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PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI OTTOBRE - NOVEMBRE 2009 N. 5

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

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Fine crociera l'editoriale di enzo papi

di Franca Ciucoli

Prigioniera del rullio degli orari dei numeri dei controlli della fretta dei rientri finalmente libera, libera libera nei tempi e negli spazi libera di riassaporare il rumore dei silenzi. in copertina

Mgr. Fontana Apriamo il giornale con una foto del nostro nuovo Vescovo monsignor Riccardo Fontana, che il 13 settembre scorso è ufficialmente entrato in diocesi. A pagina 17 un articolo con le date e gli avvenimenti più importanti della sua vita, assieme ad un riassunto del suo ministero a Spoleto. Nei prossimi numeri seguiranno altri articoli per conoscere meglio il nuovo Vescovo.

Acqua, dono di Dio di Maria Raffaelli

Provvido dono del Supremo all’uomo, sgorga alla sorgente cristallina e pura, fonte stupefacente di divina natura, sotterranea radice di vita che a scaturire va per mille universi. Maestosa esistenza onnipotenza ed opera del Creato, eletto elemento che riflette l’Immenso. Acqua di benedizione per la terra, fonte di purificazione per l’uomo, acqua del divino perdono da sempre sorgente e radice di vita.

Il giudizio storico

G

iovanni Battista per avere denunciato l’immoralità e la dissolutezza di un rapporto more uxorio è stato gettato in carcere; e per la danza provocante di una minorenne, Salomè, ci ha rimesso la testa. Quello che è più singolare, a proposito dei fatti richiamati, è che nessuno degli scrittori sacri, coloro che li hanno raccontati, ha accusato il Battista di moralismo: non si sono chiesti cioè cosa c’entrano Erodiade e Salomè con la capacità di governo di Erode! Nessuno di questi scrittori insomma si è appellato al suo buon governo (è lui, in fondo, che ha ricostruito il Tempio di Gerusalemme!) per criticare le prese di posizione di Giovanni. Ma anche Erode, non solo gli scrittori, ha fatto la sua parte molto bene, con autorità e secondo diritto: non si è nascosto dietro il dito della privacy ed è andato avanti dritto per la sua strada ordinando di tagliare la testa del Battista. Semplice: poteva farlo e l’ha fatto. I contemporanei, forse, hanno solo assistito agli eventi ed hanno pensato, probabilmente, ad un semplice regolamento di conti fra personaggi noti e universalmente conosciuti nel loro ambiente. Fine! È il giudizio storico a posteriori che, oggi, ci ripropone il racconto evangelico della morte del Battista come la storia di una testimonianza coraggiosa e la narrazione delle reazioni di Erode come un esempio di abuso di potere piegato a soddisfare motivi abietti. *** ita di chiesa, vita di santi; i santi che abitano a Corinto come quelli di Efeso; quelli che abitano ad Anghiari come quelli di Sansepolcro. Scegliere la Chiesa significa scegliere consapevolmente una appartenenza, una sequela a Cristo; uno stile nuovo di vita, dunque: non sono le cose che vengono da fuori quelle che contaminano l’uomo, ma è ciò che sgorga da dentro che può contaminare ciò che sta fuori. La settimana scorsa è morto Pino Foni, diacono. Un uomo buono e giusto: non parlava molto, ma le sue opere erano buone e la sua dedizione totale; la sua generosità umana, la pietà familiare e l’impegno per le chiese locali erano veramente esemplari. Un testimone di unità: fra ciò che sei dentro e ciò che vivi nel quotidiano. I laicisti di una volta avrebbero detto: non siamo d’accordo con lui, ma certamente era un uomo tutto d’un pezzo! Noi diciamo: un cristiano consapevole; uno che non predicava l’unità fede-opere, ma la viveva con naturalezza. *** na unità che oggi è merce rara. Perché al concetto di peccato si è sostituito quello di privacy. Tutto nel privato è permesso; ma il peccato privato non esiste. Catechismo di s. Pio X: il peccato è un’offesa grave fatta a Dio e rompe l’unità con la Chiesa. Unità con Dio e con la Chiesa che può essere ricostituita, per iniziativa del Padre e attraverso l’atto d’accusa personale al confessore, con l’assoluzione del sacerdote, in quel momento Cristo Misericordia, ed il sincero pentimento del peccatore: altro che carte bollate e vendette trasversali per violata privacy. Quando il peccato di Adamo ed Eva meritò loro l’espulsione dal paradiso terrestre, io non ero fisicamente presente. Eppure anch’io, tutti noi, siamo stati espulsi dal Paradiso. E la riconciliazione col Padre è stata ed è possibile attraverso l’Incarnazione e il Sacrifico salvifico di Cristo che ha detto agli apostoli perdonate 70 volte sette, cioè tutte le volte che, sinceramente, un peccatore fa ricorso alla misericordia di Dio. Ancora oggi, dunque, la riconciliazione avviene nel segreto del confessionale: ogni altra strada è mondana, non religiosa! Nel segreto, dunque, non nella privacy. E di tale segreto ne sa qualcosa san Giovanni Nepomuceno, la cui statua, sul ponte Carlo di Praga, è una delle più visitate da turisti completamente ignoranti sotto il profilo religioso. Confessore della regina, si trovò a combattere contro l’imperatore Carlo IV che voleva conoscere i peccati della consorte. Il suo rifiuto a rivelarli gli guadagnò il taglio della lingua, cioè una mutilazione feroce, e l’affogamento nella Moldava. Un tipo molto diverso, anche questo Giovanni, da quei giornalisti che oggi portano in piazza vizi privati e pubbliche virtù.

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L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XLIV - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro. Redazione:donmarcosalvienzopapimariodelpiaalessandrobivignanistefanobigiarini.

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Oggi parliamo di:

Erode fa strage dove non arriva la croce francesco.capolupo@libero.it

figli, ma addirittura li divorò”. A sua volta, il grande Tertulliano, nel suo “Apologetico”, cap. IX, ribadisce: “A noi cristiani l’omicidio è espressamente vietato, e quindi non ci è permesso neppure di sopprimere il feto nell’utero materno. Impedire la nascita è un omicidio anticipato. Nulla importa che si sopprima una vita già nata o la si stronchi sul nascere: è già essere umano quello che sta per nascere. Ogni frutto è già nel suo seme”. *** In effetti, se guardiamo al mondo antico, notiamo che l’aborto e l’infanticidio sono assai diffusi. “Seneca – ricorda il sociologo americano Rodney Stark, in ‘Ascesa e affermazione del cristianesimo’ – riteneva l’annegamento dei bambini alla nascita un evento ordinario e ragionevole. Tacito accusava i giudei ai quali ‘è proibito sopprimere uno dei figli dopo il primogenito’, ritenendola un’altra delle loro usanze ‘sinistre e laide’. Era comune abbandonare un figlio indesiderato in un luogo in cui, in linea di principio, chi voleva crescerlo avrebbe potuto raccoglierlo, anche se solitamente veniva lasciato in balia delle intemperie e di animali e uccelli”. I bambini, a Roma come in Grecia, vengono dunque tranquillamente uccisi, oppure venduti, oppure esposti e lasciati morire di fame e di freddo, quando non vi è qualcuno a salvarli, solitamente per farne schiavi. Sappiamo di ritrovamenti, nelle fognature romane, di ammassi di ossa appartenute a neonati, abbandonati e poi gettati via come residui e immondizie. Il celebre bioeticista e animalista Peter Singer sostiene con forza l’idea che tale antica consuetudine sia da riscoprire anche oggi, assieme all’aborto legale. Infatti, se è vero che solo i cristiani la respinsero con forza – argomenta Singer –, perché mai dovremmo credere che essi siano stati gli unici ad aver ragione, mentre tutti gli altri popoli e religioni del passato, avrebbero avuto torto? “L’uccisione dei neonati indesiderati – scrive Singer nel suo libro ‘Ripensare la vita’ – è stata prassi normale in moltissime società, in tutto il corso della preistoria e della storia. La troviamo per esempio nell’antica Grecia, dove i bambini handicappati venivano esposti sui pendii delle montagne. La troviamo in tribù nomadi, come quella dei Kung del deserto del Kalahari, dove le donne uccidono i bambini nati quando ci sia un figlio più grande non ancora in grado di camminare. L’infanticidio era prassi corrente anche su isole polinesiane come Tikopia, dove l’equilibrio tra risorse alimentari e popolazione veniva mantenuto soffocando i bambini indesiderati dopo la nascita. In Giappone, prima dell’occidentalizzazione, il ‘mabiki’, parola nata dalla prassi di sfoltire le piantine di riso per consentire a tutte quelle restanti di fiorire, ma che finì per indicare anche l’infanticidio, era ampiamente praticato non solo dai contadini, che potevano contare su modesti appezzamenti di terreno, ma anche dai benestanti”. Con la diffusione del cristianesimo in buona parte del mondo, aborto e infanticidio divengono fenomeni molto più rari e circoscritti, mentre le legislazioni, a partire da Costantino, intervengono nella tutela degli infanti e si sviluppano opere di carità e di assistenza per i bambini abbandonati e per le famiglie in difficoltà. Sino al ritorno dell’aborto nelle legislazioni comuniste e naziste, nel Novecento, e dell’infanticidio, con la nuova legge sull’eutanasia dei bambini fino ai dodici anni, in Olanda.

“Meglio dieci tombe che una nascita in più”, predica uno slogan della campagna per il figlio unico, in Cina. E questo è anche il titolo originale del libro con cui Harry Wu ha descritto e analizzato la politica antinatalista cinese, fatta di sterilizzazioni, di aborti forzati, di infanticidi. Il libro è apparso negli Stati Uniti, dove Wu vive – esule dalla Cina – e presiede la Laogai Research Foundation. E ora è uscito anche in Italia, proprio dopo che è stata approvata dal parlamento, il 15 luglio, una mozione che impegna il governo italiano a presentare all’assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite una risoluzione contro l’aborto come strumento di controllo demografico e per l’affermazione del diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire. In Cina l’obbligo del figlio unico è stato introdotto nel 1979. Il bilancio che Wu ricava da questi trent’anni ben si esprime nel titolo del suo libro nella versione italiana: “Strage di innocenti”. L’articolo che propongo per questa riflessione è apparso su “Il Foglio” del 29 luglio 2009. L’autore prende le mosse dal libro di Wu. Ma va oltre. Mostra che la strage dei nascituri e degli infanti non è prerogativa della sola Cina degli ultimi decenni, ma accompagna molte civiltà nell’arco di millenni. C’era nell’antica Roma pagana. C’era nella Cina dei secoli passati. C’è nell’India di oggi. L’espansione missionaria del cristianesimo l’ha frequentemente incontrata sulla propria strada. Non solo. L’aborto e l’infanticidio riguadagnano terreno anche in Occidente, oggi. Sono moneta corrente del “nuovo mondo” propugnato da bioeticisti come Peter Singer. Affiorano in leggi come quella per l’eutanasia dei bambini fino ai dodici anni, in Olanda. I successi e gli insuccessi dell’espansione del cristianesimo hanno spesso il loro rovescio proprio nella pratica di questa strage. *** Il libro di Harry Wu “Strage di innocenti. La politica del figlio unico in Cina” dimostra come oggi, nel XXI secolo, in quel paese migliaia e migliaia di bambini vengono uccisi nel grembo della madre, in qualsiasi periodo della gestazione, oppure vengono affogati, strozzati, lasciati morire di freddo, una volta nati. Cose simili avvengono anche in India. Ebbene, chi ama la storia sa che quello che succede oggi in questi due grandi paesi, che insieme costituiscono quasi un terzo della popolazione mondiale, è sempre accaduto, in passato, anche nella vecchia Europa o nel nuovo Mondo. Sino all’avvento del cristianesimo. Una delle idee che più ricorrono negli scritti dei primi cristiani, è infatti il loro desidero di ribadire sovente un concetto: noi cristiani siamo diversi dai pagani, anche perché non uccidiamo i nostri figli, né nel grembo delle nostre donne, né fuori. Minucio Felice, un apologeta del II secolo, nel suo “Ottavio”, al capitolo XXX, paragrafo 2, paragonando l’insegnamento di Cristo con quello degli dei pagani, scrive: “Voi esponete i vostri figli appena nati alle fiere e agli uccelli, o strangolandoli li sopprimete con misera morte; vi sono quelle che ingurgitando dei medicamenti soffocano ancora nelle proprie viscere il germe destinato a divenir creatura umana e commettono un infanticidio prima di aver partorito. E questo apprendete dai vostri Dei, Saturno infatti non espose i propri

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Sara C. disegnò

Conversazioni con don Francesco


CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

Mese di Ottobre 2009

Mese di Novembre 2009

1° ottobre giovedì - Santa Teresa del Bambino Gesù, Vergine e Dottore della Chiesa. Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. Teresa, entrata giovanissima nel monastero delle Carmelitane a Lisieux, praticò in modo particolare l’umiltà, la semplicità evangelica e la fiducia in Dio (1873-1897). 2 ottobre venerdì - Ss Angeli custodi. Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20,30 S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 4 ottobre domenica– Domenica XXVII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. San Francesco di Assisi, patrono d’Italia (1182-1226). 6 ottobre martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 7 ottobre mercoledì - Beata Maria Vergine del Rosario: questa celebrazione fu istituita da San Pio V papa nell’anniversario della vittoria navale riportata dai cristiani a Lepanto ed attribuita all’aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del S. Rosario (1571). 11 ottobre domenica – Domenica XXVIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 15 ottobre giovedì - Santa Teresa d’Avila Vergine e Dottore della Chiesa (1515-1582). Teresa, mistica adoratrice del Signore, a venti anni entrò nel convento carmelitano di Avila dove ebbe una serie di apparizioni e rivelazioni mistiche. Scrisse anche libri di profonda dottrina e frutto delle sue esperienze. Si adoperò anche alla riforma del suo ordine carmelitano e dovette sostenere diverse tribolazioni, ma ne uscì vittoriosa. 16 ottobre venerdì - Santa Margherita Maria Alacoque Vergine (1647-1690). Accolta fra le suore della Visitazione di Paray-Le-Monial ricevette mistiche rivelazioni particolarmente sulla devozione verso il Cuore di Gesù. 17 ottobre sabato - Sant’Ignazio di Antiochia, Vescovo e Martire: fu il successore di Pietro a capo della Chiesa di Antiochia; condannato alle belve nel circo, fu condotto a Roma dove subì il martirio nel 107. Durante il viaggio scrisse sette lettere a varie Chiese dove si ritrovano dati importanti nell’organizzazione della Chiesa e sui principi fondamentali della vita cristiana. 18 ottobre domenica –Domenica XXIX del Tempo Ordinario. San Luca evangelista. Sante Messe secondo l’orario festivo. Luca, nativo di Antiochia, studioso di medicina e appassionato all’ellenismo, è autore del terzo Vangelo e degli Atti degli apostoli. Nato pagano si convertì e fu amico di Paolo. Unico dei quattro evangelisti ha tracciato importanti ritratti di Maria insistendo inoltre sull’infanzia di Gesù. Giornata Missionaria 25 ottobre domenica – Domenica XXX del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 28 ottobre mercoledì - Santi Giuda e Simone apostoli: il nome di Simone nell’elenco degli apostoli è messo all’undicesimo posto, era soprannominato lo Zelota. Giuda, chiamato anche Taddeo, è quell’apostolo che nell’ultima cena domandò al Signore: “Come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al Mondo?” (Gv. 14-22)

1° novembre domenica – Domenica XXXI del Tempo Ordinario. Tutti i Santi. Sante Messe secondo l’orario festivo. Celebrazioni per ricordare i nostri morti: a San Lorenzo ore 14,30, a Galbino ed Anghiari ore 15,30. 2 novembre lunedì - Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Alle ore 6,30 circa ritrovo nella chiesa di Santo Stefano per recarci al cimitero di Anghiari dove, alle ore 7, verrà celebrata la S. Messa. 3 novembre martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 5 novembre giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 6 novembre venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 7 novembre sabato - S. Messa delle ore 18 presso la chiesa della Maddalena nel Borgo della Croce. 8 novembre domenica – Domenica XXXII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 10 novembre martedì - San Leone I Magno, Papa e Dottore. Primo papa che si sia meritato l’appellativo di “Magno”. Nel corso del suo pontificato fu impegnato a combattere contro il paganesimo e contro le eresie. Celebre nella storia resta l’incontro fra Leone Magno e Attila capo degli Unni (452) in seguito al quale il barbaro lasciò l’Italia. Morì nel 461. Sembra sia nato a San Leo di Anghiari. 11 novembre mercoledì - San Martino di Tours Vescovo: nacque in Pannonia (Ungheria) nel 315 da genitori pagani, figlio di un tribuno romano. Ricevuto il battesimo ed abbandonato il servizio militare fondò un monastero a Ligugé in Francia dove condusse vita monastica sotto la guida di Sant’Ilario. Fu quindi ordinato sacerdote ed in seguito eletto Vescovo di Tours. Fu buon pastore, d’animo caritatevole (da ricordare l’episodio del mantello), fondò altri monasteri ed evangelizzò i poveri. Morì nel 397. 15 novembre domenica – Domenica XXXIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 22 novembre domenica – Domenica XXXIV del Tempo Ordinario. CRISTO RE. Sante Messe secondo l’orario festivo.

TEMPO DI AVVENTO 29 novembre domenica – Domenica I di Avvento. Festa della Misericordia. Sante Messe. Ore 8,30 chiesa di S. Stefano; ore 9,30 presso la chiesa di Badia; ore 11 presso la Propositura; ore 18 chiesa della Croce. 30 novembre lunedì - Sant’Andrea apostolo: nato a Betsaida, fu prima discepolo di Giovanni Battista, poi seguì Gesù a cui condusse anche il fratello Pietro, entrambi pescatori sul lago di Tiberiade. Secondo la tradizione predicò in diverse regioni e fu crocifisso in Acaia.

