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Progetto OgliaSTRAgiovani Riorganizziamo insieme i servizi per gli adolescenti in Ogliastra

I RISULTATI DEL QUESTIONARIO PER GLI OPERATORI

A cura di: Giusy F.M. Doneddu Manuela Porcu

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Indice Il progetto OgliaSTRAgiovani ................................................................................................................. 1 1 Il questionario degli operatori ........................................................................................................... 1 1.1 Il profilo dei rispondenti ....................................................................................................................................................................1 1.2 Le domande aperte del questionario ..........................................................................................................................................6

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Il progetto OgliaSTRAgiovani Il Progetto OgliaSTRAgiovani è finanziato dalla Regione Sardegna e promosso dalla Asl di Lanusei e dai Comuni dell’Ogliastra. È iniziato a marzo 2012 e continuerà fino a febbraio 2013. L’attività, realizzata da un gruppo di professionisti (2 psicologhe, 1 ginecologo, 2 sociologhe, 1 coordinatrice), si rivolge ai giovani dai 13 ai 19 anni e a tutti gli operatori che svolgono attività con gli adolescenti nel territorio ogliastrino. Le attività previste dal progetto riguardano l’organizzazione di una rete che supporti i servizi presenti nel territorio a collaborare sinergicamente e la promozione di attività di formazione, consulenza e sostegno per giovani ed educatori. Scopo ultimo del progetto è la costituzione di un “gruppo di riferimento”, formato da operatori che svolgono attività con gli adolescenti in Ogliastra, che collaborerà attivamente con i servizi pubblici (ASL ed Enti Locali) per la costruzione di interventi rispondenti ai reali bisogni del territorio.

1. Il questionario compilato dagli operatori Da giugno a ottobre 2012 gli operatori ogliastrini che lavorano con gli adolescenti sono stati invitati a compilare un breve questionario sulla propria attività e sui servizi presenti nel territorio. Il questionario è stato inviato tramite e-mail, prevedendo la possibilità di una restituzione cartacea o elettronica a seconda delle preferenze dell’intervistato. Questa modalità di somministrazione ci è parsa la più adatta per raggiungere in brevi tempi una copertura totale degli enti e delle associazioni presenti nel territorio. La scelta di un questionario autocompilato era inoltre dettata dall’esigenza di mettere a disposizione degli operatori tutto il tempo necessario per la compilazione. Ovviamente non tutti, nonostante i nostri ripetuti solleciti, hanno risposto al questionario; per questo motivo i risultati dell’analisi non possono essere considerati rappresentativi della popolazione di riferimento. È verosimile che sussistano differenze sistematiche tra le opinioni di chi ha deciso di partecipare al progetto OgliaSTRAgiovani e chi non ha accettato; purtroppo però, non è in alcun modo possibile inferire da ciò alcuna informazione sulle differenze specifiche tra i rispondenti e chi non ha voluto partecipare. 1.1. Il profilo dei rispondenti I questionari restituiti sono stati 93. A rispondere in numero maggiore, come immaginabile anche per la rilevante presenza nel territorio rispetto agli altri enti, sono stati i docenti degli Istituti Scolastici, seguiti dal personale dei Servizi Sociali comunali (fig. 1).

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Figura 1 (valori assoluti)

La tabella riportata di seguito (2) sintetizza il profilo dei servizi dei rispondenti: sono dedicati per lo più ai ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni; le attività si svolgono prevalentemente nel periodo scolastico e i canali attraverso cui i ragazzi vi accedono sono molteplici. Tra questi si rileva il ruolo guida degli adulti di riferimento –genitori e docentinell’indirizzarli alle varie iniziative e attività presenti sul territorio.

Tabella 2 I rispondenti per tipologia di servizio (possibilità di risposte multiple; valori assoluti) 1

Nella categoria “altro” i rispondenti hanno indicato la pubblicità, l’obbligo scolastico per quanto riguarda le scuole, i tribunali dei minori di Cagliari e Sassari per chi accede ai servizi sociali comunali.

