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COPIA GRATUITA

Anno 4 - n. 9 novembre 2010

Marina Fiordaliso

Quando la luna porta fortuna

Gropello Cairoli Terra natia dei cinque garibaldini

Ferrari World Una macchia rossa nel deserto di Abu Dhabi

Gastronomia parmigiana Alla ricerca della ricetta perduta

Che fine hanno fatto gli artigiani? Nonostante la disoccupazione in aumento, i lavori manuali rimangono ancora i piĂš ricercati

Economia natalizia Massimo Esposti, capo redattore de "Il Sole 24 Ore" spiega il binomio tra la crisi finanziaria e le festivitĂ  ormai prossime


ŠAdverum


by

SOMMARIO

n.9 - Novembre 2010

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6 18 23 32 35 40 44 52 56 60 62 64 68

Fiordaliso Dalla Lirica al Musical

Artigiani cercasi Lavoratori manuali scaccia crisi

Gropello Cairoli Aspettando i 150 anni dell'Unità

Arte Le linee grafiche dell'ultimo Matisse

Speciale Natale Riti e tradizioni della notte più lunga

Economia Divisi tra la crisi e la voglia di acquisti

Black Friday La giornata dello shopping natalizio targata USA

Lodi Idee regalo per le prossime Feste

Piacenza Ferriere: un comune bucolico

Cremona Galleria Rallo: un'isola d'arte in centro città

Parma L'antica cucina emiliana

Muhammad Alì Radiografia di una vita sul ring

Ferrari World Sogni esotici Made in Italy

&Co. Magazine

Management

Produzione

pubblicazione periodica registrata presso il Tribunale di Pavia il 18 marzo 2007 - n. 675 EDITORE: Adverum S.r.l. Via Defendente Sacchi 8, 27100 Pavia tel. (+39) 0382 309826, fax (+39) 0382 308672 www.adverum.net - info@adverum.net DIRITTI: tutti i diritti di p proprietà letteraria e p artistica sono riservati

PRESIDENTE: St Stefano f Spalla S

STAMPA: Pv Print s.r.l. V.le della Libertà, 11 - 27100-Pavia

Redazione DIRETTORE RESPONSABILE: Tommaso Montagna CAPO REDATTORE: Luigi Franchi VISUAL DESIGNER: Chiara Bogliani SUPPORTO GRAFICO: Ivan Abonante RESPONSABILE MARKETING: Monica Palla COLLABORAZIONI Paola Arensi, Alessia Benaglio, Daniela Capone, Alberto Fiori, Luigi Franchi, Rossana Trespidi, Chiara Pelizza, Simona Rapparelli, Irina Turcanu

LAYOUT PUBBLICITARI E IMPAGINAZIONE: Adverum S.r.l.

www.adverum.net www.andcomagazine.it


NEW GENERAL SECURITY 2 SRL Sede Legale: Via W. Tobagi, 12 SAN CIPRIANO PO’ (PV) Sede Operativa: Via delle Industrie SOMAGLIA (LO) Tel. 0377 89147 Fax. 0377 89618


EDITORIALE

Tommaso Montagna Direttore

Repubblica democratica T

ra una Ruby e una Noemi, un paio di derby e una gru contesa, più che chiedermi cosa non funzioni nell’attuale classe politica, sarei più portato ad indagare le motivazioni della continua e perdurante instabilità delle massime cariche italiane. Sedie incredibilmente traballanti, già dopo la Seconda Guerra, dopo che sembrava che lo Stivale fosse stato lucidato per bene. Sono rarissimi i Presidenti del Consiglio rimasti al loro posto per una intera legislatura. Dalla Prima alla Seconda Repubblica (arriverà presto la Terza?), le vicissitudini di Palazzo Chigi hanno mosso i destini dell’Italia unita, lanciata verso il boom, con il cuo-

re rosso (di sangue), ancora spezzato dai due ravvicinati conflitti mondiali. Storie di andate, ritorni e fermate, più o meno lunghe, che testimoniano l’ineluttabile democraticità del nostro Stato, per altro sancita dalla Carta Costituzionale. E se, da una parte, questa forma di democrazia è il tripudio della libertà, linfa vitale di una Nazione (occidentale o orientale che sia), dall’altra, è un terreno ancora poco esplorato, anche dagli studi politologici, all’interno del quale la stessa politica, intesa come classe guida, si allontana dal comune cittadino, che rimane sovrano, ma al tempo stesso ne viene attratta, soggiogata, influenzata e giudicata. E la so-

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vranità, come è noto, si serve della fiducia nei confronti dei governanti per reggersi in piedi. Un sostegno che ormai viene dato alla singola persona, non più all’ideologia. Perché è finito il secolo breve, ancora intriso di romanticismo, quando una bandiera (rossa o nera non importa) bastava per aggregare: nel nuovo millennio, dai contorni individualistici, anche la democrazia, come sistema di governo, è sola: un gigantesco monolite ricercato e incompreso.


di Irina Turcanu

P

er dirla con Nabokov, ci si morde lievemente il labbro inferiore per poi colpire il palato con dolcezza e chiudere con un cerchio invisibile: Fior-da-li-so. È lo stesso cocktail di sentimenti presente nelle sue canzoni, come l’evergreen Non voglio mica la luna. La vasta carriera di Marina Fiordaliso registra, lungo gli anni, oltre 6 milioni di copie vendute e una notorietà che oltrepassa l’Italia, raggiunge Europa, Russia e America Latina. Fiordaliso è nata a Piacenza ed è nata cantante. Poi, con destrezza e naturalezza camaleontica, l’abbiamo potuta apprezzare in veste di conduttrice, a Piazza Grande per esempio, e attrice come nel grande successo Menopause the Musical, tra l’altro quest’anno alla sua quinta stagione. Il suo nome è legato a quelli di Zucchero, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri e Fabio Concato. Datata 1985 è l’uscita della raccolta "A ciascuno la sua donna". Due anni più tardi, invece, incide il suo primo album da cantautrice: "Fiordaliso". Senza dimenticare "Il Portico di Dio", che resta in classifica per 7 mesi nel 1991.

I

nizia giovanissima a studiare pianoforte e canto presso il conservatorio “Giuseppe Nicolini” di Piacenza, ricevendo le prime basi della propria formazione sui banchi di questo conservatorio. Che ricordi serba di quel periodo?

Il conservatorio non l’ho mai finito. In realtà, ho iniziato a cantare a 12 anni assieme a mio padre. Poi ho provato, per così dire, la strada della lirica, ma, pur apprezzandone il genere, non faceva per me. Ho scelto infatti un tipo di musica totalmente diversa.

C

hi abita a Piacenza non può non conoscere le feste paesane quindi, per antonomasia, il liscio. Lei ha dato il via alla sua carriera incidendo alcuni brani assieme all’orchestra di Franco Bagutti…

È il periodo della gavetta, quel passaggio essenziale che ora manca a molti giovani artisti, spesso, a loro discapito, in quanto restano vittime di successi effimeri. Ovvio, è un fenomeno ben iscritto in una società in perenne mutamento e che, ora, richiede un tipo diverso di arte, un’arte a guisa di fastfood per così dire. Nulla al contrario per quanto mi riguarda, bisogna essere però consapevoli che questa strada conduce coloro che la seguono verso il rischio di stringere nel proprio pugno un successo scivoloso quanto i granuli di sabbia. novembre 2010

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INTERVISTA

Dalla lirica al musical

Il viaggio della cantautrice piacentina

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Di quel preciso periodo ricordo i lunghi viaggi con il pullman per raggiungere posti a volte davvero distanti e quindi gli sforzi fisici richiesti, ma era tutto pienamente ricompensato dalla piacevole atmosfera che si creava tra noi e dall’accoglienza del pubblico.

L

e capita di tornare a Piacenza e, se sì, con quali sentimenti?

Mi capita spesso di tornare nella mia città che adoro e della quale, certe volte, so che può suonare strano, mi manca persino la nebbia quando sono lontana per troppo tempo.

L

e sembra che Piacenza sia cambiata negli anni?

Per me, no. Appena arrivo mi sento pienamente a casa. Mi sento coccolata, nei bar mi offrono il caffè e mentre faccio la spesa mi intrattengo in squisite chiacchiere con le signore che mi capita di incontrare. La patina del tempo e la distanza, ora vivo a Roma, nulla hanno tolto all’affetto che ho per Piacenza e che quella meravigliosa città serba per me.

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ifficile pensare, conoscendo i piacentini, che a casa sua non si parlasse il dialetto. Lei ha dimestichezza con il piacentino?

Lo parlo proprio. Anzi, affermo con orgoglio che il piacentino lo parlo bene. Saper parlare il dialetto, tramandarlo, custodirlo è molto importante in quanto rappresenta le proprie radici e sono contenta che a Piacenza lo parlino, non solo le vecchie generazioni, ma anche quelle giovani.

A

rtista poliedrica, ma non solo, è anche impegnata a promuovere lo sport attivo come componente essenziale della vita anche attraverso un DVD, Rimanere giovani, uscito nel 2008, Piacenza, dal suo canto, ha cercato sempre di incentivare lo sport sul proprio territorio. Esiste una connessione tra la sua attenzione nei confronti dell’attività sportiva e le sane abitudini piacentine oppure è un fattore caratteriale?

Lo sport per me è fondamentale, prima di tutto per la professione, ma anche come stile di vita. Nonostante Piacenza sia legata allo sport, o meglio alla

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INTERVISTA

bici, la mia passione per l’attività fisica risale ai miei tratti caratteriali. Certo è che mia madre, nonostante i suoi splendidi 83 anni, va ancora in bici, quindi, magari con un po’ di fantasia, si potrebbe trovare una certa connessione.

P

arliamo del suo ultimo impegno teatrale che partirà dal 1 novembre a Matera e la vedrà protagonista (assieme a Manuela Metri, Fioretta Mari e Emanuela Aureli al posto di Marisa Laurito impegnata in Aggiungi un posto a tavola) in un musical, un ritorno a grande richiesta, sul tema della menopausa, Menopause the Musical. Cosa le ha lasciato quest’esperienza, intesa come tema, a livello personale?

Quattro anni fa, quando siamo partiti con la prima stagione, la parola menopausa mi spaventava, non la vivevo come una tappa della vita. Ora, però, sia perché non è più così distante da me e anche grazie al musical, sono riuscita a dissolvere i timori legati alla menopausa. Ironizziamo e ridiamo su di un argomento che per troppo tempo ha destato demoni nelle menti delle donne, quando non dovrebbe essere così. È uno stato dell’esistenza alla stessa stregua dell’adolescenza, anzi c’è pure il pregio di poter far l’amore senza temere di rincorrere in situazioni indesiderate. Il segreto per vivere con serenità la menopausa? Mangiare cioccolato, bere champagne e fare l’amore tanto, ma soprattutto “amare chi sei” come indica il titolo del progetto di cui il musical fa parte.

D

a qualche tempo si è cimentata in una nuova esperienza, ossia quella di insegnante. Cosa le ha lasciato?

Mi piace stare in mezzo ai giovani, ma soprattutto sapere di poter agevolare le loro strade grazie alla mia esperienza. Personalmente ho dovuto imparare tutto da sola, e molte volte ho attraversato gran brutti momenti.

C

osa consiglia a chi vorrebbe annoverarsi tra “color che ce l’hanno fatta”?

Crederci e provare. Tenendo i sogni reclusi in un cassetto, non si va da nessuna parte. È essenziale credere in se stessi e fare il possibile per rendere i propri sogni realtà.

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d Daniela Capone

Assessorato alla Formazione, Lavoro e Attività Produttive

Parola d’ordine: LAVORO! L'Assessore Costantino si prepara per la prossima battaglia, contro la disoccupazione

I

ncontro l’Assessore, al lavoro nel suo ufficio di P.zza Italia: mi accoglie con grande gentilezza e, dopo una tazzina di caffè, affronta subito i temi che più gli stanno a cuore. “La crisi economica di questi ultimi due anni comincia ad avere effetti rilevanti anche sul nostro territorio: la chiusura di alcune aziende, la disoccupazione e il continuo incremento dei lavoratori in cassa integrazione sono criticità che vanno affrontate in modo diretto, con programmi concreti di intervento, il più possibile specifici e mirati.” “In quest’ottica – prosegue l’Assessore- si è cercato di evitare interventi generici basati su contribuzioni a pioggia o con obiettivi poco chiari e verificabili, per puntare su singoli progetti basati su protocolli d’intesa con soggetti diversi, in più realtà locali e con una possibile utenza da reperirsi nelle fasce più deboli del mercato del lavoro.” Come esempio pratico di questa modalità di intervento l’Assessore Costantino mi presenta i primi due protocolli d’inte-

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sa che sono già operativi. Il primo è tra la Provincia e il Comune di Parona e prevede l’apertura di uno sportello lavoro nel centro lomellino, con un operatore del Centro per l’Impiego di Vigevano che si renderà disponibile settimanalmente per l’erogazione di tutta una serie di servizi a favore delle persone in cerca di occupazione: dai colloqui di orientamento e preselezione all’accertamento delle competenze possedute, dall’esame delle richieste provenienti dalle aziende alla stesura dei curriculum e all’invio delle candidature. Il secondo è tra la Provincia e il CLIR, il Consorzio Lomellino Incenerimento Rifiuti. L’accordo prevede la collaborazione dei due soggetti, quello istituzionale e quello privato, nella predisposizione e nell’erogazione, in via sperimentale, di un servizio di preselezione di alto livello qualitativo atto a rendere più funzionale l’incontro tra domanda e offerta, in questa specifica area produttiva. “Sono due Progetti -spiega l’Assesso-

re- che seguiamo con grande attenzione e che dovrebbero fare un po’ da “apripista” per altre esperienze simili, da diffondere su tutto il territorio, coinvolgendo altre realtà locali e altre aziende. Il tutto all’interno di un coordinamento che sarà garantito dai nostri Centri per l’Impiego.” Già in settimana, a dimostrazione del buon interesse riscontrato per queste prime esperienze, saranno sottoscritti, con obiettivi simili, altri due Protocolli d’Intesa, uno con l’ASM di Pavia e uno con l’Azienda dei Servizi alla Persona (ASP) di Pavia. “Altre iniziative –prosegue l’Assessoresono in fase di studio soprattutto per le lavoratrici donne, che hanno grandi difficoltà di reinserimento dopo aver perso il posto di lavoro. Su questo versante intendiamo puntare molto sulla formazione cercando anche di percorrere strade nuove. Ampie opportunità, ad esempio, potrebbero aprirsi nell’area dell’assistenza familiare, all’interno della quale potrebbero inserirsi, previa opportuna


