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Anno LV

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n째 46) art. 1, comma 2, DCB Verona

Settembre - Ottobre 2007

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Mons. Zenti conquista gli alpini


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LA PAROLA DEL DIRETTORE

il Montebaldo

Edizione Settembre - Ottobre 2007

La legalità non ha colore politico rmai, a tenere banco nel dibattito politico è il tema della legalità. Quella che un tempo sembrava la carta vincente della Destra, tutta ordine e disciplina, oggi sta diventando un cavallo di battaglia bipartisan. Da Venezia a Firenze, da Torino a Pavia, da Bologna a Roma, tutte amministrazioni di Sinistra, per arrivare fino al ministro degli Interni, lo slogan è diventato monocorde: bisogna riportare ordine nelle città. Non l'hanno chiesto solo i sindaci di Verona o di Treviso, ma è diventato il ritornello nazionale, come un tormentone, segno che la legalità non è di Destra né di Sinistra. Amato ha detto che bisogna far presto prima che la gente sia tentata dal bisogno di fascismo. Le parole sono solenni e anche un po' retoriche, ma lo spauracchio del Duce, più che un pericolo reale, l'ha tirato in ballo solo per convincere i suoi amici dell'estrema Sinistra a fare concessioni su questo terreno. E lo ha fatto perché è in questo àmbito che la politica si gioca gran parte della credibilità. Alla gente non gliene importa niente dei tira e molla su questioni di partito

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o delle beghe interne per vedere se Tizio è più bravo di Caio. Quello che le importa sono i fatti, sapere che chi va a Roma, strapagato e coccolato, è là per tutelare la sicurezza dei cittadini, come primo obiettivo di buon governo. La gente è esasperata e non è più disposta ad accettare compromessi quando si sente a rischio, restando chiusa nella propria casa. La gente non può vivere perennemente con il fiato sospeso, come sotto assedio, perché qualcuno ha deciso di espropriarla di ciò che ha messo insieme con le fatiche di tutta una vita. Così com'è stanca di muoversi con la paura d'essere scippata, di vedere le proprie figlie violentate da qualche disperato, di sapere che sotto casa gira lo spacciatore, pronto a catturare l'innocenza dei ragazzi nel giro losco dei suoi affari. La gente dice basta ad una giustizia alla camomilla, che spende risorse ed energie infinite se c'è di mezzo il politico corrotto, o presunto tale, e rimette in circolazione fior di delinquenti, portando nella convivenza sociale l'aggressività del branco. Spacciatori, violentatori, ladri, rapinatori… fermati all'alba e

SOMMARIO La nostra storia Missione all’estero Personaggi Vita sezionale Penna Sportiva Vita dei Gruppi Anagrafe sezionale Pellegrinaggi sezionali

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Direttore responsabile: Bruno Fasani Comitato di redazione: Ezio Benedetti, Gianni Federici, Angelo Pandolfo, Antonio Scipione, Francesco Tumicelli Impaginazione e grafica: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952 n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz. Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Stampa: Croma srl - Dossobuono

riconsegnati alla piazza prima del tramonto, o tenuti in carcere il tempo di rifarsi il trucco. Il cittadino a queste condizioni sente di non poterci più stare e premia col voto la politica che intercetta questo malessere. Ormai tutti i partiti l'hanno capito e di conseguenza si stanno adeguando. Pena, non solo una società con la legge della giungla, ma la sopravvivenza dei partiti stessi. Quando si parla di questi temi, si mette sempre a fuoco l'illegalità, cioè quei fenomeni che in qualche modo finiscono nell'àmbito del codice penale, mentre si parla molto meno di a-legalità, cioè di mancanza del senso della legalità. Non si tratta di fatti particolari, quanto di una cultura, di un sentire diffuso e pericoloso. Di sicuro è meno evidente, nel senso che non si consuma con il clamore di gravi reati, ma si alimenta sotto banco come modo di pensare. «Galleggiare nella legalità» l'ha definito qualcuno, cioè accettare situazioni che non dovrebbero essere tollerate, ma che finiscono per esserlo, non perché buone in sé, ma semplicemente per la difficoltà o i costi eccessivi della loro gestione. Un chiudere gli occhi, frutto di un sostanziale ragionamento economico, ma che rischia di tradursi in approvazione sociale, quando la gente, rassegnata, ci fa l'abitudine. Penso - ed è solo il primo esempio che mi viene in mente - ai venditori abusivi

sulle strade delle nostre città. Gente che non paga tasse e non chiede autorizzazioni. Si fa presto a dire - ed è vero che sono dei poveracci. Ma la soluzione non dovrebbe essere quella di una regolamentazione legale, nel rispetto delle regole che valgono per tutti, piuttosto che far finta di niente, lasciando che un costume si trasformi in diritto? E se vale per i poveracci stranieri perché non dovrebbe valere per quelli italiani? E se vale per i poveracci, chi è che decide chi è poveraccio? Nel recente dibattito riguardante le prese di posizione del sindaco di Verona, non sono mancate, a favore o contro, considerazioni che risentivano di umori politici più che di valutazioni obiettive. Ma grandi pensatori internazionali, al di sopra delle beghe di partito, sono qui a ricordarci che nessuna società può crescere nel senso della legalità, se questa non comincia dal vissuto sul territorio. Chiunque sia che ne chiede il rispetto. Bruno Fasani

BUON COMPLEANNO Il coro “Montegaleto” di Bussolengo compie 40 anni di attività. Sorto nel 1967, da allora è uno dei maggiori interpreti delle cante popolari e anche alpine esibendosi in importanti manifestazioni in Italia e all'estero. Il coro è molto vicino anche alla nostra Associazione ed è sempre presente nelle manifestazioni organizzate dal locale Gruppo alpini. Al coro, al suo direttore e a tutti i componenti porgiamo i più cordiali auguri.


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LA PAROLA DEL PRESIDENTE

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Dedicato alla Segreteria sezionale o un debito di riconoscenza verso un "apparato" al servizio di tutti i soci - a qualsiasi livello - per il quale non sempre viene espresso il doveroso apprezzamento, ma anzi si verifica non di rado una certa tendenza alla critica: parlo della Segreteria sezionale. È un fatto da tutti noi riconosciuto che essa rappresenta il volano indispensabile di tutte le nostre attività e iniziative; è insomma l'insostituibile centro motore della vita sezionale, che si avvale in buona parte di puro volontariato, e questo amplia i meriti degli addetti ai

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lavori. L'impegno di questi ultimi, infatti, non è esclusivamente burocratico, ma, di volta in volta, si concretizza in una delicata attività di coordinamento e di stimolo, investendo spesso anche aspetti umani e personali. A loro vengono richieste professionalità e conoscenze amministrative, ma anche capacità organizzative e di iniziativa: il tutto condito da un tatto particolare, lavorando spesso di psicologia, vista la diversità di estrazione, di provenienza e… di età dei soci. Il giudizio non spetta evidentemente solo a me, ma a tutta la "famiglia scarpona";

credo peraltro di interpretare il pensiero della stragrande maggioranza degli iscritti nell'esprimere vivo apprezzamento alla "fureria" sezionale, chiedendo, nel contempo, ai più incalliti censori maggior comprensione per qualche inevitabile disguido, che peraltro si verifica anche nelle strutture aziendali ben più organizzate e… retribuite. Colgo infine l'occasione per invitare i soci a volerci segnalare alpini o aggregati, iscritti all'ANA, che avessero caratteristiche e professionalità per assumere un ruolo all'interno della nostra Segreteria; la paga sarà sem-

pre la stessa, cioè… zero. A Federica, Mino, Adriano, Danilo, in particolare, e agli altri occasionali collaboratori un grazie di cuore. Alfonso Ercole

CIRCOLO CULTURALE “MARIO BALESTRIERI”

Il dramma della guerra di Grecia a Piovezzano

Quando si parla della Seconda Guerra Mondiale e degli alpini, l'immaginario collettivo corre immediatamente e giustamente alla Campagna di Russia. Ci sono altre operazioni belliche nelle quali i nostri alpini hanno dato

un contributo di sofferenze e di sangue che non possiamo dimenticare. Senza ombra di dubbio la guerra in Grecia rappresenta sotto questo punto di vista un momento drammatico per la nostra storia. Per rendere onore a tale tragedia,

dove ben 39 mila militari italiani sono caduti e dove altri 63 mila sono tornati a casa feriti o congelati, il Circolo culturale "Mario Balestrieri" della Sezione alpini di Verona ha dedicato un'altra fortunata serata a quelle vicende belliche. Con il titolo "Fronte GrecoAlbanese - una guerra oscurata", il 15 giugno scorso, presso la sede del Gruppo alpini di Piovezzano, si è tenuta una conferenza riguardante le gesta drammatiche ed eroiche dei nostri alpini nei Balcani. La serata, alla quale ha partecipato un folto pubblico di alpini e non, ha visto Francesco Tumicelli, curatore dell'iniziativa, proiettare un bellissimo filmato storico del 1940-41, dal quale sono emerse, anche per mezzo di testimonianze di reduci veronesi, le sofferenze dei militari italiani in una terra in cui imperava il fango, il freddo e la tenacia dei soldati greci. La serata ha toccato momenti commoventi, soprattutto al ricordo dei nostri soldati che, pur obbedendo alle dure leggi della guerra, hanno combattuto senza odio e con grande umanità e valore un conflitto, quello della Campagna di Grecia, più inutile degli altri. Ha chiuso la serata il vicepresidente sezionale, Enrico Zantedeschi, che ha sottolineato come l'eroismo ed il sacrificio degli alpini caduti in armi siano oggi ispiratori dell'impegno dell'ANA nel campo della solidarietà, ad aiuto di coloro che a vario modo si trovano in difficoltà.


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LA NOSTRA STORIA

Un riconoscimento tardivo per coloro che si sacrificarono per la Patria

I Cavalieri dell’Ordine di Vittorio Veneto: Chiarello Francesco chi sono Saravalle Ido, costoro? La Prima Guerra Mondiale si concluse, come sappiamo, nel 1918, ma fu solo cinquant'anni più tardi che le Istituzioni della Repubblica Italiana vollero "esprimere la gratitudine della Nazione" a quanti combatterono durante quel conflitto, ed in quelli precedenti, con l'istituzione del riconoscimento dell'Ordine di Vittorio Veneto. Risale, infatti, al 1968, la Legge 18 marzo 1968 n. 263 "Riconoscimento in favore dei partecipanti alla guerra 1915-18 e alle guerre precedenti", che di fatto istituiva l'Ordine di Vittorio Veneto a favore di tutti gli ex combattenti della Prima Guerra Mondiale, in occasione del 50° Anniversario della Vittoria. L'Ordine, nella unica classe di Cavaliere, prevedeva il conferimento a tutti coloro che, avendo trascorsi almeno sei mesi di servizio durante la Guerra Mondiale o precedenti conflitti, avessero ricevuto anche la Croce al Merito di guerra o ne avessero maturato il diritto. L'insegna dell'Ordine consisteva in una croce in metallo imbrunito, pendente da un nastro. Capo dell'Ordine era il Presidente della Repubblica, mentre un generale di Corpo d'Armata ne presiedeva il Consiglio. L'onorificenza veniva concessa con Decreto del Capo dello Stato su proposta del Ministro della Difesa, che vagliava le domande degli interessati. Il conferimento dell'onorificenza comportava anche un beneficio di tipo economico, che consisteva in un vitalizio annuo inizialmente fissato nell'esegua cifra di 60 mila lire, successivamente incrementato a 150 mila lire. Tale beneficio però non era devoluto di diritto, come si potrebbe ritenere logico, ma veniva concesso solo a coloro, fra gli insigniti, il cui reddito non superasse il minimo imponibile stabilito dalle vigenti leggi finanziarie! Bell'esempio di virtuosismo finanziario sulle spalle di chi sacrificò parte dei suoi anni migliori alla Patria ed alla Nazione, esempio che preferiremmo fosse seguito anche dai nostri rappresentanti istituzionali a spese delle loro poco esigue indennità e vitalizi d'oro. Ritornando all'Ordine, all'onorificenza faceva da complemento anche una medaglietta in oro che venne conferita a tutti coloro che avevano preso parte per almeno sei mesi alle operazioni di guerra, indipendentemente alla titolarità della Croce al Merito di Guerra. Singolare caratteristica di questo Ordine, è quella che lo fa apparire ad "esaurimento". Esso, infatti, per le particolari condizioni che ne determinano

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classe 1898 di Cirò Marina (CZ);

il conferimento, è un Ordine destinato a benemerenze acquisite e limitate nel tempo, quindi non assegnabile per nuovi meriti e quindi a scomparire. Sono passati oramai ottantanove anni dalla fine di quel tremendo dramma che fu la Grande Guerra e verrebbe a pensare che l'Ordine sia oggi esaurito, per naturale decesso dei benemeriti insigniti dell'onorificenza. Con sorpresa, invece, il Ministero dell'Economia e delle Finanze - Dipar-

timento dell'Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi del Tesoro nel mese di settembre del 2006 informava l'Associazione Nazionale "Cavalieri dell'Ordine di Vittorio Veneto", con sede proprio a Vittorio Veneto, che risultavano percettori dell'assegno vitalizio ancora ben nove insigniti, che ci onora riportare di seguito:

Sarrocco Italo, classe 1898 di Rivisondoli (AQ); De Cristofaro Domenico, classe 1899 di San Sossio Baronia (AV);

classe 1899 di Milano;

Borroni Delfino, classe 1898 di Castano Primo (MI);

Costanzo Pasquale, classe 1899 di Frattamaggiore (NA); Boeddo Luca, classe 1898 di Ottana (NU); Agazzi Alberto, classe 1899 di Alseno (PC); De Bettin Antonia, classe 1900 di Torino. Come è facile immaginare, considerata la classe di nascita dei benemeriti citati nella comunicazione del Ministero, non sappiamo se oggi gli insigniti siano ancora in vita. In ogni caso, ci piace ricordarli, in rappresentanza di tutti coloro che, non solo iscritti all'Ordine di Vittorio Veneto, parteciparono alla Prima Guerra Mondiale, fornendo il proprio contributo in termini di sacrifici ed eroismi, allo scopo di giungere a quell'Unità d'Italia, miraggio di varie guerre risorgimentali. Fa accapponare la pelle il fatto di riflettere sulle motivazioni che spesso furono alla base delle motivazioni del riconoscimento delle innumerevoli Medaglie al Valor Militare: spesso ragazzi poco più che ventenni, provenienti molte volte dal Sud Italia, si immolarono in azioni eroiche sulle montagne del Nord. Ma a noi piace concludere pensando a tutti quei ragazzi, oltre 600 mila soldati, che sacrificarono la loro cosa più cara, la vita, a favore di quella Nazione che oggi troppo spesso se ne dimentica. A noi, alpini dell'ANA, il compito di ricordarli e di fare conoscere alle nuove generazioni la loro umile ma importantissima storia. Massimo Battisti

Fonti bibliografiche: - A.A.V.V.: "Gli Ordini cavallereschi italiani". Ufficio Storico dell'Esercito 1997. - "Elenco dei percettori dell'assegno per l'onorificenza dell'Ordine di Vittorio Veneto". Ministero dell'Economia e delle Finanze - 2006. - Sito internet ufficiale del Quirinale, sezione Onorificenze - 2007.


