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Numero 40 - Marzo 2021 2020

Giornale Giornaleperiodico periodicoaadistribuzione distribuzionegratuita gratuita Gruppo GruppoAlpini AlpinididiSan SanGiorgio GiorgiodidiNogaro Nogaro- -Sezione SezionedidiPalmanova Palmanova

Nus bâstin li’ mâns

RIVEDREMO L’ALBA


Numero 40 - marzo 2021

NUS BÂSTIN LI’ MÂNS

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Il Direttore

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Il Capogruppo

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L’Addolorata San Giorgio

DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Blasizza massimoblasizza@gmail.com

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840 Euro donati alla fondazione Telethon

REDAZIONE Massimo Blasizza, Davide De Piante, Giovanni Sguassero, Giulia Tami

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Il Cammino di Nikolajewka

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Uniti per l’Ambiente

Giornale del Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro Distribuito gratuitamente ai soci.

AUTORIZZAZIONE DELTRIBUNALE DI UDINE NUMERO 2/18 del 30-01-2018

GRAFICA Fabio Baccello

Massimo Blasizza

Davide De Piante

La redazione

Giulia Tami

Davide De Piante

Davide De Piante

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L’assemblea annuale dei soci

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Il nuovo Cappellano alla “Julia” e cambio C.te all’8° Alpini

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9° e 8° Alpini: i primi due Gruppi Ana di militari in armi

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Le missioni della “Julia” e della “Taurinense”

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I nostri primi 10 anni: le copertine 2011 - 2020

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Il forte del monte Festa

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Cent’anni fa: immagini a confronto

CAPOGRUPPO Davide De Piante

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Sensazioni

VICE CAPOGRUPPO Valentino Loi

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Le custodi dei canti... Coro femminile

CONSIGLIERI Giancarlo Bidoggia, Piergiorgio Bramuzzo, Lino Marchi, Paolo Milan, Franco Moni, Giorgio Piccini, Giovanni Pittis, Lucio Taverna, Luciano Tavian, Fabrizio Toniutti

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Da leggere

HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Lisabetta Blasizza, Luisella Bonetto, Maria Fanin, Lorenza Lodolo, Franco Moni, Marco Zanon

FOTO Piergiorgio Bramuzzo, Daniel Paciarelli, Simone Mirino, Gruppo Ana 9° Alpini, Gruppo Ana 8° Alpini, Ufficio Stampa “Taurinense”, Ufficio Stampa “Julia”, Walter Cabas, Francescco Matrone

E-MAIL sangiorgiodinogaro.palmanova@ana.it anasangiorgiodinogaro@pec.it

CONSIGLIERI ESTERNI Augusto Cazzola, Samuele Del Bianco, Francesco Mastroianni

Massimo Blasizza

Massimo Blasizza

Massimo Blasizza

Lorenza Lodolo

Marco Zanon

Luisella Bonetto

Maria Fanin

Andrea Vazzaz - Lorenza Lodolo - Massimo Blasizza

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Il cjanton da puisie - Maria Fanin Il cjanton da rizete - Franco Moni

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I nostri Sponsor

In copertina : Anche nelle giornate più buie, in cui la normalità e gli affetti mancano di più, il sole non smette di sorgere, e la luce degli alpini, ci illumina tutti.

STAMPA Rosso cooperativa sociale Gemona del Friuli (UD) Numero copie stampate 370 Copyright © 2021 GruppoA.N.A.San Giorgio di Nogaro

(di Lisabetta Blasizza)

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n. 40 - Marzo 2021


Il Direttore Responsabile

Massimo Blasizza

n. 40 - Marzo 2021

iniziamo il 2021 parlando del nostro anniversario: il primo decennale di vita del periodico di riferimento del Gruppo Ana di San Giorgio di Nogaro, il Fruzons di Plume. Nel 2011 è uscito il primo numero, nel mese di marzo, della lunga serie che ci ha portato a questa uscita del ’21, l’anno, come detto, del decennale. Dal 2008, sempre sotto la presente, attenta, appassionata e precisa guida del Capogruppo, Davide De Piante, il Gruppo Alpini sangiorgino ha dato dimostrazione di assoluta organizzazione, presenza sul territorio, fondamentale supporto ai bisognosi del Comune ed è stato, come viene sempre ribadito in tutte le occasioni ufficiali, sempre un punto di riferimento, il “cuore pulsante”della comunità, un’associazione sulla quale si è sempre potuto contare... e sarà così ancora a lungo! Nell’ambito della nostra Sezione, quella di Palmanova, il Presidente Stefano Padovan, nei suoi interventi non manca mai di farci sentire la vicinanza di tutto il direttivo sezionale ed anche di sottolineare come gran parte delle attività della Sezione, derivi proprio dall’operato delle penne nere di San Giorgio di Nogaro. In tutti questi anni, Fruzons di Plume è stato il nostro biglietto da visita ed è la rivista che ha sempre riportato quanto stava facendo, pensando, organizzando, raccogliendo, donando, regalando, offrendo il Gruppo Ana con i suoi (circa) 220 iscritti, tra soci alpini ed amici degli alpini per la comunità di San Giorgio, e non solo. Dalla prima uscita sino a queste pagine, del 40° numero, tutte le attività che ci hanno visti protagonisti hanno trovato il giusto spazio, i racconti delle escursioni di gruppo sono stati documentati, gli anniversari dei nostri singoli Alpini con le loro famiglie sono stati riportati con l’affetto che meritavano, le vicende degli Alpini in armi, quelli della “Julia” (e della “Taurinense”) nei teatri operativi di tutto il Mondo, dall’Afghanistan al Kosovo, dal Libano all’Iraq, sono sempre state descritte nelle nostre colonne degli articoli, anche perchè, con vanto, abbiamo tra gli iscritti parecchi alpini in armi, sia tra i graduati, sia tra i sottufficiali, che tra gli ufficiali. Il nostro Caporale Maggiore Scelto Nicolas Matzuzzi è appena rientrato dall’Afghanistan con l’8° Reggimento Alpini; il C.M. Simone Franco è effettivo al 3° Artiglieria di Remanzacco; chi vi scrive adesso in qualità di Direttore Responsabile, è un Luogotenente in servizio al comando della “Julia” di Udine; il Tenente Colonnello Riccardo Venturini, dopo avere recentemente comandato il Battaglione “Feltre” del 7° Alpini di Belluno, a breve assumerà un prestigioso incarico all’estero. Sappiamo anche che il sangiorgino Nicola Piasente, attuamente Colonnello, è in promozione al grado di Generale di Brigata, e sicuramente diventerà il Comandante o della “Julia”, o della “Taurinense”. Ritornando al decennale del Fruzons di Plume vedrete tutti che abbiamo fatto un gran lavoro grafico e vi proponiamo da questo numero in poi un restyling del nostro periodico, grafica nuova, articoli proposti in una veste aggiornata che tutto il gruppo della redazione si augura possa piacervi… e come si dice, se ci sono critiche, suggerimenti, indicazioni, scrivete pure agli indirizzi di posta elettronica che trovate già da pagina 2. Al centro, le pagine affiancate raccontano la storia delle copertine di tutti i 39 numeri usciti, dal 2011, fino a dicembre 2020. Dobbiamo purtroppo ancora fare i conti anche con la pandemia: i dati di questi giorni relativi al Coronavirus dicono che abbiamo avuto oltre 3000 morti in Regione su un totale di quasi 100.000 casi registrati; già sono stati superati i 100.000 deceduti in Italia che conta circa 3 milioni e mezzo di casi di contagio, e oltre due milioni e mezzo di decessi nel Mondo su 125 milioni di ammalati in 230 stati (al 31 marzo). Nei prossimi numeri vi terremo aggiornati sulla marcia di avvicinamento all’Adunata Nazionale del 2022 (o del 2023) di Udine, anzi, del Friuli Venezia Giulia. Buona lettura a tutti. Con amicizia

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Davide De Piante

Si può fare! Tranquilli... non è un film e tantomeno una replica della canzone di Max Gazzè (Fe-

stival di Sanremo).

Il Capogruppo

Che cosa intendo con questo incipit è presto detto. Come vediamo la bottiglia: mezza vuota o mezza piena? Questa è la base di

partenza per parlare del nostro futuro ma dobbiamo farlo analizzando il passato e il presente. Questo è esattamente quanto abbiamo fatto durante l’assemblea di Gruppo di domenica 28 febbraio e che, in altra forma, desidero anticiparvi in queste poche righe. Probabilmente ancora per un pò di tempo, non potremo organizzare o partecipare ai grandi eventi ai quali eravamo abituati; ma non questo, dobbiamo perdere l’occasione di “pesare” bene e meglio quello che abbiamo intenzione di fare. Ci sono diverse attività che, visto il contesto, saranno programmate e definite tempo per tempo in base a cosa “si può/potrà fare”. Dobbiamo essere i primi a rispettare le regole e ritengo importante il messaggio che arriva dalla Sede Nazionale: la Protezione Civile, fiore all’occhiello dell’ANA, interverrà in emergenza con i propri volontari solo se vaccinati; il messaggio mi sembra chiaro “Proteggersi per aiutare”.

