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Anno LIX

Maggio - Giugno 2011

Bimestrale edito dalla Sezione di Verona dell’Associazione Nazionale Alpini Via del Pontiere,1 - 37122 Verona - tel. 045.800.25.46 - Fax 045.801.11.41 www.anaverona.it - E-mail:info@anaverona.it

It ses ëstàit a Turin?


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LA PAROLA DEL DIRETTORE

il Montebaldo

Tutti in fila per curarci alle Poste n giornalista di solito fa l’inviato. Consentitemi per una volta di fare l’indignato. Il pretesto me lo dà una notizia che viene fresca fresca dalla Regione. Il 24 maggio scorso il presidente del Veneto, Luca Zaia, ha firmato un accordo con l’amministratore delegato delle Poste italiane, Massimo Sarmi, per un esperimento che partirà tra poco in alcune zone del vicentino e del trevigiano, per estendersi poi, pian piano, a tutto il territorio regionale. L’accordo prevede – giuro non sto scherzando! – che agli sportelli sia possibile prenotare visite specialistiche presso gli ospedali o enti convenzionati, ritirare referti e, udite udite, chiedere al postino che ci pori a casa alcuni medicinali, quelli per cui non sia indispensabile il controllo del medico. Non giudico le eventuali buone intenzioni. Mi basterebbe in realtà che avessero almeno qualche parvenza di intelligenza. Cerco, ci giro intorno, ma devo arrendermi, facendo fatica a trovarne traccia. Non potendo far leva sulle

U

ragioni, provo a mettere in campo il buon senso. Cominciando dal tirare in ballo il solerte amministratore di Poste italiane. Giusto per chiedergli come pensa di conciliare la crisi con cui non stanno garantendo un servizio postale degno di un Paese civile, con l’assunzione di nuove incombenze in ambito sanitario. Nei giorni scorsi sono intervenuti perfino i carabinieri per evitare la ribellione di imbufaliti cittadini obbligati a code senza fine davanti agli sportelli. Non oso pensare, esimio amministratore, cosa succederà quando ai suoi portalettere sarà chiesto di recapitare velocemente un Dissenten in caso di turbolenze intestinali, o una dolce Euchessina nella situazione opposta. Davvero crede che i tempi di servizio ai quali ci avete abituato consentiranno di far fronte alle emergenze sanitarie del cittadino, o dovremo inevitabilmente rassegnarci alla logica del chi non la fa l’aspetti, nel caso di un’incombente stitichezza? L’ho buttata sul ridere, ma il peggio non è legato all’ironia

di scenari burleschi. Quelli seri mi portano altrove. Alla competenza del personale prima di tutto. Quale preparazione potrà avere in ambito sanitario un suo impiegato, richiesto dall’immancabile anziano sulle preferenze di una medicina piuttosto che di un’altra? E quale privacy potrà essere garantita a chi chiede la prenotazione per un esame particolare, magari del sangue o un test di gravidanza, specificando il motivo per cui chiede la prenotazione? E quale segreto di Pulcinella potrebbe diventare un responso ricevuto tra una raccomandata e un pacco di cioccolatini, e consegnato a domicilio dal un postino in vena di confidenze? La salute è qualcosa di troppo intimo e delicato perché possa essere travolta dal pressapochismo di chi, per professione dovrebbe fare altro, senza essere ridotto a scimmiottare una vocazione sanitaria che non gli appartiene. Mi chiedo dove siano i sindacati, quelli che scendono in piazza con le bandiere, e che dovrebbero alzare, non le ban-

diere, ma la voce per difendere la dignità dei dipendenti delle poste, ma anche quella dei cittadini, battendosi perché ognuno sia rispettato per la propria parte. Certo, e qualcuno non me ne voglia, mi rimane nel gozzo una domanda, che sputo fuori come mi viene: ma perché i politici fanno certe scelte? A che pro? La demagogia va molto di moda di questi tempi. Far rumore rende e, qualche volta, paga. Ma servire i cittadini è un’altra cosa. Almeno per chi volesse fare una politica seria. Bruno Fasani

CURIOSITA'

Quando si verifica l’inverosimile Un giovane sta per ricevere la "Cartolina di Precetto", ma, non volendo fare il militare, scrive una lettera al Ministro competente. «Signor Ministro della Difesa: mi permetta di prendere rispettosamente la libertà di esporvi quanto segue, e di sollecitare, per Vostra benevolenza, lo sforzo necessario al rapido disbrigo della pratica. Sono in attesa della chiamata alle armi, ho 24 anni e sono sposato con una vedova di 44 anni, la quale ha una figlia di

25 anni. Mio padre ha sposato tale figlia. Quindi, attualmente, mio padre è diventato mio genero, in quanto ha sposato mia figlia. Inoltre, mia nuora, è diventata mia matrigna, in quanto moglie di mio padre. Mia moglie e io abbiamo avuto, mesi fa, un figlio. Costui, è quindi, diventato fratello della moglie di mio padre, quindi, cognato di mio padre. E, inoltre, mio zio, in quanto fratello della mia matrigna, fa sì che mio figlio diventimio zio.

La moglie di mio padre, a Natale, ha avuto un figlio, è quindi contemporaneamente mio fratello, in quanto figlio di mio padre, è mio nipote, in quanto figlio della figlia di mia moglie. Io sono, quindi, fratello di mio nipote, e siccome il marito della madre di una persona è suo padre, risulta che io sono padre della figlia di mia moglie e fratello di suo figlio. Quindi io sono mio nonno. Spiegato ciò, Signor Ministro, La prego di volermi con-

cedere di essere esentato dal servizio militare, in quanto la Legge impedisce che padre, figlio e nipote prestino servizio contemporaneamente. Fermamente convinto della Vostra comprensione, La prego, Signor Ministro, di accettare i miei più distinti ossequi. P.S.: per la cronaca, il ragazzo in questione è stato riformato per: «Stato psichico instabile e preoccupanti turbe mentali, aggravate da un clima familiare molto complicato e stressante». F. Caltran

SOMMARIO Lettere al Direttore I nostri Cappellani Vita sezionale Penna sportiva Vita dei Gruppi Anagrafe sezionale

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Direttore responsabile: Bruno Fasani Comitato di redazione: Denis Dalbon, Ezio Benedetti, Angelo Pandolfo, Antonio Scipione, Giorgio Zanetti, Maurizio Mazzocco Impaginazione e grafica: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952 n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz. Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Stampa: Edizioni Stimmgraf srl - S. Giovanni Lupatoto Questo numero è stato chiuso il 8 giugno 2011


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LA PAROLA DEL PRESIDENTE

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2011 Anno Europeo del volontariato on ha ottenuto molto risalto la Decisione del Consiglio dell’Unione Europea, datata 27 dicembre 2009, che dichiara il «2011 Anno Europeo delle attività di volontariato che promuovono la cittadinanza attiva». La nostra Associazione ha nel volontariato le sue radici più profonde che determinano il nostro motivo di esistere, il nostro stile di vita. I Padri fondatori, sull’esperienza fatta nella condivisione di angosce, fatiche, tribolazioni, dolori, hanno ritenuto di ufficializzare, con il sodalizio, la solidarietà e il reciproco aiuto per affrontare le difficoltà di ordine economi-

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co e sociale che gravavano sui reduci e le loro famiglie. Mi sembra calzante quanto Dino Bridda, direttore del periodico della Sezione di Belluno, ha espresso nella sua relazione al recente CISA: «se disponibilità, solidarietà e impegno civile sono i valori di riferimento, oggi vanno sottoposti a cure di ossigeno, dato dalla nostra capacità di metterli in pratica, adattandone l’impegno alle esigenze del momento nel quale siamo chiamati ad intervenire. Un intervento spontaneo e gratuito, senza nessun interesse, senza nessun compenso, senza esibire personalismi o per voglia di apparire. Va-

Guglielmo Puccioni è “andato avanti” 1988, quando viene nominato Segretario della Sezione, fino al febbraio del 1999. Nell’ultimo triennio, ricopre anche la carica di vice presidente. Da ultimo, diviene socio del Gruppo di S. Lucia Q.I. A Guglielmo va l’incondizionata gratitudine degli Alpini della Sezione di Verona per tutto il tempo dedicato alla conduzione della Segreteria, con disponibilità e competenza.

lori che hanno il fondamento nella convinzione di rappresentare un modello di società contrapposto alla desertificazione dei valori, con un patrimonio di testimonianze e di esempi, preludio alla costruzione di una società migliore e possibile, una cittadinanza attiva, conscia che non ci sono solo diritti, ma primariamente dei doveri da rispettare». Vale la pena ricordarci che fra gli scopi dello Statuto troviamo: e) Promuovere e concorrere in attività di volontariato. Ed inoltre: per il conseguimento degli scopi associativi l'Associazione Nazionale Alpini, che non ha

scopo di lucro, si avvale in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri soci. Ilario Peraro

Dall’Adunata di Torino

Alpini del Gruppo di Verona Centro stretti attorno al cappello alpino di Matteo Miotto, caduto in dicembre, in Afghanistan, in un attentato terroristico.

INCONTRI

Guglielmo Puccioni, classe 1928, friulano di Pordenone, approda a Verona come rappresentante di una ditta di elettrodomestici. Svolge il servizio militare nel 3° Rgt. Artiglieria da montagna della “Julia”. Si avvicina all’Associazione come simpatizzante del Gruppo alpini di Legnago, iscrivendosi poi, al Gruppo Quartiere S. Zeno, dove presta la sua collaborazione fino al

RINGRAZIAMENTO I familiari dell'alpino "andato avanti" Elio Dalle Pezze, Gruppo di Fane, ringraziano di cuore tutti i Gruppi alpini che erano presenti alle esequie del loro caro.

Foto-ricordo dei congedanti del 1° Contingente 1967, 20^ Batteria Gruppo "Vicenza" alla Caserma "Lugramani" di Brunico. Per un prossimo incontro contattare Sergio Leonardi (cell. 334.70.15.312) o Renato Zocca (tel.045.83.46.639).


