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Mag / Giu 2010

Anno II

Poste Italiane spa - spedizione in abbonamento postale - D.L.353/2003 (conv.in L. 27/02/2004 n.46) art.1, comma 1, CNS VI

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Il teatro LL.PP. rischio collasso La Giunta Regionale sotto la lente Sacconi: Veneto piastra logistica d’Europa “Il sacco del Nord”


Mose - Bocca di Malamocco (VE)

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EST

indica un territorio reale come il Veneto di oggi e ideale come il Veneto che vogliamo

EST

segnala una direzione, verso oriente, verso un’area destinata allo sviluppo e a cui l’economia del Veneto da sempre guarda e che si va allargando a Nord come a Sud

EST

vuol dire essere, esserci per essere protagonista

EST

afferma il ruolo dell’edilizia quale motore dell’economia

EST

è la rivista del mondo delle costruzioni promossa da ANCE Veneto e dalle Associazioni Provinciali

Edilizia Sviluppo Territorio UN TERRITORIO DA ESPLORARE EST è un progetto culturale che si declina in un percorso guidato e che ha come riferimento un’idea, o meglio un’idealità. Un territorio ideale che ha nelle sue città la sua forza. Un percorso che vuole richiamarsi al Rinascimento e che trova in luoghi simbolici la propria sostanza. Così si entra da una Porta (Editoriale) e si arriva in un Teatro (In primo piano), dove ci si rappresenta e ci si confronta attraverso un tema (In scena), Gli attori (la politica) e il Dietro le quinte (i commenti dei tecnici). In coda l’anticipazione sul tema in scena nel prossimo numero: In cartellone e, a volte, la possibilità di approfondire temi trattati nei numeri scorsi ne La replica Si attraversano un Labirinto (L’inchiesta), il Palazzo comunale (l’indagine sui comuni del Veneto) e La torre (osservatorio). Si attraversa La Piazza (Gli articoli di approfondimento): luogo del confronto e delle idee per nuove tematiche. Ci si ferma a riflettere sul Mercato (focus economico) e ad ammirare da un Belvedere (inserto architettura) le opere che verranno, siano esse case, viadotti, scuole, ospedali. Si riparte dalla complessità del Cantiere con i suoi materiali, le macchine, la tecnologia e le innovazioni. Il percorso si chiude con nuove notizie, strumenti per approfondire le conoscenze attingendo alla Biblioteca e si conclude con l’informazione “locale” scandita dai rintocchi del Campanile (ANCE news), in attesa del prossimo viaggio… A queste sezioni sopra richiamate si aggiunge Il faro, uno sguardo costante sulle attività del Governo Regionale di cui monitorare gli impegni presi rispetto alle principali questioni di interesse dell'industria delle costruzioni.


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Editoriale Una macchina politica a volte inadeguata

di Stefano Pelliciari Presidente ANCE Veneto

Le ultime carte dei progetti per l’expo 2015, diffuse recentemente dai rappresentanti del Comitato Tecnico Scientifico durante un recente convegno nella sede della Camera di Commercio italo-tedesca a Milano, dicono che il Veneto non avrà ricadute dal punto di vista degli investimenti. Piuttosto saranno sul basso Friuli costiero e nelle direttrici verso Lugano. Nel versante della nostra Regione nemmeno l’ombra. Ho ricordato, nel corso delle Assise del 3 maggio, che il Veneto presenta livelli produttivi tra i più alti in Europa ed elevati standard di contribuzione erariale con ricadute sul territorio proporzionalmente inaccettabili. Lo Stato sta strozzando con le sue mani una delle aree più competitive del Paese e dell’Unione Europea. Qualcuno mi dovrà dire, quando il delitto sarà compiuto, come andrà avanti questo Stato, come andranno avanti quelle Regioni meno produttive oggi trainate da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna in particolar modo. Il ministro Sacconi ha parlato del Nordest italiano come una piastra logistica fondamentale per lo sviluppo commerciale di tutta l’Europa. Alla domanda su qual è la sfida principale da vincere per valorizzare una simile posizione strategica ha risposto su questa rivista che «bisogna assolutamente rendere Venezia una città metropolitana che sappia addensare funzioni direzionali. Attorno ad essa va poi creata una rete di infrastrutture. Per completare un simile percorso è però necessario rendere più rapidi i processi attuativi delle grandi opere». Di certo i piani d’investimento per l’expo 2015, che tagliano fuori la nostra Regione, la mancata assegnazione della candidatura per le olimpiadi del 2020, i fondi per le infrastrutture ferroviarie che non ci sono non contribuiscono a dare al Veneto quel ruolo di centro logistico che ci si augura e le giuste compensazioni al suo peso contributivo. Se non vogliamo disperdere il patrimonio di risorse umane e di know how delle nostre piccole e medie imprese, occorre agire subito. Nei nostri proclami insistiamo spesso su riforma dello Statuto Regionale e della burocrazia. Il primo requisito per essere competitivi è quello di saper decidere in fretta. In secondo luogo, scegliere la strategia di sviluppo più lungimirante. Certo contrasta con qualsiasi logica di interesse generale relegare il Veneto a un ruolo economico secondario. Proprio nel contesto delle assise di Ance Veneto del 3 maggio, il ministro Renato Brunetta si è lasciato andare a un’amara constatazione: «Le riforme che non costano niente sono le più difficili da fare. Proprio perché se non costano nessuno ci può guadagnare». L’analisi è molto indicativa di come vanno le cose in Italia. Se a dirla è poi un ministro, c’è da chiedersi se la situazione non sia più grave di quanto cronache (e apparenti luoghi comuni) non dicano. Gli imprenditori edili non chiedono incentivi. La nostra esigenza è solo quella di poter lavorare. Al ministro Brunetta va senz’altro il merito di aver “destabilizzato” un sistema, quello della pubblica amministrazione, caratterizzato da inefficienza e immobilismo. Nuove riforme sono state annunciate o confermate nel corse delle assise: una procedura on-line per la partecipazioni a bandi di gara, lo sportello unico, la scadenza a 30 giorni per i pagamenti della pubblica amministrazione ai fornitori privati. Sono tutte decisioni che miglioreranno radicalmente il sistema dei lavori pubblici. Il problema, però, sono sempre i tempi. Quelli della politica non possono continuare a essere così diversi da quelli delle imprese e dell’economia. Dobbiamo plaudire certamente ad alcune iniziative concrete che la Regione sta portando avanti, mi sembra con determinazione, e, in particolare, alla volontà degli assessori Giorgetti e Chisso di arrivare velocemente all’approvazione della legge obiettivo regionale, di riservare alle Pmi una quota del 30% nei bandi di project financing, di alzare la soglia della procedura negoziata da 500 mila a un milione di euro. Ma attendiamo con impazienza di sapere quali saranno i tempi di approvazione del nuovo Statuto e di sapere chi e con quale determinazione intende rappresentare gli interessi della nostra Regione nel contesto nazionale. L’indicazione, forte e chiara, i cittadini veneti l’hanno data già all’inizio della primavera. Adesso è già arrivata l’estate.

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Responsabilità è federalismo

di Luca Zaia Presidente Regione del Veneto

Ci stiamo avvicinando ad uno storico spartiacque: quello del federalismo fiscale. Per decenni il Veneto ha trasferito allo Stato centrale centinaia di miliardi perché venissero ridistribuiti a livello nazionale. Ciò significa che il frutto del lavoro delle nostre imprese e dei nostri cittadini è servito a finanziare, tra le altre cose, i sistemi di welfare del resto d’Italia. Si dà il caso, però, che spesso a questa generosità della gente veneta non sia corrisposta una adeguata responsabilità da parte di altri territori. Non è una leggenda che vi siano aree della Nazione in cui a 30 posti letto corrispondono centinaia di dipendenti d’ospedale, solo per dirne una. Un sistema che si è fondato, per decenni, sull’ipertrofia del settore pubblico e sull’opacità del cosiddetto sottogoverno. Nel frattempo, il Veneto continuava a lavorare, a produrre e a dare il suo contributo. Non si è mai tirato indietro di fronte alle richieste che gli venivano avanzate, ma, a un certo punto, questo circolo vizioso si è spezzato. Ci si è resi conto che il vecchio sistema per cui su tre regioni virtuose del Nord – Lombardia, Veneto e Piemonte – ricadeva il peso di tutta la spesa italiana non poteva più reggere. Questo è stato ancor più evidente quando è scoppiata la crisi internazionale. Negli ultimi mesi, quello che è accaduto con la Grecia è diventato paradigmatico di come non ci si dovrebbe comportare: agli Stati membri è stato chiesto di versare lacrime e sangue per tappare i buchi di gestioni a dir poco allegre delle finanze pubbliche. Ne sono scaturite manovre severissime nei diversi Paesi comunitari e il dibattito che percorre oggi l’Italia rimbalza in Francia, in Germania e negli altri Stati. Certo è che non si può evitare di mettere mano ai conti. Ma la manovra dovrebbe essere il “male necessario” per poter ripartire daccapo, in una logica equilibrata che non strozzi le Regioni virtuose. Ciò che può dare prospettiva e visione ai provvedimenti economici del Governo è, appunto, il federalismo fiscale. Federalismo significa, innanzitutto, assunzione di responsabilità: alle amministrazioni locali sarà chiesto di gestire le proprie risorse e starà a loro fare in modo che la ricchezza prodotta dal territorio e dai cittadini non vada dissipata. Uno dei fondamenti del federalismo è il principio dei costi standard, che dovranno sostituire la spesa storica: in poche parole, se in una regione virtuosa una TAC costa 1.000 euro e in una sprecona ne costa oltre 1.500, si deve prendere come parametro il costo di quella virtuosa e su quello tarare i costi di tutte le Regioni. In questo modo, l’entità del risparmio è sotto gli occhi di tutti. Federalismo, poi, significa possibilità di rilancio e crescita per la nostra Regione. Potendo gestire direttamente le nostre risorse, avremo anche la possibilità di sfruttarle per rilanciare il nostro tessuto produttivo e investire nell’innovazione, nella ricerca, in misure per garantire ai giovani un futuro migliore, nel completamento di quelle infrastrutture necessarie per collegare veramente il Veneto al mondo e contribuire così alla crescita delle nostre aziende. Il nostro impegno è fare in modo che tutto questo si traduca in realtà nel più breve tempo possibile, aiutando così la nostra economia ad agganciare e rendere salda quella ripresa di cui già si avvertono segnali incoraggianti. Abbiamo intenzione di fare la nostra parte perché la gente del Veneto, con la sua laboriosità e la sua capacità di resistere alla bufera, trovi nelle istituzioni le risposte di cui ha bisogno.


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ed il conseguente prelievo di campioni per l’esecuzione di esami e prove. Acquisisce responsabilità anche la figura del Direttore dei Lavori, che in cantiere ha compiti di controllo e vigilanza che gli derivano dalla funzione che svolge: egli, infatti, ha l’obbligo di verificate i materiali accertandosi che gli stessi siano conformi alla normativa tecnica vigente. “ Il Direttore Lavori ha la specifica responsabilità dell’accettazione dei materiali ”. In altre parole, il suddetto professionista deve verificare, attraverso periodiche visite e contatti diretti con gli organi tecnici dell’impresa che siano osservate le norme e che ci sia corrispondenza dei materiale impiegati con le caratteristiche indicate nei contratti stipulati. Si precisa altresì che sia il produttore che l’acquirente, agendo nel mancato rispetto di quanto sopra esposto, potranno ricadere in sanzioni amministrative e penali sino al sequestro dei manufatti ed al fermo cantiere. Al fine di poter fornire un prodotto che rispetti tutte le normative richieste, la ns. azienda seguita dall’Ente Certificante ICMQ, ha ottenuto a decorrere dal 27 Luglio 2009, “ IL CERTIFICATO DI CONTROLLO DELLA PRODUZIONE IN FABBRICA - NR. 1305-CPD-0922 ” di cui alleghiamo copia. A disposizione per ulteriori chiarimenti in merito, cogliamo l’occasione per porgere distinti saluti.


Mag / Giu 2010 Anno II Numero

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Edilizia Sviluppo Territorio

LL.PP. rischio collasso

Il tema del momento sul palcoscenico di EST

IL FARO

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Giunta regionale sotto la lente

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Lavori pubblici: siamo al collasso se non rimettiamo al centro il progetto e la qualità

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Misure anticrisi nella giungla

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Pratiche on line e un click stanerà la burocrazia

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Togliamo le risorse a chi non le merita per darle ai virtuosi • Intervista a Enrico Letta, Vicesegretario del Partito Democratico

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Fino a 1 milione lavori destinati a imprese locali • A colloquio con Massimo Giorgetti, Assessore ai Lavori Pubblici e all’Edilizia della Regione Veneto

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Contratti pubblici: passare dalla forma alla sostanza • Intervista a Francesco Karrer, Presidente del Consiglio Superiore LL.PP.

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La centralità del progetto I punti di forza nell’esperienza trevigiana

IL TEATRO In Scena

Gli Attori

Dietro le quinte


46 La città ideale LA TORRE

43 Fare del Veneto la “piastra logistica” nel cuore d'Europa • Intervista a Maurizio Sacconi, Ministro del lavoro e delle Politiche sociali

Osservatorio a 360°

IL BELVEDERE Il Focus dedicato all’architettura

46 La città ideale

L’Edificio Direzionale Produttivo Ar.te.: l’Architettura ridisegna la moderna periferia

53 Urbanistica e design.

La XII edizione del Premio Architettura Città di Oderzo all’interno della programmazione territoriale nel Triveneto

54 L’Ar.te. come protagonista della vita • Intervista all’architetto Giovanni Furlan

IL LABIRINTO

Interrogativi, polemiche... troviamo l’uscita

ANCE

56 “Il sacco del Nord”, Luca Ricolfi 58 Barcellona contro Madrid. Per l’acqua e lo statuto 60 La Baviera dice no e la Merkel si adegua

VENETO ASSOCIAZIONE REGIONALE COSTRUTTORI EDILI

EST Edilizia Sviluppo Territorio Proprietà Editoriale

IL MERCATO Le soluzioni per essere competitivi

La duttilità del Facility Management tIntervento di Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME

66 Economia veneta: la crisi dell’edilizia mette a rischio lo sviluppo

Editore

Direttore Responsabile

tutti i numeri di una crisi epocale

65 Non solo costruzioni.

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62 Costruzioni in Italia e nel Veneto:

IL CANTIERE

70 Imprese e sindacati fanno partire la Borsa Lavoro dell’edilizia. Il nuovo CCNL per l’edilizia

L’innovazione e i materiali

Zelio Pirani

74 Verso un nuovo equilibrio economico e per un sistema bilaterale più efficiente tIntervista a Gabriele Buia, Vicepresidente dell’ANCE

Direttore Editoriale Alfredo Martini

77 Il nuovo Contratto Nazionale per l’Edilizia

Redazione

tA colloquio con Walter Schiavella, Segretario Generale Fillea-Cgil

A cura di Strategie & Comunicazione est@strategiecomunicazione.com

78 La domotica nel restauro dei beni architettonici

Progetto Grafico e impaginazione Aurora Milazzo

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PANNELLI RETTI COIBENTATI REXCOP Dall’esperienza e dall’ingegno dello staff REXPOLgroup, nascono i nuovi pannelli retti coibentati Rexcop, unici e distintivi anche grazie alle particolarità costruttive del giunto di accoppiamento. I pannelli retti coibentati, adattabili a molteplici applicazioni nell’ambito delle coperture civili, industriali, commerciali e pubbliche si presentano come elementi compositi costituiti da una lastra metallica grecata piana, accoppiata all’intradosso ad un materiale isolante con spessori da 40 a 200 mm. Questo può essere Polistirene Espanso Sinterizzato (EPS) tradizionale, New Rexpol o lana di roccia inorganica idrosolubile. In particolare, New Rexpol, lastra termoisolante di ultima generazione realizzata con l’impiego di additivi atermani, rappresenta un prodotto rivoluzionario per l’isolamento termico negli edifici fin’ora impensabile per qualsiasi pol i s t i re n e

espanso. Gli additivi atermani, infatti, intervengono sul calore che si propaga per irraggiamento e riducono la filtrazione grazie alle loro proprietà di assorbimento e riflessione: in un EPS “tradizionale”, per raggiungere la stessa conduttività termica occorre impiegare molto materiale in più. La lana di roccia, prodotto completamente naturale che combina la forza della roccia con le caratteristiche di isolamento termico tipiche della lana, riesce a coniugare in sé cinque doti fondamentali: isolante termico, fonoassorbenza, ottimo comportamento al fuoco (fonde a temperature superiori ai 1000 °C), stabilità all’umidità (non assorbe né acqua né umidità) e stabilità dimensionale. L’estradosso del pannello può essere formato da una lamiera di acciaio zincato preverniciato con profilo a 5 greche di colore bianco e spessori da 5 a 8/10 mm oppure lamiera di aluzink con profilo a 5 greche di colore naturale metallizzato con spessori da 5 a 8/10 mm ed infine, in lamiera in alluminio con profilo a 5 greche di colore naturale e con spessori da 6 a 8/10 mm. L’intradosso può essere costituito da EPS a vista con o senza effetto “a muro” oppure presentare una lamiera goffrata e micro ner-

vata in acciaio zincato preverniciato di colore bianco con spessore 4/10 mm. La battentatura laterale ad “L” in tutto lo sviluppo del pannello impedisce la formazione di qualsiasi ponte termico sulle giunzioni e l’apposita canalina ricavata sull’isolante in corrispondenza del battente impedisce la ricaduta all’interno del capannone di eventuali condense che si potrebbero formare tra i giunti di sovrapposizione delle lamiere, convogliando la rugiada all’esterno della copertura sul canale di gronda. Il profilo in PVC colorato posto sul bordo sporgente della lamiera inferiore di finitura del pannello Rexcop funziona come protezione antiurto del profilo della lamiera, prevenzione antinfortunistica da taglio, guarnizione anticondensa nei giunti di accoppiamento, elemento di compensazione dei sormonti della lamiera. Rexcop è una azienda integrata e nei suoi stabilimenti lavora e produce il Polistirene Espanso Sinterizzato e la lana di roccia, lamiere grecate metalliche piane e, a completamento del sistema, realizza tutta una serie di pannelli isolanti preformati su misura già preaccoppiati con guaine di tipo bituminoso per la coibentazione e l’impermeabilizzazione di travi e canali, il tutto per dare una completezza ed affidabilità al sistema. PER INFORMAZIONI: Rexpolgroup Via Enrico Fermi 30036 Santa Maria di Sala (VE) Telefono +39 041 486822 vendite@rexpolgroup.it


Luca Zaia ha stravinto le elezioni con quasi mezzo milione di voti in più del suo predecessore Galan, ha messo insieme il nuovo governo del Veneto a tempo di record, parte con un tasso di gradimento stellare, l’80 per cento, secondo un sondaggio da lui stesso citato nel discorso programmatico di insediamento davanti al parlamento regionale. Un discorso ricco di citazioni alte, di richiami ai valori, di “orgoglio veneto” e di aperture a tutte le forze, politiche, economiche e della società civile, per fare insieme le molte cose che ci sono da fare. La visione è chiara

Statuto e patto di stabilità Un nuovo Statuto regionale è uno degli obiettivi di questa legislatura il cui conseguimento misurerà la capacità del Veneto di fare efficacemente “lobby” a livello nazionale e internazionale. Uno degli obiettivi condivisi che si vogliono conseguire con il nuovo Statuto è una riformulazione del patto di stabilità interno fondato sul principio di responsabilità e capace di declinare l’autonomia federale fino al livello delle amministrazioni comunali. Su un punto sono tutti d’accordo, la maggioranza che governa l’Italia e molti esponenti delle opposizioni, bisogna inventare un sistema che premi gli amministratori locali virtuosi, consentendogli di continuare a “spendere bene” come hanno mostrato di saper fare e punire quelli viziosi, che hanno speso male – cioè hanno distrutto ricchezza – togliendogli le risorse. è sul come si raggiunge questo obiettivo che si misurerà la politica regionale. Magari accogliendo la proposta di ANCE Veneto di legittimare la figura del costruttore/promotore, vale a dire imprese radicate, che conoscono il territorio e che possono interloquire e collaborare con le amministrazioni avanzando proposte di riqualificazione e sviluppo delle città e del territorio. Vediamo invece un rischio nella ricerca del consenso e dell’unanimismo a tutti i costi e nel coinvolgimento di tutti gli enti territoriali in tutte le scelte generali della Regione. Francamente, almeno in questa fase, il pericolo di un nuovo “centralismo regionale” evocato da Zaia ci sembra abbastanza remoto. Sarà un happy problem una volta costruita una regione forte, padrona delle sue scelte economiche e finanziarie.

