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An d re a B e n e tti

omaggio alla

p i ttu ra ru p e s tre


An d re a B e n e tti

O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E


OMAGGIO ALLA PITTURA RUPESTRE

DI

Andrea Benetti A CURA DI Marzia Ratti

PROMOZIONE DELLA MOSTRA

Comune della Spezia, Servizi Culturali del Comune della Spezia, Museo del Castello di San Giorgio, I.A.P. Italian Art Promotion, Andrea Benetti Archives Fundation, Consorzio il Cigno COLLABORAZIONE SCIENTIFICA

Università di Ferrara, Università di Bologna, Museo del Castello di San Giorgio CON IL PATROCINIO

Comune della Spezia COORDINAMENTO DELLA MOSTRA

Servizi Culturali del Comune della Spezia, Museo del Castello di San Giorgio, Andrea Benetti Archives Fundation, I.A.P. Italian Art Promotion SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

Museo del Castello di San Giorgio, I.A.P. Italian Art Promotion ALLESTIMENTO

Donatella Alessi, Barbara Luciano, Luigi Terziani TESTI Andrea Benetti, Pasquale Fameli, Andrea Marrone, Marzia Ratti CONSULENZA CREATIVA Barbara Luciano OTTIMIZZAZIONE Donatella Alessi APPARATO BIOGRAFICO Diletta Iacuaniello PROGETTO GRAFICO Colour Frame FOTOGRAFIE Massimo Costa, Alessandro Ostini TRASPORTO OPERE Trasporti New Dream · Reggio Emilia © 201 6 EDIZIONI qudulibri · ISBN 978-88-99007-23-2 © IMMAGINI OPERE Andrea Benetti Archives Foundation andreabenetti-foundation.org · andreabenetti.com


CittĂ della Spezia Museo del Castello di San Giorgio dall'1 1 agosto al 7 settembre 201 6

Andrea Benetti

OMAGGIO ALLA PITTURA RUPESTRE a cura di Marzia Ratti


L'evento è promosso da

in collaborazion con

si ringraziano

Stampe Digitali


INDICE Arte senza tempo di Marzia Ratti .......................... pag. 1 0 La forza dell'archetipo di Andrea Marrone .......................... pag. 1 2 Manifesto dell'Arte Neorupestre di Andrea Benetti .......................... pag. 1 4 Opere · Disegni su carta di Montesanto .......................... pag. 1 9 Opere · Tele realizzate con materiale Paleolitico .......................... pag. 27 Opere · Bassorilievi su tela .......................... pag. 35 Opere · Elaborazioni digitali stampate su tela .......................... pag. 43 Opere · Video installazione di Basmati feat Andrea Benetti .......................... pag. 46 Biografia di Andrea Benetti .......................... pag. 51 Collezioni che hanno acquisito le opere di Andrea Benetti .......................... pag. 54 Speciali ringraziamenti .......................... pag. 56


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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Testi


ARTE SENZA TEMPO “Finalmente ho trovato il mio maestro” pare dicesse (ma non se ne hanno prove certe) Pablo Picasso al cospetto dell’enigma dei dipinti di Lascaux. Certamente, la scoperta fortuita delle grotte di Lascaux in Dordogna ebbe un forte impatto sulla cultura europea del Novecento sia sotto il profilo della fascinazione segnica, che si incontrava perfettamente con le varie ricerche di riduzione dei linguaggi formali, sia sotto il profilo filosofico e scientifico che si interrogava sui significati di quelle prime forme di rappresentazione tra realtà, simbolo e codici di comunicazione di complessa interpretazione. Da Altamira, Pech Merle, Lascaux in avanti, Il ruolo che le arti primitive hanno svolto nella ricerca contemporanea è stato talmente forte ed esteso da incidere profondamente nello spostamento in avanti dei limiti dei linguaggi visivi. Molti anche fra i grandi astrattisti italiani, ad esempio, si sono confrontati con esse ed hanno ripercorso alcune icone dell’arte rupestre, con interrogazioni soggettive che di sicuro partivano da curiosità intellettuali scaturite da visite ai santuari preistorici o da letture archeologiche dedicate alle origini dell’arte. Prendiamo il caso del ciclo delle impronte di mani di Giulio Turcato, del tutto casualmente esposto per specimen al CAMeC della Spezia nella mostra monografiche che gli è stata dedicata, e vediamo come l’artista risolva in un’assoluta ricerca avanzata del secondo Novecento l’immagine fra le più classiche e diffuse del repertorio dell’arte rupestre fra Gravettiano e Maddaleniano. Non sorprende dunque ritrovare questo potente interesse per l’arte rupestre da parte di Andrea Benetti, generazione metà anni Sessanta, che specie negli ultimi anni ha condotto una ricerca figurativa e filologica sulle più antiche testimonianze

