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COPIA GRATUITA

Anno 5 - n. 8 novembre 2011

Vent'anni senza

Freddie Mercury In esclusiva foto e ricordi di Peter Hince

Valentino Garavani Vita e successi del signore assoluto della moda

Speciale Natale Guida ragionata allo shopping, Marco Columbro una carrellata fra le canzoni di Natale Fra bio e Dio interpretate dai grandi della musica ed un viaggio fra le tradizioni, gastronoAuto d'epoca a Padova miche e non, per scoprire come tutti Una gioia per gli appassionati celebrano la festa più festa che c’è

Gropello Cairoli Una piccola capitale della cultura che guarda orgogliosamente al mondo intero, creando progetti che aprano la mente ai più piccoli, ma strizzando l’occhio anche ai più grandi


Con le nuove severe norme sulla percorrenza stradale, la richiesta di pneumatici invernali crescerà vertiginosamente: non rischiare di rimanere senza o di spendere una fortuna. Inoltre potrai avere l’assicurazione gratuita contro i danni accidentali sui pneumatici Goodyear e Dunlop.

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SOMMARIO N°

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6 Cover story: Freddie Mercury

8 / 2011 | NOVEMBRE

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INTERVISTA A PETER HINCE

54 Milano: Columbro e la biodiversità

10 Attualità: MTV Music Awards

UN PIEDE SUL PALCO E L'ALTRO NELL'ORTO

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LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

12 Attualità: Spaceport America A SPASSO TRA LE STELLE

15 Speciale: Gropello Cairoli

56 Motori: Auto e moto d'epoca a Padova QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

LA CITTÀ CHE FA CULTURA

58 Il film: Le idi di marzo 26 Speciale: Valentino Garavani

GEORGE FOR PRESIDENT

V COME VITTORIA

31 Speciale Natale 32 34 38 40

PACCHI, AMORE E FANTASIA SULLE TAVOLE DEGLI ALTRI FACCIAMO FESTA CHRISTMAS IN ROCK

60 Moda & Tendenze: Cartier Sortilége INNO ALLA BELLEZZA

62 Eventi: il calendario Campari FINO ALLA FINE DEL MONDO

46 Pavia: La birra fai da te

64 La ricetta del mese

CON TUTTE QUESTE BOLLICINE

TARTARE DI TONNO AGLI AGRUMI

48 Lodi: le delizie della tavola BENVENUTO INVERNO

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50 Piacenza: a tu per tu con Anna Maria Chiuri NON BASTA CANTARE BENE

52 Cremona: La festa del torrone PER SEMPRE DOLCE

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6XOOLYHOORGHOPDUH $OOD0DJJRP GL9RJKHUDVL UHDOL]]DQREDWWHOOL SQHXPDWLFLXVDQGR XQSDUWLFRODUHWHVVXWR FKHJDUDQWLVFH UHVLVWHQ]DH UREXVWH]]D1HVRQR WHVWLPRQLDOFXQL SHUVRQDJJLIDPRVL

ŠAdverum

Ing. Osmar Ramiro titolare della 4HNNVT con la moglie

Per usare un’equazione in termini di paragone potremmo dire che il settore dell’industria nautica sta ai cinesi come la peperonata sta al cioccolato. Quando a Osmar Ramiro, brasiliano ma ormai italiano d’adozione e titolare della 4HNNVT chiediamo se l’emergente mercato cinese fa paura e se almeno in questo settore rispetta la leale concorrenza, la risposta lascia di stucco. ¸0JPULZPVNSPPUKPHUP UVU YPLZJVUV H YLHSPaaHYL \U WYVKV[[V KLSSH UVZ[YHX\HSP[n – spiega Ramiro – LUVUVZ[HU[L SHSVYVWYVK\aPVULZPHX\HSP[H[P]HTLU[LPUMLYPV YLHSSHUVZ[YHUVUYPLZJVUVULTTLUVHJVUKP aPVUHYLPSTLYJH[VJVUWYLaaPWPƒIHZZPYPZWL[[V H UVPš. Un caso davvero unico, ma che non sorprende se si pensa che proprio la 4HNNVT ha un’esperienza ventennale nella progettazione e produzione di battelli pneumatici e soprattutto utilizza un particolare e pregiato tessuto, chiamato hypalon neoprene, che distingue nel mondo il loro prodotto per qualitĂ , resistenza, funzionalitĂ  e garanzia. ¸:PHTV WYLZLU[PH=VNOLYHKH[YLHUUPTLU[YLWYPTH LYH]HTV H )LYLN\HYKV (IIPHTV ZJLS[V X\LZ[H JP[[n WLYJOt ZP [YV]H PU \UH WVZPaPVUL Z[YH[LNPJH]PZ[VJOLHWVJOLJLU[PUHPHKPTL[YP JP ZVUV ILU K\L ZUVKP H\[VZ[YHKHSP L ZVWYH[ [\[[V ZP [YV]H ]PJPUV H .LUV]H Âś sottolinea ancora Ramiro Âś SH 4HNNVT JVTTLYJPH WYPUJPWHSTLU[LJVUHSJ\UP:[H[PMYHPX\HSPVS[YL HSSÂť0[HSPHJPZVUVHUJOLPS.PHWWVULPS)YHZPSLL SH -YHUJPH0S[LZZ\[V \[PSPaaH[V WLYSH YLHSPaaH aPVUL KLP IH[[LSSP WUL\TH[PJP SÂťO`WHSVU ULVWYLULHYYP]HPU]LJLKHS)LSNPVš. In particolare, proprio la 4HNNVT ha progettato anche una tenda gonfiabile che è stata recentemente utilizzata in Giappone dopo il tragico Tsunami che ha messo in ginocchio il paese nipponico. I settori di riferimento del mercato nauti-

co sono però diversi: si spazia dalle forze armate ai cittadini privati, che vogliono concedersi il “lussoâ€? di un’imbarcazione leggera ma funzionale, che viene completamente realizzata all’interno della fabbrica di via Alcalini. ¸3HaPLUKH UVU ZP VJJ\WH ZVSV KLSSHWYVK\aPVULTHHUJOLKLSSHYPWHYHaPVUL ZVZ[P[\aPVUL L ]LUKP[H KLP NVTTVUP JOL ]PLUL LZLN\P[H JVU ZLYPL[n JLYJHUKV KP HZZPZ[LYL WHZZV WLY WHZZV PS JSPLU[L ULSSH ZJLS[HKLSWYVKV[[V – evidenzia il titolare - SH 4HNNVTu\UHKP[[HKPLZWLYPLUaH]LU[LUUH SLZPVJJ\WHKLSSHSH]VYHaPVULKPNVTTVUPPU [LZZ\[V O`WHSVU ULVWYLUL WHY[LUKV KHSSH WYVNL[[HaPVUL L YLHSPaaHaPVUL KP [\IVSHYP WLY NVTTVUPSHYLHSPaaHaPVULKLNSPZ]PS\WWPKLSSL KPTL ]PLUL JVUKV[[H H[[YH]LYZV SH TVKLSSH aPVUL [YPKPTLUZPVUHSL KLS [\IVSHYL JOP\ZV HZZPZ[P[H KHS JVTW\[LY WLY WVP WHZZHYL HSSV Z]PS\WWVTLKPHU[LS\ZVKPMVYT\SLTH[LTH[P JOL SL JYLHaPVUP KP HS[H MH[[\YH HY[PNPHUHSL MY\[[V KP LSL]H[H JVTWL[LUaH [LJUPJH ZP JVU[YHKKPZ[PUN\LWLYZPJ\YLaaHLHMMPKHIPSP[nš. In via Arcalini lavorano otto dipendenti con un indotto di una decina di artigiani che collaborano alla progettazione e alla realizzazione dei prodotti. Oltre al mercato industriale e delle forze armate, la 4HNNVT realizza anche imbarcazioni per cittadini privati. Alla 4HNNVT si rivolgono anche tanti personaggi del jet-set italiano per consigli negli acquisti o solo per l’assistenza dei loro gommoni. ¸7V[LYYLHSPaaHYLKLPWYVKV[[PWLYWLYZVUHNNP MHTVZP MH ZLTWYL TVS[V WPHJLYL – conclude Osmar Ramiro – THJP~JOLWPƒJPZ[HHJ\VYL uPSUVZ[YVSH]VYVX\V[PKPHUVJOLJPWLYTL[[L PUTHUPLYHHUJVYHHY[PNPHUHSLKPYLHSPaaHYLKLP WYVKV[[P JOL ZVUV HWWYLaaH[P PU [\[[V PS TVUKVš

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L'EDITORIALE

Pubblicazione periodica registrata presso il Tribunale di Pavia il 18 marzo 2007 - n. 675

Caro Babbo Natale ti chiediamo scusa, ma quest’anno avremmo qualcosa da chiederti anche noi, che siamo adulti e da tempo abbiamo smesso di credere nelle favole. Ma lo sai anche tu, siamo italiani, e già la definizione basta e avanza per capire che ci siamo abituati davvero a tutto, a vivere in un paese dove i colpevoli certi escono di galera e diventano divi, dove se vuoi giustizia è meglio chiedere aiuto al Gabibbo o alle Iene, a governanti che sono molto peggio dei governati, a scandali, soprusi, burocrazie, svolazzi di lenzuola, tangenti, droga, ecomostri e violenze d’ogni tipo e stampo. Non sappiamo come sarà il nuovo governo che sta partendo, che è fatto di tecnici chiamati a rimediare ad un teorema che noi italiani conosciamo da tempo: la politica all’italiana, fatta di liti e dispetti, ha perso, è un piccolo teatrino fatto di privilegi e apparenze che nulla ha da dividere con il mondo che a noi tocca vivere ogni giorno che Iddio manda in terra. Per questo, Babbo Natale, vorremmo che questa volta ci mettessi una pezza almeno tu, dicendo proprio a tutti, di destra, sinistra o centristi che siano, che uno di questi giorni vorremmo soltanto svegliarci in un paese normale, serio, affidabile, credibile. Non meglio ma nemmeno peggio di tanti altri, sai, ci basterebbe uguale a quei paesi dove se sbagli paghi, che tu abbia un avvocato di grido o meno, dove il rispetto arrivi anche a farti dimettere, se vent’anni dopo qualcuno scopre che avevi copiato il tema della maturità, dove far capire ai nostri figli che fare male non paga mai, e prima o poi la giustizia arriva, implacabile. Un paese dove una ragazza che vuol far carriera in tivù non sia costretta ad accontentare settantenni armati di pillole blu, dove chi ha talento vada avanti, anche se non ha parenti o amici che contano, dove chi ha dei conti in sospeso con la giustizia sparisca in preda alla vergona, e non trovi nel Parlamento una via d’uscita. Cerca bene nel tuo sacco, caro Babbo Natale, perché noi siamo un po’ stanchi, scontenti e perfino un po’ stufi.

EDITORE Adverum S.r.l. Via Brichetti 40, 27100 Pavia tel. (+39) 0382 309826, fax (+39) 0382 308672 www.adverum.net - info@adverum.net DIRITTI: tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica sono riservati

REDAZIONE Direttore responsabile: Germano Longo direttore@andcomagazine.it Vice direttore: Andrea Pestoni

GRAFICA E IMPAGINAZIONE Visual designer: Chiara Bogliani RESPONSABILE MARKETING Monica Palla REDAZIONE Alessia Benaglio, Daniela Capone, Andrea Pestoni, Simona Rapparelli, Giacomo Stevani, Roberta Tacchinardi, Rossana Trespidi, Serafino Malospirito

Con affetto, il popolo italiano. Germano Longo

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Peter Hince

“I MIEI ANNI CON LE REGINE” A VENT’ANNI DALLA MORTE DI FREDDIE MERCURY, LEADER DEI QUEEN, L’ULTIMO OMAGGIO ARRIVA DAL SUO ROAD MANAGER, CHE ESCE IN TUTTO IL MONDO CON UN LIBRO FOTOGRAFICO PIENO DI SCATTI INEDITI di Germano Longo

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ono passati esattamente vent’anni dal 24 novembre 1991, il giorno in cui Freddie Mercury lasciava questo mondo. Carismatico leader dei Queen, capace di trascinare folle oceaniche almeno quant’era timido e introverso nella sua vita privata, discusso e discutibile quanto si vuole ma in due sole parole grande e indimenticabile artista che traboccava talento. Vent’anni esatti in cui la sua popolarità non è mai scesa, anzi, secondo alcuni sondaggi è salita, un po’ come accade spesso per gli artisti che il destino decide di portarsi via troppo presto, forse sapendo che solo così diventeranno davvero immortali. E mentre il mondo si prepara a celebrare vent’anni senza Mercury, con ristampe dei loro dischi e concerti tributo in ogni angolo del pianeta, il film sulla sua vita - interpretato da Sacha Baron Coen, celebre per “Borat” - è in piena lavorazione e spuntano inediti come Affairs, registrazione quasi casalinga e priva di arrangiamenti in cui la sua voce potente viene comunque fuori, e mentre, si diceva, colleghi, amici e collaboratori del leader dei Queen rilasciano interviste a raffica per raccontare le sue ultime verità, il poco di Freddie che ancora non si sapeva. All’appello, per la verità, mancava solo Peter Hince, road manager dei Queen

dal 1974 al 1986, anno dell’ultimo tour del gruppo, una delle poche persone di cui Freddie si fidava, con una passione per la fotografia che gli ha permesso di firmare numerose copertine di album e foto ufficiali del gruppo. Vent’anni di silenzio assoluto, in cui Hince si è inventato un’altra strada lontano dalla musica, tenendosi stretto i suoi ricordi e migliaia di scatti, che solo adesso ha deciso di raccogliere in Queen Unseen, perché sentiva di doverlo a se stesso, al suo passato e alla memoria di un grande amico che non c’è più. Oggi Peter Hince è un signore di 56 anni che vive a Londra con la sua famiglia, non ha più i capelli lunghi, è un affermato fotografo e per puro caso abita a pochi passi da quella che fu la casa di Freddie Mercury. A volte il destino ha un’ottima memoria.

Le “regine” viste da vicino Qui sopra la copertina del libro di Peter Hince, che ci ha concesso la stessa immagine per la nostra. “Queen Unseen”, 288 pagine, John Blake Publisher, per adesso è in vendita su Amazon a 18,16 sterline (circa 21 euro, esclusa spedizione), ma sarà presto tradotto in italiano e venduto anche nel nostro paese.

UNA FACCIA "DIFFICILE" Il pass di Peter Hince ai tempi del suo lavoro di road manager della band inglese: erano gli anni dei capelli lunghi e della sigaretta sempre accesa sul lato della bocca.

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COVER STORY: Peter Hince

MIGLIAIA DI SCATTI Sopra un'immagine di Brian May, il riccioluto chitarrista del gruppo, a destra i quattro durante le riprese del videoclip di "We will rock you". Nella pagina a fianco, Peter Hince mentre controlla il basso di John Deacon, il suo compito era quello di occuparsi delle necessità del bassista e di Freddie Mercury. Nell'altra immagine Mercury e Deacon dal vivo.

"Freddie? Non lo dimenticherò mai..." Hai passato buona parte della tua vita in giro per il mondo con i Queen: come hai fatto ad entrare nel giro della band, e qual era esattamente il tuo compito? Ho incontrato i Queen nel 1973, durante le prove per un tour britannico dei “Mott The Hoople”, gruppo celebre negli anni Settanta con cui lavoravo da un anno e mezzo. I Queen stavano registrando A Night at The Opera, il loro quarto album, e mi hanno proposto di unirmi a loro. Il mio compito era quello di essere il roadie, come sono chiamati i road manager, di Freddie Mercury e John Deacon: spettava a me prendermi cura delle loro necessità e fare in modo che la loro attrezzatura personale fosse in perfetto stato. Qualche tempo dopo sono diventato il capo dei roadies dei Queen. Anni pieni di impegni, non credo tu abbia avuto il tempo di annoiarti: c’è qualcosa che ti manca di quel periodo? Mi manca l’essere giovane… Guardando indietro, mi rendo conto di avere grandi ricordi ma anche che in realtà non rimpiango nulla: ecco, di tanto in tanto mi piacerebbe rivivere quella sensazione di avventura e di energia che ti dava vivere in giro per il mondo, addormentarti in un posto e svegliarti in un altro. Ti univa a Freddie Mercury un’amicizia fraterna: regalaci il tuo personale ricordo di un personaggio sempre così sopra le righe Freddie era una persona unica, piena di creatività, energia e mossa da un inesauribile entusiasmo nei confronti della vita. Ma era anche due persone molto diverse: sul palco diventava la stella del rock di fama mondiale capace di mandare in visibilio migliaia di persone, mentre nella vita privata era molto timido e riservato. Poteva essere molto

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gentile, diventando di colpo difficile ed esigente: pretendeva la perfezione, da se stesso e dalle persone intorno a lui. E con gli altri Queen com’erano i rapporti? Si è sempre parlato di quattro personalità estremamente diverse, che spesso finivano per accendersi in litigi anche molto accesi, è vero? I quattro componenti dei Queen hanno quattro personalità molto diverse fra loro, ma la combinazione di quelle differenze e dei loro conflitti, hanno finito per tenerli insieme meglio di qualsiasi collante. Si era formato un perfetto equilibrio chimico che per reggersi aveva bisogno di tutti e quattro i componenti: la forza dei Queen era il loro carattere di gruppo, composto da quattro persone che spesso avevano gusti, passioni e punti di vista totalmente diversi, ma rispettosi uno dell’altro. Il tuo libro raccoglie foto spesso inedite: ne esiste qualcuna a cui sei più affezionato?


I QUEEN Trecento milioni di dischi venduti in tutto il mondo e 707 concerti in 26 paesi diversi: sono queste le cifre dei Queen, rock band inglese con 36 album all’attivo fra inediti, live e raccolte. Dopo la scomparsa di Mercury, John Deacon ha deciso di ritirarsi a vita privata per dedicarsi alla famiglia, mentre nel 2005 Brian May e Roger Taylor hanno inciso un album con Paul Rodgers, per festeggiare i quarant’anni della band.

