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associazione nazionale alpini - sezione di como

Como - Anno XXIX - n° 1 - Gennaio/Marzo 2003

Sped. in abbon. post. - Art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Como

L’annuale Assemblea dei Delegati si è svolta a Como, al Collegio delle Imprese Edili, domenica 9 marzo

I nostri valori sempre più importanti E

così, è passato un altro anno! A segnalarci il trascorrere del tempo è stata una nuova Assemblea dei Delegati, che si è svolta il 9 marzo scorso nell’ormai punto di ritrovo tradizionale: il Collegio delle Imprese Edili, che come sempre ci mette a disposizione la bellissima sala conferenze. E, col passare del tempo, le “nostre cose” invece di affievolirsi prendono più vigore. L’ha dimostrato la presenza ancor più massiccia di rappresentanze dei nostri gruppi: erano bel centocinque, a fronte dei centoventi gruppi della Sezione. Insomma, un’ottima partecipazione, che cresce anno dopo anno. Sarà per il maggior interesse degli alpini, oppure per i “cicchetti” che il Presidente dispensa agli assenti? Chi lo sa!? L’importante è il risultato. Tra il pubblico tre presenze da ricordare: Mario Ostinelli, il nonno Vittorio Cattaneo e Zola Genazzini, accompagnato da Crazy, la sua inseparabile cagnetta; Zola mi ha spiegato che non può lasciarla a casa sola, perché fa la matta ed è per questo che l’ha chiamata Crazy, cioè pazza. Altra presenza da citare, anche se scontata poiché di casa, quella del generale Cesare Di Dato, direttore de L’Alpino. Al tavolo dei relatori c’era invece il consigliere nazionale Edo Biondo, graditissimo ospite venuto a sostituire il nostro consigliere di zona Perini, che la stessa domenica si è ritrovato con quattro assemblee di altrettante sue Sezioni.

In rappresentanza dell’Amministrazione comunale il consigliere Nardone, in sostituzione del dottor Mascetti, che è diventato un nostro abituale frequentatore. Il dottor Mascetti ha inviato al Presidente una lettera di “giustificazione” per l’assenza e un saluto a tutti gli alpini comaschi. Il primo atto è stato come sempre un omaggio al Tricolore e al Vessillo, con le sue sette medaglie d’oro, concesse ad altrettanti eroi alpini della nostra terra. Il presidente Achille Gregori ha quindi proposto il nome di Luigi Mario Belloni di Ossuccio per la presidenza dell’Assemblea. Belloni, assunta la direzione, ha dedicato il suo incarico agli ufficiali di complemento, figure che stanno purtroppo sparendo; l’ha dedicato agli alpini di Como e agli alpini della sua vecchia Compagnia: l’Ardia, l’ardita 36a del Susa. Brividi al banco dei relatori! Brividi miei e di Andrea Riella, visto che entrambi eravamo allo stesso battaglione, io proprio alla 36 di Belloni, e Andrea alla Compagnia Comando Servizi. Approvata la relazione dell’anno precedente, la parola è passata al presidente Gregori, che, dopo aver ricordato gli amici andati avanti nel corso dell’anno 2002, ha letto la relazione morale. Come il numero dei partecipanti è in aumento, così vale per la relazione del Presidente, sempre più dettagliata, sempre più coinvolgente. Da che partecipo all’Assemblea, credo che questa sia stata in assoluto la

Afghanistan di Icaro Dunque sono partiti. I nostri alpini in febbraio hanno cominciato ad affluire in zona Bagram, in Afghanistan, per schierarsi in vista del prossimo impiego. La missione è di pace, ma l’ambiente è di guerra. Dopo 58 anni dagli ultimi episodi bellici compiuti da unità italiane in Alta Italia, nostri reparti tornano in un teatro di guerra potenziale che potrebbe riscaldarsi a causa delle possibili reazioni degli ultimi, irriducibili talebani arroccati nelle loro alte e aspre montagne. I nostri alpini del 9° reggimento non sono soli, in quanto con loro ci sono paracadutisti - anche alpini carabinieri, genieri, elementi specializzati; non sono stati neppure i primi perché in quella remota Nazione nei mesi scorsi hanno operato genieri dell’Aeronautica italiana con compiti prevalentemente logistici. Ma essi saranno i primi a pattugliare la montagna alla ricerca di pericolosi terroristi con azioni tipiche del combattimento ravvici-

nato. Li accompagna il nostro affetto e la nostra stima e ci è di conforto sapere che in Parlamento si è gridato “Viva gli alpini” alla loro partenza, così come ci è di conforto constatare che gli alpini hanno conquistato da ottobre quasi tutta la stampa, nazionale e locale. Quasi tutta la stampa, ma non tutta, perché su alcuni giornali politici si è polemizzato su questo intervento, autorizzato dal Parlamento, dicendo che i nostri alpini sono al soldo degli USA, se non i loro servi. Accuse infami e senza senso: la partecipazione dei nostri ragazzi è di collaborazione, non certo di subordinazione. Ne andrebbe della dignità dello Stato e della loro, come uomini e come soldati. I nostri alpini, considerati i migliori specialisti della guerra in montagna, sono a fianco di soldati di molte altre Nazioni per garantire libertà e sicurezza al popolo afghano. Di sicuro non hanno bisogno di padri padroni.

miglior esposizione di vita associativa che abbia mai sentito. Bravo Presidente! Ha toccato proprio tutti gli aspetti dell’attività sezionale, ma, soprattutto, ha colto bene in ogni punto i giusti sentimenti che ne hanno animato i protagonisti. Sarebbe interessante poter riproporre tutta la relazione sul Baradèll, ma si tratta di sedici pagine dattiloscritte e ci manca fisicamente lo spazio. Ve ne riportiamo quindi solo la parte conclusiva.

Alpini delegati, siete qui oggi per valutare l’operato del CDS e della presidenza, ma anche per trarre delle conclusioni da tutto ciò che è stato detto, mi auguro in maniera non troppo pesante. Tutti quanti insieme abbiamo lavorato cercando di seguire il più possibile il dettato associativo, applicando le disposizioni della Sede nazionale, tenendo presente che la nostra è e rimane un’associazione d’arma e come tale prevede l’ordinamento gerarchico, che ciascuno deve seguire. A questo proposito ricordo che le disposizioni della SN e del CDS devono essere applicate e non accantonate, secondo giudizio individuale o ancor peggio per pigrizia. L’appartenenza all’Associazione è una libera scelta e, seguendo questa libera scelta, gli alpini nominano i loro capigruppo, il presidente e i consiglieri di sezione, il presidente e i consiglieri nazionali, pertanto li riconoscono come loro capi e ne applicano i dettami. Diversamente anziché associazione, saremmo un insieme d’individui fini a se stessi e non potremmo vantarci della coesione e dello spirito d’appartenenza di cui parliamo sempre. Ricordo perciò, che tutti, ma veramente tutti, devono rispettare le scalette gerarchiche associative. Non serve mandare direttamente a L’Alpino comunicazioni, credendo d’essere i più furbi e così scavalcare la Sezione e arrivare a meta, di sicuro e prima, perché la redazione de L’Alpino ci rimanda quanto ricevuto dai gruppi o dai singoli, chiedendoci l’autorizzazione alla pubblicazione della notizia! Altro che tempi più brevi. Così facendo i tempi s’allungano creando inutile lavoro aggiunto. Oggi funziona bene il nostro sito internet. Attraverso il suo uso, possiamo abbreviare le fasi, girando il materiale alla Sede nazionale, in tempo reale. Altrettanto non serve andare a importunare direttamente il Presidente nazionale, sollecitandolo ad azioni o interventi, magari permettendosi di fissare luogo giorno e ora dell’incontro, perché, come logico, lui si muove attraverso la sezione e il suo presidente, con il quale è in contatto.

Non serve neppure usare l’amico politico per avere partecipazioni particolari di rappresentanze militari, perché questi ripassano alla SN la richiesta per convalida. Maggiore osservanza, quindi, delle regole da parte di tutti, alpini e capigruppo, anche nell’impostazione dell’attività del gruppo che, prima d’ogni altra cosa è un pezzetto dell’Associazione alla quale apparteniamo, e in particolare ricordiamoci che in ciascun nostro paese il gruppo ne è rappresentazione. Stiamo attenti anche all’uso appropriato delle sedi. La baita alpina è e rimane un punto specifico associativo e si basa sugli stessi principi, rispecchia gli stessi valori dell’Associazione tutta, non è un’appendice isolata dove si svolge qualche cosa di diverso. Attenzione perciò. Capigruppo, vigilate perché sia utilizzata secondo i dettami associativi, senza trasformarla in altro, per in-

teressi economici impropriamente giustificati dal sostentamento delle spese. La sede è essenzialmente la casa degli alpini e nulla più. Un’altra vicenda, che mi sta a cuore, è il “chiacchiericcio” continuo fra associati, il malumore all’interno di alcuni gruppi anche riferito al non idoneo uso della sede, le lamentele verbali e scritte. Queste sono più vicine alle beghe di cortile che a problemi veri a eccezione di rari casi. Le ripicche personali, i battibecchi che ricordano l’infanzia, le prese di posizione, non si sposano con i principi dell’Associazione, perciò è bene starsene lontani o scavalcarli, applicando i valori alpini, per non farsene coinvolgere. Personalmente, quando mi vengono esternati simili fatti, suggerisco umiltà e volontà di convivenza. Usando queste doti, si riesce ad andare oltre le beghe, oltre i conflitti. Continua a pagina 2

1 Euro per ricordare 1 Euro per aiutare Fra i tanti slogan maturati nel tempo all’interno della nostra Associazione, il presidente Parazzini, ne ha lanciato uno nuovo che appunto dice: «1 Euro per ricordare, 1 Euro per aiuture», naturalmente finalizzato ad altrettante iniziative. La proposta/richiesta della Sede nazionale ha una doppia valenza, la prima punta a mettere insieme quanto necessario all’iniziativa nata in seno al CDN, la seconda, a mio avviso più importante, vuole arrivare a vedere come rispondono gli alpini di fronte ai problemi reali che li possono coinvolgere in maniera concreta anche se, per una volta, meno muscolare. Svilupperemo successivamente il concetto. In prima battuta serve parlare del significato intrinseco della richiesta. Un Euro per ricordare, si riferisce alle necessità emerse in casa alpina e riguardanti la situazione del rifugio Lobbia Alta in Adamello, che necessita di pesante manutenzione, pena la perdita di un punto d’assoluto significato alpino, visto dove si trova e cosa ricorda per noi. In pratica, il rifugio incorpora ottimamente le nostre origini nate dalle trincee e fra i ghiacci. La nostra tradizione, la storia intera dell’Associazione, non può disperdere un simbolo così importante, perché non vuole staccarsi dalle proprie origini. Perdere il rifugio in Adamello, corrisponderebbe per l’Associazione a un’importante amputazione. Il modesto contributo che il Presidente nazionale ci chiede, rappresenta la volontà di ciascuno d’essere veramente attaccato ai valori associativi e di saperli pra-

ticare sempre, non solo con le parole, ma anche con azioni intrinseche e là dove necessita con il lavoro. La partecipazione individuale dimostrerà che veramente crediamo in ciò di cui ci vantiamo tanto, vale a dire coesione, spirito d’appartenenza, prontezza nell’applicazione dei dettami che pian piano nascono all’interno della nostra istituzione. Il secondo Euro ha uguale importanza. Questa volta si vuole vedere se veramente tutti gli alpini sanno aiutare, senza porsi tante domande, senza andare a spulciare come, perché e dove, ma aiutare là dove i nostri capi hanno ritenuto doveroso fare. Questo secondo modesto Euro, dato una tantum (come il primo), servirà a un’importante iniziativa da porre in atto in Molise, a favore della gente di Ripabottoni, piccolo centro di cui non s’è parlato, ma con moltissime necessità, dove in novembre hanno lavorato i volontari alpini e centro nel quale l’Associazione vuole lasciare qualche cosa d’utile, secondo il consolidato costume associativo, per cui, finita l’emergenza, si continua a collaborare, senza dimenticarsi delle necessità del posto. Pure qui, possiamo e a mio avviso dobbiamo, lasciare il segno, per applicare in maniera effettiva i nostri valori, dei quali andiamo tanto fieri. Non si tratta solo di compiere un’azione che costituisce risposta a un “fra’ Cercott”, secondo il nostro linguaggio locale, bensì serve a essere della partita con assoluta convinzione, certi di compiere un’azione in linea con il dettato associatiContinua a pagina 3


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I nostri valori sempre più importanti Continua da pagina 1 Dobbiamo, al contrario, guardare ad altri problemi più importanti. Il nostro futuro in prima battuta. Siamo di fronte a fatti e scelte così mutevoli da restarne quasi sconvolti. Nell’anno trascorso la SN attraverso l’apposito gruppo di lavoro, ha incontrato quasi tutti i mesi gli esponenti dello SME, prima per la presunta collaborazione al reclutamento territoriale nei VFA, per la quale anche noi ci stavamo attrezzando; poi per un’impostazione diversa del servizio civile, attraverso le nostre strutture di protezione civile, che potrebbe essere applicata in osservanza alla specifica legge (64/2001 e 38/1998), mediante approvazione dell’apposito progetto d’intervento da parte della SN. È questa una strada nuova della quale si conosce ancora poco, ma può diventare il percorso per avvicinare i giovani ai nostri valori. Non sappiamo, però, quali e quante altre variazioni d’impostazione ci vedremo passare davanti. In particolare se, come sembra, il servizio civile dovesse diventare obbligatorio, per ottemperare alle necessità di alcune organizzazioni (prevalentemente onlus) e degli enti locali. Sembra che nello SME e nei ministeri circoli più confusione che certezze. Di certo rimane la voglia degli addetti di assicurarsi posizioni di comodo, per raccogliere consensi o per occupare il posto giusto, più remunerativo, più rappresentativo. Confermando quanto già avvenuto in precedenza, senza comunicazioni, alla chetichella, la Tridentina è stata accantonata. Non è stata sciolta, ma svuotata, trasformandola in reparto aperto. In sostanza una scatola vuota, pronta ad accogliere reparti di ogni provenienza, secondo le necessità del momento. Quest’operazione ha contrastato, ancora una volta, con gli accordi presi con la nostra Associazione. Ho già parlato della visita del Comandante della TTAA che l’impostazione attuale punta prevalentemente al mestiere, a un rapporto di lavoro fra l’altro mal remunerato. Al contrario, se si facessero emergere di più i valori, le tradizioni, la coesione dei reparti, ci sarebbe maggior considerazione. Abbiamo visto con la scelta specifica degli alpini per gli impegni in Afghanistan, che i comandi stranieri hanno voluto fermamente i reparti alpini, conoscendone le caratteristiche. I comandi nostrani, dovrebbero perciò puntare a questi valori, tralascian-