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MISSIONE ALL’ESTERO

il Montebaldo

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Continua la presenza del Battaglione "Morbegno"

Dall’Alto Adige il 5o Alpini in Afghanistan Musahi, Lalander, ChaharAsiab sono i nomi di alcune delle vallate a sud di Kabul con cui i volontari del 5° Reggimento Alpini stanno familiarizzando da qualche settimana e sostituendo per ora, nel loro vissuto quotidiano, i nomi di Fleres, Vizze, Isarco e Pusteria, aree che da sempre costituiscono per gli alpini del "Morbegno" non solo un riferimento per l'addestramento, ma anche una palestra di formazione morale e fisica. Ed eccoci ormai giunti, dopo un intensissimo periodo di approntamento culminato con il dispiegamento del Reggimento nella propria area di responsabilità, a quell'appuntamento estremamente significativo per ogni soldato impiegato in missioni all'estero: il trasferimento di autorità. Il 10 agosto infatti, sull'assolato piazzale di Camp Invicta, base del contingente italiano a Kabul, una cerimonia ha suggellato ufficialmente il passaggio di responsabilità tra il 3° Reggimento Alpini della Brigata "Taurinense", unità cedente, ed il 5° Reggimento Alpini della Brigata "Julia" che assume così la responsabilità dell'area d'operazioni per i prossimi mesi. Quello che attende i militari del 5° Reggimento Alpini, alla guida di Italfor XVI, una forza di 900 uomini circa, che inquadra anche assetti specialistici del genio,

unità nbc, unità cinofile, polizia militare e distaccamenti di forze per operazioni speciali, non è certamente un compito facile: proseguire nell'assistere le autorità afghane nell'esercizio delle loro funzioni sovrane garantendo una cornice di sicurezza ed alleviando la popolazione afghana attraverso la

sfiorano i 7000 m., fu da sempre terra di conquista. Ad Alessandro Magno, nel IV secolo a.C., seguirono dinastie indiane, iraniane e turche tra il X e l'XI secolo, fino alle dominazioni mongole di Gengis Khan, ma in nessun caso le popolazioni afghane vennero mai completamente soggiogate e

realizzazione di opere infrastrutturali e la distribuzione di aiuti umanitari nell'ambito della cooperazione civile militare. Decenni di guerre ed occupazioni di un Paese unico dal punto di vista della geografia, fisica e umana, ne hanno infatti fortemente impedito lo sviluppo. Il territorio afghano, estremamente compartimentato e ricoperto per il 60% da montagne le cui vette più alte

assoggettate. Nessun invasore è mai riuscito a piegare un popolo che, per quanto etnicamente composito (almeno cinque le etnie principali: pastun, tagichi, uzbechi, azeri e mongoli) e disseminato nelle centinaia di valli in gruppi organizzati secondo strutture claniche-tribali, ha sempre dimostrato fierezza ed orgoglio. Neppure i diversi tentativi dell'impero britannico in espansione dai territori delle Indie tra la

seconda metà dell'800 ed il secolo scorso, né la decennale occupazione sovietica durata fino al 1989, piegarono gli afghani, con il risultato però di rallentare fortemente lo sviluppo di questo Paese che è quindi rimasto arretrato ed emarginato sulla scena internazionale, non in grado di svolgere alcun ruolo nemmeno nella propria regione asiatica. Dunque è proprio questa la grande sfida che si accingono ad affrontare gli alpini del 5°, tra mille disagi e situazioni insidiose: contribuire, con gli altri contingenti ISAF, attraverso un ampio spettro di attività, a dare il giusto impulso ad un intero sistema-paese rimasto, per certi aspetti, completamente estraneo perfino a qualsiasi fenomeno legato alla globalizzazione. Un grande in "bocca al lupo" allora al colonnello De Fonzo, comandante di contingente, ai suoi alpini e a tutti i soldati italiani di Italfor XVI sotto il suo comando i quali, assieme ai colleghi di altri eserciti stranieri, saranno il testimone di come, attraverso la condivisione di obiettivi, l'armonizzazione degli sforzi, il sacrificio e l'impegno diuturno, sia possibile percorrere assieme la via del cambiamento. Corrispondenza del capitano Correa, portavoce del Contingente nazionale a Kabul, per Sante il fante.

Pellegrinaggio al “Passo di Croce Arcana” Quest'anno ricorreva il 35° Pellegrinaggio al Passo di Croce Arcana (Modena), località posta a 1670 m. di quota, ove, davanti al cippo eretto dagli alpini fananesi, è stata celebrata una S. Messa dall'arciprete di Fanano, don Francesco Bruni, a ricordo di tutti i Caduti sul Fronte russo e in tutte le guerre. Come da tradizione, la prima domenica di agosto, ritrovo di tutte le penne nere

dell'Appennino tosco-emiliano ad Ospitale, piccola frazione del comune di Fanano, per una breve cerimonia con l'alzabandiera e deposizione di una corona d'alloro al monumento ai Caduti; poi, trasferimento al Passo di Croce Arcana per la cerimonia ufficiale. La Banda comunale di Fanano ha accompagnato con le sue note, tutta la cerimonia. Presenti Marina Lauri sin-

daco di Cuttigliano, Alessandro Corsini sindaco di Fanano, l'assessore provinciale Giancarlo Muzzarelli, i generali Licurgo Pasquali e Giovanni Allegri, il "vecio" Trento Montanini, 92 anni, decano del Gruppo e reduce di Russia, la signora Fernanda Turchi che ha ricevuto dal gen. Pasquali una medaglia di riconoscimento a ricordo del marito Gioacchino Rocchi ideatore e costruttore del

cippo. Alla suggestiva cerimonia facevano corona i vessilli sezionali di Modena, Firenze, Bolognese Romagnola e Verona, il labaro dell'Associazione nazionale Guardia forestale e 48 gagliardetti in rappresentanza dei Gruppi alpini dell'Appennino modenese. A conclusione "rancio alpino" nell'accogliente pineta in località "Budale". Ezio Benedetti


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PERSONAGGI

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Mario Bau: un alpino che si e fatto onore L'Amministrazione comunale di S. Stefano di Zimella ha recentemente intitolato la nuova Sala consiliare al prof. Mario Baù, un alpino di razza che - purtroppo - "è andato avanti". Il sindaco di Zimella Giancarlo Lunardi, nel partecipare la decisione consiliare alla signora Antonietta, consorte del nostro socio, ha sottolineato: «La figura del nostro compianto predecessore è ancora ben viva nella nostra comunità per la quale egli ha operato con profonda intelligenza e senza risparmio di energie. Lo ricordiamo alla guida di tre amministrazioni comunali e come fondatore della Comunità "AdigeGuà"; lo ricordiamo come professore e preside rigoroso della scuola media; lo rammentiamo come guida della Cooperativa "Casa Nostra", che volle istituire per dare dignità di vita alle persone svantaggiate del nostro territorio e sollievo alle famiglie; lo ricordiamo

soprattutto come persona estremamente colta, dal tratto nobile ed insieme socievole e premuroso». Dal punto di vista strettamente alpino,

il nostro socio ha operato con pari impegno ed intelligenza, conseguendo risultati di tutto rilievo. Sempre presente, efficace ed apprezzato, ha rappresentato l'ANA ai più alti livelli: consigliere sezionale prima e, poi, consigliere nazionale. Ha assolto i suoi impegni istituzionali con dignità, rigore, modestia e determinazione, promuovendo sempre il bene dell'Associazione, in un periodo in cui il disimpegno e la cura di interessi particolari prevalevano sul bene comune. Per fattività e dedizione, Mario Baù è stato uno splendido esempio: fiero di essere alpino, orgoglioso di dimostrare con i fatti la sua alpinità. Gli alpini veronesi colgono l'occasione di questo ennesimo, pubblico riconoscimento per tributare un doveroso plauso alla sua memoria, per dimostrare a tutti come la solidarietà alpina debba essere intesa e praticata.

Progetto Ortigara

Nel mese di agosto sette alpini veronesi appartenenti ai Gruppi di Bosco Chiesanuova, Borgo Venezia, Lugo di Grezzana e Verona-Zai, hanno preso parte all'operazione "Recupero Storico" che li ha visti protagonisti sulle cime del Monte Ortigara, Monte Lozze, Rifu-

eventi della Prima Guerra Mondiale. Nel turno di lavoro effettuato (10-12 agosto) la squadra veronese, molto ben affiatata negli elementi, ha lavorato a stretto gomito con altri alpini volontari

di pulizia delle grotte dalle macerie che le rendevano oramai invisibili all'occhio dei non esperti. Infatti, pulendo un tratto di grotta, è "riemersa" una postazione di mitragliatrice

gio Cecchini e Cima Campanella. Detta operazione consisteva, fondamentalmente, nel ripristino delle trincee, pulendole dalle macerie accumulatesi nel tempo, e nella ricerca di reperti storici riguardanti i drammatici

giunti dalle Sezioni di Vicenza, Bergamo, Torino e Monza. Nella zona a loro assegnata, sul Monte Lozze, caposaldo delle postazioni della Regia Artiglieria, hanno effettuato opera di disboscamento, ai lati delle trincee, e

posta a 5 metri al di sotto del livello del terreno e lunga 7 metri circa, che il tempo ed il degrado l'avevano sommersa di macerie. Lo stupore e la meraviglia sono stati premiati quando, a lavoro concluso, si è potuto constatare l'opera nella sua

meravigliosa totalità. Questo tipo di esperienza è estremamente positivo in quanto dà la possibilità di rafforzare lo spirito alpino tra i soci di tutti i Gruppi delle varie Sezioni dell'ANA; ma soprattutto quello che, secondo me più importante, è far rivivere tutto ciò che i nostri eroici alpini hanno effettuato per difendere l'ideale a noi sempre caro: la Patria e tutto ciò che essa rappresenta. Sarebbe altresì interessante ed importante portare i nostri figli e, perché no, anche le scolaresche, a visitare queste zone, spiegando loro cosa è successo in quel determinato periodo storico e ricordandogli che il futuro si costruisce non con la guerra fra i popoli, ma con la comprensione e l'aiuto reciproco. Al termine del turno di lavoro i partecipanti si sono ripromessi di effettuare un successivo incontro, magari allargato ad altri volontari che si rendano disponibili a questo tipo di esperienza, nell'agosto del 2008. Un sentito ringraziamento deve essere rivolto al presidente della Sezione di Marostica Roberto Genero, per la brillante organizzazione della operazione "Recupero Storico". Marco Rambaldel


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VITA SEZIONALE

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28-29 luglio 2007

44o Pellegrinaggio in Adamello Quest'anno il Pellegrinaggio in Adamello, dedicato alla memoria di mons. Enelio Franzoni (medaglia d'oro al V.M.), è stato organizzato dalla Sezione di Vallecamonica (BS), ed ha avuto il momento più significativo sabato 28 luglio alle ore 11, con la S. Messa celebrata dal cardinale Giovan Battista Re ai 2528 metri di quota del Passo Ignaga, che unisce la bresciana Val di Saviore con la Val di Daone nel Trentino. I partecipanti avevano però già iniziato la lunga marcia di avvicinamento dal versante camuno già dal giovedì e da quello trentino dal venerdì. Tra i resti di camminamenti e trincee, ove è stato posto l'altare, sono presenti vari sacerdoti della valle, cappellani militari, autorità civili, il

comandante delle Truppe Alpine generale Armando Novelli e il presidente nazionale dell'ANA Corrado Perona, che ha letto anche una struggente preghiera scritta da monsignor Franzoni. Attorno al labaro nazionale parecchi vessilli sezionali e molti

gagliardetti, compresi quelli di Avesa, Calmasino, Cavalcaselle, Grezzana, Santa Lucia Q.I. e Zevio. Contemporaneamente alcuni soci della nostra Sezione, con il vessillo e i gagliardetti di Castelnuovo e Peschiera del Garda, salivano dalla trentina Val Genova alla "campana" dell'Adamello (m. 3050), per deporre una corona d'alloro a ricordo di tutti i Caduti. Domenica 29 luglio il pellegrinaggio si concludeva a Cevo, grazioso paese della valle abbarbicato sulla montagna, con la S. Messa, concelebrata dal cardinale Re e altri prelati, sacerdoti e cappellani militari, presso la "Croce del Papa", e con lo scoprimento della granitica statua del grande pontefice "alpino" Giovanni Paolo II. Anche qui molte le autorità civili e militari e uno stuolo di alpini con vessilli e gagliardetti. A scortare il labaro nazionale vari consiglieri e il presidente Perona, che ha raccomandato di «…tenere alto il nome di questo Pellegrinaggio per un cammino che resta arduo ma anche esaltante». Appuntamento all'anno prossimo dal versante trentino. Gianni Federici

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Caro presidente Ercole, mi riferisco al tuo accorato intervento sulla Preghiera dell'Alpino pubblicato su "il Montebaldo" nell'edizione di maggio-giugno 2007. Consenti ad un vecchio “montagnino” con 44 anni di naja alpina, due dei quali in guerra, di dire la sua per sottolineare le tue convincenti conclusioni. Ho recitato e fatto recitare la nostra bellissima Preghiera ogniqualvolta ne abbia intravisto l'opportunità, non soltanto nel mistico

raccoglimento di una chiesa, ma anche nel buio di un ricovero di guerra o sulle più impervie vette delle Alpi, a conclusione di ogni impresa alpinistica, estiva od invernale, sotto il cielo stellato o sotto il soffio rabbioso della tormenta. Ho sempre visto occhi luccicanti e commossi, soprattutto nei volti di Uomini (quelli con la U maiuscola!) fieri del "dovere pericolosamente compiuto". Ho sempre rilevato il partecipe consenso di tutti,

civili e militari, uomini donne vecchi e bambini. Ritengo poco producente il discutere su qualche parola e voler spaccare il capello in quattro: quale preghiera è immune da retorica? E non preoccupiamoci di qualche dissenso in una società purtroppo avviata alla ricerca della contestazione e del diniego delle vecchie tradizioni. Continuiamo, carissimi alpini, a recitare la nostra meravigliosa Preghiera così come l'hanno scritta i

nostri saggi “veci”. E se ci viene erroneamente preclusa qualche chiesa, ci consola il trovarne la maggioranza fortunatamente ben aperte. E tante altre occasioni abbiamo per onorare con la Preghiera i nostri Caduti. Un cippo, un monumento, una Bandiera tricolore o uno dei tanti altari naturali che l'Italia ci offre: le nostre amate montagne. Con viva cordialità alpina. Giorgio Donati


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VITA SEZIONALE

il Montebaldo

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Domenica 21 ottobre 2007 - ore 9,00 incontro dei Capizona, Capigruppo e Capisquadra di Protezione civile presso la baita di S. Giovanni Lupatoto (via Monte Pastello, 13/a)

Scaletta dei lavori: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9)

Saluto alla bandiera; Il consigliere sezionale con delega alla Segreteria, propone la designazione del moderatore e del segretario della riunione; Saluto del presidente sezionale; Introduzione dei lavori e degli argomenti; Interventi dei convenuti; Prime risposte del presidente sezionale o del C.D.S.; Intervallo; Ripresa dei lavori ed eventuali conclusioni; Considerazioni e conclusioni finali da parte del presidente sezionale.

