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Centro Studi Psicosomatica

DEMETRA ISTANTI DI LUCE Per una integrazione psicosomatica

n. 02 Maggio 2013

Associazione Demetra, via Cavini 7/f - 31100 Treviso tel. 0422 401853 Associazione Il Labirinto, via Meneghini 3 - 33077 Sacile (PN) tel. 348 3578 838 Copia ad uso esclusivo dei soci dell’associazione Stampato in proprio: via Cavini 7/f - 31100 Treviso


SOMMARIO 3

EDITORIALE Anna Villa

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LA VISIONE PSICOSOMATICA Una lettura globale della salute Valter Carniello

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UNA NUOVA DISCIPLINA: L’ECOBIOPSICOLOGIA La salute nell’ottica ecobiopsicologica Susanna Rubatto

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LE VERITÀ DEL CORPO Salute come raggiungimento dell’armonia Anna Villa

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ANGOLO NATURA Il limone Cristina Paladin

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LA PAROLA A… Ognuno fa la propria malattia Maria Rita Davanzo

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NOTE BIOGRAFICHE

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DEMETRA NEWS

DEMETRA ISTANTI DI LUCE Per una integrazione psicosomatica. STARE BENE E IN SALUTE n. 2 Maggio 2013 Responsabile editoriale: Valter Carniello Gruppo di Redazione: Anna Villa, Susanna Rubatto, Cristina Paladin DEMETRA ASSOCIAZIONE CULTURALE Via Cavini n° 7/F - 31100 Treviso Tel. 0422 401853 email: info@convegnodemetra.it - www.convegnodemetra.it Copia ad uso esclusivo dei soci dell’Associazione. Stampato in proprio: via Cavini 7/f - 31100 Treviso

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EDITORIALE Anna Villa - Presidente Associazione Demetra In questo terzo numero del Periodico Demetra vogliamo occuparci di Salute e intendiamo farlo tenendo conto di tutto ciò che oggi fa parte della salute e della “cura”. Vogliamo riflettere e non dare soluzioni, offrire alle legittime, personali e sociali, esigenze dello stare bene, uno sguardo che non discrimini ogni contributo, che tenga insieme le ricerche, le differenti esperienze delle varie culture, gli studi e le scoperte, gli apporti scientifici di molte discipline e la vita reale delle persone, per far sì che anche il nostro modo di intendere lo stare bene possa essere più appropriato.

semplice gestione di un sistema sanitario. Essi dovrebbero farsi carico di individuare e cercare, tramite opportune alleanze, di modificare quei fattori che influiscono negativamente sulla salute collettiva promuovendo al contempo quelli favorevoli. Queste posizioni vanno subito a definire come il campo della salute sia molto vasto: comprende la soluzione della malattia ma non solo, ci si deve occupare anche dello stare bene su tutti i piani dell’esistenza, fisici, psichici e sociali. Le origini della Medicina occidentale sono da attribuirsi al dio Asclepio, divinità greca, Esculapio per i romani; due delle sue quattro figlie sono Panacea, la dea che guariva da tutti i mali, e Igea, dea della cultura della salute e della prevenzione. Quest’ultima nell’antichità era venerata e adorata nei templi a lei dedicati. In particolare, come racconta Vicki Noble, quei templi erano presieduti dalle sacerdotesse di Igea. Alcune statue rinvenute a Malta raffigurano una dea dormiente, forse sognatrice. L’autrice presume che, più che per indolenza, queste sacerdotesse si coricassero per sognare e, con la recezione del sogno, potessero aiutare colui che si recava al tempio con una domanda di guarigione e salute. Più tardi questa importante funzione fu presieduta

Per parlare di salute facciamo riferimento alla Costituzione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), agenzia dell'ONU istituita nel 1948, con l'obiettivo di attivarsi per far raggiungere a tutte le popolazioni il livello di salute più elevato possibile. L’OMS offre un primo spunto di riflessione definendo la salute come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”, considerandola un diritto che, come tale, si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Questo principio assegna agli Stati e alle loro articolazioni compiti che vanno ben al di là della 3


anche dai sacerdoti di divinità guaritrici come Esculapio. Queste conoscenze, confermate anche dalle antiche pitture nelle grotte in Europa e dall’arte rupestre in Africa e in Australia, aiutano noi moderni a considerare che nel mondo antico sognare era un’attività sacra, un modo per entrare in contatto con il mondo nascosto e profondo per averne consigli, guida e guarigione. Così come il mito ci apre un mondo e amplifica lo sguardo sul nostro tema, possiamo notare come della divinità Panacea abbiamo oggigiorno esperienza o, perlomeno, tendiamo a raggiungere l’obiettivo di dare soluzione a tutti i mali che ci angustiano, mentre siamo meno orientati con Igea a occuparci della cultura della salute e della prevenzione in senso più ampio. I miti ci aiutano a cogliere gli aspetti del profondo, quelli che sottendono le modalità abituali con le quali viviamo e, proprio per questo loro potere di coinvolgimento, ci introducono al tema del senso, ci costringono a occuparci di dare senso, di comprendere i fili sottostanti il nostro stare male e le nostre malattie, per cogliere il bandolo delle nostre vite. Riteniamo che, come alcune frontiere della scienza e della medicina affermano - mi riferisco al recente Convegno del 19 e 20 Aprile 2013 svolto a Milano dall’Aneb (Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia) –, sia fondamentale recuperare il senso della malattia e del suo esserci e il senso del mondo in cui viviamo. Ridare senso al fatto di essere materia, energia, informazione, la

nostra natura umana che, anche se malata e cagionevole, è in grado ancora di guarire e renderci capaci di tornare a essere attivi e partecipi delle sorti dell’umano. La sintesi a cui si è pervenuti, a seguito degli apporti di scienziati e ricercatori di fama internazionale, è che non possiamo limitarci a intervenire e somministrare soluzioni, farmaci, interventi, abbiamo bisogno di tenere insieme, cioè di non spaventarci di ciò che ci inquieta e di com-prendere, di diventare uomini e donne simbolici, cioè ritrovare il valore del simbolo e della sua potenza, quale tramite privilegiato per unificare tutte le parti di cui siamo composti. Il nostro corpo, la materia di cui siamo fatti, non è solo “bruta”, è anche dotata di significato, di valenze simboliche che aprono a molteplici significati. Possiamo guardare alla nostra vita come una progressiva crescita verso forme più evolute e differenziate, in grado di usare la parola e di costruire cultura. Di fronte al dolore e alla paura della malattia, dei disagi, dei mille malesseri possiamo trovare il coraggio di comprendere e tenere uniti i passaggi, le scoperte, le vicissitudini e i vissuti personali e collettivi. Osare riconoscere che, come umani, se vogliamo evolvere dobbiamo avere il coraggio di ammalarci e riconoscere che dalla materia-corpo possiamo imparare e con essa maturare la capacità di essere sani e trovare nella crisi la capacità di uscirne. Coraggio, che non è ignorare la paura, ma la capacità di affrontare la paura in modo cosciente e non onnipotente. 4


I nostri articoli mirano ad approfondire il senso della malattia, della cura, della sua prevenzione considerando gli apporti delle scienze mediche, dalle sciamaniche alla terapia medica attuale, passando per gli originali apporti della medicina cinese e la prima medicina di Ippocrate, come ben argomentato da Carniello, che coglie valori e limiti di ogni disciplina, per amplificarli attraverso i contributi psicoanalitici fino alla medicina psicosomatica. Gli studi e le ricerche dell’Ecobiopsicologia, come commenta Rubatto, offrono uno sguardo di integrazione che permette di tenere insieme la malattia e la persona ammalata, i sintomi e il loro significato nella dimensione della persona. Questioni complesse riprese anche dalla sottoscritta che cerca di offrire, a partire da un'immagine geometrica, un modo per comprendere come si possano vedere collegate con lo stare male le molteplici espressioni individuali, i rapporti sociali e le questioni psicologiche personali, in una percezione d’insieme, di unità. Raccontandoci miti e storia del limone, Paladin ci conduce a esplorare le sue valenze curative sul piano fisico, per gli organi e le stesse cellule, e ritrovare il modo di impiegare questo frutto prezioso nel piacere dell’alchimia culinaria. Interventi tutti orientati a cogliere il legame tra le parti, ciascuna collegata a costituire una rete, in un riproporsi di rapporti e collegamenti all’interno di un sistema di reti infinito. Una nuova rubrica “La parola a…”

vede in questo numero gli apporti della dott.ssa Maria Rita Davanzo, che ci comunica il suo pensiero sul nostro tema a partire dalla sua diretta esperienza in farmacia. A chiudere, Demetra news vi informerà delle nostre attività... Vi auguriamo una buona, anche se non sempre facile, lettura e vi ricordiamo che gli indirizzi e-mail alla fine dei nostri articoli intendono favorire gli scambi con i lettori.

Bibliografia Morelli A., Dei e miti enciclopedia di mitologia universale, Fratelli Melita, 1989. Noble V., Il risveglio della dea, Tea Due, Milano 1998. L’intreccio della vita, Corpo, Psiche e Ambiente. Dibattito interdisciplinare sulla Salute e la Malattia, Convegno ANEB, Milano 19-20 aprile 2013.

