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THE WORLD OF

IL CONSULENTE THE WORLD OF

IL CONSULENTE

Foto di Tony de Misfit by Flickr

NUMERO 5

15 MAGGIO 2 0 1 1

ADALBERTO BERTUCCI

Perchè votare per la Lista "Autonomia e Pre videnza" LORENZIS Dove eravamo rimasti? Pre videnza"

per

la

solidarietà

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ROBERTO DE

MARCO BERTUCCI "Autoonomiia e

generazionale

Apprendistato: il perchè di una riforma

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EUFRANIO O NUME RO 5

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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma


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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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In copertina: The Causes of The Great Depression / FDR Memorial Site

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Adalberto Bertucci Perchè votare la lista "Autonomia e Previdenza"

NUME RO 5

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House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Pubblicazione quindicinale.

Roberto De Lorenzis Dove eravamo rimasti?

Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco

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Daria Bottaro

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Marco Bertucci

14

Elezioni ENPACL: non ci sarà una terza lista ANCL

"Autonomia e Previdenza" per la solidarietà generazionale

Vittorio Vianello Alle polemiche rispondiamo con i fatti

Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo Scotti Virginia Zambrano

Progetto grafico e digitalizzazione Antonio Carlo Scacco

Redazione

16

Eufranio Massi

20

Lorenzo Lelli

Daniele Donati

Evasori o contribuenti? La scelta tra i banchi di scuola

Giuseppe Marini

Apprendistato: il perchè di un cambiamento

Rubriche

22

Voci dal Territorio

25

Vita nell'Ordine... Ordine nella Vita

27

Pasquinate

La Consulta I - La fontana di Trevi vista dalla parte dell'acqua vergine

Pluralismo e rispetto

Eleonora Marzani Massimiliano Pastore

Andrea Tommasini Aldo Persi

Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12

Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it

Questo numero è stato chiuso in redazione il 14 maggio 2011

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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

La Fontana di Trevi vista dalla parte dell’acqua vergine Molti di noi sono abituati a vivere la nostra città e le sue eterne meraviglie, senza saper trovare sempre l’occasione di collegare tutti quei piccoli e grandi pezzi di storia che nel divenire della vita, si leggono sui libri, o ci vengono raccontati e si strutturano, anche sul piano sensoriale, sensazioni e ricordi. Passando vicino a straordinarie ricchezze d’arte e di storia che la nostra città eterna ci offre, siamo permeati e continuamente stimolati dal “profumo della storia” e dalla vibrazione dell’Arte. Mons. Pietro Amato – direttore del Museo Storico Vaticano ed illustre LA COMPOSIZIONE pr ofessore DELLA CONSULTA I d’ic onograPresidente fia e d’iconologia, nella NARDINOCCHI UMBERTO presentazione della MoAltri componenti stra Romana dedicata a “Sa PANICALI MASSIMILIANO n SebaCARLEVALE CARLO stia n” che lo COSTANTINI PATRIZIA scor so anno MARCHETTI FEDERICO avuto luoha GRAZIANI GIOVANNA go in Sala QUARTARARO LUCILLA ta Rita e San che ha visto il grande on di clicca per andare al Forum delle ore una straordiConsulte naria clicca per vedere la brochure i n f o r m a t i v a prefazione a cura dell’Illustre Professor Antonio Paolucci – Direttore dei Musei Vaticani dello Stato Città del Vaticano, ha definito l’Arte come “Essenza di Luce che fa risplendere la materia”. Orbene, ogni giorno, siamo circondati nella nostra Roma Capitale da secoli di storia sui quali, a volte, forse non ci soffermiamo abbastanza a contemplare la NUME RO 5 15 MAGGIO 2 0 1 1

bellezza che in ogni angolo ci circonda. Nella grandezza dell’Impero Romano già si trovavano i prodromi della sensibilità ecologica e dell’attenzione alle risorse naturali del nostro pianeta. Pensate solo che l’acqua che veniva immessa negli acquedotti, in molti casi era perfettamente razionata a monte della sua stessa immissione, al fine di garantire che tutto e tutti potessero essere serviti, senza che si commettessero sprechi. Utilizzo il verbo “commettere” perché in moltissime culture, ancora oggi, lo spreco dell’acqua veniva considerato alla stregua di molti altri reati. A partire dalla fondazione di Roma e per i suoi 441 anni seguenti, ci informa Frontino, nel suo De aquis urbis Romae, i Romani utilizzavano le acque tratte dal Tevere, dai pozzi e dalle sorgenti”. Tutto questo sino al 312 a.C., anno in cui si rilevo’ che le risorse disponibili non erano più sufficienti a coprire il maggior fabbisogno, determinato dallo sviluppo urbanistico ed all’incremento demografico di Roma e della sua popolazione. Dionigi di Alicarnasso ci segnalava a tal proposito che: "Mi sembra che la grandezza dell'impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature". Successivamente Plinio il Vecchio poneva l’accento sul fatto che: "Chi vorrà considerare con attenzione … la distanza da cui l’acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso". Si pensi solo che dal 312 a.C., ben 11 acquedotti furono commissionati e costruiti, tali da garantire alla Capitale, una disponibilità di risorse idriche, pari a circa il doppio di quella attuale. La stessa era stata contingentata e serviva le case private (solo di pochi eletti ed importanti personaggi della vita sociale del tempo), le numerosissime fontane pubbliche (circa 1.300), le fontane