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S. MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

Lunedì 2 novembre 2009, alle ore 6,30 circa, ritrovo nella chiesa di Santo Stefano per recarci al cimitero di Anghiari dove, alle ore 7, verrà celebrata la S. Messa.

Ore 8,00 Ore 8,30 Ore 9,00 " Ore 9,30 Ore 10,00 " Ore 11,00 " " " Ore 11,30 Ore 12,00 Ore 15,30 Ore 16,00 " Ore 18,00

Primo Venerdì del mese a Micciano

-PIEVE DI MICCIANO -ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CENACOLO DI MONTAUTO -CATIGLIANO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -SAN LEO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE -TAVERNELLE -VIAIO -TOPPOLE -TUBBIANO -PONTE ALLA PIERA -PROPOSITURA (1a domenica del mese) -ANGHIARI: Chiesa della Croce

... E DI MONTERCHI Ore 8,45 Ore 9,30

Primo venerdì del mese al Carmine

San Michele Arc.lo a Padonchia S. Maria della Pace Le Ville

Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

MESSE PREFESTIVE: Ore 16 (0re 17 estivo) Tavernelle Ore 16,00 (ore 18 estivo) Arcipretura Monterchi Ore 17,00 Madonna Bella a Pocaia Ore 18,00 Propositura Anghiari

Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

1° Novembre domenica - Tutti i Santi Celebrazioni per ricordare i nostri morti

a San Lorenzo ore 14,30 S. Messa e procesione al cimitero a Galbino ore 15,30 S. Messa e procesione al cimitero ad Anghiari ore 15,30 S. Messa presso la cappella del cimitero

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IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo

* Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

Luisa si è laureata

Auguri a Giulia

Il giorno 23 luglio 2009 Luisa Seri si è laureata presso l’Università degli Studi di Siena, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia. Ha discusso la tesi “La revisione sternale negli interventi cardiochirurgici: fattori di rischio per la sopravvivenza a breve termine”, ottenendo l’ottimo risultato di 110 e lode. Relatore il chiarissimo Prof. Mario Chiavarelli. A Luisa, che abita nelle nuove case vicino a Bicecco per la via di San Leo, gli auguri dei familiari, degli amici e di noi della Redazione dell’Oratorio.

Il giorno 13 luglio 2009 Giulia Gallorini si è laureata presso l’Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Giurisprudenza, discutendo la seguente tesi di laurea in Diritto amministrativo: “Valutazioni ambientali e sindacato giurisdizionali.” Ha ottenuto l’ottima votazione di 110 e lode. Relatore il Prof. Carlo Marzuoli, ordinario di Diritto amministrativo. Gli auguri dai familiari e dagli amici a Giulia che abita sì a Castiglion Fiorentino ma parte della sua famiglia ha origini ben precise ad Anghiari, verso Pianettole.

Pista ciclabile

Come sono cambiati i tempi

di Emmedipì

di Maria Senesi

Io non dispero che prima o poi si farà la pista pedonale e ciclabile per la via del Carmine. Magari un pezzo per volta. L’idea poi è quella di piantare 365 cipressi, quanti sono i giorni dell’anno, partendo dalla Gattina fino al Santuario. Io credo che anche i proprietari frontisti sarebbero disponibili a cedere una striscia di terreno a questo scopo. Poi, fatto questo, si potrebbe riattivare la fontana che c’era nella strada che passava parallela alla provinciale proprio di fronte al piazzale del Santuario. E per finire si potrebbero integrare le piante di gelsi (mori) lungo il lato del piazzale di fronte alla facciata. Così non si impedirebbe la visuale della facciata stessa che adesso in parte non è visibile.

Ogni tanto ritorno nei posti dove ò passato la mia fanciullezza. Ogni volta ò trovato diverso. Non ci sono più i miei cari amici che quando ci si rivedeva era una festa, le nostre case malandate ma accoglienti sono tutte rimesse al nuovo. Dove c’era la stroscia per lavare, in tante c’è la piscina, ma tutte recintate con cancelli inavvicinabili. Sappiamo che ci abita gente brava e più educata di noi ma ci si limita ad un buongiorno o a un cenno con la testa. Girando un po’ non ò sentito il vocìo dei bimbi giocare, o il fischiettare dei contadini nei campi. Che silenzio! Le chiese sono tutte chiuse, non si sente suonare una campana. Dove sono i nostri preti? Che malinconia. Io abitavo vicino alla chiesa di Pianettole. Ricordo lo scampanio della domenica, si sentiva anche quello delle altre parrocchie, ognuna aveva un suono diverso, sembrava un concerto! Ricordate le rogazioni? Ci si alzava la mattina alle sette, giovani e anziani. Con il parroco in processione per benedire la campagna. Quando era siccità si pregava invocando l’acqua per avere un buon raccolto: quello era il triduo. Una mattina mentre si pregava, Ruggero detto il Mocio, veniva da Anghiari che acciaccava la breccia nella strada comunale. Chiamò un amico che era in processione: «Gosto come va?» E lui ad alta voce: «Bene, basta che non piova!» Ricordo l’occhiataccia del prete e noi tutti a ridere. Era il nonno dei cugini Eugenio Papini e Ruggero Cambi. Che pazienza aveva il nostro buon parroco. Una volta a noi ragazzette ci rimproverò perché non sapevamo le Laudi da cantare in chiesa. Ci disse: Io vi sento cantare anche bene “Quando passa la Rosina”. Era una canzone un po’ maliziosa in voga a quei tempi. Ci rimanemmo male, vergognandoci un po’. Ci venne in aiuto una cara amica, si chiamava Assuntina ed era la mamma del dott. Martini. Lei cantava bene, assieme al suo gruppo le chiamavano alle feste per cantare in chiesa. Ci insegnò per un po’ e anche noi diventammo bravine. Certo quando si pregava in latino quante parole insignificanti si diceva. Non c’era malizia, non avevamo studiato, o solo la terza elementare. Fra tante frasi ne ricordo alcune: Mister busse; Ettene nosse; undù casse; se se libos non mammalos. Ora il progresso è andato avanti, questi sono solo ricordi. Io non capisco fino in fondo quanto si stia meglio, si sentono tante cose bruttissime fatte per noia (dicono). Vuol dire che c’è disagio e solitudine. Noi non avevamo il tempo di annoiarci.

Segnali di Clèto

I segnali andrebbero rispettati. E allora sarebbe anche più facile la vita degli automobilisti. Ma come si fa! Quando alle Ville si imbocca la superstrada per mesi c’è stata la segnalazione di riduzione ad una sola corsia ma poi, giunti nella zona dei lavori, c’era solo la banchina occupata dal cantiere del nuovo distributore e le due corsie erano perfettamente agibili. Anche i festivi, quando di operai non c’era nemmeno l’ombra, la segnaletica era sempre uguale. Per la via che porta al paese natale del Buonarroti fino a poco tempo fa c’era il limite a 50 Km e poi a 30 Km per una frana (ora è rimasto solo il limite dei 50). Questo andava bene quando c’erano i lavori e la strada era senza asfalto e tutta buche. Ma quando la zona era stata sistemata ed asfaltata quel limite mi pareva eccessivo. Soprattutto perché su cento macchine che passavano io scommetto che nemmeno una rispettava i 30 Km. E allora non era meglio un segnale di pericolo per frana incombente e basta! Per chiudere il ragionamento: a volte i segnali devono essere interpretati mentre dovrebbero essere univoci. A volte poi sono superflui. Come quelli che indicano la fine di un limite di velocità e l’inizio di un altro: Ad esempio fine dei 50 inizio dei 70.

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...il Palterre ovvero Ridendo castigat mores

Il cimitero di Valealle

A te Giovanni di Franca Tecchioli

Carissimo Giovanni per tutti il Nanni a te che piaceva circondarti di tanta gente apprezzavi tutti incondizionatamente per questo ti facevi amare; ma la tua grande passione era volare. Ora che non ci sei più fisicamente sarai sempre nei cuori e nella mente, e quando guarderemo il cielo, ricordando con gioia il passato, ti vedremo sempre nel tuo... Deltaplano colorato.

Quello illustrato nella foto è il vecchio cimitero di Valealle. L’ultimo defunto seppellito è il Fabbriciani di Trafiume nel 1943. Gli anni sono passati, nessuno si prendeva cura di questo spazio ed i rovi e le piante avevano ricoperto tutto tanto che era impossibile entrarvi. Meno male che Giandomenico Baggi, frequentatore di questi luoghi ed amante della natura, in diversi mesi di lavoro ha liberato tutto lo spazio del cimitero ritrovando i fondamenti del muro di recinzione e della cappella. Ora bisognerebbe che l’amministrazione comunale consolidasse quanto rimane di tutta la struttura per mantenere il ricordo di questo luogo. Nella foto di Emmedipì il Baggi vicino alla croce del cimitero. Alle sue spalle i resti della cappella.

PREVISIONI DEL TEMPO “Fai da te con la pietra di Peter” Appendete una pietra ad una cordicella Pietra bagnata Pietra asciutta Se fa ombra a terra Bianco sopra la pietra La pietra non si vede La pietra oscilla La pietra rotea La pietra salta su e giù La pietra è sparita

= Pioggia = Non piove = Sole = Nevica = Nebbia = Vento = Tifone = Terremoto = Tornado

Le nozze del ‘59

Pieve Sovara

Iniziò tutto nel lontano 1959. era il 15 di agosto ed in quel giorno d’estate, Varo Alessandrini e Nunzia Peluzzi, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie in Sansepolcro, alla presenza del parroco Don Benito Testerini, decisero di intraprendere insieme il cammino più importante della vita. Ancora oggi, dopo cinquanta anni, sono sempre l’uno accanto all’altro a mantenere fede a quell’amore che a tutti noi della famiglia ci aiuta a capire che quando ci si ama tutto è possibile ed è meno complicato. A San Leo, dopo la Santa Messa, li hanno festeggiati e gioiscono per questa ricorrenza le figlie Patrizia e Alessandra, i generi Moreno e Francesco, i nipoti Filippo, Sara con Daniele e la piccola Matilde. Auguri e felicitazioni anche da parenti ed amici.

Domenica 23 agosto, con folta partecipazione di popolo, inaugurazione del restauro alla millenaria Pieve della SS. Annunziata alla Sovara. Meritati i festeggiamenti e le lodi per i parrocchiani che si sono impegnati perché questo avvenimento avvenisse nel migliore dei modi. Restiamo in attesa di contributi scritti per portare a conoscenza gli ulteriori dettagli della giornata.

La vignetta di Scacciapensieri:

Arrangiarsi!

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL’ARTE di don Quinto Giorgini

La Chiesa parrocchiale di S. Donato a Scoiano L’aggregato di Scoiano si trova su di un poggiolo nel versante destro della Sovara, sulle prime pendici del monte Gello a quota di metri 347 s.l.m. È un notevole nucleo di antiche case, con la vetusta chiesa dedicata a S. Donato, con resti di un castello medievale e piccola fortezza. I resti delle mura, lo splendido arco di ingresso, i portali ed i vari frammenti di affreschi rivelano un glorioso passato. Descriviamo sinteticamente l’edificio di grandi dimensioni che in passato fu un fortilizio e poi, verso il XVI secolo, fu trasformato in villa e attualmente in casa colonica bisognosa di artistici restauri conservativi. La muratura è in pietra irregolare, con numerose tracce di strutture antiche in mattoni, particolarmente nel fianco sud-ovest, dove appaiono diverse aperture ed ampie arcate di mattoni, tamponate. Un bellissimo portale (sec. XVI) bugnato, di pietra con altri particolari architettonici e interessanti affreschi cinque-seicenteschi “a grottesca” in precarie condizioni di conservazione, attirano l’attenzione del visitatore. Gli affreschi sono nella volta a vela, con spicchi in un locale del piano terra oggi adibito a pollaio. Questa chiesa, dedicata al S. Patrono della città e Diocesi aretina, apparteneva a quella di Città di Castello, il cui vescovo Davizzo, nel 1141, recandosi in visita alla Pieve di Sovara per rendere più saldi i vincoli e più sicura la sottomissione di quella Pieve alla sua Diocesi, in seguito all’influenza camaldolese su questo territorio, vi trovò fra il clero riunito anche don Alberto, rettore di Scoiano (vedi Ascani A., Anghiari, pag. 49). Nel 1239, Rigo, canonico e preposito della chiesa di Sovara e rettore della chiesa di Scoiano, fu delegato dal papa Gregorio IX a comporre una controversia tra il rettore della chiesa di Casale (per il priore di Camaldoli) e il rettore della chiesa di S. Crescentino (per il Capitolo aretino) circa alcuni beni lasciati all’Eremo, posti nel piviere di Micciano e nella parrocchia di S. Crescentino. Il Franceschini, nella sua pubblicazione sulla Pieve di S. Maria di Sovara, afferma che la chiesa di S. Donato a Scoiano fu elencata fra quelle aventi l’obbligo del censo al vescovado tifernate. Nel Decimario del 1349 l’“Ecclesia S. Donati de Caniano (?)”, cioè Scoiano, veniva tassata per “lib. XXX”. Nel 1520 venne a far parte con tutto il piviere di Sovara della Diocesi di Sansepolcro. Nel luglio del 1583 la “chiesa parrocchiale di S. Donato delle Corticelle (=Scoiano)” fu visitata da mons. Peruzzi. Dal verbale della visita si viene a conoscere che questa chiesa era di patronato dei capitani di Parte di Firenze. Rettore era don Simone Carleschi di Monterchi che godeva di un reddito di 20 scudi annui, con l’obbligo di dare una libbra di cera “ai magnifici Signori Patroni” e inoltre pagare la tassa dello Studio e le decime. Il rettore non vi risiedeva continuamente ma vi celebrava la S. Messa in alterne domeniche, per poter servire anche la vicina chiesa di S. Salvatore, distante “un tiro di archibugio”. La chiesa di Scoiano era bella e ben tenuta in tutte le sue strutture. Tuttavia il visitatore ordina che fosse all’interno imbiancata. La comunità aveva appena 40 fedeli per la Comunione, i quali tutti facevano la Pasqua. I paramenti erano decenti ma mancavano quelli di colore bianco e nero. Lo spazio dietro l’altare fungeva da sacrestia, dove mancava

il lavello e l’armadio per riporre la sacra suppellettile. L’unico altare era “consacrato” ma privo di candelieri, Croce e paliotto, decenti. La chiesa non aveva ancora la casa canonica né il cimitero. I morti venivano seppelliti in chiesa in “alveolis bene copertis et bene se habentibus”. I matrimoni venivano pubblicati e celebrati in chiesa secondo le disposizioni del Concilio Tridentino, ma il registro non era decente. Nella visita del 1593 si riferisce che le mura esterne della chiesa erano di “pietra scolpita” mentre l’interno era intonacato e imbiancato. I beni della chiesa erano in mano degli eredi di Alessandro Pichi, per un censo annuo di 20 scudi e gli abitanti ammessi ai sacramenti erano solo 30. Nel 1630 era rettore della chiesa don Donato Guastarini di Arezzo. L’icona dipinta sulla parete dell’altare raffigurava la Vergine. Gli abitanti erano saliti a 60 ed il reddito del Beneficio era valutato intorno ai 30 scudi. Nel 1649 vi era rettore don Mattia Vagnoni, che abitava nella propria casa distante “un tiro di sasso” dalla chiesa. Gli abitanti erano scesi a 52 ed il reddito era salito a 35 scudi. Sul campanile c’era una campana. Il 28 novembre 1679, essendo mancante la canonica, fu permessa la vendita di un casolare posto in località Barliano per restaurare una casa vicina alla chiesa donata dal Cav. Giovanni Carlo Pichi (A.V.S. Decreti

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Le nostre chiese... di fronte su quella sinistra c’è una statua di gesso raffigurante S. Antonio Abate. Nella controfacciata vediamo in alto una grande finestra murata, con in alto due piccole bifore moderne e in basso l’antico portone murato. Nell’angolo sinistro c’è un confessionale di legno e in quello destro un fonte battesimale di pietra ed accanto alle porte due pile per l’acqua santa in pietra. Secondo la scheda conservata nell’archivio della Sovrintendenza delle Belle Arti di Arezzo, compilata dal de Vita verso gli anni ’20 dello scorso secolo, risultavano presenti in questa chiesa le seguenti opere: 1. Quadro di tela rappresentante “il Padre Eterno e il Redentore in gloria” ed in basso una scena simbolica. Opera del sec. XVII-XVIII sull’altare “in cornu evangelii”. 2. Croce astile in ottone con crocifisso e con le immagini dei quattro evangelisti nelle forcelle laterali terminanti in escrescenze a forma di giglio del sec. XVIII. 3. Seggiolone con alta e larga spalliera e bracciali ricurvi, ricoperto di stoffa moderna, del sec. XVIII. 4. Quadretto in tavola rappresentante “La sacra famiglia”. Opera mediocre del XVI secolo. 5. Turibolo in ottone con la parte inferiore a forma di vaso e la superiore a trafori. Sec. XVI-XVII. Privo di piede. 6. Pianeta di cataluffo a strisce multicolori. Sec. XVIIXVIII. 7. Pianeta e piviale in seta marrone a strisce turchine. Sec. XVIII-XIX. 8. Secchiello in rame con baccellature eseguite a sbalzo. Sec. XVI-XVII. Attualmente abbiamo notato oltre i soliti parati un tabernacolo ligneo dorato, due calici, un reliquiario di S. Donato, un turibolo con navicella, tre inginocchiatoi, di cui due piccoli e uno più lungo, in legno. Al posto delle tradizionali banche ci sono una trentina di sedie moderne. Gli ultimi parroci residenti di Scoiano risultano don Girolamo Massi, che morì nel 1915, e don Domenico Bivignanelli che gli successe nel 1916, il quale abitava nella sua casa a Barliano, località vicina dove era nato il 17 ottobre 1884. Ha servito questa chiesa con dedizione per oltre 50 anni, fino alla sua morte avvenuta il 27 settembre 1967. Da questa data al presente si sono avvicendati al servizio di questa chiesa i sacerdoti viciniori e attualmente don Mario Montini. Il Beneficio, incamerato dall’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, consisteva in circa 8 ettari di terreno. La casa adiacente è attualmente abitata da stranieri.

