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Gennaio - Febbraio 2005

Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abb. postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n째 46) art. 1, comma 2, DCB Verona

Via del Pontiere, 1 - 37122 Verona - tel. 045.800.25.46 - Fax 045.801.11.41 www.anaverona.it - E-mail: info@anaverona.it Gratis ai soci

Addio naja, addio...


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PAROLA DEL DIRETTORE

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Il colore non è solo forma Quando avrete tra le mani questa copia de “il Montebaldo”, sarà di immediata evidenza il fatto che s'è cambiato… il vestito. Smessi i panni grigio-piombo, a parte qualche colpo di «rossetto» nella copertina, com'era fin ora, il nostro giornale sarà pienamente rivestito di colore. Qualcuno potrà pensare che si tratti solo di un'operazione di maquillage. Nei tempi del lifting, delle labbra rifatte, dei capelli trapiantati, dei corpi virtuali, anche la scelta grafica di puntare al colore potrebbe sembrare un lavoro di restauro assolutamente marginale, che tocca la forma senza incrementare la sostanza. Ma non è così. Chi frequenta l'editoria nazionale, nel senso che viene a contatto con la grande stampa, si sarà accorto che anche i grandi quotidiani

stanno velocemente attrezzandosi per passare al colore su tutto il giornale. Il “Corriere della Sera”, tanto per fare un esempio, sta facendo uno dei più grandi investimenti di sempre per attrezzarsi di nuove rotative in grado di fornire, tra qualche mese, un quotidiano completamente policromo. “Repubblica” e altre testate importanti, già da tempo si sono imbarcate su questa stessa strada. Siamo a un sentire culturale nuovo e irreversibile. Forse meno appariscente di quello televisivo, ma che ci ricorda il passaggio dalla televisione in bianco e nero a quella a colori. Nessuno di noi, per nessuna ragione, oggi si porterebbe in casa una Tv in bianco e nero. E se ci chiedessero il perché, forse l'unico motivo che potremmo portare, sarebbe

quello di dire che la Tv a colori è più bella. Dove «bella» non va inteso solo in senso estetico. Dietro questa espressione si nasconde l'idea di progresso, di modernità, di nuove acquisizioni tecniche, di vitalità… Credetemi sulla parola: tra qualche anno, i giornali di oggi, se non si aggiorneranno in questa direzione, finiranno per sembrarci reperti archeologici, roba d'altri tempi, buona per cultori di memorie e non per lettori. Certamente queste operazioni sono possibili guardando ai bilanci e alle effettive disponibilità di investimento. Una ragione in più per dire un grazie sincero agli staff redazionale e amministrativo de “il Montebaldo” che, a piccoli passi hanno saputo, in questi anni, spingerlo in alto contenendo i costi. A questa «manovalanza» ocu-

lata, generosa, costante e umile, va il mio grazie grande di direttore. Il nostro giornale fa, con questo numero, un grande balzo in avanti. È il segno vero di un'alpinità veronese viva, dove, mente, cuore e mani sono ben più grandi e generosi di quanto non sia dato a vedere a sguardi frettolosi e sbrigativi. Bruno Fasani

Solidarietà alpina Il 29 gennaio la Sezione di Verona, grazie alla vendita del libro "Penne Nere Veronesi", nel corso di un significativo e toccante incontro presso l'Ospedale di Borgo Roma, ha consegnato le apparecchiature mediche "cardiomonitor e saturimetri" per un valore di € 20.000, destinate al reparto di oncoematologia pediatrica. Erano presenti il presidente Ercole, la signora Viapiana dell'ABEO, il dott. Marradi, primario del reparto di oncoematologia, la dottoressa Ghirlanda in rappresentanza dell'Ospedale, alpini e alcuni genitori di bambini ricoverati. Nel mese di febbraio verrà donata all'AIL, e di conseguenza all'Ospedale di Borgo Roma, una stanza completamente attrezzata al reparto di leucemia. Termineremo così quanto promesso a noi tutti, ed in principal modo al Banco Popolare di Verona che tanto ha fatto per la realizzazione di questo impegnativo, ma entusiasmante progetto.

Al centro della foto: la signora Viapiana dell’ABEO e il presidente ANA Alfonso Ercole

SOMMARIO Avvenimenti Vita sezionale Attualità Personaggi Protezione civile Penna sportiva Vita dei Gruppi Anagrafe sezionale

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Direttore responsabile: Bruno Fasani Comitato di redazione: Angelo Pandolfo, Carlo Chemello, Stefano Sandri, Francesco Tumicelli, Gianni Federici Impaginazione e grafica: Ezio Benedetti, Giuseppe Avesani Aut. del Tribunale di Verona 15.05.1952 n. 44 del Registro - n. 1018 Vol. 11 f. 137 (06.09.1983) del Reg. Naz. Associato all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Stampa: Croma srl - Dossobuono


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PAROLA DEL PRESIDENTE

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C’era una volta la… naja Con l'anno trascorso si è conclusa la coscrizione obbligatoria, anche se la legge parla di "sospensione", poiché, in caso di emergenza per la sicurezza nazionale, essa verrebbe ripristinata. Le motivazioni di tale scelta "epocale" sono forti e danno via libera all'era del professionismo. Gli addetti ai lavori ci hanno spiegato che l'esercito professionale ci garantirà un'alta e diversificata qualità, che un esercito di leva, a detta loro più costoso, non è in grado di assicurare. La posizione dell'ANA, al riguardo, è nota, ma, a questo punto, prendiamo atto compostamente della nuova realtà. Ci sia consentito, peraltro, non da esperti, ma da inguaribili nostalgici di un periodo trascorso con orgoglio in gri-

gioverde, di provare nostalgia e tristezza nel momento in cui viene a mancare definitivamente qualcosa cui abbiamo legato indissolubilmente, e in modo indelebile, un periodo importante della nostra giovinezza. Per noi, è bene dirlo senza tentennamenti, la naja è stata scuola di vita e ha rappresentato un solido e democratico collegamento, reale, fra esercito e società civile. Tra l'altro, con l'abolizione della leva scompariranno anche i volontari del servizio civile, con le conseguenze negative che ciò comporterà. Cala, quindi, il sipario sulla coscrizione obbligatoria nata nel 1861 ed estesa a tutto il territorio nazionale nel 1863. Vogliamo ricordare, in questo momento, tutti coloro, indistintamente, che portarono

Riceviamo e pubblichiamo Sono Claudio Tubini, alpino, segretario del Gruppo alpini di Castel d'Azzano, pellegrino, a piedi, in terra di Russia nel mese di agosto 2003 e pellegrino, a piedi, da Dolo a Mestre nell'ottobre 2004 in occasione dell'offerta dell'olio per la lampada votiva all'icona della Madonna del Don. Sono uno dei marciatori attori «dell'inqualificabile comportamento», così come viene definito dal vicepresidente sezionale Enrico Zantedeschi nel suo articolo apparso su “il Montebaldo” di novembre-dicembre 2004 in merito alla cerimonia di Mestre. Caro don Fasani, io sono del parere che porgendo sempre, evangelicamente, l'altra guancia si continua sempre più a prendere gli evangelici schiaffi. Ragione per cui mi sia concesso, una volta tanto, di ribellarmi e di dare, quindi, la mia versione-cronaca di come si sono svolti i fatti. Dopo essere arrivati di buon mattino, alla fine della camminata notturna, alla sede del Gruppo di Mestre e accolti molto calorosamente dagli alpini presenti (la mar-

con onore, e a volte con eroismo, soprattutto in occasione di eventi bellici, la divisa dell'esercito italiano; tra questi, le 27 classi di leva che nel 1° conflitto mondiale fornirono all'esercito duemilioniduecentomila soldati, 680mila morti, di cui 12mila ufficiali di complemento, 1 milione di feriti e 590mila prigionieri. E, con loro, i Caduti e feriti del 2° conflitto mondiale e di tutte le altre guerre. Ora sentiremo parlare di maggior qualità ed efficientismo, e speriamo sia vero; ci abitueremo a modernissime sigle, che cambieranno a ritmi incalzanti come esige un esercito di qualità: infatti, anche le figure dei VFA (volontari a ferma annuale) e dei VFB (volontari a ferma breve) stanno scomparendo per lasciare spazio a una

nuova tipologia di VFP1 (volontario a ferma prefissata di 1 anno) e di VFP4 (volontario a ferma prefissata di 4 anni). Ce ne facciamo ragionevolmente ragione, ma, con un nodo alla gola, lasciateci almeno l'emozione del ricordo dei nostri splendidi reparti e… dei nostri muli. Alfonso Ercole

L’altra faccia della medaglia

cia era vistosamente pubblicizzata anche nei manifesti affissi in città), gli organizzatori mestrini ci hanno indirizzati in una piazza distante circa sette-ottocento metri, dove era arrivata la Banda musicale alpina di Perzacco e, dietro a questa, ci hanno fatti sfilare per alcune vie cittadine fino ad arrivare nella piazza dov'era previsto il raduno. Quì giunti, ci hanno fatti sistemare in una certa posizione nel corteo ufficiale. E qui comincia «l'inqualificabile comportamento». Siamo già pronti per sfilare quando appaiono davanti a noi i «nostri», il capozona Corso e il consigliere Masnovo (poco lontani Zantedeschi e Basaglia) i quali, proponendosi con non so quale autorità, essendo loro stessi ospiti del Gruppo di Mestre, in malo modo ci ingiungono di spostarci da lì perché «no' podì miga far un grupo par conto vostro». Alle nostre rimostranze che lì ci avevano messo gli organizzatori, ci ingiungono anche, sempre con lo stesso malo modo, di far uscire le donne che erano con noi (figlie o congiunte di reduci di Russia,

pure loro marciatrici sia in Russia che a Mestre) perché «le done no' le pol miga sfilar» e di spostarci in coda al corteo. Lo facciamo convinti che la cosa finisse lì. Invece no! I «nostri» tornano ancora alla carica. Non vogliono le donne e non vogliono Renato Buselli con i pantaloni corti (al ginocchio e, sotto, i calzettoni fino al ginocchio) asserendo che «si apena desmontè dal pullman e le braghe curte no' i è miga giustifichè.. e no' i è miga decenti». Tutte queste arroganze in mezzo alla gente che assisteva alla sfilata! Corso ha addirittura minacciato: «Informo mi… in Session…». A questo punto c'è stato qualcuno di noi marciatori che, per non infuocare ulteriormente il clima, ha fatto l'atto di spostarsi dal corteo e di riporre il gagliardetto, ma subito ripreso dagli altri e fatto rientrare. Nessuno di noi se n'è andato e nessuno, caro Zantedeschi, ha tolto la penna dal cappello. Forse abbiamo ben altro spirito di corpo e senso di alpinità, noi. Poi, cari i «nostri», abbiamo sfilato, «con correttezza e decoro» (nonostante voi), in

coda al corteo dove ci avete fatti andare, non distanziati dagli altri e, soprattutto, senza «mugugnare» né tantomeno, «imprecare». Questa la cronaca. E accetto confronti con chicchessia in merito alla veridicità dei fatti come si sono svolti. Claudio Tubini

Ho dato volentieri voce all'amico Claudio Tubini, perché emerga anche l'altra faccia della medaglia. Posso garantire che è intervenuto con animo sgombro da animosità e per solo amore della verità. Una lezione di stile, nella speranza che simili disavventure non abbiano a ripetersi e soprattutto che non trovino spazio sul nostro giornale. B.F.

AVVISO Si comunica ai lettori e agli articolisti de “il Montebaldo” che la nuova casella di posta elettronica è la seguente: E-mail: info@anaverona.it


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AVVENIMENTI

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Un convegno tenuto a Mantova nel teatro del Bibiena

Commemorazione del capitano Arnaldo Berni

Se c'era bisogno di dimostrare il diritto degli alpini mantovani ad appartenere alla grande famiglia dell'ANA, lo ha dimostrato la commemorazione del capitano degli alpini Arnaldo Berni, mantovano, morto il 3 settembre 1918 sul S. Matteo in una delle ultime battaglie della 1a guerra mondiale svoltasi su una delle cime più alte del Trentino. Il 27 novembre nel teatro del Bibiena l'ANA di Mantova, in collaborazione con il Lions Club e con il Comune di Mantova, in occasione del ritrovamento di tre Kaiserschützen nel ghicciaio di Punta S. Matteo, ha organizzato un convegno alla presenza delle autorità civili e militari, con la partecipazione degli Schützen, della fanfara e della corale della Brigata Julia. L'assessore Giorgio Maglia, il gen. Franco Cravarezza, Capo di Stato Maggiore delle Forze Operative Terrestri, Alfonso Ercole presidente della Sezione ANA di Verona, abilmente presentati da Marco Collini, hanno portato il loro saluto accomunandosi nella affermazione che non è nel silenzio, ma nella rievocazione del valore di queste persone e di questi fatti che si trovano le fonti e le ragioni della pace.

