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PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI AGOSTO - SETTEMBRE 2006 N. 4

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

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I cipressi di Vera Cuccini

Come erano piccole le tenere pianticelle che alcuni anni fa immisi nella buona terra! Il tempo passa, veloce, non me ne avvedo... ma ora i miei cipressi me lo fanno vedere. Sono già alti, svettano or cupi, or silenziosi, or fruscianti, or mormoranti, verso l’azzurro del cielo quali creature vive. Il mio sguardo si posa attento, tra il verde scuro dei loro fitti rami attratta dal cinguettio gioioso dei nidi che ivi si nascondono. Tanta pace donano al mio animo sono ricordi d’un tempo lontano, gioia di vivere, speranze e desideri che s’acchetano nella calma serenità dell’età matura.

In copertina

Fiera del cocomero o Palio? Luca Pucci, nella copertina di questo numero, ha raffigurato un simpatico aspetto della fiera del cocomero, quando sovente i rotondi frutti se la svignavano giù per la Croce. Poi ci sono anche quelli che la Croce la fanno in salita... La fiera del cocomero era una delle più note della nostra storia passata che ha retto fino agli anni ‘60 del secolo scorso. L’appuntamento era atteso perché l’unica occasione o quasi per gustare il succoso frutto estivo: il cocomero, meglio conosciuto come cicòmero. Non ho detto che la fiera ricorreva il 29 agosto, giornata per Anghiari da ricordare perché proprio in questo giorno, nell’anno 1603, la reliquia del beato Bartolomeo, anghiarese doc, fu traslata da Empoli ad Anghiari nella chiesa della Croce ma oggi si trova nella Propositura.

l'editoriale di enzo papi

Due storie del nostro tempo Mi piace rilevare due fatti degli ultimi mesi, dal momento che -mi sembrahanno una loro rilevanza dal punto di vista educativo ed ecclesiale; nel senso che raccontano, nella loro semplicità e naturalezza, la profondità di una appartenenza alla storia della Chiesa locale e, soprattutto, la capacità che questa Chiesa ha di generare personalità veramente adulte, maestre quindi e segno autorevole per la vita di tutti. Ma andiamo per ordine. * * * Nel gennaio scorso è uscito il volume, per le Grafiche Borgo s.r.l, di Graziella Ghignoni dal titolo “Il volto della vita”. Ne sono venuto a conoscenza, leggendolo d’un fiato, durante lo scorso periodo pasquale; è una testimonianza umana che vale la pena di essere conosciuta. La lettura mi ha coinvolto e non solo perché l’autrice è una di noi, di S. Fiora, e cita persone che possiamo incontrare per strada o che, se decedute, sono state comunque conosciute da molti, ma anche perché la limpidezza, la linearità, la bellezza e la drammaticità umana dei fatti raccontati ci introducono in una condizione esistenziale ricca di contenuto e, soprattutto, di una fede semplice e potente. L’autrice nel libro si racconta, nel senso che racconta la propria vita nel quotidiano svolgersi degli eventi: famiglia contadina, un matrimonio d’amore spezzato da una malattia inguaribile, il dramma di un figlio morto per un incidente di strada, la felicità per una figlia che cresce saggia e brava. Il tutto narrato con la naturalezza di una personalità in cui il sensus fidei, nato attraverso l’incontro con sacerdoti-maestri di fede e con una comunità rurale viva e ricca di senso, diventa punto di riferimento e momento di orientamento anche nelle situazioni umane più dure e cariche di dolore e sacrificio. A questo proposito è molto vera la descrizione del parroco, il compianto don Marino Muscinelli. Chi l’ha conosciuto non può che ricordarlo come uomo schivo, di poche parole, apparentemente rigido; eppure grande maestro di fede. Il libro di Graziella gli rende omaggio, indirettamente, proprio per questo, evidenziandone, sotto la

scorza dura e campagnola, la figura di uomo di preghiera e di padre della fede per tanti uomini e donne come lei. Un esempio di come la Chiesa, attraverso i suoi pastori, sia madre e maestra; luogo capace di generare figli di Dio anche in tempi di aridità e di secolarizzazione. Soprattutto qui, mi sembra, è la bellezza della testimonianza dell’autrice del volume. * * * Estate, tempo di vacanza. Un’auto corre sull’autostrada per raggiungere, sulle Alpi, il campeggio organizzato dal prete. Un terribile incidente: la famigliola è sterminata; padre, madre e due adolescenti. Sansepolcro: il santuario della Madonna delle Grazie, gioiello della fede del rinascimento valtiberino, ha urgente bisogno di restauri molto costosi. Completati i lavori, oltre un anno dopo, la chiesa è stata restituita alla comunità locale lo scorso 19 luglio. Ancora una storia di fede, di cristianesimo adulto: la famiglia sterminata lascia una cospicua eredità; gli eredi legano alla sua memoria il restauro del santuario. Ma come è possibile tutto ciò? È un tempo, il nostro, nel quale il denaro è divinizzato; anche quello che viene dalla disgrazia -per i valori oggi correntipuò essere fonte di fortuna e di agiatezza. Basterebbe un po’ di tributo al dolore, ma poi la vita continua. E una vita ricca fa gola a tanti. Occorre avere incontrato un’altra storia, allora, altri valori, un diverso modo di intendere e di sentire la vita e la felicità per respingere i criteri mondani… e girare la ricchezza per restaurare un luogo di fede. Il denaro non è tutto. La memoria della comunità e la passione per la chiesa sono la vera ricchezza, i veri gioielli da guadagnare. Chi ha voluto restituire all’antico splendore il santuario della Madonna delle Grazie ha voluto documentare tutto ciò: si può vivere nel mondo seguendo criteri e comportamenti che non sono del mondo. Ma vengono dall’ Alto! * * * Due storie del nostro tempo. Da guardare con stupore. E con le quali confrontarsi personalmente.

L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XXXX - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Enzo Papi - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro.

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2006: un anno da vivere costruendo futuro... insieme di suor Astrid

6 agosto “Gesù Trasfigurato sul Monte della Gloria”

La PASQUA di MARIA Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, in Oriente chiamata Dormizione.

Siamo in piena estate. Chi è già in vacanza e chi si prepara a partire per vivere giorni diversi: giorni per uscire dalla quotidianità per... Il periodo estivo favorisce la crescita della nostra persona attraverso il vedere, il sentire, il contemplare.

Il 15 agosto celebriamo la Pasqua di Maria, il suo passaggio da questo mondo al Padre. Anche la liturgia è strutturata in maniera che vi si può ravvisare uno schema simile alla liturgia di Pasqua. C’è infatti una vigilia, una Messa che non è semplicemente la festiva della sera che precede il 15 agosto, ma una liturgia vigilare che si potrebbe celebrare di notte, come si usa in alcuni luoghi, si accendono dei grandi fuochi per illuminare il Transito di Maria. Questa veglia si riallaccia alla processione che da antica data ha luogo a Gerusalemme quando il popolo, ancora oggi guidato dai fratelli ortodossi, scende al Getsemani sino alla tomba di Maria. La tradizione cristiana l’ha ripresa in molti luoghi, recando in processione l’icona della Dormizione.

La visione di mondi o del mare, di aurore o di tramonti, di verdi prati o di azzurro cielo... Sentire il canto dei ruscelli, il silenzio... Contemplare le cime dei monti, la luna di notte... Tutto quanto ci può portare a scoprire nuovamente l’Autore di questa nostra vita; la presenza di quel Dio che non vediamo con gli occhi della carne ma che possiamo intravedere grazie allo sguardo interiore della fede. Il mese di agosto è molto vicino ed è illuminato dalla luce del Signore Gesù che manifesta la sua gloria ai discepoli, a tutti noi credenti, sul monte Tabor o monte della Trasfigurazione.

Maria è l’arca che ha custodito la nostra Torah. Maria è beata perché ha ascoltato la Parola di Dio, l’ha messa in pratica. Maria è la donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e coronata di dodici stelle. Maria è colei che assunta in cielo in corpo ed anima.

La parola “trasfigurazione” ci introduce nel grande mistero di Gesù. “Trasfigurazione = trasformazione = mutamento di aspetto per viva commozione = metamorfosi nell’aspetto = trasformazione di un essere umano = apparizione di Gesù nella luce di gloria e con corpo diverso da quello fisico, insieme con Mosè e con Elia, sul monte Tabor, ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.”

In definitiva, la spiegazione ultima del mistero dell’assunzione è l’amore di Dio, che solo può fare simili cose. Lasciamoci guardare, illuminare, amare dal Volto del Signore Gesù per vivere costruendo futuro... insieme.

La parola “trasfigurazione” ci fa pensare forse a dei volti di uomini e donne che dopo la prova, la sofferenza, e persino la morte, risplendono di una luce interiore che si irradia dall’intimo di loro stessi. La trasfigurazione non evoca soltanto la metamorfosi di Gesù sulla montagna, il risplendere in lui della gloria divina, preludio della sua pasqua e della sua ultima venuta, ma ci ricorda anche che soltanto la perseveranza nel servizio di Dio conduce alla gloria. Soltanto sul volto di coloro che ascoltano il Cristo e si lasciano rinnovare dalla sua parola può riflettersi il volto eterno del Dio vivente. Tutte le Chiese di Oriente e dell’Occidente celebrano la festa della Trasfigurazione del Signore. Essa fu celebrata in principio per ricordare la dedicazione di una chiesa sorta sul monte Tabor. Denominata dall’Oriente “Pasqua di mezza estate” questa festa ricorda l’episodio biblico nel quale fu trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni e mostrò la sua gloria mentre conversava con Mosè ed Elia (cfr. Mc. 9, 2-10; Lc. 9, 28b-36; Mt. 17, 1-9). La Chiesa ricorda, così, il compimento in Cristo di tutte le Scritture personificate da Mosè ed Elia. Inoltre nel Cristo trasfigurato è rivelata all’uomo la sua vocazione alla divinizzazione, e all’intero creato il suo destino di comunione piena con Dio.

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CALENDARIO LITURGICO a cura di Franco Cristini

Mese di Agosto 2006

Mese di Settembre 2006

1° agosto martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 2 agosto mercoledì - Perdono di Assisi. Alle ore 8 del mattino pellegrinaggio dal Cenacolo di Montauto fino alla Maestà di San Francesco (nei pressi del castello di Montauto). Al ritorno, alle ore 10 circa, Santa Messa presso il Cenacolo. 3 agosto giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 4 agosto venerdì - Primo Venerdì del mese. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 6 agosto domenica – Domenica XVIII del Tempo Ordinario. Trasfigurazione di N.S.G.C. Sante Messe secondo l’orario festivo. “Gesù prese con sé i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, salì sul monte Tabor dove apparvero anche Mosè ed Elia e si trasfigurò davanti a loro emanando una luce irreale e splendente.” 7 agosto lunedì - San Donato, festa grande ad Arezzo per il santo Patrono. 10 agosto giovedì - San Lorenzo, diacono e martire: subì il martirio nella persecuzione di Valeriano imperatore con il più doloroso e raccapricciante dei martiri: il santo venne disteso su carboni ardenti. Festa nella parrocchia di San Lorenzo dove alle ore 19 sarà celebrata una Messa solenne. 11 agosto venerdì - Santa Chiara di Assisi: nativa di Assisi (1193) e appartenente a una famiglia ricca ed importante, seguì presto le orme del suo celebre concittadino Francesco. Fondò il secondo ordine francescano detto delle Clarisse nel convento di San Damiano. Chiara, patrona della televisione, morì nel 1253. 13 agosto domenica – Domenica XIX del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 15 agosto martedì - Assunzione della Beata Vergine Maria. Sante Messe secondo l’orario festivo. “Oggi la Madre di Cristo è assunta in cielo: lodiamo il Figlio Signore del mondo.” 20 agosto domenica – Domenica XX del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 24 agosto, giovedì - San Bartolomeo apostolo protettore della nostra parrocchia: nato a Cana di Galilea, fu condotto a Gesù dall’apostolo Filippo. È tradizione che egli abbia predicato il Vangelo in India dove fu coronato dal martirio: scorticato e decapitato. È diventato patrono dei macellai, dei conciatori di pelle, dei legatori di libri. Festa nella nostra parrocchia. 27 agosto domenica – Domenica XXI del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 28 agosto lunedì - Sant’Agostino, vescovo e dottore della Chiesa. Nato a Tegaste nell’odierna Algeria nel 354, dopo una vita giovanile dissipata, spinto dalla madre Santa Monica, fu battezzato nel 387 a Milano. Ritornato in Africa trascorse tre anni di vita monastica fino ad essere nominato sacerdote, quindi vescovo di Ippona. Morì nel 430. Ha lasciato numerosi scritti e illustrò sapientemente la fede. 29 agosto martedì - martirio di San Giovanni Battista. Ad Anghiari si festeggia il beato Bartolomeo Magi. Alle ore 18 in Propositura S. Messa presso l’Altare del beato.

1° settembre venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella chiesa di Micciano, alle ore 20,30, S. Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Nel Santuario del Carmine alle ore 21, S. Messa con adorazione. 3 settembre domenica - Domenica XXII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 5 settembre martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 Ora di Guardia con recita del Santo Rosario. 7 settembre giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 8 settembre venerdì - Natività della B.V. Maria. 10 settembre domenica – Domenica XXIII del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 14 settembre giovedì - Esaltazione della Santa Croce. “Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo, con la tua croce hai redento il mondo.” 17 settembre domenica – Domenica XXIV del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. Stimmate di San Francesco. 21 settembre giovedì - San Matteo apostolo evangelista: Seguimi, è la parola che Gesù dice a Matteo esattore delle imposte. Subito Matteo (Levi) lo seguì. Ha scritto un Vangelo in lingua ebraica dove insiste sul tema del regno dei cieli e sulla sua realizzazione tramite Gesù di Nazareth. Si dice abbia predicato in oriente dove subì il martirio. 23 settembre sabato - San Pio da Pietrelcina. 24 settembre domenica – Domenica XXV del Tempo Ordinario. Sante Messe secondo l’orario festivo. 29 settembre venerdì - SS. Michele, Gabriele e Raffaele arcangeli.

Giovedì 10 agosto 2005

San Lorenzo La Comunità di San Lorenzo vi invita a fare festa insieme. La S. Messa verrà celebrata alle ore 19

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SANTE MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

Primo venerdì del mese al Carmine Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, S. Messa con adorazione alle ore 21.

Ore 8,30 Ore 9,00 Ore 9,30 Ore 10,00 Ore 11,00

Giovedì 24 agosto 2006

Ore 11,30 Ore 12,00 Ore 17,00 Ore 15,30 Ore 18,00

Festa di San Bartolomeo Apostolo Patrono della Parrocchia di Anghiari

-ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CHIESA DI SAN LEO -CHIESA DI CATIGLIANO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -CENACOLO DI MONTAUTO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO -VALEALLE -CHIESA DI TAVERNELLE -CHIESA DI VIAIO -CHIESA DI TOPPOLE -CHIESA DEL PONTE ALLA PIERA -CHIESA DI TUBBIANO -ANGHIARI: Chiesa della Croce

... E DI MONTERCHI Ore 8,30 S. Maria della Pace Le Ville Ore 8,45 San Michele Arc.lo a Padonchia Ore 9,30 CHIESA delle monache Monterchi Ore 10,00 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11,00 S. Maria della Pace Le Ville Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

Ore 18 canto dei Vespri Ore 18.30 S. Messa solenne Segue fraterno trattenimento nel giardino dell’Oratorio

Mercoledì 2 agosto Perdono di Assisi

Ore 21 Spettacolo dei bambini del catechismo Ore 22.30 Tombola con ricchi premi

Dal Cenacolo di Montauto, alle ore 8, pellegrinaggio fino alla Maestà di San Francesco, nei pressi di Montauto. Alle ore 10 S. Messa.

Il vostro aiuto per le nostre iniziative Per chi vuole aiutarci nelle iniziative parrocchiali e per il completamento dei lavori in cantiere può far pervenire la propria offerta sul C/C postale N. 11802527 (trovate il bollettino alla posta) intestato a Insigne Propositura di S. Bartolomeo e indicando la causale. Oppure, senza alcuna spesa, presso le sedi delle Banche locali: Banca di Anghiari e Stia C/C n. 5053; Bancaetruria C/C n. 3389 e Monte dei Paschi di Siena C/C n.2643/46. Grazie! 5


IL PALTERRE*: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo digitalfotoEmmedipì

* Queste pagine possono essere lette dagli anghiaresi senza particolari prescrizioni. Per gli altri si consiglia moderazione.

Anghiari terra biologica

Finalmente

Un muro ben fatto

di Sergio Lombardi

di Clèto

di Emmedipì

Mentre si cerca di eludere le cosiddette barriere architettoniche, ad Anghiari, a me pare, si creano dove non esistono. Allora mi sono domandato da dove ha origine un comportamento tanto illogico e fuori da qualsiasi razionalità. La spiegazione logica è di carattere biologico: Noi anghiaresi siamo fatti così. Forse sarà l’aria o il tipo di approccio che i nostri progenitori hanno avuto nel generarci. Anche in antichi documenti si trova traccia di comportamenti al di fuori della logica normale dei nostri antenati. Aldilà delle battute analizziamo i provvedimenti presi ultimamente. Occorre premettere che va saputo leggere nelle parole e quelle che sono definite battute hanno sempre un forte richiamo morale. Detto ciò, è stato speso soldi pubblici per rifare una piazza della cui esecuzione non sono in grado di esprimere un giudizio. So soltanto che per me adesso è più difficoltoso camminarci sopra. Quando poi ho visto collocare quei quattro paletti in fondo alla piazza, esteticamente di una bruttezza unica, mi è sembrata la ciliegina sulla torta. Io ritengo dal mio punto di vista di cittadino con diverse difficoltà, che si potrebbero trovare soluzioni alternative maggiormente valide ai problemi a cui si è cercato di dare risposta nei modi ai quali ho accennato solo in parte, e invece di trovare soluzioni che lascino spazio al furbino di turno penso sia auspicabile una maggiore presenza sul territorio. Io credo che sia giunto il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità, il progresso non si può fermare ma il dovuto e sempre auspicato buon senso può risultare idoneo a farci vivere meglio.

