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Numero 38 - SETTEMBRE 2020

Giornale periodico a distribuzione gratuita Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro - Sezione di Palmanova

DELIZIOSO AUTUNNO [ Cit. George Eliot ]

Nus bâstin li’ mâns


Settembre 2020 LA COPERTINA foto di Francesco Matrone Il M.te Avanza - zona di Forni Avoltri (UD)

NUS BÂSTIN LI’ MÂNS

Giornale del Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro Stampato in proprio e distribuito gratuitamente ai soci. AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI UDINE NUMERO 2/18 del 30-01-2018 DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Blasizza massimoblasizza@gmail.com REDAZIONE Massimo Blasizza, Davide De Piante, Giovanni Sguassero, Giulia Tami GRAFICA Fabio Baccello GRUPPO ALPINI DI SAN GIORGIO DI NOGARO Sezione di Palmanova (Udine) Via Carnia, 9 33058 San Giorgio di Nogaro (Ud) C.F. 90001570309 Partita IVA 02900060308 INTERNET www.anasangiorgiodinogaro.it E-MAIL sangiorgiodinogaro.palmanova@ana.it

In questo numero 3. 4. 5. 6. 8. 10. 10. 11. 12. 14. 15. 16. 17. 18. 20. 21. 22. 22. 23. 23.

Il Direttore La pulizia della Trincea ‘Mazzoldi’ e del Cimitero austro-ungarico (Davide De Piante) L’impegno degli alpini lungo il Cammino Celeste (Aurelio Pantanali) Un’estate in Paradiso (Lorenza Lodolo) Orchidee UNICEF (Luca Natale) Le mascherine all’oratorio (La Redazione) L’alza e ammainabandiera con i ragazzi (La Redazione) I nostri soci ai trofei Sezionali dello sport (Valentino Loi) La Brigata Alpina “Julia” per la quinta volta in Afghanistan (Giulia Tami) Riconoscenza alla solidarietà e al sacrificio degli Alpini (Sito ANA Nazionale) Molta riconoscenza in un piccolo gesto (Giovanni Sguassero) Il Cimitero Militare di Soupir in Francia (Alberto Quaranta) Cent’anni fa: immagini a confronto/18 (Marco Zanon) Alla ricerca di… Luca Poggianella (Maria Fanin) La Pietra di Bismantova (Luisella Bonetto) In breve Il cianton da puisie (Maria Fanin) Il cianton da rizete (Franco Moni) Appuntamenti futuri I nostri sponsor

Il nostro Gruppo ha deciso di realizzare una mascherina personalizzata, come da immagine qui sotto. Di colore blu - ha il logo “Nus bâstins li’ mâns” e l’aquila del Friuli – è in cotone e può essere lavata più volte e riutilizzata. La vuoi anche tu? Per i soci del Gruppo, la prima mascherina è gratis; dalla seconda o per i non iscritti, chiediamo un contributo di 2€ cad. La trovate da Claudio “Punto Ufficio” a San Giorgio. Oppure, scrivete a sangiorgiodinogaro.palmanova@ana.it

Capogruppo: De Piante Davide Vice Capogruppo: Loi Valentino Consiglieri: Bidoggia Giancarlo, Bramuzzo Piergiorgio, Marchi Lino, Mastroianni Francesco, Milan Paolo, Moni Franco, Piccini Giorgio, Pittis Giovanni, Taverna Lucio, Tavian Luciano, Toniutti Fabrizio STAMPA Rosso Società Cooperativa Gemona del Friuli (UD) Numero copie stampate 350

Antonio Napolitano, Udine (amico degli alpini)


n. 38 – Settembre 2020

Carissimi lettori, siamo già arrivati all’autunno di questo 2020 che ci ha messo a dura prova con il Coronavirus. Gli ultimi dati parlano di 350 morti in regione su 4.500 casi registrati in totale; circa 36.000 i deceduti in Italia che conta più di 300.000 persone contagiate, e circa un milione di decessi nel Mondo su 35 milioni di casi in 230 stati (al 30 settembre). Il contagio del virus ha trovato il modo di ripartire e già da qualche settimana il numero di pazienti ammalati è in sensibile aumento. I provvedimenti restrittivi del governo hanno limitato e ci limitano ancora, come associazione, nei nostri numerosi eventi: non ci è possibile, infatti, procedere senza dei sensibili ridimensionamenti organizzativi. La nostra operosità, comunque sia, fa sì che non manchi del tutto il nostro apporto nei confronti dei bisognosi ma ciò che manca, o ciò che è mancato, in questi ultimi mesi, un po' come nelle piccole comunità di paese, è la vita associativa, i momenti di aggregazione in comunità: è mancata la possibilità di condividere in presenza le attività, le iniziative, le manifestazioni (religiose e sportive) come le nostre. Nel mese di agosto, precisamente il giorno 11, la nostra “Julia”, dando il cambio ai colleghi della Brigata “Ariete” di Pordenone, ha iniziato il suo periodo di responsabilità in Afghanistan, nella zona di Herat, per la quinta volta nella storia degli ultimi anni. La regione Ovest del Paese, dopo le missioni ISAF (International Security Assistance Force) del 2008 - 2009, 2010-2011, 2013, e RS (Resolute Support) del 2015, nel 2020 è di nuovo sotto la responsabilità degli alpini della “Julia”, questa volta guidati dal Generale Alberto Vezzoli, al comando della brigata friulana, con sede alla “Di Prampero” di Udine, già dall’autunno 2018. Con piacere abbiamo ricevuto il saluto personale del Comandante del contingente della Nato in Afghanistan, come detto il Generale Vezzoli, il quale ci ha testimoniato la vicinanza di tutti gli alpini in armi schierati al Comando Nato del TAAC West (Train Advise Assist Command) di Herat. Dalle righe del nostro Fruzons di Plume giunga al Generale Vezzoli, a tutti gli Alpini e ai militari Italiani e stranieri del TAAC West della Nato, il nostro più sentito in bocca al lupo per questa missione e un arrivederci a presto in Friuli. In questo numero abbiamo seguito anche le nostre attività con i bambini del comune di San Giorgio di Nogaro, dato spazio alle ormai tradizionali rubriche del periodico ed anche in questa terza uscita dell’anno c’è chi ci ha raccontato quanto sia stato entusiasmante organizzare ed effettuare, durante il periodo estivo, escursioni sulle nostre montagne del Friuli. Siamo stati a pulire gli argini in laguna, al torneo di bocce in luglio siamo arrivati terzi e a settembre l’Amministrazione Comunale di San Giorgio ha ufficialmente ringraziato il nostro Gruppo, in una cerimonia, per essere stato attivo durante il periodo di blocco totale. A fine mese siamo stati anche promotori dell’iniziativa “L’orchidea UNICEF”: i fondi raccolti saranno destinati ai programmi di ricerca contro la malnutrizione infantile nel mondo. Buona lettura a tutti

Con amicizia

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I manufatti e il ricordo della Grande Guerra nell’Europa “senza confini”

La pulizia della Trincea Mazzoldi e del Cimitero austro-ungarico di Davide De Piante Sul Carso della Grande Guerra Cinque anni fa, su input del nostro Gruppo, la Sezione di Palmanova ha avviato il progetto “In trincea con gli alpini” grazie alla quale la Trincea Mazzoldi (Monte Sei Busi a Redipuglia) è stata pulita a cura dei ragazzi di 3^ e 4^ dell’ISS di Cervignano (Malignani e Scientifico). Il nostro “Fruzons di Plume” ha sempre parlato di questa bella ed importante iniziativa perché gli alpini sangiorgini se la sono presa a cuore e la grande sintonia creata tra volontari e studenti è stata lo stimolo aggregante. Il 2020 doveva essere l’anno della collaborazione con le scuole austriache ed ungheresi – da qui il progetto “Costruisci un bambino, costruisci una nazione anzi l’Europa delle Nazioni” all’insegna dell’unione fra i popoli. Tutto era stato avviato ma il coronavirus ci ha messo lo zampino ed il progetto è stato rinviato all’anno prossimo. La chiusura delle scuole ha fatto il resto e le trincee di Redipuglia, che normalmente vengono visitate da migliaia di studenti, sono rimaste deserte. Anche la Mazzoldi ha subìto la stessa sorte e, in luogo delle rievocazioni storiche ed animazioni da trincea, la vegetazione ha preso il sopravvento. E’ bastata una segnalazione da parte di un nostro socio e il Gruppo, chiesto il supporto tecnico alla Sezione, si è mosso con i propri volontari. Sabato 1°agosto, sei nostri soci e accompagnati da Ivan e Alessio della Pro Loco di Fogliano, hanno fatto il loro intervento di prima pulizia. L’entusiasmo per l’attività svolta è stato contagioso sempre con la speranza che da ottobre, i ragazzi possano ripercorrere questi luoghi.