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Uno degli aspetti che ci interessava analizzare, date le finalità del progetto Ogliastragiovani, era lo stato delle collaborazioni e del lavoro di rete tra i servizi presenti sul territorio. L’espressione “lavoro di rete”, sempre più frequente negli studi e nelle ricerche in campo sociale, si riferisce alla collaborazione tra figure e professionalità diverse, tra attori formali e informali, affinché agiscano per creare interventi che siano integrati e congiunti. Non si tratta semplicemente di unire professionalità diverse operanti in modo autonomo l’una rispetto all’altra; si parla di lavoro di rete quando le azioni di ogni attore sono armonizzate e in sinergia. In questo modo gli stessi destinatari dei servizi e le loro famiglie dovrebbero essere coinvolti in prima persona e su un piano paritario rispetto agli operatori al fine di orientare gli interventi sulla base di problemi ed esigenze reali2. Il quadro emerso dai questionari permette di affermare che il lavoro di rete non costituisce una pratica consolidata per coloro che hanno risposto al questionario. Come anticipato, supponendo che la partecipazione alla nostra indagine costituisca un indice di propensione alla collaborazione con altri servizi e iniziative, potremmo ipotizzare che una copertura totale del campione avrebbe portato a risultati non molto dissimili. Dai 93 questionari pervenuti emerge che la scuola è l’ente con cui si collabora maggiormente: il 58% dei rispondenti ha lavorato con gli Istituti Scolastici molto o abbastanza frequentemente. Seguono i Servizi Sociali comunali, le cooperative sociali di tipo A, le biblioteche e i servizi di neuropsichiatria infantile. Per le altre categorie, le percentuali scendono sotto il 30%. È inoltre da sottolineare l’elevato numero di non risposte; si può presumere che chi non collabora con alcun servizio abbia scelto di lasciare in bianco questo quesito.

Figura 2

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Folgheraiter F. (2000), L’utente che non c’è, Trento, Erickson, p. 113.

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La mancanza di coordinamento e di regia tra le iniziative proposte è considerata dai rispondenti una criticità da superare. Solo il 38% è soddisfatto dello stato delle collaborazioni con altri enti. Sebbene il 73% si dichiari appagato dal lavoro con i ragazzi, il 90% ritiene di avere bisogno di ulteriore formazione. La quasi totalità dei rispondenti, con una percentuale pari al 97%, sostiene l’importanza di attivare una rete tra i vari servizi per adolescenti (fig. 3).

Figura 3

É il mondo dell’associazionismo, culturale, ricreativo o sportivo a primeggiare tra i servizi con cui si vorrebbe instaurare un rapporto di collaborazione molto o abbastanza frequente. Seguono le scuole, i consultori familiari e i centri di aggregazione, con percentuali al di sopra del 70%. È interessante notare che per ogni ente o servizio indicato nel questionario, almeno la metà dei rispondenti si è dichiarata molto o abbastanza propensa all’opportunità di creare sinergie e di coordinare i vari interventi (fig. 4).

Figura 4

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1.2. Le domande aperte del questionario Ai rispondenti erano destinate due domande aperte per esprimere liberamente la propria opinione riguardo i servizi che reputano necessari per gli adolescenti e che vorrebbero avere a disposizione. Se le domande a risposta chiusa hanno permesso di ricostruire in modo sintetico lo stato dei servizi presenti sul territorio, attraverso le domande aperte abbiamo raccolto le rappresentazioni degli operatori, a integrazione e approfondimento dei dati numerici. Abbiamo chiesto loro: Secondo lei, di quali servizi avrebbe bisogno un adolescente nel territorio dove lei lavora? E In una realtĂ  “idealeâ€? come organizzerebbe il suo lavoro con gli adolescenti? Questi due interrogativi non prevedevano la scelta tra opzioni di risposta prestabile cui apporre una crocetta, ma riservavano uno spazio discorsivo in cui esprimere liberamente le proprie opinioni. Di seguito riportiamo una sintesi delle risposte pervenute.

Secondo lei di quali servizi avrebbe bisogno un adolescente nel territorio dove lei lavora?

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In una realtà “ideale” come organizzerebbe il suo lavoro con gli adolescenti?