Efficienza energetica è questo il vero test della sensibilità ambientale del nuovo governo del Veneto, una sensibilità da declinare con il verbo fare e non con il non fare della Val di Susa. è l’opportunità di dimostrare concretamente come l’impegno ambientale può essere un potente motore di crescita. Il Veneto parte avvantaggiato. Tra le regioni italiane è uno dei casi avanzati nell’introduzione delle certificazioni energetiche degli edifici pubblici e privati. Ha i numeri per diventare una case history europea, un modello simile a quelli scandinavi e nord europei a cui guardano i governi di tutto il mondo. Serve una spinta in più a un sistema di imprese che è probabilmente in Italia già il più sensibile e orientato all’efficienza energetica. Cosa serve? Incentivi al risparmio energetico che si inseriscano nel Piano Casa, normativa regionale per la certificazione, incentivi e linee di credito dedicate alla riqualificazione energetica degli edifici pubblici, premialità. 12


IL FARO

e condivisa: la crisi greca ci ha ricordato in modo drammatico quali siano le conseguenze di una sussidiarietà irresponsabilmente generosa: comportamenti viziosi non sanzionati portano alla rovina tutti e distruggono la ricchezza creata con fatica dai comportamenti virtuosi. Per dirla come il ministro Renato Brunetta, abbiamo inventato un sistema che premia le cicale e punisce le formiche. E ora dobbiamo rapidamente cambiare registro. Stabilito una volta per tutte che su questo la pensiamo esattamente come Zaia, proviamo a entrare nel merito degli impegni presi dal nuovo governatore per fare del Veneto uno dei motori dell’Europa che marcia sulla strada della crescita e del federalismo. Con una raccomandazione che speriamo il governatore voglia accogliere con la concretezza e la cultura del fare che ha mostrato di possedere da ministro: per qualche anno, diciamo almeno un paio, metta nel cassetto i sondaggi e metta dei paletti alla ricerca del consenso di tutti, che va giustamente ricercato, ma poi bisogna decidere anche contro l’interesse di qualcuno per fare quello di tutti. Abbiamo gli stessi obiettivi. ANCE Veneto ha scritto nel “Patto per il Veneto del futuro”, un documento pubblicato subito prima delle elezioni, di un Veneto “modello globale di sviluppo e sostenibilità” e ha messo ai primi punti delle cose da fare per conseguire questo obiettivo la riforma dello Statuto regionale. Esattamente come Zaia nel suo discorso programmatico. Proviamo in questa pagina ad entrare nel dettaglio impegnandoci a una verifica puntuale e costruttiva dell’azione del nuovo governo regionale proprio nella visione di un sistema di imprese – quello delle costruzioni – che si propone come “consulente tecnico” che può affiancare l’amministrazione per aiutarla a raggiungere i suoi obiettivi di crescita e sviluppo.

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Sburocratizzazione è il grande obiettivo “interno” della riforma dello Statuto. Così come è il grande obiettivo del governo nazionale annunciato pochi giorni fa agli imprenditori riuniti a Santa Margherita Ligure dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Un disboscamento che deve iniziare dalla stessa Regione per proseguire sfoltendo tutti i rami della pubblica amministrazione locale. La burocrazia non viene eletta, ma fa comunque parte del territorio, può svolgere un ruolo positivo non solo ritirandosi, ma anche mettendo la sua esperienza e la sua conoscenza dell’ostruzionismo al servizio di un governo che voglia fare invece di frenare. Nella lotta alla burocratizzazione occorre un po’ di ”astuzia della ragione”. Non si può immaginare la burocrazia locale (e quella nazionale) solo come una specie di parassita da eliminare con il DDT. Bisogna individuare le risorse migliori, le competenze e portarle dalla propria parte premiando, anche qui, i virtuosi - stessa logica che si intende applicare agli amministratori - e punendo i viziosi. E soprattutto eliminare il sistema delle convenienze che alimenta l’ostruzionismo burocratico, iniziando magari anche dalle imprese: chi vive di contenziosi, di ricorsi, di quella che il ministro Maurizio Sacconi chiama la litigiosità temeraria deve essere individuato, emarginato e possibilmente sanzionato.

Infrastrutture e competitività Sono due voci che non si possono separare. La competitività di un territorio è fatta di tutti quei fattori di efficienza e di risparmio sui costi che sono esterne all’impresa, infrastrutture quindi, materiali e immateriali. Alta velocità ferroviaria, sistema ferroviario metropolitano regionale, viabilità primaria ma, nel Veneto, anche se non soprattutto, secondaria. Ma anche ricerca, sistema universitario raccordato con quello delle imprese. Capacità di confrontarsi non solo con il governo centrale, ma anche a livello internazionale, sulla realizzazione dei Corridoi Europei 1 e 5. Il tutto deve essere funzionale a una crescita ordinata e efficace allo sviluppo delle città – innanzitutto la grande area metropolitana di Venezia – e delle aree industriali. è vero che in passato la crescita è stata disordinata e priva di un disegno organico, però è anche fondamentale sottolineare che di crescita stiamo parlando, non di ritorni a immaginarie bucoliche età dell’oro. Il Veneto ha come benchmark la Baviera, non la Carinzia. In questa ottica, in un’ottica di crescita economica – ordinata, rispettosa dell’ambiente e del territorio ma sempre crescita – si colloca il problema della riqualificazione di Porto Marghera. C’è un grande tema di recupero ambientale legato al disinquinamento del territorio veneziano e della laguna. Ma nella cornice di un disegno più ampio che miri alla trasformazione di Porto Marghera in una piattaforma logistica, anzi “della” piattaforma logistica che connette il Mediterraneo all’Europa Nord Orientale.

Expo 2015 è una data simbolica. L’Expò di Milano coincide con la conclusione della legislatura appena avviata in Veneto. Tutti sono d’accordo sul fatto che il Nord Est può giocarsi un ruolo da protagonista in questo importante evento internazionale, d’altra parte il Nord Est inizia a Bergamo e, invece, Milano tende a guardare più verso Torino. Oltretutto il tema dell’alimentazione e dell’eccellenza agro alimentare è molto più facile da declinare nel Nord Est che nel vecchio triangolo industriale, a meno che non immaginiamo l’Expò come una versione allargata della sagra del tartufo di Alba. Eppure nessuno per ora riesce a uscire dalla suggestione degli slogan e dei richiami storici e geografici e ad avanzare proposte concrete realizzabili nei 5 anni che ancora mancano. Qui ci vuole un colpo d’ala. Qui Zaia ha l’occasione per volare. 14


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di Alfredo Martini

Lavori pubblici:

siamo al collasso se non rimettiamo al centro il progetto e la qualitĂ  20


L’

impressione è che non sia proprio più possibile andare avanti così. Non sono soltanto gli imprenditori, ormai esasperati e demoralizzati, ma anche molti tecnici di enti locali e spesso si tratta di sindaci e amministratori, a denunciare una situazione insostenibile. Il presidente di ANCE Nazionale, Paolo Buzzetti, continua a ripetere ovunque vada, la stessa domanda: in quale altro Paese occidentale e avanzato ci vogliono minimo 8 anni per arrivare ad aprire un cantiere una volta che si è deciso di realizzare un’opera pubblica, utile alla collettività? C’è un problema di gestione, di efficienza della pubblica amministrazione, di sovrapposizione di poteri, di confusione legislativa e normativa, di contrasti tra livelli diversi di governo, di strumenti obsoleti e che favoriscono i veti incrociati più che le approvazioni sinergiche. Siamo di fronte ad un sistema in tilt che spreca risorse in una fase, dove farlo vuol dire rischiare il fallimento del Paese, che non offre nessuna garanzia a nessuno, né alle committenze, ne alle imprese, né ai cittadini. Un sistema che seleziona al contrario e sembra facilitare bassa qualità e corruzione, invece che qualità e trasparenza. Perché oltre che una questione di tempi vi è il problema del modo in cui si procede all’affidamento, che porta molto spesso a far si che una volta avviata la gara l’opera venga affidata con un ribasso che ormai è difficile che sia inferiore al 20%, spesso supera il 30%. Il meccanismo di selezione e di qualificazione del nostro sistema, da un lato spinge le imprese a gareggiare e ad affidarsi a calcoli che nulla hanno a che fare con le caratteristiche tecniche del progetto e dell’opera perché se non vinci rischi l’espulsione per perdita delle qualifiche, dall’altro partecipano con la riserva mentale che una volta aggiudicata la gara si aprirà una fase di nuova contrattazione attraverso la quale sarà possibile recuperare qualcosa e limitare i danni. La porta che consente questa possibilità si chiama progetto. Si perché il nostro Paese è il Paese delle buone

leggi che non si applicano e nulla succede. E proprio a proposito di progetti – come ricorda Bruno Trocca, Presidente di Ascoteco, l’associazione che rappresenta le società “terze” di validazione dei progetti, ovvero che non fa progettazione né sono emanazione di enti e committenze pubbliche o private - al contrario che nel resto di Europa, dove costituisce il fulcro di qualunque percorso costruttivo, la verifica sostanziale e la validazione progettuale hanno una rilevanza marginale. L’attenzione viene rivolta ai meccanismi di affidamento, ai sistemi di qualificazione delle imprese, aspetti importanti, ma alla fine indipendenti e accessori rispetto ad una qualificazione progettuale rigorosa, trasparente e soprattutto efficace. Un buon progetto “certifi-

Un buon progetto “certificato” rispetto alla sua specifica fattibilità pone le basi per una reale selezione delle imprese. cato” rispetto alla sua specifica fattibilità pone le basi per una reale selezione delle imprese. Così come un rigoroso controllo in fase di esecuzione sulla corrispondenza realizzativa rispetto alle indicazioni progettuali assicura la qualità finale dell’opera. Eppure l’attuale normativa specifica chiaramente che, la validazione non è una pura formalità, bensì “una certificazione di conformità e di appaltabilità del progetto”. Si tratta infatti di procedure che garantiscono la qualità dell’opera, la minimizzazione dei rischi derivanti da contenziosi, il rispetto del quadro economico e la possibilità di ultimare i lavori nei tempi previsti. 21


Troppo spesso, però, le stazioni appaltanti affidano i controlli a soggetti direttamente coinvolti nell’attività progettuale. Ciò si traduce in una sorta di validazione interna dei progetti, con evidenti lacune in termini di imparzialità e di qualità. In base alla normativa vigente, gli organismi di controllo sono suddivisi in tre gruppi: tipo A, B, C. Quelli classificati come “tipo A” sono gli unici a non essere in alcun modo coinvolti nei lavori in appalto pubblico ma, sulla base dei riscontri effettuati da Ascoteco, sono attivi soltanto sullo 0,7% del numero annuo di bandi di progettazione. Inoltre, gli stessi rilevamenti segnalano che, tra gennaio 2006 e maggio 2007, “la quasi totalità delle gare per l’affidamento di lavori di importo superiore a 20 milioni di euro, non è stata preceduta dall’emanazione di alcun bando per servizi di verifica e validazione progettuale da affidare agli organismi di controllo di tipo A”. Da questo punto di vista i nodi da sciogliere sono la trasparenza e il superamento di regole che non sembrano garantire l’indipendenza e l’autonomia dei soggetti chiamati a validare e a garantire la qualità e la fattibilità del progetto. Cresce ormai la convinzione che puntare su una validazione così come su un controllo reale e puntuale in corso di esecuzione siano elementi essenziali per cambiare l’attuale stato di cose. Per il vice presidente di ANCE nazionale, con delega ai lavori pubblici, Riccardo Giustino: “la

Stefano Pelliciari, Presidente ANCE Veneto

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validazione dei progetti assume un’importanza centrale; essa deve rappresentare per le Amministrazioni un momento decisivo e responsabile di verifica delle soluzioni progettuali prescelte, al fine di valutarne la reale adeguatezza prima di porle in gara”. La speranza è che con l’avvenuta approvazione del nuovo Regolamento Generale in materia di Contratti pubblici le cose posano migliorare. “Esso, infatti, intro-


In scena

ASCOTECO

ASCOTECO è un’associazione cui aderiscono Società che esercitano il Controllo Tecnico di terza parte dell’attività delle Costruzioni (riguardo sia la fase della Progettazione che della Realizzazione), per conto e nell’interesse di Committenti pubblici o privati, al fine del rilascio di una Certificazione di Conformità di un’opera. Le principali attività svolte dagli associati riguardano la verifica dei progetti ai fini della loro “Validazione” ed il controllo tecnico delle costruzioni in fase di esecuzione dei lavori. Tali mansioni sono svolte, sia per quanto concerne l’opera nel suo insieme, sia in relazione a singoli componenti, sottosistemi e/o impianti, in ottemperanza delle disposizioni normative, in base alle quali è prevista una verifica sostanziale del progetto, che ne garantisca la realizzabilità. La funzione in fase di esecuzione viene espletata, su richiesta delle Assicurazioni e delle Imprese, a partire dalla fase progettuale, e prevede come fine la stipula di una polizza decennale postuma indennitaria. Tra gli scopi dell’associazione spiccano la collaborazione all’elaborazione delle normative di sistema, la rappresentanza ed il supporto dei soci stessi, la promozione di attività formative e di aggiornamento circa l’attività di controllo tecnico.

duce un complesso sistema di validazione dei progetti, basato su approfondite verifiche che devono essere affidate dalle Amministrazioni a soggetti specificamente qualificati e certificati, sia che si tratti di uffici tecnici interni sia che si tratti di soggetti esterni, i quali sono chiamati a rispondere in caso di mancanze od omissioni nella rilevazione di eventuali errori presenti nel progetto verificato.” Ma se professionalità e responsabilità dei validatori appaiono i due principi ispiratori della nuova disciplina, la questione della trasparenza sembra non essere stata superata. Per Trocca, il nodo resta ancora da sciogliere. “Da noi invece di fare le cose semplici tendiamo a complicarle, creando un sistema di superfetazione di controlli e di verifiche incrociate che purtroppo rischiamo di non trovare concreta applicazione e creano anche zone poco chiare dal punto di vista dei ruoli, vanificando di fatto gli obiettivi della norma. Sarebbe molto più semplice fare come negli altri Paesi dove chi valida non può progettare e non può avere collegamenti societari con le stazioni appaltanti. O si punta sulla terziarietà oppure l’impressione è che di fatto non si vogliano creare le condizioni per una validazione realmente priva di zone oscure o a rischio di conflitto di interesse.” Ma c’è anche chi come Francesco Karrer, il nuovo Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che se non sembra avere dubbi sul fatto che il progetto debba ritrovare centralità nel ciclo dell’opera pubblica, chiama in causa la più generale competenza a costruire la domanda pubblica. “Se è essenziale affidarsi alle «Technical Advisory», alla «Due Diligence» e alle validazioni, tuttavia – precisa - bisogna sviluppare questi strumenti e formare adeguatamente i tecnici. Ancora prima occorre che gli elaborati amministrativi e tecnici che nel loro complesso costituiscono il progetto siano bene formulati in modo da consentirne la validazione in modo corretto. Anche l’esercizio di validare è un’attività progettuale. Che significa ricercare non solo la regolarità formale, ma anche la qualità sostantiva di un progetto. 23


Egualmente se l’introduzione di una sorta di «project monitoring» nel ciclo dell’opera pubblica, soprattutto nella fase della sua esecuzione, sarebbe molto opportuna bisogna anche superare il tabù che le varianti siano un peccato per definizione”. Per Karrer inoltre il «project monitoring» dovrebbe riguardare anche fornitori e forniture ed il complesso dei prestatori di servizio, non solo «in cantiere». Convinzioni e certezze che si ritrovano anche nel

valutata.» Da parte sua la scuola edile di Treviso ha avviato con procedure rigorose una gara per la costruzione della nuova sede facendo ricorso alla validazione del progetto e alla collaborazione di un advisor. «Affidandoci ad un soggetto che si colloca al di sopra delle parti, – sottolinea il Presidente Silvano Armellin – stante la sua natura di soggetto terzo rispetto a chi è direttamente coinvolto nella fase progettuale e nella messa in opera, riteniamo garantire la qualità del progetto e soprattutto la sua esecutività in modo che esso sia conforme ai contenuti presentati nell’offerta. La conseguenza per l’impresa è che deve essere consapevole che il mancato rispetto dei contenuti dell’offerta presentata può cagionare la decadenza dall’incarico conferito.» La scuola, inoltre si è affidata al criterio di selezione dell’offerta economica più vantaggiosa, arricchita di ulteriori da sinistra: Salvatore Matarrese (vice presidente ANCE); Enrico Letta (vice presidente del Pd); Pierluigi Paragone criteri qualitativi, come i (giornalista Rai e conduttore de L'ultima parola - Rai2); Walter Schiavella (segretario generale Fillea-Cgil); tempi di esecuzione, la qualità dei materiali ed i rapporti con il commitprogramma di ANCE Veneto e nell’attuazione di tente. Qualità del progetto e qualità dell’esecualcune iniziative a livello provinciale del sistema zione, obiettivi che tuttavia sembra difficile poter imprenditoriale. L’associazione regionale dei coraggiungere senza una crescita qualitativa anstruttori edili ha, infatti, inserito tra i propri obietche da parte della pubblica amministrazione e tivi norme regionali che prevedano una rigida della “politica”, dove per qualità si intende non terziarizzazione in fase di validazione e un ampio soltanto maggiore capacità professionale e rericorso al controllo in corso di esecuzione. «In sponsabilità, ma anche chiarezza di ruoli, imparquesto modo – secondo il Presidente Stefano zialità di giudizio, rigoroso rispetto delle norme e Pelliciari – si potranno correggere alcune distorsoprattutto attenzione alle esigenze delle impresioni e si avvierà un processo di qualificaziose e dei cittadini. ne generale dei lavori pubblici, agendo anche sull’approccio delle imprese alla gare obbligandole a fare i conti con elementi rigorosi e disincentivando una partecipazione “al buio” e non 24


In scena

Misure anticrisi nella giungla di Stefano Caratelli

P

oco piĂš di un anno fa, era maggio del 2009, la Regione Veneto decise di adottare misure straordinarie per superare la crisi che, in quel momento, era in piena esplosione in tutto il mondo. E, puntando giustamente sul ruolo anticiclico delle costruzioni, decise di far partire un finanziamento regionale straordinario per gli appalti di importo inferiore al mezzo milione di euro. Una scelta precisa, tenuto conto che questi appalti “minoriâ€? in Veneto costituiscono il 6° per cento dei lavori pubblici di interesse regionale con un valore intorno al 15 per cento del totale degli investimenti nel settore. Subito dopo, a giugno, venivano fissati i criteri con cui i Comuni avrebbero segnalato alla Regione il proprio fabbisogno per questi appalti per stendere una graduatoria e definire l’ammontare di risorse da trovare in bilancio. Hanno risposto quasi tutti i Comuni del Veneto, 565 su 584, segnalando ben 1889 appalti per un fabbisogno di 426 e passa milioni. Altrettanto tempestivamente la Giunta Regionale chiedeva ai comuni di indicare le prioritĂ  per poter stimare lo stanziamento da inserire nel bilancio regionale di previsione 2010. I Comuni hanno dato le indicazioni degli appalti ritenuti prioritari e la Giunta ha approvato la  graduatoria finale  delle segnalazioni pervenute. Siamo a fine 2009. Vengono individuati 561 interventi e sono state finanziate 49 iniziative per un totale di 4,45 milioni. A marzo del 2010 la Regione approva il Riparto 2010 del “Piano straordinario opere di interesse localeâ€? e stabilisce le modalitĂ  a cui i Comuni devono attenersi nell’affidamento dei lavori. Sul sito della Regione Veneto si può trovare una rendicontazione estremamente dettagliata dei provvedimenti assunti, delle graduatorie, dei criteri di affidamento. E’ abbastanza impressionante il numero di passaggi amministrativi e burocratici

che deve attraversare un provvedimento che si caratterizza per la straordinarietà e l’urgenza, solo a livello regionale. Poi ci sono tutte le altre burocrazie, centrali e locali. Del loro lavoro non abbiamo contezza. Di certo hanno lavorato e di certo il risultato non è stato quello di accelerare il processo. Non si può dire che la Regione non abbia percepito tempestivamente il problema, individuato correttamente le misure da adottare, lavorato alacremente per metterle in atto. Purtroppo però a un anno di distanza dalla messa in moto della macchina non risulta che un solo cantiere per un solo appalto da meno di mezzo milione sia stato ancora aperto. Forse assieme ai cantieri per gli appalti minori è ora di aprirne un altro, un po’ piÚ grande. Quello per il disboscamento della giungla impenetrabile delle burocrazie.

