade secondarie (stenopoi), che divide lo spazio in isolati quadrangolari regolari, spesso in strigae molto allungate, come nel caso di Ortigia. La particolarità di Siracusa è l’aver conservato nei secoli la struttura urbana greca su cui sono stati costruiti edifici ed ampliamenti conseguenti a diverse esigenze e periodi storici. Un esempio di stratificazione proprio lungo questo tracciato è rappresentato dal Duomo di Siracusa, non esiste infatti migliore esempio di stratificazione delle diverse epoche storiche su questo edificio che è nato come tempio greco. Dopo secoli di abbandono di Ortigia sono stati di recente realizzati microinterventi su edifici storici e corti a testimonianza dell’importanza di questo asse storico nella struttura urbana attuale di Siracusa. Attualmente l’asse è un oggetto con soglie che termina in un grande vuoto urbano, il piazzale della Caserma Abela molto diverso dal resto di Ortigia che appare composto da un sistema di recinti determinati dalle corti interne, sull’area di progetto si localizzano altri due recinti in questo caso fuori scala rispetto al tessuto il castello Maniace e la Caserma Abela. Nel progetto così come nel castello maniace una precisa successione spaziale: corte, collegamento, scavo, piazza ipogea. Il piazzale che oggi è solo un parcheggio è inteso come piattaforma da incidere e sfruttare per la necessità di ampliamento della

Pagina precedente: Asse greco in Ortigia A sinistra: Insediamento urbano greco in Ortigia e sua permanenza all’interno della città contemporanea

facoltà di architettura oggi localizzata all’interno degli spazi della Caserma. L’intervento sulla caserma che è oggi un edificio indifferente all’esterno identico su tutte le sue facciate, appare come la sua apertura verso il Castello e la rottura di quella paradossale similitudine e ambiguità tra monumento, il Castello, ed edificio militare, la Caserma, entrambe infatti sono delle corti introverse per precise ragioni militari e di difesa. Nella contemporaneità queste esigenze sono venute meno, la caserma guadagna lo spazio del piazzale, si apre ad osservare il monumento e il mare rimarcando una traccia del braccio mancante della caserma attraverso una torre che nelle sue misure e nel suo disegno segue le “regole” di ampliamento che nei secoli la Caserma a subito per diventare da corte a corpo singolo monopiano a corte pluripiano e a corpo doppio In questo modo l’edificio indifferente alla città e che guarda all’interno della corte cambia radicalmente rendendo uno dei suoi prospetti quello privilegiato: non una semplice questione di pelle ma profondità volumetrica della facciata, tensione tra vecchio edificio e nuovo che si insinua all’interno. L’intero intervento sulla caserma e sul piazzale è in tensione, spinge fisicamente verso il castello attraverso una profondità di volumi che rivela verso l’esterno la struttura formale interna, un edificio nell’edificio che si proietta verso il castello a ricostruirne il rapporto. Il tema dell’architettura nell’architettura è molto siracusano, appartenente al passato (Tempio di Apollo, Duomo…) ma anche al presente della città (Basilica Paleocristiana). Il piazzale diventa una porzione di città dove si fondono tre elementi, soggetti urbani differenti.


A sinistra: Planivolumetrico area Caserma Abela, Castello Maniace.

A destra: piante alle diverse quote della Caserma Abela.


A sinistra: sezione della torre, sintesi del quarto braccio della Caserma.

A destra: sezione della torre, sintesi del quarto braccio della Caserma. Sotto: sezione del sistema Caserma, Piazzale, Castello.


A sinistra: vista sulla torre dalla corte ribassata. Sopra: prospetto interno dell’edificio fondale.

A destra: vista interna dal piano rialzato della torre.


Laboratorio di interni II ShowBox: area espositiva per il Campus Bovisa

Docenti | Prof. Giuseppe Agata Giannocari, Lola Ottolini, Federico Bucci, Yuri Mastromattei Data | Ottobre 2012 Tema | Area espositiva per il campus Bovisa in occasione dei 150 anni del Politecnico di Milano Note | progetto presentato al concorso internazionale per studenti di Architettura ISarch


La nuova area espositiva per il Campus Bovisa si compone di una grande copertura in cui interno ed esterno si fondono, riducendo la consistenza fisica delle aree coperte, una selva artificiale di pilastri dislocati in relazione ai flussi in cui coesistono riparo e natura. Viene eliminata la gerarchia fronte retro, l’edificio si apre alla vista su tutti i lati permettendo l’accesso sia dal campus che dalla città; pilastrini e patii funzionano da filtro ed elemento di unione tra il dentro ed il fuori. I volumi scatolari attraversano la piastra che si comporta come un nuovo orizzonte, al di sopra i volumi si differenziano per materiali e diventano segnaletici della funzione che ospitano rimandando al mondo che sta al di sotto, dove l’operazione è indirizzata alla creazione di un ambiente espositivo composto di gerarchie, rapporti, aperture e differenze materiche. Il corpo di testa è il segno dell’intervento, più alto degli altri per essere visibile, ospita l’esposizione principale e l’auditorium. All’esterno l’intervento è attento a creare una quinta che dia gradevolezza rimodellando il terreno e creando un’area verde alternativa all’attuale ovale.