Per il futuro, abbiamo due obiettivi principali ai quali ci stiamo lavorando fin da ora. A Natale 2021, realizzeremo un “panettone solidale”; stiamo definendo i dettagli del progetto - i cui destinatari saranno i bambini, quelli più piccoli - e nei prossimi numeri ve ne daremo notizia. Nel 2022 invece festeggeremo il 90° anniversario di costituzione del Gruppo di San Giorgio. Nell’assemblea, ho chiesto un “contributo di idee” da parte di tutti perchè la pagina del nostro traguardo dovremo scriverla assieme e dobbiamo iniziare a farlo già da ora perchè le idee e la fantasia non ci mancano. Non ci manca neppure la voglia di fare. E, quindi, dobbiamo convincersi che... si può fare!

Antonio Napolitano, Udine (amico degli alpini)

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La Madonna Addolorata L’Addolorata a San Giorgio

(La Redazione)

Domenica 28 marzo 2021.

Era il tempo della grande pandemia, quando ognuno doveva restare chiuso in casa, per non contagiarsi e per non contagiare. Ma poteva mai un qualsiasi Coronavirus impedire a una Madre di salutare i suoi figli? Fu proprio allora che la Madonna della Neve di Nogaro, imprestò il suo carro alla Madonna di San Giorgio… Così, in una processione senza fedeli, passava l’Addolorata per la strada principale del paese, non più portata a spalle, perché era Lei, ora, che si era presa sulle spalle tutta la sua gente.

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n. 40 - Marzo 2021


840 Euro donati alla fondazione Telethon 193 chilometri percorsi e 84° posto in classifica per i nostri Alpini “atleti” di Giulia Tami

“Distanti ma uniti”

questo è stato il motto di questa particolare edizione di Telethon. La beneficienza è stata la prima realtà in grado di “sconfiggere” questa pandemia da Covid-19 che sta attanagliando il mondo intero. Non ci siamo potuti incontrare e correre tutti insieme nella solita Udine addobbata per l’occasione ma, dal 12 al 20 dicembre 2020, 6432 atleti di ben 273 squadre si sono virtualmente sfidati, correndo in solitudine. Sono stati 401.154,20 i chilometri totali percorsi dalle squadre, a guadagnarsi il primo posto è stata la “Telethon Team” tra i cui componenti, oltre a nomi illustri dello sport italiano come: Massimiliano Rosolino, Igor Cassina, Stefano Baldini, ecc, c’era anche Samuele uno dei tanti bimbi seguiti dalla fondazione Telethon, partito come ultimo frazionista. La nostra squadra composta (in ordine alfabetico) da: Blasizza Massimo, Burlon Tommaso, Cargnelutti Daniele, Cargnelutti Francesco, Del Bianco Daniele, Del Bianco Samuele, Del Pin Stefano, Dri Michele, Ferazzin Antonio, Fornasa Arianna, Franco Simone, Garbuio Giuseppe, Garbuio Tarcisio, Lodolo Lorenza, Loi Valentino, Miani Romina, Moro Alessandro, Pessina Maurizio, Pigani Guido, Sartori Roberta, Stella Anastasia, Tami Giulia, Venturini Barbara, Vicentini Chiara e Wright Robert, ha raggiunto l’ottimo risultato dei 193 chilometri percorsi che sono valsi l’84^ posizione su 273 squadre; ancora una volta lo spirito alpino ha trasmesso generosità in quello che per noi è stato un piccolo gesto fraterno, ma per tante famiglie significa speranza sogni e soprattutto futuro.

Un plauso particolare lo merita l’alpino Tarcisio che dall’alto dei suoi 81 anni, non ha esitato a

indossare le scarpe da ginnastica e scendere in pista accompagnato dal fratello Giuseppe: volere è potere a qualsiasi età!! Merita una menzione anche la partecipazione di Simone, giovane ragazzo di 23 anni, nella società attuale dove i giovani faticano a trovare il loro posto e la loro strada, il nostro amico ha già le idee ben chiare di quali siano i veri valori della vita. Ci auspichiamo che sia un valido esempio per tutti i suoi coetanei.

I numeri dell’edizione 2020 273 squadre 5,483 iscritti

Il nostro socio Michele invece ha preferito la compagnia della moglie per affrontare questa ora di corsa, chissà chi dei due avrà sostenuto l’altro?! Le nostre due amiche Barbara e Roberta nel pieno rispetto delle norme anti contagio, hanno deciso di correre insieme verso l’obiettivo dei 60 minuti. Infine bravi a tutti i nostri soci che hanno partecipato. Ricordiamo che la fondazione Telethon, è un ente senza scopo di lucro, riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica. Nasce nel 1990 per rispondere all’appello di pazienti affetti da malattie genetiche rare. Questa ricerca esiste grazie alle donazioni della gente: gli 840 Euro da noi donati, non faranno miracoli ma sicuramente aiutreranno ad aggiungere un piccolo tassello delle attuali ricerche in atto. n. 40 - Marzo 2021

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Il Cammino di Nikolajewka

di Davide De Piante

Nella

mia mente, ci sono ancora le emozioni provate dalla Marcia del Don che la Sezione di Palmanova ha organizzato nel 2015 e che ha portato noi alpini a percorrere la strada da San Giorgio di Nogaro a Palmanova con numerose tappe nei paesi intermedi. Ritornando al 1943, i nostri militari erano impegnati nella ritirata di Russia. Era il 26 gennaio e il Generale Reverberi saliva sul carro armato e al grido “Tridentina Avanti!” (che anche ora fa accapponare la pelle), spronava tutti a non fermarsi. Il sottopasso della ferrovia di Nikolajewka rappresentava la LIBERTA’. Questa è la storia vissuta dai nostri “veci”. Prendendo spunto da quanto fatto dalla Sezione di Brescia e per ricordare tutte le sofferenze dei militari durante la ritirata di Russia, il 26 gennaio 2021 da S. Giorgio di Nogaro ha preso avvio “Il Cammino di Nikolajewka” che dopo oltre 13 km ha raggiunto Bagnaria Arsa dove la nostra Sezione di Palmanova da trent’anni ricorda gli eventi con la S. Messa in ricordo della nota battaglia. Come previsto dalla tabella di marcia alle 15.30 partenza dalla nostra sede dopo aver fatto l’alzabandiera, aver acceso il lumino ed aver suonato il silenzio. E poi via per raggiungere Porpetto, Castello, Gonars e Fauglis; nel monumento di ogni paese, presenti i rappresentanti dei Gruppi locali, è stato acceso un lumino e suonato il silenzio. Il mio “compagno” di avventura è Lorenzo Simoncello del Gruppo di Corgnolo; siamo noi due in rappresentanza dei soci della Sezione. Scegliamo percorsi secondari, che si snodano attraverso i campi; benchè non ci sia la neve e la temperatura sia piacevole (per il periodo), ho la sensazione che dietro di noi ci sia l’intera colonna dei nostri militari sofferenti che 78 anni fa erano in Russia. Emozioni a non finire durante il nostro percorso complice anche il silenzio suonato “dal vivo” ed orgoglioso di farlo con la nostra nuova drappella. Nel pieno rispetto delle norme anti contagio raggiungiamo Bagnaria in tempo per assistere alla S. Messa sicuri che questo appuntamento possa essere replicato in futuro magari facendo convergere nella “nostra Nikolajewka” (a Bagnaria) tante colonne dai Gruppi Alpini limitrofi. 8

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Raccolti 18 sacchi di immondizie... giornata ecologica partecipata e produttiva

Uniti per l’Ambiente

di Davide De Piante

“Ogni individuo ha il potere di fare del mondo un posto migliore” (Sergio Bambarén) Perché non cominciare ripulendo il nostro comune dai rifiuti? Questo è il messaggio lanciato dagli educatori della Cooperativa Sociale Itaca con i ragazzi del CAG (Centro di Aggregazione Giovanile) “SpassaTempo”, partecipando alla giornata ecologica promossa dal Comune di San Giorgio di Nogaro, Alpini e Legambiente. Le piccole azioni sono più utili di quanto si pensi ed essere utili alla propria comunità può rivelarsi perfino divertente! Con la speranza che questa piccola azione sia un primo passo per crescere assieme in una comunità che rispetta l’ambiente.