PAVIA E PROVINCIA

PV

riqualificazione, nuove figure professionali in rapida diffusione: le badanti, le assistenti personali, le tate familiari, le dame di compagnia, con la prospettiva che le lavoratrici diventino imprenditrici di se stesse. In questa prospettiva abbiamo già preso contatti con strutture pubbliche e private per arrivare a definire alcuni standard formativi generali.” L’incontro si avvia alla conclusione ma prima dei saluti di rito l’Assessore Costantino vuole ribadire, al di là degli specifici interventi già attivati e di quelli ancora in cantiere, quella che vuole essere una caratteristica generale, di metodo, dell’operato del suo assessorato: “Come ho già fatto notare, l’importanza della crisi occupazionale in atto anche sul nostro territorio, non richiede grandi progetti (per i quali non ci sarebbero neanche le risorse) ma interventi mirati. Per questo noi cercheremo di muoverci dando risposte concrete ad esigenze concrete, anche se limitate, ponendoci solo alcuni obiettivi rilevanti ma realisticamente raggiungibili.” ANTONIO COSTANTINO - ASSESSORATO ALLA FORMAZIONE, LAVORO E ATTIVITÀ PRODUTTIVE Segreteria dell'Assessore: Tel. 0382/597674 / 597639 Fax 0382.597423 e-mail: assessore.costantino@provincia.pv.it 11


di Simona Rapparelli

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L’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al Popolo

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La distribuzione della ricchezza, la crescita economica, il miglioramento collettivo sono state le armi fenomenali da quando l’Italia è uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

Art. 1 della Costituzione Italiana

Associazione per la Difesa e Tutela dell’Impresa e del Lavoro aditil@libero.it Nata il 28/09/2010 per essere l’ultimo baluardo contro la distruzione delle piccole imprese e del lavoro

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hi dunque vuole impedirci di lavorare? Se una persona decide di fare impresa nel commercio, nell’artigianato o altri settori, lo Stato non solo non deve impedirlo, ma ne deve essere orgoglioso e fare di tutto perché le difficoltà siano superate. Ogni nuova impresa è un grande valore aggiunto per la Comunità.

Siamo proprio sicuri che oggi sia così? Significa che se una persona decide di fare il dipendente,deve trovare le opportunità di lavoro,non certo il posto fisso e garantito, ma sia alla prima esperienza,sia quando può succedere di perdere il lavoro,può presto trovarne un altro,perché l’economia reale è viva e dinamica. Perché dunque la disoccupazione giovanile è al 27%? Noi consideriamo il lavoro un grande valore che si può porre subito dopo la vita e la libertà. In una società civile e libera, lavorare significa dare senso e dignità alla propria esistenza ed esercitare la propria libertà, il tutto in un contesto collettivo dove il rispetto e le regole non siano oppressive, ma tali da favorire ottimi rapporti interpersonali. Le aspettative di una persona che si immedesimano con le aspettative di intere famiglie, con la crescita dei nostri figli e nipoti, devono essere prima di tutto rispettate e poi fatte rispettare da altri.

Se la gente lavora, crescono i consumi e gli investimenti e di conseguenza le imprese, i gettiti previdenziali e pure il gettito fiscale collettivo, mettendo a disposizione risorse per la società e il miglioramento dei sistemi collettivi (trasporti e sicurezza). Tutti concetti banali e normali, ma oggi si assiste all’inverosimile. Oggi c’è qualcuno o qualcosa che ci impedisce di andare a lavorare. Chi? Venga o vengano allo scoperto questi soggetti. Risponde al vero che a livello statale siano favorite le economie di scala? Significa dunque che hanno deciso di sopprimere milioni di micro-aziende? Ma lo sanno questi Signori che le microaziende sono quattro milioni e mezzo e sono da sempre l’ossatura reale della nostra economia? Lo sanno questi Signori che se sono lì, hanno studiato e non hanno vissuto la miseria e l’infamia di società totalitarie, lo devono a milioni di piccoli agricoltori, artigiani, commercianti, attività di servizi e piccole imprese? Quando la politica e l’università parla di ‘piccola impresa’ non ha assolutamente cognizione di ciò che definisce. Per questi,’piccola impresa’ significa un’azienda di capitali con 200/300 dipendenti. Le imprese sotto i 30 dipendenti e senza capitale non esistono nonostante rappresentino più del 90% dell’economia reale. Queste micro imprese, che sono il vero tesoro italiano, non sono società di capitali, non possono rispondere alle illogiche equazioni di Basilea, ma sono imprese di perso-

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ATTUALITÀ ne che lavorano anche manualmente, anche managerialmente e anche intellettualmente. Che vinca un polo politico o un altro, non fa molta differenza, tutti vogliono uccidere il lavoro e lo fanno coi guanti bianchi attraverso: a) la burocrazia; b) la mancanza di risorse finanziarie del credito; c) Un livello di tasse insopportabile. È auspicabile in tale senso, la nascita di altri punti di riferimento politici affinché si possa avere a disposizione politici che non vogliono farci vivere in cassa integrazione oppure farci chiudere bottega. Bisogna cercare gente che sappia cosa vuol dire ‘fare impresa’ e lavorare e che nutrano il massimo rispetto verso il lavoro, che sappiano distinguere le società capitaliste dalle società di lavoro e che invece di far chiudere i rubinetti del credito, lo agevolino. Abbiamo creato un’Associazione sognando di potere essere d’aiuto al concetto sopra esposto.

Desideriamo essere l’ultimo baluardo contro la distruzione di massa delle piccole aziende del commercio, dell’artigianato, dell’agricoltura e del terziario.

Desideriamo tutelare la dignità della persona che lavora, sia essa imprenditore di se stesso o lavoratore.

Chiediamo che lo Stato e gli Enti preposti rispettino, tutelino e favoriscano l’impresa che rappresenta una grande fonte di civiltà e ricchezza.

Chiediamo che sia continuato il principio della distribuzione della ricchezza con il mantenimento del tessuto artigiano, commerciale, agricolo e dei servizi, contro le tentazioni totalitarie di sistemi capitalisti e comunisti. Vogliamo che tutti si impegnino a salvaguardare e far crescere questo grande patrimonio socio-economico caratteristico dell’Italia. La creatività, la flessibilità, l’impegno e la professionalità italiana sono una grande risorsa. Perché sopprimerla? Corrù Alfredo Presidente Associazione per la difesa e tutela dell’impresa e del lavoro

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di Rossana Trespidi

S.O.S. IMPRESE Uno sportello di Confartigianato, Artigianfidi Lombardia, garantisce gli imprenditori di fronte alle banche

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no dei principali risvolti causati dalla crisi generale dell’economia e della finanza e maggiormente sentito dalle imprese, è la scarsa disponibilità di liquidità e di garanzie di credito fornite dagli istituti bancari. Un problema di notevoli proporzioni che blocca gli investimenti e la ripresa di quegli imprenditori che si trovano, da una parte, strozzati dalla mancanza di commesse e, dall’altra, da una serie di obblighi e doveri da assolvere nei confronti di fornitori e dipendenti. Per rispondere alla crescente domanda di aiuto, che proviene pressante dal mondo delle aziende, Confartigianato Pavia, l’associazione di categoria che sul territorio rappresenta circa 2500 artigiani, ha attivato, da circa sei mesi, uno sportello per sostenere con le garanzie necessarie i propri associati nell’accesso

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GIUSEPPE DAIDONE PRESIDENTE CONFARTIGIANATO PAVIA


ATTUALITÀ

al credito e nei rapporti con gli istituti bancari. Lo sportello, situato vicino alla sede nel Centro commerciale Minerva, sta aiutando i molti imprenditori che vi si rivolgono, in defaillance per la crisi economica. “Da anni le banche non ci fanno più credito se le imprese non sono coperte da garanzie del consorzio fidi“ dice con preoccupazione il presidente di Confartigianato, Giuseppe Daidone, secondo il quale, il sistema bancario “cambia le regole a suo piacimento, senza contradditorio e senza controllo”. Lo sportello crediti di Confartigianato Pavia rappresenta una risposta concreta perché rientra nel circuito Artigianfidi Lombardia: un consorzio che raggruppa le vecchie cooperative e i consorzi delle singole associazioni di Confartigianato Lombardia in un unico soggetto, riconosciuto dalla Banca d’Italia, interlocutore con gli istituti di credito, dotato di forte potere contrattuale e in grado di fornire, alle banche, le garanzie necessarie per prestiti e finanziamenti. Artigianfidi è nato lo scorso 30 luglio dall’assemblea Confidi delle associazioni di Varese, Legnano, Lomellina, Como, Sondrio, Lodi, Cremona, Crema e Mantova. E’ quindi un consorzio regionale, radicato sul territorio perché gestito localmente dalle varie sedi di Confarti-

gianato. A testimonianza del suo potere contrattuale, basta dire che 403mila euro è l’importo dei finanziamenti previsti per il 2010, addirittura 600mila per il 2011. Gli artigiani possono contare su convenzioni stipulate con 50 istituti bancari e accedere a condizioni economiche

vantaggiose con tassi agevolati. “La sua potenza contrattuale è tale che si arriva a fornire alle banche una garanzia fino all’80% del finanziamento richiesto” dice con orgoglio Ezio Tiraboschi, direttore di Confartigianato Pavia, cosa cui il singolo imprenditore difficilmente potrebbe ar-

EZIO TIRABOSCHI DIRETTORE CONFARTIGIANATO PAVIA

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GIUSEPPE GIORGI DIRETTORE CONFIDI VIGEVANO

rivare. “Nemmeno le nostre ex-coop si potevano permettere tali condizioni” aggiunge Tiraboschi. “Artigianfidi è l’unico sistema che può consentire di fronteggiare alla pari il sistema bancario. Sono ormai le banche stesse ad indirizzare gli imprenditori verso lo sportello perché è sinonimo di sicurezza e garanzia”. La gestione dello sportello di Pavia è affidata a Giuseppe Giorgi, già direttore di Confidi Vigevano, un esperto del settore. Ma quali sono le richieste che provengono con maggior consistenza dagli artigiani? “Finanziamenti per mutui, per l’acquisto di nuovi macchinari, per gli immobili, per la liquidità” afferma Giorgi “la media delle cifre dei prestiti

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e dei contributi si aggira sui 60mila euro. Nel 2009 lo sportello ha fornito il 40% in più di garanzie rispetto al 2008 e nel 2010, già a settembre, si sono raggiunti i livelli di tutto il 2009, ciò a significare il ruolo cruciale che Artigianfidi svolge nel rapporto tra gli imprenditori e le banche”. Più ottimista del presidente Daidone, Giorgi sostiene che “le banche hanno ripreso la propria funzione di erogatori del credito e di sostegno alle imprese” e suggerisce agli artigiani di diventare a tutti gli effetti imprenditori di se stessi, capaci di fare dal fattorino al contabile, “perché quel che manca è un minimo di cultura finanziaria e senza quella non si può avviare un’azienda”. “Non esiste più la figura

del direttore di banca locale che risolve la situazione. Oggi ci sono impostazioni sul credito molto rigide anche per le banche stesse che non lasciano spazio all’improvvisazione” prosegue Giorgi che conferma in prospettiva l’ipotesi di allargare la rete degli sportelli in provincia, che al momento ha come riferimento il Confidi di Vigevano. Presente infatti da 12 anni a Vigevano, lo sportello avrà una sua diramazione anche in Oltrepo. “E’ in corso un processo di aggregazione dei 9 Confidi Lombardia” chiude Giorgi “ciò rende possibile un’operatività su tutto il territorio che verrà poi formalizzata prossimamente con singoli sportelli locali”.