Lo scenario di guerra L'avv. Mario De Bellis ha presentato lo scenario di guerra in ordine sia ai luo-

ghi, sia agli uomini che hanno affrontato queste gesta su di un campo di battaglia eccezionale, tra i ghiacciai dell'Ortles Cevedale, in uno scenario che il cap. Berni descrive in una lettera: «Siamo a quasi 3700 metri, quassù il panorama è stupendo, l'occhio spazia dalle Dolomiti Cadorine, alle Dolomiti di Brenta, all'Adamello, al Bernina, all'Ortles Cevedale, una ridda fantastica di cime nevose, di ghiacciai, di vette rocciose, di vallate verdi popolate da ameni paeselli». È un giovane di 24 anni che rivela una maturità sorprendente; scrive in un'altra lettera: «Dai primi di questo mese (agosto 1918) fino ad oggi ho lavorato e faticato molto, ho dato gran parte delle mie energie e, in molti momenti, era solo il mio entusiasmo e lo spirito di compiere tutto il mio dovere che mi hanno sorretto. Non importa se tutto quello che ho fatto, se tutto quanto ho sofferto non è stato o non sarà riconosciuto». Da dove proveniva questa forza che ha accomunato da un lato gli Alpini e dall'altro gli Schützen? Da dove questa mancanza di odio e un atteggiamento di rispetto reciproco? Nel reclutamento alpino, erano uo-mini che difendevano la loro terra, i loro paesi le loro famiglie, le case che potevano intravedere da lassù.

Le battaglie Don Fortunato Turrini, parroco di Cles ha descritto poi le due battaglie del S. Matteo svoltesi nell'agosto settembre del 1918 a pochi giorni dalla fine della guerra. Il 13 agosto il cap. Berni, movendo dal Passo Gavia conquista la cima del S. Matteo e la occupa con un centinaio di alpini, attrezzandolo a difesa , scavando nel ghiaccio della cima una caverna. Scrive nell'ultima lettera:«Caris-

simi, mi trovo sempre bene, come vedete, con la mia bella compagnia sul monte conquistato e vi rimarrò ancora almeno per una settimana, se le cose andranno bene. La vita quassù è alquanto dura, ma tutto si sopporta per amore della Patria e per la vittoria. Oltre ai disagi imposti dalla natura (freddo, neve, tormenta, mancanza di ricoveri) c'è il continuo tormento del nemico che invano cerca di farci danno per costringerci ad abbandonare la posizione. Ma quassù ci sono i bravi alpini del Battaglione Ortles e nessun nemico riuscirà a sopraffarli». Gli austriaci avvertono che le sorti della guerra stanno cambiando a loro sfavore, e alla fine di agosto intendono dare un segno di forza riconquistando il S. Matteo. Concentrano quattrocento uomini, formati da truppe scelte e 65 bocche da fuoco puntate sulla cima, che all'alba del 3 settembre sparano 23000 colpi. Le difese degli alpini sono travolte e le granate colpiscono e fanno crollare la caverna di ghiaccio in cui si trova il cap. Berni che ha una gamba spezzata. Secondo il racconto di un tenente austriaco dal crepaccio provenivano i lamenti del ferito, ma l'ufficiale fu costretto ad allontanarsi dal fuoco di controffensiva italiano scatenato dal Passo Gavia. Finita la guerra, i corpi dei Caduti vennero trasportati a valle, ma del corpo del cap. Berni non si trovò traccia, è rimasto sepolto nei ghiacci. Gli è stata conferita la medaglia d'argento al valor militare.

Il ritrovamento dei tre Schützen Maurizio Vincenti, presidente del Museo della guerra di Pejo, ha proiettato il filmato girato nell'agosto di quest'anno dello spettacola-

re ritrovamento di tre Kaiserschützen morti durante la battaglia del S. Matteo e della loro sepoltura nel cimitero militare di Pejo. Assicura che vuole svelare la leggenda del Capitano sepolto nei ghiacci: «Il prossimo anno, assieme ai miei collaboratori, sarò impegnato in una ricerca dettagliata sia storica che tecnica, con l'ausilio di radar e altri dispositivi per individuare il punto in cui si trova il cap. Berni». Ma il nipote, ing. Arnaldo Piccinini in una intervista ha detto: «Lasciatelo dov'è. La montagna è la sua tomba ideale».

Una via da dedicare al cap. Berni Al termine delle relazioni la corale della Brigata Julia in un silenzio profondo ha intonato due motivi che hanno inumidito gli occhi a tutti i presenti: “Il capitan della compagnia” e il “Signore delle cime”. La rievocazione ha raggiunto lo scopo che gli organizzatori si erano proposti: quello di commemorare un eroe che appartiene a Mantova, ma anche a tutti gli alpini e a tutto il Paese, nella consapevolezza che senza memoria storica non si conosce nemmeno il presente e non si può comprendere il faticoso e tormentato cammino che ha condotto i popoli europei a riconoscersi finalmente fratelli. Gli episodi ricordati, la solidarietà testimoniata tra gli uomini di montagna nonostante il conflitto sono stati il seme della pace. Dopo gli Inni nazionali austriaco ed italiano suonati dalla fanfara della Julia, Giorgio Minari, capogruppo dell'ANA di Mantova che organizzato il Convegno, ha chiesto che l'Amministrazione comunale dedichi una via al capitano degli alpini Arnaldo Berni. Giampaolo Zapparoli


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Per non dimenticare - per sempre ricordare Il Novecento, il secolo da poco passato, sia pur nel mezzo di grandi realizzazioni tecniche ed umane del mondo moderno, deve essere tuttavia ricordato come un secolo di immani tragedie. Una scia di sangue, caratterizzata da guerre ed eccidi il cui giudizio storico solo ora sta emergendo quasi pienamente, mentre quello umano ha già da tempo emanato il suo indiscutibile verdetto. Due guerre mondiali, persecuzioni di etnie, religioni, di ideologie politiche, il Novecento ha espresso direi tutto l'impensabile di una civiltà cosiddetta "umana". Ricordiamo l'eccidio degli armeni, che ebbe il suo punto focale tra il 1909 ed il 1915 ad opera di una ideologia "panturca", che pure è rimasto abbastanza sconosciuto con il suo milione e mezzo di morti. La Grande Guerra, che ci ha visto altamente coinvolti. Ed è stato il primo atto di una guerra a livello non più tra due o poco più belligeranti, come un tempo, ma che ha coinvolto intere nazioni anche d'oltremare. Una guerra moderna, con una tecnologia per allora sofisticata e crudele, come i gas asfissianti. L'instaurarsi di ideologie che hanno scavato e proliferato, come un cancro, nella mente di uomini, sviluppandone con estrema virulenza gli istinti peggiori, dando vita ad anni seriamente cupi e sfociati nella Seconda guerra mondiale. Quando, la mattina plumbea del 27 gennaio 1945, le prime compagnie d'assalto dell'Esercito Russo hanno varcato il cancello di Auschwitz, si sono trovate all'interno di una città dei morti. Dove morti erano anche i pochi sopravvissuti, morti nella mente, nell'animo, nella carne. In questi giorni ricordiamo un qualche cosa che a fatica, ancora, riusciamo a comprendere. Solo il racconto di chi ha vissuto può illuminarci; eppure, una delle più grandi paure di chi

è ritornato da quei luoghi è stata quella di non essere creduto. Nei secoli passati, anche nella Prima guerra mondiale, l'uomo, il potente, ha delegato alla guerra, all'uccidere, il ruolo della conquista. Si guereggiava per conquistare una terra, un castello, un principato, una corona. Si sottomettevano popoli per essere più grandi, certamente anche in maniera crudele, per il piacere della conquista, per allargare il potere o le ricchezze. Si faceva guerra per spiri-

to di rivendicazione, di patriottismo per un valore di patria, per affrancare dei fratelli sottomessi ad altri poteri, per la libertà. Ma la persecuzione e il genocidio degli ebrei e di tutti coloro che sono passati per il camino dei forni crematori, e di cui è sparita ogni traccia, non è stata conquista né rivendicazione territoriale, né libertà, né ricchezza, né grandezza. Nella storia, che è spesso fatta di cronologie di guerre, si può cercare di comprendere anche se non sempre giustificare, ma la Shoah (che

Colletta umanitaria per le popolazioni colpite dallo tsunami La Sezione di Verona rende noto i dati della raccolta umanitaria iniziata il 13 gennaio scorso in favore delle popolazioni del Sud-Est asiatico colpite dallo tsunami del 26 dicembre 2004. Fino ad oggi sono stati raccolti € 3500 in contanti, 750 chili di materiale sanitario (in collaborazione con Croce Bianca, Croce Verde, S.O.S. Sona e Federfarma Verona), 3 depuratori per acqua potabile e numerose tonnellate di viveri e vestiario. Il 18 gennaio è stato inviato materiale sanitario alla volta dell'India, località Chennai, presso le suore di San Camillo (referente don Bruno Fasani), mentre il 28 gennaio è stato inviato un container alla volta dello Sri Lanka, presso la Caritas di Colombo, contenente 86 scatoloni di materiale sanitario, 23 scatoloni di viveri,

160 scatoloni di vestiario, 2 depuratori per l'acqua potabile, 7 bancali di biscotti (offerti da una nota azienda dolciaria veronese). Sono stati inviati poi alla volta della comunità di San Camillo (India) 80 scatoloni di materiale sanitario e un depuratore per l'acqua potabile. La Sezione veronese, ha stabilito di acquistare in India 10 barche da pesca per un valore di € 20.000, da destinare ai pescatori locali. La sottoscrizione è ancora aperta; quindi anche i ritardatari o i dubbiosi; fanno ancora in tempo a presentarsi. È importante sottolineare che tutto il materiale inviato, sarà messo a disposizione dell'intera popolazione bisognosa senza alcuna distinzione etnica e religiosa, con la collaborazione dei volontari italiani, dal governo srilankese e dai vescovi locali anche in India.

significa catastrofe) non trova né può trovare comprensione e giustificazione. Un immenso illusorio potere su esseri inermi. Una pianificazione di sterminio che nulla aveva a che fare con uno stato di guerra (basti pensare che i convogli ferroviari dei deportati avevano precedenza su quelli militari). Una alterigia inumana, fatta da novelli semidei, come inumana la sagacia e la volontà nell'infliggere la sofferenza a chi, ormai, non aveva più nemmeno la dignità del suo corpo o della sua mente e tantomeno un nome, divenuto numero tatuato. «Se questo è un uomo», ha detto Primo Levi e non ha saputo resistere alla vita. Eppure ancora le immagini, i filmati di quell'orrore guardiamo come un pugno nello stomaco, cerchiamo di girare lo sguardo, ci fanno ribrezzo, ma ci fanno male? Male morale, male nella coscienza di essere uomini di questa terra, male di ricordare, certo, ma desiderosi di dimenticare presto?. Tremendo è il silenzio e malefico l'oblìo. Possiamo permetterci di diventare smemorati di Auschwitz, di Terezin, di Treblinka? Recenti situazioni internazionali confermano il secco no. La nostra Associazione, dalla nascita, ha fatto di suo impegno profondo il ricordare la nostra storia, le nostre tradizioni, il saper vivere da uomini onesti, di avere degli ideali dove l'uomo sia sempre in primo piano. Noi allora dobbiamo non dimenticare e far ricordare. Forse ancor più degli altri, perché crediamo nella pace, nell'uomo, in valori profondi che esprimono tutta l'umanità che dobbiamo fortemente sperare alberghi sempre in ogni uomo. Dobbiamo ricordare, e far ricordare, quello che sono stati quei tempi oscuri. Quello che anche tanti nostri vecchi hanno vissuto. Il ricordo non è vendetta, il ricordo è civiltà. Carlo Chemello


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VITA SEZIONALE

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Il presidente nazionale Corrado Perona in

«…è un presidente che ha prestigio e classe, porta una forte ventata di tradizione e cultura alpina. Non abbiamo bisogno di tentennamenti e pessimismo per il futuro degli alpini. Saremo al tuo fianco, presidente Perona»: con queste parole il presidente sezionale Alfonso Ercole si

è rivolto al presidente nazionale concludendo la splendida serata tenutasi sabato 20 novenbre presso la baita alpina del Gruppo di Cerea. Ma andiamo con ordine. La storia vuole che 50 anni or sono Luciano Mattiazzi, attuale capozona del Basso Veronese, frequenti la scuola

sottufficiali a fianco di un altro giovane, tale Corrado Perona. L'amicizia che li lega è forte e dura nel tempo e, a distanza di parecchi anni è con piacere che il neo eletto presidente nazionale accetta l'invito di Mattiazzi ad essere presente al tesseramento del Gruppo alpini di Minerbe.

Il Circolo culturale “Mario Balestrieri” Il nostro Circolo culturale si è dotato di un proprio "logo" (qui riprodotto), disegnato dal grafico Roberto Righetti, e che quindi da quest'anno contrassegnerà tutte le iniziative del "Balestrieri" per una maggiore identificazione e visibilità anche sul nostro giornale. Con il nuovo anno entra pienamente a far parte del direttivo del nostro Circolo culturale "Mario Balestrieri" anche il ten. gen. Antonio Scipioni, socio della nostra Sezione, che ringraziamo per la disponibilità ed al quale porgiamo i migliori auguri di buon lavoro. I prossimi appuntamenti in calendario sono i seguenti due importanti temi di grande attualità che vengono offerti al pubblico: Mercoledì 23 febbraio - ore 20.45 Il gen. Antonio Nazzaro parlerà sul tema "Le Nazioni Unite: origini,

evoluzioni e possibilità di riforma"(studio approfondito sulla nascita e la attività delle Nazioni Unite anche alla luce dei recenti fatti internazionali. Giovedì 17 marzo - ore 20.45 Il gen. Lucio Innesco parlerà sul tema "La Cina ieri, oggi, forse domani" (analisi storica, politica e culturale del fenomeno Cina. Gigante demografico che si avvia con crescente velocità a divenire la seconda superpotenza mondiale) - in occasione della serata verranno proiettate delle diapositive sul tema. La biblioteca della nostra Sezione continua ad arricchirsi di importanti e validi volumi di vari argomenti che spaziano dalla storia militare ed alpina a quella locale, alla poesia, ecc. Chi desiderasse consultarla può contattare la Segreteria sezionale. C. C.