Esattamente

un anno fa, in occasione del lockdown, parlando con Francesco Mastroianni, referente sangiorgino di Legambiente, è nata l’idea di organizzare una giornata ecologica a San Giorgio. Gli impegni reciproci e il numero dei contagi via via crescenti non ci ha permesso di concretizzare questo progetto se non il 13 marzo 2021 quando una ventina di volontari, armati di guanti, sacchi e tanta buona volontà hanno ripulito la zona del Conad e dell’ex Bernardi (in sostanza, via Fermi, Caldura e Marittima). Interessante e produttiva è stata la collaborazione con i ragazzi dello “Spassatempo” (Centro di Aggregazione Giovanile) e delle loro animatrici e dei nostri concittadini. I 18 sacchi di materiale raccolto fanno riflettere sulla poca educazione delle persone ma anche della volontà di pulire il nostro territorio. Questo è stato il primo appuntamento che, condizioni pandemiche permettendo, sarà replicato in altri siti e ci auguriamo possa diventare un evento ricorrente. Potete segnalarci le aree “critiche” via email a sangiorgiodinogaro.palmanova@ ana.it oppure al n. 338 992 9300 (Francesco)

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L’Assemblea annuale dei Soci

di M. Blasizza

Raccolti e donati dal nostro Gruppo più di 100.000 Euro negli ultimi 10 anni Domenica 28 febbraio 2021 nella sala conferenze di Villa Dora, a San Giorgio di Nogaro, ci siamo riuniti, dopo la S.Messa in ricordo dei soci andati avanti e la deposizione di un mazzo di fiori al monumento ai Caduti di tutte le guerre. L’occasione è stata l’assemblea annuale degli iscritti: alpini, amici degli alpini, simpatizzanti, soci hanno partecipato in numero controllato per non affollare gli spazi, seppur ampi, della villa del XVII secolo, quindi, nel pieno rispetto delle norme contenute nei DPCM in vigore e tutti con la mascherina! Alle 10.00 puntuali sono iniziati i lavori dell’assemblea, trasmessa anche da una diretta Facebook molto seguita, (addirittura fino all’isola di Capri!!) con il saluto dell’amministrazione comunale portato dal Vice Sindaco, Enzo Bertoldi, che ha ringraziato il locale Gruppo alpini definendolo il “cuore pulsante” della comunità Sangiorgina ed ha garantito, anche per il futuro, l’appoggio ed il supporto dell’Amministrazione Comunale

tutta, al Gruppo ANA di San Giorgio. Prima di lasciare Villa Dora a causa di altri impegni associativi è intervenuto anche il Presidente della Sezione ANA di Palmanova, Stefano Padovan, sottolineando l’importanza degli adempimenti statutari, quindi evidenziando quanto importante sia per un’associazione come l’ANA potersi ritrovare (nuovamente) in presenza in assemblea. Il numero uno degli alpini della città stellata ha sottolineato l’operato del Gruppo di San Giorgio, ed ha augurato a tutti di proseguire come fatto sempre, ottenendo quindi anche in futuro gli ottimi risultati sin qui raggiunti, nella continuità della presenza del Gruppo nel territorio, nelle attività a favore della popolazione bisognosa. Il Capogruppo De Piante, dopo aver consegnato alcune nuove tessere ad alpini ed amici degli alpini neo-iscritti, (Paolo Carraro, Christian Granziera, Lorenza Lodolo e Mentore Valandro) nella propria relazione morale ha elencato tutti quelli

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che sono stati gli interventi del 2020, evidenziando che nell’anno appena trascorso i 221 soci iscritti nelle penne nere Sangiorgine hanno raccolto e donato più di 8.000 euro, hanno prodotto 1260 ore di lavoro, sono stati sempre impegnati nell’organizzazione di eventi, hanno portato a termine numerose iniziative benefiche (collette alimentari, girotondi della solidarietà) e, a livello locale, si sono sempre spesi per l’assistenza nei confronti degli anziani, dei più bisognosi e dei bambini. Un anno quindi il 2020 che ha visto il Gruppo ANA di San Giorgio proseguire la propria marcia della solidarietà e del volontariato, sempre ed ininterrottamente. Per il 2021 l’auspicio è di poter continuare ad essere d’aiuto al prossimo, rimanere un punto di riferimento associativo locale ed anche di riuscire a riprendere quasi a pieno ritmo, le attività, così come in passato. Nel 2022 sarà celebrato il 90esimo anniversario di costituzione del Gruppo.

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Don Marco Minin è il nuovo Cappellano alla Julia Sostituisce don Giuseppe Ganciu: dopo tredici anni di servizio in Friuli Venezia Giulia, ha assunto un prestigioso incarico a Roma, allo Stato Maggiore Esercito. (M.Blasizza) Don Marco Minin è il nuovo cappellano Capo della Brigata “Julia”. Nativo di Monfalcone (GO), proviene dal Comando regione F.V.G. della Guardia di Finanza di Trieste: il Capitano don Marco Minin è alla sua prima esperienza nelle Truppe Alpine. Dopo ben 13 anni di servizio svolto nella “Julia”, con specifica responsabilità pastorale nella zona di Udine per il Comando Brigata ed il Reparto Comando e Supporti Tattici, l’8° Reggimento Alpini di Venzone, il 3° Reggimento Artiglieria Don Giuseppe Ganciu Don Marco Minin Terrestre di Remanzacco, ed anche nella zona di Trieste per il “Piemonte” Cavalleria (2°) di Villa Opicina, don Giuseppe Ganciu è stato trasferito a Roma, per assumere l’importante incarico di Vicario Episcopale per l’Esercito. Dal 2007 al 2020 ha partecipato, sempre con la “Julia”, a tutte le missioni internazionali in Afghanistan e Libano.

Cambio al vertice dell’8° Reggimento Alpini Il Colonnello Franco Del Favero dopo aver guidato il Reggimento per oltre due anni, ha ceduto il comando al Colonnello David Colussi. (fonte: ufficio stampa Julia) Venerdì 19 marzo presso la Caserma “Manlio Feruglio” di Venzone, alla presenza del Comandante della Brigata alpina “Julia”, Generale di Brigata Alberto Vezzoli, è avvenuto il passaggio della Bandiera di Guerra dell’8° Reggimento Alpini tra il Colonnello Del Favero ed il Colonnello Colussi. Numerosi gli impegni che hanno chiamato ad operare il personale del Reggimento: dalle attività di specialità in montagna, alle esercitazioni, dalle operazioni sul territorio nazionale e all’ estero, al costante supporto alla popolazione ed alle autorità locali nel contrasto al Covid-19. Dopo la partecipazione all’operazione “Strade Sicure” nel Lazio e in Lombardia, il Reggimento, al comando del Col. Del Favero, è stato impiegato recentemente in Afghanistan, nell’ambito della missione NATO “Resolute Support”, dove ha contribuito attivamente al controllo del territorio e al mantenimento della sicurezza nella regione occidentale del Paese. Foto Esercito: CMS Simone Mirino, 8° Alpini-Julia

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9°e 8° alpini : in Abruzzo e in Friuli V. G. Dal 2019 più di 250 penne nere I

l 2019 è un anno da ricordare, un anno che resterà scritto sulle pagine della storia dell’Associazione Nazionale Alpini. L’anno di costituzione del primo Gruppo Ana d’Italia la cui particolarità è quella di essere quasi interamente composto da alpini in armi e creato dagli Alpini in servizio nel 9° Reggimento dell’Aquila, della Brigata Alpina “Taurinense”. L’entusiasmo del Gruppo si rivela fondamentale per dar vita alle innumerevoli attività svolte soprattutto nel sociale, ed in particolare con l’inizio della pandemia da Covid-19.

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urante la fase emergenziale del 2020 appena concluso, gli Alpini del Gruppo hanno cercato di essere il più vicino possibile a chi avesse bisogno di aiuto, con attività come “la spesa sospesa”, a cui hanno preso spunto tante altre associazioni in tutta Italia. Non solo vicini alle persone in difficoltà ma anche a chi gestisce fattorie o maneggi aiutandoli a rifocillare il bestiame. L’elenco potrebbe continuare con la vicinanza all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, con una donazione al reparto di terapia intensiva nella prima fase emergenziale; abbiamo compiuto altri semplici gesti come offrire le pizze al personale di turno del Pronto Soccorso dell’Aquila, la consegna dei giocattoli al reparto pediatrico e la consegna a sorpresa delle uova di Pasqua ai bambini con disabilità durate il lockdown, bambini che già hanno molte difficoltà, e la pandemia non sta aiutando loro a migliorare o mantenere le abilità acquisite.

Sicuramente il fiore all’ occhiello del 2020 è il fumetto “Noi Sia-

mo Quelli di Selenyj Jar”, ideato dal Capogruppo Daniele Di Benedetto e realizzato da Marco Trecalli, cui il ricavato andrà donato per la ricerca scientifica sulle malattie rare “mucopolisaccaridosi di tipo 3”. Gli Alpini, cercano sempre di stare quanto più vicini al sociale, rendendosi sempre disponibili verso il prossimo. Attualmente il Gruppo conta circa 150 iscritti, con la speranza di poter invogliare i tanti giovani Alpini a dare supporto iscrivendosi e collaborando alle tante iniziative che stiamo progettando. Noi cercheremo in ogni modo, ma soprattutto dando ai più giovani l’esempio, per tramandare a loro i valori Alpini e le tradizioni, portando avanti e ricordando ciò che è stato costruito dai nostri nonni, reduci e caduti.

Un saluto a tutti dalle penne nere del Gruppo Alpini 9° Reggimento della Sezione ANA Abruzzi.

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i primi due Gruppi di militari in servizio nelle Sezioni Ana a L’Aquila e Gemona I

l 28 novembre 2019 presso la sala dell’ex circolo ufficiali della caserma “Manlio Feruglio” sede dell’ 8° Rgt Alpini a Venzone è stata scritta una pagina di storia della Brigata Alpina “Julia” e dell’8° Reggimento Alpini, dell’Associazione Nazionale Alpini e della Sezione di Gemona. In questa data si è infatti tenuta l’assemblea costitutiva del Gruppo Ana dell’8° Reggimento alpini. Un Gruppo, che è il primo di alpini in armi della “Julia”, formato da solo personale in servizio attivo e che in se incarna un’ulteriore primato: è il primo Gruppo costituito presso la prestigiosa Sezione di Gemona dopo il sisma del 1976. Questa unione tra il personale in servizio dell’Esercito Italiano di specialità Alpina e l’Ana, entrambi caratterizzati da vocazione e ideali comuni, conta di rivelarsi un utile strumento per il conseguimento di importanti obiettivi comuni, come la promozione ed il supporto sociale.

