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PAOLO KENGO ZERMANI KUMA>>DISEGNO SKIN

Quadrimestrale in Italia € 12,00 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB FIRENZE Albania all. 2.400,00 · Austria € 22,90 · Belgio € 18,90 · Francia € 21,90 · Principato di Monaco € 21,90 · Germania € 22,90 · Grecia € 19,50 · Portogallo € 17,90 · Spagna € 18,90 · Svizzera Chf 27,90 · Svizzera Canton Ticino Chf  26,90 · Gran Bretagna £ 19,20

RIVISTA DI ARCHITETTURE, CITTà E ARCHITETTI

Designers & Manufacturers of Classical Furniture

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settembre maggio agosto dicembre

2011

KENGO ZERMANI PAOLO KUMA > > DISEGNO SKIN

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e d i t r i c e

intervista a kengo kuma abdr architetti associati dorte mandrup arkitekter architectkidd arhis architekts aus pasini ranieri


AND Rivista quadrimestrale di architetture, città e architetti n°22 settembre/dicembre, 2011 direttore responsabile Francesca Calonaci direttore editoriale Paolo Di Nardo comitato scientifico Giandomenico Amendola, Gabriele Basilico, Miranda Ferrara, Maurizio Nannucci, David Palterer, Sergio Risaliti, Giorgio Van Straten coordinamento comitato scientifico Alessandro Melis redazione Tommaso Bertini, Filippo Maria Conti, Samuele Martelli, Elisa Poli, Pierpaolo Rapanà, Daria Ricchi, Eugenia Valacchi coordinamento editoriale Federica Capoduri coordinamento redazionale Fabio Rosseti corrispondenti dalla Francia: Federico Masotto dalla Germania: Andreas Gerlsbeck dagli Stati Uniti: Daria Ricchi traduzioni italiano-inglese, inglese-italiano Pierpaolo Rapanà, Fabio Rosseti crediti fotografici le foto sono attribuite ai rispettivi autori come indicato sulle foto stesse. L’editore rimane a disposizione per eventuali diritti non assolti progetto grafico Davide Ciaroni impaginazione elettronica Federica Capoduri, Davide Ciaroni direzione e amministrazione via XX settembre, 100 - 50129 Firenze www.and-architettura.it redazione via XX settembre, 100 - 50129 Firenze redazione@and-architettura.it editore DNA Editrice via XX settembre, 100 - 50129 Firenze tel. +39 055 582401 info@dnaeditrice.it comunicazione e pubblicità DNA Editrice via XX settembre, 100 - 50129 Firenze tel. +39 055 582401 comunicazione@and-architettura.it

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AND rispetta l’ambiente stampando su carta FSC

in copertina/cover Kengo Kuma & Associates, Baisoin Temple, Tokyo, 2003 © Peppe Maisto


22 sommario/summary Kengo Kuma > Skin

NATURALIZZAZIONE DELL'ARTIFICIALE, Intervista a K. Kuma

STONE MUSEUM

HIROSHIGE ANDO MUSEUM

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NTT Aoyama Building Renovation Project

PLASTIC HOUSE

BAISOIN TEMPLE

WAkETOKUyAMA restaurant

NASU history MUSEUM

XfafX, Alfonso Acocella

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SKIN, Paolo Di Nardo

ABDR, Stazione Tiburtina

ABDR, Nuovo Teatro dell’Opera

DORTE mandrup arkitekter, Community Centre

ARCHITECTKIDD, Hard Rock Cafe

ARCHITECTKIDD, Lightmos

arhis architekts, Observation Tower

AUS PASINI RANIERI, Impianto di Compostaggio Anaerobico

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young

AN[D]esign

Random [09]

AND young, Francesco Ursitti

AN[D]esign, Federica Capoduri

RANDOM, Diego Barbarelli

EDITORIALE, Paolo Di Nardo

EDITORIALE

Skin

AND COMICS, Giorgio Fratini


in apertura/opening page: Stone Museum, Kengo Kuma & Associates Nasu, Tochigi, Giappone/Japan (2000)


Naturalizzazione dell’artificiale Luigi Alini

intervista/interviews

Kengo Kuma

foto di/photos by Peppe Maisto Luigi Alini Quando hai deciso che saresti diventato un architetto? Kengo Kuma Da ragazzo, durante le Olimpiadi di Tokyo del 1964. Entrai nel Gymnasium progettato da Kenzo Tange nel parco di Yoyogi e rimasi entusiasmato dalla forma dell’edificio e dalla forza che emanava lo spazio interno: la luce del sole che lo attraversava lasciò in me una profonda impressione. Da allora non ho mai smesso di frequentare quel luogo, dove vado a nuotare assiduamente. LA Hai studiato dai padri gesuiti. Perché hai scelto quella scuola e che ricordo conservi di quel periodo? KK Mi piaceva il luogo dove sorgeva la scuola, un convento in montagna. Il ricordo più vivo che conservo di quel periodo è l’esperienza della meditazione, del silenzio. Quando sono arrivato nel convento di Kamishakujii per tre giorni ho osservato il silenzio, ho letto libri e camminato nel giardino. LA L’architettura era qualcosa che avvertivi essere parte della tua vita, è stato un lento avvicinamento o una rivelazione improvvisa? KK Sono cresciuto in una casa di legno, molto piccola, costruita da mio nonno prima della seconda Guerra Mondiale. Prima che ci andassimo ad abitare noi la casa era molto semplice, mio nonno la utilizzava nel fine settimana quando si dedicava alla cura del giardino. Quando ci siamo trasferiti con la famiglia è stato necessario ingrandirla, cosicché abbiamo discusso tutti insieme del progetto, delle soluzioni possibili. Ero piccolo ed ho proposto a mio padre diverse opinioni: avevamo posizioni discordanti io e mio padre. Attraverso questa discussione mi sono appassionato all’architettura e l’architettura è diventata una parte importante della mia vita. LA Hai studiato alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Tokyo, dove ti sei laureato. Durante il percorso degli studi, quali sono stati gli architetti ai quali guardavi con più interesse e quali le discipline che più ti affascinavano? KK All’Università di Tokyo il professore che ha influito molto sulla mia formazione è stato Shoya Uchida. è stato lui che mi ha sollecitato a studiare fino al dettaglio costruttivo gli edifici di legno della tradizione giapponese - Kigumi. In quegli anni quasi tutti i professori rivolgevano il loro interesse al modernismo di matrice occidentale, solo il prof. Uchida mi ha insegnato e fatto comprendere l’eccellenza e l’importanza dell’architettura tradizionale giapponese. LA Altri architetti che hanno inciso sulla tua formazione? KK Il prof. Hiroshi Hara dell’Università di Tokyo ha esercitato una grande influenza sulla mia formazione. Negli anni ’70, il lavoro e l’approccio proposto da Arata Isozaki ha avuto una notevole influenza sulla cultura architettonica giapponese. Il punto di vista sostenuto da Isozaki individuava nell’estetica del classicismo (Esthetic of classicism) un modello primario dell’architettura.

