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Mensile Free Press in FVG ­ Numero 2 ­ Maggio 2018 ­ Anno VI

Giornale in Friuli Venezia Giulia Reg. presso il Tribunale di Gorizia num. 04/2012 del 05/05/2012 ­ stampata da Centro Stampa delle Venezie Fondato nel 2018 Dir.responsabile Simonetta D'Este ­ Edito da Uaua Style Event ­ p. iva 00552490310 ­ Correzione bozze Monica Maran ­ area Commerciale Nevio Scaramuzza

Pronti per una Nuova Estate

Editoriale

GRADO INAUGURA BALNEARE

Arte, pittura, musica e un pizzico di golosità. Ecco che ritorna La Dolce Vita. Questo numero sarà incentrato sulla scoperta di un personaggio friulano come Paola Codutti, che forse non conoscete ma che attraverso le pagine del nostro giornale potrete apprezzare e scoprire. Ma ci sarà spazio anche per un tuffo nel passato, nella civiltà contadina imperiale. Come farlo? Semplicemente leggendo nelle prossime pagine che è possibile toccare con mano ciò che è stato il nostro territorio: basta fare un salto ad Aiello. Per capire come siamo oggi è necessario scoprire da dove siamo arrivati e come siamo cresciuti. E poi per gli amanti della pittura ci saranno pagine imperdibili, che faranno da prologo alla conoscenza di Franco Falzari e dei suoi scritti. Insomma, il Friuli non nascondiamocelo è una terra ricca di spunti, di storia e di sorprese e noi vogliamo percorrerla con voi, anche attraverso la penna straniera di una scrittrice che ambienta i propri libri a Grado. Non mi resta che darvi il benvenuto anche questa volta nella nostra Dolce Vita, sperando di rendere la vostra un po' meno amara almeno per qualche minuto, anche attraverso le ricette succulente che vi suggeriamo. Buona lettura

Ed anche quest’anno la stagione balneare prende il volo con l’esibizione delle Frecce Tricolore. Presenti all’inaugurazione le personalità politiche della città di Grado e della Regione, per l’occasione anche il neo eletto presidente della Regione Massimiliano Fedriga, con molta franchezza ha dichiarato che Grado è fonte di economia per la Regione e che quindi va valorizzata ....... segue a pag.6

LA

STAGIONE

Intervista a Franco Falzari

Ombre al Buio di di Franca Nessi

Franco Falzari: Sono onorato dalla tua amicizia e nel contempo piacevolmente sorpreso nel sapere di essere stimato come poeta, perché io stesso faccio ancora fatica a considerarmi tale. Ci sono tracce di alcuni tentativi poetici di quand’ero allegro studentello a Venezia, poi la professione mi ha assorbito del tutto … segue a pag.8 La Leggenda Led Zeppelin

Nel 1968 nasce un gruppo musicale che attinge sonorità, verve e dinamicità dai più svariati generi sino ad allora conosciuti, dal folk al blues senza lasciare nulla al caso, senza fermarsi sino al 1980, momento in cui il gruppo si scioglie Grado, Frecce Tricolore, foto di Vinicio Patruno segue a pag.12


Grado, Laguna e Dintorni

La cosa buffa della vita è che la storia si ripete! Camminavo per le calli di Grado e delle forti risate mescolate a canti e suoni, hanno risvegliato in me ricordi ed emozioni che pensavo di aver scordato. In mezzo al dedalo di “calete” odorose di primavera mi sono trovata davanti a tre ragazzi, giovani e pieni di “morbin” che a squarciagola cantavano, accompagnati dal battito delle mani dei villeggianti e dal vociare dei gradesi scatenati, canzoni popolari che avevo perso nei meandri della vita . Due chitarre ed un batterista seduto su di una cassa che improvvisavano ritmi pieni di allegria e di gioia di vivere. Sino a non molto tempo fa camminando per le strade della città vecchia si sentivano intonare i canti della tradizione popolare gradese. Inni alla Madonna o canti del tanto amato Festival della Canzone Gradese passavano di bocca in bocca, di voce in voce, di calle in calle, di cuore in cuore,le parole sgorgavano come un fiume in piena, come un torrente che scavalcando sassi e ciuffi d’erba si precipita sino a raggiungere la valle in un continuo canto soave,

la musica rimbalzava nell’anima di qualsiasi persona desiderasse ascoltare con lo spirito ben disposto.La gioia della musica pervade ognuno di noi in maniera da poterci unire tutti

Tele Isola del Sole, curiosità social Ok Cresce l’entusiasmo e l’attenzione verso il nuovo gruppo Facebook “Tele Isola del Sole”. Dalla sua creazione, avvenuta soltanto due mesi fa, migliaia di utenti hanno già richiesto di entrare a far parte di questa simpatica e divertente community ispirata a Grado, nota località balneare in provincia di Gorizia. Con il passare dei giorni, i numeri e le statistiche iniziano a farsi molto interessanti non solo per il numero di video e post pubblicati da ogni parte del mondo, ma soprattutto grazie all’intervento di utenti che si sono rivelati veri e propri personaggi bizzarri. Come ad esempio Michela Caccia, la “farmacista” del gruppo, che con i suoi video alquanto ironici riesce a coinvolgere tutti e fornire un’informazione scientifica e dettagliata sui farmaci, il tutto con uno stile talmente divertente che verrebbe la voglia di farsi venire un mal di testa. Grazie all’appoggio di sponsorizzazioni dei commercianti dell’Isola, nel gruppo viene premiato periodicamente l’utente che si distingue tra tutti. La “farmacista” è stata tra i primi ad averlo ricevuto decisamente con grande merito. Ma le sorprese non sono finite qui, perché un nuovo personaggio chiamato “UAIO” è venuto a trovare Tele Isola del Sole e adesso ne fa parte. Uaio è un pupazzo “vivente” arrivato tra noi dal Pianeta NIbiru il cui slogan è “Costruiamo un mondo migliore”: la raccolta fondi a scopo benefico è una delle sue più importanti attività.

indistintamente, senza preclusioni di classe sociale, cultura, razza o religione. La musica non conosce frontiere, limiti, spazi o tempo….la musica è unione e condivisione. La mia prima chitarra è stata una Eco con cui ho condiviso pianti e gioie, nottate fra amici vicino ad un fuoco, pomeriggi in vecchie case per provare pezzi che nessuno avrebbe ascoltato mai. Ci trovavamo per stare assieme e per divertirci, e ci riuscivamo senza pretese. I tre ragazzi di oggi, Emanuel Olivotto, Stefano Valli, Bruno Sciacca, mi hanno riportata lontana nel tempo, mi hanno fatto ritrovare una generazione sana che non si autodistrugge davanti ai computers o con giochi di morte, ma bensì si concede alla vita con leggerezza, con la consapevolezza che basta poco per essere felici, che non importa quanti anni hai, non importa se non ci conosciamo, basta un sorriso, una chitarra ed una bella compagnia ed il gioco è fatto. Grazie ragazzi, oggi ho creduto di avere nuovamente quindici anni. Peccato che è durato poco! di M.M.

di lorenzo Tigani

Scoperto dalla trasmissione “Ciao Belli” di Radio Deejay, il pupazzo Uaio è diventato subito popolare nei social facendo ridere e sorridere con i suoi video in diretta streaming. “Questo è un gruppo di persone pulite e simpatiche – dice Uaio ­ persone che vivono tutti i giorni con il sorriso stampato sul viso e farne parte mi rende felice. A breve lancerò sul sito www.uaio.it il nuovo store con il quale potremo finanziare importanti progetti di beneficenza. Vi ricordo che Uaio vi vuole bene! Mamma mia!”.


Oltre la laguna GIANNI MARAN … il viaggio È un cerchio concentrico, il respiro di una vita che fluisce dolcemente, che si regala ancora un lieve movimento prima di rimanere immobile, fissa sulla tela. La visione oltre ogni limite, la ricerca della profondità dell’essere umano, del sapere ed il disperato bisogno di conoscenza libera da schemi . La sfida continua verso l’immenso, nella corsa precipitosa incontro ad uno sprazzo di luce che ci permetta di continuare nuove sfide, per incontrare i demoni del nostro io profondo. Le nostre ferite diventano fonte di vita, giocando con forme e colori. Piccoli guizzi di luce fra la continuità delle sfumature tradisce la naturale propensione dell’autore al pensiero analitico, allo sguardo critico verso la società ed il costume, alla comprensione profonda del diverso, di quel punto di rottura che se sapientemente valutato diviene forza e virtù.

di Monica Maran

Ogni quadro è un studio, l’essenza , la realtà di quello che si è e ciò che si vorrebbe essere, ogni puntino di colore è un piccolo tassello, un valore aggiunto al nostro viaggio; la vita. Gianni, gradese doc vive per l’arte e l’arte vive in esso, sgorga naturalmente in immagini che mantengono il loro mutismo, perche è il loro stesso silenzio a parlare. Anche il silenzio a volte fa rumore. Versatile,con la mente viva, pronta alla composizione, alla creazione nel delineare ciò che è dentro di noi. L’elenco delle esposizioni è lunghissimo ed anche quello dei riconoscimenti, allievo del Professor Aldo Marocco ha saputo far tesoro di insegnamenti e consigli, riuscendo così in molteplici discipline artistiche ad emergere pregevolmente. Fermarsi davanti ad una sua opera è un attimo o un momento eterno, è un nuovo tassello di vita, mentre la coscienza si lascia trasportare nell’intimo dell’anima. Gianni Maran Ritratto 2017 e Ritratto con lisca di Gianni Maran

Roberto Camuffo, in arte "Roby Copa"

di P.R.

