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Anno XVI - n.164 Luglio/Agosto 2009

Il Sappe incontra il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini


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il Sommario Organo Ufficiale Nazionale del S.A.P.Pe. Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

ANNO XVI Numero 164 Luglio/Agosto 2009 Direttore Responsabile Donato Capece capece@sappe.it

Direttore Editoriale Giovanni Battista De Blasis deblasis@sappe.it

Direttore Organizzativo Moraldo Adolini Capo Redattore Roberto Martinelli Comitato di Redazione Nicola Caserta Umberto Vitale Redazione Politica Giovanni Battista Durante Redazione Sportiva Lara Liotta Progetto Grafico e impaginazione © Mario Caputi (art director) Direzione e Redazione Centrale Via Trionfale, 79/A 00136 Roma tel. 06.3975901 r.a. fax 06.39733669 E-mail: rivista@sappe.it Sito Web: www.sappe.it Le Segreterie Regionali del Sappe, sono sede delle Redazioni Regionali di: “Polizia Penitenziaria -

Società Giustizia & Sicurezza” Registrazione Tribunale di Roma n. 330 del 18.7.1994 Stampa Romana Editrice s.r.l. Via dell’Enopolio, 37 00030 S. Cesareo (Roma)

La Copertina Il presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini riceve il crest del Sappe dal Segretario Generale Donato Capece

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L’EDITORIALE Il Sappe incontra l’On. Gianfranco Fini di Donato Capece

IL PULPITO Nessuno è profeta in Patria di Giovanni Battista De Blasis

IL COMMENTO Oltre 600.000 detenuti in Europa di Roberto Martinelli

L’OSSERVATORIO POLITICO Sindacati: continuano le proteste di Giovanni Battista Durante

LO SPORT Giochi del Mediterraneo di Lara Liotta

LE FIAMME AZZURRE Pensioni: risolvere il problema fiscale a cura di Lionello Pascone

OPINIONI Tonache e Toghe di Aldo Maturo

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Finito di stampare: Luglio 2009 Questo Periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Il S.A.P.Pe. è il sindacato più rappresentativo del Corpo di Polizia Penitenziaria

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L’Editoriale

Donato Capece Segretario Generale Sappe capece@sappe.it Direttore Responsabile

Il Sappe incontra il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ei mesi di giugno e luglio abbiamo programmato una serie d’incontri istituzionali fra la Segreteria Generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria e i membri politici attuali per parlare delle problematiche del Corpo e del sistema carcere, in particolare in questi ultimi giorni, quando siamo arrivati alle soglie dello ‘stato di calamità’ con 64mila detenuti presenti, a fronte di 42mila posti letto, e 5mila agenti in meno in organico. Il 14 luglio abbiamo incontrato il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco FINI, nel suo ufficio a Montecitorio. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati e portati all’attenzione del Presidente Fini, come sempre cordiale ed attento alle nostre rivendicazioni e sollecitazioni, alcune priorità di intervento per il Corpo di Polizia Penitenziaria e per il sistema carcere. Abbiamo chiesto al presidente FINI di individuare e porre all’attenzione del Parlamento ogni utile soluzione legislativa

N Donato Capece nell’ufficio del.’on. Gianfranco Fini a destra. il Presidente, sfoglia la nostra rivista

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corso ridotto di sei mesi per averli presto in servizio nelle carceri. Gli abbiamo anche chiesto di intervenire presso il Ministro della Difesa Ignazio La Russa perché, almeno fino a quando non si arriverà ad una assunzione straordinaria di 1.500 agenti, la vigilanza esterna dei muri di cinta dei principali penitenziari del Paese possa essere affidata alle Forze Armate. Il Presidente Fini ci ha assicurato che adotterà ogni provvedimento di suo competenza per risolvere le criticità rappresentate, anche invitando il Presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno a calendarizzare una nostra audizione presso la Commissione. Nei prossimi giorni sono in calendario altri incontri e sottoporremo le nostre problematiche ad altri organi istituzioni di alto profilo, nella speranza di veder al più presto aumentare la dotazione organica del personale per affrontare la drammatica situazione delle carceri italiane. ✦

che possa decongestionare concretamente le carceri. Abbiamo chiesto il suo autorevole intervento perché si individuino con ragionevole urgenza adeguati stanziamenti di denaro a favore della Polizia penitenziaria e per fare in modo che i circa 200 agenti che stanno attualmente frequentando il corso annuale di formazione nelle Scuole del Corpo possano fruire di un Polizia Penitenziaria - SG&S n. 164 - luglio/agosto ‘09


Giovanni Battista De Blasis Segretario Generale Aggiunto Sappe deblasis@sappe.it

il Pulpito

Direttore Editoriale

Nessuno è profeta in Patria e al DAP non è neppure chierichetto Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo tempo, poiché era l'ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro. Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l'uomo guardò l'orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne' ci fu alcun riconoscimento. Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.Questa è una storia vera. L'esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.” Questa vicenda mi induce a riflettere sulla situazione della nostra povera amministrazione penitenziaria, laddove continuano ad essere disprezzate le eccellenti professionalità interne a vantaggio di presunti taumaturghi provenienti da chissàddove. E non mi limito soltanto ai Capi dipartimento, ma parlo anche di Ufficiali e Ammiragli, di dirigenti di altre amministrazioni (tesoro, corte conti) e di magistrati in genere. Si pensi, ad esempio, per rimanere al vertice dell’amministrazione, che negli ultimi sedici anni si sono avvicendati ben 9 capi dipartimento (Amato, Capriotti, Cianci, Coiro, Margara, Caselli,

Tinebra, Ferrara e Ionta) più tre provvisori (Falcone, Vecchione e Mancuso). In buona sostanza abbiamo avuto, mediamente, un Capo dipartimento ogni sedici mesi (nemmeno un anno e mezzo). Questi stessi Capi dipartimento, poi, nonostante una inevitabile iniziale incompetenza (che per qualcuno, poi, non è stata soltanto iniziale), si sono guardati bene dal valorizzare le professionalità interne, portandosi dietro pletore di collaboratori (altrettanto incompetenti) provenienti perlopiù dalla magistratura ma, in parecchi casi, anche da Carabinieri, Polizia di Stato, Organizzazione Giudiziaria, Corte dei Conti, Tar, Consiglio di Stato e chi più ne ha, più ne metta. Ad onor del vero, in alcuni casi (qualcuno anche attuale) si è ripiegato su qualche professionalità interna (magari non proprio di eccellenza) costretti dal fatto di aver ricevuto un rifiuto alla richiesta di distacco delle collaborazioni richieste. Anche qui, purtroppo però, la scelta dei collaboratori non è stata determinata dal possesso di particolari qualità professionali ma, piuttosto, dall’esibizione di (veri o presunti) curriculum con il pedegree. In altre parole, qualche Capo Dap (e l’ultimo in particolare) si è avvalso di collaboratori di nobile lignaggio con un passato professionale di quel livello ma senza avere contezza e conoscenza degli esiti di quelle esperienze. Probabilmente, qualche volta è anche accaduto di avere a capo dell’amministrazione penitenziaria qualcuno che non aveva mai letto Beccaria, che non sapeva cosa fosse un sistema panottico... Mi domando se il Pres. Ionta, o qualche suo stretto collaboratore, ha avuto modo di leggere i risultati dello studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino, coordinati dal Prof. Giovanni Torrente, sugli effetti del provvedimento d’indulto varato dal Parlamento nel luglio del 2006. E mi domando, ancora, se il Pres. Ionta, attuale capo del DAP, ha mai sentito parlare dell’esperimento di Standford del Prof. Philip Zimbardo. Secondo una indagine di qualche tempo fa del Sole 24 Ore, principale quotidiano economico-finanziario italiano, il Capo dell’amministrazione penitenziaria (in quanto comandante di una delle cinque forze di polizia) percepisce complessivamente una retribuzione di 500000 (cinquecentomila) euro l’anno. (L’indennità di capo del corpo viene mantenuta anche dopo aver lasciato l’incarico ed è interamente pensionabile. N.d.A.). Forse questo potrebbe essere un motivo sufficiente per giustificare la pretesa di avere un Capo competente e preparato ampiamente oltre la media. ...e Joshua Bell, nella metro di Washington, suonando uno stradivari da 4 milioni dollari, ha guadagnato la miseria di 32 dollari. ✦

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Il Commento

Roberto Martinelli Segretario Generale Aggiunto Sappe martinelli@sappe.it Capo Redattore

Oltre 600.000 detenuti nelle carceri dell’Unione Europea ra il 2005 e il 2007 si è registrata una media di 607.000 detenuti nelle carceri dei 27 Stati membri dell’UE, il che equivale a 123 detenuti per 100.000 abitanti, cioè un tasso estremamente più basso ad esempio rispetto ai 758 detenuti per 100.000 abitanti degli USA nello stesso periodo. È quanto emerge da un’indagine condotta da Eurostat in collaborazione con le autorità statistiche nazionali e la Direzione generale Libertà, Sicurezza e Giustizia della Commissione Europea. Nonostante sia migliorata la comparabilità dei dati relativi ai sistemi del crimine e della giustizia criminale dei Paesi europei, Eurostat segnala come persistano ancora varie difficoltà derivanti dalle differenze tra le fonti utilizzate per i rilevamenti statistici. Notevoli poi le differenze tra gli Stati membri nel tasso di carcerazione, con i Paesi baltici e la Polonia nettamente ai primi posti: in Estonia si registrano 302 detenuti per 100.000 abitanti, 293 in Lettonia, 232 in Lituania e 228 in Polonia, ma molto al di sopra della media UE si trovano anche Repubblica Ceca (185), Slovacchia (162), Romania (154) e Lussemburgo (152). Sull’altro fronte, invece, il tassi più bassi riguardano Slovenia (60), Finlandia (68), Danimarca (71), Irlanda (75) e Svezia (77).

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L’Europa delle carceri

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In valori assoluti, la Polonia è il Paese dell’UE con il maggior numero di detenuti (90.200 nel 2007), seguita da Regno Unito (oltre 88.000 considerando anche Scozia e Irlanda del Nord), Germania (73.320), Spagna (67.100), Francia (60.400) e Italia (meno di 49.000 nel 2007 secondo Eurostat, ma aumentati a oltre 58.000 secondo i dati più recenti forniti dal ministero della Giustizia). E’ però necessario evidenziare che l’indagine condotta da Eurostat in collaborazione con le autorità statistiche nazionali e la Direzione generale Libertà, Sicurezza e Giustizia della Commissione

Europea è, almeno per quanto riguarda la situazione penitenziaria del nostro Paese, alterata da un dato oggettivo molto significativo: l’approvazione del provvedimento di indulto del luglio 2006, che fece uscire dalle carceri italiane circa 30mila detenuti in “un colpo solo”. Questo ha ovviamente modificato statisticamente i numeri, tanto che in pochissimo tempo siamo tornati non al punto di prima ma peggio di prima! Colpa, in primis, di una classe politica italiana che non ha approvato riforme strutturali e sostanziali per il sistema penitenziario nazionale, chieste autorevol-

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mente e in più occasioni dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Classe politica che dall’approvazione dell’indulto ad oggi non ha fatto nulla per il carcere. Lo dimostrano gli attuali quasi 64mila detenuti (altro che oltre 58.000 secondo i dati più recenti forniti dal ministero della Giustizia!), cifra emblematica di una allarmante situazione delle carceri italiane che sta determinando in molti istituti penitenziari tensioni tra i detenuti e inevitabili problemi di sicurezza interna che ricadono sulle donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Da più istituti di pena ci sono pervenuti e pervengono ogni giorno segnali preoccupanti di manifestazioni di protesta di detenuti. E la situazione rischia di degenerare. Non si può perdere ulteriore tempo. Al 17 giugno scorso c’erano nei 206 penitenziari italiani 63.460 detenuti, di cui 39.930 italiani e 23.530 stranieri. 31.306 sono imputati, mentre i condannati sono 30.186. Condannati a pene inferiori ad un anno sono 9.786; 19.604 i condannati che hanno pene inferiori a 3 anni (potrebbero essere affidati ai servizi sociali) mentre sono 3.186 quanti hanno pene superiori a 10 anni, o l’ergastolo (condannati per reati di maggiore gravità). Considerato che la capienza regolamentare dei penitenziari italiani è pari a 43.177 posti di capienza regolamentare, i detenuti in eccesso sono 20.283 (47%). Si pensi che il Corpo di Polizia penitenziaria è carente di più di 5mila unita. Servono dunque provvedimenti urgenti e concreti. Non c’è dunque più tempo di attendere il fantomatico e sconosciuto Piano Carceri del Commissario straordinario Franco Ionta (non del Governo Berlusconi!), per altro inspiegabilmente occultato alle Organizzazioni sindacali della Polizia penitenziaria . Parlamento e Governo abbiano allora il coraggio di far scontare in affidamento ai servizi sociali - che è detenzione a tutti gli effetti - il residuo pena agli oltre 19mila detenuti con pene inferiori ai 3 anni.

