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Autorizzazione del Tribunale di Torino n° 88 del 25/09/07 Poste Italiane S.p.A. – Spedizione in abbonamento postale – DL 353/2003 (conv. In Legge 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 n. 1\2013

SANITÀ

SI CHIUDE!

NUMERO 1 - FEBBRAIO 2013

VALDESE, SAN LUIGI, MONCALIERI: GIUNTA E ASSESSORE PREPARANO IL PIANO PER RAZIONALIZZARE SERVIZI E STRUTTURE. E INTANTO COTA PENSA A VENDERE GLI OSPEDALI


Editoriale

È carnevale: le bugie le porta Monferino di Gabriele Gallone Abbiamo letto le dichiarazioni di Paolo Monferino sui presunti risparmi derivati dalle federazioni.“Oltre 10 milioni di euro su base annua sulle gare già espletate ed una stima di risparmi per ulteriori circa 4 milioni, sempre su base annua, sulle procedure di gara in corso”, si legge in un comunicato dell’assessorato del 24 gennaio.E i giornalisti si sono tracannati la notizia tutta d’un fiato. Abbiamo subito, insieme a pochi altri, denunciato la bufala(vedi il post sul nostro sito) Solo pochi giorni prima lo stesso assessore dichiarava, di fronte al consiglio, che l’attività del Valdese sarebbe stata riassorbita per intero dalla rete ospedaliera torinese, composta, secondo l’assessore, da 26 ospedali in grado di farsi carico dell’eredità della struttura di via Silvio Pellico. Escluso il Valdese, però, i presìdi torinesi sono nove, (dati dal sito della Regione Piemonte) più sette strutture private convenzionate. Alcuni di questi, inoltre, operano in attività completamente diverse. Delle strutture convenzionate, ad esempio, solamente il Gradenigo potrebbe occuparsi di parte dei pazienti. Cto e Maria Adelaide potrebbero essere del tutto inadeguate, mentre il Sant’Anna potrebbe occuparsi del percorso relativo alla mammella, ma non, ad esempio, operare in ramo oculistico. E sostenere

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che si arriva a oltre 20 con gli ospedali della Provincia significa dire che dal Valdese ad Ivrea in fondo sono “quattro passi”. In particolare si è detto che sarebbe stata potenziata l’attività pomeridiana dell’Oftalmico, mentre nella Città della Salute sarebbe dovuta sorgere una vera e propria “Città delle donne”. Contestualmente, però, gli addetti ai lavori hanno denunciato un aumento delle liste d’attesa su tutta la rete ospedaliera. Il direttore dell’AslTo2, Maurizio Dall’Acqua, ha dichiarato alla Stampa il 25 gennaio scorso: “Finora, al Maria Vittoria, l’attesa media era 5mesi. Da quando il Valdese ha interrotto l’attività è raddoppiata: per questo siamo stati costretti ad aprire le prenotazioni nel 2014. Di questo passo, se la struttura lo consentirà, saremo costretti a chiedere più sedute operatorie, ma è evidente che per farlo serviranno più medici e più infermieri”. Al di là delle “boutade” demagogiche sulla Città delle donne (che si aggiunge a quella pazzia organizzativa che è la “Città della Salute e della Scienza”) è evidente che l’Ingegnere non sa fare di conto. Ventisei ospedali (magari privati) se li sarà sognati di notte a Torino, come Zanon che di notte

sognò le “Torri sdraiate” per risolvere la questione urbanistica del Masterplan. La realtà ci consegna un ospedale con percorsi diagnostico-terapeutici che funzionavano, completamente anientati. Abbiamo successivamente assistito alla richiesta ai sindacati di accordare la mobilità d’urgenza per porre una toppa al tracollo (verso l’alto) delle liste di attesa. Ma non perchè, come affermato dall’Assessore “E’ uno scandalo che ci vogliano cosi tanti mesi per operare una cataratta”, ma perchè grazie a lui le liste d’attesa sono scoppiate. E non sappiamo ancora (ma ci immaginiamo) cosa succederà sulle donne da trattare e gestire con il tumore alla mammella. Perchè sulle liste di attesa e sui numeri di questa Regione è calato il silenzio.


INDICE Attualità

Pericolosi o incompetenti? pag. 4 di Gabriele Gallone

Piemonte, sanità in vendita

pag. 10

Attività sindacale

Valdese, nota sindacale sulla mobilità

pag. 24

Stato di agitazione a Moncalieri

pag. 25

di Andrea Dotti

Primo piano

Il futuro del Valdese pag. 16 Intervista a Beppe Avgliero a cura di Andrea Dotti

Piemonte, scure sulla sanità di Andrea Dotti

pag. 20

Gallerie I lavoratori a difesa dell’emodinamica

pag. 8

Manifestazione contro la chiusura del Valdese

pag. 18

Manifestazione contro la politica sanitaria della Regione pag. 22

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Attualità

PERICOLOSI O INCOMPETENTI?

32 mila firme raccolte in dieci giorni: è la risposta del territorio alla chiusura del laboratorio di emodinamica dell’ospedale San Luigi di Orbassano di Gabriele Gallone

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l caso che vi illustriamo è poco conosciuto dai cittadini (purtroppo). Eppure costituisce un esempio mirabile di quale livello di scelleratezza vi possa essere quando si affida la gestione della sanità a persone non competenti e pressappochiste. La delibera del 28 dicembre 2012 (DGR n. 26-5149) riorganizza la rete dei laboratori di emodinamica cancellando quella dell’ASO San Luigi, di Moncalieri e di Ciriè (quest’ultima compensata dalla apertura di Ivrea) aprendo quella di Domodossola oltre ad altri rimaneggiamenti sulla distribuzione dei laboratori piemontesi. Per quanto riguarda l’Ospedale San Luigi esso era, fino a poco

tempo addietro, un ospedale di riferimento (pagina 60 del PSSR approvato con DCR 167-14087 del 3 aprile 2012. Tale collocazione, avvalorata anche dal fatto che si tratta di azienda ospedaliero-universitaria e come tale, ospedale di insegnamento, era stata rimarcata anche all’interno della Federazione 3. Pertanto l’ASO San Luigi risultava “Hub” e ospedale di riferimento, al pari dell’ASO Mauriziano che insiste nella stessa Federazione. Dopo una fase di analisi sviluppata da un gruppo di cardiologi in seno all’Aress viene ipotizzata dall’Assessorato la chiusura della emodinamica di Rivoli. Su tale ipotesi la