BARADÈLL Trimestrale della Associazione Nazionale Alpini Sezione di COMO Spedizione in abbon. post. Como Direttore responsabile Botta Marzio Comitato di redazione Capriotti Arcangelo Di Dato Cesare Gaffuri Enrico Gregori Achille Direzione, redazione e amministrazione Piazza Roma, 34 - 22100 Como Autorizzazione del Tribunale di Como n. 21 del 7/10/1976 Grafica Grafismi di Tavecchio Tiziano Castelmarte CO Stampa Litografia New Press Via Carso, 18/20 - Como

do di scopiazzare altri modelli derivanti da culture e tradizioni diverse, per salvaguardare le nostre. Gli alpini, i parà, i bersaglieri, vanno bene se rimangono ciò che sono. Che ci sappiano fare è ampiamente accertato. Lo hanno dimostrato e lo stanno dimostrando i nostri VFA, perciò giovani della leva camuffata, nel loro servizio in zona balcanica (ne abbiamo qui alcuni che lo potrebbero confermare). Stiamo pronti alpini. Pronti ad assumerci nuovi compiti, nuove attività, per mantenere ben saldi i nostri valori, cercando in ogni modo di salvaguardarli da attacchi indiscriminati e tendenziosi. Dice bene il presidente nazionale Parazzini quando afferma che non ci interessa la provenienza dei giovani che fanno l’alpino, ci interessa che questi assimilino i valori dell’alpinità e che, insieme a questi ragazzi del sud, si diano stimoli e possibilità anche ai nostri giovani, ai ragazzi delle nostre valli e città, di imparare l’amore per la Patria e per il dovere, nei reparti che sono stati dei loro padri, nonni, bisnonni, assimilando così la nostra alpinità, mantenendone vivi i valori. Lo chiedono i nostri “veci” seduti qui con noi, lo chiedono tutti i reduci di ogni fronte e della prigionia, appartenenti a ogni tipo di reparto, comprese le truppe della RSI e del CLN, troppo spesso dimenticati, e dei quali siamo rimasti solo noi alpini a ricordarne il sacrificio, e in qualche rara occasione il Presidente della Repubblica, perché ha vissuto quegli eventi. Mantenere saldi i valori dell’alpinità, significa non disperdere la memoria dei nostri “veci”, vuol dire conservare gli eventi legati alla storia, ai fatti vissuti dal nostro popolo, dei quali si parla male e a fatica. In questo strano paese dove la memoria è finalizzata, dove non c’è ancora pacificazione per i fatti storici di sessant’anni fa, noi ci onoriamo di valorizzare i nostri vecchi, gli eventi da loro vissuti e cancellati dall’ufficialità storica. Per ciò dobbiamo stare attenti, stare pronti per continuare a salvaguardare questi valori. E altrettanto pronti a trasformare le nostre azioni, per affrontare problemi nuovi, seguendo la necessaria evoluzione associativa. Chi ricopre incarichi lo deve fare in prima battuta e, se non se la sente, rifletta pensando all’importanza dei cambiamenti e se necessita all’indispensabile ricambio. Si afferma che diminuiremo, purtroppo anche questo è vero. Anche qui possiamo e dobbiamo operare per restare forti anche sotto il profilo numerico, salvaguardando l’appartenenza di ogni singolo socio, perché attaccato a ciascuno, anche al meno presente, ci sono di sicuro i valori dell’alpinità. Ci rimangono tante positività. La partecipazione della gente alle nostre iniziative, la gioia nel vederci manifestare i nostri sentimenti genuini. A Catania abbiamo visto persone che non ci conoscevano gioire per la nostra presenza, per il nostro modo di esternare i valori alpini. I giovani che continuano a entrare nei nostri gruppi, i ragazzi che si sono avvicinati alla protezione civile prima ancora di pensare all’eventuale servizio militare, ci confermano che i nostri valori, ultra ottuagenari, sono attualissimi e camminano perfettamente con lo stesso passo del tecnicismo odierno, così come fanno i “veci” nelle sfilate, al fianco dei “bocia”. Ciò ci deve spronare a rimanere attivi nell’applicazione dei principi

associativi, «ca custa l’on ca custa» come si gridava un tempo al Battaglione Aosta, per difendere la forza dei nostri valori. Così come è giusto difendere la nostra storia, la nostra cultura, la nostra millenaria civiltà. Dal canto mio, auspico di poter continuare a occuparmi con entusiasmo delle vicende associative, superando le difficoltà personali e professionali, le delusioni derivanti da atteggiamenti di chi si muove contro, anziché collaborare, impegnandomi al massimo a lavorare insieme a tutti voi per praticare costantemente l’attività che richiede la nostra famiglia alpina, nell’assoluta convinzione dei valori che questa comporta. Se, tutti insieme, cammineremo nella stessa direzione, tirando la corda

sulla stessa roccia, arriveremo di certo a tante altre vette, con serenità, con la gioia di comportarci secondo i principi alpini, magari cantando con convinzione «ma gli alpini non hanno paura» seguendo il lungo tracciato che ancora ci aspetta, nella convinzione e nella certezza di continuare «dur per durà» come si diceva all’Edolo, continuare a essere innamorati del nostro cappello, della nostra Patria e con la volontà di dire con convinzione: «Viva l’Italia e con lei vivano a lungo gli alpini!». Concluso il discorso del presidente Gregori, Luigi Mario Belloni ha aperto lo spazio degli interventi, proponendo egli stesso un suo pensiero, quello dello storico. Prenden-

Pace e bandiere de “L’alpino errante” Non si era mai vista in Italia, in questi ultimi decenni, una fioritura così intensa come quella delle bandiere della pace. Naturalmente da noi occorre fare sempre un distinguo: fioritura intensa vuol dire che c’è in media una bandiera iridata ogni trentina di palazzi. Media elevata se contrapposta al Tricolore nei giorni cari alla Patria, non più di cinque in tutta la città di Como, ma molto inferiore ai giorni di alcune vittorie sportive in campo calcistico e automobilistico. Tornando alla bandiera dai sette colori bisogna riconoscere che solo noi italiani riusciamo a imbastire una polemica infinita sul significato recondito del drappo. Che dovrebbe esser super partes e non espressione di questo o quel partito, perché oggi la pace non ha colorazione politica ma è di tutti ed è desiderata da tutti; spero proprio che nessuno abbia a ridire su questa mia affermazione. Si cavilla a non finire sulla possibilità o meno, a norma di legge, di avvinghiare il drappo iridato all’asta della Bandiera nazionale oppure se esso deve trovar posto appiccicato a un muro o a un terrazzo, senza trascurare il caso della sua totale sparizione perché possibile oggetto di contestazioni. È sorta, tra le tante, anche una discussione sulla liceità di affiancare quel simbolo al vessillo nazionale. Mi scrive in proposito un liceale di una città non lombarda che questa è stata la sua proposta in classe al momento di esporre il simbolo della pace. Inutile dire che tale idea è stata duramente disapprovata dai suoi compagni di scuola, prima di tutto perché il Tricolore è un simbolo che disgrega e disunisce (sic!) e poi perché la bandiera della pace oggi rappresenta il vero stendardo dei popoli che soffrono. Mah! La cosa non mi stupisce e ho risposto in modo pacato al mio interlocutore dicendo che la malafede non ha limiti e che, con il passar degli anni, dovrà rassegnarsi a ingoiare bocconi ben più amari se la sua fede nell’Italia rimarrà fresca e genuina come oggi. Non ho fatto fatica a trovare una simile risposta: mi sono limitato a specchiarmi nella politica seguita dall’ANA in questi ultimi tre decenni per rendermi conto di come noi alpini lavoriamo per il prossimo senza alcuna gratificazione e di come teniamo alti i

valori più nobili dell’Uomo senza trovare riscontri in chi è al potere. Né va dimenticato che noi siamo schierati in prima linea per la Pace, “P” maiuscola, perché attraverso i nostri padri e i nostri nonni ben sappiamo quale mostro orribile è la guerra. Del resto molti nostri volontari ne hanno avuto un epidermico sentore quando hanno recato aiuto alle popolazioni di Serbia, Croazia, Bosnia e Albania. Ma torniamo al nostro argomento; lo stravolgimento del significato di simboli e di parole è sottile prerogativa di alcune persone, abilissime nel girare il bimbo nella culla per far trionfare le tesi loro e dei loro capi. Chi ha vissuto gli anni Cinquanta nell’età della ragione ricorderà che la colomba della pace, disegnata da Picasso, fu adottata da una Nazione il cui regime scatenava contemporaneamente la guerra di aggressione alla Corea del Sud e che il significato di “Democrazia” in alcuni Stati dell’est europeo aveva un significato un poco diverso da quello usato in Occidente. Clamoroso il caso della defunta Germania Est la cui etichetta era di Repubblica Democratica Tedesca: un vero controsenso. Alla luce di questi precedenti sono totalmente contrario alla strumentalizzazione della bandiera iridata; considero una mancanza di rispetto per il cittadino comune utilizzarla a fini politici. Il drappo è di tutti e non deve essere interpretato come un distintivo di superiorità per alcuni o di esecrazione per altri. Esponiamo dunque quel simbolo, senza dimenticare il Tricolore che è l’essenza più sublime del nostro essere italiani laboriosi, tolleranti, amanti della pace; in fin dei conti sono i tre principi che sostengono da sempre noi alpini in congedo.

do spunto dai grandi mutamenti che stanno stravolgendo l’istituzione militare, ha osservato a malincuore come gli stessi ufficiali effettivi manchino di conoscenza della storia dei reparti di appartenenza. Il consigliere sezionale Zappa, capogruppo di Caslino d’Erba, ha espresso compiacimento per il contenuto e per l’esposizione delle attività descritte da Gregori e ha sottolineato di condividere assolutamente la scelta della Sezione di approntare la nuova sede. A questo proposito, il presidente Gregori ha riassunto un po’ il percorso che ha portato alla decisione e all’inizio dei lavori di ristrutturazione. Ha ricordato che si è trattato di un’opportunità da non perdere, anche in funzione del fatto che molti lavori (edili e impiantistici) sono donati da imprese amiche. È quindi stata la volta della relazione finanziaria, questa volta illustrata dal tesoriere Paolo Bianchi e da Ortelli, del Collegio dei revisori. Per la prima volta, dopo diversi anni, è mancata la presenza di Aldo Rampolli, causa ragioni di salute. Si è quindi passati alla votazione ed entrambe le relazioni sono state approvate all’unanimità. Belloni ha quindi coinvolto l’ospite esterno, il consigliere comunale Nardone, che ha portato il saluto del dottor Mascetti e ha espresso grande ammirazione nei confronti della Sezione, soprattutto in tema di attività di Protezione civile. Ha detto anche che i nostri valori devono essere trasmessi alla cittadinanza e che noi alpini siamo l’anello di congiunzione tra le tradizioni del Paese e le nuove leve. È quindi toccato al consigliere nazionale Edo Biondo intervenire. Oltre a compiacersi per lo svolgimento dell’Assemblea e per le attività sezionali, ha riportato alcune comunicazioni. La Sede nazionale sta pubblicando la libretta con le norme comportamentali per le nostre manifestazioni. I politici si stanno accorgendo che gli argomenti sempre sostenuti dall’Associazione, in merito al servizio di leva, non erano fantasie, ma hanno seri fondamenti. Ha poi caldeggiato l’iniziativa “1 Euro + 1 Euro”, promossa dalla Sede nazionale in nome della memoria e della solidarietà. Si è infine proceduto alla votazione per la nomina dei Consiglieri il cui mandato è scaduto. Qualcuno si è recato al magazzino della Protezione civile di via Giussani, altri sono tornati a casa. Ognuno comunque si è portato via la certezza che il lavoro associativo continui ad avere senso, anzi, diventa ogni giorno più importante. Una ragione in più per tener duro, in barba a tutti coloro che forse ci guardano con sufficienza. Chicco Gaffuri

Nuova sede sezionale I lavori nella sede nuova sono in stato d’avanzamento. La parte edile e d’impiantistica è arrivata a un buon livello (quasi al termine). Presto toccherà ai soci “entrare in azione” per il rimanente lavoro e le operazioni di finitura, per i quali sarà data specifica informazione e altrettanti allertamenti. Sono, al contrario, carenti i contributi dei soci e dei gruppi, nella cosiddetta “Operazione 5 Euro”. Raccomandiamo a tutti sollecitudine nell’addivenire alla raccolta o al contributo, così come ciascun gruppo, ciascun singolo alpino riterrà di fare, purché questo si faccia in tempi brevi. La casa dei settemila alpini comaschi attende il foraggio necessario per diventare operativa! La nostra famiglia sta compiendo uno sforzo e ha bisogno di tutti gli appartenenti.