Però devo aggiungere subito un altro avverbio: purtroppo. Sto per parlare degli ultimi vasi di fiori, residui di una lunga serie che ornava il Borgo della Croce, dalla chiesa omonima fino alla Fonte e che giorno dopo giorno sono stati decimati dagli automobilisti anghiaresi e non. Ne abbiamo parlato un altro paio di volte. Presuppongo che gli ultimi sopravvissuti (i vasi) siano andati in pensione; ma ora che cosa verrà messo al loro posto? Sì perché gli automobilisti non scherzano (gli automobilisti sono i pedoni in macchina!); se non trovano un ostacolo fisico, non si fermano di fronte a “gnente”. Alla cantonata della Banca, le famose Logge di Borgo, il paracarro ricollocato nemmeno qualche mese fa è stato di nuovo “fatto fuori” ed ora è sparito del tutto. E ogni tanto i furgoni più alti tentano di abbattere la lanterna in ferro battuto che adorna le solite Logge di Borgo. È un peccato che un’opera di artigianato andrà pian piano in malora! E non si sa nemmeno cosa si possa fare per salvaguardare questa come altre testimonianze di cose be n fatte e che ci fanno apprezzare dai tanti turisti e visitatori! Sembrano passati decenni da quando i vasi facevano bella mostra di sé lungo il Borgo della Croce. Sono invece passati solo tre anni da questa foto!

Mi riferisco al muro di cinta dell’orto delle Monache di San Martino di dentro, poi diventato l’orto di Gosto (anzi era Gostino ad essere dell’orto) e che fino a una trentina di anni fa riforniva di verdura fresca i nostri fruttivendoli. Il muro fa anche da confine al parcheggio realizzato ultimamente dall’amministrazione comunale proprio dietro la Propositura (ho apprezzato la messa a dimora di alcune piante di cipresso) e la sua sistemazione (era ridotto proprio male) è stata fatta secondo me rispettando il modo di operare dei nostri artigiani muratori. Fateci caso. Non so chi sia l’impresa ma: Bravi!

Il braccio destro di Don Marco di Emmedipì

Il titolo c’è venuto così, ma si tratta di don Marco che, nei giorni della festa dell’Ascensione al Carmine, aveva il braccio destro sorretto da un tutore. Tutto era cominciato con una rovinosa caduta, senza gravi conseguenze, ma che per un discreto periodo ha costretto all’immobilità il braccio destro di don Marco. Ora tutto è tornato a posto e noi gli rinnoviamo i nostri auguri.

E Pieve Sovara? di Mario Del Pia

Le notizie da Pieve Sovara non sono del tutto rassicuranti, non tanto per l’intervento, che sarà senz’altro realizzato, quanto per i tempi. Il progetto preparato per questa antica Pieve è già stato esaminato in più di un passaggio dai vari uffici ma non siamo ancora all’OK definitivo. Auguriamoci che con la volontà dei progettisti e degli Enti interessati si possa finalmente riaprire questo sacro edificio, così carico di storia e di collegamenti con la vita spirituale delle popolazioni della zona. Esso era parte integrante dell’antico territorio della Sovara sotto la giurisdizione della Diocesi di Città di Castello e che, da poco dopo il 1500, passò a quella di Sansepolcro. Ora fa parte della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

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...il Palterre

Via del “Topo”

Il mercato dimezzato

Un ronzio amico

di Mario Del Pia - 2 giugno 2006

di Emmedipì

di Clèto

Oggi, dopo diverso tempo, sono ripassato dalla via che porta al Topo. Penso che Gastone, il Biga, autorevole abitante di quella borgata, mi rimprovererà subito ricordandomi che quel luogo situato lungo l’antica strada che da Anghiari conduceva allo Stato Pontificio, si chiama Intoppo. Questo nome deriva -è sempre il Biga che parla- dal fatto che qui alcune persone furono intoppate. A far che e perché, ognuno può fare le deduzioni che ritiene più opportune. Ma torniamo alla nostra strada. Dopo la Genga l’amministrazione comunale ha provveduto ad allargarla dato che era particolarmente stretta in quel punto. Devo dire che sono rimasto deluso e amareggiato per tale lavoro perché mi sembra che la caratteristica di quella strada, quella sua peculiarità, è andata perduta per sempre. È vero che il punto era pericoloso e che mio padre, se potesse leggere questo scritto, mi direbbe che io non capisco e che ogni cosa che si realizza ha del positivo: accetto il giudizio ma rimango del mio parere!

Dal 12 luglio il mercato settimanale del mercoledì è ritornato nella sua sede ormai consolidata di piazza Baldaccio, non per niente si chiama anche piazza del Mercatale. Abbiamo avuto occasione di disquisire se la provvisoria collocazione lungo il viale Gramsci tutto sommato non poteva essere una sede destinata magari ai mesi estivi per poter sfruttare l'ombra gratuita del viale. Dal Palazzo non è trapelata alcuna indiscrezione. Per ora comunque il mercato è ritornato in piazza anche se lungo il viale ho visto che sono rimasti alcuni banchi: ecco il perché del titolo preso in prestito da Calvino. Il mercato di Anghiari si teneva in precedenza a Castiglion Fatalbecco oggi Cul di Paiolo- località sopra il Carmine con l’aria purificata dalla pineta, e fu per concessione dei fiorentini trasferito ad Anghiari. Mi verrebbe subito da raccontare delle tante fiere che si tenevano in Anghiari non ultima quella del cocomero del 29 agosto, ma è meglio che stia zitto.

Andando per la Croce stamattina e non sapendo ancora cosa fare, mentre godevo l’aria fresca e fina ecco che dalle Logge Frido appare.

Fontane d’Anghiari di Clèto - 15.7.2006

Ultimamente vedevo che alcune fontane come quella appena dentro Porta nuova o Porta di sotto e quella delle Logge perdevano acqua e non era possibile chiuderle del tutto. Stamani con piacere ho visto che Fabiano capitanato dal Meoni hanno provveduto alla sostituzione degli accessori non più funzionanti.

La vignetta di Scacciapensieri:

Insieme ci si avvia giù per la china che va alla Fonte, tanto per cambiare, e allora ricomincia la manfrina del rumore che ora vo’ a svelare. Da lontano sembrava un grosso insetto, con il rumor dell’ali che risuona allor che intorno ai fiori fa il balletto. Del compressore invece si trattava utilizzato da più di una persona e a scalpellar la piazza li aiutava. Piazza Baldaccio, 5 maggio 2006

Offerte pervenute La famiglia Tizzi ha fatto pervenire alla parrocchia la somma di Euro 200 per le opere parrocchiali in memoria del defunto Nello. Grazie! La famiglia Tavernelli ha donato 600 euro per le opere parrocchiali in memoria di Mino Iacopo. La somma è stata utilizzata per la gestione dei campeggi estivi e vogliamo rinnovare il nostro ringraziamento alla famiglia Tavernelli per la sensibilità dimostrata.

Il Museo di Piero di Monterchi e altro

L'idea potrebbe essere utile!

L’assessore alla cultura del comune di Monterchi ha affidato la gestione dell’affresco della Madonna del parto, che ancora provvisoriamente si conserva nei locali dell’ex scuola di via della Reglia, alla Cooperativa Anghiari vecchio di Anghiari. Tre nuovi incaricati hanno il compito di accogliere i visitatori, dare le informazioni turistiche e fare ciò che è necessario per i tanti turisti che da ogni parte del mondo vengono a Monterchi per ammirare questo capolavoro. La gestione della Cooperativa succede a quella del sig. Angiolo Perla e della figlia. *** Continuano a Monterchi in luglio e agosto i concerti del mercoledì nel giardino della Madonna del parto. *** Il 16 e il 17 settembre ricorre la sagra della polenta a Monterchi.

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Uno più uno non fa due, ma duemila volte uno

Campeggio Medie a Badia Prataglia Questo è il primo anno che sono stata al Campeggio. Se non ci fosse stata la mia amica Martina a convincermi di andare mi sarei persa qualcosa di bello. Monica Anche quest’anno il Campeggio estivo ci ha visto riuniti per condividere momenti di gioco, di divertimento di preghiera e di fratellanza. Questa opportunità per me ha significato una grande gioia e un grande arricchimento interiore. Ti ringrazio, Signore, per questo regalo che ogni anno ci fai attraverso la nostra Parrocchia, e ti chiedo umilmente di offrirci ancora tante opportunità perché anche crescendo sappiamo riconoscere e apprezzare quei valori veri sui quali fondare la nostra vita. Serena Già lo slogan del Campeggio di quest’anno invitava a una riflessione che non si fermasse alla sola esteriorità lessicale, ma che avesse un riverbero più ampio. Altrimenti, e sarebbe scontato, il titolo indicherebbe un qualcosa di palesemente errato, o comunque non comprensibile all’occhio umano. Ma cosa è visibile all’occhio umano? Diceva uno scrittore: “non si vede bene che con il cuore”. Allora diventa vero questo titolo, perché se la compagnia di amici che riesce a portarti via cinque giorni dalle solite cose, per darti la percezione di possibilità di una felicità possibile, di una realtà amica e non ostile, e a capacità per trovare gusto e significato in tutta la realtà, allora standoci non soltanto mi diverto, (e quindi uno più uno non fa due) ma divento più me stesso, sperimentando la sovrabbondante felicità che mi è donata, per duemila volte (o forse anche di più...). Cinque giornate piene a Badia Prataglia, nel fresco delle foreste casentinesi. Ma i soliti cinque giorni, nel solito albergo, a fare apparentemente le stesse cose dell’anno scorso non servirebbero a niente se l’amicizia vissuta nel frangente non servisse, per lo meno, a rendere continuamente nuove quelle cose. Una delle testimonianze all’inizio della vacanza diceva proprio questo: ogni anno e ogni gesto che facciamo è sempre nuovo. Ognuno di quelli che ha partecipato porta sicuramente con se un brandello di gioia nel cuore. Ed alcuni, tornando, dicevano che quest’anno avrebbero vissuto con più intensità anche il GREST. Ora ci affidiamo alla testimonianza di alcune ragazze che hanno scritto per la Messa domenicale del 2 luglio, di ritorno dal Campeggio. *** Ho scelto di partecipare al Campeggio rinunciando ad altre alternative interessanti, perché ho percepito la possibilità di essere felice con l’aiuto di questa Compagnia. Nei giorni di Campeggio ho capito che dobbiamo crescere imparando a gustare fino in fondo la realtà. Giulia

Da questo campeggio ho capito che per arrivare a una cosa bella bisogna partire e non dare niente per scontato. Martina

In questa pagina: Il gruppo dei partecipanti al campeggio a Badia Prataglia, insieme a don Marco e don Severino che ogni anno organizza la vacanza. Sotto: Alcuni ragazzi appena giunti a piedi all’Eremo di Camaldoli. Qui sopra: Sosta durante la camminata a Camaldoli, nel fresco delle foreste casentinesi. Nell'altra pagina: GREST. Iniziando dall'alto: La foto dei partecipanti al grest sul ponte del “Ponte” durante la camminata partita da Montauto, durante un gioco e il gruppo degli animatori.

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GREST 2006, continua...

Il primo periodo di GREST: si fa per dire?

L'equipe: gli animatori del Grest 2006.

E con lunedì 3 luglio è iniziata la grande avventura del grest dell’estate 2006 per la Parrocchia di Anghiari, per i bambini delle elementari e delle medie. Appena tornati dal Campeggio delle medie di Badia Prataglia, ci siamo subito buttati nella prima settimana di Grest, e la risposta è stata veramente esaltante. Tutti i giorni abbiamo veramente registrato il “tutto esaurito”, ma naturalmente non di posti ma forse delle energie… Comunque stanchi ma sicuramente lieti e grati per il primo periodo di un’estate che si preannuncia veramente alla grande! Il programma settimanale del Grest prevede dei giorni con appuntamenti fissi, in modo da scandire i tempi in maniera precisa e di dare modo a chi non è presente una volta di sapere già il programma del giorno seguente. Mentre andiamo in stampa si sta svolgendo il secondo periodo del nostro “aperti per ferie”, mentre i successivi altri due periodi saranno in agosto, e nel successivo numero del giornale ne daremo adeguato spazio. L’ultimo giorno di ogni periodo è sempre in programma la festa, che quest’anno ha un tema diverso ogni volta, anche se nel primo periodo è stata molto simile a quella dell’anno scorso, ma il risultato è stato ancora una volta di tantissima allegria e divertimento.

Un numero sempre crescente di partecipanti al Grest richiedeva senza dubbio una corrispondete risposta anche dal gruppo che trascina e anima le giornate del Grest. Come già detto anche altre volte non cerchiamo dapprima semplici doti organizzative, comunicative o psicologiche, ma senza dubbio la voglia di crescere nel rapporto con i più grandi, con la Comunità e con Gesù Cristo. Poi, verificato questo, diventa possibile diventare animatore, anche al più timido e introverso ragazzo. Anche quest’anno, dopo diversi incontri di preparazione, gli animatori hanno ricevuto la tradizionale maglietta, che poi resterà a loro per ricordo dell’estate. Anche se i primi giorni non a tutti è stato consentito di indossarla, e di essere, quindi, animatori a tutti gli effetti, nel prossimi periodi vedremo senza dubbio (e ci auguriamo) la crescita in questo senso del gruppo animatori.

Quando? dal 7 all’11 agosto dal 21 al 26 agosto (in questa settimana è compresa la festa di San Bartolomeo).

Lo slogan di quest’anno: SI FA PER DIRE? Le bandiere presenti da più di un mese attorno alla Propositura e all’oratorio ostentano ai partecipanti ma anche ai passanti e ai curiosi lo slogan di quest’anno: si fa per dire? Per comprendere questo motto è necessario inserire il punto interrogativo, poiché si tratta naturalmente di una provocazione. In realtà NON si fa per dire, cioè le cose che diciamo durante il Grest contengono insegnamenti profondi e veri per la vita di ognuno, anche se talvolta il metodo usato (giochi, canzoni, ecc…) porterebbe ad esclamare che quello che si dice si fa, appunto, per dire. Ma non è così! Anche Gesù, infatti, per parlare alle folle che lo seguivano usava il metodo delle parabole, affinché la comprensione del Suo messaggio fosse davvero semplice e per tutti.

La settimana al Grest LUNEDÌ: al mattino compiti delle vacanze e studio all’oratorio. Nel pomeriggio giochi e varie attività. MARTEDÌ: la camminata MERCOLEDÌ: pomeriggio sportivo GIOVEDÌ: la gita insieme in un luogo da conoscere e scoprire e il “giocone”. VENERDÌ: con ritrovo nel pomeriggio, preparazione dei canti, S. Messa e poi cena e festa con tutti i genitori e le famiglie.

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ricordi, auspici e considerazioni di un vecchio Anghiarese

Angolo della Missione

Il Palio della Vittoria

a cura di Franco Cristini

di Turiddo Guerri

Il tempo è scaduto

Circostanze avverse mi avevano impedito di assistere alle precedenti edizioni del Palio. Ieri finalmente vi ho partecipato e ne sono rimasto entusiasta. Il mio pensiero ora non può non ricorrere ai primi anni Venti quando ero ragazzino. Il Palio allora si correva coi cavalli dalla Maestà delle Forche alla Chiesa di Santo Stefano. Sulla facciata della chiesa era infisso il palio di velluto da consegnare al vincitore della corsa. Ricordo che nel salotto di Bartolino - negoziante di cavalli conosciuto in tutta la provincia avendo una rimessa anche ad Arezzo – c’erano alcuni palii attaccati al muro come trofei di altrettante vittorie ottenute nella corsa di Anghiari, ma anche altrove. Ero appassionato di cavalli e frequentavo quotidianamente quella casa prestandomi volentieri in piccole mansioni adatte alla mia età, come guidare un calessino per accompagnare una persona nelle vicinanze o portare all’abbeveratoio qualche pacifico cavallo cavalcandolo. La fonte per dissetare le persone e il bestiame delle vicinanze era di fianco all’attuale Barrino che fu costruito provvisoriamente – si disse – ed è rimasto lì! Io vi abitavo accanto e guardavo con interesse l’officina ivi stanziata dove venivano rettificati cilindri di motori e successivamente riparati strumenti musicali. Anghiari era allora sitibonda ed erano frequenti le liti alla fonte sotto piazza per attingere una brocca d’acqua. Poi, finalmente venne costruito l’attuale acquedotto che fu inaugurato nel 1925 con una bella festa in Piazza Baldaccio, a lato della quale, sul Parterre, fu apprestata una bella fontana con un alto zampillo d’acqua fresca dell’Abetina.

Dobbiamo fare alla svelta, non c’è più tempo da perdere, dobbiamo prendere decisioni immediate. Siamo affascinati dalle bellezze del mondo, ci fidiamo della Divina Provvidenza nel gestire le tensioni quotidiane, non sentiamo il bisogno di evadere da un mondo che amiamo per quanto ferito dal male, scegliamo il cibo che ci serve per mantenere salute ed energia, limitiamo i danni della guerra del petrolio andando a piedi o in bicicletta (fa bene alla salute...). Siamo sobri, abbiamo appreso che lavorando non si è di peso a nessuno, cerchiamo quindi di avere il denaro che serve a noi stessi e per gli altri. Sappiamo riconoscere il significato della parola amore, riconosciamo il senso della giustizia, professiamo liberamente la nostra fede frequentando le nostre chiese. Tutto bene, ma non basta. C’è troppa povertà intorno a noi, intollerabile e ingiusta. All’inizio del terzo millennio non si può più sopportare lo stato di miseria e abbandono che caratterizza milioni e milioni di creature umane: fame, sete, malattie, discriminazioni razziali e sessuali sono all’ordine del giorno. Il mondo sta ancora aspettando che noi cristiani mettiamo seriamente e in tempi rapidi la nostra volontà, le nostri doti, il nostro tempo, il nostro denaro a disposizione per aiutare questi poveri fratelli a crescere. È un ideale straordinario che ci avvicina al mistero del Cuore di Dio. La Carità autentica, quella vera, è in grado di cambiare la nostra vita, nell’attesa della grande ricchezza finale: l’abbondanza di un banchetto per tutti i popoli della terra.

