Issuu on Google+

Numero 3 - Como - Anno XXXIV - Luglio-Settembre 2008

N. 11 - Anno XXXIV - Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46), art.1, comma 2, DCB Como

associazione nazionale alpini - sezione di como

Eventi

Raduno sezionale in pianura

Scambio di idee tra gentiluomini ..............

Celebrato a Cabiate nel venticinquesimo di fondazione

di Nilo Pes

4

PREMIO SPECIALE FEDELTÀ ALLA MONTAGNA Anche Como tra le sezioni premiate

Servizio a pag. 5

Fatti...col

NEWS 2008

Cappello Alpino

Vita dei Gruppi .... Binate Brunate Menaggio Caslino d’Erba Cagno Palanzo Albavilla Ponna

5-11

6 14 -15

Una lettera dal “Sergente nella neve” .... Cronache dal Contrin ....

ICARO A PROPOSITO DI RAMADAN

3

Cattive abitudini di cronaca o ricerca di scoop?

Di primo acchito ci si potrebbe aspettare poco da un Gruppo di pianura, perché lo spirito alpino salta fuori più facilmente negli ambienti di montagna, dove si vive fianco a fianco, dove integrazione e collaborazione sono aspetti abituali. Sbagliato! LE MONTAGNE VISTE DA LONTANO Nei suoi interventi di sabato e domenica, Piero Agostoni, capogruppo di Cabiate, ha detto più volte “Noi vediamo le montagne da lontano”. Sembrava quasi si volesse giustificare, pareva scusarsi per averci portati a parlare di alpini in pianura. Eppure, quelle montagne, benchè viste da lontano, hanno lasciato il segno nello spirito degli alpini cabiatesi. Di contagiare l’intera cittadinanza. Pienamente inseriti nel tessuto sociale, l’hanno dimostrato al Raduno sezionale d’inizio giugno. Tra gli aspetti positivi della manifestazione, grande la soddisfazione per la nutrita presenza della collettività. Un paese l in festa, tutto un tricolore, tante le Bandiere. Le case parate a festa. E le vetrine: degne di un’Adunata nazionale. Quanto sfoggio di simboli alpini e quanta fantasia!. L’ALPINA ELEONORA Una ragazza minuta, carina e sorridente, in uniforme e cappello alpino. Eleonora, 21 anni, una cabiatese che ha scelto di arruolarsi. Da poco in servizio al Centro Addestramento Alpino di Aosta (la vecchia SMA), è tornata a casa in licenza a festeggiare i 25 anni del Gruppo. Lei, la mascotte del Raduno. Al centro dell’attenzione, coccolata da tutti, è rimasta fino all’ultimo minuto. Gli alpini felici per la novità. Orgogliosi i suoi genitori. Presenze importanti:i colonnelli Romitelli e Asso. Una lieta abitudine, che regala prestigio alle nostre celebrazioni. LE FASI DEL RADUNO Si avvertiva già aria di festa il sabato pomeriggio, arrivando a Cabiate. Ritrovo al Monumento ai Caduti, alzabandiera e deposi-

zione di una corona, al suono della banda locale. Per la sfilata di domenica, gli organizzatori hanno studiato un percorso senza attraversamento dei binari, per non rimanere bloccati dal passaggio dei treni. Per non escludere dalla festa metà del paese, il sabato si è svolta una mini-sfilata anche dall’altra parte. Ottima scelta, perché anche la Cabiate ‘oltre ferrovia’ era addobbata molto bene. Al ricevimento in Municipio, incontro quasi familiare, grazie al passato da sindaco del capogruppo Agostoni, che giocava in casa. Scambio di saluti e doni, cena al‘Centro Giovanile’. La sera, concerto del ‘Coro Alpino Orobica’, composto dai ragazzi che avevano cantato nel coro della brigata. Spettacolo coinvolgente guidato dall’ex cappellano Don Bruno Pontato. Alle otto di domenica giravo per le vie di Cabiate. Nella zona della cerimonia al lavoro gli amici del Moto Club, per allestire il palco. In un paese con oltre seicento aziende di mobilieri, per altare un vecchio banco da lavoro da falegname. Ottima idea! La promessa fatta al sindaco, di invadere il paese, è stata mantenuta. Oltre mille alpini con gagliardetti e tanti vessilli; numerosi sindaci, con i loro gonfaloni, molte associazioni con la rappresentanza dei Carabinieri.Tra il foltissimo pubblico. Presente anche il Prefetto di Como, che ci ha abituati bene e ci frequenta spesso. C’era anche Silvio Botter, al suo ultimo impegno in veste di Consigliere nazionale. Verrà sostituito da Adriano Crugnola, amico comasco di Bizzarone. A Cabiate il simbolico ’passaggio della stecca’. Discorsi ispirati e S. Messa, concelebrata da Padre Felice, Mons. Oldani e dal Parroco. Un Raduno riuscitissimo. Un modo splendido di testimoniare la presenza alpina in paese. Bravi, alpini di Cabiate!...avanti verso il cinquantesimo! chicco gaffuri


2

La penna Alpina EDITORIALE

Il valore dell’alpino Commento all’incontro con i capigruppo di fine giugno ... e Cadorna manda a dire... che si trova sui confini e ha bisogno degli alpini, ... per potersi avanzar... Parole fondamentali di una canta, che esprime un modo d’intendere il dovere. Parole che mi sono balzate alla mente, nel momento in cui sono stato convocato per conoscere la decisione associativa d’essere coinvolti in un’emergenza, per la quale è stata chiesta la partecipazione degli alpini, ritenuti idonei al particolare compito. Con le dovute differenze rispetto alla scherzosa apertura, si tratta di una chiamata importante. Lo Stato ci chiede d’assumerci la responsabilità d’essere, ancora una volta, al fianco delle istituzioni in un momento difficile, più di quelli ai quali siamo abituati, perché più ostico di una calamità, drammaticamente visibile nelle immagini della natura sconvolta. Per una volta no, la natura non c’entra, ma la calamità è più che comprovata! Questi argomenti sono rimbalzati a lungo nell’incontro coi capigruppo della fine di giugno, in una sala gremita, nella quale s’è approfondita la necessità di rispondere alla chiamata del ns. Presidente Nazionale, proprio così, come nella canta, con importanti differenze modali, ma sempre dipendenti da una necessità: c’è bisogno degli alpini! L’emergenza si chiama Napoli, Campania, incantevole territorio d’Italia, culla della cultura e dell’iniziativa, oggi un po’ vessato da una particolare ingerenza malavitosa che causa ogni tipo di problema fino ad arrivare all’immobilismo di questa terra che, per

NEWS

prima in Italia, ha avuto la ferrovia fra Napoli e Portici, la funicolare sul Vesuvio e altre novità. Siamo chiamati ad occuparci dell’impostazione della raccolta differenziata dei rifiuti, alla nostra maniera, attraverso il dialogo e il rapporto essenzialmente umano da intrattenere con la popolazione. Lavorare laggiù da persone qualunque immerse fra la gente comune, è un impegno nuovo ma raggiungibile, ci ha spiegato il consigliere nazionale Cesare Lavizzari, perché la naturalezza d’azione degli alpini equivale alla normalità del comportamento di qualsiasi persona, indipendentemente dall’accento col quale s’esprime, per sviluppare un colloquio informativo tendente a riportare fiducia verso le istituzioni. Proveremo a verificarci in una condizione differente ma da paragonare ad un “nuovo Friuli, Piemonte, Valtellina, Umbria, Kukes in Kosovo”, sarà anche più particolare di quegli impegni, perché non useremo le braccia, anche se è e sarà questione d’alpini. Allorquando lo Stato chiama, dobbiamo essere pronti e disponibili, perché noi siamo “parte integrante” del Paese e, a quanto sembra, in modo assolutamente non marginale. Nel momento in cui leggerete queste righe, potrà sembrare tutto superato, oppure essere nel pieno svolgimento l’operazione, o addirittura terminata. Mi pare giusto, però, commentare l’incontro, i quesiti, le richieste chiarificatrici, la titubanza verso un impegno del tutto nuovo e l’altrettanta prontezza della

risposta arrivata nell’incontro, attraverso le espressioni con le quali si è arrivati ad una conclusione quasi ad una sola unica grande voce che ha espresso ... ”se dobbiamo andare, andiamoci... se vogliono gli alpini, non possiamo sottrarci”... questo è stato quanto di meglio non si potesse avere: la risposta più ovvia di un alpino, pronto alla chiamata per necessità, solo perché è giusto esserci. Alpini d’ogni età, già inseriti nei quadri dei volontari o meno possono essere della partita, per aggiungersi a tutti coloro che, qualche volta parlando, ricordano d’essere stati nei cantieri alpini delle calamità o a montar tende per i profughi sentendo fischiare i proietti sopra le teste, solo perché nel momento, era giusto farlo. Quella sera abbiamo parlato a fondo anche di un altro argomento importante che ci coinvolge tutti quanti nell’immediato e più ancora nel futuro, trattandosi della valutazione legata alla continuazione pro futuro della vita, storia, sopravvivenza e trasmissione dei valori e ideali ricevuti dai nostri vecchi, verso i quali abbiamo importanti doveri d’assolvere. Ma questa è un’altra cosa, una di quelle così particolari alle quali dedicare il giusto spazio e perciò dell’argomento parleremo dettagliatamente in altra occasione, o come meglio suole dirsi: ne parliamo al prossimo incontro! Achille Gregori

Gli appuntamenti del 2008

19 ottobre, Raduno del 2° Raggruppamento L’appuntamento è a Vigevano, nel pavese anche se il gruppo é competenza della sezione di Milano. La nostra tradizione ormai consolidata, è quella d’arrivare in massa al ritrovo, con in testa la fanfara sezionale e tanti gagliardetti. Mantenere l’abitudine è compito d’ogni gruppo, d’ogni zona, per essere presenti in massa nella località, facendoci contornare dalle nostre famiglie in una bella, grande festa. Non manchiamo l’impegno, affinché la sezione primeggi anche questa volta con una partecipazione massiccia!

3 novembre, il ricordo dei caduti per non dimenticare! Prepariamo il giorno del ricordo dei Caduti, in occasione del novantesimo dal 1918. Lunedì 3 novembre alle ore 18,30, in ogni località ove c’é un gruppo e un monumento ai Caduti, in ogni angolo d’Italia e perciò anche in tutta la sezione, sarà celebrata la memoria dei nostri vecchi, con semplicità, insieme a tanto sentimento. Basterà recarsi al monumento della propria località, deporre anche solo un semplice mazzo di fiori, accendere alcune fiaccole o candele e, fermi sull’attenti a lato del gagliardetto, onorare i Caduti recitando la preghiera, sapendo che contemporaneamente altre fiammelle ne ricorderanno le gesta, in oltre quattromiladuecento centri d’Italia. I dettagli li conoscono i capigruppo, la presenza è un dovere di ogni alpino!

8 novembre, Messa sezionale Si rinnova l’appuntamento con la Messa Sezionale in Duomo a Como, momento per ricordare tutti assieme gli amici che ci hanno lasciato ma, in particolare quest’anno, rinnovare la memoria legata agli eventi di 90 anni fa, per suggellare l’origine dell’associazione, le radici degli alpini nelle trincee della grande guerra, ricordare i Cornelio, i Terragni, i Venini e tutti gli altri padri della sezione. Gremire il duomo di Como, sarà il più bell’omaggio alla memoria dei nostri vecchi, il segno del rispetto e l’onore che si meritano.

Rettifica: Il socio Magatti fa notare che nelle news del precedente Baradell è stata comunicata una notizia inesatta: l’elmetto donato alla Sezione apparteneva al Sten Luigi Magatti, classe 1898, suo padre.

Trimestrale della Associazione Nazionale ALPINI di COMO Spedizione in abbonamento postale - Como Direzione, redazione e amministrazione via Zezio, 53 22100 Como anacomo@tiscalinet.it como@ana.it www.alpinicomo.it Direttore responsabile: Cesare Di Dato Comitato di redazione: Capriotti Arcangelo Di Dato Cesare Gaffuri Enrico Gobbi Carlo Gregori Achille Maero Aldo Aut. Trib. Como n.21 del 7/10/1976 Grafica: Matteo Rizzi Design Stampa: Lito Offset S.r.l. via Stanga, 7/A - Erba - Co


3

ICARO A proposito di Ramadan Cattive abitudini di cronaca o ricerca di scoop? di Achille Gregori

Alcune volte necessita fare chiarezza sulle nostre e sulle altrui posizioni. Mi riferisco a quanto riportato su un quotidiano locale inerente al Ramadan, le polemiche ad esso collegate circa la zona di ritrovo dei seguaci dell’Islam e alla diffusione di cronaca un po’ troppo personalizzata da parte dell’articolista, dal quale la gente ha appreso che gli alpini, imbufaliti, hanno tuonato “contro Islam e Comune” per aver scelto il Parco della Rimenbranza in Baradello quale area adatta all’incontro del mese di preghiera islamica.

