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Mar / Apr 2009 N°

IL TEATRO

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QUALITÀ URBANA E AREA METROPOLITANA

LA TORRE BUZZETTI: GARANTIRE OPERE SICURE, DI QUALITÀ E AD ELEVATA EFFICIENZA ENERGETICA IL LABIRINTO UNIVERSITÀ: COSTO O RISORSA?


Ponte ferroviario sul fiume Po Ostiglia (MN)

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PUBBLICITA’


EST

indica un territorio reale come il Veneto di oggi e ideale come il Veneto che vogliamo

EST

segnala una direzione, verso oriente, verso un’area destinata ad uno sviluppo e a cui l’economia del Veneto da sempre guarda e che si va allargando a Nord come a Sud

EST

vuol dire essere, esserci per essere protagonista

EST

afferma il ruolo dell’edilizia quale motore dell’economia

EST

è la rivista del mondo delle costruzioni promossa da ANCE Veneto e dalle Associazioni Provinciali

Edilizia Sviluppo Territorio UN TERRITORIO DA ESPLORARE EST è un progetto culturale che si declina in un percorso guidato e che ha come riferimento un’idea, o meglio un’idealità. Un territorio ideale che ha nelle sue città la sua forza. Un percorso che vuole richiamarsi al Rinascimento e che trova in luoghi simbolici la propria sostanza. Così si entra da una Porta (Editoriale) e si arriva in un Teatro (In primo piano), dove ci si rappresenta e ci si confronta attraverso un tema (In scena), Gli attori (la politica) e il Dietro le quinte (i commenti dei tecnici). In coda l’anticipazione sul tema in scena nel prossimo numero: In cartellone e, a volte, la possibilità di approfondire temi trattati nei numeri scorsi ne La replica Si attraversano un Labirinto (L’inchiesta), il Palazzo comunale (l’indagine sui comuni del Veneto) e La torre (osservatorio). Si percorre La Piazza (Gli articoli di approfondimento): luogo del confronto e delle idee per nuove tematiche. Ci si ferma a riflettere sul Mercato (focus economico) e ad ammirare da un Belvedere (inserto architettura) le opere che verranno, siano esse case, viadotti, scuole, ospedali. Si riparte dalla complessità del Cantiere con i suoi materiali, le macchine, la tecnologia e le innovazioni. Il percorso si chiude con nuove notizie, strumenti per approfondire le conoscenze attingendo alla Biblioteca e si conclude con l’informazione “locale” scandita dai rintocchi del Campanile (Ance news), in attesa del prossimo viaggio…

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Editoriale Qualità del costruire e qualità dell’abitare, al tempo della crisi

di Stefano Pelliciari Presidente ANCE Veneto

I

l 6 aprile scorso il terremoto ha colpito duramente l’Abruzzo mettendo a nudo, ancora una volta, la fragilità di una buona parte del nostro sistema edilizio. E come sempre accade il circo mediatico si è compattamente messo in moto per fare notizia, spingendo sull’acceleratore dell’emozione. E così poco si è capito, molto si è incitato all’untore. E come sempre accade abbiamo assistito a racconti drammatici, abbiamo assistito ad immagini che non vorremmo mai vedere, ma poi che cosa fosse successo realmente, come mai ciò fosse potuto succedere non ci è stato concretamente detto. Si è aperta la caccia la colpevole. Qualsiasi tentativo di affrontare effettivamente la questione da parte di rari esponenti del mondo tecnico e scientifico è stato prontamente zittito e, talvolta, irriso. E allora bisogna dirlo con grande determinazione: in questo modo, ancora una volta, non si fa un servizio al Paese. I problemi sul tappeto sono numerosi ed alcuni, credo, irrisolvibili, come quello di mettere in sicurezza l’intero patrimonio in aree considerate a rischio sismico. Per garantire la sicurezza basterebbe semplicemente applicare sia per gli edifici pubblici che per quelli privati le norme tecniche per le costruzioni in zona sismica e avere la capacità di controllare che vengano applicate. Bisogna sostanzialmente condividere due dati oggettivi, ovvero che una costruzione che abbia buona probabilità di resistere ad un terremoto deve essere progettata bene ed eseguita nel rispetto del progetto e delle prescrizioni che contiene; e che qualcuno controlli che il progetto sia fatto bene sia e chi costruisce lo rispetti. È quindi un problema di informazione e di consapevolezza. È necessario far capire ai Committenti, pubblici e privati, che la scelta fatta soltanto sulla base di un prezzo può essere drammatica. Noi auspichiamo una campagna di valutazione che porti a individuare le responsabilità attraverso una analisi del rischio seria e svolta non con criteri punitivi ma nell’esclusivo interesse di chi in futuro potrebbero subire un evento sismico. In questo modo sarà possibile favorire un necessario e lungo processo di riqualificazione del patrimonio immobiliare anche demolendo e ricostruendo quello particolarmente degradato o pericoloso soprattutto quando si tratti di edifici di elevata “sensibilità sociale” quali le scuole e gli ospedali. Da questo punto di vista gli strumenti innovativi contenenti nel Piano Casa che la Regione Veneto sta emanando costituirebbero, sicuramente, un ulteriore stimolo che, nella situazione economica in cui ci troviamo, potrà (se attuata tempestivamente) contribuire concretamente al rilancio non solo del nostro settore ma anche dell’intera lunga filiera di cui è il motore. Riqualificare significa dare maggior qualità. E di qualità edilizia ed urbana parliamo in questo secondo numero di EST guardando alle trasformazioni che possono caratterizzare il nostro territorio alla luce della nascita di una grande area metropolitana, vista come motore dello sviluppo regionale.

A


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Mar/Apr 2009 Anno I Numero

02

Edilizia Sviluppo Territorio

IL TEATRO Il tema del momento sul palcoscenico di EST

In Scena

QUALITÀ URBANA E AREA METROPOLITANA

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10 IL VENETO E LA SUA METROPOLIS

IL VENETO E LA SUA METROPOLIS

14 LA VISION REGIONALE > L’opinione di Giancarlo Galan, Presidente della Regione Veneto 16 PIANO CASA, UN COMMISSARIO STRAORDINARIO PER LA RIQUALIFICAZIONE 20 I VANTAGGI DELLA DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE: UNA SIMULAZIONE Gli Attori

24 MENO BUROCRAZIA E PIÙ SOSTENIBILITÀ > Intervista a Renzo Marangon, Ass. all’Urbanistica e Politiche per il Territorio della Reg. Veneto 26 LE CITTÀ METROPOLITANE, IL RUOLO DI VENEZIA > Intervista a Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia

Dietro Le Quinte

16

PIANO CASA, UN COMMISSARIO STRAORDINARIO PER LA RIQUALIFICAZIONE

28 I TRE LIVELLI DELLO SPAZIO SOCIALE > Intervista a Enzo Rullani, Sociologo 32 NUOVI MODI DI ABITARE LA CASA E LA CITTÀ > Intervista ad Alessandra Segnantini, C+S 35 IL VENETO METROPOLITANO VISTO DA ROVIGO

20

37 ROVIGO PUNTA SULLA FORMAZIONE > Intervista a Fausto Merchiori, Sindaco di Rovigo Replica Di nuovo a proposito di energia 1

IL TEATRO VENETO, IL POLMONE PULSANTE DELL’ENERGIA ITALIANA? IL PALAZZO COMUNALE VERONA CITTÀ IDEALE IL MERCATO GIORGETTI: LA CRISI SI SUPERA INSIEME, AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E OPERATORI PRIVATI

I VANTAGGI DELLA DEMOLIZIONE E R ICOSTRUZIONE: UNA SIMULAZIONE

40 VENEZIA HA UN NUOVO PIANO ENERGETICO 41 DA PORTO TOLLE UN AIUTO PER IL VENETO E PER L’ITALIA

40

VENEZIA HA UN NUOVO PIANO ENERGETICO

32

NUOVI MODI DI ABITARE LA CASA E LA CITTÀ

37

ROVIGO PUNTA SULLA FORMAZIONE


47

IL PALAZZO COMUNALE VICENZA EFFICIENTE, BELLA E CURATA

44

L’indagine sui Comuni del Veneto

44 VICENZA EFFICIENTE, BELLA E CURATA 47 LA VIABILITÀ E L’AMBIENTE NEL MIRINO DELLA NUOVA GIUNTA > Intervista ad Achille Variati, Sindaco di Vicenza

IL BELVEDERE

52 DA MAGAZZINO A LOFT L’Architettura trasformista dello Studio Negri & Fauro

LA TORRE

58 BUZZETTI: GARANTIRE OPERE SICURE, DI QUALITÀ E

Il Focus dedicato all’architettura

L’osservatorio a 360° sul mondo dell’economia

LA VIABILITÀ E L’AMBIENTE NEL MIRINO DELLA NUOVA GIUNTA

52

DA MAGAZZINO A LOFT L’Architettura trasformista dello Studio Negri & Fauro

UNIVERSITÀ: COSTO O RISORSA?

AD ELEVATA EFFICIENZA ENERGETICA

62

> Intervista a Paolo Buzzetti, Presidente di ANCE

ANCE VENETO ASSOCIAZIONE REGIONALE COSTRUTTORI EDILI

EST Edilizia Sviluppo Territorio

IL LABIRINTO Interrogativi, polemiche... troviamo l’uscita

Proprietà Editoriale

ANCE Veneto Piazza De Gasperi Alcide, 45/A 35131 Padova (PD) info@anceveneto.it

Editore

S.I.C.E.T.A. S.r.l. Via Bonifacio, 8 31100 Treviso

64 UNA FERRARI SENZA BENZINA > Intervista a Vincenzo Milanesi, Rettore dell’Università di Padova 65 PIÙ SINERGIA CON I PRIVATI > Intervista a Carlo Magnani, Rettore dello IUAV

IL CANTIERE

L’innovazione

Direttore Responsabile

70 AMORE E ODIO: IL VENETO E L’ACQUA 72 UN SOGGETTO UNICO PER DIFEDERE IL SUOLO > Intervista a Giancarlo Conta, Assessore alle Politiche per l’Ambiente 74 UN GRANDE PIANO PER LA SICUREZZA > A colloquio con Mariano Carraro, Segretario ai Lavori Pubblici della Regione Veneto

Zelio Pirani

Direttore Editoriale Alfredo Martini

Redazione

62 UNIVERSITÀ: COSTO O RISORSA?

Materiali: IL LEGNO

A cura di Strategie & Comunicazione est@strategiecomunicazione.com

78 LEGNO MATERIALE ECONOMICO E SOSTENIBILE > Intervista a Gianni Cecchinato, Direttore di “Tetto&Pareti” 81 KNOW HOW E INNOVAZIONE Il legno sposa la tecnologia

Progetto Grafico e impaginazione

Aurora Milazzo e Luca Frenguelli

Stampa

UTVI Tipolito Srl - Vicenza

Concessionaria per la pubblicità

O.E.P.I. s.n.c. - Piazza Cittadella, 9 37122 Verona Tel. 045 59 60 36 r.a. Fax 045 80 01 490

LA BIBLIOTECA

88

IL CAMPANILE

94

Recensioni, segnalazioni, news

ANCE Informa

LEGNO MATERIALE ECONOMICO E SOTENIBILE

78

UN GRANDE PIANO PER LA SICUREZZA

74


IL TEATRO Il tema del momento

sul palcoscenico di EST

MetroPolis Area metropolitana, qualitĂ e sviluppo urbano, ma anche il Piano Casa. Questi gli argomenti che si intrecciano a formare il fil rouge del tema In Scena su questo numero di EST.


IN SCENA

IL VENETO E LA SUA

METROPOLIS

L’

etimologia della parola metropoli (metèr = madre e polis = città/popolazione) ci riporta ad un’ idea, senz’altro positiva, di protezione, a una figura accogliente, un rifugio. Il panorama futuribile che evoca il termine rappresenta in realtà un progetto antichissimo che nasce nella Grecia di Omero e che veniva usato dalle colonie per riferirsi alla città da cui dipendevano. Niente grattacieli spaziali, niente strade sopraelevate o atmosfere fantascientifiche come in Metropolis, il capolavoro di Fritz Lang. Nel Veneto sono anni che si discute sulla questione del triangolo ideale, anche definito triangolo d’oro,

A 10


che dovrebbe collegare Venezia Padova e Treviso, le prime due già istituite come Città Metropolitane. Messe da parte le questioni prettamente giuridiche che dovrebbero definire nei dettagli le peculiarità di un’area che potrebbe porsi come traino dell’economia dell’intera regione, è interessante appurare quali dovrebbero essere i vantaggi e le criticità derivanti da una istituzione di questo tipo. Come ha osservato Paolo Feltrin, nello scorso numero di EST, in realtà non si tratterebbe di un triangolo, ma di un quadrato che estende l’Area Metropolitana fino a Trento. Una zona ad altissima densità demografica che mostra segnali di crescita della popolazione straordinari per l’Italia e che si preannuncia in decisa espansione nei prossimi trent’anni: tra 600.000 e un milione di persone. L’insediamento urbano, alla luce di questo fenomeno, diventa un problema da affrontare. Non si può lasciare al caso la crescita della popolazione, ma si deve operare una strategia che tenga ben presente i cambiamenti che stanno avvenendo e che sfrutti l’istituzione delle Aree Metropolitane non come una imposizione ma come una grande opportunità. Opportunità di sviluppo urbano, ma non solo. Grazie a sistemi di rete integrati tra i diversi comuni possono affiorare molteplici

occasioni per migliorare il sistema economicoproduttivo, quello infrastrutturale, quello culturale e, non ultima, l’occupazione. Certo, organizzare tutto ciò non è semplice. In primo luogo vi è il problema di una identificazione chiara dell’area e dei suoi confini: come stabilire chi è dentro e chi è fuori? In seconda battuta vi sono le questioni che riguardano i diversi poteri, le diverse identità, le tradizioni. Pur insistendo su uno stesso territorio Padova non è Venezia che non è Treviso, come possono integrarsi senza farsi la guerra ma cooperando per creare l’armonia della “città madre”, della metropoli vera e propria? Un sistema ci sarebbe, anzi, più di uno in realtà. La teoria che è alla base del piano che raccoglie più consensi è quella che si fonda sulla concentrazione dell’Area attorno ad alcune grandi infrastrutture come il Passante di Mestre e la Pedemontana Veneta, in modo da costruire un sistema integrato anche dal punto di vista dei trasporti e del collegamento viario. In questo modo, però, non si parlerebbe più di una sola area, ma di più aree metropolitane, ognuna con caratteristiche proprie, come già avviene, ad esempio, in Francia con i Dipartimenti. >

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IN SCENA

F

ondamentale, in questo scenario, l’attenzione alla pianificazione del territorio, che tenga conto delle caratteristiche sociali, economiche e ambientali delle diverse realtà della regione senza sottovalutare nessuno e cercando di valorizzare al massimo tali differenze. Se ogni centro avrà la sua “eccellenza” nessuno entrerà in conflitto con gli altri e si cercherà di cooperare per trarre il massimo vantaggio dalle eccellenze degli altri. In questo modo ci ritroveremo in un futuro dinamico ma non conflittuale, non ci sarà il rischio di piombare nella oscura trama di Metropolis in cui vige la regola della supremazia, ma si potrà raggiungere uno sviluppo che porti benessere in tutti i settori e per tutta la popolazione.

Metropoli e qualità urbana

S

e creare delle metropoli significa costruire, urbanizzare, la cosa migliore che si possa fare per rispettare il territorio è scegliere la qualità. Non solo la qualità dei materiali, o delle strutture, ma soprattutto la qualità della progettazione, delle strategie alla base dei Piani messi in atto dalle Istituzioni e dagli enti locali. Abbiamo visto recentemente cosa succede se si sceglie il risparmio a discapito della qualità, ma non si tratta solo di prevedere casi di emergenza, si tratta di migliorare le condizioni di vita dei cittadini creando dei centri urbani solidi, all’avanguardia e rispettosi dell’ambiente. In questo processo si inserisce il provvedimento approvato dalla Giunta regionale con il quale si intende sostenere l’industria edilizia. Un “piano casa” straordinario, che prevede procedure attraverso le quali consentire l’ampliamento di villette e piccole palazzine fino a un 20% della cubatura esistente. Ma anche la possibilità di procedere a interventi di demolizione e di ricostruzione con aumenti di cubatura fino al 30%, estendibili al 35% in caso si ricorso a soluzioni in grado di migliorare l’efficienza energetica. Il provvedimento ha come principale finalità quella di ridare fiato ad un settore economico importante, qual’è l’edilizia, fortemente prostrato dalla crisi e attraverso il quale favorire una più generale ripresa economica. Ma se la parte relativa agli ampliamenti punta a rimettere in circolo risorse immobilizzate presso le famiglie con gli incentivi di

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COSA SUCCEDE IN...

FRANCIA

In Francia la legislazione (1982 modificata nel 2002), ha cambiato le amministrazioni delle tre città di Parigi, Lione e Marsiglia, assegnando loro lo status di città metropolitane. E sempre con intervento legislativo (leggi del 1992 e del 1995) è stato riproposto il modello di governo metropolitano attraverso le Communàutés urbaines per le grandi città, oltre a communàutés d’agglomerations e a communàutés des communes, organizzazioni pubbliche volontarie di cooperazione intercomunale competenti in materia di pianificazione e di sviluppo economico, dotate anche di un proprio gettito fiscale. Del tutto particolare è la gestione dell’area metropolitana di Parigi, dove è stata eliminata la sovrapposizione tra Comune e dipartimento e il territorio è stato diviso in circondari. Nella Regione dell’lle de France, la cui competenza è quella di pianificazione di area vasta e di sviluppo del territorio, l’agglomerato parigino Ville de Paris ha due livelli di governo: il Comune-dipartimento e 20 arrondissements amministrativi, in cui è a sua volta suddiviso il Comune. AI Comune-dipartimento spettano le funzioni tipicamente comunali, cui si aggiungono competenze in materia urbanistica, alloggi, istruzione e sanità, edilizia locale, mentre gli arrondissements hanno poteri consultivi e di proposta su urbanistica, insediamenti e dotazioni infrastrutturali. 12


aumento della cubatura per chi intenda provvedere alla ricostruzione di un immobile, sia residenziale che non residenziale, si intende avviare un processo di riqualificazione che se dovesse avere successo potrebbe rivelarsi quanto mai prezioso sia per quanto riguarda il patrimonio pubblico che quello privato. Ed è questa seconda parte della nuova legge regionale, una volta completato il suo iter di approvazione e diventata definitiva, che riveste uno specifico interesse rispetto al tema della qualità urbana all’interno del processo di trasformazione urbana a dimensione metropolitana. Le esperienze fin qui realizzate sul fronte ad esempio dell’edilizia sociale possono costituire delle “best practice”, dei modelli che possono realmente consentire una qualificazione di aree degradate. E’ quanto avvenuto ad esempio a Brescia e con qualche difficoltà in più sta avvenendo a Padova, per alcuni complessi edilizi dell’ATER. Sul fronte del patrimonio privato – che spesso attiene ad aree di periferia urbana che necessitano di urgenti e

COSA SUCCEDE IN...

costosi interventi di manutenzione straordinaria – la demolizione e ricostruzione appare operazione più complessa sia nel caso di un unico proprietario, ma con una pluralità di inquilini che – ancor di più – nei casi di multiproprietari. Diventa urgente individuare percorsi e modalità che sappiano valorizzare l’opportunità, rendendo espliciti i vantaggi per tutti i soggetti che potrebbero essere coinvolti nelle operazioni immobiliari di demolizione e ricostruzione. Così come si tratta di mettere a punto progetti concreti in grado – come nel caso degli interventi di edilizia pubblica – di assumere un valore di modello. Il percorso e le proposte di ANCE Veneto che proponiamo su questo numero di EST, presentate al Convegno su “Qualità del territorio: la città vissuta e da vivere” promosso dal Gruppo Giovani imprenditori edili dell’associazione costituiscono un’ipotesi sulla quale sono chiamati ad esprimersi e a confrontarsi i diversi soggetti chiamati in causa, dalle associazioni dei proprietari, agli istituti bancari, alle amministrazioni locali sollecitate a sostenere con decisioni coerenti progetti in grado di migliorare in maniera sensibile la qualità soprattutto di alcune aree periferiche. Di grande interesse appare anche l’ipotesi che riguarda l’edilizia non residenziale, industriale in primo luogo, pensando da un lato alla lunga sequenza di capannoni inutilizzati che costeggiano molte strade della regione, dall’altro alle potenzialità offerte rispetto alla riqualificazione di aree industriali rilevanti. di Martino Almisisi e Viola Moretti