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in queste pagine/in these pages: Stone Museum, Kengo Kuma & Associates Nasu, Tochigi, Giappone/Japan (2000)

Nature by artefact I Luigi Alini When did you decide to become an architect? Kengo Kuma When I was a boy, during the 1964 To-

LA You graduated in Engineering at the University of Tokyo. During the studies who where the architects you looked at with more interest and which

kyo Olympic Games: I entered the Gymnasium designed by Kenzo Tange in the park of Yoyogi and I was thrilled by the shape of the building and by the strength of the interiors. I was deeply impressed by the sunlight piercing through the building. Since then I keep going there very often for swimming. LA You have studied from the Jesuit fathers. Why did you choose that school and what are your memories about that period? KK I liked the location of the school, a convent on the top of a mountain. The most vivid memory about that time is the experience of meditation, of silence. Once I entered the convent of Kamishakujii: I kept the silence for three days, I read books and walked in the garden. LA You felt that architecture belonged to your life, was it a progressive approach or a sudden revelation. KK I grew up in a very small house made of wood, built by my grandfather before World War II. Before we moved in the house was very simple, my grandfather used to go there during the weekends to take care of the garden. When my family moved there we had to expand it, so we discussed the project all together, considering the possible solutions. I was very young. I suggested different options to my father: we had different positions my father and I. Since that discussion I have grieved to architecture and architecture became an important part of my life.

were the disciplines that fascinated you the most. KK Shoya Uchida is the one that most influenced my philosophy amongst the professors of the University of Tokyo. It was him who encouraged me to study the Kigumi, wood buildings of the Japanese tradition, down to the constructive detail. In those years most of the teachers turned their interest to western modernism, only prof. Uchida has been able to teach and communicate the excellence and the importance of Japanese traditional architecture. LA Are there other architects who may have affected your education? KK Prof. Hiroshi Hara of the University of Tokyo has had a great influence on my training. During the Seventies Arata Isozaki’s approach had a major influence on the Japanese architectural culture. Isozaki found in the aesthetics of classicism a primary model for architecture. Prof. Hara, instead, proposed and encouraged a different approach based on Asian and African traditional architecture. Hara has tried to abandon a univocal vision of architecture as only based on western modernist principles. LA After the degree and the Master, how did you get organized for learning the profession? KK After the Master I have collaborated with some Japanese architects. The most interesting experience during those years was the building management on site: I experienced communication, interaction with craftsmen, I have learned and investigated

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an aspect of the character of the architecture, the construction, that up to then I had abstractly studied at school.

are all in this work. The way I used the bathtub comes from the Water/Glass project, the idea of using wood boards as ‘particles’ or ‘fragments’ on the flo-

LA After the studies conducted in Japan you have spent some time in the United States, at Columbia University, where you have studied the work of Frank Lloyd Wright. What do you remember of that part of your life? What ‘lesson’ you have drawn from the work of Wright? KK During my journey in the United States I have seen a lot of interesting architectures, above all the works of F.L. Wright. His work has deeply marked me. The deep connection between space and form, natural and artificial in his work is impressive. The most exciting thing i’ve seen is Falling Water. When i saw that work i thought i was very lucky for being an architect. LA In 1987, one year after returning from the United States you have founded your first office: Spatial Design Studio. The production of those years seems anchored to an academic matrix, tied up primarily to the extensive use of reinforced concrete, to a frozen geometry, massive, with a rhetorical figuration. Nevertheless, the Small Bathhouse project, contains some themes and possibilities that you have developed later on in your career. The Small Bathhouse was probably a passage, a braking point. That project holds the premises for your later work, from 1994 onwards. KK Small Bathhouse has been an important experience for me. My ‘defeating architecture’ ideas developed in the project for the Kiro-san Observatory

or, on walls and ceilings, is also the origin of some following projects where the main theme was the use of natural materials (The Ando Hiroshige Museum, The Stone Museum). The basic idea of this architecture was to design the house as a whole, the act of submerging the body in water was the inspiration.Thinking architecture as a place where materials and body communicate is the founding idea of all my works at the moment. LA The material is a fundamental aspect of your research. We could say that ‘materials’ are the generating element of composition. According to the way you use it, I reckon you have a particular sensitivity for material, as if you could ‘listen’, or ‘sense’ its potential. Nevertheless this ‘sensing’ of matter is governed by a very rigorous working method. KK It is important not to rely on images or drawings but to ‘listen’ to the sound of materials. Once you have the material in front of your eyes, many things are defined. In order to take decisions it is important to use the material of the place where the building is going to be built, if possible. Each time I design a new building my main goal is to unveil some features of that specific place. A place is the result of nature and time, of modifications resulting both from man and from nature. This is very crucial for me. Architecture is a tool i use to reveal places. I do this by working on the possible relationships between materials and light, essential components


in queste pagine/in these pages: Hiroshige Ando Museum, Kengo Kuma & Associates Tochigi, Giappone/Japan (2000)