Commissione unanimemente concorda meno la Dott.ssa Conte, ex primario della cardiologia di Rivoli, la quale ritiene che l’alto numero di procedure effettuate da Rivoli dovrebbe consigliare altre soluzioni all’interno della Federazione 3. Perchè tutti erano d’accordo (meno uno) a chiudere Rivoli? Per un banalissimo motivo: Rivoli ha un solo angiografo fisso e un angiografo portatile (che dovrebbe essere utilizzato solo in casi di necessità estrema), ha una situazione logistica più problematica. Il San Luigi oltre ad essere centro di riferimento, ha due sale con angiografo fisso, una logistica invidiabile (con la rianimazione accanto appena


inaugurata e l’accesso diretto delle ambulanze) e ovviamente tutta l’emodinamica è nuova di zecca. La osservazione relativa al numero elevato di procedure effettuate a Rivoli non era però fuori luogo. La problematica riguardava semmai la possibilità di preservare la funzionalità diagnostica e terapeutica delle strutture coinvolte nei confronti della utenza. Una soluzione sembra trovarsi alla conclusione dei lavori della commissione dell’Aress. Nel frattempo, il 3 agosto si erano alzati altissimi ululati da parte del consigliere regionale Boeti sulla paventata chiusura di Rivoli (dove è stato per diversi anni Sindaco). Alla fine la soluzione finale prospettata dal gruppo di dell’Aress sarebbe quella di far confluire le due emodinamiche di Rivoli e Orbassano per farne una sola “ma più importante”. Questo avrebbe implicato la messa in rete dei laboratori o comunque la creazione di una unica equipe in grado di effettuare in una sola struttura tutte le procedure fino a quel momento effettuate in due centri diversi. Nel frattempo, ad agosto, succede un fatto non irrilevante. In pieno e costante blocco dei contratti, delle assunzioni, delle nomine primariali e dei Capi Dipartimento, pena la decapitazione dei neo-Direttori Generali, viene bandito ed espletato un concorso per la nomina del primariato di Cardiologia dell’Ospedale di Rivoli (vacante da quando la Dott.ssa Conte si era trasferita al Mauriziano). Del fatto si occupano anche i giornali in seguito ad una nostra segnalazione sul sito web dove esplicitiamo la nomina assai “sospetta”. Le giustificazione del Direttore Cosenza sono ridicole (e l’ex DG Rabino ora direttore di Federazione ne prende subito le distanze) mentre Monferino (che tutto dovrebbe vedere e controllare come l’occhio di Sauron) se la cava parlando di “incomprensioni” con il Direttore Generale Dott. Cosenza. Fatto il Primario e minacciata la

“rivoluzione” da parte del consigliere Boeti, nel caso di chiusura della emodinamica di Rivoli, si arriva all’ultima incredibile decisione: a chiudere dovrà essere l’emodinamica del San Luigi. Ma questa è solo la cronologia di una assai dubbia logica programmatoria. Una logica che potremmo sintetizzare così: Orbassano HUB – Emodinamica Rivoli chiude – Emodinamica Rivoli non può chiudere – si fa un centro solo ma più importante – non si assumono primari fino a nuovo ordine – si fa il primario a Rivoli – Emodinamica orbassano chiuderà – Orbassano non è più HUB. Si vuole far notare che tutte le frasi sintetiche elencate sopra provengono dalle stesse persone che dovrebbero gestire la sanità in Piemonte. Si chiama sindrome bipolare o malafede o incapacità (fate voi). Ecco perchè è partita la raccolta di firme (32 mila cittadini hanno firmato in 4 giorni), ecco perchè abbiamo indetto una assemblea per venerdì 18 gennaio presso l’ASO San Luigi dove verrà annunciata come l’ANAAO intende contrastare lo scempio all’intelligenza di tali iniziative. Le firme raccolte sono state messe sul tavolo di fronte alla assemblea indetta da tutte le organizzazioni sindacali della dirigenza mediche, sanitaria, tecnica, amministrativa e del comparto il giorno 18 gennaio 2013 e di cui produrremo a breve la documentazione video. Una assemblea con la sala stracolma (oltre 450 persone) e 10 consiglieri regionali (tutte le forze politiche eccetto la Lega Nord), un parlamentare, il vicepresidente del consiglio regionale, l’Università rappresentata dal Prof. Furlan e i Sindaci e i consiglieri comunali del territorio (Orbassano, Rivalta, Beinasco per citarne alcuni). Ma torniamo al problema di tale decisione improvvida della Giunta Regionale che cancella alcune emodinamiche importanti come Orbassano e Moncalieri.

La decisione è innanzitutto uno sfregio al consiglio regionale. Per quanto riguarda il San Luigi infatti, essendo quest’ultimo un centro di riferimento (lo dice il Piano socio-sanitario), ribadito in plurime sedi e incontri anche con la cittadinanza (me ne ricordo uno in particolare dove Morgagni, allora DG del San Luigi, accompagnato da Monferino, andarono al Comune di Orbassano a magnificare la collocazione strategica dell’ASO stessa quale “Hub”) viene di fatto declassato. Senza la Emodinamica il San Luigi passa di fatto ad un ruolo di ospedale cardine. Il fatto è che il provvedimento che muta la collocazione dell’ASO San Luigi all’interno della rete ospedaliera non è di pari rango ma è solo una delibera di Giunta Regionale. Per modificare la collocazione del San Luigi si doveva rifar votare il Consiglio Regionale, cosa evidentemente non possibile in quanto il Consiglio Regionale in data 30 ottobre aveva votato (maggioranza e opposizione insieme) un ordine del giorno in cui si invitava la Giunta a mantenere le emodinamiche. L’atto della Giunta è, a parere anche di autorevoli pareri legali che abbiamo richiesto, passibile di annullamento. Un altro fatto, incontrovertibile, è che la Giunta approvò in data 7 aprile 2011 la DGR 13-1826 sui requisiti dei laboratori di emodinamica. In essa, ad esempio di affermava: “Non sono più previsti laboratori di emodinamica con attività esclusivamente diagnostica o senza reperibilità’ 24h/24 e 7giorni/7 per la necessità – anche nell’interventistica elettiva – di reintervenire sul paziente fuori dell’orario di lavoro ordinario, per eventuali complicanze” Nella premessa la giustificazione di tale provvedimento era la seguente: “E’ necessario rivedere i requisiti strutturali ed organizzativi e gli in-

