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Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente. Indro Montanelli

Via la Gori dai nostri territori ma ad una condizione E’ ormai diventata una triste prassi quella secondo cui diversi comuni dei Monti Lattari siano ripetutamente sprovvisti dell’adeguata copertura idrica. L’ultimo caso in ordine di tempo si è verificato lo scorso 5 marzo: infatti, in gran parte del comune di Casola e a Lettere, nelle località Salette e Pagliano, la rete idrica è stata di colpo interrotta senza alcun preavviso. Quest’episodio è l’ultimo di una lunga serie di disagi che ha avuto come effetto immediato quello di limitare e di molto i bisogni dei cittadini. La questione è assai complessa e merita, seppur brevemente, una sintesi. L’approvvigionamento idrico delle comunità dei Lattari è assicurato dalla condotta acquifera 850, che trasporta l’acqua ai seguenti comuni: Casola, Gragnano, Lettere, Pimonte, Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità. Tuttavia, la suddetta condotta, realizzata con materiali vecchi ed usurati, è soggetta spesso a perdite e a disfunzioni di ogni tipo. Almeno formalmente, l’efficace funzionamento della rete idrica 850 è di competenza regionale. Benché i sindaci dei comuni interessati abbiano più volte sollecitato i vertici regionali per risolvere il problema, ultimo in ordine di tempo il tavolo tenutosi

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Scavi di Pompei: una vergogna per tutta Italia > pag 4


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L’EDITORIALE

il 28 giugno 2013 tra i tecnici della Regione e i sindaci, a distanza di un anno lo stallo permane. Questo perché, per il caso specifico, è richiesta una costruzione ex novo delle tubature della rete 850, per la quale, manco a dirlo, mancano i fondi. Nel frattempo, tra perdite d’acqua e il malessere crescente dei cittadini, la Regione si arrangia come meglio può: ovvero richiedendo il pronto intervento della GORI alla quale,

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come è noto, spetta solo la gestione della rete idrica e non il corretto funzionamento delle strutture. Capirete da voi che è questione di lana caprina, dal momento che gestire l’acqua, e farlo nel miglior modo possibile, richiede anche un’ottimale gestione di condutture, pozzi e acquedotti. In altre parole, di tutte quelle strutture la cui efficienza sulla carta spetterebbe al controllo regionale. E questo spiega perché,

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e da tempo, comitati e gente comune ha avviato una serie di iniziative volte all’esautoramento dell’azienda chiamata a gestire le acque sul nostro territorio. Un fiume civile in piena che sta crescendo sempre di più, e con forza maggiore in quei comuni principalmente interessati dalle mancanze croniche degli interventi. Quello che i cittadini chiedono è di arrivare a una ripubblicizzazione della gestione idrica da affidare nuovamente ai comuni. Ma ad una condizione però: quella di assicurare trasparenza e persone qualificate nella sua gestione. Altrimenti, si ritornerà inevitabilmente alla realtà delle municipalizzate e agli scompensi che esse hanno prodotte. Trasparenza, competenza ma soprattutto ammodernamento di un’infrastruttura idrica obsoleta che sia capace di sostenere il fabbisogno idrico delle nostre popolazioni. Ma i controlli continuano a latitare e puntualmente si rinnovano le solite problematiche intorno all’acqua che sembrano riportarci indietro con la memoria, a quando, nei nostri paesi appena usciti dalla guerra, l’acqua si andava a riempire con i secchi facendo la fila dinanzi alle fontanelle delle piazze. Angelo Mascolo

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VITA DI DIOCESI

Papa Francesco:“La povertà di Cristo è il prendere su di sé le nostre debolezze” Cari fratelli e sorelle, in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9).L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico? Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità,

desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi

del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2). Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? […] La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. […] Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29). Per consultare in versione integrale del messaggio di Papa Francesco, visita il sito della nostra diocesi www.diocesisorrentocmare.it

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CULTURA

Scavi di Pompei: una vergogna per tutta Italia Non si arresta la conta dei danni agli scavi di Pompei. Tre crolli in soli tre giorni. Dalla spalletta del quarto arco sottostante il tempio di Venere si staccano delle pietre, il giorno dopo ancora frana il muretto di una necropoli di Porta Nocera, vicino all’Antica Strada, e come se non bastasse a crollare è il muro di una bottega su via di Nola, nella Regio V, insula 7. Nessun ferito, per fortuna. Per il direttore generale Luigi Malnati, che in questo momento regge la Soprintendenza per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, la causa sarebbe da attribuire alle intemperie stagionali che hanno minacciato non solo la “grande bellezza” degli scavi archeologici di Pompei ma hanno anche compromesso quelli di altre città, come Volterra, mettendo a rischio l’acropoli etrusca. Ma non dovremmo forse interpretare tale avvenimento come un campanello d’allarme? In generale il degrado del sito archeologico di Pompei ha costituito una delle maggiori preoccupazioni dei ministri dei Beni Culturali che si sono succeduti negli ultimi governi. A partire da Sandro Bondi fino a Massimo Bray. Il numero dei crolli registrati negli ultimi quattro anni è però direttamente proporzionale ai piani di manutenzione programmata effettuati dai suddetti mi4

