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CONTIENE INSERTO REDAZIONALE

Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. L. n. 46/2004 art 1 comma 1 (TAB ROC), numero progressivo periodicità AUT. DR/CBPA/CENTRO1 VALIDA DAL 30/03/2006

umbria www.andipg.it

Periodico d’informazione dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani Regione Umbria Aut. Trib. Terni N∞13/05 del 23/12/2005

ANNO II N° 5

(II Quadrimestre 2007)

1° Congresso Regionale A.N.D.I. Umbria IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE A FOLIGNO U.D.R. PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI


ANNO II - II QUADRIMESTRE 2007 - N° 5 PERIODICO QUADRIMESTRALE DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DENTISTI ITALIANI - UMBRIA

ANDI UMBRIA

umbria www.andipg.it

. Redazione Michele Mangiucca Claudia Giannoni Ezio Bertoldi Alessio Fabiani Giovanni Maira Maurizio Pelletti

Poste Italiane S.p.A. Spedizione in A.P. L. n. 46/2004 art 1 comma 1 (TAB ROC), numero progressivo periodicità AUT. DR/CBPA/CENTRO1 VALIDA DAL 30/03/2006

. Direttore Editoriale Ferruccio Saldi . Direttore Responsabile Antonio Montanari

Sommario

CONTIENE INSERTO REDAZIONALE

4 Editoriale del Presidente Periodico d’informazione dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani Regione Umbria Aut. Trib. Terni N°13/05 del 23/12/2005

1° Congresso Regionale A.N.D.I. Umbria

ANNO II N° 5

(II Quadrimestre 2007)

IN CASO DI MANCATO RECAPITO INVIARE A FOLIGNO U.D.R. PER LA RESTITUZIONE AL MITTENTE PREVIO PAGAMENTO RESI

. Segreteria di Redazione e Pubblicità Studio Montanari Politi Via Brigata Garibaldi, 8 06034 Foligno (Pg) Tel. e Fax 0742.23731 e-mail: politi.ezio@aliceposta.it antonio.montanari@yahoo.it

. Tipografia Grafica Impaginazione Tipolitografia Sergio Recchioni Via A. Mollari, 12 - loc. Paciana 06034 Foligno (Pg) Tel. 0742.23214 Fax 0742.320196 tipografia@tipografiarecchioni.191.it cinzia@tipografiarecchioni.191.it

5 1° Congresso Regionale ANDI Umbria Programma 9 Quo usque tandem... 10 Pagina sindacale 11 Aggiornamento 626 12 Rubrica fiscale

ANDI UMBRIA Ringrazia gli sponsor: Dentex, Gammadent, Nova Implant, Odontotecnico Persichetti, Eco Tech, Studio Barocci, Sirio Ecologica, Laboratorio NTO, Laboratorio Ortho Center, InTegrAlia, Gioielleria Cicchi, Revello.

In copertina Assisi

15 Riflessioni sul margine di finitura protesico 18 Odontoiatria legale.

Per la foto si ringrazia Ezio Bertoldi

ANDI UMBRIA . Presidente Ferruccio Saldi . Vice Presidente Gaetano Palazzoli . Segretario Sindacale Ezio Politi . Segretario Culturale Fabio Filabbi . Tesoriere Antonio Montanari . Segretario Leonardo Cancelloni . Delegato Regionale al Consiglio di Presidenza Nazionale Michele Mangiucca

21 Orazi e Curiazi Rubrica in difesa della professione 22 narniOpera Openair Ad alcuni colleghi non perviene il Bollettino, probabilmente a causa di vecchi indirizzi in possesso dell’Ordine e dell’ANDI. Vi preghiamo di aiutarci ad aggiornarli, contattando la redazione.

Inviare le comunicazioni alla segreteria di redazione. La redazione si riserva di pubblicare gli articoli in modo integrale o parziale a sua discrezione e secondo gli spazi disponibili.

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Editoriale del Presidente Ferruccio Saldi Presidente Andi Regione Umbria

dott.ferruccio@libero.it

28 29 settembre 2007 1° Congresso Regionale A.N.D.I. Umbria: perché? Ci vediamo tutti ad Assisi, a fine settembre, per il 1° Congresso Regionale, non solo per parlare di parodontologia, implantoprotesi e problemi legali, ma anche per incontrarci tutti noi dentisti umbri e le nostre preziosissime collaboratrici: le assistenti di studio. L’intento è quello di migliorare in continuazione le cure prestate ai nostri pazienti. Per fare questo, l’aggiornamento professionale, cultuale e normativo costituiscono il primo capitolo di un libro che ANDI sta scrivendo da 60 anni, nell’intento di migliorare sia le condizioni di lavoro dei propri iscritti, che la salute orale di tutti i cittadini. Oltre che un aggiornamento professionale approfondito di un tema, sarà una festa, la festa dei dentisti umbri, che non si sentono sotto accusa come qualche giornale afferma con titoli che vanno da: “dentisti a peso d’oro” a “la corporazione dei dentisti blocca le cure nelle strutture pubbliche” e via di seguito, anche con accuse molto “fantasiose”. La realtà ANDI è questa: in ambito nazionale siamo ad oggi 22.000 iscritti (un dentista su due è socio ANDI), a livello Umbria siamo circa 400 soci, la metà degli iscritti agli albi professionali. Da sempre il dentista ANDI, oltre ad aggiornarsi, fa prevenzione e da questo anno, non solo il “Mese della Prevenzione Dentale”: il prossimo 10 ottobre sarà l’ “Oral Cancer Day”, una iniziativa ANDI per aumentare la prevenzione delle lesioni neoplastiche del cavo orale. Prevenzione che comporta la guarigione di circa l’ 80 % dei casi se la diagnosi è precoce. Da sempre il dentista ANDI esercita l’odontoiatria rispettando il codice deontologico dell’Ordine professionale, ottempera in modo corretto alle normative vigenti, possiede studi professionali tecnologicamente rispettosi delle normative e finalizzati ad ogni forma di prevenzione, ha alle proprie dipendenze personale qualificato, ottempera alle normative riguardanti la prevenzione degli infortuni sia per i pazienti che per il personale. Nonostante i vari problemi che affliggono la società italiana ed in particolare la nostra professione (crisi economica, pletora, abusivismo e prestanomismo, burocrazia, ecc.) vogliamo incontrarci per ribadire la nostra professionalità, il nostro impegno, la tanta passione, le tante energie, ed anche le tante risorse economiche che abbiamo dedicato e che continueremo a dedicare al nostro lavoro. Lavoro che ha permesso, e lo dico con orgoglio di categoria, di fare quel salto in avanti, che l’odontoiatria privata ha determinato sulla salute orale dei cittadini italiani negli ultimi quaranta anni. Ora non possiamo gettare via tutto questo lavoro arrendendoci alle crisi ed alle difficoltà. E’ ancora più importante superare le polemiche e le divisioni e marciare diritti verso nuovi ed importanti obiettivi che possiamo e dobbiamo raggiungere. Di questo e di altro parleremo alla festa del 28-29 settembre e proprio perché di una festa si tratta nessuno dei soci potrà mancare, non ci sono scuse (neanche quella economica, è gratuito) che potranno impedire a Te caro collega di venire ad Assisi il 28 e 29 settembre per il 1° Congresso Regionale ANDI Umbria.