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Pratiche on line e un click

stanerà la burocrazia

di Martino Almisisi

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e riforme che non costano niente sono le più difficili da fare. Proprio perché se non costano nessuno ci può guadagnare. Ho un ministero senza portafoglio, la gente non sapeva neanche che esistesse prima di me, ma quattro cosine mi sembra di averle fatte. Oggi ci accorgiamo della cattiva politica perché le vacche sono magre. Come mai nessuno si lamentava dei pagamenti in ritardo quando erano grasse?” è un fiume in piena Renato Brunetta, il professore che mette i fannulloni dietro la lavagna, ministro senza portafoglio della Funzione Pubblica a cui a volte i giornali hanno dedicato titoli più grossi di quelli del ministro che il portafoglio ce l’ha, il più grande di tutti, il titolare dell’Economia Giulio Tremonti. E proprio di Tremonti il professor Brunetta tesse le lodi. Grazie a lui abbiamo bloccato l’emorragia e non stiamo facendo la fine di Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda… e fa capire che la lista

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potrebbe continuare ma l’Italia sicuramente non c’è. Ma non gli risparmia neanche qualche punzecchiatura quando lascia intendere che forse a Bruxelles, quando si discutono i destini del mondo, magari le esigenze specifiche delle piccole imprese del Veneto non si hanno sempre tutte presenti. All’assemblea dei costruttori veneti di maggio a Mestre ha seguito i lavori seduto in platea come uno scolaretto dall’inizio Renato Brunetta alla fine. Ma la pazienMinistro della Funzione Pubblica za è stata premiata perché al suo turno di parlare gli applausi non sono mancati. Come quando ha spiegato che vuol fare il “pozzo dei documenti”, un provvedimento che ha chiesto e ottenuto di inserire nel disegno di legge anticorruzione. Funziona così: oggi la burocrazia ti chiede ogni volta la stessa documentazione per partecipare alle gare. “Uno strazio”, le amministrazioni possono chiederti anche 30 o 40 volte la stessa identica documentazione e tu gliela devi dare. In futuro,


promette Brunetta, se un’impresa quel documento lo ha già prodotto all’amministrazione, per qualsiasi evenienza, sarà l’amministrazione a doverlo andare a cercare nell’apposito “pozzo” dove vengono depositati tutti i documenti a qualsiasi titolo già trasmessi. E non lo potrà chiedere né una seconda né una ventesima volta. Non è l’unico coniglio che il professor Brunetta si prepara ad estrarre dal cilindro. Tra pochissimo, annuncia, le domande di partecipazione a gare, conferenze di servizio, etc. sarà possibile presentarle online con la posta certificata. E, con l’obbligatorietà dello sportello unico, i tempi saranno contingentati. Non basta. Brunetta si impegna a lavorare sul termine dei 30 giorni per i pagamenti della PA previsti dalla direttiva UE sui sistemi di pagamento non appena questa sarà approvata. Si impegna a seguire molto da vicino il tema del patto di stabilità interno perché c’è lo spazio di manovra per fare un patto di stabilità interna intelligente. “I tagli lineari non sono intelligenti perché premiano le cicale e colpiscono le formiche”. Ma ci sono anche i conigli già estratti con successo. È legge il decreto voluto da Brunetta per l’edilizia libera, “che ha disturbato i miei amici architetti, ingegneri e geometri”, ma adesso le piccole opere, le piccole DIA sono libere. E, assicura Brunetta, anche questo muoverà mercato. Come muoverà il mercato l’introduzione della certezza dei tempi per le autorizzazioni paesaggistiche, già all’esame del Parlamento. Ma per muovere veramente il mercato dell’edilizia abitativa secondo Brunetta bisogna battere con decisione la strada della valorizza-

zione del patrimonio pubblico, statale ma anche comunale. Adesso parla più da economista che da ministro. “La vendita del patrimonio immobiliare ex Iacp che la regione Veneto ha avviato darà origine a un importantissimo e positivo rimescolamento del mercato della case, un capitale che era immobilizzato, morto, diventa vivo”. Questo secondo Brunetta è possibile in tutta Italia, ci sono un milione di case che potrebbero essere cedute al valore di capitalizzazione degli affitti: si valorizzerebbero 10, 15 anche 20 miliardi di euro da reimpiegare anche per fare ripartire l’edilizia sociale. E se al milione di case pubbliche aggiungiamo un altro milione di abitazioni che sono di proprietà dei comuni – solo il comune di Venezia, puntualizza il veneziano Brunetta, è proprietario di 7.000 abitazioni – avremo due milioni di case pubbliche sul mercato che cambieranno il mercato edilizio e con le risorse potremmo rilanciare l’edilizia sociale e realizzare 100.000 nuove abitazioni.

“Tutto deve essere tracciabile: per questo voglio l’on-line perché con un click si deve poter sapere tutto, pagamenti, collaudi, curriculum di chi ha progettato e di chi ha eseguito i lavori”

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Sul patto di stabilità interno Brunetta è d’accordo con Enrico Letta, bisogna premiare gli amministratori virtuosi e punire i viziosi. Ma oggi mancano gli strumenti anche per capire chi sono gli uni e gli altri. Solo la metà dei bilanci dei comuni, e, solo dopo tre o quattro anni, viene trasmesso al ministro dell’Interno, che non può chiederli e non può sanzionare chi non li comunica. Come si fa a selezionare? Si chiede il professore. E poi il suo chiodo fisso, che è anche la sua specifica responsabilità di ministro, mettere la Pubblica Amministrazione on-line. Costringerla ad essere trasparenze e soprattutto “tracciabile”. Ci vuole trasparenza, rispetto delle regole, tracciabilità. Tutto deve essere tracciabile: “per questo voglio l’on-line perché con un

click si deve poter sapere tutto, pagamenti, collaudi, curriculum di chi ha progettato e di chi ha eseguito i lavori. L’inefficienza della Pubblica Amministrazione è metà dei costi delle imprese, soprattutto di quelle di costruzione, dice Brunetta: “è la preoccupazione, la stessa salute mentale degli imprenditori”. E giura che sta “dannandosi l’anima” per fare questa riforma che non costa: “eliminare le scartoffie, far lavorare i fannulloni, introdurre la posta elettronica”. La sua ricetta è “non mollate come non mollo io, pretendete”. Perché con i soldi, quando torneranno, si potranno molte altre cose, ma queste sono le riforme che oggi si possono fare anche senza soldi: gare online, tracciabilità online… ed evitare che un ricorso blocchi tutto.

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Togliamo le risorse a chi non le merita per darle ai virtuosi di Emanuele Incanto

Enrico Letta Vicesegretario del Partito Democratico

Intervista a Enrico Letta, Vicesegretario del Partito democratico

“I sindaci bravi, gli amministratori locali bravi, non possono avere le mani legate. Devono poter spendere, investire nei loro buoni progetti”. E il patto di stabilità? La disciplina di bilancio che tutta Europa sta indossando come un corsetto dopo la crisi greca? “Non possiamo far pagare i sindaci virtuosi. Dobbiamo penalizzare quelli viziosi, quelli che le risorse le sprecano, se non peggio. è il principio di responsabilità, il solo su cui si può costruire veramente il federalismo”.

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on ha dubbi Enrico Letta, vicesegretario unico del PD, ex ministro dell’Industria e sottosegretario a Palazzo Chigi nei governi di centro sinistra, allievo di Beniamino Andreatta tanto da prendere le redini dell’Arel, la creatura del professore di Bologna prestato per una vita alla politica. La sua ricetta federalista la declina per il Nord Est anche perché pur essendo pisano proprio in questa circoscrizione fu eletto parlamentare europeo nel 2004. E proprio a Est racconta cosa ci si deve ancora aspettare dalla crisi e come pensa si debba passare dalle parole ai fatti in materia di federalismo. Onorevole Letta, è la domanda che si fanno tutte le imprese del Nord Est e quelle di costruzione in particolare: il peggio è passato? In Italia e soprattutto nel Nord Est l’emergenza della crisi internazionale esplosa nell’autunno del

2008 è stata affrontata nella modalità migliore. C’è stato da parte delle imprese l’impegno a licenziare il minimo indispensabile, gli imprenditori hanno tenuto i lavoratori in azienda il più a lungo possibile. Ci sono stati anche tanti imprenditori che hanno messo l’argenteria di famiglia a disposizione per tenere in piedi le aziende e hanno fatto in modo che si posponesse il redde rationem. C’erano appalti che non arrivavano, pagamenti che non arrivavano. Insomma: il peggio è passato o no? Il peggio forse sì. La crisi certamente no. La sostanza è che è stato un anno e mezzo in cui sono stati fatti grandi sforzi. Ognuno ha fatto uno sforzo importante. Il sindacato ha fatto sforzi importanti. Bisogna dare atto al sindacato del fatto che la tensione sociale in Italia non è stata paragonabile a quello che abbiamo visto nel resto d’Europa, Francia in testa. Attenzione, non parlo della Grecia.

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Tutti hanno fatto la loro parte. Ma oggi la notizia è che abbiamo di fronte una situazione in cui non è più sufficiente aver gestito bene l’emergenza che abbiamo alle spalle, perchè contrariamente a quanto si pensava solo pochi mesi fa avremo davanti un periodo di ripresa molto più lenta di quanto si prevedesse. Le attuali turbolenze europee non vanno lette semplicemente come il fatto che dobbiamo staccare un assegno da alcuni miliardi di euro da dare alla Grecia perché i mercati non la precipitino nel baratro. Il dato vero è che l’aspettativa di crescita europea sarà azzoppata da quanto sta accadendo non solo in Grecia, ma anche in Spagna, in Portogallo, in paesi importanti per la crescita di tutto il continente.

no a posto perché se alcuni nodi non si sciolgono semplicemente le cose non andranno a posto. Questi nodi sono emersi dalla vicenda che ha fatto esplodere la crisi. Come ha detto recentemente il ministro del Welfare Sacconi con un’espressione cruda ma efficace, l’anno e mezzo che abbiamo alle spalle è stato l’anno del “non ti pago”. È la frase della Pubblica Amministrazione ai suoi creditori. Ed è la frase dell’impresa grande verso la piccola e della piccola verso chi le fornisce beni e servizi. È la frase disperata di chi dice non ho i soldi e quindi non ti pago. È la frase che in Italia è possibile utilizzare anche strumentalmente perché questo è il paese dove in tribunale ti porta chi ha torto, non chi ha ragione.

Se ho capito bene: abbiamo prodotto il massimo sforzo, almeno a livello di imprese, sindacati, molti amministratori locali. Ma siamo ancora in un mare in tempesta, più stanchi di diciotto mesi fa. Quindi? E quindi l’uscita dalla crisi è molto più complessa. Se questo è il dato abbiamo bisogno di una strategia di uscita dalla crisi in cui cambiamo alcune caratteristiche rispetto alla strategia iniziale. Non si può continuare a posporre di affrontare i nodi strutturali della nostra economia. Nodi che vanno affrontati e sciolti oggi perchè altrimenti staremo sempre “dietro” all’aspettativa di uscita dalla crisi e non davanti. Cioè non siamo posizionati per il dopo, per sfruttare al meglio le opportunità che la ripresa porterà. Non si può più rinviare a quando le cose saran-

Vedo che lei va molto sul concreto: c’è chi non paga perché non può e chi non paga perché il sistema gli consente di non farlo. Qui nel Nord Est gli appalti sono fermi, molti capannoni vuoti o in disarmo: che facciamo? Ci sono due questioni legate a questo “io non pago”. Una prima questione riguarda il come va affrontata la questione del patto stabilità interno. è una questione che si può affrontare e risolvere con risorse ridottissime mettendo insieme dal punto di vista della responsabilità gli amministratori viziosi e quelli virtuosi. I sindaci virtuosi devono essere messi in condizione di fare. E i sindaci viziosi messi in grado di non fare, perché i cittadini possano vedere anche praticamente che sono sindaci che non sono in grado di amministrare.

“Non si può più rinviare a quando le cose saranno a posto perché se alcuni nodi non si sciolgono semplicemente le cose non andranno a posto.”

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Se i sindaci e gli amministratori sono bravi devono essere messi in grado di poter pagare le imprese, di poter investire. Se i sindaci sono viziosi, se hanno dimostrato di spendere male, devono essere messi in condizione di non farlo più. Questo discorso ci porta a un tema chiave del sistema italiano, il tema della giustizia civile, dei tempi infiniti di un tribunale che non è più il posto dove risolvi le vertenze ma il posto che per i suoi tempi infiniti crea le condizione perché le vertenze ti mettano sotto ricatto. In altre parole lei sta dicendo che se sono un’impresa di costruzione sana che deve andare per legge al massimo ribasso e mi vedo sorpassata da offerte “impossibili” ho il tempo di fallire ma non di ottenere giustizia… Siamo arrivati a una situazione che fa sì che anche la logica del massimo ribasso, un meccanismo che quando è stato introdotto aveva una sua logica, salta completamente. Anche questa diventa una delle questioni che vanno riviste perché, messa così come è oggi, finisce per essere un incentivo a una trattativa fuori dalle regole che fa sì che siano i meno virtuosi a imporre loro le regole.

I grandi temi: le grandi riforme, il federalismo: siete pronti al dialogo? In parlamento profonde disponibilità a trattare questioni chiave ci sono. Il federalismo fiscale è stato approvato a larga maggioranza. Noi ci siamo, nella partita. Ma non basta approvare in Parlamento. Ora bisogna entrare nel merito: andiamo al tavolo con i costi, i conti, i costi standard, come funziona e come far si che la responsabilità sia il fattore chiave. Responsabilità è la parola del momento: uscire dalla crisi, recuperare la perdita di credibilità della politica tutto porta al tema della responsabilità. Le riforme istituzionali vanno fatte perchè il sistema deve essere più efficiente e anche il sistema politico deve fare sacrifici. È possibile fare le riforme istituzionali ed è possibile avere una Camera invece di due e che si dimezzi il numero dei parlamentari. È possibile che si modifichi strutturalmente alla luce del sole il sistema di retribuzione dei parlamentari e in generale del personale politico – stipendi nella media europea, non sopra. Il tempo della crisi è il tempo di riforme difficili. Solo così l’Italia può sciogliere nodi che ha da troppo tempo ha ignorato per essere pronta quando arriva la ripresa.

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Fino a 1 milione lavori destinati a imprese locali di Gennaro Barbieri

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e piccole e medie imprese rappresentano fuse a giugno da Confartigianato Veneto, evidenuna risorsa vitale per il Veneto ed un loro ziano che, dopo il calo del 5% del 2009, quest’anindebolimento rischia di penalizzare peno il mercato delle costruzioni dovrebbe chiudere santemente l’intero tessuto produttivo”. Massimo con una contrazione del 2,5%, mentre per il 2011 Giorgetti, Assessore ai Lavori pubblici, all'Energia, è pronosticata una crescita pari a zero. Un trend alla Polizia Locale e alla Sicurezza della regione negativo condizionato in modo decisivo dalla diVeneto, confermato nella nuova minuzione delle opere pubbliche: il compagine guidata dal governacentro studi dell’ANCE regionale ha tore Luca Zaia. Giorgetti è ormai indicato che nel 2009 il numero di un profondo conoscitore delle esiappalti si è dimezzato rispetto all’anno genze del territorio in quanto ricoprecedente. Alla fine del 2010 invece pre il suo incarico dal 2000. Gli efgli investimenti in opere pubbliche fetti prodotti dalla crisi hanno inciso saranno inferiori di quasi un quarto notevolmente su un settore chiave rispetto a sei anni fa. L’anno dovrebcome quello edile ed hanno falcibe, infatti, chiudersi con una caduta diato in particolare le Pmi. Si tratdegli investimenti del 9% che seguita di un problema particolarmente rà il crollo del 10,6% riscontrato nel caro all’Assessore che, infatti, nello 2009. Una situazione di assoluta diffiscorso settembre ha promosso la coltà che richiede impellenti misure di sottoscrizione del Fondo di garansostegno soprattutto per rimpolpare zia fidi per l’edilizia nel Veneto per il circuito delle opere pubbliche. “Le un valore totale di 5 milioni di euro. aziende di piccole dimensioni troppo Le banche possono così utilizzare spesso – osserva Giorgetti - sono Massimo Giorgetti le obbligazioni, ribattezzate “Giorrelegate a lavorare nei subappalti e Assessore ai Lavori Pubblici e all'Edilizia getti bond”, come garanzia per quindi faticano a recitare un ruolo da della Regione Veneto concedere rapidamente finanziaprotagoniste. Un’inversione di rotta menti a breve e medio termine. potrebbe verificarsi se fossero coin“Una ripresa veloce non può che partire dal comvolte in maniera più decisa. La mia idea è quelparto edile che è traino degli altri settori” ha spiela di riservare, nei bandi di Project Financing per gato Giorgetti, evidenziando così come l’edilizia sia la realizzazione di opere pubbliche, una quota di considerata un autentico motore per l’economia partecipazione del 30% alle pmi locali. Sarebbe la della regione. Tuttavia per uscire dalla difficile conricetta più adatta ad arginare l’ormai troppo diffuso giuntura la strada da percorrere è ancora lunga. Le meccanismo dei subappalti”. La normativa vigenultime previsioni sulla situazione nella regione, difte già prevede alcune misure che favoriscono le

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imprese locali, ma per Giorgetti è indispensabile adottare precisi accorgimenti: “Il Codice degli appalti stabilisce che le amministrazioni locali possono assegnare ad imprese di fiducia, tramite la gara su invito, lavori per un importo massimo di 500.000 euro. Io mi auspico che ci sia un ulteriore miglioramento e che questo soglia venga elevata sino a 1 milione di euro”. L’obiettivo di una simile modifica sarebbe quello di rinvigorire la galassia delle piccole e medie imprese: per esse, contratti con simili cifre, equivalgono spesso alla sopravvivenza. Tuttavia il cambiamento avrebbe una più ampia portata, andando ad incidere anche nella sfera dei meccanismi politici. Concedere agli amministratori locali più libertà nelle trattative private li costringerebbe infatti ad assumere maggiori responsabilità nei confronti dei cittadini. è un’idea che Giorgetti ha sempre manifestato “anche perché – sottolinea l’Assessore – si tratterebbe di riforme a costo zero che non andrebbe-

ro a pesare sulla spesa pubblica. Bisogna infatti modificare l’impostazione di base e costruire una dialettica nuova tra imprese ed istituzioni”. La posizione dell’Assessore appare quindi chiara: definire un sistema di regole al cui interno sia le amministrazioni che le imprese possano muoversi liberamente, così da rispondere in maniera funzionale ai bisogni posti dal mercato. La crisi economica ha determinato un radicale rimodellamento delle politiche regionali anche in materia di edilizia residenziale pubblica. “è un ambito in cui è particolarmente importante effettuare delle scelte che tengano conto del periodo di difficoltà e delle conseguenti esigenze di risparmio”.

"Le banche hanno effettuato tagli pesanti ai finanziamenti erogati per gli investimenti immobiliari: i mutui sono diminuiti di oltre il 30% per l’edilizia residenziale e di circa il 18% per gli altri ambiti, quasi il doppio della media nazionale."

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Anche in questo caso, infatti, i dati presentati dall’ANCE Veneto non sono incoraggianti. Le banche hanno effettuato tagli pesanti ai finanziamenti erogati per gli investimenti immobiliari: i mutui sono diminuiti di oltre il 30% per l’edilizia residenziale e di circa il 18% per gli altri ambiti, quasi il doppio della media nazionale. La prima decisione della Regione è stata perciò quella di acquisire strutture già presenti sul mercato piuttosto che stanziare fondi per la costruzione di nuovi alloggi. “Con una scelta simile – ha spiegato Giorgetti – riduciamo l’esposizione verso le banche di un buon numero di imprese, consegniamo le chiavi di casa agli inquilini in tempi più brevi e ed alleggeriamo i costi, perché spendiamo certamente meno rispetto a quanto sarebbe avvenuto con l’edificazione di case nuove”. 36

La vera novità pero risiede nella decisione di dismettere l’intero patrimonio immobiliare regionale. L’obiettivo del “Piano vendita degli alloggi di edilizia residenziale pubblica” è infatti quello di trasformare da inquilini a proprietari gli oltre 40mila cittadini che attualmente abitano nelle case delle Agenzie territoriali per l’edilizia residenziale (Ater). I canoni d’affitto saranno quindi tramutati in rate di mutuo e la Regione potrà contare su una quota consistente di introiti . “Nel giro di un paio di anni il bilancio regionale si arricchirà di 750 milioni di euro che verranno immediatamente reinvestiti nello stesso settore”. L’obiettivo primario del provvedimento è infatti utilizzare i proventi delle vendite per mettere a disposizione nuovi alloggi a canone sociale e calmierato.


