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AnioNews Inchiesta e non solo

Il comune di Guidonia Montecelio regista

di un film di trucchi politici sulle cave, mentre 47 lavoratori rischiano il posto

Avevamo ragione, ma non siamo contenti. Nonostante gli attacchi social dell’amministrazione comunale di Guidonia Montecelio che continua a dare la colpa per la situazione attuale a tutti (dalle precedenti amministrazioni, agli imprenditori, ai lavoratori, quasi anche ai cittadini) dimenticandosi chi è al governo attuale della città e chi è chiamato a risolvere i problemi, noi continuiamo a svolgere il nostro lavoro grazie a chi continua a darci fiducia come i nostri lettori. E’ stato AnioNews a svelare il trucco politico di chi ha detto ai lavoratori durante la campagna elettorale del 2017 di stare tranquilli perché i problemi delle concessioni delle autorizzazioni avrebbero colpito solo le nuove cave in apertura. Si comporta peggio della peggior politica chi, pur criticandola, trova il modo di copiarla fingendosi moralmente perfetto. La salvaguardia dell’ambiente e della nostra salute sono temi importanti, concordiamo sicuramente, ma non è giusto utilizzarli da scudo per far fronte all’incapacità di gestire forze economiche evidentemente più grandi della capacità politica di chi attualmente governa la città. Solo attraverso le autorizzazioni entrano nelle casse comunali 300mila euro al momento delle firme, l’impatto sull’economia di Guidonia Montecelio è impressionante e tocca anche 500 lavoratori. Inoltre parliamo di un settore che ha fatto la storia e che continua a far conoscere la nostra realtà anche in posti suggestivi come Pechino oppure Miami (dove sono state realizzate panchine per la biblioteca comunale con il nostro travertino). Sempre questo giornale vi porta a conoscenza di un accordo preso tra l’amministrazione e gli imprenditori del settore estrattivo di rivedersi al 15 settembre, quando invece il 14 agosto sono arrivate lettere di chiusura che hanno portato ad avviare le pratiche di licenziamento. “Con il licenziamento avviato di 47 lavoratori e il fondato timore di altri in arrivo, le organizzazioni sindacali decretano lo sciopero generale del distretto estrattivo di Tivoli e Guidonia Montecelio. Il mancato rispetto dei tavoli di discussione sulla riforma del sistema estrattivo, con la revoca di una importante concessione che ha determinato i licenziamenti in corso ed il timore di nuovi provvedimenti amministrativi, vanificano gli sforzi di innovazione messi in campo dalle forze propositive del territorio a favore del mantenimento dello status quo attuale e probabilmente il definitivo disastro occupazionale e ambientale del territorio, senza prospettive di soluzioni. Con queste motivazioni i lavoratori si riuniranno in assemblea presso l’azienda Str di via delle Cave, per protestare contro i licenziamenti in atto e per valutare diverse e più incisive azioni di lotta con le quali indurre l’amministrazione comunale a rientrare dentro il percorso concordato e condiviso di salvaguardia dell’occupazione”, così in una nota FeNeal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. La protesta a Guidonia Montecelio dei lavoratori del 3 settembre, sulla rotatoria di via Roma e sotto al comune, è solo l’ultima azione, più volte evitata dagli stessi, di chi è allo stremo delle forze e non è più disposto a subire prese in giro e mancanza di chiarezza perché in gioco c’è il posto di lavoro e quindi la propria vita.

“Anima e Ragione” di Claudio Bonuglia

Riceviamo e pubblichiamo la genesi dell’opera “Anima e Ragione” di Claudio Bonuglia.

Due figure si affrontano e con-fondono su un campo bianco. E’ un balletto tragico tra due forze complementari: la Razionalità e l’Anima - le parti più sensibili di noi - che spesso sono in contrasto perché non riconosciute dalla società come due aspetti di un unico essere. C’è una parte figurativa chiara ed una più geometrica oscura. ‘Io credo che quando si vive in uno stato sociale più repressivo l’arte diventa geometrica, spigolosa, forse perchè le forme libere fanno più paura’. E questa è una lotta infinita come tra la Morte ed il Cavaliere che giocano a scacchi nel film ‘Il settimo sigillo’ di Bergman. Dopo le suggestioni naturali di Paola Caccavale delle prime tre copertine di AnioNews, nel mese di Settembre, proponiamo un’opera con un taglio più misterioso ed introspettivo dell’artista visivo e decoratore Claudio Bonuglia. Questo salto di stile e di tema ci sembrano adatti da una parte per cominciare ad indagare modalità espressive anche molto diverse presenti nella Valle dell’Aniene e poi per sottolineare la fine della stagione vacanziera e la ripresa dei ritmi e delle problematiche della vita di tutti i giorni che la nostra rivista intende approfondire.