nistri. E allora qualcosa non quadra. Il problema non è costituito da una mancanza di risorse, ma dal modo errato in cui esse vengono gestite. Nel 2011 arriva il sostegno da parte

della Commissione UE che approva un piano per 105 milioni. I lavori però hanno inizio solo due anni dopo nel mese di febbraio. In aprile 2013 è il turno del governo Letta. Il neoministro M. Bray promette: “ Niente piu crolli a Pompei”. E intanto annuncia la nascita del Grande Progetto Pompei, seguita subito dopo dai richiami dell’Unesco che incita il Governo ad adottare misure idonee per Pompei sottolineando la presenza di degradi strutturali. Intanto però la pioggia continua a torturare i resti della città archeologica imperterrita fino a oggi. Sarà in grado Il neoministro Dario Franceschini di fronteggiare la drammatica situazione? Per il momento lancia dei messaggi sul social network Twitter: “Nella notte Sorrentino

vince l’Oscar e crolla un altro muro a Pompei. È una lezione: credere nella nostra bellezza e tutelarla con orgoglio”. La “ pioggia” non sta minacciando solo il nostro patrimonio culturale, ma anche la fiducia che nel suo piccolo ciascuno di noi nutre nei confronti della classe politica che sempre più si sbriciola assieme ai muri di Pompei. Da tempo infatti gli scavi di Pompei avrebbero dovuto costituire motivo di arduo lavoro e confronti tra massimi esperti d’archeologia. Gli scavi dovrebbero essere un motivo di orgoglio non solo per i cittadini campani ma per tutti gli italiani e diventare un importante polo culturale per; tuttavia l’attuale stato delle cose compromette la possibilità che ciò avvenga e al contrario mette in luce una mancata consapevolezza delle risorse del nostro territorio e incompetenza nel gestire un patrimonio di tale rilievo. E’ necessario quindi un maggiore impegno da parte di tutti affinché la situazione non continui a degenerare ma piuttosto si riesca finalmente a imboccare la giusta via che ci permetterebbe di valorizzare il patrimonio avuto in consegna dai nostri avi.

Emanuela Malafronte


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SENTINELLE DIGIT@LI

La deframmentazione: cos’è? Chi usa un computer da tempo, sa che dopo un certo periodo di utilizzo, esso inizia a diventare più lento. Ed ecco che quindi il tempo d’avvio del computer si fa sempre più lungo o all’apertura di un programma o un file di grosse dimensioni notate che impiega più tempo a caricarlo. Una principale causa di tali rallentamenti è la frammentazione dei file. Un file è sostanzialmente un contenitore di informazioni e può essere uno dei programmi, immagini, musica, video, documenti di testo che usate ogni giorno ecc. Ogni volta che usiamo un computer, vengono creati e cancellati file nel nostro disco fisso (la memoria del computer) e da lì si creano degli spazi vuoti nel disco che portano poi alla frammentazione del file. Per comprendere meglio la frammentazione dei file, uno degli esempi più usati è quello della libreria: immaginate di avere una libreria. Nel corso della giornata prestate diversi libri ai vostri amici e così nel vostro scaffale si creano dei “buchi” tra un libro e l’altro. Dopodiché vi arriva finalmente la famosa enciclopedia di 7 volumi che stavate aspettando da mesi. Mentre noi per posizionare i 7 volumi, facciamo spazio nella nostra libreria, riordinando i vari libri, il nostro computer invece piazza direttamente i 7 volumi nei vari spazi vuoti tra i libri. Il motivo di ciò è da ricondurre al fatto che si vuole ridurre i tempi di “scrittura” del file in memoria rimandando in futuro la riorganizzazione dei file (infatti, immaginate che ogni mezz’ora vi arriva un

libro e riorganizzate ogni volta la libreria, sarebbe una cosa che porterebbe tempo!). Il problema è che non tutti sono a conoscenza di ciò! Come potete immaginare, prendendo sempre spunto dall’idea dell’enciclopedia, se io dovessi cercare un termine in quell’enciclopedia, dovrei sfogliare i volumi fino a tro-

