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Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue

PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI

N. 1 FEBBRAIO - MARZO 2005

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L’ovo de campagna

Scaldini ad Anghiari

Bastabene, la vedi ‘na galina? Raspa de qui e de là fino a che ‘n trova ‘n lumbrico, ‘n seme , ‘n bèco , ‘n’erbittina e ‘gni cosa che sa che po’ gni giova.

In questo numero trovate l'inserto sugli scaldini anghiaresi, ma non solo, che tanta importanza hanno avuto nei decenni passati per il riscaldamento personale e dei nostri letti. È una iniziativa resa possibile dal contributo di "Memorandia: Le cose che raccontano" e dell'Amministrazione Comunale. A loro va il nostro grazie per aver fatto sì che i nostri lettori potessero ricevere questo simpatico ed utile omaggio. Ricordiamo che la mostra sugli scaldini è stata realizzata in una delle sale del Palazzo del Marzocco e gli anghiaresi possono visitarla liberamente. Anzi a loro è rivolto un invito particolare affinché visitino questa mostra realizzata grazie al lavoro assiduo e competente del Prof. Giuseppe Fontana.

di Turiddo Guerri

Le’ becca lungo ‘l muro la calcina per fère ‘l guscio; po’ va ‘n tu la cova, ci sta ‘n po’ de’ minuti, ‘na dicina, e quande senti l’ovo al buco, prova …, Forzia, che mo ci sémo, manca poco … alé, eccolo pronto bello caldo, propio come che fusse stèto al foco! E tu vo’ mette ‘n ovo cusì fatto, pién de sostanza, sapurito e saldo, cor un che vendon mo? Ma ‘n sarè matto!

Sommario N. 6/2004 L'ovo de campagna di Turiddo Guerri pag. 2 Quaresima " 3 Calendario Liturgico febbraio-marzo'05 " 4 Il Palterre: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari L'orgoglio d'essere Anghiarese " 6 I " 6 Pranzo di Natale " 6 Il Padre misericordioso di Cmr " 7 Auguri a Simone " 7 Galbino Anghiari 2-0 " 7 L'Arcipretura di San Simeone di Q. Giorgini III parte " 8 " 9 Anno dell'Eucarestia " 9 Il Museo della Misericordia " 10 Rinnoviamo il nostro benvenuto " 10 Assemblea degli iscritti " 11 Se aveste fede di don Jean " 12 La Novena di Natale " 1 2 Dalla Caritas: Una storia per pensare di L. Taddei " 13 Dal Gruppo “Fratres” a cura di P. Ganganelli Il volontariato e le donazioni del sangue " 14 Una nuova stagione per l'A.C. Fratres " 15 Il mulino ad acqua di Flavio Mercati I parte " 16 Settimana Santa " 18 Presepi a S. Stefano di G.M. " 18 Le nuove panche per la chiesa di S.Stefano " 1 8

La vita quotidiana di un campo di concentramento pag. 19 Ritorno in Tanzania " 19 Primavera 1938 " 20 La nostra valle di Vera Cuccini " 2 0 I Concorsi del Centenario " 21 Da Tavernelle a cura di A. Bivignani Nuova campana per la chiesa di Tavernelle " 22 La Befana... e la solidarietà " 22 Auguri a Rinaldo e Lela " 22 L ' o rg a n o e l a l o t t e r i a " 23 Il presepe per una sera " 23 Solo... un cane di Scacciapensieri " 23 Tsunami " 23 Ricordo di Saverio e Nazarena " 24 Viaggio in trasferta " 2 4 La spada nella roccia " 2 5 Caro vecchio scaldino " 25 Un lungo elenco " 26 Il Gruppo Dinamys si racconta di Abi " 27 Anghiari mio paese nativo VII parte - di A. Zanchi " 28 All'improvviso di Maria Pia Fabiani " 29 Centri di ascolto " 29 Fatti di casa nostra di W. Del Sere 24 dicembre: il Ceppo in Piazza " 30 Ruga di San Martino " 30 I suggerimenti degli altri " 30 Cronachetta dei fatti... di Anghiarino Anghiarese " 31 Giovani moderni! di Scacciapensieri " 31

L'ORATORIO DI ANGHIARI - Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB/52/2004 - AREZZO - Tariffa pagata - Taxe perçue Anno XXXIX - Periodico del Vicariato di Anghiari e Monterchi. Con approvazione della Curia di Arezzo Aut. Tribunale di Arezzo n. 5 del 28 aprile 1967 - Dir. Resp. Renato Bertini - Stampa: Grafiche Borgo, Sansepolcro.

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Tempo di Quaresima Il Triduo Pasquale, culminante nella Veglia di Resurrezione, è il cuore e il centro dell’Anno Liturgico e della vita ecclesiale. Fin dall’antichità però la Chiesa si è preparata alla memoria di tale evento con il periodo quaresimale che ha inizio il Mercoledì delle Ceneri e si conclude nel pomeriggio del Giovedì Santo, prima della Messa “In Coena Domini”. In queste domeniche la comunità cristiana accompagnava la preparazione dei catecumeni eletti alla celebrazione dei Sacramenti della Iniziazione Cristiana (Battesimo, Cresima ed Eucaristia) che sarebbe avvenuta nella notte di Pasqua da parte del Vescovo. Poi, con il succedersi dei tempi, la quaresima ha assunto sempre di più un significato penitenziale poiché si cominciò a celebrare i sacramenti della iniziazione cristiana in età infantile e quindi escludendo il periodo di catecumenato. Dopo la riforma conciliare si è voluto rientrare nell’itinerario della Quaresima questi due aspetti: quello battesimale e quello penitenziale. Nel primo ogni cristiano è chiamato a riscoprirsi tale in forza del battesimo ricevuto, vivendo un tempo di vera e propria conversione personale, mettendosi ancora una volta sulla strada di Cristo, per vivere secondo la natura divina ricevuta. La penitenza, poi, in senso cristiano è fondata sulla stessa realtà battesimale per il perdono dei peccati ed è poi ripresa e resa segno espressivo per quanti ricadono nel peccato, nel sacramento della Riconciliazione. Quindi attraverso il cammino quaresimale siamo chiamati a riscoprire il Signore Gesù che nel suo mistero pasquale sacrifica se stesso per la nostra salvezza. Alcuni segni e momenti accompagnano questo cammino. IL MERCOLEDÌ DELLE CENERI, SOLENNE INIZIO DELLA QUARESIMA La quaresima comincia con il gesto della cenere, ma finisce con quello dell’acqua della notte pasquale. Cenere all’inizio. Acqua battesimale alla fine. Con il segno penitenziale delle Ceneri, sorto dalla tradizione biblica e conservato nella Chiesa, i fedeli riconoscono di essere bisognosi del perdono di Dio ed entrano nel tempo destinato alla purificazione dell’anima, con la volontà di conversione. LE OPERE DELLA PENITENZA Le opere della penitenza quaresimale devono essere compiute nella consapevolezza del loro valore di segno sacramentale (cioè di segno efficace). * il digiuno: anche se limitato al Mercoledì delle ceneri e al Venerdì santo e l’astinenza dalle carni il venerdì, devono esprimere l’intimo rapporto che c’è tra questo segno e la conversione interiore. Sarebbe inutile astenersi dai cibi, se non ci si astenesse dal peccato. In questo modo il cristiano accetta la faticosa lotta al peccato con la mortificazione per allargare sempre di più all’iniziativa di Dio. * la preghiera: La Quaresima è tempo di più assidua e intensa preghiera, legata molto strettamente alla conversione, per lasciare sempre più spazio a Dio. La preghiera cristiana così intesa non può essere il tentativo di accaparrarsi Dio per averlo garante dei propri progetti, ma è disponibilità piena alla sua volontà. La preghiera va fatta anche comunitariamente per significare che tutta la Chiesa è comunità che prega e perciò penitente. Infine non va dimenticata la preghiera per ottenere la conversione dei peccatori. * la carità: La Quaresima è tempo di più forte impegno di carità verso i fratelli bisognosi. Non c’è vera conversione a Dio senza conversione all’amore fraterno. LA SPIRITUALITÀ La quaresima è il “tempo favorevole” per la riscoperta e l’approfondimento dell’autentico “discepolo di Cristo”. La spiritualità della Quaresima è caratterizzata da un più attento e prolungato ascolto della Parola di Dio perché è questa Parola che illumina a conoscere i propri peccati. L’esame di coscienza cristiano non è un ripiegamento su se stessi, ma un aprirsi alla Parola della salvezza e un confronto col Vangelo. LA LITURGIA Il colore liturgico è il viola, segno di penitenza e di attesa. Nella Messa saranno sospesi il Gloria e l’Alleluia, fino alla grande veglia di Pasqua, nella notte santa. Anche l’uso della musica sarà riservato solo ad accompagnare il canto. L’assenza dei fiori sull’Altare sottolinea il carattere austero e di essenzialità di questo periodo. Nelle celebrazioni domenicali si potrà inserire il rito dell’aspersione per evidenziare il cammino di riscoperta del proprio Battesimo e della propria fede. Fra le espressioni della pietà popolare un posto di rilievo spetta alla pia meditazione della passione del Signore, chiamata la Via Crucis, e anche altre come le Stazioni Quaresimali. Riscoprire il silenzio come condizione per interiorizzare la Parola e favorire la conversione, come accoglienza dell’iniziativa salvifica e del primato di Dio nella esistenza cristiana.

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CALENDARIO LITURGICO

a cura di Franco Cristini

Mese di Febbraio 2005

Mese di Marzo 2005 27 febbraio domenica – Domenica III di Quaresima - Sante Messe secondo l’orario festivo.

1° febbraio martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 “Ora di Guardia” con recita del Santo Rosario. 2 febbraio mercoledì – Presentazione di Gesù al Tempio (Candelora). “Oggi la Vergine Maria viene al Tempio per offrire il figlio Gesù; oggi Simeone, pieno di Spirito Santo, accoglie Cristo e benedice Dio.” 3 febbraio giovedì – San Biagio Vescovo e martire “Guaritore del mal di gola.” - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 4 febbraio venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella Pieve di Micciano, alle ore 20, Santa Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Al Santuario del Carmine alle ore 21 S. Messa con adorazione. 5 febbraio sabato – Sant’Agata vergine e martire: è la patrona delle balie; subì il martirio a Catania dove le vennero tagliati i seni, fu fatta rotolare fra i vetri e quindi venne arsa sul rogo. 6 febbraio domenica – Domenica V del Tempo Ordinario - Sante Messe secondo l’orario festivo.

1° marzo martedì - Primo martedì del mese. In Propositura alle ore 17 “Ora di Guardia” con recita del Santo Rosario. 3 marzo giovedì - Primo Giovedì del mese. Si invitano i fedeli alla preghiera per le vocazioni. 4 marzo venerdì - Primo Venerdì del mese. Nella Pieve di Micciano, alle ore 20, Santa Messa per il Gruppo Uomini dei Ritiri di Perseveranza. Al Santuario del Carmine alle ore 21 S. Messa con adorazione. 6 marzo domenica – Domenica IV di Quaresima - Sante Messe secondo l’orario festivo. 13 marzo domenica – Domenica V di Quaresima - Sante Messe secondo l’orario festivo. 19 marzo sabato – San Giuseppe sposo della Beata Vergine Maria “Servo fedele e saggio! Il Signore gli ha affidato la sua famiglia”

Inizia il Tempo di Quaresima (quaranta giorni). Tutti i venerdì di quaresima alle ore 17,30 in Propositura ad Anghiari ed alle ore 16 nella chiesa di Tavernelle pia pratica della Via Crucis.

SETTIMANA SANTA 20 marzo domenica – Domenica delle Palme – “De passione Domini” alle ore 9,30 Santa Messa nella chiesa di Badia. Alle ore 10,30 benedizione delle Palme presso la chiesa di Badia; da qui ci rechiamo in processione nella chiesa di Propositura per assistere alla S. Messa delle ore 11. Alle ore 18 S. Messa presso la chiesa della Croce. 21 marzo lunedì - Lunedì Santo – Alle ore 21 presso la chiesa di Propositura Sacramento della riconciliazione (confessioni).

9 febbraio mercoledì – LE CENERI - Alle ore 18 nella chiesa di Propositura in Anghiari e alle ore 21 nella chiesa di Tavernelle, siamo invitati tutti alla S. Messa durante la quale potremo ricevere, quale gesto simbolico di penitenza, l’applicazione delle Ceneri. 11 febbraio venerdì – Beata Vergine di Lourdes. Anniversario dell’apparizione di Maria a Bernardette a Lourdes nel 1858. 13 febbraio domenica – Domenica I di Quaresima - Sante Messe secondo l’orario festivo. 14 febbraio lunedì – Santi Cirillo e Metodio patroni d’Europa. San Valentino patrono dei fidanzati. 15 febbraio martedì – Ad Arezzo festa della Madonna del Conforto. 20 febbraio domenica – Domenica II di Quaresima - Sante Messe secondo l’orario festivo. 22 febbraio martedì – Santa Margherita da Cortona.

Immagine della Vergine con San Biagio e San Romualdo conservata nella chiesa di San Biagio a Valealle.

Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore: comprende la Messa vespertina del Giovedì Santo, il Venerdì Santi, il Sabato Santo e la Domenica di Resurrezione.

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24 marzo giovedì – Giovedì Santo – Ultima cena del Signore: alle ore 18 nella chiesa di Propositura S. Messa vespertina solenne “in Coena Domini” con il rito della Lavanda dei piedi. La Chiesa celebra in questo giorno la istituzione della Santissima Eucarestia. Al termine della Messa visita in preghiera ai sepolcri delle chiese paesane. Nella chiesa di Santo Stefano alle ore 19,30 momento di adorazione e di meditazione. Alle ore 21 circa nella chiesa di Propositura in Anghiari e nella chiesa di Tavernelle Ora di meditazione. 25 marzo venerdì – Venerdì Santo – Passione e morte di Gesù “in Passione Domini”. In questo giorno celebriamo e meditiamo la passione di nostro Signore Gesù Cristo che culmina con la sua morte in croce. Alle ore 11,30 del mattino ci troviamo nella cappella dei caduti per portare il simulacro di Gesù morto nella chiesa di Propositura. Un invito particolare ai giovani e ai bambini ad essere presenti a questa manifestazione. Alle ore 19, nella chiesa di Propositura, inizio della solenne liturgia “in Passione Domini”. Al termine processione tradizionale per le strade del paese. Un invito all’ordine e alla preghiera. 26 marzo sabato – Sabato Santo – Gesù nel sepolcro. Si ce-


SANTE MESSE FESTIVE CELEBRATE NELLE CHIESE DEL VICARIATO DI ANGHIARI...

lebra il mistero della sepoltura. Alle ore 23,30 nella chiesa di Propositura inizio delle celebrazioni liturgiche che introducono alla S. Messa “in Resurrectione Domini”. 27 marzo domenica –Domenica di Pasqua di Resurrezione. Sante Messe secondo l’orario festivo. Il Signore è veramente risorto. Alleluia!

Tempo di Pasqua Il tempo di Pasqua dura cinquanta giorni: questo tempo profondamente segnato dalle tre solennità intorno a cui si snoda Pasqua, Ascensione e Pentecoste.

Ore 8,00 Ore 8,30 Ore 9,00 Ore 9,30 Ore 10,00

-PIEVE DI MICCIANO -ANGHIARI: Chiesa di S. Stefano -CHIESA DI SAN LEO -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -SANTUARIO DEL CARMINE -CENACOLO DI MONTAUTO Ore 11,00 -ANGHIARI: Chiesa di Propositura -PIEVE DI MICCIANO Ore 11,30 -CHIESA DI TAVERNELLE -CHIESA DI VIAIO Ore 12,00 -CHIESA DI TOPPOLE Ore 18,00 -ANGHIARI: Chiesa della Croce Ore 18,00 del sabato -CHIESA DI TUBBIANO

28 marzo lunedì - Lunedì dell’Angelo - “Pasquetta” - Festa nella parrocchia di S. Stefano. S. Messa nella chiesa di S. Stefano alle ore 11. Alle ore 18 S. Messa nella chiesa della Croce.

Primo venerdì del mese al Carmine Ogni primo venerdì del mese, al Santuario del Carmine, alle ore 21, recita del Santo Rosario con Santa Messa e adorazione.

... E DI MONTERCHI Ore 8,30 S. Maria della Pace Le Ville Ore 8,45 San Michele Arc.lo a Padonchia Ore 9,30 CHIESA delle monache Monterchi Ore 10 CHIESA della Madonna Bella Pocaia Ore 11 S. Maria della Pace Le Ville Ore 11,15 San Simeone profeta a Monterchi Ore 17 (ore 18 estivo) San Simeone a Monterchi Ultima domenica del mese chiesa di San Michele Arc.lo a Pianezze ore 16 (ore 17 estivo).

Sabato 12 febbraio 2005

Giornata del malato con l'unzione degli infermi

In Propositura alle ore 16:

Santa Messa e Unzione dei malati

Seguirà un momento di ristoro. Orari e modalità saranno comunicate con avvisi alle porte delle chiese. Informazioni presso la parrocchia. 5


IL PALTERRE: dove gli Anghiaresi parlano di Anghiari, e non solo

digitalfotoEmmedipì

L’orgoglio d’essere Anghiarese Iniziamo con il dire che geograficamente parlando Anghiari è sito al centro della Valtiberina e da tutto ciò consegue che l’importanza storica di questo paese, che era considerato come l’avamposto per ciò che concerne i traffici commerciali dell’epoca, è di importanza fondamentale. Naturalmente però con il trascorrere del tempo molte delle antiche tradizioni sono andate scemando fino ad esaurirsi. Poi a causa di labirintismo politico si è giunti ai parametri esistenziali odierni, ma nonostante ciò affermo che la vita del paesino è la migliore perché mantiene intatti quei valori umani e sociologici che oltrepassano qualsiasi differenza. Sono necessarie le dovute cau-

tele, ma, necessariamente, se ci rimbocchiamo le maniche e la smettiamo di delegare agli altri, forse siamo nelle condizioni di effettuare un cambiamento di tendenza finalizzato a un migliore andamento della qualità della vita. In altre parole ritengo che sia giunto il momento di capire che il potere è in mano a chi noi diamo tale potere e se non viene mantenuto praticamente ciò che è stato detto con i bla bla, si cambia!

Pranzo di Natale di Emmedipì

Qualche giorno fa, assieme ad alcuni amici di Castello abbiamo parlato delle usanze del Natale di una volta. È venuto fuori che in Umbria sono diversi da noi, anche se siamo lì eh! Con l’aiuto di alcuni anziani fratelli che una volta abitavano al Molinello, ho integrato e ricostruito quel pranzo. Intanto era sempre frugale. Si ammazzava sì il fatidico cappone o

una gallina per fare un buon brodo con i quadruccini o, quando andava bene, con i cappelletti, ma poi si mangiava solo la carne lessata del pollo insaporita con una salsa a base di prezzemolo e acciuga. Poco altro in più.

Lavoro specializzato di Clèto

Il giorno di Natale, al mattino, un cassonetto del Campo Sportivo alle Bucacce ha preso fuoco perché i soliti “furbi” hanno messo dentro la cenere con i carboni accesi. Essendo di lamiera è bruciata solo la guarnizione in gomma. Con un secchio d’acqua si sarebbe potuto spegnere il tutto e invece sono dovuti intervenire i pompieri con un camion pieno d’acqua e due o tre volontari a eseguire l’operazione. Anch’io in effetti come gli altri ho solo guardato. Ma magari io ero di un’altra zona!