Chiunque ma soprattutto noi gradesi,ed io in particolar modo, abbiamo l’abitudine che se ci serve una foto di chiederla a Roby Copa. Tutti ci affidiamo al suo talento ed al suo buon cuore, tanto Roby non dice mai di no, lascia andare, permette tutto e tutto dona. Sorridente e simpatico ha la faccia rubiconda e le guance ancora rosa come quando eravamo bambini, poche volte l’ho visto arrabbiato o triste, anche in quegli infiniti episodi in cui ci azzuffavamo in mezzo ai giardini “in Corte”, lui sorrideva con fare bonario. Per l’anagrafe è; Roberto Camuffo classe 1962 in arte ”Copa”, ma il vero soprannome di famiglia è Cianci. Quante corse e quante risate, ginocchia sbucciate ed ematomi di un blu scuro ci hanno riempito le gambe, quanti abbracci e quante “cantade” e si…quante “cantade” perché Roby oltre che ha fare splendide fotografie suona la chitarra ed ha partecipato molte volte al Festival della Canzone Gradese in qualità di autore e cantante. D’inverno sfida le intemperie in laguna dedicandosi alla pesca, e d’estate si presenta a noi in tenuta da gran Chef e non mi sembra cosa da poco. E’ un artista a tutto tondo,un mirabolante equilibrista con in mano una macchina fotografica, un mestolo e una chitarra…..un menestrello dal cuore d’oro! “Vara Roby che vogio scrive do righe su de tu” “eh bon, tanto, anche se no me piaze deve ‘ndame ben istesso” “vego che tu sa zà!”…una strucada granda…un grande abbraccio e grazie da tutti noi dello staff!

Foto di Roberto Camuffo in arte Roby Copa; Scatto mozzafiato Grado e la sua Laguna


Il Friuli V.G. in Pillole PAOLA CODUTTI … in continuo movimento La prima volta che l’ho incontrata a Udine dove vive, mi sono sentita abbracciare con un tale slancio da lasciarmi senza fiato. Un esserino con la faccia sorridente mi stava di fronte, due occhi grandi e lieti con un sorriso infantile e buono,mi ha lasciata sbalordita da una simile accoglienza. E’ lieta nel cuore e nell’anima,un continuo balenio di colori che sprigiona per dipingere dei fogli bianchi. Tratti leggeri si sovrappongono a macchie di china, a colori a volte vivi e dirompenti e a volte scuri,misteriosi. La leggerezza con cui affronta la pittura è la stessa con cui affronta i sentimenti, libera di essere ciò che è senza costrizioni, libera di interagire sia con gli esseri umani che con i colori allo stesso modo, con infinito entusiasmo.

Piccoli artisti “in erba”

Osservando i suoi disegni ci si accorge che i personaggi sembrano essere dotati di vita propria,infatti dopo essersi diplomata in restauro di dipinti murali presso l’UIA di Venezia,si è dedicata all’illustrazione. Illustra il libro “An Dan dest” , per poi continuare un percorso di crescita personale studiando con Jozef Wilkon, Javier Zabala, Linda Wolfsgruber creando con il passare del tempo un modo di disegnare che permetta a chi guarda di percepire il movimento del soggetto illustrato, una capacità rara, bastano poche righe e davanti a noi nasce un gufo, un pesce o una ragazzina che gioca con la pioggia, un coniglio che si nasconde dietro a pochi fili d’erba…l’essenziale diventa il tutto, il finito, l’illustrazione che non ha bisogno di parole per essere compresa. L’illustrazione diventa una storia!

di Gioiadimamma

Piccoli artisti “in erba”, principianti, ma promettenti! … Nel nostro caso, pittori in grembiulini rosa e blu che, armati di entusiasmo, grandi pennelli e colori sgargianti, creano straordinarie meraviglie, da condividere orgogliosamente insieme e da lasciare in eredità a chi verrà dopo di loro. Accade alla Scuola dell’Infanzia Mons. Fain di Grado, scuola per l'infanzia in Isola della Schiusa, dove i piccoli studenti, incoraggiati e guidati da eccellenti “Cape cantiere” – le loro adorate maestre – sono impegnati ad abbellire il muretto racchiuso nel giardino della scuola. Un vero e proprio murales, dove le maestre hanno già delineato forme di grandi matite, rappresentazioni del sole che sorride a bambini di ogni etnia, bimbi immersi nel gioco… Tratteggi che ora, nelle giornate soleggiate, i nostri piccoli artisti stanno cominciando a riempire di colori usando tinte allegre e festose. Niente di più ideale per bambini di questa età, le cui prime sperimentazioni di disegno e di pittura rientrano di norma tra le principali attività “scolastiche” ed educative, e che per gli stessi interpreti si traducono spesso in vero stupore, contemplazione e meraviglia di quello che sono riusciti a creare. Sperimentare la propria creatività e stimolare la loro percezione del bello costituiscono foto di Laura Gratton infatti importanti obiettivi a cui,

in questo caso, si aggiunge l’acquisizione di un maggiore senso di appartenenza alla scuola, percepita come bene comune, condiviso, goduto e rispettato da tutti. Qualcosa da conservare e custodire con cura; ecco quindi un ulteriore monito educativo e morale che questi bimbi potranno, se non interamente ora, ma nel tempo, acquisire: il rispetto per le cose create da loro e dagli altri, la condivisione di un tesoro comune, la fatica del costruire e il piacere del tramandare nel tempo, forse di generazione in generazione. E così – auspicando che le forze della natura non infieriscano e che gli uomini sappiano, vogliano e possano tutelare – chissà che questi piccini – diventando genitori nel loro futuro – accompagnando a loro volta un proprio bimbo alla scuola “Mons. Fain”, non dicano: vedi questo muro l’ho fatto io!, o meglio “c’ero anch’io”! Un ringraziamento sincero va quindi alle maestre che con esperienza, passione e pazienza guidano i loro piccoli studenti in un’esperienza di divertimento, di gioco e di apprendimento. Un plauso perché insieme condividiamo l’idea che piccoli artisti si nasce, ma bravi studenti e belle persone che condividono il rispetto delle risorse in comune si diventa… imparando.


il Frili V.G. in Pillole Profumi di Primavera

di D.S.

In primavera è facile lasciarsi cullare dai profumi della natura e rapire dall’azzurro del cielo. Il mio occhio ora si perde in una distesa verde in mezzo a lunghi filari di viti dalle foglie di un colore intenso e ricco di sfumature, credo proprio di essermi persa dentro ad un dipinto. Mi lascio andare ed in lontananza un grande edificio cattura la mia attenzione e mi richiama a sé, man mano che mi avvicino mi ammalia con i forti odori del vino, dei tappi … odore di cantina,di sudore, di lavoro svolto dai contadini, è un mondo pieno di pace ma anche di enormi responsabilità.

Cormons … .continua

Cozzarolo lavora la terra per la produzione del vino sin dagli inizi del secolo scorso, ma verso la fine degli anni settanta inizia ad imbottigliare con il proprio nome. Il patriarca da tutti chiamato amichevolmente Titta si ingegna per riuscire a proporre sulle tavole dei vini che lasciano il

il segno, che portano dentro sapori e profumi del Friuli che tanto amava e con cui aveva un legame indissolubile, proprio questo legame così radicato gli ha permesso di donare ai propri figli questo sentimento così profondo per la terra. Bravi nel raccogliere questa eredità Eugenio e Giuliano esplorano con sagacia e bravura il mondo della viticultura d’eccellenza. Sempre al passo con i tempi, percorrono strade tortuose non risparmiandosi mai, nel cercare di migliorare i propri prodotti. La cantina perfettamente in ordine presenta svariati vini, dal pregiato Picolit allo Spumante di Ribolla Gialla, dal rosso Pignolo al Merlot Riserva e non manca il tanto decantato Friulano. Ho contato ventuno vini, e tutti rigorosamente ben presentati da un’etichetta inconfondibile che esibisce la grafica del tempietto longobardo, del resto siamo a Spessa di Cividale. Qui le viti sono nate, cresciute ed hanno perso il conto delle stagioni che hanno vissuto,hanno visto neve, freddo, caldo ed arsura ma hanno avuto accanto una famiglia capace di averne cura,i Cozzarolo.