Accessibilità all’area

Suddivisione dei padiglioni espositivi


A sinistra dall’alto verso il basso: sezione dei padiglioni espositivi, pianta, prospetto dalla strada esterna al Campus.

secondary exhibition

secondary exhibition

bar

vertical connections

main exhibition

atial

sp and ility mob ections conn

toilet

bookshop

conference

Sopra: schema assonometrico delle funzioni insediate nell’edificio espositivo.


Sinistra: foto del modello scattata dall’ingresso del Campus


Sopra: foto del modello scattata dall’ingresso della biblioteca

Sotto: prospetto dalla biblioteca.


Concorso Instant House 2011 Bosco in città

Gruppo di lavoro| Andrea Cavarretta, Alessandro Cavarretta, Edoardo Colombo, Lorenzo Masotto. Data | gennaio 2011 Tema | Padiglione per il bikesharing all’interno del Bosco in città


Sopra: pianta organizzazione interna Sotto: prospetti complessivi del padiglione Destra: localiizazione delle diverse funzioni


Sotto: particolare della parete portabiciclette Destra: Foto del modello


Vista interna: bar e area ristoro

Viste dalla pista ciclabile


Concorso Eni San Donato milanese Centro direzionale Exploration & Production

Capoprogetto| Buro Happold, CZA Cino Zucchi Architetti Data | settembre 2010 Tema | Concorso per la realizzazione del centro direzionale di Eni a San Donato milanese

Si dice che fu lo stesso Adriano Olivetti a suggerire ad Enrico Mattei i nomi di Nizzoli e Porcinai; insieme al complesso Olivetti a Ivrea, Metanopoli costituisce uno degli esempi più interessanti del rapporto tra un’azienda di grande rilevanza, un programma sociale e un tema di comunicazione dei valori aziendali attraverso una dimensione architettonica che cresce e si sviluppa nel tempo. Se Metanopoli nasce come “sogno italiano”, oggi Eni è una delle più grandi aziende globali, impegnata in molte regioni del mondo a cercare e sviluppare fonti di energia. La natura del lavoro la porta a prendersi carico di aspetti che vanno molto al di là della dimensione puramente industriale. Il nuovo complesso Eni oggetto del concorso è molto di più che un luogo di lavoro; esso è anche e soprattutto un luogo di incontro e scambio tra culture diverse, tra il radicamento a un luogo da una forte “storia” e l’apertura alla dimensione globale. L’idea alla base della nostra proposta non è quella di creare una semplice immagine, ma piuttosto quella di dare vita a un ambiente ricco e variato che possa entrare nel vissuto quotidiano di chi ci lavora, e di costituire un luogo accogliente per tutte le persone che entrano in contatto con la realtà Eni, donando forma fisica allo spirito che l’azienda costruisce tutti i giorni. Il progetto non è centrato su degli oggetti edilizi, ma piuttosto sullo spazio aperto che li organizza e sul quale essi si affacciano: un ambiente dove le relazioni tra le cose sono più importanti che le singole figure. La pianta stellare degli edifici, oltre a rispondere bene al programma, genera una compenetrazione continua tra spazio del giardino e spazi di

lavoro, dando all’intero intervento un carattere di “organismo” - piuttosto che di “macchina” - che rappresenta bene il ruolo che una tecnica sempre più immateriale e dolce assume oggi. La giacitura dei brise-soleil è determinata dall’orientamento delle facciate rispetto ai punti cardinali e quindi alla posizione del sole nelle varie stagioni. La loro continuità in verticale o in diagonale in corrispondenza dei solai e dei parapetti genera un caratteristico motivo “a filo d’erba” che connota in maniera semplice i fronti, generando impercettibili variazioni che donano al complesso una connotazione organica senza tuttavia ricorrere a metafore naturalistiche che trascendano i confini lessicali dell’architettura. Le finestre a nastro e le serre vetrate a doppia altezza generano una serie più fine di differenze e ritmi nella sequenza delle facciate che rinforzano la natura “ambientale” del progetto.