Avremmo così anche un risparmio di circa 4 milioni di euro al giorno, costando un detenuto in media circa 200 euro al giorno, soldi che potrebbero essere molto utili allo Stato in questo periodo di crisi economica e che potrebbero essere destinati, ad esempio, alla riorganizzazione del sistema carcere del Paese. Non ci stanchiamo di ripetere che l’approvazione dell’indulto era l’occasione per dare corso ad una nuova politica della pena, necessaria e indifferibile. Era ed è necessario un ripensamento organico del carcere e dell’Istituzione penitenziaria, che preveda un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione con contestuale impiego in lavori socialmente utili (fermo restando che i detenuti dovrebbero tutti lavorare!) avvalendosi anche di procedure di controllo

mediante strumenti elettronici o altri dispositivi tecnici (come il braccialetto elettronico) che hanno finora fornito in molti Paesi europei una prova indubbiamente positiva.

Con una pena che evolve verso soluzioni diverse da quella detentiva, anche la Polizia Penitenziaria – i cui organici dovranno essere incrementati fino a ripianare le attuali carenze stimate in ben 5mila unità! - dovrà spostare le sue competenze al di là delle mura del carcere, parallelamente all’affermarsi del suo ruolo quale quello di vera e propria polizia dell’esecuzione penale. Il controllo sulle pene eseguite all’esterno e sull’adozione del braccialetto elettronico, oltre che qualificare il ruolo della Polizia Penitenziaria, potrà avere quale conseguenza il recupero di efficacia dei controlli sulle misure alternative alla detenzione. Efficienza delle misure esterne e garanzia della funzione di recupero fuori dal carcere potranno far sì che cresca la considerazione della pubblica opinione su queste misure, che nella considerazione pubblica, non vengono attualmente riconosciute come vere e proprie pene. Io confesso che continuo ad avere forti dubbi che la nostra classe politica, al di là delle dichiarazioni di intenti, sappia raccogliere questi fondamentali impegni per ricostruire il sistema penitenziario nazionale... ✦

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Sopra, il logo Eurostat al centro, proteste in carcere sotto, il Consiglio d’Europa

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l’Osservatorio

Giovanni Battista Durante Segretario Generale Aggiunto Sappe durante@sappe.it Responsabile redazione politica

Sindacati della Polizia Penitenziaria: Continuano le proteste ome preannunciato i sindacati della Polizia Penitenziaria hanno iniziato le manifestazioni sul territorio nazionale. La prima manifestazione si è tenuta a Milano il 30 giugno, davanti al carcere di San Vittore e al Provveditorato. Ha partecipato, come preannunciato, il personale proveniente dalle regioni del Nord, tra le quali il Piemonte, il Triveneto e, ovviamente, la Lombardia. Erano presenti circa trecento agenti e, soprattutto, c’era gran parte della stampa di Milano e della Lombardia in generale. La manifestazione ha quindi avuto una grande risonanza, tant’è che un ampio servizio è stato trasmesso anche dal TG3 nazionale. L’8 luglio, invece, il personale proveniente dalle regioni Marche, Toscana, Abruzzo e Emilia Romagna si è riunito a Bologna, davanti al carcere della Dozza. Anche in questa occasione c’erano più di duecento persone a manifestare tutto il disagio che gli stessi agenti vivono quotidianamente negli istituti e l’insoddisfazione per la mancanza di iniziative concrete da parte del governo e dell’am-

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In alto a destra e sotto manifestanti davanti al San Vittore di Milano In fondo, striscioni delle Segreterie Sappe della Toscana e il Segretario Generale Capece con i manifestanti

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come sappiamo, se sarà realizzato, produrrà i suoi effetti tra quattro o cinque anni – sono mancate sotto tutti i punti di vista. Anche a Bologna c’è stata una grande risonanza mediatica. Ormai l’opinione pubblica è consapevole della grave situazione in cui versano le carceri italiane e del forte disagio lavorativo in cui opera il personale di polizia penitenziaria. Sono state tante le attestazioni di solidarietà dei cittadini che transitavano davanti al carcere di San Vittore. Purtroppo, per quanto attiene la situazione delle carceri, non possiamo più dire di essere un Paese civile, visto che siamo costretti a far dormire per terra, sui materassi di gomma piuma, le persone che vengono arrestate. Le manifestazioni di protesta proseguiranno, ma nel frattempo il SAPPe sta incontrando i più autorevoli esponenti

politici, a cominciare dal Presidente della Camera Gianfranco Fini che, come sempre, ha dimostrato grande disponibilità e sensibilità verso i problemi della Polizia Penitenziaria.

ministrazione, iniziative che, finora - al di là del Piano Carceri, un progetto che, Polizia Penitenziaria - SG&S n. 164 - luglio/agosto ‘09


Il Presidente Fini si è impegnato a far approvare in breve tempo un disegno di legge per la riduzione, da un anno a sei o quattro mesi, dei corsi di formazione degli allievi agenti, in modo da averli prima in servizio effettivo; inoltre, ha garantito il suo intervento per sostenere la proposta di impiegare i militari nella sorveglianza esterna degli istituti penitenziari, in modo da recuperare il personale impiegato in servizio di sentinella. Nel corso della presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta e dei ministri dell’Interno Maroni, della Difesa La Russa, della Pubblica Amministrazione e dell’innovazione Brunetta ed altri autorevoli sottosegretari, abbiamo avuto modo di esporre i nostri problemi, peraltro a tutti già noti. Abbiamo molto apprezzato le parole

stesso Sottosegretario ha evidenziato di aver apprezzato in occasione della nostra festa del Corpo. Adesso, bisogna passare dalle parole ai fatti. Attendiamo risposte concrete in breve Sopra, il segretario Generale Aggiunto Durante viene intervistato dai Media a sinistra un’altra fase della protesta a Milano

dell’onorevole Letta sulla capacità professionale ed organizzativa del Corpo di Polizia Penitenziaria, qualità che lo

tempo, altrimenti il nostro unico interlocutore autorevole continuerà ad essere la piazza. ✦

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Lara Liotta

lo Sport

info@sappe.it Redazione sportiva

Giochi del Mediterraneo 26 giugno - 5 luglio al 26 giugno al 5 luglio 2009, una folta rappresentativa della Polizia Penitenziaria si è misurata nelle competizioni della XVI° edizione dei Giochi del Mediterraneo, onorata da oltre 4000 atleti. Erano ben 19 i nostri per una partecipazione record rispetto alle precedenti rassegne dell’evento. In una delle più numerose presenze dei nostri alla manifestazione eravamo fermi a quota 11, ed era il 1997, sempre in Italia, a Bari. Da allora le Fiamme Azzurre sono cresciute in numeri e qualità, e le 17 medaglie totali conquistate a Pescara, seppure ci fosse stato bisogno di conferme, ne sono la prova più lampante. Emblema di pace in momenti storici caratterizzati da tensioni politiche e culturali, i Giochi nascono per l’iniziativa di un medico egiziano, Taher Pasha con l’intenzione di unire paesi vicini geograficamente ma anche capaci di essere assai distanti per altri versi. Diventò un’importante personalità nel campo dello sport del suo paese. Laureato anche in scienze politiche,

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Nelle foto: in alto, il logo della Manifestazione sotto, Taher Pasha e i paesi partecipanti ai Giochi del Merditerraneo in fondo, a destra, il logo del CIJM

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aveva capito quanto gli sport fossero utili per ottenere pace , fratellanza e quell’unione da lui auspicata. La prima edizione dei Giochi del Mediterraneo non a caso si svolse dal 15 al 20 ottobre 1951 presso Alessandria d’Egitto.

Da allora sono stati ospitati in 13 città. Tunisi è l’unica che si è concessa il bis. Il simbolo dei Giochi del Mediterraneo è formato da tre anelli che rappresentano Asia, Africa ed Europa. Questi i tre continenti coinvolti. Gli anelli sono sfumati dall’onda nella loro parte inferiore come se fossero immersi nel Mar Mediterraneo. Questo simbolo è anche sulla bandiera Mediterranea a base celeste con anelli bianchi. Durante la cerimonia di chiusura, la bandiera sarà trasferita nel paese scelto per ospitare i prossimi Giochi del Mediterraneo. Il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria di Pescara ha contribuito a fornire mezzi per l’accompagnamento degli atleti presenti all’evento con unità di personale fattivamente impiegate in occasione degli eventi di gara. Possiamo dire di essere stati “due volte” a Pescara. Grandi soddisfazioni sono arrivate dalla lotta. Due le medaglie arrivate dalla specialità stile libero, categorie 55 kg, maschile e femminile con Federico Manea e Valentina Minguzzi. Federico Manea ha ottenuto un prezioso bronzo insieme al francese Hamza Fatah. L’oro è andato al turco Sezar Akgul, l’argento al siriano Firas Alalli Alrifai. Valentina Minguzzi ha conquistato la medaglia di bronzo insieme alla greca Panagiota Antonopoulou. La lottatrice italiana, sorella del campione olimpico Andrea, ha sconfitto nell’incontro valido per la terza piazza la francese Fatima Benfouzari, mentre ha perso nei quarti di finale con la tunisina Marwa Amri, poi argento finale. La medaglia d’oro è stata vinta dalla spa-

gnola Karima Sanchez Ramis. Leggermente delusa Valentina Minguzzi nel dopo gara: «Sono soddisfatta del bronzo – ha precisato – ma ho perso contro un’atleta che avevo già battuto due volte su due». Altro sport da combattimento, altra pioggia di medaglie. Nel Judo, i nostri convocati Lorenzo Bagnoli (90kg), Francesco Faraldo (66kg), Elena Moretti (48kg), hanno portato a casa rispettivamente, un bronzo e due ori, con viva partecipazione del pubblico locale capace di acclamarli e sostenerli come effettivamente hanno meritato. Nel Tiro a Volo, Trap (fossa olimpica), argento per Giovanni Pellielo che perde agli shoot-off contro il tiratore di San Marino Francesco Amici. Lo sloveno Bostjan Macek sarà oro nella classifica definitiva. Per la Repubblica di San Marino è stata la seconda medaglia della sua storia, conquistata insieme a quella guadagnata, nella stessa edizione e quasi per ironia della sorte, sempre da una tiratrice del trap che ha sconfitto in finale l’italiana Deborah Gelisio.

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niela Reina ha conquistato l’argento dietro all’altra nazionale in gara, la coloured naturalizzata italiana Libania Grenot. Le staffette sono state appannaggio dei tricolori, italiano per quella maschile, e francese per quella femminile. La vittoria arride ad entrambe le formazioni rovesciando come in uno specchio il podio a favore prima della Francia, con 43.79 nella prova femminile composta da Myriam Soumare, Ayodele Ikuesan, Nelly Banco, Emilie Gaydu che battono la formazione italiana composta da Anita Pistone, Maria Aurora Salvano, Giulia Arcioni e Vincenza Calì 43.86. Mentre la staffetta maschile italiana, viceversa, domina con Maurizio Checcucci, Simone Collio, Emanuele Di Gregorio e Fabio Cerutti, strappando la

Inizialmente non inquadrata in via ufficiale negli organici delle Fiamme Azzurre, la Sezione vela aveva partecipato con buon successo alle regate nazionali della classe J24 già alla fine degli anni ’90. La creazione del gruppo ha avuto origine da un invito che la Marina Militare fece a tutte le forze di polizia per la partecipazione ad un importante torneo internazionale. Il torneo era quello denominato Accademia Navale e città di Livorno (oggi Tan). Non esistendo ancora un vero e proprio gruppo istituzionalizzato all’interno del Corpo, l’attuale responsabile del servizio navale, Bartolino Bisceglie, cercò di reclutare tra gli appartenenti, degli appassionati idonei ed esperti nella pratica velica, abbastanza ardimentosi da cimentarsi nell’attività agonistica del settore. Ci riuscì coi pionieri Ugo Ciccotti, Paolo Astore, Claudio Tuveri e Giovanni Scialò. A partire da loro, le prime esperienze importanti, i primi confronti, la prima crescita verso la creazione di un team competitivo e professionale.

vittoria con il crono di 38”82 davanti ai cugini francesi con il team composto da Emmanuel Ngom Priso, Ydrissa M’Barke, Pierre Alexis Pessonneaux e Christophe Bonnet ed un tempo di 39”49. Nel k1 1000 metri oro per Josefa Idem nel K1000 davanti alla nostra bravissima Stefania Cicali sicura erede, anagrafe alla mano, dell’altoatesina argento di Pechino. Nel nuoto, due specialisti due medaglie: Federico Colbertaldo negli 800 e nei 1500 stile libero ha portato due argenti a casa con 7’53” 02 e 15’.03”.90; Giulia Fabbri ha conquistato il bronzo nei 100 rana con 1’08”47, staccata di poco più di mezzo secondo dalla vincitrice.

