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1. LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA L’unica conoscenza che valga è quella che si alimenta di incertezza, e il solo pensiero che vive è quello che si mantiene alla temperatura della propria distruzione. (Edgar Morin)

Già dalla prima metà del ‘900 la nascita della fisica quantistica pone diversi nuovi quesiti sulla natura della realtà (dal punto di visto fisico) che minano alla fiducia data al paradigma meccanicistico e persino alle già innovative scoperte di Einstein sulla relatività. Soprattutto la percezione della realtà ordinaria comincia a trasformarsi alla luce del fatto che, se nel mondo macroscopico gli oggetti ci sembrano tangibili, nel mondo degli atomi le cose stanno diversamente e tutto si trasforma in energia che assume diverse forme a seconda della frequenza vibratoria (Capra, 1982). Tutto questo, per alcuni, ha significato anche porsi il dubbio di come sia possibile che in antiche concezioni, come quelle dei Veda indiani e del buddismo, la realtà venga descritta in termini analoghi (Ibidem). Oltre al cambiamento dei modelli di riferimento della fisica, è interessante notare la trasformazione del modo di porsi nei confronti della ricerca scientifica, cercando di superare la presunta oggettività dei mezzi utilizzati e la deleteria disumanizzazione che questa comportava. […]la fisica moderna va ben aldilà della tecnologia, […] la via – il Tao – della fisica può essere una via con un cuore, una via rivolta alla conoscenza spirituale e alla realizzazione di sé (Capra, 1982, p.28). Da allora, e attraverso le sempre più nuove e potenti tecnologie disponibili, la fisica si sta spingendo oltre le sue stesse previsioni, ponendosi quesiti ancora più grandi e arrivando persino a trascendere se stessa, alla ricerca di un unico modello unificato. A riguardo, fondamentale è il contributo portato recentemente da Brian Greene che propone, attraverso la teoria delle superstringhe, un possibile incontro fra le due apparentemente contrapposte teorie della fisica attuale (la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica) verso un’integrazione delle stesse (Greene, 2000). Non solo: la teoria delle superstringhe manifesta uno scenario fantastico, simile per certi versi a tante cosmogonie antiche e ancor oggi considerate primitive. Lo scenario è quello di un universo composto da unità (le stringhe) che vibrando in modo differente costituiscono la materia, come note che compongono una sinfonia cosmica ordinata e armoniosa; un universo multidimensionale, con discontinuità spazio-temporale, con universi che generano altri universi (Ibidem). Oltre a Greene, esistono oggi molti scienziati, appartenenti a differenti campi di ricerca, che alla luce delle loro scoperte propongono visioni nuove e affascinanti ma che, purtroppo, spesso non ricevono l’attenzione