A

d oltre un anno dall’assemblea costitutiva ed in occasione della prima assemblea dei soci è tempo di bilanci: gli impegni assunti dal Gruppo sono stati tanti e differenti per natura. Gli Alpini di Venzone hanno dovuto fare i conti con il Covid e tutte le limitazioni imposte, ma nonostante ciò, l’esito di tale impegno è risultato tra i più apprezzabili e spesso grazie all’immancabile partecipazione di soci e amici, è giunto oltre le più rosee aspettative. Tra le attività del Gruppo di maggior rilievo voglio citarne alcune: abbiamo raccolto più di mezza tonnellata di beni di prima necessità che sono poi stati donati alla Croce Rossa Italiana; ci siamo dedicati all’ associazione “un mondo a colori per Davide” attraverso la rivendita di una colomba pasquale prodotta da un artigiano locale ottenendo un eccellente risultato, per la prima volta dopo 64 edizioni la fiaccola della fraternità ha fatto tappa su nostra richiesta al Monumento ai Caduti del “Tolmezzo” (è la prima volta che la fiaccola faceva tappa all’interno di un’infrastruttura militare attiva), abbiamo donato una buona quantità di materiale scolastico alla scuola primaria del plesso scolastico di Venzone attraverso la vendita del panettone degli Alpini (ne abbiamo distribuiti circa 700); infine sempre allo scopo di agevolare i nostri soci, linfa vitale del nostro giovane Gruppo, abbiamo organizzato un’attività chiamata “ a scuola con gli Alpini” con la quale siamo riusciti a donare a tre dei nostri soci un buono spesa per materiale scolastico del valore di 100 euro l’uno. Inoltre, il Gruppo ha stretto rapporti di collaborazione e supporto reciproco con importanti realtà regionali che da sempre sono impegnate nel sociale per fornire supporto e assistenza a chi ha concreto bisogno, per citarne alcuni c’è AFDS (Associazione Friulana Donatori di Sangue) “Julia” con cui ci siamo gemellati, la CRI (Croce Rossa Italiana) di Gemona del Friuli, ma anche diversi gruppi Ana sempre più spesso collaborano alle nostre inziative. C’è infine un’ulteriore particolare attenzione a cui il Gruppo si dedica in maniera costante, ed è la promozione del dialogo e della collaborazione verso i soci e le loro famiglie attraverso eventi e iniziative, un sano sostegno utile a rafforzare i rapporti ed essere naturalmente volano di sviluppo comune.

Lascio il nostro indirizzo web www.gruppoana8rgtalpini.altervista.org sempre

aggiornato con tutte le nostre attività e informazioni. Saluto i lettori del Fruzons di Plume e tutti gli Alpini e non iscritti al gruppo di San Giorgio di Nogaro. Il Capogruppo Gianluca MELILLO

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Le Truppe Alpine dell’Esercito alla

”Julia” e “Taurinense” al comando dei principali Teatri Operativi di Massimo Blasizza

A fine gennaio a Camp Arena, nella base italiana di Herat, nell’ambito del “Train Advice As-

sist Command West” (TAAC-W) della missione Resolute Support (RS) in Afghanistan, si è svolta la cerimonia di passaggio di consegne della responsabilità del settore Ovest tra le penne nere della “Julia” ed i paracadutisti della “Folgore”. Per sei mesi a guida della “Julia” – Multinational Land Force (Mlf) di Udine, gli alpini hanno operato per la quinta volta nella difficile area di operazioni Asiatica: ragguardevole il numero degli interventi che gli ‘Advisors’ della “Julia” hanno sviluppato e portato a termine a favore delle forze di sicurezza afghane, oltre alle attività di cooperazione civile-militare: realizzati numerosi progetti che hanno permesso di migliorare le condizioni di vita delle persone della zona di Herat e sono state anche condotte campagne di disinfezione anti covid-19 nei distretti scolastici limitrofi alle zone di insediamento del contingente italiano. Inoltre sono stati consegnati agli ospedali di Herat e Guzara 8 ventilatori polmonari, 700 tute monouso di tipo ospedaliero, 1600 guanti monouso, 700 occhiali protettivi, 900 flaconi di igienizzante per le mani, 13500 mascherine chirurgiche, 500 flaconi di liquido antisettico, 1350 copri scarpe monouso, 700 visiere protettive, 125 saturimetri. Nel suo indirizzo di saluto l’onorevole Guerini (n.d.r.: Ministro della Difesa, riconfermato anche dal 12 febbraio nel nuovo governo dal Presidente Draghi), durante il passaggio di consegne, ha espresso la propria soddisfazione per l’eccellente lavoro svolto dal contingente italiano e ha elogiato il Generale Vezzoli e tutti i militari della “Julia”-Mlf per gli ottimi risultati ottenuti in questi sei mesi nelle attività condotte a favore della popolazione locale. (FOTO - C.M.C.S. Daniel Paciarelli- Ufficio Stampa “Julia”, Udine)

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guida delle Missioni NATO e ONU

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uasi contemporaneamente al passaggio di consegne avvenuto in Afghanistan, anche in Libano, a più di 3.000 chilometri di distanza, il 3 febbraio, a Shama, nella base Italiana “Millevoi”, sede del contingente italiano della missione UNIFIL, i colleghi alpini della “Taurinense” hanno assunto il comando del settore Ovest, alla guida di 3.800 caschi blu di ben 16 nazioni. La “Sassari”, agli ordini del Generale di Brigata Andrea di Stasio, è rientrata in Patria; la “Taurinense” sotto il comando del Gen. B. Davide Scalabrin, opererà fino al prossimo autunno nel Libano del sud. Il Comandante della missione UNIFIL, il Generale di Divisione Stefano Dal Col (Pordenonese), presente alla cerimonia, ha sancito il passaggio di responsabilità con i sardi della “Sassari” che hanno operato nella terra dei cedri sin dallo scorso mese di agosto. Quanto alla situazione “fragile” che regna nel Libano meridionale, considerando il delicato contesto politico, economico, sociale aggravatosi ulteriormente a causa della pandemia in atto, il Comandante di UNIFIL ha definito “straordinari” i progressi della missione nel “Paese dei cedri” grazie anche al ruolo giocato dai militari italiani nel garantire, con imparzialità e trasparenza, il monitoraggio della cessazione delle ostilità e la cooperazione strategica con le forze armate Libanesi, per la sicurezza e la stabilità dell’area, soprattutto lungo la “Blue Line”, linea di demarcazione (non un confine vero e proprio) tra Israele e Libano. Per la seconda volta, dopo la prima missione nel 2015-2016 al comando del Generale Franco Federici (nato a Tolmezzo), le penne nere piemontesi opereranno nel sud del Libano, nel solco tracciato dai precedenti contingenti nazionali, come richiesto dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale di Corpo d’Armata Salvatore Farina, presente in Libano alla cerimonia del 3 febbraio. (n.d.r. : dal 26 febbraio il nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è il Gen.C.A. Pietro Serino). Il Gen. Farina ha chiesto agli alpini di continuare a dare prova della peculiarità della via italiana nelle operazioni di peacekeeping, “condotte con equilibrio, professionalità, imparzialità, diplomazia, efficacia, credibilità e rispetto”. (Foto Uff. Stampa “Taurinense”, Shama-Libano)

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I nostri primi 10 anni ... 2011 La rassegna corale con raccolta fondi per la casa di Luca Barisonzi ed anche già l’80esimo del Gruppo (del 2012), sono gli argomenti principali dei primi due numeri.

2012 Foto ed articoli dell’Assemblea della Sezione Ana di Palmanova, da noi a San Giorgio. L’Adunata Nazionale di Bolzano, l’80esimo del Gruppo, la missione in Afghanistan del nostro Ufficiale degli Alpini, Nicola Piasente, ed anche le prime raccolte di ferro, sono i temi principali del 2012.

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2013 Le celebrazioni dell’80o, i numerosi concerti del Coro sezionale, le missioni internazionali dei nostri alpini in armi, soci del gruppo, i corsi di primo soccorso, l’Adunata Nazionale di Piacenza, il Tricolore ai ragazzi delle medie di San Giorgio, la prima adunata degli Alpini del Mozambico!! Rizete e Puisie, sempre puntualmente inserite!! Il nostro Tenente Colonnello (Piasente) adesso comanda il BatAlpPar «Monte Cervino»!!