È stata l'occasione per incontrare tutti i dieci Gruppi del Basso Veronese. Arriviamo così all'incontro del 20 novembre in una baita gremita di alpini di Gruppi diversi ma uniti nelle emozioni, nei valori, negli ideali. Dopo le presentazioni ed i ringraziamenti di rito, la parola è passata ad ogni capogruppo che ha presentato il proprio con la sua storia e l'attività svolta. Un elogio, poi, all'operato di tutti gli alpini, in particolare a quelli di Cerea, è venuto anche dal sindaco, Claudio Tambalo, il quale ha sottolineato la stretta collaborazione esistente con l'Amministrazione comunale ceretana. Un riconoscimento importante al presidente Perona («…sarà un grande presidente» sono state le sue parole) è venuto dal generale Donati, che, come i suoi colleghi presenti (De Salvia, Santalena, Scipioni e Ghio), ha donato oltre 40 anni della sua vita al servizio delle Truppe alpine. Il momento più emozionante della serata, che ha toccato il cuore di tutti i presenti, è stato l'intervento di due giovani alpini, Alessandro e Massimo, volontari in Bosnia con le Penne nere, che hanno portato la loro esperienza di vita nella miseria di Sarajevo; esperienza che ha lasciato un segno indelebile in loro e in tutti noi. E con i "bocia" al suo fianco il presidente ha ribadito l'importanza del dialogo con i giovani, di trasmettere loro gli ideali, la storia e le tradizioni che gli alpini, con forza e coraggio, hanno sempre portato avanti, anche nelle situazioni più difficili. Alla fine della serata il presidente nazionale ha autografato le bandiere dei 10 Gruppi del Basso Veronese di cui con orgoglio potrà fregiarsene ogni sede. Nel ringraziare il presidente nazionale Corrado Perona per la cordiale visita, per la forza dimostrata e per l'attaccamento agli alpini ed ai loro ideali, mi associo alle parole espresse da Alfonso Ercole, augurandogli buon lavoro. Giampaolo Bisighin


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a in visita ai Gruppi di Cerea e Minerbe

Il 20 e 21 novembre 2004 il presidente nazionale Corrado Perona ha accettato di partecipare alla festa del tesseramento del Gruppo alpini di Minerbe, grazie all'invito speciale del capozona Luciano Mattiazzi, suo amico e compagno di corso A.S.C. alla Scuola militare alpina di Aosta. Dal 1933, anno di fondazione del Gruppo, un presidente nazionale mai vi aveva fatto visita e gli alpini di Minerbe hanno voluto condividere la loro gioia con tutti gli alpini della Zona Basso Veronese. Sabato 20 novembre, dopo un breve saluto privato pres-

so la baita di Minerbe, il presidente ha iniziato ufficialmente la sua visita alla sede del Gruppo di Cerea, dove ha incontrato i rappresentanti di tutti i Gruppi della Zona; erano presenti all'incontro consiglieri sezionali, alcuni generali e il sindaco di Cerea. «È stata una serata semplicemente meravigliosa»: questa l'espressione comune di tutti i partecipanti. Domenica 21 novembre, Festa del tesseramento, in una splendida giornata di sole, il presidente, accompagnato dal capozona, è stato accolto presso la baita di Minerbe al suono del "33" dalla fanfara sezionale di

Zona Verona 2 In occasione dei mondiali di ciclismo che si sono svolti a Verona in ottobre 2003, la "Zona Verona 2" ha organizzato un chiosco enogastronomico nel cortile della Sede sezionale, a scopo di solidarietà, il cui ricavato per un importo di € 4.860,00 è stato versato alla Associazione ABEO. Per tre giorni l'iniziativa e l'immagine degli alpini veronesi è stata diffusa sulle televisioni locali e nazionali e ripresa ripetutamente, con apprezzamenti positivi, dai mass media. Ci sentiamo in dovere di ringraziare i Gruppi che hanno partecipato a questa iniziativa e che sono: Golosine, come responsabile dell'organizzazione, S. Lucia Quart. Ind., Borgo Roma, Ca' di David e Borgo 1° Maggio. Sergio Corso

Perzacco. Ad attenderlo il presidente sezionale Ercole con alcuni consiglieri, il generale Donati, il cappellano don Rino Massella, il sindaco di Minerbe, il comandante la stazione dei carabinieri, il capogruppo Pesarin e tutti i capigruppo della Zona. Ospiti anche alcuni alpini del Gruppo di Lipomo (CO) gemellato con Minerbe, accompagnati dal sindaco e dal parroco che ha concelebrato la S. Messa con don Rino. Dopo l'alzabandiera, lo sfilamento fino al monumento per gli onori ai Caduti e poi per le vie del paese tappezzate di tricolori, merito dei commercianti e residenti che hanno aderito con gioia all'invito di onorare l'illustre ospite. Presenti il vessillo sezionale, 15 gagliardetti, la squadra di Protezione civile al completo con bandiera, accompagnata dal responsabile sezionale, e il gonfalone del Comune di Minerbe. Tanta gioia, tanto entusiasmo ma anche tanto impegno e lavoro per il direttivo del Gruppo, abbondantemente ripagato dalla presenza di tanti Alpini. In seguito è giunto anche un ringraziamento da parte del presidente nazionale, che pubblichiamo:

Caro Pesarin, desidero esprimere a te, al Gruppo di Minerbe il mio grazie per l'ospitalità e l'accoglienza riservatami in occasione della mia venuta in zona. L'occasione mi è propizia per porgere a te, a tutti voi, gli auguri di Buone Feste. Con amicizia Corrado Perona

Milano, 1° dicembre 2004

CALENDARIO MANIFESTAZIONI 6 Marzo VERONA Assemblea sezionale 10 Aprile PARONA Raduno Zona Verona 1 17 Aprile ZEVIO Raduno Zona Medio Adige 24 Aprile S. GIOVANNI ILARIONE Raduno Zona Valdalpone


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Commemorazione del 60° Anniversario di Nikolajewka

A Lazise successo della mostra dell'UNIRR La soddisfazione della Sezione alpini di Verona, del Gruppo di Lazise e del propugnatore della mostra dell'UNIRR, Sante Pasqualini, è apparsa in tutta la sua interezza la sera che la mostra ha chiuso i battenti ed ha spento le luci del "Centro La Meridiana". Un successo oltre ogni aspettativa. Un afflusso di pubblico che ha dato lustro e autorevolezza a quelle fotogafie che raccontano con immagini a volte terribili e che si vorrebbero subito far sparire dalla propria memoria, i momenti più tragici della spedizione italiana in Russia del CSIR e dell'ARMIR. Oltre 3200 le firme che hanno vergato il brogliaccio delle presenze presso la mostra. Firme accompagnate da valutazioni, da ricordi, da pensieri che a volte "spaccano l'animo" e che sottolineano la partecipazione autentica di chi ha interiorizzato le immagini, la storia, la guerra in tutta la sua brutalità e crudeltà. La mostra quindi ha portato a Lazise e quindi a Verona, un gioiello di testimonianza della storia contemporanea, sconosciuta ai più, di cui si è sentito parlare sui banchi di scuola, dai media, in maniera sfumata, sommessa, che invece a "La Meridiana" è esplosa nella sua durezza e crudeltà, portandola fra la gente e per la gente. Un patrimonio di immagini che racchiude l'essenza della nostra democrazia e della nostra libertà, accompagnata dalla

volontà imperitura della Pace. E di pace ha parlato anche il presidente sezionale degli alpini di Verona, Alfonso Ercole, nel giorno dell'inaugurazione, alla presenza di

Guardia di Finanza di Bardolino e dell'Arma Aeronautica dell'areporto di Villafranca. Il lustro maggiore della mostra lacisiense è stato dato dalla presenza, all'inaugura-

tanti reduci di Russia, di autorità civili e militari in ogni ordine di grado. Di impegno e di determinazione degli alpini ne ha evidenziato il maggiore generale alpino Roberto Cravarezza, Capo di Stato Maggiore, portando il saluto degli alpini in armi. Non ha mancato di esaltare il valore dei reduci nemmeno il senatore Umberto Chincarini, seguito dall'assessore regionale del Veneto Massimo Giorgetti, dal sindaco di Lazise Renzo Franceschini. Non sono mancate le presenze degli assessori della Provincia di Verona, Luca Sebastiano e Maria Luisa Tezza. In prima fila i responsabili territoriali dei carabinieri, guidati dal maggiore Antonio Sergi, i responsabili della

zione, del professore Vittorio Bozzini, reduce di Russia ed estensore diretto delle pagine di “Neve Rossa”, il libro che racconta il sangue versato

dagli alpini sul Don e nella steppa russa. Le parole taglienti e mirate di Bozzini hanno svegliato in tutti lo spirito di Patria, l'attaccamento agli alpini, il pianto ed il ricordo per quanti hanno immolato la loro giovanissima vita per obbedire ad un comando a dir poco assurdo. Le parole di Bozzini hanno vibrato nel cuore di ogniuno scuotendo da una sorta di sopito torpore. E dopo lo scuotimento e la commozione, la soavità e la rincorsa, con il pensiero, alle cime innevate ed alla soavità della montagna con le cante del coro ANA di Peschiera del Garda. Una mostra che si può archiviare con il sigillo del successo e con la certezza che dovrà essere nuovamente

riproposta, in ogni paese e luogo della nostra penisola, per non dimenticare, per ricordare. Sergio Bazerla


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A febbraio verrĂ  pubblicato dalla Sezione ANA di Verona il volume fotografico "Dal Don a Nikolajewka" voluto per ricordare il Pellegrinaggio in terra di Russia che nell'agosto del 2003, nel sessantesimo anniversario della Ritirata, ha portato oltre 200 persone, in gran parte veronesi, a ripercorrere l'itinerario seguito dalla Divisione Tridentina nel 1943. Un centinaio di pellegrini ha ripercorso l'intero tragitto a piedi

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VITA SEZIONALE

con una marcia di 200 km dal Don fino a Nikolajewka, altrettanti pellegrini hanno seguito il medesimo itinerario in senso inverso in pullman. Il libro di 144 pagine raccoglie centinaia di foto scattate durante il Pellegrinaggio, raffrontate con immagini d'epoca (alcune inedite) scattate dai nostri soldati durante la Campagna di Russia. Il racconto fotografico, suddiviso in sei capitoli, raccoglie inoltre decine di testimonianze degli stessi

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pellegrini e le interviste ai tre anziani reduci che hanno avuto il coraggio e la forza di tornare nei luoghi in cui, giovanissimi, furono travolti da quell'immane tragedia. Oltre a cartoline ed altro materiale d'epoca, arricchiscono il volume un capitolo storico introduttivo, alcune mappe con gli itinerari e una dettagliata cronologia che ripercorre giorno dopo giorno, ora dopo ora, il calvario dei nostri soldati.


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ATTUALITÀ

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La generosità indossa un cappello alpino... Sabato 15 gennaio 2005, ore 16.08, Arsenale di Verona. Vado al Centro raccolta per gli alluvionati dell'Asia, creato dalla Sezione ANA di Verona, lì allocato in un locale ceduto momentaneamente dal Comune per la bisogna. Vado a portare il mio modesto obolo per la causa del Sud-Est asiatico e per… pagare il bollino associativo, visto che è sempre presente (meno male che fa qualcosa di utile…) il mio capogruppo di San Zeno e amico, Sergio Zecchinelli. Il Centro è operativo dal giorno 3 gennaio e chiude, appunto, proprio il 15. È rimasto poco spazio libero; scatole, scatoloni, contenitori, singoli oggetti sono un po' ovunque. C'è la squadra di turno: Zecchinelli, Pavan, Comencini, Avesani, Munari, alcuni infermieri e soccorritori della Croce Bianca, qualcuno della Protezione civile, una giovane signora originaria dello Sri Lanka, che traduce nella lingua madre il contenuto di ogni scatolone. Sì, perché per ogni collo si pone una scritta che specifica il contenuto in italiano, inglese e nella lingua dello Sri Lanka. Ragazzi, nessuna meraviglia: gli alpini sanno lavorare bene. È stato raccolto di tutto: dai 500 paia di jeans portati dalla ditta Mash agli 8 euro che una signora anziana ha dato, perché non poteva dare di più. E poi capi di vestiario, oggetti, viveri, medicinali e altro. Sì, anche tanti medicinali (pochissimi scaduti) frutto del giro fatto da Croce Bianca, Croce Verde e SOS Lugagnano nelle farmacie veronesi. Tanti hanno risposto. Non mancano le curiosità: una macchina da cucire, due biciclette (funzionanti), una scatola di farmaci antidolorifici portati da un signore cui era morto il padre 15 giorni fa. «Non servivano più, ma non li volevo buttare. Tutto può servire ad altri», ha chiarito l'uomo. Giusto, sono arrivati mezzi di tutti i tipi a portare del materiale: a piedi, in macchina, con dei camion, con un pullman pieno di

roba, perfino con un… carro funebre! «Quando s'è fermato davanti al padiglione e siamo usciti a vedere, ci siamo trovati davanti un bel carro funebre con i vetri schermati. Ci siamo subito portati le mani dove non batte il

le persone che si sono alternate in questi 13 giorni, quasi tutti alpini. Scaricare, aprire, selezionare i capi, riempire altri contenitori, sigillare, applicare le etichette scritte, porre certi capi in altri mucchi, ecc. Tra le tante cose pervenu-