Tutte le foto sono ricordi ed evocano in me sensazioni diverse. Ad esempio sono molto legato all'immagine di Freddie che ho voluto per la copertina (la stessa nostra, ndr): è una foto molto strana per lui, è pensieroso ed elegante, lontano anni luce dalle sue solite pose glamour o dai suoi abiti di scena. Nel pass ti sei fatto fotografare con i capelli lunghi e la sigaretta in bocca: non sembravi esattamente il tipo di ragazzo che una mamma può sperare per la figlia… Me ne rendo conto, ma ero proprio così, come d’altra parte erano i giovani seguaci del rock in quegli anni. Spesso sul bus che ci portava in tour, entrando in città urlavamo “chiudete a chiave le vostre figlie, i Queen stanno arrivando in città!”. Potendo tornare indietro, c’è qualcosa che non rifaresti? No, in assoluto. Sono convinto che sia giusto vivere quello che il destino ha preparato per te, così come accettare le varie stagioni di un’esistenza. Ma anche che il passato è una lezione da imparare: gli anni con i Queen, oltre a rappresentare per me un bagaglio di ricordi di inestimabile valore umano, mi hanno anche aiutato molto nella carriera che ho seguito dopo di loro. Com’è la tua vita oggi? Frequenti e senti ancora i tre Queen rimasti? Di tanto in tanto, ma tutti noi viviamo vite molto diverse ed io, come loro, sono molto occupato. Negli anni, abbiamo spesso sentito la stampa paragonare qualche nuovo artista a Freddie Mercury, tu vedi o hai visto qualcuno che ti abbia ricordato il suo suo stile? No, mi dispiace. Freddie era unico, e basta ascoltare altri cantanti cimentarsi con i suoi pezzi durante i concerti di tributo che dal giorno della sua morte si tengono a rit-

mo incessante, per capirlo. Ma non c’era solo quello: Freddie componeva musica e parole con una facilità impressionante, provava e riprovava fino allo sfinimento, studiava canto e per finire curava personalmente la teatralità dei concerti dei Queen. Per questo non ci sarà mai un altro Freddie Mercury: lui è stato come i Beatles o Mozart. Una curiosità: che musica ascolta oggi uno come te, che per anni ha vissuto al fianco di una delle più grandi rock band della storia? Non mi piace ascoltare la musica moderna. Ascolto molta musica classica, senza dimenticare il rock e il pop degli anni ‘60 e ’70, quelli dei miei anni. L’ultima domanda: se avessi la possibilità di parlare ancora una volta con Freddie, cosa gli diresti? Mi basterebbero poche parole, molto semplici: grazie di tutto fratello, non ti dimenticherò mai.

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SPECIALE: MTV Music Awards 2011

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO CRONACHE ED ECCESSI DELL’EVENTO MUSICALE DELL’ANNO, FRA POLEMICHE, LOOK ESAGERATI E TANTO SPETTACOLO

VESTITI & SVESTITI Da sinistra Bruno Mars, rivelazione dell'anno, Lady Gaga, vincitrice assoluta e l'immancabile uomo nudo comparso sul palco a sorpresa

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orse, volendo fare i romantici a tutti i costi, l’idea di mettere sullo stesso palco celebrità della canzone nasce dal lontano happening di Woodstock, l’evento degli anni Sessanta che cambiò per sempre la musica. Ma i tempi cambiano, e quelli che per motivi loro non possono dire io c’ero, accettano di accalcarsi di fronte allo schermo piatto del salotto, dove mancherà l’emozione, ma almeno aumenta lo share, e con quello i ricavi della pubblicità. Sta di fatto che dal 1994,

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l’emittente televisiva MTV organizza ogni anno una kermesse della canzone che pian piano è cresciuta d’interesse, diventando un evento di portata mondiale, paragonato agli Oscar del cinema e seguito da folle oceaniche. Quest’anno, nell’eterno girovagare del carrozzone degli EMA, è stata la volta di Belfast, suggestiva capitale irlandese, che per un giorno si è trasformata nell’epicentro della musica mondiale. Sul palco, a fare gli onori di casa, Selena Gomez, 19 anni appena ed un

passato tra la musica ed nei filmetti per ragazzini marchiati Disney, ma nessun imbarazzo nel trovarsi su un palco che scotta, con nove cambi d’abito. Forse perché accompagnata dal suo fidanzato Justin Bieber, almeno seguendo quanto recitano le cronache rosa, altro ragazzino che miete milioni di cuori e classifiche, ma anche messo in mezzo ad una causa di paternità. Accanto alla Gomez, quasi nel tentativo di accontentare tanto le generazioni emergenti quanto quelle calanti, David Hasselhof,


l’attore che prestava il volto a Supercar e in tempi più recenti al capo bagnino di Baywatch. Ma la serata è stata la consacrazione, se mai ce ne fosse bisogno, di Lady Gaga, dissacrante artista americana con radici siciliane che ad ogni sortita si diverte a stupire, fare scandalo e smontare i principi che regolano lo show business. Questa volta, con la scusa di aver esagerato con il botox, ha scelto di presentarsi sul palco con il volto coperto da un vistoso cappello. E’

lei l’artista dell’anno, acclamata a furor di popolo, al punto che gli altri hanno scelto di inventarsi qualcosa per far parlare di sé. Qualche esempio? Beyoncé, che al termine della sua esibizione regolata dal contratto, si è accarezzata la pancia annunciando la gravidanza. Poi polemiche a mai finire, come fosse un Sanremo qualsiasi, iniziate con il

NOTE DI COLORE Una coreografia di Jessy J. (a sinistra), qui sopra uno scatenato Chris Martin dei Coldplay. A destra, dall'alto la bambolona Kate Perry, una mise provocante della presentatrice Selena Gomez, i redivivi Queen ed un primo piano del premio assegnato dall emittente MTV dall'emittente

premio alla carriera a Britney Spears, che all’anagrafe ha soli trent’anni, o lee parole incandescenti di Adam Levine, o leader dei Maroon 5, che ha accusato MTV di pensare al business e non allaa musica. Quindi, nell’ordine, tanta sce-na, come d’obbligo: il look da bombolaa o di Kate Perry, il serpente da passeggio di Justin Bieber, l’omaggio a Amy Wi-n nehouse e un’esibizione dei due Queen rimasti (Roger Taylor e Brian May), ac-compagnati da Adam Lambert nei pan-ni (vocali) di Freddie Mercury.

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ATTUALITÁ: Spaceport America SPAZIO PER TUTTI Lo SpaceShipTwo, la speciale navetta spaziale costruita per raggiungere altezze in cui i passeggeri possono provare l’emozione dell’assenza di gravità.

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INAUGURATO DI RECENTE IL PRIMO AEROPORTO DEDICATO AI VIAGGI SPAZIALI: A VOLERLO È RICHARD BRANSON, L’UOMO CHE VEDE OLTRE IL FUTURO G.L.

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ichard Branson, folle e geniale multimilionario padre dell’impero “Virgin”, l’aveva detto: io faccio sul serio. Perché il mondo lo guardava un po’ perplesso, cercando di nascondere un mezzo sorriso, quando nel 1999 aveva dichiarato di voler creare la Virgin Galactic, la prima compagnia aerea dedicata ai voli spaziali suborbitali con finalità turistiche. Quella che finora era solo un’ipotesi da film di fantascienza, per lui stava diventando l’ennesimo business di una vita su cui prima o poi qualcuno ci farà un film. Qualche anno dopo, alla faccia della fantasia, la Virgin Galactic offre voli che raggiungono i 100 km di altezza, in cui il clou del viaggio sono sei minuti di completa assenza di gravità per sollazzare gli ospiti. Ma presto l’offerta includerà anche escursioni ben più distanti, in orbita terrestre.


Sir Richard, in arte Mister Virgin Inglese di nascita, classe 1950, Richard Charles Nicholas Branson a soli 22 anni fonda la “Virgin Records”, prima mossa di un impero che oggi si occupa di compagnie aeree, assicurazioni, autonoleggi, palestre e istituti di credito. Anticonformista e nemico del jet set, Branson ama i viaggi estremi ed oltre allo spazio ama il mare e la ricerca scientifica: il “Deepflight Challenger”, punta di diamante della “Virgin Oceanic”, sta per affrontare la Fossa delle Marianne.

Sorrisi e missioni In alto, alcune immagini della cerimonia di inaugurazione della base, nel deserto del New Mexico. Nella foto più grande, l’eccentrico miliardario Richard Branson mentre scherza con un finto cartello stradale di ispirazione londinese.

Una cosina per pochi intimi, visto un listino che per adesso parte da 200 mila dollari a partecipante, zainetto e foto ricordo incluse, ma che tuttavia non ha fermato le oltre 150 prenotazioni già messe da parte dalla società, creando una lista d’attesa lunga 430 nomi. Quindi la notizia, recentissima, dell’inaugurazione dello “Spaceport America” non deve stupire nessuno, anzi, serve solo a far capire che mister Branson ancora una volta ha in testa idee precise e chiarissime. Lo “Spaceport America” è uno spazioporto, chiamiamolo cosìdedicato ai viaggi commerciali nello spazio. Ed è stato proprio lui, barba finto incolta, capello lungo e sorriso a 110 denti, ad inaugurarlo qualche giorno fa a Las Cruzes, nel mezzo di un nulla desertico

che ufficialmente appartiene allo stato del New Mexico, nel cuore brullo degli States. E come in ogni ideuzza partorita da mister Branson, nulla è lasciato al caso: la struttura ideata dall’architetto Norman Foster, per cominciare, ha già un che di spaziale, con l’impianto di climatizzazione di tipo geotermico, ovvero dotato di pompe di calore che usano il sottosuolo per trarne calore in inverno e fresco d’estate. All’interno spazi per l’addestramento degli astronauti pre e post flight, hangar, sofisticate stazioni per il “mission control”, piste di decollo e atterraggio, un vero sistema di strade interne, stazione dei pompieri e deposito carburanti. Qualche riga anche per la flotta di velivoli destinati ai viaggi spaziali: SpaceShipTwo e WhiteKnightTwo. Si

tratta di aerei particolari in carbon composito, progettati appositamente per raggiungere altezze vietate ai normali aviogetti, il primo (lungo 60 metri e con 42 di apertura alare), trasporta sei passeggeri e due piloti, il secondo è invece un cargo lungo quasi 80 metri. E chi ancora pensa di voler relegare la notizia alla voce capricci per ricchi, arriva fresca una notizia: la Nasa, il celebre e serissimo ente spaziale americano, ha appena stilato proprio con Branson e la sua Virgin Galactic un accordo di massima per il trasporto in orbita di materiali da lanciare in atmosfera. Anche se finissero i clienti per i voli spaziali, sir Richard avrebbe inventato il primo corriere espresso verso l’infinito. E oltre.

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&LWWjGL*URSHOOR&DLUROL

Città di Gropello Cairoli Distretto del Commercio dei Cairoli In collaborazione con: Artigiani, Commercianti e Pro Loco

Domenica 12° edizione del

Mercatino Natalizio ta zio

4 dicembre 2011 dalle 8.00 alle 18.00

©Adverum

ITanti articoli da regalo e esposizioni a cura di hobbisti e associazioni IPOLENTATA in piazza sotto l’albero di natale ISPETTACOLO TEATRALE per bimbi con merenda dalle ore 15.00 in Sala Cantoni IMOSTRA DI PRESEPI LOCALI e dell’Ass. APAB in Biblioteca Comunale Cantoni (con BARRIERE ARCHITETTONICHE)

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Comune di Gropello Cairoli Via Libertà, 47 - Tel. 0382 815233 - Fax 0382 815031


SPECIALE: Intervista al Sindaco di Gropello Cairoli

“Siamo una città che fa cultura” NELLE PAROLE DEL PRIMO CITTADINO, AL SUO SECONDO MANDATO, GLI SFORZI DI CHI METTE I CITTADINI AL DI SOPRA DI OGNI INTERESSE, PERCHÉ OGNI TANTO LA POLITICA SA ESSERE GIUSTA di Andrea Pestoni

Cari compaesani, anzi, cari concittadini”. Potrebbe iniziare così un discorso di Giuseppe Chiari, sindaco di Gropello Cairoli, giunto al suo secondo mandato elettorale con una percentuale di consenso addirittura superiore alla prima elezione del 2006. Nel marzo del 2011, infatti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con apposito decreto presidenziale, ha conferito a Gropello Cairoli l’ufficiale investitura di Città, con grande soddisfazione del primo cittadino, che ha raggiunto uno storico traguardo. Ancora più simbolico che si pensa che il decreto del Presidente Napolitano è arrivato nell’anno in cui si festeggia il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. “La nostra città, possiamo dire adesso con orgoglio, ha giocato un ruolo storico di primo piano nell’unità d’Italia - precisa il sindaco - qui infatti furono cucite le camice rosse indossate dai garibaldini e, nel corso delle generazioni, la famiglia Cairoli ha sempre giocato un ruolo chiave nella politica nazionale”. Va ricordato, su tutti, Benedetto Cairoli, politico italiano di grande spessore: fu garibaldino, rifugiato politico e cospiratore anti-austriaco, deputato al Parlamento,

PROVACI ANCORA SINDACO Giuseppe Chiari, primo cittadino di Gropello Cairoli, giunto al suo secondo mandato, con una valanga di consensi

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SPECIALE: Intervista al Sindaco di Gropello Cairoli

Presidente del Consiglio dei Ministri nei periodi fra il 24 marzo 1878 - 19 dicembre 1878 e 14 luglio 1879 - 29 maggio 1881. A parte la formale trasformazione da paese a città, in questi anni Gropello Cairoli è veramente cresciuta molto, grazie anche all’impegno di un sindaco e di una giunta che in questo secondo mandato stanno portando a termine i progetti iniziati nella prima legislatura e programmando nuovi interventi per migliorare la città. Tanti i settori toccati, dall’ordinaria manutenzione all’ambiente, ai servizi per i cittadini, la sistemazione degli immobili comunali e storici e il rilancio della cultura cittadina. Tenendo conto che anche Gropello Cairoli, come tutte le altre città, deve fare i conti con il contingente periodo di crisi (che prevede anche diversi tagli dei trasferimenti dal governo centrale agli enti locali), gli impegni mantenuti dall’amministrazione comunale sono davvero considerevoli. “Uno degli in-

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terventi più importanti è stato senza dubbio la sistemazione del cimitero e la realizzazione di nuovi loculi. Contestualmente siamo intervenuti anche in un settore che ci sta molto a cuore, ovvero l’ambiente: sono terminati i lavori di costruzione della nuova piazzola ecologica e posso affermare con una punta di orgoglio che in tema di raccolta differenziata Gropello Cairoli è uno dei Comuni più virtuosi, perché la percentuale della nostra differenziazione va oltre il 50 per cento”, afferma il sindaco. Per quanto riguarda invece gli interventi di carattere storico, il più importante è sicuramente il recupero di Villa Cairoli, prestigioso immobile e residenza di campagna lasciata in eredità dall’omonima famiglia con il vincolo testamentario di realizzarvi all’interno un progetto a favore degli anziani. “L’immobile è per metà di proprietà del nostro Comune e metà del Comune di

SALVARE IL PASSATO In queste immagini, alcuni angoli caratteristici del piccolo centro pavese, rimessi a nuovo dopo alcuni interventi che facevano parte del programma del Sindaco


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SPECIALE: Intervista al Sindaco di Gropello Cairoli Pavia. Per questo motivo abbiamo sottoscritto un’apposita convenzione che distribuisce in modo equo gli alloggi per anziani ricavati all’interno della struttura: in pratica sei locali faranno capo al nostro comune mentre quattro saranno di competenza del comune di Pavia spiega il primo cittadino - il recupero di Villa Cairoli per noi è stato molto importante anche dal punto di vista storico e culturale. Sempre per quanto riguarda la cultura, abbiamo anche provveduto alla sistemazione della biblioteca e della sala Cantoni, che ora è a disposizione della cittadinanza”. Per realizzare il recupero di Villa Cairoli è stato però necessario ricorrere anche a finanziamenti regionali, che

hanno permesso di portare a termine questa importante opera. Il comune di Gropello Cairoli ha anche realizzato opere che hanno migliorato la viabilità, come l’introduzione di una nuova fermata per il bus verso Pavia e altri interventi necessari per il rilancio dei servizi cittadini, come la costruzione della nuova pesa pubblica, i lavori di ristrutturazione della Chiesa parrocchiale, la sistemazione delle fognature e delle piste ciclabili. Una parte importante del bilancio ha inoltre riguardato la ristrutturazione degli immobili di proprietà comunale. Un capitolo a parte, infine, va aperto nel settore cultura e manifestazioni. Il comune di Gropello Cairoli è sempre

molto attento a valorizzare la cultura e la storia del paese. Oltre ai lavori di ristrutturazione della biblioteca comunale, l’amministrazione comunale ha anche cercato in questi anni di rilanciare tutte le manifestazioni in programma. Proprio in questi giorni è in fase di preparazione uno degli appuntamenti più importanti dell’anno, l’ormai tradizionale mercatino di Natale, giunto quest’anno alla dodicesima edizione. “Come cerchiamo di fare ogni anno, l’obiettivo è di portare alcune novità ad ogni nuova edizione, tenendo anche conto delle risorse economiche disponibili - conclude il Sindaco - quest’anno, ad esempio, posizioneremo un grande abete natalizio proprio al centro della nostra piazza principale”. Il mercatino di Natale di Gropello Cairoli è uno dei più visitati non solo della Lomellina ma di tutta la provincia. Ogni anno, attira molti visitatori dai paesi limitrofi e dalle vicine province.