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LA VISIONE PSICOSOMATICA

Una lettura globale della salute Valter Carniello La visione della realtà introdotta nei precedenti numeri e, nello specifico, la prospettiva psicosomatica da noi evidenziata all’interno del panorama medico/scientifico, si fondano sul legame e sulla correlazione dei fenomeni biologici, psicologici, sociali, fisici. Per sviluppare un approccio olistico al benessere che sia in accordo con la visione psicosomatica, possiamo allargare le nostre considerazioni ai modelli tradizionali di altre culture e scoprire come l’approccio proposto al benessere, alla salute e alla guarigione, trovi analogie e consonanze non solo con le teorie scientifiche attuali, ma anche con i modelli tradizionali. IL PENSIERO E LA PRATICA SANITARIA ATTRAVERSO LE TRADIZIONI

Lo sciamanesimo In gran parte delle concezioni sciamaniche emerge la convinzione che l’uomo sia parte integrante di un sistema ordinato e che ogni malattia sia la conseguenza di una disarmonia con l’ordine cosmico. L’azione del guaritore perciò è basata sul ripristino dell’armonia tra il soggetto e la natura o nel ristabilire l’equilibrio nelle relazioni tra gli uomini e il mondo spirituale. Perfino traumi come fratture e morsi di animali non sono considerati come eventi fortuiti o sfortunati, ma come manifestazioni del globale ordine delle cose. Il termine sciamano significa sapere e deriva dalla parola tungusomanciuriana, shaman. In alcuni luoghi è considerato un semidio, o semidea se è una donna. Dipinti rupestri trovati nella Siberia orientale e nell’Africa del sud, dimostrerebbero che le prime pratiche di guarigione risalirebbero a circa 30/40.000 anni fa ed erano fatte da sciamani-stregoni al servizio delle tribù dell’Età della Pietra. Nello sciamanesimo tutto è animato dagli “Spiriti”, tutto vive in comunione, tutto fluisce nella grande 6


interconnessione dell’esistenza, al cui centro c’è la Madre Terra. Tutto porta a un principio di fratellanza e di rispetto per ogni forma animata o inerte che sia. Nonostante il Divino sia perciò immanente, trova spazio anche un certo livello di trascendenza: proprio come la materia, che si trova a diversi livelli di aggregazione dal più solido al più etereo, così i Grandi Spiriti, sia antropomorfi che animali, incarnano aspetti materiali, ma anche qualità più astratte (quali la furbizia, il coraggio ecc.). Il ruolo dello Sciamano nelle comunità è quello di occuparsi del Mondo Invisibile, del Mondo dell’Anima. Da ciò scaturiscono una serie di compiti che declinano questa responsabilità: egli è un mediatore che parla la lingua degli Spiriti e quella dell’Uomo, e funge da tramite fra le diverse entità. È un divinatore, in quanto è capace di interpretare i segni e persino i sogni. È anche un guaritore, perché tra i suoi compiti principali vi è quello di preservare la vita dei membri della sua comunità attraverso il suo sapere e la conoscenza dell’uso delle erbe o di altre produzioni naturali, con l’impiego di determinati oggetti di potere o ricorrendo alla trance, ottenuta tramite la danza rituale, le musiche e le sostanze psicotrope. Egli guarisce il fisico, ma ancor più importante guarisce le sofferenze dell’Anima. La medicina tradizionale cinese. La medicina cinese antica, fu plasmata dal taoismo e dal confucianesimo, le due principali scuole filosofiche, e successivamente sviluppata e formalizzata come sistema di idee verso il 200 d. C. È una medicina totale, dialettica ed energetica. Totale, perché considera il microcosmo uomo come parte integrante e speculare del macrocosmo universo, e vede l’uomo costituito da organi e funzioni inscindibili tra loro. Dialettica, perché in essa è centrale il concetto yin-yang, ossia la bipolarità in costante integrazione e alternanza di opposti, in cui l’intero universo naturale-sociale-umano è in continuo stato di equilibrio dinamico. Energetica, perché nasce e si sviluppa da una visione in cui tutto ciò che esiste è energia più o meno manifesta, la più manifesta coincide con la materia, mentre la meno visibile arriva fino all’impalpabile flusso vitale il tch’i. 7


Tutto ciò che esiste, in quanto energia, si modifica passando da uno stato di equilibrio ad un altro. L’equilibrio è uno stato da cui si entra e si esce di continuo, e la salute fa parte di questo continuum, un processo che coinvolge l’organismo vivente in relazione all’ambiente in cui vive. Il medico tradizionale cinese (saggio) conosce come gli elementi dell’universo cooperino insieme per mantenere l’armonia e, perciò, più che etichettare il paziente con la malattia, fa diagnosi considerandolo come individuo unico nel suo stato fisico e mentale, inscindibile dal contesto naturale e sociale in cui vive. Il metodo tradizionale cinese contempla la conoscenza delle vie del tch’i, tradotte nell’organismo vivente come meridiani e il perseguimento della salute avviene attraverso interventi su punti specifici dei meridiani nel corpo per ristabilire l’equilibrio energetico, uno tra questi è l’agopuntura. Inoltre, sono curate: un’alimentazione personalizzata; l’avvio di esperienze corporee che favoriscano la meditazione; la modificazione dello stile di vita; la considerazione nell’intervento sanitario dei bioritmi personali. La medicina ippocratica. Da una fenomenologia spirituale si consolida nella civiltà ellenica la medicina ippocratica, che secondo alcuni aveva tratto il suo sapere dagli Asclepiadi (da Asklepios, dio della medicina). Al centro di questa tradizionale arte di guarigione c’è l’idea che le malattie non siano causate da forze soprannaturali, ma che siano fenomeni naturali passibili di studio empirico, sui quali si può influire con procedimenti terapeutici e con uno sano stile di vita. Era una pratica sanitaria che si occupava della malattia attraverso la diagnosi, la cura e la prevenzione successiva. Ippocrate, in diversi passi delle opere che codificano l’etica medica e nel giuramento (ancor oggi in uso), enumera i principi di base che deve 8


seguire il medico: diffusione responsabile del sapere, impegno a favore della vita, senso del proprio limite, segreto professionale. Egli segue il principio dei 4 elementi: aria, terra, acqua, fuoco. Ognuno di essi possiede una qualità: freddo, asciutto, umido, caldo. Dalla combinazione di tutto ciò si creano gli umori: bile nera, bile gialla, flegma, sangue e la loro armonia mantiene la salute. Quando anche uno solo di questi umori non è in equilibrio con gli altri si ha la malattia. L’ippocratica è una medicina umorale dove la guaritrice per eccellenza è la natura (la febbre è considerata una forma di difesa del corpo, non solo un sintomo da eliminare assolutamente). La teoria degli umori è, in fondo, abbastanza semplice in sé, mentre molto più raffinate sono le conoscenze del medico. Nella scuola ippocratica si insegna a fare diagnosi partendo dall’osservazione del malato. Si comprende la necessità sia di conservare le energie dell’individuo sia di ricercare le cause della malattia. Anche per questo la medicina ippocratica vuole essere scienza, arte, esperienza e ragionamento, senza superstizioni. La salute perciò richiede uno stato di equilibrio tra l’ambiente, i modi di vita e le componenti della natura umana (a quel tempo descritti come “umori e passioni”), che devono essere anch’essi in equilibrio. Vennero riconosciute le forze risanatrici all’interno dell’organismo vivente, e il ruolo del medico era di aiutare tali forze naturali a esprimersi creando le condizioni favorevoli al processo di guarigione. Oltre alla pratica terapeutica e quindi all’ampia gamma di interventi possibili per curare le malattie (purghe per evacuazione o per vomito, clisteri, bagni, infusi e tisane, diete, impacchi freddi, pozioni e pessari, lavande, esposizioni al vapore e fumigazioni, esercizi, incisioni, tagli e incisioni, cauterizzazioni, fasciature e bendaggi, riduzioni, trapanazioni), occorre riferirsi anche, in modo particolare, al momento diagnostico, che comporta grande abilità ed esperienza nella cosiddetta osservazione clinica, che coinvolge congiuntamente i sensi (la vista, l’udito, il tatto, il gusto, l’olfatto) e l’intelligenza. Là dove la razionalità non riesce a fornire le spiegazioni richieste, la divinità inizia a ritagliarsi il suo spazio. Il ricorso ad essa, nel metodo della medicina asclepiadea – una medicina del corpo come dell’anima –, era di prendere in considerazione il sonno e il sogno, entrambi intesi come aiuto a curarsi. Il protagonista è lo stesso Asclepio che informa il malato circa le sue future condizioni di guarigione. Il malato viene isolato, attraverso dei rituali, all’interno dello spazio sacro del tempio e sottoposto a un 9


trattamento di tipo globale (potremmo chiamarlo psicosomatico?).