SPAGNA

Una delle esperienze più lontane nel tempo, a livello europeo, è quello di Barcellona che nel 1953 ha creato l’area metropolitana comprendente il capoluogo e altri 27 comuni della provincia con l’obiettivo di disciplinare lo sviluppo urbanistico affidato ad un’apposita commissione poi trasformata nel 1974 nella Corporación Metropolitana de Barcelona (CMB), a rappresentanza esclusivamente locale e con specifiche funzioni relative al territorio. Nel 1987 (dopo l’approvazione della Costituzione che riconosce giuridicamente le aree metropolitane ed al rafforzamento delle comunità autonome) anche la CMB venne sciolta e le competenze in materia urbanistica vennero attribuite alle comunità autonome. Contemporaneamente venne istituita la nuova Mancomunitat de municipis (o Mancomunidad de Municipios del Area Metropolitana de Barcelona), associazione di municipios con funzioni di cooperazione è coordinamento tra i comuni dell’area e di gestione di alcuni servizi d’interesse comune. Dal 2002 è stata istituita anche una Commissione esecutiva incaricata di attuare il Piano strategico per l’area metropoliana di Barcellona. Sempre in Spagna, con modalità diverse, si è assistito allo sviluppo di strutture analoghe che riguardano anche la Grande Madrid o la Grande Valenza, strutture che si limitano ad associazioni tra comuni (Mancommunitat) o che sono poste direttamente sotto il controllo delle comunità autonome. 13


IN SCENA

LA VISION REGIONALE

I

l Veneto, dopo i pionieri che lo hanno ricostruito nel periodo successivo alla guerra mondiale e dopo gli intraprendenti che lo hanno reso negli ultimi trent’anni ricco e florido, è adesso internazionalmente riconosciuto come la regione della bellezza e delle eccellenze, del patrimonio culturale e dei servizi, oltre che snodo strategico delle grandi reti transeuropee. La regione, infatti, è strutturata come un vero e proprio sistema organico ad alto sviluppo produttivo, che rispetta la sostenibilità ambientale ed è in grado di far convivere sapientemente storia e innovazione, valorizzando reciprocamente l’una attraverso l’altra. E di qui si sviluppa il Veneto del futuro, o Terzo Veneto. Una realtà dinamica, volta al potenziamento del sistema infrastrutturale, della mobilità e dei servizi. Una realtà che oramai rientra a pieno titolo in quelle che possiamo definire aree metropolitane, poiché anche in Veneto si è progettata l’articolata rete delle città, coinvolte, parallelamente e complementariamente, in reti di relazioni lunghe, interne, di competizioni internazionali e di cooperazione. Reti che evidenziano i plus infrastrutturali della nostra regione, che ne esaltano le capacità produttive, amministrative e Giancarlo Galan, Presidente della Regione del Veneto

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Grande attenzione alla vivibilità, allo spazio urbano come luogo in cui si ottimizzano socialità e crescita economica e intellettuale

di servizio, favorendo una competizione europea e internazionale, grazie anche al corridoio metropolitano dove troviamo le concentrazioni urbane più forti quali Venezia, Padova, Treviso, non escluse di certo Verona e Vicenza. Per tale ragione, è stata riservata profonda attenzione alle nuove infrastrutture, volte a sostenere il territorio e a potenziare il sistema delle città. Mestre, nuova città cerniera del Nord-Est, grazie al Passante si avvia ad un fiorente sviluppo, la città pedemontana estesa riconosce nella futura Pedemontana Veneta un mezzo di affermazione della metropoli di cui sopra, poiché questa superstrada a pedaggio permetterà di alleggerire l’asse centrale, supportando i processi economici e territoriali. Altrettanto importante poi è il Sistema delle Tangenziali Venete, infatti la tratta che collega Peschiera del Garda a Padova è una rete viaria che consente di ridurre la densità automobilistica sulla tratta A4 corrispondente e di servire in maniera funzionale e capillare il territorio di riferimento. Infine, il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale: una rete che unisce i nodi importanti della “città estesa”, cioè della città metropolitana. Per rafforzare il disegno urbano del Veneto, l’area metropolitana assume un ruolo fondamentale e perciò alcuni degli obiettivi di

fondo del Piano Regionale di Sviluppo e del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento intendono avvalersi di politiche integrate, sviluppate secondo questa logica. La rete delle città, il grande corridoio metropolitano, i nodi di addensamento dell’area metropolitana veneta permettono di riconoscere, pertanto, le aree di maggior densità in cui si moltiplicano le opportunità, si definiscono le funzioni di eccellenza, si approfondiscono le conoscenze e si studiano sempre nuove soluzioni per rispondere in maniera idonea alle esigenze di un territorio che si confronta a livello locale con altri territori, a livello nazionale con altre regioni, a livello internazionale con altri Paesi. Infine, grande attenzione alla vivibilità, allo spazio urbano come luogo in cui si ottimizzano socialità e crescita economica e intellettuale. Il cosiddetto Piano Casa, ad esempio, di cui il Veneto è stato apripista, offre da un lato una risposta alla crisi e dall’altro un’occasione preziosa per riqualificare le nostre città, ma anche le aree industriali, alla luce di quell’ambizioso progetto d’insieme che sottende la realtà del Veneto come unica, grande area metropolitana.

di Giancarlo Galan 15


IN SCENA

PIANO CASA , UN COMMISSARIO STRAORDINARIO PER LA RIQUALIFICAZIONE

I

provvedimenti che ruotano, sia a livello nazionale che regionale, intorno al “Piano Casa” sono al centro ormai da settimane di un confronto animato. Sia sul fronte dei favorevoli che su quello dei contrari sono state sostenute opinioni e preoccupazioni ragionevoli e degne di considerazione. In gioco ci sono due questioni fondamentali: contrastare l’attuale periodo di crisi economica, rilanciando il settore anti-ciclico per eccellenza, da un lato; cogliere l’occasione per ripensare i principi ispiratori delle politiche urbanistiche e del territorio, correggendo gli errori

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del passato, dall’altro. Il Piano Casa, attuato in tempi rapidi, con procedure certe, con efficaci meccanismi di controllo sul pieno rispetto delle attuali normative, è un’occasione per recuperare bellezza estetica e qualità urbana, per migliorare l’efficienza abitativa ed energetica degli immobili e, di conseguenza, aspetto più materiale ma non meno significativo, accrescere il valore complessivo delle abitazioni. Negli ultimi decenni, e in particolare negli anni ’60 e ’70, si è assistito a uno sviluppo sostenuto degli insediamenti residenziali e produttivi. La “quantità” degli interventi ha spesso relegato in


secondo piano l’esigenza di un piano di insediamento con regole generali che salvaguardassero la “qualità” dello sviluppo urbanistico. eredità del passato è fatta pertanto di un parco immobiliare che in buona parte risulta vecchio, inadeguato dal punto di vista dell’efficienza energetica e disomogeneo rispetto a un progetto complessivo di bellezza estetica e vivibilità. Molti di questi vecchi immobili richiederebbero oggi, per essere ammodernati, investimenti oltre misura, che in alcuni casi non sarebbero nemmeno materialmente possibili. La soluzione più opportuna sarebbe abbattere e ricostruire ex-novo. Ecco perché l’aspetto più incisivo della normativa sul Piano Casa risulta essere gli incentivi alla demolizione e alla ricostruzione con una premialità, in termini di aumenti volumetrici, dove possibile, del 35% (o 40% secondo una delle recenti proposte sul progetto di

L’

legge regionale). Il rispetto delle leggi e della sostenibilità ambientale e paesaggistica devono rappresentare, in questo processo di riqualificazione, un dogma, proprio alla luce degli errori del passato, di cui oggi abbiamo acquisito consapevolezza. L’osservanza delle leggi, tuttavia, passa anche attraverso una drastica semplificazione delle procedure, con regole certe e in piena sintonia con i Comuni, condizione essenziale perché vengano rispettati i tempi e ottimizzati i costi. L’opportunità di riqualificazione non può non includere i palazzi condominiali, rimasti fuori dal testo del decreto legge governativo e invece contemplati nel progetto regionale. Proprio il Veneto, con particolare riferimento al complesso di via Anelli, offre un esempio concreto di come si possa intervenire su una o più strutture condominiali. >

“QUALITÀ DEL TERRITORIO: LA CITTÀ VISSUTA E DA VIVERE” CONVEGNO DEL GRUPPO GIOVANI DI ANCE VENETO Dopo anni di espansione sospinta e incontrollata, basata soprattutto su una logica di quantità degli interventi di insediamento abitativo e industriale, oggi la parola d’ordine diventa salvaguardia della qualità del territorio. Piano Casa, Ptrc, progetti di Social Housing e interventi di manutenzione delle città, strumenti che rivoluzioneranno la pianificazione territoriale del Veneto nei prossimi anni, saranno al centro del dibattito che coinvolgerà imprenditori, amministratori locali e società civile al convegno “Qualità del territorio: la città vissuta e da vivere – azioni e strumenti per il futuro del Veneto”, organizzato dal Gruppo Giovani di Ance Veneto al Centro Congressi del Laguna Palace Hotel a Mestre, il prossimo 20 maggio alle 16.

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IN SCENA

>

N

el caso degli edifici di edilizia residenziale pubblica, come già accade, gli inquilini potrebbero essere trasferiti momentaneamente in altri alloggi Erp in attesa del completamento dei lavori. L’esempio può essere riproposto anche per i condomini di proprietà privata, come opportunità data anche dal vantaggio economico che gli inquilini stessi ricaverebbero sia dalla riqualificazione in termini di efficienza abitativa ed energetica, ma anche dalla vendita (si veda lo schema a fianco) delle unità abitative costruite ex-novo in base agli aumenti volumetrici concessi dal Piano Casa. Certo, un elemento di stallo può essere rappresentato dalla mancanza di unanimità tra i condomini. Nel caso di quartieri o edifici particolarmente degradati e bisognosi di urgenti

interventi di ammodernamento, subentrerebbe, tuttavia, una logica di interesse generale. Per questa ragione, appare fondamentale che accanto alla prospettiva di riqualificazione degli immobili, il legislatore tenga conto anche di tutti gli aspetti burocratici. Una soluzione? La costituzione presso i Comuni più grandi di uno Sportello Unico per tutti gli atti necessari all’attuazione delle normative sul Piano Casa. Per i Comuni più piccoli si potrebbe ipotizzare una gestione consortile di questi uffici ad hoc. Il responsabile dello Sportello deve poter agire come commissario con poteri straordinari quando subentri un elemento di stallo che rischi di pregiudicare tempi e regole dei progetti di riqualificazione.

di Stefano Pelliciari

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IN SCENA

I VANTAGGI DELLA DEMOLIZIONE E RICOSTRUZIONE: UNA SIMULAZIONE U

no degli aspetti più interessanti, come si è visto, della nuova legge regionale per rilanciare le costruzioni e avviare un nuovo volano per l’economia locale prevede oltre alla concessione di un 20% in più di cubatura per piccoli ampliamenti anche incentivi significativi per operazioni di demolizione e ricostruzione di edifici degradati con un “premio” pari al 35% in caso di interventi che prevedano una maggiore efficienza energetica. Si tratta ovviamente di operazioni ben più complesse di quelle relative ad un semplice ampliamento, in quanto coinvolgono palazzine ed edifici dove convivono nella stragrande maggioranza dei casi più proprietari. Diviene allora essenziale da parte del sistema imprenditoriale e della promozione immobiliare saper presentare delle soluzioni che indichino con precisione i vantaggi di un intervento comunque traumatico per la vita quotidiana. Avviare un percorso di demolizione del proprio appartamento significa riaverlo dopo un periodo non breve migliorato, più sicuro, più bello e

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più efficiente, ovvero con un costo di conservazione e di manutenzione più basso. Insieme ad alcuni imprenditori la nostra redazione ha messo a punto un esempio di come si possa riassumere dal punto di vista economico un intervento che per semplicità abbiamo ipotizzato di 1.000 mq composto di 10 appartamenti di 100 mq pari a 3.000 mc. Il valore al mc dell’edificio viene fissato in 300€ per un valore complessivo di 900.000€. Valutando un costo di demolizione di 50€ al mc per un totale di 150.000€ si arriva a stimare il valore dell’immobile, al netto dei costi di demolizione, corrispondente a 750.000€. Considerato che l’intervento verrà realizzato secondo i più avanzati principi dell’efficienza energetica così da utilizzare il bonus del 35% previsto dalla legge regionale, il costo della ricostruzione del nuovo edificio per una volumetria pari a 4.050 mc verrebbe a costare poco più di 2 milioni con la realizzazione di 4 appartamenti aggiuntivi rispetto all’immobile demolito.


BILANCIO ECONOMICO DELL’INTERVENTO COSTI COSTO PER LA RICOSTRUZIONE COSTO ALLOGGIAMENTO TEMPORANEO

€ €

2.079.000 218.000

€ €

207.900 21.800

COSTO PER INTERESSI

147.000

14.682

2.444.000

319.382

1.650.000 964.000

96.400

2.614.000

96.400

170.000

18.018

MANUTENZIONI = 10 anni X €/anno 1.000

€ €

80.000 100.000

€ €

8.000 10.000

ULTERIORI BENEFICI

180.000

18.000

BENEFICI COMPLESSIVI

350.000

TOTALE COSTI RICAVI VALORE PATRIMONIALE AGGIUNTO RICAVO DELLA VENDITA N. 4 UNITÀ

€ €

TOTALE RICAVI

BENEFICIO PATRIMONIALE DEI PROPRIETARI ULTERIORI BENEFICI RISPARMIO ENERGETICO = 10 anni x €/anno 800

(al netto del confort e qualità dell’abitare)

Durante il periodo di demolizione e di ricostruzione - che viene stimato in 24 mesi - va considerato un costo per le famiglie (700€ al mese) pari a circa 17.000€ per l’intero periodo, pari ad un costo complessivo rispetto al totale degli inquilini o proprietari di 170.000€. Se aggiungiamo il costo del trasloco (5.000 per 10 appartamenti = 50.000) arriviamo ad un costo di 220.000€. A questo punto resta solo da valutare il costo finanziario che l’imprenditore dovrà sostenere e che agli attuali costi del denaro si attesta sui 147.000€ complessivi. n questo modo abbiamo stimato un costo complessivo dell’operazione di 2 milioni e 370 mila € al netto dei costi di demolizione. Ad operazione conclusa ecco che avremo uno scenario del tutto nuovo sul piano dei valori immobiliari: per i 1.000 mq iniziali, quindi al netto dell’aumento di cubatura, non più 750.000€ (al netto dei costi di demolizione) bensì 2.410.000€, stimando un valore di mercato di 2.500€ al mq,

I

36.018

con un utile in valore pari a un milione e 650 mila euro. Ciò grazie al rinnovo e alla qualità edilizia degli appartamenti. Inoltre dalla vendita dei nuovi 4 appartamenti i proprietari potranno ricavarne, allo stesso prezzo di mercato, 964.000€. Il risultato è un “utile” complessivo di oltre 2.600.000€. Considerato che i proprietari hanno sostenuto costi per 2 milioni e 444mila euro l’operazione risulta in attivo di 170.000€. A questi vantaggi si devono aggiungere i risparmi determinati dalle caratteristiche del nuovo immobile in termini di efficienza energetica e di costi di manutenzione, che vengono stimati intorno a 1.800€ all’anno ad appartamento pari a 18.000€ per i dieci appartamenti originari, che in 10 anni significano altri 180.000€. In definitiva i proprietari ne ricaverebbero un utile economico stimabile intorno ai 350.000€, pari a 35.000€ ad appartamento iniziale. E ciò senza contare la ben diversa fruibilità dell’immobile in termini di confort, funzionalità e gradevolezza. di Alfredo Martini 21


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GLI ATTORI

MENO BUROCRAZIA SOSTENIBILITÀ PIÙ

+

Le risposte dell’ Assessore all’Urbanistica e Politiche per il territorio della Regione del Veneto, Renzo Marangon

S

ui provvedimenti del governo in materia di rilancio del settore edile, mentre si raggiungeva un accordo tra governo e regioni, la legge veneta era approdata in consiglio per le prime audizioni. Alla Giunta regionale, pertanto, va il merito della primogenitura, ma quali saranno le tappe e i tempi di approvazione della normativa regionale? Attualmente il Disegno di Legge approvato dalla Giunta regionale è all’esame della II Commissione consiliare, che ha già avviato le audizioni con le parti sociali, le categorie e le associazioni. Entro fine aprile il testo sarà quindi giunto in Consiglio per la discussione e la successiva approvazione. Stiamo parlando di un provvedimento eccezionale con il quale intendiamo dare risposte ad una crisi economica che è oggi e non domani e dalla quale è vitale uscire al più presto”. Rispetto alle linee guida concordate per il decreto governativo, la legge regionale appare più ampia: c’è la possibilità di intervenire anche nei centri storici e sui condomini. Quali valutazioni hanno spinto la Giunta a varare un provvedimento così ampio nelle sue potenzialità d’intervento? Renzo Marangon, Assessore all’Urbanistica e Politiche per il territorio della Regione Veneto

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Il Disegno di Legge regionale intende elevare al 40% l’aumento concesso in caso di demolizione e ricostruzione con tecniche di bioedilizia. La nostra proposta di Legge prevede anche interventi


nei centri storici e nei condomini, interventi per i quali sarà sufficiente rispettare le distanze e ottenere, quando è il caso, il permesso della Sovraintendenza. Tengo comunque a precisare, che gli interventi dovranno comunque essere realizzati nel rispetto dei vincoli previsti dalla normativa statale, regionale o degli strumenti urbanistici e territoriali. Vorrei anche ricordare che gli accordi raggiunti alla Conferenza Stato – Regioni riguardano un pacchetto di misure minime, che le singole regioni hanno facoltà di ampliare o adottare così come indicato e qualora non lo facessero essere surrogate dal Governo. Il provvedimento regionale interessa anche le aree industriali. Quali sono le linee guida in questo ambito specifico? Abbiamo inteso inserire nel Disegno di Legge anche il settore industriale, non solo per sostenere ulteriormente il rilancio dell’edilizia, ma anche per facilitare il rinnovo di un parco di capannoni per molti aspetti fatiscente, cercando così di fare più belle le nostre periferie, restituire alle sue tradizioni il nostro paesaggio e preservare maggiormente l’ambiente.

L’efficacia del provvedimento si misurerà nella brevità della sua esecuzione e quindi, dopo l’approvazione della normativa, sulla semplicità delle procedure burocratiche. Quali provvedimenti in questo senso verranno adottati dalla Regione? L’approvazione della Legge sarà accompagnata da atti di indirizzo esplicativi che consentiranno una rapida applicazione del dettato legislativo È ipotizzabile la costituzione di uno sportello unico? E la figura di un responsabile dello sportello con poteri di dirimere eventuali situazioni di stallo? Uno sportello unico è già previsto dal Testo Unico della normativa nazionale sull’edilizia e i Comuni avrebbero già dovuto costituirli. A questi, quindi, ci si potrà rivolgere per dirimere eventuali controversie, ottenere chiarimenti e superare situazioni di criticità. di G. B.

