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Intervista ad Andrea Pangos Cos’è la meditazione? La meditazione è ogni attività che matura la capacità di produrre felicità e di scoprirsi sua origine. Perché meditare? Per guarire dalla sofferenza, per amare e realizzarsi integralmente. Che cos’è la realizzazione integrale di cui parli? É l’illuminazione integrata nella pratica vita quotidiana: famiglia, lavoro, rapporti, amicizie, tempo libero, creatività e in altri aspetti della vita. Si possono trascendere sentieri spirituali vecchi o nuovi e tradizioni conclamate e vivere una spiritualità autentica? Più la vita è nobilitata dalla felicità più è spiritualmente autentica. Gli insegnamenti spirituali andrebbero utilizzati per crearsi un insegnamento proprio, una filosofia di vita in funzione dell’amore, cioè della felicità. Seguire ciecamente un insegnamento o un maestro significa rimanere dei seguaci, senza pervenire a se stessi. Che cos’è il mondo? Un’esperienza che appare nella propria esperienza di esserci. Cos’è la propria esperienza di esserci? L’esperienza di esserci è l’esserci, che fa esperienza di sé. Fondamentalmente è amore. Questo è l’amore? Sì, l’amore è il puro esserci, la pura esperienza di esserci senza la quale non ci può essere altra esperienza. Qual è il rapporto tra l’amore e il mondo? Il mondo è un’esperienza che appare grazie all’esperienza primaria che è l’amore.


Quindi il mondo è una nostra percezione? Il mondo è un’esperienza che produciamo in noi stessi. Non esiste la percezione del mondo, nel senso di mondo preesistente a prescindere dai sensi, ma c’è una percezione chiamata mondo. Quindi tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, è semplicemente frutto della nostra capacità di percepire? Ciò che sperimentiamo siamo noi stessi come individuo con le nostre proiezioni, percezioni. Perché funziona in questo modo? La percezione è forse una funzione necessaria perché noi e il mondo sembriamo reali? L’individuo e il mondo sono irreali, soltanto l’origine è reale. Per non abbagliarsi con l’idea che il mondo è reale e per discernere più facilmente il reale dall’irreale, i concetti di realtà e reale andrebbero utilizzati soltanto riferiti all’origine, non alla manifestazione. Esistono delle cause del mondo, ma non delle ragioni per cui c’è la vita e il mondo che appare in essa. Ogni ragione implica il pensiero che esige il tempo e lo spazio, quindi l’esperienza di esserci. Le cause del mondo, invece, esistono di là dal tempo e dallo spazio, in una dimensione senza esperienza e quindi sono inspiegabili. Cercare di spiegarsi le cause della vita è uno dei modi migliori per smarrirsi nella ricerca spirituale. Perché allora tutti percepiamo il mondo in modo simile? Perché ogni individuo con il suo universo è un’espressione della coscienza originale, che contiene anche i programmi, in comune a tutti gli esseri umani, che determinano il modo in cui ognuno crea, mantiene, trasforma e quindi sperimenta il proprio mondo individuale. Cos’è necessario conoscere per realizzarsi? È necessario tendere a divenire pura conoscenza in essere, dalla quale far scaturire pensieri in funzione della felicità integrata nella pratica vita quotidiana, con meno pensieri superflui possibile. E quindi cos’è necessario dimenticare?


Più che dimenticare è bene scoprire che ogni conoscenza intellettiva è ignoranza, perché l’amore è la conoscenza integrale. I pensieri sono esperienze parziali, mentre l’Amore, oltre a essere l’esperienza primaria, è anche l’unica esperienza integrale. A dire il vero, anche l’amore è ignoranza, perché la conoscenza originale precede ogni esperienza. C’è spazio per la sessualità nella realizzazione integrale? La sessualità illuminante rende la realizzazione più integrale. Quindi si può essere spirituali e sessuali allo stesso tempo? Certo! La spiritualità è amore, essere spirituali significa essere amore. Cosa intendi per sessualità illuminante? Più la sessualità avviene nell’amore ovvero porta all’amore, più e spirituale, illuminante. Per essere più precisi, non si può non essere spirituali e sessuali contemporaneamente: alla base ognuno è un essere spirituale e sessuale, diversa è la qualità con cui la sessualità e la spiritualità vengono espresse o represse. La sessualità vera non c’è senza amore. Com’è possibile realizzare gli insegnamenti spirituali dell’oriente in occidente? Per rispondere con qualità e specificatamente dovrei conoscerli a fondo. Per rispondere essenzialmente, dico di non fermarsi ai concetti, alle tecniche, ai riti e di tendere a scoprire che l’amore e la conoscenza sono lo stesso. Il tuo insegnamento offre la possibilità di illuminarsi vivendo in maniera occidentale? Tendere a illuminarsi significa tendere ad amare, la vita offre innumerevoli occasioni per subire sofferenza, che possono diventare opportunità per aprire il cuore a se stessi, al prossimo e all’origine, a prescindere dagli emisferi planetari. E in modo specifico cosa potrebbe aiutarci a realizzarci?