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il Montebaldo

LETTERE AL DIRETTORE

Distintivo della Campagna di Russia Non per far polemica, ma solo per esprimere il mio parere circa l'opportunitĂ  di portare, sul cappello alpino, il distintivo della Campagna di Russia da parte dei figli o fratelli dei reduci di Russia. Argomento questo, trattato sia sul mensile "L'Alpino" che sul nostro "il Montebaldo" dai colleghi Brunelli e Squaranti. Confermo la mia contrarietĂ  per tale atteggiamento, anche perchĂŠ sono stati in molti, milita-

ri e non solo alpini, che hanno combattuto nelle guerre del secolo scorso e non solo nella Campagna di Russia. Mio padre, ad esempio, classe 1894, ha fatto tre anni nella guerra 1915-1918 sul Fronte Carsico piĂš un anno di prigionia in un campo di lavoro in Ungheria. Dal marzo 1925 al novembre 1929, militare presso la 1a Legione Libica di Bengasi e, dall'aprile 1941 a luglio del 1942, sul

Fronte Balcanico. In quasi dieci anni, al servizio della Patria, si è "conquistato" due Croci di Guerra, l'Onorificenza di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia e parecchie altre medaglie. Tuttavia, non porterei mai un suo distintivo o medaglia, poichÊ le onorificenze o decorazioni, a mio modesto parere, le possono portare solo coloro che se le sono "guadagnate" con sacrifici e tanta sofferenza.

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Al collega Brunelli, preoccupato dei pochi reduci rimasti della Campagna di Russia, ricordo che nessuno può fermare il tempo e, con il passare degli anni, tanti eventi vengono dimenticati e che solo gli storici raccoglieranno gli avvenimenti piÚ significativi per lasciarli "in eredità" alle generazioni che verranno, interessante a conoscere la nostra Storia. Grazie, e cordiali saluti. Fulvio Cobelli

Alpino - Classe 1940

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Il Monumento del 6 Alpini in Piazza Brà Vado via, per il cantiere edile sotto al Monumento. Resto, per onorare i Caduti Alpini. Vado via, per il camper promozione e vendita di lampadine elettriche. Resto, per onorare i Caduti del 6° Alpini. Vado via, per le scenografie della Stagione lirica sotto al Monumento. Resto, per onorare in particolare i Caduti del Btg. "Verona". Vado via, per i gabinetti chimici sotto al Monumento. Resto, per onorare in particolare i Caduti del Btg. "Monte Baldo". Vado via, per i servizi igienici sotto al Monumento. Resto, per onorare tutti gli altri Btg. Alpini. Vado via, per il pullman pubblicitario, a due piani, sotto al Monumento. Resto, per onorare tutti gli italiani Caduti in guerra: 1915-'18 - Grecia Albania - Croazia - Russia - nei Lager tedeschi .- nella guerra di Liberazione - ad El Alamein - nelle missioni all'estero - per i Granatieri di Sardegna - i Cavalieri di Vittorio Veneto - i Sottufficiali - gli eroi del Nastro Azzurro ricordati nelle Targhe a lato del Monumento. Renato Caloi

Caro Caloi, le lamentele in merito agli “inconvenientiâ€? che si verificano nelle strette adiacenze del muro di cinta su cui esistono le targhe delle Divisioni alpine partecipanti alla Campagna di Russia 1941/43 e le altre targhe da te puntualmente citate, sono all’ordine del giorno. La Sezione di Verona, in via ufficiale, e molti di noi, in via confidenziale, hanno rappresentato l’inconveniente al Comune e a diversi consiglieri amici: da tutti abbiamo ricevuto comprensione ed assicurazione di adoperarsi per evitare il ripetersi delle lamentate infrazioni. In realtĂ , le trasgressioni si ripetono, tenuto anche conto della particolare collocazione dell’ambito monumentale. Per l’effettivo rispetto del monumento, in loco, occorrerebbe la costante presenza di un vigile, provvedimento anch’esso invocato, sia pur con scarsi o nulli risultati. La Sezione ripresenterĂ  le sue rimostranze al Comune, anche se ritengo che le stesse, per motivi contingenti facilmente intuibili e non certo attribuibili a cattive volontĂ  delle AutoritĂ  preposte, continueranno ad essere disattese. Spero vivamente di essere smentito dai fatti. a. m.

Alpino

Dobbiamo forse incominciare al cancellare questa definizione "Alpino" dal nostro vocabolario? PerchĂŠ? PerchĂŠ si incomincia a sostituirla sempre di piĂš con la "Casa degli Alpini" (cfr. anche sul mensile "L'Alpino" gennaio 2001, pag. 12). Forse per lasciar posto anche agli "amici" e/o familiari degli Alpini, atteso che questi ultimi (noi), sono e saranno sempre meno? Non vi suona male questa definizione? Come penso a tutti coloro che, sinora, l'hanno piacevolmente chiamata "Baita", evocando col suo ve-

La “Baita Alpinaâ€? ro termine, momenti di gioia e solidarietĂ  di Gruppo?. Gli "amici" e i familiari la frequentano lo stesso e penso che il mantenere vive le tradizioni, soprattutto nel nostro ambiente, non guasti, anzi!! E penso anche che, in fondo in fondo, verrĂ  meno il glorioso significato di quando le spoglie di qualche alpino, tornerĂ  a..... ! Anche il nostro Gruppo, in questo periodo, si sta attivando per costruirne una (o meglio, allargare), e il disegno, predisposto dal Comune,

su suo suolo, prevede un "cubo" denominato: Casa degli Alpini (mah...!). Capiscono questi Amministratori che le "fondamenta" non sono quelle di mattoni!?. Ciò valga per tutti quelli che condividono il pensiero. Saluti "scarponi". Ernesto Ferrari Art. da Montagna FinchĂŠ ci sarĂ  anche un solo “alpinoâ€?, la sua casa sarĂ  la “baitaâ€?. Il cuore degli alpini è grande, tale da accogliere

ben volentieri, chi busserĂ  alla porta. Ma la “baitaâ€?, come ogni cosa, ha bisogno di rispetto e, nel caso di specie, di essere frequentata solo da coloro che - come gli alpini - sono animati da amore per la Patria, senso della Storia e delle tradizioni, sentimenti di fede e di solidarietĂ : questo è il vero punto della situazione. La Storia va avanti, le situazioni storiche e sociali mutano, ma si deve andare avanti con fiducia, perchĂŠ se le cose riescono ad andare secondo i nostri desideri, dipende solo da noi. Coraggio e... avanti!

Una ditta che continua... Una ditta che con serietĂ , capacitĂ  e attenzione alla qualitĂ  fa sĂŹ che la reciproca stima con i Clienti non venga mai meno. XXXBVUPQBPMBJUtBVUPQBPMB!WJSHJMJPJU

a. m.


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NOSTRI

CAPPELLANI

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I Cappellani Militari Fanno parte del Servizio di Assistenza Spirituale, che non è un servizio logistico, ma qualcosa ancora più importante dei cosiddetti “servizi di vita” (Sanità e Commissariato). Di innegabile valore spirituale in pace, essenziale ed insostituibile in guerra, è l’opera dei Cappellani Militari, tesa a tenere alto il morale dei combattenti, i contatti con le famiglie lontane, ad offrire tutta l’assistenza possibile e, talvolta, impossibile, sia sul campo di battaglia, sia in prigionia, nei campi di concentramento. Già nell’Armata Sabauda (1859) esistevano prelati conosciuti col nome di “Elemosinieri”, antesignani dei futuri Cappellani Militari, la cui categoria fu progressivamente abolita, a partire dal 1866. Da allora, l’assistenza ai militari in guerra ha avuto, nell’Esercito, una controversa evoluzione: la stessa fu assicurata prima dai Padri Cappuccini mobilitati dalla Croce Rossa, poi, da sacerdoti in servizio di leva come soldati e graduati, presso gli Ospedali da campo. L’assistenza religiosa fu reintrodotta, nel 1915, con una circolare del Gen. Cadorna che assegnò ai Cappellani, oltre agli specifici compiti, il grado di Tenente. Con la stipula dei Patti Lateranensi (1929), il Servizio di Assistenza Spirituale ebbe un proprio ordinamento che, attraverso successive regolamentazioni organiche, è pervenuto all’odierna configurazione. La sua finalità è quella di provvedere, in pace ed in guerra, all’assistenza spirituale ed alla cura pastorale (dal momento che l’Ordinariato Militare costituisce una Diocesi, anche se atipica) degli appartenenti alle Forze Armate di religione cattolica. Per restare nel campo alpino, diremo che, dal 1915 al 1945, nelle Truppe Alpine, trovarono collocazione n. 615 Cappellani Militari, dei quali 178 meritarono decorazioni al Valor Militare. Con riferimento alla Campagna di Russia 1943/45, sul quel Fronte furono impiegati circa 200 Cappellani, impegnati prevalentemente presso formazioni di Sanità (Sezioni

sanitarie, Ospedali da campo, Convalescenziari e Treni ospedale). Nondimeno, tutti i Reggimenti, i Battaglioni alpini ed i Gruppi di Artiglieria alpina inquadravano un Cappellano Militare. Di essi, n. 54 non ritornarono a “baita”: n. 18 caddero in combattimento, n. 20 furono dichiarati dispersi, n. 23 decedettero in prigionia e n. 3 morirono in luoghi di cura. Molti, volontariamente, rifiutarono di tornare in Patria. Preferirono rimanere nei terribili lager sovietici per porgere aiuto e conforto ai militari ivi detenuti, con cui divisero costrizioni, miserie, fame, infermità e morte: alcuni (don Davoli, Don Stroppiana, Don Oberto, Don Brevi e Don Franzoni), per l’eroico comportamento dimostrato, furono decorati di Medaglia d’Oro al Valore Militare; molti altri, tra cui il nostro Venerabile Don Gnocchi, meritarono Medaglie d’Argento, di Bronzo e Croci di Guerra al Valor Militare. Per tutti vale l’alto apprezzamento tratto dalla motivazione di una Medaglia d’Oro conferita ad uno di essi: «Durante l’estenuante ripiegamento dal Don, benché stremati dalle durissime fatiche, diedero luminoso esempio delle loro elevatissime virtù militari e cristiane, portandosi sempre dove maggiore era il rischio, pur di assolvere al loro compito di conforto ai militari feriti e congelati…. Sacerdoti esemplari e saldi combattenti che hanno volu-

to, col loro sacrificio, concorrere a tenere in grande onore, in terra straniera, lo spirito eroico del Soldato d’Italia». In questa rassegna, non possiamo esimerci dal sottoporre all’attenzione dei lettori, in occasione del 90° Anniversario della Sezione di Verona, i nostri Cappellani Sezionali: anche essi con la loro opera appassionata, la costante applicazione e l’indubbio carisma, hanno concretamente collaborato alla crescita cristiana ed umana