SETTIMANA SANTA 2005 20 Marzo: DOMENICA DELLE PALME Ore 10,30 nella chiesa di Badia, distribuzione della “palme” e, in processione, verrà raggiunta la Propositura per la S. Messa. 24 Marzo: GIOVEDÌ SANTO Ore 18,00 in Propositura S. Messa vespertina con il rito della Lavanda dei piedi. Al termine della Messa visita in preghiera ai Sepolcri delle chiese paesane. 25 Marzo: VENERDÌ SANTO Ore 11.30 Prima Processione dalla Cappella dei Caduti alla Propositura. Un invito particolare è per i bambini. Itinerario: Piazza IV Novembre, piazza Baldaccio, via del Fosso (via Trieste). Ore 19 in Propositura inizio della solenne celebrazione liturgica in "Passione Domini". L’itinerario della Processione sarà il seguente: chiesa di Propositura, via XXV Luglio, Via Garibaldi, piazza del Borghetto, piazza Baldaccio, Via Matteotti fino in cima alla Croce. Sosta e benedizione del paese. Ritorno fino alla Fonte da dove attraverso le Logge verrà raggiunta la Cappella dei Caduti 26 Marzo: SABATO SANTO Ore 23.30 in Propositura inizio delle celebrazioni liturgiche "In Resurrectione Domini" DOMENICA 27 Marzo: PASQUA DI RISURREZIONE S. Messe secondo l’orario festivo LUNEDÌ 28 Marzo: FESTA A SANTO STEFANO S. Messa alle ore 11. Come da antica consuetudine, dopo la Messa delle 11 ci recheremo, a piedi, alla Maestà della Vittoria.

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Auguri a Simone

Beatitudini della sera di Cmr “Facciamo festa perché questo mio figlio era perduto ed è stato ritrovato.” (Lc. 15-23/24)

Il padre misericordioso Rembrandt, da quel genio che era, ha interpretato meravigliosamente il senso della parabola del figliol prodigo, lasciando a noi la conclusione della vicenda, come la lascia anche il testo evangelico: saprà il figlio maggiore riconoscere il suo “calcolo” e perdonare al fratello la sua leggerezza? Ma andiamo per gradi. L’evangelista Luca ha descritto nel capitolo 15 del suo vangelo, in modo straordinario, la misericordia di Dio nella concatenazione di tre parabole. La prima presa dal mondo della pastorizia. Sappiamo che era abitudine dei pastori ebrei rompere una gamba alla pecora che si allontanava dal gregge. Resa sciancata era costretta, suo malgrado, a rimanere nel gruppo. Il pastore evangelico invece lascia le pecore al sicuro e cerca quella smarrita; trovatala se la pone sulle spalle e torna con gioia a fa festa all’ovile. La seconda parabola attira l’attenzione sulla dracma perduta in casa. La donna pulirà con entusiasmo tutti i pavimenti in terra battuta e quindi polverosi, perché convinta che la sua dracma dovrà tornare splendente, come splendente davanti agli occhi del Signore è ciascun uomo, creato a immagine e somiglianza del suo Dio che non può e non vuol vederlo abbrutito dal peccato. Misericordia di Dio! In fine c’è la terza parabola, che racconta la storia di due figli che, pur essendo stati lungo tempo assieme al padre, non ne avevano compreso il cuore. È nota a tutti la storia, di come il figlio minore abbia chiesto la sua parte di eredità e che sia partito per dissipare in una vita dissoluta tutti i suoi soldi. Rimasto in miseria pensa di tornare al padre e di chiedergli di essere considerato come uno dei suoi servi. Ma il padre, che lo vede venire da lontano, accoglie questo figlio come il dono più prezioso: “Era perduto ed è stato ritrovato”. La

misericordia di Dio fa più festa per un peccatore pentito che per cento giusti. Guardate nel dipinto di Rembrandt come il figlio si “perde” nell’abbraccio paterno; in ginocchio solleva le braccia implorante, la testa appoggiata al petto del padre. Ha trovato misericordia. Con i sentimenti del padre non è d’accordo il figlio maggiore che aveva sempre fatto il suo dovere scrupolosamente, che perciò si aspettava, alla fine, di ricevere tutto per giustizia. Un calcolo umano ineccepibile. Ma il padre lo ammonisce che quel poco di buono è suo fratello e bisogna far festa per il suo ritorno. Sarà possibile? Ognuno pensi la conclusione a cui è portato a credere. San Luca ci invita a farlo e la misericordia di Dio dovrebbe indirizzare il nostro giudizio. Pace e bene a tutti.

Il giorno 7 Dicembre 2004 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Siena - Sede di Arezzo - si è laureato in Ingegneria dell’Automazione Simone Boncompagni, discutendo la Tesi “Ottimizzazione di un processo di assemblaggio di schede elettroniche in tecnologia SMT”. Simone ha riportato la votazione di 100/110 ed è stato il primo laureato del corso di Laurea in Ingegneria dell’Automazione che è stato attivato ad Arezzo a partire dall’A.A. 2002/2003. A Simone gli auguri e le congratulazioni degli amici e della famiglia.

Ricette diaboliche di Emmedipì

In questi giorni natalizi ho sentito alla radio che c’è un posto dove vengono preparate delle ricette a base di carne di bue e di asino. Questo è troppo!

Galbino Anghiari 2-0 di Clèto

Dal 2001 Anghiari festeggia la festa della Toscana con manifestazioni e suono di campane. Quest’anno è stata spostata a domenica 4 dicembre. Galbino festeggia Sant’Andrea dal 1141. E anche quest’anno, il 30 novembre, lo ha festeggiato suonando a festa le campane. Un punto per la festa nel giorno stabilito, uno per le campane: 2 a 0 per Galbino.

S. Stefano Anghiari 1-0 di Clèto

A Santo Stefano volenterosi festarini hanno addobbato le strade con le luminarie natalizie. Ad Anghiari no. 1 a 0 per S. Stefano.

90 chilometri al giorno Aldo Ghignoni, di S. Stefano a 5 anni fa 90 chilometri al giorno!? Mi sono sbagliato! Aldo, a 90 anni compiuti in questi giorni, fa ancora i suoi bravi 5 chilometri al giorno. Auguri!

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LE NOSTRE CHIESE NELLA STORIA E NELL'ARTE di don Quinto Giorgini

La Pieve-Arcipretura di S. Simeone profeta in Monterchi III parte

Continuando la cronistoria di questa chiesa, siamo giunti all’ultimo periodo, che va dal 1970 all’anno giubilare del Duemila. Nel settembre 1970 don Alfredo Bertacco succede al dimissionario don Giorni in qualità di nuovo parroco-arciprete di Monterchi. Egli trovò chiesa e canonica sostanzialmente in buone condizioni, quindi si limitò a provvedere soltanto alla loro ordinaria manutenzione, senza particolari interventi. Durante il suo ventennio di presenza a Monterchi, ed esattamente nel 1987, fu comprato il nuovo organo “Gem Prewde”, con 61 tasti e 32 pedaliere, per l’importo di sei milioni di lire, raccolte tra i parrocchiani più generosi di Monterchi. Il suo cagionevole stato di salute e un delicato intervento al cuore, a cui seguirono numerosi e continui ricoveri ospedalieri, impedirono a don Alfredo di provvedere al restauro del tetto della chiesa, diventato ormai fatiscente nell’ultimo periodo del suo apostolato. Le sue condizioni di salute, aggravatesi nel 1992, lo costrinsero, per inabilità irreversibile, a rinunciare alla parrocchia di Monterchi e a ritirarsi presso i suoi familiari a Cerro Maggiore, in provincia di Milano. Nel 1993, chi scrive fu nominato da mons. Giovanni D’Ascenzi parroco di questa arcipretura, nel posto del dimissionario don Bertacco. Mio malgrado, dovetti subito affrontare il grave problema dell’oneroso rifacimento del tetto (circa 400 mq) della chiesa e della sacrestia secondo i moderni criteri. Il progetto fu preparato dallo studio tecnico di A. Romolini di Sansepolcro. Il preventivo minimo di spesa di 110 milioni superò in realtà a lavori ultimati i 200 milioni. Al costo ingente del nuovo tetto infatti si aggiunsero le spese per la tinteggiatura, i servizi igienici nella sacrestia e nell’oratorio, l’impianto elettrico e poi quello antifurto e antincendio. Tutti questi lavori furono poi coronati con la costruzione del nuovo artistico portone in ricordo del grande Giubileo del Duemila, che comportò la spesa di 12 milioni. La ricostruzione dell’alto e vasto tetto della chiesa di S. Simeone fu eseguita dalla Ditta CAEM d’Anghiari, con notevole difficoltà, perché le betoniere e le gru non potevano accedere per le anguste vie del centro storico. Soltanto la spesa per l’istallazione di un’alta impalcatura sbalzata costò 40 milioni. I lavori cominciarono nel dicembre del 1994 e terminarono nella primavera del 1995. L’intera spesa fu coperta in parte da un contributo del Ministero per i Beni Artistici e Culturali, da quello della Diocesi, dalla Parrocchia per circa 40 milioni e dal Comune per circa 25 milioni, in base alla legge regionale dell’8 % degli oneri provenenti dall’urbanizzazione secondaria. Circa il nuovo artistico portone della chiesa arcipretale ricordiamo che esso fu progettato da alcuni insegnanti

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dell’Istituto Statale d’Arte d‘Anghiari e scolpito nei sei bassorilievi dagli alunni delle quinte degli anni 1999/2000. Il resto è stato realizzato in pregiato legno di rovere dalla nota ditta F.lli Puleri di Monterchi. Infatti la vecchia porta principale della chiesa arcipretale era stata fatta con materiale povero, dopo il terremoto. Essa non solo non aveva nessun pregio artistico e di antichità, ma era del tutto indecente e fatiscente. La decisione di costruire una nuova porta fu ispirata dal segno simbolico della “porta santa” della Basilica di S. Pietro, che sarebbe stata aperta solennemente in mondovisione la notte di Natale da Papa Giovanni Paolo II. Anche noi avremmo voluto aprire la nostra porta santa, simbolo della fede del popolo monterchiese a ricordo perenne del grande Giubileo. Fu contattato il Preside prof. Carletti del suddetto Istituto che si dimostrò subito interessato alla progettazione e realizzazione dei sei pannelli del portale scolpiti in bassorilievo. Nella formella in alto a sinistra domina il volto moderno di un Cristo Alfa e Omega, cioè Principio e Fine della storia ed UNICO SALVATORE del mondo. Quella vicino a destra raffigura la Madonna dell’Attesa del Parto, nel cui Grembo Dio si è fatto Bambino. Nelle due grandi formelle centrali ammiriamo la Vergine Maria con il Bambino in braccio, vicino al Santo Profeta Simeone, che poi lo prende e lo stringe tra le sue mani, mostrandolo a noi. In basso ci sono altre due formelle: in quella di sinistra è scolpito lo stemma del comune di Monterchi, cioè Ercole che con la clava uccide l’Idra (vedi pulpito cinquecentesco della chiesa) ed in quella destra lo stemma della casata del parroco committente. Questa porta, simbolo di Cristo, “porta attraverso la quale si accede a Dio Padre”, fu inaugurata e benedetta dall’attuale Vescovo mons. Gualtiero Bassetti nel primo pomeriggio


del 16 luglio dell’Anno Santo 2000, alla presenza dell’Arciprete don Quinto Giorgini, degli altri sacerdoti della zona, del sindaco Gabriele Severi, dei rappresentanti di tutte le associazioni locali, tra cui la Confraternita di Misericordia e di tutto il popolo. In questa chiesa, distrutta dalla devastazione del sisma del 1917, furono tuttavia salvate, anche se bisognose di restauro, numerose opere d’arte e di fede, che sono oggetto d’interesse e di visite da parte di turisti ed esperti d’arte, attratti a Monterchi dal capolavoro pierfrancescano della Madonna dell’Attesa del Parto. Nelle prossime puntate illustreremo dettagliatamente queste opere che ora ci limitiamo ad elencare: l’altar maggiore, il pulpito, il fonte battesimale, tre bassorilievi trecenteschi in pietra, la statua della Madonna robbiana

detta “Madonna del Soccorso”, un tabernacolo robbiano, attribuito al Sansovino, un crocifisso quattrocentesco, la statua lignea di S. Simeone, quella di terracotta di S. Pietro, l’affresco della Madonna della Misericordia, la tavola vasariana della Presentazione della Madonna al Tempio, la tela dell’Assunzione e quella di S. Margherita da Cortona ed infine la tela di S. Antonio abate e quella della Circoncisione e Presentazione di Gesù Bambino al Tempio, entrambe quest’ultime del noto pittore biturgense Durante Alberti. In copertina è raffigurata la facciata dell’arcipretura di Monterchi disegnata da Luca Pucci. Nell’altra pagina - Il portone inaugurato in occasione del Giubileo 2000 e, qui sopra, due delle formelle del portone stesso.

Anno dell’Eucaristia ottobre 2004 - ottobre 2005

“Ho voluto che questo Anno fosse particolarmente dedicato all’Eucaristia. Tutti i giorni, e specialmente la Domenica, giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa vive di questo mistero. Ma la comunità cristiana è invitata, in questo Anno dell’Eucaristia, a prenderne più viva coscienza con una celebrazione più sentita, con una adorazione prolungata e fervente, con un maggiore impegno di fraternità e di servizio agli ultimi. L’Eucaristia è sorgente ed epifania di comunione. È principio e progetto di missione”. Queste le parole del Papa Giovanni Paolo II all’inizio di questo anno pastorale, cioè ad ottobre del 2004. E fino all’ottobre del 2005 lo stesso Pontefice ha inteso dirigere il mondo cristiano a ricollocare l’Eucaristia al centro della propria vita, a riappropriarsi, per così dire, di questo “alimento di perfezione cui si sono cibati i santi” e che troppo spesso dimentichiamo. In questo numero riportiamo alcune parti della lettera “Mane nobiscum Domine” con cui il Santo Padre ha invitato a celebrare questo speciale anno. “Rimani con noi, Signore, perché si fa sera”. Fu questo l’invito accorato che i due discepoli, incamminati verso Emmaus la sera stessa del giorno della risurrezione, rivolsero al Viandante che si era ad essi unito lungo il cammino. Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo “ardore”, mentre Egli parlava con loro “spiegando” le Scritture. La luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore e “apriva loro gli occhi”. Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombeva nell’animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza ed apriva i loro animi al desiderio della luce piena. “Rimani con noi”, supplicarono. Ed egli accettò. Di lì a poco, il volto di Gesù sarebbe scomparso, ma il Maestro sarebbe “rimasto” sotto i veli del “pane spezzato”, davanti al quale i loro occhi si erano aperti. Voi tutti, fedeli, riscoprite il dono dell’Eucaristia come luce e forza per la vostra vita quotidiana nel mondo, nell’esercizio delle rispettive professioni e a contatto con le più diverse situazioni. Riscopritelo soprattutto per vivere pienamente la bellezza e la missione della famiglia. La nostra redazione dell’Oratorio di Anghiari, dedicherà in ogni numero di questo anno una speciale rubrica al tema della Eucaristia, con piccoli approfondimenti e spunti di riflessione.

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NOTE DALLA MISERICORDIA a cura di Massimo Redenti

IL MUSEO DELLA MISERICORDIA DI ANGHIARI

Rinnoviamo il nostro benvenuto ai nuovi associati nell’anno 2004:

L’idea di raccogliere e custodire in un particolare ambiente tutto ciò che documenti la vita dell’Istituzione dal suo sorgere, prende corpo dopo l’anno 1975 e si concretizza con l’allestimento del “MUSEO” avente sede nell’antico edificio di Badia, oggi residenza storica della Confraternita di Misericordia. Bagnoli Catia, Bartolucci FedeSi articola nel monumentale salone rico, Bassani Patrizio, Benvenuti e nelle due salette annesse (saletta delle Antonio, Bergamaschi Ezio, bacheche e saletta degli archivi). Berghi Arianna, Bini Adriana, Gli ambienti sono di notevole pregio storico-artistico sia grazie alla loro strutBracci Alfredo, Bruni Michele, tura architettonica, sia per i ritrovamenti Camaiti Gabriella, Camaiti Silpittorici in affresco sulle pareti; pochi gnia del “Corpus Domini”, come ricorda Giorgio via, Caraffini Bruno, Carboni resti, purtroppo, affiorati nel corso dei Vasari nella vita di questo artista. All’epoca Giovanna, Caremani Luca, della soppressione della Compagnia il Granduca recenti interventi edili effettuati. Caremani Marco, Cavaciuti Il monumentale salone, detto anche Leopoldo nel 1785, fece collocare la tavola nella Giovanna, Citernesi Franca, delle assemblee, era un’antica cappella nuova chiesa della Madonna del Fosso, attuale Citernesi Miranda, Dalla Rache già esisteva nel vecchio castello Propositura, ove tuttora si può ammirare. Ma il Museo della Misericordia – tale è il suo gione Maria, Del Gaia Davide, e fu sede della “Compagnia del Corprincipale riferimento nella conservazione dei Donati Sarti Fabiana, Elisei pus Domini” sorta nell’anno 1506 e reperti dell’attività sociale della Confraternita Tamara, Fanciullini Rosalba, soppressa dalle leggi Granducali il 21 – amplia la sua raccolta anche di quant'altro Filoni Gabriella, Finzi Daniemarzo 1785. possa interessare la storia, cultura e tradizione le, Foni Angiolo, Gaggiottini […] di Anghiari. Sotto questa finalità, pur non riL’ampio locale, sia all’esterno che Franca, Goretti Rosina, Leonardi feriti alla vita dell’Istituzione, presenta anche all’interno, riveste importante inteelementi che rivestono particolare interesse per Bruno, Leonessi Ermida, Locci resse storico-artistico, tantoché figura lo spiccato sentimento ambientale anghiarese, al Irene, Locci Rina, Lombardi nell’elenco degli edifici d’importanza di fuori di ogni valutazione del campo dell’arte Laura, Magri Angiolo, Mammini monumentale (lettera 26 giugno 1903) e della storia. Coerente a questo fine, il MUSEO Graziella, Mangoni Claudio, dell’Ufficio Regionale dei Monumenti della MISERICORDIA raccoglie e custodisce Mari Bruno, Martini Alessandro, di Firenze che lo cita come “interessante alcuni cimeli già facenti parte dell’attrezzatura edificio connesso alla rilevante attività sanitaria del cessato OSPEDALE della MISE- Marzi Domenica, Mulinacci di rinnovamento urbano durante il XV RICORDIA, sorto nel 1870 per iniziativa ed Cristina, Nevistrelli Elena, Orsecolo, posto nella prima formazione operatività della stessa Istituzione omonima, nel landi Enrico, Papini Giancarlo, edilizia intorno al primo nucleo”. ricordo e nel rispetto della sua ultracentenaria Pandolfi Attilio, Primitivi Elena, Ruggeri David, Ruggeri Diego, Nell’interno, a pianta quadrangolare, benefica attività. il soffitto piano in legno è sorretto da due Sabatini Franca, Senesi Maria, ampie arcate poggianti su tre pilastri a Dal “Catalogo degli oggetti, reperti, documenti e Soppelsa Giovanni, Stowasser base quadrata che costituiscono, nella quant’altro è esposto nel Museo della Misericordia” Roberto, Tricca Marco, Tuti calcolata misura dello spazio interno e – anno 1989 Raffaella, Vagnetti Maddalena, nell’aulica definizione stilistica quattroVitellozzi Emanuela, Zeta centesca, l’elemento di maggiore qualificazione architettonica. Sia il portale esterno che gli archi coi pilastri scanalati e i capitelli compositi, sono riferibili alla bottega dell’artefice anghiarese Pietro Proseguiamo con l’elenco delle offerte pervenute a favore della di Bernardino di Subisso, quasi sempre nostra Confraternita: interprete di modi fiorentini. All’esterno Gaggiottini Renata in memoria di Albucci Francesco 120 una finestra rettangolare in senso tra- Dini Giuseppe in memoria di Elmer Gill 1 7 5 sversale. Il davanzale sostiene pilastrini Capaccini Attilio 5 0 disposti ad eguale distanza nel vuoto Famiglia Padelli Pierina in memoria di Padelli Cesare 1 0 6 della finestra, che a loro volta, sorreggono Fastacchini Cerboni Vally in memoria dei cari defunti 5 0 la trabeazione composta da architrave, Famiglia Conti Maura Guelfi in memoria di Luconi Rosa 140 fregio con iscrizione e cornice. Famiglia Vinci Antonio in memoria di Vinci Pietro 1 3 1 Da qui proviene la tavola rappresenRossi Daniele in memoria della moglie Assuntina 1 . 2 3 0 tante la “Deposizione della Croce” che Ceppodomo Novella 2 0 Bartolomeo Ubaldini da Marradi, detto Famiglia Soppelsa in memoria di Soppelsa Giovanni 2 7 1 “Puligo”, pittore fiorentino, discepolo 2 0 di Ridolfo del Ghirlandaio, circa il 1520 Veri Paolino eseguì per commissione della Compa10


