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E U R E K A Ero comunque consapevole di aver trovato - tramite l'arte nobilmente intesa - un modo sano e creativo di esprimere il mio stesso disagio per le tante chiusure che subivo e che vedevo subire: un problema, questo, sempre più drammaticamente attuale, che fa compiere tante azioni autodistruttive specie a giovani e a donne; gesti estremi a cui si arriva quando ci si sente inascoltati, non accettati, disperati. Io stessa mi sentii incompresa, ferita, non essendo ancora consapevole che la nostra società si difende ciecamente dai cambiamenti che divergono dall'ordinamento convenzionale e penalizza chi precorre i tempi e che il cammino degli esseri umani verso l'espansione della mente e della coscienza è lungo e difficile; ero però certa che le difficoltà e le opposizioni che l'Artista di questo tipo incontra, sono compensate dal grande privilegio di evidenziare importanti problematiche, di stimolare il cambiamento e di contribuire alla creazione dei mondi nuovi.

L'arte è per noi inseparabile dalla vita: diventa arte-azione e come tale è capace di forza profetica e divinatrice. Così nelle parole del poeta futurista Marinetti, mentre Fiedler annotava che“l'artista si trova nella stessa posizione del pensatore rivoluzionario, che si oppone all'opinione dei contemporanei e annuncia una nuova verità.

ATTO POETICO L’Azione Simbolica non era una trovata, né un pretesto; non escogitata per stupire, né per mettersi in mostra, era un Atto Poetico, dove per Poesia s’intende qualcosa di ancora più grande del solo scrivere versi, poiché “la poesia non rispetta un ordine rigido del mondo, la poesia è convulsione, come un terremoto, denuncia le apparenze, smaschera le falsità e mette in discussione ogni convenzionalismo” (Alexandro Iodorowsky) IL NOSTRO VELO Registravo con rammarico la permanenza di un pesante velo nella nostra cultura, che, in aperto contrasto con la tanto vantata civilizzazione e pur non arrivando ai livelli di violenza fondamentalista, è spesso a libertà condizionata. Al velo del silenzio che emargina e penalizza chi non aderisce alla “norma”, si aggiunge l'invisibile velo del conformismo: quello relativo all’aspetto esteriore, al mantenimento ad ogni costo dell’apparenza ed efficienza personale e sociale, e quello del nostro pensiero che ci porta a corrispondere a un modello non deciso coscientemente da noi stessi.

risentivo intensamente, subendone l'influsso persino nelle mie vicende personali. Nel momento della maggiore insostenibilità, la ricerca ebbe una svolta decisiva; grazie a un'opera dell'artista messicana Frida Khalo - il suo autoritratto in abito da sposa Tehuana - percepii l'importanza e la bellezza originaria del Velo come archetipo fondante della potenza e autorevolezza del femminile. Compresi altresì che quella stessa potenza era stata il pretesto per un terribile ribaltamento: stravolta dalla sete di dominio del maschile patriarcale, quella sacralità era stata trasformata in chiusura, obbligatorietà e sofferenza. MOSTRE, CONFERENZE, INSTALLAZIONI. Per un certo tempo (2002-2006) ho lasciato che la ricerca sedimentasse, organizzando sul tema e sul percorso alcune mostre, performances, e conferenze con diaproiezione, a Milano (Ri Vel Azione, Biblioteca Cassina Anna, Chiesa degli Angioli, Comune di Milano), e a Potenza (Ri Vel Azione, Museo Provinciale, Cappella dei

RICERCA ALLARGATA Nel frattempo continuavo l'approfondimento, consultando testi fondanti (da Ida Magli a Khalida Messaoudi a Fatima Mernissi ad Assia Djebar), per definire i motivi che rendevano il velo così problematico. Mi rendevo sempre più conto della complessità delle cause storiche e ultra-storiche della velazione; percepivo l'inenarrabile sofferenza delle donne velate per forza; ne