Sinistra: planivolumetrico dell’intervento


Destra: vista del verde interno ai nuovi edifici direzionali

Destra: pianta dei piani terra Sotto: foto del modello


Prospetti e sezioni degli edifici direzionali


Concorso Nausicaa Pavilion Padiglione di accesso al piazzale della Caserma Abela

Gruppo di lavoro| Lorenzo Masotto. Data | gennaio 2011 Tema | Padiglione di accesso all’area del Castello Maniace e al piazzale adiacente la ex Caserma Note | Menzione d’onore per la qualità architettonica e pubblicazione sulla rivista Area


Sinistra: Ortigia tracce del passato greco e attuale organizzazione dei quartieri


Prospetto, Pianta , Sezione del padigkione


Concorso area tennis Aprica Giardino dello sport

Gruppo di lavoro| Edoardo Colombo, Lorenzo Masotto, Claudia Intorre. Data | febbraio 2012

Organizzazione spaziale e funzioni

Tema | Concorso per la sistemazione dell’area adibita allo sport nel comune di Aprica. Note | Progetto vincitore Progettare la nuova area tennis significa in primo luogo occuparsi del futuro del cuore di Aprica, un giardino dello sport che ha però anche un carattere profondamente sociale, soprattutto nei mesi estivi tale area diventa luogo di attività sportive e ritrovo di molti turisti e residenti che utilizzano l’area in questione come una piazza. Il progetto riguarda quindi la realizzazione di un luogo destinato allo sport che rappresenti nell’immaginario collettivo la piazza centrale che nel comune di Aprica, per la sua storia e il suo sviluppo urbano è oggi assente. L’intento primario del Giardino dello Sport è quello di configurare uno spazio pubblico in cui viene introdotto lo sport come funzione rilevante che sappia restituire a tale area qualità urbana e vivibilità nonché favorire la riappropriazione dei luoghi pubblici da parte dei cittadini. La nuova piazza di Aprica avrà quindi un carattere distintivo:sarà luogo di socialità, ma saprà riavvicinare adulti e bambini alla pratica sportiva migliorandone direttamente la salute e il rapporto interpersonale. L’attività sportiva è da intendersi in un’accezione nuova, non solo pratica competitiva, ma più in generale attività motoria praticata dai cittadini a cui viene messa a disposizione un’area facilmente identificabile come luogo di nuova socialità dove praticare e sperimentare un ampio spettro di attività sportive. Il progetto prevede una ridefinizione del carattere dell’area tennis che diventerà a tutti gli effetti una piazza del vivere all’aperto e dell’attività sportiva. Viene dedicata poi particolare attenzione alle peculiarità del Comune di Aprica nella definizione delle forme

architettoniche, nella scelta dei materiali, ma anche nelle funzioni insediate rendendo l’area praticabile nell’arco di tutto l’anno considerando quindi le avversità climatiche dei mesi invernali rendendole aspetti positivi che modificano le funzioni del parco rendendo possibile altre attività motorie strettamente legate al freddo e alla presenza di neve e ghiaccio. L’unico edificio presente all’interno del Parco è frutto di un pensiero progettuale teso a dotare Aprica di un’architettura che non è semplicemente un palazzetto dello sport, ma un edificio praticabile all’interno e all’esterno. La grande aula è un ambiente del tutto versatile adattabile ad esigenze diverse e capace di divenire sala conferenze, ma anche ambiente espositivo e all’occorrenza campo sportivo polivalente, si tratta cioè di un ambiente coperto che per sua specifica natura è capace di essere polifunzionale.


Pianta piano terra


Destra: organizzazione e funzioni Sotto: Sezione con la parete d’arrampicata e lo skatepark


Prospetto fronte e retro del palazzetto


Concorso lungomare di Cagliari Parco della Torre della Quarta Regia

Gruppo di lavoro| Lorenzo Masotto. Data | gennaio 2011 Tema | Progetto per la messa in valore della Torre e del Parco adiacenti il porto di Cagliari Note | Progetto vincitore