INTERVISTA

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di Simona Rapparelli

Artigiani cercasi La scrivania rimane l’oasi professionale delle giovani generazioni

E

’ capitato un po’ a tutti di aver bisogno del classico artigiano. Basta pensare al lampadario da sistemare, alla tapparella che non funziona, agli infissi da cambiare. Di solito ci si rivolge al vicino di casa in cerca di un numero di telefono, oppure si consulta la guida del telefono o direttamente il web in cerca di una persona che non si faccia pagare a peso d’oro. Ora, immaginiamo che il medesimo problema ce l’abbiano anche grandi aziende: così facendo (e magari leggendo anche i giornali di qualche giorno fa), si scopre un dato pubblicato anche sui quotidiani nazionali: quasi il 40% dei posti di lavoro riservati agli artigiani, è vacante. Detto in altre parole, nessuno (o quasi) ha voglia di fare lavori manuali: secondo uno studio della Confartigianato nazionale, che ha elaborato i dati del Rapporto 2010 ExcelsiorUnioncamere, a fronte di circa 550.000 nuove assunzioni previste per l’anno in corso, le aziende avranno difficoltà

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ATTUALITÀ

"quasi il 40% dei posti di lavoro riservati agli artigiani, é vacante. Detto in altre parole, nessuno (o quasi) ha voglia di fare lavori manuali"

a coprire oltre 147.000 posti. Al conteggio degli esperti e dei datori di lavoro, mancano all’appello installatori di infissi, panettieri, pasticceri, sarti ma anche falegnami e cuochi. Un dato un po’ preoccupante, alla faccia della crisi economica e dell’aumento della disoccupazione, per buona parte anche giovanile. L’elemento curioso di tutta la questione sembra essere proprio questo: cioè l’attaccamento alla scrivania da parte delle giovani generazioni, che tendono a preferire percorsi di studio e formazione che possano permettere loro una vita professionale sostanzialmente seduta. Scrivania, computer e telefono sono quindi i sogni professionali, o perlomeno gli orizzonti possibili, delle giovani generazioni dell’inizio del ventunesimo secolo. Confartigianato, però, ci tiene a ricordare che negli ultimi due anni di crisi economica i disoccupati tra i 15 e i 34 anni sono aumentati di 216.000 unità, nonostante l’artigianato offra posti di lavoro sicuri ed indeterminati. Ma

vediamo qualche dato nel dettaglio: su circa 1.500 nuovi installatori di infissi necessari alle aziende, sempre stando alla ricerca pubblicata, ne manca all’appello oltre l’83%; per i panettieri artigianali (attività notoriamente difficile a causa degli orari notturni) è difficile coprire il 39,4% dei 1.040 nuovi posti. Mancano anche gelatai e pasticceri per una percentuale del 29,1% dei 1.750 richiesti dalle imprese e sarti e tagliatori artigianali (in questo settore siamo su un 21,9% dei 1.960 specialisti ricercati dalle aziende). Difficile anche reperire estetisti e parrucchieri (vuoto il 21% dei posti) e falegnami specializzati (siamo sotto del 19,8%). Meno complicato trovare baristi e camerieri, professioni a cui i giovani accedono più direttamente: spesso infatti, negli anni degli studi, molti ragazzi si mantengono nelle città universitarie grazie proprio al lavoro dietro il bancone del bar o tra i tavoli del ristorante. Più difficile invece individuare la causa della tendenza giovanile a evi-

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tare lavori “in piedi” o di fatica, che dir si voglia. Le ipotesi sono sempre molte, ma non tutte probabilmente hanno pari efficacia. “Ci sono almeno tre motivi per cui i giovani rifiutano lavori tradizionali” – spiega Mario Dossoni, docente di Sociologia presso l’Università degli Studi di Pavia – “attività legate all’artigianato sono spesso molto routinarie e senza prospettive: fare per esempio il programmatore di computer, anche a tempo determinato, offre al giovane nuove prospettive e una realtà lavorativa in continuo movimento e in costante evoluzione, aspetto che si perde quando si tratta, per esempio, di fare il pane oppure di montare una finestra. Il secondo elemento, che è necessario tenere presente, è l’apprendistato: quanti datori di lavoro sono disposti ad insegnare un mestiere artigianale (che deve essere necessariamente trasmesso da chi lo pratica quotidianamente) pagando i giovani che lo vogliono imparare? Su questo dettaglio troppo spesso si sorvola: è necessario permettere ai giovani di imparare una professione e garantire loro anche un minimo di guadagno. Ultimamente la formazione si è orientata verso le nuove professioni, tralasciando quindi la trasmissione, per esempio, del know how del gelatiere o di quello del pasticcere. Le professioni più legate invece alla ristorazione non necessitano di nozioni tecniche particolari e permettono ai giovani di avere nell’immediato un po’ di contante in tasca. Il terzo elemento” – prosegue il professor Dossoni – “ riguarda essenzialmente i tempi di lavoro: alcuni sono difficili e molto vincolanti. In un mercato del lavoro così fluido come quello che stiamo vivendo ora e caratterizzato da insicurezze e contratti brevi, i giovani preferiscono paradossalmente non sottoscrivere impegni vincolanti,

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"quanti datori di lavoro sono disposti ad insegnare un mestiere artigianale pagando i giovani che lo vogliono imparare?" ma ‘vivacchiare’ in attesa di trovare il posto che desiderano realmente e che ritengono il più interessante per le loro prospettive di vita. E’ chiaro che non sempre questa strategia premia le aspettative. Ancora una riflessione necessaria: l’attesa della professione preferita si basa sul sostegno economico della famiglia, vero ammortizzatore sociale di questi ultimi anni; alla luce della crisi economica però, anche il nucleo famigliare ha subito gravi dissesti finanziari e rischia di non poter più fare da ‘cuscino’ al ritardato accesso al lavoro dei più giovani”. La scelta quindi si prospetta non facile: meglio artigiano con un buon guadagno o le tasche con le ragnatele per qualche anno e la scrivania quando sarà il momento e se il momento effettivamente arriverà? E’ l’eterno dilemma del certo subito e dell’incerto poi… Ai posteri, anche stavolta, l’ardua sentenza.


INTERVISTA

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PAVIA E PROVINCIA

di Chiara Pelizza

Lavori pubblici ed ecologia sono le priorità dell’amministrazione

PV

Un comune Gropello Cairoli

storico

Giuseppe Chiari - Sindaco di Gropello Cairoli

L

a vita di Gropello Cairoli si sviluppa attorno alle attività concentrate in via Libertà, la strada principale del paese, nella porzione di centro compresa tra le due chiese, quelle di San Rocco e San Giorgio. La strada, recentemente asfaltata per dare un nuovo look al centro, con il corollario di via Roma e via Sassi, si anima, ormai per tradizione, la prima domenica di dicembre, di bancarelle per il mercatino di Natale, attirando, nel piccolo centro della Lomellina, molti visitatori da tutto il circondario, interessati ad un tour tra i gazebo, allestiti dai produttori e venditori di prodotti enogastronomici tipici

del territorio. L’appuntamento, orgoglio dell’amministrazione, ricorre ormai da più di dieci anni: una mostra-mercato che trasforma Gropello in centro turistico e spinge i suoi abitanti a scendere in strada e ritrovarsi per due chiacchere, con un sacchetto di castagne calde in mano. Oltre cento gli stands presenti, tra hobbistica e prodotti alimentari, per scegliere i primi doni per il Natale. Un modo allegro per far conoscere il paese che sta 23


investendo, in tempo e risorse, su stesso, per i suoi cittadini. Nel marzo scorso, come anticipato dall’amministrazione Chiari, sono iniziati i lavori a Villa Cairoli, il cui restauro è riuscito a far convergere le intenzioni di Sovrintendenza ai Beni Culturali, Regione Lombardia, Comune di Gropello e Comune di Pavia che è proprietario della struttura. Per il momento, sono terminati i lavori di consolidamento esterno, quale la sistemazione di tetto e facciata che hanno mantenuto le linee ottocentesche. A breve, inizieranno quelli che riguardano la parte interna della villa, che fu casa dei fratelli eroi del Risorgimento italiano. “Si sta avverando un sogno, rimasto nel cassetto per oltre vent’ anni e ora questa struttura avrà nuova vita” dice il sindaco Giuseppe Chiari. La casa dei patrioti pavesi diventerà struttura con dieci minialloggi per anziani, sei dei quali saranno assegnati dal Comune di Gropello e quattro, in virtù della proprietà, dal Comune di Pavia. I senior assegnatari avranno a disposizione un miniappartamento con le comodità e i confort di casa e una cantina. La ristrutturazione è costata complessivamente circa un milione di euro, avuto a fondo perduto da Regione Lombardia più 480mila euro da una fondazione privata. Gli interventi alla villa e al parco saranno terminati nella primavera-estate dell’anno prossimo. I progetti non finiscono qui. “Il prossimo step sarà la ristrutturazione della depandance detta “casa delle suore” che sorge nel parco” continua il sindaco. Nel 2011 sarà istituito un centro aggregazionale per anziani, ampliando quello che oggi è situato nella Sala Cantoni. “I nostri anziani avranno nuovi spazi e nuovi servizi; la struttura

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Il cuore culturale del paese La Biblioteca Comunale “Carlo Cantoni” vuole diventare un centro di aggregazione culturale. Un risultato che potrebbe essere raggiunto, vista la continua crescita dei prestiti annui dei volumi: dai 1.944 del 2001 ai 5.731 del 2009, su 4.589 abitanti. Un risultato ottenuto, prima di tutto, attraverso l’utilizzo, da parte degli utenti gropellesi, del servizio di interprestito che permette di recuperare, tramite la banca dati on-line di tutte le biblioteche pavesi, i volumi non presenti nella “Cantoni”.La biblioteca possiede oltre 17.000 volumi, compresi i testi più aggiornati. I lettori della biblioteca comunale, si suddividono fra una forte presenza di ragazzi dai sei agli undici anni (grazie anche ad un ricco settore, dedicato a tale fascia d’età) ed un numero, in costante ascesa, di adulti, che investe la propria attenzione sia sulle novità editoriali (il cui acquisto avviene regolarmente nel corso dell’anno, raccogliendo anche i desiderata proposti dei lettori), sia sui titoli più datati e i classici. Per quanto riguarda i bambini ed i ragazzi, la struttura, oltre ad organizzare diversi incontri di lettura ed animazioni teatrali, può essere utilizzata, nel corso dell’anno, grazie alla collaborazione stretta anche con la scuola primaria di Gropello, nell’ambito di progetti annuali di supporto all’attività scolastica (ad esempio nel corso del passa-

to anno 2009-10 il progetto “Crea il Giornale”, che ha portato alla realizzazione di un vero e proprio “magazine”) e con la scuola secondaria di primo grado. Mentre, durante l’estate, per i giovani iscritti in biblioteca, viene proposto il concorso di lettura Librivoro (previsto per lettori dai 5 ai 14 anni) che, nel 2010, ha raccolto l’adesione entusiasta di 56 iscritti, che, fra maggio e settembre, hanno “divorato” ben 654 libri. Per quel che concerne invece gli adulti, la biblioteca offre diverse possibilità di carattere culturale. Da quattro anni, si organizza il progetto Gruppo Interesse Scala e da tre, quello del Piccolo Teatro, tramite i quali, decine di utenti possono assistere a spettacoli di prosa, opere liriche e balletti. Senza dimenticare, le numerose presentazioni di libri, mostre di pittura personali e collettive, i corsi (annuali) di musica (chitarra, pianoforte, batteria) ed i corsi, di gruppo, di fumettistica, inglese, scacchi. Altro servizio è l’Internet Point, con cinque postazioni, a prezzi ridotti, dalle quali si può stampare e fotocopiare. Utile ricordare che, quest’anno, l’Amministrazione Comunale, retta, per quanto riguarda l’ambito culturale, dal Consigliere con delega, dott. Giuseppe Gualtieri, ha fatto installare, nei locali della “Cantoni”, un impianto di raffrescamento, attivo a partire dalla prossima estate.


ATTUALITÀ

Iniziative culturali Biblioteca comunale “Carlo Cantoni” Domenica 7 Novembre ore 15,00: Presentazione del volume a fumetti “G-COMICS 2010” del III corso di fumettistica, a seguire “Comics Battle”, gara di fumetti a premi • ore 16,30: Inaugurazione della mostra di pittura “Bellezza nell’arte” dell’artista milanese Adriano Maggi. La mostra di pittura resterà accessibile al pubblico sino alla sera di domenica 14 novembre negli orari di apertura della biblioteca • Ore 17,00: “La Lomellina ai tempi di Bacco”, presentazione del saggio dedicato alla vitivinicoltura in Lomellina, curato da Stefano Tomiato, dal titolo “Un’antica produzione scomparsa: la vitivinicoltura in Lomellina” Domenica 14 Novembre Ore 21,00: Concerto di lirica “In cucina con Verdi, Donizetti e Bellini, gourmet di note per il palato” a cura di Musicorner di Mortara Giovedì 27 gennaio Ore 11,00 Aula Magna della Scuola Statale Secondaria di Primo Grado “F.lli Cairoli”, Via Di Vittorio: per la Giornata della Memoria 2011 Conferenza “Lampadine sopra il letto, oggetti e luci dalla Shoah” a cura di Matteo Corradini Domenica 27 febbraio Ore 21,00: per la celebrazione dell’anniversario dei 150 anni dall’Unità d’Italia concerto “Echi del Risorgimento” a cura di Musicorner di Mortara Domenica 3 aprile ore 15,30 La Biblioteca Comunale propone il musical di G. Marshall “HAPPY DAYS” presso Teatro della Luna di Assago. Biglietti: Poltronissima BLU euro 58,00; Poltronissima euro 45,00; Poltrona euro 36,50. Viaggio organizzato in pullman con partenza da P.zza Zanotti alle 14,00. E’ necessario confermare la propria adesione entro il 18/12/2010. La spesa prevista per il viaggio in pullman verrà richiesta in un secondo tempo e calcolata in base al numero degli iscritti. Per info e adesioni: 0382/815020 o presentarsi in Biblioteca negli orari di apertura.

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è molto grande e sarà dedicata in modo prevalente alla terza età del paese, ma non solo”, continua Chiari. Un volta ultimati i lavori a Villa Cairoli, sarà allestito una mostra permanente nei locali dell’ex museo per ricordare la famiglia patriota e consegnare a futura memoria le loro gesta. Nel medesimo luogo, sarà collocato un fondo cairoliano, costituito da parecchi volumi, già acquisiti e per ora conservati nella biblioteca del paese. Per quel che concerne altri lavori pubblici, è cominciata il tre novembre una serie di sistemazioni che sarà completa-

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ta nel 2011: dalla chiesa parrocchiale al canale, tutti i marciapiedi di entrambi i lati saranno rifatti e dallo stesso canale al cimitero comunale, sarà rifatta la fognatura. All’altezza della caserma dei Carabinieri, la nuova ciclabile, a cui si aggiunge un’area di sosta, si biforcherà per permettere di raggiungere il cimitero o di percorrere la vecchia strada del “chiesuolo”. Il costo totale degli interventi è di 380mila euro, per la metà finanziati a fondo perduto da Regione Lombardia e, per il restante, da fondi Terna, grazie i quali verranno realizzati gli elettrodotti.