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Come si evince dagli schemi fin qui riportati, le risposte pervenute sono state numerose e diversificate. È tuttavia possibile ricostruire tre nuclei tematici principali intorno ai quali si sono sviluppate le riflessioni degli operatori: 1) Il ruolo degli adulti di riferimento 2) Il rapporto con i ragazzi 3) Lo stato dei servizi sul territorio Per quanto riguarda il ruolo degli adulti di riferimento è emersa l’importanza di interventi di formazione, consulenza e supporto rivolti sia agli operatori sia ai genitori. In rapporto ai primi, secondo alcuni rispondenti, bisognerebbe potenziare competenze e professionalità, intese in primo luogo come capacità di dialogo e di comprensione del mondo adolescenziale. Sono queste le caratteristiche che ritengono necessarie per diventare un punto di riferimento per i ragazzi. [I giovani] hanno tanto bisogno di parlare e di essere ascoltati, credo nei centri di aggregazione con delle figure professionali preparate ad ascoltare le loro problematiche (Questionario 40)3. Considerato il numero degli adolescenti che abbandonano in modo precoce la scuola (dispersione scolastica) e l’aumento della devianza minorile, forse potrebbero essere utili centri di ascolto rivolti alle fasce di età da voi indicate, ubicati per esempio, nei centri di aggregazione sociale. Centri di ascolto che prevedano professionalità varie (Questionario 20). Ritengo che sia indispensabile un ascolto attivo e l’empatia (Questionario 91). [Servirebbero] servizi che (…) aiutino i genitori e gli insegnanti/educatori [a sviluppare] stili educativi funzionali, partendo dalle situazioni di difficoltà quotidiane, per facilitare la comunicazione nel rapporto educativo con i ragazzi, acquisire abilità nell'ascolto e nella riformulazione dei messaggi, saper esprimere i sentimenti, negoziare le regole, la disciplina, ridefinire il rapporto fra autorità e libertà, e favorire la gestione dei conflitti (Questionario 3).

In riferimento ai genitori, emerge l’opportunità di creare degli spazi di supporto, interni o esterni alla scuola pubblica, che siano un sostegno per le strategie educative familiari. In molti hanno indicato la necessità di coinvolgere i genitori sia negli interventi dedicati ai ragazzi, sia in attività di formazione e consulenza. Credo che le famiglie stesse in particolare oggi così disgregate e in crisi abbiano bisogno di un supporto psicologico molto forte. Credo che possa essere utile l’attivazione di un servizio

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Gli stralci delle domande aperte qui riportati sono distinti per carattere e spaziatura dal corpo del testo. Le elisioni di parte del discorso sono indicate con i tre punti tra parentesi tonda; le parentesi quadre indicano invece una nostra integrazione per facilitare la lettura.

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all’interno della scuola pubblica che colleghi il mondo della scuola della formazione e della famiglia per orientare attraverso scelte attive gli adolescenti (Questionario 26). Sarebbe importante, a nostro parere, offrire uno spazio di supporto alla genitorialità, al di fuori del contesto scolastico, a cui possano accedere tutti i genitori che ne sentano il bisogno (Questionario 15). [Servirebbe] maggiore “formazione – supporto” a famiglie poco disponibili a comprendere e conoscere l’evoluzione di tanti fenomeni (alcool, droga, gioco d’azzardo patologico, guida pericolosa etc) [e il loro] impatto sulle personalità e la società (Questionario 64).

Per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi, alcuni sottolineano la necessità di coinvolgerli maggiormente. Il mondo adolescenziale è rappresentato come distante dalla realtà circostante e in qualche modo estraneo agli adulti e alle istituzioni. Una separazione letta come segnale di malessere che può sfociare in atteggiamenti di ostilità e conflitto. È allora necessario, specificano alcuni operatori, creare dei ponti, rendere i giovani partecipi della vita comunitaria. In una realtà ideale io creerei dei centri in cui i giovani possano esprimere, all’interno di gruppi omogenei, i propri punti di vista sui propri problemi e su problemi di attualità. L’obiettivo è rendere il giovane consapevole del suo essere individuo e prendere coscienza della realtà che lo circonda. Perché spesso i giovani adolescenti vivono estraniati dalla realtà e [sono] poco considerati per le loro capacità di pensare (Questionario 12). Nella realtà che viviamo l’adolescenza è un periodo molto complesso e delicato, per questo bisogna lavorare a stretto contatto con gli adolescenti e cercare di incanalare il loro malessere, il loro stato d’animo in qualcosa di positivo e costruttivo (Questionario 23). [Servirebbero dei servizi per] aiutare i ragazzi a comprendere ed accettare le trasformazioni corporee e psichiche che caratterizzano questo periodo e che solitamente vengono “subite” e percepite quindi come invasive e inaccettabili, il risultato, nella maggior parte dei casi, è un atteggiamento di rifiuto verso se stessi e di conflitto con i genitori (Questionario 3).