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figurative della storia umana non a fini di pura erudizione personale, che pure è da sottintendersi, ma di riappropriazione immaginativa in chiave contemporanea di quelle fantastiche origini dell’espressione artistica ai limiti fra magia e credenze cosmogoniche che appartengono per intero alla presenza sulla terra del genere umano. E lo ha fatto con una passione da esploratore del passato munito di accorti metodi archeologici che lo hanno portato a studiare i siti, le materie e le tecniche con cui venivano eseguite le pitture in grotta, quindi a riproporle, mutatis mutandis, nelle sue nuove composizioni fortemente e volutamente suggestionate dai repertori delle caverne del Paleolitico superiore. Vi è forse una matrice mistico-romantica nel pensiero che alcuni materiali, come l’ocra rossa di Fumane, possano tornare nuovamente a vivere nelle rielaborazioni attuali di Andrea Benetti, così come riconosciamo la matrice roussoviana nel “Manifesto dell’arte neorupestre” redatto dall’autore, ma è di sicuro una necessità attuale quella di interrogarci sulle nostre responsabilità nei confronti della natura, tanto a fini etici che di sopravvivenza futura. Non a tutti è ancora chiaro che l’astronave’ terra non possiede risorse illimitate e che occorre al più presto riparare ai gravi danni che le sono stati inferti. Benetti ci segnala la via dell’arte primigenia come fonte di presa di coscienza e modo di agire consapevole nella storia attuale. Marzia Ratti

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LA FORZA DELL’ARCHETIPO Ci sono immagini che scorrono davanti ai nostri occhi senza penetrarli, immagini inerentemente vuote di significati anche se attraenti dal punto di vista estetico, le si guarda, si commenta la loro bellezza e poi le si dimentica, perse nel sovraffollamento della nostra memoria e confuse nella sovraeccitazione dei nostri sensi. Altre immagini, magari viste di sfuggita, intraviste in condizioni di luce precarie, in situazioni non adatte alla contemplazione invece rimangono, anzi, vengono riconosciute come nostre, recuperate da recessi della memoria non accessibili ordinariamente. Tali immagini si chiamano Archetipi e vengono trasmesse da tempi ancestrali non tramite libri o tradizione orale ma tramite i nostri geni, sono parte del nostro patrimonio genetico, siedono, immobili ed eterni messaggi subliminali sulla spirale del nostro DNA. L’arte di Andrea Benetti attiva questa memoria genetica, stimola in noi sentimenti, sensazioni, ricordi che non sapevamo di possedere. Risentiamo il muggito degli Uri, il bramito dei cervi primigeni e dell’orso speleus, il ruggito della tigre dei denti a sciabola. Risentiamo quel fremito nella schiena, vestigia di quando l’uomo possedeva una folta peluria, di quando afferrava la lancia con la lama di selce per affrontare le fatiche e i pericoli della caccia. Il salmodiare degli sciamani accompagna il nostro spirito nei cunicoli illuminati da fiaccole delle grotte, giù nelle stanze più profonde, quelle destinate ai soli iniziati dove si cantano le gesta degli antenati, dove vengono tatuati sulla pelle i segni del coraggio e della fortuna, dove si cementa l’appartenenza al clan. Non si passa in maniera distratta, indifferenti di fronte alle opere di Andrea Benetti perché esse attingono a tutto ciò ed a altro ancora, non si fermano all’archetipo, non sono mere riproduzioni dell’arte sacra primitiva. Sacra perché riguarda il rapporto con la Grande Madre, con la natura dispensatrice di vita che va adorata, amata ma anche temuta perché la sua morale non è quella degli esseri umani, la sua morale comprende quella umana e la supera per diventare morale universale che riguarda indifferentemente l’uomo, la pietra, l’animale e l’albero. Non