Da ultimo, è bene ricordare che Gropello Cairoli può essere definito comune ‘reciclone’. Da diversi anni, la Provincia di Pavia conferisce un riconoscimento al centro della Lomellina, che ha richiesto un mutuo, alla Cassa dei depositi e dei prestiti a Roma, per realizzare una piazzuola ecologica del costo di 200mila Euro. Entro un mese, arriverà l’adesione di massima ed entro gennaio, inizieranno i lavori dell’area, prevista in zona depuratore, dove i cittadini potranno conferire i rifiuti, anche ingombranti, in giorni ed orari prestabiliti.


INTERVISTA

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di Chiara Pelizza

I fratelli Cairoli Cinque figli cresciuti all’ombra dell’Unità

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iovani ribelli che diedero la vita in nome di un ideale, quello di Patria. Una ribellione che si ripete nei secoli, per lottare in nome della libertà e che durante il Risorgimento si incarnò nella figura di Giuseppe Garibaldi, Eroe dei Due mondi. A quasi 150 anni dall’Unità d’Italia, la nostra Nazione riscopre se stessa in una rivalutazione del patrimonio, non solo storico e culturale, ma anche identitario, spesso dimenticato, nel corso delle vicende politiche e istituzionali, in favore di particolarismi locali. I fratelli Cairoli furono tra coloro che lottarono a Villa Glori nell’ottobre del 1867, durante la Campagna dell’Agro

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PAVIA E PROVINCIA

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Romano, sulla strada battuta da Garibaldi per liberare Roma dal governo pontificio. Quando Vittorio Emanuele II divenne re d’Italia, il 17 marzo 1861, il nuovo Stato non controllava ancora né Venezia (guadagnata solo nel 1866) nè Roma, che si era accordata con la sua nazione protettrice, la Francia, per impedire qualsiasi invasione. Spinosa e rimandata, rimaneva la questione di Trento e Trieste. Fu il pavese Enrico Cairoli a guidare un drappello di ventisei volontari, da Terni alla confluenza tra il Tevere e l’Aniene, ed occupare un casale che fece da avamposto per l’avanzata sui Monti Parioli. Avvicinati dalle guardie svizzere del Papa, nella notte del 23 ottobre, mosse in difesa del suolo pontificio, si difesero strenuamente. Enrico perse la vita nei combattimenti e il fratello Giovanni rimase gravemente ferito, morendo alcuni mesi più tardi nella casa esti-

Questa Casa di Riposo per anziani è nata dalla volontà di una famiglia di Gropello, i signori Sassi che hanno donato i loro beni e la loro dimora settecentesca. Dal 1967, la richiesta di ricovero da parte degli anziani indigenti, è aumentata sempre di più, perciò i Consigli di Amministrazione dell’Ente, hanno ampliato i reparti, migliorato le strutture e dotato l’Istituto di personale efficiente e ben preparato. La Casa di Riposo Sassi è una Fondazione-Onlus in grado di fornire prestazioni di tipo assistenziale, sanitario e riabilitativo, questo, in aggiunta all’ottimo rapporto qualità-prezzo tra i servizi forniti e l’ambiente in cui si trova la persona anziana, hanno portato la struttura ad ottenere il “premio qualità-prezzo” per il 5° anno consecutivo, con la media inferiore a livello provinciale per la retta mensile. L’Istituto, che sorge sulla via centrale del Comune di Gropello Cairoli, è da sempre attento non solo alle esigenze dei propri ospiti, ma anche a quelle dei Gropellesi: ha infatti istituito, da anni, in collaborazione coi Servizi Sociali, un servizio di distribuzione di pasti caldi a domicilio. La Casa di Riposo Sassi nasce e continua ad essere una struttura di servizi in un Comune in continua crescita commerciale ed economica.

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va della madre Adelaide. La scomparsa colpì Giosuè Carducci, che gli dedicò una composizione poetica, compresa in Giambi ed epodi. Enrico e Giovanni erano solo due dei fratelli Cairoli, figli di Carlo (erede di agiati proprietari terrieri lomellini, medico, professore di chirurgia all'Università di Pavia e podestà della medesima città, nel corso del Governo Provvisorio del 1848) e di Adelaide Bono, il cui padre fu Prefetto di Milano sotto Napoleone e poi divenne conte, sotto l’Impero. Tre femmine (Rachele, Emilia e Carolina, morta in giovane età) e cinque maschi (Benedetto, Ernesto, Luigi, Enrico e Giovanni), devoti all’ideale garibaldino. Donna Adelaide educò ella stessa la prole, nutrendola delle spinte culturali ed intellettuali dell’Ottocento italiano. Fu così che anche Luigi e Benedetto parteciparono alla spedizione dei Mille. Il primo morì a Cosenza, di tifo. Il se-

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DRecupero e


GROPELLO CAIROLI

condo venne gravemente ferito, prima a Calatafimi e poi a Palermo, ma, una volta a casa, ricoprì la carica di Presidente della Camera e fu due volte Presidente del Consiglio, della Provincia di Pavia e Ministro. Mentre Ernesto, cacciatore delle Alpi, si spense durante la seconda guerra d’indipendenza. Per lungo tempo, la famiglia Cairoli visse nella villa a Gropello, struttura oggi in ristrutturazione e che diventerà, a breve, un complesso comprendente dieci minialloggi per anziani oltre un centro aggregazionale e uno spazio museale dedicato alla famiglia di patrioti italiani. La villa di proprietà del Comune di Pavia e gestita dal Comune di Gropello, è sottoposta a sovrintendenza del Ministero dei Beni culturali. Grazie ai finanziamenti a fondo perduto, ricevuti da Regione Lombardia, gli interventi di riqualifica rispettano le linee originali.

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Qui sorge un sacrario, diventato monumento nazionale, in cui è sepolta la famiglia. Il Comune di Gropello si sta muovendo in perfetta sinergia con l’amministrazione di Pavia per ricordare i Cairoli, nell’ambito delle ricorrenza per i 150 anni dell’Unità. Recentemente, a Roma, i rappresentanti del comune della Lomellina hanno incontrato l’Associazione nazionale garibaldina che l’anno prossimo verrà a depositare una corona sulla tomba della famiglia. Sarà inoltre inaugurata una sede gropellese dell’associazione, “Questo – spiega il sindaco Giuseppe Chiari – ci permette di rientrare in un circuito culturale di ampio respiro, per interfacciarci agevolmente con altre città che hanno avuto un ruolo altrettanto importante nella storia del Risorgimento, in modo da valorizzare la storia locale e territoriale”.


Le impronte di Matisse

di Alessia Benaglio

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Abbandonati gli squarci fauve, il Maestro si dedicò ai papiérs découpés. In mostra al Castello Visconteo di Pavia

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1 -SENZA TITOLO – VOLTO FEMMINILE DA MARIANNA ALCAFORADO, LETTRES PORTUGAISES, TÉRIADE EDITEUR, PARIS 1946 15 LITOGRAFIE A PIENA PAGINA, 55 ORNAMENTI E 35 CAPILETTERA LITOGRAFICI, BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE, FIRENZE PRIVATA

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enri Émile Benoît Matisse fu il principale esponente del “fauvismo”, movimento pittorico dei primi del novecento, così definito dal critico d’arte Luis Vauxcelles per la “selvagn gia violenza espressiva del colore steso in tonalità pure”. Ma non tutti sanno che, negli ultimi anni di vita, il Maestro si dedicò anche allo studio della tecnica dei papiérs découpés: la creazione di opere di grande sintesi formale, nate dalla ricomposizione di carte colorate ritagliate, e, soprattutto, dalle tecniche di illustrazione di libri. A questa sua fase di maturità, è dedicata la mostra collocata nella suggestiva cornice delle scuderie del Castello Visconteo di Pavia. La manifestazione, che durerà fino al 19 dicembre, celebra Matisse non solo come maestro del colore, ma anche come artista della linea. Il primo padiglione è dedicato alle Poésies di Stephane Mallarmé, sono 29 incisioni realizzate con la tecnica dell’acquaforte ed edite, nel 1932, da Albert Skira. Nel 1937, Matisse realizza, con

2-APPARITION DA STÉPHANE MALLARMÉ, POÉSIES, ALBERT SKIRA & CIE EDITEURS, LAUSANNE 1932, 29 ACQUEFORTI, COLLEZIONE PRIVATA 3-POLYPHÈME DA JAMES JOYCE, ULYSSES, THE LIMITED EDITONS CLUB, NEW YORK 1935, 6 ACQUEFORTI E 20 RIPRODUZIONI DI STUDI, COLLEZIONE PRIVATA 4-LE CYGNE DA STÉPHANE MALLARMÉ, POÉSIES, ALBERT SKIRA & CIE EDITEURS, LAUSANNE 1932, 29 ACQUEFORTI, COLLEZIONE PRIVATA 5-LE LAGON DA JAZZ, TÉRIADE EDITEUR, PARIS 1947, 20 POCHOIR A COLORI, BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE, FIRENZE 6-SENZA TITOLO – VOLTO FEMMINILE DA HENRY DE MONTHERLANT, PASIPHAÉ- CHANT DE MINOS (LES CRÉTOIS), MARTIN FABIANI EDITEUR, PARIS 1944 18 LINOLEOGRAFIE A FONDO NERO FUORI TESTO; FREGI, CAPILETTERA E COPERTINA INCISI IN LINOLEOGRAFIA

COLLEZIONE PRIVATA

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ARTE &CO.

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la tecnica della linoleografia, la copertina e le illustrazioni dell’opera teatrale di Henry de Montherlant, Pasiphaé, Chant de Minos, a cui è dedicato il secondo padiglione. Si prosegue con le litografie, a colori, del padiglione Poèmes di Charles d’Orléans, dove Matisse si libera dei caratteri di stampa e ricopia le strofe del poema con le sue matite colorate. I “fleurs de lys” costruiscono quasi interamente il libro. Questi stupendi gigli vengono accostati ad alberi, conigli, nudi femminili e volti: hanno densità, colori e valenze simboliche diverse, ma sono una presenza costante in ogni pagina del poema. Accanto a questo padiglione, sono esposti, oltre alle Lettres portugaies, datate 1946 (cinque epistole d’amore scritte, nel XVII secolo, dalla religiosa Marianna Alcaforado ed indirizzate al suo amante francese), Les Miroirs profonds (1947) ed un numero della rivista ”Verve” (1958), dedicato

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proprio ai papiérs découpés dell’ormai scomparso Maestro. La mostra prosegue con le illustrazioni dell’Ulysses di James Joyce, edito nel 1935. Non avendo mai letto il romanzo, Matisse si ispirò direttamente ai poemi omerici raffigurando episodi famosi come la battaglia contro Polifemo e l’incontro con Nausicaa. L’ultimo padiglione è dedicato a Jazz, pubblicato nel 1947 dall’editore Tériade. Un’opera in cui il colore entra con forza anche nell’attività di illustratore di Matisse. Disegnare con le forbici, ritagliare nel vivo del colore ricordando l’intaglio degli scultori: è questo, secondo lo stesso Matisse, lo spirito dell’opera. Da profana, è difficile esprimere un’opinione sulle opere del Maestro, posso soltanto servirmi delle parole del poeta Apollinaire: “Se si dovesse paragonare l’opera di Matisse a qualcosa, bisognerebbe scegliere un’arancia, è un frutto di una luminosità esplosiva, come le sue opere”.


NATALE


di Tommaso Montagna

Da Santa Klaus a Babbo Natale: l’archetipo della nostra generosità

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pensarci bene, Rovaniemi è lontana. Al di là dei chilometri, la distanza che ci separa dalla terra bianca di Babbo Natale è un abisso culturale, che sprofonda nel nostro passato. La festa della Natività, probabilmente la più sentita dai Cristiani (anche se la più importante, per ciò che rappresenta,

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rimane Pasqua) cade in un periodo che anticamente era considerato sacro: l’inizio di un nuovo ciclo annuale. Il solstizio d’inverno, la giornata più corta dell’anno, è la naturale linea posta a confine tra la passata stagione e quella entrante. Perché, dalla mattina successiva, le notti ricominciano ad accorciarsi e la luce del

giorno si spande più fulgida: lenta come quella che filtra tra le veneziane all’alba. Anche se non fa ancora caldo, e sarà così per altri mesi, la rinascita è già cominciata. Il mondo agreste può festeggiare il ritorno alla vita. In questo periodo, ben prima della nascita di Cristo, gli antenati Romani celebravano i Saturnali (dal 17


SPECIALE NATALE

al 24 dicembre), in onore del dio protettore dell’agricoltura. E in onore del “Sole invitto”, che esce vittorioso dalla bruma invernale, venerato anche sulle antiche sponde del Nilo. La divinità, alla quale i faraoni si inginocchiavano, era Mitra e rappresentava la luce, generatrice di vita. Si credeva che, nella notte del solstizio d’inverno, le forze soprannaturali acquistassero una valenza ed un potere straordinari. Alcuni popoli germanici, il ventiquattro dicembre, imbandivano le tavole, perché le anime dei loro congiunti potessero tornare, benevole, a fare visita ai famigliari, portandosi dietro felicità, ricchezza, fertilità e riconoscenza, di buon auspicio per la nuova stagione. Un bagaglio che, ancora oggi, che abbiamo in tasca il telefono cellulare, speriamo di caricarci sulle spalle, giocando a tombola alla Vigilia oppure a San Silvestro, dopo aver consumato un lauto pasto. Perché i riti pagani, diffusesi ad Occidente e ad Oriente, gettarono i semi cresciuti nelle nostre tradizioni religiose. Una fra tutte: il dono. Le “strennae”, che i romani cominciarono a scambiarsi proprio nel giorno detto “natalis”, circa duecentocinquant’anni dopo la morte di Gesù, per augurarsi prosperità, sono le prove generali per quelli che noi consideriamo “regali”. Solo nel 1535, Martin Lutero ebbe a proporre che i doni fossero dati in nome di Cristo Santo. E forse, da qui, cominciò quel processo religioso, per cui i presenti divennero un simbolo, universalmente riconosciuto, dello spogliamento umile di Dio, a favore dell’Uomo. Un significato che deriva dalla medesima essenza della parola “dono”: sacrificare una parte di sé stessi agli altri. I medesimi doni portati dai Magi racchiudevano questi crismi: l’oro è lo spirito, l’incenso è l’immortalità, la mirra è l’anima: regalandola si