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Contratti pubblici: passare dalla forma alla sostanza

riguardano i profili amministrativi, così come quelli tecnico progettuali, realizzativi, etc. Sembra che negli ultimi anni la ricerca della qualità formale dei processi abbia costituito preoccupazione più che della ricerca della qualità sostantiva della domanda pubblica, della qualità/qualificazione dei prestatori d’opera a vario titolo, dei progetti e delle stesse verifiche e validazioni e quindi delle realizzazioni. Purtroppo l’influsso negativo - che continuamente riemerge - degli anni post tangentopoli, ha condizionato e condiziona ancora molto la costruzione delle regole e delle procedure. Ma i mali interni sono solo una parte del problema. Certamente, il «nuovo» regolamento del Codice dei contratti pubblici, darà soluzione a molti dei mali interni: significativi miglioramenti riguarderanno la progettazione in generale e nella sua collocazione nelle diverse forme Intervista a Francesco Karrer, di appalto, la questione dei ribassi e quella della qualificazione dei soggetti/attori solo per citare alcuni dei Presidente Consiglio Superiore LL.PP. miglioramenti introdotti dal «nuovo» regolamento. Ma di Alfredo Martini poco potrà fare per i mali esterni, che determinano in gran parte quelli interni. La speranza, al solito, è che I lavori pubblici continuano ad essere oggetto di atla virtuosità, diciamo di ordine «procedurale», induca tenzione dei media sotto diversi aspetti: normativo, comportamenti realmente virtuosi di tutti. I mali esterni rispetto al meccanismo di selezione delle imprese e invece, si possono riassumere nel peso che il settore di affidamento dei lavori, della cronaca per i recenti riveste sull’economia del paese. è paradossale: più è gravissimi episodi di corruzione. Dall’entrata in virilevante e più il settore attira e produce mali. Il settore gore della Legge Merloni ad oggi molte cose sono è per un’economia moderna eccessivamente precambiate, ma purtroppo non sembra che sul piano ponderante ed in particolare elevato in alcune realtà del funzionamento il mercato delle opere pubbliche del paese. Con la conseguenza d’una sua funzione ne abbia tratto giovamento. anche di ordine finanziario a vantaggio di altri comparti economici, nonostante la mediamente sottoQuali sono secondo lei i mali che affligcapitalizzazione degli attori/soggetti (imprese gono oggi i lavori pubblici? associate stabilmente, singole imprese, proEscludendo di trattare gli aspetti strutturali fessionisti, etc.) della filiera. Nel numero strarelativi alle risorse, nella quantità, nelle moordinariamente elevato dei prestatori d’opedalità di allocazione e di erogazione una volta ra, siano imprese che operatori del settore allocate, per concentrarci su quelli, diciamo servizi. Ed ancora: nel numero, anch’esso così, specifici al ciclo programmazione-prostraordinariamente elevato, delle stazioni apgettazione-esecuzione, le criticità sono molpaltanti che, di fatto, nullifica la regolazione Francesco Karrer Pres. Consiglio te e riguardano tutte le fasi del ciclo dell’opeunitaria. Questo è un grande problema già Superiore LL.PP. ra pubblica: da quella relativa alla «domanda oggi, immaginiamo quale potrà divenire nella pubblica» (come nasce, come si forma, come viene prospettiva del federalismo. Occorre mettere mano validata, comunicata e quindi socializzata), a quelle subito ad un’azione di giusta declinazione locale della che ineriscono la progettazione, comprese le verifiregolazione unitaria, anticipando l’ulteriore «fai da te» che e la validazione, quindi l’affidamento dei lavori, che già oggi caratterizza molte azioni locali, regolanl’esecuzione e le collaudazioni degli stessi. I «mali» dolo ex ante. Occorre, cioè, porre mano ad una sorta

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di «deregolazione regolata». Obiettivo ben più difficile da perseguire di quello della regolazione. Per migliorare il rapporto tra interno ed esterno al settore, occorre una grande rivoluzione etico–culturale che deve impegnare tutti gli operatori della filiera, nessuno escluso. Solo grazie a questa si potrà attenuare la negatività dei condizionamenti strutturali che il settore subisce e che non sempre combatte adeguatamente. La mia critica – me ne rendo conto – è molto dura. La centralità del progetto è spesso sottovalutata. Cresce la convinzione che poter contare su una seria e qualificata validazione del progetto (affidata a soggetti terzi e evitando commistioni tra progettisti e validatori) e un reale controllo in corso di esecuzione, risolverebbe molti problemi La scelta del meccanismo di selezione diventerebbe secondario e la qualità/rispetto delle norme sarebbero facilitati. Qual è la sua opinione? Sono convinto da tempo che non è solo il progetto che deve ritrovare centralità nel ciclo dell’opera pubblica. Ed, ovviamente, nel senso più profondo dell’epistemologia dello strumento tecnico che chiamiamo progetto. Cosa che comporta una riflessione sul suo statuto etico oltre che logico–metodologico ed operativo. Ma bisogna guardare anche alla domanda pubblica che è all’origine di tutto: come si individua, come si costruisce, come si socializza, come si valida, come si comunica. Per le opere/lavori pubblici tutto ciò è essenziale. Ma anche per la domanda privata, che quando si manifesta in costruzioni comunque diviene elemento dello «spazio pubblico», si pone lo stesso problema. Affidarsi alle «Technical Advisory», alla «Due Diligence» ed alle validazioni in genere può essere una soluzione. Ma ovviamente bisogna sviluppare questi strumenti, formare adeguatamente i tecnici, etc. Ancora prima occorre che gli elaborati amministrativi e tecnici che nel loro complesso costituiscono il progetto siano bene formulati in modo da consentirne la validazione in modo corretto. Anche quella di validare è un’attività progettuale. Che significa ricercare non solo la regolarità formale, ma anche la qualità sostantiva di un progetto. In questa direzione va l’istituto della validazione introdotto dal «nuovo» regolamento. Ma che un forte controllo in uscita possa, da solo, far divenire secondaria la selettività e la necessaria virtuosità in entrata non

mi trova d’accordo. Certamente l’introduzione di un «project monitoring» nel ciclo dell’opera pubblica, soprattutto nella fase della sua esecuzione, sarebbe molto opportuna. Ma bisogna superare il tabù che le varianti sono peccato per definizione. Quando potremo tornare ad affermarlo con la necessaria serenità? Ed il «project monitoring» dovrebbe riguardare anche fornitori e forniture ed il complesso dei prestatori di servizio e non solo «in cantiere». Il Consiglio Superiore potrebbe costituire un riferimento per la questione dei controlli, ma le strutture a disposizione non consentono di operare come sarebbe necessario. Come si potrebbe migliorare l’efficacia del sistema e quale può essere oggi il ruolo del Consiglio? Tra i compiti del Cslp vi è anche quello di effettuare controlli, con riguardo soprattutto a determinate prestazioni di servizio e forniture esenziali nel ciclo dell’opera pubblica. Pure considerando le ridotte forze di cui disponiamo, li effettuiamo. Ma certamente dovremmo migliorare questa attività ispettiva che ci compete in base al principio della sicurezza delle costruzioni, quindi di tutti, utenti diretti e non delle stesse. Se riusciamo ad ottenere, come mi auguro, la possibilità di disporre dei proventi delle attività autorizzatorie e di qualificazione, potrò far svolgere questa importante attività non solo «a chiamata in base a qualche patologia», ma previo un vero e proprio piano di controlli preventivamente stabilito. Ci stiamo impegnando per ottenere la possibilità di inserire questa attività nel cosiddetto «PON sicurezza» che oggi riguarda il settore delle opere pubbliche quasi esclusivamente per quanto riguarda la prevenzione delle infiltrazioni malavitose. Nell’ottica della «safety» il settore delle costruzioni, al contrario, ha pieno titolo di essere inserito in un tale piano che può utilizzare strumenti d’intervento collaudati oltre che discrete risorse finanziarie. Il Cslp potrebbe svolgere un importante ruolo: effettuare un più elevato numero di controlli, ma anche preparare il personale che li dovrà effettuare e predisporre i «format» dei controlli stessi. In questo modo potremmo verificare sul campo la qualità della stessa regolazione che pure va costantemente monitorata: ad iniziare da quella relativa alle norme tecniche sulle costruzioni. Cosa che costituisce un impegno costante e qualificante del Cslp. 39


La centralità del progetto

I punti di forza nell’esperienza trevigiana

A

Treviso, la Cassa Edile, il Comitato Paritetico Territoriale, la Scuola Edile, attraverso Policentredil s.r.l., la società immobiliare che raggruppa i tre enti, hanno consegnato i lavori di costruzione della nuova Sede. Un percorso partito due anni fa con un concorso di idee riservato ad architetti “under 40”, che si è sviluppato con la fase della progettazione esecutiva da parte del gruppo di professionisti vincitori del concorso e che si è concluso con la pubblicazione del bando, la gara e l’aggiudicazione. Fin qui tutto secondo gli schemi tradizionali, se non fosse per alcuni aspetti innovativi. Ne abbiamo parlato con Silvano Armellin, Presidente della Cassa Edile di Treviso e della società committente, Policentredil s.r.l..“Nell’affrontare il percorso progettuale e costruttivo della nuova sede degli Enti paritetici della nostra Provincia, abbiamo deciso di puntare su procedure e meccanismi che garantissero un elevato risultato qualitativo. In particolare abbiamo posto al centro il progetto esecutivo ed il ricorso ad un soggetto terzo, un Advisor, che garantisse la piena e rigorosa completezza de progetto esecutivo attraverso la validazione, la corrispondenza tra il progetto stesso e la fase esecutiva dei lavori sino alla fase finale di ultimazione dell’opera. Rispetto al meccanismo di affidamento, abbiamo individuato nell’offerta economica più vantaggiosa, la soluzione più adeguata ad assicurare la qualità. La valutazione ai fini dell’aggiudicazione ha tenuto altresì conto di ulteriori dettagli tecnici quali i tempi di esecuzione, la qualità dei materiali, i rapporti con il committente e l’organizzazione del cantiere. L’appaltatore si è infatti impegnato a garantire la visitabilità del cantiere tramite sopralluoghi, con finalità didattico-educative, a favore di docenti ed allievi della Scuola Edile di Treviso. Tra gli obiettivi vi è quello di far assumere al cantiere il modello di riferimento anche in relazione ai temi della sicurezza dei lavori. Sarà infatti costantemente operativo sul cantiere stesso il Comitato Paritetico Territoriale con i propri specialisti. Attraverso questo percorso, riteniamo di porci 40


come un esempio sia rispetto al mercato pubblico che a quello privato. Questo modello di gestione delle procedure di appalto da noi perseguito consente infatti certezza dei tempi e dei costi di esecuzione. Uno degli aspetti più qualificanti di questa procedura riguarda il pieno rispetto di quanto esplicitato nell’offerta da parte dell’impresa. In caso contrario, è stata prevista la risoluzione del contratto. Da questo punto di vista, determinante è il ruolo dell’Advisor, assimilabile in parte a quella del RUP, Responsabile Unico del Procedimento, che si colloca al di sopra delle parti, in qualità di soggetto terzo rispetto ai contraenti direttamente coinvolti nella fase progettuale e nella messa in opera. Si tratta di figure non facilmente reperibili sul nostro mercato, a dimostrazione di un sistema che purtroppo sottovaluta l’importanza dei controlli e che troppo spesso non privilegia la qualità, ma, come nel caso del massimo ribasso, finisce per non garantire né il committente, né il buon risultato in termini costruttivi. Come valuta quest’esperienza? “Credo che per comprendere l’importanza di un percorso di questo tipo, basti dire che il progetto si compone di 220 tavole, un risultato molto soddisfacente che ha richiesto uno sforzo notevole da parte del gruppo di progettisti ai quali era stato affidato l’incarico. In veste di committenti avevamo richiesto un progetto esecutivo cantierabile, che non lasciasse spazio ad alcuna variante, da porre in gara a prezzo chiuso. Questa elevata specificazione dei dettagli e di requisiti qualitativi ha portato ad una maggiore selezione sul piano delle offerte da parte delle imprese. La nostra esperienza conferma che se si imposta un percorso partendo da un progetto realmente esecutivo si facilita la qualità delle fasi successive. Determinante è garantirsi una piena corrispondenza tra progetto e realizzazione. Attraverso il controllo in corso di esecuzione la committenza può garantirsi il rispetto degli obiettivi prefissati in fase progettuale, il buon andamento costruttivo e infine un’opera qualità”. Secondo lei, Presidente Armellin, in una situazione come quella attuale, caratterizzata da procedure di affidamento che si chiudono con ribassi anomali, potrebbe essere utile il vostro esempio? Come dicevo poc’anzi, è necessario ristabilire certezza di costi e di tempi. Abbiamo visto in questo ultimo periodo, nel settore lavori pubblici, ribassi del tutto improbabili che possono trovare giustificazione soltanto nella inadeguatezza del progetto, ovvero nella esigenza di ricorrere a successive varianti al fine di realizzare l’opera recuperando in questa fase, attraverso le varianti stesse, parte delle perdite causate dal ribasso eccessivo. Senza dimenticare che oltre alle patologie progettuali questi ribassi possono nascondere fenomeni di lavoro nero e di scarsa attenzione alla sicurezza dei lavoratori. La figura dell’advisor che, oltre ad avere competenze “formali” ha precise competenze di carattere tecnico, può essere di grande supporto all’amministrazione sia nella fase progettuale che nella fase esecutiva del lavoro tenendo sotto controllo anche le dinamiche che possono facilitare il ricorso al lavoro irregolare. Questa è un’esigenza che è diventata ormai improcrastinabile, sono le stesse imprese a richiederlo. Una maggior capacità della azione della pubblica amministrazione, sia pure attraverso un advisor, garantisce maggiormente le imprese serie. Le imprese devono confrontarsi sulla base delle proprie capacità tecnico-operative e non sulla possibilità o meno di gestire le opere in relazione ad inefficienze progettuali ed alle carenze del committente pubblico. Tutto questo non inciderebbe sui costi generali dell’opera, anzi, gli oneri per compensare le attività dell’advisor sarebbero ampiamente assorbiti dalla certezza dei tempi e costi con un grande vantaggio per la collettività che usufruirà dell’opera stessa. 41


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LA TORRE

Fare del Veneto la “piastra logistica” nel cuore d'Europa Intervista a Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

di Stefano Caratelli “Il Nordest italiano rappresenta una piastra logistica fondamentale per lo sviluppo commerciale di tutta l’Europa”. Qual è la sfida principale da vincere per valorizzare una simile posizione strategica? “Bisogna assolutamente rendere Venezia una città metropolitana che sappia addensare funzioni direzionali. Attorno ad essa va poi creata una rete di infrastrutture. Per completare un simile percorso è però necessario rendere più rapidi i processi attuativi delle grandi opere”.

M

aurizio Sacconi, ministro del Welfare, è veneto di nascita e sottolinea l’importanza della sua terra d’origine per la crescita di tutto il continente europeo. In parlamento dagli anni ’80 ricoprire ininterrottamente, dal 1987 al 1994, la carica di sottosegretario al Tesoro ed è uno dei protagonisti delle importanti riforme dei mercati finanziari italiani introdotte a cavallo di quel decennio. Dal 1995 al 2001 è branch office director presso L’Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra. Nel 2001 aderisce a Forza Italia e diventa sottosegretario al Lavoro sino al 2006. Dal maggio 2008 assume la carica di ministro. In quest’intervista concessa a EST, illustra l’importanza di consacrare l’area nord-orientale dell’Italia come zona nevralgica per il commercio europeo e spiega il ruolo che dovrà rivestire Venezia in que-

sto contesto. Alla fine ci rivela anche un particolare auspicio in vista dell’Expo del 2015. Ministro Sacconi, il nordest rappresenta una zona cruciale per lo sviluppo del nostro Paese. In che modo può ambire a diventare protagonista anche all’interno dei cambiamenti economici e commerciali che si stanno preparando in Europa? Il Nordest italiano gode di straordinarie opportunità, legate principalmente alla sua collocazione geoeconomica. Si tratta quindi di un territorio che deve ambire a realizzare quelle condizioni utili a promuovere lo sviluppo del commercio europeo. In particolare è indispensabile per orientare l’Europa verso nuove aree: ad Est i paesi dell’ex blocco sovietico fino alla Russia e al sud il bacino mediter43


La Torre

raneo che va ormai considerato, dopo India, Cina e Brasile, come la quarta economia emergente. Il Nordest rappresenta perciò un’autentica piastra logistica naturale.

Tirreno direttamente dai porti dell’alto Adriatico. Le grandi opere spesso risentono di evidenti problemi. Quali sono i principali ostacoli da rimuovere per implementare la qualità? I processi attuativi delle grandi opere sono troppo lunghi. Per migliorare la situazione è necessario arginare la proliferazione dei contenziosi che fungono da costante ricatto e rallentano lo sviluppo. Bisogna disincentivare in tutti i modi questa dinamica che possiamo definire della “lite temeraria”. Spesso i contenziosi vengono aperti per infondati motivi, tanto non ci sono rischi né di sanzioni né di risarcimento dei danni, e quindi le opere subiscono continue quanto inutili interruzioni. è imprescindibile trovare una soluzione per estirpare questo meccanismo perverso.

Affinchè il Nordest svolga una simile funzione, quali sono le risorse da valorizzare? I maggiori punti di forza del Nordest sono cinque: la collocazione geoeconomica, la città di Venezia, il capitale umano, la coesione sociale e la vocazione turistica. Tra le priorità, ritengo fondamentale rendere Venezia una vera città metropolitana. Senza questo passaggio, l’area difficilmente riuscirà ad esprimere tutte le sue potenzialità. Il Nordest si rivelerà effettivamente un’essenziale piastra logistica per tutta l’Europa soltanto se si saprà costruire una città metropolitana in grado di addensare funzioni direzionali. Il concetto Lei ha parlato spesso di quanto sia impordi addensamento è opposto a quello policentrico tante per Milano interagire col Nordest in che ha sempre caratterizzato questo territorio. Per vista dell’Expo del 2015. Come si potrebbe spiegare meglio il ragionamento, indico un esemavviare questo percorso? pio: la portualità necessita di sistemi integrati, ma L’Expo rappresenta un’occasione di crescita per la priorità deve essere quella di concentrare gli molteplici soggetti. Lo dico spesso agli amminiimpegni su Venezia e stratori lombardi: è sbaTrieste. Spero quindi gliato guardare solo a Toche venga, al più prerino, in quanto si tratta di sto, diradata la troppo una componente già intediffusa illusione policengrata col tessuto milanetrica. Una volta avviata se. La vera sfida consiste la città metropolitana, nel saper orientare l’Expo sarà importante orgaverso il Nordest a partire nizzare intorno ad essa dal territorio. Non sono "I maggiori punti di forza del Nordest sono una nuova progettualità sufficienti le convenzioni cinque: la collocazione geoeconomica, la città che parta dalle infracon le città per la distribudi Venezia, il capitale umano, la coesione sociale e la vocazione turistica" strutture. In quest’ottica, zione turistica, ma serve è prioritario valorizzare il un deciso salto di qualità corridoio 5, incrocianche metta a disposizione dolo verso Nord tramite il Brennero e verso Sud dell’Expò tutte le risorse di un’area vastissima e mediante la Orte-Civitavecchia, l’arteria da troppo fortissima proprio sui temi che saranno al centro tempo incompleta che può aprire lo sbocco del della manifestazione. 45


La città L’Edificio Direzionale Produttivo Ar.Te.: l’Architettura ridisegna la moderna periferia

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el 2005, su commissione dell’ azienda di Romeo Telatin, Ar.Te. snc, leader in progettazione e produzione di arredamenti per spazi commerciali, nell’area industriale di San Giustina del Colle, in provincia di Padova, lo studio architetti associati RWS ha realizzato un edificio direzionale produttivo di grande prestigio. Su una superficie di 4375 mq, in soli 12 mesi, il volume edificato è stato di 4402 mc per gli uffici e di 37830 mc per il magazzino. Il Progetto prende vita in un’area parzialmen-


à ideale di Laura Brogialdi

te adibita a zona industriale, ma in buona parte dismessa. La costruzione fornisce coordinate spazio temporali all’intera zona che, il progettista architetto Giovanni Furlan, attraverso la realizzazione di quest’opera, ha ridisegnato seguendo forme pulite ed eleganti ed al contempo fiere. L’edificio Ar.Te reclama la propria centralità rispetto allo spazio circostante e diventa parte integrante di ogni tipo di attività svolta al suo interno ed al suo esterno.

Nonostante il blocco centrale, adibito ad uffici e showroom ed introdotto da un’imponente lobby a doppia altezza, resti la parte principale, le grandi finestre che ne caratterizzano la facciata, trovano un richiamo nelle parti laterali dedicate allo stoccaggio ed alla produzione. L’armonia strutturale evoca quella lavorativa, sebbene le zone siano individuabili ed autonome, quasi fossero parti di una “Città ideale”, moderna trasposizione concettuale della più illustre tradizione iconografica

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Padova - Edificio Ar.te.


ed architettonica. L’edificio si caratterizza, da un lato, per la completezza dei settori adibiti alle diverse funzionalità richieste dall’attività produttiva ivi svolta, dall’altro, per la leggerezza della struttura che, nonostante la propria imponenza, garantisce ampi spazi e luminosità. La costruzione riflette la propria versatilità attraverso spazi ampi e multifunzionali, quali open space, sale riunioni, ampie scalinate, che collegano tutti i piani dell’edificio ed un giardino pensile raggiungibile tramite un breve passaggio aereo. Le aree produttive, seppure tecnicamente separate dallo spazio centrale, in quanto collocate nelle due ali laterali della struttura, trovano una continuità spaziale ed instaurano una sorta di dialogo con la parte 50

adibita ad uffici e showroom. La comunicabilità tra i comparti produttivi si traduce in comunicabilità tra materiali, corridoi, coni di luce. La forma dell’edificio rispecchia la linearità e l’armonia caratterizzanti la produzione industriale che avviene quotidianamente al suo interno. Si è così rivelato particolarmente felice l’incontro tra le esigenze funzionali e dimensionali espresse dalla committenza ed il valore architettonico e sociale dell’opera, come dimostrano i numerosi riconoscimenti ricevuti dalla stessa, non ultime la segnalazione da parte della Giuria dell’Edizione 2009 del Premio Architettura Città di Oderzo e l’esposizione, nello stesso anno, alla Bienal de Buenos Aires.