Onore ai soldati di ogni nazione La nostra Sezione, assieme ad altre Associazioni d’arma palmarine, si preoccupa di svolgere i lavori di manutenzione e di sfalcio dell’erba presso il Cimitero austro-ungarico di Palmanova. Il 22 agosto, in una bella giornata soleggiata, anche tre soci del nostro Gruppo hanno partecipato alla pulizia. I volontari rendono così onore a chi ha combattuto la Prima Guerra Mondiale a prescindere dalla nazionalità dei caduti. Passa un visitatore e, visto il nostro impegno, ci chiede se facciamo parte di un’associazione austriaca… NO siamo gli alpini… e lo diciamo con orgoglio. I volontari dell’ANA si muovono fra le 4.000 tombe sistemate in maniera ordinata e puliscono l’erba cresciuta durante l’ultimo intervento. Un’attenzione di riguardo viene dedicata alle due tombe comuni che raccolgono i resti di 13.000 soldati ignoti. Ma non tutte le tombe sono uguali… notiamo: - un lumino acceso per Nowak Stanislaus, - una fotografia con il nastro della bandiera ungherese per Nemeth Franz, - un vaso di fiori per Kupucz Ianos. Sono queste le immagini che ricordiamo e che ci incitano a proseguire nella nostra attività consapevoli che la mano che ci guida non conosce la nazionalità ma solo onore e rispetto per tutti i soldati che sono “andati avanti”.

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L’impegno degli alpini lungo il Cammino Celeste Ripulito l’argine della Laguna di Grado di Aurelio Pantanali (*) Il Cammino Celeste è il più noto cammino presente nella nostra regione e si snoda verticalmente da sud a nord per una lunghezza di 220 chilometri con partenza dall’Isola di Barbana e meta il Monte Lussari, luogo di devozione delle genti carinziane, slovene e friulane. Il Cammino Celeste unisce il mare e le alte cime dolomitiche delle Alpi Giulie passando per la pianura orientale della bassa friulana, le colline del Collio e la pedemontana lungo il confine con la Slovenia. Il suo percorso tende principalmente a percorrere strade di campagna e viottoli di montagna e solo dove non sono presenti queste vie, batte l’asfalto delle strade. L’incremento dei pellegrini e dei viandanti negli ultimi anni è molto cresciuto soprattutto durante il periodo estivo quando il cammino è percorribile nella sua interezza, d’inverno invece le ultime tappe non sono fruibili per la presenza della neve sulle montagne. Il Cammino Celeste è gestito dall’associazione Iter Aquileiense nata nel 2006 per merito di un gruppo di persone legate dalla passione del cammino e dall’amore per la propria terra, il Friuli; l’Iter Aquileiense si prodiga di divulgare il progetto del Cammino Celeste con il sostegno di Turismo FVG in Italia ed all’estero perché tutti possano prima o poi venire a portare i propri passi nella nostra bella regione. I passi dei pellegrini e dei viandanti hanno bisogno anche di sicurezza ed ecco allora che diventa molto importante l’aiuto solidale di persone di buona volontà che possono dare un

concreto aiuto per garantire la viabilità lungo i sentieri e le strade di campagna facilmente occluse dalla crescita di erbe, arbusti e rovi. Un importante intervento di pulizia si rendeva necessario su un tratto del Prologo del Cammino Celeste (Isola di Barbana Aquileia) e precisamente sul tratto dell’argine della Laguna che va dalla chiesetta di San Marco dove si trova il cimitero di Belvedere fino alle vicinanze della foce del fiume Natissa.

Il tratto negli ultimi due anni era diventato oramai impraticabile, costringendo i pellegrini/viandanti a proseguire il loro cammino, percorrendo il tratto da Belvedere ad Aquileia lungo la ciclabile. Piccoli arbusti, rovi ed erbacce alte fino ad un metro d’altezza ostruivano il passaggio per una lunghezza di quasi due chilometri di lunghezza. Trovare una soluzione non era facile perché il lavoro richiedeva attrezzatura adeguata con l’uso di decespugliatori professionali e soprattutto tanta buona volontà ed impegno, ed anche buone braccia e buone mani per svolgere più mansioni di pulizia non per tutti possibili. Maurizio Pessina di San Giorgio di Nogaro che ha percorso per ben tre volte tutto il Cammino Celeste ed anche relatore in diverse conferenze di presentazione del

progetto in vari Comuni del Friuli si è impegnato a ricercare e poi a coinvolgere alcuni componenti del Gruppo ANA di S. Giorgio di Nogaro per portare il loro importante contributo d’aiuto per la pulizia dell’argine. Armati con tutti gli attrezzi necessari per operare in sicurezza, dopo aver ricevuto il benestare dell’intervento dal Consorzio di Bonifica del Friuli Venezia Giulia che ha in gestione l’argine della laguna di Grado, nelle giornate dell’8 e del 15 luglio, Maurizio Pessina, Daniele Salvador, Daniele Cargnelutti, Lino Marchi e Davide De Piante si sono impegnati con il loro lavoro a rendere fruibile il Cammino Celeste in quel tratto.

L’associazione Iter Aquileiense ha ricevuto molti consensi da chi poi ha avuto modo di passare sull’argine della Laguna, lungo un tratto naturalistico del Cammino Celeste di rara bellezza anche per la presenza di molte specie d’uccelli marini. L’Associazione Iter Aquileiense non può essere che grata per l’ottimo lavoro svolto dagli alpini di San Giorgio di Nogaro ed esprime loro un caloroso grazie, grazie di cuore! (*) Aurelio Pantanali e Giuseppe Poiana soci fondatori del Cammino Celeste

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Un’estate in Paradiso

Ricordi di una stagione passata in alta quota

di Lorenza Lodolo Sarà a causa del lungo periodo di “reclusione” dalla natura che questa pandemia ci aveva imposto, sarà perché lavorare in ospedale in questi ultimi mesi non è stato per niente facile, ma tutto il mio tempo libero, questa estate, l’ho passato lassù tra le montagne del mio Friuli, l’unico posto che conosco che sa accogliermi, rigenerarmi e in cui mi sento a casa. Un’estate che mi ha visto partire la mattina prestissimo e rientrare giusto in tempo per il turno di notte… che mi ha permesso con le sue lunghe giornate di sole di sperimentare anelli lunghi e impegnativi o che mi ha consigliato con i suoi nuvoloni minacciosi di rientrare senza arrivare alla meta perché, come dice Nives Meroi, “la montagna va affrontata sempre con rispetto e buonsenso perché tanto vince sempre lei”. (Trincee della Creta di Timau) Una stagione di distese di fiori, di laghetti glaciali in cui si specchiano le vette, di trincee percorse in doveroso rispetto, di ferrate superate e di arrampicate solo ammirate, di ricordi che affiorano e di colori che non dimentico. Ma principalmente è stata una estate di incontri che hanno riempito il cuore… di persone conosciute al passo vicino ad un piccolo di stambecco e riviste poco dopo in malga, persone che da tanto avrei voluto conoscere e con cui chiacchierare, condividendo i passi del ritorno, non è mai sembrato più naturale.

