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PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI AGOSTO - SETTEMBRE 2009 N. 4

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

Emmedipì foto Paolofoto Rossi

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Alla mia Badia di Carla Leonardi

Fanciullezza, tenerezza, gaiezza, spensieratezza, un atroce dolore, giovinezza, un tormentato amore, immane filiale amorovelezza che attenua... quest’inguaribile tristezza! 25.12.2008 in copertina

Palio Per il Palio di Anghiari del 2009, abbiamo scelto una foto di Paolo Rossi. Un ricordo, quello del Palio, che rimarrà nella memoria dei numerosi Anghiaresi ed ospiti i quali, nonostante le intemperanze del tempo, hanno affollato la piazza d’Anghiari per assisterealla esibizione dei Gruppi storici e, naturalmente, alle varie fasi della Corsa del Palio della Vittoria.

l'editoriale di enzo papi Xxxxxx

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duca colui che viene educato. Come insegnante sono sempre stato invitato, da persone che ho sempre ritenuto autorevoli, a preoccuparmi di un personale atteggiamento di mendicanza che mi ponesse, come docente, in condizione di essere educatore. Che vuol dire avere sempre persone cui riferirsi ed avere comunque un ambito preciso di riferimento capace di correggere, orientare ed informare il mio essere ed il mio compito. In fondo l’educare non può prescindere dall’essere mandato; e quando uno si auto-percepisce come mandato non può che intendere il suo stare in un luogo che come un essere presente. Sia il mandato che l’essere presente ti fanno dire che uno a scuola non va per sé e che la scuola è il luogo della tua presenza.. Il luogo è vissuto –cioè ,non è più un accidente ed il lavoro non è più una semplice professione- se chi lo vive non soffoca in sé la domanda di senso; domanda con la quale occorre fare i conti tutti i giorni. La pena? Cadere nella routine, nel tecnicismo, nella fredda gestione del quotidiano; in altri termini: subire la vita e non viverla da protagonisti. E non vuol dire, tutto questo, essere perfetti, non sbagliare; vuol dire più semplicemente avere la posizione umana giusta, quella cioè che ti permette di accorgerti anche dell’errore, dei fraintendimenti e dei limiti personali. Condizione di ogni ricominciamento. Nonostante gli anni si accumulino sugli anni. ***

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hiuso l’anno paolino, papa Benedetto ha proposto alla chiesa di dedicare il nuovo anno alle preghiere per i sacerdoti in occasione del 150° anniversario della morte del santo curato d’ Ars, Giovanni Maria Vianney. Singolare figura di prete, quella del curato più famoso del mondo! Nulla di brillante, nulla di intraprendente; un povero prete, con poca scienza e tanta fede, in mezzo ad una comunità di contadini miscredenti nella Francia travolta dal sapere illuminista e dalle turbolenze rivoluzionarie ed anticlericali. Eppure un santo; che ha ri-evangelizzato il popolo che il vescovo gli aveva affidato dal confessionale. Chiesa perennemente vuota e lui in quel confessionale! In ogni ora del giorno, col suo breviario in mano: preghiera e penitenza! Il santo curato d’Ars, in questa maniera, si è piegato sulle miserie spirituali del suo popolo e, col tempo, ne è diventato nuovamente la guida spirituale. Un popolo sordo, indifferente, se non ostile, è ritornato ad essere, attraverso il confessionale e la presenza orante del prete, una comunità cristiana; e, tornato a Cristo, questo è il mandato del prete, è divenuto nuovamente comunità umana, meno abbrutita dalla fatica infame del lavoro e dai vizi del bere e dell’ira. ***

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l curato d’Ars e il suo popolo come modelli del 2009? La sostanza ambientale del nostro tempo non è molto diversa da quella del 1850. Sono cambiate le matrici culturali, ma l’indifferenza, la miscredenza, l’ira che si è fatta arroganza, sono le stesse. Invece dell’illuminismo abbiamo il secolarismo e un consumismo invadente che secca i cuori e lo spirito; una frenesia assurda che è fonte di disumanizzazione; tante cose, tante esperienze, tanti fatti cui mancano l’anima e lo spirito. Eppure oggi, come allora, la santità è possibile. Dentro i nostri borghi, in mezzo alle nostre case, nelle nostre città, c’è sempre il prete. Grazie a Dio! E con il prete c’è il sacramento, cioè Cristo. Ecco: il prete è una presenza missionaria da sostenere con la nostra preghiera, è vero; ma anche; da educare nel cuore, perché possa educare. La santità del prete, come ogni santità, è Grazia, non è frutto di sforzo umano; ma anche il prete necessita di persone autorevoli, di ambiti comunitari cui riferirsi; del vescovo e della comunione presbiterale: ecclesia semper refermanda! Solo così la gente cambia, come si è rinnovata quella di Ars! Il popolo di Dio, cioè, il resto d’Israele, ha bisogno di preti santi, di consacrati la cui umanità è continuamente rigenerata dallo Spirito attraverso la preghiera, la catechesi, l’istruzione e l’autorità del volto e degli uomini di chiesa, che –nella sua forma- è gerarchica. Solitudine e volontarismo non durano e difficilmente diffondono la santità!

L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XLIV - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro. Redazione:donmarcosalvienzopapimariodelpiaalessandrobivignanistefanobigiarini.

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Oggi parliamo di:

A conclusione dell’anno paolino e all’apertura di quello sacerdotale francesco.capolupo@libero.it più profondo. Il volto di Saulo-Paolo – che è poi quello dello stesso artista ormai vecchio, inquieto e in cerca della luce della verità – rappresenta l’essere umano bisognoso di una luce superiore. È la luce della grazia divina, indispensabile per acquistare una vista nuova, con cui percepire la realtà orientata alla “speranza che vi attende nei cieli” – come scrive l’apostolo nel saluto iniziale della lettera ai Colossesi, che abbiamo appena ascoltato (1,5). Il volto di Saulo caduto a terra è illuminato dall’alto, dalla luce del Risorto e, pur nella sua drammaticità, la raffigurazione ispira pace e infonde sicurezza. Esprime la maturità dell’uomo interiormente illuminato da Cristo Signore, mentre attorno ruota un turbinìo di eventi in cui tutte le figure si ritrovano come in un vortice. La grazia e la pace di Dio hanno avvolto Saulo, lo hanno conquistato e trasformato interiormente. Quella stessa “grazia” e quella stessa “pace” egli annuncerà a tutte le sue comunità nei suoi viaggi apostolici, con una maturità di anziano non anagrafica, ma spirituale, donatagli dal Signore stesso. Qui dunque, nel volto di Paolo, possiamo già percepire il cuore del messaggio spirituale di questa cappella: il prodigio cioè della grazia di Cristo, che trasforma e rinnova l’uomo mediante la luce della sua verità e del suo amore. In questo consiste la novità della conversione, della chiamata alla fede, che trova il suo compimento nel mistero della Croce. Dal volto di Paolo passiamo così a quello di Pietro, raffigurato nel momento in cui la sua croce rovesciata viene issata ed egli si volta a fissare chi lo sta osservando. Anche questo volto ci sorprende. L’età rappresentata qui è quella giusta, ma è l’espressione a meravigliarci e interrogarci. Perché questa espressione? Non è un’immagine di dolore, e la figura di Pietro comunica un sorprendente vigore fisico. Il viso, specialmente la fronte e gli occhi, sembrano esprimere lo stato d’animo dell’uomo di fronte alla morte e al male: c’è come uno smarrimento, uno sguardo acuto, proteso, quasi a cercare qualcosa o qualcuno, nell’ora finale. E anche nei volti delle persone che gli stanno intorno risaltano gli occhi: serpeggiano sguardi inquieti, alcuni addirittura spaventati o smarriti. Che significa tutto questo? È ciò che Gesù aveva predetto a questo suo apostolo: “Quando sarai vecchio un altro ti porterà dove tu non vuoi”; e il Signore aveva aggiunto: “Seguimi” (Giovanni 21, 18.19). Ecco, si realizza proprio ora il culmine della sequela: il discepolo non è da più del Maestro, e adesso sperimenta tutta l’amarezza della croce, delle conseguenze del peccato che separa da Dio, tutta l’assurdità della violenza e della menzogna. Se in questa cappella si viene a meditare, non si può sfuggire alla radicalità della domanda posta dalla croce: la croce di Cristo, capo della Chiesa, e la croce di Pietro, suo vicario sulla terra. I due volti, su cui si è soffermato il nostro sguardo, stanno l’uno di fronte all’altro. Si potrebbe anzi pensare che quello di Pietro sia rivolto proprio al volto di Paolo, il quale, a sua volta, non vede, ma porta in sé la luce di Cristo risorto. È come se Pietro, nell’ora della prova suprema, cercasse quella luce che ha donato la vera fede a Paolo. Ecco allora che in questo senso le due icone possono diventare i due atti di un unico dramma: il dramma del mistero pasquale: croce e risurrezione, morte e vita, peccato e grazia. L’ordine cronologico tra gli avvenimenti rappresentati è forse rovesciato, ma emerge il disegno della salvezza, quel disegno che lo stesso Cristo ha realizzato in se stesso portandolo a compimento, come abbiamo poc’anzi cantato nell’inno della lettera ai Filippesi. Per chi viene a pregare in questa cappella, e prima di tutto per il papa, Pietro e Paolo diventano maestri di fede. Con la loro testimonianza invitano ad andare in profondità, a meditare in silenzio il mistero della croce, che accompagna la Chiesa fino alla fine dei tempi, e ad accogliere la luce della fede, grazie alla quale la comunità apostolica può estendere fino ai confini della terra l’azione missionaria ed evangelizzatrice che le ha affidato Cristo risorto. Qui non si fanno solenni celebrazioni con il popolo. Qui il successore di Pietro e i suoi collaboratori meditano in silenzio e adorano il Cristo vivente, presente specialmente nel santissimo sacramento dell’Eucaristia.

In questi giorni mi sono soffermato sui particolari di due affreschi di Michelangelo, dipinti l’uno di fronte all’altro nella Cappella Paolina in Vaticano: la conversione di Paolo e la crocifissione di Pietro. La Cappella Paolina non è aperta ai visitatori. Situata nei palazzi vaticani a pochi passi dalla Cappella Sistina, è luogo di preghiera riservato al papa. Sottoposta a un completo restauro, è stata riaperta al culto sabato 4 luglio da Benedetto XVI, che vi ha presieduto i vespri. La notizia della riapertura al culto della Cappella Paolina ha avuto scarso risalto nei media, soverchiata dalla pubblicazione dell’enciclica “Caritas in veritate” e dall’incontro tra il Papa e Barack Obama. Ma almeno due novità vanno rilevate. La prima è che i restauri hanno implicato anche un riordino del presbiterio, in fedeltà alla tradizione liturgica. Paolo VI, nel 1975, aveva sostituito l’altare rivolto al tabernacolo con un nuovo altare staccato dalla parete, di forma ovale, sul quale celebrare guardando i fedeli. Aveva inoltre eliminato la balaustra in legno per la comunione e collocato al suo posto un ambone in marmo scolpito. Il pavimento era stato ricoperto da una moquette rossa. E così le pareti laterali fino all’altezza degli affreschi. Benedetto XVI ha rimesso al suo posto il precedente altare, sia pure un poco staccato dal tabernacolo, ripristinando la celebrazione di tutti “rivolti al Signore”. Ha tolto l’ambone e rimesso al suo posto la balaustra. La moquette rossa è sparita sia dalla pavimentazione che dalle pareti, restituite al loro aspetto originale. La seconda novità riguarda l’interpretazione dei due affreschi di Michelangelo dedicati a san Pietro e a san Paolo, in particolare l’interpretazione dello sguardo di Pietro. L’interpretazione tradizionale dice che Pietro – mentre sta per essere crocifisso a testa in giù – volga il capo per fissare ognuno che entra nella cappella, per ricordargli che il martirio può essere la sorte di chi segue Gesù. A convalida di questa interpretazione si ricorda che fino al 1670 si tennero nella Cappella Paolina numerosi conclavi. Pietro fissava negli occhi i cardinali che si apprestavano ad eleggere il suo successore. E l’eletto, entrando da lì in avanti nella cappella a pregare, avrebbe incrociato ogni volta il proprio sguardo con quello del primo degli apostoli. Anche i responsabili del restauro, nel presentare al pubblico il 30 giugno la rinnovata cappella, si sono sostanzialmente attenuti a questa tradizione interpretativa. Ebbene, la novità è che Benedetto XVI se ne è distaccato. Nell’omelia dei vespri con i quali ha riaperto al culto la Cappella Paolina, egli ha dato dello sguardo di Pietro nell’affresco di Michelangelo un’interpretazione nuova. Il papa ha detto che lo sguardo di Pietro, invece che al visitatore, si rivolge piuttosto al volto di Paolo, sulla parete di fronte: a Paolo che porta in sé la luce di Cristo risorto. “È come se Pietro, nell’ora della prova suprema, cercasse quella luce che ha donato la vera fede a Paolo”. Naturalmente, ha aggiunto il papa, ciò non toglie che questo dialogo di sguardi tra i due apostoli sia un grande ammaestramento per chi entra a pregare nella Cappella Paolina, e in particolare per i successori di Pietro. Ma vediamo direttamente il testo letto dal Papa, nell’omelia ai vespri dello scorso 4 luglio: “Lo sguardo è attratto innanzitutto dal volto dei due apostoli. È evidente, già dalla loro posizione, che questi due volti giocano un ruolo centrale nel messaggio iconografico della cappella. Ma, al di là della collocazione, essi ci attirano subito oltre l’immagine: ci interrogano e ci inducono a riflettere. Anzitutto, soffermiamoci su Paolo: perché è rappresentato con un volto così anziano? È il volto di un uomo vecchio, mentre sappiamo – e lo sapeva bene anche Michelangelo – che la chiamata di Saulo sulla via di Damasco avvenne quando egli era circa trentenne. La scelta dell’artista ci porta già fuori dal puro realismo, ci fa andare oltre la semplice narrazione degli eventi per introdurci ad un livello

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Sara C. disegnò

Conversazioni con don Francesco


CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

Mese di Agosto 2009

Mese di Settembre 2009

2 agosto domenica – Domenica XVIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 4 agosto martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 6 agosto giovedì - Trasfigurazione di N.S.G.C.: Gesù, salito sul monte Tabor insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, si trasfigurò emanando una luce splendente ed irreale; apparvero anche Mosè ed Elia (la legge e i profeti). Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 7 agosto venerdì - San Donato. Festa grande ad Arezzo. Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20,30, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 9 agosto domenica – Domenica XIX del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 10 agosto lunedì - San Lorenzo, diacono e martire: Lorenzo, spagnolo di nascita, subì il martirio sotto Valeriano; fu disteso vivo su carboni ardenti (graticola). Festa nella parrocchia di San Lorenzo dove alle ore 19 sarà celebrata una Messa solenne. 11 agosto martedì - Santa Chiara: nativa di Assisi, appartenente a famiglia ricca ed importante, seguì presto le orme del concittadino Francesco e fondò il secondo ordine francescano detto delle Clarisse (1193-1253). 15 agosto sabato - Assunzione della Beata Vergine Maria. S. Messe secondo l’orario festivo. Festa nella parrocchia di Micciano. “Oggi la Madre di Cristo è assunta in cielo; lodiamo il Figlio, Signore del mondo”. 16 agosto domenica – Domenica XX del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 23 agosto domenica – Domenica XXI del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 24 agosto lunedì - San Bartolomeo Apostolo: Bartolomeo, protettore della nostra parrocchia, amico di Filippo era originario di Cana di Galilea. È tradizione che abbia predicato in India il Vangelo dove fu martirizzato: scorticato vivo e decapitato. Festa grande nella nostra parrocchia di Anghiari. 27 agosto giovedì - Santa Monica: madre di Sant’Agostino versò lacrime in abbondanza ed elevò tante preghiere a Dio prima per la conversione del marito, e poi del figlio Agostino. Esempio di madre veramente santa alimentò la fede con la preghiera e la manifestò con la virtù (331-387). 28 agosto venerdì - Sant’Agostino vescovo e dottore della Chiesa: dopo una gioventù inquieta e poco morale, si convertì alla fede, fu battezzato a Milano presso Sant’Ambrogio. Dopo una vita ascetica e densa di studi sulla fede fu eletto vescovo di Ippona (354-430). Santa Messa delle ore 18 nella chiesa di Sant’Agostino. 29 agosto sabato - Martirio di San Giovanni Battista. Ad Anghiari si festeggia il Beato Bartolomeo Magi. Alle ore 18 S. Messa presso la chiesa della Croce. 30 agosto domenica – Domenica XXII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo.