Progetto: Edificio Direzionale Produttivo AR.TE. Tipologia: Edificio industriale Luogo: Santa Giustina in Colle - Padova Comittente: AR.TE. Snc di Romeo Telatin Superficie: Superficie coperta 4375 mq Anno di progettazione: 2004 Anno di realizzazione: 2005 Costo dell'opera: 3.500.000 ₏ Progettisti: RWS ARCHITETTI ASSOCIATI - Arch. Giovanni Furlan (capoprogetto), Arch. Davide Giorio, Arch. Alessandro Tognon, Arch. Antonio Trivellato Partner progetto esecutivo: Arch.Genny Celeghini, Arch.Giulia Barbè, Arch.Robert Putti Partner progetto preliminare: Arch.Daria Piovan, Arch.Ilaria Antonazzo, Arch.Valentina Babolin, Arch.Davide Lorenzato Dati tecnici e di esecuzione: Volume edificato > 4402 mc (uffici) 37830 mc (magazzino) Impresa esecutrice lavori: Santinello Spa Ditta carpenteria e serramenti: Clima Srl


Urbanistica e design

La XII edizione del Premio Architettura Città di Oderzo all’interno della programmazione territoriale nel Triveneto

I

l Premio Architettura Città di Oderzo , giunto alla XII Edizione, ricopre da anni, nel proprio ambito territoriale, un ruolo di spicco all’interno del dibattito sulla qualità del Progetto e sull’evoluzione architettonica nell’interpretazione dello spazio. “La prima edizione del Premio Architettura Città di Oderzo, risalente al novembre 1997,” ci racconta il Coordinatore Ing. Giuditta Rado, "è alla carriera, a professionalità riconosciute nelle due sezioni architettura e de- Carlo Magnani, Presidente del Premio Architettura Città di Oderzo sign. Poi dall’Università IUAV di Venezia viene l’ambiziosa proposta: quella di Il Presidente del Premio, Il professor Magnani, divenire “scopritori di talenti” e così, dalla seci spiega il metro di giudizio applicato nel corconda edizione, il Premio Architettura Città di so della valutazione delle opere: “Non vi sono Oderzo va alla ricerca delle singole realizzacriteri di scelta predeterminati, tanto meno dal zioni di qualità esistenti nel territorio Triveneto. punto di vista “stilistico” o figurativo. Come Premio, fin dall’inizio abbiamo guardaIl lavoro della Giuria, nell’inseguire temi così to al futuro scommettendo sul prezioso ruolo diversi per collocazione territoriale e attributi che le amministrazioni locali possono giocare funzionali, si è addentrato nella comprensionella realizzazione di prodotti di qualità.” ne di volta in volta del rapporto fra intenzioni, Dall’undicesima edizione, l’auspicio è che i obiettivi e coerenza della soluzione formale in comuni e le province del Triveneto segnalirapporto all’idea della continuità della costruno opere percepite dalla cittadinanza come zione della città, quand’anche la struttura urmeritevoli, al fine di una loro valorizzazione bana potesse apparire fragile o latente.” e, attraverso di esse,di una valorizzazione "I Progetti dovranno pertanto dimostrare di del territorio. Ed è alla luce di tali valutazioni saper coniugare l’ottimizzazione estetica deche il Premio intende dare risalto, all’interno gli spazi con la natura degli stessi, di essere dell’Edizione 2010, alle opere che sapranno in grado di tenere conto degli obiettivi detdimostrare di aver favorito il dialogo tra Architati dalla pianificazione, senza però perdere tettura ed Urbanistica, nel rispetto delle pecudi vista il contesto paesaggistico preso in liarità dei luoghi. considerazione. Questo evento offre un’op53


portunità di crescita a giovani Architetti, in un periodo in cui gli stessi, in numerosi settori, tendono a rimanere ai margini dei processi produttivi. “Il premio mostra l’elevata qualità professionale dei giovani Architetti veneti, - ci spiega l’Architetto Pizzolato, Vice presidente CNAPPC e membro del Comitato Organizzativo del Premio dal 2001 ­- costituendo per gli stessi un’importante vetrina mediatica, anche attraverso il portale della Fondazione. Accanto all’obiettivo di rivalutazione del territorio, si pone l’intento di sottolineare la funzionalità del Progetto in gara, e, conseguentemente, il valore dei suoi ideatori. Le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero incentivare la partecipazione degli studi degli architetti più giovani ai bandi di gara per la realizzazione di opere per la riqualificazione degli spazi pubblici del-

le città.” Il premio intende sottolineare la positività delle opere realizzate nel Triveneto in modo tale che le stesse costituiscano punto di riferimento per una programmazione territoriale che, in futuro, permetta ad urbanistica e cultura di agire in quanto realtà appartenenti alla medesima filiera. Il legame tra le Istituzioni e la Fondazione Oderzo Cultura, rafforzato dalla firma del nuovo Protocollo d’Intesa tra il Comune di Oderzo, la Provincia di Treviso, l’ordine degli Architetti PPT della Provincia di Treviso e la Fondazione Oderzo Cultura, non potrà che permettere di garantire una maggiore qualità nelle trasformazioni territoriali, rendendo la programmazione urbanistica un’attività di riconversione e recupero che sfrutti le molteplici applicazioni sinergiche tra arte, tecnologia e design.

L’Ar.Te. come protagonista della vita Intervista all'architetto

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guendo le esigenze della committenza, il volume degli uffici doveva essere anche punto di vista strategico e passerella al fine di poter far visionare la produzione ai potenziali clienti in visita. La parte centrale dell’edificio è stata costruita in carpenteria metallica, mentre le zone adibite allo stoccaggio ed alla produzione sono state realizzate con elementi prefabbricati in cemento. Quali criteri sono stati adottati per la scelta dei materiali? Si è deciso di costruire un edificio in ferro e vetro, che rimandi alla tradizione di una certa archeologia industriale, per avere un effetto di trasparenza visiva tra i blocchi più chiusi della produzione e dello stoccaggio. I riferimenti presenti nella memoria del progetto fanno capo ad alcuni edifici di Mies Van der Rohe e di Peter Beherens, come anche alle particolari costruzioni di facciata dei cast iron building di New York. La scelta di avere un preciso disegno delle facciate prefabbricate, per la parte dello stoccaggio e della produzione, ha una precisa connotazione iconografica che cerca un rapporto diretto con la centuriazione romana presente nel territorio dell’Alta Padovana. Come nasce l’idea di una struttura unica per gli uffici e per le zone dedicate allo stoccaggio ed alla produzione? L’edificio nasce dall’unione di una parte vetrata che funge da ingresso ed è zona dedicata ad uffici, nonchè showroom all’ultimo piano, e dei blocchi dello stoccaggio e della produzione. Il blocco di vetro è simbolo e cuore dell’azienda. La forma a corte, soluzione tipologica che ha cercato di dare la massima connessione tra le varie parti dell’edificio stesso, pone la zona direttivo-amministrativa nella parte centrale, questa posizione dona al blocco vetrato una gerarchia rispetto alle parti della produzione e dello stoccaggio. Inoltre, e non ultimo, se-

L’edificio si pone in una zona adibita solo parzialmente ad area industriale. Come si colloca la costruzione all’interno dello spazio in cui è posizionato? L’esigenza era quella di creare un ordine preciso, e questo edificio, sia per tipologia architettonica che per orientamento, dà in un certo modo delle direttrici e possibili relazioni alla zona, di per sé priva di qualità architettonica ed urbanistica. L’edificio Ar.Te. cerca di dare una risposta precisa al disordine, ricrea una scena, volendo essere l’elemento propulsore per la possibile costruzione di una scena fissa della vita. 55


“Il sacco del Nord”

Luca Ricolfi

di Gennaro Barbieri

I

n Italia, le regioni meridionali sprecano buona parte delle risorse finanziarie per erogare servizi pubblici inefficienti e registrano tassi di evasione fiscale elevatissimi. è partendo da questo assioma che nasce “Il sacco del Nord”, il saggio che ha ulteriormente alimentato il dibattito sul federalismo fiscale. L’autore è Luca Ricolfi, sociologo, docente di “Analisi dei dati” all’Università di Torino ed editorialista del quotidiano La Stampa. Il testo utilizza una sorta di banca dati alternativa, quella che l’autore definisce “contabilità nazionale liberale”. In pratica il Pil delle varie regioni viene depurato dagli effetti determinati dall’azione della Pubblica Amministrazione. Grazie a questo metodo, emergono tre parametri che Ricolfi utilizza per misurare l’andamento delle varie realtà italiane: il tasso di parassitismo, l’evasione fiscale e la quantità di sprechi. Il risultato è eloquente: “Ogni anno vengono sottratti circa 50 miliardi di euro a regioni virtuose e produttive come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Piemonte”. Sembrerebbe l’ultima voce di qualche portabandiera leghista, invece il professore si professa “dichiaratamente di sinistra”. E non lesina osservazioni polemiche all’ultima manovra correttiva varata da Tremonti: “Non interviene in alcun modo per punire gli evasori e le regioni caratterizzate da enormi sprechi. Viene invece – spiega il professore – attribuita una rilevanza eccessiva alla spesa pro capite. Questa componente rappresenta lo squilibrio minore tra le

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dinamiche che penalizzano le regioni efficienti”. Ricolfi ci tiene poi a sfatare un tabù che, a suo giudizio, da troppo tempo vizia ogni dibattito: “Il tenore di vita della popolazione meridionale non è inferiore a quello che si riscontra al Nord. Infatti l’elevato tasso di disoccupazione che si rileva nel Mezzogiorno è ampiamente compensato dall’erogazione di un’enorme quantità di quei sussidi che nel Settentrione sono, invece, assai ridotti”. A frenare la crescita del Sud sarebbero quindi essenzialmente “lo spaventoso gap che divide i ceti abbienti e le fasce sociali più in difficoltà e l’assoluta inefficienza dei servizi pubblici”. Secondo Ricolfi, il corretto funzionamento dei servizi nel Meridione non è frenato “né da macigni inamovibili né da cause strutturali”. La responsabilità maggiore “è da attribuire evidentemente alla classe dirigente che spesso utilizza l’inefficienza in maniera strumentale, per costruire consenso e per alimentare logiche clientelari”. Per quanto riguarda l’evasione fiscale, la cornice in cui si inserisce il problema è la medesima: “Al Nord l’evasione è inferiore per un motivo puramente operativo: ci sono più controlli. Al Sud invece lo Stato latita e spesso per convenienza

elettorale la classe politica chiude entrambi gli occhi. Anche in questo caso, il clientelismo regna sovrano. Se, per esempio, la Guardia di Finanza avesse precisi obiettivi quantitativi, le verifiche avverrebbero con maggiore serietà. Ma, ripeto, la classe dirigente preferisce coltivare il consenso”. Realtà spendaccione e poco parsimoniose esistono anche al Nord. Ad indicarlo sono proprio le cifre elaborate dalla contabilità nazionale liberale: Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Liguria non appaiono certamente come zone caratterizzate dal risparmio. “Casi di spesa eccessiva – spiega Ricolfi – sono presenti anche nel Settentrione. Infatti concordo con Brunetta su un punto specifico: bisogna ridurre i finanziamenti per tutte le regioni a statuto speciale. Tuttavia è importante precisare una questione: al Nord le regioni che spendono tanto lo fanno comunque in maniera ragionata, non sprecano nulla. Se invece aumentassimo i fondi per quelle regioni meridionali che ricevono meno, gli sprechi lieviterebbero sensibilmente”. I problemi che inficiano un’equa distribuzione delle risorse lungo il territorio italiano sono molteplici. Quali, dunque, le vie da percorrere per invertire il trend? “Innanzitutto è indispensabile azzerare qualsiasi tipo di sussidio diretto al Sud: vengono assegnati in maniera clientelare. In cambio, sarebbe opportuno istituire una no tax region nel Mezzogiorno. Invece di elargire finanziamenti a pioggia, premierei le imprese più virtuose esentandole, per esempio, dal pagamento di Ires e Irap. è poi fondamentale elaborare precisi modelli matematici che siano effettivamente in grado di misurare gli sprechi. Si parla di federalismo fiscale da quindici anni, però manca totalmente un supporto scientifico ed informatico. Senza un dettagliato database su cui lavorare, è difficile articolare interventi incisivi”. Quindi un federalismo fiscale, realizzato sulla base di dati rigorosi, potrebbe realmente costituire una buona terapia per debellare sprechi e parassitismo? “Si, a patto che sia concepito come un processo graduale, preceduto da una fase di transizione che duri cinque anni. Le gente ha bisogno di tempo per comprendere che efficienza è sinonimo di convenienza”. 57


Barcellona controMadrid Per l’acqua e lo statuto

di Stefano Caratelli

N

on c’è solo l’autonomia a dividere le due cederla, ma che non hanno la forza di dirlo aperprime città della Spagna. Il presidente del tamente. Ma in questa primavera del 2010 tra governo catalano José Montilla è andato Madrid e Barcellona si è aperto un altro fossato a Madrid per chiedere davanti al Senato iberiche con la dialettica istituzionale c’entra poco: co per l’ennesima volta che il congelamento del un fossato senza acqua. Sono mesi che in Canuovo statuto catalano sia finalmente eliminato talogna piove poco o niente: la peggiore siccità dopo quattro anni di sin dagli anni 40 ha colesami davanti alla Corte pito l’intera Spagna: le Costituzionale. Questa riserve d’acqua sono al volta, lo scorso maggio, 46 per cento della caha parlato apertamente pacità dei bacini mentre di rapporti con lo stato le precipitazioni negli ulcentrale “in pericolo” se timi 18 mesi sono state lo statuto, approvato del 40 per cento sotto sin dal 2006 dalla Cala media. L’estate è arritalogna, non passerà vata e la situazione può l’esame della Corte Cosolo peggiorare. Il Nord stituzionale e ha accuEst, cioè la Catalogna, è sato il Partito Popolare il più colpito, con riserve di non voler deliberatascese al 20 per cento mente rinnovare alcuni della capacità. C’è il rigiudici costituzionali da schio di dover razionare tempo scaduti proprio l’acqua e così è scattaper impedire il via libera ta l’emergenza: proibito allo statuto. irrigare giardini e riempiE fin qui siamo nella re piscine, docce chiunormale dialettica di una se in spiaggia e fontane regione autonoma che pubbliche a secco. vuole ancora più autoAllo stesso tempo Barnomia e di poteri centrali cellona ha un piano José Montilla che fanno fatica a cond’emergenza che prePresidente della Generalitat de Cataluña

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Il labirinto

C’è il rischio di dover razionare l’acqua e così è scattata l’emergenza: proibito irrigare giardini e riempire piscine, docce chiuse in spiaggia e fontane pubbliche a secco.

vede di importare acqua via nave dall’Almería, nel Sud Est, e in treno da Marsiglia, in Francia. Ma ancora non basta: la crisi è troppo grave e gli orgogliosi autonomisti catalani sono costretti a chiedere aiuto a Madrid. Proprio dopo essere andato nella capitale per rivendicare l’approvazione del nuovo statuto, il presidente catalano Montilla ha dovuto ricordare a Zapatero che “anche la Catalogna fa parte della Spagna”, e chissà se gli è costato. Montilla chiedeva di prendere l’acqua dal fiume Segre, nella confinante Aragona, ma Zapatero, socialista come Montilla (ma evidentemente la rivalità centro-autonomie è più forte) gli ha risposto picche: meglio porta-

re l’acqua con treni e navi e, come soluzione di medio lungo termine, far funzionare gli impianti di desalinizzazione. La Spagna ne ha ben 950 che producono 2 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, il fabbisogno di 10 milioni di persone. Ma c’è un problema. Oltre all’acqua desalinizzatori producono anche un milione di tonnellate di CO2 l’anno e questo non piace agli ambientalisti, che sono numerosi sia tra i socialisti catalani sia tra quelli castligliani. Anche deviare i fiumi non piace agli ambientalisti e così la prospettiva più verosimile è che l’acqua a Barcellona quest’estate arriverà in nave dall’Almeria e in treno da Marsiglia. 59


La Baviera dice no e la Merkel si adegua L

Angela Merkel Cancelliere della Repubblica Federale Tedesca

a prima idea della cancelliera Angela Merkel per trovare le risorse necessarie a raddrizzare il bilancio dello Stato tedesco e mostrare i muscoli ai mercati che avevano messo sotto attacco l’euro con la scusa della crisi greca era semplice e sicuramente efficace. Aumentare le tasse, l’Iva in particolare, che in Germania su alcuni beni e servizi, come generi alimentari, ma anche tariffe alberghiere o dei taxi, è molto bassa rispetto ad altri paesi europei, il 7 per cento. A maggio, la proposta di portarla al 19 per cento, un modo sicuro per reperire subito fondi con cui abbattere il deficit e finanziare la quota tedesca degli aiuti alla disastrata Grecia. Ma aveva fatto i conti senza i laender. Anzi senza “il” laender, la regione tedesca autonoma per antonomasia, la Baviera. Il no del governatore (in Baviera si chiama Primo Ministro) Horst Seehofer, che pure rappresenta la CSU, principale alleato di governo della Merkel, è stata un no immediato e senza subordinate. Cui si sono immediatamente allineati gli altri laender governati dal centro

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Il labirinto

destra e timorosi di perdere consensi. Il no della Baviera poggia su ragioni molto solide. Infatti, solo un anno fa la Germania ha approvato una modifica costituzionale che obbliga il governo centrale e i governi dei singoli stati federati a ridurre i deficit pubblici a partire dal 2011 – una regola che secondo Berlino dovrebbe produrre a solo livello federale risparmi per 10 miliardi di euro l’anno. Tagli, quindi, non tasse! La cancelliera Angela Merkel ha potuto solo prendere atto: nella manovra triennale di bilancio da 80 miliardi di euro presentata a inizio giugno di tasse – Iva o altro – non c’è traccia. Vittime della scure che si abbatte sul bilancio federale sono altre: forti tagli alla spesa per la

difesa, abolizione del servizio militare obbligatorio, rinvio a data da destinarsi del progetto per la costruzione a Berlino di una riproduzione del Palazzo Imperiale Prussiano. Archiviata la pratica con il governo centrale di Berlino, Seehofer è tornato a dedicarsi alla crescita economica della sua Baviera e si è messo al lavoro per organizzare a Sibiu, Romania centrale, detta Horst Seehofer Primo ministro della Baviera anche “capitale dei tedeschi in Romania”, una missione di investitori tedeschi. E ha anche telefonato a Berlino per “raccomandare” alla cancelliera Merkel di far tappa a Sibiu in occasione della sua prossima prima visita di Stato a Bucarest.

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Costruzioni in Italia e nel Veneto: tutti i numeri di una crisi epocale di Marco Rambaldi

I

l mercato delle costruzioni in Italia è stato colpito in maniera particolarmente significativa dagli effetti della crisi economica. Nel 2009, secondo i rilevamenti dell’ANCE, sono stati 137.000 i posti di lavoro persi che aumentano a 210.000 considerando l’indotto. Le imprese edili fallite sono state oltre 2.000 e nei primi tre mesi del 2010 il dato ha mostrato un incremento del 30% rispetto all’analogo periodo del 2009. Negli ultimi tre anni gli investimenti nel comparto sono diminuiti del 18%, con 29 miliardi di mancata produzione. In particolare nel 2009 c’è stato un calo del 9,4%, mentre per il 2010 è prevista una riduzione degli investimenti pari al 7,1%. Inoltre tra 2003 e 2009 il numero dei bandi di gara è sceso del 55%, le compravendite hanno registrato una contrazione del 30% relativamente alle abitazioni e del 25% per quanto riguarda gli immobili non residenziali. Le cifre inerenti la produzione non accennano poi a migliorare: nel primo trimestre del 2010 c’è stata una perdita dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. 62


Per quanto concerne le opere pubbliche, la riduzione è in atto da ormai sei anni e nel 2010 gli investimenti saranno il 23% in meno rispetto al 2004. Il Veneto non è stato risparmiato dal trend negativo nazionale, risultando addirittura come una delle regioni maggiormente penalizzate. Le stime elaborate da ANCE Veneto rilevano che nel 2009 c’è stata una riduzione degli investimenti nelle costruzioni pari al 10,6%, in confronto all’anno precedente. Tra 2008 e 2010 il settore edile del Veneto ha perso il 22,3% del mercato (rispetto al 18% del dato nazionale), con il comparto delle nuove abitazioni che mostra addirittura un abbassamento degli investimenti del 37% nel triennio, dell’1,9% nel 2008 e dell’11,6% nel 2009. La flessione dei livelli produttivi dell’edilizia residenziale, durante l’anno scorso, è data dalla sintesi delle perdite relative alle nuove costruzioni (-20%) e dal ridimensionamento dei livelli di attività del recupero abitativo (-2,5%). Le difficoltà del settore stanno pesando negativamente su tutta l’economia regionale. In Veneto, infatti, gli investimenti in costruzioni rappresentano, come registrato dall’ANCE, l’11% degli impieghi del Pil regionale (per l’Italia è del 9,8%) e i lavoratori del comparto costituiscono il 21% degli occupati dell’industria e l’8,3% degli occupati in tutti gli ambiti economici. Ad incidere in modo decisivo

sull’andamento negativo è stato il mercato dei lavori pubblici, caratterizzato da una forte contrazione nel numero delle gare d’appalto. Nel corso del 2009 sono stati emessi soltanto 567 bandi di gara per lavori pubblici in senso stretto, con un valore di 1,6 miliardi: il calo, rispetto al 2008, è stato del 57%. Una tale diminuzione è attribuibile soprattutto al crollo delle attività da parte degli enti territoriali e dei Comuni, passati questi ultimi in un anno da 755 a 233 bandi, cui ha coinciso anche un calo del valore del 61%: 271 milioni contro 436 del 2008. Le previsioni per il 2010 non segnalano tuttavia dati positivi. In base alle stime dell’ANCE, a fine 2010 nel Veneto il valore degli investimenti in costruzioni risulterà pari a 13.839 milioni di euro (10,2% del totale nazionale), indicando rispetto all’anno precedente flessioni del 7,2% in valori e del 9% in termini reali. Particolarmente negativa la situazione per gli investimenti sia nell’edilizia abitativa che in quella non residenziale privata: gli impieghi in nuove abitazioni a fine 2010 saranno calati del 17,1% al netto dell’impatto del piano casa e del 14,4% al lordo dell’impatto piano casa. Per quanto riguarda le costruzioni non residenziali, la contrazione risulterà del 16,2% al netto del Piano Casa e del 15,8% al lordo. Ci sono tuttavia segmenti di mercato che, nonostante il periodo negativo in

