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“AEDIFICATION, GRANDS TERRITOIRES, VILLES - scenari e visioni per la valle del Grésivaudan” autore: Andrea Revello relatore: Massimo Camasso correlatrice: Silvia Gron

(estratto della tesi) Questa tesi è frutto di due fasi distinte, non solo cronologicamente, la prima svoltasi nel secondo semestre dell’anno passato a Grenoble nell’ambito del programma di Doppia Laurea, la seconda al rientro in Italia, attraverso un processo di rilettura, organizzazione e integrazione di un elaborato intenso ma sintetico, foriero di postume soddisfazioni ma percepito come incompleto. Uno dei nodi fondamentali da recuperare rispetto al PFE (Projet de Fin d’Etudes) svolto in Francia era quello di ricucire il lavoro di un anno, cercando di individuare e descrivere un metodo che non solo tenesse insieme, ma incrociasse continuamente le differenti scale: diversi territori e attori capaci di comunicare ed entrare nel progetto con le stesse parole. La volontà è quella di poter sezionare con un unico tratto la valle come l’edificio, immaginando e cercando quel filo che tiene insieme queste pluralità attraverso una logica articolata ma coesa. Il tema affrontato a partire dal laboratorio svolto durante l’anno a Grenoble è stato quello del progetto di ampia scala, o meglio alle diverse scale. La valle del Grésivaudan, situata tra Grenoble e Chambéry, è uno dei tanti territori europei che ben si presta a un’analisi dei nuovi modi di vita e insediamento che stanno caratterizzando il continente (ma che affondano le loro radici forse nella “cultura” americana) e mi ha permesso di portare avanti un approccio vicendevole tra lo studio teorico della città e la realtà del contesto, dove l’uno reinterroga costantemente l’altro. Il capovolgimento della prospettiva, l’inversion du regard intesa come nuovo punto di vista nell’intendere il progetto di vasta scala è la tematica cardine del lavoro (fig.1). L’idea è quella di affrontare il territorio ponendo come base per la riflessione e l’analisi i suoi spazi aperti (non costruiti) (fig. 2 e 3), considerando come materiale di progetto un elemento, le relazioni sociali, che pur nella sua immaterialità è capace di concentrare, mettere in luce o isolare dei frammenti di territorio. Nell’ottica del capovolgimento di prospettiva, nel tentativo di integrare l’analisi storica, morfologica e insediativa, la strada percorsa è stata quella della comprensione e dello studio della valle attraverso le reti sociali che l’animano. Il tentativo è di osservare le interazioni che esistono tra gli individui in questo territorio diffuso: di che natura sono? Dove sono geograficamente situate? Come possono essere rese leggibili? In un primo tempo è stato effettuato una ricerca ed un rilevo dei luoghi che permettono l’incontro e lo scambio all’interno della valle: MJC (maisons des jeunes et de la culture), scuole, asili, case di riposo, commerci, associazioni, attrezzature sportive e culturali, ecc. Le informazioni reperite costituiscono una base di dati, successivamente trattati e interconnessi attraverso un lavoro di cartografia delle reti di sociabilità. L’obiettivo è quello di rappresentare una geografia di queste reti per ottenere una composizione dell’urbanità nella valle (fig.4). Le conclusioni di questa prima analisi portano ad una doppia valutazione: da un lato si può constatare come la valle ospiti una moltitudine di punti di impulsione, un forte potenziale di urbanità che la rende ben differente dall’immagine di valle-corridoio, luogo di transito, che appare ad un primo sguardo. Non vi sono poli emergenti, particolarmente forti, ma la dipendenza da Grenoble e Chambéry, almeno nei termini analizzati, è infondata. La valle è molto ben servita e presenta numerose occasioni di incontro ai suoi abitanti. Questi differenti luoghi d’incontro non vengono però valorizzati, né messi in relazione, visibili a chi di passaggio, spesso sconosciuti o dimenticati anche dai propri abitanti. A partire da questa analisi territoriale vengono sviluppati quattro progetti pensati come un ventaglio di possibili soluzioni, punti d’impulsione all’interno della valle (fig. 5). Essi si appoggiano ed aprono una riflessione legata ai nuovi luoghi di sociabilità che nascono a scale differenti e che si trasformano insieme all’uso e al modo di vivere il territorio.