dell’Odinario, filza I, n. 237). Nel 1747 gli altari della chiesa sono tre: il maggiore dedicato a S. Donato, l’altare della Madonna e quello della Pietà, che nel 1762 verrà dedicato alla SS.ma Trinità. Il 19 settembre 1795, il Vescovo Costaguti rispose affermativamente alla supplica di Cesare Corsi d’Anghiari per l’erezione di un pubblico Oratorio contiguo alla sua villa di Barliano, sempre nell’ambito della parrocchia di Scoiano (Ercole Agnoletti, I vescovi di Sansepolcro, vol. III, pag. 220). Attualmente questa chiesa ha perduto la qualifica di parrocchia, essendo stata annessa nel 1986 a quella di S. Andrea a Catigliano. Il sacro edificio di pianta rettangolare (m 12,5 x 5,5) è orientato e si presenta sia all’esterno che all’interno in belle bozze di pietra, con antica abside semicircolare pure di pietra con al centro una monofora. Purtroppo la facciata, pur conservando in alto una parte dell’antico rosone, ha perduto l’originale portale di ingresso ad ovest, essendo stata costruita nel 1856 in aderenza una casa posticcia. Attualmente si entra nella chiesa dal lato sud, attraverso una porta con stipiti ed architravi in pietra moderna, il tutto sovrastato da una antica lunetta circolare murata. Sulla stessa parete, vicine l’una all’altra, ci sono due finestrelle asimmetriche ed in basso una seconda piccola porta (cm. 165 x 60) che introduce al presbiterio, con accanto la porta della sacrestia, piccola costruzione di metri 2 x 3 edificata nel 1854. La parete nord ha perduto l’antico aspetto, essendo stata restaurata e intonacata. Sopra l’abside, al culmine della parete est c’è un piccolo campanile a vela con una sola campana. Nell’interno, tutte le pareti e la bella abside, stonacate verso gli anni ’70, mostrano le antiche bozze di pietra. Al centro del presbiterio c’è un unico altare, la cui mensa ricoperta da tovaglie è di pietra, mentre il sottostante supporto appare in muratura moderna. Il soffitto è a capriate in legno, il pavimento fatto di vecchi mattoni. Sulla nicchia della parete destra c’è una statua di terracotta (?) raffigurante la Madonna in abito rosso, seduta, che tiene disteso sulle ginocchia Gesù Bambino, mentre

Nell’altra pagina: Veduta della chiesa con gli ingressi dal lato sud e la facciata in parte coperta dal fabbricato successivo, sotto l’interno. In questa pagina: In alto l’abside ed il campanile e, qui sopra, le scale di acceso (il balco) al fabbricato dell’ex casa colonica.

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cronache dai Renicci

Angolo della Missione

VITA DA CHÈNI

a cura di Franco Cristini

a cura del cane Pippo

Asterischi

In questo numero vorrei porre alla vostra attenzione alcuni pensieri su cui riflettere:

Forasacchi e Corvè Più passa ‘l tempo, più penso che ‘ntra animèli e crischièni ci s’arsumiglia ‘n tante cose! Mettemo, presempio, le turiste! D’istète, si n’ariva qualcheduna, tutti gni steno ‘ntorno… cume le mosche al miele! Anche noi semo cusì: la stragnera ci pieci! E a me, me garba ‘na cagnetta de Bologna, che vieni a passere le vaganze qui ai Rinicci. I su’ padroni c’èn ‘na casina acosto a la nostra e, quande vengono, porton du’ cheni: uno è Birillo (ma lu’ è ‘n maschio e gira a la larga da me: ormai son divers’anni che ci se conosci, ci se saluta da lontèno per ‘ducazione, ma… poca cunfidenza!); la su’ cugina, ‘na ricciulina tutto pepe de nome Corvè,’nveci m’è parecchio simpatica. Anno ci s’era ‘ndocchièti, ma lei era giovanina e io ‘n vidìo altrt’occhi che la Mirka! ‘Nguanno, però, ci semo ‘ntesi, diverse volte lei è vinuta a trovamme e ci semo piaciuti. (D’altronde, io cu’ la Mirka ci chèvo poco e pu… ’n se fa gnente de mèle!). Ma la Corvè c’è stèta troppo poco! Una de ‘ste notti me la veggo comparire al cancello’ tutta arlecca e ‘mprufumeta e me fa, cur n’accento de simpatia bolognese: “Ciao, bel Pippotto, io domani parto. Stammi béne! E non mi scordare!” “E cume se fa a scordasse de tè! Artonna presto!” Gn’avarebbe vuluto dire tante cose, ma …’n ci la feci: ero troppo emozionèto e cunfuso. La Corvè è stèta una de le cose più belle che me sia capitèta ‘n quest’istète piéna de noie e ‘ntoppi! I peggio sono i toni e i lampi, che m’èn fatto stolzere de paura più de ‘na volta, e m’èn guasteto el sonno! Ma tanto, credete che ‘n campagna se dorma? Pori ‘llusi!Un poro chène cume me, che cià d’arposasse da la matina a la sera e la notte vorrebbe russere ‘n pèci, ‘n fa a ora a chiuder’occhio, che senti cantere i galli, miagolere i gatti, tubere le colombe e le tortore. E pu’… trattori, otomobili, muturini, chi bocia, chi canta a tutte l’ore (cume el mi’ padrone!). La notte… ’n se ne parla: chèni randagi, volpi, istrici, topacéche, rospi…e che è? Me fète durmire, sì o no? E io sopporto, abozzo, sperando che ‘n venga peggio! Ma è vinuto anche peggio: un forasacco ‘gnorante che me s’è ‘nfilèto drent’a n’urecchia e che m’ha fatto tribolere tutte le pene de l’inferno. Meno mèle che ‘l vitrineo me l’ha cavèto, ma gn’è toccheto addormentamme, che fermo ‘n ci steo de sicuro, ‘ntanto che me sfurinchèva cun quel ferretto. Ho durmito, sì, ma ch’ho sommièto? Che m’era entro un forasacco ‘ntur n’urecchia e che la Mirka me dicìa: “Te sta bene: È ‘l gastigo perché tu sé’ ‘n traditore!” Oh! Me so’ sveglio tutto ‘mpaurito, cur nu stolzo e, tutto agitèto, ho anche apiccichèto ‘n morso a quel poro vitrinéo che facìa el su’ lavoro! Che vergogna! Se vedi che me sento ‘n po’ ‘n colpa. E pu’, mo’ ciò ‘n bel problema: tra pochi giorni s’arva a caccia e… si per chèso la Mirka ha saputo per davero de la mi’ simpatia pe’ la Corvè So’ ‘nmezzo a ‘na via! Perché c’è chèso che “Lu Scodeto” e “Trippabianca”(du’ cheni che bazzicon per de qui), ‘nvidiosi, siono iti a ‘rcontagnine! Speremo de no, sinnò ‘n se n’archèva le gambe! È proprio ‘na vita da chèni, la mia! Pensetime! Io, pel momento, ve saluto! Pippo, ditto anche “el chen del Pelo”.

* Sant’Antonio ha sempre distinto tre specie d’amore nell’uomo: l’amore di Dio, del prossimo e di sé stesso. E usa la metafora dell’aquila che depone tre uova, due nel nido ed il terzo fuori per non indebolirsi nel dover dare il sostentamento necessario a tre aquilotti. Il santo rappresenta nelle tre uova il triplice amore e conclude dicendo che l’uomo deve estromettere dal nido della propria coscienza l’amore di sé stesso per mantenere vivi i primi due. * Sant’Antonio invita tutti a salire sulla scala di Giacobbe. Giacobbe sognò di vedere una scala che poggiava sulla terra e la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli Angeli di Dio salivano e scendevano per essa (Genesi 28, 12) perché giunti alla sommità è possibile contemplare Dio, rimanerne estasiati e gustarne la soavità. Conseguita così la perfezione il contemplativo discende poi quella scala per diffondere a terra, sugli altri, la carità dell’amore divino e consolare il prossimo. La vita dell’uomo giusto si snoda quindi in questi due movimenti: di andata alla contemplazione e di discesa all’azione. * Diceva la Santa di Calcutta “il mare è un insieme di gocce; noi aspettiamo le vostre gocce; non disdegniamo però i goccioloni di offerte robuste. Grazie”. * Marina e compagne, in occasione della festa del Contrabbandiere, hanno organizzato un mercatino al Ponte alla Piera ed hanno realizzato la cifra di 450 euro suddivisi così: 200 al Villaggio della Speranza in Tanzania, 200 a Padre Remo in Brasile, 50 alla Caritas parrocchiale di Anghiari. Pace e bene.

M’an chiuso al camposanto di Francesco 98

Sabato 18 luglio, insieme ai miei nonni, il mio fratello e i miei cugini siamo partiti da casa, alle 18:50, per andare al cimitero. Passati alcuni minuti dal nostro arrivo ci è venuta incontro una donna che ci ha detto che di lì a poco il cimitero veniva chiuso. La mia nonna gli ha risposto che saremmo andati via subito. Allora siamo andati alla porta principale per ritornare a casa ma purtroppo abbiamo avuto una brutta sorpresa… il cancello era chiuso! Ci siamo allora divisi in gruppi e abbiamo ispezionato tutte le uscite del cimitero ma indovinate un po’? erano tutte chiuse! Da lì, abbiamo capito che eravamo rimasti CHIUSI DENTRO!! Ci siamo quindi precipitati a telefonare ai miei genitori per dirgli di chiamare i vigili per essere liberati. La mia mamma ha subito avvertito la vigilessa che si è scusata per l’accaduto dicendo che sarebbe arrivata il più presto possibile. Finalmente, dopo che eravamo rimasti chiusi dentro per una ventina di minuti, sono arrivati ad aprirci e siamo potuti, così, ritornare a casa. La prima cosa che ho detto appena usciti è stata: “Restare chiusi in un cimitero, VIVI, non è stata certo un’esperienza molto piacevole”.

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2 agosto

Le Maestre

di Fausta Mercati

di A+B=AB

Domenica 2 agosto, giorSignore, fa di me nata del Perdono di Assisi, uno strumento della Tua Pace: è stato organizzato un pellegrinaggio. Partenza ore 8 dal Dove è odio, fa che io porti l’Amore, Cenacolo di Montauto. Dopo dove è offesa, ch’io porti il Perdono, che suor Astrid ha spiegato dove è discordia, ch’io porti l’Unione, le motivazioni di questo dove è dubbio, ch’io porti la Fede, pellegrinaggio, siamo partiti dove è errore, ch’io porti la Verità, alla volta della Maestà di San dove è disperazione, ch’io porti la Speranza, Francesco. dove è tristezza, ch’io porti la Gioia, Il percorso non è molto dove sono le tenebre, ch’io porti la Luce. lungo, ma abbastanza ripido e faticoso, tuttavia recitando Maestro, fa che io non cerchi tanto il S. Rosario non ci siamo ad essere consolato, quanto a consolare; nemmeno accorti del tempo ad essere compreso, quanto a comprendere; che passava. ad essere amato, quanto ad amare. Arrivati alla Maestà suor Astrid e don Stanislao hanno Poiché, così è: recitato delle preghiere, ma in Dando, che si riceve; particolare mi è piaciuta queperdonando, che si è perdonati; sta che riporto nel riquadro. morendo, che si risuscita a Vita Eterna. Don Stanislao ha inoltre spiegato che chi si confessa entro otto giorni a partire dal due di agosto e fa visita ad un luogo francescano riceve l’indulgenza plenaria. Così molte persone hanno deciso di confessarsi durante il tragitto. Finita la cerimonia alla cappella, la contessa di Montauto ha offerto a tutti bevande per ristorarsi. Poi siamo tornati al Cenacolo dove don Marco ha celebrato la S. Messa ricordando questa particolare giornata. Speriamo di poter continuare negli anni questo rito così significativo.

Nel mese di giugno si è conclusa per mio figlio l’avventura della scuola Primaria; cinque anni indimenticabili e pieni di emozioni! Per ultimo il buon auspicio finale di tutte le Maestre. Sin dal primo giorno di scuola, dove l’emozione era più visibile su noi genitori, sono stato partecipe al suo cambiamento fisico, caratteriale, culturale ed emotivo. Negli anni, si sono alternati alle materie tradizionali, progetti di ogni tipo avvicinando i bambini alla Recitazione, alla Scrittura, alla Creatività, ai Ricordi ed ai Problemi futuri. Hanno effettuato gite attinenti ai lavori, riuscendo sempre, a condividere le proprie emozioni e conoscenze. Ora per loro, inizierà una nuova avventura; dovranno decidere sulle loro prime scelte da prendere; scelte che li porteranno su strade diverse tra loro. Come io, oggi, ricordo ancora con affetto la mia maestra, sono più che sicuro che anche mio figlio non si dimenticherà mai delle Sue... Maestre!!!!

I NOSTRI BIMBI In posa per l’Oratorio

Giada In questo numero vi presentiamo Giada, nata nel mese di febbraio 2009 ed abitante per la Bozia. Auguri!

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Fotocronaca Bagnolo di Emmedipì

Nel mese di agosto, incuranti della canicola estiva, un gruppetto di volontari (li vedete nella foto) hanno provveduto ad alcuni lavori da effettuarsi alla chiesetta del Bagnolo voluta dal cappuccino Padre Angelo Maria Mondani nativo del luogo. Nell’occasione abbiamo potuto leggere la scritta impressa nella campana e che dice così: + IMMACOLATA È IL MIO NOME + E SONO LA VOCE DI DIO PER IL BAGNOLO DI ANGHIARI + P. ANGELO MARIA MONDANI DANTE CAPPUCCINO MI VOLLE + DON GINO LAZZERINI ARCIPR DI GALBINO MI DONÒ + DIALMA BASTANZETTI DI AREZZO MI FECE + NELL’ANNO MARIANO 1954 + A TUTTI IO GRIDO: PACE E BENE NEL CUORE (S.S.) DI GESÙ

foto Emmedipì

Aspettando san Martino Ormai le feste di san Martino sono alle porte e il Baggi, da bravo agricoltore, ha già pronte le zucche che faranno bella mostra di sé per il Borgo della Croce. A scanso equivoci sono state personalizzate con tanto di data. Ma molti altri prodotti saranno presenti per l’edizione 2009. Quindi bringoli, vino novo e castagne sotto le logge e artigiani e prodotti agricoli per il Borgo della Croce. Non mancherà il pane e la pesca che ci permetterà di completare la dell’orologio della Croce. Se insomma volete passare due giornate in nostra compagnia, venite ad Anghiari sabato 7 e domenica 8 novembre per la festa dei bringoli e del vino nuovo. Vi aspettiamo!!

foto Emmedipì

Per la vecchia via di Caprese Durante l’estate, quasi quotidianamente, un gruppetto di amici percorrevano un tratto della vecchia via di Caprese, quella che passa sotto quella per la Motina: pianeggiante, senza traffico, solo un po’ di polvere quando passava qualche trattore. Partivano dalla zona del Ponte dei Sospiri e zone limitrofe per ritrovarsi ospiti delle comode poltroncine collocate sotto un capanno agricolo che riparava dal sole estivo. Poi un po’ di chiacchiere e si arrivava al tramonto quando era l’ora di tornare verso casa. La fida Stella, come potete vedere, partecipava fedele alle camminate e alle chiacchiere dei padroni accucciata ai loro piedi. Al prossimo anno! Nella foto di Emmedipì alcuni componenti del gruppo di camminatori calmi.

foto Emmedipì

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NOTE DALLA MISERICORDIA

a cura di Massimo Redenti

Dall’Archivio della Misericordia 2

Le offerte pervenuteci a tutto agosto 2009

Stralcio dall’elenco dei Turnanti e dei Servizi

Anonimo (C.G.) Bartoli Giuseppina Bartolini Delia in memoria di Tognetti Aldo Cheli Fernanda Chiarini Ida - i familiari alla memoria Coleschi Eva Comanducci Tosca Giorgi Carla Giorni Alfredina Guerrieri Maria in memoria di Guerrieri Fernando e Pia La “Zia” Carla all’amato Luca Magri Nella Marinari Maria, Donatella e Debora in memoria di Procelli Giovanni Mondani Nadia Papini Gianni in memoria di Papini Elvio e Giorni Elda Rosadi Giampiero Rossi Filomena Sassolini Alfonso Scartoni Carmela - i familiari alla memoria

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Che Dio ve ne renda merito!

