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in breve

34 BOLOGNA SPETTACOLI

DOMENICA 20 MARZO 2011

Storie di uomini e animali: ecco la domenica in libreria dei più piccoli

Musica fino all’alba e lezioni di danza per l’epilogo di ‘Irlanda in Festa’

Giovani, quando la musica è vita nel saggio ‘La rivolta dello stile’

La domenica junior offre un appuntamento alle 16.30 da Feltrinelli in piazza Ravegnana dove, dai tre anni, si può assistere a ‘Raccontami una storia’. Alla stessa ora all’Ambasciatori letture e animazioni tratte da ’Le più belle favole di Esopo’ di Lodovica Cima

Si chiude al Palanord ‘Irlanda in festa’ e il programma dell’ultima giornata prevede dalle 15 le lezioni di danza e alle 18.30 i match di boxe. Dalle 19 ristoranti a disposizione e dalle 20 musica fino all’alba con Morrigan’s Wake, Bellevue Rendezvue, Jig Rig, Here Be Dragons

A Dans La Rue Infoshop (via Avesella 5a) stasera alle 21 Pierfrancesco Pacoda presenta, nell’ambito del ciclo d’incontri ‘Segmenti di sottoculture’, ‘La rivolta dello stile’ da lui stesso scritto insieme a Ted Polhemus sulla musica come linguaggio dei giovani

LA SCOPERTA UN GIOVANE STUDIOSO SULLE TRACCE DI VUCETICH

Tra le dimore dimenticate del grande artista Liberty Villa del Meloncello sarà riportata agli antichi splendori APPENA ventunenne, riccionese e grande appassionato d’arte, si chiama Andrea Speziali. Parlare di ‘arte’ è forse troppo generico dato che il suo interesse si è concentrato prevalentemente sulla figura di Mario Mirko Vucetich, l’artista eclettico nato a Bologna alla fine dell’800 e conosciuto ai più per le sue sinuose linee Liberty. Affascinato sin dalla tenera età dalle raffinate forme di Villa Antolini a Riccione, Speziali ha raccolto negli anni una serie di informazioni sulla vita e le opere dell’architetto che sono diventate

FOTOGRAFIA

L’«ambasciatore» dell’obiettivo ha inquadrato Grenoble

OPERE «L’artista ha firmato in città anche la casa Masè Dari e quella del fratello Gino» oggetto di un libro intitolato Una stagione del Liberty a Riccione (Maggioli). Così il giovane ha scoperto che Vucetich non ha firmato solo l’edificio romagnolo, ma anche Villa del Meloncello, la dimora Masè Dari e la non più esistente Villa Vucetich a Bologna. Perché dedicare così tanta attenzione proprio a quest’artista?

Innanzitutto perchè grazie a lui mi sono avvicinato a un campo che prima non consideravo. In secondo luogo perché ritengo sia un vero e proprio genio della storia dell’arte italiana a cui però non è stata rivolta la giusta e meritata attenzione da parte della critica. Con il mio lavoro intendo riportarlo in luce». A proposito della Villa del Meloncello...

«La villa è stata costruita nel Settecento per volere della famiglia Mattei; forse successivamente è stata venduta, ma con certezza so che tra il 1919 ed il ’20 è stata ristrutturata da Mirko Vucetich, il quale l’ha abbellita e risanata. Dopodiché l’anno scorso è stata ceduta ad una imprenditrice bolognese (anche grazie ai miei ritrovamenti) che presto la risistemerà non senza la mia collaborazione a fianco dell’architetto Monica Cardin Fontana». Vucetich era anche scultore, oltre che architetto...

«Sì, tant’è vero che sono stato incaricato dagli eredi dell’artista di restaurare la sua scultura in pietra Il primo sonno del 1939 che oggi si

Due immagini scattate dal fotografo bolognese Franco Franceschi in mostra in questi giorni a Grenoble

Villa del Meloncello o Villa Meriggiani, progettata nel Settecento da Cesare Mattei. Nel 1922 fu ‘ricreata’ da Mario Mirko Vucetich

trova nei giardini della Biennale di Venezia in condizioni di assoluto degrado. Questa statua è ancora là perchè il suo peso ingente non ne ha consentito lo spostamento, ma l’intenzione è di trasferirla, grazie a mezzi più moderni, in un luogo simbolico che probabilmente sarà proprio Villa del Meloncello». E le altre ville bolognesi di Vucetich?

