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COMUNE 5 STELLE

n° 3

Genova

Gabriele Fiannacca M5S Intervento in risposta al Presidente Avvenente VII Municipio

Gentile Presidente, dopo il suo intervento televisivo del 24 agosto scorso ci siamo sentiti di presentare questa espressione di sentimenti e farle un regalo speciale da parte di tutto il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle. Questo perché siamo rimasti allibiti dal suo intervento sulla gronda autostradale di Ponente e visto che, come ha detto, non ha gli strumenti tecnici per poter dare una valutazione definitiva le regaliamo un bel cd dove potrà trovare tutti i dati ufficiali e i documenti che attestano che questa è un’opera inutile, dannosa e costosissima. Ci teniamo a precisare due cose: 1) quando i cittadini coinvolti dall’esproprio chiedono lumi sulle loro sorti è perché vogliono

INFORMAZIONI DAL COMUNE 5 STELLE

Foglio di informazione non ufficiale in uscita come file PDF e stampato in proprio. Ed. Genova, a cura del M5S Genova, Via Garibaldi 14 (art.2 comma 1 l.47/1948). La redazione di questo foglio di Informazione lavora nel MeetUp Amici di Beppe Grillo Gruppo Storico 5 Stelle http://www.meetup.com/Genova-AmicidiBeppeGrilloGenova/

Questo foglio è di libera diffusione e può essere liberamente stampato, copiato, pubblicato, ecc. https://www.facebook.com/movimento5stellegenova www.Genova5stelle.it @Genova5stelle

sapere cosa sta succedendo, non perché vogliono la Gronda. Lo vada a chiedere al Consigliere comunale del vostro schieramento Paolo Gozzi (rappresentate dell’osservatorio locale Gronda), che con una lettera chiede al Sindaco il perché l’Osservatorio non si è mai riunito ed esprime preoccupazione in merito “richieste di informazioni e chiarimento da parte di alcune piccole aziende insistenti sul territorio voltrese che, interessate da un eventuale procedimento di esproprio, avrebbero necessità di conoscere i dettagli di un’operazione che coinvolge così profondamente la pianificazione del proprio futuro” Ma questo si può ascrivere ai vostri tanto sponsorizzati “percorsi partecipativi” (vedi P.O.R.) che lasciano il tempo che trovano. Lei parla di cittadini che le bussano alla porta per chiederle di fare la Gronda, a me risultano invece cittadini che le bussano forte alla porta per chiederle più vivibilità nel nostro Municipio.

2) Tra i vari luoghi comuni che sentiamo dai sostenitori della Gronda, sempre nella trasmissione televisiva in oggetto lei parla di dare respiro al traffico che spesso è congestionato ed impossibile. “La Gronda risolverà il problema della congestione del nodo” Sicuramente sa che l’attuale tracciato urbano svolge anche la funzione di tangenziale urbana (i classici spostamenti interni). Di fatto i genovesi per sopperire all’inefficenza del trasporto pubblico usano la macchina

anche per brevi spostamenti casalavoro. Ne conseguono livelli di congestione elevata, specie nelle ore di punta dei giorni feriali, con ovvie ripercussioni anche sulla viabilità urbana. Quindi la capacità della Gronda di attirare il traffico di attraversamento, separandolo dal traffico cittadino, e sgravare del 50% il tratto A10 Ge -VoltriGe -Aereoporto è falsa. Dati ufficiali dimostrano che l’A10 bis sottrarrebbe solo il 19%. Ma allora di cosa stiamo parlando? Ci rendiamo conto che stiamo parlando di un’opera che prevede 45 Km di gallerie (4 volte il traforo del Monte Bianco), 11 milioni di metri cubi di smarino (pari a 50 volte il Matitone) con presenza rilevante di materiale amiantifero e almeno 9 anni di cantieri? Riuscite a rendervi conto che: - il problema che è male inquadrato. Un ByPass non può essere risolutivo - Gli scenari futuri descritti da ASPI presentano crescite inverosimili . La stessa non ha mai dimostrato di risolvere il problema, anzi ha dimostrato di essere in grado di raddoppiarlo. Il riprodursi di analoghe condizioni di congestione determina un singolare circolo vizioso per cui il traffico genera congestione, si realizzano nuove strade che si riempiono di traffico, riproducendo la congestione. Per cui ogni tentativo di contenimento sarebbe vano. - Gli impatti sociali ed ambientali sono elevatissimi e irreversibili (l’elevata presenza di serpentiniti,