Consapevolizzare che non c’è nessuno, nessun soggetto particolare, che vive la vita, tranne la vita stessa, che, più precisamente, è se stessa. Nei tuoi insegnamenti, appunto, parli di origine, che cos’è? L’origine è inspiegabile. Ogni spiegazione esige il tempo, mentre l’origine è senza tempo. Dalla prospettiva della manifestazione, del tempo e dell’esperienza si può affermare che l’origine è, appunto, l’origine della manifestazione e che è senza tempo e senza esperienza, ma si tratta soltanto di idee riguardo a ciò che è indefinibile. Si può dire che l’origine è l’Assoluto, Dio immanifesto, la reale identità, il sé reale. Quindi non è il corpo, le emozioni, i pensieri, l’esperienza di esserci e nemmeno l’amore. Quando tu nelle meditazioni dici sussisto origine, dove sei, dove è chi medita in quel momento, quando afferma questo? Sussistendo senza pensiero non è certo l’origine ad affermare sussisto origine. È l’individuo che facendo questa affermazione si aiuta a consapevolizzare che in quanto Assoluto si è l’origine stessa, ma non come individuo. L’affermazione sussisto origine o sussisto Assoluto aiuta a scoprire che come individui scaturiamo da se stessi Assoluto, mentre come Assoluto si è l’origine di ogni individuo, della manifestazione intera. Si parla di trascendere la mente, è vera questa cosa? Ogni trascendimento implica il tempo e lo spazio, che non ci sono senza mente. Quindi qual è la funzione della mente in un allievo che vuole illuminarsi? L’allievo è la mente stessa. Essere ricercatore spirituale vero significa trasformare la mente da strumento di sofferenza in strumento di beatitudine, amore. Si tratta della mente che si autotrasforma, consapevolizzandosi. La mente è l’individuo?


Si, la mente è l’individuo. Intendo la mente non solo come apparato emotivo e concettuale, ma anche come fenomeno vitale totale, processo di individualizzazione che dura dal concepimento alla morte. Qual’è il rapporto tra la beatitudine e il vuoto mentale? Vuoto mentale e beatitudine sono due modi di definire la pura esperienza di esserci, l’amore. Cos’è l’estasi? L’estasi può essere definita anche come beatitudine senza constatare, sapere, di esserci. “Senza constatare di esserci” è oltre il pensiero? Cioè, constatare precede la formazione del pensiero? La constatazione è un pensiero, l’estasi è lo stato in cui l’intero campo esperienziale produce, quindi sperimenta, beatitudine. Si tratta di uno stato di tale assorbimento che non riesce nemmeno a produrre pensieri. É il vuoto mentale più profondo. Tu parli di estinzione, usi questa nuova definizione nel percorso di crescita spirituale. Di che si tratta? L’estinzione è lo stato non esperienziale che avviene quando l’assorbimento in sé è talmente profondo che si è dissolta anche la beatitudine. Si tratta dell’estinzione temporanea dell’esperienza di esserci, quindi di ogni esperienza. L’estinzione è uno stato più profondo della beatitudine, cioè dell’amore, esperienza primaria portatrice di ogni altra esperienza. Allora si diventa origine? Non si può diventare origine, per due motivi almeno. In quanto Assoluto si è già l’origine, mentre come individuo non si può essere che un individuo. L’individuo non può diventare Assoluto e l’Assoluto non può diventare un individuo. Estinzione significa estinzione di ogni esperienza, ma non come durante il sonno profondo in cui l’esperienza di esserci è silente e non viene riconosciuta. Durante l’estinzione l’esperienza di esserci è totalmente dissolta e riemerge con il terminare dell’estinzione.