A 25


GLI ATTORI

LE CITTà METROPOLITANE,

IL RUOLO DI VENEZIA

Intervista a Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia

V

enezia Città Metropolitana appare destinata a diventare insieme a Padova un polo intorno a cui si va definendo una vera e propria area metropolitana. Cosa cambierà sul piano del ruolo e delle funzioni amministrative con la costituzione della Città Metropolitana? “La riflessione sulla collocazione di Venezia e sulle sue prospettive di crescita a medio periodo, come crocevia nel sistema dei corridoi europei, e come snodo centrale dei traffici con l’Oriente e il Mediterraneo ha già fatto emergere e avviare nuove forme di collaborazione e di cooperazione territoriale, come il protocollo del 2007 tra Venezia e Padova per un rafforzamento competitivo dell’asse tra le due città. Tutto ciò viene confermato dal Piano Territoriale di coordinamento recentemente adottato (17 febbraio 2009) dalla Regione Veneto che considera le città e le aree metropolitane i nodi strutturali della nuova Europa e i motori per lo sviluppo economico. Tra gli elementi strategici del Piano è l’organizzazione del sistema insediativo veneto come una Rete di Città; la Regione si impegna a promuovere e sostenere le strategie di

A 26

rafforzamento della Rete e il coordinamento dei programmi ed azioni promossi dai Comuni, in particolare il progetto strategico per il rafforzamento competitivo dell’asse Venezia - Padova i cui contenuti dimensionali e relazionali prefigurano già l’esistenza di un’area metropolitana. Quanto al ruolo e alle funzioni, nei cicli integrati dell’acqua e dei rifiuti e nei trasporti sono già in atto accordi per l’esercizio associato delle funzioni. Il ruolo si conquista sul campo: in questo senso Venezia nel proprio Piano Strategico ha da tempo evidenziato come elemento prioritario quello di diventare nodo di servizi di eccellenza di livello metropolitano a servizio di un sistema economico avanzato e dinamico”. Quali saranno gli effetti sul territorio delle nuove normative in atto, come il Federalismo Fiscale? “Siamo in attesa dei risultati dei lavori della Commissione parlamentare sul federalismo fiscale, ma solo con i decreti delegati verranno stabilite nel dettaglio quali fonti di gettito avranno a disposizione i diversi livelli di governo. Per i Comuni


è confermata la scelta dell’imposta correlata agli immobili come principale entrata attribuita ed è prevista l’istituzione dell’imposta di scopo, regolata dalla finanziaria del 2007, a secondo dell’esigenza da fronteggiare o l’opera pubblica da realizzare, ma anche per il controllo dei flussi turistici. Le città metropolitane possono essere finanziate con tributi propri, anche diversi da quelli attribuiti ai Comuni. A ciò si aggiunge la facoltà di istituire prelievi destinati a fronteggiare le funzioni fondamentali assegnate a questo livello di governo”. Come deve coordinarsi la Città Metropolitana con la Provincia e la Regione affinché si ottenga una maggiore efficienza sia dal punto di vista della mobilità che del sistema residenziale? “Devono essere garantiti: la coerenza dell’esercizio della potestà normativa da parte dei diversi livelli di amministrazione; un efficiente assetto organizzativo e di utilizzazione delle risorse strumentali; la economicità di gestione delle entrate e delle spese attraverso il coordinamento dei rispettivi sistemi contabili e finanziari”. Esiste già un Piano Territoriale ad hoc per l’Area Metropolitana? Se sì in cosa consiste? “Il piano territoriale di coordinamento della Regione veneto individua il sistema metropolitano compreso tra Venezia e Padova, sotto l’aspetto delle infrastrutture, del sistema della formazione superiore, della ricerca, della sanità, della cultura, territorializza in termini di area metropolitana le prospettive future di questi macro settori. Il Comune di Venezia ha poi un proprio Piano Strategico, che si distingue per aver assunto come propria scala di riferimento proprio il sistema dell’area metropolitana in termini di costruzione della rete degli attori e delle istituzioni che vi operano”. Ritiene che il nuovo Piano Casa previsto dal Governo possa aiutare l’economia del territorio? “Iniziative volte a sostenere le imprese edili (e quindi l’occupazione e un più vasto indotto) sono più che mai necessarie in momenti di crisi come quello attuale. Penso però che possano esserci anche altri modi per ottenere gli stessi (e migliori) risultati: per esempio, benissimo la rottamazione di edifici degradati, obsoleti, dispersivi, ma perché limitarsi al singolo edificio o capannone e non usare gli stessi criteri per abbattere e riqualificare intere aree urbane? A Mestre già lo si sta facendo...

Quanto alla semplificazione, è ovvio che bisogna rivisitare norme e procedure, ma una volta garantita la massima attenzione e i più severi controlli sui cambi di destinazione d’uso, sulla tutela dei centri storici e dell’ambiente, là dove le trasformazioni riguardino l’interno di una casa, ovviamente se priva di vincoli, si potrebbe lasciar libero il cittadino di agire senza troppi permessi. Perché la realizzazione di un bagno o di una parete perché deve diventare motivo di stress e di conflittualità con le Istituzioni e aggravio di lavoro per gli uffici pubblici?” di M. M. 27


DIETRO LE QUINTE

I TRE LIVELLI DELLO

SPAZIO SOCIALE I

l concetto di spazio metropolitano oscilla, secondo il sociologo Enzo Rullani, tra un significato che lo vede come razionalizzazione di uno spazio addensato a cui bisogna dare un nome (la Los Angeles del nordest) e un significato istituzionale che invece guarda al governo del territorio, reclamando competenze ad un livello metropolitano in contrasto con il livello provinciale e comunale. Tali visioni sono da considerarsi entrambe inadeguate, in quanto non si concentrano su ciò che conta davvero: il modo in cui cambia la vita delle persone e l’economia delle imprese quando lo spazio che hanno intorno diventa accessibile ai tre livelli di cui oggi non possiamo più fare a meno: il locale, il metropolitano e il globale. Abbiamo chiesto a Enzo Rullani di spiegare meglio questi importanti concetti.

L’

evoluzione in senso metropolitano dell’ampia area territoriale che da Treviso va a Padova avrà indubbie conseguenze sulle dinamiche demografiche. In che modo questi cambiamenti incideranno sulle principali esigenze dei cittadini (mobilità, vivibilità delle città, reti sociali)? “La trasformazione dello spazio nordestino in senso metropolitano (anche oltre il triangolo PaTreVe) è alimentata, prima che dall’addensamento degli edifici e delle strade, da un’esigenza economica e di sviluppo produttivo. L’esigenza di organizzare secondo economie di scala adeguate, un circuito di servizi ‘rari’ che sono sempre più importanti per vivere e per competere: (aeroporti, TAV, logistica, professioni, marketing e commercializzazione, tecnologie, ricerca, università, sanità, intrattenimento, turismo di qualità ecc..) Se definiamo spazio metropolitano il circuito entro cui chi offre questo tipo di servizi va a cercare la sua domanda e – dall’altra parte – quello in cui chi li richiede va a cercare la sua offerta, è evidente che l’evoluzione in senso metropolitano della nostra rete produttiva non nasce da disegni istituzionali o dal semplice addensamento fisico. Ma deriva dall’esigenza di rendere le nostre imprese e le nostre persone protagoniste attive dei processi di globalizzazione e di smaterializzazione da cui dipende la loro produttività e il loro reddito futuro. Un presupposto che ‘democratizza’ il sistema, perché deve valere non solo per le maggiori città, ma anche per chi vive in piccoli centri o in campagna. Nessuno dei servizi sopra richiamato potrà svilupparsi – ad un livello di specializzazione e di competenza necessari – fino a che rimane confinato entro lo spazio del locale, che non consente sufficienti economie di scala”. In che modo questo processo inciderà, invece, sulle identità sociali? “Le identità territoriali, nel Nordest, sono oggi ancora frantumate tra centinaia di ‘campanili’ e separate in modo abbastanza netto dai confini provinciali. Infatti, le associazioni e le istituzioni

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hanno dato e continuano a dare una posizione baricentrica alla provincia, nella loro gerarchia decisionale. E’ un passato duro a morire, per ragioni culturali e anche politiche: allargando il circuito, si teme, in sostanza, di perdere la propria capacità di autogoverno e di allontanarsi dalla propria storia. Il risultato non è però confortante: perpetuando l’attuale dispersione territoriale e privilegiando le relazioni di prossimità rischiamo infatti di avere un sistema di competenze e di servizi non competitivo, e dunque alla fine debole: assai poco adatto a preservare le identità del passato, dando loro un futuro sostenibile. Per farlo, la via da seguire è un’altra: bisogna ‘mettere a rete’ il sistema produttivo e le persone del Nordest o almeno del Veneto, superando l’effetto separatore della distanza con opportuni investimenti in sistemi comunicativi, logistici e di garanzia. Qualcosa è stato fatto in questa direzione ma siamo molto indietro. Anche perché spesso, negli anni scorsi, si è confuso l’aspetto istituzionale (l’istituzione di qualche forma di Città Metropolitana) con quello economico-relazionale, che riguarda invece l’organizzazione della vita e della produzione in uno spazio metropolitano di fatto. Finendo, come spesso capita, per non fare né l’una né l’altro. Per riportare in loco l’eccellenza che le nostre imprese oggi vanno a cercare a Milano o all’estero, lo spazio di vita e di produzione

va organizzato consentendo a ciascuno un accesso facile ai tre livelli che oggi contano: quello locale, per il circuito quotidiano dei movimenti casa-scuola-lavoro; quello metropolitano, per i flussi relativi ai servizi rari che richiedono contatti diretti non quotidiani ma comunque frequenti; e quello globale, per i flussi di merci, di informazioni e di servizi che non richiedono spostamenti fisici ricorrenti. Ciascuno di noi vivrà meglio e avrà più possibilità economiche se riuscirà ad avere un accesso facile ai tre livelli, da qualunque punto del sistema regionale. Questa è la migliore garanzia di potersi portare dietro l’identità territoriale ricevuta dalla storia, rigenerandola in funzioni nuove, che la mettano in contatto con il mondo di oggi e del prossimo futuro”. Aggregazione e sinergia sono due termini intorno ai quali si gioca molto la partita della futura area metropolitana, con quali conseguenze? “Il disegno di riorganizzazione dello spazio nordestino ai tre livelli sopra richiamati (locale, metropolitano e globale) deve rispondere ad una visione e ad un metodo condiviso. Ma non per questo deve appiattire o gerarchizzare il mondo in cui viviamo, ingabbiandolo in qualche disegno concepito a tavolino. Operare in una rete ampia, non significa ridurre gli spazi

> 29


DIETRO LE QUINTE

> di autonomia di ciascuno e le differenze possibili. Anzi. È

“Lo spazio di vita e di produzione va organizzato consentendo a ciascuno un accesso facile ai tre livelli che oggi contano: quello locale, quello metropolitano e quello globale”

qualcosa che premia la specializzazione e la ricerca delle differenze, inducendo le varie parti a cercare le ragioni della complementarità, prima di quelle della concorrenza. Sarebbe velleitario decidere dal centro che cosa, in questa evoluzione, ciascuna città o ciascun paese del Nordest metropolitano debba fare, distribuendo, dall’alto, vocazioni e leadership. Le vocazioni, invece, vanno affermate sul campo e le leadership devono essere conquistate, non assegnate per decreto. È abbastanza inutile invocare a gran voce – come si fa - un gioco di squadra nella distribuzione dei ruoli e dei finanziamenti, quando tutti sanno che si tratta di un cosa difficilissima da fare e che non si riesce quasi mai a realizzare davvero. Bisogna invece che le istituzioni si impegnino nella creazione della rete ampia (metropolitana) di comunicazione, di logistica e di garanzia. Questo solo fatto basterebbe a mettere in movimento una dinamica di tipo metropolitano, perché darebbe la possibilità a ciascuna persona e a ciascuna impresa di operare in un circuito di domanda e di offerta esteso e differenziato, in cui andare a reperire le risorse e le competenze rare di cui si ha bisogno. Solo la domanda, infatti, sa davvero selezionare le diverse offerte, scegliendo quelle che meritano di andare avanti e affondando quelle che sono invece da scartare. Oggi, nel capitalismo globale della conoscenza che domina la scena postfordista, la domanda comincia essa stessa ad operare in rete e ad influenzare attivamente i processi decisionali dell’offerta. In un sistema di impresa diffusa come il nostro, sono le associazioni, le comunità e le istituzioni politiche che devono organizzare la domanda, aiutandola a diventare più ‘intelligente’. In un sistema basato sulla creatività e sulla sussidiarietà, il compito della politica non è, infatti, quello di organizzare l’offerta dei servizi utili ma di aiutare la domanda ad essere più intelligente nelle sue (libere) scelte. Le associazioni, prima di ‘fare lobby’, dovrebbero essere centri di orientamento, certificazione, qualificazione dell’offerta e della domanda, alzando lentamente, ma continuativamente, l’assicella degli standard minimi che tutti dovrebbero raggiungere”. di Beatrice Borin

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DIETRO LE QUINTE

NUOVI MODI DI ABITARE LA

CASA E LA CITTÀ

I

n Italia si ricomincia a parlare di casa: una questione che per decenni ha rivestito un ruolo marginale nella politica del Paese se pensiamo che gli ultimi importanti interventi su scala nazionale si riferiscono alla ricostruzione del Dopoguerra. Chiediamo all’architetto Segantini, che ha recentemente pubblicato l’Atlante dell’Abitare Contemporaneo per le edizioni Skira, alcune considerazioni in riferimento al tema della residenza, oggi materia di una recente normativa approvata a scala nazionale e regionale.

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magari sempre collegate alle reti digitali e informatiche, ma incapaci di costituire un paesaggio di identità, di rapporti fisici, di relazioni, di condivisione, in altri termini di costituire una collettività. La parola d’ordine nelle esperienze della città europea contemporanea sembra ritornata ad essere densificazione, anche se con accezioni e ricerche differenziate in rapporto alla scala di intervento sul territorio: riguarda da un lato la riproposizione di sistemi residenziali collettivi densi che si confrontano con la città della dispersione, riguarda l’innesto di elementi nuovi in tessuti urbani esistenti e riguarda infine la riappropriazione di grandi strutture dismesse che possono diventare nuovi spazi per abitare”. Parasite Paradise

Quali sono le diverse possibilità che la ricerca progettuale sul tema dell’abitare contemporaneo può suggerire come orizzonte di riferimento per l’area veneta? “Il luogo nel quale abitiamo si presenta come un paesaggio indistinto che accompagna il nostro sguardo, senza soluzione di continuità, lungo l’intera Pianura Padana. Lo spazio della ‘città infinita’, della città della dispersione in un territorio quasi interamente antropizzato, dove la casa unifamiliare è protagonista di un insediamento unidimensionale, in cui il giardino e le aree di soggiorno, ambedue di proprietà privata, sono incapaci di creare una socialità che esca dai confini legalmente riconosciuti. Un’infinità di piccole entità


Stefan Eberstadt

Meixner Shuelter Wendt Architekten

Come si configurano nuovi possibili modelli di aggregazione dello spazio residenziale sul territorio rispetto alla recente normativa nazionale del Piano Casa che prevede la riqualificazione e la nuova costruzione di un numero cospicuo di alloggi pubblici o l’istituzione del fondo regionale Veneto Casa rivolto al social housing? “Gli interventi di Herman Herzberger a Dueren, in Germania o di Van den Oever-Zaijer & P a Yperburg sono progettati, in alternativa a quanto richiesto dai sistemi di pianificazione e dalla committenza stessa, densificando le abitazioni intorno a uno spazio collettivo pubblico attraversabile e adattabile, controllato ma aperto, che diventa spazio di incontro dinamico. Altri esempi di riferimento sono quelli delle residenze speciali dove, per definizione, lo spazio individuale della casa è compresso e riceve un valore aggiunto dalla dotazione di spazi collettivi e servizi. Potremmo immaginare di reinterpretare questi modelli costruendo, sul territorio, strutture residenziali minime con servizi diversificati (lavanderie, spazi di aggregazione o di lavoro, piccoli laboratori flessibili, orti...) promotori di un nuovo tipo di abitazione rivolta non solo alle fasce economicamente deboli (giovani coppie, precari, anziani), ma a un mix di abitanti allargato a quell’utenza della mobilità di cui il futuro del nostro territorio dovrà farsi carico in considerazione della particolare collocazione dell’area veneta e generalmente nordestina, come crocevia dello sviluppo economico verso l’Oriente d’Europa. >

L’elemento aggiunto in questi progetti è studiato per essere energeticamente autosufficiente nonchè in grado di interagire con le strutture esistenti senza dover intervenire per rinforzarle.

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DIETRO GLI ATTORI LE QUINTE

Maria Alessandra Segantini è titolare, con Carlo Cappai dello studio di architettura C+S ASSOCIATI, con sede a Treviso. Insegna progettazione architettonica nelle Università di Architettura di Venezia e Ferrara.

> Si tratta di modelli complessi dell’abitare contemporaneo che

conducono fino alle soluzioni di co-housing dove, gli utenti condividono servizi che arrivano a spingersi fino a piccoli asilinido, spazi per l’attività fisica, spazi per gli anziani, uffici, stanze per gli ospiti, hobby room o anche piccoli orti urbani.” Quali sono le considerazioni in riferimento alla normativa recente che riguarda le possibili addizioni dal 20 al 35 per cento sui volumi esistenti di proprietà? “Se guardiamo all’Europa ancora una volta possiamo trovare indirizzi e sperimentazioni sul tema, anche se generalmente si tratta ancora di suggerimenti e non di programmi effettivi. Il Padiglione tedesco della Biennale di Architettura di Venezia 2006 dal titolo Convertible City indagava proprio questo tema: la possibilità della città di trasformarsi e modificarsi per sovrapposizione e stratificazione. Gli esempi di progetti che prevedono l’aggiunta di spazi sono molteplici, da Atelier Van Lieshout che inventa una piccola estensione per il direttore del Central Museum di Utrecht che qui può lavorare o riposare a Stefan Eberstadt a Leipzig che induce uno sguardo differente allo spazio urbano, a House Didden di MVRDV, al progetto Las Palmas parasite che gli autori Korteknie e Sthulmacher interpretano disegnando una piccola casa ripetibile sopra un magazzino del porto di Rotterdam o, al progetto di Meixner Shuelter Wendt Architekten che inglobano una casa tradizionale esistente ampliandola e facendola diventare uno spazio interno, una stratificazione della memoria. L’elemento aggiunto in questi progetti è studiato per essere energeticamente autosufficiente nonchè in grado di interagire con le strutture esistenti senza dover intervenire per rinforzarle. Questi principi sono già risorsa: gli interventi di addizione possono diventare portali di accesso a scala diffusa di una serie di tecniche e tecnologie innovative oggi ancora poco conosciute o guardate con sospetto nell’area di cui ci occupiamo. Forse questa potrà diventare un’occasione per ‘riordinare’ lo skyline delle nostre città, di tetti piani che potrebbero facilmente accogliere volumetrie trasformandosi in giardini pensili o di tetti inclinati che potrebbero essere ripensati come A 34

Atelier Van Lieshout

Stefan Eberstadt

risorsa per la futura gestione climatica a costo zero. È proprio in un momento difficile e di transizione come quello che stiamo vivendo che è necessario riflettere su esperienze consolidate o in corso per stimolare le diverse parti politiche e sociali in un confronto allargato capace di immaginare nuovi modi di abitare la casa e la città.” di Giuseppe Bucca


IL VENETO METROPOLITANO VISTO DA

ROVIGO

LE SPECIFICITÀ TERRITORIALI E LE OPINIONI IN MERITO ALLA POTENZIALE COSTRUZIONE DI UN’AREA METROPOLITANA NEL TRIANGOLO PADOVA – VENEZIA - TREVISO

DEI RODIGINI

M

etropoli o non metropoli? Il dibattito è aperto. I media veneti sono particolarmente sensibili alla tematica che riguarda la costruzione di una metropoli nel triangolo Padova – Venezia – Treviso, una metropoli non solo sognata o concettuale, bensì reale e basata soprattutto su una nuova concezione del collegamento tra le principali città del tessuto produttivo del Veneto. Appare sensato contestualizzare la tematica, cara agli ambienti politici ed economici ma ancora piuttosto sconosciuta alla popolazione del Veneto, in particolare da più parti è oggi sentita la necessità di lavorare per dare dignità di metropoli ad un territorio che vive una forte crescita demografica e che soprattutto concentra nelle zone indicate il cuore del tessuto produttivo regionale, reso famoso in passato dal modello distrettuale, oggi ancora ben radicato nel Veneto, anche se oggetto di discussione. Si assiste, a livello nazionale, ad un forte interesse attorno alla formazione di nodi metropolitani, in Veneto si individuano come punti

di particolare interesse l’asse metropolitano centrale (che fa perno su Venezia e Treviso e, “via Padova”, si allunga fino a Vicenza), l’asse metropolitano ovest (aperto verso la Lombardia) e la città estesa (che si articola lungo l’asse della pedemontana).