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COMUNE 5 STELLE lo stoccaggio dello smarino potenzialmente contaminati quasi 7 Mln di metri cubi di terra, eliminazione di numerosissime sorgenti, grotte ecc... interferenze con parchi storici ecc..) - ci sarà maggiore sottrazione di spazi pubblici: più auto meno spazio= nuovi silos=nuovi parcheggi/ maggiore inquinamento. - è un’opera non etica e non garantisce il diritto di mobilità di tutti. Non la userà chi non ha un auto, chi non può permettersela e chi non può guidarla. - bisogna concentrarsi sulle componenti più importanti del problema (traffico interno e di scambio) intervenendo seriamente sul TPL urbano ed extraurbano dando ai genovesi una reale,efficiente ed economica alternativa all’utilizzo del mezzo individuale. Occorrono studi seri ed indipendenti, non fatti da chi guadagnerebbe dalla costruzione dell’opera. Per questi motivi il Movimento 5 Stelle si batterà con tutte le forze per evitare la costruzione della Gronda e non vi permetterà di deturpare ulteriormente il nostro territorio per interessi di pochi.

Paolo Putti M5S

Testo letto da Paolo Putti nella seduta del 1 ottobre 2013 (di Alessandro Ravera)

Brecht diceva: “Tutti parlano della

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Genova violenza del fiume, ma nessuno si accorge di quella del muro che lo sbarra”. Noi, oggi, siamo qui a discutere di quel muro e a darne un giudizio politico La cosa non è facile. L’elenco degli elaborati del progetto del primo lotto dello scolmatore del torrente Bisagno, relativo alla messa in sicurezza del torrente Fereggiano – e, in seconda battuta, dei rivi Rovare e Noci - comprende una relazione generale, quattro relazioni tecniche, tre relazioni idrauliche, quattro relazioni di calcolo delle strutture, una relazione sugli impianti elettrici, uno studio sull’impatto ambientale, quattro documenti economico-amministrativi , un piano particellare relativo agli espropri, centotrenta tavole. Il giudizio politico su una tale mole di lavoro è forse ingeneroso, dato che, inevitabilmente, tale giudizio finirà per limitarsi all’analisi dei tempi e dei modi dell’implementazione del progetto, e ciò che se ne ricava è che, con notevoli sforzi, l’amministrazione sembra riuscita a garantire, anche se a malapena, la copertura finanziaria del primo stralcio del primo lotto dei lavori, mentre il completamento dello scolmatore appare quanto mai nebuloso. Certo, come si suol dire “meglio accendere un cerino che maledire l’oscurità”, ma anche sorvolando sul fatto che i margini economici dell’operazione appaiono risicatissimi (e il fatto che il CME debba prevedere particolari prezzi di favore per rientrare nella copertura finanziaria non fa che acuire tale impressione), si rimane perplessi di fronte alla logica sottesa dall’intera operazione, che prevede di assegnare la priorità agli interventi di carattere artificiale piuttosto che a quelli di rimaturalizzazione degli ambienti cementificati. Eppure, da almeno

20 anni in molti Paesi europei si sono iniziati a riconoscere i limiti di un approccio alla gestione puramente “infrastrutturale” del rischio idraulico e idromorfologico. Di conseguenza hanno preso piede le prime esperienze fondate sul concetto di “restituire spazio al fiume” e, ove e quando compatibile con il contesto territoriale, di assecondarne le dinamiche morfologiche, lasciando la possibilità ai corsi d’acqua di allagare o erodere dove questo possa avvenire senza minacciare vite umane o beni di interesse rilevante. In tal senso sia in Europa che nel mondo sono già numerosi gli esempi di successo di politiche di gestione del territorio e dei corsi d’acqua incentrate sulla sinergia tra i due obiettivi di diminuire il rischio e migliorare l’ecosistema fluviale.Diminuire la violenza del fiume, limitando la violenza del muro che lo sbarra.