vare il termine che cerco. E quindi, a cercare un termine in 7 volumi messi uno dietro l’altro impiegherei meno tempo rispetto al dover cercare anche i 7 volumi nella libreria. Di conseguenza, potete immaginare il perché il nostro computer diviene giorno dopo giorno più lento senza manutenzione. La deframmentazione dei file in sostanza consiste quindi nel ricompattare i file che in precedenza sono stati frammentati e inseriti in vari spazi vuoti all’interno del nostro disco fisso. Chi usa sistemi operativi Windows recenti come Windows 7 oppure Windows 8, fortunatamente tale procedura è stata automatizzata ed è possibile effettuare una deframmentazione aggiuntiva oppure modifica-

re gli orari. Per fare ciò, è sufficiente premere il pulsante Start di Windows e inserire nella barra di ricerca rapida la parola Deframmentazione e avviare il programma Utilità di deframmentazione dischi (oppure Deframmenta e ottimizza unità su Windows 8). Così potete analizzare il vostro disco fisso e vedere se è il caso o meno di effettuare una deframmentazione (niente paura, il programma stesso vi consiglierà o meno se deframmentare o meno!). Chi possiede invece Windows XP dovrà effettuare manualmente una deframmentazione del disco fisso. Andate su Start, scegliete Tutti i programmi, Accessori, Utilità di sistema e infine Utilità di deframmentazione dischi. Effettuate l’analisi, il programma così poi vi suggerirà se è consigliato deframmentare o meno il disco fisso. La deframmentazione è un’operazione che andrebbe fatta almeno un volta al mese e potrebbe richiedere qualche decina di minuti oppure ore, dipende da diversi fattori quali la dimensione del disco fisso, la frammentazione dei file, ecc. Si consiglia di avere a disposizione almeno il 10-15% di spazio libero prima di procedere alla deframmentazione (altrimenti, vengono deframmentati solo file di piccole dimensioni e quindi avrete deframmentato il disco sì, ma solo in parte). Per quanto riguarda i possessori di sistemi Mac e sistemi Linux la deframmentazione non è necessaria in quanto viene usata una tecnica differente per la scrittura dei file. Rosario Camillò

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SPETTACOLO

MUSICA

Una composizione come dono di gratitudine:

Ariel Ramirez e la Misa Criolla

La vicenda di Ariel Ramirez è uno di quei casi in cui la musica si prende il ruolo che le spetta e ritrovata se stessa e l’ispirazione degli alti ideali, dà vita ad un capolavoro unico nel suo genere. E’ uno di quei casi in cui bisognerebbe dare ascolto all’opinione comune ma non lo si fa, per una qualche forma di testardaggine o illuminazione divina, e contro la presunzione generale si dà una lezione di arte e di umanità senza precedenti. Ariel Ramirez era un compositore e pianista argentino che nel 1950 lasciò Buenos Aires e le sua attività d’insegnante per cercare fortuna in Europa, con il proposito di lasciare un impronta artistica nel vecchio continente attraverso la sua musica ispano-americana. Iniziò quindi una serie infinita di avventure musicali tra Italia, Austria, Germania, Francia, Inghilterra che lo riportavano sempre e comunque a Roma, dove alloggiava in dignitosa povertà in alberghetti, collegi religiosi, conventi, ospedali. Il secondo anno di attività ebbe maggiore successo e Ramirez riuscì a stipulare contratti di rilievo con la BBC, con le università di Cambridge, Utrecht, Santander e con società concertistiche e teatri. “Tutti i miei profitti furono resi possibili grazie all’aiuto ricevuto da esseri umani straordinari che contribuirono non solo alla mia formazione culturale, ma anche alla mia crescita spirituale. Sapevo

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di dover trovare una forma di ringraziamento per tutto questo”, dirà il musicista tempo dopo. Nel 1954 tornò a Buenos Aires con il desiderio di riabbracciare la sua famiglia, sua figlia e suoi genitori settantenni, ma al tempo stesso con il proposito di ritornare in Europa per stabilirvi fissa dimora. “Su quella nave che attraversava l’atlantico verso il sud, non potei fare a meno di ricordare tutta la solidarietà umana, tutto l’amore che avevo ricevuto da parte di persone sconosciute con cui potevo appena comunicare per l’ignoranza reciproca della lingua. Mi commuoveva il pensare che quello che avevo ricevuto era esclusivamente dovuto all’amore di queste persone per la mia musica e per la mia persona, finché compresi che l’unico modo che avevo per ricambiare quelle persone era quello di scrivere in omaggio a loro un opera religiosa. Però non sapevo in alcun modo come realizzarla.” All’arrivo in Argentina la sua vita mutò completamente: le sue canzoni iniziarono a diventare molto popolari e la sua carriera andò affermandosi sempre di più, conoscendo un successo inaspettato e sconosciuto prima. Il ritorno in Europa si allontanò sempre di più, ma non l’idea sorta in mezzo all’atlantico di scrivere una composizione come dono di gratitudine verso quell’umanità così generosa. Furono queste le premesse che portarono alla