Il prof. Hara, invece, ha proposto e sostenuto un diverso punto di vista sull’architettura, la cui radice è individuabile nella cultura architettonica della tradizione, quella di matrice asiatica e africana. Hara ha cercato di abbandonare una visione dell’architettura univocamente rivolta ai principi del modernismo di derivazione occidentale. LA Dopo la laurea e il Master come hai cominciato, come ti sei organizzato per ‘imparare il mestiere’ di architetto? KK Dopo il Master ho collaborato con alcuni architetti giapponesi. L’esperienza più interessante che ho condotto in quegli anni è stata la direzione lavori: ho fatto l’esperienza della comunicazione, dell’interazione con gli artigiani, ho imparato e indagato un aspetto del carattere dell’architettura, il fare, che fin a quel momento avevo studiato astrattamente a scuola. LA Dopo gli studi in Giappone hai trascorso un periodo negli Stati Uniti, alla Columbia University, dove hai condotto un approfondito studio sull’opera di Frank Lloyd Wright. Che ricordi hai di quel periodo? Quale ‘lezione’ hai ricavato dal lavoro di Wright? KK Durante il soggiorno negli Stati Uniti ho visto molte architetture interessanti, soprattutto le opere di F.L. Wright. La sua opera mi ha segnato. è impressionante la profonda connessione che esiste tra spazio e forma, tra natura e artificio nelle sue architetture. La cosa più emozionante che ho visto è Falling Water (Casa sulla cascata). Quando ho visto quest’opera ho pensato di essere veramente fortunato a fare questo ‘mestiere’, ad essere un architetto. LA Nel 1987, un anno dopo essere rientrato dagli Stati Uniti, hai fondato il tuo primo ufficio: Spatial Design Studio. La produzione di quegli anni sembra ancorata ad una matrice accademica, legata prevalentemente all’uso estensivo del cemento armato, ad una geometria bloccata, massiva, ad una figurazione volutamente retorica. Tuttavia, il progetto Small Bathhouse contiene in nuce temi e possibilità che hai successivamente percorso. Small Bathhouse penso rappresenti un momento di passaggio, un elemento di ‘rottura’. è come se quel progetto contenesse in sè le premesse per quanto è accaduto nel tuo lavoro dal 1994 in poi. KK Small Bathhouse è stata per me un’esperienza molto importante. La mia idea di ‘defeating architecture’, che si è precisata e consolidata col progetto del Kiro-san Observatory, è tutta contenuta in questo lavoro. La soluzione che ho utilizzato per la vasca da bagno ha la sua origine nel progetto della Water/Glass, l'idea di usare assi di legno in forma di ‘particella’ di ‘frammento’ sul pavimento, sul muro, sul soffitto è un principio che ha originato alcuni progetti successivi, dove il tema principale era l’uso di materiali naturali (Ando Hiroshige Museum, Stone Museum). L’idea di base di quest’architettura era disegnare la casa nell’insieme, mentre la motivazione era legata all’atto di immergere il corpo

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particolare del rapporto interno-esterno del Museo Ando Hiroshige/detail of Hiroshige Ando Museum Tochigi, Giappone/Japan (2000)

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Ferrara’s Faculty of Architecture

To Design Today

di/by Alfonso Acocella

FacoltĂ  di Architettura di Ferrara


pagina seguente/next page: Palazzo Tassoni Estense, Salone d’Onore


Š Enrico Geminiani


Skin

di/by

Paolo Di Nardo 48

Il termine SKIN non può limitarsi al solo aspetto bidimensionale di finitura esterna architettonica, bensì deve ampliarsi semanticamente facendo quel salto dimensionale che porta la ‘pelle’ ad assumere in architettura un ruolo tridimensionale di spazio vero e proprio. Un nuovo spazio aggiuntivo fra la struttura o il tessuto connettivo di un edificio e lo spazio esterno assumendo in questo senso il ruolo di transizione fra l’architettura e la città e viceversa: un vero e proprio spazio semantico, uno spazio del ‘tra’, spazio quindi di passaggio, l’in between di Van Ejck. Roland Barthes in ‘Semiologia e Urbanistica’ intravede, nel tessuto della città, la presenza non di elementi uguali, ma di presenze forti e presenze neutre. Non vi può essere una via di mezzo nella lettura della città perché solo attraverso gli elementi forti esso può trasformarsi nel tempo «come dicono i linguisti, di elementi segnati e di elementi non segnati: è evidentissimo che una città possiede questa specie di ritmo» (Maciocco-Tagliagambe, La città possibile). Le architetture che adottano nella loro composizione la pelle come spazio tridimensionale sono senz’altro presenze ‘forti’. Senza prendere ad esempio architetture recenti e forse ormai sintesi esse stesse di istanze culturali sovrapposte, per dare il senso di ‘doppio involucro’, mi collego a quattro opere architettoniche diverse non solo cronologicamente, ma soprattutto formalmente e culturalmente, che però hanno un tratto comune che le lega: una diversa declinazione dello spazio ‘doppio involucro’. La Casa del Fascio di Terragni, la Biblioteca Exeter di Louis Kahn, il Centro Festival di Tadao Ando, la Fondazione Cartier di Jean Nouvel hanno, senza per questo voler dire eresie, un comune percorso caratterizzato da due aspetti nella definizione contemporanea di ‘limite’: la presenza di uno sdoppiamento dell’involucro esterno e contemporaneamente la capacità, anche se in epoche diverse e con finalità diverse, di riassumere in un solo edificio le problematiche di un’intera città e della sua storia. Il tratto comune di queste opere è sintetizzato da Armando Sichenze che intravede nel ‘doppio involucro’ quel rapporto fra il maximum delle mura della città e il minimum del recinto come se ogni singolo edificio riuscisse a condensare in sé le problematiche relative alla mancanza di un limite oggettivo e la contemporanea necessità di identificazione urbana. La ‘pelle’ non assume quindi più il ruolo di semplice rivestimento e questo nuovo ordine ‘struttura-involucro’ diventa il nuovo elemento fisico in cui si manifesta il limite dell’edificio e attraverso il quale, come in una sorta di radar del progetto, proietta all’esterno ogni elemento regolativo interno. The word SKIN cannot just be referred to the two-dimensional architectural exterior finish, it needs to expand semantically. It needs a dimensional shift that leads the ‘skin’ to assume a role in the three-dimensional architectural space. A new additional space between the structure, or the connective fabric of a building, and the exterior space assuming, in this sense, the role of transition between architecture and the city and vice versa: a truly significant space, a space ‘ in between’, a passage, the in between described by Van Ejck. Roland Barthes in ‘Semiology and Urbanism’ sees, in the fabric of the city, the presence of different elements, strong presences and neutral presences. There cannot be a middle ground in the reading of the city because only through strong elements it can transform in the time «as the linguists say, of marked and unmarked elements: it is very evident that a city has this kind of rhythm» (Maciocco-Tagliagambe, The possible city). Architectures that include among their compositional elements the skin as a three-dimensional space are indeed ‘strong’ presences. I will avoid using recent architectures as examples of the ‘double envelope’ since they themselves are synthesis of overlapping cultural issues. Instead, to give the sense of ‘double envelope’, I will refer to four different architectural works not only chronologically, but mainly formally and culturally, which nevertheless have something in common: a different variation of the ‘double envelope’. Terragni’s Casa del Fascio, Louis Kahn’s Exeter Library, the Festival Centre by Tadao Ando, Jean Nouvel’s Cartier Foundation have, without wanting to say heresies, a common path characterized by two aspects in the contemporary definition of ‘limit’: the presence of a splitting of the outer envelope and at the same time the capacity - given that times and purposes where different - to summarize in a single building, the issues of an entire city and of its history. The common feature of these works is summed up by Armando Sichenze who sees in the ‘double envelope’ the same relationship existing between the maximum of the city walls and the minimum of the fence, just as if every single building could condense in itselve the problems regarding the lack of an objective limit and the concurrent need of urban identification. The ‘skin’, more then a simple coating, assumes this new order of ‘structure-envelope’ and becomes the new physical element which manifests the limit of the building and through which, as a sort of radar of the project, communicates to the city all the inside patterns and regulating elements.

