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“VI FACCIO ASCOLTARE I VALORI DEL RUGBY”: INTERVISTA A GIULIO RENATO FIORIMANTI Home / Interviste / “Vi faccio ascoltare i valori…

Interviste

Ott

25 2017

La frase fatta è sempre quella: fate molta attenzione alle web radio. Non solo perché si celano grandi artisti del domani, ma anche per le numerose idee che nascono al suo interno. Una di queste è “La Terra è Ovale”, programma di Giulio Renato Fiorimanti, in onda ogni martedì dalle 7 alle 8 su Colorsradio.net, in cui al centro del campo viene messo il rugby, uno

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sport in grande ascesa mediatica che, nella sua essenza, racchiude valori così forti da essere applicati nella vita quotidiana, e non solo. Abbiamo intervistato l’ideatore e lo speaker del format.

Com’è nato il programma La Terra è ovale? È nata un po’ per caso. Io sono un commercialista, però sono anche un formatore e in un convegno presentavo una serie di attività, tra cui il mio pro lo, e ho incrociato la titolarità di Colors Radio, che è la radio in cui trasmettiamo il programma, a cui è arrivata la mia passione per il rugby.

Grazie a questo programma, racconti i valori del rugby che porti anche nella vita quotidiana. Ci può spiegare meglio? Il rugby è uno sport molto particolare, è uno sport di contatto, quindi apparentemente violento, e nella mente di molte persone ha un solo valore, quello della violenza e del contatto sico. In realtà è uno sport che riesce ad avere in sé tutti i valori dello sport anglosassone. La particolarità del rugby è che la palla si passa solo indietro, devi avanzare passando la palla sempre indietro. Questo, secondo molti, sviluppa delle capacità speci che, aumenta le sinapsi delle persone, ma soprattutto richiede un impegno particolare di tutti i compagni, il sostegno: io, per andare in meta, devo essere sostenuto da tutti i compagni. Il rugby è lo sport di squadra per eccellenza. Ma oltre a questo, si caratterizza per il rispetto: innanzitutto per i compagni, per l’arbitro in campo e per gli avversari che, di volta in volta, vengono s dati. Durante la partita, c’è contatto e ci possono anche essere dei diverbi sici piuttosto elevati, ma a ne match il con itto tra i giocatori si azzera del tutto grazie anche al  famoso terzo tempo in cui tutti i giocatori di una squadra e dell’altra si affrontano a suon di birra e goliardia nel senso che gli avversari sono lì insieme, bevono e  cantano… ed è una cosa bellissima! Si crea quest’atmosfera molto bella che riesce ad azzerare il con itto che precedentemente c’era in campo. Questi valori riescono ad essere trasposti anche a livello di stadio: normalmente, si va a vedere la nazionale italiana non solo per guardare la partita, ma anche per conoscere i tifosi delle squadre avversarie, c’è proprio il senso del divertimento e dello spettacolo.

A mio avviso, oggi il rugby si sta diffondendo moltissimo, ci sono molte più persone che vanno a vedere l’Italia al Sei Nazioni. Tu cosa ne pensi? Ora, tu ne parli all’interno di una web radio, ma il rugby ha la possibilità di raggiungere media più classici? Assolutamente sì. Il rugby si sta sviluppando non solo in termini di spettatori – chiaramente il Sei Nazioni ha fatto da catalizzatore e trascinatore -. Chi viene a vedere una partita di rugby non rimane colpito tanto dal match in sé, quanto dall’atmosfera che si vive, dentro e fuori il campo. La mia trasmissione mi ha dato la possibilità, anche attraverso i social network, di vedere che c’è una grandissima diffusione a moltissimi livelli, rispetto ai tempi in cui ero un giocatore. Anche le mamme cominciano ad interessarsene: ci sono club dove sono nate delle squadre di mamme che giocano a touch rugby dove il contatto è limitato, ma che si sono appassionate moltissimo. Questo è sicuramente un punto di crescita. Un’altra cosa: ai miei tempi, le squadre old – ossia gli ex giocatori che tornavano a giocare a livello amatoriale – erano molto limitate. Oggi, invece, si è diffuso moltissimo, con giocatori che lo


praticano anche dopo i 60 anni. Purtroppo, l’attenzione dei media è ancora limitata agli eventi del Sei Nazioni, il calcio è troppo prepotente da questo punto di vista. Però, le esperienze anglosassoni e francesi ci stanno dimostrando che il rugby ha anche un forte appeal, nel senso di sponsor pubblicitari. Tieni presente che, a livello di campionati del mondo, il rugby è il terzo evento per numero di spettatori televisivi e per contatti pubblicitari. L’Italia sta crescendo lentamente sotto questo punto di vista, le società hanno grandissimi problemi economici, anche perché spesso non c’è una dirigenza manageriale nelle società, esiste ancora una vecchia dirigenza amatoriale che è bellissima dal punto di vista dei valori, però stenta ad avere un’organizzazione di tipo economico.

Attraverso il tuo programma, qual è il messaggio principale che vuoi lanciare? Io mi occupo molto di rugby negli aspetti sociali. Abbiamo fatto una bella trasmissione sul rugby e le attività per ragazzi con Sindrome di Down, che sono in grado di giocare tranquillamente con i ragazzi cosiddetti normodotati. Abbiamo fatto delle bellissime trasmissioni sul rugby femminile, io l’ho vissuta in prima persona: a Roma avevamo la prima squadra di rugby femminile con tutti i pregiudizi del caso. Oggi queste ragazze giocano tranquillamente a rugby e, addirittura, è arrivata la notizia che una delle squadre d’eccellenza, i Barbarians, hanno costituito una sezione ad inviti al femminile. E poi, abbiamo fatto tante interviste sull’impegno sociale, per citarne una quella ad Umberto Bonaccorsi, con un progetto a Catania, i Briganti Rugby di Librino, dove il rugby si è battuto per togliere spazi alla ma a e al degrado sociale. Oppure abbiamo parlato con Walter Zollino dell’esperienza delle Tre Rose Nere di Rugby a Casale Monferrato, dove si è formata una squadra di giocatori migranti richiedenti asilo che in molti casi non parlano neanche l’italiano, ma che si stanno integrando perfettamente nel tessuto sociale diventano un vero e proprio modello. Il messaggio principale è il rugby come stile di vita, i cui valori possono essere trasportati nella vita e viceversa. Chiaramente ci sono anche puntate più tecniche, o con interviste ai grandi campioni come quella a Mauro Bergamasco, a Marcello Cuttitta a Paul Griffen o a Giambattista Croci. Consentimi di ringraziare Francesco Grillo per i commenti tecnici che cura dettagliatamente in ogni puntata, Luigi Bocchino e Franco Pasqualini che mi segnalano la tante storie del rugby, il tutto con la maestria di Andrea il Drago alla regia. Questa è la struttura della trasmissione che sto portando avanti e che inizia ad avere un certo successo di pubblico. Consulenza Radiofonica, la professionalità On Air Intervista a cura di Angelo Andrea Vegliante

Category: Interviste

25 ottobre 2017

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