INVESTIMENTI IN COSTRUZIONI IN VENETO 2008 milioni di €

Variazioni % in quantità su anno precedente

Abitazioni - nuove costruzioni - manutenzione straordinaria e recupero

9.210 4.779 4.431

0,7 0,3 1,0

-1,9 -4,7 1,3

-11,6 -20,0 -2,5

-7,4 -17,1 1,2

-6,1 -14,4 1,2

Costruzioni non residenziali private Costruzioni non residenziali pubbliche

4.949 2.067

-1,5 -7,2

-6,7 -10,0

-9,2 -9,3

-16,2 0,9

-15,8 0,9

16.226

-1,1

-4,5

-10,6

-9,0

-8,2

Totale investimenti in costruzioni *senza effetto Piano Casa 2 e con Piano Piccole Opere **con effetto Piano Casa 2 e con Piano Piccole Opere Fonte: elaborazione ANCE - ANCE Veneto

63


Il Partenariato Pubblico Privato-nel Veneto - Percentuale delOpere PPP sulle Opere nel periodo 2 2. - Il Partenariato Pubblico Privato nel Veneto Percentuale del PPP sulle pubbliche pubbliche nel periodo 2002-2009 Importi in milioni di euro mporti in milioni di euro 62,1 50 40 28,6

30 20 10 0

13,9

11,9 1,3 2002

1,4 2003

5,7

2,9 2004

6,2 5,5

2005 NUMERO

13,0 3,4 2006

5,4

4,9

2007

2008

8,9

11,9

2009

IMPORTO

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati dell’Osservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico Privato - (www.infopieffe.it)

borazione CRESME Europa Servizi su dati dell’Osservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico Privato - (www.infopieff cui versa l’edilizia, hanno mostrato una notevole crescita lungo tutto il territorio nazionale: il partenariato pubblico-privato (33% degli importi dei bandi di gara nel 2009, cioè +53,6%) e il Facility Management (+36,3%). Il Veneto negli ultimi anni si è caratterizzato soprattutto per un’imponente crescita delle iniziative di partenariato: sono passate dalle 76 del 2008 alle 103 del 2009, portando il loro ammontare a 665 milioni, con un’impennata del 272%. L’incidenza del partenariato pubblico-privato sul valore complessivo del mercato veneto nel 2009 ha raggiunto il 28,6%, mentre nel 2008 era del 9%. Il periodo compreso tra 2003 e 2008 è stato caratterizzato da un autentico boom del project financing nella regione: sono state pubblicate 130 gare che hanno raggiunto un valore complessivo di 1.425 milioni di euro, di cui 289 per gare ad iniziativa pubblica e 1.136 per gare ad iniziativa privata. Questi dati evidenziano una crescita di mercati “diversi” rispetto alla tradizionale sola esecuzione. Sempre più la costruzione si accompagna, 64

come nel caso delle concessioni, ad una attività di gestione che richiede competenze e/o una capacità di aggregazione e di collaborazione con tipologie imprenditoriali differenti dall’impresa edile tradizionale. Egualmente, assume un’incidenza quantitativa sempre più rilevante l’integrazione tra costruzione e servizi. La crescita del mercato del Facility Management ne è una conferma. E - come sottolinea il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini nell’intervista esclusiva ad EST – si tratta di un cambiamento strutturale destinato a ripercuotersi sulle strategie imprenditoriali e a cambiare il modo stesso di essere impresa edile, sempre più integrata rispetto a nuove funzioni. Del resto i numeri parlano chiaro, restare ancorati al vecchio mercato della mera esecuzione vorrà dire sempre più esasperata competizione, difficoltà di sopravvivere, margini sempre più risicati, insomma cambiare è possibile e sicuramente più vantaggioso. E chi lo farà per primo avrà maggiori chances di vincere la partita.


Non solo costruzioni

La duttilità del Facility Management

L’

evoluzione del settore edile richiede alle imprese di non limitarsi alle attività di costruzione, ma impone loro di svolgere una molteplicità di nuovi compiti legati all’evoluzione tecnologica e alle esigenze di ecosostenibilità. Anche sotto il profilo dei finanziamenti è in atto un importante cambiamento, con l’affermazione di formule che permettono di sopperire alla carenza di fondi pubblici. Si tratta di novità che possono dare un importante contributo per rilanciare un comparto particolarmente penalizzato dalla crisi. Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, prevede che per innescare la ripresa saranno tre gli elementi decisivi. “Il facility management, il partenariato pubblico privato e l’energy technology sono i driver che orienteranno il nuovo ciclo positivo edilizio che dovrebbe ripartire dal 2011.” Il primo cambiamento sostanziale è legato al passaggio dai tradizionali sistemi di gestione al facility management. Esso comprende tutte le attività che non sono incluse nel core-business di un’impresa ma che riguardano l’ampio ventaglio dei servizi utili agli edifici. Il fenomeno ha introdotto processi innovativi nel settore delle costruzioni, come spiega Bellicini: “Intere porzioni del mercato della manutenzione vengono assorbite da modelli di offerta che si basano sui servizi e non sui lavori”.

Il facility management è nato negli Usa negli anni a cavallo tra gli anni '50 e '60, si è sviluppato negli anni ’70 ed è decollato in Europa negli anni ’80. Molto spesso è incentrato sull’esternalizzazione dei servizi, incentivandone l’ottimizzazione e la razionalizzazione, con una riduzione dei costi che arriva a toccare anche il 30%. Il facility management permette di intervenire su svariate funzioni: la manutenzione ordinaria, l’abbattimento di barriere architettoniche, la domotica, l’adeguamento normativo dei contratti, il risparmio energetico, la riduzione del consumo idrico e la configurazione tecnologica. Le nuove esigenze, dettate da un mercato in continua evoluzione, hanno determinato un autentico boom di queste attività nonostante le difficoltà attraversate dal settore edile: secondo le ultime stime elaborate dal Cresme, il 2010 registrerà una crescita del 36,3% del facility management. Un aumento che, per Bellicini, è strettamente correlato ad un Lorenzo Bellicini ampliamento dei compiti per le Direttore del Cresme imprese. “Il mercato di oggi richiede una forte duttilità e le necessità per le imprese di integrarsi con i servizi. Sono finiti i tempi in cui si ragionava soltanto nell’ottica del costruire e vendere. Bisogna interrogarsi su tutti gli aspetti connessi al concetto di gestione. Una simile modifica incide automaticamente anche sul modo di costruire”. 65


Economia veneta: la crisi dell’edilizia mette a rischio lo sviluppo di Francesco Deloni

L

o sviluppo economico del Veneto non può prescindere da una ripresa del settore edile, autentico cardine dell’intera industria regionale. Le costruzioni infatti incidono sull’11% del Pil veneto e rappresentano un enorme moltiplicatore di ricchezza. Ogni euro investito in Veneto nel comparto edile produce mediamente 2,80 euro di ritorno. Una tale dinamica è determinata dalla concatenazione di una serie di fattori che generano la cosiddetta “creazione del valoreâ€?. Il primo elemento di guadagno è dato dall’impatto diretto, cioè dal puro profitto per le imprese. In

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secondo luogo c’è l’effetto esercitato dall’impatto indiretto, che consiste nell’aumento di fatturato a monte e a valle nella catena del valore. C’è infine l’impatto indotto, che corrisponde all’incremento del fatturato nelle imprese per effetto della crescita dei consumi indotti dalla maggior ricchezza creata. Si tratta di un calcolo semplice ed immediato, elaborato da uno studio del The European-House Ambrosetti per ANCE Veneto che ha analizzato la funzione dell’edilizia all’interno dell’economia veneta. A livello di “creazione del valoreâ€? il mercato delle costruzioni si segnala come il terzo comparto in assoluto, preceduto soltanto dalle ferrovie e dalla salute, posizionandosi addirittura davanti settori consistenti come quello metalmeccanico, agricolo e automobilistico. Lo studio del Gruppo Ambrosetti mostra quindi come intercorra una strettissima correlazione tra l’edilizia e la crescita regionale: l’aumento del valore aggiunto del settore edile è direttamente proporzionale a quello di tutto il Veneto. Un simile andamento è spiegabile anche con le cifre relative all’occupazione: le persone attive nel mercato delle costruzioni rappresentano l’8,1% dei lavoratori. Si tratta prevalentemente di operai (74%), di una discreta quantitĂ  di impiegati e di un esiguo numero di dirigenti (2%). Tutti però sono accomunati da uno stesso denominatore: la crisi sta falcidiando con particolare intensitĂ  l’edilizia. Tra 2008 e 2009 sono stati bruciati 10.980 posti

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IMPATTI SULL'ECONOMIA - CONTRIBUTO AL PIL Incidenza delle costruzioni sul PIL regionale

Costruzioni 11%

Altri settori 89%

Pubblico 13%

Privato 87%

Fonte: elaborazione CRESME Europa Servizi su dati dell’Osservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico Privato - (www.infopieffe.it)

di lavoro, registrando quindi una contrazione del 6,1%. Soltanto nella meccanica è stato riscontrato un dato peggiore, con 28.362 posti in meno e una perdita dell’8,7%. A scatenare questo crollo è stato vero e proprio circolo vizioso, spiegato con una visione sistemica degli investimenti, la cui la diminuzione è causa della minor domanda e della minor produttività. L’unico modo per innescare nuovamente un andamento virtuoso sarebbe quello di sostenere in maniera decisa gli investimenti così da ottenere automaticamente nuova linfa vitale per la domanda e ripristinare un buon tasso di costruzione. Le previsioni effettuate da Ambrosetti indicano che da qui al 2013 ci sarà un progressivo incremento degli investimenti, restando però ben distanti dalle cifre degli anni scorsi. Nel 2006 è stato toccato il picco di 17.180 milioni di euro e da lì è iniziata una discesa inesorabile: 16.991 nel 2007, 16.226 nel 2008, 14.917 nel 2009 e 13.317 nel 2010. Dall’anno prossimo ripartirà la crescita con 13.317 milioni, per poi arrivare 13.385 nel 2011, a 13.481 nel 2012 e 13.651 nel 2013. Un sensibile miglioramento, senza però ritornare ai valori del 2006. Le costruzioni catalizzano una così elevata quantità di fondi poiché sono caratterizzate da una filiera estremamente ampia che comprende una molteplicità di mestieri, mansioni e contesti. Una nuova costruzione prevede infatti la preparazione del sito, la movimentazione e ovviamente

tutte le operazioni di edificazione. Ci sono quindi i differenti aspetti legati ai lavori di ristrutturazione e a tutte le procedure di manutenzione. Indispensabili sono poi sia le forniture dei materiali (per esempio il cemento) e dei prodotti (come le finestre) che i servizi correlati come le installazioni, le decorazioni e le certificazioni. Altre implicazioni ed ambiti professionali sono inoltre evocati dalla progettazione e dalla promozione, dai calcoli, dalla pianificazione e dalle gestione dei progetti, dall’organizzazione della sicurezza. Si tratta di un autentico universo ramificato in maniera capillare in svariati ambiti dell’economia e della società: questa struttura descrive efficacemente come le difficoltà dell’edilizia si riverberino su imprese e lavoratori di numerosi e differenti ambiti, producendo un vero e proprio effetto domino. Un altro punto cruciale per lo sviluppo del settore risiede infine nella semplificazione amministrativa. Il Veneto è, infatti, la seconda regione italiana per perdite economiche del comparto edile dovute ai tempi amministrativi. Al primo posto di questa particolare classifica si piazza la Lombardia, con uno spreco di 275 milioni di euro. Il Veneto ha accumulato perdite per 157 milioni di euro, che corrispondono a 900 posti di lavoro bruciati durante il 2009. Numeri impressionanti che testimoniano come uno snellimento della burocrazia possa costituire un elemento essenziale per attivare la ripresa. 67


IVA sulle case da correggere Tutti ricordano il decreto Bersani-Visco con cui a luglio del 2006 fu alleggerito il carico fiscale e semplificati gli adempimenti per le compravendite di abitazioni. Fu un passaggio importante che contribuì a sbloccare il mercato con un positivo impatto pro-ciclico e anche a far emergere sacche di elusione fiscale sul lato dell’intermediazione immobiliare. Tra l’altro, la riforma introdusse il regime di esenzione dall’IVA per le cessioni di abitazioni da parte delle imprese di costruzione o di ristrutturazione purchè fossero trascorsi 4 anni dall’ultimazione dei lavori. Nel caso che l’impresa di costruzioni avesse dato in affitto in regime di edilizia convenzionata dopo l’ultimazione, il termine dei 4 anni cadeva e restava in caso di vendita l’imposizione dell’Iva oltre quel termine temporale. La materia, oltre a essere disciplinata dalla riforma del 2006 che ha modificato la precedente normativa che risaliva all’inizio degli anni 70, è anche oggetto di una specifica direttiva comunitaria dello stesso anno del decreto Bersani-Visco, il 2006. Questa, tuttavia, si limita a definire una cornice per l’imposizione sul valore aggiunto nel settore immobiliare, ma non prescrive rigidamente agli stati membri la casistica del regime di esenzione. Di conseguenza ciascun paese ha modulato il regime di esenzione dall’Iva secondo le sue specificità, lasciando comunque vasto spazio opzionale di manovra ai soggetti economici interessati. Questa lunga premessa era necessaria per poter inquadrare il problema che l’ANCE si sta attivando per risolvere. Il regime di esenzione dall’Iva, infatti, prevede anche che le imprese di costruzione che – in Italia obbligatoriamente – lo utilizzano, siano costrette a restituire parte dell’imposta già detratta durante la fase di costruzione dell’immobile e si vedano ridotta sostanzialmente l’Iva detraibile per l’anno in cui vengono effettuate operazioni di vendita in esenzione da Iva. Caso concreto. Un’impresa di costruzione vende l’immobile destinato ad abitazione dopo oltre 4 anni dal termine dei lavori. è nel regime – ripetiamo obbligatorio – di esenzione come soggetto passivo. Vale a dire non incassa l’Iva. Ma per conseguenza deve restituire parte dell’imposta che già aveva legittimamente detratto durante i lavori di costruzione e si vede anche ridurre l’Iva detraibile per l’anno in cui ha luogo la vendita. In un momento di crisi come l’attuale, questo meccanismo si traduce in un aggravio di costi difficilmente sostenibile, che penalizza fortemente soprattutto le imprese che non riescono a vendere subito, o comunque prima dei 4 anni, l’immobile che hanno costruito. Una situazione sicuramente poco diffusa nel 2006, quando il mercato tirava e il problema era semmai star dietro alla domanda. Ma oggi quella norma, pensata per sostenere il mercato, si è trasformata in una penalizzazione che riguarda molte imprese. Per questo l’ANCE ha affidato allo studio specializzato CBA un esame approfondito sia della direttiva europea, sia soprattutto della legislazione con cui è stata recepita dai principali paesi europei con una legislazione in materia di compravendite immobiliari simili a quella italiana: Francia, Germania, Spagna, Belgio. Le conclusioni tecnico-giuridiche della CBA, che proprio in questi giorni sono state consegnate all’ANCE, evidenziano come le legislazioni degli altri paesi abbiano adottato la direttiva lasciando agli operatori economici, le imprese di costruzioni, ampia facoltà di optare o meno per il regime di esenzione Iva, con una chiara visione della leva fiscale legata al ciclo dell’economia. La Francia in particolare a marzo di quest’anno ha introdotto un nuovo sistema impositivo per le compravendite immobiliari che sposta di un anno il limite temporale oltre il quale scatta il regime di esenzione Iva (5 e non 4 anni dall’ultimazione della costruzione) ma soprattutto consente all’impresa venditrice di optare per il normale regime Iva anche oltre il limite temporale. Il rapporto CBA raccomanda quindi anche in Italia l’introduzione di un regime opzionale che lasci alle imprese di costruzione la possibilità di modulare la scelta di esenzione o meno da Iva a seconda del ciclo economico e delle specifiche esigenze dell’impresa. Nel dettaglio, CBA formula tre ipotesi di modifica del regime attuale: • applicazione dell’Iva su opzione dell’impresa che vende l’immobile anche dopo i 4 anni dell’ultimazione dei lavori • mantenimento del regime di Iva obbligatoria per i primi 4 anni • lasciare al locatore l’opzione Iva per le costruzioni abitative destinate alla vendita e temporaneamente concesse in affitto. Ora sarà la stessa ANCE a portare avanti le legittime istanze delle imprese che rappresenta nelle appropriate sedi istituzionali. Come in ogni operazione di vera lobby si cercano soluzioni tecnicamente valide dirette a correggere meccanismi inceppati nell’interesse certo della categoria ma anche di un buon funzionamento generale dell’economia produttiva e del mercato.


Imprese e sindacati fanno partire la Borsa Lavoro dell’edilizia

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di Emanuele Incanto

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L

a data è fissata: aprile 2011. Tra meno di un anno entrerà in vigore il sistema della Borsa Lavoro dell’edilizia. Una svolta importante, destinata a migliorare l’efficienza dell’allocazione delle risorse umane in un momento difficile per l’economia e drammatico per l’edilizia, e che indica anche una accelerazione nell’azione di rilancio degli organismi bilaterali tra le parti sociali che segnano una positiva specificità dell’industria delle costruzioni italiane. Si tratta di un importante sforzo comune di imprese e sindacati che proprio nel momento di maggiore difficoltà hanno ritrovato coesione e responsabilità per fare fronte comune e soprattutto gettare le basi per un futuro di crescita basato sulla qualità, su regole efficaci e non sterilmente soffocanti, sull’investimento nelle risorse umane. Vediamo nel dettaglio cosa prevedono gli accordi sottoscritti nell’ambito del rinnovo del contratto di lavoro, che ha introdotto tra l’altro significativi aumenti salariali legati alla produttività territoriale. Per quanto riguarda la Borsa Lavoro, viene assegnato al FORMEDIL un ruolo propulsivo importante soprattutto nella fase di avvio del nuovo istituto. Sarà proprio il FORMEDIL infatti, attraverso le sue articolazioni, che svolgerà l’attività di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro. L'entrata in vigore effettiva della Borsa Lavoro è prevista come si diceva ad aprile 2011, ma sarà preceduta da un periodo di sperimentazione realizzata dallo stesso FORMEDIL. In particolare l’intervento del FORMEDIL si ispirerà all'intervento delle Scuole Edili al fine di salvaguardare la professionalità dei lavoratori andati in esubero per creare loro un supporto sia con l’offerta di piani formativi e di qualificazione sia con l'inserimento dei lavoratori rimasti disoccupati in un'apposita banca dati che, in collegamento con il Centro per l'impiego, darà avvio ai processi di ricollocazione. Gli accordi prevedono anche sgravi per le imprese che assumano i lavoratori colpiti dalla disoccupazione. Più in generale, imprese e rappresentanti dei lavoratori hanno colto l’occasione del rinnovo del contratto nazionale per darsi alcune regole fondamentali che consentano di valorizzare al meglio il ruolo e la funzione

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strategica delle Casse Edili, delle Scuole Edili e dei Comitati paritetici territoriali per la sicurezza in autentica ottica di sistema. In pratica si tratta di un vero e proprio riordino complessivo del sistema bilaterale in edilizia. Accanto alla partenza della Borsa Lavoro, infatti, le parti sociali hanno definito una posizione comune sugli ammortizzatori per fronteggiare la crisi del settore con un sistema a sostegno dei lavoratori attraverso il supporto degli Enti paritetici. L'obiettivo è introdurre una nuova prestazione economica, ad integrazione di quella di disoccupazione, in favore degli operai licenziati, utilizzando e valorizzando lo strumento della bilateralità per garantire un sostegno economico in favore dei disoccupati, favorirne la partecipazione in processi di formazione e riqualificazione e, soprattutto, che risorse umane preziose escano dal settore. Per raggiungere questi obiettivi occorre ridurre l'attuale aliquota contributiva della Cigo, attualmente pari al 5,20%, a fronte dell'1,90% - 2,20% degli altri settori dell'industria. Verrà chiesta al Governo una riduzione di due punti in modo da utilizzare il risparmio per costituire un apposito Fondo in Cassa Edile per l'erogazione di un'integrazione alla disoccupazione speciale e alla Cassa integrazione. Altro importante capitolo riguarda la formazione e sicurezza sul lavoro per consolidare il ruolo dei Cpt di assistenza alle imprese ed ai lavoratori. Imprese e sindacati si sono impegnati ad individuare entro giugno una percentuale del contributo, fissato territorialmente, che andrà interamente dedicata alla finalità di consulenza e assistenza alle imprese all'interno dei cantieri. Insomma, con gli accordi di aprile le parti sociali dell’edilizia prefigurano un sistema finalizzato a rendere gli organismi paritetitici più efficaci, efficienti e trasparenti, sia a livello nazionale che territoriale. Anche per quanto riguarda le regole economiche. Per le Casse Edili la percentuale massima dei costi di gestione, comprensivi del costo del lavoro e delle consulenze, e per le Scuole Edili e i Cpt il costo massimo del personale e delle collaborazioni esterne, non potranno essere superiori alle percentuali che saranno stabilite dalle parti. Ob-