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Progettare a tutto volume ABDR Architetti Associati, Nuova Stazione Tiburtina, Roma

testo a cura di/text by Pierpaolo Rapanà foto di/photos by Studio Maggi/Moreno Maggi

Designing at full volume The construction of a new

L’edificazione di una nuova stazione ferroviaria ha un notevole impatto sulla struttura urbana di qual-

railway station has a great impact over the urban structure of any city since, unlike an airport or oth-

siasi città poiché a differenza di aeroporti o altre infrastrutture rappresenta un ‘porto’ nel cuore stesso della città. In Italia le stazioni sono sempre state considerate dei veri e propri monumenti, pertanto la

er infrastructures, it constitutes a port within the very heart of the city. In Italy stations have always

costruzione delle stazioni ha segnato le tappe della modernizzazione del paese. Le nuove stazioni in fase di progettazione per l’implementazione del trasporto su rotaia ad alta velocità sono dislocate nelle

been considered as authentic monuments there-

città secondo criteri diversi dal passato, spesso per riunificare parti delle città separate dalla ferrovia

for station construction has marked the stages in the modernization of the country. The new stations

per contribuire alla loro integrazione in una dimensione metropolitana. È il caso della nuova Stazione Tiburtina di Roma progettata dallo studio ABDR a seguito di un concorso

that are emerging due to the advent of high-speed rail transportation are being located in the cities

internazionale del 2002. Uno snodo metropolitano, regionale e internazionale prende la forma di una stazione-ponte tra i quartieri Pietralata e Nomentano, storicamente separati dai binari della ferrovia.

according to different criteria than in the past,

L’imponente blocco è un prisma di vetro di 240 metri sospeso a nove metri d’altezza sulla linea dei

often being designed to reunite parts of the city separated by the railway lines and to contribute to

binari esistenti, profondo cinquanta metri con un’altezza costante di 10,5 metri e diviso in otto volumi per servizi a viaggiatori e cittadini locali. Il layout è studiato per superare l’idea di stazione come sem-

their redevelopment and enhancement. This is indeed the case of the new Tiburtina Station

plice luogo di transito, anonimo ‘non luogo’, per diventare spazio d’aggregazione, dialogo e svago, per incarnare l’idea di vita comunitaria nonostante l’entità delle cifre: oltre 140.000 visitatori e passeggeri

in Rome designed by ABDR as a result of an international architecture competition dating in 2002. An international, regional and metropolitan node

al giorno, una superficie di circa 50.000 metri quadri, 20 binari per 400 km di linee ferroviarie interconnesse. Un investimento complessivo di circa 332 milioni di euro. La caratteristica più interessante di questa operazione tanto complessa è la sua duplice vocazione: un

designed as a bridge-station between two districts, Pietralata and Nomentano, which have been historically separated by the railway line. The huge block is a 240m long glass parallelepiped suspended at nine metres above the existing

luogo d’incontro e socialità alla scala interurbana unita ad un’infrastruttura metropolitana oltre ad un nodo vitale nei collegamenti nazionali ad alta velocità. Per quanto riguarda i materiali il progetto è basato sull’evanescenza di acciaio, alluminio, vetro, accostati a pannelli di cemento. Una combinazione di grande forza estetica in un design lineare. L’apertura è avvenuta il 28 novembre 2011.

prospetti nord e sud/north and south elevations in apertura: Atrio Pietralata, vista generale dall’esterno/opening page: Pietralata Hall, external general view

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50 m

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Š Davide Ciaroni


ABDR Architetti Associati, Nuovo Teatro dell’Opera, Firenze

In the project for the new Teatro dell’Opera in

Nell’intervento per il nuovo Teatro dell’Opera di Firenze lo studio ABDR è chiamato a dare risposta a un

