Fruzons di Plume (42) settembre 2021

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Numero Numero 42 - 40 Settembre - Marzo 2020 2021

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Nus bâstin li’ mâns

Il Generale Nicola Piasente di San Giorgio, è il nuovo Comandante della “Taurinense”


Numero 42 - Settembre 2021

NUS BÂSTIN LI’ MÂNS

Giornale del Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro Distribuito gratuitamente ai soci.

AUTORIZZAZIONE DELTRIBUNALE DI UDINE NUMERO 2/18 del 30-01-2018 DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Blasizza massimoblasizza@gmail.com REDAZIONE Massimo Blasizza, Davide De Piante, Giovanni Sguassero, Giulia Tami GRAFICA Fabio Baccello HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Luisella Bonetto, Maria Fanin, Luca Valandro, Marco Zanon FOTO Piergiorgio Bramuzzo, Ufficio Stampa B. “Julia” e “Taurinense”, Lorenza Lodolo

E-MAIL sangiorgiodinogaro.palmanova@ana.it anasangiorgiodinogaro@pec.it CAPOGRUPPO Davide De Piante VICE CAPOGRUPPO Valentino Loi

CONSIGLIERI Giancarlo Bidoggia, Piergiorgio Bramuzzo, Lino Marchi, Paolo Milan, Franco Moni, Giorgio Piccini, Giovanni Pittis, Lucio Taverna, Luciano Tavian, Fabrizio Toniutti

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Le nostre attività, in breve

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Il Direttore

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Il Capogruppo

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Saluto al nuovo comandante della Capitaneria di Porto e gli Alpini in asilo.

Massimo Blasizza

Davide De Piante

La redazione

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SpassaTempo e Cammino Celeste

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Campo Scuola Protezione Civile - Oltre le emozioni

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Campo Scuola Protezione Civile - Mettersi in gioco

La Redazione

Davide De Piante

Luca Valandro

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Lo sport: le partecipazioni del Gruppo

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“Julia” e “Taurinense”: i nuovi Comandanti

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La Bassa Friulana nella Grande Guerra

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Diario di montagna

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Alla ricerca di...Maria Corso

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Da leggere... consigliati da noi

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Il cjanton da puisie - Maria Fanin Il cjanton da rizete - Franco Moni

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I nostri Sponsor

Giulia Tami

Massimo Blasizza

Marco Zanon

Luisella Bonetto Maria Fanin

CONSIGLIERI ESTERNI Augusto Cazzola, Samuele Del Bianco, Francesco Mastroianni

In copertina : Il Gen. B. Nicola Piasente con l’Ana di Palmanova e San Giorgio.

STAMPA Rosso cooperativa sociale Gemona del Friuli (UD) Numero copie stampate 370

Foto: Ufficio Stampa Brigata Alpina “Taurinense” - Torino

Copyright © 2021 GruppoA.N.A.San Giorgio di Nogaro

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LE NOSTRE ATTIVITÀ, IN BREVE Scambio gagliardetti con Sergio Gasparotto Socio del Gruppo di Parigi della Sezione ANA Francia

Il nostro Alpino Giancarlo Bidoggia ha ripristinato lo stemma del Gruppo ed anche la poesia incisa sulla pietra all’ingresso della Baita

L’ inaugurazione della nuova sede del Gruppo Alpini di Fogliano-Redipuglia (GO)

La nostra escursione di fine luglio sull’anello delle Portatrici Carniche a Timau e la tappa sul Pal Piccolo. n. 42 - Settembre 2021

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Il Direttore Responsabile

Massimo Blasizza

il nostro socio, Nicola Piasente, da qualche mese promosso Generale di Brigata, è stato destinato al comando della “Taurinense” a Torino, una delle Brigate più prestigiose dell’Esercito: dal 10 settembre, infatti, è il nuovo Comandante della Tau, e noi del Gruppo siamo andati, in rappresentanza anche assieme al Presidente della Sezione ANA di Palmanova Stefano Padovan, alla cerimonia alla “Monte Grappa”. Potete leggere il racconto della giornata di Torino nelle nostre pagine. Oltre a dedicargli la copertina di questo numero, giunga al Generale Piasente il nostro in bocca al lupo ed ogni migliore fortuna per questo suo importante incarico nelle Truppe Alpine. Nel mondo degli Alpini, della stampa e del giornalismo degli Alpini, ci tengo a ricordare Sergio Gervasutti: noto giornalista nativo di Palmanova e Alpino della “Julia”, andato avanti i primi di agosto. Era molto legato alle penne nere e nella nostra rubrica, all’interno, gli abbiamo dedicato la recensione di due dei suoi libri sugli Alpini, scritti qualche anno fa, segnalandoli alla vostra attenzione, per una (eventuale) piacevole lettura. Nel frattempo il trimestre che vi raccontiamo nelle prossime pagine, ci ha visto più che mai di nuovo operare per il bene altrui, nella solidarietà, nei lavori varii a favore delle associazioni, nelle partecipazioni alle manifestazioni sportive, agli interventi, mirati, di natura economico - assistenziale. Un gruppo, il nostro, che non si è mai fermato, di fatto, neanche nei periodi in cui la pandemia, con il diffondersi del contagio, ci ha obbligati a muoverci molto poco: gli Alpini di San Giorgio di Nogaro hanno sempre fatto sentire la loro presenza e sono andati dove c’era bisogno. Attualmente in Italia il totale dei deceduti per Covid-19 è superiore agli abitanti di città intere come Reggio Emilia, Bergamo, Vicenza, Forlì, Perugia, Oristano, Foggia o Siracusa. In Europa, come tutti gli abitanti del Friuli V.G..! Stiamo per farci la terza dose di vaccino con la speranza che l’inverno in arrivo non veda risalire i contagi come nelle ultime due annate. Ormai è molto alta la percentuale dei vaccinati in Italia ed in Friuli Venezia Giulia si arriva all’ 80 % della popolazione. Qui a San Giorgio, nel frattempo, le elezioni del 3 e 4 ottobre hanno visto rieletto Pietro Del Frate, l’Alpino Pietro, iscritto già da parecchi anni al nostro Gruppo: buon lavoro anche da parte delle penne nere sangiorgine al neo eletto Sindaco (Alpino) del Comune di San Giorgio di Nogaro ed un sentito ringraziamento a Roberto Mattiussi, ex Sindaco, al Vice Sindaco e a tutti gli ex Assessori e Consiglieri Comunali di San Giorgio che non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno.

Buona lettura a tutti. Con amicizia Casera Presoldon - Zona Sella Chianzutan (UD) Foto: Lorenza Lodolo

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Davide De Piante Chi trova un amico trova un tesoro Il vero amico è quello su cui puoi contare in ogni momento e particolarmente in quelli più difficili. Ebbenesì, questo è il pensiero che vorrei condividere in questo numero di Fruzons di Plume. Il vero amico si vede nel bisogno ed è colui che con la sua presenza, con il suo fare e con i suoi consigli riesce a darci quello sprint per proseguire o per affrontare le asperità.