Dalle tradizioni elleniche alla medicina scientifica attuale. Il Rinascimento in campo scientifico si è avviato con l’insorgente interesse per l’osservazione dei fenomeni in natura, libero dal pensiero medievale di galeo, e diretto alla formulazione di leggi e principi generali attraverso l’esperimento, più che con l’osservazione scolastica dei fenomeni. Per far capire lo spirito che animava l’epoca è sufficiente ricordare gli studi con cui Galileo Galilei contestò la teoria del geocentrismo; la determinazione della legge di gravitazione universale da parte di Isacco Newton; le prime leggi sulla pressione atmosferica stabilite da Pascal; la dimostrazione da parte di Keplero che le orbite dei pianeti sono regolate da leggi matematiche. Tutto questo fermento era inoltre supportato, dal punto di vista filosofico, dalle teorie razionalistiche di Cartesio, Bacone, Campanella. Questi studiosi, mettendo il ragionamento al di sopra della pura sensazione, contribuirono ad aprire la strada al metodo sperimentale. Un tentativo di adattare il principio sperimentale anche alla medicina, fu quello di applicare ai processi fisiologici leggi e regole proprie dei corpi inorganici. Si cercava la spiegazione di tutti i fenomeni biologici in regole di meccanica e di matematica e si interpretava la malattia come un’alterazione chimica, uno squilibrio tra acidi e basi. Una ventata di novità arrivò grazie all’utilizzo dei primi rudimentali microscopi e si poterono compiere indagini anatomiche piuttosto accurate osservando la struttura cellulare. 10


La medicina scientifica attuale La moderna medicina, nella quale il corpo umano può essere analizzato, scomposto, studiato e capito, quasi fosse una macchina, ha le sue radici nel modello cartesiano, una concezione della conoscenza ispirata alla certezza della scienza matematica. Ecco allora che il medico, analizzando le parti, interviene per correggere il cattivo funzionamento del meccanismo inceppato. È proprio la conoscenza esatta del meccanismo, in questo caso l’organismo vivente, di tutte le parti che lo compongono e della loro articolazione, che permette di capire la legge “causa-effetto” che governa tale meccanismo. Questo tipo di concezione evidenzia il pensiero secondo cui il comportamento del tutto può essere compreso completamente studiando le proprietà delle singole parti. Non a caso, tale approccio viene riconosciuto come meccanicismo, cioè come se l’organismo vivente funzionasse al pari di una macchina costruita dall’uomo e la sua salute fosse paragonabile all’assenza di guasti, rotture o inceppamenti, che ne determinerebbero il mal funzionamento. Il significato di salute risente fortemente, perciò, della cultura in cui si è sviluppato. Gran parte della concezione del corpo è di tipo ingegneristico e tecnologico, come se si trattasse di un insieme di tubazioni o di un motore, da qui l’idea di una possibile sostituzione delle parti, confermata dai progressi della chirurgia delle protesi e dei trapianti. Il meccanicismo e il relativismo, con cui esperti e inesperti guardano al concetto di salute (o lo subiscono), sono perfettamente complementari all’astratto perseguimento del completo stato di benessere psicofisicosociale per tutti. Sono elementi costitutivi del mito dominante per cui la società sarà sana quanto più scientificamente organizzata. La medicina psicosomatica e la salute. Il significato che si può dare al termine salute dipende dalla concezione che si ha dell’organismo vivente e del suo essere in relazione con l’ambiente. Nel tentativo di allargare lo sguardo sulla natura degli organismi, oltre a considerarne le dimensioni individuali, sociali, ecologiche, si può affrontare innanzitutto la questione del loro differenziarsi dalle macchine. Ecco allora alcuni punti essenziali:  Le macchine si costruiscono mentre gli organismi crescono.  Le macchine funzionano attraverso una catena di causa-effetto, mentre gli organismi viventi sono guidati da modelli ciclici di retroazione, cioè di risposta a ogni messaggio inviato (feedback negativo o positivo). 11


 Gli

organismi viventi hanno la possibilità di auto-organizzarsi, ossia la capacità di rinnovare e riciclare continuamente i loro componenti, senza perdere l’integrità complessiva della struttura. Nel continuare a circoscrivere il significato di medicina psicosomatica, abbiamo necessità di comprendere la concezione sistemico complessa degli organismi viventi. Questa concezione vede il mondo come insieme di comparazioni, relazioni, integrazioni tra le parti. I sistemi sono totalità le cui proprietà non possono essere ridotte a quelle delle parti. L’esempio che ci può essere d’aiuto è che, a ogni livello, i sistemi viventi interagiscono in una struttura a rete con altri sistemi. Un ecosistema può essere visto come una rete con pochi nodi, cioè i singoli organismi, e ogni nodo a sua volta quando viene ingrandito appare esso stesso una rete. Ad esempio, un organismo è formato da più organi, ogni organo è formato da più tessuti e ogni tessuto è formato da più cellule. Tornando agli organismi, questi vivono in gruppi che formano sistemi sociali, che a loro volta vanno poi a formare, attraverso l’interazione con altre specie, gli ecosistemi. Ciò che appare immediatamente è l’esistenza di diversi livelli di complessità e a ogni livello di complessità i fenomeni osservati mostrano proprietà che non esistono al livello inferiore (questo tipo di proprietà vengono definite come proprietà emergenti). Uno dei pilastri su cui si fonda la concezione psicosomatica è la psicologia del profondo. Dalla nascita della psicoanalisi in poi si sono consolidati alcuni aspetti, tra questi possiamo evidenziare come l’apparato psichico abbia la possibilità di modificare in negativo o in positivo l’equilibrio corporeo, ad esempio gli effetti fisici e psichici di situazioni stressanti, di eventi luttuosi, di stati d’animo felici e di eventi gratificanti, si ripercuotono su tutto l’organismo. Un altro elemento fondante è la scoperta dell’inconscio, quella parte della vita psichica della quale non siamo consapevoli, un insieme di processi, di contenuti e impulsi che non affiorano alla coscienza del soggetto e che pertanto non sono controllabili razionalmente. Sigmund Freud (18561939) con una celebre metafora ha paragonato la mente a un iceberg, nel quale la parte che emerge dall’acqua è la mente conscia, mentre la parte sommersa, che è molto più grande ed è nascosta, rappresenta l’inconscio. Quello che normalmente vediamo dell’iceberg è solo la parte che emerge dall’acqua, non siamo consapevoli che al di sotto di essa si trova una parte

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molto più grande1. L’intuizione che nell’inconscio fosse latente un grande potere di guarigione spinse Freud a cercare di dare ordine e razionalità a una sorta di magma ribollente e semisconosciuto quale era allora il concetto di inconscio. Prestare attenzione ai sogni, alle parole, ai ricordi, era un modo per arrivare a quanto è stato dimenticato o è nascosto nell’inconscio e che, attraverso dei meccanismi difensivi (come la resistenza e la rimozione), veniva mantenuto lontano dalla coscienza. È proprio attraverso l’analisi dei sogni che si fece strada una lettura simbolica, non solo delle problematiche psicologiche, ma anche degli “accadimenti” personali. L’apertura al simbolismo di tali accadimenti evidenziò il legame tra la malattia e l’apparato psichico, fece risaltare la correlazione tra i sintomi patologici e situazioni specifiche della vita emotiva, istintuale o relazionale (famiglia, amici, lavoro ecc.). Ecco allora che il sintomo, se amplificato a livello simbolico, può diventare una chiave di lettura per comprendere il senso delle malattie che colpiscono il corpo. Nel corso della storia della psicoanalisi altri autori portarono il loro contributo, Jung (1875-1961) è uno di questi. Le fondamenta della sua psicologia analitica si possono ritrovare principalmente nell’idea che la psiche comprende l’insieme dei processi consci e inconsci, e che la coscienza è solo una piccola parte della totalità della psiche. “[…] la nostra coscienza non costituisce che una piccolissima parte della psiche totale. […] È come un’isoletta che emerge dal mare immenso dell’inconscio che veramente abbraccia tutto il mondo”2. 1

Freud S., L’interpretazione dei sogni, Bollati Boringhieri, Torino, 1985.

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Jacobi J., La psicologia di C.G. Jung, Universale Bollati Boringhieri, Torino, 2008, p. 19.