Via Fontanelle, 18 - 37055 Ronco all’Adige (VR) Tel. 045.702.0010 - Cell. 347.414.4434 / 340.939.7263

degli Alpini veronesi: Mons. Ferdinando Prosperini (1920/1922), Maggiore, Cappellano e Socio fondatore della Sezione; Mons. Giuseppe Gonzato (1922/1953), “don Bepo”, che tanto fece per la ricerca e la raccolta dei resti dei Caduti sull’Ortigara; Mons. Luigi Piccoli (1953/1958), promotore dell’erezione della “Colonna mozza” e della Chiesetta sull’Ortigara; Padre Mario Tonidandel (1978/1982), reduce di Russia, vero alpino, sempre ricordato per la sua modestia e la sua bontà; Padre Claudio Liuti (1982/2001), umile e semplice frate francescano, solerte ed efficace interprete delle virtù del suo Santo; Don Rino Massella (dal 2001), che, per doti umane, impegno e solidarietà, incarna egregiamente lo spirito di carità e di fede dei suoi predecessori e ne continua egregiamente l’opera. Tutti, indistintamente, meritano la nostra riconoscenza ed il nostro affettuoso ricordo. Africanus Minor


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VITA SEZIONALE

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Borgo Roma: inaugurata la nuova baita Domenica 17 aprile u.s., è stata inaugurata, con una grandiosa manifestazione, la nuova baita del Gruppo, alla presenza di autorità politiche ed amministrative, locali e nazionali; di numerosi gagliardetti dei Gruppi alpini della Sezione di Verona, della Lombardia e del Trentino Alto-Adige; di varie Associazioni di volontariato, Combattentistiche e d’Arma. Il Gruppo alpini ringrazia vivamente tutti i Gruppi alpini che hanno partecipato ed i vari collaboratori che hanno contribuito alla perfetta riuscita della manifestazione. Sergio Bonato Capogruppo

Concerto in Croazia per il Coro ANA S. Zeno Il Coro sezionale "ANA S. ZENO", diretto dal M° Renato Amedeo Buselli, si è recato il 13-14-15 maggio u.s., in Croazia e, precisamente, a Karlovac, per un concerto con il Coro "PHPD ZORA" della cittadina stessa. La serata è stata organizzata in occasione del Concorso Internazionale Corale che si tiene annualmente a Verona. I cittadini di Karlovac, una bella cittadina situata all'interno della Croazia, è la prima volta che assistono ad un concerto di un coro italiano alpino, con cappello e la Penna Nera.

Alpini che si fanno onore Giorgio Gioco: ha conseguito l’onorificenza di “Grande Ufficiale”. Combattente con il 6° Rgt. Alpini. Fatto prigioniero e deportato in Germania. Giglio Zanetti: ha conseguito l’onorificenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica”. E’ tra i fondatori della Squadra di Protezione

AVVISO La Redazione de “il Montebaldo”

comunica che il nuovo responsabile della Commissione è il cons. Denis Dalbon. L’ indirizzo di posta elettronica per l’invio di articoli e foto da pubblicare è:

ri.za@libero.it

civile di Verona. Cav. Francesco Marconcini: ha conseguito l’onorificenza di “Medaglia di Bronzo

al Merito Civile” con la motivazione: «Con generoso slancio e determinazione, interveniva in soccorso di una donna gettatasi con intento suicida nelle acque di un canale con in braccio la sua bambina, riuscendo con notevole diffi-

coltà, a salvarle entrambe». Marco Prati: ha conseguito l’onorificenza di “Cavaliere al Merito della Repubblica”. Reduce della 2^ Guerra mondiale, presidente del Circolo ANCR di Rosaro e Grezzana.


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VITA SEZIONALE

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Pellegrinaggio a Passo Fittanze Nel 40° anniversario dell’inaugurazione del monumento, con la presenza straordinaria del Presidente nazionale, Corrado Perona, e dell’Ordinario Militare, Arcivescovo Mons. Vincenzo Pelvi. Per l’occasione, saremo tutti uniti nel ricordo dei nostri Caduti e per festeggiare lo scultore e reduce combattente Giuseppe Cinetto PROGRAMMA Sabato 16 luglio: Ore 10,00 - Ammassamento; Ore 10,30 - Inizio della sfilata; Ore 10,45 - Alzabandiera; orazioni ufficiali; Ore 11,00 - S. Messa. Domenica 17 luglio: Ore 9,45 - Alzabandiera; Ore 10,00 - S. Messa celebrata dal cappellano sezio nale don Rino Massella; Ore 11,00 - Concerto Fisorchestra, 1^ parte, diretta dal M° Luciano Brutti; Ore 14,45 - Lancio di paracadutisti dell’Ass. Naz. Paracadutisti d’Italia; Ore 15,00 - Concerto Fisorchestra, 2^ parte. Nelle due giornate, saranno esposte le foto dei monumenti alpini, eseguiti dallo scultore Giuseppe Cinetto.

Presidente: Peraro Ilario. Vice presidenti: Bertagnoli Luciano (vicario) - Bicego Luigi - Favetta David. Segreterio: Zantedeschi Enrico. Addetti alla Segreteria: Pinaroli Federica Adami Bruno - Martini Enrico - Pavan Danilo - Tubini Claudio Vascon Clemente. Tesoriere: Ghellere Sergio. Contabilità: Turra Gian Paolo. Segretario del C.D.S.: Ghellere Sergio. Segretario Protezione civile: Sorren-tino Adriano. Cappellano: don Rino Massella. Collegio Revisori ai Conti: Martini Enrico - Busato Ivano - Martinelli Giuseppe. Giunta di Scrutinio: Maistrello Vla-dimiro - Formenti Tiziano - Martini Mario. Ispettore Rifugi: Rama Pietro. Circolo “M. Balestrieri”: Sartori Giorgio - Melotti Flavio - Rainero Giorgio Zanotti Luca

Nuove cariche sezionali Commissione Elettorale: Sandri Stefano Girelli Giovanni - Tubini Valeriano. Commissione Sport: Bogoni Mario Rambaldel Marco - Sterza Claudio - Zanon Umberto - Corghi Enrico. Commissione Manifestazioni: Bertagnoli Luciano - Bicego Luigi - Corso Sergio - Dalbon Denis - Favetta David Ferlini Paolo - Rainero Giorgio. Commissione Cori, Bande, Fanfare: Zanetti Giorgio - Dal Dosso Agostino Ferlini Paolo. Commissione Protezione civile: Gu-glielmoni Andrea. Commissione Giovani: Cordioli Ste-fano Zago Enrico - Pinali Enrico - Damaro

Nicola - Sartori Giorgio. Commissione “il Montebaldo”: Fasani mons. Bruno - Dalbon Denis - Benedetti Ezio - Pandolfo Angelo - Scipione Antonio Zanetti Giorgio - Mazzocco Maurizio. Commissione Solidarietà: Peraro Ilario Dalbon Denis - Favetta David Zanetti Giorgio. Centro Studi: Sartori Giorgio. Addetto Stampa e Rapporti con Autorità: Zanetti Giorgio. Informatica: Favetta David - Sartori Giorgio - Pandolfo Angelo. Rapporti con i Gruppi: Macchiella Luigi Turra Gian Paolo. Coordinatore dei Capizona: Mazzi Fausto. Rapporti con le Forze Armate: Dal Dosso Agostino. Ecomuseo: Melotti Flavio. www.privatassistenza.it

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PENNA SPORTIVA

Campionato nazionale sci alpinismo Splendita giornata quella che hanno potuto godere i nostri atleti partecipando, il 6 marzo u.s., al Campionato nazionale di sci alpinismo ad Albosaggia. La gara, ottimamente organizzata dal locale Gruppo alpini, dalla Sezione di Sondrio e dalla Polisportiva locale, ha visto alla partenza oltre 140 squadre composte da due atleti. La nostra Sezione, dopo alcuni anni di assenze, a causa dei regolamenti che limitano la partecipazione solo con attrezzatura classica, ha portato ai nastri di partenza ben cinque squadre.

Grazie ad alcuni dei nostri giovani atleti specialisti in questa disciplina, saranno ai nastri di partenza anche della più famosa gara al mondo di sci alpinismo, il mitico Mezzalama, cui i nostri alpini hanno già partecipato nelle ultime due edizioni, tagliando il traguardo portando il cappello alpino. Un ringraziamento ai partecipanti della nostra Sezione: Gugole Diego, Tanara Francesco, Comerlati Matteo, Sirto Carlo Alberto, Dalla Minca Luca, Grisi Francesco, Angelici Giovanni, Grisi Matteo, Perlati Giuliano e Ferrazzetta Fabio

Il gruppo di atleti della nostra Sezione

39o Campionato sezionale di tiro con pistola cal. 22

Siamo giunti alla 39° edizione del Torneo: quella del 150° dell’Unità d’Italia. Buona la partecipazione con 143 tiratori di tutte le categorie a quella che, a livello nazionale, è la specialità che vede la nostra Sezione ai vertici. Congratulazioni al Gruppo di Bosco Chiesanuova, che si è fatto carico, per la seconda volta, di organizzare la competizione. Allo svolgimento della manifestazione hanno cooperato i Gruppi di Bosco, Golosine e San Giovanni Lupatoto. Il Trofeo, messo in palio dal Comune di Bosco Chiesanuova, è stato assegnato al Gruppo di S. Giovanni Lupatoto per il maggior numero di tiratori. Un ulteriore riconoscimento

è stato consegnato alla giovane Giulia Galati, vincitrice della categoria “Allievi”, come stimolo per le nuove leve della specialità. Riteniamo doveroso ringraziare l’alpino Mancini e la sig.ra Prisco, il Poligono di Verona, con particolare riferimento al presidente Brunelli e ai suoi collaboratori Bonato, Sona e Fiorin. RISULTATI Cat. Maestri: 1° Bellini A. (Bosco C.); 2° Lavagnoli M. (S. Giovanni L.); 3° Tronconi R. (Golosine). Cat. 1^ Classe: 1° Moscatelli D. (B.go Milano); 2° Bommartini G. (Ca’ di David); 3° Provedelli C. (S. Giovanni L.). Categoria 2^ Classe: 1° Masenelli M. (Rosaro); 2° Fasoli

