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Grandi mostre Olanda/1. Maleviˇc ad Amsterdam

Il colore, in purezza Claudio Pescio

Una grande esposizione dello Stedelijk Museum indaga ogni aspetto della pittura di Kazimir Malevicˇ, fondatore di una delle più estreme correnti antifigurative del Novecento, il suprematismo, fondato su un unico protagonista assoluto: il colore.

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a prima forma d’arte ufficiale della Russia pre e postrivoluzionaria è il costruttivismo. Un movimento che ingloba arti visive, cinema, teatro, fotografia, letteratura; prevede artisti organici agli obiettivi e agli ideali del Partito comunista, uomini che mettono la loro azione al servizio del popolo e legano le loro scelte estetiche al mondo della produzione industriale, accogliendone anche i materiali tra gli strumenti e gli ingredienti delle loro opere; respinge le forme dell’arte borghese che l’avevano preceduto per rivolgersi esclusivamente al proletariato. Il costruttivismo è una macchina complessa, dotata di fondi, scuole, committenze pubbliche; inizia la sua attività teorica e pratica nel 1913-1914 e continua fino al 1934 circa (tra i suoi massimi esponenti Naum, Puni, Rodcenko, ˇ Tatlin), espandendo la propria influenza nella Repubblica di Weimar. Il suo esaurimento vedrà la contemporanea affermazione del realismo socialista, più efficacemente utilizzabile a scopo di propaganda, e come tale promosso dal regime sovietico che finì con il Suprematismo mistico condannare e nascondere ogni (Croce rossa traccia degli sperimentalismi su cerchio nero) degli anni Dieci-Venti. Il contesto è quello dei futu- (1920-1922), Amsterdam, Stedelijk Museum. rismi che partendo dall’Italia

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Suprematismo ieratico (Grande croce in nero su rosso su bianco) (1920-1921), Amsterdam, Stedelijk Museum.

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La figura di Malevicˇ si rivela più articolata dell’immagine di astrattista duro e puro con cui è normalmente identificato.

Lo spaccalegna infiammano l’Europa, delle (1912), ricerche sull’astrattismo, delle Amsterdam, ventate rivoluzionarie che scarStedelijk Museum. dinano certezze che sembravano eterne. In quegli stessi febbrili primi anni Dieci prende forma una versione ancora più estrema di opposizione all’estetica figurativa tradizionale, il suprematismo. Lo teorizza Kazimir Malevicˇ nel 1915, anno in cui a San Pietroburgo si svolge una mostra fondamentale dal titolo 0, 10 che presenta proprio le due scuole più all’avanguardia nella Russia del tempo: costruttivismo e suprematismo. Malevicˇ propone una serie di forme geometriche pure su fondo bianco, in quadri disposti sulle pareti ad altezze diverse. Tra gli altri anche il celebre Quadrato nero, una forma geometrica pura, realizzata a mano senza l’aiuto di altro strumento che il pennello, nella piena consapevolezza

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delle piccole imperfezioni che un simile lavoro manuale necessariamente comporta. Malevicˇ oppone alla moltiplicazione materica costruttivista (rappresentata in quella mostra dai Rilievi e dai Contro-rilievi di Tatlin) una scelta purista assoluta: il colore (nero e bianco compresi) deve essere l’unico protagonista, l’esperienza artistica deve radicarsi nella sensibilità individuale che, sola, può cogliere la forza suprema (appunto) di un mondo rigorosamente nonoggettivo; all’arte non solo non si possono attribuire compiti sociali, ma nemmeno finalità estetiche, il suo solo scopo è arrivare all’essenza dell’arte stessa. Nel manifesto Dal cubismo al suprematismo. Il nuovo realismo pittorico, scritto in collaborazione con Majakovskij, descrive la sua creatura come «il mondo bianco della nonoggettività suprematista come manifestazione del nulla emancipato», e aggiunge che «solo quando sarà scomparsa l’abitudine della coscienza di vedere nei quadri la raffigurazione di angoli di natura, di madonne e di spudorate veneri, vedremo un’opera puramente pittorica», come a dire un distillato di astrazione. La mostra 0, 10 è ricostruita allo Stedelijk con la disposizione originale delle opere, con il Quadrato nero posto in alto, in posi-