... NOTE DALLA MISERICORDIA

Assemblea degli iscritti Il giorno 28 novembre 2004, alle ore 10,30 si è riunita l’assemblea dei confratelli, in seconda convocazione, nella sala delle adunanze della nostra sede. Risultano presenti i signori: Bartolini Anna, Bartolini Domenico, Bigioli Umberto, Camaiti Enrico, Ciucoli Franca, Del Pia Archimede, Del Pia Mario, Draghi Assuero, Finzi Daniele, Gattari Giampaolo, Lamagna Liborio, Matteagi Simone, Meozzi Quinto, Nicchi Bruno, Paci Luciano, Polcri Duilio, Redenti Elena, Redenti Massimo, Ricceri Giuseppe, Ruggeri Michele, Venturini Mario, Zanchi Antonio. Il Governatore illustra l’ordine del giorno dell’assemblea e passa poi la parola al consigliere Giampaolo Gattari che commenta l’andamento dell’associazione per quanto riguarda l’aspetto degli automezzi, dei servizi connessi e della gestione degli immobili. Il consigliere prosegue poi rammentando l’attività istituzionale dell’anno 2003, specifi-

cando che i nostri mezzi hanno effettuato 1.481 servizi (143 in più rispetto all’anno precedente, che furono 1.338) per una percorrenza di 49.416 Km. ed una media giornaliera di 4,05 uscite per Km. 135,38 -festivi compresi-. La media dell’anno precedente era stata di 3,66 servizi giornalieri (per una percorrenza di km. 50.122). Riprende la parola il Governatore, sottolineando che l’associazione conta al momento su 1.039 soci (1.003 l’anno precedente). La relazione verbale prosegue con il ricordo del concorso per le scuole, organizzato in collaborazione con il Gruppo Donatori di Sangue Fratres e finalizzato all’avvicinamento dei giovani alle problematiche collegate alla donazione del sangue e al pronto soccorso. Il governatore segnala con gioia che prosegue da parte della Confraternita l’adozione a distanza di due

bambine, una africana ed una indiana, che grazie a ciò possono portare avanti il loro grado di istruzione e trascorrere un’infanzia assicurata da almeno un minimo di mezzi di sostentamento. Comunica inoltre all’assemblea che la consorella Laura Lombardi, neo-laureata presso l’università degli studi di Firenze alla facoltà di lettere e filosofia, ha presentato come tesi di laurea il Museologia, “Il museo della Misericordia di Anghiari – storia e proposta di musealizzazione”. Alla neo-dottoressa vanno le nostre congratulazioni ed un sentito ringraziamento, anche in virtù del fatto che ci ha promesso una mano nella riorganizzazione del museo. In riferimento al museo fa inoltre presente l’iniziativa di volerlo mantenere aperto nei giorni di sabato pomeriggio, domenica e festivi infrasettimanali, con turni di tre ore. Comunica inoltre che referente per questo aspetto organizzativo è la sig.ra Ciucoli Franca, che naturalmente dovrà essere coadiuvata da tutti. A questo punto il governatore rammenta che il settore informatico e contabile è stato creato e successivamente seguito dal collaboratore Michele Ruggeri al quale vanno i naturali ringraziamenti del Governatore stesso. Viene passata la parola al vice-governatore Ruggeri Michele che informa di come si è proseguito nel miglioramento degli strumenti informatici, con l’ampliamento del nostro sito internet, arricchito di nuove informazioni sulla nostra associazione, notizie storiche ed immagini, norme statutarie, composizione dei nostri organi collegiali, programmi futuri, obiettivi, attività. È in funzione il servizio di posta elettronica. E’ stato creato un cd che contiene una presentazione della nostra Confraternita, ad uso didattico, attraverso animazioni e testi scritti, e comprende anche tutti i dati e le informazioni contenute all’interno del nostro sito internet. Tale CD potrà essere ritirato gratuitamente al termine dell’assemblea dai presenti che lo desiderino. Dovrà essere veicolo di informazione sulle nostre attività ed esigenze di aiuto e collaborazione. Ruggeri prosegue comunicando i dati ufficiali del bilancio 2003 leggendo gli importi dei capitoli di entrata e uscita, che vengono poi11 riassunti con […];

entrate per € 93.098,38; uscite per € 81.879,42; sbilancio di cassa 2004 di € 11.218,96 […]. Riprende la parola il Governatore, che chiede l’intervento dell’assemblea, sollecitando eventuali delucidazioni e chiarimenti in merito a quanto trattato, sia in relazione al bilancio sia al riguardo delle iniziative portate avanti o da intraprendere. Interviene il confratello Lamagna Liborio per ribadire l’opportunità dell’utilizzo del servizio di posta elettronica, per una migliore e più puntuale informazione riguardante le iniziative della Confraternita. Non essendoci altri interventi o richieste di chiarimento, il Governatore pone in votazione il bilancio consuntivo 2003 che viene approvato all’unanimità, contemporaneamente al bilancio preventivo 2005 redatto sulla base del bilancio 2003 medesimo. Il Governatore conclude questa assemblea sottolineando in particolare i meriti di coloro che fino ad oggi hanno contribuito in maniera determinante all’espletamento delle singole attività; vengono pertanto ricordati indistintamente tutti i volontari che in maniera puntuale attraverso un impegno personale non indifferente rendono operativi i servizi istituzionali della Confraternita di Misericordia.

Il Governatore dichiara a questo punto conclusa l’assemblea rinnovando il ringraziamento a tutti i presenti e annunciando la successiva fase di presentazione del libro di Daniele Finzi, come da programma. In questa pagina - A sinistra alcuni automezzi parcheggiati e, qui sopra, la nuova sede con gli autisti disposti in posa per la foto ricordo.


Se aveste fede!

La novena di Natale

Perché il tema della fede? Soltanto per continuare il filo della meditazione che alla fine del passaggio ne’ “Il giudice iniquo” (Lc. 18, 1-8), il Signore soggiunse: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” La nostra riflessione di questo mese s’inserisce in questa domanda del Signore.

“Vieni Signor, la terra in pianto geme”. Con queste parole tradotte in musica, per nove serate consecutive, è stata celebrata, nella chiesa della Propositura di Anghiari, la Novena in preparazione al S. Natale. Tante le persone, di ogni fascia di età, che ogni sera sono uscite dalle loro case, scrollandosi di dosso un po’ di pigrizia, hanno interrotto il loro affaccendarsi tra mille occupazioni ed hanno fatto un po’ di posto nel loro cuore al Signore. Si sono preparate come i pastori di duemilaquattro anni fa ad accogliere la buona novella annunciata da Giovanni il Battista. Quando si attendono degli invitati, mille sono i preparativi che noi facciamo: pietanze speciali, piccole sorprese, abiti diversi… E se per aspettare il Signore vestissimo diversamente il nostro cuore? Come? Sicuramente stando più vicini agli altri, condividendone gioie e dolori, comportandoci in modo migliore e soprattutto con lo spirito sempre proteso verso il Signore. A volte sono proprio dei piccoli gesti che trasformano giorni grigi in giorni di sole! La Novena del Santo Natale può appartenere proprio ad uno di questi semplici gesti che ci possono aiutare a sgomberare il nostro animo dalle tante distrazioni e renderlo pronto e disponibile ad incontrare il Signore. Partecipare alla Novena, aiuta senza dubbio ad assaporare a poco a poco, quel clima proprio del Natale, libero però da tutto ciò che è scintillante e superfluo ma denso, invece, di trepida attesa e fervente adorazione nei confronti di quel Bambino, nato più di duemila anni fa e che rinasce ancora nel cuore di ogni uomo, per trasformarlo in un cuore capace di amare.

“Signore aumenta la nostra fede!” Questa è la reazione che gli apostoli fanno davanti al Signore che chiede se troverà la fede sulla terra quando verrà. Ci si può chiedere subito come mai e per quale motivo gli apostoli chiedono al Signore d’aumentare la loro fede. Loro che sono stati così vicino al Signore, l’hanno seguito tutti i giorni, sono stati testimoni di tanti miracoli e dei suoi insegnamenti. A loro spiegava tante cose in privato. Lo fanno per paura o per fare bella figura? Si può dire sicuramente che gli apostoli si sono resi conto presto che anche loro non erano in grado di rispondere coerentemente e con grande fede alla parola e alle esigenze di questo Gesù: Uomo-Dio. La fede infatti, in Gesù, diviene la chiave della nostra vita Cristiana: Così guarisce tutte le malattie se il malato ha fede. Gesù dice spesso: “Va’, la tua fede t’ha salvato.” (Mc. 5,34-36) Al padre che lo supplica di guarire il figlio morto Gesù disse: “Nulla è impossibile a colui che crede.” Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità.” (Mc. 9, 23-24) È proprio questa fede che dobbiamo professare oggi nelle nostre famiglie e nell’ambiente del nostro lavoro e della nostra vita. Dio compie meraviglie con tutti coloro che confidano in Lui. La risposta del Signore “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso, vi ascolterebbe.” (Lc.17,5-6) La risposta del Signore sembra strana. Anche qui siamo di fronte ad un’immagine un po’ difficile da capire: L’albero, la montagna, il mare. Sono tutti simboli. Ma ci possono aiutare a comprendere quello che il Signore ci vuol dire. La fede sembra un granellino, ma è un dono che si riceve dal Signore. Non lo diamo da noi stessi. Ma in questa sua piccolezza come fede Dio stesso ci dà la forza di fare grandi cose. Questo albero sradicato fa pensare all’albero della croce sradicato, poi trapiantato di nuovo sul Golgota. Quell’albero unisce il mondo. Il mare sarebbe il nostro mondo con tutte le sue agitazioni tempestose. Come diceva un volta il profeta Abacuc (1,2-3): “Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: vedo violenza da per tutto e non soccorri?” Ma S. Paolo viene a riconfortare quando scrive a Timoteo: “La gioia d’un servo di Dio è la fedeltà al suo Dio: prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi.” Bisogna resistere con la fede attraverso le tempeste della vita: fare qualche volta il digiuno della TV, etc... Così come gli apostoli dobbiamo dire spesso: Signore aumenta la nostra fede! Don Jean.

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Visita a sorpresa Giovedì 23 dicembre 2004 era stato organizzato lo “spettacolo” di Natale dai ragazzi del catechismo. Poco prima dell’inizio, a sorpresa, è arrivato il nostro vescovo Mons. Gualtiero Bassetti che si è intrattenuto alcuni minuti con i bambiniattori e ha salutato i presenti facendo gli auguri di Buon Natale.


DALLA CARITAS a cura di Laura Taddei alla vita spezzata delle creature che egli ama: Una storia per pensare…fronte Gesù Cristo, che ha manifestato pienamente la sua

Per la strada vidi una ragazzina che tremava di freddo,onnipotenza aveva un vestitino e ben poca in un medianteleggero l’umiliazione dellasperanza croce, fa scatu-

rire dalla morte l’evento della salvezza. “ Non ti ho detto che, se credi”, dice a Marta, “ Vedrai la gloria di Dio?”. E la fede, come l’oro, si prova con il fuoco. Diversa è la scettica e retorica domanda di chi vuol usare le catastrofi naturali, sempre esistite nella storia del cosmo, come conferma dell’assenza di Dio. Ciò è il prodotto di un mondo che non si pone sinceramente la domanda su Dio in nessun’altra circostanza, quello stesso mondo che vuol ridurre il Natale ad un ennesima occasione di ricerca di paradisi artificiali e di evasione ad ogni costo. Ma Dio, ripetiamolo con il Papa, è Dio-Amore. Il Natale ci dice che egli non è l’Assoluto che sta al di fuori del mondo e al quale pertanto è indifferente la sofferenza umana, ma l’Emmanuele, il Dio-con-noi, un Dio che condivide la sorte dell’uomo e partecipa al destino. Il Cristo crocifisso è una prova della solidarietà di Dio con l’uomo sofferente. E noi pretendiamo spiegazioni e lo mettiamo ancora alla sbarra: “Se sei Dio, scendi dalla croce!”. Come già nell’ Antico Testamento, il libro di Giobbe è emblematico del giudizio dell’uomo su Dio, di fronte al mistero del dolore. L’azione dello spirito maligno, che Dio permette, non è però così potente da annientare l’uomo, rappresentato da Giobbe, che, tribolato da ogni parte, malgrado abbia perso tutto, vede infine fortificata la sua fede. Anche noi, oggi, come il mondo, non esente da influssi maligni, non comprendiamo, ma sappiamo con certezza che “ niente ci separerà dall’amore di Cristo”, se abbiamo fiducia in Lui. Proprio ora che ci sentiamo inermi come bambini, proviamo a condividere del bambino quella sua naturale istintualità che lo porta a confidare ciecamente nel genitore: “ Come bimbo svezzato in braccio a sua madre”. Se manteniamo questo rapporto filiale con Dio, dal male Lui saprà, se noi lo vorremo, far sorgere frutti di salvezza e di conversione . Già da ora vediamo nascere tante opere di bene e di carità, esempi di fratellanza che supera le barriere delle religioni e delle guerriglie interne. Tutte le nazioni della terra sono chiamate ad offrire sostegno alle popolazioni colpite e a operare perché non esista più un terzo mondo incapace a fronteggiare queste calamità. Come cristiani, non possiamo non coltivare quella virtù speciale, dono di Dio, che è la Speranza.

pasto decente. Mi arrabbiai e dissi a Dio: “ Perché permetti questo? Perché non fai qualcosa?” Per un po’ Dio non disse niente. Poi, improvvisamente quella notte mi rispose: “ Certo che ho fatto qualcosa. Ho fatto te”. Ora più che mai è l’ora della pietas cristiana, della compassione o se vogliamo, con una parola molto usata, della solidarietà. Di fronte a un nuovo anno che inizia nel dolore è legittimo il grido dell’uomo verso Dio. Quest’uomo che vede cadere ogni sua presunzione e riconosce la propria puerile impotenza, non sa far altro che chiedersi. “Dov’era Dio quando l’onda ha travolto tutto e tutti? Perché permette ancora stragi su stragi?”. Il grido dell’uomo di fede riecheggia quello di Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro: “ Signore, dove eri? Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto!” Un rimprovero, un lamento, ma anche una professione di fede; è la sua presenza che salva. Il brano evangelico narrato da Giovanni mostra un comportamento di Gesù Cristo incomprensibile di fronte al dolore umano. Egli appresa la malattia dell’amico, resta misteriosamente indifferente, lascia che gli eventi facciano il suo corso, non risparmia il dolore e la morte proprio alla persona a lui più cara, lui che ne aveva guarite tante. La sua presenza si pone poi talmente in ritardo da poter assistere all’evento della putrefazione, triste analogia. Di fronte al non intervento di Dio, l’uomo credente, dopo il primo istintivo grido di angoscia, deve trovare la forza di reagire come Marta che malgrado lo sgomento, poté rispondere a Gesù: “ Si, Signore, io credo.” Lui che è Dio, da vero uomo, “ Si commosse profondamente, si turbò e scoppiò in pianto” ed è ciò che continua a fare oggi di

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Nella foto in alto: Giotto, Resurrezione di Lazzaro, Padova, Cappella degli Scrovegni.


Dal Gruppo Donatori di Sangue “Fratres” Anghiari

sito internet: www.fratresanghiari.it

e.mail: info@fratresanghiari.it

FESTA GRANDE PER LA GIORNATA DEL DONATORE Numerosi iscritti e simpatizzanti all’annuale appuntamento sociale

digitalfoto Luca Pucci

digitalfoto Luca Pucci

Preannunciata da alcuni articoli di giornale (particolar- Protagonisti indiscussi della serata i bambini dell’Oratorio mente apprezzati quelli nel Corriere Aretino e nel settimanale Parrocchiale con il recital sulla vita di Francesco, il poverello cattolico La Voce) e da servizi sulle principali reti televisive di Assisi. Grande trepidazione non solo sul palco, tra i tanti locali, nonché dalle numerose locandine affisse nei locali giovani attori, ma anche in platea tra i numerosi genitori e pubblici del paese, si è celebrata nel dicembre scorso l’annuale parenti presenti. Una serata all’insegna della solidarietà e Giornata del Donatore di Sangue, un appuntamento “storico” dell’amore fraterno, di cui San Francesco è stato un vero nella vita del gruppo ed importante occasione per far ritrovare campione, sicuramente intonata quindi con lo spirito che da insieme iscritti e simpatizzanti e riaffermare con la propria sempre anima la festa dei donatori di sangue e che i ragazzi presenza l’adesione a quelle che sono le finalità del nostro “fare del catechismo hanno concretamente interpretato donando alla Caritas parrocchiale i duecento euro destinati in un primo gruppo”. momento dal gruppo fratres, per far loro un meritato omaggio Eccezionatalizio. nalmente arSolenne e partecipata la S. Messa della domenica, celeticolata in brata nell’insigne Propositura di Anghiari dal parroco don due giornate, è Marco Salvi, alla presenza delle autorità civili e militari e riuscita a coindei rappresentanti degli altri gruppi fratres della provincia, volgere ancor a in suffragio di tutti i nostri volontari deceduti. Momento una volta, con i fondamentale, questo, sempre presente in questa ricorrenza suoi significativi come atto di comune unione di noi fratelli ( fratres appunto appuntamen!) attorno alla mensa dell’ Unico Padre, con la certezza che ti, un numero il dono del sangue ci avvicina al mistero pasquale di Cristo considerevole che, morendo sulla croce, ci ha salvati, lavando con il suo di persone e di altre realtà associative ed istituzionali che l’hanno resa senza sangue le nostre colpe. Con il Pranzo Sociale, infine, questa volta servito presso un dubbio più qualificata e maggiormente partecipata. noto ristorante della vicina umbria ed a cui hanno partecipato Numeroso ed attento il pubblico presente all’INCONTROquasi duecentotrenta persone, si concludevano i festeggiamenti DIBATTITO del sabato pomeriggio, dedicato alla “donazione della Giornata del Donatore 2004, tra la soddisfazione generale degli organi e del sangue”. Erano con noi quali relatori e di quanti non hanno fatto mancare la loro presenza. graditi ospiti, il dott. Andrea Romani, primario della divisione Orteip ‘05 operativa di oculistica della ASL 8 di Arezzo e Sansepolcro, il dott. Donato Angioli, direttore di quella di gastroenterologia dell’ospedale aretino di S. Donato e la dott.ssa Paola Vannini, responsabile del Centro Trasfusionale di zona. Presenti in sala gli assessori alle politiche sociali della Comunità Montana Valtiberina Toscana, Maddalena Senesi e del Comune di Anghiari, Giuseppe Ricceri, insieme a numerosi medici di famiglia, tra i quali la dott.ssa Guadagni Rossella, ispiratrice dell’incontro e responsabile medico del Gruppo Fratres. Particolarmente commovente la testimonianza di un giovane monterchiese che otto anni fa è riuscito a vincere la personale sfida con la morte grazie al provvidenziale trapianto di fegato, reso possibile dalla generosità del donatore dell’organo e da quella di decine e decine di volontari che hanno messo a sua disposizione l’ingente quantità di sangue che un tale intervento richiede. “Mi rimanevano poche settimane di vita –sono le sue testuali parole- ma la solidarietà silenziosa ed anonima di tante persone e la professionalità dei medici e chirurghi che mi hanno seguito mi hanno permesso di riacquistare la Giornata del Donatore: In alto: La dottoressa Vannini sasalute. Grazie a tutti dal profondo del cuore!” luta i presenti e, qui sopra, alcuni dei partecipanti al pranzo Pubblico delle grandi occasione, poi, al teatro comunale dei sociale. Ricomposti, per l’attesissimo SPETTACOLO NATALIZIO. 14


digitalfoto Luca Pucci

PREMIATI I DONATORI PARTICOLARMENTE IMPEGNATI

Ci sono dei gesti nella nostra esistenza che acquistano un significato immenso anche se sembrano così semplici e tra questi c’è certamente il dono del sangue, che non è solo la risposta ad un bisogno umano, ma il segno in cui si coagula il progetto di una vita vissuta all’insegna dell’amore, della fraternità e della solidarietà. Pienamente convinto di tutto ciò, il direttivo del gruppo ha da sempre dato molta

importanza alla cerimonia di premiazione di quanti tra i nostri volontari hanno raggiunto particolari traguardi nel campo della donazione. Alla presenza del Sindaco e di altre autorità, sono stati premiati presso il teatro comunale dei Ricomposti, in occasione dello spettacolo natalizio del dicembre scorso: a) Medaglia di bronzo con diploma, con venti donazioni: Acquisti Giuseppa, Acquisti Paola, Banelli Maurizio, Boncompagni Luigi, Cherici Cinzia, Fantoni Roberto, Ganganelli Pietro, Grottini Gino, Manfroni Cosetta, Matteucci Piero, Meoni Roberto, Palazzeschi Daniela, Panichi Anna Maria, Romanelli Enzo, Sbragi Andrea, Tortori Amedeo. b) Medaglia d’Argento e diploma, con trenta donazioni: Cambi Ruggero, Del Sere Primo, Guerrieri