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Attualità

dirizzi di organizzazione della rete previsti dalla D.G.R. n. 47 – 8608 del 14.4.2008 anche perchè tali disposizioni non sono più in linea con il recente avvio della rete interospedaliera per l’emergenza coronarica che prevede centri di emodinamica con tutti i requisiti previsti nell’allegato del presente provvedimento e idonea copertura del territorio regionale, con tempi di accesso compatibili a garantire il trattamento tempestivo più appropriato nelle emergenze cardiologiche secondarie a procedure eseguite nelle ore precedenti”. Malgrado questo, si attiva un laboratorio “in via sperimentale” nell’ASL del Verbano-Cusio-Ossola, unanimemente considerato inutile e altamente sconsigliabile dalla Commissione Aress che avrà orari verosimilmente 8-16 dal Lunedì al Venerdì. Di questo argomento ci eravamo già occupati provocando altissimi ululati del consigliere regionale PD Reschigna, del Consigliere Regionale PdL Cattaneo (ambedue della zona VCO), del Presidente della “rediviva” Provincia VCO e del sindaco di Domodossola. Il fatto che il laboratorio di emodinamica sarà strettamente integrato con quello di Novara è una foglia di fico che porrà ulteriori problemi agli emodinamisti di Novara, dato che nel VCO i cardiologi non sono in grado di gestire tale tipo di procedure. La Commissione Aress precisava per la zona di Verbania-Domodossola (Federazione Nord Est): “Si sconsiglia l’apertura di un nuovo Laboratorio di emodinamica a Domodossola, per quanto decentrato, in quanto avrà sempre una popolazione ridotta da trattare, con qualità prestazionale non adeguata agli standard europei”

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In un’altra parte del documento si precisava che sarebbe stato opportuno, nelle zone con basso numero di abitanti, potenziare trasporto e trombolisi (a proposito, dove è

finito l’elicottero per il trasporto notturno che due anni fa prometteva Monferino?). Relativamente a questa scandalosa decisione della Giunta, che stava già maturando nel mese di ottobre, con trionfalistiche dichiarazioni della brigata Reschigna-Cattaneo, il nostro sindacato parlava apertamente di “mercato delle vacche”. Infatti è evidente che nella questione sia entrato (sempre per interessi bottega elettorale) il baratto con la chiusura del punto nascite a Domodossola. Per questa operazione sono stati stanziati quattro milioni e 200 mila euro dal DG di Verbania (vedasi documento inviato ai Capi Dipartimento con il dettaglio). Sulla questione abbiamo fatto dichiarazioni a mezzo stampa a cui sono seguite critiche talmente feroci (vedi anche questo articolo) che ci pare di aver colto nel segno. Domodossola è, per dirla con una allitterazione il “crocicchio dell’accrocchio” senza tener in alcun con-

to sicurezza ed efficienza. La questione finale riguarda però (o meglio ancora) la sicurezza. Lo spostamento di 1.000 procedure dal San Luigi a Rivoli e di 1.600 da Moncalieri alle Molinette determina costi aggiuntivi e acquisto di apparecchiature ed ampliamenti oltre a personale (ovvero costi). Cosa che invece nella DGR di riorganizzazione è esplicitamente esclusa. Ad esempio ad Orbassano vi sono due sale con angiografo fisso mentre a Rivoli un angiografo fisso ed uno portatile. La DGR sui requisiti minimi precisa che è necessario avere: “Una sala di Emodinamica “completa” con cardioangiografo fisso a pavimento o a soffitto con caratteristiche “ottimali” Una sala con sistema radiologico “portatile” affidabile e di alta qualità da utilizzare in caso di malfunzione o nei momenti di manutenzione del sistema fisso. La dotazione mi-


nima è caratterizzata da una sola sala con strumentazione radiologica fissa, poiché il solo apparecchio radiologico portatile risulta insufficiente per l’attività interventistica d’emergenza nell’infarto acuto, per i limiti di tenuta nei casi complessi e prolungati”. E’ possibile immaginare che trasferendo 1.000 procedure a Rivoli non sia necessario fare investimenti in una altra sala di emodinamica? Va detto che sommando le procedure di San Luigi e Rivoli in un centro solo si totalizzerebbe un numero di procedure che nessuna emodinamica in Piemonte sostiene. Credo sia inevitabile effettuare investimenti a meno di correre rischi che sarebbe meglio evitare. Le stesse Molinette non possono permettersi di accogliere 1.600 procedure in più senza creare altre due sale di emodinamica. Inoltre c’è un problema correlato ai posti letto.

Ogni 1.000 procedure si stima siano necessarie 1.500 giornate di degenza (considerando una degenza media di 5-7 gg per un infarto e di 1 giorno per le altre procedure). Ovvero 4-5 letti in più con tutto ciò che ne consegue (ovvero costi tra cui anche quello di personale, a meno di fornire assistenza inadeguata). Alle molinette il fabbisogno sarebbe doppio (10-12 letti). Delle due l’una: o si aumentano i costi (e la DGR dice espressamente di no, nessun aumento di attrezzature e personale) oppure gli standard di sicurezza diminuiranno paurosamente (il che per una patologia coronarica acuta può fare la differenza tra la vita e la morte). Se non aumenteranno i posti letto, ad esempio, potremmo trovarci di fronte a casi di pazienti sottoposti con urgenza ad angioplastica e poi rispediti in pronto soccorso in attesa di un posto letto (manco fossimo nel terzo mondo). Chiederemo al TAR la sospensio-

ne della delibera di riorganizzazione in quanto contraria al PSSR (declassamento di fatto dell’ASO San Luigi) e contraria alla DGR relativa agli standard di sicurezza (Domodossola). Chiederemo l’intervento dei NAS con un esposto alla Procura di Torino per verificare se, senza aumento di attrezzature e personale, tra cui posti letto aggiuntivi) è possibile mantenere standard adeguati di sicurezza per i pazienti. Presenteremo un esposto alla Corte dei Conti nel caso vengano effettuati investimenti ovvero spese di qualsivoglia natura per adeguare gli standard di sicurezza in quanto contrari alla disposizione della DGR di riorganizzazione che stabiliva l’assenza di costi ulteriori. In ogni caso chiedere verifiche alla Corte dei Conti sulla opportunità di spendere 4 milioni e 250 mila euro per una emodinamica inutile (Domodossola) e sulle penali che ad esempio l’azienda San Luigi dovrà pagare (circa 10 milioni di euro) relative alla chiusura anticipata di contratti connessi alla chiusura della emodinamica.

