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PRESENTAZIONE DEL LIBRO "LA RISCOPERTA DELLA PATRIA" DI PAOLO PELUFFO


AVVOCATO SARRO. Diamo avvio a questa manifestazione, voluta, fortemente voluta, dall'Istituto e studi internazionali Giuseppe Garibaldi e a me il graditissimo compito di fungere da operatore, una veste un po’ insolita. Voglio subito, però, fare una precisazione la …, ringrazio l'istituto per avere voluto me in questa veste che non è collegata la mia funzione istituzionale in parlamentare di senatore della repubblica, quanto invece per una esperienza che io ho maturato nella mia precedente vita professionale da avvocato, avvocato amministravista, ebbi la fortuna per così dire di assistere il Comune di Vairano Patenora, nel giudizio relativo proprio alla edificio di Taverna Catena. Giudizio molto complesso che ha avuto anche una durata abbastanza significativa il solo primo grado si è consumato in un arco temporale di 17 anni e era finalizzato quel giudizio proprio a rendere immobile, disponibile nella sua consistenza originaria e soprattutto fruibile dalla collettività attraverso anche una azione che le amministrazioni comunali di Vairano nel corso di questi anni hanno avviato. Il traguardo nella sua interezza non è stato ancora raggiunto anche perché ci sono stati degli ulteriori aspetti giudiziari che hanno ampiamente reso un tantino più complessa la definizione del procedimento resta comunque l'obbiettivo finale e credo che occasioni, come quella di stamane, consentano anche di creare intorno a questo obbiettivo, a questa finalità un consenso di personalità autorevole sia di livello istituzionale a partire dal Presidente della Regione Campania, il nostro Governatore on. Stefano Caldoro, e sia di autorevoli accademici e questa mattina avremo il piacere, l’interesse di ascoltare gli autorevoli opinionisti come il dott. Sergio Rizzo, e insomma una platea che può costituire un primo avvio. E io vorrei proprio stamattina lanciare un idea di promuovere la costituzione di un comitato che serva proprio a seguire nel tempo l'attività di recupero di questo importante edificio Taverna Catena e la sua definitiva destinazione all'uomo della memoria, luogo importante che ha testimoniato un evento, come poi spero ci verrà ricordato come corso degli interventi e ha fatto da …, insomma da contesto per un evento per un incontro quello tra re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi che simbolicamente anche ha dato il segno della saldatura tra le realtà geografiche della nostra nazione, nord e sud che si incontravano che poi si fondevano in una comunione nazionale nuova, diversa e di grande prospettiva. Desidero anche rivolgere naturalmente il saluto a tutte le autorità che hanno aderito all'invito promosso dall'Istituto Garibaldi: le autorità civili che sono presenti i numerosi sindaci del territorio, saluto in particolare il sindaco di Mignano Montelungo, il sindaco di Pietramelara, il sindaco di Vairano Patenora che, naturalmente, è il padrone di casa che ci ospita e gli amministratori del Comune di Piedimonte Matese e a tal proposito io volevo anche ringraziare il Museo Civico di Piedimonte Matese che ha reso disponibile stamattina la traslazione qui di questa tela che è custodita nel Museo Civico e che conserva la bandiera della Regione del Matese costituita dai nostri antenati, per così dire, che diedero il loro contributo anche in termini di sangue per il riscatto nazionale che volsero una funzione importante anche dal punto di vista bellico durante la battaglia del Volturno e numerose altre occasioni. Quindi un particolare ringraziamento qal Museo Civico di Piedimonte, un saluto alle autorità militari, saluto in particolare il Generale Guido Lautriani, che è presente, il Colonnello Antonio Del Monaco, un saluto alle autorità ecclesiastiche presenti, e un particolare ringraziamento a Don Luigi De Rosa che ha reso disponibile l'auditorium che ci ospita questa mattina. E credo che possiamo dare inizio i nostri lavori dando la parola al promotore, ideatore e organizzatore assieme a molti altri


amici della locale sezione dell'Istituto Garibaldi il dott. Giuseppe Garibaldi che è il pronipote dell'eroe dei due mondi.


DOTT. GIUSEPPE GARIBALDI. Buongiorno! Il mio momento è un saluto, innanzitutto, un ringraziamento agli amici dell'Istituto, a questa sede dell'Istituto Vairano che poi è la sede regionale dell'Istituto. Voglio ringraziare ovviamente Guerino di Salvo, Colucci, Cervo, questi amici che anche con la loro collaborazione di Marsiglia hanno potuto fare in modo, far in modo che noi oggi si possa essere qui addirittura onorati dalla presenza di del Presidente della Regione, del Sindaco, del giornalista importante, di un Senatore che fa onore alla Repubblica. Io direi che, vuol dire, al di là di quelle che sono state le occasioni quasi formali o necessarie di parola mancante 6.35 un centocinquantenario, oggi se siamo così in tanti con delle presenze così importanti vuol dire che c'è qualcosa di più, vuol dire che questo centocinquantenario ha tirato fuori veramente qualcosa. Noi nel nostro Istituto, come in tanti altri, e diciamo che istituti o associazioni che si rifanno, nascono dal Risorgimento da quei valori, da quegli ideali che hanno fatto veramente l'Italia, noi e la mia famiglia in particolare io potete immaginare come mi sento nel sangue, delle cose che devo cercare, ovviamente, spesso di controllare degli istinti che purtroppo parola mancante 7:21 ecco vuol dire che l'Italia ha necessità per davvero di ritrovarsi tra italiani e ritrovarsi su quei valori che l'hanno fatta dignitosa e importante per noi. Già prima dell'unità c'erano delle eccellenze dei grandissimi nomi che conosciamo tutti dell'arte e della letteratura, oggi dobbiamo rivendicare più che mai questa nostra grande dignità. Uno dei momenti importanti, furono, fu un incontro. Fu un incontro non solo tra due uomini, fu un incontro in cui si sposarono degli ideali, e ritorniamo sempre lì, delle voglie, delle necessità dell'uomo di ritrovare se stesso, di libertà. Ecco nel libro dell’autore, di Paolo Peluffo che l’ho chiamato un momento fa, mi sta confermando il suo arrivo, adesso è nella nebbia dell'autostrada, ma tra un po’ la nebbia finisce c'è già il sole, e in quel libro c'è scritto qualcosa d'importante. Peluffo che ha e che è stato un coordinatore, l' ideatore, un po’ di tutto quello che è successo dal nord al sud, dal sud al nord è riuscito con delle parole vere a farci capire che tutto quello che è stato fatto, è stato fatto col cuore e stato fatto con l'amore. E perciò con amore e col cuore dobbiamo tutti insieme ridare dignità ad un luogo, a un simbolo, a un edificio che non è solo un edificio è un Viva l’Italia. Io lascio qui perché i nostri oratori credo debbano dire qualcosa di più, forse, anche più importante, più serio di quello che posso dire io parola mancante 9:05. AVV. SARRO Adesso per il saluto istituzionale il padrone di casa che ci ospita il Sindaco del comune di Vairano Patenora il dott. Bartolomeo Cantelmo. BARTOLOMEO CANTELMO. Grazie. Buongiorno! È per me motivo di grandissimo onore, stamane, portare il saluto a nome personale nel nome, dell'amministrazione, della giovane amministrazione comunale che mi pregio a rappresentare. Portare il saluto, dicevo, ad una platea così numerosa di un spessore così notevole e ad un tavolo di lavoro altrettanto degno di ogni prestigio. Quindi è una mattinata straordinaria per questa comunità. Il mio saluto, anzitutto, mi si permetta, va a questi giovani studenti, questi ragazzi che penso dovranno raccogliere il messaggio che speriamo di lanciare alla fine di questa mattinata. Il messaggio sarà forte, dobbiamo combattere l’oblio, dobbiamo valorizzare i luoghi della memoria. Solo con


questa passaggi noi potemmo avere un sicuro forte la nostra patria Italia avrà un futuro. Quindi il primo saluto mi si consenta ai giovani presenti. I giovani sono lo spaccato dei quei 3.500 studenti che ogni giorno scelgono Vairano per la loro formazione. E un grazie ai dirigenti scolastici, ripeto, per tutto il lavoro che fanno e per la presenza. Un grazie anche al corpo dei docenti, che qui vedo numerosi, anche per il lavoro che fanno. Ma un grazie alle autorità: militari che ancora hanno donato Vairano come già ebbe l’occasione nel 26 ottobre e continuano a farlo; alle autorità militari oggi presenti; alle tante autorità civili anche i sindaci dei comuni Vicignoli delegati che ci onorano della presenza; alla comunità ecclesiastica, don Luigi in primis, che mette a disposizione l’auditorium e tutta la sua disponibilità in queste occasioni. Un saluto e un grazie particolare poi vai al dott. Giuseppe Garibaldi, presidente dell’Istituto internazionale di studi Giuseppe Garibaldi di Roma, che grazie all’impegno, veramente, encomiabile della sezione locale di Vairano Scalo dell'Istituto e al lavoro che ha fatto la prologo hanno fatto il modo che questa giornata già possiamo dire che è riuscita ma sicuramente sarà foriera di lavori che per la causa saranno utile sicuramente. Grazie per la scelta di Vairano per questa presenza. Un grazie poi caloroso all'onorevole Stefano Caldoro, che presidente della nostra bella Regione, ci ha onorato e impreziosito di questa giornata ancor di più. Un saluto particolare poi un grazie al prof. Monsagrati che ha accettato l'invito con piacere dell'università Roma 3, al dott. Sergio Rizzo che torna a Vairano, spero con piacere, e non ha bisogno di presentazioni; al prof. Franco Galassia della Università di Cassino e all'avvocato Sarro che mette a disposizione la sua professionalità in molte occasione, ha detto anche la giornata di oggi per contribuire a un discorso avviato per cercare di portare a termine, come già detto, questo impegno che abbiamo per risolvere il problema per Taverna Catena di Vairano. Un saluto e un grazie devo anche all'avv. Cappello Vincenzo di Piedimonte che ha impreziosito questa giornata con la disponibilità accordata di aver qui esposta la bandiera della Regione del Matese proveniente dal Museo Civico di Piedimonte Matese che per gli addetti ai lavori, chi sa, è legato un episodio particolare all'epopea garibaldina e quindi va valorizzata e rispettata degna e della sua dignità. Un grazie anche a tutti i cittadini convenuti. Passo, giustamente, ad una piccola considerazione sul libro che ho più piacere di leggere. Certo la presentazione di un libro “Riscoperta della patria” dell'on. Peluffo che sta per arrivare, qui, a Vairano a circa 100m. dal complesso monumentale Taverna Catena assume un significato per noi di questa comunità di straordinaria interesse in quanto ben sappiamo l'importanza di questo riconosciuto luogo della memoria qual è Taverna Catena nei pressi come suol dirsi di Teano, nei pressi di Teano, ma è Taverna Catena. Riconosciuto nella storia della unità d'Italia in quanto testimonianza ancor presente e sfondo nello storico incontro motivo per cui nel 1967 il Ministero della pubblica Istituzione ne decretò dichiarazione d'interesse nazionale fu posto sotto l’egida della sovraintendenza. Ben sappiamo purtroppo per complesse vicende che nonostante tanti di riconoscimento come ben annunciato anche dal dott. Rizzo in un precedente incontro ricordo il testo parola mancante 14:42 se non vado errato, poco o nulla si è potuto fare, per fare in modo che questo luogo venisse valorizzato al massimo. Quindi questo evento, mi auguro, tutti ci auguriamo la presentazione di un libro che sicuramente fa appassionare chi l’ha letto ben sa che è ricco di citazioni, di aneddoti e di riferimenti, di curiosità con quella proiezione al 2061 che ce la fa già vivere il libro e ci proietta per chi ha la fortuna di starci a vivere quel duecentesimo anniversario della nostra storia unità d'Italia. Quindi la presentazione di un libro di così alto spessore sicuramente, speriamo che sia il volano per un ulteriore cammino per divenire una volta per tutte alla valorizzazione completa dello stabile Taverna Catena. E questo l'augurio e l'impegno che anche questa mia giovane amministrazione si vuol prendere da oggi non da sola ma sicuramente con l'impegno delle persone di cultura qui presenti che sicuramente abbracciano questo discorso, vorranno abbracciare questo discorso insieme possiamo