Gli alpini raccolgono materiali per il Sud-Est asiatico (foto Marchiori)

sole», ha specificato il buon, indefesso, Giacomo Comencini. «Poi sono scesi due uomini, nella loro sobria uniforme colore grigio fumo di Londra, hanno aperto il portello posteriore ed è apparso il vano macchina. Non la morte, ma la vita:

te, infatti, ce ne sono di non adatte ai climi caldi dell'Asia: cappotti, maglioni, ecc. Nulla viene buttato via: quanto non adatto cambia solo destinazione. Invece che verso l'Oriente, va verso i Paesi poveri delle zone fredde dell'Europa o-

Caricamento del container diretto in Sri Lanka (foto Marchiori)

era colmo fino al tettuccio di scatole e generi d'ogni tipo! Veniva da Tregnago. Abbiamo scaricato e loro sono ripartiti. Loro più leggeri e noi più rincuorati!». Sono state una cinquantina

rientale. «I cittadini, alpini e non, veronesi e della provincia hanno portato tanto», conferma Zecchinelli, «non avremmo mai creduto ad una adesione così massiccia». Buon segno: vuol dire che le

buone persone ci sono sempre e che il cappello alpino conferisce sempre fiducia e serietà. Sono stati anche raccolti 31.000 Euro. Sarà compito del Consiglio direttivo sezionale stabilire a chi devolvere, per il successivo usufrutto, tutto il materiale ed il denaro raccolti. I primi a partire il giorno 22, per via aerea, saranno i materiali più urgenti: tre depuratori per l'acqua, i viveri e i medicinali. I primi 3 raggiungeranno la zona di Madras, in India, il resto verrà deciso; ma dovrebbe essere lo Sri Lanka il destinatario. Sono rimasto una mezz'oretta il loco, facendo due chiacchiere con i presenti: c'è soddisfazione, fede, speranza, la gioia di aver fatto qualcosa di giusto. Dopo aver dato il mio contributo ed essermi "rifatto" con mezzo bicchiere di bianco, lascio gli amici a lavorare. Una considerazione, mi viene alla mente; leggendo i giornali sembra che il mondo sia impazzito (oddio, in parte lo è… !), che ci siano solo furti, delitti, malversazioni ed altro. Andando a vedere l'operato di volontari, di medici ed infermieri in molti reparti "difficili" ed in tanti altri posti dove c'è bisogno, dove si lavora per gli altri (molto spesso: gratis et amore Dei) ci si ricorda che se è vero che ci sono tanti lazzaroni al mondo è parimenti vero che ci sono tante buone persone. E sono la maggior parte, non fatevi fuorviare: non ci si accorge di loro perché essere onesti, operosi, generosi ed altro non porta sulle pagine del giornale. Non fa notizia. Certo, è vero! Ma fa tanto bene, credetemi! E fa tanto piacere vedere che tra questi ci sono spesso molti cappelli alpini, anche se a volte consunti, spiegazzati e "malcunai"; ma sempre all'opera dove serve. Sì, gli alpini ci sono ancora, anche se a volte, hanno bisogno del mulo Diano, come quelli di San Zeno, per pensarla giusta! Pardon! Roberto Rossini


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PERSONAGGI

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Il poeta-alpino Tolo Da Re Tolo Da Re, classe 1918, alpino della Julia, reduce di Russia. In quell'inferno di fuoco e di gelo credo che Tolo l'abia tribulà tutto quello che poteva soffrire e anca de più. Il poeta-alpino, ridotto all'estremo della sopportazione, pensava alle sue poesie in un mondo dove la poesia non era di casa. Tolo, amava mettere in versi i compagni d'armi, i luoghi, i sentimenti, sentiva il bisogno di ricordare il tempo fermando sulla carta gli avvenimenti, sognava la casa, gli affetti della famiglia, gli amici lontani. E scriveva, scriveva nelle pause delle terribile Katiusce, al fortunoso riparo delle isbe, il poeta trovava sempre un appiglio per appendere nella sua memoria i versi che gli potevano sfuggire. Così è stato, in un momento cruciale della ritirata, accerchiamenti, partigiani bellicosi, e quel che ghe va drio par tutti quelli passati attraverso la guerra, Tolo perse lo zaino con il taccuino delle sue memorie poetiche. L'alpino della Julia, per combinazioni del destino e per grazia di Dio, riuscì a sfuggire alle tenaglie del fuoco e del freddo e in un tempo migliore riscrisse a memoria tutto quello che aveva perduto. È venuto così alla luce "Poesie par la classe de fero". Tolo ci teneva molto a questo compendio, ricordava i momenti salienti della naja alpina con il ritratto della Burba. Leggendo questa prima poesia troviamo il riassunto di tutti noi nel primo giorno di caserma: «I to oci imbranadi i sfiora tuto / sensa catar un logo dove postarse / dove farghe un nìo». Così è stato per tutti gli alpini di tutti i Reggimenti che hanno affrontato il primo impatto con la penna nera. Era anche pesante quel cappello romantico; superata la prima incertezza diventava subito bandiera, simbolo, orgoglio. Tolo Da Re sapeva tutte queste cose decidendo di

bela improvisada te m'è fato: maceta de onto, gosseta de vita. La tradota se ferma a…». Le fotografie, prima o dopo vien fora, le fotografie da un vecio portafoio tegnudo come un tabernacolo. Nel febbraio 1943 scrisse: «Quando Agliaia suona la balalaica, che alsa un muro de note intorno a sto bruto momento» il libro finisce con la poesia-preghiera che Tolo scolpì su una roccia del suo giardino a S. Zeno di Montagna: Signor, fa che sta piera la diventa 'na preghiera par i Alpini che jè restà sul [campo. A lori scaldeghe i ossi co le To man, doneghe 'na pagnoca del To [pan e 'na boracia del To vin [sincero. mettere nero su bianco perché non andassero perdute, perché gli alpini ritornati a casa non dimenticassero ma soprattutto per non dimenticare quei che è restà sul campo sepolti nel silenzio dei popoli vinti. "Poesie par la classe de fero" sono dedicate dall'autore alla memoria con fraterna commozione. Ricordiamo qualche titolo: «I muli, col vostro destin su

la gropa / in marcia / uno drio l'altro. Voria vedarte in facia e bevar meso litro con ti». Si riferiva alla prigione di rigore esclamando: «Viva i alpini e basso la naja». E ancora: «Sentinela de note, l'unico to amigo l'è el silenzio. Par 'na maceta de onto su 'na letara de me mama: ci ghera in casa, el canarin cantavelo, ghele ancora le tende rosse e giale? E 'l vecio pendolo l'hai giustà? Che

Caro Tolo, caro poeta, caro vecio Alpìn reduce de Russia. Domàn vegno a cantàr par ti con el me coro e te sòno anca el silensio con la me tromba. Te si volado via proprio quando mi e altri trentaoto amici, fra tri giorni tornaremo dove ti t'è pestàdo l'erba e la neve, ne la stepa russa 61 anni fà. Spero che la melodia del canto la te aiuta a volàr più in pressia verso la "Signora della neve" e le note del silensio le te aiuta a andàr ancora più in alto dal "Signore delle cime" ...e che finalmente te staghi in pace... par l'eternità. Ogni tanto daghe un'ociada anca ai alpini che resta su questa tera, e fa in maniera che non i perda la "penna" par strada. Renato Buselli

A lori daghe i teli e i paleti par impiantar le tende nei to [pascoli. Amen. Il libro incomincia con una dedica: «…perché si ricordi sempre i "veci" rimasti sul campo». Caro Tolo, ci hai lasciato un patrimonio di emozioni librate nell'aere delle tue poesie. Ora ci servono come il pane, come l'aria che respiriamo (quella dei duemila metri) per vivere nella memoria di tutto quello che ci hai regalato, di tutto quello che ci hai insegnato sempre con la tua modestia, col tuo sorriso, con il tuo gesto fraterno e il tuo simpatico saluto: ciao, se vedemo. Per noi la marcia continua: zaini e materiali in spalla, il sentiero è sempre più erto, la fatica si fa sentire ogni giorno di più. La marcia continua nel ricordo di chi è andato avanti. Sul nostro sentiero, caro Tolo, ci accompagnerai sempre, con Te abbiamo un grande amico, l'alpino, il poeta degli alpini. Giorgio Gioco


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“Out Sourcing”- Come è organizzata l La Logistica, per definizione, è la branca dell'Arte Militare che consente alle Armate di vivere, muovere e combattere nelle migliori condizioni di efficienza. Essa comprende: - le operazioni logistiche, ovverosia le attività connesse al movimento ed allo stazionamento delle truppe (trasporti ed accantonamenti); - i Servizi logistici, cui è affidata la cura degli uomini, la loro amministrazione, la provvista, la conservazione, la distribuzione, la riparazione ed il recupero dei mezzi e dei materiali d'impiego delle varie branche logistiche (Sanità e Veterinaria, Commissariato, Trasporti e Materiali). La Logistica è un settore di decisiva importanza. La sua inadeguatezza non può che condizionare negativamente tutte le operazioni, sia strategiche che tattiche: la Storia insegna. La validità e l'affidabilità dell'organizzazione logistica si basano su un razionale sistema integrato di uomini, mezzi e procedure mirati al conseguimento degli obbiettivi prefissati: concetto questo facile da esprimere, estremamente complicato da realizzare. Le Forze Armate italiane - nel tempo - non sono mai riuscite a disporre di un valido apparato logistico, non essendo risultata la sua impostazione funzionale contraddistinta da precisa identificazione dei ruoli e delle responsabilità: "ubi ordo deficit ulla virtuosa sufficit" (dove manca una precisa definizione delle competenze, non soccorre alcuna virtù). Fin dalle Guerre d'Indipendenza, la Logistica ha sempre dimostrato scarsa rispondenza alle attese dei combattenti, a cagione dei servizi logistici gravemente

deficitari, laddove - addirittura - inesistenti. Con la costituzione del nuovo Esercito, risultò indispensabile conferire una più rispondente impostazione alla Logistica, le cui linee guida furono opportunamente riconfigurate in relazione alle reali esigenze da soddisfare. È bene precisare che gli stanziamenti per la Logistica - con l'eccezione di quelli

compresa, attraverso l'attivazione e la gestione di stabilimenti ed opifici, in grado di fornire materiali di ottimo "standard" qualitativo (armi pesanti e leggere, esplosivi e munizionamento, materiali da ponte e vario, imbarcazioni leggere, cordami, medicinali e bendaggi, pubblicazioni e carte topografiche, pane, galletta, pasta, viveri in conserva, manufatti di vestiario/equipaggiamento, attrez-

relativi alla Campagna d'Etiopia (1935/36) - sono stati sempre inferiori alle previsioni e, pertanto, inadeguati ai fabbisogni, sia in tempo di pace che in guerra. L'inconsistenza dell'industria nazionale, la sua limitata capacità produttiva ed il suo non eccelso livello tecnologico, indusse i vertici militari, agli inizi del '900, a svolgere in proprio tutte le attività logistiche, produzione

zature per uso generale, allevamento di quadrupedi e produzione di mangimi per detti). Il sistema di "Gestione diretta" - sia pur frenato dalle consuete limitazioni di ordine finanziario - funzionò tutto sommato bene fino agli anni Cinquanta. Nel secondo dopoguerra, infatti, i notevoli progressi tecnologici conseguiti dalla risorta industria nazionale,

ormai di rilevanti dimensioni, correlati all'opportunità politica di impiegare il bilancio delle Forze Armate in funzione anticongiunturale, determinarono una decisa inversione di tendenza. Si passò, così, alla "Gestione diretta", ossia all'appalto a ditte esterne all'Amministrazione della Difesa - mediante esperimento di gare pubbliche - dell'approvvigionamento di tutti i materiali occorrenti. Rimase di competenza delle Forze Armate solo il controllo delle lavorazioni ed il collaudo delle forniture, operazioni eseguite da Ufficiali dei Corpi Tecnici e Logistici. Una rete di Magazzini Centrali e Periferici, predisposti su tutto il territorio nazionale per la raccolta, il collaudo a la conservazione dei materiali consegnati dalle ditte fornitrici, completò il dispositivo. La nuova struttura organizzativa conseguì risultati pienamente soddisfacenti, consentendo alle Forze Armate la disponibilità di materiali e servizi di livello qualitativo pari a quello riscontrabile presso gli eserciti di Nazioni alleate o amiche. L'organizzazione produttiva militare, rapidamente obsoleta per mancanza di interventi di potenziamento, fu progressivamente smantellata. Furono salvati solo alcuni "gioielli di famiglia", eccellenti per tradizione ed indiscussa supremazia tecnica: l'Istituto Geografico Militare (Esercito), l'Istituto Chimico Farmaceutico Militare (Esercito), il Centro Ricerche e Studi di Pratica di Mare (Aeronautica), i Laboratori Tecnologici degli Arsenali di La Spezia e Taranto (Marina Militare). La recentissima abolizione del servizio di leva e la parallela introduzione del recluta-