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Jung considera l’energia psichica, agente nella totalità della psiche, come un’energia vitale che condiziona tutti i fenomeni viventi e che, per poter scorrere, deve presupporre una dinamica di poli contrari (conscioinconscio). Oltre a ciò, scoprì che l’inconscio personale è solo una piccola parte dell’inconscio collettivo, caratterizzato da contenuti universali costanti in tutte le culture o epoche storiche, contenuti definiti “archetipi” e intesi come fattori d’ordine di immagini arcaiche proprie di un’epoca o di tutta l’umanità. Nei primi decenni del 900, in ambito psicoanalitico, entrò sempre di più in gioco il corpo e autori quali Groddeck, Reich, Alexander, Dumbar, fino a Chiozza, svilupparono lo studio della psicosomatica, rendendo accessibile il “salto” fra la mente e il corpo, dimostrando come la vita psichica non sia separata dal mondo della biologia e degli istinti. Successivamente, lo studio della psicosomatica si spinse fino a evidenziare come alcuni contenuti psichici, difficilmente accettabili dalla nostra coscienza, possano avere ripercussioni, non solo manifestandosi con un sintomo psichico (tensioni, paure o “rimuginii”), ma anche con sintomi fisici (somatizzazioni). Negli ultimi vent’anni si è sviluppata una nuova disciplina: l’ecobiopsicologia, una scienza nel panorama della complessità “[…] in grado di porre in relazione i codici semiologici delle infinite forme del mondo vivente e i loro particolari linguaggi (aspetto ecologico) con gli analoghi linguaggi del corpo umano, che sedimenta in sé la filogenesi del mondo (aspetto biologico) per poi ritrovare tale relazione fra ‘mondo’ e ‘bios’ umano negli aspetti psicologici e culturali dello stesso, grazie ai miti, alla storia delle religioni e alle immagini collettive dell’umanità (aspetto psicologico)”3. Come già detto nei numeri precedenti di questo periodico, anche in questo contesto sono valorizzati lo studio dei fenomeni naturali, le influenze ambientali, gli stili di vita e gli elementi emotivi dell’essere umano, per maturare una visione della salute e della malattia, entrambe compresenti all’interno dello stato naturale della vita in armonia con l’intero ecosistema. In quest’ottica stiamo approcciando il tema salute evidenziando i nodi della rete che prende forma dall’integrazione di campi di studio 3

D. Frigoli, Ecobiopsicologia. Psicosomatica della complessità, M&B Milano, 2004, p. 177.

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apparentemente diversi e distanti, come la scientificità dell’indagine medica e le conoscenze filogenetiche dell’evoluzione biologica, per integrarli con la totalità psichica della persona e le analogie dell’evoluzione cognitiva negli organismi viventi. In questo modo la concezione psicosomatica qui proposta, tiene conto del fatto che l’uomo in quanto totalità organizzata dotata di significato, potrà essere meglio compreso se verrà contestualizzato nel suo corpo, nella sua psiche, nelle sue relazioni, nella sua famiglia, nelle sue tradizioni, senza privilegiarne nessuna, in quanto nodo di una rete a portata infinita. labyr@libero.it

Bibliografia Cantoni T., Anche i cinesi morivano, però… , Jaca Book, Milano, 1981. Capra F., Il punto di svolta, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2000. Frigoli D., Ecobiopsicologia. Psicosomatica della complessità, M&B Milano, 2004. Frigoli D., G. Cavallari, D. Ottolenghi, La Psicosomatica. Il significato e il senso della malattia, Xenia, Milano, 2000. Freud S., L’interpretazione dei sogni, Bollati Boringhieri, Torino, 1985. Jacobi J., La psicologia di C.G. Jung, Universale Bollate Boringhieri, Torino, 1973. Lavier J., Storia, dottrina e pratica dell’Agopuntura cinese, Edizioni Mediterranee, Roma, 1995. Pusceddu M., Gioco di Specchi. “Riflessioni” tra Natura e Psiche, Paolo Emilio Persiani, Bologna, 2010.

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UNA NUOVA DISCIPLINA L’ECOBIOPSICOLOGIA

La salute nell’ottica ecobiopsicologica Susanna Rubatto

Scegliere di argomentare ed esplorare il tema della salute in questa sede è apparso, già dall’inizio, un percorso piuttosto impegnativo, poiché la lettura che l’Ecobiopsicologia dà di questo concetto ci può portare verso itinerari non scontati e forse per alcuni aspetti impensati, che richiedono ai lettori la disponibilità a uscire da opinioni prestabilite o piuttosto riduttive. Il sentirsi in salute è uno stato molto soggettivo, ad esempio c’è chi accetta come inevitabile il fatto di avere alcuni disturbi e perciò li “sopporta” mentre altri, al minimo segnale che “qualcosa non va”, si mettono in allarme. Tra questi due modi estremi di reazione ve ne sono tanti altri, perché il nostro tipo di percezione dello stare bene può avere caratteristiche molto diverse, differenti da un individuo all’altro. È proprio di questa individualità che spesso la medicina pare non

tenere conto quando, nella sua pratica, tende a oggettivare la malattia piuttosto che a considerare la sofferenza che provoca quale espressione di un soggetto unico in sé. Similmente Umberto Galimberti afferma: “Allora il corpo del malato, da ‘soggetto’ delle sedute sciamaniche e delle pratiche pre-scientifiche, è diventato ‘supporto’di quella nuova realtà, la malattia, che il sapere medico ha prodotto come oggetto specifico della sua applicazione. Per questo lo sguardo medico non incontra il malato ma la sua malattia, e nel suo corpo non legge una ‘biografia’ ma una patologia, dove la soggettività del paziente scompare dietro l’oggettività di segni sintomatici che non rinviano a un ambiente, a un modo di vivere, a una serie di abitudini contratte, ma a un quadro clinico, dove le differenze individuali che si ripercuotono nell’evoluzione della 16


malattia scompaiono […]”4.

dolore sono aspetti che non si possono mai totalmente eliminare dalle nostre vite. Infatti, lo stesso procedere della vita in sé non si presenta come un semplice automatismo che, pur possedendo precise leggi, sarebbe altresì facilmente prevedibile e controllabile. Come individui avanziamo cercando continuamente un equilibrio che, in verità, si dimostra provvisorio e volubile e che ci costringe in un cammino di assiduo rapporto dialettico, il quale procede in noi grazie a costanti “aggiustamenti” – tra corpo-mente-anima – e fuori di noi – con gli altri e tutte le manifestazioni del mondo intero – . Questo cammino è in realtà un percorso che avviene inconsciamente, ma che nella sua evoluzione si manifesta nel corpo esprimendo, attraverso i sintomi, dei propri processi interiori. Esattamente come diceva il dott. Frigoli nell’intervista pubblicata nel numero precedente di questo periodico: “L’approccio ecobiopsicologico nasce dallo studio della complessità della realtà umana, dei suoi disagi e delle sue manifestazioni che noi chiamiamo ‘malattie’. Ogni organo, ogni apparato del nostro corpo intrattiene una corrispondenza di informazioni con il mondo esterno attraverso le relazioni biologiche e psichiche”.

Comunemente tutti noi riteniamo che l’essere in salute significhi non avere malattie. Pensiamo cioè che la malattia sia una manifestazione in antitesi al concetto di salute, perché rompe questo stato che concepiamo come un equilibrio. In termini più pertinenti tale equilibrio è l’omeostasi, cioè la tendenza naturale di ogni organismo vivente a raggiungere e a mantenere una stabilità interna tra tutti i processi biologici che interagiscono nel nostro corpo in una sorta di autorganizzazione. Se una di queste funzioni viene alterata, da un evento esterno o interno, sentiamo che stiamo perdendo una condizione di armonia per passare a una condizione di malattia. Quindi, se generalmente associamo alla salute un’immagine di armonia e di equilibrio, è una logica conseguenza che l’evento malattia ci turbi, perché sentiamo che mette in pericolo quest’ordine. In realtà, l’approccio ecobiopsicologico non valuta lo stato di salute solo come l’assenza della malattia o come il perfetto funzionamento di tutti i nostri organi, ma parte da un altro punto di vista nel quale crisi, sofferenza e 4

U. Galimberti, Il corpo, Universale Economica Feltrinelli, 1983, p. 95. 17


“qualcosa non va” nel nostro profondo. Saremmo ciechi se non volessimo vederlo come un’occasione per ascoltare ciò che in quel preciso momento abbiamo bisogno di avere, di cercare o di recuperare per la nostra salute, cioè per la nostra vita: qualcosa di importante, di fondamentale, per renderla migliore. Infatti, come dice bene la dr.ssa Villa nella sua rubrica, il nostro Centro inconscio vuole condurci alla migliore realizzazione di noi stessi e all’armonia.

Allora, riprendiamo idealmente il filo di questo discorso per non perdere preziose indicazioni nell’ordine di un unico dialogo con i lettori (iniziato nel n. 0 di “Istanti”) e, per ciò che riguarda questa rubrica, recuperiamo alcuni passaggi dell’intervista e da questi proviamo a farci aiutare nell’approfondire il nostro concetto di salute. “Secondo la visione ecobiopsicologica la ‘malattia’ e il dolore che procura sul piano fisico e psicologico, spesso nasconde un itinerario di trasformazione personale di cui il soggetto non è consapevole. Questa trasformazione implica un costante rimaneggiamento della nostra personalità nella direzione del nostro Sé e se nel corso di questo ‘viaggio’ si devia dal percorso o addirittura lo si interrompe, allora si manifestano i sintomi e la malattia, che nella sua più profonda essenza archetipica rappresenta il linguaggio nascosto del nostro progetto inascoltato”. In questo passaggio si parla di sintomi e di malattia a livello organico, in realtà molte volte però i sintomi vengono curati o alleviati senza tener conto che potrebbero essere considerati come segnali di un disagio non evidente e non solamente organico. Il sintomo si presenta quindi come un segnale corporeo che, come fosse una spia, si accende per segnalarci che