(Gruppo del Mangart) È stata una stagione lunga, di milioni di passi, alcuni decisi e determinati, altri scivolosi… qualche volta titubanti su ghiaioni ripidi, creste esposte o sentieri militari scavati nella roccia i cui tavolati in legno raccontano ancora storie dolorose di un passato che abbiamo il dovere di ricordare. Un’estate bellissima di panorami spettacolari, di cime conquistate, di alpeggi attraversati, di animali fotografati e di animali temuti, di boschi che profumano di umido e di pece, di sorgenti dissetanti, di scorciatoie ripide e di mulattiere infinite.

(Lago Bordaglia - foto di Francesco Matrone) A qualcuno ho dovuto far capire che lassù noi siamo solo ospiti e che dobbiamo portare sempre rispetto. Da altri ho imparato la forza, la determinazione ed il sacrificio per poter realizzare il proprio sogno e regalarlo al proprio figlio. Ad altri ho riservato un saluto veloce, a qualcuno ho dato una indicazione o un incoraggiamento e ho cercato di regalare un po’ di quello che ho imparato. Con qualcuno mi son fermata in cima a chiacchierare così a

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n. 38 – Settembre 2020 lungo che non avrei voluto più scendere, altri sono stati rimproverati perché non ci può improvvisare esperti dove inevitabilmente la montagna gioca sempre in casa. Incontri bellissimi lassù davanti ad una croce dopo aver affrontato una via ferrata per arrivare in cima, di quelli che, già dopo pochi minuti, non hai più bisogno di spiegare perché sali ogni volta lassù, perché ti siedi su una roccia a guardare il mondo che si fa piccolo laggiù e con lui tutti i tuoi problemi. Ed ecco allora che anche la discesa più impervia o il sentiero che scivola sotto gli scarponi non spaventano quando li affronti con chi ha la tua stessa passione, conosce la montagna e sa che la prudenza deve essere sempre più forte dell’entusiasmo. E se poi c’è una mamma capra col suo piccolo nato da pochi giorni a fare da apripista, a mostrare dov’è la traccia che ci può riportare al bivacco allora è proprio vero che la magia della montagna non finisce mai. Ho aperto e chiuso così tante volte le cartine Tabacco, le ho consultate, studiate, girate e rigirate… per poi arrivare in cima e scoprire, con rispettosa invidia, che ho amici che, davanti ad un panorama a 360 gradi, sanno elencare con dovizia di particolari, i nomi di tutte le vette e le possibili alternative per raggiungerle.

Ho passato un’estate in Paradiso e non avrei voluto estate migliore!

(In discesa da Malga Cregnedul)

(Gruppo del Canin al tramonto da Malga Cregnedul) E ho avuto anche la fortuna di cenare, con la pasta più buona abbia mai mangiato, davanti allo spettacolo del Canin al tramonto assieme a chi gestisce con passione la malga e di tramonti cosi ne ha visti già tanti ma ogni volta si emoziona come fosse la prima. Devo anche ringraziare chi ha l’entusiasmo e tenacia per prendere in mano la gestione di un rifugio, che sa accogliere con un sorriso e che mi ha aiutato, mettendomi a disposizione senza conoscermi le sue foto, quelle più belle scattate all’alba, perché potessero fare da cornice ad un mio scritto. Un’estate straordinaria di belle amicizie nate percorrendo un sentiero, dopo ore di cammino, di foto, di passaggi in riva al lago e di discese tra i rododendri in fiore cercando una traccia per troppo tempo non calpestata. Chilometri e chilometri di escursioni, di parole, di racconti, di esperienze e sensazioni ma anche di silenzi in mezzo a tanta e tale bellezza per poter ricaricare le pile ed il cuore.

E ho potuto e voluto raccontare di questa mia estate perché uno degli incontri più importanti l’ho fatto in pianura quando l’estate era appena iniziata, quando davanti ad un caffè, mi è stato chiesto di descriverlo questo mio Paradiso, quando un amico mi ha proposto di dar vita con le parole all’incrocio di sentieri che sento di avere dentro. Ed io ho accettato perché, come diceva Tolstoj, la felicità è reale solo se è condivisa… lungo un sentiero o tra le righe di uno scritto.

(Giovani stambecchi salendo a Cima di Terrarossa)

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Orchidee UNICEF Per combattere la malnutrizione infantile di Luca Natale (*)

Il 26 e 27 settembre, è tornata in oltre 2.300 piazze in tutta Italia, l’Orchidea UNICEF. La campagna è giunta alla sua undicesima edizione e, nel corso dei 10 anni precedenti, ha dato la possibilità di raccogliere oltre 15 milioni di euro che l’UNICEF ha utilizzato per portare avanti i Programmi nel Mondo, a tutela dei diritti dell’infanzia. Quest’anno la campagna Orchidea UNICEF è legata alla Festa dei Nonni, prevista come festa nazionale per il 2 ottobre, con l’obiettivo di manifestare tutta la vicinanza possibile alle nostre nonne e ai nostri nonni, tra le categorie più colpite durante l’emergenza sanitaria che ha toccato il nostro Paese e il Mondo intero. Oltre 12.000 volontari UNICEF hanno scelto di scendere in piazza per promuovere, a fronte di un’offerta minima di 15 euro delle coloratissime orchidee. I fondi raccolti durante l’edizione 2020 verranno utilizzati per portare avanti l’impegno dell’UNICEF contro la malnutrizione infantile che, ogni anno, mette a rischio la vita di circa 3 milioni di bambini. A livello globale 149 milioni di bambini soffrono di ritardi nella crescita, risultando troppo bassi per la loro età, mentre 50 milioni sono deperiti, ossia troppo magri in proporzione alla propria altezza. Altri 40 milioni di

bambini sotto i 5 anni sono invece in sovrappeso o obesi. La malnutrizione non va confusa con la mera scarsità di cibo (denutrizione), ma è la combinazione di diversi fattori: insufficienza di proteine, zuccheri e micronutrienti, frequenza di malattie e infezioni, consumo di acqua non potabile, carenza di controlli medici e scarsità di igiene. Con il contributo per un’orchidea UNICEF, potremo garantire 60 bustine di alimento terapeutico per salvare la vita ad un bambino che si trova in condizioni di malnutrizione acuta. Prevenire la malnutrizione è importantissimo perché il sistema immunitario dei bambini gravemente malnutriti è così compromesso che l’insorgere di malattie infantili come le infezioni respiratorie o i virus intestinali può produrre rapidamente complicazioni e anche la morte. La malnutrizione rimane, infatti, la causa concomitante di quasi la metà di tutti i decessi infantili al mondo. Sostenere i programmi contro la malnutrizione infantile è ancora possibile, decidendo di donare un’orchidea sospesa sulla pagina https://orchidea.unicef.it/sospesa/. Puoi decidere di donare il tuo contributo per un’orchidea sospesa e noi la regaleremo ad uno dei nostri nonni che si trova ospite di ospedali, residenze per anziani o che si trova semplicemente in una situazione di disagio. Un gesto per dimostrargli tutta la nostra vicinanza. Con l’orchidea UNICEF la vita rifiorisce due volte! (*) Ufficio Volontari UNICEF

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Quest'anno il Gruppo di San Giorgio ha detto "SI'". Liberi dai tanti impegni "ordinari", abbiamo deciso di sostenere l'iniziativa dell'Unicef per combattere la mortalità infantile. Come nostra abitudine, l'organizzazione del materiale e della logistica inizia qualche giorno in anticipo. Tutto è a posto, un paio di telefonate e la squadra dei volontari è presto fatta! Sabato 26 settembre siamo nel nostro gazebo in Piazza del Duomo. E' la nostra prima uscita con attività "in esterno" dopo parecchi mesi. Non nascondiamo un pò di emozione legata al contesto e alla sfida di offrire tutte le 48 orchidee che ci sono state assegnate. La gente si ferma ed acquista le piantine rosa, gialle, verdi e bianche presenti nel tavolo; alle 12.30 abbiamo finito il nostro compito e tutte le orchidee sono esaurite. Possiamo quindi solo ringraziare i nostri compaesani che, ancora una volta, hanno dimostrato una straordinaria generosità. Noi, semplici pedine operative, abbiamo riscoperto il contatto con la gente; abbiamo condiviso commenti e considerazioni sull'iniziativa ed abbiamo scoperto quanta fiducia infonde il cappello alpino… ora forse ancora di più!