«L’artista ha realizzato anche villa Masè Dari e l’abitazione di suo fratello Gino che fu eretta negli anni ‘30 nell’immenso giardino di Villa Goldoni in viale Risorgimento. Poi la famiglia Goldoni ha acquistato il ‘villino lampo’ e

l’ha raso al suolo. L’archivio storico comunale di Bologna ha ritenuto che non fosse mai esistito, invece io sono riuscito a trovare le planimetrie e alcune documentazioni fotografiche». Progetti?

«Quest’estate curerò una mostra su Mirko Vucetich che partirà da Riccione per giungere in altre città italiane, tra le quali Bologna e Roma. In questa occasione saranno esposti i bozzetti su velina realizzati dall’artista per la ‘Partita a scacchi’ di Marostica, da lui ideata nel 1954. Assieme a queste opere inedite, ce ne saranno tante altre...». Manuela Valentini

È COME un pluriambasciatore, Franco Franceschi. Il fotografo bolognese gira per le città del mondo e le scambia. Prima lo ha fatto con Bologna, quando portò le foto scattate nella città felsinea che fermavano l’architettura del XX secolo in Lituania (2004), poi fu la volta della California (2007), e poi a Grenoble nel 2009 nell’Istituto di Cultura Italiana. Ed è in quest’ultima città, nel cuore della Francia, gioiellino medievale incastonato tra le Alpi nella regione del Rodano, abitata dal 20% di italiani, soprattutto siciliani e pugliesi, che Franceschi scopre l’anima postmoderna dell’architettura d’Oltralpe. Il fotografo dopo la mostra dedicata a Bologna, scatta e cattura le linee severe di Grenoble ‘nuova’, fuori dal centro, nella città d’affari, tutta linee verticali e spazi di vetro allungati verso il cielo. Oggi queste foto sono una mostra Photographier Grenoble esposta nell’Istituto di Cultura Italiana dal 17 febbraio scorso al 25 marzo.

Come è nata la mostra?

«Sono stato invitato a rimanere dopo l’esposizione su Bologna, e guardare la città francese come avevo fatto con la nostra. Ciò che mi ha colpito è una sorta di movimento continuo delle linee, ed è ancora più evidente perché la zona nuova della città è tutta nella stessa area dietro la stazione. Questa caratteristica la rende ancora più ‘verticale’, pulita, essenziale». Cosa l’ha colpita di più dell’architettura di Grenoble?

«Il richiamo vistosissimo al razionalismo. Vista nei dettagli le strutture della città sembrano case del Ventennio e invece sono recentissime, non avranno più di dieci o venti anni. In questo quartiere mancano gli orrori dei nostri anni Sessanta. Guardando successivamente le foto, si avverte ad una forte tensione verso l’alto, dinamismo e movimento, un richiamo al nostro futurismo». Qual è la prossima città che le piacerebbe fotografare?

«Sono molto attratto dall’Asia, dato che l’architettura in questi luoghi ha osato e lo ha fatto con potenza. Ma anche l’Indocina, con il suo passato da colonia, in questo momento di passaggio può essere interessante, penso alla Cambogia, al Laos, Vietnam». Alessia Marchi

IL CONCERTO DOMANI LUCCHESINI E IL QUARTETTO DI CREMONA

Archi e piano per i Maestri DOMANI alle 20.30 il Manzoni ospita un altro gruppo di valenti musicisti per il nuovo appuntamento di Maestri d’Italia, la stagione che Musica Insieme ha dedicato ai talenti di casa nostra. A esibirsi nella prima parte del concerto sarà il pianista Andrea Lucchesini che, alternando brani di Scarlatti e Berio, proporrà uno stimolante confronto tra due diversi modi d’intendere la tastiera dal Settecento alla contemporaneità. In un crescendo dal piano solo all’ensemble, toccherà poi al Quartetto di Cremona salire sul palco

per l’esecuzione di due opere di Beethoven, la seconda delle quali con il supporto dell’ottima viola di Giuseppe Russo Rossi. Il Quartetto di Cremona nasce sotto la guida di Salvatore Accardo. Compare regolarmente ai Concerti del Quirinale e sul palcoscenico della londinese Wigmore Hall, oltre che alla Konzerthaus di Berlino. Lucchesini, vincitore nel 1983 del concorso ‘Dino Ciani’ alla Scala di Milano, è stato insignito del Premio “Accademia Chigiana” nel 1994 e del Premio “Abbiati” della Critica nel 1995.

Il Quartetto di Cremona con Andrea Lucchesini al Manzoni per Musica Insieme


Villa del meloncello a Bologna - Intervista a Andrea Speziali