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Numero 35 - Dicembre 2019

Giornale periodico a distribuzione gratuita Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro - Sezione di Palmanova

Ta n t i Au g u r i !

Nus bâstin li’ mâns


dicembre 2019 IN COPERTINA Il Cammino tormentoso che l’Alpino percorre, la cui strada è illuminata unicamente dalla luce del suo spirito e dedizione, principi puri ed autentici.

NUS BÂSTIN LI’ MÂNS

Disegno di Elisabetta Blasizza.

Giornale del Gruppo Alpini di San Giorgio di Nogaro Stampato in proprio e distribuito gratuitamente ai soci.

In questo numero

AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI UDINE NUMERO 2/18 del 30-01-2018

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Il Direttore

4.

Il Capogruppo

DIRETTORE RESPONSABILE Massimo Blasizza massimoblasizza@gmail.com

5.

Quando una matita trascina il cuore (Maria Fanin)

6.

La solidarietà del Gruppo di San Giorgio (La Redazione)

7.

Redipuglia e dintorni (I bambini e le bambine delle classi quinte)

8.

Gli alpini Sangiorgini corrono per la ricerca (Davide De Piante)

9.

80 anni e non sentirli (La Redazione)

9.

Tarcisio Garbuio e la protezione civile (La Redazione)

10.

Io sono Alfa, il Comandante Alfa (La Redazione)

11.

Gemellaggio con il Gruppo di Treppo Carnico – Ligosullo (G.Sguassero)

12.

Luminarie ’19: la solidarietà dei Sangiorgini (La Redazione)

13.

Luminarie ’19: le donazioni (La Redazione)

13.

Corsi della Protezione Civile… avanti tutta! (Fabrizio Toniutti)

14.

Il Natale degli Alpini (La Redazione)

14.

Fauglis accoglie la Sezione (La Redazione)

15.

Il Panettone e il Pandoro del Centenario (La Redazione)

15.

La castagnata (Chiara Prezza)

16.

Calvario Alpini Run (Francesco Cargnelutti)

16.

L’Alpino e il suo Garand (Simone Dell’Ominut)

17.

Cent’anni fa, immagini a confronto (Marco Zanon)

18.

Alla ricerca di… (Maria Fanin)

20.

In Breve (La Redazione)

22.

Arte e Storia… meraviglie del Mondo (Luisella Bonetto)

23.

Il cianton da puisie (Maria Fanin)

23.

Il cianton da rizete (Franco Moni)

REDAZIONE Massimo Blasizza, Davide De Piante, Massimiliano Pittis, Giovanni Sguassero, Giulia Tami GRAFICA Fabio Baccello GRUPPO ALPINI DI SAN GIORGIO DI NOGARO Sezione di Palmanova (Udine) Via Carnia, 9 33058 San Giorgio di Nogaro (Ud) C.F. 90001570309 Partita IVA 02900060308 INTERNET www.anasangiorgiodinogaro.it E-MAIL sangiorgiodinogaro.palmanova@ana.it Capogruppo: De Piante Davide Vice Capogruppo: Loi Valentino Consiglieri: Bidoggia Giancarlo, Bramuzzo Piergiorgio, Marchi Lino, Mastroianni Francesco, Milan Paolo, Moni Franco, Piccini Giorgio, Pittis Giovanni, Pittis Massimiliano, Salvador Bruno, Taverna Lucio, Tavian Luciano, Toniutti Fabrizio STAMPA Rosso Società Cooperativa Gemona del Friuli (UD) Numero copie stampate 350

FOTO ULTIMA PAGINA: Cargnelutti Antonio 15.04.1883 in servizio a Roma nei Granatieri; 08.07.1955 morto a Corgnolo (UD)


n. 35 – Dicembre 2019

Carissimi lettori, si è da poco concluso l’anno del centenario dell’Associazione Nazionale Alpini ed anche del settantesimo di costituzione della Brigata Alpina “Julia”, anniversari che hanno portato un po' tutti noi alpini ad organizzare manifestazioni celebrative. Il 2019 è stato un anno che soprattutto ha messo in luce l’aspetto sociale e la nostra solidarietà evidenziando la beneficenza fatta dal nostro gruppo. Più avanti, nelle prossime pagine di questo nuovo numero del Fruzons di Plume, troverete un ricco resoconto del nostro Capogruppo, Davide De Piante, relativo alle donazioni effettuate dal Gruppo di San Giorgio di Nogaro, o direttamente a seguito di raccolte di somme di denaro poi donato, o con somme che poi sono state destinate ai bisognosi, vedasi scuole, bambini, anziani, o per opere di solidarietà in generale o ancora per l’acquisto di materiali o attrezzature per chi ne aveva bisogno (nel 2019, il reparto di pediatria dell’ospedale di Latisana). Ciò che ci si prefigge per l’anno appena iniziato è di continuare in linea con quanto sempre fatto: gli alpini sono pronti ad aiutare tutti, sempre ed ovunque, e non si fermano mai! Nel 2020 ci sarà modo di cominciare ad occuparci anche dell’Adunata Nazionale 2021 che si svolgerà a Udine: nel nostro piccolo a San Giorgio, offriremo ospitalità ad alcuni Gruppi che a loro volta hanno aiutato noi nel recente passato. Il nostro Fruzons di Plume, come sempre, testimonierà quanto di buono riusciremo ad organizzare nei confronti dei bisognosi o per chi ci chiederà aiuto. Buon 2020

Con amicizia .

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n. 35 – Dicembre 2019

Cari Soci, Amici degli Alpini e lettori.

Un altro anno è passato e molteplici sono state le attività che il nostro Gruppo ha organizzato. Al rallentatore, rivedo il 2019. Penso sia doveroso fermarsi un attimo per fare alcune riflessioni e considerazioni. L’Ass.ne Nazionale Alpini ha festeggiato i suoi 100 anni e sta pianificando eventi a lungo termine. Questo è un’importante segnale che la nostra Sede Nazionale, al futuro, CI CREDE! E noi a San Giorgio, cosa possiamo dire? Ancora una volta sono pienamente soddisfatto della qualità di quanto realizzato dal NOSTRO/VOSTRO Gruppo. E parlo appositamente di QUALITA’ per le diverse attestazioni che abbiamo ricevuto:  dalle maestre delle scuole per quanto trasmettiamo agli studenti,  dai giornalisti per gli argomenti e la particolarità del nostro Fruzons di Plume,  dai cittadini e dagli stessi alpini che apprezzano le idee nuove ed originali che riusciamo a proporre,  dalle Associazioni per la fattiva collaborazione nell’organizzare gli eventi (uno su tutti… la Luminarie),  dai “nonni” per l’attenzione che riserviamo loro (soci, ospiti della casa di riposo o… persone comuni),  da chi ci chiede un aiuto o un sostegno per fare qualcosa. Ora come ora, il nostro Gruppo Alpini si presenta in splendida forma nonostante siano trascorsi 87 anni dalla costituzione (era il 1932). Il tempo ci ha forgiato, abbiamo accumulato esperienza e ci siamo convinti del nostro ruolo nella società. Non vorrei peccare di presunzione ma, come lo abbiamo fatto in passato, anche oggi possiamo INSEGNARE. Cosa? I VALORI Come? Con l’ESEMPIO A chi? A TUTTI Ma per fare ciò, lo dobbiamo fare ora che siamo forti. Lo possiamo fare perché i soci sono in crescita (anche se vi sembrerà strano), c’è seguito e le attività… ci sono! E possiamo anche migliorare! Ci sentiamo pronti ad affrontare queste ed altre sfide nella speranza che l’emulazione possa creare quella sana e proattiva competizione senza vincitori e vinti.