Si precisa che non si debbano trarre delle conclusioni immediate. Ăˆ un incontro conoscitivo e propositivo che servirĂ da base, alla futura presidenza, per affrontare i nuovi tempi.

Convenzione per la fornitura di libri agli associati ANA della Sezione di Verona, ai familiari e parenti. Sul prezzo di copertina verranno applicati i sottoriportati sconti: Edizioni scolastiche: ovvero libri di testo per la scuola materna, elementare, media e media superiore compresi libri per le vacanze 10%. Edizioni universitarie: ovvero libri di testo per tutte le facoltĂ universitarie 10%. Vocabolari, dizionari, atlanti geografici, atlanti storici ed enciclopedie 15%. Pubblicazioni straniere: ovvero libri di importazione in lingua originale 10%. Edizioni varie: ovvero narrativa, romanzi, poesie, libri per ragazzi, saggistica e manuali 15%.

AGENZIA EDITORIALE FRIGGI di Friggi Valerio & C. Sas Via Catania, 5/A - 37138 Verona - Tel. 045.576486 - Fax 045.564344 www.valeriofriggi.it - e-mail: info@valeriofriggi.it


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PENNA SPORTIVA

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Trofeo alla memoria dei soci “andati avanti” Anche quest' anno il Gruppo alpini di Badia Calavena, pur impegnato al massimo nell'organizzare l'adunata sezionale in occasione dell'80° di fondazione, non ha voluto saltare l'appuntamento con il Trofeo alla memoria dei soci alpini "andati avanti" giunto alla 26a edizione. Sabato 5 maggio si è svolta la gara. Nutrita la partecipazione soprattutto tra i giovani, anche perché l'obiettivo del Gruppo, è anche di altri Gruppi della Zona "Val d'Illasi",è quello di avvicinarli all'ANA e allo sport privilegiando le categorie dei "futuri campioni". CLASSIFICHE Cat. Femminile (km 5): 1a Sara Sorio (Badia); 2a Laura

Zanini (Prisma); 3a Valeria Grisi (Badia). Cat. Over (km 5): 1° Dal Bosco Lino (Giazza); 2° Sergio

Ulmi (Tregnago); 3° Luigi Farinazzo (Tregnago). Cat. Pionieri (km 5): 1° Giuseppe Tanara (Badia); 2° Lino Mantovani (Tregnago); 3° Gianni Mozzetto (Badia). Cat. Veterani (km 10): 1° Cesarino Venturini (Tregnago); 2° Marco Biondani (Illasi); 3° Remo Guardini (Fane). Cat. Amatori (km 10): 1° Giuseppe Dal Bosco (Giazza); 2° Francesco Tanara (Badia); 3° Nicola Zerbato (Badia). Cat. Seniores (km 10): 1° Isacco Piubelli (Badia); 2° Samuele Vanzo (Castelvero); 3° Diego Gugole (Selva). Cat. Allieve (km 2,5): 1a Veronica Tibaldi (Badia); 2a Sofia Colombari (RDS); 3a Khadija Monasef (RDS). Cat. Allievi (km 2,5): 1° Ema-

nuele Piubelli (Badia); 2° Tommaso Biondani (Illasi); 3° Davide Castagna (Badia). Cat. Ragazze (km 2,5): 1a Martina Venturini (Badia); 2a Rachele Anselmi (Badia); 3a Giulia Grisi (Badia). Cat. Ragazzi (km 2,5): 1° Giacomo Lavarini (Bosco); 2° Martino Vallisari (Badia); 3° Mirco Dalla Minca (Badia). Cat. Cucciole (km 2,5): 1a Lisa Perlati (Badia); 2a Alessia Dal Bosco (RDS); 3a Erica Zanini (Badia). Cat. Cuccioli (Km 2,5): 1° Samuele Carpene (Selva); 2° Mattia Tanara (Badia); 3° Davide Truzzoli (Badia). Classifica Trofeo a punti (solo alpini) 1° Tregnago; 2° Badia; 3° Illasi; 4° Castelvero.

Calcio a Castel d’Azzano

Corsa alpina a Castelnuovo del Garda

Nei mesi di maggio e giugno scorsi si è svolto il torneo di calcio per alpini 2007. Le gare hanno visto la partecipazione dei Gruppi di Castel d'Azzano, Pescantina, Mozzecane, Dossobuono, S. Stefano di Z., Cerea, Valpantena e S. Giovanni Ilarione, articolate in due gironi. Si sono svolte sui campi di Castel d'Azzano e S. Stefano di Z. Classifica finale 1° Castel d'Azzano, 2° Dossobuono, 3° S. Stefano di Z.

2° Ivano Arduini (Giazza); 3° Stefano Fiocco (S. Michele Extra). Cat: Veterani (1947-1956): 1° Lino Mantovani (Tregnago); 2° Luigi Martini (Villafranca); 3° Giuliano Battisti (Tregnago). Cat. Pionieri (1946 e prec.): 1° Lino Dal Bosco (Giazza); 2° Sergio Ulmi (Tregnago); 3° Giorgio Madinelli (Illasi). CLASSIFICA GRUPPI ALPINI 1° Cristo Risorto;

Inserito nella manifestazione “Montefortiana” di domenica 20 gennaio 2008, si correrà il "7° Trofeo Sante Ferroli", Medaglia d'Argento al Valor Militare. Gara su strada per atleti alpini regolarmente tesserati ANA che

Domenica 3 giugno 2007 si è svolta a Castelnuovo d/G la prova valida per il Campionato sezionale di corsa campestre "Trofeo Gualdi Legnami", giunta alla sua 30^ edizione. Alle 9 precise, il gen. Molica, ha dato il via a più di un centinaio di concorrenti ed alle relative premiazioni di fine gara. La Sezione ANA era rappresentata dal consigliere e responsabile allo sport Carlo Parolini. CLASSIFICHE Cat. Juniores (1977 e succ.): 1° Giacomo Tortella (Peschiera); 2° Matteo Sartori (Castelvero); 3° Luca Cicchellero (Bussolengo). Cat. Seniores (1967-1976): 1° Luigi Guarnati (Malcesine); 2° Roberto Campostrini (Cristo Risorto); 3° Massimo Lanzarotto (S. Michele Extra). Cat. Amatori (1957-1966): 1° Marco Biondani (Illasi);

Si corre la “Montefortiana” si svolgerà su una distanza di km. 21,097. La manifestazione podistica internazionale, che richiama oltre 15.000 partecipanti, è organizzata con la col-

laborazione dei Gruppi alpini di Monteforte d'Alpone, Soave, Brognoligo, Costalunga, Montecchia di Crosara e della “Zona Valdalpone”.

2° Villafranca; 3° Illasi. PREMI SPECIALI 1° Gino Merzi; 2° Pietro Malsani; 3° Francesco Sansoni. Alpino più anziano: Aldo Bordegnoni (Villafranca). Alpino più giovane: Matteo Sartori (Castelvero). Targa AIDO: Claudio Giambenini (Bussolengo). Per informazioni contattare il “Gruppo Podistico Valdalpone - De Megni” via Dante, 41/c, 37032 Monteforte d'Alpone - Tel. e Fax +39045 610 32 77. E-mail: montefortiana@montefortiana.com


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il Montebaldo

VITA DEI GRUPPI PALAZZOLO

CELLORE

Serata in memoria dell’Ortigara Il 26 maggio 2007 nel palatenda del Gruppo alpini, alla presenza del sindaco Giuseppe Trabucchi, del capozona Agostino Dal Dosso, del componente sezionale della commissione cori ANA Giuseppe Vezzari, il Gruppo alpini, con il capogruppo Antonio Bonamini, ha organizzato una serata dedicata al 90° Anniversario dell'Ortigara. La manifestazione è stata aperta dal coro sezionale "ANA San Zeno", diretto da Renato Buselli, il quale, con un repertorio di canzoni di circostanza, ha entusiasmato il preparato pubblico dei circa 400 presenti. Il generale Vidovich ha tenuto la conferenza spiegando, con una perfetta prepara-

Edizione Settembre - Ottobre 2007

zione tecnica, tutta l'epopea della tragica ed eroica Battaglia dell'Ortigara, mostrando varie cartine topografiche con le relative postazioni ed i movimenti delle truppe belligeranti. Nel proseguo della serata il coro, cantando e facendo cantare anche tutto il numeroso pubblico l'"Inno Nazionale", ha dato il meglio di se stesso portando "virtualmente" gli spettatori nelle trincee. Era presente, come ospite eccezionale, l'alpino scultore Giuseppe Cinetto il quale, assieme al defunto cappellano degli alpini mons. Luigi Piccoli, ha raccolto pietosamente centinaia di salme dei poveri Caduti in quella martoriata zona.

Ristrutturato un vecchio capitello

La cittadinanza di Palazzolo ringrazia il Gruppo alpini per aver portato a termine la ristrutturazione di un vecchio capitello che rischiava di crol-

lare. Da tempo gli alpini, guidati dall'infaticabile capogruppo Giuseppe Camino, hanno preso a cuore la situazione di degrado, occupandosi per la sottomuratura del complesso ed il restauro dell'affresco che, con questo intervento, ha portato al suo antico splendore le figure dell'Immacolata e dei Santi oranti in tutta la loro bellezza. L’inaugurazione è avvenutaa domenica 1° luglio con una S. Messa celebrata dall'arciprete don Angelo Bellesini e solennizzata dal Coro parrocchiale; presente l'assessore Gaspare Di Stefano per il Comune, fedeli della parrocchia e di paesi limitrofi. Un ringraziamento particolare alla famiglia Bombieri.

INCONTRI

Compagnia Mortai "La Terribile" Ottimamente organizzato dal Comitato promotore (Angelo Canton, Giuseppe Paganotto e Silla Favaro), nei giorni 21 e 22 aprile scorso, si è svolto a Tolmezzo il 5° raduno dei componenti l'8^ Compagnia Mortai "La Terribile" per le classi 193031-32-33-34-35-36 e oltre, che hanno prestato servizio presso la caserma "M.O. Sten. Renato Del Din" nel capoluogo carnico. Tra di loro il tenente Tommaso Girelli ed il tenente Sergio Colombini, ora generale di C.A.

6° Rgt artiglieria da montagna "Cadore" Gli artiglieri Strazzer e Battocchio, appartenenti al Gruppo "Agordo", 42a Batteria, negli anni 196970, si sono ritrovati dopo 37 anni dal congedo. Chi si riconosce in questa foto contatti Ferruccio Strazzer tel. 045.7102187 oppure Battocchio tel. 059.660477 per una sicura rimpatriata.

28a e 29a Batteria Gruppo "Asiago"

Artiglieri del 1° e 2° '66 della 28^ e 29^ Batteria del Gruppo "Asiago", a 40 anni dal congedo, si sono ritrovati nell’aprile scorso davanti alla mitica caserma "Piave" di Dobbiaco.


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VITA DEI GRUPPI

il Montebaldo

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MANTOVA

Gli alpini in gita al Sacrario di Redipuglia Il Gruppo alpini ha voluto rendere omaggio ai Caduti della Grande Guerra organizzando una gita sociale a Redipuglia, in Friuli-Venezia Giulia, lo scorso 24 giugno. Il noto Sacrario Militare rappresenta una importante istituzione per ricordare le migliaia di soldati morti nel corso del Primo Conflitto Mondiale, a testimonianza dell'eroismo dei nostri militari che hanno donato la vita per la Patria, ma anche a monito della tragicità della guerra. Il Sacrario è posto sulle pendici del Monte Sei Busi a quota 117, sulla cui sommità si alzano tre grandi

croci. La struttura è composta da 22 gradoni, che racchiudono le salme di 40 mila soldati noti e 60 mila ignoti. Ad ogni gradone, per tutta la lunghezza dello stesso, il marmo riporta l'escla-

PIOVEZZANO

CELLORE - CAZZANO

Ospiti i bambini ucraini

Lezione di modellato: i bambini ucraini maneggiano la creta

I bambini di Chernobyl sono ritornati, ospiti per tutto il mese di luglio del locale Gruppo alpini, nella struttura della parrocchia. La vacanza di questi bambini scorre con un programma delle attività vasto ed articolato: studio, gioco ed escursioni, ma anche di visite mediche per i vari malesseri che forse il repentino cambiamento sociale ed ambientale fa emergere e occupa e preoccupa non poco gli organizzatori. Quest'anno collaborano con gli alpini anche gli insegnanti della Scuola Professionale del marmo di

mazione "Presente" e ciò contribuisce a rendere veramente suggestiva la scenografia del luogo sacro, così com'è, arricchita da cipressi, monumenti bronzei e di marmo, pezzi di artiglieria e proiettili di grosso calibro.