Dal 2002 l’attività è passata sotto la diretta gestione dell’Ufficio V del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Direzione Generale Beni e Servizi). Oltre a questo passaggio, un altro evento fondamentale: l’acquisto della barca. Affidabile ed esteticamente gradevole, la J24 in dotazione ai nostri atleti è lunga 24 piedi (circa sette metri e mezzo per intenderci). Fu varata nell’isola d’Elba nel maggio 2002, e, contestualmente, nel campionato italiano dello stesso anno, la nostra imbarcazione conquistò il 16° posto. Prima della J24 , con buone prestazioni, la barca utilizzata era Il Grifo, utilizzato in comodato d’uso. Dal 2002 al 2007, tutte le gare sono state disputate impiegando i velisti con un trattamento lavorativo di tipo ibrido: gare e servizio attivo nell’Amministrazione Penitenziaria. Nel 2007, finalmente il grande salto verso un regime di tipo professionale, che li ha equiparati a tanti altri campioni del G. S. Fiamme Azzurre. Per decisione del Consiglio Direttivo del

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Nelle foto: in alto, il medagliere sotto, la squadra italiana nella Cerimonia di chiusura dei Giochi

Il Gruppo Velico

Nell’atletica un bronzo ci arriva da parte di Vincenza Calì, che conquista il gradino più basso del podio con il crono di 23”49 sui 200 m, dopo aver fatto siglare poche ore prima, in batteria, 23”75. La gara è andata alla cipriota Eleni Artymata, che è andata a siglare il suo primato personale coprendo la distanza in 23”16. Il peso femminile regala all’Italia due medaglie ma nessuna è d’oro, infatti Assunta Legnante e la nostra Chiara Rosa, vengono precedute dalla francese Cerival che vince con la modesta misura di 17,77m. Chiara fà registrare un 17,24 m che è di molto al di sotto delle sue misure e di un personale che ha raggiunto i 19,15 metri. Doppietta italiana nella mezza maratona femminile, vince l’oro la nostra Anna Incerti con il tempo di 1.12.25, nove secondi dopo c’è un’altra azzurra, Rosalba Console. Di buon livello la gara di alto maschile dove si è imposto il cipriota Ioannou con 2,30 m precedendo il greco Baniotis con 2,28 m. Quinto posto per il nostro Giulio Ciotti che si è fermato a 2,24 m . Zahra Bani nel giavellotto ha conquistato un prezioso argento con 60,65 metri. Nel giro di pista, la Fiamma Azzurra Da-

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lo Sport

Nelle foto alcune immagini delle attività del Gruppo Velico

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Gruppo Sportivo è stata formalmente istituita la sezione velistica Fiamme Azzurre impegnata nella classe J24. Attualmente l’equipaggio è composto da: Fabio Delicati (timoniere), Marco Vincenti (tattica), Giuseppe Incatasciato (tailer), Francesco Maloccola (uomo d’albero) e Roberto Comodi Ballanti (prodiere). Tra i risultati recenti più rilevanti è bene ricordare la qualificazione ottenuta a S. Margherita Ligure per la finale del Campionato Mondiale 2008 a Canniggione in Sardegna. La classifica finale ha visto i nostri al 52° posto sulle 75 squadre presenti. Sempre nel 2008 è arrivata la vittoria al Trofeo Coppa Italia e nel Campionato invernale. Quest’ultimo successo è stato bissato anche nell’anno in corso. Un ottimo piazzamento, l’ultimo in ordine di tempo, è arrivato dal campionato italiano di minialtura che si è svolto nel Golfo di Nisida (Na), dal 19 al 21 giugno scorso. La particolarità di questo genere di gara è che è aperta a imbarcazioni di tipologia diversa. A seconda della caratteristiche specifiche dei mezzi sono assegnati dei coefficienti diversi da sommare o diminuire sul tempo finale delle performances. A Nisida, le imbarcazioni presenti erano 24 ed i nostri sono giunti a sfiorare il podio con una prova più che discreta soprattutto perché condotta in condizioni ambientali non facilissime. Il vento era molto debole, e, coefficienti o no, le barche più rapide in tali condizioni si sono trovate al traguardo dando alle dirette inseguitrici dei gap temporali pressoché incolmabili. I nostri alla fine sono giunti quarti, a un solo punto dai terzi classificati. La base navale della Polizia Penitenziaria ha collaborato all’evento fornendo una motovedetta che ha avuto la funzione di barca comitato trasportando la giuria. I nostri gommoni inoltre hanno agito da barche appoggio, sovrintendendo alla sicurezza e al controllo di un’area gara abitualmente molto frequentata da barche a motore che visitano il meraviglioso il golfo. ✦ Polizia Penitenziaria - SG&S n. 164 - luglio/agosto ‘09


Opinioni

Il bluff del benessere del personale prile 2008, Capo del DAP: «Da un primo sommario esame dei dati così esposti sembrerebbe dunque potersi concludere che i suicidi di personale della Polizia Penitenziaria sono espressione di una situazione di disagio, che però, pur presentando connotazioni certamente particolari in varia misura dipendenti dalla specificità dei compiti d’istituto assegnati a questo Corpo, è comune alle altre Forze di Polizia; un disagio peraltro di origine prevalentemente personale, sociale, più che connesso a problematiche organizzative o comunque in stretto rapporto con il servizio.» Con queste parole il Capo della Polizia Penitenziaria arrivava alla conclusione (come si possa concludere da un primo sommario esame dei dati non è facile da capire) che sì, effettivamente c’erano stati 13 casi di suicidio tra gli appartenenti al Corpo negli ultimi mesi, ma era un male comune (mezzo gaudio?) alle altre Forze di Polizia e siccome solo uno su tredici aveva compiuto il gesto estremo all’interno di un Istituto, allora le cause dovevano essere ricercate nella sfera personale. A queste conclusioni si era frettolosamente arrivati dopo che tredici famiglie, in poche settimane, erano state colpite da un evento tragico determinato dal suicidio di un loro caro e nostro collega. Il Sappe invece, da subito, aveva lanciato l’allarme che le estreme condizioni di lavoro dei nostri colleghi costituivano una larga parte delle motivazioni di quei gesti e che dovevano essere immediatamente attivate delle contromisure di ascolto e sostegno psicologico per tutto il personale che ne avesse fatta richiesta. Per i primi tragici eventi siamo stati inascoltati, poi il DAP e altri Sindacati hanno timidamente iniziato a considerare l’eventualità che forse le condizioni di lavoro potevano influire sulle cause. In fretta e furia allora il DAP si è profuso in pagine e pagine di

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Circolari e comunicati sull’importanza della comunicazione e partecipazione tra i Ruoli del Corpo, sulla valorizzazione della comunicazione esterna per abbattere la scarsa valorizzazione sociale del proprio lavoro, favorire la partecipazione, l’ascolto e il dialogo. Tutte parole facilmente copiabili da svariati manuali universitari e puntualmente proposte ogni anno dal Piano per la Formazione e altre lodevoli P.E.A. (Piano Esecutivo d’Azione). In fretta e furia si erano trovate anche le soluzioni: • Gruppo di lavoro presso il DAP per un’approfondita analisi del problema (e ti pareva... ovviamente missing in action); • Call Center di ascolto presso il DAP da istituirsi a breve (mai istituito); • Forum sulla rete Intranet per comunicazioni tra centro e periferia (mai realizzato); • Piano della Comunicazione (se ne era iniziato a parlare nel 2004 ed ancora manca); • Archiviazione e gestione informatica delle informazioni di maggiore importanza (le Circolari erano già in linea e non si è aggiunto nulla); • Portale della Formazione G.O.L.F. (era già stato pagato fior di quattrini anni prima e non è ancora mai stato utilizzato); • Istituzione del “Gestore della Comunicazione” per la diffusione delle comunicazioni al Personale (forse istituito, ma di sicuro non operante); • Diffusione delle risposte ai quesiti sollevati dalla periferia (mai divulgati); • Condivisione delle Best Practices relative al trattamento dei detenuti, vivibilità negli Istituti (mai condivise, ammesso che ce ne siano). Giugno 2009: il Capo del DAP intanto è cambiato, i suicidi sono diminuiti, un altro bluff è stato portato a termine. Grazie DAP! ✦ Enzima

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Il disagio in un dipinto di Eduard Munch

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Le Fiamme Azzurre

Lionello Pascone Coordinatore Nazionale Anppe Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria

pensioni privilegiate: risolvere il problema fiscale li ordini del giorno presentati rispettivamente dagli onorevoli Maurizio Bianconi (il 23 luglio 2008) e Paola Pelino (13 novembre 2008) per “impegnare il Governo a valutare tempestivamente l’opportunità di conferire carattere risarcitorio alle pensioni privilegiate ordinarie (integrate dall’aumento del decimo) e far si che, ai fini dell’imponibile IRPEF, concorrano nella misura del 90% annuo” e quello della senatrice Magda Negri (26 novembre 2008) per “impegnare il Governo a adottare ogni possibile iniziativa per sancire il carattere risarcitorio dell’incremento del decimo per invalidità concesso con le pensioni privilegiate ordinarie, stabilendone la defiscalizzazione ai fini dell’imponibile IRPEF in misura significativa, tutti regolarmente approvati dall’Esecutivo, pur con le dovute, ovvie, cautele facevano ritenere che la problematica, confortata dall’impegno e dalla professionalità dei citati parlamentari poteva essere affrontata nella giusta considerazione durante l’esame della legge Finanziaria 2009 o del successivo decreto legge 185/2008 in tema di ‘Misure urgenti a sostegno delle famiglie, lavoro, occupazione...” Purtroppo, dopo il loro accoglimento, i successivi, collegati emendamenti presentati in Parlamento sono stati tutti dichiarati inammissibili o perché ritenuti estranei al contenuto del provvedimento o perché comportanti aumenti di spesa o riduzioni d’entrata.

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Evidentemente è prevalso il concetto espresso dal Sottosegretario alle Finanze Vegas che, nel luglio dello scorso anno, in occasione della conversione in legge del decreto 112/2008, nell’accogliere tutti i vari ordini del giorno presentati, anche quelli che comportavano aumenti di stanziamento, precisò: “in fondo una speranza per il futuro non si nega a nessuno, perché negarla ad un ordine del giorno?”.

Posizione anche condivisibile se non fosse per il fatto che il nostro problema attende una soluzione da oltre 30 anni! Anche questa volta la manovra finanziaria varata dal Governo, in modo blindato, con lo strumento della fiducia ha escluso ogni possibile discussione parlamentare, dove gli unici emendamenti accolti sono stati quelli che finanziariamente non andavano a modificare i provvedimenti già approvati nella manovra estiva.

Proteste, critiche, egoismi non serviranno a risolvere le nostre battaglie ma programmi, iniziative e campagne d’informazione. Certo, oggi il mondo dell’Associazionismo vive un momento difficile e delicato, specchio di una società fragile e demotivata dove è sempre più rara la volontà di impegnarsi, al servizio degli altri e dove il fuoco dei giovani si spegne rapidamente così come si è acceso, tuttavia non possiamo desistere: ce lo impone il nostro modo di essere, il nostro stile. Per ora non ci resta che prendere atto che in quest’inizio di 16ª legislatura la battaglia sul probIema fiscale, è stata accantonata da una politica miope per scelta o per imposizione dei partiti di maggioranza rappresentati in Parlamento, ma che tuttavia numerose proposte di legge sono state presentate su tutte le nostre maggiori rivendicazioni. La categoria, anche sotto uniformi diverse, è abituata a lottare, abbiamo difeso le Istituzioni e combattuto per un Paese democratico e giusto, con il convincimento di non arrenderci neppure di fronte alla violenza, di fronte al diniego dei nostri diritti. Lotteremo con tenacia e spirito democratico, affinché giustizia venga fatta. L’ANPPe continuerà, quindi, la sua battaglia alla Camera, al Senato, presso la Presidenza del Consiglio e, in ogni caso, in tutte le competenti sedi Istituzionali perché crediamo che rimandare nel tempo o, peggio, desistere in questa battaglia sarebbe un errore grossolano. ✦