M. (Chievo); 3°Righi C. (B.go Venezia). Categoria Veterani: 1° Salomoni F. (Bussolengo); 2° Fasolo A. (Avesa); 3° Bonato O. (Avesa). Categoria Amici: 1° Zamboni

F. (Calmasino); 2° Gasparini A. (Ca’ di David); 3-Vincenzi M. (Parona). Categoria Amici Agonisti: 1° Donà M. (Cavalcaselle); 2° Casagrande P. (S. Giovanni L.); 3° Zivelonghi F. (Bosco C.). Categoria Amiche: 1^ Fiorato N. (Calmasino); 2^ Pasini M.T. (Calmasino); 3^Scardoni F. (S. Giovanni L.). Categoria Allievi: 1° Galati G. (Avesa); 2° Camera S. (Calmasino); 3° Del Pozzo D. (Avesa). CLASSIFICA GRUPPI 1° Avesa: (Bonato, Fasolo, Apollonio). 2° Golosine: (Tronconi, Castellani, Cremon). 3° San Giovanni L.: (Lavagnoli, Milani, Bonetti). 4° Calmasino: (Mancini, Camera, Pasini). 5° Bussolengo: (Salomoni, Mazzi, Zocca)

ASSISERVICE sas di Pinali Eros & C. LEGNAGO

ZEVIO

CEREA

Via P.D. Frattini, 85 37045 Legnago (VR) Tel. 0442.20430 Fax 0442.25922 E-mail: legnago@cattolica.it

Piazza Santa Toscana, 36 37059 Zevio (VR) Tel. 045.7850451 Fax 045.6051396 E-mail: zevio@cattolica.it

Via XXV Aprile, 43 37053 Cerea (VR) Tel. 0442.82902 Fax 0442.31107 E-mail: cerea@cattolica.it


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PENNA SPORTIVA

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SLALOM GIGANTE

Riunione dei responsabili dello sport nazionale Sabato 2 e domenica 3 aprile u. s., si è disputato ad Aprica, nell’incantevole località della Valtellina, il 45° Campionato Nazionale ANA di slalom gigante Questi i risultati degli atleti della nostra Sezione che si è classificata 7^ su 31 Sezioni partecipanti. CLASSIFICA Assoluta: Giorgio Marchi; Mirko Rossi; Alberto Bottacini; Michele Piccoli; Luca Pilatti; Alessio Locatelli; Raffaello Camarotta. Seniores: Mirko Rossi.

Master A 1: Luca Bellamoli; Raffaello Camarotta. Master A 2: Alberto Bottacini; Michele Pccoli; Massimo Scarpi. Master A 3: Giorgio Marchi. Master A 4: Stefano Corso. Master A 5: Gianni Bonetti; Alfredo Salerno; Marco Messetti. Master B 6: Sergio Birtele; Luigi Todeschini. Master B 7: Giancarlo Signoretto. Master B 8: Sergio Avesani. Master B 9: Luigi Ballini. Master B 10: Alessandro Perin.

Pistola grosso calibro: 2o Trofeo “Dorino Pedretti”

Foto di gruppo con i vincitori delle Golosine e alcuni partecipanti alla gara

Organizzata dal Gruppo alpini di Golosine, si è tenuta domenica 12 dicembre, presso il

poligono di Verona, una gara di pistola grosso calibro denominata 2° Trofeo “Dorino Pedret-

ti”, socio fondatore del Gruppo. Alla manifestazione erano presenti 156 tiratori, che si sono confrontati sulle cinque linee di tiro del bunker con 40 colpi ciascuno. L’ambito trofeo è stato vinto dal Gruppo di Golosine, per il secondo anno consecutivo, ottenendo, inoltre, il primato nella classifica a punti per Gruppi. Il presidente del TSN di Verona Luciano Brunelli, ha espresso il saluto della Sezione e, coadiuvato dal responsabile dello sport del Gruppo di Golosine, l’alpino Tronconi Roberto, ha dato il via alle premiazioni. RISULTATI Maestri: 1° Facchetti Angelo

(Calmasino); 2° Bonetti Attilio (S. Giovanni L.); 3° Piccoli Michele (Lugo). Prima classe:1° Zamboni Giorgio (S. Giovanni L.); 2° Lorenzoni Flavio (Sommacampagna); 3° Bazzani Sergio (Golosine). Seconda classe:1° Provedelli Claudio (S. Giovanni L.); 2° Rinaldi Giovanni (S. Giovanni L.); 3° Fasoli Marco (Chievo). Veterani: 1° Bonato Omero (Avesa); 2° Mazzi Alviano (Bussolengo); 3° Apollonio Paolo (Avesa). CLASSIFICA GRUPPI 1° Golosine; 2° San Giovanni Lupatoto; 3° Avesa.

Pesca: poker per il Gruppo di S. Stefano di Zimella Si è brillantemente conclusa anche quest’anno, al laghetto “Al Maglio”, l’edizione della gara di pesca “Trofeo Bruno Fiorentini” del Gruppo di S. Martino B.A. La gara, articolata su otto turni, si è svolta in una giornata quasi primaverile. Presenti 62 pescatori, che ha visto la vittoria, nella classifica singoli, di Luigi Roveggia del Gruppo di S. Stefano di Zimella confermandosi mattatore. Graditi ospiti alla premiazio-

ne la famiglia Fiorentini, il neo consigliere sezionale Gianpaolo Turra e il nuovo capozona della “Medio-Adige” Gianluca Lai. Il capogruppo Renato Zambelli, nel ringraziare i collaboratori per la buona riuscita della manifestazione sportiva, ha dato appuntamento a tutti i presenti alle manifestazioni per il 90° anniversario di fondazione del Gruppo, che culmineranno domenica 18 settembre p.v., con il Raduno Sezionale.

LAUREA Mercoledì 16 marzo, presso l'Università degli Studi di Bologna, Francesco Dalbon, figlio del consigliere sezionale Denis, ha conseguito la laurea specialistica in "Ricerca, documentazione e tutela dei Beni Archeologici" con 110 e lode. Congratulazioni da mamma, papà e fratelli .

Un momento della premiazione con la famiglia Fiorentini

CLASSIFICA SINGOLI 1° Luigi Roveggia (S. Stefano di Zimella); 2° Paolo Dal Bosco (Marcellise); 3° Luca Aldegheri (S. Martino B.A.).

CLASSIFICA GRUPPI 1° Santo Stefano di Zimella; 2° Marcellise; 3° Grezzana.


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VITA DEI GRUPPI

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S. PIETRO IN CARIANO

27o Raduno alpino della “Zona Valpolicella” Le manifestazioni sono iniziate sabato 14 maggio con la visita di una commissione alle vetrine e ai balconi con tema alpino. Trasferimento a Bure per lo scoprimento e benedizione di un’aquila posta sul monumento in Piazza Nikolajewka, a ricordo della ritirata di Russia. In serata, era prevista la tradizionale staffetta, con partenza dalla Targa del VI Alpini in Piazza Bra, ma, in concomitanza con la “Straverona”, è stata spostata a Parona per proseguire, poi, alla volta di Pescantina, Settimo, Corrubbio, Pedemonte, S. Floriano e S. Pietro in Cariano. Domenica 15 maggio, a S.

Pietro, per la 27^ edizione del raduno degli alpini della Valpolicella che, nonostante il tempo inclemente, ha avuto un grande successo. Presenti Gruppi alpini di Rovereto, Ala di Trento e Bellusco (Sezione di Monza) che, accompagnati dalla Fanfara alpina di Ala e dalla Banda Municipale, hanno sfilato per le vie cittadine con in testa i vessilli sezionali di Trento e di Verona, scortati dal presidente Ilario Peraro e da alcuni consiglieri, i sindaci della Valpolicella, da molti gagliardetti, bandiere di Associazioni d’Arma, donatori di sangue ed organi. La sfilata si è portata fino al monumento ai Caduti

dove il capo zona Sergio Lucchese, ha reso gli onori e la deposto una corona d’alloro. Proseguimento e arrivo all’area verde presso la baita dove, in una tendostruttura, ha preso la parola il capogruppo Giancarlo Marconi, il sindaco Gabriele Maestrelli e il presidente Ilario Peraro per i discorsi ufficiali. E’ seguita la S. Messa, celebrata dal cappellano sezionale don Rino Massella, solennizzata dal coro “El Vesoto” di S. Floriano. Al termine della cerimonia religiosa, alzabandie-

ra e scoprimento della targa a ricordo del raduno. Quindi, la Benedizione e il taglio del nastro inaugurale della nuova baita. La festa proseguiva con la consegna di targhe-ricordo a tre reduci di Russia: Oreste Zampini e Domenico Zorzoni, entrambi cl. 1919, e a Ottavio Zardini, cl. 1922. Un particolare omaggio è stato consegnato all’intramontabile scultore alpino Giuseppe Cinetto, cl. 1920, artefice di tanti monumenti alpini: uno fra tutti, la fontana-monumento adiacente la baita.