Il Capogruppo

L’AMICO=TESORO è tra di noi. In questo periodo di pandemia, abbiamo scoperto quali sono i veri AMICI, quelli che ci sono stati vicini e ci hanno aiutato, quelli che, nonostante tutto si sono fatti “in quattro” pur di venire in nostro soccorso. Sono anche quelli che, seppur a distanza, hanno fatto sentire la loro presenza. Di AMICI, quelli veri, ce ne sono parecchi.Anche il nostro Gruppo ANA ha molti AMICI ma soprattutto tantissimi TESORI. Lo dico osservando dall’esterno quanto abbiamo fatto recentemente; questo è stato possibile grazie a tanti amici e amiche che ci stanno sostenendo ed aiutando (non dimentico… le mogli, i figli, i nipoti). Ed è grazie a queste importanti risorse che siamo riusciti a mettere in campo l’originale iniziativa “LA PENNA SOTTO L’ALBERO ” Come potrai leggere nel foglio allegato a Fruzons, abbiamo deciso di contribuire alla sostituzione dei tavolini della mensa della scuola dell’infanzia (asilo) “Maria Bambina”. Lo facciamo vendendo il panettone o pandoro degli alpini, confezionato in un’originale borsa realizzata con i disegni dei bambini. Il prezzo è di 10€ e la collaborazione di tutti ci consentirà di raggiungere l’obiettivo. Quindi… prenota fin da subito il tuo panettone o pandoro. Compila il modulo allegato o clicca sull’apposita sezione del nostro sito internet (www.anasangiorgiodinogaro.it). Si dice che un amico è un tesoro, un regalo che facciamo a noi stessi. La fiducia, l’onestà e l’autenticità sono valori che condividiamo ogni giorno con gli amici veri. Un saluto

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Il neo Comandante dell’Ufficio Marittimo di P.to Nogaro Redazione Per la prima volta nella storia una donna al comando della nostra Capitaneria di Porto - Guardia Costiera Dopo aver salutato il Tenente di Vascello Roberto Cerruti, il Gruppo Alpini di San Giorgio ha voluto incontrare il neo comandante della Capitaneria di Porto di Nogaro, il Tenente di Vascello Ilaria Galvagno (ndr : Capitano nell’Esercito). Originaria della provincia di Ancona, prima di arrivare a ricoprire l’incarico di Comandante a San Giorgio, nel corso della sua carriera ha frequentato prima l’Accademia Navale di Livorno, dove ha conseguito la laurea magistrale in Scienze del Governo e dell’Amministrazione del Mare, per poi maturare una significativa esperienza presso la Capitaneria di Porto di Ortona e la Direzione Marittima di Ravenna. Si è trattato di un incontro conoscitivo, utile per rinsaldare i nostri ottimi rapporti tra le Forze Armate e le Associazioni Combattentistiche e d’Arma di San Giorgio. È stato un piacere conoscere meglio la prima donna al comando della locale Capitaneria di porto. Abbiamo apprezzato la sua simpatia e la voglia di collaborare per future iniziative comuni.

Ogni tanto gli Alpini ritornano in asilo

Redazione

Alla “Maria Bambina” quando c’è bisogno di noi, siamo sempre pronti a dare una mano. Negli ultimi tempi, gli alpini sono “di casa” all’asilo (ora scuola dell’infanzia) “Maria Bambina”. Dopo i vari lavori di potatura e giardinaggio effettuati nel mese di giugno, i nostri alpini, in collaborazione con alcuni volontari della Protezione Civile locale, sono stati presenti a settembre per completare l’opera di sistemazione e finitura. In sostanza, sono stati effettuati lavori di giardinaggio (taglio siepe, potatura), fissato l’ombreggiante e sistemata la rete metallica per delimitare l’area giochi.

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SpassaTempo chiede, gli Alpini rispondono Redazione

I ragazzi dello Spassa creano una stanza insonorizzata per le prove di musica. E noi... abbiamo portato loro oltre 200 contenitori delle uova... Buon lavoro raga! Una delle cose più importanti che possediamo è il tempo. A volte ce ne rendiamo conto solo quando ci chiedono una mano, e dobbiamo mettere da parte i nostri impegni per rispondere alla chiamata: perché dovrei “sprecare” il mio tempo per fare un favore a qualcun’altro? Per molti adulti è difficile farlo, ma lo è ancor di più per gli adolescenti. Loro il proprio tempo stanno ancora imparando a padroneggiarlo, spesso trovandosi sospesi tra un tempo velocissimo, carico di azioni, sensazioni esperienze da vivere, e un tempo interminabile dove sembrerebbe che “non abbiano nulla da fare” (se guardati con gli occhi di un adulto). Condividere il proprio tempo consente di creare quindi un legame molto profondo tra adulti e ragazzi. Noi educatrici del c.a.g.. Spassatempo (centro di aggregazione giovanile di San Giorgio di Nogaro, gestito dalla cooperativa Itaca) lo sappiamo bene e su questo presupposto costruiamo la nostra relazione educativa coi ragazzi. È proprio grazie a questo legame che alcuni dei ragazzi più affezionati al c.a.g. hanno impegnato alcune ore del loro tempo per partecipare alle due giornate ecologiche promosse da Alpini e Legambiente nei mesi passati. Questo piccolo, ma significativo gesto, non ha lasciato indifferenti gli Alpini, che a loro volta hanno deciso di impiegare un po’ del loro tempo per ricambiare il favore... Pochi giorni fa, con molta sorpresa da parte dei ragazzi, abbiamo ricevuto un carico di vassoi porta uova in cartone, con i quali potremo insonorizzare (in maniera ecologica e a costo 0) la sala di registrazione da poco allestita presso il c.a.g.. Dedicare il proprio tempo agli altri è fare comunità. (Le educatrici dello SpassaTempo)

Il Gruppo al “Cammino Celeste”

Redazione

Nel 2020 abbiamo iniziato la collaborazione con il Cammino Celeste per la pulizia del tratto di argine della laguna di Grado. A luglio di quest’anno, il tratto del prologo del percorso che inzia dall’isola di Barbana e finisce sul Monte Lussari, necessitava di un’importante pulizia. È così che, armati di 6 decespugliatori, altrettanti soci del Gruppo assieme ai rappresentanti del Cammino Celeste, abbiamo lavorato alacremente per la sistemazione dell’area. Complice una giornata non calda, abbiamo “dato fuoco alle polveri” e in poche ore abbiamo ripulito dalla vegetazione tutti i 1.300 metri. È stata un bella sfacchinata ma la soddisfazione per il bel lavoro fatto ci ha pienamente appagati e soddisfatti. Anche questa è solidarietà a tutto tondo. n. 42 - Settembre 2021

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Campo scuola della oltre le emozioni