Niente di più falso e tendenzioso! L’articolista ha travisato il mio pensiero riferito a nome degli alpini! La realtà è tutt’altra. È vero che non mi piace l’attribuzione di semplice area verde data al Parco della Rimembranza da alcuni amministratori, perché tale non è, incorporando la memoria dei nostri Caduti, i padri della Patria che meritano il ricordo in ogni circostanza e nel comportamento che ciascuno deve tenere nei confronti di quel luogo che da quasi vent’anni manteniamo nel massimo ordine e pulizia in loro ricordo. Le mie dichiarazioni hanno riguardato la sacralità del luogo anche in relazione alla possibilità di preghiera che è espressione di religiosità, fede, rispetto e convivenza, perciò adatta al luogo. Che la preghiera sia espressa in latino, italiano, ebraico, arabo o indù, in qualsiasi lingua o ritualità, non sconfessa la sacralità del luogo, anzi la esalta. Ho espresso questo pensiero, a correzione di quanto attribuitomi, precisandolo al giornale stesso, alle principali autorità cittadine e alla comunità islamica, per informarli che alcune volte la voglia di sensazione della cronaca stravolge idee e parole, necessitando di chiarezza. Gli alpini non contrariano la frequenza di alcuno in questo luogo sacro, purché i frequentatori ne abbiano rispetto e non lascino cattive tracce del loro passaggio.Il giornalismo rivolto alla sensazione, alla ricerca dello scoop ad ogni costo, all’articolo spot, non lascia traccia oltre la curiosità del momento. Il tempo degli Zavattini e dei Montanelli è, purtroppo, morto e sepolto. Loro riportavano i fatti, senza cercare lo scoop solo come tale. Oggi, chi fornisce notizie dovrebbe ricordarseli cercando di informare anziché riportare visioni distorte, nella sola ricerca di sensazione. Quando torneremo al giornalismo d’informazione avremo superato tanti problemi!

Scambio di idee tra gentiluomini di Nilo Pes Nilo Pes, furiere dell’Associazione «Ragazzi di Aosta ‘41» che raccoglie coloro che frequentarono il corso ad Aosta prima di essere avviati ai vari fronti di guerra, ci racconta una sua avventura occorsagli in un lager tedesco. Qualche giorno dopo essere stato «associato» a un campo di concentramento tedesco, dopo l’otto settembre, passa per le baracche un piantone a urlare il mio nome. Rispondo e quello mi dice che il maggiore delle SS vuole parlarmi. La cosa mi stupisce e seguo il piantone. Arriviamo al settore di coloro che hanno aderito (Alla RSI, NdR). La baracca all’esterno è come le nostre, ma dentro è strutturata diversamente: ha qualche mobile, nell’atrio un orologio a pendolo, forse una preda bellica. Un sergente italiano, pensando che sia un convertito della penultima ora, mi fa accomodare e mi colloca davanti un catino colmo di patate: la mia conversione va premiata. Mi guardo dal contraddirlo. Bastano pochi giorni di sbobba liquida a renderti fissato sul mangiare e quei pochi giorni io li ho ampiamente superati. Le patate sono belle, grosse e al primo tocco si rivelano calde al punto giusto. Mi sistemo e, dopo le prime cinque o sei, comincio anche a pelarle, le patate, e a premerle sul sale, senza mai smettere di masticare e di masticare in fretta, sì che, quando il maggiore mi fa chiamare, non so quante ne rimangono dentro il catino. Resisto alla tentazione di mettermene in tasca. Dignità, perbacco! Il maggiore mi squadra. La mia divisa non è tirata a lucido come la sua, ma quelle che porto addosso sono dignitose sgualciture campali; gli scarponi non brillano; barba e capelli non sono di taglio recente ma compatibili con la situazione. Egli è un uomo distinto, forse sul metro e ottanta, certo qualche centimetro meno di me. Mi presento, come esige la forma, cui per natura sono ligio; l’impeccabile posizione di attenti che assumo prende atto della differenza di grado e nel contempo afferma l’appartenenza alla stessa classe. Avrò superato l’esame? - Lei è tetesco, mi dice. Sì, esame superato. E lui non si è presentato. Certo ha l’abitudine di appoggiarsi ad una posizione di forza. Insicurezza mentale, penso. Un punto a mio favore. Parla italiano. - Signor no, rispondo. E mi fermo lì. - Lei è tetesco perché sua madre è tetesca. - La mamma è di Vienna. - Cioè tetesca. - Pianse quando seppe dell’Anschluss (L’occupazione dell’Austria da parte di Hitler – NdR). Egli prende la mia risposta come un atto di coraggio e ciò gli conferma che sono tedesco, un tedesco che si comporta da «brafo tetesco». Invece nessun coraggio da parte mia. So di non essere in un salotto e una certa preoccupazione me la sento, ma quello per me è un colloquio tra ufficiali, anche se

Il S.Ten. Nilo Pes nei Balcani svolto in condizioni particolari e non proprio in maniera così soffice come sto qui ricostruendolo sessant’anni dopo. I brividi mi sarebbero venuti in seguito, una volta saputo delle SS, le famigerate Schuts Staffel e dei loro metodi. Il maggiore non raccoglie la provocazione, non sollecita spiegazioni (altro punto a mio favore) e continua dicendo che, essendo io tedesco, mi avrebbe fatto avere un avanzamento di grado se fossi passato alla Wehrmacht. Rifiuto. Pari grado se passo alle SS. Rifiuto. A questo punto mi chiede se sono al corrente di come sono trattati nel Grande Reich i renitenti tedeschi. Parla con urbanità, ma i suoi occhi danno l’impressione che stia per sfilarsi i guanti di velluto. Ostinato lui, ostinato io. Accenno alle mie stellette: - Italiano. Sono un ufficiale i-ta-lia-no. Lo dico sil-la-ban-do. Forse ho spinto troppo: non sono momenti da spiritosaggini e non con un ufficiale “tetesco”. Però anche un altro pensiero mi si accende: che cosa ho risposto un momento fa all’invito del signor maggiore? Ho risposto no. E un altro momento prima? Ancora no. E l’altro giorno alla richiesta di adesione? Sempre no. Santo cielo! Allora posso decidere. Allora posso scegliere. Quindi nessuno è padrone di me! Prigioniero, dentro un Lager, ho scoperto la libertà! Una sensazione meravigliosa. Mai gustata prima. Meravigliosa. Il maggiore mi squadra ancora. Non sfuggo i suoi occhi. Perché dovrei? Stessa classe. E io posso scegliere. - Allora vada con i camerati italiani che hanno aderito. Taccio. Come lui si aspetta. Tra ostinati ci s’intende. O fra “teteschi”? Mi congeda e torno alla mia baracca. Agli amici racconto come sono andate le cose. Racconto tutto per filo e per segno e alla fine mi guardano con ammirazione: pochi sarebbero riusciti a far fuori un catino di patate in venti minuti.


4

NAMSA (NATO Maintenance and supply Agency) (Agenzia di Manutenzione e Approvvigionamento delle Forze della NATO) di Ludovico Lombardi lege ed è stato Addetto militare a Parigi. Ha ricoperto prestigiosi incarichi presso il Comando Forze Alleate Sud Europa.Lasciato il servizio attivo è stato per una decina di anni Direttore degli Acquisti dell’Agenzia NAMSA in Lussemburgo. È istruttore di sci-alpinismo e ha il brevetto di paracadutista in Italia, Francia e Stati Uniti.Iscritto all’ANA, è dotato di un elevato spirito di alpinità che ha dimostrato lavorando attivamente per la sezione Lussemburgo di cui è stato per anni vice-presidente.La sua esperienza in fatto di logistica NATO ci ha indotto a chiedergli la stesura del presente articolo per apprendere alcuni misteri dell’organizzazione che veglia sulla sicurezza delle popolazioni protette dal suo scudo. Il generale ha accondisceso di buon grado: gliene siamo grati.

Generale di Corpo d’Armata della riserva, dopo la maturità conseguita a Parigi, frequenta il 6° corso di Accademia a Modena e di Applicazione a Torino, uscendone Sottotenente di artiglieria da montagna. Ha prestato servizio nella 23ª batteria del gruppo Belluno e ha comandato la 16ª del Lanzo. Corso superiore di Scuola di Guerra in Italia e, a Parigi, l’analogo corso presso la S.di G. francese.Comandante del gruppo Sondrio (Orobica); sottocapo di Stato maggiore del Comando 4° Corpo d’Armata alpino a Bolzano; comandante del 2° artiglieria della Tridentina e comandante della Brigata Orobica. Ha frequentato il NATO Defense Col-

La NAMSA è la principale Agenzia di sostegno logistico delle forze della NATO. Costituita nel 1958, in Francia, si trasferi’ in Lussemburgo, dove ora si trova, quando la Francia usci’ dalla struttura militare della NATO, ha il compito di approvvigionare parti comuni di ricambio e di fornire servizi di manutenzione e di riparazione ai numerosi sistemi d’arma e ai materiali in dotazione alle forze NATO, con lo scopo di assicurare la prontezza operativa delle forze, migliorare l’efficienza dei servizi logistici e realizzare economie raggruppando le esigenze di più paesi. Questa particolare organizzazione del sostegno logistico comune, che, beninteso, non sostituisce le organizzazioni logistiche nazionali di acquisto, ma le integra, si sviluppa attraverso acquisti raggruppati e la costituzione di depositi centralizzati di parti di ricambio,

Un alpino in alto mare di Imperio Cantaluppi

L’alpino Imperio Cantaluppi, è un addetto alla segreteria della sezione. Egli ha svolto un lavoro inconsueto: il tecnico su una piattaforma in mare per l’estrazione del petrolio; ecco la sua testimonianza. Ho fatto diciotto mesi di leva di cui dodici alla caserma Huber di Bolzano. Congedato ho ripreso a lavorare; grazie ai miei studi di macchinista navale e qualche esperienza di elettromeccanica lavoravo nel campo dell’elettricità.Fin qui nulla di particolare: è invece motivo di meraviglia il sapere che ho lavorato per oltre vent’anni in mezzo al Mediterraneo: un alpino in mezzo al mare! Infatti sono stato dipendente di una società dell’ENI con riferimento ai lavori inerenti i pozzi di petrolio Agip e Saipem.Dal 1982 ho fatto parte della squadra

per il montaggio delle piattaforme tra Malta e la Libia, perciò sono stato imbarcato, per due anni, su una piattaforma galleggiante con funzioni di cantiere fino al montaggio completo delle piattaforme fisse cioè con i piloni sul fondo del mare. Da allora sono rimasto a bordo con il compito di assistenza e manutenzione tecnica degli impianti: condizionamento, raffreddamento e produzione di acqua potabile. Le piattaforme sono vere e proprie isole in ferro, del tutto autonome, a 380 miglia da Malta e 400 dalla Libia dalle quali partono i tubi per l’estrazione del petrolio dai pozzi sottostanti. Duecento circa le persone a bordo, per la maggior parte tecnici di varie nazionalità ed etnie. I periodi di lavoro, 12 ore al giorno, sono di 28 giorni intervallati da 21 di ferie regolamentari.

assicurando in tal modo rapidità di interventi e prestazioni meno costose di quelle cui le singole Nazioni dovrebbero fare fronte se agissero in maniera indipendente. Le attività della NAMSA, organo esecutivo, sono condotte sotto il controllo dell’Organizzazione di approvvigionamento e manutenzione (NAMSO) che definisce gli orientamenti in materia di politica generale attraverso un Comitato di Direzione, composto dai rappresentanti dei 26 paesi della NATO, fra cui, ovviamente, l’Italia. Particolare rilievo ha avuto negli ultimi anni il sostegno a lavori infrastrutturali eseguiti per conto del Comitato delle Infrastrutture della NATO. L’Agenzia sviluppa la propria attività mediante contratti di approvvigionamento, di rigorosa manutenzione e di sostegno tecnico e ingegneristico che vengono assegnati con gare di appalto alle industrie dei paesi della NATO, raggruppando le loro richieste, centralizzando le attività di gestione logistica, attivando la concorrenza internazionale e controllando il costo e la qualità dei servizi forniti ai paesi clienti. Qualche dato. Gli effettivi della NAMSA sono 1000, compresi quelli in forza al dipendente Centro Deposito Sud di Taranto, tutti funzionari a statuto internazionale. Nel 2006 il bilancio complessivo è stato di 1037 milioni di Euro, di cui 977 per servizi operativi (circa 10.000 contratti di vario valore) e 60 per spese amministrative, a carico delle nazioni clienti. Nella NAMSA sono presenti 50 funzionari italiani, provenienti dalle Forze Armate e dall’industria, e un Ufficiale di Collegamento dello Stato Maggiore della Difesa italiano.

I viaggi avvenivano in aereo fino a Tripoli e da qui in elicottero fino a bordo. Durante l’embargo internazionale imposto alla Libia in una delle ricorrenti crisi, il volo si concludeva a Malta per proseguire con gli sply-wesser, un misto tra rimorchiatori e piccoli cargo, sempre presenti intorno alle piattaforme per l’assistenza in mare e i rifornimenti.La navigazione durava dalle dieci alle dodici ore secondo le condizioni del mare.