Tutta la redazione ringrazia l’artista Claudio Bonuglia (e-mail: claudiobonuglia@gmail.com), l’opera si chiama “Anima e Ragione” (2018, cm 70x50, colori acrilici su tela).

Ponte Sant’Antonio, acquedotto dimenticato

Tempio di Vesta, tempio della sibilla, tempio della tosse, villa di Manlio Vopisco, villa di Mecenate e tempio di Ercole vincitore, sepolcro dei Plauzi, villa d’Este, villa Gregoriana e villa Adriana, questi sono solo alcuni dei principali monumenti più conosciuti al mondo che possiamo trovare lungo il territorio della valle dell’Aniene nei pressi della città di Tivoli. Due di questi, in particolare la villa d’Este e la villa Adriana sono siti archeologici che appartengono all’Unesco, un’organizzazione internazionale che si prefigge attraverso l’educazione, la scienza e la cultura il rispetto universale della giustizia, della legge e dei diritti dell’uomo. Chi vive questi luoghi reali in cui si è fatta la storia, non può che sentirsi orgoglioso e raccoglierne così l’eredità, dono prezioso di contenuti e risorse culturali da condividere. Nonostante questo, nel nostro paese, da nord a sud, dovunque scavi trovi reperti di eccezionale bellezza, che aspettano soltanto che qualcuno li riporti alla luce, dopo tanto tempo che sono rimasti sotto terra. Il nostro territorio è pieno di “tesori” archeologici da valorizzare, ma purtroppo rimangono dimenticati e non viene dato loro il giusto valore. Perché? Dove sta il “paradosso”, perché di questo si tratta? I dati Eurostat mettono in luce una triste verità per il nostro Paese. Nonostante un patrimonio artistico, culturale e naturalistico sterminato i lavoratori impegnati nel settore della “cultura” in Italia, sono solo il 3,4% del totale. La percentuale ci colloca così al 19° posto tra i 28 paesi Ue. I giovani, sempre secondo questo rapporto, non credono che lavorare nelle attività culturali sia un lavoro gratificante. In cifre, il contributo totale del turismo

all’economia italiana nel 2017 è stato di 223,2 miliardi di euro, pari al 13% del Pil. Rispetto al 2017 si stima un incremento dell’1,8% per l’anno in corso, che porterà il valore economico del settore a 227,3 miliardi di euro, fonte: World Travel and Tourism Council che analizza l’impatto economico del settore viaggi e turismo nel mondo e nei singoli Paesi. Questo se vediamo i numeri ci sembra ben poco, rispetto alle effettive risorse culturali che il paese

possiede!! Ancora dati: villa d’Este nel 2017 ha riscosso la preferenza di 461.037 visitatori (+4%) e la magnifica Villa Adriana, invece, ha avuto 242.964 visitatori. Numeri che ci fanno certamente piacere e che creano un certo effetto, senza alcun dubbio, ma, di contro, sappiamo anche che esistono tanti altri siti archeologici e architettonici che hanno poco interessamento da parte delle autorità competenti. Sappiamo

anche che è impossibile occuparsi di tutto quello che si trova sotto terra, scavando intorno alle campagne di Roma e provincia. Comunque l’interesse per l’arte e le bellezze del nostro territorio dovrebbero essere sempre al primo posto. Abbiamo risorse e posti bellissimi dovunque nel nostro paese che aspettano solo di essere valorizzati da più parti. L’auspicio è che bisognerebbe cambiare di più il nostro punto di vista e quindi avere una visione più ampia dei fenomeni che abbiamo intorno, in modo tale che ci sia più attenzione anche su quei siti