di Davide De Piante

Il progetto dell’ANA è ambizioso: chiamare a raccolta i giovani dai 16 anni in poi, portarli in una ex caserma (nel mio caso alla “Montegrappa” di Bassano del Grappa) e far vivere loro 12 giorni di attività di Protezione Civile, di storia, di solidarietà, di volontariato, di contatto con gli alpini in armi e di addestramento formale. L’organigramma: il responsabile della caserma ed il suo vice; il responsabile dell’addestramento e quello dei servizi della caserma stessa. Ma, soprattutto, ci sono 43 ragazze e ragazzi. Io ho avuto la fortuna di essere presente nella città della pedemontana veneta nel turno dal 26 luglio al 1° agosto 2021 con i volontari della PC FVG. Non volendo fare un semplice resoconto delle giornate, preferisco puntare sulle emozioni che ho provato (per poi scoprire di non essere stato l’unico). Una sera, in caserma ha fatto il suo intervento il Coro ”Edelweiss” ANA Monte Grappa che ha alternato canzoni con letture dal fronte della Grande Guerra; ho apprezzato il bel dialogo instaurato con i ragazzi; osservo bene e noto una ragazza del campo che, sottovoce all’unisono, canta e piange… Il 31 luglio si marcia! Partenza dal Monte Palon, dove le trincee sono state recuperate dal Gruppo ANA di Possagno; ci sono i volontari che ci spiegano i fatti accaduti; si percorrono i camminamenti e le trincee come 100 anni fa. La meta finale è il rifugio Ardosetta che raggiungiamo dopo aver fatto tappa al Sacrario del Monte Grappa passando ordinatamente dalla Via Eroica, che collega il Sacrario italiano con quello austro-ungarico. Il 1° agosto alle 8.30 siamo inquadrati alla base del Sacrario del Grappa; fra poco inizierà “la cerimonia che commemora l’inaugurazione avvenuta nel 1901 del Sacello dedicato alla Madonnina del Grappa, i Caduti della Grande Guerra, del Rastrellamento nazi-fascita del settembre 1944 e i Caduti di tutte le guerre”. I ragazzi sono perfettamente allineati; oltre ai “nostri” di Bassano ci hanno raggiunti anche la quarantina presenti nella caserma di Feltre, ovvero l’altro campo scuola dell’ANA nel Veneto. Gli alpieri del 7° Alpini della “Julia” di Belluno sono davanti all’Ossario; fanno la loro bella figura; impeccabili; sono loro che hanno accompagnato, supportato e motivato i ragazzi durante l’escursione. Ci siamo noi volontari – Protezione Civile ANA del FVG, sanitari dell’ANA del Triveneto – che, in religioso silenzio, seguiamo gli eventi. Ci sono poi tanti alpini, tante autorità e tanti cittadini. Prende avvio la cerimonia e la Società Filarmonica di Crespano del Grappa intona l’Inno Nazionale; un nodo in gola mi impedisce di cantare e, dagli occhi chiusi, esce una lacrima. Quando il coro Edelweiss intona “Signore delle Cime”, i brividi mi fanno sentire che siamo lì per un motivo. Il silenzio in onore ai caduti, ai Caduti del Grappa, completa il turbinio di emozioni. Chiusa la cerimonia in Cima Grappa, con il bus raggiungiamo la “nostra” caserma, dove, alla presenza dei genitori, hanno luogo i discorsi e i ringraziamenti delle autorità; i ragazzi ascoltano, applaudono, si abbracciano, si salutano; i 12 giorni passati assieme sono stati un collante… ASSIEME hanno saputo sorreggersi nei momenti delicati. Tutto questo mentre fuori piove a dirotto. L’entusiasmo dei giovani è alle stelle e, nonostante l’enorme pozza con una trentina di centimetri di acqua nel piazzale, vogliono fare l’ultimo ammainabandiera. Siamo tutti di fronte al pennone “in ammollo”; i ragazzi sono impassibili, cantano l’Inno Nazionale come non mai e il “SÌ” finale fa venire i brividi. Il successivo rompete le righe, per tutti i ragazzi è una liberazione e un ritorno alla “vita civile” ma con un importante messaggio “IO CREDO”. E, noi volontari, diciamo “RAGAZZI, NOI CREDIAMO IN VOI”.

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Protezione Civile ANA: mettersi in gioco Ammetto che quando sono partito per il campo, non avevo idea di quello che avrei fatto e dove. Mi bastava sapere che era un campo degli alpini e che sarei andato anche a Courmayeur; mi avevano informato che avrei fatto anche un corso per la protezione civile ma non volendo rovinarmi troppo l’esperienza conoscendo tutto il programma, ho richiesto le informazioni strettamente essenziali. Quindi, una volta pronto lo zaino, sono partito in direzione Bergamo, dove avrei dovuto seguire il corso della protezione civile per 4 giorni. Arrivato lì, mi ero reso conto di quanto le mie aspettative fossero basse, la sede degli alpini di Bergamo era un vero e proprio campo d’addestramento, un vasto prato arricchito di innumerevoli tende uniformi, che sarebbero stati i nostri alloggi. C’era anche quella del pronto soccorso, di colore verdognolo mimetico sbiadito, con una grossa immagine, anche quella usurata, della croce rossa; sembrava quasi che l’avessero presa direttamente dalla Prima Guerra Mondiale. In lontananza si poteva facilmente vedere una lunga parete d’arrampicata, seguita da un percorso ad ostacoli (o come lo chiamavano loro: il percorso di guerra). Ogni ora passava a bassa quota un aeroplano (vicino c’era un piccolo aeroporto per far volare gli alianti) che durante le nostre attività di marcia creava uno stimolante impatto scenico. Fatte le squadre e conosciuto il gruppo, i 4 intensi giorni di lezioni, prevalentemente teoriche. ottenni con alti voti l’attestato della Protezione Civile Lombardia. Tempo di preparare gli zaini, pulire le tende e salutare lo staff che rimaneva al campo e poi pronti a partire in direzione Val Veny (sopra Courmayeur, in Valle d’Aosta). Arrivati sul posto, ci si presentava davanti a noi la caserma, immersa nelle montagne della valle, dove avremmo alloggiato per una settimana circa. Inutile dire che le giornate passavano molto in fretta, con la sveglia alle 6 di mattina (che a volte poteva anche essere alle 5:30), il tradizionale alzabandiera, la colazione e poi l’attività. Queste erano varie e intense, di ogni tipo dalla ferrata all’arrampicata, dalle lezioni di autodifesa, alle gare di precisione con i fucili calibro 22; alcune serate le passavamo alla scoperta della storia degli alpini dalla loro fondazione ad oggi. L’ANA aveva fornito a tutti l’attrezzatura completa per fare le ferrate, che sarebbe stata nostra fino alla fine del campo, ammetto che mi è stata molto utile quando i miei compagni di stanza mi rinchiusero in camera ed io dovetti uscire per la finestra. Questo è un breve riassunto del mio campo scuola; è impossibile trascrivere su carta tutte le emozioni che ho provato; sicuramente nella vita mi capiteranno, anzi, ci capiteranno un sacco di prove, che arricchiranno la nostra vita, ma su una cosa sono sicuro, che non potranno mai essere paragonate a quello che lì abbiamo vissuto. È un’esperienza che non mi viene da consigliare a tutti, bensì solo a chi è pronto a mettersi in gioco.

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di Luca Valandro


Anche i mesi estivi sono stati ricchi di competizioni Nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di Covid-19, i nostri Alpini hanno potuto partecipare a ben tre competizioni sportive durante questi mesi estivi. Il primo in ordine cronologico, è stato il 44° Trofeo “Guglielmo de Bellis” organizzato il 10 luglio dall’ANA di Udine presso il Poligono di tiro del centro Sportivo “Al 91” di Tarcento. Questo storico Trofeo prevede una gara di tiro a squadre a 16 colpi su un unico bersaglio, con fucile di ordinanza tipo U.S. Rifle Model M1 Garand col calibro di 7,62 mm NATO. Per i nostri soci, dopo la fruttuosa gara sezionale, era importante poter mantenere l’allenamento, la concentrazione e la mira, purtroppo gli avversari sono stati fin troppo brillanti e i nostri Alpini sono tornati a casa a mani vuote ma con un grande bagalio di esperienza che sarà sicuramente utile nelle prossime competizioni. L’11 settembre invece, in questa data così triste dal punto di vista storico, Angelo, Davide, Franchino, Raul, Simone e Valentino, hanno partecipato al Trofeo Sezionale di Tiro al Piattello dai nostri “cugini” di Porpetto. I nostri 6 soci hanno potuto tirare sia nella competizione a squadre (due squadre da tre partecipanti ciascuna), sia nella gara individuale. La gara a squadre non è stata molto fortunata, molteplici fattori hanno inficiato la prestazione dei nostri soci che però non si sono persi d’animo, d’altra parte anche il Barone Pierre de Coubertin ce lo insegna con la sua massima: l’importante non è vincere ma partecipare. Nella gara individuale invece, il nostro Raul dopo essersi ripreso dalla delusione della gara a squadre, con ben 18 piattelli sui 25 totali si è piazzato al 2° posto; risultato che gli ha poi permesso, essendosi classificato fra i 6 migliori alpini, di approdare alla finale del Trofeo del Presidente. Complice l’emozione e la stanchezza delle tante gare effettuate, il nostro Alpino non è riuscito ad arrivare tra i primi tre; è stato comunque contento del risultato ottenuto e l’anno prossimo ci riproverà sicuramente.