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Autore: Vincenzo Martini

Il Congresso è riservato a medici, odontoiatri, studenti in odontoiatria


STUDIO DI CONSULENZA AMBIENTALE DR. STEFANO BAROCCI Via Circonvallazione, 58 - 60030 CASTELBELLINO STAZ. (AN) Tel: 0731-701695 - Fax: 0731-707735 - e-mail: s.barocci@t-online.de - GSM: 348-3369046 Via dei Sediari, 8 - 00186 ROMA - Tel.: 06-6878312

Esperto Qualificato di II grado, N. 1645 (D.L. 230/95) ed Esperto in Fisica medica (Art. 7, D.L. 187/00) Esperto di riferimento del Consorzio CO.DE.MAR., della Ditta MaxControl di Falconara, della USL di Jesi, di ANDI Ravenna (con Dr. Bandoli), del Laboratorio LAV di Rimini e della Clinica Montanari di Morciano di Romagna. • • • • •

già professore di Fisica, Università di Ancona funzionario IAEA, Vienna funzionario EPO, L’Aja Consigliere scientifico, Ambasciata d’Italia in Germania Consigliere del Ministro per le Politiche comunitarie

Misure di radioattività ambientale (Radon, Thoron ed altro) Misure di contaminazione radioattiva su materiali ferrosi e non Rilevamento di materiali fissili Controlli non distruttivi con raggi gamma ed X Controlli di radioprotezione e di qualità in campo sanitario ed industriale Misure di campi elettromagnetici ad alta e bassa frequenza Rilevazioni ambientali su aria, acqua, suoli e prodotti naturali Radiodosimetria Trasporto di materie radioattive Sicurezza negli ambienti di lavoro Corsi di formazione Strumentazione di misura

Condizioni particolari sono applicate ai soci Andi


21.00 CENA DI GALA


Quo Usque Tandem …… Andrea Vena Presidente Andi Terni

venaandrea@libero.it

Quanto a lungo ancora dovremo tollerare i luoghi comuni riferiti alla nostra attività? Quanta pazienza dovremo ancora dimostrare quando chicchessia ci apostroferà con gli epiteti che voi tutti conoscete e che non mi fa piacere ripetere ancora una volta? Quanti articoli offensivi, quante interviste televisive equivoche, quanti commenti sui prezzi alti, sulla professione d’oro, sui dentisti che mangiano coi denti degli altri? Come se quei benedetti soldi non li sudassimo forse piu’ degli altri professionisti, come se ai costi ed alla complessità della nostra attività non dovessimo aggiungere anche un rischio ed una fatica maledetti? Questo diffuso disagio, questa incapacità nel comunicare i nostri meriti e la nostra sostanziale onestà, ci tolgono la soddisfazione che implicitamente vorremmo ricevere a fronte di tanto impegno. Ma siamo poi sicuri di non avere qualche colpa? siamo certi che le ostentazioni, l’esibizionismo non siano mai comparsi nei nostri comportamenti? Negli ultimi decenni la professione odontoiatrica ha dispensato benessere a quasi tutti gli esercenti, forse anche a chi non lo meritava in pieno e quindi dalla sicurezza, dall’imprudenza che spesso il benessere sembra autorizzare sono comparsi i comportamenti e le esagerazioni che tutti conosciamo. L’odontoiatria è cambiata, ha cessato di essere un eldorado accessibile a tutti, servono ormai competenza, buona volontà ed onestà intellettuale per progredire ed affermarsi. Correggiamoci, per modificare ciò che la collettività pensa di noi; miglioriamoci, per offrire una immagine che non sia solo apparenza ma specchio delle nostre capacità. La sola manualità non sarà più sufficiente, il dentista del terzo millennio dovrà essere un professionista capace di gestire la sua figura professionale curandola anche negli atteggiamenti al di fuori dello studio. E come non servono tante parole per essere sinceri così sarà facile dire quello siamo, fieri della nostra ritrovata identità.


Pagina Sindacale Applicabilità della legge 27.12.2006 N. 296 (commi 38-42) agli odontoiatri/medici dentisti che utilizzano collaboratori Ezio Politi Segretario Sindacale Regionale Andi Umbria

politi.ezio@aliceposta.it

Cari colleghi sono qui ad informarvi che con la circolare n° 171 del 13.07.2007, l'Agenzia delle Entrate ha confermato, ad una precisa domanda dell'ANDI Nazionale, che i commi 38-42 vanno applicati anche agli odontoiatri che utilizzano i collaboratori. Ripropongo quindi, in maniera sintetica, gli obblighi a cui devono assogettarsi gli studi dei medici dentisti/odontoiatri organizzati sia in forma individuale che in forma associata nel caso utilizzino collaboratori che fatturino direttamente ai pazienti: - incassare il compenso in nome e per conto del professionista collaboratore e riversarlo al medesimo contestualmente o in seguito - registrare, nelle scritture contabili obbligatorie o in apposito registro, il compenso incassato per ciascuna prestazione di lavoro autonoma del collaboratore resa nell'ambito della struttura. - comunicare telematicamente all'Agenzia delle Entrate l'ammontare dei compensi complessivamente riscossi per ciascun percipiente. Per quanto riguarda il registro e le modalita di trasmissione telematica, nulla è stato ancora definito, mancando le norme attuative. Sarete comunque costantemente informati. Le regole sovraesposte valgono nel caso lo studio odontoiatrico metta a disposizione o conceda in affitto ad altro professionista i locali e le attrezzature per l'esercizio di attività di lavoro autonomo medico ed i compensi correlati alle prestazioni rese dal professionista collaboratore direttamente al paziente . Rimane comunque sempre valida la vecchia procedura secondo cui il collaboratore fattura al titolare di studio le prestazioni odontoiatriche eseguite presso lo studio dello stesso a favore dei pazienti dello studio ed a sua volta il titolare dello studio fattura la prestazione al paziente. Polizza RC Auto- Arriverà prima della fine dell'anno, per i soci ANDI, la polizza RC Auto che prevede sconti fino al 25% per la responsabilità civile e fino al 30% per furto e incendio; appena attiva sarà data immediata notizia a tutti i soci.