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Luglio/Agosto 2009 Vittime del dovere: le provvidenze in suo favore Per opportuna informativa, si rammenta che accanto alle norme che prevedono il diritto all’equo indennizzo e alla pensione privilegiata, la Legge n. 308/81, come modificata ed integrata dalla Legge 1 agosto 1991, n. 280, ha stabilito particolari benefici in favore dei militari in servizio di leva o richiamati nelle Forze armate, nei Corpi armati e nei Corpi militarmente ordinati, degli allievi carabinieri, degli allievi della Guardia di finanza, degli allievi agenti di polizia, degli allievi del Corpo degli agenti di custodia e del Corpo forestale dello Stato, volontari o trattenuti ed ai loro congiunti, che subiscono, per causa di servizio o durante il servizio, un evento dannoso che ne provochi la morte. In particolare l’art. 3 ha previsto che la pensione spettante alle vedove e agli orfani degli ufficiali e dei sottufficiali delle Forze armate, dei Corpi di polizia e del Corpo Forestale dello Stato, caduti vittime del dovere in servizio d’ordine pubblico o di vigilanza ad infrastrutture civili o militari, ovvero in operazioni di soccorso è stabilita in misura pari al trattamento complessivo d’attività percepito dal congiunto all’epoca del decesso o, qualora più favorevole, in misura pari al trattamento complessivo d’attività del grado immediatamente superiore a quello rivestito dal congiunto all’epoca del decesso, ivi compresi gli emolumenti pensionabili, con esclusione dell’indennità integrativa speciale, che è corrisposta nella misura prevista per i pensionati. Successivamente, in applicazione dell’art. 1, commi 562/565 della legge 266/2005, che ha stabilito il principio della progressiva estensione dei benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità organizzata e dei terrorismo alle vittime del dovere ovvero ai famigliari superstiti, con il DPR 7 luglio 2006, n. 243 è stato emanato il regolamento contenente i termini e le modalità d’attuazione delle provvidenze. In particolare, è stato chiarito che per vittime del dovere devono intendersi: a) i magistrati ordinari; b) i militari dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della guardia di finanza, della pubblica sicurezza, della polizia penitenziaria, del Corpo forestale dello Stato; c) i vigili del fuoco; d) gli appartenenti alle Forze armate in servizio d’ordine pubblico o di soccorso, i quali per ferite o lesioni, abbiano riportato un’invalidità permanente non inferiore all’80% della capacità lavorativa o,in ogni caso, la cessazione del rapporto di lavoro. Sono, altresì, equiparati tutti i dipendenti pubblici deceduti o che hanno subito un’invalidità permanente in servizio per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza d’eventi verificatesi: • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; • nello svolgimento di servizi d’ordine pubblico; • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; • in operazioni di soccorso; • in attività di tutela della pubblica incolumità; • a causa d’azioni in situazioni d’impiego internazionale. non

necessariamente ostili; • in occasione di missioni di qualunque natura, in Italia o all’estero, implicanti circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti d‘istituto. I benefici concessi su domanda degli interessati, da presentare alle rispettive amministrazioni d’appartenenza. per gli eventi verificatisi in Italia ed all’estero dal 1° gennaio 1961 (art. 2, comma 106, lett, d) legge 244/07) sono: • liquidazione di una “speciale elargizione” in favore degli invalidi nella misura d’euro 2000 per punto percentuale d’invalidità, fino ad un massimo d’euro 200.000, soggetta a rivalutazione ISTAT. Ai beneficiari vanno compensate le somme già percepite (art. 34, comma 1 legge 222/07); • attribuzione di assegno vitalizio; a decorrere dal 1° gennaio 2008, sono erogati alle vittime del dovere ed ai loro familiari superstiti oltre alla speciale elargizione uno speciale assegno vitalizio, non reversibile d’euro 1033 mensili soggetto a perequazione automatica. Ai figli maggiorenni superstiti, ancorché conviventi con la vittima alla data dell’evento, è altresì attribuito, a decorrere dal 26 agosto 2004, l’assegno vitalizio non reversibile (euro 500 soggetto a perequazione) di cui all’art. 2 della legge 407/98 (art. 2,comma 106, lett. b) legge 244107). In caso di decesso, ai superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilità ( coniuge, figli minori o maggiorenni, genitori, fratelli e sorelle se conviventi e a carico) sono attribuite due annualità del trattamento, comprensive della 13A mensilità, prendendo a riferimento l’importo pensionistico in pagamento alla data di decorrenza degli effetti economici della legge 206/2004 (art. 2 comma 105 legge 244/07); • esenzione dal pagamento dei ticket per ogni tipo di prestazione sanitaria; • assunzione diretta (del coniuge e dei figli superstiti ovvero dei fratelli conviventi e a carico qualora unici superstiti), con precedenza rispetto ad ogni altra categoria e, con preferenza, a parità di titoli; • accesso a borse di studio per i vari anni scolastici ed accademici universitari; • assistenza psicologica a carico dello Stato; • esenzione dall’imposta di bollo, sui documenti e gli atti delle procedure di liquidazione dei benefici ed esenzione delle predette indennità da ogni tipo d’imposta. Dopo il controllo delle varie Amministrazioni secondo l’ordine cronologico degli eventi, dal più remoto, le posizioni sono trasmesse al Ministero dell’Interno - Dipartimento della pubblica sicurezza - che provvede a formare ed aggiornare, ogni 6 mesi, una graduatoria unica nazionale secondo l’ordine cronologico degli eventi, quindi lo stesso Dicastero, dopo aver verificato la

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Le Fiamme Azzurre disponibilità finanziaria annuale, trasmette alle amministrazioni d’appartenenza delle vittime l’elenco nominativo dei destinatari delle provvidenze in favore dei quali può farsi luogo alla concessione. Per quanto attiene alle eventuali controversie sul diritto alla “speciale elargizione”, la giurisdizione spetta al giudice amministrativo (TAR) quando sono impugnati provvedimenti di diniego, in quanto anche il denaro costituisce un bene, sicché il provvedimento d’erogazione ha natura di concessione (Consiglio di Stato - Sez. IV - sentenza n. 727/93). mentre non sussiste quella della Corte dei Conti in quanto le somme erogate non presuppongono necessariamente il collocamento a riposo, non hanno natura pensionistica c/o di continuità (Corte dei Conti). ✦

Conguaglio: la pensione minima deve essere garantita

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In caso di conguaglio fiscale a debito del pensionato e qualunque sia la somma da trattenere, la pensione erogata non potrà essere mai inferiore ad € 458,20, che equivale alla pensione minima. Lo ha comunicato l’Inpdap, con nota operativa n. 4 del 5 febbraio 2009, precisando che la procedura si è resa necessaria perché finora, in sede di conguaglio fiscale, è accaduto che a molti pensionati è stata decurtata l’intera pensione per una o anche più mensilità, lasciando letteralmente a terra persone anziane e bisognose di cure. Con questa nuova procedura, invece, in caso di conguaglio fiscale a carico del pensionato, l’Inpdap potrà trattenere solamente le somme che eccedono la pensione minima di € 458,20 fino all’estinzione del debito fiscale, con una rateizzazione che, partendo da marzo 2009, dovrà completarsi a dicembre di questo stesso anno, con la maggiorazione degli interessi calcolati nella misura dello 0,50% al mese. ✦

La fruizione di cure ad altissima specializzazione all’estero Come ben noto, il sistema sanitario nazionale è organizzato in modo da assicurare a tutti i cittadini residenti le prestazioni in forma gratuita, con esclusione dell’eventuale ticket, erogate dalle strutture pubbliche o private accreditate. Conseguentemente, l’assistenza sanitaria all’estero è consentita eccezionalmente e, preventivamente autorizzata, solo per le prestazioni di altissima specializzazione che non siano tempestivamente ottenibili in Italia o non in forma adeguata rispetto alla particolarità del caso clinico. Per avere l’autorizzazione al trasferimento, l’interessato deve presentare all’Asl di appartenenza apposita domanda insieme alla proposta di un medico specialista (sia pubblico che privato) adeguatamente motivata e contenente l’indicazione della struttura estera prescelta per la prestazione, nonché l’ulteriore documentazione prescritta dalle disposizioni regionali. L’Asl provvede, quindi, secondo modalità stabilite dalla regione, alla trasmissione della documentazione al Centro di riferimento regionale, che valuta la presenza dei requisiti richiesti (impossibilità di ricevere le cure necessarie tempestivamente in Italia o in forma adeguata alla particolarità del caso clinico) e l’efficienza della struttura estera. Comunica poi all’Asl competente il proprio parere. L’Azienda sanitaria locale, acquisito il parere del Centro, provvede o meno al rilascio dell’autorizzazione, dandone comunicazione all’interessato. In caso di accoglimento, se la struttura estera è privata, la Asl concede il prescritto nulla osta all’interessato che dovrà anticipare le somme autorizzate per le quali potrà chiedere il rimborso al rientro in Italia, documentando tutte le spese occorse con fatture ed equivalenti in originale. Le spese di carattere strettamente sanita-

rio (compresi gli onorari dei medici), il viaggio (2ª classe ferroviario o aereo autorizzato), la degenza, la diagnostica, i farmaci, le protesi etc. sono rimborsate nella misura dell’80% delle tariffe applicate nelle strutture pubbliche. Anche le spese di trasporto o di viaggio dell’accompagnatore sono rimborsabili nella stessa misura, nel caso di minorenni, di persone non autosufficienti o di soggetti per i quali il Centro regionale di riferimento abbia autorizzato l’accompagnatore. Più in particolare, con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1° dicembre 2001, è stato previsto che le spese di soggiorno dell’assistito con handicap grave e del suo accompagnatore in alberghi o strutture collegate con centri di altissima specializzazione siano equiparate, a tutti gli effetti, alla degenza ospedaliera, qualora non sia prevista l’ospedalizzazione in costanza di ricovero per tutta la durata degli interventi autorizzati. Nella misura del 40% sono invece rimborsate le spese per prestazioni erogate da liberi professionisti, mentre non sono rimborsabili quelle di soggiorno ed alberghiere nella località estera (ad eccezione, come sopra evidenziato, di quelle riferite a soggetti con handicap grave). Se la struttura è pubblica o privata convenzionata, la Asl provvedere a rilasciare un formulario denominato E 112 (per gli Stati della Comunità europea) o formulario analogo se si tratta di Stato convenzionato, e l’assistenza viene erogata in forma gratuita. Ove ricorrano elementi di gravità ed urgenza, la Regione può autorizzare direttamente, in deroga alla procedura, prestazioni all’estero, dandone comunicazione all’Asl competente, così come, a seconda del reddito, possono essere concessi acconti (fino ad un massimo del 70%). ✦

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Luglio/Agosto 2009 Padova: Festa del Corpo Nella giornata del 27 giugno 2009, si è svolta presso la Casa di Reclusione di Padova la consueta annualità della Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria. Nell’occasione, ha partecipato una ricca delegazione dell’ANPPe Sezione Padova con in testa il Segretario Tommaso Bochicchio e molti altri iscritti. Grazie al lavoro che sta svolgendo il Segretario dell’ANPPe della Sezione di Rovigo, Referente per il Nord Est , Roberto Tramacere le presenza dell’Associazione è sempre più consolidata e ramificata nel territorio.

Roma: Monumento ai caduti Il giorno 30 maggio 2009, si è svolta nelle sede del Polo Interforze dell’Anagnina a Roma, la cerimonia di inaugurazione di un Monumento dedicato ai Caduti delle Forze di Polizia. Come è noto, detto Polo ospita la Direzione Centrale della Polizia Criminale, la Direzione Investigativa Antimafia e la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga. Per la circostanza, il Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza ha espresso il desiderio che fossero presenti alla manifestazione i Presidenti delle Associazioni di Categoria e i Gonfaloni della medesima. E’, pertanto, intervenuto anche il delegato dell’ANPPe, unitamente al Presidente Dott. Donato Capece e al Coordinatore Nazionale Dott. Lionello Pascone. Molto suggestiva l’intera cerimonia con la partecipazione dei vertici delle Forze di Polizia, della Fanfara della Polizia di Roma e dei parenti dei caduti. ✦

Alessandria: Incontro con l’On. Ignazio La Russa Il 23 maggio 2009, in occasione di una visita alla città di Alessandria, una delegazione dell’ANPPe guidata dal Segretario Provinciale Antonio Aloia ha incontrato il Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa facendogli dono del Crest dell’Associazione. ✦

Rovigo: Festa sociale Domenica 28 giugno 2009 presso il Ristorante La Calabria di Rovigo, si è tenuto il 1° Pranzo Sociale A.N.P.Pe. Sezione di Rovigo. Alla cerimonia hanno partecipato oltre 50 persone tra pensionati, soci e simpatizzanti. Era presente, inoltre, una delegazione della neonata Sezione di Padova. Tutto si è svolto in un clima di giovialità e goliardia; sono stati consegnati al Referente della Sezione di Padova Sig. Tommaso Bochicchio le 8 tessere di iscrizione insieme a solini e bustine. La Segreteria Rovigo vuole ringraziare il Vice Comandante Ispettore Superiore Sig. Umberto Zannarini il Vice Presidente Giovanni Meloni, l’avvocato Paolo Mercuri dello Studio Legale Mercuri-Sergi, tutti gli invitati e, in particolare, il Sig. Antonino Foti che, dalla provincia di Messina, è venuto appositamente per partecipare alla cerimonia ritrovandosi con vecchi e nuovi amici della Casa Circondariale di Rovigo. ✦ Robert Tramacere