loro dovuta a causa di alcuni pregiudizi non confacenti ad un serio approccio scientifico. Infatti il cambiamento attraversa trasversalmente tutti i campi d’interesse della ricerca, comprese le scienze umane. La stessa fisica in alcuni casi entra nel campo della psicologia ed esistono ricerche volte alla scoperta del fenomeno della coscienza partendo dalle teorie, ad esempio, del “campo unificato” e delle quattro forze fondamentali che ne rappresentano diversi aspetti (gravitazionale, elettromagnetica, nucleare forte e nucleare debole). A titolo di esempio, gli scienziati della M.U.M. (Maharishi University of Management, Fairfield, Iowa, USA), […] ipotizzano che la coscienza dell'uomo sia una proprietà che emerge direttamente dal campo unificato. In altre parole il Campo Unificato presenterebbe "sintomi" di coscienza: in questo stadio primordiale tali "sintomi" si identificherebbero semplicemente con una proprietà elementare del Campo Unificato, l'autoriferimento, grazie al quale il Campo può "percepire" ed interagire con se stesso. Il cervello umano sarebbe capace di amplificare e sviluppare tale qualità primordiale, formando così la mente individuale. (Tratto dal sito http://www.ipotesi.net/ipotesi/generale.htm) Interessante è l’analogia fra questa ipotesi e la visione di alcune tradizioni filosofiche antiche, come ad esempio quella buddista, secondo le quali esisterebbe un’ “unica mente” contenente le singole menti individuali e alla quale queste ultime possono “connettersi” sviluppando un più alto grado di consapevolezza. Si pensi, oppure, a Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, i quali, rispondendo a Jacques Monod e la sua visione “casuale” della vita nell’universo, proponevano il modello di una vita basata su strutture e processi di autoorganizzazione forse onnipresenti nel cosmo intero (Bocchi e Ceruti, 2007). Essi mossero una critica generale alla scienza classica, proponendone una nuova, osservando come non tutti i sistemi fisici dell’universo mostrino un comportamento trattabile con i modelli basati sull’equivalenza fra determinismo e previsione. Neanche i canoni tradizionali del metodo sperimentale, secondo loro, poteva essere considerato impeccabile, vista l’impossibilità di isolare davvero la scena del laboratorio da influenze esterne (Ibidem). Dagli incontri fra gli scienziati di diverse discipline, dopo la seconda guerra mondiale, nacque il pensiero cibernetico, e il confronto e l'interazione fra neurofisiologi, matematici, economisti, antropologi e i ricercatori dei diversi campi d'interesse scientifico. Negli anni ‘50 del XX secolo Ludwig von Bertalanffy, William Ross Ashby ed altri, concepirono la teoria dei sistemi, un’area di studi interdisciplinari che si occupa delle proprietà di un sistema nella sua interezza. Essa si basa sui principi dell’ontologia, della filosofia della scienza, della fisica, della biologia e


dell’ingegneria, e nel tempo trovò poi applicazioni e nuove idee in tutte le scienze, tra cui geografia, sociologia, scienze politiche, teoria delle organizzazioni, management, psicoterapia, economia ed sistemi intelligenti. Tanti ancora i contributi, e tante le questioni poste di fronte a scoperte o ipotesi che più che dare risposte aprivano nuove frontiere e nuove domande. La realtà, insomma, non sembrava più così facilmente definibile, e la scienza smetteva di essere garante di certezze. La filosofia della scienza stessa ha affrontato diverse rivoluzioni, contribuendo così alla condizione attuale di una scienza che guarda se stessa, vede i limiti dei propri strumenti di fronte ai quesiti che gli si presentano, e cerca nuovi mezzi per superarli. Basti pensare all’opera di Paul Feyerabend che dimostrava la non possibilità, per una razionalità scientifica, di prescindere dai contesti storici e culturali di cui è parte. E poi Edgar Morin che presenta al mondo la sfida della complessità, l’invito a smettere di cercare l’organizzazione della realtà in pochi principi d’ordine, in poche leggi. Egli arriva a dichiarare che uno degli aspetti della crisi attuale è che è dovuta allo […] stato di barbarie in cui si trovano le nostre idee, lo stato di preistoria dello spirito umano che è ancora dominato dai concetti, dalle teorie, dalle dottrine da esso prodotti, proprio come pensavamo che gli antichi fossero dominati dai loro miti e dalle loro magie. (Edgard Morin, in Bocchi e Ceruti (a cura di), 2007, pag. 36)


2. PSICOLOGIA TRANSPERSONALE E MODELLO OLISTICO Il pensiero scientifico moderno in fisica, in biologia e in psicologia sta avviandosi verso una visione della realtà

che è molto vicina alla

concezione dei mistici e di molte culture tradizionali, in cui la conoscenza della mente e del corpo dell’uomo e la pratica dell’arte della guarigione sono parti integranti della filosofia naturale e della disciplina spirituale. (F.Capra)