Florence, Paolo Desideri and his ABDR Studio are called to give an answer to a complex func-

programma funzionale e simbolico complesso, applicato a una parte della città, finora marginale. L’area lungo la linea di faglia che separa la Firenze verde da quella di pietra gioca infatti un delicato

tional and symbolic program, applied to a part of Florence that has been so far considered mar-

ruolo d’integrazione tra diverse parti della città a ridosso del centro storico. Il progetto si propone di aumentare la dotazione di spazio pubblico e operare un’efficace riconnessione con il parco delle Cascine

ginal. The area, placed along the borderline that

attraverso la realizzazione di un vasto sistema di aree aperte che a varie quote mette a sistema le nuove

separates the green part of the city from the stone one, plays a delicate role of integration between

volumetrie dei due auditorium e della cavea all’aperto con il polmone verde della città. Il sistema del palco artificiale costituito dalle coperture praticabili dell’edificio si raccorda a quello natu-

different parts of Florence lying next to the historic center.

rale delle Cascine attraverso un piano inclinato pedonale che a sudovest attraversa il fosso Macinante. L’insieme degli spazi e dei luoghi espressamente dedicati alla musica descrive un luogo di grande

The project intends to increase the allocation of

valore urbano e paesaggistico, un sistema di terrazze e di spazi aperti destinato a raccordarsi sul piano

public space and to reconnect the area to the Cascine Park through the creation of a vast sys-

urbanistico, architettonico e visivo con l’immediato intorno costruito e con l’intera città di Firenze. Alla scala del contesto locale il nuovo progetto è pensato per realizzare un ampio complesso culturale

tem of open areas on different levels, integrating the new massing of the two concert halls and of

di livello europeo, all’interno del quale sono inseriti i volumi imponenti degli auditorium e dei servizi connessi con le importanti preesistenze (Stazione Leopolda) sino a costituire una nuova centralità

the open air auditorium with the city’s green lung.

urbana dedicata alle attività culturali e musicali.

The artificial stage consisting in the practicable roof of the building is connected to the natural

Il principio architettonico è ispirato alla massima chiarezza: una sorta di ampio basamento, una zoccolatura inclinata dove sono inserite le due grandi sale da musica e l’enigmatico volume della torre delle

landscape of the Cascine Park through a pedestrian slope that crosses the Macinate ditch.

scene. Basamento, massività e stereometria insieme ai rimandi materici sono tutte scelte orientate a una piena integrazione nell’orizzonte sensibile del costruito fiorentino. Tuttavia il profilo dell’impianto

The set of spaces and places specifically dedicated to music defines a place of great value for its mix of urban and landscaping features creating a system of terraces and open spaces designed to link up to

s’impone sullo skyline senza timore reverenziale mettendo in crisi, insieme al nuovo palazzo di giustizia di recente costruzione, il sistema di landmarks cittadini e le relative mappe mentali dei cittadini. Sulla piazza dell’Auditorium si stagliano, perfettamente allineate, sette grandi vetrate che fuoriescono dal suolo. Il numero dei vetri è l’unico richiamo alla scala musicale. In ognuno di loro c’è una forma di

the entire city of Florence from the urban scale to the architectural and visual ones. At the scale of the local context the new project is designed to achieve a broad cultural complex, which includes the

colore che si libra nel vuoto. Si tratta di pigmento compresso, e si alternano tre colori: un’ocra limone, un rosso pozzuoli, una terra verde di Nicosia. Sono terre naturali, le stesse terre che usavano i maestri della tradizione per gli affreschi. La distanza tra ogni vetro è di due metri: il pubblico potrà passeggiare tra l’uno e l’altro, entrando nello spazio della scultura e in qualche modo facendone parte.

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prospetto nord-est/north-east elevation

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nome progetto/project name Community Centre progetto/design and process architects Dorte Mandrup Arkitekter ApS committente/client Freja Ejendomme A/S contractor chiavi in mano/turn key contractor N. H. Hansen og Søn A/S strutture/engineer, construction Jørgen Nielsen A/S impianti/engineer, electricity and plumbing Jens-Peter Madsen ApS sistemazioni esterne/landscape Svend Kierkegaard A/S luogo/address Robinievej 202, 2620 Albertslund fine lavori/completion June 2009 superficie realizzata/extent 408 mq/sqm superficie lotto/plot 875 mq/sqm www.dortemandrup.dk


Trasparenze Dorte Mandrup Arkitekter ApS, Community Centre Herstedlund

di/by Lapo Muratore foto di/photos by Adam Moerk

Il Community Centre Herstedlund rappresenta una struttura per attività collettive in una nuova zona residenziale che ospita circa 600 famiglie. è un centro culturale gestito dagli stessi utilizzatori che può essere vissuto da molteplici fruitori allo stesso tempo. Una rampa da skateboard si appoggia a una parete esterna mentre un’altra è attrezzata per l’arrampicata artificiale. La cucina del piano terra è connessa con l’area esterna per il barbecue e il pic-nic. In estate la cucina è il cuore degli eventi all’esterno; in inverno invece può essere utilizzata come una cucina di supporto per gli eventi privati che si svolgono nella zona, oltre a quelli che avvengono nell’edificio. Lo spazio Performance al primo piano dilata la sagoma dell’edificio aggiungendo al volume una gradonata per gli spettatori; la parete inclinata verso l’esterno enfatizza lo spazio scenico. Lo spazio polivalente al secondo piano è il più ampio e può funzionare indipendentemente dagli altri piani. La terrazza in copertura ha accesso diretto dalla scala principale e dall’ascensore. Qui si trova uno spazio racchiuso per giocare a palla. Le facciate cieche sono realizzate con pannelli sandwich autoportanti in acciaio. I pannelli vetrati sono realizzati con vetri termici con telai in alluminio/legno. Il rivestimento esterno è risolto con una combinazione di lastre in alluminio anodizzato microforato e pieno. Il progetto risponde alle specifiche Tier 2 Energy, e utilizza diversi sistemi eco-compatibili come i pannelli solari sulla copertura delle scale in combinazione con il riscaldamento del suolo o i sistemi di ventilazione differenziati.