A cura del Comune di Cormons

Dagli Asburgo all'Italia Durante i 400 anni di appartenenza all'Impero degli Asburgo, la città di Cormòns crebbe e si sviluppò; il centro urbano ai piedi del Monte Quarin assunse così l'aspetto che esso conserva tuttora. In quest'epoca, Cormòns conobbe un periodo di notevole floridezza, testimoniata anche dai bei palazzi barocchi e neoclassici che si possono ancora ammirare nel centro storico. La città rimase austriaca anche dopo l'annessione del Friuli al Regno d'Italia nel 1866. Cormòns divenne italiana soltanto dopo la Prima Guerra Mondiale. IL MONTE QUARIN Arrivando a Cormons, vediamo già da lontano il Monte Quarìn, che si eleva alto quasi come fosse una protezione sopra la città. Sulla parte più alta del monte sorge un Santuario dedicato alla Beata Vergine del Soccorso. In vetta ci sono i resti della Rocca che testimoniano il ruolo strategico che Cormòns rivestì nella storia, dai Romani fino agli Asburgo. Per raggiungere la cima del Quarìn, da cui si gode uno splendido panorama della città dall'alto, spaziando dalle Alpi all'Adriatico, si può salire con la macchina fin sotto al Santuario e poi proseguire a piedi.

UNA PASSEGGIATA PER CORMONS Il centro storico si può facilmente percorrere a piedi partendo da Piazza Libertà, dalla quale si diramano le principali vie della città. Al centro della piazza troneggia la famosa statua bronzea che ritrae l'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo, il quale nel 1518 esentò la città dalle tasse per ben sette anni, per permettere ai Cormonesi di rifarsi dalle guerre contro Venezia. La statua è uno dei pochi monumenti in Italia dedicati ad un sovrano straniero. Alle spalle della statua di Massimiliano I si trova laChiesa di Rosa Mistica. PIAZZA XXIV MAGGIO Procedendo verso l’antico centro storico, si giunge alla monumentale Piazza XXIV Maggio. L'intera piazza è una pregevole opera d'arte architettonica. Progettata dal celebre architetto viennese Podrecca, è realizzata per intero in pietra bianca del Carso e contiene alcuni originali elementi estetici, come la grande fontana ricavata da un unico blocco discoidale di marmo rosso, alcune particolari colonne mozze od oblique, strani paracarri sferici, ecc. Nei pressi della fontana, su un apposito supporto, è collocata la scultura bronzea del Lanciasassi, opera dello scultore cormonese Canciani.

IL MUNICIPIO E L'ENOTECA Lungo il lato maggiore della Piazza si trova Palazzo Locatelli, costruito nel 1700, oggi sede del Municipio. Nei giardini interni si trova il Museo Civico del Territorio, contenente numerose sculture del Canciani e sede di numerose esposizioni temporanee d'arte. Sull'angolo sinistro di Palazzo Locatelli è possibile fermarsi all'Enoteca di Cormòns, dove degustare i migliori vini della produzione locale DOC Collio e Isonzo, e dove si può anche assaggiare il pregiatissimo prosciutto di Cormòns, prodotto artigianale delicatamente affumicato. Volgendoci ora in direzione opposta, verso il Monte Quarin, il quadro si completa con l'elegante campanile del Duomo. IL DUOMO Il Duomo di Cormòns (dedicato a Sant'Adalberto) è la principale Chiesa di Cormòns. Essa domina il centro storico da una posizione leggermente sopraelevata, e vi si accede da un'ampia scalinata frontale. Il campanile, in tutta la Diocesi di Gorizia, è il secondo in altezza dopo quello di Aquileia. Nei sotterranei sono custodite alcune preziose mummie, vecchie di 300 anni e non accessibili al pubblico.


Il Friuli V.G. in Pillole GRADO INAUGURA LA STAGIONE BALNEARE Ed anche quest’anno la stagione balneare prende il volo con l’esibizione delle Frecce Tricolore. Presenti all’inaugurazione le personalità politiche della città di Grado e della Regione, per l’occasione anche il neo eletto presidente della Regione Massimiliano Fedriga, con molta franchezza ha dichiarato che Grado è fonte di economia per la Regione e che quindi va valorizzata, tenendo conto che tutti i dati fanno emergere che il 23 % dei turisti sceglie la meta per le proprie vacanze dopo aver valutato le offerte enogastronomiche,di cultura e benessere, auspica quindi la realizzazione di una rete integrata dell’offerta in tutto il F.V.G. guardando al futuro come una alleanza per il rinnovo costante del turismo. l’importanza turistica dell’isola è stata sottolineata anche dall’amministratore unico della G.I.T. Alessandro Lovato e dal Sindaco Dario Raugna, la benedizione il Presidente della Regione Friuli V.G. all'inaugurazione della stagione del Monsignor Centomo ha dato il via allo show della Pattuglia balneare a Grado, foto di Vinicio Patruno Acrobatica Nazionale.

GRADO – AIR SHOW Pattuglia Acrobatica Nazionale … Le FRECCE TRICOLORE Un rombo in questa giornata di primavera ed una fumata tricolore inonda il cielo azzurro. Un brivido mi pervade e mi rendo conto che non solo io, ma che anche tutti i presenti siamo rimasti con il naso all’insù e la bocca aperta … Le frecce tricolori viaggiano ad elevata velocità volteggiando, simulando cadute, svirgolate,incroci e planate. Potrebbe essere una finzione fatta al computer, ma non è così, è incredibile con quanta abilità si muovano con i loro velivoli in mezzo alle nuvole, sembra quasi che i piloti giochino a rimpiattino. Con gli occhi cerco di orientarmi, scruto bene il cielo in mezzo ai colori per intravedere la formazione ma in un attimo il cuore ha un sussulto ed il solista arriva dalla direzione opposta in cui guardo facendomi accapponare la pelle…straordinario! E’ un attimo e mi sembra di essere assieme a loro in mezzo alle nuvole mentre gli altoparlanti accompagnano il mio sogno con la voce di Luciano Pavarotti.

Grado, Frecce Tricolore; foto di Vinicio Patruno

di M.M.G.

Ad un tratto un cuore prende forma e la voce narrante del Capitano D’Aniello ci rende partecipi di un augurio a tutte le mamme. Può apparire come una cosa semplice ma sappiamo bene che la selezione dei piloti è una fase delicatissima,solo i migliori possono avere l’onore di far parte della squadra e che l’addestramento è lungo e faticoso. La simulazione di un’operazione di ricerca e salvataggio in mare di un naufrago introduce la manifestazione con un velivolo capace di muoversi a 360 gradi ,l’elicottero l’HH 139 che si è presentato sventolando il tricolore, subito dopo un ultraleggero ci ha dimostrato le sue potenzialità. Al termine dell’esibizione con la mano sul cuore canto l’inno di Mameli… Ragazzi , grazie per avermi fatto sentire orgogliosamente italiana!


Oltre la Verità UNA MEDIUM AL “SERVIZIO” DEL REICH di Primula Rossa

Helena Petrovna Blavatsky fonda nel 1875 la società teosofica, che esiste ancora oggi. Sosteneva di essere in contatto con i maestri del Tibet attraverso un insolito contatto telepatico che le indicavano la “via”. Conosciuta come Madame Blavatsky , fù una ricercatrice del mondo dell’occulto, una donna senza paura di essere etichettata , sempre alla ricerca del mistero ed allo stesso tempo della verità. In quegli anni una donna piena di entusiasmo, coraggio e spregiudicatezza non godeva di grande stima in un mondo di uomini, fatto a misura per gli uomini. Nel tempo si crea la fama di veggente e di medium. La sua passione nasce da un interesse scientifico che il nonno aveva per lo studio dell’occultismo,grazie a lui si avvicina sin da giovanissima la magia, l’alchimia e tutte le altre discipline esoteriche. Raccontava di essere costantemente accompagnata da una figura indistinta che le stava sempre accanto come fosse un angelo custode. Si narra di lei che fosse una donna dagli amori facili,

fece lavori stravaganti che la portarono a viaggiare , ma soprattutto girò il mondo come Medium. Parlava diverse lingue fluidamente, suonava brillantemente il pianoforte, accanita fumatrice era capace di conversare garbatamente per ore dimostrando una cultura insolita,dal carattere forte ed indomito possiamo dire che per l’epoca fù una donna “diversa”. Nel tempo la società teosofica da lei fondata, raccolse un numero sempre più crescente di adepti e molti dei quali facevano parte della schiera dei nazisti. La teoria delle razze li attraeva, il suo pensiero filosofico parlava di sette razze originarie fra le quali la razza degli Dei Ariani con tre occhi, abitanti del mondo di Atlantide che sempre secondo il suo pensiero, fecero esplodere Atlantide attraverso un rito di magia nera per far nascere una razza superiore. Una volta al potere i seguaci nazisti di Madame Blavatsky abbracciarono le sue idee ed iniziarono a definirsi semidei ed antisemiti. Infatti il simbolo esoterico preferito dalla medium era la svastica concepito nella sua idea per distinguere la razza ariana.