composizione di una “Ordinarium Missae”, che consiste nei 5 brani fissi della messa: Kyrie, Gloria, Credo, Santo, Agnello di Dio, con i ritmi, le forme e i suoni della sua terra. Con l’aiuto di Padre Jesú Gabriel Segade che realizzò gli arrangiamenti corali dell’opera, fu possibile realizzare questa straordinaria impresa musicale e il prodotto fu straordinario. Naque così nel 196364 la Misa Criolla ( letteralmente Messa Creola in spagnola), dedicata a due monache tedesche per l’aiutoi dato, durante la prigionia nei campi di concentramento tedeschi, agli internati. In essa Ariel Ramirez seppe conciliare il fervore religioso con l’elemento folklorico dando ad ogni sequenza della messa un elemento di straordinaria originalità. Quando propose il progetto alla sua casa discografica, la Philips, il direttore Massimo Wijngaard, seppur entusiasta per la bellezza dell’opera, perplesso annotò: “Maestro, chi comprerà mai una Misa Criolla?” Di quella Misa Criolla furono vendute 12 milioni di copie. Pietro Savio Ruocco


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SPORT

Bilancio magro per gli azzurri alle paralimpiadi di Sochi Con l’oro all’atleta tedesca Andrea Eskau nella disciplina del biathlon si chiude l’undicesima edizione dei Giochi Paralimpici Invernali. Per la prima volta si sono svolti in Russia, precisamente a Sochi, città affacciata sul Mar Nero, negli impianti di Adler e Krasnaja Poljana, dal 7 al 16 Marzo. Questa edizione dei giochi è stata sicuramente una delle più costose di sempre considerando i circa 50 miliardi di dollari di budget necessari all’allestimento della città olimpica. Sempre in Russia, precedentemente, si sono svolti anche i 23esimi Giochi Olimpici Invernali con l’Italia che ha conquistato 2 medaglie d’argento e 4 di bronzo. Durante le Paralimpiadi si sono affrontate 47 nazioni di tutto il mondo. Le discipline affrontate sono state 5: - il biathlon, uno sport che unisce sci di fondo e tiro a segno con carabina, in cui sono state distribuite medaglie in 18 specialità: curling in carrozzina, l’hockey su slittino, lo sci alpino, lo sci di fondo per uomini, donne e misto e il biathlon. Questa edizione di giochi ha visto trionfare i padroni di casa, la Russia, che hanno ottenuto 80 medaglie tra cui 30 ori, 28 argenti e 22 bronzi, staccando nettamente tutte le altre nazioni partecipanti. Purtroppo la spedizione italiana è rimpatriata senza portare con se alcuna medaglia, nonostante il grande impegno e sacrificio dei nostri atleti, è il peg-

gior risultato di sempre. Nonostante l’entusiasmo che ogni evento sportivo su larga scala porta sempre con se, non sono mancati i momenti di tensione: infatti, nel corso delle Olimpiadi per atleti normodotati ci sono stati attacchi terroristici da parte degli estremisti, senza considerare le molte proteste per la legge che nega i diritti alla comunità gay locale. Durante l’apertura delle paralimpiadi, l’Ucraina ha partecipato alla sfilata di rito facendo scendere in pista un solo atleta in segno di protesta contro l’occupazione della Russia in Crimea, mentre durante la manifestazione finale gli atleti ucraini hanno coperto le medaglie ottenute. In appoggio a questa protesta alcune nazioni tra cui Stati Uniti, Francia, Italia Germania, hanno deciso di non invia-

re delegazioni politiche in Russia. Quest’ultima attraverso il suo capo di stato Vladimir Putin ha espresso il suo dissenso a tale comportamento dichiarando che le paralimpiadi devono restare fuori dalle questioni politiche. Le olimpiadi, e più in generale lo sport, dovrebbero essere momenti di aggregazione e unione di paesi diversi sotto un unico ideale: l’uguaglianza e la solidarietà, come è dimostrato dal simbolo più classico delle olimpiadi; ovvero i 5 cerchi concentrici che raffigurano i grandi continenti che, rappresentando l’universalità dello spirito olimpico, dovrebbe unire i popoli e non contribuire a dividerli.

Luigi Russo

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SATIRA

“Che bella giornata! (Ne avessimo così in Cina)” Il vice ministro delle telecomunicazioni cinese,tale Li Dongsheng , dopo la recente visita a Milano, ha espresso apprezzamento sulle condizioni climatiche e di assenza di inquinamento del Bel Paese.

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