In tema di ALPINITA’, penso che queste poche righe possano essere il compendio: “Sono seduto in una panchina del Gervasutta di Udine e vedo un gruppo di sei alpini. Portano con orgoglio il cappello alpino, hanno tutti la divisa uguale e… sorridono; esprimono positività e energia. Sicuramente vanno a trovare un loro ALPINO”

Il 26 gennaio 2020 si terrà l’Assemblea Annuale del Gruppo. Ci saranno anche le elezioni dei Consiglieri di Gruppo e del Capogruppo per il nuovo triennio. Sarebbe bello che altri alpini possano entrare a far parte del Consiglio perchè solo collaborando assieme si può migliorare ed aiutare i cittadini, i bambini, gli anziani e i poveri. Non abbiate paura a mettervi in gioco per il bene altrui! Ad maiora Davide De Piante

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n. 35 – Dicembre 2019

Quando una matita trascina il cuore… La donazione al Reparto di Pediatria di Maria Fanin

Sarebbe così facile catturare l’attenzione dell’uditorio, e mantenerla. Basterebbe una storia, magari suggerita da uno scrittore importante, un Paulo Coelho ad esempio. Così accade il 14 dicembre, un sabato mattina, nella Sala riunioni dell’Ospedale Civile di Latisana. Nessun discorso paludato, solo la storia della matita che lascia la traccia della sua anima, la grafite, su un foglio. Ma per farlo deve esserci una mano che la guidi, per la sua punta ha bisogno di un temperino che la ferisca. I toni sono quelli giusti per descrivere la Matita Alpino, con la sua veste, il suo motore-motivazione, il temperino dei sacrifici… e soprattutto la sua anima. Di riflesso, il Sindaco Roberto Mattiussi, presente con l’Assessore Leonardo Butà, può solo dichiarare la piena adesione alle iniziative del Gruppo, che sono di stimolo alla Comunità e all’Amministrazione di S. Giorgio di Nogaro. A sua volta Stefano Padovan, Presidente della Sezione ANA di Palmanova, sottolinea nel Gruppo Alpini lo spirito di squadra, che si trasforma in una formidabile spinta sociale.

La giovane Primario Elisabetta Miorin presenta sorridendo i DONI che due Babbi-Natale Alpini scoprono coscienziosamente davanti al pubblico. Si tratta di due importanti apparecchiature: 1) MONITOR MULTIPARAMETRICO PEDIATRICO portatile 2) NUOVA SONDA CONVEX per l’ecografo pediatrico del Reparto. già felicemente collaudate prima della consegna ufficiale, che facilitano l’approccio medicale senza spaventare i piccoli pazienti. Poi la visita vera e propria ai piccoli ricoverati nel Reparto pediatrico: un bimbo con la flebo, una piccola in lacrime… ma basta una caramella di Babbo Natale… e la fiaba della pecorella Gelsomina per sospendere sulle ciglia l’ultima perla, ogni bimbo in braccio alla sua mamma, o al suo papà, come deve essere, ogni volta che il temperino deve forgiare una nuova punta.

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n. 35 – Dicembre 2019

Sono 12.000 gli euro donati e oltre 3.100 le ore lavorate dagli alpini sangiorgini

La solidarietà del Gruppo di San Giorgio La Redazione Anche nel 2019, il Gruppo di San Giorgio è stato particolarmente generoso donando ore di solidarietà e somme di denaro. Sono state oltre 60 le attività nelle quali i soci hanno prestato la propria opera - tante iniziative, anche di piccola entità, ma di sicuro valore sociale - per un totale di oltre 3.100 ore di lavoro. Le elargizioni di beneficienza, pari a 12.047€, sono state così distribuite.

SCUOLE/BAMBINI

-> 6.015€

3.660€

Donazione al Reparto di Pediatria dell’Ospedale di Latisana (monitor multiparametrico e una sonda Convex)

1.255€

Corriera, guida e figuranti per la gita “Sul Carso della Grande Guerra” con gli alunni di 5^ della primaria

550€

Babbo Natale Alpino per i regali educativi presso le due scuole dell’infanzia e alla primaria

350€

Consegna del Tricolore (bandiera e opuscolo) ai ragazzi di 3^ della secondaria di San Giorgio

100€

Puliamo il Mondo per la merenda offerta agli studenti di 5^ della primaria.

100€

Festa dell’Albero con merenda offerta agli studenti di 1^ della primaria

ANZIANI

-> 490€

200€

Per l’affitto della Vecchia Pescheria di Marano a conclusione della gita in barca degli anziani della Casa di Riposo organizzata dall’Auser

150€

Grigliata in sede del Gruppo con i “nonni” della Casa di Riposo

140€

Castagnata con gli ospiti della Casa di Riposo

SOLIDARIETA’

-> 5.542€

3.475€

Per le due cene organizzate pro Consorzio Privato di Collina interessato dalla tempesta VAIA (con Coop e Una Mano per Vivere)

867€

Telethon per la partecipazione del Gruppo alla Staffetta 24x1 ora a Udine

620€

A favore dell’AVIS di Cologno Monzese in occasione dell’Adunata di Milano ed assieme ad altri Gruppi ANA

380€

Omaggi e pranzo per i ragazzi della Bielorussia ospiti delle famiglie italiane con l’Ass.ne “Aiutiamoli a Vivere”

200€

Per la sostituzione dei faretti del Duomo

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n. 35 – Dicembre 2019

Redipuglia e dintorni

“Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie” Le bambine e i bambini delle classi quinte

In un'assolata giornata autunnale, l'8 ottobre 2019, noi ragazzi delle classi quinte della scuola primaria “G. Ellero” di San Giorgio di Nogaro siamo andati a visitare i luoghi in cui cento anni fa sono state combattute le battaglie della Prima Guerra Mondiale. Il nostro obiettivo è stato quello di approfondire e accrescere le nostre conoscenze, vedere da vicino i reperti storici e immedesimarci nei soldati che hanno combattuto per la nostra Patria e per un futuro migliore. Questa preziosa esperienza è stata resa possibile dalla collaborazione dell'esperto, sig. Fabio Pascolutti, e dal Gruppo ANA di San Giorgio di Nogaro. Il poeta Giuseppe Ungaretti attraverso la sua breve poesia ci ha fatto capire la fragilità della vita dei soldati che combattevano al fronte e dell'enorme dolore causato dalla guerra. I luoghi che abbiamo visitato, ossia il museo “Casa Terza Armata Monte Sant'Elia”, le trincee del Monte Sei Busi, la Dolina dei Cinquecento e il Sacrario Militare sono stati il drammatico scenario di un evento che ha provocato solo morte e distruzione. Siamo abituati a vedere e a “utilizzare” le armi nei nostri giochi e a divertirci con esse. Osservare da vicino le bombe, le munizioni, i fucili con la baionetta, le mitragliatrici… ha suscitato in ciascuno di noi il terrore della guerra. Visionare gli strumenti di lavoro dei giovani medici e delle crocerossine che operavano negli ospedali da campo, ci ha fatto pensare al coraggio, alle abilità e all'altruismo che li ha contraddistinti. Le trincee, lunghi, stretti e scomodi corridoi di pietre a cielo aperto, ci hanno fatto capire l'enorme disagio provato dall'esercito. Un graffito lasciato da un soldato dice “Viva pace”; accanto a esso sono incise le immagini di un angelo, di una colomba e di un calice attorniati da un cuore formato da rami d'ulivo. La sua voce silenziosa ci ricorda che ogni guerra, piccola o grande, è un “muro” che deve essere abbattuto dalla pace, dall'unione e dall'amore tra le nazioni. Presso la Dolina dei Cinquecento abbiamo ascoltato le toccanti parole scritte da un soldato in una lettera indirizzata alla famiglia e abbiamo colto i suoi sentimenti: la paura della morte, la tristezza dell'essere lontano da casa e la speranza di tornare, l'amore e la preoccupazione per i propri cari. Ci hanno raccontato che il Sacrario Militare assomiglia a un esercito schierato dietro ai suoi comandanti. Anche noi, come un piccolo esercito, ci siamo disposti di fronte ad esso e abbiamo immaginato di dialogare con i soldati. Essi ci hanno detto: “Noi abbiamo combattuto per la pace, ora tocca a voi il compito di custodirla”. Con convinzione abbiamo risposto: “Noi siamo il futuro. Ci impegneremo ad abbattere il muro di ogni guerra e a costruire le vie della pace”.