Strumenti e componenti chirurgici

Maurizio Cici Amministratore

336.313785


Legge 626: rischio biologico e chimico Aggiornamento per il personale dello studio odontoiatrico Giovanni Battista Genovesi Delegato Nazionale ENPAM per la libera professione

dottgenovesi@katamail.com

La Sezione Provinciale ANDI di Perugia organizza un incontro formativo ed informativo rivolto alle figure dei Rappresentanti per la Sicurezza dei Lavoratori (RSL) degli studi odontoiatrici in ottemperanza a quanto previsto dal protocollo aggiuntivo all’ accordo nazionale di II° livello per i dipendenti di studi odontoiatrici del 12/12/1997 in tema di "Salute e Sicurezza" relativamente alle figure dei RSL ed in ottemperanza al dettato del Decreto 626/94 che fonda la sicurezza sulla formazione continua e l’aggiornamento in materia di sicurezza e salute negli ambienti di lavoro per tutti i lavoratori. L'incontro è quindi rivolto alle figure RSL presenti nello stadio che hanno effettuato il relativo corso ed è esteso anche ai dipendenti che non ricoprono questo ruolo ma che comunque operano nelle attività di studio relativamente ai rischi trattati. L’oggetto dell’aggiornamento riguarderà l’analisi, la discussione e la verifica di tecniche e procedure riguardanti il titolo V e VII bis - rischio biologico e rischio chimico - del decreto 626/94. Il modulo, previsto nell’arco di 8 ore previste su un’intera giornata, sarà supportato da strumenti didattici semplici, preferibilmente audiovisivi, da metodologie “attive” della formazione degli adulti, dalla discussione degli argomenti trattati che prevede il coinvolgimento in discussioni e la partecipazione diretta dei corsisti. È prevista la consegna di materiale informativo riguardante gli argomenti trattati su supporto cartaceo o informatico. In particolare si provvederà a presentare e discutere le nuove linee guida ISPESL sulla sterilizzazione in ambito sanitario e sarà messo a conoscenza dei partecipanti il protocollo operativo dell’Azienda Ospedaliera di Perugia per la gestione delle esposizioni occupazionali ad HIV e virus epatite B e C. Entrambi i documenti sopra citati saranno consegnati in copia cartacea o informatica a tutti i corsisti. È prevista una prova finale volta a verificare il grado di apprendimento a conclusione del corso. Di tale operazione sarà conservato il testo della prova scritta firmata dal docente e dal lavoratore. È previsto il rilascio di un attestato di partecipazione per il lavoratore e di un attestato di occasione di avvenuta formazione ed informazione dei propri dipendenti a favore del datore di lavoro da trattenere a studio assieme alla documentazione 626 già esistente. La frequenza è obbligatoria con firma del registro presenze. L'incontro è previsto per Sabato 15 Settembre presso il Park Hotel di Ponte S.Giovanni (Perugia). L'invito è di effettuare quanto prima l'iscrizione visto il numero limitato di posti che offre la sala (circa 200). La priorità di iscrizione è riservata al personale di soci ANDI. Per le iscrizioni rivolgersi al n° 075-46645.


Rubrica fiscale Umberto Nardi Consigliere Provinciale Andi Perugia

NarDent@iol.it

IL PUNTO SUGLI STUDI DI SETTORE La calda estate del 2007 sarà ricordata come tale anche per le accese polemiche che hanno accompagnato il versamento delle imposte in dipendenza dell’applicazione degli studi di settore e degli indici di normalità economica, così come rispettivamente rivisti ed introdotti dopo le modifiche normative del 2006. Le recenti innovazioni legislative sul tema, come pure il dibattito che ne è seguito, i numerosi interventi di prassi dell’Agenzia delle Entrate e i vari comunicati stampa che si sono susseguiti, sono certamente tali da imporre un’attenta ed ordinata riflessione sull’argomento che, tuttavia, non potrà che svilupparsi dopo l’opportuna sedimentazione delle novità fiscali a vario titolo introdotte. Le necessità stagionali impongono però, fin da ora, di porre i primi punti fermi per l’inquadramento della tematica, senz’altro utili anche in vista di eventuali successivi approfondimenti anche su questo Bollettino.


