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Numero 4 - Como - Anno XXXVIII - Ottobre-Dicembre 2012

associazione nazionale alpini - sezione di como

Alpini in bella mostra


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La penna Alpina EDITORIALE

Un filotto di emozioni

sommario Eventi 2

Un altro anno da ricordare a lungo

Un filotto di emozioni Chicco Gaffuri

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Ta-pum. Ta-pum Carlo Gobbi

4

Effetto mostra Chicco

Emozioni Arianna Gregori

5

Alpini in bella mostra Carlo Gobbi

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Raduno di Raggruppamento Achille Gregori

7

Verona: concerto delle Fanfare dei Congedati Cesare Di Dato

8

CISA Carlo Gobbi

15 I volontari di nuovo in Emilia 15 Un anno fra i sentieri della Spina Verde Adler

16 La Valsolda Achille Gregori

Inserto speciale Natale Fatti...col

NEWS 2012

Cappello Alpino

Non sono un giocatore di biliardo, ma so che il filotto  quella combinazione molto favorevole capace di infilare un successo dietro lÕaltro. Pi o meno quello che  capitato alla nostra Sezione nel 2012. Tanti emozionanti successi, che corrispondono ad altrettante soddisfazioni. La soddisfazione di aver fatto buone scelte e di averle messe in pratica nel migliore dei modi. Ed il successo delle nostre attivitˆ ha un solo strumento di misura: la partecipazione. Proprio cos“, se riesci a coinvolgere tanti alpini e tante persone che non hanno legame con la nostra Associazione, se non quello della stima, allora vuol dire che hai centrato lÕobiettivo. LÕabbiamo visto in aprile, con lÕaula magna dellÕuniversitˆ gremita di pubblico, per lÕincontro con Luca Barisonzi. LÕabbiamo sperimentato ancora con lÕinteresse che ha creato lÕimpegno degli alpini nei lavori di valorizzazione di Villa Carlotta; interesse che ha spinto tanti personaggi di grande spessore a visitare il cantiere di lavoro. Primo tra tutti  stato il nostro Presidente Nazionale e poi molti altri. E, in tutte le circostanze, il tema conduttore  stato il 140¡ anniversario di costituzione del Corpo degli Alpini. Un anno davvero speciale, un anno pirotecnico che esigeva il gran botto finale. Botto che  arrivato con ÒAlpini in bella mostraÓ. Un botto che ha fatto tremare i vetri della cittˆ di Como e non solo quelli. Chi ha pensato, organizzato e realizzato la mostra sperava che suscitasse interesse, ma non avrebbe mai immaginato di ricevere visitatori a tutte le ore, sia nei giorni lavorativi, sia in quelli di festa. Sicuramente cՏ stata la complicitˆ della Caserma De Cristoforis, che ha stuzzicato la curiositˆ di chi voleva entrare nella struttura militare. Poi, la caserma come sede di esposizione avrˆ contribuito a dare un pizzico di importanza in pi allÕevento. Fatto sta che abbiamo fatto

NEWS

il gran pienone, il tutto esaurito. Ma, pur col piacere della splendida cerimonia di inaugurazione e degli ospiti eccellenti intervenuti, pur con la sfilata continua dei visitatori, lÕelemento di maggior soddisfazione  stato il consenso delle direzioni didattiche, che hanno inviato numerose scolaresche in visita. Veramente bello lÕincontro con i ragazzi e geniale lÕiniziativa del Colonnello Mario Pietrangeli, che, Costituzione alla mano, ha intrattenuto gli alunni con un bel parallelo tra i valori alpini e quelli del buon cittadino italiano, praticamente gli stessi. Ed  vero che i grandi risultati danno un colpo di scopa a tutti gli ostacoli del percorso. La squadra di volonterosi, che ha lavorato due mesi di fila allÕallestimento, ha passato momenti di tensione e di stanchezza, ma, ad opera finita,  stato come se qualcuno avesse premuto il tasto di reset ed  stata solo gioia, solo grande soddisfazione. Bravi alpini comaschi; bravi quelli che hanno allestito, bravi quelli che hanno svolto il servizio di sorveglianza e assistenza; bravi i tanti alpini che hanno partecipato allÕinaugurazione e bravi anche tutti quelli che sono arrivati a visitare. CՏ stato veramente il contributo di tutti. EÕ proprio cos“ che si deve vivere lÕalpinitˆ, con la partecipazione. Forse non avete idea di quanto io sia fiero dÕessere il presidente di uomini speciali come siete voi. Uomini con la penna ben piantata sul cappello e, sicuramente, nel cuore. Chicco Gaffuri

gli appuntamenti del 2013

Un nuovo anno si presenta, ricco di attivitˆ e di memoria storica. Il 2013 ricorderˆ i 95 anni dalla fine della prima guerra mondiale e i 70 dalla battaglia di Nikolajewka. Una ricorrenza importante per parlare di storia eÉ Per non dimenticareÉ

... inchiostro e

Penna

Afghanistan, ancora morte di Achille Gregori

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19 GENNAIO Binago - commemorazione per il 70¡ di Nikolajewka - zona Prealpi ovest; 27 GENNAIO Lenno - commemorazione per il 70¡ di Nikolajewka; 9/10 FEBBRAIO Madesimo - commemorazione intersezionale del 70¡ di Nikolajewka, Como Ð Lecco Ð Sondrio Ð Colico 10 MARZO COMO Assemblea annuale dei delegati MARZO Garzeno raduno per 85¡ di fondazione 26 APRILE Mozzate raduno per 40¡ di fondazione Appuntamenti sportivi sezionali 10 FEBBRAIO Madesimo gara intersezionale di slalom gigante Como Ð Lecco Ð Sondrio Ð Colico 17 FEBBRAIO S. Fedele Intelvi Ciaspolata É e nazionali 10 Febbraio 24 Febbraio

Enego gara nazionale di sci nordico Roccaraso gara nazionale di slalom gigante


3 ... inchiostro e

Penna

Afghanistan, ancora morte di Achille Gregori Parlando di Afghanistan, avevamo affermato <la mattanza continua>, insieme allÕaugurio di non avere altri caduti. Ci˜ non  stato. Un altro giovane  morto in missione. Tiziano Chierotti, alpino della Taurinense,  morto il 25 ottobre in un agguato nella zona di Bakwa. Poche righe per la notizia, ma necessitˆ di riflessione. é la cinquantaduesima vittima della missione dal 2002. Sesta di questo 2012. Ragazzi convinti dÕandare in quel paese non solo per dovere, ma per portare positivitˆ e aiutare la gente. Meditiamo su ci˜, partendo dal senso di abbandono che circonda chi  impegnato allÕestero per la Bandiera. Proprio nel momento della morte di Chierotti, i nostri senatori chiamati a discutere la trasformazione della missione per il 2014, hanno disertato lÕaula, senza neppure giustificarsi. Come non osservare poi, la ripetitiva presenza pi di circostanza che sentita alle esequie ufficiali di Roma. Unica positivitˆ: si  visto il Ministro della difesa. Finalmente ci sono state sue striminzite espressioni. Ha parlato dei militari, ricordandosi dÕesserlo. Cosa che ha ripetuto il 4 novembre dichiarando, finalmente, impegno in favore dei Mar˜ trattenuti in India. Nello stesso giorno il Presidente del Consiglio ha visitato le forze a Kabul, indicando la svolta del 2014: meno militari e pi cooperazione. Ci auguriamo che queste presenze siano un segnale per riprendere il senso patrio da tempo trascurato, riportando le istituzioni alla considerazione dovuta a chi opera lontano con precise regole di ingaggio. Segnale che determini un ritorno ai valori di cui  ricco il nostro paese. Valori spesso calpestati da alcuni personaggi pubblici solo per vantaggi personali. Non sappiamo se ci˜ derivi dallÕabbandono degli ideali trasmessi dalla storia o dalla non conoscenza dei sacrifici dei nostri vecchi che ci hanno regalato questo paese. Ignorare i valori della storia, non insegnarli completamente ai giovani, porta alla disconoscenza del passato, quindi allÕoblio. La conseguenza  lÕattuale sfiducia nelle istituzioni. Il concetto non  nuovo, ma chiaro: senza memoria non si formano le giovani generazioni, non si costruisce il futuro. Il recente decreto che ha sancito lÕinsegnamento dellÕInno Nazionale, pu˜ essere un timido segnale di voglia di storia. Un ritorno ai valori dei padri, un cambio di direzione per tornare a sani principi e alla voglia di operare per il bene della gente, non per il proprio. Cosa che noi alpini possiamo affermare senza remore, visto che lo facciamo da centoquarantÕanni.

Ta-pum. Ta-pum. 52 i Ragazzi caduti in Afghanistan di Carlo Gobbi Ortigara, ta-pum, ta-pum. Monte Nero, tapum, ta-pum. Golico, ta-pum, ta-pum. Ponte di Perati, ta-pum, ta-pum. El Alamein, tapum, ta-pum. Nikolajewka, ta-pum, ta-pum. Nassiria, ta-pum, ta-pum. Afghanistan, tapum, ta-pum. Quanti ta-pum ancora dovremo sentire rimbombare dentro di noi. Dentro le nostre coscienze. Prima, la storia. Che magari non ci  stata insegnata a scuola. Fermi, come ci era imposto, alle guerre puniche con approfondimento su quelle di indipendenza. Ora, la cronaca. Spietata, durissima, malvagia anche, perfino crudele. S“, perchŽ ascoltare la notizia di un nostro caduto. Alla tv o per radio. Leggerne sui giornali, una tantum in prima pagina, quanto onore. Non fa piacere. E non soltanto a noi

dolorosa, la perdita di un ragazzo. Che arriva per ultimo (si speraÉ.!) della serie. NellÕindifferenza, e questo fa pi male, di unÕItalia che non ne rispetta il sacrificio. PerchŽ lo ignora. Lo dimentica. Non se ne occupa. Non bastano considerazione, stima, affetto, dagli Alpini in congedo. Non basta la presenza di Corrado Perona, presidente nazionale, alla partenza delle nostre brigate. Non basta lÕespressione di cordoglio, <povero figliolo>, nelle varie cadenze della penisola, per lenire il dolore di chi  stato colpito cos“ a fondo nei suoi affetti famigliari. PerchŽ dietro non cՏ pi un Paese compatto. Troppo impegnato con le vacanze o i divertimenti. Con i problemi di sopravvivenza di tanti a uno stato vorace, di una classe politica predona. Esemplare la manifestazione di dissenso, aperta, clamorosa, pesante, sonora, allo

Alpini. Ma agli italiani. Non tutti, ma tanti s“, che provano dolore quando uno dei nostri ragazzi con le stellette perde la vita. Laggi. In Afghanistan. Paese sconosciuto, misterioso, ma cattivo. PerchŽ, con Tiziano Chierotti, ultimo di una triste drammatica serie al momento in cui scriviamo, si  toccata quota cinquantadue. Pensate, negli anni del lungo dopoguerra dopo il 1945, periodo di pace che i nostri avi non hanno conosciuto, il nostro esercito, sui vari fronti, ha lasciato cinquantadue vite. Nella prima guerra mondiale, 1915-1918, poi la seconda, 19401945, centinaia di migliaia, gli italiani che hanno perso la vita in combattimento. Cosa volete siano, ora, cinquantadue vite umane lasciate per strada. EÕ diverso. I caduti, sono sempre caduti. Se Alpini, andati avanti. Ma nelle due guerre, si combatteva, e si moriva, per la Patria. Adesso? Le foto di Tiziano Chierotti, in motocicletta, la sua passione, con il suo barboncino bianco, suo fedele amico, sono entrate in tutte le case. PerchŽ? Ancora: perchŽ andare avanti a soli 24 anni? In un Paese che, ormai, stiamo per abbandonare, noi occidentali, al suo destino. Perci˜ pi amara, cocente,

stadio di Pisa per la commemorazione dei 70 anni da El Alamein. Quando il ministro della difesa, ammiraglio De Paola,  stato subissato di fischi e cori. CՏ insofferenza verso le istituzioni. Tutte quante. Ci si chiede lÕutilitˆ di questi sacrifici. Semmai possa considerarsi <utile> la perdita di un nostro militare in missione. Quando, questo stesso Paese, rappresentato dal suo governo, non ha trovato modo, volontˆ, intenzione per riportare a casa dal Kerala i due marinai del San Marco imprigionati da molti mesi per un misfatto ancora tutto da accertare. Italia, ma dove sei. Quando uno stato, per un presenzialismo di maniera impostoci da antiche alleanze, impiega in missioni lunghe, pericolose e costosissime, il meglio delle nostre forze armate in un Paese tanto lontano da noi. Geograficamente, per usi, costumi, religione, modo di intendere la vita. Rimpiangiamo la vita sprecata dellÕalpino Tiziano Chierotti. Che sia davvero lÕultimo. Sacrificare la vita per la Patria, poteva avere una sua motivazione nel nostro passato. Nelle due guerre mondiali. Ma ora, francamente, si riportino a casa questi nostri ragazzi. Basta Afghanistan. Basta ta-pum, ta-pum.


