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PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI FEBBRAIO - MARZO 2008 N. 1

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

Il Presepe Vivente di Le Ville-Monterchi

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Copertine Nella copertina di questo numero riproponiamo quella del 1969. Lo facciamo per riportare così alla memoria alcuni frammenti della vita del nostro giornale che con il 2008 ha raggiunto il XXXXII anno di pubblicazione. È un traguardo del quale siamo onestamente soddisfatti e che ha impegnato negli anni diversi collaboratori della parrocchia. Questo ambito traguardo lo vogliamo condividere però con voi lettori e con la Banca di Anghiari e Stia che da sempre ci sostenete.

Filastrocca Stella stellina, la notte si avvicina la fiamma traballa la mucca è nella stalla. La mucca e il vitello, la pecora e l’agnello, la chioccia e i pulcini, ognuno ha i suoi bambini, ognuno ha la sua mamma, e tutti a far la nanna. (Dalla raccolta della maestra Malvina)

Mi torna in mente di Maria Pia Fabiani

Mi torna in mente un episodio divertente (per me, ma non per l’interessata beatamente incosciente) di molti anni fa. Una mia giovane conoscente, che aveva ambizioni di studio, parlandomi di Dante, pronunciò la sua celebre frase “fatti non foste a viver come bruti”, ma la poverina declamò convinta: “Fasti non fotte...”, convincendomi che anche lei “fasta non fotte” per scrivere. 24 giugno 2007

l'editoriale di enzo papi

Educazione

I

nostri figli sono avviati o si stanno avviando verso il rendiconto centrale dell’anno scolastico; è tempo di pagelle, di schede, di colloqui, di incontri scuola-famiglia. Numeri, giudizi verbali, valutazioni di rendimento. Ma l’educazione? Può essere posta così la domanda centrale di questo tornante dell’anno scolastico; domanda però che resta sempre più soffocata dai numeri e dalle parole e, raramente, stenta ad emergere in tutta la sua dimensione e la sua portata. Il termine educazione deriva infatti da un verbo composto latino, e-ducere, che significa ‘condurre fuori da’, cioè prendere un bambino o un giovane che vive dentro una convinzione ed una realtà culturale per guidarlo, accompagnarlo e introdurlo in una nuova e più matura situazione umana e culturale. È chiaro, quindi, che un simile approccio al tema, che supera, e di gran lunga, la questione dei voti e delle valutazioni (che pure devono essere, e giustamente, dati) pone in gioco elementi ben più pesanti: su quale ipotesi educativa si lavora? E chi è coinvolto nel lavoro educativo? Ancora: è evidente, allora, che i soggetti primari dell’ educazione sono gli adulti; altre domande si impongono: ci sono ancora gli educatori? E il loro lavoro è efficace? Basta osservare i comportamenti, i luoghi comuni, le convinzioni consuetudinarie, gli atteggiamenti, i formalismi indotti dalle moda e dalle mode, l’incidenza delle compagnie e delle occasioni nel quotidiano dei nostri ragazzi e dei nostri giovani per essere preoccupati. È bene, proprio in queste settimane, riporre al centro della riflessione il problema educativo, problema che si qualifica, innanzitutto, come un rischio. A scuola, in casa, all’oratorio occorre tornare a mettersi in gioco; le tre P, il professore, il padre e il prete, devono tornare ad essere e porsi per quello che sono, cioè come la posizione adulta che possiede un’esperienza ed è consapevole di una traditio che desidera comunicarsi e passare nelle nuove generazioni. Ecco il rischio di cui riappropriarsi: trovare consapevolezza della propria identità di maestri, ciascuno nel luogo che la Provvidenza gli ha affidato. In famiglia come a scuola, a scuola come in parrocchia l’adulto è l’educatore e il giovane l’educato. Sono verità banali, ma tanta ovvietà nella realtà di oggi non è più così evidente. I ritmi del lavoro, l’incombere dei programmi, la rarefazione dei parroci rendono sempre più difficili quella vicinanza dei Maestri all’uomo che è la condizione prioritaria della condivisione del bisogno educativo. E in tanta complessità del quotidiano si introduce ed apre spazi sempre più ampi, nel cuore dei giovani, la modernità, laica ed edonista, relativista ed egoista, che non si impone con la prepotenza, ma con la seduzione di una proposta pragmatica e facile, cioè, a sua volta, come progetto educativo. Che fare? Tornare ad essere. Di fronte all’invadenza sempre più egemone di una modernità distorta e distorcente si propone ormai l’urgenza di buoni maestri, adulti consapevoli della propria identità che si pongono come comunità educante. Occorre una nuova stima per il lavoro e l’opera dei padri e dei genitori, per l’impegno dei parroci, per la lotta quotidiana dei docenti, tutti insieme maestri chiamati, a questo punto, in prima fila su un fronte difficile e per nulla tranquillo, dove si gioca la non facile partita della trasmissione di una coscienza e di un sapere, di una identità e di una appartenenza; contro un nemico, la modernità, che non è neutrale, ma oppone all’impegno il relativismo, alla consapevolezza l’edonismo, alla responsabilità l’utile, alla comunione l’individualismo, al Cielo la Terra, allo Spirito, per dirla con S. Paolo, la Carne. I voti e le valutazioni sono strumenti, non sono l’educazione; ben altro è in gioco; altri sono i rendiconti da chiedere e su cui verificarsi. Il problema è molto più vasto ed impegnativo di quanto non si pensi abitualmente: costruire isole di libertà capaci di opporsi ‘ad ogni vento di dottrina’.

L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XXXXII - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro.

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Sulla “Spe salvi”, seconda enciclica di Benedetto XVI Un invito alla lettura e alla sua meditazione il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore (…) allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo (…) inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (…). Non tutti, poi, hanno colto la vera essenza e l’arguta intuizione del Papa tedesco. Primo fra tutti il giornalista Eugenio Scalfari che ha esordito all’indomani della Spe salvi additando Benedetto XVI che con la sua enciclica rifiuta il mondo moderno e chiude le porte ad un dialogo con gli uomini. A lui ha risposto Gianni Mereghetti, giornalista, dicendo: anzi è proprio il contrario, il Papa non rifiuta il mondo moderno, ma le ideologie che hanno tradito l’urgenza di quel mondo, l’urgenza di una piena valorizzazione della ragione e della sua tensione al vero. L’Enciclica “Spe Salvi” è una commovente testimonianza dell’abbraccio di Cristo all’uomo, alle istanze della sua ragione, alla sua esigenza di felicità. Questo il Papa comunica, l’amore di Cristo all’uomo, un amore che srotola davanti ai suoi occhi l’orizzonte affascinante della speranza. Di speranza come dono parla invece Joaquin Navarro-Valls, ex portavoce della Santa Sede. Benedetto XVI mostra come la perdita di fiducia sia una tentazione pressoché incessante dell’uomo, essendovi stati in modo ricorrente nella storia segni lampanti non soltanto di un progresso senza fine, ma anche di una mancanza di avvenire, di un’assenza di certezze nel domani. Secondo Benedetto XVI, l’uomo può, quindi, trovare di nuovo un’autentica fonte di speranza anche nel presente, purché rivolga tutto sé stesso verso un bene realmente adeguato al suo bisogno. Cioè, alla sua natura. Il Papa esprime così, al di là delle molteplici negazioni di senso offerte dalla cultura contemporanea, il senso autentico della speranza come un dono inatteso che non possiamo produrre da soli, ma che possiamo solo ricevere dall’Altro. Ci piace infine chiudere con le parole del professor Giacomo Samek Lodovici, in un articolo apparso su Avvenire che è titolato: Quel desiderio che svela la felicità vera. Lui parte dal paragrafo 30 dell’enciclica Spe salvi: «l’uomo ha, nel succedersi dei giorni, molte speranze – più piccole o più grandi – diverse nei diversi periodi della sua vita. A volte può sembrare che una di queste speranze lo soddisfi totalmente e che non abbia bisogno di altre speranze». Questa soddisfazione, però, è solo temporanea, e ciò verso cui ci sospingeva la nostra speranza finisce per deluderci, più o meno cocentemente: «Quando, però, queste speranze si realizzano, appare con chiarezza che ciò non era, in realtà, il tutto. Si rende evidente che l’uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre». Ed il Papa invita così a riflettere sul sentimento della delusione. Allora – prosegue il passo dell’enciclica – «si rende evidente che può bastargli [all’uomo] solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre più di ciò che egli possa mai raggiungere». Nel cuore dell’uomo alberga, insomma, un desiderio radicale che non è il desiderio di qualsivoglia bene finito bensì di un Bene Infinito. L’esperienza di delusione dello scopo conseguito ci fa così comprendere che la soddisfazione del nostro desiderio può darla solo la comunione definitiva e totale con Dio. Solo quella totale, non quella provvisoria e parziale che ci è data nel corso della vita.

Un primo sguardo La seconda Enciclica di Benedetto XVI è suddivisa in 50 paragrafi, con all’interno otto capitoli generali. Dopo l’«introduzione» si apre il capitolo «La fede è speranza», di taglio scritturistico, con spazio anche per una figura quale santa Bakhita, esempio vivente della «speranza» cristiana. Il capitolo seguente s’intitola «Il concetto di speranza basata sulla fede nel Nuovo Testamento e nella Chiesa primitiva»: qui sono citati san Gregorio Nazianzeno, san Tommaso d’Aquino e Lutero. Nel capitolo «La vita eterna – che cos’è?», Benedetto XVI affronta il tema dell’aldilà, mentre nel successivo «La speranza cristiana è individualistica?» entrano in gioco teologi come Henri de Lubac o mistici come sant’Agostino, Bernardo di Chiaravalle e Benedetto. Nel capitolo «La trasformazione della fede-speranza cristiana nel tempo moderno» compaiono Bacone, Kant, Engels, Marx sul rapporto fede-ragione. Nel capitolo «La vera fisionomia della speranza cristiana» si citano poi Lenin, di nuovo Marx, Adorno, mentre in «Luoghi di apprendimento e di esercizio della speranza» si parla della preghiera, con riferimento tra gli altri al cardinale Van Thuan, al filosofo Horkheimer, a Dostoevskij e Platone. L’Enciclica si chiude con il capitolo «Maria, stella della speranza».

Hanno detto… Il filosofo Adriano Fabris dice che un punto importante sottolineato da Benedetto XVI è proprio quello in cui la speranza cristiana diviene attesa universale che la giustizia sia stabilita e garantita di fronte alle ingiustizie della storia. Ma questa garanzia non può essere data dalla storia stessa, né è l’uomo, da solo, a poterla offrire. L’essere umano è bensì responsabile dei suoi atti. Ma, come viene affermato: «La pretesa che l’umanità possa e debba fare ciò che nessun Dio fa ed è in grado di fare, è presuntuosa ed intrinsecamente non vera». «Un mondo che si deve creare da sé la sua giustizia - scrive il Papa - è un mondo senza speranza… Nessuno e niente garantisce che il cinismo del potere non continui a spadroneggiare nel mondo». Nella sua Enciclica, Benedetto XVI, cita anche l’aldilà, i famosi “novissimi” che sanno di catechismo preconciliare. A tal proposito interviene la storica Marta Sordi: mi sembra giusto richiamare l’attenzione su quello che è, nell’enciclica, l’oggetto della speranza e nello stesso tempo il suo contenuto fondamentale: la vita eterna. Contro il buonismo diffuso nella cultura dominante del nostro tempo, che finisce per ignorare l’esistenza del male e umilia la stessa libertà umana, il Papa ricorda l’esigenza che da sempre l’umanità ha mostrato per una giusta retribuzione del bene e del male e di un Giudizio che ristabilisca per l’eternità l’ordine spesso capovolto nella vita terrena. Dobbiamo a mio avviso essere molto grati a Benedetto XVI per questa enciclica che ha il coraggio di riproporre temi fondamentali della nostra fede, oggi purtroppo oscurati fra gli stessi credenti. Il noto giornalista Antonio Socci si sofferma invece su un particolare: una citazione di Immanuel Kant che fa una certa impressione rileggere in questi tempi in cui l’Europa sembra in guerra contro la Chiesa, spesso strumentalizzando alcuni gruppi sociali (come gli immigrati musulmani o le donne o gli omosessuali) per sradicare le radici cristiane e per limitare la libertà dei cattolici e della Chiesa. Scriveva Kant: “Se

Solo il tentativo di invitare, per chi non l’avesse ancora fatto, alla lettura della seconda enciclica di Papa Benedetto XVI. E per chi invece l’avesse già letta ci auguriamo di avere dato un contributo – anche se modesto – per la sua riflessione ed analisi. Buona lettura!

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CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

Mese di Febbraio 2008

Mese di Marzo 2008

1° febbraio venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 2 febbraio sabato - Presentazione di Gesù al Tempio, Candelora. Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio per offrirlo al Signore dove incontrano il vecchio saggio Simeone e la profetessa Anna. 3 febbraio domenica – Domenica IV del Tempo Ordinario. San Biagio vescovo e martire guaritore del mal di gola. Sante Messe secondo l’orario festivo. 5 febbraio martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 6 febbraio mercoledì - Le Ceneri: alle ore 18 nella chiesa di Propositura ad Anghiari e alle ore 21 nella chiesa di Tavernelle, siamo invitati alla S. Messa durante la quale potremo ricevere, quale gesto simbolico di penitenza, l’applicazione delle Ceneri.

2 marzo domenica – Domenica IV di Quaresima. Sante Messe secondo l’orario festivo. 4 marzo martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 6 marzo giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 7 marzo venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 9 marzo domenica – Domenica V di Quaresima. Sante Messe secondo l’orario festivo. 15 marzo sabato - San Giuseppe sposo della beata vergine Maria. “Servo fedele e saggio! Il Signore ti ha affidato la sua famiglia.” Quest’anno la festa viene anticipata poiché il 19 siamo già nella settimana santa.

SETTIMANA SANTA 16 marzo domenica – Domenica di Passione - Le palme. Alle ore 9,30 S. Messa nella chiesa di Badia. La S. Messa delle 11 viene anticipata alle 10,45 ed inizierà presso la piazza di S. Agostino con la benedizione delle palme, poi in processione ci rechiamo in Propositura. Alle ore 18 S. Messa nella chiesa della Croce. 17 marzo lunedì Santo. Alle ore 21 confessioni. *** TRIDUO PASQUALE DELLA PASSIONE, MORTE E RISURREZIONE DEL SIGNORE Il triduo pasquale comprende il Venerdì Santo, il Sabato Santo e la Domenica di Risurrezione. Dato però il carattere pasquale della Cena del Signore entra nella celebrazione del triduo anche la messa vespertina del Giovedì Santo. La domenica di Pasqua è insieme l’ultimo giorno del triduo e il primo del Tempo di Pasqua. 20 marzo Giovedì Santo - Ultima Cena “In coena Domini” Alle ore 16,30 nella chiesa di Tavernelle ed alle ore 18,30 nella chiesa di Propositura in Anghiari S. Messa vespertina solenne con il rito della Lavanda dei piedi. La Chiesa celebra in questa giornata l’istituzione della SS. Eucaristia. Al termine della Messa visita in preghiera alle chiese paesane. Nella chiesa di S. Stefano alle ore 19,30 momenti di adorazione e di meditazione. Alle ore 21 circa nella chiesa di Propositura e nella chiesa di Tavernelle Ora di meditazione. 21 marzo Venerdì Santo - Passione e morte di Gesù. In questo giorno celebriamo e meditiamo la passione di nostro Signore Gesù Cristo che culmina con la morte in croce. Per antica tradizione in questo giorno non viene celebrata la S. Messa. Alle ore 11,30 del mattino ci troviamo nella chiesa di Sant’Agostino per portare il simulacro di Gesù Morto in Propositura. Un invito particolare ai giovani e ai bambini ad essere presenti a questa manifestazione. Alle ore 15 nella chiesa di Tavernelle e alle ore 19 in Propositura, solenne liturgia in Passione Domini. Al termine processione tradizionale per le strade del paese con il solito itinerario. Un invito all’ordine e alla preghiera.

INIZIO DEL TEMPO DI QUARESIMA (40 giorni) Periodo forte dell’anno liturgico, periodo di penitenza e di rinnovamento. Tutti i venerdì di quaresima alle ore 16 a Tavernelle e alle ore 17,30 in Propositura, pia pratica della Via Crucis. 7 febbraio giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 10 febbraio domenica – Domenica I di Quaresima. Sante Messe secondo l’orario festivo. 11 febbraio lunedì - Beata Vergine di Lourdes. Giornata del malato: in Propositura alle ore 16 S. Messa con sacra unzione degli infermi; seguirà un momento di ristoro. 14 febbraio giovedì - San Cirillo e Metodio patroni d’Europa. San Valentino patrono degli innamorati. 17 febbraio domenica – Domenica II di Quaresima. Sante Messe secondo l’orario festivo. 22 febbraio venerdì - Santa Margherita da Cortona. 24 febbraio domenica – Domenica III di Quaresima. Sante Messe secondo l’orario festivo.

Domenica 16 marzo Domenica delle Palme Ritrovo nella piazzetta di Sant’Agostino dove, alle ore 10,30, verranno distribuite le palme. Alle ore 10,45 rito di benedizione della palme per la Processione in onore di Cristo Re che raggiungerà la Propositura dove continuerà la S. Messa.

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22 marzo Sabato Santo. Gesù nel sepolcro: si celebra il mistero della sepoltura di Gesù. Alle ore 23,30 nella chiesa di Propositura e nella chiesa del Cenacolo di Montauto inizio della solenne Veglia Pasquale nella notte santa che prelude alla S. Messa “in Resurrectione Domini”. 23 marzo domenica – Pasqua di Resurrezione. Alleluia: il Signore è veramente risorto. Sante Messe secondo l’orario festivo. La festa di Pasqua è una festa con ottava, cioè dura otto giorni, il tempo di tutta la prima settimana di Pasqua.

SANTE MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

TEMPO DI PASQUA Il Tempo di Pasqua abbraccia un periodo di cinquanta giorni ed è profondamente segnato dalle tre solennità in cui si snoda: Pasqua, Ascensione, Pentecoste. 24 marzo lunedì dell’Angelo: Pasquetta: festa nella parrocchia di S. Stefano. Sante Messe: nella chiesa di S. Stefano alle ore 11; nella chiesa della Croce alle ore 18. 30 marzo domenica – Domenica II di Pasqua - Domenica in Albis. Sante Messe secondo l’orario festivo. 31 marzo lunedì - Annunciazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Ave Maria, con queste parole un Angelo mandato da Dio si presentò nell’umile dimora di Maria per annunciarle che il Salvatore del mondo sarebbe nato dal suo seno verginale. Per convenzione viene fissata al 25 marzo poiché dopo nove mesi esatti avviene la nascita del bambino Gesù. Quest’anno viene posticipata poiché in quella data siamo ancora nell’ottava di Pasqua.

Ore 8,00 Ore 8,30 Ore 9,00 " Ore 9,30 Ore 10,00 " Ore 11,00 " " " Ore 11,30 Ore 12,00 Ore 15,30 Ore 16,00 " Ore 18,00

Primo venerdì del mese al Carmine

-PIEVE DI MICCIANO -ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CENACOLO DI MONTAUTO -CATIGLIANO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -SAN LEO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE -TAVERNELLE -VIAIO -TOPPOLE -TUBBIANO -PONTE ALLA PIERA -PROPOSITURA (1a domenica del mese) -ANGHIARI: Chiesa della Croce

... E DI MONTERCHI Ore 8,30 S. Maria della Pace Le Ville Ore 8,45 San Michele Arc.lo a Padonchia Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,00 S. Maria della Pace Le Ville Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

Pia Società del Gesù Morto Programma della Settimana Santa Riportiamo il programma dei momenti più caratteristici della Settimana Santa Venerdì 14 marzo in Propositura alle ore 18,30 si ritroveranno tutti i confratelli con la Cappa delle Compagnie e si provvederà all’affidamento della cappa bianca ai giovani della Compagnia di Sant’Antonio che si impegneranno per l’anno 2008. Seguirà una breve processione fino alla chiesa di Sant’Agostino (sede del Gesù morto) dove durante una piccola preghiera sarà esposto il simulacro del Gesù morto. Quindi i Confratelli di tutte le Compagnie potranno accostare alla confessione in vista della Pasqua. Domenica 16 marzo inizio della Settimana Santa con la Processione delle Palme, alle ore 10,45 dalla piazza di S. Agostino. Giovedì 20 marzo alle ore 18,30 in Propositura S. Messa nella Cena del Signore. Venerdì 21 marzo alle ore 19 in Propositura celebrazione della Passione del Signore e tradizionale processione del Gesù morto per le strade di Anghiari con termine nella chiesa di S. Agostino.