PSICOFONIA o METAFONIA La tentazione di fare una seduta spiritica è forte, ognuno di noi almeno una volta nella vita ha desiderato comunicare o perlomeno scoprire cosa ci sia dopo la morte. Il desiderio di conoscenza è quel qualcosa che supera ogni ostacolo ed ogni paura, voglio però ricordare che già nel precedente articolo (vedi La dolce vita primo numero) abbiamo parlato della tavola OUIJA e del suo pericolo. Continuerò a ripetere all’infinito che cimentarsi in questo “gioco” è estremamente pericoloso perciò sconsigliabile. Agli inizi del secolo scorso era diventato un vero e proprio passatempo alla moda, e senza nessuna precauzione, veniva usato lo spiritismo come un qualsiasi gioco di società. I pericoli nell’avvicinarsi a questa disciplina sono molteplici ma il più ovvio è che le persone facilmente suggestionabili,o psichicamente instabili possano subire gravi danni psichici. Da una parte c’è il desiderio e la volontà di sapere cosa c’è dopo, e dall’altra l’atavica paura dell’ignoto che ci fa preferire una vita tranquilla e senza scossoni. La paura che i morti possano ritornare è comunque sempre viva in noi ed a volte ne siamo ossessionati al punto tale di creare rituali o scongiuri di tutti i tipi. Si racconta che la causa del girovagare delle “presenze” sia dovuta ad una loro morte violenta, ad una azione non compiuta nel momento in cui erano in vita, ad una sepoltura inadeguata oppure a causa di una colpa di cui si sono macchiati da vivi.

L'ottocento e il coraggio dirompente di madame Blavatsky ­ seconda parte | Yoga Vita e Salute

Infatti su suggerimento di un seguace della Blavatsky, Heinrich Himmler, la svastica fu adottata come simbolo dai nazisti. Donna straordinaria,poco e mal compresa vissuta in un contesto storico difficile, pose le basi per una nuova del mondo dell’occulto. Ci lascia due libri importanti Iside svelata e La Dottrina Segreta.

di Primula Rossa

Le Sorelle Fox; foto da Goticomania.it

Sin dall’antichità gli uomini parlano di presenza, spettri, anime vaganti, fantasmi, ogni popolo ha i propri spettri che riempie di terrore i racconti sia orali che scritti. Un modo considerato interessanti per contattare i trapassati è la psicofonia o metafonia,basta una semplice radio da sintonizzare sulle onde corte,il silenzio di una stanza ed un registratore ed il gioco è fatto! Ma si tratta veramente di un gioco o è una vera e propria disciplina fra l’altro molto pericolosa?. Utilizzando questo sistema si potrebbe incorrere in problemi di “infestazione” , infatti più di qualcuno si è ritrovato la casa piena di voci e presenze, che involontariamente ha richiamato a sé. Sono moltissime le persone che provano a mettersi in contatto con “l’altro mondo” attraverso le strumentazioni elettroniche , e sempre di più quelle che ne rimangono terrorizzati, alcuni sperimentatori vanno in cimitero a fare questi esperimenti, alcuni però asseriscono che le anime senza pace poi inizino a perseguitare chiunque cerchi di mettersi in contatto con loro. Occuparsi di metafonia è comunque molto delicato e difficile, anche se queste fossero tutte fantasie di gente burlona, forse è meglio fare molta attenzione , anzi, forse è molto meglio lasciar perdere.


Oggi siamo con ... Franco Falzari, l'intervista

di Monica Maran

Monica Maram: Caro Franco, oramai ci conosciamo da qualche anno ed ho in più occasioni avuto modo di ascoltare le tue liriche, vorrei sapere come mai e quando hai sentito il bisogno di cimentarti in questa difficile arte... Franco Falzari: Sono onorato dalla tua amicizia e nel contempo piacevolmente sorpreso nel sapere di essere stimato come poeta, perché io stesso faccio ancora fatica a considerarmi tale. Ci sono tracce di alcuni tentativi poetici di quand’ero allegro studentello a Venezia, poi la professione mi ha assorbito del tutto … Ho cominciato a fare le cose sul serio risalendo dalla Tunisia, dove ho vissuto undici anni, esperienza che nel bene e nel male mi ha fatto vedere il mondo da un’ottica radicalmente diversa… (consiglerei per capirne un po’ di più sul tema, la lettura di “Dar Rimmel”) Come ti sarai resa conto, quello che scrivo, o meglio quello che ho scritto sinora, non rientra nel genere “lirico” ma è piuttosto il frutto di una rivolta verso l’attuale sistema­mondo che da parecchi anni mi torce le budella. Vista la stagione della vita che sto attraversando non ho altro modo di reagire se non scrivendo, ché i tempi gagliardi delle surreali rivoluzioni attraversate (per dirne una, il sessantotto) sono assai lontani ormai. Ritengo, e dai miei scritti credo si evinca ad ogni parola, che il mondo consolidato attorno alle nostre pelli sia ormai al tramonto perché rappresenta milioni di facce di uno stesso inganno, un perfido e incontrollabile gioco degli specchi. Et voilà... Ma siccome sono un sognatore incallito con momenti di razionale lucidità, sono convinto che la vita non vada solo vissuta, ma soprattutto adoperata, e allora non mi rassegno. Dentro gli stessi scritti dove sparo a zero su tutto chiarendo al lettore come la penso, leggerai anche una buona dose di sarcasmo e di autoironia tali, spero, da renderli digeribili e magari di trasmettere un residuo di speranza...

Monica Maran: Da cosa o da dove attingi l’ispirazione per i tuoi scritti? Franco Falzari: Mi verrebbe facile dirti che basterebbe seguire un notiziario televisivo o leggere un giornale, invece ti dirò che seguo il mio stomaco: è lui che mi suggerisce i temi che affronto, senza retorica, ed è un consigliere straordinario Se ha dei dubbi chiede un Prosecco o un Tocai e tutto si chiarisce. Il mio libro d’esordio (Battaglie) è nato ne 2008 “ciacolando” per osterie. Nel 2010 il libro ha vinto il Premio Percoto, credo perché è stato apprezzato il meccanismo con cui è raccontato : diciotto eventi bellici cruciali in forma di poemetti dove personaggi diversi e talvolta famosi, interagiscono tra loro all’interno del fatto. Mi piacerebbe inducessero il lettore a molte riflessioni.

La Storia mi ha sempre affascinato e le guerre mi hanno sempre reso isterico, perché sono un compendio di storture : chi le provoca non ci va mai a morire anzi, da esse trae business mostruosi. Chi ci rimette è sempre e solo la povera gente. Ma l’argomento è quanto mai prodigo di situazioni che vanno dalla tragedia­pathos, attraversano tangenzialmente aspetti retorici per finire spesso in una surreale commedia. Monica Maran: Come ti definiresti dal punto di vista artistico? Franco Falzari: Chi mi conosce mi definisce un poeta sociale, ma ti dico che, il Tempo accondiscendendo, vorrei superare questo limite. Ormai scrivendo quasi sempre dei disastri umani, si comincia ad annoiare … Monica Maran: Ma alla fine, Franco Falzari chi è? Franco Falzari: Bella domanda ! Credo che raccontarsi non possa mai essere un processo obiettivo, o ci si incensa o ci si taglia le gambe da solerti masochisti. Sono un essere che socializza con facilità, con molti amici, cerco di essere più discreto che posso anche se, ahimè. spesso non mi riesce e allora preferisco che a dire cosa sia Franco Falzari come persona o personaggio siano loro, gli altri, amici e nemici che siano. Posso solo suggerire loro il mio curiosare sulla spettacolarità del mondo, quella che nel mio piccolo sono andato a rincorrere nei deserti e, ti dirò, con immensa felicità e che ho cercato di riassumere, per l’appunto, nell’ultimo libro “Dar Rimmel” Al di là dei suggerimenti poetici, i deserti mi hanno dato la facoltà di raccontare oggi cose che ormai non sono più alla portata di chi vorrebbe cercarle. Quei deserti sono diventati cloache impraticabili laddove sarebbe ancora possibile percorrerli, oppure trappole per morire. Infine, come poeta­scrittore sinora sono stato abbastanza monocorde e, quasi sulla stessa linea, continuerà anche il libro prossimo venturo,“Tapis roulant” del quale ho già anticipato in rete alcune poesie. Per la cronaca, è in fase di rifinitura anche il quinto libro,“Inculaboli” che considero un riepilogo dei tanti anni della mia vita, dove per la prima volta scrivo in prima persona (cosa che mi ha dato sempre grande fastidio) e dove cerco finalmente di fare un po’ di poesia ... inch’allah


Le Parole che non ti ho detto Anna Campo

di P.P.