SANGUE

2004:

Luigina, Marconi Giampiero, Piccini Massimo, Zanchi Graziano. Infine, per la quarta volta nella storia del gruppo, è stata assegnata una medaglia d’Oro con diploma, per aver raggiunto le cinquanta donazioni, al volontario Cesari Ivano. Tutte le medaglie sono state coniate per l’occasione da artigiani del posto. Un ringraziamento particolare all’orafo Mercati Franco che ci ha regalato quella d’oro, alla ditta Fornacini Mario che ha curato le varie incisioni ed a Gabriele Babbini, per gli amici PGB, che ha compilato i diplomi. Congratulazioni vivissime a tutti i premiati ! Il consiglio direttivo

DONAZIONI

DI

È RECORD !!!

Dopo aver migliorato nel corso del 2002 di ben il 25% il numero delle donazioni effettuate dai propri volontari, passando dalle 445 dell’anno precedente alle 558 ed aver sostanzialmente confermato tali numeri nel 2003, nell’anno appena concluso il gruppo fratres di Anghiari è stato protagonista di una inaspettata quanto indiscussa performance che lo ha visto conseguire le 588 donazioni, con un ulteriore incremento del 10 % rispetto a quello precedente. Da una media di poco più di quattrocento donazioni che aveva contraddistinto gli ultimi anni novanta, si è passati gradatamente a quella di 560/565 dei primi anni del nuovo millennio, con una progressione sostanzialmente continua e a tratti sostenuta, fino all’ ultimo e inaspettato risultato del 2004, che ci ha portato, alle soglie del 2005, ad un passo da quota 600, livello fino a qualche tempo fa impensabile: lo ripetiamo con un pizzico di orgoglio, 588 donazioni, 588 atti d’amore verso quanti tra noi necessitano del sangue degli altri. Il merito è di tutto il gruppo, dai donatori attivi a quelli che hanno ripreso a farlo dopo qualche pausa di riflessione, dai

nuovi iscritti (quaranta nell’ultimo anno come anche nel precedente !!!) a quanti hanno dovuto lasciare per problemi di salute o per raggiunti limiti di età, dai soci sostenitori che non potendo donare il proprio sangue ci sono comunque vicini con il loro sostegno morale ed economico, ai membri del Consiglio Direttivo che sistematicamente dedicano parte del loro sempre più limitato tempo libero a organizzare e coordinare la vita del gruppo, in tutti i suoi svariati aspetti, assicurando tra l’altro una presenza vivace e continua di esso nel paese, con le tante iniziative che ogni anno organizzano. Grazie a tutti e che Dio ve ne renda merito ! Il Presidente Pietro Ganganelli

UN REGALO DI NATALE …

INASPETTATO Chi di noi non si è mai accorto, partecipando alle numerose feste ed intrattenimenti vari che ogni anno animano nella stagione estiva le piazze del nostro paese, la cronica mancanza di un numero adeguato di posti a sedere a disposizione del pubblico presente, dai quali godersi lo spettacolo ? Ne sanno sicuramente qualcosa i responsabili delle associazioni organizzatrici: quanto impegno, ogni volta, nel mendicare in giro un po’ di sedie! Oggi tutto questo è fortunatamente storia passata ! Come una strenna, infatti, sono arrivati inaspettatamente, a pochi giorni dal Natale, trecentosedici sedie e due tavoli, nuovi fiammanti e consegnati ufficialmente al nostro Gruppo, tra lo stupore di noi tutti. Solo allora abbiamo saputo che i nostri solerti Fabiano e Veniero, proprio all’indomani dell’ultima Festa Estiva dei Donatori di Sangue, avevano iniziato a “tramare nell’ombra”, chiedendo aiuto non solo a commercianti ed artigiani ma anche alle stesse istituzioni locali, per far fronte a tale indilazionabile necessità…Visto il risultato, come non perdonarli per averci tenuto all’oscuro di tutto ciò? Grazie a loro per quanto hanno saputo realizzare, grazie ai numerosissimi anghiaresi che hanno contribuito economicamente a finanziare il tutto, a nome non solo dell’intero Gruppo Fratres ma anche di tutto l’associazionismo paesano, che potrà usufruire in futuro di tale importante risorsa. Il presidente ed il direttivo

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Il mulino ad acqua

I mulini della Reglia del piano d'Anghiari e di Sansepolcro

di Flavio Mercati - I parte

Una delle più importanti invenzioni dell’umanità è stata indubbiamente quella della ruota (avvenuta forse nel 3000 a.C., comunque il carro, e quindi la ruota, furono introdotti in Europa dal Caucaso, dov’erano stati inventati, nel IV millennio a.C., cioè nel 3000). Proviamo infatti a immaginare l’odierna civiltà senza la ruota. I treni non potrebbero viaggiare, non ci sarebbe il trasporto su strada, non potrebbero decollare, né atterrare e quindi neanche volare gli aerei, questo per evidenziare gli inconvenienti più macroscopici che tale carenza potrebbe causare. Il primo utilizzo della ruota fu proprio per agevolare i trasporti attraverso la sua applicazione al carro, ma altre, poi, in prosieguo di tempo, furono le sue applicazioni; una di queste fu per la macinazione del grano, cui si arriverà, però, per gradi. Da due pietre piatte battute una sull’altra per schiacciare e tritare i semi, si passò al mortaio dove con un pestello di legno o di pietra si battevano, si frantumavano e si polverizzavano il più possibile i chicchi di grano. Si arrivò poi al macinino in pietra. Le prime macine a rotazione di forma circolare risalgono al 1000 a.C. I primi mulini per la macinazione del grano erano mossi dalle braccia degli uomini, per lo più schiavi, o dalla forza di animali che di solito erano asini, cavalli e muli, si arrivò poi al mulino idraulico, cioè mosso dall’acqua. Questo tipo di mulino si diffuse soprattutto dopo il IV secolo dopo Cristo, in modo particolare per il riconoscimento della religione cattolica nell’impero romano, che proibiva l’impiego di schiavi per macinare il grano. Il mulino ad acqua si diffuse moltissimo nei secoli XI e XII e in quelli successivi, in particolare dal XV secolo. A questo punto non si può non riferire che fino all’ottocento, la forza motrice dell’acqua veniva impiegata anche in altre attività, oltre a quella per la macinazione dei cereali, per esempio, dalle nostre parti, per azionare una macchina che conferiva compattezza, resistenza e morbidezza ai tessuti di lana, dopo la tessitura. Si chiamava gualchiera e lo schema base del suo impianto, che serviva allo scopo, era costituito da due cilindri sovrapposti ruotanti e pressati l’uno contro l’altro. La pezza di tessuto, dopo essere stata imbevuta di acqua o di altre sostanze, veniva fatta passare fra questi due cilindri e ne usciva più compatta, morbida e resistente. A volte, per i tessuti più pesanti, al posto dei cilindri c’erano dei martelletti che battevano la stoffa. Un tempo, fino all’ottocento, sul territorio del Comune di Anghiari ce n'erano otto di queste gualchiere, le uniche fra i vari Comuni di Caprese Michelangelo, Pieve S. Stefano, Monterchi, Anghiari e Sansepolcro. Cinque erano situate nella Valle della Sovara: alle Strette, al Bagnolo, che una volta si chiamava Gualchiera proprio perché c’era una gualchiera, alla Polveriera, due a Tavernelle; tre in Valtiberina: presso il molino del Comune, a Mutale, all’Albereto presso la Madonnuccia che fino ai primi decenni del XIX secolo, l’ottocento, faceva parte del Comune di Anghiari.

Com’era fatto e come funzionava il mulino ad acqua Innanzi tutto il mulino ad acqua, come dice l’epiteto “ad acqua” funzionava mediante l’acqua, cui giungeva per mezzo di un canale, detto gora o reglia che si allacciava ad un fiume o a qualche ruscello. Nei pressi del mulino il canale si allargava formando un bacino di raccolta dell’acqua che aveva gli argini in muratura. Questo bacino veniva chiamato bottaccio, parola

derivata da botte, ma che il popolo abbreviava in “botaccio”, anticamente, però, anch’esso, a volte veniva chiamato gora. Questo bacino di raccolta serviva ad inviare l’acqua, in modo forzato, al mulino, che altrimenti, con la normale acqua che scorreva lungo la reglia, non avrebbe funzionato, a meno che non ci fossero state grosse piene. Su di una sponda del bottaccio, in alto, vi era un’apertura detta rompitoio da cui defluiva l’acqua quando il mulino non macinava che, però, poteva anche passare sotto al mulino. In pratica serviva a regolare la quantità d’acqua del bacino. Era uno scolmatore, uno sfioratore. Alla base di questa sponda, all’inizio del bottaccio, vi era anche un’altra apertura più piccola, detta occhiello: serviva a svuotare completamente il bottaccio, quando c’era necessità di ripulirlo o perché c’era da lavorare sulle macine, o sulle pale. L’acqua dal rompitoio e dall’occhiello cadeva a cascata su di un breve canaletto che, girando da un lato del mulino, formando una specie di bretella, si reimmetteva poi sul canale principale, che riprendeva a valle di esso, e dove defluiva l’acqua quando il mulino era in funzione. Spesse volte il punto dove cadeva l’acqua del rompitoio era il covo delle anguille. Il mulino si erigeva su due piani: il piano terra dove si trovavano le macine ed un piano sottostante, diciamo semin-

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terrato, situato più in basso del bottaccio, dove c’era il cuore del mulino, un meccanismo a struttura abbastanza semplice che produceva movimento e lo trasmetteva alla macina. Constava di una ruota a mo’ di cilindretto girante su di un perno e posta su di un piano orizzontale su cui erano innestate intorno delle palette a forma di grossi cucchiai, venendo a formare come una corona, una ruota orizzontale alettata. Il numero medio di queste alette era di 12, ma, certe ruote ne avevano 14 o anche 16. Il mulino di Catorcio ancora in attività ne ha 14. Tutto il blocco, ruota e palette, che erano in legno di quercia che garantiva una lunga durata nel tempo, si chiamava ritrecine. Al centro di questo rotore si inseriva un’asta, un albero verticale che nella parte superiore, passando attraverso un foro del soffitto di questo seminterrato, arrivava alle due macine, poste nel vano di sopra e collocate una sopra l’altra e si collegava al centro di una di esse che poteva essere quella di sopra o quella di sotto. Nel centro di quella superiore vi era anche un’apertura, dove veniva fatto cadere il cereale da macinare. Una sola macina girava, quella ferma si chiamava dormiente e poteva stare di sotto o di sopra, ma quasi sempre di sotto. Lo schema della macinazione era semplice: il cereale, che cadeva nell’apertura della macina superiore, arrivava “a stretto” fra le due macine che logicamente erano vicinissime, ma non combacianti, e veniva triturato dal movimento circolare di una, quella mobile, sull’altra, quella dormiente. Più le macine erano vicine, più veniva fina la farina. Ora viene da chiedersi: la macina che doveva girare chi la faceva girare? Abbiamo detto che nel seminterrato si trovava una specie di rotore con nella parte esterna, una corona di palette a forma di cucchiaio. Bene, attraverso due canaletti sotterranei, detti bocchettoni, si poteva far arrivare in questo locale, a comando, e forzatamente, l’acqua dal bottaccio, che andando a sbattere vigorosamente sulla parte interna di questi cucchiai, cioè nella parte concava, faceva girare velocemente tutto il rotore, il ritrecine, quindi anche l’asse che vi era innestato, che, a sua volta, faceva girare la macina su cui terminava nella parte superiore e su cui era fissato. Vi erano anche mulini, ma non dalle nostre parti, con la ruota verticale esterna all’edificio, in questo caso il movimento arrivava alle macine, mediante altre ruote ad ingranaggi. Le macine, logicamente, dovevano essere fatte di materiale duro, altrimenti durante la macinazione, cui erano interessate le parti interne di esse, a contatto con i chicchi, si potevano scheggiare o sfarinare esse stesse insieme al cereale. Le migliori erano fatte di pietre dure, tenaci, fibrose, però qualche mulino le usava anche di materiale più scadente. Le macine avevano un diametro che variava dagli 80 ai 130 centimetri,

però dall’inizio del ‘900 erano quasi tutte di 130 centimetri; lo spessore variava dai 20 ai 30 centimetri e il peso superava di solito la tonnellata. Quella inferiore era di forma leggermente convessa nella parte interna, e quella superiore, sempre nella stessa parte interna, concava, poiché in questo modo si agevolava la fuoriuscita della farina, che usciva di sotto. A questo scopo le macine erano scavate da solchi disposti obliquamente rispetto al raggio, i quali permettevano anche una migliore macinazione e l’entrata di una maggiore corrente d’aria per raffreddare la farina. Col tempo, però, questi solchi si riducevano di profondità, si appiattivano, ed allora il buon mugnaio smontava le macine con un apposito argano e poi con lo scalpello rifaceva le scanalature. Per prevenire che la macina girevole a volte si spezzasse talvolta veniva cinta con cerchioni di ferro oppure di legno di quercia giovane e robusta. Spesso le macine erano completamente circondate o interamente chiuse da un telaio di legno che aveva la funzione di impedire la dispersione della farina e di convogliarla verso un’apertura anteriore dalla quale usciva e cadeva in una vasca, solitamente di legno. La macina, talvolta, ma, a volte, anche l’insieme delle macine, venivano chiamati, con parola di incerta origine, palmento, per cui il mulino ad acqua veniva detto anche a palmento. Alcuni mulini avevano due blocchi di macine, uno serviva per macinare il grano, l’altro altri cereali, come l’orzo, il granturco ed anche le castagne. Poteva anche succedere che qualche mulino non macinasse, invece, il grano, ma solo le altre cose sopraddette, oppure solo una di esse. La farina di grano, che era farina integrale al cento per cento perché comprendente tutte le parti del chicco, veniva poi setacciata dalle donne, nelle case, con un setaccio, detto da noi “staccia”, che era una specie di vaglio molto fitto, per separare la parte bianca di essa, che era più fina e quindi passava di sotto al vaglio, dalla parte scura più grossa, detta crusca e anche semola, che, invece, essendo più grossa, non passava, e rimaneva di sopra insieme anche a qualche grumo di farina bianca; queste parti crusca e farina bianca più grossa erano destinate all’alimentazione del bestiame. In tempi più vicini a noi, però, questa operazione di stacciatura veniva spesso compiuta negli stessi mulini. Era svolta da una macchina chiamata buratto, che riceveva il movimento dallo stesso asse che faceva muovere la macina. Il buratto appunto divideva la crusca dalla farina bianca e suddivideva anche questa secondo il grado di finezza facendo così risparmiare alle donne nelle case l’uso della staccia. Il cereale da macinare veniva sistemato in un contenitore a forma di tronco di piramide o di tronco di cono rovesciati, con la parte più ampia, da dove veniva immesso il grano o qualcos’altro, in alto, e quella più stretta, da dove cadeva nella macina, in basso. Questo contenitore che era sostenuto da un telaietto, prendeva il nome di tramoggia, perché un tempo poteva contenere tre moggi di materiale, il moggio era un’antica misura di capacità.

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Nell’altra pagina: Molino di Catorcio: Tramoggia da cui sta cadendo il grano nelle macine racchiuse in un telaietto di legno, e scolari in osservazione. In questa pagina: Ritrecine del mulino di Catorcio: da notare sulla sinistra i due bocchettoni da cui usciva forzatamente l’acqua proveniente dal "botaccio" andando a sbattere su quella specie di corona di grossi cucchiai, facendo quindi girare l’albero che muoveva la macina posta al piano superiore. Nel titolo: Il Molinbianco a Tavernelle.