Una auspicabile miglioramento della rievocazione della Battaglia. L’arrivo in piazza della corsa sarebbe più spettacolare dell’attuale e la massa di spettatori non sarebbe obbligata a correre al Parterre da dove non tutti possono vedere, così come non vedono le persone affacciate alle finestre. Un nastro come traguardo posto a circa metà della piazza eviterebbe qualsiasi dubbio sul primo arrivato poiché vincitore sarebbe chi lo tagliasse o afferrasse per primo. Ma ancora più auspicabile sarebbe la veduta della Valle dal parapetto est del Parterre, vista impedita da alcuni edifici. Penso che una soluzione, anche se difficile, non sia impossibile se si pensa alle opere di grande rilievo compiute dai nostri antenati. Il problema quindi non dovrebbe essere insolubile, perché singoli facoltosi cittadini, banche e prospere aziende industriali e commerciali non si rifiuterebbero di contribuire alla realizzazione di un’opera così importante. La quale aumenterebbe notevolmente l’attrazione turistica della nostra cittadina. A questo argomento accennai qualche anno fa in un sonetto che fa parte del mio “Angdièri ‘n versi” pag. 89. Ora che Anghiari è decisamente orientata a puntare economicamente sul turismo, il problema torna quanto mai di attualità. Il forestiero che dal Parterre vedesse l’incomparabile bellezza della nostra Valle, ne rimarrebbe stupito. Bellezza descritta fin dal primo secolo della nostra era da Plinio il Giovane nelle sue “Lettere ai familiari”. E quella pagina potrebbe essere riprodotta in bronzo a mo’ di papiro e affissa nei pressi del parapetto.

Cipressi di Clèto

Che i cipressi siano legati alla nostra storia è una cosa banale. Che si faccia qualcosa per salvaguardarli e ogni tanto si collochino nuove piantine nei punti più idonei è un fatto positivo per tutta la nostra comunità di Anghiari. Così ho visto con piacere che nel nuovo parcheggio della Propositura sono stati piantati dei giovani cipressi. Anche altri luoghi attendono questa pianta che ci lega anche agli etruschi ma siamo nella buona strada. Complimenti!

Egregio Signor Sindaco Danilo Bianchi, coraggio, a Lei l’iniziativa!

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LA PAGINA DELLA CARITAS a cura di Laura Taddei

Amatevi... non a parole…

LA PEDAGOGIA DEI FATTI Il 28 giugno scorso, Suor Rosalba e Alessandro Buti, responsabili della Caritas Diocesana, si sono incontrati con alcuni delegati del gruppo parrocchiale caritas nella sede della Propositura. Sono passati tre anni dalla nostra formazione e come gruppo “pilota” per le parrocchie della Valtiberina, abbiamo voluto fare il punto della situazione. Sebbene sia prematuro fare bilanci, l’osservazione è essenziale per migliorarci e produrre frutti. Abbiamo analizzato ciò che abbiamo potuto fare, quello che non abbiamo potuto, quello che speriamo di poter fare in futuro, scoprendo i nostri punti di forza e quelli di debolezza. Abbiamo preso coscienza che oltre a tanta buona volontà, occorre un piccolo ma continuo impegno di formazione, la sensibilizzazione di più persone che si rendano disponibili anche in diverso grado, la costanza di stare insieme per valorizzare i carismi di ognuno e unirli nell’azione, e inoltre che occorre accettare i tempi lunghi confidando nella Provvidenza di cui siamo poveri strumenti. Oltre alla consueta attività di base per malati e anziani, distribuzione di vestiario e supporto a famiglie in difficoltà, l’attività del centro di ascolto ci ha chiamati ad affrontare alcune situazioni di emergenza per gravi disagi sociali e sanitari. Si è reso necessario perciò collaborare con i vari servizi: sociali, del SERT, del SIM, con la Misericordia, con l’Ospedale di Sansepolcro, avendo così modo di espletare uno dei compiti specifici della Caritas, di essere tramite per l’attivazione delle istituzioni preposte. Ci sono state occasioni di incontro con altri operatori del volontariato, alcuni di noi hanno visitato case di accoglienza e comunità terapeutiche, anche oltre la Toscana, partecipato a un convegno nazionale e a un corso per operatori sociali. Durante quest’ultimo che continuerà in autunno, abbiamo potuto ascoltare tra esperti di bioetica, medici e altri studiosi, anche Don Oreste Benzi della Comunità Giovanni XXIII e Ernesto Olivero del SERMIG di Torino, famosi per il loro impegno a favore di ogni tipo di povertà e emarginazione. Stiamo comprendendo sempre di più che non siamo una associazione fra le altre di volontariato, ma siamo espressione della Parrocchia che opera nella carità, lievito che deve far fermentare la massa, segno e testimonianza per l’intera comunità. Tutte le esperienze, anche gli errori e gli apparenti fallimenti, sono state fonte di arricchimento e crescita del dialogo e della comunione. “ Come ho fatto io, così fate anche voi!” Gesù Cristo, il Maestro, continuamente ci riprende per mano e ci infonde coraggio, perché sia sempre un nuovo inizio.

“La danza” di H. Matisse (1910 - Museo dell’Ermitage di S. Pietroburgo) Questo famoso dipinto potrebbe essere l’emblema della Comunità mossa dalla potenza dello Spirito, che è dinamismo, fraternità, gioia. I membri del gruppo, non esitano a “mettersi in ballo” e rimanere uniti nella loro danza vorticosa, pur nella loro diversità e fragilità umana (nudità) attorno alla figura centrale, capo chino e braccia in croce con i piedi quasi sovrapposti, che rappresenta il Cristo crocefisso.

“Dio-incidenze”: SILVIA come CHIARA Nel periodo dell’ultima guerra, alla fondatrice del Movimento dei Focolari, Chiara Lubich, si presentò un povero che insistentemente chiedeva un paio di scarpe n. 42, ma lei non aveva nulla da dargli. Dopo un’accorata preghiera, però, una sconosciuta benefattrice bussò alla porta offrendo inaspettatamente un paio di scarpe proprio del n. 42! L’altro giorno, la Silvia aveva portato alla caritas in parrocchia due paia di scarpe nuove e si chiedeva: cosa farne? Non siamo in piena guerra ma i bisogni ancora esistono ed ecco inaspettatamente bussa al centro di ascolto un uomo in cerca di… un paio di scarpe, del n. 45 stavolta! Ma vuoi che la Provvidenza non ci azzecchi? Accontentato!

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La Parrocchia in festa per il Corpus Domini Perché questa festa?

La Chiamata

Il 18 giugno, seconda domenica dopo Pentecoste, si festeggiava la solennità del SS. Corpo e Sangue di Gesù Cristo, che conosciamo meglio con il nome latino di “Corpus Domini”. Questa festa nacque in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena, quando durante la Celebrazione di una Santa Messa, mentre il Sacerdote teneva sollevata l’ostia, questa trasudò improvvisamente del sangue umano, macchiando il corporale dell’Altare. Attualmente questa singolare reliquia eucaristica è conservata nel duomo di Orvieto e viene portata solennemente in Processione nel giorno del Corpus Domini. In realtà la festa del Corpus Domini non dice niente di nuovo rispetto al grande Sacramento dell’Eucaristia, in cui Cristo si fa presente tra noi attraverso le specie del pane e del vino, che per mezzo delle mani del Sacerdote diventano materia divina, contenendo cioè la reale presenza e divinità del Signore, pur nell’apparente aspetto di pane e vino. La particolarità di questa è festa è appunto la Processione che si svolge tradizionalmente nei paesi, rappresentando visibilmente alcuni aspetti, tra cui quello di significare la presenza concreta e materiale di Gesù in mezzo al suo popolo. La Processione del Corpus Domini rappresenta quindi ancora oggi, e non potrebbe essere diversamente, uno dei momenti più forti e significativi per una Comunità Cristiana. Anche liturgicamente la Processione del Corpus Domini ha un carattere di priorità rispetto alle uguali manifestazioni in onore della Madonna o del santo Patrono.

Dopo un cammino fatto assieme ai ragazzi della quarta elementare, iniziato in seconda e che è servito per la preparazione dei ragazzi all’incontro con Gesù, finalmente siamo arrivati al giorno tanto atteso della loro Prima Comunione. Durante questo cammino li abbiamo conosciuti uno ad uno, vedendoli crescere e maturare, sempre più presenti anche la domenica ad animare la Messa. Un bel momento è stato il Ritiro al Cenacolo di Montauto, dove con l’aiuto di suor Germana, e tramite un racconto riguardante “la chiamata” di Gesù ad un bambino della loro età si sono posti la domanda se erano veramente pronti ad affrontare la “Loro chiamata” . In questa giornata è stato organizzato anche un “Giocone” dai ragazzi più grandi che si sono resi disponibili per noi; così come Norma è venuta per insegnarci i canti per il giorno della loro Prima Comunione : anche i giochi , i canti, e lo stare insieme, non sarebbe possibile senza la presenza di Gesù. Con questo spirito siamo arrivati alla giornata più attesa della “Chiamata”, ed i ragazzi hanno affrontato molto emozionati, ma entusiasti, questo giorno che rimarrà nei loro cuori. Tutto questo è stato possibile grazie ad un comune cammino, crescendo tutti insieme con l’aiuto di Gesù. Sara, Ilaria, Alessia

La festa nella nostra Parrocchia Alla festa del Corpus Domini è tradizionalmente legato il giorno in cui i fanciulli della Comunità che hanno raggiunto la quarta elementare e hanno frequentato il catechismo, ricevono per la prima volta la Santa Comunione. Domenica 18 anche ad Anghiari abbiamo festeggiato questo importante appuntamento, durante la celebrazione comunitaria delle 11, in Propositura. Dopo la distribuzione della Comunione la S. Messa non è finita regolarmente, per così dire, ma si è snodata la consueta Processione. Ad aprire il cammino del popolo di Dio c’era la bandiera della croce. Poi c’erano i bambini neo-comunicati con i loro genitori e quindi sotto il baldacchino bianco i Sacerdoti con l’ostia consacrata durante la S. Messa. Da segnalare, ed è doveroso, la partecipazione massiccia di diversi ragazzi che, con la cappa della Compagnia di S. Antonio, hanno retto il baldacchino e l’impianto di amplificazione. La Processione si è conclusa nella chiesa della Croce, dove è stata impartita la benedizione eucaristica. Un grazie anche a tutte le persone che hanno abbellito le strade di Anghiari con i petali di rose e di maggio, a quelli che hanno appeso le coperte e le bandiere e a chi ha collaborato per la riuscita della festa.

Qui sopra. L'arrivo dei neo-comunicati alla chiesa della Croce durante la Processione partita dalla Propositura. A destra. I giovani della Compagnia di Sant'Antonio che hanno prestato servizio durante la Processione per reggere il baldacchino e l'impianto di amplificazione.

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NOTE DALLA MISERICORDIA a cura di Massimo Redenti

Ai miei volontari Le cose più belle in ogni famiglia sono la nascita dei figli e la loro crescita, in armonia fra di loro e con i propri genitori, zii e nonni. Anche all’interno della Confraternita di Misericordia si stanno verificando questi “lieti eventi”. Negli ultimi mesi la nostra famiglia si è arricchita di nuovi volontari, uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti animati dal desiderio di aiutare e dalla consapevolezza di poterlo fare, e che si stanno rapidamente integrando, nel migliore dei modi, con i colleghi già da anni in servizio. Ed il vedere a bordo delle nostre ambulanze “squadre di soccorso” composte da volontari, vecchi e nuovi, che potrebbero essere fratello e sorella, padre e figlio, nonno e nipote, ritengo sia l’espressione più bella dell’animo e dello spirito della nostra associazione. È così che mi piace immaginare la situazione, quando vedo passare le nostre ambulanze con a bordo Marco ed Emanuela, Silvia ed Umberto, Gessica e Quinto… e se a Quinto ho fatto fare la parte del nonno, non me ne voglia, tanto, nonno lo è davvero… Questo è l’aspetto più bello che mi gratifica; è la gioia di vedere i miei volontari impegnati ad aiutare la gente, a soccorrere chi ha bisogno di aiuto, con professionalità, serenità ed affetto. Ed è per questo che da questa pagina dell’oratorio mi rivolgo proprio a voi, carissimi volontari della Misericordia. Personalmente non conduco l’ambulanza, non soccorro i malati, non hosul campo le esperienze ed i contatti diretti che possano in qualche modo appagarmi moralmente per il lavoro che svolgo. Mi occupo di aspetti secondari della Confraternita, dalla contabilità ai rapporti con le altre associazioni, alle convenzio-

ni con la U.S.L. e con la Comunità Montana, alla gestione degli immobili (sede e museo), alla ricerca di finanziamenti per il mantenimento e l’acquisto di mezzi sempre più efficienti e tecnologicamente più avanzati; tutto ciò non sarebbe però sufficiente a darmi le soddisfazioni che giustifichino il mio impegno giornaliero all’interno della Misericordia. Mi basta però sapere Voi volontari in azione, ora dopo ora, giorno dopo giorno, con la vostra disponibilità, con il vostro impegno umanitario, il vostro garbo, la vostra passione, per sentirmi appagato di tutto quello che avviene all’interno e all’esterno della nostra Confraternita. Mi basta sentire dalla voce degli anghiaresi, con quanto amore intervenite nelle case dei nostri malati per portare loro, oltre al soccorso sanitario necessario per l’occasione, anche una parola di conforto, una carezza, un gesto di solidarietà. Ed allora, e solo allora, il vostro impegno, la vostra passione, la vostra dedizione, mi fanno sentire orgoglioso di far parte anch’io della vostra Confraternita di Misericordia. Perché la Confraternita di Misericordia siete voi! E siete sempre voi il suo spirito e la sua passione! Sappiatelo! E sappiate anche che, pur se a voce non ve lo dico mai, sono orgoglioso di tutti voi, dal primo all’ultimo volontario, dal più giovane al più anziano. Ed assieme a me, ne sono certo, è orgogliosa di Voi anche tutta la nostra gente di Anghiari. E se qualche volta nel mio operato ci sono iniziative e decisioni che possono sembrarvi non coerenti, scusatemi; e sappiate che non l’ho fatto apposta!!! Il vostro Governatore

Alcune annotazioni In memoria di Draghi Flora, la signora Ombretta Guerrini ci ha fatto dono di una sedia per bisogni fisiologici; la ringraziamo di cuore per essere sempre attenta e pronta a darci una mano in ogni circostanza possibile. L’occasione ci è particolarmente gradita per comunicare ai nostri concittadini che il materiale di volta in volta regalato alla Confraternita rimane sempre a disposizione di quanti ne abbiano provvisoria necessità. Perciò, coloro che hanno materiale proprio di genere sanitario non più utilizzato ed ancora in buono stato (stampelle, deambulatori ed altro…), possono farne dono alla nostra Misericordia ed essere sicuri che ne verrà fatto buon uso. Un grazie anticipato a tutti coloro che accoglieranno il nostro suggerimento. *** Ringraziamo la signora Meri Chiarini; anno dopo anno continua sempre, in forma assolutamente gratuita, a mettere a disposizione parte del suo tempo, macchinari e materiale, per la cucitura di federe monouso utilizzate per i lettini delle nostre ambulanze. Grazie Meri! *** Il 17 giugno u.s. hanno conseguito il brevetto di soccorritori di livello avanzato quattro nuovi giovani della nostra comunità: sono Alessandro Casacci, Manuel Ghignoni, Laura Giuliattini e Chiara Natalini. Alessandro e Laura hanno già iniziato a porre a frutto la loro esperienza e già operano con gli altri volontari della Misericordia; Manuel e Chiara, ne siamo certi, si “uniranno al gruppo” nei prossimi giorni. A tutti quattro, i nostri migliori rallegramenti e l’augurio di trovare all’interno della nostra Confraternita tanta gioia e gratificazione.

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Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” sito internet: www.fratresanghiari.it

Anghiari

e.mail: info@fratresanghiari.it

FESTEGGIATO IL TRENTESIMO COMPLEANNO DEL GRUPPO Tanta soddisfazione da parte del direttivo per la corale partecipazione di tutto il paese gente in piazza Baldaccio, la domenica mattina, per il controllo gratuito di colesterolo, glicemia e pressione del sangue, alla presenza dell’autoemoteca del Consiglio Regionale Fratres e dei volontari della locale Confraternita di Misericordia. Tanta gente infine, nel pomeriggio, alle manifestazioni ricreative di chiusura, con particolare riguardo alla edizione 2006 della pedalata ecologica del donatore, per le campagne di Anghiari, che mai in passato aveva registrato una così alta adesione di appassionati della bicicletta. Più che alle parole, affidiamo alle immagini qui riprodotte il compito di testimoniare il clima di festa e di vera fratellanza respirato durante tutto l’arco dei festeggiamenti: Un grazie sincero a quanti hanno reso possibile tutto ciò: al Vicario diocesano, al parroco don Marco, ai consiglieri del direttivo, alla dott.ssa Guadagni medico del gruppo e vera mente (e braccio!) del Convegno, a tutti i relatori, ai volontari della Misericordia, all’infermiere Francesco Mondani, alle straordinarie donne del Carmine che hanno allestito ben tre

Quello che sicuramente rimarrà nella memoria di tutti è la straordinaria partecipazione di così tanta gente ai numerosi appuntamenti che il programma dei festeggiamenti per il 30° di fondazione del Gruppo Fratres di Anghiari prevedeva. Non solo iscritti e simpatizzanti, ma tante altre persone, anche non anghiaresi, che si sono volute stringere intorno a questa bella realtà associativa che da trenta anni incarna nel paese quei principi di solidarietà umana e di carità cristiana, senza i quali tutto sarebbe più difficile. Tanta gente, venerdì due giugno, al Santuario Mariano del Carmine, insieme a numerose autorità civili e militari, per la solenne celebrazione eucaristica di apertura, presieduta dal Vicario generale diocesano e conclusasi con la cerimonia di premiazione dei donatori particolarmente impegnati, alla presenza del presidente della Consociazione Nazionale dei Gruppi Fratres, Luigi Cardini e di quello del Consiglio Regionale Franco Lenzi. Affollatissimi, poi, la cena buffet e l’atteso concerto polifonico del Coro Città di Tempio Pausania (Sassari). Tanta gente, il sabato pomeriggio successivo, al Convegno su “ Le Cellule Staminali fonte e sorgente della vita”, con l’autorevolissima relazione dell’illustre ematologo dell’Università di Firenze prof. Pier Luigi Rossi Ferrini. Tanta

momenti conviviali, alle autorità civili e militari, ai rappresentanti degli altri gruppi di volontariato della provincia ed a quelli dell’Avis di Città di Castello. Tanta gratitudine, infine, all’Amministrazione Comunale ed alla Comunità Montana Valtiberina Toscana che con il loro patrocinio hanno reso ancor più significativo l’evento. La presidenza In questa pagina. In alto: Le autorità presenti alla S. Messa; a destra: La MEGA torta del XXX. Qui sopra: I ciclisti della pedalata ecologica e, qui a sinistra: Dopo la gara… il meritato ristoro. Nella pagina a destra. In alto: Un momento della premiazione e, sotto: Foto di gruppo ai piedi del Sasso di Simone.