Cercare di immaginare un nuovo tipo di spazio pubblico conduce alla necessità di rinforzare la dinamica di formazione e sviluppo delle reti sociali locali, per dar loro la possibilità di trovare posto in questa nuova forma di spazio urbano. Uno spazio pubblico ibrido connesso sia alla rete locale che a quella globale, costituito da aspetti fisici come da realtà virtuali. L’interesse di ogni progetto prescinde il memoire comune: una stessa problematica e una stessa strategia, quattro siti, quattro scale, quattro sensibilità differenti. Ognuno sviluppa, a partire dalle basi condivise di studio e comprensione del territorio, il processo di progetto che gli è proprio. Il progetto Aires d’autoroute a Saint Nazaire les Eymes rappresenta un punto di tangenza tra la scala nazionale e quella della valle stessa. Chi ha viaggiato sulle autostrade francesi conosce bene la cura e la gradevolezza dei luoghi di sosta presenti lungo di esse, ma in questo caso l’idea è di aprire un varco che permetta ai viaggiatori di passaggio di assaggiare questi luoghi, di soffermarsi per più che una pausapranzo, di cambiare in corsa i propri programmi per vivere, conoscere e sentire ad un ritmo più umano questo territorio. Il progetto di Goncelin ha come tema l’alimentazione: produzione, lavorazione, vendita e preparazione rappresentano il pretesto per la progettazione di una struttura mobile (ma con differenti “agganci” disseminati per la valle) che coinvolga i cittadini ed i turisti nella (ri)scoperta dei prodotti ma anche delle tradizioni e della condivisione di un rituale molto spesso relegato a bisogno. A Brignoud la riqualificazione di un’area industriale è l’occasione per mostrare come, attraverso un progetto condiviso, possano essere coinvolti attori e processi molto differenti. L’intervento è reso tappa di un ciclo a livello regionale, quello della filiera del legno e vede la ristrutturazione di una vecchia struttura industriale e dell’area limitrofa con un progetto di un asilo e di una casa di riposo. Ciò si è cercato di dimostrare con questo lavoro è appunto la necessità di analizzare ogni progetto muovendosi continuamente tra prospettive e strumenti differenti, siano essi una cartografia al 10000, una carta idrologica, un piano regolatore o il rilievo dei canali e dei muri a secco che dividevano le proprietà agricole, al fine di trovare e gestire gli strumenti fondamentali per tenere insieme, con coerenza, necessità e problematiche così differenti. L’inserimento della componente paesaggistica come tema strutturante dei nuovi progetti, porta forzatamente al superamento della separazione e dell’incomunicabilità di scala, essendo essa costituita dalla relazione diretta che intercorre tra la scala minuta degli elementi costitutivi e della singola azione progettuale modificatrice, e la scala geografica. Questo è ancora più vero quando il progetto coinvolge puntualmente o anche solo tangenzialmente il tema dell’infrastruttura (come in tutte e quattro le proposte di questo memoire) che presuppone l’attraversamento costante di scale, velocità e prospettive. La volontà di avanzare un progetto diverso per questo territorio porta dunque a lavorare attraverso le scale, sovrapponendo quella degli elementi costitutivi e quella geografica, quella del dettaglio e quella complessiva. Nel caso del progetto a Pontcharra, maggiormente approfondito, ciò che si cercato di far emergere è come sia necessario percepire la complessità di un luogo, l’accumularsi dei suoi sedimenti, per poter in seguito decidere consapevolmente quali aspetti evidenziare e trasmettere attraverso l’architettura. Seguendo la prospettiva adottata per l’analisi e la strategia territoriale, anche il progetto individuale parte dal presupposto dell’ inversion du regard. Altro tema fondamentale che lo inserisce all’interno della riflessione condotta a scala territoriale è l’aspetto sociale. La ricostituzione del percorso lineare, ora trasformato in parco, che costeggiando il Breda ricongiunge il centro della città di Pontcharra con le sponde dell’Isère è anche stimolo per una riflessione sulla ricerca delle condizioni che rendono possibile l’incontro e la perdita di tempo. È importante affidare un ruolo di peso al recupero di quei terreni e di quegli spazi labirintici e amorfi che agiscono come tessuto connettivo tra il non-costruito residuo e la città. Il progetto urbano è qui inteso come un elemento di disegno ma anche di rammaglio, di ricucitura e rilettura della struttura urbana e topografica, non è quindi uno strumento che vuole creare dei confini fisici o sociali, ma un modello che deve ricondurre ad un ragionamento sulla città nella sue forme e nella sua storia. Il nucleo del progetto è un’area decentrata, a ridosso del Breda e del polo dell’artigianato. La sua posizione