Quattro mozioni consigliari contro la delibera

Sono quattro le mozioni che verranno presentate martedì 29 gennaio durante la seduta del consiglio regionale del Piemonte. I testi sono presentati dai consiglieri Boeti e Laus del gruppo del Pd e da Cantore e Motta del Pdl. I firmatari sono bipartisan e sono quasi il 50% dei consiglieri. Non sono tuttavia presenti le firme dei consiglieri di Lega, Pensionati per Cota, Progett’Azione, Rifonazione comunista, Italia dei valori, Moderati e Movimento 5 Stelle. Non firmatari anche alcuni consiglieri di Pd e Pd. Su www.anaaopiemonte.it è possibile scaricare il testo delle mozioni e l’elenco dei consiglieri firmatari e di quelli non firmatari.

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GALL 18 GENNAIO 2013, I LAVORATOR

La mobilitazione dei dipendenti e dei sinda gennaio, la quale ha visto una corposa part gna elettorale, all’assemblea erano presenti del consiglio regionale del Piemonte. Ma da “Sfiduciate gli assessori”. L’Anaao Assomed tro la delibera di giunta e ha chiamato in

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LERIA RI A DIFESA DELL’EMODINAMICA

acati, sfociata nell’assemblea di venerdì 18 tecipazione. Complice il clima della campagli esponenti di maggioranza e opposizione ai sindacati è arrivata una richiesta unanime: d, intanto, ha annunciato il ricorso al Tar conn causa l’intervento della corte dei conti.

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Primo piano

PIEMONTE, SANITA’ IN VENDITA

La Regione ha un buco da 6,4 mld. Per colmarlo vuole cedere ai privati parte degli immobili ospedalieri. Una voragine da 6,4 miliardi. A tanto ammonta il buco nelle casse piemontesi secondo la Corte dei conti. E la cifra sembra anche sottostimata: il debito complessivo potrebbe infatti sfiorare 10 miliardi di euro. Un rosso difficile da risanare con la spending review. E così la giunta guidata da Roberto Cota ha pensato a un’altra soluzione: impegnare il patrimonio immobiliare regionale. E per farlo si è rivolta a un ex manager Fiat. La pianificazione è stata infatti affidata a Ferruccio Luppi, ex dirigente di Casa Agnelli. Per lui niente deleghe, ma

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una consulenza di 100 mila euro per portare a termine il lavoro. OSPEDALI AI PRIVATI. La cura è stata individuata nella creazione di due fondi immobiliari, attraverso i quali la Regione intende valorizzare il patrimonio e risanare parte del debito: asticella fissata a 400 milioni per il primo anno. Nello specifico, si tratta di creare due fondi. Il primo riguarderebbe il patrimonio immobiliare del Piemonte, nel quale rientra lo stesso palazzo della Regione in costruzione. Agli investitori privati andrebbe il 66%, mentre il 33% rimarrebbe a gestione pubblica. Nel secondo, invece, entrereb-

bero i beni immobili della rete sanitaria. Si tratterebbe quindi di cedere parte del patrimonio di Asl e reti ospedaliere a investitori privati: in questo caso il 33%. In poche parole, gli ospedali saranno usati per fare cassa. La medicina per curare le casse malate, dunque, ha il sapore di un’operazione finanziaria. I fondi immobiliari verrebbero affidati a una società esterna di gestione del risparmio (Sgr) che ha il compito di massimizzare il valore delle proprietà attraverso speculazioni finanziarie, suddividendo l’eventuale reddito tra gli investitori, Regione compresa.


C’è di più: la società potrà anticipare alla Regione la cifra investita per la partecipazione. Si tratterebbe di una sorta di prestito. In sostanza, il Piemonte si indebita per coprire i debiti. SVENDITA DI IMMOBILI. Uno degli scenari possibili è la svendita degli immobili appartenenti agli ospedali, un’eventualità che preoccupa gli addetti ai lavori. Il patrimonio comprende nosocomi, poliambulatori e uffici ma anche le macchine per la diagnosi e la cura. Il rischio quindi, in buona sostanza, è la privatizzazione di fatto del sistema sanitario regionale. A lanciare l’allarme sono stati i sindacati confederali, che in un documento unitario hanno denunciato i rischi potenziali di questa scelta. «Appare evidente che, per soddisfare le aspettative degli investitori privati, si intende procedere alla esternalizzazione di pezzi pregiati del sistema sanitario, senza curarsi dell’importanza strategica che le strutture diagnostiche rappresentano per le attività di degenza e cura. Si rischia di perdere professionalità e posti di lavoro e di avere un servizio di minor qualità e con costi maggiori». MENO ASSISTENZA PUBBLICA. Secondo i sindacati, inoltre, «la creazione del Fondo immobiliare sanitario comporterà la perdita di titolarità nella gestione degli immobili da parte delle Aziende sanitarie, con evidenti complicazioni riguardanti i costi di manutenzione e ristrutturazione e sarà inevitabile la cessione di servizi fondamentali per i processi di cura dei pazienti». Il servizio pubblico rischia dunque di sfiorire. I gestori privati della sanità potrebbero non avere interesse a investire nel settore, né tanto meno spendere per opere di manutenzione