Il parco di Villa Cairoli

Tutti corsi e le iniziative della biblioteca comunale “Carlo Cantoni” CORSI DI INFORMATICA E FOTOGRAFIA Sino a fine novembre è possibile iscriversi presso la biblioteca comunale Carlo Cantoni ad un fitto calendario di corsi (che prevedono 12 lezioni di due ore ciascuna): informatica per principianti, informatica intermedio, fotografia per adulti principianti, fotografia per ragazzi, montaggio video, costruzione e riparazione computer, fotoritocco e fotocomposizione. Tutti i corsi, tranne quello di fotografia per ragazzi che si terrà di pomeriggio, verranno effettuati in orario serale. In accordo con il docente, Guido Matteo Berardinelli di Dorno, le giornate dedicate ai corsi verranno scelte anche in base alle richieste degli utenti. La biblioteca comunale metterà a disposizione per i corsi quattro postazioni con Pc, stampante e collegamento Adsl, il materiale aggiuntivo sarà a cura del docente. CORSI DI MUSICA Sono partiti a fine ottobre i corsi di musica: chitarra acustica ed elettrica (30 lezioni), basso elettrico (30 lezioni), pianoforte (22 lezioni) e batteria (30 lezioni). E’ comunque possibile iscriversi anche sino a dicembre, a corso iniziato, ed è possibile iscriversi anche ai corsi di canto (22 lezioni) e violino (30 lezioni). Le lezioni sono individuali di un’ora ciascuna (il costo è di 16,00 per ogni lezione) e si tengono in sala Cantoni, adiacente la biblioteca comunale. CORSO SERALE DI INGLESE PER ADULTI Corso serale di gruppo di lingua inglese per adulti sino ad inizio dicembre. Il corso inizierà martedì 31 gennaio 2012. L’insegnante è Eispeth Kinneir, madrelingua inglese. Info Per informazioni e iscrizioni è necessario contattare la biblioteca comunale (via Cairoli 25 – Gropello Cairoli), al numero 0382/815020, oppure scrivendo a biblioteca@comune.gropellocairoli.pv.it

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INTERCULTURA

SPECIALE: Per un domani migliore

I

l progetto “Intercultura: alla scoperta del mondo” è suddiviso in quattro parti ed interessa gli alunni delle scuole elementari e medie di Gropello Cairoli. Le prime tre fasi sono finanziate dall’amministrazione comunale (con il sostegno dell'Assessore alla cultura, dottor Giuseppe Gualtieri), mentre la quarta dalla Direzione Didattica di Garlasco. La prima fase, Ampliamento competenze di lingua inglese, francese, tedesca ha come finalità ampliare la formazione delle lingue straniere e favorire la comprensione interculturale. La presenza di un lettore madrelingua favorisce ascolto e dialogo, offrendo la possibilità di verificare competenze passive (ascolto e lettura) e attive (produzione orale e scritta). Il corso è destinato agli alunni della scuola media, con l’obiettivo di motivare all’uso delle lingue per fini comunicativi, conoscere culture e civiltà di paesi stranieri, sviluppare l’interazione e infine creare stimolare la produzione linguistica. Il laboratorio è curato dal British Institues

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PREPARARE I GIOVANI AL LORO FUTURO, RENDENDO FALMILIARI LE LINGUE STRANIERE, MA ANCHE CREARE LE BASI DI UNA SOCIETÁ SEMPRE PIÚ MULTIETNICA, ASCOLTANDO I RACCONTI DI CHI È ARRIVATO QUI DA MOLTO LONTANO, CON TRADIZIONI E CULTURE DIVERSE, MA SEMPRE AFFASCINANTI. TUTTO QUESTO, È UN INTERESSANTE PROGETTO DIVISO IN QUATTRO FASI CHE INTERESSA GLI STUDENTI DI GROPELLO CAIROLI a cura di Leonardo Cammi


Fuoricasello, dove è sempre l’ora giusta Un Ristobar che sa cambiare con le lancetta dell’orologio, in cui si parte dalla colazioni per passare attraverso pranzo, happy-hour e cena. Il Ristobar Fuoricasello è un locale luminoso, moderno e elegan-

genere ci si concede in riva al mare. I secondi spaziano da gri-

te, curato nei dettagli e nei colori, facilmente raggiungibile grazie

gliate di carni nostrane e piemontesi, alla tenerissima costata

alla splendida ubicazione, a soli 50 metri dal casello autostradale

di bue irlandese, dalle braciole al roastbeef, mentre per chi predi-

di Gropello Cairoli. La cordialità di Primo e sua moglie Adele, da

lige il pesce non c’è che l’imbarazzo della scelta, anche se la gri-

oltre dieci anni nel settore delle attività ricettive, coadiuvati da un

gliata mista con crostacei e tranci di pesce spada (accompagnati

simpatico staff, la squisita cucina casalinga, le ottime pizze, i

da verdure servite con la maestria di chi mette passione nel pro-

ricchi happy-hour che attirano decine di clienti tutte le sere, la

prio lavoro) è uno dei piatti da non perdere. Insomma, Fuorica-

musica in sottofondo che accompagna pranzi e cene, il servizio

sello è il luogo ideale per una golosa colazione e per una pausa

wi-fi gratuito che permette di sfruttare al meglio la pausa pranzo

pranzo, ma è anche il locale adatto per una serata tra amici che

di tanti liberi professionisti, questo e molto altro fanno di Fuori-

potranno cenare scegliendo un vino tra le innumerevoli “etichet-

casello un locale davvero alternativo che cambia look a seconda

te” nazionali oppure sorseggiando una birra in bottiglia tra quelle

della fascia oraria, proponendo servizi diversi pur mantenendo

selezionate dai titolari. L’ambiente accogliente e il mix di ingre-

alta la qualità dell’offerta. La cucina propone ottimi salumi, primi

dienti semplici - alla base di tanti piatti cucinati da Primo - che

piatti tradizionali o particolari a seconda della stagione o delle

incontrano il gusto di grandi e piccini, fanno del Ristobar il posto

esigenze del cliente, con particolare attenzione agli amanti del

ideale dove cenare con la propria famiglia, coccolati dalla cer-

pesce che qui potranno soddisfare i loro desideri, concedendosi

tezza che la genuinità di ogni piatto è alla base di una filosofia

proposte culinarie che nulla hanno da invidiare a quelle che in

gastronomica di chi, prima di essere cuoco, è papà di due bimbe.

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SPECIALE: Per un domani migliore di Pavia. La seconda fase, Scrittura creativa interculturale è invece un percorso autobiografico che permetterà di riflettere sulla propria identità e accogliere quelle altrui. La scrittura autobiografica e l'ascolto degli altri forniscono un più completo sguardo della storia e delle storie. Scopo del lavoro è creare un clima di ascolto e di apertura mentale: il mezzo prescelto è la letteratura migrante, da cui partire per poi a raccontarsi in prima persona attraverso un percorso di scrittura creativa. Si creeranno le autobiografie di ognuno e un testo multilingue. Parteciperanno al laboratorio (articolato su 5 incontri di 2 ore ciascuno) le due seconde della scuola media di Gropello Cairoli. Il laboratorio è curato dal Centro interculturale La Mongolfiera di Pavia. I viaggi di Gelsomina, la terza fase (ospitata alla biblioteca di Gropello), è riservata alle prime e seconde della scuola elementare. Attraverso il racconto e la drammatizzazione di storie e leggende, i ragazzi scopriranno tradizioni, modi di vivere e di interpretare avvenimenti, paure e sogni, musiche e ritmi. La biblioteca sarà trasformata di volta in volta per caratterizzare meglio la fiaba, mentre la strega-narratrice sarà affiancata da un'animatrice grafica che illustrerà la storia in tempo reale e da mediatrici culturali che accompagneranno la scena con suoni e musiche. Il gioco teatrale permetterà ai bambini di affrontare le diverse storie in modo creativo e interattivo. Al termine della narrazione l'operatrice pedagogico teatrale e la mediatrice culturale proporranno un laboratorio che coinvolgerà i bambini in attività creative relative alle tematiche affrontate dal racconto. Il filo conduttore dei racconti scelti sono i fenomeni e gli elementi naturali: Come furono creati i deserti, Maghreb (tema: la desertificazione), Il drago Aidar, Medio Oriente (tema: i terremoti), Il gallo e gli animali del cielo, America Latina (tema: il diluvio), Le figlie di Grande Vento, Indiani d’America (tema: i

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venti), Dove nasce il temporale, Asia (tema: tuoni, fulmini e temporali), Come nacque l’arcobaleno, Filippine (tema: l’arcobaleno), La scalata al cielo, Africa (tema: il calore, il fuoco). Al termine del laboratorio, curato dal Centro interculturale La Mongolfiera, i ragazzi potranno accedere al prestito dei libri su uno scaffale creato appositamente. Inseguendo il coniglio bianco, quarto e ultimo progetto che vedrà coinvolte terze, quarte e quinte della scuola elementare. Si tratta di un laboratorio suddiviso in tre incontri che vogliono far riflettere sul significato del viaggio. Grazie a giochi di ruolo i bambini riconosceranno le emozioni legate alla costruzione di un viaggio immaginario per poi giungere a conoscere il viaggio reale di chi è arrivato tra noi col suo

bagaglio di storie e usanze. Gli incontri sono tenuti da una psicologa, un’illustratrice ed una mediatrice culturale. Il laboratorio, il cui momento centrale è costituito dalla narrazione di brani tratti da Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, si snoda attraverso la costruzione di un viaggio fantastico verso il luogo che ciascun bambino vorrebbe raggiungere inseguendo il coniglio bianco, che potrà rielaborare in modo creativo il suo immaginario utilizzando materiali diversi, infine si affronterà il viaggio reale: la mediatrice culturale racconterà il suo viaggio e le usanze che appartengono alla sua cultura, porterà i bambini a conoscere e provare le danze e musiche del suo paese. Al termine del laboratorio, curato dal Centro la Mongolfiera, i ragazzi potranno accedere al prestito dei libri.


L’età del ferro Un tempo erano solo cancelli, ringhiere e scale, oggi sono prodotti all’avanguardia, garantiti contro il tempo e i malintenzionati La F.B.S. nasce nel 1988 su iniziativa dei suoi attuali soci che, ac-

desiderio di soddisfare tutte le richieste dei clienti, hanno portato

comunati dalla stessa passione, decidono di subentrare alla ditta

i titolari della azienda ad offrire una gamma di prodotti sempre

dove per anni sono stati dipendenti. L’azienda opera nel settore

all’avanguardia e al passo coi tempi.

della carpenteria metallica e da oltre dieci anni, propone realizza-

Il problema sempre piĂš sentito della sicurezza personale, ha fatto

zioni e lavorazioni in ferro e alluminio di grande qualità . L’arte

sĂŹ che la F.B.S. si specializzasse anche nella produzione di persiane

di lavorare i metalli è nota fin dall’antichità e col passare del tem-

blindate e inferriate di sicurezza e, grazie a particolari trattamenti

po, grazie a tecniche di lavorazione sempre piĂš nuove e precise,

a cui viene sottoposto il metallo durante la lavorazione, i prodotti

è possibile soddisfare ogni richiesta, offrendo prodotti che diven-

resistono alle condizioni ambientali piĂš rigide e durano nel tem-

tano anche complemento d’arredo per abitazioni, a volte unici

po. Proprio perchÊ l’idea del cliente viene sviluppata e curata nei

e irripetibili. Cancelli che esaltano e fanno da cornice all’area

minimi dettagli, la F.B.S. è una realtà che fra la propria clientela

che delimitano, ringhiere che diventano elementi d’arredo utili

annovera tantissimi privati, molte imprese edili e continua ad es-

ad impreziosire scale interne, terrazzi e balconi, scale a chiocciola

sere un punto di riferimento per le amministrazioni comunali

che danno un tocco di classe alla propria casa: tutte opere esegui-

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GROPELLO CAIROLI: La Biblioteca

ALCUNI NUOVI ARREDI, ACQUISTATI E DONATI, ARRICCHISCONO LA BIBLIOTECA COMUNALE “CARLO CANTONI” DI GROPELLO CAIROLI

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a venerdì 28 ottobre sono disponibili presso la Biblioteca comunale nuovi arredi; in particolare sono state acquistate cinque postazioni per il punto internet: quattro per i computer ed una per stampante e scanner. “Gli utenti della biblioteca - commenta il dott. Giuseppe Gualtieri, assessore alla Cultura - avranno ora a disposizione postazioni idonee alla navigazione, che consentono la privacy (grazie ai pannelli di metal acrilato che separano le postazioni) e una maggiore comodità. Abbiamo poi aggiunto agli acquisti anche tre nuove rastrelliere per l’archiviazione dei DVD: un nuovo servizio (che permette agli utenti di prendere in prestito gratuitamente fino a due DVD per volta per una settimana) sta incontrando il favore del pubblico ed è stato necessario provvedere subito ad un ampliamento dello spazio dedicato. Voglio poi aggiungere che un donatore, che desidera mantenere l’anonimato, ha acquistato per la biblioteca comunale quattro scaffali per la sezione di storia e geografia. Lo

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stile dei nuovi scaffali, bianchi e luminosi, ben si adatta all’esigenza della biblioteca. Approfitto dell’occasione per ringraziare il donatore, a nome dell’amministrazione.” E’ giusto infine ricordare che è sempre attiva la proposta “Porta un DVD in biblioteca”, che permette di ricevere due libri in cambio di ogni DVD donato. Conclude l’assessore Gualtieri: “E’ intenzione dell’amministrazione di procedere all’acquisto, nei prossimi anni, di una nuova scaffalatura per la biblioteca comunale sino a sostituire totalmente gli arredi attuali, poco contenitivi e indicati soprattutto per uffici, con moduli in metallo maggiormente idonei. Si procederà posizionando in biblioteca scaffali metallici di colore bianco perla che garantiranno maggior capacità contenitiva che permetteranno di aumentare il patrimonio attuale. In secondo luogo le caratteristiche dei nuovi arredi risponderanno anche ad una richiesta di maggior luminosità e fruibilità da parte dell’utenza.”


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SPACIALE: Valentino Garavani

VCOME VITTORIA

BREVE STORIA DELLO STILISTA DI ORIGINI VOGHERESI CHE CON LA SUA CITTÀ HA SEMPRE AVUTO UN RAPPORTO DIFFICILE, CULMINATO INA UNA SFILATA ENTRATA NEL MITO

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di Andrea Pestoni


LA CARRIERA DI UN FIGLIO DELL'OLTREPO Alcune immagini tratte dall'album dei ricordi del couturier di origini vogheresi, alfiere dello stile italiano nel mondo. In apertura un intenso primo piano di Garavani, con l'ormai classico sorriso appena accennato.

P

oche città in Italia, se non nel mondo, possono vantare il prestigio di annoverare fra i propri cittadini uno dei personaggi più importanti della storia del ventesimo secolo. Voghera può fregiarsi di questo invidiabile primato perché l’11 maggio del 1932, nel centro iriense, nacque Valentino Clemente Ludovico Garavani, universalmente conosciuto come Valentino. Il rapporto tra il grande stilista e la sua città natale è sempre stato un po’ tempestoso, come quelle storie d’amore che vivono alti e bassi ma che sono destinate a non finire mai. Fin da giovanissimo è stato attirato dal mondo della moda, in un’epoca a cavallo tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Come tutte le altre città italiane, anche Voghera viveva un periodo particolarmente difficile, sia dal punto di vista economico che sociale. Una guerra era appena trascorsa ed un’altra sarebbe arrivata da lì a poco (anche se ovviamente nessuno poteva saperlo). Valentino, come dicevamo, fin da giovanissimo attratto dal mondo della moda e dalla creatività sartoriale, frequenta la “Scuola di Figurino” a Milano e contemporaneamente studia francese alla “Berlitz School” e viaggia all'estero, trascorrendo un lungo periodo a Parigi, dove studia stilismo all'Ecole de La Chambre Syndacale. A Voghera Valentino Garavani ha vissuto gli anni dell’adolescenza ma soprattutto ha imparato i rudimenti di quella che poi sarebbe stata la sua missione terrena. Voghera è stata da sempre una città di grande tradizione sartoriale e Valentino ha potuto frequentare sia gli atelier sia i laboratori artigianali

della nostra città. Poi, dopo aver frequentato le prime scuole specializzate, lo stilista vogherese ha iniziato a partecipare a prestigiosi corsi esteri. Negli anni cinquanta, dopo essersi fatto notare partecipando a un importante concorso, entra come collaboratore nella casa di moda di Jean Dessès e nell'atelier di Guy Laroche. Nel 1959 apre il suo atelier in via Condotti, a Roma e l’anno successivo inizia la sua collaborazione con Giancarlo Giammetti che seguirà lo sviluppo del suo marchio. Una curiosità: nel corso di una vacanza a Barcellona, scopre il suo amore per il rosso. Da questa folgorazione nascerà il famoso “rosso Valentino”, peculiare per il suo essere cangiante fra le tonalità dell'arancio e del rosso vero e proprio. Raccontata così, è un riassunto puramente biografico degli inizi di Valentino, che lo porteranno qualche decennio dopo ad essere uno dei più importanti stilisti del mondo. Ma sono anche anni fatti di fatiche, sacrifici, speranze e di una grande scommessa che alla fine è stata meritatamente vinta. Il rapporto fra Valentino e Voghera, come dicevamo all’inizio, non è stato dei più facili. Lo stilista ha lasciato quasi subito l’Oltrepo Pavese per

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SPACIALE: Valentino Garavani

UN IMPERO SENZA CONFINI In alto, due immagini di una delle tante boutique Valentino sparse nel mondo, uno dei profumi che portano il suo marchio e , qui sopra, un ritratto dello stilista firmato Andy Warhol