1° settembre martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 3 settembre giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 4 settembre venerdì - Santa Rosalia: Il suo culto è diffusissimo in Sicilia. Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 2030, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 6 settembre domenica – Domenica XXIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 8 settembre martedì - Natività della B. V. Maria “Con gioia celebriamo la tua nascita o Maria; prega per noi il Signore Gesù.” Festa grande a Pieve S. Stefano. 13 settembre domenica – Domenica XXIV del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 14 settembre lunedì - Esaltazione della Santa Croce. Santa Messa delle ore 18 nella chiesa della Croce. “Risplende la Santa Croce: su di lei fu inchiodato il Signore che lavò le nostre colpe dal male.” 17 settembre giovedì - Sacre stimmate di San Francesco. 20 settembre domenica – Domenica XXV del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 21 settembre lunedì - San Matteo apostolo ed evangelista: Levi, figlio di Alfeo (Matteo), nato a Cafarnao, esercitava il mestiere di esattore delle imposte quando fu chiamato da Gesù e subito lo seguì. Scrisse un vangelo in lingua ebraica e si dice che abbia predicato in oriente dove subì il martirio. 23 settembre mercoledì - San Pio da Pietrelcina. È ben conosciuto da tutti. 26 settembre sabato - Santi Cosma e Damiano. Cosma e Damiano operarono come medici in Siria con il desiderio di mettere la propria professione al servizio dei più poveri senza chiedere compenso. Martirizzati per decapitazione (sia le frecce che le pietre si erano rivelate miracolosamente inefficienti) ebbero comune sepoltura a Cirro in Siria. 27 settembre domenica – Domenica XXVI del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 29 settembre martedì - Ss. Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli. Santino del Beato Bartolomeo Magi.

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S. MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

Domenica 6 settembre 2009

a S. Stefano

FESTA DELLA MADONNA Ore 8,00 Ore 8,30 Ore 9,00 " Ore 9,30 Ore 10,00 " Ore 11,00 " " " Ore 11,30 Ore 12,00 Ore 15,30 Ore 16,00 " Ore 18,00

Ore 8,30 S. Messa Ore 11 S. Messa solenne con processione Ore 16 preghiera di ringraziamento

Primo Venerdì del mese a Micciano

-PIEVE DI MICCIANO -ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CENACOLO DI MONTAUTO -CATIGLIANO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -SAN LEO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE -TAVERNELLE -VIAIO -TOPPOLE -TUBBIANO -PONTE ALLA PIERA -PROPOSITURA (1a domenica del mese) -ANGHIARI: Chiesa della Croce

... E DI MONTERCHI

alle ore 20,30

Ore 8,45 Ore 9,30

Primo venerdì del mese al Carmine

San Michele Arc.lo a Padonchia S. Maria della Pace Le Ville

Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

MESSE PREFESTIVE: Ore 16 (0re 17 estivo) Tavernelle Ore 16,00 (ore 18 estivo) Arcipretura Monterchi Ore 17,00 Madonna Bella a Pocaia Ore 18,00 Propositura Anghiari

Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

Festa dell’Assunta a Micciano

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IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo

* Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

Le Maestre di A+B=AB

Nel mese di giugno si è conclusa per mio figlio l’avventura della scuola Primaria; cinque anni indimenticabili e pieni di emozioni ! Per ultimo il buon auspicio finale di tutte le Maestre. Sin dal primo giorno di scuola, dove l’emozione era più visibile su noi genitori, sono stato partecipe al suo cambiamento fisico, caratteriale, culturale ed emotivo. Negli anni, si sono alternati alle materie tradizionali, progetti di ogni tipo avvicinando i bambini alla Recitazione, alla Scrittura, alla Creatività, ai Ricordi ed ai Problemi futuri. Hanno effettuato gite attinenti ai lavori, riuscendo sempre, a condividere le proprie emozioni e conoscenze. Ora per loro, inizierà una nuova avventura; dovranno decidere sulle loro prime scelte da prendere; scelte che li porteranno su strade diverse tra loro. Come io, oggi, ricordo ancora con affetto la mia maestra, sono più che sicuro che anche mio figlio non si dimenticherà mai delle Sue …….. Maestre !!!!

Museo

La Cappella di S. Francesco A Montauto, la Cappella di San Francesco, ha avuto sempre un’importanza essenziale. Anche perché lì era conservato il saio che Francesco lasciò all’amico Alberto da Montauto. Tale saio venne custodito con gran venerazione per quasi due secoli nella piccola cappella del castello. Infatti le cappelle del Castello sono due: quella piccola che conservava la reliquia del saio e l’altra, più grande e di cui si fa cenno nel titolo, che è quella progettata e costruita per accogliere il saio del santo in cosiderazione del numeroso popolo che di continuo venerava la sacra reliquia. Solo che per le varie vicende della famiglia dei “da Montauto” Firenze rioccupò il castello e portò a Firenze il saio di San Francesco che, dal 1571, è stato esposto nella chiesa di Ognissanti a Firenze. Per ulteriori vicende, dal 2001, ilsaio che fu di San Francesco si trova presso la Basilica della Verna. La cappella di Montauto è stata restaurata recentemente (di questo ne parleremo dettagliatamente in un prosismo articolo) ed i proprietari sono disponibili peril mese di agosto a far visitare tale cappella. Intanto vogliamo segnalare che i lavori di restauro sono stati eseguiti in modo professionale dalla Ditta Comparini e Rubechi (vedi foto).

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...il Palterre ovvero Ridendo castigat mores

Un fungo speciale

In memoria della Maria

Uno è davvero spettacolare e ambiziose sono anche le misure: 27 cm di diametro e 1,200 Kg di peso! Dopo aver fatto il giro del vicinato per raccogliere commenti e felicitazioni il fungo è finito... prima in foto, poi in padella! A Francesco rallegramenti dai genitori, dalle sorelle dal nonno e, naturalmente, dalla nonna esperta fungaiola!

Segnaliamo l’offerta di 520 euro fatta pervenire alla parrocchia dalla famiglia Nicchi per le attività parrocchiali in memoria di Maria Bigioli.

Un bravo agricoltore di Clèto

Che il terreno nei dintorni di Maccarino e alla base della collina di Anghiari fosse un terreno fertile lo sapevamo. Ma ora è venuta una nuova conferma. Marino Del Pia, quello del cemento, che naturalmente abita nella zona menzionata dove svolge la sua attività economica, ha ricavato un piccolo appezzamento di terreno destinato alle classiche piante dell’orto, custodito amorevolmente appena c’è un po’ di tempo libero. Ed ecco il risultato del suo lavoro: un pomodoro di oltre un chilo e mezzo che ha fatto la gioia della moglie, la Giovanna, ma anche di figli e nipoti entusiasti del loro familiare.

Il (santo del) nocino di abiesse

Il calendario dell’oratorio nel mese di giugno riporta fedelmente la ricetta del nocino (*), e la giusta premessa è quella che il nocino è da farsi il 24 giugno, festa di San Giovanni Battista. Nulla da eccepire, visto che la data del 24 giugno segna diverse attività da svolgersi nel settore ortofrutticolo e botanico, e chi vive in campagna lo sa bene. Ma l’avvertenza che il nocino debba essere preparato in tale data non esula dal fatto che anche le stesse noci debbano essere scrupolosamente raccolte dalla pianta proprio quel giorno. Infatti è la rugiada del mattino di San Giovanni a conferire ai malli delle noci le proprietà adeguate affinché il prodotto venga eccellente. Quindi, per la buona riuscita, non vale trovare le noci i giorni antecedenti e poi lavorarle il 24, ma l’opera avverrà tutta nel giorno che tradizionalmente segnava il solstizio d’estate. * Nella ricetta c’è comunque un errore di stampa. Nella seconda fase della preparazione dello sciroppo le dosi corrette sono 750 gr. di zucchero e 250 gr. di acqua.

La vignetta di Scacciapensieri:

Arrangiarsi!

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL’ARTE di don Quinto Giorgini

La chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Tortigliano Chiesa parrocchiale di S. Andrea Apostolo a Catigliano Il nucleo rurale di Catigliano (toponimo di probabile origine latina) si trova sopra un rilievo, nelle pendici del Poggio di Gnaccarino, tra il rio di Tortigliano e quello di Semoville, sul versante destro del Sovara, a metri 340 s.l.m. e a circa 7 Km da Anghiari. Questa località è citata in un documento del 1030, in cui si legge che Teudaldo, vescovo di Arezzo e fratello del margravio di Toscana, Bonifazio di Canossa, donò tre poderi (tres mansi) all’abbazia aretina delle S.S. Flora e Lucilla, posti in Catigliano, nel Piviere di S. Maria in “Suara”. La chiesa, dedicata all’apostolo S. Andrea, è ricordata indirettamente nella presa di possesso della Pieve di Sovara da parte del vescovo di Città di Castello Davizzo, nel 1141, alla presenza tra gli altri del prete di “Catiliano”. Un elemento rilevante dell’aggregato di Catigliano è costituito dalla casa canonica di grande volume, di forma

parallelepipedo a tre piani, con strutture in pietra intonacata e portale pure in pietra. A questo edificio sono adiacenti alcune case coloniche, tra cui una del “tipo italico”, con scala esterna ad una rampa e loggia di accesso alla cucina. Nella visita alla Pieve di Sovara del 14 febbraio 1268 da parte del vescovo castellano Niccolò, fu dichiarato quali erano le chiese obbligate al pagamento del censo al Vescovo e tra queste troviamo la chiesa di S. Andrea di “Catiliano”. (G. Franceschini: La Pieve di S. Maria alla Sovara, 1975). Nella decima del 1349, questa chiesa era tassata per “lib. XXIV”. Quando fu eretta nel 1520 la nuova Diocesi di Sansepolcro, il Beneficio di questa chiesa divenne “prebenda canonicale” del Capitolo della cattedrale biturgense. Un certo don Pier Paolo di Paolo da Lippiano nel 1575, lo troviamo parroco di questa chiesa. Non sappiamo come mai neppure questa chiesa, come quella di Toppole, non risulta visitata nel 1583 dal visitatore apostolico mons. Peruzzi. Nel 1639 la chiesa di Catigliano è dichiara “consacrata” con la celebrazione annuale fissata in data 6 maggio. Sull’altare vi era già una tela con l’immagine del patrono S. Andrea e dei S.S. Francesco e Carlo Borromeo. Il parroco era don Marco Mercati, di Borgo S. Sepolcro, con un reddito di 16 scudi e una popolazione di 60 anime ammesse alla Comunione. Dieci anni dopo, nella navata della chiesa c’era un secondo altare dedicato al S. Rosario e sotto il pavimento vi erano quattro sepolcri. Il parroco abitava in una casa distante un “tiro di sasso”. Nella visita del 1750 vi si accenna all’esistenza della canonica, che è attualmente situata, come sopra detto, a poca distanza dalla chiesa. Catigliano nel 1833 contava solo 137 abitanti. Nell’ultimo decennio dello scorso secolo è stato parroco di Catigliano don Giuseppe Vagnoni, il quale dopo la morte della mamma si ritirò a vita privata nella sua casa natia al Colle di S. Biagio a Pocaia. Nell’anteguerra è stato parroco don Adriano Maioli, che morì il 24 gennaio 1940 ed il cui corpo riposa nel cimitero locale. Al tempo del sinodo diocesano del 1941 vi era Economo Spirituale il fratello don Michele Maioli e allora gli

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Le nostre chiese... in sicurezza con catene e tiranti in acciaio, istallati sia alla base che sotto le gronde. Sul soffitto a tre capriate in legno si notano vecchie pianelle in cotto, come pure nel pavimento. L’altar maggiore è staccato dalla parete per cui si può celebrare verso il popolo. Un secondo altare in pietra aderisce alla parete destra di chi entra ed è dedicato alla Madonna del Rosario, dipinta su una tela del secolo XVII/XVIII. Un altro dipinto, pure in tela, raffigura il patrono S. Andrea apostolo, festeggiato il 30 novembre. Attualmente il territorio della parrocchia di Catigliano abbraccia anche le frazioni di Tortigliano, Scoiano e Corticelle, con le rispettive chiese e popolazioni. Tenuto conto dell’esodo dalla campagne della popolazione rurale avvenuto nel dopoguerra, possiamo affermare che la popolazione complessiva di questa parrocchia è di circa 200 persone, a cui vanno aggiunte alcune famiglie straniere che hanno comprato diverse case rurali abbandonate, trasformandole in eleganti villette rustiche. L’attuale titolare della parrocchia di Catigliano è don Mario Montini. Riguardo ad altri beni artistici di questa chiesa, riferisco il contenuto di una lettera inviata alla Soprintendenza alle Gallerie di Firenze il 20 giugno 1913 dall’allora parroco di Catigliano don Adriano Maioli, il quale scrive che: “nella sua chiesa non esistono cose di interesse artistico, archeologico e storico ad eccezione di una pianeta di velluto controtagliato a fondo verde ed azzurro. Lo stolone rappezzato con varie stoffe è in seta verde coeva, in cui è rappresentato un ECCE HOMO sec. XVII”. Purtroppo avendo trovato la chiesa chiusa ed essendo le famiglie vicine sprovviste della chiave, alcuni particolari interni potrebbero essere stati trascurati nel nostro sopralluogo.

abitanti erano saliti a 250. Il beneficio parrocchiale consisteva in circa 16 ettari di terreno. L’ultimo parroco residente fu don Giuseppe Fontana, nato a Caprese nel 1911, ordinato prete nel 1937, il quale resse questa parrocchia dagli inizi degli anni ’60 fino all’ottobre del 1986. Passiamo ora a descrivere le strutture di questa chiesa di Catigliano. Si presenta in forma rettangolare, di circa 100 mq di superficie, essendo la lunghezza esterna di 14 m e la larghezza

Foto Nell’altra pagina: in alto veduta da sud. Il piccolo fabbricato (oggi usato come sacrestia) è collocato nellazona dove si trovava l’abside.. In basso veduta della facciata. In questa pagina: in alto il campanile, già restaurato e dove presto verrà ricollocata la campana; qui sopra la veduta della parete laterale da sud e dell’ampio piazzale annesso alla chiesa.

di 8,30 m. È orientata, con piccolo sacrato e un piazzale più grande dalla parte sud. Nel centro delle due pareti esterne laterali appaiono bozze di pietra molte antiche e in quella sud si nota anche un ingresso, attualmente murato, caratterizzato in alto da un arco. L’interno della chiesa è illuminato da due finestre moderne situate in alto sulle pareti laterali nei pressi dell’altare maggiore e da una terza finestra rettangolare sulla facciata in pietra, che presenta in basso la porta d’ingresso con soglia, stipiti e frontale ricostruiti con pietra moderna. Sopra l’architrave c’è scolpito in una vecchia e logorata pietra il monogramma di Cristo, con ai lati due piccoli rilievi di pietra con simboli indecifrabili. In alto sulla parete Est c’è un piccolo campanile a vela, con una sola campana e al posto dell’abside, probabilmente scomparsa, è stata costruita l’attuale sacrestia (3,80 x 4,70 m) che presenta a sud l’ingresso secondario al sacro edificio. Il tetto è in buone condizioni, essendo stato restaurato dalla ditta Marrani nella scorsa primavera, in seguito ai danni degli ultimi terremoti, per cui la chiesa è stata messa

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cronache dai Renicci

Angolo della Missione

VITA DA CHÈNI

a cura di Franco Cristini

a cura del cane Pippo

Un’offerta da segnalare

Udore de chèpra 2

È da segnalare il gesto nobile e caritatevole del nostro “Direttore dell’Oratorio” prof. Enzo Papi il quale, in occasione della sua collocazione a riposo quale insegnante del Liceo scientifico di Sansepolcro, ha elargito due consistenti somme di denaro per il Villaggio della speranza in Tanzania e per la Parrocchia di Beth Shaur di Betlemme. È costume infatti che tutti i colleghi del pensionando, per festeggiare questo evento si impegnino per un regalo di congedo; ebbene l’amico Enzo Papi ha chiesto, al posto del regalo, una donazione di denaro per le missioni sopra menzionate. Nel ringraziare l’amico Enzo, da parte di tutta la Redazione e mia particolare, un augurio di buona pensione.