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Le mascherine all’oratorio La Redazione Nel precedente numero di Fruzons abbiamo pubblicato un articolo sulle oltre 400 mascherine lavabili per bambini realizzate da Daniela, Loretta, Manuela, Nilla e che poi come Gruppo Alpini abbiamo distribuito ai bambini invitandoli nella nostra sede.

Dopo questo evento, considerato che ne avevamo ancora 300, grazie alla disponibilità di Don Nicola, abbiamo deciso di distribuirle ai giovani dell’Oratorio Parrocchiale. Così, il 20 luglio, una delegazione del Gruppo ha incontrato i ragazzi.

E’ stata un’ottima occasione per poter parlare con loro, dire quello che abbiamo realizzato e, soprattutto, rispondere alle loro domande… dalla storia, alle missioni di pace e al futuro degli alpini.

L’alza e ammainabandiera con i ragazzi La Redazione In occasione della consegna delle mascherine ai ragazzi dell’Oratorio, a margine del nostro incontro a Zellina, abbiamo scoperto che ogni mattina, nell’area di ritrovo/divertimento, si svolgeva il rito dell’alzabandiera. Il “deus ex machina” – alias Giorgio Miolo – ci ha invitato a partecipare all’evento. Dopo qualche messaggio (ovvero un whatsapp), il 24 luglio, dodici soci del nostro Gruppo erano presenti a Zellina e, dopo aver fatto la sfilata nel campo da calcio (al suono del “33”), hanno preso parte all’alzabandiera. Questa breve “incursione” è stata particolarmente densa di emozioni e, vista la presenza dei giovani, particolarmente significativa, tanto che abbiamo replicato il 29 agosto con l’ammainabandiera. L’immagine dei soci del Gruppo, perfettamente allineati, speriamo serva a chi ha dimenticato le regole di convivenza civile.

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I nostri soci ai Trofei Sezionali dello sport Bocce e tiro al piattello di Valentino Loi

TORNEO DI BOCCE

TIRO AL PIATTELLO

Dal 6 all’11 luglio, presso il bocciodromo degli artiglieri di San Giorgio, si è tenuto il Trofeo Sezionale di bocce. Sotto la sapiente regia di Severino Nussio e l’attenta gestione dell’addetto sezionale allo sport (e vicepresidente) Alessio Tondon, 36 squadre dei Gruppi si sono presentate nei campi in terra rossa. Come si fa in questi casi, tutti vogliono vincere e ma lo spirito alpino la fa da padrone e, dopo la partita, vincitori e vinti si trovano a brindare assieme. Il nostro Gruppo ha iscritto ben quattro squadre; alla fine della competizione, il duo Egidio Losco e Paolo Milan ha conquistato il 3° posto. Gli sguardi orgogliosi dei nostri portacolori, premiati per l’occasione dal Presidente Stefano Padovan, sono l’emblema della soddisfazione.

Sabato 12 settembre, le doppiette sono pronte a sparare. Ma non siamo in una riserva di caccia bensì nei campi di Tiro a Volo di Porpetto dove si tiene il Trofeo Sezionale di tiro al piattello, organizzato appunto dalla nostra Sezione. Dopo l’alzabandiera “distanziata”, inizia la competizione che ogni anno è sempre più agguerrita e la classifica sempre più vicina. Alla fine della giornata, nelle due piazzole di tiro, si saranno alternati 72 atleti in rappresentanza di 16 Gruppi. Tra questi c’erano anche i nostri con Raul, Valentino, Angelo, Simone, Franchino e Davide. Tra gli alpini “amatori”, Simone ha totalizzato 14 piattelli (5° di categoria) seguito da Raul con 10 (11° di categoria). Poter gareggiare e divertirsi, ritrovarsi anche se parzialmente nascosti dalla mascherina, è stato un piacere fisico e morale. Se parliamo di classifiche… diciamo che non ci siamo piazzati benissimo ma non era il nostro obiettivo e, a dire il vero, non era nemmeno nelle nostre potenzialità.

(foto di Daniele Drigo)

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La Brigata Alpina “Julia” per la quinta volta in Afghanistan Concluso l’iter addestrativo, i nostri alpini hanno sostituito i bersaglieri dell’ “Ariete” di Giulia Tami

Con una breve ma significativa cerimonia tenutasi all’interno della Caserma “Di Prampero” sede del Comando Brigata, alla presenza del Labaro Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini e delle principali autorità civili, militari ed ecclesiastiche, la Brigata Alpina “Julia” nella configurazione Multinational Land Force (MLF), il 16 Luglio 2020 ha salutato la città di Udine. La cerimonia si è svolta quasi in forma privata e chiaramente ristretta per rispettare tutte le norme disposte dal governo vista l’attuale emergenza pandemica del Covid-19. La “Julia”, unica unità a livello Brigata nell’Esercito ad essere permanentemente multinazionale, si dispiega per la quinta volta nella sua storia nell’instabile quanto delicato territorio afghano agli ordini del Generale Alberto Vezzoli, Comandante della Brigata. Infatti, insieme ai colleghi Ungheresi e Sloveni, ha recentemente costituito il Comando del TAAC West (Train Advise and Assist Command West) a Herat, con il compito di addestrare, consigliare e assistere l’Esercito Nazionale Afghano nella conduzione delle operazioni atte a mantenere la sicurezza in una nazione così instabile, nell’ambito dell’Operazione Resolute Support. La MLF ha già operato in questo difficile contesto dove il compito principale degli uomini e donne della Brigata non è più tattico con dispiegamenti sul terreno: gli alpini dovranno fornire consulenza, assistenza, addestramento e consiglio alle forze di sicurezza Afghane nella pianificazione e condotta delle Operazioni, nella gestione logistica dei materiali e nella circolazione ed elaborazione delle informazioni. La “Julia” non è comunque nuova a questa tipologia di incarichi: nel 2015 infatti, è già stata impiegata agli inizi dell’applicazione di questa nuova fase della missione della NATO in Afghanistan. Degno di nota è il gesto che la Regione Friuli Venezia Giulia con il suo Governatore, Massimiliano Fedriga, ha fatto, nel voler supportare la Brigata con una cospicua donazione di materiale di prima necessità quali alimenti non deperibili e, soprattutto in questo periodo di emergenza pandemica, ventilatori polmonari e dispositivi di protezione individuale che andranno a cementare ancor di più il già forte legame tra gli italiani e la popolazione afghana. Presente alla cerimonia del 16 luglio anche il Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, che nel suo breve discorso ha voluto elogiare la preparazione che gli alpini hanno effettuato nonostante l’emergenza in atto, e ha voluto altresì augurare al Generale Vezzoli di poter portare a termine il mandato in Terra Afghana nella maniera più serena e produttiva possibile, certo delle capacità dei suoi uomini e donne. E’ intervenuto anche il sindaco di Udine Pietro Fontanini a testimonianza del forte legame degli alpini con la popolazione friulana. A conclusione del suo indirizzo di saluto il primo cittadino ha voluto congedarsi con un “mandi”, termine molto sentito dai friulani. E’ stata infine la preghiera dell’Alpino, recitata da Don Albino D’Orlando, (in sostituzione del cappellano della “Julia”, Don Giuseppe Ganciu, già al lavoro in teatro operativo) a concludere questa cerimonia. Ora tocca a noi Alpini del Gruppo di San Giorgio fare il nostro più grande in bocca al lupo alla Brigata Alpina “Julia” e a tutti gli alpini in armi.