L’area in cui si trova la Torre fa parte del compendio della Scafa, zona che costituiva il principale accesso alla città di Cagliari. Si trova in una zona facilmente collegata alla terraferma e nei pressi di aree urbane che saranno presto interessate da trasformazioni significative quali la costruzione del nuovo Campus Univesitario ed un quartiere di residenza sociale. All’interno di queto quadro di trasformazione assume un ruolo centrale l’area della Scafa attualmente in stato di forte degrado e abbandono, ma dalle alte potenzialità ambientali e di collegamento con la città e con le aree limitrofe per la presenza della Strada Statale. E’ stato previsto un progetto sistematico che si addentra nel territorio in questione dall’area della Scafa, passando per la Torre, proseguendo lungo il mare attraverso la nuova piazza di ponente si spinge fino ad attraversare e percorrere tutta la passeggiata di Ponente che prevede aree attrezzate per la sosta e per la pesca. La Torre della Quarta Regia nelle intenzioni del progetto è diventato il luogo più adatto a restituire vitalità a tutto il quartiere, il progetto è stato quindi pensando mantenendo come polo centrale il nuovo ristorante Miglio Zero “NM0”, che è accostato all’interno della Torre ad un percorso panoramico-conoscitivo che oltre a permettere la vista migliore del mare da cui proviene il pescato, permette di osservare foto storiche e oggetti quali reti da pesca, una mostra di cultura materiale attraverso cui toccare con mano e conoscere gli strumenti del pescatore. Un ciclo di produzione e consumo a zero miglia accostato quindi ad un sistema educativo che attribuisca valore al Made in Italy e contribuisca a diffondere ed educare alla pesca sostenibile, apprezzare e saper difendere i prodotti del mare. Dopo aver percorso questo piccolo museo ci si trova su di una terrazza panomarica, un vero e proprio “mirador” da cui apprezzare le bellezze della Laguna e il verde del Parco della Scafa. L’intera struttura della Torre viene ripristinata nel suo aspetto, risolte le fonti di degrado e resa nuovamente ospitale contornandola di un parco che la cinge e la protegge rendendola il vero corpo centrale del sistema Parco-Piazza-Passeggiata, il nodo focale dove si intersecano e confluiscono i percorsi interni all’area oggi fortemente degradata. Anche le alltimetrie e la struttura del terreno interno del Parco sono stati progettati allo scopo di agevolare la vista delle bellezze paesistiche, ma al contempo proteggendola dalle grandi infrastrutture viabilistiche che provocherebbero un impatto devastante su un ambiente così raccolto.


Pianta del piano terra della Torre

Sinistra foto dell’area di progetto Sotto il nuovo lungomare, sistemazione della passeggiata con sedute e piccoli generatori eolici


Specie arboree locali e loro disposizione nel Parco


Workshop 150° Politecnico di Milano PolitecnicaMente: padiglione per i 150 anni

Data | marzo 2012 Tema | Padiglione da realizzarsi in Piazza Leonardo da Vinci a Milano per le manifestazioni e celebrazioni legate ai 150 anni del Politecnico

Il Politecnico di Milano ha attraversato la storia d’Italia lasciando segni rilevanti, l’indagine condotta attraverso le vicende dell’ateneo restituiscono una pluralità di temi e punti di vista attraverso cui osservare il Politecnico e celebrarne i 150 anni dalla fondazione. Il progetto prevede la realizzazione di alcuni padiglioni relativi a diversi temi legati all’università ed al suo rapporto con la società e la città, riuniti e legati da una copertura molto leggera quasi sospesa al di sopra dei padiglioni. Le intenzioni del progetto sono quelle di proteggere con la copertura i padiglioni espositivi, illustrare le vicende del Politecnico attraverso temi insoliti che approfondiscono contenuti spesso poco noti, ma dalla grande importanza culturale e sociale e la possibilità di mantenere la copertura e riutilizzarla in occasione di eventi successivi. L’allestimento della mostra si occupa di trattare le vicende del Politecnico in relazione alle trasformazioni che hanno provocato. Il padiglione Mondopoli si occupa di analizzare ed esporre la capacità politecnica diffusa capillarmente nel mondo e le loro opere e realizzazioni all’estero. Importante nelle vicende del Politecnico è anche il rapporto con la città di Milano in cui importanti progettisti politecnici hanno lasciato tracce attraverso architetture o piani urbanistici. Uno sguardo finale viene dato al futuro attraverso le ricerche che si stanno conducendo all’interno dei laboratori del Politecnico e che sono oggi poco note e divulgate. La copertura esterna predispone un percorso coperto attraverso cui fruire della mostra e degli eventi organizzati nella nuova area pubblica che si configura non solo come luogo per le celebrazioni, ma anche come ambito per gli studenti attraverso cui valorizzare e restituire vita a piazza Leonardo. Un oggetto che sappia costruire una dinamica, sappia diventare pregnante e non si possa più farne a meno così la struttura progettata per un breve periodo potrebbe perdere il suo carattere di temporaneità e rimanere come testimonianza di un importante traguardo per il Politecnico.


Sinistra: foto del modello Sopra: pianta del piano terra dei padiglioni Destra: Schema di montaggio della copertura a partire dal modulo base triangolare


Progetto e realizzazione Uffici Conrad Italia

Data | ottobre 2012 Tema | sistemazione interna e arredo degli uffici per la sede italiana di un’azienda tedesca di elettronica.


Anna Valtorta via porra 12 20021 Bollate MI anna.valtorta@live.com +393405764276

Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali�


Anna Valtorta Architetto Portfolio  

Portfolio Arch. Anna Valtorta

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