zione angolare di raccordo tra A destra, Bagnanti viste da dietro due pareti e il soffitto, vera (1908-1909), Amsterdam, icona del suprematismo. Stedelijk Museum. Un fondamentale punto di svolta nella pittura di Malevicˇ In basso, era stata la sua collaborazione Quadrato nero in veste di autore di scene e (1914-1915, costumi, nel 1913, alla reaversione1929), lizzazione di Vittoria sul sole, opera cubofuturista speri- Mosca, Galleria Tret’jakov. mentale che unisce pezzi di recitazione, canto, musiche. È da quell’esperienza che prende forma il quadrato nero, cui ne seguiranno altri, anche rossi, e poi triangoli e croci, e bianchi su bianco. La mostra dello Stedelijk – Malevicˇ e le avanguardie russe – ricostruisce quegli anni e quelle tensioni attorno alla figura dell’iniziatore del suprematismo (1878-1935); si fonda sulle molte sue opere già nelle collezioni del museo (che è il massimo collezionista di Malevicˇ fuori dalla Russia) ma arriva a cinquecento pezzi esposti inserendolo fra i suoi contemporanei grazie soprattutto all’apporto delle due principali raccolte private di avanguardie russe, le collezioni Khardziev e Costakis. In mostra, quindi, sono presenti opere di Chagall, El Lissickij, Kandinskij, Goncˇarova, Puni, Rodcenko, ˇ Rozanova, Tatlin, Larionov e molti altri. La figura di Malevicˇ si rivela più articolata dell’immagine di astrattista duro e puro con cui è normalmente identificato. Per la prima volta è in mostra un consistente

numero di disegni e dipinti che ne percorrono tutta la carriera, rivelando ascendenze nell’arte impressionista, nei fauves, nel cubismo, nelle tradizioni popolari russe, fino al tardo ritorno alla pittura figurativa, vecchio fantasma che decenni di colore in purezza non sono riusciti a cancellare. La vita e l’opera di Malevicˇ presentano ancora molti punti oscuri, i suoi stessi lavori teorici non sono ancora stati tutti tradotti e pubblicati; molte sue opere sono state retrodatate da lui stesso (e la mostra attuale ha anche il merito di ristabilire alcune datazioni corrette). Il primo incontro del pubblico occidentale con i suoi dipinti risale a una mostra sull’arte russa tenutasi proprio allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1923. Negli anni Venti il regime progressivamente lo emargina; lui stesso lascia a un amico, a Berlino, molti suoi quadri che erano stati trasferiti per una mostra. Nel 1930 viene brevemente imprigionato e rimesso in libertà solo perché molto ammalato. Il camion che guida il suo funerale, nel 1935, attraversa la città con un quadrato nero montato sul radiatore. Per molti anni le sue opere sono rimaste note a pochi, anche se oggi non possiamo non rilevare che buona parte delle sue elaborazioni ha finito con l’influenzare artisti come Yves Klein (che codificava il suo celebre blu come energia pura), Sol LeWitt, Franz Kline, gli Achrome di Manzoni e la stessa Arte povera, in genere tutti coloro che nel XX secolo cercano una liberazione da ogni possibile descrittivismo. ▲

Kazimir Malevich en de Russische Avant-Garde fino al 2 febbraio 2014; Amsterdam, Stedelijk Museum, Museumplein 10, orario 10-18, mercoledì 10-22, tel 0031(0)20 5732 911 www.stedelijk.nl

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Olanda/2. Kokoschka in mostra a Rotterdam