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VITA DEI GRUPPI

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LEGNAGO

Grande onore per il Gruppo alpini Venerdì 25 marzo, la statua della Madonna della Corona, dal Santuario di Spiazzi è giunta a Legnago. Sbarcata alle 20,00 da una “lancia” del Reggimento della Folgore, è stata consegnata agli alpini che, inseritala nella teca, l’hanno portata a spalla, in processione, fino al Duomo. Il Vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, il parroco don Giuseppe Andriolo, una dozzina di sacerdoti, autorità, alpini ed un migliaio di persone con fiaccole accese, hanno accom-

pagnato in processione l’Addolorata al Duomo. L’avvenimento celebra il 200° anno della costruzione del Duomo di Legnago. Commoventi le testimonianze di fede. Provati dalla fatica ma orgogliosi dell’opportunità avuta, gli alpini del Gruppo hanno accompagnata la statua della Madonna fino all’altare, dove è rimasta esposta alla venerazione dei fedeli per alcuni giorni. Maurizio Mazzocco Capogruppo

CAPRINO

CASTEL D’AZZANO

Gaetano Arduini è “andato avanti” E’ triste doverti salutare e sapere che non ti vedremo più, che non incontreremo più il tuo sorriso sereno, la tua parola confidenziale, il tuo entusiasmo. Hai guidato per 27 anni la grande famiglia alpina di Caprino: lo hai fatto con umiltà, dedizione, passione e capacità. Hai reso onore e testimonianza alla gloriosa tradizione alpina della nostra Caprino, patria delle prime Compagnie alpine, resa nobile dalle splendide figure del Col. Menini, eroe

Annuale festa del Gruppo

d’Africa e del Col.Mondini, eroe di Russia. Hai reso sensibile, costante, preziosa ed apprezzata la presenza degli alpini nella vita della comunità e, per ultima, la coraggiosa realizzazione della splendida casa-baita degli alpini: alla sua inaugurazione eri trepidante e giulivo, era il raggiungimento della tua più grande aspirazione. Non temere, “Tano”: in spirito sarai con noi, e ne hai ben merito, perché di quei 90 anni di vita del Gruppo, quasi un terzo li hai guidati tu. Vai tranquillo, la Madonna, candida più della neve, ti condurrà a riposare tra le “penne mozze” nel Paradiso di Cantore.

S. MASSIMO

In occasione della "Festa del tesseramento 2011", il Gruppo ha voluto premiare con targhe ricordo i soci Claudio Tubini per i suoi 52 anni quale Segretario e Luciano Antiga per il suo costante lavoro di manutenzione della sede.

S. MICHELE EXTRA

“Ossigeno” per l’ambulanza

Eletto il nuovo Consiglio direttivo

In una recente riunione, l'Associazione "Cielo Azzurro", ha devoluto al Gruppo alpini, come ringraziamento per la collaborazione data, una somma di € 500,00. Il Direttivo del Gruppo alpini, ha "girato" la somma alla Sezione per l'acquisto dell'ambulanza.

Domenica 6 marzo u.s., si sono svolte, presso la sede del Gruppo, le elezioni del Consiglio Direttivo per il triennio 2011-2013. Dopo lo spoglio delle schede, è risultato eletto capogruppo Mario Poli, vice capogruppo Renato Conti, segretario Silvino Garonzi, cassiere Alberto Tornieri, alfiere Gino Faedo, consiglieri Mario Antoniacomi, Dino Filippini e Sergio Zanini.

VALDADIGE

Pellegrinaggio al Pian di Festa Domenica 4 settembre p.v., Pellegrinaggio al Pian di Festa per la 2^ Commemorazione delle vittime della guerra. Questo il programma: Ore 8,30 - ritrovo in località Castel di Brentino Belluno e partenza, a piedi, verso Pian di Festa (tempo di percorrenza ore 1,30). Servizio navetta gratuito (per chi ha necessità) - tel. 045.6284062 entro giovedi 18 agosto. Ore 10,30 - Ammassamento. Ore 10,45 - Sfilata. Ore 11,00 - S. Messa in suffragio di tutti i Caduti. Ore 12,00 - Alzabandiera. Ore 12,10 - Deposizione della corona al monumento ai Caduti. Ore 12,30 - Saluto delle Autorità presenti. Ore 13,30 - Rancio. Ore 15,00 - Concerto del Coro alpino "La Preara". Ore 17,00 - Rientro per le persone che hanno prenotato il servizio navetta.


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VITA DEI GRUPPI

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PALAZZINA

Tradizionale festa del Gruppo alpini Domenica 10 aprile u.s., grande partecipazione al pranzo annuale, offerto in sala “NOI”, dal Gruppo alpini ai residenti nati entro il 1946. Ospiti graditi, il parroco don Adriano Avesani e Marco Comencini, consigliere del Comune di Verona. Il capogruppo Silvio Bonetti e i suoi alpini, sono stati molto soddisfatti per questa iniziativa che, da oltre trent’anni, unisce oltre cento invitati in compagnia e amicizia. Giglio Antolini

CASTEL D’AZZANO

TREGNAGO

Nuovo presidente AVIS

BELLA FAMIGLIA

Raduno alpino ai Finetti Domenica 7 agosto p.v. alle ore 9,00, nella suggestiva e verde cornice della forra ubicata sulla strada che collega Tregnago alla località Finetti, gli alpini della zona, come da tradizione ogni prima domenica di agosto, festeggiano, al Capitello votivo dedicato alla Madonna del Carmine, il ritorno dei reduci dalla tragica Campagna di Russia. A questa ricorrenza sono vivamente invitate tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma.

L’alpino Ariano Feroni è stato eletto Presidente della Sezione AVIScomunale di Castel d'Azzano: nella foto con il capogruppo Marcellino Schiavo. Congratulazioni da parte di tutti gli alpini del Gruppo

Da destra: Dante Adami (capogruppo), al centro il nipote Filippo Gaiga e il figlio Matteo (segretario del Gruppo di Dossobuono).

ALPINI “VAL BRENTA”

ERRATA CORRIGE

E' stato aperto un sito internet www.alpinivalbrenta.it per tenere informati i commilitoni sulle manifestazioni in programma, comunicare con loro e per mostrare foto del periodo di naja e dei vari raduni.

Per un errore dovuto alle “bizze” del computer, su “il Montebaldo”, edizione marzo-aprile a pag 17, la notizia del Gruppo di B.go Milano, ha subito una piccola decurtazione. La Redazione si scusa per l’accaduto.

Un altro reduce di Russia “andato avanti” Alberto Pomari, nato a S. Ambrogio di Valpolicella il 10-5-1912,decorato con la “Croce di Guerra”, è “andato avanti” il 3 marzo u. s.. Quando ci lascia un reduce di Russia, perdiamo una buona parte di memoria storica: legata a racconti di immani sofferenze e di altrettante accese speranze, a momenti di eroica sopportazione delle avversità di ogni genere, di gesti commoventi, di attaccamento alla famiglia e alla Patria

La nostra doverosa riconoscenza, la possiamo esprimere con una convin-

ta partecipazione alle cerimonie funebri di questi “nostri simboli”.


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VITA DEI GRUPPI

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LUGAGNANO

Museo in baita Il museo è allestito nella baita “Monte Baldo”, sede del locale Gruppo alpini, ed è nato dalla necessità di sistemare diversi reperti donati da alcuni soci. Il Gruppo, nel 2004, pensò di allestire due vetrine per poter dare risalto alla piccola raccolta. Nel 2010, con la tenacia che contraddistingue gli alpini, alcuni soci si sono adoperati per poter allargare il museo e potergli dare una più COMPLEANNO

completa identità. “Zaino in spalle”, è iniziata la raccolta di vari reperti con l’aiuto di tanti amici . Il “passa parola” ha permesso di raccogliere documenti militari, materiale fotografico, cartoline, medaglie militari, onorificenze e vari reperti della prima e seconda guerra mondiale: è stato avviato anche un progetto per la biblioteca storica basata ,soprattutto, sul tema alpino. Lungo il percorso, snodantesi su una superficie di 200 mq., sta nascendo una realtà museale che avrà come scopo il reperimento, la raccolta, lo studio, la catalogazione e l’archiviazione di reperti militari, agricoli, artigianali ed industriali della comunità di

Lugagnano. Al museo, già visibile, si potranno effettuare visite guidate, con particolare attenzione alle scuole elementari, medie inferiori e a chiunque ne faccia richiesta.

Il progetto richiederà un impegno di qualche anno. Collaborerà il Centro studi dell’ANA e l’alpino Mauro Depetroni. Fausto Mazzi

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

Per i tuoi primi 60 anni, un mondo di bene e di amore da Marisa, i figli Emil e Marzia.

50° di matrimonio, Lino Micheloni con Rita Menini (Gruppo Montorio)

50° di matrimonio, Domenico De Cao con Maria Giarolo (Gruppo Gazzolo d’Arcole)

60° di matrimonio, Paolo Facci con Luigina Fanini (Gruppo Ca’ di David)

50° di matrimonio, Silvio Rinco con Bruna Manganotti (Gruppo Ca’ di David)

50° di matrimonio, Cesare Zanini con Gabriella Bonetti, madrina del Gruppo (Gruppo Isola Rizza)

50° di matrimonio, Dalmazio Cancian con Celina Modenese (Gruppo S. Lucia Q. I.)

50° di matrimonio, Sergio Bertasini con Gabriella Poli (Gruppo Ca’ di David)

50° di matrimonio, Alberto Rodeghero con Lina Fascinella (Gruppo Zevio)


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ANAGRAFE

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SEZIONALE

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO 50° di matrimonio, Stefano Gambini con Luigina Pietropoli festeggiati dai nipoti

(Gruppo Bussolengo)

45° di matrimonio, Dino Bonizzato con Tiziana Leoni (Gruppo S. Lucia Q. I.)

40° di matrimonio, Luigi Recchia con Maria Marchesini, i nipotini Viola, Diana e Davide (Gruppo Borgo 1° Maggio)

NASTRI ROSA ED AZZURRI

Giulia, primogenita di Alberto Marconi con i nonni Ferdinando Marconi (alpino) e Angelo Tommasi (carabiniere) (Gruppo Ca’ di David)

Domiziana, Jacopo e Pilade con il nonno Luigi Buscardo, alfiere (Gruppo Pastrengo) Elia, Federico, Elena e Rebecca festeggiano il nonno Beppino Bolla per il compleanno e le 107 donazioni di sangue

Alex, Mattia e Elia con il nonno Angelo Simoncello (Gruppo Montecchia di Crosara)

Davide Nordera con papà Luciano e mamma Arianna (Gruppo Cazzano di Tramigna)

(Gruppo Monteforte d’Alpone)

Luigino Aldighieri con l’amico Eros Tregnaghi, papà di Elia (Gruppo Montecchia di Crosara)

Giulia con il nonno Bruno Pachera (Gruppo Golosine)

Alessandro Renica con il nonno Osvaldo Dal Corso (Gruppo Avesa)

Mattia Murari con il nonno Fabrizio (Gruppo Zevio)

Mauro, Greta e Diego con il nonno Gemmi cav. Franco

(Gruppo Borgo Roma)

Nonno Angelo Dal Forno con le nipotine, figlie di Matteo Dal Forno (Gruppo S. Briccio)

Alice e Martina con il nonno Tulio Venturini (Gruppo Tregnago)


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ANAGRAFE

SOCI DECEDUTI Belfiore Ernesto Preabianca. Borgo S. Pancrazio Aldo Ferrari. Borgo Venezia Guido Marchi; Ilio Triscornia, suocero di Bruno Bianconi. Bure Giuseppe Veronesi; Luigi Coato, amico. Ca’ di David Giuseppe Caldana. Caprino Veronese Albino Caurla. Caselle Giancarlo Chiesa. Cavaion Ezio Bonomi, amico. Cazzano di Tramigna Giuseppe Noli; Luciano Tamellini. Custoza Benito Lonardi; Giuseppe Gardini. Gazzolo Renzo Tessari. Golosine Mario Carlotto. Palazzina Cipriano Zanetti Perzacco Giorgio Sasso. Pizzoletta Dino Ruzzenente. Quinto Antonio Lucchi. Roncà Silvio Viola. S. Giovanni Lupatoto Bruno Pezzo; Lino Girlanda; Renzo Zardini. S. Stefano di Zimella Silvano Bellei.