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Il saluto del Generale Vezzoli agli alpini di S. Giorgio di Nogaro

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La Lombardia approva la legge sulla “Riconoscenza alla solidarietà e al sacrificio degli Alpini” Dal sito internet dell’Ana nazionale (22 settembre 2020)

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato all’unanimità la legge sulla “Riconoscenza alla solidarietà e al sacrificio degli alpini”, stabilendo che ogni anno verrà celebrata la “Giornata della memoria e del sacrificio alpino” il 2 aprile, una data simbolica che ricorda l’inaugurazione l’Ospedale da Campo degli alpini a Bergamo in piena emergenza Coronavirus. Al termine della votazione il Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi ha accolto il Presidente Ana Sebastiano Favero e i Presidenti delle Sezioni Ana lombarde. “L’approvazione di questa legge è motivo d’orgoglio mio personale e di tutti gli alpini – ha affermato Favero – perché l’obiettivo è quello di trasmettere ai giovani i nostri valori”. Ha continuato: “Può sembrare strano che l’Ana, un’associazione d’Arma, abbia ottenuto dalla Segreteria permanente dei premi Nobel per la Pace, il riconoscimento di essere una realtà che lavora per la pace. Ma è così. Anche quando i nostri veci della Prima e nella Seconda guerra mondiale hanno operato, lo hanno fatto con senso del dovere ma da uomini con il cuore”. E ha ricordato il grande impegno durante l’emergenza Coronavirus per la realizzazione dell’Ospedale di Bergamo e nel resto del Paese. La Lombardia è la prima Regione a dotarsi di una legge dedicata alla valorizzazione del Corpo degli Alpini; primo firmatario del progetto di legge è stato il Consigliere Segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia, Giovanni Malanchini che ha ricordato come “da oggi il 2 aprile, in collaborazione con le Sezioni territoriali Ana, le scuole e con la partecipazione volontaria di enti e associazioni, saranno organizzate dal Consiglio regionale delle iniziative di informazione e di sensibilizzazione, con l’obiettivo di diffondere i valori storici e culturali tra le giovani generazioni e gli studenti di tutta la Lombardia”.

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Molta riconoscenza in un piccolo gesto Solidarietà a S. Giorgio durante il periodo di confinamento di Giovanni Sguassero All’entrata della sede di Villanova della Misericordia della Bassa Friulana c’è una scritta che in linea di principio è impossibile non condividere: “la solidarietà non ha volto”. È vero, però per essere solidali c’è bisogno, come minimo, di mani e di teste pensanti. Durante il periodo di confinamento le persone erano costrette dai vari DPCM a muoversi il meno possibile e pesanti sanzioni erano comminate alle persone nel caso in cui le Autorità avessero riscontrato deviazioni non giustificate. Come dimenticare che nel nostro Comune la Polizia Locale circolava con pistola alla cintola, manette e spray al peperoncino! Pur in questo contesto di diffidenza e paura diffusa ci sono state delle persone che, nel rispetto delle Disposizioni, non si sono intimorite ed hanno usato la testa, il buon senso e le mani per solidarietà verso soggetti che si trovavano in difficoltà. Per ringraziare queste persone l’Amministrazione Comunale ha organizzato nel parco di Villa Dora, sabato 5 settembre, la cerimonia ”Molta riconoscenza in un piccolo gesto”. Molte le Autorità locali intervenute: - il Sindaco con il suo intervento ha spiegato il perché di questa cerimonia; - il Vicepresidente Regionale Riccardi ha elogiato i volontari ed ha anche sottolineato come la nostra Regione si sia distinta per il senso di solidarietà; - Don Igino Schiff, a mio avviso, ha pronunciato la frase più significativa e più pesante, se si vuol capire il senso: Il Governo che nei suoi decreti pensa, in maniera marcata, a come punire la gente non ci considera dei cittadini ma dei sudditi. Ciò in riferimento alle difficoltà burocratiche che ha dovuto superare per poter avviare anche quest’anno l’Oratorio

estivo ed alle conseguenze che avrebbe patito in caso di deviazioni dai DPCM; come se fosse scontato che dei ragazzi avessero la maturità degli adulti. Mettere il morso alla voglia di stare insieme dei giovani, impedir loro di giocare come la fantasia di quell’età si porta appresso è simile ad ingabbiare un uccellino. Ha posto l’accento sul fatto che lo Stato non deve intimorire la popolazione ma dare soluzioni e strumenti per superare l’ostacolo. Ricollegandomi alla frase virgolettata di inizio articolo, con il senno di poi si può dire che la cerimonia è andata un po’ oltre le righe perché e stato dato un volto, un nome ed un cognome a tanti volontari; a parte questo peccato veniale, trovo però giusto che un minimo di pubblicità debba essere fatta, altrimenti la maggior parte dei nostri compaesani potrebbe pensare che in quel famigerato periodo nulla sia stato posto in essere. E’ un po’ una sorpresa apprendere che ci fu un fiorire di iniziative dettate dal senso di solidarietà

dei volontari citerò alcune, senza fare nomi: - Oratorio estivo che vantava ben due sedi: una a San Giorgio di Nogaro e una a Zellina, per favorire le famiglie che abitano nella periferia di San Giorgio. L’intero progetto estivo ha fornito servizi educativi e ricreativi a 100 famiglie del territorio, aiutando così i bambini a ritrovare la socializzazione ormai persa a causa del confinamento. Sforzo organizzativo senz’altro degno di nota. - Raccolta, presso i negozi aderenti, e distribuzione di generi alimentari, a cui tutte le organizzazioni di questo Comune hanno partecipato. - Accompagnamento ed assistenza alle persone con difficoltà motorie. - Distribuzione di mascherine nelle abitazioni. - Produzione di mascherine per distribuzione alla popolazione, attività inventata ed organizzata da un gruppo di mamme e nonne. - Vendita di giocattoli usati da parte di due bambini, versato in beneficenza il ricavato. Bene e bravi. Il Volontariato in generale è una delle colonne portanti della nostra Società e senza esso quest’ ultima non avrebbe traccia di umanità; fa bene rendersi conto che l’Altruismo è un sentimento ancora presente nelle persone. A volte, infatti, si ha la netta impressione che la ricerca di beni voluttuari ad ogni costo, sulla base di un consumismo ed individualismo marcati e propagandati dai principali mezzi di comunicazione, sia preponderante. Queste iniziative ci dimostrano che non è necessariamente così. Il Volontariato e l’Altruismo sono elementi che definiscono Civile un Paese e grazie a queste due “virtù” anche i più deboli trovano rispettata la loro dignità.