L’uomo e il suo doppio

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ClaudioPescio Leoni, pesci, scimmie, pecore, leoni, conigli, cervi, cavalli, tigri… i quadri di Kokoschka sono pieni di animali, e la mostra di Rotterdam ha il merito non solo di farceli vedere attraverso più di centocinquanta dipinti, ma anche di farci capire il senso della loro presenza in quelle opere attraverso una sorta di riflessione-confronto con la ritrattistica dell’artista. Oskar Kokoschka (1886-1980) è insieme a Schiele l’animatore della stagione avventurosa delle avanguardie viennesi dei primi decenni del Novecento. È una delle rivelazioni della Kunstschau viennese del 1908, una scoperta di Klimt, che lo definisce «il miglior talento della nuova generazione». Ed è alla Kunstschau che viene notato

Mandrillo (1926), Rotterdam, Museum Boijmans van Beuningen. A destra, Felix Harta (1909), Washington, Smithsonian Institution. 20

Al Museum Boijmans van Beuningen un curioso, inedito punto di vista sulla pittura di uno dei maestri dell’avanguardia viennese di primo Novecento: i ritratti e le raffigurazioni di animali come parti speculari di un’unica riflessione sull’essere umano. dall’architetto modernista Adolf Loos, nemico della decorazione e fautore della funzionalità assoluta; se si pensa che il suo testo teorico principale si intitola Ornamento e delitto si capisce facilmente la sua vicinanza al più antidecorativo degli artisti viennesi del tempo. Loos convince i suoi amici a posare per Kokoschka, ma saranno poi in pochi ad accettare il risultato del lavoro di impietoso scavo interpretativo del pittore dentro la psicologia del soggetto, in sintonia con le contemporanee ricerche del viennese Sigmund Freud. Molti di quei ritratti verranno acquistati dallo stesso Loos, che si ritrova così a essere il primo collezionista-mecenate del giovane pittore. È curioso che più di mezzo secolo più tardi il “metodo Kokoschka” – una

ritrattistica che non propone abbellimenti ma rivelazioni degli strati più nascosti del subconscio – abbia continuato a fare vittime molto a lungo: un quadro del 1970 ritrae un bimbo, Carletto Ponti, figlio di Sofia Loren e Carlo Ponti; una vivace composizione densa di grumi di colore, che però non trova il gradimento dei suoi committenti. Occhi e mani sono per Kokoschka i cardini espressivi della personalità, ed è su questi due elementi che l’artista indirizza con particolare attenzione sguardo e pennello. E a volte esagera, invecchia i soggetti (le sue “vittime”, come li chiama). Molti non gradiscono. Negli anni Dieci Kokoschka si trasferisce a Berlino, dove collabora come illustratore alla rivista “Der Sturm” e si lega agli ambienti espressionisti, accentuando sempre più una scelta di violento cromatismo. A Dresda, negli anni Venti, insegna all’Accademia, studia Rembrandt e consolida il suo rapporto di ispirazione con la pittura di Van Gogh, dei fauves,

di Cézanne. Negli anni Trenta elabora opere di carattere politico, il nazismo bolla la sua come “arte degenerata” e si trova costretto a lasciare la Germania; per Londra, prima, e poi per la Svizzera, definitivamente. Kokoschka resterà sempre nell’ambito della pittura figurativa, bollando l’astrattismo come vuoto esercizio decorativo. La figura umana è per lui centrale e a questa centralità si lega, paradossalmente, il suo interesse per gli animali. La prima (e fino alla mostra dello Stedelijk unica) mostra che indaga il suo rapporto con la rappresentazione di animali si svolge alla galleria di Paul Cassirer di Berlino nel 1927. Un’at tenzione che nasce presto, fin dagli schizzi giovanili, e che resterà costante. Nell’animale il pittore vede uno specchio dell’uomo, a volte un’allegoria della sua condizione esistenziale, del suo essere in bilico tra libertà e perdita di senso, tra aspirazioni ideali e attrazione terrena. In mostra è il celebre Mandrillo (1926), visto in uno zoo e riconosciuto come il proprio doppio: «Ho dipinto un grande, solitario mandrillo che mi ha profondamente detestato nonostante gli avessi dato una banana per ingraziarmelo», «un’immagine allo specchio di me stesso. Qualcuno che vuole stare solo».