Elio Dalle Pezze (Gr. Fane)

Giulietto Facchin (Gr. Prova)

Soave Gino Laperni; Leonello Pressi; Pietro Piubelli. Tregnago Silvio Anselmi, reduce. Valeggio s/M Sergio Foroni. Volon Luciano Marcantoni, ex capogruppo.

DOLORI TRA I FAMIGLIARI Albaredo d’Adige Franca Ferrari, madre di Giovanni Regazzini. Alpo La madre di Valentino Guardini. Borgo Nuovo Lidia Sivestri, moglie di Carlo Stritoff. Buttapietra La madre di Renzo Ceriani. Ca’ di David Danilo Zanolli, fratello di Giuseppe, Salvatore e Gino; Vittorino De Bortoli, padre di Rino e Giorgio, suocero di Francesco Bertucco; Irma, moglie di Luigino Ciocchetta. Cazzano di Tramigna Antonio Bennati, nipote di Ezio Bennati, Carlo e Celeste Gugole. Colà Assunta, madre di Claudio e Gabriele Damini. Fane Ida Guardini, zia di Leonardo, Bruno, Renzo, Giuseppe, Rinaldo e dell’amico Lino. Minerbe Il padre di Davide Sinigaglia.

SEZIONALE

il Montebaldo

Quinto Linda Rosa, moglie di Luciano Barana, amico; Marisa Merci, moglie di Gino Ederle; Laura Gelmini, moglie di Eugenio Bullo e figlia di Gino; Antonietta Rigo, sorella di Giordano, capogruppo. S. Stefano di Zimella Bertilla Franchetto, suocera di Dino Zigiotto. Salionze Rosetta, sorella di Luigi Lugoboni. Valeggio s/M Giacomina Mazzi, madre di Mariano e Ivano Cordioli, moglie di Amorino, amico.

NASTRI ROSA ED AZZURRI Borgo S. Pancrazio Vera, Emma e Riccardo, nipoti del nonno Fabrizio Maragna. Borgo Venezia Tommaso, nipote di Gelmino Sabaini. Ca’ di David Davide e Aurora, nipoti del

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nonno Nicola Policante. Illasi Alessandro, nipote di Massimo Dal Forno. Monteforte d’Alpone Lorenzo, figlio di Enrico Marcazzani, nipote dello zio Vittorino e del nonno Pietro. Peschiera d/G Giovanni, primo nipote di Luigi Olivieri; Stefano, nipote di Gino Bonati; Luigia, madre dell’alfiere Renzo Tinelli e nonna di Diego. Quinto Desiré Sofia, figlia di Massimo Negrini e nipote di Carlo Bagnoli; Cecilia, figlia di Maurizio Marogna, nipote di Silvano Zamboni; Mauro, figlio di Giovanni Carcereri De Prati.

ANNIVERSARI DI MATRIMONIO Albaredo d’Adige 30° di matr. Roberto Vincenzi con Mariuccia Roncari.

SONO “ANDATI AVANTI” Erminia Venturini, madre del socio Domenico Truzzoli

(Gr. Badia Calavena)

Giuseppe Brighenti, reduce (Gr. Brenzone)

Bruno Bagatta (Gr. Ponton)

Giorgio Dal Negro (Gr. Arbizzano)

Sergio Vicentini, alpino (Montecchia di C.)

Ercole Remelli (Franco) (Gr. Roverbella)

Lucio Tosi

Angelo Ramazzina (Gr. Pesina)

Aldo Chignola (Gr. Pesina)

Vittorino Campagnari (Gr. Pesina)

(Gr. Alcenago)


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FLASH

DALL’ADUNATA

NAZIONALE

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Hanno sfilato: 2450 Alpini - 156 Gagliardetti - 14 Sindaci


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Anno LIX

INSERTO SPECIALE

Maggio - Giugno 2011

La Grande Guerra sull’Altopiano di Asiago Nei giorni 17 e 18 marzo 2011, in tante città italiane, è stato celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il Capo dello Stato, a conclusione delle feste in Roma e a Torino, ha dichiarato che... «in questi giorni abbiamo avvertito uno scatto di sentimento nazionale, ed era quello che volevamo suscitare». Per quanto mi riguarda, devo confessare che, nel rileggere e approfondire alcune vicende della Grande Guerra sul Fronte italiano, ho trovato di particolare interesse il periodo di lotte e di sofferenze vissute dai nostri soldati nella parte centroorientale dell’Altopiano dei Sette Comuni. In queste pagine, cercherò di spiegare sinteticamente, come si svilupparono e si conclusero alcune cruciali battaglie contro forze austro-ungariche.

mine il piano strategico con le sole Forze dell'Impero. L'Armata poteva contare su un organico di oltre 350 mila soldati, in gran parte bene addestrati alla guerra in montagna:

Le operazioni del 1916 Già nei primi giorni di gennaio del 1816, il Maresciallo Conrad von Hotzendorf, Capo di Stato Maggiore dell'Impero d'Austria, aveva espresso al Maresciallo Falkenhayn (che svolgeva le stesse funzioni nell'ambito dell'esercito tedesco), la volontà di costituire un’Armata con la quale, nel mese di maggio del 1916, lanciare una grande offensiva contro l'Esercito italiano. Il progetto era molto ambizioso: qualora Grandi Unità austriache, partendo dal saliente del Trentino e seguendo particolari itinerari, avessero potuto raggiungere alcuni tratti della pianura veneta, le Forze Armate italiane schierate sull'Isonzo, in Carnia e in Cadore, sarebbero state costrette ad un precipitoso arretramento fino all'Adige. Non ricevendo alcun assenso dal collega, l'alto ufficiale decise di portare a ter-

Schuntzen, Kaiserjager e Landesschutzen. L'imponente operazione offensiva ebbe inizio il 15 maggio 1916. Passato poi alla Storia come "Spedizione punitiva" (Strafexpedition), è dagli stusiosi considerata come la più importante battaglia che mai

si sia svolta in ambiente montano. E' noto che gli avversari, nello scavalcamento di selle e creste montane nelle provincie trentine e venete, incontrarono forti resistenze da parte delle Forze italiane ma è anche vero che l'avanzata delle colonne austo-ungariche non ebbe soste né tentennamenti. Quello che sosteneva il fisico e lo spirito di quei soldati nella frantumazione di vari ostacoli naturali e umani, era la grande volontà, una irrefrenabile spinta di Capi e gregari, di raggiungere il margine meridionale dell'Altopiano dei Sette Comuni dal quale, poi, scendere e dilagare nella pianura vicentina. A fine maggio-primi di giugno del 1916, dopo l'occupazione del Monte Cengio e di alcuni paesi fra i quali: Rotzo, Cesuna, Asiago e Gallio, gli austriaci si trovarono di fronte a solide strutture difensive a presidio, le quali, erano schierate truppe italiane di ogni Arma e specialità. Fra i reparti spiccavano alcuni Battaglioni alpini: "Monte Argentera", "Morbegno", "Val Maira" e "Monviso", la Brigata di Fanteria "Sassari", divenuta poi leggendaria per il suo straordinario impegno in varie battaglie. Le località che videro i nostri reparti combattere con estremo valore e spirito di sacrificio, erano le Melette di Gallio, comprendente il Monte Zomo e altre quote vicine, le Melette di Foza, con i Monti Castelgomberto, Tonderecar, Spil, Fior Miela e, più a sud, il Badenecche. Nelle prime ore del giorno 3 giugno, i tiri delle artiglierie avversarie, sulle nostre trincee e postazioni, continuò incessante, fino alle 11 del mattino, mo(segue a pag. II)


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II

il Montebaldo

LA GRA

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mento nel quale, grossi reparti di Kaiserjagerr, mossero all'attacco delle nostre posizioni. Iniziava così la prima fase (4-8 giugno) dei cruenti scontri sulle Melette. Quando pareva inevitabile il crollo dei primi centri di resistenza, con gravi ripercussioni su tutto il complesso difensivo, la reazione dei reparti alpini e, soprattutto, dei soldati della Brigata "Sassari", capovolse la situazione. Solo però per breve tempo, poiché il 5 giugno un nuovo attacco, con forze nuove messe in campo dall'avversario, costrinse gli italiani a ripiegare sui Monti Spil, Fior e Miela. A sinistra, i reparti italiani della IV Divisione schierati sul Sisemol, Bertigo e Pennar, sotto attacco da alcune ore, vennero travolti e costretti a ritirarsi verso sud-est, in zone più protette e difendibili. La lotta sulle Melette si potrasse fino all'8 giugno. Più ad occidente però, nell'area Monte Cengio, Cesuna, Roana, ecc., l'offensiva austriaca ebbe sorprendentemente

tule. Al XX Corpo d'Armata, responsabile della particolare operazione, vennero date in rinforzo alcune batterie da montagna di medio e piccolo calibro, reparti di fanteria e i due Battaglioni alpini "Bassano " e "Sette Comuni" che, fin dall'inizio delle ostilità, erano stati trasferiti e impegnati sul Fronte settentrionale dell'Isonzo. Il 7 giugno partirono dalla stazione di Cividale, giungendo a Primolano (Val Brenta); il giorno 9 e il 12 giugno confluirono nella piana di Marcesina con reparti di altre grosse unità. Nelle battaglie che si svolsero nella seconda quindicina di giugno, gli alpini conquistarono i primi obiettivi rappresentati dai Castelloni di San Marco e di Cima Isidoro. Vi erano altre località che, sfruttando l'iniziale successo, dovevano essere occupate: fra queste il Monte Ortigara. La terza fase, dal 23 giugno al 23 luglio 1916, comprende i giorni nei quali si combatté la "Prima battaglia dell'Ortigara", poco citata, poco ricordata e oscurata