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dalle Segreterie Rovereto: Festa del Corpo abato 27 giugno 2009, presso il sacrario della Campana dei Caduti Maria Dolens di Rovereto si è svolta la rituale Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria 2009 per gli istituti di Rovereto e Trento. La cerimonia, nonostante la decisione di ridurre il badget rispetto all’anno passato, è riuscita perfettamente, grazie alla collaborazione del personale di Polizia Penitenziaria, del Cappellano della Casa Circondariale di Rovereto e di alcune società che lavorano all’interno dell’istituto, che hanno contribuito per la buona realizzazione della Festa. La cerimonia ha visto la partecipazione del personale dell’istituto e di alcune autorità civili e religiose. L’auspicio è che il prossimo anno si ritorni a destinare maggiori risorse economiche al giorno dedicato alla Polizia Penitenziaria, in

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modo da restituire la giusta considerazione alla nostra festa. ✦ Fabio Massimo Alviani

Vibo Valentia: Festa del 2 giugno Nel corso della celebrazione del 2 giugno, svoltasi a Vibo Valentia, alla presenza di autorità civili e militari, è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana all’ispettore Giuseppe Ramondino. L’onorificenza è stata consegnata dal Direttore dell’istituto Dott. Mario Antonio Galati. Alla cerimonia hanno assistito numerosi cittadini della città calabra. ✦

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Roma: Benemerenza al dott. Donato capece

l 23 maggio 2009, presso l’Hotel Hilton di Roma Fiumicino la Lega Nazionale Dilettanti della FIGC ha consegnato una targa di benemerenza al Dott. Donato Capece per il suo lungo impegno nel calcio dilettantistico. La cerimonia si è svolta alla presenza del Commissario straordinario Giancarlo Abete, del Presidente della LND Dott. Carlo Tavecchio e di altre personalità sportive. Polizia Penitenziaria - SG&S n. 164 - luglio/agosto ‘09


4° Trofeo Fair Play Si è svolta, nella splendida cornice del Centro Sportivo West Coast di Roma, la finale del 4° Trofeo Fair Play di calcio a cinque a cui hanno partecipato 10 squadre, tra cui la compagine della SFAPPe di Via di Brava e quella formata da personale del GOM, sempre della Scuola capitolina. Dopo aver sbaragliato tutti gli avversari, è arrivata in fondo alla competizione la formazione della Polizia Penitenziaria del GOM, la quale ha dato vita ad una finale piena di emozioni e di grandi giocate. La rappresentativa del GOM ha alzato la coppa al cielo dopo aver battuto con il punteggio di 5 a 3 la compagine del Ministero delle Poste. Entrambe la squadre partecipavano al torneo con il patrocinio della Segreteria Regionale del Lazio. Anche questa volta, come in passato, la rappresentativa della Polizia Penitenziaria ha avuto la meglio sulle numerose altre formazioni partecipanti al Trofeo. Un ringraziamento anche al Segretario locale della SFAPPe di Via di Brava, Isp. Sup. Claudio Iacobelli, che ha arbitrato magistralmente la finale. Un plauso ai nostri ragazzi che hanno saputo, ancora una volta, tenere alto il nome del Corpo. Maurizio Somma

Frosinone: Sit-in di protesta durante la Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria Il Sappe di Frosinone, in concomitanza con la Festa del Corpo della Polizia Penitenziaria, ha messo in atto una protesta con una manifestazione a cui hanno partecipato molti poliziotti, denunciando la gravosa situazione lavorativa in cui versa il personale di polizia penitenziaria. La cronica carenza d’organico mette a rischio l’incolumità stessa dei Poliziotti penitenziari che, oltre a svolgere turni massacranti e a ricoprire contemporaneamente più posti di servizio, lavora ai livelli minimi di sicurezza. A nulla sono servite le rassicurazioni da parte del Provveditore Dott. Angelo Zaccagnino dei giorni precedenti per scongiurare la protesta che invece si è svolta il 24 giugno 2009 innanzi al carcere di Frosinone. ✦

Siracusa : Manifestazione del Sappe di Noto, Augusta e Siracusa Il 18 giugno 2009, si è tenuta una manifestazione di protesta innanzi la Prefettura di Siracusa, da parte del Sappe e di altre sigle sindacali per evidenziare le problematiche degli istituti di Noto, Augusta e Siracusa. il Prefetto ascoltate le ragione del personale ha inviato una nota al Ministro della Giustizia On.le Alfano richiedendo un urgente intervento sulla questione. ✦

MASSA: lutto in segreteria Martedì 30 giugno 2009, a Massa, presso la Chiesa dei Quercioli, si sono svolte le esequie di un Pioniere indiscusso del SAPPe e dell’ANPPe, qual’era Salvatore Di Bernardi. Alla famiglia vanno le nostre più sentite condoglianze. La Segreteria Generale è stata rappresentata, nella circostanza, dal Segretario Generale Aggiunto Roberto Martinelli.

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Cinema dietro le sbarre Fino a prova contraria l giovane di colore Frank Beachum (interpretato da Isaiah Washington) è rinchiuso da sei anni nella cella della morte del carcere di San Quintino (California), in attesa di essere giustiziato con una triplice iniezione letale un minuto dopo la mezzanotte per l'omicidio di una donna bianca. Clint Eastwood (sessantotto anni all’epoca) è al suo 21° film da regista-produttore (tratto dal romanzo di Andrew Klavan Prima di mezzanotte) dove interpreta un giornalista specializzato nel settore investigativo, Steve Everett, che ha sempre avuto molti problemi con l'alcool da cui sta tentando di disintossicarsi. Nonostante l’alcolismo Steve è anche un ostinato donnaiolo, e la moglie Barbara e la piccola figlia vivono una situazione molto difficile. Everett lavora all'Oakland Tribune, dove il direttore Alan deve continuamente difenderlo dai colleghi, soprattutto dal capocronaca Bob, con la cui moglie Everett ha una relazione. Malgrado tutto ciò, Steve è l'unico ancora abbastanza intelligente, intuitivo e umano per accorgersi, quando gli viene affidato il servizio sull'esecuzione del giovane Frank, che il condannato è innocente. Ed è anche l'unico che sente il dovere di salvargli la vita, di opporsi alla giustizia ufficiale e di ripristinare la verità. Purtroppo, però, Steve ha soltanto dodici ore di tempo per trovare le prove della sua innocenza. E da qui il film prosegue una corsa parallela contro il tempo: da una parte, in prigione, il condannato si prepara alla morte rivelando quanto anche l'esecuzione di Stato, ritmata da regole e riti, sia soltanto una rappresentazione spettacolare e dall’altro lato, per le vie della città, il giornalista compie la sua inchiesta-lampo, scopre le prove dell'innocenza e le presenta al Governatore. La conclusione di Fino a prova contraria è un colpo di scena; quando allo spettatore sembra che la verità e la grazia del Governatore siano arrivate troppo tardi e l'innocente è già stato giustiziato, arriva un secondo lieto fine alla Frank Capra che mostra il condannato a casa con la famiglia dopo gli ultimi acquisti natalizi. Il film si conclude, insomma, col contrasto dei due caratteri: il condannato nero è legatissimo alla moglie e alla figlia piccola che lo amano, il giornalista bianco è giudicato dalla moglie con amara considerazione e delude costantemente la figlia piccola. L’ultima scena mostra Everett che gira per la città, cacciato di casa dalla moglie, che incrocia un Frank felice con la famiglia che lo saluta da lontano.

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Sopra, la locandina sotto, alcune scene del film

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La scheda del Film Regia: Clint Eastwood Titolo originale: True Crime Tratto dal romanzo: Prima di mezzanotte di Andrew Klavan Soggetto: Andrew Klavan (romanzo) Sceneggiatura: Paul Brickman, Larry Gross, Stephen Schiff Fotografia: Jack N. Green Musiche: Lennie Niehaus Montaggio: Joel Cox Produzione: Richard Zanuck & Lili Fini Zanuck Distribuzione: Warner BrosItalia (1999) Warner Home Video Personaggi ed Interpreti: Steve Everett: Clint Eastwood Frank Beachum: Isaiah Washington Bonnie Beechum: Lisa Gay Hamilton Alan Mann: James Woods Bob Findley: Denis Leary Luther Plunkitt: Bernard Hill Barbara Everett: Diane Venora Padre Shillerman: Michael McKean Dale Porterhouse: Michael Jeter Michelle Ziegler: Mary McCormack la piccola Kate Everett: Francesca Fisher-Eastwood (Sydney Poitier) Jane March: Sydney Tamiia Poitier Genere: Drammatico Durata: 127 minuti Origine: USA, 1998

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a cura di G. B. De Blasis

L’angolo rosso ack Moore (interpretato da Richard Geere) è un avvocato di successo che svolge anche l’incarico di consulente e mediatore d'affari per un grande gruppo che opera nel settore dello spettacolo. In questa veste arriva a Pechino, in Cina, per negoziare la vendita di programmi TV via satellite. Dopo la prima giornata di lavoro Jack, in un locale notturno, avvicina una ragazza locale e passa la notte con lei. La mattina dopo viene svegliato dalla polizia, che ha scoperto il corpo della ragazza privo di vita accanto a lui. Abbandonato dalle autorità del suo paese che si disinteressano del caso, seviziato in carcere, rischia la pena di morte, ma trova in una giovane legale, nominata suo difensore di ufficio ( la giovane attrice cinese Bai Ling interpreta l'avvocato), qualcuno che crede nella sua innocenza e strenuamente si batterà per dimostrarla. C'è, infatti, un complotto misterioso e piuttosto macchinoso. Sotto la maschera del film di denuncia civile sul sistema giudiziario della Repubblica Popolare Cinese, è un thriller d'azione, scritto da Robert King, con tutti gli ingredienti e gli stereotipi del genere, compreso un epilogo alla Casablanca. Jack si trova ad affrontare un sistema giudiziario in cui all’accusa di omicidio corrisponde sempre la condanna a morte. Egli può fare affidamento solo sull'avvocato che gli è stato assegnato d'ufficio, la giovane Shen Yuelin, che inizialmente, però, gli consiglia di dichiararsi colpevole. Jack, però, non ha alcuna intenzione di accettare la dichiarazione di colpevolezza ed è capace, attraverso molti colloqui, a convincere Shen della propria innocenza, costringendola a ricorrere ad ogni cavillo legale per guadagnare tempo. Jack riesce a fuggire dalla prigione per indagare da solo sull’omicidio cercando di fare luce sull'accaduto. Fortunatamente, quando viene catturato di nuovo, Jack è in grado di provare l'esistenza di un complotto ai suoi danni nel quale sono coinvolti alti rappresentanti del governo cinese. Finalmente liberato, Jack riesce a raggiungere velocemente l’aeroporto , accompagnato da Shen, con la quale si erano create un'amicizia e un'intesa profonda, e a ripartire per gli Stati Uniti. Le location del film sono state costruite a Los Angeles con estrema accuratezza, così come è stato altrettanto accurato il resoconto dell'iter giudiziario.