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La Grande Guerra 1915-1918

Il Cimitero Militare di Soupir in Francia di Alberto Quaranta (*) Dopo le grandi commemorazioni del centenario, i discorsi e le gerbe di fiori, gli Alpini della Sezione ANA Francia, cui l’Amico Sergio Gasparotto fa parte (ndr: viene a San Giorgio a fare le vacanze), continuano la loro opera in ricordo e in onore ai Caduti Italiani della Prima Guerra Mondiale in terra di Francia. La loro storia incomincia nel 1918 quando, dopo innumerevoli e mortali offensive e contro-offensive, il Presidente della Francia G. Clemenceau domandò al Generale A. Diaz un aiuto in uomini. Fu scelto il 2° Corpo d’Armata Italiano al comando del Generale Alberico Albricci, forte delle Brigate Napoli, Salerno, Alpi e Brescia. Circa 40.000 uomini si ritrovarono sui campi di battaglia più insanguinati di Francia portando il loro umile e coraggioso contributo alla Vittoria degli Alleati dell’11 Novembre 1918. Soupir, piccolo villaggio nella pianura dell’Aisne, distrutto dal nemico per farne un campo fortificato, fu liberato dai nostri soldati del 76° reggimento di Fanteria il primo ottobre 1918 che avanzavano in terreno scoperto ai piedi di colline fortemente difese dai fucilieri francesi. Grazie al sacrificio degli italiani, si aprì il varco d’accesso al Chemin de Dames la strada maestra della logistica nemica. Senza saperlo questi gloriosi eroi hanno portato in terra di Francia non solo i valori del Risorgimento Italiano, ma anche la loro abnegazione, il loro coraggio e la loro adattabilità a situazioni tattiche e di combattimento differenti da quelle cui erano stati addestrati. Il loro sacrificio permise la Vittoria degli Alleati, ma anche, ingaggiando maggiori forze nemiche in Francia, alleviò la pressione sui loro commilitoni rimasti in Patria e permise la vittoria del 4 novembre 1918. Fu dunque sui luoghi stessi delle loro gesta che il Cimitero Militare Italiano fu creato; lembo d’Italia dove i Caduti vi riposano ed è nostro dovere rispettarli, onorarli e ricordarli. 592 Caduti, tra cui almeno 1 alpino dell’8° Reggimento, riposano al Cimitero Militare Italiano di Soupir. La Sezione Francia ed il Gruppo Parigi dell’ANA, dopo avere festeggiato nel 2018 la Liberazione di Soupir, dopo aver organizzato nel 2019 a Soupir il 3° Raduno delle Sezioni ANA d’Europa ed aver innalzato a Soupir il 1° monumento agli Alpini in terra di Francia, hanno ottenuto – dopo lunghe trattative e trafile burocratiche – da parte del Ministero della Difesa degli stanziamenti per riabilitare il Cimitero Militare Italiano. Il primo lotto lavori era destinato alla casa del guardiano, disabitata da anni, in vista della sua trasformazione in Museo dei Caduti di Soupir; ora siamo in dirittura di arrivo. Sono previsti altri interventi nel Cimitero - recinzioni, consolidamento di certe opere, rimessa a nuovo di croci e targhe in bronzo, ecc. - che sono già stati finanziati e saranno appaltati dal Consolato d’Italia a Parigi nel 2021. Se dei lettori potessero farci pervenire cimeli o documenti, il loro dono sarà molto apprezzato. (*) Dott. Alberto G. QUARANTA - Tenente Cpl Alpini - A.N.A. Sezione Francia

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Cent’anni fa: immagini a confronto/18 Continua la rubrica che mette a confronto le foto dei luoghi di San Giorgio di Nogaro scattate cent’anni fa con le immagini degli stessi luoghi ai giorni nostri di Marco Zanon

La foto che andiamo a presentare in questo numero di Fruzons di Plume ci riporta di nuovo nel contesto del primo conflitto mondiale con un’immagine che ritrae le ultime case dell’abitato della frazione di Chiarisacco. Sono ben visibili un bel tratto della via Emilia che allora (come adesso) tagliava in due l’abitato della frazione e molte delle abitazioni che si affacciavano lungo la strada in terra battuta che veniva quotidianamente percorsa dai militari diretti al (o provenienti dal) fronte di guerra, teatro di aspre battaglie tra l’esercito austro-ungarico e l’esercito italiano. Va ricordato che nella vecchia cartografia dei primi anni del XIX° secolo (meglio noto come Catasto Napoleonico) l’attuale tracciato della strada statale n. 14 veniva identificata come strada del Verlugo il cui percorso, dopo aver attraversato la frazione di Chiarisacco, diveniva un sentiero che conduceva alle frazioni di Torre di Zuino e Malisana. Riprendendo l’immagine, si può evidenziare come sulla sinistra è ben visibile casa Sguazzin che sin dall’inizio del conflitto fu la sede dell’ospedale di guerra n. 50 della Croce Rossa e che nel proseguo delle operazioni belliche divenne uno dei “padiglioni” dell’ospedale da campo n. 234 della Sanità militare. La foto, proveniente dall’archivio fotografico della biblioteca di San Giorgio di Nogaro (archivio Pietro Marogna), risulta particolarmente interessante perché, oltre a mostrare un’immagine insolita dell’abitato di Chiarisacco (le immagini più conosciute dell’epoca riprendono l’inizio della frazione ovvero le prime abitazioni con provenienza dal centro del capoluogo), attesta la presenza di un ospedale “minore” tra quelli operanti a San Giorgio di Nogaro, ospedale che, tra

l’altro, non viene mai citato né dalla duchessa Elena d’Aosta nel suo libro “Accanto agli eroi”, né viene mai menzionato nel registro tenuto dai parroci don M. Turco e don L. Rossi nel quale sono stati puntualmente annotati tutti i decessi avvenuti negli ospedali militari presenti nel comune di San Giorgio di Nogaro nel periodo che va dal 15 luglio 1915 al 3 gennaio 1916. L’immagine attuale ci restituisce una situazione non molto diversa da quella di un secolo fa; a parte il tratto della via Emilia, non più polveroso ma sicuramente molto più trafficato, gli edifici disposti lungo la via principale, benché ristrutturati, hanno mantenuto la medesima articolazione oltreché la stessa organizzazione urbanistica del passato. Un piccolo particolare va messo in evidenza: sulla casa ritratta in primo piano è ancora ben leggibile la scritta “Giosuè Sguazzin & figli – Segati per mobili”, scritta che ricorda come la struttura sia stata per molto tempo il punto di riferimento di una delle realtà imprenditoriali più importanti e conosciute del territorio della bassa friulana. Nel corso del XX° secolo infatti il patriarca Giosuè avviò nella frazione di Chiarisacco un’attività di lavorazione del legno che per molto tempo ha dato lavoro e reddito a molte famiglie del luogo. Negli anni del boom economico l’impresa incrementò notevolmente la propria presenza sul mercato, elemento questo che l’ha portata a essere una delle realtà di maggior peso nel tessuto economico del territorio; l’impresa operò fino agli inizi degli anni ’90 quando una delle oramai cicliche crisi del mercato portò ad un forte ridimensionamento dell’attività produttiva e conseguentemente alla graduale chiusura degli stabilimenti.

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Alla ricerca di… Luca Poggianella di Maria Fanin C’è chi butta via e c’è chi raccoglie… per aggiustare. Questa è la storia di Luca e della sua pazienza infinita, che rimette insieme quanto è stato scartato, e che riesce a ridare vita a un oggetto, a uno strumento, a un mobile… Luca, con la sorella Michela, è collaboratore del padre Gaetano, titolare della falegnameria Poggianella in via Palladio a San Giorgio di Nogaro. Geometra, ha frequentato la facoltà di Ingegneria che ha abbandonato per le esigenze dell’impresa di famiglia. Da quando questa passione? Da sempre, mi incuriosivano le cose per se stesse, era un’attrazione naturale che mi portava ad osservare, analizzare, smontare e rimontare quanto mi capitava per le mani (già da bambino, le piccole dita riuscivano incredibilmente a far girare e a togliere tutte le viti di una sedia, un tavolo, un cassetto…). All’Asilo, suor Riccarda capisce perfettamente l’indole di Luca e prepara per lui un banco fuori dall’aula perché possa disegnare da solo a suo piacere per ore, soprattutto cavalli, cavalli e case. Il padre lo porta con sé nei cantieri dove sono in costruzione alberghi, ville, condomini di cui fornisce gli infissi. Il bambino è curioso ed esplora quanto può toccare, attratto dalla forma e soprattutto dalla struttura degli oggetti al meteve a puest chel che al ere a tocs e al faseve a tocs chel che al ere intêr.