Sul M. Castelgomberto il monumento al Col. Euclide Turba. Sullo sfondo: Cima d'Asta (foto concessa da Marco Carollo della Comunità Montana di Asiago)

termine quattro giorni prima, cioè il 4 giugno, per ordine dello Stato Maggiore Austriaco. Era accaduto (questo si seppe molto più avanti) che, a seguito della sconfitta dell'Armata tedesca nella battaglia della Galizia di fine maggio 1916 (ad opera del gen. russo Brusilov), Conrad aveva disposto il trasferimento in quelle lontane regioni di alcuni reparti austriaci tratti dal Fronte trentino. Evento che in realtà non si verificò, per cui è verosimile che l'interruzione dell'offensiva sia derivata dalla strenua resistenza dei nostri soldati e da un certo esaurimento della forza propulsiva austriaca. In quei giorni, gli austriaci abbandonarono i paesi di Asiago e Gallio, ridotti in macerie da proiettili delle artiglierie austro-ungariche, per attestarsi sulla sinuosa linea che da Monte Tondo sale verso nord, passando per i Monti Zebio, Zingarella, Forno, Cima Saette e Ortigara. La seconda fase (dal 9 al 22 giugno 1916), è caratterizzata dalla controffensiva italiana che, partendo dalla piana di Marcesina, aveva come obiettivo la lontana località del confine: Bocchetta di Por-

da quella che, un anno dopo (giugno 1917), divenne la vera battaglia dell'Ortigara, oggi "Zona Sacra" e meta costante di pellegrinaggi. Mi pare giusto dare qualche cenno su questa "Prima battaglia" nella quale più fattori contribuirono all'insuccesso italiano con gravi perdite: carenza totale di artiglierie pesanti, stanchezza fisica dei soldati, dopo i duri e aspri scontri di giugno, deficiente rifornimento logistico con gravi e negativi riflessi sulla tenuta fisica e morale dei nostri soldati. Contro il caposaldo austro-ungarico dell’Ortigara, si combatterono tre battaglie: la prima il 30 giugno; la seconda e la terza, il 6 e 7 luglio. Furono attacchi disperati caratterizzati dallo spirito di sacrificio di molti Battaglioni alpini (fra i quali il “Bassano”, il “Sette Comuni”, il “Verona”, il “M. Argentera”), e dalla ostinazione e caparbietà dei Comandi. La serie di attacchi si concluse con l’impossibilità di superare ostacoli vari, stesi davanti alle trincee. Giunse, infine, l’ordine del Comando d’Armata di porre fine alle operazioni, rinviandole all’anno seguente.

Le nostre perdite furono di oltre 5 mila uomini tra morti, feriti e dispersi.

Le operazioni del 1917 Sul finire delle infauste giornate della ritirata di Caporetto (24 ottobre-primi giorni di novembre 1917), il Comando Supremo italiano dispose l’arretramento della IV Armata schierata lungo tutto l’arco alpino dal Lagorai alle Dolomiti (Gruppo Alpi Orientali) ad una nuova linea di difesa comprendente complessi montani e fluviali che, tra loro strettamente collegati e coordinati, costituivano baluardo insormontabile, ultima estrema difesa della Patria. Si trattava delle rive del Piave e dell’acrocoro del Monte Grappa. Per quanto, invece riguardava le truppe dell’Altopiano di Asiago, i battaglioni, le batterie, i complessi logistici che, dopo le battaglie dell’estate, si erano attestate poco lontano dalla linea di confine, ricevettero l’ordine diripiegare sulle località ben note fin dall’estate del 1916: le Melette di Gallio e le Melette di Foza. Ricordando quell’arretramento di alpini, fanti e artiglieri, Gianni Pieropan nel suo libro «Monte Ortigara. Guida a un campo di battaglia», scrive che: «I nostri soldati nel ripiegare e volgere l’ultimo sguardo alle prospicienti balze dell’Ortigara e di Campigoletti, sicuramente il loro pensiero andò ai tanti commilitoni Caduti e il loro sacrificio apparve in quel momento ancor più assurdo e deprecabile». Sulla ricca, affascinante fascia boschiva, prativa, collinare (oggi paradiso per chi pratica lo sci di fondo) delimitata a occidente da Malga Mandriele, Monte Fiara e Valle Campomulo e, a oriente, dalle rotabili che si intrecciano e costeggiano Costa Alta, Monte della Forcellona, Monte Brustolae, era stato predisposto dai nostri Comandi l’impiego di reparti di modesta entità, ma guidati da ufficiali capaci e determinati a svolgere il difficile compito di logoramento delle Forze austriache avanzanti. Più forte e decisa era la capacità di rallentare il movimento dell’avversario, maggiore tempo avevano i nostri soldati per rafforzare e completare i lavori di consolidamento della nuova linea di difesa. Due battaglioni di alpini di retroguardia: uno il “Verona”, operante in zona Val di Campomulo, poté interdire, per alcune ore, a forze soverchianti bosniache il passaggio in punti delicati della valle; l’altro, il battaglione “Vestone”, sistematosi a oriente del Monte Lisser, bloccò le prime pattuglie austriache ma non le retrostanti che riuscirono ad aggirare il fianco destro, prendendo contatto con la nostra linea difensiva. E’, dunque, sui dominanti rilievi delle due Melette che, in concomitanza con le forze schierate sulle rive del Piave e sul Monte Grappa, ebbero inizio le cosiddette “Battaglie d’arresto” che rappresentarono per il nostro Esercito, il primo autentico, sofferto riscatto subìto sul Fronte dell’Isonzo. Sull’Altopiano, le battaglie


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ANDE

GUERRA sulle due Melette, si svolsero in due distinte fasi. La prima (10-26 novembre), gli scontri più duri si svolsero su Castelgomberto, ove perse la vita il Col. Turba, comandante della Brigata “Perugia” (decorato di M.O. al Valor Militare). La lotta continuò più a sud, davanti e sopra i Monti Spil e Fior, da noi perduti ma poi, con violenta reazione, riconquistati. La seconda (dal 3 al 25 dicembre), concessi pochi giorni ai Comandanti dei vari reparti alpini e di fanteria per riorganizzare e rianimare le forze provate in scontri spesso conclusisi con la lotta corpo a corpo. Il combattimento iniziò il mattino del 4 dicembre, con intenso e prolun-

Si trattava dei tre monti Val Bella, Col del Riso, Col d’Ecchele, affiancati a oriente da altre due località tatticamente molto valide: Croce San Francesco e il Cornone. La pressione avversaria non dava tregua, per cui gli attacchi a questa nuova linea difensiva si susseguirono con ritmo incalzante e, precisamente, fino alla vigilia di Natale quando, dopo un incessante tiro di preparazione dell’artiglieria avversaria sulle nostre difese, grosse formazioni di reparti da montagna austriaci, costantemente appoggiati dalla loro artiglieria, mossero all’attacco dei caposaldi dei Tre Monti. Dopo ripetuti assalti, sempre respinti dalla tenacia delle nostre truppe, in breve successione di tempo, tutti gli obiettivi vennero conquistati. Inevitabile la resa di alcuni nostri reparti mentre altre forze italiane, sottrattesi all’accerchiamento, poterono ripiegare sulla nuova linea di difesa, l’ultima che restava ai nostri Comandi e alle nostre forze per sbarrare agli austriaci definitivamente l’accesso alla pianura veneta. La linea correva tra le località di Torle Sprunch, Eckar, Costalunga, Melagò e Col dei Nosellari. Con la disperata difesa Trincea che collega la Selletta Stringa con il Monte Castelgomberto dei Tre Monti si concludeva a gato bombardamento avversario, sulle breve distanza dalla pianura vicentina la Melette. Battaglia d’arresto che, sull’Altopiano dei Nelle battaglie sulle Melette di Gallio, Sette Comuni, si protrasse più a lungo ricontro forze numericamente superiori, si spetto agli altri settori. distinsero per coraggio e tenacia due BatLe perdite subite dalle truppe italiane taglioni di bersaglieri. Sulle Melette di nelle Battaglie d’arresto dei mesi di noFoza, il terreno venne con caparbietà difevembre-dicembre 1917, risultarono di so dai nostri fanti, fin quando gruppi di 17mila uomini tra morti, feriti e dispersi. Kaiserjager, maestri nello sfruttamento Calcolo approssimativo, poiché effettuato del terreno con le sue pieghe, anfratti, diad operazioni appena concluse. rupi da utilizzare per aggiramenti o infiltrazioni, riuscirono ad incunearsi tra i vari Le operazioni centri di fuoco, isolandoli e costringendo, del 1918 chi li difendeva, ad arrendersi. Le due Melette, a metà dicembre 1917, Non erano ancora passati trenta giorni potevano considerarsi perdute con i difendalle cruenti, burrascose battaglie nei tersori che in parte si arresero, mentre altri, ritori della Val Frenzela, che nei giorni 27approffitando dei momenti di tregua, pote28-29 gennaio 1918, la zona dei Tre Monrono riorganizzarsi per ripiegare su terreni ti divenne ancora terra di lotte e di soffeoltre la Val Frenzola, riconosciuti in prerenze. Fu il Gen. Gaetano Zoppi, nuovo cedenza e rafforzati da truppe di riserva. Comandante delle truppe dell’Altopiano