I nuovi iscritti al 6 luglio 2009 Serafini Matteagi Bianchi Cortelazzi Cucchiarini Marzi

Pasquale Paola Bruna Giada Silvana Giuseppina

Una grande amicizia di Lamberto Ulivi

Nel vedere pubblicata nell’Oratorio di Agosto-Settembre 2009 la foto della Villa Gennaioli, ora diventata una Fondazione della Banca di Credito Cooperativo di Anghiari e Stia, mi sono tornati alla mente tanti ricordi. La mia famiglia e la famiglia Gennaioli erano legate da antica amicizia in quanto proprietari terrieri avevano molti interessi in comune: Vendita e acquisto di bovini, suini, ovini o di derrate alimentai. Spessissimo il mio babbo Cristoforo, dopo cena,andava alla Villa per fare una partita a carte con il suo amico l’On. Marco e portava anche me. Nei mesi invernali mi teneva sotto sotto la sua mantella grigio-verde per ripararmi dal freddo pungente e per far prima passavamo per il parco della Villa dell’Architetto Remo Marini, in quanto

Matteagi Sassolini

Simona Alfonso

A tutti loro il nostro più fraterno ringraziamento

17 novembre 1893 - Dal turno di servizio è stato trasportato il malato Ceppodomo Luciano, dalla sua abitazione di via delle Mura di Sopra n. 20 allocale ospedale. 3 luglio 1898 - Trasportato all’ospedale l’infermo Gennaioli Ferdinando di Gello, trovato nella bottega di Domenico Giabbanelli. Dalla stessa bottega il 9 agosto 1899 fu trasportato all’ospedale il malato Gennaioli Domenico. 6 dicembre 1898 - Trasportata al nostro ospedale con lettiga a spalla l’ammalata Mannelli Luisa , trovata nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria. 8 aprile 1903 - Per Minelli Giuseppe fu fatto nottata dai Confratelli Ostacoli Angiolo, Capanni Agostino e fu pure assistito il giorno sino alla morte avvenuta ad ore 6,30 del 9. 2 maggio 1903 - Fu riportata dallo spedale alla abitazione la degente Vecchiaia Ridolfa in Colignola, con legno a 4 ruote. 24 luglio 1903 - Chiamati d’urgenza ci rechiamo a trsportare Nicchi Pietro che si è sfragellato una gamba con la trebbiatrice a Pietto

aveva le chiavi sia del cancello di Monteloro sia di quello della Via Nova che distava poco dal granaio dei Gennaioli. Appena entrati in casa i genitori si appartavano a giocare a carte e Gino e la Ginetta mi aspettavano per giocare con i balocchi alla presenza della loro mamma, la signbora Vera, che, pur essendo confinata nella sedia a rotelle a causa di una malattia contratta dopo la nascita di Gino, non aveva perso la dolcezza infinita del suo sguardo. Quando Gino e la Ginetta andavano a letto, io andavo dal mio babbo e regolarmente mi addormentavo. La nostra amicizia non è immutata col passare degli anni, soprattutto con Gino. Raggiunta la maggiore età andai per lavoro a Milano e poi a Firenze dove abitavo in Via della Scala a pensione da una famiglia. Gino, dopo la lurea in Giurisprudenza, doveva fare un corso di specializzazione

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per entrare a far parte della Magistratura ed io condivisi con lui la mia camera che aveva due lettini. Finito il corso ritornò ad Anghiari ed entrò in Magistratura a Sansepolcro. Due anni dopo fu testimone alle mie nozze. Poi si sposò con la Sig. Carla e dal loro matrimonio Nacque Marco che era il sole di quella casa.. Come tutte le cose belle, non sempre hanno un lieto fine. Seppi del male che aveva colpito Gino e ne fui profondamente addolorato. Non bastò questo grande dolore: anche la luce che emanava il figlio si spense. Il destino non è mai troppo buono con le persone miti e brave. Forse in cielo, unito a suo figlio Marco, troverà un posto anche per me e quando Dio vorrà ci ritroveremo e continueremo la nostra grande amicizia.


Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento del nostro iscritto Gabriele Mazzi, vero protagonista dell’iniziativa, che ci illustra articolazione e finalità. La nostra associazione sarà la referente principale e la capofila del progetto che coinvolge numerose altre realtà di volontariato della valtiberina. Un doveroso ringraziamento a Gabriele per quanto sta facendo per conto di tutto il gruppo.

Un’importante esperienza progettuale per il Gruppo di Gabriele Mazzi

L’associazione già nel suo nome, presuppone la coscienza di un valore profondo: la Fratellanza, la condivisione di valori comuni nella diversità dei nostri io. In queste brevi righe si vorrebbe raccontare quello che l’associazione sta portando avanti fino dall’inverno scorso: un progetto chiamato UNCEM, promosso dalle Comunità Montane della Garfagnana, Isola d’Elba e Valtiberina che, insieme al CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscana), tende ad aggregare le migliori qualità dell’associazionismo per raggiungere dei risultati condivisi (in termini tecnici “fare sistema”) e attraverso questi risultati creare la non ovvia consapevolezza che interagire con gli altri è sempre un insegnamento utile per crescere. Questa consapevolezza ha poi partorito un’idea, l’idea ha prima avuto un nome “Partecipando s’Impara”, poi uno svolgimento compiuto. Riportiamo qui di seguito, in sintesi, i motivi ispiratori del progetto e le linee guida della sua attuazione. Nella realtà della nostra Valtiberina Toscana l’urgenza di interagire con la parte giovane della società diviene un obbligo sociale ed istituzionale. La perdita, lenta ed inesorabile, delle giovani menti a causa dell’emigrazione verso realtà lavorative più dinamiche e meno “di provincia” provoca, nell’andamento dello scambio di informazioni fra generazioni, un abisso di interpretazioni errate o distorte del senso di appartenenza e di partecipazione. L’obiettivo è quello di creare nei giovani dei momenti di aggregazione nei quali, attraverso il meccanismo dell’imparare facendo, si riescano a formare “coscienza dell’appartenenza” e “conoscenza dell’appartenenza”. Il meccanismo di attuazione consiste nella partecipazione alle manifestazioni organizzate da una pluralità di Associazioni, manifestazioni che però non siano delle semplici attività, ma che rispecchino il background culturale dell’ambiente ove esse sono svolte. Questo meccanismo è poi aiutato da “viaggi slow” all’interno della vallata, utilizzando mezzi di locomozione quali la bicicletta o a piedi, nei quali i partecipanti utilizzeranno la propria conoscenza del territorio per interagire con esso attraverso percorsi dinamici e interattivi. In questo modo il motivo fondante del “conoscere” diviene il

Nuova adozione Dopo la felice conclusione del più che ventennale rapporto di adozione a distanza che ha legato il nostro gruppo al giovane africano Valdomiro Bertau, recentemente laureatosi in Ingegneria Agronomica in una università del lontano Mozambico, la famiglia dei Fratres anghiaresi ha accolto un vispo bambino di appena sei anni. Valoja Silverio è il suo nome, 03/01/2003 la sua data di nascita e, come si può vedere dalla foto, è anche lui africano. Continua quindi la nostra collaborazione con l’associazione MISSIONI, istituita presso le Suore Agostiniane di San Giovanni Valdarno, da anni presenti in India ed in Mozambico ed impegnate nel sollevare dalla loro estrema indigenza bambini o adolescenti di questi paesi rimasti orfani, abbandonati o che

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momento fondante del rendersi compartecipi alle Comunità, creando così i presupposti per una svolta sociale dell’idea progettuale. Rendere partecipati i territori declinandoli in conoscenza degli stessi e conoscenza dei singoli individui che lo abitano. Lungi dal voler creare la società perfetta, l’occasione diviene un momento di fondamentale incontro in un territorio vasto ma al contempo poco popolato in cui i particolarismi, se così si possono chiamare, hanno il sopravvento sugli interessi dell’intera comunità; oltre che per un problema di isolamento culturale anche per il problema opposto. L’apertura del mondo a sistemi di comunicazione sempre più “in tempo reale” ha in qualche modo minato i legami all’interno delle piccole comunità, creando una cesura intergenerazionale netta, incolmabile se non con la presa coscienza delle proprie radici e/o tradizioni. In questo intervento, che si può considerare “di utilità sociale”, la Fratres di Anghiari ha l’onere e l’onore di essere l’associazione capofila, pur rimanendo solo un ingranaggio della catena di associazioni che si sono confrontate e a vicenda stimolate per raggiungere questa sintesi e alle quali va un vivo saluto, la Pro Loco di Anghiari, la Pro loco di Badia Tedalda, il Centervol di Sansepolcro, il Cesq di Sansepolcro, l’Associazione il Giglio di Sansepolcro. A tutte le identità/diversità di vedute, insite nelle competenze di ogni Associazione, insieme ai patrocini della Comunità Montana Valtiberina Toscana, del Comune di Anghiari e del Comune di Sansepolcro, si dovrà la sicura riuscita degli intenti prefissati. Un ringraziamento particolare va al nostro Presidente che, con pazienza e vero spirito di dialogo, ha assecondato le volontà creative del sottoscritto. Ulteriori informazioni sull’andamento del progetto e sulle sue attività saranno volentieri in queste pagine se ve ne sarà la possibilità. A risentirci! vivono in condizioni di estrema povertà, seguirli negli studi fino alla più completa autonomia sociale. Con questa nuova adozione, che si aggiunge a quella già in atto, il Gruppo Fratres di Anghiari si è assunto l’impegno morale di voler sinceramente bene al bambino, di contribuire economicamente al suo sostentamento, accompagnandolo anche con la preghiera, come fa un padre per i propri figli. Il Presidente


...dal Gruppo Fratres

IL COMICO GIANNI GIANNINI PER LA PRIMA VOLTA AD ANGHIARI Ancora una pubblica iniziativa del Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Anghiari. Rinviato, causa maltempo, nella serata finale dell’annuale FESTA ESTIVA del luglio scorso, si è svolto qualche sabato fa l’attesissimo show del comico GIANNI GIANNINI, da più parti ritenuto il padre del cabaret toscano. Cornice della manifestazione la storica piazza Baldaccio, che ha ospitato per l’occasione, come si può vedere nella foto, centinaia di spettatori. Per la prima volta ad Anghiari, nella sua ormai trentennale carriera artistica ha collaborato in varie trasmissioni radio televisive con famosi personaggi del calibro di Pippo Baudo e Gianni Morandi, ottenendo tanto successo e conseguendo numerosi riconoscimenti. Cantante, attore, cabarettista, un vero artista a tutto tondo, ha intrattenuto con le sue performance il numerosissimo pubblico presente che a più riprese ha manifestato la propria soddisfazione con intensi applausi. Gianni Giannini collabora attivamente con l’Associazione “Insieme per la vita”, una realtà associativa, senza scopo di lucro, che si occupa di supportare le famiglie bisognose, con bambini affetti da gravi patologie. Un impegno, quindi, che si coniuga perfettamente con lo spirito della manifestazione, organizzata dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” di Anghiari non solo come momento di festa e di divertimento ma soprattutto come occasione per riflettere insieme sulle importanti tematiche legate alla donazione del sangue. Durante la serata sono stati presentati giocatori e dirigenti delle locali società di calcio Baldaccio Bruni e Fratres. Ha condotto la serata Ilaria Lorenzini. Pienamente soddisfatto il Consiglio Direttivo del Gruppo per essere riuscito nell’intento di coinvolgere nell’iniziativa così tante persone. Orteip ‘09 Nelle foto in alto: Il comico Gianni Giannini in azione e La piazza strapiena di gente che ha assistito allo spettacolo.

La Giornata del Donatore

La settimana bianca Fratres 2010

Già programmate dal Consiglio Direttivo le manifestazioni legate alla tradizionale Giornata del Donatore di Sangue che, come sempre, si svolgerà nel prossimo mese di dicembre.

Dal 23 al 30 GENNAIO, sette giorni tra le nevi dell’Alto Adige. Informazioni e prenotazioni presso Agenzia Turistica WASABY VIAGGI via Mazzini, 5 - Anghiari (0575-789091) o al n° 3381484889 (Fabiano) TUTTI POSSONO PARTECIPARE ! ! !

Questo il calendario di massima: SABATO 12 DICEMBRE 2009 ore 17.00 - CONVEGNO MEDICO SU “IL DIABETE E LE SUE PROBLEMATICHE”. Sala riunione della Confraternita di Misericordia. Coordina la dott.ssa Rosella Guadagni. ore 21.00 – CONCERTO DI NATALE (quarta edizione) presso l’Insigne Propositura, in collaborazione con la Parrocchia e l’Amm.ne Comunale di Anghiari. Durante la serata premiazione dei nuovi donatori di sangue.

F A T T I U N R E G A L O: D O N A ! Donare sangue è un grande regalo che fa bene agli altri e anche a te. DIVENTA ANCHE TU UN DONATORE DI SANGUE FRATRES !!!

DOMENICA 13 DICEMBRE 2009 ore11.00 – SOLENNE CELEBRAZIONE EUCARISTICA in Propositura, in suffragio dei soci defunti, con la partecipazione delle autorità civili e militari ed i labari delle altre associazioni della provincia. ore 13.00 – PRANZO SOCIALE, gratuito per tutti i donatori attivi, presso un noto ristorante della zona. Al termine, premiazione dei soci che hanno raggiunto particolari traguardi. Il Consiglio Direttivo

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Per saperne di più contattaci alla nostra mail elettronica o telefona ai numeri 0575/789577 (Sede), 3395323663 (Pietro), 3381484889 (Fabiano), 3337174434 (Franca).


Saluto a Gualtiero Bassetti “Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.” (Atti 20, 37-38) Eccellenza carissima, quando nei mesi scorsi cominciava a farsi reale l’ipotesi del sua nomina alla Diocesi di Perugia, questo brano degli Atti degli Apostoli che descrive la partenza di Paolo dalla sua Chiesa di Efeso si rendeva quanto mai attuale anche per noi: il nostro amato vescovo Gualtiero lascia la sua Chiesa aretina che per ben dieci anni ha guidato con mano paterna e certamente non sono la sola a immedesimarmi con i sentimenti degli Efesini nei confronti dell’Apostolo, per il profondo dolore che suscita in noi il distacco dal nostro vescovo. Le siamo veramente grati perché in queste ultime settimane ha voluto essere ancora presente fra di noi nelle celebrazioni che ha presieduto fin nelle più piccole parrocchie della nostra zona; siamo accorsi con gioia per il dono insperato, ma siamo anche carichi di mestizia perché fra poco non “vedremo più il suo volto”. Queste ultime occasioni sono il nostro “accompagnamento alla nave”, caro padre, e, dato che sosterà proprio qui in Valtiberina alla vigilia della sua partenza, potremo anche immaginare di vederlo veramente salpare da Sansepolcro, qualora il Tevere fosse navigabile! Perdoni, eccellenza, il tono forse troppo familiare con cui mi rivolgo a lei che, come ormai molti sanno, sono solita chiamare “il mì Gualtiero”, ma, sebbene non possa dire di avere avuto con la sua persona occasione di frequentazione come tanti suoi collaboratori, ho sempre sentito talmente vicina la sua paternità, che questo sentimento di affetto ha superato quasi subito quello per la deferenza dovuta alla sua autorità. Come gli anziani di Efeso anch’io non posso trattenermi dall’esprimere anche emotivamente ciò che viene dal cuore, e come me ho potuto vedere tanta gente commuoversi nel salutarla, dall’ultima vecchietta fino alle massime autorità. Questo certamente deriva dalla grande presa che ha avuto la sua umanità, così straordinariamente vicina alle singole persone, espressa dai suoi modi affabili, affatto pomposi, dalle sue battute argute, con il tono colloquiale da amico fraterno. Le qualità che appaiono esteriormente, tuttavia, fanno intravedere i doni di una grande interiorità e profondità di preghiera. Ci mancheranno le sue omelie, che nella loro semplicità e schiettezza arrivano al cuore di tutte le persone, perché espressione dell’intimità con il Signore, e cariche di quel misticismo del quotidiano che ogni cristiano può essere in grado di coltivare. Le siamo grati perché, la grande estensione della sua diocesi non le ha impedito di essere spesso presente nelle nostre parrocchie nelle più varie circostanze; quasi come un buon parroco, ha offerto a noi catechisti, ai genitori e ai ragazzi occasioni di incontro e condivisione. Ricordo come una grazia particolare il dono che ci ha fatto di celebrare il nostro 25° anniversario di matrimonio, espressione della sua vicinanza a tutte le famiglie della sua chiesa locale. La sua benedizione ci ha raggiunti per telefono anche durante il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, a cui mio marito ed io abbiamo partecipato anche quest’anno con la nostra diocesi,

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alla fine di agosto. L’anno scorso la sua presenza con noi pellegrini i n Te r r a santa è stata confortante per l’esempio che ci ha dato di pazienza, umiltà e amore alle persone nonché di a ff a b i l i t à con tutti. Ricordo con particolare gioia la celebrazione nel deserto e come durante la faticosa marcia sotto il sole, lei non si sia sottratto alla foto fra Adriano e me, gradito ricordo per gli sposi che ,per ragioni “tecniche” non lo avevano potuto avere quattro anni prima. Siamo però consapevoli, Eccellenza, che come lei ci ha detto, l’emotività deve essere governata dalla fiducia nell’opera dello Spirito Santo che veramente “fa bene ogni cosa”. Ecco che il discorso di commiato di Paolo si accomuna alle sue parole di incoraggiamento, che in maniera stupefacente calzano con la liturgia della domenica che lei ha celebrato al Ponte alla Piera: “Coraggio, non temete, ecco il vostro Dio” dice Isaia agli smarriti di cuore. “Vigilate” dice Paolo lasciando il mandato agli anziani: “Lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue”, e anche la sua omelia ci esorta a non farne una questione di persona, perché il vescovo è il successore degli apostoli, chiunque esso sia. In questi anni, il suo esempio e le sue esortazioni, in tante maniere, ci hanno mostrato che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”; ora anche noi ci sentiamo se non “anziani”, più adulti, pronti a raccogliere il suo mandato come catechisti, educatori, chiamati nelle parrocchie e nelle famiglie ad annunciare il vangelo, come fedeli operai alla sequela del nuovo “fattore” che lo Spirito ha chiamato nella Sua vigna. Anche per lei, caro padre, c’è un nuovo mandato da raccogliere, e sono sicura che potrà essere per altri ciò che è stato per noi, un pastore di Misericordia. Oggi, festa della Natività di Maria SS., la affidiamo alla Sua tenerezza materna, le assicuriamo la comunione nella preghiera e il nostro perenne affetto. Laura


Benvenuto al nuovo vescovo! Il 13 settembre è iniziato ufficialmente il ministero del Vescovo Riccardo Fontana. La comunità di Anghiari lo accoglie con grande gioia, e prega per il suo nuovo ministero nella nostra terra: O Dio, pastore eterno, che edifichi la Chiesa con la varietà e la ricchezza dei tuoi doni, e la governi con la forza del tuo amore, concedi al tuo servo Riccardo, che hai posto a capo della comunità di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, di presiederla in nome di Cristo, come maestro, sacerdote e pastore. Per Cristo nostro Signore. (Dal formulario delle S. Messe rituali: Messa per il Vescovo)