strategica e la nuova strutturazione dello spazio pubblico permettono la connessione tra gli spazi del nuovo insediamento e il parco lineare urbano che a sua volta svolge una funzione di ricucitura tra il centro città e la vasta area verde lungo le sponde del fiume Isère (fig. 6). L’importanza della storia per questo sito più che per altri è molto forte: roccaforte militare di confine durante i secoli XVIII e XIX, nel secolo scorso Pontcharra fa dell’industria il settore trainante della propria economia, con l’installazione di una papeterie (Moulin-vieux), un centro di formazione per tecnici dell’Olivetti e l’industria della Viscamine (oggi villaggio d’impresa del Bréda) , con il suo falansterio (oggi un liceo che raggruppa gli studenti provenienti dalle scuole medie di Pontcharra, Allevard, Le Touvet, Goncelin e La Rochette) e il villaggio operaio. Tutto ciò mi ha condotto ad una riflessione sul rapporto tra progetto e territorio, sito, preesistenza. In questa fase di analisi la necessità è quella di fare un altro, ennesimo salto di scala, per raggiungere quella dimensione mediana tra le osservazioni eseguite attraverso una visione zenitale (cartografia e immagini satellitari) e la percezione sensibile intercettabile da una visione soggettiva (fig. 7). Il territorio non è qui inteso come “contesto” rispetto ad un testo da inventare, ma come entità soggetta alle trasformazioni nella sua stratificazione temporale. La domanda da porsi è dunque come confrontarcisi senza annullarlo completamente ma senza neanche farlo diventare museo di se stesso. Il punto di partenza, fondamentale, sono le specificità del territorio, del sito e del terreno. Analizzare le tracce delle innumerevoli storie che ha prodotto: tracciati insediativi (il vecchio villaggio operaio della Viscamine), manufatti della fase preindustriale (il falansterio ora liceo), dell’uso agricolo del territorio (gli orti urbani) e i volumi stessi della dispersione (il recente intervento di edilizia residenziale) (fig.8). Le nuove edificazioni possono e devono aiutare ad evidenziare una strutturazione significativa di quella porzione di territorio appoggiandosi sulle tracce dell’esistente; diventano dunque occasione di riscoperta e lettura di antichi segni, indicatori di nuovi usi per elementi già collaudati per secoli dalla storia, o coperti e nascosti per inerzia o per incomprensione. Elementi di sottolineatura, di strutturazione e di completamento. Un progetto che non si stenda come una coperta sul territorio facendone tabula rasa, che non cerchi di riplasmarlo sconvolgendolo, ma che lo completi, ne aggiunga elementi, contribuisca al suo arricchimento ed alla sua evoluzione. Per un approfondimento del progetto alla scala architettonica fare riferimento alle discalie delle immagini (fig. dalla 9 alla 14).


Fig. 1_matrice metodologica

Fig.2_analisi territoriale: sezioni di paesaggio


Fig. 3_alcune carte di analisi territoriale

a_tipologia e qualità del verde b_aree boscose c_aree agricole d_l’isère e i suoi affluenti e_luoghi di interesse storico f_rete stradale

a

b

c

d

e

f


Fig. 4_reti di relazioni sociali: scuole, accesso WiFi, biblioteche - infrastrutture e associazioni sportive

Fig. 5_quattro siti d’intervento: interazione progetto-territorio


Fig. 6_da un’analisi alla scala della città (a), utile per identificare lo sviluppo delle tipologie abitative negli anni successivi alla nascita del villaggio operaio della Viscamine, sono passato all’analisi del rapporto esistente tra la griglia insediativa del villaggio e la strada commerciale, influenzato dalla preesistenza di un canale di servizio per le industrie, ora scomparso (b). L’analisi della preesistenza del costruito e della topografia mi ha permesso di elencare e classificare i segni del territorio (c). Un’approfondita analisi dell’impianto del villaggio operaio, del suo rapporto con la strada commerciale, con il Breda e con l’antico canale Prè Chabert (d), ha suggerito un’apertura dei segni trovati verso l’esterno (e), per indagare la loro interazione con elementi preesistenti e futuri. Un nuovo zoom out ha permesso la definizione definitiva delle linee di progetto (f), includendo il progetto residenziale all’interno di un parco lineare che ripercorrendo le sponde del fiume ricollega il centro storico con il parco naturale sulle sponde dell’Isère.

a

b

c

d

e

f


Fig. 7_analisi territoriale, la vista su Pontcharra dai due versanti della valle


a

b

c

Fig. 8_un primo lavoro è stato quello di sovrapporre e confontare il materiale reperito (a), in modo da comprendere l’evoluzione e le tappe che hanno portato alla situazione attuale. In particolar modo mi sono soffermato su alcuni interventi di edilizia residenziale (b) che, per la loro visibilità, la loro tipologia o la loro disposizione geografica, potessero aiutarmi nella ricerca. Inoltre è stato studiato lo sviluppo e le caratteristiche del tessuto edilizio (c), individuando diverse aree di ampliamento rispetto all’insediamento originario.