Provare ad avere dei pensieri cupi mentre si parla con Anna è tecnicamente impossibile, serena e piena di cose da dire ti coinvolge, la verve sicuramente non le manca e nemmeno un dolce sorriso. Ama profondamente la propria famiglia ed anche se nata ad Alcamo da mamma palmarina doc e papà siciliano rimane molto legata al Friuli. Qui ha messo le radici, qui ha vissuto, ha saziato la sua mente, ha nutrito la sua anima, ha vissuto e realizzato i suoi sogni. Non le è difficile scrivere, anzi, le è necessario,tutto la stupisce, la natura per lei è un continuo turbinio di cose da osservare e raccontare attraverso dei versi, le emozioni fuoriescono con grazia liberandosi in un flusso continuo di commozione che coinvolge. Ha ricevuto alcuni riconoscimenti importanti: terza classificata al Premio Poesia Onesta nel 2014 con un racconto inedito: " Mio padre", settima al Premio Arco dei Gavi 2014 ed inserita nell’antologia,prima classificata al Premio Poesie in video 2015 con la poesia " Vivi " e Menzione di merito al “Premio internazionale Michelangelo Buonarotti”. Nell'ottobre del 2012, ha pubblicato la sua prima silloge: "FRAMMENTI DEL CUORE" per la SBC Edizione. E’ arrivato per Anna il momento di raccontare, narrare con il cuore storie di vita vissuta,momenti impossibili e trepidanti attimi che segnano la nostra breve esistenza. E’ arrivato il momento di aprire le ali e volare lontano con un libro da leggere tutto d’un fiato;UN GOMITOLO DI STORIE.

Vola Non chiudere le ali pensando di non saper volare. In realtà chiudi soltanto il tuo cuore. Tutti siamo angeli. Basta non dimenticarlo mai. Apri le tue ali e vola. Fino al sole. LABORATORI ESTIVI PER BAMBINI A CERVIGNANO Sono aperte le iscrizioni ai laboratori estivi per bambini dai 7 ai 14 anni presso l’Atelier d’arte di Cervignano del Friuli, in Via del Zotto, dal 1984 punto di riferimento per la formazione in ambito artistico nella bassa friulana, indicato per chi ama esprimersi attraverso la propria arte, imparando tecniche pittoriche che spaziano dal disegno alla pittura, le tecniche miste, l’aerografia, l’illustrazione, il mosaico, sia per adulti che per bambini, con una didattica personalizzata ed aperta alle esigenze del singolo. Durante i laboratori estivi, i bambini avranno modo di apprendere diverse tecniche artistiche, si ispireranno a grandi artisti del passato e personaggi del mondo del fumetto e dei cartoni animati, impareranno la storia dell’arte attraverso il gioco, sviluppando le proprie doti creative, per un’estate all’insegna del mondo dell’arte. Le famiglie potranno scegliere tra 3 periodi: 25­30 giugno, 2­6 luglio, 9­13 luglio, ogni giorno dalle 9 alle 11 del mattino. La quota di iscrizione di 60 euro è comprensiva di tutti i materiali utilizzati. Per info ed iscrizioni scrivete a info.atelierdarte@gmail.com oppure telefonate al 328.2520653.

La Dolce Vita FVG, ringrazia di cuore le edicole presenti in questa pagina per la collaborazione


I Piaceri della Tavole Boreto “a la Graisana”

da Grado.it

E’ noto che nelle isole la gente matura tradizioni tutte sue. Ebbene questo avviene anche per la cucina. Lungo le calli e nei campielli del centro storico, trattorie e ristoranti con i tavoli apparecchiati sotto pergole di vite americana, nei giardini interni, propongono il meglio della cucina gradese, una lunga tradizione di sapori genuini e di ricette tramandate di generazione in generazione, in cui il pesce la fa naturalmente da padrone. Il piatto gradese per eccellenza è il "brodetto", in gradese boreto, saporita zuppa di pesce, che a seconda delle preferenze del cuoco e della disponibilità di pesce

La ricetta Tradizionale del Boreto alla graisana

Boreto alla graisana, da eventiesagre.it

(per 6 persone) 1 fetta di asià per persona, 1 fetta di coda di rospo o di nasello o di capone o di scorfano, 1 ghiozzo per persona, 2 anelli di totani per persona, 3 o 4 spicchi d'aglio, 1/2 bicchiere d'olio, 1 bicchiere di aceto di vino bianco, 1 bicchiere d'acqua, sale grosso e molto pepe nero. Versare l’olio in un tegame piuttosto largo (il pesce vi deve stare in un solo strato e non stretto). Mettere il tegame a fuoco vivo e aggiungere l’aglio che deve rimanere nell’olio fino a diventare carbone quindi togliere gli spicchi ormai bruciati e disporre nel tegame il pesce ben asciutto, far rosolare a fuoco vivace, scuotendo ogni tanto il tegame per girare i pezzi che cosi' si coloreranno da tutti i lati, quindi aggiungere l’aceto, l’acqua, il sale grosso, molto pepe, coprire il tegame e far bollire ancora per una decina di minuti affinché si insaporisca. Quindi si controlla la densità dell’intingolo che non deve essere troppo liquido. Per addensare aggiungere un po' di farina, mentre si prepara il boreto preparare anche una polenta morbida bianca. Servire con vino bianco secco e fresco oppure con vino rosso giovane.

Boreto alla Graisana, foto da grado.it

UN PO' DI STORIA DEL NOSTRO PIATTO PIU' AMATO Il piatto gradese per eccellenza è il Boreto a la Graisana, la cui ricetta racchiude la storia stessa dell’Isola di Grado. Il boreto a la graisana risale a prima della scoperta dell’ America dato che la sua preparazione avviene, a differenza dei brodetti che si preparano in altri paesi d’Italia, senza il pomodoro. La sua origine è da far risalire ai pescatori che un tempo abitavano stabilmente nella Laguna di Grado, nei casoni, vivendo principalmente di pesca. Il pesce migliore veniva prelevato quotidianamente dal "batelante" che faceva il giro delle piccole isolette della laguna e venduto al mercato di Grado. Il pesce di scarto veniva consumato dal "casoner" e dalla sua famiglia. Il boreto era originariamente un piatto povero cucinato nel "paveso", una casseruola di ferro, che non veniva mai lavata. Si metteva un po’ d’olio di semi, l’aglio a spicchi interi ed infine il pesce bagnato con aceto bianco e abbondante pepe nero. Questa pietanza veniva consumata con la polenta bianca di più facile reperibilità e di poco costo. Emblema di una vita fatta di mare e di pesca, il Boreto è una pietanza unica per la semplicità degli ingredienti e della preparazione, creata in origine dai pescatori della laguna e tramandata di generazione in generazione.

BUON APPETITO

Ancora oggi si rispetta la tradizionale preparazione: all’olio insaporito con l’aglio a spicchi interi si aggiunge pesce misto (cefali, rombi, anguille o altre varietà), un po’ di sale, pepe nero in abbondanza, un bicchiere di aceto, si lascia sul fuoco fino a evaporazione e poi si copre d’acqua il tutto, lasciando cuocere fino a ottenere quell’intingolo denso che ben si sposa con l’immancabile contorno di polenta bianca. Una ricetta tanto semplice da far dubitare che il risultato possa essere un piatto tanto gustoso e saporito.

Boreto alla graisana foto da friuli.vimado.it


LED ZEPPELIN una leggenda

di Primula Rossa

Nel 1968 nasce un gruppo musicale che attinge sonorità, verve e dinamicità dai più svariati generi sino ad allora conosciuti, dal folk al blues senza lasciare nulla al caso, senza fermarsi sino al 1980, momento in cui il gruppo si scioglie. Hanno influenzato e rapito l’anima a generazioni di giovani, si calcola che abbiano venduto sino a 300 milioni di dischi. I primi album uscirono senza alcun titolo, furono proprio i fan ad inventare i nomi più disparati per le loro copertine con infinita gioia dei discografici, che si ritrovarono a dover fronteggiare una richiesta altissima di dischi da mettere sul mercato. Le vendite soprattutto negli anni settanta salirono alle stelle come la loro fama, noti in tutto il mondo, la loro produzione artistica è ricca di pezzi indimenticabili Indimenticabile è anche la copertina del loro quarto album Led Zeppelin IV ,su cui appaiono quattro simboli misteriosi. Jimmy Page chitarrista , John Paul Jones polistrumentista ,John Bonham batterista,Robert Plant cantante, tutti hanno un simbolo, un qualcosa che li identifica, che li rende unici e ricollocabile ad una sicura origine mistica.

Nei loro testi le allusioni sessuali non mancano,la leggenda vuole che proprio il brano Stairway to heaven se ascoltato all’incontrario si possa ascoltare un messaggio satanico. Si racconta inoltre che l’uso di droghe pesanti, di orge, di eccessi di ogni tipo abbiano accompagnato il loro successo facendoli cadere nelle mani delle loro paure più profonde. Tutti ci siamo riempiti l’anima della loro musica e tutti, ci siamo chiesti se l’alone di mistero che li circonda fosse vero. Si racconta che Jimmy Page fosse ossessionato dal mondo occulto, sino al punto di comprare Boleskine house, un maniero nei pressi del tanto famoso lago di Lock Ness, stranamente l’abitazione era stata per un lungo periodo di proprietà di Aleister Crowley seguace di Madame Bowlasky la famosa medium ideatrice e fondatrice della dottrina filosofica dei teosofici. All’ingresso della casa due Horus dorati fanno da guardiani, perché a pochi passi dall’ingresso sorge un vecchio cimitero eretto in seguito ad un incendio scaturito all’interno di una piccola chiesetta che sorgeva proprio in quel punto. I fedeli furono arsi vivi nell’atto della preghiera.