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ACTIVITIES A polyfunctional rather than monofunctional commonhouse


Pelle bianca/Pelle nera ARCHITECTKIDD, Bangkok

di/by

Fabio Rosseti

White Skin/Black Skin Many of Bangkok’s build-

Molti degli edifici di Bangkok in genere nascono come costruzioni in cemento a cui i proprietari, suc-

ings usually begin as concrete constructions, but owners would later add secondary layers over ex-

cessivamente, aggiungono degli strati secondari sulle facciate esistenti per proteggersi dal sole e dal caldo. Spesso usano dei materiali metallici leggeri ritagliati in pannelli e pezzi vari per creare un dise-

isting surfaces in order to block out heat and sun. Often the owners would use lightweight metal ma-

gno generale. Due recenti progetti dello studio Architectkidd di Bangkok riguardano la ristrutturazione di due tipiche shophouse della città, tipici edifici del sud-est asiatico con spazi commerciali al piano

terials and cut them into panels or pieces to create

terra e residenziali ai piani superiori, spesso con un portico sulla strada.

an overall pattern. Two of Architectkidd’s recent projects involved renovations of the tipical Bang-

Hard Rock Cafe

kok shophouse structure (shophouses consist of shops on the ground floor, opened up to a public

Il ristorante esistente è nel quartiere di Siam Square a Bangkok. Pur considerato una zona della città molto alla moda e di tendenza, la maggior parte dei nuovi interventi, in particolare gli spazi commer-

arcade, and residential accommodation upstairs. Commonly seen in Southeast Asia urban areas).

ciali, sono trasformazioni delle modeste shophouse di quattro piani esistenti. Il disegno diagonale delle facciate originali ha ispirato quelle di progetto. Mentre nel progetto Lightmos la facciata era realizzata ritagliando lo strato più esterno, per la facciata dell’Hard Rock si è proceduto per addizione,

Hard Rock Cafe The existing restaurant is located in the Siam

aggiungendo dei singoli pannelli per riempire l’area della facciata. Rimuovendo aree del precedente rivestimento e della sua struttura, è stato ricavato uno spazio di 2 metri fra l’edificio esistente e la linea

Square district of Bangkok. While considered a fashionable and trend-setting part of the city, most of the new developments such as the retail shops

di confine. La nuova struttura occupa questo spazio e la nuova facciata consiste in una parete ondulata realizzata da centinaia di piccoli pannelli in fibrocemento, neri, tenuti in posizione da un leggero telaio. La curvatura del telaio di supporto fa sì che la facciata appaia diversa a seconda del punto di

evolved from modest four-storey shophouses. The original diagonal pattern of the façades informed the direction of the new façade for the project. Whereas in the Lightmos project the façade was produced from cutting out the exterior layer, for the Hard Rock façade, an additive approach was taken whereby individual panels were aggregated to fill in the façade area. By strategically removing areas of the former cladding and structure, a twometer wide space between the existing building and the property line was created. The new construction occupies this volume and the new façade consists of an undulating wall of hundreds of small black fiber cement panels, held in place by narrow horizontal and vertical trusses. The curvature of the supporting trusses results in an effect such that the façade appears different depending on where the viewer stands. At times the new façade reveals the concrete surface of the existing shop house, allowing views of the surface underneath, while at others angles the overall elevation appears as a solid black wall.

vista. A volte la nuova facciata mostra la superficie in cemento dell’edificio esistente mentre ad altre angolazioni appare come una nera e solida parete.

Hard Rock Cafe, particolare della facciata/detail of the façade

Lightmos Per la facciata dello showroom Lightmos, l’obiettivo del progetto era creare una nuova pelle dell’edificio per bloccare la trasmissione diretta del calore e della luce esterna, pur mantenendo una certa permeabilità. Dopo aver definito la destinazione e gli spazi interni del progetto, che consistono in uffici e gallerie commerciali, i progettisti si sono concentrati sulla facciata esterna sperimentando materiali e tecniche costruttive e realizzando delle simulazioni d’illuminazione, plastici e modelli a scala reale. Per la facciata fu selezionato come materiale l’alluminio composito, bianco, che risultava essere più economico comparato ad altri materiali, oltre ad essere facilmente lavorabile. Da un lato può essere tagliato con precisione, dall’altro è un materiale facile e i costruttori sanno già come lavorarlo, cosa questa che diventa molto importante nella fase d’installazione. La nuova pelle bianca, esterna, dell’edifico è progettata per fermare il caldo e il sole. Allo stesso tempo però la facciata possiede delle doti di trasparenza che permettono alla luce naturale di filtrare dall’esterno, riflettendosi sulla facciata e invadendo gli spazi interni, creando un effetto luminoso.

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Vertigine ARHIS Architekts, Observation Tower, Jurmala