4 Effetto mostra Per ricordare lo zio capitano medico alpino EÕ entrata timidamente nel cortile della Caserma De Cristoforis la mattina del 2 novembre, tra le mani una cartellina trasparente, che lasciava intravedere la foto tessera di un soldato in uniforme. Una signora di Brescia, con origini comasche, che da casa riesce a sintonizzarsi su Espansione TV, lÕemittente di Como che ha ampiamente pubblicizzato ÒAlpini in bella mostraÓ. E ha deciso di venire a trovarci, per visitare la mostra, per conoscerci, ma, soprattutto, per parlarci dello zio alpino. Per la precisione,

Capitano medico di Artiglieria da Montagna durante lÕultima guerra. Un medico comasco, che probabilmente qualche nostro vecio ricorderˆ. Giovanni Scotti, classe 1906, con un curriculum militare di tutto rispetto. Laureatosi giovanissimo in medicina e chirurgia nel 1929, dopo un paio di mesi vestiva lÕuniforme, per diventare in breve sottotenente medico del 6¡ Rgt. Alpini. Richiamato nel Õ39 e assegnato al 5¡ Rgt. Artiglieria Alpina ÒPusteriaÓ, prima come tenete, poi da capitano, fece la sua esperienza di guerra in diverse operazioni. Fronte Occidentale, Fronte Greco-Albanese, operazioni sui Balcani e in Francia. Per concludere, internato in campo di deportazione. E per la deportazione gli  stata conferita la Medaglia dÕOnore dal Presidente del Consiglio. Un soldato comasco che, come molti altri, ha compiuto il proprio dovere. Uno dei tanti alpini che hanno contribuito a scrivere molte pagine dei centoquarantÕanni della nostra Storia. Un altro comasco di cui forse avremmo dimenticato il nome, se non avesse pensato sua nipote, la signora Michela, a riaccenderne il ricordo. Mi  piaciuto molto ascoltarla e accompagnarla a visitare la nostra esposizione. Ci tenevo a parlarne sulle pagine del Baradell, perchŽ trovo che questo incontro sia stato uno dei tanti begli effetti della nostra mostra, che  riuscita a saldare ancor pi tenacemente il vincolo che unisce gli alpini alla cittadinanza. Un vincolo che nasce dai sentimenti pi nobili e limpidi, quelli che noi chiamiamo alpinitˆ. Chicco

Emozioni Partecipare alla cerimonia di apertura della mostra dei 140 anni degli alpini accanto ai reduci della seconda guerra mondiale, provoca emozioni forti. Sapere che quelle persone, oggi con qualche acciacco della vecchiaia, hanno combattuto in una guerra a quel tempo considerata giusta che, rivista con gli occhi attuali diventa assurda, e sforzarsi per cercare di pensare a quanto hanno vissuto, sembra irreale. Ai nostri giorni con internet, i computer, gli smartphone, abiti di ogni genere, automobili comode, pensare di mettersi addosso una mantella di panno e pochi altri vestiti che mai potrebbero riparare dal freddo e andare a combattere nella gelida Russia,  impensabile. Eppure loro l'hanno fatto e alcuni sono anche riusciti a tornare a casa. Chissˆ come vedono oggi questo mondo tanto diverso da allora. Come osservano i giovani vivere in una realtˆ fatta di cose e comportamenti allora neanche immaginabili. Sarebbe bello potere parlare con loro, sentire raccontare le esperienze vissute. Bisognerebbe valorizzare un po' di pi questa risorsa cos“ preziosa e ormai, purtroppo, divenuta alquanto rara, ma arrivata fino al 2012, dove forse la gente  un

po' pi superficiale rispetto agli anni dal 1920 al 1940. Forse perchŽ i valori della vita allora erano altri, diversi e un po' pi genuini rispetto ad oggi, dove la cosa pi importante sembra l'acquisto dell'ultimo Iphone, restando in fila per ore davanti ai negozi per essere il primo ad averlo, forse spendendo lÕintero stipendio di un mese. E questo vale per i ragazzi e per gli adulti. I ÒprimiÓ a quel tempo non erano coloro che si aggiudicavano il cellulare alla moda, ma, credo, chi riusciva a tornare a casa sano e salvo da vicende mostruose chiamate guerra. Quelli che facevano tesoro delle esperienze positive e negative della vita, vissute in un periodo scuro e difficile. Anche oggi, soprattutto in questi ultimi tempi, non c' solo gioia e prosperitˆ, ma a molta gente questo non importa. Basta che abbiano l'oggettino tanto desiderato in mano, perchŽ i problemi importanti scompaiano. E allora vorresti chiedere a loro, ai reduci, come hanno fatto a trovare la forza di superare quei momenti tremendi, perchŽ magari ti possono dare una mano a scovare qualche aspetto buono in un periodo negativo, ma non cos“ grave come quello che hanno vissuto. Vedendo la mostra, ci˜ che colpisce molto  il modo in cui quella gente ha dovuto affrontare la guerra, al modo in cui coloro che avevano il potere hanno mandato migliaia

di persone "al macello". Senza armi adeguate, senza vestiti, mezzi e attrezzature adatti. E ancora una volta ci si chiede: "ma come hanno fatto a tornare a casa?". Le fotografie, le immagini della prima pagina della Domenica del Corriere, le lettere scritte dai soldati ai famigliari, sono pagine di storia molto importante, emozionante ed istruttiva. Riuscire ad entrare nei pensieri e cercare di capire cosa potevano pensare nelle lunghe notti passate tra un attacco nemico e un attimo di riposo al gelo,  per noi praticamente impossibile. Sarebbe bello andare oltre le letture dei libri. Sarebbe magnifico che qualche reduce lo raccontasse a noi giovani, portandoci a condividere l'emozione direttamente provata da loro, perchŽ un pezzettino di tutto ci˜ arrivasse fino dentro noi. La mostra che fortunatamente ho potuto visitare, mette in luce molte cose felicemente arrivate fino ad oggi, grazie a chi ha saputo conservarle e valorizzarle. Voi alpini, anche in questo caso, siete riusciti a farlo. Mi chiedo se noi giovani sapremo fare altrettanto. Dovremo impegnarci molto per cercare di riuscirci. Dovremo cercare con ogni mezzo di spingere le istituzioni perchŽ tornino a lavorare per valorizzare la nostra storia e non scordino quanto hanno sofferto i nostri nonni. Arianna Gregori


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Alpini in bella mostra di Carlo Gobbi Son 140 anni che faccio l'alpino....Il motivetto che tutti abbiamo cantato, nella pi o meno lontana giovent, rieccheggiava fra le labbra, in quel pomeriggio di fine ottobre. In tanti, ci si era dati convegno, all'interno della caserma Carlo De Cristoforis. Per moltissimi anni, sede di reggimenti di fanteria. Poi, dal 1992, del Distretto Militare, dove i giovani comaschi venivano convogliati in fitta schiera. Obiettivo finale: servire la Patria in armi. Come usava. Oggi la caserma ospita il Centro Documentazione (CEDOC) per le province di Como, Lecco, Varese e Sondrio. Ma Como  eminentemente zona di reclutamento alpino. Bisognerebbe scrivere ERA, dato che la leva obbligatoria  stata cos“ amabilmente soppressa dai nostri politici per strappare i voti delle Mamme. Ma per noi, lo  ancora e sempre. Ben lo rappresenta la sezione ANA, con settemila iscritti e 122 gruppi. Terza in Lombardia, dietro i <colossi>, Bergamo e Brescia. La caserma, cuore militare di Como, ha riaperto i battenti per ospitare la mostra dedicata alla truppe alpine. Un singolare gemellaggio, permesso dalla cordiale accoglienza delle autoritˆ militari, alla richiesta della sezione. Quale posto migliore della <loro> caserma, per offrire ai comaschi, alpini e non, una mostra celebrativa dei 140 anni del corpo. Manifestazione conclusiva di una lunga serie di commemorazioni promosse dalla sezione ANA in tutto l'anno. E che verrˆ battezzata: <Alpini in bella mostra, per celebrare 140 anni di vita>.Cos“ sabato 27 ottobre, il presidente sezionale,

Chicco Gaffuri, e il padrone di casa, colonnello Mario Pietrangeli, si sono dati la mano nell'aprire le porte della caserma. Pietrangeli, ufficiale del genio ferrovieri, autoritˆ in materia di treni e ferrovie, umbro di Gubbio, ha saputo conquistare la simpatia degli alpini con il suo entusiasmo. Pi volte  stato insieme a noi nelle ricorrenze importanti. Il <gemellaggio> ha permesso di allestire diverse sale con reperti alpini di altissimo interesse. Fotografie, targhe, stampe, prime pagine de <La Domenica del Corriere> con le famose tavole di Achille Beltrame, pezzi di filo spinato, berretti, elmetti, tele, vecchie radio da campo, scarponi, giberne, gavette, uniformi. Affollatissima la sala delle armi, offerte in visione da Luigi Giarola, collezionista alpino di Casale Monferrato. C'era da armare un plotone. Bellissima la costruzione di una trincea con rimbombo di spari. Non poteva mancare il mulo, grande amico degli alpini, a grandezza naturale. E tanto altro ancora. Non era facile trovare spazio nelle sale, causa il gran numero di alpini convenuti. Dai due ingressi, le correnti si sono spesso affrontate e frammischiate. Invano il servizio d'ordine ha cercato di convogliare gli ospiti da un ingresso e farli uscire dall'altro. Avete mai visto gli alpini obbedire? La cerimonia  iniziata in modo solenne. All'alpina, per˜. Cio nella consueta allegra confusione. Nell'ampio piazzale si assiepavano a centinaia, alpini e ospiti. Invano il servizio d'ordine cercava di...mettere ordine. Tranquillitˆ e contegno, solo nella grande tenda, situata al centro, con i posti seduti per reduci e autoritˆ. Ma, lo sapete, dal disordine spen-

sierato si passa al rigoroso inquadramento, appena gli alpini sentono che si fa sul serio. Ai primi squilli di tromba. L'attenti e il saluto alla bandiera riscuote coscienze e ricordi. Tutti irrigiditi sugli attenti, alpini e i tanti amici delle associazioni d'arma (bersaglieri, carristi, marinai, paracadutisti, artiglieri), gli ufficiali nel saluto, mano destra alla tesa del cappello. Discorsi, brevi ma intensi, sopportati dalla massa. Bene accolto il prefetto Michele Tortora e il Sindaco Mario Lucini, rispetto per il colonnello Pietrangeli, affetto per Chicco Gaffuri, piacere verso il generale Giorgio Battisti, uno dei quattro alti ufficiali alpini proiettati ai vertici del Paese o, in questo caso, della NATO. Emozione nel vedere scendere da una finestra all'ultimo piano, un gigantesco manifesto di Nelson Cenci. Grande amico degli alpini comaschi, era l“, sorridente, a salutarci. La fanfara di Asso, vero spettacolo nello spettacolo, ha poi deliziato con le sue evoluzioni, ritmate dalle musiche. La massa degli ospiti si  divisa. Motivi di spazio. Una parte affluiva nelle sale della mostra, l'altra circondava i musicanti. Si saranno poi ricordati di visitare la mostra? Scusati: questi ragazzi di Asso sono davvero bravissimi. Altissimo l'impatto sulla cittˆ. Ospiti illustri, foltissima la rappresentanza di alpini, tanti i comaschi. Evento di grande risonanza, anche fuori dal contesto alpino. Mostra meritevole di visita. Ennesimo sforzo di una sezione al passo con i tempi. Gli alpini, a Como, non vivono soltanto di bei ricordi di giovent. <Alpini in bella mostra>: nuova conferma!


6 Raduno di raggruppamento Il 20 e 21 ottobre grande incontro a Sondrio di Achille Gregori Il raduno del secondo raggruppamento ha una tradizione abbastanza recente e davvero inferiore agli altri. La nostra sezione ha avuto una parte importante nellÕinput iniziale e nellÕattuale tipologia dÕimpostazione. Dopo la partenza un poÕ in sordina e qualche ritrositˆ, le ultime edizioni hanno dato slancio alla manifestazione, facendola crescere molto nei numeri e, in particolare, nella voglia di partecipazione di gruppi e sezioni che, per importanza, ora lo considerano secondo solo allÕadunata nazionale. Ci˜  dimostrato anche dalle richieste dÕorganizzazione e dalle assegnazioni giˆ attribuite fino al 2015. LÕincontro di Sondrio ha avuto dalla sua anche due stupende giornate pi da fine estate che da autunno inoltrato. Questo per˜  risultato solo complementare, tanto  stata voluta dalle 20 sezioni la nutrita partecipazione al raduno. La nostra sezione  arrivata davvero in forze. 90 gagliardetti, oltre 800 alpini con emblemi, striscioni e bandiere. Giˆ dal sabato le presenze erano ben oltre quelle istituzionali, in loco per partecipare alle varie fasi della cerimonia. Si sono visti gruppi e alpini festosi, quasi si trattasse dellÕadunata nazionale. Davvero un buon segno. Il Vessillo sezionale  stato presente ad ogni incontro, dallÕAlzabandiera iniziale di sabato mattina, allÕuscita delle insegne di domenica, chiusura della celebrazione. é importante sottolineare come  stata calda lÕaccoglienza fin dalla fasi iniziali, a partire dalle istituzioni. Il sindaco ha letteralmente aperto il palazzo del municipio, svolgendo di persona la funzione di cicerone nellÕillustrarne le bellezze. Particolare la descrizione del suo ufficio, collocato in una tradizionale ÒstuaÓ che, secondo tradizione,  il caldo locale interamente rivestito di legno lavorato, destinato