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...dal Gruppo Fratres

Premiazione dei Donatori particolarmente attivi Ecco i nomi degli associati al gruppo Fratres di Anghiari che sono stati premiati nella cerimonia tenutasi, come detto nella pagina precedente, in occasione del 30° di fondazione presso il santuario mariano del Carmine. Medaglia di Bronzo , per aver raggiunto le venti donazioni: Acquisti Alessio, Baggi Claudio, Bernieri M. Cristina, Boncompagni Silvano, Casellato Tiziana, Del Pia Michele, Dini Giuseppe, Draghi Claudio, Locci Danilo, Meozzi Michela, Meozzi Mirko, Mercati Franco, Mercati Luisa, Pacini Linda, Panichi Renato, Papini Mario, Polverini Luca, Rossi Giuseppe, Valbonetti Maurizio e Veri Cristina. Medaglia d’Argento per aver raggiunto le trenta donazioni: Cungi Rita, Dalla Ragione Marco, Fanciullini Massimiliano, Giuliattini Palmiro, Guerrini Giorgio, Iacopucci Achille, Lepri Maria, Madiai Ugo, Marini Antonio, Parreschi Matteo, Piantedosi Pietro, Redenti Mario, Rondoni Marco, Senesi Maurizio e Zanca Tosca. Sono stati infine premiati con MEDAGLIA D’ORO, appositamente coniata per l’occasione da alcuni artigiani orafi di Anghiari, i volontari Crociani Rinaldo e Leonardi Loris per aver raggiunto in questi trent’anni di vita del Gruppo Fratres la bellezza di CINQUANTA donazioni. A tutti un sincero e doveroso ringraziamento per quanto fatto in favore dei nostri malati, con la speranza che il loro esempio sia fatto proprio da quanti, soprattutto giovani, avrebbero la possibilità di diventare donatori periodici di sangue. Il consiglio direttivo

Al Sasso di Simone con i Donatori di Sangue Due giovani protagoniste raccontano ai lettori dell’Oratorio le fatiche insieme alle tante emozioni vissute domenica 14 Maggio u. s., in occasione della passeggiata ecologica in quel di Sestino, organizzata dal Gruppo Fratres di Anghiari e finalizzata alla scoperta di un angolo straordinario e non ancora adeguatamente apprezzato, di quel territorio montano. Il Sasso di Simone, appunto, con i suoi calanchi argillosi e la sua importante storia passata che nel lontano millecinquecento ne faceva uno strategico avamposto fortificato di quello che fu il Granducato di Toscana e di cui si possono ancora ammirare ruderi e fondamenta. “Domenica 14 maggio, ore 7,30. Inizia la giornata da noi tanto attesa. Il gruppo dei partecipanti era ormai al completo e dopo essersi accomodato nel pullman, è finalmente partito dal solito Campo alla Fiera. Destinazione: Sasso di Simone. Dopo una breve sosta a Badia Tedalda per incontrare le nostre guide, intorno alle nove siamo arrivati in località Case Barboni, a circa un’ora e mezzo di cammino dalla meta. Scesi dall’autobus ci siamo subito messi in movimento, dopo aver ascoltato una breve presentazione delle guide. La strada che dovevamo percorrere per arrivare alla nostra meta era abbastanza lunga, ma soprattutto molto ripida e faticosa. Insomma… sembrava non finire mai. Dobbiamo dire che anche se la fatica era tanta ne è valsa proprio la pena, perché raggiunta la sommità del Sasso abbiamo potuto ammirare un suggestivo panorama. Le guide ci hanno consigliato di percorrere con molta attenzione il perimetro del Sasso poiché la zona è ad alto rischio sismico. Nella parte superiore del Sasso di Simone si trova una maestosa croce la quale indica che nel passato vi sorgeva in quel punto un’abbazia dei benedettini. Più in basso, invece, abbiamo potuto osservare i resti di quella che nel cinquecento era una importante fortezza medicea, dove veniva amministrata la giustizia. Finalmente, dopo tanto camminare è arrivato anche il momento per pranzare. Questa possibilità c’è stata data grazie all’aiuto del Gruppo Donatori di Sangue di Badia Tedalda e Sestino che ci ha servito un pasto caldo. Proprio in quel momento il tempo ha voluto farci un bello scherzo ma… un gruppo forte come il nostro poteva arrendersi

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alla pioggia? Certo che no! Anche perché la giornata non era ancora finita. Dopo aver pranzato, infatti, ci siamo di nuovo rimessi in cammino, raggiungendo dopo un ‘ora la località di Casa del Re. Da li abbiamo proseguito in pullman verso Sestino per visitare questo antico municipio romano. Nei suoi musei abbiamo potuto ammirare da un lato la tipica fauna del luogo, dall’altro le testimonianze del suo passato storico come dei grandi blocchi squadrati di pietra, i cippi, che si presume fossero delle basi per statue di persone molto importanti. Bellissima anche l’antica chiesa parrocchiale con all’interno un altare sopraelevato, ed una interessantissima cripta. Anche se eravamo in gita poteva Don Marco non celebrare la messa? Eh si, piombato a Sestino intorno alle cinque del pomeriggio, non c’è l’ha risparmiata nemmeno questa volta! Ma c’è anche chi non ha potuto fare a meno di cantare e di suonare. Ora però si stava davvero concludendo questa bellissima giornata, un po’ diversa dalle altre ma sempre molto interessante per aver visto cose nuove. Rimane quindi ringraziare di cuore il gruppo Fratres che ancora una volta ha organizzato un’altra bellissima gita. Ilaria C. Sara M.


CARTINA STORICO-GEOGRAFICA DEGLI EDIFICI SACRI ESISTENTI E SCOMPARSI NEL PIVIERE DI S. SIMEONE PROFETA NEL TERRITORIO DI MONTERCHI Cartina realizzata da Matteo Romanelli

vertenze per la lettura della cartina: 1) Con una croce circolare è indicata l’antica pieve paleocristiana, Madre vegliarda delle circa 50 chiese del territorio di S. Antimo. L’antico edificio ha perduto le due navate laterali ed è stato trasformato in abitazione civile. Un campanile a vela sulla facciata ed una piccola cappella interna ne indicano la sua origine sacra. 2) Con una croce quadrata vengono indicate le quattro chiese parrocchiali di Monterchi, Pocaia, Le Ville e Padonchia e con una semplice croce il Santuario della Madonna Bella, il Santuario benedettino e tutte le altre chiese e cappelle di questo piviere. 3) Con una croce rettangolare ad X vengono indicati i sette cimiteri tra cui si distingue quello urbano presso il quale era ubicata la cappella della Madonna dell’attesa del parto di Piero della Francesca (sec. XV). 4) Con un solo pallino sono indicate le chiese non più esistenti.

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Qui sopra una veduta della valle del Cerfone e del Padonchia. Nella pagina di sinistra Cartina storico-geografica degli edifici sacri del Piviere di Monterchi

Alcune annotazioni Il Piviere di Monterchi, sorto nel 1520 in seguito allo smembramento del territorio della Pieve di S. Antimo, stabilito da Leone X nella Bolla Pontificia che istituì la nuova Diocesi di Borgo Sansepolcro, si estende per 28 kmq quasi interamente sulle valli del Cerfone e del Padonchia e solo parzialmente su quella del Sovara. Con l’annessione del 1986 del territorio toscano della Diocesi di Sansepolcro a quella di Arezzo, tre chiese di quest’ultima (Tarsignano, Scandolaia e Bagnaia) furono incorporate nel Piviere di Monterchi, il quale raggiunse così la massima espansione e storicamente il numero più alto delle sue chiese, salite a quarantatre. Ventidue di queste sono scomparse, per cui attualmente ne rimangono ventuno. Mons. D’Ascenzi ridusse a quattro le precedenti tredici parrocchie (S. Simeone a Monterchi, S. Biagio a Pocaia, S. Maria della Pace a Le Ville e S. Michele Arcangelo a Padonchia). A queste si aggiungono il Santuario della Madonna Bella e il Monastero di S. Benedetto Abate, ufficiate regolarmente. Le altre nove chiese ex-parrocchiali ed i vari oratoricappelle sono aperte al culto saltuariamente. Alcune rimangono sempre chiuse per scarsità di sacerdoti, per diminuito numero di abitanti e per necessità di restauri. Tutte meritano di essere conservate per il loro alto valore storico e artistico, come abbiamo cercato di illustrare nella lunga e laboriosa ricerca offerta ai lettori del periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi, diventato nel 1996 un unico territorio ecclesiastico nella Zona Pastorale Valtiberina. Don Quinto Giorgini

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Dalle nostre Parrocchie Da Monterchi:

La festa dell'Assunta

Il 1 e il 2 agosto viene celebrata la festa del Perdono di Assisi. Quest’anno il monastero è chiuso e a questa festa la Fraternità teneva in modo particolare. Questa celebrazione verrà fatta quindi nella chiesa arcipretale. Il 6 agosto, prima domenica del mese, alle ore 11,30 verrà celebrata una S. Messa a Fonaco in occasione della festa della Madonna della neve, patrona di quella di quella chiesa di quella località. Il 10 agosto festa di San Lorenzo, viene celebrata questa festa nella chiesa omonima di Ricciano. Il 14 agosto, alle ore 21, vigilia della Madonna Assunta, a Padonchia faremo una processione mariana aux flambeaux in preparazione alla festa della Madonna. L’anno scorso questa processione si faceva dal monastero benedettino a Padonchia ed era preparata dai religiosi della Fraternità di Betania. Quest’anno verrà ridotta e verrà recitato il rosario nella chiesa di Padonchia. Il 20 agosto (la domenica successiva alla festa) viene celebrata nella chiesa di Pianezze festa dell'Assunta. Il 27 agosto viene celebrata solennemente l’annuale festa della Misericordia

Da San Leo -

presso la chiesa di San Lorenzo a Ricciano. Quest’anno ricorre per la confraternita di Monterchi il 150° dell’istituzione e vengono inoltre inaugurati i lavori di restauro al palazzo storico in via dell’Ospedale, sede della Misericordia. Il 3 settembre alle ore 17 celebriamo una S. Messa nella chiesa di Borgacciano in occasione della festa della Madonna della Consolazione o della Cintura. Il 10 settembre è la festa tradizionale della Madonna Bella a Pocaia. Sarà preceduta dal triduo e dalla processione mariana del sabato alle ore 21, vigilia della festa. Con questa processione viene preparata la festa del giorno dopo. Il 29 settembre festa di San Michele Arcangelo a Padonchia, patrono di quella chiesa. In quell’occasione o il giorno dopo che è sabato, verrà celebrata la Cresima per i ragazzi della parrocchia di Padonchia mentre l’8 ottobre, alle ore 11, festa patronale di San Simeone a Monterchi alla presenza del vescovo Bassetti verrà celebrata la festa annuale e verrà impartito il sacramento della Cresima ai ragazzi delle altre parrocchie.

Maddalena Poggini

Chiuso l'anno catechistico

Un grazie

Il 31 maggio San Leo ha festeggiato la chiusura del catechismo, la sera, dopo aver recitato l’ultimo rosario del mese Mariano. È stata una serata di pioggia, ma le grida festose dei ragazzi l’hanno resa gioiosa. L’abbiamo chiamata festa, ma in realtà è stato solo un rito simbolico allietato da canti e addolcito da un buon gelato. In che cosa è consistita la festa? È stato spedito alla SS. Maria, via aerea, un grosso pallone azzurro con delle lunghe strisce, nelle quali erano appesi tanti cartellini colorati, con i nomi di tutti i bambini e delle insegnanti che hanno frequentato il catechismo, con la soave preghiera a Maria affinché vigili su ogni individuo, illuminando ogni mente ed ogni percorso di vita. Abbiamo chiesto tutti il dono della fede non solo in momenti speciali, ma durante tutta la nostra vita terrena, in attesa di quella eterna. Quando abbiamo lanciato il pallone, davanti alla Chiesa, pioveva a dirotto, ma la pioggia non ha frenato l’alleluia ed i canti che erano davvero festosi e che hanno riempito di gioia e suggestione anche i cuori di noi adulti. Grazie Signore di averci fatto arrivare a tanto, tutti assieme.

Gli abitanti di San Leo sentono il dovere di ringraziare, tramite questo giornale, una persona che con sacrificio ed amore ha ringiovanito la nostra Chiesa. Essa è Laura Taddei di Tavernelle. Ultimamente la nostra parrocchia , purtroppo, si era un po’ addormentata , perché il nostro parroco Don Fabio da qualche anno non stava bene, ed era già tanto che fosse presente con tutte le funzioni religiose. Dopo di lui è arrivato Don Romano ad allietare le nostre S. Messe con canti tradizionali e con tanta dolcezza; ci aveva fatto sentire un po’ più vivi. Poi ha collaborato in modo molto attivo Laura, sempre presente come catechista, ed anche in Chiesa ci sta dando sicurezza impegnandosi con tutti noi e dando, pur con mezzi semplici, un po’ di vivacità anche alle funzioni religiose, a modo di avvicinare di più anche i nostri giovani. Un piccolo passo è stato compiuto; speriamo di proseguire sempre nel meglio e per ora diciamo a piena voce : Grazie Laura Dio te ne renda merito !

Volentieri segnaliamo la celebrazione di due matrimoni

Nuovo Parroco a Micciano

Il 26 agosto alle ore 16,30 a San Biagio di Pocaia , si uniscono in matrimonio Luciano Pancioni e Clara Simone. Il 2 settembre allo stesso orario e sempre nella chiesa di San Biagio si uniscono in matrimonio Rossano Scaletti con Catia Falcinelli. Agli sposi novelli giungano le felicitazioni da parte della Parrochia di Monterchi e Pocaia.

La notizia era stata comunicata già nei giorni precedenti, ma l’11 luglio il Vescovo in persona, presente al Santuario del Carmine per i festeggiamenti dell’apparizione della Madonna, lo ha voluto annunciare al popolo di Anghiari e della Valtiberina riunito per l’occasione: la nomina di don Gianni Zanchi quale nuovo Parroco di Micciano. Don Gianni, che ricopre la carica di canonico maestro di Sacrestia della Cattedrale di Arezzo, succede a don Didier Beasara che ha prestato servizio a Micciano negli ultimi tempi. Nel prossimo numero dell’Oratorio daremo maggiori informazioni e comunicazioni.

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Fotocronaca

La Forestale Giovedì 26 maggio 2006, inaugurazione della nuova sede di Anghiari del Corpo Forestale dello Stato che si trova nella zona del Campo della Fiera. Alla cerimonia, oltre le autorità civili e militari che hanno dato autorità alla cerimonia, era presente l’ingegner Cesare Patrone capo del Corpo Forestale dello Stato. Molti sono gli impegni che il Corpo Forestale svolge anche nel nostro territorio per la sua salvaguardia. La presenza dei ragazzi delle Scuole, presenti in gran numero, è stato un motivo in più per puntualizzare l’attaccamento dei cittadini a questo organo dello Stato. Al comandante Ovidio Mondanelli gli auguri di un buon lavoro. Nella foto un momento della cerimonia con le autorità ed il picchetto d'onore.

Anghiari in San Pietro Nella foto il gruppo che lo scorso 21 maggio si è recato a Roma. In questo momento stavano aspettando il saluto di Papa Benedetto XVI che, inaspettatamente, ha salutato fra i pellegrini italiani anche quelli anghiaresi. Lo striscione “Anghiari ti saluta” che è stato realizzato per l’occasione, è conservato in parrocchia a ricordo della giornata e anche per altre uscite simili. Sullo sfondo si nota certamente la basilica di san Pietro: prima della benedizione papale il gruppo si è recato nella Basilica e nella cripta, per una preghiera sulla tomba di Giovanni Paolo II. Foto Elena Zanchi

Don Marco in visita Corrispondenza di P.R. - Il nostro parroco Don Marco Salvi ha fatto visita durante la mattina del 23 Marzo scorso a tutti gli scolari e a tutto il personale della Scuola Primaria in Via della Bozia. La visita è stata breve, ma pienamente significativa, con gli alunni radunatisi per l’occasione presso l’androne principale della scuola i cui lavori erano prossimi al completamento. Il nostro parroco ha espresso alcuni semplici pensieri facendo partecipi con la preghiera tutti i presenti e dedicando un momento di riflessione alla figura di Maria, madre di Cristo. Le voci gioiose dei bambini hanno poi salutato con vero entusiasmo la conclusione dell’incontro con Don Marco.