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IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo * Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

2008: Anno bisestile

Auguri Riccardo

digitalfoto Emmedipì

di Sergio Lombardi

C

ome sempre si spera sarà un anno migliore di quello passato, anche se c’è il proverbio che dice “anno bisesto, anno funesto”, ma questo fa parte di una tradizione vecchia e superata. In definitiva si volta pagina ed è il momento di fare un bilancio dell’anno appena trascorso e ognuno di noi deve fare una valutazione delle regole comportamentali che hanno caratterizzato il proprio modo di agire nel piccolo o grande mondo che si è costruito e del quale fa parte in modo più o meno costruttivo. Insomma ognuno si deve chiedere se è stato coerente con i propri principii e intendimenti perché è molto facile andare verso corrente ma essere veri uomini vuol dire mantenere fede alla propria individualità e personalità. In definitiva è meglio essere il primo degli ultimi, che l’ultimo dei primi ed in tutto questo bisogna ammettere che Anghiari rappresenta un’oasi in un contesto nazionale ed internazionale. Il 2007 appena trascorso è stato un anno veramente tragico e il tutto perché non siamo riusciti a stare al passo della globalizzazione e ciò è dovuto essenzialmente alla situazione socio-politica, il progresso non si può fermare altrimenti si rischia di rimanere al palo. Infatti ora ci si accorge che a Napoli occorrono quegli inceneritori per i quali alcune forze politiche hanno fatto delle manifestazioni popolari perché deturpavano l’ambiente e ora siamo in ritardo quindi toccherà farli e allo stesso tempo rischiamo i finanziamenti europei per le grandi opere. Tuttavia questa è la fotografia pessimistica della situazione e la speranza sarà il supporto di questo 2008 perché “errare è umano, perseverare è diabolico”.

Venerdì 16 novembre 2007 presso l’Università degli Studi di Perugia, Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, Corso di Informatica, si è laureato Riccardo Chialli. Ha discusso la tesi dal titolo: “Database XML Nativi.” Relatore: Marco Baioletti Controrelatore: Guilianella Coletti A Riccardo, che abita a San Leo ed ha 23 anni, oltre alle felicitazioni della famiglia e degli amici giungano anche quelle della Redazione.

Neve dall’Archivio di Emmedipì

Ecco alcuni appunti dell’Ufficio tecnico tratti dall’Archivio Storico di Anghiari *** Gennaio 1852 Stanziamento di £ 28.6.8 all’Ispettore per la spalatura della neve. Vedute due note presentate da Giuseppe Matassi Ispettore di Pulizia Municipale inerenti alla spesa occorsa per la spalatura della neve dalle strade e piazze del Paese nei giorni 24. 27. Novembre e 7. Dicembre anno decorso ammontanti a £ ventotto S. 6.8. Il Collegio stanzia a favore del detto Ispettore la somma di £28.6.8 da prelevarsi dall’Art:° 17 Tit:° VII del Bilancio della cessata Amministrazione. Successivamente altre nevicate determinarono la corresponsione di altre somme all’Ispettore di Pulizia Municipale. Evidentemente allora nevicava di più ma l’Ispettore Matassi stava pronto alla bisogna per rispondere alle esigenze dei cittadini, che forse allora erano anche minori di oggi.

Richiesta di riscatto di Clèto

Negli ultimi giorni del 2007, sotto Le Logge, ho visto un avviso importante che riguardava i pensionati. Il redattore, per dare visibilità al messaggio, ha ritagliato le parole molto ingrandite applicandole su di un foglio. Solo che così dava proprio l’idea di una richiesta di riscatto.

La vignetta di Scacciapensieri:

2008

Ceppo! No, Babbo Natale di Emmedipì

Per il Borgo della Croce molti turisti hanno ammirato e fotografato il Ceppo, cioè volevo dire Babbo Natale, messo alla finestra della Giuliana. La disquisizione sui nomi è questa secondo me. Il Ceppo è il vecchio di buona memoria che solo quelli con più di quaranta anni ricordano e che bazzicava per le campagne o al massimo nei piccoli paesi. I ragazzi e i giovani conoscono il personaggio vestito di rosso con barba di cotone che staziona nei supermercati o simili. Ma volete mettere la bella e fluente barba di stoppa del vecchio Ceppo? Comunque sia ho visto un altro Babbo Natale in cima alla Croce e uno mignon messo alla finestra dell’Anna, una delle donne decane della Propositura. Rimangono i complimenti alla Giuliana e per il prossimo anno ci sono già progetti in elaborazione.

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...il Palterre

Debora Meucci si è laureata

In memoria di Giovanni Madiai

Martedì 18 dicembre 2007 Debora Meucci si è laureata presso l’Università degli studi di Firenze, facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, corso di laurea in Relazioni Internazionali. Ha discusso la tesi: “L’evoluzione dei rapporti tra l’Organizzazione Mondiale del Commercio e la Comunità Europea, il commercio degli organismi geneticamente modificati e il rapporto del panel del 2006” ottenendo l’ottima votazione di 110 e lode. Relatore Prof.ssa Claudia Morviducci. Agli auguri dei familiari e degli amici si uniscono quelli della Redazione per questa giovane abitante nei pressi del castello che fu di Scoiano.

La famiglia Madiai commossa per la grande partecipazione ai funerali del loro caro Giovanni ringrazia tutti gli intervenuti. Si sono raccolti 1.100 euro che sono stati così suddivisi. 200 per le opere della Caritas parrocchiale; 150 al Gruppo Donatori di Sangue Fratres; 150 alla Misericordia e 610 alla Parrocchia di San Leo bisognosa di un intervento al tetto della canonica e della chiesa. Un grazie di nuovo a tutti quanti. La famiglia.

Presepio a Tavernelle E infatti quanto preannunciato nello scorso numero si è rivelato vero, e il “bravi” Massimo e Alfredo se lo sono proprio meritati. Anche il settimanale diocesano “Toscana Oggi” ha riportato come degno di nota il presepio allestito nella chiesa di Tavernelle, segnalando la particolarità di avere riprodotto fedelmente la valle della Sovara dalle carte leopoldine di due secoli fa. I due artisti hanno tenuto a precisare che l’opera sarà terminata solamente il prossimo anno, ma già in questo Natale lo spettacolo è stato già emozionante: quindi grandi cose ci aspettano!

Pietro e Argentina sposi

Continua la raccolta per la Badia. Segnaliamo Roberta, Giusi, Gilberta e la sempre presente Carla che hanno fatto aumentare di 73 euro la somma accantonata.

Anghiari 1992

di Gemma Lenzi

Il tempo pare essersi fermato fra quelle antiche mura. Da una finestra aperta il suono di una tromba sulle note di Verdi, panni stesi alle finestre come bandiere colorate, vasi di geranio vermiglio sui davanzali, corrosi dal tempo, vecchie sedute sugli scalini intente a ricamare, il profumo di sugo di una volta per i vicoli di pietra. Tutt’intorno si respira aria di antico.

Vita di Giuliana Lenzi

Il 25 ottobre scorso Pietro Gattari e Argentina Penciani hanno festeggiato il 55° anniversario di matrimonio. Si erano sposati nel 1952, nella chiesa di S. Andrea di Cessapalombo, in provincia di Macerata. La comunità religiosa di Anghiari li ha accolti con gioia nella celebrazione della S. Messa delle ore 11 celebrata da don Marco in Propositura. I figli, i nipoti ed i parenti tutti si sono uniti affettuosamente alla cerimonia felicitandosi per la loro lunga vita matrimoniale e augurando salute e serenità. Li possiamo vedere nella foto, scattata 55 anni fa, dopo il loro matrimonio mentre Pietro si appresta a salire nell’auto assieme alla sua sposa.

Corro, rincorro e non voglio più voltarmi indietro, via i rimpianti e... amare, amare, ancora amare. Cosa sarà di me? Vita grata ed ingrata dove mi porterai?

Libertà di Giuliana Lenzi

Vorrei essere una farfalla, mille colori volteggiano nel cielo azzurro, non più prigioniera di mille ricordi.

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL’ARTE di don Quinto Giorgini

La chiesa di S. Andrea Apostolo a Galbino

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ccolto gentilmente dalle suore eremite francescane Maria Chiara e Maria Immacolata, ho potuto visitare per la prima volta Galbino e la sua chiesa dedicata all’apostolo S. Andrea, situata a circa 7 km da Anghiari, in una panoramica collina all’altezza di 445 m. s.l.m., alla destra del Sovara tra il suo affluente Rio e la strada della Libbia. Da Galbino lo sguardo si perde nel vasto territorio collinare di questa parrocchia, che comprendeva gran parte dell’antica contea dei nobili di questo luogo. Ammiriamo vicino il vetusto castello di Galbino e più lontano quello della Barbolana, presso il convento un tempo dei Cappuccini ed ora delle suore del Cenacolo. In alto, verso l’Alpe di Catenaia e ad occidente dei Monti Rognosi, sulla vetta di un monte conico, si erge, all’altezza di 780 m. il castello feudale di Monte Acuto, che domina sulle valli del Sovara e del Tevere, in basso vediamo la popolosa frazione di Tavernelle, dove è sorta la nuova chiesa parrocchiale e sull’orizzonte orientale appare il centro storico di Anghiari. La storia dei signori di questo luogo è iniziata nel secolo VII, da un certo Gallo Galbino, di origine francese, vicario imperiale per la Toscana ed è poi continuata nei secoli XII e XIII, intrecciandosi con quella dei monaci camaldolesi, della Diocesi tifernate, dei Tarlati di Arezzo, della Repubblica Fiorentina e naturalmente con quella della Pieve di Sovara e del monastero camaldolese di S. Bartolomeo ad Anghiari. Questa importante Contea fu soppressa dal granduca alla fine del Settecento, come altri possessi feudali di altri dinasti di Montauto. La prima notizia documentata circa l’esistenza di questa chiesa parrocchiale risale al 1141, quando tra i preti del Plebanato di Sovara, che ne riconobbero la giurisdizione del Vescovo di Castello, c’era anche quello di Galbino. G. Franceschini, nella sua pubblicazione “La Pieve di S. Maria della Sovara”, anno 1975, afferma che nel 1268 questa chiesa, dedicata a S. Andrea, era obbligata a pagare il consueto censo al Vescovato castellano. Con atto rogato, nel 1365, Giovanni di Lazzaro Barbolani, presentò al vescovo tifernate Bernardo il curato di questa chiesa, vacante per la rinuncia fatta da Giovanni Ugucci da Poppi. Quindi si deduce che almeno fin dal secolo XIV i Barbolani ne erano patroni. Il Muzi, nelle “Memorie ecclesiastiche di Città di Castello” afferma che il 30 ottobre 1468 fu eletto un nuovo rettore di questa chiesa ubicata nella “curia di Montauto, nel comitato sempre di Arezzo, nel plebanato della Sovara e in Diocesi di Città di Castello”. Questa chiesa, passata nel 1515-20 alla nuova Diocesi di Sansepolcro, fu visitata più volte dai vescovi biturgensi. Nel 1566 la chiesa di S. Andrea a Galbino era di giuspatronato del signor Giovanni Barbolani e nel 1593 del signor Bartolomeo della stessa famiglia. Il 7 luglio del 1583, essendo rettore di Galbino don Camillo Bartolini, di Borgo S. Sepolcro, questa chiesa fu visitata da mons. A. Peruzzi e dal verbale redatto in lingua latina di questa nota visita apostolica stralciamo le seguenti notizie principali. Il parroco don Camillo era stato nominato dal Vescovo diocesano dietro presentazione dell’“illustrissimo signore de Monte Acuto”. La rendita della parrocchia era di circa 70 scudi. Le anime ammesse alla comunione 150, che si sono comunicate tutte a Pasqua. La parrocchia si estendeva per un miglio. In chiesa, purtroppo, non veniva conservata l’Eucaristia e non c’era la Confraternita del Corpo di Cristo. Don Camillo si giustifica col visitatore affermando che in caso di urgente Comunione ai malati, si recava a prendere l’Eucaristia alla Pieve di Sovara o alla chiesa dei Cappuccini, distanti circa un miglio. La comunione a Pasqua veniva amministrata separatamente agli uomini e alle donne, in vasi di vetro, per cui il visitatore prescrive una teca di rame, dorata dentro e fuori e di portare la Comunione agli infermi in un calice sotto un ombrello con ceri portati dai componenti della Compagnia del Santo Rosario e al suono della campanella. I matrimoni venivano pubblicati e celebrati in chiesa, secondo il rito stabilito

dal Concilio di Trento, ma non esisteva il libro per registrarli, per cui ogni semestre i nomi dei contraenti venivano trasmessi alla Pieve. Non veniva insegnata la dottrina cristiana, perché i ragazzi non partecipavano. Il visitatore comanda che nei giorni festivi siano convocati i ragazzi e ordina di spiegare il Vangelo al popolo. Raccomanda inoltre la costruzione della sacrestia e di procurare alcuni arredi sacri, tra cui una pianeta rossa ed una bianca. Nella chiesa c’erano tre altari: il maggiore, munito di tutto ciò che è necessario per celebrare, eccetto il baldacchino e i candelabri, era di legno portatile, per cui venne ordinato di sostituirlo con uno in pietra; quello del S. Rosario aveva l’icona, i candelieri, ma non la croce e neppure il baldacchino, a questo altare il rettore celebrava ogni prima domenica del mese. Al terzo altare, dedicato ai S.S. apostoli Simone e Giuda, con icona, ma sprovveduto di croce, candelieri, baldacchino e pallio decenti, il popolo faceva celebrare con elemosine raccolte tra gli uomini della parrocchia due feste: una in onore dei suddetti santi apostoli e l’altra in onore di S. Caterina. La “Societas Rosarii de Galbino” non possedeva beni particolari, al di fuori delle elemosine che si raccoglievano in occasione della festa del Rosario celebrata la prima domenica di ottobre. L’edificio sacro era in buone condizioni, eccetto alcune parti dell’intonaco, ma bisognosa di essere imbiancata. Il visitatore raccomanda di provvedere un tabernacolo decoroso per conservare il Santissimo ed un confessionale. Il cimitero avanti alla chiesa va tenuto chiuso e con la croce al centro. “Vidit etiam domum canonicalem, quae in suis aedificiis bene se habet et in qua continue residet ipse rector”, cioè esisteva già la canonica in buono stato e in essa risiedeva di continuo il rettore. Il 16 gennaio 1621, nel castello di Galbino, fu concesso un oratorio privato per la famiglia della contessa Isabella dei conti di Montauto. Nel 1635 era rettore di Galbino don Francesco Norchi di Anghiari, la parrocchia era composta di 220 anime, di cui 160 ammesse alla Comunione, il Beneficio rendeva circa 60 sestari di grano, secondo la misura d’Anghiari. Nel 1639 il vescovo burgense mons. Dionisio Bussotti fu ospite dei marchesi di Galbino e pernottò nel loro castello, dove c’era un oratorio privato dedicato alla Concezione della Vergine, sul cui altare c’era una croce in legno che si diceva ricavata da un bastone di S. Francesco e sulla parete era appesa una tela raffigurante la Madonna col Figlio in braccio con ai lati le figure dei Santi Francesco e Maria Maddalena. Nella visita del 1649 la chiesa di Galbino esponeva sull’altar maggiore un dipinto in tela con le figure dei Santi Andrea e Biagio e all’altare del Rosario c’era la tela della Madonna col Bambino sulle ginocchia, circondata da Angeli e Santi e da 15 scene raffiguranti i misteri del Rosario, il tutto in una cornice di pietra. La cappella aveva il soffitto a volta e in una parete sopra un altro altare c’era dipinta un’altra immagine della Madonna. Vi era anche un altare dedicato al Crocifisso. Gli abitanti erano circa 200 e la rendita era di circa sessanta scudi. La chiesa aveva anche la sagrestia e la già citata canonica attigua ed un campanile a vela con una sola

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...le nostre chiese cola canonica per il parroco che abbandonava quella di Galbino, la quale purtroppo è stata venduta. Il preventivo di spesa si era aggirato attorno ai tre milioni. In occasione del giubileo d’oro del suo sacerdozio, don Gino fu nominato monsignore e oltre il ministero parrocchiale, nonostante la sua malferma salute, esercitò anche quello delicato di esorcista, creandosi vasta fama non solo in Diocesi, ma in tante parti d’Italia: da Firenze a Genova, Sanremo, da Roma a Milano fino a Campobasso, Isernia ecc. Una donna di Reggello, liberata dopo sei anni di possessione diabolica, offrì alla sua nuova chiesa di Tavernelle una finestra istoriata con la figura della Madonna Assunta in cielo a cui è dedicata la chiesa. Chi scrive fu chiamato più volte da don Gino per essere aiutato in alcuni casi particolari e difficili, tra cui quello di un esorcismo ad una donna romana, caratterizzata da una spiccata avversione per tutte le cose sacre, acqua santa, reliquie… che ringhiava e urlava con voce maschile aspra e sprezzante, mettendo a dura prova la pazienza degli esorcisti. Certamente don Gino riconosceva che molti disturbi di coloro che richiedevano il suo intervento non rientravano nelle caratteristiche proprie delle possessioni, ma con la preghiera, i sacramenti e le benedizioni esse ricevevano conforto nelle loro sofferenze morali e fisiche. Passiamo ora ad analizzare le linee architettoniche e lo stato in cui si trova la chiesa di Galbino. È orientata, abbastanza grande (m. 15x10), di forma rettangolare, a cui va aggiunta nel lato sinistro una bella cappella laterale di circa m. 8x5. La chiesa è stata restaurata con sensibilità artistica agli inizi degli anni ’90 dall’attuale parroco don Marco Salvi, con la collaborazione di molti suoi parrocchiani, che oltre le offerte diedero anche la loro manodopera. I restauri riguardarono il consolidamento dell’edificio e la ricostruzione del tetto con capriate e travatura in legno, ricoperte di materiale in cotto, il rifacimento degli infissi, delle cinque finestre nonché gli intonaci mancanti e la completa tinteggiatura. I lavori realizzati dalla ditta del sig. Eugenio Calori di Chiavaretto, richiesero la somma di 60 milioni. Il pavimento, in cotto antico è attraversato da una grande croce in pietra e da esso appaiono ancora le aperture delle sottostanti tradizionali sepolture. L’altar maggiore, in bella pietra, è addossato alla parete orientale sul quale sovrasta una nicchia in cui è collocata una devota statua in gesso, della Madonna, circondata da un’antica cornice in pietra sul cui frontespizio sono scolpite le seguenti lettere A.P.Q. (=Altare Privilegiato Quotidiano) e le iniziali D.B.P. (=Don Benedetto Peruzzi), con l’aggiunta A.D. 1893. Sull’altare c’è un tabernacolo ligneo dorato, ai lati due porticine permettono l’ingresso nella retrostante sacrestia. Nella parete destra di chi guarda l’altare c’è un tabernacolo per gli Oli Santi e poco lontano un affresco che raffigura S. Sebastiano e piccoli frammenti di antichi dipinti, perduti o nascosti sotto la calce, riaffiorano in varie parti delle pareti. Vi è anche una moderna statua lignea del patrono S. Andrea. La cappella laterale contiene un altro altare di pietra, con sopra un grande dipinto moderno del 1999 raffigurante la Madonna col Bambino, invocata come “Mater amabilis”, adornata da una antica cornice in pietra sopra il cui frontespizio appare lo stemma della casata dei nobili di Galbino. La cappella ha il soffitto a volta, che termina su un lungo cornicione di pietra ed è illuminata da due piccole finestre. In fondo alla chiesa ci sono due confessionali in legno e vicino alla porta d’ingresso c’è una vecchia pila di pietra arenaria per l’acqua santa. La facciata esterna della chiesa è intonacata, la soglia, gli stipiti e l’architrave sono in pietra serena. In alto c’è una semplice finestra rettangolare. Il sacrato ha perduto il suo antico lastricato ed è formato da un prato a forte pendenza. Mentre al lato destro c’è l’ingresso nell’ex-casa colonica, sul lato sinistro si possono ancora notare i resti delle mura e, dietro, la superficie dove sorgeva l’antico castello di Galbino, del tutto scomparso. Sul tetto orientale della chiesa appare un modesto campanile a vela intonacato, con due campane. Non lontano dalla chiesa c’è il cimitero costruito nel 1900, con mura e facciata della cappella in bella pietra, che stona con i moderni ampliamenti in cemento. Esso accoglie tuttora le salme dei defunti di questa parrocchia per cui l’antica e isolata chiesa di Galbino non sarà mai del tutto abbandonata per la presenza di questo camposanto, visitato continuamente dai fedeli di Tavernelle e per quella, dal 2005 delle monache eremite francescane che pregano anche per noi.