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riproduzioni ma recuperi di una visione del mondo e delle cose primigenia che vede l’uomo perfettamente inserito nel ciclo della natura, un uomo che guarda il mondo con occhi che non sono di bambino, non sono occhi infantili ma sono occhi di chi non ha le sovrastrutture mentali dell’accumulo di secoli e millenni di ragionamenti filosofici ma di chi spalanca gli occhi, occhi maturi e consapevoli, in quel momento e vede la bellezza, la maestosità, la sacralità della vita e non si preoccupa di fotografarla, di analizzarla, di specularci sopra ma si lascia assorbire in essa. L’arte non è fatta solo di segno estetico, anche la materia ha una sua valenza e ancora una volta Andrea Benetti travalica i generi costruendo opere che superano pittura e scultura mediante l’uso di materiali eterogenei e inediti, mediante tecniche di raffinata semplicità o di complicata ingenuità e ancora una volta vediamo il meccanismo del sacro che investe di dignità il tronco corroso di un albero, la nuda pietra che si copre di segni apotropaici, le superfici di terre, pergamene, tele come specchi dell’anima che moltiplicano le sensazioni e attivano i ricordi di una passata innocenza. Visitare questa mostra significa intraprendere un viaggio a ritroso dentro noi stessi non per cercare il fanciullo, non è arte naif, ma per ritrovare l’uomo autentico, quello che la cosiddetta evoluzione ha ricoperto di scorie intellettuali impedendogli di vedere le cose per quello che sono, di trovare negli oggetti, nelle piante, negli animali quell’afflato di divinità che alberga in tutti e in tutto. Ritrovarlo e riconsegnarlo alla innocenza con cui il primo uomo ha aperto gli occhi sulla natura intorno e dentro di lui rifiutando il concetto di estraneità o di alterità da essa ma riconoscendo di essere lui stesso natura. Non c’è ingenuità in questa arte che è compiuta visione di vita, vi si trova intatto lo stupore dell’uomo primitivo, la sua religiosità e visione riportata nei tempi moderni, antica e moderna al tempo stesso oppure, per dirlo compiutamente: eterna ed immortale. Andrea Marrone

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MANIFESTO DELL'ARTE NEORUPESTRE All'alba dell'umanità, ancor prima di inventare la scrittura, l'uomo sentì la necessità di comunicare, di lasciare una traccia di sé nel mondo; tutto ciò lo fece grazie alla pittura. Quell'uomo si rapportava ogni giorno con il sole, con la terra, con l'acqua, con il cielo... integrandosi armonicamente nella natura; e quand'anche la natura non rappresentasse una minaccia, egli la rispettava, con il rispetto che si deve ad una divinità, consapevole dei propri limiti umani. L'uomo contemporaneo ha rinnegato quei limiti e calpestato quel rispetto, ponendosi prepotentemente al centro del mondo e mettendo al primo posto le proprie esigenze, il proprio egoismo. Così facendo, ha stupidamente distrutto un incantesimo e profanato la sacralità della natura e della vita. Allora, facciamo un passo indietro. Azzeriamo e ripartiamo da quel doveroso rispetto per la natura e per l'essere umano; l'arte, deve ripartire dalla prima forma artistica, ovvero l'arte rupestre. Noi dobbiamo ripartire dagli albori dell'uomo e dall'arte primigenia, per ricostruire un nuovo mondo, in cui il rispetto per la natura e per la dignità umana siano finalmente al centro del volere dell'uomo. Solo così riaffermeremo la sacralità della vita, ormai perduta in cambio di un miope e vacuo stile di vita, che sta portando la terra all'autodistruzione. Ricreiamo le condizioni per “avvolgere” il mondo di amore e di pace. Ripartiamo da quella pittura rupestre, che l'uomo primitivo, molto più saggio di noi, realizzava sulle pareti rocciose, ingraziandosi il volere delle forze sovrannaturali. Per la propria parte, questo è ciò che l'arte può fare. Ritroviamo dentro di noi quell'essenza primordiale, incontaminata, priva dei condizionamenti, che muovono l'uomo odierno; condizionamenti imposti da un sistema consumistico mondiale, che ci sprona sempre di più ad essere produttori inarrestabili e consumatori insaziabili. Ricreiamo un giusto rapporto tra l'uomo e l'ambiente, tra la produzione ed il consumo. Ricerchiamo dentro di noi la purezza del bambino, che ancora non conosce il mondo e lo interpreta attraverso la fantasia, osservandolo con curiosità e stupore. Viviamo rappresentando l'oggi come un attimo immortale ed analizzando il passato con uno sguardo critico, ma costruttivo; non viviamo in termini utilitaristici, in cui ogni atto è paragonabile ad una mossa, nel gioco degli scacchi, il cui fine è quello di conquistare tutta la scacchiera. Viviamo ascoltando l'essenza che c'è in ognuno di