I cambiamenti avvenuti nel mondo scientifico si sono accompagnati, come sempre nella storia è avvenuto, a veri e propri cambiamenti culturali e filosofici. Da un lato lo sviluppo delle tecnologie, la globalizzazione e la grande rivoluzione nel mondo della comunicazione hanno portato molta gente a farsi più domande, rispetto a prima, sull’assolutezza della propria cultura e visione religiosa. Dall’altro l’eccessivo materialismo e la perdita dei valori ha creato nell’essere umano una nuova spinta a cercare un senso nella vita. La scienza, dal canto suo, ha iniziato a vedere gli errori compiuti nel tempo, primo fra tutti il trasformarsi da nemica delle superstizioni a nuova religione basata su certezze aprioristiche. Attualmente, anche se in modo silenzioso e con difficoltà, sta crescendo però un tentativo di integrazione e sintesi dei diversi aspetti della ricerca, al fine di trovare una via d’uscita valida dalla confusione esistente. Diversi pensatori si stanno ponendo il problema di poter arrivare ad un modello nuovo della realtà che possa contenere i diversi aspetti della stessa, andando oltre la semplice contrapposizione fra causalità e casualità, fra ordine e caos, e persino tra spirito e materia. Partendo dalle nuove ipotesi scientifiche e dalle coraggiose riflessioni di una epistemologia rivoluzionaria, alcuni ricercatori si sono mossi verso un nuovo paradigma unificato che possa permettere una visione multi-livellare della realtà, per giungere ad un modello olistico della stessa, e soprattutto un modello che non trascuri un elemento ormai chiaramente essenziale ma spesso trascurato: la coscienza. Così, nel mondo della psicologia, nasce l’approccio transpersonale, già preannunciato in passato. 2.1. Nascita della psicologia transpersonale Maslow, nella prefazione alla seconda edizione di “Verso una psicologia dell’essere”, afferma: […] a mio avviso, la psicologia umanistica, la Terza Forza della psicologia, è transitoria, è un prologo ad una Quarta psicologia ancor più ‘elevata’, trans-personale, trans-umana, incentrata sul


cosmo anziché sui bisogni e sull’interesse umano, oltrepassante la condizione umana, l’identità, l’autorealizzazione e così via (Maslow, 1971, p. 6). Nella prima edizione di questo testo, Maslow aveva già affrontato il tema della possibilità per l’essere umano di sperimentare particolari stati di coscienza che chiama “peak experiences”, […] esperienze psicologiche di ordine superiore che permettono all’individuo di compiere sintesi di coscienza improvvise, panoramiche e fuori dall’esperienza comune (Ibidem, p. 22). Negli ultimi decenni, è andata gradualmente sviluppandosi una nuova corrente di pensiero, le premesse della quale erano già presenti nel movimento umanistico-esistenziale, con degli autori che misero in risalto l’importanza di considerare anche gli aspetti più elevati della vita e dell’uomo. Un esempio è Viktor Frankl, fondatore della logoanalisi. Egli definì l’autotrascendenza una caratteristica peculiare dell’essere umano, sottolineando l’importanza, anche terapeutica, della dimensione “noetica” o spirituale, del significato della vita (Frankl, 1967). Questa nuova corrente di pensiero è la psicologia transpersonale. La preposizione latina trans significa “al di là, oltre”; il significato etimologico di “persona” è “maschera indossata da un personaggio di un' opera teatrale”. La parola transpersonale, quindi, sta ad indicare ciò che si trova oltre la personalità, la parte più “vera” dell’essere umano, la sua dimensione spirituale nascosta dietro la “maschera” (Boggio Gilot, 1997). Questo termine fu utilizzato da C.G.Jung con riferimento a quella dimensione inconscia sede delle forme archetipiche e collettive, eredità arcaica e spirituale dell’essere umano. Più tardi, Roberto Assaggioli, userà lo stesso termine con una accezione squisitamente spirituale, riferendola ad un “inconscio superiore”, contenente le più elevate potenzialità umane, le sue più grandi intuizioni e aspirazioni. Assaggioli sarà pioniere nel campo della psicologia transpersonale, ponendo le basi per una visione olistica della personalità umana che includesse gli aspetti più profondi e spirituali, definendo l’uomo un essere bio-psico-spirituale (Assaggiali, 1988). L’insieme delle sue conoscenze in campo medico e psicologico, unite a quelle concernenti la psicoanalisi, la psicologia umanistica (in particolare le teorie di Maslow), e le antiche tradizioni sia occidentali che orientali, confluiranno in un sistema filosofico e terapeutico che chiamerà Psicosintesi. La Psicosintesi è la condizione nella quale tutti gli elementi separati dell’uomo, del suo “animo molteplice”, vanno a confluire ed armonizzarsi in una unità vivente. Ma, perché questa condizione si verifichi, è necessario un centro unificatore che abbia caratteri diversi rispetto a tutti gli altri elementi, quei centri che rappresentano solo parti non autonome e indipendenti. Questo centro, […] deve essere di natura diversa da quella di tutti gli elementi singoli e particolari che costituiscono la nostra psiche. Esso deve essere diverso e superiore ad essi perché solo così può avere il potere di dominarli, dirigerli, comporli in una unità organica. Non solo: questo centro non deve essere