‘N du s’era armasti? V’arcontèo de quela volta che m’ero perso per fuggi’ ghietro a ‘na chèpra salvètica! El sapete ‘ndu ero avecco? Vicino al Carmine! Ma prima de rendimene conto, quante tribolette! Passette ‘na notteta “da chèni”! A qualche momento, si ‘n me fusse vergognèto, me sarebbe misso a piégnere! E qualche sgagnolo el feci, dico la verità! A la fine, ‘n qualche modo, m’ariscì orizzontamme e cerchette d’arpigliè la passèta per argire al punto de partenza: un po’ cu l’udori, un po’ cui rumori… ‘nsomma… ci la feci! A ‘n certo punto, arcunubbe la vigna ‘ndu s’era stèti a caccia, l’ulivéta… i campi… E quande la notte stèa per finire e ‘l cielo avièa a spalombère… finalmente argionse a la proda del macchietto ‘ndu ci s’era lasci. Contento, me buttette giù de schiambotto, m’arucignolette cume ‘ngumicello (che sintìo freddo, ero zuppo dal sudore e da la guazza)… e, ‘ntanto ch’albeggèa, aviette a russère cume ‘n trattore a cingoli! La nottèta era passa senza durmire anche a chèsa dei padroni, che eron vinuti a cercamme diverse volte, aìon lascio aperto l’uscio del fondo e s’eron fatti mille ‘potisi balorde sul distino che me pudìa esse’ tocco! La matina, cun poche speranze, el Pelo volze fere l’ultimo tentativo e artornò lassù, sopra ‘l Puggiolo; ma era muscio, stracco e scoraggèto, perché aìa passo “’na notteta da chèni”, cume me. Quande ci se trovò uno davanti a quel’altro, podete ‘mmaginere quant’idee e quante sintimenti ci passonno pe’ la testa: paura, soppresa, rabbia, contentezza … ma ‘l core ci battìa svelto cume ‘n’arloggio e… ci s’abracciò… e ci se feci festa: lu’ me strupiccèa e me liscèa la mi’ pilliccia molla e piena de lappole spinose, io gni lecchèo el muso dal collo a la fronte. Quande s’argionse a chèsa…’na sviulinèta da quele donne! E crocchette, e ciccia, e latte…(che pe’ la verità ero ardotto pitosto mèle!) Doppo, però, ci s’acorse che aìo arcatteto anche ‘n regalino, da la macchia: eh, sì, le zecche!!! Stavolta ci l’aìo per davero! E ‘n ve dico quant’ho tribolèto per mandalle via. L’ho provète de tutte: polvarine, sciampi, fialittine ‘ntu la cicottola… massì! Chette scoppiassono! ‘N c’era verso! Parìa ch’aesson misso le radiche!!! Un rusume da non risistere! Finché, alfine, i mia me missono ‘n collarino rosa, ‘n po’ da femmina, che me garbèa poco o ponto. Ma era studièto proprio pe’ le zecche e fu ‘na middicina santa: cume aegni dèto la scossa! Sticchite! “Accident’a quande me so’ cunfuso cun quela chèpra!” pensette “Quant’ho zazzicheto! Mo’, però, l’avventure sarèn finite!” Ma … unn’aìo fatto i conti cui forasacchi! E questo ve’l dico quande ci s’arsenti! ‘N salute!

Pace e bene

Lavori a Monterchi Sono già iniziati i lavori presso l’Arcipretura di Monterchi voluti dal parroco don Quinto Giorgini. Riguardano la facciata ed alcuni locali posti al di sotto del campanile e saranno finanziati con le offerte dei parrocchiani. La chiesa, ricordata fin dal 1230, faceva parte della giurisdizione del vescovo di Città di Castello. Dopo la creazione della Diocesi di Sansepolcro (1520) fu ampliata e trasformata nel 1533. Il terremoto del 1917 la danneggiò gravemente e ingenti furono le spese per il suo ripristino. Il campanile verrà ultimato solo nel 1960. Nel 1995 l’arcipretura venne ristrutturata completamente al suo interno con il rifacimento del tetto ed altre opere. Dal Giubileo del 2000 poi si è dotata di un nuovo portone in legno di rovere i cui rilievi sono stati realizzati dall’Istituto d’Arte di Anghiari.

Altri restauri La chiesetta di S. Lorenzo a Gambazzo, di proprietà dell’I.D.S.C., finalmente ha un tetto nuovo e la campana sul campanile. Dovranno essere iniziati i restauri all’interno ed ai gradini d’ingresso. Un benefattore è disposto ad offrire il nuovo pavimento. Sono poi iniziati i restauri alla chiesa e canonica della frazione di Ripoli e ci auguriamo di inaugurarli quanto prima. In un prossimo futuro invece verranno restaurate, utilizzando i fondi per il terremoto, le chiese canoniche di Borgacciano e Padonchia con l’impegno d’integrazione delle spese da parte della parrocchia di Monterchi.

Pippo

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La pagina della Caritas

Percorsi formativi per animatori Caritas di Laura di Lauro

Il primo di giugno si è concluso presso la cappella del seminario vescovile di Arezzo il percorso formativo per animatori parrocchiali e pastorali Caritas 2008-2009 che ha avuto inizio sabato 25 ottobre 2008. Si è snodato attraverso 7 incontri complessivi tenutisi presso la sala conferenze della Caritas diocesana ed ha avuto quest’anno per tema “I luoghi, i volti, le opere e il bene comune”. È stato davvero un percorso formativo che ha offerto ai partecipanti i mezzi e le conoscenze per crescere e migliorare nel loro ruolo di animatori della carità. Gli insegnamenti che sono derivati dal cammino fatto con l’aiuto dei relatori che si sono succeduti nei vari incontri sono stati molti e tanto più chiari e saldi perché scaturiti spesso da brevi ma incisivi dibattiti e confronti e da riflessioni attraverso la creazione di piccoli laboratori composti ognuno da operatori provenienti da diverse caritas parrocchiali. Sono stati sottolineati alcuni punti fondamentali, il primo dei quali ha riguardato il senso profondo dell’animare. Animare vuol dire innanzitutto dichiarare la propria inadeguatezza, uscire da noi stessi, dalla nostra individualità ponendo al centro le risorse e le capacità degli altri, dando voce e spazio al nostro fratello più povero ed aiutarlo ad acquisire la consapevolezza delle proprie potenzialità. Poi è di primaria importanza saper individuare i grandi cambiamenti culturali, sociali, economici del nostro tempo per esserne testimoni attivi, partecipi, pronti a filtrarli attraverso il nostro sentire di cristiani, senza esserne travolti, cogliendone la parte migliore, ed aiutando gli altri a fare altrettanto. In particolare uno degli incontri, ispirato dalla crisi economico-finanziaria che interessa da oltre un anno il mondo intero, è stato occasione per sottolineare quali insegnamenti saper trarre da questa crisi. In tal senso illuminante è stata la lettura di un discorso dell’arcivescovo di Milano in cui egli ha invitato a riscoprire il valore della sobrietà, della solidarietà, a fare un uso più giusto e sapiente dei beni, a riacquisire il senso della giusta misura, a crescere sì ma a capire anche in quale direzione crescere, a capire cosa realmente è necessario e cosa non lo è, a fare scelte di giustizia, anche nelle piccole azioni quotidiane, anche nelle piccole cose. Persino sprecare l’acqua è un’azione ingiusta. Ingiusta nei confronti degli altri. E’ solo un piccolo esempio, Ma ci è parso molto significativo. Tornando ad un ambito più prossimo a noi e all’importanza di saper individuare i cambiamenti culturali e sociali, la comunità parrocchiale può in questo senso essere un osservatorio “privilegiato” del territorio. Può e deve cioè cogliere e filtrare fenomeni sempre più diffusi come povertà, disagio sociale, emarginazione e qualsivoglia problematica legata a nuovi costumi e stili di vita. Per fare ciò occorre naturalmente anche imparare e relazionarsi con gli altri, non proponendo soluzioni, bensì facendo innanzitutto emergere, come detto, risorse e capacità degli altri, ascoltarne i bisogni, non solo e non tanto quelli materiali, ma piuttosto i bisogni interiori, le necessità più profonde, individuare i disagi nascosti, le realtà cosiddette “invisibili”. Non bisogna però circoscrivere l’osservazione alla realtà locale, ma allargarla alle altre realtà parrocchiali, di altre città, di altri territori. Guardare cosa succede altrove. Ascoltare, dunque,

osservare, poi discernere e quindi operare. Operare dando vita a legami e relazioni entro le quali sia fattivamente possibile dare testimonianza di carità, istituire o rinnovare luoghi d’incontro, animativi, ricreativi, coinvolgere il più possibile la comunità cristiana tutta, sensibilizzare le istituzioni sui temi della carità, coordinare l’azione delle diverse caritas parrocchiali facendo anche ricorso alle tecnologie informatiche, creare una rete di contatti e servizi che realmente venga incontro ai bisogni profondi di coloro che si rivolgono ai centri di ascolto. Sull’argomento e sui criteri di realizzazione di questi progetti c’è ancora tanto da apprendere e in questo senso l’ascolto di oratori come Suor Benedetta Rossi o Padre Antonio Airò (ne cito due ma tutti gli oratori degli incontri hanno lasciato un segno profondo) e la loro lettura sono stati e restano di stimolo per partecipare al prossimo percorso formativo. Il senso di questi corsi si realizza nella capacità di coloro che vi partecipano (coordinatori delle caritas parrocchiali e loro volontari) di applicare nella pratica quotidiana quanto recepito nel corso degli stessi dando prova di come si muove il volontariato Caritas, coinvolgendo la comunità cristiana locale. A pensarci bene, si tratta di tradurre la preghiera in vita, trasportare nel quotidiano il contenuto della preghiera. Dopo tutto l’azione della Caritas potrebbe essere svolta dai servizi sociali. Ma, in quanto cristiani, dobbiamo essere portatori di un valore aggiunto: l’amore. L’amore dovrebbe essere il segno distintivo del cristiano. “Caritas” è parole latina che vuol dire amore, affetto. La Carità è istituire un rapporto basato sull’amore nei confronti dei fratelli che hanno maggior bisogno del nostro aiuto. È questo che ci permette di dire che non siamo soli, bensì parte di una comunità. È questo che ci fa stare bene. A tal proposito vorrei, per concludere, riportare integralmente le parole che Padre Airò ha adoperato per definire in maniera “originale” il significato del termine Benessere: “Benessere non va solo inteso come tranquillità economica e materiale ma anche e soprattutto come ricchezza interiore, come ‘essere nel bene’: la mancanza di questo bene porta dentro noi stessi un forte, grande e doloroso senso di vuoto”.

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Fotocronaca Gold Wind di Emmedipì Nel mese di giugno, all’approssimarsi del Palio e precisamente dal 25 al 28 giugno, si sono dati appuntamento ad Anghiari i possessori di una particolare tipo di moto: le GoldWing. Erano 409 i partecipanti che si sono dati appuntamento nella nostra città da tutta Europa: i più distanti venivano dalla Russia, dall’Irlanda, dalla Norvegia. Il programma è stato curato da Fabio Mercati, possessore nostrano di tale tipo di moto, e sono state effettuate varie escursioni nei dintorni. Peccato che il tempo abbia impedito la sfilata delle Nazioni che si sarebbe dovuta tenere sabato 27 giugno. Alla prossima occasione!

foto Emmedipì

Palio 2009 Palio della Vittoria sempre più targato Pieve S. Stefano. L’ambito stendardo è infatti stato vinto da Giuseppe Cardelli, maratoneta 33enne pievano, che con questo successo ha bissato quello dell’edizione 2008, mettendo a segno una coppia di vittorie consecutive difficilissime da eguagliare. Un risultato giunto anche grazie al buon lavoro di squadra portato avanti nei 1440 metri del percorso dai vari podisti pievani colleghi di Cardelli, tutti uniti nel marcare a vista gli avversari più temibili, tra cui anche l’anghiarese Giulio Calli, già vincitore del Palio nel 2004 e nel 2006. Al termine della massacrante corsa che dalla Maestà delle Forche giunge fino a Piazza Baldaccio è stato quindi Giuseppe Cardelli a fermare per primo il cronometro col tempo di 5’ e 33”. La festa ha avuto buona presenza di pubblico, appena funestata da una pioggerella tanto fitta quanto intermittente. Il suono delle chiarine insieme al rullo dei tamburi e allo scoppio della colubrina sanno tuttavia mantenere il loro fascino in qualsiasi condizioni di tempo. (P.R.)

foto Paolo Rossi

Festa al Ponte Al Ponte alla Piera si è svolta la consueta processione per la solennità del SS. Corpo e Sangue di Gesù Cristo. La Comunità Parrocchiale ha inoltre esultato per il piccolo Gabriele Marconi che ha ricevuto per la prima volta il Sacramento della Eucaristia. La S. Messa è stata celebrata dal nostro parroco don Gianni, assisitito dal Diacono Fabio Mondani. Nella foto di Cristina Maggini un momento di sosta della processione, per una preghiera per tutte le famiglie della frazione. foto Maggini C.

I Pontesi

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NOTE DALLA MISERICORDIA

a cura di Massimo Redenti

Primi in Arezzo e Provincia

A tutti il nostro ringraziamento più fraterno

Un primato invidiabile

Offerte fino a giugno

In occasione della annuale Assemblea Nazionale della “Confederazione Nazionale Misericordie d’Italia” svoltasi quest’anno in Pistoia (16 e 17 maggio), è stato dedicato un ampio spazio alla celebrazione del 110° anniversario del “Primo Congresso delle Associazioni di Misericordia” che si tenne proprio a Pistoia per iniziativa di quella Misericordia, nel 1899. Il congresso portò alla costituzione della “Unione Federativa delle Misericordie”, divenuta, nel secondo dopoguerra, la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia. La documentazione storica di quell’evento (1899) ha consentito di ricostruire l’elenco delle Misericordie che furono invitate al primo congresso di fondazione e che, si ritiene, siano state le prime ad aderire alla “Unione Federativa”. Nel corso dell’assemblea il presidente nazionale ha provveduto a consegnare al nostro rappresentante, Giampaolo Gattari, un diploma in ricordo della affiliazione pluricentenaria della Confraternita di Misericordia di Anghiari al movimento delle Misericordie d’Italia. Fin qui la cronaca “tecnica” dell’avvenimento. La sorpresa veramente gradita è stata la notizia ufficiale, documentata, della “classifica” in ordine di nascita della nostra Misericordia nel contesto locale e Nazionale. Nell’ordine generale nazionale siamo al tredicesimo posto, dopo la nascita delle Misericordie di Firenze, Siena, Pontremoli, Rifredi, Volterra, Pisa, Civitella Marittima, Roma (San Giovanni Fiorentino), Camaiore, Castelnuovo Garfagnana e Roma (San Giovanni Decollato). Ciò che ci ha particolarmente riempiti di orgoglio è stato il fatto di essere “nati” per primi in Arezzo e Provincia. Non conoscevamo questa cronologia, anzi pensavamo di essere secondi in Valtiberina dopo Sansepolcro; venire a sapere in forma ufficiale, quindi non a parole, che siamo nati in assoluto i primi in Arezzo e Provincia, non lo nascondiamo, ci ha fatto veramente piacere. Ciò naturalmente non aggiunge meriti a noi né li sottrae ad altre Misericordie, tuttavia pone i nostri antenati compaesani in una luce nuova ancor più degna dello spirito di carità cristiana ed ancor più meritevole del nostro plauso e del nostro ringraziamento. La popolazione anghiarese può andare fiera di tutto ciò.