Gli alpini mantovani sono stati catturati da questa atmosfera ed hanno deposto, recitando la Preghiera dell'Alpino, una corona d'alloro ai piedi del Sacrario, rendendo onore ai 100 mila Caduti là sepolti. La visita al museo della guerra, annesso al Sacrario, ha concluso la prima parte della gita, che è proseguita con un momento conviviale presso la baita alpini di Spilimbergo (Udine), ospiti del locale Gruppo. Veramente un lodevole tributo a coloro che si sono immolati per la Patria, anche se mai potremo ringraziarli pienamente per il loro supremo sacrificio.

Sant'Ambrogio che, a titolo personale e di puro volontariato, nei vari pomeriggi intrattengono i bambini conversando in italiano con il prof. Carlo Fincati o modellando la creta con lo scultore Dario Marconi. Una naturale simpatia tra insegnanti e bambini posta in essere già lo scorso anno con una visita fatta alla scuola di Sant'Ambrogio, tramite il buon appoggio di Bruna De Agostini, segretaria della Pro Loco che si è interessata per dare loro una ulteriore opportunità di apprendimento. Albino Monauni

La “Via della lana” La giornata del 5 agosto scorso era assolata e limpida e 120 pellegrini, tra alpini, consorti e amici dei Gruppi di Cellore e Cazzano di Tramigna, sono partiti dalla baita di Cellore per raggiungere il paese di Chiampo, attraversando le verdi colline e le vallate che dividono le due località. Il pellegrinaggio viene effettuato per ricordare le tribulazioni delle donne e delle bambine dei Lessini ed in particolare della Val d'Illasi: durante l'ultima guerra portavano la poca lana prodotta dalle pecore nelle lanerie di Chiampo per avere in cambio un po' di filato per poter confezionare a mano con i "ferri" qualche paio di calze, maglioni e berretti da

inviare in Russia ai loro mariti, figli e fidanzati, che nella valle erano numerosi, mandati su quel terribile e freddo fronte sul fiume Don. I capigruppo Antonio Bonamini e Giuseppe Castagna, affiancati dai loro collaboratori, hanno organizzato questo pellegrinaggio in maniera impeccabile, creando una logistica efficiente per tutti i 25 km. di percorso effettuati. A Chiampo, nella grotta della Vergine, che è simile a quella di Lourdes, i partecipanti hanno assistito alla S. Messa in onore di quelle coraggiose donne, e dopo la recita della "Preghiera dell'Alpino", a funzione finita, sono rientrati in pullman alle loro case.

NEGARINE

Silvio Orlandi “è andato avanti” Vero alpino che sempre dava e mai nulla chiedeva. Per molti anni scrutatore alle Assemblee dei delegati sezionali e, da tempo immemorabile, alfiere del suo Gruppo che non mancava mai alle manifestazioni nazionali, sezionali e locali. Ai familiari, un sentito "grazie" da tutta la Sezione ANA di Verona.


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VITA DEI GRUPPI

il Montebaldo

BADIA CALAVENA

Festeggiati gli 80 anni del Gruppo alpini Sabato 5 e domenica 6 maggio scorsi, a Badia Calavena grande raduno sezionale per festeggiare l'ottantesimo anniversario di fondazione del Gruppo. La festa iniziata sabato pomeriggio con la tradizionale corsa podistica in montagna dedicata ai soci alpini "andati avanti", giunta ormai alla 27a edizione, è proseguita alla sera con la rassegna corale nella chiesa parrocchiale, alla quale hanno partecipato: il coro ANA "San Maurizio" di Vigasio, il coro "Tre Torri" di Tregnago ed il coro "Le Voci del Carena" di Selva di Progno; serata stupenda, con un numeroso pubblico. Al termine risotto per tutti. Domenica mattina, con il tempo un po' incerto, i festeggiamenti proseguivano con la sfilata per le vie del paese, accompagnati dalla Banda sezionale "Edoardo O. Tognetti" di Perzacco e dalla Banda "La Primula" di Cogollo. Presente il vessillo sezionale e 83 gagliardetti, in rappresentanza dei rispettivi Gruppi, e numerosi alpini. All'arrivo del corteo, in Piazza Mercato, è stata deposta una corona d'alloro al monumento ai Caduti. Il cappellano sezionale don Rino Massella e il parroco don Giuseppe Benini, hanno concelebrato la S. Messa al campo nella bella piazza alberata. Dopo la cerimonia religiosa, il corteo è proseguito fino alla baita, adiacente al Monumento all'Alpino in Piazza degli Alpini, depositando una seconda corona d'alloro. Al termine della cerimonia, sparo dei "trombini" del gruppo "I Pistonieri dell'Abbazia", e rancio alpino presso la baita. Tra le autorità presenti il presidente sezionale Alfonsino Ercole, con il consiglio direttivo quasi al completo, il ten. col. Montresor, il comandate dei carabinieri maresciallo Fedele, l'assessore regionale alle Politiche so-

ciali e volontariato Stefano Valdegamberi, il presidente del Consorzio BIM Adige Franco Rancan, il sindaco di Badia Calavena Ermanno

Anselmi con numerosi amministratori, il sindaco di Selva di Progno Silvano Valcasara, il vicesindaco di Ala Egidio Bruni ed il capo-

zona Agostino Dal Dosso. Per il Gruppo alpini di Badia Calavena sono state due giornate indimenticabili. Luigi Venturini

SANGUINETTO - CONCAMARISE

“La mama de ’n alpin… l’è morta” «L'era 'na dona anziana», così mi diceva Francesco, davanti al feretro della madre: era il 18 aprile 2007. Gesualda, era il suo nome, ma tutti la chiamavano Alda. In effetti, era difficile darle i suoi 89 INCONTRI Si sono ritrovati dopo 57 anni dalla fine della naja, a Torino, i commilitoni del "Gruppo Controcarro" del 2° Rgt artiglieria da montagna a Monguelfo nel 1950. Nella foto da sinistra: Elio Picco, Antonio Scavazia, Giovanni Dal Dosso e Sergio Zaltron.

anni, e forse, il rifiuto del figlio a volerla definire "vecchia", non era poi del tutto infondato. Da dieci anni inchiodata su una sedia a rotelle, non aveva mai accettato quella situazione.

Forse, questo suo lottare contro l'avversità del destino, quel suo ribellarsi con tutta se stessa, aveva contribuito a far sì che la vecchiaia rallentasse la sua corsa, almeno esteriormente. Giuseppe Ferrarini


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VITA DEI GRUPPI

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QUADERNI

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NASTRI ROSA ED AZZURRI

Buon compleanno L’alpino Mario Galvani, reduce di Russia, è stato festeggiato dai soci del Gruppo per aver raggiunto il traguardo dei 93 anni di età. Federico, con papà Nicola e il nonno Mario Brutti (Gruppo Zevio)

Chiara, con il nonno Renzo Magalini (Gruppo S. Lucia Q.I.)

Simone, con il nonno Florido Faccio (Gruppo Terrazzo)

Alessandro, con il nonno Salvatore Bianchi Ceriani (Gruppo Raldon)

(Gruppo Tregnago)

Edoardo, con il nonno Elia Montarini (Gruppo Salizzole)

Giacomo, con i nonni Gaetano Nicoli ed Attilio Esmanech (Gruppo Verona Centro)

Irene ed Alessio, con il nonno Gino Zuliani (Gruppo Palazzolo)

Giulia, nel giorno della Prima Comunione con i nonni Giovanni ed Adele Bonetti e le cugine Giada, Nicola, Thomas e Valentina (Gruppo Lugagnano)

Francesco e Giovanni, con i nonni Gianni e Giancarlo Braga (Gruppo Novaglie)

Christian, con il nonno Lorenzo Bottura (Gruppo Bussolengo)

Greta, Andrea e Mattia, con papà Massimo ed il nonno Luigi Dal Forno (Gruppo Badia Calavena)

Lavinia, con il nonno Anselmo Marchi


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il Montebaldo

ANAGRAFE

SEZIONALE

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MATRIMONI ED ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Alessandra, figlia del socio Luigi Bosaro il marito Andrea Zecchin e la mamma Franca (Gruppo Illasi)

Damiano Manni con Valeria Marconi (Gruppo Torbe)

60° di matrimonio, Giuseppe Montresor con Maria Avesani (Gruppo Chievo)

55° di matrimonio, Aldo Chignola con Pasqua Arduini (Gruppo Pesina)

50° di matrimonio, Alberto Contro con Luigina Vendramini (Gruppo Zevio)

50° di matrimonio, Luigi e Maria Martini (Gruppo Grezzana)

50° di matrimonio, Giovanni Dal Dosso con Maria Ceschi (Gruppo San Floriano)

49° di matrimonio, Aristide Fiorini con Mercede Brunelli (Gruppi Marmirolo - Soave)

45° di matrimonio, Giorgio Girelli con Maria Marcantoni (Gruppo Ca’ di David)

40° di matrimonio, Silvano Stizzoli con Lia, attorniato dai figli e nipoti (Gruppo Montecchia di Crosara)

40° di matrimonio, Vittorio Bonizzato con Maria Teresa Contarelli (Gruppo S. Giovanni Lupatoto)

35° di matrimonio, Enzo Sandrini con Maria Teresa Mioso (Gruppo Ca’ di David)

35° di matrimonio, Carlo Gugole con Maria Anselmi e il nipotino Daniele (Gruppo S. Bortolo)

35° di matrimonio, Paolo Bernardi con Maria Morselli (Gruppo Mantova)

25° di matrimonio, Mario Zaffani con Erica Beltrami (Gruppo Salizzole)

25° di matrimonio, Giuseppe Barocco con Natalina Zanolla (Gruppo S. Bonifacio)

30° di matrimonio, Celestino Anselmi con Renata Cunego (Gruppo S. Bortolo)


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ANAGRAFE

SOCI DECEDUTI

Zevio

FAMILIARI DECEDUTI

Luciano Turrini, cl. 1939, per molti anni consigliere del Gruppo; Michele Ferri, cl. 1937. Augusto Zanfardin. Borgo Nuovo

Ferdinando Bonetti. Borgo Roma

Lucio Vicentini, amico. Borgo Venezia

Nella Poli, amica; Luciano Garonzi; Ferdinando Bergamini, amico. Buttapietra

Giuseppe Castagna. Ca' di David

Arturo Lucchi; Raffaele (Franco) Ermetti. Caprino Veronese

Giorgio Peretti. Cavaion

Marco Pasqualini.

Colognola ai Colli

Alessandro Carpané, reduce di Russia; Giovanni Tomasi. Garda

Paolo Monese; Arturo Maffezzoli. Illasi

Giulio Piubello. Lubiara

Michele Orio; Palmarino Camera. Lugagnano

Serafino Righetti. Pesina

Minerbe

Aurora, figlia di Massimo Marampon e Francesca, nipote del nonno Arnaldo e nipote dello zio Marco.

S. Stefano di Zimella

Renata Marchi, moglie di Franco Ferrari; Luisa Clara Gaburro, madre di Franco Finezzo, amico e consigliere del Circolo.

Olindo Cicogna, padre di Loris; Ferruccio Fagnani, padre di Graziano.

Ca' di David

Bertilla, moglie di Francesco Cerini e sorella di Giuseppe, Ilario e Gino Zanolli. Cavaion

Lidia Desto, madre di Raffaello Menegoni, ex capogruppo, e di Vittorio. Cellore

Rosa Ferragù, madre di Bruno Conti; Frances Bovi, padre di Daniele. Fane

Salizzole

Stallavena

Luigi Pogesi, padre di Gianfranco e Ivano.

Valeggio sul Mincio

Giuseppina Pezzini, madre di Umberto Mazzi.

NASTRI ROSA ED AZZURRI Borgo S. Pancrazio

Lucia, figlia di Enrico Danieli e nipote del nonno Silvano.

Dionisio Mignoli, zio di Amelio e prozio di Luca; Giovanni Ceschi, reduce di Russia, suocero di Orazio.

Ca' di David

Nicola, figlio di Antonio Solfa e nipote di Giuseppe e del capogruppo Silvio Bonamini.

Illasi

Illasi

Monteforte d'Alpone

Teresa, sorella di Pasquale

Giuseppe Danzi; Francesco, nipote del collaboratore Ernesto Gozzo.

Bruno Giarola, padre dei soci Stefano e Maurizio.

Borgo 1° Maggio

Ottavia Ruffo, madre di Flavio Alberti.

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Perzacco

Silvia, madre di Pietro Vinante e nonna di Matteo; Rita Donatello, zia di Giocondo Donatello.

Belfiore

Borgo 1° Maggio

il Montebaldo

e Giuseppe Boron; la madre di Redenzio Anzolin.

Bruno Pangrazio; Santo Vesentini.

Bardolino

SEZIONALE

Alessandro, nipote del nonno Ezio Manganotti; Leonardo, nipote del nonno Cristiano Morandini. Luca, nipote di Giuseppino Scarsi e Pietro Dal Bosco; Zeno, nipote di Vittorio Bonuzzi; Elia, nipote di Erminio e

Valeggio sul Mincio

Pietro Dal Forno, figlio di Marco e nipote di Ennio Benedetti.

FIORI D’ARANCIO Illasi

Lorenzo Piccoli con Teresa Chamera. S. Stefano di Zimella

Silvia, figlia di Antonio Cauci, con Andrea Benin, amico; Roberta, figlia di Bruno De Grandi, con Andrea Pace. Zevio

Francesca, figlia di Eugenio Cavaliere, con Enrico Zavatteri.

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO Borgo Venezia

40° matr. Enrico Zantedeschi con Paola Salgarelli. Illasi

25° matr. Giovanni Aldegheri con Rosanna Fuin. Zevio

50° di matr. Gino Gicati con Rosetta Annibaletto.

SONO “ANDATI AVANTI”

NOTIZIE LIETE

Mario Zanetti. Quinzano

Cavaion

Remigio Belloni. Carlo Fontana; Orfeo Gastaldelli, amico.

Luciano Vesentini, ex capogruppo, 85 donazioni di sangue; Giovanni Adami, 50 donazioni di sangue.

Dario Pezzini; Lino Pezzo, cl. 1920, reduce di Russia.

Silvano Iseppato, 100 donazioni Fidas.