e ricerca, visto che l’obiettivo primario è guadagnare. Si tratta di una speculazione sugli immobili, quindi, e non di un investimento sul sistema sanitario. Qualità del servizio e privatizzazione, dunque, sono le maggiori preoccupazioni che gravitano intorno all’ipotesi. Carlo Manacorda, economista dell’Università di Torino, non esita a bollare le scelte della giunta regionale come «finanza creativa». Il timore più grande è l’allargamento del debito e la creazione di una nuova voragine nelle casse della Regione. «Sono un liberista convinto e non sono contrario ai fondi immobiliari in assoluto», ha detto il professore «il problema di fondo è l’uso che se ne fa. Questi strumenti sono pensati per creare reddito e non per coprirlo». Nelle parole di Manacorda si percepisce la forte preoccupazione sulla gestione del debito. Paure che i fondi immobiliari non affievoliscono. Anzi, il rischio di un ulteriore inde-

bitamento è concreto. IL NODO DELLA QUOTA ANTICIPATA. «C’è da pensare che la Regione si troverà a dover pagare un affitto alla società di gestione. E poi c’è la questione della quota anticipata, che dovrà prima o poi essere restituita». Senza contare, infine, il contesto economico in cui vive il mercato immobiliare. «Il meccanismo del fondo immobiliare è strettamente collegato al mercato. In periodi floridi questo si traduce nella suddivisione dei guadagni tra i partecipanti, ma in momenti di crisi non bisogna sottovalutare il rischio di eventuali perdite». Andrea Dotti Lettera43, 17 dicemre 2012

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E’ CARNEVALE

LE “BUGIE” LE PORTA

MONFERINO


FERMIAMO LA FINANZA CREATIVA L’uomo che “anima” le membra del governatore Cota è Ferruccio Luppi, ex manager FIAT, con diversi incarichi in società come Ferrari e CnH (trattori), finanziarie della galassia della multinazionale torinese, e membro del direttivo del Generale de Santè, società con 110 strutture di cura private e 23 mila dipendenti in Francia. Tra i molteplici incarichi che solitamente questi “supermanager” svolgono contemporaneamente ce ne sarebbe uno che confliggerebbe non poco con il ruolo affidatogli dal presidente Cota: è membro del CDA del più grande Ente di gestione di fondi immobiliari (IDEA-Fimit). La IDEA-Fimit è una SGR con 10 miliardi di masse in gestione e 31 fondi immobiliari di cui 5 quotati nel segmento MIV, Mercato Telematico degli Investment Vehicles, di Borsa Italiana. Sicuramente consigliato da Monferino, Cota ha deciso di assoldarlo con un contratto (rinnovato di recente) di 100.000 euro l’anno per creare un mostro giuridico-finanziario che punterebbe a cartolarizzare i beni delle aziende sanitarie e gli stessi ospedali inserendoli in due fondi immobiliari. In sintesi: ospedali e beni delle aziende finirebbero in un fondo gestito anche da privati che mirerebbe a “valorizzare” i beni delle aziende. Grazie a questa caritatevole opera di salvaguardia, la Regione pagherebbe le spese di gestione e corrisponderebbe un “affitto” per l’uso delle strutture sanitarie confluite nel fondo a fronte del quale, gli investitori privati ed istituzionali, corrisponderebbero un po’ di milioni di euro per sanare parte dei debiti della Regione. Operazioni di questo genere sono già state attuate e sono fallite miseramente. Ma, guarda caso, sono state un affare per le “locuste” dei fondi immobiliari abituate a succhiare la polpa del patrimonio immobiliare pubblico per fare affari. Il Prof. Manacorda, ordinario di Economia, ed editorialista della Stampa ha scritto una analisi approfondita che schianta l’operazione senza appello e che conclude affermando: “A conti fatti la Regione Piemonte, vittima di operazioni di finanza creativa ereditate dai precedenti governanti, non si avvii sulla stessa strada. Pensi sempre ai poveri cittadini che, già oberati dai debiti sui derivati, in un domani potrebbero trovarsi a dover pagare cari prezzi per altre operazioni di ingegneria finanziaria”. TUTTI DEVONO SAPERE: STAMPA E DIFFONDI IL VOLANTINO!

TORINO 15 FEBBRAIO 2013 PIAZZA CASTELLO

MANIFESTAZIONE CONTRO LA POLITICA SANITARIA DELLA REGIONE


VERO O VERO FALSO

LE FEDERAZIONI HANNO GIÀ FATTO RISPARMIARE 14 MILIONI

Le federazioni hanno appena completato il trasferimento del personale loro assegnato e da maggio 2012 non hanno neppure aggiudicato una gara (la maggiorparte non ne ha indetta alcuna). I risparmi sono stati ottenuti dalle aziende sanitarie tramite rinegoziazioni. Però le Federazioni hanno “succhiato” già 1 milione e 200 mila euro in stipendi e spese varie.

LE FEDERAZIONI SONO CENTRALI DI ACQUISTO UNIFICATE

Resta in vita il carrozzone di carnevale di SCR, un burosauro che è costato 85 milioni in 5 anni, finendo in vari filoni di indagine di rilievo penale. Cinquantuno dipendenti per duplicare funzioni già duplicate ovvero gare per acquisizione di beni e servizi.

NEL SISTEMA SANITARIO REGIONALE VI È ESUBERO DI PERSONALE

In due anni, per bocca dello stesso Assessore, a seguito del blocco del turn over e del blocco delle assunzioni, sono stati persi circa 3.000 dipendenti di cui 1.600 del ruolo sanitario. Vi sono gravi carenze e non eccedenze.

IL PIEMONTE È TECNICAMENTE FALLITO. SIAMO IN BANCAROTTA

Il giorno dopo la infelice esternazione alla Commissione parlamentare, viene convocata una precipitosa conferenza stampa con il Governatore Cota. Per smentire quanto detto. Non aggiungiamo altro. A volte si sbugiarda da solo.

VALDESE1: NON VI SARANNO RIPERCUSSIONI SULLE LISTE DI ATTESA DOPO LA CHIUSURA

La DG Briccarello convoca a rotta di collo i sindacati per chiedere mobilità d’urgenza e far aprire le sale operatorie all’oftalmico al pomeriggio. Alla To2 il DG dall’Acqua è costretto a prenotare gli interventi nel 2014. Per le donne da operare al seno va pure peggio ma cala il silenzio sulle liste di prenotazione. Le liste di attesa sono trasparenti come i tracciati radar di Ustica.