Monsignor Riccardo Fontana è nato il 20 gennaio 1947 a Forte dei Marmi, in Versilia, nell’arcidiocesi di Pisa. A 18 anni entra in Seminario a Pisa e successivamente è a Roma come alunno dell’Almo Collegio Capranica per la licenza in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Quindi va in parrocchia per completare la preparazione al sacerdozio. Il 2 luglio 1972 è ordinato presbitero a Pisa. Negli anni seguenti opera nella pastorale in una parrocchia di Roma, soprattutto nella pastorale giovanile e insegna religione nei licei. Presso la Pontificia Università Lateranense completa la formazione in Diritto Canonico, senza contare la laurea in giurispridenza. Chiamato nel servizio diplomatico della Santa Sede, diventa addetto e poi segretario della Nunziatura apostolica in Indonesia. Nel 1981 ritorna a Roma presso il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa: collabora nella Segreteria dell’allora arcivescovo Achille Silvestrini (oggi cardinale). Poi diviene responsabile in Segreteria di Stato per l’area del Sud-Est asiatico, dell’Australia e dell’Oceania. Nominato rettore della chiesa di Santa Barbara dei Librari a Roma, la riapre al culto dopo oltre un secolo di non utilizzo. Assieme a un gruppo di laici, dà vita alla «Comunità di Santa Barbara» per la pastorale giovanile, la catechesi degli adulti, l’animazione del volontariato alla carità e la formazione della comunità cristiana. Per quattro anni è capo della segreteria del cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. Il 16 dicembre 1995 viene eletto arcivescovo di SpoletoNorcia e consacrato vescovo il 6 gennaio 1996 nella Basilica vaticana di San Pietro da Giovanni Paolo II. Il 13 gennaio, per i primi Vespri del patrono San Ponziano, fa il suo ingresso in diocesi. Nel 1997 inizia la sua prima visita pastorale e alla Pentecoste del 2000 avvia, dopo sessantatre anni, il Sinodo Diocesano che dopo un triennio arriva a compimento. In attuazione delle decisioni sinodali, si dà nuovo impulso alla carità, avviando «opere segno» nelle nove foranìe. In questi anni riforma la catechesi dell’iniziazione cristiana, promuovendo con i laboratori di catechesi l’adattamento diocesano al progetto catechetico della Conferenza episcopale italiana attraverso i vari linguaggi usati dai ragazzi. La Scuola diocesana di teologia è preliminare alla promozione dei ministeri laicali e all’ordinazione dei diaconi permanenti. Dalla Cattedrale parte un rinnovato interesse per la liturgia e il «bello» espresso nelle varie forme previste dal Concilio Vaticano II e si diffonde in tutta la diocesi. Da arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Fontana dà grande impegno alla

Pastorale giovanile e, tra l’altro, fa riattivare gli oratori. Una legge regionale dell’Umbria conferma l’opera diocesana sovvenzionandone le attività come risposta alla emergente questione educativa. L’impulso dato alla Pastorale sanitaria culmina con la convenzione firmata tra la Regione Umbria e la Conferenza episcopale regionale. La rete museale ecclesiastica, che punta alla valorizzazione e alla tutela dei beni d’arte della Chiesa, è il completamento di un’opera trasversale svolta nelle varie diocesi umbre, in esecuzione della delega attribuita dai vescovi della regione a monsignor Fontana. La Settimana liturgica nazionale dell’estate del 2007 compendia con la grande mostra «Santi e Papi in terra d’Umbria» il rigore culturale e l’afflato pastorale dell’impegno per la liturgia e l’arte. Durante il suo ministero, l’arcivescovo ha arricchito l’arcidiocesi di 25 nuovi sacerdoti ordinati dallo stesso monsignor Fontana, che dopo trenta anni ha riaperto il Seminario diocesano. Con l’associazione di Spoleto «Scienza & Vita», la più grande dell’Umbria, la Pastorale a tutela della vita e delle nuove nascite ha coinvolto il mondo della salute e le giovani famiglie. L’impegno per la difesa dei posti di lavoro e la passione per le tematiche sociali hanno distinto l’opera della diocesi in questo ultimo decennio, fino alla creazione del «Fondo di solidarietà delle Chiese umbre» di cui i vescovi hanno affidato la presidenza all’arcivescovo Fontana per l’opera di sensibilizzazione svolta e la grande raccolta di fondi ottenuta. La ricostruzione del post-terremoto ha permesso in questi anni di ripristinare oltre duecento chiese e di ridare assetto funzionale alle strutture dell’arcidiocesi e delle parrocchie. Varie volte chiamato in giro per l’Italia per la predicazione al clero di esercizi e ritiri, l’arcivescovo si è impegnato per la formazione del laicato. Le relazioni con il Kosovo, la Georgia, l’Armenia, l’Azerbaijan, la Russia e l’India hanno punteggiato in questi anni l’attenzione per le missioni della Chiesa locale, dove l’«antico» diplomatico si è fatto pastore di Chiese sorelle, insieme al suo popolo, nel sostegno delle missioni e nella promozione di significative opere di carità cercando sempre la collaborazione con le Chiese dell’Umbria. Monsignor Fontana è attualmente vice-presidente della Conferenza episcopale umbra e vice-presidente di Caritas italiana. Il 16 luglio 2009 Benedetto XVI lo nomina Arcivescovo-Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

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Dalle nostre Parrocchie Da Monterchi, a cura di don Quinto Giorgini

Tutto bene

Ottobre e novembre

Da Santo Stefano, a cura di GM

Il mese di ottobre, come sappiamo, è dedicato particolarmente al rosario. Si ricorda a tutte le famiglie di buona volontà di recitarlo in casa, specialmente coloro che non possono recarsi in chiesa dove viene celebrato ogni giorno con solennità alle ore 17,30 prima della Santa Messa. Preceduta da un triduo giovedì 8 ottobre verrà celebrata a Monterchi la festa di san Simeone profeta patrono della chiesa e del paese e della zona monterchiese. Gli uffici comunali e le scuole e le botteghe rimarranno chiusi. La cresima verrà celebrata sabato 17 ottobre alle ore 17 dal nuovo vescovo Riccardo che incontrerà il parroco e le comunità parrocchiali e verrà accolto nella piazza dal sindaco e dalle altre autorità civili e militari e dalle associazioni. Il 18 ottobre avrà inizio il nuovo anno catechistico che riguarderà tutti i fanciulli di Monterchi, Pocaia e Padonchia dalla seconda elementare fino alla terza media. Prima faremo la convocazione dei genitori per stabilire insieme gli orari delle lezioni. Certamente se manca la collaborazione dei genitori, come purtroppo spesso manca, il catechismo perde il suo significato, almeno in gran parte. Si confermano i seguenti catechisti: Elisabetta Romanelli, Matteo Romanelli, Daniela Scapecchi, Paola Giuntini, Silvia e Paolo Gioviti, Manuela Malatesta e Patrizia Pierini. *** Novembre comincia, come sappiamo tutti, con la domenica ed è la festa di tutti i santi. Nel pomeriggio visita al cimitero per le frazioni di Borgacciano, Ricciano e Fonaco che hanno il cimitero in comune ed è collocato nella località di Borgacciano, alle ore 15 ci ritroviamo al cimitero e, dopo la recita del rosario, al centro del camposanto o nella cappella se il tempo fosse poco propizio, si recita la Santa Messa di suffragio. Lunedì 2 novembre celebriamo la commemorazione di tutti i defunti. Alle ore 10 S. Messa al cimitero di Monterchi e, alle ore 15, in quello di Pocaia. L’ottavario dei morti proseguirà dal 2 che è lunedì fino a lunedì 9 alle ore 10 del mattino (escluso domenica 8), nel cimitero urbano di Monterchi. Domenica 8 novembre ore 10 S. Messa nel cimitero di Pocaia e, alle ore 15, nel cimitero di Monterchi. Domenica 15 novembre al Monumento dei caduti, viene celebrata una Santa Messa con la partecipazione della Associazione locale Combattenti e Reduci. Domenica 22 novembre alle ore 15, tradizionale visita al cimitero per la frazione di Gambazzo. Domenica 29 novembre inizia il nuovo anno liturgico con la prima Domenica di Avvento per proseguire verso il Natale.

6 settembre Festa della Madonna: si può dire tutto abbastanza bene! Il programma religioso è stato rispettato in tutte le sue parti come le Messe delle ore 18,30 nei tre giorni precedenti la festa, notando una partecipazione discreta di fedeli. Poi la Domenica 6 settembre prima Messa alle ore 8,30 con la partecipazione di molti fedeli. Alle ore 11 Messa solenne seguita dalla processione con l’immagine della Madonna portata da quattro nostri validi parrocchiani. Moltissime presenze nella processione che, dopo aver percorso il Viale e dintorni animata con le preghiere e i canti, è rientrata in chiesa per la benedizione finale. Da notare: I festarini hanno preparato assieme a molte altre donne della nostra comunità una colazione compresa da crostini di diversi gusti, dolci di svariate qualità (ma tutti buonissimi), caffè casalingo e altro ancora che chi è stato presente se lo ricorda. Dimenticavo il vinsanto nostrale che meriterebbe di essere assaggiato. Si deve ringraziare e applaudire oltre che i festarini e collaboratori, tutte queste donne di Santo Stefano per la grande partecipazione e l’impegno che hanno messo nel preparare l’occorrente (per la colazione eh!) facendo fare bella figura a tutta la Comunità. I giochi - Da segnalare la partecipazione straordinaria di uomini, donne e bambini nel giardino della chiesa, sapientemente attrezzato, e con un campo di bocce molto efficiente sempre tenuto in ordine da persone che noi sappiamo chi sono. In questo modo si sono potute svolgere svariate gare per molte serate con partecipazione di pubblico inaspettata. Le prime gare si sono svolte per tutti, potevano cioè partecipare uomini e donne con estrazione a caso. La partecipazione è stata numerosissima e il divertimento altrettanto. Poi si è passati alle gare dei ragazzi o bambini. Questi ci hanno dato esempio di capacità e serietà. Di seguito hanno giocato le donne (qualificatesi come le vipere) che erano molto attaccate ai punti per voler sempre vincere. Siamo passati poi alla gara con nonno e nipote che ha attirato attenzione e anche tenerezza nel vedere un nonno giocare assieme al nipotino. P.S. Dopo ogni gara non è mai mancata la merenda o rinfresco e anche qui la partecipazione è stata veramente numerosa.

In fine - La finale della festa totale, la domenica 6 settembre, è iniziata con la gara podistica per pulcini, galletti e polastre. Poi è seguita la gimcana di biciclette dei ragazzi e bambini e, infine, gioco della nana per tutti. Una partecipazione massiccia dei bambini a quest’ultimo gioco con bagni infiniti. E poi, alla sera, cena sociale della bistecca, servita con molta professionalità nel Ristorante Meicost Ettal della Stazione. Nel corso di questa cena è stata consegnata la consueta ma celebrata targa della comunità a Francesco Mondani e Marisa Ardenti per la oltre trentennale attività come ristoratori e baristi. Tanti auguri! Ringraziamo tutti i festarini e i loro collaboratori, che sono molti e validissimi, che hanno partecipato dando del loro meglio per organizzare tutte le manifestazioni. Un grazie a tutte le persone, le famiglie, gli Enti che contribuendo con le loro offerte ci danno la possibilità di poter continuare augurandoci che in seguito sia sempre così od anche meglio.

Il 30 agosto a san Lorenzo a Ricciano è stata celebrata l’annuale festa della Misericordia. Erano presenti quasi tutte le consorelle della Valtiberina: Anghiari, Caprese e altre. In occasione di questa festa sono stati dati alcuni attestati di benemerenza da parte del nuovo governatore Marco Lacrimini. La festa della Madonna Bella, svoltasi il 13 settembre, ha visto una notevole partecipazione di popolo sia alla processione mariana sia alle Messe festive.

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Dalle nostre parrocchie

Da S. Lorenzo a cura di Andrea Dellacasina

Festa bagnata

C

i aspettavamo tutti, guardando verso la volta celeste, di vedere le stelle cadenti. Niente di tutto questo. Niente stelle cadenti, ma solo molta pioggia battente: in pratica un acquazzone estivo che è durato tre ore. Le tre ore che avevamo riservato per celebrare la festa del Santo Patrono, ed il rinfresco nel piazzale della chiesa. Pioggia che ha messo a dura prova l’organizzazione della festa, preparata con tanta attenzione, con notevoli disagi per tutti i presenti. E perciò al termine della funzione religiosa abbiamo spostato le panche e le sedie ed abbiamo offerto lì, all’interno della chiesa, il rinfresco ai nostri ospiti. E la chiesa di San Lorenzo, appena restaurata e tinteggiata di fresco, tanto da sembrare nuova, ci ha accolto e protetto dalla pioggia torrenziale, dai fulmini e dal vento, e ci ha consentito di proseguire nel programma previsto, facendoci sentire al sicuro. Non ci resta che dare un arrivederci a tutti alla prossima edizione del 2010, certi che il tempo sarà sicuramente migliore! Nella foto, da sinistra, i sacerdoti che hanno concelebrato con don Marco: don Cristoforo, don Mario, don Stanislao, e don Mattia (don Cristoforo e don Mattia erano giunti proprio in quei giorni dalla Polonia per trovare don Stanislao).

Dal Ponte alla Piera a cura di Cristina Maggini

Una visita inaspettata Sabato 5 settembre 2009 - Gli ultimi giorni della sua permanenza nella Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, sua Eminenza Mons. Gualtiero Bassetti ci ha voluto onorare della sua presenza celebrando la S. Messa nella nostra chiesa di S. Giovanni Evangelista a Ponte alla Piera insieme al nostro parroco don Gianni Zanchi, al Diacono Mondani e ad Alessandro. La bella cerimonia è stata seguita da un momento conviviale realizzato grazie all’impegno e alla collaborazione delle “donne del Ponte”. Un ringraziamento particolare anche a Cesare che, come ormai in ogni importante celebrazione, ci accompagna nei canti e alle amiche di Tavernelle che hanno aiutato il coro.

La prima domenica di ogni mese, alle ore 16 in Propositura, viene celebrata la S. Messa per la comunità polacca.

La Celebrazione in lingua polacca è un segno per accogliere i fratelli cristiani polacchi che risiedono in Anghiari.

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SAN BARTOLOMEO Un lunedì pomeriggio di fine estate che può sembrare come tanti altri. Le ferie sono quasi terminate e i numerosi turisti che per mesi hanno movimentato le strade di Anghiari, cominciano a diminuire. All’improvviso, sul primo pomeriggio, il piazzale dell’Oratorio inizia ad animarsi: persone appartenenti a più generazioni si stanno dando un gran daffare insieme. C’è chi prepara dei tavoli, chi monta un palco, chi, così su due piedi, impronta un fornello per cucinare, chi prepara i canti e chi, ancora, si improvvisa attore provando e riprovando le battute per un recital. Quello che poteva dunque sembrare un giorno feriale come tanti altri, in realtà non lo è, perché è il 24 di agosto e nella nostra Parrocchia si festeggia il S. Patrono, San Bartolomeo. È ormai da anni che in questa solennità uomini, donne, bambini e ragazzi di buona volontà preparano una semplice festa parrocchiale che, cominciando con la S. Messa solenne delle ore diciotto, prosegue poi, fino a tarda serata, con tombola, spettacolo ed un fraterno momento conviviale. Si sa ormai che è solito dire “ tutti i salmi finiscono in gloria” ma, del resto, nulla più della festa dà ossigeno alla relazione con le persone, e per festa si intendono momenti di gratuità in cui si sta insieme, si dialoga, si prega, si canta e… perché no?... si mangia! La festa di San Bartolomeo vuol essere, oltre che solennità religiosa, un’occasione in più per offrire a tutti noi un’esperienza di Chiesa vera e calda dove ciascuno possa sentirsi a casa sua. L’immagine riprodotta in alto a destra raffigura il martirio di San Bartolomeo apostolo, patrono della parrocchia di Anghiari.

Festa della Toscana di Mario Del Pia

Anche l’ultima festa della Toscana è passata ma, a mio modesto parere, ancora questa festa non è sentita dalla gente. E allora, qualche giorno dopo, abbiamo fatto due domande ad alcuni cittadini per valutarne la conoscenza. Ecco le domande: 1) Che giorno cade la festa della Toscana? 2) Come mai si fa questa festa? Chiara Pompeo, sta suppe la Motina. *Il 30 novembre. *Non lo so. Laura Giuliattini, abitante del Molin bianco ma di Tavernelle. *Il 30 novembre. *È il giorno dell’abolizione della pena di morte dal Granducato di Toscana. Francesco Savini, ospite aretino. *Non lo so. *Non lo so. Santi Mirco, del Palazzolo. Non sono informato Marco Santi, ora sta a Sangiustino ma è anghiarese. *La Festa della Toscana cade il 2 dicembre *Per festeggiare il ruolo che ha avuto la Toscana per uscire dalla guerra, dal fascismo e tutto quanto. Don Stanislao Milik, sacerdote della nostra parrocchia. Non lo so, ma sono in Italia solo da tre anni.

Baglioni Enrico, ha la bottega per il Borgo della Croce. La festa della Toscana? Io so delle feste di Anghiari.

altro nome. La festa della Toscana, lo sapevo ma ‘n ciarpenso. Mario, cerca de non rompere!

Panichi Maurizio, fabbro e artigiano. *Giorni fa c’è stata. *Non saprei perché si fa.

Chialli Santa, ha abitato anche alla Bernocca ma ora sta per la via di San Leo. *Non lo so. *Io queste cose non le so.