2014 L’assemblea del Gruppo, il 100° della Grande Guerra, protezione civile, la storica prima Adunata Nazionale di Pordenone, il CISA di Marostica, a Redipuglia con Papa Francesco, le gite in montagna, all’esercitazione triveneta della Protezione Civile, la Luminarie, Telethon, colletta alimentare, il primo posto dei nostri soci al torneo di tiro a segno di Udine. n. 40 - Marzo 2021

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2015 La marcia del Don con i bambini delle primarie, le Storie per la Storia, si inizia a lavorare nelle trincee sul Carso, l’Adunata Nazionale a L’Aquila, l’omaggio alle donne nella Prima G.M., sul Sabotino per le commemorazioni, il raduno Albatros di Gradisca, il raduno ANA del Triveneto a Conegliano, collette alimentari, esercitazioni della Protezione Civile, la festa dell’Albero con i bambini, i tornei di bocce, il 60° della Sez. di Palmanova

2016 Emozionante la testimonianza dell’omaggio alla figura della portatrice carnica Maria Plozner Mentil, unica donna in Italia alla quale venne dedicata una caserma, a cent’anni dalla nascita. Nascono gli appuntamenti di A cena con la storia, molto seguiti, ben organizzati, ed attentamente riportati qui! Si celebra il 40° del terremoto mentre l’Italia trema ancora, in centro, con le forti scosse di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto; l’Adunata di Asti, con il Gruppo sempre presente. Nicola Piasente riceve dalle mani del Col. Vezzoli, la bandiera di Guerra del 3° Alpini. 18

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2017 Nel 2017, riconfermato Capogruppo De Piante, l’attenzione è riposta al 85° anniversario di storia del Gruppo. Parliamo della sede, sistemata, che ha una sala storica di prim’ordine, nascono i nuovi nuclei della protezione civile. Molto ben descritto, da Luisella Bonetto, il pellegrinaggio sul Golico. Si arriva a settembre con cerimonie, incontri, concerti per la festa (come detto) dell’ anniversario del Gruppo: l’85°! Soprattutto abbiamo avuto la Fanfara della Julia a San Giorgio e al matrimonio di un nostro Alpino!

2018 È l’anno del grande restyling, del cambio di look... dell’arrivo del Direttore Responsabile. Sempre più notizie delle attività del Gruppo; a cena con la storia diventa appuntamento fisso in sede a San Giorgio, trovano spazio le informazioni dei militari in servizio, in patria e all’estero. Vengono evidenziati gli appuntamenti tra gli Alpini e i giovani, di tutte le età nelle scuole. A settembre la copertina è per la cessione del comando del colonnello Piasente al 3° alpini di Pinerolo. A dicembre, per salutare il 2019, un gioco di parole, nomi, aggettivi, località che ha riscosso un’enorme successo. n. 40 - Marzo 2021

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2019

Il 2019 è l’anno dei 100 anni dell’ANA, e da noi a San Giorgio Graziano e Tarcisio ne hanno compiuti 91! In Friuli, abbiamo celebrato i 70 della Julia!! Con in copertina il dipinto di Arrigo POZ a giugno, il Fruzons di Plume rende omaggio alla Julia anche in settembre con il Generale Vezzoli assieme a noi di San Giorgio, a Lignano. Per il 4° numero di dicembre “Il Cammino dell’Alpino” di Lisabetta, ha concluso le copertine dell’anno. 20

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Il 2020 è stato l’anno del lockdown. Con difficoltà non ci siamo fermati e abbiamo fatto uscire tutti e quattro i numeri. La speranza di sconfiggere il Coronavirus ha animato l’operosità del Gruppo della redazione ed anche tutti a distanza, si sono unite le forze, condivise le idee, per produrre quattro uscite che raccontassero un pochino quello che stava accaddendo, testimoniare la nostra solidarietà nei confronti dei bisognosi, le donazioni di apparecchiature alla pediatria, per concludere con la singolare staffetta di Telethon a dicembre. Novità del 2020 i coinvolgenti racconti di Lorenza delle sue lunghe ed appassionate camminate in montagna.

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Il Forte del Monte Festa Un’escursione panoramica dentro la storia

Era da un po’ di tempo che pensavo a cosa avrei voluto scrivere in questa mia nuova descrizione. L’intenzione era quella di presentare una escursione non troppo impegnativa e che non raggiungesse quote elevate (intorno ai 1000 metri circa) in modo tale da poter essere affrontata anche in inverno e in primavera quando le giornate di luce sono corte e quando a quote maggiori vi è ancora la presenza della neve. Ci stavo ancora pensando quando ho letto “Fiore di roccia” di Ilaria Tuti e mi sono subito “innamorata” della figura del Capitano Colman, un vero capitano-eroe, intelligente, preparato e sempre al fianco dei suoi soldati. Il Capitano Colman, raccontato dalla scrittrice, è un personaggio di fantasia ma Ilaria Tuti lo ha creato ispirandosi a due comandanti realmente esistiti durante le Grande Guerra. Uno di questi era il Capitano Riccardo Noël Winderling che, verso la fine di ottobre del 1917, fu posto al comando del Forte del Monte Festa. Capitano di grande valore umano e militare, molto stimato tra i suoi soldati, a cui venne affidato il difficilissimo compito, dopo la disfatta di Caporetto e lo sfondamento da parte delle truppe austro-ungariche delle linee difensive italiane, di opporre resistenza al nemico che avanzava da Nord.

Questo per consentire ai soldati

italiani di retrocedere con le spalle coperte e riorganizzare le linee di difesa sul Piave. Compito che il Capitano portò avanti con eroico coraggio e intelligente astuzia nonostante avesse con sé un esiguo numero di soldati e nonostante viveri e munizioni fossero completamente insufficienti. Ecco che allora la figura del Capitano Winderling, nel libro interpretato dal Capitano Colman, mi ha dato l’idea per questo mio nuovo scritto anche perchè salire e visitare il Forte del Monte Festa è sempre stato negli anni e in tutte le stagioni uno dei miei itinerari di media quota più panoramici e più affascinanti dal punto di vista storico ma… devo dire… anche emotivo. E tutto questo non allontanandosi troppo dalla pianura e fattibile anche non avendo a disposizione molto tempo. Dal tetto del Forte si gode un panorama incredibile che spazia, partendo da ovest, dal Monte Bivera fino ad arrivare al Plauris, passando per i monti della Val Pesarina, per sua maestà il Coglians con a fianco la Creta della Chianevate, scorgendo l’Amariana (che è la più vicina a nord) con alla sua destra le vette del Sernio e della Grauzaria fino ad arrivare allo Zuc dal Bor. Ad est, tra il Pisimoni e il Plauris, dal Forte si può intravedere, nelle giornate più

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limpide, il versante ovest del Montasio. Sempre da lassù si riesce a seguire parte del corso del fiume Fella e del nostro Tagliamento ed ammirare dall’alto il Lago di Cavazzo in tutto il suo blu. Lo sguardo si perde poi su tutta la pianura e, ogni volta che i gradini mi portano alla copertura del Forte, non posso non rimanere incantata da tale bellezza, sia in inverno e si possano nominare tutte le cime innevate, sia in primavera che, con la sua luce e i suoi colori intensi, ci apre la strada ad una nuova stagione di camminate su tutte le cime che da lì si possono ammirare. Il Monte Festa non è particolarmente elevato (1065 metri) ma la sua posizione strategica gli ha permesso di essere un ottimo punto di osservazione durante la Prima Guerra Mondiale e ora una meta molto amata dagli escursionisti e dai mountain-bikers che vengono ripagati da ogni possibile fatica sopportata non appena avvistano da lontano le prime casermette e le due gallerie del Forte. E, nonostante ci sia salita tante volte, spero di risalirci ancora prima dell’estate. A questo luogo sento di essere particolarmente affezionata per l’incredibile scenario naturale che questa cima offre ed anche per tutte le profonde sensazioni che si provano qui.

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di Lorenza Lodolo

Il Monte Festa si può raggiungere, partendo dalla Sella di Interneppo, sia grazie alla vecchia strada militare lunga circa 10 km che ha una pendenza pressochè costante (quindi adatta anche alle MTB), sia percorrendo il sentiero CAI 838 che si intercetta dopo 2 km e che sale ripidamente fino in cima, intersecando più volte la strada. Dopo poco meno di due ore per il sentiero e circa 3 ore per la strada (l’escursione è comunque molto semplice dal punto di vista tecnico e adatta a tutti), si raggiungono a quota 980m le prime casermette e da qui in pochi minuti di arriva al Forte, che io ritengo essere una delle più suggestive costruzioni militari della Grande Guerra. E se dal suo tetto il panorama è incredibile, anche girovagare al suo interno, passando per l’infermeria, l’alloggio del comandante, il deposito munizioni e le gallerie, è davvero una esperienza da provare!

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Il Forte del Monte Festa: cenni storici Il Forte sul Monte Festa fu costruito in gran parte nella roccia tra il 1910 e il 1913. La sua posizione strategica permetteva di controllare contemporaneamente tre vallate: la Val Venzonassa, la Valle del But e quella del Fella. Il Forte fu dotato di due batterie corazzate (con quattro cannoni), di casematte e di depositi di munizioni ricavate in due caverne della montagna. Non era stato concepito per la prima linea, ma come appoggio a distanza delle truppe italiane. Ma dopo la disfatta di Caporetto, il Forte (sotto il comando del Capitano Riccardo Noël Winderling) giocò un ruolo importante per le sorti della guerra: colpì più volte il nemico e ne rallentò l’avanzata proteggendo i civili e le truppe italiane che iniziarono la ritirata verso il Piave. L’eroica e ora leggendaria difesa del Forte (isolato e circondato dall’esercito nemico) durò sette giorni durante i quali, i pochi soldati presenti, consapevoli della carneficina a cui si erano votati, respinsero ben due tentativi di assalto scaraventando sul nemico anche le grosse rocce della montagna. Il Capitano Winderling, d’accordo coi suoi uomini, rispose negativamente alla richiesta di resa prendendo cosi il tempo necessario per poter ritardare ancora di un giorno l’avanzata del nemico. Finchè poi la situazione, divenuta insostenibile, lo obbligò a lasciare il Forte seguito da un gruppo di soldati mentre l’Ufficiale medico lì rimase con i feriti ad attendere l’arrivo degli austro-ungarici.