sperare in un futuro migliore per quello stabile e per tutta l'unità d'Italia. Con questo augurio mi fermo perché sarà più importante sicuramente la discussione che gli illustrici porteranno a tavolo. Buon lavoro a tutto il tavolo di lavoro. AVVOCATO SARRO. Ringrazio il dott. Cantelmo, sindaco di Vairano, per l'espressioni di apprezzamento. Condivido, naturalmente, il saluto a tutte le istituzioni scolastiche ma in particolar modo ai giovani studenti che sono qui e che spero, poi avremmo prima della conclusione della manifestazione la possibilità anche di interloquire direttamente consentendo loro di porre qualche domanda. E dei saluti ovviamente integro il mio precedente passaggio salutando innanzitutto il comandante della compagnia dei carabinieri competente per territorio, e la presenza anche dell'on. Daniela (parola mancante 17:06), chiedo scusa un attimo di sovrapposizione di nomi tra i tanti nomi, che ci ha raggiunto e che ringrazio per la sua presenza qui stamattina. Passo, subito, la parola al prof. Giuseppe Monsagrati ricordando che oltre ad essere, attualmente, docente presso la facoltà di Scienze Politiche dell'università Roma3; è stato prof. presso la Sapienza di Roma in particolar modo come titolare dell'insegnamento di Storia del Risorgimento e ha dedicato molta della sua produzione scientifica a tracciare i profili biografici e lo studio e la ricerca dell'attività di molti dei protagonisti di questa straordinaria stagione che è stato il Risorgimento italiano. E autorevolissimo membro di numerose accademie e istituzioni culturali internazionali e collabora attivamente con l'Istituto dell'enciclopedia Treccani, prego professore. GIUSEPPE MONSAGRATI. Grazie, avvocato Sarro, e buongiorno a tutti e un ringraziamento particolare agli organizzatori, a Guerrini di Salvo e a coloro che hanno, appunto, messo in moto questa manifestazione e che mi hanno invitato e io sono onoratissimo di essere qui perché sono legato a questo territorio da alcuni studi fatti in passato e anche da quella recente messa a punto che insieme all'onorevole Giuliano Amato abbiamo ritenuto di dover fare sulla parola mancante 18:51 reale diciamo così dell'incontro a lungo contestato a lungo messo in dubbio, ma poi penso con una certa accuratezza della ricerca storica finalmente consegnato a questi incontri della città di Vairano Patenora e al quadrivio famoso di Taverna Catena. E' stata contestata a lungo e forse con ragione di infallibilità del Papa tanto più si può contestare l'infallibilità dello storico che è un essere umano quindi i suoi risultati sono sempre legati alle informazioni che può ricavare dalle fonti. Le fonti possono essere più o meno chiare, più o meno sicure però c'è sempre un margine di dubbio su quel appunto che è la trasmissione della memoria, no! attraverso i decenni, attraverso i secoli e attraverso le generazioni. Quello che abbiamo fatto in quella occasione insieme all'on. Amato è stato un lavoro scrupoloso che ha cercato senza come dire senza nessun pregiudizio, senza nessuna conoscenza preconcetta di utilizzare, appunto, quello che i nostri antenati ci hanno lasciato come testimonianza. Le testimonianze dal nostro punto di vista andavano tutte, quasi tutte in una sola direzione e noi le abbiamo valutate appunto in quanto tali, ma noi oggi siamo qui non solo per, come dire, rendere omaggio a uno dei tanti luoghi della memoria che ci sono in Italia. L’Italia è un luogo della memoria di per sé. Quando si parla di luoghi della memoria in realtà si dimentica che questo è un paese che è un luogo della memoria. Quando un paese ha 2500 anni di storia alle spalle qualunque suo borgo, qualunque sua ma anche la sua località più sconosciuta ha visto qualcosa nel corso dei secoli. Contributo maggiore lo ha dato Garibaldi e di cui qui abbiamo il discendente diretto, il quale l’ha girata tutta e ha lasciato praticamente non lui ma insomma quelli che ci vivevano hanno lasciato una lapide, una traccia del suo passaggio,


qui ha dormito Garibaldi, qui è stato Garibaldi. C'è stato un sindaco che divenne famoso perché mise una lapide dicendo qui non ha dormito Garibaldi. E questo sembrò una cosa, come dire, un segno di distinzione rispetto a quello che era una prassi generalizzata. Ma perché si faceva questo? Cosa c'era dietro questa volontà di perpetuare la memoria? c'era il bisogno di costruire quello che poi è la materia di questo libro di Paolo Peluffo. Un libro, devo dire, di grande interesse di grande passione anche, si vede come il lavoro del manager, perché indubbiamente quello di Peluffo è stato un lavoro di coordinatore, di funzionario potremmo dire, sperando che non si offenda, comunque di un uomo pubblico a quale è stato assegnato un compito. Non c'è solo questo, non c'è soltanto il coordinatore qui c'è proprio l'uomo che prima di fare il coordinatore ritiene di dover costruire dentro se stesso una conoscenza approfondita del territorio su quale dovrà lavorare. Ecco Peluffo dedica la sua attenzione, appunto, ai luoghi della Memoria e qui si risente, lui stesso lo richiama credo con una frequenza degna di elogio, qui si sente l'impegno e, come dire, l'influsso dell'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Carlo Azeglio Ciampi è stato veramente all'origine, è stato veramente l'ideatore di questo percosso attraverso la storia che dalla sua presidenza che è cominciata nel 1999, come voi ben sapete, è arrivata fin a 2011 cioè al centocinquantesimo anniversario dell'unità. Questo centocinquantesimo anniversario è nato proprio nelle stanze del Quirinale attraverso la, anche lì come dire, l'amore per la storia, l'amore per il proprio paese, l'amore per i giovani del proprio paese quindi per la necessità di dare a queste nuove generazioni un ricordo di quello che è stato il passato dell’Italia. Una conoscenza più profonda sapete come il passar degli anni il ricordo degli eventi storici si viene attenuando. Io sono nato subito dopo della seconda guerra mondiale, devo dire che una volta anche la seconda guerra mondiale è stata parola mancante 23:49 perché c'è una successione di fatti che poi si sovrappongono che fanno l'attenzione si spostano man mano è un meccanismo direi fisiologico, figuriamoci rispetto a 150 anni fa, ci sono giovani che se non fanno appunto all'università l'esame di storia del Risorgimento, difficilmente poi prendono confidenza con questi fatti. Sì! Garibaldi, Mazzini, Vittorio Emanuele II, sono dei nomi, le località sono delle località ma che poi resta tutto questo insieme di nomi e di località possano costruire un tessuto di conoscenza, questo è un altro paio di manica. Allora per Ciampi è stato importante il lavoro che si doveva svolgere proprio per rinfrescare, per rimettere in circolo questo processo di conoscenza storica. E allora Ciampi ha trovato in Peluffo proprio il personaggio, l’uomo, come dire, l'uomo giusto al momento giusto e quello che si è dedicato con tutta la sua forza e tutto il suo ingegno a questo lavoro di coordinamento. Che è stato preceduto come dicevo prima da un approfondito lavoro di studio sulle interpretazioni della storia d'Italia, sulle polemiche legate alla storia d'Italia, sulla conoscenza delle fratture che sono tipiche della storia d'Italia, tra cui poi quella tra Nord e Sud, e oppure tra cattolici e laici è una delle più vistose. Ecco per Peluffo lavorare a questo progetto è stato un modo per tentare di incrementare quello che lui chiama il capitale sociale. Il capitale sociale è quell'insieme appunto di ricordi, memorie, come dire attaccamento anche, fatto di attaccamento al passato senza il quale non si può costruire, non si può stare nel presente e non si può costruire il futuro. Peluffo è partito da questo presupposto che per illustrare per fare amare, una delle sue principali preoccupazioni è stato proprio quel rapporto del cittadino con il proprio paese delle identità di quella che viene chiamata l’identità debole degli italiani, un concetto che Peluffo per a priori ha rifiutato. Proprio perché non ha mai creduto, cosi come non ha mai creduto nella fine dello Stato nazionale. Per Peluffo lo Stato nazionale non è quello che una parte della storiografia ha definito un’ invenzione no! Un’invenzione degli storici, un invenzioni all'intellettuali, per Peluffo lo Stato nazionale è una realtà che ha le sue radici nella come dire nell'opinione dei cittadini nell'attaccamento dei cittadini alle loro istituzioni, e qui il capitale sociale è quel capitale che viene dalla rete di associazioni, di senso civico, di


attività civiche che costituisce poi la base, il collante della realtà italiana. Ecco Peluffo ha lavorato su questo elemento, e ha lavorato consapevolmente nell'intenzione di riportare in luce i valori che con il tempo si erano un po’ attenuati. Appunto questi valori di conoscenza del passato, di valorizzazioni di alcuni ideali. Alcuni ideali sono fondamentali. Il Risorgimento ha rappresentato per lui una specie di serbatoio di valori civici. Tutto è cominciato, tutta la storia d'Italia, non è così ovviamente, ma la storia d'Italia moderna comincia con questa fase di durata relativamente poco, una cinquantina d'anni almeno nella sua fase conclusiva, è cominciata appunto con questa stagione importante della storia che è stata il Risorgimento. Dopo di che uno degli obbiettivi di questa operazione è stato proprio quello di saldare le varie parti della storia d'Italia dal Risorgimento alla Repubblica, passando per la crisi dello stato liberale, passando per il ventennio fascista per arrivare a rimettere insieme le come dire le componenti di questo disegno, che sono appunto da una parte l'Italia Liberale, l’Italia uscita dal Risorgimento, l’Italia monarchica, l'Italia delle istituzioni liberali in cui il cittadino per la prima volta è sovrano, perché esprime, perché ha, come dire, la rappresentanza parlamentare espressa dal cittadino stesso quindi ci sono delle istituzioni parlamentari, ci sono delle istituzioni che interpretano la volontà del cittadino, questa è l'Italia Liberale. Qua c’è l’Italia Repubblicana. Appunto questo filo che lega il passato al presente, è stato il filo che Peluffo ha voluto seguire, che gli ha fatto proprio da guida diciamo nel.. allora che cosa significava riportare in luce, valorizzare i luoghi della memoria, significava appunto dare una base di sostanza storica a questo rapporto del cittadino con il proprio paese. E questo è quello Peluffo ha voluto dare, devo dire, con molto onestamente, ricordando insieme ai successi di questa operazione che è un operazione che ha avuto indubbiamente successo, no? Un centocinquantesimo è stato seguito, è stato in qualche modo frequentato tutte le manifestazioni che sono state organizzate hanno avuto un pubblico notevole. E però ci sono state anche cose che non si è potuto fare e Peluffo lo dice una delle cose, appunto, parola mancante 29:48 si doveva realizzare il Museo della Memoria, perché poi il problema dell'amministratore, del male dell'uomo di cultura che anche manager è quello di dover sempre fare i conti con il bilancio quindi con l'assenza o la presenza di fondi devo dire che una delle qualità di Peluffo, secondo me, consisteva, uno proprio dei suoi punti di forza è stato, è consistito nell'abilità di utilizzare i fondi pubblici, ma di attivare anche l’afflusso di fondi privati, cioè Peluffo si è messo materialmente alla ricerca di chi potesse in qualche modo contribuire, proprio facendo appello a cosa? Facendo appello alla necessità,questo momento del centocinquantenario fosse assistito da tutti non soltanto quindi dalle istituzioni pubbliche ma anche dalle istituzioni private, quindi imprenditori, banche e via dicendo. Proprio un mese fa abbiamo presentato a Genova l'ultimo prodotto di questa felice sinergia, appunto, tra istituzioni pubbliche e privati in un libro su Mazzini che è stato finanziato dalla CARIGE, Cassa di risparmio di Genova, ha percepito anch'esso, insomma, tra l'altro devo dire c'è stata una manifestazione durante la quale i responsabili della banca genovese hanno esplicitamente sottolineato l'importanza anche per loro come amministratori anche per loro come diciamo esperti di finanza, di comunque fare leva sulla conoscenza storica, sulla diffusione della conoscenza storica. E' una sensibilità questa che secondo me va valutata in quella che è la sua importanza, ce ne fosse in tutto il paese noi forse non ci troveremmo nella situazione in cui ci troviamo adesso. E che credo che tra un po’ Sergio Rizzo vi illustrerà, perché i luoghi della memoria poi che sono appunto che rappresentano un po’ tutta l'Italia, sono anche quei luoghi in cui spesso, come dire, il trascorrere dei decenni ha comportato un drastico cambiamento del paesaggio, cambiamento in peggio perché attorno a questi luoghi si sono verificate delle brutture che appunto hanno finito per, come dire, togliere da questi luoghi quel fascino che sempre emanano. Questo è qualcosa ne parlavo prima è qualcosa che è avvenuta in tutta Italia allora la grande occasione è stata anche quella non solo di sensibilizzare i cittadini