Dalle nostre Parrocchie Settimana Santa Come è ormai è tradizione la prima domenica di febbraio noi celebriamo la festa di San Biagio, patrono della parrocchia omonima di Pocaia. Ci saranno due S. Messe una alle ore 11,30 e l’altra alle ore 16,30 nell’antica chiesa parrocchiale. Ci sarà inoltre la benedizione della gola e reciteremo la preghiera a San Biagio. Il 9 febbraio inizia la Quaresima. Come ogni anno si ripetono gli appuntamenti previsti dalla liturgia. Il giorno 9 ci sarà quindi il rito delle Ceneri, alle ore 16 nella chiesa di San Simeone, mentre al Santuario della Madonna bella è prevista per le ore 17. È questo un periodo importante anche per l’attività catechistica che si intensifica durante la quaresima. Di solito facciamo degli incontri settimanali, il giovedì nella chiesa della Comunità francescana di Betania dove, alle ore 21, c’è anche l’incontro di preghiera con l’adorazione del Santissimo Sacramento a cui quest’anno vorremmo dare maggior risalto essendo questo l’Anno Eucaristico. Durante il periodo della quaresima i nostri fidanzati sono invitati a prepararsi per il sacramento del matrimonio. La preparazione ufficiale avviene a Sansepolcro secondo un calendario comunicato proprio in questi giorni. Il tutto viene però integrato dai parroci che sono i primi responsabili dei loro parrocchiani e per venire incontro ad alcune difficoltà di orari. Quest’anno la Pasqua arriva presto e quindi il 5 marzo sabato prenderà il via la benedizione delle famiglie della frazione di Pianezze mentre il 7 quelle di Ripoli e di Fonaco. I giorni dall’8 al 12 sono riservati alle famiglie di San Biagio a Pocaia, che sono un discreto numero, mentre

commento alle varie Stazioni. A questa solenne processione di Gesù morto e dell’Addolorata e Via Crucis partecipa tutta la gente della vallata, vengono anche dalle colline. È la manifestazione religiosa maggiormente frequentata. Cercheremo quindi da dare il giusto carattere di preghiera e di approfondimento. Sarà protagonista la Misericordia di Monterchi che parteciperà con tutti i confratelli e numeroso popolo. Per la Messa della notte di Pasqua a mezzanotte ci sarà la solenne “Veglia pasquale” e la celebrazione del battesimo di uno o due bambini. Il giorno 27 verranno celebrati i riti pasquali preceduti dalle confessioni. In particolare nella chiesa di San Biagio a Pocaia: alle ore 8,30 del nuovo orario S. Messa solenne e il giorno 28 verranno celebrate alcune Messe sempre a San Biagio dove si potrà anche confessarsi.

nella settimana che precede la domenica delle Palme, dal 14 al 19 marzo, il parroco visiterà e benedirà tutte le famiglie, i negozi e gli uffici della parrocchia centrale di San Simeone a Monterchi. La Settimana Santa è ricca di celebrazioni. Il 20, 21 e 22 si celebrano a Monterchi le Quarantore. Il nome è sempre lo stesso ma le ore di adorazione saranno incentrate nelle ore pomeridiane, dalle 2 alle 6, dato anche che quest’anno c’è l’orario meno favorevole. A questo rito partecipano in modo solenne i confratelli della omonima compagnia del Santissimo Sacramento con i turni che ogni anno vengono stabiliti in ordine alfabetico. A queste Quarantore vorremo dare un carattere più importante dato che il papa ha dichiarato questo l’anno Eucaristico e cercheremo di sottolineare qualche aspetto di questa devozione e anche il Corpus Domini lo celebreremo in modo più solenne. Il lunedì e il martedì della Settimana Santa sono dedicati alle famiglie di Padonchia che è molto vasta. Per le famiglie più distanti inizierò anche prima e lascerò il lunedì ed il martedì per quelle che fanno capo intorno alla chiesa. Il triduo Pasquale si svolge il 24, il 25 e il 26 marzo. Il 24, la Messa in “Coena Domini” alle ore 16, alla quale invito in modo particolare i ragazzi della prima comunione e delle altre classi con il rito della Lavanda dei piedi. Il 25 è il giorno dedicato alla “Pasqua di morte”, è il giorno della morte del Signore; oltre i riti soliti che facciamo nella chiesa dopo cena, verso le 21, si solennizza con la Processione e la Via Crucis. Partiremo dalla chiesa della Fraternità, fra l’altro saranno loro che cureranno il

Presepi a Stefano di G.M.

Nella chiesa di S. Stefano, ha fatto bella mostra il presepe. Un’opera d’arte costruita con pazienza e determinazione da un gruppo di giovani festarini, aiutati da validissimi collaboratori. Il flusso dei visitatori è stato notevole esprimendo ammirazione e compiaciuti dell’opera. Già dai primi giorni di novembre hanno iniziato il lavoro di costruzione, trovandosi dopo cena perché il giorno ognuno ha il suo impegno di lavoro. Ma non è bastato il presepe perché avvicinandosi il Santo Natale è stato bello vedere l’illuminazione nel viale della Stazione e dintorni. Grazie di cuore a Polcri Augusto e Alessio, Albiani Franco, Nicchi Giorgio e Davide, Valbonetti Maurizio, Mencaroni Maurizio, Foni Massimo, Giorni Piero, Ruggeri Senio, Comanducci Dante, Dini Michele e Giorni Luigino. La Comunità è grata per ciò che avete fatto.

Istituto Statale d’Arte di Anghiari

Le nuove panche per la chiesa di S. Stefano È slittato di qualche mese il completamento delle dieci panche ma, finalmente, possiamo dire che siamo in dirittura di arrivo, così ci assicura il validissimo realizzatore “ebanista” Chiasserini Enzo di Santa Fiora. Si tratta solo di assemblare tutti i pezzi e poi la lucidatura finale. Franca Bagnoli e Fausto Valbonetti ne sarebbero felici. Un sogno che si sta realizzando! Un grazie sentito da parte della Comunità di Santo Stefano va a tutte quelle persone ed Enti che hanno voluto testimoniare, con il loro contributo, la stima e l’amicizia per Fausto e Franca. Chiunque volesse aderire all’iniziativa può rivolgersi al Comitato parrocchiale di S. Stefano rappresentato da Gastone Mafucci, Giovanni Valbonetti e Luigino Giorni o versare direttamente il proprio contributo tramite il bollettino postale C/C N. 11802527 della Propositura di Anghiari con la causale “panche S. Stefano”.

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“La scoperta dell’esistenza di un campo di concentramento a due passi da Anghiari fu quasi il ritrovamento di un reperto archeologico. Protetto dal querceto di Renicci il campo era rimasto nascosto agli occhi dei passanti e occultato nella mente e nel cuore di quanti erano stati testimoni dell’evento. I pochi edifici, segno della sua presenza, erano stati col tempo distrutti, manomessi, utilizzati per altri scopi. Non un metro della triplice recinzione, che cingeva gli oltre quindici ettari del campo, non una baracca intera, non una torretta di legno, dalla quale i militari controllavano che nessuno tentasse la fuga e, soprattutto, che nessuno si avvicinasse ai prigionieri. Solo la casa del colonnello (isolata dal contesto), la camera mortuaria e una parte non leggibile della caserma dei carabinieri rimangono ancora in piedi, ma per quanto? Di fatto, la struttura del campo è stata interamente cancellata, così come gli eventi di sessant’anni fa. Quello che mi stupisce, nel caso di Renicci […] è la completa rimozione avvenuta anche nella memoria locale. Perché, quindi, resuscitare un evento che la popolazione aveva dimenticato? Perché affrontare un lavoro di ricerca arduo e complesso?” * È questa la prima parte dell’introduzione del libro “La vita quotidiana di un campo di concentramento fascista – Ribelli sloveni nel querceto di Renicci-Anghiari (Arezzo)” scritto dal confratello Daniele Finzi. Il professor Finzi ci offre nel proseguimento dell’introduzione le risposte a tali domande, che lasciamo naturalmente alla curiosità dei lettori in tutta la loro articolata complessità; ci piace comunque semplificarne i contenuti riconducendoli ad una palese denuncia della violazione dei più elementari diritti nell’uomo. Quello che ci preme sottolineare è la motivazione che ha spinto la Confraternita di Misericordia di Anghiari a partecipare al progetto di pubblicazione dell’opera, assieme al Comune di Anghiari, alla Associazione Pro-Anghiari e alla Comunità Montana della Valtiberina Toscana. Le radici della nostra Confraternita, i suoi princìpi, lo statuto, parlano da sempre un linguaggio di ispirazione cristiana fondata sul messaggio del vangelo e sull’insegnamento umano e caritativo della chiesa, contrario ad ogni forma di ingiustizia perpetrata per motivi politici da qualsiasi regime totalitario, e avverso ad ogni comportamento di prevaricazione dei più naturali diritti del cittadino. Nessuno oggi sosterrebbe, almeno apertamente, tesi contrarie ai princìpi della rivoluzione francese, alle speranze di giustizia e di uguaglianza espresse nella “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (Parigi, 27 agosto 1789)”, concetti peraltro ripresi dalle varie costituzioni di tutti i Paesi cosiddetti “civili”. Nessuno apertamente giustificherebbe l’olocausto, la sorte degli Ebrei europei vittime del genocidio nazista; nessuno negherebbe la responsabilità di un regime che allestì un campo di concentramento a Renicci (in casa nostra, sì, proprio in casa nostra), che causò sofferenze quotidiane per fame e per freddo, decine e decine di morti, centinaia di ricoveri negli ospedali circostanti (anche presso l’ospedale della Misericordia di Anghiari) fra i deportati sloveni, giuliani e dalmati qui internati, “colpevoli” di aver opposto resistenza alla guerra d’occupazione fascista della Slovenia. Affiora apertamente negli eventi di Renicci la colpevolezza di un regime che usò la guerra di conquista nel tentativo di sopraffare altri popoli ritenuti “inferiori”. Ma non ci siamo voluti fermare ad una tacita e scontata condanna di questi fatti: abbiamo cercato di andare oltre. Esiste il dovere della memoria, che è l’asse portante della storia. Una memoria senza rabbia, senza risentimento o vendetta. Una memoria nella quale l’evento di turno deve essere ricordato, riconosciuto per quello che fu e per quello che rappresentò. Il nostro modesto intervento a sostegno del volume di Daniele Finzi, un po’ saggio storico, un po’ (come dice egli stesso) “libro della memoria e dei diritti calpestati”, ha questa funzione, il fine di rendere indelebile il ricordo di un fatto locale, e non solo, per troppi anni apparentemente cancellato dai cuori e dalle menti della nostra gente, affinché mai più si ripeta. Concludiamo con le parole dell’autore: *A quanti vissero questa triste esperienza e morirono nel campo noi dobbiamo almeno il ricordo delle loro sofferenze. Ai nostri figli l’opportunità di conoscere una pagina significativa di storia nazionale e locale. * E crediamo proprio che sia una pagina di storia su cui poter riflettere.

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Angolo della Missione Rubrica a cura di Franco Cristini

Ritorno in Tanzania Venerdì 14 gennaio la dottoressa Anna Maria Bartolomei è ritornata in Tanzania portando ben 26.000 euro (circa 50 milioni di vecchie lire) ricevuti da varie donazioni. Quindicimila euro andranno al Villaggio della Speranza di Dodoma dove sono custoditi e curati i bambini orfani sieropositivi. Il rimanente verrà diviso fra le missioni di Kibakwe (5.000 euro) dove continua a funzionare egregiamente l’ambulatorio laboratorio da noi creato, di Mlali (2.000 euro) e fra altre più piccole come Upanga, Kanfwe, Kibaifae e Pugu che si divideranno i rimanenti 4.000 euro. Tutte le missioni sono gestite dai Frati Minori Cappuccini, alcuni dei quali, come padre Fabiano da noi

Una bella decisione Adriano e Laura ringraziano tutti coloro che, con grande generosità, in occasione del loro 25° di matrimonio hanno partecipato alla raccolta per le opere missionarie della nostra parrocchia. La somma raccolta (800 euro) è stata così suddivisa: Missione di Campo Ere, Brasile euro 300 Villaggio della Speranza, Tanzania euro 300 Caritas italiana pro terremoto euro 200


Primavera 1938 di Cmr

Colpa della calda primavera o di giovanil spensieratezza quel pomeriggio marinai la scuola e in pista me ne andai a volteggiar sui pattini a rotelle. In pista trovai Pinuccio ragazzo dai ricci bruni bello come il Di Caprio d’oggi. Quando uscivo per tornare a casa lui si offerse di tenermi compagnia. Come rifiutare in quella calda primavera? Ad un certo punto del percorso ci fermammo perché passava lentamente il lungo corteo d’un funerale. Aspettando parlavamo fitto fitto quando dall’altra parte della strada spuntò la testa dello zio un po’ cerbero che, mio padre morto, vigilava sui miei studi e sul mio comportamento. Vistami scoperta in asso piantai il bellissimo Pinuccio e a gambe levate corsi verso casa dove a pochi minuti dall’arrivo si scatenò sulla mia testa il diluvio del castigo previsto e meritato. Ma quel lungo corteo del funerale almen mi risparmiò l’onta d’un ceffone in mezzo all’affollata pubblica via. Così quando ci penso una prece mi vien dal cuore per quell’amica o amico senza nome che forse un angioletto buono mandò sulla mia strada La Madonna del Parto: Considerazioni Riguardo l’annoso problema della collocazione della Madonna del parto non siamo ancora a niente, però il mese scorso c’è stato un incontro al quale hanno partecipato un rappresentante del Ministero dei Beni culturali, il dott. Serio se non erro, rappresentanti della Sovrintendenza di Arezzo dott. Refice e Corsi, il vescovo vicario e l’amministrazione comunale con il sindaco e i suoi collaboratori più stretti. Sembra che si sia orientati per la ricollocazione nel luogo da dove è partita nel ’92, presso il cimitero di Monterchi. Questo orientamento, come parroco di Monterchi, io non l’approvo affatto. Mi sembra di tornare indietro. Il luogo è assolutamente cambiato, non esiste più niente dell’antica chiesa, il cimitero è stato modificato sia a destra che a sinistra. Sotto c’è il campo sportivo che reca problemi grandi. I funerali che vanno a

La nostra valle

Pannaccia

Opera mirabile della natura quant’è bella la nostra valle! Lo sguardo mio, instancabile, vaga e si perde tra il verde della campagna e il grigio-azzurro dei monti che la stringono in un tenero abbraccio. Ammiro la sua bellezza nei vari momenti del giorno, nel primo mattino, quando un velo biancastro, a volte rado a volte più fitto, ce la nasconde, quando il sole la illumina nel suo pieno splendore, al tramonto, al calar delle prime ombre vespertine. Tanto più nel buio della notte mi affascina l’insieme delle luci, quali tremule stelle, lumi d’un interminabile presepio che la illuminano per tutto lo spazio a noi visibile e lo sguardo incantato porta con sé pensieri e ricordi che si perdono dolcemente tra le ombre e la magia della notte.

Pannaccia era un noto corridore ciclistico di Tavernelle, fratello di Ottavio, anch’egli corridore, forse entrambi fratelli dell’Italia di Lazzaro, la quale vendeva cappelli nel locale accanto all’attuale oreficeria Alberti, sotto casa Tuti. Non so per quale presunto reato Pannaccia fu portato in caserma dai Carabinieri che allora occupavano il primo piano della casa, ora di mio nipote Paolo Brandinelli, in Piazza Baldaccio Bruni. Mentre il Maresciallo rileggeva il verbale dell’interrogatorio, Pannaccia con un balzo felino salì sul davanzale della finestra e saltò giù in piazza senza farsi male. Poi sgattaiolò tra la folla sbigottita, e percorse a gran carriera tutta la salita della Croce. Un carabiniere, in ritardo perché aveva dovuto scendere le scale e aprire il portone, lo rincorse, ma Pannaccia aveva già preso la via di Tavernelle e di lì si era dileguato senza lasciare traccia. Era giorno di festa e fu grande il trambusto tra la folla che non si rendeva conto dell’accaduto. Poi fece largo al carabiniere che tornava in caserma mortificato. E c’è da immaginarsi quanto ancor più lo fosse il suo comandante per essergli sfuggito di mano in maniera così rocambolesca

di Vera Cuccini

di Turiddo Guerri

quell’insolito fermato. finire tutti lì. Mi sembra che in questo modo la cappella della Madonna del parto vada a scadere a cappella funeraria. La gente va per portare i fiori per pregare per i propri morti. A me insomma non sembra il luogo adatto. Si dirà che è tornata in un edificio sacro. Questo può essere l’aspetto positivo rispetto alla situazione attuale. Ma per il culto non basta certo metterla in una chiesa la quale poi in pratica rimarrà chiusa al culto. Delle tre chiese possibili il ricollocarla lì secondo me è la peggiore soluzione. Fra l’altro anche per il paese è una cosa negativa. Erano sorte infatti delle iniziative alla Reglia. Rimanendo nel centro storico, sia nella chiesa di San Simeone che presso il convento della Comunità di Betania, ne usufruirebbe positivamente tutto il centro storico. In ultimo dovranno evidentemente essere effettuati dei lavori di adeguamento anche alla cappella del cimitero. Queste risorse potevano essere utilizzate per sistemare la chiesa di San Simeone o l’altra. 20

Certo nella chiesa di San Simeone i turisti possono arrecare un qualche disturbo però in quel luogo avrebbe avuto un culto più importante anche dal punto di vista pastorale: ad esempio nell’Avvento e pur rispettando lo stile della Madonna avrebbe potuto assolvere ad una importante funzione religiosa. D’altra parte la chiesa di Momentana dalla fine del secolo ha finito il suo ruolo che nei secoli passati era stato grande. Sarebbe un tornare indietro. La gente verrà, prenderà visione di questa immagine, risalirà sul pulman. Mi sembra che anche le amministrazioni sono un po’ incerte. La miglior collocazione di questa immagine avrebbe dovuto essere il punto di unione per tutto un paese sia dal punto di vista pastorale e religioso che da quello artistico e culturale. Lo scopo è anche quello che chi vive a Monterchi possa usufruire dei vantaggi pratici positivi dovuti alla presenza dei turisti.


I Concorsi del Centenario a cura della Banca di Anghiari e Stia - Credito Cooperativo

100 anni

Anghiari e Stia lancia il Prestito Obbligazionario Etico

Nell’ultimo numero dell’Oratorio abbiamo accennato al programma delle iniziative che la Banca di Anghiari e Stia sta organizzando per celebrare il Centenario della sua fondazione (19052005). Abbiamo già ricordato la serie di eventi, manifestazioni e spettacoli che si svolgeranno durante tutto l’arco del 2005 e coinvolgeranno istituzioni, enti ed associazioni locali, a testimonianza dello stretto legame che da un secolo unisce la Banca al suo paese. Vogliamo ora focalizzare la nostra attenzione su altre due iniziative che ci vedranno impegnati a fianco di altre istituzioni, pubbliche e private, nell’ottica di promuovere progetti di utilità sociale e di sostegno alle giovani generazioni.

Fra le tante iniziative, la Banca ha pensato di proporre ai propri clienti un prodotto studiato ad hoc, al fine di testimoniare e rendere visibile la sensibilità e l’attenzione che, sotto varie forme, ha sempre dimostrato nei confronti della propria comunità. Come sappiamo, tra i prodotti offerti alla clientela, sta riscuotendo particolare successo quello costituito dalle obbligazioni emesse direttamente dalla Banca: si tratta di un investimento sicuro e con un buon rendimento, che si può interpretare come una specie di deposito pluriennale sul quale la Banca riconosce un interesse calcolato in base ad un tasso fisso o variabile; lo si può considerare anche come un “prestito” che la clientela concede alla Banca per consentirle di svolgere la sua attività di finanziamento a famiglie ed imprese. Ora, in occasione del centenario, la Banca ha pensato di dar vita al nuovo prodotto denominato “Prestito Obbligazionario Etico”, mediante l’emissione di obbligazioni della durata di 60 mesi, tasso variabile, con liquidazione trimestrale degli interessi. Si comprende la finalità etica del prestito se si tiene presente che la Banca, nel realizzare questa operazione, si impegna a sostenere un onere superiore rispetto ad altre emissioni (tasso di interesse particolarmente vantaggioso per il cliente e prezzo di emissione “sotto la pari”) ed il cliente, a sua volta, si impegna a devolvere una parte dell’investimento (corrispondente alla differenza tra il valore nominale ed il prezzo di collocamento delle obbligazioni) ad un ente non lucrativo di utilità sociale (Onlus) operante sul nostro territorio. Tale ente è stato individuato nella “Fondazione Marco Gennaioli”, recentemente costituita, che si occupa di ideare, patrocinare e realizzare iniziative rivolte al sostegno dei giovani, in particolare di quelli che si trovano in condizioni di disagio sotto il profilo fisico, psichico, economico, sociale o familiare, curando l’organizzazione di attività educative, progetti di studio, di ricerca ed attività anche di orientamento sportivo, con particolare attenzione alla salvaguardia della cultura locale; oltre a ciò, la Fondazione può farsi promotrice della realizzazione di strutture, aree ed impianti atti ad ospitare le sue attività. In particolare, l’iniziativa finanziata mediante i fondi del Prestito Etico consiste nella realizzazione di un “Parco dei Cent’Anni” nei pressi di Anghiari, luogo che, da un lato, ricorderà già nel nome la storia centenaria della Banca e il suo contributo allo sviluppo del paese e, dall’altro, consentirà di disporre di spazi idonei per ospitare attività di solidarietà sociale e di assistenza al mondo giovanile. Il Parco comprenderà infatti, oltre ad un’ampia area verde con un suggestivo percorso tra gli alberi, anche un centro aggregativo e ricreativo fruibile all’intera comunità locale e in particolare alle nuove generazioni. Il Prestito Obbligazionario Etico costituisce, come si può facilmente notare, un prodotto ad alto valore aggiunto, che alle caratteristiche di un investimento appetibile e vantaggioso per il cliente unisce la finalità etica e socialmente utile. Invitiamo tutti coloro che ne fossero interessati a rivolgersi entro il 31 marzo 2005 presso gli sportelli della Banca di Anghiari e Stia.