Visita della Trincea Mazzoldi

I rievocatori nella Dolina dei Bersaglieri

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n. 35 – Dicembre 2019

Gli alpini sangiorgini corrono per la ricerca Telethon 24x1 ora… buona la prima! di Davide De Piante Il desiderio di partecipare a Telethon 24x1 ora di Udine, non solo come atleta ma con una squadra del Gruppo Alpini mi ha sempre attirato ma, “par un sant o par un miracul”, non sono mai riuscito a concretizzarlo. Quest’anno, il sogno è diventato realtà grazie a Kemira (industria chimica della zona industriale di San Giorgio) e Asd Roller Evolution (pattinatori di Udine) con i quali abbiamo condiviso l’organizzazione dell’evento in Piazza I° Maggio a Udine. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha permesso di scoprire quanto grande sia il cuore dei friulani che hanno saputo sollevarsi dalle grandi prove del XX° secolo (il terremoto del 1976, le privazioni e le sofferenze nella 2^ Guerra, gli eventi bellici e la profuganza nella Grande Guerra). Dal 30 novembre al 1° dicembre, lungo il percorso ho visto tantissima gente, operai, impiegati, medici, militari, professionisti, primari, studenti, atleti, forze dell’ordine, avvocati, ecc. che si sono messi in gioco dedicando un’ora di corsa (o camminata) con un unico obiettivo: CORRERE PER LA SOLIDARIETA’. Particolarmente emozionante è stata la partecipazione dei disabili (anche gravi) ma non solo! Persone in carrozzina, intere famiglie con bimbi di corsa o nel marsupio o in grembo. In sostanza, una festa di TUTTI! Come Gruppo, grazie anche agli amici, siamo riusciti a coprire quasi tutte le 24 ore (in tutto 22 atleti) che hanno percorso oltre 189 km (anche se non era questo l’obiettivo primario).

L’appuntamento di Udine, giunto alla 21^ edizione, è stato un continuo crescendo di numeri. Quest’anno hanno partecipato 660 squadre (… ogni ora partivano 660 atleti!) 18.000 persone nelle 24 ore. Tutto questo movimento di persone si trasforma in denaro per la ricerca delle malattie rare ed ecco che nel 2019 sono stati donati quasi 300.000€ alla Fondazione Telethon. In questa sede, mi piace ricordare che Telethon è una maratona televisiva nata nel 1965 negli USA su iniziativa del famoso attore Jerry Lewis con il fine di raccogliere fondi per la ricerca sulla distrofia muscolare. L'edizione italiana di Telethon venne creata nel 1990 da Susanna Agnelli in collaborazione con l'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare per finanziare e promuovere ricerca scientifica sulle malattie genetiche e malattie rare, per cercare una cura alla malattia del figlio. Nel corso degli anni, grazie ai fondi raccolti, la Fondazione Telethon ha scoperto la cura della ADA-SCID, malattia che costringeva i bambini che ne erano affetti a vivere dentro una bolla sterile (da qui il termine "bambini bolla"). Ricordiamo che gli istituti fondati e gestiti direttamente da Telethon sono: - l'Istituto San Raffaele-Telethon per la Terapia Genica con sede a Milano; - l'Istituto Telethon di Genetica e Medicina con sede a Pozzuoli (Napoli); - l'Istituto Telethon Dulbecco, un istituto virtuale intitolato al premio Nobel per la Medicina Renato Dulbecco. Dal 1990 Fondazione Telethon ha investito in ricerca oltre 528 milioni di euro, ha finanziato oltre 2.630 progetti con oltre 1.600 ricercatori coinvolti e più di 570 malattie studiate.

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n. 35 – Dicembre 2019

80 anni e non sentirli Roberto Caisutti… si presenta Ciao a tutti, sono Roberto e sono nato il 15 dicembre 1939 e quindi ho da poco superato la soglia degli 80 anni. Una splendida età, direi! Sono cresciuto nei tristi e bui anni della Seconda Guerra Mondiale, fra bombardamenti e invasioni tedesche. Per fortuna tutta la mia famiglia ne è uscita incolume. Da Torsa, mio paese natìo, tutti insieme ci siamo trasferiti a San Giorgio e, dopo l’Avviamento, appena adolescente, inizio a fare il garzone nella famosa Officina Apollonia. Qualche anno dopo, sempre come meccanico, mi trasferisco per un breve periodo in Svizzera. Ma poco tempo dopo devo rientrare in Italia per adempiere al servizio militare: ALPINO IN VALLE D’AOSTA! Dopo aver trascorso i primi mesi di naja tra ghiacciai e distese di neve, vengo trasferito a Paluzza, dove porto a termine il mio dovere. Potrei fare carriera da militare, ma rientro nel mio paese per riunirmi alla mia famiglia e costruire, tra il 1958 e il 1960, una nuova casa. Qualche anno dopo mi sposo con la mia amata Franca, con cui diamo vita ai nostri due figli Andrea e Fabiana, e in quella vecchia casa ancora ci abito assieme a lei.

Tra famiglia, lavoro, cura della vigna, dell’orto e del campo, non ho molto tempo da dedicare agli alpini, ma ad ogni adunata, se non posso essere presente fisicamente, la mia passione si risveglia. Ora che sono in pensione, quando posso dò volentieri una mano al gruppo, come in occasione della colletta alimentare o della raccolta del ferro, e, perché no, per una cena in compagnia di vecchi e nuovi amici. Dopo alti e bassi di salute, con il mio sorriso e ottimismo ho superato diversi momenti difficili, ma ne sono uscito sempre vincitore. I capelli si sono imbiancati, la schiena si è incurvata, i movimenti sono rallentati, ma un vero alpino BARCOLLA MA NON MOLLA!

Tarcisio Garbuio… e la Protezione Civile Domenica 21 dicembre, in occasione del brindisi di Natale e della consegna delle offerte raccolte durante al Luminarie in Municipio, c’è stato un simpatico “siparietto” con protagonista il nostro Tarcisio Garbuio. Avendo compiuto 80 anni ad agosto 2019, è stato messo a “riposo” dalla Squadra Sezionale di Protezione Civile. La Sede Nazionale ANA ha deciso di ringraziare Tarcisio e lo ha fatto donandogli una medaglia che è stata consegnata al nostro volontario davanti a tutte le associazioni intervenute. L’incredulità e la sorpresa di Tarcisio è stata tale che non riusciva a proferire parole. E meno male che si allena alacremente recitando nel corpo teatrale in seno all’Università della Terza Età di San Giorgio di Nogaro. A lui va il ringraziamento per tutto quanto ha fatto nel corso degli ultimi decenni come Volontario della Protezione Civile del nostro Gruppo ma anche della Sezione di Palmanova.

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Io sono Alfa, il Comandante Alfa

Grande incontro con il co-fondatore dei GIS La Redazione

E’ venerdì 11 ottobre 2019 e sono le ore 20.30 La sala conferenze di Villa Dora si è presto riempita; ogni posto a sedere è occupato, anche il soppalco accoglie i curiosi. All’esterno ci sono tutti quelli che non hanno potuto entrare (senza contare quelli che, arrivati per ultimi, sono ritornati a casa).

I commenti di Alfa attivano subito i collegamenti con i suoi libri e a quanto scrive:  Il compito dei Gis è quello di assicurare gli uomini alla giustizia, non di fare giustizia;  Quando viene liberata Patrizia Tacchella – 8 anni – per non allarmare la ragazzina, Alfa alza la visiera, toglie il mephisto e l’abbraccia e mentre avviene questo lei afferma “vi aspettavo”!  Meticcio (un valido mediatore) salva una donna e i suoi figli da un omicidio-suicidio con una nuova arma… la parola;  L’intervento in Piazza San Marco a Venezia per liberare il campanile della Basilica occupata dai “serenissimi”;  Le molteplici missioni di pace e di addestramento, in Italia e all’estero seguite direttamente dagli uomini del GIS dei Carabinieri;  … e altro ancora che ovviamente trovate nei libri. La serata si chiude con lo scambio di doni, le foto di rito e gli autografi sui libri che nel frattempo sono stati venduti e il cui ricavato sarà donato ai bambini di un reparto infantile.