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frequentare corsi e scuole in Italia e in Francia. Un altro punto di “attrito”, che ha spinto il celebre vogherese a rimanere per molti anni lontano dalla sua città d’origine, è stato lo scetticismo della popolazione iriense nel seguire i primi passi di Valentino nel mondo della moda, anche se fra gli anni Trenta e Cinquanta i maschi che si dedicavano ad una professione come quella della sartoria erano davvero pochi. Ma la verità è che il successo per Valentino Garavani è arrivato quasi subito ed è stato immediatamente mondiale. Nel 1967, a soli 35 anni, gli viene conferito a Dallas il “Premio Neiman Marcus”, equivalente, nel mondo della Moda, all'Oscar cinematografico. In questo stesso anno disegna le divise per gli assistenti di volo della Twa e presenta

la prima collezione Valentino Uomo. Nel 1968 inizia ad usare come griffe la celebre “V”, e, ormai parte del gotha degli stilisti, crea l'abito da sposa per le nozze di Jacqueline Bouvier con Onassis. Dagli anni settanta in poi Valentino veste le donne più famose del mondo ed apre boutiques a New York, Parigi, Ginevra, Losanna, Tokyo. Viene creato anche un profumo che porta il suo nome. Negli stessi anni arrivano anche prestigiosi riconoscimenti istituzionali: nel 1971 è ritratto dal pittore americano Andy Warhol, nel 1985 riceve dal Presidente della Repubblica la decorazione di Grand'Ufficiale dell'Ordine al Merito, nel 1986 il titolo di Cavaliere di Gran Croce e nel 1996 è nominato Cavaliere del Lavoro. Nel luglio 2006, per finire, gli viene conferita la “Légion d'honneur”, la più alta onorificenza della Repubblica Francese. La data che però tutti i vogheresi, almeno quelli di alcune recenti generazioni, hanno ancora bene impressa nella mente è il mese di settembre del 1987. Valentino torna a Voghera e lo fa con una grande sfilata in piazza Duomo: è ormai al top della fama mondiale. Nel 1984 Valentino festeggia i suoi 25 anni di attività, mentre l’anno successivo crea il suo primo progetto espositivo: l'Atelier delle Illusioni, una mostra al Castello Sforzesco di Milano. Nel 1990 con l'incoraggiamento anche di Elizabeth Taylor, fonda L.I.F.E. (Lottare, Informare, Formare, Educare), un'associazione destinata a promuovere iniziative di sensibilizzazione e di raccolta di fondi per aiutare concretamente i bambini malati di Aids. Quella sera tutta Voghera si è riversata in piazza Duomo per assistere alla sfilata del proprio profeta. Valentino Garavani, lo stilista più famoso del mondo, è tornato nella sua Voghera, proprio da dove era partito cinquantacinque anni prima, per conquistare il mondo della moda e il cuore dei vogheresi, che non dimenticheranno mai più di essere stati per un giorno la capitale mondiale del prêt-à-porter.


Dove nascono i sogni Un atelier dove ogni capo è veramente cucito addosso alle esigenze di ogni cliente, rispettandone stile e personalità , indipendentemente dalla spesa Arrivare nel centro di Stradella e varcare il portone del palazzo

Come tutti gli artisti della moda, Pier Marco è un mix di estrosità e

che ospita lâ&#x20AC;&#x2122;elegante showroom di Pier Marco e della sorella Ma-

passione: un connubio gli ha permesso di affermarsi sul mercato

ria Grazia, è esattamente come fare un salto nel passato: di col-

mondiale, collaborando con famosi atelier che spesso hanno bi-

po, ci si trova avvolti in unâ&#x20AC;&#x2122;atmosfera dâ&#x20AC;&#x2122;altri tempi, catapultati

sogno del capo esclusivo per una clientela esigente.

in quellâ&#x20AC;&#x2122;epoca storica in cui la donna era davvero protagonista,

La collaborazione con le piĂš grandi firme dellâ&#x20AC;&#x2122;Alta Moda non deve

consigliata e coccolata nella scelta del capo creato su misura per

però portare alla convinzione che lo showroom di Pier Marco sia

la sua persona e per le piĂš svariate esigenze.

un luogo dâ&#x20AC;&#x2122;elite, riservato a poche fortunate: la maggior parte dei

Dal 1995, lo stilista Pier Marco emoziona tante affezionate clienti

modelli che vengono creati sono diretti ad una cliente giovane,

con i suoi modelli, creati grazie ad unâ&#x20AC;&#x2122;inesauribile vena creati-

che magari vuole arricchire il proprio guardaroba con un accesso-

va, rafforzata dalla collaborazione di Maria Grazia: pellicce, acces-

rio particolare, coniugando lâ&#x20AC;&#x2122;esclusivo con prezzi assolutamente

sori come colli e sciarpe, capi particolari che rappresentano il det-

accessibili, ma anche alle signore che vogliono concedersi il lus-

taglio che incontra lâ&#x20AC;&#x2122;eleganza e fa la differenza per la donna che li

so di una pelliccia. Lo showroom è un piccolo paradiso per tutte

indossa. Grazie alle nuove tecnologie e alle lavorazioni artigianali,

le donne che desiderano un capo di alta qualitĂ , creato esattamente su misura per ognuno, rispettando personalitĂ , stile e perchĂŠ no, anche il budget di spesa.

modello che segue con attenzione le tendenze piĂš attuali, quelle

Telefonare, fissare un appuntamento, curiosare tra i modelli di-

dettate dalle sfilate di Alta Moda: capi che al tatto sono talmente

sponibili e farsi consigliare su un modello non costa nulla: i sogni,

morbidi e leggeri da sembrare seta.

per fortuna, non si pagano ancora.

ŠAdverum

i capi creati nello showroom sono modelli unici nelle tinte piĂš in voga, non piĂš la classica pelliccia o la stola dâ&#x20AC;&#x2122;un tempo, ma un

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©Adverum Novembre 2011 | 30 Rivenditore autorizzato

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Making Christmas DUE VIAGGI INTORNO AL MONDO, UNO PER SCOPRIRE COME SI FESTEGGIA E L’ALTRO PER CAPIRE COSA SI PORTA IN TAVOLA IN OGNI ANGOLO DEL PIANETA, UNA PICCOLA GUIDA RAGIONATA AI REGALI E PER FINIRE UNA SELEZIONE DELLE PIÙ CELEBRI CANZONI DEDICATE ALLA FESTA PER ECCELLENZA. E’ QUESTO IL MODO CHE ABBIAMO SCELTO PER AUGURARE UNO SCINTILLANTE NATALE AI NOSTRI LETTORI, CON LA SPERANZA CHE PER TUTTI SIA SEMPRE FESTA, DA QUELLA NOTTE IN POI. servizi di Daniela Capone, Germano Longo, Simona Rapparelli

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Guida pratica al regalo

Pacchi, amore e fantasia NON SAPETE COSA REGALARE? VI SUGGERIAMO NOI QUALCOSA, SPAZIANDO UN PO’ FRA LE PROPOSTE ED IL BUDGET DI SPESA

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iciamolo, fare un regalo è un piacere sottile, ma lo era soprattutto un tempo, prima che le paro parole spread, deficit e crisi non entrassero nelle nostre vite. Ora, anno di grazia 2011, la caccia al pensierino rischia ddi diventare spasmodica, perché coniug coniugare le esigenze della cifra da deti stinare al dono con la voglia di trovare qualcosa di insolito, rischia di trasformare l’operazione in una piccola pena. Senza avere la pretesa di risolvere i problemi a tutti, ci lanciamo anche noi in una piccola carrellata di consigli pratici. Fidatevi: un uomo, per quanto possa avere gli armadi pieni, gradisce sempre un bel capo, magari un maglione di lana anglosassone o un giaccone urban style. E p per le donne? Difficile stupirle, ci conto ma per provarci, perrendiamo conto, ché non regalare un buono per un salone di bellezza cche magari culmini con extension Cambiare look è un delle extension? UN IMPERO SENZA CONFINI In alto, due immagini di una delle tante boutique Valentino sparse nel mondo, uno dei profumi che portano il suo marchio e , qui sopra, un ritratto dello

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piacere sottile, che le donne apprezzano sempre. Da non sottovalutare anche l’idea di un bel cesto natalizio, regalo trasversale che accontenta tutti, magari pieno di specialità con cui sollazzare la gola, almeno nel periodo natalizio. E se il destinatario del regalo è una persona freddolosa, perché non pensare ad una stufa a pellet? In commercio ne esistono per tutte le tasche, rappresentano il classico regalo utile, che apre le porte a sostanziosi risparmi sulle bollette e garantisce eterna riconoscenza. Non ci siamo ancora? Ok, per finire andiamo sul pratico: un abbonamento in piscina o palestra, visto che è difficile che nei buoni propositi di fine anno non ci sia anche rimettersi in forma, oppure uno (due?) biglietti per uno spettacolo, che sia teatrale o sportivo: un’ottima scusa per costringere ad uscire qualcuno particolarmente sedentario o fare felice un appassionato.


Alla voce sicurezza Non câ&#x20AC;&#x2122;è settore ed esigenza che la TM Impianti non sia in grado di soddisfare: dai sistemi anti intrusione per le abitazioni a sofisticate apparecchiatura con controllo e visualizzazione a distanza aziende, si è notevolmente evoluto offrendo soluzioni che si adattano a qualsiasi tipo di ambiente, esigenza e disponibilitĂ economica. Soluzioni di allarme personalizzate che unite allâ&#x20AC;&#x2122;utilizzo di materiali con il giusto rapporto qualitĂ /prezzo, consentono lâ&#x20AC;&#x2122;installazione di sistemi antirapina, di videosorveglianza e anti-incendio con la possibilitĂ  di controllo e comunicazione in tempo reale sulle apparecchiature di ultima generazione (I-Phone, I-Pad e telefonino) o la visione delle immagini sul PC. Marino Trevisan, titolare della â&#x20AC;&#x153;TM Impiantiâ&#x20AC;? vanta una notevole esperienza nel settore dellâ&#x20AC;&#x2122;impiantistica elettrica civile, commerciale e industriale. Nellâ&#x20AC;&#x2122;ultimo decennio, grazie a continui corsi di aggiornamento e alla collabora-

zione avviata con HESA, azienda leader nella sicurezza, Trevisan e i suoi collaboratori, tecnici altamente specializzati, sono in grado di assicurare lâ&#x20AC;&#x2122;impianto â&#x20AC;&#x153;su misuraâ&#x20AC;?, realizzato sulla base delle esigenze del cliente: sistemi analogici, digitali e a indirizzo IP per la videosorveglianza gestita a distanza e collegata con le forze dellâ&#x20AC;&#x2122;ordine. Un servizio aggiunto della â&#x20AC;&#x153;TM Impiantiâ&#x20AC;? che interessa in particolar modo le imprese edili, è sicuramente dato dalla possibilitĂ di noleggiare il sistema per i ponteggi esterni, che sempre piĂš spesso sono oggetto di furto nei cantieri. La â&#x20AC;&#x153;TM Impiantiâ&#x20AC;? effettua sopralluoghi e preventivi gratuiti per valutare al meglio le esigenze del cliente e trovare la soluzione piĂš idonea alla richiesta.

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Il tema della sicurezza è uno dei piĂš sentiti nelle societĂ contemporanee, sia a livello individuale che collettivo. Un numero sempre maggiore di persone rivolge la propria attenzione ai corsi di difesa personale, agli antifurti e ai sistemi anti intrusione per proteggere abitazioni e aziende dai malintenzionati. Indubbiamente, per essere davvero efficace la difesa va affrontata su piĂš fronti, e questo vale in particolar modo per le aziende, grandi o piccole che siano,costrette a tutelare anche il â&#x20AC;&#x153;cuoreâ&#x20AC;? dellâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ  da tentativi di imitazione dei loro prodotti/servizi, ma impedire furti e danni, è sicuramente possibile. Al pari di qualsiasi settore commerciale, il campo degli impianti che garantiscono la sicurezza delle abitazioni e delle

CONDIZIONAMENTO

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Tutto il Mondo è cucina

DI PIATTO IN PIATTO, UN VELOCE GIRO DEL MONDO PER SCOPRIRE COME CULTURE, CLIMI E TEMPERATURE CAMBIANO IL MENU. MA TUTTO SEGUENDO LO STESSO TEOREMA: CHE SIA FESTA.

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e pensiamo al Natale, le immagini che ci vengono alla mente seguono uno stereotipo piuttosto usuale: le luci per le strade, gli alberi addobbati, i regali, il camino, la neve e quant’altro fa festa, almeno secondo la nostra cultura. Ma non in tutto il Mondo il Natale è visto in questo modo. C’è chi passa le festività di dicembre scambiandosi sì i regali, ma al caldo, in bichini e sotto il sole cocente. I fortunatissimi che si trovano dall’altra parte dell’equatore, hanno una concezione completamente diversa del Natale. Ma c’è comunque qualcosa che ci accomuna: che ci si trovi a nord, a sud, a est oppure ad ovest, solo un elemento rimane uguale per tutto il Mondo: la buona cucina e le tradizioni del proprio paese. Solamente in Italia, le ricette tipiche della tradizione natalizia sono davvero numerose. Dal nord al sud pranzi di Natale e cene della Vigilia sono stabiliti ormai da generazioni, seguendo anche questi rituali e piatti che spesso si mangiano solo in quelle date. Solitamente, per la cena del 24 si cerca di stare un po’ più leggeri e quindi di mangiare “di magro”, questa almeno è l’espressione Novembre 2011 | 34


Nel regno della gola La Boutique delle Bontà, dove qualsiasi desiderio da mettere in tavola si trasforma in una festa per gli occhi e la gola, e trovare il regalo giusto con la certezza di strappare un sorriso Provare per credere: superare l’ingresso della Boutique delle Bontà e tentare di resistere, è un’impresa quasi impossibile. Dal 2002, Enrica gestisce con allegria questo “emporio del gusto” a pochi chilometri da Casteggio, sulla via Emilia.E da quasi dieci anni, il negozio è meta di clienti fissi e di tantissime persone che trovandosi di passaggio, fanno sosta nella Boutique più dolce che c’è per comprare generi di prima necessità ma soprattutto l’imperdibile pasta fresca preparata esattamente come si faceva una volta, ravioli fatti a mano con ingredienti semplici e genuini, ripieni di carne ma anche di verdura, poi gnocchi, tortelli, cotechini, cacciatorini, salumi selezionati e in particolare, salami di puro suino di produzione propria fanno bella mostra che hanno trasformato la Boutique delle Bontà in un punto di riferimento per gli amanti del genere. Innumerevoli i prodotti tipici locali e nazionali, con un’ampia scelta di confezioni che racchiudono le più squisite leccornie, dagli antipasti (sfiziosissimi) ai secondi di carne e pesce, piatti di gastronomia, pizze e focacce dall’aria invitante: Enrica è in

grado di soddisfare qualunque richiesta, per accontentare tutte le gole ed i palati, anche i più sofisticati. Ma nel templio del gusto non n può mancare il vino: il marito o di Enrica, Roberto Ferrari, asssieme a suo fratello Massimo, o, produce e imbottiglia Bonarar-da, Barbera e Riesling, tre fraa i vini più celebrati che esistano. La varietà di prodotti presenti nella Boutique delle Bontà, permettono a Enrica di confezionare cesti natalizi personalizzati, per ogni gusto e tasca, che sono sempre uno dei modi più apprezzati per augurare buone feste.Per finire, una nota sulla cordialità di Enrica, capace di accompagnare la clientela nella scelta, che si tratti di una confezione regalo o di un piccolo capriccio di gola.

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SPECIALE: il Riesling

usata per definire il banchetto della Vigilia. Carpaccio di salmone, tortelli di zucca, lasagne vegetariane, anguilla, capitone, baccalà al forno con patate sono solo alcune delle pietanze che gli italiani amano cucinare per la propria famiglia, che in effetti di magro hanno ben poco. In più, immancabili su una tavola tipicamente italiana sono i dolci, dal tronchetto di Natale al torrone, fino ad una vera slavina fatta di pandori, panettoni, dolcetti con sagome natalizie, mascarpone e molti altri. Per il pranzo del 25 Dicembre invece, gli italiani preferiscono statisticamente un menu a base di carne: difficile che sulle tavole manchino vitello tonnato, passatelli in brodo, faraona e/o tacchino al forno, queste sono delizie che il nostro popolo ama gustare celebrando il Natale attorno al tavolo, insieme alla famiglia. Certo c’è chi ama variare, e come primo non può rinunciare ai tortellini emiliani oppure a gustosi ravioli al brasato, o ancora c’è chi ama cuci-

IL TACCHINO MADE IN USA Le tradizioni natalizie americane ricalcano il menu del "giorno del ringraziamento, con il tacchino (che si vede in tanti film), ripieno e cotto in forno. Sulla West Coast c'è anche la variante dell'oca arrosto, la "roast goose"

nare un buon cappone ripieno all’arancia. Ma da veri italiani amiamo giocare con le tradizioni che i nostri nonni ci hanno tramandato, divertendoci magari a rivisitare le loro ricette. Ma nel resto del Mondo, il Natale con quali cibi viene accolto? In Francia per esempio, il piatto natalizio per eccellenza è la galette des rois (“torta dei re”), un dolce a base di pasta sfoglia con ripieno di crema alla mandorla. La tradizione vuole che si nasconda al suo interno una statuina di porcellana o di gesso che rappresenta una figura del presepe. Chi trova questa statuina viene incoronato “re della festa”. In Spagna, invece, le pietanza per accogliere il Natale sono

la zuppa di carne e verdura, il tacchino con frutta glassata, pesce, maialino e molto altro, tutto cotto secondo le varie cucine regionali, anche nel paese iberico molto diverse una dall’altra. Immancabili anche nella cucina spagnola sono i dolci come los churros, i polvorones e i marzapanès. Dando un’occhiata oltreoceano invece, si capisce che molte ricette natalizie non si differenziano poi molto dalle nostre. Negli Stati Uniti, ad esempio, la cena o il pranzo di Natale sono una replica del “Giorno del Ringraziamento”, con l’immancabile tacchino al forno o prosciutto arrosto. Qualche variante è concessa sulla West Coast, dove è tradizione preparare l’oca arrosto (roast goose), un lascito dei coloni britannici. Restando in America, ma spostandosi verso Sud, sosta obbligate sulle cucine del il Messico, dove il menu non ha moltissime varianti rispetto alla classica cucina di tutti i giorni a base di tortillas e frijoles. Solo le famiglie più benestanti si concedono un tacchino ripieno di verdura. In Argentina, oltre al dolce tipico chiamato Rosea de los Reyes, durante la cena natalizia si consuma carne in abbondanza, che va dal tacchino al cosciotto di maiale. La stessa cosa succede anche in Brasile, dove però il piatto natalizio per eccellenza è la porchetta servita con una La "Galette des rois", tipico dolce natalizio francese a base di pasta sfoglia che al suo interno nasconde una statuina di porcellana che si dice porti fortuna a chi la trova.