1. La funzione degli studi di settore. In una fiscalità di massa basata essenzialmente sull’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti rispetto agli obblighi fiscali che - per quanto attiene ai soggetti titolari di reddito d’impresa e di arti o professioni - prevedono la determinazione del reddito in base alle scritture contabili, si è potuta constatare una progressiva inattendibilità dei dati dichiarati dai contribuenti di piccole e piccolissime dimensioni. Infatti, è notorio che le imprese e professionisti di piccole dimensioni non hanno la necessità di avere una struttura amministrativo-contabile funzionale alla gestione della loro attività, che ne può prescindere essendo fondata sulla centralità del titolare. Al fine quindi di contrastare i fenomeni di “evasione di massa” sopra accennati, il legislatore ha sempre più frequentemente fatto ricorso allo strumento delle presunzioni, atto a semplificare - quando non invertire - un onere della prova che grava sul Fisco, quale attore in senso sostanziale della pretesa e sul quale - altrimenti - non può che far carico il peso di dare la compiuta dimostrazione dei maggiori ricavi o compensi che si vuole accertare. Allo scopo dunque di contrastare i comportamenti evasivi che facevano leva sul garantismo formale assicurato dalla correttezza esteriore delle scritture contabili (e che metteva quindi il Fisco in evidente difficoltà nel dimostrare le infedeltà dei contribuenti), il legislatore ha introdotto i coefficienti presuntivi di ricavi e compensi, poi sostituiti dai più raffinati studi di settore. Tali strumenti altro non sono che la “standardizzazione” di meccanismi presuntivi, normativamente predeterminati, atti a superare le evidenze contabili dichiarate dai contribuenti di piccole e piccolissime dimensioni. 2. Efficacia e presupposti dell’accertamento in base agli studi di settore. Dunque, gli studi di settore altro non sono che uno strumento presuntivo volto a superare le risultanze contabili, tuttavia limitatamente alla sola determinazione dei ricavi e compensi dichiarati (essi, ad esempio, non consentono una rideterminazione dei costi). E’ poi da precisare che la rettifica della dichiarazione tributaria del contribuente in base agli studi di settore è regolata da disposizioni specifiche che individuano i presupposti, i contenuti e le modalità dell’accertamento (di tipo contabile) dei ricavi o compensi complessivamente dichiarati. A tal proposito - come precisato dall’art. 62-sexies del D.L. 30 agosto 1993, n. 331 - l’accertamento in discorso opera in caso di “gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dagli studi di settore”. Sul punto l’Amministrazione Finanziaria ritiene che anche piccoli scostamenti siano in grado di determinare quelle “gravi incongruenze” tali da legittimare l’accertamento in base agli studi di settore che - avendo valore di presunzione relativa - non richiede particolari dimostrazioni in ordine alla motivazione della pretesa, potendosi questa limitare alla attestazione dello scostamento. Diversamente - in dottrina (e secondo la giurisprudenza più illuminata) – si è ritenuto che l’integrazione del presupposto della gravità delle incongruenze richieda un apprezzamento (per taluni qualitativo, per altri quantitativo) delle ragioni dello scostamento, volto appunto a distinguere tra le discrepanze imputabili ad infedeltà dichiarative e quelle derivanti dalle insufficienze dello strumento presuntivo, fondato come noto - su modelli matematico-statistici riferiti a campioni significativi di contribuenti. Per cui - in termini più generali - partendo dall’assunto che gli studi di settore costituiscono uno strumento presuntivo legale di tipo relativo (giacché le presunzioni legali di tipo assoluto, in diritto tributario, andrebbero incontro ad una serie di limitazioni anche di tipo costituzionale), pare potersi prospettare la possibilità di contrastare l’automatismo intrinseco degli studi di settore anche attraverso argomentazioni - pure di natura presuntiva - volte ad introdurre elementi di elasticità nella determinazione presuntiva dei componenti positivi di reddito (quando non ad escludere in radice l’applicabilità degli studi al caso concreto). Difatti, anche al fine di non violare il principio della capacità contributiva di cui all’art. 53 Cost., gli studi di settore non dovrebbero avere effetti automatici, richiedendo essi comunque un confronto con la situazione concreta in cui versa il contribuente, rispetto al quale deve in ogni caso individuarsi la reale ed effet-

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tiva capacità contributiva (ancorché forfetariamente o catastalmente determinata), dovendosi in altre parole ripudiare la tassazione di una capacità contributiva fittizia, ancorché fondata su costruzioni di tipo medio-ordinario. Peraltro, la fase del contraddittorio tra Fisco e Contribuente - che deve necessariamente precedere l’accertamento in base agli studi di settore - avrebbe pure lo scopo di consentire quell’auspicato adattamento dei risultati predeterminati alla reale situazione del contribuente accertato. 3. Alcune puntualizzazione sulle prove contrarie. Per la loro natura giuridica e il loro meccanismo di funzionamento, gli studi di settore tendono ad escludere che la prova contraria ad essi possa essere offerta in base alla mera ostensione dell’effettivo volume di ricavi (rectius: del volume di ricavi così come contabilizzato). La prova contraria - invece - può darsi sostenendo l’irragionevolezza dell’applicazione dei parametri matematico-statistici al singolo caso di specie, in presenza di determinate cause che escludono il contribuente da quella normalità (ovvero medietà/ordinarietà) che sta alla base del relativo meccanismo presuntivo. La fase amministrativa del contraddittorio con l’Ufficio quindi, e quella giurisdizionale (eventuale) avanti al giudice tributario, debbono essere utilizzate per efficacemente dimostrare - anche ricorrendo a modelli logici di tipo presuntivo - l’inapplicabilità dello studio al caso di specie, ovvero le peculiarità che - nel caso di specie - giustificano lo scostamento rispetto agli studi di settore che - in ogni caso - non possono dar luogo a risultati irragionevoli ovvero fondati su indici rivelatori di ricchezza non concretamente sussistenti, ovvero non giustificabili neanche alla stregua di quello che viene chiamato id quod plerumque accidit. Ma su tali aspetti ci riserviamo di ritornare più approfonditamente allorquando esamineremo le più recenti innovazioni legislative e di prassi in materia. A cura del dott. Simone F. Cociani Dottore Commercialista Eventuali quesiti a: s.cociani@studiococianipelliccia.com

*


Riflessioni sulla professione

Riflessioni sul margine di finitura protesico Gaetano Palazzoli Vice Presidente Andi Regione Umbria - Socio Attivo A.I.O.P.*

gaetanopalazzoli@libero.it

*Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica

La Redazione del Bollettino ha pensato di fare cosa gradita ai Colleghi inserendo,da questo numero, una rubrica scientifica che non vuole avere la pretesa di essere un articolo da rivista del settore,ma semplicemente un motivo di riflessione in particolare per i più giovani. L'intento è quello di trattare argomenti base della nostra professione,quelli che da molto tempo ormai non sentiamo più in corsi e congressi, ma che costituiscono il vero indispensabile supporto delle piccole e grandi riabilitazioni. Iniziamo con un articolo del dr Palazzoli, al quale ci auguriamo possano seguire altri temi di comune interesse. In letteratura vengono descritti numerosi tipi di finitura del margine protesico; dalla loro accurata esecuzione e dal loro corretto trasferimento in laboratorio dipende in gran parte la durata nel tempo dei nostri manufatti. Anche se nessuno di essi è ideale, e quindi valido in tutti i casi, la mia personale opinione, avvalorata però anche dalla letteratura, è che una delle preparazioni di più facile esecuzione ed anche applicabile in numerosi casi sia quella a lama di coltello. E’ possibile affermare che questo disegno di finitura consente innanzi tutto la migliore chiusura marginale di qualsiasi altra preparazione (Carnevale G., Di Febo G., Biscaro L., Sterantino S.E., Fuzzi M. “Ripreparazione dei denti durante la chirurgia parodontale. Ricerca in vivo”. Riv. Inter. di Parodon. e Od. Ricostrut. 10; 1.1990), e può offrire, secondo il Dr Castellani ed Altri, anche numerosi vantaggi: 1) Può essere nitido e lineare 2) È di facile esecuzione clinica 3) Risulta particolarmente conservativo nei casi di disparallelismo dei monconi 4) È specificatamente indicato, insieme al margine a finire, nella tecnica di preparazione intraoperatori. Ovviamente presenta anche degli svantaggi: 1) Può determinare conicità eccessiva nelle pareti assiali 2) Comporta elevate concentrazioni dello stress (Castellani D. “Testo atlante di protesi fissa. La preparazione dei pilastri per corone in metal-ceramica”Edizioni Martina-Bologna. 176 ), sui quali però non mi trovo d’accordo. Non condivido il punto 1 perché contrasta con il vantaggio al punto 3; inoltre è abbastanza facile ovviare a questo inconveniente se, prima di iniziare la preparazione, valutiamo attentamente quale potrebbe