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LA CONSULTA I monumentali (15), le piscine (circa 900) e le terme pubbliche (11). Vi erano inoltre i bacini utilizzati per gli spettacoli come le naumachie (2) ed i laghi artificiali (3). Solo intorno al 30 a.C., con Menemio Agrippa, fu creato un servizio pubblico, successivamente strutturato e consolidato da Augusto, che si occupava dell’approvvigionamento idrico cittadino e di tutte le funzioni collaterali di manutenzione ed erogazione. Sono nell’assedio del 537 da parte degli Ostrogoti, fu decretata la fine della storia degli acquedotti antichi che furono “interrotti” per impedire l’approvvigionamento idrico della città e molte altre volte ancora, nella storia di Roma, furono ridotte le risorse idriche fino al IX secolo, che vide il crollo demografico e la decadenza delle risorse tecniche ed economiche necessarie, per effetto della quale, i romani dovettero tornare ad attingere l’acqua dal fiume, dai pozzi e dalle sorgenti. Orbene, la storia della fontana di Trevi, raccontata a partire dall’acqua che la alimenta, si lega in questo quadro di opere urbanistiche e monumentali al sesto degli acquedotti che venne commissionato da Agrippa (già tre volte console e all’epoca senza più nessuna magistratura) che lo inaugurò il 9 giugno del 19 a.C., a servizio dell’impianto termale del Campo Marzio. Le sorgenti che lo alimentavano si trovavano erano all’VIII miglio della via Collatina nell’Agro Lucullano, a poca distanza dal corso dell’Aniene. Il nome di “acqua vergine” sembra derivi, secondo una leggenda, dalla fanciulla che avrebbe indicato ai soldati il luogo dove l’acqua sorgeva, volendo forse anche dare rilievo alla qualità di purezza dell’acqua che da li’ sgorgava. Il percorso dell’acquedotto era di 20 km, quasi tutto sotterraneo di cui 2 soli km giungevano in superficie. La portata giornaliera era di 2.504 quinarie (pari a 103.916 m3 e 1.202 litri al secondo). Il percorso seguiva la via Collatina, in parte su arcate, e raggiungeva la città alle pendici del Pincio. In successiva epoca, l’Imperatore Claudio fece realizzare successive arcate di epoca claudiana (in parte conservate in via del Nazareno) attra-

versavano il Campo Marzio- In buona sostanza , scavalcando l’attuale via del Corso (la via Lata) sull’"arco di Claudio", un’arcata dell’acquedotto monumentalizzata per celebrare la conquista della Britannia ad opera di questo imperatore. Con il taglio degli acquedotti, la decadenza medioevale della città e l'addensamento della scarsa popolazione in Campo Marzio, a Trastevere e in Borgo, l'approvvigionamento d'acqua di gran parte della città riprese a dipendere quasi completamente dal Tevere. Fino al XVI secolo l'unico acquedotto antico che ancora continuava a dare acqua era quello dell'Acqua Vergine, che alimentava la fontana di Trevi. Il ripristino dell'acquedotto Vergine, che era stato avviato già da Niccolò V e proseguito da Pio IV, concluso nel 1570 ad opera di Pio V, fu l'inizio di un radicale mutamento della situazione. La Fontana di Trevi è il punto terminale dell'antico acquedotto dell'Acqua Vergine (Aqua Virgo) fatto costruire da Agrippa. L'aspetto odierno è dovuto a Nicola Salvi tra il 1732 e il 1751, forse su progetti del Bernini. Nell’immaginario di tutti noi a questa meravigliosa e straordinaria fontana monumentale alla cui storia si legano tanti miti e leggende della Roma Antica e non solo, cui tanti turisti voltano le spalle per gettare la monetina con il loro desiderio di ritornare a Roma e che ha visto importanti attori ed attrici nei fotogrammi della storia del cinema immergersi finanche dentro, costituisce anche, a mio modesto avviso, un prezioso esempio, non solo dell’arte, ma anche dell’attenzione alle preziose risorse del pianeta, come terminale di un sistema complesso di acque che nei secoli hanno difeso il loro valore ed esaltato la bellezza della nostra straordinaria città. di Andrea Tommasini

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Fontana di Trevi by night di KostasKon

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AT TWOIC - Numero 5_2011  

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