alla storia, alla ricorrenza del centocinquantenario, l’unità d’Italia e quanto altro ma anche di metterli di fronte alla necessità di far si che questi luoghi della memoria restassero il più possibile o fossero restaurati, come spesso era necessario che si facessero proprio per risollevarli dal degrado parola mancante 00:31 oppure venissero, addirittura, promossi anche nella loro qualità di luoghi della bellezza oltre della memoria. Questo credo che sia stato, anche, uno degli obiettivi, ma se poi guardiamo bene questo libro, che tra l’altro è fatto di una serie di capitoli, si può dividere in due parti. Voglio accennare brevemente a questa cosa perché mi sembra importante. Il libro si può dividere in due parti: c’è una prima parte, come dire, teorica, va bene, di approfondimento dei temi della storia italiana e in questo Peluffo si dimostra bravissimo, devo dire, perché ha una conoscenza di tutta quella da Habsbowman a Partnam, a Galli della Loggia e via dicendo di tutta cioè quella numerosissima attività di studio che è stata condotta sull’Italia e poi c’è una seconda parte qui c’è invece proprio la tecnica, diciamo così, la metodologia del lavoro del coordinatore e qui espone, appunto, quelli che sono i problemi che si è trovato a fronteggiare durante questa sua attività, ma, ecco, io direi che nella quarta di copertina voi leggerete una frase che è stata presa dalla presentazione di Giuliano Amato: “Paolo Peluffo ha una straordinaria capacità di raccontare la storia attraverso aneddoti, documenti, angolature inedite che rendono questo libro una gustosissima sequenza di nuove scoperte”. Come si fa sempre nelle quarte di copertina si prende dalle pagine di presentazione la frase più accattivante. La frase più accattivante che è quella che deve convincere il lettore a leggere il libro, a comprarlo in questo caso, bisogna dire, che non è la migliore delle frasi che Amato scrive nella sua presentazione perché, appunto, non è affatto un racconto di aneddoti e di cose gustose questo libro. Questo libro è una seria meditazione sul lavoro, che appunto, di una personalità pubblica, nel momento in cui deve confrontarsi con un problema così delicato come quella della divulgazione e diffusione della conoscenza storica, attraverso appunto la valorizzazione dei luoghi della memoria. La creazione quindi di un capitale sociale nuovo, di un capitale sociale che è quello che poi serve a fare, a legare il cittadino alle istituzioni. Allora in questo Paolo Peluffo credo che sia stato insuperabile, come appunto, come i limiti che può avere avuto questa sua attività, ma con i molti punti di forza che sono stati poi le tante mostre organizzate, i tanti che i monumenti restaurati, i tanti luoghi appunto riscoperti e rimessi in uso perché il cittadino, perché tutti noi potessimo usufruirne. Pensate al Quarto dei Mille a Genova come è stato, oppure al Gianicolo con il terrazzo dove è stata riportata, dove sono stati riportati tutti gli articoli della Costituzione della Repubblica Romana, cioè è stato proprio un modo per far sì che, si vincesse, chiunque, insomma, potesse vincere quella specie di timore che sempre induce la lettura del libro e invece nel visitare questi luoghi se li trovasse davanti e si trovasse davanti la storia come qualcosa di vivo, perché il passato non è mai passato soprattutto in Italia. Quel passato vive e sopravvive ancora ed ha ancora, può ancora dare qualcosa e dire qualcosa a tutti noi italiani. In questo senso e mi avvio a concludere, in questo senso direi che è significativo che il bersaglio polemico principale di Peluffo non lo dobbiamo andare a cercare tra gli storici moderni lo dobbiamo andare a cercare in un personaggio molto antico di 400-500anni fa in Francesco Guicciardini. L'uomo di Guicciardini cioè l'uomo attento soltanto al proprio egoistico, al soddisfacimento egoistico dei propri interessi, l'uomo scettico, l'uomo che non crede nei valori è sicuramente per Peluffo l'italiano nel quale non vorrebbe mai imbattersi. Noi tutti dobbiamo fare il possibile perché appunto gli si eviti questo dispiacere, vi ringrazio. AVV. SARRO La riflessione condotta dal prof. Monsagrati apre uno scenario molto ampio e proprio su


questo richiamo ai luoghi della Memoria e a questo tessuto collettivo della nostra comunità nazionale io voglio rimarcare, molti di voi già lo sanno, ma il prof. Monsagrati è stato l'autore della voce Teano sulla enciclopedia Treccani on-line, dove ha, attraverso anche il recupero di testimonianze storiche del tempo, ristabilito la parola mancante 5:38 in ordine al sito in cui avvenne il celeberrimo incontro riportandolo, appunto, a Taverna Catena, qui, nel comune di Vairano, quindi anche per questo un ringraziamento particolare al prof. Monsagrati, e passo la parola all'on. Stefano Caldoro governatore della Regione Campania, appunto, governatore della maggior regione del mezzogiorno d'Italia e a lui una riflessione con questa pesante responsabilità istituzionale. ON. STEFANO CALDORO. Intanto grazie per l'invito. Veramente grazie a tutti gli organizzatori, al nostro moderatore parola mancante 6:28 Carlo e dovevo solo fare un saluto iniziale però sono stato coinvolto nel confronto che tra l’atro devo dire mi stimola e quindi spero di poter dare anche se un po’ influenzato, rimango, mi dispiace rimanere qui con il cappotto, per lieve, abbastanza freddo al cuore, e per dare un po’ un mio contributo a questo nostro confronto avendo io partecipato a Presidente di Regione all'anno della celebrazione e quindi ho avuto modo con Peluffo di partecipare a una serie d'incontri con Governo per capire come quest'anno dovesse essere poi vincolante in termini di partecipazione reale dei cittadini, rivolto prevalentemente ai giovani quindi, chiaramente, alle scuole quindi questo sguardo particolarmente attento alle giovane generazioni in un anno così significativo, però un contributo veramente rapido su due questioni per non … sollecitare un confronto fra di noi su quelli che possono essere le nostre insomma uno stimolo sull’argomento. Il primo è che io sono convinto che ci sia comunque un italiano fortissimo, spirito nazionale, una forte identità nazionale, al di là di quello che si dica. l'Italia è stata formata ricordare 150 anni con valori fondamentali che c’è stato anche prima quello che c’è stata dopo, paese difficile, diviso ma insomma la volontà unitaria e l'Italia nazionale è stata e sempre è stata un evento molto forte. E l'orgoglio di essere italiani poi tutte le forme le quali questo si è strutturato, definito e rafforzati i momenti storici, per non tornare troppo indietro è stato ricordato il Presidente Ciampi perché molte volte l'elemento istituzionale unitario che si è raccolto nel nostro paese attorno alla figura del Presidente della Repubblica in particolare il presidente Ciampi ma lui perché lo ricordiamo di più di tutti quando ci diceva appunto nelle occasioni pubbliche di cantare l'inno nazionale, sembrava in quel momento, no! Poi che ci fosse un po’ un modo di.. ma si deve fare, non si fa, ma che senso a farlo e non lo faceva nessuno prima. Poi si è iniziato a far dopo ma sono dei momenti anche simbolici possiamo definirli così, un richiamo forte di chi sentiva forte questa volontà unitaria. E c'è e si deve poi naturalmente riformare questa capacità di esprimersi con questi valori vitali e in un mondo che cambia e quindi le nuove sfide sono sfide che il sistema istituzionale ci impone Peluffo fa nel suo libro alcune riflessioni sull'argomento quando dice quando gli Stati nazionali sono dentro il processo europeo come ci devono stare nel processo europeo, come la costituzione europea è un elemento unificante di un grande progetto europeista ma nello stesso tempo può essere una limitazione o comunque un limite alla identità nazionale, alla costituzione nazionale e agli Stati nazionali come è stato ricordato poco fa dal prof. Monsagrati. E come devono stare tutti questi pezzi insieme per parte mia faccio un altra riflessione come ci deve stare il pezzo dell'autonomia, no! Le città qualcuno ricorda le regioni, le provincie ma insomma noi siamo più abituati a ricordare le città, i comuni. Poi dentro i comuni ci sono le forme organizzate più ampie e quindi le province, l'organizzazione di unione dei comune, province, ma insomma l'autonomia come sono questi tre pezzi come si costituiscono, come realizzano e come, come posso definire questo termine, come può questo processo valorizzare l’identità nazionale, i valori


dell'unità nazionale. E questo è una discussione che sta nel Dp, che sta nella politica che sta fuori io sono personalmente perché Stati nazionali siano i reali protagonisti della costruzione dell'Europa del futuro e quindi siano parte centrali in quanto tali, poi ci sarà il cittadino europeo ma lo stato nazionale è un arricchimento del processo costituente europeo. E forse se torniamo a questi al di là dell'interesse di questa, mettiamo un attimo da parte, che ognuno tenterà di difendere le differenze storiche difficile economiche che siano, siano elemento mi pare che poi debbano contraddistinguere per formare parola mancante 11:20. Quindi questo è una grande discussione c'è stato nell'ambito della celebrazione o meglio è stata centrata come discussione e che rimane in piedi ed è un elemento di stimolo quindi credo che alla fine tutte le nuove generazioni con questa grande scommessa parola mancante 11:36. Un altra che è sempre sul campo ogni volta che si parla sopratutto al sud dell'unità d'Italia, della vittoria risorgimentale, questi aspetti dell’unità che vogliamo verificare e andiamo a leggere dentro che cosa c'è stato in questa costruzione,di questo paese unitario quali sono stati i reali interessi economici, geo – politici, geo – economici di allora, dell'epoca, perché da una parte non ci dobbiamo scandalizzare perché rifiutare questa discussione su chi la pensa diversamente sarebbe un errore di storici, consiglio di tutti gli storici dire dobbiamo sempre accettare il confronto di varie posizioni. Cosa c'è dentro forse un po’ di cattiva fede, diciamo la verità, no! Nel difendere una linea piuttosto che un altra premesso che per me c'è ne una nella costruzione dello Stato Unitario, però debbo leggere dentro questa costituzione, le contraddizioni o gli interessi di altri di questa costruzione obbligata e voluta dagli italiani e invece è un argomento secondo me utile e non nei termini, appunto … io credo che il paese si debba confrontare e leggere, per esempio attraverso due figure cito perché molte volte su due persone si può costruire un pezzo di storia del nostro paese della vicenda di Bixio – Landi, no! e lì dentro c'è la contraddizione di due letture e attorno a queste che cosa è successo in quel periodo, no! perché la spinta unitaria, la volontà unitaria di tutti abbia poi vissuto una lettura diversa che, comunque, ha portato contraddizioni alla costruzione dello stato d'Italia perché poi dobbiamo guardare gli effetti, i risultati non solo le volontà. E non c'è dubbio che dentro si sono inseriti ma si inseriranno anche nel processo di costituzione europea gli interessi degli Stati perché non possiamo anche pensare che l'Europa come finalità non abbia la finalità che noi vogliamo del grande valore unità del grande dell’ Europa, ma come si costruisce l’Europa se noi riusciamo a mettere su lo stesso parola mancante 13:47 ragionare sempre molto apertamente su queste sfide senza avere solo una posizione e di una lettura che poi aiuta a costruire questi processi unitari. E l'effetto di una lettura che pure nell'ambito della celebrazione ha avuto diciamo il suo momento di gloria, no! perché quando poi parli di un argomento c'è sempre qualcuno che ti dice c'è un altra visione. E quello che noi dobbiamo sicuramente fare e rendere almeno questo paese più unito. E il risultato di un paese diviso in due, di una costruzione duale è tutta nei numeri ed è difficile ed è innegabile che questo sia avvenuto poi andremo a leggere il perché no! ma di fatto non siamo riusciti a creare quelle condizioni realmente di un paese che possa garantire ai suoi cittadini equità, livello delle prestazioni come oggi si definiscono cosi detti livelli essenziali delle prestazioni, di diritti costituzionali perché diciamo i diritti costituzionali, perché diciamo i diritti costituzionali alla salute, all'istruzione etc. E non si è riuscito a garantire in maniera omogenea sul piano nazionale per troppe differenze che sono state lievitate e non sono state superate. Questo è un processo ed è una responsabilità propria dei valori militari proprio dello Stato nazionale cioè non dobbiamo utilizzare questo argomento per dividere ma per unire questa è la differenza credo che la politica debba fare nel dibattito politico attuale. Le differenze in un momento di crisi economica aumentano e quindi oggi noi parliamo a dei giovani del sud che avranno meno opportunità dei propri degli stessi giovani coetanei dell'europa ma dello stesso paese. Perchè tutto è nei numeri oggi i numeri per fortuna li leggiamo più facilmente di