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Un anno di solidarietà Appiano: raduno sezionale Causa la concomitanza con l’adunata del 5° Alpini

Il grande lavoro dei volontari del nucleo Protezione civile nel 2002 Per una volta, riteniamo doveroso riportare in maniera cronologica quanto realizzato dai volontari del nucleo di Protezione civile, l’anno scorso, per dare la vera dimensione della mole di lavoro effettuato, il senso dell’impegno profuso da ciascuno, in particolare dai più assidui, quindi poterne cogliere fino in fondo la disponibilità e la dedizione al “servizio di volontariato”. Non necessita riportare nomi, non servono classifiche. Sappiamo che molti hanno preso l’impegno a tempo pieno e dedicano al funzionamento del Nucleo quasi per intero il loro tempo libero e, perciò, meritano tutta la gratitudine di ciascun associato. Altri sono meno presenti o sono reperibili solo in alcune occasioni, ma anche loro danno ciò che possono, con slancio, e sono pertanto meritevoli di ringraziamenti ugualmente affettuosi. È necessario sottolineare la quantità di tempo impiegato per assolvere i compiti assegnati a ciascuna squadra, a ogni volontario che, nei periodi meno pressanti, pungolano la struttura e la Sezione per avere lavori utili da svolgere, e per non «perdere la voglia di lavorare», come dicono loro, mantenendo caldi i muscoli per assolvere l’impegno volontariamente scelto a disposizione delle necessità della struttura. L’elenco completo, che qui di seguito viene pubblicato, ci fa capire l’entità dell’impegno profuso; orgogliosi e grati a questi nostri alpini diciamo di vero cuore: «Grazie per il vostro continuo lavoro». Gennaio ore 366 Manutenzione ordinaria e straordinaria delle attrezzature, degli automezzi e delle roulottes. Inizio monitoraggi per preparazione lavori. Trasporto acqua al rifugio Boletto. Febbraio ore 472 Monitoraggio strada monte Bolettone. Monitoraggio torrente Lura. Controllo sentiero padre Pigato e pulizia parco della Rimembranza, taglio piante cadute sui sentieri della Spina Verde. Intervento strada monte Bolettone, per contenimento frana. Marzo ore 1.441 Monitoraggio torrente Lambro. Intervento in località Baggero. Mostra fotografica sulla Campagna di Russia, trasporto e allestimento. Taglio piante pericolose lungo la strada che porta al rifugio monte Bolettone. Monitoraggio sentiero in località Longone al Segrino. Intervento per taglio alberi con il gruppo di Canzo in località Conca di Crezzo. Aprile ore 2.059 Sistemazione strada e taglio alberi sul sentiero che porta al monte Bo-

I volontari del nucleo di Protezione civile con i ragazzi di Ripabottoni. lettone. Mostra fotografica sulla Campagna di Russia, smontaggio e trasporto a Cinisello Balsamo. Monitoraggio torrente Lura e intervento da Bulgarograsso a Bregnano. Monitoraggio e montaggio tensostrutture mensa e cucina per “Partita del Cuore” al Vigorelli di Milano, cottura e somministrazione cibi, rientro in sede dopo quattro giorni. Maggio ore 617 Intervento a Maslianico, per alluvione, con due autocarri e l’autobotte per il lavaggio di interno case e sede stradale. Intervento in Baradello, parco della Rimembranza, strada degli Alpini per taglio erba e pulizia scarichi acqua. Trasporto sedie in via Sirtori e Adunata a Catania. Riposo di otto giorni. Monitoraggio per esercitazione di recupero ambientale Valtellina per il raggruppamento. Giugno ore 1.166 Ultimazione pulizie parco della Rimembranza. Monitoraggio torrenti zona Delebio, Ardenno, Cosio Valtellina e frazioni, Dubino (la piazza), Nuova Olonio e Andalo Valtellino. Manutenzione sentiero padre Pigato. Inizio lavori per trasformazione interna e ripristino carro cucina. Rifornimento d’acqua a Caslino d’Erba. Luglio ore 1.265 Ripristino camion cucina. Manutenzione automezzi e macchine operatrici. Rifacimento muro di sostegno sentiero padre Pigato. Monitoraggio e intervento sentiero da Civenna a Oliveto Lario. Montaggio tensostruttura e tenda cucina per rancio in occasione del 70° del gruppo di Civenna. Raduno monte Palanzone. Agosto ore 1.498 Monitoraggio torrente Crostolo a Reggio Emilia. Lavori di trasformazione camion cucina. Ricavato servizio igienico per le ragazze roulotte servizi. Servizio avvistamento antincendio in località Portofino Monte. Monitoraggio sentiero Longone per

L’Adunata di Aosta Ci aspetta una nuova grande Adunata. Aosta, città tipicamente alpina richiamerà moltissimi partecipanti e li saprà ospitare con calore e disponibilità, nonostante gli spazi ristretti. Dovremo però attenerci strettamente alle disposizioni della Sede nazionale come sempre, ma questa volta ancora di più, per non creare disfunzioni nello sfilamento che, altrimenti si ripercuoterebbero su tutti, alimentando malumori, scontenti e disagi, prima, durante e dopo. Massimo rispetto perciò delle disposizioni che verranno impartite per la sfilata, ma anche per alloggiamenti, attendamenti, movimento automezzi, segnalazione di aree parcheggio e quant’altro. L’ordine e la diligente osservanza delle disposizioni sarà per tutti un vantaggio. Buona Adunata nazionale a tutti.

preparare intervento. Monitoraggio e sistemazione sentiero padre Pigato. Settembre ore 1.582 Recupero ambientale con taglio erba, pulizia tombini parco della Rimembranza e via degli Alpini. Montaggio due tensostrutture e tenda cucina gruppo di Cinisello Balsamo e recupero strutture e materiali. Esposizione pannelli fotografici in via Milano su richiesta della 2a circoscrizione. Scuola antincendio a Trento. Intervento di recupero sentiero a Longone al Segrino. Intervento sul torrente Crostolo a Reggio Emilia. Impianto idraulico camion cucina. Ottobre ore 1.670 Impianto idraulico e impianto elettrico, revisione generatore camion cucina. Monitoraggio Bolettone per piazzola atterraggio elicottero e Porlezza per montaggio tensostrutture. Servizio in montagna per corsa Como-Lecco. Dimostrazione antincendio in occasione della fiera bestiame a Porlezza ed esposizione materiali. Canzo inaugurazione camion cucina per castagnata organizzata con il gruppo di Brinzio della sezione di Varese. Novembre ore 7.802 Terremoto in Molise: il giorno 1 prepariamo il camion cucina e Alfa Romeo con tutte le attrezzature, partenza alle ore 2,30 del giorno 2 di quattro volontari, seguiti da altri otto la mattina stessa, in tutto hanno partecipato 43 volontari dei quali sette solo addetti ai rifornimenti e cambio settimanale, sono stati sfornati circa 28.000 pasti, colazione compresa. Durante questo periodo siamo stati supportati da quattro volontari di Monza e uno di Lecco. Contemporaneamente intervento a Bellagio, per la copertura del pendio di Villa Melzi, evitando così la frana dello stesso. Manutenzione della ruspa F.L.4 avuta in dono tramite il vicepresidente Riella, inizio lavori per l’allestimento della Città dei Balocchi in piazza Cavour a Como. Buon ultimo la giornata alimentare con volontari addetti alla raccolta e al trasporto in magazzino dei generi alimentari. Dicembre ore 1.289 Città dei Balocchi. Frana in località Lora, intervento di bonifica e pulizia torrente, taglio piante pericolose. Controllo e sistemazione materiali e automezzi ritornati dal Molise. Riparazione in loco F.L.4. Montaggio tenda Ferrino per Carabinieri a Como, Città dei Balocchi. S. Messa di ringraziamento e ricordo defunti. Totale ore 21.227 trasformate in giorni 2.653

domenica 15 giugno Sono costretto a intrattenervi, cari alpini, relativamente al Raduno sezionale già disposto per il giorno 8 giugno 2003, ad Appiano Gentile, secondo le comunicazioni precedenti e la consolidata ricorrenza stabilita dalla Sezione e ormai definita per la seconda domenica di giugno d’ogni anno. Purtroppo, alla nostra data, segnalata con larghissimo anticipo e inserita addirittura nell’agendina ANA, s’è sovrapposto per motivi contingenti e improrogabili, il raduno del 2° Raggruppamento, nonché abituale ritrovo del 5° Alpini, indetto quest’anno dalla sezione di Salò. Questa concomitanza ha determinato motivo di riflessione e discussione fra Presidenza e gruppo alpini incaricato dell’organizzazione e dopo aver soffertamente valutato le sicure assenze di partecipanti e di importanti esponenti della Sede nazionale, vista l’importanza dell’incontro concomitante, hanno ritenuto altresì di concedere ai nostri soci la possibilità di partecipare all’importante raduno che richiama gli alpini delle sezioni lombarde ed emiliane e, fra l’altro ricorda il 5° e il 2° da montagna. Per tutto ciò, sia pur a malincuore, s’è deciso di posticipare di una settimana la nostra Adunata sezionale, che pertanto si effettuerà il 15 giugno 2003 sempre ad Appiano Gentile, a cura del locale gruppo. Per questo giorno è quasi certa la presenza del presidente nazionale Parazzini. Diventerà così occasione per presenziare in massa, con tutti i gagliardetti e tanti alpini d’ogni gruppo, pronti a entrare nelle file dei rispettivi raggruppamenti, per competere con gli altri e disputarsi la presenza più numerosa, fra le zone.

A oggi non abbiamo avuto comunicazioni da parte di nessun gruppo per manifestazioni nella nuova data. Qualora dei gruppi avessero pensato a questo giorno per un loro incontro di qualsiasi carattere, chiedo vivamente a chiunque, di fare uguale sforzo, accomunandosi con la Sezione e, perciò scegliere un altro giorno! Per il 2003, il 15 diugno deve diventare il giorno dell’Adunata sezionale, senza avere nessun altro impegno da parte di chiunque! Chiedo perciò a consiglieri, gruppi, fanfare e singoli alpini di segnare in rosso la data, fissando la presenza per il più importante ritrovo della Sezione. Mi rivolgo a ciascuno, ma in particolare alle fanfare, perché considerino in primissima battuta l’adunata di Sezione. Vi assicuro, che, intanto, ci stiamo muovendo per evitare che simili situazioni si ripetano in futuro, chiedendo al Consiglio di raggruppamento di fissare specificamente il giorno per il raduno di raggruppamento, divenendo così anch’esso assolutamente definito e conosciuto a priori da ogni sezione, per meglio impostare il calendario interno. Vi raccomando fin d’ora di prendere debita nota di quanto sopra e, in particolare, di prepararvi per scendere in massa ad Appiano. Sia pure con rammarico, adattiamoci! Non è bello effettuare spostamenti dopo aver già comunicato date certe, ma dobbiamo essere altresì pronti a non avere delusioni e non lavorare per ritrovarci poi con risultati insufficienti. Pronti alpini, anche dopo il contrordine, il giorno 15 giugno ci si dovrà trovare tutti ad Appiano Gentile! Il presidente Achille Gregori

1 Euro per ricordare, 1 Euro per aiutare Continua da pagina 1 vo, ma in particolare con l’insegnamento dei nostri “veci”. Azioni simili, sono ricordate dai nostri anziani, negli anni dell’immediato dopoguerra, fatte con entusiasmo, nonostante le difficoltà di quegli anni! Sono certo che ciascuno capirà il valore di quanto ci chiede il presi-

dente Parazzini che, ancora una volta, riuscirà a porre in atto quanto la nostra tradizione ci ha insegnato. Forza alpini, è l’Associazione che vuole una prova di alpinità applicata da tutti noi. I trecentottantamila alpini (e di questi noi siamo settemila), insieme devono dimostrare d’essere una vera forza. Achille Gregori

Il testo ufficiale della Sede nazionale Questo è il motto che dovrà richiamare immediatamente all’attenzione tutti i soci ANA e i loro amici cui ci rivolgeremo per affrontare e concludere queste due importanti iniziative associative: 1. Il rifugio “Caduti dell’Adamello” è di proprietà della Fondazione “Caduti dell’Adamello onlus” di cui è socia l’ANA. È meta di pellegrinaggio e costituisce un punto di riferimento sicuro per “ricordare” con incondizionata riconoscenza. Stanno iniziando le opere di consolidamento e ristrutturazione, con un costo preventivato nella misura di Euro 4.500.000, in parte sopportato dalla Provincia autonoma di Trento. Tutti gli alpini e i loro amici sono chiamati a dare il loro aiuto, nella misura di almeno Euro 1 cadauno; è un modo per dimostrare di essere coerenti con gli scopi del nostro Statuto («...tenere vive e tramandare le tradizioni degli Alpini, difenderne le caratteristiche, illustrarne le gloria e le gesta...»); è un modo per rispondere, una volta tanto in modo plebiscitario, a un appello del C.D.N. 2. Non è però sufficiente “ricordare”, perché troppa gente del nostro Molise sta ancora soffrendo per il disastroso terremoto dell’ottobre scarso; e allora il C.D.N. del 18 gennaio u.s. ha deciso di appellarsi a tutti gli alpini e loro amici anche per “aiutare”, sempre nella misura di Euro 1 cadauno. Si tratta di due iniziative che associativamente parlando riassumono tutti gli scopi statutari, i quali devono pertanto diventare un nostro obiettivo, proprio per rimarcare la natura dell’ANA, che trova i suoi pilastri nell’adempimento del proprio dovere, nei sacrifici di chi ci ha preceduto e nelle opere di solidarietà. Con le iniziative in questione abbiamo infatti la possibilità di realizzare le due anime inscindibili dell’ANA come associazione d’arma con scopi solidaristici. Pur tenendo conto delle avverse condizioni del momento, riteniamo che lo sforzo individuale, se la risposta sarà corale come deve essere, sia certamente sopportabile da ciascuno dei nostri soci. E pertanto indispensabile il massimo impegno di tutte le sezioni e in particolare dei rispettivi presidenti, i quali sono pregati di diffondere con urgenza questo appello a tutti i propri capigruppo nell’occasione più opportuna, con l’invito pressante a mettere in campo ogni possibile risorsa al fine di conseguire con certezza l’obiettivo di raccogliere effettivamente i circa Euro 800.000.