di/by Fabio Rosseti foto di/photos by Arnis Kleinbergs

A seguito delle decisioni della Città di Jurmala, il progetto della torre di osservazione per il Ragakapa Park fu spostato, nel 2004/2005, in una nuova collocazione e successivamente realizzato nel 2010. Considerato che i luoghi erano diversi, furono apportate alcune modifiche sia nel colore che nelle dimensioni. Lo spostamento della torre dalla cima di una collina con pini sparsi ad una pianura boscosa richiese un aumento dell’altezza fino a 33,5m da terra, che con l’antenna degli operatori di telefonia cellulare arrivano ai 38m. Il resto del progetto è rimasto invariato, una torre a parallelepipedo, semplice e leggera, con una struttura metallica rivestita di elementi di legno incollati. Un’ampia e confortevole scala metallica si avvolge attorno al nucleo strutturale centrale e conduce a una piattaforma asimmetrica e in aggetto posta in sommità. Lungo la salita, 12 balconate permettono di riposare e godersi la vista, apprezzando l’isolamento del luogo e la natura circostante con un punto di vista inusuale. L’idea strutturale definisce la forma e l’aspetto della torre; sobria, quadrata, snella. La trasparenza è voluta e nasce dall’idea progettuale di leggerezza. In questo caso il rivestimento con una griglia di elementi di legno permette alla torre di essere una presenza discreta e di minimizzare il proprio impatto sulla natura circostante mimetizzandosi in mezzo alla foresta. Anche i pavimenti dei balconi e delle scale sono trasparenti, realizzati con un grigliato metallico che aumenta la sensazione di essere in un luogo aperto oltre ad aggiungere un elemento di emozione per i visitatori che salgono avendo la sensazione di essere sospesi nel vuoto. Vertigo Following the City of Jurmala’s decision, the designed observation tower for the Ragakapa Park in 2004/2005 was moved to a new location – the Dzintaru Mezaparks – and built in the year 2010. Taking into consideration the differences between the two locations, some changes in colors and dimensions were necessary. Moving the tower from a hilltop, a location with common pines, to a forest flat land demanded an increase in height, which after the re-design, jumped up to 33.5 meters from ground level. Including the cellular operator antenna, the tower’s total height is 38 meters. The rest remained as it was designed. A light, simple parallelepiped tower with a metal structure clad with glued wooden elements. The wide metal staircase, quite comfortable, whirls around the squared structural core and takes visitors to an asymmetric overhanging platform at the very top. Along the way, 12 balconies allow the visitors to rest and to enjoy the view feeling the loneliness of the place and watching nature from an unusual point of view. The structural concept defined the tower’s visual appearance – a basic, quadrilateral and elongated tower. The wanted transparency of the tower is achieved by designing it light. The outer skin, made by a framework of wooden elements cladding the metal structure, let the tower maintain a delicate presence and camouflage in the forest, minimally imposing on the natural surroundings. Also the floors are transparent: Industrial metal grids maintain the feeling of being in an outdoor space and let the people experience a vertigo inducing look ascending to the top.

0

5m

prospetto laterale/side view

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A maglie composte AUS Pasini Ranieri, Impianto di Compostaggio Anaerobico, Cesena

testo a cura di/text by

Federica Capoduri

Anaerobic Composting Plant This innovative com-

L’intervento, progettato dallo studio italiano Architecture/Urbanism Service di Roberto Pasini e Andrea

posting plant – designed by Architecture/Urbanism Service directed by Roberto Pasini and

Ranieri, consiste in un innovativo impianto di compostaggio immerso nel verde della valle appenninica del Rio Busca. Il processo di fermentazione anaerobica ricicla il rifiuto organico in compost, fertilizzante

Andrea Ranieri – is plunged into the greenery of the Apennine valley of Rio Busca. Its anaero-

naturale per scopi agricoli e giardinaggio, e utilizza i biogas residui per la produzione di energia elettrica soddisfacendo il 10% del fabbisogno residenziale della città di Cesena. L’impatto paesaggistico del

bic fermentation process is deviced to recycle

complesso, con una superficie costruita di circa 10.000m2 distribuita su un’area di circa 20.000m2,

organic refuse into compost, a natural fertilizer for agricultural and gardening purposes, and uti-

è mitigato verso valle da tre fronti schermanti distinti che avviluppano i numerosi volumi tecnici eterogenei: un’alta siepe di photinia che disegna un cerchio vegetale attorno alle cabine di controllo

lize the residual biogas for electricity production. The plant supplies the city of Cesena for up to

esterne, uno sperone angolare rivestito per tutta l’altezza in fitte doghe di larice che racchiude le aree di conferimento dei materiali cellulosi, una facciata con pannellature in maglia di alluminio stirata a

10% of its residential requirements. Looking up from downhill, the environmental impact of the

modulo variato alta 10m che corre per una lunghezza complessiva di 180m raccordando i fronti sud

complex, with a built surface of about 10.000m2 scattered on an area of about 20.000m2, is buffered by three distinct screening elements enveloping several diverse technical volumes: a high hedge of Photinia drawing a green circle around external control boxes, an angular buttress clad with close larch louvers up to the top containing the cellulosic stocks storages, a 10m high semitransparent curtain in stretched aluminum panes of varying module running all along the south and west fronts for a total length of 180m, intended to dissolve the masses of the main processing buildings. The entrance to the office area and to the didactical precincts is located on the curved joint between the two fronts with an ironic zoomorphic corner solution with oculi symmetrically disposed on both sides of the deep vertical passage. In the next years, the rambling Wisterias planted along the south front will climb the metal frames contributing to dissimulate the built cubages amid the foliage of Robinias in the valley.

pagina precedente: ingresso previous page: entrance in questa pagina: concept di progetto in this page: design concept

e ovest, con lo scopo di dissolvere la massa dei volumi principali di lavorazione. L’ingresso all’area direzionale e alle sale didattiche è localizzata sul raccordo curvo tra i due fronti con una soluzione d’angolo ironicamente zoomorfa con oculi simmetrici rispetto al profondo varco verticale. I glicini rampicanti piantumati lungo tutto il fronte sud scaleranno nel giro di alcuni anni la maglia schermante contribuendo a dissimulare la presenza dei volumi edificati tra il fogliame delle robinie della valle.