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noi; quell'essenza fanciullesca che ci porta ad amare il contatto con la natura, il cibo sano, le tradizioni, i valori condivisi e fondanti, che hanno elevato per lungo tempo l'esistenza umana; rifuggiamo dalle gettate di cemento incontrollate, dalle plastiche, che ormai avvolgono ogni cosa, dalla velocità forsennata che permea, inconsciamente, ogni nostra azione e ci spinge ad una corsa esasperata, anche laddove essa non è affatto necessaria. Riappropriamoci del corso della storia e non accettiamo passivamente tutti i cambiamenti imposti dall'alto, mediante campagne di persuasione, che ci portano ad essere dei numeri e non più delle persone, con le proprie peculiarità e, soprattutto, con le menti pensanti. L'uomo non può mai essere un numero; nemmeno quando la popolazione mondiale raggiunge un affollamento senza precedenti. Ricordiamoci sempre che l'essere umano è, prima di tutto, un'essenza immateriale, oltre ad essere un corpo, troppo spesso proteso alla ricerca del piacere effimero. Questo concetto ci è ormai sfuggito dalla mente e questa “fuga” ha provocato effetti nefasti. Rinnegare o non coltivare la sfera immateriale dell'uomo e rinnegare l'uomo stesso. Questa concezione non è ispirata alla religione, ma ad una visuale “dualista” dell'individuo, ovvero che distingue i due livelli su cui cresce e si forma un essere umano. Non sbilanciare l'ago della bilancia a favore della materia nelle scelte di vita, è un evidente segno di consapevolezza e di saggezza, che ci eleva da qualsiasi altro essere vivente. Senza una parte di mistero, di immaterialità, l'uomo non ha futuro ed è destinato all'estinzione; e prima dell'estinzione toccherà il fondo dell'esistenza, in cui il valore della vita non esisterà più, sacrificato sull'altare di un edonismo becero e privo di solidi contenuti. Nel parallelismo con l'arte, i simboli, i tratti, i colori devono tornare ad essere i protagonisti della pittura, forieri della semplicità e della bellezza della vita che rappresentano. L'istintività, il sentire primordiale, che risiede in ognuno di noi, deve guidarci nell'interpretare ciò che ci circonda; anche l'uso e l'assimilazione della tecnologia più avanzata deve essere filtrata attraverso questa sensibilità. Nell'arte, il senso del mistero, dell'ignoto, deve regnare incontaminato; devono esistere dei dubbi, poiché nella “società delle certezze” non vi è più spazio per la fantasia e, qualora essa sia presente, appare finta, creata a tavolino e finalizzata ad un risultato

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certo. Tracciamo un netto confine tra ciò che è vero e sentito, che viene da quella parte “misteriosa” del nostro io, e ciò che è falso e strumentale. Una lavatrice rotta o una bicicletta arrugginita non sono arte, ma semplicemente una lavatrice rotta ed una bicicletta arrugginita. L'arte è tutt'altra cosa. Nelle grotte della preistoria, ove gli “artisti rupestri” tracciavano i propri segni e spargevano i colori, era già stato inventato tutto; le opere figurative, astratte, simboliste, concettuali... Le future strade dell'arte pittorica erano già delineate nel complesso; nulla mancava all'appello. Ripartiamo, allora, da quelle intuizioni geniali, istintive, che venivano dal cuore ed avevano la forza dell'infante, che traccia segni e colori, spesso inconsapevole dei significati intrinsechi delle proprie creazioni, poiché generate da un livello subcosciente ed affiorate al conscio senza mediazioni. Produrre dei beni per cento volte quelle che sono le nostre reali esigenze ed assistere impassibili ad una grande fetta dell'umanità, che muore ogni giorno per l'assenza di acqua e di cibo, è criminale ed antitetico al nostro sentire. Con quale coscienza possiamo avvallare la civiltà del consumismo, quando ancor oggi vi è una vasta parte del mondo che lotta per la sopravvivenza, quasi sempre perdendo? Un azzeramento è necessario, prima che sia, e forse lo è già, troppo tardi. Se l'essere umano vorrà evitare l'autodistruzione, sarà necessaria una ripartenza, che tenga conto degli errori commessi, per superarli e dare un peso alle cose vere dell'esistenza umana, rifuggendo i falsi miti e le stupidaggini imposte da uno stile di vita vacuo, ma generatore di profitti per coloro che lo controllano. Ad un certo potere fa comodo un individuo che non pensi, che non si erudisca, che segua pedissequamente le mode create in laboratorio. Guardiamo intorno a noi ed iniziamo a verificare il quoziente di consapevolezza della gente comune, per capire quanto siamo raggirati, “rincretiniti”, resi innocui da una marea di stupidaggini che, all'improvviso, sono divenute tutte un'importante ed unica ragione di vita. Vi sono molti fattori, che caratterizzano il progresso della nostra civiltà, che possono essere considerati delle armi a doppio taglio; e ciò dipende da come le usiamo. Purtroppo, nella società, l'uso improprio e l'abuso di molti beni è ormai la prassi, divenuto un consolidato “modus vivendi”. Tutto ciò accade trasversalmente, accomunando i più abbienti agli