campana. Nella visita di mons. Malaspina del settembre 1692 vi troviamo parroco a Galbino don Luca Rasinucci, il quale pur avendo notificato al marchese Bartolomeo Montauti e al conte Federico Montauti la data della visita pastorale, anche per i loro rispettivi oratori, quando il Vescovo vi si recò li trovò chiusi. I fattori si scusarono dicendo di non avere le chiavi e che i loro signori erano assenti. Il Vescovo sdegnato scende alla Pieve di Sovara, prende carta e penna e stila un Decreto da affliggersi alla porta della chiesa di Galbino, con il quale interdiceva e proibiva la celebrazione delle Messe nei suddetti oratori situati nei loro palazzi. Il conte Federico, il giorno dopo, scrive al Vescovo scusandosi per la sua assenza, ma dichiarando che il suo oratorio era “adornato al meglio modo possibile e provvisto decentemente di tutto quello bisogni al Santo Sacrificio della Messa … come potrà intendere dal curato di Galbino…”. Il Vescovo incaricò il Pievano di Sovara don Franceschini di visitare a suo nome i suddetti oratori, che trovò uno migliore dell’altro. Il marchese si era infatti assentato da Galbino per la caccia. Il 13 maggio 1788 la chiesa di Galbino fu visitata da mons. Costaguti e in tale occasione “Sua Signoria Ill.ma e Rev.ma, per la stima che professa alli Signori Conti di Montauto, patroni di detta chiesa e per i meriti personali del M.R. sig. Don Francesco Guerrini, parroco attuale della detta chiesa, conferì al medesimo il titolo di Arciprete, per tutto il tempo che esisterà parroco della detta chiesa, col distintivo della mozzetta nera senza cappuccio, filettata di nero e bottoncini simili, di cui possa far uso solo nella sua chiesa in tempo di S. Funzioni”. Questo titolo personale e soltanto onorifico verrà poi usato anche dai suoi successori che tuttavia continuarono a dipendere dal Pievano di Sovara, vero capo spirituale di questo Plebanato. A cavallo tra i secoli XIX – XX, troviamo arciprete a Galbino don Benedetto Peruzzi, il cui nome appare scolpito oltre che sull’architrave di pietra serena della porta d’ingresso, datata A.D. 1901, anche su di una lapide funebre nel vicino cimitero con la sua data di nascita e morte: 1837-1909. Don Luca Del Bene, originario di Viaio di Anghiari, resse la parrocchia di Galbino dal 1922 al 1947, anno della sua morte. Il suo corpo riposa nel cimitero di Sansepolcro. Era stato ordinato prete nel 1905 ed era stato parroco prima a Fonaco e poi dal 1910 al 1922 fu promosso priore della chiesa di S. Biagio a Pocaia di Monterchi e quindi mio predecessore. Nell’anteguerra la popolazione di Galbino era di circa 650 anime. Alla sua morte, gli succedette don Gino Lazzerini, nato nel 1907 nella parrocchia di Sestino ma in comune di Carpegna. Proveniva da una famiglia molto povera e numerosa, infatti don Gino era uno dei diciassette figli dei suoi genitori. Ordinato prete nel 1931 fu parroco prima a Monteromano fino al 1937 e poi venne trasferito a Fresciano di Badia Tedalda. Di costituzione fragile, dovette affrontare numerosi strapazzi e disagi, specie durante il periodo bellico, adoperandosi a lenire le sofferenze morali e fisiche dei suoi parrocchiani, facendo talora persino il pietoso mestiere del biblico Tobia, seppellendo nottetempo i morti per la guerra. Nel 1947 fu nominato parroco di Galbino, dove è rimasto per 37 anni, essendo morto il 28 aprile del 1984. Chi scrive ne accompagnò il feretro al cimitero di Sestino, dove riposa ora nella tomba di famiglia, dopo la S. Messa esequiale a Tavernelle. Sacerdote zelante, semplice di cuore, ha servito e amato il popolo di Galbino con grande dedizione. Ha cercato di migliorare le condizioni dell’edificio della chiesa, della canonica e del vasto beneficio che possedeva circa 40 ettari di terreno. Durante il suo lungo ministero, negli anni Cinquanta, aveva incoraggiato la costruzione della chiesetta nella frazione di Bagnolo, voluta dal frate cappuccino padre Angelo di Anghiari, rettore del Collegio Etiopico della Città del Vaticano e il 12 maggio 1961 fu benedetta da parte di mons. Bornigia la prima pietra della nuova chiesa di Tavernelle, costruita per comodità delle circa 70 famiglie che erano venute ad abitare lungo la strada provinciale. Il primo novembre dello stesso anno, la costruzione allo stato rustico era terminata e vi fu celebrata la prima Messa. Accanto era sorta anche una pic-

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cronache dai Renicci

Colletta Alimentare

VITA DA CHÈNI

a cura di Linda Pacini

a cura del cane Pippo

So’ ‘n chèn da caccia? Sémo argionti a l’apertura de le cacce e ‘n veggo l’ora d’argire a fè’ qualche bella scorazzèta, finalmente libero, senza ricinto né guinzaglio, doppo mesi e mesi de sagrificio (perché, anche si so chinuto bene, la libertà me manca parecchio!!) Io, a caccia, ci so’ stèto anche l’anno passo, ma l’aìo presa ‘n po’ per ischerzo, perché ero pichino e ero scusèto anche si acapezzèo poco; però ‘nguanno me toccarà damme da fère, perché l’età ci l’ho e pu’ vo’ fè’ bella figura cu la Mirka (che cridìi, che me ne fusse scordo?). El mi’ padrone, ‘nveci, è ‘mpinsiirito, perché sa quante posso fallo tribolere si me ci ametto! Arpenso che anno, appena s’arivèa sul posto de caccia, lu’ me sciuglìa e io, senza dì “ciò dèto”, partìo a missile ‘nverso la prima spiniccia che vidìo, cul neso ‘n terra e ‘l turbo a le gambe! Tutto m’armanìa novo, ma l’istinto c’era e quande sintìo el sito del salvetico ‘n capìo più gnente! Robba che volèa, ch’anotèa, che saltellèa, cul pelo o cu le penne… tutto me facìa pro! Ero capèci de fuggire per 2 o 3 ore, senza fermamme, cu la lengua a ciondolone: scapicollèo, atraversèo l’acqua, m’arampichèo suppi greppi, saltèo i fossi (‘n giorno so’ anche caduto ntu la regghia e n’antro po’ ‘nn’ariscappo!) Più de ‘na volta me so’ trovo a muso a muso cui cinghiali e se facìa a chi aìa più paura! L’animèli li trovèo, ci giochèo, gni fuggìo ghietro, li strapazzèo, gni facìo fère qualche scoccodèta… e pu’… via da ‘n’antra parte… sempre ‘n corsa! “E, el Pelo, ‘ntanto, che facìa?” direte voialtri. S’arabbièva, perché, cun quel fucile e qui’ stivaloni, ‘n ci la facìa a stamme ghietro e, quande io facìo volere l’animèli, lu’ era troppo lontèno e ‘n gni pudìa tirere! Sicché, si séte contro la caccia, ‘n ve preoccupète che ‘nn’émo fatto i gran danni! “Pippo qui! Pippoooo!!!” Per un po’ seguitèa a bocère, pu’ se rassegnèa, argìa a l’automobile e, ‘npo’ arabbièto, aspettèa che io arindasse da lu’, per arportamme a chèsa. Ma io, che ‘nso per dè’ retta, chinìo le distanze… e alora le studièa de tutte per chiappamme. Angumincèa a fere ‘l simpatico, a famme i cumplimenti (e ‘nveci m’avarebbe ‘nfileto!), a famme vedé i biscuttini, le crocchette (‘na volta portò anche el secchio cu la pastasciutta!). Io m’avicinèo e lu’… tirèa fora el guinzaglio ch’aìa ghietro a la schina!!! Questo trucco ebbe effetto poche volte, pu’ ne studiò n’antro: siccome me pieci tanto i guanti, me ne facìa vedere uno, io m’acostèvo.. e.. tonfa! Ero legheto! Ma a la terza volta, feci a vista d’abocchère, prese la rincorsa, gni strappette el guanto de mèna e… via! Du’ ciancicconi e ‘l soterrette sott’a na sancastra! Quand’argì da lu’ s’era ‘mpermalito “Che è da fuggire, ‘n se’ mica ‘n chèn da slitta! El poro Leo era cento volte meglio de te!” Io me misse a trippa ‘nsu e aviette a scudinzolere, perché vulìo arfè le pèci. Alora me grattò el trippone, me feci du’ versi e disse: “ Ancora sé’ picino: se n’arparla n’antr’anno!” Mo’, che n’anno è passèto, chi l’ha el coraggio de digni che io ‘n so’ cambièto per gnente? Salutoni da Pippo

Anche quest’anno, come l’anno precedente, ho partecipato ad una giornata dedicata alla Colletta Alimentare che si è svolta il 18 novembre scorso. Questa iniziativa altro non è che raccogliere presso alcuni supermercati, generi alimentari per persone come noi ma meno fortunate che sono in condizioni di non potersi procurare il cibo per la loro sopravvivenza (generi alimentari destinati alla caritas, alle missioni, ect…) Così insieme ad altri genitori con i nostri figli ed alcuni ragazzi più grandi siamo andati al supermercato assegnato. Dovevamo dedicare qualche ora della nostra giornata a raccogliere i prodotti acquistati dai clienti del supermercato e prepararli nelle apposite scatole; ogni tanto passava un furgone che raccoglieva le scatole già chiuse. Il pomeriggio è trascorso velocemente con l’entusiasmo dei nostri bambini e le cose da fare. Io spero per i nostri ragazzi e per noi stessi che sia stato un giorno importante non per diventare o sentirsi più buoni ma semplicemente per renderci più consapevoli che l’indifferenza è il nostro peggior difetto.

Tende di Natale L’iniziativa delle Tende di Natale ha conseguito un buon risultato anche per questa fine 2007. Sono stati raccolti 1320 euro e precisamente: Tavernelle 200 euro; S. Stefano 280 euro; Propositura 700 euro; Croce 140 euro. In effetti è solo con l’entusiasmo delle varie persone che si impegnano nelle parrocchie che questa iniziativa riesce a raccogliere sempre una discreta somma di denari. Essi saranno inviati alle varie Missioni che come parrocchia di Anghiari Tavernelle ci siamo impegnati a sostenere. Un grazie a tutti voi! Il mondo è pieno di emergenze e siamo consapevoli che non possiamo rimediare a tutte. Però il nostro aiuto, anche se modesto, sarà percepito come dono grandissimo che molto spesso, salva tante vite umane. Saremo soddisfatti del nostro lavoro anche solo se riusciremo a proteggere i sogni dei bambini.

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LA PAGINA DELLA CARITAS a cura di Laura Taddei

Una storia per pensare... Un gesto di Amore

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi per tre anni girò la sua terra predicando. Non scrisse mai un libro. Non ottenne mai una carica pubblica. Non ebbe una famiglia sua né una casa. Non frequentò l’università. Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato. Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo. Non aveva altre credenziali che sé stesso. Aveva solo trentatre anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce in mezzo a due ladri. Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocarono a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà. Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto. Sono trascorsi venti secoli e oggi egli è la figura centrale della storia dell’umanità. Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamentari che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita solitaria. Una vita solitaria caratterizzata da un evento che nessuno ha mai compiuto. Quest’uomo solitario è morto e risorto. Quest’uomo solitario ha sconfitto la morte. Per mezzo di lui la morte non ha più l’ultima parola sulla vita dell’uomo. La morte è stata sconfitta! Cristo è risorto!

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l perno centrale di tutto il nostro agire da cristiani è la resurrezione di un uomo-Dio che ha sovvertito la storia attraverso il supremo gesto di amore della sua morte in croce. Se Cristo non fosse risorto anche ciò che facciamo non avrebbe significato. Anche noi cristiani, suoi seguaci, destinati alla resurrezione, siamo chiamati a compiere come Lui gesti di amore gratuito. Egli stesso ce lo ha insegnato, la sera dell’ultima cena, quando ha lavato i piedi ai suoi discepoli, con il comportamento di tutta la sua vita e ce lo spiega anche con molte ormai famose parabole. La parabola del buon samaritano, quel viandante che incappò nei briganti e, derubato, fu lasciato mezzo morto sulla strada, in Luca cap. 10 vv. 33-35, descrive mirabilmente i gesti dell’amore e della compassione che siamo chiamati ad imitare mentre tutti vedono ma scansano il bisognoso. INVECE un samaritano che era in viaggio gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si accostò, versò olio e vino sulle sue ferite e le fasciò. Poi lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda, tirò fuori due monete, le diede all’albergatore e gli disse: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più lo pagherò al mio ritorno.” Luca sorvola sulle altre figure della storia, il sacerdote e il levita, i briganti poi appaiano e scompaiono con la rapidità della loro azione malvagia. INVECE un samaritano… Viene descritto molto bene il suo operato, preciso e quasi professionale. INVECE! In greco c’è una piccola particella che indica il ribaltamento

della scena. I gesti dell’amore partono da qui, da questo INVECE, che ti dice che le cose possono essere altrimenti, in un altro modo, che c’è diritto di cittadinanza per un nuovo modo di essere, di guardare, di agire. Non è detto che nella vita tu debba per forza passare oltre, non vedere, non accorgerti, non devi dare per scontata l’indifferenza, la fuga, la paura. “Cosa posso fare di fronte a questo? Niente!” Ma c’è un “MA”, un “INVECE”, che deve far sentire la sua voce, deve turbarti, deve disturbarti, e questo “MA” spezza le catene della rassegnazione, vince l’abitudine all’egoismo, che diventa un veleno mortale che addormenta poco alla volta i nostri sentimenti migliori e ci paralizza. “Cosa ci posso fare io, il mondo è cattivo, la gente non cambierà mai.” Quante volte abbiamo ascoltato e forse pronunciato queste parole! Quante volte ci siamo arresi, scoraggiati. A volte per ripartire basta un “MA”, che insinui un dubbio, un “INVECE” che scalfisca la certezza, un “Però” che smuova un’abitudine. Non è un caso che questo “MA” sia una delle parole più usate da Gesù, più alternative tra quelle da lui pronunciate: “Vi è stato detto, ma io vi dico..”: C’è una nuova giustizia da conoscere, un nuovo modo di vedere le cose, che lascia spazio ai gesti della compassione.

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Ci sono persone che anche oggi incarnano questo modo nuovo, come Don Benzi, recentemente scomparso: Lui ha detto quel “MA”, è stato trattato da pazzo, da illuso, preso in giro, beffeggiato, la sua azione ritenuta irrisoria, fuori dal mondo. È in buona compagnia, lo dicevano anche di Colui che poi hanno messo in croce. INVECE… è proprio, solo, dicendo quell’ “INVECE”, che anche noi potremo partecipare della Sua Resurrezione. (Dal commento di Don Benedetto Rossi, biblista)


Fotocronaca Il Presepe vivente Le file di macchine parcheggiate ai lati delle strade, i bus navetta con il loro andirivieni, la collina di Ripa illuminata con centinaia e centinaia di fiaccole, le tante persone in attesa all’ingresso sono la parte visibile del grande successo del presepe vivente di Ville-Monterchi. Chi l’ha visitato però ha capito il tanto lavoro preparatorio e il coinvolgimento di quasi tutte le persone di quella frazione come di amici di altre zone che volentieri si sono sottoposti a un tour de force nei giorni della rappresentazione. Chi l’ha visitato ha capito con quanto amore le scene sono state studiate prima e rappresentate poi. Al prossimo anno! Foto di don Stanislao

Assisi e il presepe Il 29 dicembre scorso, con la parrocchia di Anghiari siamo andati ad Assisi per vedere i presepi di quella città. Assisi ha una tradizione molto profonda di presepi, infatti i vicoli sono costellati di piccole botteghe di artigiani addetti alla creazione di statuette per il presepio o a qualunque altro tipo di arte ricordante il presepe. Nel corso della giornata abbiamo visitato più di una chiesa, tutte basate su un particolare stile architettonico che si caratterizzava attraverso uno sviluppo verticale enorme. La tradizione di Assisi vuole presepi fatti con statue di dimensioni piuttosto grosse (quasi come una persona) e vestite con abiti molto curati. Non è curato invece l’utilizzo di macchinari, che abbiamo incontrato solamente in una chiesetta poco distante da Assisi. Gabriele Nella foto il gruppo di fronte alla Basilica di santa Maria degli Angeli.

Scende la campana È ormai tanto il tempo che gli abitanti della Croce attendono che la campana della chiesa ritorni a svolgere il suo compito. Ancora essa non fa risentire il suono del suo bronzo ma un agguerrito gruppo di artigiani della Valdichiana hanno provveduto, il giorno successivo alla festa della Madonna di Loreto, a portarla a terra. Nella foto vediamo la manovra riuscita perfettamente ed eseguita con perizia e che ha permesso che arrivasse indenne a livello del terreno. Ora è in officina dove i lavori di fusione per il nuovo aggancio che la terrà salda al castello della struttura stanno proseguendo celermente e la rivedremo quanto prima al lavoro.

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NOTE DALLA MISERICORDIA

a cura di Massimo Redenti

Le offerte del 2007 Anonimo 20 Casi Giusto 20 Piccini Bruno 40 Venturi Delfo 10 Martini Malvina 50 Meozzi Lotta 30 Del Sere Walter - gli amici alla memoria 300 Madiai Giovanni - i familiari alla memoria 150 Metozzi Caterina - i familiari alla memoria 50 Capalbo Rita 10 Pecorari Assunta 100 Crociani Osvaldo 100 Anonimo (R.M.) 30 Giorgeschi Cesarina 50 Cambi Tristano e famiglia 20 Baglioni Maria 150 Pennacchini Abramo - i parenti alla memoria 200 Alberti Laura e figlie in memoria di Bruna e Urio 20 Ghignoni Pasquale - la figlia Alida alla memoria 200 Furiosi Giuditta 10 Forasiepi Bruno - i familiari alla memoria 380 Polverini Liana in memoria di Cancellieri Vadero 50 Cambi Claudio e Gabriella in memoria di Cambi Marcello e Rosa 150 Guelfi Mirna 25 Un ringraziamento a tutti Voi Che Dio ve ne renda merito.

I nuovi iscritti al 31 dicembre ‘07 Ardenti Dario Cestelli Severino Del Sere Francesca Del Sere Giovanni Del Sere Santi Ferraro Vincenza Lodovici Rosanna Maggini Marta Maggini Francesco Magnanensi Graziella Magrini Alessandro Mariani Dina Minco Giuseppa Venturi Delfo A tutti loro il nostro più fraterno ringraziamento

Verbale dell’assemblea del 25 novembre 2007 Il giorno 25 novembre 2007, alle ore 11 si è riunita l’assemblea dei confratelli, in seconda convocazione, nella sala delle adunanze della nostra sede. Presenti: Bartolini Anna, Bartolini Domenico, Bigioli Umberto, Bettoni Pier Luigi, Bivignani Alessandro, Bianchi Danilo, Boncompagni Fedele, Bonanno Sergio, Bragagni Marco, Bruttini Emanuela, Camaiti Enrico, Cambi Ruggero, Del Pia Grazia, Del Pia Mario, Del Pia Silvia, Draghi Assuero, Ganganelli Pietro, Gattari Giampaolo, Giuliattini Laura, Giuliattini Silvia, Graziotti Stefania, Guadagni Rosella, Melani Paolo, Mencarini Laura, Meozzi Quinto, Merendelli Fiorella, Mugelli Vittorio, Pacini Linda, Pagliaroli Costantino, Polverini Siro, Pompeo Giuseppe, Redenti Massimo, Ricci Michele, Rondoni Marco, Ruggeri Andrea, Ruggeri Michele, Senesi Loris, Veri Franca. Assiste il sig. Ruggeri Michele incaricato della redazione del presente verbale. Il sig. Massimo Redenti –Governatore– assume la presidenza dell’adunanza e, riconosciutane la legalità, dichiara aperta la seduta. […] Presa d’atto della relazione del Governatore e dei propri collaboratori Il Governatore, dopo una prima espressione di benvenuto a tutti i presenti, illustra l’ordine del giorno dell’assemblea con particolare riferimento ai meccanismi di votazione per il rinnovo parziale del Magistrato. Illustra poi l’andamento dell’istituzione nei suoi aspetti generali ed in particolare in relazione all’anno 2006. Sottolinea la consistenza del corpo sociale con 1.171 soci alla data odierna, e soprattutto evidenzia l’attività degli autisti e barellieri, espressa e confermata con valori numerici importanti; nel 2006

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sono state effettuate con i mezzi della Confraternita n. 2.230 uscite, con una percorrenza complessiva di 86.891 chilometri. Il Governatore cede poi la parola al Provveditore Giampaolo Gattari, il quale illustra a grandi linee gli interventi effettuati, con l’acquisto di nuova attrezzatura minuta, stampelle, abbigliamento a norma per i volontari, una nuova autovettura per servizi sociali. Gattari informa poi l’Assemblea sulla situazione degli immobili, con il completamento dei lavori presso il museo della Confraternita (tetto, calate e docce, solai, intonaco…) in via Nenci, ed il recupero del portone di ingresso del museo medesimo, nonché dell’altro portone del museo che comunica direttamente con la piazzetta della Badia. Sottolinea inoltre che i corsi di aggiornamento e di formazione dei nuovi volontari, in effetti hanno permesso di ampliare il numero degli operatori all’interno della Confraternita. Redenti cede poi la parola al Vice-Governatore ed Amministratore Michele Ruggeri, il quale relaziona in maniera dettagliata e puntuale sulla presentazione del bilancio 2006, peraltro dopo averne illustrato i princìpi generali. Al termine della presentazione dei dati di bilancio, la parola viene ceduta al confratello Pietro Ganganelli in qualità di presidente dei Donatori di Sangue Fratres di Anghiari, il quale sottolinea un legame sempre più stretto fra l’associazione presieduta e la Confraternita medesima. Ha inoltre belle parole per l’attività della Confraternita di Misericordia, che negli ultimi anni, sottolinea, sembra aver intensificato e potenziato la propria attività. A questo punto il Governatore cede la parola ai volontari, nella persona della consorella Laura Mencarini, la quale

sottolinea in modo particolare lo spirito di servizio e la gioia personale che derivano dal servire, attraverso la Confraternita, tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. […..] Approvazione conto Consuntivo 2006 Il Governatore pone in votazione il bilancio consuntivo 2006, che viene approvato all’unanimità. Di seguito il Governatore pone in votazione il bilancio preventivo 2007 sulla base dei dati consuntivi del bilancio 2006; lo stesso viene analogamente approvato all’unanimità. Il Governatore dichiara a questo punto conclusa la parte illustrativa dell’Assemblea ringraziando tutti i presenti, ed invita la commissione elettorale e la commissione di seggio a procedere nei lavori istituzionale delle votazioni, come da programma. […] Alle ore 12,30 vengono chiuse le operazioni di voto e la commissione di seggio procede allo spoglio delle schede, che hanno dato i seguenti risultati: Giuliattini Laura (31), Mencarini Laura (30), Redenti Massimo (30), Camaiti Enrico(29), Ruggeri Michele (29), Graziotti Stefania (29), Gattari Giampaolo (27) I sopra nominati sette nuovi consiglieri in carica per il triennio 2008/2011, vanno ad aggiungersi ai tre consiglieri ancora in carica fino al 31 dicembre 2009 e che di seguito riportiamo: Del Pia Archimede, Pacini Ivana, Ruggeri Andrea. *** Nella successiva riunione del Magistrato di lunedì 7 gennaio 2008 gli aventi diritto hanno provveduto alla nomina del nuovo Governatore dell’Associazione riconfermando l’incarico a Massimo Redenti, governatore uscente, anche per il prossimo quadriennio.


Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

TEMPO DI “ELEZIONI” PER I FRATRES DELLA TOSCANA Come già accennato nel precedente numero del giornalino, con il 31 dicembre 2007 sono giunti alla loro naturale scadenza gli organi di governo del Gruppo Fratres di Anghiari: il Consiglio Direttivo ed il Collegio dei Revisori dei Conti. Eletti nell’assemblea sociale dell’ormai lontano 2004, in contemporanea all’adozione del nuovo statuto del gruppo, hanno gestito le sorti dell’associazione in questi quattro anni con pieno spirito di volontariato e di servizio, conseguendo quei positivi risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che hanno fatto del Gruppo Donatori di Sangue di Anghiari uno dei più dinamici ed efficienti non solo del comprensorio valtiberino ma anche di tutta la provincia aretina: tra i ventuno gruppi Fratres presenti in essa, esso occupa da diverso tempo il secondo posto in termini di donazioni di sangue, dopo quello di Subbiano-Capolona.

Il merito è sicuramente di tutti gli iscritti ma in particolare lo è dei tredici membri del Consiglio Direttivo uscente e dei tre collaboratori esterni che hanno sistematicamente dedicato parte del loro sempre più limitato tempo libero a organizzare e coordinare la vita del gruppo, in tutti i suoi svariati aspetti, assicurando tra l’altro una sempre più vivace e continua presenza di esso nel paese, con le tante iniziative sociali organizzate ogni anno: veglioni di carnevale, viaggi turistici, feste estive, convegni, controlli gratuiti di glicemia e colesterolo, spettacoli teatrali e di varietà, concerti musicali, contatti con le scuole, collaborazioni varie con istituzioni ed altre associazioni… Come non ricordare, poi, i festeggiamenti per il trentennale della nascita del Gruppo, nel giugno del 2006. Distribuiti in tre giorni, hanno avuto il merito di aver coinvolto centinaia di persone, grazie ad iniziative di carattere religioso, informativo, sportivo e ricreativo di indubbio interesse e significato come la solenne Celebrazione Eucaristica al Santuario Mariano del Carmine, presieduta dal Vicario Diocesano in rappresentanza del Vescovo, il concerto serale della Corale sarda di Tempio Pausania, il convegno scientifico sulle Cellule Staminali, con la partecipazione dell’insigne ematologo fiorentino prof. Rossi Ferrini, in un salone della Misericordia strapieno di gente, la pedalata ecologica del donatore e la festosa Cena Buffet offerta gratuitamente a tutti e magistralmente preparata dalle volontarie del Gruppo, con la mega torta del trentennale. Come

dimenticare, infine, l’inaspettato riconoscimento assegnato al Gruppo Fratres di Anghiari dall’Amministrazione Provinciale di Arezzo, in occasione della Festa della Toscana 2006, dedicata al volontariato d’eccellenza, durante una significativa cerimonia nella suggestiva Sala dei Grandi, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose. E’ sicuramente grazie a questo impegno di continua sensibilizzazione della nostra gente verso l’importante tema del dono del sangue e della solidarietà umana e cristiana, che l’associazione è riuscita a migliorarsi nel tempo, tenendo fede agli impegni nei confronti dei nostri malati con l’assicurare ogni anno al sistema trasfusionale un ragguardevole numero di donazioni di sangue che nel corso del duemilacinque hanno sfiorato lo storico traguardo delle seicento unità. Tutto questo, poi, nonostante l’imperversare di svariate problematiche che hanno investito in questi ultimi tempi il centro trasfusionale di zona, dovute a non sempre condivisibili scelte di razionalizzazione(?) del servizio a livello provinciale, da parte della direzione sanitaria della ASL 8, ed a ritardate sostituzioni del personale trasferito o andato in pensione. Alto il senso di responsabilità dimostrato dal direttivo in questi frangenti così delicati, grazie al quale ogni volta, pur denunciando da un lato ritardi ed inefficienze delle istituzioni, dall’altro ha continuato a collaborare costruttivamente con le stesse guardandosi bene dal generare invasioni di campo, strumentalizzazioni di parte e falsi allarmi tra i propri iscritti, in sinergia con tutte le altre associazioni di volontariato. *** Il bilancio di questi quattro anni di vita del Gruppo è quindi sicuramente positivo e tutti i membri del Consiglio Direttivo uscente meritano un forte ringraziamento da parte non solo degli iscritti e dei simpatizzanti ma anche di tutto il paese, per il lavoro svolto nel migliorare continuamente l’efficienza dell’associazione ed assicurarle così di progredire nel tempo, in pieno spirito di volontariato, inteso come impegno gratuito di amore e di carità verso il prossimo e contribuendo così a fare di Anghiari un paese sempre più solidale ed attento ai bisogni degli altri. Grazie di cuore, quindi, a Pietro, Franca, Alessandro, Fabiano, Carlo, Simona, Piero, Emanuela, Massimo, Alma, Sara, Giovanna, Luca, Lorenzo, Stefano, Luca, Sergio, Silvano, Frido e che il Signore ve ne renda merito. Un pensiero particolare a Veniero che, solerte collaboratore esterno, ha continuato sicuramente a darci una mano dal cielo. In un momento di vita sociale così pieno di ingiustizie, incomprensioni ed egoismi, siamo chiamati tutti a riflettere sulla necessità di promuovere ogni giorno tra la nostra gente la più impegnativa ma appagante civiltà dell’amore ed a operare di conseguenza, sull’esempio dei tanti volontari delle numerose associazioni che sono impegnati a vario titolo ed in vari campi nel mondo, affinché l’amore e la solidarietà umana prevalgano sempre ed ovunque. Orteip ‘08 Nella foto: 30° di fondazione (Giugno 2006). Il tavolo dei relatori del Convegno sulle Cellule Staminali.

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...dal Gruppo Fratres

Premiati i nuovi Donatori e quelli particolarmente attivi In occasione della recente Giornata del Donatore di Sangue Fratres, si sono svolte due cerimonie che, nella vita del gruppo, hanno sempre rivestito un importante momento di stima e di riconoscenza nei confronti di quanti si sono iscritti per la prima volta all’ associazione nel corso del 2007 e di quelli che, quotidianamente impegnati da tanti anni nella donazione del proprio sangue, hanno conseguito particolari traguardi. Alla presenza del Sindaco, dell’assessore comunale alle politiche sociali, dei rappresentanti il centro trasfusionale di zona e di altre autorità civili e militari, sono stati premiati con attestati e medaglie: A) NUOVI DONATORI 2007 Seri Valentina, Nicchi Stefania, Franchini Claudia, Del Puglia Dante, Coleschi Giuseppina, Chiarini Gorizia, Reiner Brigitte, Catacchini Diego, Cesari Abramo, Rossi Alessandra, Mearini Barbara, don Stanislao, Mercatelli Gessica, Perugini Claudio, Comparini Marta, Fornacini Sara, Evacuo Saverio, Franchi Cinzia, Petroni Silvia, Sancamillo Simone, Buzzichini Catia, Gigli Silvia. B) MEDAGLIA DI BRONZO (venti

donazioni): Baracchi Alessandro, Baracchi Antonella, Berni Giovanna, Boldrini Michele, Cenni Elisa, Cherici Silvano, Ciabatti Giuseppina, Cimbolini Luciano, Cirri Monia, Del Pia Silvia, Dragoni Fabio, Foni Massimo, Guiducci Eleonora, Guiducci Elisabetta, Innocentini Grazia, Lazzeroni Graziano, Monaldi Giovanni, Monini Giovanni, Romolini Faliero, Rossi Anna Maria, Veri Franca. C) MEDAGLIA D’ARGENTO (trenta donazioni): Cagnacci Maurizio, Dragonetti M. Pia, Fabbri Francesco, Gag-

giottini Valeriano, Gennaioli Leonello, Graziotti Angelo, Iacopucci Andrea, Leopardi Carlo, Livi Marino, Marconi Icaro, Marzi Luca, Mondani Lorenzo, Papini Gianni, Papini Giorgio, Rossetti Mara, Sbragi Alessandro, Scimia Maurizio, Vitellozzi Maurizio. D) MEDAGLIA D’ORO (cinquanta donazioni): Bazzurri Marino, Foni Giovanni, Magrini Walter. Il Consiglio Direttivo

Un’altra edizione del Concerto di Natale Nella serata di sabato 15 dicembre, primo giorno della Novena del S. Natale, si è svolto presso la Propositura di Anghiari il tradizionale Concerto di Natale (seconda edizione) organizzato dal Gruppo Donatori di Sangue Fratres di Anghiari e dall’Insigne Propositura di Anghiari, con il patrocinio del Comune di Anghiari. Questa serata è stata interamente dedicata all’amico Walter del Sere che ci ha lasciato da poco e che sarebbe stato sicuramente con noi in questa bella serata. Il concerto, presentato da Piero Lega, ha visto ancora una volta la partecipazione di Giulio Camaiti al Pianoforte, di Cesare Ganganelli all’Organo e di Gabriele Menci alla Tromba. Ospite della serata è stato il Mezzosoprano Anghiarese Cecilia Bartolomei, nipote del compianto parroco della Propositura di Anghiari, don Vittorio. Al pianoforte sono state eseguite musiche di Einaudi, Schubert, Beethoven e Shostakovich. All’organo Tamburini presente in Propositura sono state invece eseguite musiche di J. S. Bach per organo solo mentre per organo e tromba, musiche di Purcell, Lindberg, Goltermann e Greene. Preziosa è stata la collaborazione con il M° Gabriele Menci alla tromba. Il Mezzosoprano Cecilia Bartolomei, accompagnata al pianoforte da Giulio Camaiti, ha eseguito uno dei pezzi sicuramente più conosciuti scritti da suo zio don Vittorio: Anima di Cristo. Accompagnata poi all’organo da Cesare Ganganelli, ha cantato alcune parti (Salve Regina – O Clemens) del celebre “Salve Regina” di G. B. Pergolesi, per terminare con un brano inedito di don Vittorio: Panis Angelicus. Di grande effetto è stata l’esecuzione a sorpresa di un pezzo per organo e tromba, questa volta dell’autore contemporaneo Ennio Morricone: il conosciutissimo“Gabriel’s Oboe”, colonna sonora del Film “The Mission”. Tale esecuzione è stata resa suggestiva dalla particolare coreografia, in quanto il trombista ha suonato dalla cantoria, posta sopra alla porta d’ingresso della Propositura.

Il concerto si è concluso con l’Adeste Fideles per Mezzosoprano, Tromba, Pianoforte e Organo, arrangiato per l’occasione dal M° Claudio Menci. Nonostante le condizioni metereologiche sfavorevoli, la Propositura era piena di gente.

Dopo il concerto, presso i locali dell’Oratorio, il Gruppo Fratres ha offerto un momento conviviale per tutti i presenti, con cioccolata calda e dolci tipici natalizi. Ringraziando tutte le persone intervenute, diamo l’appuntamento al prossimo 15 dicembre 2008, primo giorno della Novena, quando la Propositura di Anghiari si preparerà ad accogliere nuovamente la terza edizione del Concerto di Natale. Nella foto - CONCERTO DI NATALE 2007: I quattro protagonisti durante l’esecuzione dell’ “Adeste Fideles” finale per mezzo soprano, tromba, pianoforte e organo.

Assemblea del Gruppo Fratres Sabato 1° marzo 2008 alle ore 15,30 in prima convocazione e alle ore 17 in seconda convocazione, Assemblea per il rinnovo dei componenti del Consiglio Direttivo e del Collegio dei Revisori dei Conti. Per informazioni rivolgersi quanto prima al nostro ufficio presso la sede della Misericordia, o telefonando ai numeri 3395323663 (Pietro), 3381484889 (Fabiano).

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Madonna di Loreto, appendice appendice

S

ette sono state le copie dei fogli con le Lodi previste la mattina della festa della Madonna di Loreto, e le sette (del mattino) era l’orario di ritrovo alla Badia. Il risultato è stato che le persone accorse erano quasi venti e che l’orario, accusato da molti come insostenibile, è risultato davvero comodo visto che il 10 dicembre, spesso, è un giorno lavorativo. Insomma un inizio della festa in modo piacevolmente inaspettato. Un bel grazie alla Maria che ha preparato anche il caffè e alle famose “donne” della Badia che hanno preparato l’antica abbazia camaldolese e la Madonna ivi custodita con eleganza e grazia, fin dall’otto dicembre, giorno d’inizio della festa con la Messa dell’Immacolata. Bella anche la vigilia con l’accensione del fuoco e la recita delle litanie lauretane. La mattina della festa anche la Linda, arrivando leggermente tardi, sentiva salmeggiare dall’esterno della Badia, ed essendo ancora sul “far giorno”, si è commossa dall’emozione. La Vittoria invece non ha sentito la campana e ha dormito un po’ più, ma è arrivata ugualmente. La sera grande festa con i preti del vicariato (quasi tutti) che hanno concelebrato, e la compagnia di Sant’Antonio (punto di demerito: erano la metà…) che ha prestato servizio durante la processione. Infine, perché alla fine si citano le cose degne di attesa perché più belle, i quadri viventi. La cornice di Anghiari vecchio già da se è splendida, peccato che ci siano poche fiaccole ad illuminare e rendere più suggestivo il clima. I quadri fanno sempre bella figura di sé, e già loro stes-

si costituiscono un richiamo alla preghiera in una serata in cui tradizione e fede si mescolano, senza però che nessuna delle due ne subisca. E a conclusione (come una volta c’era la famosa “cena del comitato”) si è svolta la cena e la festa all’oratorio, con molti dei ragazzi che hanno partecipato ai quadri. Se magari i gruppi dei quadri viventi si mettessero in collaborazione con le classi del catechismo diventerebbe davvero una bella festa parrocchiale e sarebbe meno “casta”. Ma ormai rimandiamo tutto al prossimo anno ringraziando tutti, ma veramente tutti, senza rischiare che qualcuno possa vantarsi di non essere stato ringraziato. Nella foto è raffigurata una macchina processionale per rendere onore alla Madonna di Loreto. Si trova a Sassocorvaro.

Sessant’anni anni fa entrava in vigore la Costituzione Italiana di Andrea Bertocci

È

importante? Certamente sì, anche se si direbbe il contrario, visto che la ricorrenza (il primo gennaio) si ripete annualmente nella più anonima delle forme, persa tra i fasti del Capodanno. Tuttavia la scansione decennale del tempo trascorso aiuta generalmente a recuperare e porre in evidenza il significato di certi avvenimenti, anche se purtroppo lo studio della Costituzione (come pure quello di buona parte della storia contemporanea) sembra ormai un oggetto “misterioso” per un larghissimo numero di studenti, privati anche nei programmi scolastici della conoscenza di ciò che afferma il loro stesso diritto all’istruzione. Recita infatti l’articolo 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi (...)”. Alla luce di quanto avviene oggi, è notevole come in un anno e mezzo (a

partire dal referendum per la repubblica o la monarchia) l’Italia giungesse a dotarsi di una propria Costituzione mettendo in accordo personalità tanto diverse e con idee politiche così contrastanti, ma è indubbio il fatto che, radicata sull’immane tragedia della guerra, ci fosse una volontà comune di costruire qualcosa di solido e duraturo. *** Così disse Umberto Terracini: “L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il popolo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato realizzatore”. Chissà se oggi, transitando per una qualsiasi Via della Costituzione, ci chiederemo quale possa essere il significato di quel nome e, magari, se qualche amministratore abbia avvertito l’esigenza di collocarvi una corona d’alloro. Per quanto poco rimanga poi di quel gesto formale, il pensiero viene ricondotto a chi nella guerra perse tutto e, malgrado ciò, ebbe comunque la forza di ripartire, come Savino Chieli. Costretto ad evacuare forzata-

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mente verso la Romagna, Savino chiese ad un soldato tedesco di tornare indietro per prendere qualcosa che aveva dimenticato nella propria casa di Antonelli, ma, una volta arrivatovi, la trovò in fiamme. Con le lacrime agli occhi, si sedette, arrotolò una sigaretta tra le dita e se l’accese con un tizzone raccolto tra le rovine della sua casa. Proprio perché fondata sul lavoro, la nostra Costituzione della nostra Repubblica ci invita a pensare a chi quel lavoro non ce l’ha, oppure a chi nel lavoro non trova la sua fonte di sussistenza, bensì la fine, addirittura, della sua esistenza. Ogni città ha le sue “morti bianche”, ma generalmente poche parole (per ragioni di opportunità è più facile parlare di ciò che avviene lontano) vengono spese nei loro riguardi e ben presto se ne perde la memoria. BUON ANNO da Sansepolcro.


Restauro delle opere d’arte Santuario del Carmine

La Maddalena

Nel mese di luglio dello scorso anno furono consegnate allo Studio di Restauro di Alessandra Gorgoni le due sagome in legno che sono collocate ai lati dell’altare maggiore del nostro Santuario di vallata. Esse rappresentano i santi Elia ed Eliseo profeti particolarmente venerati dai Carmelitani. Oltre al restauro era da fare l’accertamento se le due pitture potevano essere quelle di cui parla Vasari, da esso stesso realizzate per i Carmelitani di Arezzo. Si è potuto constatare che al di sotto delle due raffigurazioni ve ne erano altre più antiche (anche se c’è bisogno di ulteriore approfondimento) e forse non della mano del Vasari. Inoltre vi sono così tante lacune che non è ipotizzabile un loro recupero. La sorpresa inaspettata invece è stata un’altra. Mentre la restauratrice procedeva alla pulizia e disinfestazione della parte lignea dell’opera è venuto fuori che altre due figure erano state disegnate sul retro delle tavole stesse. Queste dovranno essere studiate ulteriormente ma intanto vi possiamo anticipare che rappresentano altri due santi Carmelitani: San Cirillo vescovo di Alessandria e San Girolamo (questa seconda attribuzione deve essere ulteriormente controllata per le lacune nel nome). A questo punto si rendeva necessario rendere visibili sia la parte anteriore che quella posteriore. Interpellati due artigiani del Borgo della Croce, Marco e Maurizio, con la supervizione del prof. Giovanni, si sono messi all’opera ed hanno ipotizzato prima e realizzato poi una struttura in plexiglas che, sagomata in negativo come le figure dei profeti, ha permesso di ancorare le due opere e renderle perfettamente visibili.

Se entrando nella chiesa della Maddalena nel Borgo della Croce, avete guardato nella parete di destra, vi sarete accorti della presenza di un quadro che prima non c’era. Rappresenta Gesù risorto che appare a S. Maria Maddalena. Si tratta di un olio su tela recuperato da don Marco e ripristinato da due collaboratori della parrocchia. Ogni anno, il 22 luglio, in questa chiesetta, annessa al Convento di San Martino di Fuori, viene celebrata la festa solenne. Gli ultimi lavori di restauro sono stati inaugurati il 22 luglio 1996. Monsignor Tafi, concelebrante assieme a don Vittorio, in quell’occasione tratteggiò la figura di questa santa con sentite parole a spiegazione dei brani tratti dai Vangeli. Ella comunque riappare come la donna privilegiata che vide per prima il Signore risuscitato e lo annunziò agli apostoli. È questo, ancor oggi, il suo titolo di gloria. Ricordiamo che nella chiesa di Sant’Agostino, nella seconda cappella a destra, si trova un affresco che raffigura una Crocifissone con ai piedi della croce una bella raffigurazione della nostra Santa Maria Maddalena.

Motoclub “Il Ferraccio” per i bambini

E

vviva il Natale, Evviva i Babbi Natale del “Ferraccio”! Siamo sicuri che questo è stato il grido di entusiasmo degli oltre 200 bambini che il giorno della Vigilia del S. Natale si sono ritrovati in Piazza Baldaccio ad Anghiari (Ar) per ricevere i doni portati da una ventina di Babbi Natali (in costume d’ordinanza) a bordo dei loro scooter d’epoca. Tra tante Vespa di ogni età e stato di conservazione emerge una Lambretta cavalcata dal Presidente del Motoclub il Ferraccio – Baldaccio Corse - Antonio Agolini e pilotata dal Vice Presidente Fabrizio Graziotti dotata di una slitta artigianale per portare ai bimbi i doni del “Ceppo”. È con questo termine (“il Ceppo”) che le nonne ancora indicano ai nipoti la consegna dei doni per la Vigilia del S. Natale, mutuato dal fatto che i doni venivano consegnati davanti al camino con l’anziano di casa che batteva con l’attizzatoio nel ceppo di legno messo sul fuoco per la veglia di Natale, distraendo i bambini che si vedevano “piovere dal cielo” i regali. I bambini hanno ricevuto in dono i libri offerti dalla locale associazione “Pro Anghiari” e i palloni messi a disposizione dallo stesso Motoclub. Come di consueto l’organizzazione dell’evento da parte della “Pro Anghiari”, coordinata dal Presidente Calli Piero, è stata impeccabile. Con l’occasione si ringraziano l’Amministrazione Comunale, le Forze dell’Ordine e le Associazioni che hanno contribuito ciascuna per le proprie competenze alla buona riuscita della manifestazione. Un consiglio per tutti i genitori: se il prossimo anno nel tardo pomeriggio del 24 dicembre sarete in zona non mancate di accompagnare i vostri figli in Piazza Baldaccio, “Il Ferraccio” farà il Ceppo per tutti!!