Lo colpirà in particolare la frequentazione di un edificio speciale, una splendida scuderia i cui arredi erano stati commissionati alla ditta paterna. Lì si incontrano l’amore per i cavalli, il desiderio di conoscenza, il valore della manualità. Che cosa ti attirava in quegli oggetti? Il modo in cui erano costruiti, erano forme da cui imparare a creare. Quali erano i luoghi in cui trovavi le occasioni più interessanti? Ovunque ci fosse una lambretta ammaccata, una vespa irriconoscibile, la motocicletta del nonno, un mobile sbilenco, un pianoforte a pezzi… Mi colpisce ogni volta il ragionamento che ha portato al progetto della cosa che ho davanti a me. Sono sempre più meravigliato di come, per centinaia di anni, gli uomini abbiano esercitato la loro esperienza per darsi strumenti indispensabili alla sopravvivenza, e mi sembra che la nostra società abbia abbandonato quelle conoscenze per costruire prodotti scadenti nel materiale e nella forma. Spieghiamo bene ora la storia della carretta friulana. Ai Rizzi di Udine, nella casa della famiglia materna originaria di Cjasottis, in un angolo del fienile stava la carretta, le carete furlane, sollevata da terra, usata dal nonno come deposito di fieno, dal quale era completamente coperta. Il fieno era per i conigli. Apparteneva al trisnonno, Luigi Passon, che era mezzadro, e la usava per accompagnare la contessa a visitare le sue terre, o per le grandi occasioni. Le mancava qualche pezzo, (anche perché la madre Danira da piccola si divertiva con le sorelle e i cuginetti a far correre la carretta giù per la collina mentre il nonno Gelindo li rincorreva con la forca… Era dipinta di blu, il nonno Armando raccontava di aver usato lo stesso colore con cui si dipingevano gli aerei e infatti lì vicino c’era la piccola pista di atterraggio di Risano). Come è finita qui? Avevo vent’anni, lo zio, marito della sorella di mia madre, disse che avrebbe fatto a pezzi e bruciato quella vecchia carretta per fare spazio nel deposito. Io chiedo al

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n. 38 – Settembre 2020 nonno Armando di darla a me, e con mio padre gli prometto che sarà pronta per le nozze del primo nipote (per fortuna nessuno dei nipoti si sposerà per quasi vent’anni, così la promessa non verrà del tutto disattesa!). Sono passati gli anni e lei era sempre lì come un richiamo… ma non era un lavoro da poter cominciare e interrompere… A parte l’impegno quotidiano nell’azienda, il tempo per ogni recupero è molto lungo. Perché l’idea si faccia strada è necessaria una ricostruzione, attraverso la lettura delle immagini, magari nei libri e nelle vecchie fotografie. Poi la ricerca del materiale deve essere precisa, e la conoscenza di tecniche quasi scomparse richiede ore e ore di prove. Intanto però maturava la mia competenza nella lavorazione del legno, e per fortuna ora molte informazioni arrivano anche attraverso i video su internet. Così, quasi improvvisamente mi sono sentito pronto… Ora c’era l’entusiasmo, l’esperienza e perfino il tempo (anche se, purtroppo, in seguito all’inattività forzata creatasi con la pandemia del Corona-virus!).

Qual è stata la sorpresa maggiore? Trovare una simile meraviglia del lavoro fatto a mano: smontabile completamente, nessun chiodo, ogni pezzo ad incastro. Per le parti in ferro, solo viti e bulloni, anche quelli tutti fatti a mano. Abbiamo ricostruito fedelmente i pezzi in legno di frassino mancanti, o troppo tarlati, … per le parti curve in legno di faggio io e mio padre abbiamo sperimentato più volte procedure a vapore e sagome su misura. E’ stata una ricerca continua, che mi ha avvicinato ancor più all’amore per la conoscenza delle tecniche artigianali tramandate dai nostri avi, che non avevano la nostra tecnologia, ma usavano terra, acqua, ferro, fuoco e soprattutto la testa. Chi ha ricostruito la conca di vimini? Ne restava solo un pezzo della fascia originale anteriore e lo abbiamo portato, insieme alla sagoma di base, al signor Roberto Pitton, un alpino di Rivarotta, il cui nome ci era stato fatto da un amico comune. Roberto ne ha studiato l’intreccio e lo ha riprodotto con il midollino seguendo l’identico schema. E’ stato bravissimo.

Note: 1) Leggiamo sull’etichetta autentica posta sul frontale: Fabbrica di ruotabili Michele Pupin & figli Romans D’Isonso. la fabbrica esiste ancora e produce rimorchi e carri agricoli. 2) Chi avrebbe detto che i mezzi di trasporto una volta avessero tanti nomi! Parole ormai quasi scomparse dall’uso quotidiano. Dal vocabolario Nuovo Pirona: carete carretta a quattro ruote e due stanghe, con sponde che formano una specie di cassa, fatta di stecche (gratòn). Vi si attacca per lo più un solo cavallo e serve per il trasporto di persone e di robe gratòn cassa di carro o di carretta, formata da stecche di legno poste a distanza eguale, a guisa di grata (Lis stangis e lis stechis dal gratòn si fasin di frassin.) caretìn carrettella a quattro ruote e due stanghe, con mantice, ad un cavallo, per trasportar persone caretìne carrettina, più leggera del caretìn, senza mantice ma con il sedile e le sponde imbottite bris’cie carretta lunga e piatta di legno, a quattro ruote, per usi campagnoli biroz calesse, vettura a quattro ruote e due posti, tirata da un cavallo, con mantice o no birozzin calessino, propriamente a due sole ruote sediòl sediolo, barroccino leggero per una persona a due ruote grandi.

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La Pietra di Bismantova Un luogo magico di Luisella Bonetto Stavamo attraversando l’Emilia Romagna per recarci a un Raduno degli Alpini, ma come il solito avremmo fatto il giro largo, c’erano tante cose da vedere! I nostri amici Loretta ed Ermes – alpino, amico di naja di mio marito Valerio – erano ben contenti di essere con noi perché ogni volta andavamo a visitare luoghi interessanti. Nel preparare il programma avevo letto un nome insolito “Pietra di Bismantova“, sarà vicino Mantova ho pensato, invece no, niente a che vedere. La Pietra è una montagna caratteristica dell’Appennino reggiano alta 1.047 metri, è situata nel comune di Castelnovo ne’ Monti, paese che sorge alle falde della Pietra stessa in provincia di Reggio Emilia. Si presenta come uno stretto altipiano dalle pareti scoscese che si staglia isolato, sembra messo là da una mano capricciosa. È quel massiccio roccioso dall’inconfondibile e isolato profilo a forma di nave con una lunghezza di 1 km, una larghezza di 240 m ed un’altezza di 300 m, l’altopiano fa da base. È un gigantesco esempio di erosione residuale, la sua formazione risale a circa 15 milioni di anni fa, in ambiente marino, fatto testimoniato da gusci di molluschi, alghe calcaree, denti di pesce e molto altro ancora.