al soggiorno invernale. In prefettura altro cordiale incontro privo di fronzoli e formalismi. Preludio a un raduno prettamente spontaneo, come gradito agli alpini. La domenica, ammassamento in piazza Garibaldi, la principale della cittˆ, dove a malapena sono stati contenuti i partecipanti, quantificati in oltre 12000 presenze. Particolarmente graditi i brevi discorsi delle autoritˆ locali, apprezzati da parte di tutti per tempi e contenuti. Il Presidente Perona ha chiuso gli interventi, strappando molti applausi e lasciando trasparire il senso di saluto agli alpini lombardi e emiliano-romagnoli in questo raduno che significa commiato per la sua presidenza. La successiva sfilata ha portato gli alpini nelle vie centrali, ai cui bordi cÕera davvero unÕala di folla felice di vedere, applaudire e salutare. Per Como il solito apprezzamento del pannello floreale di Griante, con la scritta ÒSondrio terra alpinaÓ e un vero e proprio tripudio per il Reduce Giampietro Corti con la sua classica mantellina dÕordinanza. Il calore dalla gente  stato uno spettacolo bello e piacevole per ogni partecipante. A margine ci piace riportare due simpatici episodi. Una bimba di 4 - 5 anni che timidamente si  avvicinata col sostegno della mamma, per consegnare un foglio da lei disegnato in omaggio agli alpini. Su questo il nome Anna e la stilizzazione di un alpino su di una scala fra gli alberi. LÕaltro ancora pi particolare. Al momento riservato alle Insegne, parecchi alpini e cittadini erano ai lati e alcuni dietro la tribuna. AllÕesecuzione dellÕInno Nazionale da parte della Fanfara della Brigata Taurinense, molti sono parsi indifferenti. Qualcuno di noi, al contrario,  schizzato sullÕattenti portando la mano al cappello, accompagnando il canto. Ad imitarci, fatto davvero curioso, solo due ragazze di colore che sono rimaste, come noi, sullÕattenti fino alla fine. Ci siamo chiesti: che sentano pi di molti italiani il senso di appartenenza vivendo nella nostra terra? Sarebbe davvero bella tale integrazione. Buona prospettiva per un futuro multietnico.


7

di Cesare Di Dato Sabato 6 ottobre si  svolto all'Arena di Verona il 4¡concerto delle fanfare dei congedati delle cinque ÒanticheÓ brigate alpine. La manifestazione, diventata ormai tradizionale, ha riscosso un notevole successo per la partecipazione in massa di spettatori dei quali solo il 50% era formato da alpini. Chi, come lo scrivente, organizzatore dell'avvenimento insieme all'alpino Alfredo Conti appartenente alla fanfara Cadore, temeva il vuoto e perci˜ l'insuccesso,  stato smentito: il catino era colmo in tutti gli ordini di posti. Le presenze sono state stimate oltre le ottomila persone. Dicevo che le fanfare sono dei ÒcongedatiÓ, di persone cioŽ non pi nel fior degli anni, che si sono associate per non disperdere il patrimonio musicale proprio delle nostre fanfare. E questo a prezzo di non pochi sacrifici, se si pensa che molti musicanti abitano a ore di distanza dai luoghi di riunione e che possono fare le prove solo una volta ogni tanto. Ma non cedono e ne sono sortite le cinque, ottime, formazioni che vediamo sempre alle nostre Adunate nazionali. I direttori, che sono fior di maestri, sono gli alpini Massimo Ghirardello per la TAURINENSE, Antonio Coter per l'OROBICA, Domenico Vello per la CADORE, il maresciallo in pensione Ð e decano Ð Giuseppe Costa per la JULIA, il luogotenente, tuttora in servizio, Donato Tempesta per la TRIDENTINA. Encomiabile la passione con la quale guidano i loro complessi, per cui sarebbe difficile, oltre che fuori posto, fare una scelta. Una nota per l'OROBICA, che  la fanfara della ÒnostraÓ vecchia Brigata, nella quale tanti comaschi hanno militato in questo dopoguerra . Quando i due ideatori, (lo ricordo: chi scrive e l'alpino Conti) nel 2005 ebbero l'idea di questo incontro, subito ne presentarono il progetto alla Sede nazionale

ANA che lo approv˜ senza problemi: a marzo del 2006 tutto era pronto. Ma...c'era un ma! Mancava l'Orobica, che non esisteva affatto; occorreva perci˜ costruirla ex-novo per non esordire, proprio a Brescia cittˆ alpina per eccellenza, con una manifestazione monca. Detto, fatto: gli Orobici si rimboccarono le maniche, trovarono il maestro in Antonio Coter di grande esperienza musicale, raccolsero una quarantina di musici tra i quali un orchestrale in pensione che fece parte dell'orchestra della Scala e il gioco fu fatto. A settembre anche la quinta fanfara si affiancava alle consorelle e, non solo ottenne il meritato successo, ma fu poi richiesta in numerose altre occasioni, tra le quali il raduno del novantesimo qui a Como, nel 2010. Ma rientriamo nell'Arena per ascoltare il concerto vocale e strumentale ottimamente organizzato dalla sezione di Verona e dal

suo presidente Ilario Peraro senza dimenticare Angelo Pandolfo, segretario del CDN dell'ANA, che molto ha fatto per tenere vivi i rapporti fra organizzatori e Sede nazionale. Ho scritto Òvocale-strumentaleÓ: s“, perchŽ alle fanfare si sono affiancati cinque cori della sezione di Verona che si sono esibiti, con successo, nella seconda parte del concerto. Questo felice connubbio non si era mai verificato nelle precedenti tre edizioni. Alle ore 21,00 in punto, presentate dall'alpino Francesco Brighenti, uno degli speaker dell'Adunata e dalla signora Lucetta Rossetto Perathoner, anima della Taurinense, ogni fanfara ha eseguito tre pezzi che andavano dalle canzoni popolari alle marce militari e a pezzi d'opera, riscuotendo l'entusiasmo del pubblico. Erano presenti il comandante della Truppe alpine, generale Primicerj, il comandante del Centro Addestramento alpino generale Maggi, il direttore de L'ALPINO, don Bruno Fasani, i consiglieri nazionali Lavizzari e Geronazzo, quest'ultimo in rappresentanza del presidente Perona impegnato su altro ÒfronteÓ e lÕassessore Lella Ð m.llo in congedo del Genio Alpini Ð in rappresentanza del Sindaco. Terminata la parte musicale entrano in scena i cori: quasi duecento voci si uniscono nel canto di ÒSignore delle CimeÓ eseguito in modo magistrale. Un momento di sosta per consentite a tutti i musicanti di salire di nuovo sul palcoscenico, mescolarsi tra loro per formare la ÒBanda dei congedati del 4¡ Corpo d'armata alpinoÓ. Tutto questo complesso, fanfare e cori, oltre cinquecento persone, hanno aperto la seconda parte con l'esecuzione del Trentatr proseguendo con Monte Grappa, il Piave, il Va pensiero. La commozione degli spettatori era palpabile. L'inno di Mameli, cantato a gran voce anche dal pubblico, ha chiuso questa straordinaria giornata dove l'alpinitˆ ha avuto la sua giusta esaltazione.


8 CISA

di Carlo Gobbi E poi si dice che gli Alpini sono fermi al passato. A difendere i valori trasmessi dai padri. In ricordo del duro dovere compiuto sotto la naja. Lieti di ritrovarsi per alzare un bicchiere di vino cantando quella allegra canzoncina, che piaceva tanto al nostro Nelson Cenci. E che  stata intonata da tutti alla cena di gala, sabato sera. Meglio di un minuto di silenzio. Lui avrˆ gradito sicuramente. Perona: <Nelson  sempre con noi!>. InveceÉ.Tutto nuovo. AllÕultimo CISA di fine settembre, a Costalovara. Una raffica di novitˆ. Si rilancia lÕimmagine dellÕANA nel futuro. Altroch passato. Venghino, signori a vedere. LÕassociazione  viva, vitale, pronta a rinnovarsi, pur nella difesa dei suoi concetti fondamentali. Nuovo il posto. Non pi itinerante. Ma in sede fissa, se il CDN lo confermerˆ. Costalovara, soggiorno alpino restaurato dallÕANA con tante migliaia di euro (200, forse pi) di spesa. Impianto moderno, bella sala per riunioni, rancio ottimo e abbondante (una pecca il vino: scadente il bianco, cos“ cosˆ il rosso, gli alpini sanno bereÉ!), camere insufficienti per il gran numero di convenuti. Sparsi anche in altri alberghi dello splendido territorio sopra Bolzano. Scarso il tempo per ammirare il panorama. Programma molto fitto, per una due giorni intensa. Monsignor Bruno Fasani, neo direttore del nostro mensile, si  presentato ai colleghi della stampa alpina con una assoluta novitˆ. Non pi lavori a senso unico. Ma tre commissioni divise. Gruppo uno: come comunicare sui media nazionali (relatore Roberto Magurano, caposervizio al Corriere delle Alpi). Gruppo due: valori sui quali puntare per diventare coscienza civile (Umberto Folena, caporedattore centrale a LÕAvvenire). Gruppo tre: come comunicare sul territorio (Luca Marchiori, comunicazione e p.r. della sezione di Torino). LÕinnovazione  piaciuta e ha contribuito a snellire il lavoro del pomeriggio, consentendo di distribuire i partecipanti in tre gruppi di lavoro. Molto bravi i relatori. Fantastico Folena nellÕinfiammare la platea con cambi di tono vocali da oratore consu-

mato. Ha smentito di avere fatto teatro. MahÉ.! Preparatissimo Marchiori nellÕinsegnare come entrare nelle piccole redazioni. Dove anche la castagnata del gruppo pu˜ interessare. Interesse massimo, discussioni vibranti e accese, numerosi e appassionati interventi, estrema attenzione. La mattina di domenica, dibattito. Intenso, nutrito, interessante, anche se non sempre centrato. Ogni tanto, un fuori tema. Ma come fai a tenere gli alpini in colonna senza zaino? Monsignor Bruno Fasani, grande avvio nella

Brunello e il generale Cesare Di Dato. Ottimista il consigliere nazionale, Cesare Lavizzari nel vedere il bicchiere mezzo pieno sul rapporto con i grandi giornali. <Le quattro pagine del Corriere della Sera prima dellÕadunata di Bolzano, i riconoscimenti ai nostri alpini in soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto in EmiliaÉ>. Ma per far scrivere la stampa, non puoi contare sempre su terremoti o sui nostri ragazzi con le stellette caduti in AfghanistanÉ! Puntiamo sullÕadunata, fiore allÕocchiello dellÕANA e sui CASTA, evento di grande prestigio degli alpini in armi.Troppi gli interventi centrati sui problemi delle piccole testate, alla ricerca di spazio sui media. Difficile trovare la chiave per spalancare le redazioni dei quotidiani nazionali. Pi facile entrare in provincia. Giusta lÕimpostazione data da Fasani e dal vicepresidente vicario, Crugnola, direttore dei lavori, nel lasciare spazio a chiunque volesse parlare. Ma spesso, argomenti non pertinenti. Il premio <Stampa Alpina>, biennale,  stato assegnato a <Fameja Alpina> della sezione di Treviso. Noi siamo sempre in attesa! Ospiti dÕonore in divisa. Il colonnello Attilio Mattina, nuovo comandante dellÕufficio stampa e comunicazione del Corpo dÕArmata Alpino e il capitano Piani, della Julia. Domenica anche il generale Primicerj, grande amico degli Alpini in congedo. Il comandante delle truppe alpine ha tranquillizzato sul futuro a breve. I tagli, che verranno apportati dal Ministero della Difesa, non riguarderanno

famiglia alpina per chi non lo conosceva, ha diretto con signorilitˆ. Lasciando briglie sciolte, troppe perfino, per ascoltare i pareri espressi dalla platea, oltre 130 presenti. Ha esordito raccomandando <Il bene del dire, non soltanto del fare>. Ha respinto con gentilezza, le critiche per il cambiamento di impostazione dellÕAlpino. A qualcuno non  piaciuto il numero di settembre impostato al femminile. <Le donne fanno parte del nostro mondo, da sempre. Ora anche con le stellette>. Gli alpini brontolano. Le novitˆ possono anche non piacere. Ma cՏ stata approvazione, nella maggioranza. Suo lÕassist sul prossimo convegno. Tema: la grafica dei nostri giornali. PerchŽ no? Colpo dÕala, quando ha ringraziato chi lo ha preceduto: Vittorio

le nostre penne nere. Resteranno invariate nellÕorganico, nonostante le difficoltˆ economiche del momento. Possente la chiusura del nostro presidente Corrado Perona. Chiarissimo il suo velato rimprovero a chi ci sta governando: <Stanno disfando quanto di buono  stato fatto>. Ma Perona, da grande papˆ, non solo da presidente, come a Bolzano in apertura di adunata,  stato franco e efficace nel rimarcare la presenza degli Alpini a confronto di una situazione del Paese sempre pi critica. Appuntamento allÕanno prossimo. Ancora a Costalovara. I mugugni, normali, non mancano. Si vorrebbe di nuovo lÕevento itinerante. Ma quando mai gli Alpini torneranno a baita senza brontolareÉ.?