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indigenti, i giovani agli anziani, tutti uniti nella forsennata corsa, che ci sta portando ad essere, non più individui, ma pedine, le cui scelte, i cui movimenti, sono comandati dall'alto, ma senza fili, poiché tutto ciò non sia percepito come una dittatura, bensì come scelte assunte dall'individuo, grazie al libero arbitrio. Siamo dunque “pilotati” come una macchinina radio comandata ed abbiamo la sensazione di essere liberi, di decidere noi ciò che determina il nostro futuro; ma liberi non lo saremo mai, finché non spezzeremo questa catena di tacita e, molto spesso, inconsapevole obbedienza. Ecco perché l'arte deve simbolicamente ripartire dalle proprie origini; essa ha sempre precorso i tempi ed appare come un faro da seguire; questa volta, però, non correrà verso l'ignoto, verso l'inesplorato, ma avrà la lungimiranza di ritornare sui propri passi, verso le proprie radici, consapevole della necessità di dare un segnale chiaro e forte di ricostruzione delle fondamenta, che sono alla base della nostra esistenza. Sarà un ritorno alle origini simbolico; ma spesso i simboli posseggono una forza pari soltanto alla forza della natura; quella stessa natura con cui dobbiamo ritornare in armonia e ricominciare a rispettare e ad amare.

Il Manifesto dell'Arte Neorupestre è stato presentato da Andrea Benetti alla 53. Biennale di Venezia, all'interno del padiglione "Natura e sogni" presso l'Università Ca' Foscari - Cannaregio - Venezia - Italia

Bologna, 7 dicembre 2006

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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Disegni su carta di Montesanto


Toro di Bew Rare, 201 2, cm 32,5 x 47,0 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto

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Mano con mammut, 201 2, cm 55,0 x 61 ,5 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto

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Sopra: Uomo e cavallo, 201 2, cm 40,5 x 62,0 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto A destra: L'oracolo, 201 2, cm 50,0 x 44,0 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto

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Tori di Pesk Roll, 201 2, cm 47,0 x 74,0 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto

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Mammut, 201 2, cm 41 ,0 x 51 ,0 ¡ carbone, sanguigna, gesso su carta di Montesanto

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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Opere realizzate con sedimenti ottenuti dalla pulizia di reperti paleolitici insieme a terra, ocra e carbone utilizzati dai Sapiens circa 40.000 anni fa, nelle grotte di Fumane


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pag. 28 · Ominidi con spirale, 201 5, cm 60 x 60 · sedimenti e ocra e carbone del paleolitico su tela pag. 29 · Grotta dei Cervi I, 201 6, cm 50 x 50 · sedimenti del paleolitico e ossido su tela pag. 30 · Spirali, 201 5, cm 70 x 50 · sedimenti e ocra e carbone del paleolitico su tela pag. 31 · Freccia paleolitica, 201 5, cm 50 x 50 · sedimenti e ocra e carbone del paleolitico su tela pag. 32 · Simboli I, 201 3, cm 40 x 50, sedimenti e ocra e carbone del paleolitico su tela pag. 33 · Ominidi paleolitici II, 201 4, cm 50 x 70 · sedimenti e ocra e carbone del paleolitico su tela

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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Opere create in bassorilievo con fondo gesso su tela e successivamente trattate con sostanze naturali, quali cacao, caffè, curcuma, hennè e poi dipinte in alcune parti ad olio


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pag. 36 · Lo stregone, 201 2, cm 70 x 50, olio e hennè e pigmenti su tela pag. 37 · Cavallo con tori, 201 0, cm 70 x 50, olio e hennè su tela pag. 38 · Caccia III, 201 0, cm 1 50 x 1 00, olio e hennè e acrilico su tela pag. 39 · Cavalli e bisonti, 201 0, cm 80 x 1 00, olio e hennè e acrilico su tela pag. 40 · Danza tribale, 201 2, cm 80 x 80, olio e hennè su tela pag. 41 · Animali geometrici II, 201 2, cm 30 x 1 20, olio e hennè e acrilico su tela