Il coinvolgimento degli adolescenti per alcuni rispondenti dovrebbe avvenire anche attraverso il riferimento a un universo valoriale che sembra essere in crisi. Sono numerose le riflessioni sulla necessità di insegnare valori quali il rispetto, l’autenticità, l’amicizia, la responsabilizzazione, il senso civico, l’impegno. È importante aiutarli ad adottare uno stile di vita corretto per poter sviluppare senso di iniziativa e utilizzo delle proprie capacità e risorse, rafforzare e/o sviluppare l’attitudine allo studio e all’apprendimento, far crescere il senso etico del lavoro, dell’impegno anche faticoso, della necessità di impegnarsi per poter conseguire dei risultati ed acquisire il senso civico delle regole comunitarie (Questionario 36).

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Servizi che promuovano l’autonomia, il senso di responsabilità, il senso etico, la capacità di riflessione, il senso dell’umorismo, l’armonia sessuale, la gestione dell’emotività, il criterio, la flessibilità, la sicurezza, la gestione per obiettivi, la libertà, la gestione della frustrazione con dinamiche diverse rispetto a quanto utilizzato fino ad oggi e che non ha dato i risultati sperati (Questionario 21).

Il quadro generale fin qui presentato dipinge l’adolescenza come un momento critico. Sembra trapelare una sorta di “stanchezza della professione” che rimarca i fallimenti delle iniziative già implementate o il contesto di criticità in cui gli operatori si trovano a intervenire. I rispondenti sottolineano la complessità di questa fase di passaggio verso il mondo adulto, mostrando preoccupazione per la frequenza dei comportamenti devianti e puntando l’attenzione su un vuoto valoriale su cui è necessario intervenire. Accanto a questo approccio che potremmo definire normativo, emerge un modello educativo differente che vede nei ragazzi e nelle loro individualità il punto di forza su cui organizzare i servizi del territorio. Ecco allora che l’adolescenza non è presentata come un momento critico ma come un insieme di caratteristiche positive da valorizzare, in primis la creatività o la capacità di iniziativa. Gli adolescenti ogliastrini sono molto propositivi ma spesso le loro idee non vengono supportate, talvolta per mancanza di risorse, altre perché la comunità in cui vivono non conosce le loro esigenze e spesso propone progetti/attività che non suscitano il loro interesse! Chiediamo a loro cosa vogliono!!! Solo così possiamo essere perlomeno sicuri di partire con il piede giusto! (Questionario 14) Conoscendo la realtà locale, i servizi di maggior gradimento degli adolescenti sarebbero quelli in cui non prevale la figura dell’adulto e in cui non si dettano regole troppo rigide (Questionario 19).

Per coinvolgere i giovani sarebbero necessari, secondo alcuni operatori, spazi meno convenzionali, non strutturati: più che fronteggiare una carenza di servizi sarebbe opportuno cambiarne l’impostazione, creando dei luoghi che facilitino l’aggregazione spontanea. Sono interessanti i termini usati per descrivere questi spazi: “angoli di conversazione strutturati e non strutturati”, “spazi non etichettati, che spesso spaventano i ragazzi”, “uno spazio sociale di opportunità”, “spazi liberi di incontro e di confronto”. Creerei uno spazio adeguato alle esigenze degli adolescenti per farli sentire a proprio agio e abbandonerei l’idea dell’ufficio convenzionale, nel quale alcuni di loro si sentono a disagio. I locali potrebbero essere organizzati con postazioni web e angoli di consultazione di materiale informativo, angoli di conversazione strutturati e non strutturati, da poter utilizzare a seconda delle esigenze del momento (Questionario 10).

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Bisognerebbe innanzitutto dare ai ragazzi adolescenti e preadolescenti la possibilità di incontrarsi in centri di aggregazione “speciali”, luoghi dove svolgere attività a loro congeniali dove potrebbero occuparsi liberamente di musica (se interessati), organizzare feste, giochi di animazione, attività espressive e manuali (Questionario 19). Centri di aggregazione dove i ragazzi si possano incontrare in modo informale sia con i coetanei che con gli “ esperti” , spazi non etichettati, che spesso spaventano i ragazzi (Questionario 27).