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NEWS 2012

Fatti...col Cappello Alpino ci scrivono..... Sono la vedova di un alpino per me del tutto speciale, che mi ha insegnato a Camminare con Lui e con gli Alpini. Termini che scrivo in maiuscolo perchŽ ritengo davvero importanti. Con Lui ho partecipato a molte manifestazioni, imparando che gli alpini sono persone speciali. Frequentandoli, li ho apprezzarti sempre pi. Con lÕorgoglio di essere per sempre la moglie dellÕAlpino Renzo Caon, voglio esprimere un pensiero alla sua memoria ed agli alpini. Quanto sono fiera di essere stata al suo fianco nelle manifestazioni e alle adunate nazionali. Ho camminato felice con lui e con gli alpini. Ora, con infinita tristezza nel cuore, sento forte la mancanza del mio Renzo e degli alpini. Era conosciuto per la semplicitˆ, apprezzato per la costante presenza e la riservatezza che lÕha contraddistinto anche da capogruppo di Cavallasca. Mi manca lÕallegria, la serenitˆ e lÕaria buona che gli alpini trasmettono in ogni occasione. Continuo a leggere il Baradll e LÕAlpino perchŽ mi fa sentire vicina a lui e a voi. Ora che Renzo  andato avanti, sono certa che da lass ci guarda e continua a marciare come faceva quaggi. Grazie mio caro alpino e grazie a tutti voi per quanto donate. Vi esprimo la mia gratitudine e la felicitˆ per avervi conosciuto. Vittoria, orgogliosa moglie di Renzo Caon. Signora Vittoria il sentimento per gli alpini e per il Suo in particolare, merita dÕessere riportato. Il modo gentile di esprimerci gratitudine non pu˜ che fare piacere. Sapere che stare con gli alpini scatena tali sentimenti ci dˆ soddisfazione. Siamo noi a ringraziarla per quanto esprime e per la malinconia che fa trasparire, affermando che le mancano le manifestazioni. Sono certo che gli alpini saranno lieti dÕospitarla e offrirle allegria e Òaria buonaÓ. Quanto afferma ci incita a continuare e migliorarci nei momenti in cui ci mettiamo in testa il cappello alpino. Pregiata redazione, ringrazio di cuore tutti voi per quanto avete scritto su papˆ. Il vostro ricordo, le vostre parole e le fotografie pubblicate mi hanno riempito il cuore . Non ho parole per esprimervi la commozione che mi avete dato. Grazie di cuore Giuliana Cenci Redazione Baradll Vorrei ringraziare tutti per avere scritto parole

bellissime. In ogni articolo cՏ un valore aggiunto personale che in ognuno  differente. Mio nonno sapeva tirare fuori il meglio da tutti, anche se, dico io, non era da tutti comprenderlo. Per quanto pu˜ valere il mio modestissimo parere gli, articoli sul Baradll fanno veramente un grande effetto. Vedere mio nonno in copertina intento a celebrare il rito di portare il paiolone di polenta col trattore, non pu˜ che commuovermi e riempirmi di gioia e di malinconia. Vederlo ricordato in questi momenti di festa e di felicitˆ  la cosa pi bella. Sono sicuro che una lacrimuccia  scesa anche a lui. Grazie a tutti e naturalmente W gli Alpini (un poÕ pi quelli come voi) Francesco Bassi, nipote di Nelson Cenci

Pubblichiamo con piacere la lettera che il Cardinale Gianfranco Ravasi ha scritto in occasione dellÕincontro di Civenna

Giuliana e Francesco Accomuno un unico pensiero ad entrambi, rivolgendolo idealmente anche a papˆ e nonno Nelson. Ricordarlo,  stato e sarˆ sempre un piacere, anche per conservare lÕaffetto che ci ha legato. I vostri ringraziamenti sono superiori a quanto da noi espresso. Da grande alpino, quale  stato, si  meritato, eccome, un saluto un poÕ speciale. Sono certo che lo terremo in cuore come riportato nelle fotografie, sorridente, allegro, pieno di vita e di gioia dÕavere il cappello alpino in testa. Grazie per quanto espresso. Amicizia che continua.

della mostra per i 140 del Corpo  stata eccezionale, come quanto messo a disposizione dei cittadini. Grazie alpini per quanto avete fatto con tanta passione. La cittˆ si ricorderˆ della cerimonia, della mostra e di quanto fate voi cari alpini. Ines Figini

Sono commossa ogni volta che assisto a una cerimonia degli alpini. Mi commuovo per lÕatmosfera e le forti emozioni che sono difficili da descrivere. Grazie a questo, le parti migliori che sono in noi emergono, facendoci ritrovare i veri valori della vita. Gli alpini sanno suscitare questo. Sanno sempre tendere la mano, dare amicizia, disponibilitˆ. Noi cittadini non possiamo che ricambiare con stima e anche con affetto. La cerimonia dÕinaugurazione

Signora Ines, siamo noi alpini a ringraziarLa per la sua vicinanza e la stima che da sempre nutre per noi. Abbiamo imparato molto da Lei e dalle sue enormi esperienze vissute in campo di concentramento. Cercare di onorare la memoria, di trasmetterla, di diffondere il pi possibile la storia spicciola vissuta direttamente dai protagonisti, fa parte del cosiddetto nostro mandato. Per questo abbiamo allestito la mostra. Per questo ci impegniamo da sempre per applicare il dettato dei nostri vecchi. Grazie per la considerazione.


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Fatti... col Cappello Alpino

Griante, e son novanta Il 9 settembre ricordata la fondazione Griante  appoggiata sulla sponda del Lario e si estende fin sotto al monte Crocione;  formata da due localitˆ: Cadenabbia, in riva al lago e Griante sul declivio montano. é nota in tutto il mondo per le sue bellezze, le ville e i personaggi che vi hanno soggiornato. NellÕambiente alpino  conosciuta per i magnifici quadri fatti con i fiori portati in ogni manifestazione alpina dai soci del gruppo. Per gli alpini, Griante significa Òpannello florealeÓ come viene ormai chiamato da oltre 30 anni. La tradizione  iniziata ai tempi del ÒBarbaÓ, il capogruppo Franconi, proseguita con Poldino Mainoni e sempre continuata fino allÕattuale: Luigi Vanini. Tutti maestri nel creare figure attraverso i fiori. Tanto dÕessere riferimento alle adunate nazionali con lÕautomatico abbinamento <sezione di Como - pannello di Griante>. Il nome della localitˆ  di origine incerta. Sembra risalire al periodo celtico. Al contrario i frequentatori succedutisi nel tempo, sono di estrema notorietˆ. La Regina Vittoria dÕInghilterra e Kaiser Guglielmo II. LÕarciduca Nicola di Russia, il Parini, Verdi, Liszt e molti altri, fra cui Konrad Adenauer, tutti attratti dall ebellezze del lago e dei monti che vi fanno da cornice. Il 9 settembre scorso, stupenda giornata della bella e calda estate 2012, gli alpini hanno ricordato i 90 anni di fondazione, per rendere onore a coloro che nel tempo hanno mantenuto le tradizioni alpine nel territorio. Le presenze esterne sono state buone ma largamente insufficienti per i meriti del gruppo, sempre pronto alle richieste per portare pannelli dovunque. La sfilata  stata preceduta, naturalmente, da un bel pannello ancora pi ricco di fiori, fatto con tanto sentimento per ricordare i vecchi. Tradizione e memoria si sono rincorsi negli angoli del paese, per chiudersi alla piazza sulla quale sorge il cippo dedicato agli alpini, inaugurato per il 70esimo del gruppo. Luogo dove ca-

pogruppo e presidente sezionale hanno commemorato lÕevento. La mancanza del sindaco in una situazione di commissariamento del comune, ha fatto mancare la voce pubblica, anche se la quantitˆ di cittadini presenti ha certificato lÕattaccamento agli alpini. Terminata la parte ufficiale, lÕincontro  continuato allÕombra degli stupendi faggi del vicino parco, dal quale si ha visione del colle San Martino su cui sorge il santuario della Madonna delle Grazie, legato a leggenda locale. Si narra che al tempo della peste (1628-1630) una giovane, pascolando pecore, si introdusse nella grotta sul fondo del pianoro, trovandovi una statua lignea della madonna. Scesa in paese e raccontato tutto, i compaesani andarono alla grotta e trovarono la

statua, portandola nella parrocchiale. La leggenda vuole che la statua nottetempo trasmigr˜, raggiungendo il colle, punto nel quale la gente volle il santuario. Sembra, invece, che la chiesa giˆ esistesse da precedente trasformazione di un forte romano e fu solo adattata allÕesigenza di ospitare la statua. Il luogo  molto frequentato non solo per fede ma anche per lÕottimo panorama sul lago. Fra storia e leggende, la certezza  costituita dalla disponibilitˆ degli alpini locali, dalla loro bravura e dalla certezza che continueranno a preparare pannelli. Buon compleanno alpini di Griante. E, in particolare, Òbuon lavoroÉ con i fioriÓ per tanti e tanti anni ancora. Achille Gregori

Messa sezionale in Duomo Pioggia. Ancora pioggia battente su un incontro fra alpini della sezione. UnÕaltra volta, nel giorno della messa sezionale, si  dovuto annullare la sfilata fra il Monumento ai Caduti e la cattedrale. Al Monumento, per gli Onori, la delegazione era nutrita e con presenze importanti, nonostante la pioggia cadesse copiosa. Il Prefetto dr. Tortora, il Vicepresidente nazionale vicario Crugnola, il tesoriere Stoppani, il consigliere Lavizzari, il presidente Gaffuri con i suoi vice e un discreto numero di consiglieri. Un buon numero di temerari

alfieri di Gagliardetti ha fatto da contorno alla deposizione della corona, naturalmente resa ancora pi sobria. Il portico del Broletto ha svolto la funzione di luogo dÕammassamento precedendo lÕingresso in Duomo. Prima della parte programmata un piacevole prologo. Il consigliere Lavizzari ha visitato minuziosamente la mostra del 140esimo, riuscendo a coglierne ogni particolare, e naturalmente, uscendone soddisfatto. Oltre la pioggia serve ricordare le basi dellÕincontro. Giorno dedicato al ricordo. Sentimento che  il motore della attivitˆ associativa. Incontrarsi alla messa, serve per la memoria delle sette Medaglie dÕOro poste sul Vessillo, i presidenti del passato andati avanti e tutti gli alpini comaschi che nei novantadue anni di vita associativa ci hanno lasciato. Insomma continuare nella storia della sezione, come appreso dai nostri vecchi. Nella Cattedrale una ottantina di gagliardetti, alcune Associazioni dÕArma, poco pi di cinquecento alpini. Molto gradita la presenza del socio amico Paolo Mascetti che, nonostante abbia per sua volontˆ abbandonato ogni incarico pubblico, continua ad essere con gli alpini. Il messaggio del Vescovo e lÕintensa omelia interamente dedicata agli alpini dal celebrante Mons. Pio Giboli hanno contribuito al momento importante per i presenti. Ancora una volta chi non  intervenuto ha perso ben pi di un incontro e una messa. Non ha avuto il piacere dÕessere parte del ricordo, di recitare la preghiera dellÕalpino per i ÒveciÓ e qualche amico che negli anni ha raggiunto Cantore lass. Al contrario un plauso al vertice sezionale che, nonostante i gravosi impegni, ha saputo continuare la tradizione dei nostri veci. ***


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Fatti... col Cappello Alpino

Civenna al traguardo degli 80 Il 30 settembre la celebrazione

Lungo e vario il raduno per gli ottantÕanni del gruppo Alpini di Civenna: ben due alzabandiera e la ripetizione degli onori ai Caduti presso i numerosi monumenti presenti nel bellissimo paesino hanno vivacizzato la manifestazione. Iniziata con un tempo incerto (verso le nove qualche nuvola bassa ha minacciato di bagnarci)  finita con un tiepido e gioioso sole. Sei i sindaci presenti, carabinieri in alta uniforme, trenta gagliardetti, numerosi alpini ed una nutrita rappresentanza del corpo militare della croce rossa hanno composto il corteo che ci ha portati fino al piazzale panoramico che accoglie i numerosi bronzi commemorativi. Dopo i corposi discorsi del capogruppo Luigi Gandola, del sindaco

alpino Alberto Colzani e del nostro presidente Enrico Gaffuri, la Santa Messa  stata concelebrata dal parroco don Antonio e da Mons. Pizzi. Spettacolare, come sempre, lÕaccompagnamento della nostra bravissima fanfara alpina di Asso. Vera ciliegina sulla torta lÕalpino paracadutista Chicco Mooney, civennese, si  lanciato con alcuni colleghi ed ha portato la bandiera tricolore sul piazzale dove  stato accolto con caloroso applauso. Enrico Bianchi Oltre alla cronaca si ritiene interessante riportare uno stralcio dellÕintervento del sindaco, riferito al pubblico decadimento comportamentale e alla dismissione dei valori