T

utti i punti citati non comprendono la zona a sud dell’area metropolitana, in particolare la provincia di Rovigo, da sempre in difficoltà a livello di competitività di fronte ai poli di eccellenza innovativa e produttiva del mitologico nord-est. Prova ne è il grande flusso di persone che ogni giorno muove dalla città di Rovigo verso l’area metropolitana, in particolare in direzione Padova e Venezia. Abbiamo deciso di incontrare alcuni dei pendolari, viaggiatori abituali che vivono parte della propria giornata sui treni. Nel corso delle nostre interviste abbiamo incontrato giovani e meno giovani, studenti e dirigenti, liberi professionisti ed impiegati cercando di comprendere quanto sanno dell’area metropolitana e cosa 35


DIETRO GLI ATTORI LE QUINTE potrebbe cambiare nelle loro vite se il citato triangolo d’oro rafforzasse la propria identità. Solo il 10% degli intervistati ha sentito parlare dell’area metropolitana e della discussione in merito mentre ben più corposo diviene il quadro quando si parla della possibilità di raggiungere la zona metropolitana. I pendolari che prendono il treno ritengono Rovigo ben collegata con Padova e Venezia, ben più difficoltosi i collegamenti con Treviso. Le lamentele riguardano invece più la scarsa qualità del servizio ferroviario (frequenti rotture, ritardi, scarsa pulizia) che il numero di treni sull’asse Rovigo-Venezia con fermata a Padova, considerato sufficiente. Il dato più sorprendente che emerge dall’indagine è legato al forte “campanilismo” dei rodigini che lavorano

Sono soprattutto shopping, eventi e mostre a risultare predominanti tra le motivazioni che portano a visitare Padova e Venezia anche in orari e giorni extra lavorativi.

o studiano nell’area metropolitana, l’80% degli intervistati non ha infatti mai pensato di trasferirsi nella città in cui lavora considerando Rovigo città tranquilla e gradendo la qualità della vita offerta. Alcuni studenti riflettono sulla possibilità di trasferirsi solo in caso di allettante offerta di lavoro in zona. La domanda relativa alle visite extra lavorative all’area metropolitana è stata utile per comprendere quali servizi i rodigini ricercano a Padova e Venezia. Sono soprattutto shopping, eventi e mostre a risultare predominanti tra le motivazioni che portano a visitare queste città anche in orari e giorni extra lavorativi. Il treno viene preferito all’auto per diversi motivi, soprattutto economici (risparmio) ma anche perché permette di evitare lo stress della guida e spesso dà la possibilità di raggiungere facilmente il centro città, dato palese per quanto riguarda Venezia, logisticamente complessa a raggiungersi in auto. La sensazione in merito alla creazione di un’area metropolitana è duplice: da un lato è innegabile la domanda da parte delle imprese di poli di eccellenza formativa (come potenzialmente potrebbe divenire il A 36

politecnico del nord-est) e nuovi servizi e competenze legate alle attività oggi a valore aggiunto come ricerca e sviluppo, logistica e design. Dall’altro emerge la sensazione che l’incentivo alla creazione di una grande zona trainante possa in qualche modo tagliare fuori le aree urbane non coinvolte. I rodigini, ce lo hanno detto, non hanno alcuna intenzione di vivere in una città dormitorio ai confini della futura metropoli, e, nonostante le difficoltà, sono ben disposti verso il territorio. Probabilmente per alcuni il trasferimento è e sarà necessario cosi come la metropoli è parte di un progetto imprescindibile per evitare la migrazione di uomini e capitali verso, ad esempio, Milano. Si tratta di un futuro obbligato per il territorio Veneto, il segnale che i cittadini lanciano è però una richiesta forte, quella di non essere esclusi dal nuovo Veneto con l’invito alla classe dirigente nel ripensare una Rovigo non tanto ai margini della metropoli quanto piuttosto al servizio della stessa.

di Giorgio Soffiato


ROVIGO PUNTA SULLA

FORMAZIONE Intervista a Fausto Merchiori, Sindaco di Rovigo

C

ome emerge dalla nostra analisi, la maggior parte dei rodigini ancora non sa cosa si intende per città o area metropolitana e soprattutto non comprende il ruolo che Rovigo può assumere all’interno di questa nuova prospettiva. Può cercare di fornire lei un’idea di come la città si pone di fronte a tali cambiamenti? “Non mi meraviglia la perplessità di fronte a questo tema. I nostri concittadini si interessano e valutano con molta attenzione le città in espansione, in particolare quelle del triangolo di Padova, Venezia e Treviso. Rovigo però, per tradizione, si avvicina più alle realtà territoriali di Padova e Vicenza, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione. L’attaccamento alle proprie radici e ad uno stile di vita pacato prevale sul desiderio di emigrare, ma questo vale anche per le altre città del Veneto. Non si tratta di campanilismo, ma di una consuetudine e di un affetto che da sempre vive nelle piccole e medie realtà della nostra regione. Ciò non impedisce a molti di “esportare” la propria professionalità e competenza in altre città. Rovigo vanta infatti molti professionisti sia nella finanza che nella Pubblica Amministrazione, ma anche livelli alti di competenze tra avvocati, medici, progettisti. L’area metropolitana si pone come opportunità più che come scelta”. Secondo lei la costituzione di due città metropolitane, Padova e Venezia, crea maggiori opportunità anche per le altre province oppure può diventare un fattore che accentua la loro marginalità? “Rovigo è un centro da sempre attivo e in continua comunicazione con altri comuni, non solo veneti. Per posizione geografica e anche per motivi storici la città è anche molto vicina alla realtà emiliana e in particolare ferrarese. Il Po non separa, ma unisce Rovigo a Ferrara. La nostra città ha deciso di puntare molto sull’istruzione e la formazione dei suoi cittadini. Per questa

ragione, già da tempo, sono stati istituiti corsi universitari di alto livello performativo in collaborazione con gli Atenei di Padova e di Ferrara. Una iniziativa di questo tipo permette non solo di creare generazioni di rodigini istruiti, ma soprattutto di creare gli imprenditori ed i professionisti di domani che potranno sostenere l’economia del nostro territorio”. Rovigo è molto apprezzata dai suoi cittadini che non aspirano a trasferirsi se non per una buona opportunità di lavoro. Come è la situazione occupazionale all’interno del suo distretto? Ritiene che la costituzione di un triangolo “forte” tra Padova, Venezia e Treviso possa aumentare le possibilità occupazionali anche a Rovigo? “Fortunatamente abbiamo registrato a Rovigo un dinamismo maggiore rispetto ad altri comuni del Veneto, ma questo si deve al fatto che noi partivamo da livelli produttivi più bassi. La crisi economica si inizia a sentire anche qui, e purtroppo abbiamo segnali di cassa integrazione e licenziamenti anche da noi. Per questo motivo sono stati messi in atto dei Piani integrati con quelli Nazionali e Regionali a sostegno dei lavoratori e delle famiglie. La regione ha già stanziato dei fondi per aiutare chi perde il lavoro. Inoltre gli enti come la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Diocesi di Rovigo e i singoli Comuni hanno destinato delle risorse a Confidi affinché assumano un ruolo di volano per le imprese e per gli istituti bancari che prestino soldi alle aziende. Infine il Consorzio per lo Sviluppo Economico del Polesine ha stanziato un milione e mezzo di euro dei fondi destinati alla ADRIATIC LNG per il Rigassificatore di Porto Viro per favorire gli imprenditori locali e sostenere l’attività dei piccoli artigiani”. di Mimosa Martini 37


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REPLICA ... di nuovo a proposito di energia IL TEATRO VENETO, IL POLMONE PULSANTE DELL’ENERGIA ITALIANA? IL PALAZZO COMUNALE VERONA CITTÀ IDEALE IL MERCATO GIORGETTI: LA CRISI SI SUPERA INSIEME, AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E OPERATORI PRIVATI

VENEZIA HA UN NUOVO PIANO ENERGETICO

I

l “Bilancio energetico e delle emissioni” relativo al periodo 1990-2007 dimostra che negli ultimi anni nel territorio del Comune di Venezia vi è stato un costante aumento della domanda di energia pro-capite. Nella nostra area i consumi di energia riguardano per il 50% il gas naturale, per il 31% l’energia elettrica ed a seguire gasolio, benzina e gpl. Per il 42% i consumi di energia sono attribuibili all’industria; per il 23% alle residenze abitative; per il 19% al settore terziario e per il 16% ai trasporti. Il primo PEC (Piano energetico comunale) della nostra Amministrazione è stato approvato nel 2003 ed il documento, che ora presentiamo, approfondisce ulteriormente l’analisi della domanda e dell’offerta di energia nel nostro territorio. Il dato davvero nuovo, però, è il contesto socio-economico in cui si inserisce l’aggiornamento del PEC. Mai, negli anni precedenti, ci si era trovati immersi in una situazione di crisi che investe profondamente i mercati e il modello produttivo. Oggi sappiamo che avere il massimo rispetto per la natura e dar vita ad un sistema di sviluppo eco-compatibile è una sfida necessaria ed imprescindibile per tutti. Il PEC 2009 si articola in una parte che contiene l’analisi dei consumi e delle emissioni e in una parte che riporta le schede di azione che la Giunta comunale intende attuare.

L

e azioni possono essere ascritte a tre filoni distinti: la sensibilizzazione culturale, la regolazione e gli interventi diretti. I nostri consumi di energia dipendono in buona parte dal nostro modello di sviluppo e di vita: per questo abbiamo ritenuto significativo inserire tra le azioni del Piano quelle relative all’interazione con le famiglie partecipanti a progetti comunali o comunitari europei (come Cambieresti?, Energia 300x70 ed EchoAction), i corsi di formazione sull’edilizia sostenibile rivolti ai tecnici, sia professionisti che dipendenti pubblici, azioni di informazione verso le famiglie, come la campagna “Calore Pulito” e come il progetto “Rinnova la tua Energia” che ha fornito nel 2008 oltre 500 consulenze gratuite ed ha avuto 43.000 accessi al sito internet ad esso dedicato.

S

ul fronte della regolazione abbiamo introdotto il fattore energia tra i criteri di ammissibilità degli insediamenti produttivi, abbiamo adottato il capitolato tecnico per opere di bioedilizia, abbiamo inserito criteri di bioclimatica e di bioedilizia nella Variante al P.R.G. di Campalto, abbiamo realizzato il sistema di gestione ambientale secondo il regolamento EMAS 761/2001 per quanto riguarda i consumi energetici dell’amministrazione comunale, stiamo modificando il regolamento edilizio con l’introduzione della possibilità di realizzare impianti ad energia solare anche nei centri storici per una superficie pari al 6% della superficie di falda, abbiamo applicato il “bollino blu” per verificare le emissioni degli autoveicoli, stiamo completando la parte tecnica del P.R.I.U. (Piano Regolatore Illuminazione Urbana) e abbiamo introdotto una normativa che prevede sconti sugli oneri di urbanizzazione ed il contributo di costruzione in presenza di edifici che soddisfino prestazioni energetiche superiori rispetto a quanto prescritto dalle normative vigenti (geotermia, soleggiamento, recupero acque meteoriche, tetto ventilato, tetto verde, serra solare, serramenti ad alta efficienza, impianto solare termico, impianto fotovoltaico, ecc.). Quanto alle azioni dirette abbiamo sviluppato e previsto interventi su più fronti.

N

ella produzione di energia abbiamo realizzato vari impianti fotovoltaici (Venezia risulta la prima città su 104 capoluoghi di provincia per la produzione di energia con impianti fotovoltaici), installato pannelli solari su edifici pubblici e pannelli radianti su edifici adibiti a residenze per anziani, abbiamo completato le analisi energetiche su 36 edifici comunali e su 63 edifici dedicati all’edilizia residenziale pubblica, abbiamo sperimentato l’alimentazione a biodiesel per alcuni automezzi di Veritas, stiamo sviluppando il progetto 38


di ossicombustione nel distretto del vetro di Murano, abbiamo installato semafori a led, abbiamo completato la sperimentazione di un tetto verde su un edificio adibito ad uffici comunali, puntiamo ad ottenere significative biomasse dalla manutenzione del nuovo bosco urbano e stiamo per completare l’impianto di distribuzione di GPL nautico. Nel campo della mobilità sostenibile abbiamo dotato ACTV di 40 autobus a metano ed altri 10 sono in arrivo (avranno inoltre la possibilità di rifornirsi agevolmente nel nuovo impianto di distribuzione di metano presso il deposito di via Martiri della Libertà), abbiamo sviluppato il sistema di car-sharing con ASM (che ora è dotata di 54 autovetture, delle quali 25 a metano e 2 ibride elettriche), abbiamo favorito lo svecchiamento della flotta natante e di terra di ACTV, abbiamo implementato il sistema di parcheggi scambiatori e delle navette, stiamo proseguendo con la realizzazione del tram e abbiamo realizzato il centro per la distribuzione delle merci in città (city logistic center). Sappiamo che molti edifici pubblici hanno un costo energetico salato e che è urgente pensare ad un piano per il loro miglioramento. Ciò vuol dire avviare un piano di interventi utili che porterà a risparmiare costi energetici nei prossimi decenni. In questi anni siamo riusciti a capire meglio che cosa dovremmo fare e dove. Realizzare piani di azione strutturali, efficaci e su vasta scala richiede uno sforzo enorme. Occorre che l’agenda politica, ovviamente non solo a livello locale, metta seriamente ai primi posti queste sfide, ma occorre anche che si coaguli una sensibilità diffusa, una fattiva collaborazione con i settori produttivi, le istituzioni e le associazioni, nonché con tutta la popolazione. E’ infatti possibile che la ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili e la riduzione dei costi energetici diventino dei volani per superare la crisi attuale.

di Pierantonio Belcaro, Assessore all’Ambiente del Comune di Venezia

39


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REPLICA ... di nuovo a proposito di energia IL TEATRO VENETO, IL POLMONE PULSANTE DELL’ENERGIA ITALIANA? IL PALAZZO COMUNALE VERONA CITTÀ IDEALE IL MERCATO GIORGETTI: LA CRISI SI SUPERA INSIEME, AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E OPERATORI PRIVATI

Da Porto Tolle un aiuto per il Veneto e per l’Italia Abbiamo chiesto ad Ennio Fano, responsabile grandi progetti per Enel, di fornirci alcune preziose informazioni riguardo al tema dell’energia e in particolare sulla centrale di Porto Tolle, tema affrontato nel numero uno di EST. L’eccessiva dipendenza dal petrolio crea un problema di competitività del sistema italiano. Quali strategie per abbattere i costi energetici? “È importante ricordare che il costo di produzione e i prezzi dell’energia elettrica in Italia sono notevolmente superiori alla media europea. Il mix di produzione di elettricità per fonte in Europa è basato principalmente su nucleare e carbone; l’Italia produce invece oltre il 60 per cento di energia elettrica da olio e gas, fonti più costose e provenienti da paesi politicamente instabili. La crescita della quota di elettricità prodotta da gas è la causa principale dell’aumento di domanda complessiva di questo combustibile. Il progetto di conversione a carbone degli impianti rientra nelle strategia di Enel, per ridurre gli impatti ambientali sul territorio, diversificare il mix delle fonti di produzione di energia, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Basti pensare che oggi nel mondo il 40% dell’energia elettrica si produce con il carbone, in Italia appena il 14%. Tutti i Paesi industrializzati del mondo usano il carbone per produrre gran parte dell’energia necessaria alle famiglie e alle imprese. La Germania, da tutti ritenuta modello di attenzione all’ambiente, produce metà della sua elettricità con il carbone. L’energia prodotta dal carbone ci libera dalla schiavitù degli idrocarburi e dalla dipendenza da pochi paesi, come ad esempio per il gas. Il trasporto per nave non comporta rischi come invece può avvenire con le petroliere. L’elettricità prodotta da carbone costa molto meno di quella prodotta con il gas, compreso il prezzo dell’anidride carbonica che sarà a carico delle aziende produttrici, non certamente dei cittadini”. Il Veneto si pone come polmone pulsante dell’energia italiana. Ma con quali vantaggi per il territorio? Quale sarà il contributo di Porto Tolle? “Il Veneto ha un deficit energetico del 45%. Significa che quasi la metà dell’energia consumata in Veneto viene prodotta fuori regione. Il Veneto, quindi, è un consumatore di primo piano di energia. Con la riconversione a carbone pulito della centrale di Porto Tolle. Si farà fronte al 4% della produzione energetica nazionale e a circa il  37%  del fabbisogno di energia in Veneto.  Sarà un bene per il Veneto e per tutta l’Italia. Enel ha progettato la conversione dei 4 gruppi ad olio, per una potenza di 2640 MW, a 3 gruppi a carbone pulito ad alta efficienza, per 1980 MW complessivi. Qualche dato servirà a capire: si tratta di un investimento 2,2 miliardi di Euro, con 20 milioni di ore di lavoro per l’intera fase di cantiere (che durerà 5 anni), oltre 200 ditte al lavoro e non meno del 15% dell’intero investimento a vantaggio delle imprese locali. Ci saranno punte di 3.500 operai al lavoro ed il raddoppio dell’occupazione stabile (i dipendenti Enel più l’indotto passeranno dagli attuali 350 posti di lavoro a oltre 700). Si tratta di numeri record. Il vecchio impianto ad olio verrà fermato subito dopo l’ottenimento delle autorizzazioni e così inizieranno i lavori”. Quindi vantaggi per l’economia e per l’ambiente… “Certo. La conversione a carbone pulito consentirà di rendere nuovamente competitivo l’impianto, di ridurre l’impatto ambientale della centrale e in particolare le emissioni in atmosfera, di introdurre i migliori standard tecnologici a garanzia della compatibilità dell’impianto con la tutela della salute della popolazione del territori”. di B. B.


IL PALAZZO COMUNALE L’indagine sui comuni del Veneto

Vicenza da vivere Vicenza, cittĂ amata dai suoi abitanti, si racconta attraverso le testimonianze della nostra indagine sui comuni del Veneto e attraverso le opinioni del nuovo Sindaco.


IL PALAZZO COMUNALE

VICENZA

EFFICIENTE, BELLA E CURATA I

l quadro, emerso dall’indagine su un campione casuale di 100 persone intervistate telefonicamente nella città di Vicenza, è risultato nell’insieme decisamente positivo. Nonostante la maggioranza degli intervistati (76%) sia residente in zone periferiche ciò non sembra incidere in modo negativo sul giudizio complessivo che gli interpellati hanno dato del proprio quartiere che è positivo nel 92% dei casi. Interrogati sul perché della propria valutazione molti hanno trovato difficoltà a scegliere solo una tra le opzioni proposte: sollecitati a farlo tanti (il 44%) hanno preferito optare per il generico “è bello da vivere”, considerando questa dicitura come quella in grado di riassumere anche le altre risposte proposte. Il 37% degli intervistati si è detto soddisfatto per la diffusione dei servizi pubblici. Sui collegamenti ha puntato l’8% del campione mentre il rimanente degli intervistati si è diviso tra l’opzione “è dotato di aree verdi” (6%) e “è ben mantenuto” (5%). Ad esprimere un giudizio più severo sul proprio quartiere di residenza è invece una percentuale decisamente contenuta (8%) che si è rivelata spesso, nel corso dell’intervista, molto consapevole, particolarmente sensibile ai temi

COSA LE PIACE DEL SUO QUARTIERE?

44% 37% 8% 6% 5%

0

10

20

È BELLO DA VIVERE È DOTATO DI SERVIZI PUBBLICI ADEGUATI È BEN COLLEGATO CON IL RESTO DELLA CITTÀ

30

40

50

È DOTATO DI AREE VERDI È BEN MANTENUTO

I vicentini sembrano più critici quando si affronta la questione dei trasporti .

42

0


della sostenibilità ambientale, attenta non solo genericamente alla presenza di aree verdi all’interno del proprio quartiere, ma anche alla loro qualità e manutenzione. Nonostante non fosse tra le opzioni proposte qualcuno ha anche lasciato emergere il desiderio di una rete di piste ciclabili più capillare. La quasi totalità degli intervistati (97%) si è detta soddisfatta dell’abitazione in cui vive che è anche quasi sempre di proprietà (solo l’11% degli intervistati è in affitto).

QUAL È IL PUNTO FORTE DELLA SUA CITTÀ?

56% 22% 9% 13%

Elementi di gradimento e di criticità

I

cittadini sembrano più critici, come era emerso anche nello scorso numero in relazione a Verona, quando si affronta la questione dei trasporti. In molti casi chi ricorre, per i propri spostamenti, prevalentemente a mezzi privati (il 47% del campione) lamenta una scarsa cura per la manutenzione delle strade, segnalando la presenza di numerose buche, elemento critico che emerge sia quando gli intervistati sono direttamente interpellati sul sistema viario della città, sia quando si chiede loro di indicare un “punto debole” di Vicenza. In una scala di valori da 1 a 5 il giudizio medio ottenuto dal sistema viario è 2,75; solo alcuni degli intervistati hanno però esplicitamente lamentato la frequente congestione delle strade. Di gran lunga migliore il voto ottenuto dai trasporti pubblici (4,25) utilizzati dal 53% degli intervistati: sono stati giudicati efficienti e ben tenuti, ma non completamente capillari (a far abbassare il voto, di solito eccellente, infatti, hanno contribuito alcuni giudizi meno entusiasti di cittadini residenti in periferia).

C

uriosamente però, interpellati sul “punto forte” della propria città nessuno tra gli intervistati ha deciso di premiare i trasporti: il 56% del campione ha individuato nella bellezza l’elemento di forza di quella che è nota anche come città del Palladio, nonostante non abbia dato i natali al noto architetto. Il 22% ha scelto di premiare l’efficienza dei servizi pubblici e il 9% ha segnalato l’attenzione alle esigenze dei cittadini. Un dato degno di interesse è rappresentato dal giudizio relativo alla cura e alla manutenzione delle opere pubbliche: il 13% del campione intervistato lo considera un punto di forza della città, ma molti non sono della stessa opinione.

0

10

20

30

BELLEZZA DEGLI EDIFICI EFFICIENZA DEI SERVIZI PUBBLICI

40

50

60

ATTENZIONE ALLE ESIGENZE DEI CITTADINI CURA E MANUTENZIONE DELLE OPERE PUBBLICHE

Alla domanda su quale sia il “punto debole” di Vicenza ben il 52% degli intervistati ha infatti puntato il dito proprio sulla cura e la manutenzione delle opere pubbliche. Una chiave di lettura per questi dati è stata esplicitamente offerta da alcuni intervistati: una parte ha infatti spontaneamente fatto emergere una differenza tra la cura per le opere artistiche, considerata adeguata, e l’ordinaria manutenzione delle strade ritenuta un elemento decisamente critico. Ciò spiegherebbe la discordanza dei due dati. Se, dunque, chiamati ad esprimersi sul “punto debole” della propria città, più della metà del campione ha bocciato la manutenzione delle opere pubbliche o l’ha ritenuta insufficiente, il 19% si è detto non soddisfatto dell’attenzione riservata alle esigenze dei cittadini, percentuale sulla quale hanno pesato anche alcuni ragionamenti, esterni al nostro questionario, sulle possibilità di ampliamento della vicina base militare americana.