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dà la propria essenza purificata da desideri e passioni. La curiosità è che l’Uomo sembra aver dovuto “delegare” tale sacrificio, comunque sentito come un piacere, ad una figura esterna e mitica, quasi un archetipo (una forma primitiva di pensiero, un’immagine), che facesse da tramite: Babbo Natale. La sua storia è intrisa di paganesimo, cristianesimo e romanticismo post-moderno. Pagano è il Julebok, un essere leggendario foriero di doni ai bimbi buoni e di carbone ai cattivi. Cristiano è invece San Nicola, vescovo nato in Licia (odierna Turchia

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SPECIALE NATALE

meridionale), che decise di regalare le sue ricchezze ai poveri e dedicarsi al prossimo. Artisti dalla matita e dall’inventiva facili, alla fine dell’ottocento, cominciarono a trasformare i contorni dello stesso santo (conosciuto da tutti come Santa Klaus) in quelli dell’ormai noto Babbo Natale. La trasformazione, comprensiva di giubba rossa, occhialini sul naso, barba e via dicendo, fu completata, negli anni trenta del secolo breve, da Haddon H. Sundbolm, grafico della Coca Cola Company. Ed ecco Babbo Natale, icona saggia e dedita esclusivamente alla

bontà. L’onere del carbone venne lasciato alla Befana (ma questa è un’altra storia). L’idea che Sundbolm aveva di Babbo Natale non era così distante da quella presente in altre culture, anche non occidentali (quindi, si potrebbe dire non consumistiche). Quasi fosse vero il bisogno, sopra citato, di una identità rassicurante, che conduca alla generosità. Tanto che, quando immaginiamo il Vecchio Babbo sfrecciare nei cieli come il più famoso dei vip, anche Rovaniemi, terra bianca e gelida come il marmo delle chiese, non è poi così lontana.

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di Tommaso Montagna

L’albero economico Contro la crisi la famiglia diventa una piccola impresa

Massimo Esposti - Redattore Capo de "Il Sole 24 Ore"

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e vendite Natalizie al dettaglio, divenute ormai una vera e propria tradizione, quasi autonoma, corrispondono circa ad un quarto di quelle effettuate durante l’arco dell’anno. Consumate, solitamente, gli ultimi giorni prima della Natività, nonostante luminarie ed insegne, tanto pagane, quanto cristiane, contornino, ben prima, il profilo cittadino. Quasi fosse un lancio pubblitario del Natale, destinato a centrare i comignoli. Un anticipo, vissuto come un rito da trecento milioni di statunitensi, con il loro

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Black Friday. Nel Venerdì Nero, il giorno successivo al Ringraziamento, i centri commerciali applicano mega sconti (vedi articolo pag.44). Un po’ come accade agli outlet made in Italy, trasformati da magazzino a shopping village. Nel nostro Paese, la spesa prevista per il Prossimo Natale, ammonta a quarantaquattro miliardi di euro, comunque inferiore allo scorso anno. E’ inevitabile: le festività, ormai prossime, conducono le famiglie ad un economico raziocinio, tendenzialmente seguito anche nel resto del conti-

nente, a parte rare eccezioni. “E’ una conseguenza del clima economico generale, dove il mercato del lavoro ristagna e si allunga, proporzionalmente, il divario tra chi detiene un impiego e chi, al contrario, non riesce” spiega Massimo Esposti, Redattore Capo de “Il Sole 24 Ore”. “L’Italia sta scontando il mal funzionamento del Sistema Paese: ai noti problemi di evasione fiscale, si devono aggiungere il mancato supporto delle imprese, fuori dai nostri confini, e una burocrazia lenta, che impedisce lo sviluppo delle stesse”.


SPECIALE NATALE

Fattori particolarmente cruciali, se pensiamo che la maggior parte dell’economia italiana affonda le sue radici nella piccola-media impresa, con una sensibile presenza anche di aziende a conduzione famigliare. “La creazione di uno sportello unico che promuova le nostre produzioni all’estero, agevolerebbe la situazione” continua Esposti “ad oggi, abbiamo tanti istituti che se ne occupano, ma sono frazionati: al piccolo-medio imprenditore manca un vero e proprio referente”. Forse, è anche questa la discriminante tra il Bel Paese e i suoi omologhi europei. Tanto che, da una ricerca Deloitte (pubblicata, giovedì 11 novembre, proprio sul Sole 24 Ore), che ha voluto indagare il trend continentale per le celebrazioni di fine anno, è risultato che, in Italia, è previsto un calo spese del 3,5%, rispetto alla media europea del 2,5%. Il peso più gravoso, nel Vecchio continente, verrà por-

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tato dalla Grecia, con un – 21%. E se, qui da noi, come riporta il medesimo quotidiano finanziario sopra citato, il 53% dei consumatori ritiene che il Paese, dopo la crisi del 2008, sia ancora in recessione, vivono un clima incredibilmente ottimistico i cittadini di Finlandia, Germania, Svizzera, e non solo, probabilmente fiduciosi nelle potenzialità ecnomiche dei loro Stati. Potenzialità che passano anche attraverso i così detti acquisti on-line. In Italia si prevede, per il Natale 2010, una crescita dell’uso di internet per i regali. Rialzo stimato in circa 200 milioni di euro di spesa, per un cifra complessiva di 680 milioni. “E’ vero che internet facilita la scelta dei prodotti e mantiene competitivi i prezzi, ma sembra che gli italiani, forse per indole e cultura, abbiano una necessità fisica di toccare con mano i

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loro futuri acquisti, soprattutto nel campo dell’abbigliamento, preferendo i negozi di vicinato e un legame diretto con il venditore”. Oltre al Bel Paese, le compere on-line sono ancora in fase embrionale in Svezia e in Olanda. La maturità pare sia stata conseguita in terra anglosassone: in Inghilterra è previsto che tredici miliardi di euro escano dalle tasche dei consumatori, finendo volatilizzati in rete, in cambio dei desiderata. Sogni, che nel Bel Paese, si riflettono nei viaggi e nel cibo, ai quali l’Italiano, superando, in questo, la media europea (sempre secondo Deloitte), non vorrebbe rinunciare. In poche parole: “La famiglia è ormai diventata una piccola impresa, per fronteggiare questo periodo di difficoltà economica” conclude Esposti.


I.P.

In Vetrina per Natale Novità e Tradizione si uniscono per la quindicesima volta La fiera natalizia più amata dai pavesi è giunta alla quindicesima edizione. La manifestazione, organizzata da Ideare srl, tocca un traguardo importante nel panorama fieristico provinciale. In Vetrina per Natale, presente dal 25 al 29 novembre al Palazzo Esposizioni di Pavia, è ormai entrata nel cuore del pubblico che, soprattutto negli ultimi quattro anni, l’ha premiata con un’affluenza da record. Basti pensare ai numeri registrati nel 2009, quando, a varcare i cancelli, sono stati ben 33.700 visitatori. Merito della sinergia, di vedute e obiettivi, che unisce i progetti di Ideare srl, con la collaborazione fattiva degli espositori. Anche in questa edizione, l’evento ospiterà, accanto ad iniziative consolidate, quale il Sa-

lone Santa Klaus, alcune idee innovative. Nei giorni di giovedì 25 e venerdì 26, sarà distribuita, gratuitamente a tutti i visitatori, la specialissima shopping bag: un gadget-ricordo, un comodo e pratico accessorio per effettuare gli acquisti presso l’area commerciale della manifestazione. Una “shopper” che può essere utilizzata anche come confezione per i vostri doni di Natale, oppure come oggetto decorativo da esporre sotto l’albero. Presso il nuovissimo Salone del Giocattolo sarà in funzione, per tutta la durata della fiera, un servizio di confezionamento regali. Per i più piccoli (oltre al già citato Salone Santa Klaus, che ricostruisce nel dettaglio la casa di Babbo Natale, con il

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suo inquilino seduto in poltrona, pronto ad accogliere i bambini), “In Vetrina per Natale” avrà uno spazio nursery, gestito dagli educatori dell’ “AsiloArcobaleno”, che intratterranno i loro ospiti con giochi e favole. L’area espositiva presenterà un ricco carnet di proposte: dalla gastronomia, all’artigianato fino all’oggettistica. Senza dimenticare la zona ristorante, al primo piano del Palazzo Esposizioni, gestita dai cuochi di Villa Meardi (E’ gradita la prenotazione: 0383.374044). Anche quest’anno, Ideare srl potrà vantare la partnership di Viridea: esperti del verde decorativo stanno studiando una scenografia particolare per il quindicesimo compleanno della manifestazione.


d Tommaso Montagna

Black Friday Il giorno fausto per lo shopping made in USA

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pancia piena, del tacchino consumato il giorno precedente, gli statunitensi si apprestano a lanciarsi nelle compere natalizie, sfidando freddo e traffico congestionato. Tutto in sole ventiquattro ore: è il Black Friday. Si chiama Venerdì Nero, una festa non ufficiale, ma sicuramente sentita: i commercianti applicano fortissimi sconti, promozioni e saldi su ogni loro prodotto e i cittadini sono capaci di prendere pure le ferie per approfittarne. In questo giorno, che cade alla fine di novembre, così importante per i retailers (venditori al dettaglio), gli occhi degli analisti finanziari, americani e non solo, sono puntati sulle file immense che si srotolano sui marciapiedi, magari già innevati, fin dalle prime ore del

mattino. Il motivo è semplice: la quantità di acquirenti (che può superare anche i cento milioni, un terzo dei cittadini statunitensi) indica la predisposizione alle spese, permette di fare previsioni, più o meno buone, sul vicino periodo natalizio. Previsioni che, inevitabilmente, sono destinate a sorvolare l’Atlantico ed atterrare sulle Borse del Vecchio Continente, in base ai fili invisibili che tengono insieme l’economia mondiale. Lo stesso termine Black Friday indica una congiuntura finanziaria occorsa in Usa nel 1869, ma nel

contesto in questione nacque nel 1966 a Philadelphia, in onore proprio dell’intasamento di auto che si verificò già allora. Diffusosi prima sulla East Coast, la costa atlantica, nel giro di alcuni decenni venne esportato nel resto degli States, fino ad arrivare al Pacifico. E all’inizio del nuovo millennio, divenne un’espressione comunemente accettata per indicare il giorno fausto per lo shopping. Altra origine, certamente più curiosa, lo vorrebbe collegato, in senso metaforico, al colore della copertina dei libri contabili: da un


SPECIALE NATALE

rosso vivo, che indica il passivo accumulato durante l’anno, si tingerebbe di nero, grazie agli acquisti forsennati, tornando al suo colore naturale (quindi in attivo). Ma non finisce qui. Perchè oltre al Black Friday, gli acquisti scontati possono essere consumati durante il Cyber Monday, il lunedì successivo (il termine fu coniato cinque anni fa), quando inizia lo shopping on line. In ogni caso, il Venerdì Nero, che tanto ricorda quel fatidico Giovedì in cui crollò la Borsa di Wall Street nel 1929, dopo il quale le file, anziché davanti ai negozi, si accumularono di fronte alle mense che distribuivano pane, resta il simbolo, o meglio l’icona, di una società che si basa sul consumo. Un riferimento che non deve avere una connotazione necessariamente negativa, ma semplicemente realistica. Perché, volente o nolente, fa comunque parte della nostra cultura ed agisce come un ingranaggio che continua a funzionare, perché è continuamente oliato.


SPECIALE NATALE

di Serafino Malospirito

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l consumo di vino in ristoranti e trattorie sta calando, in tutta Italia, di circa il 30%. Una caduta non imputabibile esclusivamente alla crisi, ma anche all’inasprimento, per altro giustissimo, visti i pericoli sulle strade, delle norme che regolano e puniscono la guida in stato di ebbrezza. Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, per ovviare alla spinosa problematica, porta una proposta alla ristorazione: un etilometro, all'uscita dei ristoranti, per consentire ai clienti di godere del vino e di risalire in auto con tutte le certezze del caso. Dalla terza Denominazione italiana per numero di ettari in produzione, dalla zona in cui si produce oltre la metà del vino di Lombardia e la maggior quantità di Pinot nero in Italia, prende quindi la parola Paolo Massone, presidente del consorzio sopra citato,

Il bicchiere della staffa Una proposta per guidare in sicurezza: l’etilometro fuori dai ristoranti


secondo il quale “il popolo degli amanti della cultura del gusto ha cominciato a rinunciare ad un buon vino italiano durante la cena”. Altra soluzione, per evitare la guida sotto ebbrezza, è che uno dei commensali non tocchi il fatidico succo d’uva. Da questa situazione, alcune volte spiacevole per gli adepti dell’enologia e dei suoi segreti, discende la proposta sopra accennata: “Contro il caos devono parlare i numeri e la scienza” continua Massone “serve un etilometro in tutte le trattorie e in tutti i ristoranti per far capire al cliente fino a che punto può spingersi in totale serenità, senza pregiudicare all'uscita né la sua sicurezza né quella degli altri”. Perché il famigerato “test del palloncino” non è considerabile esclusivamente come un mero deterrente (o un semplicistico invito) a non consumare alcolici, ma come una discriminante la presa di coscienza di una precisa responsabilità. Che diventa ancora più pesante nel caso, oltre che della bevanda preferita da Bacco, dei così detti super alcolici. Ancora più pericolosi, se non fosse altro che per la giovane età media dei consumatori.