Kokoschka. Mensen en Beeste (Uomini e animali) a cura di Beatrice von Bormann, fino al 19 gennaio 2014, Rotterdam Museum Boijmans van Beuningen, Museumpark 18-20 orario 11-17, chiuso lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio tel 0031(0)10 44 19 400, www.boijmans.nl


Olanda/3. Rembrandt a Haarlem

Aimez-vous Rembrandt?

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ClaudioPescio

Cento incisioni di Rembrandt sono una buona cosa di per sé, ma in questo caso sono anche un’occasione perfetta per vedere un museo poco noto ma unico nel suo genere. Haarlem è il capoluogo delle terre basse che si estendono tra Amsterdam e il Mare del Nord, il suo nome significa “collinetta sabbiosa e alberata” – apparentemente niente di particolarmente attraente – ma ha una storia gloriosa e almeno tre buone ragioni per essere visitata: il museo Frans Hals (il principale pittore cittadino), la chiesa di San Bavone e il Teylers Museum. Quest’ultimo è appunto il luogo in cui si conservano le citate incisioni, in questi mesi protagoniste di un’esposizione singolare fin dal titolo, I 100 Rembrandt più belli. A decidere quali sono i più bei disegni e incisioni del maestro del Sei-

cento olandese è stato il pubblico, sollecitato a una votazione online sul sito del museo: una specie di via democratica alla curatela espositiva. La “top five” vede in testa Il ritorno del figliol prodigo (un disegno del 1642 circa) – seguono quattro incisioni: Autoritratto a occhi spalancati (1630), Tre alberi (1643), Autoritratto appoggiato a un davanzale di pietra (1639) e La conchiglia (1650) – ma la selezione in mostra tocca tutti gli aspetti della produzione dell’artista: le scene bibliche e quelle erotiche, i numerosi autoritratti, paesaggi, i ritratti della moglie Saskia; e anche alcune opere che la recente revisione critica del catalogo rembrandtiano ha assegnato alla bottega o a seguaci. La luce di Rembrandt, che si apre e si chiude a indirizzare la nostra attenzione sui singoli dettagli di un soggetto, illumina

Il Teylers Museum mette in mostra la sua collezione di incisioni e disegni di Rembrandt messi in ordine di gradimento secondo una consultazione collettiva online. A vincere le curiose primarie è stato un “figliol prodigo”. magicamente stampe e disegni, esattamente come nei suoi dipinti. Il Teylers è stato il primo museo olandese a essere aperto al pubblico. Nacque nel 1784 dal legato di un ricco mercante cittadino, Pieter Teyler. È uno specchio del periodo illuminista, museo scientifico ma anche raccolta d’arte. La collezione permanente ha il suo centro di interesse in una magnifica sala ovale, un tempo luogo di dimostrazioni pubbliche di esperimenti scientifici e ora punto di partenza di un viaggio tra fossili, strumenti,

minerali, monete e libri, in un allestimento che conserva l’aspetto originale. Della sezione arti visive fa parte, oltre alla raccolta di incisioni e disegni (non solo di Rembrandt: anche Michelangelo e Raffaello), anche una selezione di artisti olandesi del XIX secolo. A sinistra, Il ritorno del figliol prodigo (1642 circa). In alto, Autoritratto a occhi spalancati (1630). Entrambe le opere sono al Teylers Museum.

De 100 Mooiste Rembrandt (I 100 Rembrandt più belli) fino al 19 gennaio 2014, Haarlem, Teylers Museum, Spaarne 16 orario 10-17, domenica 12-17, chiuso lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio tel 0031(0)23-5160 960, www.teylersmuseum.nl

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Art e dossier  

Test Italië

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