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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Opere digitali


Omaggio ad Altamira, 201 2, cm 1 85 x 288 ¡ elaborazione digitale stampata su tela

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Omaggio a Lascaux, 201 2, cm 1 85 x 288 ¡ elaborazione digitale stampata su tela

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ESSENTIA Installazione video di Basmati Film featuring Andrea Benetti Fotografia e editing: Audrey Coïaniz Animazioni: Saul Saguatti Opere: Andrea Benetti Musica: Andrea Benetti e Frank Nemola L'opera di videoarte intitolata "essentia" è stata presentata in anteprima nel mese di aprile 201 5 alla mostra di Andrea Benetti intitolata "VR60768 anthropomorphic figure" promossa dall'Università di Bologna e dall'Università di Ferrara ed allestita alla Camera dei Deputati, a cura della professoressa Silvia Grandi e del professor Marco Peresani. Nella pagine a seguire alcuni frame tratti dall'opera di videoarte intitolata "essentia".


VITALITÀ DEL PRIMITIVO Spesso il duo Basmati (formato da Audrey Coïaniz e Saul Saguatti) ha colto o catturato fotograficamente le architetture delle città italiane disarticolandole e sfaccettandole in una molteplicità di punti di vista, evidenziandone i profili strutturali mediante traiettorie e vettori di movimento, quelle linee-forza con cui i Futuristi, e Boccioni su tutti, dipingevano incredibili e luminosissime “visioni simultanee”. Quella di Basmati è davvero una “città che sale” in cui palazzi e monumenti vengono centrifugati nel mixer luccicante del video, dove il passo dell’animazione diventa puro flusso. Ma allontanandosi per un attimo dalla giungla metropolitana, con i suoi ritmi vertiginosi, il duo Basmati è andato stavolta a riscoprire quella vera, dove la naturalità degli elementi domina e il segno dell’uomo è minimo, non invasivo. Sono i segni di una nuova pittura rupestre, quella di Andrea Benetti, che danzano al richiamo di un ossessivo tamtam, quello delle percussioni jungle di Frank Nemola. Le figure smagrite e dinoccolate di Benetti costituiscono infatti il repertorio iconografico da cui il duo Basmati è partito per un viaggio senza barriere spaziotemporali: Essentia è come 47


un’accelerazione verso il passato e un “ritorno al futuro”, è la sintesi di un’indagine materiologica compiuta sui quattro elementi – aria, acqua, terra e fuoco – tra gli angoli di quel quadrilatero vitalissimo che è il video. La materia ai suoi diversi stati – liquido, solido o gassoso – è, per Audrey Coïaniz e Saul Saguatti, la sostanza viva di una nuova o ritrovata Informalità: escrescenze, grumi, germinazioni e ribollimenti costituiscono infatti la grammatica di molte delle loro performance live, dove i due artisti sperimentano mescolanze e misture alchemiche proiettandole su pareti e maxischermi, testando la mutevolezza dell’organico e canalizzandola in tempo reale per riversarla nell’ambiente sotto una nuova luce, quella dei pixel. Attraverso questa sorta di “Informale tecnologico”, si schiude quindi per il fruitore un microcosmo di peduncoli, gameti, amebe, molecole che si ingigantiscono, passano dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande proprio grazie alla flessibilità e all’adattabilità dimensionale di un medium attualissimo. Il gesto e la materia vivono e si articolano così nell’eterotopia o nell’atopia dell’ambiente video, in cui i segni di un iconismo elementare galleggiano o si diradano, sfidano la forza di gravità per espandersi in 48


circonvoluzioni, vortici e spirali, come accadeva sulle tele dei Nuclearisti. Ma sui frame materici di Essentia, che formano territori ameni, desertici, infuocati, si innestano scene di caccia come quelle dei camuni, filtrate però attraverso un linearismo giocoso, quasi fumettistico, di sapore pop. È l’immaginario neo-rupestre di Andrea Benetti, che intrattiene un singolare dialogo con quei pittori della generazione precedente alla sua che hanno promosso il ritorno a una pittura “selvaggia” come Markus Lüpertz o A. R. Penck. Benetti compie però un passo ulteriore, perché alleggerisce le tinte sul pastello e le impasta con henné e caffè, ma soprattutto ammorbidisce i contorni e li cuce come in un sinuoso cloisonné, associando festosamente i segni del primitivo con quelli dell’infantile, condensando così le due vie di una vivificante regressione, per non soccombere a quella che Jean Dubuffet definiva una “asfissiante cultura”. Tornare alle origini vuol dire, infatti, riscoprire energie sopite che un rapporto con gli elementi primigeni può sollecitare e risvegliare, ma a patto di mediarlo con le forme, i linguaggi e le tecniche dell’oggi, per un più intenso e nutriente rapporto col mondo. Pasquale Fameli