essere il piano di inserzione più favorevole in base all’inclinazione dei monconi. Non condivido il punto 2 poiché, se è vero che stress è sinonimo di forza, per avere uno stress elevato a parità di forza, questa dovrebbe essere concentrata in una superfice ridotta, quindi la corona dovrebbe poggiare sul moncone soltanto in un punto e ciò accadrebbe nel caso in cui il margine delle corone non fosse preciso;infatti, questo tipo di preparazione dà origine ad un tronco di cono sul quale deve essere inserita la protesi. Se questa non scendesse fino in fondo, le pareti assiali non si toccherebbero e la pressione graverebbe soltanto sul bordo; ma se quest’ultimo è preciso sulla linea di finitura, l’appoggio è su tutte le pareti e lo stress sul bordo di finitura diminuisce (Fig.1). Da ciò, mi sembra ovvio che sia la precisione dei margini protesici a far diminuire lo stress tramite un buon adattamento marginale, non il tipo di disegno. Ma secondo la letteratura classica quale potrebbe essere la migliore geometria per un margine di finitura? Afferma Pameijer: “Generalmente il disegno del margine a spalla con bisello può essere usato per tutti i tipi di corona”. (Pameijer J.H.N. “Fattori parodontali e occlusali nella costruzione di ponti e corone” USES-1985;168). Da questa affermazione si deduce che è il bisello a determinare la miglior chiusura marginale; ma se osserviamo che la chiusura di una fusione sul moncone avviene esattamente e soltanto a livello del passaggio tra dente e corona, non vi sembra che le preparazioni bisellate nel punto di chiusura siano identiche a quelle a lama di coltello? Quello che c’è anche solo un millimetro coronalmente a questo punto non ci interessa, perché la chiusura è solo qui (Fig.2). Tra le altre critiche c’è quella che riguarda il rapporto fisiologico protesi-parodonto poiché, secondo alcuni Autori, questo tipo di finitura non consentirebbe di ottenere un giusto profilo di emergenza e darebbe luogo a sovracontorni sia verticali (angolo in eccesso rispetto alla proiezione coronale della zona apicale alla linea di finitura) che orizzontali (eccesso di materiale che provoca la formazione di un gradino a livello del margine di finitura). Per quanto concerne i primi, pensiamo ad un dente parodontopatico in cui la preparazione deve essere più apicale rispetto ad un dente sano, e quindi la proiezione coronale risulta diversa nello stesso elemento. E delle protesi su impianti cosa possiamo dire? I profili di emergenza sono la proiezione coronale della “linea di finitura”, oppure vengono disegnati in base al tipo di elemento da sostituire e alle caratteristiche del tessuto circostante, al fine di ottenere una migliore estetica? Per i sovracontorni orizzontali si dice che la preparazione a lama di coltello sia tra quelle che più facilmente li può creare, perché non è in grado di incorporare il margine di finitura; ma questo può accadere per tutte le preparazioni bisellate e il gradino, se c’è, non è altro che un’imprecisione marginale per un’incompleto adattamento della corona. Allora insisto nel dire che è sempre l’imprecisione della chiusura a creare patologia. Cerchiamo, a questo punto, di fare un po’ d’ordine e distinguiamo la chiusura marginale, che è un rapporto dente-protesi, dal profilo di emergenza, che è un rapporto protesi-tessuti molli e che definirei, in maniera semplice e chiara, l’angolo formato dall’asse lungo del dente e dalla tangente al dente nel punto di emergenza del dente dalla gengiva. Il primo è indubbiamente funzione della precisione della sua riproduzione; e il secondo? Andiamo a vedere cosa c’è in letteratura: Ochsenbein e Coll. nel 1969 hanno osservato che” l’architettura gengivale normale può seguire due forme tipiche: sottile,con curvature molto accentuate oppure spessa,fibrosa,con architettura piatta”. (Ochsembein C., Ross S. “A revaluation of osseus surgery” Dent. Clin. North Am.- 13,87-1969).Altri hanno aggiunto che:“Ciò deve essere collegato ai profili coronali dei denti che essi circondano. Se il tessuto è

Fig. 2 - Margine di finitura a spalla bisellata e a lama di coltello Fig. 1 - Schematizzazione di imperfetto e perfetto adattamento di una fusione sul moncone


sottile, i profili coronali hanno un angolo di emergenza piuttosto ripido, mentre, se i tessuti sono piatti, l’angolo di emergenza è maggiore”. (Weisgold A.S. “Contours of the full crown restoration”. Alpha Omegan12-1997). Per cui “Questo dovrà essere ripetuto dal protesista anche nelle ricostruzioni per la salute dei tessuti, ovvero la guida è la forma e la dimensione della gengiva, non la radice del dente. Questa giusta riproduzione impedisce, durante la masticazione , che il cibo abbia un impatto contro le gengive se sarà in difetto, mentre ci sarà accumulo di placca se sarà esagerata “(Beaudreau D.E. “Periodontal considerations in restorative dentistry” in “Periodontal Terapy”. Ed. Sei- Saint Louis- Mosby-1980). Riassumendo: a tessuto sottile e delicato corrisponde un profilo di emergenza diritto mentre, se il tessuto è spesso, il profilo di emergenza sarà più largo e magari con i margini sottogengivali a sostegno del tessuto stesso (Fig.3). Da ciò, sono convinto che in protesi il successo a distanza è determinato da un buon sigillo, dalla non interferenza con il legamento parodontale se la chiusura è nel solco, dall’adeguamento ai tessuti, dall’importanza dei controlli periodici (la terapia di mantenimento è uguale alla terapia preventiva), e non dal tipo di disegno del margine di finitura (Fig.4).