Alessandro Boni, ottico umbro. Booohh (Alessandro però è giustificato perché è umbro). Scimia Maurizio, la su’ mama è la Vincenzina. *Una settimana fa, il 2 dicembre. *Per ricordare l’anniversario contro la pena di morte. Mondani Agnese, è la citta de la Lea. *Oddio, de maggio? Quela de l’altro giorno era la festa de la Toscana? *Non me lo chiedere. Orlando Piomboni, camminatore e buongustaio. 29 giugno? Ah no, quello è il Palio! Camaiti Frido, metereologo instancabile. *Il 30 di novembre. *Per festeggiare la Toscana, la regione e tutti i comuni. Piero Guadagni, dal Castello antico trasferito per la via del Carmine *Il 30 novembre. *L’abolizione della pena di morte. Acquisti Gianfranco, sta verso la Badia. *In questi giorni. *Non so perché l’han fatta. Cerquatti Lea, arzilla abitante di Via della Misericordia ma che gli anghiaresi conoscono anche con un

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Ricceri Giuseppe, è Beppe de la Badia. *Il 30 novembre. *Per l’abolizione della pena di morte e della tortura da parte del Granducato di Toscana nel 1789 mi sembra, ma non vorrei sbagliare l’anno. Ma insomma questa festa che cos’è? Ecco cosa scriveva il Sindaco nell’invitare i cittadini per la festa dell’anno 2000, prima volta della Festa della Toscana: Il 30 novembre 1786 nel Granducato di Toscana, per la prima volta al mondo, viene abolita la pena di morte. A partire dal 30 novembre 2000, per ricordare quello straordinario evento, si celebrerà la Festa della Toscana. Quella giornata venne puntualizzata dal suono delle campane di tutte le chiese e del Campano comunale, il tutto arricchito poi dal suono della banda che intonava l’Inno nazionale. È vero, non possiamo dimenticare che in chiusura ci furono anche castagne arrosto, dolci e vino novello. Anche l’anno dopo si festeggiò ancora il 30 novembre, fra l’altro si riaprì Via di Ronda. Poi, negli anni successivi, le cerimonie si sono diluite in varie giornate e, ripeto, la gente ha perso il significato vero della festa e non sa più in quale data collocarla.


Successo per l’edizione 2009 del Motoraduno del Credito Cooperativo

IL V° MOTORADUNO

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ltre 100 i partecipanti al V Motoraduno del Credito Cooperativo: soci, clienti e dipendenti dell’istituto di credito in sella a circa 70 esemplari fra moto moderne, d’epoca e scooter, non dimenticando nel gruppo anche un’auto d’epoca e la garanzia dell’ambulanza della Misericordia anghiarese al seguito. Un successo perché, dopo il maltempo che aveva funestato le tre edizioni precedenti, la manifestazione è stata accompagnata dal sole e dal clima gradevole che hanno caratterizzato l’intera giornata di domenica 30 agosto scorso. A renderla ancora migliore il programma varato per l’occasione e rispettato nei dettagli dalla Banca di Anghiari e Stia, che si avvaleva della consueta collaborazione del Motoclub “Il Ferraccio – Baldaccio Corse” e per la prima volta anche della Pro Loco di Anghiari. Rispetto al percorso originariamente disegnato, l’unica leggera variante è stata la sostituzione del valico della Scheggia, sulla provinciale Libbia, con il passaggio per Le Ville di Monterchi e lungo la vecchia statale 73 fino a Palazzo del Pero, ora sostituita dalla E78. Arrivo con sosta a Campo del Sole, nei pressi di Tuoro sul Trasimeno e poi salita fino a Cima Gosparini, sulla terrazza panoramica nel territorio comunale di Lisciano Niccone che guarda da nord l’intero specchio d’acqua umbro. Qui la carovana di centauri si è fermata per il pranzo per poi ripartire con destinazione Ponte alla Piera di Anghiari, dove l’antico ponte romano è stato una sorta di capolinea del tragitto intorno alle 17.00. Ultimo atto: la merenda preparata per i protagonisti della tradizionale “Camminata del contrabbandiere”, che si rievoca ogni anno l’ultima domenica di agosto. Con i motociclisti vi erano coloro che a Ponte alla Piera, come facevano un tempo, avevano fissato il luogo d’incontro per scambiarsi la polvere da sparo con il tabacco, ammirando le sigaraie impegnate nel confezionare il pregiato “toscano”.

Nelle foto di questa pagina due momenti del V° Motoraduno del Credito Cooperativo

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Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Montauto (il castello)

Forno a legna

In un caldo pomeriggio, quello di lunedì 17 agosto, abbiamo partecipato alla riapertura della piccola chiesa del Castello di Montauto. Abbiamo scoperto che questa chiesa, più grande rispetto all’oratorio di San Francesco dove era custodito il suo saio, è dedicata ai Santi Pietro e Paolo e fu costruita dopo che i fiorentini depredarono il castello della insigne reliquia francescana (e probabilmente era stata progettata proprio per accogliere la sacra reliquia). La chiesetta di stile cinquecentesco è stata restaurata dalla famiglia dei conti di Montauto, e nell’occasione don Marco ha provveduto a celebrare la S. Messa riaprendola così al culto. La famiglia di Montauto ha poi aperto le porte del castello ed abbiamo potuto visitare alcuni dei splendidi saloni dell’antico maniero. La giornata si è conclusa con un piccolo rinfresco all’ombra del castello. Ringraziamo la famiglia Barbolani di Montauto per l’iniziativa e la calorosa ospitalità.

Abbiamo riaperto il forno a legna dopo quasi 40 anni di inattività. Il forno lo costruì insieme alla casa mio bisnonno “Chiochi” nel 1962 e poi fu usato per circa una decina di anni. Ma ormai la modernità si faceva sentire: il pane lo facevano i forni della zona e l’arrosto era più pratico farlo nella stufa, e il forno cadde in disuso. Allora nello scorso mese di agosto io e il mio fratello ci siamo messi in testa di rispolverarlo, anche come ricordo del nostro bisnonno. Per ferragosto, dopo alcune prove nei giorni precedenti, diversi animali sono finiti arrosto. Speriamo che ora non resti altri 40 anni inattivo! Alessandro

Feste a Galbino - La seconda domenica di ottobre ricorre a Galbino la festa della Madonna del Rosario. È festa per la parrocchia e anche per la Compagnia, che anticamente era dedicata appunto alla Madonna del Rosario. In questa occasione un nuovo Confratello riceverà la Cappa della Compagnia. Nel pomeriggio, a Galbino, S. Messa e Processione fino al Colle e recita della Supplica alla Madonna. A seguire merenda nel prato.

Bravo Bracco!

- Il primo di novembre, come ogni anno, facciamo la S. Messa per i nostri defunti a Galbino e processionalmente andiamo in visita al Cimitero. - Il 30 novembre è il titolare della chiesa di Galbino: Sant’Andrea apostolo. Lo festeggiamo con la S. Messa celebrata la sera a cui segue la cena con i capofamiglia.

Riportiamo la felice notizia che il nostro compaesano Bruno Guadagni, al secolo Bracco, ha conseguito nei mesi scorsi due ragguardevoli vittorie sportive. Primo classificato nel Campionato Nazionale di Rulletto svolto a Pistrino (PG) il 7 giugno. Primo posto anche al Campionato Nazionale di Rulletto a squadre che si è svolto il 30 agosto a Cupramontana, provincia di Ancona. In questa occasione la squadra era composta da Bruno Guadagni (caposquadra), Silvio Pettinari, Mario Palazzeschi e Angiolo Meozzi. A differenza della normale rulla (o ruzzola) che normalmente pesa 600 grammi, il rulletto è di forma più grande e pesa un chilo e mezzo. Comunque a volte si disputano anche partite con il lancio delle forme di formaggio. Nella foto il nostro amico Bracco che indossa la maglia di campione nazionale, con la coppa e la medaglia: bravo Bracco! Nella foto qui sopra il “Bracco”, valente giocatore di rulla di Tavernelle. Qui a destra l’immagine della Madonna del Rosario venerata nella chiesa di Tavernelle.

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Pellegrinaggio con il vescovo Gualtiero e UNITALSI

A Lourdes di Giuseppina Nardi

Anghiari, 6/08/2009 Lo scorso luglio, tramite la Misericordia di Sansepolcro ed UNITALSI di Arezzo, ho partecipato al pellegrinaggio Diocesano al Santuario di LOURDES guidato da S.E. Mons. Gualtiero Bassetti. Quale gioia e grazia ha donato questo pellegrinaggio ai cuori di tante persone! Il pellegrinaggio è innanzitutto un viaggio dell’anima; risponde all’invito di Qualcuno che ci ha chiamato all’incontro presso la Grotta di Massabielle: questa persona non è altro che la Madre di Dio che è apparsa alla piccola Bernadette. E quando mi dicono vieni, accolgo subito l’invito ed è subito l’inizio del “mio pellegrinaggio”! La Grazia di Lourdes mi invade e mi gonfia il cuore e mi fa compagnia per tutto il viaggio. Questa grazia non è solo la mia: la scruto negli occhi delle persone che viaggiano con me, nei loro sorrisi; nella gioia con la quale si parla, ci si ama, si scherza; la vedo anche nelle facce sorridenti dei malati. E con un clima così Lourdes è ancora più vicina! Giunti al Santuario, un’intensa emozione ci attanaglia il cuore: tutto questo è stato realizzato in obbedienza alle consegne date dalla Madonna alla piccola Bernadette. Tutti noi sappiamo che Bernadette era una piccola fanciulla di 14 anni, poverissima e ammalata che non sapeva nemmeno leggere. Essa possedeva però una grande virtù: l’obbedienza e la Santa Vergine la scelse come strumento per compiere i Suoi prodigi. Il momento che ogni pellegrino attende è l’incontro dinanzi la Grotta delle Apparizioni. È in questo luogo che batte il cuore di Lourdes! Si prova davvero quell’attrazione irresistibile di cui ci parla Bernadette “il desiderio di essere là”. Nella parte alta della grotta, verso destra, la Statua della Vergine; in un angolo la sorgente dell’acqua più famosa del mondo che sgorga dalla viva roccia, protetta da uno spesso vetro trasparente. E lungo la Grotta, sfiorando la roccia nera che milioni di mani hanno resa liscia, passo anch’io ed è un’emozione straordinaria. Straordinario pensare che 151 anni fa nel punto dove mi sono inginocchiata c’era Bernadette che recitava il rosario con la Madonna che Le raccomandò:

L’Esplanade gremita di persone di tutti i continenti che si inginocchiano davanti alla Vergine incoronata, che recitano il Rosario, che vanno in processione “con i flambeaux” cantando l’AVE MARIA, che accendono un cero, che seguono la Via Crucis, che bevono alle fontanelle: “Andate a bere alla sorgente e lavatevi” aveva detto la Vergine. Bevo anch’io e mi bagno alle fontanelle nel lato sinistro della Grotta: “lavo la mia vanità… il mio orgoglio… l’egoismo… e come me ogni giorno, migliaia di pellegrini fanno lo stesso gesto! Lourdes ci conquista, ci fa amare di più la vita, ci fa sentire più uniti, ci insegna ad amare la parola di Dio. Ed è bello a tavola consumare il pasto insieme, conoscersi e ridere di niente. Andare insieme a passeggio per le strade affollate a comprare piccoli doni per i cari rimasti a casa. Anche questo è Lourdes! E quella gioia e quella immensa grazia ti rimane dentro anche al ritorno quando con il pensiero torni là, alla Grotta, quando rivedi tutti quei malati che offrono alla Madonna le loro sofferenze e ti chiedi se ne saresti capace! E sono appena tornata che già penso al prossimo pellegrinaggio perché Lourdes è un lumicino sempre acceso nel mio cuore, Lourdes è la mia seconda casa! Un grazie sincero alle persone che mi sono state vicine durante il pellegrinaggio: Vilma, Rita, Lina ed Alessandro, sempre presente all’altare durante le numerose funzioni religiose. Mille ringraziamenti anche al nostro Vescovo Bassetti che sta per lasciarci, con l’umiltà di un comune fedele ci ha uniti nella preghiera e ci ha fatto ancor più innamorare di Bernadette e della Madonna! Allora… al prossimo anno!!!

Pellegrinaggio a Lourdes di Rita Maggini

Giovedì 23 agosto siamo partiti per Lourdes con la Misericordia di Sansepolcro unendoci all’Unitalsi della Toscana. Eravamo un migliaio circa: alcuni partiti con l’aereo e altri con il treno rosa degli ammalati, accompagnati da crocerossine e barellieri. Con il nostro gruppo, oltre alla signora Leda, avevamo come Accompagnatrice la signora Giuseppina Nardi. Giunti in albergo, prima di andare a dormire, abbiamo visitato la Grotta; di fronte ad essa si stava celebrando la S. Messa come tutte le sere alle ore 23 (quella sera era in italiano). La Grotta era piena di persone ma c’era un silenzio assoluto e accanto vedevamo scorrere il fiume Gava che pareva passare in punta di piedi. Quella è stata la mia prima emozione a Lourdes alla quale sarebbero seguite molte altre: la processione, la fiaccolata della sera e la processione eucaristica delle ore 17 con gli ammalati sempre in prima fila: a Lourdes è l’ammalato che conta, poiché tutti siamo ammalati, chi nel corpo chi nello spirito e tutti abbiamo bisogno di ricevere la grazia di guarigione. Abbiamo bevuto e ci siamo lavati con l’acqua benedetta della Grotta e solo alcuni di noi hanno fatto il bagno alle piscine. Un ringraziamento particolare alla Giuseppina, che ci ha fatto scoprire gli angoli più suggestivi di Lourdes, come la piattaforma di fronte alla Grotta al di là del fiume, dove noi quattro (Giuseppina, Lina, Rita, Vilma) la sera recitavamo insieme il Rosario.

“Io voglio che venga della gente, Voglio che si venga qui in processione; Penitenza, Penitenza! Pregate per i peccatori; ed infine le comandò di far erigere una Chiesa.” Ed in questi Suoi messaggi mise la Sua firma: “QUE SOY ERA IMMACULADA CONCEPCIOU” (Io sono l’Immacolata Concezione) La Grotta non è soltanto il luogo geografico dell’evento: è il luogo in cui Dio ci dà un segno per svelarci il Suo cuore. È un posto dove Dio viene a dirci che ci ama e ci ama così come siamo, con i nostri successi ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti: la Madonna a Lourdes ci dona Gesù! Il richiamo di Lourdes è grande e potente è il Suo messaggio con i Suoi segni: l’acqua, la roccia, la luce, le folle dei malati che vi affluiscono cercando la guarigione del corpo e soprattutto la guarigione del cuore.

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L’Edizione 2009

Le vostre offerte

Anghiari Festival di Cesare Ganganelli

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nche quest’anno si è rinnovato l’ormai consolidato e atteso appuntamento con ANGHIARI FESTIVAL: una settimana (dal 18 al 25 luglio) caratterizzata da concerti di musica classica proposti dall’ormai conosciutissima Southbank Sinfonia di Londra, orchestra di soli giovani provenienti da tutto il mondo preparati e guidati dal Maestro Simon Over. Davvero tanti sono stati gli appuntamenti: dai concerti pomeridiani tenuti da gruppi più ristretti nelle varie piazzette e frazioni del paese, ai grandi concerti serali nella Piazza del Popolo, tenuti invece dall’orchestra sinfonica al gran completo, dall’apprezzatissimo concerto per i bambini a Col di Paiolo, alla rappresentazione in piazza Mameli di varie scene tratte da opere di Mozart interpretate dai solisti della BYO: British – Youth - Opera. A fianco dell’orchestra ha partecipato quest’anno anche il coro Vox Musica, anch’esso di Londra, guidato dal Maestro Michael Berman. Il coro, oltre ad aver animato la S. Messa domenicale nella Propositura Anghiarese eseguendo la “Missa in illo tempore” di Monteverdi, ha tenuto una serie di concerti per coro ed orchestra tutti applauditissimi ed interessantissimi, toccando autori come Haydn, Häendel, concludendo la loro esibizione con un concerto finale dedicato interamente a Mendelssohn, nel duecentocinquantenario della sua nascita. Nella serata di sabato 25 luglio, a conclusione del festival si è tenuto il tanto atteso concerto di gala che ha avuto come cornice, per la prima volta, lo stupendo parco di Villa Gennaioli. Applauditissimo il bel programma proposto dall’orchestra. Molto bello il Concerto in Re Maggiore per flauto di Mozart così come le arie tratte dalle opere di Häendel, Verdi, Puccini e Bizet. Ha fatto parte della serata anche il Coro Anghiari Festival composto interamente da anghiaresi appassionati del bel canto e della bella musica che tanto si sono impegnati nelle numerose prove fatte nei giorni prima del festival. Il coro, accompagnato dall’orchestra e guidato dal Maestro Simon Over, ha eseguito brani di Verdi tratti dall’Aida, dalla Traviata e dalla Forza del Destino. A conclusione della prima parte della serata, ha eseguito anche il celebre ed imponente Halleluja tratto dal Messiah di Haendel. Tra numerosi applausi il Coro Trionfale dall’Aida di Verdi, eseguito anch’esso dal Coro Anghiari Festival, ha posto i sigilli all’edizione 2009 dell’Anghiari Festival. Sorpresa graditissima da parte di tutti è stata l’attribuzione della cittadinanza onoraria al direttore artistico del festival, il maestro Simon Over, senza il quale tutto ciò non sarebbe stato sicuramente possibile. Per gestire un evento di tale importanza e complessità, l’impegno delle associazioni anghiaresi oltre a quello di numerosi anghiaresi riuniti nella neonata associazione Amici di Southbank Sinfonia, è stato notevole e a volte anche davvero impegnativo. Il tutto è stato comunque ampiamente ripagato dalle numerosissime persone che hanno sempre affollato i vari concerti proposti. Ringraziando ancora una volta il Maestro e ormai amico - concittadino Simon Over, l’orchestra Southbank Sinfonia ed il Coro Vox Musica per la bella settimana che ci hanno fatto trascorrere, ci diamo appuntamento non al prossimo anno, bensì al prossimo appuntamento con Southbank Sinfonia, visto che già in cantiere ci sono numerose proposte musicali che coinvolgeranno Anghiari nei prossimi mesi riunite sotto un unico evento: WAITING FOR THE ANGHIARI FESTIVAL ovvero ASPETTANDO ANGHIARI FESTIVAL!!!