Foto: panoramica-Walter Cabas, forte e casermette- Francesco Matrone

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Cent’anni fa: immagini a confronto/20 di Marco Zanon Continua la rubrica che mette a confronto le foto dei luoghi di San Giorgio di Nogaro scattate cent’anni fa con le immagini degli stessi luoghi ai giorni nostri

L’immagine

storica che pubblichiamo in questo numero di Fruzons è una foto panoramica della via principale di San Giorgio (all’inizio del secolo scorso denominata via Emilia, oggi via Roma) con, in primo piano, il “Caffè albergo all’Angelo” gestito all’epoca dal sig. Ado Cristofoli. Per certi versi la foto ci testimonia una scena di vita quotidiana a San Giorgio all’inizio del secolo scorso; come noto, il paese entra a far parte del Regno d’Italia nel 1866 e fino all’inizio del primo conflitto mondiale si caratterizza per essere una comunità dinamica e, da un punto di vista economico, in continua crescita. Ultimo comune italiano posto sul confine con l’Impero austro-ungarico guidato dall’imperatore Francesco Giuseppe I°, il paese, accanto ad un’economia che fondava le proprie basi sull’agricoltura, era stato capace di sviluppare tutta una serie di attività artigianali e commerciali che avevano garantito uno sviluppo economico diversificato che, per certi aspetti, era stato in grado di assicurare a buona parte della popolazione residente un discreto tenore di vita. Ecco perché lungo la via principale si affacciavano le attività più disparate: osterie, alberghi, negozi di tessuti e prodotti alimentari, macellerie (ben tre) e una ferramenta. Non mancavano certo le attività artigianali: fotografi, barbieri, sarti e calzolai. Sulla strada sfrecciavano biciclette, carri da trasporto e carrozze trainate da cavalli e ciò anche in ragione del fatto che la via costituiva l’unica arteria di collegamento tra le città di Venezia e Trieste. Il “Caffè albergo all’Angelo”, il cui nome deriva dal suo primo gestore (che si chiamava Angelo Cristofoli, nonno di Ado), era al tempo uno dei locali storici del nostro paese frequentato, non solo da avventori locali, ma anche da uomini d’affari, impresari e benestanti del comprensorio che si recavano a San Giorgio di Nogaro per la gestione delle loro attività commerciali. C’è chi sostiene anche che presso l’albergo (o nell’abitazione accanto) abbia soggiornato lo scrittore americano Ernest Hemingway che come noto nel corso della Grande Guerra si arruolò volontario come autista di ambulanza della Croce Rossa Americana operando per un periodo anche nel territorio della bassa friulana, esperienza quest’ultima che lo scrittore ha riportato in uno dei suoi libri più conosciuti, “Addio alle armi”. L’immagine attuale ci offre una prospettiva completamente diversa rispetto alla situazione di cent’anni fa. Innanzitutto è cambiata la viabilità: la costruzione negli anni ’60 della variante alla Strada Statale n. 14 Trieste-Venezia ha eliminato quasi del tutto il traffico pesante lungo la via principale del paese, elemento questo che ha reso più “vivibile” il centro cittadino. Su entrambe i lati della strada, le abitazioni sono state oggetto di una consistente ristrutturazione e riorganizzazione (inevitabile visto il decorso del tempo), mentre l’elemento più evidente è dato dalla costruzione, sul lato destro della strada, di un lungo porticato che ha comportato un lieve arretramento degli edifici che in passato si affacciavano direttamente sul tracciato stradale. Non c’è più il “Caffè albergo all’Angelo” sostituito in parte dalla pizzeria “Da Alfonso”, dalla cartoleria Punto Ufficio e dal laboratorio di pasticceria Fantini. Sul lato opposto, nel corso degli anni, molte abitazioni che davano sulla strada sono state sostituite da diverse attività commerciali ad oggi rappresentate dal negozio di elettrodomestici di Dino Fabris e, in parte, dal negozio di casalinghi di Ezio Fabris. 24

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Sensazioni

di Luisella Bonetto

Ogni volta che vedo la “Notte Stellata“, quadro di Van Gogh, mi emoziono e immediatamente mi viene in mente il “Cielo Stellato“ che si trova sulla volta del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna composto da piccole tessere di mosaico, luogo di una bellezza stupefacente, forse sono i colori blu e giallo o l’alone che circonda le stelle di Van Gogh. Associo queste meraviglie al “Blu di Voronet“ e rivedo le chiese affrescate della Romania. Ognuna esternamente, ha uno sfondo diverso, può essere giallo, rosso, verde, con affreschi meravigliosi, e siccome ai tempi la gente non sapeva leggere, servivano da libri di lettura, erano la Bibbia dei poveri. Quello che più mi ha colpito è il “Giudizio Universale“, affrescato sui muri esterni della chiesa di Voronet, lo sfondo azzurro intenso a distanza di 500 anni non è ancora stato riprodotto, i pittori lo sanno bene. Questo “Giudizio“, detto dell’Est, è paragonato al “nostro“ della Cappella Sistina. Ci sono dei quadri, dei colori e delle situazioni che richiamano alla mente altre situazioni vissute, fra le più indimenticabili della mia vita ad esempio se vedo la sabbia rivedo il deserto del Sahara in Tunisia quando durante l’escursione a dorso di un cammello ci siamo inoltrati per ammirare il tramonto ed ho viva la visione della sabbia che ondeggiava leggera come un velo sfuggente, troppo evanescente per poter fissare l’attimo sulla foto! E mi viene in mente il deserto del Thar in India con le danzatrici scalze, che ballavano sulla sabbia, risento ancora le note dei musicisti con i loro strumenti tipici. In Turchia ad Istanbul, abbiamo visitato una delle cisterne sotterranee che sopperivano alla mancanza d’acqua in caso di assedio il cui pavimento è allagato e si cammina su passerelle. Le carpe che nuotavano mi hanno sconvolto, ricordo la sensazione come fosse ora, perché le associo sempre a una amatissima persona che le pescava e ancora sguazzano nel nostro laghetto. Quando vedo un pizzo, rivedo il rosone della Chiesa di Troia, in Puglia, un pizzo di marmo di una leggerezza infinita che verrebbe voglia di toccare se non fosse così in alto e vedo il Duomo di Milano, anche questo un pizzo, ineguagliabile! La neve non mi evoca i campi da sci, ma penso al ghiacciaio della Marmolada, montagna teatro della Prima Guerra Mondiale, con la sua città di ghiaccio, dove i soldati erano obbligati a combattere in condizioni terribili a oltre 3.000 m. di altitudine. Ora con il disgelo emergono dalla neve oggetti, armi che si possono vedere nel Museo che si trova lì, dopo 100 anni ancora qualche corpo. Invece i girasoli mi riportano in Spagna sul sentiero verso Santiago, chilometri e chilometri di passi, indimenticabile! Dovunque veda affreschi, il cuore mi porta in Siria al Monastero di Mar Musa, in mezzo al deserto, 400 gradini per giungere in cima, il pasto frugale, la chiesetta del Monastero con gli affreschi, affascinata dalle storie bibliche che ammiravo sulle pareti mentre cantavamo i canti gregoriani. Poi la notte in una piccola stanzetta spartana, Valerio in una grotta, e le stelle che sembrava di poter toccare tanto erano vicine e anche loro ascoltavano il nostro cantare “Stelutis Alpinis“. Già le stelle, quelle luminose e vicinissime che ho visto sui monti della Svizzera a Grindelwald ai piedi della Jungfrau, montagna alta 4.158 metri, non abbiamo neanche chiuso l’oscuramento del camper per poterle guardare a qualunque ora della notte! Le montagne, che sempre mi richiamano alla mente le cime, le trincee, le gallerie, i sentieri che abbiamo incontrato nel nostro camminare, tanti passi, che ci hanno portato in cima all’indimenticabile monte Golico in Albania ad onorare i nostri soldati caduti, lì per uno spregevole disegno. Noi con gli Alpini, toccante, mentre l’aquila che volava su di noi sembrava ascoltare la Preghiera dell’Alpino e mi ha riportato al “Volo dell’Angelo“, appesi a un cavo in Basilicata a 1.100 m. d’altezza, volando da una montagna all’altra dove avrei voluto incontrare un angelo! Come un filo invisibile ogni cosa viene collegata dalla mia mente a qualcos’altro, tutto ha un posto nel casellario dei miei ricordi e del mio cuore, in automatico, non ho bisogno di cercare, come foto istantanee, non so se questo succeda a tutti, a me sì e i “collegamenti“ che ho raccontato sono solo una piccola parte; descrivere tutto è impossibile! Didascalie delle foto in senso orario: Cielo Stellato, Volta di Galla Placidia, Blu di Voronet, Douz Sahara, Cisterna in Turchia, Rosone Troia, - Giacciaio della Marmolada, Cammino di Santiago, Siria, Monastero di Mar Musa, Svizzera, Grundelwald, Albania, il Monte Golico, Basilicata, il Volo dell’Angelo.