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con i nostri atleti Alpini sempre “in prima linea” di Giulia Tami

Infine il 19 settembre dopo i nostri esperti tiratori, è stato il turno dei nostri super corridori di cimentarsi nella Cross Country Run a Gonars, una gara agonistica di corsa individuale su percorso sterrato di 10 km. I portacolori del nostro gruppo sono stati il socio alpino Francesco Cargnelutti e l’amico degli Alpini Ranieri Graziotto. La medaglia d’oro è andata al collo di Puntel Giuseppe della Sezione ANA Carnica che ha terminato al sua “fatica” in 33 minuti e 51 secondi. I nostri Francesco e Ranieri si sono classificati rispettivamente in 41a posizione col tempo di 47 minuti e 13 secondi e in 46a posizione col tempo di 50 minuti. Grande fatica ma anche grande soddisfazione per aver portato a compimento questa fatica considerando anche le temperature alquanto estive che questo settembre ci ha regalato. Da segnalare anche la presenza del socio Giancarlo Bidoggia che si è reso disponible per effettuare il servizio d’ordine lungo tutto il tracciato della competizione. Grandi impegni hanno dunque movimentato l’estate del nostro Gruppo, ora bisogna allenarsi per tutto ciò che questi mesi autunnali ci riserveranno per portare sempre più in alto il nome del nostro Gruppo.

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“Julia” e Dal “Taurinense”: 2019 più di 250 penne nere Nel pieno rispetto delle norme per il contrasto e la prevenzione della diffusione del contagio da Covid-19, venerdì 3 settembre si è svolto il passaggio di consegne tra il Generale di Brigata Alberto Vezzoli e il parigrado Fabio Majoli. Nel chiostro cinquecentesco della Caserma “Di Prampero” di Udine, dopo quasi tre anni in Friuli, il Gen. Vezzoli ha ceduto il comando di una delle brigate più prestigiose dell’Esercito. Durante il periodo trascorso alla guida delle penne nere della “Julia” il Gen. Vezzoli ha condotto la Brigata per la prima volta al Comando dell’Operazione “Strade Sicure” a Roma, da giugno a dicembre 2019, e per la quinta volta in Afghanistan, in conformazione Multinational Land Force, per la Missione NATO “Resolute Support”, da luglio 2020 a gennaio 2021. Alla cerimonia hanno preso parte tutte le Bandiere di guerra dei Reparti della “Julia”, unità dislocate in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Veneto. Il Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, Comandante delle Truppe Alpine, ha presieduto la cerimonia quale massima autorità militare, oltre alle rappresentanze delle Forze Armate Slovene, Ungheresi e Statunitensi. A testimonianza del forte legame della “Julia” con il territorio erano presenti S.E. il Prefetto dott. Massimo Marchesiello, il Sindaco del Comune di Udine, on. Pietro Fontanini, l’Assessore Regionale alle finanze, Barbara Zilli, in rappresentanza della Giunta Regionale del Friuli Venezia Giulia e il Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero con il labaro Nazionale, la professoressa Paola Carnielli Del Din, Medaglia d’Oro al Valor Militare ed il Presidente del Consiglio Regionale F.V.G., Piero Mario Zanin. Il Generale Vezzoli nel suo discorso di commiato ha voluto sottolineare la propria soddisfazione per quanto realizzato assieme, in questi due anni e nove mesi ed ha manifestato la propria riconoscenza per la professionalità e i sacrifici fatti.Il Generale Fabio Majoli, che ha da poco lasciato l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Truppe Alpine di Bolzano, ha espresso la sua profonda gratitudine al Comandante delle Truppe Alpine per l’onore dell’incarico assegnatogli, di Comandante della “Julia”. Fiero di rientrare nei ranghi della Brigata in Friuli, dopo le assegnazioni precedenti in Alto Adige e Veneto. Il Generale Majoli ha salutato, rivolgendosi al Sindaco, tutti i cittadini della città di Udine, affermando che le penne nere della “Julia” “sono e saranno sempre a vostra disposizione”. In alto il Generale di Brigata Fabio Majoli durante il suo indirizzo di saluto. Foto: Ufficio Stampa “Julia” - Udine

Venerdì 3 settembre 2021. Le Bandiere di Guerra di tutti i reggimenti della “Julia” (5°, 7° e 8° Alpini, 3° Artiglieria, 2° Genio Guastatori, Piemonte Cavalleria 2° e Reggimento Logistico “Julia”), per il cambio del Comandante della Brigata, schierate per la prima volta in assoluto alla “Di Prampero”. Foto: Ufficio Stampa “Julia” - Udine

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i primi due Gruppi di militari in servizio di Massimo Blasizza

i nuovi Comandanti

nelle Sezioni Ana a L’Aquila e Gemona

Per la prima volta nella storia del nostro Gruppo un sangiorgino iscritto nell’ANA di San Giorgio da quasi trent’anni, come ha voluto ricordare proprio il Generale Nicola Piasente nel suo indirizzo di saluto durante la cerimonia, ha assunto il comando di una delle due Brigate delle Truppe Alpine ed è stato incaricato di comandare le penne nere della “Taurinense”. Alla Cerimonia il Gagliardetto del Gruppo ANA di San Giorgio era l’unico Gruppo presente tra le numerose Sezioni Piemontesi. La cerimonia si è svolta il 10 settembre alla “Monte Grappa” di Torino, splendida caserma sede del Comando Brigata e del Reparto Comando e Supporti Tattici “Taurinense”, in ottimo stato e perfettamente addobbata per l’occasione, dagli alpini della “Tau” di Torino. Tutti i Sangiorgini sono stati rappresentati dal consigliere Comunale di San Giorgio di Nogaro Giovanni Randi con la fascia tricolore, presente il Presidente della Sezione ANA di Palmanova Stefano Padovan per tutte le penne nere dei 31 Gruppi della Sezione. La cerimonia è stata l’occasione anche del saluto del contingente nazionale degli alpini della “Taurinense” appena rientrati dal Libano, poco più di un mese fa, dalla missione ONU “Leonte XXIX”. Per quanto fatto nei suoi tre anni di comando, il comandante cedente, il Gen. B. Davide Scalabrin ha sentitamente ringraziato tutti, con profonda e toccante commozione. Il neo comandante, Nicola Piasente, è intervenuto sottolineando la soddisfazione per l’incarico assegnatogli, proprio nella “Taurinense”, brigata nella quale ha trascorso gran parte del proprio servizio sin qui prestato. Alle categorie dei Graduati e dei Sottufficiali, spine dorsali e punti di forza dell’Esercito, ha chiesto di continuare a lavorare con entusiasmo. Dagli Ufficiali si aspetta coraggio e responsabilità, nella loro azione di comando. Il prossimo anno la “Taurinense” celebrerà i suoi primi 70 anni di storia; noi tutti saremo chiamati anche alle celebrazioni per i 150 anni della fondazione degli Alpini. La cerimonia di venerdì 10 è stata anche l’occasione della consegna di un importante onorificenza: conferita alla Bandiera di Guerra del Reggimento Logistico “Taurinense” la Croce d’Argento al Merito dell’Esercito, per l’opera e gli interventi prestati nell’Italia settentrionale, nel periodo febbraio – maggio 2020, per il Covid-19. La croce d’Argento è stata appuntata sulla Bandiera di Guerra direttamente dal Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, Comandante della Truppe Alpine e massima autorità militare presente alla cerimonia. Da tutti gli Alpini del Gruppo di San Giorgio di Nogaro giunga il più sentito in bocca al lupo al Generale Piasente per questo importante mandato nelle Truppe Alpine alla guida della “Taurinense”, una delle più prestigiose Brigate dell’Esercito Italiano. Il Generale di Corpo d’Armata Claudio Berto, Comandante delle Truppe Alpine, massima autorità presente alla Cerimonia, assieme a noi del Gruppo di San Giorgio con il Presidente della Sezione ANA di Palmanova, Stefano Padovan ed il Consigliere, con fascia tricolore, Giovanni Randi. Sopra, il Generale di Brigata Nicola Piasente nel suo indirizzo di saluto durante la cerimonia. Foto: Ufficio Stampa “Taurinense”- Torino