[…] qualche cosa di esterno alla personalità, bensì intimo ad essa, qualcosa di veramente ‘centrale’. Insomma, il Centro unificatore deve coincidere col nostro Io o Sé, la realtà, l’essenza più profonda del nostro essere (Assaggioli, 1993, p. 71). Trovando e realizzando questo centro, si realizza lo scopo della psicosintesi personale. Per andare oltre, attingendo a quella dimensione latente contenuta nell’essere umano, quella che non nega la vita personale, ma la trascende, andando a toccare una realtà più ampia e profonda, occorrono conoscenze e metodologie di una psicologia transpersonale. Oltre Frankl e Assaggioli, molti altri psicologi hanno iniziato a tener conto dell’importanza di integrare l’aspetto spirituale della vita nell’insieme di quelle qualità che condizionano lo stato di salute dell’essere umano, e che rappresentano aspetti necessari al suo sviluppo. Oggi si è andata definendo sempre di più questa “quarta forza” della psicologia, che, pur non essendo ancora affermata, si delinea con delle caratteristiche ben precise. 2.2.Verso un modello olistico della realtà Ken Wilber, uno dei massimi rappresentanti della psicologia transpersonale, allargando il concetto dell’interezza sistemica ad una realtà trascendente includente la dimensione spirituale, integra la conoscenza scientifica con la “filosofia perenne”(Giusti e Carolei, 2005). Questa, chiamata in questo modo da più pensatori del passato (Agostino Steuco, Pico della Mirandola, Gottfried Leibniz, Aldous Huxley), si riferisce a dei principi comuni a diverse tradizioni occidentali ed orientali. Essi sono: 1.

La realtà è indivisa ed interrelata nelle sue parti; essa consta di diversi livelli di manifestazione e

trova la sua origine in una dimensione immanifesta, che ha la natura della coscienza, dell’eternità e dell’immutabilità; 2.

L’uomo (microcosmo) è una versione in miniatura dell’universo (macrocosmo);

3.

Nell’essere umano, al di là dell’Io fenomenico, esiste un Sé ontologico in contatto con i principi

della realtà universale e composto della sua stessa perfezione; 4.

Scopo della vita umana è conoscere il Sé ontologico e sperimentare la divinità nel reale. (Giusti e Carolei, 2005)

Wilber rappresenta la realtà in quella che chiama una Grande Catena dell’Essere, composta da più livelli interrelati e ordinati gerarchicamente, ognuno dei quali include e trascende l’inferiore ed esclude il superiore. Dalla materia allo Spirito, passando per il corpo, la mente e l’anima, la Grande Catena dell’Essere riassume la vita individuale e quella universale, in una totalità integrata che la scienza fino ad ora ha invece separato nelle diverse discipline conoscitive (Boggio Gilot, 1997).