I.P.

CAPITAL SPORT: lo sport per tutti! Voghera, da quasi 25 anni, esiste una realtà dove tutti gli amanti dello sport possono trovare ciò che cercano! Nel 1985, Fabio decise di iniziare quell’avventura che nel tempo è cresciuta sino a diventare un punto di riferimento per tutti coloro che praticano sport, semplici cittadini, associazioni o enti che, in Capital Sport, trovano abbigliamento e accessori per le qualsiasi esigenza. Il successo dell’azienda è determinato dalla professionalità di Fabio, sempre alla ricerca delle ultime novità e tendenze in fatto di moda e materiali, dall’ampia scelta di articoli sportivi delle migliori aziende, da una sua linea artigianale, marchiata Capital Sport e dalla competenza delle

collaboratrici in grado di consigliare sempre per il meglio. Capital Sport è anche il negozio dove gli appassionati di snowboard possono trovare dall’abbigliamento “ultima tendenza” alle coloratissime tavole, scarponi, attacchi e una vasta gamma di accessori dedicati agli amanti di questo sport. A completare l’offerta dei prodotti che fanno bella mostra di sé, troverete la linea di piumini uomo, donna e bambino della nota K-Way che vi scalderanno con i modelli più trendy del momento e per gli amanti dello stile griffato Giorgio Armani, la linea sportiva EA7: piumini, felpe e tute per lui e per lei... con l’inverno che bussa alla porta, fare un salto, curiosare

e magari concedersi un piccolo regalo o pensare al natale dedicando un pensiero a chi vi sta a cuore, è un consiglio che diamo ai nostri lettori! Capital Sport è per chi cerca la marca, la qualità, l’assistenza e il prezzo interessante, per ogni esigenza professionale o dilettantistica, che siate privati o rappresentanti di club!


di Chiara Pelizza

Propositi di fine anno Tra piste di ghiaccio e navette gratuite, Pavia prova a spaventare la crisi

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a fibrillazione dei pavesi per gli acquisti natalizi inizia a farsi sentire. Cosa si regala ai più piccoli, al consorte, ai genitori? Poco di già comprato, ma, come succede negli ultimi anni, si ‘inizia a guardare’. Prima fase: la ricognizione. O meglio: tutto nasce da un’idea, per finire con una corsa al regalo, possibilmente carina ed economica. I commercianti, dal canto loro, si preparano. Strada Nuova, Corso Cavour, tutto il centro storico e la città si muovono per creare l’incredibile atmosfera natalizia, fatta di luci, colori e addobbi. Nelle vetrine, compaiono i primi segni luccicanti che anticipano il periodo dell’anno più amato da grandi e piccini. Vetrine allestite con il gusto della tradizione: vischio, rosso e argento con una spruzzata di colore intenso per attirare l’attenzione,

anche se oggi la tendenza sembra essersi biforcata e gli acquisti si fanno anche on line. Effettuati sia per comodità che per economia, molti sono i regali comprati con un click dalla scrivania. Pavia ha già annunciato un programma allettante per dicembre. Innanzitutto fa il suo grande ritorno in Piazza Duomo, dopo il successo dell’anno scorso, la pista del ghiaccio, quest’anno allestita in Piazza della Vittoria, nella parte opposta al Broletto. Un’idea che sicuramente attirerà come l’anno scorso molte persone in centro, anche per i loro acquisti. Certo, il momento non è facile e la crisi è ancora avvertita dagli esercenti, commerciali e non solo. La stragrande maggioranza dei commercianti, anche secondo un sondaggio recentemente svolto da Confesercenti, non avverte

alcun cambiamento sostanziale rispetto a ottobre 2009. “Il dopo ferie estive ha dato un magro bottino – commenta Romeo Iurilli, presidente Confesercenti Pavia – soprattutto nel comparto alimentare sono diminuiti gli scontrini, con una contrazione del 6-7% segno di un forte disagio”. Alte le aspettative sul Natale, per recuperare e per dare un segnale di ripresa. Pavia, da inizio dicembre all’8 di gennaio, ha previsto la sosta gratuita del sabato, oltre a rendere pedonali Corso Cavour e Strada Nuova, il sabato e la domenica dalle 10 alle 20 e, sempre il fine settimana, una navetta gratuita collegherà il parcheggio di viale Indipendenza ai vari punti del centro storico. “Ci auguriamo un Natale roseo, ma la situazione generale del paese non aiuta; quello che sta facendo l’amministrazio-


SPECIALE NATALE

ne comunale è molto importante” chiude Iurilli. I negozianti si dividono tra i sostenitori dei saldi anticipati e delle vendite promozionali, tanto care agli acquirenti già in vista degli sconti post Natale. Per altri, invece, è un segno di incoerenza e mancanza di rispetto nei confronti di una clientela che ha acquistato a prezzo pieno e si trova la medesima merce venduta al ribasso, magari pochi giorni dopo l’acquisto. Già fissata, comunque, la data di avvio delle svendite: secondo Ascom, l’Associazione Commercianti di Pavia, “Il Natale è nell’aria e i commercianti si stanno preparando a quello che, si augurano, sarà un periodo positivo per gli acquisti: sono molte le speranze per compensare un anno decisamente sotto tono nei consumi. E’ vista positivamente anche l’uniformità nella data d’inizio dei saldi, fissata per tutti al 6 gennaio”.


di Paola Arensi

Luci Lodigiane Disseminate per il capoluogo, dietro le vetrine e per le strade, invitano alle compere.

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on l’avvicinarsi del Natale, il centro di Lodi brulica di persone ogni giorno. I visitatori aumentano nel fine settimana o il tardo pomeriggio dei giorni feriali perché, tra un acquisto e l’altro, coppiette o semplici amanti del ben vestire si concedono un aperitivo nei modernissimi bar del capoluogo di provincia. Per trovare le migliori griffe, ma anche abiti alla moda dai prezzi più abbordabili, basta passeggiare in Corso Vittorio Emanuele II, dove si staglia la statua del monarca, per arrivare in Piazza della Vittoria e proseguire tra le esposizioni del rinomato Corso Roma, il luogo delle “vasche” pomeridiane per eccellenza. Partendo dalle calzature, la scelta è piuttosto variegata: ci sono scarpe alla moda di ottima qualità, con prezzi che

però non si rendono sempre abbordabili, oppure modelli decisamente più adatti a qualsiasi tasca ma comunque curati. Si passa dalle calzature da ginnastica a finissimi decolté per sbizzarrirsi con le proposte modaiole del momento. Privilegiati, ovviamente, i marchi più in voga tra i giovani, ma non mancano proposte particolari per gli adulti. E come ogni donna desidera, Lodi ospita anche numerosi negozi di intimo, elegante ma sfizioso, con linee per ogni età, marche tra le più conosciute e, perché no, persino qualcosa di molto pratico e decisamente comodo per chi invece preferisce la semplicità. Non mancano poi gli spazi dedicati agli abiti fashion e agli accessori stravaganti in stile cartoon, al fianco di veri e propri saloni espositivi


LODI E PROVINCIA

di tailleur classici, realizzazioni in pelle, occhiali, computer e telefonini. Di realtà in realtà, lo spirito di accoglienza tipico dei commercianti lodigiani si distingue sempre. Proseguendo nell’avventuroso mondo del centro città si incontrano facilmente rivenditori di gingilli e bigiotteria, sciarpe, cappellini e rinomate gioiellerie i cui valori brillano in vetrina creando un piacevole contesto. Incredibili anche i negozi di abbigliamento sportivo in cui poter trovare veramente

di tutto per appassionati di sci, skate e snowboard, ma non solo. Si aggiungono commercianti che soddisfano le richieste di chi cerca maglieria curata. Qualcuno in centro propone persino una doppia vetrina: vere e proprie passerelle delle migliori firme per un look casual, scelte più eccentriche, ma di ottima qualità e capi sempre sulla cresta dell’onda. Le vie cittadine non deludono nemmeno i clienti più raffinati e garantiscono un’ ampia e sempre rinnovata scelta di

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abiti molto chic ma anche stravaganze. Per chi deve acquistare un presente o intende arredare casa dandole un sapore, per così dire, “straniero”, molti negozi espongono oggetti d’arredamento orientali, libri new age, bracciali, collane, pietre di ogni tipo e forma, soprammobili. Irrinunciabile lo spazio dedicato al prossimo in cui si possono trovare prodotti equo-solidali: una affascinante raccolta di manufatti che racconta il lavoro artigianale dei Paesi in via di sviluppo.


di Irina Turcanu

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a crisi economica c’è ancora e la si sente anche tra i commercianti del centro storico della città. Camminando lungo il Corso Vittorio Emanuele, in un qualsiasi sabato mattina, tra l’altro giorno di mercato settimanale, anche un occhio inesperto potrebbe cogliere le stesse osservazioni espresse dalle commesse e dai titolari dei negozi. Di certo, non si rischia più, come una volta, di calpestare inavvertitamente qualcuno. Ora c’è ampio spazio per il passaggio. E c’è persino nei venerdì sera, un tempo noti come momenti tragici per chi dovesse attraversare di fretta l’antico corso. Il Natale e i relativi acquisti, invece, fanno ancora parte di una realtà futura: fine novembre, sostengono i negozianti. Per il momento i piacentini guardano, ponderano, fanno i conti con le risorse, al massimo chiedono alla gentile commessa di tenere da parte un determinato articolo che desidererebbero, ma soprattutto non sdegnano le offerte e non oltrepassano le vetrine dei gioiellieri. Si contano sulle dita di una mano le commesse che riescono a sorridere sinceramente davanti alla domanda: “Per lei, la crisi è finita?”. E’ giusto in profumeria, nel negozio di intimo e, stranamente, in libreria, specie se dedicata ai più piccoli, che si riesce a sentire per

pensa al Natale

E i negozianti provano a spianare la strada alla slitta con promozioni e strategie tutta risposta: “Per noi, la crisi non è mai iniziata”. Sorride amaramente il commerciante d’abbigliamento, per donna, bambino o uomo che sia, e fa venire un brivido lungo la schiena la rivelazione di un agente di viaggi. Un settore, quest’ultimo, in via di estinzione, colpa soprattutto delle nuove tecnologie. Bisogna allora diventare creativi, sbiz-

zarrirsi a più non posso per invogliare il cliente, ma soprattutto per andargli incontro per ciò che concerne la possibilità d’acquisto. Ecco quindi alcune strategie intraprese dai commercianti piacentini. Per chi prenota entro la fine di novembre un pregiato bijou fatto a mano e personalizzato, si ritrova ad aver risparmiato ben


PIACENZA E PROVINCIA

20% sul prezzo. Niente spese aggiunte per il pacco regalo, se si dona un libro, magari una monografia storico-artistica all’incredibile prezzo di 9,99 euro. Se si sceglie, invece, un capo d’abbigliamento, non mancheranno la qualità e la possibilità di sostituire la merce qualora non avessimo azzeccato i gusti del beneficiario del nostro gesto. Ma anche l’ampia

scelta messa a disposizione, risulta essere una delle strategie più in voga, specie se si opta per una cornice d’argento o un altro articolo per la casa. Su cosa buttano l’occhio i piacentini? Nella libreria per bambini, sono le collezioni a rapire gli acquirenti, ma anche dvd e videogiochi. Nella profumeria si prediligono i cofanetti e nel negozio di

• PASTICCERIA • BAR • GELATERIA

Chiuso il martedì

Via V. Veneto 64/66 29100 PIACENZA Tel. 0523/71.22.89

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articoli e accessori per la casa, ma anche nell’abbigliamento, si analizza bene il rapporto qualità-prezzo. Le borse, invece, eterne amiche delle donne e nella top five dei non flagellati dalla crisi, attraggono tutti, o meglio tutte, indistintamente. Nell’agenzia di viaggi, rivolta sempre di più al turismo senior, si preferiscono i pacchetti all inclusive dedicati ai gruppi. Nonostante la crisi quindi, pare che i negozianti piacentini somiglino sempre di più alla mitologica araba fenice, con qualche spruzzo di capacità camaleontica e con l’ausilio dei grandi creativi, laureati, all’università dell’esperienza, in problem solving. Caratteristiche indispensabili per uscire vincenti da questa “battaglia” non ancora conclusa. Il rischio è che qualche condottiero si ritrovi costretto ad abbandonare il campo, in attesa di tempi migliori, ma lo si era messo in conto.


di Guido Parri

Luoghi ameni Balze, valli e pietre, sparse tra quattro province

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erriere, il comune più alto della Val Nure, che prende il nome dalle miniere di ferro, è situato nell’alto Appennino tosco – emiliano, con un’altitudine che varia dai 300 ai 1800 metri sopra il livello del mare. Il suo paesaggio ancora integro, vanta un ecosistema di grande interesse e dalle molte risorse: acqua, boschi, castagneti, faggeti, querceti. Una flora e una fauna delle specie più rare (gigli selvatici, orchidee, genziane, caprioli, lupo appenninico, falchi e aquile), in un habitat di una grande varietà di esposizioni e di alte quote che hanno generato diversi ambienti naturali. Le vette più alte sono caratterizzate da praterie e zone boscate ricche di una flora simile a quella alpina. Da sempre, questi rilievi montuosi conobbero lo sfruttamento del legname. Nel tempo, i pochi castelli e qualche torre d’avvistamento sono spariti, ma nei borghi si possono ancora ammirare le antiche tradizionali architetture di pietra. Il territorio di Ferriere abbraccia un’area tra le più vaste dell’Appennino, percorsa da antichi sentieri preservati da delimitazioni dei “muri a secco”. Mille itinerari tra boschi, ruscelli, cascate e laghi di origine glaciale che riportano ad un passato lontano in un presente ricco di suggestione. Dove lo spettacolo della natura è immenso, dove anche la denominazione delle montagne ha un significato di antiche presenze e di leggende tramandate nel tempo: la Rocca dell’Aquila a Cassimoreno, Prato Grande, Lago Moo, Lago Bino. Una varietà unica di paesaggi che