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mela in bocca e adagiata su un letto di fette d’ananas o pesche, condita con cipolla, aglio e grasso di maiale. Un bel salto per spostarsi in Africa, in particolar modo in Congo e negli altri paesi della zona centrale, dove la cena di Natale si svolge nella maggior parte dei casi all'esterno, dove viene imbandita una tavola intorno alla qua-

le siedono amici e parenti. Le ricette tradizionali prevedono tacchino, carni bovine arrosto, maialino da latte cotto sul fuoco, riso giallo con uva, budino di prugna e ortaggi.In Africa del sud, dove proprio nel periodo di Natale è piena estate, l’usanza ruota intorno al periodo delle vacanze. Le case sono addobbate all'esterno con rami di abete e all'inter-

no è sempre presente il classico albero. Anche in Australia il Natale è davvero molto caldo e spesso le temperature sfiorano i 40 gradi. Ma nonostante questo, non si rinuncia al tacchino arrosto, carne di maiale al forno e prosciutto. Il dessert classico è il Pudding natalizio in cui spesso viene nascosta un nocciolina d'oro, portafortuna per chi la trova.

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Le tradizioni

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gni anno è sempre la stessa storia: fingiamo di raccontarci che Natale è il periodo più stressante dell'anno, ma poi restiamo incantati davanti alla vetrina di un negozio. Oppure pronti a prenotare il week end ai mercatini di Natale sparsi per mezza Europa, in cui perdersi fra bancarelle piene di cianfrusaglie irresistibili. Ma come si festeggia il Natale nei quattro angoli del mondo?

AFRICA

COME SI FESTEGGIA NEGLI ALTRI POSTI DEL MONDO? FRA USANZE E TRADIZIONI ANTICHISSIME, ALLA SCOPERTA DI MODI E STRANEZZE IN OGNI ANGOLO DEL GLOBO

In Nigeria le famiglie si riuniscono attorno agli anziani e si lascia aperto l'uscio di casa perché chiunque sia il benvenuto. Nei giorni che precedono il Natale le ragazze non ancora maritate vanno di casa in casa, ballando e cantando. Il presepe è una tradizione recente, l'albero è però presente già dai primi tempi delle missioni, ma non è il classico abete europeo, piuttosto un intreccio di rami di palma che formano un arco, su cui vengono applicati dei grandi fiori bianchi.

AMERICA LATINA Secondo la tradizione messicana, il Natale viene anticipato nei nove giorni precedenti (las navidades), da celebrazioni religiose. Le giornate, che simboleggiano la gravidanza di Maria, si festeggiano con le pifiatas, grosse pentole in coccio rivestite di carta stagnola e riempite di frutta, confetti e canna da zucchero. Il Brasile spazia tra ritualità diverse e curiose: in certe zone l'ultima notte dell'anno si festeggia sulla spiaggia, e i “cardesisti”, seguaci della religione spiritista fondata da Alain Cardin, danzano in tondo fino allo sfinimento. La conclusione del ciclo festivo è l'Epifania, molto sentita in tutta l'America Latina.

ASIA

MERCATINI MON AMOUR La tradizione dei mercatini di Natale muove ogni anno affari per milioni di euro. In alto quello di Stoccarda, in Germania. Qui sopra un presepe, tradizione non solo italiana.

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La festa più importante del lunario cinese è il Capodanno, che cade intorno al 28 gennaio. La festa dura una settimana, e prevede scambi di doni e riti che coinvolgono soprattutto i bambini, i quali affidano al nuovo anno i loro propositi


mettendo sotto il cuscino un sacchettino rosso. Anche in Giappone si attende il Capodanno per stare insieme. Al mattino del primo dell'anno si indossa il kimono per andare al tempio e in casa, piĂš tardi, ci si riunisce per partecipare ad un curioso pranzo: si servono piccole tagliatelle che vanno mangiate facendo grande rumore.

EUROPA La Natività austriaca è annunciata da squilli di tromba dall'alto delle cattedrali. L'Austria cattolica vanta la pastorale piÚ celebre: Still Nacht. Il brano fu eseguito per la prima volta nel 1818 nella chiesa di San Nicola a Obendorf, vicino a Salisburgo. In Tirolo, è viva la tradizione dei presepi realizzati con figurine di legno intagliate da artigiani locali. Le ragazze preparano il famoso strudel, mentre i montanari portano alle loro bestie il sale benedetto. A Vienna si

usa passeggiare al parco pubblico, dove tutti distribuiscono briciole di pane agli uccelli.

FRANCIA I bambini francesi mettono sul focolare scarpe o zoccoli perchÊ GesÚ Bambino vi deponga i doni. In Provenza, culla dei trovatori, sono nati i famosi Noels da cui derivano le musiche pastorali. In Bretagna c'è il rito della chandelle, una grossa candela colorata esposta durante il cenone. Nella regione di Carpentras, alla fine della cena natalizia, si trapianta in vaso una rosa di Gerico, perchÊ su questa la Madonna stendeva ad asciugare i panni di GesÚ Bambino.

GERMANIA In Germania la preparazione inizia 24 giorni prima di Natale: è l'Avvento. I piccoli tedeschi scrivono a GesÚ Bambino per chiedere i regali: cospargono le missive di uno strato di colla e poi le passano

sullo zucchero, cosĂŹ da farle brillare. Originale la tradizione bavarese: ogni bambino trova sotto lâ&#x20AC;&#x2122;albero un giocattolo in piĂš per un bimbo povero. Altro simbolo del Natale tedesco è il grano: lo si sparge sui tetti perchĂŠ anche gli uccelli possano prendere parte alla festa.

OLANDA La raffigurazione tipica di Babbo Natale è nata proprio in Olanda, dove è forte il culto del vescovo turco San Nicola di Mira. Ă&#x2C6; infatti proprio ad opera degli Olandesi che San Nicola ha indossato l'abito rosso dai risvolti di pelo bianco che oggi conosciamo. Ă&#x2C6; il 6 dicembre il giorno piĂš atteso dai bambini d'Olanda, Belgio e Lussemburgo: in quell'occasione, viene eletto un piccolo vescovo che godrĂ , per l'intera giornata, di pieni poteri. In Belgio, si accendono invece fuochi davanti alle case delle persone piĂš in vista.

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LA COLONNA SONORA MIGLIORE PER LE FESTE DI FINE ANNO? LA STANNO SCRIVENDO DAL LONTANO 1942 DECINE DI ARTISTI. E NON HANNO ANCORA FINITO.

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uasi nessuna, o pochissime, sono le star della musica che in ogni tempo hanno saputo resistere alla tentazione di interpretare un brano natalizio. E per pure ragioni statistiche, va detto che la maggior parte ha preferito di rimettere mano ai brani più celebri, mentre solo i più coraggiosi hanno scelto di realizzare qualcosa di totalmente nuovo. Motivo della tentazione natalizia? Difficile dirlo con certezza, anche se il Natale, festa per eccellenza che in qualche modo coinvolge tutto il mondo, come poche altre cose terrene sa perpetuare i suoi successi riproponendoli ogni dodici mesi, e per di più senza mai stancare nessuno. Quindi, va da sé: riuscire nell’impresa di cantare o scrivere un brano natalizio che faccia breccia sul pubblico, vuol dire consacrarsi all’immortalità, e soprattutto rimpolpare il conto corrente. Doveroso iniziare la carrellata da Bing Crosby, attore e cantante americano che forse senza volerlo creò la tradizione delle “carols”, le canzoni di natale. Nel 1942, colpito da testo e melodia di White Christmas, brano scritto da Irving Berlin per una colonna sonora, Crosby scelse di cantarla vincendo l’Oscar, ma soprattutto riuscì a imporre il brano direttamente nell’elenco delle tradizioni natalizie, dove ancora oggi campeggia fra le canzoni più vendute di tutti i tempi. Novembre 2011 | 40


Dietro di lui, a breve distanza, si assestano le corde vocali di Frank Sinatra, “old blue eyes”, com’era chiamato in America, artista che in carriera ha venduto 600 milioni di dischi, e per tutta la vita particolarmente legato al Natale, festa a cui in più riprese rese omaggio interpretando i grandi classici e scrivendone altri, a volte per il gusto di cantarli con gli amici del “Rat Pack” (Dean Martin in prima fila) o dei familiari più stretti. Buoni sentimenti e zuccherini sull’ugola anche per Elvis Presley, il re assoluto della musica made in USA che nell’ottobre del 1957, forte di una fama mondiale, pubblica il suo Christmas album, che svetta immediatamente in cima alle classifiche, con 13 milioni di copie bruciate in pochi minuti al suo esordio nei negozi americani. All’interno, il meglio del meglio di ogni Natale che si rispetti: Santa Claus is back to town, White Christmas, Silent Night e via così, inseguendo la coda della cometa. Comparsate natalizie anche per Judy Garland, mamma di Liza Minelli, che nel lontano 1937

interpreta Silent night in un videoclip antesignano, per Nat King Cole, che nel 1946 si cimenta in The Christmas song e per Bobby Hemls, ricordato soprattutto per aver scritto e interpretato Jingle bell rock. Dopo di loro, in qualche modo, il diluvio. O meglio, la slavina. Perché come si diceva all’inizio, usando la scusa del Natale centinaia di stelle della canzone si sono sgolate con il sottofondo dei campanellini delle renne. Poi, come sempre accade al genere umano, qualcuno ha iniziato a strafare. Aprono le danze John Lennon e Yoko Ono, che per il Natale del 1971, in concomitanza con l’uscita del singolo Happy Xmas, acquistano uno spazio pubblicitario nel cuore di New York per augurare Buon Natale al mondo, ma solo dopo aver ribadito che “war is over”, la guerra è finita. Nel 1964 i californiani Beach Boys ci avevano provato con Merry Christmas baby, precedendo di un decennio gli storici Eagles, che nel 1978 interpretano a modo loro

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ta le Please come on for Christmas, brano di Charles Brown del 1950 ripreso nel 1995 anche da Bon Jovi. Nel 1989 è il turno dei dissacranti Ramones, alfieri del punk rock americano, con Merry Christmas, che aprono le dighe dei rockettari da cui ti aspetti tutto, tranne che sdolcinatezze natalizie, seguiti nello stesso ano dagli irlandesi U2, con Christmas (baby, please come on). Nel tempo ci cascano i Queen (Thank God it’s Christmas, 1984), i Guns N’ Roses (White Christmas) e perfino i durissimi punk per eccellenza, i Sex Pistols, che urlano nei microfoni Jingle Bell, così come il discusso Alice Cooper, che nel 2008, per l’album The Scarecrow degli Avantasia, rivisita a modo suo uno dei capisaldi del Natale: Santa Claus is coming to town. Tappa doverosa con Last Christmas degli Wham!, successo planetario del 1984, che nello stesso anno fa il paio con Do they know it’s Christmas?, brano benefico nato da un’idea di Bob Geldof, a cui riesce l’impresa di chiudere

nella stessa sala d’incisione ben 44 artisti di prima grandezza della musica inglese. Gli americani rispondono l’anno dopo con We are the world, brano scritto da Michael Jackson e Lionel Richie, affidato a 45 star dell’american music. Per finire la carrellata con Michael Bublè, crooner canadese che poco tempo fa ha pubblicato Christmas, raccolta dei più grandi successi natalizi, e in tempi ancora più recenti con Justin Bieber, giovanissimo idolo dei giovanissimi, che ha firmato Under the mistletoe, definito il suo primo album natalizio. Come per dire ne arriveranno altri. E gli italiani? Poca roba. Il Natale non ha mai attirato molto gli artisti del nostro paese. Fra le poche eccezioni, ovviamente Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli, a cui si aggiungono i Pooh, che nel 1983 adattano stile e voci a Happy Christmas (War is over) di John Lennon. Unica coraggiosa Irene Grandi, nel 2008 primissima italiana a cimentarsi con un album intero dedicato alle feste di fine anno: Canzoni per Natale.

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"LAST CHRISTMAS" DIVENTATO UN CLASSICO "last Christmas", brano degli Wham! di George Michael, è diventao un classico nelle compilation natalizie. A destra alcune copertine di Album dedicati al Natale di Michael Bublè, Justin Bibier Irene Grandi e Andrea Bocelli


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Desiree Ravasio Direttore Piscina di Voghera e Casteggio

Acqua per tutti Alle piscine di Casteggio e Voghera corsi per ogni livello, dai bimbi di pochi mesi all’acquagym, fino ai corsi per istruttori professionali. di Andrea Pestoni

Correva l’anno 1985 quando Ron Howard, attore e regista americano (famoso al grande pubblico per aver interpretato il ruolo di Richie Cunningham nella fortunata serie televisiva Happy Days) realizza Cocoon. un film sull’eterna giovinezza.Tre anziani ricoverati in una casa di riposo scoprono una splendida piscina in una lussuosa villa sfitta e decidono di farsi un bel bagno. Da quel momento i problemi di salute dei tre spariscono di colpo e la loro età anagrafica inizia gradualmente a procedere a ritroso. Insomma, ringiovaniscono e guariscono dai loro malanni, anche i più gravi. Se ora scrivessimo che anche le piscine di Voghera e Casteggio, gestite dalla Gestisport, promettono questo miracoloso risultato, contravverremmo ad una delle principali regole del giornalismo, ovvero la veridicità delle notizie. A meno che, come cantava Fabrizio De Andre in Bocca di Rosa, non ci appellassimo al fatto che “una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale”. A risolvere il problema ci pensa Desiree Ravasio, direttore sportivo degli impianti di Voghera e Casteggio targati Gestisport, che spiega dal punto di vista teorico le proprietà terapeutiche dello sport e della rieducazione in acqua. “Il nostro principale obiettivo è quello di portare anche a Voghera e in Oltrepo la cultura della salute e della socializzazione nelle piscine – dice sorridendo – ed i primi risultati che stiamo ottenendo sono davvero confortanti”. Gestisport si occupa dell’impianto di Voghera e dal 2008 e due anni dopo anche di quello di Casteggio. Quest’ultimo è stato recentemente costruito ed è uno dei più moderni dell’Oltrepo Pavese. “Dal punto di vista agonistico i due impianti sono simili, ma per quanto riguarda l’aspetto terapeutico

e sociale sono complementari”, aggiunge Desiree. Sotto l’aspetto dell’architettura il centro natatorio di Casteggio è più moderno, quello di Voghera risale invece alla seconda metà del Novecento, ma nel corso degli ultimi anni è stato oggetto di una consistente serie di lavori di manutenzione e ammodernamento. Entrambi gli impianti, quindi, sono di gran lunga rispondenti ai principali standard di qualità, e ognuno ha proprie caratteristiche che lo contraddistinguono dall’offerta generale della nostra zona. “Come dicevo prima, oggi le piscine sono diventate dei centri polivalenti, anche sostitutivi dei tradizionali luoghi di aggregazione. Ma al di là della socialità, peraltro importante, vorrei inizialmente soffermarmi proprio sull’aspetto terapeutico che i nostri servizi sono in grado di offrire – spiega il direttore – il centro natatorio di Casteggio, ad esempio, ha una vasca ed uno spogliatoio destinato esclusivamente ai diversamente abili. La vasca dove si pratica l’acquagym ha un’altezza da terra di un metro e quaranta centimetri e quindi è utilizzabile anche da tutti coloro che non sanno nuotare. Ed è proprio la ginnastica in acqua (oltre all’acquagym vi sono molte altre discipline, ndr) che ha importanti proprietà terapeutiche sia per la crescita sana degli atleti che per la cura di molte patologie per utenti di tutte le età”. Alla nuova visione dello sport in acqua come disciplina curativa fa da contraltare il moderno ruolo di centro di aggregazione degli impianti polivalenti. “A Voghera e a Casteggio organizziamo feste e manifestazioni e i nostri centri stanno diventando degli importanti punti di socializzazione – riprende Desiree – ad esempio a Voghera abbiamo un auditorium capace di ospitare oltre duecento persone mentre il centro di Casteggio sta diventando un bacino importante per tutti

i centri limitrofi dell’Oltrepo Pavese. Nei due centri organizziamo anche feste di compleanno e manifestazioni a tema, in inverno e durante le stagioni estive.I nostri utenti non vengono in piscina solo a praticare dello sport, ma anche a trascorrere qualche ora in allegria”. Ma le grandi novità di Gestisport non finiscono qui. Una novità rivoluzionaria riguarda infatti l’organizzazione, nel prossimo mese di gennaio, dei corsi per istruttori di primo livello. Si tratta di corsi preparatori professionali, che prima venivano organizzati solamente in grandi centri metropolitani come Milano o Torino. I corsi, che forniscono una possibilità formativa importante per tutti i partecipanti, sono riconosciuti dalla Fin, la Federazione Italiana Nuoto. “Questo testimonia anche l’elevato tasso della nostra professionalità – conclude Desiree Ravasio – e non solo: presso i nostri centri lavora del personale altamente qualificato, ma presto avremo anche la possibilità di organizzare corsi formativi destinati a far crescere nuovi professionisti del settore”. Desiree è una ragazza che lavora molto, divide il suo tempo fra la piscina di Voghera e quella di Casteggio ma il suo impegno è pieno di soddisfazioni che, visti questi primi risultati, sono davvero tante. Allora ancora qualche settimana di lavoro e poi sarà tempo di festeggiare il Natale: “A proposito, stavo proprio per dimenticarmene, quest’anno un bel regalo di Natale si potrà fare anche presso i nostri impianti. Abbiamo infatti delle offerte speciali per i corsi di nuoto o di ginnastica in acqua, compresa l’acquaticità neonatale, per bimbi dai 4 ai 36 mesi. E’ un regalo originale, alla portata di tutti, ma soprattutto una sorpresa piacevole per i propri cari”.