Wilber afferma dunque la necessità di una visione integrale che includa e trascenda i differenti punti di vista delle scienze adeguate a studiare separatamente i livelli di realtà. Charles Trat, psicologo transpersonale, descrive la necessità di rivedere il termine “esperienza”. Secondo questo autore, è vero che una conoscenza per essere scientifica si deve basare sull’esperienza, ma questa dovrebbe essere olistica, non concepita cioè solo in riferimento all’esperienza fisica o mentale (Ibidem). Un nuovo paradigma unificato, come quello transpersonale, deve basarsi su tre modi di conoscenza: 1-

La conoscenza sensoriale-empirica, che ha accesso all’esperienza del mondo grossolano e ai suoi

dati sensibili; 2-

La conoscenza razionale-fenomenologica, che ha accesso all’esperienza del mondo intellegibile e

ai suoi dati simbolici, concettuali, emozionali; 3-

La conoscenza spirituale-contemplativa, che ha accesso all’esperienza del mondo trascendente e ai

suoi dati archetipici e noumenici (Ibidem). Negli ultimi decenni l’interesse di tanti si è spostato sull’importanza di integrare e trascendere una concezione dualistica della realtà, contribuendo in modo diverso a costruire un modello davvero olistico. Il nuovo paradigma olistico, su cui si fonda il movimento transpersonale, si basa comunque su alcuni presupposti, gran parte dei quali sono condivisi da tempo da diverse tradizioni spirituali e da tante linee di pensiero attuali. Il movimento transpersonale, infatti, è […] un movimento di pensiero profondamente radicato nella scienza da un lato, in quanto figlio del nuovo paradigma olistico emergente in ambito scientifico, e nella tradizione dall’altro, in quanto espressione di una concezione del mondo e dell’individuo sovrapponibile a quella che Leibniz definì filosofia perenne, vale a dire la visione delle antiche tradizioni spirituali condivise dai saggi e dai mistici d’ogni tempo. (Lattuada, 2004, pag.11) I presupposti del movimento transpersonale sono: A proposito dell’universo: -

Siamo tutti fratelli. L’universo è un flusso interconnesso d’eventi percorso dalla coscienza che è un

flusso incessante e illimitato. I limiti esistono solo nella mente dell’uomo. -

L’universo non è solo quello fisico conosciuto dalla scienza materialista e dai cinque sensi.

Esistono eventi spirituali che trascendono la percezione sensoriale ma che sono altrettanto reali quanto gli eventi fisici misurabili. -

La nostra comprensione dell’universo è direttamente influenzata dal nostro modo d’essere e di

conoscere. -

La mia visione del mondo dipende dalla posizione dalla quale lo guardo, vale a dire dal mio stato

di coscienza. A proposito della natura umana:


-

Ciascuno di noi possiede una “intima natura”, essenziale, fondata biologicamente, naturale, innata.

-

Le aspettative culturali, i condizionamenti, le paure soffocano la nostra “vera natura”.

-

L’esistenza d’ogni individuo è un processo d’auto-realizzazione della propria “vera natura” o

essenza spirituale. -

Il processo d’auto-realizzazione non si ferma all’intelletto ma procede verso qualità più elevate

quali: amore, saggezza, umiltà, compassione, fiducia, consapevolezza, pazienza, condivisione, solidarietà, rispetto ecc. -

Esistono qualità ch trascendono la conoscenza intellettuale e procedono dalla saggezza del cuore.