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Che cosa ricordi del trenino? interviste al volo di Mario Del Pia

Queste interviste fanno seguito alla Mostra sulla Ferrovia dell'Appennino allestita nelle sale del Museo del Marzocco. L'esposizione ha conseguito un notevole successo di pubblico e allora ho colto l'occasione per chiedere ai più anziani, ma anche a qualche giovane, che cosa ricordano del trenino. Ho cercato di cogliere il primo pensiero, il primo ricordo che è venuto in mente agli intervistati. Giuseppe Del Pia, anno 1920 Col trenino ci sono cresciuto insieme. Quando andavo a scuola la mattina, a sei anni (io abitavo al Molinello), ci si incontrava tutti i giorni. Giuseppe Giovagnini, anno 1929 Me ne ricordo bene e ci sono anche montato. Son passati parecchi anni, a quei tempi poi abitavo ai Sodi, e ci andavo al Borgo dal mio zi’ Locci. Vesta Vellati, anno 1925 Quando eravamo studenti si avvitavano o si svitavano sempre i freni che si trovavano nel terrazzino delle carrozze del treno. Italiano Leonardi, anno 1925 Mi ricordo che andata e ritorno da Anghiari ad Arezzo si spendeva 4 lire e 80. Severino Baglioni, anno 1927 Quando passava noi ragazzi si mettevano i chiodi sulle rotaie che il treno passando li schiacciava e ci si faceva i coltellini. Andrea Del Barna, anno 1929 Poca roba, però mi ricordo che quando si veniva a scuola si vedeva il trenino che sfumava venendo su verso Anghiari. Santa Chialli, anno 1925 Mi ricordo che quando si doveva attraversare la ferrovia si stava attenti anche se di treni ne passavano ben pochi. Io abitavo a Barliano e mi capitava spesso di andare verso il Sasso che ci portavo la billa perché c’era un contadino che teneva il billo. Poi, dopo qualche giorno, andavo a riprenderla. Antonio Leonardi, anno 1926 Me lo ricordo bene il trenino. Io ci so’ stato anche ad Arezzo. Era una bella cosa

e faceva dei servizi. Mi sembra che il sabato caricavano le bestie lì in Volterena che le portavano al mercato ad Arezzo. Moretti Mario, anno 1924 Tante cose. Mi ricordo, particolarmente, che quando s’andava ad Arezzo nel periodo che c’era l’uva matura si montava sulla prima carrozza e per il Torrino si saltava giù a prendere l’uva e si faceva in tempo a rimontare sull’ultima carrozza Flavio Mercati, anno 1939 Una volta ci salii con la mia mamma a Santa Fiora per venire ad Anghiari però non ricordo com’era la carrozza. Dopo guerra ho vista una carrozza ferma nella stazione di Anghiari. Era tutta nera di fuori e dentro aveva delle poltroncine rosse, di velluto rosso. Paola Gamberonci, anno 1936 Mi ricordo che quando si sapeva che arrivava il treno da Sansepolcro ci se metteva lì in cima alla Croce e si guardava questo trenino con tutto il fumo che faceva la locomotiva. Quando si doveva prendere il treno si doveva andare alla stazione e fare tutta questa via a piedi. Ivo Marghi, anno 1928 Ricordo che c’era la stazione e il trenino che veniva su da Sansepolcro e aveva le sue corse per Arezzo, io in quel tempo stavo a Sastille.

Chiara Giovagnini, anno 1985 Il trenino io ho visto solo quello di Carnevale. Dell’Appennino naturalmente non ricordo niente. Francesca Tricca, anno 1919 Mi ricordo che funzionava bene e ci sono montata tante volte per andare ad Arezzo e al Molinnovo. Io abitavo in Piazzola. Bruno Zanchi, anno 1924 Mi ricordo che scaricavo la roba quando era in costruzione il campo dei Renicci e portavo col camion le traverse che facevano alla macchia. Leone Bruschi, anno 1922 Era il nostro andare a Sansepolcro durante l’inverno col freddo, d’estate s’andava in bicicletta, chi ce l’aveva. Francesco Tavernelli, anno 1929 Ricordo poco perché io abitavo alla Banca e già ci voleva dimolto per venire ad Anghiari, era uno spettacolo quando si vedeva e si andava al Borgo o ad Arezzo. Anna Polverini, anno 1930 Ci montavo per andare ad Arezzo o al Borgo. Montacci per noi era una grossa novità.

Annunziata Del Pia, anno 1913 Mi ricordo il trenino con la locomotiva che era molto bello e una volta ci morì il mulo a Primo che lo mise sotto lì alla via del Mulinello. Io avrò avuto quindici anni. Assunta Del Pia, anno 1929 Mi ricordo della littorina quando fu messa in servizio ma io ci sono andata pochissimo. Lorena Scartoni, anno 1934 Io andavo lungo la ferrovia a parare le pecore, a quei tempi abitavo al Vergone. Ci sono montata una volta sola per andare ad Arezzo.

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Nella foto una suggestiva inquadratura del trenino dell'Appennino mentre, superato il casello di Maccarino, si avvia verso il Borgo. Immagine tratta da: Gio Bini, Borgo inedito, Ed.


LA BANCA DI ANGHIARI E STIA PER L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA a cura della Banca di Anghiari e Stia - Credito Cooperativo

Da tempo la Banca di Anghiari e Stia si sta adoperando per promuovere e diffondere anche sul nostro territorio la conoscenza e l’utilizzo delle nuove tecnologie. Consapevole della grande importanza che l’informatizzazione sta assumendo in molti settori della vita quotidiana, l’istituto di credito ha predisposto un’ampia gamma di prodotti e servizi, che consentono alla clientela di semplificare e snellire molte operazioni bancarie e finanziarie. La Banca sta cercando di incentivare l’utilizzo di tali prodotti e servizi, perché ciò comporta per il cliente un sensibile risparmio di tempo e denaro rispetto alle procedure tradizionali, nonché un notevole recupero di efficienza e di costi per l’azienda. Si colloca in questa ottica, ad esempio, la diffusione dei prodotti classificati come “moneta elettronica”, quali bancomat, pagobancomat e carte di credito, che consentono di effettuare prelevamenti di contante presso gli sportelli automatici ATM o pagare presso gli esercenti convenzionati; in questo campo l’offerta della Banca di Anghiari e Stia si è ampliata negli ultimi tempi con l’aggiunta di una specifica “Carta di Credito Cooperativo”, una carta riservata ai soci dell’istituto, nonché una carta prepagata che, non essendo vincolata al conto corrente, risulta particolarmente comoda e sicura. Inoltre la Banca di Anghiari e Stia, adeguandosi alle nuove esigenze del mercato, fornisce da qualche anno servizi di “banca virtuale” ai propri clienti attraverso la piattaforma denominata “Relax Banking”, che permette di fruire, giorno e notte, senza limiti di orario, di alcuni importanti servizi. Attraverso una semplice connessione ad internet è possibile accedere al proprio conto direttamente da casa o dall’ufficio, effettuare interrogazioni, disporre bonifici e pagamenti (cosiddetto “home banking”). È inoltre possibile attivare il servizio di “trading on line”, che consente al cliente di operare direttamente sui mercati finanziari mediante operazioni di compravendita titoli. Tutte queste iniziative – è bene sottolinearlo - mirano alla semplificazione della vita, consentendo di effettuare operazioni bancarie e finanziarie in maniera semplice, rapida ed accessibile, in assoluta sicurezza e riservatezza. Ma il raggio di azione della Banca non si esaurisce nella promozione e nel collocamento di prodotti e servizi. Consapevole del fatto che sono proprio i giovani ad avvicinarsi con più facilità e disinvoltura ad internet e all’informatica, l’istituto intende creare le condizioni per agevolare l’accesso a queste tecnologie da parte delle nuove generazioni, anche quando queste non dispongono ancora di un reddito proprio. Recentemente la Banca di Anghiari e Stia ha aderito ad una nuova iniziativa di cui si sono fatti promotori il Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, il Ministero per l’Istruzione e la Ricerca Scientifica e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’iniziativa, denominata “un c@ppuccino per un pc”, consiste nella concessione di finanziamenti a favore di studenti universitari, destinati all’acquisto di un personal computer portatile, dotato di sistemi di connettività senza fili. L’accordo prevede che la Banca conceda un finanziamento, nella forma del mutuo chirografario, per un importo massimo di € 1.200,00 rimborsabile in rate mensili con durata compresa tra 12 e 36 mesi; appunto un euro al giorno, pari all’incirca al prezzo di un cappuccino, per un totale di circa € 30,00 al mese. Nel caso in cui gli studenti usufruiscano dell’esonero totale o parziale delle tasse e dei contributi universitari e beneficino pertanto già di un contributo governativo di € 200,00, la Banca potrà erogare il prestito fino ad un massimo di € 1.000,00. Nessun altro onere o spesa verrà addebitato al cliente, ad esclusione del tasso di interesse fisso determinato nella misura del 4%; inoltre non c’è obbligo, per lo studente che richiede il finanziamento, di aprire il conto corrente. Si tratta finalmente di un’iniziativa concreta per venire incontro alle esigenze dei più giovani e per sensibilizzarli all’utilizzo dell’informatica, la cui conoscenza è ormai ritenuta da tutti una condizione indispensabile per lo sviluppo futuro. Per informazioni più dettagliate e per conoscere le altre recenti novità, tutti coloro che fossero interessati possono rivolgersi direttamente al personale delle succursali della Banca di Anghiari e Stia o consultare il sitowww.bancadianghiariestia.it.

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Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

La Festa della Famiglia

Prima comunione 1 e 2

Con la solita partecipazione e collaborazione delle donne, degli uomini, e dei “citti” di Tavernelle, lo scorso 25 giugno si è svolta la ventiduesima edizione della festa della Famiglia. Per noi di Tavernelle è ormai un appuntamento fondamentale quello della festa, che ci riunisce tutti a lavorare a preparare ma anche a condividere momenti di allegria e di festa. Il ricavato della festa è come sempre positivo, ma quello che alla fin fine interessa è di creare una giornata bella, un clima familiare e una accoglienza fraterna verso chi sceglie di vivere un pomeriggio a Tavernelle. E su questo possiamo trarre senza dubbio un bilancio positivo. E poi un doveroso ringraziamento a tutti i paesani di Tavernelle che ogni anno offrono la succulenta merenda… grazie a tutti! È da segnalare l’oggetto del gioco del peso di quest’anno: non più attrezzi, non più animali, ma un bellissimo “juke box” degli anni ’60. Infatti l’indovinare il peso di questo macchinario trovato chissà dove dal Baggi, ha messo in crisi gli esperti del settore. Bella rievocazione della gincana per i ragazzi: quella classica che facevo anche io diversi anni fa, con la mela, la farina e la corsa dei sacchi. Infatti dopo che le giovani leve avevano esaurito le loro sfide, non ho resistito e ho fatto anch’io la gincana, e come me anche diversi altri adulti che non stavano nella pelle. Anche Pedale di Palazzolo, infatti, ha fatto la gincana. A conclusione il classico e intramontabile tiro alla fune tra Tavernelle di Sopra contro Tavernelle di Sotto. Quest’anno, mancavano alcuni “pezzi grossi” dei due rioni, però i presenti erano tutti ben piazzati, e alla fine Tavernelle di Sopra ha vinto l’agognata sfida. La musica del Maestro Marziano già riempiva l’atmosfera e nella serata ha accompagnato lo spegnersi della festa, dando un sicuro appuntamento al prossimo anno. Ritorno ancora volentieri sui ringraziamenti per tutti i collaboratori che anche quest’anno si sono dati da fare, invitandoli, naturalmente, a continuare così!

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Il 18 giugno, festa del Corpus Domini, nella nostra Parrocchia alcuni ragazzini hanno ricevuto per la prima volta il Sacramento dell’Eucaristia. E’ stata una Celebrazione ricca di emozione e gioia. Da segnalare il servizio svolto da Giulio Camaiti all’organo che ha accompagnato i canti. Un ringraziamento in particolare dalla catechista Carla. Un’altra bella segnalazione, sempre in concomitanza delle prime comunioni. Il giorno della Messa l’Altare era stato ricoperto di una elegante tovaglia bianca lavorata con trina e gigliuccio. Il prezioso arredo è stato lavorato interamente a mano da Alessandra Omarini e la mamma Iva, e donato alla Parrocchia in occasione della prima comunione della figlia Agnese. Tutta la Comunità è grata per questo bel gesto. Grazie!

Il nostro caro Tizzi ci ha lasciato Quando ho saputo che Nello si era improvvisamente aggravato non ho potuto fare a meno di andare a trovarlo, per vederlo almeno un’ultima volta. Infatti due giorni dopo è ritornato alla casa del Padre. Don Marco, commosso, ci ha raccontato con parole toccanti gli ultimi momenti del suo pellegrinaggio terreno, mentre agonizzante ma ancora cosciente sembrava che aspettasse, come ultimo atto della vita, la presenza del Sacerdote. Viste le condizioni don Marco gli ha impartito l’assoluzione “in articulo mortis” quella che viene amministrata solamente nell’imminenza della morte, e che assolve da tutti i peccati senza bisogno che il sacerdote li ascolti. E finita la formula, dopo il segno di croce, Nello ha chiuso gli occhi ed è beatamente spirato. Questo episodio è stato molto significativo, soprattutto per noi cristiani che viviamo in una società che vorrebbe farci dimenticare la morte. Invece, nelle nostre preghiere, non dovrebbe mai mancare il pensiero per la “buona morte”, o la “morte santa”. Le figlie di Nello mi raccontavano in questi giorni quanto ogni sera lui si fermava in preghiera nella sua stanza, inginocchiato sul letto. E il Signore lo ha premiato anche nell’ultima ora con questa grazia. Ora, sicuramente, Nello ci guarda dal cielo, e con il suo sorriso che non mancava mai per nessuno aspetta di rincontrarci un giorno nella felicità senza fine. A noi rimane il ricordo di una bella figura di un uomo buono, di fede e di speranza, generoso, disponibile e attaccato alla Parrocchia e alla famiglia. Rimane a noi la testimonianza della sua lunga vita spesa per il bene, come dice la sacra scrittura al libro della Sapienza: “vera longevità è una vita senza macchia”.

Compleanno al Braccini Lo scorso 20 maggio Rina del Braccini, coniugata con Talete, ha compiuto la ragguardevole età di 80 anni. Alla Rina, che è una esemplare parrocchiana di Tavernelle e affezionata lettrice de L’Oratorio, vanno gli auguri di tutta la famiglia, in particolare della figlia Nerella che ci ha segnalato questo avvenimento. Nelle foto di Abi gli uomini e le donne della Festa di Tavernelle


La bicicletta nera del babbo

I silenzi

Piazza di Siena

di Franca Ciucoli

di Mario Del Pia

di Carla Leonardi

Gli innamorati spesso si parlano al cuore senza bisogno di parole.

Da “cittina”, quando nel pomeriggio il babbo mi portava su per la via del Carmine, oltre La Gattina, a scovare un po’ di selvaggina, provavo una gioia perfetta, perché mi montava sulla canna della sua nera bicicletta e via... pedalata dopo pedalata, al manubrio ben afferrata, poggiavo con dolcezza la testina sul suo petto, odoroso di benzina. Sulla spianata di Spogliabecco non m’importava un fico secco del “castagno del diavolo”: quell’albero, dal nome per me pauroso, non m’incuteva più timore, protetta com’ero dal suo amore. Più su, fra i castagni del suo amico Pasqualino, per non spaurire neanche un fringuellino, con pochi rami frondosi m’approntava, veloce, una specie di capannina. Lì sotto, mi sentivo una regina in un magico castello. Seduta, senza fiatare, aspettavo, serena, il mio sovrano, che, per non spadellare, scrutava cielo e volo d’uccelli, a tutto spiano. Al tramonto, di nuovo in bicicletta verso casa, ma senza alcuna fretta. Io, traboccante di esultanza... come Cenerentola in carrozza dopo la splendida danza. Agosto/Settembre 2004

Se il tuo vicino senti litigare “ssss” in silenzio vuoi ascoltare. Dopo una gaffe, se vuoi rimediare pensaci prima la situazione puoi peggiorare. Per lo stupore oh! rimani senza parole. In ascensore non riesci a parlare e i bottoni accesi stai a guardare. Quando un groppo ti chiude la gola per le emozioni, un abbraccio e una stretta di mano sono le parole migliori. E ancora altri silenzi: il silenzio della preghiera il silenzio dell’attesa il silenzio di chi sa ascoltare il silenzio di chi non vuole o non può parlare il silenzio del dolore il separarsi senza parole parole non dette che il nostro copro trasmette.

La vignetta di Scacciapensieri:

Scuse così!!

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Fino a che non ci pensi questo nome dice, o meglio dice ad anghiaresi di una certa età, solo dell’amena località lungo la via del Carmine dove per qualche tempo si esercitava il tiro al piattello e da dove si vede bene il lago di Montedoglio. Se invece cerchi di scoprire perché questo nome, allora cominciano i problemi. Alessandro di Galbinaccio mi ha riproposto il quesito che avevo accantonato. Con l’aiuto di Assunto, Leone, Guido di Corte ed altri siamo giunti a prospettare delle ipotesi. Manca però la conferma e per questo motivo chiediamo aiuto ai lettori Nel 1917 al Campo della fiera, nella zona dove ora c’è il campo di pallavolo, fu collocato un accampamento di soldati. Questi forse facevano delle esercitazioni con i cavalli in quella zona e per collegamento con le corse del Palio di Siena è venuto fuori il nome Piazza di Siena. Però la cosa è alquanto dubbiosa. Si è pensato anche al colore della terra che potrebbe assomigliare a quella che mettono in piazza del Campo in occasione del Palio ma anche qui siamo a congetture fantasiose. Altri ricordano bene anche la presenza del 5° bersaglieri di Siena che effettuava ad Anghiari l’addestramento estivo. Risiedevano presso il Conventone di dentro e le scuole elementari. Avevano anche la fanfara che risiedeva alla Sezione e che nei giorni festivi eseguiva dei concerti in piazza, sopra il banco apposito che stazionava nella zona vicino alla pizzeria del Cicalino. Al termine del concerto rientravano negli alloggi con la loro caratteristica corsa fino a dentro le due porte. Dato che il reggimento era di Siena e magari andavano a fare le loro esercitazioni di tiro o che so io proprio nel luogo dove quest’anno i girasoli crescono rigogliosi, quel luogo venne chiamato Piazza di Siena. Ma poi il Ceppodomo ci manda a dire la sua ipotesi, anzi le sue notizie. Era quello un posto molto buono per la caccia di passo (e lo è ancora oggi) ed una squadra di Siena, forse per amicizia o conoscenza con qualche anghiarese, era solita venire in quel luogo per la caccia. Da lì il passo è breve perché tale luogo fosse chiamato Piazza di Siena. Mi sembra che la cosa sia plausibile.