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Andrea Benetti O M A G G I O A L L A P I TTU R A R U P E S TR E

Biografia


BIOGRAFIA DI ANDREA BENETTI Andrea Benetti, nato a Bologna nel 1 964, da diversi anni esprime col favore della critica e del pubblico qualificato le proprie idee e la propria pittura, nel complesso mondo dell'arte contemporanea. Oltre ad avere esposto in luoghi di grande pregio, sono ormai una dozzina i musei, le istituzioni e le collezioni internazionali, che ospitano le sue opere in permanenza. Nel dicembre 2006, Benetti ha ideato e stilato il Manifesto dell'Arte Neorupestre, successivamente presentato alla 53. Biennale di Venezia, nel padiglione "Natura e sogni", situato presso l'università Ca' Foscari. In occasione dell'evento, sotto l'egida della Biennale, è stato pubblicato un catalogo, edito da Umberto Allemandi. Sempre nel 2009, Andrea Benetti ha realizzato un libro da collezione, con tiratura limitata (le copie sono firmate e numerate), intitolato “Esplorazione inconsueta all’interno della velocità”, in cui egli formula, e rappresenta con la propria pittura (dodici dipinti su tela), delle tesi innovative sulla velocità in relazione alle varie civiltà susseguitesi nel corso della Storia ed all'atavico desiderio di dominio dell'uomo. Hanno aderito al progetto e scritto nel libro, avvalorando l'importanza delle tesi sostenute da Andrea Benetti, una dozzina di autorevoli professori universitari. Inoltre, la parte critica riferita alle dodici opere pittoriche, è curata da importanti nomi del mondo dell’arte contemporanea. Il volume è già stato acquisito da musei, biblioteche ed istituzioni di rilevanza internazionale. Nel luglio 201 0, il pittore bolognese è stato invitato ad esporre alla LXI edizione del Premio Michetti, la blasonata rassegna internazionale di arte contemporanea, che si svolge ogni anno, dal 1 947, nel Museo Michetti. A novembre 201 0, la pittura Neorupestre di Andrea Benetti è approdata a Palazzo Taverna (Roma), nella sede degli Archivi Legali Amedeo Modigliani, accanto alle opere di Giorgio De Chirico, Amedeo Modigliani, Andy Warhol, Keith Haring, Mario Schifano, Max Jacobs, Carlo Corsi, Jules Pascin, Guido Cadorin... in occasione della mostra intitolata “Portraits d'artistes”, curata dal Presidente degli Archivi Modigliani, il professor Christian Parisot e dal professor Pierfrancesco Pensosi. Vittorio Sgarbi ha presentato il progetto alla stampa ed alle TV. In concomitanza con la mostra a Roma, in occasione del programma "Academic impact" dell'O.N.U., l'Istituto Europeo Pegaso, in rappresentanza dell'Italia, donava alla Collezione d'Arte delle Nazioni Unite (Palazzo di Vetro · New York) l'opera di Benetti intitolata "Against violence". Nel maggio 201 1 , Benetti è stato invitato dall'Università del Salento, Facoltà dei Beni Culturali, per tenere un seminario sull'arte Neorupestre agli 52