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A fianco la locandina sotto alcune scene del film

La scheda del Film Regia: Jon Avnet Titolo originale: Red Corner Soggetto e sceneggiatura: Robert King Fotografia: Karl Walter Lindenlaub Musiche: Thomas Newman Montaggio: Peter E. Berger Produzione: Jon Avnet, Jordan Kerner, Charles B. Mulvehill, Rosalie Swedlin Distribuzione: United International Pictures - Warner Home Video Personaggi ed Interpreti: Jack: Richard Gere Shen: Bai Ling Bob: Bradley Whitford Lin Dan: Byron Mann David: Peter Donat Ed: Robert Stanton Xu: Tsai Chin Lin: James Hong Ming Lu: Roger Yuan Tzi Ma Genere: Thriller Durata: 119 minuti Origine: USA 1997

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Dr. Paolo Meo p.meo@cesmet.com

METtiamoci in salute

Medico Infettivologo e tropicalista

n un mondo ormai globalizzato come quello nel quale viviamo sembrerebbe quasi superfluo sottolineare alcuni aspetti legati al mondo dei viaggi, ma la nostra più che ventennale esperienza ci suggerisce che ritornare sui “concetti” può essere sempre utile. E’ in questa prima puntata della rubrica medica vogliamo sottolineare l’importanza di una informazione aggiornata e corretta per affrontare sereni e tranquilli un viaggio che ci deve lasciare solo bei ricordi. Rifuggiamo quindi da quegli atteggiamenti di superiorità - «tanto io me la cavo sempre!» dei quali abbiamo purtroppo constatato amari risultati; né diamo credito a suggerimenti o consigli spacciati per sicuri ed incontrovertibili, di fantomatici esperti tuttologi. Con la salute non si scherza! La Medicina dei Viaggi, branca della medicina di recente interesse, nasce proprio con lo scopo di mettere al servizio di chi viaggia l’esperienza di personale medico formato ad hoc: il paziente viaggiatore diventa così un’entità specifica, considerata nella sua globalità ed in relazione all’evento viaggio e quindi ad una situazione temporanea sì, ma che a

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volte può alterare l’equilibrio dell’organismo. Informarsi consente a tutti , quindi anche a chi soffre di patologie croniche, di affrontare serenamente un viaggio, perché può confidare sull’esperienza di chi può considerare la sua patologia sotto un aspetto diverso. Nella nostra lunga esperienza abbiamo puntato molto sull’informazione al viaggiatore, mettendo a disposizione dei nostri clienti un’équipe di specialisti ai quali rivolgersi per consulenze, un sito web: www.cesmet.com- infomedica@cesmet.com destinato ai viaggiatori diretti in qualsiasi parte del mondo. • contiene più di 130 schede/paese; • dà informazioni sanitarie utili in qual-

Consigli sulla farmacia da viaggio: • porta pochi farmaci utili e adeguati alle zone dove ti rechi; • se utilizzi abitualmente medicine, preparane una scorta adeguata per coprire il periodo di soggiorno; cerca di essere autosufficiente e di non contare sull’acquisto all’estero dei farmaci; • controlla le date di scadenza; • mantieni il kit protetto dagli agenti atmosferici (acqua, sbalzi di temperatura, luce forte, umidità);

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• chiedi al tuo medico o alla Travel Clinic di fiducia di prepa-

siasi situazione; • riscuotono molto successo le pagine dedicate alla Farmacia da Viaggio o alla Diarrea del Viaggiatore e alla Profilassi antimalarica, in caso di destinazioni a rischio. Il ME.T., Centro di Medicina dei Viaggi e Tropicale, lavora dal 1985 al servizio dei viaggiatori, dedicando ogni suo sforzo e attenzione alla loro salute e fornendo loro strumenti di volta in volta aggiornati. L’équipe del MET segue il viaggiatore prima, durante il viaggio ed al suo rientro, con i suoi pacchetti salute dedicati: check up a chi parte, check up a chi rientra, Medico Amico al telefono. Buone vacanze, Dott. Paolo Meo

rare una dichiarazione firmata riguardante farmaci che porti al tuo seguito per le autorità doganali, in particolare di alcuni paesi tropicali, per evitare difficoltà all’entrata del paese; • discuti con il tuo medico quando e come utilizzare le medicine che porti con te; • fai molta attenzione: ogni medicamento è utile, se bene utilizzato, ma può essere anche pericoloso. Non ne assumere inutilmente; • Fai attenzione ai bambini, sono molto incuriositi da questo tipo di caramelle. Le conseguenze si scoprono quando tutto è successo!!

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Opinioni

Tonache e Toghe il ruolo del Cappellano delle carceri dopo la sentenza della Cassazione Penale a sentenza n. 12 del 2.1.2009 della sesta sezione penale della Corte di Cassazione sul lavoro del cappellano delle carceri non può passare inosservata e deve rappresentare un momento di riflessione soprattutto per gli operatori penitenziari. La sentenza prende spunto da un fatto di cronaca svoltosi tra il 1988 ed il 1994 in un istituto penitenziario del nord Italia che aveva portato sul banco degli imputati l’ex cappellano di quel carcere accusato di una serie di reati tra cui la concussione. Secondo l’art.317 del codice penale, risponde di tale reato “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o un terzo, denaro o altra utilità”. Il reato è perseguibile d’ufficio e prevede una condanna alla pena della reclusione da 4 a 12 anni. Nel caso specifico, l’ex cappellano era stato accusato di “concussione nei confronti di alcuni detenuti indotti, con la prospettiva di potere incidere sulla loro posizione, a prestazioni di natura sessuale”. Condannato in Appello a 3 anni e 10 mesi, aveva presentato ricorso in cassazione contro i vari capi di imputazione e, per il reato quivi in esame, era stata eccepita la “mancanza di motivazione circa la ritenuta sussistenza del reato di concussione”.

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Toghe di Magistrati

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Si diceva che non essendo un pubblico ufficiale non avrebbe potuto essere condannato per concussione, figura prevista soltanto per chi ricopre incarichi pubblici. La Cassazione ha ritenuto il ricorso non fondato e lo ha rigettato dopo aver analizzato punto per punto i vari gravami proposti dai difensori dell’imputato. Relativamente alla concussione ha specificato che “il delitto di concussione è un reato proprio e come tale può essere commesso soltanto da soggetto che rivesta la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico

servizio, sicché assume preliminare rilevanza, nel caso in esame, stabilire se tale qualità, indiscussa nella vigenza del regolamento penitenziario del 1931, possa ritenersi ancora posseduta dal cappellano del carcere dopo la riforma del 1975, che ha profondamente inciso sulla posizione e sulle prerogative del medesimo. È pur vero che la riforma carceraria del 1975, tradendo in parte i propositi di laicizzazione della vita pubblica, continua a prevedere che il trattamento del condannato e dell’internato sia svolto avvalendosi anche “della re-

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ligione” (art. 15) e, a tal fine, mantiene - in particolare - il servizio di assistenza cattolica come servizio stabile e interno alla struttura penitenziaria, ma non può sottacersi che, nella prospettiva di affrancarsi - con una qualche timidezza - da tendenze confessionali, ha comunque rimosso il cappellano dal Consiglio di disciplina e dalla quasi totalità delle funzioni amministrative che il regolamento precedente gli conferiva. Il cappellano, infatti, è stato privato anche del potere di controllo sulla corrispondenza, del governo della biblioteca, del potere di redigere i rapporti per l’osservazione del detenuto. I suoi compiti - di norma - sono essenzialmente di natura religiosa e consistono nell’organizzare e presiedere alle pratiche di culto e nell’istruire e assistere i detenuti.” A questo punto la Cassazione è passata ad esaminare l’attività oggettiva svolta da un cappellano giungendo alla conclusione che di certo egli non riveste la qualità di pubblico ufficiale perché “non svolge una funzione pubblica legislativa o giudiziaria né, dopo il ridimensionamento dei compiti originariamente attribuitigli, una funzione amministrativa, intesa come attività caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi”. Di certo, però, secondo la Corte, valutati “ i compiti che la legge attualmente gli assegna e che sono funzionali all’interesse pubblico perseguito dallo Stato nel trattamento delle persone condannate o internate, il cappellano sicuramente svolge un servizio pubblico, la cui natura è conclamata dalla normativa pubblicistica che lo governa, dall’assenza dei poteri tipici della funzione pubblica (poteri decisori, autoritativi o certificativi), dall’attività intellettiva, e non meramente applicativa o esecutiva, che lo caratterizza.” Nell’enunciare tale principio la Corte è partita dal presupposto che non si poteva non contestualizzare il comportamento del cappellano valutando la posizione da lui rivestita e il rapporto intercorrente con i detenuti, che versavano in una condizione di oggettiva soggezione. Analizzando l’art.317 del codice penale hanno evidenziato che lo stesso prende in considerazione l’abuso di poteri e l’abuso di qualità. Il primo fa riferimento a condotte e manifestazioni di potere funzionale o di servizio per scopo diverso da quello per il quale si è stati investiti. L’abuso di qualità si riferisce a condotte che consentono una strumentalizzazione della posizione di preminenza ricoperta dal soggetto rispetto al comune cittadino. Nella fattispecie l’ex cappellano avrebbe sfruttato indebitamente la sua posizione di preminenza nei confronti dei detenuti, ridotti in uno stato di soggezione per paura del “pubblico potere” da lui rivestito, paura determinante ai fini della successiva prestazione indebita (anche sessuale) fatta al fine di mitigare gli effetti della segregazione. Da qui la condanna e l’enunciazione del nuovo principio secondo cui il cappellano di un carcere svolge un servizio pubblico e quindi ben può rendersi colpevole del reato di concussione. ✦ * Avvocato, già Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria

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ari amici oggi vi presento un libro particolare. Anche questo, come altri, fa parte della nostra storia. Un libro realizzato da Giuseppe Ro-

mano. Un libro inedito, nel senso che non è mai stato stampato.

Giuseppe Romano

Da: Santa Caterina alla Colombaia Breve storia delle carceri della provincia di Trapani

il libro del mese

Nuvola Rossa info@sappe.it

In questo libro troverete una attenta descrizione di tutti i carceri della provincia di Trapani con qualche breve nota su episodi che rivestono particolare interesse. Come altri questo libro lo definisco libro aperto, poichè la ricerca del caro amico Peppe non si ferma quì ma prosegue per integrare queste già interessanti pagine che vi propongo di leggere. La copertina del libro di Giuseppe Romano

Il libro è disponibile liberamente nel sito: www.trapaninostra.it

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dal Mondo...

EUROPA RAPPORTO UE SUI MALTRATTAMENTI AI DETENUTI IN MOLDAVIA «Le violazioni del divieto di maltrattamento, emerse in proporzioni inquietanti a seguito delle manifestazioni post-elettorali del 6 e 7 aprile, devono essere affrontate con determinazione al fine di ristabilire un clima di fiducia» e «garantire tolleranza zero in materia di maltrattamenti in tutto il sistema di giustizia penale». E’ quanto ha dichiarato a Strasburgo il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, in occasione della pubblicazione del rapporto sulla visita effettuata nella Repubblica di Moldavia. E’ necessario, secondo Hammarberg, «esaminare non solo il comportamento dei singoli agenti di polizia ma anche la responsabilità» dei loro superiori. L’auspicio è che «la determinazione espressa dalle autorità moldave nel fare in modo che ognuno risponda dei propri atti», si traduca «in azioni concrete, risolute e durature». Non solo «procuratori, giudici, ufficiali di polizia e avvocati dovrebbero prestare attenzione alle accuse e agli indizi di maltrattamento; nei luoghi di detenzione le lesioni dovrebbero essere debitamente accertate, registrate e segnalate». Sono inaccettabili, conclude il commissario le cui parole sono state riprese dal Sir, «le pressioni esercitate sui media e sulle Ong che denunciano oltraggi ai diritti umani. La libertà di espressione e di informazione deve essere tutelata, a maggior ragione in periodi di crisi».

GRAN BRETAGNA NELLE CARCERI ARRIVANO I DISTRIBUTORI DI METADONE Per i detenuti eroinomani arrivano nelle prigioni inglesi i distributori automatici di metadone. Il governo del Regno Unito ha investito 4 mln di sterline per questo progetto. Installati per ora in 57 penitenziari, i distributori identificano il detenuto tramite le sue impronte digitali e la scansione dell’iride e gli forniscono una dose personalizzata del farmaco.

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TROPPO SEXY PER ESSERE UN AGENTE DEL CARCERE Troppo sexy per fare la guardia in carcere e per questo costretta a lasciare il proprio posto di lavoro. La denuncia arriva dalla diretta interessata, la 22enne Amitjo Kajla, che ha de-

ciso di portare in tribunale il servizio penitenziario inglese e il ministro della Giu-stizia, Jack Straw per quello che considera un vero e proprio caso di mobbing che, nell’aprile scorso, ha portato al suo ingiusto allontanamento dal carcere dove prestava servizio. Stando al racconto fatto dalla donna durante la prima udienza al tribunale di Birmingham, i colleghi anziani non le avrebbero mai risparmiato frecciatine e battute a causa del trucco eccessivo e dei vestiti troppo attillati (le avevano dovuto sistemare l’uniforme a causa della sua taglia mignon e, quindi, la sua divisa era più stretta rispetto a quella classica), ma non piacevano nemmeno la borsetta che sfoggiava in prigione e i suoi rapporti esageratamente cordiali con i detenuti. Soprusi verbali continui, spesso fatti davanti agli stessi carcerati e al resto dello staff, che avrebbero fatto sentire la Kajla «umiliata e bersagliata», costringendola così a lasciare il Brinsford Young Offenders Institution di Featherstone, nello Staffordshire. «Non riuscivo più a dormire la notte a causa delle prepotenze che subivo – ha raccontato la giovane agente – e ho cominciato a perdere peso. A quel punto, ho capito che non potevo andare avanti così e mi sono dimessa». Durante l’udienza, però, sono emersi numerosi particolari relativi al comportamento tenuto in carcere dalla ragazza e dai detenuti: pare che una volta un detenuto le abbia urlato «quanto sei sexy» dopo averla vista con la divisa aderente e un altro le avrebbe addirittura proposto di fermarsi nella sua cella. Da qui, la decisione dei colleghi di fare rapporto al direttore dell’istituto, sottolineando come il look troppo gla-mour di Amitjo potesse metterla nei guai e uno di loro, Lee Hastings, l’avrebbe pure definita «una stupida ragazzina» per aver messo a repentaglio la propria incolumità, sedendosi in mezzo ai detenuti durante l’ora d’aria e venendo meno alle elementari norme di sicurezza. Un’insinuazione che l’avvocato della Kajla, Stephen Roberts, ha respinto al mittente, accusando, invece, il funzionario «di aver intimidito e di aver fatto il prepotente» con la sua cliente solo perché lei «era giovane e carina». «Ho sempre avuto un atteggiamento amichevole con i carcerati – si è poi difesa la stessa Amitjo – ma non sono certo miei amici». Ma a quanto pare la Kajla avrebbe avuto vita difficile a Brinsford fin dal suo primo giorno, visto che si beccò subito i rimbrotti di Adam Farrer, uno dei capi della prigione, per il trucco pesante, i braccialetti e il piercing al naso. Decise, così, di cambiare tonalità di rossetto, scegliendone uno più chiaro - malgrado sul suo diario avesse scritto che «il mio trucco

