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... a Luisa, senza la quale non avrei potuto realizzare quest’opera.


Andrew P.

The Traveller Galleria fotografica


Biografia


Andrew P., nato a Verona all’inizio degli anni ‘70, trascorre la maggior parte della sua vita nella piccola città scaligera, dove studia varie discipline. Sin da giovane spicca il suo notevole interesse per l’arte e per la musica. Studia pianoforte per parecchi anni e nel frattempo si avvicina alla lettura di saggi scientifici di astronomia e cosmologia. Diventa membro dell’allora sconosciuto “Circolo Astrofili Veronesi”, accrescendo sempre di più il suo interesse per il creato. Si cimenta verso la fine degli anni ‘80 in tecniche di fotografia astronomica con l’uso di telescopi ed altre attrezzature specializzate (quali per esempio la camera di ipersensibilizzazione per pellicole). Appena ventenne Andrew si ritrova occupato su vari fronti: passa le giornate in camera oscura, oppure leggendo e studiando sui libri argomenti di astrofisica. Prende parte attiva, in quegli anni, alla divulgazione dell’astronomia, facendo conferenze nelle scuole e in altre sedi. Studia fotografia per tre anni in una scuola privata di Verona e verso la fine degli anni ‘90 arrivano i primi scatti decisivi. Andrew comincia a viaggiare, scoprendo così una naturale predisposizione per la fotografia paesaggistica. Si ispira al National Geographic e armato di spirito di intraprendenza compie diversi viaggi in Russia e Siberia, dove conosce usanze e costumi per lui affascinanti e perfettamente allineati con la sua forma mentis. Consapevole di aver ormai delineato alcuni tratti del suo futuro, nel 2000 apre una ditta artigianale di pubblicità, dove può finalmente sfogare la sua creatività e inventiva. Compie altri viaggi, in Australia, dove rimane per diverse settimane, viaggiando dalla costa al deserto, dormendo spesso in una tenda o per terra, ammirando il cielo più bello del mondo. Visita altri paesi, dai quali però non è particolarmente attratto. Vede la Spagna, la Germania, l’Olanda, la Romania, l’Ungheria e l’Austria. ... attualmente vive in Australia.

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l’Australia

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La magia. La mente ritorna alle storie magnifiche di J. R. R. Tolkien, e ci si aspetta di incontrare qualche magica creatura nel bosco. 9


Perth. Notturno.

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Perth. Scorci di vita quotidiana nelle vie del centro 12


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Fremantle. Una ridente cittadina, ormai sobborgo di Perth, cresciuta intorno al porto. Passeggiando per le strade è possibile ammirare palazzi come questi.

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Il didgeridoo. E’ lo strumento sacro degli aborigeni australiani, utilizzato dagli uomini durante i riti tribali. Viene anche suonato in circostanze cosiddette profane, ma comunque spesso vietato alle donne. Si tratta di uno strumento non costruito dall’uomo, bensì dalle termiti. E’ scavato da questi piccoli insetti nei tronchi di eucalipto. E’ originario delle popolazioni nord australiane (dove ci sono enormi quantità di termiti) e viene suonato con la tecnica della respirazione circolare. L’aria viene inspirata dal naso e contemporaneamente espirata dalla bocca; ciò produce un suono continuo. Le dimensioni del didgeridoo possono variare da circa un metro fino ad arrivare a quattro metri di lunghezza. Il suono prodotto è profondo, rilassante ed ipnotico.

Termitaio: possono raggiungere anche i tre metri d’altezza e oltre. E’ frequente incontrarli al nord dell’Australia. Questo è situato nei pressi di Exmouth.

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Frammenti del passato. Macchine agricole di varie epoche. E’ facile trovare rottami di questo genere in Australia, spesso abbandonati e per nulla conservati, quasi non si volesse ricordare il passato.

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Sturt’s Desert Pea.

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Stazione di terra O.T.C. Situata a Carnarvon, nel Western Australia, il complesso inaugurato nel 1966 serviva per favorire le trasmissioni tra la stazione di monitoraggio nello spazio (Gemini-Apollo) e la Nasa negli Stati Uniti. Seriamente danneggiata da un recente incendio, la struttura è stata ripristinata nel suo aspetto originale al solo scopo di interesse storico. Considerando l’età dell’impianto, lo stato di conservazione è decisamente ottimo. .

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Sopra. Billabong Roadhouse. Stazioni di servizio come questa si trovano lungo la strada quasi come fossero oasi. Sotto. Gost Town. La cittĂ  fantasma. Un piccolo paese nei pressi di Laverton, trasformato in un museo.