“Se si ha il coraggio di ascoltare i sintomi e il linguaggio della malattia, entrando in comunicazione con essi, allora possiamo capire che cosa ci è mancato, quale dolore abbiamo dimenticato e che cosa dobbiamo integrare per riprendere più consapevolmente il nostro cammino di sviluppo, rendendo così superflui i sintomi stessi, attraverso la rinnovata consapevolezza”. Questo è nel concreto il primo passo da fare di fronte alla malattia: ascoltare. Ma possediamo sempre gli strumenti adeguati per saper ascoltare questo “linguaggio” nuovo, ma in verità antico quanto l’uomo, il quale deve riappropriarsi di un alfabeto che gli consenta di ri-scoprire in sé i propri territori interiori? Gli strumenti, anche se con modalità diverse, ci vengono 18


offerti da tante discipline, alle quali ciascuno di noi può rivolgersi secondo la propria indole: dall’erboristeria, all’omeopatia, dall’iridologia agli approcci corporei, fino agli incontri terapeutici. Le proposte sono tante e generalmente accumunate da una visione olistica della persona. Purtroppo però, di fronte a ciò che ci appare come ignoto, molto spesso ci manca quel coraggio a cui fa riferimento il dott. Frigoli. È chiaro, è insito nella natura umana diffidare di ciò che non si conosce e anche di difendersi da esso. Ma la domanda allora è: ci stiamo difendendo dalla malattia curandone i sintomi o ci stiamo difendendo da quello che la malattia potrebbe portare alla luce? Temendo a priori dolorose rivelazioni ci neghiamo invece l’opportunità di evolverci e di permettere la maggiore realizzazione di noi stessi consentendo la rivitalizzazione di parti creative bloccate. La qual cosa significa, soprattutto, che vivremmo meglio la nostra vita, i nostri sogni, i nostri desideri, perché i blocchi interiori che un sintomo può manifestare fermano in noi quell’energia vitale, orientata ad allargare la nostra visione e la comprensione del nostro destino e di quanto ci circonda. In sostanza è quanto afferma il dott. Frigoli quando specifica: “Per quanto riguarda il ‘dolore’, sul

piano archetipico corrisponde al sentimento di sensazioni penose o afflizioni morali, espressione di un’incapacità da parte della nostra coscienza egoica di accettare quel momento trasformativo imposto dai diritti del nostro Sé nell’orientarci verso la direzione di una completezza più elevata e totale”. Dovremmo invece imparare a non temere il dolore e probabilmente iniziare a considerarlo come fosse una “porta” attraverso la quale passare, per accedere a una nuova realtà su noi stessi, perché “… la malattia ha soltanto un fine: farci guarire”.5 “La guarigione implica sempre che l’uomo integri tutto quello che ha compreso del proprio disagio e del proprio dolore e questo può avvenire quando si riesce ad ampliare la propria coscienza sino a riportarla nella direzione del Sé. Ovviamente, nell’ambito del percorso di individuazione, la malattia è una delle modalità più comuni sul piano collettivo, ma non è la sola, perché tutti i percorsi psicologici che comportano una riflessione costante volta alla trasformazione personale dei confini dell’Io a favore della propria autenticità e totalità, di fatto aprono la psiche 5

T. Dethlefsen, R. Dahlke, Malattia e destino, Edizioni Mediterranee, 1986. 19


alla prospettiva di una coscienza più integrata e responsabile non soltanto dei valori personali, ma soprattutto di quelli collettivi.” L’Ecobiopsicologia, quindi, considera che la malattia possa essere una pausa di riflessione e di rivalutazione dell’esistenza di ciascuno di noi (cosa che peraltro qualche volta avviene, specialmente in coloro che hanno affrontato gravissime patologie), riconoscendo ad essa il suo alto valore di occasione trasformativa e non solo di stasi o di interferenza brutale.

non siamo abituati (solitamente se abbiamo un dolore prendiamo subito la pastiglia preposta alla sua scomparsa… e non ci pensiamo più). È altresì vero che la sofferenza provocata dalla malattia, molte volte, è difficilmente sostenibile e il rispetto dovuto a ognuno di noi quando si trova ad affrontare una situazione spesso molto penosa, ci richiede di non valutare quanto fin qui detto come espressione di giudizio. Semplicemente e umilmente, avendo noi per primi sperimentato e studiato questa via, ci sentiamo di proporla e, almeno, di tenerne conto, perché ci si possa non sentire più in balia di situazioni avverse, ma co-protagonisti nell’indirizzo da dare alle nostre vite.

Ci rendiamo conto che questa lettura della salute richiede una disponibilità personale ad accogliere la possibilità che la malattia ci stia offrendo una nuova prospettiva sulla nostra vita. L’“esplorazione” dei sintomi può richiedere dei tempi lunghi ai quali

susanna.rubatto@yahoo.com

BIBLIOGRAFIA Galimberti U., Il corpo, Universale Economica Feltrinelli, 1983. Dethlefsen T. e Dahlke R., Malattia e destino, Edizioni Mediterranee, 1986. Frigoli D., Cavallari G., Ottolenghi O., La psicosomatica. Il significato e il senso della malattia, Xenia Edizioni, 2000.

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LE VERITÀ DEL CORPO

Salute come raggiungimento di armonia Anna Villa

Quando si pensa alla salute la mente corre subito al corpo e agli eventuali sintomi, la loro presenza o assenza sono un chiaro segnale per metterci in allarme o per rassicurarci che tutto stia procedendo serenamente. La definizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà della Salute come uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia" ci porta però a confrontarci con qualcosa di più ampio e complesso, la salute non si presenta più come un aspetto che riguarda solo il corpo, ma diventa il riflesso e l’espressione della sinergia di molti fattori, ognuno dei quali ha a che fare con noi. Secondo queste sollecitazioni, la nostra vita non si può ridurre alla dimensione di un corpo che fisiologicamente sia a posto, pur essendo questa una necessità imprescindibile, ma si amplia a riconoscere diritto di cittadinanza ad altri fattori il cui benessere non è scontato, perché esso dipende da questioni relative al proprio modo di gestire le nostre scelte e attuare le decisioni, allo stile di vita, di lavoro, di relazioni, quindi a tutto ciò che riguarda la vita personale e la vita collettiva, che richiedono la nostra viva partecipazione perché si raggiunga un più appagante benessere. Tutto ciò si presenta come più complesso, l’obiettivo relativo al benessere si fa più difficile da raggiungere, la presenza di tante variabili e tante funzioni ci mette nella condizione di dipendere da qualcos’altro o qualcun altro e non direttamente e solo da noi. Perché un buon equilibrio psichico e una buona vita sociale sono necessari al raggiungimento della salute? Ampliare il nostro sguardo a questi aspetti della nostra vita fa parte di un’opportunità maturata negli anni di vita collettiva e personale sfociata nella diretta percezione e poi conoscenza delle componenti psicologiche e sociali del nostro quotidiano. Non possiamo più ridurci a un’ordinarietà di vita apparentemente naturale e istintiva, dobbiamo farci carico di vissuti, bisogni, disagi, opportunità relative alle nostre esigenze di conoscenza e consapevolezza. 21


Stare bene non corrisponde necessariamente al corpo privo di sintomi, ma all’esigenza di un benessere più ampio che si ripercuota su più fronti e su più ambiti. Nell’affrontare la vita abbiamo bisogno di trovare un modo per raggiungere e stabilizzare un armonico funzionamento di tutte le componenti principali del nostro mondo individuale e possibilmente anche sociale. Quale allora il significato profondo di tutto ciò e come giungere a questo complesso grado di benessere? Possiamo provare a dare risposta a questa domanda cercando di riflettere su alcune questioni che ci riguardano da vicino. Abbiamo maturato una più approfondita consapevolezza del nostro vivere e sappiamo come siano molti i fattori e gli eventi che influiscono sul nostro stare bene o male. Il peso delle emozioni, siano esse conflitti e incomprensioni, siano riconoscimenti e apprezzamenti, siano delusioni e fallimenti, si ripercuote ogni giorno sul nostro organismo, sistema vitale che ne assorbe i vissuti e regge le conseguenze sia positive sia negative; sappiamo che tutte le emozioni influiscono sul nostro equilibrio psichico e ci modificano l’umore senza che la nostra volontà possa determinarne più di tanto gli effetti. Lo stare bene non dipende solo ed esclusivamente dal corpo, quando non presenta una malattia diagnosticata, ma è legato alle emozioni e alle innumerevoli vicissitudini che riguardano la vita personale che sempre si traducono nelle più svariate sensazioni lasciando un esito psicologico che poi si ripercuote nel modo di affrontare le giornate. Sensazioni di disagio, di smarrimento, di difficoltà e sensazioni di piacere, gradevoli come la stima e il valore di sé, come questi vissuti possono riguardare la salute? Quando facilmente alcuni disagi o malattie vengono attribuiti allo stress, e questo succede comunemente e non solo negli studi medici, si vuole mettere in risalto come lo stile di vita abbia effetti sullo stato generale della persona che vive e lavora. Ogni giorno ciascuno di noi prende innumerevoli decisioni, cercando di restare il più possibile aderente a quel ritmo che sembra gestire uniformemente il modo di vivere secondo regole e impegni più sociali che personali. Come poter “fare tutto” senza pagare il prezzo troppo alto della perdita di serenità, che giorno dopo giorno può portare alla peggior sensazione di perdita di se stessi? Spesso la confusione e il senso di estraneità, che fin dal mattino ci invadono, sono dovuti alla necessità impellente di far fronte a impegni, appuntamenti, orari, abitudini che ci portano, senza che ce ne accorgiamo, a dare la preminenza a stimoli esterni a scapito di esigenze, stimoli e bisogni interni. Molte volte sono questi vincoli, peraltro giustificabili nello stile di vita odierno, a 22