5

•••••••••••••

•••••••••••••

•••••••••••••••••••••

PREMIO FEDELTÀ ALLA MONTAGNA

•••••••••••••••••••••

“Per non dimenticare” Como fra le sezioni assegnatarie del riconoscimento Il passo del Falzarego, teatro di battaglie della Grande Guerra 15-18, è stato scelto dalla Sede Nazionale per ricordare, con solennità, i protagonisti del conflitto, attraverso l’assegnazione del Premio Fedeltà alla Montagna, consegnato ai piedi del Lagazuoi e del Sass di Stria, rocce ricolme di storia patria. Ricordare il passato, è parte preponderante dell’associazione. Quando ciò avviene nel luogo degli eventi legati alla memoria, assume un sentimento particolare, che mi ha seguito, e con me gli amici che hanno condiviso i giorni “dolomitici”, in ogni particolare, angolo, momento nel quale ci siamo soffermati a ripensare quegli eventi. La superba luminosità delle prime ore di sabato (5 luglio) ci ha accompagnato al Pordoi dove, isolata, sorge una costruzione tondeggiante, bruna, coperta dal silenzio montano che racchiude, in una luce soffusa penetrante dalle strette finestre, la memoria di oltre ottomila caduti austriaci e tedeschi. In questa commovente atmosfera, le note del silenzio sono state l’abbraccio convinto e rispettoso dei presenti verso quei caduti, valorosi soldati sacrificatisi per dovere e degni della migliore memoria, un tempo considerati nemici. Pochi chilometri più giù, ai piedi del Col di Lana in Pian di Salesei, un altro Sacrario, bianco, a forma di croce, dominato da una chiesetta, con scolpiti 4705 nomi di Caduti italiani. Anche qui, le note della tromba, un preciso ordine ...”attenti! Onore ai Caduti”... ha condotto i presenti alla riflessione, al ricordo di tempi e sacrifici oggi inimmaginabili. Dopo le cerimonie, è cresciuta la voglia di vedere, anzi toccare, le pietre teatro degli eventi ricordati. Così, insieme con gli amici: Mario Cantaluppi, Flavio e Guido Pedretti, siamo andati lassù, sul Sass di Stria (conosciuto anche per una canta alpina) per vedere, capire, toccare, pestare le rocce che novant’anni fa costituirono la triste casa di molti soldati. Camminando riflettevo, valutando come potessero sopravvivere fra spazi tanto angusti, come potessero alimentarsi e svolgere le varie funzioni umane, come lassù e in simili condizioni, potessero mantenere sentimenti da uomini e facoltà fisiche vitali. Salivamo e con la quota saliva il pensiero, lo scambio d’opinione con gli amici e gli altri frequentatori. In particolare pensavo alla possibilità che lo spirito di coloro che lì soffrirono potesse essere con noi, per farci apprezzare ancora di più il loro sacrificio. Su, a lato della croce, nel poco spazio della cima, osservando lo splendore di quell’angolo di Alpi favorito dalla natura, ho continuato a immaginarmi gli eventi di tanti anni prima, così come la mattina di domenica, dal piazzale sottostante il Lagazuoi dove s’è tenuta la cerimonia commemorativa - con la fanfara della Julia, il Consiglio Nazionale,

il comandante delle Truppe Alpine, l’alza Bandiera con i drappi di tutti i paesi alpini, tanta gente e altrettanti alpini -, guardavo la croce sulla cima, sfumando lo sguardo attraverso le mimetiche dei militari schierati, quasi che la montagna fungesse loro da corona, unendo gli alpini d’oggi che conoscono le vicende tristi del mondo, che volano abitualmente da un continente all’altro per percorrere sentieri d’ogni dove, unendoli con i loro avi, che, al contrario furono estirpati dalle loro case e mandati lassù a combattere un nemico che, come loro, era stato messo lì per volontà altrui, senza per questo negare il massimo del “dovere”. Guardavo l’attenzione di Cesare Di Dato e nel suo volto leggevo le mie stesse emozioni, insieme a quella strana sensazione che in alcuni momenti ti prende la gola! E sì, tanti altri pensieri si sono rincorsi in quei pochi giorni... ...In quest’occasione abbiamo ricevuto un riconoscimento, nel quale si dice: “...per la dedizione dimostrata nel recupero di fortificazioni militari realizzando un museo all’aperto...” altro che questo semplice lavoro si meritano quegli uomini! Ma il riconoscimento è dato a tutti gli alpini della sezione che hanno risposto al richiamo, recuperando una parte della fortificazione e che sono già pronti al nuovo lavoro per riportare alla luce la Linea Cadorna,

Il presidente Perona, premia simbolicamente la Sezione di Treviso fortificazione dove non si combatté ma si faticò per gli stessi ideali legati alla difesa del territorio patrio. Sull’attestato è scritto a caratteri verdi ...Sezione Como... a me piace leggere in queste due parole tutti i nomi di chi, con passione, ha dato il suo lavoro pensando alla memoria. ...“per non dimenticare”... Achille Gregori

I sessant’anni di Binago Binago, paese sull’estremo lembo occidentale della sezione, ha riunito gli alpini per ricordare i sessanta anni di fondazione del gruppo, uno dei primi a nascere nel secondo dopoguerra. Il ritrovo è avvenuto a lato di un bel bosco di carpini dall’aspetto attraente e ricco di frescura gradevole nei mesi estivi. Ad accogliere gli alpini, in prima fila il sindaco, vero amico del gruppo che ha maturato esperienza alle nostre adunate nazionali e sezionali, presenze divenute ormai abituali. Il gruppo è ben inserito nella località, costituendo un punto fermo di riferimento per la vita associativa civica e religiosa, meriti largamente riconosciuti nell’occasione e sottolineati dalla presenza di molta gente. Il capogruppo Maroni è l’immagine dell’intero gruppo, tenace e al tempo stesso schivo, silenzioso ma disponibile in ogni occasione. La sequenza della manifestazione rispecchia fedelmente le abitudini consolidate e non necessita di descrizione. Al contrario, la voglia del gruppo di continuare con lo stesso

impegno fin qui tenuto, allo stesso livello per le prossime attività deve essere precisato, perché costituisce il modo d’essere degli alpini binaghesi, pronti a tanti impegni nel loro territorio e al fianco della sezione, come nei lavori di recupero della Linea Cadorna, ai quali hanno partecipato più volte. La voglia di continuare, è stata ribadita nella celebrazione, tutta impostata verso la memoria dei fondatori, dei valori dell’associazione e dei Caduti d’ogni dove. Il sindaco e il parroco, lo hanno ribadito pubblicamente e ciò conta di più, perché rispecchia la valutazione degli alpini, “vista da fuori” e ne diventa fedele testimone. Il presidente Gregori e numerosi consiglieri sezionali, fra i quali il neo consigliere nazionale Crugnola, hanno accompagnato la cerimonia, ufficializzandone l’esecuzione.Agli alpini di Binago, giunga l’augurio sincero per l’attività dei prossimi anni e per le future ricorrenze che il Baradell avrà il piacere di ricordare. frac


6

Una lettera dal “Sergente nella neve” Il “Sergente nella neve” ci ha lasciato. Mario Rigoni Stern è andato avanti lunedì 16 Giugno. Aveva 86 anni. Ecco uno scritto originale inviato al “mio tenente Cenci” con lui al Vestone in Russia.

Nelson Cenci (a sinistra) e Rigoni Stern, i due amici insieme ad Asiago nel 2006 (foto di Lella Maero)


7

NEWS 2008

Fatti...col Cappello Alpino ci scrivono..... Caro direttore, l’amicizia che ci lega mi consente di esternarti questo mio cruccio: se vogliamo che i nostri valori alpini non vadano perduti dobbiamo rivedere molte cose e aprire le nostre sedi a tutti coloro che ci stimano. Tra loro troveremo sempre chi ci darà una mano per sopravvivere.Lo dico forte dell’esperienza di 50 anni di servizio nell’ANA, da semplice iscritto a capo-gruppo, a consigliere sezionale, a capo zona.

di Augusto Valsecchi (capogruppo)

Tengo a precisare che la foto è stata inviata da me e scattata in un viaggio a El Alamein. Bruno Faverio - Albate Devo ammettere che il gruppo di Albate ci riserba sempre gradite sorprese. Non pensavo proprio che brillasse anche sul durissimo fronte africano in omaggio a quei Caduti cui un ministro della Difesa oggi non più in carica ha mancato di rispetto tre anni fa. Con il tuo gesto hai riparato a quella grave manchevolezza.

Gianni Battista De Marchi – Malo (VI) Conosco la tua alpinità che vorrei definire “allo stato puro” invadendo il campo della chimica. Quanto mi dici è opinione di molti e Perona ha indicato da tempo i traguardi da raggiungere. Poiché sottintendi i nostri amici, ti dico che potranno essere, come sono, ottimi collaboratori ma mai, ahimé, perfetti soci dell’ANA. Dura lex, sed lex.

Nel numero de L’ALPINO di gennaio, a pag. 15 vi è la foto del cippo che ricorda il punto massimo raggiunto dai soldati dell’Asse verso Alessandria d’Egitto. Il gagliardetto che si intravede è quello del gruppo di Albate. La foto era apparsa ache nel numero di dicembre.

In un articolo sul Pasubio si parla della selletta Damaggio dal nome di un sottufficiale che con sette mitraglieri oppose un’eroica resistenza agli austriaci impedendo loro di impossessarsi di quel punto strategico.A una certa distanza poco oltre la sottostante chiesetta, vi sono sette croci di legno: hanno un nesso con il fatto sopra descritto? Piero Giorgio Serpini Vedano Olona (VA) No, si tratta solo di una curiosa coincidenza: le sette croci ricordano altrettanti pastori uccisi in una banale disputa per il possesso di pascoli nel XVI secolo.

... il nostro Vessillo, presente... • ad Aosta per il saluto al socio Colonnello Giorgio Romitelli, destinato ad incarichi operativi in Libano, dopo le responsabilità del centro addestramento alpino (ex Smalp); • al Rifugio Contrin per l’annuale Pellegrinaggio e l’inaugurazione dopo i restauri e lo scoprimento della targa a ricordo della SMALP e dagli Allievi che con DNA Alpino hanno contribuito al recupero del complesso risalente al periodo austriaco; • al Falzarego, per l’attribuzione del premio Fedeltà alla Montagna e ricordo delle opere di ripristino delle vestigia prima guerra mondiale, svolte in tutta Italia da gruppi e sezioni. • al Pellegrinaggio in Ortigara, per ricordare i padri dell’associazione nell’operazione

“per non dimenticare” voluta dalla Sede Nazionale nel novantesimo dal 1918; • all’Adamello, nella solenne cerimonia di ricordo della guerra bianca dei ghiacciai; • al Bosco delle Penne Mozze e al Monte Pasubio nei relativi raduni solenni per i 90 anni dalla fine della grande guerra; • al raduno sezionale di Pavia; di Bergamo; di Brescia; di Modena; della Vallecamonica; a Varese per il trofeo Albisetti; alla festa della sezione di Trento; in Valfurva - sezione di Tirano; al Pian delle Betulle chiesetta del Morbegno - sez. di Lecco; a Piacenza per la festa granda; • a quattro manifestazioni civiche del Comune di Como; alle manifestazioni cittadine delle consorelle Associazioni d’Arma.

Domenica 22 Giugno si è svolta la seconda edizione della gara sezionale di mountain bike; come novità è stata aggiunta la categoria degli “Amatori” non iscritti alla nostra Associazione. La gara, di circa 22 km, si è svolta nei territori comunali di Como, Capiago Intimiano, Lipomo e Montorfano, percorrendo per un buon tratto la zona della Valbasca nel Parco Spina Verde di Como. Rispetto alla scorsa edizione si è registrato un incremento di atleti (30 nella prima edizione e 52 nell’attuale); purtroppo gli alpini erano solo 15 di 8 gruppi. A questo riguardo rinnoviamo l’invito ai capigruppi a svolgere attività di proselitismo presso gli alpini e amici: vogliamo arrivare nei futuri anni a dei numeri più consistenti. I gruppi di Albate. Lipomo, Monteolimpino e Como hanno dato un notevole supporto logistico e hanno fatto in modo che tutto si svolgesse nel migliore dei modi. Un cenno all’amico Fausto Bormetti che ha organizzato il percorso in modo eccellente. Queste le classifiche: Vincitori della sezione Alpini: UNDER: 1° Alfieri Andrea (gr. Lurate) 2° Sguazza Samuele (Solbiate) MASTER: 1° Guggiari Davide (Monteolimpino) 2° Molteni Massimiliano(Como centro) OVER: 1° Dinale Giuliano (Bulgarograsso) 2° Nardi Ettore (Bulgarograsso) Vincitori della sezione Amatori: UNDER: 1° Canal Andrea 2° Zanfolin Daniele MASTER: 1° Braga Alberto 2° Villanova Giovanni; OVER: 1° Tomè Cirillo 2° Bormetti Fausto. Presenti alla manifestazione i consiglieri sezionali Biondi, Roncoroni e Pedretti. Il Presidente Gregori, nel suo discorso, ha ringraziato gli atleti augurandosi che la prossima edizione veda crescere il numero dei partecipanti alpini. Un ringraziamento alla società Udace che ha curato gli aspetti sportivi, alla Croce Rossa di Como e alla Croce Verde di Fino Mornasco per l’assistenza sanitaria e alla Parrocchia di Albate che ha messo a disposizione l’oratorio per il finale della gara. Ringraziamo inoltre il Parco Regionale Spina Verde di Como, sponsor della manifestazione. Merita ricordare anche i vincitori del 2007 di questa gara, ideata e organizzata dal gruppo di Bulgarograsso che si è attivato sin dagli inizi, sostenuto da “Bulgaroinbici” e dalla Società UDACE”: UNDER: Divigiano Simone – MASTER: Maroni Tiziano – OVER: Tettamanzi Emilio.