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Dalle nostre Parrocchie Quaresima a cura di don Quinto Giorgini Sabato 2 febbraio alle ore 16 a Monterchi e alle ore 17 a Pocaia, S. Messe prefestive e benedizione delle candele. Domenica 3 febbraio festa di San Biagio, vescovo e martire, patrono della parrocchia di Pocaia; le S. Messe nella chiesa di San Biagio in collina sono: alle ore 10 e alle ore 12 con il Battesimo della piccola Aurora Baracchi. Alle ore 16 Rosario e S. Messa vespertina con la tradizionale benedizione della gola con le candele benedette in suo onore e con la reliquia del santo. Mercoledì 6 febbraio inizio della quaresima, astinenza dalle carni, digiuno, benedizione e imposizione delle Sacre Ceneri durante le S. Messe. Sabato mattina 1° marzo benedizione delle famiglie della frazione di Pianezze. Lunedì pomeriggio, 3 marzo, benedizione delle famiglie di Ripoli, Fonaco e Borgacciano. Da martedì 4 marzo a sabato 8 marzo benedizione alle famiglie della parrocchia di S. Biagio a Pocaia. Da lunedì 11 marzo al sabato mattina 15 marzo benedizione delle famiglie della parrocchia di Monterchi. Domenica 16 marzo inizio della Settimana Santa con benedizione e processione delle Palme che facciamo in piazza a Monterchi e processione verso la chiesa arcipretale. La sera della domenica delle Palme, dalle 14,30 alle 17,30 si fanno le solenni esposizioni del Santissimo, chiamate quarant’ore. Si ripetono la sera del Lunedì e del Martedì Santo. Nei giorni di lunedì 17 e martedì 18 marzo benedizione delle famiglie della parrocchia di Padonchia. 19 marzo, Mercoledì Santo, dalle 21 alle 22 ufficio delle confessioni nella parrocchia di Padonchia.

Da Santo Stefano a cura di GM

20 marzo, Giovedì Santo, alle ore 16 a Monterchi e alle ore 17 a Pocaia S. Messa in Coena Domini seguita poi dalle visite personali al Santissimo Sacramento fino a tarda notte. 21 marzo, Venerdì Santo, alle ore 21, raduno dei fedeli di fronte al monastero assieme ai sacerdoti, alla Confraternita di Misericordia e alle Compagnie del SS. Sacramento di Monterchi e Padonchia per la solenne Via Crucis commentata dai giovani e la processione di Gesù Morto e dell’Addolorata per le vie del paese con alcuni quadri viventi sulla passione e morte del Signore. Un invito ai ragazzi e del catechismo e ai giovani. Il rito terminerà con la benedizione con la reliquia della Santa Croce nella pieve arcipretura. 22 marzo, Sabato Santo, in mattinata e nel pomeriggio confessioni pasquali. Alle ore 21 veglia pasquale e S. Messa anticipata della Risurrezione nella chiesa della Madonna Bella. Ore 23,30 solenne veglia pasquale con liturgia battesimale e S. Messa della Risurrezione nella chiesa arcipretale di Monterchi. 23 marzo, Domenica di Pasqua, alle ore 8 S. Messa a San Biagio e poi le altre messe sono secondo l’orario festivo. 24 marzo, Lunedì di Pasqua, tradizionali confessioni pasquali nella chiesa di S. Biagio a Pocaia con le S. Messe alle 8,30, alle 10 e alle 11,30. In quaresima l’attività catechistica e la catechesi verteranno sul vangelo di San Marco per incontri di preghiera alla Madonna Bella soprattutto con il gruppo che è solito ritrovarsi con orari che stabiliremo di volta in volta.

Non solo il presepe Passato il natale, il Capodanno e l’Epifania (tutte le feste le porta via) ci si appresta a guastare il presepe e le luminarie. Nella chiesa di S. Stefano ha trovato posto, come da tanti anni, un presepe con caratteristiche particolari, giochi di luce, cielo stellato e la Natività al centro sotto la torre Eiffel significando l’attenzione che porta a guardare verso il cielo. Il gruppetto di giovani e meno giovani, con tanta determinazione e sacrificio, hanno realizzato il significativo presepe. Vada a loro il nostro apprezzamento per il risultato ottenuto. Le molte persone che hanno fatto visita si sono congratulate per l’espressiva linearità e perfezione. Grazie a tutti, anche se non sono più in molti quelli che si sono dedicati a realizzare il presepe. *** Nota un po’ dolente quest’anno è la sistemazione delle luci natalizie le quali sono arrivate un po’ in ritardo e per ragioni tecniche non si sono potute piazzare in via Marconi come si faceva anche altri anni. Ci auguriamo che prossimamente si possa

ripristinare il tutto e così procedere speditamente all’addobbo natalizio. Nel frattempo che il gruppetto di volenterosi costruivano il presepe altri quattro collaboratori, i quali noi sappiamo chi sono, si sono adoperati per ripulire, sanare e tinteggiare una delle stanze a piano terra della canonica. Così sistemata potrà accogliere il materiale del presepe, dell’illuminazione e delle altre attrezzature che servono per la festa o altre manifestazioni della nostra comunità. Si sta così realizzando un programma che da tempo ci eravamo preposti. In seguito vorremmo infatti sistemare alla meglio anche l’altro ambiente. Grazie a queste persone che si sono impegnate nel lavoro per diversi giorni ma che sono riuscite nell’intento. Ci auguriamo che in seguito si possa completare l’opera. Si ringraziano e siamo grati a tutte le persone che si adoperano per le attività che servono alla Comunità.

Il presepe nella cripta Il tradizionale presepio realizzato nella cripta della chiesa di San Simeone a Monterchi è stato realizzato dai seguenti ragazzi: Massimo Galletti, Roberto Rondini, Enrico Testerini, Simone Romani, Matteo Pettinari, Antonella Raini, Giuseppe Verdinelli, Daniele Barili, Bruno Fiordelli, Michele Armati, Claudio Biancucci, Giuseppe Severi, Matteo Galletti e Roberto Capacci. Ha riscosso tanto interesse soprattutto nei visitatori forestieri venuti più numerosi del solito e attirati anche dal Presepe vivente realizzato nella frazione delle Ville. Dagli archivi comunali e parrocchiali si sono riscontrati quest’anno a Monterchi oltre trenta decessi nelle varie parrocchie del comune di Monterchi, quasi raddoppiando la media annuale.

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Dalle nostre parrocchie

Escursione a Petriolo

Da San Leo

Domenica 2 dicembre 2007, per festeggiare la prima domenica di avvento, noi del gruppo catechismo di San Leo, bambini, genitori, e catechiste, ci siamo recati a Petriolo di Fighille. Il luogo, noto per l’apparizione della Madonna che avvenne nel lontano medioevo agli occhi di una povera pastorella, è veramente suggestivo. Per raggiungere il punto esatto dell’apparizione, si deve superare il bel Santuario, costruito nel 1913 in onore della Madre Santissima; in prossimità di una nicchia eretta nel 1945 in segno di gratitudine per la fine della guerra, si scende per un sentiero che finisce addentrandosi in una macchia, all’interno della quale si trova un’altra piccola nicchia, resto dell’antica cappellina, del tutto crollata nel 1957. Tutto il cammino, rigorosamente percorso in pellegrinaggio a piedi, è stato allietato da canti mariani, proprio a voler festeggiare la Madonna. D’altra parte, in tempo di avvento, chi più di tutti merita di essere ricordata

In visita ai presepi di Anghiari Per comprendere bene il significato della festa dell’Epifania, con l’arrivo dei Re Magi, abbiamo pensato di portare i ragazzi a vedere il presepe della Propositura e quello di S: Stefano. Purtroppo pochi bambini hanno potuto godere di questa bella uscita perché molti erano influenzati: La gioia di osservare queste due bellissime opere, diverse fra loro, è stata immensa ed ha portato ognuno di noi a delle considerazioni profonde, sgorgate proprio dal profondo del cuore. Ogni bambino ha recitato davanti a Gesù Bambino canti, poesie, preghiere, ed ancora più emozionante è stato il momento in cui da ognuno di loro sono uscite frasi spontanee di ogni genere. C’è stata un po’ di timidezza nell’esprimersi ad alta voce, ma anche fermezza ed amore. Una grande soddisfazione per noi catechiste è stato anche vedere quanto interesse e quanta curiosità

abbia suscitato l’affresco dell’Ultima cena e della Lavanda dei piedi del Sogliani, i cui colori, dopo il recente restauro, hanno così reso vivo il dipinto da suscitare nei piccoli tante domande. Ci siamo rese conto di aver comunicato loro amore e fede, con tanto fervore come non avremmo forse potuto fare negli spazi del nostro oratorio. Ciò ci ha gratificato e invogliato a continuare queste uscite, sicure che ci possa essere tanto arricchimento spirituale in noi e in loro. Grazie Signore per l’illuminazione che dai alle nostre menti, per percorrere la giusta strada in maniera proficua e gioiosa. Ringraziamo anche un giovane sposo, Luigi, e una giovanissima studentessa, Arianna che da quest’anno offrono la loro preziosa collaborazione come nuovi catechisti. Maddalena

se non la madre del bambino che a Natale tutti festeggiamo con tanto entusiasmo? È merito di Maria se è avvenuta quella preziosa nascita che ha salvato e cambiato per sempre l’umanità... Ovviamente non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di partecipare alla S. Messa celebrata nel Santuario dal nostro caro Don Romano che ci ha seguito in questa iniziativa. A questo punto, è doveroso ringraziare anche Don Giuseppe Fiorucci, parroco di Fighille, che si è reso disponibilissimo; che con il suo impegno, coinvolgendo tutti i suoi parrocchiani, mantiene tutto quanto nel massimo splendore. Dopo un breve confronto all’interno dei locali parrocchiali, per concludere la giornata tutti insieme, ci siamo concessi un piccolo “peccato” di gola… una pizza nel vicino locale “L’isola che non c’è” e scusate la pubblicità, ma è il minimo che possiamo fare per ringraziare i proprietari scusandoci del gran caos che gli abbiamo creato… Da San Leo, a presto.

Bellezze al bagno Questa foto è stata scattata in una solare mattinata estiva nella spiaggia di Pinarella. Alcune delle ragazze raffigurate sono senz’altro di Anghiari e vi mostriamo la foto perché, chi vi si riconosce, ci comunichi il nome del gruppetto di vacanziere. La seconda ragazza da sinistra (ora donna matura che abita a Cervia) si chiama Arduina ed è colei che, in visita ad Anghiari, ha chiesto di poter riprendere i contatti con le nostre paesane. Possiamo aiutarla? La foto viene pubblicata anche per ricordare che continua la raccolta di foto più o meno vecchie di Anghiari, delle famiglie anghiaresi, delle manifestazioni e delle varie occasioni di ritrovo per gli anghiaresi. Chi ci vuole aiutare può consegnare le foto a Frido o a Mario. Verranno riprodotte e gli originali riconsegnati velocemente. Già diverso materiale è stato recuperato. Quanto prima, ci darà una mano anche il Capacci, decideremo il modo e i tempi per mettere in mostra le foto raccolte.

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Mandato ai chierichetti Sabato 8 dicembre, nella festa della Immacolata Concezione di Maria, la nostra comunità ha avuto la gioia di accogliere i ragazzi che si sono presi l’impegno del servizio all’Altare. I chierichetti, dal nome che deriva appunto da piccolo-chierico, sono coloro che affiancano il Sacerdote nella celebrazione dei Santi Misteri e per questo il loro vero nome dovrebbe essere “Ministranti”. Nome a parte, lo scorso 8 dicembre il loro responsabile (che sarei io) li ha presentati a don Marco durante la Messa delle 11. I tredici ragazzi hanno risposto di SI a don Marco che gli ha chiesto se volevano prendersi l’impegno di essere presenti alla Messa domenicale e di essere disponibili al servizio all’Altare, chiedendogli anche di essere fedeli al loro dovere quotidiano in casa, a scuola e con gli amici. Poi è stata la volta di Nicola, Jacopo e Stefano che sono gli animatori del gruppo chierichetti ai quali don Marco ha riservato una seconda domanda, un po’ più impegnativa ma altrettanto affascinante. Infine la foto in Sacrestia ha suggellato la giornata. La foto è stata anche pubblicata sul periodico “Ministranti” che viene pubblicato dall’ufficio liturgico della nostra Diocesi. Gli animatori si ritrovano periodicamente a Montauto per un momento di formazione e di confronto con Suor Astrid, mentre agli altri è richiesta la partecipazione alle prove che si svolgono il sabato, dopo il catechismo, dalle 16 alle ore 16,30 oltre che alla Messa domenicale. Un ultimo avviso: nel mese di febbraio faremo il “Miniritiro dei chierichetti”. Alessandro

Alcuni discorsini alla rovescia per chi d’andar diritto non ha prescia

La vignetta di Scacciapensieri:

Vaccino

di Turiddo Guerri

Se vuoi campar dimolto mangia troppo, sbòrgnati sempre di liquori e vino, in casa non tornar fino al mattino, finisci quanto prima il tuo malloppo, e più che puoi procurati malanni: di certo camperai più cent’anni. Se invece vuoi campar dimolto poco, bevi soltanto acqua pura e fresca, va’ molto spesso a caccia oppure a pesca, tutti i giorni distraiti in un gioco, evita più che puoi dolori e affanni: di certo camperai men di trent’anni.

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Quale sapienza? di Alessandro Bivignani

Sera fredda ed umida, quella del 15 gennaio. Unico rimedio è quello di girare le spalle alla tv per stare di fronte al caminetto, e cercare così di essere indenne alle consuete logorroiche ed esasperate notizie dei telegiornali. Di soprassalto arriva in casa la nonna e si appella a me con uno sguardo strano: quello del dolore, della rabbia e di chi prova l’ingiustizia. La mia nonna ha vissuto la guerra, ha passato il fronte dei tedeschi e ben conosce – purtroppo – questo triste rito di annunciare disgrazie. E mi chiede: “cosa succederà ora?” Tutti i telegiornali hanno appena rimbalzato la notizia del dietro front della visita di Papa Benedetto XVI all’università “La Sapienza” di Roma, in programma per il venturo giovedì (e già siamo a martedì…). Nel viso di mia nonna l’amarezza di chi di libertà negata ne sa qualcosa. Quante volte in Italia si dice di “no”? Non si dice più – peccato, è un grande errore – ai figli che esigono dai genitori quello che gli propina continuamente la televisione, e non si dice nessun “no” nemmeno ai giovani e meno giovani che rifiutano sempre le regole, le indicazioni, i consigli per l’effimera motivazione di una libertà che altrimenti parrebbe “negata”. Il tutto accade in quella stessa università che, guarda caso, fu fondata proprio da un pontefice e che racchiude nel suo nome (università) l’apertura a guardare tutto, universalmente. Purtroppo così non è stato. E questo giorno, indubbiamente vergognoso per il prestigioso ateneo romano, segna tristemente anche la storia della nostra Italia. Alcuni ritagli di giornale del giorno seguente: Marco Tarquino su Avvenire, quotidiano dei Vescovi italiani, apre esprimendo “intolleranza inspiegabile” e dice: “da oggi la Sapienza rischia di essere un po’ più povera. Anzi, lo è già adesso. Adesso che un manipolo di giovani (non tutti suoi frequentatori) si è dato il compito di preparare un ‘assedio sonoro’ all’intervento di papa Benedetto e si gloria di aver proposto all’Italia e al mondo una smemorata e inconcepibile idea di Università: luogo di non-parola e di non-ascolto, di non-coraggio e di non-libertà. Adesso che una sessantina dei suoi 4.500 insegnanti, sprezzanti della verità – al pari di quelli che distorsero la splendida ‘lectio magistralis’ di Ratisbona per ridurla ad argomentazione anti-islamica – hanno tuonato contro il Papa che, da cardinale, avrebbe ri-condannato Galileo. Lo hanno fatto come s’addice non a studiosi ma a ignoranti, ricordando poco e male il ruolo svolto dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede al fianco di Giovanni Paolo II nella piena e solenne ‘resa di giustizia’ nei confronti del grande scienziato cattolico. Ma non solo quotidiani “di parte” se così vogliamo. Ed ecco la prima pagina di Repubblica, con il commento di Ezio Mauro che scrive: “…il Papa, che è anche vescovo di Roma, non può parlare all’Università della sua città, in questa Italia mediocre del 2008. Questo risultato, che sa di censura, di rifiuto del dialogo e del confronto, è inaccettabile per un Paese democratico e per tutti coloro che credono nella libertà delle idee e della loro espressione. È tanto più inaccettabile che avvenga in un’Università, anzi nella più importante Università pubblica d’Italia, il luogo della ricerca, del confronto culturale e del sapere, un luogo che di per sé non deve avere barriere né pregiudizi, visto che non predica la Verità ma la scienza e la conoscenza. È come se la Sapienza rinunciasse alla sua missione e ai suoi doveri, chiudendosi in un rifiuto che è insieme un gesto di intolleranza e di paura”. Ancora. Il Corriere della Sera (che tra l’altro nel proprio sito internet ha messo due sondaggi in cui il 71% si è schierato dalla parte di Papa Benedetto) a firma di Ernesto Galli della Loggia: “il Papa non ha potuto parlare, ma che importa? Assai più importante, dovremmo credere, è che i laici ab-

biano vinto. Peccato che non riusciamo proprio a crederci. Quella che ha vinto, infatti, è una caricatura della laicità. E’ la laicità scomposta e radicaleggiante, sempre pronta ai toni dell’anticlericalismo, che cinicamente ha usato la protesta dei poveri professori di fisica piegandola alle necessità della lotta politica italiana, delle risse del centro-sinistra intorno ai Dico e all’aborto... E’ la laicità che vuole ascoltare solo le sue ragioni scambiandole per la Ragione. Che, nonostante tutte le chiacchiere sull’Illuminismo, nei fatti non sa che cosa sia la tolleranza, ignora cosa voglia dire rispettare la verità delle posizioni dell’avversario, rispettarne la reale identità”. E conclude: “Laicità? Sì, una laicità opportunista, nutrita di uno scientismo patetico, arrogante nella sua cieca radicalità. Con la quale un’autentica laicità liberale non ha nulla a che fare. Che anzi deve considerare la prima dei suoi nemici”. “Il Papa è stato costretto a rinunciare” dice Brambilla nella pagine di Il Giornale: “Ratzinger se ne infischia della propria incolumità, ma non ha voluto mettere a rischio quella degli altri. Per questo lui ha fatto bene a lasciar perdere, ma al Viminale farebbero bene a vergognarsi. Ma in prima battuta sono colpevoli i 67 docenti della Sapienza che hanno acceso la miccia, cominciando con il contestare un discorso del Papa su Galileo che evidentemente non hanno mai letto. (...) Ha detto bene Casini: «Se questi sono i professori dei nostri figli, c’è da avere paura del futuro». Tutto per colpa di Galileo… Già. Ma allora merita riprendere questo tanto accusato discorso dell’allora cardinale Ratzinger in cui si cita anche il processo a Galileo. Con una punta d’ironia, Giorgio Israel, docente di storia della matematica, spiega perché è decisamente contrario all’appello dei suoi colleghi della facoltà di Scienze: «sarebbe meglio documentarsi e ragionare, invece troppo spesso si legge decontestualizzando e fraintendendo. Così chi ha scritto l’appello contro il Papa fondandolo sulla citazione di una frase di Feyerabend, avrebbe fatto meglio a leggersi tutto quel discorso e avrebbe capito che questo Papa non attaccava affatto la scienza né la ragione». E continua: «Gli estensori dell’appello al rettore accusano il Papa citando una sua citazione e precisamente la frase di un filosofo della scienza in cui si dice che all’epoca di Galileo la chiesa fu più fedele alla scienza dello stesso Galileo e che quindi il processo a quello scienziato fu ragionevole e giusto. Se uno, invece di indignarsi per un presunto vulnus al metodo razionale, si leggesse il discorso integrale dell’allora cardinale Ratzinger in cui appare questa citazione coglierebbe che nel suo discorso essa veniva interpretata in senso esattamente contrario a quel che sostengono i contestatori. Il cardinale, oggi Papa Benedetto XVI, parlava della crisi di fiducia della scienza in sé stessa e dimostrava che, mentre per secoli si è creduto che il processo a Galileo fosse la prova del carattere oscurantista della Chiesa, in seguito, nell’ambito della cultura scientifica erano emerse posizioni diverse, le quali sostenevano che Galileo non aveva fornito prove dimostrative dell’eliocentrismo e che Feyerabend era arrivato al punto di sostenere che il punto di vista della Chiesa era più razionale. Ratzinger con quel discorso voleva mostrare che la scienza stava perdendo la fiducia in se stessa e, di fatto, difendeva il punto di vista di Galileo. Altro che attacco alla scienza! » In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull’argomento sa bene come egli consideri con «ammirazione» la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge qui «una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute, come la vera cultura laica, ma crea mostri». Pertanto, ripetiamo con lui che «la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente».