Angioloni Carlo 20 Anonima 20 Anonima 20 Bartolomei D.ssa Anna Maria in memoria del Dott. Giovan Battista Bivignanelli 50 Bigioli Maria - i familiari alla memoria 330 Boriosi Danilo, Daniele e Franceschi Francesca 20 Cipriani Gino 100 Dian Isabella - i familiari alla memoria 100 Donati Sarti Fabiana in memoria di Fontana Maria Grazia 30 Donatori Sangue Fratres Anghiari - ricavato del veglione del 14 febbraio 2009 1236 Draghi Alfiero - i familiari alla memoria 170 Festini Assunta 10 Fontana Maria Grazia - i familiari alla memoria 140 Fornacini Mario e Chieli Giovanna 20 Ghignoni Lazzero 30 Ghignoni Nello 10 Guiducci Rosita 10 Lamagna Liborio 70 Lazzeri Lucia Burzi 5 Leonessi Ermida 5 Ligi Santi - i familiari alla memoria 150 Magrini Domenico 10 Miano Marinella in memoria di Morvidoni Giuseppa (1° anniversario) 15 Micanti Fernando - i familiari alla memoria 320 Milli Elda - i dipendenti Ingram di Sangiustino alla memoria 130 Piccini Bruno 5 Procelli Rosa - i familiari alla memoria 200 Pulcinelli Mario - la famiglia Concu alla memoria 20 Raffaelli Benito in memoria dei cari defunti 20 Rosadi Giampiero 5 Santi Assunto e famiglia in memoria di Procelli Nicoletta 100 Scartoni Silvia 100 Società del Carnevale di Anghiari 100 Tavernelli Eleonora in memoria di Procelli Rosa 80 Che Dio ve ne renda merito!

Ancora nuovi iscritti Spigoli Annunziata Maffucci Giulio Maffucci Giacomo Festini Assunta Ricceri Brunella Ghignoni Nello Cesari Santi Angioloni Carlo Paoloni Stefano Meozzi Massimo Fornacini Mario Chieli Giovanna

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Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

Fatti ed emozioni della gita sociale di primavera, ospiti dei Fratres di Mulazzo

Lunigiana e Alpi Apuane: quante piacevoli sorprese !!! di Laura di Lauro

Sei del mattino d’un bel giorno di maggio. Come sempre in questo appuntamento primaverile del Gruppo Fratres, siamo impazienti di partire. Questa volta per andare alla scoperta di luoghi sconosciuti a molti di noi: la Lunigiana e le Alpi Apuane. E sarà un viaggio, per quanto “lungo” solo un giorno, denso di fascino ed emozioni e punteggiato di gradevoli sorprese. Raggiungiamo dopo poco più di tre ore la prima meta, Villafranca Lunigiana, dove siamo ospiti del Gruppo Fratres di Mulazzo che, dopo una prima rapida ricognizione della cittadina, ci accoglie presso la suggestiva sala convegni egregiamente ricavata da un antico mulino “intra moenia” dove è possibile osservare la macina originale posta al centro della sala in una teca trasparente sotterranea sapientemente illuminata. Qui siamo accolti dall’ospitalità del Presidente del Gruppo Fratres di Mulazzo, dal sindaco, ma soprattutto restiamo piacevolmente folgorati dalla dotta facondia di un elegante signore, appassionato studioso della Lunigiana, efficace narratore della storia, della tradizione, della cultura di una terra in cui sovente verità e leggenda si confondono. E questo non fa che aggiungere fascino ai luoghi. L’elegante e raffinato oratore che ci conquista con i suoi racconti è il professor Cavalli, studioso attento, storico prezioso, antiquario per passione. Tra le tante stimolanti curiosità che costellano la storia della Lunigiana e su cui si sofferma la nostra attenzione nel corso del suo racconto vi è il riferimento alle celebri statue stele, rappresentazione di figure umane scolpite o incise su una pietra, diffuse un po’ in tutta Europa, e particolarmente numerose in Lunigiana; qui tutte in pietra arenaria, alcune molto stilizzate, altre più realistiche. S’ignora tuttora a cosa fossero realmente destinate. Una copia di una delle più interessanti stele viene donata al nostro Gruppo Fratres e consegnata nelle mani del presidente dal suo omologo di quello Mulazzo. Abbiamo il privilegio, poi, di essere accompagnati dal prof. Cavalli anche nella visita del Museo Etnografico della Lunigiana, dove sono raccolti oggetti della vita quotidiana della civiltà contadina: attrezzi per la lavorazione delle castagne, per la tessitura della canapa, o per il ciclo della vite e del vino, o per la preparazione dei formaggi ed altro ancora. Circa quattromila i pezzi raccolti in questo singolare museo. Di particolare interesse la parte dedicata alle credenze religiose popolari ed alle superstizioni. Naturalmente a coloro che ci hanno accolti in Lunigiana con tanta cortesia il nostro presidente rivolge un caloroso invito a conoscere Anghiari, e siamo certi che qualunque attesa non resterà delusa. Ancor più forte e convinto è l’invito ai Lunigianesi a conoscere Anghiari e la Valtiberina dopo la breve ma interessante sosta che, su sollecitazione del presidente del Gruppo Fratres di Mulazzo, facciamo presso il “Parco del Donatore”, che si estende su una superficie di 7 ettari fitta di splendidi castagni, situato in località Ceragoso lungo la via che da Mulazzo mena a Gavedo. Il parco si caratterizza per la presenza di due strutture polifunzionali in pietra arenaria, diverse aree attrezzate, interessanti percorsi che si dipanano nel verde dell’oasi, e parcheggi. Nel parco è stato collocato anche il Monumento Nazionale dedicato al Donatore. Giunge l’ora di pranzo ed anche qui, presso un noto ristorante, siamo accolti da un esponente della locale amministrazione che ci rivolge un messaggio di saluto, seguito da un drink di

benvenuto con stuzzicanti saporite focaccine. Al termine di un gustoso pranzo risaliamo sul nostro pullman diretti a Carrara, città del marmo ma meglio detta “città di marmo” perché edificata con largo uso della sua pietra in ogni parte, ed alle Alpi Apuane. E qui si schiude un altro mondo di meraviglie: il Parco Regionale delle Alpi Apuane, dove le montagne non sono ricche di marmo, bensì sono “fatte di marmo”, letteralmente composte di marmo, formatosi milioni di anni or sono a seguito di complesse mutazioni geologiche. Carrara e le Alpi Apuane sono sinonimo di marmo, si identificano con esso: 1400 industrie per la lavorazione del marmo ed altri materiali lapidei, 1000/1080 camion che percorrono ogni giorno la principale arteria stradale di Carrara. Sono solo alcuni dei numeri che rivelano quanto l’economia di Carrara sia legata al marmo. E quanto da sempre sia stato importante il marmo per Carrara lo dice anche la storia di tanti capolavori d’arte di scultori eccelsi come Michelangelo, Bernini, Canova, che qui venivano a scegliere i blocchi di marmo per le loro opere. Nuove sorprese arrivano dalla visita di una grande cava di marmo per le sorprendenti per noi rivelazioni di una delle due guide che ci hanno accompagnato nel percorso delle Alpi Apuane circa l’uso che della polvere di marmo viene fatto nella cosmesi, nell’alimentazione oltre che, ovviamente, nell’edilizia. Alcuni esempi: prodotti “arricchiti di calcio” come latte, formaggio grana, molte merendine, dentifrici, detersivi per la pulizia della casa che richiedono potere abrasivo, tutti questi prodotti contengono polvere di marmo, nelle dosi naturalmente consentite e con beneficio per i consumatori degli stessi, perché, come abbiamo appreso in particolare per i prodotti alimentari arricchiti di calcio, questo elemento è presente sotto forma di polvere di marmo. Insomma l’utilità di questa pietra sembra non conoscere confini. Ci sarebbero tante cose da dire ancora di questo viaggio. Perché è stato davvero un “viaggio” nella memoria, nella storia, nell’arte, nella civiltà, nella tradizione di una terra, e nella meraviglia suscitata da conoscenze assolutamente nuove: un viaggio durato un giorno appena, ma a suo modo pieno e lunghissimo. Nella foto in alto: Il Gruppo Fratres all’interno del Parco del Donatore.

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...dal Gruppo Fratres

La festa con le scuole: Fotocronaca Si è conclusa, nei giorni immediatamente prima del termine delle lezioni, l’importante manifestazione che ha visto il mondo del volontariato sociale legato al Gruppo Donatori di Sangue Fratres ed alla Confraternita di Misericordia anghiaresi incontrare, a più riprese, quello della scuola primaria e media, con lo scopo comune di educare le giovani generazioni a quelli che sono i principi della solidarietà e della donazione. Centinaia gli alunni che hanno invaso i giardini del Campo alla Fiera, accompagnati dai propri insegnanti. Semplice ma sicuramente festosa la mattinata, resa ancora più significativa dalla presenza di numerose autorità civili e

militari. Particolarmente seguita dai bambini la simulazione di pronto soccorso operata dai volontari della Misericordia, prima di assistere all’attesissimo spettacolo di Mago Merletto che ha concluso la manifestazione. Ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile tutto ciò, ecco alcune immagini, scattate dall’amico Stowasser Roberto, che meglio di qualsiasi parola testimoniano la partecipazione, la gioia e le emozioni vissute in quella festa.

Nelle foto qui sotto alcuni momenti della festa: Le autorità presenti alla giornata. Una panoramica degli alunni. Il Mago merletto. I volontari della Misericordia. Sotto il titolo il manifesto della manifestazione.

LA DONAZIONE DEL SANGUE NON DEVE… ANDARE IN FERIE !!! Un appello importante non solo per i nostri donatori ma anche per chi volesse imitarli È di poco tempo fa il pressante invito che i responsabili del Centro Trasfusionale di zona hanno voluto far giungere a tutti i donatori, tramite le varie associazioni di volontariato, affinché si mantenga fede all’impegno della donazione periodica del proprio sangue anche nei mesi estivi, al fine di scongiurare una qualsiasi Emergenza in questo delicato campo della sanità. Lo abbiamo detto tante volte: “donare il sangue è donare la vita e tale gesto dovrebbe essere sentito da tutti come un dovere civile e morale; donare il sangue significa ridare la salute al nostro prossimo malato, restituirlo all’affetto dei familiari ed ad una normale esistenza.” Confidando, quindi, nella consueta generosità dei nostri volontari, invitiamo tutti a recarsi con gioia al Centro Trasfusionale, soprattutto durante la stagione estiva, durante la quale negli ospedali tende a diminuire la disponibilità di sangue, proprio mentre ne aumenta la richiesta a causa delle emergenze legate al grande esodo di persone, verso i luoghi di villeggiatura. La donazione del sangue non può… andare in ferie!!! È quindi importante che i nostri volontari, ma anche coloro che volessero imitarli, rispondano prontamente anche nei mesi estivi alla chiamata del Gruppo. Prima di andare in ferie, quindi, conferma questo impegno di solidarietà umana e cristiana! Il presidente

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Fiorenzo Tizzi ricordi di guerra L’abbiamo sepolto in un terso e ventoso pomeriggio di Febbraio e, con lui, abbiamo perso uno degli ultimi “ragazzi” nostri concittadini che furono risucchiati nel vortice infernale dell’ultima guerra 40/45. Riporto quanto mi rimane dei suoi ricordi e dei suoi appunti sulla prigionia in Germania, per onorare lui e quei nostri compaesani che hanno perso la vita in guerra come pure coloro che finalmente riuscirono a rivedere i tetti di Anghiari, dopo tanto dolore e privazioni. Nel Luglio del 43, Fiorenzo, in servizio di leva presso la divisione corazzata “Assietta”, si trova da qualche tempo in Sicilia e fa parte dell’equipaggio di un carro M.13/40 con le mansioni di “puntatore”. L’Emme 13/40 è un carro leggero, poco protetto e insufficientemente armato. Va a benzina ed è soggetto ad incendiarsi quando viene colpito. Il 10 Luglio del 43, dopo un tremendo bombardamento aeronavale che mette subito fuori uso le nostre batterie costiere e distrugge o disorienta le nostre postazioni difensive, gli alleati angloamericani sbarcano nei pressi di Gela dove Fiorenzo è accucciato in una trincea. Dalle navi piovono proiettili di ogni tipo e calibro; i colpi più temuti sono quelli dei lanciarazzi multipli che Fiorenzo chiamava, non so perché, “gratelle”. Sopra la testa, onnipresente, volteggia la caccia nemica in cerca di bersagli. Quando la difesa della spiaggia è ormai vana (Mussolini aveva detto: li fermeremo sul bagnasciuga!), Fiorenzo ed i suoi tre compagni si ritrovano sul carro che è stato tenuto di riserva. Con questo carro leggero e col cannoncino da “37” dovrebbero contrastare i colossali “Sherman” da 40 ton. Armati con un “75” mm. Giungono notizie sconfortanti: la piazzaforte di Augusta si è arresa e dappertutto si arretra. A Palazzolo Acreide subiscono uno sconvolgente bombardamento; a Sanfratello i soldati italiani entrano protetti dai carri con i pezzi “in elevazione” perché i Siciliani li minacciano dalle finestre (per paura di essere coinvolti in bombardamenti?). Dappertutto sbandati e fuggiaschi che gettano le armi e cercano la via di casa. Alla fine Fiorenzo e compagni, isolati e senza ordini, lasciano il carro in moto e se ne vanno ma incappano in una pattuglia tedesca che li riconsegna al loro comando. Fiorenzo ed un compagno vengono lasciati in una gola montana dove passa una via: con un grappolo di bombe a mano dovrebbero fermare i mastodontici carri nemici che stanno arrivando. Ordine inutile, anzi imbecille! I due si guardano, si intendono, mollano le bombe, nascondono i fucili in un pagliaio e via, verso la casa lontana nel fiume di sbandati. A Messina, i due salgono su un traghetto per attraversare lo Stretto ma vengono bombardati: nella luce fredda dei “Bengala” e sotto un diluvio di bombe, la nave arriva al molo di furia, vi sbatte contro pesantemente e rimbalza indietro: Tutti quelli che erano sul ponte, pronti a balzare a terra, cadono in mare e le eliche della nave che ritenta l’attracco, li maciullano. Fiorenzo si è salvato e si rifugia in un tunnel ferroviario dove un ufficiale lo lascia a guardia dei feriti e dei morti che sono stati travolti da un treno che irrompe nella galleria dove tanti avevano cercato rifugio dal bombardamento. Rimasto solo, riesce ad arrivare prima a Napoli, dove riceve aiuto da un convento e poi, per non essere dichiarato disertore, si presenta alle autorità militari che lo rispediscono alla sua unità, a Parma. Qui lo coglie la proclamazione dell’armistizio dell’otto Settembre 43: com’è noto, i Tedeschi, secondo un piano prestabilito, scattano a neutralizzare l’Esercito Italiano ed a catturare i