Fig. 3 - Schematizzazione del corretto profilo di emergenza in base alla qualità del tessuto

Fig. 4 - Riabilitazione complessa su preparazioni a lama di coltello: controllo a sei anni dalla cementazione definitiva


Odontoiatria Legale Onori ed oneri (ed inconvenienti) nel rapporto di consulenza nello studio odontoiatrico (Un giudizio legale su un caso forse non infrequente).

Claudia Giannoni Segreteria Culturale Andi Perugia

claudia_giannoni@hotmail.com

Non trattiamo qui di uno di quei succulenti casi di “malpractice” medica che assicurano alla televisione ed alla stampa un perfido incremento di audience e di tirature. Parliamo di un caso di contenzioso soltanto “economico”, che per di più vede tre parti in causa e non il semplice rapporto tra medico e paziente. Il quadro generale è quello dei rapporti, in prospettiva sia deontologica sia economica, che si stabiliscono tra il titolare di uno studio odontoiatrico ed il proprio consulente (nel nostro caso, in ortodonzia), e, parallelamente, tra entrambi ed il paziente. Questo nostro argomento prende lo spunto da un fatto realmente accaduto pochi mesi fa. Una collega XXX inizia la sua consulenza in ortodonzia presso lo studio del dott. YYY. Un paziente ZZZ si presenta nello studio e chiede una visita odontoiatrica, le caratteristiche e le modalità del potenziale intervento ed un preventivo di spesa. Gli viene proposto un trattamento ortodontico fisso, gli vengono date tutte le spiegazioni necessarie, e viene proposto un preventivo di spesa e le relative modalità di pagamento. Il paziente dà il proprio consenso su tutto quanto gli viene prospettato e quindi la cura inizia nelle modalità ed azioni consuete. Trascorrono sei mesi di terapia, quando il paziente sospende i pagamenti, senza allegare alcuna ragione. Lo studio non sollecita immediatamente la ripresa dei versamenti; lascia passare qualche mese dopo di che prega il paziente di mantenere ciò che era stato stabilito in merito alla cadenza dei pagamenti. Il risultato dell’iniziativa dello studio è ancora peggiore: da quel momento il paziente si presenta agli appuntamenti in maniera molto discontinua e invece di denaro fornisce un insufficiente assortimento di scuse e giustificazioni. La nostra collega XXX nel frattempo, con la correttezza professionale che ci si può attendere in questi casi, continua le sue prestazioni verso questo non simpatico paziente, e lo fa per oltre un anno, pur non ricevendo alcun compenso, sapendo che un rapporto di consulenza prevede che sia lo studio YYY a provvedere, prima o poi, al pagamento. Trascorso un anno, nel corso del quale, ripetiamo, il trattamento ha proceduto secondo le fasi previste, la collega, visto che il suo compenso veniva del tutto ignorato sia dal paziente, che perdurava nella sua posizione, che dallo studio YYY, interrompe la terapia ortodontica. Il paziente ignorando sia le sollecitazioni dello studio che quelle della sua coscienza, minaccia un’azione legale, ed a questo punto succede quanto è difficile aspettarsi. Il titolare dello studio si dichiara del tutto estraneo alla vicenda, se ne tira fuori ed addirittura fornisce al paziente il numero di telefono della collega, invitando, direttamente l’uno ed indirettamente l’altra, a sbrigarsela da soli. Alla collega non piace tale comportamento e si rivolge prima a noi e poi all’ordine dei medici ed infine ad un legale. La domanda rivolta è stata: o Qual è il comportamento deontologico da tenere sia nei confronti del paziente che verso lo studio YYY o Cosa dice la legge. Questo caso ci è sembrato una buona occasione per chiarire il tipo di rapporto che lega un consulente (di qualsiasi specializzazione) allo studio ospite, ed abbiamo deciso di farlo, come accade sempre più spesso, rivolgendoci ad uno studio legale. Per rispondere ai due quesiti, e ad altri eventualmente contigui, ci siamo avvalsi dell’Avv. Stefano Salciarini di Perugia, che, insieme alla sua collega Avv. Vittorina Sbaraglini di Terni, nostra validissima consulente fin dal primo numero, collabora alla nostra rubrica di odontoiatria legale.

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L’avvocato risponde. Colgo l’occasione per ringraziare l’ANDI UMBRIA, ed in particolare la dr.ssa Claudia Giannoni, per avermi fornito l’opportunità di scrivere in questo periodico e rivolgo un saluto cordiale alla Collega Avv. Vittorina Sbaraglini del Foro di Terni, che da tempo apporta il proprio prezioso contributo a questo periodico. Tanto premesso, vorrei affrontare il caso pratico sottoposto alla nostra attenzione, costituente peraltro una fattispecie purtroppo tutt’altro che infrequente, che presenta delicati profili, sia di deontologia professionale, che, soprattutto, di disciplina “civilistica” del rapporto professionale di natura intellettuale. A parte, infatti, gli evidenti risvolti di natura disciplinare (e quindi deontologica) che il caso de quo presenta – essendo indubitabile che il titolare di uno Studio medico, e più in generale di uno studio professionale, non possa legittimamente assumere un incarico, svolto per il tramite di propri collaboratori, e poi, di fronte a problemi e difficoltà, specie di natura economica (mancato pagamento del corrispetivo) tirarsene fuori, senza incorrere in fattispecie di responsabilità sul piano deontologico – occorre in primo luogo chiarire il tipo di relazione che lega un consulente, di qualsiasi specializzazione, allo studio “ospite” nell’ipotesi, appunto, di rapporti tra il titolare di uno studio odontoiatrico ed il proprio consulente (nel nostro caso, in ortodonzia), e, parallelamente, tra entrambi ed il paziente. Ovviamente il quesito più rilevante, la cui soluzione può interessare maggiormente la nostra attenta ed autorevole platea, è proprio quest’ultimo, e pertanto inizieremo dall’indagine di questo aspetto. Orbene, è notorio che nell’ambito della prestazione d’opera intellettuale – regolata dagli artt.2232 e ss. del Codice Civile – vige il principio del carattere personale della prestazione d’opera intellettuale, statuendo l’art. 2232 del C.C. che “Il prestatore d’opera deve eseguire personalmente l’incarico assunto”. Tuttavia la norma codicistica, in deroga alla suddetta regola generale, prevede al secondo comma che (il prestatore d’opera intellettuale) ”può tuttavia valersi, sotto la propria direzione e responsabilità, di sostituti e ausiliari, se la collaborazione di altri è consentita dal contratto o dagli usi e non è incompatibile con l’oggetto della prestazione”. A tale proposito si legge nei vari testi di dottrina civilistica che la prestazione del professionista è una prestazione di fare infungibile (Giacobbe, Professioni intellettuali, in Enc. del Diritto), e pur tuttavia è lo stesso legislatore a prevedere un’eccezione, ammettendo la possibilità, per il professionista, di avvalersi di sostituti e ausiliari. Peraltro, pur nell’ambito di tale eccezione, la facoltà per il professionista di servirsi, ai sensi dell’art. 2232 c.c., della collaborazione di sostituti od ausiliari, non comporta mai che costoro diventino parte del rapporto di clientela, restando invece la loro attività giuridicamente assorbita da quella del prestatore d’opera (nel caso de quo: il titolare dello studio “ospite”) che ha concluso il contratto con il cliente. In sostanza, i sostituti ed ausiliari sono legati da un rapporto contrattuale soltanto con il professionista, non con il committente. Corollario di quanto sopra è che il sostituto (nella specie il consulente “ospitato” nello Studio del Collega), non possa agire nei confronti del cliente per il pagamento del compenso, il cui obbligo resta a carico del professionista che si sia avvalso della sua collaborazione (v., ex pluribus, Cass. Civ., sez. II, 27 agosto 1986, n.5248, in Giust. Civ. Mass. 1986). Tale disciplina è peraltro applicabile anche nell’ipotesi, peraltro “statisticamente” assai diffusa, del c.d. Studio professionale associato: infatti la parziale abrogazione – recentemente attuato - del divieto che era stato fissato dall’art. 2 della L. n.1815 del 1939 (in tema di disciplina giuridica degli studi di assistenza e di consulenza), non può in alcun modo riguardare le disposizioni inderogabili concernenti le profes-