La prima parte della serata è dedicata a brevi, sintetici discorsi introduttivi di noi organizzatori dell’evento, del Sindaco Roberto Mattiussi e del deus ex machina dell’evento, il paracadutista e alpino Fabiano Manzan che presenta l’organigramma delle forze speciali, indicando attività e mansioni dei vari reparti. In attesa dell’arrivo del Comandante Alfa, vengono proiettati i video dei reparti dei corpi speciali italiani:  4° Reggimento Alpini Paracadutisti  9° Reggimento d’assalto Col Moschin  185° Reggimento ricerca acquisizione obiettivi  Comando subacqueo incursori (GOI/GOS)  17° Stormo Incursori Aeronautica  Gruppo Intervento Speciale (GIS) Carabinieri Solo questo basta a far salire l’adrenalina e tanti, anzi tantissimi, sono orgogliosi dei nostri reparti che nulla hanno da invidiare a quelli stranieri (anzi!). … entra in sala il Comandante Alfa in un tripudio di applausi. Indossa il mephisto (passamontagna) e la tuta operativa. La giornalista Francesca Artico apre il dibattito, le domande e risposte si susseguono ad un ritmo serrato; la gente è attenta, non vola una mosca, anche il respiro viene percepito. I carabinieri in sala (in divisa e in borghese), giustamente, vengono valorizzati per il loro operato sul territorio. Dalla voce del Comandante, apprendiamo come si forma Alfa, quali sono i suoi pensieri, i consigli per i giovani e il senso dei sacrifici (la famiglia, i figli, la moglie, affetti) ma anche quali sono i successi del Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri.

Il Capogruppo De Piante consegna ad Alfa il gagliardetto

Da sinistra: Manzan, Artico, Alfa, Mattiussi, De Piante, Brunato

PS: il 28 febbraio 2020, sempre a San Giorgio di Nogaro, parleremo dei Ranger – gli alpini paracadutisti.

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Gemellaggio con il Gruppo di Treppo Carnico-Ligosullo Collaborazione “mari&monti” di Giovanni Sguassero

Con semplici parole, due enti, siano essi Comuni, Paesi o Associazioni, concordano un gemellaggio allorché, reciprocamente, trovano utile il fatto di avere rapporti di carattere culturale, politici, scambi di esperienze ed attività oppure semplicemente l’intenzione di conoscersi meglio. Il Gemellaggio, per definizione, comporta un impegno a lungo termine tra i due partner, proprio come il rapporto che esiste fra due gemelli. È per quanto detto sopra che il ns Gruppo si è gemellato con il Gruppo di Treppo CarnicoLigosullo, quest’ultimo fu fondato nel 1938 ed attualmente è composto da 98 soci di cui 10 in Direttivo. Il Gemellaggio in primis è stato propiziato dal ns socio e già Sindaco Pietro Del Frate ed il già Capogruppo di Treppo Carnico-Ligosullo Gino Plazzotta. Il 23 di novembre presso la sede del ns Gruppo si è svolta la cerimonia che, come vuole la procedura, ha avuto inizio con l’alzabandiera e relativo Inno Nazionale alla presenza di un folto gruppo di ns Soci e la rappresentanza del Gruppo carnico. Nell’occasione non sono mancate reciproche strette di mano, commenti amichevoli e pacche sulle spalle, come dire che è molto facile fare amicizia se si condividono gli stessi intenti e vedute. Successivamente tutti abbiamo visitato i Cantieri Marina Sant’Andrea dove l’Amministratore Moratto Fortunato, durante il percorso, ci ha illustrato l’attività del cantiere stesso. Certamente è stato qualcosa di inusuale per gli alpini di Treppo Carnico-Ligosullo in quanto quest’attività può aver luogo solamente in prossimità del mare. Non poteva mancare una visita a ciò che rappresenta l’orgoglio di San Giorgio: Villa Dora con le sue infrastrutture. Marco Zanon ci ha fatto da Cicerone, ha spiegato la storia della Villa stessa e presso l’Antiquarium la storia dell’Università Castrense. Proprio in Antiquarium ci ha raggiunto il ns Sindaco Roberto Mattiussi che ha portato i saluti di tutta l’Amministrazione al Gruppo ospite ed al loro Sindaco Luigi Cortolezzis che a sua volta ricambiato i saluti. In quell’occasione intenzioni di un fattivo Gemellaggio fra i due Gruppi sono state espresse dai due Capigruppo Davide De Piante e Sandro Craighero. Non poteva mancare anche una visita alla Chiesa della Madonna, tanto cara a noi sangiorgini, anche in quest’occasione Marco Zanon ha illustrato la storia della Chiesa stessa nel corso dei secoli, per l’occasione erano stati rimossi i tappeti che coprivano i mosaici e le fondamenta delle chiese precedenti. Presso la ns sede abbiamo offerto il pranzo al Gruppo ospite seguito da un reciproco scambio di gagliardetti. In quell’occasione i nostri ospiti, nella persona del loro Capogruppo Sandro Craighero, ci hanno invitato a far loro visita, approssimativamente nel mese di giugno, in data da concordare. A chiusura della giornata, tutti e due i Gruppi avevano la consapevolezza di aver portato a termine qualcosa di positivo per entrambe le Comunità.

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n. 35 – Dicembre 2019

Luminarie 2019

La solidarietà dei sangiorgini La Redazione

Riteniamo che la grande solidarietà dei sangiorgini possa essere sintetizzata in pochi numeri e alcune fotografie.  4 giorni di eventi - spettacolo dell’Università della Terza Età, Corno River Run, “Una bella serata in musica”, la Luminarie della domenica con la staffetta delle frazionio, giochi senza violenza, dimostrazioni e tanto altro!,  40 (circa) le associazioni/realtà che hanno partecipato,  24 le associazioni presenti in via Roma il 20 ottobre e che si sono mostrate in pubblico,  40 gli esercenti che hanno sostenuto questa iniziativa.

Il mercatino con i lavori degli alunni della scuola Primaria

La dimostrazione dei cinofili della Guardia di Finanza

La serata musicale: i presentatori, le autorità e i clown dottori

Via Roma addobbata per i ragazzi e le Associazioni

La partenza della Staffetta delle Frazioni

La serata musicale: The Crunchy Candies

L’esibizione delle ragazze del Pattinaggio Artistico

Il gran finale con il video e i palloncini

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n. 35 – Dicembre 2019

Luminarie 2019 Le donazioni La Redazione

Il 21 dicembre in Municipio, in occasione del brindisi natalizio con le Associazioni sangiorgine, con l’Amministrazione Comunale e con le Forze dell’Ordine, sono state consegnate le offerte raccolte durante la Luminarie. Grazie alle donazioni spicciole di tantissime persone sensibili sono stati elargiti 4.674€. Di questi, 1.800€ sono “ritornati” nel territorio a sostegno delle Associazioni che operano nel sociale e che si trovano in stato di bisogno. Le somme sono state così distribuite: 2.874€ Una Mano per Vivere 300€ CAMPP che assiste le persone affette da disabilità 300€ Stella Maris che è vicina ai marinai del porto 300€ Centro di Ascolto della Caritas per il sostegno alle persone in difficoltà finaziaria 300€ Misericordia per l’assistenza sanitaria prestata in loco e per la formazione dei volontari sanitari 300€ Famiglie di Famiglie Odv per l’ospitalità dei ragazzi della Bielorussia 300€ Ass.ne Diabetici Bassa Friulana per l’attività di prevenzione e di screening

Corsi della Protezione Civile… avanti tutta!

A tutta formazione con la PC Regionale! di Fabrizio Toniutti

Nell’ultimo trimestre del 2019, come precursori della Sezione di Palmanova, siamo riusciti a partecipare a qualche corso di PC con i nostri volontari. Ecco una sintesi fotografica con la speranza che la formazione possa continuare!

Corso motosega a Paluzza

Corso elicooperazione a Fogliano

Corso Fuoristrada a Fontanafredda

Corso VolA (programma della PC ANA) a Udine

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n. 35 – Dicembre 2019

Il Natale degli Alpini

Babbo Natale e la Stella di Natale

Gli alunni della scuola primaria di S. Giorgio con le loro insegnanti, il Dirigente Scolastico e don Nicola, hanno dato il benvenuto, il 19 dicembre, a Babbo Natale, accogliendolo con alcuni canti natalizi preparati per l’occasione. E’ un appuntamento ormai tradizionale… Babbo Natale… la figura più amata dai bambini e che contribuisce a dare un senso all’attesa… un “vecchietto” che arriva con un sacco pieno di doni… E anche per noi i doni sono arrivati… Attraverso questo scambio di regali materiali, le persone presenti ci hanno offerto delle riflessioni sul vero senso del Natale, che si esprime nella sua essenza più autentica attraverso l’atto del donare come atto gratuito verso l’altro. In questo sgorga la gioia della condivisione vera, ci avvicina l’un l’altro e ci fa comprendere l’importanza di dire “Ciao”, “Sì”, “Grazie”.