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soldati, fra i quali il nostro. Da Parma, su camion, vengono portati a Mantova dove restano nel cortile di una caserma, sorvegliati a vista e senza bere e mangiare. All’indomani, un camion scarica nel sudiciume, pagnottelle militari: ne tocca una per soldato. Un ragazzo che cerca di arraffarne due, è steso da una fucilata. Quindi i soldati vengono fatti salire su carri bestiame e sigillati dentro senza nemmeno poter bere. Per un giorno ed una notte, caldo e sete che la pietà dei ferrovieri italiani cerca di lenire con secchi d’acqua lanciati attraverso le feritoie verso le bocche anelanti dei prigionieri. Ad Innsbruck dopo un giorno e mezzo, ricevono l’elemosina di un po’ d’acqua ed un tozzo di pane. Ancora tante ore di viaggio e sofferenza nei carri e si arriva al campo di concentramento “M. Stammlager 13 /D”. Contati e numerati come pecore: Fiorenzo è il numero 1329. Ogni giorno, 10-11 ore a scavare fossi e spingere carrelli. Una volta al giorno, un brodo di erbe, un pezzo di pane e 4 patate piccole come una noce. Fiorenzo che ancora non capisce il tedesco, subisce una dura lezione a base di pedate da parte di un tedesco che lo insulta chiamandolo “amico di Badoglio”. Con lui c’è un ragazzo che deve continuare a lavorare nonostante stia visibilmente male. Una mattina non si sveglia: è morto ad appena 21 anni. Fiorenzo prega il Signore che lo faccia morire così. Nessuna assistenza da parte della Croce Rossa è consentita dai Tedeschi per gli Italiani che non sono considerati prigionieri ma I.M.I. (internati militari italiani). Nessuna pietà nemmeno in Ospedale dove Fiorenzo viene ricoverato per una febbre da delirio: i medici fanno quello che possono ma non hanno nulla. Infatti Fiorenzo che ha scambiato un paio di mutande di lana con due pacchi di biscotti, per non morire di fame, viene picchiato a sangue da un soldato che quasi gli rompe il naso: lo fasciano con la carta igienica! Per abbassargli la febbre gli fanno docce gelate e quando comincia a riprendersi, lo fanno stare per mezz’ora con una braccio alzato, a mò di saluto, davanti a due foto di Hitler e Mussolini. Lo portano a lavorare ad Hersbruck con 3 compagni di varie nazionalità: devono fabbricare sidecar da applicare a moto militari. La padrona della fabbrichetta, per loro fortuna, ha pietà dei suoi scarni operai e così, già al primo giorno, Fiorenzo e compagni vengono chiamati a fare colazione: davanti ad ognuno di loro c’è una tazza di latte con pane e burro; dietro a Fiorenzo, c’è il ghigno di una sentinella. Fiorenzo è convinto che appena allungherà la mano, la guardia lo massacrerà di botte ma la buona signora continua a ripetere sorridendo “Bitte! Bitte!” ed infatti va tutto bene.


Un altro risolutivo colpo di fortuna: il fratello della padrona è nientepopodimeno che un duro alto ufficiale delle SS ed anche un appassionato di moto e possiede una NSU che sembra irrimediabilmente guasta. Fiorenzo che di motori se ne intendicchia e s’è spacciato per motorista di aerei, viene perentoriamente invitato a metterci le mani e... miracolo! La moto si rianima rombando e il duro SS prende in simpatia il povero italiano. Una sera che Fiorenzo rientra troppo tardi al campo e rischia di brutto, è proprio herr SS a salvargli la pelle. Le cose non vanno troppo male ora , con un simile protettore ma si riammala e torna in ospedale: stavolta il medico è tedesco e lo informa che ad Arezzo sono arrivati gli Americani: quindi siamo nel Luglio 44! Una volta guarito è mandato a lavorare nei pressi di Furth alla “Dynamit A.G. Stadeln” dove le addette alle macchine che fabbricano proiettili sono prigioniere russe. Solita fame e solita brodaglia come unico pasto. Quando suona l’allarme per i bombardamenti aerei tutti si riparano in un rifugio e qui, una

ragazza tedesca che fa gli occhi dolci ad un Fiorenzo stremato, lo soccorre con della cioccolata autarchica. Mentre lavora ad una macchina che inserisce le capsule esplodenti, una di queste gli scoppia in faccia e lo rende temporaneamente cieco. Guarisce in qualche modo ma con lesioni permanenti a vita. Intanto il rombo del cannone si avvicina (siamo nella tarda primavera del 45) ed ecco che i guardiani un bel mattino non ci sono più ed al loro posto, sono arrivati gli Americani: così, finalmente, si mangiaaaa…! Fiorenzo collabora volentieri con gli Americani che lo mettono a lavorare in un magazzino di derrate alimentari: meglio di così! Insieme ai compagni si prende una piccola rivincita: stende sul marciapiedi, davanti al magazzino, una bandiera nazista; chi viene a prendere del cibo, deve calpestarla per forza. “Sic transit gloria mundi!” Dopo due mesi, una lenta tradotta militare arranca verso l’Italia: c’è tutto il tempo e l’occasione perché un compagno di prigionia dotato di vena poetica ed estro musicale possa comporre una canzone che tutti cantano insieme nel giorno più bello della loro vita: quello del ritorno in Italia . Ciao vecchi ragazzi, cari amici! Nell’altra pagina una foto recente di Fiorenzo. In questa pagina: in alto Fiorenzo al momento dlela leva militare e sotto il suo libretto da internato.

Questo ospedale per pellegrini (quello di Anghiari), aveva due letti ed è rimasto in funzione per tutto il settecento.

Candelara-Anghiari di Emmedipì

Si è svolta a Candelara, nel comune di Pesaro, una bella manifestazione nei giorni dal 10 al 12 luglio scorso coordinata dall’instancabile Piergiorgio Petrelli. Sono ormai diversi i lustri raggiunti da questa manifestazione denominata: Candelara in festa. Quest’anno il tema protagonista era “Dall’argilla alla ceramica” e fra gli altri era presente anche una artigiana di Anghiari che opera nel Borgo della Croce. Ma noi vi vogliamo parlare di tutt’altra cosa. Vi parleremo di Confraternite. Leggendo infatti il libretto della festa abbiamo trovato notizie su queste associazioni nate “dall’iniziativa popolare sulla forza del messaggio evangelico e formate prevalentemente da laici che si proponevano di esercitare la pietà e la carità e di incrementare il culto pubblico”. Ma quella che ci interessa maggiormente è quella di San Giovanni, la più antica. In un manoscritto del 1485 è ricordata “l’erezione di una chiesa ed ospedale... con Confraternita”. Disponeva di tre letti per accogliere i pellegrini e, in seguito, anche quelli ammalati o bisognosi di cure. Il parallelo è con il nostro Ospedale di San Martino, nel Borgo della Croce. Questo fu costruito in onore di San Martino che protesse gli anghiaresi dall’assalto delle truppe del Pietramala nel 1309.

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Nella disegno qui sopra la «Pianta dei Paesi nei quali restano situati gli Spedali fissati per il riceviemnto dei Poveri e Pellegrini che passeranno per lo Stato di Toscana per andarsene ad altri Stati Alieni» L’Ospedale, evidenziato nella piantina, è quello del Borgo della Croce, come si dice nell’articolo.


Dalle nostre Parrocchie Da Monterchi, a cura di don Quinto Giorgini

Agosto Settembre

Da Santo Stefano, a cura di GM

Agosto Domenica 2 agosto alle ore 12 S. Messa nella chiesa di Fonaco in onore della Madonna della Neve. Lunedì 10 agosto alle ore 17 S. Messa a Ricciano in onore del patrono S. Lorenzo Martire. Venerdì 14 agosto alle ore 21 processione mariana in preparazione della Festa della Madonna Assunta, con partenza dalla grande Croce del Giubileo per la chiesa di Padonchia, con la partecipazione delle Compagnie, dei Gruppi di preghiera e di tutta la popolazione. Domenica 16 agosto S. Messe alle ore 12 e alle ore 17 nella chiesa di Pianezze in onore della Madonna Assunta. Domenica 30 agosto alle ore 17 S. Messa a S. Lorenzo a Ricciano in occasione dell’annuale Festa della Misericordia di Monterchi. Settembre Domenica 6 settembre nel pomeriggio, alle ore 17 a Borgacciano, Festa della Madonna della Consolazione e a Scandolaia Festa della Natività di Maria. Sabato 12 settembre alle ore 21 a Pocaia, con la partecipazione della Compagnia del SS. Sacramento di Monterchi e Padonchia, solenne Processione Mariana “aux flambeaux” in preparazione delle Feste della Madonna Bella. Domenica 13 settembre, Tradizionale Festa della Madonna Bella di Pocaia con S. Messe alle ore 8 - 10 - 11,30 e 17, precedute dal triduo. Martedì 29 settembre alle ore 18,30 S. Messa a Padonchia nel giorno della Festa del Patrono San Michele Arcangelo.

Ricordiamo Maria Bigioli

Un esempio di vita e cristianità Ci ha lasciato la nostra cara Maria, figura sempre presente alla Messa domenicale a Santo Stefano seduta nella prima panca. Persona generosa e disponibile, quando era in compagnia del gruppo delle donne di Santo Stefano che si ritrovavano al bar per la colazione dopo la Messa e nei momenti di svago, mostrava la sua vivacità e la sua simpatica ironia. Ricordiamo i suoi molti pregi, l’altruismo e l’impeccabile eleganza che la distingueva. Il tuo sorriso e la tua allegria ci saranno presenti. Maria ci manchi! Gli amici e la Comunità di Santo Stefano.

Notizie brevi Il giardino della chiesa è stato messo a puntino, si è rasato le erbe e si è sistemato i giochi per i bambini. Inoltre è stato dotato da parte dei festarini di un nuovo girello; segnaliamo poi il tappeto elastico che la Ditta Del Pia Marino ha donato per arricchire il parco giardino di Santo Stefano. Quest’ultimo gioco è stato molto gradito dai bambini che si contendono il posto perché un tale divertimento li entusiasma e li coinvolge. Pertanto ringraziamo sentitamente la Ditta Del Pia per il pensiero che hanno avuto per questo luogo frequentato soprattutto dai bambini. *** Il gioco delle bocce è in via di ripristino e a giorni si riprenderà a giocare. Così il giorno e la sera potremo vedere frotte di bambini giocare e assistere (e giocare per chi lo vuole) anche a partite di bocce. P.S. Siamo in tempo a comunicare che il gioco delle bocce, grazie all’interessamento di Piero Giorni (Presidente) ed altri collaboratori, è funzionate e molto ben preparato. Ieri sera a mezzanotte ci ho fatto una partita anch’io assieme alla Rita contro il Gennari e il Nicchi e, come consuetudine, abbiamo perso (ma ci rifaremo). *** A metà giugno sono stati abbattuti nel viale della Stazione i due tigli postremi (vicino al bar), perché mostravano internamente dei chiari segni di malattia che li rendeva pericolosi. Il Comune li ha abbattuti assieme ad altri lungo il viale e presto saranno sostituiti da giovani piantine che prenderanno il posto di queste centenarie piante (o forse cinquantenarie?). *** Si sono riuniti i festarini di Santo Stefano per preparare il programma della Festa che si svolgerà il 6 settembre prossimo. Come sempre vogliamo augurarci che ilprgramma sia di gradimento e che possa soddisfare le persone ospiti e chi ci lavora. Confidiamo nel contributo di tutti per poter avere una buona riuscita.

La campana di Sant’Antimo Nota storica

In data 6 maggio 2009, davanti al Notaio Dott. Giovanna Basile è stato sottoscritto dai donatori Lepri Alberti Maria Maddalena e Lepri Alberto Giangiuseppe e dal legale rappresentante della Parrocchia di S. Biagio a Pocaia, Don Quinto Giorgini, l’atto di donazione e di accettazione della storica campana dell’ex Pieve di S. Antimo, alla chiesa della Madonna Bella, risalente al MCCCCLXXVI (1476). Prossimamente verrà istallata sul campanile. Il parroco di Pocaia e la Comunità parrocchiale ringraziano i donatori eredi del fu Benedetto Alberti di Le Ville. Notizie in breve Riconfermato Sindaco di Monterchi Massimo Boncompagni con il 49,88% dei voti. Le altre due liste hanno ottenuto il 31,65% (Luigino Sarti) e il 18,46% (Lina Guadagni). Al neoeletto sindaco gli auguri di un buon lavoro. *** Sabato 19 e domenica 20 settembre sagra della Polenta a Monterchi.

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Dalle nostre parrocchie

Da S. Lorenzo a cura di Andrea Dellacasina

La festa del 10 agosto Il giorno di lunedì 10 Agosto, a San Lorenzo, patrono della nostra parrocchia, verrà celebrata alle ore 19 una Santa Messa, alla quale seguirà come di consueto un piccolo rinfresco, organizzato dai residenti. Il 10 di Agosto per noi parrocchiani è, oltre alla celebrazione del santo patrono, anche l’occasione per ritrovare tanti amici e conoscenti che qui hanno vissuto in

tempi più o meno lontani, e che un giorno hanno deciso, a volte a malincuore, di cercare altrove opportunità di vita e di lavoro più favorevoli. È a loro in particolare che dedichiamo la ricorrenza del 10 Agosto, con l’augurio di ritrovarci ancora per anni ed anni. Questa volta troveremo la piccola chiesa circondata da impalcature per via del restauro che interessa anche la canonica adiacente. Lavori che non potevano più essere rimandati a causa dello stato di deterioramento in cui erano venute a trovarsi le opere murarie. In particolare per la chiesa occorre precisare che è stata

San Leo - 28 luglio 2009 Primi vespri della Solennità dei Ss.Pietro e Paolo

messa in sicurezza la struttura portante mediante la installazione di appositi tiranti in ferro. È stata restaurata la campana ed il piccolo campanile che la sorregge, è stato riparato il frontale in pietra della chiesa, ed è in fase di realizzazione la tinteggiatura sia della parte esterna che della parte interna della chiesa. Opere queste che richiedono anche un discreto impegno economico, al quale fa fronte, non senza difficoltà, Don Marco che ha tutta la nostra stima e la nostra solidarietà.

Un’altra parola, se me lo permettete, dell’Apostolo Paolo incarna proprio il nostro prete: “È nella tua debolezza che la Mia forza è manifestata”, ed è proprio in questi anni che la fatica gli è aumentata: invece di riposar con la pensione, si ritrova un’altra parrocchia sul magro groppone. Se guardiamo al suo passato, sembra che Dio con lui ci abbia un po’ scherzato: da giovane, intellettuale e professore, ora invece deve galoppare a tutte l’ore, con il greco ed il latino, avvezzo a disputare, or con parrocchiani e catechiste si deve misurare. Il silenzio delle magnifiche navate immerse nell’oscurità, l’austera grandezza della Pieve, la serenità, per un ritiro quasi monacale son luoghi perfetti, ora qui deve contenere l’intemperanza di tanti chierichetti, in una chiesa un poco angusta e spesso da sbrogliare per far posto a chi non ci può entrare, la celebrazione che risuona di voci festanti, e un popolo che canta battendo le mani con lo stupore di tutti gli astanti! Ma Dio certo non sbaglia e dopo l’età della primavera, chiama ancora al calar della sera, e ci dice: “Sarete ancora vegeti e rigogliosi”, insieme a Lui potremo esser fruttuosi, se Dio ci conduce non temiamo, anche se ci porta dove non vogliamo. Con Don Romano è così lungimirante, per la chiesa usa la capacità dell’insegnante, che sempre ha messo al servizio con garbo e discrezione, nella comunità dell’educazione: fra i banchi di scuola tanti anni e più, chi meglio di lui può capir la gioventù? La pacatezza e la dolcezza eran le doti del Santo Curato, che nel ricordo viene nominato, anche il nostro ha il dono così prezioso, di essere come lui gentile, con tutti misericordioso, la sua indole tranquilla sa mitigare ogni scintilla, ma sa anche sostenere la fiamma della nuova vita, quella dello Spirito che mai sarà sopita. Con il nostro parroco, vogliamo lavorare anche noi nella vigna del Signore, anche se siamo giunti nelle ultime ore, è l’amore di Cristo che ci spinge, e se ci troveremo ad inciampare, il Buon Pastore ci farà rialzare, ci consola, ci cura le ferite e ci mostra che gli son gradite. Non importa chi siamo o da dove veniamo, se son questi o se son quelli, è bello ed è soave trovarci insieme fra fratelli, abbracciarsi e stringersi la mano tutti a far festa intorno al nostro Don Romano.