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Hanno collaborato a questo numero / Contributions to this issue

Luigi Alini

architetto/architect

Napoli, 1968. Architetto, professore associato in Tecnologia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura di Catania. Svolge attività di ricerca sulle connessioni tra costruzione e progetto, con particolare riferimento all’opera del maestro giapponese Kengo Kuma, col quale ha in corso ricerche e sperimentazioni sull’uso innovativo di materiali tradizionali/Naples, 1968. Architect, Associate Professor of Architectural Technology at the Faculty of Architecture at the University of Catania. Conducts research on the connections between construction and design, with particular reference to the work of Japanese master Kengo Kuma, with whom he is currently experimenting innovative use of traditional materials

Diego Barbarelli Perugia, 1975. Redattore di PresS/Tletter e PresS/Tmagazine, collaboratore di Compasses/Perugia, 1975. Editor of PresS/Tletter and PresS/Tmagazine, contributor to Compasses

Federica Capoduri

designer/designer

Castelfiorentino (FI), 1983. Diplomata all’Istituto d’Arte di Siena, nel 2006 si laurea in Disegno Industriale presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Contemporaneamente agli studi universitari s’interessa al mondo editoriale e giornalistico frequentando corsi specifici e avviando collaborazioni con testate e riviste incentrate su design e architettura. Fa parte della redazione di And/Castelfiorentino (FI), 1983. She takes a diploma at the Art School in Siena, in 2006, and then graduates in Industrial Design at the Faculty of Architecture in Florence. Along with university studies she is interested in journalism and publishing world, attends specific courses and gives many contributions to newspapers and magazines focused on design and architecture. She is on the editorial staff of And

Paolo Di Nardo

architetto/architect

Firenze, 1958. Fondatore e direttore editoriale della rivista And, nel 2002 fonda lo studio ARX che si occupa di progettazione e ricerca architettonica; lavora con Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten con cui partecipa a concorsi e progetti internazionali. è professore a contratto di progettazione presso la Facoltà di Architettura di Firenze e autore di numerosi articoli e saggi sull’architettura contemporanea/Florence, 1958. Founder and editor of And magazine. In 2002 Di Nardo founded studio ARX, which is concerned with architectural research and design; he works with Coophimmelb(l)au, Diener & Diener, Obermayer Planen + Beraten partecipating to competitions and international projects. He is a temporary professor of Design at the Faculty of Architecture in Florence and has written many articles and essays on contemporary architecture

Giorgio Fratini

architetto/architect

Prato, 1976. è architetto, illustratore e autore di fumetti. Vive e lavora a Firenze. è stato pubblicato in Italia e Portogallo il suo primo romanzo grafico Sonno elefante – I muri hanno orecchie, Edizioni BeccoGiallo (It) e Campo das Letras (Pt)/Prato, 1976. He is an architect, illustrator and comic-book writer. He lives and works in Florence. His first graphic novel, Sonno elefante – I muri hanno orecchie (Edizioni BeccoGiallo (It) and Campo das Letras (Pt)) was published in both Italy and Portugal

Santino Limonta

giornalista/journalist

Monza, 1940. Dopo una ventennale attività in una grande azienda editoriale si rivolge al mondo dell’editoria di nicchia contribuendo al lancio di nuove testate. Segue l’evoluzione del design, dei materiali e dell’architettura da un osservatorio privilegiato viaggiando intensamente nei mercati tradizionali e in quelli emergenti/Monza, 1940. After two decades of collaboration with a large publishing company, he now turns to the world of exclusive publishing and contributes to launching new periodicals. Limonta follows the evolution of design, materials and architecture from a privileged observation point by traveling with intensity though traditional and well as emerging markets

Lapo Muratore

architetto/architect

Bagno a Ripoli (FI), 1964. Dopo la laurea svolge numerosi programmi di ricerca in prestigiose università straniere. Da sempre interessato alla pubblicistica, scrive abitualmente per le riviste di settore, sia italiane che straniere. Vive e lavora a Siena/After earning his degree he participated in many research programmes at prestigious universities abroad. He has always been interested in activities of the publicist and often writes for national and international magazines of the sector. He lives and works in Siena

Pierpaolo Rapanà

architetto/architect

Lecce, 1978. Redattore esecutivo di And dal 2003. Classe 1978, laureato magna cum laude in Architettura presso l´Universitá di Firenze, Dipartimento di Progettazione,  dove ha condotto attività di ricerca dal 2007 al 2011. Guest Critic e assistente didattico presso la Roger Williams University (Florence Program). Ha collaborato progetti internazionali presso lo studio ARX di Firenze e la sede Berlinese di Baumschlager-Eberle. Svolge attualmente la professione di architetto e interior designer presso Studio10/Lecce, 1978. Executive editor since 2003. Born 1978, graduated magna cum laude in architecture at the University of Florence, Italy, where he has done research activities from 2007 to 2011. Guest critic  and teaching assistant at Roger Williams University (Florence Program). Has worked on international projects in partnership with ARX studio  (Florence) and Baumschlager-Eberle (Berlin). Now works as architect and interior designer at Studio10

Fabio Rosseti

architetto/architect

Viareggio (LU), 1961. Vive e lavora a Firenze, rivolgendo la sua attenzione al rapporto fra architettura e tecnologie dell’informazione. è coordinatore della redazione di And con cui ha collaborato fin dal primo numero. Ha scritto vari articoli per And e per altre testate/ Viareggio (LU), 1961. Lives and works in Florence, focusing on the relationship between architecture and information technologies. Editorial staff coordinator of And, he has worked with the magazine since its very first issue, writing various articles for And and for other publications

Francesco Ursitti

architetto/architect

Bollate (MI), 1976. Nel 2006 fonda FuGa_officina dell’architettura, uno studio-laboratorio di ricerca e sperimentazione compositiva. Lo studio si occupa di sistemi che trascendono dalla macro struttura urbana al micro elemento del prodotto d’arredo e design. Partecipa ed è invitato a concorsi di progettazione nazionali ed internazionali, workshop e seminari ottenendo segnalazioni e premi/Bollate (MI), 1976. In 2006 he founded FuGa_officina dell’architettura (architecture workshop), a research and experimental composition study-laboratory. The study deals with systems that transcend from macro urban structure and micro element of the furniture and design product. He attends and is invited to national and international design competitions, workshops and seminars obtaining mentions and awards


AND_22 pdf sito  

PAOLO ZERMANI > DISEGNO intervista a kengo kuma abdr architetti associati dorte mandrup arkitekter architectkidd arhis architekts aus pas...

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