La Banca del di Centenario I Concorsi

La Banca di Anghiari e Stia, in occasione del Centenario, ha indetto tre concorsi a premi, di cui due riservati agli studenti degli istituti scolastici anghiaresi, ed uno aperto a tutta la cittadinanza. Il primo concorso, intitolato “Disegna il Palio della Vittoria” è destinato ai giovani dell’Istituto d’Arte di Anghiari ed è finalizzato alla realizzazione del bozzetto per il “Palio della Vittoria 2005”, gara di grande valore storico e di identità culturale per tutta la popolazione anghiarese. Quest’anno il bozzetto dovrà contenere, oltre ai consueti temi legati alla storia della battaglia e alla città di Anghiari, anche riferimenti all’anniversario della Banca. Il secondo concorso è destinato a tutti gli studenti delle scuole anghiaresi di ogni ordine e grado ed è intitolato “Disegna il Campo dei Cent’Anni”. I giovani saranno chiamati a progettare, con la loro fantasia e creatività, questo luogo, al tempo stesso reale (perché esisterà veramente) e simbolico (perché richiamerà l’attenzione delle nuove generazioni sull’importanza di contribuire allo sviluppo e alla crescita del proprio paese), dove la Banca nel maggio 2005 pianterà simbolicamente il “Melograno dei 100 Anni”; a questa pianta, così carica di significati, tutte le Banche di Credito Cooperativo da sempre legano la propria immagine. Infine, il concorso di scrittura denominato “Semina, Raccogli, Racconta”, aperto a tutti i cittadini nati o residenti nel Comune di Anghiari ed organizzato in collaborazione con la Libera Università dell’Autobiografia, è dedicato alle memorie (autentiche o rielaborate in forma di racconto) del lavoro e del risparmio, con una particolare attenzione alla vita italiana ed anghiarese dell’immediato dopoguerra. Lo scopo è quello di far emergere, mediante la scrittura, i ricordi di un paese che, lavorando e risparmiando, si apprestava a superare le difficoltà e le conseguenze della guerra, gettando così le basi dell’Anghiari dei nostri giorni. Ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione a quest’ultimo concorso, sulle caratteristiche degli elaborati, le scadenze e i premi in palio, sono facilmente reperibili nell’apposito bando di concorso, disponibile anche presso gli sportelli della Banca di Anghiari e Stia.

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Da Tavernelle

Rubrica a cura di Alessandro Bivignani

Nuova campana per la chiesa di Tavernelle Tranquilli, nessuna aggiunta alle tre campane già esistenti nel campanile della chiesa parrocchiale di Tavernelle. Solo che da prima delle feste di Natale Lorenzo Franchini con la moglie Carla si sono adoperati instancabilmente per ricollocare la vecchia campana che annuncia l’ingresso della Messa accanto alla porta della sacrestia. Tale campana infatti era rimasta murata in un angolo nascosto della chiesa, forse laddove in anni precedenti vi era il vecchio ingresso in sacrestia. Da oggi, grazie anche a un intervento di restauro e di pulitura della campana (che tra l’altro è anche abbastanza antica) e il supporto in legno che la sostiene, l’inizio delle celebrazioni è segnalato dal festoso suono di questa campana, che se ai più anziani è soltanto un suono già conosciuto, per tutti noi è l’aver restituito la campana al suo “servizio” già di anni e forse anche di secoli passati. Grazie a Lorenzo e alla Carla!

La Befana… e la solidarietà le.

Anche quest’anno la Befana è passata da Tavernel-

Nel pomeriggio di giovedì 6 gennaio, presso un Centro Parrocchiale davvero stracolmo di bambini, giovani e anche di anziani, questo ultimo ma sempre ben accetto personaggio natalizio è tradizionalmente arrivato, anzi, ne sono arrivate quattro, a cavallo di una scopa, rigorosamente di macchia, distribuendo dolci, caramelle e anche carbone a tutti i presenti. L’arrivo della Befana è stato l’epilogo di un pomeriggio di giochi e di allegria. Già dalle prime ore alcuni uomini avevano cominciato le loro sfide a carte, con l’ambito premio di un bicchiere di buon vino. Poi all’arrivo delle “nuove generazioni” sono iniziate numerose tombole che hanno assegnato ricchi premi a 22

quasi tutti i presenti, accompagnate da buon cioccolato caldo e dolci casalinghi. Vogliamo davvero ringraziare il gruppo delle catechiste che ogni anno organizza questo pomeriggio, come una felice conclusione delle feste di Natale che oramai sono alle spalle, coinvolgendo nell’occasione davvero tutta la popolazione: dai più piccoli ai più anziani. L’altro gesto da segnalare è che lo stesso gruppo delle catechiste, assieme ai responsabili del Centro Parrocchiale hanno deciso di versare il ricavato della giornata dell’Epifania alla Caritas della Diocesi, che provvederà a destinarlo, assieme alle offerte dell’1 e 2 gennaio, alle popolazioni del sud-est asiatico colpite dal maremoto negli ultimi giorni dell’anno.

Auguri a Rinaldo e Lela Il 25 novembre dello scorso 2004 hanno festeggiato con grande festa il ragguardevole traguardo dei 65 anni di matrimonio Rinaldo Mariani ed Elena Coleschi. I due allegri coniugi di Tavernelle si erano sposati, infatti, il 25 novembre del lontano 1939 nella chiesa di Galbino. A Rinaldo e alla Elena tanti auguri dalle figlie, dai nipoti e da tutti i parenti, che ci hanno segnalato questa bella ricorrenza. A quelli dei parenti e degli amici, volentieri si aggiungono felicitazioni e rallegramenti da parte della Parrocchia di Tavernelle e di tutta la redazione dell’Oratorio. Nelle foto di questa pagina: In alto a sinistra - I coniugi Franchini mentre risistemano la campana accanto alla porta della sacrestia; poi: Alcuni momenti della tombola della befana. Qui sopra: I coniugi Rinaldo ed Elena. Digitalfoto Abi

Offerte alla parrocchia Nei giorni scorsi sono pervenute alla parrocchia di Tavernelle le offerte in memoria di Elisabetta Piomboni (euro 210) e in memoria di Giuseppe Boldrini (euro 200). Alle rispettive famiglie il nostro grazie per la generosità dimostrata.


L’organo e la lotteria

Il presepe per una sera.

7.300 euro. Questo è quanto risulta depositato al 31 dicembre 2004 nel libretto di risparmio finalizzato al restauro dell’organo della Badia. In realtà dobbiamo anche cambiare vecchie lire per circa 75 euro. Il traguardo dei 7.200 euro che ci eravamo posti per l’ultimo dell’anno è stato ampiamente superato. Quello finale di 11.000 euro ancora lontano, ma siamo fiduciosi, anche perché si è formato un nucleo di sostenitori, o meglio, di sostenitrici che a brevi intervalli di tempo ci fanno pervenire le loro offerte. Ne citiamo alcune, solo per nome, tanto ci conosciamo tutti, scusandoci per eventuali dimenticanze: la Faliera, la Gigliola, la Maria Carla, la Novella, la Vesta. Generosa la recente offerta di Giuseppe Ricceri. Beppe Dini, a nome della Comunità canadese che ha scelto Anghiari come seconda patria, ci ha donato una notevole somma. Per le festività di fine anno la Marisa, la Monia e la Elida hanno avuto la buonissima idea di allottare un paio di cesti colmi di ogni bendiddio regalati dalle donne della Badia e del Poggiolino. Sono stati così raccolti la bellezza di 360 euro. Per la cronaca il 23 dicembre ha vinto il n° 54 (1° estratto sulla ruota di Firenze) che la dea bendata aveva fatto acquistare alla sig.ra Silvana Pennellini. Il 29 dicembre, con le solite modalità, ha vinto Ciccio Sassolini possessore del biglietto n° 56. Il 10 dicembre era la ricorrenza della Madonna di Loreto, che gli anghiaresi identificano col capolavoro ligneo attribuito a Tino di Camaino (1285-1340), Vergine con Bambino, conservato alla Badia ed attualmente in restauro. Nel corso della funzione liturgica il proposto don Marco Salvi ha annunciato ufficialmente la fine del lavoro di restauro e il ritorno dell’immagine per i primi di marzo 2005. Una gran bella notizia, attesa con impazienza dai fedeli e dagli appassionati d’arte. Anghiari, 31 dicembre 2004 Il Comitato: Elida Bianchi, Fabiano Giabbanelli, Monia Leonardi. Nella foto: il dott. Francesco Sassolini, vincitore del premio assegnato il 29 dicembre, con l’elegantissima consorte, prof.ssa Fernanda Bartolomei Sassolini.

Nella chiesa di San Lorenzo, nei giorni che precedono il Natale, viene allestito il presepe, come del resto avviene in tante altre chiese della zona. A differenza però di quanto accade altrove, questo presepe può essere chiamato il presepe di una sera. Infatti viene celebrata la Messa alla vigilia di Natale, alle ore 22, e niente altro accadrà fino alla vigilia di Pasqua, quando verrà celebrata un’altra Messa. Successivamente la prossima volta che verrà celebrata una funzione religiosa sarà il 10 Agosto, festa del Santo Patrono. Nonostante tutto questo, il Presepe viene preparato molto accuratamente, come se tutti i giorni venissero in Chiesa tante persone ad ammirarlo. Questo si deve alla amorevole dedizione verso la propria Chiesa di alcuni parrocchiani, che dedicano parte del loro tempo alla cura ed al decoro della nostra Chiesa . Quest’anno il nostro parrocchiano Mario Grasso (il marito della Katiuscia, per intenderci) ha allestito questo originalissimo presepe, tanto che crediamo valga la pena di farvene vedere la foto: “Dio è luce” sta scritto, ed è a questo che l’autore si è ispirato, e crediamo che abbia fatto un ottimo lavoro.

Tsunami

La vignetta di Scacciapensieri:

Solo... un cane!!

Anche le parrocchie di Anghiari e Tavernelle si sono impegnate per una raccolta da devolvere alle popolazioni del sud-est asiatico colpite dal terremoto negli ultimi giorni di dicembre. Sono stati raccolti 2.083 euro che saranno devoluti a quelle popolazioni così duramente colpite. Ecco l'elenco delle iniziative: Propositura euro 455 Santuario del Carmine " 420 Tavernelle " 210 Santo Stefano "

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Ricordo di Saverio e Nazzarena

Suor Maria Letizia

di Manfredo Gaggiottini

Ci sono cose al mondo molto tristi ma che nonostante tutto qualcuno deve fare, come ricordare episodi passati. Uno in particolare si riferisce al 17 febbraio 1985 dove a causa di un terribile incidente stradale persero la vita contemporaneamente due miei carissimi amici Nazzarena Chiasserini e Saverio Mariotti. Sono trascorsi 20 anni da quell’infausto giorno ma per me, come credo per tutti gli Anghiaresi che li conoscevano, sembra ieri. Un ricordo credo sia doveroso. “Il mi’ Saverio!” Da piccoli facevamo a sassate in Tralemura (un tempo era sterrata). I buchi sul capo che ci siamo fatti! Eravamo in tanti a quei tempi!!! Ho imparato a giocare a scacchi sulle scale di casa sua a Sant'Agostino con Fabrizio e molti altri. Da grandi a giocare a pallone al Campo della Fiera o all’Oratorio, col Cioni, il Venturini e il Gigli e tanti altri ancora. Insieme siamo stati chierichetti del buon Nilo Conti, Don Vittorio e Don Giulio. Per poi passare a servire alla “NENA” col Dodone e Mario; che tempi! E che micce!!! Con la maturità, la politica ci aveva diviso: io destroide, lui sinistroide .Negli anni ottanta, rinsaviti (è solo la mia scherzosa opinione), ci ritrovammo di nuovo insieme in centro!! In seguito il lavoro… quel lavoro a Roma, la capitale, che lo portarono a percorrere quella “stradaccia”, la E 45 dove ancora non c’era lo spartitraffico!!! Uno schianto frontale per colpa delle condizioni meteo avverse. “Il mi’ Saverio!” Uno dei miei più cari Amici d’infanzia, sincero, distinto, combriccolone come ogni Anghiarese verace, si è unito in un ultimo abbraccio insieme a Nazzarena, la mi’ parrucchiera, che conobbi bene quando il mio babbo “Scanapino” mise su il bar alla Via Nova e lei lavorava lì vicino. Pensate che Nazzarena doveva venire a scuola con me all’Istituto d’Arte ma scelse il lavoro. Ma il caso volle che ci ritrovassimo vicini ugualmente. Quante chiacchiere e pettegolezzi nella sua bottega; e le risate! I nostri locali erano attaccati. Avrebbe voluto tagliare per prima i capelli al mi’ Giacomino. Lo prendeva sempre in collo. Dopo alcune esperienze negative insieme, ventenni, stavano provando a ricostruirsi una vita con ottimismo. Ma Dio ha deciso diversamente preferendo portarseli via lasciando a noi il ricordo indelebile dei loro sorrisi.

Ci facciamo voce di tutta la Comunità di Tavernelle per ricordare Suor Maria Letizia, deceduta nel dicembre scorso. Sr. Maria Letizia si chiamava Ada, ma entrando in convento scelse questo nome, e potremmo dire che altro nome migliore per lei non c’era. Infatti letizia e gioia trasparivano sempre dai suoi occhi e dal suo modo di fare, con semplicità, e sempre con calore umano. In questo modo Sr. Maria Letizia ha svolto apostolato nella parrocchia di Tavernelle, prodigandosi instancabilmente soprattutto nel catechismo e nella preparazione ai Sacramenti. La ricordiamo poi volentieri nella vita del Cenacolo, dove vestiva sempre gli abiti silenziosi del servizio, della cucina o della mensa. Tutta la Comunità di Tavernelle è grata al Signore per la testimonianza che ella ci ha dato in vita, e prega affinché goda del riposo eterno. Il Gruppo Catechiste

Con questa poesia la Redazione dell’Oratorio fa i migliori auguri di una pronta guarigione ad Armando Zanchi, nostro collaboratore e poeta, dopo l’importante intervento chirurgico subito.

Viaggio di trasferta di Armando Zanchi

Dall’Aretino

noi siamo dipendenti sempre in attesa dei nuovi eventi

a questi giovani Dottori che loro combattono del cuore i malori

arrivo nel senese ed alle Scotte la vita non si arrese

cartelle di malati che ad ogni momento vengono aggiustati

Il tempo è lungo distesi nel lettino farsi coraggio con qualche ricordino

Uomini e donne tutti appaiati tra loro Dottori e tanti ammalati

Una cameretta tutta illuminata che da persone viene assaltata

Pasticche al mattino punture nella pancia ma qui nessuno di noi si sbilancia

Ricordi migliori dei giorni più cari del mio vecchio paese che si chiama Anghiari

Ventiquattro ore di vera routine donne mature e giovani ragazzine

Lì c’è Dottori infermieri e praticanti davanti a noi ne sfilan così tanti

Bottiglie di flebo vuote e piene volteggiano nelle mani di tante infermiere

In questo momento non faccio fatica ma devo operarmi per ritrovare la vita

Il loro lavoro di grande intelligenza offrono il loro tempo con grande pazienza

Verde di prato sono gli abbigliamenti c’è quello bianco di Dottori e Studenti Grande mormorio

Tutte dotate con tanta intelligenza ed il malato di tutto loro apprezza Da queste persone

Vita un po’ stanca ma mai perduta dai tanti anni che io l’ò avuta Ora sono in mano

Io sono in attesa con grande speranza di superare questo male che avanza:

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Numerosi i bambini ed i ragazzi del catechismo che hanno partecipato all’annuale viaggio premio.

La spada nella roccia Ore otto di lunedì 27 dicembre ultimo scorso: dal parcheggio del Campo della Fiera un autobus gran turismo Baschetti si prepara a partire, come ogni anno, per la consueta gita-premio per i bambini e ragazzi che hanno partecipato assiduamente alla Novena del Natale. Destinazione Siena e S. Galgano. Tanti i partecipanti, soprattutto bambini e ragazzi che vengono tenuti sotto controllo da Don Marco e da qualche adulto che è stato ben lieto di “intrufolarsi” nella allegra comitiva. Anche se il tempo non è stato clemente e non ci ha risparmiato la pioggia che è stata nostra compagna di viaggio per quasi tutto il giorno, non possiamo certo dire di esserci annoiati. Tante sono state le cose che abbiamo visto: dagli innumerevoli e straordinari presepi all’ostia miracolosa nella chiesa di S. Francesco. Nel primo pomeriggio ci siamo trasferiti, poi, a San Galgano dove abbiamo visitato la grande chiesa che eretta nel 1224 è rimasta senza tetto fin dal 1500 e quella più piccola di S. Galgano, appunto, posta in cima ad un piccolo colle e dove è gelosamente conservata la famosa “spada nella roccia”. Il bilancio di fine viaggio? Senza dubbio positivo considerato che, per tutti i partecipanti, l’importante era stare insieme ed avere a disposizione un’intera giornata durante la quale poter condividere scelte, gesti o anche, più semplicemente, ombrelli e panini. Una giornata di gioiosa condivisione alla scoperta di nuove realtà. L’esperienza, insomma, di una comunità viva che, come popolo di Dio, si sforza di esprimere concretamente la comune-unione, cercando di camminare insieme… anche sotto la pioggia!

Caro, vecchio scaldino di Franca Ciucoli

Allora unica fonte di calore in casa mia era la “cucina economica” e l’unica stanza riscaldata la cucina. Il ricordo della mia fanciullezza è legato a quella cara stufa verde bottiglia con la vaschetta laterale piena di acqua in continua ebollizione e attorno al tubo un cerchio in metallo con dei lunghi ferretti sopra ai quali calze, mutande, maglie, canovacci erano sempre ad asciugare. Accanto alla stufa, in una cassetta, pezzi di legna di quercia servivano ad alimentare il fuoco. Nonostante il suo calore, nonostante indossassi i calzettoni, la maglia “di sotto!” di lana con le maniche lunghe, la sottoveste di peloncino rasato (rosa o bianca), un vestito pesante ed un golf o una mantella di lana all’uncinetto, il freddo si faceva sentire. I geloni ai piedi e a volte anche alle mani e alle caviglie mi accompagnavano per tutto il rigido inverno. I rimedi per guarirli? Strofinamento con l’aglio o con la tintura di iodio. Tentativi inutili. Un’ora prima di coricarci mio padre preparava gli scaldini per metterli a letto: brace coperta con cenere per non avvampare le lenzuola. Il “prete” era già nel letto pronto a ricevere lo scaldino. Dopo aver indossato la camicia da notte di peloncino e le scarpette di lana, sfilavo lo scaldaletto e mi infilavo sotto il coltrone. Che piacere!!! A quel calduccio i piedi gelati si scaldavano e rannicchiata come un bimbo nel grembo materno mi addormentavo.