La Pietra di Bismantova è un elemento così unico che è diventato un emblema di questi luoghi, e da sempre, è stato un punto di riferimento per tutte le popolazioni che transitavano in quelle zone. Abitata fin da tempi antichissimi, 2.500 a. C., lo dicono i reperti storici; dai Celtico-Liguri (1.000500 a.C.), dagli Etruschi, dai Bizantini, dai Romani e a Campo Pianelli è stata scoperta una necropoli del 6° secolo a.C. con 50 tombe. Sembra che il suo nome significhi “Monte dei Maiali” per via della sua forma, che vista da una certa angolazione può assomigliare a un cinghiale o a un maiale, oppure dato che per i celti il vischio raccolto di notte era espressione di un antico culto lunare, il suo nome per effetto di modificazioni linguistiche può essersi trasformato da Vis in Bis-mantua. Chi lo sa! Si dice che la Pietra abbia due facce, una bianca e una nera. Una legata alla sua bellezza, l’altra, alle morti che si porta dietro da secoli. Questo monte affascina per la sua aurea di sacralità e di magia ed è legato a molte leggende, una di queste parla della presenza del diavolo che avrebbe lasciato le sue impronte sulla roccia. Il lato oscuro della Pietra risiede anche nell’elevato numero di persone che vi perdono la vita, scalatori, deltaplanisti, escursionisti, o peggio ancora persone che si gettano nei suoi precipizi volontariamente, sembra indotti da riti notturni non specificati che si svolgono sul pianoro memori degli antichi rituali praticati da arcaici popoli. Negli ultimi anni, sulla sommità della Pietra, si sono avvistate delle Sfere di Luce, ed è fra i siti più importanti al mondo per lo studio dei FAL (fenomeni energetici luminosi), studiosi e astrofisici studiano la possibile esistenza di una forma di energia sconosciuta. Nel febbraio 2015, una rovinosa frana si è staccata alla Pietra ed è caduta sul sagrato della chiesa dell’Eremo sottostante danneggiandolo, ha

distrutto la statua di San Benedetto e schiacciato l’auto del sacerdote – Don Edo Cabassi – che per fortuite coincidenze si è salvato. Storicamente, il sommo Dante, probabilmente visitò la Pietra nel 1.306. Non ci è dato sapere se la Pietra di Bismantova sia il Monte del Purgatorio da lui citato nella Divina Commedia, ma assomiglia molto all’idea che egli aveva di quel monte e così descrisse la Pietra: “vassi in San Leo, discendesi in Noli, montasi su Bismantova in cacume (cima o vetta), con esso i piè ma qui convien ch’om voli“.

Parcheggiato il camper (piazzale Dante) solleviamo lo sguardo affascinati da quella pietra enorme, maestosa e misteriosa che si para davanti. Percorriamo il sentiero gradinato che porta all’antico Eremo benedettino, anteriore al 14° secolo, da lì si prende la mulattiera di epoca medievale che conduce alla sommità del monte. Notiamo che la vegetazione è caratterizzata da una grande varietà di specie: roverella, ginepro, rosa, biancospino, orchidea selvatica, acero, carpino ecc.; lentamente, sta ricoprendo tutto, sentieri e porzioni di roccia, perché l’uomo non coltiva più e non manda le pecore al pascolo. È una montagna veramente singolare, ovunque si guardi si incontra il vuoto; quando si arriva nel punto sommitale ci si accorge che è un pianoro da cui si ammira un panorama a 360 gradi; ho avuto la sensazione di essere in un’enorme piazza sospesa nel vuoto. Ai suoi piedi, Castelnovo né Monti, in lontananza gli Appennini e tutto ciò che di bello si può vedere. Poi il ritorno, veloce perché si è messo a piovere, quindi non percorriamo l’anello che avremo potuto fare, pazienza, in compenso ci fermiamo giù all’Eremo ad ammirare “La Madonna del Latte “, una bella tela del 15° secolo. Poco tempo dopo il nostro passaggio è caduta la frana (febbraio 2015), la Madonna è stata portata altrove e l’Eremo per ora non è visitabile, ma la Grande Pietra sì. Noi abbiamo visto questo luogo magico e voi?

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In breve…

I 70 anni di Gusto Cazzola Pubblichiamo con piacere le foto di Gusto che ci ha inviato la moglie Sandra. Il Gruppo fa tanti auguri al nostro factotum. AUGURONI GUSTO!!!!!

Anniversario 29-08-1970 / 29-08-2020 Letizia e Elvio Zanfagnin hanno festeggiato il loro 50° anniversario di matrimonio. Proponiamo il “confronto”: oggi e allora.

In questo periodo, gli appuntamenti di Gruppo e Sezionali vengono pianificati tempo per tempo in base all’evolversi della situazione sanitaria.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Ad oggi possiamo comunicarvi questi eventi: 18 ottobre Camminata al lume della candele per la Luminarie 24 ottobre Pulizia cimitero austro-ungarico di Palmanova 1° novembre Fiaccola Alpina della Fraternità a Palmanova 7 novembre Cammino della Memoria. Corgnolo-Castello La Luminarie 2020, in forma ridotta, si farà! Il 18 ottobre, ci sarà la camminata al lume delle candele. Appuntamento alle 18.00 (a breve i manifesti/volantini/social). Inoltre, per mantenere “la fiammella accesa” e ricordarci quanto è grande la generosità sangiorgina, abbiamo organizzato una lotteria – estrazione 15 novembre – con i biglietti in vendita presso gli esercenti di San Giorgio.

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IL CIANTON DA PUISIE

IL CIANTON DA RIZETE

(di Maria Fanin)

(di Franco Moni)

Tortino freddo di pollo e avocado Il barbe Gervâs

Lo zio Gervasio

Le musse dal barbe Gjervâs al pareve che e gioldès dal cjàr cjariât di frûts, e cussì e coreve sfolmeade miei di un cjaval di raze.

L’asina dello zio Gervasio sembrava godere del carro carico di bambini e così correva all’impazzata, più veloce di un cavallo di razza.

Sul bati dai zocui al lave il bati dal côr intant che li fuessis in bande dal stradon dai Giaj e vignivin simpri plui dongje da zidulis e i nestris zigus e lavin fint ali stelis…

Sul battito degli zoccoli Andava il battito del cuore mentre i fossi ai lati dello stradone dei Galli si avvicinavano sempre più alle ruote e le nostre grida arrivavano alle stelle…

Partî cu le musse dal barbe Gervâs al ere sfidâ il distin, tal aiar e sclopetave le scorie …e Genjo strentis li brènis al ere il paron dal nestri mont.

Partire con l’asina dello zio Gervasio era sfidare il destino, nell’aria schioccava la frusta …ed Eugenio, strette le briglie, era il padrone del nostro mondo.

Ingredienti per 4 persone: ½ petto di pollo 1 avocado maturo 1 peperone rosso ½ limone 1 cipollotto 1 cuore di lattuga 1 cipolla 1 carota 1 costa di sedano 3 cucchiai di maionese sale e pepe

Preparazione: Portare a bollore una casseruola di acqua con la cipolla, la carota e il sedano. Salate e unite il petto di pollo e fatelo cuocere per 5 minuti. Lasciate raffreddare nel brodo di cottura. Avvolgete il peperone in un foglio di carta stagnola, passatelo in forno a 180°C per 30 minuti, poi lasciatelo intiepidire, senza scartarlo; eliminate la pellicina che lo ricopre, mondatelo e fatelo a listerelle. Sbucciate l’avocado e tagliate la polpa a dadini. Raccogliete la polpa in una ciotola, unite il peperone e condite con sale, pepe e succo del ½ limone. Tagliate a dadini anche il pollo, tritate il cipollotto e tagliate a pezzettini il cuore della lattuga. Aggiungete tutto nella ciotola con l’avocado, il peperone, la maionese e mescolate. Formate, con l’aiuto di un coppapasta, quattro tortini individuali, riempiendoli con il misto di pollo, decorate con fette di avocado e peperone e servite. Buon appetito!

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Appuntamenti futuri Per rimanere aggiornati sui prossimi eventi, potete 

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consultare il nostro SITO INTERNET www.anasangiorgiodinogaro.it - sulla destra trovate il calendario con gli eventi programmati.

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LE NOSTRE STORIE... PER LA STORIA P rosdo cim o G i orgi o, alpino radiotelegrafista della “Julia”, durante la Campagna di “Albania” e “Grecia”.

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Fruzons di Plume (38) settembre 2020  

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