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Ecco ancora altre offerte pervenute per il giornale. Segnaliamo come particolarmente generosa quella della famiglia Tizzi. Carla Leonardi, Torre Pedrera Carlo Vichi, Carmine Clara Giornelli, Carboncione Danilo Locci, Stazione Eugenia Chieli, Infrantoio Franco Landini, Monterchi John Dalla Costa, Canadà Lazzero Ghignoni, Roma Lirio Ghignoni, Molin bianco Lucrezia Barbolani, Montauto Maddalena e Sandro Giannini, Roma Mario Senesi, Via Nova Marisa Franchini, Infrantoio Mirco Pierantoni, Bucacce Rosa Gullino, Nizza Rubechi Silvano Bianchi, Via di San Leo Teresa Mercati, Via di San Leo Tersilia Boncompagni, Varo Alessandrini, San Leo

La Messa in Polacco Come si sa ogni prima domenica del mese viene celebrata la S. Messa per i fedeli di lingua polacca. Naturalmente la celebrazione è curata dal nostro don Stanislao, che con il polacco se la cava bene. Nel periodo estivo, quindi nei mesi da luglio a settembre, questa Messa è stata celebrata non più una mensilmente, ma ogni domenica pomeriggio. Il risultato è che molti dei lavoranti stagionali che passano l’estate impegnati nella raccolta di tabacco e peperoni, e che per giunta sono polacchi, hanno approfittato volentieri di questa occasione, e ogni domenica le panche della Propositura erano sempre piene. Essendo in Anghiari solo per l’estate e non avendo padronanza dela lingua, come invece i polacchi che già risiedono da un po di tempo, hanno potuto partecipare pienamente alla Messa domenicale. Complimenti a don Stanislao, e un saluto alla comunità dei polacchi residenti in Anghiari e a quelli che ci sono stati nella stagione estiva.


L’Anno sacerdotale, 19 giugno 2009 - 19 giugno 2010 Don Tersilio Rossi di Fabio Mondani, diacono

Ho conosciuto don Tersilio quando era già molto malato, costretto da una paralisi che lo portò a lasciare l’attività di parroco della parrocchia del S. Cuore di Sansepolcro. L’ho incontrato la prima volta nell’ autunno del 1987 in una piccola chiesetta in San Giustino Umbro in occasione di una celebrazione eucaristica per un gruppo di preghiera di padre Pio (nel giorno anniversario della sua nascita al cielo). Da li nacque tra noi un rapporto di amicizia e cammino spirituale, che mi consentì di conoscere la sua vita. Per chi lo conosce solo di nome ricordo che don Tersilio Rossi nasce a S. Piero in Bagno nel 1916, frequentò il seminario e divenne Sacerdote a Sansepolcro. Il suo incarico più significativo è stato quello di parroco a Lama di Caprese Michelangelo, in cui affrontò anche il difficile periodo della guerra e del fronte, poi venne a Sansepolcro come Vicario Generale dell’allora Diocesi di Sansepolcro. Fu promotore e primo parroco della chiesa del S. Cuore di Sansepolcro. Alla missione pastorale ha sempre unito una intensa attività giornalistica, culturale e socio-assistenziale, che lo ha portato ad essere conosciuto in tutta la Valtiberina. Ricordo molto bene un episodio accaduto a casa sua: due famiglie tedesche erano venute a trovarlo, e ripercorrendo le diverse cose vissute insieme erano a lui riconoscenti per la loro fede. Insomma mettevano in evidenza non l’uomo ma il dono di Dio ricevuto attraverso questo prete. Don Tersilio era un sacerdote con una personalità marcata, decisa, chiara, trasparente. Sempre pronto all’ascolto e all’azione; ha unito in se fede, azione, offerta, in maniera mirabile. Mi ha sempre colpito come, nei momenti della malattia che gli indeboliva la vista e tanti altri organi, la sua intelligenza e la sua fede erano sempre più forti; tante volte rivisitava i canti della Divina Commedia e riscopriva la profonda teologia di Dante (che vorrebbero togliere dalle scuole…). Gli ultimi anni della sua vita li ha trascorsi in una piccola stanza. Lui, uomo di azione instancabile, ha saputo ben coniugare la contemplazione all’azione: l’amore verso Dio e il prossimo continuava ad esprimersi anche adesso, nonostante condizioni fisiche faticosissime.

Don Otello ricordato da... Altri ricordi di don Otello Branchi che è stato cappellano di Anghiari nel 1945.

Oriana Boncompagni - Io l’ho conosciuto perché lavoravo dalle suore al Palazzo del Marzocco e lui capitava lì dove ci diceva qualcosa della chiesa. Era il periodo che lui metteva su una commedia al teatro “Il Corvo della Montagna”. Erano tutti uomini però gni ci voleva una bambinetta; allora c’era un daziere che aveva diverse figliole. Una di queste si chiamava Alma, mi ricordo anche il nome, e le aveva chiesto se gni ne dava. Lei non era tanto propensa con tutti l’omini che c’era. C’era Ilvo della Maria Vittoria, Adolindo il suo fratello, ci n’era tanti, avranno avuto vent’anni. Ilvo era del 26. Quindi cercava questa ragazza. Ora lo posso dire lo scherzo che gli si fece. Allora un giorno, era il Primo aprile, si disse mo’ gni se fa una chiapparella. Allora le citte del daziere, le sorelle dell’Alma, dissero gni se fa una chiapparella se manda dalla mia mamma. Gni se dici: la mi’ mamma te vole. Appena saputolo lui partì in picchiata perché sperava che mandassero questa figliola a fare la commedia. Allora va e si presenta dalla signora. “Venga don Otello!” Allora lui aspettava che lei dicesse qualcosa, lei aspettava che lui dicesse qualcosa. Alla fine lui fa: «M’ha mandato a chiamare signora?» «Veramente... no!»

Due i principali aspetti mi hanno colpito in don Tersilio: il suo ardore, lo zelo pastorale, la voglia di servire continuamente i suoi parrocchiani (si pensi ai periodi della guerra, durante la quale ha salvato la vita anche ad alcuni di loro). E accanto ad essa la sua intensa attività giornalistica (il giornale La voce Toscana Oggi) e culturale; penso ad alcuni dei suoi libri che mi hanno lasciato un segno: Poiché soli non si vive, La valle dei castagni, La colpa non è di Dio, L’amore passa per la Croce. Mi viene da pensare sempre che questo ultimo titolo prima l’ha scritto e poi l’ha vissuto profondamente. Ed ecco qui si passa al secondo punto, quello della Croce. Nei primi anni ottanta fu colpito dalla malattia sopramenzionata che lo rese non più autosufficiente. Quando lo conobbi lui chiedeva insistentemente (giustamente eh!) la sua guarigione fisica, che però, nonostante tanta preghiera non giungeva. Proprio in questi periodi in lui maturava sempre più la consapevolezza di offerta della sua malattia per il bene della Chiesa e per tutte le persone che si rivolgevano a lui. Mi chiedo sempre: ma è una attività questa? Un giorno gli chiesi: monsignore, ma adesso che è impossibilitato di agire con i muscoli, forse che non è più attivo di prima? A questa domanda, ricordo bene, don Tersilio rispose con un largo sorriso e un accenno di assenso con la testa. In questo lungo calvario accettato con grande fede, la malattia diventava offerta gioiosa. La carne soffriva ma non mancava di esprimere con le parole e con i gesti la vicinanza a chi a lui chiedeva consiglio e aiuto. Da lui emergono dei tratti tipici della figura del sacerdote: una fiducia incrollabile nella provvidenza, correlata ad una azione umana insostituibile. Questo Amore provvidenziale infatti non ci esime dalla nostra collaborazione, perché la provvidenza non è fatalistica e l’azione umana fa parte della missione stessa del cristiano. Quindi le due parole che sintetizzano la figura del Sacerdote: contemplazione e azione. Alla preghiera si devono unire fatti concreti che mostrano la vicinanza del Signore Gesù attraverso il sacerdote. Don Tersilio Rossi è stato una figura molto importante nel mio cammino diaconale. Ritornò su al laboratorio, ce ne disse di tutti i colori, ci disse anche di prender le confidenze coi nostri pari. Insomma ci rimase molto male e io mi sono sempre ricordata di questo episodio. Poi penso che l’abbia fatta. Non mi ricordo se l’ho vista. Io penso che sia stata fatta però non me ne ricordo. ***

Leone Bruschi - Don Otello era molto fattivo, si dava da fare continuamente e specialmente ci istradò nella recitazione al Teatro in quell’epoca là. A quell’occasione noi s’era già iscritti alla Filodrammatica. Col Dott. Galletti c’era Vasco Cherici, Faliero Domestici, Tito Tagliaferri. L’architetto Vitellozzi faceva le scenografie insieme a Loris Babbini a quell’epoca, siamo del 45. Scucco Elvio, un altro era Bico Paci, poi c’era Vadero, c’era Zanetto, c’era la Carolina, Santin di Berto, la Fracchina Polverini la Giovanna, aveva una bella voce, la Presentina, altra bella voce, la Lola di Luchino, anche lei una voce buona. La sede era al Palazzo Martini in una stanzetta. Poi c’era la mia cugina, la Grazia Babbini. Don Otello organizzò la recita del Corvo della montagna e io partecipai, non mi ricordo come, e poi fu recitata al teatro. La sera che si faceva le prove dette una scossa di terremoto. Si faceva le prove nel pomeriggio e dette una scossetta mi sembra il 1946. Poi con don Otello ci siamo ritrovati ai Cappuccini che lui faceva i ritiri spirituali. Tante volte veniva a fare le conferenze poi ci siamo sempre tenuti in contatto con la Faliera e con me.

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Grest: continuare il cammino insieme Il terzo periodo di Grest si sta concludendo ed anche se non è ancora periodo di riflessioni, vorrei comunque parlarvi del mio Grest e di quello degli animatori. Ci siamo ritrovati a maggio ed abbiamo iniziato un periodo di preparazione, alla fine del quale abbiamo stabilito tre regole (adatte anche alla vita di tutti i giorni): 1. IMPEGNO; 2. CUORE; 3. OCCHI PER GLI ALTRI. Il cammino fino ad oggi, con pregi, errori e difetti da parte di tutti è comunque positivo, gli animatori stanno crescendo, i ragazzi che partecipano sembra che stiano in pieno in questa

amicizia e gli adulti ci hanno dato una piena disponibilità. L’unica nota stonata forse sono io, in quanto non mi sento all’altezza del compito affidatomi, anche se con i miei ragazzi abbiamo parlato di questo e loro mi hanno dimostrato un affetto enorme, so di non essere in grado di fagli seguire un cammino di fede, ma solo di amore e di amicizia. Comunque come sempre il Grest è un periodo in cui viviamo la nostra amicizia in pieno e vorrei che non finisse qui, ma che continuasse anche nel futuro, quando gli impegni della vita sono tanti. Proviamo a trovare insieme il tempo ed il modo, per poter continuare insieme questo cammino. Gegia

Nella foto a destra il gruppo di arditi giovani in visita all’eremo di S. Alberico alle Balze.

W il GREST

Festa di San Martino 2009 Sabato 7 e domenica 8 novembre Ritornano la festa di San Martino e dei bringoli. Sotto le Logge si potrà degustare questo piatto tipico anghiarese con castagne arrosto, brustichino e vino nuovo. Non c’è massaia che in questi giorni non ammannisca un bel piatto di bringoli per la sua famiglia. E allora voi venite a mangiarli già pronti! Sabato 7 novembre. nel Borgo della Croce, presso la chiesa della Maddalena, annessa al convento di San Martino, Santa Messa alle ore 18 con distribuzione del pane. Domenica 8 novembre, esposizione di prodotti agricoli e Artigiani al lavoro. Grande pesca il cui ricavato verrà utilizzato per terminare il pagamento del nuovo orologio della Croce.

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Questa volta in Svizzera! Abbiamo cambiato zona, lasciando le “solite” Dolomiti, per dirigersi verso la Svizzera per il nostro Campeggio delle Superiori. Anche se eravamo ormai abituati ai panorami mozzafiato delle Dolomiti trentine o venete, non siamo stati per nulla insoddisfatti da questa nuovo mondo. Eravamo alloggiati a Pontresina, un piccolo centro non distante da St. Moritz, nella parte della Svizzera italiana. E la sistemazione è stata in un vero e proprio castello trasformato in hotel che si trova ai piedi del Bernina, monte in cui si trova il noto e omonimo ghiacciaio. Una delle camminate è stata proprio in un cucuzzolo di fronte allo stupendo panorama della montagna innevata e della bocca del ghiacciaio, percorrendo un sentiero tra le rocce in un crinale a più di tremila metri di altezza. Poi altre camminate e gli immancabili momenti di ritrovo e di Scuola di Comunità con don Severino, e poi giochi, sport, preghiera... tutto sempre molto curato, tanto da non sapere più distinguere il “sacro” dal “profano”. Una settimana, anche stavolta, unica. Noi di Anghiari eravamo in sei più don Marco e Alessandro. E naturalmente un centinaio di altri amici di Sansepolcro, di Siena e di Arezzo. E allora, al prossimo anno!

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18 agosto

La sofferenza

(Ecco le annotazioni di don Nilo nei registri parrocchiali.)

di Carla Leonardi

18 Agosto Millenovecentoquarantaquattro alle ore 10,30 Giorno di grave lutto, il più doloroso in tutto il periodo di questa guerra, che ha flagellato con molteplici danni anche il nostro paese di Anghiari, specie fino dai primi giorni di giugno. Mentre era in tutti la fiducia che il pericolo della morte a causa del Cannone e dei Barbari fosse allontanato, alle ore 10,30 di oggi, è esplosa una potente mina, posta dai Tedeschi nel palazzo della Sig. ra Salleolini Ida Vedova Bartolomei, in fine a Via Mazzini, nei pressi del luogo chiamato “giardinetto”. Per l’intero paese s’è avvertito un movimento del terreno, s’è diffusa una polvere d’un colore livido opaco e uno spavento come per una scossa di terremoto. La grossa mina aveva interrotta completamente la strada Provinciale nel tratto chiamato qui in Anghiari “Via Nuova”, creando una profondità di circa cinque metri per un raggio di più di cinquanta. Era saltata la casa dei RR. CC. E altre quattro abitazioni, mentre molte altre furono gravemente danneggiate. Ma quello che recò maggior dolore fu l’accertamento della morte delle quindici vittime umane e della gravità di alcuni feriti. Il Cielo permetteva tante lacrime a riparazione di odiose lotte fra i medesimi cittadini. I funerali dei morti si sono protratte fino al giorno 23 agosto -mercoledì- a causa della difficile remozione dei materiali.

La sofferenza m’avvolge stretto il cuore, l’avviluppa vorticosamente in un gomitolo di refe e mai più riuscirà a districarsi da queste fitte spire. Solo Gesù è il mio unico conforto!

Eravamo nel ‘44 di Angiolo Pari

Eravamo nel ’44, il mese di giugno e noi eravamo già sfollati al molino del Doddi, poi del Cangi a Badia Tedalda. Lì fummo costretti a lasciare e andammo a Camarcolla nelle Marche, a cercare un posto per aspettare la fine della guerra. Io andavo speso a Fresciano, dove avevo un fratello ammalato, ricoverato nei locali della chiesa, dove il bravo parroco don Gino Lazzerini, li aveva ospedalizzati senza tener conto dei sacrifici fatti. Appena arrivato mi dissero subito che le medicine erano finite e bisognava andare a Sansepolcro, la farmacia più vicina che c’era ma per andarci c’era da passare il fronte. Io ritornai al molino Doddi, cercai una lametta per farmi la barba specchiandomi nell’acqua del fiume ma fatta metà della barba mi sento chiamare di lassù: «Cam, cam» e parole incomprensibili ma capisco cosa vogliono! Sono tedeschi! Io lasciai tutto lì e invece di andare verso di loro presi di corsa lungo il fiume, nascondendomi in una grotta con l’acqua e rimasi lì fino a buio. Venuta la sera andai in una capanna dove trovai Gianni Tarducci, Eleonora e la Nivea, miei amici. Al mattino due donne vennero via con me illesi dalle granate arrivammo al passo di Viamaggio e lì felici trovammo una pattuglia di Alleati. Vista la barba fatta a metà mi presero per una spia! Ed infatti anch’io l’avrei pensato come loro! Arrivati a Sansepolcro, le donne le misero con altri sfollati e a me in prigione, senza dirmi fino a quando! Io ero al sicuro ma i miei in pena per me, pensavamo che fossi stato preso dai tedeschi. I primi di dicembre mi dettero il via! Passai dai prati alti, la Spinella, il Bastione, Palazzo dei Monaci e finalmente Caprile. Quando arrivai i miei trebbiavano il grano, sì a dicembre!! Ma senza sacchi e facevano i monti in terra. Ma lasciamo andare! La sera, Aldo, mio fratello mi fece la barba, anche quella lunga! C’eravamo tutti, solo che mio fratello Vito stava molto male ed infatti la mattina del venti dicembre ci lasciò. Don Gino era ammalato così ci venne un giovane prete, don Giuseppe Barindelli che sarà poi parroco a Caprile per dieci anni.

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18/06/2009

Siepi di Clèto

Diversi anni fa mio padre mise lungo la rete di confine delle piante di edera. Queste, zitte zitte, sono cresciute e si sono ampliate creando anche una bella siepe che ha ormai inglobato anche la rete e i relativi pali di sostegno. Solo che la siepe è diventata troppo alta e così mi impedisce di vedere chi passa. Allora ho provveduto a riportarla a dimensioni umane in modo che chi passa possa vedere come tengo il giardino intorno alla casa, possa darmi qualche consiglio sulla coltivazione delle piante ed anch’io possa vederli e scambiare quattro parole con loro.

Pomodori di Emmedipì

Quest’anno c’è stato un risveglio sulla coltivazione dei pomodori. Ho potuto vedere con quanto amore molte persone coltivano questo come altri prodotti dell’orto. Ma per restare in argomento oltre quelli del Ghignoni e del Valbonetti già segnalati voglio ricordare quelli di Angiolino del Ponte dei Sospiri nonché quelli di Alfonso della Casanova dei Monti rognosi. Quest’ultimi sono veramente “pomi d’oro”. Hanno infatti un bel colore giallo arancio. Le piantine, acquistate regolarmente da Alfonso, hanno prodotto questa curiosità forse perché coltivate nel terreno di origine vulcanica che ricopre le colline dei Monti Rognosi. Mah!