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Alla ricerca di... Le custodi dei canti

di Maria Fanin

Si

chiamano Coro Femminile Parrocchiale di San Giorgio di Nogaro. Attualmente sono 21, tutte donne. Vanno e vengono, il gruppo si assottiglia e si ricompone, l’età è quella che è, dai sessanta agli oltre ottant’anni… Sono state casalinghe, insegnanti, infermiere, imprenditrici, artigiane… sono madri, zie, sorelle, nonne, qualcuna giovane bisnonna. Non è dato stabilire un anno di fondazione: alcune di loro hanno fatto parte fin da bambine del glorioso Coro Grande, e andavano alle prove con un parente o con le In prima fila, in piedi, sesta da destra, Maria Scolz, scomparsa in questi giorni a 92 anni. sorelle maggiori, quando il maestro era ancora don Oreste Rosso, o Annibale Taverna, o più tardi Don Diego, il M° Sebastianutto, don Aldo… Poi per tanti anni hanno intonato ogni domenica alla Messa delle 10, i canti familiari ai quali si univa la voce dei fedeli. Alla Messa delle 11:30 invece, cantava il piccolo coro dei bambini. Quando nel nuovo orario restò solo la Messa delle 11:00, quello spazio restò ai bambini. A loro restarono i funerali. Le nonne dei funerali, le chiamano. Così a San Giorgio abbiamo una preziosità, rara ormai nei paesi della Bassa, un piccolo gruppo di donne che accompagnano i defunti per l’ultimo saluto della comunità. A ognuno un canto di accoglienza all’entrata nella chiesa, salmi, orazioni e suppliche che leniscono il rigore della liturgia. Hanno voci amabili e piene, colme di tenerezza come nelle ninne-nanne, ripetono le melodie che ogni persona ha ascoltato nella sua lingua fin dalla fanciullezza, quasi per fissare e consacrare i suoi ricordi. E mentre i suoni riempiono lo spazio, anche solo per pochi attimi si attenua l’angoscia dei cuori colpiti dal lutto… Qualcuno una volta ha detto: “Vorrei venire a morire a San Giorgio per essere accompagnato da queste voci”. E quando Site, che da anni si era trasferita da San Giorgio a Cervignano, sentì arrivare la sua ora, ordinò di chiamare le donne di S. Giorgio per l’ultimo canto di parole nate nei roveti tra le acque e le canne di palude, dove sua madre agne Ursule, e sua zia agne Tine, avevano trascinato a scandaglio le barche fino a Nogaro, nel nome di Maria e della miseria. Le donne vennero e le cantarono, quelle parole di amore e di dolcezza che avevano accompagnato le fatiche quotidiane di tante creature… Maria Luisa Bertacco (per tutti Marisa) racconta: “Non siamo un coro da concerto, salvo rare eccezioni, siamo al servizio della Parrocchia secondo le ricorrenze dell’anno liturgico: Avvento, Natale, Pasqua, Pentecoste. Siamo presenti a tutte le feste dedicate alla Madonna, dall’Immacolata all’Assunta e teniamo vivi i riti della Quaresima e della Settimana Santa, soprattutto la Festa dell’Addolorata. In occasione di eventi solenni abbiamo animato la liturgia nei paesi vicini e oltre i confini parrocchiali, nei Santuari di Barbana, Castelmonte, Lussari, Pieve di Gorto, Osoppo, Resiutta, a Collina di Forni Avoltri, Sappada, Pramollo, o verso il Veneto: Concordia Sagittaria, Motta di Livenza, Monte Berico, Abbazia di Follina… Nei tempi permessi continuavamo a fare le prove due volte alla settimana.” Sono la ricchezza della memoria, hanno recuperato e riproposto i Vespri della Madonna, (i Vespri ora sconosciuti, che noi avevamo appreso nella nostra infanzia, quando ogni domenica andavamo a Messa la mattina, a Vespero il pomeriggio e alla Funzione alla sera, salvo passare anche il pomeriggio a cantare dietro l’altare del Duomo). Non hanno mai abbandonato il canto del Missus nella novena di Natale, recuperano testi antichi, magari nati proprio in questi luoghi, come quelli dedicati alla Madonna Addolorata, musicati da don Oreste Rosso, il prete-musicista che fu una prima volta a Nogaro e un’altra a San Giorgio fin dagli anni 1940. Vogliono tenere vivo quel patrimonio in Friulano, in Italiano, in Latino che egli ha lasciato alla Comunità locale. Nei lunghi, terribili mesi della zona rossa (lockdown) del 2020, annullati i riti, mute le voci, era così triste e miserevole il commiato dai nostri vecchi, portati a camionate agli inceneritori dalle 26

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aree più colpite, o salutati da una solitaria benedizione nei cimiteri di paese. Ora da qualche tempo, e non si sa per quanto tempo, le signore possono cantare di nuovo, anche se con fatica, dietro la mascherina che copre il naso e la bocca. E l’ultimo viaggio dei nostri cari, ancora così drammaticamente frequente nel periodo della pandemia da Coronavirus, è un pò meno mesto, nell’abbraccio delle delicate voci femminili. …Allora emerge spesso uno dei canti più amati dalla profondità dei tempi, quel Suspîr da l’anime sempre tanto richiesto, quasi come un passaporto sicuro per l’aldilà…

È il sospiro dell’anima, che si rivolge alla Madonna chiamandola marute me, (piccola madre mia), non mamute (mammina). E la parola marute ha in sè la potenza del sentimento e la forza della venerazione. Quando l’anima la invoca, prova una gioia che non può essere paragonata a nessun’altra, perchè in quel richiamo vi è la certezza che infine una risposta verrà dalla Madonna così dolcemente implorata.

Aggiunge ancora Maria Luisa Bertacco (per tutti Marisa): “Quando abbiamo un po’ di tempo ci dedichiamo anche alle villotte, per il piacere di conoscerle e di cantarle, magari in qualche concerto con gli Alpini, e anni addietro abbiamo eseguito in diversi paesi della Bassa friulana i canti tradizionali dedicati alla Madonna, dalla raccolta curata dal M° Flavio D’Agostini. Nel 2009, in occasione del 250° anniversario del voto cittadino alla Madonna durante la peste del 1759, abbiamo inciso il Cd “Dalla lode soave al materno dolore”, lavoro riuscito grazie all’impegno di don Livio Car-

lino, del M° Pietro e di Paola Appolonia. Abbiamo avuto maestri e organisti che ci hanno seguite con passione e competenza, da Alfredo Regattin a Giovanni Daniotti, a Rizieri Zanutta a Maria Puxeddu con i suoi preziosi consigli, a Antonella Roson, che grazie ai suoi studi ha affinato il nostro modo di cantare piuttosto ruspante, a Pietro Bergamin che ha arricchito il nostro repertorio…. e ora Dennis Del Piccolo, che potrebbe essere non solo nostro figlio ma addirittura nostro nipote, lavora con queste vecchiette, con dedizione e capacità.” E noi, ringraziandole, d’ora in poi le chiameremo le custodi dei canti, inestimabili depositarie delle nostre tradizioni, della nostra cultura. Nota: Don Oreste Rosso, nato nel 1911, ordinato sacerdote a 24 anni, fin dal Seminario studiò mu-

sica e si diplomò al Conservatorio a Venezia. Nella sua lunga vita compose innumerevoli mottetti, vespri, ben 34 Messe, di cui 17 in Friulano. Nel 1940 musicò Suspîr da l’anime, un canto dedicato alla Madonna, sul testo di Antonio Chiaruttini (Tunìn Ciarutìn). La dolcezza della melodia, compenetrata con i versi delicati, ha fatto immediatamente breccia nel cuore del Friuli, tanto che ha accompagnato gli emigranti friulani in ogni parte del mondo. A tale proposito ricordiamo l’esperienza dell’inviato di un importante quotidiano italiano, che si trovava in Australia negli anni ‘50. Un giorno, in una via di Adelaide, sentì echeggiare un canto che lo commosse profondamente. Seguì le note finchè trovò una piccola processione che accompagnava la statua della Madonna fino a una vicina chiesetta. Erano Friulani e cantavano Suspîr da l’anime. La voce solista era di Don Oreste Rosso Gesulina Brunato, di San Giorgio di Nogaro. Aveva appreso il canto nel coro di Nogaro, dove allora era sacerdote don Oreste Rosso. Sposata per procura a un giovane Nali di Nogaro, si era imbarcata per l’Australia, dove lui si trovava da qualche tempo. Il giornalista scrisse il suo pezzo riportando le parole del testo e le emozioni che aveva provato in quel mondo lontano. Don Oreste Rosso moriva nel 2001, a 90 anni.