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a la nuova logistica delle Forze Armate mento volontario professionale, hanno ridotto drasticamente il numero dei militari alle armi, cosicché si è reso indispensabile operare una scelta circa l'impiego prioritario dei contingenti incorporati, privilegiando - ovviamente - la componente "operativa": in siffatta ottica, il dispositivo esecutivo logistico è stato drasticamente ridimensionato, con la chiusura di gran parte dei Centri di controllo e dei Magazzini di conservazione dei materiali di tutti i Servizi logistici. Per le rimanenti attività logistiche, il concetto informatore della ristrutturazione è stato quello di affidare a ditte esterne, specializzate in ciascuno dei settori di intervento, tutto ciò che le Forze Armate non erano più in grado di eseguire in proprio. "Out Sourcing" è, appunto, definita dagli anglosassoni la tecnica di esternalizzazione degli approvvigionamenti dei servizi non strettamente collegati all'attività istituzionale fondamentale di una organizzazione. Le ditte aggiudicatrici dei vari servizi, appaltati mediante l'esperimento di pubbliche gare, devono provvedere ad espletare gli stessi sotto tutti i profili (organizzativo, tecnico e funzionale), liberando le Forze Armate da ogni incombenza e responsabilità in merito, tranne l'attività di controllo sulla buona rispondenza, rientrando la stessa nella sfera di attribuzione funzionale dei Comandanti di Enti e Reparti. Sono, in atto, svolte col sistema dell'"out sourcing" quasi tutte le attività logistiche attinenti alla guardia delle Caserme, dei Depositi (di armi, di mezzi da combattimento e trasporto), degli obbiettivi militari sensibili; la riparazione e la manutenzione delle infrastrutture

(Caserme, Uffici, Depositi, Ospedali, ecc.), nonché la pulizia giornaliera e/o periodica delle stesse; il riscaldamento di tutte le infrastrutture militari, comprensivo della conduzione degli impianti termici, del loro periodico controllo e del rifornimento dei combustibili; la manutenzione e la riparazione di armi leggere e pesanti, dei mezzi da combattimento e da trasporto, dei

ripasso dei capi di vestiario e di equipaggiamento; la fornitura, cambio e manutenzione degli effetti letterecci; la lavatura del tovagliame per mense e circoli; la lavatura dei tendaggi per camerate, uffici, circoli e mense. Per la sua rilevante specificità non si è potuto assicurare in "out sourcing" il servizio sanitario che continua ad essere svolto presso gli Ospedali Militari, peraltro

complessivi ed attrezzature tecniche dell'artiglieria, del genio e delle trasmissioni; la fornitura, la manutenzione e la riparazione delle macchine per scrivere, per riproduzione e per elaborazione dati, comprensive dei materiali d'impiego; il rifornimento dei materiali di cancelleria ed affini; la preparazione dei pasti per gli aventi diritto ed il connesso servizio di distribuzione; la lavatura ed il

fortemente ridimensionati. Nelle Caserme non esiste più il servizio di guardia alla porta e il famigerato Picchetto armato ordinario; finite le "corveés" e la cura del posto letto; abolite le guardie ai depositi ed alle polveriere, incombenze gravose che hanno reso dura ed ingrata l'esistenza di tante generazioni di militari di leva, ma alle quali non è possibile negare un valore formativo non

secondario del carattere del giovane alle armi: tutto è, ormai, un lontano ricordo dei tempi andati, obliterato dalle nuove esigenze del nuovo che avanza. Allo stato dei fatti, la rispondenza e la validità del nuovo assetto logistico sono tutte da dimostrare: è ancora troppo presto per pervenire ad una serena valutazione. Certo è che, tenuto conto dell'insufficiente gettito del reclutamento e dell'alto costo dei militari professionisti, la "baracca" logistica doveva essere assicurata in qualche modo: lo è stato alla meno peggio, secondo l'inveterato costume delle nostre Forze Armate. Gli inevitabili attriti, derivanti dalla prima applicazione del sistema, non costituiscono motivo valido per una sua indebita stroncatura: le difficoltà obbiettive non devono portare a considerazioni pessimistiche, di aprioristico rifiuto. Anche i vecchi logisti, "laudatores temporis acti", devono sforzarsi di essere cauti, di mantenere la necessaria indipendenza e serenità di giudizio per separare i fatti dalle opinioni. Con buona pace di tutti, bisogna convenire che la realtà è quella che è: tutto il resto sono vuote "ciance". L'amore per le nostre Forze Armate deve orientare tutti ad osservare la realtà con occhi disincantati, ad essere ottimisti, anche se nulla autorizza ad esserlo. La logistica dell'"out sourcing" deve essere obbiettivamente valutata per quello che essa - nell'attuale contesto rappresenta: l'unica forma di logistica praticabile. Solo il tempo ed i fatti incontrovertibili potranno dimostrare se sia stata prescelta la soluzione migliore: "ai posteri l'ardua sentenza". Africanus minor


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PROTEZIONE

CIVILE

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Contributo regionale straordinario alla Sezione di Verona

Progetto centri d’accoglienza della popolazione La nostra Unità di Protezione civile è capillarmente presente su tutto il territorio della provincia di Verona, con 12 Squadre territoriali, una Squadra cinofila da ricerca e macerie e 4 nuclei specialistici, per un totale di circa 400 uomini, espressione dei circa 26.000 soci che la Sezione ANA di Verona raccoglie. Nelle nostre attività in emergenza, a favore della popolazione delle nostre contrade veronesi, c'è capitato anche di effettuare, in collaborazione su ordine dei sindaci, alcune evacuazioni di popolazione, in pochissimo tempo, per emergenze urgenti, ospitando la popolazione stessa presso centri predisposti per l'accoglienza, presso scuole, palestre ecc. In tali occasioni, se ambiente caldo e viveri di conforto non sono stati problemi, le difficoltà si sono verificate al momento della notte, in cui si doveva dare un letto, se pur d'emergenza, alla popolazione. Con non poche difficoltà si sono raccolte alcune decine di brande, provenienti dai piccoli magazzini delle nostre squadre, destinate ai volontari, che si sono di buon cuore sacrificati a favore di chi ha più bisogno. Tali attrezzature sono state acquistate con il contributo di comuni, ma soprattutto per autotassazione delle singole Squadre, per dare un minimo di confort ai propri volontari in campo logistico, al momento del riposo. Riteniamo pertanto che non sia decoroso per un sistema di Protezione civile, se si vuol definire tale, non avere a disposizione un minimo di dotazione logistica, su base provinciale, da utilizzare per la popolazione, nei centri d'accoglienza d'emergenza. Pertanto il presente progetto prevede la dislocazione in un unico punto di raccolta di almeno 400 brande, da utilizzare esclusivamente per i centri d'accoglienza della popolazione, presso i quali, su disposizione regionale, ed

ad esplicita richiesta dei sindaci, siano a disposizioni tali attrezzature logistiche. Tale centro dovrà essere attivo in pochissime ore e tali risorse devono essere inviate nei comuni bisognosi nel più breve tempo possibile. La nostra prontezza operativa e la capillarità delle

serietà e professionalità che abbiamo sempre dimostrato. La tipologia della branda dovrebbe essere quella da campo, leggera, in lega di alluminio, con telo in plastica resistente, per esempio del tipo realizzato dalla ditta Ferrino, che consente facilità di stoccaggio, mediante la

Aereo della Protezione civile italiana

nostre squadre territoriali consentono di coprire l'intera provincia in poche ore tramite i nostri mezzi ed il nostro personale; il magazzino, gestito dai nostri magazzinieri garantisce sicura efficienza e prontezza operativa, con la

Ospedale da campo italiano

possibilità di riporle nella specifica sacca, completamente piegate, nonché sicurezza igienica essendo facilmente lavabili e disinfettabili. Completano le dotazioni le relative 400 coperte. Si rimarca il fatto dell'as-

soluta inesistenza di tale attrezzatura, per uso specifico della popolazione, in nessuna delle strutture di Protezione civile a noi accessibili, ad eccezione forse della Croce Rossa, ma attualmente non si conoscono i canali di accesso a tali risorse. Si auspica che per il futuro tutte le strutture che fanno Protezione civile nella nostra provincia siano opportunamente coordinate e che le risorse in campo siano conosciute da tutti nella loro specificità e quantità e proficuamente utilizzate. La localizzazione di centri provinciali unificati di emergenza potrà senza dubbio razionare le forze in campo, evitando che risorse umane ed operative vengano sottoutilizzate o male impiegate, sempre a vantaggio della tempestività e professionalità nell'intervento in emergenza. Detto… fatto. Inviato il presente progetto alla Regione, l'Assessore alla Protezione civile Massimo Giorgetti, si è impegnato, vista la validità del nostro progetto e constatata, prove alla mano, la non disponibilità di tali risorse sul territorio veronese, nell'ultima seduta della Giunta regionale ha fatto approvare il finanziamento a copertura del nostro progetto per una somma di € 48.000, per l'acquisto di 400 brande e 400 coperte gestite dall'ANA di Verona. Un grande ringraziamento all'alpino Massimo Giorgetti per l'interessamento.


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PROTEZIONE

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Emergenza maremoto nel Sud-Est asiatico Permanendo lo stato di allerta per tutte le Unità, in via preventiva si sono chiesti eventuali volontari disponibili, previa verifica delle condizioni minime previste, quali: • Passaporto in regola; • Vaccinazioni; • Sana e robusta costituzione, compatibile con le zone d'intervento; • Disponibilità di turni di almeno 20 giorni; • Dotazioni personali idonee. Altre specifiche verranno emanate in caso di chiama-

Ferito italiano imbarcato in Thailandia

ta; attualmente i volontari disponibili sono una sessantina. La situazione particolare

dei luoghi ed i difficili rapporti con i rispettivi governi non consentono attualmente una precisa formulazione di

qualsiasi intervento operativo diretto. La Regione ha chiesto il nostro intervento presso l'aeroporto di Malpensa, domenica 26/12/2004, per assistenza agli scampati turisti veronesi, di ritorno dalle zone colpite e il giorno 5/01/2005 per il ritiro di sacche per acqua potabile da un magazzino di Cremona e conferimento al centro raccolta di Vicenza, per l'invio via aerea da Milano nelle zone colpite. I volontari si sono uniti ai rispettivi Gruppi per la raccolta di fondi ed aiuti, per iniziativa della Sezione.

Nuovo regolamento dell'Unità di Protezione civile sezionale Nella seduta di sabato 18 dicembre 2004 del Consiglio direttivo sezionale, in ottemperanza a quanto disposto dal CDN di Milano, in materia di Protezione civile, in recepimento del regolamento di Protezione civile nazionale, è stato approvato il nuovo regolamento sezionale di Protezione civile. Il precedente regolamento, approvato negli anni ’90, prevedeva la gestione e l'organizzazione dei nostri volontari in modo efficiente, tanto che le modifiche in quello nuovo non fanno altro che affiancarne e confermarne i punti principali. Le novità riguardano essenzialmente la definizione della catena di comando della struttura nazionale, di raggruppamento e sezionale. Vi è un coordinatore nazionale, il gen. Maurizio Gorza, un coordinatore di raggruppamento (Veneto e Trentino Alto Adige), Orazio D’Incà di Belluno, un coordinatore sezionale, Luca Castellani, e quindi tutti i capisquadra e responsabili dei nuclei specialistici. Possono far parte dell'Organizzazione di Protezione civile ANA i soci alpini e gli aggregati (amici degli alpini), obbligatoria-

mente in regola con il tesseramento ANA dell'anno in corso. Il socio aggregato non potrà ricoprire la carica elettiva di caposquadra, ad eccezione dei responsabili dei nuclei specialistici che per la loro natura potranno essere anche soci aggregati con elevata professionalità

specifica. Il socio aggregato non ha diritto di voto e pertanto, è escluso quale candidato, nell'elezione di cariche sezionali ai sensi dello statuto nazionale. I responsabili, a qualsiasi livello, devono essere soci alpini della Sezione di Verona ad eccezione dei responsabili tecnici dei

Preghiera del Volontario di Protezione civile Signore, fai • che questa tuta non debba mai sporcarsi di sangue; • che queste corde non debbano mai sorreggere un ferito; • che i nostri fari illuminino solo volti sereni; • che i nostri cani trovino solo persone in buona salute; • che la nostra barella trasporti solo allegria; • che le nostre manichette restino sempre vuote; • che dalle nostre radio si ascoltino soltanto messaggi di pace. Signore, quando questo non sarà possibile, proteggi la nostra attività di soccorso che oltrepassa tutte le barriere ideologiche, razziali e sociali e, semmai ci fosse la necessità, con tutti i nostri difetti e le manchevolezze umane, là noi saremo pronti. Amen.

nuclei specialistici. Il numero degli iscritti soci alpini all'unità sezionale di Protezione civile non potrà essere inferiore al numero dei soci aggregati; tale rapporto andrà computato escludendo i membri inseriti nei nuclei specialistici. Ulteriori requisiti richiesti per entrare a far parte della Organizzazione di Protezione civile ANA sono i seguenti: 1) idoneità fisica da attestarsi tramite certificato medico da rinnovare di anno in anno; 2) età compresa tra i 18 e gli 80 anni; 3) disponibilità di essere impiegati anche al di fuori della propria regione di residenza; 4) capacità professionali tali da garantire un proficuo impiego; 5) superamento di un periodo di formazione previsto dalle nortive regionali. L'osservanza del regolamento è l'impegno di ogni volontario, che aderendo all'unità di Protezione civile ne accetta e ne sottoscrive tutte le norme. Copia del regolamento è disponibile presso la Segreteria di Protezione civile sezionale.