La Festa per don Romano Carissimo Don Romano, in un giorno sì speciale, l’occasione me la dia, di fare la mia piccola omelia. Certamente, ormai tutti lo sappiamo, che per indole non ama le feste e il clima mondano, per questo le vogliamo anche più bene, perché ci ha detto: “È ciò che vuole la mia gente e io l’accetto”. Il carattere del gregge, lo si sa, talvolta è ben diverso, e si sarebbe sentito triste e un po’ disperso, se non si fosse unito a celebrar con devozione l’Anniversario della sua consacrazione, e per giunta proprio quella d’oro, per lodare Dio non bastano le voci in coro! Perdoni, Don Romano, le sue pecorelle, se han voluto riunirsi fra sorelle, per ringraziare Dio, il Supremo Pastore, che da cinquanta anni la conserva nel suo stile, a capo e guida del Suo ovile. Oggi, qui a S. Leo, c’è anche il gregge che fin dall’inizio le appartiene, con il quale ha condiviso gioie e pene, dopo tanti anni con quanta gioia avrebbe accolto il suo pastore, per ringraziar nella sua casa il buon Signore. La soluzione è stata per tutti un poco amara, di non unire il gregge nella sua Pieve di Sovara, ma per grazia, ultimamente, il Signore le ha dato anche questa gente, ci dobbiamo accontentare, l’ovile di questi ultimi agnellini è l’unica casa in cui possiamo festeggiare. Le Comunità di Pieve e di San Leo insieme a lei formano un bel trio, uniti nell’unica Chiesa che è il popolo di Dio. Un popolo in cammino che da 50 anni ha come guida il suo pastore, esultiamo per il grande dono del Signore! “Conduce pian piano le pecore madri e porta gli agnellini sul petto”, per il nostro parroco è appropriato questo detto. Negli anni son cresciute le pecore pievane, sono piccole, invece, qui a S. Leo, quelle nostrane: ci son tanti agnellini che non sanno ancora camminare, con l’insegnamento del Vangelo abbiamo tanto da imparare, il nostro parroco, con umiltà e senza ostentare virtuosismi, sa valorizzare del popolo i carismi, operando nel silenzio e con amore alle persone, per coniugare la novità e le tradizione. Il gregge, anche se talvolta un po’ belante, è chiamato a esser Comunità educante, che sia il bimbo, il giovane o l’anziano, tutti son chiamati a dare un po’ una mano, non conta l’età e nemmeno l’opinione, quando si cresce nella comunione.

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Concerto al Santuario del Carmine

El Libre Vermell Nella serata di sabato 23 maggio 2009, vigilia della festa dell’Ascensione, presso il Santuario del Carmine di Anghiari (AR), si è tenuto un concerto vocale e strumentale del Coro “I Cantori del Borgo” di Sansepolcro in collaborazione con l’Accademia de’ Musici Francesco Petrarca. La serata organizzata dal Comune di Anghiari, dal Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Anghiari, dalla Parrocchia dell’Insigne Propositura di Anghiari e dalla ditta Pernici Marco, è stata voluta come momento di preparazione ai festeggiamenti solenni del giorno seguente. Il concerto, preceduto da una solenne celebrazione dei primi vespri, ha avuto come programma, l’opera integrale del noto Llibre Vermell de Montserrat, una raccolta di brani mariani medievali che i pellegrini cantavano durante il loro pellegrinaggio alla statua lignea miracolosa (la cosiddetta Madonna Nera) custodita nell’Abbazia di Montserrat e che fu fin dall’Alto Medioevo, oggetto di culto. La fama dei suoi miracoli era diffusa in tutta Europa e veniva celebrata da poesie e canti di vario genere. Pellegrini provenienti da tutta Europa si recavano fino a Montserrat (Spagna), per poi proseguire il proprio cammino fino a Santiago de Compostela, collocato agli estremi confini del mondo allora conosciuto. El Libre Vermell deve il proprio nome alla sua copertina di velluto color rosso vermiglio e raccoglie dieci canti dedicati alla Vergine, ad eccezione dell’ultimo (Ad mortem festinamus), che è invece una danza macabra. Il Coro de “I Cantori del Borgo”, preparato da Cesare Ganganelli, ha eseguito brani costruiti a forma di canone come Laudemus Virginem e Splendens Ceptigera che illustrano eloquentemente la raffinata complessità del canone medievale, di solito eseguito a due o tre voci. L’esecuzione vocale è stata accompagnata anche da esecuzioni strumentali dell’Accademia de’ Musici Francesco Petrarca diretti da Giorgio Pinai, che con strumenti particolarissimi, creavano un’atmosfera davvero suggestiva riportando alla mente l’antica consuetudine di accompagnare i canti con danze e balli vari, anche se non mancavano condanne espresse da parte dei vari

Concili nei confronti degli eccessi che spesso ne seguivano. Ne sono un esempio i brani Cuncti simus concanentes, Los set goyts e Polorum Regina. Melodie da danza popolare si affiancano a composizioni polifoniche “colte” costituite da melodie particolarissime e bellissime. Ad mortem festinamus, il brano conclusivo della raccolta, fa nuovamente ritorno alla forma della danza e costituisce il primo esempio storico della categoria letteraria della danse macabre giunto fino a noi. Composto dopo la peste del 1348 e volutamente posto a conclusione del percorso spirituale del pellegrino, costituiva un momento di esorcizzazione della morte ed accettazione della medesima come fatto naturale dinanzi a cui l’uomo del Medioevo, ben conscio della propria precarietà, sapeva di essere inesorabilmente chiamato a rendere conto. Il concerto, omaggiato da una grande partecipazione di pubblico, è nato dal desiderio di “mettere in musica” quei sentimenti che le parole non sempre riescono a comunicare, sensazioni che ciascuno di noi non può non provare dinanzi ai tanti pellegrini che ogni anno fanno ritorno al Santuario della Madonna del Carmine. Nella foto “I Cantori del Borgo” in occasione di un concerto a Colcellalto

La vignetta di Scacciapensieri:

Assieme un altro caffè!!!

Giusto riposo!!

Eravamo un bel gruppo, ogni domenica mattina, dopo la S. Messa nella chiesa di Santo Stefano ci trovavamo assieme per prendere un caffè e fare diverse chiacchiere epoi tornavamo alle nostre cose quotidiane e aspettavamo di ritrovarci la domenica successiva. Ma la Romana si è ammalata e dopo un po’, ci ha lasciato con tanto vuoto. Continuavamo con le nostre colazioni e le nostre chiacchiere domenicali ma, il destino crudele, ha colpito ancora il nostro gruppo. Dopo poco tempo anche la Maria si è ammalata e ci ha lasciato. Siamo rimaste poche ma ci ricordiamo sempre di queste care amiche della domenica. Ciao Romana, ciao Maria. Chissà se un giorno non prenderemo di nuovo assieme un altro caffè!!!

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BANCAPERTA

: In mostra tutti i progetti di riqualificazione del complesso di Villa Gennaioli

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illa Gennaioli ha aperto le porte il 25 giugno con la cerimonia di premiazione dei vincitori e l’apertura della mostra di tutti i progetti che hanno partecipato al concorso di idee “BancAperta”, indetto dalla Banca di Anghiari e Stia per la riqualificazione del complesso della Villa. Il primo premio è andato al team di tecnici guidato dall’ingegner Giovanni Cardinale di San Giovanni Valdarno. Al secondo posto si è classificato lo staff dell’architetto Lucia Di Blasi di Firenze e al terzo quello dell’architetto Stefano suggestiva del borgo medievale di Anghiari, dominando il panorama dal versante opposto.

Boninsegna (sempre fiorentino), ma la giuria ha ritenuto anche di dover attribuire tre menzioni speciali ad altri due gruppi di Firenze (capitanati rispettivamente dagli architetti Alessandro Astolfi e Ulisse Tramonti), più un terzo che ha come figura di riferimento l’architetto Marco Portone di Pian di Scò. Due, comunque, le constatazioni importanti che sono emerse sulla partecipazione a questo concorso: la prima riguarda il numero effettivo dei professionisti che vi hanno lavorato, ossia oltre 200 in totale nell’ambito della Toscana e dell’Umbria (molti anche i Valtiberini), suddivisi nei 46 progetti presentati; la seconda è relativa all’elevata qualità degli stessi progetti, sia dal punto di vista squisitamente tecnico che da quello di merito. In ogni tavola appaiono elementi che tendono a valorizzare la villa nell’ottica della pubblica fruibilità e dell’integrazione con il panorama e la vita del paese. Villa Gennaioli potrà oltretutto trasformarsi in una delle “terrazze” privilegiate per ammirare la parte più

In questa importante operazione, il ruolo chiave è quello che sta esercitando la famiglia Gennaioli, a partire dalla signora Carla, che nel mettere la Villa a disposizione della comunità ha trovato la maniera più nobile per rendere viva la memoria del figlio Marco, deceduto prematuramente alcuni anni addietro in un tragico incidente stradale e al quale è stata intitolata la Fondazione. Villa Gennaioli sarà una dimora di prestigio ma non il “santuario” della Banca – ha detto Paolo Sestini, presidente del Credito Cooperativo di Anghiari e Stia – perché oltre ai nostri uffici è prevista l’ubicazione della sede della Fondazione Marco Gennaioli onlus nell’ex granaio e vi è l’intenzione di realizzare un auditorium capace di contenere intorno alle 150 persone. Vedremo in quale maniera coordinare il tutto, non dimenticando i giardini e gli spazi frequentabili dalla popolazione. Vogliamo insomma creare un legame effettivo fra il complesso e l’intero contesto di Anghiari”. I progetti rimarranno esposti in mostra a Villa Gennaioli, visitabile tutti i sabati e le domeniche dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, fino al 25 luglio.

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Le foto In alto a sinistra Villa Gennaioli e, a destra, il pubblico presente alla cerimonia di premiazione dei vincitori. Qui sopra il momento della assegnazione del primo premio al team di tecnici guidato dall’ingegner Giovanni Cardinale di San Giovanni Valdarno.


Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Prima comunione

Festa della Famiglia

Si è rimessa in moto anche quest’anno, al primo colpo, la macchina della festa della famiglia. Nel mese di maggio i solerti collaboratori si sono puntualmente ritrovati sotto gli archi della canonica di Tavernelle ed è partita la preparazione. Diverse, come sempre, le cose da fare: la lotteria, il gioco del coniglio, il peso, e poi la merenda, i giochi dei bambini… Ognuno al proprio posto, e così anche nel 2009 si è celebrata la Festa della Famiglia, che dal lontano 1985 rallegra gli animi di noi Tavernellini. All’epoca la festa era al Campo Sportivo, e così avvenne per diversi anni di seguito (ancora non c’era il centro parrocchiale). I volti dei giovani collaboratori delle prime edizioni cominciano a mostrare un po’ di segni del tempo e probabilmente anche qualche capello bianco. Anche il giovane sacerdote don Marco, per il quale si tenne la prima festa, appariva più snello e senza barba. Anche se passano i tempi e molte circostanze cambiano, e sembra che l’entusiasmo possa avere una flessione, la realtà è che la Festa della Famiglia sembra non sentire crisi e la tenacia dei parrocchiani di Tavernelle si difende dai tanti attacchi di disperazione che arrivano da questo mondo. Coraggio allora! E anche un corale ringraziamento ai tanti collaboratori che si sono affaccendati per la buona riuscita della festa. E le persone sono davvero tante, e non vorremmo correre il rischio di lasciarne qualcuna e quindi non le citiamo. Ma ribadiamo che sono tante, e chi, visibilmente o meno, si è impegnato ancora per questo anno. E la ciliegina sulla torta è la stessa torta, immortalata a tempo dalla macchina fotografica di Pierino, prima che gli avventori gli facessero la lauta festa, ma del resto tutti i salmi finiscono in gloria e una torta, per far significare che è buona, è bene che sia mangiata, allegramente, da tutti. I collaboratori della festa

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Lo scorso 7 giugno, solennità della Santissima Trinità, nella chiesa di Tavernelle Noemi Cagnacci ha ricevuto per la prima volta il Sacramento della Eucaristia. Il suo compagno di cammino di catechismo, Gabriele Marconi, l’ha invece ricevuta nella sua parrocchia del Ponte alla Piera il 21 giugno, in occasione della festa del Corpus Domini nella piccola parrocchia. Questi due bambini hanno fatto un cammino insieme accompagnati dalle due catechiste Patrizia e Nerella, che rinnovano ai due neo-comunicati i loro auguri. Le Catechiste

25 anni di Matrimonio Era l’8 luglio 1984 e nella chiesa di Sigliano don Pietro Galastri benediceva le nozze di Fabrizio Antonelli e Donatella Checcaglini. Alla coppia, dimorante all’inizio di via del Braccini di Tavernelle, vanno le felicitazioni di parenti e amici, uniti a quelli della redazione dell’oratorio. E un grazie particolare alla sorella dello sposo, la Nerella, che ci ha comunicato la felice notizia. Foto: Nella foto in alto a sinistra mentre si fa la “festa” alla torta del 25° raffigurata sotto. Qui sopra in alto ricordo per la Prima Comunione e, sotto, gli sposi novelli Fabrizio e Donatella ma 25 anni fa.

AVVISI Domenica 2 agosto - Perdono d’Assisi Pellegrinaggio alla Maestà di S. Francesco Ore 8 partenza dal Cenacolo di Montauto e inizio delle Confessioni Ore 10 S. Messa presso la chiesa francescana del Cenacolo di Montauto e venerazione della reliquia del saio di San Francesco. A Tavernelle non sarà celebrata la S. Messa delle 11.