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Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Tutti noi del catechismo ci siamo!! Ogni lunedì dalle 15 alle 16 tutti al catechismo? Che cosa andiamo a fare... e poi per tutta un’ora? Al catechismo sentiamo parlare, a viva voce, chi è Gesù Cristo, il figlio di Dio fattosi uomo per noi. Dove è vissuto, che cosa ha fatto, insegnato, testimoniato... che cosa ci ha trasmesso e lasciato e quindi per noi viverlo per sempre. “In memoria di me” Il catechismo è un’esposizione delle dottrine fondamentali cristiane, quindi riceviamo un’istruzione, in linea molto semplice, del cristianesimo. Abbiamo coinvolto anche i nostri genitori, non il lunedì pomeriggio ma all’inizio dell’Avvento, per una “spaghettata”, ed era una bella, simpatica ed amichevole serata. Tutti hanno espresso il desiderio di ritrovarsi nuovamente insieme. Anche Gesù si metteva a tavola con i suoi amici e mangiando parlava in libertà e dolcezza, indicando le vie dell’amore, della giustizia, della sincerità; insegnava che Dio è il Padre buono che ci ama, che si preoccupa delle persone che ama, che ci conosce e vuole il nostro bene; che Dio il Padre ci chiama a sé a condividere la sua felicità. Dio è vita ed amore! Desideriamo ripetere questa esperienza per crescere insieme nella nostra fede. Siamo nel 2008. Un anno nuovo davanti a noi. Ringraziamo il Signore perché ci ha chiamati alla vita e possiamo vivere nella pace. Ringraziamolo per i nostri genitori, le nostre catechiste, Don Marco e Don Stanislao e tutte le persone che ci vogliono bene. Con nuovo slancio e rinnovata gioia camminiamo insieme verso nuove mete. Desideriamo scoprire e vivere l’anno litur-

Befana e ragazzi di Silvia Giuliattini

Anche quest’anno la sera del 5 Gennaio nella Parrocchia di Tavernelle è arrivata la befana… anzi… due belle befane per premiare con calze piene di dolci i bambini del catechismo che hanno realizzato lo spettacolo intitolato “Natale coi fiocchi.” Lo spettacolo narra di un gruppo di ragazzi che avevano deciso di passare un Natale diverso dagli altri mettendo da parte tutti i rancori che c’erano tra loro e le loro famiglie così da poter vivere in pieno l’atmosfera magica

gico, iniziato con la prima domenica di Avvento, con maggiore impegno e dedizione per crescere nella conoscenza di Gesù. Ogni lunedì si apre una porticina che getta nuova luce sul nostro cammino. All’esempio dei Magi (Festa dell’Epifania del Signore il 6 gennaio di ogni anno), lasciamoci guidare dalla stella che «li precedeva e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino [...] e prostratisi lo adoravano. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra» (cfr. Mt. 2, 9b-11). La loro gioia era grande perché hanno trovato Gesù! La nostra strada è all’inizio ma con perseveranza e speranza arriveremo anche noi ad adorare Gesù nella nostra vita, nel nostro cuore. E ora come andiamo avanti? Tra poco sarà quaresima, ma prima c’è il carnevale. Lo festeggeremo il pomeriggio del 4 febbraio al Cenacolo di Montauto. In quell’occasione ogni bambino dovrà prepararsi una maschera che raffiguri un accessorio d’abbigliamento. Poi anche premi per tutti e la merenda. Invitiamo in questa occasione anche tutti i genitori. E poi finalmente arriverà la quaresima, e anche quest’anno con il nostro catechismo faremo le stazioni quaresimali dei bambini: una volta dagli anziani di Tavernelle, un’altra al cimitero, un’altra la Riconciliazione... L’ultimo appuntamento sarà quello di preparare la legna per il fuoco della notte di Pasqua. E tutto diventa un cammino! Chiediamo anche ai nostri genitori di camminare con noi e così aiutarci a crescere nella fede.

che solo il Natale porta. Come al solito i nostri piccoli attori hanno partecipato con entusiasmo e molto impegno alla recita anche se non era una tra le più facili, nonostante ciò ci sono state molte new entry, bambini della prima elementare contenti di fare il loro “primo debutto”, ed è per questo che vogliamo ringraziare loro, e gli altri per aver accettato di nuovo questa proposta. Inoltre i ringraziamenti vanno a tutti coloro che ci hanno aiutato per gli allestimenti, alla realizzazione dei vestiti, a tutti i genitori per la loro disponibilità, e alla Chiara la Laura e la Silvia per aver seguito giorno per giorno la realizzazione di tutto ciò. Al prossimo anno!!!!

*** Notizie dalla Compagnia Con il ritrovo delle Compagnie si è concluso l’anno sociale della Compagnia di

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Suor Astrid

Galbino. Lo scorso 14 dicembre durante la S. Messa ci siamo scambiati gli auguri di Natale che sono poi proseguiti nel Centro Parrocchiale con la cena dell’olio nuovo, prodotto e offerto da alcuni della Compagnia di Galbino. Con il 2007 finiscono i primi tre anni di vita da quando la Compagnia ha preso nuovo vigore. Comunque non ci stancheremo mai di ringraziare persone come Ivo e come Ernesto che ci hanno consentito di proseguire questa opera. In questi tre anni abbiamo formato il gruppo dei “confratelli con la cappa” che provvedono alla gestione di tutta la compagnia. Nel nuovo statuto – provvisorio – adottato, abbiamo indicato che ogni tre anni si debbano rinnovare Camerlengo, cassiere e segretario, e quindi nei prossimi mesi provvederemo ad assegnare questi servizi. Nel numero venturo segnaleremo le novità che avverranno. Il Camerlengo


La donna bambina

Il “Maresciallo” è ora “Luogotenente”

di Franca Ciucoli

Sì, stiamo parlando di Luca Chiarentin, Comandante della Stazione Carabinieri di Anghiari da quasi cinque anni. La recente nomina premia la professionalità del Comandante ed anche un riconoscimento per tutti i Carabinieri della Stazione a cominciare dal ben noto Vice-Comandante, Maresciallo Alessandro Milanesi. Vediamo spesso i nostri Carabinieri in servizio di pattuglia a tutte le ore del giorno e della notte per garantire la nostra sicurezza e a presidio della legalità nel vasto territorio del nostro Comune (oltre 130 Kmq) che ne rappresenta la Giurisdizione. Li vediamo anche molto vicini ed attenti ai problemi di ogni tipo. Persone che si rivolgono spesso direttamente al Comandante anche solo per avere un consiglio, una indicazione su cosa fare, o come risolvere un problema personale o familiare. C’è sempre molta attenzione a questi casi umani da parte del Comandante che accomuna una lunga esperienza professionale di comando ad una ancor giovane età. A questo aggiungiamo il grande sostegno e la vicinanza della sua bella famiglia che sempre lo incoraggia e lo sostiene. Ultimo, ma non ultimo, che la dice tutta sul carattere e la disponibilità del nostro neopromosso Luogotenente Chiarentin: La porta dell’Ufficio di un buon Comandante, militare o civile che sia, dovrebbe essere sempre aperta! La porta dell’Ufficio del Luogotenente Chiarentin è sempre aperta.

Storia universale di Gianni Rodari

In principio la Terra era tutta sbagliata, renderla più abitabile fu una bella fatica. Per passare i fiumi non c’erano ponti. Non c’erano sentieri per salire sui monti. Ti volevi sedere? Neanche l’ombra di un panchetto. Cascavi dal sonno? Non esisteva il letto. Per non pungersi i piedi, né scarpe né stivali. Se ci vedevi poco non trovavi gli occhiali. Per fare un partita non c’erano palloni: mancava la pentola e il fuoco per fare i maccheroni, anzi a guardare bene mancava anche la pasta. Non c’era nulla di niente. Zero via zero, e basta. C’erano solo gli uomini, con due braccia per lavorare, e agli errori più grossi si poté rimediare. Da correggere, però, ne restano ancora tanti: rimboccatevi le maniche, c’è lavoro per tutti quanti.

Crisalide nell’involucro materno viveva bene al riparo dall’esterno. Un giorno la donna bambina cresciuta nel marsupio dell’amore rimase orfana e fu un grande dolore. L’affetto ramingo la spinse a camminare, a camminare in salita per cambiar vita. Per cominciare a vivere si fece spettatrice di sé stessa e senza temere si pose in maniera diversa. Si esplorò nella galleria entrò come un minatore alla ricerca del filone. Un fascio di luce dal buio dell’io illuminò il cammino del suo nuovo destino. Seppellì con cura ai bordi le scatole dei ricordi pose fine al gioco puerile e diventò farfalla una farfalla dai vivaci colori che finalmente poteva volare sui fiori.

UN ANGHIARESE CAMPIONE DEL MONDO

L

a nazionale di Pallavolo femminile nel mese di settembre si è laureata campione d’europa in Belgio e Lussemburgo. Recentemente ha bissato il successo in campo internazionale vincendo la Coppa del Mondo in Giappone in maniera perentoria senza mai perdere una partita (vedi foto). Ovviamente oltre il merito delle ragazze va sottolineato l’importante sostegno tecnico/medico dello staff della nazionale di cui fa parte il fisioterapista Luca NOCENTINI anghiarese della Stazione, che con la sua competenza tecnica ha saputo rimettere in campo le ragazze con un’ottima preparazione atletica, partita dopo partita, ottenendo così il successo mondiale. A lui va quindi il ringraziamento da parte della redazione e degli anghiaresi i quali si sentono orgogliosi di avere un ragazzo di Anghiari in nazionale. Gli auguri si estendono anche in preparazione dell’imminente impegno per l’Olimpiade di Pechino. By Gatto

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Effetto serra o effetto freddo? di Turiddo Guerri

Deve aver rotto i vetri della serra la tramontana ed anche i cotali a quelli che sostengon che la Terra va incontro a tutti i peggiori mali: diventerà cioè un gran deserto e noi vivremo nudi a cielo aperto, senza neppur qualche foglia di fico per nascondere un po’ quel che non dico. Il freddo che imperversa anche quest’anno non fa capire ancora a quei sapienti che è questo l’effetto che fa danno -non il calor se cresce- a noi utenti di quelle compagnie metanifere, le cui bollette son così pestifere che pur se le benediciamo sette volte sette, non calano d’un ette.


Ta n t e o f f e r t e p e r l ’ O r a t o r i o Un nostro lettore, Pietro, ci ha fatto pervenire la sua offerta e nella causale ha scritto: “Per ricevere il famoso giornale L’Oratorio”. Grazie! Adamo Balzani, Padonchia Fabiano Gigli, Crocifissino Lea Cerquatti, Misericordia Paolino Guelfi, Montebello Adelmo Mencarini, Motina Fabio Cuccini, Borgo Croce Leone Bruschi, Poggio del Sole Piera Rossi, Tavernelle Adina Dini Corciano Fabrizio Chiribini, La Gavina Leoniero Buscosi, Via Carmine Pierino Pennacchini, Pino Adriana Conti, Borghetto sopra Famiglia Franco Testerini, Via Leris Senesi, La fossa Pierluigi Gallai, C. di Castello Agostino Ruggeri, Polveriera per Arezzo Liana Giorni Alberti, Monterchi Pietro Bartolomei Corsi, Carmignano Alberto Benedetti, Selvella Famiglia Nello Tizzi, Tavernelle Liana Polverini, Via del Carmine Pietro Bonucci, Cerbaia Alberto Montini, Le Ville Faliera Tanfi, Mura di sopra Lina Bilancetti, Buenos Aires Pietro Mondani, Carmine Alessandra Guadagni, Sansepolcro Famiglia Franco Testerini, Via Libbia Lina Bozzi, Misericordia Pietro Mondani, La Calla Alessandro Vichi, Maryland Famiglia Lorini, San Leo Livia Cestelli, Cicogna Pietro Pasqui, Le Bucacce Alvaro Fedi, Carmine Federico Foni, Siena Loretta Santi, Palaia Pietro Serafini, Sansepolcro Amerigo Santi,Tavernelle Fernando Boncompagni, Marzocca Lotta Meozzi, Via Nova Primo Del Sere, Sansepolcro Angelo Alfonsi, Campo Fiera Fernando Paletti, Casanova Luciana Lanari, Sansepolcro Primo Zanchi, Fosso Angiolo Del Barba, Palazza Fernando Primaveri, Belluccio Luciana Tasso, Pocaia Renato Bidossi, Arezzo Angiolo Donati, Fondaccio Fiorella Merendelli, La Vigna Luciano Cecconi, Infrantoio Riccardo Ghignoni, Polveriera Angiolo Dragoni, Padova Florido Chiribinbi, Ponte Sospiri Lucio Carleschi, S. Leo d’Arezzo Riccardo Mondani, Milano Angiolo Madiai, Polveriera Franca Ciucoli, Portaccia Luigi Monini, Cascine Rina Bartolini, La Fonte Angiolo Nevistrelli, Tavernelle Francesca Tricca, Borgo Croce Luigi Tappeto, Morone Rina Ruggeri, Sportone Angiolo Roselli, Cordoni Francesco Baracchi, Pocaia M. Vittoria Pacassoni, P.ta Croce Rinaldo Nicchi, Via di San Leo Anna Noferi, P.tta Croce Francesco Cristini, Arezzo Magda Ruti, La Banca Rino Boriosi, Via del Carmine Anna Polverini, Borgo Croce Francesco Maggini, Ponte Piera Manfredo Gaggiottini, Le Strette Rita Bigioli, Via di Cipicchio Annamaria Guiducci, Arezzo Francesco Rosadi, Le Ville Manola Lodovici, Bozia Rita Ruggeri, La tombola Anselmo Meucci, Catigliano Franco Berlicchi, V. Campo fiera Marcella Ghignoni, Renicci Rosa Gennari, Infrantoio Antonietta Olivieri, Grosseto Franco Giorni, Scarpaia Marcella Mari, Giardinella Rosa Ricci, Borgo della Croce Armando Zanchi, Arezzo Frido Giorni, Via di S. Leo Marcella Pernici, S. Giovanni V.no Rosa Vannucci, Borgo Croce Assunta Del Sere, Mura di sopra Gaspero Vichi, Carmine Marcello Gelsumini, Campo Fiera Rosanna Merendelli, Borgo Croce Athos Camaiti, I fabbri Gastone Lodovici, Bozia Marco Alessandrini, Renicci Rosita Ghignoni, Viaio Benedetto Comanducci, Cicogna Gastone Mafucci, Ca’ di Maurizio Marco Lombardi, Montino Ruggero Cambi, Mura di sotto Benito Raffaelli, La Stazione Gastone Mercati, Intoppo Margherita Pacini, Tavernelle Santino Del Sere, Casanova Bruna Sbragi Leonardi, Infrantoio Giacomo Marsupini, Mura di sopra Maria Bigioli, Infrantotio Santino Ferrini, Campo Fiera Brunera Falsetti, Calabria Giampiero Marconi, Campo Fiera Maria Manfroni, Renicci Secondo Bartolomei, Campo Fiera Brunero Gaetani, Campalla Gianfranco Citernesi, Via Carmine Maria Maranesi, Roma Sergio Baldini, Selvadonica Bruno Nicchi, San Rocco Gianni Papini, Il Cantinone Mirna Matteucci, Sansepolcro- Settimio Olandesi, Viaio Bruno Zanchi, S. Agostino Gianpaolo Gattari, Via della Fossa Maria Raffaelli Marinari, Stazione Silvana Cherici, Campo Fiera Burzi Luigi, Tofanicchio Gilberto Guiducci, Arezzo Mariarosa Pancioni, Via x San Leo Silvana Ruggeri, V. Saragozza Carla Poggini, Ponte Sospiri Gilda Nespoli, Borgo Croce Maricla Staccini, Sansepolcro Silvano Paceschi, Firenze Carlo Cherici, Piazza Mercatale Gino Giovangnini, Tavernbelle Marida Baggi, Valealle Sira Cacioli, Malmalucco Carlo Tavernelli, Tavernelle Giorgio Franchini, Tavernlle Marinella Miano, La stazione Sisto Leandro Burioni, Motina Carlo Urci, La Casina Motina G:Battista Franchini, Tavernelle Mario Cambi, Campo Fiera Sofia Poggini, Bertine Centro Agg Sociale, Piazza teatro Giovanna Bernardini, Toppole Mario Gamberonci, Busto Arsizio Speranza Bianchi, Ponte Piera Una persona Giovanna Cartocci, Infrantoio Mario Zanchi, Chiani Stefania Merendelli, Infrantoio Claudia Guadagni, Borgo Croce Giovanna Ottobri, Calenzano Marisa Franchini, Infrantoio Stefanie Risse, Casa Bruna Claudio e Gabriella Montini, Gisella Gennaioli, Il Palazzo Marisa Giovagnini, Argentina Stefano Cardelli, Scandicci Campo Fiera Giuliana Lenzi, Grassina Massimo Foni, Ca’ de’ Frati Tarcisio e Paola Nosi, S. Giovanni Cosimo Volpe, Borgo Croce Giuliano Polverini, Monterchi Mauro Baldi, La Stazione Teresa Mercati, Maccarino Daniela Fedi, Sansepolcro Giuseppe Cagnacci, La Banchina Mauro Marziali, Firenze Tersilia Minelli, Bucacce Dario Pasqui, Catigloiano Giuseppe Fontana, La Stazione Mauro Tanfi, Piazzetta legne Tessuti Busatti Anghiari Delfo Venturi, La Casaccia Giuseppe Giorni, Infrantoio Meozzi Angiolino, Pietto Ugo Ulivi, Via del Carmine Dino Corsi, Via di San Leo Giuseppe Leonardi, Bagnolo di sotto Milton Del Gaia, Roncione Una persona, Arezzo Domenica Pernici, Cavriglia Giuseppe Mariotti, Motina Mirella Dragoni, Via Nova Valeria Marzi Anna Maria ValenDomenico Parati, Mura di sopra Giuseppe Matteucci, Ponte Sospiri Mirna Guelfi, Roma tini, Bucacce Donatino Baldi, Casolare Giuseppe Picone, Polveriera Morena Bartolini, Mucino Vanna Meazzini Tavernelle Elda Polverini, Sansepolcro Giuseppe Poderini, Infrantoio Moreno Zanchi, Fosso Vasco Coleschi, Via Carmine Elena Primitivi, Borghetto Giuseppina Donati Sarti, Serafino Nada Foni, Deposito Vasco Ghignoni, Palazzolo Elida Bianchi, Il Fosso Giuseppina Magrini, Via Carmine Nelly Santi, Piazzola Velio Ortolani, Monterchi Elio Papini, Casotto Gloria Boriosi, Pantaneto Nevio Comanducci, Via Carmine Vera Chiasserini, Borgo Croce Elisabetta Wickett, Conventino Grazia Giabbanelli, Campo Fiera Olida Lanari, Carboncione Verdiana Menzogni, Cavriglia Emma Julia Delgadillo, Bolivia Graziano Zanchi, Campo Fiera Orazio e Gabriella Leonardi Vilma Vichi, Carmine Enrico Baglioni, Infrantoio Guerrino Poderini, S. Stefano Osvaldo Crociani, La Stazione Vilmo Chiasserini, Bagno a Ripoli Enzo Matteucci, Motina Ivandro Leucalitti, Monteloro Otello Comanducci, Firenze Vittoria Giovagnini, San Leo Enzo Rossi, Pocaia Ivano Cesari, Via del Carmine Ovidio Mondanelli, Giardinella Vittoria Guadagni, Portaccia Ermindo Capolungo, Palazzina Kathy Ruggeri, Argentina Palmiro Giuloiattini, Molin Bianco Vittorio Smacchia, Pocaia Ernesto Dragoni, Campo Fiera Katia Bagnoli, Anghiari Pamela Zanelli, Il Ghetto Walter Magrini, Via Carmine Eugenio Guadagni, Osteria Tavernelle Lamberto Ulivi, Tavarnuzze Paola Mondani, Carboncione Walter Meozzi, Carmine Eugenio Merendelli, Tavernelle Laura di Lauro, Ca,mpo Fiera Paola Olandesi, Campo Fiera Werther Canicchi, La Vigna Eva Gallai, Terrato Laura Maurizi, Campo Fiera Paola Olandesi, Giardinella Wilmo Catacchini, Mura di sopra Fabiano Giabbanelli, Via Teatro Laurino Veri, Infrantoio Paolina Panichi Giudici, Santagostino Zanetta Scartoni, Piazzola

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Giovedì 31 agosto 2007

Preghiera di un padre

Un’annata eccezionale di Piero Lega

Rovi ricurvi dal peso di more mature e schiette, Lungo le stradine bianche, sterrate e strette. Sorge il sole imperioso dietro Pietralta, E di luce chiarissima s’inonda la vallata Annibale passa in rassegna come militari. E si compiace dei grappoli sulle viti nei filari. “Sarà un’annata d’oro” aggiunge Peppino, E sogna già le botti piene di buon vino. Marisa e Assuntina innaffiano i pomodori, E si compiacciono dei poponi e degli odori. Verze, finocchi, cardi, cavoli e cipollino, Sembra d’un casale un bel giardino. Siro ed a ragione, se la prende con l’erbacce, Che dei pomodori non hanno lasciato tracce. Vittorio si ferma ed ammira l’altrui lavoro, Che lui schiva con arte e gran decoro. Mario infine scuotendo la sua testa bianca: “Quest’annèta è stèta veramente strèna, Mai visto un’istète così malsèna.” E Sestilia: “Ora però ne vale ben la pena.”