è parte di me e non voglio cambiarlo» - pur di farsi accettare dagli altri. Ma la rinuncia si sarebbe rivelata del tutto inutile, perché gli episodi di bullismo nei suoi confronti sarebbero continuati lo stesso, fino all’inevitabile epilogo. IN CARCERE PER UNA CENA SPECIALE! Altro che pane e acqua, in carcere arriva l’alta cucina. The Clink (La Gattabuia) è il ri-storante aperto da maggio all’interno del High Down Prison, nella contea inglese del Surrey. Se volete provare questa esperienza preparatevi ad affrontare tutti i controlli di sicurezza che una prigione inglese prevede - dal metal detector al permesso del Ministero- a mangiare con posate di plastica e a bere poco vino. In compenso vi consoleranno un’atmosfera elegante e insolita (tutti i mobili sono stati progettati e realizzati dai detenuti) e un conto da far invidia ad un fast food. Con 4 sterline e mezzo potrete godere di un pasto completo e genuino; infatti molti degli ingredienti utilizzati in questa insolita cucina sono biologici, direttamente coltivati nell’orto del penitenziario. L’anima di questo ristorante è lo chef Alberto Crisci, responsabile del servizio Catering del carcere. Ogni giorno Crisci organizza in cucina e in sala il lavoro dei detenuti, che servono più di 1000 pasti al giorno per lo staff e per i clienti. Un nuovo modo, dunque, per la riabilitazione sociale dei detenuti: trasmettere loro valori di ordine e rigore attraverso la cucina migliorando così anche il loro benessere psicologico.

ISRAELE E IL POLIZIOTTO PENITENZIARIO ISRAELIANO SCRIVE IL “MANUALE DI SOPRAVVIVENZA IN CELLA” «Primo: portarsi dentro il minimo indispensabile. Secondo: non cercare l’amicizia delle guardie, che tanto amiche non sono. Terzo: conoscere i diritti, sapere i doveri, non chiedere favori. Quarto: avere sempre un credito di soldi al bar interno. Quinto: occhio ai furti, specie le prime notti. Sesto: appena si può, dare una mano all’organizzazione del carcere. Settimo: l’ultimo entrato è quello che ha meno diritti. Ottavo: non lamentarsi mai. Nono: non accettare droghe. Decimo: volare basso, ma senza farsi calpestare...». Dieci comandamenti non bastano, a trovare in prigione la retta via per cavarsela. Yitzakh Nir, agente penitenziario israeliano di lunga esperienza, ne ha elencati almeno altri cinquanta. Di più: li ha messi per iscritto in un

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«Manuale di sopravvivenza alla cella per chi non ci è mai stato», ha organizzato fulminei (e costosi) corsi di dieci ore e s’è inventato un affare – educare i ricchi e famosi finiti al fresco – che prima non esisteva. «Funziona - assicura lui - i miei clienti imparano subito e non dimenticano più, perché non hanno altra scelta. Devono capire soprattutto una cosa: una volta dentro, chi si è stati non conta più nulla. E bisogna ripartire da zero». Le guardie che inseguono i ladri? Aggiornatevi: ora insegnano, ai ladri. Perché una volta c’era Omri Sharon, il figlio del primo ministro, reo confesso di finanziamenti illeciti al partito di papà. Oppure Aryeh Dery, il fondatore del partito religioso Shas, ammanettato per bustarelle prese quand’era ministro dell’Interno. Ma negli ultimi anni Israele ha finito per somigliare sempre più al resto del mondo e a processare, ormai senza troppo scandalo, vip della politica, dello spettacolo, dell’economia. Fra un Moshe Katzav (unico capo di Stato al mondo costretto alle dimissioni per un sexy-gate) in attesa di sentenza e un Dudu Topaz (showman accusato d’aver fatto picchiare i manager tv che non gli affidavano un programma) arrestato con gran clamore, e le porte della prigione si potrebbero aprire anche a due ex ministri del governo Olmert, Shlomo Ben-Izri e Avraham Hirshzon, alla sbarra in questi giorni per corruzione. Proprio a loro due si sono rivolti gli organizzatori del corso, offrendo una full immersion e preparandoli a un destino che pare segnato: «Nonostante i numerosi casi illustri - spiega Nir - ancora non esiste un carcere a cinque stelle. E la condanna supplementare, per qualcuno, è passare i mesi con gente che non ha proprio il colletto bianco. Noi lavoriamo su tutti: anche studenti, padri di famiglia, piccoli imprenditori finiti nei pasticci. E incapaci di stare in un ambiente così diverso». Adattarsi non è da tutti. E così gli insegnanti – che hanno smesso la divisa e stretto un accordo con l’amministrazione penitenziaria, per seguire gli allievi anche nelle prime settimane di detenzione – cercano di lavorare su esempi, buonsenso, piccoli trucchi. «Nelle celle può capitare che ci siano dieci brande e dodici detenuti. La regola è che l’ultimo arrivato dorma sul materasso per terra. Ma spesso accade che il vip chiami il medico, accampi motivi di salute, chieda ai compagni di prigione di lasciargli il posto-letto, magari offrendo favori una volta fuori... Ecco, questo è il modo peggiore d’entrare: la legge della galera non consente certe scorciatoie ed è lì che cominciano i guai». Lo choc del sole a scacchi non può diventare un alibi, dice Nir, e allora per qualche migliaio

di euro vale la pena d’«imparare a nuotare, per non affogare». Sapendo subito che: non piace chi si fa troppa toilette; agli altri carcerati è meglio non dare immediata confidenza; non si deve raccontare troppo sul perché si è dentro; non è bello rievocare i fasti perduti; si è soli con se stessi... «Una volta, un cliente voleva cambiare cella. Contattò un capetto, gli offrì dei soldi. Riuscì a traslocare. Ma da quel giorno, il capetto cominciò a ricattarlo. Voleva sempre più denaro, altrimenti l’avrebbe rimesso da dov’era scappato: in mezzo a detenuti che l’aspettavano per fargli la festa». Il colmo, per un ricco e famoso: pagare una pigione per restare in prigione.

SPAGNA TRAFFICANTE ITALIANO TENTA EVASIONE COL DIRIGIBILE Stava pianificando una rocambolesca fuga dal carcere. Un piccolo dirigibile telecomandato gli avrebbe portato attrezzi e occhiali a infrarossi per scalare le mura del carcere di notte e fuggire all’estero, ma i suoi complici all’esterno sono stati arrestati prima del colpo: lo ha riferito oggi la polizia spagnola. E’ andata male al narcotraffiante italiano Giulio B. (non è stata resa nota l’identità completa dell’uomo), 51 anni, arrestato nelle Canarie per aver cercato di introdurre in territorio spagnolo dalla Mauritania 200 chili di cocaina. I complici del narcotrafficante sono stati notati dalla polizia e arrestati mentre osservavano con un teleobiettivo la struttura penitenziaria da una collina a 600 metri di distanza.

AUSTRALIA FEBBRE SUINA: 70 DETENUTI COLPITI, CARCERE CHIUSO Prigione chiusa per influenza. Accade in Australia, nel Qeensland, dove il virus H1N1 avrebbe colpito 70 detenuti del carcere di Lotus Glen. Un portavoce dell’istituto penitenziario ha riferito infatti che un’ospite di 34 anni è risultato positivo all’influenza A, e che altri 69 detenuti mostrano sintomi potenzialmente riconducibili all’infezione pandemica. La prigione è stata quindi chiusa ai visitatori, spiegano le autorità locali. I detenuti potranno allontanarsi dal carcere soltanto per comparire in tribunale, dopo essere stati visitati e autorizzati da personale sanitario. In Australia i morti per la nuova influenza sono 10, la maggior parte dei quali aveva gravi problemi di salute anche prima di contrarre il virus H1N1.

OLANDA OLANDA: PROTESTA PERCHÉ IN CELLA SERVONO SOLO CIBO ISLAM Vorrebbe gustare carne di maiale, ma è costretto a un menù a base di carne halal, ovvero preparata secondo i dettami alimentari della religione islamica. Per questo un detenuto olandese del carcere di Sittard, in Olanda, ha chiesto una compensazione dallo Stato di 25 euro al giorno. «Il mio cliente - ha spiegato il legale - non vuole che una religione gli sia imposta, vuole solo poter mangiare polpette di maiale». Per tagliare sulle spese il ministero della Giustizia ha sottoscritto un accordo coi fornitori perché consegnino solo alimenti halal, racconta il quotidiano Telegraaf. Negli istituti di reclusione, infatti, degli oltre 14mila detenuti, uno su due sono di origine straniera (55%) e i gruppi etnici più rappresentati sono quelli delle persone che provengono dal Marocco e dai territori della ex Jugoslavia. Fornire un doppio menù, per i musulmani e i non è troppo costoso. E allora via il maiale, animale più che rappresentato nella cucina tradizionale olandese, e sulla tavola solo manzo e pecora. «La libertà di religione è una gran cosa - ha commentato l’’avvocato del detenuto - ma il mio cliente non vuole che una religione gli sia imposta».

TOGO IL TOGO ABOLISCE LA PENA DI MORTE Il parlamento del Togo ha votato all’unanimità l’abolizione della pena di morte alla presenza del Primo Ministro spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero. Il Togo è così diventato il 15° Membro dell’Unione africana ed il 94esimo paese al mondo ad abolire la pena di morte per tutti i crimini. Zapatero si è fatto portavoce di una campagna per la moratoria mondiale sulla pena di morte, primo passo per la sua abolizione. Il Primo Ministro Spagnolo ha affermato con orgoglio che il Togo, oggi, ha fatto sentire alta la sua voce per la giustizia e la dignità umana. Solo nella Capitale del Togo, Lomè, si contano 6 detenuti nel braccio della morte. Kokou Tozoun, Ministro della Giustizia, ha dichiarato: «Penso che sia la migliore decisione che abbiamo preso in questo anno ... non abbiamo il diritto di dare la morte a qualcuno». Sembra comunque che il paese non abbia eseguito condanne a morte dal 1978. ✦

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Dibattito

L’istituzione dei Ruoli tecnici nel Corpo ell’ambito del dibattito promosso con la pubblicazione dell’intervento della dott.ssa Emanuela Merluzzi riceviamo e volentieri pubblichiamo una nota del collega Daniele Papi sul tema dei ruoli tenici. Ovviamente restiamo in attesa di ulteriori contributi per poter trarre proficue conclusioni.

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A destra una Sala operativa sotto l’elica del DNA

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C iao Gianni, ho letto con interesse il tuo articolo titolato Ruoli Tecnici della Polizia Penitenziaria, raccolgo il tuo invito ed approfitto per intervenire sulla questione ringraziandoti sin da ora per lo spazio che avrai la possibilità di concedere al mio intervento. La realizzazione di ruoli tecnici sarebbe auspicabile per una lunga serie di motivi. Provo ad elencare quelli (secondo il mio modesto parere), che se valutati con una critica propositiva e costruttiva dovrebbero indurre ad una accelerazione in tal senso. Partiamo dalla riforma del 1990, la quale, nata come riforma del Corpo degli

Agenti di Custodia, si trasformò in una riforma di tutta l’Amministrazione. Un progetto così grande, purtroppo ha inevitabilmente comportato delle imperfezioni. Partendo ora da quella base e dall’esperienza maturata si potrebbe auspicare ora una riforma vera della Polizia Penitenziaria, riconoscendo all’organismo la propria specificità, non tralasciando però gli aspetti generali che investono il Corpo in quanto Forza di Polizia a tutti gli effetti. Per giungere al risultato finale, che dovremmo trattare nello specifico, ovvero gli auspicati Ruoli Tecnici, dovremmo innanzi tutto pretendere che il Corpo sia dotato di un suo vertice ben identificato dalla legge, e non presunto o auto-investito del titolo come ora, come lo era nel periodo anteriforma con un suo Comandante del Corpo, i suoi dirigenti ed i suoi funzionari, la sua articolazione periferica, Regionale (i vecchi Comandi Regionali) locale (I reparti incardinati negli Istituti Penitenziari ed i relativi Comandanti di Reparto, i quali usufruivano di una propria autonomia, principalmente sulla gestione della SICUREZZA). Questo passo dovrebbe, poi, svincolare il vertice del Corpo dal Dipartimento del-

l’Amministrazione Penitenziaria, ovvero fare si che il vertice del Corpo risponda della gestione dell’organismo e dei risultati direttamente alla parte politica, ovvero al Ministro competente, ossia prevedere una Direzione Generale del Corpo, alle dirette dipendenze del Ministro della Giustizia. Una riforma in tal senso, restituirebbe dignità ed identità alla Polizia Penitenziaria, consentirebbe il giusto riconoscimento di molte professionalità del mondo Penitenziario dimenticate (forse volutamente dal DAP), il travaso di tali professionalità nei ruoli del Corpo, i benedetti auspicati Ruoli Tecnici, cioè tutte quelle figure dimenticate dalla legge Meduri, che continuano a fornire un contributo silenzioso ma fondamentale che consente al mondo penitenziario di non implodere. Per motivi di spazio che comprendo, evito di dilungarmi, sperando di aver lanciato un idea sulla quale si possa aprire un dibattito costruttivo che porti ad una riforma reale, cioè restituire alla Polizia Penitenziaria una sua organizzazione Centrale e periferica, che ha dimostrato di funzionare in altri organismi militarmente organizzati. Daniele Papi

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le Recensioni S. Marietti - P. Gonnella

Il carcere spiegato ai ragazzi SINNOS Editrice pagg. 48 - s.p.