prima e gli effetti di crisi economica delle opportunità delle condizioni che tu offri di progresso ai cittadini vengono tutti letti. Carlo, Mario ogni mattina cioè dobbiamo guardare sotto sopra che determinano questa differenza enorme del nostro paese. E questa è la seconda grande sfida credo che dobbiamo tutti noi affrontare sopratutto in questa occasione dopo un anno che abbiamo celebrato l'unità del nostro paese delle riflessioni che faceva Peluffo nella riscoperta della patria che però va letta credo con questa responsabilità, mettiamola così, di una classe dirigente che nel futuro si deve affermare su questi impegni. Ultima questione perché non voglio tralasciare una vicenda che chiaramente molto sentita qui localmente ma insomma esce un po’ fuori dai confini del Comune e che riguarda Taverna Catena e quindi tutte le questioni non sto qua a ricordare ma credo che siano poi sintetizzate attorno a quei 17 anni di causa che si trascina in primo grado, insomma in questo paese è complicato in tutto vedete responsabilità non è solo da parte della politica insomma un po’ di responsabilità un po’ tutto il sistema istituzionale ce l’ha no! Poi certo la politica deve essere giudicata con maggiore severità no! è evidente però come vediamo è un sistema che 17 anni sono una roba inconcepibile no! E non è ancora finita lo dico ci sono stati bravi avvocati, siete stati bravi a stare sul parola mancante 17:43 alla fine non se ne esce fuori. Io che cosa posso dirvi avendo seguito la questione da quanto mi sono insediata è uno dei primi atti abbiamo fatto come giunta nel giugno quella parte che riguardava le competenze regionali sull'intimazione l'abbattimento non vorrei sbagliare ma credo che fu quello uno degli elementi che facemmo però poi abbiamo un po’ tutti le mani legate e che non sappiamo muoverci di fronte a i diritti acquisiti dei proprietari, dei cittadini chiaramente fanno la loro parte fanno le cause, le vincono hanno l’interesse a ritardare il momento della decisione se pensano che la decisione sia negativa e dall'altra parte lasciamo ai singoli alle persone di difendere, dall'altro lato non c'è la consapevolezza che forse su questi luoghi, no! che hanno un valore per tutto il paese che hanno un segnale bisognerebbe forse intervenire con maggiore forza come si è fatto in altre occasioni in altri casi analoghi nel senso che credo debba io ho sollecitato in più occasioni il Governo intervenire attraverso un acquisizione diretta del bene che in questi casi si risolva la questione e quindi attraverso l'acquisizione la certezza della proprietà del bene. Tutto il resto è più facile e si può fare tra le cose che si possono fare la Regione ha dato sempre la disponibilità di poter nelle difficoltà economiche che ha, di trovare quei canali di finanziamento che ci possano permettere la valorizzazione di questo bene e la fruibilità sopratutto di questo bene cittadini perché questo è il nostro compito, non abbiamo altro compito come enti locali. Io dico la Regione potrebbe farlo la Provincia o farlo il Comune, ma è evidente che il Comune le risorse sono sempre poche e di fronte a un impegno economico di questo genere non possiamo chiedere solo al Comune di fare la propria parte però c'è la Provincia, ci sono la Regione, noi siamo pronti della difficoltà del momento ma non sono cifre che non si possono trovare in una procedura chiaramente di legge perché non abbiamo parola mancante 19:37 abbiamo delle procedure che fa queste iniziative almeno che il Governo non ci chiede e non ci rafforza attraverso una norma nazionale o una qualsiasi atto amministrativo nazionale che ci permetta una finalizzazione di risorse per la valorizzazione di questo bene. Ma tutto deve essere però costruito attraverso decisioni. Attorno alle decisioni ci sono scelte amministrative, ci sono norme che ci permettano di intervenire. Insomma l'unica cosa che non è possibile ancora a tenere la situazione come sta. Questo mi pare vi sia oggettivamente un elemento insomma che non è tutto verabile non lo reggiamo lo si regge ma al di là delle azioni di denuncia di un grande giornalista come Rizzo, ma non è solo, non è che devo andare sul giornale questo argomento per diventare elemento di consapevolezza della comunità o del paese aggiungo perché credo che questo caso voglia richiamare l'attenzione di tutti. Quindi noi dobbiamo lavorare e mi auguro si possa dare una spinta cogliendo l'occasione di questo convegno di oggi, su questa riflessione su


questo bel libro di Paolo Peluffo ma di dare anche qualche segno concreto che le cose si muovono che qualcosa si può fare. Lavoriamo per sollecitare questo passo avanti io penso e consiglio l'amministrazione chi si stia occupando del caso, io farò la mia parte io credo la strada più veloce sia quella dell'acquisizione del bene, al di là del fatto che le cause devono finire se si risolve finalmente quei 17 anni questo processo potremmo decidere forse diversamente senza chiedere l'intervento straordinario del Governo. Però o l'uno o l'altro giochiamo parallelamente, lavoriamo parallelamente per dare un segnale e dare anche un segno forte a questa nostra giornata che attorno anche a un nuovo simbolo d' identità, di valori si può costruire meglio un paese che ha questa storia così bella, così ricca, così importante ma con futuro così difficile dovuto alle grandi sfide che dovrà affrontare, queste grandi sfide sono una parte fondamentale del nostro paese, del nostro sud e del nostro mezzogiorno. Grazie!


AVV. SARRO Ringrazio il governatore Caldoro per una serie di ragioni. Innanzitutto per il tempo che ci sta dedicando perché, come tutti noi siamo ben consapevoli, governare una Regione come quella della Campania, significa governare la regione più difficile d'Italia. Lo ringrazio per l'approccio valido, per così dire, rispetto al tema dell'unità nazionale del processo di unificazione e del monito che ci ha rivolto ad interrogarci anche sugli elementi di tipicità di questo processo, con un approccio appunto laico. Quindi cercando di capire di avere consapevolezza dei problemi proprio per superarli e per acquisire una pena d'identità nazionale. Ma consentitemi lo ringrazio in particolar modo per l'ultima parte del suo intervento relativamente al sostegno istituzionale che la Regione Campania può assicurare nel processo di acquisizione e valorizzazione di questo paese. Lo sforzo, l'ostinazione con la quale, encomiabile, le amministrazioni comunali succedute nell'arco di oltre parliamo la durata del giudizio 17 anni ma tutta la vicenda è in piedi da oltre 25 anni, quindi un quarto di secolo e ancora non siamo venuto proprio a capo di tutto. Poter superare tutto questo e poter finalmente come quella bella foto credo scattata in occasione del primo cinquantenario dell'unità nazionale ci ricorda dell'importanza della valenza di questo luogo simbolo, di questa grande forza invocativa che questo luogo simbolo esprime, il poterlo recuperare la funzione collettiva rappresenta, secondo me, un traguardo proprio dal punto di vista della nostra civiltà importante e che spero a partire da oggi anche con un contributo e un aiuto come dicevo nell'introduzione di tanti autorevoli personalità che sono presenti, qui, questa stamattina possa concretizzarsi nel più rapido tempo possibile. Passo ora la parola al dott. Sergio Rizzo giornalista noto, non ha bisogno di presentazione, del Corriere della Sera, mi preme ricordare, qui oggi oltre naturalmente, tutta la sua propria carriera brillante e di collaborazione a tante testate nazionali. Soprattutto l'iniziativa che ha condiviso con GiannAntonio Stella nel 2010 a proposito del ciclo visione d'Italia per conto del Corriere della Sera in quei appunti sono stati raccontati i luoghi dell'unità nazionale e Sergio Rizzo ha già dedicato la sua attenzione e ha dato un suo prezioso contributo per quanto riguarda il recupero della Memoria storica qui di Taverna Catena. SERGIO RIZZO. Il mio collega GiannAntonio ha pubblicato un libro formidabile, un romanzo che è la storia di un … una storia vera, la storia di un garibaldino, un deputato garibaldino parola mancante 24:58 che nel 1865 fu protagonista di una vicenda sconcertante. E’ una vicenda che riguarda, diciamo, l’affidamento di concessione ad una società privata del monopolio dei tabacchi da parte dello Stato d’Italia. Lo Stato si era appena due parlamenti


unitari, e questo parola mancante 5:26 ad un certo punto comincia a sentir puzza di bruciato fa una denuncia in parlamento e una denuncia forte alla commissione d’inchiesta e lui comincia a passare i guai più incredibili. Ad un certo punto, di notte viene aggredito sotto casa e il suo aggressore lo ferisce gravemente e gli mena un fendente sulla testa diciamo spaccando il cappello e da allora il cappello che porta la piegatura centrale si chiamerà cappello del lobbia. Perché in ricordo di quell’ episodio. Questo Lobbia paradossalmente da accusatore diventa accusato, gli viene mondata una colossale montatura diciamo da parte di alcuni magistrati e lui finirà condannato per calunnia addirittura e la sua carriera politica finirà così. Questa è una storia che potrebbe essere para para raccontata oggi, no! per dire che l’Italia è un paese nel quale apparentemente non cambia mai nulla, no! I 17 anni, del primo grado del giudizio,del giudizio di primo grado, vorrei ricordare che sono 6 in più di quelli che sono serviti per fare l’unità d’Italia. L’unità d’Italia compresa la presa di Roma, cioè dal 1859 al 1970 cioè il 1870 cioè il processo diciamo unitario parola mancante 26:55. Questo direi che questo qua è un paese veramente strano è vero probabilmente non è un concetto sbagliato quello dell’identità debole no? Però la memoria è abbastanza debole no? Il paese che ha una memoria debolissima. Una memoria debolissima basta ricordare quello che è successo in questo paese 2 anni fa quando si è trattato di organizzare i festeggiamenti dei 150 anni, che non è una cosa che capita tutti i giorni, è! Io non so neanche quanti sapessero per esempio che il 17 marzo era la data in cui venne ufficialmente proclamata lo Stato Unitario. Non lo sapeva quasi nessuno. Era una data sconosciuta. Ed è una cosa singolare se pensate che non c’è un paese al mondo che non abbia memoria del giorno in cui è nato. Io mi sono preso la briga di guardare su internet è facilissimo no? Tutte le ricorrenze nazionali ci sono dei paesi africani addirittura che celebrano il giorno della loro unità con tre giorni di festa, penso che credo che sia parola mancante 28:12 addirittura, quindi per dire quando poi nell’identità di ogni nazione il giorno in cui si diventa uniti è fondamentale noi non sapevamo nemmeno qual era il giorno, vi rendete conto. Addirittura ci siamo domandati se fosse giusto tenere le scuole aperte o chiuse quel giorno lì. Che è una cosa incredibile dal punto di vista proprio d’identità di una nazione. Perché il giorno di festa è il giorno di festa. Il giorno di festa non si lavora e non si va a scuola perché è il giorno che deve essere ricordato. Noi abbiamo una memoria bruttissima nonostante …. la nostra memoria è talmente corta che pur avendo 1200 mi pare che siano, forse Paolo lo sa meglio di me di questo, 1200 fra strade e piazze intitolate a Garibaldi, ebbene noi non conosciamo di quell’ impresa e del personaggio Giuseppe Garibaldi, non conosciamo che dettagli molto, molto superficiali. Ed è veramente impressionante che nelle scuole, le gite scolastiche non venga insegnata la storia del Risorgimento come dovrebbe essere insegnata. Lo sapete in un paese che ha, professore Monsagrati mi corregga se sbaglio, un milione e settecento mila studenti universitari e mi pare qualcosa come 180.000 insegnamenti, no! O giù di lì! ci sono soltanto 9 dicasi 9 corsi di laurea che si intitolano alla storia del Risorgimento Italiano. Noi abbiamo, siamo riuscito a fare una riforma di cicli scolastici nel duemila e o sbaglio, diciamo che definire demenziale è diciamo poco. Perché abbiamo praticamente abolito l’insegnamento della storia, creando un sistema per cui diciamo che il ragazzino che entra a 6 anni nelle scuole elementari comincia a studiare la storia e finisce appunto andare alla scuola media che ha completato tutto il ciclo per cui alla fine poi quando ricomincia non si ricordano più niente. E’ proprio è stato un sistema come dire studiato quasi scientificamente per impedire che la storia abbia … Bene io diciamo ricordava il dott. Sarro che abbiamo fatto con Stella questo viaggio dell’Italia del Risorgimento per andare a vedere come in 150 anni questi posti siano cambiati. Ebbene durante questo lungo viaggio che è durato un anno intero abbiamo visto delle cose che ci hanno fatto molto pensare. Ci hanno fatto molto pensare perché vedete la memoria si conserva in tanti modi. Si conserva per esempio anche diciamo difendendo il ritratto di un