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Fatti... col cappello alpino Numerose le manifestazioni per celebrare il 60° anniversario di Nikolajewka: il Baradèll vi segnala quelle di Brunico e di Schignano

Nikolajewka Nel ricordo dei popoli esistono tappe belliche fondamentali che sono assurte a pilastrri della loro storia: le Termopili per gli Spartani, Canne per i Romani, Hastings per gli inglesi, Poltava per gli Svedesi, Waterloo per Napoleone, Port Arthur per i Russi, Pearl Harbour per gli Statunitensi. Per noi italiani basterebbe fare il nome del Piave per rievocare l’episodio fondamentale del raggiungimento della definitiva unità nazionale. Ma per gli alpini esiste un altro riferimento, sufficiente a condensare in una sola parola tutta la loro centotrentennale storia: Nikolajewka. Questo sperduto gruppo di case, appendice del grosso abitato di Livenka, è diventato depositario di un ricordo che si tramanda da tre generazioni, un ricordo fatto di caparbietà, di attaccamento alla propria Patria che ha ben pochi riscontri in altre popolazioni. In quello sperduto gruppo di case si è consumato l’epilogo di una tragedia, durata dieci giorni dal 17 al 26 gennaio 1943, che solo i disinformati possono considerare una sconfitta, ma che sconfitta non fu perché il Corpo d’Armata alpino, al completo dei suoi Ufficiali e Sottufficiali, seppe retrocedere ordinatamente dal Don. Esso combattè undici battaglie a fronti rovesciate per aprire il varco verso la salvezza ai propri reparti e ai tantissimi sbandati di quattro nazionalità che li seguivano passivi. Non fu né una rotta né una disfatta, fu una vittoria. Le tre divisioni alpine, i cui nomi sono rocce nella storia militare italiana, Tridentina, Julia e Cuneense, dimostrarono al mondo che anche nelle avversità si può uscire vittoriosi quando l’amore per la propria terra sorregge il fisico e la mente. Una sola altra volta si è verificato un evento simile, 2.400 anni fa in Asia minore, quando i 10.000 greci di Senofonte, abbandonati dagli alleati, puntarono al Mar Nero vincendo avversità e nemici. I nostri alpini furono un tutt’uno intorno ai loro comandanti, tutti eroi senza medaglia, tutti inconsapevolmente avviati a entrare, dai generali all’alpino semplice, passo dopo passo in quei dieci giorni di combattimenti, di gelo, di fame, di spaventose condizioni di sub-vita, nel novero degli eroi. Si dice che Historia magistra vitae: atteso che la guerra è voluta dai politici e che i militari, che la debbono fare, si limitano a condurla, ci si può domandare: tanto sacrificio è servito a qualche cosa? Cioè, Nikolajewka può assurgere a esempio dell’umana follia politica, da non più imitare? Questi ultimi sessant’anni di pace, peraltro alquanto precaria, vissuti dall’Europa sembrerebbero dare una risposta positiva, anche se esistono ben altri episodi; un nome per tutti: Hiroshima. Dopo i lavacri della Seconda Guerra mondiale l’umanità sembrava rinsavita, tanto che oggi si parla di “Forze di pace”, di “Garanzia di pace”, di “Mantenimento della pace” per conto delle Nazioni Unite da parte di contingenti militari di svariate nazioni: mai di guerra. Ma l’animo dell’uomo è volto al

di Cesare Di Dato

male, non al bene che rappresenta un incidente di percorso nella mentalità dei potenti. Ecco insinuarsi oggi, nella mente del capo della Nazione più potente del mondo, il desiderio di garantire pace e benessere agli abitanti del pianeta scatenando una guerra preventiva contro una piccola Nazione del vicino oriente, guidata da un pericoloso dittatore. Per quanto l’Iraq possa costituire un potenziale pericolo, nulla giustifica un intervento a suo danno; in altri termini, manca il casus belli, in quanto gli ispettori dell’ONU non hanno trovato ancora le prova di una volontà distruggitrice a livello planetario da parte di quel dittatore che io mi guardo bene nel giustificare nelle sue sanguinose azioni. Ora, la guerra preventiva è tipica delle dittature e non delle democrazie; è uno strumento pericolosissimo in mano ai potenti di turno, in quanto parte da sospetti e non da certezze. Se domani San Marino ritenesse l’Italia un pericolo, potrebbe dichiararle guerra e occupare Rimini senza uno straccio di giustificazione legale. Citavo prima il detto latino sulla Storia quale maestra di vita; è chiaro che il passato non sta insegnando nulla a Bush: basterebbe che si documentasse su ciò che avvenne in Europa negli anni 19381939 per rendersi conto a quale pericoloso giochetto si sta prestando. Se il presidente americano studiasse il passato, si accorgerebbe che l’azione che oggi lo sta rendendo protagonista e padrone della vita di milioni di persone, è già stata vissuta dall’umanità, ma che ha avuto come epilogo Dresda, Hiroshima e, per noi italiani, Nikolajewka.

Commemorazione a Brunico... Si è svolta a Brunico, l’8 febbraio, in una splendida giornata di sole, anche se un po’ rigida, la cerimonia commemorativa di Nikolajewka. Alla presenza di autorità civili, militari, alpini in armi e in congedo, riuniti nel cortile della caserma Lugramari: nessuno poteva ricordare il passato in Russia, ma tutti sentivano la tragica atmosfera di quel lontano gennaio che gli alpini e il generale Reverberi hanno tramandato nella storia. In armi hanno presenziato tre plotoni di alpini, una compagnia diventata “Reggimento” con il Generale comandante e la bandiera di guerra del 6° Alpini, la fanfara della Taurinense, invece della Tridentina, distrutta non da Nikolajewka, ma da

Roma!, che è ben grave, tanti gagliardetti dei gruppi vicini e tra i vessilli delle sezioni presenti, quello di Firenze che ha percorso più di 500 chilometri. Dopo la S. Messa e la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti, eretto nel cortile della caserma, vi è stata la premiazione del maresciallo maggiore Canu, per i suoi anni di servizio e di attività militare. Indi il vicecomandante delle Truppe Alpine generale Scozzaro, con sentite e eloquenti parole, ha esposto gli avvenimenti, le sofferenze, e la vittoria degli alpini a Nikolajewka e ha terminato scuotendo tutti con il famoso ordine del generale Reverberi: «Tridentina avanti!». Purtroppo la Tridentina

non ha potuto sentire, poiché Roma ha ritenuto di demolire tutto; come quelle belle e pulsanti caserme della Val Pusteria: S. Candido, Monguelfo, Brunico e della Val Isarco: Bressanone, Varna, Vipiteno e l’elenco non finirebbe mai, un patrimonio immenso di fabbricati, di vita, di italianità e di amore tra militari di ogni grado, popolazione e Patria, andato distrutto non da una guerra, ma da una volontà che non si può definire! Solo si può dire: «Grazie Brunico!» che, per un momento, hai dato a tutti i presenti un alito di amore per una Patria perduta e hai raccolto una lacrima di dolore per le note del “Silenzio” della fanfara. Mario Boglietti-Biella

... e con gli alpini di Schignano Il 25 gennaio scorso, gli alpini schignanesi e di altri 15 gruppi vicini, si sono ritrovati nell’aria pungente di una mattina fredda per ricordare gli eventi di sessant’anni prima in terra di Russia, culminati con la battaglia di Nikolajewka. La cerimonia s’è svolta in maniera commovente nella parrocchiale dove i sacerdoti di Schignano e Cerano hanno concelebrato la S. Messa, durante la quale il gruppo alpini ha ricevuto in dono dalla signora Maria Valsecchi, vedova del compianto presidente nazionale Ugo Merlini, un quadro riproducente l’icona della Madonna del Don, di proprietà della famiglia e ora esposta nella sede del gruppo.

Numerosa la presenza degli alpini di Schignano e dei dintorni, insieme al sindaco Ferruccio Rigola con altre autorità locali, la madrina signora Apollonia Codoni, il presidente sezionale Achille Gregori, accompagnato dal consigliere responsabile di zona Alvaro Donati, il presidente dell’associazione Combattenti e Reduci provinciale maggiore Zola Genazzini. Grazie alla disponibilità del parroco, l’allocuzione commemorativa s’è potuta tenere al termine della cerimonia religiosa. Dopo il ringraziamento del Sindaco, il Presidente sezionale ha ricordato gli eventi passati, ringraziando i “veci” per i loro sacrifici e rilevandone l’assolu-

ta dedizione al dovere cui sono stati chiamati, senza poter esprimere volontà. S’è quindi ricollegato agli eventi attuali, ai timori di guerra, alla necessità di salvaguardare la pace anche usando le armi, là dove necessita, salutando per questo gli alpini che difenderanno la pace e la cultura occidentale in Afghanistan. La semplice e significativa cerimonia s’è chiusa con il saluto rivolto ai presenti dagli alpini schignanesi, attraverso un elegante rinfresco. La sera gli alpini con i loro famigliari e gli amici, si sono ritrovati per il tradizionale incontro denominato “veglia verde”, che sancisce abitualmente la vicinanza degli alpini agli abitanti del piccolo paese.

Organizzato da un consorzio di gruppi alpini si è svolto nell’aula magna del Collegio Gallio di Como

Un incontro per parlare di montagna È stata una delle ultime possibilità di parlare di montagna “in tempo utile”, prima che finisse l’Anno Internazionale delle Montagne. La nostra sezione, per la verità, nel 2002 si è data da fare e in tanti gruppi si è trovato il modo di abbinare le manifestazioni alla celebrazione della montagna. Alla fine di novembre tutti i gruppi della zona di Como si sono consorziati e hanno messo in piedi una serata speciale. I gruppi sono parecchi: Albate, Brunate, Casnate con Bernate, Cernobbio, Civiglio, Como, Grandate, Lipomo, Montano Lucino, Monteolimpino, Rebbio Breccia, Rovenna e Torno. Proprio tanti e tutti sempre presenti ai numerosi incontri organizzativi. Un’organizzazione da manuale, visto che i nostri amici sono arrivati a preparare una “scaletta” degli interventi e dei tempi precisi a disposizione di ognuno degli ospiti che sarebbero stati presenti all’incontro. Obiettivo della serata, che è poi stato raggiunto, era quello di coinvolgere alpini e cittadinanza in un incontro che lasciasse in bocca il sapore della montagna.

Una serata in cui si parlasse di monti e dei rapporti che gli alpini hanno con i monti; rapporti di amore, di salvaguardia, di attività sportive. Praticamente si voleva parlare dei vari modi di vivere, amare e rispettare la montagna. Senza togliere nulla agli altri amici intervenuti, l’anima vera del programma è stato Flavio Perdetti, il bravissimo capogruppo di Albate, che ancora una volta è riuscito a coinvolgere tutti i suoi alpini e quelli della zona di Como. L’incontro è avvenuto nell’aula magna – che è poi una vera e propria sala per spettacoli – del Collegio Gallio. Ancora una volta un po’ a casa nostra, visto il rapporto che ci lega ai Padri Somaschi, per via del loro confratello e nostro cappellano di un tempo padre Pigato. Il programma della serata prevedeva l’alternanza tra interventi di ospiti prestigiosi e l’esibizione di cori di montagna. Gli ospiti sono stati personaggi veramente di spicco. Sono infatti intervenuti Andrea Cattaneo, il giovane e brillante presidente della Comunità Montana del Triangolo La-

riano, il consigliere nazionale Mauro Romagnoli, responsabile del “Premio Fedeltà alla Montagna” e Giovanni Belgrano, presidente della sezione di Genova. La presenza di questi due ospiti era motivata dal fatto che si è dedicato molto spazio della serata appunto al premio che è stato assegnato a un alpino della sezione di Genova. C’erano poi il consigliere nazionale Giorgio Sonzogni, delegato ANA per l’anno delle montagne e il nostro consigliere nazionale di zona, Giuliano Perini, cara e vecchia conoscenza, che ormai a Como è veramente “di casa”. Dulcis in fundo, ha partecipato alla serata anche il presidente nazionale Beppe Parazzini. Il nostro presidente Gregori ha fatto da moderatore e da legante tra i vari interventi che si sono succeduti. Ognuno ha avuto modo di affrontare argomenti interessanti, ma su tutti è spiccato il presidente Beppe Parazzini, per il suo modo diretto di dir le cose, per i contenuti e per quella sua speciale capacità di catturare l’uditorio. Avendo poi la presenza di un coro,

Parazzini ha lanciato al pubblico la sfida di cantare tutti assieme, quasi a fare concorrenza al coro vero. Ha intonato “Figli di nessuno” e ha trascinato il pubblico in un canto con centinaia di voci. Il coro vero, quello del gruppo alpini di Canzo, non si è tirato indietro e si è unito a tutti i presenti. Gran bel coro, quello di Canzo; un coro giovane, fondato da pochissimo tempo, ma già in grado di sostenere concerti e di affrontare il pubblico. Ha presentato una bella rassegna di canti tradizionali, preceduti sempre da una presentazione del capogruppo Roberto Fontana. Molto bello anche il manifesto studiato per l’occasione. Manifesto dalla grafica un po’ fuori dell’ordinario, con bei colori e con un cappello alpino che salta fuori da una serie di figure geometriche. Insomma, una serata da ricordare. Un incontro da organizzare di nuovo, magari cogliendo altri spunti. È stata comunque la dimostrazione che, lavorando assieme agli altri, si ottengono risultati di rilievo… senza contare che si fa meno fatica! Chicco Gaffuri


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Fatti... col cappello alpino A Roma per perorare la causa di beatificazione

La chiusura ufficiale a livello sezionale dell’anno internazionale delle montagne

Incontro con il Papa Al Cornizzolo con le fiaccole per don Gnocchi Sabato 30 novembre 2002 il papa Giovanni Paolo II ha concesso una udienza particolare in Vaticano ai rappresentanti della Fondazione Don Gnocchi, dell’Associazione Italiana Donatori Organi (AIDO) e dell’Associazione Nazionale Alpini nella ricorrenza del centenario della nascita di don Carlo e del cinquanteslmo di costituzione della Fondazione Pro Juventute (oggi Fondazione Don Gnocchi). Durante questo incontro i rappresentanti della Fondazione e delle due Associazioni hanno rivolto suppliche al Santo Padre perché possa intercedere presso la Congregazione delle cause dei Santi per affrettare i passi canonici necessari a elevare agli onori degli altari colui che per noi è gia San Carlo Gnocchi. All’udienza del papa nella Sala Nervi, in rappresentanza della sezione di Como sono intervenuti il consigliere sezionale Arturo Bignucolo con il vessillo sezionale e l’alpino Luigi Rusconi con il gagliardetto del gruppo Como, accompagnati dalle gentili consorti. Le parole del Santo Padre e la commozione per aver visto tanti giovani sofferenti assistiti dalla Fondazione Don Gnocchi hanno rafforzato in noi la volontà di continuare nelle opere di solidarietà con spirito alpino e fraterno.