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III

(VI Armata), a studiare con i suoi più stretti collaboratori, modalità e tempi dell’offensiva che non doveva solo mirare alla riconquista dei Tre Monti, ma anche dei due rilievi vicini: Croce San Francesco e Monte Cornone. A questo proposito, lo scrittore Emilio Faldella nel suo volume «Storia delle Truppe Alpine» a pag. 899, precisa che: «L’operazione che poi fu detta “Battaglia dei Tre Monti”, dovrebbe essere conosciuta come “Battaglia dei Cinque Monti”, includendo Croce San Francesco e il Cornone, poiché essa si svolse lungo un arco ininterrotto da Monte Val Bella al massiccio del Sasso Rosso attraverso dirupi e burroni strapiombanti sulla Val Brenta. Accettata però, sul piano storico, come “Battaglia dei Tre Monti” ci atteniamo ad essa». Alla battaglia parteciparono dieci Battaglioni alpini, Unità della 13^ Divisione, la Brigata “Sassari”, il 5° Reggimento bersaglieri, tre Battaglioni detti “d’assalto”, sei batterie da montagna di medio e grosso calibro. Di fronte ai primi scaglioni italiani erano schierati, su posizioni dominanti, vari Reggimenti di Schutzen e di Feldjager e Kaisejager. La battaglia ebbe inizio il 27 gennaio con un intenso fuoco di preparazione da parte delle nostre artiglierie. L’immediata reazione avversaria arrestò lo slancio dei nostri soldati che, giunti davanti alle trincee di Monte Val Bella e di Col del Rosso, dovettero ripiegare sulle basi di partenza, fortunatamente sostenute nella delicata fase dell’arretramento, dal fuoco di sbarramento, preciso e tempestivo, delle nostre batterie. Le operazioni che ripresero il mattino del 29 gennaio, con perfetto coordinamento tra i vari reparti e Comandi, si conclusero con un nostro pieno successo.Tra i vari scontri, che videro protagonisti soldati di ogni specialità, vanno segnalati: - la conquista del Cornone da parte di una Compagnia di alpini comandata dal Cap. Dino Grandi (futuro importante personaggio in epoca fascista); - la vittoria di due Reggimenti di bersaglieri nella battaglia sul Monte Val Bella (oggi, su quel monte, spicca un cippo con lapide che ricorda: «Lo slancio eroico dei bersaglieri che strappò al nemico il monte ostinatamente difeso»; - l’assalto vittorioso dei fanti della Briga ta “Sassari” alle trincee del Col del Rosso e, infine, l’aspro scontro fra i due contendenti sul Col d’Ecchele conclusosi con la vittoria degli alpini del Battaglione “Monte Baldo”. La battaglia dei Tre Monti, di fine gennaio 1918, si concludeva con la piena conferma della volontà dei nostri soldati di non cedere di fronte ad un avversario quanto mai determinato a raggiungere gli obiettivi fissati dal Maresciallo Conrad. In questa battaglia risultarono gravi le nostre perdite: 7850 militari tra morti, feriti e dispersi. Gli austriaci non si dettero per vinti cercando, invano, con improvvisi attacchi, una rivincita alla quale non si arrivò (segue a pag. IV)


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IV

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mai per la costante vigilanza delle nostre truppe. E’ in quei primi mesi d’inverno che, in zona Busa del Termine (sud di Monte Val Bella), comparve su un masso bianco la scritta: «DI QUI NON SI PASSA», semplice, significativa testimonianza di un soldato ignoto. Nello stesso periodo (domenica 3 febbraio 1918), lo storico Gianni Pieropan, nel suo libro «Storia della Grande Guerra», a pag. 614, ricorda che i fanti della Brigata “Sassari”, trasportati con automezzi a Vicenza, sfilarono davanti al Gen. Pecori Giraldi, Comandante della I Armata e alla popolazione festante, consapevole e grata per l’impegno e il coraggio dimostrati da quei soldati nel corso delle varie battaglie che si combatterono sull’Altopiano vicentino. Arrivò la primavera con avvicendamenti di reparti al Fronte, l’afflusso di fanti e artiglieri dell’Esercito francese ed inglese affiancati ai nostri Reggimenti, con inizia-

LA GRANDE GUERRA Il 15 giugno, l’intenso fuoco di preparazione dell’artiglieria austriaca che si abbatté sui nostri caposaldi, venne preceduto da un nostro uguale intenso tiro di contropreparazione, disposto dal Comandante dell’artiglieria della VI Armata, Gen. Segre, considerato il maggior esperto dell’Esercito italiano. Gli scontri violenti sui Tre Monti si conclusero con la vittoria delle forze austriache alle quali venne però impedito, grazie alle nostre tempestive reazioni, di consolidarsi sulle posizioni di Busa del Termine, Monte Melago e Lobbia. In corrispondenza della linea Kaberlaba e Cima Eckar, le forze francesi, ripresesi dopo un primo cedimento, riuscirono anche con il concorso di nostre forze, a respingere gli attacchi violenti degli austro-ungarici. In sostanza, l’offensiva austriaca del 15 giugno, si esaurì dopo l’occupazione dei Tre Monti. La guerra non era ancora finita, anche se fonti sicure fornivano un quadro deso-

Cartina scala 1:25.000 della carta topografica "Altopiano dei Sette Comuni" con sottolineati i Tre Monti: M. di Val Bella, Col del Rosso, Col d'Ecchele, i villaggi di Stoccareddo, Chiesa di Sasso e la località di Busa del Termine. Davvero enormi i disagi e i pericoli sofferti dai pochi abitanti rimasti sul posto negli anni 1917 e 1918

tive di ogni genere (culturale, sportivo e morale), per tener vivo nell’animo dei soldati quello spirito, quella fiducia che la vita di trincea tendeva ad affievolire. Si capiva che la Grande Guerra stava avviandosi ai suoi ultimi giorni, ma era proprio quello il periodo, erano quelli i momenti in cui la tensione, l’energia delle truppe, non doveva allentarsi. Il 15 giugno 1918 ebbe inizio la grande offensiva austro-tedesca chiamata “Battaglia del Solstizio”. L’ordine impartito alle Divisioni austriache prevedeva, sul nostro Altopiano, la conquista dei Tre Monti e, con successive spinte, travolgere le resistenze italiane dell’ultima linea di difesa: Kaberlaba, Monte Sprunch, Cima Eckar e Col dei Nosellari. Rivolgendosi ai soldati, il maresciallo Conrad disse: «Durante le bufere invernali avete sempre rivolto lo sguardo alle pianure assolate d’Italia. Il momento tanto atteso è giunto!».

lante delle condizioni morali e materiali dell’Esercito austriaco. Questo non significava abbassare la guardia e ritenere ormai finita la guerra. Nell’animo e nella mente di alcuni Generali italiani, impegnati sull’Altopiano, era maturata la convinzione che le Forze dell’Altopiano dei Sette Comuni, negli ultimi giorni di guerra, non dovevano presentarsi con un atteggiamento difensivo e rinunciatario, ma come un organismo efficiente, consapevole della sua forza, sicuro dei suoi ideali e del suo passato nel quale si potevano intravvedere più luci che ombre. E’ con questo spirito e con accurate predisposizioni che il Comando italiano preparò l’ultima battaglia, quella che si sviluppò nei giorni 28-29-30 giugno e che aveva come compito la riconquista dei Tre Monti. Nell’ordine di operazione, impartito dal Gen. Sani ai dipendenti reparti del XIII Corpo d’Armata, veniva raccoman-

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dato, per i fanti, un limitatissimo impiego di truppe e, per gli artiglieri, potenti schieramenti di batterie da montagna che, ad un cenno, dovevano dare inizio ad un distruttivo fuoco su tutte le sparse strutture difensive austriache. Come inizio delle operazioni erano state fissate le ore 5,30 del 29 giugno. La relazione austro-ungarica narra che: «Nelle prime ore del 29 giugno, batterie e bombarde italiane, investivano i Tre Monti con una pioggia continua di proietti di grosso calibro». Ad un certo punto, quando gli ultimi colpi dell’artiglieria colpivano i centri di fuoco più avanzati, dalla colonna di sinistra italiana si staccarono tre Compagnie di fanteria (trecento uomini) e una di bersaglieri che piombarono sulla cima del Monte Val Bella infliggendo all’avversario gravi perdite. Quanto alla rioccupazione del Col Rosso e di Col d’Ecchele, tentativi di conquistarli fallirono, causa grovigli di alberi abbattuti, reticolati, fili spinati e altri ostacoli che impedirono l’aggiramento dei reparti a difesa dei due rilievi. Si rinviò l’attacco al mattino del giorno 30 giugno, allorché un intenso bombardamento di batterie italiane di medio e grosso calibro, si concentrò sui due monti. Alle ore 10, un battaglione della Brigata “Teramo” con arditi del 3° Reggimento bersaglieri, e una Compagnia della Brigata “Lecce”, si lanciavano all’assalto del presidio austriaco di Colle del Rosso, travolgendolo. Resisteva invece il piccolo caposaldo di Col d’Ecchele che, soltanto alle ore 16, cadeva nelle nostre mani. Esaminando il comportamento delle truppe avversarie, nel corso delle ultime vicende, i Comandanti delle nostre unità, ai vari livelli, ebbero modo di rilevare che la tenacia e la fermezza degli avversari si erano tanto incrinate da far ritenere che la loro capacità di resistenza erano giunte allo stremo delle forze. La relazione austriaca confermava che: «I valorosi Reggimenti della 53^ Divisione ripiegavano su vecchie posizioni abbandonando al nemico quei luoghi insanguinati». Con questa vittoria si poteva ritenere definitivamente spento il sogno del Maresciallo Conrad che, nell’ultimo suo messaggio alle truppe, vedeva la sua Armata piombare sui rovesci dello schieramento italiano sul Piave e dilagare quindi nella ricca pianura vicentina. Negli anni del primo dopoguerra, fino all’inizio del secondo, le località di cui abbiamo fatto cenno in queste pagine, costituirono motivo di studio, di pellegrinaggio, soprattutto da parte di reduci e Associazioni di fanti e alpini. Col passare degli anni e la scomparsa di chi poteva tener viva quella memoria, pellegrinaggi e commemorazioni diradarono, lasciando qua e là qualche traccia. Quello, però, che storici e appassionati studiosi hanno lasciato nelle biblioteche, sono materie, documenti importanti ai quali dobbiamo oggi accostarci con rispetto e riconoscenza. Lucio Alberto Fincato


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Il Montebaldo di maggio-giugno 2011

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