paesaggio, no? Perché il paesaggio è un elemento integrante. Integrale del nostro essere, della nostra identità nazionale. C’è lo ricordava Benedetto Croce. Benedetto Croce nella sua determinazione al disegno di legge sulla tutela del paesaggio è stato il primo. Dice proprio questo concetto cioè che l’identità della patria si, no! ha un suo riferimento preciso nel paesaggio. Il paesaggio è come, è l’esito della parola mancante 32:09 successione dei secoli, in cui il popolo frequenta un luogo fisico. Ebbene la cosa impressionante è vedere come dei posti che sono la base della nostra identità, siamo trattati perché vedete noi adesso parliamo della Taverna Catena e di come … ma qui intorno c'è ne sono tanti altri, veramente mi hanno portati, io ignoravo per fino l'esistenza del palazzo dei Cappuccini. Ma a Santa Maria Capua Vetere, c'è un posto bellissimo, una bellissima villa settecentesca dentro la città che è un palazzo, il luogo dove la guarnigione dei Borboni si è arresa a Garibaldi. Quello lì è un posto che dovrebbe essere considerato come un monumento nazionale, no? Ecco io vi invito andarla a vedere, no? è qua vicino. Andatela a vedere. Quello è un posto che è stato per 20 anni sequestrato. È stato sequestrato ad un, diciamo, ad un signore che è stato condannato per criminalità organizzata, no? ed era anche il Sindaco se non sbaglio di quella città lì. Siccome lo Stato non aveva i soldi lo ha lasciato in un stato di completo abbandono e adesso non so come sia la situazione di quel palazzo dei cappuccini Uguale. Uguale. Ecco! La cosa incredibile è che il Sindaco attuale di Santa Maria Capua Vetere mi pare di ricordare che sia il figlio della persona a cui quell'immobile fu sequestrato. Vicino Caserta c'è un posto che si chiama Carditello dove c'è una Reggia formidabile c'è, era diciamo la corrispondente della vineria Reale dei Borboni. Più bella! Più bella non lo so, comunque è bellissima, è formidabile. Andate a vedere come è ridotta la Reggia di Carditello. Si sono portati via per fino le mattonelle del terrazzo. La Regione Campania aveva stanziato nella precedente, diciamo, gestione qualche milione di euro mi pare 6, per restaurare la parte centrale per farne un piccolo museo insomma una cosa che potesse essere frequentata la domenica dalle famiglie. Ebbene, poi, ad un certo punto credo che i soldi siano finiti, non hanno messo neanche l'impianto allarme, si sono portati via i pavimenti, gli affreschi, una roba allucinante. Senza citare il fatto che a 700 metri ci sono delle meravigliose catassi di ecoballe no? delle piramidi no! Parola mancante 2:36. L'importanza dei luoghi della Memoria è fondamentale noi non siamo niente senza memoria. La memoria è tutto, noi non esisteremo senza ricordare questi.., per questo che tutti i paesi dedicano ai luoghi della memoria, diciamo, dei monumenti simbolici della loro vita. Noi questo non lo facciamo. Io credo che un posto, come la Taverna dove si sono incontrati Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi, no! che ha un importanza non soltanto italiana, ma un importanza europea, attenzione! un'importanza europea perché il processo di costruzione dell'Europa, no! è partito dall’unità d'Italia, attenzione! Perché l'Europa non era l'Europa delle nazioni se non ci fosse stata un altra nazione che era l'Italia, il pezzo che mancava. Ebbene il prezzo che in qualsiasi paese un posto simile sarebbe luogo di vero pellegrinaggio, sarebbe negli Stati Uniti, sarebbe un luogo dove si sono incontrati Richard Grean, no? sarebbe stato o no una..., ed è impressionante invece vedere come è ridotto. Se non altro è sopratutto vedere quel che è accaduto intorno alla Taverna Catena, intorno a questo luogo, per capire come noi, diciamo, offendiamo la nostra memoria. La storia è impressionante nella targa parola mancante 4:08 è impressionante! Due paesi che si sono fatti la guerra per rivendicare, no! la paternità del


luogo dove si sono incontrati Vittorio Emanuele e Garibaldi, no! Bhe! dico quanto meno, no! visto che c'è stato questo impegno così formidabile da parte addirittura arrivati a cancellare una targa messa dove 50 anni della ricorrenza bhè insomma io mi aspettavo che ci fosse un diverso trattamento di un luogo simile. E addirittura ci fu un indagine che si dovette fare un indagine dell'Esercito Italiano per stabilire dove si era tenuto l’incontro. Che è una altra singolarità perché un evento simile un evento così importante no!, nella storia, bè insomma doveva esserci subito messo una bandierina lì, ma il giorno stesso, no! dell'incontro. Eppure nessuno mise la bandierina e si andò avanti fino a quando nel 1963, credo, se no sbaglio ci fu un indagine dell'Esercito Italiano che concluse più o meno l'incontro si era dovuto tenere presumibilmente le vittorie di questa Taverna Catena. Bene. Io penso una cosa, penso che a questo punto veramente è responsabilità di tutti, no! cioè questo è un problema che va risolto, non si può continuare a passare sulla via casillina qua davanti e vedere quel posto lì ridotto in quel modo là. Non esiste. E io mi permetto anche di dire al Governatore Caldoro che so essere persona seria, persona che quando s'impegna poi le cose le fa. Bè che cioè non ha senso dire abbiamo le mani legate perché io credo che sono formule che non posso giustificare più niente ormai no!. Qui la responsabilità è di tutti c'è la responsabilità del Comune, c'è la responsabilità della Provincia se vogliamo, c'è responsabilità della Regione e dello Stato, ma c'è anche la responsabilità dei proprietari di quel posto lì perché diciamo la verità se io fossi proprietario di un posto così, dovrei essere il primo ad avere interesse a valorizzarlo e a farlo diventare un luogo importante. E non capisco perché ci sono voluti tutti questi anni perché siamo ancora a discutere di questa cosa è un problema secondo me che va risolto in 10 minuti, e, veramente, credo che non sia più tollerabile il gioco del rimpiattino e responsabilità del Comune, della Regione, della Provincia e del Governo. Qualcuno prende in mano questo problema e lo risolva per cortesia. Grazie! AVV. SARRO. Ringrazio il dott. Rizzo e se posso aggiungere all'elenco dei livelli di responsabilità avendo seguito il giudizio voglio ricordare di un particolare che in realtà questo giudizio promosso dal Comune di Vairano durato di primo grado come è stato più volte ricordato 17 anni, era diretto contro la sovrintendenza. Perché in realtà il punto vero della questione era che la sovrintendenza aveva autorizzato la realizzazione parola mancante 7:58 questo per dire come le questioni hanno nella loro complessità poi dei risvolti a volte davvero singolari. E raccolgo anche l'ultima riflessione del dott. Rizzo a proposito dell’ anomalia per così dire del comportamento dei proprietari adesso senza naturalmente voler contestare la tutela dei diritti costituzionali ivi compreso quello di proprietà, certo una sensibilità civica avrebbe immediatamente portato i proprietari a dare una loro disponibilità anche perché parliamo di una pluralità di proprietari su un immobile che poi non ha questo straordinario valore commerciale. Quindi una intesa poteva anche essere raggiunta e potrebbe, io mi auguro e auspico, potrebbe anche essere raggiunta, e mi ricordava prima il dott. Garibaldi che quando il suo illustre parola mancante 8:50 morì, la sua famiglia donò allo Stato Italiano la proprietà di Caprera, la villa e il terreno circostante, e avrebbe dovuto avere un ristoro economico dallo Stato Italiano fu una tradizione, una consuetudine piuttosto consolidata, questo ristoro non l'ha mai più ricevuto nonostante siano passati oltre 100 anni. Quindi mi auguro che ci possa essere una assunzione di consapevolezza da parte dei proprietari in ogni caso credo che l'impegno assunto prima dal Governatore Caldoro a proposito del sostegno a questa battaglia possa sufficientemente tranquillizzarci. Io voglio ricordare che da Senatore ho scritto a tutti i Ministri della Cultura che si sono succeduti in questa legislatura, e non ho ricevuto risposte da nessuno. I testi sono stato resi pubblici anche dalla sezione locale dell'istituzione dell'Istituto Garibaldi e mi auguro che invece attraverso


anche l’iniziativa di oggi e il coinvolgimento, come lo dicevo prima e lo ripeto, di autorevoli accademici, di illustri giornalisti ma anche di rappresentanti istituzionali, il dott. Peluffo è Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, quindi assolve e assume un ruolo istituzionale importante possa promuovere anche una campagna di sensibilizzazione perché spesso anche questo serve per raggiungere il nostro obbiettivo. C'era una precisazione da parte del Governatore Caldoro. GOVERNATORE CALDORO. Penso che sempre quando c'è una sollecitazione bisogna rispondere subito, non rinviare, visto che Sergio Rizzo mi dà parola mancante 10:40 Paolo mi permetta un attimo che ho fatto l’intervento prima, ho posto un problema. Io che cosa ho proposto per capire tecnicamente come risolvere la questione perché ci siamo trovati con affrontare la stessa vicenda per casi analoghi, la vicenda di Carditello. Siamo stati lì con il Ministro Nagri per vedere come risolvere tecnicamente la questione perché non è solamente questione di risorse che sono sempre meno e di lì poi aggiungere come risolverlo dal punto amministrativo perché di oggi ci sta di fatto il fallimento, c'è un’asta e quindi tu non puoi bloccare le procedure, qualcuno dice e sì ma non vi potete trincerare dietro le procedure. Poi ci si dice che bisogna osservare le leggi e allora dobbiamo capire se dobbiamo osservare queste leggi o no. Dobbiamo cambiare le leggi cioè in questo caso ci vuole una norma nazionale. La Regione Campania noi ci siamo trovati con Pompei un disastro mondiale, universale. Parliamo di Pompei, Carditello è straordinaria, Taverna Catena è fondamentale, lo è anche Pompei no? E parola mancante 11:50 60 ettari pensate voi come si può tentare di più di tenere insomma ci vogliono risorse incredibili e dando all'umanità crolla Pompei. Come facciamo? Governo? Non siamo in grado di far nulla, come non si può fare nulla. La Regione trova le risorse rifinaliziamo i fondi europei. Abbiamo i fondi europei riutilizziamo per Pompei per un grande progetto. Andiamo in Europa io vado in Europa da Han convinco Han, facciamo una grande battaglia, il Governo è un po’ diffidente insomma ma che sono questi grandi progetti, poi s'innamorano dei grandi progetti li condividiamo poi li portiamo tutti così e abbiamo risolto un problema di cento milioni di euro, ancora pochissimi per Pompei. Poi l'altro giorno c’è capitato che Capodimonte, i Musei, Palazzo Reale di Napoli, la Reggia di Caserta crollano i pezzi: via l'intonaco, cornicioni, che facciamo? chi se ne deve occupare non se no occupa. La Regione che faccio? Un’altra idea! Dico chiamo Fabrizio Fa..., e che dice Fabrizio ma perché non costruiamo una misura specifica per questi interventi e andiamo a rifinalizzare un altro pezzo delle risorse europea, anche perché sono sempre gli stessi le risorse che ci sono anche perché il governo poi ti risponde non ho un euro. Sulla questione di Carditello se dovessimo andare a intervenire il governo, deve tenere il governo delle proprietà, per risolvere il problema dei creditori, un pezzo dei creditori credo sia pure pubblico, so che siano società perché poi sono sempre gli stessi che vanno a riscuotere ….. Il San Paolo poi ci … sì …. sì poi ci sono istituti bancari importanti non è che sono solo singoli persone, quindi si può tentare di fare una trattativa, però dicevo non abbiamo le risorse come facciamo? Allora abbiamo lavorato per esempio qui quante cose abbiamo risolto, e ne sarebbero rimaste lì e non abbiamo risolto, abbiamo tamponato. Non abbiamo risolto perché i nostri beni culturali, noi abbiamo una, ne darò tantissimo non c’è solo la storia, c'è la tutela generale della nostra storia legata ai grandi beni culturali. E in alcuni casi, Paolo tu lo sai, bisognerebbe io sono sempre parola mancante13:58 più semplice, bisogna fare, avere il coraggio di fare le leggi, delle norme specifiche che risolvono il problema sul piano normativo non c'è bisogno di 10 mesi per risolvere questo problema, c'è bisogno di una norma. Se siamo convinti di farla se non vogliamo fare la norma a tutela di un bene come in questo caso si può fare per Taverna Catena se no devi fare una causa di 17 anni e devi


poi fare una legge in deroga per risolvere il problema. Se questo no, diventa scandolo perché non si possono fare leggi speciali, allora è un altra teoria, un altra teria. Io mi schiero solo per fare quando ci sono situazioni del genere fare norme, speciali le abbiamo fatti e quando le abbiamo fatto hanno funzionato ad hoc come si fa nel sistema anglossasone con commissaria Tarda che sanno quello che devono fare, quello che devono fare i commissariati qui no? dobbiamo fare un opera di intervento 6 mesi devi risolvere il problema se no rispondi alla Corte dei Conti. Quindi questo il tema, sono uscito un po’ fuori dal tema , però questa questione, nel paese è fortemente sentita, la stampa li porta con grande forza e però dobbiamo renderci conto io non sono per l’idea responsabilità uguale di tutti. A me non piace questo, sono sempre gli altri responsabili di tutti, no i responsabili sono uno anche due, tre con quali livello di responsabilità che cosa devi fare tu, che cosa devo fare io, che cosa imputi a me, che cosa imputi a lui. Non siamo tutti un calderone di responsabilità c'è ne sono le singole responsabilità che forse in molti casi fanno somma perché sono tutti in pezzo responsabili e ci sta chi invece qualche soluzione la trova nelle difficoltà che ci sono per dare le sue risposte a questo tema. e credo che questa è la strada che noi dobbiamo portare avanti per risolvere il caso di Taverna Catena perché è un caso emblematico come 17 anni di cause io sono pronto per fare un azione straordinaria al di là del fatto che possa far storcere il naso a qualcuno. AVV. SARRO Grazie! Io vorrei...ringrazio anche naturalmente perché qui rispetto anche gli altri siti che sono altrettanto e che insomma a parimenti importanti. Passo subito la parola al prof. Franco Tamassia che è con noi questa mattina e chiude il ciclo degli interventi. Docente alla facoltà di Economia dell'Università di Cassino e il Direttore dell'Istituto Internazionale di studi Giuseppe Garibaldi, e il segretario Generale della Società di Pronto Soccorso reduci parola mancante 16:26, prego. PROF. FRANCO TAMASSIA Gli interventi che mi hanno preceduto hanno spaziato ad alto livello su tutte le problematiche storiche che il libro che oggi presentiamo ha suscitato. Io voglio ritornare ad una analisi strutturale contenutistica del volume la “Riscoperta della patria” proprio con l'intenzione di farne comprendere l’ importanza epocale di questo volume, per tutte le generazioni sia per gli anziani, sia per le persone che svolgono attività dirigente, politiche civile, ma sopratutto per i giovani. Perché importanza epocale perché meditando sul bilancio delle celebrazioni del centocinquantesimo dell'unità, l'autore praticamente invita tutta la nazione a fare un esame di coscienza su se stessa, su ciò che intende fare di se stessa e la invita a considerare sulla necessità storica di auto preservarsi dalla scomparsa. E qui l'interesse di questo saggio, complesso e articolato. Le celebrazioni sono state un successo nonostante le premesse problematiche di ogni genere. Come la crisi di fondi, la crisi di autocoscienza politica della base sociale italiana e della sua classe politica in generale. Sono state un successo perché? perché una parte ridotta di numero ma valida della classa politiche e dirigente italiana si è fatta coscienza critica della comunità, si è rimboccata le maniche e seguendo la guida di una personalità eccezionale sotto ogni profilo psico – fisico, culturale e sopratutto morale, Presidente Ciampi, si avesse nazione guida e d'azione che sono state riprese continuate con la medesima tenacia, convinzione, autorevolezza dal Presidente Napoletano. Si tratta di un azione che ha saputo unire dinamismo pratico e visione strategica, analisi coraggiosa delle realtà in atto da sfruttare e delle potenzialità da tradurre a loro volte in atto, insieme ad una fantasia e ad una inventiva assolutamente all'altezza del compito. I diversi capitoli esaminano secondo una