Inaugurazione Monumento è dedicato ai Caduti di Nassiriya

Programma Venerdì 13 novembre alle ore 21, al teatro dei Ricomposti, concerto della Fanfara dei Carabinieri di Roma. Sabato 14 novembre, al Campo della Fiera, inaugurazione del Monumento ai Caduti di Nassiriya. La Cittadinanza è invitata a partecipare I programmi dettagliati saranno affissi tempestivamente

Gli spilli orgogliosi

La faina

di Maria Pia Fabiani

di Alfonso Sassolini

Capita spesso, durante il lavoro, che qualche spillo mi finisca in terra. Per non chinarmi in quel vano ristretto e risparmiare vertebre e ginocchia, prendo la calamita dal cassetto e in un baleno li riporto a casa. Per gesti malaccorti, qualche volta m’è caduta la scatola completa spargendo il contenuto a largo raggio. Io, con coraggio, mi accingo a raccattarli dal piantito. Dei gruppetti obbediscono contenti aggrappati alla brava calamita; ma ce ne sono altri resistenti che si arrendono solo alle mie dita. Questo loro isolarsi dalla folla che accorre ad un richiamo popolare me li fa rispettare anche se quel chinarmi è proprio un guaio. Anche gli uomini penso debban fare come i nobili spilli miei d’acciaio.

In Anghiari, di uno che abbia preso una sonora sbornia, si usa dire che ha preso “una faina”. Siccome un detto popolare avverte che quando il capello si volge al bianchino convien lasciar le donne e buttarsi al vino, io che ho tutti bianchi i pochi capelli superstiti, mi perdonerei volentieri se avessi preso una tale faina. In effetti una faina l’ho presa: l’ho presa con un’ingegnosa trappola di mia invenzione innescata con le uova e posta nel pollaio del mio vicino che aveva subito diverse razzie. Com’è noto, la faina ha pressappoco le dimensioni di un gatto, coda lunga, pelo bruno ed una macchia sul petto; adora gli animali da cortile che da noi sono chiamati “razzi” e pertanto è cordialmente odiata e possibilmente perseguitata da furenti massaie. Per spostare la gabbia che avevo realizzato con una gabbia da conigli, abbiamo dovuto servirci di due ganci metallici perché il demonietto si buttava ringhiando sulle nostre mani. Considerando la nota sua pericolosità per i pollai e l’eterna inimicizia con l’uomo, mi proponevo di farla fuori (con un certo dispiacere perché è una bellissima bestia). Quando ero giovane chi ammazzava una volpe o una faina che a quei tempi erano classificate dalla legge e dalle consuetudini come “nocivi”, li portava in giro presso i vicini che volentieri offrivano uova o altri piccoli doni. Inoltre, la pelliccia della faina aveva un alto valore commerciale: insomma, il suo uccisore era considerato un benemerito e ci faceva anche un piccolo guadagno! Per farla corta, mi sembrava giusto farla fuori ma non lo desideravo affatto e così, quando i miei familiari ed i miei vicini hanno implorato la grazia per quella “povera bestiola”, non mi è parso il vero di andare a liberarla in un bosco lontano. Inutile aggiungere che dopo un paio di giorni quella faina o una sua parente era di nuovo a far visita alle sue care galline! Come del resto avevo previsto. Per questo motivo, i miei amici del Carmine proprietari di rigogliosi pollai e quindi nemici giurati dei vari predatori di pollame, mi canzonano ogni volta che mi vedono e non hanno mai cessato di raccontare a tutti la dolorosa storia della “faina del Sassolini”. Ci sono tanti modi di prendere del bischero: io ho scelto quello di amico degli animali!

Anghiari, 22 febbraio 2004

La vignetta di Scacciapensieri:

Animali!!

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Il bastion contrario di Teresa Bartolomei

È dal 1996 che Tovaglia a Quadri accompagna l’estate anghiarese, facendo coagulare intorno a sé il calendario pubblico delle iniziative culturali e popolari che animano il paese in questo periodo, così come i calendari privati di tanti visitatori che programmano il proprio passaggio anghiarese sulle date di questo evento - divenuto ormai appuntamento obbligato, imperdibile, tanto per moltissimi abitanti del posto come per chi viene da fuori. Si tratta, indubbiamente, di un grande successo, ma sarebbe superficiale e riduttivo vedere in Tovaglia a Quadri semplicemente uno spettacolo azzeccato e intelligente che ‘vende’ bene e fa pubblicità a un borgo toscano in cerca di promozione turistica. La magia di Tovaglia a Quadri, infatti, sta tutta nel fatto che non si tratta di un’operazione commerciale, politica, o mediatica, di una brillante idea preconfezionata, calata dall’alto, bell’e pronta e immacolata, sul banco di vendita del mercato culturale, ma che è il frutto di una lunga e tortuosa incubazione nel ventre del paese, di un percorso anche accidentato e a tratti conflittuale, fatto di incontri, scontri, ascolto e letture, dialoghi e invettive. Tovaglia a Quadri è sporca, sgualcita, sudata, densa di odori e sapori di cucina e di strada, perché prima di arrivare al Poggiolino, ogni volta di nuovo ad agosto, ha consumato le suole delle scarpe in un anno (in decenni, in secoli) di cammino su e giù per le strade di Anghiari e della Valtiberina. Ha guardato quello che succedeva, ha ascoltato le chiacchiere, ha sgobbato per arrivare al ventisette. Ha perso tempo con gli amici al caffè e ha imprecato davanti alla televisione per una partita di calcio finita male. Ha letto un antico codice sepolto in archivio, ed è andata per boschi a cercare funghi. Ha fatto la fila in Comune per risolvere una bega ed è andata in Propositura a vegliare un morto. E in questo andirivieni della testa e del corpo, in questo convergere e divergere di idee e volti, gli umori e le linfe della gente del paese, le domande e i giudizi, le rabbie e le passioni, prende forma una narrazione che racconta Anghiari a sé stesso, in figure in cui i suoi abitanti si rispecchiano, in frasi emblematiche che sedimentano la saggezza accumulata dall’esperienza e dalla convivenza: «È vero, è vero...», «In qualche modo se farà», «Foco a ogni cosa!», «Che sudiciume!», «A niente!». Spogliata di ogni retorica e di compiacimenti estetizzanti, rude della spiccia schiettezza della parola quotidiana calata nel lavoro e nell’immediatezza dell’oralità, la voce della sapienza popolana si condensa in epigrammi fulminanti e indimenticabili, che si levano in controcanto alla vicenda, come un coro greco di ironica, corrosiva denuncia della miseria morale del mondo. Lo sguardo di Tovaglia a Quadri non è indulgente, e raggiunge momenti di acre spietatezza, in cui la caricatura di un’umanità deformata dalle proprie debolezze etiche, intellettuali ed affettive si enfatizza in figure di ‘maliscenti’ oscillanti tra il doloroso e lo sgradevole. Ma se il singolo non si salva - perché l’occhio del vicino ne porta allo scoperto senza pietà il ridicolo intrinseco ad ognuno -, nella vita del paese sussistono una dinamica di condivisione e di solidarietà (che spesso si traveste di ironia e di polemica per pudore, perché non tollera la volgarità dell’esibizionismo) e un’orgogliosa consapevolezza di una tradizione di appassionata libertà e di amore alla bellezza e all’intelligenza che costituiscono il nucleo ‘identitario’ dell’anima anghiarese. Se, infatti, nell’arco dei suoi quasi tre lustri di vita, Tovaglia a Quadri è riuscita a diventare una tradizione, un biglietto

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di presentazione per il mondo esterno, una specie di logo, di marchio di fabbrica dello spirito di Anghiari, è precisamente perché la profonda aderenza di autori e attori alla realtà locale si è coniugata con la capacità distanziante di individuare e dare espressione agli ingredienti fondamentali del genius loci, ai tratti peculiari in cui un anghiarese riconosce la propria appartenza territoriale come una forma dell’essere. Proprio per questo, più della sostanza drammaturgica e narrativa delle storie raccontate nel corso degli anni (le prime tredici sono state pubblicate quest’estate in un bel libro), quello che conta in Tovaglia a Quadri è la capacità di evocare atteggiamenti, figure, stati d’animo, ossessioni, situazioni che compongono l’ossatura profonda dello spirito anghiarese, in una specie di decifrazione junghiana degli archetipi locali. Come il Poggiolino individua il ‘luogo’ per eccellenza dell’essere insieme come cittadinanza, che ad Anghiari è la “Piazza”, così la «Muraglia» incarna il dispositivo spaziale centrale per la definizione visuale (esteriore) e spirituale (interiore) di Anghiari: paese-rocca arroccato sulla roccia (con la chiesa più antica, quella di Badia, che ubbidisce sbilenca all’imperativo della massa petrosa da cui fiorisce senza soluzioni di continuità), che ha fatto della resistenza guerriera e della guardia bellicosa e sospettosa sulla piattezza della valle sottostante la propria vocazione storica e ha scolpito una popolazione di anime di ‘bastion contrari’, che del polemico, spavaldo, irridente individualismo fanno la propria scelta di vita. E così, tra restauro e ristorazione, il «restaurante» incarna la vocazione intrinsecamente estetica di un’amministrazione operosa del quotidiano che declina le necessità materiali (mangiare, vestirsi, scaldarsi, arredare la casa, conservare il patrimonio ricevuto) in amore del bello (la cucina, la tessitura, il ricamo, la falegnameria, la produzione dei ‘cocci’, il restauro, percepiti e svolti come forme d’arte, non astratta e separata, ma radicata nella carne del vivere). Tutto questo mentre, in parallelo, nei «panni bucati» della intermittente memoria collettiva vengono ricuciti iconicamente momenti forti della vicenda storica locale (la Seconda Guerra Mondiale - con le segregazioni speculari dei deportati di Renicci e dei malati di mente di Galbino -; il ripetuto passaggio di San Francesco, in cammino tra Assisi e La Verna; la battaglia tra fiorentini e milanesi nel 1440 - evento storico che consacra miticamente la toscanità anghiarese -; le inquietudini risorgimentali con gli exploit romani di donne anghiaresi di grande tempra) e dell’attualità (le scelte politiche ed economiche con cui Anghiari si deve misurare, per decidere da che parte stare e cosa fare di sé: dal travaglio legato alle sorti alterne dei fasti dell’età dell’oro aretina e della crisi dell’industria manifatturiera, all’onda ‘cinese’ e alla riconversione alla/ ‘abiura’ della religione del turismo di massa). *** Tovaglia a Quadri lancia le domande, mette gli attori intorno a un tavolo a ragionarci sopra, mette il paese davanti a uno specchio in cui leggere la propria anima e i propri problemi. Non dà risposte, perché queste toglierebbero la parola a chi deve pronunciarla: la vocazione etica e civile di questo teatro popolare si gioca anche sul rifiuto di scambiare gli attori con i soggetti, l’azione drammatica con l’intervento sociale, il palcoscenico con la realtà. Questo teatro non è un gioco, è tremendamente serio, proprio perché ridendo interpella gli spettatori a fare la loro parte di cittadini: ad essere partito di’Anghiari.


Mese di Agosto 2009

CRONAC HETTA

dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese.

Lunedì 3. Stamani ho visto il Gambacci di Mezzavia con un cocomero sulle spalle. L’aveva colto nel suo orto. Giovedì 6. Oggi è nata Costanza Sassolini di Vittorio ed Elena Vettorato. La sua famiglia abita ad Aosta ma i legami con Anghiari sono sempre forti. Domenica 13 infatti è stata battezzata ad Anghiari attorniata da amici, familiari e dal fratellino Giacomo. * Stamani passavo per la Croce col maggiolone scoperto e mi sono fermato al campo di Gastone (non quello del Topo). E così ho riportato a casa ortaggi freschi per una bella insalata. Sabato 8. Stamani Marco Santi ha rimontato la campana a San Lorenzo che lunedì c’è la festa. Lunedì 17. Il Natalini di Tavernelle m’ha detto che il Ghignoni (quello della scuola guida) ha coltivato un pomodoro veramente eccezionale di un chilo e seicentocinquanta. Invece il Valbonetti di Maccarino m’ha fatto vedere un pomodoro dei suoi con una forma tutta particolare. Questa è proprio l’annata dei pomodori strani! Martedì 18. Oggi è nato Pietro Badini di Fabrizio e Patrizia Pazzaglia. La sua famiglia abita a Castello ma sono molto amici di Anghiari e di alcuni suoi abitanti. Mercoledì 19. Stamani ho visto Mede del Molinello con un cocomero di almeno 15 chili dentro una balla (come usava una volta). Domenica 23. Oggi non sono andato alla Messa delle otto e mezzo a Santo Stefano perché ero sul traghetto per Olbia. Venerdì 28. Oggi con mia moglie siamo andati a Palau a trovare la Chiara, la figlia di Andrea Dellacasina, che lavora proprio in quei luoghi. Beata lei!

16 maggio 2009. Oggi è nato Federico Cagnacci di Alessio e Cinzia Pierattelli. La sua famiglia abita a Tavernelle ma il suo babbo, che, volendo, può costruire anche una casa, viene dalla Celle e la sua mamma da Fresciano.

Mese di Luglio 2009 Mercoledì 1°. Oggi è morto Loris Donnini di anni 74. Abitava verso la via del Carmine e per molti anni ha lavorato da Galliano. Giovedì 9. Oggi alle Strosce ho visto Gustavo che guardava una ficaia se c’era qualche fico maturo. Lunedì 13. Oggi è morta Carmela Scartoni in Venturini. Aveva 85 anni ed abitava verso il Campo della Fiera. Era nata alla Genga. Martedì 14. Oggi ho visto tre righi dritti per tutta la via del Borgo. Avevano rifatto la segnaletica. Mercoledì 15. Oggi non ero al mercato perché con mia moglie siamo andati a Cervia. Martedì 21. Sono diversi giorni che passo per la E45 e così ho potuto vedere, anche se già lo sapevo, che il campanile della chiesa di Sigliano è stato rimesso a posto. Ora c’è rimasta la canonica con l’impalcatura. Lunedì 27. Stamani a Santa Fiora ho visto una donna armata di scopa e cassetta che puliva intorno al cassonetto della spazzatura. Brava!

Fichi dotati! di Emmedipì

Campane

Tutto è cominciato dopo che con Alessandro avevamo mangiato i fichi della ficaia della Propositura. Volevamo sapere il motivo del nome di fichi dotati (o adotati). Potevamo andare su internet, abbiamo preferito interrogare le persone sul “campo”. Allora, con Alessandro, siamo andati da Carlo, esperto agricoltore di Tavernelle che staziona volentieri verso la piazza d’Anghiari, anzi sotto le Loggette, che ci avrebbe senz’altro chiarito il tutto. Solo che era già andato a casa ed abbiamo trovato Marco (anche lui esperto in agricoltura) ed ecco la sua tesi su questo e su altre questioni, sempre riguardanti i fichi. Lui intanto li chiama adotati ed il loro nome dovrebbe derivare dal fatto che sono dotati di un buon sapore (è vero ci sarebbe la storia della dote ma nella discussione non è venuta fuori) poi, col tempo, la parola si è corrotta nell’anghiarese adotati. Poi Marco ha aggiunto che questi fichi vengono chiamati anche dottati. Nella stessa pianta però può succedere di trovare alcuni fichi con la polpa un po’ rossa, e questo fenomeno non lo sappiamo spiegare. Poi ci sono i fichi con la buccia rossa che noi chiamiamo fichi matoni e che sono un’altra cosa. I fichi fioroni sono invece quelli che maturano a luglio, tanto per assaggio, infatti sono pochi e sono un po’ meno buoni ma comunque invitanti. Se conoscete altre cose sui fichi, fatecele sapere.

di Emmedipì

Vivace attività in questi ultimi tempi per le campane. Dopo quella del Bagnolo di cui trovate l’iscrizione in altra pagina, qui vi dirò di quella di San Lorenzo, ricollocata nel campanile nell’imminenza della festa del 10 agosto e di quella di Catigliano. Per quella di San Lorenzo ne parla anche il festiere Andrea. Per quella di Catigliano è stata ricollocata al suo posto, è stata provata e dopo una rettifica che verrà fatta al bilanciamento sarà disponibile per gli annunci. Poi, in un giorno da stabilire, parroco e festarini organizzeranno la festa per il restauro della chiesa che adesso si presenta sicura ed accogliente. Per quanto riguarda le campane, sulle quali si è dovuto intervenire sulla ferratura e sui ceppi in legno, sono risultati operanti il fabbro che sta per la via di Tavernelle ed un ormai esperto falegname restauratore che sta per il Borgo della Croce. Bravi! Nella foto uno dei fregi della campana di San Lorenzo. Dell’iscrizione ne parleremo un’altra volta.

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Questo giornale lo potrete trovate su Internet www.parrocchiadianghiari.it Scriveteci: oratorio@parrocchiadianghiari.it o: Oratorio di Anghiari, Via della Propositura 6 - 52031 ANGHIARI

Ottobre mese del Rosario

Tradizionalmente nelle nostre parrocchie la ricorrenza della festa del Santo Rosario viene celebrata nel seguente ordine. Il programma di ogni festa verrĂ  comunicato tramite gli avvisi parrocchiali.

Prima domenica Chiesa di San Biagio a Valealle Seconda domenica Arcipretura di S. Andrea a Galbino Terza domenica Chiesa di S. Leone a San Leo Quarta domenica Chiesa della Croce ad Anghiari Per tutto il mese di ottobre (escluso giorni festivi), nella chiesa della Croce verrĂ  recitato il S. Rosario alle ore 16,30. La foto rappresenta il quadro conservato nella chiesa di Tavernelle, ma originariamente in quella di Galbino, e rappresentante la Madonna che consegna il Rosario ai santi Domenico e Francesco.

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2009-5 Oratorio di Anghiari