O FALSO?

VERO FALSO

VALDESE2: “IL VALDESE, LO RICORDO, È UNO DEI 26 (VENTISEI!) OSPEDALI CHE ABBIAMO A TORINO” Torino ha 9 ospedali pubblici, alcuni dei quali non erogano servizi che erogava il valdese. Ci sono però 23 Licei scientifici. Non sappiamo dove abbia visto tutti questi ospedali. Bisogna chiarirgli ad esempio che le croci sulle chiese di Torino non sono sede di presidi sanitari o del 118 ma luoghi di culto.

NON SARÀ PIÙ POSSIBILE APRIRE EMODINAMICHE CHE NON SIANO OPERATIVE H24

Deliberata la apertura di una emodinamica a Domodossola con orario 8-16 da Lunedì al Venerdì. Vietato avere l’infarto nel week end. Costo 4 milioni e mezzo di euro grazie ad un inciucio bipartizan in Val d’Ossola.

LA CHIUSURA DELLE EMODINAMICHE DI MONCALIERI E ORBASSANO SARÀ A COSTO ZERO “Chiusura del servizio di Emodinamica del Ospedale San Luigi di Orbassano la cui attività verrà riassorbita dall’Ospedale di Rivoli potenziato in termini strutturali e tecnologici.” (comunicato stampa 23 gennaio). Stessa ovvia conseguenza per il potenziamento dell’Ospedale Molinette. Costo chiusura emodinamica di Orbassano: 10 milioni di euro (pagamento di penale alla ditta fornitrice)

LA GESTIONE DEI FARMACI OSPEDALIERI COSTA TROPPO L’ammontare dei farmaci scaduti del 2011 è equivalente allo 0,061% dell’intera spesa sanitaria. Tra i più bassi valori in Italia.

ENTRO LA FINE DEL 2011 LA CORTE DEI CONTI AVRÀ I BILANCI DEL 2011, NELLA PRIMAVERA DEL 2013 RICEVERÀ QUELLI DEL 2012 Era il 4 settembre 2012. La Corte dei Conti aspetta... Aspetta...

QUESTOASSESSOREE’INADEGUATO?


Primo piano

IL FUTURO DEL VALDESE

4.500 pazienti in follow up e 600 interventi, dei quali 450 su tumori. Sono i dati relativi all’ospedale Valdese di Torino, che dal 31 dicembre scorso si sta lentamente spegnendo a causa della decisione della giunta Regionale e dell’assessore alla Sanità Paolo Monferino. La scelta di chiudere l’ospedale non è passata inosservata e ha scatenato la reazione dei lavoratori, dei pazienti e della cittadinanza torinese. Abbiamo chiesto a Beppe Avogliero, Segretario aziendale Anaao dell’Asl To1 e responsabile della riabilitazione cardiologica della struttura, di darci la sua opinione. di Andrea Dotti Il futuro dell’ospedale Valdese non è chiaro, ma la chiusura sembra ormai cosa fatta. Qual è, ad oggi, la situazione? I “Service”, cioè la componente privata che partecipava alla sperimentazione gestionale presente all’interno del Valdese, hanno cessato la loro attività il 31 dicembre per mancato rinnovo del contratto. Sono rimaste attive, per ora: la Cardiologia, la Gastroenterologia, la Chirurgia generale, – almeno fino a fine febbraio - , il Laboratorio Analisi, l’ Anatomia pato-

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logica, l‘Oncologia, la Radiologia, l’Anestesia Rianimazione e il servizio Dietistico. Nel frattempo è stato stilato da parte della Direzione Generale un programma di spostamento delle attività, su indicazione dell’Assessore. Nel programma è previsto il trasferimento di parte dei dipendenti al poliambulatorio di via Silvio Pellico 28. E questa nuova collocazione dovrebbe riguardare anche l’ Oncologia e la Cardiologia riabilitativa. Ma è una situazione intrisa di incertezza. L’attività si è molto ridotta: è stato bloccato, ad esempio, il percorso diagnostico-terapeutico del tumore della mammella. Vede qualche spiraglio che possa scongiurare la chiusura? Personalmente me lo auguro. Ma se, nonostante gli interventi del sindaco di Torino Piero Fassino, del ministro R e nato Balduzzi e del senatore Ignazio

Marino, si è continuato a perseverare nella stessa direzione non posso che essere pessimista. Ciò che più di tutto addolora e colpisce è che le decisioni dell’Assessorato sono state prese senza il minimo confronto: niente convocazione della commissione Valdese, prevista, sia pure con semplice potere consultivo, dalla legge Regionale del 2004. C’è stato soltanto un incontro tra l’Assessore alla Sanità e il Moderatore della Tavola Valdese, in presenza del Ministro della Sanità, in cui è stata ribadita da parte dell’Ingegner Monferino la volontà di chiudere l’Ospedale a prescindere. Rimarrà solo il poliambulatorio: una struttura nata come appoggio all’ospedale. Spostarvi alcune attività cliniche potrebbe risultare molto pericoloso, sia per i dipendenti sia per i pazienti, in quanto la struttura non è stata concepita, ad esempio, per l’attività di day hospital; gli impianti per l’ossigeno sono limitati al piano terreno (la struttura si compone di 3 piani), non ci saranno più a disposizione in loco il laboratorio e la radiologia, non ci sarà alcuna possibilità di degenza, neppure temporanea. Bisognerà valutare attentamente se potrà essere una soluzione idonea ed apportarvi in ogni caso le opportune modifiche strutturali ed organizzative. Che ne sarà dei pazienti in cura al Valdese?