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Cunardo: gara nazionale di Ski-roll Domenica 31 ottobre 2004 a Cunardo (Varese) organizzata dalla Sezione di Luino, si è disputata la 2ª gara nazionale di Ski-roll. Vuoi per la novità, vuoi per la disciplina molto tecnica e specialistica, mancava una massiccia partecipazione, ma in ogni caso gli organizzatori sono rimasti soddisfatti dalla qualità degli atleti che vi hanno partecipato. La Sezione di Verona era presente con i nostri migliori tre atleti. La gara è stata vinta dal campione del Mondo in carica di Ski-roll Alfio Di Gregorio, un vero mostro della specialità, a pari merito con l'atleta della Nazionale di fondo Fabio Pasini, entrambi con il tempo di

24'48"; al terzo posto si è piazzato Stefano Cordoni, anche lui della Nazionale di Ski-roll. Un ottimo piazzamento l'ha ottenuto il nostro forte atleta Francesco Tanara, classificatosi 5°; buona anche la prestazione degli altri due nostri: Diego Gugole 9° e Francesco Grisi 10°. Come al solito la classifica per Sezioni vede ai vertici le squadre con maggior numero di partecipanti: 1ª Bergamo, 2ª Vicenza, 3ª Trento; noi di Verona con solo tre atleti, ci siamo classificati al 6° posto su 14 Sezioni presenti. Speriamo per il prossimo anno di portare un numero maggiore di atleti.

Sul podio: Alfio Di Gregorio, Fabio Pasini e Stefano Cordoni

Trofeo "Generale Campagnola"

Sezionale di tamburello

La squadra di Bussolengo campione sezionale

Domenica 12 dicembre 2004, si è concluso con la disputa della finale, il Campionato sezionale di tamburello che quest'anno ha visto impegnate sei squadre:

Marano, Valgatara, S. Pietro in Cariano, Negrar, Monte e Bussolengo. Alla fine delle varie fasi eliminatorie, si sono classificate per la disputa della fina-

le le squadre di Bussolengo e Marano, le stesse che avevano disputato la finale nel 2003. Davanti ad un numeroso pubblico, sul campo di Valgatara, Bussolengo e Marano hanno dato vita ad una partita esaltante con momenti di gioco veramente entusiasmante ed il risultato è sempre stato incerto, perché il valore delle due squadre non permetteva a nessuna di prendere il largo, tant'è vero che al termine dei giochi regolamentari il risultato era pari. Si è dovuto disputare, di

conseguenza, giochi supplementari ed anche questi sono stati incerti fino a che Bussolengo con una zampata da leone ha avuto la meglio. Senza togliere niente alla squadra del Marano, formata da giovani e forti atleti, Bussolengo, con l'esperienza ed un'ottima conduzione tecnica, si è aggiudicato il titolo provinciale con l'assegnazione del trofeo "Generale Campagnola". Un doveroso ringraziamento a Lonardi e a tutti quanti hanno permesso di organizzare in modo perfetto questo torneo.

1° Trofeo Antonio Bruni

Campionato di fondo Domenica 2 gennaio, un buon numero di concorrenti ha partecipato al Campionato sezionale di fondo organizzato dal Gruppo di Badia Calavena presso la magnifica pista a Conca dei Parpari. Una giornata fantastica ha fatto da cornice ai concorrenti e ai numerosi spettatori presenti che hanno creato momenti esaltanti in uno sport molto caro a noi alpini. Purtroppo lo sforzo organizzativo del Gruppo di Badia non è stato ripagato, perché molti erano i Gruppi

assenti. Allora viene spontaneo chiederci: certi gruppi si interessano seriamente delle attività sportive? le promuovono presso i loro soci?. Ci credono che lo sport è un veicolo per avvicinare i giovani? È un problema molto serio, che fa anche riflettere sul futuro della nostra Associazione. A parte questo sfogo naturale, la gara si è svolta impeccabilmente, e Fulvio Valbusa, nazionale italiano e olimpionico si è aggiudicato

la vittoria con assoluta facilità. Speriamo di averlo presto con noi, quando sarà libero dagli impegni professionistici.

Il podio con Valbusa, Tanara e Grisi

CLASSIFICHE Senior: 1° Fiorentini Marco (Bosco); 2° Fontanesi Francesco (Bosco); 3° Fazzini Arnaldo (Badia). Amatori: 1° Valbusa Fulvio

(Bosco); 2° Tanara Francesco (Badia); 3° Grisi Francesco (Badia). Veterani: 1° Segala Gianni (Selva di Prognp); 2° Roncari Bruno (Campofontana); 3° Piccoli Guido (Lugo).


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Decimo Campionato sezionale C10 e P10 Dal 6 al 7 novembre 2004 si è disputato, presso il poligono di Verona, il“Trofeo Giovanni Stefani”, 10° Campionato sezionale di tiro ad aria compressa per l'aggiudicazione dei titoli provinciali. Lla manifestazione ha avuto una valenza ancora più importante perché si assegnava al primo Gruppo classificato il Trofeo alla memoria di Giovanni Stefani, socio fondatore del Gruppo “Cristo Risorto” deceduto in un tragico incidente stradale. Anche in questa edizione la gara ha potuto contare su un folto numero di partecipanti (oltre duecento nelle due discipline) che, con la presenza dei migliori tiratori sezionali, hanno reso sempre più agonistica la competizione. Il “Trofeo”, con cadenza triennale, se lo è aggiudicato il Gruppo di Avesa, tallonato da vicino dal Gruppo di Borgo Roma. È doveroso ringraziare tutta l'organizzazione del

La consegna del Trofeo al Gruppo di Avesa

poligono per la massima disponibilità. CLASSIFICHE CARABINA Categoria 1ª alpini: 1° De Guidi Paolo (Borgo Roma); 2° Bonato Omero (Avesa); 3° Lonardoni Cristian (Calmasino). Alpini veterani: 1° Nardon Aldo (Avesa); 2° Dalla Chiara Valerio (Cerro); 3° Pasini Mario (Calmasino). Categoria 2ª alpini: 1° Apolloni Loris (Cristo Risorto); 2° Faccini Michele (Badia); 3° Morando Claudio (Bussolengo). Amici: 1° Zamboni Francesco (Calmasino); 2° Rondano Al-

Gara di bocce a Sona Il 4 settembre 2004 a Sona si è disputata una gara di bocce con il seguente risultato: 1ª coppia Cordioli-Darra di Valeggio; 2ª CristiniRiolfi di Caselle; 3ª Benedetti-Brugnoli di S.

berto (Avesa); 3° Brunelli Nicola (Avesa). Carabina donne: 1ª Pasini Maria Teresa (Calmasino); 2ª Aliprandi Sandra (Calmasino); 3ª Romagnoli Rita (Avesa). Carabina ragazzi: 1° Vanzo Enrico; 2° Provedelli Federico; 3° Sembenini Andrea. Carabina bambini: 1° Cavallini Paolo; 2° Verdolin Luca; 3° Vantini Nicolò. CLASSIFICHE PISTOLA Categoria 1ª alpini: 1° Bonato Omero (Avesa); 2° De Guidi Paolo (Borgo Roma); 3° Fasolo Alessandro (Villafranca).

Alpini veterani: 1° Allegrini Luigi (Calmasino); 2° Pasini Mario (Calmasino), 3° Bosaro Giordano (Borgo Roma). Categoria 2ª alpini: 1° Masetti Michele (Avesa); 2° Grossule Antonello (S. Giovanni L.); 3° Rossi Massimo (Cristo Risorto). Amici: 1° Carcereri Alberto (Avesa); 2° Vincenzi Gianluigi (Avesa); 3° Sona Dario (Avesa). Pistola donne: 1ª Copelli Daniela (Calmasino); 2ª Toppetta Veronica (Avesa); 3ª Scardoni Franca (S. Giovanni L.). Pistola ragazzi: 1° Provedelli Federico; 2° Vanzo Enrico; 3° De Guidi Manuel. Pistola bambini: 1° Verdolin Luca; 2° Cavallini Paolo; 3° Vantini Nicolò. CLASSIFICA PER GRUPPO 1° Avesa; 2° Borgo Roma; 3° Villafranca; 4° Cristo Risorto; 5° S. Giovanni L.; 6° Cerro; 7° Bussolengo.

Gara di pesca a Colà

Ambrogio e 4ª LaportaResta di Chievo. Nella foto: Consegna del trofeo ai vincitori.

CALCIO: la squadra di Valgatara campione sezionale 2004

Domenica 24 ottobre 2004, presso il laghetto di Colà, si è disputata la gara di pesca alla trota, organizzata dal Gruppo alpini locale. Oltre centodieci alpini ed amici hanno partecipato impegnandosi al massimo, fornendo prova di grande professionalità. Un ringraziamento al capogruppo Brusco e ai suoi valenti collaboratori per la perfetta organizzazione della manifestazione sportiva e per il monte premi che hanno messo a disposizione dei partecipanti. Il Trofeo se lo è aggiudicato la società “Trota d'oro”.

PODISMO: la squadra sezionale al Campionato nazionale di regolarità


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MOZZECANE

Conferita la cittadinanza onoraria di Grana Il 26 settembre, all'alba, da Mozzecane siamo partiti in pullmann organizzato dal Gruppo; era buio pesto ma nel cuore dei partecipanti brillava già la luce di una bellissima giornata! Giunti a Grana alle 9.30 tutti inquadrati con in testa, la Banda Alpina della Sezione di Asti pronti per la sfilata. Le corone di alloro e i gonfaloni di Grana e Mozzecane scortati dai rispettivi sindaci, le autorità cittadine con il rappresentante della Provincia di Asti; il nostro vessillo sezionale, il gagliardetto di Mozzecane con il capogruppo Fortunato Gastaldelli; striscioni e tanti alpini convenuti. Al tempo del nostro meraviglioso "33" è iniziata la sfilata, davanti alla sede municipale "alza bandiera", con Inno nazionale cantato da

tutti. Nella chiesa parrocchiale S. Messa solenne e benedizione delle corone con significativa omelia al termine della quale, ricompattati in corteo, è ripresa la manifestazione con la deposizione della corona al 1° monu-

mento e poi al 2° monumento dei Caduti, entrambe con gli onori, e a seguire i consueti discorsi e il conferimento solenne della cittadinanza. Emozionanti e commoventi momenti che tutti

ricorderanno con grande simpatia e amicizia. Al pranzo, l'amicizia è diventata fratellanza con le promesse di rivederci e poter rivivere a Mozzecane le stesse emozioni. Alessandro Perin

VERONA CENTRO

Contributo di logistica alpina alla “Veneto 2004”

Il gen. Colombo, presidente dell'UNUCI e parte del supporto logistico con due concorrenti

Non sono stati i cucinieri di battaglione, né la sussistenza militare, ma gli ex artiglieri, mortaisti o fucilieri alpini del Gruppo di Verona Centro che, nella ormai consolidata esperienza di cucina, hanno fornito un apprezzato supporto logistico alla nota "Competizione internazionale di marcia, orientamento e

tiro" indetta ogni anno con competenza e grande impegno dall'UNUCI veronese nei giorni 23 e 24 ottobre. Ma se il compito primario del nostro Gruppo fu la preparazione e la fornitura di un adeguato ristoro ai concorrenti, non è mancata la nostra partecipazione all'organizzazione della gara stessa, non-

ché il piazzamento al 12° posto del nostro socio ten. Dalla Rovere, allenato e rinvigorito dalla precedente marcia in terra russa. La località è la colonia Cabrini-Bresciani presso il forte Spiazzi dove si è conclusa la gara con posti di controllo e di cronometraggio ma anche di ristoro.