ridurre la quota di piacere nella gestione del vivere in quanto la preminenza è data all’assolvere i compiti piuttosto che all’ascolto delle proprie necessità. Questo lo si nota molto di più nei bambini che sono ancora molto più liberi degli adulti di manifestare i loro disagi quando non si tenga debitamente conto delle loro necessità. Purtroppo, l’adulto tende a considerare i disagi dei bambini come impicci alla realizzazione dei programmi, piuttosto che delle grida di ribellione a uno stile poco attento a ciò che è importante per vivere decentemente. Quando si fa troppo pressante il controllo di ogni azione e di ogni relazione, ognuno di noi si ritrova a dover fare i conti con un eccesso di tensione: si rischia di non dormire o si dorme poco e male, si è generalmente preoccupati, di cattivo umore, cadono le difese immunitarie e con estrema facilità ci si ammala. Se osserviamo, le numerose influenze che periodicamente ci colpiscono, capitano in precisi momenti, in periodi in cui ci sentiamo particolarmente “stressati”, momenti in cui avremmo bisogno di fermarci, di riposare, di non pensare o fare niente, di posticipare i mille impegni. In queste occasioni una buona influenza ci “costringe” a fermarci, a stare a letto, a non occuparci tutto il santo giorno di gestire vita familiare, lavorativa, sociale. E solo dopo giorni di malessere, febbre, antibiotici, raffreddore e patimenti, solo dopo si ricomincia... e magari con lo stesso ritmo che avevamo lasciato. Come possiamo far fronte a tutto ciò e comprenderne le eventuali soluzioni? Come porvi rimedio quando i ritmi delle nostre giornate non sono dettati da noi? Già porsi domande è un primo fondamentale passo. Anche se non abbiamo risposte immediate, il solo farcele ci mette in ricerca, ci immette in una sorta di movimento psichico. Il tentativo di darci risposte ci costringe a maturare la presa di coscienza di chi siamo e come viviamo. La percezione e la consapevolezza di quanto sta accadendo nella vita personale e collettiva, permette di trovare un altro modo di leggere la realtà, di cogliere il nostro punto di vista e magari di confrontarlo con quello degli altri, di chi ci sta vicino, e così di fare gradualmente chiarezza e di trovare in sé quel punto di riferimento a lungo cercato al di fuori ma senza esiti convincenti, un riferimento all’interno e non all’esterno, dove tutto ruota vorticosamente. Il mondo interno, il mondo personale, la propria identità. Siamo espressione e condensazione di più istanze che non sempre sono in accordo e che spesso ci inducono a tensioni interne nel tentativo di coordinarle e di gestirle per realizzare la nostra vita in modo appagante. Eppure siamo un essere unico, individui con un grande bisogno di stabilità, che nel percorso evolutivo impariamo a conoscerci e a far trasparire le nostre caratteristiche per realizzare chi siamo, ma come tenere insieme spinte diverse e bisogni che a volte cozzano contro la nostra volontà? Perché siamo spesso in conflitto, 23


proviamo aggressività, ci sentiamo in colpa per le nostre azioni, siamo inquieti e infelici, ci ammaliamo e dobbiamo subire disagi che non vorremmo sentire? Nel tentativo di trovare un senso a questi interrogativi possiamo guardare a noi stessi in una dimensione non disarticolata ma circolare, non frammentata ma strutturata in unità, un unico cerchio composto da confini, la circonferenza, e da un centro che li sottende. Nella nostra complessità ci manifestiamo con tante sfaccettature di cui è importante tenere conto. Relazioni affettive, sogni, eredità biologica, storia personale, linguaggio, malattie, progetti di vita... si rivelano come i STORIA PERSONALE tanti punti che compongono questa GUSTI ALIMENTARI RELAZIONI AFFETTIVE circonferenza e come tali sono in AMBIENTE relazione tra loro e influiscono l’uno FISIOLOGIA sulle sorti dell’altro perché collegati, in rapporto diretto tramite PROFESSIONE MALATTIE una rete di connessioni (vedi Sè figura). Ciò che dà ai punti della CULTURA LINGUAGGIO circonferenza una posizione PROGETTI REALIZZAZIONE PERSONALE ugualmente significativa è SINTOMI l’equidistanza dal centro, luogo fondante il senso e il motivo di esistenza stessa dei punti sulla circonferenza. L’istanza che sul piano psicologico corrisponde al centro è il Sé, dimensione centrale inconscia che regola il procedere di ciascuno, archetipo dell’ordine che tende a condurre alla realizzazione personale e all’armonia e che influisce sulle sorti di ogni punto. Così, se vivo qualche difficoltà relazionale, potrei dormire male, a lungo andare potrei ammalarmi, le mie giornate potrebbero essere tristi, nella mia storia personale potrei aver avuto disagi STORIA PERSONALE simili all’epoca dell’infanzia, e tutto GUSTI ALIMENTARI RELAZIONI AFFETTIVE risuonerebbe dentro di me come un momento particolarmente AMBIENTE FISIOLOGIA critico e durare mesi, anche anni, se non riesco a tradurne il PROFESSIONE MALATTIE significato emotivo. Sè CULTURA

LINGUAGGIO

PROGETTI

La salute può diventare allora la possibilità per ciascuno di riconoscere il valore di essere un individuo, non-diviso, ed essere il

REALIZZAZIONE PERSONALE SINTOMI

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risultato del tentativo di dialogare con le voci del Sé affinché, comprendendole, possano diventare spinte evolutive che accompagnano e orientano la crescita e la trasformazione personale. Non siamo solo frutto di ciò che vogliamo, ma possiamo tentare di essere ciò che al nostro interno spinge per emergere e per realizzarsi e diventare quello per cui siamo realmente fatti. La vita quindi come scoperta di chi siamo e di cosa facciamo a questo mondo e non semplicemente il raggiungimento di obiettivi dell’Io. James Hillman nel suo importante libro Il codice dell’Anima afferma come ci siano tante ragioni per cui vivere ma una sola ragione per cui siamo vivi. Sta a noi comprendere quale essa sia. Salute allora come possibilità di una felicità interiore data dall’appagamento e dalla soddisfazione di essere se stessi, arrivando al limite di sentire la gioia nonostante si possa essere ammalati. Le innumerevoli esperienze di alcune persone colpite da gravi malattie, ci fanno conoscere come sia possibile scoprire il valore profondo della vita che va al di là del “tutto va bene”, riconoscendo nella malattia stessa l’occasione di non perdersi e, nel tentativo di capirne il significato, di trasformarsi, di vivere più in accordo con le forze profonde e non con la superficialità della sopravvivenza. Vivere cercando questo stato di salute, cioè di benessere, è una scelta, è apertura alla scoperta, è credere nell’originalità di ciascuno ed essere certi che nessuno potrà occupare il nostro spazio. È quella sfida della vita quando la si voglia vivere come avventura e non come semplice e passiva adesione a regole e principi posti da altri. Il piacere del vivere fondato sulla ricerca di benessere e sulla gioia di sentirsi orientati all’integrazione di tutte le nostre spinte vitali costantemente in gioco, per assaporare la stabilità nella continua ricerca instabile di armonia. anvilla@alice.it

Bibliografia Jung C. G., Aion: ricerche sul simbolismo del Sè, vol. IX, in Opere, Bollati Boringhieri, Torino, 2000. Hillman J., Il codice dell’anima, Biblioteca Adelphi 342, Milano, 1997. Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Firmata a New York il 22 luglio 1946. Approvata dall’Assemblea Federale il 19 dicembre 1946. Entrata in vigore il 7 aprile 1948.