Come da tradizione ultra trentennale, la vigilia di Natale si svolge la cerimonia di accensione del presepe di Chiarisacco che, in questi ultimi anni, viene ideato dall’arch. Paolo Morettin. Per il quarto anno consecutivo a Chiarisacco è giunta la nostra Stella di Natale che, partita dalla Sede, ha percorso la pista ciclabile fino al presepe. Un piccolo tassello “alpino” per valorizzare quanto viene fatto dal Circolo Culturale di Chiarisacco e per attirare, per quanto possibile, qualche ospite e visitatore in più. La Stella, Babbo Natale, la slitta rossa fiammante hanno contribuito ad entrare nell’atmosfera di festa e di allegria.

Fauglis accoglie la Sezione

Il Raduno Sezionale e un saluto ai nostri vecj Il 12 ottobre, in occasione del 50° anniversario di Fondazione del Gruppo di Fauglis e del Raduno Sezionale a Fauglis, la Sezione di Palmanova ha conferito un attestato di fedeltà a diversi soci iscritti all’ANA da almeno 60 anni. E’ stata un’emozione poter accompagnare i nostri “vecj” a questo importante appuntamento. Le foto rendono onore ai nostri che, per l’occasione sono stati “scortati” da Davide e Giuliano De Piante (attuale ed ex Capogruppo), da Francesco Cargnelutti e da Giovanni Pittis. “Ci avete trattato come principi” – questo il commento di Franco e Tarcisio – “Orgogliosi di voi” – abbiamo replicato –

Franco Bortoluzzi

Luciano Martin (ritira Giuliano De Piante) Tarcisio Pantali

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Il panettone e il pandoro del centenario Aiutaci ad aiutare La Redazione La ristrutturazione e l’ampliamento del complesso “Scuola Nikolajewka”, dopo oltre trent’anni dalla sua costruzione come “Monumento Vivente”, ha l’importante compito di migliorare la qualità e la disponibilità di servizi per persone con gravi disabilità di Brescia e provincia e migliorare l’efficienza gestionale ed energetica dell’intera struttura. Per finanziare queste opere la Sede Nazionale ha proposto il panettone e il pandoro del Centenario. Originale il package: la confezione è una latta costruita su misura e decorata ad arte sul tema dell’anno, il nostro Centenario.

Tarcisio Pantanali

Graziano Sguazzin

Su una facciata è stata riprodotta l’immagine di Novello che più di ogni altra è identificativa della fondazione, l’alpino a guardia del Tricolore esposto in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Sull’altro lato, scritto con i caratteri tipici dell’epoca, il motto dell’Adunata di quest’anno “Cento anni di coraggioso impegno”, accompagnato da un sigillo in ceralacca. Proprio per fare un regalo speciale, il panettone dell’ANA lo abbiamo donato alle persone a noi care. Ecco alcuni scatti!

Gino Pallavicini

Luciano Martin

La castagnata Un aiuto per un sorriso di Chiara Prezza (*) “Mi basta stringere un cartoccio di castagne in mano, per rivivere il calore e il profumo delle mani di mia nonna, nelle domeniche d’autunno.” La storia ci dice che la castagna è presente nella dieta dell'uomo fin dalla preistoria e, in epoca storica, le sue virtù erano ben note e celebrate già dagli autori più antichi. Il greco Senofonte definì il castagno "l'albero del pane" e con il nome di "pane dei poveri" la castagna è stata per secoli la presenza più assidua sulla mensa delle famiglie contadine. Il 12 novembre 2019 si è svolta la tradizionale castagnata nel salone grande di Casa Chiabà. Come ogni anno, la mattina del giorno stesso alcuni ospiti hanno iniziato a tagliare le castagne, gentilmente offerte dal Gruppo Alpini di S. Giorgio di Nogaro, e sono arrivati ad ora di pranzo per cucinarle. Verso le 14 si sono ben arrostite e sono state trasportate in contenitori appositi per mantenere il calore. A quel punto non restava altro che iniziare con la musica e i balli: il gruppo delle animatrici e gli ospiti hanno cantato molte canzoni con il karaoke e poi… via con i balli! E’ stato un pomeriggio all’insegna dell’allegria e della condivisione… per rivivere momenti d’infanzia e di giovinezza, come quando i nostri nonni si sedevano attorno al caminetto a mangiare castagne e a bere un buon bicchiere di vino. Il nostro più grande ringraziamento va al Gruppo Alpini che ci fornisce sempre un grande aiuto e senza il quale non sarebbe stato possibile realizzare questo memorabile evento!

(*) educatrice in Casa Chiabà

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Calvario Alpin Run … il pantano la fa da padrone di Francesco Cargnelutti

Il 17 novembre 2019 si è svolta la 7^ edizione della gara competitiva di corsa in montagna “Calvario Alpin Run” a Lucinicco. E' una gara impegnativa che prevede un percorso di circa 18 km con un dislivello di 650 m che si svolge lungo i sentieri del parco di Piuma e del monte Calvario. Anche quest'anno ho voluto partecipare a questa manifestazione insieme a mio fratello Daniele, a Ranieri sempre del nostro Gruppo e nove amici alpini della Sezione di Palmanova. Nei giorni antecedenti la gara, il tempo non è stato dei migliori e le forti piogge hanno costretto gli organizzatori a modificare una parte del percorso per la sicurezza degli atleti. Il 17 mattina siamo partiti con il cielo carico di nuvole, con la speranza di arrivare asciutti al traguardo e con l'adrenalina a mille. Alle 9:30 in punto lo sparo ha dato il via alla gara. Il terreno era piuttosto insidioso tra pozzanghere d'acqua e fango che hanno fatto scivolare a terra parecchie persone fortunatamente senza infortuni. Nonostante ciò, il sorriso non mancava sul volto dei partecipanti e come dicono gli organizzatori “non è Calvario senza fango”. Arrivati al traguardo ci aspettava una bella doccia calda per essere presentabili al rancio offerto dal gruppo organizzatore e alla premiazione finale. Quest'anno la ns. Sezione si è piazzata al 1° posto tra le sezioni iscritte e uno dei nostri, Gilberto Tiussi, ha vinto il premio memorial “Tullio Poiana” premio ambito da molti. Il clima di festa che si è respirato durante tutta la giornata mi ha portato a continuare gli allenamenti per arrivare pronto all'8^ edizione del 15 novembre 2020. Chi vuole aggregarsi faccia un fischio e sarà il benvenuto. Un sentito ringraziamento al Gruppo ANA di Lucinicco, all'ANA di Gorizia e soprattutto agli alpini Fulvio Madon e Andrea Interbartolo e a tutti i loro collaboratori per l'eccellente lavoro svolto. Alpino non è solo solidarietà ma anche sport e divertimento.

L’Alpino ed il suo Garand Il Trofeo Sezionale di Simone Dell’Ominut

Dall’immediato dopoguerra il fucile Garand è stato il fedele compagno dei militari di leva italiani per circa cinquant’anni. A me fu assegnato uno a Belluno nell’agosto 1993 e lo tenni fino al giorno del giuramento, poi il martedì successivo fui comandato a caricare le casse di Garand sui camion in quanto vennero sostituiti con i più moderni Beretta 70/90. Caso vuole che la settimana precedente assistetti ad un altro evento storico per le forze alpine, ovvero l’asta di vendita dei muli appartenuti all’ultima compagnia salmerie storica distaccata alla caserma Salsa di Belluno. Da alcuni anni abbiamo ricominciato a sparare con quest’ottima arma in cal. 7,62 Nato, ai vari Trofei ANA.

In tema di Garand, il 2019 per me resterà nella storia in quanto ho vinto il trofeo Sezione ANA di Palmanova riportando questo titolo dopo diversi anni di supremazia “porpettese” al Gruppo di San Giorgio di Nogaro. Tra i Gruppi ci siamo classificati terzi dietro Osoppo e Porpetto grazie anche alle buone prestazioni del capogruppo e degli altri paesani presenti. Ma una cosa mi ha fatto ancora più felice nel corso di questa giornata: mentre aspettavo che gli ultimi dieci tiratori sparassero (sono state 93 le iscrizioni), sento una voce che guardando sullo schermo la classifica dice: al’ere un Dell’Ominut dal me scaglion tal 93 a Venzon… mi giro e rivedo dopo 25 anni Yuri Pezzetta di Osoppo!