archeologici che non avranno le cure e le attenzioni che meriterebbero, ma che almeno abbiano il rispetto della popolazione. E’ per questa ragione che vorremmo condividere con voi lettori questo nuovo articolo, per andare a scoprire un sito archeologico di epoca romana, che non è abbastanza conosciuto e “visibile” alla maggior parte dei cittadini della provincia di Roma, in particolare lungo la campagna romana, tra le città di Tivoli e San Gregorio, dove si trovano i resti di un grande acquedotto romano che si sono conservati fino

ai giorni nostri. Il rudere in questione si chiama, “Ponte di S ant’Antonio”, perché trae il nome da un’ immagine di Sant’Antonio collocatavi forse nel secolo XVII e che oggi è scomparsa. E’ uno dei “ponti” romani forse meglio conservati della zona e uno dei più imponenti, con le sue arcate in mezzo alla vegetazione più fitta. Fu costruito per far superare all’acquedotto dell’Anio novus, tra i secoli 38-52 d.C., il fosso dell’Acquaramenga e così come allora, serviva per superare una riva dall’altra del fosso. Se il turista-viaggiatore percorre la strada Faustiniana, la S.P. 38, quella che si incontra sulla sinistra venendo da Poli o sulla destra per chi proviene da Tivoli verso San Gregorio, all’altezza di una azienda di pompe funebri, e prende il sentiero percorrendolo fino in fondo, viene accolto da un’iscrizione di legno che gli da il benvenuto in inglese. Dopo neanche cinque minuti di cammino noi ci siamo letteralmente già sopra! Non te ne accorgi nemmeno, ma il sentiero infestato dalle meno nobili erbe delle pampas è talmente stretto che devi fare attenzione a non sporgerti. In origine aveva un arco centrale alto 30 metri, sostenuto alle estremità da poderose opere di contenimento e legato a due serie di arcuazioni per una lunghezza di 120 metri. La struttura originaria era al tempo di Claudio in blocchi di tufo e rivestimento in opus reticulatum. Successivamente, nel corso del IV e V secolo d.C., vennero compiuti lavori di consolidamento con massicce opere cementizie e rivestimenti in laterizio, che ridussero la “luce” delle arcate. Tuttavia ancora oggi si può, fra chi è appassionato e abbastanza pratico di progressione su terreni scoscesi, fare delle foto da sotto l’arcata più imponente e non esageriamo a dire che, quando ci sei sotto, sembra di essere fisicamente nei luoghi fantastici descritti nel film “Stargate”. Un vero spettacolo. La stagione migliore per andarci è tra l’autunno e l’inverno, perché da quelle parti il caldo e gli insetti, quando arrivano, sono opprimenti e non ti lasciano più camminare.

Malcostume italiano: ottimizzare i profitti e scaricare le perdite sullo Stato e i cittadini

Nel nostro paese nel secolo scorso si è verificato uno sviluppo industriale senza la caratterizzazione di una classe imprenditoriale di valore. Abbiamo assistito alla crescita di aziende capaci di ottimizzare i profitti e scaricare le perdite sullo Stato. Alcune aziende pubbliche hanno manifestatamente contribuito alla crescita dell’economia, grazie anche alla capacità di una classe politica lungimirante. Settori floridi dell’economia italiana hanno stuzzicato l’appetito di pseudi imprenditori che in nome della tanto declamata concorrenza e privatizzazione si sono insinuati nella gestione di risorse strategiche come l’energia, la telefonia e tanti altri servizi, che avevano bisogno di una sana gestione atta a garantire il benessere sociale, invece di farli gestire a privati che senza alcun investimento, con laute parcelle ad una classe politica inadeguata e senza correre alcun rischio, hanno iniziato a riscuotere incassi spropositati. In questo contesto un grande affare lo fanno fatto famiglie imprenditoriali come i gestori di autostrade italiane, costruite con lungimiranza, avvedutezza e serietà, con pianificazione economica, con il risultato sconvolgente di far pagare al cittadino, tornato suddito, pedaggi esosi, aumentati ogni anno in maniera spropositata in relazione al servizio ed alla sicurezza