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Da leggere... Titolo: O LA’... O ROMPI L’ultima opera di Marco Pascoli, Luigi Teot e Andrea Vazzaz, edita da Aviani&Aviani editori con il patrocinio dell’8° Reggimento Alpini, del Museo della Grande Guerra di Ragogna, della Sezione Ana di Udine e dell’Associazione Partigiani Osoppo - Friuli. Il libro, avvalendosi di 344 pagine e di oltre 500 immagini storiche e attuali, ricostruisce l’intera storia dell’”Ottavo”, uno dei Reggimenti più decorati d’Italia, oltre che uno strumento militare d’eccellenza tuttora attivo (sede a Venzone) che incarna tanto un “pezzo” di storia europea, quanto un pilastro dell’identità friulana della Brigata Alpina Julia. Dal 1909 a oggi, nelle file dell’8°Alpini hanno militato centinaia di migliaia di uomini (e donne, nel periodo più recente), passando attraverso la Grande Guerra, le campagne coloniali, il Secondo Conflitto mondiale, le catastrofi naturali, le più recenti missioni in territorio nazionale ed internazionale. La connessione fra 8°Alpini e Friuli è storicamente fortissima: si può quasi dire che in Friuli non c’è famiglia che, a un qualche suo livello generazionale, non abbia un alpino che ha fatto la “naja” nell’8° . Una realtà militare a cui gli autori hanno voluto tributare un dettagliato lavoro di narrazione storica, focalizzato sulle vicende operative del Reggimento. Il libro “O là… O rompi” è oggi la più completa ed aggiornata sintesi della gloriosa storia dell’8° Alpini. (Andrea Vazzaz)

Titolo: Fiore di Roccia Autore: Ilaria Tuti Anno: 2020 La scorsa estate, lungo il sentiero che da Casera Pramosio sale a Cima Avostanis, mi sono fermata davanti alla targa commemorativa dedicata a Maria Plozner Mentil che il quel punto nel febbraio 1916 fu ferita a morte da un cecchino austro-ungarico. Lei... la Portatrice carnica che chi sale lassú ha imparato a conoscere, simbolo di tutte quelle donne che durante la Prima Guerra Mondiale hanno saputo mettere da parte loro stesse e i loro bisogni personali e familiari e con coraggio ed encomiabile spirito di sacrificio hanno riempito ogni giorno le loro gerle di viveri e munizioni sfidando la morte per arrivare in prima linea a sfamare e rifornire i soldati. Donne che la storia ha dimenticato per tanto tempo e che Ilaria Tuti, in questo suo nuovo romanzo, ha voluto celebrare per contribuire a far sì che possano riavere il posto e il valore che meritano nella storia dolorosa del primo conflitto mondiale. Le ha presentate al lettore con uno scritto realistico, emozionante, a tratti commovente da cui difficilmente sono riuscita a staccarmi. E lo ha fatto attraverso il racconto di Agata Primus (l’io narrante) che, assieme a tante altre donne della valle, ha messo da parte se stessa e la sua vita per salvarne altre. Con Agata anche il lettore indossa gli “scarpets” e calpesta i sentieri, sente il peso a volte insopportabile della gerla e soprattutto prova il coraggio che si mescola alla paura di sapere che là, nascosti da qualche parte, ci sono i “diavoli bianchi”, come venivano chiamati al tempo i cecchini austro-ungarici. Un romanzo intenso che non avrei mai smesso di leggere… un libro che ci aiuta a riappropriarci del significato e del valore della parola “umanità” e, nel valorizzare la resilienza delle donne durante le ostilità, celebra la libertà di poter scegliere con coraggio cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nella schiavitù della guerra. (Lorenza Lodolo)

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consigliati da noi Titolo: Alpini Autore: Stefano Ardito Vincitore premio Bancarella 2020. Info: Istituito nel 1872 agli albori dell’Italia unitaria, il corpo degli Alpini è da sempre un esempio di valore militare e civile, ed è parte costitutiva dell’identità italiana e del sentimento nazionale. Dalla nascita delle prime «compagnie alpine», fino agli odierni impegni per la pace in Afghanistan e in Medio Oriente, le truppe alpine hanno attraversato quasi un secolo e mezzo scrivendo pagine di storia famose in Italia e nel mondo. Il gelo della ritirata di Russia e il caldo torrido di Adua, le battaglie sull’Adamello e le Tre Cime nella Prima guerra mondiale e la guerra partigiana del 1943-’45, quando migliaia di ufficiali, sottufficiali e soldati si sono trasformati in combattenti per la libertà dell’Italia. Le truppe alpine si sono battute con onore in Etiopia e in Libia, sulle Alpi, e poi in Grecia, in Albania e sull’Appennino; durante la Guerra Fredda hanno formato lo schieramento avanzato della NATO. Questo libro, com’è giusto, tocca anche i momenti oscuri di questa storia, dall’attacco alla Francia nel 1940 fino alla scelta di alcuni gruppi di aderire alla Repubblica di Salò. Tuttavia la storia degli alpini non è solo storia di guerra: dalla lotta al terrorismo, alle missioni internazionali di pace, al sostegno alla protezione civile, gli alpini sono scesi in campo dopo l’alluvione del Vajont, e dopo i terremoti in Irpinia, in Friuli, in Abruzzo. In questo volume che ripercorre le vicende di uno dei corpi più amati dell’Esercito italiano, Stefano Ardito, attraverso episodi, luoghi e uomini, racconta un pezzo della storia dell’Italia migliore. Con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Alpini in occasione del suo centenario della fondazione 1919-2019

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Titolo: Biciclette operaie Autore: Davide Stanic Anno: 2020 Non è un libro che spiega come fare le escursioni in bicicletta. Non è un manuale con gli itinerari dei giri della domenica. L’autore, classe 1971, ci offre il suo punto di vista, parlando di esperienze maturate, negli anni, relativamente all’uso della bicicletta. Si parte dagli anni ottanta: siamo nella zona dei cantieri, a Panzano, ecco perché, nel titolo, le biciclette sono operaie! Qualche racconto del recente passato per poi passare in pieno periodo di Covid-19, (il libro è stato pubblicato ad ottobre 2020) e per chi ha la passione di andare in bicicletta, leggendo il racconto di Davide Stanic, sente veramente sue, parecchie delle sensazioni che l’autore racconta di provare in sella!! Nel testo emergono proprio gli stessi sentimenti che ti spingono a pensare, in settimana, al percorso da coprire il sabato mattina, all’itinerario da affrontare, con un amico, o con un familiare, alla prima mezza giornata libera, a decidere che tipo di abbigliamento indossare prima di partire, a seconda della stagione in cui ti trovi. Le storie s’inquadrano geograficamente in un territorio a noi vicino. L’autore, infatti, monfalconese che lavora a Udine, racconta dei suoi innumerevoli tracciati affrontati nella nostra regione, ricca di paesaggi da scoprire e di itinerari da percorrere. Il tutto con la padronanza descrittiva di uno scrittore che è già alla sesta uscita in pochi anni. Bel libro, ve lo consiglio! (Massimo Blasizza)

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Il cjanton da puisie

di Maria Fanin

Le Madone Vistude

La Madonna Vestita

come une preiere sui lumins e flurissin di flamis i pavêrs e si slungjn viars une vieste nere,

Come una preghiera sulle candele fioriscono di fiamme i lucignoli allungandosi verso una veste nera,

un veli tressat di puntine al protêz le musute ineade di lagrimis mai vaiudis,

un velo ornato di merletto protegge il dolce viso bagnato di lacrime mai piante,

un fazolet di sede tai dets di une man fissade tal gest inmobil da acetazion o da disperazion,

un fazzoletto di seta tra le dita di una mano fissata nell’immobile gesto dell’accettazione o della disperazione,

Madone simpri plui dolorose sot da crôs di duc’ i Crisc’ tie fîs.

Madonna, sempre più dolorosa sotto la croce di tutti i Cristi tuoi figli.

Il cjanton da rizete

di Franco Moni

Tortelloni di spigola con carciofi e salmone Ingredienti per 4 persone: - 400 g di farina - 4 uova - 1 spigola di circa 600 g - 200 g di ceci prelessati - ½ cipolla e 2 spicchi di aglio - Scorza grattugiata di 1 limone - 1 carciofo (mondato e tagliato a spicchi) - 100 g di salmone affumicato - Olio extravergine di oliva e sale Preparazione: Preparate l’impasto di farina e uova. Dategli forma di palla e lasciate riposare per circa mezz’ora. Versate i ceci in una padella, salateli e fateli cuocere per 20’ con un trito di aglio, cipolla e un po’ di olio. Sfilettate la spigola (eliminando l’eventuale lisca) e cuocete i filetti in una padella con olio, un po’ di scorza di limone. Frullate i ceci e uniteli ai filetti.Stendete l’impasto in una sfoglia sottile. Ritagliate quadrati di circa 5-6 cm di lato. Mettete il ripieno sui quadrati, piegateli a triangolo e premete i bordi. Formate i tortelloni, arrotolando i triangoli attorno a un dito e premendo i vertici per fermarli, e lasciateli riposare.Fate soffriggere gli spicchi di carciofo in una padella con un po’ di olio; unite 100 g di salmone affumicato tagliato a pezzetti, Lessate i ravioli, scolateli nella padella con il condimento e fate cuocere per un altro minuto. Buon appetito!

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Fruzons di Plume (40) marzo 2021  

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