S. Massimo

Valeggio sul Mincio

Golosine

Serafino Righetti (Gruppo Lugagnano)

Guido Sega (Gruppo S. Lucia Q.I.)

Giancarlo Ceriani (Gruppo Alpo)

Carlo Moretto (Gruppo Castel d’Azzano)

Ulisse Falzi (Gr. Bosco Chiesanuova)

Dario Melchiori (Gruppo S. Lucia Q.I.)

Mario Zanetti (Gruppo Pesina)


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il Montebaldo

I

NOSTRI

PELLEGRINAGGI

COSTABELLA - 1 luglio Come partecipazione un po' meglio degli anni precedenti; ma, nonostante l'apertura dell'impianto di risalita, siamo ancora in pochi! È un pellegrinaggio come gli altri ed il fatto che ci siano duecento metri di strada a piedi non dovrebbe spaventare le gambe tenaci dei baldi alpini. Quest'anno l'in-

ORTIGARA - 8 luglio «Ortigara sei città di giganti! Nulla è possibile aggiungerti, nulla è possibile toglierti!... Per sedici giorni tenemmo testa all'inferno! Per sedici giorni strisciammo sul ferro e nel fango le nostre carni sbrindellate, rodendo il pane sul ventre dei morti, respirando il loro alito…». Questi alcuni passi dell'omelia di don Giulio Bevilacqua, tenente cappellano degli alpini che Paolo VI elevò alla Porpora cardinalizia. La nostra umile presenza, nel più solenne dei pellegrinaggi, "nulla ha tolto e nulla ha aggiunto" a questa Cattedrale degli alpini. Nemmeno l'emozionata orazione ufficiale del vicepresidente vicario nazionale Ivano Gentili, nemmeno le

FITTANZE - 15 luglio Pellegrinaggio importante, al Passo Fittanze, al confine tra il Veneto e il Trentino. Due grandi e storiche Sezioni, Verona e Trento, si sono incontrate per rendere omaggio ai Caduti di tutte le guerre e per rinsaldare quei profondi legami di fratellanza e di intenti che le uniscono. A suggellare ancor più questo incontro la gradita presenza del nuovo Pastore della Diocesi di Verona, mons. Giuseppe Zenti, che ha voluto, con vera sensibilità di padre, onorare la nostra Sezione con una delle sue primissime uscite nella terra della sua nuova Diocesi e portare anche i saluti del suo predecessore mons. Flavio Roberto Carraro. «Siete un simbolo della realtà sana» ha detto il Presule, rivolgendosi agli alpini nel corso

PARPARI - 29 luglio Gli alpini dei Gruppi di Roveré Veronese, S. Francesco, S. Vitale e S. Rocco ( i quattro Gruppi del comune di Roveré), in occasione del Pellegrinaggio sezionale a Conca dei Parpari, hanno voluto inaugurare un cippo in pietra, a ricordo di tutti i Caduti, sia militari che civili, in missione di pace in molti Paesi del mondo. Il cippo, collocato nelle immediate vicinanze del preesistente monu-

SCALORBI - 2 settembre È sempre affascinante partecipare alla manifestazione dello Scalorbi, vuoi per il suo significato intrinseco, vuoi per lo scenario che si gode da questa meravigliosa conca a ridosso del Passo di Pelagatta. Ma eravamo in pochi: vuoi per l'età avanzata, vuoi per le condizioni atmosferiche che minacciavano pioggia, vuoi per

SAN MAURIZIO - 9 settembre A Corrubio di S. Anna d'Alfaedo, in una splendida giornata di sole, si è svolto l'ultimo dei Pellegrinaggi sezionali. La sfilata lungo la provinciale, con quaranta gagliardetti, è arrivata allo spiazzo antistane la chiesetta dedicata al patrono degli alpini, S. Maurizio. Dopo l'alzabandiera e la deposizione della corona

Edizione Settembre - Ottobre 2007

conveniente della seggiovia non ha inficiato l'ammirevole impegno degli alpini della Zona "Baldo-Alto Lago" capitanati da Paolo Aloisi. Speriamo che il prossimo anno migliori la situazione e che noi tutti si faccia in modo che la manifestazione venga pubblicizzata in maniera più esauriente allo scopo di vedere una partecipazione più numerosa e generosa. belle voci del coro "Quinto di Valpantena" e la possente tromba di Giovanni Rudari che animavano, in una splendida giornata di sole, la solenne celebrazione presieduta dal nostro cappellano don Rino Massella. Erano presenti 27 vessilli sezionali, una marea di gagliardetti, autorità civili e militari, grande affluenza di alpini e familiari. Per un solo istante gli emozionanti silenzi furono rotti da un "vecio" che disse: «I alpini no i more mai». Quanto di più vero! Da questo monte, pietra miliare delle nostre origini, gli alpini devono affrontare sempre nuove sfide, immergendosi in questa società malata, schizofrenica, violenta, disorientata, portando il caldo tepore della solidarietà, dell'amicizia, della libertà nella reciproca convivenza. della omelia durante la Santa Messa concelebrata con mons. Bruno Fasani e don Rino Massella, nostro cappellano, e sottolineata dal canto del nostro coro "San Maurizio" di Vigasio e dalla fanfara alpina di Ala. Parole chiare e semplici (di uno di noi) che agganciando la parabola evangelica del “Buon samaritano”, che la Chiesa quella domenica ricordava, con le distonie della vita moderna e l'impegno sociale degli alpini. Valori, impegno e credo che sono stati riassunti, come chiara invocazione al Padre, dalla recita della nostra Preghiera dell'Alpino che, tutti, hanno ascoltato con serena devozione. Ancora una volta, quindi, il Pellegrinaggio a Passo Fittanze si è rivelato un grande momento di coesione religiosa ed alpina. Un grazie vada anche ai Gruppi alpini della Lessinia e alla Protezione civile . mento dedicato ai Caduti di tutte le guerre quasi come completamento dello stesso, è stato ispirato dal capogruppo di Roveré, Lino Fiorentini, ed è stato realizzato dall'architetto e ufficiale degli alpini Antonio Trevisani. A questo progetto, su interessamento del comandante della Stazione Carabinieri di Roveré, maresciallo Ferdinando Pe, si è unita la Sezione veronese della Associazione Nazionale Carabinieri. Arma che negli ultimi anni ha subìto gravi perdite di uomini in missione di pace. le imposizioni sulla viabilità della Provincia di Trento, ma nonostante ciò abbiamo potuto ammirare delle "rocce umane" di una immensa bellezza: una rappresentanza dei reduci di Russia. Bravi! Si deve però fare un apprezzamento alla perfetta organizzazione dei Gruppi alpini della Val d'Illasi trainati da Badia Calavena, alle squadre di Protezione civile che con grande generosità e perizia hanno svolto il servizio di trasferta e di bus navetta.

d'alloro ai Caduti di tutte le guerre, è seguita la S. Messa concelebrata dal cappellano don Rino Massella e da un padre missionario nativo della zona. Erano presenti alcuni consiglieri sezionali, la Banda di Sommacampagna e il coro "Voci della Contrà". Gli interventi del sindaco alpino Valentino Marconi e del vicepresidente sezionale Edio Fraccaroli hanno chiuso la suggestiva cerimonia.


SUPPLEMENTO

Anno LV

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n째 46) art. 1, comma 2, DCB Verona

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O R T I G A R A Per non dimenticare


Numero speciale de

10-29 giugno 1917- Monte Or t Genesi della Battaglia La "Süd Tirol Offensive" passata alla storia con il nome di "Strafexpedition", sferrata nel maggio 1916 nel Trentino, aveva portato l'esercito austriaco su una nuova linea che, rispetto a quella precedente, aveva raggiunto i margini meridionali dell'Altopiano dei Sette Comuni e, più a sud, Monte Cimone. Pur avendo contenuto l'avanzata

- Monte Campigoletti - Monte Chiesa - Monte Forno - Monte Zebio - Monte Mosciagh sponda destra della Val d'Assa per poi piegare verso ovest al Castelletto e al Monte Cimone. Lo stesso giorno della sospensione dell'offensiva austriaca iniziò la controffensiva italiana della I Armata, al comando del ten. gen. Pecori Giraldi, una manovra a tenaglia condotta sui fianchi dell'avversario e che aveva per

gentera", "Cenischia", "Morbegno", "Bassano", "Sette Comuni", gli ultimi due ricuperati dal fronte dell'alto Isonzo; più 4 battaglioni del 14° Reggimento Bersaglieri e 4 batterie da montagna) e conquistò con ripetuti e brillanti assalti, prima le posizioni avversarie di Castelloni di S. Marco, Monte Fossetta, Monte Magari e Cima Isidoro e, il 26 giugno, l'intera dorsale di Cima Caldiera - Monte Lozze - Cima delle Saette, posizioni

mirevole valore. Offensiva che non si era potuta realizzare con successo per mancanza di artiglieria pesante che in luglio era stata inviata sul fronte dell'Isonzo, in vista dell'attacco del campo trincerato di Gorizia. Mentre era in corso la controffensiva sull'Altopiano di Asiago, sul fronte dell'Isonzo, Cadorna stava ultimando i preparativi per la conquista della soglia di Gorizia. La "Sesta Battaglia dell'I-

obiettivo le cime nord dell'Altopiano e a ovest la riconquista del Col Santo nel settore del Monte Pasubio per riprendere il territorio perduto. L'offensiva si sviluppò dal 16 giugno al 24 luglio. Dalla piana di Marcesina, sull'estremità orientale dell'Altopiano di Asiago, si mosse la controffensiva del XX Corpo d'Armata agli ordini del gen. Luca Montuori in direzione di Cima Caldiera - M. Castelnuovo - Cima Portule Bocchetta di Portule. Da quella piana avanzò il Gruppo Alpino "Stringa" al comando del valoroso col. Pirio Stringa, che diede il nome al gruppo (costituito dai Battaglioni alpini "Saccarello", "Monviso", "Valmaira", "Ar-

che si trovavano di fronte alla prima linea di resistenza austriaca, separate dal vallone dell'Agnellizza e dalla Pozza dell'Ortigara. Da quelle posizioni i battaglioni alpini del "Gruppo Stringa", rinforzati dal "Gruppo Alpini Sapienza", condussero con grande impeto una serie di violenti attacchi contro la linea di resistenza nemica, ricca di ostacoli naturali e potenziata da nidi di mitragliatrici, ma tutti i tentativi si infransero contro quella formidabile barriera. Terminò così la controffensiva voluta dal gen. Cadorna, durante la quale gli alpini, con grande coraggio e tenacia, si prodigarono senza risparmio di energie e con am-

sonzo" si concludeva felicemente, ai primi di agosto 1916, con la brillante conquista di Gorizia e delle posizioni del San Michele. E dopo quella splendida impresa conseguita dall'esercito italiano, il gen. Cadorna, che non aveva mai abbandonato il progetto di eliminare la minaccia proveniente dal saliente trentino, decise di dare soluzione definitiva alla precaria situazione rimasta in atto su quel fronte. La prima iniziativa del generale per ricuperare il territorio perduto risale al settembre del 1916: il 5 settembre Cadorna inviò una lettera al comandante della 1a Armata con la quale dava ordine al gen. Pecori Giraldi di studiare

Il Monte Ortigara

verso la pianura, l'esercito italiano dovette abbandonare alle armate nemiche posizioni molto importanti per la difesa dei confini. Dal punto di vista strategico, l'Italia corse un gravissimo pericolo, in quanto il nemico fu ad un soffio dalla pianura veneta. Esauritasi la formidabile offensiva nemica senza aver colto gli obiettivi strategici che si era posta, per il valore dei nostri soldati e per un concorso di favorevoli circostanze, il 16 giugno, il gen. Conrad ordinava la sospensione generale dell'offensiva e il ripiegamento su una linea di resistenza sapientemente scelta imperniata su Passo dell'Agnella - Monte Ortigara 2


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r tigara: il Calvario degli Alpini una operazione offensiva da ni da preistoria. I nostri alpini svolgersi prima dell'inizio delper sopravvivere, con il loro l'inverno diretta a rioccupare innato spirito di iniziativa, reil "Costone del Portule", precuperando tavole e tronchi via conquista del Monte Ortid'albero, costruirono baracgara - Monte Campigoletti, che e ricoveri per ripararsi dal per «scollare gli austriaci dal gelo polare e dalle bufere di settore nord dell'Altopiano e neve. garantire un più sicuro assetFu questo il periodo più to difensivo in quel tratto di penoso durante il quale rifulfronte che era una continua se l'ingegnosità e il grande minaccia per le truppe schiespirito di adattamento degli rate in Cadore e sull'Isonzo». alpini. L'azione doveva essere Mentre il Comando Suprecompiuta al più presto per mo italiano stava preparando approfittare della condizione sfavorevole in cui si trovava il nemico, per il radicale mutamento della situazione e per l'incompleta sistemazione difensiva della linea, che esso aveva scelto. L'inverno giunto prematuramente, con abbondanti nevicate e temperature molto basse, seppellendo uomini, trincee e apprestamenti logistici, costrinse il Comando Truppe dell'Altopiano a rinviare l'operazione, denominata in codice "Azione K", alla primavera Trincea italiana sull'Ortigara del 1917. Sulle cime dell'Altopiano la neve in dicembre l'offensiva, nel cuore della raggiunse l'altezza di due "Duplice Monarchia" avvenimetri. Durante quel rigido invano due eventi molto imporverno le truppe da entrambe tanti: il 21 novembre del 1916 le parti e per opposte finalità, moriva l'Imperatore Franceprovvidero alla sistemazione sco Giuseppe e subentrava delle posizioni. sul trono d'Austria-Ungheria il I soldati dovettero affrontapronipote ventinovenne Carre una somma di enormi salo I d'Asburgo, che assunse crifici, di sofferenze, di privapersonalmente il comando zioni d'ogni sorta in condiziodelle Forze armate.