Le principali azioni di questa nuova strategia europea comprendono: riqualificare i corridoi fluviali, recuperare e riconnettere le aree allagabili e riattivare la mobilità dei fiumi, delocalizzare edifici e infrastrutture a rischio, arrestare il consumo di suolo e attrezzare le aree urbanizzate contro le piogge intense. Scorrendo lo studio ambientale che accompagna il progetto si trovano invece cenni alla correlazione dello scolmatore esclusivamente con la copertura funzionale dell’ultima tratta dell’asta del Bisagno (peraltro attualmente in fase di stallo), il quadruplicamento della linea ferroviaria Brignole-Pieve (che


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andrà ad insistere su una zona idrogeologicamente delicata, sovrapponendosi al progetto in esame) e alla risistemazione della costa (ma non dell’alveo). Se non è l’esatto contrario, poco ci manca.

Questo progetto appare il frutto di una strategia di difesa dalle inondazioni basata sulla quasi esclusiva costruzione di opere: non solo deviatori o scolmatori, ma anche argini, difese spondali, briglie, casse di espansione… Tuttavia, oggi come oggi, questa strategia non sembra fornire le risposte adeguate alle aspettative dei territori. Un sistema di difesa dalle alluvioni basato prevalentemente sulle opere e sul concetto di messa in sicurezza, intesa idealmente dai più come sicurezza assoluta contro ogni evento ma in realtà mai raggiungibile, è intrinsecamente fragile: può essere soggetto a cedimenti o può essere messo in crisi da eventi piovosi maggiori di quelli di progetto, seppur molto rari, e necessita quindi di essere aggiornato e affiancato da una strategia di difesa meno dipendente dalle opere. Figuriamoci poi il caso di uno scolmatore non a cielo aperto (caso unico in Italia) la cui efficacia dipende totalmente da uno stato di perfetta manutenzione. Sarebbe quindi auspicabile che una moderna strategia di difesa del territorio dalle inondazioni minimizzasse il ricorso alle opere, indirizzandosi verso un

approccio più in sintonia con i processi naturali, puntando ad una sinergia tra obiettivi di riqualificazione dell’ecosistema fluviale e di diminuzione del rischio idraulico e del dissesto idrogeologico. Perché non si è mai nemmeno ipotizzato di utilizzare in tal senso i limitati fondi a nostra disposizione? Perché, nonostante sia ormai dimostrato che il binomio «dissesto-intervento di difesa del dissesto» abbia un rapporto costo/efficacia spesso sfavorevole, il beneficio dello smaltimento di 111 m cubi al secondo – sui 1.600 complessivi indicati come portata di piena dell’intera valle del Bisagno – è oggi da intendersi talmente prioritario al punto che non sembrano esistere strategie alternative? La risposta a queste domande sottende il giudizio politico che viene chiesto oggi. A nostro parere l’azione programmatica che si dovrebbe perseguire, non dovrebbe limitarsi al semplice bilanciamento delle esigenze di sicurezza, non foss’altro perché – a quanto pare – son ben lontane dall’essere assolte in termini generali anche in tempi medio lunghi, ma piuttosto finalizzarsi

all’obiettivo di cambiare radicalmente il modello di sviluppo fino a questo momento seguito nella Val Bisagno, soprattutto attraverso precise scelte di destinazione d’uso del territorio. Punti caratterizzanti di un tale programma dovrebbero essere laricostruzione ecologica dei corsi d’acqua, lo sfruttamento