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PAVIA: La birra fai da te

CON TUTTE QUESTE BOLLICINE SI CHIAMA HOMEBREVERING, È UNA TENDENZA CHE SI STA DIFFONDENDO A LIVELLO MONDIALE E SEMPRE PIÙ SPESSO SI TRASFORMA DA PICCOLO PASSATEMPO AD ATTIVITÀ VERA E PROPRIA. LA STORIA DI UN PICCOLO PRODUTTORE LOCALE VALE COME ESEMPIO di Simona Rapparelli

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osa c’è di più coreografico che un boccale di birra? Vista in controluce è uno spettacolo: per il colore innanzi tutto, un giallo deciso e caldo, oppure un rosso ambrato quasi passionale. Poi c’è la schiuma, ovvero una corona di bollicine che incornicia la regina assoluta delle bevande leggermente alcoliche. E poi, cosa c’è di più dissetante, quando fa caldo, di un bel boccale di birra ghiacciata? Ovviamente anche il gusto ha un ruolo da protagonista: basta curiosare nel variegato universo delle birre europee per trovare facilmente il sapore giusto per ciascuno. Anche perché la birra rimane una delle bevande alcoliche più diffuse al mondo: è possibile trovarla in ogni angolo della terra per merito della fantasia umana e delle mille gustose varianti che dipendono anche dalle condizioni climatiche del luogo in cui viene prodotta. Non è un caso imbattersi in birre nate dal forse insolito ma sicuramente particolare incontro dell’acqua con frumento, mais, riso, radice di manioca, miglio e sorgo in Africa, agave in Messico e patata in Brasile.

schiuma Secoli di Si dice che l’invenzione si deb debba ad una donna, forse perché fra tutte le bevande alcoliche, che, la birra è da sempre una delle meno invasive. Volendo fare un po’ di storia, della birra se ne ha notizia addirittura dal tempo dei sumeri,, nel XVIII a.C., mentre si sa con certezza che gli egizi producevano una birra di cereali di cui pare fossero particolarmente ghiotti. Nel medioevo, più precisamente nel chiuso dei monasteri, steri, viene introdotta l’usanza del recipiente in rame e l’uso del luppolo.

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Ma la tendenza degli ultimi anni è di farsi la birra in casa. Basta dare un’occhiata in rete, per imbattersi in un universo parallelo fatto di piccole produzioni casalinghe più o meno artigianali che spesso arrivano a supportare l’attività dei grandi birrifici industriali oppure, più modestamente, finiscono per un uso prettamente familiare, dando vita a quello che sta dilagando sotto il termine di homebrewery. Impresa difficile? Non quanto potrebbe sembrare, anche perché è ormai molto diffusa la commercializzazione di speciali kit che consentono anche ai neofiti di ottenere un prodotto comunque gradevole. Certo, non si può pretendere di diventare produttori dall’oggi al domani, perché provare e testare le dosi richiede tempo e pazienza. Per iniziare a fare un buon prodotto è comunque necessario conoscere la bevanda ed almeno esserne appassionati. Il procedimento non è per nulla difficile, ma presuppone comunque impegno, costanza, manualità e soprattutto la voglia di non arrendersi di fronte al primo, e forse inevitabile, miscuglio imbevibile. Fra i kit in vendita, ne esistono alcuni che contengono soltanto l’attrezzatura per la fermentazione, perché grazie alla tecnologia e all’abilità degli inventori, ci si limita a questa fase della produzione utilizzando l’estratto di mosto luppolato ed evitando in sostanza tutta l’attività (difficile da attuare a casa) della macinazione dei grani dei cereali impiegati, della ricerca (davvero non facile) e della conseguente bollitura del luppolo, l’ingrediente che definisce il gusto amaro della birra e della maltificazione dell’orzo. Procedimenti, questi ultimi, che vanno di pari passo con il filtraggio, operazione un po’ macchinosa che sarebbe meglio lasciare ai “mastri birrai” più esperti. Avere l’estratto di malto luppolato già pronto in lattina è una grande comodità e consente praticamente

a tutti di poter sperimentare la gioia dell’homebrewery. Il sistema per la produzione casalinga con kit somiglia, per intenderci, al procedimento che permette a tante massaie di preparare in cinque minuti il purè utilizzando i fiocchi di patate liofilizzati: con i malti pronti infatti basta aggiungere acqua calda al composto, zucchero (solo se richiesto dal tipo di malto) e portare all’ebollizione il tutto per soli cinque minuti. Al termine del procedimento, una volta raffreddato il composto, si aggiungono i lieviti e dopo la fermentazione, l'imbottigliamento ed i classici 30 giorni di maturazione in bottiglia, arriva la soddisfazione finale: bere la propria birra. Non è necessario nemmeno tanto spazio: il procedimento può essere tranquillamente effettuato in una cucina utilizzando le normali pentole di tutti i giorni. Va detto però che i kit in vendita non contengono le bottiglie, da acquistare separatamente. “La birra è una grande passione, per me poi è diventata anche un’attività - a parlare è Davide Carlini, titolare dell’azienda agricola l’Oasi di Cascine Calderari di Certosa, in provincia di Pavia –ho sempre prodotto birra in casa quasi per gioco. Poi, un bel giorno, sono arrivati in cascina cinque piccoli produttori che cercavano uno spazio dove poter ‘creare’. Non potevo tirarmi indietro e gli ho offerto di provare a ragionare e progettare su un silos in cemento armato, ed ora eccoci qui: abbiamo creato il marchio “Birrificio Rurale”, l’unico al mondo a produrre birra in verticale, ovvero dentro al silos. E non basta: nel 2010, primo anno di produzione, la nostra birra “Terzo Miglio” ha vinto alla Fiera di Rimini il premio della Miglior Birra d’Italia nella sua categoria, ovvero quella dell’alta fermentazione.Mentre quest’anno la Castigamatt, una birra scura ad alto grado alcolico (7° e mezzo) si è aggiudicata il premio Miglior Birra dell’Anno”.

BIRRAIOLI CASALINGHI Realizzare dell’ottima birra casalinga non è affatto difficile: esistono kit che insegnano l’arte. Certo occorre un po’ di spazio e tanta costanza.

L’arte dell’Homebrevering Basta una piccola ricerca su internet per aprirsi all’universo dell’homebrevering, l’arte di produrre la birra fra le pareti di casa. Innumerevoli sono i kit in vendita, che devono includere un fermentatore dalla capacità media di 28 litri, sufficienti per produrre oltre 20 litri di birra. Il fermentatore è dotato di un gorgogliatore che ha il compito di espellere i gas impedendo all’aria di entrare. Le confezioni includono un densimetro, utile per capire il grado alcolico e verificare lo stato di fermentazione, una tappatrice per sigillare le bottiglie ed una piccola quantità di metabisolfito di potassio che serve per pulire il kit al termine di ogni processo di produzione. A questi, è necessario aggiungere gli ingredienti basilari di ogni birra: malto luppolato, zucchero e acqua. Le istruzioni guidano attraverso le varie fasi della produzione, che richiedono comunque fra i 7 ed i 10 giorni di fermentazione ad una temperatura costante, prima di procedere con una verifica da effettuare in due fasi, a distanza di 48 ore: quando i dati sono identici la birra è pronta, ma prima di berla servono altre tre settimane in bottiglia.

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LODI: Le delizie della tavola PICCOLA GUIDA AI PIATTI E AI PRODOTTI DELLA CUCINA LODIGIANA, RICCHI DI STORIA E SAPIENZA CONTADINA. SPECIALITÀ PIENE DI CALORIE E TRADIZIONI, DA GUSTARE NEI MESI FREDDI, QUANDO C’È BISOGNO DI SCALDARE ANIMA E CORPO

BENVENUTO INVERNO

di Daniela Capone

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uante prelibatezze ogni cucina regionale o provinciale nasconde: paese che vai, piatto che trovi verrebbe da dire. Ma sfogliando ricette tipiche autunnali ed invernali, si nota che un buon numero di ingredienti hanno origine lodigiana. Forse questo è dovuto anche al fatto che si tratta di una cucina prevalentemente caratterizzata dalla produzione casearia: numerose ricette tipiche si basano sull'impiego dei formaggi locali e soprattutto del burro. Pur essendo originaria di un territorio molto vicino a Milano, la cucina di Lodi e provincia presenta peculiarità proprie e ben definite.

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PIATTI POPOLARI PER MESI FREDDI Nella pagina a destra, alcune specialità del lodigiano: in alto un particolare momento della "raspatura" del pregiato Granone Lodigiano, capostipite di tutti i formaggi grana


Naturalmente numerosi e gustosi sono i piatti di questa zona, ma ci sono degli ingredienti e dei piatti specifici che caratterizzano molto bene la cucina autunnale/invernale. Un piatto tipico è sicuramente quello che in dialetto lodigiano si chiama Süpa di morti, una minestra tipica del giorno in cui la religione cattolica celebra la commemorazione dei defunti. Alla base costine di maiale, cotenne, burro, olio d'oliva, fagioli, formaggio grana e verdure. Un altro piatto tipico lodigiano è la Faraùna al mascarpòn: una faraona ripiena di mascarpone da cuocere con latte, burro, olio d'oliva e verdure. Ed un piatto tipicamente invernale, consumato in occasione della festa patronale di San Bassiano (il 19 gennaio), è la Büšèca. Si tratta della trippa cucinata alla lombarda con pancetta, verdure, fagioli, burro e brodo di sola carne. Impossibile citare tutti i piatti della tradizione lodigiana, ma sicuramente due sono i prodotti locali che caratterizzano tutto il territorio e presenti in quasi la totalità delle ricette lodigiane. Uno di questi è il Granone Lodigiano ed è il più rinomato tra i formaggi locali. E’ considerato il "capostipite" di tutti i formaggi grana: un tempo era di colore giallo, in quanto alla pasta veniva aggiunto lo zafferano e inoltre, non venendo pressato, durante la stagionatura espelle siero, formando la caratteristica "lacrima". Il Granone offre alcune caratteristiche che lo rendono singolare. Una di queste è sicuramente il fatto di essere annoverato nella categoria merceologica dei formaggi magri. Una caratteristica che deriva dal fatto di essere ottenuto con la lavorazione di latte scremato di tre mungiture e da una lavorazione che prevede che al latte venga lasciato il tempo di far affiorare la panna fino a diventare sufficientemente acido e magro.

Non va dimenticato che il granone poi offre un altro vantaggio particolare: storicamente le forme che venivano giudicate non idonee ad una stagionatura di lungo periodo e che quindi non potevano essere vendute a prezzo pieno erano consumate ancora fresche. Per accentuarne il sapore delicato si “raspavano” in scaglie sottili, dando origine alla raspadura (altra caratteristica della zona lodigiana). Il formaggio detto da raspa era in realtà un sottoprodotto di quello buono da stagionatura, la raspa rappresentava un'ingegnosa astuzia contadina per valorizzare il sapore di un formaggio in realtà di seconda scelta, ulteriore esempio questo della fantasia e creatività dei casari lodigiani. Un altro prodotto del quale i lodigiani vanno particolarmente fieri è il mascarpone. Un formaggio lodigiano purosangue che deve il suo nome alla parola dialettale lodigiana mascherpa che indica il fenomeno di agglomerazione della panna del latte. Il mascarpone è un formaggio di inestimabile valore per il Lodigiano. Definito spesso “l'oro di Lodi” sia per il grande valore che ha avuto nell'economia di scambio delle cascine, sia per l’importanza come ingrediente presente in alcuni dolci tipici lodigiani ormai famosi in tutto il mondo.

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COVER STORY: PIACENZA: A tuPeter per tuHInce con Anna Maria Chiuri

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ncontro Anna Maria Chiuri, grande mezzosoprano di natali altoatesini, in un locale del centro storico di Piacenza, sua città d’adozione, dove vive con il marito e la figlia. Arriva in lieve ritardo, complice il traffico intenso. Già l'incedere dell'artista consente di percepire una notevole dose di carattere, unita ad una grazia femminile che non guasta affatto.

NON BASTA CANTARE BENE

LA CELEBRE MEZZOSOPRANO SPEGA COM'E' CAMBIATA LA LIRICA E QUANTO LE QUESTIONI DI IMMAGINE OGGI FACCIANO LA DIFFERENZA di Giacomo Stevani

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Vorrei partire con una domanda diretta: il teatro d'Opera è in crisi? E beh, si! C'è chi dice che l'opera è addirittura morta… Perché? La partitura non è morta, rivive ogni volta che la si rappresenta, ma c'è stato un periodo in cui si è vissuto un po' troppo sul denaro. Mentre negli anni passati, l'età dell'oro della Lirica, non c'era una fruizione di massa, ora abbiamo la televisione, tutti i tipi di feste e di eventi: siamo nell'era dell'immagine. Una volta la gente andava a teatro e se ne tornava a casa, dove non trovava lo schermo televisivo o quantomeno l'attuale giungla televisiva. Lo spettacolo al quale aveva assistito rimaneva incancellabile: l'opera non è nata per stupire più del cinema, della televisione. Ha un suo target ed è meglio che lì rimanga, perché se incominciamo a dar vita ad effetti particolari, creiamo un'emulazione di altre arti, restando fuori dal contesto lirico. Ed il pubblico se ne ritorna a casa con il solo messaggio visivo, non la partitura musicale, con il risultato di non ricordare l'opera, ma semplicemente ciò che si è visto. Invece cosa pensa riguardo a cantanti e incisioni nel mondo della Lirica? Adesso non sei nessuno se non hai inciso un disco. Un disco si incide con una facilità estrema, non ci vuole molto, ed i “numeri” da raggiungere sono assai più bassi di quelli previsti per la musica leggera. Attualmente le case discografiche hanno interesse ad insistere sulla fotogenia degli interpreti.


Ma quel che si ascolta sul disco non è quello che si sente in teatro... Non potrà che essere sempre così. Mentre una volta esisteva la registrazione dal vivo, ora l’incisione in studio consente di montare l'esecuzione a proprio piacimento, e anche a livello amatoriale si possono costruire cose impensabili. Ma sono convinta che sia fondamentale spiegare che la prima cosa da fruire sia lo spettacolo dal vivo, anche perché in questo modo c’è una maggiore socializzazione. Caratteristica che viene meno anche nella televisione… Ma la tivù non offre comunque la possibilità al pubblico di avvicinarsi alla lirica? Può essere utile unicamente ad un pubblico che fruisce del teatro, non per chi non frequenta il teatro. Lo spettacolo teatrale non è fatto per i dettami televisivi. Se invece parliamo della gestione dei teatri… Ci vorrebbero Manager formati a livello musicale, musicisti o che hanno studiato teatro, musica e che allo stesso tempo abbiano un management adatto a gestire una struttura. Il teatro è una macchina ben complessa, che non può essere ridotta al cantante. Tra l'altro muove un indotto notevole, basti pensare ad alberghi, ristoranti e negozi. Quindi un teatro aperto anche ai giovani Certamente, i giovani sono affascinati dal teatro. Ad esempio se c'è una compene-

trazione del palco con la platea tutto assume una diversa valenza e questo non svilisce il teatro, ma avvicina, e non solo fisicamente, l'istituzione teatro ai giovani. Lei si annovera tra le rare interpreti nel nostro Paese del Lieder di tradizione tedesca Spieghiamo: il Lieder è un genere musicale in cui una serie di canzoni sono legate da un singolo tema narrativo, ma da queste parti non si ascolta facilmente. Noi abbiamo avuto l'opera lirica, che ha predominanza rispetto a tutta la composizione vocale ed accompagnata; mentre il Lieder, in Germania come in Francia, è nato dove grandi poeti hanno incontrato grandi musicisti. Beninteso che anche noi abbiamo avuto composizioni che si possono definire liederistiche. Lei è piacentina d’adozione, come vede questa provincia nei confronti di altre realtà? La provincia è sempre stata un grande banco per gli artisti, ma purtroppo non esiste più, perché anche la provincia vuole diventare ente per pure questioni commerciali. Mentre prima una produzione nasceva e faceva passare grandissimi artisti che poi cantavano anche alla Scala, ora succede di ragazzi che debuttano alla Scala, ma non passano dalla provincia.