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La Bassa friulana nella Grande Guerra di Marco Zanon Immagini d’epoca da un archivio privato: abbiamo recuperato (e andiamo a commentare) vecchie foto di un ufficiale medico che ha prestato la sua opera a San Giorgio di Nogaro nel corso del primo conflitto mondiale Nel n. 32 di Fruzons di Plume (marzo 2019) abbiamo presentato una serie d’immagini che costituivano un piccolo fondo fotografico privato realizzato da uno dei molti soldati (Guido Lucchini) che hanno prestato il proprio servizio presso gli ospedali da campo presenti a San Giorgio di Nogaro nel corso del primo conflitto mondiale. In tempi recenti è stato possibile acquisire un’altra raccolta di vecchie immagini di un altro militare assegnato al servizio ospedaliero che forniva supporto e assistenza sanitaria alla Terza Armata. L’archivio è molto probabilmente riferibile a L. Santi, ufficiale medico che ha lavorato, oltre che a San Giorgio, anche in diversi ospedali dislocati nel territorio della bassa friulana. Anche nel suo caso, pochissime sono le informazioni che è stato possibile raccogliere per ricostruire la sua vita da civile prima della chiamata alle armi: era originario di Bologna (o della sua provincia) dove è molto probabile svolgesse la professione di medico; non era sposato, ma è possibile che fosse sentimentalmente legato alla signorina Emma, alla quale sono indirizzate diverse cartoline postali. La raccolta è costituita da 24 fotografie che, come nel caso del precedente archivio, documentano l’impegno quotidiano prestato nelle strutture sanitarie operanti nel territorio: foto di gruppo che ritraggono colleghi nei momenti di pausa o pazienti in via di guarigione davanti agli ospedali militari n. 234, n. 238 dell’Esercito Italiano e il n. 50 della Croce Rossa (tra l’altro una delle rarissime immagini di questo ospedale); altre ritraggono le stanze destinate alla distribuzione di farmaci all’interno di uno degli ospedali da campo. Un aspetto particolarmente interessante di questo piccolo archivio è costituito dal fatto che molte immagini riportano sul retro i nomi degli operatori sanitari ritratti: informazioni molto utili per riscostruire l’elenco del personale che venne coinvolto nella complessa e articolata organizzazione sanitaria operante nel nostro territorio nel corso del conflitto. In una foto è stato anche possibile riconoscere alcuni professori universitari che hanno insegnato nella Scuola Medica da Campo di San Giorgio di Nogaro: si tratta in particolare del prof. D. De Carli, del prof. G. Samperi e del prof. A. Dionisi. Oltre a queste foto che potremmo definire “d’ordinanza”, particolarmente interessante risulta un secondo gruppo di immagini che documentano ambienti e paesaggi del territorio prospicente la laguna di Marano tra le quali meritano di essere segnalate le seguenti foto che si contraddistinguono per alcuni soggetti particolari: i caratteristici casoni della laguna nel 1915 (da considerarsi tra le prime immagini che attestano la presenza di queste caratteristiche abitazioni lagunari), la comunità di Marano Lagunare con vista dal canale d’occidente che presenta in primo piano le mura e la fabbrica per la lavorazione del pesce, il porto di Nogaro con le imbarcazioni coperte con grandi teli per non essere avvistate dai bombardieri dell’aviazione austro-ungarica, le trincee di Paradiso (Torsa di Pocenia), la campagna di Aiello del Friuli, il fiume Corno e il suo scorrere lento nella frazione di Chiarisacco. Immagini inedite che aumentano le conoscenze e il forte impatto che ebbe il primo conflitto mondiale sul nostro territorio. Nella foto: medici e professori presso l’osp. 50 a Chiarisacco (1916)

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I casoni della laguna di Marano (inverno 1915-16)

Il fiume Corno a Chiarisacco (1916)

Marano Lagunare (1916)

Le trincee di Paradiso (Torsa di Pocenia, 1915)

Santi al lavoro nella farmacia dell’osp. 234 a Chiarisacco (1917)

Gruppo di militari ad Aiello del Friuli (1917)

Porto Nogaro (1916)

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Diario di Montagna

di Luisella Bonetto

4 luglio 2021 Oggi siamo partiti per una vacanza. Ne abbiamo bisogno dopo il periodo di Covid, per rinfrancare lo spirito, naturalmente andiamo in montagna per sfuggire all’afa della pianura, a camper pronto via! Prima meta Auronzo di Cadore, luogo significativo per noi visto che abbiamo iniziato a frequentare nel 1974 con i bambini piccoli e in tenda. Il campeggio non è molto cambiato solo che ora ci sono poche tende, più roulottes con chalet incorporato e camper. Il giro in bici salta perché si è messo a piovere quindi siamo chiusi in camper ma non mi dispiace, la pioggia scende lenta e crea intorno a noi un’oasi di tranquillità, Valerio legge “Un pinguino a Trieste “di Chiara Carminati, io “I miei mari” di Folco Quilici. Stiamo bene, domani vedremo cosa fare! 5 luglio Tempo bellissimo, facciamo il giro del lago di Auronzo in bici. Ogni tanto ci fermiamo, l’acqua è verde smeraldo e riflette i monti e le case del paese, e la chiesa che assomiglia una moschea. Splendido, di una bellezza sconvolgente, sullo sfondo le Tre Cime di Lavaredo, si vede anche il Rifugio Auronzo, mi tenta, vedremo cosa dice il capo visto che non è molto tempo che ci siamo andati. Pomeriggio relax, lettura e la sera pizza. 6 luglio Da Auronzo andiamo a Misurina anche oggi il tempo è bellissimo. Dopo il lago c’è il campeggio, è un po’ trascurato ma è in una posizione ottima per effettuare belle escursioni. Da lì inizia la strada panoramica che porta alle Tre Cime di Lavaredo e c’è anche la ex strada militare che porta al Monte Piana. Le prime volte ci siamo saliti con la nostra auto ora non si può perché sono 5 km rischiosi perciò c’è la navetta che porta al Rifugio Bosi a m 2205 sul livello del mare, poi lì c’è da camminare. Il Monte Piana costituisce una delle più attraenti mete delle Dolomiti grazie a uno spettacolare panorama a 360 gradi verso le più belle cime del comprensorio. Arrivati al Rifugio Bosi procediamo dal sentiero storico. Il Monte Piana (all’epoca postazione italiana) e il Monte Piano (postazione austro-ungarica) sono due sommità quasi pianeggianti separate dalla Forcella dei Castrati, durante la Prima Guerra Mondiale, qui si sono combattute dure battaglie in una estenuante guerra di posizione durata due anni tra il 1915 e il 1917 e lo testimoniano trincee, camminamenti, gallerie, caverne, postazioni, buche provocate dalle bombe. È luogo di memoria e di storia dove persero la vita 14.000 soldati. Non mi soffermo sui fatti della guerra del resto già da me descritti in altra occasione, guardo i fiori, mai come oggi abbiamo visto una tale profusione di fiori, eppure qui ci siamo venuti molte volte. Fiori di tutti i colori: rosa, gialli, fucsia, genziane blu e viola, non ti scordar di me azzurri, ma i fiori bianchi sbocciati lungo i bordi delle trincee come un morbido tappeto, mi hanno preso il cuore, sembra che una mano gentile abbia piantato quei fiori per onorare i soldati morti lì. Per ore abbiamo camminato in questo Museo a cielo aperto e quando siamo scesi ho ringraziato tacitamente la natura che ha pensato a coprire di fiori questo luogo. 7 luglio Decidiamo di non andare alle Tre Cime perché c’è un traffico pazzesco, addirittura la strada viene chiusa perché il parcheggio in cima è strapieno. Facciamo il giro del lago di Misurina, il tempo prima nuvoloso poi è bello. 16