-

La vita dell’individuo non incomincia con la nascita e non finisce con la morte, ma rappresenta un

momento nella giornata evolutiva della “coscienza universale”. -

Mediante l’esperienza interiore l’individuo può gradualmente liberarsi dalla sua storia personale e

dai suoi attaccamenti psico-fisici, sviluppare le sue qualità più genuinamente umane e realizzare la sua “vera natura”. -

Esistono, oltre l’energia fisica che introduciamo nel corpomente con il cibo ed il respiro, altre

sorgenti d’energia alle quali è possibile attingere. -

Il dolore, i conflitti sia emotivi sia sociali e malattia non sono semplicemente nemici da

combattere, ma alleati che contengono in sé un potenziale creativo fonte di significato, insegnamento e forza. -

Il processo creativo è il risultato di un flusso archetipico che accede al campo di coscienza

dell’individuo che crea. -

L’amore è la sorgente della vita. Dolore e malattia sono prima di tutto la conseguenza della nostra

capacità di amare. A proposito di coscienza: -

Tutte le forme di vita, minerali, vegetali, animale, umane, spirituali, sono percorsi dal flusso della

coscienza e sono degne d’amore e rispetto. -

Il cervello e il sistema nervoso non sono la sede, bensì uno strumento della coscienza la quale è

reale quanto il cervello stesso. -

Esistono diversi stati di coscienza, ognuno dei quali è espressione del livello di coscienza che sta

attuando in quello specifico contesto. -

La mente, quando opera in modo “duale”, razionale, è responsabile di stati ordinari di coscienza. È

possibile, mediante la pratica interiore, accedere ad una condizione della mente “unitiva”, estatica, trascendere lo stato ordinario e accedere a stati non ordinari di coscienza. A proposito di personalità: -

La personalità rappresenta una sovrastruttura dell’individuo, un prodotto della cultura e

dell’educazione che va gradualmente trascesa se si vuole accedere alla propria “vera natura”.


-

La disponibilità a disidentificarsi dai tratti della propria personalità è condizione essenziale per

accedere alla dimensione spirituale. -

Gli ostacoli vanno ricercati nei fattori di stabilizzazione o strutture conservative dell’Io che,

cronicizzati e consolidati da un eccessivo rigore nell’attenzione alle norme del sociale e da un conseguente “timore della psiche” finiscono per bloccare la libera espressione del nostro Sé e ad imprigionare la spontaneità e la naturalezza in schemi di comportamento stereotipati. A proposito di corpo-mente: -

Gli stati emotivi sono direttamente connessi agli stati di coscienza. La repressione o il rigido

controllo delle emozioni determina una cronicizzazione della coscienza che ostacola il processo di realizzazione. -

Ogni patologia, anche organica, è direttamente connessa all’incapacità di gestire le proprie

emozioni. La gestione degli stati emotivi è fonte di realizzazione. -

L’amore, la compassione, la solidarietà, la pazienza, l’umiltà, la condivisione, le qualità più

genuinamente umane, che siamo in grado di offrire al mondo sono la cura di prima elezione per qualsiasi malattia. -

La sessualità esprime la forza creativa stessa della vita. Prenderla in esame significa attingere alla

fonte primaria del nostro “essere nel mondo”. -

Esiste una condizione non ordinaria di coscienza attraverso la quale è possibile accedere a realtà

extrasensoriali, connettersi con l’intero universo e attingere a verità presenti da sempre nella profondità del nostro essere. -

L’immaginario, il mondo dei simboli e degli archetipi interiori, il contatto con forze elementari ed

entità spirituali possono essere fonte di profonda comprensione. -

La fede non è adesione acritica a dei dogmi, ma frutto dell’esperienza interiore di una realtà

spirituale. (Ibidem)


3 RICERCA INTERIORE, SPIRITUALITÀ E QUALITÀ DELLA VITA La ricerca interiore è il percorso che permette di realizzare noi stessi e ottenere pieno controllo sulle funzioni dell’essere umano. Essa ha lo scopo di condurre alla conoscenza di sé. La ricerca spirituale è il percorso di indagine e scoperta del significato della vita e della realtà, intesi nel senso più profondo e trascendente del termine. Essa si occupa della realizzazione della verità di questo universo.

(Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi)

Laura Boggio Gilot, psicoterapeuta formatasi nell’ambito della Psicosintesi e successivamente fondatrice dell’AIPT (Associazione Italiana Psicologia Transpersonale), nel suo testo “Crescere oltre l’Io”, scrive: […] la psicologia transpersonale si basa su una visione unitaria e spirituale della realtà, e vede l’essere umano come un complesso sistema, parte inscindibile dell’universo in cui esso vive in costante e interdipendente relazione. Poiché i fenomeni biologici, psicologici, ecologici, sociologici e cosmici non sono separabili, il concetto transpersonale vede la salute come il risultato dell’interazione di forze intrapsichiche ed extrapsichiche che non escludono il rapporto con il mondo sociale e con la realtà che trascende la materia (Boggio Gilot, 1997, p. 16). Per un lunghissimo periodo di tempo l’umanità ha convissuto con l’idea che la realtà non fosse composta solo di materia visibile. Per tutte le culture di ogni epoca i concetti di invisibile, spirituale e magico rappresentavano il fulcro della società umana (Ferrero e Di Terlizzi, 2007). Dopo il 1500 è andata formandosi in occidente la concezione che nel tempo ha portato alla nascita della mentalità scientifica oggi conosciuta, basata sulla necessità di comprovare le ipotesi in

maniera

convincente. Oggi la stessa scienza si sta accorgendo che anch’essa si è basata fino ad ora su concetti astratti e su un assioma non del tutto soddisfacente: è degno di attenzione solo ciò che può essere provato con rigorose metodologie scientifiche (Ibidem). D’altro canto anche le religioni offrono una realtà indiscussa e dogmi nei quali “aver fede”. In questo modo l’essere umano odierno vive una profonda crisi dovuta alla perdita della […] possibilità di muoversi liberamente nell’esperienza del non materiale (Ferrero e Di Terlizzi, 2007, pag.42). Questo distacco conduce l’essere umano alla sperimentazione di un vuoto esistenziale che i soli beni materiali non possono riempire.


In tutte le epoche ed in tutti i luoghi sono esistiti veri e propri ricercatori che hanno affrontato in maniera seria l’esplorazione della loro natura più profonda e della componente spirituale della vita. Per questo tipo di esplorazione, però, non sono sufficienti i metodi scientifici odierni o la sola comprensione intellettuale: essa richiede una grande apertura mentale e il coraggio di intraprendere un viaggio personale che porti all’accrescimento della propria consapevolezza, così da giungere ad una più profonda comprensione di se stessi, degli altri e dell’universo. La ricerca della felicità è parte essenziale della natura umana, ma […] la sola ricerca del materiale non può condurre a una felicità stabile e ci impedisce di attingere al potenziale latente di cui disponiamo (Ibidem, pag.43). L’atto costitutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma: "La salute è uno stato completo fisico, mentale e sociale di benessere, e non esclusivamente l'assenza di malattia o di infermità". Con questa dichiarazione, fatta già nel 1948, si pone una concezione della salute più ampia e complessa rispetto al passato. La salute, il benessere dell’individuo non è più semplicemente uno stato di salute fisica, ma uno stato generale, includente più dimensioni. Più recentemente (1987) l’OMS ha iniziato a sviluppare il concetto di promozione della salute. Ciò che sta emergendo è una visione olistica, nella quale tre aspetti della vita umana, quello fisico, quello mentale e quello sociale, vengono compresi in una interazione continua, inglobati in un sistema più grande. Si fa strada il modello bio-psico-sociale, un modello nel quale il benessere o malessere dell'individuo risulta dipendente anche dalla qualità delle sue relazioni con l'ambiente. Al concetto di promozione della salute, è strettamente correlato quello di qualità della vita, il quale va diffondendosi nei campi di applicazione più svariati. Per qualità della vita si intende un diverso modo di guardare alla dimensione umana, in una prospettiva di crescita armonica, di costante evoluzione. Tutto questo stimola ad un vero e proprio cambiamento culturale, un rivedere e trasformare sia in ambito teoretico che pratico una scienza unilaterale e iperspecialistica, basata più sulla separazione che sul confronto, non fondata su una prospettiva globale e interdisciplinare. L’apertura a questa diversa visione riguarda oggi anche gli ambiti d’intervento psicopedagogici e clinici. L’importanza della prevenzione si accompagna alla considerazione che la salute può essere considerata una vera e propria scelta di vita, e che esiste la possibilità di un’educazione alla salute. In una visione ancora più ampia, come quella seguita dalla psicologia transpersonale, anche gli aspetti spirituali sono considerati parte essenziale della salute globale dell’essere umano. L’aspetto interiore e spirituale vengono ora considerati elementi fondamentali di un percorso di realizzazione, e sta emergendo l’evidente necessità di trovare uno “spazio-tempo” da dedicare a se stessi, alla propria interiorità e senso del sacro. L’Occidente ha fatto l’errore di focalizzarsi quasi totalmente sul tempo esterno, oggettivo, il tempo della