8

Fatti...col Cappello Alpino

Piccola cronaca della giornata del Tricolore a Brunate

di Antonio Bernasconi

Il capogruppo di Brunate, in margine alla giornata del Tricolore voluta dal presidente Gregori, descrive la propria esperienza e avanza una proposta che merita attenzione. Quando la comunicazione del presidente Gregori per l’organizzazione della Giornata del Tricolore mi ha raggiunto, ho voluto sfogliare molti libri per sapere cosa fosse successo nell’aprile 1918 sì da giustificare la scelta di tale data al posto del 4 novembre come mi sembrava logico; ma non ho trovato nulla. Tuttavia nell’assemblea annuale del gruppo ho raccomandato ai soci che avessero voluto intrattenere i bambini della

scuola elementare sul significato della manifestazione di ricordare loro che Cesare Battisti e Fabio Filzi non sono solo nomi di scuole, Trento, Trieste non sono solo nomi di vie o piazze e il Piave e il Monte Nero non sono solo i titoli di canzoni alpine. A mia volta mi preparo per spiegare ai bambini il motivo della donazione alla scuola della Bandiera, del libro, l’Inno Nazionale, il Tricolore e la Preghiera dell’Alpino; metto insieme il discorso che considero “fresco come un ruscello di montagna”. Arriva venerdì 18 aprile e io e Davide con il cappello alpino in testa e in mano il libro e la Bandiera entriamo nella scuola. Fa caldo e comincio a sudare, forse per l’emozione; quattro parole per rompere il ghiaccio e inizio il mio “DISCORSO”.

Quello che sembrava una passeggiata diventa una salita faticosa, il filo del discorso comincia ad aggrovigliarsi; la pausa si prolunga, la maestra si accorge dell’imbarazzo, Davide mi dà una mano, ma intanto il bel discorso provato e sognato è andato in fumo. L’incontro si è trasformato in una chiacchierata; i bambini fanno domande, curiosi di sapere, il tempo scorre in un attimo, tra qualche minuto suonerà la campanella. Occorre concludere; Davide dice ai bambini: “Siamo venuti e vi abbiamo dato la Bandiera , l’Inno Nazionale la nostra Preghiera, ma voi cosa volete dagli Alpini ?” Un attimo di silenzio poi una mano si alza: “io vorrei che ci accompagnaste in montagna”, subito ne seguono altre: “io vorrei vedere gli animali”, io … Meno male che la campanella ci salva. Fuori dalla scuola i bambini mi salutano e uno dice alla mamma: quello è il capo degli Alpini; guardo la vecchia Bandiera che sventola sulla facciata del palazzo: è scolorita come il mio discorso. Sono ugualmente contento anche se i consigli del nostro presidente non sono stati correttamente seguiti. Però quello che i bambini ci hanno chiesto offre l’occasione per tenere altre lezioni: credo che per parlare ai bambini ci voglia conoscenza degli avvenimenti ed una preparazione che né io né altri abbiamo; tuttavia, per rispondere alle domande dei bambini, possiamo organizzare incontri su argomenti più semplici che, al nostro livello, sappiamo illustrare benissimo. Il tempo per raccogliere idee, preparare e presentare un progetto c’è; vedremo se queste idee sono mature e si potranno attuare.

Menaggio ne compie 80 Festeggiato a giugno il compleanno del Gruppo I nostri Gruppi hanno tanta Storia alle spalle e questa volta è toccato a quello di Menaggio celebrare la sua, lunga ottant’anni. Nella sede del Gruppo di Menaggio è facile toccare con mano il passato ed immergervisi: basta visitare il Museo degli Alpini, una mostra permanente che raccoglie cimeli di ogni tipo, dalle uniformi, ai residuati bellici, alla corrispondenza. E’ una mostra molto ricca ed affascinante, che il sabato è stata meta della visita di bambini e genitori, ancora ‘freschi’ della recente esperienza vissuta con gli alpini per la giornata del Tricolore, celebrata presso le scuole. Nella stessa giornata, onori ai Caduti alle frazioni di Loveno, Nobiallo e alla chiesetta degli alpini del M.te Crocette. Il pomeriggio è stato dedicato al ricevimento degli Chasseurs Alpins di Allevard, località dell’Alta Savoia. Sono l’equivalente degli ‘alpini francesi’ in congedo, gemellati con gli amici menaggini da diversi anni. La serata

è stata invece dedicata allo spettacolo offerto dal Coro ANA di Canzo, che si è esibito in un concerto di alto livello, di fronte ad un pubblico traboccante ed entusiasta. La giornata di domenica si è svolto il raduno. Manifestazione classica, condotta secondo il nostro abituale cerimoniale, con onori alle insegne, alla Bandiera ed ai Caduti. Interventi del Capogruppo Ortelli, del Sindaco Bobba e del nostro Presidente Gregori. Particolarmente incisiva l’allocuzione del Sindaco, che ha sottolineato quanto il Gruppo Alpini sia radicato nella comunità, per le attività che svolge e per la solidarietà ed i valori che esprime. La sfilata si è snodata naturalmente sul lungolago, suscitando grande interesse e affetto da parte del pubblico molto numeroso. Anche i tanti turisti, di cui Menaggio è sempre affollato, sono rimasti affascinati dalla manifestazione e si sono accodati alla sfilata, vivendo con gli alpini la giornata di

festa. La Fanfara di Asso ha fatto ‘la sua parte’, tenendo vivo l’entusiasmo del pubblico. La S. Messa è stata celebrata nella chiesa parrocchiale, poi, dopo gli onori finali e conclusa la parte ufficiale, è diventata solo festa in tutto il paese di Menaggio. Gruppo di Menaggio


9

Fatti...col Cappello Alpino

Tradizionale raduno a Caslino

Come tradizione la prima domenica di Agosto il gruppo di Caslino d’Erba ha organizzato la propria festa annuale.Il Gruppo è sempre presente nella propria comunità in tante occasioni di aiuto e il Sindaco , sempre presente alla manifestazione, ha sancito con il suo intervento il forte legame del Gruppo Alpini con l'Amministrazione Comunale. L' Onore al Gonfalone Comunale e al Vessillo sezionale hanno preceduto l’Alzabandiera presso la piazza del Municipio seguito dagli Onori ai Caduti presso il Monumento che ne ricorda il sacrificio.Indi la sfilata attraverso tutto il paese che accoglie sempre con calore questa festa. Una nota suggestiva che mi piace ricordare è che da più anni vi

è la presenza puntuale all'interno del corteo di un nutrito numero di bambini che, orgogliosamente, portano il Tricolore seguiti dalla vigile presenza dei loro genitori. Prima della S. Messa il ricordo presso il Monumento dei Caduti Alpini con il discorso del capogruppo Gianfranco Zappa che, dopo avere salutato i presenti e reso omaggio agli alpini del gruppo “andati avanti” , ha ricordato la Giornata del Tricolore del 18 aprile; di essa erano in mostra i disegni e gli elaborati fatti dai ragazzi. Il capogruppo ha anche citato i lavori di ristrutturazione della propria sede e la prossima inaugurazione di un parcheggio antistante la Chiesetta di S. Rita, sistemato a cura dello stesso Gruppo. A sua volta il sindaco ha ringraziato gli alpini per le attività svolte all'interno della propria Comunità, mentre il consigliere sezionale ANA Invernizzi ha portato i saluti della sezione insieme al collega Flavio Pedretti. Un artista locale ha voluto donare al gruppo un significativo quadro che riporta uno splendido paesaggio alpino, certamente intonato all’ambiente .La S. Messa concelebrata dal Parroco e da un novello sacerdote ha chiuso la celebrazione. Il Ricordo e la Memoria di chi ci ha lasciato , la Solidarietà sempre presente, le Istituzioni a noi sempre vicine , l’immancabile allegria sono stati gli ingredienti di questa festa che possiamo dire ben riuscita. Peones

Cagno, 50 anni alpini Celebrata la ricorrenza del gruppo “...il 29 giugno 1958 nacque ufficialmente il gruppo di Cagno, con l’inaugurazione del gagliardetto offerto dalla madrina Nobil Donna Anna Maria Coronaro moglie del prof. Antonio Comolli, con una grande cerimonia che vide la partecipazione delle autorità e tutta la popolazione...” Queste sono le parole riportate sul verbale di fondazione del gruppo e sulla pubblicazione edita in occasione della ricorrenza. La gran parte della popolazione ci sarebbe stata anche il 15 giugno, giorno dell’anniversario se, nonostante il calendario, non fosse piovuto come a novembre. Il gruppo aveva preparato tutto a puntino, con tanto di lancio di palloncini a tre colori a cura dei bimbi delle scuole, ma la pioggia ha fatto il dispetto! Peccato davvero, perché alcune cose si sono dovute fare alla rinfusa. Nonostante il cattivo tempo, un buon numero di gagliardetti e di alpini hanno partecipato alla cerimonia, curata nei dettagli e condotta nientemeno che dal neo consi-

gliere nazionale Adriano Crugnola, insediatosi nell’incarico il giorno precedente, ma umilmente ligio alla promessa fatta al gruppo l’anno precedente, quale responsabile sezionale della zona. Festa ben riuscita, grazie anche a Padre Felice, sostenuto dal parroco artigliere alpino (divenuto sacerdote dopo il servizio militare) e dalla collaborazione del sindaco che, da bravo bersagliere, ha appoggiato totalmente il gruppo nell’impostare la giornata. Hanno presenziato il presidente Gregori e quattro consiglieri, la fanfara di Olgiate e il coro alpino di Locate Varesino. Nonostante la pioggia, il capogruppo Enrico Galli e gli alpini di Cagno, possono essere soddisfatti della giornata e della considerazione che la gente della località verso i “suoi” alpini, certi della stima che li accompagnerà nel lavoro dei prossimi anni al fianco della popolazione, nel ricordo dei Caduti e nel sostegno dei valori alpini. Fr.Ac.

Con gli Alpini del Gruppo di Palanzo al Palanzone Anche quest’anno nell’ultima domenica di luglio il gruppo alpini di Palanzo ha organizzato il raduno al monte Palanzone con la celebrazione della S. Messa presso la cappella del Divin Redentore in ricordo di chi non è più con noi. Grande affluenza di Alpini con 32 gagliardetti e tanti amici che, come invita il manifesto, amano la montagna. L’incontro è iniziato con l’alzabandiera accompagnato dal canto dell’Inno Nazionale da parte di tutti i presenti. Indi gli onori al Vessillo sezionale e, prima della celebrazione della S. Messa, i saluti del Capogruppo Grammatica, del sindaco di Molina e del consigliere Flavio Pedretti in rappresentanza della sezione insieme ai suoi colleghi, i consiglieri sezionali Invernizzi e Pesenti. Il raduno che quest’anno celebra i 28 anni di vita, si è svolto in concomitanza del 60' anniversario di fondazione del gruppo i cui festeggiamenti si erano svolti il sabato precedente, naturalmente nel borgo. Al termine della S. Messa, celebrata da don Andrea che sempre nell’omelia ricorda gli Alpini come uomini della più varia solidarietà, gli onori al Vessillo e un piccolo scambio di doni fra i gruppi presenti. Come ormai tradizione la manifestazione si è spostata al cippo appena collocato in onore dei caduti dell’incidente aereo del 2005. Qui il sacerdote ha benedetto il simbolo che ricorda il loro sacrificio, mentre un Maresciallo , collega dei defunti, ha letto la preghiera dell’ “Aviatore”. L’”Onore ai Caduti” e le note del Silenzio hanno chiuso la commemorazione. La festa si è spostata a Preaola dove il gruppo di Palanzo ha organizzato il rancio. Grande allegria in amicizia, sempre allietata dal Corpo Musicale cittadino presente sia alla S. Messa che durante la festa. Un raduno bello e genuino da condividere con tanti amici che annualmente si danno appuntamento in questa occasione. E il merito, inutile dirlo, va agli alpini del gruppo di Palanzo sempre all’altezza della situazione. Flavio Pedretti


10

Fatti...col Cappello Alpino

De minimis non curat praetor (”I grandi non si occupano delle piccole cose”) di Giacomo Bonansea

Ad Albavilla recuperato il ‘sentiero degli alpini’ di Angelo Proserpio, capogruppo

Lo sfilamento all’Adunata vista, in chiave un poco ironica ma efficace, da un alpino del servizio d’ordine sezionale. Gli antichi romani dicevano che i “Grandi” non si occupano delle piccole cose. Tuttavia tra gli alpini anche chi si occupa dei minimis può dire la sua, perciò vorrei raccontare la sfilata di Bassano vista da uno del servizio d’ordine.Ad aprile Enrico Gaffuri, coordinatore sezionale, ci convoca per le delucidazioni: ordine di sfilamento, schieramento, distanze fra i blocchi, fanfare e striscioni, il nostro incarico e posizione. Al ritorno a casa sapevamo tutto, o quasi.Bassano del Grappa 11 maggio 2008, zona di ammassamento; carta alla mano, con i miei colleghi comincio a mettere in ordine gli alpini; mi accorgo che i musicanti delle due fanfare, Asso e Olgiate, si sono radunati in ordine inverso per cui mi accordo con i due capi fanfara affinché si dispongano al loro posto con tutti i loro uomini; impresa non del tutto facile. Cerchiamo gli striscioni per inserirli e invitiamo gli alpini a tenersi pronti, ripetendo “si sfila per nove”. Poi, come al solito improvvisamente, qualcuno toglie “il freno a mano” e la sezione di Como inizia la sfilata. Il mio posto è il terzo di destra del primo blocco; prendo posizione cominciando ad allineare gli alpini. Contare per nove è semplice ma, a neanche cento metri dalla partenza, un buon numero di nostri alpini, dai lati del percorso, si inseriscono in mezzo al blocco: tutto da rifare, scalare e riallinearsi

Alpini in ammassamento e ciò si ripete alcune volte. I gruppi, che si erano allineati bene fin dall’inizio, subiscono le conseguenze dello scalare improvviso. Un capo gruppo mi fa notare il disagio, non posso dargli torto, ma da questo momento deve filare tutto liscio. Invece no! Succede quello che non avrei voluto: tre alpini un po’ brilli si accodano portando scompiglio; gli altri alpini “puliti”, giustamente, si lamentano Invito i tre a stare calmi o ad andarsene. Due si adeguano, il terzo insiste, ma, dopo due strattoni da parte mia e la promessa di scaraventarlo oltre le transenne si eclissa. Concludendo, davanti al Labaro, alle Autorità e alla folla lungo il percorso abbiamo fatto una bella figura e credo che il nostro Presidente Gregori sia contento degli alpini della sua Sezione. Ancora un pensiero: «pochi alpini sciocchi non devono e non possono sminuire la correttezza di migliaia di altri che testimoniano, con la loro presenza, la forza del Corpo degli Alpini».