dei processi di qualificazione dell’agricoltura come cura e presidio del territorio, l’introduzione dell’analisi economica neiprocessi decisionali, al fine di realizzare gli interventi che portano maggior beneficio alla collettività piuttosto chefavorire la redditività immediata del singolo; l’assunzione, nelquadro degli scenari di cambiamento, anche dei cambiamenticlimatici, la promozione di politiche di adattamento piuttosto che ilricorso ad interventi strutturali, la valorizzazione di pratiche di tiponegoziale-dialogico e di partecipazione e coinvolgimento delpubblico nella ricerca di scelte condivise. Nonostante i passi avanti fatti in tal senso negli ultimi anni, siamo ancora ben lontani dall’ottenimento di un tale obiettivo: a una programmazione “leggera”, che coinvolga in maniera diretta la popolazione in azioni di informazione, prevenzione e consapevolezza del rischio, si preferisce la logica della difesa “passiva”, quasi come se i danni inferti al territorio negli ultimi cinquant’anni ci stessero costringendo per contrappasso ad opere – e spese – sempre maggiori. Non si vede proprio di cosa andar fieri, dal momento che – mentre lo Stato non sembra in grado di aiutarci finanziariamente se non per il 10% delle spese (25 milioni su 250) – il primo stralcio del primo lotto dello scolmatore appare in grado di assorbire una portata che finisce per essere il 10% della soglia prevista dal Piano di bacino sulla foce del Bisagno (160 metri cubi/secondo su 1.600 complessivi). Fieri quindi al 10%, e senza tener conto dei pregressi spesso drammatici della situazione idrogeologica di questa parte della città. Siamo certi che sia la strategia giusta? Che sia l’unica possibile?

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PRIVATIZZARE I SERVIZI PUBBLICI DELLE AZIENDE PARTECIPATE AMT AMIU ASTER BAGNI E FARMACIE A CHI GIOVA? PARLIAMONE ASSIEME! Dopo aver ascoltato i lavoratori delle aziende partecipate interessate dalla delibera sulle privatizzazioni dello scorso luglio attivando un confronto su un percorso “in Comune”, al fine di migliorare ed emendare il documento di prossima discussione in aula rossa, in 4 serate dedicate: AMT, lunedì 30 settembre AMIU, martedì1 ottobre ASTER, mercoledì 2 ottobre BAGNI MARINA e FARMACIE GENOVESI, venerdi 4 ottobre Incontriamo tutti i cittadini “utenti” alla sala CAP (via Albertazzi 1), giovedì 10 ottobre, alle ore 20.30. Ringraziando per la disponibilità, insieme per il bene comune,

Quale è la particolarità di un’azienda partecipata dal Comune di Genova che si occupa di gestire gli impianti sportivi, rispetto alle altre normalissime aziende private che ogni giorno pagano le tasse e sviluppano ricchezza? La risposta è semplice: che Sportingenova si può permettere di generare un buco milionario, di giustificarlo dicendo di “essere stata sfortunata“, di non avere bilanci pubblicati, di non voler fornire i bilanci nemmeno ai consiglieri comunali che ne hanno fatto richiesta più volte, e che per finire può usufruire liberamente del patrimonio genovese per risanare la perdita senza fallire. Non è poco mi pare: ci troviamo in questo caso nell’Olimpo della mancanza di trasparenza, nel “gotha” della finanza che non funziona, in una situazione kafkiana dove si chiede di salvare sportingenova, svendendo più di 10 milioni di euro di beni pubblici, senza avere una relazione dettagliata del buco nel quale si dibatte fin dal primo giorno della sua apertura. Noi non ci stiamo. Alla prossima puntata.

Paolo Putti ed i Consiglieri del Movimento 5 Stelle

Sabato 26 ottobre 2013, Gazebo in Piazza Martinez, ore 9,30 - 16.00 Lunedì 4 novembre, Ascoltando, presso Trattoria Vegia Terralba, ore 20.30 Sabato 9 novembre 2013, Gazebo al Biscione, in via L. Loria altezza civ. 261 ore 9,30 - 16.00 (con la probabile partecipazione del portavoce alla Camera: Simone Valente)

RISPETTA L’AMBIENTE

Stefano De Pietro M5S Assemblea Plenaria, del Movimento 5 stelle Genova, Giovedì 17 ottobre, ore 20,30, presso Sala Cap, Via Albertazzi, 1. (di massima ogni due settimane)

Sportingenova: il “chissà chi lo sa” del Comune di Genova

Sabato 19 ottobre 2013, Ascoltando, presso Bar Trattoria Ci vediamo da Romoli, C.so De Stefanis, 20-22r, Genova Marassi, ore 15.00 - 17.30

Non gettare a terra questo volantino, se ti è piaciuto passalo ad un altro. Se non ti è piaciuto mettilo almeno nel cestino della carta.

Sabato 19 ottobre 2013, Gazebo in Piazza Romagnosi, ore 9.30 - 13.00 4


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