U

na percentuale rilevante ha faticato a trovare il punto debole della propria città oppure ha preferito non rispondere alla domanda (13%); infine il 10% ha scelto “l’efficienza dei servizi pubblici” e il 6% il sistema locale dei trasporti. > 43


IL PALAZZO COMUNALE

>

…e la città ideale?

COSA RITIENE PIÙ IMPORTANTE IN UNA CITTÀ MODERNA?

L’

analisi delle risposte offerte alla domanda su quali caratteristiche dovrebbe avere la città ideale richiede un breve preambolo: la tendenza diffusa era infatti quella a considerare molto importanti tutti gli aspetti proposti nel questionario. Difficilmente gli intervistati erano disposti a barattare bellezza e pulizia con efficienza e tecnologia. Se questo può sembrare apparentemente scontato, è anche, di certo, sintomo di una diffusa abitudine ad uno standard di qualità della vita alto. La vera caratteristica della città ideale sembra essere, dunque, la capacità di coniugare bellezza e funzionalità, tecnologia e cura dell’ambiente. Sollecitati comunque a differenziare le proprie preferenze gli intervistati hanno reagito mettendo al primo posto “funzionalità ed efficienza” (26%), seguite da “pulizia e cura” (23%), mancanza di traffico (20%) e bellezza (19%). Fanalino di coda è risultata la tecnologia (12%).

COME DOVREBBE ESSERE LA CITTÀ IDEALE?

26% 23% 20% 19% 12%

0

5

10

15

20

25

30

FUNZIONALE ED EFFICIENTE

BELLA

PULITA E CURATA

TECNOLOGICA

21% 19% 17% 17% 14% 12%

0

5

10

15

20

25

STRUTTURE PUBBLICHE EFFICIENTI E BEN LOCALIZZATE

CURA DELLE STRADE

SISTEMA DI TRASPORTO CAPILLARE E FUNZIONALE

EDIFICI ALL'AVANGUARDIA E SOSTENIBILI

VERDE

CASE PER TUTTI

I

l trend evidenziato da queste risposte è parzialmente confermato quando si chiede agli intervistati qual è l’elemento più importante in una città moderna: “strutture pubbliche efficienti e ben localizzate” sono ancora al primo posto per il 21% del campione, seguite da un “sistema di trasporto capillare e funzionale” (19%). “Il verde” e “la cura delle strade” si attestano entrambi sul 17%. “La diffusione di edifici all’avanguardia e sostenibili” è importante per il 14% degli intervistati; chiude la presenza di “case per tutti” (12%). Anche nel caso di questa domanda gli intervistati hanno espresso numerose difficoltà nello scegliere a quale elemento dare la preferenza e sono stati spesso restii a stilare una effettiva lista delle priorità. Spinti a farlo si sono distribuiti in modo abbastanza uniforme, ma molti non hanno mancato di far notare come la qualità della loro vita si giochi sulla contemperanza tra efficienza dei servizi e rispetto del patrimonio artistico e ambientale.

NON CONGESTIONATA

di Federica Paoli 44


LA VIABILITÀ E L’AMBIENTE NEL MIRINO DELLA NUOVA GIUNTA Una novità nel segno della trasparenza: gli interventi di manutenzione stradale saranno consultabili tramite il sito internet del Comune

Intervista ad Achille Variati, Sindaco di Vicenza

A

nche nel caso di Vicenza, come per Verona, i cittadini sembrano molto orgogliosi della propria città, soprattutto per quanto riguarda la funzionalità dei servizi. Come la sua Giunta intende proseguire e integrare quanto è stato fatto dalla Giunta precedente? “I margini di miglioramento ovviamente ci sono. A breve avvieremo la digitalizzazione e quindi il potenziamento dei servizi di anagrafe, tra i più richiesti dai cittadini. Il terreno dell’informatizzazione è stato poco presidiato dalla precedente giunta, e invece rappresenta una delle migliori occasioni per

modernizzare la pubblica amministrazione e rendere più efficienti i servizi. In alcuni casi, l’innovazione tecnologica può anche dare nuove funzioni a zone degradate: a Campo Marzo, il grande parco che si sviluppa tra la stazione e il centro storico, avvieremo un progetto di copertura internet wireless. Contiamo di trasformarlo in un luogo in cui si possa studiare, leggere, usare il proprio computer. Inoltre, abbiamo sperimentato nei primi mesi di mandato una card elettronica per i servizi scolastici che contiamo di estendere progressivamente nelle sue funzioni: creando una vera e propria city card per i cittadini di tutte le età, ma anche per i turisti.”

45


IL PALAZZO COMUNALE

Anche sul tema della casa ben il 97% del campione interpellato afferma di essere soddisfatto pienamente della propria abitazione. Cosa state facendo per l’edilizia residenziale, anche alla luce dei nuovi provvedimenti sul Piano casa? “Le conseguenze del piano casa sulle politiche di edilizia di un Comune non sono ancora chiaramente delineabili. Più in generale, credo che a determinare la soddisfazione per la propria casa sia anche la qualità della vita complessiva del proprio quartiere e della città. Oggi la città, e la vostra ricerca lo conferma, vive come problematici il traffico, la cura della strade, l’inquinamento. Un altro tema caldo, quello della sicurezza e del decoro urbano, è stato affrontato da questa giunta con una serie di ordinanze che stanno funzionando bene. Ora ci concentriamo sui primi tre. Un esempio più specifico di attenzione alla qualità della residenza viene dalla recente delibera di riqualificazione del ‘Villaggio Giuliano’: un intervento da più di 11 milioni di euro inserito nel Programma di Riqualificazione Urbana per alloggi a canone sostenibile della Regione Veneto. Il progetto riguarda il recupero di un centinaio di alloggi realizzati all’inizio degli anni ’50 ed è caratterizzato da una riqualificazione funzionale e da interventi bio-climatici e di risparmio energetico dei fabbricati, utilizzando le più avanzate tecnologie, come il fotovoltaico e il solare termico. Partendo proprio dalla riqualificazione di un quartiere popolare, speriamo di lanciare anche la sfida per il sostegno ambientale”. La congestione viaria e in particolare la condizione delle strade e dei trasporti sono ancora elementi di criticità per i vicentini. Come intendete migliorare il sistema di viabilità? “Innanzitutto ricordando che devono trovare spazio e sicurezza anche i pedoni, i ciclisti e le utenze deboli, come bambini, anziani, mamme e disabili. In queste settimane è in corso la revisione del trasporto pubblico locale: con una linea circolare interna ed esterna al centro storico; nuovi collegamenti con i parcheggi di interscambio, che verranno anche aumentati e potenziati; e un nuovo piano della sosta che ha il doppio obiettivo di liberare il centro storico dal traffico di attraversamento e allo stesso tempo renderlo più accessibile e vivibile. Va detto che la situazione ereditata dalla mia amministrazione era di una pessima manutenzione delle strade. In campagna elettorale avevo promesso di ‘rimettere a posto la città’. A un anno di distanza, dopo la prima fase di interventi di emergenza della scorsa estate, si è predisposto un piano che interesserà tutte le circoscrizioni della città. Stiamo investendo molto, pur in un anno difficile, in un piano straordinario di sistemazione 46

delle strade. Una novità, nel segno della trasparenza e della chiarezza di informazione: gli interventi saranno consultabili tramite il sito internet del Comune, che potrà essere utilizzato dai cittadini anche per segnalare eventuali emergenze”. La vera caratteristica della città ideale sembra essere, secondo gli intervistati, la capacità di coniugare bellezza e funzionalità, tecnologia e cura dell’ambiente. Vista la piena soddisfazione per i primi due punti, come intendete procedere per quanto riguarda l’innovazione tecnologica e la cura dell’ambiente? “Innovazione e politiche ambientali vanno di pari passo. Quest’anno il Comune, attraverso la sua azienda multiutilities AIM, vara un ambizioso piano di investimenti sul fotovoltaico per 8 milioni di euro. Già dai prossimi mesi, il trasporto pubblico verrà migliorato con l’acquisizione di nuovi mezzi ibridi, più piccoli ed ecologici. E in prospettiva vorremmo andare verso un trasporto pubblico elettrico, magari anche con delle linee di metrotram”. di Mimosa Martini


IL BELVEDERE Il focus dedicato all’architettura con l’inserto fotografico da conservare

Recuperare e reinventare Un ex iutificio si trasforma in residenza. L’esperienza di recupero (post) industriale dello studio di architettura Negri & Fauro.


Ambito Ovest ex Jutificio di Piazzola sul Brenta – Studio Negri & Fauro Architetti Associati


IL PALAZZO COMUNALE

Da Magazzino a Loft

L’ARCHITETTURA TRASFORMISTA DELLO STUDIO NEGRI & FAURO

A

circa 20 km a nord di Padova, nel comune di Piazzola sul Brenta, si colloca la più maestosa delle ville venete, Villa Contarini, che ancora oggi può essere visitata e che ospita eventi di alto livello, dalla musica alla congressistica. Ma il piccolo centro di Piazzola sul Brenta vanta oggi anche un esempio di architettura d’avanguardia per

quanto riguarda la riconversione edilizia. La piccola comunità fondata da Paolo Camerini quando, alla metà del XIX sec., acquisì con la sua famiglia il possesso della suggestiva residenza e che divenne un esempio di villaggio operaio pianificato dove coesistevano il lavoro industriale e l’attività agricola, è oggi uno straordinario centro residenziale nel completo rispetto delle antiche strutture. L’insediamento ideato da Camerini prevedeva, oltre a stabilimenti per un’intensa attività industriale di lavorazione della juta, una fabbrica di concimi


chimici, una filanda, una fabbrica di laterizi, una segheria, anche un insediamento urbano composto da case dalla stessa tipologia con annesso terreno agricolo, collocati su un tracciato stradale ortogonale. La genialità del fondatore aveva anche previsto dei collegamenti viari, costruendo una ferrovia che congiungesse il piccolo centro alla città di Padova e che ancora oggi rimane visibile per alcuni tratti. Nella prima metà del ‘900 però, la crisi economica portò le fabbriche alla chiusura e il paese si spopolò fino a rimanere disabitato. Il pregio di tale insediamento è stato però rivalutato negli ultimi anni e nel 2003 è stato avviato un grande progetto di riqualificazione di tutta l’area Ovest, tra cui l’ex iutificio. L’ideazione del progetto architettonico è stata affidata allo Studio Negri & Fauro Architetti Associati di Camposampiero (PD), che ha saputo giostrare abilmente tra tradizione e contemporaneità cercando di abbinare la massima qualità dell’abitare ad un’estetica tradizionale ancora affascinante. La struttura è caratterizzata dalla presenza di una quinta di edifici che si affacciano sul viale centrale, posti simmetricamente a quelli dell’ambito est. Perpendicolarmente a questi edifici si trova una lunga schiera di magazzini in mattoni, anticamente adibiti a depositi dei sacchi di juta, prodotti nell’opificio situato nell’area dirimpetto. Sul lato ovest, opposto al viale, la schiera dei magazzini continua, individuando una grande corte interna. Il Piano dello Studio di architettura ha confermato questa caratteristica di “recinto” formato dagli edifici perimetrali, consentendo la realizzazione, all’interno, di nuovi fabbricati che hanno rafforzato questo concetto di corte interna verde, in un equilibrio di spazi pieni e vuoti. I nuovi edifici formano tre corti interne, ognuna con diverse valenze: il parco pubblico, il giardino condominiale e il parcheggio. Il quarto lato dell’area è lambito dalla Roggia, un corso d’acqua artificiale, realizzato dal Camerini, per far funzionare Studio Negri & Fauro Architetti Associati

le turbine dello iutificio e mantenuto nel progetto di Negri & Fauro. Su questo lato è stato realizzato un percorso pedonale aggettante sulla roggia che permetterà un collegamento pubblico est-ovest e consentirà l’accesso agli appartamenti al pian terreno del nuovo edificio. Sono i collegamenti pedonali che hanno definito la progettazione fin dai primi schizzi, garantendo una stretta relazione tra il nuovo intervento, l’ambito est del Piano Particolareggiato, la Piazza Monumentale a nord e la nuova zona residenziale ad ovest. Questa forma compiuta dell’ambito ovest, diviene una cerniera per l’intera città, mettendo in relazione i punti nodali del territorio. Oltre agli interventi di nuova costruzione, che hanno rivitalizzato lo spazio urbano interno al recinto con aree verdi, i progettisti hanno affrontato la ridefinizione degli spazi residenziali realizzati negli ex magazzini mantenendo inalterata la metrica degli spessi paramenti murari in laterizio. Il progetto ha anche mantenuto il sistema di tre aperture verso l’esterno - un’ampia porta centrale e due grandi finestre laterali - e i pilastri originali che scandivano i prospetti esterni. L’uso di materiali “naturali” come il laterizio e il legno, soprattutto per le coperture rende l’insieme degli edifici, non solo rispettosi del progetto originale, ma anche sostenibili e di sicuro risparmio energetico per i futuri inquilini. A completare il quadro di una importante azione di recupero edilizio l’intervento di un paesaggista di fama come il portoghese Joao Nunes, dello studio Landskape Architect di Lisbona. L’importanza degli spazi verdi è infatti sottolineata dalla cura messa nella progettazione del parco e delle corti che si snodano lungo tutta la struttura, sempre d’accordo con una idea di vivibilità e di qualità residenziale innovativa e ad oggi ancora assai rara. di Emanuele Incanto


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bbiamo chiesto agli architetti dello Studio Negri & Fauro di approfondire alcuni aspetti del progetto di recupero.

Innanzitutto come e da cosa è nato il progetto? “Il contesto, ovvero la presenza di una archeologia industriale che ha fortemente caratterizzato il passato di Piazzola sul Brenta ha definito il progetto. Un piano particolareggiato di iniziativa pubblica prevedeva la riqualificazione di due vaste aree del centro storico abbandonate da decenni. Aree che hanno rappresentato per Piazzola possibilità di lavoro fin dal piano di Paolo Camerini con il quale la costruzione dei magazzini e delle “ville”, prospicienti viale Camerini, rientrava in un programma di sviluppo intrapreso dalla famiglia Camerini tra il 1852 e il 1890 che prevedeva l’acquisizione di vaste aree di territorio comunale attorno al nucleo medioevale e al complesso monumentale del rinascimento. L’ambito ovest di questo piano particolareggiato, è formato da magazzini, un tempo adibiti a deposito dei sacchi di Juta, sui lati sud ed ovest da edifici più rappresentativi situati sul Viale Camerini che conduce a Villa Contarini sul lato est e, a nord la Roggia , un corso d’acqua artificiale realizzato per far funzionare le turbine dello Iutificio sito ad est. All’interno di questo contorno una grande area verde con una parte adibita a parco, più conosciuto come il “parco della Contessa”, in prossimità degli edifici prospettanti sul Viale Camerini. Il progetto non poteva prescindere da queste presenze: i magazzini sono stati ristrutturati e adibiti ad abitazioni, rispettando la partitura originaria. Gli edifici sul Viale sono stati trattati con il medesimo linguaggio di quelli posti simmetricamente sul lato est ed hanno destinazioni commerciali al piano terra e residenziali e terziarie al piano primo. All’interno, nuove volumetrie a carattere residenziale hanno definito tre corti verdi, tre grandi vuoti, rispettando la caratteristica originaria di “corte Verde”: la prima corte definisce

il Parco pubblico, la seconda corte definisce il cortile privato delle abitazioni, la terza corte è occupata dal parcheggio pubblico. Queste tre aree sono state progettate dall’Arch. Joao Nunes, noto Architetto paesaggista portoghese. Altro elemento molto importante per il progetto è il tracciato dei percorsi pubblici pedonali pubblici: il percorso tangente ai magazzini riprende il sedime dei binari che, provenendo dall’ambito est, dove era situato lo jutificio, entravano nell’area, per il carico e scarico delle merci nei depositi di juta. Il piano particolareggiato aveva inoltre introdotto un altro percorso molto importante, di collegamento est-ovest: nella parte iniziale una “fondamenta” lungo la Roggia , che prosegue con una passerella aggettante, in acciaio e legno, coerente con quanto previsto e realizzato nell’ambito est. Si tratta, dunque, di un progetto interamente “guidato” dal contesto, caratterizzato dalla presenza di elementi della Città che attendevano di essere messi in relazione, per restituire a Piazzola una parte del centro storico che fu motore dell’economia di un’intera popolazione. Si colma un grande “vuoto” che torna ad essere, con l’ambito est, la Piazza e la Villa, il cuore della Città”. Quali soluzioni avete trovato per rinnovare gli edifici pur rispettando la struttura pre-esistente? “Come in tutti gli interventi sul patrimonio esistente abbiamo voluto intervenire partendo dalla conoscenza storica e fisica degli edifici. La schiera di magazzini in mattoni , lungo Via dei Belludi e Via XX Settembre, abbandonati da anni, sono stati ristrutturati mediante un intervento di consolidamento delle fondazioni e da interventi di ricucitura delle murature disgregate, oltre alla parziale ricostruzione con materiale analogo laddove vi erano stati crolli. Le coperture e i solai sono stati realizzati in legno, portati da strutture in acciaio indipendenti dalla muratura originaria. Le murature trasversali che dividono un

DATI TECNICI Superficie fondiaria interessata all’intervento: 15.000 mq (comprese aree pubbliche) Volumetria di progetto interessata all’intervento: 30.200 mc (compresa preesistente) Volumetria preesistente ristrutturata: 9.066 mc Data d’inizio della progettazione: Settembre 2003 Data d’inizio lavori: Gennaio 2005 Data di fine lavori: Settembre 2008 A


Committente: Parco Della Contessa S.R.L. - Padova Progetto Architettonico e Direzione Artistica: Studio Negri & Fauro Architetti Associati - Camposampiero (PD) Arch. Gloria Negri ; Arch. Stefano Fauro Collaboratori: Arch. Enrico Ruffato e Dott. Michela Gabrielli Cons. BB.AA Calcoli strutturali: Progeest- Ing. Rebonato- Padova Progetto impianti tecnologici e isolamento acustico: Biessea Controlli S.R.L.- Abano Terme Progetto del Paesaggio: PROAP Arch. João Ferreira Nunes - Lisbona Collaboratori: Paolo Panetto, Margarida Peneque, Marco Sessa, Carla Silva Consulenza Botanica: Cristina Cremonese Direzione Lavori: Ing. Giacomo Cavagnis - Padova Direttore tecnico: Geom. Adriano Tibaldi Direttore del Cantiere: Geom. Lorenzo Zaniolo Impresa Esecutrice: Cavagnis Costruzioni – Padova

magazzino dall’altro sono state in parte realizzate ex novo per collegare le due pareti contrapposte. I prospetti dei magazzini sono caratterizzati, nella parte nord, all’interno, da un portone centrale e due ampie finestre ad arco , ai lati, con gli architravi intonacati. Sul lato sud una lunga infilata di ampie finestre è intervallata da pilastri sporgenti. Una bella cornice in mattoni fa da coronamento superiore. Il ritmo dei magazzini è scandito in copertura da velette con copertina in cemento . Sono state progettate tre tipologie di alloggi, “loft” che occupano tutta l’ampiezza del magazzino originario con portone centrale e due finestre ai lati e “loft” mini e midi, ricavati all’interno della partitura del magazzino originario. Gli alloggi sono distribuiti su due piani, collegati all’interno da una scala in metallo . L’illuminazione del piano primo è garantita da finestre che si affacciano in un terrazzo ricavato all’interno della copertura. Tutte le nuove strutture, in acciaio, sono leggibili all’interno”. Che materiali e tecnologie avete utilizzato e con quali motivazioni? “Abbiamo voluto mantenere il carattere “industriale” degli edifici esistenti introducendo materiali adeguati, quali l’acciaio per le strutture, l’alluminio verniciato per gli infissi esterni ed il ferro verniciato per le griglie, il vetro per le pensiline. Negli edifici nuovi alcuni elementi evocano tale carattere. Il primo edificio che incontriamo dal Parco è caratterizzato da una pensilina sostenuta da tiranti metallici, tutti i parapetti sono stati realizzati con lamiere stirate e telai in ferro verniciato. Le canne fumarie sono in acciaio inox, le coperture a volta sono rivestite in zinco-titanio. Le unità esterne di condizionamento e le caldaie delle varie

unità sono state inserite all’interno di logge opportunamente pensate per l’alloggiamento di tali elementi. Il percorso progettuale è stato accompagnato da continue verifiche e valutazioni con L’Amministrazione Comunale e con la Soprintendenza”. Il recupero di edifici inutilizzati e dismessi è un modo per rinnovare risparmiando e rispettando il territorio. Condividete questa opinione? Ritenete che in Veneto si stia facendo qualcosa per operare in questa direzione? “Le aree dismesse sono parte tangibile del nostro territorio e sono la testimonianza del lavoro di tante persone. Hanno un significato sociale che va ad aggiungersi all’interesse architettonico. L’architettura e l’urbanistica hanno un ruolo fondamentale per la tutela del territorio. Spesso le aree dismesse sono collocate nel cuore delle città e non intervenire significa incuria, scarsa cultura e favorire il disagio. Il recupero di tali zone ha un significato che va oltre al recupero del bene architettionico. Significa riconsegnare agli abitanti il proprio passato e attenzione al bene comune. Con la nuova legge regionale 11/2004 si è dato alle Amministrazioni Comunali uno strumento che favorisce gli interventi in queste aree. Sta agli Amministratori locali promuovere con i propri Piani di Assetto del Territorio e con i Piani di intervento tracciare il futuro di tali aree. Agli operatori economici comprendere le potenzialità di parti del territorio che possono avere un intrinseco valore aggiunto sia per la collocazione che per le tipologie . Agli Architetti resta il compito affrontare il progetto con rispetto del patrimonio architettonico esistente, che è un bene di tutti”.