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Cent’anni fa: immagini a confronto/16 Continua la rubrica che mette a confronto le foto dei luoghi di San Giorgio di Nogaro scattate cent’anni fa con le immagini degli stessi luoghi ai giorni nostri di Marco ZANON

L’immagine che andiamo ad esaminare per questo numero di Fruzons di Plume ritrae uno degli edifici più antichi e conosciuti di San Giorgio di Nogaro: Villa Dora. L’edificio viene costruito alla fine del XVII° secolo ed inizialmente rappresenta la villa padronale della famiglia Novelli, edificio attorno al quale vengono organizzate le attività produttive e commerciali della famiglia. In principio l’edificio è costituito a nord da un corpo signorile, addossato ad un muro perimetrale con salita esterna, e da un complesso di edifici rustici a forma di “L” posti a sud-est, ovvero una costruzione unitaria in cui raccogliere sotto un unico tetto le varie attività o esigenze rustiche della famiglia. Con la progressiva ascesa sociale ed economica dei Novelli (dapprima commercianti, furono insigniti del titolo nobiliare di baroni nel 1679 e successivamente di quello di Conti del Sacro Romano Impero nel 1694), l’edificio perde la sua funzione originaria di villa rustica per assumere il ruolo di edificio di rappresentanza per la nobile famiglia. Sono di questa fase gli interventi di profonda ristrutturazione della villa che puntano a trasformare l’edificio secondo una tipologia edilizia che richiama l’impianto della villa veneta con corpo centrale e braccia laterali. Colpita da un grave dissesto finanziario, la famiglia Novelli si estinse per mancanza di eredi maschi cosicché nel corso della prima metà del XIX° secolo l’edificio entra nelle proprietà della famiglia von AndrianWerburg, per linea ereditaria femminile. I nuovi proprietari intervengono nuovamente sull’edificio arricchendo la facciata di pregevoli forme neoclassiche, e abbellendo gli interni con decorazioni a tempera; in particolare, perno della villa rimane sempre il grande salone centrale del piano superiore, ambiente nel quale la famiglia si rappresentava mettendo in mostra il suo buongusto e la sua classe.

Al piano inferiore vengono dislocate le cucine e gli altri locali di servizio mentre le altre stanze, oltre ad essere distribuite simmetricamente all’interno dell’edificio, vengono ben decorate e dotate di una bella e ampia vista sul paesaggio circostante. All’esterno, il complesso residenziale viene impreziosito di un ampio parco con fontane e giochi d’acqua e un viale alberato che si estendeva fino al corso fiume Corno. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il complesso divenne proprietà della famiglia CancianiCelotti che ha avuto nell’ammiraglio Ciro Canciani il suo più illustre rappresentante. Nel corso della Grande Guerra a Villa Dora dimorò Elena d´Orléans, duchessa d’Aosta, ispettrice generale della Croce Rossa Italiana che organizzò il sistema sanitario e l'associazione delle crocerossine durante la Grande Guerra. Con il suo fondamentale contributo (e alla profonda amicizia e stima che legava la nobile donna al prof. Giuseppe Tusini) vennero organizzati a San Giorgio di Nogaro i corsi di medicina e chirurgia per gli studenti del quinto e del sesto anno di medicina e chirurgia che si trovavano sotto le armi. Nel dopoguerra, la villa è stata suddivisa in appartamenti ed abitata da diverse famiglie, fino all'acquisto, negli anni novanta, da parte dell'amministrazione comunale di San Giorgio di Nogaro che ha voluto ristrutturare l'edificio affinché venisse destinato alle attività culturali del paese. Dopo un attento restauro, che ha saputo mettere in evidenza le varie fasi costruttive dell’antica villa, dal 2002 l’edificio è la sede della biblioteca che, oltre ad organizzare importanti manifestazioni culturali, con il suo patrimonio di quasi 60.000 volumi rappresenta una delle realtà culturali più importanti della nostra Regione.

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ALLA RICERCA DI… di Maria Fanin

una vita una poesia

Al centro della nostra ricerca c’è un protagonista diverso dal solito. E’ il libro una vita, una poesia, e ci apre le porte dell’anima di un uomo, che il Friuli ancora non conosce a fondo, anche se è stato al centro di esperienze culturali straordinarie che gli sono valse numerosi importanti riconoscimenti a livello nazionale. Parliamo di don Elio Venier, nato a Zuglio il 3 agosto 1916, nel pieno della Grande guerra, morto a Roma il 19 giugno 2011, sacerdote poeta, giornalista, scrittore, umanista, insegnante, teologo, primo direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma e fondatore di Roma Sette, il settimanale domenicale di Avvenire. Attraverso la sua poesia entriamo in un mondo rarefatto, il mondo delle parole nate dal silenzio. Non sono parole come quelle della nostra comunicazione quotidiana, quelle dei saluti, delle invettive, delle esclamazioni. Hanno una definizione delicata e compongono frasi in cui osservazioni e riflessioni hanno l’impronta imponente di un vissuto personale conquistato sillaba per sillaba e dilatato in significati universali. Da dove deriva il mistero di quelle parole mai dette a caso, mai racimolate su testi altrui, mai strazadis-sprecate? Elio Venier non abdica mai alla sua essenza di uomo. La porta nelle vene sulla salita ardua della sua esistenza come una consapevolezza di identità in evoluzione. Qui le parole assumono toni, e sfumature, senso e valore momento per momento, senza che altri obiettivi le colorino, se non quello di stabilire un contatto tra creature di qualsiasi origine, credo o provenienza… Perchè le parole nascono dal silenzio dell’anima, fondono insieme tutti i colori e diventano luce a sostenere geometrie di pensiero e di emozioni. Sono Parole senza paura, e non temono i giudizi perché sanno di essere attese. A dieci anni entra nel Seminario di Castellerio, poi nel Seminario Arcivescovile di Udine. A diciannove anni viene accolto nel Pontificio Seminario Romano. Il suo colloquio con la natura, sarà continuo, attraversando gli anni della giovinezza fino agli ultimi momenti di una lunga vita. E’ il legame con la sua terra, abbandonata quando era ancora bambino. Nei momenti della delusione, della solitudine, quel legame lo accompagna verso un rifugio sicuro con la bellezza dei paesaggi alpini, il canto delle acque, le folate del suo vento, e le immagini si caricano di un senso remoto che solo riesce a spiegare il nesso profondo tra creaturauomo e Dio-creatore. Viene allontanato anche dagli affetti, ancora bambino, orfano di madre a tre anni, separato dal fratello Nando, dalle sue atmosfere, dal panorama delle case

abbarbicate sulle alture, e i ricordi si fanno più netti, incisi nell’anima come quell’angelo sulla lapide bianca che spicca sul muro grezzo di una tomba lontana… “Io ricordavo allora la mamma mia: era la sua tomba tutt’uno con quella della nonna, partite insieme, come due colombe, lasciando implumi i loro piccioncini… Un angelo vegliava dalla lapide bianca, conficcata sul muro ruvido, che i tanti baci avranno intenerito come la mensa d’un altare” Il suo è un destino fatto di silenzio, nel quale si raccolgono tutte le voci della notte, solcata dalle lacrime silenziose delle stelle cadenti. Ma al silenzio esteriore si contrappone il grido della sofferenza che nessuno po’ vedere e neppure immaginare… eppure quel grido non può ignorare il barlume luminoso che sovrasta il dolore “Così devo viaggiare, con un grido dentro e un silenzio impari fuori” E’ una lotta che non lascia scampo, avvolta di ombre in attesa di una rivelazione sul mistero del dissidio interiore, nella morsa del dubbio. Perché anche se egli si sente pienamente strumento del divino, allo stesso tempo è invaso dalla consapevolezza della propria imperfezione. Allora l’immagine della misericordia di Dio si sfoglia nella contemplazione della vastità del mare e soccorre lo spirito “…e mi ricorda… la tua misericordia, mio Signore, come la luce, come il grande mare… tanta misericordia che dilaga…” Così ai dubbi della ragione risponde la sua offerta, che ha intense radici nell’affettività nutrita di fede: “…Ma posso mancare di fiducia in Colui che per tutta la vita mi ha dimostrato amore, promesso amore, permeato d’amore? Il solo che ho amato senza paragone, e nelle tragiche ore degli eclissi per le ombre irruenti del mio destino di uomo, ancora più, ancora più?...” L’intimo colloquio con se stesso, prosegue con il prossimo, con familiari e amici, tra i quali campeggia potente la figura di Nando, il fratello appena più grande di lui, rimasto nella casa paterna al momento della separazione e che aveva raccolto le sue confidenze e le sue paure fin dall’inizio, quasi l’unico legame con una fanciullezza negata. Nando, partito per la Russia nella Seconda Guerra Mondiale e mai più tornato “più non tornerai. Nessuno sa dirmi in quale fossa comune…”, un legame d’amore che resta tale anche dopo una morte lontana, nascosta non si sa dove. Eppure il rifugio dell’anima si svela come un miraggio possibile e presente, un’isola d’oro, un’oasi perenne dove i coralli possono crescere pazientemente: è la Chiesa di Sant’Eligio a Roma, dove pregano i confratelli vestiti d’azzurro, dove anche la sua anima, si veste d’azzurro in un’atmosfera rarefatta e lucente. Nel trapasso da un’epoca a un’altra, ordinato sacerdote a ventiquattro anni, don Elio sceglie la missione della cura d’anime in un quartiere provato dalle vicende negli 18