Imprese e sindacati si sono impegnati ad individuare entro giugno una percentuale del contributo che andrà interamente dedicata alla finalità di consulenza e assistenza alle imprese all'interno dei cantieri

blighi analoghi sono previsti per gli Enti paritetici nazionali – Cnce, FORMEDIL e Cncpt. Entro 6 mesi dal contratto, vale a dire per ottobre 2010, gli Enti nazionali dovranno individuare le aliquote di equilibrio. Imprese e rappresentanti dei lavoratori hanno anche ribadito l’obbligo per gli Enti paritetici di adottare il bilancio tipo - che andrà poi certificato da società individuate a livello nazionale e trasmesso sia alle parti sociali sia ai corrispondenti Enti paritetici nazionali entro il 31 maggio successivo all'anno di riferimento. A partire dall’anno d’esercizio in corso, inoltre, le Casse Edili dovranno affidare alla società di revisione dei tre Enti l'incarico di redigere, entro il 30 giugno di ogni anno, un bilancio consolidato per avere un quadro d’insieme delle situazioni economiche, patrimoniali e finanziarie degli Enti. A loro volta, gli Enti nazionali avranno lo stesso obbligo nei confronti della Cnce. Gli Enti paritetici territoriali che fossero inadempienti saranno

segnalati alle parti sociali. Per quanto riguarda il contratto vero e proprio, quello rinnovato ad aprile introduce per la prima volta l'elemento variabile della retribuzione (EVR), che sostituisce il vecchio elemento economico territoriale (EET). Si tratta di uno snodo importante nelle relazioni industriali nell’edilizia che rappresenta un importante passo in avanti in direzione dell'adeguamento del settore dell’edilizia a quanto previsto negli altri comparti dell'industria in materia di produttività. L'EVR è di fatto un premio variabile che sarà correlato ai risultati conseguiti in termini di produttività, qualità e competitività nel territorio e non avrà alcuna incidenza sulle altre voci retributive, compreso il trattamento di fine rapporto. L’esigenza a cui si è voluto dare risposta è quella di dar vita ad un elemento della retribuzione che sia maggiormente ancorato all'andamento congiunturale del settore al livello territoriale, tenendo presente anche lo specifico livello aziendale. 73


Verso un nuovo equilibrio economico e per un sistema bilaterale più efficiente

Gabriele Buia Vice Presidente dell'ANCE

Intervista al Vice Presidente dell’ANCE Gabriele Buia dopo la firma del nuovo CCLN di Martino Almisisi

U

n contratto approvato rapidamente, un contratto collettivo di lavoro per l’edilizia che ha trovato d’accordo tutte le sigle sindacali. Diversamente che in altri comparti produttivi, nelle costruzioni l’accordo è stato unanime. “Era un obiettivo imprescindibile – sottolinea Gabriele Buia, vicepresidente dell’ANCE con la delega ai rapporti sindacali e al lavoro. Del resto il nostro settore si caratterizza fin dal dopoguerra per un dialogo e un confronto non solo potremmo dire sulle regole, ma concretamente, nei fatti, ovvero nella gestione bilaterale di un sistema assistenziale e di “politiche” sociali che trova una attuazione appunto concreta negli enti paritetici, le Casse Edili, le scuole e il comitati paritetici territoriali per la sicurezza.” E proprio gli enti bilaterali sono al centro dei contenuti più innovativi del contratto da poco siglato dalle parti sociali. “Se vogliamo sintetizzare possiamo sicuramente affermare che le principali novità riguardano

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l’avvio di un processo di razionalizzazione del sistema bilaterale e l’introduzione di un nuovo modello di contrattazione di secondo livello. La crisi impone una riflessione e interventi anche all’interno del nostro sistema di gestione della bilateralità. Con il sindacato ci siamo trovati d’accordo che è urgente trovare un nuovo equilibrio economico e gestionale, funzionale ad una maggiore adesione dei servizi offerti verso le esigenze delle imprese che ne sostengono i costi. Il nostro è un sistema che trae la sua ricchezza da una storia radicata nel tempo, pieno di valori indiscutibili ma che deve modernizzarsi. Così abbiamo fatto chiarezza sui ruoli delle scuole e dei Cpt in materia di sicurezza, ribadendo che compito di questi ultimi è assistere le imprese ed evitare che si trovino inadempienti rispetto alla legge, consentendo loro di ridurre i costi. Mentre la formazione è di competenza delle scuole, chiamate a svolgere un ruolo determinante in questa fase dove mol-


te risorse umane sono a rischio di espulsione dal settore, con la conseguenza di vedere impoverito il sistema sul piano delle competenze e delle professionalità. E qui si inserisce anche una delle principali novità del contratto, l’avvio in via sperimentale di una rete di Borsa Lavoro che sarà coordinata dal Formedil e gestita dalle scuole edili a livello territoriale. Non una nuova agenzia ma un’evoluzione del processo di qualificazione dei lavoratori. La borsa Lavoro costituisce il terminale del percorso in fase di completamento della costruzione di una banca dati delle professionalità attraverso il libretto formativo e delle competenze. Un sistema che si è rafforzato con l’istituzione delle 16 Ore di formazione obbligatoria prima dell’ingresso in cantiere che dall’anno prossimo andranno a regime. Con la borsa le imprese avranno a disposizione una mappa della forza lavoro dove attingere e selezionare. In questo modo riteniamo che si possano concretamente contrastare i rischi di destrutturazione del sistema mantenendo legati al settore lavoratori che per le loro competenze risulteranno essenziali nella fase di ripresa del ciclo.” Quali novità invece per le Casse Edili? “Abbiamo individuato un percorso evolutivo che consente di migliorarne la gestione e di rafforzarne il ruolo di baluardo della legalità. Se il DURC è la pietra miliare di un sistema di verifica della congruità contributiva esso deve essere migliorato e reso sempre più efficace. Stiamo operando affinché le Casse Edili diventino un interlocutore privilegiato per gli enti ispettivi e il nostro auspicio è che si giunga rapidamente a

livello territoriale a tavoli di coordinamento così da razionalizzare le attività di controllo, concentrandoli sulle situazioni a rischio ed evitando duplicazioni, finendo per controllare sempre le stesse imprese o i cantieri più grandi e spesso più regolari, tralasciando quelle realtà dove invece spesso prevale l’illegalità diffusa, migliorando così i controlli, rendendoli più efficaci e più ampi.” Sul fronte salariale invece cosa cambia? “Insieme al sindacato abbiamo riflettuto concretamente sugli effetti della crisi cercando una soluzione equilibrata che da un lato riconoscesse il valore della mano d’opera e dall’altro tenesse conto del difficile momento che vivono le imprese, molte delle quali rischiano la chiusura. Egualmente, abbiamo cercato di guardare avanti, in modo concreto, partendo anche dalle diversità profonde che caratterizzano il nostro territorio così come le differenti situazioni aziendali. Il risultato è un meccanismo che intreccia valutazioni oggettive a valutazioni soggettive, correggendo gli indicatori sulla base di equilibri attenti alle specificità locali e in relazione al livello di difficoltà in cui si trovano le singole imprese. Si tratta di un sistema nuovo, che nasce da una situazione straordinaria, ma che a nostro parere pone le basi per una più corretta definizione degli aumenti salariali da riconoscere. Siamo certi che il risultato favorirà la tenuta di molte imprese assicurando un livello più ampio di occupazione, senza privare i lavoratori di un giusto riconoscimento e di una giusta crescita reddittuale.” 75


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Il nuovo Contratto Nazionale per l'Edilizia A colloquio con Walter Schiavella, Segretario Generale della Fillea-Cgil Walter Schiavella Segretario Generale della Fillea-Cgil

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ella notte tra il 19 e il 20 aprile è stato firmato il nuovo contratto nazionale per l’edilizia. L’accordo riguarda oltre 1,2 milioni di lavoratori e 300mila imprese ed è stato siglato unitariamente tra Ance, Fillea-Cgil,Filca-Cisl e Fenea-Uil. Walter Schiavella, segretario generale della FilleaCgil, esprime piena soddisfazione per i contenuti dell’intesa: “Gli aspetti normativi del contratto rappresentano una risposta seria ed efficace alle esigenze dei lavoratori e al bisogno di qualità e sostenibilità della crescita. Vengono affrontati in maniera diretta alcuni passaggi essenziali: il rapporto tra formazione ed ammortizzatori sociali e il tema della borsa-lavoro. Nel testo c’è poi un’innovazione di grande portata: viene ridefinita una variabilità territoriale del salario che era già presente nel vecchio contratto e che viene rimodulata su funzioni più efficaci, in quanto più attente alla singola situazione delle imprese”. Il testo contiene un avviso comune su contribuzione e ammortizzatori sociali,

in cui è presente una precisa richiesta rivolta al governo affinché siano potenziate le politiche attive del lavoro e gli ammortizzatori sociali, estendendone durata, copertura ed accesso. Proprio in relazione a questo punto, Schiavella lancia un appello. “Lo Stato deve intervenire sul terreno degli ammortizzatori sociali per produrre un loro raddoppiamento. La crisi continua a mordere e i dati indicano una riduzione di 100.000 iscritti alle casse edili, mentre crescono il sommerso ed il lavoro nero. Per fronteggiare le attuali criticità, è necessaria una strategia nazionale, in cui la solidarietà non deve essere né aiuto né carità, ma condivisione di scelte, priorità e responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.”. Durante una congiuntura economica sfavorevole, aumenta la tentazione di imboccare le vie dell’illegalità. “Per questo servono con estrema urgenza regole chiare, controlli adeguati e sanzioni dure”. La firma dell’intesa non ha tuttavia placato le polemiche relative alle modalità da seguire per articolare la contrattazione. “Se c’è un contesto che necessita di regole nazionali – afferma Schiavella – è proprio quello della contrattazione. Bisogna quindi combattere l’ipotesi di una disarticolazione dei contratti nazionali ed evitare una ridefinizione delle regole su scala regionale”. Secondo il segretario della Fillea, il settore edile presenta precise peculiarità “poiché le imprese sono estremamente mobili sul territorio. Una condizione che impone quindi di posizionare le parti sullo stesso livello, con le stesse condizioni di partenza e le stesse capacità di operare. Con l’articolazione regionale dei contratti si determinerebbe invece un’evidente disparità”. 77


La domotica nel restauro dei beni architettonici

L’

utilizzo delle nuove tecnologie trova nei restauri architettonici un campo di applicazione in cui risulta evidente come l’innovazione possa essere al servizio della conservazione di beni di rilevanza storica e artistica consentendo interventi che siano al contempo scientifici, completi e soprattutto non invasivi. Ricorrendo alle nuove tecnologie è infatti possibile intervenire nelle diverse fasi del restauro: quella iniziale di analisi e indagine diagnostica, quella più propriamente conservativa, quella di valorizzazione del bene e quella che consente di rendere fruibili gli spazi adattandoli alle moderne esigenze.

Villa dei Vescovi - Luvigliano di Torreglia (PD)

La domotica al servizio della conservazione In questo contesto, in cui l’innovazione tecnologica ricopre un ruolo fondamentale nel processo di conservazione del patrimonio artistico 78

VIMAR: tasti domotici

e architettonico, la domotica rappresenta uno strumento di tutto rilievo. Lo stesso Comitato Elettrotecnico Italiano raccomanda l’uso di questa tecnologia (Guida CEI 83-11) negli edifici pregevoli per rilevanza storica e artistica in quanto poco invasiva. Infatti il doppino, cioè il cavetto utilizzato per gli impianti domotici, non necessita di una canalina dedicata ma può essere usato all’interno di quelle esistenti, come ad esempio quelle già utilizzate per le linee di energia (dove passa l’impianto tradizionale) senza dover intervenire con opere murarie. Se inoltre sono presenti all’interno dell’edificio degli interruttori di pregio (ad esempio in ceramica) è possibile mantenerli e utilizzare delle interfacce per collegarli al sistema domotico.

By-me di Vimar: la soluzione ideale Il sistema domotico By-me di Vimar offre interessanti prestazioni proprio nel campo del restauro dei beni storici in quanto consente di integrare tra loro varie funzioni - quali sicurezza, comfort, rispar-


mio energetico, controllo e comunicazione - rendendole gestibili da un unico punto di comando. L’ideale in edifici di ampia metratura in cui l’amministrazione centralizzata di tutte le varie funzioni è sinonimo di una efficace ed efficiente gestione. In modo semplice, intuitivo ma soprattutto integrato, By-me permette di: • incrementare notevolmente la sicurezza di un edificio, intesa nelle due accezioni di security - sicurezza nei confronti di violazioni esterne - e safety - incolumità da pericoli ambientali; • ottimizzare il benessere gestendo in modo integrato clima, illuminazione, automazioni e offrendo anche la possibilità di predisporre - e successivamente richiamare - numerose e diverse combinazioni di temperatura, illuminazione e comfort configurate sulle necessità quotidiane;

• garantire risparmio energetico, attraverso una gestione intelligente dei vari dispositivi presenti nell’edificio; • avere sotto controllo l’intero edificio, supervisionando tutto il sistema con pochi e semplici gesti sui pannelli di comando; • comunicare in modo bidirezionale, attraverso il cellulare, lo schermo televisivo o il computer. Inoltre i dispositivi Vimar in radiofrequenza, che non necessitano di cablaggi né di batterie e che possono essere applicati su qualsiasi superficie (vetro, legno, muro), consentono di estendere l’impianto senza dover intervenire con opere murarie.

Vimar e FAI – Fondo Ambiente Italiano A riprova di quanto la domotica possa contribuire a far rivivere la tradizione e la storia dei nostri beni architettonici, è stato recentemente siglato un accordo di collaborazione tra Vimar e Fondo Ambiente Italiano che prevede la fornitura da parte dell’azienda di Marostica del materiale elettrico e domotico necessario per la ristrutturazione di alcuni Beni storici appartenenti al FAI. Viene così riconosciuto l’impegno profuso da Vimar nella continua ricerca e sviluppo di innovative soluzioni impiantistiche in grado di tutelare il valore storico e architettonico degli edifici. Impegno che si riscontra nell’elevata qualità dei prodotti, nell’accurata scelta di materiali e colori, nella continua attenzione al design e allo stile. La partnership, iniziata nel 2009 con la fornitura di tutto il materiale elettrico necessario per la ristrutturazione della foresteria dell’Abbazia di San Fruttuoso di Camogli, proseguirà anche nel 2010 con la fornitura di tutto il materiale per la realizzazione di un impianto elettrico e domotico all’interno di Villa dei Vescovi, splendida dimora del XVI secolo situata in provincia di Padova e primo Bene FAI nel Veneto.

VIMAR: comandi in radiofrequenza


Portogallo tra moderne architetture e città d'arte di Giuseppe Nannerini, Direttore de “L'Industria delle Costruzioni” Nasce con questo numero una nuova rubrica, che abbiamo chiamato “La stazione” per indicare il luogo di partenza e di arrivo di un viaggio, perché da questo numero proveremo a raccontare brevemente un viaggio, attraverso un reportage d’autore, ovvero attraverso gli occhi e le parole di un esperto, di un amico di Est che ci invita appunto a partire.

Il fenomeno dell’Architettura portoghese non può essere compreso se non si prende in considerazione la complessa realtà di un paese che, in poco più di trent’anni, ha subito trasformazioni politiche, economiche, sociali e culturali di una forza ed intensità senza eguali. Una concentrazione, in un tempo e in uno spazio relativamente limitati, di rinnovamenti politici, di energie, di impegni, di aperture ad altre realtà continentali e straniere. Una realtà difficile da comprendere nella sua storia ed essenza per noi europei, per i quali dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è come se tutto fosse nella norma o dovuto, dalle po80

litiche statali all’organizzazione sociale, dal funzionamento dei servizi al rapporto con i cittadini. L’Europa ha conosciuto un diffuso e crescente benessere per oltre 60 anni. Il Portogallo invece è stato vittima dell’oscurantismo isolazionista per volere del regime di Antonio Oliveira Salazar e solo con la “Rivoluzione dei Garofani”, il colpo di stato del 25 aprile del 1974, è stato restituito ad una stagione nuova. Il piano straordinario di edilizia residenziale pubblica, varato per far fronte al drammatico problema della casa, dà inizio ad una fase di grandi opportunità per gli architetti e per tutti gli operatori nel campo dell’edilizia. Furono costruiti migliaia di alloggi per i ceti meno abbienti.


LA STAZIONE

Ruolo fondamentale nell’architettura portoghese viene svolto da Fernando Távora, figura di riferimento per la critica nei confronti della sofisticata ortodossia modernista e contemporaneamente contro l’eclettismo accademico, intorno al quale viene a crearsi un’identità di pensiero, un gruppo culturalmente unito conosciuto come “la Scuola di Porto”. La Scuola è per un’architettura sobriamente moderna sganciata dalle ideologie, criticamente avanzata, legata al contesto, rispondente alla topografia del luogo, sensibile alla luce e fondata sulle risorse (forme, caratteri, materiali, genius loci) della regione: il “Regionalismo Critico” come definito da Kenneth Frampton. La Scuola di Porto, oltre Alvaro Siza, vede coinvolta e impegnata anche la generazione successiva che annovera tra i maggiori esponenti Adalberto Dias, Maria de Graça Nieto, José Manuel Soares, Eduardo Souto de Moura. Tra la fine degli anni ‘80 e i primi degli anni ’90, l’ingresso del Portogallo nell’Unione Europea (1986) darà un nuovo impulso all’economia,

Il gruppo dei Giovani di ANCE Bergamo durante la visita al museo Casa das Histórias di Eduardo Souto de Moura

favorendo lo sviluppo del territorio con grandi trasformazioni. L’EXPO 1998 ha costituito un’ulteriore occasione per un’attività progettuale che si è manifestata con veri e propri capolavori. Insieme ad un gruppo di giovani imprenditori edili di ANCE Bergamo siamo partiti da Lisbona dove abbiamo visitato l’Istituto Superiore di Economia dell’Università di Lisbona, di Gonçalo Byrne (1990-2000), architetto di fama internazionale autore di opere caratterizzate da un linguaggio particolarmente attento e rispettoso della tradizione moderna e del contesto; la Stazione d’Oriente di Santiago Calatrava (1992-1998) e il Centro culturale di Belém (1988-1993) di Vittorio Gregotti, che in terra portoghese costruisce un complesso dal prevalente sviluppo orizzontale ben integrato nel contesto locale, Alvaro Siza: Biblioteca dell’Università di Aveiro 81


caratterizzato dalla forte presenza del convento de Los Jeronimos. Nelle vicinanze di Lisbona, a Cascais, va assolutamente visitato il museo “Casa das Histórias”, dedicato all’opera della pittrice Paula Rêgo, di Eduardo Souto de Moura (2008): due tronchi di piramide di colore rosso trasmettono l’idea che al loro interno sia ospitato un vibrante opificio della cultura. Spostandosi

la cui costruzione, iniziata trent’anni fa (1973), è stata interrotta cinque anni dopo e completata solo nel 2006. Dello stesso architetto è la biblioteca comunale di Viana do Castelo, opera in cui il grande maestro riassume tutta la modernità della sua ricerca. A cui fa da contraltare la Casa della Musica di Rem Koolhaas (19992004) che colpisce per la possente sagoma

Rem Koolhaas: Casa della Musica a Porto

più a nord, a Coimbra, ecco il ponte pedonale sul fiume Mondego di Cecil Balmond e Antonio Adão da Fonseca (2006) oltre che la Residenza per studenti nel Polo universitario (1996-1999) dei fratelli Manuel e Francisco Aires Mateus. Sulla strada per Porto altre tappe del viaggio sono state la Biblioteca dell’Università di Aveiro (1988-1994) e il complesso parrocchiale a Marco de Canaveses, entrambi di Alvaro Siza. A Porto la visita principale ha riguadato le abitazioni sociali “Saal di Bouça”, sempre di Siza, 82

bianca dell’edificio divenuto da subito un nuovo landmark nel territorio. Più a nord, a Braga, ha meritato una visita lo stadio municipale, ancora di Eduardo Souto de Moura (2001-2004). Un progetto di grande interesse anche per il riuscito inserimento dell’opera in un contesto difficile: una ex cava di granito. Nel programma del viaggio è rientrata la città di Guimarães, nel distretto di Braga, il cui centro storico è stato inserito nel 2001 nel Patrimonio mondiale dell’UNESCO.


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Venezia al World Expo di Shanghai è toccato al Carnevale di Venezia far da portabandiera delle tradizioni del nostro Paese alla speciale European Parade organizzata domenica 9 maggio nell’ambito della cerimonia di apertura del World Expo Shanghai 2010. Doge, Dogessa e seguito rinascimentale hanno partecipato alla grande Parata formata da artisti provenienti da 23 nazioni diverse ed hanno animato la grande Europe Sqaure fino a tarda sera. La presenza della delegazione del Carnevale, affiancata dalla città di Venezia, è inoltre stata scelta per esporre alcuni esempi di trasformazione urbana nell’ambito della Urban Best Practice Area dell’Expo. Tema dell’esposizione “Better City Better Life”, la sostenibilità e vivibilità urbana, la tutela dei beni architettonici e le innovazioni tecnologiche. La partecipazione di questa bellissima città a questo grande evento è la dimostrazione e la conferma che, agli occhi del mondo intero è un’icona di tradizione, cultura ed eleganza.