È possibile spiegare la natura di Brahman? Si può cercare di spiegare praticamente tutto, ma non è detto che le spiegazioni siano veritiere. Ciò che si può dire è che Brahman immanifesto è l’esistenza senza coscienza di sé, l’origine della manifestazione. Brahman manifesto nella sua forma pura è la beatitudine, pura esistenza con coscienza di sé. Brahman manifesto nel suo insieme è, invece, la manifestazione nella sua interezza. La qualità di Brahman manifesto nella sua interezza è una questione di esperienza di sé, lo stesso evento può essere percepito con sofferenza oppure producendo beatitudine. Dunque la felicità non si cerca, ma si produce? Cercandola nel modo giusto in se stessi ci si avvicina a produrla, esserla. Cos’è l’illuminazione? L’illuminazione temporanea è costituita da periodi di beatitudine e nel senso più stretto del termine, di estinzione. L’illuminazione definitiva, invece, è la costante alternanza tra la beatitudine e l’estinzione. È vero che tutti quanti siamo già illuminati e che non c’è nessuno che s’illumina? Alla base dell’esserci ognuno è beatitudine, che è lo stato illuminato, pertanto non può illuminarsi. L’individuo nel suo complesso, invece, si illumina, come ho detto poco fa, rendendo possibile il costante alternarsi della beatitudine con l’estinzione. È possibile per l’uomo di oggi illuminarsi in modo più fisiologico rispetto a quello che le precedenti tradizioni insegnavano, cioè dopo anni e anni di meditazione, astinenze, rinunce e cambi di nome e identità? Sì. In che modo? Liberandosi dalle cattive abitudini che producono sofferenza e acquisendo abitudini positive che producono felicità nella pratica vita


quotidiana. È bene comprendere che la sofferenza è una malattia, che più si soffre più si è malati e che maggiore è la sofferenza più intensa deve essere la terapia. Più velocemente si vuole guarire più bisogna volgersi verso l’amore e la sua origine, tale volgersi è la sostanza della meditazione spirituale. Iniziare a meditare, cioè avviarsi su un percorso spirituale, significa anche iniziare a trasformare la propria esistenza in funzione dell’amore, liberarsi dal culto della sofferenza in favore della vita funzionale alla felicità. Seguendo le meditazioni che tu insegni come suggeriresti a un allievo di impegnarsi giornalmente? Quanto meditare, come? Le meditazioni appartate che propongo, che sono solo una parte del sistema meditativo che ho sviluppato, vanno utilizzate per maturare la capacità di rendere meditare ogni aspetto della vita. La meditazione non va intesa soltanto come esercizio appartato, da fare una o più volte al giorno. La meditazione andrebbe intesa come esistenza alla ricerca della felicità, vita che usa le condizioni esistenti per liberarsi dalla sofferenza. Un’ottima meditazione è tendere costantemente alla presenza Integrale ora-qua, più precisamente tendere a divenirla, indipendentemente dalle situazioni della vita. Questo significa anche osservare le emozioni, i pensieri e il mondo avvenire in noi stessi. Inoltre, meditare significa cercare di non produrre emozioni e idee superflue, anche trasformando il dialogo interiore conflittuale in dialogo consapevolizzante. La meditazione può davvero trasformare la vita di una persona? Anche la quotidianità è una percezione che appare nella mente. La meditazione qualitativa trasforma la mente, non soltanto la quieta. Esistono ottimi metodi per quietare la mente, senza però trasformarla profondamente, perché non eliminano abbastanza efficacemente le cause degli ostacoli per la realizzazione Integrale. Va considerato che molti metodi adatti alla vita da ashram o da monastero non sono idonei alla maturazione spirituale integrata nella vita di città. Sono metodi che funzionano in condizioni materiali ed energetiche favorevoli alla consapevolizzazione, ma la vita di città è piena di ostacoli per la


maturazione spirituale. Chi vive in città e vuole maturare l’esserci dovrebbe usare metodi profondi che permettano di maturare contemporaneamente capacità spirituali ed energetiche tali da trasformare questi ostacoli. Grazie! Claudia Catani Maratea, 31.07.2011


Intervista ad Andrea Pangos