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Pinnacles. Curioso e stravagante parco nazionale, caratterizzato dalla presenza numerosissima di pinnacoli rocciosi originati dall’erosione del vento e delle piogge. Spesso queste roccie creano forme molto suggestive.

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Sensazioni...

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Crystal Cave. Yanchep. Fotomosaico di un angolo davvero suggestivo (sopra). “Gli alberi piegati”. Nei pressi di Port Deninson. La loro piega caratteristica è causata da forti venti costanti dal sud. Questi eucalipto sono molto resistenti alle avversità climatiche, sebbene i rami sono molto fragili.

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Black Boy. Questa pianta, molto diffusa in Australia, è stata oggetto di dispute razziali a causa del suo nome. Attualmente non è possibile chiamarla pubblicamente con il suo nome ed è stata ribattezzata Grass Tree. Indubbiamente non è questo il sistema migliore per cancellare i funesti anni del colonialismo inglese e le violenze subite dalle tribù aborigene.

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Vedute aeree. Kings Creek. In basso: fotomosaico. Una veduta di circa 180° nei pressi di Kings Creek Station ripresa dall’elicottero.

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Vedute aeree (pagina precedente). Sopra: Deserto Simpson. Sotto: Great Victoria Desert. Road train. (in questa pagina). Spesso si incontrano camion di questo tipo appena ci si allontana dalla città. Essi sono l’unica soluzione per portare merci di ogni genere in quelle zone dell’entroterra dove non esiste la ferrovia. Talvolta si possono incrociare anche sulle piste nel bel mezzo del deserto, mentre portano viveri o carburante a quelle poche “station” (vere e proprie oasi) di importanza vitale durante le traversate. Manufatto Aborigeno. (sotto).

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Fantasmi nel deserto. Sopra: Ayers Rock (Uluru) vista da una considerevole distanza, nel deserto. Sotto: Monte Olgas (Kata Tjuta) sempre dal deserto. L’autore ha percorso tutta la Great Central Road, attraverso il Great Victoria Desert, viaggiando per cinque giorni con un mezzo 4WD adeguato. Viaggi di questo genere non sono possibili senza una completa attrezzatura e i permessi da parte delle autorità locali. Molte persone hanno affrontato il deserto senza prenderlo sul serio e senza la dovuta conoscenza del territorio. Purtroppo per la maggior parte di essi tale decisione è stata fatale.

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I grandi monoliti. Sopra: Uluru/Ayers Rock. Sotto: Kata Tjuta/Monti Olgas. A destra: Il monte Conner.

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Ayers Rock (un monolite di arenaria di 3,6 km per 2 km, alto 348 metri), Uluru, nella lingua aborigena, è la principale meta turistica dell’Australia. Il suo nome non ha un vero significato, ma essa, per i nativi, rappresenta il luogo più sacro di tutta l’Australia. E’ conosciuto come luogo di origine del primordiale “tempo del sogno” o “tjukurpa”. Il tjukurpa, per le popolazioni del luogo, è l’insieme dei miti della formazione. Serve a spiegare l’origine delle caratteristiche geografiche del territorio, quali ad esempio caverne, crepacci, pozzi ecc... Essi sono le tracce evidenti lasciate da esseri ancestrali, appartenuti appunto all’ “era del sogno” che si colloca prima dell’era degli uomini. Uluru è una roccia contigua ai vicini monti Olgas e al meno noto monte Conner. Essi appartengono all’era Precambriana, circa 3,8 miliardi di anni fa, e quindi ben più antichi del continente australiano (3 miliardi di anni). Si può affermare che le tre formazioni montuose siano in realtà un unico blocco di arenaria di dimensioni asteroidali, in gran parte sepolto dalla sabbia, risalente al periodo in cui sul nostro pianeta iniziavano a svilupparsi le prime forme di vita. Alcune teorie appoggiate da scienziati intraprendenti del calibro di Fred Hoyle, affermano in effetti, che la vita sulla terra sia arrivata dallo spazio. Essa avrebbe viaggiato congelata all’interno di una cometa o di un asteroide. Taluni affermano che questo corpo roccioso in realtà potrebbe essere arrivato dallo spazio, o addirittura poteva trattarsi di una luna del nostro pianeta che per qualche ragione è caduta su di esso.

Alice Springs

Mappa disegnata dall’autore. 39


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Uluru. Ecco come si presenta a distanza ravvicinata.