n. 35 – Dicembre 2019 anni tremendi della guerra e del periodo successivo, come Viceparroco alla Parrocchia di Santa Maria Madre del Miracolo a Donna Olimpia, e vive intensamente le mutazioni del tessuto urbano di una grande città come Roma, dove dilagano i labirinti delle periferie, senza ristoro per le creature dimenticate. “Per otto anni ti amai e ti servii… passai di casa in casa, dell’amico e del nemico, del credente e dell’indifferente… vivendo con il povero e il sofferente le drammatiche vicende del periodo bellico e post bellico…” E’ la catena del servire, i cui anelli si prolungano per mesi, per anni, a contatto con un’umanità spesso scostante e ruvida, il cui disprezzo intaglia l’anima come carta smeriglio. Ma ora “le parole infatuate di superbia più non raggiungono i cuori: “Si è fatto silenzio nelle piazze e nelle coscienze, come sul calvario”. Allora la poesia ritorna al tema iniziale della sacralità della Parola. Ecco a che cosa servono le parole, se “ogni casa è un calvario seminato di croci...” solo se diventano il sale della speranza, solo allora, liberate dal peso di “un’inutile eloquenza” le Parole potranno preparare “un’improvvisa, benedetta fioritura”. Sarà la contemplazione di Maria, il colloquio con la Madre, ad accompagnare i passi della riflessione e dell’azione di don Elio, e aprirà una parentesi di armonia, dove il dissidio interiore sembra sfumare nell’accettazione: solo la presenza di quella Madre che ha accolto in sé il dolore di tutti può sollevare gli abbandonati, i diseredati, i senza patria e senza preghiera… “Come nella leggenda della tua misericordia, esci una notte, nella notte dei nostri fratelli, sotto gli archi, sui marciapiedi, ai margini delle strade, tra i meandri della stazione, dove si svuota la dignità dell’uomo: gli evasi del terzo mondo, i barboni, le prostitute, i borseggiatori, gli spacciatori di droghe; la bella gioventù di colore senza patria, dai moribondi ideali.” Anche per un’altra chiesetta, Santa Maria del miracolo, passa la storia della seconda guerra. Qui don Elio, con il Parroco don Fernando Volpino, ospiterà parecchie famiglie di ebrei quando all’aberrazione delle leggi razziali, risponderà accogliendoli nella cripta nascosta, sotto la protezione della Madonna, Maria, una fanciulla, ebrea come loro… All’intuizione del poeta, Maria non appare come un simbolo, è Donna, pienamente donna, consapevole in tutte le sue scelte e coraggiosa, “…prima a offrire un sì personale, prima a cantare le beatitudini, prima a presentare il modello dell’uomo redento… prima a trovare nel silenzio del cuore il dominio dei suoi sentimenti… prima a comprendere la crescita dell’uomo sulla misura misteriosa del figlio di Nazareth… prima a individuare, a seguire la Passione del Figlio… fino al sacrificio estremo per una madre: coinvolgere nello stesso amore il Figlio crocifisso e i suoi crocifissori.” Anche attraverso tale mediazione, nella poesia di don Elio Venier si affacciano con delicate parvenze figure di donne, Aida, Ornella, Rossana, quasi iridescenti, di una

spiritualità impenetrabile che supera la morte. La donna vi è sentita come un mistero non dissimile dal mistero dell’uomo, dove si incontrano fragilità e invincibili forze “che hanno il profumo dei fiori”. Per don Elio “ Vivere da prete è camminare su strade tracciate nella trama di una ragnatela che sostiene una goccia di rugiada, ma è perforata da ogni stilla di pioggia che l’umanità trasuda. Vivere da prete è aprire le vene più care e occulte che fanno bella la vita…” In lui è viva la certezza, assoluta come una promessa attesa e infine pienamente mantenuta “… eppure, quando la porta del convoglio si aprirà per me, saprò perché sono vissuto!” e in fondo al cammino la sua speranza troverà la risposta lungamente agognata nell’incontro con Dio “…allora saprò, Chi ho troppo poco amato e tanto lungamente atteso”. ____________________________________________

Monsignor Elio Venier, insegnante al Seminario Minore, alla Pontificia Università Lateranense e di Religione negli Istituti Superiori, Protonotario Apostolico, Canonico di Santa Maria Maggiore, Rettore e Primicerio di S. Eligio de’ Ferrari, portavoce di tre cardinali vicari (Traglia, Dell’Acqua, Poletti). Dal 1953 al 1987 Officiale del Vicariato di Roma. Direttore dell’Ufficio diocesano e del Lazio Per la Stampa e le Comunicazioni Sociali. Per 35 anni Consulente Ecclesiastico dei Giornalisti Cattolici UCSI. A Monsignor Elio Venier è stata intitolata la Biblioteca della fondazione La Polse al centro culturale della Pieve di San Pietro in Carnia, alla quale egli ha donato più di 10.000 volumi.

Polse di Cougnes

Pieve di San Pietro in Carnia Una vita una poesia, tutte le poesie di ELIO VENIER LIBRERIA EDITRICE VATICANA, Città del Vaticano

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In breve… Corno River Run All’interno del grande evento della Luminarie, alpini, In.forma e RunBas hanno organizzato la 2^ edizione della Corno River Run la corsa non competitiva che si svolge a San Giorgio nei percorsi 6-13-18 km. 251 sono stati gli iscritti ma quello che abbiamo maggiormente apprezzato è stata la partecipazione di intere famiglie, dai bimbi in grembo ai nonni super attivi. Anche questa è la Corno River Run!

Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate Il 2 novembre a San Giorgio di Nogaro si è tenuta la cerimonia per ricordare l’Unità Nazionale. Appuntamenti semplici ma significativi: alzabandiera e onore ai Caduti a Villanova; deposizione di un mazzo di fiori presso i monumenti dei Bersaglieri, Marinai e Alpini; alzabandiera e onore ai Caduti in Piazza del Municipio. A seguire, il rinfresco per avviare nuove collaborazioni.

1° Convegno Capigruppo e Presidenti di Sezione Costruiamo il futuro! Questa è la sensazione dell’incontro, voluto dalla Sede Nazionale, che si è tenuto il 7 dicembre 2019 a Rimini. Si parla di 3.000 persone presenti, la maggior parte Capigruppo per parlare all’ANA. Anche in questo caso, abbiamo portato a casa qualcosa di interessante e utile.

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Anniversario 11-10-1969 / 11-10-2019

Anniversario 20-09-1969 / 20-09-2019

50° di matrimonio per Giamberto Cargnelutti e Erminia Badin, felicitazioni per questo importante traguardo anche dal nostro Gruppo.

50 anni di matrimonio per Giovanni Pittis e Renata Magnolin. Il Gruppo si complimenta per questo obiettivo raggiunto.