Estudiantes de La Plata. Nati con il chiodo fisso: giocare a calcio di sanchez

Come la grande maggioranza di voi ormai saprà dal 1998 con un atto ufficiale tenutosi a La Plata, Anghiari si è gemellato con questo comune argentino capoluogo della Regione di Buenos Aires. Quello che voglio raccontarvi in sintesi è la storia di una delle due squadre di calcio di questa città che militano nella serie A argentina. Il motivo? Questa squadra nel 2005 ha celebrato i suoi 100 di esistenza . È vero che a calcio si gioca con tutto il corpo ma essenzialmente con i piedi, perciò è più che logico che alcuni giovani che si autochiamarono “amanti del gioco del calcio” il 4 agosto 1905 decidessero di fondare in un negozio dove si vendevano scarpe una società sportiva con l’obiettivo di giocare a calcio. In realtà il tutto cominciò prima, nel 1882 viene creata dal nulla la città di La Plata per evitare una guerra civile in Argentina. A Buenos Aires (città 60 km a nord) esisteva la società Gimnasia y Esgrima di Buenos Aires (letteralmente ginnastica artistica e scherma). Alcuni soci di questa società si trasferirono a La Plata nuovo capoluogo della regione-stato di Buenos Aires e fondarono la società Gimnasia y Esgrima di La Plata. Negli ultimi anni del secolo 19° arrivò in Argentina il calcio attraverso immigranti britannici. Dentro questa società platense c’erano ad inizio del 20° secolo dei ragazzi che, avendo studiato in scuole private inglesi di Buenos Aires avevano conosciuto il calcio e cominciato ad amarlo, tra loro Tomàs Shedden., che era a capo di questo gruppo di amici ai quali piaceva riunirsi e giocare a calcio. Però si trovarono opposti a loro i “vecchi” soci del Gimnasia, che appartenevano “all’alta società” ed ai quali il calcio non andava giù considerandolo uno sport da poveri. A questo punto questi 20 “ribelli” decidono di riunirsi appunto in quel negozio di scarpe, “Calzoleria Nueva York” il 4 agosto 1905 e quella sera stessa prendono la decisione di andar via dal Gimnasia e creare una nuova società (che con il tempo diventerà polisportiva) con la quale partecipare ai nascenti campionati di calcio. Ad un certo momento della riunione dovettero scegliere il nome della società appena nata, dal momento in cui la quasi totalità dei presenti erano studenti universitari (soprattutto medicina e veterinaria) e qualcuno frequentante le superiori, il nome si scelse da solo “ESTUDIANTES” cioè studenti, fu accettato subito da tutti senza sapere che questo nome sarebbe stato conosciuto nel mondo intero. Dal momento che Schedden nelle superiori aveva conosciuto quelli che giocavano nella prima grande squadra argentina, l’Alumni (oggi non esiste più), e che questa squadra aveva la maglia a strisce verticali bianche e rosse, fu deciso di adottare questi colori. Quando aderiscono alla lega calcio argentina dovettero stabilire che le strisce dovevano essere più larghe di quelle dell’Alumni per riconoscerle da quest’altra squadra (secondo le regole di allora). L’Estudiantes ha anche un soprannome, pincharratas, l’origine del quale ha due teorie. Una dice che prende il nome dall’alias di un tifoso della prima ora, Felipe Montedònica, che lucidava le scarpe per strada, si dice che era un po’ scorbutico e che aveva la mania di pungere con un ferro appuntito i topi e i ratti che gli capitavano per la strada; l’altra invece parla del

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fatto che furono chiamati così per essere i fondatori studenti delle facoltà di Veterinaria e di Medicina e di conseguenza facevano esperimenti coi ratti: pinchar (pungere con un ago) e rata (ratto). Nel campionato di serie B del 1911 riescono a salire in serie A e già nel 1913 conquistano lo scudetto e subito dopo la “Copa Rio de la Plata” che si disputava tra i campioni di Argentina e Uruguay e che può considerarsi l’antenata dell’attuale Copa Libertadores (la Champions League del Sud America). Ma questa era ancora l’era dilettantistica. L’era professionistica, sotto l’egida della lega di calcio attuale cioè l’AFA, comincia nel 1931 e quell’anno l’attacco pincha stabilì subito un record che durò molti anni. Infatti segnarono 104 reti in 38 partite ed autori erano quelli che vennero chiamati “I professori”: Zozaya, Ferreira, Lauri, Scopelli e Guaita che da soli segnarono 96 di quelle 104 reti. Nel 1932 Scopelli e Guaita furono acquistati dalla Roma ed al suo primo campionato italiano Guaita fu capocannoniere e scelto da Vittorio Pozzo per la nazionale italiana che poi vinse il mondiale 1934 prima di tornare in Argentina e, dopo un breve periodo al Racing, finire la carriera ancora all’Estudiantes. Ma quella fortissima squadra arrivò 3ª, infatti da lì al 1966 tutti gli scudetti argentini furono vinti da 5 squadre soltanto, le cosiddette grandi, Racing, Independiente (entrambe di Avellaneda comune della regione-stato di Buenos Aires che confina con la Città di Buenos Aires), River Plate, Boca Juniors e San Lorenzo della capitale argentina. Però arriva il 1967 e durante la presidenza di Mariano Mangano la “piccola” squadra dell’Estudiantes spezza questa egemonia per la 1ª volta nella storia del calcio argentino vincendo il suo primo scudetto professionistico in una memorabile finale contro il Racing: 3 a 0 il risultato. Nel 1968 succedette a questa squadra anche come campione della Libertadores, che vinse 1ª squadra in Sud America tre volte di fila, e come campione Intercontinentale sempre nel 1968 (finale contro il grande Manchester United), diventando pure campione Interamericano (la Copa Interamericana si giocava tra le squadre vincenti della Libertadores ed i campioni della CONCACAF, Centro e Nord America). In quella squadra il CT era il grande Osvaldo Zubeldìa (scomparso) e giocavano Alberto Poletti In questa pagina a destra: La squadra che nel 1967 riuscì a rompere l’egemonia delle cinque grandi e che successivamente avrebbe vinto le coppe Libertadores, Interamericana e Intercontinentale. a sinistra: Zozaya, Ferreira, Lauri, Scopelli e Guaita, i cinque giocatori che costituivano l’attacco dell’Estudiantes nel 1931 e che sono ricordati come “I Professori”.


L'anniversario dell'Apparizione al Carmine “L’11 luglio 1536 la Vergine Maria si degnò apparire in questo luogo...” così inizia il racconto riportato nella tela posta sul luogo esatto dove 470 anni fa, nella sera dell’11 luglio la Madonna apparve alla pastorella Marietta. E subito vi fu grande movimento di popolo, raccontano le cronache, mentre sulla quercia la Madonna ripeteva le apparizioni alla dodicenne Marietta chiedendo preghiere e l’erezione di una chiesa in suo onore. La grande affluenza di popolo di quei giorni, le manifestazioni miracolose e le straordinarie manifestazioni astrali successe quei giorni fecero si che dopo poco tempo il Vescovo del tempo decretasse l’autenticità delle apparizioni. Anche un deputato dell’Inquisizione di Firenze venne ad Anghiari ed interrogò la veggente ed i testimoni, suscitando un parere positivo circa la veridicità dei fatti. In pochi anni la gente di Anghiari edificò l’imponente chiesa che ancora oggi vediamo. All’interno vi è il luogo esatto dove sorgeva l’albero delle apparizioni e, sopra l’Altare maggiore, la tela che raffigura Maria con Gesù bambino. Fu la stessa Madonna, che durante l’ultima apparizione, chiese a Marietta di essere venerata con quella immagine, che al momento si trovava in una casa di Anghiari. Successivamente l’immagine fu trasportata con grande solennità dal borgo medievale alla località Combarbio dove la Madre Dio si manifestava a Marietta. A 470 anni da quell’11 luglio il popolo di Anghiari si è recato ancora una volta verso il Santuario, che alcuni anni fa è diventato, per volere del Vescovo D’Ascenzi Santuario Mariano della Valtiberina. Nella fase conclusiva del Pellegrinaggio verso il Carmine si è unito anche il nostro Vescovo Gualtiero Bassetti, facendosi anche lui pellegrino verso la Madonna. Alle 21.15 è iniziata la solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dallo stesso Vescovo Diocesano assieme a molti Sacerdoti della Valtiberina. Oltre alle autorità di Anghiari, alla Messa hanno preso parte fedeli provenienti da tutta la zona, e assieme alla gente delle parrocchie di Anghiari, hanno davvero gremito il Santuario. Al termine della Celebrazione il Vescovo, indossato il piviale di don Giuliano Giglioni, che mlti si ricorderanno per lo zelo verso il Santuario del Carmine, ha recitato l’atto di affidamento alla Madonna, dopodiché ha impartito la sua solenne benedizione. I festeggiamenti sono poi proseguiti nei giorni successivi con la recita del S. Rosario la sera dopo cena, per quattro sere consecutive, meditando una sera dopo l’altra, una parte dei misteri del Rosario. Questi giorni sono anche serviti come preparazione alla festa della Madonna del Carmelo, il 16 luglio. Questa ricorrenza è festeggiata, di solito, dai religiosi Carmelitani. Anche il Santuario del Combarbio di Anghiari, che nel tempo è divenuto “Carmine” per la presenza di due secoli di Carmelitani, festeggia quindi la memoria della Beata Vergine del Carmelo. Domenica 16 luglio scorso, assieme ad alcuni sacerdoti del Vicariato di Anghiari, si è svolta la S. Messa solenne. Quindi al canto delle litanie lauretane la Processione con le fiaccole ha accompagnato attorno al Santuario una immagine della Madonna del Carmine, rendendo onore e omaggio alla Madre di Dio. A ritorno in chiesa don Marco ha recitato a nome di tutti la preghiera conclusiva. Segnaliamo suor Astrid di Montauto e il gruppo di cantori che hanno animato le Celebrazioni dell’11 e del 16 luglio, i chierichetti di Anghiari e di Tavernelle, Franco per l’animazione del pellegrinaggio e del Rosario, e infine anche Gasparino e gli altri abitanti del Carmine che hanno preparato le luci e le fiaccole per i festeggiamenti serali.

(portiere), Gabriel “Bambi” Flores (2do portiere), Eduardo Lujàn Manera (scomparso anche lui), Raùl Madero, (medico della nazionale in Messico 86 e Italia 90)), Oscar Malbernat, Ramòn Aguirre Suàrez, Togneri, Carlos Pachamè (secondo di Bilardo a Messico 86 e Italia 90), Carlos Salvador Bilardo (CT della nazionale argentina a Messico 86 e Italia 90) Juan Echecopar, Eduardo “Bocha” Flores, “tato” Medina, Felipe Ribaudo, Marcos Conigliaro, Juan Ramòn Veròn (“la bruja”, padre di Juan Sebastiàn Veròn, “la brujita”, il quale in Italia ha militato nelle file della Sampdoria, Parma, Lazio e fino alla stagione appena finita nell’Inter, e che è ritornato da poco all’Estudiantes de La Plata), e Raùl Lavezzi tra gli altri. Questi successi “rubarono” la scena alle grandi di Argentina e siccome la stragrande maggioranza dei giornalisti sportivi erano per quest’altre squadre (lo sono ancora, dal momento che i grossi mass-media sono della capitale argentina), non hanno mai “perdonato” all’Estudiantes queste sue vittorie. Fu poi campione argentino altre due volte nel 1982 (con Bilardo CT, che grazie a questa vittoria andò in nazionale) e nel 1983 (con Manera CT), quando nella sua rosa c’era il pro-nipote di Enrique Guaita dei professori del 1931 cioè Cristian Guaita oggi allenatore nelle giovanili del club. Nel 2005 è nato ad Anghiari un fans club dell’Estudiantes, “Agrupaciòn Enrique el indio Guaita”, ufficialmente riconosciuto dal club della città di La Plata. Nell’ufficio del Presidente dell’Estudiantes c’è una targa con il nome di Anghiari ed esiste uno striscione con il nome di questo fans club (e quello di Anghiari) che è stato appeso allo stadio in alcune occasioni da alcuni amici di La Plata. Il fans club conta nelle sue fila simpatizzanti “pinchas” italiani (in stragrande maggioranza) e italoargentini sparsi in diverse città italiane. Questo è un piccolo riassunto della storia “pincha”, augurando a questa squadra (è tornata dal 7 febbraio 2006 nella Copa Libertadores dalla quale mancava da ben 22 anni), di rivivere in breve tempo altre vittorie come quelle già ottenute e che la fanno l’unica squadra platense che può fregiarsi del titolo di campione argentino nelle competizioni ufficiali organizzate dalla federazione di calcio argentina, AFA. Tanti auguri all’Estudiantes (anche se con un piccolo ritardo) per i suoi primi cent’anni e un grosso in bocca al lupo per il Campionato Apertura, che inizia il primo fine settimana di agosto, e per la Copa Libertadores, competizione in corso. In questa pagina: Il simbolo del fans club, “Agrupaciòn Enrique el indio Guaita”, quello di destra era Enrique Guaita conosciuto in Italia con l’appellativo “Il corsaro nero”, che divenne giocatore della Roma, capocannoniere del campionato italiano e campione del mondo con la maglia azzurra nel 1934. Sotto: Lo striscione del fans club ed i due amici di La Plata che l’hanno realizzato.

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Il Coro Polifonico Città di Tempio Pausania di Cesare Ganganelli

Venerdì 2 giugno, presso il Santuario del Carmine, si è tenuto un concerto del Coro Polifonico Città di Tempio “S. Pietro Apostolo”, proveniente dalla Sardegna ed in particolare dalla città di Tempio Pausania (Sassari). Il concerto, inserito all’interno delle manifestazioni per il trentesimo di fondazione del gruppo donatori “Fratres” di Anghiari, è stato possibile grazie allo stretto legame esistente fra il Coro e il sig. Bettoni Pierluigi, il quale grazie a ripetuti inviti, alla fine è riuscito a “portare” anche ad Anghiari questa bella realtà corale sarda. Il Coro Polifonico Città di Tempio “S. Pietro Apostolo” è nato negli anni novanta con lo scopo di animare le liturgie nelle solenni celebrazioni della Cattedrale di Tempio Pausania. Grazie alla direzione del M° Giovanni Maria Pasella, ha intrapreso un ricco programma concertistico anche in ambito internazionale spaziando dalla musica classica alla musica sacra, dalla musica lirica alla musica etnica.

Ha inoltre cantato, in occasione del Giubileo, durante la S. Messa in Vaticano celebrata da Sua Santità Giovanni Paolo II. In occasione del decennale del Coro, i coristi si stanno preparando per varie tournée che andranno a toccare Praga, Vienna e il Nord Italia. Durante il concerto nel Santuario del Carmine, il Coro ha eseguito un repertorio vario composto sia da brani a cappella che da brani concertati tutti molto belli ed eseguiti egregiamente, dimostrando la grande cura di ogni minimo aspetto che il genere corale impone durante lo studio di ogni singolo pezzo. Sono stati eseguiti brani come l’Ave Maria diArcadelt, La Vergine degli Angeli tratta dall’opera “La forza del destino” di Verdi e anche un bellissimo Gloria scritto dal maestro del Coro (Pasella) per soli, coro e accompagnamento d’organo. Dopo il repertorio sacro e classico il Coro ha cantato brani del repertorio popolare sardo evidenziando una no-

tevole capacità nell’eseguire tecniche vocali molto complesse, ma di grande effetto durante l’esecuzione. Il “Va pensiero, sull’ali dorate…” ha chiuso la serata tra gli applausi delle numerose persone presenti al concerto. Nei giorni seguenti il Coro ha portato la sua musica anche in altri paesi della Valtiberina come Monterchi, Sansepolcro e ha anche cantato durante la S. Messa della domenica nella parrocchia di Caprese Michelangelo. Concludendo non resta che ringraziare, a nome di tutti, il sig. Bettoni Pierluigi per quanto ha fatto nell’organizzare il concerto, in collaborazione con il M° Bruno Sannai. Altro ringraziamento va al gruppo donatori Fratres che ha ospitato il Coro in modo davvero encomiabile, ma il ringraziamento più sentito va sicuramente al Coro Polifonico Città di Tempio “S. Pietro Apostolo” per esser venuto in quest’angolo della Toscana a regalarci una stupenda serata.

Le offerte primaverili Elenchiamo le ultime offerte pervenute con l’impegno di un controllo più accurato dopo l’estate. Ricordiamo intanto che sono sempre utili le vostre correzioni ed indicazioni. Adamo Grazi, San Tommaso Alvise Luconi, Minusio Antonio Agolini, Giardinella Carla Leonardi, Torre Pedrera Cosetta Manfroni, Vignacce Dina Romiti, Crocifissino Domenica Caporalini, Roma Elio Papini, San Leo Fabrizio Papini, Cignano Famiglia Rumori, Vigna del poggio Gianrico Cristini, Crocifissino Gino Cipriani, La Capannuccia Guido Leonardi, Cortine

Livio Sassolini, Castello Mario Mariotti, San Remo Mario Ruggeri, Strosce Marisa Villarecci, Ghetto Maurizio Panichi, Tavernelle Nella Chieli, Renicci Paola Foni, Casenuove Bicecco Piera Rossi, Tavernelle Rina Ruggeri, Tombola Rosimbo Boriosi, Piazzola Severini Grazia, Sampierdarena Teresa Mercati, Stazione Tullio Rossi, Deposito

Volete contribuire a qualche iniziativa che la parrocchia di Anghiari sta portando avanti? Rivolgetevi in parrocchia o versate il vostro contributo sul C/C postale N. 11802527 (trovate il bollettino alla posta) intestato a Insigne Propositura di S. Bartolomeo e indicando la causale. Grazie!