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Alice Springs Warakurna Rh

Tjukayirla Rh

Laverton

Kalgoorlie

Perth

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Warburton

Yulara


Great Central Road. Una pista di 1132 km attraverso il deserto, da Laverton a Yulara, passando per Tjukayrla, Warburton e Warakurna, le uniche Roadhouse dove è possibile fare rifornimento.

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La corsa all’oro. Miniere a cielo aperto. Sono considerate le più sicure per l’uomo, ma anche le più disastrose dal punto di vista ambientale. Le dimensioni di questi scavi sono spaventose. Per dare un’idea, i camion che si vedono nella foto qui sopra sono alti come una palazzina di due piani.

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Kings Canyon. Situato a circa 300 km a nord-est di Uluru, Watarrka National Park è considerato una vera e propria oasi nel deserto. Nelle fenditure della roccia rossa è possibile trovare più di 600 specie differenti di piante e fiori. Palme e boschetti di felci crescono riparati dal deserto, creando posti incantevoli e suggestivi. L’esplorazione dura circa sei ore. La prima parte è una vera e propria scalata. Raggiunta la vetta è possibile ammirare un panorama davvero mozzafiato. Il sentiero prosegue in discesa, verso il “Garden of Eden”, un giardino tropicale

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che ha le sembianze di un’oasi. Esso è caratterizzato da un piccolo specchio d’acqua e da una rigogliosa vegetazione. Qui il riposo è d’obbligo. Watarrka è il nome aborigeno di una pianta a ombrello, tipica di questa zona.

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Lungo il cammino, su Kings Canyon, le cose da scoprire e da ammirare sono innumerevoli. VarietĂ  di piante e animali albergano in questo paradiso terrestre. Spesso gli alberi creano delle vere e proprie sculture.

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Ancora vedute aeree. In alto il deserto Simpson. Sotto Uluru/Ayers Rock. Salta all’occhio l’estraneità di questa roccia gigantesca con il paesaggio circostante, quasi come se fosse un sasso conficcato nel terreno da un gigante.

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Kalbarri National Park. Ecco una spettacolare veduta del fiume Murchison, nel Western Australia. Esso si estende per più di 500 chilometri nell’entroterra, fino ad arrivare nei pressi di Meekatharra, a circa 200 km da Wiluna. Le foto sono state scattate nel punto segnato in rosso sulla mappa qui sotto. Per visitare questo parco nazionale occorrono giorni di cammino. Infatti si estende per 100 chilometri verso l’oceano.

Mappa disegnata dall’autore 52


Kalbarri. Sopra: Pellicani alla foce del fiume Murchison. Sotto: Passeggiando sulla scogliera.

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Kalbarri. Red Bluff, uno dei siti panoramici lungo la costa.

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Mappa disegnata dall’autore

S h a r k B a y Wo r l d H e r i t a g e a n d M a r i n e P a r k . Proseguendo a nord per circa 200 km dopo Kalbarri, si arriva in una delle aree più importanti e preziose del mondo. Iscritto fin dagli inizi degli anni ‘90 nella lista “world heritage” (patrimonio dell’umanità), Shark Bay ospita una varietà di luoghi assolutamente unici al mondo per bellezza e caratteristiche. Le più famose attrazioni sono unite dall’unica strada percorribile in auto, e sono quelle segnate sulla mappa qui sopra. Andiamo a scoprirle...

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Hamelin Pool. Nei pressi della vecchia stazione del telegrafo possiamo trovare questa cava di materiale veramente speciale. Si tratta di un agglomerato di minuscole conchiglie che, tagliato a blocchi, viene usato come mattone da costruzione. Poco lontano è possibile ammirare una colonia di stromatoliti (sotto). Essi sono formati da piccolissimi organismi chiamati cianobatteri, i quali fecero la loro comparsa più di 3 miliardi di anni fa rendendo l’atmosfera respirabile con l’ossigeno da loro prodotto. Le stromatoliti vivono solamente in questo luogo, fatta eccezione per qualche piccola colonia nelle isole Bahamas. L’ipersalinità di questa baia è stata la salvezza di Hamelin Pool, conservando questa colonia, preservandola dalla competizione di altri organismi.

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Altre immagini delle stromatoliti di Hamelin Pool. Nella pagina a fianco una veduta di Shell Beach, una spiaggia formata da piccole conchiglie che sostituiscono la normale sabbia. Lo spessore di questo strato è di circa 10 metri.

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Eagle Bluff. Poco prima di arrivare a Denham possiamo trovare sul lato ovest della baia una cresta di roccia panoramica, dalla quale spesso è possibile scorgere nell’acqua cristallina sottostante alcune mante e talvolta qualche squalo.

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