Como torna in vetta Adriano Crugnola entra nel Consiglio nazionale. 13 anni dopo l’uscita di Pagani, ecco il suo saluto Carissimi alpini della Sezione di Como, colgo con piacere la disponibilità offertami dal nostro giornale sezionale per rivolgervi un caro saluto in occasione del mio ingresso al Consiglio Nazionale. Mi è difficile esprimere attraverso poche righe i sentimenti che mi pervadono in questo inizio di impegno; per me essere Consigliere nazionale è ovviamente motivo di soddisfazione, ma non è soddisfazione fine a se stessa o rivolta alla mia persona, è soddisfazione di poter operare a favore della nostra grande Associazione Alpini. Qualcuno ha creduto nelle mie capacità facendo anche qualche atto di fede; ringrazio infatti il nostro Presidente Sezionale ed il Consiglio direttivo sezionale per aver sostenuto la mia candidatura, l’esperienza che stò iniziando è innanzitutto un servizio all’ANA.Oggi come non mai vi è bisogno di impegno da parte di tutti i soci per mantenere alto il nome dell’As-

sociazione, per rafforzare sempre di più il nostro ruolo nella società ed in modo particolare per non perdere occasioni di lavorare per la nostra Patria. Tutto questo però non lo si ottiene con il solo impegno del Presidente Nazionale, del Consiglio Nazionale, delle Sezioni, lo si ottiene con l’impegno costante di tutti gli alpini ed è su di voi, quali solide basi, che poggia l’ANA. Andiamo incontro a periodi nuovi per la storia dell’Associazione, la sospensione della leva, le attività sempre crescenti dei nostri Gruppi e delle nostre Sezioni, i cambiamenti nella società che ci circonda, nuovi scenari che portano nuove esigenze e tanti altri fattori fanno sì che l’attenzione e l’impegno di tutta la nostra struttura debbano essere ai massimi livelli, solo così potremo affrontare tutti insieme un futuro pieno di lavoro ma anche pieno di riconoscimenti morali che confermano il nostro motivo di esistere con il solo scopo di rendere concreti i nostri Valori alpini. Un caro abbraccio a tutti voi ed un forte W gli alpini e W l’Italia.

Capita che lavori fatti da nostri gruppi tornino in rovina. Gli alpini di Albavilla hanno reagito ricuperando un’opera di interesse pubblico. Il sentiero degli alpini parte dalla piazzetta della Vittoria, in centro Albavilla; attraverso una strada pedonale si lasciano le ultime case del paese e si sale addentrandosi nei boschi fino al parcheggio dell’Alpe del Vicerè. E’ un percorso di sei Km. immerso nella natura, attorniato da piante secolari con un sottobosco incontaminato; almeno fino a qualche tempo fa quando tutti andavano a far legna. Ora si incontrano diverse piante morte di cui nessuno più si interessa.Il sentiero fu realizzato diciannove anni fa dal nostro gruppo alpini; toccava perciò a noi albavillesi l’onore di ricuperare un’opera compromessa dall’incuria. In sei mesi il sogno è stato realizzato, ridando vita a quel paradiso naturale. Con noi ha lavorato la Protezione Civile comunale (di cui fa parte un buon numero di alpini) che ci ha fornito personale e attrezzature. È doveroso ringraziare quanti hanno partecipato e, tra loro, il nostro socio, alpino Pietro Garofoli, veterano della P.C. sezionale, che ha messo a disposizione la sua grande esperienza nel settore.

Telegraficamente 2 giugno: a Parè (CO) si sono incontrati gli alpini dei gruppi di Parè di Conegliano e di Parè di Como. Erano presenti i due Vessilli scortati rispettivamente da Silvano Miraval e da Adriano Crugnola. Oltre al gonfalone di Parè (CO), numerosi i gagliardetti, e i vessilli di varie Associazioni. L’episodio è reso più singolare dall’omonimia dei due gruppi e dei due Capigruppo, Rosolen e Salvadè, entrambi Camillo,e il loro anno di nascita, il 1948. 22 giugno, Vighizzolo: inaugurata la nuova sede del gruppo; a dare ospitalità agli alpini il parroco che ha messo a disposizione un locale dell’oratorio: gliene siamo grati. Erano presenti una decina di gagliardetti e rappresentanti del Consiglio sezionale e dell’Amministrazione comunale, sindaco in testa. 6 luglio, al Cornizzolo l’annuale raduno si è svolto … tra le nuvole che hanno “conquistato” la vetta togliendo il fascino di un panorama, unico, sulla pianura. L’incontro, organizzato dagli alpini di Canzo e di Civate, ha avuto un’ottima partecipazione: nubi e nembi non fanno paura agli alpini e ai loro amici. Hanno partecipato la banda di Civate e il coro alpino di Canzo. 5/6 luglio: Passo del Falzarego: annuale esercitazione su roccia degli alpini delle due Brigate e del Centro di Aosta nell’aspra palestra di fianco al Passo. Erano presenti rappresentanti della sezione che hanno potuto notare come gli alpini professionisti stiano continuando le tradizioni in montagna dei loro predecessori di leva.


11

Fatti...col Cappello Alpino

Riunioni

Raduno della Valle Intelvi Quest’anno è stato il turno del Gruppo di Ponna

Consiglio del 29 maggio O.d.G. – Adunata Nazionale Bassano Contributi a: Fanfare di Asso e Olgiate C.sco, Coro di Fino Mornasco Deliberato all’unanimità O.d.G. - Raduno Sezionale Cabiate: programma della manifestazione, visione definitiva O.d.G. - Raduno Sezionale 2009 Candidati: gruppi di Bellagio e Lurate Caccivio – assegnato a Bellagio O.d.G. – Situazione Soci Esame rinnovi e percentuali. Mancano Laino e Plesio. I Consiglieri di Zona interessino i capigruppo O.d.G. – Comunicazioni: A Bassano la nostra P. C. ha partecipato all’esercitazione pre Adunata. Ottimi risultati. Il direttore dell’ASL dr. Antinozzi ha chiesto collaborazione per sistemare la Cappella dell’ ex Ospedale Psichiatrico. In giugno saranno convocati i capigruppo per trattare sugli amici degli alpini, e riferire al CdN il nostro parere.

Consiglio del 19 giugno O.d.G. – Emergenza Nazionale il Presidente del Consiglio ha incontrato il Presidente ANA chiedendo volontari per l’emergenza rifiuti di Napoli. Nell’incontro coi capigruppo ne riferiremo. I consiglieri raccolgano già le adesioni O.d.G. – Comunicazioni La Mostra 90° dalla fine della Grande Guerra si terrà a Villa Gallia a Como, dal 6 al 19 ottobre. Il progetto Rwanda per l’operazione con le scuole, voluta dall’ANA, prosegue. Definito il calendario manifestazioni.

Consiglio del 24 luglio Missione Napoli: spostamento inizio attività a fine agosto, si attendono notizie O.d.G. – Manifestazioni – Raduno Sezionale: 1.300 Alpini, 103 Gagliardetti, 6 Vessilli Sezionali, buona nonostante l’assenza di 19 Gagliardetti. È’ auspicabile la presenza dei 122 Gruppi e un maggior numero di alpini. Segue descrizione delle varie manifestazioni O.d.G. -Visite Linea Cadorna - Pianificare la posa della cartellonistica per terminare il lavoro al Forte di M.te Sasso. 90° Anniversario Sezione. Deciso stanziamento di €.48.000 per l’acquisto di uno sterilizzatore di strumenti chirurgici per sala operatoria avanzata.

Il raduno in valle è un appuntamento classico per la nostra Sezione, appuntamento a cui non si può mancare. Si svolge nella zona che ha dato il nome al “Btg. Valle Intelvi”, unico reparto alpino con una denominazione tutta comasca. E’ particolare, perché tutti i Gruppi della valle collaborano alla sua preparazione e si svolge a rotazione annuale nei diversi paesi. Quest’anno, in occasione del 90° anniversario della fine della Grande Guerra, il raduno diventava ancor più importante, per ricordare gli alpini del “Valle Intelvi” ed il loro sacrificio in Adamello. A sottolinearne la tradizione ben radicata, questa è stata la ventiseiesima edizione. Forse, meteorologicamente parlando, è stata la giornata peggiore di questa estate a dir poco bizzarra. La notte precedente e la mattina stessa si sono aperte le cateratte del cielo: sembrava che non fosse mai piovuto. Partito da casa col Presidente, ho pensato di dover rinunciare. La strada ‘Regina’ sembrava un fiume in piena, alimentato da un’infinità di cascatelle, provenienti da tutto il versante verso monte. A un certo punto siamo stati costretti ad abbandonare il percorso, bloccato dai vigili del fuoco, continuando sulla vecchia strada a lago. Mosè Frighi ci precedeva e ci informava telefonicamente di ciò che avveniva sulla strada. Anche sul percorso che sale in valle la pioggia era un muro d’acqua, quasi impenetrabile, quasi da far paura. “Ma gli alpini non hanno paura…” dice la canta Monte Pasubio, così abbiamo proseguito. Per raggiungere la meta, si percorre una strada proprio di montagna, stretta e tortuosa, che porta in alto. Abbiamo parcheggiato sui prati, intrisi d’acqua e ‘minati’ dalle evidenti tracce della presenza di mucche che vi avevano pascolato… In barba all’etichetta, che impone al cerimoniere un abbigliamento adeguato, ero in jeans, giacca a vento e scarponi: un’ottima scelta. Un po’ più in imbarazzo sono stati coloro che, fedeli al regolamento, erano in giacca e cravatta. Un addetto ai parcheggi ha commentato di non aver mai visto in vita sua alpini con la cravatta; non abbiamo fatto una piega, evitando di dargli indicazioni riguardo a dove sarebbe potuto andare… Il posto è splendido, con una pozza d’acqua in una prateria contornata da pinete. Si sale e si trova una struttura in legno, con l’aspetto di una baita aperta su due lati. Un tetto provvidenziale. Nella parte più alta della prateria, ben visibile ovunque ci si trovi, c’è il monumento degli Alpini. Alcune guglie di pietra, che ricordano le cime dolomitiche, il pennone della Bandiera e una recinzione, con catene fissate ad altri blocchi di pietra. Bellissimo! Il programma prevedeva uno sfilamento dalla baita al monumento e, non piovendo più, si è deciso di

svolgerlo. Pochissimi i partecipanti, più che comprensibili le assenze. Quindi, sfilata, alzabandiera e deposizione di corona al monumento. Poi, di nuovo al riparo della tettoia. Presente un Consigliere nazionale speciale, il ‘nostro’ Adriano Crugnola, alla sua prima uscita ufficiale in un Gruppo comasco. Presenti anche i sindaci dei comuni della Valle, diversi sono alpini. Per gli interventi si sono succeduti il Capogruppo, il Sindaco di Ponna, il Presidente Gregori e il Consigliere Crugnola. La Messa, celebrata da Padre Felice è stata accompagnata da alcuni amici del Coro Orobica, che la sera prima avevano tenuto concerto. Insomma, una manifestazione condizionata dal brutto tempo, ma ugualmente ricca di soddisfazione, per chi era presente. gaf


12

Associazione Nazionale Alpini

Storia della sezione di COMO Notizie dei gruppi di Orsenigo, Germasino, Plesio, Lanzo Intelvi, Barni, Veleso, Beregazzo, Ossuccio, Uggiate Trevano, Laino Intelvi, Inverigo, Rovenna, Cantù, Fino Mornasco, Gravedona, Breccia-Rebbio, Appiano Gentile, Torno, Gironico e Grandate.

a

104 puntata Da questa puntata la storia della nostra sezione, essendo arrivata agli anni novanta, viene ridimensionata con riferimenti ai principali avvenimenti di ogni anno.