FERRIERE

testimonia i primi insediamenti e forma la ricchezza che oggigiorno propone una felice fusione tra tradizione e innovazione. Ogni quota che si raggiunge svela il suo carattere e camminando per raggiungerla si gode di suggestivi scorci naturalistici. Sono infinite le opportunità che offre il territorio di Ferriere, nella magia di tutte le stagioni: dall’esplosione dei

colori dei fiori a primavera, al trascolorire dell’autunno, fino al bianco della neve, che in inverno ammanta le montagne. Facile e intrigante, ad esempio, è il poter seguire, d’inverno, le tracce degli animali selvatici con le ciaspole o il praticare lo sci da fondo sulle pendici del Ragola per poi rifocillarsi nel rifugio di Prato Grande dove gustare i prodotti


PIACENZA E PROVINCIA

tipici. Emozionante è poter percorrere i sentieri, come antichi viandanti. Fermarsi, guardare e osservare in una pace interiore, che solo la natura può offrire. Entrando nei borghi posti fra immensi castagneti, ancora oggi è possibile aver la percezione di un antico e difficoltoso vivere sulla montagna. Oggigiorno ad esempio a Cassimoreno, Castelcanafurone, Castagnola e Cattaragna si raccolgono ancora le castagne per essicarle nelle “castagnère” per poi macinarle nei mulini ancora esistenti. Le castagne, per decenni, hanno permesso la sopravvivenza degli abitanti delle frazioni più alte della Val d’Aveto e ora che non vi è più tale assillo, i montanari non abbandonano comunque l’antico rito di una raccolta ancora pregna di significato. Ferriere, d’estate, si anima di villeggianti, di turisti in feste paesane organizzate in tutte le frazioni che ancora conservano il sapore del raccolto e della mietitura. Tanto che il paese ha conquistato il marchio DE.CO. per i suoi salumi e per la farina di castagne, proponendosi, per questo ed altro, come uno degli spazi più appaganti di tutto l’Appennino.

ANTONIO AGOGLIATI - SINDACO DI FERRIERE

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di Luigi Franchi

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criveva Gianni Brera: “La Via Emilia è un’aorta con tanti aneurismi quante sono le soste d’obbligo d’una carrozza di posta”. Gli fa eco Gianni Celati, quando afferma che “di notte sulla lunga strada non si vedono mai molte stelle, perfino ci si dimentica che in altre zone del pianeta i cieli fittamente popolati di luci sono uno spettacolo normale”. Immagini che segnano la fatica di una strada che, da più di duemila anni, vede passare soldati, pellegrini, passeggeri in carrozza nei settecenteschi Grand Tour, emigranti, automobili e tir, questi ultimi nell’ordine di milioni. Una strada che, per lunghissimi tratti, è una interminabile fila di capannoni e insegne commerciali senza soluzione di continuità. Eppure continua a “restare affascinante e va riempita di cose bellissime”. Fu con queste parole che Silvio Coppola, uno dei padri fondatori del design italiano, si presentò ai coniugi Villazzi, nel 1962, dopo settimane in cui, puntualmente ogni venerdì, si fermava a pranzo nella loro Trattoria San Rocco, a Cadeo, lungo la Via Emilia che attraversa la pianura piacentina. Il boom economico era nel pieno della crescita, Felice e Maria Villazzi stavano armeggiando con i disegni di un geometra a cui avevano affidato il progetto di allargare la locanda annessa alla trattoria, quando l’architetto Coppola uscì dal silenzio in cui abitualmente consumava il suo

Tra l’Emilia e la Francigena Storia di una locanda sorta ai margini dell’antica Via, oggi frequentata da auto, camion e pellegrini postmoderni, adepti del turismo lento

pranzo del venerdì. “Me lo ricordo ancora quel giorno. Quell’uomo alto e bello che, prendendo in mano i disegni, propose ai miei genitori di affidarsi a lui per il progetto”. Racconta Giovanni Villazzi, allora quindicenne. “I miei genitori non sapevano neppure cosa fosse un architetto, figuriamoci sentir parlare di design, o studio di fattibilità. E poi non potevano permettersi quel costo.” “Nessun costo” propose Coppola “ma un patto: io faccio il progetto e, ogni volta che passerò da queste parti, sarò vostro ospite”. Quella era l’Italia delle strette di mano. Nel 1963 si inaugurò l’Hotel Ristorante Le Ruote,

a Roveleto, con un grande parcheggio per auto e camion; un ristorante con due sale, di cui una per i banchetti e l’altra per i pranzi d’affari che, in quegli anni, cominciavano a diventare abitudine. Infine l’albergo che, per i materiali usati e il particolare sviluppo longitudinale, richiama le architetture di Wright. Dieci anni dopo, la gestione passò a Giovanni Villazzi e alla sua consorte Lorena. Le nove camere diventarono trenta, già previste nel progetto di Coppola. Mentre Lorena imparava i segreti per fare turismo, facendo conoscere l’albergo ad ogni fiera e ad ogni evento possibile, il marito diventava presidente dell’as-


PIACENZA E PROVINCIA

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sociazione piacentina degli albergatori. Il traffico e i capannoni lungo la Via Emilia aumentavano ma quella piccola oasi di bellezza architettonica resisteva. Nel 1980 un secondo disegno di Coppola previde l’estensione dell’hotel, con la creazione di due piccole torri di vetro e marmo bianco alla base. L’architetto non ne vide la realizzazione, applicata sul finire del secolo, ma a lui furono dedicate. Oggi, lungo la Via Emilia, è cambiato il traffico, i camionisti della Trattoria San Rocco non ci sono più, sostituiti da turisti di ogni parte d’Italia e d’Europa. Giovanni e Lorena continuano nella gestione dell’hotel e il figlio Massimiliano prosegue la tradizione professionale, inaugurata da Ginevra Villazzi ottant’anni fa, gestendo un altro albergo a pochi chilometri dalla via Emilia. Dove i pellegrini,che la percorrevano mille anni fa, sono tornati, lungo l’itinerario dell’antica Francigena.


di Luigi Franchi

IPOTESI DI ARTE CONTEMPORANEA Un percorso U ttutto al femminile, o quasi, p per ribadire l’intensità del presente

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remona, centro storico. La visita alla Galleria di Daniela Rallo comincia svoltando in uno dei tanti vicoli acciottolati: si sbuca in una piazzetta, dove si trova il chiostro bramantesco della chiesa di Sant’Abbondio. Il convento omonimo risale al X secolo e ospitò la comunità degli Umiliati. Una congrega, sia maschile che femminile, di esperti banchieri e filatori di lana. L’ordine fu soppresso intorno al Cinquecento e anche il complesso abbaziale subì un inesorabile declino, fino al recente restauro. A lato, l’elegante palazzo dove si trova la Galleria Rallo. La facciata è ricoperta di rami di glicine: ora è autunno, ma in primavera i fiori si arrampicano fino al terzo piano, racconta Daniela. All’interno, lo stupore si unisce al fascino per le opere esposte e, soprattutto, per quelle nascoste, oggetto di

precedenti mostre, come i tappeti di guerra intrecciati dalle donne afgane, che Daniela Rallo ha presentato di recente. L’arte al femminile è una peculiarità della galleria, come testimoniano le recenti mostre di Maria Mulas oppure la pubblicazione, nella collana "Il Sagittario", della biografia dell’attrice Isa Miranda, Light from a star. Daniela Rallo è infatti anche editore, con due collane: Il Sagittario e la recentissima Santopalato, dal nome del primo ristorante di cucina futurista, ed è presidente dell’Associazione ContemporaneA, che vuole “svegliare la città” sul piano culturale, sostenitrice anche la così detta “arte irregolare”, realizzata da artisti con disagi psichici. A loro, la galleria dedica spazi e mostre, con la collaborazione di Bianca Tosatti, storica dell’arte e massima esperta dell’arte in questione. Il per-


CREMONA E PROVINCIA

corso professionale di Daniela, l’ha vista protagonista, dagli anni Settanta fino a metà dei Novanta, in un negozio di antiquariato a Cremona e all’Isola d’Elba. Poi la svolta. “Il lavoro deve essere sempre innovativo. Il mondo cambia – sostiene la gallerista - Uno degli aspetti più importanti di questa globalizzazione è la possibilità, anzi l’obbligo, di confrontare esperienze e differenze. Io non voglio starne fuori. Proporre sempre le stesse cose sarebbe noioso, per me e per i miei clienti e amici. Non è vero che il passato era così bello. Anche allora l’arte, se ci pensiamo, era contemporanea.” Da queste considerazioni, la Rallo fa discendere le sue iniziative. Tra le più interessanti, la rassegna Narrare Narrarsi e la prossima mostra, che aprirà il 27 novembre. La prima, coordinata da Rosalba Carollo, è una presentazione di libri, i cui autori non vivono la scrittura come mestiere principale: tra gli ospiti si sono succeduti anche Giorgio Galli e Nando

Dalla Chiesa. Il prossimo appuntamento, giovedì 2 dicembre, sarà con Marina Ripa di Meana che presenta il suo libro Virginia Agnelli, madre e farfalla: biografia della madre dell’Avvocato. La mostra è invece dedicata alle armi giocattolo. Titolo: Endgame, autore: Riccardo Bergonzi. “Ho voluto sottolineare il drammatico rapporto che i bambini hanno con le armi. Nel mondo occidentale come giocattoli che rasentano la perfezione in similitudine con le armi vere; in molte altre parti per l’abuso che viene fatto dei bambini in guerra”. Spiega la gallerista. Il catalogo della mostra è curato da Donatella Migliore che scrive: “Riccardo Bergonzi parte da lontano, dalla considerazione che è così facile reperire un’arma giocattolo, basta andare in un supermercato e ne trovi quante ne vuoi; poi le regali a tuo figlio e giochi alla guerra… sempre per finta, è ovvio! Ma intanto si consolida una mentalità, si alimenta una certa visione della vita, si

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stratifica un concetto della violenza che è un attimo rendere concreto … Bloccate nella resina per sempre, le armi non possono più far male a nessuno; solo allora l’artista può intervenire con i mezzi che più gli sono congeniali per svelarne l’inutile pericolosità”.


di Luigi Franchi

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utta colpa di un libro che Carlotta mi ha regalato, dalla biblioteca di suo padre grandissimo gourmet. Il libro è datato 1965, porta la prefazione di Cesare Zavattini e, attraverso il viaggio di Renzo Renzi e Dario Zanasi, racconta venti maestri della cucina emiliano-romagnola. Il titolo: Bocca, cosa vuoi? Sfogliandolo, l’attenzione cade sulla ricetta del Savarin di riso, nelle pagine dedicate a Peppino Cantarelli che, come raccontava Mario Soldati, nel documentario “Viaggio nella valle del Po”, datato 1957, è l’ “ideatore di questa strana bottega, vera ma anche fantastica …in questa borgata desolata e primitiva, che si chiama Samboseto”. Cosa aveva di così strano, eppur vera e fantastica, la bottega di Cantarelli? Nulla che non fossero, mescolati a dentifrici, lamette da barba e pacchi di pasta, i più grandi malti scozzesi, le bottiglie di Champagne millesimato, i prosciutti di lunghissima stagionatura, il culatello stagionato, curatissimo dallo stesso Peppino. A quel tempo, queste prelibatezze erano rare in Italia, figuriamoci trovarle in un’osteria della Bassa. Ma non erano solo i prodotti, bensì la cucina di Mirella, la moglie di Peppino, a fare la differenza: cucina tradizionalissima, ma realizzata, scriveva Dario Zanasi, “con la cura di sempre, senza affanni, senza l’obbligo di rimediare in quattro e quattr’otto.” L’ultima volta, per me, era stato trent’anni fa, due anni prima che chiudesse e quel savarin mi è rimasto impresso. Sgombriamo il campo dagli equivoci: il piatto non è stato inventato dal celebre gastronomo francese Brillat-Savarin. Lui aveva (forse) creato lo sciroppo con cui si bagna il savarin, dolce che si prepara in uno stampo circolare. Probabile che la ricetta a base di riso

Nostalgico viaggio gastronomico al centro della cucina parmigiana

Sulle tracce del savarin di riso

potesse avere origini francesi, ma Mirella Cantarelli ha talmente sperimentato che può essere solo sua. Un buon riso, burro e acqua, il parmigiano-reggiano; il riso versato in uno stampo, un ragù di funghi; poi lo stampo viene ribaltato e il riso ricoperto di lingua salmistrata, ai lati polpettine di filetto di bue. Nostalgia! Fortissima, che mi ha spinto a cercarlo nei ristoranti della bassa parmense, profondamente cambiata dai tempi di

Cantarelli, ma non nei cuori delle persone, che qui hanno qualcosa di diverso, e nei sapori gastronomici che qui sono autentici saperi. Varco la soglia del ristorante Stella d’Oro di Marco Dallabona, a Soragna. L’ho chiamato la sera prima: “Sono sulle tracce del savarin di riso.” La mattina dopo ero da lui: colazione con spalla cruda e strolghino, ma di quelli veri, senza pepe, senza glucosio, macinato a grana grossa. Bocchi è il