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sioni intellettuali, in forza delle quali è stabilita la responsabilità dei professionisti per i singoli atti che la legge e i regolamenti professionali riservano loro in via esclusiva e che essi devono compiere personalmente. E’ vero che lo studio associato rientra a pieno titolo nel novero di quei fenomeni di aggregazione di interessi (come le associazioni non riconosciute, i condomini edilizi, i consorzi con attività esterna chiusa) ai quali la legge attribuisce la capacità di porsi come autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici, ma altrettanto vero è il fatto che nessuno studio professionale associato può legittimamente sostituirsi ai singoli professionisti nei rapporti con la clientela, per tutto ciò che inerisce le prestazioni professionali per il cui espletamento la legge esige particolari titoli di abilitazione dei quali solo il singolo può essere titolare. Il rapporto tra il professionista e il cliente è infatti caratterizzato dall’”intuitus personae”, di modo che anche quando il professionista sia associato ad uno studio, ai sensi dell’art.1 L. 23 novembre 1939 n.1815, non può sussistere alcun vincolo di solidarietà tra i professionisti dello stesso studio, né per quanto riguarda l’adempimento della prestazione, né per ciò che attiene la responsabilità nell’esecuzione della medesima. Pertanto, essendo la responsabilità, nell’esecuzione di prestazioni per il cui svolgimento è necessario il titolo di abilitazione professionale, rigorosamente personale (perché si fonda sul rapporto tra professionista e cliente, caratterizzato da una connotazione fiduciaria), neppure nel caso di Studio associato potrebbe invocarsi una qualche solidarietà tra i professionisti dello stesso studio né per l’adempimento della prestazione, né per la responsabilità nell’esecuzione della medesima (v. infra multis Cass. Civ., Sez. II, 29 novembre 2004, n.22404, in Giust. Civ. Mass. 2004,11). Se dunque i predetti principi vigono addirittura nell’ambito dell’esercizio in forma c.d. associata delle professioni protette, a fortiori essi debbono ritenersi applicabili al caso in esame, in cui il titolare dello Studio si avvalga dell’opera, per così dire, esterna di un Collega, esperto in altra area specialistica (qual è, appunto, il medico ortodonzista, rispetto al medico odontoiatra), e non stabilmente inserito nella propria struttura professionale. Nel caso che ci occupa, dunque, è di tutta evidenza che il titolare dello Studio non possa in alcun modo dichiararsi estraneo alla vicenda, avendo egli, da un lato, assunto l’incarico con il cliente, ed essendo, dall’altro, egli responsabile dell’esecuzione della prestazione d’opera intellettuale in confronto del cliente medesimo. Ma vi è di più: il titolare dello Studio, essendosi avvalso dell’opera di un Collega, oltretutto estraneo rispetto al suo studio professionale, è obbligato verso costui a compensare l’opera dello stesso, atteso il principio di onerosità della prestazione, per cui l’atteggiamento manifestato dal medico nella vicenda - oltre che a presentare chiari profili di responsabilità sul piano deontologico, per inosservanza degli elementari doveri di deontologia professionale sia nei rapporti con il cliente, che nei rapporti verso i Colleghi – sembra integrare un inadempimento contrattuale, non solo in confronto del cliente, ma anche, e soprattutto, in confronto del Collega. Se è vero, infatti, che il predetto titolare dello studio potrebbe invocare, nei confronti del cliente moroso (e quindi a sua volta inadempiente dell’obbligo contratttuale di pagare il compenso per l’opera svolta) l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 C.C. (inadimplenti non est adimplendum), viceversa appare giuridicamente illecito e non giustificabile (oltre che deontologicamente scorretto), sottrarsi all’obbligo di corrispondere un compenso al Collega per l’opera svolta, nell’ambito del risultato concretamente perseguito ed avuto di mira. Ovviamente la problematica in discorso, involgendo l’analisi del carattere di obbligazione di risultato (piuttosto che di mezzi), dell’obbligazione della prestazione specialistica odontoiatrica (a differenza degli altri medici, infatti, al dentista non si chiede di prestare le cure sanitarie nel modo migliore, ma di conseguire un determinato risultato: v. Corte Appello Genova, 12 maggio 2005, in Riv. It. Medicina legale 2006, 6, 1173), richiederebbe un esame ed uno studio ulteriore, che esigenze di spazio ci impediscono di compiere, salvo futuri approfondimenti, magari sempre nell’ambito di questa rubrica. Augurandomi di aver contribuito a chiarire la problematica in questione, auspico di poter rispondere anche in futuro ad ulteriori domande e quesiti utili per la Vostra categoria, contattandomi al seguente indirizzo di posta elettronica: avv.salciarini@tiscali.it Avv. Stefano Salciarini. Patrocinante in Cassazione