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LA TORRE L’osservatorio a 360°

sul mondo dell’economia

Dopo il Piano casa Un’approfondita intervista al Presidente dell’ANCE, Paolo Buzzetti, per valutare gli ultimi provvedimenti del Governo in materia di edilizia e ragionare sul futuro.

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LA TORRE

BUZZETTI

GARANTIRE OPERE SICURE, DI QUALITÀ AD ELEVATA EFFICIENZA ENERGETICA Intervista a Paolo Buzzetti, Presidente dell’ANCE

S

ono molte le cose di cui desideriamo parlare con il Presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, la crisi innanzitutto, con i suoi effetti sulla vita della gente, ma anche sui modelli di sviluppo…. “Il repentino cambiamento di scenario a cui stiamo assistendo richiede da parte di tutti coloro che rivestono ruoli di responsabilità, sia a livello istituzionale che come rappresentanti della società civile e del mondo imprenditoriale, una profonda riflessione. Siamo chiamati da un lato a dare risposte rapide ed efficaci a chi è stato colpito duramente dalla crisi. Le piccole imprese che non riescono a reggere l’urto della drastica contrazione della domanda o che si vedono negare i finanziamenti e le risorse necessarie per resistere e riconvertirsi. I tanti lavoratori dell’industria, ma anche del terziario che hanno perso il lavoro o vivono l’amara condizione della cassa integrazione. I giovani che vedono ridursi ulteriormente le già limitate occasioni di inserimento nel mondo del lavoro. Dall’altro lato dobbiamo investire nel futuro, saper proporre percorsi e favorire scelte che abbiano come orizzonte il dopo crisi.”

“È necessario un deciso cambiamento di mentalità che valorizzi i comportamenti virtuosi e ridia centralità alle

responsabilità”

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Crisi come opportunità quindi? “Sì. È questo un punto fermo di qualunque provvedimento, anche il più contingente. E penso alla proposta del Governo, che ha fatto propria l’intuizione della Giunta della Regione Veneto, chiamato “Piano Casa 2”, con cui ha lanciato il programma per un ampliamento delle abitazioni mono – bifamiliari. Un provvedimento che sicuramente è in grado di mettere in circolo risorse immobilizzate e che può dare un po’ di ossigeno alla piccola impresa artigianale e privata, ma che non può non essere inserito in un disegno più ampio che punta a far fare un salto al modo stesso di progettare e di costruire, avendo come obiettivi prioritari la qualità dei materiali, l’innovazione delle soluzioni costruttive in una logica rigorosa di maggiore efficienza energetica e di sostenibilità. Per questo si deve guardare con grande attenzione all’altra parte del provvedimento varato dalla Regione Veneto che riguarda interventi di demolizione e ricostruzione. Qui sì che si gioca il futuro delle nostre città e della nostra industria: sono interventi di questo tipo che possono contribuire a qualificare pezzi significativi di città. Ma ci vogliono grandi piani urbani dove pubblico e privato sappiano trovare una condivisione degli interessi e sappiano ciascuno mettere in campo le loro forze migliori. In una logica di eccellenza progettuale che vada oltre quel certo provincialismo modaiolo che spesso ci caratterizza e che vede solo nelle archistar le soluzioni possibili. Così come massimo deve essere il controllo sui materiali e sulle forniture, così come sul processo costruttivo. L’impegno del sistema di rappresentanza imprenditoriale deve qui essere massimo sia a livello nazionale che locale, nel proporre progetti e nel sostenere le pubbliche amministrazioni


nella loro gestione in modo trasparente e ciascuno per il proprio ruolo. Le condizioni per fare bene ci sono. Credo che però sia necessario un deciso cambiamento di mentalità che valorizzi i comportamenti virtuosi e ridia centralità alle responsabilità, premiando chi se le assume e porta a termine con successo i progetti attivati e colpendo duramente chi sbaglia, soprattutto se ciò avviene sulla pelle della gente e coinvolge risorse e progetti pubblici.” A questo proposito viene subito in mente quanto è emerso in seguito al terremoto in Abruzzo, come cartina di tornasole di un sistema che decisamente non funziona, che evidenzia comportamenti che assumono un significato che credo non sia sbagliato denunciare come sostanzialmente criminali. Come intende comportarsi il sistema associativo che fa capo all’ANCE? “Ho parlato di comportamenti e di responsabilità, degli uomini, degli imprenditori, degli amministratori pubblici. Chi si è comportato scorrettamente, chi ha messo a repentaglio la vita delle persone per lucrare su un’attività economica ed

imprenditoriale, qualunque essa sia, va duramente punito. Chi aveva responsabilità di controllo e non lo ha esercitato correttamente o ha eluso la responsabilità affidatagli va punito duramente. Ma il terremoto abruzzese ha sicuramente evidenziato che almeno per quanto riguarda le opere pubbliche siamo in presenza di un meccanismo che probabilmente è esso stesso criminale. Fino ad oggi molti imprenditori pensavano che il sistema di affidamento dei lavori pubblici fosse inefficiente, costoso e assolutamente penalizzante per tutti i soggetti coinvolti, e che spesso obbligasse le imprese a lavorare in perdita, favorendo in molti casi operazioni poco chiare. Ora appare chiaro a tutti che questo sistema può uccidere. E pertanto è necessario cambiare. Bisogna che tutti si rendano conto che le opere di interesse sociale come le scuole o gli ospedali debbono essere costruite con le massime garanzie, compresa quella fondamentale di un costo equo e non “al massimo ribasso” che oggi, abbiamo visto, non vuol dire rispetto al prezzo, ma rispetto al valore della vita delle persone che quelle opere dovranno utilizzare. Ne consegue che va totalmente rivisto il meccanismo, va rifatta la legge e vanno ridefiniti i criteri di selezione delle imprese, definiti parametri economici di mercato, inserite qualificazioni, ma soprattutto fattori soggettivi premianti per chi adotta soluzioni innovative e di maggiore garanzia sulla durabilità e la sicurezza. Insomma va capovolto il sistema che considera le opere pubbliche come opere di serie B.” Obiettivi ambiziosi che richiedono una grande unità e un consenso forte all’interno dell’intera filiera delle costruzioni… “È essenziale che ci sia una generale convinzione su questi temi. Per questo abbiamo lanciato gli Stati Generali delle Costruzioni aggregando tutte le sigle imprenditoriali, dal sistema ANCE alle centrali cooperative agli artigiani, ma anche i sindacati di categoria e le maggiori federazioni e associazioni dell’indotto. In quest’ottica abbiamo anche costituito Federcostruzioni, una federazione di federazioni che unisce tutti i comparti produttivi principali, dal calcestruzzo al legno, dai laterizi alle macchine, alla chimica. Uniti per una crescita del sistema delle costruzioni, in grado di avanzare proposte proprio su quel doppio binario di cui si parlava all’inizio, per contrastare gli effetti contingenti della crisi in una logica di tempi rapidi e di massima efficacia, ma contemporaneamente essere portatori di proposte di medio periodo per cambiare le regole e renderle più consone agli obiettivi come, ad esempio, valorizzare le responsabilità, aumentare la qualità della progettazione e del modo di costruire, (accrescere) la sicurezza delle opere realizzate e l’efficienza in termini di gestione e di manutenzione del prodotto finito.” di Alfredo Martini 59


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IL LABIRINTO Interrogativi, polemiche... troviamo l’uscita

Quanto vale l’istruzione? L’università costituisce sempre una risorsa per una città oppure, a volte, si trasforma solo in una lunga serie di spese? Lo abbiamo chiesto ai rettori delle Università di Padova e Venezia.


IL LABIRINTO

UNIVERSITÀ: COSTO O RISORSA? I

corsi proliferano come funghi molto spesso in ambiti di discusso interesse e utilità. Sempre più studenti terminano gli studi fuori corso. I costi del personale pesano per 3 / 4 sul bilancio. Con le aziende c’è un rapporto di incomprensione, se non di diffidenza. Cronache dal mondo universitario veneto, che appare sempre più spogliato di quell’aura di sacralità che fino a qualche anno fa nessuno osava mettere in discussione. L’università sotto molti aspetti sembra non reggere il confronto con gli atenei dei Paesi più sviluppati dell’area Ocse, anche se è in grado senza ombra di dubbio di rappresentare ancora casi di eccellenza. Ma qual è il suo stato di salute? Può ancora definirsi una risorsa per il progresso socio-economico di un territorio? O evidenti criticità, soprattutto legate all’organizzazione e alla gestione delle spese, ne hanno svalutato ultimamente le potenzialità? Anche in Veneto si è assistito negli ultimi anni, e soprattutto per effetto della riforma 3 + 2, a un processo di moltiplicazione dei corsi universitari o di delocalizzazione verso aree storicamente prive di una sede universitaria. Non sempre questo processo ha risposto a specifiche esigenze economico produttive. Sebbene abbiano avuto voce in capitolo nella definizione dei nuovi corsi universitari, molto spesso sono gli stessi rettori (leggasi le interviste a Milanesi e Magnani) a lamentare un’esagerata parcellizzazione della didattica, fonte di maggiori spese per il personale e di rinunce, di conseguenza, per la ricerca. La soluzione per il rettore dell’Università di Padova Vincenzo Milanesi è quella di «aggregare le eccellenze che già esistono. Il progetto del Policlinico del Nord Est ne è un esempio».

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Spese per il personale

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a in che grado possono essere misurate le potenzialità produttive di università che investono mediamente tra l’80 e l’85% del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) solo per i costi del personale? Sebbene le università venete, ad eccezione di Ca’ Foscari (con il 90,8%), restino al di sotto della soglia raccomandata del 90%, le spese fisse per il personale corrispondono a una quota troppo elevata che rende l’idea di quanto limitati possano essere i margini di manovra nel sostegno alla ricerca. Il personale incide sul bilancio dell’Università di Padova per l’84,8%. lo Iuav si ferma all’80,4%. La più virtuosa è Verona (75,3%).

Il personale incide sul bilancio dell’Università di Padova per l’84,8. Lo IUAV si ferma all’80,4%. La più virtuosa è Verona (75,3%).

Il rapporto con i privati

U

n altro aspetto sui cui evidenti appaiono le differenze con gli atenei stranieri è il grado di sinergia che le università pubbliche sono in grado di instaurare con le aziende private. «Dobbiamo cambiare la percezione – spiega il rettore dello Iuav di Venezia, Carlo Magnani – che le aziende hanno dell’università, molto spesso intese come “realtà metafisiche” senza alcuna implicazione produttiva. Attenzione, però. La vera risorsa di un ateneo è anche mettere insieme conoscenze generali. Non possiamo trasformarci in meri centri di ricerca aziendali». Per il rettore dell’Università di Padova, Vincenzo Milanesi c’è un problema di «mentalità dell’imprenditore medio in Veneto, che non tiene in considerazione le potenzialità delle sinergie con l’università in termini di innovazione di prodotto e di processo».

Fondazioni universitarie

L’

idea di trasformare gli atenei in fondazioni non appare, d’altro canto, la soluzione più adatta per accorciare la distanza tra università e impresa. «Ci sono anche in Italia – spiega Milanesi – esempi di collaborazione con il privato che non si sono dimostrate significative dal punto di vista della raccolta degli investimenti. Il miglioramento dell’attuale sistema universitario non passa dalla collaborazione con il privato, ma dipenderà da un necessario adeguamento degli investimenti pubblici agli standard europei e da un cambiamento nelle regole di distribuzione dei fondi che tenga conto di criteri di premialità». di Giuseppe Bucca 55 63


IL LABIRINTO

UNA FERRARI SENZA BENZINA Intervista a Vincenzo Milanesi, Rettore dell’Università di Padova

«

L’università da un costo diventa una risorsa se il sistema Paese è in grado di garantire investimenti adeguati». Che gli atenei italiani abbiano qualche falla e non ottimizzino le loro potenzialità, anche per qualche responsabilità interna, il rettore dell’Università di Padova, Vincenzo Milanesi, non ha nessuna difficoltà ad ammetterlo. Il problema principale, precisa tuttavia il rettore, resta il livello di sottofinanziamento del sistema universitario che è ben al di sotto rispetto alla media dei Paesi europei più sviluppati. «È come se avessimo una Ferrari – continua Milanesi – ma non la benzina per farla partire». Un’Università che è sempre più un costo, quindi, e meno una risorsa? «L’università è certamente un catalizzatore per lo sviluppo del territorio, a patto che il territorio sia disposto a investire sull’Università». Intanto continua la corsa, anche in Veneto, alla delocalizzazione delle facoltà. L’università sembra non perdere l’attrazione come polo di crescita culturale e sociale di un territorio. È così? «Viviamo in un’epoca in cui le reti informatiche e sociali permettono uno scambio di informazioni così rapido e diffuso che è assurdo attribuire all’università solo un ruolo di traino culturale. L’università non serve per acculturare le masse e non ha alcun senso il processo di delocalizzazione dei corsi universitari o

di creazione di piccole università di provincia. Sono a mio avviso solo degli sportelli didattici o degli esamifici che hanno avuto finora il solo scopo di creare un flusso di docenti con le valigie per far sì che gli studenti non si spostassero. La didattica perde valore se non prende avvio da un’attività di ricerca complessa ed applicata, che certo non può formarsi dal nulla». Quale, allora, la strada da seguire? «Ottimizzeremmo il valore dell’università creando una rete fra i poli di eccellenza esistenti, tenendo conto della vocazione di ciascuna porzione del territorio e delle diverse realtà produttive. Ed è quello che si vuol fare con il progetto di Politecnico del Nord Est, ad esempio, mettendo in relazione le eccellenze che già esistono, evitando duplicazioni». Un ritardo, quello dell’università italiana, che si registra anche nel rapporto con il privato? Ci sono delle differenze di carattere culturale nel nostro Paese che si esprimono nel modo cui università e imprese si relazionano. In Veneto, gli imprenditori, a parte qualche piacevole eccezione, non riescono ancora a percepire l’apporto che il mondo accademico può dare in termini di innovazione di prodotto o di processo. D’altro canto, è sicuramente anche una nostra colpa se non riusciamo a farci percepire come essenziali per la crescita socio-economica del territorio. di G. B.

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PIÙ SINERGIA CON I PRIVATI Intervista a Carlo Magnani, Rettore IUAV

L’

Università mantiene ancora oggi quel ruolo cruciale, quasi totemico, di guida del progresso culturale ed economico di un territorio? A giudicare dalla corsa di ogni provincia ad avere il proprio ateneo sembrerebbe di sì. «Una nuova università – precisa però il rettore dell’Università Iuav di Venezia Carlo Magnani – non si improvvisa, perché si basa su un patrimonio di sapere e su strutture organizzative che si formano dopo anni e anni. Dietro l’ambizione di molti amministratori locali di costituire un ateneo dietro casa, c’è la considerazione che ciò possa accrescere il livello culturale di un territorio. Il mondo, tuttavia, è cambiato anche rispetto a solo 10 anni fa. Musei, nuove reti associative, ma soprattutto internet, consentono oggi di aggiornare e condividere conoscenze in maniera capillare. Meglio, allora, articolare singoli corsi universitari sulla base delle caratteristiche di ciascuna provincia». Rispetto ai sistemi universitari dei Paesi Ocse, come giudica l’apporto che l’università italiana è in grado di dare al sistema produttivo? Quali le debolezze? E quali, invece, i punti di forza? «La debolezza storica dell’università italiana è data da livelli di investimento pubblico più bassi. L’aspetto più positivo è che, a fronte di questo sottofinanziamento, ci sono comunque delle eccellenze che costituiscono un esempio all’estero. Altri punti di distacco rispetto agli atenei dei Paesi più avanzati sono dettati dai sistemi normativi, dai diversi tempi degli enti decisori e da una indubbia incomprensione rispetto al mondo privato». Il progetto di trasformare le università in fondazioni aperte ai finanziamenti privati, può accorciare il distacco tra atenei e imprese? «E’ una possibilità percorribile a patto che ci siano reciproche garanzie. Il sistema universitario italiano si faonda su una spesa di 6 miliardi di euro, una cifra enorme, sostenibile solo

con la presenza del pubblico. E’ fondamentale, poi, che venga rispettata la dualità degli organi di governo accademico. Gli organi di controllo, il senato accademico formato da rappresentanti della docenza, devono essere ben distinti dai consigli di amministrazione. Nel Cda dello Iuav, ad esempio, ci sono rappresentanti della Regione Veneto e di Confindustria. In questo rappresentiamo comunque un’avanguardia». Che esempio offre la sua università in termini di sinergia con le imprese? «Abbiamo portato avanti un lavoro radicale per accrescere la percezione della nostra attività, organizzandoci in singole unità di ricerca al fine di non essere più percepiti come un’entità metafisica». L’università italiana è spesso ritenuta eccessivamente teorica, soprattutto per ciò che concerne la didattica. Nella definizione dei corsi universitari quanto si tiene conto della realtà produttiva del territorio? «L’eredità storica dell’università italiana ci ha attestato su una certa autoreferenzialità. L’università deve dare un’immagine concreta di sé e tener conto del contesto economico sul quale insiste, ma non può trasformarsi in un centro studi aziendale. Il nostro punto di forza è offrire un complesso di saperi che il sistema produttivo da solo non riesce a mettere insieme». di Beatrice Borin 65


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Il Veneto è una regione che presenta molta varietà all’interno del suo territorio, e ogni ambiente ha le sue necessità che vanno rispettate, altrimenti se ne pagano le conseguenze

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ontagne, fiumi, spiagge, la difesa del suolo in Veneto è un problema molto sentito sotto vari punti di vista. C’è il dissesto idrogeologico, il problema delle alluvioni, il ripascimento delle spiagge, le polveri sottili, per non parlare di Venezia, che da sola crea non poche difficoltà per il problema dell’acqua alta. Il Veneto è una regione che presenta molta varietà all’interno del suo territorio, e ogni ambiente ha le sue necessità che vanno rispettate, altrimenti se ne pagano le conseguenze. Anche se è vero che il problema climatico è una questione talmente ampia da non riuscire ad essere risolta facilmente, l’uomo è la principale causa dei dissesti idrogeologici causati all’ambiente, specialmente nel nostro Paese. Si è parlato nel numero precedente di EST di Subsidenza, 70

l’abbassamento del terreno dovuto all’estrazione di gas dal sottosuolo, ma non è né l’unico né il primo dei problemi legati alla difesa del suolo nella regione Veneto. In primis c’è l’acqua, fonte preziosa ma anche sorgente di pericoli, elemento cardine del territorio regionale tanto da avere (unica in Italia) un Magistrato tutto suo. L’acqua fa discutere, non solo per Venezia, ma per le migliaia di chilometri di fiumi, di canali e reti di bonifica, di rogge, torrenti e valli montane che attraversano la regione, per non parlare dei litorali, con 150 km che soffrono per la costante diminuzione del terreno sabbioso e la riduzione delle spiagge. Ma l’acqua è anche un bene prezioso per il Veneto, al quarto posto come numero di centrali idroelettriche dopo Piemonte, Trentino Alto Adige e Lombardia.


Le azioni per difendere il suolo

RIPASCIMENTO DEL LITORALE DI PELLESTRINA

L

a sicurezza idraulica e la disponibilità di risorse idriche costituiscono insieme alla ricerca sulle energie alternative e “pulite” le colonne di un processo virtuoso cui è doveroso tendere e che viene definito “sviluppo sostenibile”. Purtroppo questi buoni propositi debbono fare i conti con le necessità dello sviluppo, con la domanda di nuove e più efficienti infrastrutture, alla ricerca di un equilibrio essenziale per il bene futuro della popolazione e del suo rapporto con il territorio. C’è bisogno di politiche che abbiano come priorità la salvaguardia del territorio, soprattutto è necessario garantire controlli adeguati verso i rischi di abusivismo.