garantita. Con il beneplacito di politici improvvisati ed incuranti degli interessi collettivi, questi signori incassano somme esose, estorte a cittadini-sudditi di uno Stato ormai sottomesso ad una oligarghia politica ed economica, che in atto studia come abolire la rappresentanza politica. E’ da constatare con grande tristezza come parte del Lazio e dell’Abruzzo interno, liberato dall’isolamento con la costruzione delle autostrade A24 ed A25, con evidente rilevante impegno economico della collettività, attualmente venga gestita da privati che in maniera sconsiderata, arrogante e sprezzante dei cittadini, riscuotono somme enormi di danaro che ‘ictu oculi’ non saranno mai utilizzati ed investiti per il mantenimento dei servizi atti a garantire l’economia di un territorio, che appena vista la luce, assiste al suo spegnimento. Ogni anno, in nome di accordi sconosciuti ai più ed inspiegabilmente segretati, vengono aumentati i pedaggi. Alle rituali rimostranze dei cittadini, i pseudo-politici, oltremodo demagoghi, organizzano comitati di protesta,

che ovviamente non hanno mai consentito di bloccare gli aumenti dei pedaggi o quantomeno di spiegarne le ragioni, ma utili per attenuare la rabbia che con il tempo si spegne fino all’aumento successivo. Il nostro debito pubblico di certo è cresciuto anche per questi grandi investimenti, ma invece di incassare i profitti, i nostri politici hanno permesso di farlo ai loro amici e compari a discapito del nostro Paese, che continua ad avere un elevato debito e nessuno si preoccupa di diminuirlo se non a parole. L’augurio è che di fronte a tanta evidenza ed avvenimenti clamorosi, come il crollo del ponte “Morandi” di Genova, venga ristabilito un ordine, basato sul buon senso, consentendo allo Stato di incassare quanto deve per garantire ai cittadini servizi adeguati e sicurezza.

La Vis Subiaco tiene testa a due compagini di Eccellenza e si dimostra pronta al prossimo campionato di Promozione. Di fronte a 120 spettatori, presso l’impianto sportivo di casa del “San Lorenzo”, la Vis Subiaco domenica 26 agosto perde la prima gara del triangolare valevole per il Trofeo AnioNews (il nostro free press di 24 pagine, mensile, in distribuzione in tutta la Valle dell’Aniene) per effetto di un gol realizzato da Zanoletti. A seguire la Cavese supera ai rigori il Villalba dopo lo 0-0 dei 45 minuti. Ultima gara con la Vis Subiaco che sorprende la Cavese con una rete di Pasqualoni. Nei singoli si mette in mostra il giovane trequartista Libertini per il Villalba, il centrocampista Remia per la Cavese ed il difensore Di

Gioacchino per la Vis Subiaco. Primo posto per il Villalba Ocres Moca 1952 con 4 punti, a seguire Vis Subiaco con 3 e Cavese con 2. Tra le notizie di mercato ancora ipotesi di rafforzamento per la Vis Subiaco, si fanno i nomi di Damiano Mosetti (esterno classe 1999), Lorenzo Attili (terzino destro del 1999, ex Serpentara) e Matteo Scipioni (attaccante classe 1998). A visionare la Cavese il direttore sportivo Lorenzo Lauri, molti giocatori in prova dopo il colpo di mercato di Daniele Greco (anche ex Gallipoli e Sassuolo). Per il Villalba grandi speranze su Matteo Coccia, un attaccante classe 2001 ex Vigor Perconti, da lanciare nel corso della stagione. Ecco tutti i giocatori che hanno preso parte al primo Trofeo AnioNews.

Villalba Ocres Moca: Nasti, Loreti, Casuccio, Silvestrini, Pulci, Tassoni, Bari, Ferrazzoli, Prioteasa, Libertini, Zanoletti, Pagella, Langiotti, Bartucca, De Bonis, Petrucci, Pomposelli, Onorati, Scattoni, Fagioli. Allenatore: Ferranti. Vis Subiaco: Pinti, D’Antoni, Proietti, Fabiani, Di Marco, Di Gioacchino, D’Angiò, Molinari, Trombetta Flavio, Stante, Dalmonte, Gigli, Tocca, Pasqualoni, Mosetti, Trombetta Alex, Attili, Scipioni. All.: Orati. Cavese 1919: Scarsella, De Angelis, Desideri, Remia, Proietti, Giaccè, Stazi, Gori, Fresi, Fischietti, Palmisani. Appuntamento alla prossima edizione per il trofeo del nostro giornale.

Locandine e redazionale sui nostri siti online:

www.atuttosport.online www.lanotiziametropolitana.it

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