«Mi sembra di essere in Paradiso!" esclamano i sempre vincitori in assoluto della squadra UNUCI di Schio». «... good soup... another... another...!» chiede in uno stentato inglese e con la scodella in mano (era la terza!), il giovane fante estone, primo classificato tra i militari in servizio attivo. «Hullallà... tres appetisan...!» sorride sotto i baffi da mongolo uno dei due gendarmi francesi. Così si moltiplicano i complimenti e gli elogi da parte di concorrenti ed organizzatori. Esultano pure i compassati carristi di S.M. Britannica che sono alla loro quinta tazza di the. Ed il coro è sempre unanime: «Viva le penne nere!». Questa è la nostra soddisfazione e il compenso che meglio non può appagare per aver fatto conoscere le nostre capacità alpine a tanti amici italiani e stranieri di questa Europa che si sta consolidando militarmente anche con questi incontri sportivi. Giorgio Ottaviani


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TREGNAGO

Gino Marchi è “andato avanti” Un altro alpino è “andato avanti”, come si suol dire nel linguaggio delle Penne nere, un alpino tutto d'un pezzo, uno di quelli che hanno fatto la storia con la "S" maiuscola. Infatti, Gino Marchi ha vissuto la spaventosa ritirata di Russia nel gennaio 1943. Faceva parte della 58a Compagnia del Btg. Verona della gloriosa Divisione Tridentina. Sul fronte russo, i nostri alpini hanno patito le pene più tremende, come il freddo atroce di 30-40° sotto zero che raggelava anche il sangue nelle vene, hanno visto morire i compagni sulla neve perché privi di forze, denutriti e bloccati dal gelo, prove che avrebbero segnato il loro animo per tutto il resto della vita. Gino Marchi, presidente dei Combattenti e Reduci della sezione di Tregnago dal 1995, raccontava con intensa passione le sue terribili esperienze dal palco in piazza Massalongo, ogni anno a gennaio, durante la ricorrenza della ritirata di Russia e, in modo particolare, della battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943, in cui anche lui ha partecipato. Nel sentire il simpatico vecchietto, fra

le autorità, raccontare con il microfono in mano, in schietto dialetto veronese, la gente sorrideva commossa e si sentiva coinvolta da quella oratoria di pura e genuina verità dei fatti, la viva voce della storia. È sufficiente leggere la sua testimonianza raccolta, come altre, nel libro “Reliquie viventi” per rendersi conto dell'immane calvario patito da Gino con i suoi commilitoni, una pagina di storia fra le più sconvolgenti della Seconda guerra mondiale. Dal 1995, particolarmente, si attivava nell'organizzare a Tregnago la celebrazione della ritirata di Russia, sempre con fiero, antico, spirito alpino. Durante la sua breve malattia probabilmente sapeva di essere prossimo alla fine, ma credeva di superare anche quell'ultima battaglia come tante altre in Russia più di sessant'anni fa. Infatti aveva assicurato a Bruno Rancan, capogruppo degli alpini di Tregnago, il proprio impegno per la realizzazione della festa dei reduci di Russia del successivo gennaio, chiaro esempio del suo indomabile spirito combattivo. Questo era Gino Marchi! Il 27 novembre, purtoppo, egli è parti-

S. AMBROGIO - DOMEGLIARA

Castagnata in baita

Bella e simpatica serata in lieta armonia con le famiglie nella sede del Gruppo per la tradizionale "castagnada" degli alpini. TORRI DEL BENACO

Ricordo della tragedia

to per il lungo viaggio, a trovare quegli alpini che aveva lasciato nella gelida terra di Russia tanto tempo fa, quei suoi amici alpini che ogni anno dal palco ricordava con struggente nostalgia. Durante l'omelia del rito funebre, il celebrante don Rino Massella ha esaltato con toccanti parole il passato di Gino Marchi, una vita improntata sull'onestà e sulla dedizione. Ricorderemo Gino per le sue qualità morali, religiose e tanta nostalgia per il suo saluto spontaneo (sempre più raro) con il volto sorridente, qualità che contraddistingue il vero alpino. Giampaolo Prealta Gruppo alpini di Tregnago

ELETTI NUOVI CAPIGRUPPO

Pietro Rossi Domenica 19 dicembre 2004, in occasione della Festa del tesseramento che, come da tradizione, con il pranzo chiude l’attività dell’anno sociale, si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Direttivo per il triennio 2005/2007. Alle operazioni di spoglio delle schede, erano presenti il consigliere sezionale Martini e il capozona Parolini. Questo l’esito del voto: capogruppo Pietro Rossi. Consiglieri: Bruno Borgato, CASTELNUOVO DEL GARDA

Marco Bovo, Giorgio Dal Forno, Angelo Fasoli, Alessandro Fontana, Giuseppe Fontana, Luigi Girelli, Domenico Gugole, Franco Momi, Fioravante Patri, Giorgio Prando, Luigi Prando, Giovanni Sembenini e Stefano Turrini. Pietro Rossi, il nuovo capogruppo, è un castelnovese di 39 anni che rappresenta, per il nostro Gruppo, la nuova generazione e quel ricambio che, alla luce della situazione relativa alle nuove leggi sul servizio di Leva, rappresenta una garanzia di continuità.

Giuseppe Castagna - Si sono svolte recentemente le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali del Gruppo. Dopo le votazioni, il consiglio direttivo è così composto: capogruppo Giuseppe Castagna (rinconfermato); vice capogruppo Giorgio Piccoli; segretario Vittorio Anselmi; consiglieri Agostino Bennati, Vittorio Fattori, Massimo Danese, Renato Anselmi, Silvano Dal Forno, Michelangelo Fattori, Narciso Dal Magro, Enrico Cazzola, Gianni Fattori, Lorenzo Bonomo, Silverio Peloso, Augusto Marchi e Marco Marchi; alfieri Massimo Danese e Silverio Peloso.

CAZZANO DI TRAMIGNA

I soci del Gruppo, deponendo un mazzo di fiori a ricordo, hanno reso gli onori agli alpini tragicamente scomparsi sotto una valanga a Ponticello di Braies.


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COLOGNOLA AI COLLI

QUINZANO

Alpini e solidarietà

Una mano all’Africa

Anche gli alpini di Colognola ai Colli, in collaborazione con la parrocchia di S. Vittore di Colognola hanno partecipato ad una delle tante iniziative della "Ronda della Carità". Questa Associazione, con sede in Verona in via Silvestrini 10, assiste costantemente con pasti caldi, bevande rifocillanti e fornitura di indumenti, quel popolo di diseredati che in molte zone della città passano le notti all'addiaccio. Sono circa duecento i volontari, fra i quali molti giovani, che si alternano in questa opera di aiuto a chi

L'alpino Eleuterio Bellomi (al centro), socio del Gruppo di Quinzano, premiato alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Verona per il suo concreto impegno sociale nelle missioni africane in Malawi e Zambia.

non ha nulla e che si appoggiano, per il reperimento di quanto necessario, soprattutto alle parrocchie veronesi. La sera dell'8 dicembre (Festa dell'Immacolata) il socio alpino Nello Aldegheri, dopo aver preparato una bella "marmittona" di minestrone, con la moglie e altri volontari della "Ronda", ha percorso fino a tarda notte le vie di alcune zone di Verona . Al Gruppo l'onere di un modesto contributo per il minestrone, ma soprattutto la soddisfazione di avere, fra i propri soci ed amici, persone così sensibili all'altrui sofferenza.

CORRUBIO

Festa a S. Maurizio Padre Piergiorgio dei Salesiani ha celebrato la S. Messa alle cinque coppie di sposi alpini per ringraziare e ricordare i loro anniversari di matrimonio: 45° Giovanni Marogna con Domenica; 40° Dario Casagrande con Anna; 35° Antonio Lavarini con Angelina; 30° Celeste Laiti con Natalina; 30° Giuseppe Marogna con Maria. Le più affettuose felicitazioni sono state espresse dal capozona Luigi Peretti e dal coro "Fiorelin del bosc" di Ceredo. SAN FLORIANO

Lavoratori instancabili Dopo aver costruito, nel giugno 2002, il capitello alla "Madonna del Don" e dopo che, nel gennaio 2003, è stata intitolata una strada del paese alla "Madonna degli Alpini", il Gruppo ha voluto completare con una grandiosa opera a ricordo delle battaglie del 1° e 2° conflitto mondiale le gesta degli alpini. Sabato 5 giugno si è tenuta la cerimonia di inaugurazione del "Giardino degli Eroi", a cui erano presenti le massime autorità locali, i Gruppi sociali della zona, i Gruppi alpini della Valpolicella e molta popolazione. BORGO SAN PANCRAZIO

Cento anni d’onore L'alpino Antonio Turri, nato a Veronella il 9 ottobre 1904, fu richiamato l'8 marzo 1939 e il 6 aprile 1941, con il grado di sergente maggiore, partecipò con il IV Regg. alpini "Btg. Valtoce" alle operazioni di guerra in Jugoslavia e Montenegro e successivamente combatté anche contro i tedeschi. Si trasferì a Verona e congedato il 30 maggio 1946. Nel 1962 entrò come socio nel Gruppo alpini di Borgo San Pancrazio ed è tutt'ora nostro socio benemerito. Le sue decorazioni: "Croce di guerra al merito", "Diploma d'onore" come combattente per la Liberazione.


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QUADERNI

ILLASI

Nato il nuovo Gruppo

Ritrovati dopo 60 anni

Nella frazione villafranchese, il 20 giugno scorso, ha visto la luce il locale Gruppo alpini. Si tratta infatti del 197° Gruppo della nostra Sezione e anche questo dimostra quanto sia viva ed attiva ancora la nostra Associazione ed i suoi alpini. Per tale importante evento è stata organizzata, dagli amici di Quaderni, sabato 19, una interessante serata di canti alpini presso il locale centro sociale, che ha visto avvicendarsi sul palcoscenico i cori sezionali ANA di Peschiera del Garda, diretto dal maestro Matteo Longhin ed il coro “Baita Verde” di Legnago, diretto dal maestro Mauro Danieli. Le cante presentate, frutto dello straordinario repertorio della più ampia tradizione alpina, con alcune rivisitazioni di melodie popolari e conosciute, hanno suscitato vivi applausi e consensi da parte del pubblico presente. Dopo questo rilevante avvìo, il neo Gruppo si è apprestato alla più importante e significativa giornata della sua nascita. La benedizione e la consegna del gagliardetto, atto che definisce in maniera ufficiale l'appartenenza del Gruppo

alla nostra Associazione e alla Sezione madre, e che lo unisce pienamente con tutti gli altri delle penne nere veronesi a pieno diritto. Dopo l'ammassamento presso il centro sociale, aperta dalla banda di Quaderni, è iniziata la sfilata degli alpini appartenenti alla “Zona Mincio” della nostra Sezione e anche di altre Zone sorelle. Cerimonia sottolineata dalle note della canzone del “Piave” e del “Silenzio”. Ritornati al centro sociale i presenti hanno quindi presenziato alla cerimonia della benedizione del gagliardetto e la sua consegna ufficiale al nuovo Gruppo da parte della madrina. Da quel momento, quel drappo verde diviene simbolo orgoglioso che riunisce sotto la sua insegna tutti gli alpini di Quaderni e tutti coloro che sono andati avanti. La celebrazione della S. Messa, concelebrata dal parroco di Quaderni don Riccardo Adami e dal nostro cappellano sezionale don Rino Massella, ha suggellato la costante fede degli alpini. Grazie, quindi, agli alpini di Quaderni ed al loro capogruppo Giovanni Turrina, con i più sentiti auguri di buon lavoro.

Si sono ritrovati dopo 60 anni, presso la baita di Illasi, gli alpini Giuseppe Gaspari di Illasi e Giuseppe Fontelli di S. Giovanni Lupatoto. Negli anni 1943-1944 erano

compagni di prigionia nel lager di Bezefechnun (nel territorio dell'ex Repubblica Democratica Tedesca). Il lieto e commovente incontro, ha rinsaldato una sincera amicizia mai sopita, segnata dalle sofferenze fisiche e morali patite con tanti altri commilitoni, alcuni dei quali non hanno potuto rivedere la famiglia e la Patria.

Gli alpini scortano Santa Lucia Il Santo N a t a l e richiama sempre molti ricordi, ma forse più nella fantasia che nella realtà. Molti, fra gli alpini, ricordano i loro Natali di guerra: paura, freddo, fame, tristezza e speranza. Il Gruppo da anni si è assunto l'onere di far arrivare alla locale scuola materna, come tradizione vuole accompagnata dal suo

"gastaldo" su un carro tirato da un asinello, Santa Lucia, che consegna, nella gioia e nello stupore generale di tutti i bambini, un piccolo dono, e alle insegnanti e alle suore materiale didattico.

SONO ANDATI AVANTI

Marino Zenari (Gruppo di Colognola ai Colli)

Bruno Bacco (Gruppo di Montecchia di Crosara)

Piero Compri (Gruppo di Raldon)

Guerrino Menini (Gruppo di Borgo Venezia)

Giuseppe Morandini (Gruppo di S. Michele Extra)

Guerrino Fenzi (Gruppo di S. Maria in Stelle)

Giuseppe Tintorri (Gruppo di Garda)

Raffaello Adami (Gruppo di Poiano)


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ANAGRAFE SEZIONALE

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ANNIVERSARI DI MATRIMONIO

50° di matrimonio, Rino Rancan e Mirella Campanini (Gruppo di Salizzole)

50° di matrimonio, Marino Gelmini e Ada Benedetti (Gruppo di Azzago)

50° di matrimonio, Enrico Corradini e Ada Bitante (Gruppo di S. Pietro in Cariano)

45° di matrimonio, Nello Santi e Teresa Montano (Gruppo di Montorio)

45° di matrimonio, Mario Biasolo e Eibaner Rosa Dal Bosco (Gruppo di Giazza)

40° di matrimonio, Ottorino Pomello e Livia Pozzato (Gruppo di Borgo Venezia)

40° di matrimonio, Mario Signorini e Maria Piccoli (Gruppo di Montorio)

40° di matrimonio, Luigi Buscardo e Maria Ceradini (Gruppo di Pastrengo)

NASTRI ROSA E AZZURRI

25° di matrimonio, Renzo Marsotto e Ornella Beltrami (Gruppo di Salizzole) Mirco, nipote del nonno Luciano Gozzo (Gruppo di Poiano)

Edoardo, nipote di Renzo Confente da Montecchia di Crosara (Gruppo di Selva di Progno)

Desiré, nipote di Giulio Gallio (Gruppo di Grezzana)

Niccolò, con i nonni Franco e Renata Marocchio (Gruppo di Salizzole)

Francesco, nipote del vice capogruppo Gelmino Stanghellini (Gruppo di Sommacampagna)

Andrea, nipote del consigliere Luigino Aldighieri (Gruppo di Montecchia di Crosara)

Alice e Emma, con il nonno Giuseppe Zenari (Gruppo di Borgo Venezia)

Davide, nipote del consigliere Giuliano Marani (Gruppo di San Martino B.A.)

Eleonora, prima nipote del nonno Gaetano e figlia di Massimo (Gruppi di Giazza e S. Martino B.A.)