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Ciao Mara, ricordi quando eravamo bambini, coetaneo di tuo fratello Ascanio, eravamo vicinissimi di casa in via del Fosso, ora via Trieste? E quando la mia famiglia si trasferì ad Arezzo e la mia casa natia fu venduta a tuo padre Galliano Calli? Quanto tempo passato assieme. Più tardi ti trasferisti a Villa Miravalle e quando venivo ad Anghiari con amici non mancavo di farti visita. Ci ricevevi con il tuo sorriso cordiale e la tua signorilità si metteva a nostra disposizione mentre ci illustravi i meravigliosi mobili, i tappeti e le altre cose esposte in galleria. Il tuo lavoro di antiquaria, in cui mettevi passione, a more e serietà, ti ha fatto conoscere non solo ad Anghiari, dove sei sempre vissuta, ma in tutta la Valtiberina e in molte località d’Italia. Durante il tuo cammino terreno hai attraversato periodi buoni e meno buoni ma mai ti è mancato un sorriso, una parola, una buona azione. La tua andata così di fretta ci ha lasciato un grande vuoto. Ti penso in pace vicino a mamma Argenide, instancabile lavoratrice, e a tuo babbo Galliano, tuo maestro. La tua immagine di signora bionda, elegante, solare, riservata, pronta al saluto e disponibile a dare aiuto senza farsi pubblicità rimarrà a lungo nella memoria degli anghiaresi e di quanti ti hanno conosciuto. Affettuosamente il tuo amico Lamberto


10 Agosto - San Lorenzo – Festa del Sano Patrono

Ricordo di Don Luigi Brunetta Il10Agosto,festivitàdiSanLorenzoMartire,nellachiesa di San Lorenzo verrà celebrata una Santa Messa alle ore 19. Seguirà come di consueto un piccolo rinfresco offerto dagli abitanti del luogo. La celebrazione di quest’anno sarà anche un’ occasione per ricordare un Sacerdote che nella nostra parrocchia ha lasciato un ricordo molto vivo del suo passaggio. Si chiamava Don Luigi Brunetta. Nel 1954 l’allora parroco di San Lorenzo, Don Giuseppe Baronio, romagnolo di Torre Pedrera (Forlì), malato ed ormai molto avanti con l’età, chiese al Vescovo di Sansepolcro di tornare alla sua terra natia, per potersi curare ed affrontare gli ultimi anni della sua vita. Venne accontentato, e trasferito ad altra parrocchia. Ci lasciò il 31 dicembre 1954 per trasferirsi in provincia di Forlì, e dal primo di Gennaio 1955 prese il suo posto Don Luigi Brunetta. Capimmo subito, quando andammo a salutarlo ed a porgergli il benvenuto, che non proveniva dalla nostra terra. Aveva infatti un forte accento veneto, e non faceva nulla per correggerlo, anzi era lui a meravigliarsi del nostro dialetto, così diverso dal suo. Veniva infatti da Treviso, da Caonada per l’esattezza. Ci raccontò che era stato Cappellano Militare per molti anni, e per dodici anni missionario in America, per tornare in Italia, come sacerdote ed arrivare in questa piccola parrocchia di campagna. Carattere deciso, forte personalità, un modo di parlare diretto e franco, fumatore disigarochetenevasempreallatodellabocca,brusconeimodie,loscoprimmopoco tempo dopo, persona generosa, sempre molto attivo: tante erano le cose da fare e tante altre che si proponeva di realizzare. Aveva 55 anni, laureato in filosofia e in letteratura italiana, insegnava a Sansepolcro, al Seminario Vescovile. Portava degli occhiali spessi che gli davano una espressione severa. Era una persona colta, bravissimo oratore, nonostante il dialetto: bravo a parlare come professore agli studenti, e altrettanto bravo a parlare come lavoratore della terra ai fedeli, quasi tutti contadini, che sempre più numerosi assistevano alle funzioni religiose. Dicevamomoltoattivo:c’eradarestaurarel’edificiodellachiesaedellacanonica adiacente, che versavano in condizioni precarie, ma denaro non ce ne era. Con mille sacrificiecontantadeterminazione,detteinizioailavori,lavorandoluistessoassieme aimuratorifacendoavolteilmanovaleavolteildirettoredeilavori.Rifeceiltettodella chiesa, pioveva in diversi punti, rifece gli intonaci e, cosa alla quale teneva moltissimo, volle sostituire il vecchio altare in mattoni con un altro da lui stesso ideato, in marmo. Gli operai che eseguivano i lavori ebbero all’inizio qualche discussione sul modo di operare che aveva in mente Don Luigi, ma ben presto tutti i motivi di contrasto cessarono ed il lavoro proseguì velocemente. Del resto non era poi tanto difficile andare d’accordo con lui: sapeva anche ascoltare i consigli degli altri, bastava solo che non fossero troppo in contrasto con quello che si proponeva di fare. Noi ragazzi assistevamo a volte alle sue sfuriate quando si accorgeva che un determinato lavoro non era stato eseguito come da lui richiesto: urlava parole incomprensibili, in veneto, e ci divertivamo, fra di noi quando non ci sentiva, a ripeterle. Una volta si accorse e, invece di sgridarci perché lo prendevamo in giro, si mise a ridere con noi, sorprendendosi di essere così buffo, e spiegandoci anche il significato nella nostra lingua di quelle frasi urlate ai poveri muratori. Anche il suo cane, un pastore tedesco, al quale era molto affezionato, capiva quando era il momento di allontanarsi e quando invece giocare con lui. Era un cane molto intelligente, e quando sentiva urlare, in silenzio si allontanava per tornare quandoleacqueeranotornatecalme.SichiamavaChurchill,propriocomelostatista inglese. Era un nome strano per un cane. Alcuni pensavano che era un segno di rispetto e stima che Don Luigi aveva verso questo personaggio politico, tanto da dare il suo nome alla bestia alla quale era molto affezionato. Altri invece intravedevano un segno di disprezzo verso lo statista, tanto da dare il suo nome ad un animale. La seconda interpretazione era quella che noi ragazzi ritenevamo giusta, ed eravamo sicuri di non sbagliare. Dopo avere restaurato la Chiesa, ed avere fatto decorare le travi del soffitto da Don Angelo Alberti, parroco di Toppole, diede inizio alla sostituzione del vecchio altare. Personalmente scelse il tipo di marmo più adatto, quello statuario, e lo fece realizzare da una ditta di Carrara, secondo il disegno da lui fatto. Una volta montato al posto del vecchio, si accorse che l’opera realizzata era venuta ancora più bella di quanto da lui immaginato, e rimase molto contento. Per la realizzazione di questa opera si avvalse di un contributo in denaro assolutamente non previsto pervenutogli dagli Stati Uniti, da Brooklin per l’esattezza: era successo che aveva scritto ad

alcuni suoi amici conosciuti al tempo della sua missione in America Latina, di quanto una volta titolare della Parrocchia di San Lorenzo, avrebbe voluto realizzare e di quanto pochi fossero i soldi a sua disposizione. Queste persone, che nel frattempo erano rientrate negli Stati Uniti, diedero inizio a sua insaputa ad una raccolta di denaro da destinare alla piccola chiesa di San Lorenzo. Fu così che un bel giorno si vide recapitare una busta assicurata, con dentro tanti dollari: erano più del necessario! Era arrivato un aiuto non sperato, e la cosa lo rincuorò tantissimo. Non doveva più preoccuparsi di trovare i soldi per pagare i lavori. Fece scrivere allora sulla lastra centrale posta sotto all’altare che quell’opera era stata costruita grazie ad un aiuto pervenuto dall’America, e l’anno in cui l’opera era stata terminata: 1956. E così il 10 Agosto di quell’anno ci fu una festa particolarmente importante:l’alloraVescovodiSansepolcro,Mons.DomenicoBornigia venne a benedire la chiesa restaurata, rimessa completamente a nuovo, con le decorazioni di Don Angelo e con questo nuovo altare: la nostra chiesa di campagna sembrava veramente una piccola cattedrale, e noi parrocchiani ne eravamo molto fieri. Tutto questo accadeva esattamente 50 anni fa, ma ci sembra ieri! L’anno successivo, il 1957 , fu dedicato al restauro ed all’ampliamento della canonica adiacente alla chiesa. C’era rimasta ancora una cosa da fare, molto importante per Don Luigi: il rifacimento della balaustra in legno, la balaustra che separa i fedeli dall’altare, per intenderci: era ormai in una condizione tale che doveva essere sostituita. Aveva già in mente il progetto per fare la nuova: in marmo, lo stesso utilizzato per l’altare. Costo proibitivo, per Don Luigi, ma un po’ di soldi eranorimastidall’offertaricevutadall’Americaeladifferenzainqualche modo l’avrebbe trovata. Non era certo il tipo da perdersi d’animo per questo. Avrebbe voluto iniziare i lavori nei primi mesi del 1958. Ma non fupossibile.Siammalò,allagola,equellachesembravaunacosadipoco conto, si rivelò invece una di quelle malattie per le quali non esisteva rimedio. Si assentò per un certo periodo, tornando a curarsi in Veneto. Tornò da noi verso la fine di Aprile e restò per tutto il mese di Maggio. Sembrava che il male si fosse fermato. Un giorno però chiamò tutti noi ragazzi per salutarci: si sarebbe assentato ancora per un po’ ma poi sarebbe tornato perché c’erano ancora tante cosa da fare, e lui aveva bisogno del nostro aiuto. Non fu un saluto normale, come avviene tra persone che si lasciano per un breve periodo, fu un saluto molto accorato da parte di Don Luigi e, cosa strana, volle dare a ciascuno di noi un regalo: una grossa stecca di cioccolato, fondente, Perugina. Ci lasciammo e ci accorgemmo che era commosso: non lo avevamo mai visto così. Per noi era sempre stato il prete brontolone, quello che non gli stava mai bene come facevamo le cose, come servivamo la messa da chierichetti: era sotto questo aspetto veramente molto esigente, e guai se ci si distraeva, se ne accorgeva subito e al termine della messa erano dolori. Vederlo in quelle condizioni ci turbò, e ci preoccupammo molto. Subito capimmo che quella malattia che lo aveva colpito non era cosa da poco, come lui ci aveva sempre detto. Un mese dopo un suo familiare venne a San Lorenzo, e ci informò cheDonLuigieramorto,ilgiorno20Giugno1958,aTreviso.Esattamente venti giorni dopo averci salutato. Era morto serenamente, pregando la Madonna della quale era devotissimo, ed accettando cristianamente il suo destino. Ci disse pure che subito dopo averci salutato era salito al piano superiore della casa per vederci allontanare, fino a quando non eravamo scomparsi dalla sua vista: è l’ultima volta che vedo questi ragazzi, aveva detto. Lo piangemmo, come se ci fosse mancato un familiare, un amico fraterno.SolotreanniemezzoavevavissutoaSanLorenzo,edinquesto breve periodo aveva trasformato non solo l’edificio della chiesa, ma anche la vita stessa della comunità. La prossima festività di San Lorenzo ci offrirà l’occasione per dire una preghiera alla sua memoria, certi che il suo ricordo continuerà ancora ad accompagnarci per tanto tempo, perché le opere da lui fatte continueranno a parlarci di lui e a mantenere il suo ricordo più vivo ed attuale che mai.

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Antichi mulini ad acqua nella valle del Sovara di Flavio Mercati - II parte

I Camaldolesi Romualdo era un monaco benedettino dell’abbazia di Pomposa (oggi nel Comune di Codigoro in provincia di Ferrara). Nel 1012 ebbe in dono dall’imperatore Enrico II un terreno boscoso di circa 16 ettari nella zona di Camaldoli. In quel bosco isolato, a ridosso del crinale toscano dell’Appennino ToscoRomagnolo, costruì un eremo e un’abbazia, che furono le prime sedi del nuovo ordine religioso da lui fondato, detto dei Camaldolesi che si richiamava alla regola benedettina, ma con spirito di maggior austerità. La regola fondamentale dei benedettini diceva: “Ora et labora”, “Prega e lavora” e i Camaldolesi si misero subito all’opera. Dedicarono infatti grande impegno nella cura della foresta avuta in dono iniziando l’impianto allo stato puro dell’abete bianco in sostituzione del bosco misto a predominanza di latifoglie e avviando una cultura forestale che resterà un modello per secoli. La cura del bosco era diventata addirittura una loro regola, impegno che venne rafforzato nel 1520 con le regole della vita eremitica, fatti stampare a Camaldoli dal beato Paolo Giustiniani, dove, tra gli altri obblighi, vi erano quelli di ripiantare ogni anno 4/5.000 alberi e di destinare il ricavato del legname venduto al miglioramento continuo della foresta. Sul versante romagnolo, invece, che non apparteneva a loro, la situazione era diversa. Oggi quei boschi, sia del versante toscano, sia di quello romagnolo, appartengono al “Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna” esteso per 36.200 ettari. Questo ordine monastico acquisì notevole autorevolezza, stima e rispetto presso le genti perché considerato il centro di quel rinnovamento morale auspicato da tempo. Cominciarono quindi a fioccare le donazioni di terreni e di altri beni al monastero, per permettere a questo ordine, non solo di sopravvivere, ma an-

che di potenziarsi e di espandersi e di espandere così anche la conoscenza del loro messaggio spirituale e morale. Nei territori avuti in dono infatti erigevano abbazie e chiese, oppure adeguavano quelle esistenti al loro ideale evangelico incentrato sull’umiltà, castità, rinuncia ai beni del mondo. In quel periodo, invece, nella Chiesa imperversava la simonia, cioè la vendita di cariche ecclesiastiche con i relativi beni materiali, per esempio vescovadi con terre e rendite, i preti si sposavano, nonostante il parere contrario di diversi concili, anche se da molti veniva considerato il male minore poiché preveniva il concubinato diffuso anch’esso tra il clero allora. In alcuni poi a questo motivo se ne associava un altro, quello della salvezza dell’anima (pro remedio animae suae), specialmente se, in vita, erano stati tutt’altro che esempi di virtù. Nelle nostre zone si ha notizia che le donazioni all’Eremo di Camaldoli cominciassero già nel 1087 con certi Ugone, Falerno e Corbizone della grande famiglia (per importanza e per numero) dei conti di Galbino, che, in seguito, vennero chiamati Barbolani da Montauto perché si trasferirono in questo monte in quanto luogo meglio difendibile (Barbolani perché un tempo Montauto era stato abitato dai Barbari Alani). Ugone, Falerno e Corbizone, fattisi monaci camaldolesi, donarono in quell’anno alla Congregazione Camaldolese tutte le loro spettanze poste nei territori di Anghiari, Arezzo e di Montauto. Si ebbe poi la grande donazione di Bernardino di Sidonia, anch’esso dei conti di Galbino che, morente nel suo castello di Montorio o Monte Aureo

1) L’edificio del Monastero inglobò la casa che il munifico Bernardino aveva in Anghiari.