A piedi alla Verna sulle orme di Francesco Era il lontano 1213 quando il conte Orlando di Chiusi donò a Francesco una rupe di roccia grigia, circondata da foreste di faggi e abeti; il poverello di Assisi ottenne l’ordine di stabilirsi, con i suoi frati, in quel luogo nascosto e solitario, per meditare e pregare, lontano dai frastuoni del mondo. Quel promontorio roccioso situato tra Casentino e Valtiberina, divenne in poco tempo meta di pellegrini, sempre più numerosi, alla ricerca della pace interiore e di Dio. Ancora oggi, ogni giorno, centinaia di persone salgono a questo monte, portando le fatiche, le gioie e le preoccupazioni, le speranze del quotidiano; sempre molto numerosa è la partecipazione alle celebrazioni e ai Sacramenti. Visitare il Santuario e le meravigliose zone che lo circondano, il Sasso Spicco, la Cappella delle Stimmate è come percorrere un itinerario spirituale privilegiato nel quale l’uomo, a contatto con la natura, ritrova la sua autentica dimensione: sicuramente migliaia sono i pellegrini che si sono recati alla Verna, anche affrontando viaggi talvolta lunghi e impegnativi, spesso anche a piedi. Fu proprio nel 1983 che un gruppo di operaie della ditta Ingram di Anghiari decise, seguendo le orme del Santo, di recarsi alla Verna, proprio a piedi, come aveva fatto Francesco nel 1224 prima di ricevere da Cristo “l’ultimo sigillo” L’iniziativa riscosse immediatamente un gran successo e così la prima domenica di giugno, fino al 1989, le esperte camiciaie si trasformavano in agili camminatrici e inerpicandosi per sentieri più o meno noti, in cinque, a volte sei ore, raggiungevano a piedi il Santuario. La soddisfazione era sempre tanta e dell’impresa si continuava a parlare per giorni e settimane commentando e talora scherzando sui fatti avvenuti durante il cammino. Accanto al lavoro quotidiano si condivideva, una volta all’anno, un momento di fatica e di preghiera comune e ciò era sicuramente coinvolgente ed aggregante. Questo atto di devozione comune ha conosciuto una tregua abbastanza lunga; sono passati ben 19 anni da allora ma, il seme gettato ha portato i suoi frutti e, nella notte di Domenica 28 giugno 2009, l’iniziativa ha ripreso il via: un nutrito gruppo di pellegrini ha affrontato l’antico percorso partendo dal Santuario della Madonna del Carmine, diretto alla Verna, a piedi. Solo alcune delle donne di allora erano presenti e il cammino è stato anche l’occasione per ricordare la fatica, le preoccupazioni, le gioie di quegli anni di lavoro insieme . Sul far del giorno, i ricordi hanno fatto spazio alla preghiera e durante il Rosario un pensiero particolare è stato rivolto a Franca, fedele sostenitrice di quell’ iniziativa che ha già raggiunto la sua meta eterna. Alla preghiera si sono uniti poi i canti e il dialogo festoso è stato interrotto solo da qualche sospiro un po’ più... profondo su per le salite di Sovaggio! Tra i presenti c’era perfino chi, grazie ai moderni mezzi, era in grado di aggiornare costantemente su altitudine raggiunta, calorie bruciate e chilometri percorsi: mentre per i primi due dati nessuno osava reclamare sul chilometraggio percorso, qualche dubbio affiorava poiché i chilometri fatti a piedi sembravano sempre di più di quelli indicati nel display del tecnologico pellegrino! A metà percorso crostate buonissime preparate dalla Vilma e caffè hanno fatto dimenticare la stanchezza e ritemprando il corpo tutti hanno affrontato meglio la fatica finale! Giunti a Chiusi verso le dieci il gruppo ha intrapreso l’ultimo tratto di percorso lungo il sentiero del bosco delle fate. Addentrarsi nella foresta argentata di faggi è stato coinvolgente ed emozionante; guardare in alto attraverso i fusti secolari per scorgere un ritaglio di cielo è stato come assaporare, con lo sguardo, un pezzo d’infinito. Alla S. Messa delle ore 11 una particolare benedizione è stata impartita ai pellegrini giunti a piedi e ognuno, unitamente alla fatica del viaggio, ha offerto al Signore la gioia di questa bella esperienza condivisa. L’accoglienza calorosa delle suore e l’ottimo pranzo preparato da Vilma e Simona hanno fatto da cornice ad una giornata che sarà per tutti indimenticabile! Un GRAZIE particolare: a Francesca Madiai per averci fornito assistenza, dolci e... pulmino e parole di coraggio durante il percorso; a Vilma e Simona per aver organizzato l’iniziativa pensando alla nostra dimensione spirituale senza trascurare quella materiale: l’ottimo pranzo preparato da loro ha ampiamente ricompensato le calorie perse nel percorso! Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e che in questa domenica di giugno hanno condiviso un bel cammino di fede e di devozione sulle orme di S. Francesco. Al prossimo anno!

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La morte di don Otello Parroco in Anghiari 1945-1946 di Armando Zanchi

Era una stanza allora della Curia e si prestava alla nostra furia

Il mio ricordo del nostro Don Otello pieno di vita e vero pastorello

Lui Vice Parroco pieno di giovinezza ed io ricordo la sua cara carezza

Con Don Otello si organizzava dei nostri incontri della vita varia

Lì dentro restando con i tanti amici dove la guerra aveva le radici

Da vero Pastore rintuzzava i colpi di una ragazza a quei tempi un po’ rozzi

Erano gli anni dopo la dura guerra e lui ci tendeva la sua mano fraterna

La vita Cattolica con lui ritrovata in uno stanzone veniva celebrata

Maschi e Femmine lì dentro radunati e i tanti giochi da noi inventati

Con il suo sorriso che mai à lasciato quando ad Arezzo di nuovo l’ò incontrato

Io diciassettenne con altri amici cari tutti attaccati alla Parrocchia d’Anghiari

Per Sant’Agostino davanti alle scuole l’ingresso di un portone stanza a disposizione

In questa stanza di radice parrocchiale ora al Museo consegnate le chiavi

Ci abbracciammo come vecchi compagni con la stessa amicizia che ci legò in quegli anni:

Bistaccino di Donna Beppa

El mi’ nonno materno era famoso: era quel che chiamèvon “Bistaccino”, un omo ‘nteligente e assai ‘ngegnoso liggìa, scrivìa e ‘nsegnèva, perfino! Dici che, da picino, un gran riccone l’abbia porto a Firenze per garzone; ma doppo, anziché fallo lavorère, lu vidde vispo e lu feci studière. Quand’artornò era cunsidarèto: era ‘struito, sapìa l’alfabeto… Perché el sèn tutti, ch’a qui tempi lì poca gente sapiva l’ABC! Parecchi, per firmè’, facìon na croci cusì qualche crischieno gìa da lu’ (siccome s’era sparsa ‘n po’ la voci), per amparère qualcusina ‘n più! E, doppo, era ‘na gran sudisfazione Fè’ la su’ firma cul nome e ‘l cognome!

E si qualcuno aìa voglia de pollo per becci meglio ‘n bicchieron de vino, lei gìa al poléo… e gni tireva el collo… doppo mezz’ora friggìa ‘ntul tegamino! Nonni, ‘n v’ho cunusciuto, ma ve penso ‘n quela casina, ‘ndu ‘nn’eri mai soli, cun quela gente, quel lavoro intenso, e la famiglia: i vostri bei figlioli!!! Quel posto lì, gni dicivono “I Spicchi”, che la parola fa rima cun “ricchi”, ma ‘n verità la vita era assai grama e lì nacque la Saida, la mi’ mama!

Ancora offerte per l’Oratorio dai nostri lettori: Anna Arrighi, Via per Arezzo Celestina Piomboni, Tavernelle Diana Dini, Via del Carmine Elia Ridolfi, Ca’ di Goro Famiglia Ceppodomo, Borgo Croce Faustina Pernici, Valealle Lea Cerquatti, Badia Leonardi Velma, Prato Marco Rondoni, via della Fossa Marco Stanghellini, Bologna Maria Mignoni Paci, Portaccia Mario Gamberonci, Busto Arsizio Paolo Seri, Case nuove Bicecco Pietro Paletti, San Rocco Saul Comparini, Pianacce Senio Ruggeri, Via del Comune Società del Carnevale, Anghiari Valentina Pierantoni, Il fosso

Ricordi di Severino Baglioni

Lavorèa i campi… e alora era n’impresa! Governèa i razzi e la sera, ormai stracco, cur un lumino se mittiva ‘n chèsa a leggere ‘n librone: l’Almanacco! Drent’a ‘stu libro, che sa de mistero, trovèa i segreti de l’agricoltura, el tempo, le stagioni, el bianco e ‘l nero… tutto quel che riguarda la natura. Aìa ‘mparèto a fere ‘n po’ de tutto; piantò e ‘gnestò anche l’alberi da frutto: ‘na novità, per i tempi d’alora! E forse, qualchedun ci sarà ancora! “La Chèsa Nova” quella era chiamèta; per tutti era ‘na sosta de passaggio: chi andeva al Carmine, facìa ‘na fermèta, s’arposeva e pu’ arpiglièa el viaggio! Nonna Rosa, mogli de Bistaccino, aìa fatto ’na speci de locanda. Si ‘l viandante vulìa fe’ nu spuntino… …pronta! Gni prepareva ‘na vivanda!

Le offerte

1918: I nonni Bistaccino e Rosa con i figli e due cognate La mia mamma, Saida, è la bambina col colletto bianco.

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I morti. Una volta il Proposto [don Nilo Conti N.d.R] ci chiamò perché era stata aperta la cappellina nella chiesa di Badia. Una volta lì c’era un muro. Non se conosceva gnente. Alora era stato aperto questo muro per crearci questa cappella. Era piena d’ossi de morto. Il proposto ci chiamò per dagni una mano e ci disse : Ci aiutate a mettere questi ossi dentro una cassa che dopo se portano al cimitero? Ci spiegò che una volta ad Anghiari venne una grande epidemia con una barca de morti. Non sapevano dove portalli e alora da sopra, se vedi che lì c’era il vuoto, li buttavano giù tutti questi morti mischiati a la terra.


Anno Sacerdotale L’occasione del giubileo sacerdotale di don Romano ci offre una piacevole occasione per inaugurare una serie di articoli che nei prossimi cinque numeri dell’oratorio parleranno dell’Anno Sacerdotale. Il Papa Benedetto XVI lo scorso 19 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù, ha voluto iniziare un anno particolarmente dedicato ai sacerdoti. Nella sua lettera, con la quale ha annunciato questa iniziativa, il Papa parla di uno speciale anno che “vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi”. Questo anno si concluderà con la festa del Sacro Cuore del 2010. Il Santo Padre ha preso come riferimento la figura di San Giovanni Maria Vianney, che sarebbe il Santo Curato d’Ars, partendo da una sua celebre affermazione: il Sacerdozio è l’amore del cuore di Gesù. “Questa toccante espressione, - dice ancora il Papa - ci permette anzitutto di evocare con tenerezza e riconoscenza l’immenso dono che i sacerdoti costituiscono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità”. In questo numero possiamo trovare alcuni articoli dedicati all’Anno Sacerdotale: anzitutto l’editoriale di Enzo Papi a pagina due e l’intervento di don Francesco a pag. 3, poi dei ricordi di don Otello Branchi da parte di alcuni anghiaresi, e infine scritti e poesie sulla festa per il 50° anniversario di sacerdozio di don Romano.

Al Cenacolo

50 anni di Sacerdozio di Don Romano

di Gastone Bozzini

di Anna Pericchi

Era il settembre 1946. Il mio sguardo si sofferma oggi nel chiostro del Cenacolo di Montauto. Vicini al pozzo il Parroco della nostra Propositura di Anghiari, Don Nilo Angelo Conti e Don Otello Branchi, giovane cappellano. Don Nilo, una figura carica di storia, di cultura, di fede, ha saputo trasmettere a Don Otello non solo questi valori, che hanno contribuito alla sua formazione di sacerdote, ma anche un amore per Anghiari. L’amore per la sua terra si coniuga con il rispetto per il paese che lo ospitò. Nel 1945, primo anno dopo il passaggio del fronte di guerra, Don Otello viveva in mezzo agli Anghiaresi, sapeva aiutare la gente, sapeva parlare ai giovani sempre con il suo sorriso. Il legame di Don Otello con il culto della Madonna risale certamente alla sua infanzia, ma questa devozione si rafforza nella sua prima esperienza di sacerdote. C’è spesso nei suoi scritti, “Conversazioni su Maria”, nelle pagine dell’oratorio, un articolo dedicato alla Madonna, vedi La Madonna delle Grazie, La Madonna del Combarbio, La Madonna di Loreto. La volontà è quella di far conoscere il valore del messaggio cristiano, di dimostrare nel suo ricordo il suo amore per Anghiari.

Quante sue celebrazioni hanno segnato il cammino della nostra vita! Cerimonie gioiose come battesimi, cresime, comunioni, matrimoni ed anche momenti tristi come il commiato dai nostri cari defunti, hanno sentito la sua presenza di fede ed hanno avuto il conforto della sua amichevole condivisa partecipazione! Quante domeniche, dopo aver ascoltato la sua omelia, volutamente semplice e comprensibile ma che va dritta al cuore, ci si è sentiti rinnovati di speranza nella Misericordia di Dio, e si è fatto ritorno a casa sollevati, fiduciosi, sereni! Quante volte (per 50 anni!) Don Romano ha celebrato la S. Messa in memoria del sacrificio di Gesù per tutti noi! È con tanta gratitudine che tutta la comunità delle sue parrocchie lo ha voluto festeggiare nella ricorrenza del 50° anniversario della consacrazione sacerdotale. Così domenica 28 giugno 2009, a San Leo di Anghiari, Don Romano ha concelebrato la S. Messa con Mons. Giovacchino Dallara Vicario generale, Don Quinto Giorgini parroco di Monterchi, Don Gianni Zanchi pievano di Micciano e Don Enzo Bigiarini parroco di Monna assistiti dal Diacono Fabio Mondani. E poiché come si sa, tutti i salmi finiscono in gloria, non è mancato il rituale rinfresco. Di tutto gli siamo grati. Pensare a questa comunità senza don Romano sarebbe come vedere, in inverno, un focolare spento! Preghiamo Dio di lasciarlo con noi ancora molto, molto tempo. Nella foto i sacerdoti presenti a San Leo per il 50° di sacerdozio di don Romano.

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La nostra festa non deve finire…. È stata proprio una festa quella del 14 giugno che noi catechiste, i nostri animatori e i bambini abbiamo vissuto in questo giorno così speciale! Perché festa?... perché anche i genitori hanno condiviso con noi tutti i momenti della preparazione: l’addobbo delle Chiese, la pulizia della Prepositura, la ricerca dei petali per l’infiorata e poi ancora la preparazione dei canti insieme ai loro figli, la preparazione pensata e meditata delle preghiere dei fedeli, l’organizzazione di alcuni momenti forti della liturgia come la processione offertoriale e le letture, la preparazione al Sacramento attraverso la celebrazione della Penitenza. Il sabato precedente ci ha visto impegnati in una giornata di ritiro al Cenacolo di Montauto sotto la sapiente guida di Suor Astrid che ha proposto una esperienza di avvicinamento all’Eucarestia di tutta la persona e quindi anche dei cinque sensi. È stata proposta, fra le altre cose, un’esperienza di ascolto nel bosco e richiesta una condivisione alla quale tutti hanno partecipato in modo spontaneo e anche profondamente autentico. Ci è stata di grande aiuto anche la presenza di don Mario che è stato disponibile a parlare con i bambini e a confessare genitori, ragazzi e catechiste. Ci piace ricordare anche l’infiorata: un momento di vera partecipazione comunitaria. Persone di ogni età a partire dalle sette e mezzo della mattina si sono prodigate nell’addobbo delle nostre strade e nel rifocillare con caffè e dolci fatti in casa coloro che prestavano questo servizio! Alla fine perciò la cosa che ci sentiamo di dire a cuore aperto è davvero un “GRAZIE”! Grazie ai bambini e ai loro genitori per la pazienza, la disponibilità e l’impegno con cui hanno risposto alle nostre proposte! Un Grazie particolare anche ai nostri giovani animatori, Valentina, Camilla e il grande Mirko che con passione, generosità e maturità ci sono stati vicini dandoci un aiuto prezioso e una testimonianza di bella e sana amicizia!