Dopo qualche mese, il 28 febbraio 1917, il gen. Franz Conrad Hoetzendorf, capo di stato maggiore dell'esercito imperiale, veniva sollevato dal prestigioso incarico e inviato a comandare il "Gruppo di Armate" del Tirolo meridionale. Decisione questa ultima di notevole rilevanza ai fini della condotta delle operazioni in Tirolo in quanto, il Conrad, da sempre convinto nemico dell'Italia, possedeva una profonda conoscenza

del Trentino per aver, negli anni precedenti il conflitto, studiato accurati piani di operazione per agire contro l'Italia. Nel frattempo, il 1° dicembre, il gen. Cadorna decideva, con il comando e le truppe dell'Altopiano, di costituire la 6a Armata, su tre Corpi d'Armata, agli ordini del gen. Mambretti, molto stimato dal

Cadorna, ma poco ben visto dai suoi soldati per la fama che aveva di uomo molto sfortunato. La nuova Armata era così articolata: - XX Corpo d'Armata (Divisioni 13a e 29a) al comando del gen. Luca Montuori; - XXII Corpo d'Armata (Divisioni 25a e 30a) al comando del gen. Negri di Lamporo; - XVIII Corpo d'Armata (Divisioni 15a e 51a) al comando del gen. Donato Etna. Durante i mesi dell'anno nuovo vennero attuati tutti i preparativi tecnici, operativi e logistici per riprendere l'offensiva denominata con il nuovo nome "Difensiva Ipotesi Uno", (tale denominazione aveva il fine di ingannare l'avversario sull'azione da svolgere), alfine di togliersi definitivamente la spina sul fianco del saliente trentino che era una costante minaccia per le armate schierate sul Carso e verso la pianura veneta. L'offensiva prevista, in un primo tempo, ai primi di aprile, a causa dell'abbondante innevamento ancora esistente, venne rinviata ai primi di giugno. I preparativi per l'offensiva, che nel frattempo venne ampliata sul restante fronte dell'Altopiano, vennero portati a termine fra la fine di maggio ed i primi di giugno. In conseguenza di tale ampliamento alla fine di maggio la 6a Ar3


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mata assunse la seguente 2200-2300 metri. ciandosi, col Passo dell'Aarticolazione ad iniziare da Caratteristica della regione gnella, ai ripidi canaloni che nord a sud: sono le cosiddette "Buse" o scendono in Valsugana. - XVIII Corpo d'Armata (Di"Doline" che hanno una noteProcedendo verso sud, il visioni 15ª e 51ª), (comanvole somiglianza con le dolicorridoio si apre allargandosi dante ten. gen. Etna), in Valne carsiche del S. Michele: nella Pozza dell'Ortigara, vasugana; sono veri catini naturali, talusta conca in cui sbocca da - XX Corpo d'Armata (Divini profondi con sponde ripide, nord-ovest, con facile declisioni 52ª e 29ª), (comandantal'altri ampi a dolce declivio vio il Vallone dell'Agnella, che te ten. gen. Montuori), dalla con orli boscosi. stacca l'Ortigara dal Monte Cima del Campanaro a M. Come sempre accade nelCampigoletti. Fiara; la guerra in montagna, il terIn sintesi la zona dell'azio- XXII Corpo d'Armata (Direno diventa un protagonista ne è un terreno accidentato, visioni 25ª e 57ª), (comanin misura almeno pari agli frastagliato di buche, aspro, dante gen. Negri di Lampostessi contendenti. con pendici a volte ripide, ro), da M. Fiara a CamporoDi fronte a Monte Ortigara brulle e sassose, dagli aspetvere; - Monte Campigoletti si ti talvolta lunari, dove le ac- XXXVI Corpo d'Armata eleva Cima Caldiera (q. que superficiali sono presso(Divisioni 30ª e 12ª), (coman2127) dalla quale si diparte ché assenti data la natura dante ten. gen. Fabbri), da Camporovere a Cima Arde. In riserva: 10a Divisione con le Brigate "Campobasso" e "Piemonte"; 21ª Divisione con le Brigate “Pisa” e “Regina”; 27ª Divisione con le Brigate "Aosta" e "Sele" e la 4ª Brigata Bersaglieri. Complessivamente la 6ª Armata schierava: 171 Battaglioni, di cui 22 alpini e 18 di bersaglieri, Battaglia dell'Ortigara. Caduti al Passo dell'Agnella 1150 pezzi di artiglieria di ogni calibro e 575 bombarde. una dorsale che si articola della roccia molto simile a con Cima Campanella, Monquella dell'Altopiano Carsico. te Lozze, Cima delle Saette e Il terreno dell'azione. poi, agganciandosi alla creCenni orografici Preparazione sta di Monte Palo, si collega dell'azione Il terreno presenta molte al sistema montuoso che deaffinità con la regione carsilimita la sinistra orografica Nei mesi precedenti, teca, con cui ha in comune la della Val di Nos. nendo presente l'importanza natura calcarea delle rocce e In particolare il terreno che dell'operazione, vennero deparecchie particolarità morfosi interpone fra la linea italiadicate tutte le cure necessalogiche. na e quella austriaca, nella rie alla preparazione tecnica La vegetazione costituita sua parte settentrionale, è e morale della truppa. da boschi di conifere si diracostituito da un profondo Su quell'accidentato Altoda man mano che si procede avallamento, un vero e propiano, di difficile percorribiliverso la cintura settentrionale prio corridoio contenuto fra i tà, i soldati della 6a Armata provvidero a scavare posti dell'Altopiano dominato dalripidi fianchi del Monte Orticomando, postazioni di artil'arco montano Cima Undici gara e Cima Caldiera, denoglieria, osservatori e a coCima Dodici - Portule, cime minato il Vallone dell'Agnelstruire strade, acquedotti, che si elevano all'altezza di lizza che si interrompe affac4

ospedali da campo, teleferiche allo scopo di preparare l'offensiva di primavera. Anche l'avversario, durante il lungo e rigido inverno, dedicò gran parte delle sue energie per consolidare le posizioni con lavori in roccia, costruzione di postazioni, trincee, osservatori, ricoveri per la truppa, posti medicazione, strade, teleferiche, acquedotti per il trasporto dell'acqua e preparare linee arretrate di difesa. In particolare nel tratto Passo dell'Agnella - Monte Ortigara - Monte Campigoletti, l'avversario aveva scavato nella viva roccia trincee profonde circa m. 1,50 con parapetti costruiti con muretti a secco. Tutto il sistema trincerato era difeso da robusti reticolati, sovente su più ordini, con palificazione metallica infissa nella roccia con campi minati antistanti, ed abbondava di postazioni per mitragliatrici, molte delle quali protette in caverna, disposte con perizia in modo da effettuare il tiro d'infilata. L'azione principale fu affidata al XX Corpo d'Armata (ten. gen. Luca Montuori) con il compito di conquistare l'estrema dorsale nord dell'Altopiano (Passo dell'Agnella Monte Ortigara - Monte Castelnuovo e Cima Portule) per far cadere con manovra avvolgente tutta la linea difensiva avversaria dell'Altopiano. Dall'esame del piano "Difensiva Ipotesi Uno" risultava che la nostra azione offensiva era la continuazione della manovra controffensiva iniziata nel giugno del 1916. Si riprendeva cioè l'avanzata, interrotta proprio sulle pendi-


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ci dell'Ortigara nel luglio del costone di Cima Dodici e Cidella battaglia, la difesa era 1916 con gli stessi battaglioni ma Portule. costituita da un robusto sistealpini che avevano conquiLa 29a Divisione, al coma trincerato potenziato da mando del gen. Enrico Cavistato nel 1916 i Castelloni di reticolati su più ordini, campi glia, doveva conquistare San Marco - Cima Isidoro minati e decine di postazioni Monte Forno e dopo proceCima della Caldiera - Passo di mitragliatrici sistemate in dere alla occupazione della dell'Agnella e la Cima delcaverne di roccia. Forcelletta di Galmarara. l’Ortigara, contro la quale, ulIn particolare, il comando La riserva del Corpo d'Artima cima di q. 2105, si indella 6a Divisione, responsabile del fronte compreso fra mata, costituita dal 9° Reggifransero i sanguinosi attacchi Monte Colombara e la testata mento bersaglieri e dai battacondotti dai valorosi battanord dell'Altopiano, aveva glioni alpini "Saccarello" e glioni alpini. dislocato il VII Battaglione "Dora", era dislocata nella La realizzazione del piano "Feldjäger" a difesa di Monte zona di Malga Moline. operativo di Cadorna cozzaCampigoletti e Val Agnella, il L'inizio dell'attacco, dopo va contro difficoltà enormi XX Battaglione "Feldjäger" a una serie di rinvii per cause che, ad una serena e attenta difesa delle quote 2105 e meteorologiche, fu fissato valutazione, apparivano in2101 dell'Ortigara, mentre la per il mattino del 10 giugno. sormontabili: se l'operazione quota 2003 e il Passo dell'AAlle 5.15 del 10 giugno, non era riuscita nel mese di gnella era difeso dal III Battadurante una giornata grigia e luglio 1916, quando le trincee glione del 37° Reggimento piovosa, entrarono in azione nemiche erano appena imbastite, come avrebbe potuto riuscire dopo un anno di lavori che trasformarono la linea di resistenza in una imprendibile fortezza?. Il gen. Cadorna era convinto di trovare la soluzione del problema a u m e n ta n d o la potenza dell'attacco attraverso l'impiego di numerose grandi unità supportate da una potente massa di artiMonte Ortigara. Trincea avanzata a soli 30 metri dall'avversario glierie e bombarde. della 18ª Divisione, e costituile artiglierie che scaricarono Sul fronte opposto era va punto di saldatura con la una valanga di fuoco sulle schierato il III Corpo d'Arma6ª Divisione posta a difesa trincee nemiche, ma la fitta ta, agli ordini del gen. Ritter dell'Altopiano. nebbia che aveva avvolto il von Krautwald, con la 6ª Diviterreno non consentì di colpisione (com. gen. Artur von Alle spalle re con precisione le postazioMecenseffy) a difesa dell'Orni ed i reticolati. tigara - Monte Colombara, aldella prima linea Alle ore 15.00, dopo dieci la sua destra, la 22ª Divisione erano dislocati tre ore di fuoco dell'artiglieria, gli a difesa del Monte Zebio Battaglioni in riserva alpini della 52a Divisione iniMonte Mosciagh, il "Gruppo ziarono l'attacco contro le poIn base all'ordine di operaColonnello Brigadiere Vidossizioni nemiche: sulla destra, zione del XX Corpo d'Armasich" da Roana a Forni di Valcontro la cima dell'Ortigara e ta, la 52ª Divisione, al codastico e la 18ª Divisione a il Passo dell'Agnella, muovemando del gen. Angelo Codifesa della Valsugana con va il IV Raggruppamento almo Dagna Sabina, aveva il un suo battaglione a difesa di pini del gen. Antonino Di compito di conquistare Monte Passo dell'Agnella (quota Giorgio con i Battaglioni "SetOrtigara ed il Passo della 2003), per un totale di 57 te Comuni" - "Verona" - "BasCaldiera, di procedere poi Battaglioni e 400 pezzi di arsano" - "Monte Baldo" - "Val verso le pendici di Monte Catiglieria di vario calibro. Arroscia" - "Monte Mercanstelnuovo e indi occupare il Sul Monte Ortigara, fulcro

tour" - "Monte Clapier" e "Val Ellero". Verso sinistra, contro Monte Campigoletti, a ovest del Monte Ortigara, agiva il I Raggruppamento alpini del col. brig. Jacopo Cornaro con i Battaglioni "Mondovì" - "Ceva" - "Vestone" - "Monte Bicocca" - "Val Stura" e "Val Tanaro". In riserva erano disponibili i Battaglioni "Valtellina" "Monte Stelvio" - "Monte Saccarello" - "Val Dora" - "Cuneo" - "Monte Marmolada" "Tirano" - "Monte Spluga" ed i bersaglieri del 9° Reggimento della Brigata "Regina". In totale 22 battaglioni alpini. Immediata fu la reazione del nemico che con le artiglierie e le mitragliatrici aprì un fuoco micidiale sul vallone dell'Agnellizza (denominata dagli alpini il "Vallone della morte") e sulle pendici dell'Ortigara costringendo gli alpini a strisciare fra i sassi e a ripararsi dentro ai crateri prodotti dagli scoppi delle granate. Fra i sassi, sui roccioni scoperti, sui reticolati intatti, cominciarono ad ammassarsi morti e feriti. Gli alpini però non si persero d'animo. Guidati dai loro comandanti, in mezzo a quell'inferno, continuarono ad avanzare verso il nemico. Contro Cima dell'Ortigara si diresse il Battaglione "Sette Comuni" che riuscì a raggiungere la linea di contatto nemica ma gli alpini trovarono i reticolati ancora intatti e il fuoco delle mitragliatrici che li falciavano senza pietà; per non essere completamente distrutto ripiegò sotto il primo gradino roccioso. Anche il Battaglione "Verona" che seguiva il "Sette Comuni" subiva gravi perdite. Più a destra i Battaglioni 5


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"Bassano" e "Monte Baldo", al prezzo di moltissimo sangue, risalendo le aspre scarpate rocciose, sotto le sventagliate delle mitragliatrici e sotto un furioso temporale, irrompendo attraverso i reticolati, dopo una furibonda lotta corpo a corpo, espugnarono il Passo dell'Agnella, quota 2003 e quota 2101 ubicate a est del Monte Ortigara. Merita ricordare l'ardita azione di un plotone del Battaglione "Bassano" che, dopo aver superato un ripido canalone, oggi denominato il "Canalone degli Alpini", e dopo un percorso a mezza costa sugli strapiombi della Valsugana, giungevano alle spalle di un reparto del XX Feldjäger che difendeva la quota 2101 dove era stato collocato un posto medicazione, l'Hilfsplatz. Nel settore più nevralgico del fronte difeso dal XX Battaglione e dal III Battaglione del 37° Reggimento, gli alpini aprirono una breccia di circa 500 metri. Il Battaglione "Bassano", su quota 2003 e sul Passo dell'Agnella, catturò duecento austriaci ma, a causa dei sanguinosi assalti, perdette il comandante di Battaglione, tre comandanti di Compagnia e nove comandanti di Plotone. La colonna del colonnello Cornaro, con in testa il Battaglione "Mondovì" e "Vestone", dopo aver conquistato il Corno della Segala nei pressi di Monte Campigoletti e una trincea avanzata sul Costone dei Ponari (il Vestone), dovette arrestarsi e ripiegare per il violentissimo fuoco dei difensori.