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“La montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte”. Guido Rey 8 luglio Da Misurina andiamo alla seggiovia che sale alle Cinque Torri. Sfidiamo il tempo che non promette bene e saliamo, la nostra temerarietà viene premiata, le nubi si allargano un po’. Le Cinque Torri si stagliano sullo sfondo, sono inconfondibili, nel 2004 una è crollata, le altre hanno pareti verticali ottime come palestra di roccia dove ogni anno gli Alpini in Armi fanno le loro esercitazioni. Ci inoltriamo sul sentiero in mezzo a queste formazioni rocciose dal colore grigio chiaro, quante volte siamo stati qui, eppure è sempre spettacolare ed emozionante. Ai piedi delle Cinque Torri c’è il Museo all’aperto con trincee, postazioni, baracche, tutto ben praticabile. Qui c’erano gli italiani durante la Prima Guerra Mondiale e sono morti tanti soldati. Sono stati anche beffati dagli austroungarici che presidiavano il Forte Tre Sassi in Valparola, infatti loro se n’erano andati ma illuminando il Forte di notte offrivano un finto bersaglio all’artiglieria italiana che sprecò una grande quantità di munizioni. Piove e scendiamo. Ci spostiamo al Passo Falzarego, per me è come essere a casa, il panorama mi è famigliare, splendido. Piove forte, notte lì. 9 luglio In Valparola visitiamo il Forte Tre Sassi ora Museo della Grande Guerra 1914-18. Interessante, contiene reperti che la fam. Lancedelli da 50 anni raccoglie. Il tempo è bellissimo, dopo ci rechiamo al “nostro Camping Rocchetta “che abbiamo iniziato a frequentare 45 anni fa. I gestori ci riconoscono e sono felici di vederci anche se da qualche anno non ci si vedeva.

10 luglio Oggi si va a Croda da Lago al Rifugio Palmieri. Decidiamo di servirci della jeep che fa servizio poi cammineremo lassù. Dal Rifugio si vede la linea del sentiero che sale alla Forcella Ambrizzola e saliamo. Il sentiero è bello, facile, purtroppo è meta di troppi ciclisti, tutti campioni anche se non è vero! Arrivati alla forcella le nubi fanno spazio a chiazze di azzurro. Il panorama è splendido, anche oggi qualche ora di cammino ci fa apprezzare ancora di più le bellezze della natura. Scendiamo, ottimo pranzo al Rifugio, poi non rinunciamo a fare il giro del lago e guardiamo tutto con gli occhi del cuore e vediamo i nostri bambini imbrogliare i pesciolini per farli entrare nella borraccia e portarli fino a casa, oltre 100 km! Giornata splendida.

11 luglio Si torna a casa, abbiamo riempito gli occhi di montagne, per un pò siamo a posto!

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Alla ricerca di... Maria Corso Nel 1911 il Regno d’Italia si era lanciato alla conquista della Libia che però si rivelò un’impresa più ardua del previsto. Quelle regioni, definite da molti la “terra promessa”, e dallo storico socialista Gaetano Salvemini “uno scatolone di sabbia”, avrebbero potuto ospitare milioni di Italiani poveri e senza lavoro frenando l’ondata migratoria verso le Americhe, ma erano abitate da tribù fiere, legate alla loro terra. Così, quella che doveva essere una veloce passeggiata militare, si trasformò presto in un lungo conflitto che si protrasse fino al 1931 e si svolse in due fasi distinte: nella prima, gli Italiani occuparono parte del Paese (1911-12) e poi furono respinti e confinati sulla costa intorno a Tripoli e Bengasi (191415). La seconda, definita la “riconquista”, venne portata a termine dal regime fascista mussoliniano dal 1922 al 1932. Strumenti di guerra più efficaci vennero messi a disposizione dell’esercito, guidato da governatori-comandanti “micidiali”, per decimare le tribù locali pur di “pacificare” la regione e renderla capace di ospitare decine di migliaia di coloni venuti dall’Italia. Vi furono massacri di civili con la giustificazione che nascondevano i ribelli, marce forzate di intere comunità e campi di concentramento, eliminazione di greggi e altre fonti di sostentamento, impiccagioni dopo processi sommari e, verso la fine dello scontro armato, Da sinistra in piedi: il primo è una guardia rappresaglie feroci come a Cufra, dove molti capi biamo Luigi Corso, Gottardo, Giovanni Corso Fulvio, Silvano e Teresa Dose (con il fazzotribù furono fatti salire in aereo e buttati sulle I tre piccoli davanti sono da sinistra la nopopolazioni costrette a guardare. La conquista italiana, nell’arco di vent’anni, costò alle popolazioni della Libia centomila morti. Il paese, al momento dell’invasione, contava appena ottocentomila abitanti! Per portare a compimento l’insediamento coloniale, Italo Balbo (Governatore della Libia, 1934-1940), intendeva insediare un numero di 20.000 coloni all’anno per un periodo di cinque anni. Il progetto infatti prevedeva un totale di 500.000 Italiani in Libia entro gli anni Cinquanta, per risolvere il problema della disoccupazione italiana e affrontare l’affollamento della popolazione nelle zone rurali. Solo nella provincia di Tripolitania, nell’anno 1938-39, furono realizzati circa 1.800 unità abitative distribuite tra i villaggi “Crispi” e “Gioda”, situati nei pressi di Misurata, nel villaggio “Breviglieri”, nella zona di Tarhuna, in “Oliveti” e “Giordani” nella periferia di Tripoli e in “Bianchi”, nella zona di Taghrina. Maria Corso Filiputti, di anni 90, è oggi testimone di una vicenda storica che ha interessato tante famiglie italiane durante la colonizzazione della Cirenaica e della Tripolitania dal 1932 al 1939… … un viaggio di otto giorni nella nave in mezzo al mare… per arrivare in una città sconosciuta, lontana duecento chilometri dal luogo in cui dovrai andare… Ma sei con tutta la tua grande famiglia, madre, padre, cinque fratelli più grandi e una sorellina…tutti insieme a dormire una notte sotto una tenda, perché il villaggio Crispi è troppo lontano e non vi si arriva in un giorno solo. Gli occhi della bambina vedono grandi vasche piene d’acqua in cui nuotare, distese di sabbia sulla quale rotolarsi a perdifiato, una casa grande, con tre camere da letto, una cucina, e fuori il forno per il pane e… e un cavallo che tira un calesse sul quale salire per arrivare al villaggio che dista due o tre chilometri dalla tua casa. Andare alla Messa la domenica, fare la prima Comunione con un vestitino della festa di colore celeste… Ma c’è un vento diabolico che ha un nome confuso “glibi ghibli” che toglie il respiro alle madri, che spazza via in una notte le piantine di grano già alte… le reti dei letti a volte sono piene di cimici e i materassi pure, per fortuna ci sono le grandi vasche dove l’acqua c’è sempre, basta molarla… (di seguito, alcuni stralci dell’intervista)

La partenza da Marano Lagu-

Da dove siete partiti?

Siamo partiti da Genova, con la nave, che c’era di tutto nella nave, quello che si voleva desiderare, ci avevano trattato molto bene… Abbiamo messo otto giorni per andare a Tripoli. Siccome c’erano duecento chilometri per arrivare al villaggio Crispi… abbiamo dovuto pernottare una notte tutta la famiglia in

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questa tenda. Era ottobre.