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In difesa della professione

Orazi e Curiazi Antonio Montanari Direttore Responsabile

antonio.montanari@yahoo.it

EVASORE…A CHI??? Intendiamoci: non è che siamo tutti dei “santi”, ma se allarghiamo un po’ la panoramica, ci accorgiamo che non solo siamo in buona compagnia, ma addirittura che la nostra categoria, così spesso “additata”, è addirittura tra le più virtuose. Per una migliore comprensione, riporto di seguito alcuni dati inequivocabili, ricavati e suffragati da articoli di stampa. Uno studio ISTAT (quindi qualificato ed indipendente!), indica che su 310 miliardi di imponibile evaso nel 2004, sono imputabili: 200 all’economia sommersa, specialmente di soggetti completamente sconosciuti al fisco, senza neanche p.IVA, tra cui 2.600.000 dipendenti, più alcune centinaia di migliaia di pensionati, che fanno il secondo o terzo lavoro. Dati avvalorati da stime della Cgia (Artigiani) di Mestre. 100 all’economia criminale, in particolare in tre regioni del Mezzogiorno 7 all’evasione/elusione delle grandi società di capitale 4 (solo l’1,3%!!!) ai lavoratori autonomi conosciuti al fisco (quindi tutta la miriade di artigiani, commercianti, professionisti, agricoltori, piccoli imprenditori ecc.) Riportiamo ora alcuni dati, ricavati da significativi articoli di stampa, senza naturalmente voler accusare nessuno di evasione o elusione, ma solo a fini statistici. Nel 2006 la Guardia di Finanza di sole tre regioni, Emilia R., Toscana e Marche, ha scoperto 1600 evasori totali, senza p. IVA (black economy), con un recupero di 8 miliardi di imponibile e 2 di IVA. Sempre l’ISTAT puntualizza che il 50% delle grandi società di capitale dichiara reddito zero o addirittura in perdita!!!, un ulteriore 17%, meno di 10.000 euro. Nel 2004, accanto a Trenitalia, Alitalia ecc, con rossi spaventosi, la Fiat (22mila 735 dipendenti, fatturato 16 miliardi) ha dichiarato perdite per 1 miliardo 649 milioni, la P Wind un rosso di 391 milioni, ed infine (ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo) la mitica Ferrari (oltre 3000 dipendenti ed un fatturato di 1 miliardo 512 milioni 275 mila) una perdita di 26 milioni 650 mila euro. Da ultimo, se andiamo a spulciare nel dettaglio l’analisi di quell’1,3% di evasione imputabile, come detto, al popolo delle piccole partite IVA, ci accorgiamo che tra idraulici, elettricisti, parrucchiere, avvocati, medici, commercianti eccetera, be’, non ci crederete, i dentisti sono fra quegli autonomi che rilasciano più di tutti il regolare, ai fini fiscali, documento di ricevuta.

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NARNIOPERA OPENAIR L’Associazione, nata per opera di dieci professionisti ed imprenditori, ha per oggetto sociale la produzione e l’organizzazione di spettacoli di alto livello culturale ed artistico (Lirica, Musica, Prosa, Danza). Accanto alle sue produzioni più impegnative, l’Opera Lirica e tutte le diverse forme di Teatro Musicale, narniOpera Openair si pone l’obiettivo della promozione turistica del territorio di Narni e di tutta l’area del ternano, cuore verde d’Italia, ed il coinvolgimento dei giovani, artisti e fruitori di queste forme di attività culturali.

UNA STAGIONE DI SUCCESSI Prima Stagione - 2006 Nel primo anno di attività, gran parte delle energie fisiche e finanziarie sono state impegnate nella realizzazione di un magnifico Teatro all’aperto che, con i suoi 1840 posti, è il più grande dell’Umbria ed uno dei più grandi del Centro Italia; un teatro che è allo stesso tempo nuovo (tecnologicamente) ed antico (nella forma). In questa splendida struttura, allestita nel Parco dei Pini a Narni Scalo, l’Associazione ha inaugurato, nel luglio 2006, la prima Stagione del Festival Estivo ed a fine agosto ha gestito, per conto del Comune di Narni, la III edizione di narniOpera, mettendo in scena La Traviata.


La produzione, che nei mesi di luglio ed agosto 2006 ha portato alla ribalta ed agli onori della cronaca nazionale ed internazionale il nuovo teatro Openair e la nuova Società, ha riguardato l’allestimento dell’AIDA, giudicato dagli esperti e dal pubblico intervenuto, uno dei più belli tra quelli realizzati negli ultimi decenni per l’opera verdiana, con interpreti di fama internazionale, come Norma Fantini, Piero Giuliacci, Serena Pasqualini ed Alberto Gazale. La scelta dell’opera è stata suggerita dal fatto che a Narni è custodito, sin dal 1920, un prezioso sarcofago egiziano del IV secolo a.C. Il Direttore Artistico e Regista, Paolo Baiocco, ha così deciso di mettere in scena l’opera, che rappresenta al meglio quell’affascinante e misterioso periodo storico. Studi e ricerche sul particolare reperto archeologico, la Mummia di Narni, hanno rivelato un vero e proprio tesoro, convincendo studiosi e critici, fra cui Vittorio Sgarbi, che la storia del sarcofago dell’egiziano Ramose, contenente il corpo mummificato della giovane etiope (Haitha), ha realmente ispirato Auguste Mariette che scrisse per Verdi il racconto sul quale il musicista italiano compose l’AIDA nel 1871.

DI NUOVO IN SCENA Seconda Stagione - 2007 Ancor più brillante e piena di iniziative e successi si sta rivelando questa seconda stagione, con un programma più ricco ed articolato che si estenderà tutto l’anno e con grandi produzioni allestite nel Teatro del Parco dei Pini (Il Leone di Narnia, Rigoletto, La Maledizione, Aida, Theatre for Life ed American Blues) e nel Teatro Comunale di Narni. L’attività dell’Associazione, inoltre, non si limiterà alla sola produzione di spettacoli e non sarà circoscritta al territorio di Narni, ma valicherà i confini regionali e nazionali, inaugurando, tra l’altro, il Festival di Musica Sacra di Montecarlo, con l’Orchestra Europea narniOpera. Maggiori e più dettagliate notizie (anche per la prossima stagione 2008) nel sito www.narniopera.it.



N° 5 (II Quadrimestre 2007)