É<Ci˜ che sta accadendo nelle istituzioni  lÕesempio pi evidente dellÕoblio generale, dellÕuso personalizzato del bene pubblico, dellÕabbandono delle regole comportamentali; infatti, nelle aggregazioni politiche la commistione tra affari, interessi privati e la ricerca della cosiddetta Ôvisibilitˆ a prescindereÕ hanno come inevitabile conseguenza la polverizzazione del pensare comune attraverso manifestazioni di inaudita violenza verbale, presente in tutti i luoghi ed i momenti di confronto. Essere eletti  diventato il fine da raggiungere con qualsiasi mezzo É perchŽ nello scontro le regole sono facilmente eludibili. Nemmeno i riferimenti morali sono tenuti nella dovuta considerazione e si assiste quotidianamente ad un approccio affrettato e superficiale ai grandi temi sociali, politici e religiosi, certamente indegno di un contesto maturo e civile; da ci˜ deriva la preoccupante abitudine a mancare di rispetto verso lÕopinione dellÕaltro. Se il modello di riferimento offerto da una simile ÔculturaÕ,  quello di occupare le posizioni istituzionali e perseguire valori opposti a quelli lasciati in ereditˆ da chi ci ha preceduto, anche a prezzo del sacrificio della vita, il nostro dovere di Alpini  quello di opporci fermamente al sistema che alimenta le forme pi abbiette di immunitˆ e, al contrario, ricercare il vero garantismo comune>É

Nuova sede per il Gruppo di Monte Olimpino Il Vescovo Diego Coletti ancora tra gli Alpini pata: ÓSembra una scena di Don CamilloÓ. Pronta la risposta del Vescovo: ÒVero, per˜ chi  Peppone?Ó. Da questo scambio di battute si pu˜ facilmente capire lÕatmosfera che si respira quando il nostro Vescovo  con noi: straordinaria semplicitˆ, grande simpatia, gioia di stare insieme. Raggiante il Parroco Don Tullio Salvetti che da tempo immemorabile ospita il Gruppo alpini. Madrina della cerimonia la signora Valeria Cornelio, figlia del compianto Colonnello che per tanti anni fu presidente della Sezione di Como. DallÕUruguay, per lÕoccasione, era arrivata

Inaugurare una nuova casa  sempre unÕemozione, quando poi a benedirla  il Vescovo lÕavvenimento diventa memorabile. Comprensibile quindi che Emanuele Roncoroni e gli alpini del suo Gruppo fossero particolarmente emozionati e felici. LÕimmagine del Vescovo Coletti sorridente che cammina a braccetto con due alpini mi ha particolarmente colpito. Troppo facile la battuta che, tanto per cambiare, mi  scap-

la signora Virginia Testoni figlia di quel Rinaldo che fu capo gruppo a Monte Olimpino e successivamente presidente della Sezione ANA Uruguay. La signora Virginia, che sin da bambina ha respirato Òaria alpinaÓ mi ha detto che niente al mondo avrebbe potuto impedirle di essere presente. Ora che gli alpini di Monte Olimpino hanno una nuova bellissima sede andremo con maggiore entusiasmo a trovarli, magari per bere un goccio di quel Merlot di loro produzioneÉ Aldo Maero


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Fatti... col Cappello Alpino

trasmettere la memoria dei novantÕanni del gruppo che sono altrettanto periodo di storia patria e locale, destinata ai pi giovani. <NovantÕanni di giovent> come ha affermato il presidente, per donare ancora anni di valori, di memoria e di Patria. La messa concelebrata da don Stefano, dallÕalpino Padre Celestino e da don Antonio, ha completato la ricorrenza. Adler

A Cinisello Balsamo per gli 80 anni di fondazione

Caslino dÕErba  un piccolo centro della media montagna di Alta Brianza, appoggiato sulle pendici del monte Barzaghino e ai piedi del pi conosciuto Palanzone, una delle cime pi alte (1436 m.) del cosiddetto Triangolo Lariano, territorio compreso fra i due rami del Lario. Giungendovi la mattina del 7 ottobre, dalla strada lungo il Lambro, si vedeva una selva di tricolori esposti in ogni angolo. Risalendo la via dÕaccesso, pareva dÕessere avvolti dalle bandiere. Sensazione davvero piacevole. La gente della localitˆ  molto attaccata agli alpini, attivi per ogni necessitˆ locale. Per questo  intervenuta numerosa alla festa di compleanno, tanto che ad aprire la sfilata cÕerano i ragazzi delle scuole a sostenere un grosso tricolore. Con loro le maestre, nonostante il giorno festivo. Altri simpatici particolari a ricordare gli anni trascorsi e le numerose manifestazioni alpine tenute nel paese. Fra questi lo storico scarpone ricolmo di fiori appoggiato al bastone di sostegno, ideato e costruito da Calogero Ferrario. Tradizione mantenuta per tanti anni da Amedeo Masciadri. Un segno distintivo per gli alpini caslinesi. Come lÕaltro: i giovani

del gruppo in tenuta da sciatore che sfilano con gli sci in spalla. Nel corteo dieci sindaci dei centri vicini, una quarantina di gagliardetti, il Presidente con alcuni consiglieri, un buon numero di alpini che, al suono della banda di Lurago dÕErba, hanno raggiunto la Baita del gruppo. Qui la parte principale della cerimonia con lo scoprimento della targa di titolazione del largo con il nuovo nome di Piazzetta Memoria, al lato della quale  stata posta unÕaltra grande targa che riporta i nomi dei Caduti delle due guerre mondiali, finalmente raccolti in modo onorevole dopo anni di abbandono. UnÕultima targa a descrivere le intenzioni degli alpini per questo angolo del paese con la scritta Ònulla  pi dolce della PatriaÓ (parole di Omero). A fare da coreografia, sul fianco del monte, un enorme Tricolore accanto al quale un luminoso altrettanto gigantesco 90 a ricordare gli anni del gruppo. Prima della messa il capogruppo Giuliano Vanossi, il sindaco dr.sa Donatella Pontiggia, il presidente Gaffuri, hanno celebrato la ricorrenza. Non un traguardo ma una ripartenza per altri anni dÕimpegno al fianco della gente per continuare la tradizione dei fondatori e

Il Vessillo di Como con un piccolo drappello di alpini, ha presenziato alla celebrazione per gli 80 anni del gruppo di Cinisello Balsamo. Molti amici legano la sezione a quel gruppo. Fra questi Giuliano Perini, per anni disponibile consigliere nazionale di riferimento per Como. Mauro Gandini che i comaschi ricordano per lÕimpegno di staffetta motociclista alla spedizione ICARO del 1993 per lÕinaugurazione dellÕasilo di Rossosch. E altri amici con i quali si  svolto lavoro comune. Anche per questo, sabato 6 ottobre  stato un piacere sfilare per le strade del centro e fare festa con loro. Tanti Tricolori e molta gente hanno riscaldato lÕatmosfera. Particolare e intuitiva lÕimpostazione al sabato pomeriggio. Scelta che ha portato in strada davvero tanti cittadini, forse distolti dalle normali vicende della giornata prefestiva e coinvolti nella manifestazione. La gente ha partecipato festosamente al passaggio degli alpini, al carosello della Fanfara della sezione di Sal˜, agli importanti discorsi tenuti allÕesterno della chiesa, dove gli alpini locali si sono impegnati a riattare lÕedicola dedicata ai Caduti per riportarla alla dignitˆ dovuta al ricordo dei nomi scolpiti sulla lapide. Una piacevole giornata tinta di tricolore e circondata dalla simpatia di molti amici. Uno di quegli appuntamenti ai quali non si pu˜ e non si deve rinunciare. ag

Brenna, i primi 10 anni contornati dal dolore Un mattino colmo di soddisfazioni e di gioia, nonostante la pioggia. Volti allegri, felici di inaugurare la sede del gruppo dopo pochi anni trascorsi con intensa attivitˆ. Tutto il gruppo presente, perchŽ nulla vada storto. Ultimi dettagli, ultimi aggiustamenti nei locali a d i b i t i a s e d e e m o s t ra c o l l e g a t a allÕinaugurazione. Sotto la pioggia, anche un gruppetto di bambini con una bandiera tricolore, accanto ai loro genitori. La banda di Vighizzolo ad accompagnare la cerimonia. LÕonore alle insegne, i discorsi, la sfilata, il piacere dÕessere fra la gente a contare dieci anni di esistenza di un gruppo formato prevalentemente da giovani, capaci di essere alpini altrettanto quanto i vecchi maestri. Con tanta soddisfazione. Giacomo Marchesi, il giovane capogruppo subentrato a Daniele Spinelli, ha continuato con la stessa volontˆ dei primissimi giorni, mantenendo il gruppo perfettamente inserito nella vita locale. Come in tutte le cerimonie alpine, lÕapertura  stata lÕAlzabandiera al suono dellÕInno nazionale. Fatto con solennitˆ, nei tempi previsti, il

Tricolore che sale lentamente, seguendo il tempo della musica e arriva al colmo del

pennone allÕultima nota. Tempi curati alla perfezione dallÕalpino Davide Corbetta. Nessuno dei presenti e tantomeno lui stesso, avrebbe potuto immaginare quanto sarebbe accaduto di li a poche ore. Nella sera del giorno di festa. Un incidente stradale, allÕapparenza non grave, ha coinvolto Davide. Poche ore dopo, Davide se nՏ andato, a soli 33 anni. La vita che aveva davanti si  spenta. é andato lass, nel Paradiso di Cantore, fra i veci che ha tanto stimato. I padri lo hanno di certo accolto con affetto. Di sicuro lÔhanno chiamato Bocia e invitato a stare con loro. é un grande dolore per tutti e in particolare per gli alpini di Brenna e la famiglia. La sola consolazione,  saperlo lˆ, con i veci, in quellÕangolo di Paradiso, per continuare ad essere alpino, come ha sempre voluto. Per diventare riferimento per gli amici che ha lasciato e che, anche in suo nome, continueranno lÕattivitˆ, ricordandolo e lavorando di pi per sentirlo vicino, certi che insieme ai veci indicherˆ la via. grac


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Fatti... col Cappello Alpino Alpini É in musica Dopo le fanfare, parliamo dei cori attivi nella nostra sezione. Li descriviamo senza seguire alcun ordine temporale inerente lÕinizio dellÕattivitˆ o la quantitˆ di lavoro svolto. Riferiamo con piacere il valore e lÕimportanza di continuare la tradizione del canto che  parte integrante della vita degli alpini fin dalla nascita del Corpo.

Le struggenti cante nate nella tristezza delle trincee o nei momenti di riposo dei militari impegnati in guerra. Le espressioni di gioia, di nostalgia, di affetto verso la morosa lontana. I pi impegnati motivi nati in tempi recenti. Tradizione di gente di montagna e degli alpini in particolare. I nostri cori contribuiscono a conservare e tramandare questa importante componente con tanto impegno e dedizione. A loro il dovuto ringraziamento per quanto sanno fare.

Il Coro Alpino del gruppo di Canzo Gruppo di Canzo, con il coro a Fossa e LÕAquila

NellÕambito della vita del gruppo, fra le varie attivitˆ verso la fine degli anni novanta, vagava lÕidea di aggiungere un altro impegno a quanto giˆ in essere. Qualche cosa che potesse distinguersi allÕinterno del gruppo e nel paese. Alcuni tentennamenti, qualche timore, tanta passione, portano alla decisione. é il 16 aprile 1998 quando prende corpo lÕidea e, in punta di piedi, anzi con un fil di voce, si inizia a cantare. Cominciano l“ gli incontri per preparare i pezzi, per armonizzare le voci, per abituarsi a esprimere i suoni della voce in maniera armoniosa e contemporanea alle altre, anche ascoltando i cori pi esperti. In sostanza per passare da semplici appassionati di canto con bella voce, a componenti di un gruppo armonizzato e coordinato, tale dÕessere un coro. Insieme agli alpini, fra i quali alcuni consiglieri del gruppo, qualche amico da tempo vicino agli alpini e giˆ impegnato nelle attivitˆ di protezione civile. AllÕinizio erano solo partecipazioni a manifestazioni locali e qualche esibizione interna al gruppo. Poi qualche uscita in pi, lÕascolto di persone esterne che danno inizio alla crescita. Presto arriva la cosiddetta divisa che nel tempo cambia e migliora pi volte, fino allÕattuale. Due i maestri che, alternandosi, fanno crescere il repertorio e le capacitˆ. Gianluca Rovagnati e Paolo Baraldi, questÕultimo giˆ esperto maestro di un altro

coro. Con capacitˆ e pazienza arrivano a portare il coro ai primi concerti, a feste popolari o alle case di riposo per allietare gli anziani. Da qui la partenza e gli impegni sempre maggiori. Fra questi anche alcuni particolari, fatti sotto le stelle, sul monte Cornizzolo prima di natale alla messa illuminata dalle fiaccole. E poi arrivano gli impegni importanti nelle cattedrali, nei teatri, agli incontri principali dellÕAssociazione. Chiamate di enti pubblici e addirittura concerti fatti allÕestero. La conta comprende le adunate nazionali di Bergamo e Cuneo. In Francia ad Allevard Les Bains, in Germania a Wolpertswende. A LÕAquila, Frattatodina, Fossa, Cividale del Friuli, Udine. Una stupenda serata al teatro Sociale di Como. E tanti altri concerti. Oggi  rimasto un solo maestro: Paolo Baraldi che riesce a seguire il coro e condurlo ad elevate armonizzazioni attraverso dure prove e continui incontri per migliorare lÕintonazione delle voci. Attualmente i cantori sono poco pi di una trentina, ben intenzionati a continuare il loro impegno. LÕobiettivo sono nuovi traguardi, canzoni pi impegnative e ricerca di esibizioni ancora pi importanti. Lo spirito  unico: mantenere e tramandare le tradizioni, attraverso le espressioni genuine del canto che tengono viva la memoria attraverso lÕallegria di chi esegue e di chi ascolta. Grac

Il 23 e 24 giugno un nuovo incontro fatto Òin cantoÓ in terra dÕAbruzzo, fra alpini, popolazione, amministrazioni dei due comuni, per continuare gli scambi con gli alpini di Fossa. Incontri nati prima del sisma del 2009. Il coro del gruppo si  esibito sabato sera a LÕAquila nella romanica basilica di S. Maria di Collemaggio, che ricorda una apparizione miracolosa e la consacrazione di Papa Celestino V. Il concerto sՏ svolto con il locale coro Portella di Paganica. Purtroppo una nota triste: le strutture di sostegno ancora posizionate per i danni del terremoto. La domenica mattina, i cantori sono stati ancora impegnati. Questa volta per accompagnare la messa e la prima comunione dei ragazzi. La visita a Campo Imperatore con la visione delle rocce del Gran Sasso, ha preparato le voci per il concerto della sera. Incontro nella Chiesa di Fossa, fabbricato aggiunto alle trentatrŽ case donate dagli alpini, nella quale  il crocefisso regalato dai comaschi. Ancora tanta gente. Ancora un successo del coro. Qui, il sindaco di Canzo ha consegnato al collega fossolano un ulteriore contributo raccolto fra i concittadini per le necessitˆ post terremoto. Il sindaco di Fossa ha ritenuto di destinare la somma agli sfortunati emiliani anchÕessi colpiti da terremoto lo scorso maggio. <Dopo aver ricevuto tanto  il momento di donare > ha dichiarato. Un gesto che ribadisce la generositˆ della gente abruzzese. Per il coro di Canzo unÕaltra tappa di un crescente, continuo impegno dedicato alla tradizione alpina.