traccia ricorrente in ciascuno le distinte tematiche che partano dalle annunciazioni di ciascuna delle numeri dimensioni del problema politico, culturale di base. La riscoperta della patria l’esame di quel che si è fatto finora, quello che hanno fatto gli altri paesi, la comparazione con ciò che si fa all'estero direttamente constatata dall'autore dagli appositi viaggi è costante e costruttiva, l’esempio di ciò che si fa in tutta l'Europa e nel resto del mondo per mantenere, altro che riscoprire, il senso della patria, non è certo illustrato da Peluffo per cadere nel nostro tradizionale autolesionismo che fa concludere l'ammirazione per gli stranieri in un giudizio disfattista su noi stessi e in conclusione dell'alibi dell’inazione. Gli esempi degli altri sono costantemente collegati a ciò che di analogo si ha fatto da noi ma che da noi dovrebbe essere fatto nella stessa misura e forse in una misura maggiore. L'esempio degli altri serve a dimostrare come necessiti sopratutto la buona volontà, a dimostrare come il mantenimento del senso della patria renda più forti tutti e sotto tutti i profili da quello politico a quello economico. L'esortazione che ne scaturisce e che questo mantenimento bisogna volerlo. Che basterebbe collaborare con quelli italiani che lo vogliono e seguire il loro esempio. Peluffo è costruttivamente ottimista in quanto crede nella fecondità del buono esempio come in quello di uomini come il Presidente Ciampi… PELUFFO. Mi dovete scusare se sono arrivato in corso d'opera e mi devo anche scusare se non sono arrivato in camicia rossa come avrei voluto per in onore con Giuseppe Garibaldi ma diciamo in compenso ho messo la cravatta. Sono arrivato diciamo da Roma volendo assolutamente stare qui con voi mi sono fatto raccontare quello che avete detto qui. Vi ringrazio voi. grazie diciamo ad un pilota eccezionale che è mia moglie che mi ha portato qui con una certa velocità sfidando il tutor, il sistema tutor dell'autostrada e l'amica che avvolgeva insomma. Ora diciamo che il tema dei luoghi della Memoria che ha accennato Sergio Rizzo che in qualche modo è stato nostro compagno di viaggio con Giannantonio Stella in questa mappatura dell'Italia, pone un problema che ha un origine di carattere spirituale. Nel senso che io racconto nel libro quando andavo con il Presidente Ciampi a Gerusalemme nel 2000 e c'era questo presidente della Knesset che presentò Ciampi dicendo che era un grande anti fascista che aveva attraversato le linee, la Maiella, che è l’allievo di Guido Calogero etc. etc. Dice e per queste ragioni non vi chiederò conto della distruzione di Gerusalemme nel '80 dopo Cristo ai tempi di Cesare, a noi ci sembrò una piccola esagerazione e io scrivo perché ne sono convinto che aveva ragione lui. E che chi prendeva in giro posizioni di questo tipo sbaglia. Noi abbiamo delle difficoltà enormi sulla memoria però dobbiamo sempre partire anche non solo dal tempo e dalla storia ma anche dalla geografia. Questo è un paese di trecento mila km quadrati, il 56% è montagna o collina. Il territorio è straordinariamente complesso noi facendo il lavoro di censimento che ho cominciato a fare io da solo in un centocinquantenario e poi via via, con le sovraintendenze abbiamo avuto un minimo di aiuto, abbiamo visto che un censimento approssimativo su la monumentalizazione realizzata dal 1860 al 1830 sul Risorgimento non enumera meno di mille monumenti e per un totale circa 400 siti di interesse primato. I beni culturali non hanno mai avuto un interesse diretto perché non sono stati obbligati a ciò da una norma. Tutto sommato i luoghi della memoria francese nascono dalla parte che li guardi, durante la Rivoluzione. Cioè loro, è loro avevano molto, però anche loro dopo la Rivoluzione quando Meriné che era l'intendente dei beni culturali Di Napoleone III arriva a Mont Saint Michel. Mont Saint Michel che era diventata una prigione era totalmente in rovina. E poi parola mancante 25:10 lo ricostruisce, quindi Mont Saint Michel che noi vediamo non solo è luogo della Memoria ricostruito ma è anche un invenzione perché ci è stata aggiunta un qualcosa che non c'era. Diciamo serve una regolamentazione dei luoghi


della memoria il lavoro che abbiamo fatto nel centocinquantenario è stato un azione di testimonianza. Credo non inutile sicuramente ha bisogno di un seguito, noi abbiamo fatto piccole esperienze perché la strategia che abbiamo seguito è stata quella di fare delle azioni dimostrative di cosa bisognava fare. Quindi per Taverna Catena prima di affrontare o contemporaneamente nell'affrontare l'aspetto giuridico l'esproprio, la destinazione bisogna capire cosa ci vogliamo fare o meglio cosa vogliamo raccontare attraverso questo luogo. Perché il racconto che a noi è mancato, è la volontà di trasmettere una storia. Allora guardiamo questa storia. Questa storia è una storia bella se vogliamo avventurosa piena di passione piena di letteratura nel senso che primo che voleva essere un romanziere è proprio il bisnonno di Giuseppe, che ha scritto dei bruttissimi romanzi diciamo la verità tranne uno che è e che sono le sue memorie. Le memorie di Garibaldi sono un testo meraviglioso scritto in italiano un po’ strano in una lingua io sono ligure è.. come Garibaldi. Mi dicono che parlava in dialetto però la sua lingua era una lingua nitida perché da ragazzo nelle dieci anni perché lui diventa rivoluzionario già da marinaio. (AD UN TRATTO SI INTERROMPE LA REGISTRAZIONE) Per un capitano di seconda classe no, aveva fatto dieci anni di trasmigrazioni diciamo navigazione del mediterraneo sino all'Ucrania quella che oggi è l'Ucrania. E durante questi viaggi leggeva Tito Livio, leggeva gli storici romani. Noi li leggiamo in treno, ed è chiaro adesso c'è parola mancante 27:11, però indubbiamente lui era un autodidatta in buona parte, un appassionato di storia. La sua autobiografia che ha una storia anch' essa che attesta la situazione dello Stato Italiano e ci conforta sul fatto che i problemi non è che sono sempre gli stessi ma insomma si ripetono perché il Sindaco Nathan diciamo parola mancante 27:37 ottenne per un dono questo manoscritto e ci fu una causa perché venne pubblicato e venne condannato dal tribunale perché l’aveva pubblicato senza pagare i diritti d'autore. Io come sottosegretario di editoria sono competente in materia di diritto d'autore, e il Governo gli pagò una simbolica cifra d'acquisto del manoscritto pari alla sanzione combinata dal tribunale. E quindi noi possiamo dire correttamente che il Sindaco Nathan ha donato allo Stato Italiano le Memorie di Garibaldi. Quell'oggetto delle Memorie di Garibaldi sono all'Archivio Centrale dello Stato, a Roma, e sono un documento visivamente eccezionale. Noi a Taverna Catena potremmo tranquillamente fare un tentativo e dimostrare in un spazio espositivo perché il Sud è stato protagonista dell'unificazione italiana. Perché il Sud deve rivendicare questo fatto, perché generazioni di intellettuali, di avvocati, di politici, di poeti che poi erano anche avvocati, che lavoravano a Napoli hanno fatto di tutto per convincere la dinastia dei Borbone a prendere lei in mano il processo di unificazione nazionale, cosa che era possibile sopratutto nel Gennaio del 1848. Quando il Re di Napoli fu il primo a concedere la Costituzione spiazzando completamente Re Carlo Alberto che la Costituzione aveva giurato all'Imperatore d'Austria di concedere mai. E tra l'altro si fece confessare da un vescovo che era considerato santo per violare questo giuramento che però gli vennero i capelli bianchi e poi diciamo fece la guerra e morì poco dopo di dolore, per aver violato questo giuramento diciamo probabilmente si può … Carlo Alberto è un personaggio particolare perché era in contatto con una veggente sui monti di Chantilly a cui chiedeva dei consigli prima di cominciare battaglia secondo me non è un buon momento diciamo per un Generale ecco diciamo. Comunque Carlo Alberto ha un merito eccezionale ma sicuramente il Borbone lo avevano fatto prima. E quindi diciamo la responsabilità è delle persone perché la giornata del 15 Maggio 1848 e anche lì io mi sono chiesto perché, ho provato a leggere delle cronache perché poi di storia c'è pieno ma di cronache non c'è più niente. E anche questo è un paradosso, io sono nato giornalista e in qualche modo lo rimango come tutti i giornalisti che rimangono attaccati alla prima professione. Ma cribbio ma noi abbiamo bisogno delle cronache, a Taverna Catena non si può spiegare il giorno in cui c'è questa ricongiunzione così dolorosa, così difficile ma così geniale e chiaro che poi Garibaldi due anni dopo ci


ripensa no. E un uomo parola mancante 30:50 due anni dopo. Quindi questo ci dice quando grande era la fatica di rinunciare alla rivoluzione pur di fare uno Stato. Però non si capisce senza il 15 Maggio del 48 senza quello che abbiamo visto nei film di Martone che raccontano veramente bene delle carceri dei Borboni, con tutto che la dinastia dei borboni è stato un enorme progresso per il Sud quando è giunta rispetto a quello che c'era prima. Quindi cioè noi dobbiamo raccontare le cose, è una storia bella è una storia piena di sofferenze ma non sanguinaria come altre rivoluzioni, cosa di cui non solo non ci dobbiamo rammaricare ma dobbiamo essere fieri. Ed è una storia eccezionale tanto che chi la visse sentì subito il bisogno di raccontare. Noi abbiamo le Memorie di tutti. E' qualcosa di eccezionale a parte il mio amico Luigi Masci ha studiato le Memorie del Generale Pianell che è un personaggio straordinario dell'Esercito Napoletano no! che è l'ultimo comandante di Civitella del Tronto costituisce il governo costituzionale quando la Sicilia è perduta. Lui è il ministro della guerra, e tenta, un come dire, di limitare l'accensione alla Sicilia di fare un accordo con i Piemontesi, ma è troppo tardi non viene sostenuto dalla corte. E indubbiamente queste zone c'è stata la più grande battaglia del Risorgimento se noi escludiamo, Solferino e San Martino. Solferino e San Martino hanno la torre, Vittorio Emanuele II nel Comune di Desenzano sul Garda che nel centocinquantenario noi abbiamo restaurato e completamente ristudiato perché anche qui i cicli di affreschi della Torre di S. Martino raccontano delle storie di persone ma quegli affreschi non hanno circolato, nei libri non ci sono è un ciclo iconografico anche quello perduto. Il lavoro da fare è complesso perché noi non siamo aiutati dalla fortuna cioè da alcune situazioni che in altri paesi aiutano la narrazione, voglio dire il cinema e io per questo cito sempre Martone, perché con tutte le cose che uno può dire, io poi sono mazziniano, i mazziniani erano arrabbiatissima ma non capisco perché per la verità? Quello è un grande film ma se non ci fosse stato quello non c'era niente. Noi dobbiamo riandare ai film di Gigi Magni. Ma perché il cinema italiano non hanno lavorato su una storia così intrigante tra l’altro è una storia che sino al '48 è tutto è una spaistoria è qualcosa di molto noir cioè le fughe, diciamo Mazzini girava con una guardia armata che gli aveva dato agli operai di Londra, perché gli Austriaci e i Piemontesi lo volevano rapire, come rapirono Lai Sgosct però, insomma, di Lai Sgosct si sa di più e sostanzialmente è una storia estremamente complessa e cinematografica e qui resta il mistero del perché non sia stata utilizzata come poteva del cinema. Anche la storia di Garibaldi, che è una storia mondiale, di carattere mondiale è l'unica e chiaro che Mazzini è stato il più grande intellettuale dell’ 800 europeo, perché ha inventato e ha fissato il canone del concetto di Nazione. Che poi tutti hanno riprodotto fino a Gandhi ecc, sostanzialmente è stato un precursore che ha capito i danni che potevano provocare socialismo e marxismo, essendo però lui più progressista di loro. Cioè questa è la cosa straordinaria, oggi noi avremo bisogno di Mazzini. L'ho detto a Pisa l'altro ieri riaprendo diciamo dopo i collaudi e una miriade di questioni burocratiche la Domus Mazziniana completamente rinnovata. Non servono tanti soldi, serve una volontà diffusa sul territorio di identificare i luoghi dare loro una cornice normativa e applicare un intelligenza narrativa organizzativa dedicata al racconto della storia. Questo noi non lo possiamo chiedere al Ministero dei Beni Culturali. Al Ministero dei Beni Culturali possiamo chiedere un terzo di questo lavoro che è la tutela l’identificazione, la chiarezza della definizione del valore artistico di opere che spesso hanno un valore artistico eccezionale penso alla statua di Angelo Brunetti che secondo me la più bella statua del risorgimento lui davanti al plotone di esecuzione come quel figlio di 13 anni, come lo racconta poi Gigi Magni con Nino Manfredi nel film il nome del popolo sovrano. E anche qui probabilmente oggi serve un riferimento di coordinamento alla Presidenza del Consiglio in qualche modo l’evento del centenario della prima guerra mondiale ci può arrivare, aiutare, a fissare una metodologia con l’ esperienza del centocinquantenario. Serve un’intesa con le regioni e gli enti locali, perché noi non