Il 23 dicembre scorso, antivigilia di Natale, gli alpini di Canzo, insieme con quelli dei gruppi di Longone al Segrino e di Civate quest’ultimo della sezione di Lecco, sono confluiti sul monte Cornizzolo, per l’incontro che di fatto ha rappresentato la chiusura ufficiale in ambito sezionale dell’anno internazionale dedicato alle montagne. I tre gruppi hanno raggiunto il pianoro sottostante la cima, ove si trova la chiesetta, dai tre pendii di competenza e precisamente dalla zona del terzo Alpe, Monte Rai il gruppo di Canzo, da Carella d’Eupilio il gruppo di Longone, dal santuario di S. Pietro al monte il gruppo di Civate. La serata era caratterizzata da temperatura abbastanza mite e, in particolare, da una fascia di fitta nebbia a mezza quota, che limitava la visibilità a 2-3 metri e ha ostacolato il cammino dei marciatori e di coloro che hanno dovuto raggiungere la località con gli automezzi. La nebbia ha dato però, una luce particolare alla fiaccolata. Più che fiammelle in cammino, da ciascuno dei lati della montagna si vedeva sopraggiungere un chiarore rossastro che dava solo l’idea degli alpini in

cammino, piuttosto che la certezza. Solo a qualche decina di metri dal punto di confluenza, insieme alle voci dei partecipanti, si cominciava a cogliere l’effetto delle fiaccole. Chi già era arrivato al pianoro, s’è trovato circondato da una notevole quantità d’alpini e amici, sopraggiunti con perfetto sincronismo e parità di tempi di fronte alla chiesetta. C’erano sicuramente più di duecento persone appartenenti sia ai tre gruppi, sia ad altri della sezione di Como, oltre agli alpini di Brinzio, ormai abituali frequentatori dei canzesi, tanto che, vicino al vessillo sezionale, c’erano undici gagliardetti ben schierati e rischiarati dalla luce delle torce, per partecipare, insieme a molta gente arrivata lassù, camminando insieme agli alpini. Il prevosto di Canzo, vista l’entità dei partecipanti, ha voluto celebrare la Messa all’esterno, senza preoccuparsi di restare al riparo all’interno della cappellina, nella quale possono entrare al massimo 8 o 10 persone. Durante la celebrazione, i cantori del coro alpino del gruppo di Canzo hanno eseguito ottimi canti alpini e religiosi. Alle voci, hanno fatto eco le note d’alcuni musicanti della banda di Albavilla.

I saluti del capogruppo di Canzo Roberto Fontana, del presidente della Comunità Montana Andrea Cattaneo, del vicesindaco di Canzo Tarcisio Torricelli e del presidente sezionale Achille Gregori, hanno chiuso l’ufficialità della serata. L’incontro è continuato in maniera conviviale all’interno del rifugio SEC e più tardi, sulla via del ritorno per gli alpini del gruppo organizzatore e gli amici di Brinzio al rifugio del Terzo Alpe. Preme rimarcare oltre all’impegno in moltissime attività del gruppo, la capacità degli alpini canzesi di aggregare la gente alle iniziative dell’Associazione, di riuscire a coinvolgere alpini di altre sezioni e di mantenere rapporti di stretta amicizia con essi, applicando il più bello dei valori alpini: la collaborazione. L’emblema della croce sulla vetta del monte che rimane illuminata per l’intero periodo natalizio, riunendo così la gente dei vari versanti, rileva l’impegno della ricostruzione della stessa, ma soprattutto la volontà di mantenere questo simbolo in perfetto stato quale punto d’incontro della gente che ne popola le pendici, riconoscendosi alpinamente uniti dalla stessa montagna.

Sempre più consolidato il ponte di solidarietà gettato dagli alpini del capoluogo

Una foto di gruppo veramente emblematica: Luigi Rusconi, Leonardo Caprioli, Arturo Bignucolo e Beppe Parazzini.

La dedicazione è avvenuta nel mese di luglio 2002

Ossuccio: la cappella don Carlo Gnocchi Sui monti del lago di Como, in comune di Ossuccio, alla sella del Boffarola, si è svolta il 14 luglio 2002, malgrado la pioggia scrosciante, la solenne dedicazione della cappella voluta e realizzata dagli alpini e dalla popolazione al “Servo di Dio” don Carlo Gnocchi, tenente cappellano del battaglione “Val Tagliamento” in Albania, Kossovo e Montenegro, e successivamente della divisione “Tridentina” sul fronte russo, medaglia d’argento al Valore Militare sul campo. Presenziavano alla cerimonia il presidente della “Fondazione don Gnocchi” monsignor Bazzari con il signor Carena dell’ufficio stampa della Fondazione stessa, il vessillo della sezione di Como scortato dal consigliere di zona Donati, il Comandante della stazione Carabinieri di Lenno, il Sindaco di Ossuccio unitamente ad Assessori e Consiglieri comunali, le penne nere del gruppo di Ossuccio e numerosi alpini dei gruppi vicini con i relativi gagliardetti. Notevole la partecipazione della popolazione locale. La cerimonia è iniziata con l’ingresso sul campo del vessillo e l’al-

zabandiera scanditi dagli squilli di tromba ed è proseguita con la solenne posa in cappella del quadro raffigurante don Carlo in uniforme fra i suoi alpini e i suoi mutilatini. Dopo i discorsi commemorativi monsignor Bazzari ha officiato la santa Messa seguita dalla “Preghiera dell’Alpino”. Ora lassù, a 1.200 metri sui monti, nella sua cappella fra i quadri della Madonna del Soccorso e di San Rocco di secolare devozione locale, rimarrà nel tempo l’effige di don Carlo Gnocchi anche se non ancora “beato” ma già “santo” per le penne nere e per le migliaia di mutilatini, orfani e sofferenti ai quali ha ridonato il senso vero della vita. Senso della vita sublimatosi nel dono post mortem delle sue cornee da lui stesso voluto ancora prima che questo estremo atto di generosità fosse ammesso nel nostro Paese, infrangendo così con la sola forza della fede e dell’amore le incertezze e le lungaggini etico-burocratiche di coloro che a tutti i livelli avrebbero dovuto già da allora aver legiferato in merito. Luigi Mario Belloni

Gruppo Como e padre Bianchi Giovedì 16 gennaio si è svolta all’Istituto Don Guanella di Como, un’altra serata a scopo benefico per aiutare il “nostro” missionario nelle Filippine, padre Eligio Bianchi. Definisco “nostro” l’Eligio perché a mio parere rappresenta con i fatti quello che noi chiamiamo comunemente “spirito alpino”; da più di trenta anni opera nelle Filippine nella città di Tagum tra difficoltà di ogni genere e con scarsissimi aiuti senza chiedere mai e arrangiandosi con la pensione della la sua anziana mamma che abita con lui. Non mollando mai. Ho già spiegato in un precedente articolo come è avvenuto il fortunoso incontro con il mio vecchio compagno di scuola più di un anno fa a Como e da quel momento sia nato in me il desiderio di aiutarlo, in questo sono stato subito affiancato con entusiasmo dagli alpini del gruppo Como di cui faccio parte. L’Eligio è tornato a Como per Natale e, approfittando della sua presenza ecco che è nata l’idea di una serata di cori al Don Guanella, subito è stato contattato il “grande Paolo” che, come sempre ha dato la sua disponibilità e quella del coro ANA Sandro Marelli che dirige con straordinaria abilità; a lui si è affiancato il coro di voci bianche della Città dei Balocchi diretto dalla figlia Barbara Busana, di una bravura eccezionale (buon sangue non mente!). Dell’avvenimento è stata informata la stampa e sia “La Provincia” che il “Corriere di Como” hanno dato divulgazione all’avvenimento come anche la te-

levisione locale che ha ospitato per ben due volte il “nostro” missionario; la serata è stata anche illustrata sia dal settimanale diocesano che dal periodico della Stecca, un grazie a tutti da parte degli alpini. I comaschi, così ben informati, hanno risposto con straordinario entusiasmo e giovedì sera al Don Guanella, con cui gli alpini del gruppo Como hanno ormai un legame super collaudato, sono accorsi numerosi per assistere al concerto, la sala era veramente al completo tanto che molti sono restati in piedi. Barbara Busana con i suoi bambini ha iniziato la serata per poi cantare alcune canzoni insieme agli alpini di Paolo, l’abbinamento è stato straordinario e i bambini hanno strappato applausi a scena aperta, sono stati talmente coinvolgenti che dopo la prima canzone cantata insieme molti alpini del coro si sono messi ad applaudire i loro giovanissimi “colleghi”; chissà che tra qualche anno qualcuno di questi bravi bambini non finisca a cantare con un bel cappello alpino in testa nel coro di Busana senior? Nell’intervallo padre Eligio ha illustrato con l’aiuto di alcune fotografie l’attività della sua missione e le condizioni penose in cui arrivano i suoi piccoli ospiti, bambini denutriti di età tra i due e quattordici anni raccolti dalla strada dove vivono come piccoli randagi. Il coro Sandro Marelli ha concluso la serata non prima di aver concesso un bis fuori programma. Non è mancato anche il nostro presidente Achille Gregori insieme a

Mario Ostinelli e a nonno Vittorio Cattaneo che hanno poi partecipato al piccolo rinfresco finale, durante il quale si è proceduto al taglio di una grande torta offerta agli alpini dalla gelateria “Luisita” e dedicata al caro e indimenticato Emilio Lai. In tutto ciò è raffigurato lo “spirito alpino” che menzionavo all’inizio: aiutare chi ha bisogno, cantare insieme onorando i nostri nonni, e tra un bicchiere di quel buono e una fetta di torta rammentare i compagni che “sono andati avanti”. A titolo di cronaca è doveroso menzionare quanto i presenti hanno generosamente offerto a padre Eligio che è potuto ripartire per le Filippine con più di 4.000 Euro, medicinali e alimenti, con i quali potrà costruire il pozzo di cui aveva tanto bisogno e mantenere per qualche tempo i suoi ragazzi. Una bella boccata di ossigeno. Un’altra cosa padre Eligio ha portato con sé: il nostro gagliardetto che farà da ora in poi bella mostra di sé in quella terra lontana. Un grazie di cuore dagli alpini comaschi a tutti quelli che si sono prodigati per rendere possibile questa serata che non sara fine a se stessa perché già altre iniziative sono in cantiere per mantenere vivo il rapporto con padre Eligio. Giustamente Achille Gregori mi ha detto: «Ora che il nostro gagliardetto sventola anche nelle Filippine bisognerà saperlo alimentare con un po’ di vento». È bello Achille sapere che la Breva è arrivata fin così lontano! Aldo Maero


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Associazione Nazionale Alpini

Storia della sezione di Como Morte del presidente Camillo Cornelio e nuovo presidente Mario Ostinelli. Notizie dei gruppi di: Seveso, Lenno, Lanzo Intelvi, Canzo, Arosio, Bellano, Villaguardia, Rovellasca, San Fedele Intelvi, Albate, Cantù, Germasino, Torno, Rovenna, Cernobbio, Lurago d’Erba, Veleso, Civenna, Binago, Gravedona ed Erba La storia degli alpini comaschi continua con altre notizie, date e nomi di protagonisti 84a puntata