Se andiamo ad osservare bene la copertina del quarto album ci accorgiamo che nel retro ma più in piccolo, è presente un altro simbolo dedicato alla cantante Sandy Denny. All’interno dell’album troviamo Stairway to heaven con un assolo di chitarra straordinario, forse il più eseguito al mondo. La loro bravura è indiscussa e la loro capacità di proporre cover provenienti dai più svariati generi musicali li rende ancora più speciali, in quanto ad ogni brano regalano un valore aggiunto, la genialità di Jones nel realizzare gli arrangiamenti è unica ed affascinante, la voce particolare di Plant ti seduce senza riserve, la chitarra di Page ti vibra dentro sino ad insinuarsi nella mente ed il tocco magistrale di Bonham ti emoziona dall’inizio alla fine.

All’interno di quella casa, Crowley anche lui considerato un grande Mago, praticava la magia nera, lo spiritismo, la magia sessuale ed ogni altro tipo di rito, la popolazione dei paesi vicini erano inorriditi dalle urla e dai rumori provenienti da Boleskine house. Fortunatamente per loro il Mago Crowley prima si trasferì in America e poi a Cefalù in Sicilia, dove Mussolini lo prese di mira per presunte attività sovversive e finì per esiliarlo. I siciliani gliene furono riconoscenti, anche a Cefalù le cose andavano male, un via vai continuo di gente, strane processioni nel cuore della notte, urla , balli e molto altro non rendevano la vita facile ai vicini. Si racconta che anche Page si dedicasse alle sedute spiritiche invocando il 666, il demonio.

Long Live Rock 'n' Roll

A Londra è proprietario di una libreria specializzata in libri di esoterismo. Molti pensano ancora oggi che Page avesse stretto un patto con il demonio per avere fama e successo , la leggenda vuole che se ascoltiamo la seconda strofa della canzone Stairway to heaven dove dice” there’s a feeling” e poi la mettiamo all’incontrario si sentono le parole “I’ve got to live for Satana”, quindi si mormora che i Led Zeppelin usassero dei messaggi subliminali per invocare Satana. La cosa strana è che non solo la casa di Page fosse avvolta in un alone di mistero ma che anche tutta la band ne fosse coinvolta. La morte aleggiava attorno alla band, la donna con la falce non li lasciava mai,una lunga scia di sangue veniva lasciata ovunque andassero, era come se fossero stati maledetti. Amici intimi, collaboratori,la morte del figlio di cinque anni di Plant, dolore e disperazione regnava fra di loro,John Bonham morì anche lui di morte violenta e da quel momento la band si sciolse. Uomini fragili, abbagliati dal miraggio del potere, droga, sesso e libertà frenata hanno fatto sì che confondessero la realtà con la fantasia, hanno perso tutto per vivere la vita a tutta velocità….ma alla fine, ne valeva la pena?

Nel 31esimo anniversario dell'uscita del loro primo album, torna in versione deluxe Appetite For Destruction. Dopo aver annunciato sul loro sito che «Destruction is Coming», il mistero su cosa davvero sta arrivando è stato sciolto: il celebre disco di debutto della band di Axl Rose e Slash sta per tornare in un box molto speciale: Lock N' Loaded Edition! Un maestoso cofanetto celebrativo dedicato al primo album della band di Los Angeles: per i fan dei Guns rappresenta la realizzazione di un sogno


Noi e la Storia I crocevia della storia

di Mauro Tonino

A volte accadono alcuni episodi che potrebbero cambiare il corso delle storia, uno di questi fu ideato e organizzato proprio in Friuli. Dopo il ritrovamento del cadavere di Giacomo Matteotti, il 10 giungo 1924, il clima politico in Italia diventa incandescente e quella data sarà uno spartiacque storico e condizionerà le scelte di molti, tra questi anche le azioni del protagonista della vicenda che di seguito andremo a narrare. Il fatto. Nella mattina del 4 novembre 1925 alcuni funzionari di polizia salgono in una camera dell’Hotel Dragoni in Roma ed arrestano due persone. L’albergo si trovava proprio di fronte a Palazzo Chigi, dal quale, qualche ora dopo, Mussolini avrebbe dovuto affacciarsi per pronunciare un discorso. Che cosa trovò la polizia in quella camera, un fucile di precisione Steyr­ Mannlicher pronto all’uso. Ma chi erano i due arrestati, uno era Carlo Quaglia, il segretario di un ex deputato, che poco dopo si saprà delatore e informatore della polizia, quindi l’uomo che permise agli agenti l’irruzione. L’altro era Tito Zaniboni, ex ufficiale degli alpini ed eroe della grande guerra, con tre medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare. Socialista, amico di Matteotti e di altri politici di spicco, Zaniboni fu deputato del Regno nella XXVI legislatura, eletto proprio nel collegio Udine­Belluno. Partecipò attivamente alla vita politica di quegli anni e fu artefice del patto di pacificazione tra socialisti e fascisti assieme a Giacomo Acerbo. Zaniboni era personaggio ardimentoso, colto, affascinante, tanto che molte donne di rango diverso ne subivano il fascino. L’attentato per uccidere Mussolini fu organizzato nella locanda di Lucia Paoluzzi a Urbignacco di Buja, intima amica del Zaniboni, assieme ad altri bujesi tra i quali Ferruccio Nicoloso e Angelo Ursella, che nel successivo processo subirono anch’essi pesanti condanne.

L’Atlantide cinese esiste

Un altro famoso personaggio entrò da subito nella vicenda processuale, Luigi Capello, generale di corpo d’armata e comandante della II Armata al momento della disfatta di Caporetto. Nel 1927, Zaniboni, ritenuto principale responsabile del tentativo di uccidere il Duce, fu condannato dal Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato a trent’anni di carcere, la stressa pena fu comminata a Capello ritenuto personale centrale nell’organizzazione dell’attentato. Il generale fu poi liberato nel 1936. Zaniboni e Capello appartenevano al Grande Oriente d’Italia, Capello al trentatreesimo grado, fatto che ebbe conseguenze importanti, tanto che Mussolini, dopo l’attentato, emanò alcune delle leggi fascistissime, tra le quali la chiusura delle logge massoniche.Mussolini, dopo questo primo attentato, ne subì altri, ma questo ebbe una connotazione politica rilevante, per il livello dei personaggi compromessi, e soprattutto per le azioni assunse il Duce a seguito del fallito tentativo. Liberato dagli alleati dal confino a Ponza, Zaniboni, dopo il rifiuto ad entrare nel governo, fu nominato da Badoglio prima “Alto Commissario per l’epurazione nazionale dal fascismo” e successivamente “Alto Commissario per i profughi e i reduci”, incarichi ai quali rinunciò dopo poco. Che cosa sarebbe accaduto se Carlo Quaglia non avesse tradito? Zaniboni era stato anche ufficiale di tiro, da quella distanza non avrebbe mancato il bersaglio, e a quel punto la storia probabilmente avrebbe preso un altro corso. Sulla vicenda c’è una cosa che gli storici non sono mai riusciti a chiarire, che cosa sarebbe accaduto se il colpo fosse andato a segno, perché è impensabile che due personaggi di alto rango come Zaniboni e Capello non avessero previsto anche il seguito politico dopo la morte del Duce. Per chi volesse approfondire l’argomento c’è un bel libro scritto da uno storico rigoroso, Dino Barattin, dal titolo “Tito Zaniboni e il complotto friulano per uccidere Mussolini”.

da lastampa.it

si trova in un lago, ad appena quaranta metri di profondità Un labirinto di antichi templi, archi commemorativi, strade asfaltate e case, nascosto sotto 40 metri d'acqua. Nel lago di Qiandao, in Cina, si nasconde una vera Atlantide. Una città sommersa ben lontana da quella descritta da Platone «di fronte allo stretto chiamato le Colonne d'Ercole» ma non meno affascinante, che sta per diventare la meta del desiderio dei sub di tutto il mondo. Questo perché sotto le acque azzurrissime di quel lago artificiale si trova la città dimenticata di Shi Cheng, una volta centro della politica e dell'economia della provincia orientale di Zhejiang. Chiamata anche Lion City, essendo circondata dai monti Lion, questa città è stata volutamente allagata, per far posto ad una centrale elettrica. Questo accadeva nel 1959, con la costruzione di una diga. E dopo quasi sessant'anni sott'acqua, la città è rimasta comunque intatta, conservando tutte le sue bellezze. Tanto che l'ente del turismo locale ha dato il via alle esplorazioni per creare degli itinerari turistici con le bombole. Protetta da vento, pioggia e sole, l'intera città è stato etichettata come una «capsula del tempo», dove tutto è rimasto intatto. La pressione dell'acqua ha preservato anche statue e decorazioni tradizionali risalenti a 1300 anni fa. Shi Cheng era infatti una città storica e nonostante le alghe non ha perso il suo fascino. Sono ben visibili file di case in mattoni con tanto di scale in legno quasi intatte, così come templi sacri con le loro sontuose decorazioni.