"Bicocca" che seguiva il "Mondovì" subiva gravissime perdite. Più a sud gli attacchi della 29a Divisione contro Monte

con i Battaglioni "Sette Comuni", "Verona", "Val Arroscia" e "Monte Mercantour", e dopo aver messo piede sulla contestata quota 2105

stesse ore gli alpini del "Monte Spluga", muovendo lungo il ripido versante nord dell'Altopiano, erano riusciti ad intaccare le trincee di Monte

Era l'inizio del "Calvario dell'Ortigara" Alcuni reparti della colonna riuscirono a raggiungere le pendici di Monte Campigoletti, ma verso le ore 17 dovettero arrestarsi a causa delle gravi perdite subite, fra cui quelle del comandante del Battaglione "Mondovì", gravemente ferito, di tre comandanti di Compagnia morti e di gran parte degli ufficiali morti o feriti. Anche il Battaglione 6

Ecco il teatro operativo: il confine è indicato dalla linea rossa. La manovra di sfondamento austriaco nella pianur Dopo un mese di ripiegamento l'offensiva degli italiani (indicata dalle frecce azzurre) sull'Ortigara, in Vallarsa e n

Forno e del XXII e XXVI Corpo d'Armata erano stati tutti respinti con gravi perdite. Il giorno dopo, l'attacco alla Cima dell'Ortigara riprese

vennero respinti con gravissime perdite da decisi contrattacchi austriaci. Anche questa volta fu vano il disperato sacrificio degli alpini. Nelle

Castelnuovo, raggiungendo il punto più avanzato di penetrazione nella linea nemica, ma essendo mancato il sostegno di fuoco dei Battaglioni


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"Sette Comuni" e "Verona", e pressati da contrassalti austriaci, dovettero retrocedere dietro la quota 2101. Per quattro giorni e per

mano, sotto la pioggia ed i temporali. Gli austriaci non davano tregua. Quota 2101, che sbarrava la via all'Ortigara, cambiò

ricordare quello violentissimo sferrato nella notte del 15 giugno, alle ore 2.30, chiamato in codice "Operazione Anna", organizzato per ri-

Spluga", a prezzo di pesanti perdite, all'alba riuscirono a respingere definitivamente gli assalitori ed a ristabilire la situazione in quel tratto di linea. Al mattino del 15 giugno i cruenti assalti erano cessati ma le perdite furono gravissime: 62 ufficiali e 1382 militari di truppa uccisi, feriti e dispersi.

19 giugno: gli alpini conquistano l'Ortigara

la pianura vicentina (indicata dalle frecce rosse). llarsa e nel settore del Pasubio

quattro notti fu un tragico susseguirsi di assalti corpo a corpo con mischie furibonde alla baionetta, con vanghette, con lancio di sassi, di colpi di

bandiera tre volte mentre la cima dell'Ortigara sembrava sempre più imprendibile. Fra i numerosi contrattacchi lanciati dagli austriaci merita

prendere le posizioni perdute di quota 2101 e Passo dell'Agnella. Dopo furibondi scontri corpo a corpo, gli alpini dei Battaglioni "Tirano" e "Monte

Il giorno 19 giugno, alle ore 6 del mattino, in presenza di un pessimo tempo, scalando le ripide balze, la vetta dell'Ortigara venne attaccata con azione convergente da tre battaglioni: il "Monte Stelvio", il "Sette Comuni" e il "Valtellina". Dopo una lotta accanita, contro un nemico ostinato, tenace, sottoposto ad un terrificante bombardamento di artiglieria di ogni calibro, alle 6.40 la cima venne conquistata. Primo a mettere piede sulla agognata cima, secondo autorevoli ricostruzioni, fu la 137ª Compagnia del Battaglione "Monte Stelvio" che faceva parte della seconda ondata d'assalto al comando del cap. Parolari. Caddero in nostre mani 860 Kaiserjäger, 45 ufficiali, 14 mitragliatrici e 5 cannoni. Anche in questa eroica, tragica giornata, i Battaglioni "Ceva" - "Monte Baldo" - "Bassano" "Verona" - "Val Stura" - "Val Dora", i fanti del 4° Reggimento della Brigata "Piemonte" ed i bersaglieri del 9° Reggimento della Brigata "Regina", diedero il loro generoso ed efficace contributo per la conquista della quota 2105 dell'Ortigara, dando prova di elevato valore ed immenso spirito di sacrificio, pagando quella conquista con l'olocausto di moltissime vite. Ostacolati da ogni parte, gli alpini furono sottoposti ad un implacabile fuoco di repressione con pezzi di ogni calibro ma, nonostante la rabbiosa reazione dell'avversario, gli alpini si consolidaro7


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no nelle trincee nemiche, nelle buche aperte dalle granate, sfruttando ogni più piccolo anfratto del terreno, accampati all'addiaccio e in balìa degli agenti atmosferici. Purtroppo non fu possibile sfruttare il successo conseguito e proseguire l'attacco verso Passo di Val Caldiera Cima Undici, perché fortemente contrastati dal fuoco delle mitragliatrici che sparavano d'infilata da Monte Campigoletti e dalle pendici di Monte Castelnuovo e sottoposti ad un violento fuoco di repressione di tutte le artiglierie nemiche. Per cinque lunghi giorni gli alpini, esposti a numerosi contrattacchi, resistettero a quell’inferno di ferro e di fuoco, abbarbicati sulla cima consacrata dal sangue versato da migliaia di essi. Non era possibile nemmeno dare onorata sepoltura ai Caduti.

2003 a quota 2101 c'erano i bersaglieri del 9° Reggimento ed i battaglioni "Val Dora" e "Val Stura"; nel sottosettore centrale, a difesa della quota 2105 dell'Ortigara, c'erano gli alpini del Battaglione "Bassano" ed i fanti della Brigata "Regina"; il sottosettore di sinistra dalla quota 2105 esclusa al Coston dei Ponari incluso, era difeso dai Battaglioni "Bicocca" e "Val Arroscia" e

traia martoriata dalle bombe, illuminata dalle fiammate terrificanti dei lanciafiamme, ricoperta da nubi di gas asfissianti, si consumò il sacrificio degli alpini e dei bersaglieri della Brigata "Regina". Dal buio, sbucarono all'improvviso le "pattuglie d'assalto", costituite su tre gruppi d'assalto, armate di bombe a mano e lanciafiamme. Dopo una resistenza disperata la

25 giugno 1917: la perdita dell'Ortigara Il nemico non si diede per vinto, l'Ortigara era troppo importante per la difesa dell'Altopiano e della Valsugana al punto che il gen. Conrad, comandante del Gruppo Esercito del Tirolo, ordinò che «le posizioni perdute dovevano essere, ad ogni costo, riconquistate». L'incarico venne affidato ad uno dei suoi generali più abili e valorosi dell'esercito imperiale, il gen. Ludwig Goiginger, il quale, nel giro di pochi giorni, preparò un contrattacco con truppe scelte d'assalto (in totale 8 Battaglioni appoggiati da tutte le artiglierie del III Corpo d'Armata, che per la loro ubicazione, erano in grado di sostenere l'azione) al comando del col. von Sloninka, comandante della 98ª Brigata "Kaiserschützen". Nei giorni precedenti il contrattacco austriaco, la difesa della prima linea nel settore Ortigara, veniva affidata al col. Biancardi, comandante della Brigata "Regina". Il settore veniva ripartito in tre sottosettori: da quota 8

10 giugno 1917. Alpini sotto le pendici dell'Ortigara

dal II Battaglione del 10° Reggimento bersaglieri della Brigata "Regina". Altri reparti erano in rincalzo alla prima linea: il Battaglione "Valtellina" dietro al Battaglione "Bicocca", il Battaglione "Monte Stelvio" e il 10° Reggimento della Brigata "Regina" erano sistemati poco sotto la Cima dell'Ortigara. A difesa della quota 2105, subito dopo la sua conquista, erano state portate a braccia tre batterie da montagna (12 pezzi), e una batteria da montagna su quattro pezzi, veniva schierata su quota 2101 e al Passo dell'Agnella. Alle ore 2.30 della notte del 25 giugno iniziò l'attacco con la massima rapidità e violenza contro gli italiani che occupavano l'Ortigara e le quote circostanti. Sulla pie-

vetta insanguinata dell'Ortigara, trasformata in un enorme cimitero di soldati, ricadde in mano agli austriaci. Nello stesso giorno alle ore 14.00 venne organizzato un contrattacco per riconquistare le posizioni perdute ma gli alpini ed i fanti, fortemente provati da molti giorni di durissimi combattimenti, vennero arrestati da una barriera di fuoco insuperabile. Nei giorni successivi si fecero numerosi tentativi per riconquistare le trincee perdute, ma senza ottenere il minimo successo: ormai il destino dell'Ortigara era fatalmente segnato. La lotta fu accanita, dalla baionetta al corpo a corpo, sino a precipitare avvinghiati giù nei ripidissimi canaloni che scendono in Valsugana.

Più a lungo resistettero i difensori di quota 2101 e di Passo dell'Agnella, ma dopo reiterati assalti del nemico i due capisaldi passavano in mano avversaria. L'ultimo a cadere, il 29 giugno, fu il presidio di Passo dell'Agnella difeso da una sezione mitraglieri del Battaglione "Cuneo", comandata dal tenente De Barbieri. I 22 Battaglioni alpini che parteciparono alla battaglia, insieme alle Brigate "Regina" e "Piemonte" e ai bersaglieri, persero 461 ufficiali dei quali 17 comandanti di Battaglione e 15.000 fra caduti, dispersi e feriti. In totale la VI Armata perse 28.000 uomini fra caduti, dispersi, feriti e prigionieri su circa trecentomila soldati. Questa in sintesi la "Battaglia dell'Ortigara" in cui rifulsero il coraggio, l'abnegazione, la solidarietà umana e l'altissimo spirito militare di ufficiali, sottufficiali e soldati del Regio Esercito Italiano. Un complesso di valori che sono ancora oggi vivo patrimonio degli alpini. Sull'Ortigara si è consumato il sacrificio di migliaia di anime semplici e generose. Alpini, fanti, bersaglieri, granatieri, artiglieri, genieri, soldati dei servizi logistici, oltre al fiero e cavalleresco avversario, dovettero affrontare disagi di ogni genere, che misero a durissima prova il loro spirito e la loro capacità di resistenza. A tutti fu richiesta una prova decisiva e ciascuno, in base alla propria esperienza umana, la diede con la massima generosità. Sebbene l'offensiva italiana contro le formidabili posizioni austro-ungariche non raggiunse i risultati prefissati, la "Battaglia dell'Ortigara", nel quadro generale della guerra, servì a frenare la opprimente minaccia nemica verso la pianura vicentina e contribuì ad impegnare nel settore trentino una notevole massa di soldati austriaci a tutto vantaggio delle operazioni su altri fronti.


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Su quelle aspre montagne, consacrate dal sangue dei due eserciti in lotta, alpini, fanti, bersaglieri, artiglieri, genieri e Kaiserjäger hanno scritto pagine di storia eroica che non possono essere dimenticate. Questa rievocazione, a distanza di novant'anni da quei fatti d'arme, vuole ricordare alle generazioni di oggi e, in particolare, ai giovani alpini in armi e agli alpini della nostra Associazione, il generoso sacrificio di migliaia di valorosi soldati che persero la vita per la Patria, per l'affermazione di un grande ideale. Per quei giovani soldati la loro amata Patria valeva più della vita. Da quei sacrifici e da quelle gloriose gesta del passato bisogna trarne motivo di riflessione ed esperienza per costruire una nuova Europa più unita, dove trovi spazio un sereno clima di pace, libertà e progresso, senza più odi e rancori, tenendo sempre presente che non devono essere le armi a conquistare la pace, bensì la comprensione e la buona volontà degli uomini. Quei tragici ed eroici eventi di novant'anni fa non sono solo pagine di storia, ma sono un prezioso patrimonio che ci riguarda direttamente e che ci deve unire nel dovere della memoria collettiva. Quelle rocce intrise dal sangue dei nostri padri e che conservano anche i resti dei nostri valorosi Caduti, ci invitano a riflettere e ad avere, durante la nostra fatica quotidiana, comportamenti degni di quel loro supremo sacrificio. Chi ha speso la sua giovane esistenza per la Patria non deve essere dimenticato ma deve essere ricordato e onorato con sentimenti di gratitudine e riconoscenza. Auspico che il ricordo del passato sia motivo di elevazione e rimanga sempre vivo nel cuore dei popoli d'Italia e Austria con la quale nazione, da lungo tempo, l'Italia ha stretti rapporti di amicizia e comuni interessi. Gen. B. (ris.) Tullio Vidulich

Lettera-testamento del sottotenente Ferrero Questa è l'ultima lettera scritta ai genitori, la sera prima dell'assalto, dal sten. Adolfo Ferrero, di Torino, del 3° Reggimento alpini, battaglione "Val Dora", medaglia d'argento al V.M. alla memoria, caduto eroicamente il 19 giugno 1917 sul Monte Ortigara, le cui gloriose spoglie riposano nel Sacrario Militare di Asiago. La lettera-testamento venne ritrovata 41 an-

Cima Lozze. Monumento della Madonna degli Alpini

ni dopo e ancora oggi il prezioso manoscritto ricorda la grande carica umana e spirituale che animava quella generazione di uomini in grigioverde: ore 24, 18 giugno 1917 «Cari genitori, scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire. Non ne posso fare a meno. Il pericolo è grave, imminente. Avrei un rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà per darvi un ultimo saluto. Voi sapete che io odio la retorica... No, no, non è retorica quello che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole; sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa ma orrenda. Fra cinque ore vi sarà un inferno. Fremerà la terra, s'oscurirà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi, tuoni e boati suoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in questo istante medesimo sento in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso; piove. Vorrei dirvi tante cose,... tante... ma voi ve l’immaginate. Vi amo. Vi amo tutti tutti... Darei un tesoro per potervi rivedere. Ma non posso... il mio cieco destino non vuole. Penso, in queste ore di calma apparente, a te Papà, a te Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore; a te o Beppe, fanciullo innocente, a te, Adelina... Che vi debbo dire? Mi manca la parola! Mi manca la parola: un cozzar d'idee, una ridda di lieti e tristi fantasmi, un presentimento atroce mi tolgono l'espressione… No, no, non è paura. Io non ho paura! Mi sento ora commosso, pensando a voi, a quanto lascio; ma so dimostrarmi forte dinanzi ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anche essi hanno un morale elevatissimo. Quando riceverete questo scritto, fattovi recapitare da un'anima buona, non piangete. Siate forti come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto in guerra non è mai morto. Il mio nome resta scolpito nell'animo dei miei

fratelli; il mio abito militare, la mia fidata pistola (se vi verrà recapitata), gelosamente conservati, stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per ventura mi sarò guadagnata una medaglia, resti quella a Giuseppe. O genitori, parlate, parlate, fra qualche anno quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratellini, di me, morto a vent'anni per la Patria... Parlate loro di me; sforzatevi di risvegliare loro il ricordo di me... Che è doloroso il pensiero di venir dimenticato da essi... Fra dieci, vent'anni forse non sapranno più d'avermi avuto fratello... A voi mi rivolgo. Perdono, perdono vi chiedo, se vi ho fatto soffrire, se v'ho dato dispiaceri. Credetelo non fu per malizia. La mia inesperta giovinezza vi ha fatto sopportare degli affanni: vi prego di volermi perdonare... Spoglio di questa vita terrena andrò a godere di quel bene che credo di essermi meritato. A Voi Babbo e Mamma, un bacio, un bacio solo che dica tutto il mio affetto. A Beppe, a Nina un altro, ed un monito: ricordatevi i vostro fratello, sacra è la religione dei morti. Siate buoni. Il mio spirito sarà con voi sempre. Un bacio ardente d'affetto dal vostro affezionatissimo Adolfo».