Correva l’anno 1980... 1° SEMESTRE Molti gruppi nel mese di gennaio svolsero l’assemblea annuale con il rendiconto del capogruppo e l’elezione delle cariche sociali. Il gruppo di Seveso effettuò una gita a Bellagio, in occasione dell’assemblea annuale, con il pranzo sociale, la relazione del capogruppo Bizzozzero e l’intervento del consigliere sezionale Campi. Domenica 27 gennaio il gruppo alpini di Lenno commemorò la ricorrenza annuale della battaglia di Nikolajewka presso la cappella dell’Acquafredda. Domenica 10 febbraio si svolsero presso Lanzo Intelvi le gare sezionali di sci, slalom e fondo, articolate in categorie e organizzate dal Gruppo Sportivo Alpini, nucleo di Como, con la collaborazione sul posto dell’Unione Sportiva di Lanzo Intelvi. I concorrenti, circa duecento, furono suddivisi nelle categorie alpini, amici e ragazzi. Ecco i risultati principali: gara di slalom con il “Trofeo padre Pigato, cappellano alpino”: 1a squadra di Albate (Francesco Panzeri, Luciano Aliverti, Erminio Merio), 2a squadra di Parè (Sandro Caspani, Flavio Balzaretti, Gian Filippo Sibilia), 3a squadra di Bellagio (Carlo Galli, Nino Gilardoni, Francesco Gilardoni); classifica individuale: categoria “Bocia” 1° Carlo Galli (Bellagio), 2° Luciano Regazzoni (Albese), 3° Sandro Caspani (Parè); categoria “Anziani” 1° Francesco Panzeri (Albate), 2° Luciano Aliverti (Albate), 3° Bruno Faverio (Albate); categoria “Veci” 1° Antonio Fasoli (Pellio Intelvi), 2° Luigi Bernasconi (Como), 3° Guido Balbi (Villaguardia). Gara di

fondo con il trofeo “Capitano Carlo Mascetti”: 1a squadra di Lanzo Intelvi (Renato Maglia, Maurizio Nicoli, Martino Maglia), 2a squadra di Como (Angelo Brontesi, Angelo Moretti, Umberto Broggi), 3a squadra di Bellagio (Aristide Raineri, Valerio Casati, Alessio Gilardoni); classifica individuale: categoria “Bocia” 1° Tiziano Corbellini (Nesso), 2° Maurizio Nicoli (Lanzo), 3° Martino Maglia (Lanzo); categoria “Veci” 1° Renato Maglia (Lanzo), 2° Cipriano Novi (Lanzo), 3° Enrico Tettamanti (Albate). Domenica 24 febbraio si tenne l’annuale Assemblea ordinaria della Sezione, presieduta dal dottor Mapelli, tesoriere nazionale, con segretario il socio Franco Stampa. Presenti 230 delegati di 65 gruppi, la relazione morale del presidente Cornelio e la relazione finanziaria del revisore Romeo Bianchi furono approvate all’unanimità e furono seguite dalla votazione per l’elezione di un terzo del Consiglio direttivo, prima applicazione del nuovo regolamento entrato in vigore l’anno precedente 1979 che prevede la durata in carica del presidente e dei consiglieri per tre anni con la scadenza di un terzo (dieci su trenta) ogni anno. Un’altra nuova norma entrata in vigore fu la designazione in ogni gruppo dei delegati all’assemblea sezionale, uno ogni venti iscritti. Dalla riunione dei consiglieri del 12 marzo scaturì il Consiglio direttivo per il 1980: presidente Camillo Cornelio; vicepresidenti Aggio Alfieri (Dongo), Gianantonio Morassi (Albavilla nuovo eletto) e Zola Genazzini (Argegno nuovo eletto); segretario Mario Ostinelli (Como nuovo eletto); tesoriere Pierluigi Martinelli (Como); addetto stampa Arcangelo Capriotti (Como); consiglieri Raimondo Beretta (Como nuovo eletto), Giuseppe Bertarini (Valsolda), Lino Bianchi (Como nuovo eletto), Pietro Bianchi (Fino Mornasco), Luigi Brambilla (Como), Enrico Cernuschi (Molina), Eugenio Citterico (Como), Sandro Ghielmetti (Gironico nuovo eletto), Rinaldo Isella (Como nuovo eletto), Ugo Lanfranconi (Pellio Intelvi), Gianandrea Lazzaroni (Montano Lucino nuovo eletto), Franco Ma-

4 maggio 1980, Adunata nazionale di Genova: sfilano il pannello floreale degli alpini di Griante e il vessillo scortato dal presidente Cornelio.

gatti (Como nuovo eletto), Luigi Maspero (Como), Mario Molteni (Capiago Intimiano nuovo eletto), Antonio Orsenigo (Asso), Massimino Ortelli (Bellano), Ermenegildo Perdonati (Como nuovo eletto), Franco Pesenti (Lurago d’Erba), Gianluigi Romano (Como), Ermete Sampietro (Villaguardia nuovo eletto), Ercole Spaggiari (Menaggio), Franco Stampa (Albate nuovo eletto) e Terenzio Stefanetti (Rovellasca). Revisori dei conti: Arturo Coopmans, Romeo Bianchi e Paolo Nessi. Giunta di scrutinio: Gianfranco Moretti, Franco Romano e Luigi Rusconi. Domenica 2 marzo sulla neve del Pian del Tivano ci fu la 2a edizione dell’“Alpinada”; organizzata dal gruppo di Canzo con la collaborazione del Gruppo Sportivo Alpini, nucleo di Como, presenti, con vari alpini e familiari, il presidente Cornelio, il consigliere Gianluigi Romano, il presidente del G.S.A. Gallo e il vice Balbi. L’“Alpinada” era una serie di prove a punti sulla neve, tra sport e gioco, quali la corsa degli slittoni, il traino degli slittoni, la corsa con le racchette, la corsa a due con due gambe legate e il lancio di palle di neve contro delle sagome. Parteciparono vari concorrenti di dieci gruppi con il punteggio: 1° Torno punti 45, 2° Canzo punti 40, 3° Sormano punti 15. Sabato 8 marzo il G.S.A., nucleo di Como, fece disputare al monte Crocione una gara di slalom riservata ai giovanissimi soci delle categorie ragazzi e cuccioli, maschili e femminili. Seguirono le discese, con i genitori dei piccoli atleti, e consegnarono i premi il presidente Gallo, il vicepresidente Balbi, i consiglieri Caspani e Sampietro. Il G.S.A., nucleo di Bellagio, effettuò domenica 23 marzo a Sils Maria in Engadina una gara sociale di slalom e nei giorni 25, 27 e 29 marzo una gara di scopa a coppie. Domenica 20 aprile il gruppo di Arosio festeggiò il 20° anniversario di costituzione con una intensa manifestazione, preparata con cura dal capogruppo Graziano Ambrosoli e dai suoi collaboratori e che vide la presenza di varie autorità, tra cui il presidente della Regione Lombardia avvocato Giuseppe Guzzetti, il sindaco Antonio Magni, il gonfalone, rappresentanze di associazioni, il vessillo sezionale, i vicepresidenti Zola Genazzini e Gianantonio Morassi, il consigliere di zona Pesenti, 22 gagliardetti e la fanfara di Asso. Dopo gli onori al monumento di don Gnocchi, presso il palazzetto dello Sport si sono succeduti i discorsi del vicepresidente Genazzini e dell’avvocato Guzzetti, la premiazione dei soci fondatori Enrico Nespoli, Angelo Galli ed Ermenegildo Longoni, del cassiere Angelo Radaelli e la messa concelebrata dal cappellano padre Crosara e dal parroco don Farina. Domenica 27 aprile ebbe successo a Bellano la 3a edizione della corsa in montagna “Trofeo Penne Mozze Bellanesi”, promossa dal gruppo al-

pini con l’organizzazione della Polisportiva, con 102 concorrenti di 21 squadre sportive. Alla premiazione furono presenti il presidente Cornelio, il vice Aggio e il presidente del G.S.A. di Como Gallo. Nella serata di martedì 29 aprile, su invito del G.S.A. di Como, fu tenuta presso la sede sezionale una conferenza su “Neve e valanghe” da parte del colonnello Cesare Di Dato, comandante del Presidio Militare, esperto dell’argomento, essendo stato Capoufficio Studi Esperienze e Valanghe della Scuola Militare Alpina di Aosta. Venne anche proiettato un documentario da parte della guida alpina Elio Colombo. Nei giorni 2, 3 e 4 maggio gli alpini si radunarono a Genova per la 53a Adunata nazionale in gran numero, con entusiasmo e patriottismo, effettuando vari incontri, cerimonie e la grande sfilata, leggermente disturbata da una pioggerella continua. La sezione di Como fu presente con il vessillo, il presidente Cornelio, il Consiglio direttivo, 74 gagliardetti, le fanfare di Asso e di Olgiate Comasco, il quadro di fiori di Griante, gli striscioni del gruppo di Montano Lucino «Nella bufera tutti uniti» e del gruppo di Cantù «L’Italia deve progredire col passo lento e sicuro degli alpini», un cappello alpino di foglie del gruppo di Gravedona, i bandieroni dei gruppi di Albate e Mozzate e gli alpini, circa mille, suddivisi in tre blocchi. Il 10 e 11 maggio a Bellagio fu giocato il “Quadrangolare del Lario”, torneo di calcio tra quattro squadre delle sezioni di Colico, Como, Lecco e del gruppo di Bellagio. Lunedì sera 12 maggio morì improvvisamente il dottor Camillo Cornelio, presidente della sezione di Como. Il giorno successivo questa inaspettata e luttuosa notizia raggiunse la maggior parte dei soci e dei gruppi, suscitando in tutti dolore, incredulità e rimpianto, essendo amato e apprezzato per la lunga presidenza, per la presenza a quasi tutte le manifestazioni e per il suo comportamento schietto e gagliardo, nonostante la ragguardevole età. Nato nel 1896, ventenne giovane sottotenente del battaglione Valtellina del 5° Alpini, combattè sul monte Ortigara, riportando due ferite e meritando una medaglia d’argento e una di bronzo al Valor Militare. Si laureò in medicina, divenne medico condotto prima in Valle Intelvi e poi a Como Monteolimpino, esercitando per oltre 50 anni. Sposato con la signora Angela, ebbe tre figli Emilio, Piera e Achille. Alpino convinto ed entusiasta, ricco di valori patriottici, fu presidente della sezione di Como dal novembre 1931 alla seconda guerra mondiale e dal gennaio 1956 alla morte, sempre in prima fila con gli ideali e l’esempio, oratore in molti raduni alpini, per sei anni anche consigliere nazionale dell’ANA, con un grande prestigio e ascendente sui suoi alpini. Mercoledì pomeriggio 14 maggio si svolsero gli imponenti funerali con

moltissimi alpini ad attorniare per l’ultima volta il loro presidente e la partecipazione di autorità civili e militari, rappresentanze di associazioni combattentistiche e d’arma, dei suoi pazienti e di molti concittadini. Per l’ANA furono presenti il segretario nazionale Tardiani, in rappresentanza del presidente Bertagnolli, il consigliere nazionale Crosa, rappresentanti delle sezioni di Bergamo, Colico, Lecco, Milano, Sondrio, Tirano e Varese e per la sezione di Como il vessillo, il Consiglio direttivo, 69 gagliardetti e la fanfara di Asso. Il corteo funebre si snodò dalla sua abitazione alla chiesa di Monte Olimpino con il feretro portato a spalla dagli alpini. Dopo il rito religioso, officiato dal parroco don Mario Lenzi, la salma fu tumulata nel cimitero e la sezione di Como rivolse l’ultimo saluto al suo presidente e tributò affetto e condoglianze ai figli Emilio, Piera, Achille e familiari. Sabato sera 17 maggio il gruppo di Villa Guardia ospitò il coro alpino della sezione di Lecco. Sempre sabato sera 17 maggio il gruppo di Rovellasca effettuò la camminata non competitiva nei campi “Sotto le stelle”. Domenica 18 maggio fu inaugurato il gruppo di San Fedele Intelvi, con 65 soci, rientrato nei ranghi della sezione come 107° gruppo. Intervennero le autorità, le rappresentanze delle associazioni, il vessillo sezionale, 36 gagliardetti, alunni e popolazione. Dopo gli onori ai Caduti, il Sindaco, socio alpino, salutò i presenti e il vicepresidente Aggio Alfieri ricordò il defunto presidente Cornelio. Il prevosto benedì il gagliardetto, madrina la signorina Nadia Carminati, figlia del capogruppo, e celebrò la messa. Seguirono i saluti del capogruppo Giuseppe Carminati, il discorso del vicepresidente Zola Genazzini, per esaltare gli scopi dell’Associazione e invitare gli alpini a operare nel campo sociale, e un messaggio del consigliere di zona Ugo Lanfranconi. Domenica 18 maggio presso il poligono di Como Camerlata ebbe svolgimento la 2a edizione della gara sezionale di tiro a segno con carabina, organizzata dal G.S.A. di

Il presidente Camillo Cornelio scomparso il 12 maggio 1980.


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Storia della sezione di Como Como con la collaborazione della sezione di Tiro a Segno, presenti il vicepresidente Gianantonio Morassi e il presidente del G.S.A. Luigino Gallo. Ecco i principal risultati: categoria Maestri 1° Gaetano Maroni (Binago) punti 200, 2° Natale Canavesi (Mozzate) 196, 3° Leonardo Corticelli (Como) 192; categoria unica 1° Umberto Tell (Rovellasca) punti 191, 2° Stefano Montorfano (Como) 190, 3° Giovanni Molteni (Capiago Intimiano) 190. Classifica a squadre: 1° gruppo Binago punti 389, 2° gruppo Como punti 382, 3° gruppo Mozzate punti 381. Giovedì 22 maggio il gruppo di Albate organizzò una serata di canti col coro C.A.O. di Como, con commemorazione dello scomparso presidente Cornelio, alla cui memoria il coro dedicò il canto “Signore delle cime”. Sabato 24 maggio il Consiglio direttivo sezionale si riunì per eleggere il nuovo presidente e designò a tale carica il socio Mario Ostinelli, considerato il più preparato e il più degno successore del compianto dottor Cornelio per la lunga esperienza nell’Associazione, come consigliere dal 1952 e vicepresidente dal 1960, con un periodo anche nel Consiglio nazionale. Mario Ostinelli rivolse al Consiglio direttivo e a tutti i soci un caloroso messaggio: «Alpini e amici della sezione di Como, nell’assumere l’incarico di vostro presidente vi invio il mio più cordiale saluto. L’essere stato eletto presidente mi è motivo di grande soddisfazione, anche se non nascondo qualche preoccupazione per le grandi responsabilità che mi aspettano, ma che con l’aiuto di tutti voi, dei colleghi del Consiglio sezionale che ringrazio per la stima e fiducia concessami, e facendo appello a tutte le mie forze e alla volontà, saprò superare. È difficile sostituire un presidente quale è stato il compianto dottor Cornelio che ha guidato la Sezione dal lontano 1931! Nel suo ricordo cercherò di ben operare, di seguire la traccia lasciata dalla sua guida, affinché la nostra sezione possa sempre essere compatta, piena di entusiasmo e di fede nella tradizione alpina e patriottica; aperta alle giovani leve che devono affluire nelle nostre file per sostituire i “veci” e così assicurare la continuità alla nostra grande “famiglia verde”. Ricorrendo quest’anno il 60° di fondazione della nostra sezione, rivolgo un saluto particolare ai soci fondatori e un mesto ricordo a chi è “andato avanti”. Mario Ostinelli». Sabato 24 maggio il gruppo di Cantù fece in collaborazione con il C.A.I. una serata con proiezione di diapositive e del film “L’alpino è sempre quello”. Nell’intervallo furono premiati i partecipanti alla gara di sci di fondo svoltasi al Pian del Tivano, presente il colonnello Cesare Di Dato, comandante del Presidio, nella duplice veste di ospite e di premiato per il piazzamento nella gara. Domenica 25 maggio il gruppo di Germasino festeggiò il 50° di fondazione e l’intitolazione di una piazzetta “Piazza degli Alpini”, presenti le autorità locali, le bandiere delle associazioni, il vessillo, il vicepresidente Aggio Alfieri e 10 gagliardetti. Dopo la messa celebrata dal parroco don Giovanni Conconi, seguirono la deposizione alla lapide dei Caduti e lo scoprimento della targa della “Piazza degli Alpini”. Il capogruppo Giuseppe Poncia salutò gli intervenuti, il vicepresidente Aggio Alfieri portò i saluti della sezione, il sindaco alpino Lino