I nostri sponsor

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ARTE e STORIA… meraviglie del mondo Il Caravaggio di Luisella Bonetto La storia di Giovanni Battista che sarebbe diventato San Giovanni Battista, Michelangelo Merisi detto “il Caravaggio“, Erode, Macheronte, sono personaggi e luoghi che si affollano nella mia mente, si incrociano, si incontrano e si scontrano creando una storia sorprendente di cui, stranamente i nostri viaggi ci hanno portato a vedere come in un gioco ad incastro. Nel corso di storia dell’arte che noi frequentiamo, l’argomento in quel periodo era Michelangelo Merisi detto “il Caravaggio“ perché si pensava fosse nato a Caravaggio alle porte di Milano (nuova tesi dice Milano). Era nato il 28 settembre 1571, era particolarmente estroso, collerico e rissoso; chiamato “il Pittore della luce“ perché sui suoi quadri spiove una luce particolare in contrapposizione con il buio. Quando il clero gli commissionava i dipinti, naturalmente a soggetto religioso, lui prendeva per modelli persone del popolo, in particolar modo popolane di dubbia moralità che dovevano rappresentare la Madonna, quindi faceva molto irritare i prelati e, a volte, i suoi quadri venivano rifiutati. Nella sua vita avventurosa aveva anche ucciso quindi era perennemente in fuga fino a rifugiarsi all’isola di Malta protetto dai Cavalieri di Malta - dove per sdebitarsi dipinse un San Girolamo Scrivente e la Decollazione di San Giovanni Battista. Proprio questo quadro mi aveva particolarmente colpita anche perché la nostra insegnante oltre alla spiegazione pittorica, ci aveva raccontato la storia di Giovanni (non si può capire un quadro senza conoscere la storia dei protagonisti). Era nato a Ein Kerem nel Regno di Erode in Giudea, 6 mesi prima di Gesù, erano cugini. Aveva predicato e annunciato la sua venuta e l’aveva battezzato a Betania al di là del Giordano (sito UNESCO) quando Gesù aveva circa 30 anni, ed è stato il suo primo Apostolo e Profeta. A dire il vero sembra che il battesimo sia avvenuto sì sulle sponde del Giordano, ma in Cisgiordania. Dopo 2000 anni è un po’ difficile stabilire esattamente il luogo! Giovanni durante le sue peregrinazioni, era arrivato al Palazzo di Re Erode Antipa a Mukavir o Macheronte in Giordania. Il Re, aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie del fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, e un osservante e rigoroso come Giovanni sentiva il dovere di protestare con Erode per la sua condotta, così venne imprigionato. Durante un banchetto, la figlia di Erodiade, Salomè, eseguì una danza molto conturbante che aveva sconvolto il Re il quale le disse che avrebbe esaudito qualsiasi suo desiderio; sobillata dalla madre chiese la testa del Battista. Pretesa terribile, ma Erode, che rispettava il predicatore, non poteva mancare di parola, così a Giovanni venne tagliata la testa; la sua morte è datata anno 29/32 d.C. Ora, sembrerebbero coincidenze, ma noi siamo andati a Malta così abbiamo potuto vedere – particolarmente emozionante - nella Concattedrale di San Giovanni della Valletta, il “San Girolamo Scrivente“ e “La Decollazione del Battista“ famoso quadro del Caravaggio, dove per la prima e unica volta nella sua vita, firma un dipinto, nel sangue della testa del Battista che giace riversa. A Damasco in Siria, nella Moschea degli Ommayadi, abbiamo visto

l’altare dove c’è la testa del Battista, (sembra che parti di testa siano in altre chiese in Italia; le reliquie giravano). Siamo andati anche a Betania, sulle rive del Giordano nel luogo dove la storia dice che Giovanni abbia battezzato Gesù e lì, indipendentemente dal credo religioso personale, si prova un senso di disagio nel pensare che si siano svolte vicende così importanti per la religione cristiana. Ancora oggi ci sono persone che si fanno battezzare sulle rive del Giordano. Ma il fatto sconcertante che chiude questo cerchio di esperienze visive ed emozionali si è presentato quando siamo giunti a Mukavir o Macheronte. Di fronte a noi il monte sulla cui sommità c’era il Palazzo di Re Erode Antipa, ora resti archeologici. Un monte brullo, di un’aridità spaventosa, le colonne costruite oltre 2000 anni fa che si stagliano contro il cielo di un azzurro e il caldo feroce. E prende forma - Salomè - il Dramma scritto da Oscar Wilde; in un surreale teatro immaginario quattro personaggi facenti parte del gruppo, interpretano la tragedia che lì si è consumata: Erode e Erodiade vestiti di nero che recitano, Salomè che interpreta la danza conturbante che sconvolge il Re e poi tiene in mano un tessuto rosso a indicare la testa recisa del Battista, in un’interpretazione teatrale dentro un contesto splendido, e noi parte del gruppo, cantiamo. Sullo sfondo la scarna montagna con i resti del Palazzo di Re Erode Antipa. Guida e autista del pullman sono sbalorditi, mai successa una cosa del genere, il piccolo terrazzamento diventa un teatro, e noi, spettatori e protagonisti insieme, ci inseriamo in una situazione estremamente coinvolgente: San Giovanni Battista, Erode, Salomè, Mukavir, Michelangelo Merisi detto Caravaggio, personaggi e luoghi che si sono incrociati nei nostri viaggi perché noi conoscessimo un pezzetto di storia del mondo. Settembre 2019: Porto Ercole. Sono alla ricerca di Michelangelo Merisi o per meglio dire del luogo dove un documento certifica sia avvenuta la sua morte. Ho sentito il respiro affannoso di Caravaggio, vagava febbricitante sulla spiaggia, ferito, perdute le ultime tre tele dipinte. Qualcuno lo porta all’ospedale e lì muore, correva l’anno domini 1610 addì 18 luglio, aveva 39 anni, il pittore della luce, il pittore dimenticato e ritrovato solo dal 1900 in poi, ora osannato. Ho trovato il luogo, ora il cerchio si è veramente chiuso.

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n. 35 – Dicembre 2019

IL CIANTON DA RIZETE

IL CIANTON DA PUISIE

(di Franco Moni)

(di Maria Fanin)

Nadâl 2019

Natale 2019

…e nissun al pos pratindi le esclusive dal dolôr,

…e nessuno può vantare l’esclusiva del dolore,

che ogni dolôr al à une dignitât supreme

perché ogni dolore ha una dignità suprema,

e cui che al patìs, femine, om o frut, zovin o vecju

e chi soffre donna, uomo o bambino, giovane o vecchio,

al svole adalt fin sul stes planâl di Diu…

vola in alto fino allo stesso livello di Dio…

Cussì li creaturis che e sopuartin le violenze di miserie, malatie e suprefazion,

Così le creature che sopportano la violenza di miseria, malattia e soprusi,

da contradis dal mont, inmensis, e tressin li voltis dal zîl...

dalle contrade del mondo, immense, attraversano le volte del cielo.

E rivin di ogni direzion viars ogni direzion come trops di uzei di pas

Arrivano da tutte le direzioni verso tutte le direzioni, come stormi di uccelli migranti,

a zirî un clip prometût tun lontan prin Nadâl dal mont.

a cercare il tepore promesso in un lontano primo Natale del mondo.

Crostata di mare Ingredienti per 4 persone: 200 g di pasta sfoglia 300 g di filetti di sgombro 2 peperoni 4 pomodori 2 spicchi di aglio un ciuffo di prezzemolo origano a piacere olio extravergine di oliva sale e pepe

Preparazione: Mondate i peperoni: eliminate i semi e le coste bianche interne e tagliateli a listerelle. Quindi fateli saltare per qualche minuto in una padella con un filo di olio e uno spicchio di aglio. Sbollentate i pomodori per un paio di minuti; scolateli, pelateli e tagliateli a spicchi. Scaldate in un'altra padella 2-3 cucchiai di olio con l’aglio rimasto, unite i filetti di sgombro e scolateli per 4-5 minuti. Lavorate la pasta su un piano infarinato e tiratela in una sfoglia sottile. Foderate una tortiera con la sfoglia e bucherellate la superficie. Riempite la crostata con i peperoni, lo sgombro e i pomodori. Condite con olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e una manciata di pepe, spolverizzate con un po’ di origano e prezzemolo e infornate a 190°C per 25 minuti. Levate e servite. Buon appetito!

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LE NOSTRE STORIE... PER LA STORIA Cargnelutti Antonio 25.04.1883 granatiere a Roma 08.07.1955 morto a Corgnolo

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Fruzons di Plume (35) dicembre 2019  

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