allievi del corso di laurea di Storia dell'Arte Contemporanea, presentato dal professor Massimo Guastella. Nel settembre 201 1 si è tenuta la mostra di Benetti, dentro le grotte d Castellana, che è divenuta parte del programma di ricerca sull'arte contemporanea del Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università del Salento. Il 9 marzo 201 2, si è conclusa una tappa importante della carriera artistica di Benetti, con l'acquisizione di una sua opera nella Collezione d'Arte del Quirinale. Il brillante traguardo è avvenuto per volere del Presidente Giorgio Napolitano con il pieno avvallo del professor Louis Godart, Consigliere per la conservazione dei beni artistici del Quirinale. Il ricevimento nel Palazzo della Presidenza della Repubblica e, precisamente, nello studio del professor Godart è durato un'ora, durante la quale il professore ha lodato l'operato artistico di Andrea Benetti, rivelandosi un esperto conoscitore dell'arte Neorupestre. Dopo qualche mese, nel maggio 201 2 si è conclusa anche l'acquisizione di un dipinto di Andrea Benetti da parte del Museion, l'avveniristico museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano. Attualmente sono in corso altre importanti aquisizioni, tra cui quella al Museo MamBo di Bologna ed al Ministero degli Esteri. Il 27 novembre 201 2, Benetti ha tenuto una lezione all'università Roma Tre, invitato dal professor Gianfranco Bartalotta, alla facoltà di "Scienze della Formazione" ed il giorno successivo, in Vaticano, è stata donata a Sua Santità Papa Benedetto XVI, dall'Associazione A.N.F.E., l'opera di Andrea Benetti intitolata "Omaggio a Karol Wojtyla", successivamente acquisita nelle Collezioni Vaticane. A marzo 201 3, Andrea Benetti è stato accolto a Palazzo Montecitorio, per formalizzare l'acquisizione nella Collezione della Camera dei Deputati di una sua opera, intitolata "9 novembre 1 989", dedicata al crollo del muro di Berlino. Inoltre, sono state acquisite due opere, rispettivamente dal Museo MamBo di Bologna e dall'Ambasciata Argentina a Roma, per conto del Ministero di Giustizia della Repubblica Argentina. A marzo 201 4, l'Università di Bari ha ospitato la mostra e il Seminario sull'Arte Neorupestre, nell’Aula Magna alla presenza del Rettore, il prof. Antonio Uricchio. Il mese successivo la mostra è stata trasferita a Palazzo dei Capitani, ad Ascoli. L'Università di Bari e la Galleria d'Arte Contemporanea di Ascoli hanno acquisito opere di Benetti per le loro Collezioni. Nei mesi di giugno e luglio 201 5, la mostra "Astrattismo delle origini" a cura del prof. Toti Carpentieri, promossa dal MUST, il Museo storico di Lecce, è stata allestita nei saloni del Castello Carlo V ed un'opera è entrata a far parte della Collezione Comunale della città di Lecce. Nella primavera del 201 6 la mostra all'Università di Ferrara, organizzata dal Sistema Museale di Ateneo, che al termine ha acquisito un'opera nella propria collezione d'arte. 53


MUSEI E COLLEZIONI CHE HANNO ACQUISITO LE OPERE DI ANDREA BENETTI Collezione d'Arte delle Nazioni Unite · New York, U.S.A. Collezioni d'Arte del Vaticano · Città del Vaticano Collezione d'Arte del Quirinale · Roma, Italia Collezione d'Arte della Camera dei Deputati · Roma, Italia MamBo · Museo d'Arte Moderna di Bologna · Bologna, Italia Museion · Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano · Bolzano, Italia MuMi · Museo Francesco Paolo Michetti · Francavilla al Mare, Italia Rinaldi-Paladino Art Museum Foundation · Lugano, Svizzera MACIA · Museo d'Arte Contemporanea Italiana in America · San José, Costa Rica Galleria d'Arte Contemporanea "Osvaldo Licini" · Ascoli Piceno, Italia Collezione d'Arte del Comune di Lecce · Lecce, Italia Collezione dell'Università di Ferrara · Sistema Museale di Ateneo · Ferrara, Italia Pinacoteca Civica Amedeo Modigliani · Follonica, Italia Pinacoteca Civica Silvestro Lega · Modigliana, Italia Ministero di Giustizia e dei Diritti Umani · Buenos Aires, Argentina Ambasciata d’Italia in Cina · Pechino, Cina Ambasciata d’Italia in Nuova Zelanda · Wellington, Nuova Zelanda Collezione d'Arte dell'Università di Bari · Bari, Italia Collezione Facchini · La Fenice et des Artistes · Venezia, Italia Museo Speleologico "Franco Anelli" · Grotte di Castellana, Italia Museo d'Arte Contemporanea · Fondazione "Logudoro Meilogu " · Banari, Italia 54


Andrea Benetti ¡ Photo by Massimo Costa


SPECIALI RINGRAZIAMENTI Mara Barbagallo, Patrizio Bertusi, Silvia Bianchi, Daniela Cattini, Federico Della Rossa, Roberto De Simoni, Salvatore Floro, Elisabetta Gabarello, Marisa Lucchinelli, Roberto Mammi, Daniela Menini, Silvano Zaccone Edizioni qudulibri Š Tutti i diritti sono riservati ¡ All rights reserved Finito di stampare nel mese di luglio 201 6

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Catalogo della mostra al Museo del castello di san Giorgio  

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