dettagli da flakom.fr

dettagli da vantagemag.il


Società e Costume QUAL'ERA IL PERIODO DI "FERIE", PER CUI UNA CASA DI TOLLERANZA, SI SVUOTAVA E CHIUDEVA COMPLETAMENTE? Sin troppo semplice... dare una risposta a questa "domanda"! E CIOÈ MAI, la "casa" non era mai completamente "inattiva", anzi era sempre e comunque "presenziata" da una persona che ne era responsabile, e lasciarla abbandonata a se stessa anche per un solo un attimo, significava commettere un reato penalmente perseguibile Art.118 "ABBANDONO DI POSTO E DELLA VIOLAZIONE DI CONSEGNA, DA PARTE DI UN PUBBLICO UFFICIALE". Prima di spiegarne i motivi però, bisogna comprendere quali e quante persone vi lavoravano, com'erano organizzate fra loro, con quali compiti e "TURNAZIONI DI RIPOSO", perché come si può ben intuire, è che le "CASE" in quanto tali, avevano le loro esigenze "STRUTTURALI", e si doveva approfittare della "chiusura" per "ADEMPIERE" alle infinite "PRESCRIZIONI DI MANUTENZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA", Come ad esempio la "SANIFICAZIONE PROFONDA DEGLI AMBIENTI" (mediante imbiancatura, due volte l'anno, a calce delle mura) e la conseguente "DISINFESTAZIONE" (con la "creolina" persino di tutti i mobili e suppellettili, scrupolosamente seguita dall'ufficiale sanitario ) nonché le piccole e grandi "RIPARAZIONI", come la pulizia delle grondaie, il riassetto delle tegole, la pulizia di camini e canne fumarie, la manutenzione di tutti gli impianti, acqua, riscaldamento, luce ecc...tutti interventi che naturalmente, venivano scrupolosamente annotati e minuziosamente descritti nei Regi Registri Ufficiali vidimati dal Prefetto. PERCHÉ SI SCEGLIEVANO PROPRIO I PERIODI DELLA PRIMAVERA E DELL'AUTUNNO, PER LA "SOSPENSIONE DEL "PUBBLICO SERVIZIO" ? Le Tenutarie in accordo con il Prefetto e il Podestà (Sindaco, prima e dopo il ventennio all'epoca pianificavano sul "calendario" del Registro Ufficiale del Personale, in cui si facevano coincidere (per quanto possibile...) le esigenze di "riposo" del personale, con quelle della "Casa", senza mai perdere di vista quelle dei "clienti". Essendo l'Italia dell'epoca per lo più "TUTTA ANCORA RURALE" (contadina...) nel momento in cui la stragrande maggioranza degli UOMINI, veniva "CHIAMATA NEI CAMPI" dal "grande patriarca di famiglia" SENZA ECCEZIONI per contribuire alla preservazione del "PATRIMONIO FAMIGLIARE" per la SEMINA e la RACCOLTA di tutti i prodotti ortofrutticoli (compresi anche gli uomini che, trasferitisi in città, svolgevano altre professioni come operai, impiegati e quant'altro...) LA CASA SMETTEVA DI FARE IL SUO "SERVIZIO" E SI TRASFORMAVA IN CANTIERE. In quelle rare volte, che era completamente chiusa, pullulava di vita e RUMORI ASSORDANTI, causati da tutte le attività delle "MAESTRANZE" , in pratica il vero "CASINO" si sentiva, quando a lavorarci dentro, non c'erano le "signorine" ma, MURATORI, FALEGNAMI, IDRAULICI, IMBIANCHINI, SPAZZACAMINI ECC... da renderla IRRICONOSCIBILE, naturalmente oltre al servizio di "PRESTAZIONI SESSUALI" venivano sospese anche tutte le altre "ATTIVITÀ CORRELATE CON TUTTO IL LORO PERSONALE DIPENDENTE" indispensabili al suo funzionamento, come il servizio "MENSA­CUCINA", la "LAVANDERIA­SARTORIA" il servizio "AMBULATORIALE" ( e per quest'ultimo, la sua sospensione poteva risultare una gran bella "grana" da risolvere per la Pubblica Amministrazione territoriale,

Nel Prossimo Numero La pista ciclabile più spettacolare d’Europa è in Italia Un unico itinerario di 140 km dedicato al cicloturismo lungo le sponde del Lago di Garda Sarà la pista più spettacolare d’Europa. L’anello ciclabile del Garda, un’opera unica a livello mondiale di oltre 140 chilometri, integrata e connessa con altre importanti percorsi ciclabili. È la pista ciclabile gardesana che collegherà Capo Reamol a Limone sul Garda con il confine del Trentino Alto Adige, costeggiando la Strada Statale 45bis Gardesana. Il nuovo tratto in costruzione si dipanerà per 1,3 chilometri, con passaggi mozzafiato a sbalzo sul Lago di Garda e una vera e propria passerella a picco sul lago. La ciclabile sarà larga 2,5 metri e sarà anche pedonale. Sarà pronta entro l’estate del 2017. Secondo Antonio Martinelli, assessore ai lavori pubblici, intervistato da SiViaggia, che sta seguendo da vicino il progetto “Si avrà la sensazione di ‘camminare’ in biciletta sulle acque. Ci saranno alcuni punti panoramici stupendi, come per esempio Capo Reamol e il punto di confine tra la provincia di Brescia e di Trento, con promontori da dove si può ammirare tutto il lago”....

foto da pinterest.co.uk

specialmente in determinate zone "IMPERVIE" "EMARGINATE DALLA PUBBLICA SANITÀ " L'UFFICIALE MEDICO INCARICATO non era solo disponibile alle "signorine lavoranti nella casa", ma lo era anche per il pubblico, con tanto di servizio "vaccinale" e "gabinetto per le emergenze odontoiatriche"...). QUANDO LA "DANZA DEI 7 VELI" IMPERVERSO' (NEI TEATRI QUANTO NEI BORDELLI...) PER TUTTA EUROPA. NEI PRIMI DEL '900, SALOMÈ (MAGISTRALMENTE INTERPRETATA DA LINA CAVALIERI...) FU TRA I PERSONAGGI, CHE ISPIRO DI PIÙ GLI AUTORI DEL PALCOSCENICO, E DI CONSEGUENZA LE FANTASIE EROTICHE DI TUTTI GLI UOMINI D'EUROPA...

Il certificato per la regolare professione del meretricio, era un libretto che riportava tutti i dati della carta d'identità, lo stato di famiglia, il numero di protocollo dell'abilitazione che diveniva la matricola, l'esito (referenza) dell'apprendistato svolto in un locale di meretricio appositamente abilitato, lo stato di servizio che doveva essere sempre immacolato, aggiornato dalla tenutaria,

NEL PERIODO STORICO DELLA BELLE ÉPOQUE, I VERI GUADAGNI, NELLE CASE DI TOLLERANZA DI TUTTA EUROPA, SI FACEVANO A CARNEVALE... Inaspettatamente, il periodo più freddo, umido e con meno luce dell'anno (IL BUIO DELLE LUNGHE SERATE D'INVERNO, ERA IL COMPLICE PERFETTO...),


Raccontiamoci Raccontarsi?...compito difficile Raccontarsi?...compito difficile….Mi sento di avere cent’anni, perché ho vissuto più vite, e vorrei dimostrare alle mie due amatissime nipotine di non essere vissuta invano. Le mie origini sono istriane, come tutta la mia famiglia, da molte generazioni. Papà e mamma optano nel ’48 per ottenere la cittadinanza italiana, ma lo svincolo dalla Jugoslavia arriva appena 8 anni più tardi dopo tenaci resistenze. Trascorro la mia infanzia a Parenzo, meravigliosa perla sul mare di cui conservo il mio imprinting e mi trasferisco con i genitori, esule, a Milano nel ‘56. Qui proseguo lo studio delle elementari e riprendo quello del pianoforte mia grande passione, che mi porta ad arrivare alla laurea in Conservatorio ”G.Verdi” in contemporanea alla maturità del Liceo Pedagogico da “adulta” e già mamma, riprendo gli studi pianistici e con un’amica fondiamo il duo pianistico Berti­Gregorovich che ci vede brillanti pianiste cariche di “morbin” e di gioia di interpretare composizioni a quattro mani e a due pianoforti di importanti compositori moderni e di avanguardia come Debussy, Bartok, Kodaly, Ligety, Shostakovich, Poulenc. Teniamo concerti in Italia e all’estero, ottenendo ottimi giudizi di pubblico e di critica specialistica. Ricordo questo periodo di preparazione ai concerti come parte della mia vita più gioiosa, soddisfacente e felice, quasi magica. Le prove con la mia amica, grande musicista laureata al Conservatorio di Torino, oltre che continuare a leggere e a interpretare musiche nuove, in casa, dove ambedue avevamo due pianoforti, ci inducevano spesso al divertimento con scrosci di risate causate dai pasticci di studio per le difficoltà tecniche via via che si presentavano. O anche ci si arrabbiava per l’obbligo della ripetizione di ostici passaggi prima di arrivare alla perfezione esecutiva. E’ bellissimo fare musica così, ci entri dentro agli autori, li capisci li ami e te li fai propri. Le sonorità che emanano due pianoforti suonati insieme in perfetta simbiosi è potente come orchestra e ti senti un Dio perché sei tu che li domini.