Prima degli interventi

Dopo gli interventi

RIPASCIMENTO DEL LITORALE DI JESOLO

Quasi dieci milioni di metri cubi di sabbia utilizzata per ricostituire i litorali Molteplici sono le azioni avviate in Veneto negli ultimi anni per ritrovare un corretto equilibrio ed ovviare ad alcuni drammatici, anche recenti, avvenimenti. Essi trovano motivazioni e congruenza nella pianificazione di settore, in primis nei Piani di Bacino Idrografico e nel Piano di Tutela della Acque. Per i fiumi maggiori, sono allo studio azioni volte al recupero morfologico e funzionale dei tratti vallivi, correggendo profili longitudinali e assetti planimetrici alterati da regimi idrologici radicalmente modificati dalle opere di trattenuta nei bacini montani e dagli abusi che per decenni hanno segnato gli alvei dell’alta pianura. Nei territori montani, si stanno concretizzando azioni per la pulizia dei laghi, spesso intasati dai sedimenti, e per la migliore regimazione e valorizzazione dei corsi d’acqua. Per il riequilibrio di un assetto idrologico che ci porta, nell’arco di poche settimane, dal timore delle piene all’angoscia per la siccità, si stanno studiando ipotesi di invasi in pianura ottenuti anche con il recupero di aree degradate, quali gli ambiti di cava.

Le progettazioni svolte e le prime applicazioni, pur modeste, dimostrano come si possa conseguire sia la riduzione delle onde di piena, sia lo stoccaggio di acque per l’irrigazione, sia il rimpinguamento di falde sotterranee. La soluzione adottata per il problema della riduzione delle coste è invece quella del ripascimento protetto, che è stata utilizzata per ricreare 45 chilometri di spiagge, 8 di dune e 11 di moli foranei, da Jesolo a Caorle, fino a Isola Verde. Quasi dieci milioni di metri cubi di sabbia utilizzata per lo più per ricostituire i litorali di Pellestrina (quattro milioni) e Cavallino (due milioni). Ma il problema è duro a morire e il tempo che passa inesorabile non fa altro che posticipare di qualche anno la necessità di reperire nuove quantità di materiale sabbioso per “rimpolpare” le nostre coste, basti pensare che negli ultimi anni le spiagge hanno perso ben 23 centimetri. Sono molti i fronti aperti e non poche le decisioni da prendere. di Emanuele Incanto 71


IL CANTIERE MERCATO

UN SOGGETTO UNICO PER

DIFENDERE IL SUOLO A colloquio con l’Assessore alle Politiche per l’Ambiente Giancarlo Conta

C

arenza idrica dei bacini idrografici, dissesto idrogeologico legato ai grandi fiumi, erosione delle coste. Sono queste le principali emergenze che riguardano il Veneto. Come le sta affrontando la nostra Regione? “I problemi elencati sono veramente grandi e di difficile soluzione. Basti pensare che, per quanto riguarda la sicurezza idraulica, dal terribile ’66 ad oggi ancora niente di risolutivo è stato realizzato. Mentre la tematica relativa alla carenza idrica si sta evidenziando, nella sua reale dimensione, soprattutto in questi ultimi anni. Ora, il nostro approccio ha visto da un lato l’attuazione costante di interventi di piccolo respiro, ma finalizzati al superamento delle problematiche contingenti, tipico esempio sono i

moltissimi interventi di manutenzione dei corsi d’acqua che ogni anno attuiamo. Dall’altro lato ha visto l’avvio di azioni più ampie e complesse, aventi un’ottica di medio lungo periodo e tese a dare soluzioni di tipo strutturale alle problematiche. Fondamentale in questo settore è stata l’adozione del Piano di Tutela delle Acque che ha pianificato l’uso delle acque, ma non si possono dimenticare i vari interventi di realizzazione di aree di espansione delle piene che abbiamo in cantiere”. La necessità di un’azione coerente ed efficace ha spinto la Regione a ipotizzare la creazione di un’Agenzia regionale per l’acqua e la tutela del suolo. Il progetto stenta a decollare. Quale importanza può rivestire l’agenzia per affrontare le emergenze ambientali in questione? “Vede, l’importanza fondamentale di quest’Agenzia è, secondo me, la possibilità di riunire tante competenze oggi sparse e suddivise fra vari Enti, in un unico soggetto che può avere una capacità operativa maggiore rispetto a quegli stessi Enti. Guai se fosse un carrozzone, ma se pensa che oggi di rischio idraulico, a livello locale, se ne occupano il Genio Civile, i Servizi Forestali, la Provincia e magari anche la Comunità Montana, è facile immaginarsi quanti sprechi e doppioni ci siano”. Qual è il rapporto tra la Regione e l’AIPO, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po? “Beh, la Regione, direi, è uno dei quattro azionisti dell’AIPO che, ricordo, è l’Agenzia che ha sostituito il vecchio Magistrato per il Po ed è costituita dalle quattro regioni padane: Emilia, Lombardia, Piemonte e Veneto. Quindi il rapporto non può che essere buono, anzi ottimo. L’AIPO è il perfetto esempio di come le Regioni possano collaborare tra di loro, in sintonia, ottenendo risultati che sicuramente il vecchio Ente statale non riusciva a raggiungere”.

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Laguna di Venezia dal satellite

Un altro delicato problema è quello legato all’erosione delle coste e ai progetti di ripascimento. Quali le soluzioni più efficaci per arginare il fenomeno? “Non esiste una soluzione unica valida per tutta la costa veneta, se non quella di essere sempre attenti a cogliere l’evoluzione dei fenomeni erosivi e pronti ad intervenire di conseguenza. Sicuramente un’azione imprescindibile è quella della manutenzione: periodicamente bisogna intervenire effettuando ripascimenti o dragando dove necessario o sistemando le

NON ESISTE UNA SOLUZIONE UNICA VALIDA PER TUTTA LA COSTA VENETA, SE NON QUELLA DI ESSERE SEMPRE ATTENTI A COGLIERE L’EVOLUZIONE DEI FENOMENI EROSIVI E PRONTI AD INTERVENIRE DI CONSEGUENZA

opere realizzate. Il mare non si ferma mai. Poi, localmente, si può intervenire con pennelli, come lungo la costa di Eraclea e Caorle, con moli alle foci dei fiumi, come sul Brenta, o con altre strutture o anche solo con il ripascimento, lasciando che il mare faccia il suo lavoro. Come ho detto, non esiste una tipologia di intervento migliore delle altre, ma solo una tipologia più adatta delle altre”. di Giuseppe Bucca

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IL CANTIERE MERCATO

UN GRANDE PIANO PER LA SICUREZZA

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ariano Carraro ha tra le sue competenze di segretario ai Lavori pubblici della Regione anche la responsabilità del servizio di protezione civile. Così l’intervista avviene mentre è in viaggio con destinazione L’Aquila per coordinare gli 800 volontari che da tutto il Veneto stanno aiutando a garantire la continuità di una vita stravolta dal terremoto. “Per noi il terremoto è un evento che non ha la rilevanza che si presenta in altre regioni come il Friuli, l’Abruzzo, la Campania o la Sicilia. La nostra è una delle regioni che non presentano aree a rischio sismico molto elevato. Ad esclusione dei territori della Pedemontana compresi tra Belluno e Treviso, viviamo una situazione relativamente tranquilla”.

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Il vero nemico è un altro. “Per noi i rischi non vengono dalla terra, dal sottosuolo, bensì dall’acqua, quella del mare o dei fiumi, ma soprattutto da quella che negli ultimi anni cade ben più copiosa di prima. Il rilevante aumento della quantità d’acqua nell’unità di tempo, a cui abbiamo assistito nell’ultimo ventennio, ha progressivamente messo in crisi il sistema di prima raccolta delle acque meteoriche, sia in contesto rurale, rappresentato dai bacini di bonifica, sia - questione ben più grave – a livello urbano, di fognature. Un fenomeno che ha determinato allagamenti ricorrenti, procurando disagi e danni rilevanti che se non controllati potrebbero anche causare vittime e che comunque, come nel recente caso di alluvione a Mestre, alzano di molto il livello di rischio.”


Quali strumenti sono alla base delle politiche di monitoraggio e di intervento? “I nostri strumenti di riferimento sono i Piani di assetto idrogeologico che riguardano i grandi fiumi dal Po al Piave, all’Adige e, per quanto riguarda la dimensione urbana, i Piani comunali delle acque resi obbligatori dall’entrata in vigore dei PAT previsti dalla nuova Legge Urbanistica regionale. L’articolazione di questo sistema di pianificazione si incrocia poi con l’attività di monitoraggio svolta in sinergia tra i Consorzi di bonifica, gli uffici del Genio Civile, le Direzioni regionali della Difesa del Suolo, della Geologia e della Protezione Civile ”. Tornando al fenomeno alluvionale che costituisce il vero pericolo per le popolazioni e i territori, come si sta operando per offrire delle soluzioni in grado di ridurre i rischi? “La soluzione su cui esiste un generale consenso è rappresentata dalla realizzazione di una rete di bacini di laminazione che riguardano sia i grandi fiumi che i piccoli paesi o i quartieri delle città. Stiamo procedendo per progetti che prevedono un utilizzo

antropico dei siti dove si andranno a realizzare questi bacini. Prendiamo ad esempio il Piave che va considerato, di fatto, un grande torrente, che per gran parte dell’anno è portatore di modesta quantità d’acqua, ma in alcuni periodi o momenti può diventare a rischio e allora il sistema dei bacini deve essere in grado di contenerne l’onda di piena. Bacini che per la maggior parte dell’anno, possono essere tranquillamente utilizzati come aree coltivabili. È il criterio con cui stiamo promuovendo i progetti di green belt (cintura verde) per le città e per molti comuni piccoli e grandi. Si tratta di individuare aree verdi che possono assumere la funzione di stoccaggio delle acque nei periodi di precipitazioni particolarmente intense, e che possono essere utilizzate come parchi e giardini o anche aree agricole per tutto il resto dell’anno. Una cintura verde a difesa del territorio urbano”. Le cinture assicureranno una difesa anche rispetto ai rischi di esondazione dalle fognature? “I bacini di laminazione riguardano sostanzialmente le così dette acque bianche, ovvero quelle che provengono dalle >

“Per noi i rischi non vengono dalla terra, dal sottosuolo, bensì dall’acqua, quella del mare o dei fiumi, ma soprattutto da quella che negli ultimi anni cade ben più copiosa di prima” 75


IL CANTIERE MERCATO

> precipitazioni. I problemi nascono quando non esiste una

I problemi nascono quando non esiste una separazione tra acque bianche e acque nere, ovvero quando ci troviamo di fronte a fognature miste

separazione tra acque bianche e acque nere, ovvero quando ci troviamo di fronte a fognature miste. Il caso più emblematico e anche più delicato è proprio Mestre, dove siamo in presenza di fognature miste. Qui stiamo attivando un piano per la costruzione di una rete di fognature per le acque bianche. Il piano richiederà investimenti rilevanti e tempi non brevi. Per questo contemporaneamente stiamo provvedendo anche a programmare interventi emergenziali relativamente alle situazioni dove i rischi sono maggiori. Il Piano sarà presentato il prossimo 15 Maggio in occasione di un convegno dedicato proprio al tema della sicurezza del territorio”. Approfitto per chiedere la sua opinione su una questione che nel Veneto continua a preoccupare: l’erosione delle spiagge. Come ci si sta attrezzando per salvaguardare le coste adriatiche? “L’erosione delle spiagge è il risultato di due fenomeni. Da un lato la ‘regimazione’, ovvero l’imbrigliamento degli alvei dei fiumi che ha determinato una forte limitazione dell’alimentazione delle sabbie a favore delle coste; dall’altro l’aumento di intensità e violenza delle mareggiate. La soluzione comunque è a portata di mano, con la costruzione di “pennelli”, cioè di moli posti ortogonalmente alla linea di costa, costituiti da materiale roccioso. Molte località dell’Alto Adriatico già ne sono provvisti; ora si sta provvedendo anche nelle parti rimanenti. L’ostacolo maggiore alla loro diffusione è il costo particolarmente elevato”. di Alfredo Martini

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LEGNO MATERIALE ECONOMICO E SOSTENIBILE nei contesti in cui si dovrebbe conoscere uno dei materiali da costruzione che da sempre l’uomo ha usato per migliorare le sue condizioni abitative”.

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ato il tema di questo numero, non potevamo non confrontarci con il Direttore e fondatore di alcune pubblicazioni tra le più importanti per quanto riguarda il legno: Gianni Cecchinato, delle riviste Tetto&Pareti e Tetto&Pareti in Legno. L’Italia è un paese con zone ad alto rischio sismico, sfortunatamente in questi giorni il problema si è fatto sentire con prepotenza. In che modo l’utilizzo del legno strutturale può aiutare a prevenire catastrofi come quelle a cui abbiamo assistito? “Il problema non sta nella prevenzione non fatta in passato ma nella mancanza di cultura riguardo ai materiali da costruzione, un materiale come il legno è rimasto nel dimenticatoio della formazione per quasi cinquant’anni e in questa situazione ne ha tratto beneficio solo il cemento armato. Fin tanto che il legno non viene promosso da chi dovrebbe farlo istituzionalmente, soprattutto in periodi di recessione come questo, avremo programmi universitari che nel quinto anno di architettura prevedono solo qualche ora dedicata al legno nei corsi, cioè 78 78

È di qualche settimana fa la notizia che Casa spa (*), seguendo il progetto realizzato dal Cnr realizzerà, nel 2010 a Firenze, un palazzo di sei piani interamente in legno, antisismico e antincendio. Può essere questo un primo passo verso una nuova rivoluzione del costruire e dell’abitare? Crede che questo esempio verrà emulato o c’è il rischio che resti un caso unico? “Mi auguro che qualche Pubblica Amministrazione illuminata, fuori della Toscana, voglia emulare questa tipologia di realizzazioni anche con costruzioni a soli tre /quattro piani prima del 2010. Ad essere precisi questo progetto, come quello di Murray Grove (*) in Gran Bretagna a firma dello studio Waugh Thistleton Architects (edificio di 9 piani di cui 7 realizzati con il sistema X-LAM), sono la conseguenza pratica ai risultati emersi dai test effettuati dall’IVALSA in Giappone a conclusione del progetto SOFIE, finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento. Sulla piattaforma più grande del mondo una costruzione di 7 piani è stata sottoposta a prova sisimica simulando il terremoto di Kobe ed ha resistito egregiamente al punto che i pannelli Murray Grove Waugh Thistleton Architects Gran Bretagna

(*) Argomenti sviluppati in due articoli nel n° di Marzo 2009 di Tetto&Pareti in Legno - disponibili anche sul sito w w w. t e t t o e p a r e t i . c o m (ndr)


impiegati, non avendo subito lesioni strutturali, possono essere reimpiegati per altre costruzioni. Infatti la Prov. Autonoma di Trento avrebbe destinato i pannelli alla realizzazione di un asilo nido. Ora, considerando questi risultati come logica conseguenza dell’eccellenza italiana nella ricerca di nuovi sistemi costruttivi a secco con il legno ingegnerizzato, dobbiamo agire e non aspettare più per non perdere questa opportunità che purtroppo eventi nefasti ci offrono”. L’Italia è uno dei paesi più arretrati in tema di costruzioni in legno; in che modo, secondo lei, bisognerebbe muoversi per far sì che gli italiani possano riporre maggiore fiducia in questo tipo di edilizia che come sappiamo in quasi tutto il mondo, Svezia e Giappone per citarne alcuni, è considerata come estremamente sicura e consolidata? “Per incentivare l’uso del legno in edilizia il ‘Piano-casa’ dovrebbe prevedere almeno due cose: innanzitutto una modifica al Testo Unico delle Costruzioni in cui si renda obbligatorio l’uso

del legno con una percentuale minima (dal 2 al 3%) rispetto alla cubatura dell’immobile; Secondo: ridurre gli aspetti burocratici per le costruzioni realizzate con l’impiego di materiali sostenibili (indicando ovviamente quelli classificati come tali). Strategicamente due provvedimenti del genere obbligherebbero gli addetti ai lavori ad informarsi almeno sulle peculiarità di antisismicità e di resistenza al fuoco con conseguente crescita in termini culturali anche dei committenti, cioè di coloro i quali vogliono avere una casa sostenibile, che resista ai sismi e che tutto sommato non costi molto di più di una realizzata con mattoni e calcestruzzo”. Il legno, a differenza di altri materiali, è rinnovabile, ecologico, sostenibile. In che modo l’utilizzo responsabile di tale materiale può portare benefici all’ambiente e alla popolazione? “Solo facendo informazione e formazione. Con il legno si possono fare costruzioni salubri, rispettose dell’ambiente e della salute di chi dovrà viverci, con cantieri i cui tempi sono certi e più brevi rispetto a quelli in cui vengono impiegati materiali tradizionali”.

Villa Storingavika Saunders Architecture - Bergen, Norway

Pur essendo elemento di costruzione antichissimo, il legno rappresenta un fattore di progresso per la sua ecosostenibilità anche in funzione alla sua capacità di creare un ottimo isolamento nei confronti sia del caldo, sia del freddo. In questo modo, oltre a risparmiare sul costo energetico dei materiali da costruzione, si risparmia sul fabbisogno energetico per la climatizzazione delle abitazioni sia in estate che in inverno. Può descriverci gli incentivi atti a favorire l’uso di questi materiali? “A parte la detrazione del 55% ai fini fiscali nella dichiarazione dei redditi sostanzialmente non ci sono se pensiamo esclusivamente al legno e ai suoi derivati come gli isolanti termoacusitci, mi auguro che il tanto atteso ‘Piano-casa’, proclamato dal presidente del Consiglio e arenatosi anche a causa del terremoto all’Aquila porti una migliore conoscenza dei vantaggi che il legno offre. La diffusa diffidenza nei suoi confronti sta nella non-conoscenza di questo nobile materiale le cui tradizioni si sono perse negli ultimi 100 anni. Complice di questo processo l’esasperata ricerca e l’uso di materiali per un’edilizia veloce a basso costo che non ha saputo calcolare quali effetti avrebbe prodotto nel tempo”. >

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IL CANTIERE MERCATO Materiali

Abitazioni sostenibili e salubri a conferma che il legno debba essere considerato a pieno titolo uno dei materiali da costruzione che

la natura ha messo a disposizione Architecture of trojan house

> Parliamo di innovazione tecnologica: in che direzione si

Lee Evans Partnership Architects

Il problema non sta nella prevenzione non fatta in passato ma nella mancanza di cultura

riguardo ai materiali da costruzione

Hangil Book House, Seoul

sta muovendo la tecnologia relativa al legno strutturale? Quali sono le ultime novità relative all’utilizzo e all’applicazione? “I produttori italiani di macchine cnc per la lavorazione del legno rappresentano l’eccellenza nel mondo e le loro proposte sono molto più avanti delle reali necessità del mercato che dovrebbe usarle, anche se poi è tutta la filiera, dal progettista all’impresa di costruzione, ad essere rimasta indietro. Dalle macchine alle imprese di costruzione il settore del legno italiano primeggia in Europa ma le singole aziende come le associazioni di categoria sembrano, nel non sottolineare adeguatamente questi risultati, non aver a cuore il loro sviluppo futuro. Il loro comportamento, quasi di ‘rassegnazione’, dà la sensazione che siano state fagocitate dai giochi del ribasso dei prezzi, tant’è vero che il prezzo del legname è sostanzialmente rimasto fermo negli ultimi 15 anni rispetto alle altre materie prime impiegate in edilizia (ferro, acciaio, cemento, plastica, rame, alluminio, carburanti per il trasporto, ecc,). Mi auguro che in un prossimo futuro le imprese di costruzione con il legno siano le artefici di un processo di ‘ringiovanimento’ del settore edilizia, che sappiano creare una svolta a favore dei sistemi in grado di rispondere alla nuove domande del mercato. Abitazioni sostenibili e salubri che impieghino materiali riciclabili confermando che il legno debba essere considerato a pieno titolo uno dei materiali da costruzione che la natura ha messo a disposizione”. di Giulia De Rita e Stefania Ronzano

80 Australian Centre for Contemporary Art - Wood Marsh architects, Melbourne


OI

KN W H W E NNOVAZIONE Il legno sposa la tecnologia

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e condizioni attuali del sistema economico influenzano in varia misura i comparti in cui operiamo. Mentre si segnalano momentanee difficoltà nei lavori forestali e prime lavorazioni (segherie), conservano invece una buona operatività le aziende che si occupano di carpenteria, case in legno e grandi strutture. Le nostre aziende vantano grande esperienza e hanno saputo puntare su qualità, flessibilità e innovazione, sviluppando nuove tecnologie e proponendo nuove modalità costruttive. Un risultato macroscopico di questo operare è stato l’aumento del 90% dei consumi di legno pro capite negli ultimi 10 anni in Italia, anche se siamo ancora lontani dalla media europea. Rimangono pertanto ampi margini di miglioramento, per cui appare opportuno adottare nuove > 81


IL CANTIERE MERCATO Materiali

Il consumo di legno pro capite negli ultimi 10 anni in Italia è aumentato del 90%

> politiche, che esulino dalla generale tendenza ad operare facendo leva esclusivamente sul prezzo, comunicando invece alla clientela il valore dei prodotti ad uso strutturale offerti dalle aziende, attraverso tecniche di marketing che sappiano sottolineare, oltre alla molteplicità dei servizi offerti, i contenuti estetici e di design e la conoscenza approfondita delle molteplici e spesso diverse situazioni presenti sul territorio nazionale. La flessibilità e il know-how delle nostre aziende permettono dunque di evitare l’eccessiva standardizzazione derivante dal recepimento di tecniche e prodotti sviluppati da fornitori esteri, che talvolta tendono a imporre la monocultura

dell’abete. Collaborando con noi, progettisti, architetti e designer possono impiegare sempre di più nei loro progetti il legno, scelta “sostenibile”, in quanto materia prima rinnovabile, globalmente diffusa e apprezzata, un materiale ecologico che dà un notevole contributo al risparmio energetico.