19 marzo, S. Giuseppe

“Le ciambelline di Gesù”

Stava tramontando il sole nel cielo infuocato di Nazaret e il bravo falegname era seduto sulla porta della sua piccola botvedere colui che si allontanava, curvo e tremante. tega, godendosi un poco di riposo. -Nemmeno un pezzetto di pane,- sospirò il falegname, ma Seduto sugli scalini vicino a lui, un bambino biondo, meravigliosamente bello, stava giocando con dei trucioli e in quel momento lo sguardo gli cadde sui trucioli e pezzetti di pezzetti di legno. Per una via piccola e contorta avanzava un legno con i quali il bambino stava giocando e gettò un grido mendicante, lacero e scarno. Arrivato davanti alla porta della di meraviglia. Non erano più trucioli e pezzetti di legno, ma piccoli pani e ciambelline, fresche e fragranti. bottega si fermò. -Gesù- balbettò Giuseppe tremante d’emozione –non sarà -Un pezzo di pane per carità!- chiese tremando e la testa lontano quel povero vecchio...! bisogna cercarlo! Chiamalo! gli calò sul petto. Giuseppe balzò in piedi e lo aiutò. E Gesù rideva nel suo radioso sorriso. -Vieni, entra e riposati un poco. Raccolse in fretta i piccoli pani, se li strinse al petto e Lo fece sedere, dandogli un bicchiere d’acqua fresca. Il pocorse in fondo alla strada, in cerca del nonno, senza nome e vero bevve avidamente, ma il viso del falegname era triste! -Purtroppo non ho che pane da darti!- disse -Maria è senza pane. Forse da questa soave leggenda dell’infanzia di Gesù hanno andata a cercare un po’ di farina, se ti fermi, ella farà subito avuto origine le frittelle di San Giuseppe che ogni anno, il un pane per te. -Grazie, debbo andare, ho ancora molta strada da fare e 19 marzo, le nostre brave donne stanno ancora facendo, per già si fa sera. Non dimenticherò mai la tua bontà falegname. ricordare le antiche tradizioni. (Da uno scritto di Piccinini, rielaborato da Angiolo Pari) Come ti chiami? -Giuseppe! Il vecchietto salutò e uscì. Si fermò un attimo ad accarezzare il bambino biondo che stava giocando. Il piccino alzò gli occhi e gli sorrise. Anche Giuseppe uscì sulla strada per 25


Un lungo elenco

Ecco un nutrito elenco di lettori che ci hanno fatto pervenire il loro contributo. Probabilmente mancherà il nome di qualche nostro lettore perché, come abbiamo detto altre volte, i tempi di registrazione a volte si allungano. I nomi sono scritti in piccolo, per questioni di spazio, ma tutti i lettori sono ben presenti a noi anche per la loro grande generosità. Un grandissimo grazie quindi a tutti voi e a quanti ci faranno pervenire il loro contributo prossimamente. Fra le offerte pervenute ricordiamo quella di Mario Brizzi di Meliciano, recentemente scomparso, che ci aveva mandato la sua offerta, come ogni anno, per sostenere il nostro giornale. Maria e Monica Cancellieri inviano la loro offerta per ricordare Roberto e Liliana Maranesi. Acquisti Giuseppe, Faggeto Acquisti Ines, Mammalucco Acquisti Meris, Infrantoio Alberti Maria Laura, Via Carmine Alberti Adriano, Monterchi Alessandrini Elisabetta, Renicci Alfonsi Angiolo, Campo fiera Antonelli Talete, Ponte Eleonora Antoniucci Paola, Via della Fossa Baggi Mario, Valealle Baglioni Enrico, Infrantoio Baglioni Romano, Ponte Piera Baldi Donatino, Casolari Balzani Adamo, Padonchia Barbieria Ottavio, Piazzetta delle legne Bartolomei Corsi Piero, Carmignano Bartolomei G. Battista, Tavernelle Bergamaschi Ezio, Libbiano Berlicchi Dino, Via Campo Fiera Bernardini Fosco, San Simone Bianchi Alfiero, Fosso Bianchi Speranza, Ponte alla Piera Bianchini Bruno, Viamaggio Bianchini Giovanni, Palazzo del Pero Bidossi Renato, Arezzo Bigioli Maria, Infrantoio Bigioli Rita, Molinbianco Boncompagni Oriana, Campo Fiera Boncompagni Silvano, Via di S. Leo Boriosi Cecilia, Crocifissino Boriosi Rosimbo, Piazzola Bozzi Lauretta e Maria, Polveriera Bozzini Tuzio, La fonte Bruschetti Francesco, Palazzo Bulletti Fosco, Terrarossa Burioni Sisto Leandro, Motina Buscosi Leoniero, Bernocca Cagnacci Giuseppe, Banchina Camaiti Derna, Poggio del Sole Camaiti Miledi, Lonate Pozzolo Cambi Franco, Via Misericordia Cambi Ruggero, Mura di sotto Canestrelli Marisa, Deposito Cangi Ottavio, Vicolo Piazzola Canicchi Maria, Mura di sopra Carria Lorella, Motina Catacchini Anna, Via Mura di sopra Ceccantini Aldo, Il Chiuso Cecconi Luciano, Infrantoio Centro Agg. Sociale, Piazza teatro Ceppodomo Cesare, Borgo Croce Cesari Roberto, Casale Checcaglini Enzo, Piazzola Checcaglini Maurizio, Poggio del Sole Cherici Silvana, Campo Fiera Chiasserini Vera, Borgo della Croce Chiasserini Vilmo, Bagno a Ripoli Chieli Eugenia, Infrantoio

Chimenti Anna Maria, Fonaco Cipriani Dori Irene, Bucacce Cirri Beatrice, Catigliano Citernesi Gianfranco, Bernocca Coleschi Orlando, Ponte Piera Comanducci Benedetto, Cicogna Comanducci Cesare, Campo Fiera Comanducci Luigina, Ponte Piera Comanducci Santi, Intoppo Confraternita Misericordia, Anghiari Conti Quieti A. Maria, Monterchi Corsi Dino, Via di San Leo Cristini Francesco, Arezzo Del Barba Angiolo, Palazza Del Pia Annunziata, Sansepolcro Del Pianta Fabio, Bucacce Del Sere Assunta, Mura di sopra Del Sere Giorgio, Sansepolcro Del Sere Santino, Casanova Del Sere Secondo, Campo Fiera Del Sere Walter, Poggiolino alto Dragonetti Vladimiro, San Remo Di Lauro Laura, Giardinella Donati Sarti Cesarina, Serafino Donati Sarti don Vasco, Le Ville Dragoni Ernesto e Meri, Croce Ducci Mariella, Tavernelle Elisei Domenico, San Leo Erboristeria di Anghiari, La fonte Fabiani Maria, Via del Teatro Ferrini Santino, Campo Fiera Ferrini Tullio, Ponte alla Piera Floridi Fulvio, Borgo della Croce Fontana Giuseppe, La Stazione Fornacini Mario, Giardinella Fornacini Raul, Campo fiera Fragai Massimo, Bagnolo Franceschi Ilvia, Borgo della Croce Franchini Marisa, La Stazione Una persona Gamberonci Mario, Busto Arsizio Gattari Pietro, Bucacce Gelsumini Marcello, Campo Fiera Gennari Rosa, Infrantoio Ghignoni Marcella, Renicci Giabbanelli Grazia, Borgo della Croce Giabbanelli Igino, Terrato Giabbanelli Pietro, Arezzo Giornelli Clara, Intoppo Giorni Giuseppe, Via Volta Giovagnini Gino, Via dei Tintori Goretti Odilio, Sansepolcro Graziotti Angelo, Giardinella Guadagni Claudia, Borgo Croce Guadagni Eugenio, Tavernelle Guadagni Pasquale, Le Bertine Guerri Turiddo, Campo Fiera Guiducci Anna Maria, Arezzo Guiducci Gilberto, Arezzo Guiducci Mario, Via Palombini

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Guiducci Rosita, Terrato Giorni Franco, Scarpaia Lapini Fausta, Ravenna Lazzari Giuliana, S. Stefano Lazzerini Fabrizio, I fabbri Leonardi Carla, Torre Pedrera Leonardi Guido, Corte Leonardi Velma, Prato Loddi Tullio e Lina, Via Carmine Lodovici Gastone, Bozia Lodovici Manola, Bozia Lombardi Marco, Monte Lombardi Sergio, Borghetto Madiai Angiolo, Polveriera Magi Cesarina, Val della Pieve Magri Nella, Motina Mammini Mari Graziella, Caldesi Mammoli Alfredo, Bagnolo Manenti Alberto, Casanova Mari Marcella, Campo alla Fiera Mariani Mario, Bagnolo Mariotti Mario, San Remo Mariotti Nada, Bucacce Martini Claudio, Deposito Marzi Anna e Valeria, La Pesa Marzi Vito, Ponte alla Piera Mealli M. Cristina, Scandicci Medici Giorgio, Monterchi Mencarini Adelmo, Motina Mercati Teresa, La Stazione Merendelli Rosanna, Vergone Minelli Tersilia, Bucacce Mondanelli Ovidio, Giardinella Mondani Mariella, Firenze Mondani Pietro, La Calla Nevistreli Angiolo, Tavernelle Omarini Rossano, Tavernelle Ottobri Giovanna, Calenzano Paccassoni M. Vittoria, Piazz. Croce Pacini Linda, Via della Fossa Pacini Margherita, Tavernelle Paletti Fernando, Poggiolo Pallini Ezio, Palazzolo Pancioni Maria Rosa, Via di S. Leo Panichi Paola, S.Agostino Papini Benedetto, Campo Fiera Parlanti Guglielma, Ravenna Pernici Ermindo, Ponte Carletto Pierantoni Valentina, Fosso Piomboni Orlando, Via del Carmine Poggini Carla, Ponte dei Sospiri Poggini Mario, San Leo Poggini Vilmo, Casalanda Polcri Orlando, Via Carmine Polverini Anna, Borgo della Croce Polverini Elda, Sansepolcro Polverini Liana, Bernocca Primitivi Elena, Borghetto di sotto Razzoli Luigi, Torchiale

Redenti Mario, Giardinella Ristorante Nena, Borgo della Croce Rosadi Emanuela, Le Ville Rosadi Osvaldo, Ponte alla Piera Roselli Angiolino, Cordoni Rossi Andrea, Molindagnolo Rossi Piero, Ponte alla Fiera Rossi Silvano, Carboncione Ruggeri Agostino, Polveriera Ruggeri don Arialdo, Ca’ Raffaello Ruggeri Rina, Via della Tomba Ruggeri Sirio, Via del Carmine Ruti Magda, La Banca Santi Amerigo, Tavernelle Santi Nelly, Piazzola Santini Nevio, Vicchio Sassolini Livio, C. di Castello Sbragi Fernando, Invidiosa Scapecchi Vittorio, Monterchi Scartoni Ivo, Via di Pino Selvi Gualtiero, Le Ville Selvi Olga, Viale Stazione Senesi Fortunato, Intoppo Serafini Alvara, Via della Chiesa Smacchia Vittorio, Pocaia Sperry W., Casale Staccini Erminio, Borghetto di sopra Staccini Maricla, Sansepolcro Tanfi Faliera, Mura di sopra Tanguenza Carla, Molinbianco Tavernelli Carlo, Tavernelle Testerini Franco e Iride, Via Libbia Tizzi Fiorenzo, Via Nova Tizzi Nello, Tavernelle Tognetti Aldo, Pisa Torelli Dario, Viaio Tortori Amedeo, Molinello Ulivi Lamberto, Tavarnuzze Una persona Valbonetti Simona , Maccarino Ricci Remo e Rosa, Borgo Croce Vasconcellos Teresa, Portogallo Vellati Veniero, Via Guerri Vellati Vesta, Fosso Venturi Delfo, Casaccia Verdinelli Osvaldo, Monterchi Vichi Angiolino, La Calla Zanchi Armando, Arezzo Zanchi Bruno, Sant’Agostino Zanchi Lotta, Via Nova Zanchi Mario, San Giuliano Zanchi Primo, Fosso Zanelli Pamela, Ghetto San Leo Zineddu Antonio, Infrantoio Zoi Marcella, Montecarlo


Il Gruppo Sportivo FRATRES Dynamis Bike si racconta… Durante le festività di fine anno, abbiamo incontrato il capitano del Gruppo Sportivo Dynamis FRATRES Bike di Anghiari, Vittorio Bivignani, a cui abbiamo posto alcune domande. Il vostro Gruppo Sportivo è presente ormai da alcuni anni ad Anghiari. Quante persone ne fanno parte? Attualmente sono circa più di 50 i tesserati della nostra associazione, anche se non tutti però praticano attività sportiva continuamente. Siamo alla fine dell’anno. Tempo di bilanci. Quanti e quali vittorie o sconfitte è doveroso ricordare? Dobbiamo precisare che più di vittorie o sconfitte è opportuno parlare di partecipazione a manifestazioni, anche importanti. In una gara a livello nazionale dove partecipano 3000 o più concorrenti tra i quali numerosi professionisti, uno dei nostri obiettivi è quello di far vedere che anche un gruppo piccolo come il nostro è presente

FRATRES, quale collegamento vi unisce? Noi siamo uno dei tre gruppi sportivi del Gruppo Donatori Sangue FRATRES di Anghiari. Grazie alla disponibilità del presidente Pietro Ganganelli ogni anno i Donatori elargiscono un cospicuo sostentamento al nostro gruppo. Sono già due anni che si accollano l’onere delle nuove divise, e un ringraziamento mi sembra quantomeno doveroso.

a queste manifestazioni. È importante per noi e per tutto il paese di Anghiari. Alcune tra le più importanti manifestazioni sportive di quest’anno a cui avete partecipato come gruppo? Segnaliamo il campionato di Romagna mountain-bike, una gran fondo su strada che ha visto nel podio al primo e secondo posto due nostri corridori: Daniele Fontana e Alessio Chiarini. Poi la “nove colli” di circa 210 km, il premio San Marino di 180 km, la Milano - Sanremo di circa 280 km, la Freccia dei due mari (da Rimini a Viareggio) di 320 km. Quest’anno inoltre possiamo annoverare anche la partecipazione alla famosa Parigi - Roubaix, una gara a livello internazionale di circa 260 km. Queste le più importanti a livello agonistico, anche se poi partecipiamo a numerosi altri raduni, uno dei quali svolto a Gaiole in Chianti, l’”Eroica”: un raduno con biciclette dei primi del 900 con relativi costumi d’epoca, quindi senza divise. Ha parlato Nella Nella foto in di altodivise. il gruppo in vostra è evidente stemma versione '800 e, quilo a destra, il

Quindi il vostro Gruppo si apre attivamente alla realtà di Anghiari? Certo, non poteva essere diversamente. Con il gruppo dei Donatori organizziamo un raduno nel giorno della festa estiva del donatore, in luglio. Poi c’è quello organizzato per la festa dei bringoli in novembre, e infine la gara di mountain-bike nel centro storico di Anghiari, che sta ottenendo un crescente interesse a livello provinciale.

gruppo Dinamys al completo.

si alzava con il vessillo da vincitore

di Armando Zanchi

Tutto il tuo amore acerbo di piccola quindicenne ancora all’oscuro di amori fatali Tutto tu dasti all’amore prepotente ingannata dall’amore di un parente Quante lusinghe

Bruto terribile padre di due figli voleva troncare con te darti dei consigli

e tu gli hai creduto ma mai pensavi di avere con te un bruto

Ma tu piccola giovane colpita al cuore e nell’amore non volevi riconoscerne la ragione

Il tuo giovane corpo dove il Bruto si è sfamato ora giace lì a terra tutto insanguinato Chi mai armò questa mano assassina di quella pietra a terra lì vicina Quando quell’uomo sazio del tuo amore

Per finire? Un invito ai giovani e agli appassionati di bicicletta, da strada o montagna, ad unirsi al gruppo. Anche in questo anno numerosi giovani sono entrati a far parte. È un modo come un altro di condividere la stessa passione per la bici, oltre che andare insieme a gare o manifestazioni. Chi è interessato può contattare il nostro presidente Fabrizio Graziotti (Iccio). Abi

E poi l’impegno in solidarietà… Da due anni a questa parte siamo

In ricordo della Giusy di Manfredonia, la quindicenne assassinata Piccola giovane donna che un uomo hai adorato dentro di lui un mostro che ti à assassinato

soliti organizzare un veglione di beneficenza, “un veglione per un amico” il cui ricavato è sempre destinato a situazioni bisognose del nostro comune. Anche quest’anno è in programma, e l’invito è rivolto come sempre a tutti.

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La rabbia riempì i vostri corpi nella difesa che furono dei rapporti Tu troppo giovane

e forse invaghita da quell’amore che da piccola rapita Quel piccolo dono che natura ti fece mostrato a quell’uomo che con durezza prese I tuoi caldi passi spinti dal desiderio avere in quell’uomo un amore vero Foste ingannata gridasti al tradimento questo tuo amore vicino al fallimento:


Anghiari mio paese nativo

ovvero i drammi, i sogni, il lavoro e le tante fatiche dei vecchi anghiaresi dal '900 in poi - di Armando Zanchi - illustrazioni di AR