di Nevia Gregorovich

31 OMAGGIO DEBUSSY 66 x 100 SMALTI SU ALLUMINIO 1996

Le armonie, le dinamiche, le situazioni ritmiche funamboliche, ti entrano nel sangue attraverso gli occhi, le orecchie (perché devi saper ascoltare i suoni che produci), e la tatticità delle tue dita che si agganciano in azioni prensili sui tasti bianchi e neri sprofondano nella cordiera tanto che le vibrazioni in tal modo ti arrivano al cuore in beatitudini che ti portano alla commozione. Decido di ritirarmi dalla scuola negli anni ’90 per dedicare il mio tempo ad una nuova impresa, da me tanto sognata, quella affascinante del mondo della pittura, però continuo a suonare accompagnando cantanti, violinisti, poeti fino a quando incontro il maestro Luigi Donorà, esimio compositore istriano e pianista con il quale, invitata, suoniamo in duo le sue incredibili composizioni di musica d’avanguardia, spesso legate a eventi d’arte multimediale. E così continua la mia avventura del colore in ricerche continue, finalmente sicura di aver trovato la mia strada ideale. E sì, c’è molta differenza tra essere interprete di autori famosi, come il concertismo richiede, rispetto a quella di sentirsi una persona capace di esprimere se stessa attraverso la creazione di un qualcosa che sia fruibile da un pubblico attento e sensibile. E io nella pittura ho trovato me stessa. Sono io che mi metto in gioco e mi “mostro” al pubblico ludibrio per comunicare e condividere emozioni. Inoltre la musica è un’arte aleatoria, passa e va ogni volta interpretata diversamente, mai uguale nonostante sia fissata sulla carta. E’ per questo che non mi piaceva fare la solista.

Il cruccio mi derivava, suonando, di non sentirmi perfetta nell’esecuzione perché ogni volta lo stesso brano mi riusciva diverso. Nella pittura, no! Quando il mio quadro è terminato, non lo tocco più, resta là per sempre! La pittura è un’arte statica. La musica è un’arte dinamica.I miei primi lavori risalgono all’anno 1989, come la mia prima mostra. Non sulle tele dipingo, ma su lastre di alluminio, in quanto l’alluminio è un materiale freddo che rispecchia la superficialità dei tempi moderni. Uso graffiare la lastra per creare tridimensionalità ai miei grafismi in china, spesso con l’uso di colori trasparenti sintetici che fanno da supporto ai soggetti scelti. Poi via via le tele, sempre più grandi perché l’ampia pennellata mi permette una gestualità libera nello stendere il colore e il materico ricercando e trovando uno stile sempre più consapevole. Non ci posso credere, ma sono passati quasi trent’anni dalla mia prima mostra e volendo fare un bilancio, devo dire che mi sento nata pittrice, questa è l’arte a me più congeniale per esprimere bellezza e armonia in ricordo di quelle assorbite suonando il pianoforte. Così la musica dell’anima diventa elemento cosmico di unione tra il dentro e il fuori, il mare e il cielo.Di soddisfazioni ne ho avute tante premi vinti e anche prestigiosi, quadri in pinacoteche e musei, collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali, interviste televisive e pubblicazioni su giornali, cataloghi riviste d’arte, collaborazioni con edizioni poetiche, ecc. ecc. Ma tutto ciò non è importante…perché “Beautiful is so difficult…” come diceva in grande Ezra Pound.E la vita continua.

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Grado, eventi in programma maggio - giugno

Fabio Russiani

Se le strade sono rotte e mi rovino l’automobile, cosa posso fare per essere risarcito? Il tema della circolazione di veicoli su strata dissestata e possibile danneggiamento degli stessi è tanto ostico quanto è insidiosa ed articolata la successiva richiesta di risarcimento danni alla Pubblica Amministrazione. Tali sinistri vengono considerati, da dottrina e giurisprudenza, come danni da insidia e si distinguono in diverse ipotesi: una buca presente sul manto stradale, la presenza di olio, ghiaia, ghiaccio o altro materiale potenzialmente pericoloso sull’asfalto (carreggiata, marciapiedi ecc), la mancata manutenzione di marciapiedi che risultano sconnessi, il guardrail non in sicurezza o, infine, la caduta di alberi e altra vegetazione sulla strada. A seguito di un acceso dibattito giurisprudenziale sulla natura da attribuire a tali fattispecie, inizialmente contemplate dall’art. 2043 c.c., relativo alla responsabilità aquiliana del danno colposo o doloso, si è ormai consolidato l’opposto orientamento relativo alla responsabilità per danni causati da cose in custodia, di cui all’art. 2051 c.c., il quale recita “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.” Infatti, se con l’applicazione del dispositivo ex art. 2043 c.c. l’onere della prova gravava sul conducente dell’auto, il quale doveva dimostrare sia di aver subito un danno ingiusto sia di aver fatto il possibile per evitare l’evento dannoso, secondo quanto disposto dall’art. 2051 cc, la responsabilità e l’onere probatorio gravano sulla Pubblica Amministrazione, in quanto danni conseguenti ad omessa od insufficiente manutenzione di strade pubbliche. Questo perché si tratta di danni cagionati da cose in custodia, anche nell'ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia della Pubblica Amministrazione. Secondo quanto affermato dalla Cassazione, sent. 15383/06, la quale ha segnato una definitiva rottura con gli orientamenti precedenti, “per dimostrare la responsabilità della Pubblica Amministrazione è sufficiente che sussista il nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno arrecato”. Così, il danneggiato sarà favorito dal punto di vista processuale, dovendo egli fornire esclusivamente la prova del danno subito e del rapporto di causalità esistente dalla potenziale lesività della cosa, non sottoposta a manutenzione, custodita dalla Pubblica Amministrazione, la quale, al contrario, dovrà provare che il sinistro si sia verificato per caso fortuito o a causa del comportamento, non diligente, del danneggiato e l’eventuale concorso di colpa dello stesso nell’evento dannoso. [ GRADO ­ BARBANA ] Tutti i giorni collegamento marittimo con l’isola di Barbana. In aprile partenze alle 9.30, 10.30, 11.30, 14.00, 15.00 dal canale dell'Isola della Schiusa (Riva Scaramuzza) Biglietto di andata e ritorno: € 6,00 adulti ­ € 3,00 bambini (3­12 anni). Tel.: +39 0431 80115.

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MOSTRE: dal 25.5 al 24.6 in Casa della Musica mostra di Gianni Maran dal titolo "Semo una carne sola. Per Biagio Marin". Inaugurazione il 25.5 alle ore 18.30. La mostra avrà i seguenti orari: tutti i giorni 18.30­ 22.00, sabato, domenica e festivi anche 10.30­13.00. All'ex Cinema Cristallo fino al 27.5 nei fine settimana sarà possibile visitare la mostra "Arte e Rock&Roll, dalla biennale di Venezia del 1964 a Woodstock. Orari: venerdì 16.00­19.00, sabato e domenica 10.00­13.00 e 15.00­ 19.00. Dal primo al 14.6 sulle vetrine dell'Ex Cinema Cristallo sarà visibile la mostra fotografica realizzata dalle classi quinte della scuola primaria Dante in collaborazione con l'Assessorato alla cultura e l'Istituto comprensivo. Il contributo di Nico Gaddi è stato fondamentale per la realizzazione del corso di fotografia e per la mostra conclusiva. 21.6 all'alba sul lungomare Nazario Sauro ci sarà il Concerto del solstizio: "Le 4 stagioni di VIvaldi" suonate dall'Orchestra Rialto Sinfonietta vestita in abiti Settecenteschi 23.6 ci sarà l'arrivo a Grado di una tappa della "Adriatica Ionica Race", corsa ciclistica professionistica promossa da Moreno Argentin 25.6 ore 18.00 in Pineta spettacolo di magia per bambini a cura di Daiana Orfei 29.6 premiazione concorso poesie Biagio Marin e piccolo convegno a cura del Centro studi Biagio Marin. A seguire in Casa della Musica inaugurazione della mostra fotografica "Biagio Marin, biografia di un poeta di un'isola"


La Dolve Vita FVG n°2 maggio 2018  

La Dolce Vita FVG aspetta solo i suoi lettori,

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