UNA VITA SUL PALCO

Alcune immagini in scena di Anna Maria Chiuri: l'ampia estensione vocale di cui dispone, le ha permesso di debuttare in alcuni difficili ruoli "verdiani". La sua carriera è fitta di collaborazioni con i più importanti teatri ed enti lirici italiani, così come è stata diretta dai più grandi registi teatrali

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CREMONA: La festa del torrone

PER SEMPRE dolce FRUTTA SECCA, MIELE, ZUCCHERO E OSTIA: È QUESTA LA RICETTA DELLE CELEBRI TAVOLETTE BIANCHE DELLA CITTÀ LOMBARDA, ORMAI CONOSCIUTE IN TUTTO IL MONDO E A CUI, DA QUATTRO ANNI, SI RENDE OMAGGIO di Simona Rapparelli

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a cosa sarà mai? Golosoni… Peccato che i palati avvezzi al dolce avranno sicuramente indovinato: è il torrone, delizioso connubio che di solito accompagna l’umanità verso le feste di fine anno. Oppure, in alternativa, guida verso Cremona, patria assoluta del torrone, che nelle giornate del 18, 19 e 20 novembre si prepara a vestirsi di bianco, in onore del principe delle pasticcerie cremonesi. Basta dare un’occhiata al web (www.festadeltorronecremona.it) per iniziare a capire quanto questo evento sia sentito nella città lombarda e quanto impegno ci sia da parte

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degli organizzatori: al di là delle bellissime (ed estremamente golose) riproduzioni “al torrone” di oggetti, come il mitico violino Stradivari che faceva bella mostra di sé nell’edizione dello scorso anno, sono in programma una serie di eventi paralleli conditi da grandi nomi dello spettacolo e non solo che ogni anno danno alla kermesse un’impronta decisamente “in” rispetto a tante altre manifestazioni dedicate ad un prodotto tipico locale. Giunta alla sua quarta volta, la rassegna, partita con il nome di Torrone & Torroni, è diventata sempre più na-


APOLOGIA DEL TORRONE

In queste foto, alcuni momenti che hanno caratterizzato la scorsa edizione, con realizzazioni artistiche a base di torrone, sfilate in costume e variazioni sulla ricetta originale.

zionale ed a tratti anche internazionale contando, nella scorsa edizione, numeri di tutto rispetto: 100 espositori presenti, oltre 24 tonnellate di torrone venduto, più di 50 iniziative culturali e di intrattenimento, oltre 100 mila presenze di turisti provenienti da ogni parte d’Italia arrivati a Cremona in auto, pullman (250) e camper (quasi 800), con l’aggiunta di centinaia di turisti stranieri. La tre giorni consacrata al torrone si apre ufficialmente giovedì 17 novembre con la Cena di Gala, elegante appuntamento organizzato all’interno della Sala della Consulta del palazzo Comunale e caratterizzata da un raffinato menù. L’edizione targata 2011 ha come tema di sfondo il particolare binomio Torrone-Viaggio: un tema sicuramente curioso e probabilmente non facile, ma che può aprire prospettive particolari anche in vista dei numerosi eventi collaterali che coinvolgono altre città e sapori diversi, sia dolci che salati. Viaggio a Cremona non può che essere sinonimo di fiume, o meglio, il Grande Fiume, il Po, senza però dimenticare che storicamente Cremona è una città snodo di commerci e commercianti provenienti da ogni luogo. Per quanto riguarda invece l’altra via a cui si dedica l’iniziativa, l’arte, si punta su idee originali ed elementi di cultura popolare. Venerdì 17 si entra nel vivo della manifestazione con la diretta radiofonica dall’emittente Rai Radio

Due con la trasmissione “Il Ruggito del Coniglio” condotta dai simpatici Marco Presta e Antonello Dose e con, alle 20.30 presso Palazzo Cittanova, la premiazione della rubrica del Tg2 “Sì Viaggiare”: alla popolare conduttrice televisiva Silvia Vaccarezza verrà consegnato un riconoscimento per i suoi resoconti su tanti luoghi italiani poco conosciuti che settimanalmente vengono proposti durante la sua trasmissione. E poi, sabato 18 è possibile prendere il Treno del Torrone che parte da Milano Lambrate… ma, sorpresa, si tratta di un treno a vapore, un esemplare unico costruito a Berlino nel 1922. Alla stazione di Cremona poi, sarà emesso l’annullo filatelico ideato per l’occasione. Una giornata ricca, quella di sabato, anche dal punto di vista culinario: alle 11.00 si terrà infatti la Disfida del Tortello che mettere uno di fronte all’altro il tortello di Cremona, ovviamente a base di torrone, quello di Crema con il ripieno di amaretti ed il tortello mantovano con la zucca. Per tutta la giornata poi, lo chef televisivo Mattia Poggi presenterà una serie di sue creazioni a base di torrone, mentre nel pomeriggio il prodotto più celebre di Cremona sposerà la birra: l’idea è venuta ad alcuni birrifici artigianali. Nella giornata di domenica l’attenzione si concentrerà sull’evento clou di tutta la kermesse, ovvero la premiazione con il Torrone d’Oro a Gianluca Vialli, campione di calcio e cremonese doc. L’intensa tre giorni si chiuderà con lo spettacolo finale che promette davvero il meglio: in piazza del Comune, su un palco appositamente allestito, si avvicenderanno un corpo di ballo, strumenti ad arco e i danzatori sui trampoli; un’atmosfera suggestiva per un vero e proprio viaggio dentro nella musica di Cremona.

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MILANO: Columbro e la biodiversità

UN PIEDE SUL PALCO E L'ALTRO NELL'ORTO DIVO DEL PICCOLO SCHERMO, MA ANCHE ESPERTO IN DOTTRINE ORIENTALI E CIBO BIOLOGICO: HA IDEATO UN EVENTO A CADENZA ANNUALE CHE SPOPOLA, E SOPRATTUTTO INSEGNA G.L.

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uelli che iniziano ad accumulare qualche anno sulle spalle, si ricorderanno di quando Columbro prestava la voce al pupazzo “Five”, mascotte di Canale 5 nei primi anni Ottanta, o ancora al fianco di Lorella Cuccarini al timone di programmi che ogni sera facevano milioni e milioni di spettatori. Ma Marco Columbro non ha mai nascosto di avere due anime, due facce della stessa medaglia, una votata agli indici di ascolto e l’altra decisamente più spirituale, attenta alle religioni, alle dottrine e alle culture orientali, all’importanza dell’ambiente e del cibarsi secondo natura. Mondi all’apparenza distanti anni luce uno dall’altro, che in lui convivono senza stress e tensioni da tanto tempo e che cinque anni fa sono diventati realtà con SaporBio, un evento da lui stesso creato dedicato alla biodiversità. “Il cibo come arte” Marco Columbro durante una delle conferenze di “SaporBio” (in alto la locandina), evento milanese a cadenza annuale voluto per dare un palcoscenico ai coltivatori di prodotti biologici. Quest’anno si è trasformato in un appuntamento completo e articolato di argomenti di “ecomoda”.

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La tua vita artistica si divide in due: prima e dopo i problemi di salute che hai avuto nel 2001. Da allora il divo del teleschermo ha lasciato il posto ad un artista più “tranquillo”. Cosa ti manca di quel periodo? Mi manca non vedere più la televisione che si faceva in quegli anni: era esaltante, ma soprattutto simpatica, garbata, per tutti. Oggi ci si trincera dietro la mancanza di soldi, ma quella che non c’è più è la volontà. Dall’effimero estremo di Paperissima al Dalai Lama c’è un abisso, come sei riuscito a conciliare il tutto? Tutto e sacro e profano allo stesso modo, le differenze sono create ad arte per dividere e catalogare. Per questo, condurre Paperissima e incontrare il Dalai Lama sono state due emozioni che considero fortissime, ugualmente importanti per la mia esistenza.Certo, conoscere il Dalai Lama si è rivelata un’esperienza profonda, perché credo davvero si tratti di un essere fuori dal normale, che trasuda amore e saggezza perfino nei movimenti.


Gli esperti di tutto il mondo dicono che abbiamo consumato questo pianeta più di quanto fosse accettabile, e che è ora di restituirgli qualcosa. Cosa dobbiamo e possiamo fare? Si possono fare tante piccole cose: cercare di abitare in una casa energetica, usando lampadine a basso consumo e spine intelligenti che eliminano lo stand-by. Dobbiamo a tutti i costi imparare che anche i piccoli gesti, come chiudere il rubinetto, sono di grande importanza: l’acqua non è infinita, e va risparmiata. Com’è nata l’idea di SaporBio? Risale a cinque anni fa, per la voglia di divulgare i prodotti biologici, visto che l’Italia è ai primi posti in Europa per la produzione, ma non per i consumi. Da lì l’idea di invitare il meglio della produzione, dando loro il modo di mostrare i propri prodotti. Ma con il tempo l’evento è cresciuto, diventando sempre più completo: quest’anno ad esempio erano presenti strutture specializzate in medicina dolce e studi di bioarchiettura.

PRENDERLI DA PICCOLI Qui sotto, Columbro alle prese con alcuni bambini ospiti di “SaporBio”: dalla necessità di educare i più piccoli ad un’alimentazione sana e rispettosa, dipendono le sorti del pianeta.

L’uomo che visse più volte Viareggino di nascita, classe 1950, Marco Columbro debutta in teatro ma deve la notorietà a Tra moglie e marito, fortunata trasmissione in onda negli anni Ottanta sulle neonate reti Finivest. La consacrazione arriva però negli anni Novanta con Paperissima e Buona domenica, al fianco di Lorella Cuccarini. Nel 2001, viene colpito da un aneurisma cerebrale dal quale si riprende, tornando davanti alle telecamere nuovamente con Paperissima. Due anni dopo preferisce allontanarsi dalla televisione per dedicarsi al teatro, il suo primo amore artistico: Tootsie, Romantic Comedy e Daddy Blues fanno ovunque il tutto esaurito.

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MOTORI: Auto e moto d'epoca a Padova

QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO

… È CHE FRA GLI OGGETTI DOTATI DI RUOTE, CHE SIANO NUOVE, ANTICHE E DI QUALSIASI SCALA, SI SENTONO BENE. LO DIMOSTRA LA FOLLA OCEANICA CHE HA INVASO I PADIGLIONI DI PADOVA FIERE di Germano Longo - foto di Alfredo Vignale

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’è chi è corso a Padova per cercare una vitina o un pezzetto introvabile, sicuro che lì l’avrebbe trovato. Piccoli fastidi che ai più risultano un po’ strani, ma che per il popolo del vintage su ruote sono normale amministrazione. E per loro meno male che Padova c’è, con la sua immensa rassegna che già dal nome, Auto e moto d’epoca, toglie ogni dubbio a chi cerca di spiegarsi fiumane di gente disposta a bagni di folla immensa, disseminata su 90 mila metri quadri di esposizione, pur di gustarsi la più grande rassegna d’Europa, quest’anno forte di 11 padiglioni pieni di ogni ben di dio, dal ricambio ormai rarissimo alla vettura in vendita, passando


attraverso modellismo, editoria, accessori da viaggio, abbigliamento e rarità d’ogni genere. Tre giorni, dal 27 al 30 ottobre, che hanno richiamato pubblico da ogni parte del mondo, ma anche case automobilistiche e soprattutto commercianti, gente che in tempi di crisi si è inventata un lavoro, spesso concentrandosi su un solo modello di cui conosce a memoria storia, difetti e soprattutto caratteristiche di ogni minuscolo pezzetto che la compone. Una miriade di banchetti in stile mercato, più o meno grossi, dove mettere mano al portafoglio per portarsi a casa quel che serve pur di riportare la propria passione su ruote agli antichi splendori, ben sapendo che tutto forse si troverebbe anche su internet, ma a costo di grandi e spasmodiche ricerche. Ma la protagonista assoluta della kermesse di Padova è sempre l’auto, quella che Mario Carlo Baccaglini, motore e patron dell’evento, dehe finisce un mezzo meccanico ma anche ecun meraviglioso concentrato di tecoa nologia, design e costume, disposto sotrasformarsi in storia. Un credo assoliluto, che ha convinto case automobililfa stiche come Mercedes, Jaguar e Alfa va Romeo a scegliere proprio Padova 25 per celebrare i propri anniversari: 125 anni di attività per i tedeschi, e 101 per he la casa di Arese, protagonista anche 50 di una celebrazione su ruote dei 150 he anni dell’Unità d’Italia, evento che quest’anno ha coinvolto tutto il Paese. Un piccolo viaggio attraverso lo stile del Biscione, con alcuni pezzi storici come – giusto per citarne alcuni - la 6C

2300 Gran Turismo del 1934 carrozzata Castagna, la C 2900 B Le Mans, la Gran Premio Tipo 159 Alfetta di F1 firmata Zagato, a cui aggiungere qualche chicca più recente come l’affascinante 8C Spider realizzata nel 2008 dal Centro Stile Alfa Romeo. Per Jaguar, al contrario, un’occasione quasi unica per celebrare anche in Italia il mezzo secolo della E-Type, modello reso celebre per essere l’auto di Diabolik ed Eva Kant: oltre al primo modello del 1961, allo stand era presente la recentissima XK

E-Type Celebration realizzata in soli 50 esemplari. Doverosa citazione per la nota più glamour del salone di Padova: la presenza di sei gioielli American Buick Prewar della Collezione Bulgari, forte di oltre 200 pezzi rarissimi. Ma qualche novità recente, fra tante signore delle strade un po' avanti negli anni, c’era, perché per le case automobilistiche è difficile resistere alla tentazione di mostrare le novità, quando la gente si annuncia a fiumi. Così spazio alla recentissima Thema, riedizione in chiave moderna dell’ammiraglia Lancia, e alla Fiat Freemont, due dei primi esempi nati dalla fin troppo stretta collaborazione fra il marchio torinese e quello americano. E spazio, alla fine, per quello che è uno dei must di chi è colpito dal virus delle auto d’epoca: possedere una vettura appartenuta ad u un personaggio celebre. Per esaudire il desiderio, stavolta si poteva sceglie scegliere fra la Ford Thunderbird di Adrian Adriano Celentano, la Maserati 350 GTI di M Miranda Martino, la Mercedes 600 Li Limousine di Jean Louis Trintignant, la Mercedes 190 di Paolo Stoppa e la Iso Isorivolta IR 300 di Giannino Marzotto Marzotto. I prezzi? I cartelli recitavano “tratta “trattativa privata”, lasciando intendere che l’affare è delicato, bisogna parlarne ccon calma e soprattutto, asternersi perd perditempo.

PEZZI RARI, ANZI RARISSIMI Alcune immagini delle meraviglie su ruote esposte negli immensi padiglioni di “Padova Fiere”: auto d’epoca dal valore astronomico, modelli made in America, sempre di grande fascino, per finire agli accessori più o meno introvabili, il Salone è stato come sempre un paradiso per gli appassionati, accorsi da tutto il mondo.

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IL FILM: Le idi di marzo

UN CANDIDATO ALLA CASA BIANCA CINICO E SENZA SCRUPOLI, VISTO ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN GIOVANE ADDETTO STAMPA. L’ULTIMO FILM DI CLOONEY GETTA LA MASCHERA SULLA POLITICA AMERICANA G.L.

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he la politica internazionale stia attraversando un momento di grave crisi di credibilità non è un segreto per nessuno, nemmeno per George Clooney, che per la sua quarta prova da regista (con la coproduzione dell’amico Leonardo DI Caprio), sceglie di portare sul grande schermo Farragut North, pièce teatrale di Beau Willimon, ex collaboratore di un candidato alla presidenza degli Stati Uniti e così schifato da quanto aveva visto da volerlo trasformare in una vicenda degna di uno spettacolo teatrale. Per cui va detto, il film, che a settembre ha aperto e stupito la Mostra del Cinema di Venezia per il realismo della vicenda, non è di quelli destinati a mettere ordine nei pensieri nefasti che montano verso la “casta”, anzi, è un duro atto d’accusa che mostra senza veli una verità fatta da gente spietata, che non ha alcun interesse verso gli elettori, a parte quello di assicurarsi il potere strappando il voto, quando è ora di mettere la croce sulla scheda. Ma non si tratta del solito intrigo di Davide contro Golia, con l’agente dei servizi segreti imbottito di ideali americani che si mette in testa di dare contro al sistema cercando di smascherare il potente e le sue malefatte: questa volta si va di fino, di fioretto, scavando nel profondo della melma politica, dove ognuno alla fine del

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film cercherà di capire chi è Cesare e chi Bruto, per rifarsi al titolo del film, idealmente ispirato alla celebre fine dell’imperatore romano. Una storia che non fa sconti, che si riempie di ricatti, anche sessuali, di intrighi e accordi sottobanco, con dialoghi serratissimi ed efficaci ed un’infilata di sotterfugi, non sempre al di sopra delle leggi, messi in pratica da Mike Moris (George Clooney), governatore dell’Ohio e in corsa per la candidatura alla presidenza. Accanto a Clooney, che si ritaglia una parte secondaria ma intensa, spicca l’interpretazione di Ryan Gosling, il protagonista della vicenda,


IL SEGRETO DEL SUO SUCCESSO Sguardo ammaliante, sorriso complice: George Clooney presta il suo celebre volto ad un candidato alle primarie in corsa verso la Casa Bianca. In alto a destra Ryan Gosling, il protagonista di una vicenda ispirata ad un’esperienza vera.

La scheda del film Titolo originale: The ides of march – Regia: George Clooney – Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov - Prodotto da: Letty Aronson, Stphen Tenenbaum, Jaume Roures – Co-produttori: Guy East – Produttore esecutivo: Leonardo Di Caprio, Barbara A. Hall, Jennifer Davisson Killroan – Direttore della fotografia: Phedon Papamichael – Scenografie: Maggie Martin – Montaggio: Stephen Mirrione – Musiche: Alexandre Desplat - Produzione: Cross Creek Pictures, Exclusive Media Group, Smoke House –

Distribuzione in Italia: 01 Distribution Uscita nelle sale: 16 dicembre 2011. Il cast Ryan Gosling Stephen Meyers George Clooney Mike Morris Philip Seymour Hoffman Paul Zara Paul Giamatti Tom Duffy Evan Rachel Wood Molly Stearns Marisa Tomei Ida Horowicz Jeffrey Wright Senatore Thompson Max Minghella Ben Harpen Jennifer Ehle Cindy Morris

un giovane e rampante addetto stampa chiamato a studiare le strategie di comunicazione del candidato. Come contorno di un piatto già ricco, svettano come sempre Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, rispettivamente nei ruoli di responsabile della campagna e di un cinico consigliere strategico. Qualche imbarazzo, in America, l’ha data la somiglianza di stile fra il personaggio interpretato da Clooney e Barack Obama, l’attuale Presidente. Ma è stato lo stesso Clooney, in più occasioni, a smentire ogni possibile fonte di ispirazione, aggiungendo che proprio per evitare ogni possibile effetto, il film era già pronto quando Obama venne eletto e la produzione preferì accantonare l’idea. Straordinariamente efficace la regia di Clooney, realistica e capace di dare ad una pièce teatrale, quindi un po’ statica come scenari, la

giusta dose di pathos, necessaria per inchiodare alla poltrona gli spettatori. Ma tranquilli, un po’ di sano patriottismo emerge: gli americani sono bravi a immergersi nel fango e a rendere omaggio alla bandiera a stelle e strisce.