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Glenn Cooper

La biblioteca dei morti

on è semplice descrivere il carcere, perché tutti già pensano di conoscerlo. Poi avviene a volte un’occasione anche indiretta - per venire a contatto con questa realtà a noi contemporaneamente vicinissima e lontanissima. Un mondo a sé, separato da alte mura, che ripropone anche a r c h i t e t t o n i c amente la distanza dalla vita normale. Spariscono gli stereotipi e la realtà carceraria, quella di un mondo dolente, diventa visibile. Alla lettura obiettiva di questo mondo le pagine del libro vogliono guidare. L’associazione Antigone ha curato questo piccolo volume, pubblicato dalla casa editrice Sinnòs, cooperativa sociale di ex detenuti, e distribuito dalla Regione Lazio ai ragazzi delle scuole superiori. Il libro è composto da brevi capitoli con testi curati da Antigone, ognuno dei quali dedicato a un aspetto della vita carceraria e illustrato da una singola tavola. Le tavole sono state disegnate da: Federico Appel, José Angel Arias, Mauro Biani, Stefano Casini, Paola Cassiano, Chito, Francesco Cipriani, Dido, Ellekappa, Francesco Feola, Milo Manara, Mario Marietti, Leo Ortolani, Nico Pillinini, Marco Pinti, Dariush Radpour, Andrea Rivola, Vincenzo Sparagna, Sergio Staino, Vauro e Allegra Via. Una pubblicazione certamente necessaria e utile, se non fosse che in certe descrizioni è caratterizzata troppo dagli schematismi ideologici dell’associazione Antigone, che tendono a vedere nel de-

N

tenuto sempre e comunque una vittima.

NORD Edizioni pagg. 450 - euro 18,60 Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante. Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria. Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato, scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo. Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile. Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo dentro, anche se non lo sappiamo. Perché non esiste nulla di casuale. Perché la nostra strada è segnata. Perché il destino è scritto. Nella Biblioteca dei Morti.

Richard Montanari

Il sudario di ghiaccio NORD Edizioni pagg. 404 - euro 18,60 Il cadavere di una giovane donna

viene ritrovato lungo la riva del fiume che attraversa Philadelphia. È pieno inverno e il freddo ha steso un velo di ghiaccio sul corpo, quasi avesse voluto conservare, per gli agenti giunti sul posto, tutto l’orrore di quel delitto. Infatti alla ragazza, vestita con un bizzarro abito di epoca vittoriana, sono stati amputati i piedi, come se il killer avesse voluto celebrare una sorta di rituale. E quando, pochi giorni dopo, viene scoperto un altro cadavere, seguito a breve distanza da un terzo, ai detective Kevin Byrne e Jessica Balzano appare chiaro che l’intera città è tenuta sotto scacco da un assassino tanto spietato quanto perverso: le vittime sono state tutte «messe in posa» con vestiti antiquati, da bambola ottocentesca, e hanno subito varie mutilazioni, in qualche modo legate al loro passato. Le indagini si presentano subito difficili, dato che alcuni elementi rimandano a un caso di oltre dieci anni prima e rimasto insoluto, ma poi assumono addirittura contorni da incubo perché gli indiziati vengono uccisi, a uno a uno, con sistematica determinazione. Avanzando a fatica in un territorio oscuro, disseminato di dubbi e d’incertezze, Byrne e Balzano si ritroveranno a camminare sul confine che separa vittime e carnefici, polizia e criminali. E scopriranno con sgomento che qualcuno sta facendo di tutto per cancellarlo...

Polizia Penitenziaria - SG&S n. 164 - luglio/agosto ‘09


a cura di Erremme

Jeronimo Tristante

Gian paolo Ormezzano

Il caso della vedova nera

Coppi & Bartali SAN PAOLO Edizioni pagg. 176 - euro 14,00

NORD Edizioni pagg. 373 - euro 18,60 Madrid, 1878. Il quieto Natale di Victor Ros, ispettore di polizia, viene turbato da una visita inattesa: a chiedergli disperatamente aiuto è il becchino del cimitero, che ha appena perso il posto a causa di un avvenimento a dir poco bizzarro. Una settimana prima, qualcuno si è infatti introdotto nell’obitorio e ha infierito sul cadavere di un colonnello, mutilandolo e rubandogli un prezioso anello. Eppure l’unica entrata all’obitorio era sorvegliata da due guardie armate: come avrebbe dunque fatto il criminale a entrare senza essere visto? Mosso a compassione, Victor comincia a indagare e s’imbatte subito in un segreto scabroso: il criminale coinvolto nella morte del colonnello aveva una relazione con la consorte del marchese di la Entrada, da poco defunto in circostanze piuttosto oscure. Però quella donna fedifraga e dal fascino irresistibile è altresì una cara amica di Giara, la moglie dell’ispettore. Possibile che dietro quel volto angelico si celi una “vedova nera” che ha avvelenato il marito? Diffidando come sempre dei capricci del caso, Victor ricorre alle sue armi preferite - la logica e la deduzione - per far luce sul mistero. Un mistero che però è sepolto all’ombra della mezquita di Cordova e rappresenta un autentico azzardo, un pericolo per il coraggioso ispettore e per la sua famiglia.

Lee Child

Vendetta a freddo LONGANESI Edizioni pagg. 488 - euro 18,60 Obiettivo: contattare urgentemente Jack Reacher. Problema: Reacher non ha fissa dimora. Molto controvoglia, dopo l’11 settembre è stato costretto ad ancorarsi alla civiltà per lo meno con un documento d’iden-

tità e un conto in banca, ma lui continua la sua esistenza nomade in difesa della verità e della giustizia. Soluzione: un versamento di 1.030 dollari sul suo conto corrente. Una cifra che è anche un codice che solo Reacher può decifrare. È così che Frances Neagley, ex collega di Jack nella squadra speciale, lo contatta dopo anni di silenzio, e c’è una buona ragione per compiere questo tuffo nel passato: la vendetta.Frances vuole riunire la squadra di un tempo perché qualcuno ha ucciso barbaramente uno di loro, Calvin Franz. Ed è così che la vecchia squadra si ritrova, solo per scoprire che Franz non è l’unico che manca all’appello. Chi sta uccidendo i vecchi compagni di Reacher, e perché? Per Jack, Frances e altri due ex commilitoni l’indagine si rivelerà davvero complessa, anche perché c’è qualcuno molto vicino a loro pronto a tradire... Ma la squadra aveva un motto: «Guai a pestare i piedi agli investigatori speciali». E guai, soprattutto, a pestare i piedi a Jack Reacher...

Quello tra Coppi e Bartali non è stato solo un duello sportivo. È il ritratto di un’epoca, di un’Italia che voleva rivali due campionissimi in realtà amici nella vita. Il bianco Gino contro il laico Fausto. Il pio cattolico e il bigamo. Don Camillo e Peppone su due ruote. Ma il duello dei duelli, il duello padre di tutti i duelli dello sport, non è mai esistito, così come non è mai esistito il castello di intrighi, congiure, agguati, polemiche, differenze costruito sulle fondamenta della loro grandezza sportiva concomitante. È un grande mistero dello sport e anche dell’Italia tutta: dal tentativo di chiarirlo almeno un poco nasce - allo scoccare del mezzo secolo da che non c’è più uno, del decennio da che se ne è andato anche l’altro - questo libro, scritto con l’aiuto di Andrea Bartali, classe 1941, e di Marina Coppi, classe 1947, primogenito e primogenita di Gino e Fausto, e spartenti rispettivamente 59 e 13 anni di vita col padre, a sentirlo parlare di quello là. «Ognuno dei due campioni era, per Andrea e per Marina, l’amico di papà. Casomai quello là lo diceva Gino di Fausto, lo diceva Fausto di Gino. Mica con convinzione. E mica sempre, magari soltanto quando c’era qualcuno, specie giornalista, a sentire.» ✦

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l’Ultima Pagina la Lettera arissimo Gianni, leggo sempre con grande interesse la Vostra bella rivista e con molta soddisfazione registro i profondi positivi mutamenti che dal mio congedo si sono realizzati. Ricordo quando, pur essendo stato il nostro Corpo artefice non secondario della sconfitta delle brigate rosse, avendo versato peraltro il maggior contributo di sangue , non si veniva affatto considerati nè sul piano umano (eravamo sempre i secondini), nè su quello istituzionale: la festa del Corpo veniva ignorata dalle istituzioni e dalla stampa, i turni di servizio avevano di certo solamente l’orario di inizio, i riposi e le ferie erano privilegio di pochi, un decreto prevedeva il pagamento delle ferie e delle giornate di riposo non godute con importi assolutamente offensivi e gli ufficiali venivano utilizzati come semplice coreografia di una triste ed isolata realtà. Significativo è stato un episodio in cui l’allora Ministro di Grazia e Giustizia, Oronzo Reale, si complimentò con Gabrielli, Caso e me per l’ottimo atterraggio, scambiandoci per Ufficiali dell’Areonautica Militare, noi

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che lo avevamo accompagnato con l’aereo presidenziale a Cairo Montenotte in occasione di un giuramento di allievi e gli rendevamo il saluto al termine del viaggio di ritorno a Ciampino. Oggi c’è un’altra realtà: la Polizia Penitenziaria non è più la cenerentola tra le Forze di Polizia, opera all’esterno con pari dignità delle altre ed è molto stimata dai Cittadini che finalmente, conoscendola, ne stanno apprezzando il sacrificio e la specifica professionalità. Anche il tuo ironico articolo sul megagalattico direttore evidenzia la profonda trasformazione del Corpo dai tempi che ci videro insieme, trasformazione che si è resa possibile anche attraverso le nostre timide battaglie iniziali, la presenza di un grande Direttore Generale come Nicolò Amato che ne ha gettato le basi e di uomini come Giuseppe Falcone ed Edoardo Fazzioli, punti di sicuro riferimento dell’intera Amministrazione Penitenziaria di quei tempi difficili, nonchè la successiva attività di Sindacati onesti e determinati come quello, primo fra tutti, che Tu , insieme a Capece ed ad altri Amici compreso Caputi, rappresenti con molta dignità ed autorevolezza. E quindi con la stima e l’affetto che sempre ci ha uniti, che mi permetto

di farti notare che un articolo, apparso nel periodico di maggio 2009, avente per titolo proprio Il dovere della memoria forse un semplice accenno avrebbe dovuto dedicarlo alla memoria del Magg. Giuseppe Raffa, importante protagonista, anche Lui insignito della medaglia d’argento al V.M. nella rivolta avvenuta nel 1974 ad Alessandria. Peraltro, ho apprezzato e condiviso per intero il contenuto dell’articolo di Martinelli e il suo importante messaggio. Un forte abbraccio e ...ad majora. Nicola Alessi Rigraziamo l’indimendicato Generale Nicola Alessi per le belle parole che ha voluto scrivere e per l’attenzione che riserva alla nostra pubblicazione. Sulla tragica rivolta di Alessandria del 1974, non abbiamo parlato del Magg. Raffa e dell’Appuntato Tula (entrambi insigniti di Medaglia d’Argento al Valor Militare per il lodevole e meritorio comportamento posto in essere in quei tragici momenti) perchè l’iniziativa della locale sezione dell’ANPPe e del Consiglio Comunale alessandrino era rivolta al ricordo dei Caduti di quella pagina della storia del Corpo.

© 2009 Caputi & De Blasis

IL MONDO DELL’APPUNTATO CAPUTO

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Rivista Lug-Ago  

Polizia Penitenziaria - Società Giustizia & Sicurezza

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