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ANGOLO NATURA

Il limone Cristina Paladin

Limone! ...chiudo gli occhi e rivedo il sole ...sento il calore ...percepisco la luce. Caratterizzato da un profumo e da un gusto inconfondibili. La pianta del limone risplende di colori brillanti: il verde delle foglie che non appassiscono mai, il bianco e il profumo dei fiori, il giallo dei frutti carnosi. Le sue origini ci portano nel subcontinente indiano e in Cina, da dove ha iniziato il suo lento viaggio verso l'Occidente. Non è ben certo se nell'antica Grecia conoscessero direttamente l'albero del limone, ma è più probabile che coltivassero altri agrumi, come il cedro. “Non a caso si pensa che le

mele d'oro della mitologia greca, custodite gelosamente nel giardino delle Esperidi da un drago dalle cento teste, fossero in realtà limoni. Infatti nel mito si dice che le foglie dell'albero erano di un verde brillante e i frutti color giallo oro”. Secondo il racconto mitologico la dea Terra (Gea), per onorare le nozze tra Era e Zeus, produsse degli alberelli rigogliosi dai Pomi aurei, emblema di fecondità e amore. Un bene assai prezioso e da preservare. Giove, infatti, timoroso di un loro possibile furto, decise di custodirli in un meraviglioso

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giardino, sorvegliato dalle Esperidi. Eracle, l'Ercole dei Romani, per volere di Euristeo dal quale avrebbe ottenuto l'immortalità, nella sua undicesima fatica ebbe come compito quello di rubare i preziosi pomi. Il mito, nella versione di Apollodoro, racconta che Eracle, consapevole del desiderio del padre delle Esperidi di cogliere i pomi, gli giocò un inganno offrendosi al suo posto come reggitore del cielo: Atlante rubò i pomi, ma una volta compiuto il furto, Eracle, con la scusa di prendere un cuscino da porre sulle spalle, lo richiamò a reggere il celeste fardello. Atlante ingenuamente acconsentì, posò i pomi per terra e recuperò l'ingente volta, mentre il vigoroso eroe afferrò i pomi e li consegnò a Euristeo. Un'altra versione del mito vuole a custode dei frutti dorati, per volere di Era, un serpente a cento teste, figlio di Forco e Ceta. Il mito narra che, per cogliere i frutti, Eracle uccise il serpente, provocando la disperazione di Era. Questa, per omaggiare la creatura cui era tanto affezionata, decise di trasformarla in costellazione: la costellazione del Serpente. I pomi vennero restituiti da Euristeo alla moglie di Zeus e le Esperidi, afflitte per aver perduto i frutti di cui erano custodi, si trasformarono ciascuna in un albero, comunemente noto come emblema di tristezza: pioppo nero, salice e olmo. La coltivazione regolare del limone sulle sponde del Mediterraneo ha inizio attorno all'anno Mille con la dominazione araba in Sicilia e Spagna. La popolarità del limone è cresciuta notevolmente intorno al 1800 per le sue proprietà curative, soprattutto quando si è accertato che poteva evitare ai marinai di ammalarsi di scorbuto (mancanza di vitamine a causa di un’alimentazione carente di frutta e verdura fresche). Attualmente gli alberi di limoni sono coltivati in tutto il mondo, soprattutto nella fascia subtropicale a clima caldo e umido. In Europa le nazioni che ne producono di più sono Spagna e Italia del Sud: Sicilia, Calabria e Campania. Le specie di limone coltivate nel mondo sono numerose e leggermente diverse fra loro nell'aspetto e nel sapore (che può essere più o meno aspro), ma hanno proprietà molto simili. La varietà più coltivata in Italia è il “Femminello”, tipico 28


del Sud, e facilmente reperibile durante tutto l'anno perché rifiorisce più volte. La fioritura più importante è quella primaverile, mentre quella più frequente è quella estiva che produce frutti l'estate successiva, detti “verdelli”. Com’è fatto il limone? Andiamo a scoprirlo. Il frutto è rivestito da una buccia composta da due strati: quello di colore giallo (o verde) si chiama flavedo ed è ricco di vescicole in cui sono contenuti gli oli essenziali. Lo strato sottostante è fibroso e bianco, si chiama albedo e ha un sapore amarognolo. L'interno è l’endocarpo, diviso in vari spicchi e ricco di vescichette che racchiudono il succo. Sparsi nel frutto si trovano i semi. La componente più utilizzata del limone è il succo, ricchissimo di sapore e di sostanze utili al nostro organismo. Anche la scorza del limone ha un pregio notevole, perché oltre al profumo e al sapore, dà l'olio essenziale. La scorza si usa in cucina e nei trattamenti di bellezza. L'essenza di limone (che si ricava dalla buccia attraverso pressione meccanica) ha un elevato potere antibiotico e disinfettante e si usa in aromaterapia contro vari disturbi. L'olio essenziale di limone è anche adoperato nell'industria alimentare e in quella dei profumi. Sulla pelle va usato con attenzione perché ha un effetto fotosensibilizzante e se ci si espone ai raggi solari subito dopo averlo cosparso sull'epidermide, si corre il rischio di sviluppare delle macchie brune. Occorre dunque usarlo nelle dosi prescritte e lasciar passare un po' di tempo prima dell’esposizione. Nel limone troviamo una grande varietà di sostanze. Per lo più (oltre 85 grammi su 100 totali) il limone è costituito da acqua. Poi, in percentuale decrescente, contiene glucidi, acidi organici (il principale è l'acido citrico, che dà il caratteristico sapore), fibre (nella scorza), proteine vegetali, potassio, vitamina C, calcio, fosforo, magnesio, manganese, sodio, vitamina E, ferro, vitamina B3, zinco e tracce di altre vitamine e oligoelementi. In particolare hanno grande importanza le elevate percentuali di vitamina C, di acido citrico e di sali minerali, che spiegano molte delle proprietà del limone e molti degli effetti salutari che possiede. È risaputo che il limone è uno dei frutti più ricchi di vitamina C (acido ascorbico): 100 grammi di limone contengono 50 mg di vitamina C, cioè gran parte della dose giornaliera consigliata che è pari a 60 mg. Le sue funzioni principali sono quelle di prevenire e curare lo scorbuto (la malattia dovuta a carenza alimentare di vitamina C), di ritardare l'invecchiamento cellulare mantenendo giovani i tessuti, di facilitare la guarigione delle ossa fratturate e 29


delle ferite, è utile nella cura dell'anemia (soprattutto di quella dovuta a carenza di ferro) e delle infezioni delle vie urinarie, di contribuire alla produzione dell'emoglobina e dei globuli rossi nel midollo osseo, di prevenire e curare il raffreddore comune e altre affezioni influenzali. Nel cercare e raccogliere tutte queste informazioni, una più di altre ha attirato la mia curiosità: il legame tra l'acido citrico presente nell'agrume e la presenza della stessa sostanza nel nostro fegato. Per scoprire e approfondire questo legame ho chiesto consulenza alla biologa e psicoterapeuta dr.ssa Maria Nardella Pusceddu di cui di seguito riassumo la sua spiegazione approfondita e molto tecnica. In sintesi, il Ciclo di Krebs, il ciclo con cui le molecole creano di fatto energia, è chiamato anche ciclo dell'acido citrico o ciclo degli acidi tricarbossilici, che ci permette di vivere e, di fatto, di produrre energia. Per cui, assumere il succo di limone significa “cooperare” con il nostro corpo, in particolare con il fegato, alla produzione di energia. Dopo queste informazioni legate al mondo del limone, vi propongo di scoprire il piacere di assimilare questo frutto attraverso il cucinare, il trasformare e il mangiare. Nel degustare ciò che avete creato vi invito a leggere la favola di Federica Arfè intitolata Doroteo. Il limone senza neo (Homo Scrivens edizioni ) , che merita decisamente di essere letta… e a voi scoprire il perché.

BISCOTTI AL LIMONE Ingredienti (per circa 15 biscotti) 200 g farina 75 g di burro 100 g di zucchero 1 uovo 5 g di lievito per dolci buccia di limone a piacere 30


Preparazione In una terrina lavorate il burro e lo zucchero. Aggiungete l’uovo. Aggiungete la farina, il lievito setacciati e la buccia di limone. Mescolate fino ad ottenere un impasto omogeneo. Mettete in frigo una mezz’ora. Formate delle palline leggermente schiacciate e mettetele su una teglia rivestita di carta da forno. Cuocete i biscotti al limone in forno preriscaldato a 180° per circa dieci-quindici minuti. Lasciate raffreddare e servite i biscotti. Per ottenere dei biscotti al limone meno secchi, potete aggiungere un paio di cucchiai di latte all’impasto. cristina.paladin@gmail.com

Bibliografia Chevalier J. e Gheerbrant A., Dizionario dei simboli, ed. BUR, Milano, 1986. Giuseppe M., Il fantastico limone - Le incredibili proprietà del frutto che ringiovanisce le cellule, Edizioni Riza, Milano, 2012. Pusceddu Nardella M., La trama della vita – Biologia e complessità, Trevisi Editore, Milano, 2010. AA.VV., Corso pratico di alimentazione sana e naturale, Edizioni Riza, Milano, 2010. Le ricette di GnamGnam di Elena Amatucci, http://www.gnamgnam.it (07.03.2013).

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LA PAROLA A...