Quando siete arrivati al villaggio Crispi, vi è stata assegnata una casa.

Una bellissima casa, aveva per fuori perfino il forno per cuocere il pane e lì abbiamo trovato anche i cerini per accendere il fuoco… la casa aveva tre camere, la sala quando entravi, la cucina in parte, e c’era la luce elettrica e c’era l’acqua. Avevamo delle vasche, ma grandiose, piene d’acqua, veniva fuori, bastava molarla… Tutti dicevano non c’è acqua e invece… un spettacolo… Si faceva il pane, si faceva tutto lì.

In quanti eravate?

Eravamo nove, con il papà e la mamma, le più piccole io e mia sorella avevamo sette e lei sei anni, e ci pareva un paradiso in terra, perché era tanta sabbia, e si giocava, perchè a Marano erano tutti sassi. Erano due o tre chilometri per arrivare al villaggio, avevamo il cavallo con il calesse (perché la casa era in mezzo ai campi) e si doveva attraversare la strada che andava a Misurata.

E che cosa facevano i fratelli, lavoravano la terra?

Avevano trovato che andavano con i trattori, erano tutti meccanici che lavoravano per la gente, ma come piantavano il grano, l’indomani mattina non lo trovavi più… il “gribli” portava via tutto. ( non si sa se italiano o Libico) poi ab(con la coppola, padre e capo famiglia), E tutti sti Arabi si li sentiva che cantavano la notte…poi si sedevano sul muretto, facevano il the, lo rovesciavano in una pentolina, dopo lo tornavano… non so letto in testa era la madre). quante volte ripetevano questa operazione… stra Maria Corso, Decimo e Vittoria. Insomma in questa vasca grandiosa abbiamo dovuto buttare le reti e i materassi a lavare che erano pieni di cimici. Nel villaggio Crispi, ho fatto la prima Comunione con mia sorella, avevamo i vestiti celesti. Però mia mamma ha dovuto venir in Italia perché con quel vento… non poteva respirare.

Così siete rimasti da soli…

Ma avevamo un fratello che era come una mamma, faceva tutto, da mangiare… si andava a Messa, ogni villaggio aveva la sua Chiesa, aveva l’ambulatorio, la Casa del Fascio, tutto aveva. Avevamo un vecchio che veniva da noi, però non entrava in casa perché avevamo ammazzato il maiale.

C’erano anche Arabi nel villaggio?

No, tutti Italiani, uno era di Marano, che aveva detto: “Giovanin andemo in Libia, che i disi che là xe l’America” …però il vento portava via tutto, lavoravano la terra ma il vento portava via tutto. E allora di che cosa vivevano loro? Il sussidio dalla patria. Siamo rimasti fino al… quaranta. Prima di partire per l’Italia abbiamo pernottato all’hotel Perugina a Tripoli tutta la famiglia. Ci hanno trattato bene... Prima di arrivare a Napoli ci hanno detto “chiudete tutti gli oblò che è iniziata la guerra… Poi fino a San Donà di Piave, col treno, che mio papà aveva una sorella…. Ci ha lavati, rifocillati…

Come è stato adattarsi nuovamente a Marano dopo l’esperienza della Libia?

Non si faceva neanche caso, è stato per noi un viaggio meraviglioso… la curiosità dei bambini. Mio papà, prima di andare via, non aveva venduto l’osteria “Alla nave”, ha messo lì mia sorella la più vecchia, lei non era venuta con noi, perché era sposata. Siamo tornati nella nostra casa…abbiamo bei ricordi, qualche volta la memoria vacilla un po’…

Dobbiamo dire ora i nomi di questi fratelli

Gottardo era del 1920, Luigi del ’21, Fulvio del ’23, Silvano del ’24, Felicita del ’27, Decimo del ’28, io, Maria del ’31 (il giorno di San Pietro e Paolo), Vittoria del ’32, del ’17 la prima sorella. Non ridete ho fatto tre volte la quarta elementare, quando tornavamo a casa ci chiedevano “come mai che xe qua?” – “semo qua perché gavemo trovà il porton serà”

nare

In Libia nasceranno i villaggi: Oliveti, Bianchi, Micca, Breviglieri, Littoriano, Giordani, Tazzoli, Marconi, Crispi, Garabulli, Garibaldi, Corradini, Castel Benito, Filzi, Baracca, Maddalena, Sauro, Oberdan, D’Annunzio, Mameli, Razza, Battisti, Berta, Luigi di Savoia e Gioda. Alla fine della seconda guerra, la Libia divenne indipendente e molti coloni italiani, non sentendosi al sicuro, ritornarono in patria. Nel 1970, gli Italiani rimasti in Libia erano meno di 20 mila, a fronte dei 40 mila in epoca monarchica e del mezzo milione durante l’era fascista. Con l’avvento al potere di Gheddafi, nel 1970 furono promulgate le leggi che sancirono la confisca dei beni alla comunità italiana, determinando un esodo di massa. Le operazioni di traghettamento di più di 17.000 Italiani, con nove navi messe a disposizione dal Ministero della Marina Mercantile italiana, finirono il 15 ottobre 1970, otto giorni dopo l’ultimatum inviato da Gheddafi.

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Da leggere... Sergio Gervasutti nato a Palmanova nel 1937, si è spento lo scorso 2 agosto. Friulano, giornalista, già vicedirettore del Gazzettino, del Giornale di Vicenza e del Messaggero Veneto di Udine. Per anni con il suo cappello da Alpino della “Julia”, da inviato speciale, in Italia e all’estero, ha seguito gli Alpini sul fronte della solidarietà e su quello della difesa della pace. Gli dedichiamo questa pagina e promuoviamo due suoi libri sugli Alpini.

letto

Titolo: Penne Nere, Alpini Friulani Autori: Sergio Gervasutti Anno: 2014

per v

oi

Un libro, che ripercorre le gesta degli Alpini nella Storia, pensato e scritto nel 2014, anno della storica prima Adunata Nazionale di Pordenone, la numero 87. Pordenone, il Noncello, Piancavallo, il Meduna, la destra Tagliamento, sono i termini più letti in questo libro che ricapitola la storia delle Adunate alpine dalla nascita, negli anni venti, sino ai giorni nostri... del 2014.... La Sezione di Pordenone è nata nel 1924 ed oggi conta circa 10.000 iscritti. Dall’Adunata del 1935 di Tripoli, al 1940 a Torino, il ricordo delle motivazioni delle decorazioni agli alpini Pordenonesi, tutti della “Julia”. Nel libro, le penne nere, sono definite alpini di pace: nel dopo guerra le imprese degli alpini parlano solo di pace e solidarietà e le hanno realizzate nei modi e nei luoghi più disparati, suscitando l’ammirazione e la gratitudine di quanti erano colpiti dalle sventure. Molto d’effetto anche la descrizione delle Portatrici Carniche e delle loro imprese: le donne di Paluzza compresero prima di tutti la gravità della situazione in Carnia e si misero a disposizione del Comando per portare al fronte ciò che occorreva. L’autore descrive l’operato degli Alpini della Julia anche e soprattutto in occasione del terremoto del 1976. (Massimo Blasizza)