Bar e caffè del vecchio Anghiari, con i suoi padroni, con tanto di soprannome, specie il Leonardi detto Ninnio. Se specialmente gli arrivava un cliente campagnolo, che gli chiedeva il caffè, lui gli poneva nel banco un bicchiere di vino. Questo reclamava il caffè e lui gli rispondeva, o questo o niente, o fuori dal Bar. Io non capisco il perché di quel modo di fare, forse pensava di farsi propaganda, per acquistare clienti più genuini. Il suo Bar si trovava in fondo a piazza Garibaldi vicino al tabacchino. Questo suo modo di servire i clienti, perché sempre attillato, con tovagliolo sopra la spalla, da vero servitore del popolo, ma lo faceva per fare la macchietta da vero attore da Teatro. Altro caffè quello del Sensi (Tremendo) il quale si trovava all’inizio del Terrato, dove la strada ci riporta fuori dal paese, sulla circonvallazione. Altro Bar quello della Libera Acquisti, ora in mano alla Maria del Tanfi, ma prima di lei vi lavorò Menchino Zanchi (Lampino) e dopo ancora il Chieli Alfredo (Chiodo) con il suo modo da buontempone. Gli si presentò il Del Sere Luigi, che abitava a quei tempi a Torchiale e faceva il sensale, cioè il mediatore per comprare il Bestiame. Dunque si presentò al Caffè dicendogli: padron Chieli (allora dire padrone era di moda) me lo daresti un Sassolino, che era una specie di liquore. Ed il barista ridendo maestosamente: Con quella bocca che tu ài, altro che Sassolino, ma ti ci vuole un mattone! Altro ritrovo abituale era la Locanda del Graziotti (Botolone). Il suo locale si trovava in fondo alla piazza, dove adesso à l’ufficio Paolo Alberti. Lì dopo il servizio Bar, il mercoledì, veniva usato come locanda, per i cittadini che venivano di fuori dal paese. Altro caffè era l’Appennino, quello condotto dal Padre della Nena, ed anche questo si esibiva come Bar e Locanda e questo si trovava a metà strada della Croce, in prossimità dove adesso è l’Ambulatorio del Dottor Martini. Un altro Caffè più economico era quello de l’Armida di Aglio, che si trovava in piazza Sant’Agostino, dove adesso c’è

la stanza dei custodi del Museo. Poi di fronte a questo luogo vi era il Caffè della Gabellini Lina dove adesso si trova l’ufficio di vendita del Palazzo Marzocco. E dopo ancora altro Caffè, quello della Fedora in Tralemura ed in più quello della Cooperativa con al banco Primodo Cacioli e poi venne prelevato da Angiolino Alfonsi (Fabocchio) piccolo locale ma sempre pieno, come lo era quello della Fedora in Tralemura. Buona aria e buon vino, a quei tempi non mancavano i bevitori, non vi era altro in cui passare il tempo. Poi nel dopoguerra, venne installato prima il bar del Teatro, con Vezio Ghignoni, con Bar e gelateria, ma prima del Bar vi era stata una carrozzeria del Masi. Il Ghignoni lasciò questo posto, per trasferirsi al suo casamento, al lato opposto della piazza, dove la strada corre verso la Bozia, dove adesso vi è il negozio di pasta fresca, della Nicoletta e Sonia ed il garage del Ghignoni. Gli alimentari, i tanti negozi sparsi un po’ dappertutto. Il più fuori mano era quello di Settimio Bonarini, padre di Francesco, il quale si trovava in fondo alla via del Terrato, dopo il Lanificio Busatti ma dal lato opposto, tra l’officina Giorni ed il magazzino del Nespoli. Poi in fondo alla piazza, il vecchio Cencio, il suo negozio si trovava, dove è rinchiuso il materiale di antiquariato della Poggini, nel lato sinistro di Piazza Baldaccio, proprio di fronte al Bar del Guelfi. Poi dove adesso c’è le Guardie Comunali, una volta l’ufficio dei Dazi, appena sotto casa di Ennio Meozzi, vi era il negozio di alimentari di suo padre e di sua madre anche questo usufruito a magazzino per i soliti Poggini ma una volta vi era una ferramenta della Cooperativa. Un altro negozio quello del Ghignoni (Fichino) che si trovava in piazza Baldaccio, dove ora vi è il negozio di fiori della Mirella, più in alto verso il centro del paese, in via Garibaldi, vi era il negozio di Bruno Fastacchini detto il Romano, dove adesso vi è i mobili antichi del Calli in esposizione. Un altro vecchio personaggio Anghiarese che non va dimenticato, il vecchio Canicchi ed il figlio28 Libero, veri aggiusta-

tori di strumenti musicali e fabbricatori di nuovi che poi in un’altra era passarono nelle mani di Santino di Berto e poi per la fine al Gabellini. Questo negozio si trovava dove adesso vi è il Bar del Piomboni e a sua volta prima del Bar è stato un deposito di materiale edile del Nespoli Gaetano e del figlio Beppino. La Cooperativa aveva anche un negozio di alimentari nella piazzetta della Fonte, vicino al negozio di Gastone Bozzini, mandato avanti per molto tempo dalla Serenella e dalla Elia. Poi con l’avvento dei Supermercati, tutto è crollato e la Cooperativa svanita nel nulla come un fantasma senza ritorno lasciando a secco anche i tanti soci tra i quali anche mio padre. Le nostre care trattorie ad Anghiari. Le più rinomate di certo furono quelle del Cantinone e l’Appennino della Nena e del Graziotti. Due ancora resistono nel tempo ma quella del Graziotti è sparita come è sparita quella di Acquisto Acquisti tra le due Porte, all’ingresso verso il paese vecchio che poi per diverso tempo passò nelle mani del Merendelli detto Giubbone, aiutato dai suoi famigliari, ora usato come magazzino di pentole o altre mercerie. Le vere storie di queste Osterie, dove il Mercoledì vi era la raccolta di gente per sentire quelle tante cantate, in ottava rima tra il Pecoraino, il Cannone ed a volte anche il Benigni, quello della vita è bella e veniva insieme con un altro cantatore di Arezzo, come faceva di sovente, anche alle feste de l’Unità. La vita era bella, ma la miseria che svolazzava per Anghiari, ancora più bella, che nemmeno lui se la sognava.


All’improvviso di Maria Pia Fabiani

All’improvviso compii gli ottant’anni ma stavo bene e non ci feci caso. Passato qualche mese... dieci, venti... ed ecco all’improvviso, facendo il conto con il calendario, scopro con meraviglia che tra poco finisco ottantanove “primavere” ed entro nei tantissimi “novanta”. E mentre io, distratta e smemorata, pensavo a mio marito che sfiora il centenario, noto la casa piena delle mie utili e graditissime raccolte. Ma chi “raccoglierà”? Chi vorrà i fili, i miei nastri, le trine, i miei bottoni, gli elastici, le lane, gli uncinetti, i mie ferri da calza che tutti mi hanno dato tanta gioia e la soddisfazione di saper fare da me tutto quel che volevo, rendendomi le cose assai più care di quelle che compravo? Nei tempi andati spesso riflettevo che forse gli ultimi anni della vita li avrei trascorsi tristemente sola. Ma ora che non mancano i malanni penso e sorrido: “forse è mio marito che passerà da solo i suoi cent’anni.” 30 dicembre 2004

Mentre andiamo in macchina è sopravvenuta la morte di Domiziano Giabbanelli. La Redazione è vicina alla moglie, signora Maria Pia, nostra collaboratrice e alla famiglia e ricorda Domiziano ai tanti che l’hanno conosciuto.

Centro di Ascolto - Dlin, Dlon!- Sono le nove di sera, suonano alla porta. - Benvenuti ! Accomodatevi vicino al fuoco, fa molto freddo stasera. - Come va? E i ragazzi? - Bene, loro studiano. - E il lavoro? - C’è sempre un po’ di crisi, ma speriamo in una ripresa. - Aspettiamo ancora un po’, alcuni devono ancora arrivare, qualcun altro si è scusato perché proprio oggi spezzava il maiale. - Anche mia moglie sarebbe venuta, ma è tornata tardissimo da un corso di aggiornamento, sarà per la prossima volta. - Eh! Si, il lavoro, i figli impegnano molto e c’è sempre meno tempo, ma credo sia importante poter fermarsi un po’ a riflettere e magari insieme. Un normale dialogo fra amici una sera d’inverno, ma c’è un motivo in più. - Assaggiamo un po’ di dolce e un vinsanto, intanto che distribuisco i foglietti? - “Vi ringrazio di aver accettato l’invito…” Certo ci sembra a tutti un po’ strano, perché è la prima esperienza nella nostra parrocchia. Si chiama “ Centro di ascolto: Ci si riunisce tra famiglie di amici, conoscenti o vicini per condividere e parlare dei temi della fede. Nessuno insegna, ci confrontiamo sulla parola di Dio, su una traccia di riflessione già preparata. Che siamo praticanti o no, più o meno ignoranti della Sacra Scrittura

non importa, se crediamo nell’azione dello Spirito Santo anche eventuali dubbi non sono un problema e potranno essere poi girati agli “esperti” (Sacerdoti, diacono). Il primo tema scaturisce dal brano Evangelico “Le tentazioni di Gesù”. Seguiamo come scolaretti il percorso del foglietto, inevitabilmente emergono le nostre esperienze personali, anche se un po’ timidamente, ma la spontaneità crea una piacevole conversazione amicale e inaspettatamente ci troviamo a parlare di Gesù Cristo calato nella nostra realtà di tutti i giorni, come non avremmo mai pensato di fare. Ci salutiamo dopo aver recitato il Padre Nostro tenendoci per mano. Non è un esperienza isolata, in tutta la diocesi tante parrocchie già lo fanno da anni, adesso anche noi seguiamo le indicazioni del “ Piano Pastorale”, che invita a riscoprire la famiglia, come luogo primario di trasmissione della fede. Tutti possiamo partecipare a questa esperienza vincendo le nostre paure e pregiudizi. Ciò che serve è solo la disponibilità e riceveremo molto di più in cambio. Chi è disponibile ad accogliere o anche solo a partecipare ad un centro di ascolto può rivolgersi in parrocchia. Attraverso la condivisione e la gioia dell’amicizia scopriremo un’occasione molto utile alla nostra vita.

Presepi A Tavernelle ideatore è stato Massimo Fragai, del Bagnolo, coadiuvato dal figlio Marco, Matteo Giorni, Samuele Rossi, Alessio Piomboni e Nicola Natalini. Ad Anghiari le direttive sono state date da Piero Lega che ha realizzato una inconsueta scenografia. Luca Bozzini, Alessandro casacci e Cesare Ganganelli hanno dato una mano. A Toppole Mirco Meozzi è stato il fautore della realizzazione del presepio ma anche in tutte le altre nostre chiese volontari disponibili e con inventiva hanno fatto sì che questa nostra bella tradizione non finisse. A tutti voi il nostro grazie!

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Fatti di casa nostra: Il Ceppo e dintorni ovvero la pagina di Walter Del Sere

24 dicembre. Il Ceppo in Piazza. Centinaia

tra bambini e genitori sono venuti a festeggiare la tradizionale festa della pro loco che prevede il regalo di libri a tutti i giovani e giovanissimi. Quanti di loro hanno dovuto zigzagare tra auto impazzite che non hanno smesso di entrare e uscire dalla piazza neanche per quei 15 minuti che i tanti babbi natale del moto club Il ferraccio erano intenti a regalare dolciumi ai bambini? Tanti, troppi. Ma tutta questa frenesia dove ci porterà? E (scoramento finale) che senso ha fare il Ceppo in Piazza a dispetto di tutti? Meglio andare da qualche altra parte, come hanno fatto alcuni genitori trascinando i propri figli al Borgo dove se non altro in Piazza Torre di Berta non correvano il rischio di venire falciati da automobilisti frenetici.

Ultimo dell’anno o giù di lì. Passeggiando nel centro storico. L’ingresso alla Chiesa della Propositura non è più ostruito da auto perennemente in sosta. Bravi. Un po’ di senso civico non guasta. Ma non è così. C’è la striscia bianco-rossa di plastica con foglietto che annuncia “Distacco di intonaci dalla facciata della Chiesa”. Ecco spiegato l’inusuale rispetto per la Chiesa maggiore di Anghiari. Anche se è una bugia (ma quando è a fin di bene va bene) esorterei i prelati di Anghiari a mettere segnalazioni di pericolo davanti a tutte le chiese paesane per consentire almeno ai fedeli di entrare nei luoghi di culto senza dovere zigzagare tra le auto. Il Fosso pieno di macchine - Ma vi pare che la dritta e ripida via di accesso alla Chiesa della Propositura sia invasa 24 ore su 24 da auto in sosta? Basterebbe riservare alcuni parcheggi di via della Propositura ai residenti per liberare dalle scatole di metallo una strada scenografica dove parcheggiare risulta altresì pericoloso. O no? Ruga di San Martino - Non parliamo più di quell’auten-

tico bubbone (camera a gas) che è il Corso Matteotti utilizzato da mane a sera come scorciatoia automobilistica per arrivare alla strada per Sansepolcro. Dite che sono troppo severo con queste affermazioni? Affacciatevi dal Palterre tra le 9 e le 10 della mattina e guardate che succede quando per poco più di 2 minuti il camioncino scarica pacchi di riviste a Tommaso fermandosi in mezzo a Corso Matteotti. Bene, anzi male, si creano colonne lunghissime di auto e camioncini, ingorghi da Piazza Baldaccio e dalle Logge e, dopo non più di 25 secondi, inizia il concerto di clacson.

La Zona a Traffico Limitato nel centro storico

- Finché c’erano le Guardie Padane (appellativo con il quale fu- 30

rono battezzati gli agenti di polizia privata) che sorvegliavano, andava tutto bene. Da qualche mese, visto che le guardie padane sono state rimosse dall’incarico, tutti entrano e parcheggiano dove più gli piace. Anche Piazza S. Agostino (l’unica isola che si stava salvando) è a rischio. Ma alla fine tutto questo bailamme (anarchia) a chi giova? Ai commercianti? Non credo. Ai cittadini ? No. All’immagine di Anghiari borgo più bello d’Italia o bandiera arancione per cui centinaia di persone da tutta Italia sono venute a sciamare qui da noi tra Natale e la Befana? Li avete visti quanti gruppi di turisti sono apparsi ad Anghiari? Quasi tutti erano qui perché del nostro paese se ne parla, se ne scrive (e bene) a tutti i livelli. E poi per Capodanno se qualcuno ha voluto bere un caffè ha dovuto aspettare le ore 16 visto che per tutta la mattina e il primo pomeriggio tutti i bar del centro paesano erano irrimediabilmente chiusi. Domando e chiudo: ma ‘ndo se vòle andère?

I suggerimenti degli altri - Visto che due soldi si trovano sempre anche per spenderli (a volte) malamente, perché non si pensa di spostare dall’altra parte della carreggiata quella fila di lampioni della pubblica illuminazione che impediscono a coloro che provengono da Mezzavia di godersi la suggestiva visione di Anghiari Vecchio by night? Fateci caso quando venite su dal Borgo. Quando si arriva all’altezza della maestà delle forche quei 12 antennoni di luce al neon impediscono di vedere il centro storico. È vero che all’epoca chi di dovere poteva (con un po’di licchelocche) prevederne la sistemazione dall’altra parte (quella lato ex Soldini). Ma se non l’hanno fatto, non è comunque mai troppo tardi per intervenire. Va beh, risalterà ancor di più la non eccelsa stazza cementizia dell’albergo (a proposito il prossimo anno illuminatelo con più gusto), ma se non altro il caldo colore arancione con il quale escono mirabilmente fuori i volumi dei palazzi del borgo antico sarà gioia per gli occhi. La Maddalena Senesi è il nuovo Presidente della Comunità Montana Valtiberina Toscana - A mio avviso è un’investitura da salutare con affetto perché: 1) È una donna (e si sa che a parte le tante chiacchiere sulle pari opportunità le donne in politica sono enormemente in misura inferiore rispetto ai maschietti). 2) È di Anghiari o, meglio, non è di Sansepolcro e non lo dico per spirito di campanile ma perché è un elemento di discontinuità rispetto al passato che ha visto sempre esponenti biturgensi alla guida dell’unione dei comuni montani. Lo dice la parola stessa...! 3) E poi perché (a scanso di equivoci) ne apprezzo da sempre le qualità umane e professionali. È stata eletta il 16 dicembre 2004. Buon lavoro.


CRONAC HETTA

Mese di Dicembre 2004 Mercoledì 1. Oggi, dopo tanto tempo, è arrivata una lettera di Antoni dalla Polonia. Giovedì 2. Oggi è morta Ines Taddei vedova Rossi. Aveva 90 anni ed abitava a Tavernelle, vicino alla Doretta. Sabato 4. Iersera ho fatto la “pulenda” di castagne con la farina del Boldrini. M’è venuta proprio buona! Domenica 5. Oggi è nata Serena Merendelli di Giuseppe e Sara Camaiti. La sua famiglia abita a Verticale. Martedì 7. Oggi doveva essere mercato invece non c’era un banco. Mercoledì 8. Oggi è morta suor Maria Letizia del Cenacolo di Montauto. Si chiamava Ada Frare, aveva 81 anni ed era originaria di Mareno di Piave, in provincia di Treviso. * Stasera nella chiesa della Croce abbiamo presentato il Calendario dell’Oratorio per il 2005. Giovedì 9. Ho visto che hanno portato l’albero di Natale in piazza. Sabato 11. Oggi è nata Michelle Bruni di Michele e Francesca Venturini. La sua famiglia abita alla Stazione e il suo babbo restaura i mobili antichi. Martedì 14. S’è sparsa la voce che hanno messo un autovelox in fondo alla Croce. Mercoledì 15. Oggi è nato Filippo Manenti di Michele e Barbara Comanducci. La sua famiglia abita al Campo della Fiera. A S. Stefano hanno già cominciato a preparare il presepe. Domenica 19. Oggi verso le due ha cominciato a venire delle caluvie di neve. Lunedì 20. Oggi è nata Monica Senesi di Luca e Serena Alunno Piergentili. La sua famiglia abita all’Intoppo e il suo babbo fa il meccanico. Sabato 25. Oggi è nato Cosimo Alessandri di Danilo e Laura Panichi. La sua famiglia abita a Tavernelle. Oggi, mentre andavo al Borgo, poco prima di Santa Fiora ho visto un’aquila appollaiata in cima a un palo del telefono. Domenica 26. Stamani sono andato alla Messa al Carmine che c’era il funerale del Gabrio. Molta gente è dovuta rimanere fuori che non c’era posto dentro. Giovedì 30. Oggi è nata Claudia Operanti di Claudio e Stefania Rossi. La sua famiglia abita a La casa di Tavernelle. Venerdì 31. Oggi era l’ultimo dell’anno ma per la grande tragedia successa nel sud-est asiatico i botti sono stati limitati.

dei fatti più strani, più importanti o più semplici, avvenuti ad Anghiari e narrati da me Anghiarino Anghiarese. Giovedì 11 novembre 2003 è morto Vittorio Bilancetti di anni 80. Abitava in Argentina ma ha sempre i parenti ad Anghiari.

Mese di Novembre 2004

Lunedì 1. Don Jean oggi ha celebrato la Messa nella cappella del cimitero per ricordare i defunti. Martedì 2. Oggi è nato Pietro Walters di Claude Harvey e Sabrina Serafini. La sua famiglia abita a Verazzano. Giovedì 4. Oggi è nato David Meoni di Massimiliano e Yuliya Malchenko. La sua famiglia abita in Germania ma sono di origine anghiarese. Sabato 6. Oggi è morta Assunta Micanti in Rossi di anni 56. Abitava per la via di San Leo. Lunedì 8. Stamani era un gran freddo, poi ho visto che i monti sopra il Borgo erano coperti di neve. Dice che la neve sia caduta anche a Caprese. Martedì 9. Oggi è nato Ardi Sabani di Arben e Haxhere Krasniqi. La sua famiglia abita in via del Teatro. Mercoledì 10. Mi sa che ha piovuto tutta la notte e anche oggi non ha fatto altro. Sabato 13. Oggi è nato Adam Fakiri di Mohamed e Farida Radi. La sua famiglia abita vicino alla Fonte. Domenica 14. Anche oggi c’era la festa dei bringoli ma il tempo è stato cattivo. Domenica 21. Stamani in piazza c’era un gran freddo e in Comune c’era l’incontro con la cittadina di Vladimir. * Oggi è morta Beatrice Bengasi di anni 93, abitava a San Leo. Mercoledì 24. Stamani ho visto “Donna Beppa” dei Renicci che aspettava che la posta aprisse. * Oggi è morto Giovanni Soppelsa di anni 62. Abitava a Tavernelle e sua figlia ha il bar del Teatro. Venerdì 26. Oggi è nata Elena De Luca di Beniamino e Stefania Nataloni. La sua famiglia abita vicino a Bicecco. Domenica 28. Con mia moglie oggi sono andato alla Messa alla Badia che oggi c’era la festa della Misericordia. Hanno distribuito anche i panini benedetti.

La vignetta di Scacciapensieri:

Giovani moderni!

Gli abitanti di Anghiari al 31 dicembre 2004 erano:

5.887 divisi in 2.247 famiglie. Le donne, come sempre, sono in maggioranza e sono 3.009 mentre i maschi sono 2.878.

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Questo giornale lo potrete trovate su Internet Siamo ospiti nello spazio della Banca di Anghiari e Stia: www.bancadianghiariestia.it Lì potrete trovare il collegamento con il nostro giornale oppure andarci direttamente: www.bancadianghiariestia.it/oratorio/index.html Scrivete a: emmedipi@interfree.it per i vostri scritti Oratorio di Anghiari - 52031 ANGHIARI

BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE Ricordiamo che da giovedì 10 febbraio 2005 inizierà la benedizione delle famiglie. L'itinerario sarà il consueto, e gli orari dettagliati li troverete nelle chiese ove saranno affissi gli avvisi.

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2005-1 Oratorio di Anghiari  

PERIODICO DEL VICARIATO DI ANGHIARI E MONTERCHI Poste Italiane S.p.A. - Sped. in A.P. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, c...

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