Ognuno fa la propria malattia Maria Rita Davanzo

Lo star bene è la condizione che ognuno di noi ricerca per se stesso. Quando succede che stiamo male e non diamo priorità ad altri problemi, come ora con l'attuale crisi economica, diamo maggiore importanza alla nostra persona, diventando anche un po' "egoisti". È altresì interessante sapere che ognuno di noi ha un "organo bersaglio", cioè una parte del nostro corpo che viene particolarmente coinvolta e colpita dalle emozioni più o meno forti che proviamo. Ad esempio, alcuni di noi, quando vivono situazioni molto intense dal punto di vista emotivo (come possono essere delle tensioni sul lavoro, i lutti ecc.), potrebbero soffrire di forti mal di testa, mentre altri potrebbero presentare sfoghi cutanei e altri ancora avere problemi intestinali. In altre parole, ognuno di noi ha un organo più "debole", una sorta di "tallone d'Achille" che ci dà problemi

quando siamo sovraccaricati emotivamente. Anche lo stress è da considerarsi un "sovraccarico emotivo" protratto a lungo nel tempo e che può mettere sotto pressione il nostro organo bersaglio. Ciò spiegherebbe perché alcune persone hanno più spesso mal di testa, altri bruciore di stomaco, altri dolori muscolari, altri malinconie o, peggio, depressioni. C'è da dire però, che ci sono anche persone a cui sembra vada tutto bene: sono serene, non si lamentano mai o quasi mai. Comunque sia, l'insieme di tutti i disturbi legati al nostro organo bersaglio viene definito "malattia funzionale", cioè un'alterazione della normale funzionalità di un organo o di un apparato senza un'evidente lesione anatomica. Dalla malattia "funzionale" alla malattia "organica", dov'è presente una lesione dell'organo o dell'apparato (ad esempio una gastrite può degenerare in 32


ulcera gastro-duodenale), ci si arriva quando non ci si chiede più il perché del nostro stare male, quando non si ascoltano più i segnali che il nostro corpo ci invia. Credo che, troppo spesso, ci lasciamo travolgere dagli eventi o dal parere degli altri, dimenticandoci che siamo noi i protagonisti della nostra vita. Direi più semplicemente, della nostra giornata. Io penso che molte volte ci ammaliamo perché non ci siamo “fermati” in tempo. Tendiamo a volere fare tutto per inseguire magari degli obiettivi altrui, ma che a ben guardare non sono i nostri. Forse, una delle cause del verificarsi della crisi economica stessa, si potrebbe ricercare nell’imposizione di standard troppo alti da raggiungere. Penso che non dobbiamo farci travolgere dallo "stress", è una scusa che ci blocca la mente. Dobbiamo, come si sente dire, imparare a volerci bene e di conseguenza potremmo stare meglio con noi stessi. Questa è una conquista difficile se non si è sereni di natura, ma anche per

chi ha avuto tragedie in famiglia o semplicemente non ha il lavoro che sperava, agire sulla positività, nel quotidiano aiuta tantissimo. Nella mia esperienza in farmacia mi accorgo che, quando una persona si confida, ha già risolto metà dei suoi problemi. Ciò indica che bisogna ascoltare e ascoltarci: le soluzioni sono dentro di noi. Io stessa non credo si risolva tutto con i farmaci. Un buon suggerimento ritengo sia volgersi anche all’utilizzo degli integratori, sia quelli naturali che non, in quanto hanno una loro importanza: il magnesio riporta un equilibrio a livello nervoso, il ginseng risolleva un apatico, il ribes nero ha un'azione sulla corteccia surrenale e così per tantissimi prodotti di libera vendita che possono darci un aiuto. Per non abusarne chiediamo però sempre un consiglio a un professionista, perché troppi farmaci e integratori non servono, anzi, possono portare a dei danni. farmaciadavanzo@libero.it

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NOTE BIOGRAFICHE ANNA VILLA Psicologa-Psicoterapeuta ad orientamento junghiano e psicosomatico. Vive e lavora a Treviso come libera Professionista. Nel 1996 fonda l’Associazione Culturale Demetra, di cui è Presidente, che opera nel territorio trevigiano dal 1998 con iniziative teorico-pratiche volte all’integrazione psicosomatica. Nell’associazione Demetra ha proposto negli anni Corsi per le donne sui temi del Femminile attraverso la Tecnica Psicomotoria e le fiabe. Propone serate di Danze Rituali come esperienze di Espressione, Movimento e approfondimento personale di tematiche Inerenti la Consapevolezza di sé. È docente della Scuola di Psicoterapia dell'ANEB, Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia con sede a Milano. CRISTINA PALADIN Diplomata in Servizio Sociale all’Università di Trieste. Diplomata Counselor in Psicosomatica Ecobiopsicologica all’ANEB di Milano. Mediatore familiare sistemico in formazione c/o ITFV di Treviso. Lavora da anni nell’ambito sociale. SUSANNA RUBATTO Laureata in lettere all’Università Ca’ Foscari (VE). Diplomata Counselor in Psicosomatica Ecobiopsicologica all’ANEB (MI). Svolge la propria attività a Treviso. VALTER CARNIELLO Psicologo e Psicoterapeuta con la specializzazione ad indirizzo psicosomatico. Si occupa di ipnosi e ne studia le applicazioni cliniche. Da diversi anni segue l’impostazione ecobiopsicologica. Nel 1997 fonda l’Associazione culturale IL LABIRINTO. Lavora a Sacile e a Treviso, privatamente e per le Aziende Sanitarie. MARIA RITA DAVANZO Laureata in Farmacia a Padova. Svolge la sua attività in Silea. Dopo la laurea ha fatto corsi di specializzazione in omeopatia e medicina naturale, Ha seguito per due anni,come volontaria, un club di alcolisti in trattamento a San Giorgio di Livenza (metodo Prof.Hudolin).

DEMETRA NEWS É in via di completamento il Corso pratico per Docenti “La gestione dell’Aggressività” presso l’Istituto Statale Istruzione Secondaria Superiore “Francesco Da Collo” di Conegliano (TV). A condurlo l’equipe D.E.S. (Demetra Equipe Scuola) formata dalle dott.sse Anna Villa, Laura Zanardo, Susanna Rubatto e dal dott. Valter Carniello. Nei 6 incontri esperienziali che hanno utilizzato la Tecnica Psicomotoria, sono stati trattati i seguenti temi: Espressione di sé e Comunicazione, La Natura del Corpo, Socializzazione e Meccanismi di Difesa, Aggregazione e Gruppo. Attraverso la gradualità delle proposte si è potuto raccogliere, tramite le esperienze personali, quell'insieme di vissuti che potessero sostenere l'approfondimento degli aspetti relazionali sia personali sia sociali, presenti in studenti e docenti nelle dinamiche di gruppo a scuola. Tutto ciò con lo sguardo all'aggressività che, prima di essere un istinto pericoloso, si rivela una vera forza di affermazione, spinta energetica all'espressione di sé e al mettere in gioco le proprie cose, opportunità legittima di occupare un proprio spazio, di difenderlo, pieno diritto di esistenza secondo le proprie regole, frutto di un'interazione costante tra l'Io e le spinte profonde del Sé, di un'interazione con le esigenze e istanze legittime degli altri. Chi fosse interessato a un maggior numero di informazioni contatti l’Associazione. 34


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L L’Associazione Culturale Demetra opera nel territorio trevigiano dal 1998. Le sue proposte mirano a sensibilizzare, formare e informare quanti manifestino interesse nella ricerca personale, individuale e sociale in ordine all’integrazione corpomente secondo una visione olistica della persona inserita in un suo contesto ambientale, in relazione con il mondo esterno circostante. L’Associazione ritiene che l’integrazione corpo-mente possa rispondere alla necessità esistenziale di benessere e di unità personale di cui ogni essere umano ha diritto e che questa si raggiunga attraverso la graduale acquisizione di consapevolezza, la maturazione della Coscienza. Negli anni sono state attivate esperienze corporee come Psicomotricità, Danze Rituali, Yoga, Teatro-Danza, Bioenergetica, Psicodramma Corporeo, e sono stati proposti Seminari di approfondimento e Convegni divulgativi su tematiche Psicosomatiche e Psicologiche di interesse generale e specifico per favorire la riflessione e una maggior conoscenza delle più recenti acquisizioni scientifiche inerenti a queste materie. Il Direttivo dell’Associazione è formato da Anna Villa e Laura Zanardo, psicologhe-psicoterapeute e da Enrico Marignani, avvocato. Le attività dell’Associazione sono sempre seguite con interesse; i suoi soci raggiungono il numero di 450 e nel corso degli anni la partecipazione, soprattutto ai Convegni, ha visto mobilitarsi tutto il territorio del Triveneto. Fin dall’inizio Demetra collabora con l’ANEB, Associazione Nazionale di Ecobiopsicologia che ha sede a Milano. www.convegnodemetra.it

IL LABIRINTO nasce nel 1997 a Sacile (PN) con lo scopo di diffondere la cultura e la ricerca nell’ambito della medicina psicosomatica. Le attività didattico culturali dell’Associazione toccano punti fondamentali come: i disturbi psicosomatici, l'identità, la personalità, l'incidenza del mondo degli affetti sulla salute psicofisica. Per affrontare nella loro globalità la salute e la malattia, è conveniente ampliare la prospettiva d’intervento, cogliendo l'importanza dell'integrazione di tutte le parti della persona: psichica, corporea, relazionale ecc. Un'altra caratteristica peculiare dell’Associazione è lo studio e l'utilizzo di tecniche a mediazione corporea e l'ipnosi clinica. Nel corso degli anni si sono organizzati numerosi corsi di formazione in tecniche ipnotiche rivolte a medici e psicologi, anche in collaborazione con l’Istituto di Ipnosi Clinica Bernheim di Verona. L’Associazione Il Labirinto ha sede a: Sacile (PN) in via Meneghini, 3 tel. 348 3578 838 e_mail: labyr@libero.it 36

Rivista demetra 02  

Per una integrazione psicosomatica. STARE BENE E IN SALUTE - n° 2, Maggio 2013.

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