dobbiamo fa tutto dal centro, dobbiamo però avere una metodologia uniforme, serve l’identificazione di siti prioritari. Lunedì con il Presidente Monti noi inauguriamo la stazione dell'alta velocità di Torino a Porta Susa e anche lì abbiamo avuto il desiderio di installare dentro la stazione una lastra di 20 metri con il decreto fondamentale dell’ 8 febbraio 1848 con cui Carlo Alberto comunicava la decisione di concedere lo Statuto e ne tracciava i principi. E’ molto più bello dello Statuto. Lo Statuto è un testo illeggibile pur essendo stata la costituzione degli italiani sino alla Repubblica. Il decreto fondamentale è bellissimo e poi venne vissuto in Piemonte come la concessione della libertà di culto ai valdesi e agli ebrei. Tanto che ancora le valli valdesi festeggiano la notte credo del 17 e del 18 febbraio questa concessione dei diritti civili, ma molti non sanno che oltre agli ebrei valdesi diedero diritti civili ai sardi che pur avendo dato a corona no, avevano uno Statuto diciamo di diritti di proprietà e di immobilità personale ridotte rispetto al resto degli stati sardi. E in qualche modo là dove i luoghi della memoria, non ci sono, sono troppi uno deve fare lo sforzo di identificare degli oggetti simbolici. Noi ne abbiamo identificati alcuni e sono d'accordo con Caldoro e con gli amici, abbiamo parlato che uno si deve ricordare delle promesse fatte generazioni fa, siamo sempre al Presidente della Knees. Io in un libro di mio suocero, di scuola, lessi la conclusione, era uno dei tanti libri che oddio! il Da Quarto a Volturno Giuseppe Cesare Abba che era poi savonese e io sono savonese, mi sono affezionato e uno in tarda età scrisse delle remaike Da Quarto a Volturno per le scuole e nell'ultimo c’era. Gli avevano promesso una sola cosa di scrivere i nomi dei mille sul scoglio di Quarto e non l'hanno fatto. E allora io ho cominciato il mio lavoro di coordinamento del centocinquantenario diciamo almeno quella cosa lì la dobbiamo fare no! E quindi 150 anni dopo li abbiamo scritti i nomi Dei Mille, il monumento è semplice e bellissimo d'estate la gente ci si sdraia sopra a prendere il sole, e va benissimo! perché è un utilizzo sociale e quindi uno rimane istoriato anche dai nomi dei mille sulla schiena, però diciamo che questo scoglio riguardo dove si può andare avanzare parola mancante 07:04 domenica è bellissimo. E abbiamo aggiunto delle lastre con le lettere lungo la notte che Garibaldi manda per giustificare una violazione diciamo del suo impegno col re, al re e il discorso di Victor Hugo di pochi giorni dopo durante la spedizione dei mille, dove si vede chiaramente la dimensione europea di questa spedizione che di fatto non distrugge un regno, perché il regno si era distrutto da solo. Fa cadere una quinta di carta pesta che era rimasta in piedi e che solo 3 mesi prima con un po’ di lungimiranza e di Governo Costituzionale avrebbe evitato e si sta diventando presso uno Stato Federale con due Stati. Cioè non ci voleva niente bastava solo un po’ di coraggio politico. E quindi questa storia io sono convinto che per raccontare qualcosa nella Taverna Catena cosa che noi dobbiamo fare io quello che posso dire io diciamo 4+4=8+2=10 settimane di lavoro diciamo devo occuparmi di completare il programma per le commemorazione della prima guerra mondiale che sarà un momento straordinario di anamnesi collettiva dell'identità europea. Ho un impegno di sistemare, diciamo di avviare celebrazioni di Giuseppe Verdi che mi sono state affidate una settimana fa quindi cercherò però che sono già iniziati quindi è come se il centocinquantenario avesse fatto il comitato nel 2011 e abbiamo ricostituito un piccolo, ma abbiamo sciolto la struttura del centocinquantenario com'era naturale affine dell'anno successivo del centenario, quindi della stregola dei centenari, ma abbiamo costruito una molto più piccola struttura che servirà sarà diciamo serviente rispetto alle celebrazioni a prima guerra mondiale e al completamento del centocinquantenario, quella parte storica io farò vedere sicuramente una missione che studia dal punto di vista amministrativo l'affabilità, e invece direi che lo sforzo da fare sarebbe di avere una progettazione esecutiva in mano per dire esattamente la storia che di dentro vogliamo raccontare. Perché quando noi vediamo cosa ci vogliamo fare esattamente anche perché un luogo dove il mezzogiorno racconta se stesso come protagonista del processo di unificazione nazionale, oggi non c'è. E siccome è nel mezzogiorno voglio dire a partire da Miura ma a


partire dai Carbonari che combatterono Miura e costruirono le basi per un ritorno costituzionale che poi non ci fu nella dinastia dei Borbone secondo me andrebbe raccontato e dovrebbe essere raccontato lì. grazie! AVV. SARRO. Ringrazio il sottosegretario Peluffo anche perché lui è stato regista delle celebrazioni per il centocinquantesimo e ha vissuto poi un esperienza diretta come testimone essendo stato nel settennato di Presidenza della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi, il consigliere del Presidente della Repubblica responsabile per la stampa e d'informazione. Quindi in questa doppia veste ha potuto davvero avere una condizione diretta di tutto quello che è stato organizzato nel nostro paese in occasione di questo importante anniversario. E mi preme ricordare come nel suo interessantissimo libro la cui lettura consigliamo ovviamente, rimarca anche un altro aspetto forse poco noto a proposito anche della valenza di quel parola mancante 11:05 cinematografica emotiva del movimento Risorgimentale, cioè il dato anagrafico come i protagonisti del Risorgimento siano stati in larga misura dei giovani e l'elemento culturale come uno dei comuni denominatori era questo straordinario patrimonio questa produzione musicale, poetica, letteraria che ha nutrito quella generazione anche le generazioni precedenti e da cui appunto hanno attinto grandissima forza e grandissima spinta ideale nel processo di unificazione nazionale. Una riflessione che appunto di fronte ad una platea di studenti di giovani e interessante introdurre. Restituisco la parola per la conclusione del suo intervento al prof. Tamassia e poi vorrei lasciare uno spazio anche per l’intervento dei giovani per loro domande o loro riflessioni, grazie! PROF. FRANCO TAMASSIA Riprendo allora brevemente le mie conclusioni anche perché diciamo l'autore di cui stiamo illustrando il libro, ha bisogno … deve partire. In sintesi stavo illustrando la struttura di questo libro. La problematica principale è una problematica di natura pedagogica, la riscoperta della patria e dobbiamo renderci conto che è un titolo drammatico, nessun’ altro paese europeo occidentale ha bisogno di proporsi il dramma di riscoprire la patria. Perché bisogna riscoprire la patria, per capire il dramma della storia del sentimento nazionale italiano, dobbiamo tenere presente la peculiarità della nostra storia, cioè la Germania era divisa fino alla stessa epoca in cui si è unita l'Italia, però non è mai stata dominata dagli stranieri. La nazione francese si fa nascere all'epoca di Giovanna d'Arco. Era occupata soltanto la Bretagna dagli inglesi ma la Francia era lì divisa ma era libera. La Spagna ma risaliamo al Rinascimento si è strutturata a nazione liberandosi attraverso la conquista del dominio arabo. La storia italiana è una storia della nazione italiana peculiara perché la nazione italiana non è una nazione giovane. La nazione italiana è la più antica delle nazioni europee nasce con Roma, nasce dopo la guerra sociale, nasce con Augusto ed è tanto forte la nazione italiana, il sentimento che 14 secoli di separazioni tra gli italiani, di divisioni fra gli italiani, di lotte fra italiani procurate sempre dalle interferenze straniere non hanno eliminato questo sentimento di costituire una nazione. Ed è importante qui la ripresa del testo, del concetto di nazione. Perché il concetto di nazione non è un concetto di natura etnica, naturistica ma è volontaristica è preconcettuale, un popolo si fa nazione quando si mette in grado di adempiere ad una missione storica che si possa proiettare al suo stesso esterno. Ecco allora come ricostruire a 150 anni dalla sua unità la coscienza nazionale. Bisogna che si riformi una classe dirigente, una classe politica che si assuma questo compito attraverso una attività prima di tutto culturale, didattica e pedagogica insieme. Di qui l'idea dei luoghi della Memoria contemporaneamente di gran dizione e di


grandi opere, stampa, cultura distribuita ma anche la ricostruzione visiva plastica dell'unità nazionale. I luoghi della Memoria sono quei luoghi di fronte ai quali il cittadino passa e la sola visione viene da avvistare ad una sua azione quasi subliminale che influisce sul suo subconscio, quando è raramente illustrato. La pedagogia della ricostruzione della nazione si rifà anche attraverso le manifestazioni rituali delle ricorrenze e scoprendo quello che sono i simboli fondamentali della nazione. E due sono i principali quelli che il merito va dato sopratutto al Presidente Ciampi, due simboli fondamentali: l'Inno Nazionale e il monumento di Vittorio Emanuele. E' importantissimo pensate quanto è stato controverso il monumento Vittorio Emanuele c'erano personalità molto titolate culturalmente ma molto poveri spiritualmente che facevano parola mancante 17:26 per denigrare questo monumento, che è un grande libro aperto pieno di simbologia nel quale noi dovremo portare tutti i nostri giovani, illustrare la rappresentazione delle virtù politiche, pronti di, principali dalla forza, dalla legge, il diritto. E poi la sua struttura che rievoca quello che è ben illustrato nel libro il rapporto tra località, cultura locale, città, regioni o unità nazionale. Intorno al basamento del capo fondante dello Stato Italiano abbiamo le principali città capuologhi di regioni. Modi diversi di essere ugualmente italiani. Sul frontone, sulla trabeazione tra i due timpani in cui si dice che l'unità e la libertà sono indissolubili ci stanno le immagini delle regioni italiane. Modi diversi di essere italiani. Quindi vedetevi questa sintesi e l'altro simbolo che è stato riscoperto anch'esso tanto ingiustamente denigrato l'Inno Nazionale. L'Inno Nazionale è un piccolo trattato di pedagogia guardate che è l'Inno più politicamente corretto di tutti gli inni nazionali. Ed è per questo che è importante che vada riscoperto, non ci sono espressioni di odio. Nella Marsigliese si dice che il sangue impuro dei nostri nemici ambreva i nostri solchi, lo si cantano ancora “Qu’un sang impur abreuve nos sillons”. L'Inno Inglese invoca Dio perché esterni i nemici del Re. L'Inno Nazionale tedesco celebra la nazione tedesca sopra tutti gli altri del mondo. Il nostro Inno Nazionale ci ricorda se saremo continuiamo ad essere divisi, saremmo calpesti e derisi. E purtroppo se non torniamo indietro stiamo sulla buona strada. Il nostro Inno Nazionale ci dice che si può essere anche ricchi se si è valorosi, ma se si è divisi si è sempre subordinati dello straniero. Gli episodi di coraggio celebrati nell'Inno Nazionale dalla vespri siciliani, Francesco Ferucci, Balilla a cosa sono contati? a nulla, perché? perché eravamo divisi. E allora? e allora torniamo a raccoglierci intorno a un unica bandiera con la speranza. Speranza significa desiderare e ritenere possibile di tornare uniti di adempiere un compito storico e alla fine uniamoci e amiamoci perché l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Ecco la riscoperta della costruttività dell'Inno Nazionale. Il più bello perché sa unire anche la liricità, la poeticità dei suoi contenuti ad un altezza pedagogica che nessun altro Inno nazionale sa realizzare. Ecco allora che questo testo ci insegna con una progettualità strategica fino al 2061, a riprendere il cammino della ricostruzione della nostra storia perché altrimenti usciremo fuori dalla storia! PELUFFO. Per il 2061 tra l’altro Taverna Catena deve essere già finito. AVV. SARRO. Dunque prima di chiudere la manifestazione io ci terrei molto che alcuni degli studenti presenti in sala se hanno da rivolgere qualche domanda ad uno dei nostri illustri ospiti, così intendono qualche riflessione sarebbe cosa gradita. Prego! DOMANDA: Sì! buongiorno allora per il dott. Peluffo sono Bernardo del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Veirano Patenora e siamo qui a tutt'oggi... prova? ci tenevamo a