Luca, Nicoletta e Matteo con il nonno Renato Brighente (Gruppo di Belfiore)

Ottavio Tosadori, orgoglioso dei suoi dieci nipoti (Gruppo di Colognola ai Colli)


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Edizione Gennaio - Febbraio 2005

DOLORI TRA I SOCI Alpo Renzo Magalini. Avesa Berni Stefano. Borgo Roma Dino Zaninelli. Borgo S. Pancrazio Enzo Liri, amico; Giovanni Montresor, cav. uff. Ca’ di David Giuseppe Baldi, per diversi anni consigliere; Sergio Sorio. Caprino Cesare Gelmetti, comb. e reduce. Castion Guerrino Cruschelli. Cazzano Tramigna Umberto Battocchia. Cerro Veronese Pietro Prati. Chievo Delfino Grobberio, alfiere. Golosine Francesco Coato. Lavagno Emilio Verdolini. Monteforte d’Alpone Domenico Gini, papà di Luigi; Olinto Zanatello, reduce di guerra. Pacengo Alessandro Maier, amico. Peschiera del Garda Giannino e Lilia, genitori di Giorgio Vincenzi. Ponton Renzo Bussola. Quaderni Franco Cordioli. RoverØ Veronese Aldo Gandini, detto Bepi, cl. 1919, reduce. S. Bortolo Stefano Gugole, detto Titta. S. Giovanni Lupatoto Attilio Bampa. S. Massimo Guglielmo Gasparato; Gaetano Berti; Alfonso Dal Ben, amico. Sandr Pasquale Piccoli; Felice Sega; Rino Luigino Scala. Soave Giancarlo Consolaro. Tregnago Luigi Dal Dosso. Valeggio sul Mincio Giancarlo Mazzi; Giuseppe Dal Molin (Bisso). DECEDUTI TRA I FAMILIARI Albisano Maria Teresa Pederzoli, moglie di Lucio De Crescenzo. Borgo S. Pancrazio. Maria Marastoni, mamma di Arnaldo e Carlo Adami. Buttapietra Silvino, papà di Ettore Recchia.

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ANAGRAFE SEZIONALE Ca’ di David Egidio, padre di Luigi Bianconi; Eguis, madre di Enzo Sandrini. Colognola ai Colli Natalina Dal Forno, mamma di Tiziano e Paolo Scartozzoni; Giuseppe Castello, fratello di Mario. Dossobuono Dorina, madre di Aldo Campostrini. Fane Letizia Dalle Pezze, moglie di Leonardo; Walter Dalle Pezze, padre di Rodolfo, zio di Maurizio, Emanuele e dell'amico Enzo Domenico; Erminia Guardini, madrina del gagliardetto, madre di Giuseppe e zia di Leonardo, Bruno, Novello, Renzo, Rinaldo e dell'amico Lino. Goito Il papà di Alberto Bovi; la sorella di Emilio Bonafini. Grezzana Sergio, fratello del cons. Silvano Ferrai; Carolina Canteri, madre di Angelo Birtele; Linda Viviani, madre di Renzo e zia di Luciano, Adriano e Nicola Cobelli. Illasi Giuseppe, papà di Franco e Renzo Bianconi. Isola della Scala Nello Fiorini, papà di Gianfranco. Montorio Anna Todeschini, moglie di Guido Fila. Palazzina Roberto, figlio di Giuseppe Dall'Ora. Pastrengo Elso Chesini, suocero di Arturo Castelletti. Perzacco Maria Girella, mamma di Franco Prando; Angela Tessari, moglie di Attilio Albertini; Cesira Bernardi, suocera di Angiolino Turra; Maria Castellani, mamma dell'amico Vincenzo Saletti. Poiano Ezio, papà di Gianluigi Tinazzi. Quinto Luigi Girlanda, cognato di Giancarlo Bianchi. S. Floriano Silvana Rigo, moglie di Marzio Maistrello; Maria Conti, mamma dell'alfiere Giovanni Dal Dosso. Salizzole Gino Leati, suocero di Fabrizio Bottura. Valeggio sul Mincio Il padre di Adriano Vanoni; la moglie di Gabriele Bertaiola; la zia di Claudio, Angelo e Luciano Comparotto; il suocero di Angelo Vesentini; il cugino di Giovanni Tazzoli; il cognato di Elia Agnolin. Zevio Angela Soliman, nonna di Alberto

Signorini e zia di Antonio Soliman; Pietro Salarolo, suocero del socio Vittorio De Mori. FIORI D’ARANCIO Cazzano di Tramigna Francesco Bennati, figlio di Bruno, con Sonia Piubelli; Daria Soldani, figlia di Dario, con Andrea Pochettini. Peschiera del Garda Marco Squarzoni, figlio di Raffaello, con Sara Sasso. Salizzole Pamela Gabrieli, figlia di Fernando, con Paolo Moretto. Valeggio sul Mincio Nicola Polato, figlio di Bruno, con Paola Fornari; Cristiano Sarais con Alice Bertolini, figlia di Cristoforo. Velo Veronese Paolo Corradi con Daniela Campara; Stefano Valle (figlio del capogruppo Ivano), con Francesca Battistoni. NASTRI ROSA ED AZZURRI Alpo Azzago Francesco, terzogenito di Paolo Bombieri; Elena, secondogenita di Claudio Ederle. Borgo S. Pancrazio Agnese, figlia di Andrea e nipote del nonno consigliere Adriano Grezzani; Anna, nipote del nonno amico Giovanni Salaorni; Elia, figlio di Eros e nipote del nonno Alberto Olivati. Buttapietra Riccardo, nipote del nonno Fausto Zardini. Cazzano di Tramigna Edoardo Marchi, nipote di Armando; Ilaria Viviani, nipote di Vittorio. Giazza Edoardo, figlio di Giuseppe Dal Bosco Eibaner e di Michela, nipote del nonno capogr. Lino Dal Bosco Eibaner e del nonno Vincenzo Dal Bosco. Grezzana Mattia, primogenito di Dino e nipote del cons. Luigi Zanella e di Dino Marini. Illasi Matteo, nipote del collaboratore Giancarlo Marchesini. Pastrengo Lorenzo, figlio di Marco Tacconi. Peschiera del Garda Filippo, fratellino di Alice, nipote di Fabio e Rosangela Sansoni; Matilde, quartogenita di Francesca e Marco De Vecchi. Ponton Alberto Spiani, nipote del cons.

il Montebaldo

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Luigi Sala; Lorenzo, nipote di Renzo Bussola. Quinto Valpantena Alice, nipote del cassiere Giordano Rigo; Tommaso, nipote del nonno Gerardo Grazioli. S. Floriano Matteo, nipote del nonno Luciano Accordini e dello zio Stefano. S. Stefano di Zimella Nicol, prima nipote di Adriano Garzon; Nicola, terzo nipote di Bruno Palazzin. Valeggio sul Mincio Luca, figlio di Cristian Ferrari e Mara Vesentini, nipote di Natale Ferrari e Angelo Vesentini. Velo Isabella Marogna, nipote di Attilio Castagna. Zevio Thomas, nipote del nonno Mario Bombasini. ANNIVERSARI DI MATRIMONIO Azzago 40° matr. Adriano Antonini e Santina Zamperini; 40° matr. Danilo Marcolini e Clara Conti. Ca’ di David 40° matr. Costantino Tinazzi e Floride Compri. Pastrengo 35° matr. Silvio Zampini e Assunta Olivetti; 30° matr. Guido Benico e Maria Teresa Dalmina; 30° matr. Giovanni Pizzini e Rita Moratti; 30° matr. Luigi Bozzini e Donatella Menolli; 30° matr. Angelo Lotto e Gaetana Campana. NOTIZIE LIETE Borgo Venezia Luigi Menini, croce al merito ottenuta per le oltre 100 donazioni di sangue. Quinto Valpantena Il socio Luca Sanetti per il terzo anno consecutivo ha ottenuto il titolo di campione italiano di driver's trophy (corse auto) nella categoria turismo. S. Martino B.A. Nadia, figlia del socio Angelo Zenari, ha compiuto 18 anni; Nicola, fratello del socio Angelo Zenari, ha compiuto 40 anni. Valgatara Gianantonio Bussola, consigliere, medaglia d'oro per 50 donazioni di sangue. Velo Alessia Valle, figlia del capogr. Ivano, si è laureata a pieni voti in lettere.


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Edizione Gennaio - Febbraio 2005

il Montebaldo

Calendario manifestazioni sportive anno 2005 Data

Disciplina

Luogo

Denominazione

Organizzazione

Responsabile

Telefono

2 gennaio 13 febbraio

Fondo Slalom

Conca dei Parpari San Giorgio

Trofeo “Gruppo Alpini” Trofeo “Gruppo Alpini”

Badia Calavena Grezzana

Tanara Squaranti

19 marzo 19-20 marzo

Bocce Carabina

Bardolino Poligono Verona

S. Ambrogio Valp. Chievo

Martini Giardini

20 marzo 20 marzo 2-3 aprile 3 aprile 9 aprile

Pesca Slalom Tiri-Comb. Corsa Bocce

Castelnuovo d/G San Giorgio Poligono Verona Castel d’Azzano Bocc. Gavagnin

Trofeo "Antonio Piazzola" Campionato sezionale Trofeo “Alberto Coltri” Trofeo “Fausto Pizzini” Trofeo “Poli Plinio” Trofeo "Leonida Degani" Trofeo “Gruppo Alpini” Trofeo "Plinio Fenzi"

045.6510066 045.8650134 347.9803627 045.7732613 045.7702470

Castelnuovo d/G Borgo Venezia Avesa Castel d’Azzano Borgo Venezia

Fasoli Perin Brunelli Zambelli Scandola

10 aprile 17 aprile 24 aprile

Pesca Corsa Mountainbike

Due laghi Villafranca S. Giorgio in Salici

Trofeo “Gruppo Alpini” Trofeo “Gruppo Alpini” Trofeo “Gruppo Alpini”

Calvetti Corghi Albieri

24 aprile 24 aprile 8 maggio

Pesca Corsa Corsa

Loc. La Coeta Giazza Badia Calavena

Trofeo “Giuseppe Zolin” Trofeo "Don Mercante" Trofeo “Dino Anselmi”

Volargne Villafranca Sona-Lugagnano S. Giorgio-Palazzolo S.Martino B.A. Giazza Badia Calavena

8 maggio 21 maggio 21-22 maggio

Ciclismo Bocce Pistola

Castel d’Azzano Castel d’Azzano Poligono Verona

1° Trofeo “Gruppo Alpini” Campionato sezionale

Castel d’Azzano Castel d’Azzano Borgo Roma

22 maggio 29 maggio maggio-giugno 3 giugno 5 giugno 12 giugno 11-19 giugno 18 giugno 19 giugno 26 giugno settembre 1 settembre 4 settembre 10 settembre 17 settembre 24 settembre 25 settembre ottobre 2 ottobre 9 ottobre 23 ottobre 5-6 novembre

Corsa Corsa Calcio Bocce Corsa Corsa Baccalino Bocce Maratonina Piattello Tennis Bocce Corsa Bocce Bocce Bocce Corsa Tamburello Corsa Corsa Pesca Tiri

Castelvero Tregnago

Trofeo "Giacomo Santi" 2° Trofeo Alpini

Castelvero Tregnago

Dossobuono Castelnuovo Selva di Progno Lavagno Peschiera Erbezzo-S.Giorgio Bovolone Da definire Valeggio Scalorbi S. Giorgio in Salici S. Giorgio in Salici Chievo Bussolengo

Trofeo “Gruppo Alpini” Camp. prov. su strada Trofeo “Gruppo Alpini” Sperimentale

Alpo Castelnuovo Selva Lavagno Peschiera Tournover Bovolone

Fane Lugagnano Colà Poligono Verona

Lessinia-Runing 36° Mem. “Ugo Quattrini” Trofeo “Gruppo Alpini” Trof. "Cad. Alpini Val Illasi” 3° Trofeo “Gruppo Alpini” 7° Trofeo “Gruppo Alpini” 2° Trofeo “Marcello Cona” Corsa campestre alpina Trofeo “Gen. Campagnola” Corsa in montagna Trofeo “Gruppo Alpini” Pesca Verde Camp. prov. P10 C10 Trofeo “Giovanni Stefani”

Maccadanza Zambelli Giardini Adami Fasoli Cisamolo Zanovello Sansoni Pantano

Valeggio Badia Calavena Sona S. Giorgio in Salici Chievo Bussolengo Fane Lugagnano Colà Cristo Risorto

Pasetto Dal Bosco Venturini Tanara Dolci Bocciodromo Fioroni

Pasini Tanara Todeschini Albieri Spada Vassanelli Lonardi Guardini Zanin Brusco Zanotti

045.7571011 360.975380 045 8347715 045.512345 045.520022 347.0366150 045.7732329 045.6336545 045.7190104 045.992534 045.7847074 045.7810321 045.6510066 045.512076 045.512467 045.509231 338.2417496 045.7470520 045.7809110 045.7702470 045.7571011 045.6536040 045.982775 045.7550787 045.908031 045.7101642 347.5859986 0456510066 045.7190104 045.8904646 045.7150315 045.7755040 045.7525733 045.984093 045.7590517 045.7151102

GARE NAZIONALI 2005 13 febbraio 13 marzo 10 aprile 26 giugno 11 settembre 25 settembre 2 ottobre

Fondo Slalom gigante Sci alpinismo Corsa staffetta Corsa individuale Tiri Marcia regolarità

Capracotta (Molise) Sappada (Cadore) Argentera (Cuneo) Mezzoldo (Bergamo) Sant’Orso (Vicenza) Lucca Salò


gennaio-febbraio 2005