La casa del vento-Contact per SITART.Milano

Frida Khalo, autoritratto con abito da sposa Tehuana

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Celestini, Torre Guevara) e diverse installazioni a Milano (Volti alle finestre, Cassina Anna - La Casa del Vento, Contact per Sitart). La presenza del velo si è manifestata in tante vicende artistiche e vicissitudini personali, fino alle opere Alchimia della rinascita (2007) - e Hieros Gamos (2008): grazie ad esse è avvenuto un vero e proprio evento di mia liberazione dalla velazione invasiva, confermando che l'attuare azioni simboliche porta ad una presa di coscienza che ha conseguenze nella vita reale. E' proprio una maggiore consapevolezza che mi permette ora il significativo approdo al Velo Numinoso


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Velo Numinoso

IL VELO NUMINOSO Nella tradizione più antica dei culti legati alla divinità femminile ancestrale, i partecipanti ai pellegrinaggi sacri indossavano un velo; si riteneva che la dea stessa se ne adornasse, per preservare il suo mistero e la sua intangibilità. Anche le iniziate e gli iniziati dei riti eleusini venivano avvolti da veli nel corso delle cerimonie: segno inequivocabile dell' intenzione di entrare in una nuova dimensione spirituale. E' a un velo sacrale che - nel 9° anno del nuovo millennio - approda la ricerca artistica e personale Ri Vel Azione (2000-2008); tramite esso, pur non disconoscendo le precedenti esperienze ed attribuzioni simboliche relative al Velo, le trascendo tutte per una rinnovata e più produttiva interpretazione. Il Velo Numinoso assume un valore speciale, propositivo:

prelude a un rinnovamento. Quando sentiamo con forza tutto il fastidio e l'assurdità di un clamore mondano stordente e delirante, esso può isolarci dal circostante e permetterci di ritrovare noi stesse, noi stessi. Tradizionalmente si pone un panno bianco sulla ciotola della pasta di pane, per favorirne la lievitazione: allo stesso modo, il Velo numinoso potenzia tutto ciò su cui è posto, e, nel caso dell'umano, fa compiere straordinarie fermentazioni della psiche e dell'anima. Sotto la protezione di questo benefico velo, potremo riflettere indisturbate/i, destrutturare la vecchia energia e laboriosamente ritesserne di nuova, di restaurata; al termine di una simile elaborazione, sarà più facile riappropriarci della vita originale, pensata e fatta da noi, al posto di quella usurata, mistificata, indotta. Lo straordinario è che questo velo è invisibile: lo indossiamo quando vogliamo, ogni

volta che ne sentiamo il bisogno, o il piacere, e sta a noi comunicare o meno all'esterno il nostro particolare stato. Tramite questo Velo prezioso, una fresca ondata creativa ci investirà, traducendosi in speciali intuizioni, serenità, rinnovata ispirazione, idee e azioni coraggiose e non stereotipate. Un simile velo lievitante è in sé un'iniziazione, e sottintende un appartarsi dal mondo, un allontanarsi da esso, per ritornarvi con una vista più chiara e una maggiore compiutezza: alcuni la chiamano saggezza, e rappresenta il raggiungimento di un superiore livello di evoluzione della coscienza, che può prevedere anche la solitudine; una solitudine tuttavia sontuosa, fertile, con cui nutriamo la nostra nuova vita; una solitudine feconda, ben lontana da ogni tristezza ed emarginazione. Tutto questo ha un' irrinunciabile condizione: perchè non sia aderente a vecchi schemi, quindi ambiguo, disarmonico, tragico o improduttivo, dev'essere liberamente scelto, profondamente consapevole e attivo; non imposto da nessuno, nemmeno da noi stesse/i, dalle nostre idee meno evolute, dalle parti di noi più fragili, masochiste o disposte a patire il plagio. Con tali premesse, lo stato velato diventa luogo privilegiato, segnale mistico, sublime eppure umanissimo, perché non ci costringe ad abbandonare il mondo, ma a guardarlo dalla giusta distanza, permettendoci di trarne nuova visione e di esplorare tutte le nostre potenzialità, in modo da incidere con intelligenza, sagacia e compassione nel reale. www.terivolini.it terivolini@hotmail.com Le foto di Teri Volini col velo e quelle delle istallazioni sono di: Antheos, Tonio Califano, M. Paola Gabusi, Helene Gritsch, Teri Volini. Le foto del percorso a Milano sono di Vera Benelli, Clara Mantica

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