Allio consegnò una medaglia ai due soci fondatori e cavalieri di Vittorio Veneto Giovanni Battista Bettega e Pietro Poncia e il segretario Lorenzo Chiaroni tracciò la storia del gruppo, iniziando dalla fondazione nel 1930 a opera soprattutto del padre Giocondo Chiaroni. Sempre domenica 25 maggio a Torno fu corsa la 10a edizione della gara in montagna “Tre valli tornasche” con in palio il “Trofeo tenente alpino Italo Magatti”, organizzata dal gruppo ANA e dal C.A.M. Dall’1 al 26 maggio si svolse la 12a edizione del torneo serale di calcio “Trofeo Penne Nere”, a cura del gruppo di Rovenna con le partite giocate sul campo della Casa della gioventù di Cernobbio. Il torneo fu seguito seralmente da un buon pubblico e numerosi furono gli incontri, avendo partecipato ben 16 squadre di gruppi alpini, con il risultato finale: 1a squadra di Rovenna, 2a squadra di Uggiate Trevano, 3 a squadra di Bellagio, 4a squadra di Camnago Faloppio. Il trofeo biennale fu assegnato al gruppo di Rovenna che l’aveva già conquistato l’anno precedente. Venerdì 30 maggio il gruppo di Cernobbio, in collaborazione con l’Azienda di Soggiorno, tenne una serata sulla montagna con diapositive dell’alpino Enrico Tettamanti, istruttore del C.A.I. Sabato 31 maggio il gruppo alpini di Lurago d’Erba effettuò la fiaccolata notturna con partenza e arrivo alla “Baita”. Qui fu celebrata la messa da don Spirito e il consigliere di zona Pesenti presentò il neo presidente Mario Ostinelli che pronunciò il suo primo discorso con un po’ di emozione. Sabato sera 31 maggio il gruppo di Veleso, anticipando il raduno del giorno dopo, rievocò la campagna di Russia con diapositive commentate dal cappellano padre Crosara. Domenica 1 giugno gli alpini di Veleso vissero una intensa giornata per la celebrazione del 50° anniversario di fondazione con la partecipazione di autorità, rappresentanze di altre associazioni, il vessillo sezionale, il presidente Mario Ostinelli, 32 gagliardetti e la musica di Nesso. Dopo gli onori ai Caduti, la messa fu celebrata dal cappellano padre Narciso Crosara e i discorsi furono del capogruppo Nello Bianchi, del sindaco Elio Guanziroli, del presidente Mario Ostinelli. Furono consegnate targhe ricordo alla madrina signora Tina Mariani e al socio fondatore Paolo Frisoni, già capogruppo per 35 anni, e cappellini in bronzo ai soci anziani Antonio Frisoni, Pietro Poletti, Carlo Schiavio, Federico Bianchi, Mario Longoni, Pierino Longoni (Pacina), Pierino Longoni (Pio), Cipriano Battocchi ed Evaristo Lanfranconi. Lunedì sera 9 giugno furono ospiti nella sede sezionale il presidente della sezione ANA dell’Argentina, Giuseppe Zumin, con la signora Lina, il consigliere nazionale Alessandro Merlini di Lecco, figlio dell’indimenticabile presidente Ugo Merlini, e il comandante del Presidio, colonnello Cesare Di Dato, con la signora Vittoria. Gli ospiti furono accolti e intrattenuti affabilmente dal presidente Mario Ostinelli e da numerosi soci, con scambi di doni a ricordo dell’incontro. Domenica 15 giugno il gruppo di Civenna festeggiò i 50 anni di vita con numerosi partecipanti, tra cui il sindaco Umberto Minotti, altre autorità, rappresentanti di associazioni combattentistiche e d’arma, il vessillo sezionale, i tre vicepresidenti Aggio, Genazzini e Morassi, la ma-

drina signora Tina Minotti, 30 gagliardetti e la banda musicale di Lezzeno. Alla messa officiata dal prevosto don Alberto Rozzoni, seguirono il corteo, le deposizioni al monumento ai Caduti, al Sacrario dei Caduti e al monumento all’Alpino. Qui parlarono Teo Bellora e Giuseppe Mainetti, soci del gruppo, i vicepresidenti Aggio e Genazzini con i saluti del presidente Ostinelli assente e l’alpino Antonio Zanotta di San Fedele. Il capogruppo Luigi Gandola consegnò ricordi ai cavalieri di Vittorio Veneto Stefano Gilardoni, Giuseppe Merzario (Merisa), Giuseppe Merzario (Cip) e Giovanni Danelli. Martedì 17 si riunirono a Lenno il capogruppo Orlando Galli e i soci promotori della ricostruzione del rifugio sul monte Galbiga, opera già in corso di attuazione da parte di volontari. Scopo di questo e di altri incontri era di ottenere l’approvazione e possibili contributi degli enti pubblici, aiuti in denaro e in materiali da ditte e dai compaesani e un concorso nell’attuazione dei lavori da soci volontari di altri gruppi. Dal 15 al 28 giugno a Binago, organizzato dal gruppo alpini, si svolse un torneo di bocce individuale con il trofeo “Battista Brisa”, in memoria dello scomparso capogruppo. Gli incontri si svolsero di sera videro la partecipazione di 60 concorrenti di vari gruppi e vittoria del socio Giovanni Bresciani (Binago). Nei giorni 27, 28 e 29 giugno ebbe luogo la sagra campestre del gruppo di Gravedona. Sabato sera 28 giugno a Erba si esibirono i cori Segrino “Città di Erba” e “Sandro Marelli” del gruppo di Fino Mornasco, a preparare il raduno del giorno seguente. Domenica 29 giugno il gruppo di Erba organizzò un raduno per l’inaugurazione nel parco di villa Mainoni del monumento all’Alpino, un raduno imponente, come imponente è il monumento, composto da un’alta stele in cemento armato con alla base un altare e un piccolo anfiteatro, decorato da cinque pannelli in bronzo, significanti il Valore Alpino e con la scritta «Gli alpini di oggi agli alpini di sempre». Questo monumento, opera dell’architetto Mapelli con i bassorilievi dello scultore Abram, fu voluto dagli alpini di Erba e favorito dall’Amministrazione comunale e dalla cittadinanza. Molti gli intervenuti, tra cui autorità civili e militari, rappresentanze di istituzioni, associazioni combattentistiche e d’arma, il gonfalone, il complesso folcloristico “I Bej”, ufficiali e alpini in servizio, il vicepresidente dell’ANA dottor Vita, i vessilli delle sezioni di Milano, Pinerolo e Como, il presidente Ostinelli, 63 gagliardetti, le fanfare di Asso e Olgiate Comasco e il quadro floreale di Griante. Dopo che una delegazione era salita a deporre una corona al monumento ai Caduti e presente un picchetto in armi del 67° Fanteria, fu scoperto il monumento dalla madrina signora Rosa Vanossi, sorella di un caduto, e da quattro alpini alle armi, con benedizione impartita dal parroco don Aldo Pozzi che di seguito concelebrò la messa col cappellano padre Narciso Crosara. Seguì la parte oratoria con gli interventi dell’assessore Celestino Sangiorgio, del capogruppo Giovanni Molinari che consegnò il monumento alla cittadinanza, del sindaco Fusi e del vicepresidente Vita per l’orazione ufficiale, durante la quale ribadì le tendenze dell’Associazione a operare nel campo sociale. Arcangelo Capriotti

Colletta alimentare 2002

Una grande operazione di solidarietà e spirito alpino Grazie! Grazie! Grazie! Ancora una volta gli alpini hanno dimostrato sul campo il loro senso del dovere in una grande operazione di solidarietà. Nelle giornate precedenti, radio, giornali e televisioni hanno pubblicizzato l’evento nei dovuti modi, ricordando sempre il supporto degli alpini all’organizzazione e il supporto è stato reale e ben visibile. L’operazione pianificata da tempo ha consentito ai nostri responsabili di zona e ai nostri capigruppo di organizzarsi al meglio, visitare i punti di raccolta sparsi sul territorio e trovare ovunque tante penne nere che si distinguevano tra i volontari in pettorina gialla, non solo per il cappello ma per la fattiva collaborazione, è stato come immergersi in una giornata di festa. Senza dimenticare il vero obiettivo della giornata, a Solbiate gli alpini, che distribuivano “vin brulé”, sono stati capaci di trasformare una giornata di duro lavoro, contagiando sia i compagni di avventura sia e soprattutto i “clienti”, veri artefici della raccolta che vedevano nella penna nera un sicuro riferimento. Se alcuni di noi avessero ancora dei dubbi, sarebbe bastato osservare gli sguardi dei passanti e rendersi conto della stima e della gratitudine nei nostri confronti. Il nucleo di Protezione civile, già impegnato in due diverse missioni,

vedi interventi in Molise e a Bellagio, è riuscito a organizzarsi come meglio non avrebbe potuto, dispiegando in campo un buon numero di volontari e mezzi, senza questo fondamentale contributo l’organizzazione logistica sarebbe stata in gravi difficoltà. Problemi viabilistici dovuti al traffico e al maltempo delle settimane precedenti sono stati superati in modo efficace, i mezzi hanno instancabilmente fatto la spola tra i punti di raccolta e il magazzino di stoccaggio, terminando l’operazione quasi a notte fatta, senza dimenticare il lavoro oscuro dei volontari rimasti a presidio della sede per garantire un punto di contatto e un rifugio per l’intera giornata. I dati ufficiali del Banco Alimentare danno un risultato concreto: la raccolta 2002 ha superato del 7% quella del 2001 raggiungendo 86 tonnellate di cibo raccolte in un giorno, giudicate voi! A livello nazionale l’incremento è stato ancora superiore toccando il 12% per un totale di circa 5.000 tonnellate di cibo raccolte: uno straordinario spettacolo di carità. Possiamo veramente andarne fieri, abbiamo contribuito a una grande operazione di solidarietà nel vero spirito alpino e nel contempo in termini di pubblicità e immagine alla Associazione. Viva gli alpini! Mosè Frighi

SOTTOSCRIZIONE PRO TERREMOTATI MOLISE Gruppo di Albate Gruppo di Breccia Rebbio Gruppo di Brunate Gruppo di Casnate Bernate Gruppo di Cernobbio Gruppo di Civiglio Gruppo di Como Gruppo di Grandate Gruppo di Lipomo Gruppo di Montano Lucino Gruppo di Monteolimpino Gruppo di Rovenna Gruppo di Torno Sezione di Como Clerici Eugenio

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Raccolti nella serata al Collegio Gallio il 23 novembre 2002

Garzeno: processione con la Madonna In occasione del 55° anniversario della costruzione del santuario dedicato alla Madonna di Lourdes, gli alpini di Garzeno, come sempre, hanno voluto dare il loro contributo accompagnando la statua la statua della Vergine per le strade del monte. La processione è sentita da tutta la popolazione garzenese visto che nel lontano 1947 il reverendo Sigifrido Cappelletti inaugurò il santuario costruito dai suoi parrocchiani come ringraziamento per il ritorno di molti soldati chiamati alle armi nelle due grandi guerre. Oggi, 55 anni dopo il parroco don Alfredo Nicolardi continua il lavoro iniziato dal suo predecessore svolgendo altre cinque feste al santuario. Gli alpini in queste feste danno un contributo sostanziale, preparando le strutture che riparano dal sole e dalla pioggia, per agevolare i numerosi pellegrini.

Gli 80 anni del gruppo di Griante Sabato 9 novembre 2002, gli alpini di Griante hanno fatto celebrare presso la cappella di San Carlo, dedicata agli Alpini, una S. Messa in ricordo di tutti i Caduti della prima e della seconda guerra mondiale. La cerimonia concludeva il programma delle manifestazioni organizzate per l’80° di fondazione del gruppo, il 25° di ristrutturazione della cappella stessa e le successive opere di manutenzione e abbellimento. Buona la partecipazione della popolazione. Presenti anche i gagliardetti dei gruppi vicini e la signora Franca Sampietro Tanzi, sorella del sottotenente Franco Sampietro, medaglia d’oro al Valor Militare, che, all’alzabandiera, al suono di una tromba che faceva da sottofondo, ha letto l’elenco di tutti i nostri Caduti. A causa dell’assenza per malattia del parroco di Griante e dello scarseggiare di sacerdoti in generale, la liturgia è stata celebrata dall’arciprete di Porlezza, don Giovanni Buga, a cui vanno sentiti ringraziamenti.