Il percorso della patologia della mammella, secondo i programmi illustrati dalla Regione, sarà dirottato sulla Città della Salute e sarà riaperta l’attività di screening del tumore della mammella presso l’ ospedale Martini. Io non so quale sia la possibilità di accoglienza da parte di queste strutture delle pazienti che afferivano al Valdese (4.500 donne tra cicli di chemioterapia e follow up, 600 interventi, dei quali 450 tumori), poiché è ancora tutto da valutare. Di una cosa sono sicuro: le decisioni sono state prese senza una preventiva verifica dei dati e della distribuzione precisa degli interventi, tenendo conto che le strutture destinate ad accogliere le pazienti hanno già un significativo carico di lavoro. Altre patologie afferenti, in numero anche significativo, al Valdese verranno semplicemente abbandonate, costringendo i pazienti alla ricerca di altre strutture dove ricevere assistenza. Parlo ad esempio, dell’ Oculistica, dell’Ortopedia e della Neurologia. Ricordiamoci che l’Ospedale Valdese di piccolo ha solo le dimensioni, ma non dal punto di vista del volume e della qualità dell’attività, che è ben al di là delle sue dimensioni. Si intaseranno i reparti… Si allungheranno le liste d’attesa, vi saranno difficoltà nel gestire i diversi follow up, ci sarà un ulteriore ritardo, ad esempio, tra diagnosi ed intervento terapeutico. E il futuro dei dipendenti? Per quanto riguarda la dirigenza medica, che è ciò che mi compete, non resta che attendere le direttive sulla mobilità. La chirurgia dovrebbe spostarsi totalmente al Martini. La radiologia tra Martini e Oftalmico. Stiamo comunque parlando di voci di corridoio: non vi è nulla di certo. Per ora si va avanti a proroghe, che oltre a creare disagi organizzativi, creano difficoltà dal punto di vista psicologico. Stiamo parlando di persone che hanno

sviluppato la loro professionalità al Valdese, con una programmazione realizzata, da sempre, per rispondere alle esigenze dei pazienti. A volte sembra di trovarsi nella stessa condizione del condannato a morte a cui rimandano l’esecuzione. Siamo in un limbo: in questo momento credo proprio che il livello di burn out sia molto alto. Che fine faranno i macchinari del Valdese? Si spenderanno decine di migliaia di euro per spostare, ad esempio, la Tac all’Oftalmico. Mentre sulle altre attrezzature ancora non si sa nulla. Senza contare i lavori di ristrutturazione iniziati l’anno scorso, in cui si stanno spendendo oltre 5 milioni di euro. La nuova endoscopia digestiva è stata da alcuni giorni completata, ma non verrà mai utilizzata. Le sale operatorie (quattro, di cui due ristrutturate 3 anni fa con una spesa di oltre un milione di euro da parte dell’ASL TO1) sono destinate ad essere chiuse e mai più utilizzate, trasformate in cattedrali nel deserto.

Che senso ha, quindi, chiudere l’ospedale? Quando la politica decide di tagliare, solitamente, viene usato il termine “razionalizzare”. Questo lascia intendere che certe decisioni siano prese per risparmiare. L’unico risparmio può arrivare dalle prestazioni che non vengono più effettuate. Ma attenzione, se è vero che ogni prestazione fatta ha un costo, è altrettanto vero che ogni prestazione non garantita ha un altro costo. Si tratta di un costo in termini sociali che pagheremo più avanti, sarà un costo molto più alto e lo pagheremo comunque. Quindi niente risparmio? Esattamente, ma la cosa più grave di tutte è che non c’è mai stata la sensibilità e l’onestà di pensiero nel confrontarsi con operatori, cittadini e pazienti. Perché è assolutamente corretto essere convinti delle proprie idee, ma, proprio per questo, non può venire a mancare il diritto di confronto democratico tra le parti in causa. Nel corso della mia carriera non mi era mai capitata una cosa del genere.

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GALL 1 DICEMBRE 2012, MANIFESTAZIONE

I service che operavano al Valdese hanno stione di tempo prima che anche le attività s dell’ospedale, cuore pulsante del quartiere d a difesa dell’ospedale si daranno appuntam Pellico, davanti alla struttura, per protes

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LERIA CONTRO LA CHIUSURA DEL VALDESE

cessato la loro attività. Mentre è solo quesmettano di funzionare. Finisce così la storia di San Salvario. Per questo motivo, i comitati mento sabato 1 dicembre 2012 in via Silvio stare e ripercorrere i 160 anni di storia.

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Primo piano

SCURE SULLA SANITA’

Buco regionale di 6,4 mld. Chiudono l’ospedale Valdese e i laboratori di emodinamica. Dallo screening per il tumore al seno fino agli interventi sugli infarti: sono solo alcuni degli interventi che la sanità piemontese non garantisce più ai suoi cittadini. BUCO DA OLTRE 6 MLD. Nonostante l’assessorato affermi che siano stati risparmiati oltre 14 milioni di euro, il buco della regione è sempre lì: 6,4 miliardi, 4,2 solo per la sanità. E se il governatore leghista Roberto Cota si prepara a vendere le strutture di Asl e ospedali pubblici, l’assessore tecnico piemontese Paolo Monferino, che già aveva dichiarato l’ente «tecnicamente fallito» ha lanciato la sua strategia: accorpare, tagliare e chiudere. Interi reparti saranno smantellati, i macchinari verranno abbandonati e i dipendenti del servizio ri-

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marranno appesi a un filo sottile, tra trasferimenti e mobilità. FORTE MALCONTENTO. Sul territorio, però, le reazioni sono state forti. E anche tra i politici piemontesi il malcontento verso Monferino è sempre più insistente. Tra i primi a saltare c’è l’ospedale Evangelico Valdese di Torino, dove, tra l’altro, si combatte contro il tumore al seno: 4.500 pazienti seguiti e 600 interventi, dei quali 450 su tumori, solo nell’anno appena concluso. Un centro di piccole dimensioni, ma di grande attività. Dal 31 dicembre, però, ha in larga parte cessato di funzionare. RISCHIO RITARDI E DISSERVIZI. In particolare è stato bloccato proprio il percorso diagnostico del tumore al seno. I pazienti saranno trasferiti in altre strutture

sanitarie, tra le quali l’adiacente poliambulatorio. «Una decisione molto pericolosa: spostare le attività cliniche nel poliambulatorio può essere molto pericoloso, sia per i dipendenti che per i pazienti. Non è programmato per fornire un certo tipo di assistenza, anche solo in day hospital: non ci sono gli impianti per l’ossigeno, non c’è il laboratorio e non c’è la radiologia», ha detto il responsabile della riabilitazione cardiologica della struttura Giuseppe Avogliero. Ma non solo. Il rischio è che i pazienti trasferiti negli altri presidi cittadini, vadano a intasare i reparti già esistenti. Risultato: «Si allungheranno le liste d’attesa e ci sarà un ulteriore ritardo, per esempio, tra diagnosi e intervento terapeutico». Chi potrà permetterselo, dunque, ricorrerà