Titolo: Alpini sempre. Le penne nere in guerra e in pace Autore: Sergio Gervasutti Anno: 2006 Hanno costruito l’Italia in pace e in guerra, l’hanno difesa, fatta rispettare, rappresentata con dignità e coraggio dove le tragedie avevano sconvolto la terra e gli uomini. Gli Alpini e la loro storia: dalle prime penne nere alle gesta in Africa, poi sulle montagne della Grande Guerra, sui Balcani, sulla neve della Russia. Gli Alpini come fonte di ispirazione per grandi scrittori. Il presente legato alla ristrutturazione dei reparti di montagna e all’impegno dell’Associazione Nazionale Alpini che consente di tenere vivi i legami con la gente attraverso interventi, come il terremoto in Friuli, che richiedono altruismo e generosità. L’autore è un Alpino e racconta la storia con una formula originale: un nonno spiega al nipote cosa sono gli Alpini e, soprattutto, cosa significa essere Alpino. 20

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consigliati da noi Titolo: Un alpino in guerra. Enea Guarneri dalla Carnia all’Isonzo Anno: 2017

letto

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Mi sono imbattuto nella figura del capitano Enea Guarneri più di dieci anni fa quando ho iniziato le ricerche sui combattimenti, in seguito alla ritirata di Caporetto, che si svolsero tra la Punta di Montemaggiore e Le Zuffine tra il 26 e il 28 ottobre 1917. La resistenza del Battaglione Valle Stura a Monte Cavallo faceva risaltare ancora di più l’eroica figura di un giovane nativo di Passirano che fino all’ultimo impugnò le armi con i suoi alpini per difendere il suolo italiano e non venir meno a un cristallino senso dell’onore militare. Trovandomi a lavorare a Bergamo nel 2010, decisi di andare più a fondo nelle mie ricerche e far emergere tutto quello che era rimasto del Guarneri nel suo paese, Passirano, in provincia di Brescia. Contattai prima il Gruppo ANA di Passirano che, con il caloroso spirito che contraddistingue gli alpini in congedo, mi invitò a trascorrere una domenica con loro in occasione di un pranzo sociale e successivamente il signor Enea Guarneri, nipote dell’omonimo eroe. Con il prezioso supporto del prof. Bettoni ebbi accesso all’enorme archivio. La famiglia Guarneri aveva conservato gelosamente le centinaia di pellicole scattate al fronte da Enea e mai sviluppate, le migliaia di lettere e cartoline, decine e decine di documenti, il suo diario relativo al periodo sul fronte dell’Isonzo. Si era aperta una miniera di informazioni fino allora pressoché inesplorata. Con molta calma e pazienza affrontai migliaia di lettere e cartline che Enea scrisse in 4 anni di guerra alla madre, al padre, al fratello, allo zio, alla nonna. Scriveva moltissimo, annotava i particolari sulle operazioni svolte, ma emergevano anche i suoi molti interessi, la passione per la storia e l’agricoltura, delineando chiaramente la sua provenienza da famiglia acculturata e borghese dell’epoca. I suoi scritti trasmettevano subito la sua incrollabile fede ed entusiasmo per l’esperienza bellica a cui stava prendendo parte da volontario e da Ufficiale. Con il passare dei mesi e degli anni nonostante le delusioni e le atrocità vissute non muterà in lui la forza d’animo che contraddistingue un comandante degli alpini. Risitemai le circa 200 foto e rimasi impressionato per la bellezza e il realismo di molti scatti realizzati in prima linea al fronte. Non avevo alcun dubbio e promisi al signor Guarneri di far riemergere dall’oblio la figura di suo zio e ricollocarla nella giusta posizione della memoria storica patria. Spero con questo lavoro sui combattimenti del 1915 in Carnia e del 1916 sul fronte dell’Isonzo di dare il giusto lustro ad un grande eroe d’Italia, Medaglia d’Oro al Valor Militare. È altresì mio intento far riemergere la storia del Battaglione Dronero sui picchi del Peralba e del Volaia, del Battaglione Bicocca sulle rocce del Monte Rosso e del Rombon, e far scoprire i grandiosi sacrifici e gesta dei loro straordinari alpini. L’autore, Andrea Vazzaz. Titolo: Noi siamo quelli di Selenyj Jar Autore: Gruppo Ana del 9° Reggimento Alpini - Sezione Abruzzi Anno: 2020 La Sezione Abruzzi ha sponsorizzato un’opera che sicuramente ogni Gruppo metterà nella sua sede ed ogni Nonno acquisterà per il Nipote per fargli conoscere il Quadrivia di Seleniy Jar dove gli Alpini del Battaglione L’Aquila sacrificarono la propria vita per salvare migliaia e migliaia di Commilitoni. Si tratta di una pubblicazione a fumetti sulla storia del 9° e la battaglia di Selenyj Jar. Il fumetto costa 10 euro, è disponibile sui siti di vendita libri online o lo si può prenotare a Davide Brandi al seguente numero +39 320 6967093. Il ricavato sarà dato in beneficenza per la ricerca scientifica di una malattia ad oggi senza cura “malattia di Sanfilippo” purtroppo una crudele malattia degenerativa senza cure che in Italia ha colpito ad oggi solo 42 bambini. Tra questi 42 ci sono due figlie piccole di un Alpino della Sezione Abruzzi. n. 42 - Settembre 2021

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Il cjanton da puisie

di Maria Fanin

..spelâts i rivâi da Curgnulizze

...spoglie le rive della Corgnolizza

Plui no cognossin i lôcs li mazurinis, che ta l’aghe si slissavin li plumis ta ombrene dai salgârs alts su li rivis…

Non riconoscono più i luoghi le anatrelle che sul filo della corrente si ravviavano le piume, sotto l’ombra dei salici alti sulle sponde…

plui no petenin li aganis lôr verdis cjaveladis tal spieli travanȃt di lusôr enfri i parevints di ramis da albaris…

Non pettinano più le verdi chiome le fate d’acqua nello specchio marezzato di luce fra paraventi di rami di tremuli pioppi…

Al reste un puint di len di bessôl, spelȃts i rivȃi da Curgnulizze e uarfins di antighis memoriis malamenti scjonzadis.

Resta un ponte di legno, solo, ormai spoglie le rive della Corgnolizza, e orfane di centenarie memorie malamente troncate.

Il cjanton da rizete

di Franco Moni

Ravioli di ricotta e zucca Ingredienti per 4 persone: - 400 g di farina di grano duro - 100 g di farina di grano tenero - 5 uova - 600 g di ricotta di pecora - 1 cipolla - 400 g di polpa di zucca - 100 g di pecorino grattugiato - Olio extravergine di oliva - Timo, sale e pepe Preparazione: Lavorate le due farine con le uova fino a ottenere un impasto morbido, avvolgetelo in un foglio di pellicola e fatelo riposare in frigo per 1 ora. Intanto salate la ricotta, lavoratela con un cucchiaio di legno e mettetela in un tasca da pasticciere. Stendete la pasta in una sfoglia sottile e ritagliate tanti dischi. Distribuiteci sopra la ricotta, piegateli a metà, sigillate i bordi e lasciateli riposare. Afffettate finemente la cipolla e fatela stufare in una casseruola con un filo di olio. Unite la polpa di zucca a dadini e fate cuocere per almeno 30 minuti a fuoco vivace. Condite con timo tritato, sale, pepe e frullate tutto. Mantenete la salsa in caldo. Lessate i ravioli in abbondante acqua bollente salata, scolateli delicatamente e fateli cuocere per 1 minuto in una padella con un filo d’olio. Velate i piatti individuali con la salsa, distribuite i ravioli, condite con pepe, spolverizzate con pecorino grattugiato e servite. Buon appetito!

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Garden di Foghini Franco Fiori, Piante, Sementi, Prodotti ed Attrezzature per orto e giardini. Alimenti zootecnici e tutto per i piccoli animali. Via Ippolilto Nievo, 56 San Giorgio di Nogaro 33058 - Udine 0431.65487 P. iva 01607000302

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GRUPPO ALPINI DI SAN GIORGIO DI NOGARO Sezione di Palmanova (Udine) Via Carnia, 9 33058 San Giorgio di Nogaro (Ud)

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