Correva l’anno 1990... Il 1990 fu per la nostra sezione un anno di ulteriore consolidamento della vita associativa e di intensificazione delle varie attività. Primo importante incontro statutario fu il 18 febbraio

l’Assemblea annuale con l’intervento di 191 delegati, con 62 deleghe, appartenenti a 76 gruppi (su 118). L’Assemblea, presieduta dal socio Corbetta del gruppo di Mariano, approvò la relazione morale del presidente Ostinelli e la relazione finanziaria del revisore Rampoldi. Passati alle votazioni, su invito del vice presidente Aggio Alfieri, i delegati rielessero per acclamazione il presidente Mario Ostinelli per un altro triennio, dimostrandogli il massimo della stima e dell’ apprezzamento, dopo nove anni di conduzione della sezione. Con la votazione furono eletti per il triennio 1990-92 i consiglieri Paolo Bianchi (Rovenna nuovo eletto), Arturo Bignucolo (Inverigo rieletto), Luigi Camporini (Breccia Rebbio rieletto), Davide Del Maestro (Como rieletto), Vittorio Montini (Dongo nuovo eletto), Gianpaolo Ostinelli (Como nuovo eletto),

Nicolino Palmieri (Lanzo Intelvi rieletto), Giuseppe Roncoroni (Albate rieletto), Gianfranco Zappa (Caslino d’Erba nuovo eletto). Revisori dei conti Arturo Coopmans (Como), Paolo Nessi (Como), Aldo Rampoldi (Menaggio) e Marco Masiero (Olgiate Comasco). Il presidente Ostinelli consegnò una targa agli uscenti vice presidente Aggio Alfieri e consiglieri Luigi Maspero, Antonio Orsenigo e Gianluigi Romano, quale ringraziamento per la lunga attività nella dirigenza sezionale. Nella riunione del 15 marzo i consiglieri designarono le cariche sociali per il 1990 da affiancare al presidente Ostinelli: vice presidenti Zola Genazzini (Argegno), Carlo Pagani (Appiano Gentile) e Achille Gregori (Canzo); segretari Giuseppe Roncoroni (Albate), Paolo Bianchi (Rovenna) e Gianpaolo Ostinelli (Como); tesoriere Pierluigi Martinelli (Como); addetto stampa Arcangelo Capriotti (Como). Grande appuntamento annuale per l’intera Associazione fu

la 63a Adunata Nazionale il 12 e 13 maggio a Verona, città capiente e molto ospitale. Notevole fu la nostra presenza nella sfilata stimata in circa 1.300 soci con vessillo, presidente, gagliardetti, fanfare di Asso ed Olgiate, quadro di fiori e striscioni. La sezione celebrò l’importante ricorrenza del

70° anniversario di costituzione (5 luglio 1920), con un grande raduno il 7 e 8 luglio, con presentazione alle autorità e alla popolazione della struttura di protezione civile e con la sfilata di domenica mattina.

Nella zona dei giardini pubblici, vicino al Tempio Voltiano, il sabato fu impiantato il campo base con tende, attrezzature, automezzi e una mostra fotografica, il tutto inaugurato dal dottor Montefusco della Prefettura e benedetto da don Pessina. In serata in centro città si esibì la fanfara della Brigata Orobica. Al mattino di domenica alla sfilata fece seguito la cerimonia al monumento ai Caduti con la partecipazione di molti alpini con le fanfare della Brigata Orobica, di Asso, di Olgiate e una numerosa presenza di autorità civili e militari. I discorsi furono del presidente Ostinelli, dell’ assessore Frisoni, del consigliere nazionale Bertolasi e quello ufficiale del socio Corbetta. La messa fu concelebrata dai cappellani mons. Santini e padre Cerri.

Il nucleo di Protezione Civile ebbe durante l’ anno un notevole consolidamento della sua struttura, grazie all’ acquisizione del magazzino, su concessione dell’ Amministrazione comunale, nel seminterrato della scuola di via Giussani, che gli stessi volontari, lavorando tutti i sabati dell’anno, trasformarono in sede e base operativa, con pareti, soppalchi, scaffali, impianti igienici, per contenere indumenti, attrezzature, 4 automezzi e la cucina da campo. In quel periodo i volontari iscritti furono 150, appartenenti a 40 gruppi. Nei giorni 1, 2 e 3 giugno trenta volontari presero parte all’esercitazione “ANA 5” nella zona attorno a Trento, con alpini di altre 25 sezioni, per la sistemazione di una vecchia mulattiera, con taglio della vegetazione e ricostruzione dei muretti. Dopo l’ alluvione che aveva colpito la Val Trompia , il 3 luglio una squadra di venti volontari con automezzi, tende ed attrezzi intervenne, su richiesta della sezione di Brescia, per ripulire il corso del torrente Garza, nel comune di Nave. Fu questo il primo intervento di soccorso reale compiuto dai volontari della nostra Protezione Civile. I gruppi realizzarono o inaugurarono nel corso dell’ anno

varie opere Il gruppo di Orsenigo scoprì il 10 giugno ad Alzate, paese in cui abitano vari soci del gruppo, il monumento all’ Alpino, con la statua opera dello scultore Jago Vioni. Il gruppo di Germasino il 24 giugno inaugurò una chiesetta sotto la bocchetta tra le valli dell’ Albano e del Liro, costruita dai soci nell’ arco di due anni, con la muratura in pietra, il tetto in travi di legno ricoperto dalle beole e all’interno un dipinto di Elena Morini.

12-13 maggio 1990 - Verona 63a Adunata Nazionale


13

Il gruppo di Plesio il 1 luglio inaugurò in località “Le Piazze” la “Cappella del Bergum”, deteriorata dal tempo e completamente restaurata nella muratura e nel tetto, con due dipinti del pittore Piero Molli sulla ritirata di Russia. Il gruppo di Lanzo Intelvi ripulì dalla vegetazione i lati della strada della Sighignola. Il 5 agosto a Barni fu scoperto il monumento all’ Alpino soccorritore, promosso dall’ Amministrazione comunale con la collaborazione degli alpini, una grande penna in marmo nero, opera dell’architetto Colombo. Con le autorità locali fu presente l’ on. Zamberletti. Il gruppo di Veleso il 9 settembre, nella ricorrenza del 60° di fondazione, inaugurò il monumento all’ Alpino, realizzato dai soci su progetto dell’ ing. Sergio Bergagna, costruendo su terreno offerto dal socio Angelo De Giani un basamento, su cui furono posti due massi verticali, uniti da una striscia di vetro cemento, con una penna nera. Il gruppo di Beregazzo scoprì il 23 settembre il monumento alla pace nel ricordo dei Caduti, madrina la signora Agnese Bollini, opera dell’ artista Alcide Gallani, composto da tre parallelepipedi con al centro dei vuoti indicanti il sacrificio dei Caduti, la pace e la libertà, presenti con le autorità civili e militari il consigliere nazionale Moraschinelli e l’ avv. Prisco. Il gruppo di Ossuccio il 4 novembre inaugurò la cappellina restaurata e dedicata agli Alpini con dipinti all’ interno del pittore Alberto Bogani. Circa cinquanta soci dei gruppi di Albiolo, Bizzarone, Cavallasca, Camnago Faloppio, Gaggino, Gironico, Parè, Ronago ed Uggiate si alternarono nelle giornate di sabato dei mesi di settembre, ottobre e novembre per completare i lavori edili di consolidamento, ampliamento ed impiantistica della sede della Croce Rossa di Uggiate, lavori che erano stati interrotti dalle imprese edili per mancanza di fondi. A lavori conclusi, la Croce Rossa di Uggiate potè riprendere appieno la sua attività, ringraziando calorosamente gli alpini. Il raduno per ricordare il battaglione Valle Intelvi ebbe luogo il 17 giugno a Laino Intelvi, con la cerimonia presso la cappella alpina, presenti i vice presidenti Genazzini e Gregori. La messa sezionale, organizzata dai gruppi di Arosio, Inverigo e Lurago, fu celebrata il 18 novembre presso la Rotonda della Pro Juventute ad Inverigo, dal cappellano padre Beregazzo: monumento alla pace

manifestazioni del 1990

Germasino: inaugurazione della “Chiesetta degli Alpini” al monte Brugo

Felice, partecipi con il vessillo il presidente Ostinelli, i tre vice presidenti e 30 gagliardetti. Nei primi mesi furono eletti alcuni nuovi capigruppo: ad Albate Generoso Casale (subentrò ad Angelo Navoni); ad Arosio Paolo Tanzi (Graziano Ambrosoli); a Breccia Rebbio Antonio Vendramin (Luigi Fasola); a Castelmarte Angelo Dalla Valle (Tiziano Tavecchio); a Colonno Giuseppe Vanini (Albino Vanini); a Erba Luigi Villa (Giovanni Molinari); a Gironico Attilio Quadranti (Domenico Robustelli); a Sueglio Giancarlo Nogara (Erminio Goggia). Il 6 novembre si svolsero i funerali del socio Arturo Coopmans De Yoldi, capitano degli Alpini, cavaliere di Vittorio Veneto, combattente dell’ Ortigara, ultimo a scomparire dei soci fondatori della nostra sezione e per molti anni pregevole revisore dei conti. Altri personaggi defunti furono il ten. col. Sergio Leban, da anni in servizio presso il Consiglio di leva del Distretto Militare di Como; Arnaldo Panatta capogruppo di Porlezza; i soci, già capogruppo, Francesco Zanotta di Casasco, Pietro Fumagalli di Inverigo, Orazio Mocellin di Lomazzo, Luigi Dottesio di Pontelambro, Felice Franconi di Griante, Giuseppe Colombo di Arosio e Giuseppe Franzi segretario di Albiolo. Il gruppo di Rovenna spostò la sede da piazza Vittoria a via Bonino, in locali concessi e sistemati adeguatamente. All’inizio dell’ anno il gruppo di Gravedona consegnò alla Lega italiana contro i tumori la cifra di 5 milioni di lire, incassati con il veglione di capodanno, ed il 28 settembre i gruppi di Cantù e Fino Mornasco organizzarono una esibizione del coro ANA di Milano, devolvendo l’importo di 6 milioni di lire all’ Associazione italiana ricerca sul cancro. Il gruppo di Torno celebrò il 16 settembre il 70° anniversario di costituzione con le autorità locali, la messa concelebrata dal cappellano don Gianni Fontana e dal parroco don Luigi Artali, la fanfara di Asso e 32 gagliardetti. Il gruppo di Gironico festeggiò il 30° anniversario di costituzione sabato 15 settembre con le autorità locali, la fanfara di Olgiate e alla sera l’esibizione del coro Grigna di Lecco.

28 gennaio Grandate 18 febbraio Como 1 aprile Mezzegra 19 maggio Breccia Rebbio 12- 13 maggio Verona 20 maggio Varese 10 giugno Orsenigo 17 giugno Laino Intelvi 24 giugno Germasino 30 giugno Civenna 1 luglio Plesio 7 - 8 luglio Como 8 luglio Menaggio 15 luglio Garzeno 16 luglio Lanzo Intelvi 22 luglio Menaggio 29 luglio Palanzo 29 luglio Sormano 5 agosto Barni 5 agosto Lenno 12 agosto Caslino d’Erba 9 settembre Veleso 9 settembre Cirimido 15 settembre Gironico 16 settembre Torno 23 settembre Beregazzo 28 settembre Cantù e Fino M. 13 ottobre Como 4 novembre Ossuccio 11 novembre Appiano Gentile 18 novembre Inverigo

Manifestazioni di un certo significato furono le commemorazioni di Nikolajewka per i gruppi delle zone di Grandate e di Lenno, l’ annuale raduno sul Palanzone, le sagre presso il rifugio “Venini-Cornelio” sul Galbiga e ai Piani di Nesso. Una rappresentanza sezionale con vessillo fu presente il 27 e 28 ottobre al raduno intersezionale di Cagliari. Buona fu l’attività sportiva. Sospese le gare di sci sezionali per mancanza di neve, alcuni nostri soci presero parte al Campionato ANA di fondo a Dobbiaco con mediocri risultati. Dal 20 aprile al 19 maggio si disputò presso l’oratorio di Breccia il 19° torneo di calcio “Penne nere” con il trofeo Romeo Bianchi, organizzato dal gruppo di Breccia Rebbio, con partecipazione di 9 gruppi e vittoria della squadra di Camnago-Parè. Il 30 settembre nel Campionato ANA di tiro a Novara le nostre squadre si piazzarono nella carabina al 2° posto con Fresoli, Zaminato e Canavesi e con la pistola al 6° posto con Zaminato, Canavesi e Meda. La gara sezionale di tiro con carabina ebbe svolgimento l’ 11 novembre al poligono di Appiano con la collaborazione del gruppo di Appiano Gentile, con 80 partecipanti di vari gruppi e vittoria della squadra di Olgiate (Peiti e Dassiè). L’ 8 luglio diversi alpini golfisti fecero il loro Campionato, con l’ organizzazione dei gruppi di Menaggio e Grandola, presso il locale Golf Club. Il Gruppo Sportivo Alpini nucleo di Como non svolse attività sciistica per la mancanza di neve, ma effettuò allenamenti ed uscite con la mountain bike. Soci del gruppo di Civenna con i familiari si recarono due volte, il 30 giugno e il 9 settembre, a Bassano del Grappa, città con cui è gemellata, per incontrare la sezione Combattenti e Reduci, rendere gli onori ai Caduti del Tempio Ossario e salire a Cima Grappa. Soci del gruppo di Camnago Faloppio compirono l’ 1 e 2 settembre una escursione sul Pizzo di Gino. A. Capriotti