PARMA E PROVINCIA

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A SINISTRA: MARCO DALLABONA, PATRON STELLA D’ORO - SOTTO: IL SAVARIN DI RISO

produttore. “I salumi li stagiono direttamente, nella cantina di mia madre, in campagna: aria umida e nebbia e basta.” Lo faceva anche Cantarelli e Marco se lo ricorda bene. “Ho comprato da lui la prima bottiglia di champagne, un Dom Perignon del 1964. Lui mi aspettava, al pomeriggio, per spiegarmi tutto del vino, di come fare la cantina del ristorante.” Il primo ristorante di Marco è stato il Tramezzino a Parma, gestito col suo socio per vent’anni, dopo varie esperienze tra ristoranti e alberghi, tra Milano e Salsomaggiore. Poi, nel 2001, la scelta di Soragna, rileva la Stella d’Oro, una

locanda con ormai 150 anni di storia, la trasforma, senza toglierle l’anima. Due anni e il primo riconoscimento: la stella Michelin. Dopo la colazione, il pranzo: “Poche cose, giusto per darti un’idea dei piatti.” Ma io, l’idea, ce l’ho già: sono stato altre volte da lui, anche se non ci conoscevamo: per questo le tracce mi hanno portato qui. Le “poche cose” nell’ordine sono state: insalata di provolone zucca tartufo nero e uovo pochés, savarin di riso con lingua salmistrata e salsa classica, suprema di faraona caramellata all’aceto balsamico con sedano, mele e ribes rosso, zuppa inglese con zabaione steso e cialda protetta da una calotta di zucchero dorata. Le sensazioni, sempre nell’ordine: sublime, perfettissima nostalgia, vagamente etnica, irresistibile. “È il savarin che faceva Peppino Cantarelli?” È identico! Me lo sto gustando con gli occhi e con la bocca mentre il mio vicino di tavolo mi rivolge la domanda. Pochi minuti e la conversazione diventa tra le più piacevoli che abbia mai fatto al ristorante. Il vicino è Giorgio Guazzaloca, ex-sindaco di Bologna. “Tutto bene giovanotti?” Anche sentirsi apostrofare così da Marco, scoprirò poi che è sua abitudine con gli ospiti, dà l’idea che qui, nella bassa, c’è qualcosa di diverso: la voglia di parlarsi. Vedere, gustare, sostare a Soragna (PR)

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di Alberto Fiori

Nel nome del Re

E

ccentrico, ciarliero, sbruffone, esagerato in tutto, dalla carriera ai soldi, dalle frasi celebri ai quattro matrimoni e nove figli che mette insieme inseguendo le belle donne, un’altra delle sue passioni. Cassius Marcellus Clay Junior, classe 1942, un metro e 88 centimetri da Louisville, Kentucky, nel profondo sud, dove l’America sa diventare odiosa, e all’angolo opposto l’unico avversario che sia mai riuscito a piegarlo davvero: il destino. Per lui, nato in una famiglia modesta ma non povera, capace di scalare l’olimpo del destino fino a farsi baciare dagli dei, il tramonto non è

Un libro fotografico fa ripercorrere vita e carriera di Muhammad Alì: campione del mondo e stravagante icona del XX secolo

arrivato di colpo, come quelli che restano cristallizzati per sempre nel momento di massima celebrità, ma centellinato con pazienza dal morbo di Parkinson, uno di quei mali che ti porta via un po’ per volta, ogni giorno, lasciandoti troppo tempo per pensare e capire che lo specchio non scherza affatto. Una beffa, pensando di parlare proprio di colui che all’apice del successo ballava sui ring e mordeva le telecamere, rilasciando frasi come “E’ difficile essere umili quando si è grandi come sono io”. Aveva ragione, lo sanno bene quelli di “Time”, che hanno voluto includerlo fra le 100


PERSONAGGI

personalità più influenti del XX secolo, terzo sportivo insieme a Pelè e Bruce Lee. O chi, nel 2007, ha voluto proporlo per il Premio Nobel per la Pace: anche senza riuscire a parlare, non ha mai smesso di aiutare gli altri, quelli che la fortuna non hanno mai saputo cosa sia. E questa maschera tragica del secolo scorso, condannato alla tristezza immensa degli sguardi di chi ancora lo ricorda sul ring, quando la regola era “vola come una farfalla, pungi come un’ape”, rivive in un volume fotografico appena uscito, dal titolo “Greatest time, a tribute to Muhammad Ali” (Taschen, 652 pagine, 99,99 euro). Una straordinaria sequenza di immagini, spesso inedite, che sono un giro nella vita coraggiosa ed esagerata del figlio di un pittore d’insegne e di una casalinga per nulla disperata, che inizia ad accompagnare il piccolo Cassius in palestra dopo che un altro ragazzino gli aveva rubato la bicicletta. E lui, per tutta risposta, qualche anno dopo, nel 1960, dopo 108 incontri da dilettante le porta a casa la medaglia d’oro delle Olimpiadi di Roma. E’ l’ingresso nel professionismo, l’inizio di una leggenda: appena quattro anni dopo, nel 1964, costringe Sonny Liston al ritiro all’ottava ripresa, diventando il nuovo campione del mondo dei pesi massimi. Ventiquattro ore dopo, a Miami, aderisce alla Nation of Islam, si converte alla fede musulmana e cambia il suo nome in Muhammad Alì. La rivincita dell’incontro è la copertina del volume: un minuto dopo l’inizio dell’incontro, Alì colpisce Liston così duramente che questo


IL VOLUME

crolla a terra. E lui gli grida di alzarsi, perché non ha ancora finito la lezione. Un’immagine che vale un’epoca. Il titolo si ferma sul suo nome dal 1964 al ‘67, quindi dal 1974 al ’78. Lo difende otto volte, dichiarandosi “the greatest”, il più grande, ma nulla può contro la decisione delle federazioni americane, che

lo radiano perché si rifiuta di partire per il Vietnam. Quando ha finalmente il permesso di tornare sul ring, raggiunge l’apice della carriera: insieme a George Foreman dà vita ad un incontro a Kinshasa, in Zaire, che lascia senza fiato, passato alla storia come “the fight”, il combattimento.

"Greatest of all time, a tribute to Muhammad Ali” (Taschen, 652 pagine, 99,99 euro)

Mentre il pubblico gli urla di uccidere l’avversario, Alì lascia che Foreman sfoghi la sua devastante potenza, incassando colpi per sette round quando senza reagire, e quando Foreman è ormai sfinito inizia lui, mandandolo al tappeto all’ottava ripresa. La fine della sua carriera inizia a vedersi alla metà degli anni Settanta, quando gli insulti agli avversari non calano di intensità, ma la velocità con cui Alì saltella sui ring inizia invece a diminuire, così come il numero degli avversari che vanno al tappeto per ko. L’ultimo incontro di Muhammad Alì va in scena l’11 dicembre 1981: è il 61esimo di una carriera che conta 56 vittorie, 37 delle quali finite con l’avversario a terra. Tre anni dopo gli viene diagnosticato una forma piuttosto aggressiva del morbo di Parkinson, destino che lui accetta con serenità, sicuro di aver avuto dalla vita più di quel che in fondo meritava. La sua esistenza prende altre pieghe, inaspettate: nel 1990, durante la Guerra del Golfo, si batte senza soste perché quindici marines americani siano liberati dagli iracheni. Ma l’immagine successiva è quella di un ex campione del mondo dei pesi massimi, che accetta di diventare l’ultimo tedoforo a portare la torcia alle Olimpiadi di Atlanta, nel 1996. Il mondo intero, quel giorno si commuove: la dignità di un uomo si vede dopo, quando i fari si spengono e il destino fa di tutto per trascinarti a terra, e invece sei capace di tirare su la testa ancora una volta. Lunga vita, Alì.


INTERVISTA


di Alberto Fiori

Il mondo in Rosso Si chiama Ferrari Wolrd, ed è il parco tematico appena inaugurato ad Abu Dhabi. Il tripudio del made in Maranello mescolato al made in Italy, per scatenare le extrasistole di sceicchi ed emiri

Q

uattro anni fa, ai cancelli Ferrari di Maranello, Emilia Romagna, si presenta un signore arabo che sui documenti, alla voce professione, recita testualmente Emiro. Si chiama Hamed bin Zayed Al Nayahn, è il nipote di Sua Altezza Reale lo Sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, Presidente degli Emirati Arabi Uniti e Governatore di Abu Dhabi. Chiede di poter parlare con Montezemolo di un’idea che ronza in testa alla sua ricchissima famiglia: portare il marchio Ferrari fra le sab-


NOTIZIE DAL MONDO

bie d’Arabia, dove hanno in mente di trasformarlo in un parco giochi stupefacente, il primo dedicato all’universo fatato dei sogni rossi made in Maranello. A bloccare ogni ironia e inchiodare le mascelle dei presenti ci pensa la cifra che il signore vestito di bianco con traduttore al seguito pensa di investire nel progettino: 40 miliardi di dollari. Nasce così, nel 2006, la prima idea del “Ferrari World”, la Disneyland delle rosse, l’asilo nido dei motori (quasi a sottolineare l’importanza sociale degli asili, anche da quelle parti), il parco che sarebbe piaciuto perfino al Drake, come tutti chiamavano Enzo Ferrari, il burbero uomo della grande pianura (padana) a cui si deve il più importante e assoluto dei sogni italiani apprezzati nel mondo. Infarciti di discorsi pieni di orgoglio tricolore e made in Italì, i lavori per il parco iniziano l’anno successivo, rubando sabbia al deserto infuocato secondo un progetto colossale chiamato “Yas Island”, che a pieno regime includerà parco, alberghi stellati

come alberi di natale, centri commerciali immensi e quant’altro sia umanamente immaginabile, compreso un circuito di F1 ed un porto attrezzato per contenere intere flotte di superyacht. Il tutto a corollario del cuore pulsante dell’intera operazione: l’enorme “vela” rossa di acciaio e vetro con lo scudo giallo lungo, solo quello, 65 metri, che racchiude il cavallino rampante, visibile dagli aerei ben prima che questi inizino le manovre di atterraggio. All’interno del parco, il vero tripudio del rosso Ferrari e del tricolore, comprensivo di un viaggio virtuale all’interno dello stabilimento di Maranello e di un tour turistico attraverso le bellezze d’Italia, con la sola esclusione del cupolone di piazza San Pietro (per ovvi motivi religiosi), ma senza dimenticare gondole e calle di Venezia, altro simbolo tricolore da esportazione. Innumerevoli le attrazioni, per la maggior parte da intendere come full immersion nel rosso Ferrari, che cominciano dalle ormai celebri montagne russe “Formula Rossa”, le più veloci al mondo, capaci di portare i coraggiosi che decidono di salirci sulla


soglia dei 240 km/h di velocità (con accelerazione da 0 a 100 in poco più di un secondo) a bordo di vagoncini che riproducono le fattezze delle vere Ferrari da strada. Rollercoaster che fa il paio con il “Fiorano GT Challenge”, in cui l’emozione dell’andar veloce non cambia per nulla, a parte aggiungerci l’impagabile sensazione di accomodarsi su una Ferrari F430 Spider. E quelli che ancora non ne hanno abbastanza, possono moltiplicare l’adrenalina sulla “G-Force”, nome che la dice lunga: su e giù per la torre centrale del parco, a velocità vietate ai deboli di cuore, seduti sugli stessi sedili della Ferrari Enzo. Non basta, perché il “V12” è un percorso in acqua che termina all’interno di un enorme motore 12 cilindri, mentre “Junior GT” è una piccola scuola guida sportiva per bimbi, curata da istruttori che spiegano i rudimenti della velocità. Non manca la fedele ricostruzione di un motorhome Ferrari, una copia conforme della “Galleria Ferrari” ed una sorta di hall of fame del marchio italiano, dove ricordare piloti,

modelli e successi. Citazione a parte per la replica del ristorante il “Cavallino”, che promette lo stesso ragù all’emiliana di quello che si gusta ai tavoli dell’originale, ai bordi della pista di Fiorano. Qualche problema in più pare ci sia stata sull’uso della carne di maiale e sugli alcolici, per cui sarebbe in arrivo una particolare dispensa, accordata in via del tutto eccezionale proprio per l’importanza rivestita dal marchio Ferrari. Quasi inutile aggiungere che nella Di-

sneyland in rosso non si contano i negozi dove acquistare un ricordino attingendo dallo sconfinato merchandising: penne, magliette, cappellini, mouse pad, modellini, pezzi rari e volendo unici. A regime, quando tutto sarà finito, si prevede che il parco potrà ospitare circa 7mila persone per volta. E il futuro? Nessuno si sbilancia, ma sognare di replicare il progetto altrove è lecito: d’altra parte sarebbe un vero peccato, lasciare tanta sabbia inutilizzata.


INTERVISTA

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a cura di Pinuccia Bologna Titolare Ristorante "da Carla"

Tagliatelle al cioccolato con ragù d'anatra

Preparazione Difficoltà

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Tritare finemente la cipolla, il sedano e la carota e rosolare in padella con 3 cucchiai di olio. Unite la polpa d’anatra tritata,lasciate insaporire e poi unite la polpa di pomodoro Bagnate con il brodo di carne, aggiustate di sale e pepe e portate a cottura In una pentola capiente, fate cuocere le tagliatelle al cioccolato. Scolatele e unitele al ragù d’anatra. Fate insaporire e servite il piatto ben caldo. Buon appetito!

2

iingredienti ng gre

1

360 G TAGLIATELLE AL CIOCCOLATO 250 G DI POLPA D’ANATRA 100 G DI POLPA DI POMODORO 1 CAROTA

3

1 GAMBO DI SEDANO ½ CIPOLLA OLIO,SALE E PEPE BRODO DI CARNE


CUCINA &CCOO.

La titolare Pinuccia Bologna nasce a Vigevano il 6 novembre 1963. Dopo avere fatto per anni la ragioniera in un’azienda, ha deciso di portare avanti con il marito Carlo e la sorella Roberta, la passione della mamma Carla che già nel lontano 1957, gestiva la trattoria di famiglia. La cucina regionale che ha sempre rappresentato il punto di forza del ristorante, è stata completamente rivisitata grazie alla creatività della titolare coadiuvata da Giuliano Polo che, diplomatosi alla Scuola alberghiera di Ponte di Legno, collabora con Pinuccia da oltre 8 anni.


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