I

l legno ha infatti doti che lo rendono ottimo come materiale da costruzione per trasmittanza termica, durabilità e stabilità nel tempo, valore estetico, facilità e velocità di lavorazione e convenienza economica. È inoltre un materiale altamente indicato nelle zone a rischio sismico, poiché le sue caratteristiche meccaniche lo rendono particolarmente adatto a

L’azienda veneta è specializzata nella produzione e lavorazione del legno

DOPPIO RICONOSCIMENTO PER GROSSO LEGNOARCHITETTURE Grosso Legnoarchitetture di Meolo (Venezia), azienda specializzata nella lavorazione del legno, ha recentemente ricevuto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici l’attestato di qualificazione per la produzione di elementi strutturali sia in legno massiccio che lamellare. Passaggio chiave per l’azienda veneta che dopo aver avviato l’istanza per la richiesta di qualificazione nell’aprile del 2007, attualmente risulta una delle prime aziende in Italia ad aver ottenuto questa importante qualifica prevista dall’applicazione delle nuove Norme tecniche per le costruzioni. “Un riconoscimento significativo, afferma il presidente Stefano Grosso, che rappresenta la garanzia e la prova di come Grosso operi secondo precisi standard qualitativi e nel rispetto delle leggi”. Grosso ha seguito il protocollo previsto dal nuovo Decreto Ministeriale 14 settembre 2005. Un decreto che risulta estremamente importante per il settore poiché, per la prima volta in Italia, vengono date specifiche indicazioni per il calcolo delle strutture lignee, ponendo il legno al pari degli altri materiali da costruzione (come il cemento armato e l’acciaio).

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Formazione

SCUOLA EDILE

100 ALLIEVI PER LE 16 ORE Settimana 2-7 formati

A Febbraio sono stati 100 gli allievi che hanno frequentato i corsi 16Ore presso le scuole edili della regione Veneto. Di questi 27 sono apprendisti e 94 le imprese che hanno mandato i loro operai a fare il corso. La Provincia di Verona ha raggiunto il primato con ben 34 studenti su 100, seguita da Padova e Venezia, entrambe con 18 allievi. In coda troviamo la scuola edile di Belluno che registra solo 2 operai per questo mese. In media si può notare come ogni impresa mandi un operaio al mese per effettuare i corsi 16Ore.

imprese

formati

Settimana 23 - 28

Settimana 16 - 21

Settimana 9 - 14 imprese

Belluno

imprese

formati

imprese

0

2

2

Padova

1

1

7

5

5

5

5

Rovigo

0

0

2

2

3

0

0

7

7

6

6

5

5

Treviso Venezia

9

9

4

4

Verona

6

6

11

9

8

8

8

Vicenza

4

4

2

2

2

2

1

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33

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18

28

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Sou Fujimoto Architects

resistere a sollecitazioni violente e di breve durata, proprio come i terremoti. Assolegno si presenta sempre di più come una realtà capace di operare a sostegno di un settore trainante dell’economia nazionale, e riscuote crescente consenso da parte delle aziende italiane, le cui adesioni ci hanno portato ad avere oltre 210 iscritti a fine 2008. La varietà delle nostre aziende dal punto di vista dimensionale, tecnologico, organizzativo e della distribuzione geografica è una risorsa fondamentale e fa sì che l’Associazione divenga un luogo non solo di rappresentanza, ma anche di incontro e di confronto. di Paolo Ninatti, Presidente Assolegno 83


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LA BIBLIOTECA Recensioni, segnalazioni, news Come Romeo e Giulietta C

ercate una location insolita per il vostro matrimonio? Il Comune di Verona mette a disposizione niente di meno che la storica dimora di Giulietta Capuleti, in Via del Cappello, per poter celebrare nozze civili nello scenario della famosa tragedia shakespeariana. Fautore di questa romantica idea è l’Assessore ai Servizi demografici, Daniele Polato, grazie al quale le casse comunali incasseranno quasi mille euro a cerimonia. Giovani coppie italiane e straniere hanno quindi telefonato entusiasti in Comune per avere più informazioni, che saranno presto disponibili sul sito www. sposamiaverona.it L’iniziativa è stata senza dubbio ben accolta anche dai Tour Operators e Wedding Organization, che a partire da fine aprile potranno proporre ai propri clienti un pacchetto completo : matrimonio sul balcone più famoso del mondo e visita guidata della città.

Adria: la Mesopotamia d’Italia 2

.500 anni di civiltà raccontati da 60 mila reperti finalmente hanno rivisto la luce nel Museo Nazionale Archeologico di Adria (RO). Dopo 7 anni di ristrutturazione, ampliamento e allestimento, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto ci restituisce un pezzo di storia dal valore inestimabile, articolato nelle seguenti sezioni: preistorica, paleoveneta, greca, etrusca e romana. Parte dei finanziamenti per i lavori provengono dai contributi di Gioco del Lotto, Arcus s.p.a. e della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

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Il Veneto beve l’acqua più cara d’Italia P

ur avendo a disposizione l’acqua del rubinetto al costo di 0,5 millesimi di euro al litro, gli italiani preferiscono consumare l’acqua imbottigliata pagandola mille volte di più e piazzandosi così al primo posto in Europa e al terzo posto nel mondo per consumo di acque in bottiglia. A quanto pare non esiste una legge nazionale che regolamenti i canoni di concessione dovuti alle Regioni e alla Provincie da parte delle aziende che imbottigliano le acque alle fonti. Pertanto ogni amministrazione locale decide come meglio crede. Da uno studio condotto da Legambiente e Altreconomia, è risultato che il canone di concessione corrisposto alle Regioni non è uniforme e sono emerse disparità rilevanti. La stessa risorsa idrica costa in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di concessione (a prescindere da quanta acqua venga prelevata) mentre in Veneto costa 3 euro ogni mille litri imbottigliati oltre a 580 euro per ogni ettaro in concessione. Variabili sono anche i costi pagati per l’imbottigliamento: il pagamento in base agli ettari oscilla da un minimo di 1,033 euro/ha della regione Puglia - che in un anno incassa appena 1250 euro dalle 16 società che imbottigliano l’acqua - a un massimo di 587,69 euro/ha per le zone di pianura del Veneto. Nelle altre regioni si va dai circa 5 euro per ettaro pagati nella regione Liguria e i 10 euro per ciascun ettaro dato in concessione pagati in Sicilia e in Molise, fino ai sistemi sicuramente più equi di Marche e Lazio che prevedono una differenziazione dei canoni per ciascun ettaro di concessione in proporzione alle quantità e dell’utilizzo dell’acqua prelevata.

Curiosità sui cognomi veneti I

n Occidente l’uso del cognome si è diffuso intorno al XVII secolo, prima di allora le persone venivano identificate solo con il nome “singolo”, sostituendo l’usanza della“formula dei tre elementi” tipicamente romana (es. Caio Giulio Cesare) risalente al V secolo dopo Cristo. Nel 1090 Venezia faceva già eccezione, come testimonia uno storico atto di donazione sottoscritto con nomi e cognomi. Attualmente i cognomi più diffusi in Veneto sono: i Da Rold di Belluno, i Pavan a Treviso, i Rossi spopolano a Vicenza, gli Schiavon affollano Padova, i Ferrari si concentrano a Verona, gli Osti sono tipicamente di Rovigo e i Vianello imperano a Venezia. Ma veniamo al significato di alcuni cognomi tipici veneti: Bacchin risale al dio Bacco,

da cui deriva il termine “bacaro” che vuol dire mescita di vino; Carraro rimanda al mestiere di costruttore di carri; Cattelan segnala la provenienza dalla Catalogna; Dal Pos indica che il luogo originario era caratterizzato da un pozzo (vedi anche Pozzobon), Danesin si ricollega al vassallo di Carlo Magno (erede danese alleato ai Longobardi); Gavagnin da “cavaneum” ossia in italiano il gavagno (cesto); Messner colui che in chiesa ha compiti di sagrestano; Pagnin forma accorciata di buon-compagno; Rosolen un’alterazione del termine Hierusalem, risalente all’epoca delle Crociate. Un’ultima curiosità: qual è il cognome veneto più corto? Bo! 89


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IL CAMPANILE Ance informa

Sinergie e intese Nuove sinergie, protocolli d’intesa e iniziative vedono protagoniste nei mesi di marzo e aprile alcune delle associazioni territoriali del Veneto.


IL CAMPANILE MERCATO CANTIERE IL MERCATO

LA CASSA EDILE DI PADOVA PER LA PROFESSIONILITÀ DEI LAVORATORI di ANCE PADOVA

È

stato siglato il 18 marzo 2009 tra il Presidente dell`Ance di Padova Leonardo Antonio Cetera e i Segretari provinciali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, Omero Cazzaro, Renato Ceccarello e Marco Benati un Protocollo d`Intesa contenente una serie di interventi straordinari, che le parti attueranno attraverso gli enti bilaterali contrattuali, a favore delle maestranze coinvolte nella perdita del posto di lavoro durante il 2009 al fine di promuoverne la professionalità e quindi la possibilità del loro reingresso nel settore. L`accordo è stato raggiunto presso la Cassa Edile di Padova ove erano presenti anche il Presidente Luigi Ometto e quello della Scuola Edile Carlo Favaro, il Direttore dell’Ance di Padova Leonardo Pesadori, il Direttore della Cassa Edile Alessandro Cappello e quello della Scuola Edile Claudio Capuzzo. Dopo anni di crescita ininterrotta, anche nella provincia di Padova il settore edile versa in grave crisi con la prospettiva drammatica del taglio di migliaia di posti di lavoro nei cantieri. L`intesa prevede l`avvio di specifici corsi di formazione sulla sicurezza e per la professionalità presso la Scuola Edile di Padova, oltre ad un riconoscimento da parte della Cassa Edile, previa frequenza del corso, di Euro 500, per ogni lavoratore che perderà il posto di lavoro nel 2009. L`intervento riguarderà i lavoratori con un`anzianità

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minima di settore (due anni) e che siano dipendenti di imprese iscritte presso la Cassa Edile di Padova. Si tratta di un primo importante intervento che le parti sociali del settore edile di Padova avviano congiuntamente per sostenere il sistema delle imprese e i lavoratori in questo difficile periodo di crisi recessiva. Le parti hanno quindi concordato sull`opportunità di promuovere un progressivo avvio della Borsa Lavoro, così come prevista dal relativo Contratto Nazionale di Lavoro, iniziando con la registrazione della formazione svolta nel libretto personale della formazione regolato dal T.U. sulla sicurezza. È stata inoltre rilanciata la necessità di promuovere incontri nelle prossime settimane con gli enti pubblici locali per richiedere la cantierizzazione veloce delle opere pubbliche programmate. L`intesa raggiunta è in linea con quanto previsto dal protocollo d`intesa nazionale siglato a Roma il 6 marzo scorso tra l`ANCE e le Segreterie nazionali dei Sindacati dei lavoratori dell`edilizia , con cui si e` convenuto sulla necessità di un percorso comune, attraverso la convocazione degli Stati Generali a Roma il 22 aprile, per un rapido rilancio del settore, capace di sostenere l`occupazione, ma anche e soprattutto di rispondere agli oggettivi ritardi del Paese sul piano delle politiche infrastrutturali, abitative ed energetico - ambientali.


VI CONVENTION

ANCE VENEZIA GIOVANI

I

l 13 marzo scorso, presso Le Cantine del Golf Club Ca’ della Nave a Martellago, si è svolta la VI Convention del Gruppo Giovani dell’Associazione. Nel corso dell’annuale appuntamento organizzato dal Gruppo è stato portato all’attenzione il tema della formazione, da sempre caro ai Giovani di ANCE Venezia. L’ing. Cristiano Perale, Presidente del Gruppo, ha ricordato i numerosi incontri formativi e informativi organizzati dall’Associazione e promossi dai giovani veneziani. Ampio spazio è stato dato inoltre ad un progetto – in avanzato corso di realizzazione – legato alla formazione delle maestranze edili con particolare riferimento al tema della sicurezza in cantiere. L’idea – promossa e sostenuta da Ance Veneto – si pone nell’ottica di rendere più agevole la fruibilità del momento formativo utilizzando la tecnologia informatica. Facendo quindi leva sulla maggiore capacità di apprendimento che si ottiene stimolando la memoria visiva è stato messo a punto un filmato, riproducibile tramite video terminale, che consente di apprendere i corretti comportamenti da tenere in cantiere. Sul tema è intervenuto anche il geom. Renato Errico, Presidente del Centro Formazione Maestranze edili, che ha ricordato come la formazione mantiene alta la qualità del personale che è la prima ricchezza dell’azienda.

A VENEZIA UNA SINERGIA PER LA GESTIONE INFORMATIVA INTEGRATA DELLE NOTIFICHE Il 2 marzo scorso l’Associazione ha siglato un importante protocollo d’intesa con la Prefettura di Venezia, il CPT, la Cassa Edile, le organizzazioni sindacali, il Tavolo di coordinamento delle attività di prevenzione in edilizia, la Direzione provinciale del Lavoro, le Direzioni provinciali dell’INPS e dell’INAIL e le quattro Asl del comparto provinciale. Oggetto dell’intesa, che vedrà la costituzione di un osservatorio su tutti i cantieri edili aperti in provincia di Venezia, riguarda la gestione informativa integrata delle notifiche dei cantieri e delle attività di controllo/ assistenza. Ancora una volta l’obiettivo fondamentale è quello di insistere nell’intento di contrastare il lavoro sommerso ed irregolare e prevenire gli infortuni e le malattie professionali e quindi di procedere in senso compiuto alla riqualificazione complessiva di un settore fondamentale per l’economia nazionale e provinciale. Nei prossimi mesi infatti verrà effettuata una vera e propria mappatura nella quale verranno specificati alcuni aspetti per controllarne la regolarità. La nuova struttura, finanziata dalla Cassa Edile e collocata presso il CPT, metterà in evidenza: la locazione, la tipologia dei lavori in corso, il numero e la nazionalità dei lavoratori impegnati. Una vera e propria fotografia online del cantiere, per permettere agli organi competenti, in particolare lo Spisal e la direzione provinciale del lavoro, di entrare in possesso di informazioni utili per svolgere il proprio lavoro di verifica evitando, tra l’altro, inutili duplicazioni nell’attività di controllo e rendendo quest’ultima ancora più capillare. di ANCE VENEZIA

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IL CAMPANILE

CITTADELLA DELL’EDILIZIA

A Vicenza via al concorso di idee per la progettazione di ANCE VICENZA Pubblicato il bando per la progettazione del moderno complesso polifunzionale che sorgerà a Vicenza per ospitare le attività degli enti bilaterali vicentini dell’edilizia: Scuola edile “Andrea Palladio”, Cassa Edile e Comitato Paritetico Territoriale per la sicurezza.

“Un progetto ambizioso, che qualifica l’impegno e la volontà di noi costruttori di investire sul futuro, per garantire al nostro settore sempre più qualità, efficienza, sicurezza”. Anche in un momento economico così difficile, commenta il presidente della Sezione costruttori edili di Confindustria Vicenza, Maurizio Trentin, “l’industria edile di casa nostra guarda avanti e dà il via a un nuovo grande progetto destinato a segnare la storia e la cultura delle costruzioni della nostra provincia”. Stiamo parlando della realizzazione (in Via Mora, area parco Astichello) della “Cittadella dell’edilizia”, che si propone come un moderno complesso polifunzionale destinato a ospitare le attività degli enti bilaterali vicentini dell’edilizia. Spiega Leonardo Martini, presidente della scuola edile “Andrea Palladio”: “Con la ricerca dell’area, individuata di proposito in zona Astichello poiché lì ha sede l’istituto per geometri ‘Canova’ con il quale collaboriamo da anni, e il lancio in questi giorni del bando di progettazione, si entra in una importante fase, quella che ha per obiettivo finale la selezione del miglior progetto. A questo proposito vale la pena sottolineare che per la stesura del bando ci siamo avvalsi della collaborazione dell’Ordine provinciale degli architetti, anche per promuovere un bando di 94 94

tipologia nazionale. Abbiamo preferito percorrere questa strada, piuttosto che quella dell’incarico diretto, in quanto confidiamo di ricevere dai professionisti soluzioni progettuali innovative, sia sotto il profilo estetico che tecnico-costruttivo.” “È indubbio – spiega da parte sua il presidente della Cassa edile, Francesco Rubbo - che dagli elaborati preliminari che arriveranno (il termine per la prima fase è fissato per il 22 giugno, ndr) ci attendiamo molto in termini di idee. Nei contenuti, si tratta di edificare un complesso che si estende su 2000 metri quadrati; al suo interno troveranno posto gli uffici della Cassa edile, le aule e i laboratori della Scuola edile, la sede del CPT. Sostanzialmente metà dell’area dell’edificio sarà destinata alla scuola, in quanto la logistica per l’attività di formazione è per noi una priorità”. Entro la fine dell’anno, dunque, secondo una precisa tabella di marcia, la commissione esaminatrice sceglierà il miglior progetto dopodiché, già nei primi mesi del 2010 l’attesa opera della Cittadella dell’edilizia diventerà cantierabile.


PIANO CASA:

Il Comune di Verona avvia i confronti con le categorie economiche di ANCE VERONA

L’

Assessore all’Urbanistica del Comune di Verona, Vito Giacino, ha avviato una serie di incontri con le categorie economiche cittadine, allo scopo di valutare le ricadute industriali ed economiche sulla realtà veronese in vista dell’approvazione del Disegno di Legge regionale sul Piano Casa e dell’emanazione del Decreto Legge di semplificazione da parte del Governo. L’Assessore ha richiesto proposte e osservazioni da parte dei soggetti che per primi si troveranno a doversi confrontare “sul campo” con la nuova normativa. Il primo incontro, che si è tenuto mercoledì 25 marzo, ha visto la partecipazione di Ance Verona, dell’Associazione Industriali, del Collegio dei Geometri, dell’Ordine degli Architetti, dell’Ordine

degli Ingegneri e del Consiglio Notarile. Si è inoltre riunita da poco la Consulta Tecnica per gli Interventi sul Territorio, presieduta dall’Ing. Italo Monaco: in questo primo incontro, al quale ne seguiranno altri, si è concordato di presentare al Comune un documento congiunto di proposte mirate alla semplificazione delle procedure ed alla fissazione di tempi certi per il rilascio delle concessioni edilizie. Se, infatti, i bonus volumetrici sono una misura che potrebbe ridare, almeno in parte, slancio al settore, ancor più positivamente sono valutati la semplificazione e lo snellimento burocratico, previsti dal medesimo Piano Casa. Secondo il Presidente di Ance Verona Geom. Andrea Marani “lo snellimento nelle pratiche burocratiche è una cosa positiva, accorcerà i tempi e farà risparmiare molti soldi. Come categoria chiediamo questo snellimento burocratico da anni”. In questo senso è doveroso riconoscere un ulteriore merito al Comune di Verona, che recentemente ha attivato una serie di servizi relativi all’attività edilizia che sarà possibile gestire on-line, senza la necessità di recarsi ai competenti uffici dell’Amministrazione, e che riguardano la consultazione in tempo reale dei pareri espressi dalla Commissione Edilizia, la consultazione dei dati principali degli interventi di edilizia residenziale e produttiva che vengono eseguiti o sanzionati nel territorio del Comune di Verona, la presentazione di  alcuni documenti integrativi in materia edilizia (DURC, comunicazione di inizio lavori, richiesta di proroga inizio / fine lavori, …) e la presentazione della domanda di concessione Occupazione Suolo Pubblico relativa a cantieri edili. 95


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EST, Edilizia Sviluppo Territorio numero 2  

EST è la rivista bimestrale del sistema Ance Veneto

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