Commemorazione di Nikolajewka con i gruppi della zona Assemblea ordinaria sezionale Raduno annuale Torneo di calcio “Penne nere” 63^ Adunata Nazionale Raduno del 5° Alpini Inaugurazione del monumento all’ Alpino ad Alzate Raduno dei gruppi della Valle Intelvi Inaugurazione della chiesetta dedicata alla Madonna Gita a Bassano del Grappa Inaugurazione della “Cappella del Bergum” 70° di costituzione e presentazione della Protezione Civile Campionato degli alpini golfisti Sagra presso la cappellina al passo Giovo Messa serale nella chiesetta della Sighignola Sagra presso la Crocetta Raduno sul monte Palanzone Sagra d’estate Inaugurazione del monumento all’Alpino soccorritore Sagra presso il rifugio “Venini-Cornelio” sul Galbiga Raduno e sagra annuale 60° di costituzione e inaugurazione del monumento all’Alpino Sagra annuale 30° di costituzione 70° di costituzione Inaugurazione del monumento alla pace Serata di canti Veglia verde Inaugurazione della cappellina votiva Gara sezionale di tiro a segno Messa sezionale presso la Rotonda della Pro Juventute


14

L’impronta della SMALP

Inaugurazione solenne al Contrin

Perché ricordarla al Rifugio Contrin La Sezione di Como in prima fila Si è tanto discusso sull’abolizione del servizio di leva, sulla validità di tale decisione e con essa ovviamente la fine degli Ufficiali di Complemento. Quindi anche della Nostra Scuola Militare Alpina di Aosta. Francamente non so quale contributo nell’attuale Esercito professionista avrebbero potuto dare ingegneri, avvocati, dottori, giornalisti, ecc... che componevano l’ossatura dei Corsi di Aosta. Eravamo più o meno tutti giovani studenti universitari che avevano scelto volontariamente quel tipo di servizio militare, perché comunque di servizio si trattava. In un modo o nell’altro, era dovuto al Paese e quindi andava fatto.Chi aveva scelto gli Alpini lo aveva fatto per amore verso la montagna in tutte le sue sfumature sia estive che invernali. ma sono convinto che la maggioranza di noi non sapeva a cosa sarebbe andato incontro e quale impronta avrebbe lasciato nel futuro di tutti noi.Personalmente la “Pennite” (malattia da cui tutti siamo stati colpiti) mi è entrata nel sangue a piccolissime dosi tanto che me ne sono accorto solo quando ne ero irrimediabilmente contagiato. Non so quindi dire cosa noi abbiamo dato all’Esercito e alla Patria (ai miei tempi si chiamava così), certamente tanta fatica e sudore ma ne abbiamo ricevuto in cambio un’ “impronta” che ci ha poi accompagnato in una vita di lavoro. Il bilancio si può certamente chiudere in attivo. Sì la SMA ha dato a tutti quelli che hanno avuto il privilegio e le capacità di superare quei 5 mesi incredibili, un’impronta speciale indipendentemente dal numero di Corso che hanno frequentato a due o tre cifre. Un’impronta riconoscibile anche a distanza di anni, non conta l ’età anagrafica, che ci accomuna tutti. Ci ha insegnato a non mollare mai, ad ignorare caldo o freddo, ad essere impassibili nell’affrontare le difficoltà perché dovevamo dare l’esempio, essere sempre un passo avanti ai nostri Alpini, soldati speciali, che solo in questo modo si potevano “governare”. La stelletta o i “baffi” negli Alpini non contavano molto, la cosa importante era l’esempio. Solo con quello si poteva ottenere il rispetto di quei fantastici ragazzi che abbiamo avuto il privilegio di

comandare. Con il rispetto si cementava l’amicizia, l’affiatamento e tutte le altre componenti che, unite, creano il particolare Spirito di Corpo che contraddistingue da sempre le truppe alpine.Tutto questo ci è stato inculcato da Comandanti che ancora oggi ricordiamo con stima ed affetto, con i quali continuiamo a mantenere i contatti. Così come facciamo con i nostri Alpini. Da qui nasce l’ANA, le nostre Adunate, la Protezione Civile e tutto il resto: Alpini a vent’anni, Alpini sempre! Questo modo di essere, una volta appeso il Cappello al chiodo, rimane parte integrale del nostro carattere e ci è servito anche nella vita “civile”, nel lavoro, nel rapporto con gli altri. La SMA prima e la naja alpina poi si è rivelata una importantissima scuola di vita, una scuola che ricordiamo perché ci ha arricchito e “costruito” come persone. Che peccato: i nostri figli non potranno avere questa possibilità. I compagni di Corso dei vent’anni sono anche gli Amici di oggi, i Fradis, ci si sente regolarmente e appena possibile si organizza una rimpatriata. Abbiamo condiviso solo cinque mesi, poco o niente paragonati ad una vita intera, eppure così pregnanti da legarci in modo significativo. Per questo e tanto altro ricordiamo la Scuola Militare Alpina di Aosta. Non è nostalgia dei perduti ventanni, ma riconoscenza verso un’istituzione che purtroppo l’Esercito ha deciso di sopprimere, un’esperienza di vita per noi irripetibile. Con essa vogliamo ricordare i nostri Comandanti che in così poco tempo sono stati capaci di insegnare a dei giovani, scapestrati studenti a diventare: Alpini, uomini e comandanti di altri Uomini, in montagna. Ecco perché al Contrin, con i proventi del libro “DNA Alpino” al quale mi preme ricordare molti della nostra Sezione hanno contribuito, abbiamo posto una targa a ricordo di tutti gli Alpini che a vario titolo hanno prestato servizio alla Caserma Cesare Battisti. per RICORDARE! Grazie, cara vecchia SMA, noi non ti dimenticheremo MAI!. Aldo Maero Capo progetto DNA Alpino

di Carlo Gobbi

Contrin, nome sacro per gli Alpini. Disposti a una bella sfacchinata, provare per credere, per arrivare fino lassù, al rifugio, 2.015 m., in Val di Fassa. Non su una bella comoda strada asfaltata, ma per una mulattiera erta, sassosa, insidiosa, che soprattutto nella prima parte, in salita, e nella seconda, in discesa, ha rinverdito i ricordi della truppa. Niente zaini, muli, stare sotto, avanti-avanti, nè ufficiale di coda per incitare quella lunga fila, che fin dall’alba ha cominciato a scarpinare come ai bei tempi, quando «andava al confine». Una processione di ogni età e per chi va sugli anta e abbonda, certo non è una passeggiata, quando gambe e fiato stentano già sulle prime rampe tremende (in salita), ma ancor più sulle ultime (in discesa).Il Contrin, ristrutturato, ha chiamato a raccolta migliaia di Alpini. Sulla spianata, incantevole il paesaggio, fittissima la fila di vessilli e gagliardetti di sezioni e gruppi, permesso, stringiamoci, ci stiamo anche noi. L’officiante, lui pure Alpino, ci ha fatti sentire più vicini a Dio. Anche per chi si godeva il fresco sotto gli alberi, o se ne stava appollaiato lassù, abbronzandosi al sole, più in alto ancora, o più in basso celebrava con un boccale di birra o un gotto di vino, nel crepitare delle grigliate che spandevano su per l’aere un profumo invitante, data l’ora.Pezzo forte, nell’inaugurazione del rifugio rinnovato, la targa dedicata agli AUC della SMALP di Aosta, autori di «DNA Alpino», i proventi (50mila euro) versati all’ANA. Passo marziale, cadenzato, inquadrato, ma che effetto, il consiglio direttivo guidato dal presidente Perona. Pareva il cortile della Chiarle, poi Battisti. Como c’è. Con sette autori (Canepa, Capriotti, Di Dato, Gaffuri, Gregori, Gobbi, Maero), e con Edoardo Viganò di Alzate, AUC del 36°, che ha donato la targa. Con Aldo Maero, 49°, che ha avuto l’alto onore di togliere il tricolore su quelle parole che resteranno scolpite per sempre. E questa è storia. Negandogli però l’arringa celebrativa dell’evento. Colpa del rancio? E con Francesco, alpino del Susa, nipote di Nelson Cenci, reduce di Russia e medaglia d’argento al Vestone, in prima fila. Con il cappello del nonno in testa. E questa è poesia!


15

Anagrafe Alpina Defunti Breccia-Rebbio Camnago Faloppio Casasco Intelvi Cermenate Lurate Caccivio Menaggio Mezzegra Parè Plesio Porlezza

Gianfranco Mozzanica, volontario della P.C. Bernasconi Alessandro, classe 1940 Giacomo Augustoni, classe 1919 reduce Tomerini Mario Gusatto Giovanni Zanini Pietro Silvio Pedrazzini, reduce Galli Alberto, classe 1965 Aldo Tettamanti, classe 1926 ex capogruppo Selva Pietro, ex capogruppo e socio fondatore Peverelli Ernesto, classe 1932

Nascite Albate Appiano Gentile Caslino al Piano Claino con Osteno

Giorgia di Michele Peruzzo e Sorano Patrizia Umberto di Zaffarini Lorenzo e Micaela Luca di Leoni Cesare e Barbara Alessia di Zinetti Cristiano e Sonia Lorenzo di Zinetti Fabio e Carla Gloria di Zanotta Alessio Gabriele di Baietti Andrea Diego di Rossetti Corrado Davide di Ronchetti Ivan Pietro di Gozzi Davide Davide di Luca Besana e Marianna Longobardi

Lanzo Intelvi Lurate Caccivio Palanzo

Seveso

Matrimoni Beregazzo Casasco Intelvi Lurate Caccivio Menaggio

Cossu Costanzo e Arienti Sabrina Massimo Prioni e Roberta Bonaviticola Gianluca e Simona Meroni Luca e Turcati Stefania Alessandro Tatti e Raffaella Airoldi

Anniversari Matrimoni Casasco Intelvi Menaggio

60° Giacomo Augustoni e Giancarla 50° Luigi Marconi e Bianca Barili

Lutti Albate

Peppino, nonno di Iaconis Michele Vittorio, fratello di Tettamanti Enrico Appiano Renzo, fratello di Sottocornola Lino Argegno Antonietta, mamma di Maroni Marco e nonna di Ettore Breccia-Rebbio Carmela, madre di Lucecchini Claudio Camnago Faloppio Giuseppina, madre di Gerna Dario e madrina del gruppo Capiago Intimiano Luciano, figlio di Marelli Isidoro Cernobbio Giorgio, padre di Molteni Roberto Claino con Osteno Caterina, moglie di Zinetti Mario Colonno Costanza, mamma di Giulio e Gianfranco Valdè Mezzegra Isacco, cognato di Mario Meda Germano, cugino di Piazzoli GianMario Ossuccio Pia, madre di Maurizio Bordoli Palanzo Silvia, sorella di Gramatica Giuliano e Alberto Schignano Pietro di Bordoli Gianbattista Seveso Ida sorella di Bruno Antonio S. Nazzaro V.C. Pietro fratello di Monga Luigi