Presenze Vessillo 2/9

Bosco delle Penne Mozze incontro annuale 9/9 Bergamo per Raduno Sezionale 16/9 Piacenza per Raduno Sezionale 16/9 Malles per commemorazione valanga Val Mazia 23/9 Menaggio inaugurazione Sezione Paracadutisti 23/9 Valmadrera anniversario fondazione Gruppo 6/10 Verona concerto fanfare ex Brigate 7/10 Novara Raduno 1¡ Raggruppamento 7/10 Como Raduno Interarma 27/10 Como inaugurazione "Alpini in bella mostra" 4/11 Como celebrazione 4 Novembre


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Fatti... col Cappello Alpino

Con la recita della ÒPreghiera dellÕAlpinoÓ eseguita dagli alpini presenti e dai fedeli in un unico coro al termine della S. Messa celebrata dal parroco Don Sergio Bianchi e dallÕex parroco Don Sergio Benzoni, si 

conclusa la manifestazione per la commemorazione della ricorrenza di S. Maurizio, patrono degli alpini, e per il 50¡ del Gruppo di Drezzo, zona Prealpi Ovest, nella splendida cornice naturale del parco prospiciente il

Santuario della Madonna Assunta ÒChiesa AltaÓ a Drezzo. La manifestazione a cui hanno partecipato il presidente della Sezione Chicco Gaffuri, vice presidenti e buona parte del Consiglio Sezionale, ha visto la presenza di una quarantina di gagliardetti, un buon numero di alpini e tanta gente entusiasta. Particolare motivo di soddisfazione  stata la presenza di un buon numero di sindaci, alcuni con il cappello alpino, che, uniti al sindaco di Drezzo, hanno accompagnato la cerimonia, testimoniando lÕunitˆ tra i cittadini ed i vari gruppi alpini. Apertura al Monumento ai Caduti con gli onori al vessillo sezionale e al gonfalone comunale, lÕalzabandiera e gli onori ai Caduti. é seguita la sfilata ben accompagnata dalla Fanfara Alpina di Olgiate Comasco e un momento celebrativo con la lettura della vita di S. Maurizio presso il cippo che ricorda gli alpini Òandati avantiÓ. E per chiudere in allegria non poteva mancare un buon bicchiere di vino con la promessa di ritrovarci tutti per il sessantesimo. Mario Ghielmetti

Brevi dai gruppi

Garzeno Gli alpini trasportano la statua della Madonna Immacolata, simbolo del santuario di Quang, nella processione del 65esimo di fondazione.

Albate, donato un pennone per il Tricolore Il 30 Settembre alla Scuola dÕInfanzia S. Antonino di Albate si  svolta la cerimonia dellÕ Alzabandiera sul pennone donato dagli alpini del locale gruppo alla scuola fondata nel 1901, dove sono passate intere generazioni di bambini. La Scuola S. Antonino era lÕunica del quartiere ad esserne sprovvista. Per questo, gli alpini hanno deciso di intervenire. La cerimonia ha avuto luogo il giorno dellÕinaugurazione dellÕanno scolastico 2012-2013 con la partecipazione di molti bambini, genitori e nonni, oltre agli alpini guidati dal capogruppo Giovanni Caspani. EÕ stato un momento di emozione con due bambini cerimonieri fuori ordinanza : Simone e Valentina. Il primo ha ordinato lÕ ÒAttentiÓ;

la seconda ha issato la Bandiera sulle note dellÕInno Nazionale cantato da tutti i presenti e seguito da un lungo applauso nel vedere il Tricolore sventolare finalmente anche nella Scuola di S. Antonino. Il parroco don Antonio ha dato la benedizione e ringraziato gli alpini. La Direttrice Giovanna Corbella ha ricordato che la scuola ha bisogno dellÕapporto di tutti per poter svolgere in modo efficace il compito educativo. Il capogruppo ha promesso che gli alpini provvederanno alla manutenzione del pennone e della Bandiera. Flavio Pedretti

Gruppo di Vighizzolo, lÕInno di Mameli nelle scuole Da qualche anno gli alpini di Vighizzolo consegnano ai ragazzi delle scuole locali un cartoncino con riportato lÕInno di Mameli nellÕintera stesura. Compresa la strofa da pochi conosciuta. QuestÕanno, con lÕaiuto di una insegnante di Novedrate, lÕiniziativa  stata estesa a questa scuola e alle elementari di Figino, Carimate e Montesolaro, oltre alle abituali canturine. In tutte le cinque scuole, i ragazzi hanno dimostrato molto interesse, diventato entusiasmo quando gli alpini hanno parlato del Corpo degli alpini, del cappello e dellÕattivitˆ

associativa. Ancora una volta  emerso lÕinteresse dei ragazzi a seguire direttamente e dal vivo le notizie storiche e dei valori di Patria.

7 ottobre 2012 Castagnata Gruppo Alpini Caglio Rezzago Con lÕabituale entusiasmo, in occasione della castagnata, gli Alpini hanno allestito un gazebo per la vendita del ÒGrana della SolidarietˆÓ, il cui ricavato  destinato ai terremotati dellÕEmilia. Anche in questa occasione gli Alpini si sono adoperati per intrattenere e agevolare i numerosi turisti venuti a Rezzago per gustare le ÒcaldarrosteÓ, grazie anche alla bella giornata che ha trasmesso allegria a tutti i partecipanti.


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Fatti... col Cappello Alpino

I volontari di nuovo in Emilia Al campo di Cento in soccorso ai terremotati Dopo il terremoto che ha colpito lÕEmilia e la bassa Lombardia nello scorso maggio, i volontari dellÕunitˆ di protezione civile, hanno dato immediata disponibilitˆ in sostegno della popolazione colpita. Come riferito in precedenza per gli altri interventi in zona. Le necessitˆ hanno richiesto ulteriore presenza di volontari per il funzionamento dei campi. Per questo fra settembre e ottobre altre squadre sono tornate in Emilia, a Cento, per due turni settimanali di lavoro, contemporaneamente ad altri volontari provenienti da sezioni lombarde. Idraulici, falegnami, elettricisti, cuochi e generici, per sostenere la miriade di necessitˆ di un campo dÕaccoglienza e alleviare le difficoltˆ quotidiane degli ospiti. Non serve descrivere minuziosamente lÕattivitˆ svolta. Al contrario serve rimarcare lÕimpegno e la disponibilitˆ dei volontari. Pronti ad ogni necessitˆ, sia essa di grande natura come il turno in un campo dÕaccoglienza, sia quella quotidiana della sezione, come il funzionamento del magazzino, la manutenzione delle Òaree adottateÓ, le esercitazioni, o le necessitˆ collaterali alla mostra del 140¡. A Cento, la cittˆ emiliana del carnevale, i volontari hanno prestato due turni in altrettante settimane, coprendone anche uno inizialmente destinato ad altre sezioni. Evitando cos“ possibili scoperture. Anche in queste occasioni lÕesperienza maturata  servita a prestare lÕopera in maniera egregia, con piena soddi-

sfazione dei responsabili e, ci˜ che pi conta, degli ospiti del campo. Un altro turno ha portato i volontari al presidio finale, smontaggio, trasporto dei materiali del dismesso campo di Finale Emilia. Non deve essere dimenticato anche il lavoro di trasporto materiali effettuato per la struttura centrale e, altrettanto, del formaggio in sostegno ai caseifici. LÕaugurio per tutti, volontari compresi,  che la grande quantitˆ di fondi pubblici stanziati, sia presto utilizzata in modo appropriato e non dispersivo per permettere il ritorno alla normalitˆ e lo sman-

tellamento totale dei campi dÕaccoglienza. Per quanto riguarda il futuro uso dei fondi raccolti dallÕAssociazione, siamo certi che, come sempre, ci sarˆ un uso razionale, appropriato, finalizzato a precise necessitˆ, collegato allÕabituale minuziosa rendicontazione. Fossa ha insegnato a molti come si devono usare i fondi derivanti dalla solidarietˆ. Questa volta pare si procederˆ a costruire una scuola materna per ricordare lÕimpegno degli alpini, la capacitˆ di concentrare somme idonee a opere importanti. ***

Un anno fra i sentieri della Spina Verde Gli alpini lavorano sempre e comunque, dalle attivitˆ del pi piccolo gruppo fino agli interventi per calamitˆ dellÕunitˆ di protezione civile. In alcuni casi non si riesce a riportare i risultati della loro attivitˆ, per eccesso di riservatezza che ci impedisce di apprezzarne lÕimpegno. Fra gli interventi effettuati per iniziativa sezionale,  doveroso descrivere il grosso lavoro svolto in Spina Verde. Per coloro che non conoscessero la zona (saranno davvero pochi) precisiamo che si tratta della collina posta a nordovest della cittˆ, rivolto verso il confine. Grande polmone verde su cui si trova anche la torre del Castel Baradello. Nella zona  in corso la manutenzione e la bonifica di sentieri, vie dÕaccesso e siti archeologici. LÕattivitˆ  svolta da soci di gruppi non solo appartenenti al territorio interessato. Li ricordiamo. Albate, Monteolimpino, Breccia-Rebbio, Ronago, Drezzo, Par, Cant, Olgiate Comasco, Casnate, Fino Mornasco. Tutti con pari impegno e continuitˆ, tanto da far dichiarare al consigliere responsabile Flavio Pedretti: <devo confessare che tutti, anche i pi lontani, hanno preso a cuore lÕattivitˆ come se si trattasse di aree poste nei loro centri, con massima disponibilitˆ e la necessaria competenza>. Il lavoro  iniziato nellÕestate dello scorso anno e ha avuto una parziale pausa invernale, ad esclusione del controllo e del

monitoraggio di situazioni di pericolo. Nel corso di questÕanno sono stati effettuati 80 interventi nelle 33 zone definite con lÕEnte Parco. Conteggiando le presenze si superano le 450 unitˆ impiegate, per un complesso di oltre 1600 ore di lavoro. La cura del territorio  orientata verso la rimozione di infestanti e verde invasivo, sgombero di alberi caduti sui tracciati di transito, ripristino dei sentieri anche con riqualificazione del fondo attraverso la posa di materiale, ricostruzione gradini, pulizia e preparazione di

scoli di acque meteoriche, cura minuziosa della vegetazione posta nei pressi di siti archeologici e di interesse storico. Si sono anche utilizzati specialisti e attrezzature dellÕunitˆ di protezione civile, per lÕasportazione di materiale di particolare dimensione. Un bel lavoro, non cՏ che dire, col quale si continua a dimostrare come lÕassociazione sa essere presente con attivitˆ utili per i fruitori del verde pubblico. Si deve altres“ considerare il valore economico di questi lavori. In particolare oggi, perchŽ le pubbliche amministrazioni si trovano a lottare per la quadratura dei bilanci, riuscendo a risparmiare cifre importanti grazie alla disponibilitˆ degli alpini. Per chiudere Pedretti aggiunge:<voglio ringraziare chi ha svolto questÕimportante attivitˆ, per il lavoro effettuato, per la dedizione, la costante presenza e per la pazienza dimostrata accettando i miei solleciti e le continue chiamate> . Riteniamo che questo lavoro possa contribuire al ÒProgetto scuolaÓ permettendo ad alcune scolaresche di visitare i siti, apprezzarne le bellezze, conoscere le essenze arboree e la parte di storia locale che questa collina di antichissima origine morenica formata da compatta puddinga gonfolite risalente al terziario (Oligo-Miocene 25 milioni di anni fa), riesce a conservare di tutti gli eventi qui succedutisi nei secoli. Adler


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Fatti... col Cappello Alpino