produttività, a scapito del tempo interno, soggettivo, della progettualità individuale (Giusti e Carolei, 2005). Quest’ultimo può diventare il”tempo del sacro”, che in realtà è […] tempo per noi stessi, tempo del ritiro e di bilanci, indispensabili per capire chi siamo e cosa vogliamo, per comprendere se vi sia un senso in ciò che

stiamo facendo, se la nostra vita stia

effettivamente evolvendo o se stiamo piuttosto girando in tondo, se ci siamo smarriti (Ibidem, pag.103). Sempre più professionisti della salute mentale osservano delle corrispondenze tra il credere in una dimensione trascendente e un buon equilibrio psicofisico, e si può ritenere che chi ha una visione spirituale del mondo sperimenti maggiori benefici salutari e maggiori responsabilità e motivazione (Ibidem).


BIBLIOGRAFIA ASSAGGIOLI R.: Lo sviluppo transpersonale, Astrolabio, Roma, 1988 ASSAGGIOLI R.: Psicosintesi, Astrolabio, Roma, 1993 BOCCHI G. e CERUTI M., a cura di: La sfida della complessità, Bruno Mondadori, Milano, 2007 BOGGIO GILOT L.: Crescere oltre l’Io, Cittadella Editrice, Assisi, 1997 CAPRA F.: Il Tao della fisica, Adelphi Edizioni, Milano, 1982 FERRERO W. e DI TERLIZZI A.: Padroni del vostro destino, Adea Edizioni, Cremona, 2007 FRANKL V.: Uno psicologo nei lager, Ares, Milano, 1967 GIUSTO E. e CAROLEI F.: Terapie trans personali, l’integrazione della spiritualità e della meditazione nei trattamenti pluralistici, Sovera Edizioni, Roma, 2005 GOLEMAN D.: Prefazione a Budda, la mente e la scienza della felicità, Sperling & Kupfer Editori, 2007 GREENE B.: L’universo elegante, superstringhe, dimensioni nascoste e la ricerca della teoria ultima, Einaudi, Torino, 2000 IYENGAR B.K.S.: Teoria e pratica dello Yoga, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003 LATTUADA P.: Oltre la mente, teoria e pratica della psicologia trans personale, Franco Angeli, Milano, 2004 MANDEL K. G.: Buddha l’illuminato, Mondadori, Milano, 2000 MASLOW A.H.: Verso una psicologia dell’essere, Astrolabio, Ubaldini Editore, Roma,1971 OUSPENSKY P.D. : L’evoluzione interiore dell’uomo, Edizioni Mediterranee, Roma, 1972 STAFF DI PARSIFAL: Lo Yoga, strumento di vita, Adea Edizioni, Cremona, 2000 SWANSON E.: Introuzione a Budda, la mente e la scienza della felicità, Sperling & Kupfer Editori, 2007 SWAMI RAMA, BALLENTINE R. e SWAMI AJAYA: Yoga e Psicoterapia, Edizioni Mediterranee, Roma, 2003 YONGEY MINGUR RINPOCHE: Budda, la mente e la scienza della felicità, Sperling & Kupfer Editori, 2007


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