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(sopra il Carmine dove adesso ci sono i tralicci della linea elettrica), donò per testamento quasi tutti i suoi averi all’Eremo Camaldolese, ma lasciò in proprietà ai suoi servi la terza parte delle terre che essi già avevano in enfiteusi (una specie di affitto a tempo determinato) e

Veduta del Cassero, il palazzo donato da Bernardino di Sidonia ai Camadolesi nel 1104. Foto Giuseppe Fontana. Nella pagina di destra lo stemma camaldolese ripreso dalla campana di Valealle che volenterosi parrocchiani hanno ultimamente ripristinato e risistemato nel suo campanile.

nell’occasione concesse loro anche la libertà: erano servi della gleba. I monaci camaldolesi dovevano però costruire un monastero dove seppellire il suo corpo, voleva che fosse costruito a Papiano, ma invece fu eretto, nel 1105, ad Anghiari. Era l’edificio dell’attuale scuola media Leonardo da Vinci1. Se teniamo presente la scala feudale: vassalli, valvassori, valvassini, in cui era diviso, dominato e amministrato il territorio, con importanza decrescente in ordine di elencazione, Bernardino doveva essere un valvassore, poiché nel suo testamento, fra l’altro, si diceva anche che lasciava ad un certo Guinello una proprietà che questi aveva avuto in feudo da lui. I beni donati da Bernardino di Sidonia (la madre) furono: la sua corte di Anghiari (nel sistema feudale la corte era l’insieme degli edifici e terreni sottoposti ad usi del signore), il Castello e la corte di Montorio, la Pieve di Micciano


...antichi mulini con tute le sue pertinenze e la corte di Viaio; un territorio abbastanza vasto quindi. Il monastero costruito in Anghiari si chiamò di San Bartolomeo. Era stato appena finito di costruire che subito cominciarono le donazioni, a volte anche le vendite, a suo favore; fra i vari signorotti del contado si scatenò quasi una vera e propria gara nel beneficare il nuovo monastero. Elenchiamo le elargizioni più consistenti. Nel 1117 Ranieri di Bernardino di Dorne «fece liberalissima donazione al priore d’Anghiari della corte di Fatalta, o Castiglione fatt’al becco (in seguito indicheremo a quale zona oggi corrisponde) con sue ragioni e pertinenze, come da contratto rogato ser Ildebrandino notaro». Nell’ottobre del 1130 al primo priore di San Bartolomeo, come risulta da un atto notarile, «Rainuccio, Rolandino, Ugolinello e Ospinello fratelli e figli di Bennone di Raniero di Baroncio vendettero tutti i loro beni mobili e immobili posti in Monte Aureo nella parte inferiore e presso il fiume Sovara e Tevere e altrove, cioè nel castello di Anghiari e sua corte, in Viaio, a S. Croce e in Valialla con tutti gli edifici, terre, masserizie, letti, animali grandi e piccoli, servi ed ancelle e ogni genere di vasi e metalli, vesti e suppellettili». Fra il 1142 e il 1143 Quintavalle, signore di Valialla, donò ai Camaldolesi tutto il territorio di cui disponeva: castelli, ville, predi rustici (poderi) e urbani (edifici urbani) e la villa di Verazzano (per villa s’intendeva allora un nucleo abitativo con la casa del signore nelle campagne), in sintesi tutto quello che possedeva a Valialle, Pianettolo, come si diceva allora, Verazzano e Toppole. Si ebbero poi, in seguito, altre sottomissioni ai monaci di Anghiari di molte altre zone della valle del Sovara e altrove per cui, prima della fine del millecento, Camaldoli era divenuto assoluto padrone di Anghiari e di una vasta area intorno, comprendente anche la valle della Sovara che è quella più interessata al nostro esame. Solamente la Pieve di Sovara ne era esclusa, perché appartenente ancora, insieme alla chiesa di S. Stefano di An-

Lavori estivi di Mario Del Pia

ghiari, alla diocesi di Città di Castello. E tutti questi beni dei Camaldolesi nella zona di Anghiari erano, si può dire, sulle spalle dei monaci di S. Bartolomeo, i quali dovevano stare bene attenti a vigilare per salvaguardare i diritti e gli interessi dell’Eremo 2. La valle della Sovara rimase sotto il dominio o comunque l’influenza camaldolese per quasi tutto il ’200 circa, poi nel ‘300 passò in parte ai Tarlati di Pietramala (chiamati Tarlati perché un loro antenato era stato soprannominato “Tarlato” per via del viso butterato, bucherellato dal vaiolo, come un legno tarlato). La gente donava e vendeva ai Camaldolesi anche perché consapevole che i beni elargiti non sarebbero stati trascurati ma anzi valorizzati (la regola benedettina “ora et labora” valeva sempre). Infatti erano molto attivi nel promuovere innovazioni e miglioramenti, bonifiche, costruzione di mulini ad acqua, ammodernamenti, strade, ecc. In Valtiberina, come abbiamo visto in una precedente indagine, promossero, verso la fine del millecento e la prima metà del milleduecento, le grandiose opere di deviazione del Tevere da sotto Anghiari al corso attuale e della costruzione della reglia Acquaviola su cui impiantarono anche diversi mulini idraulici. La stessa azione innovativa fecero sentire nella valle della Sovara, come vedremo tra poco esaminando in dettaglio i vari mulini di questa zona, e più o meno dettagliatamente in base alle notizie di cui siamo in possesso su ciascun mulino.

2) Verso la fine del 1100 i Camaldolesi si servirono per governare Anghiari di Alberto, Matteo e Guglielmino, figli di Ranieri di Galbino e Montauto che era la stessa cosa, col titolo di viceconte. Siccome la casa di Bernardino di Sidonia, loro antenato, era stata incorporata nel monastero di S. Bartolomeo, ebbero il permesso dal priore di Camaldoli di costruire nel paese un’altra casa con torre. Corrispondeva, probabilmente, all’attuale edificio dove si trova la torre dell’orologio.

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Sono continuati anche in questi mesi estivi i lavori nella chiesa di Sant’Agostino. Lo abbiamo annunciato già nel numero scorso e sarà riaperta il giorno 28 agosto, festa di Sant’Agostino. Allora si potranno ammirare i lavori già terminati come il restauro della parte dietro l’altare maggiore, la volta e le cappelle laterali e tutti gli affreschi. Sono stati eseguiti gli impianti di illuminazione e di allarme ed è iniziato il restauro degli arredi. Restano ancora da eseguire alcuni lavori fra i quali il restauro dell’organo (sarà molto impegnativo) e la sistemazione definitiva del coro però la chiesa di Sant’Agostino, posta fuori della prima cerchia delle mura, sarà di nuovo fruibile dalla popolazione tutta. *** Per la chiesa di Badia continuano i lavori per il restauro dell’organo del Feligiotti. E mentre il restauro ed il ripristino della strumentazione sta continuando in quel di Badia al Pino, la cassa in legno è stata consolidata, trattata contro gli insetti xilofagi ed è stata decisa la colorazione che in questi giorni sarà eseguita riportando tutta la struttura della cantoria al suo aspetto originale. L'impegno per questo lavoro è notevole anche se l’apposito comitato ha dato un contributo veramente determinante. Si sta programmando la sua inaugurazione con un concerto la cui direzione sarà affidata al maestro Eugenio Becchetti, che è titolare della Cattedra di Organo al Conservatorio di Perugia, e per la sua notevole preparazione svolge continuamente concerti e convegni in tutto il mondo. *** Dovranno essere messi quanto prima in cantiere, perché non rinviabili, i lavori al tetto di Santo Stefano e San Lorenzo. Per Santo Stefano il cantiere inizierà a giorni e, in questa fase, è previsto il rifacimento dei tetti della canonica e l’accurato controllo con sostituzione degli elementi danneggiati del tetto della chiesa. Si provvederà poi alla realizzazione degli intonaci necessari.


la pagina di Walter Del Sere

Lasciare il segno A volte succede. Il 29 giugno (corsi e ricorsi storici) mi s’è completamente fuso il computer, senza possibilità alcuna di recupero di dati, scritti, foto e storie memorizzate nella scatola metallica. In un’apposita cartellina avevo messo i fatti paesani da appuntare all’istante. Tutto ciò non esiste più. E fa bene l’impermalito redattore capo a suonarmi la sveglia perché sono in clamoroso ritardo sulla consegna della pagina. Così, vada come vada, oggi domenica 16 luglio con un’alzataccia alle ore 7 di mattina mi accingo a scrivere nel nuovo computer quello che in questo momento mi passa per el cabezon. Palio della Vittoria. È stata una serata vissuta con entusiasmo da non meno di 3000 persone le quali, sfidando il caldo torrido del tardo pomeriggio di giovedì 29 giugno, hanno presenziato al Palio della Vittoria, svoltosi nel 566° anniversario della campale Battaglia vinta dai fiorentini sull’esercito milanese dei Visconti. La manifestazione ha visto i cortei storici di nobildonne, uomini in arme, musici, balestrieri e sbandiera-tori provenienti da Sansepolcro, Montone ed Arezzo, nell’attesa che la ribalta fosse lasciata ai protagonisti del Palio, ovvero ai 35 corridori provenienti dai limitrofi comuni umbri e toscani che si sarebbero sfidati al calare del sole dalla Cappella della Vittoria fino a Piazza Baldaccio. Ed è stata una gara avvincente, vissuta con genuina partecipazione dalla folla che ha visto spuntare lungo la dritta di Anghiari l’alfiere di casa Giulio Calli solo, al comando

della corsa. E mentre tutto lasciava presagire un comodo secondo successo del nipote di Calisse in 4 edizioni di Palio, da dietro è rinvenuto come una furia Luca Crulli da Sansepolcro che a pochi metri dall’arrivo raggiungeva l’anghiarese. In un battibaleno la folla è passata dalle urla di gioia al più assoluto silenzio mentre Giulio con le ultime forze strattonava l’avversario trascinandolo a terra e da lì con un balzo finale riusciva a tagliare per primo il traguardo crollando subito dopo stremato sull’asfalto (anzi sulle lastre). Da quel momento sono trascorsi 40 minuti tra accesi litigi verbali, visione di scatti fotografici e

riosa Battaglia resa immortale da Leonardo da Vinci. Dario Tenti (1922 – 2005). Le opere. Andrà avanti fino al 10 settembre con orario continuato (9 – 19) al Palazzo del Marzocco, la mostra a cura di Ersilia Agnolucci. Promossa dal Comune di Anghiari e Provincia di Arezzo, l’esposizione ripercorre in senso cronologico e tematico il cammino compiuto dall’artista dentro il versante della figurazione. Artista colto e di grande mestiere, ceramista esperto, insegnante di Disegno e Storia dell’Arte dal 1950 al 1961, fondatore e direttore per 28 anni della Galleria comunale di Arezzo, Dario Tenti merita di essere ricordato come personaggio di spicco nella storia locale del secondo Novecento. La personale si svolge ad Anghiari per esaudire un desiderio espresso dallo stesso autore, poco prima di morire. Conclude l’esposizione la proiezione continuata con la quale la curatrice Ersilia Agnolucci commenta e introduce con spirito vivace il visitatore alla mostra di Dario Tenti. Ufo Robot ad Anghiari?È stata sparata come apertura di pagina da un quotidiano locale, la notizia che l’11 luglio ad Anghiari ci sarebbe stato un misterioso avvistamento con aerei all’inseguimento. Ma a parte l’anonimo avvistatore che alle 10.40 di mattina ha visto “un oggetto enorme attraversare il cielo sopra i tetti del paese emanando una luce accecante”, nessun altro ha avvistato alcunché. Dal centro ufologico nazionale, diplomaticamente, hanno detto che sarebbe interessante conoscere di più di quanto visto ad Anghiari. Il titolone giornalistico in pieno solleone

riprese video, che hanno permesso ai giudici di gara di stilare la classifica finale che ha decretato la vittoria di Giulio Calli. Poi, a mezzanotte e mezzo, durante la cena finale al Castello di Sorci, un applauso liberatorio ha salutato l’arrivo di Giulio Calli e l’abbraccio con Luca Crulli. Una gran bella giornata di storia e di emozioni quella vissuta nella Piazza di Anghiari che ha degnamente celebrato la vitto-

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è stato: “Anghiari sorvolato da un enorme globo di luce”. E il mistero dell’UFO è stato svelato al termine di un acceso dibattito che si è tenuto in Piazza Baldaccio. “Era un festone multicolore di plastica a forma di coccinella comprato al centro commerciale del Borgo e volato via da una festa di matrimonio”. Gli opinion maker di Piazza affermavano inoltre che “Il luccicante festone, è stato confuso per un oggetto non identificato a causa del sole accecante e dell’altezza alla quale volava”. La prova ? La UFOcoccinella è stata vista atterrare alla Pieve di Sovara dove, catturata da un curioso cittadino, è stata portata in Piazza. E noi che speravamo in E.T. o in incontri ravvicinati del terzo tipo! Macchè. Niente di tutto questo. E i famosi caccia che inseguivano l’oggetto misterioso? Ma quelli passano tutti i giorni sopra i tetti di Anghiari, come ben sanno i paesani che sentono l’abituale assordante rumore delle turbine. Ci rimane la citazione da Eugenio Finardi “O extraterrestre portami via, voglio una stella che sia tutta mia. Extraterrestre vienimi a pigliare, voglio un pianeta su cui ricominciare”. O che s’ha fare?

Qui sopra Pasquale delle Bertine mentre "gonfia" l'UFO (foto Loredana Fabbriciani). A sinistra: Giulio Calli mentre, primo, affronta la salita della Fonte.


CRONAC HETTA dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese.

Mese di Maggio 2006 Lunedì 1. Oggi è morta Maria Pacini vedova Mazzini. Aveva 74 anni ed abitava per la via del Carmine. La sua famiglia era originaria delle zone della Sovara. Martedì 2. Oggi è nata Agata Moscetti. La sua famiglia abita a Celalba ma il suo nonno Giampiero Marconi sta al Campo della Fiera. * Oggi è nato Matteo Corsi. La sua famiglia abita per la via di San Leo ed il suo babbo è un esperto cameraman di Teletruria. * Oggi è nata anche Gaia Demaria. La sua famiglia abita alle Bertine di San Leo. Mercoledì 3. Stasera giù in piazza c’è la tombola e i fuochi ma mi sa che sono stanco e rimango in casa. * Oggi è morta Nada Ricceri vedova Mariotti. Aveva 96 anni ed abitava alle Bucacce. Era la moglie di Pistrella, il calzolaio. Domenica 7 . Oggi è morta Anna Maria Zanchi in Pernici di anni 61. Abitava per la via della Ripa. Mercoledì 10. Oggi la Gosta di Valealle m’ha portato le uova delle sue galline che le avevo fatto una foto. Giovedì 11. Oggi è morto Goffredo Rossi. Aveva 85 anni, abitava alla via della Palaia ed è stata una delle ultime famiglie che ha abitato ad Upacchi. Sabato 13. Oggi è morto Astorre Gorini di anni 87. Abitava verso il Cerro. Domenica 14. Oggi è morto Furio Rossi di anni 92. Abitava a Mezzavia. * Oggi è morta Argentina Rosadi vedova Innocenti. Aveva 81 anni e per qualche anno ha abitato al Molinello e poi a Mutale, una casa che non esiste più, sommersa dalla diga di Montedoglio. Giovedì 18. Oggi hanno tolto gli ultimi vasi di fiori che erano rimasti per la Croce. Venerdì 19. Stamani a Santo Stefano sono tornati i cavalli del Palio, quelli di legno. * Oggi è morta Angiola Crociani vedova Livi. Aveva 96 anni ed abitava all’Infrantoio ma era originaria di Viaio. Sabato 20. Oggi è passato a trovarmi il figliolo di Ottorino del Chiuso che però adesso sta a Rimogne. Domenica 21. Oggi è morta Cesarina Ghignoni in Paoloni. Aveva 80 anni e la sua famiglia era originaria di Santo Stefano. Mercoledì 24. Oggi è nato Duccio Calli. La sua famiglia abita poco dopo il Poggiolino ed il suo babbo un anno ha vinto il Palio d’Anghiari. Martedì 30. Anche oggi via Cupa era chiusa. Mi sa che ancora tagliano l’erba dei greppi. * Oggi è nato Stefano Sillieri. La sua famiglia abita alla Fornace dello Sterpeto. Mercoledì 31. Oggi è morto Iacopo Tavernelli. Mino, così veniva chiamato, aveva 77 anni e la sua famiglia era orginaria del Comune dove aveva una fornace di calce.

Pensando ai lavori- Anche il tetto della Propositura, in occasione di piogge appena un po’ intense, mostra tutti gli anni che ha. La chiesa fu chiusa nel 1936 e, dopo di due anni di impegnativi lavori, il 10 luglio 1938, fu riaperta per l’inaugurazione dei lavori eseguiti. Ora si tratta di prevedere, dopo 70 anni, un intervento radicale anche per il tetto della nostra Propositura.

Mese di Giugno 2006 Giovedì 1°. Stamani ho visto il Parati che veniva giù per la Croce in bicicletta e con una ricetta in bocca. * Oggi è morta Velia Giovagnoli vedova Ardenti. Aveva 87 anni abitava per le mura e per alcuni anni ha abitato a Elci. * Oggi è morta Nazzarena Mafucci vedova Valbonetti. Aveva 87 anni, abitava a Maccarino e la sua famiglia era originaria di Spertaglia. Sabato 3. Oggi è morta Domenica Cipriani vedova Marini. Aveva 87 anni ed abitava per la Via del Carmine. Sabato 10 . Oggi c’era la camminata per la ferrovia dell’Appennino e al Topo, anche se il Biga dice che si chiama Intoppo, Settantino insieme ad altri paesani hanno parlato della sorgente che serviva a rifornire il trenino. * Oggi è morto Remo Ricci di anni 93. Abitava per la Croce ma per molti anni ha abitato a Trafiume. La sua famiglia venne da noi come sfollati durante la guerra e suo padre era un rinomato fabbro per temperare l’acciaio. Giovedì 15. Oggi Maurizio il fabbro ha rifatto il contenitore del fuoco per il turibolo della Propositura. * Oggi è nato Jon Sopjani. La sua famiglia abita in via del Teatro. Sabato 17. Oggi è morta Carmela Pallini vedova Guiducci. Aveva 88 anni, abitava al Terrato ed era originaria di Tavernelle. Martedì 20. Iersera ero nell’orto e ho visto una lucciola con il suo lumino acceso. * Oggi è morto Nello Tizzi di anni 97. Abitava a Tavernelle. Giovedì 22. Insieme ai commercianti del Borgo della Croce ho guardato la partita dell’Italia su un televisore piazzato nella bottega del Gold Video di Maurizio. Venerdì 23. Per il gran caldo si teneva la finestra di camera aperta e è entrato un pipistrello. * Oggi è nata Elena Comanducci. La sua famiglia abita verso San Rocco. Domenica 25. Stamani c’è stata la benedizione del Palio per il 2006 e faceva un gran caldo ma il corteo è stato bello. * Oggi è nata Gaia Massetti. La sua famiglia abita a Tavernelle. Martedì 27. Verso le quattro è passato Alessandro che andava al Campeggio coi ragazzi dell’Oratorio. Mercoledì 28. Stasera s'è fatto la Camminata della Battaglia e al Palazzolo abbiamo avuto una gradita accoglienza. Giovedì 29. Oggi s’è corso il Palio e ha vinto Giulio del Poggiolino.

L’orologio della Croce di Mario Del Pia

Dopo un provvidenziale intervento tecnico la campana della Croce ha ripreso a suonare le ore per la soddisfazione degli abitanti di quel rione che stazionano all’aperto soprattutto in questo periodo estivo. Certo sarebbe bello poter ricollocare nella facciata del porticato, di quello che fu un convento francescano e che domina tutto il Borgo della Croce, l’orologio che lì era collocato. Un vecchio meccanismo da riciclare ci sarebbe già, basterebbe un po’ di buona volontà!


Questo giornale lo potrete trovate su Internet www.parrocchiadianghiari.it Scriveteci: oratorio@parrocchiadianghiari.it o: Oratorio di Anghiari - 52031 ANGHIARI

3 settembre 2006 Festa a Santo Stefano Sante Messe alle ore 8,30 e 11. Al mattino momento di ristoro con i festarini nel giardino della canonica. La cittadinanza è inviatata a partecipare 32


2006-4 Oratorio di Anghiari