Fausto Vagnetti pittore

è questo il titolo del sito dedicato al nostro concittadino Fausto Vagnetti che vi invitiamo a visitare. Questo è l’indirizzo: faustovagnettipittore.it

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Grazie alle Suore del Cenacolo che da sempre rappresentano per noi e per tutta la comunità una sorgente d’acqua viva per abbeverarci alla Parola del Signore. Grazie al Signore per averci chiamato a questo servizio. Grazie al Signore per averLo incontrato nella generosità di questi volti che ci sono stati vicini in questi mesi e che hanno condiviso con noi i nostri entusiasmi e anche le nostre fatiche! L’augurio per tutti noi è quello che i bambini hanno cantato nell’Alleluja “La nostra festa non deve finire… e non finirà... perché la festa siamo noi che camminiamo verso TE”. Catia e Norma


Badia Prataglia Campeggio delle medie 2009

Questa è stata la mia prima esperienza in campeggio con le medie…… e non sapevo cosa aspettarmi, il primo giorno non è stato facile, perché non conoscevo quasi nessuno e gestire i ragazzi mi sembrava una cosa più grande di me. Poi ho imparato a conoscere le persone che mi circondavano, ad ascoltarle a vivere assieme a loro questa esperienza. Infatti se riesci ad aprire gli occhi, ma soprattutto il cuore, ti accorgi che intorno a te c’è un mondo tutto da scoprire e persone che vogliono percorrere il cammino della vita con te. Io sono partita da Anghiari con una figlia e sono tornata con diciassette figli, sì, perché i ragazzi che sono venuti via con noi per me sono “i miei ragazzi”. Non sempre è stato facile riuscire a gestire questi adolescenti, ma alla fine di tutto sono rimasta molto soddisfatta di questi quattro giorni, perché sono riuscita ad instaurare con loro un buon rapporto. Vorrei che questo legame non finisca così, mi piacerebbe poter allargare il nostro gruppo e approfondire ciò che si è creato. I giovani sono il nostro futuro e io ripongo in loro molta fiducia, però non ci dobbiamo scordare che loro da soli non ce la possono fare ed è proprio per questo che hanno sempre accanto un Amico Grande (come dice la canzone) che li aiuta ad amare... ad amare la vita. Madre Teresa diceva “Ama la vita così com’è, amala pienamente senza pretese...; amala seppure non ti da ciò che potrebbe, amala anche se non è come la vorresti………….. Ma non amare mai senza amore. Non vivere mai senza vita!” Questa esperienza per me è stata speciale, perché mi ha fatto capire che la vita più è vissuta in maniera semplice, più viene assaporata. Per tutto questo devo ringraziare le persone che mi hanno dato questa opportunità e che si sono fidate di me, perché, grazie a loro, ho provato emozioni molto forti che mi hanno sì, scosso, ma hanno anche riempito il mio cuore. Alessandra Nella foto alcuni ragazzi nei boschi di Badia Prataglia durante una camminata.

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Esserci ancora

Il mio gattino Charlie

di Franca Ciucoli

di Lela Lega

Già il mattino tende la mano al tramonto. Scivolano via le ore con i desideri le emozioni i pensieri verso la sera. È così l’indomani e l’indomani ancora. Giornate solari, grigie gelide, ventose lasciano i segni sulle mie stagioni numerose stagioni... volate che mi parlano senza parole e al calar d’ogni sera respiro il desiderio di viverne ancora.

Ho trovato un gattino, randagio ed affamato, gli ho dato da mangiare e poi l’ho accarezzato.

Ricordiamo la Rina

Era pieno di brufoli ed io con grande amore, l’ho messo nella gabbia e via dal dottore. Il Vet l’ha trattenuto, per poterlo ben curare ed ho pensato intanto, di farlo anche sterilizzare. Ora è tornato a casa; è proprio un bel gattino, mangia, corre sul prato e mi si struscia vicino.

Rina Del Tasso era nata a Valealle di Anghiari il 14 aprile 1909 e quindi era entrata già nei cento anni. Un record invidiabile che non ha potuto raggiungere per meno di due mesi. È morta il 19 febbraio 2009. Ha quattro figli: Elide, Paolo, Tersilia e Lidia e, ultimamente, viveva con la famiglia della figlia Tersilia nella zona della Giardinella. D’altra parte proprio nel podere della Giardinella ha trascorso molti anni della sua vita con il marito Boncompagni . Le figlie si sono aiutate a vicenda perché potesse vivere nel migliore dei modi. Negli ultimi due mesi della sua vita è stato necessario ricorrere all’Istituto Martini di Anghiari dove abbiamo potuto constatare con quanto amore vengono seguite le persone ricoverate.

Ma se cerco di prenderlo ed accarezzarlo un po’, mi guarda e scappa via, e par che dica: “Eh No..” “Io qui sto proprio bene e non voglio scappare, però fra le tue braccia, non ci voglio più tornare”.

Autunno di Gemma Lenzi

Autunno, con i tuoi colori, la tua malinconia, la tua disperata volontà di vivere, la voglia di non arrendersi all’inverno. Meraviglioso Autunno, con la terra abbandonata al riposo, gli alberi nudi, il cielo grigio, Autunno, silenzioso, romantico, in fondo, io ti assomiglio.

“Mia cara padroncina, ti voglio bene assai ed io da questa casa non me ne andrò via mai”. “Però tu lo sai bene, di te mi son fidato, ti son venuto in braccio e tu mi hai sterilizzato”. “Perciò, scusami tanto, lo capirai anche tu, mi hai fregato un volta e non mi freghi più. Gennaio 2009

La morte dell’Isabella di Armando Zanchi

Nel mio pensiero crudo e pensoso penso a questa donna in modo onoroso

Ma la sua vita solo ora serena ché porre fine alla sua vita terrena

Donna vivente in vita trasformata dentro una casa stretta e poco agiata

Questa Isabella dai cittadini amata sempre cortese con la sua chiacchierata

Lei sempre pronta al sacrificio ma il terreno per lei non fu auspicio

Lasciò Firenze si fece anghiarese ma la sua vita trovarono altre attese

Si dedicava animava e corpo alla famiglia con amore profondo

Fu dolce madre di due belle figliole l’Ombretta e la Sonia dono del Signore

Certo per lei la vita poco agiata quando la mano è poco organizzata

Le sue parole mi davano il segnale che tante cose doveva sopportare

Io la trovai davanti al Teatro ma il suo morale molto abbassato

Gli feci coraggio caffè preso insieme ma prevedevo le liste tanto nere

Si sentiva stanca della vita odierna l’avvicinarsi della morte orrenda

Ora finalmente riposerà beata dopo una vita tanto affannata:

Giovanni, Ombretta e Sonia ringraziano tutte quelle persone che hanno voluto ricordare l’indimenticabile Isabella con preghiere, offerte, fiori ed attestati di cordoglio dimostrando tutto il loro affetto per la famiglia Zanchi.

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La fiera del cocomero

La preghiera del Pacifico di Maria Senesi

La fiera del cocomero, il 29 di agosto, era una delle fiere che si ricorda ancora oggi con piacere. Si parla sempre di persone con oltre cinquant’anni e queste ricordano di quando in quel giorno ci si mangiava le nostre belle fette di cocomero. Non c’era famiglia del territorio di Anghiari, dalla Valtiberina alla valle del Sovara che in quel giorno non comprasse almeno un cocomero. Poi con una balla lo riportavano a casa, molte volte a piedi. E qui la giornata non si dimenticava anche perché, specialmente i bambini e i ragzzi, la sera ne mangiavano almeno tre o quattro fette e non era raro il caso che nella notte non facessero la pipì a letto. I cocomeri venivano collocati soprattutto in cima alla croce, nella piazzetta e nel primo tratto. Un asse messa di traverso al marciapiede sorreggeva i mucchi di cocomeri scaricati dai barocci e ultimamente dai camion dei produttori della Valdichiana: Tegoleto e zone limitrofe dove i cocomeri venivano veramente grossi. C’erano anche i banchi con le altre mercanzie ed il bestiame ma era il cocomero l’elemento essenziale. Alla pineta si ballava e squadre di giovani andavano a mangiare il loro cocomero magari per la via del Carmine o a Cul di paiolo. In questo giorno poi si ricorda la traslazione della reliquia del capo del beato Bartolomeo Magi, frate francescano anghiarese morto nel 1510 a Empoli, avvenuta nei primi anni del 1600 e che fu posta nella chiesa della Croce. Solo negli anni ’50 la reliquia fu trasportata in Propositura dove ancora si trova e presso il cui altare (quello della Cena del Sogliani). Sarebbe opportuno ed auspicabile che tale reliquia venga riportata nella chiesa della Croce. Anche perché la famiglia Magi contribuì alla costruzione di questa chiesa. Con le indicazioni di Bartolomeo e con i soldi dei familiari.

Una sfida eccezionale di GM

Nel rinnovato campo di bocce annesso al prato della chiesa di Santo Stefano, abbiamo assistito con piacere alla partita di bocce fra i gemelli Crociani e i gemelli Gennari. Le coppie erano formate da Crociani Mattia con Gennari Nicola e Crociani Gabriele con Gennari Matteo. La partita è stata anche emozionante per le persone che assistevano e anche per quelle che partecipavano perché abbiamo potuto vedere i gemellini Crociani tirare contenti le bocce e battere anche le mani. Questo episodio ci ha gratificato per il lavoro che è stato fatto e ci vogliamo augurare che in seguito questi ragazzi possano continuare a frequentare questo spazio e anche il gioco delle bocce.

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Siccome adesso i matrimoni durano poco e non so perché, se fosse come penso vi suggerisco una Preghiera: vale per uomini e donne. La diceva diverso tempo fa un Giovane detto il Merlo perché fischiava sempre, di mestiere faceva il Taglialegna. Stava fuori dalla mattina alla sera. Un vicino di casa un po’ invadente gli disse: «Per me lasci troppo Tempo tua moglie sola, Pensaci bene.» Il Merlo, senza scomporsi gli rispose: «Non ti preoccupare, io la Mattina dico sempre una Preghiera. Signore fa che la mi’ mogli non me faccia i corni. Se me li fa, che non lo sappia, se lo sapessi fa che non ci creda, se ci credessi fa che non li veda, se li vedessi fa che non mi importi gnente, così sia. Ti assicuro che sono tranquillo e ci vogliamo bene.»

Strade funzionali di Clèto

Ogni nostra strada, oltre la funzione di far passare auto, moto, pedoni, carri agricoli (oggi trattori) e quant’altro, ha anche altri scopi più reconditi. Per esempio la Via del Carmine, ribattezzata la Via del sudore, svolge bene la sua funzione di percorso pedonale dato il poco traffico anche se stretta (ma noi non disperiamo che ben presto verrà allargata e dotata di un pista pedonale e ciclabile con tanto di cipressi ai lati fino al Carmine). Per chi ama il rischio c’è la Via del Braccio che porta verso Sorci. Per chi ama incontri particolari c’è la Via delle ficaie (è quella conosciuta da quelli con più di sessant’anni e che parte dalla Curva del mulino e volendo va verso il Ponte dei sospiri). Per chi invece va in macchina e vuole assestare il proprio intestino c’è una nuova strada da percorrere. È quella di Pino, oggi detta Via Vagnetti, che con le sue buche è proprio adatta allo scopo. Provatela!


Appunti sulla posizione della statua

Garibaldi d’Anghiari di Flavio Mercati

I

numerosi turisti che vengono ad Anghiari di solito rimangono perplessi dinnanzi alla statua di Garibaldi raffigurato nel mentre, con l’indice del braccio destro alzato e rivolto approssimativamente verso nord, pronuncia ai suoi l’imperativo categorico: “O Roma o morte”. Roma infatti, rispetto ad Anghiari si trova a sud e quindi il dito ed il braccio destro alzati dovrebbero essere rivolti in quella direzione. Contraddizione fatta notare anche dal noto conduttore televisivo Carlo Conti durante la trasmissione televisiva “L’eredità” del 29 aprile scorso nella quale fu affermato che la statua di Garibaldi ad Anghiari “è stata montata a rovescio”. Ma siamo proprio sicuri che questa affermazione risponda a verità? Esaminiamo, perciò, quando sorse e prese vigore il detto “O Roma o morte”. Siamo nel 1862, da poco è stata proclamata l’ “Unità d’Italia” (1861), anche se ancora mancano il Lazio con Roma, il Veneto con Venezia, la Venezia Giulia con Trieste ed il Trentino. Due anni prima è avvenuta la spedizione dei “Mille” che ha portato alla conquista di tutta l’Italia meridionale e che, nelle intenzioni di Garibaldi, doveva portare anche alla conquista di Roma, ponendo fine al potere temporale dei Papi. Sappiamo poi come andò: incontro a Garibaldi andò l’esercito piemontese al comando del re, per fermarlo ed evitare appunto che venisse occupata Roma creando complicazioni internazionali. Ma Garibaldi, come si dice in gergo, non la mandò giù: il suo chiodo fisso rimaneva quello di occupare e liberare Roma e Venezia. Però il detto “O Roma o morte non era ancora sorto. In quell’anno 1862 Garibaldi con alcuni seguaci si recò in Sicilia, forse per usare la sua popolarità fra i siciliani per sedare l’indignazione che stava salendo verso il nuovo governo italiano. Tenne infuocati discorsi a raffica nei quali si parlò anche della liberazione di Roma e di Venezia ed alla fine questo argomento prese la prevalenza su tutti gli altri. Durante un discorso a Marsala sorse dalla folla(*) il grido “Roma o morte” che lui riprese e rilanciò. Come nel 1860 cominciarono ad affluire dei volontari intorno a lui, in poco tempo furono circa tremila, formando un piccolo esercito avanzante verso lo stretto di Messina, per poi passarlo, come avvenne, e nelle intenzioni risalire la penisola fino a Roma. Il tutto con la connivenza del governo italiano che faceva anche il doppio gioco: lasciare fare se le cose andavano bene e bloccare tutto, invece, se avessero preso una brutta piega. Il motto della spedizione era diventato il detto “O Roma o morte” e naturalmente Garibaldi nel pronunciarlo incitando i suoi avrà sicuramente anche alzato il braccio e il dito all’incirca verso nord in direzione di Roma. Come si sa, sbarcarono poi in Calabria, ma furono fermati ancora una volta dall’esercito ora italiano, all’Aspromonte. Per quanto riguarda il motto “O Roma o morte” anch’esso nacque in Sicilia e morì all’Aspromonte, per quanto riguarda Garibaldi, infatti il Generale, forse per scaramanzia, dato che gli aveva portato sfortuna, non lo usò più ufficialmente, neanche nell’altro tentativi di occupare Roma, quello del 1867, partito, questa volta, dal nord, dalla Toscana, ma anch’esso destinato al fallimento; ricomparirà il motto nella storia d’Italia molto più tardi, quando Garibaldi era morto da un pezzo. Ritornando alla nostra statua con il braccio destro alzato e proteso ad indicare con l’indice della mano vagamente il nord, quanto detto sopra induce a credere, con pochi margini di dubbio, che essa rappresenti Garibaldi, mentre dalla Sicilia incita i suoi verso Roma, verso il nord; ipotesi suffragata dal fatto che sotto la statua, nel cippo che la sostiene c’è la celebre frase “O Roma o morte” pronunciata appunto in Sicilia, da lui, quando partì per la spedizione. Quindi, allorché i nostri antenati, nel 1914, posizionarono la statua, come si vede tutt’ora, lo fecero a ragion veduta, anche perché Anghiari ha avuto molti garibaldini, e quindi, in quel periodo, le vicende di Garibaldi s i conoscevano bene, nel paese. Se nel cippo non ci fosse stata questa frase “O Roma o morte”, la statua avrebbe anche potuto essere collocata rivolta in qualsiasi direzione, è la frase che chiarisce tutto! Ci possono anche essere altre spiegazioni sul perché dell’orientamento della statua, motivi di ordine tecnico, di veduta o altro, comunque questa è in linea con la storia. E siamo anche in linea con gli altri. Carlo Conti infatti ha affermato che le statue di Garibaldi dei Comuni d’Italia, all’infuori di quella d’Anghiari, indicano Roma; ma anche quella d’Anghiari indica Roma, raffigurando però il personaggio che la indica dalla Sicilia e quindi rivolto verso il nord, nella direzione di Roma. * Indro Montanelli, Storia d’Italia, Volume 6, pag. 47. * Denis Mack Smith, Garibaldi, pag. 113, San Paolo Editor, Ed. speciale per Famiglia Cristiana pubblicato su licenza della Mondadori Editori S.p.a.

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Mese di Aprile 2009

CRONAC HETTA

dei fatti pi첫 strani, pi첫 importanti o pi첫 semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese.

Mese di Marzo 2009

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Bartolomeo e bartolomeo

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