rivolgere una domanda a lei. Riconosciuta l'importanza della necessità di ricordare e tramandare dei valori su cui si è costituita l'unità d'Italia, quali ritiene siano le condizioni ulteriormente necessarie indispensabili affinché il nostro paese possa affrontare le nuove sfide dei codici mentali, dall’ attuale crisi economica al consolidamento dell’ unità d'intenti della comunità europea? Grazie! AVV. SARRO. Vogliamo raccogliere qualche altra domanda o vogliamo subito la possibilità prego. DOMANDA: Salve io sono Miriam parola mancante 23:49 e vengo dal 5 anno del Liceo Linguistico dell'Istituto Varrone di Cassino. La domanda che vorrei rivolgere all'autore del libro in questione Paolo Peluffo è la seguente: in che modo possiamo noi giovani mantenere vivo il sentimento patriottico senza però rischiare di correre nei luoghi comuni del nazionalismo? grazie. AVV. SARRO Breve e incisiva la domanda. Qualche altro intervento?Prego. DOMANDA: Ernesto Marzeglia del Leonardo da Vinci 5°D, la domanda è simile sempre al dott. Peluffo l'amore di patria vissuto anche fino all'estremo sacrificio a permesso in conseguimento dell'unità politica del nostro paese, come suggerirebbe oggi soprattutto alle giovani di generazioni di parola mancante 24:39 di importante valore in una società sempre più integrata e multietnica. Mi riferisco in particolare al lavoro delle istituzioni e alla scuola. AVV. SARRO. Altrettanto densa a questa domanda. La risposta! PELUFFO. RISPOSTE: No! complimenti alle domande rispondo a raffiche diciamo. La stile colori di oggi rispetto a quello del Risorgimento, Mazzini scrive il programma di una società segreta rivoluzionaria dove era proibito iscriversi sotto, cioè bisognava almeno meno di 40 anni nel 1831 dicendo Insurrezione e Educazione. Dove l'educazione è l'istruzione tra i partecipanti alla società perché non c'erano scuole. E le scuole non c'erano non perché non c'erano i soldi perché erano proibite. Quindi cioè era proibito istruirsi, le donne, le ragazze non potevano studiare. Allora l'obbiettivo della rivoluzione era studiare. Allora all'ora diciamo c'era un 4%, da 2 e mezzo a 4% di persone alfabetizzate però ricordiamoci che oggi il 55% di italiani non legge nemmeno un libro l'anno. E il 46% poi ho visto che in dati statuti bè 45 e mezzo quindi un pò migliorato. Degli italiani adulti hanno solo la media inferiore. In più esiste una statistica internazionale che mi ha spiegato il prof. De Mauro, per cui quando uno arriva sui 40 anni arretra rispetto alle sue competenze acquisite a scuola di 5 anni. Quindi se uno ha preso la media inferiore come se ci avesse la terza elementare. Noi abbiamo un problema drammatico di competenze, di patrimonio di cultura ma di capitale umano che uno delle veri ragioni della crisi italiana. Quindi se io voglio dire fate una cosa rivoluzionaria è leggete un libro al mese. E già state facendo un azione rivoluzionaria ma per il futuro l'italiano ha bisogno di studiare. Tutto il resto viene dopo. Ma veramente ed è in questo senso il Risorgimento è stato il periodo più progressista del nostro paese , cioè


dove si è dato un impulso, all'ora gli mancavano una cosa che era lo Stato. Lo Stato è un meccanismo di modernizzazione. Di modernizzazione che mancava, le ferrovie non si facevano non perché gli italiani non sapevano, mettere, stendere le rotaie perché anche gli italiani sapevano stendere le rotaie ma perché gli austriaci non le facevano perché avevano paura e ne hanno fatto solo ferrovie militare per evitare i commerci e lo stesso succedeva col P.A. Quindi solo lo Stato Nazionale ha creato le infrastrutture. Patriottismo nazionalismo è un tema classico, l'Italia non ha avuto un nazionalismo fino agli anni '80 dell'800. E lì c'è un libro bellissimo di Lucio Villari leggetelo che si chiama Notturno Italiano, che spiega bene il decadimento, il crollo morale degli intellettuali al seguito di qualche poeta brillante verseggiatore ma diciamo corruttore delle anime. E voglio dire il Risorgimento italiano è patriottico ma non è nazionalista dato che era un dovere per qualsiasi garibaldino in qualche modo combattere per la libertà di altri popoli e Garibaldi lo spiega bene quando combatte nel sud America. E' un tema..Mazzini addirittura scrive il progetto di diciamo Giovane Europa ed è attestato da una lettera del' 31 che è esposta alla Domus Mazziniani insieme al progetto della Giovane Italia. Ma cosa vuol dire? nazionalismo è quando dire noi siamo forti e tutti gli altri no. Sono delle figure cioè detto gozzamente e il patriottismo è dico no io ci tengo a fare qualcosa per il mio paese. Sono due cose completamente diverse, il futuro ci riserverà il ritorno dei nazionalisti dovuti all'incapacità delle politiche europee di corrispondere ai bisogni dei cittadini europei, perché noi stiamo facendo politiche che hanno delle necessità oggettive che sono molto rafforzate rispetto a quello che servirebbero ma che sono sensibili ai bisogni sociali e morali dei cittadini europei. Questo provocherà certamente un ritorno dei nazionalisti. E i nazionalisti noi li possiamo prevenire solo con il patriottismo e quindi solo con il senso di comunità. Ma patriottismo non ha gelosia, nasce dalla partecipazione ad esperienze comuni. Per cui voglio dire in tanto la scuola ma l'azione voglio dire leggere ad alta voce dei testi, cercare di capire. Ecco giustamente il senatore Sarro ha detto questi protagonisti del Risorgimento erano giovani. Ed erano giovani per due ragioni: una che la aspettativa di vita per gli italiani a quel epoca erano di 31 anni, quindi erano giovani per definizioni perché i vecchi non c'erano, cioè erano morti e sostanzialmente questo a causa di una serie di carestie perché se voi guardate l'aspettativa di vitalizio dell' 700 era più alta. Ok! dopo di che e la seconda ragione era che questi giovani avevano ascoltato i racconti degli ufficiali dell'esercito italiano che aveva partecipato alla guerra di Russia con Napoleone e degli eserciti napoletani che erano stati combinati. Perché da questi ufficiali che nasce il progetto e la necessità dello Stato e risulta un sopruso inaudito quello di accettare a tornare a prima dei codici, a prima dell'organizzazione dello Stato, a prima dell'epoca in cui c'erano degli impieghi pubblici perché voi sapete che l'uso da queste parti era quello di prendere i cammoristi e di mettergli la divisa uniforme da gendarmi cosa che è accaduta anche nel regno diciamo nel Papato. Ed è avvenuta per vari secoli non è una cosa che va prima dei Borbone. C'era anche prima. Ma questo si interrompe con il periodo francese, quindi sostanzialmente ecco ultima cosa l'aspetto multietnico che è citato da Ernesto mi sembra, unità di patria è quando c'è l'integrazione di popoli diversi, di cittadinanza diversi che serve fare il nescio building, la formazione civile. Se noi siamo etnicamente culturalmente coesi non c'era manco tanto bisogno no! Voi vedete gli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno un apparato integrazione cerimoniale e di adesione ai simboli, fortissimi. Ci investono tantissimo il rito della cittadinanza quando uno dice io giuro, no!, sulla Costituzione Americana è una cosa importantissima per noi cittadini quindi per il futuro esatto il battesimo civile il rito d'ingresso della comunità e sì l'ingresso della comunità sarà sempre più necessario proprio perché noi abbiamo la necessità di inglobare operativamente la nostra funzionamento della nostra società i cittadini immigrati, tenete presente che l'Istat al 2061 che io diciamo mi pongo come obbiettivo quello di arrivarci possibilmente in buona salute di assistere al bicentenario dell'unità d'Italia che voi


comunque vi consiglierei di cominciare a preparare fin da ora, raccontando le storie. Scusate saltando di pala in frasca ritorno ai giovani perché vi ho detto dei giovani che erano giovani perché non potevano che essere giovani, però Mameli che muore a 21 anni, ucciso da un infezione insomma di una baionetta che gli si era infilata nella coscia a Gianicolo, era compagno di studio amico fraterno di un Generale che qui nella valle di Maddaloni vince la battaglia del Volturno che è Nino Bixio e Nino Bixio e Mameli avevano 19 anni quando organizzano, diciamo, le manifestazioni a Genova che provocano la spinta perché i genovesi, vanno dal Re, vengono da Carlo Alberto e vengono scacciati la delegazione genovese e un mese dopo si trovano ministri gli stessi che sono andati lì eh! Quindi diciamo che per i giovani queste storie qui riprendetele tutte, raccontate, fate dei video su Youtube, provate a andare suoi luoghi, filmate i luoghi perché poi voglio dire anche lì io mi sono interrogato alla Valle di Maddaloni come è possibile che Nino Bixio ha respinto il parola mancante 1:47che era il migliore Generale dell'esercito borbonico. Era un svizzero bravissimo che per altro Garibaldi aveva ingannato in Sicilia spedendolo verso l'interno dell'isola mentre lui aggirava le colline arrivando sulla strada da Messina e prendendo Palermo dalla parte opposta da dove aspettavano l'esercito borbonico. Tornando agli immigrati l'Istat del 2061 prevede che noi saremo 61milioni. Un anno fa prevedeva che eravamo 63 non ho capito come mai in un anno sono scesi a due milioni di persone. Probabilmente la crisi a riduzione …. però di questi 61milioni il 21% saranno stranieri o figli stranieri. L'indice di anzianità del popolo italiano sarà 250 oggi è 142. Cosa vuol dire, oggi per ogni 100 di voi ci sono 142 anziani. Nel 2061 per ogni 100 ragazzi si saranno 250 anziani. Qui noi avremo il problema di tenere gli anziani operativi dentro il sistema riproduttivi e integrare completamente. Questo si può fare soltanto con una azione molto forte di cittadinanza che deve essere organizzata o con il servizio civile o con delle azioni che comunque facciano partecipare tutti alla vita comune.


AVV. SARRO. Ringrazio tutti voi che siete intervenuti anche per la pazienza e la cortesia con la quale avete ascoltato il succedersi degli interventi, rivolgo in conclusione un invito all'appello al sindaco della città di Vairano di Patenora che come custode ideale di questo luogo simbolo che è Taverna Catena possa promuovere da subito la costituzione di un piccolo gruppo di lavoro che poi si raccoglie nel Regionale e Nazionale per dare esempio a quello che stamattina abbiamo detto, ricordando appunto come Paolo Peluffo ha scritto nel suo libro in maniera chiarissima come il percosso dei luoghi della memoria costituisca proprio un dna di una nazione, dna di un popolo, io personalmente porto anche la mia esperienza Senato edificio del Senato della Repubblica è tutto articolato sul Risorgimento. Noi abbiamo la sala Mazzini, la sala Garibaldi, abbiamo il ritratto di Vittorio Emanuele II che fino alla proclamazione della Repubblica campeggiava nell'aula del Senato, tutto ci ricorda e rievoca l'unità nazionale. Spero che non attendendo il 2061, mi auguro che staremo tutto qui a celebrare il 2061 però per quanto riguarda i lavori completamento poiché 17 anni già li abbiamo spesi solo per il giudizio di primo grado penso il contributo lo abbiamo dato e credo che con questo impegno e con questo auspicio possiamo salutarci e ringraziare di nuovo tutti.


La riscoperta della patria