Lettera-testamento del sottotenente Giancarlo Conti Commovente, appassionata e piena di elevati sentimenti l'ultima lettera del sten. Giancarlo Conti, del Battaglione Alpini "Bassano", classe 1893, nato ad Abbiategrasso, schierato con i suoi alpini in prima linea, sotto le pendici del Monte Ortigara: «Miei diletti genitori, fra qualche ora dovrò affrontare le vicende della battaglia odierna e guidare i miei baldi, affezionati soldati alla vittoria. Affronto i pericoli del grande cimento con la più grande serenità, forte di quella fortezza che nasce dalla piena fiducia in Dio e nel completo abbandono nei suoi eterni decreti. Ho avuto nella 9


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mia vita tre grandi amori, l'un l'altro compenetrati ed alimentati da un unico affetto e da una sola fiamma: Dio, la Patria, la famiglia. A Dio, professando intera la mia fede, domando nuovamente perdono delle mie colpe; e lo ringrazio di ogni bene ricevuto dalla Sua Misericordia. Spero che il mio sacrificio sia propizievole alla salute eterna dell'anima mia ed alla vittoria decisiva delle armi nostre. Per la Patria muoio contento, augurando ad Essa ed a tutti i suoi figli giorni migliori. Alla famiglia, a voi genitori, mando il mio affettuoso saluto di devoto attaccamento, grato d'aver trovato in essa ogni gioia più pura e intima. Per voi, genitori, per voi, sorelle, per te, mio caro Alfredo, io prego da Dio la rassegnazione ai divini voleri e la forza di sopportare cristianamente il dolore immenso del mio sacrificio che io compio volentieri, per attestare con tanti altri fratelli la giustizia e la nobiltà della causa per la quale abbiamo combattuto ed offerto i nostri petti. Viva l'Italia! Giancarlo».

Come nel giorno nostro, grande e amaro ! Lo stesso cielo; l'identica montagna; un nemico davanti e uno alle spalle; un altare, una tomba sola, una solitudine sconfinata. Come nel giugno imporporato del diciassette, come nel luglio del sedici; mesi di vendemmia per il sangue alpino quando avemmo ferro per pane, fuoco per la bocca senza saliva, sputi per compenso; quando la sera dell'immolazione restammo chiodati quassù, soli a saporare l'ultimo fiele della bevanda atroce! Lo stesso cielo !

ali; vere api di acciaio e di terra, attratte non da un pulviscolo di fiori e di sole, ma da un velo di piombo più fitto della neve, tessuto da una scienza asservita ad un sinistro segno d'universale distruzione. Una tomba sola, ma agitata, ma vivente ! Per sedici giorni tenemmo testa all'inferno! L'Ortigara è la parola inesprimibile di quindicimila morti; l'altare di Cristo esprime l'inesprimibile, esaurisce la possibilità di soffrire; è il riflettore gigante che fruga ogni abisso d'ombra, che stampa su la fronte del-

Orazione ufficiale di Padre Bevilacqua alla 1a Adunata Nazionale Padre Giulio Bevilacqua, da Brescia, quale tenente cappellano di complemento nelle file del Battaglione Alpini "Monte Stelvio" del 5° Reggimento alpini, decorato con due medaglie al valore militare, nel settembre 1920, sacerdote (e poi elevato a cardinale), in occasione della prima adunata dell'Associazione Nazionale Alpini e dell'inaugurazione sulla cima dell'Ortigara della colonna mozza con la scritta "Per non dimenticare", pronunziò una vibrante ed indimenticabile orazione per ricordare e onorare la memoria dei Caduti, in cui fra l'altro disse: «Alpini ! Fanti - Bersaglieri - Artiglieri - Fratelli tutti di passione ! Amici che voleste salire con noi il Calvario alpino ! Come ieri ! 10

Chiesetta dell'Ortigara

È l'identica sacra montagna; titano della terra lanciato all'assalto del cielo; capo regale che ha insegnato alle fiamme verdi la scienza dell'onore; il sale della vita. Si può arrestarsi, impallidire, ma piegare, mai ! Una tomba sola! Solo qui potevamo celebrare il nostro rito di passione. Qui dove tutto è stato dato e dove nulla è stato chiesto. Alpini! Superstiti sbandati del gregge di morte! Sentite! Dall'Ortigara abbiamo cominciato la glorificazione del sacrificio alpino. Qui non vi è pietra non sacrata dal crisma del sangue; non vi è roccia che su le lastre più sensibili non abbia fissata l'ombra di esseri che volavano e non avevano le

l'alpino eretto e fermo, come su la schiena della pattuglia che recede, l'unico sigillo della grandezza, l'unico principio della condanna: "Bisogna morire per vivere!". Ortigara! Cattedrale degli alpini! Momento zenitale del sacrificio umano! Monte della nostra trasfigurazione! Incubo e sogno delle nostre notti! Anima insanguinata dell'umana passione alpina». Sull'Ortigara la lotta fu furiosa, violentissima, a colpi di baionetta, sino a precipitare avvinghiati nei ripidi canaloni che scendevano in Valsugana. Riportiamo ora un eroico episodio di questa cruenta battaglia tratto da "Le scarpe

al sole" (nel gergo degli alpini mettere le scarpe al sole significa morire in combattimento), scritto nel 1921 da Paolo Monelli, ufficiale di complemento della Grande Guerra, scrittore e giornalista. È il libro degli alpini valorosi, che dominarono il nemico e la montagna; protagonisti, con i loro fieri avversari austriaci, delle battaglie più alte del mondo e insieme più acrobatiche: "All'alba urla d'attacco, di vittoria, di morte, nel buio. Allarme sconnesso, poi un viso segnato di sangue che annuncia la cosa. Il presidio della 2003 è sopraffatto, gli austriaci son qui, il medico telefona che son già alla sua grotta e che si ritira, inutile richiamarlo, non risponde più, il soldato Pretto arriva e spiega come è andata la faccenda, e come è scampato, dopo esser già stato circondato. Dopo una notte così calma che gli pareva d'essere in malga, ecco che da lassù a sinistra si son veduti ruzzolare addosso un battaglione ungherese che vociava «vigliacchi italiani arrendetevi»; e giù una grandine di bombe, una mischia accanita nei camminamenti e attorno alle nostre due mitragliatrici finché non le spezzarono le bombe; e lui, Pretto, ha veduto il capitano Ripamonti ferito, svenuto, sulle spalle d'un alpino che cercava di salvarlo, ferito anche lui; e voleva aiutarlo, ma s'è visto addos so due giganteschi ungheresi che gli urlavano: «In cinocchio, precare, precare», e tutt'attorno morti e feriti, e la posizione perduta; e allora «ghe go piantà la baionetta nela pansa a un, quel'altro lo go butà zo par la Valsugana, e mi son qua». Ci si acconcia a disperata difesa a pochi metri dal nemico. Ed ecco, ancora una volta, tutte le batterie dell'Austria su questi brandelli di compagnie, e urli di colpiti, e gemiti senza fine, senza fine. Non ci si può muovere più. Dove uno s'è ficcato ci resti, e preghi Iddio che non ci picchi dentro la pallottola o lo scheggione. Tutto il costone


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è battuto. Il suolo dà l'impressione che sia percosso da correnti elettriche, frigge, crepita, chi si sposta può rimanere paralizzato, le gambe spezzate, il rene spaccato. E il lagno del sergente col rene spaccato dura monotono, uguale, dall'alba. Arriva un soldato - è guizzato immune fra quel crepitìo - porta un biglietto di Poli. Il capitano Ripamonti con otto o dieci buchi nel corpo di bombe a mano era stato trascinato via dalla cima da un suo soldato, poi il soldato era stato fracassato da una granata, e Ripamonti con una nuova ferita gemeva là sotto, allo scoperto. Andarlo a prendere, un suicidio. Ma Sommacal ha detto: «El me capitano, ho da andar a torlo». Ed è uscito fuori, Piazza, il portaferiti l'ha seguito, gli austriaci, stupefatti, cavallereschi, hanno lasciato fare. Il capitano in barella deve esser già rientrato, a quest'ora. Questo dice il biglietto del tenente: dice anche, poscritto, che di dove sono nessuno li smuoverà, finché c'è penna d'alpino. Il portaordini è in piedi, contro alla parete, faccia tagliata da uno sgraffio, occhi duri e chiari. Casagrande, l'aiutante maggiore, sussurra qualche cosa al maggiore. E il maggiore dice: «Alpino, tu sei stato retrocesso un mese fa da caporale, perché a Barricate hai preso una sbornia stupida ed hai lasciato mangiare i viveri di riserva ai tuoi uomini. Da quattro giorni, qui all'Ortigara, ti porti bene. Ieri hai salvato il pezzo da montagna ed incoraggiato i tuoi compagni. Ti promuovo caporale sul campo per merito di guerra». E il maggiore gli stringe la mano. Mi prende un nodo alla gola, intuisco la bellezza del gesto, fra noi morituri, presi nel macinìo della battaglia disperata. E che cosa importa se la burocrazia ritarderà d'un anno o negherà la sua sanzione? Un brivido rianima la volontà, coscienza che ogni sacrificio è accettabile per un'oscura bellezza morale che ci sovrasta ed a cui non sappiamo dar nome. Più alta che la Patria,

più forte che il dovere. Umanità, forse. Ci sgozziamo ferocemente in un macello che ci ripugnerà domani, per valori che saranno angusti o nulli domani. Ma uomini siamo, con dignità d'uomini, con questa potenza di chiudere in un gesto la giustificazione e la ragione della vita”.

Bibliografia e Fonti L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918) volume III, "Le operazioni

Editore 10° Reggimento Alpini, Roma, 1934. Como Dagna Sabina: "Ortigara, per non dimenticare" Editori Liber, Milano, 1934. Angelo Gatti: "Caporetto, dal diario di guerra inedito (maggio-dicembre 1917)" Editrice "Il Mulino", 1964. Emilio Lussu: "Un anno sull'Altipiano" - Arnoldo Mondadori Editore, 1970. Paolo Monelli: "Le scarpe al sole: cronache di gaie e di tristi avventure di alpini di muli e di vino" - Arnoldo

1917: il sacrificio della VI Armata" - Editore Mursia, 1974. Gianni Pieropan: "1917: gli austriaci sull'Ortigara" Arcana Editrice, Milano, 1983. Antonino Di Giorgio: "La "Battaglia dell'Ortigara" Editore Ardita, Roma, 1935. Adler Battistini: "Ortigara - il Calvario degli Alpini" Editrice Narratori Moderni, Bologna, 1967. Ettore Milanesio: "Battaglione Sette Comuni" - a cura del 10° Reggimento Alpini, Roma, 1934. Walter Schaumann: "La Grande Guerra 1915-1918: Prealpi venete e trentine" Ghedina e Bassotti, Bassano del Grappa, 1984. Paolo Volpato - Massimo Bonomo: "La prima adunata degli alpini - Ortigara, 6 settembre 1920" - Tipografia Bonomo, Asiago. Karl Schneller: "1916: Mancò un soffio" - Mursia, 1984, Milano. Cartografia dell'Istituto Geografico Militare: "Tavoletta di Cima Dodici dell'anno 1917". Documenti dell'Archivio storico del Museo Nazionale Storico delle Truppe Alpine di Trento.

Ringraziamenti

Maggio 2007. Sulle orme dei padri. Alpini del 7° Rgt sull’Ortigara

del 1916" - Tomo 2° bis, (Documenti), Ufficio Storico S.M.E., Roma 1936. L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918) volume IV, "Le operazioni del 1917" - Tomo 2°, Ufficio Storico S.M.E., Roma 1954. L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918) volume IV, "Le operazioni del 1917" - Tomo 2°, (Documenti) Ufficio Storico S.M.E., Roma 1954. Aldo Cabiati: "Ortigara" -

Mondatori Editore, 1955. Emilio Faldella: "Storia delle Truppe Alpine" - Editore Cavallotti e Landoni, Milano, 1972. Gianni Pieropan: "Ortigara

Ringrazio quanti hanno contribuito alla preparazione di questa mia pubblicazione in particolare l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, il Museo Nazionale Storico delle Truppe Alpine, il Museo Provinciale della Grande Guerra di Gorizia, il Centro Studi A.N.A. di Milano, il Museo di Canove, il dottor Luca Girotto di Borgo Valsugana, il dottor Massimo Bonomo e Paolo Volpato di Asiago e l'Archivio Storico Dal Molin.

Tullio Vidulich, generale degli alpini, nato a Trieste nel 1932. Ha prestato servizio nei Battaglioni alpini "Tolmezzo" e "Morbegno". Ha comandato il Quartier Generale del 4° Corpo d'Armata Alpino. È stato direttore del Museo Storico delle Truppe Alpine di Trento ed è socio del Centro Studi Militare "Generale Gino Bernardini" di Bologna. 11


Numero speciale de

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Ieri nemici, oggi fraterni amici nell'Europa in difesa della pace e della libertĂ

settembre-ottobre 2007  

http://www.anaverona.it/pdf/mtb/settembre-ottobre2007.pdf

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