Our strategy for developing the site…the first intention was to expose the particular history of the site; that is, to render visible its specific memories, to acknowledge that it once was special, was some place...

tutte le cose contenute nella città sono comprese nel disegno, disposte secondo i loro veri rapporti, quali sfuggono al tuo occhio distratto dall’andirivieni dal brulichio dal pigia-pigia

Fig. 9_la molteplicità dei contesti in gioco ha portato alla necessità di individuare e classificare i tratti di quel disegno, talvolta invisibile, che struttura la città (a). I segni più importanti che mi sono stati suggeriti dall’analisi effettuata come matrice dalla quale far emergere il progetto derivano dunque dal modulo del villaggio operaio (b) e dalla regolarità delle linee di colmo degli shed delle fabbriche che circondano l’area. Il contesto naturale, in questo caso i tracciati dei vecchi canali e l’ansa creata dal Breda, trasforma la scacchiera urbana ibridando i segni del paesaggio naturale con i tracciati urbani, ed è dunque un elemento importante per il progetto. Anche in questo caso ho utilizzato questi elementi facendoli interagire a scale differenti (una dimensione territoriale, la scala del blocco e dell’edificio e una per i dettagli e le coperture) in modo da rendere leggibile la continuità e la coerenza del disegno rispetto ai segni del luogo e a ciò che li circonda (c).

a

b

c


Fig. 10_ evoluzione sezione nordsud, della struttura delle coperture e dell’impianto planimetrico: visualizzazione delle tappe concettuali che delineano il disegno finale

sezione di partenza (villaggio operaio)

variazione dei moduli (I)

variazione dei moduli (II)

disposizione crescente sud-nord

ottimizzazione delle superfici di copertura

modulo

griglia fabbrica

esposizione falde a sud

volume finale


0

10

30

60

100m

Fig. 11_la qualità degli spazi viene moltiplicata: allo spazio pubblico classico, come quello del parco lineare che ricongiunge il centro di Pontcharra con la base de loisir sull’Isère e che penetra all’interno delle tessuto edilizio del progetto, si aggiungono ambienti con caratteristiche differenti, che vanno dallo spazio completamente privato delle terrazze, ai patii privati ma collettivi, alle corti aperte, private ma anch’esse collettive. All’interno del disegno dell’insediamento sono pensati degli edifici comuni, caratterizzati da una scala inferiore rispetto a quella delle abitazioni, ma atti a contenere gli spazi e le funzioni utili alle attività svolte dalla comunità.


Fig. 12_il mix funzionale e tipologico dell’intervento è stato variegato il più possibile per offrire mete che giustifichino spostamenti a piedi a breve raggio (fino al centro città o alla stazione, o ancora verso la base des loisirs sull’Isère, comunque mete con distanze non superiori al mezzo chilometro) al riparo dal traffico automobilistico veloce. La singola tipologia edilizia è stata scomposta: maison en bande sviluppata verticalmente, edificio con patio collettivo, casa a corte aperta e villa monobifamiliare.


Fig. 13_ rapporto con il contesto: studio dei prospetti


Fig. 14_edificio tipo B

B1

B1

B1 B2

B5 B4

B3

B1//85mq B2//duplex//70+65mq B3//duplex//50+45mq B4//50mq B5//duplex//50+45mq

La varietà di volumetrie permette una molteplice composizione degli appartamenti, sfruttando la tipologia duplex per offrire due ingressi indipendenti per lo stesso appartamento. In alcuni casi viene offerta la possibilità di variare nel tempo le dimensioni del proprio alloggio. Vengono proposte quindi superfici di copertura molto alte, che consentono in un secondo momento di soppalcare l’appartamento, oppure su dei patii che possono essere suddivisi o ricomposti a seconda delle dimensioni degli alloggi. Le abitazioni presentano talvolta un giardino/orto frontale, ma piuttosto patii e giardini interni, e la quota dei piani terra è impostata ad un’altezza che permette un suo uso commerciale. Questi due aspetti del progetto riducono la sezione stradale conferendogli una proporzione più pedonale, che riprende la sensazione di piccolo borgo storico che si vive nel centro del paese, e suggeriscono la possibilità futura di trasformazione dei piani terra in negozi, locali per la ristorazione, uffici, studi professionali, tutte attività che possono ricreare la complessità sociale e funzionale di una città compatta.

B5

B1

B4 B2

0

20m

B3

“AEDIFICATION, GRANDS TERRITOIRES, VILLES - scenari e visioni per la valle del Grésivaudan”  

tesi di doppia laurea in architettura politecnico di torino-ensa grenoble, 2011

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