La Valsolda va

lli, s t r a d

e

s e n ti e ri di Achille Gregori Parliamo della Valsolda come un comune del comasco, sulle sponde del Ceresio. Al contrario  una vera e propria valle, anticamente composta da dodici territori, comuni sparsi dal lago ai fianchi montuosi. Nei primi anni mille aveva il capoluogo amministrativo a San Mamete, residenza del delegato arcivescovile. Il nome deriva, probabilmente, dal latino Vallum Solidum (sistema fortificato), caposaldo a copertura del passaggio fra Svizzera, Val Cavargna, Lario e ramo est del Ceresio. La valle ha una cinta montuosa che compone un anfiteatro di fronte al lago. Le principali cime, da est a ovest, sono: Monte Pizzoni, Colmaregia, Bronzone, Cima Noresso, la Fiorina (1809 m), le cime Oress e CavrighŽ, i dolomitici Denti della Vecchia. A chiudere

Albogasio il Saletta e il Colma Regia. Monti che paiono schierati a proteggere le acque lacustri, dalle quali si gode la pittoresca visione di cime, dorsali e paesini posti a scala fra i boschi, rispecchiati nel lago. La Valsolda  costituita da due valloni che congiungono le acque del torrente Soldo, prima di sfociare nel lago. LÕoccidentale proviene dal Monte Boglia e dall'Alpe di Castello (1250 m), l'orientale dall'Arabione e dal passo Stretto. Lo scorrere secolare delle acque ha scavato in profonditˆ, formando pittoreschi salti e pozze utili alla vegetazione. Oltre al torrente Soldo, scorrono anche il Fiorina e il Drezzo. La Valle  rivolta a mezzogiorno, soleggiata e protetta dalla barriera di monti. L'aspetto, dal lago,  pittoresco. Alla maestosa nuditˆ delle rupi dolomitiche, fa riscontro il panorama dei villaggi disposti a scala fra i boschi che

(1a parte) risalgono dalle rive. Resto del mandamento vescovile,  la parte di sponda opposta, sul monte Bisnago e la zona di Cima, che fino al 1480 era incorporata alla Valle. Cima perchŽ segnava la punta estrema orientale della cosiddetta regione. Per la sua posizione, la Valsolda ha vegetazione varia: ulivi e limoni sulla riva, abeti alla Serte e faggi alla Bolgia, localitˆ della riserva naturale. Secondo la tradizione, il lago  chiamato Ceresio perchŽ, deriva il nome dai ÇCeresiÈ, popolo del Belgio. Questa convinzione ci introduce al percorso storico del territorio che ha visto passaggi di genti pre e post romane, delle quali sono rimaste scarse testimonianze, data la facilitˆ di transito lungo le rive lacustri. Gli eventi coincidono con la storia del vallo che conduce a Menaggio e al Lario, oltre che alle vicine valli Intelvi e Cavargna, accomunandone le vicende e i popoli. Dai Ligures ai Celti, Galli e i Ceresi che, come abbiamo visto, avrebbero dato nome al lago. Esistono scritti legati alla valle, nominata come tale, del secolo XII, con i quali i principi di Hohenstaufen (dinastia di Federico I Barbarossa) concessero il feudo alla mensa arcivescovile di Milano. Territorio composto da 12 terre e sei villaggi con capoluogo amministrativo a San Mamete, sede del delegato arcivescovile. Situazione che continu˜ fino al periodo della dominazione austriaca (regno Lombardoveneto) quando, nel 1784, il governo integr˜ la valle nello stato di Milano togliendolo allÕarcivescovo. Ne seguirono le vicende legate al risorgimento con utilizzo del lago per i passaggi dei patrioti nella vicina Svizzera, raccontati in particolare dal Fogazzaro. La valle  divenuta unico comune nel 1927. I nove piccoli centri furono accorpati, come abituale in quel periodo, assumendo il nome del territorio vallivo. Cos“ Albogasio, Castello, Cressogno, Dasio, Drano, Puria, Oria, San Mamete, Loggio, divennero lÕunico comune di Valsolda. Ciascun villaggio conserva storia, caratteristiche architettoniche, chiese. Fra queste San Bernardino a Dasio, costruzione a tre navate, unica in Valsolda. Intitolata, nel 1450, al santo che predic˜ a Como e Lugano. AllÕinterno lÕaffresco Òla Madonna del latteÓ con Bambino, del 1516. Lunetta (data incerta) con Maria Assunta e i santi locali Miro (attravers˜ il Lario su di un mantello) e Lucio (alpigiano della val Cavargna). A Puria la chiesa della Assunta di origine romanica, rifatta nel XVI e XVII secolo. Il maestoso arco della navata unica  attribuito a Pellegrino Tibaldi detto Òil PellegriniÓ, l“ nato nel 1527, architetto e pittore al servizio di Carlo Borromeo. AllÕinterno ci sono: una statua di San Lucio, importanti dipinti e una cappella dedicata a Santa Eurosia, venerata dal periodo del dominio spagnolo, protettrice

Valsolda dei coltivatori perchŽ intercede nellÕalternanza di sereno e pioggia. A Drano la chiesa dei SS Innocenti risalente al 1475, con dedicazione a San Simonino martire, con unÕimportante pala del Ô700 allÕaltare maggiore. In localitˆ Castello si trova lÕantica chiesa di San Martino. I Franchi la dedicarono al santo nel IX secolo, mentre in precedenza (sec. VI e VII) i Longobardi la consacrarono a San Giovanni Battista. Vi si trovano affreschi dei Pozzi e di Paolo Pagani con immagini dei Catari eretici (provenienti dal vicino Grigioni), per combattere i quali Papa Gregorio IX istitu“ il tribunale dellÕInquisizione. Del 1362  la chiesa di San Bartolomeo - patrono dei conciatori di pelli - in localitˆ Loggio, contenente affreschi dei Pozzi, un interessante altare maggiore. Ad Oria si pu˜ vedere San Sebastiano, costruzione ad unica navata collocata in riva al lago, con monumento funebre di Carlo Berrera, autore di libri fra cui Storia della Valsolda. Sorge ad Albogasio la chiesa dellÕAnnunciata, progettata da Isidoro Affaitati nel 1666, simile ad una chiesa di Varsavia. AllÕinterno affreschi di Giovan Battista Pozzi, mentre allÕesterno sono riportati gli stemmi dei vescovi milanesi dei tempi del loro feudo. Ai santi Mamete e Agapito  dedicata la barocca chiesa del centro che fu capo mandamento. Presenta un massiccio campanile e affreschi del Pozzi raffiguranti la vita del santo. Ci sono ancora tracce del precedente edificio romanico, sul quale sorge lÕattuale chiesa. A San Nicola, protettore di chi usa le vie dÕacqua,  dedicata la chiesa di Cressagno, anchÕessa con unica navata e interessanti affreschi. Alla natura, territorio, storia, si collegano importanti personaggi nati o vissuti nei luoghi della valle. Fra questi  dovuto il ricordo di Pellegrino Tibaldi detto il Pellegrini; Paolo Pagani, Antonio Fogazzaro, vissuti sulle rive del Ceresio e altri importanti personaggi di questa magnifica valle. Di loro e dellÕambiente riferiremo in seguito. (fine 1¡parte)

in cammino...

Albogasio-Madonna del Faggio. La ripida mulattiera sale la Zocca della Nava, a picco sul lago. Oltrepassate le baite di Paso, Poma e Sosta, si giunge ai 1130 metri della Madonna del Faggio di cui si dice costruita per ospitare la statua della Madonna comparsa miracolosamente allÕinterno di un faggio cavo e uscita indenne da una pioggia di fulmini che incendiarono lÕalbero durante il temporale. (ore 2; dislivello 754m) Dasio-Rifugio Pairolo. Dalla chiesa parrocchiale alla cappella di San Rocco, attraversato il torrente Duslin, ci si dirige verso le baite di Camporgna. Si risale il crinale opposto, verso le rocce di Costa dei Ciappei. Superata la cengia, si attraversa il Duslin, si risale fino allÕalpe Puria e quindi al Puria superiore in direzione passo del Pairolo. Superato il confine svizzero, una breve discesa porta al rifugio a 1344 metri. (ore 2,5; dislivello 862m) - da Valli Occidentali del Lario e Triangolo lariano - TCI Ð CAI


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Fatti... col Cappello Alpino

Seveso al traguardo dei 40 anni Domenica 16 settembre 2012 Gli Alpini di Seveso erano tutti schierati per festeggiare il loro 40¡ compleanno;  mancata un poÕ la popolazione ma la festa si  comunque conclusa in modo molto soddisfacente. Due elementi lÕhanno resa un poÕ diversa dai soliti nostri raduni: il primo, che ci ha dato il tempo della sfilata,  stato il doppio attraversamento dei passaggi a livello delle Nord legato agli orari dei treni, ed il secondo, molto pi importante, la concentrazione, esattamente a metˆ percorso, del cuore delle nostre manifestazioni e cio ÒdellÕalzabandiera e degli onori ai cadutiÓ. Cerimonia veramente toccante e partecipata da tutti i presenti. Il rientro al piazzale dellÕoratorio, con la celebrazione della Santa Messa ha concluso in perfetto orario la manifestazione. Degno di nota: il sindaco, dott. Massimo Donati,  figlio del Gen. Donati giˆ comandante delle truppe Alpine, e si  capito per quanto ha espresso verso gli alpini. Auguri al capogruppo Nespoli ed ai suoi Alpini, in attesa dei prossimi anniversari E.B.

CONSIGLI SEZIONALI Riunione del 20 settembre

Inizio con onori al Vessillo e ricordo di Nelson Cenci Argomenti: fondo di solidarietˆ -  accettato il principio e fissata lÕapposita commissione. Mostra centoquarantesimo - continua la preparazione e lÕallestimento. Predisposte immagini, effetti luce e sonoritˆ. Descritta quantitˆ di materiale. Ci sarˆ lÕannullo postale. Raduno raggruppamento Sondrio 2021 ottobre - occorre formalizzare presenza: numero bus, gruppi organizzati, striscioni. La fanfara presente sarˆ Olgiate Comasco. Varie - richiamo ai consiglieri assenti alle manifestazioni. Rammarico per scarsa presenza al 90¡ di Griante perchŽ il gruppo merita riconoscenza da tutti. Serve attivitˆ specifica per evitare sovrapposizioni delle manifestazioni che impoveriscono le presenze. Elencati i consiglieri in scadenza per conoscere disponibilitˆ a reincarico. Precisazioni su comportamento e risposte per censimento ISTAT. Gare sci inserite in celebrazioni Nikolayewka a Madesimo in febbraio. Calendario prossime manifestazioni.

Riunione del 11 ottobre

Incontro esterno tenuto a Binago, ospiti dellÕamministrazione comunale e del gruppo. Presenti: consiglio e rappresentanti gruppi locali, vicepresidente nazionale vicario Adriano Crugnola, tesoriere nazionale Gianni Stoppani e sindaco dr.sa

Bianca Maria Pagani. Crugnola riferisce sul CISA e importanza della comunicazione per divulgare storia, valori, allargare contatti con scuole. Incontro referenti Centro Studi. Passaggio Ospedale da Campo a P. C. per operativitˆ conforme alla legge. Stoppani ribadisce dichiarazione del sindaco Ògli alpini sono una risorsa per le pubbliche amministrazioniÓ. Riferisce del 140¡ del Corpo degli Alpini a Cassano dÕAdda il 28 ottobre, del 25¡ Coro Orobica a San Fedele Intelvi il 24 novembre, presente il Presidente nazionale. Argomenti: Mostra 140¡. Lavoro costante e cresciuto, verso il termine. Appello per partecipare fine allestimento e turni sorveglianza per apertura, prenotazione visite scuole. V.P. Frighi illustra modalitˆ servizi e turni visite scuole. Raduno Raggruppamento- raccomandazioni, verifica presenze, emblemi al seguito. Messa sezionale- solito, in Duomo con precedente cerimonia al Monumento ai Caduti. Varie- Per consiglio serve definire rappresentante Valle Intelvi dopo decesso di Augusto Peduzzi. Giuliano Ferrera, senza zona, non  pi disponibile. Raccomandata la presenza dei sindaci dei territori a manifestazioni gruppi. Precisazioni sulla non possibilitˆ al servizio dÕordine per viabilitˆ. V.P. Gatti descrive lavori in Villa Carlotta. Presidente illustra lavoro fatto in Spina Verde da pi gruppi. Sito internet in revisione. Elenco manifestazioni.

OBLAZIONI Protezione Civile Massola Lino Caminetto Soc. Canottieri Moltrasio Gr. Brunate Gr. Valmadrera (Sez. Lecco) Ass. Disabili Gr. S. Bartolomeo V.C. Gr. Mariano C.