La trama Stephen Myers (Ryal Gosling), uno dei più affermati addetti stampa sulla piazza, entra nello staff del candidato alla presidenza Mike Morris (George Clooney), uomo dal sorriso ammaliante ma che non conosce scrupoli e non esita a circondarsi di collaboratori ben peggiori di lui, come Paul Zara (Philip Seymour Hoffman) e Tom Duffy (Paul Giamatti). Ma nella corsa verso le presidenziali, malgrado una certa abitudine ai pateracchi della politica, il giovane addetto stampa si troverà a scontrarsi con l’agghiacciante pochezza degli uomini politici.

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ISPIRATA ALLA NATURA Alcuni spettacolari pezzi della nuova collezione di alta gioielleria di Cartier, che trae ispirazione dai colori di paesaggi incontaminati: la trasparenza delle acque, il verde delle campagne ed il bianco dei fiori, rivisti attraverso l’uso di pietre preziose.

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INNO ALLA BELLEZZA

COVER &STORY: MODA TENDENZE: PeterCartier HInce Sortilège


LA NUOVA COLLEZIONE DELLA MAISON FRANCESE ISPIRATA ALLA NATURA, HA DATO VITA AD UNA SERATA PER POCHI FORTUNATI, COCCOLATI DA CIBO, COLORI, CELEBRITÀ E I TETTI DELLA CITTÀ ETERNA G.L.

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assano i decenni, ma i diamanti continuano ad essere i migliori amici delle ragazze. Marylin Monroe sarebbe felice di saperlo, come probabilmente non sarebbe mai mancata a Roma, nella straordinaria cornice di Villa Aurelia, palazzo seicentesco voluto dal Cardinale Girolamo Farnese, per assistere al debutto mondiale di Sortilège, la nuova ed esclusiva collezione di alta gioielleria firmata Cartier. Un vero inno, com’è stato definito dagli stessi vertici della maison francese, alla femminilità, all’eleganza e alla natura. Con Sortilège, Cartier esplora infatti nuovi scenari, prendendo ispirazione dalla purezza cristallina dell’acqua di un torrente di montagna, dal verde intenso di un prato fiorito in piena estate, dal bianco dei fiori a primavera, mescolandoli con pietre preziose, oro e platino fino a ricreare un ideale paesaggio, sintetizzato in 60 creazioni diverse, una più affascinante dell’altra, fra monili, bracciali, orecchini e anelli. Sortilège è una collezione di

pezzi che possono trasformarsi, bracciali che diventano spille, collier che si moltiplicano per tre, piccoli portaprofumo a forma di ciondoli. Ma malgrado gli sforzi dei designer di Cartier nel dichiarare che si tratta di una collezione per ogni donna, i pochi prezzi di cui si ha notizia sembrano dichiarare l’esatto contrario: un solitario da 70 carati è in catalogo a circa 18 milioni di dollari. Intorno, ad aumentare l’effetto scenico di una serata già di per se difficile da dimenticare, la straordinaria vista sui tetti di Roma offerta dalla balconata di Villa Aurelia, mentre uno dopo l’altro sfilavano gli ospiti, accorsi in massa per non mancare ad un evento degno della Dolce Vita, così come il mondo intero immagina sia ogni serata all’ombra del Cupolone. Il gala, iniziato con l’aperitivo a Palazzo Colonna e accompagnato dai piatti di Emanuele Scarello, chef del ristorante Agli amici di Udine, da poco fregiato con una stella Michelin, ha avuto come padroni di casa Bernard Fornas, Presidente e Ceo di Cartier International e Monica Bellucci, madrina della serata oltre che testimonial del marchio di alta gioielleria. A loro, il compito di accogliere un parterre de roi che fra i 200 ospiti comprendeva Isabella Ferrari, Kasia Smutniak, Monica Guerritore, Alessia Piovan, Rupert Everett, Enrico Montesano e Luca Marinelli, ma anche il bel mondo romano, la stampa internazionale e i clienti più affezionati. Tutto questo, mentre Lucio Dalla sceglieva di cimentarsi in alcune arie d’opera senza però dimenticare Caruso, dedicata alla Monica nazionale, lasciando poi il palco a Nina Zilli e al violinista inglese Charlie Siem. Il clou della serata in otto quadri viventi, fra modelle che sembravano uscite dalla primavera del Botticelli e frutta dai colori vivaci usata come coreografia.

MONICA E LE ALTRE Qui sopra Monica Bellucci, una delle più ammirate star italiane, è stata la padrona di casa della serata: lei ha accolto oltre 200 fra ospiti e clienti della celebre maison francese. In alto un’intensa Kasia Smutniak, una delle ospiti più ammirate.

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SPECIALE: Il calendario Campari

FINO ALLA FINE DEL MONDO COME ARRIVARE PREPARATI ALLA DATA CHE TUTTO IL PIANETA TEME? CON DODICI SCATTI DI MILLA JOVOVIC, CHE INTERPRETA OGNI PAURA E PREVISIONE G.L.

P LA SIGNORA DEI FULMINI La Terra colpita da una tempesta elettromagnetica? Ecco come Mila Jovovic interpreta una delle profezie di disastri che pesano sul 2012

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repariamoci, perché saranno dodici mesi di parole, ipotesi e scaramanzie, quelli che ci separano dal 21 dicembre del 2012, quando secondo il calendario Maya ed altre profezie disastrose, il mondo finirà. Ma per cominciare come si deve con la scaramanzia, è scesa in campo la Campari, multinazionale delle bevande presente in 190 paesi, che deve la propria celebrità all’omonimo liquore, nato a Novara nel 1840 e oggi base per innumerevoli cocktails, che ha scelto di dedicare alla terrificante profezia la tredicesima edizione del proprio calendario. Una tradizione editoriale che in passato ha ospitato alcune bellezze di calibro mondiale come Jessica Alba, Eva Mendes e Salma Hayek, con un’aggiunta graffiante per lo scorso anno, affidato a Benicio Del Toro, tenebroso attore hollywoodiano.


a 9.999 copie ed è distribuito direttamente dall’azienda a pochi fortunati in tutto il mondo. Lo stesso mondo che si augura vivamente di poter pensare al calendario 2013.

Piccola guida alle profezie

E siccome questa volta il conto alla rovescia verso il dicembre 2012 non si annuncia dei più facili, visto che sarà cadenzato da predizioni che vanno dal curioso allo strampalato, con il probabile intento di trasformare la profezia in un business, come succede per ogni timore mondiale (chi ricorda il millenium bug che doveva bloccare tutti i computer riportando il mondo alla preistoria?), può essere di conforto farlo accompagnati dalla bellezza androgina di Milla Jovovic, attrice e modella americana di origini russe. “It’s the end of the world, baby!”, questo il titolo del calendario, si articola su 12 scatti che ironizzano proprio con le più nefaste previsioni, da quelle mitologiche ad altre più vicine all’immagine cinematografica della fine del mondo, trasformando in autentici quadri la desertificazione, le invasioni aliene, uragani, inondazioni, glaciazione, cadute di meteoriti e fiumi di lava, ovvero scenari a dir poco allucinanti, che grazie all’avvenenza di miss Jovovic finiscono per diventare quasi accettabili. Dietro gli obiettivi si nasconde l’arte di Dimitri Daniloff, fotografo che ha già esposto i propri scatti al Louvre di Parigi e fautore di un nuovo modo di interpretare la fotografia pubblicitaria. Sontuoso il lavoro di preparazione del set parigino utilizzato per gli scatti, che ha richiesto un notevole sforzo produttivo, coinvolgendo la troupe più numerosa mai impiegata in un calendario Campari. Di volta in volta, sul set sono arrivati enormi blocchi di ghiaccio, scolpiti sul posto da un artista specializzato, che nei giorni successivi hanno lasciato il posto a fumo, terra, pietre e acqua. Il calendario Campari è realizzato con una tiratura limitata

SOLE MARE E ALTRI DISASTRI Alle spalle della Jovovic un minaccioso sole pronto a friggere il pianeta Terra. Nelle foto in alto a sinistra altre interpretazioni di sciagure

Calendario Maya La più celebre, interpreta l’interruzione del calendario Maya, il 21 dicembre 2012, come la data precisa della fine del mondo. Inversione elettromagnetica L’indebolimento del campo magnetico terrestre ha scatenato l’ipotesi di un’inversione dei poli fra nord e sud, magari a seguito di una colossale tempesta elettromagnetica. Pianeta X/Nibiru Non sforzatevi, il pianeta ci è ancora sconosciuto, ma secondo alcuni entrerà in collisione con la Terra proprio il 21 dicembre 2012, dopo che alla data fornita all’inizio della profezia (2003) non è successo nulla. Kali Yuga Secondo quanto immaginato dal guru Kalki Bhagavan, un tizio che in India vanta 15 milioni di seguaci, il 2012 sarà una sorta di data in cui finirà l’era oscura dell’umanità, dando inizio ad un periodo di grandi cambiamenti. Bugarach Piccolo paesino francese che ha iniziato, senza alcun motivo, ad attirare mistici e sensitivi, convinti la montagna del posto, il Pic de Bugarach, sarà uno dei pochi posti al mondo da cui assistere allo spettacolo. L’I Ching Il Libro dei Mutamenti, testo classico cinese, usato da oltre 5000 per scrutare il futuro, secondo due studiosi americani conclude ogni previsione al 2012. Super vulcano Sarebbe nascosto il parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, pronto ad una colossale eruzione vulcanica che scatenerà una sorta di inverno nucleare, distruggendo ogni forma di vita in alcune parti del pianeta.

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LA RICETTA DEL MESE

A cura di Alessandro Dehò - Laboratorio di Mare

Ingredienti per 4 persone: 300 gr di tonno del mediterraneo freschissimo qualità sashimi 50 gr di senape in grani 20 gr di prezzemolo tritato 10 gr di succo d’arancia 10 gr di succo di lime 10 gr di succo di limone ½ cucchiaino di scorza d’arancia grattata 50 gr di olio extra vergine d’oliva sale q.b. pepe q.b.

TARTARE DI TONNO AGLI AGRUMI Novembre 2011 | 64

Preparazione Difficoltà •••• Tagliare a dadini piccoli e regolari il tonno fresco e condirlo con il resto degli ingradienti. Misciare bene tutto il composto e verificarne la sapidità prima di adagiarlo al centro di un piatto da portata e decorarlo a piacimento magari con crostini di pane secco, spicchi d’agrumi pelati a vivo e prezzemolo tritato.


La vera cucina di mare alle porte di Pavia Un locale adatto a tutte le occasioni: chic ma conviviale, signorile ma anche popolare, vivace ma non alieno ad un certo romanticismo. Finalmente arriva la vera cucina di mare a Pavia: ha appena aperto dopo il ponte della Becca il nuovissimo Laboratorio di Mare. Si sviluppa all’interno del Grecchi Abitare Building ed è la risposta al bisogno di uno sviluppo sostenibile del territorio e ad una necessità di maggior eco-compatibilità;con una certificazione energetica in classe B è stato creato il connubio che consente di lavorare e rilassarsi in un ambiente salubre e confortevole. Il servizio è orchestrato dal padrone di casa Alessandro Dehò che vanta esperienze significative nei ristoranti di alto livello sia in Italia che all’estero. In sala i camerieri sono cordiali e svelti, in cucina i cuochi eseguono un assolo di mare: tutto pesce cucinato con semplicità e mano sicura. Per fare qualche esempio:

padellata di vongole veraci, ravioli di pesce spada, astice alla catalana, gran grigliata di pesce. Il pesce del Laboratorio di Mare arriva dalla Toscana, Liguria, Puglia e Sicilia con quattro consegne settimanali a non più di 12 ore dalla pescata. Ma qui è il crudo che è il vero protagonista: materia prima di alta qualità utilizzata per carpacci di spada tonno e branzino, ostriche e gamberi rossi di Sicilia, scampi e ricci, cozze e tartare. Ampia anche la carta dei vini e godereccia la proposta di dolci fatti in casa e sorbetti di frutta. Un’attenzione particolare è dedicata ai bambini: un menu su misura di pesce integrato anche da qualche proposta di carne. A disposizione per i piccoli ospiti comodi seggioloni e fasciatoio per un cambio veloce. Sicuramente da considerare l’ottimo rapporto qualità/ prezzo che permette al cliente di uscire molto soddisfatto e sicuramente di tornare.

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ottima cantina di vini nazionali e internazionali

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QUESTIONE DI PELLE Uno dei regali migliori, utili e più apprezzati? Una borsa da lavoro, una valigia o semplicemente un beauty-case: la valigeria più conosciuta dell'Oltrepo' è il posto migliore per trasformare le idee in realtà Lo showroom Valigeria Valla è una grande area espositiva, dotata di un ampio parcheggio a disposizione dei clienti, dove si viene accolti da Giorgio Caffi, il titolare, persona che vanta un’esperienza ultratrentennale nella produzione di articoli da viaggio e di piccola pelletteria. La Valigeria è specializzata nell’accessoristica da viaggio, con le migliori marche presenti sul mercato: Jaguar, Ghepard, Viva e Dielle mentre, per il tempo libero, borse, cinture e portafogli RB di Roccobarocco, Valentino, Krizia, Valleverde e Kenzia, presenti con le nuove collezioni autunno/ inverno 2011/2012. Il risultato è un’infinità di modelli che faranno la gioia anche delle donne più esigenti, sempre al passo con la moda e attente a quei dettagli che

completano un look davvero degno di ogni tendenza più trendy. All’interno dello showroom si può scegliere fra tanti bauli, beauty-case e portagioie, uno più elegante dell’altro e di ogni dimensione, ombrelli Rainbow e Gherardini per l’autunno ormai alle porte e un’infinità di accessori in pelle creati artigianalmente su misura che rendono l’articolo un “pezzo unico” ed esclusivo. Ma lo showroom di Giorgio Caffi è ormai da anni un punto di riferimento anche i per professionisti che necessitano di cartelle e borse da ufficio in sintetico o in pelle, grazie all’ampia scelta di colori e prodotti che soddisfano ogni richiesta. Proprio perché Caffi, prima di essere un rivenditore è essenzialmente un produttore, le aziende

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di Caffi Giorgio

hanno la possibilità di scegliere un articolo per poi personalizzarlo in base alle proprie esigenze: un servizio aggiunto che completa l’offerta di una realtà unica nel suo genere nel territorio pavese. Che si tratti di una laurea, un compleanno, un matrimonio o semplicemente per un regalo destinato al Natale che si avvicina… perché non pensare a qualcosa di utile, non banale, che abbia il potere di far ricordare chi lo fa, e soprattutto non sia il solito pensiero inutile destinato al fondo dell’armadio? Dal piccolo gadget al regalo importante, Giorgio Caffi e sua figlia Viviana sono le guide giuste per accompagnare i loro clienti nel raffinato mondo della pelletteria e della valigeria.

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60 euro a persona

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Genuinità e ospitalità si incontrano a due passi da casa Il territorio pavese può vantare tre località di collina che grazie alle loro peculiarità, sono state inserite tra i “Borghi più belli d’Italia” e tra queste, c’è Val di Nizza col suo famoso Castello di Oramala che ogni anno, è meta di molti turisti. Proprio in questo piccolo paese dove la vista si perde nel verde delle colline, Christian ha deciso di continuare la tradizione dei suoi nonni dediti all’allevamento di bestiame dal dopo guerra, offrendo però un luogo dove potere trascorrere una giornata o una cena, assaporando i piatti di una volta rivisitati in chiave moderna con ingredienti rigorosamente provenienti dall’azienda e da produttori locali. L’agriturismo sorge in una zona di riserva dove, a seconda delle stagioni, non sarà difficile scorgere caprioli, fagiani e selvaggina che per gli amanti di queste carni, potranno essere cucinati e serviti in un accogliente sala, dove un grande camino vi farà compagnia dando un tocco ancor più famigliare all’atmosfera. Alla Cascina Serzego, nulla è lasciato al caso: le sapienti mani dei cuochi, preparano dai primi piatti ai dolci, tante ricette proprio come quelle che facevano le nostre nonne tanti anni or sono e grazie alle idee innovative di Christian, il vostro palato potrà vivere esperienze diverse a seconda della serata che sceglierete. Una serata alternativa? Sicuramente la domenica dove potrete assaggiare la “pizza della nonna” e continuare con affettati, formaggi e verdure di produzione propria, accompagnando il tutto con vini dell’Oltrepò Pavese mentre i venerdì sera sono g stededicati ai “piatti poveri” di una volta dove degusteerò la rete ricette pavesi ma anche piacentine …però nch he i cucina dell’agriturismo saprà accontentare anche iatta” palati più esigenti, proponendo un’ottima “tagliata” erv vita di carne bovina proveniente dall’azienda e servita con un fiore creato con sottili fette di patate… n Insomma, un incontro di gusto e genuinità in un asa a ambiente che vi farà sentire proprio come a ca casa cca are”” vostra, immersi nel verde e se volete “staccare” n una u a davvero la spina, potrete trascorrere una notte in qua anconfortevole camera del bed & breakfast a cinquanta metri convenzionato con la Cascina Serzego!

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Località Serzego, Val di Nizza tel. 338 3262753 - aperto da giovedì a domenica è gradita la prenotazione


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