Come ome si dice? La questione prende avvio dalla perplessità di Piero Gabellini, dimorante fuori delle mura del castello di Anghiari, e di alcuni abitanti del Fosso. L’antefatto è il manifesto stampato dai Donatori di Sangue in vista del loro concerto di Natale, che indicano nell’elenco degli artisti che si esibiranno in concerto una giovane promessa della tromba. Cioè un trombista. Oppure un trombettista? Veloce come una nota di agenzia stampa è uscita la replica di Cesare (organista, qui non ci piove) che ha provveduto a chiarire che il trombista è il suonatore di tromba, mentre il trombettista suona la trombetta. L’altro artista in questione (Giulio, pianista) non si pronuncia, ma la “querelle” ha ormai invaso tutto Anghiari, ed infatti in tarda serata anche il Proposto don Marco, incalzato dalla domanda delle donne venute per le funzioni, si precipita nel suo vocabolario e formula anche lui una sua risposta. Il concerto si è poi tenuto regolarmente, e Gabriele (suonatore di tromba biturgense) ha egregiamente svolto il suo mestiere di? Trombista o trombettista?

Una rondine di Maria Senesi

Dammi un figlio, o Signore, che sia abbastanza forte da riconoscere la propria debolezza, e abbastanza coraggioso per affrontare sé stesso quando abbia paura; un figlio che sia fiero e inflessibile nella sconfitta e umile e buono nella vittoria. Dammi un figlio che abbia conoscenza di Te, che sappia che la conoscenza di sé stesso è la pietra angolare del sapere. Guidalo Ti prego, non sul facile cammino degli agi, ma su quello delle asperità e dei cimenti. Fa che su tale cammino impari a far fronte alle intemperie, che impari a compatire chi fallisce nel proprio compito. Dammi un figlio dal cuore puro e dagli alti ideali; un figlio che sappia dominare sé stesso prima di volere dominare gli altri, un figlio che impari a ridere ma che non dimentichi mai di saper piangere, un figlio che miri al futuro ma che non dimentichi il passato. E dopo avergli dato tutto questo, dagli, Ti prego, tanto spirito che gli permetta d’essere sempre serio. Fallo umile perché ricordi sempre la semplicità della vera grandezza, l’obiettività della vera sapienza, la modestia della vera forza. Allora io, il padre, oserò dir sottovoce: “Non ho vissuto invano.” Dalle memorie di The Joung Soldier elaborato da Angiolo Pari

Una rondine emigrata in America con la sua famiglia aveva tanta nostalgia del suo paese, non era più giovane e non si sentiva tanto bene, il suo cuore era pieno di tristezza. Diceva alle sorelle: Voglio ritornare al mio bel paese, Anghiari. Voglio rivedere le mie case scure, le mie Chiese, i mie stupendi Campanili con le nostre casine calde sotto la grondaia. Non voglio morire qui. Io non mi sono mai abituata e parlo sempre il dialetto Anghiarese. Non vo’ più guardère questi palazzi alti cun tutte quele vetrète che io so’ guèsi acechèta. Me ne vèdo anche se da tutti so’ sconsiglièta. Una mattina, era una bella giornata, salutò tutti e partì per fare la traversata. Vola, vola, vola, alla fine arrivò alla meta. Baciò la terra ma da quanto era stremata, mise il capo sotto un’ala e mentre spirò disse: Italia. Quando in Piazzola, per le scale della Badia, vidi una rondine morta, mi sembrava serena, forse eri tu quella Rondine? Allora ho pensato a mia mamma emigrata in Argentina nel 1880 o giù di lì, che riposa in quella Terra lontana, con solo il nome, una piccola Croce e tanta tristezza nel cuore per non essere potuta ritornare al suo paese di Anghiari. Brava rondinella, tu ce l’hai fatta. Che tristezza l’Emigrazione!

La miccia e il veterinario Svariati decenni fa ad Anghiari, come un po’ in tutti i paesi, i veterinari, ma anche i maniscalchi o i calzolai, avevano l’appalto per le necessità delle famiglie dei contadini. Dietro un compenso annuale, generalmente in natura (patate, uva o altri prodotti della terra) effettuavano tutte le prestazioni necessarie per la famiglia o per il buon andamento del podere. Nella collina di Anghiari erano molti i poderi che avevano i campi al piano. Per andare al lavoro il colono usava una miccia con la quale poteva all’occorrenza caricare qualcosa da portare con sé e quindi questo animale era molto diffuso. Un giorno la miccia di un contadino di Campalone, forse aveva mangiato dell’erba fresca, stava male ed il colono per scrupolo, e dato che tanto la visita era già pagata, chiamò il veterinario. Questi venne puntualmente e, appena entrato nella stalla, sentenziò: «Coda ritta, orecchie penzoloni; tetano certamente; la miccia te mori!» e se ne andò. Naturalmente i coloni non gli diedero retta e accudirono la miccia che infatti il giorno dopo era già vispa come ‘n’epia (che poi sarebbe l’ape).

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Un itinerario nella storia e nell’arte dell’antico borgo toscano*

Alla ricerca dei tesori nascosti di Anghiari di Paola Cerami

A

nghiari è una deliziosa cittadina, arrampicata su una collina ridente, è di antiche origini e si dispiega di fronte agli occhi di chi vuol scoprirla. Le sue chiese, le piccole, tortuose vie, il teatro, gli angoli solitari e insieme romantici si rivelano al visitatore come un tesoro nascosto. Anghiari è nota anche per la battaglia del 29 giugno 1440 tra milanesi e fiorentini, finita con la vittoria di questi ultimi. Lo scontro ebbe luogo a poco più di un chilometro da Anghiari lungo le sponde della Reglia che ricalcava in parte l'antico percorso del Tevere, diverso da quello odierno, e che lambiva il colle su cui sorge la cittadina. Particolare curioso: la battaglia non ebbe vittime (si parla di un solo morto, ma per cause accidentali). Le origini della città sono antiche: reperti trovati nelle vicinanze ci parlano di insediamenti etruschi e romani. Il nome «Anglare» è citato per la prima volta nel 1048 in una pergamena oggi a Città di Castello. Nell’XI secolo la zona era proprietà dei conti di Galbino, ma ciò non impedì la nascita del libero comune con il relativo statuto. Nel 1104 il conte Bernardino lasciò tutte le sue proprietà in eredità ai monaci camaldolesi, che vi costruirono un monastero, dando inizio ad un periodo di prospero sviluppo urbano. La tranquillità durò poco: nel 1175 Arezzo conquistò l’intera valle ed Anghiari fu distrutta quasi completamente. Poi gli stessi aretini la ricostruirono e per due secoli la cittadina alternò periodi di libertà comunale al dominio aretino. A quest’epoca risale buona parte del tessuto urbano, mantenutosi fino ad oggi. Nel 1385 Anghiari entrò nell’area politica di Firenze, che stava estendendo il suo dominio in tutta la regione. Da quel momento la piccola città ne seguì le sorti: la battaglia del 1440 confermò la supremazia fiorentina ed Anghiari rimase con la Toscana fino all’Unità d’Italia. Arrivando ad Anghiari, prima della salita verso l’antico borgo, circondato da una bella cinta muraria, si vede sulla destra la chiesa di Santo Stefano, il più antico monumento della zona e forse di tutta la Toscana. Infatti il piccolo tempio (sorto probabilmente su una costruzione pagana) ebbe le sue origini nel VII od VIII secolo e la struttura odierna ne ha mantenuto il carattere originale bizantino. All’interno vi è un interessante tempera e oro su pala quattrocentesca. Andando in giro per le vie, arrampicate su per la collina, si resta stupiti per il notevole numero di chiese monumento presenti: Santa Maria delle Grazie, la Badia, S. Agostino, la chiesa e convento della Croce, ex ospedale, Santo Stefano (che abbiamo citato) ed altre chiese. Quello della Misericordia ne è un tipico esempio; contiene strumenti vecchi di secoli, lettighe, barelle e tutto quello che veniva usato per soccorrere gli ammalati. Le copie degli statuti della Misericordia esposti mostrano l’evoluzione dell’assistenza sanitaria nel tempo. Girando per le viuzze ogni tanto si scoprono porte del

morto (quelle attraverso cui i defunti lasciavano la propria abitazione), architravi con bassorilievi, antiche insegne di ospedali, di conventi, a testimonianza di un vita culturalmente ricca in cui i rapporti civili e sociali erano corretti ed umani. Il Museo Taglieschi si trova nell’omonimo palazzo quattrocentesco, nel cui interno presenta belle sale con soffitti a cassettoni e camini in pietra lavorata. Tra le opere d’arte esposte spiccano due Madonne con Bambino, una duecentesca in legno dipinto ed una trecentesca, tre tondi in terracotta invetriata di scuola robbiana, un piccolo organo positivo risalente alla prima metà del Cinquecento, che è uno dei più antichi esistenti in Italia. Una Natività con Santi in terracotta invetriata è attribuita ad Andrea della Robbia mentre l’opera più celebre è la quattrocentesca statua della Vergine in legno dipinto, realizzata da Jacopo della Quercia. Più avanti, sulla facciata del Palazzo del Marzocco (1437), si vede il leone seduto (detto Marzocco), simbolo del dominio fiorentino. L’originale, danneggiato durante l’ultima guerra, si trova nel Museo Taglieschi ed è stato sostituito da una riproduzione moderna. Nella chiesa di Badia, già abbazia camaldolese ed oggi parrocchiale, si può ammirare un crocifisso trecentesco. Interessanti da visitare anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie; i resti dell’antico castello e il teatro settecentesco, la cui mole si erge bianca e solenne, che è ancora attivo per spettacoli e manifestazioni culturali di elevato livello. * Dall’Osservatore romano del 30 maggio 2004. Nella foto Anghiari al momento dell'alba. A sinistra il poderoso palazzo che fu di Bernardino con la torre in parte abbassata e oggi sede della Scuola Media Leonardo da Vinci. Al centro il Palazzo del Vicario (dietro si intravede il campanile della Badia) e oggi sede del Comune di Anghiari. Più sotto, a livello delle mura, il Bastione del Vicario oggi accessibile al pubblico come punto panoramico.

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Presepi Come ogni anno nelle nostre parrocchie e nelle nostre chiese sono stati realizzati i presepi, in vista delle feste di Natale. I più stretti collaboratori di ogni chiesa sanno cioè che in quel periodo oltre alla preparazione della chiesa hanno anche da lavorare per il presepe, ma nessuno sbuffa o è annoiato. Anzi. La novità del presepio accade sempre, ogni anno. Una novità che porta in se felicità e gioia. Mi chiedo il perché, e allora ripenso: È la vigilia di Natale. Anzi, tornato dalla Messa di mezzanotte è già Natale. Rientrando nel silenzio della casa mi cade lo sguardo nel presepio, in quelle statue e in quella forma tradizionale con cui siamo soliti raffigurare la nascita del nostro Salvatore. Mi fermo allora a contemplare quell’istante, quel momento in cui il Mistero sceglie di farsi incontro,

e sceglie di farlo in quell’inusuale modo umano. Questo è un fatto, un avvenimento che riaccade nel presente, che vive nella quotidianità. Il gesto del presepe è davvero un gesto educativo: ripenso al presepe vivente delle Ville: siamo grati a chi ci conduce, sia piccolo o grande, al centro della scena o marginale. Che gesto quello del presepe! Pensavo ancora che quel velo di tristezza non potesse scomparire più dai volti invetriati delle statuine col naso graffiato… invece quest’anno mi si propone il presepio come un gesto indicativo, cioè è un gesto che ci introduce nella realtà, al cuore, alla radice delle cose. Un gesto già iniziato, già accaduto duemila anni fa che accade adesso. Non perché lo produciamo noi, ma perché il tempo è di Dio, la storia è di Dio. E il tempo di Dio è il presente. La

nostalgia che viene fuori toccando le stesse statuine di quando eri bambino e che risuonano ancora dei tuoi sorrisi è come voler rivivere quel tempo ormai passato. Per noi il tempo passa, quei bambini che fanno gli angioletti diventano grandi, poi faranno i pastori, poi i pastori diventeranno ancora più grandi, si sposeranno, nasceranno altri angioletti ma il tempo, il tempo è di Dio. E il tempo di Dio è il presente. Ogni anno che passa noi ci avviciniamo - passo dopo passo, come ogni anno la notte di Natale - a quel tempo che è solo presente, a quel momento colmo di appagamento, come dice il Papa nella sua nuova enciclica, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. L’eternità inizia nel tempo, l’eterno entra nel tempo. Noi questo lo pregustiamo guardando il presepe.

Omelia di don Otello Branchi per il funerale del professor Fernando Del Pia Quando muore una persona come il professor Del Pia, mi viene spontaneo ricordare la nota frase di Sant’Agostino: «Signore, non ti chiedo perché ce l’hai tolto, voglio invece ringraziarti di avercelo dato.» Penso debba essere la nostra preghiera. Il conforto e la speranza ci vengono dati dalla Parola di Dio: le due letture che abbiamo ascoltato ci hanno presentato i due elementi fondamentali per la vita cristiana: la luce e il nutrimento, la fede e l’Eucaristia. La prima lettura tratta dal libro di Giobbe ci ha presentato la figura di Giobbe che, incompreso dagli amici e provato da Dio, si rifugia finalmente nella fede ed eleva quel grido di speranza: «Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Lo vedrò io stesso e i miei occhi lo contempleranno non da straniero.» Il caro Fernando Del Pia è stato veramente un uomo di fede, un cristiano che ha professato apertamente la sua fede, che è riuscito a fare della fede la forza animatrice della sua vita. Il nutrimento ha saputo trovarlo nel ”Pane eucaristico”, che riceveva quotidianamente nella S. Messa del pomeriggio che lui stesso serviva, dopo aver lavorato nella sede del Movimento per la vita. Il brano evangelico (Gv 6,51-59) ci ha ripetuto ancora quelle parole di Gesù che tutti conosciamo: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.» Il caro defunto su queste verità ha saputo impostare la sua vita e trovare la certezza per non perdersi mai di coraggio. Quando mi fu comunicata la notizia della sua morte, ripensai ad una lettera da lui scritta un anno fa per ricordare “quell’indimenticabile figura di sacerdote che fu don Guido Orlandini”. Forse proprio in quella lettera troviamo la migliore definizione che, senza volerlo, il professore ha dato della sua personalità: «Fu don Guido che nel lontano 1960 mi propose al Vescovo Cioli quale presidente diocesano di Azione Cattolica, evitandomi così il pericolo di essere soltanto un buon cristiano che non lascia la S. Messa domenicale.» Egli è stato semplicemente un cristiano autentico in tutti gli aspetti della

sua vita; un uomo semplice nei modi e nelle parole, impegnato nel bene fino ad ieri. Cristiano nel rapporto con sé stesso: la competenza professionale che possedeva non si improvvisa ed è frutto di continuo impegno. Cristiano nel rapporto con gli altri, a partire dai proprio familiari. È doveroso ricordare il valido aiuto che ha trovato nella moglie: la signora Laura Polidori. Il preside dell’istituto Margaritone e i colleghi insegnanti la ricordano come una ottima educatrice. Il professore fu vero cristiano con tutti coloro che ebbe modo di incontrare nella vita sociale soprattutto nell’esercizio della sua non facile professione di insegnante e poi di preside al liceo scientifico “Francesco Redi” di Arezzo. Erano gli anni della contestazione. Tuttavia che bel rapporto seppe tenere con i giovani e con i genitori. È sempre rimasto un uomo umile, mite, con una personalità ricca di dignitosa bonarietà e di umano equilibrio. Capace di collaborazione, si impegnava per primo, dando però spazio anche agli altri che sapeva incoraggiare e approvare. Il cristiano vero è necessariamente apostolo, sia nello svolgimento della professione, sia anche nella vita della Chiesa. II professor Del Pia fu apostolo nell’Azione Cattolica, continuando ad esserne presidente diocesano anche dopo la morte di don Guido (1976), fino a quando, nel 1981, una nuova urgenza sociale ed apostolica lo vide fondatore e presidente sia del Movimento per la vita, sia del Centro di aiuto alla vita. In questo lavoro mantenne lo spirito giovanile e trovò la forza fisica per la sua vecchiaia (era nato nel 1915). Si consolava col fatto di sentirsi il ”nonno” di quei ragazzi e giovani che nella nostra città sono venuti alla luce e sono in vita anzitutto per il coraggio delle loro mamme e poi per l’aiuto morale offerto ad esse dal Movimento e spesso anche per il sostegno economico dato loro dal Centro di aiuto alla vita. Aiuto reso possibile dalle offerte di persone generose. Aveva ragione Sant’Agostino: c’è veramente da ringraziare tanto il Signore di averlo donato alla nostra città, alla nostra Chiesa.

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la pagina per Walter Del Sere

Ciao Walter L’oste del Poggiolino di Teresa Bartolomei

Non ero un’amica di Walter. Non ho mai avuto l’occasione di conoscerlo più intimamente del saluto cordiale in Piazza o al Poggiolino. Di stare insieme una sera, davanti a una tavola apparecchiata, in quella insostituibile forma di convivialità che alimenta l’amicizia e gli animi, più che gli appetiti, e fonda la comunità. Quello che mi trovo qui a ricordare, per dire che mi mancherà, non è dunque la sua umanità privata, la sua presenza quotidiana, ma quel profilo pubblico che lui incarnava come nessun altro, che lo aveva elevato a portavoce di Anghiari nei confronti del mondo esterno, a imprescindibile interlocutore di chiunque, da fuori, rivolgesse la propria attenzione su Anghiari per cercare di leggerne la parola. Con l’infallibile occhio dell’artista, che coglie l’anima di chi ha davanti in un’intuizione istantanea e definitiva, gli autori di Tovaglia a quadri l’avevano chiamato a raffigurare l’oste del Poggiolino : colui che presiede (promuovendola) alla difficile alchimia propria di quel centrale ganglio nervoso della vita del paese che era un tempo l’osteria (a metà strada tra ristorante e caffè) - crocevia tra vite private e spazio pubblico; tra spirito del luogo e apertura al mondo di fuori; agorà e tribunale; luogo di incontro, scontro, confronto e giudizio. Di riflessione e di accoglienza; di ospitalità, battute, e allegria. Walter, in un processo di identificazione graduale e spontanea con un ruolo scenico che lo rispecchiava, era divenuto negli anni l’oste di Anghiari: un punto di passaggio essenziale, un vero catalizzatore della capacità del paese di guardare in sé stesso e dunque di dirsi anche agli altri, di individuare le proprie magagne e i propri motivi di forza, le lacune da correggere e le qualità di cui andare fieri. La sua rubrica nell’Oratorio era in questo senso una specie di libro di bordo della vita anghiarese, preziosissimo anche per chi, come me, da fuori volesse sapere cosa succedeva ad Anghiari. L’orgoglio convinto ed esibito per il proprio paese (uno dei

Il grande Walterone di Armando Zanchi

più belli d’Italia, ripeteva spesso) non ammorbidiva il suo senso critico: non erano taciuti gli incidenti di percorso, i problemi, le difficoltà. Il bello e il brutto venivano presentati con arguzia, sincerità e indipendenza, l’uno accanto all’altro, perché la verità non veste i panni della cerimonia, ma quelli del quotidiano, quelli usurati dal lavoro e sporchi di fatica, e si presenta con i modi spicci di chi non ha tempo da perdere nei convenevoli. Ci vuole una vita per arrivare ad incarnare quest’identificazione corale con la propria comunità d’appartenenza; ci vuole anche un contesto umano, affettivo, sociale molto peculiare. Possiamo essere tutti orgogliosi, insieme a Walter, che Anghiari sia riuscito a produrre una tale capacità di proiezione intelligente, persuasiva, brillante. Possiamo chiederci con una stretta al cuore se questa capacità tornerà a rinnovarsi o se ne andrà via insieme a Walter, venuto da stagioni sempre più rare, per intensità individuale, impegno pubblico e vitalità personale. In questa pagina: Walter in occasione di una delle tante prove di Tovaglia a quadri. Nella pagina a destra: al Carmine durante la sosta di una delle camminate organizzate da Walter. Fra queste indimenticabili quelle del Contrabbandiere da Anghiari al Ponte alla Piera. A pag. 30 Walter con Fabio durante un’intervista.