€ 100,00 163,50 200,00 250,00 250,00 300,00 320,00 500,00

Baradell Gr. Bene Lario Sig.ra Carla Garzaroli Bernasconi Gr. Menaggio

50,00 100,00 2050,00

Manifestazioni Sociali Soci vari Caminetto Gr. Valmadrera (Sez. Lecco)

40,00 150,00 250,00

Terremoto Emilia Protezione Civile Barni Gr. Binago Gr. Menaggio Gr. Moltrasio Gr. Palanzo Gr. Lenno Gr. Beregazzo Gr. Griante Gr. Como Centro Gr. Bizzarone Gr. Caglio Rezzago Gr. Albiolo Ass. S. Michele - Uggiate Trevano

46,30 200,00 250,00 300,00 400,00 500,00 500,00 1000,00 1000,00 1000,00 2000,00 3000,00 3000,00


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Fatti... col Cappello Alpino

Conclusi i Campionati nazionali estivi ANA

Alpini, con lÕarrivo dellÕautunno anche lo sport associativo si prende una pausa dopo le fatiche estive. A giugno, sulle alture di Valdobbiadene, sulla riva sinistra del Piave, fiume Sacro alla Patria, si  svolto il campionato nazionale di marcia di regolaritˆ. Le nostre quattro pattuglie, gareggiando con temperature sopra i 30¡, con i loro risultati hanno ottenuto il 20¡ posto assoluto nella gara vinta dalla sezione di Brescia. A Perledo (LC) domenica 30 settembre dodici nostri atleti, su un bellissimo e impegnativo percorso, si sono ben distinti classificando la sezione di Como al 14¡ posto assoluto. A Vicenza, sotto la guida di Carlo Fresoli, i tiratori partecipanti al campionato nazionale di tiro, grazie al loro bellissimo risultato, salgono sul secondo gradino del podio. Il migliore piazzamento per la nostra sezione. Bravi alpini comaschi e grazie di portare cos“ in alto la nostra sezione nellÕattivitˆ sportiva nazionale. Lorenzo Volont

15 LUGLIO Gli alpini del gruppo di Lezzeno hanno scortato il Vessillo Sezionale allÕincontro che si  svolto al Passo San Marco

Alpini. Comaschi e Lombardi. Arriva un SOS speciale. Dal Centro Trasfusionale del Policlinico di Milano (via Sforza). Serve sangue. Tanto sangue. E presto. Le esigenze del Centro, istituito dal prof. Girolamo Sirchia giˆ nel 1975, sono impellenti. Il Centro ha superato i ventimila donatori, ma non bastano. L'appello arriva a tutti gli Alpini, di Como, ma anche della Lombardia. Il Centro Trasfusionale  facilmente raggiungibile. L'orario  dalle 8.00 alle 14.00 tutti i giorni, da luned“ a sabato. E' un gesto altamente umanitario che il Centro ci chiede. Aiutiamo chi ha bisogno. La sezione di Como, cos“ come le altre della Lombardia,  stata sensibilizzata a questa operazione di soccorso. Che andrebbe prolungata nel tempo. Quattro donazioni all'anno, come massimo, non rappresentano un grande sacrificio. Aiutiamo chi ha bisogno. Ma aiutiamo anche chi ci aiuta.

Caro Capogruppo,

Informiamo i lettori che, anche questÕanno,  stata rinnovata la convenzione con la sky area Valchiavenna, comprensorio sciistico di Madesimo. Tale convenzione prevede sconti molto interessanti sullo ski-pass giornaliero a tutti gli alpini e amici che presentino la tessera associativa. Gli ski-pass saranno validi per il comprensorio sciistico ÒSkiarea ValchiavennaÓ, e riservati esclusivamente ai possessori di tessera ANA in regola con il bollino annuale: 1. AGEVOLAZIONI ACQUISTO SKI-PASS PREFESTIVO E FESTIVO Ski-pass Giornaliero Adulto da € 35,00 a € 28,00 Ski-pass Giornaliero Senior da € 30,00 a € 24,00 2. AGEVOLAZIONI ACQUISTO SKI-PASS FERIALE Ski-pass Giornaliero Adulto da € 31,00 a € 25,00 Ski-pass Giornaliero Senior da € 36,50 a € 21,50 Note: Senior, nati nel 1947 e precedenti

come fatto lo scorso anno, intendiamo riportare sul Baradll n¡ 1 del prossimo 2013 (primo dopo le festivitˆ di fine anno) notizie inerenti all'eventuale allestimento del Presepe presso la sede del gruppo, o nel paese, o presso altre strutture, purchŽ curatoÊdagli alpini. Oltre a presepi e/o alberi di natale, potranno servire anche informazioni e, soprattutto, immagini di iniziative natalizieÊeffettuate in favore diÊbambini, anziani, istituzioni. In sostanzaÊgradiremmo evidenziare e riportare quanto gli alpini fannoÊnell'ambito del Natale perÊÓdonareÓ al prossimo un pezzo di tradizione e un briciolo di felicitˆ.ÊCi aspettiamo di avere materiale da tutti. Servono in prevalenza fotografie (da inoltrarci via mail), con allegata la semplice descrizione dell'iniziativa eÊdove si Êsvolto il tutto. Il materiale servirˆ entro la prima metˆ di gennaio per la valutazione degli spazi e l'impostazione delle pagine. Anticipando gli auguriÊper le prossime festivitˆ di fine anno, restiamo nell'attesa di ricevere direttamente in segreteria, quanto sopra riportato.ÊVederlo pubblicato costituirˆ soddisfazione per chi ha lavorato. Cordiali saluti, naturalmente con la penna. La segreteriaÊÊ


19 sono...andati avanti! Mario Girola  andato avanti Giˆ capogruppo di Par negli anni dal 1988 al Õ95, gruppo del quale  stato cofondatore nel 1961,  stato salutato dai suoi alpini lo scorso agosto. Assiduo lavoratore per ogni necessitˆ associativa e partecipe a tutte le manifestazioni, in particolare alle adunate nazionali. La loquacitˆ e la comunicazione non erano il suo punto forte. Al contrario il lavoro e la disponibilitˆ lo hanno accompagnato per tutta la vita. Fra i tanti lavori svolti con tanta passione, spicca lÕassidua partecipazione allÕallestimento della sede del gruppo, per la quale ha speso molto tempo. Il gruppo e gli alpini lo ricordano, cercando di seguire e ripetere lÕesempio di umile operositˆ. Certamente non lo dimenticheranno

Buon compleanno SULLE TRACCE DI MARIO

Mario Grigioni, AUC del 48¡ corso alla SMA, ci ha regalato un frizzante divertente nostalgico ricordo di un periodo indimenticabile della sua (e della nostra, allievi ufficiali o alpini) giovent. Un tracciato di episodi che vanno dalla Scuola al periodo da sergente al Reggimento, poi di nuovo alla Scuola come ufficiale istruttore. Pagine di vita vissuta, ricordata con goliardica allegria, attenuata dalla dolcezza del ricordo ormai lontano 45 anni. S e t t i m o s f o r zo d i u n a c o l l a n a , <L'impronta degli Alpini>. Il ricavato, andrˆ tutto a favore dei bambini di Kitanga (Uganda). Missione che  stata appoggiata, sorretta e finanziata, da tanti AUC del 35¡ corso, guidati dal loro comandante di quell'epoca, Massimo Guandalini. <Sulle tracce di Mario> di Mario Grigioni, 240 pagine, 20 euro. Richiedere a Carlo Fanti (inpuntadivibram@yahoogroups.it). o sul sito <ilmiolibro.it>.

Trimestrale della Associazione Nazionale ALPINI di COMO Spedizione in abbonamento postale - Como Direzione, redazione e amministrazione via Zezio, 53 22100 Como anacomo@tiscalinet.it como@ana.it www.alpinicomo.it Direttore responsabile: Achille Gregori Comitato di redazione: Enrico Bianchi - Arcangelo Capriotti Enrico Gaffuri - Mario Ghielmetti Carlo Gobbi - Aldo Maero Aut. Trib. Como n.21 del 7/10/1976 Grafica: Matteo Rizzi Design Stampa: Lito Offset S.r.l. via Stanga, 7/A - Erba - Co


Ricordi e...

La prima battaglia difensiva del Don

la pagina

VERDE

di Carlo Vicentini Nella marea di carta stampata, uscita dal dopoguerra ai nostri giorni, relativa alla Campagna di Russia Ð anche in quella di produzione alpina Ð molto raramente si parla di quello che  successo prima della ritirata e quello che, al riguardo, mi meraviglia di pi,  il silenzio che riguarda la ÒPrima battaglia difensiva del DonÓ. Naturalmente, ne parlano le relazioni ufficiali ed i testi storici, ma quasi mai la stampa di diffusione e la memorialistica. Eppure riguarda un periodo cruciale, che anticipava con precisione ci˜ che sarebbe accaduto appena quattro mesi dopo, nel dicembre del 1942. Avrebbe dovuto insegnare a chi ci comandava, tedeschi o italiani, che non eravamo assolutamente in grado di competere con il sistema russo di fare la guerra. I fatti sono questi. Come  noto, i tedeschi per avanzare rapidamente e in sicurezza alla conquista di Stalingrado, avevano affidato agli alleati ungheresi, italiani e rumeni la difesa della linea costituita dal fiume Don. Alla Sforzesca era stato affidato

Alpini del Battaglione M. Cervino in linea

il tratto pi orientale dello schieramento italiano: un fronte di 35 km. La Divisione era giunta in posto ad inizio agosto, dopo aver marciato un mese per circa 700 km (era stata scaricata dalle tradotte italiane a Karkov). I nuovi arrivati avrebbero dovuto subito provvedere a crearsi un minimo di opere di difesa, trincee, camminamenti, ricoveri, ma mancavano i materiali e gli attrezziÉe la voglia di rimboccarsi le maniche. I russi conoscevano benissimo il terreno ed avevano lÕinformazione immediata e continua di quello che succedeva sulla nostra sponda, fornita dai civili russi dei villaggi occupati da noi. La situazione era pi o meno identica anche nei tratti occupati dalle altre nostre divisioni, ma con la grande differenza che il comandante russo, dirimpettaio della Sforzesca,  un tipo molto pi irrequieto ed intraprendente che, poco dopo lÕarrivo della nuova formazione italiana, con colpi di mano audaci ed improvvisi, anche ripetuti nella stessa giornata, saggia quale sia la nostra reazione. Avutane chiara risposta, il 20 agosto attacca decisamente, sbarcando in pi punti con le sole forze di fanteria a sua disposizione, che accerchiano e travolgono i nostri centri di resistenza. Purtroppo, in un settore subentra il panico e il cedimento e anche i reparti che resistono,

memorie

per non essere accerchiati sono costretti ad arretrare. ll gen.Messe al quale, dopo lÕarrivo di Gariboldi,  rimasto solo il comando del 35¡ C.A., mobilita tutto quello di cui dispone (i due reggimenti di bersaglieri, il Savoia ed il Novara Cavalleria, il btg. Monte Cervino, il Gruppo Camicie Nere Tagliamento) ma i russi riescono a creare unÕampia testa di ponte sulla nostra sponda. La nostra difesa riesce a fermarli in due capisaldi, Jagodny e Cebotarevski, ma mentre il primo continua a contenere lÕenorme pressione (e anche in seguito, rimarrˆ sempre in nostro possesso), il secondo viene travolto e nemmeno lÕardita carica condotta da entrambi i reggimenti di cavalleria riuscirˆ a riprenderlo. I russi alimentano lÕoffensiva con forze nuove, concentrando il loro sforzo su Jagodny, che cercano di aggirare occupando il villaggio di Bakmutin. Il pericolo viene sventato dallÕintervento del Btg. Bersaglieri Motociclisti. Solo a fine agosto, con lÕarrivo della Tridentina la situazione cambia e lÕoffensiva russa viene fermata. I battaglioni del 5¡ alpini vanno a rinforzare il caposaldo di Jagodny mentre i Btg.Vestone e Valchiese del 6¡ vengono mandati pi a sud, nella valle di Cebotarevski con il compito di preparare unÕazione offensiva per la conquista di Kotovski, punto pi meridionale della penetrazione sovietica. Il piano dÕattacco  frantumato e dispersivo:le singole Compagnie devono avanzare su obiettivi diversi, per cui avviene che, in pratica, lÕazione non si sviluppa coordinata e simultanea. Una delle compagnie del Vestone viene distrutta (cadono il capitano, tre ufficiali e 60 alpini, altrettanti sono feriti con due ufficiali). Le altre due compagnie invece riescono a penetrare in profonditˆ, ad impadronirsi di una batteria russa ed a fare prigionieri, ma vengono circondate e solo con grande difficoltˆ e dolorose perdite riescono a sganciarsi. Il Valchiese, che  arrivato davanti lÕobiettivo con minore difficoltˆ, aspettato invano il segnale del Vestone per il via allÕattacco simultaneo, si ritira, non potendo agire da solo. La fretta, specialmente in guerra, fa dare ordini sbagliati; se poi questi ordini non li da il diretto superiore del reparto che li deve eseguire, ma lÕalleato tedesco furibondo con gli italiani, non cՏ da aspettarsi decisioni serene. Quella operazione non  stata studiata dal comando della Tridentina, ma da un comando tedesco e venne diretta dal generale di cavalleria Barb˜ del 35¡ C.A.. LÕazione fu attuata senza attendere lÕappoggio della nostra artiglieria alpina (che sarebbe arrivata in loco due giorni dopo) ma con una promessa di sostegno da parte dellÕartiglieria tedesca, schierata alle spalle del Valchiese e lÕappoggio di due plotoni di nostri carri L/6. Entrambi clamorosamente disattesi: quello dellÕartiglieria tedesca per plateale cattiveria e vendetta, disastroso quello dei nostri carri: dei 14 impiegati dal Vestone, 6 si fermano e 2 sono distrutti; dei 7 impiegati dal Valchiese, a 5 si incepperanno le armi. Raccontare queste cose  doloroso e frustrante, ma  lÕunico modo per vendicare i 400 alpini che in una sola giornata sono stati banalmente sacrificati al solo scopo di far sapere che Ònon tutti gli italiani scappanoÓ.


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