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Sono andati avanti Antonio Fioroni Si è spento Antonio Fioroni, capogruppo di Bellagio, reduce del Guri i Topit e della steppa russa. Si è spento proprio nei giorni in cui si stava ricordando la ritirata e la storica battaglia, cui anche Fioroni prese parte. Ora è certamente arrivato lassù, in quell’angolo di paradiso riservato agli alpini, dove ha ritrovato commilitoni, amici. I suoi alpini di Bellagio, gli sono stati vicini nel periodo della malattia e si sono presentati in massa, insieme ai moltissimi giunti da ogni parte della Sezione, per portare l’ultimo estremo saluto terreno. Portato a spalle dagli alpini bellagini e dai volontari del nucleo di Protezione civile, del quale ha fatto parte fin dall’origine, Antonio ha dato il commiato a tutti nella chiesa di S. Giovanni, dove il parroco don Giuliano, i cappellani padre Felice e don Lodovico hanno celebrato il rito religioso. Il cappellano sezionale padre Felice ha ricordato nell’omelia le qualità dell’alpino Antonio, mentre il sindaco Bruno Bianchi ne ha tracciato il profilo d’eccellente cittadino, oltre che d’alpino, rilevando il suo operato a favore della comunità, fra cui primeggia la realizzazione della chiesetta “Regina Pacis”, dedicata a coloro che non sono tornati dai fronti di guerra. Il Sindaco ha letto la motivazione della medaglia di bronzo conferita ad Antonio Fioroni dopo la battaglia del Guri i Topit. Il presidente sezionale Gregori, ha ricordato in particolare la disponibilità dell’alpino e le capacità collaborative, menzionandone l’impegno sempre, in particolare nel viaggio pellegrinaggio di Icaro fatto giusto quasi dieci anni fa, nel quale Fioroni collaborò molto. Nonno Vittorio Cattaneo, ha letto con commozione la preghiera dell’Alpino, per l’amico Antonio. La mesta giornata s’è conclusa nel piccolo cimitero di Civenna, dal quale si può scorgere il Pian delle Betulle ove si trova la chiesetta dedicata ai reduci del Morbegno, al quale apparteneva Antonio Fioroni. L’ultimo saluto è stato rivolta da don Lodovico, prima della tumulazione e del silenzioso saluto mentale, sono certo, fatto da tutti con un chiaro «Ciao Antonio! Grazie per ciò che hai fatto!». La famiglia desidera attraverso il gruppo di Bellagio e il Baradèll, ringraziare gli alpini e in particolare il sindaco Bruno Bianchi con la Giunta e l’intera Amministrazione; il presidente sezionale Achille Gregori, il già presidente Mario Ostinelli, il consigliere di zona Luigi Morini, l’alpino Antonio Rezia già vicepresidente nazionale, i carabinieri di Bellagio, Enzo Confalonieri coordinatore della Protezione civile comasca, la corale Bilacus, il gruppo alpini di Ponte di Legno. A titolo di descrizione del motivo della medaglia di bronzo guadagnata da Antonio Fioroni, riportiamo uno scritto del tenente Giordano Bartoccini, del battaglione Morbegno.

«… I rumori dell’assalto erano già sopiti, intorno a me corpi senza vita. Anche loro rivestiti dal bianco della neve. Ho riconosciuto un alpino che si muoveva scostandosi rapidamente negli anfratti delle trincee, rovistando. L’ho chiamato per nome dopo averlo riconosciuto, era stato il mio angelo custode, la mia salvezza, si chiamava Antonio Fioroni, alpino del centro del lago di Como. Ho capito che prendeva le armi automatiche greche per asportarle, forse voleva conquistarsi una licenza! L’alpino Fioroni non esitò un istante, vistomi ferito, mi sollevò al di fuori della trincea, incitandomi e trascinandomi fino al bordo del piano, per poi rotolare insieme nel vallone sottostante nella neve farinosa, in salvo. … Passandoci di fianco gli altri ci chiesero “Chi siete?” La risposta fu “Morbegno”. “Quale plotone?” chiesero di nuovo. Fu risposto “Niente Plotone, siamo tutto il Morbegno!” … ». Ciao Antonio Fioroni, ciao alpino, con l’affetto di tutti i tuoi amici alpini comaschi! U.D.B.

Biagio Sartorio Ciao, “vecio” alpino dalla nappina rossa del Tirano. Hai scritto una pagina fondamentale della storia del gruppo alpini di Castelmarte: socio fondatore, marito della madrina Teresina, cognato di suo fratello Carlo, carabiniere disperso in Russia, al quale è dedicato il nostro gagliardetto. Quel gagliardetto, che rappresenta l’onore e la gloria degli alpini di Castelmarte, di cui sei stato orgoglioso alfiere in tante manifestazioni alpine, cercando sempre di raggiungere nello sfilamento una posizione di prestigio per dare più lustro e onore al tuo gruppo alpini e alla tua Castelmarte. Non ti dimenticheremo. Gli alpini di Castelmarte

Giacomo Monti Il nostro gruppo sentirà sicuramente la tua mancanza. Sei stato uno dei soci fondatori, più volte eletto nel Consiglio direttivo, hai sempre saputo proporti e metterti a disposizione del gruppo in base alle necessità. Sei stato il nostro primo tesoriere, incarico che hai mantenuto per almeno due lustri, dando sin dal primo momento una impostazione contabile limpida e cristallina, scevra da critiche e per questi motivi ancora seguita e condivisa. A chi ti chiedeva il motivo di tanta meticolosità, la risposta era sempre la stessa: «I libri contabili devono e dovranno sempre essere a disposizione. In questi libri, gli alpini che verranno, ci troveranno la nostra storia». Ricordo quando giravi di casa in casa per reclutare alpini in un nuovo gruppo, divenuto poi il gruppo di Beregazzo. Venisti a chiedermi di entrare nelle schiere dell’ANA e alla mia prima risposta negativa la tua reazione verbale da sergente della Scuola Alpina d’Aosta. Già, le tue mitiche reazioni verbali,

come potremo dimenticarle, il passaggio di un uragano poi la quiete. «Ti posso offrire da bere? Che cosa prendi?» Per te era tutto finito, non era accaduto nulla che valesse la pena ricordare, per te era già domani. Oggi siamo qui riuniti per accompagnarti nell’ultimo viaggio e affermare che sei andato avanti, che ci hai preceduto nel paradiso di Cantore Questi momenti li abbiamo vissuti altre volte: frasi che nascondono quei sentimenti che per pudore non vogliamo rendere evidenti, commozione che attanaglia la gola e che gela il cuore. Quante volte abbiamo ascoltato “Signore delle Cime”, ricordo i nostri tentativi stonati di cantare insieme questa preghiera! Oggi non abbiamo un coro che possa accompagnare degnamente il tuo ultimo viaggio, però possiamo recitarla sicuri di farti piacere. Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna, ma ti preghiamo, su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne. Ciao Giacomo. Gruppo di Beregazzo

Romano Piazzoli Si è spento sabato 18 gennaio 2003 ad Arosio, Romano Piazzoli, grande invalido di guerra, presso la fondazione Anna Borletti Onlus, l’ente che ha ospitato, assistito e curato per 52 anni. Era nato a Ponna Intelvi il 12 giugno 1925 e in valle ha trascorso la giovinezza, sino a quando ha dovuto affrontare la seconda guerra mondiale, nel corpo degli alpini. A causa dello scoppio di una bomba, è rimasto gravemente ferito alle mani, trovandosi successivamente amputato degli avambracci. Trasferito al centro ortopedico Putti di Bologna, si rende successivamente necessario per lui un ricovero permanente, data la grave menomazione. Entra presso l’istituto Grandi Invalidi di guerra di Arosio il 16 marzo 1950, per rimanervi sino alla sua morte. Era una persona molto forte, capace, intraprendente e sembrava volesse nascondere la sua invalidità dimostrando a se stesso e agli altri la maggiore autonomia possibile. Arosio era diventato il paese della sua residenza, e tutti lo conoscevano e lo comprendevano. Nonostante la sua infermità, si rendeva utile con alcuni servizi ricambiando con le sue capacità, la considerazione che gli veniva dimostrata. Molti i ragazzi di Arosio che hanno svolto, durante il servizio militare di leva, la funzione di accompagnatore del grande invalido. Arosio lo ha ricordato porgendogli l’ultimo saluto durante la S. Messa celebrata da don Angelo all’interno della Fondazione Borletti lunedì 20 gennaio. Una cerimonia commovente, partecipata, seguita da molta gente. In prima fila, la rappresentanza degli alpini, dell’Amministrazione comunale di Arosio, della fondazione Borletti. Nel pomeriggio di lunedì si è svol-

CALENDARIO DELLE MANIFESTAZIONI 2003 10-11 maggio 15 giugno 6 luglio 3 agosto 28 settembre 19 ottobre

Aosta Appiano Gentile Pigra Intelvi Lenno Casnate con Bernate Moltrasio

76a Adunata nazionale Raduno sezionale e 75° anniversario di fondazione del gruppo Raduno battaglione Valle Intelvi 25a festa della Madonna della Neve al rifugio Galbiga 25° anniversario di fondazione del gruppo S. Messa sezionale e 80° anniversario di fondazione del gruppo

ta invece la cerimonia funebre nel suo paese, Scaria di Lanzo Intelvi; nella quiete della sua valle, da lui mai dimenticata, ora riposa in pace. Una sentita cerimonia dove hanno presenziato, fra i tanti che lo conoscevano, i rappresentanti degli

alpini di ogni paese della valle. Anche Arosio era presente. Addio Romano, grande invalido di guerra, uno dei tanti di allora, uno dei pochi di oggi e, auspichiamo, per un futuro di pace, di non fare più uso di questo titolo. ***

ANAGRAFE ALPINA DEFUNTI Acquaseria

Bruni Gianpiero, classe 1934 Cipollini Walter, classe 1947 Pellizzari Alfieri, classe 1922 Previtali Angelo, classe 1930, fratello di Antonio Appiano Gentile Guzzetti Ambrogio, classe 1920 Corti Emilio, classe 1924 Marinoni Alberto Argegno Fumagalli Renzo, classe 1907 Breccia Rebbio Marufaldi Giuseppe, classe 1936 Cabiate Mascheroni Francesco Caslino al Piano Clerici Pasquale Caslino d’Erba Lovati Ezio, classe 1935 Franchi Paride, classe 1939 Castelmarte Sartorio Biagio, classe 1924 Castiglione Intelvi Botta Ivo Panio Francesco Cavallasca Gumiero Augusto, classe 1938 Saglio Giuseppe, padre di Aldo Cermenate Cattaneo Luigi, classe 1913 Rocchi Luigi, già capogruppo Claino con Osteno Molli Domenico, classe 1918 Germasino Cappi Schena Silvio Lanzo Intelvi Gatti Mario Lezzeno Bertolio Flavio, classe 1953 Locate Varesino Frontini Paolo Menaggio Venini Franco, classe 1924 Chiappa Vincenzo, classe 1920 Pollini Battista, classe 1913 Mozzate Borsani Roberto Olgiate Comasco Bianchi Giuseppe Bianchi Ermete Porta Mario Ponna Fasola Umberto, classe 1908 Ponte Lambro Spreafico Carlo, classe 1915 Porlezza Testoni Alberto Ronago Ghielmetti Roberto, classe 1951, fratello di Rino S. Bartolomeo Battaglia Ugo Uggiate Trevano Matteri Cesare, classe 1943 Enassi Antonio, classe 1946 Vendrogno Pelizzoni Mario LUTTI NELLE FAMIGLIE Appiano Gentile

il padre Giorgio di Donati Gianluca la figlia Elsa di Caronni Donato la madre Attilia di Girola Beniamino la madre Maria di Bianchi Ferruccio Argegno il padre Renzo di Fraquelli Giuseppe Brenna il padre Tarcisio di Frigerio Stefano Cabiate la madre Camilla di Vergani Isaia Camnago F. la moglie Rosa di Noghera Bruno Caslino al Piano la madre di Galli Martino la madre di Rizzi Dario e Livio Castelmarte la madre Carolina di Bartesaghi Luciano Cavallasca la madre Marina di Gabaglio Giovanni, sorella di Caon Ottavio e zia di Renzo Cermenate il padre di Verga Luigi Claino con Osteno la madre Luisa di Olippi Oscar Civenna la moglie Mariuccia di Mainetti Giuseppe Como il padre Giovanni di Morganti Tullio Garzeno la madre Corinna di Albini Primo Laglio la madre Natalina di Cetti Alberto Lambrugo il padre Giuseppe di Invernizzi Gianbattista il padre Battista di Brovelli Franco Lezzeno il padre Alberto di Fasana Alessandro la madre Carla di Boleso Angelo il padre Mario di Valli Franco Lipomo la moglie Maria di Molteni Lino la madre Lina di Fumagalli Luciano Locate Varesino la sorella suora Guglielmina di Caimi Giancarlo il padre Albino di Paro Adriano Mariano Comense la madre Maria di Zerbin Alberto Menaggio la moglie Carla di Pezzatti Ugo Ponna il padre Carlo di Bazzi Adelino Porlezza la moglie Graziella di Intraina Remo Rovellasca la moglie Maria Teresa di Tagliabue Clementino Rovenna la moglie Liliana di Bianchi Paolo e madre di Alberto S. Bartolomeo il padre Pietro di Bari Mauro Seveso la moglie Maria di Pasinato Sebastiano Stazzona la madre Pia di Bordessa Crosta Pietro Torno il padre Primo di Longoni Renzo Valsolda la sorella Adriana di Mariani Domenico e Rino la madre Livia di Giudici Giancamillo il fratello Luigi di Bonvicini Giovanni Vighizzolo la madre Carolina di Cappelletti Angelo

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associazione nazionale alpini - sezione di como Como - Anno XXIX - n°1 - Gennaio/Marzo 2003 Sped. in abbon. post. - Art. 2 comma 20/c legge...

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