Restauro e scoperte archeologiche è stata presentata a fine aprile la scoperta avvenuta durante i lavori per il restauro della chiesetta di San Pietro, ai piedi della Rocca, sulla strada che conduce a Garda. La scoperta è avvenuta, casualmente, durante i lavori di restauro della chiesetta, che è documentata a partire dal 1281. Sono stati rinvenuti anche i resti e le strutture di un edificio risalente all'età romana sulla cui area, in seguito forse al suo abbandono, si sviluppò nell'alto medioevo un'area funeraria. Non è chiara l'estensione del complesso insediativo, né tanto meno della superficie cimiteriale, ma è proprio sopra alcune di queste sepolture che la chiesa si sviluppò nel corso dei secoli, sovrapponendosi quindi ai resti di aree funerarie romane e altomedievali. Tra le sepolture ritrovate si distingue quella d'età longobarda di un uomo armato con scramasax, un lungo pugnale usato dai longobardi, inumato insieme a tutto il suo corredo. Tra gli oggetti rinvenuti anche un anello in ambra proveniente dal Mar Baltico con raffigurante un uomo e una donna che si guardano. In pratica un anello nuziale di qualche facoltoso uomo o donna dell'epoca.

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Belluno Beach Lettini, sdraio ed ombrelloni davanti al centro storico di Belluno. Idea, questa, partorita dal sindaco Antonio Prade, che potrebbe inserirsi nel progetto del governatore regionale, Luca Zaia. Progetto questo, cha ha lo scopo di riconoscere la valenza turistica e naturalistica di un fiume che da sempre i veneti considerano il proprio mare. Per Prade, considerando anche la complicata matassa delle competenze sul fiume, l’ideale sarebbe rendere più accessibile il fiume attraverso l’utilizzo di comfort come ombrelloni sdraio, lettini, servizi igienici e un punto di ristoro, da poter rimuovere al termine della bella stagione. Se il progetto riesce ad oltrepassare gli iter burocratici, ad ottenere concessioni ed autorizzazioni, non è detto che già da questa estate non si possa parlare di Belluno Beach.

a cura di Simona De Carli

5° Bandiera Blu per Caorle Caorle ottiene per la quinta volta la Bandiera Blu dalla Foundation Enviromental Education (FEE), che assegna il riconoscimento ai Comuni Costieri Italiani che valorizzano la qualità delle acque, della costa, l’educazione ambientale e quant’altro rappresenti un servizio di valore al cittadino e al turista. Il primo riconoscimento alla città è stato dato nel 2002, il secondo nel 2006 e dal 2008 Caorle ha ricevuto tre riconoscimenti consecutivi. Il merito va ai cittadini e agli imprenditori locali che, insieme all'Amministrazione comunale, sono impegnati tutto l'anno per migliorare la qualità della città e per farla conoscere in Italia e all'estero. Il risultato di questo continuo lavoro, oltre al riconoscimento della Bandiera Blu, è rappresentato dal costante aumento delle presenze turistiche, che negli ultimi due anni sono salite dai tre milioni e mezzo del 2006 agli oltre quattro milioni del 2009.

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La Sezione Costruttori Edili di Confindustria Belluno Dolomiti Tre incontri a maggio 2010 per tre argomenti importanti di ANCE BELLUNO

L

a Sezione Costruttori Edili di Confindustria Belluno Dolomiti si fa in tre e nell’ultimo mese ha organizzato tre diversi incontri dedicati alle aziende del settore e alle “stazioni appaltanti” provinciali: obiettivo comune creare sinergie di vedute e promuovere un costante aggiornamento sulle norme tecniche. A fronte di un mercato decisamente fermo e quindi all’aumento di partecipanti per ogni singola gara, diventa sempre più importante la perfetta conoscenza di tutte le cause che possono portare all’esclusione di un’azienda da una gara e a questo tema è stato dedicato il primo incontro del 12 maggio. Il 28 maggio è stata la volta delle nuove procedure in materia di autorizzazione paesaggistica, in collaborazione con l’ordine degli Architetti, che ha permesso un confronto diretto con la nuova sovrintendente competente sul Bellunese, evidenziando in particolare la necessità che un territorio provinciale con più del 90% del terri-

torio vincolato non debba morire di burocrazia. Infine il 7 Giugno, in collaborazione con Regione Veneto, ANCE Veneto e Centro Studi Bellunese si è parlato del piano straordinario delle opere di interesse locale (L.R. n. 11/2010). Il Presidente della Sezione De Pra riassume la situazione con pochi dati: “Il numero di appalti di opere pubbliche in provincia di Belluno si è ridotto di un quarto dal 2003 al 2009 e gli importi di un terzo. Il primo trimestre del 2010 ha registrato quasi la metà del numero di appalti dell’analogo periodo del 2009 (14 a fronte di 23) ma soprattutto sono stati stanziati 7,5 milioni di Euro a fronte dei 33 dell’anno precedente”. “Permangono alcuni problemi di base per il settore: sicuramente la facilità con cui si può accedere al noEzio De Pra stro mercato. A oggi sono Presidente ANCE Belluno sufficienti una partita IVA e l’iscrizione alla Camera di Commercio per creare un’impresa edile; niente altro. Paradossalmente per aprire un bar biso-

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“Il numero di appalti di opere pubbliche in provincia di Belluno si è ridotto di un quarto dal 2003 al 2009 e gli importi di un terzo"

gna fare uno specifico corso, mentre per costruire un ponte basta la partita IVA! Il rischio è che sul mercato ci siano anche improvvisatori o, peggio, speculatori, ma a fronte delle molte iniziative di legge la situazione non accenna a sbloccarsi. D’altro canto c’è un altro punto di cui tener conto, i ribassi che arrivano facilmente al 30% e anche al 40% in meno del prezzo base. Se dal punto di vista formale possono anche non risultare anomalie, il rischio è di dar luogo a contenziosi, blocchi dei lavori, ecc. Bisogna allora eliminare quella componente di incertezza, potendo lavorare su prezzi aggiornati e su valutazioni precise del costo del ma88

teriale. Sento molte teorie, ma quel che è certo ad oggi è che bisogna agire. In ogni caso: agire! E quindi: • maggiori regole all’ingresso nel nostro settore per tutelare la qualità e la sicurezza; • utilizzare dove possibile la procedura negoziata e la rotazione fra le imprese, per una maggior tutela delle imprese locali; • tenere in massimo conto la qualità tecnica delle imprese e non solo l’aspetto economico. Il 2010 sarà forse l’anno peggiore, in attesa di una ripresa che tarda, e nessuno può permettersi leggerezze o errori che peserebbero sul business in maniera rilevante."


ACCORDO ANCE VENEZIA E AGIRE (Agenzia Veneziana per l’Energia) di ANCE VENEZIA

I

l 26 maggio scorso si è tenuta una conferenza stampa congiunta tra Comune di Venezia e ANCE Venezia nel corso della quale è stata presentata la rinnovata convenzione tra l’Associazione ed AGIRE (Agenzia Veneziana per l’Energia). Alla conferenza stampa sono intervenuti l’assessore all’ambiente del Comune di Venezia, Gianfranco Bettin, il presidente di ANCE Venezia, Lionello Barbuio e la direttrice di AGIRE Alessandra Vivona. L’accordo prevede l’individuazione di un modello di verifica (Linee Guida) che permetta agli iscritti all’Associazione di ottenere, su base volontaria, la conferma delle prestazioni energetiche degli edifici di nuova costruzione, mediante il rilascio di un’attestazione “super partes” che si ponga quale elemento di garanzia, anche nei confronti dei potenziali acquirenti, della qualità energetica degli edifici stessi. Il presidente dell’Associazione – geom. Lionello Barbuio – ha colto l’oc-

casione per ricordare che l’accordo con Agire si inserisce tra le misure finalizzate a perseguire un innalzamento della qualità del costruito a tutela dell’acquirente, conseguendo, nel contempo, un miglioramento delle prestazioni degli immobili sotto il profilo della tutela ambientale. “La qualità è fondamentale – sottolinea il presidente Barbuio – i problemi che vive attualmente il settore edilizio sono dovuti non solo alla congiuntura economica sfavorevole, ma anche a chi costruisce case senza averne le professionalità”. La convenzione con AGIRE consente all’impresa associata di ottenere una consulenza affinché il progetto presentato possa “elevare” le proprie prestazioni dal punto di vista energetico e di sostenibilità ambientale, offrendo le possibili soluzioni che permettano un miglioramento di tali parametri. “Quest’intesa – ha commentato l’assessore Bettin – è un passo importante per promuovere l’uso di buone e nuove energie”. L’accordo

IL SISTRI – Sistema Informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti Alla luce della più recente normativa in materia ambientale si è reso necessario un momento di approfondimento in ordine all’introduzione del Sistri. L’Associazione ha infatti ritenuto di organizzare un l’incontro dal titolo “Il SISTRI – sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, che si è tenuto lo scorso 3 giugno presso l’hotel Laguna Palace di Mestre. A relazionare sul nuovo sistema il dott. Luca Passadore – Dirigente di Confindustria Padova ed esperto in materia ambientale – che ha approfondito le molteplici criticità collegate alla nuova disciplina. Il sistema introdotto dal nostro legislatore presenta ad oggi alcuni dubbi interpretativi e difficoltà applicative che richiedono un chiarimento ministeriale. In attesa del provvedimento chiarificatore si è tentato di fornire con l’incontro alcune possibili chiavi di lettura. Gli ospiti presenti hanno vivacizzato l’incontro intervenendo a più riprese e ponendo una serie di quesiti al relatore che hanno evidenziato le difficoltà di adattare in un settore particolare come l’edilizia e i suoi cantieri una normativa verosimilmente pensata per stabilimenti e impianti fissi.

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evidentemente è perfettamente in linea l’evoluzione normativa in materia di certificazione energetica. A seguito infatti dei più recenti interventi normativi – e segnatamente del DM 26 giugno 2009 recante le Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici e che ha dettato i criteri generali, le metodologie

di calcolo, i requisiti minimi finalizzati al contenimento dei consumi energetici – nell’elaborazione da parte di AGIRE delle proprie Linee Guida, è stata introdotta la c.d. VACE, ovvero la Validazione dell’Attestato di Certificazione Energetica redatto, secondo le indicazioni del DM 26 giugno 2009, dal professionista inca-

CONVEGNO. Da piazza Viviani, poi ricoperta, alla via Postumia in corso Cavour: l’importanza di conoscere il passato

Scavi e reperti, senza sinergie tante occasioni perdute in città Soprintendenze, Comune e ANCE Verona cercano un dialogo. I tecnici: avere i dati prima di intervenire. Tosi: «Tener conto dello sviluppo»

di ANCE VERONA

C'

è chi li chiama, e li considera, «quattro sassi» e chi fa della loro tutela e salvaguardia il lavoro di una vita. Chi li studia, si ferma ad ammirarli e ne fa vanto e risorsa collettiva e chi li considera invece un ostacolo allo

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sviluppo delle infrastrutture cittadine, parcheggi interrati in primis. Sono i beni archeologici di cui è ricca la città, spesso al centro di polemiche anche aspre, che ieri invece sono stati i protagonisti della Giornata di studi «Archeologia in cit-


ricato dal committente. Tramite la VACE viene quindi garantita da un soggetto altamente qualificato e “terzo”, la reale corrispondenza tra le prestazioni energetiche riportate nell’attestazione rilasciata dal professionista e la qualità energetica dell’edificio così come effettivamente realizzato. La convenzione prevede

inoltre, che AGIRE – per la propria attività di consulenza, verifica e assistenza – pratichi per gli Associati, prezzi particolarmente vantaggiosi rispetto a quelli di mercato. A seguito delle presentazione alla stampa dell’accordo è stato dato avvio ad una fase di sperimentazione su un edificio di una impresa associata.

tà e sviluppo urbanistico tra passato, presente e futuro», organizzata dall'associazione Civicittà in collaborazione con ANCE Verona, Comune, Università, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, Ordine degli Architetti e Pianificatori di Verona. Nell’ intervento di saluto ai molti partecipanti, il presidente Marani ha ringraziato l’Avv. Damiano Bellè che è riuscito a portare l’importante convegno nella sede di ANCE Verona e ha sostenuto la necessità di trovare un’intesa tra Costruttori e Soprintendenza “giacchè non siamo cementificatori, ed i beni archeologici sono senza ombra di dubbio una grande ricchezza del nostro paese” ha concluso Marani. Obiettivo dell'iniziativa, quello di sollecitare i professionisti e gli amministratori impegnati nella conoscenza, la tutela e la trasformazione dei nostri paesaggi a favorire una cultura della progettazione che sia una sintesi tra i differenti punti di vista. È quindi possibile elevare i reperti archeologici, così frequenti appena qualche metro sotto gran parte della città antica, a risorsa non solo culturale ma anche economica? I pareri sono divisi. Di aiuto, se non risolutiva, potrebbe essere la cosiddetta «archeologia preventiva», intesa come sistema di raccolta dati per avere una previsione delle problematiche, in termini di costi e tempi di realizzazione, che riguardano gli interventi che si attuano in città, hanno spiegato gli esperti. Tuttavia, a sentire gli interventi, in alcuni passaggi decisamente opposti, delle due maggiori personalità in materia, il sindaco Flavio Tosi e la Soprintendente per i Beni Archeologici del Veneto, Giuliana Cavalieri Manasse, infatti, questa sinergia tra competenze in vista di una cultura

della progettazione appare ancora difficile da attuare nel concreto. Più forte negli anni '70, grazie a buoni rapporti con gli architetti Cecchini e Scarpa, questa sinergia è andata pian piano diminuendo negli anni fino a scomparire. E si passa così dagli esempi virtuosi degli scavi in Cortile del Tirbunale e agli interventi a Porta Leoni ai tentativi di realizzare parcheggi interrati in piazza Viviani o in piazza Arditi, dove non si sarebbe mai dovuto nemmeno iniziare il lavoro. È questo, in sintesi, il parere della Soprintendente Manasse, che nel suo intervento ha parlato anche di «occasioni mancate», come la via Postumia in corso Cavour, ora di nuovo interrata. Pur ribadendo l'importanza della collaborazione e del dialogo tra chi amministra e chi sovrintende ai beni archeologici e paesaggistici, il sindaco ha ribadito che «anche alla luce del particolare periodo economico in cui ci troviamo le valutazioni sugli interventi devono tener conto anzitutto dell’interesse collettivo, considerando sempre le ricadute sul settore edilizio e, più in generale, sull’economia e sullo sviluppo del territorio». Sulla stessa linea di pensiero, il vice presidente di ANCE Verona, arch.Antonio Calò. La città ha senso se rimane "viva" e perchè rimanga tale deve avere la capacità di attrarre attività economiche diverse da quelle turistiche. Inoltre, i beni archeologici sono pubblici e i costi del loro rinvenimento non devono ricadere solo su soggetti privati, ha spiegato Calò che auspica «un tavolo di confronto per coordinare gli sforzi, per tutelare le nostre città e gli interessi degli investitori». 91


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Gaetano Marangoni Nuovo Presidente Più attenzione alla qualità del costruito e più attenzione al territorio. Sono queste alcune delle linee guida su cui il nuovo presidente della Sezione costruttori edili di Confindustria Vicenza, Gaetano Marangoni, intende mettere “anima e corpo” per ridisegnare, con un approccio da green economy, l’industria edile vicentina. di ANCE VICENZA

“è

giunto il momento di creare un’alleanza vera e propositiva   tra chi costruisce e l’ambiente – dice. Ciò significa realizzare edifici belli, efficienti ma anche armonici rispetto all’habitat circostante. In passato si è consumato troppo territorio, ora bisogna avere la consapevolezza che quel territorio va valorizzato coniugando l’estetica del fabbricato con la  tutela del contesto urbano o paesaggistico”. 
Il presidente dei costruttori edili vicentini rilancia concetti e riflessioni   a sostegno del costruire bene e con intelligenza. 
“I costruttori dell’ANCE guardano al mercato – spiega. E il mercato di oggi chiede case di qualità, confortevoli, con elevata capacità sul fronte del risparmio energetico. In quest’ottica il nostro compito è oggi molto più complesso e delicato. Procedere con questi obiettivi significa essere capaci di progettare e programmare una trasformazione urbanistica di un determinato ambito. Se l’aspetto tecnico è e rimane centrale, questo va accompagnato agli aspetti giuridicofinanziari. L’operazione di trasformazione di un’area o di un complesso di fabbricati esistenti, richiede un impegno finanziario importante, così come la

scrittura dei rapporti  tra il soggetto che trasforma, la Pubblica Amministrazione che regola, il privato che acquista. La certezza delle regole nei rapporti tra i soggetti interessati è fondamentale per abbattere il rischio di allungare, senza termine, i tempi”. 
Alla Pubblica Amministrazione i costruttori chiedono di garantire tempi e regole, senza rinvii e postille, “per permetterci di rispettare i programmi e i progetti stabiliti”. 
“L’adozione degli strumenti in tempi ristretti come i PAT e i PI – dice Marangoni - è il modo con cui l’operatore economico può effettuare ipotesi e progetti di operatività. Il mercato di oggi e di domani non è più costituito dalla realizzazione di semplici unità abitative, ma si configura come la capacità di soddisfare i bisogni di un’area, un territorio, una categoria di cittadini. La posta in palio è quella di sdoganare nuove forme di collaborazione tra pubblico e privato. La stessa situazione vale anche per il settore dei lavori pubblici, dove stanno drasticamente diminuendo le opere di piccolo importo, mentre si stanno realizzando interventi dal valore medio-alto”.

Gaetano Marangoni Presidente della Sezione Costruttori Edili di Confindustria Vicenza

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Efficienza energetica e risparmio energetico secondo Schneider Electric Il reale significato dell’efficienza energetica e le modalità per una sua attuazione non sono ancora una conoscenza diffusa. Cominciamo col fare chiarezza sui due approcci che in Schneider Electric vengono definiti rispettivamente di Efficienza Energetica Passiva (Passive Energy Efficiency) e Efficienza Energetica Attiva (Active Energy Efficiency). Per molti il concetto di controllo dei consumi energetici ruota intorno ai fattori termici dell’edificio, con interventi quali l’isolamento, la posa di doppi vetri e altre misure contro la dispersione di calore. Per altri la parola chiave è invece l’illuminazione, spesso limitando il tutto all’installazione di sistemi a basso consumo. Infine, per chi ha bisogni importanti in termini di riscaldamento la soluzione consiste nella scelta di caldaie efficienti. Quelle elencate sono tutte contromisure passive perchè non intervengono sull’effettivo risparmio dell’energia consumata. Diversamente l’Efficienza Energetica Attiva (Active Energy Efficiency) si ottiene non solo installando dispositivi e strumenti a basso impatto energetico, ma anche con un controllo degli stessi, che permetta di ottimizzare il consumo energetico; il controllo e monitoraggio è fondamentale per ottenere il massimo livello di efficienza energetica, ad esempio, per quel che riguarda l’illuminazione, questo può avvenire tramite temporizzatori, crepuscolari, rilevatori di movimento, presenza e/o luminosità. È facile comprendere come interventi per automatizzare impianti che permettano di misurare, controllare e analizzare l’utilizzo dell’energia, offrano risultati concreti nel tempo ad un costo relativamente modesto, se comparati anche ai costi ed investimenti in competenze tecniche necessarie a gestire in sicurezza soluzioni nel solo perimetro termico. La maggior parte delle soluzioni di controllo possono essere ammortizzate in pochissimi anni, dati i costi sempre crescenti dell’energia. Un ulteriore elemento che spinge ad implementare piani di Active Energy Efficiency è il rispetto, sempre più pressante, degli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto: nel settore dell’edilizia ad esempio è certo che, se non si interverrà energeticamente anche sugli edifici esistenti, oltre che sui nuovi, sarà impossibile raggiungere gli obiettivi entro il 2020.

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L’Unione Europea ha ratificato il Protocollo di Kyoto nel 2002 e si è impegnata a ridurre le emissioni di gas effetto serra dell’8% riducendo le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020. La domanda crescente di energia, l’inquinamento del pianeta e il riscaldamento derivante dalla produzione e dall’uso della stessa energia impongono a tutti di affrontare la sfida energetica. Grazie alla sua esperienza e competenza Schneider Electric è in grado di offrire ai propri clienti un approccio veramente integrato all’Efficienza Energetica attiva, mediante prodotti, servizi e soluzioni per i settori industria, infrastrutture, terziario, residenziale e data center, che consentono di ridurre fino al 30% i consumi di energia elettrica. Non si può fermare la crescita del fabbisogno di energia della popolazione mondiale, ma si può cambiare il modo di utilizzarla. Affrontiamo insieme la sfida energetica.

Trasporti 27 %

Residenziale 16 %

Commerciale 8%

Industria 49 %

49 % Riscaldamento locali 16 % Riscaldamento acqua 7 % Illuminazione 7 % Raffreddamento 5 % Refrigerazione 5 % Cottura Combustibile 4 % Elettronica 62 % 4 % Lavaggio/Asciugatura 3 % Altro Elettricità 38 %

23 % Riscaldamento locali 17 % Illuminazione 10 % Riscaldamento acqua 8 % Raffreddamento 6 % Elettronica 5 % Refrigerazione Combustibile 4 % Ventilazione 50 % 4 % Cottura 23 % Altro Elettricità 50 %

40 % Calore Processo 27 % Caldaie 13 % Sistemi a motore 5 % Riscaldamento edifici 4 % Illuminazione e altro 4 % CHP Combustibile 2 % Raffreddamento processo 9 % Altro 85 % Elettricità 17 %

Percentuali di consumi energetici che mostrano le aree chiave dell’utilizzo di energia divise per tipo.


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