Tra le proposte di miglioramento emerge anche la necessità di una maggiore collaborazione tra i servizi già esistenti e il riconoscimento del ruolo di primo piano della famiglia e della scuola. Appare inoltre fondamentale una buona pubblicizzazione dei servizi presenti sul territorio, sia per facilitare la partecipazione dei ragazzi, sia come precondizione per future collaborazioni. Gli adolescenti avrebbero bisogno di poter usufruire non di alcuni servizi, ma di una rete di servizi efficiente ed organizzata, già strutturata per offrire un intervento a 360°. In tal modo, i ragazzi, debitamente informati riguardo le attività della rete e le proposte da essa messe in atto, sarebbero meno disorientati e non verrebbero sballottati da un servizio all’altro; inoltre la rete porta inclusione, collaborazione e maggiore efficienza. Spesso ho avuto a che fare con ragazzi e genitori che ormai si erano persi d’animo nel passare da un servizio all’altro, da un ufficio all’altro, da un ambulatorio all’altro, e da una società sportiva all’altra senza aver risolto concretamente i loro problemi. (…) Attiverei degli sportelli di primo incontro presso le scuole superiori, i poliambulatori, i consultori, le parrocchie e i vari servizi educativi, culturali e sportivi del territorio per poter avvicinare gli utenti e far concretamente capire quali attività e servizi il territorio offre (Questionario 10). Nel nostro territorio esiste già una sufficiente gamma di servizi. Sarebbe opportuno riuscire a effettuare un’efficace informazione sulla loro esistenza e sulla tipologia di servizi offerti (spesso gli utenti non conoscono bene i servizi, le modalità di accesso etc.), creare un lavoro sinergico fra i servizi stessi, (soprattutto con quelli più accessibili e vicini all’utenza) e riuscire a trovare delle modalità di coinvolgimento dei ragazzi, spesso poco interessati a iniziative e attività proposte (Questionario 16). Vedo come necessario ed estremamente importante organizzare il proprio lavoro con gli adolescenti su di una buona, costante ed efficace collaborazione di rete, partendo dalla famiglia dell’adolescente per arrivare al più piccolo servizio offerto nel territorio (Questionario 17).

Perché il lavoro di rete funzioni, affermano alcuni, è necessaria una regia istituzionale, che permetta di censire e coordinare i vari servizi presenti. Non solo, l’appoggio della pubblica amministrazione è fondamentale anche per gli operatori, che in alcuni casi si sentono abbandonati a se stessi nello svolgimento della propria professione.

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Oggi, rispetto a prima (una quindicina di anni fa circa), in Ogliastra ci sono molte più offerte culturali, sportive, ricreative e di carattere socio educativo. Credo che manchi però ancora una regia a livello provinciale che possa migliorare oltremodo il servizio (…). Bisognerebbe innanzitutto partire dalla valorizzazione e dal sostegno (anche dal punto di vista economico) a certe attività e certe figure che operano nel campo educativo e socio-culturale. Bisogna partire proprio dagli educatori, i quali, per svolgere al meglio la loro professione, dovrebbero essere appagati e motivati nel loro agire. E per sostegno intendo anche la possibilità di fornire spazi e strumenti di formazione e di aggiornamento professionale. Questo purtroppo non accade spesso, e tali figure si ritrovano ad operare in solitudine e senza grandi appoggi dalle istituzioni (l’importanza del loro operato non viene spesso compresa), e la qualità ed efficienza del loro lavoro è spesso dettata soltanto dalla “vocazione” personale e dalla passione per ciò che fanno (Questionario 49).

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Il gruppo di lavoro del Progetto OgliaSTRAgiovani è composto da:

Dott.sse Daniela R.Chirra e Chiara Lai

Psicologhe Psicoterapeute

Dott. Alessio Rocca

Ginecologo

Dott.sse Giusy F.M. Doneddu e Manuela Porcu

Sociologhe

Dott.ssa Alessandra Onida

Coordinatrice

Dott.ssa Margherita Serra

Responsabile

Grazie a tutti gli operatori che hanno collaborato inviandoci il questionario Seguite il progetto OgliaSTRAgiovani su: www.comuneditortoli.it ‌o sulla nostra pagina facebook Progetto Ogliastragiovani Per ulteriori informazioni: adolescentiog@gmail.com

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