Lui à dedicato vita ed amore noi ricordiamolo sempre con passione

Si occupava e dava il suo talento lui sempre pronto a fare l’intervento

Io l’ò seguito fino da ragazzo ora la morte à fatto un gioco pazzo

Da vero Anghiarese dava anima e cuore per riportare il paese nel folklore

La sua figura rimarrà nei cuori e ne saremo sempre debitori

Da giornalista attore rinomato lì in quel palco del nostro caro Teatro

Ci à strappato a noi questa persona che per Anghiari era anima buona

Lui tanto amato da tutti i paesani anche da quelli forse i più lontani

Con la sua battuta tra noi sorridente lui salutava la sua cara gente

Era amato da amici e compagni e la sua morte rattrista tutti quanti

Tu lo vedevi sempre indaffarato per il suo Anghiari da lui tanto amato

Ora la notizia della sua morte la sua opera à chiuso le porte

Il Walterone da noi conosciuto era da tutti caro e benvoluto

Ai famigliari miei cari amici il nostro Walter con noi à le radici:

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...la pagina per Walter Del Sere

Doveroso elogio di Valter Del Sere (e degli anghiaresi) di Andrea Bertocci

I

l 3 novembre 1992, nei giorni in cui Anghiari prepara la festa di San Martino, moriva lo scrittore Gian Franco Vené. Purtroppo, quasi a volerne suggellarne la ricorrenza, a quindici anni da quella data è mancato anche Valter Del Sere, che con Venè condivise gli esordi di una giovanissima Compagnia dei Ricomposti. L’incontro avvenne nel 1981, a due anni dalla loro prima esibizione, e già nell’82 Vené scrisse la commedia musicale “Baldaccio d’Anghiari” che, replicata cinquanta volte, lanciò la Compagnia verso il successo, culminato con una tournée in Germania nell’ottobre dello stesso anno. L’ultimo lavoro di Vené rimase incompiuto, una storia dell’Uomo (il titolo, forse, “Un milione di giorni”) scritta intorno ad Anghiari, attingendo anche al materiale conservato presso il suo Archivio. Né Vené (che aveva scelto di vivere ad Anghiari), né Valter (che ad Anghiari ci viveva) hanno potuto trascorrere la loro vecchiaia ad Anghiari, in quella che non è solo una sorta di “balcone” privilegiato che si affaccia sulla valle, ma è piuttosto una finestra sul mondo attraverso cui un occhio attento può ricomporre gli infiniti frammenti di esistenza. Forse Valter aveva fatto suo l’assunto kantiano “abbi il coraggio di usare la tua propria intelligenza”, o forse proprio perché viveva in questo microcosmo, Valter (come ha detto la compagna Stefania durante il suo funerale) non aveva bisogno di leggere molto. Parlando di Vené, Valter citava le parole di Nello Ajello, che scriveva “Anghiari è un piccolo borgo intatto, là nulla è andato perduto e si ha la sensazione di conoscere l’intero universo che ci circonda.” Se le sue possenti mura fossero quelle di una prigione, Anghiari sarebbe una sorta di “panottico”, luogo di sorveglianza di massa per l’umanità qui rappresentata nei suoi mille volti, con le sue storie, i suoi nomignoli. Anghiari è forse un presepe napoletano, dove alle mercanzie delle botteghe di artigiani e rigattieri si uniscono i miagolii dei gatti e le voci degli anziani che emergono dalle scale in pietra e dietro gli stipiti consunti delle finestre centinate. Ma Anghiari è anche un posto magico dove vige il paradosso e si avvera ciò che altrove appare irreale o illogico pensare perché, fondamentalmente, esso è un luogo di sognatori o, comunque, di profondi ottimisti che fanno sì che ogni forestiero arrivi e, trovandosi a suo agio, provi a mettervi radici. In questo “sogno” attraversato da storie antiche e nuove, di “donne o preti di campagna, o mercenari, o padri di famiglia”, potremmo continuare con le stesse parole di Franco Battiato: “per questo in sogno ci si vede un po’ diversi, e luoghi sconosciuti sono familiari; restano i nomi e cambiano le facce dell’incontrario, dove tutto può accadere”. In questa prospettiva, ogni anghiarese sembra giocare “positivamente” con i fatti della vita, guardando a sé stesso senza mai prendersi troppo sul serio, caratterizzando la propria condotta con una sana ironia che non risparmia nemmeno il monumento a Garibaldi, dove la scritta apposta sul piedistallo “O ROMA O MORTE” durante la guerra perse la seconda “M” a causa dello scoppio di una granata, tanto che la frase divenne “O ROMA O ORTE”. Come a dire che, qualora Roma non fosse divenuta parte del Regno, gli Italiani potevano accontentarsi anche della sola Orte capitale. Inoltre, solo chi conosce le vicende urbanistiche di Anghiari riesce a spiegarsi perché il dito alzato della statua indichi Firenze (o forse Dicomano) e non Roma. Sarà colpa di quei “bastian contrario” di anghiaresi che vogliono sempre differenziarsi, ma è un dato di fatto che, mentre negli altri paesi si allestiscono cene rinascimentali (come se tutta l’Italia fosse ormai un museo a cielo aperto), tra queste

antiche mura si risponde con la spezzatura del maiale o con i successi di una cena “recitata in quattro portate” al Poggiolino. Se vogliamo poi metterla sul piano delle tradizioni di ispirazione rinascimentale, ad Anghiari si disputa un “Palio della Vittoria” che irride alla sedentarietà di altre manifestazioni dove sui banchi di legno si adagiano grassi cosciotti e trippe malcelate da pesanti vesti di velluto. Nel “Palio della Vittoria” atleti seminudi che sembrano usciti da un agone olimpico si strattonano sotto il sole di un pomeriggio di giugno e arrancano per Via Matteotti mentre Pindaro potrebbe declamare “... così splende Anghiari, mettendo in ombra tutti gli altri giochi”. Alla fine della corsa, però, quei corpi sudaticci e maleodoranti hanno poco del mito d’Olimpia e, dove l’umano si fa animale, essi sembrano incarnare una versione anghiarese del ben più noto “Palio di Siena”, di cui condividono quel nome di “San Martino” che a Siena è il nome di una curva in discesa e ad Anghiari quello di un rettifilo in salita. Ma uno dei momenti “clou” del “Palio della Vittoria” è l’esposizione al pubblico ludibrio dell’uomo alla gogna, prigioniero in catene costretto a raccogliere dalla piazza gli escrementi degli animali. Mentre in altre rievocazioni storiche la sfilata in costume è una passerella per i figuranti, ad Anghiari l’uomo alla gogna rappresenta l’essenza della dissacrazione che trae linfa dalla stessa “Scampanata”. Nella sua apparente immobilità spazio-temporale (basti guardare il lato delle mura da Via della Tomba), Anghiari è un continuo divenire generato da quella dialettica in cui ogni aspetto trova la ragione del suo stesso essere nel suo contrario, nella sua negazione o comunque in una condizione che si direbbe inconciliabile. Aspetti ontologici dove rimane forte il senso dell’appartenenza, tramandato ai giovani e sentito forse ancor più da quella che fu una comunità di migranti. Ad Anghiari il popolo è l’anima centrale, quel popolo di cui anche la piazza del municipio reca il nome. Oggi è magari facile abusare di un termine tanto facilmente strumentalizzabile, ma è un dato di fatto che questa identità di popolo (prima di tutto toscano, tanto da mantenere il giglio sullo stemma cittadino) si rifletta sulle stesse istituzioni. La sede del Comune, ad esempio, si eleva così poco dal piano stradale da lambire la finestra del sindaco quasi alzando un braccio. Diceva il francese Montagne: “Sul più alto trono del mondo siamo seduti sul nostro culo”. Un pensiero tanto prosaico, quanto efficace, che attesta un senso di umiltà e sbarra l’uscio a caratteri pretenziosi, eccessivamente raffinati, ma evoca anche la coscienza di quanto il nostro vivere sia precario per noi dipendenti dell’esistenza con contratto a tempo determinato. Un’esistenza che per Valter ed i suoi fratelli Annibale e Santino è stata anche dura, costretti a vivere l’infanzia lontano dalla propria casa. Eppure quanta bravura e quanta dignità anche in questi due fratelli, dai toni sempre sommessi e gentili, anche durante le esequie. Lezioni di vita e, con Valter, lezioni anche di scrittura. La sua attività di cronista e giornalista televisivo (soprattutto quando accompagnato da “Corea” ed il suo bombardino) ha marcato uno stile netto ed estremamente personale. Ha scritto Karl Popper: “Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile che scrivere difficile. Chi abusa di paroloni tenta di impressionarci con poche idee e molte parole. Non è davvero andato alla scuola di Socrate.”

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la pagina per Walter Del Sere

VALTERE CON LA (E) FINALE Anghiari 16/11/2007

Che mattinata… una mattinata, ahimè diversa dalle altre… Una voce strozzata spezza il torpore quotidiano di un paese toscano di provincia; un paese che si sveglia nell’ incredulità. E poi un silenzio assordante; di quelli che non vorresti mai “sentire”. È morto Valter del Sere… ma chi, VALTERONE?!..... eh si, proprio lui. Pure le mura del castello antico sentono che c’è qualcosa che non và… il ragazzo che sbucava dagli angoli con il suo sorriso e il suo modo attoriale di dire battute e raccontare le cose… non c’è più. Ogni luogo ha il suo simbolo; Bene Lui ERA Anghiari o meglio Anghiari ERA lui. Un anghiarese DOCG, di origine controllata e garantita. Valter, (anche se lui usava firmarsi con la W), l’ oste del Poggiolino, L’Ambasciator della terra d’Anghièri, era un piatto toscano con sotto “una tovaglia a quadri”. Ci trovavi dentro tutti gli odori e i sapori di una genuina toscanità. Aveva tutto per essere apprezzato. Non era un personaggio “costruito”, improvvisava sempre, anche per dirti semplicemente “Buongiorno”. Abbiamo perso un Amico, un Figlio, un Fratello… Uno di NOI. Un ragazzo che ha dedicato la sua vita ad Anghiari, per farne un paese più burlone, più istrionico, più capace di prendersi in giro senza mai cadere nella banalità. Mi mancherà il suo essere sempre ‘n tra i piedi: in teatro, alla pro-loco, in piazza a cantère, perfino dentro la TV… La sua grande capacità di “teletrasportarsi” ovunque, in ogni manifestazione, in ogni attività, rendeva Anghiari una comunità più giocosa e giullaresca. Ho avuto la fortuna di lavorarci insieme, per le varie manifestazioni in itinere. Non ti faceva pesare nulla, ecco quale era la sua forza. Con la sua ironia pungente da “piazza del mercato” e le sue colorite parole, mi dipingeva sempre un sorriso in volto. Mi ricordo le mille risate durante il festival estivo della southbank londinese… “Orsù citto del Puma (‘l mi’ babbo!) andemo a mette’ a sedere gl’inglesi” La sua capacità di intrattenere, da vero istrione, una piazza gremita di gente, con un vestito di lana sotto 40° gradi, per far entrare i costumanti dalle Logge e dalla Croce, era un’ qualcosa di speciale. Ne veniva fuori un’intensa energia ironica… Insomma a chi è che un’ ne scappava da ridere quando si agitava come un menestrello nel palco?! Mi ha fatto conoscere cosa vuol dire fare del sano volontariato per la propria terra. Una gratificazione che va al di là del rapporto prettamente economico. Essere sempre ‘n tra i piedi dà proprio gusto. Valter ci ha lasciato un’eredità importante, soprattutto per noi giovani e baldi anghiaresi. Voler bene ad Anghiari come a noi stessi. Il sapersi arricchire insieme. Quel suo legame profondo che aveva con la sua terra lo stava donando a tutti quanti, nel suo lavoro e nel suo modus vivendi quotidiano; Era come se le sue taglienti battute facessero il “giro” d’Anghiari vecchio prima di entrarti nelle orecchie. Raccoglieva gli umori della gente alle finestre… delle donne con le mani nei fianchi e il petto in fuori… E poi il modo tutto suo di raccontarti la vita nostrana, o solo per chiamarti, volteggiando la mano e alzando un po’ il busto, in uno stile teatrale quasi shakespeariano… Era un mosaico di puro astrattismo; ne scaturiva fuori quel “geniaccio” che era. Un cantastorie uscito dai romanzi epico-cavallereschi del tardo medioevo. Noi lo ricorderemo sempre. Io lo voglio ricordare come il ra-

gazzo con i l “ s o rriso che avanza”, la battuta sempre in canna e il microfono in tasca. Ciao Va l t e r e con la (e) finale.

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Fabio Cecconi - (un d’ Anghieri)

Gli anghiaresi di La Plata e il Circolo Toscano di La Plata sono vicini nel dolore a tutti gli anghiaresi, a tutti gli amici e alla Compagnia per la perdita del grande amico Walter.

Ricordi di Francesca Madiai Questo anno rimarrà nella mia mente come uno dei più tristi della mia vita. È stato un susseguirsi di lutti nella mia famiglia. Poi per finire c’è stata la scomparsa di Walter...one. Che dolore!! In un periodo già fortemente provata questa notizia mi ha sconvolta. Noi due, i più vecchi del ’56 (non dimenticherò mai la bella serata in cui festeggiammo i nostri cinquant’anni), eravamo non solo colleghi da ben 26 anni ma soprattutto amici. Abbiamo condiviso tante attività: la camminata del contrabbandiere, San Martino, Tovaglia a quadri, concerti con gli inglesi, tutto ad Anghiari lo vedeva in prima linea. Conobbe mio zio Costantino in uno dei suoi viaggi in Patagonia e da lì l’idea del gemellaggio. Per anni l’ho visto lavorare a questo scopo. Quando finalmente, nel 1998 si partì per firmare questo gemellaggio fu anche per lui una grande soddisfazione. Quanti bellissimi ricordi, il giorno prima del nostro rientro ad Anghiari, fu giocata una partita di calcio (da lui organizzata) Argentina-Italia. Il portiere dell’Italia era un mio cugino acquisito, Pio Pasqualone, nato a Pescara e per questo considerato italiano (emigrato da piccolo con i genitori) che per uno strano disegno del destino ci ha lasciato lo stesso giorno e alla stessa ora di Walter (la partita finì in pareggio). Anche per me, come ha detto don Marco, quell’aereo lui l’ha preso, lo immagino lassù assieme a Pio continuando la loro partita che divertiti ci osservano. Io credo che ciò che lui è stato sarà un esempio da seguire per i numerosi giovani che ho visto al suo funerale. Rispetto e amore per tutti, lavorare per migliorare il posto dove viviamo. Questo è ciò che lui vorrebbe. Ciao Walter, sarai sempre nei nostri cuori. I familiari di Walter ringraziano sentitamente i commercianti di Anghiari e tutte quelle persone che con le loro offerte hanno voluto ricordarlo. Le offerte sono state devolute alla Missione in Tanzania dove opera la dottoressa Bartolomei e alla Missione in Perù dove opera don Gnaldi.


C R O N A C H E T TA

Mese di Dicembre 2007 Lunedì 3. Oggi è morto improvvisamente Atos Buricchi di anni 72. Abitava a Tubbiano ma la sua famiglia era originaria di verso Toppole. Lunedì 10. Oggi era la festa ad Anghiari vecchio e le donne hanno preparato dei bei Quadri viventi per la Madonna di Loreto. Martedì 11. Stamani sono passato da via Cupa e ho visto la nuova strada che passa sotto le mura: un cane l’aveva già inaugurata. Mercoledì 12. Stamani c’era una bella brina ma ai monti c’era ancora la neve che aveva fatto sabato. Venerdì 14. Oggi è morto Pasquale Ghignoni di anni 84. Era il fratello della Lucia, legata alla parrocchia di S. Stefano, e la sua famiglia era originaria del podere di Colfiorito. * Oggi è morta Annunziata Del Pia vedova Roti. Abitava a Sansepolcro ma la sua famiglia è originaria del Molinello e, prima, dalla Morte di San Leo. Domenica 16. Stanotte ha nevicato e Gastone m’ha detto che era dalle sei che uno che sta pel Borgo della Croce slittava davanti a casa sua. * Oggi è morto Abramo Pennacchini di anni 62. Abitava a Villalba, poco prima del fosso dei Confini, a Tavernelle. Venerdì 21. Oggi è morto Bruno Forasiepi. Aveva 83 anni ed abitava a Villalta di Catigliano. Domenica 23. Stamani ho visto quattro o cinque “galine” sul greppo della Villa Gennaioli. Ancora non so di chi sono. * Oggi è morto il professor Giuseppe Nomi di anni 81. Abitava a Sansepolcro ma insieme a don Nilo hanno dato vita al nostro Istituto d’Arte. Lunedì 24. A Mezzavia ho visto un uomo con due ceppi sulla carretta. Mi sa che li ha preparati per stasera. Mercoledì 26. Ho visto il gatto bianco della Paola che cercava di entrare dentro il giardino dei carabinieri. Venerdì 28. Oggi non s’è visto ma per due o tre giorni, verso le due e mezzo, ho visto passare sopra casa mia un grosso uccello. Solo che non so se era una cicogna, un airone o qualcos’altro. Sabato 29. Oggi è morto Adriano Procelli di anni 74. Abitava verso Maccarino ma la sua famiglia era originaria di Lippiano o Monte S. Maria.

dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese. Giovedì 18 ottobre. Oggi è nato Mattia Bergamaschi di Luca e Francesca Nasini. La sua famiglia abita alla Stazione ma il suo babbo è originario di Libbiano. Venerdì 26 ottobre. Oggi è nato Nicola Ligi di Alessandro e Stefania Cartocci. La sua famiglia abita al Borgo ma il suo nonno sta all’Infrantoio

Mese di Novembre 2007 Venerdì 2. Stamani alle 6,30 a Santo Stefano, per la visita al cimitero, la prima donna è stata la Dina del Molin Bianco. Domenica 4. Oggi è morto Giovanni Madiai detto Nanni. Aveva 75 anni, abitava a San Leo ed era figlio del famoso poeta di ottava rima “Il Pecoraino” di Monte. Giovedì 8. Oggi è morta Erminia Gigli vedova Cardinale. Aveva 87 anni ed era della famiglia di Bonafede. Lunedì 12. Stanotte, ma anche ieri notte, Frido ha detto che ha visto una cometa. Martedì 13. Stamattina per la via di San Leo una macchina ha intrampolato su una macchina da battere. Mercoledì 14. Dopo mangio la foschia è sparita e ho visto che sopra i monti del Borgo c’era la neve. “Aposta stamatina era freddo”. Lunedì 19. Stamani ho visto Fico che arcattava le foglie del suo nocio. Mi sa che ci fa il concio per l’orto. Oggi è morta Leda Meozzi vedova Carlotti. Aveva 95 anni. La sua famiglia gestiva la bottega di alimentari che si trovava all’angolo fra il Terrato e la Croce. Lunedì 26. Oggi è morta Caterina Metozzi vedova Camaiti. La sua mamma era la Maria del Bello del Molindagnolo. Mercoledì 28. Oggi è morto Fernando Del Pia di anni 92. Abitava ad Arezzo, dove è stato preside del Liceo scientifico, ma la sua famiglia è originaria del Molinello, a quei tempi detto Molin della Morte. * Oggi andavo alla Stazione e ho visto che in cima al Terrato ci hanno messo un olivo quasi secolare.

Le tovaglie della Croce

Aiutiamo la nostra Misericordia La presente per ringraziare di cuore l’ente della Misericordia e i volontari che in essa operano, per la disponibilità e cortesia con cui provvedono al trasporto degli ammalati. Purtroppo hanno a disposizione soltanto un mezzo attrezzato, gli altri sono ambulanze, ma in una società in cui sono sempre più frequenti malattie invalidanti che non acute, certi ausili sono importantissimi per gli spostamenti dei disabili, sia per recarsi ad una fisioterapia che per visite specialistiche. I mezzi propri, anche se parzialmente adattati,con il tempo a causa dei peggioramenti diventano inservibili. Pertanto vi suggerisco di dare una mano alla Misericordia, affinché possa provvedere in un prossimo futuro all’acquisto di un nuovo automezzo attrezzato (anch’io non pensavo di averne bisogno in età così prematura) Teniamo a cuore questa nostra encomiabile Confraternita. Tina

Oriana Ganavelli e Adriana Giornelli hanno regalato una tovaglia in memoria dei propri cari alla chiesa della Croce. Le appena passate feste natalizie sono state l’occasione per poterle utilizzare Grazie!

Gita all’acquario di Genova L’Associazione Nazionale Carabinieri, Sezione di Anghiari, organizza per domenica 6 aprile 2008 una visita all’acquario di Genova. La giornata prevede il pranzo naturalmente a base di pesce. Gli interessati si rivolgano ai responsabili dell’Associazione per tutte le notizie del caso.

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Questo giornale lo potrete trovate su Internet www.parrocchiadianghiari.it Scriveteci: oratorio@parrocchiadianghiari.it o: Oratorio di Anghiari, Via della Propositura 6 - 52031 ANGHIARI

Benedizione delle famiglie Da giovedì 7 febbraio avranno inizio le benedizioni delle famiglie. L’orario sarà disponibile tempestivamente nelle nostre chiese e ricalcherà gli itinerari degli anni passati se pur con qualche modifica marginale. Variazioni La giornata di venerdì 8 febbraio verrà divisa fra il mattino e il pomeriggio. Il mattino, con inizio alle ore 9,30, verranno visitate le famiglie comprese nel lato destro di via del Crocifissino dalla fabbrica del Fornacini fino alla via della Palaia comprese le strade interne come Carboncione e poi il Palazzo e il Belluccio. Lunedì 11 febbraio, ricorrendo la giornata del malato la visita alle famiglie verrà spostata al mattino con inizio alle ore 9,30. Le visite previste al mattino per i giorni da lunedì 11 febbraio in poi verranno effettuate da lunedì 18 febbraio in poi. 32

2008-1 Oratorio di Anghiari  

PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI Il Presepe Vivente di Le Ville-Monterchi 1 P o s te I ta li a n e S .p .A . - S p e d . in A...

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