OBLAZIONI

Una giornata al Contrin Domenica 29 giugno u.s. ero al Contrin per l’inaugurazione del Rifugio, dedicato al Presidente Bertagnolli, ristrutturato e ampliato. Il maestoso gruppo della Marmolada che si può considerare al centro delle Dolomiti e che si eleva alle spalle del rifugio lo rende sempre più frequentato. Alla suggestiva cerimonia che ha preceduto la benedizione e il taglio del nastro ha partecipato un numero veramente notevole di Vessilli Sezionali e di Gagliardetti. La manifestazione, nello scenario di bellezze naturali che esaltano l’animo di chi si è temprato in montagna con la naia alpina, mi ha portato più volte alla commozione. L’emozione in particolare ha preso posto nel mio animo durante l’intervento del nostro Presidente Nazionale Perona e precisamente quando ha ricordato che questo luogo è stato un severo teatro di guerra. Sia da parte italiana, sia da parte austriaca, vennero scritte pagine straordinarie di sacrifici e di ardimenti. I militari che operarono in questa zona dovettero affrontare oltre al fuoco nemico le insidie della montagna che si traducevano in freddi inverni e in forti nevicate causa di valanghe. In questa memoria ho molto apprezzato le parole del Presidente che accomunavano nel ricordo alpini e soldati austriaci. Il Presidente, prendendo poi suggerimento dalle bellezze di queste montagne che fanno da cornice alla zona della cerimonia, ha esaltato e lodato l’opera del Creatore ricordando che anche noi Alpini dobbiamo sentirci impegnati a portare in montagna i giovani, perché la montagna con i sacrifici, con le fatiche per raggiungere un rifugio, una vetta, diventa una grande maestra di vita. Mi sono sentito in perfetta sintonia col Presidente e sono stato catturato da tanta soddisfazione. Ho sempre sostenuto che noi Alpini non dobbiamo mai dimenticare le nostre radici: essere stati soldati di montagna e di conseguenza sentirci sempre legati ad essa. A questo punto le parole del Presidente mi hanno suggerito delle considerazioni. La montagna fa solidarietà perché all’amico in difficoltà si dà sempre una mano; fa amicizia perché il raggiungere una cima con l’abbraccio, con lo stringersi le mani ci fa sentire amici, quasi una persona sola. Solidarietà e amicizia sono punti fondamentali del nostro operare. Mi hanno fatto pensare che andare in montagna come Alpini vuol dire: -Non dimenticare le popolazioni che al tempo della nostra naia alpina ci accolsero con tanto calore fraternizzando con sincera amiciziaPortare; quando si percorrono vallate, la nostra vicinanza agli alpigiani che svolgono lavori pesanti e che per parecchi mesi dell’anno vivono in sperduti alpeggi-Portare alle

popolazioni montane sentimenti di familiarità ricevendo in cambio soddisfazioni che danno gioia al nostro cuore di Alpini -Arricchirsi di allegria da condividere con gli amici-Gustare l’aria pura, i silenzi lontani dal nostro vivere quotidiano frettoloso, invischiato nel baccano e nel caos. Con queste mie ben radicate convinzioni cerco di trasmettere ai giovani e ai meno giovani Alpini la voglia di andare in montagna, la voglia di partecipare alle manifestazioni della nostra Associazione che si svolgono in montagna perché da questo nasce l’entusiasmo di essere stati soldati di montagna e l’insegnamento ad essere rispettosi dell’ambiente alpino, magnifico dono di chi ha compiuto l’opera della creazione. Un giorno un amico mi disse: mi sembra che in montagna le manifestazioni riescano meglio. Certo che è così: ci sentiamo nell’ambiente a noi più congeniale e chi è presente è perché veramente vicino a noi Alpini, quindi non mostra indifferenza al susseguirsi dei vari momenti della cerimonia. La giornata al Contrin mi ha dato appagamenti che per un Alpino della mia età sono un bel regalo: essere stato l’Alfiere del Vessillo della Sezione, essere stato capace di portare un discreto numero di Soci del mio Gruppo e Alpini di altri due Gruppi della Sezione. A conclusione della giornata sono disceso a Canazei portando nel mio animo, nel mio cuore di Alpino una ricchezza di sentimenti di amor patrio e nei miei occhi la visione di un paesaggio dolomitico da fiaba. Gianmario Porro

Protezione Civile Caminetto Caminetto Gr. Rovellasca Boarin Pierangelo Oratorio S. Agata Gr. Beregazzo In memoria di nonno Gianni

20,00 34,00 100,00 100,00 150,00 250,00 1000,00

Offerte per Sede In memoria di Luigi Bernasconi

300,00

Baradell Gr. Gr. Gr. Gr. Gr.

Camnago Faloppio Torno Civiglio Cabiate Rovellasca

50,00 50,00 100,00 100,00 100,00

sono...andati avanti! L'alpino Aldo Tettamanti è andato avanti, ha raggiunto il paradiso di Cantore. Classe 1926, Capogruppo di PARE' dal 63 al 1991, uomo di poche parole, di animo nobile e figura carismatica per il Suo gruppo che ha saputo guidare per anni. Nell'ultima cerimonia del suo gruppo ha voluto assistere alla sfilata ed ascoltare il "33", confidando che i Suoi alpini l'accompagnassero all'ultima dimora. La Sua dipartita ha lasciato un grande vuoto e un ricordo indelebile nella nostra "famiglia alpina".Noi lo vogliamo pensare lassù a vegliare su tutti. Ciao, caro Aldo, grazie di tutto, non ti dimenticheremo.


Ricordi e...

memorie

Il Libano, una polveriera pronta ad esplodere

la pagina

VERDE

del Col. delle Trasmissioni alpine Salvatore Parisi Il Libano rappresenta, da decenni, una delle aree più sensibili nell’intricato ginepraio dei rapporti storico-polico- militari del Medio Oriente.Il Col. Parisi ne esamina le cause e ne analizza gli aspetti, forte della sua esperienza di Capo Ufficio Operazioni del Comando degli Osservatori Militari a Gerusalemme e di comandante del Gruppo internazionale per il mantenimento della pace sul Golan tra Israele e Siria. È autore del libro «Il misterioso volo del Charlie Four» recensito da L’ALPINO nel dicembre 2007 con il quale difende la memoria del figlio, Giuseppe, capitano degli alpini e pilota di un elicottero italiano abbattuto in una missione di pace che la «ragion di Stato» ha insabbiato. Nelle prossime puntate tracceremo il curriculum vitae del Colonnello In seguito alla disgregazione dell'Impero Romano, nel 634 D.C. gli arabi conquistarono gran parte dell'oriente e vi diffusero la religione musulmana. Essi furono i responsabili della composizione disomogenea della moderna società libanese. Il Libano divenne però un'isola di tolleranza dove razze diverse e gruppi di differenti religioni trovarono un rifugio sicuro. Le più numerose e antiche comunità sono: la cristiana, la musulmana e la drusa. Tale equilibrio venne turbato dall'arrivo dei Crociati che tra il 1109 e il 1124 occuparono le principali città libanesi sostenendo i cristiani a scapito delle altre comunità.Tali le cause remote che hanno portato il Libano all’attuale stato di malessere.La crisi più grave dalla dichiarazione di indipendenza del Libano dalla Francia fu la guerra civile scoppiata il 13 aprile 1975 e durata 15 anni. Le tensioni religiose, sociali ed etniche esplosero quasi all'improvviso. Le cause sono da attribuire al clima di tensione creato dalla politica nasseriana e all'arrivo sin dal 1948 di 140.000 profughi palestinesi cui va aggiunta l'ondata di guerriglieri dell'OLP scacciati da Re Hussein dalla Giordania in seguito al "Settembre Nero" nel 1970. La guerra civile si fermerà il 13 ottobre 1990 con l’occupazione del Kuwait da parte dell'Iraq e grazie all’eliminazione dalla scena del Generale Aoun in un'azione militare siriana incoraggiata dagli Stati Uniti. Nel frattempo l'esercito libanese divenne impossibile da comandare per l'appartenenza dei suoi effettivi alle diverse comunità, mentre la milizia di ciascuna fazione si ritagliava una fetta di territorio da controllare. Del caos ne profittò l'OLP che costituì "un suo stato nello stato" ed ebbe carta bianca nell'intensificare le azioni terroristiche contro le frontiere israeliane. Nelle prime ore del marzo 1978, undici guerriglieri palestinesi di "Al Fatah", dell’OLP, sbarcati su una spiaggia israeliana tra Haifa e Tel Aviv, sequestrarono un autobus carico di gitanti israeliani sparando all'impazzata contro auto e persone che incrociavano. A un posto di blocco si accese una violenta battaglia ove rimasero uccise 46 persone, tra cui 9 terroristi (Nota : una dei due terroristi rimasti vivi e catturata dagli israeliani è stata liberata, per scambio di prigionieri tra Israele e Libano, nel luglio 2008). La risposta d'Israele fu terrificante: cinque giorni dopo, poco dopo la mezzanotte del 15 marzo, 7.000 soldati israeliani invasero il Libano fino al fiume Litani, da cui il nome di "Operazione Litani". Nel giugno i reparti israeliani non riattraversarono la loro frontiera ma si fermarono in una enclave costituita da una fascia di territorio libanese per proteggere la Galilea dal terrorismo palestinese. Il governo libanese protestò presso il Consiglio di Sicurezza (C.S.) dell'ONU contro Israele, dichiarando di non sentirsi responsabile della presenza delle basi palestinesi nel Libano del sud e di non essere mai stato al corrente delle operazioni dei guerriglieri palestinesi(!). Il 19 marzo 1978, su proposta degli Stati Uniti, il C.S. emetteva la "Risoluzione 425", obbligando Israele al rispetto dell'integrità territoriale, della sovranità e dell'indipendenza del Libano. Inoltre il C.S. stabiliva l'invio in Libano di una forza internazionale per un periodo di 6 mesi, rinnovabile se richiesto. Si costituiva perciò una forza di interposizione denominata UNIFIL (United Nations Interim Forces In Lebanon), con Quartiere Generale a Naqoura nel sud del Libano. Con la successiva "Risoluzione 427" del 3 maggio, il C.S. autorizzò l'invio di circa 6.000 uomini. II contingente UNIFIL era assistito dall`Observer Group Lebanon" (OGL), forte di 40 "Ufficiali Osservatori" di varie nazionalità con Quartier Generale a Gerusalemme. L'organizzazione comprendeva anche una compagnia MP (Polizia Militare) e un reparto di volo; i primi elicotteri furono forniti dalla Norvegia che subì i primi morti per l'abbattimento di un suo velivolo. I norvegesi furono in seguito sostituiti da un nostro Squadrone che prese il nome di "ITALAIR". Dalla sua costituzione si sono verificati alcuni incidenti ai velivoli e agli equipaggi; l'ultimo, in data 6 agosto 1997, è costato la vita all'equipaggio e ai trasportati tra i quali il già citato Capitano degli alpini Giuseppe Parisi, figlio dell’autore di questo articolo. Per non perdere i benefici dell'Operazione Litani, gli israeliani cedettero l'enclave libanese al loro vassallo maronita, maggiore Saad Haddad e ai suoi 2000 miliziani dell’Esercito del Libano del Sud. Il 6 giugno 1982, gli israeliani invasero ancora il Libano con l’operazione "Pace in Galilea che scaturì dal graduale spostamento delle operazioni dell'OLP dalla Giordania verso Beirut e il Libano meridionale e dall’inizio della guerra civile in Libano nonché dal trattato di alleanza tra Israele e la milizia cristiano-maronita della "Falange". In questo contesto venne deciso l'intervento di truppe occidentali tra cui quelle italiane. Il 23 agosto 1982 venne eletto Presidente della Repubblica Bashìr Gemayel. La sua elezione fu una forzatura. Infatti era voluta dai falangisti e dagli israeliani mentre lasciava delusI musulmanI e drusI nonchè la Siria. Ma il 14 settembre 1982 il neo Presidente, durante un incontro del suo partito a Beirut, a causa di un attentato, saltò in aria con tutto il suo staff. Scomparso Gemayel, il governo israeliano vide svanire i suoi disegni politici. L'attentato fu la prova che Beirut era ancora piena di guerriglieri palestinesi e di terroristi filosiriani. Gli israeliani, d’accordo con i falangisti, decisero di invadere la parte musulmana di Beirut Ovest dove si trovavano (e si trovano) i campi profughi palestinesi. Le informazioni falangiste assicuravano che i campi profughi di Sabra e Shatila erano le principali basi di sostegno all'OLP e che alla sua partenza dal Libano sotto la protezione del Contingente Multinazionale, Yasser Arafat vi aveva lasciato due o tre mila guerriglieri con il compito di proteggere i civili e di costituire una cellula per un futuro ritorno dell'OLP. I falangisti volevano vendicare non solo l'assassinio di Bashir Gemayel ma anche il massacro ad opera di guerriglieri palestinesi nel febbraio 1977 degli abitanti cristiani del villaggio di Damour a sud di Beirut. Nel pomeriggio del 16 settembre 1982, i mortai israeliani iniziarono a lanciare bengala illuminanti sui campi profughi, mentre 1500 falangisti entravano a Sabra e Shatila. II massacro durò dal 16 al 18 settembre. Si parlò di 2000 morti. In seguito alla commozione universalmente suscitata venne deciso il ritorno in Libano della Forza Multinazionale, composta da contingenti statunitensi, francesi e italiani e da un centinaio di soldati britannici. I compiti del nostro contingente erano di presidiare i campi profughi e di aiutare il governo legittimo. La Forza Multinazionale composta, come si vede, da eserciti occidentali, considerati filo cristiani divennero subito invisi a musulmani, drusi e siriani. Secondo le informazioni postume raccolte dai servizi segreti libanesi, israeliani, americani e francesi, l'attentato terroristico, di cui sarebbero stati vittime da lì a pochi giorni il contingente americano e quello francese, venne attribuito ai guerriglieri filoiraniani "Hezbollah", che si resero responsabili di un immane massacro. Alle ore 06,25 del 23 ottobre 1983 un'esplosione provocata da un autocarro imbottito di esogene, scosse i sobborghi meridionali di Beirut. Tre minuti dopo una seconda esplosione, con le stesse caratteristiche, investiva Beirut nord. La prima distrusse il palazzo sede dei marines e causò la morte di 286 militari e il ferimento di altri 50. La seconda, distrusse la palazzina dei paracadutisti della Legione Straniera causando la morte di 76 militari e il ferimento di altri 23. Perché questi due atti terroristici siano stati perpetrati solo contro americani e francesi e non contro italiani e inglesi rientra nella natura politica della situazione allora in atto, ma non manca quella che investe il carattere comportamentale dei contingenti; per saperne di più rimando al libro «Il misterioso volo di Charlie Four» citato nella presentazione di questo articolo. ll 6 marzo 984 il contingente italiano lasciava Beirut.


baradell-2008-n-3