a prestazioni private. Le sale operatorie dell’ospedale Valdese, costate 1 milione di euro, saranno chiuse LE SALE OPERATORIE DELL’OSPEDALE VALDESE, COSTATE 1 MILIONE DI EURO, SARANNO CHIUSE La mobilitazione dei cittadini contro la chiusura dell’ospedale che ha animato il centro cittadino tutto il mese di dicembre, sfociando in Mettiamoci le tette: donne hanno posato a seno scoperto per una campagna fotografica di sensibilizzazione. Anche sul risparmio ci sono forti dubbi e perplessità. Sulla struttura sono iniziati solo l’anno scorso i lavori di ristrutturazione per ammodernare l’ospedale. RISTRUTTURAZIONE DA 5 MLN. «Non solo serviranno decine di migliaia di euro per spostare, per esempio, la Tac, ma per i lavori di ristrutturazione iniziati l’anno scorso si sono spesi circa 5 milioni di euro». Anche la nuova endoscopia digestiva è stata appena completata, ma non verrà mai utilizzata. E le sale operatorie, pagate 1 milione tre anni fa, sono destinate a essere chiuse e mai più utilizzate. Senza contare il costo sociale, conseguenza della chiusura: «Bisogna essere chiari, l’unico risparmio può arrivare dalle prestazioni che non vengono più effettuate. Ma attenzione, se è vero che ogni prestazione fatta ha un costo, è altrettanto vero che ogni prestazione non garantita ha una spesa in termini sociali che pagheremo più avanti». Liste d’attesa più lunghe e mortalità più alta durante le emergenze LISTE D’ATTESA PIÙ LUNGHE E MORTALITÀ PIÙ ALTA DURANTE LE EMERGENZE Ma la giunta regionale ha deciso di colpire anche i reparti che operano per le emergenze. E lo sanno bene i lavoratori e i pazienti dei laboratori di emodinamica sparsi

sul territorio che abbasseranno la saracinesca nei prossimi mesi. Si tratta di laboratori che intervengono sulle malattie cardiocircolatorie come l’infarto e l’obiettivo dell’assessore tecnico è chiuderne la metà in tutto il Piemonte. Con una delibera post natalizia, intanto, la Regione ha deciso di riorganizzare la rete delle emodinamiche piemontesi, chiudendo di fatto al San Luigi di Orbassano - sede della Facoltà di Medicina dell’Università di Torino - e all’ospedale di Moncalieri. CONTRATTO DI SERVICE. Una decisione in completa controtendenza allo stesso piano sanitario regionale approvato meno di due anni fa. In particolare per il San Luigi, infatti, si specificava che dovesse essere ospedale di riferimento per il territorio. Il laboratorio è nuovo, realizzato proprio per seguire le direttive dettate dalle politiche dell’assessorato. I macchinari, inoltre, sono in service: un’eventuale rescissione del contratto costerebbe al sistema sanitario circa 10 milioni di euro. RISCHIO INTASAMENTI. I pazienti verranno dirottati nelle strutture vicine, in particolare a Rivoli, dove però, anche in questo caso, c’è un alto rischio di intasamenti. Aumenterà, di fatto, la mortalità durante le emergenze e, ancora una volta, si allungheranno le liste d’attesa: «Sarà impossibile assorbire gli oltre 1000 interventi l’anno di questo laboratorio», ha detto il responsabile del reparto Giovanni Carini «non si capisce come si potranno affrontare queste procedure, soprattutto per le emergenze: la maggior parte dei nostri pazienti, infatti, arriva dal pronto soccorso». Oltre 35 mila firme per dire no ai tagli sanitari OLTRE 35 MILA FIRME PER DIRE NO AI TAGLI SANITARI Dal centro alla periferia, dunque, i tagli lineari della giunta hanno colpito il servizio sanitario. I lavo-

ratori si sono organizzati e hanno manifestato il loro dissenso, trovando l’appoggio dei cittadini e anche degli amministratori locali. Dai primi di gennaio, per esempio, i lavoratori del San Luigi sono in mobilitazione e il 18 gennaio scorso hanno indetto un’assemblea pubblica aperta anche al mondo della politica. In poche settimane di mobilitazione, inoltre, sono state raccolte sul territorio oltre 35 mila firme, presentate in consiglio regionale alla fine del mese. BATTAGLIA POLITICA. Complice il clima da campagna elettorale, si sono aggiunti alla protesta anche alcuni consiglieri regionali di maggioranza e opposizione, promettendo battaglia e presentando quattro mozioni. Ma ai sindacati non basta: per loro l’unica via percorribile è la sfiducia a Cota e Monferino. Dopo l’arresto dell’ex assessore alla Sanità piemontese, Caterina Ferrero, nel 2011, il palazzo della Regione è tornato a tremare. I più agguerriti, in questo senso, sembrano essere i sindaci del territorio di qualsiasi appartenenza politica. Si sentono delegittimati da un tecnico e lamentano scarso coinvolgimento nelle decisioni. «Siamo responsabili di fronte ai cittadini della condizione sanitaria del territorio», ha detto Eugenio Gambetta, sindaco Pdl di Orbassano «e ricordiamo che noi siamo stati eletti e non nominati dalla politica. Mi aspetto confronto e rispetto e non voglio essere scavalcato da un editto promulgato da un assessore tecnico». Andrea Dotti, Lettera 43, 04 Febbraio 2013

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GALL 15 FEBBRAIO 2013, MANIFESTAZIONE CONT

E’ Carnevale, ma le bugie le porta Monferin nuto che i sindacati, indistintamente, medici, sionali e amministrativi, tutto il comparto san si trovassero tutti insieme a protestare e a di stando una politica sanitaria pressap Torino, piaz

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LERIA TRO LA POLITICA SANITARIA DELLA REGIONE

no. In 60 anni, in Piemonte, non è mai avve, infermieri, dirigenti sanitari, tecnico-profesnitario, fossero essi autonomi o confederali, ifendere il sistema sanitario pubblico contrapochista, arrogante e incompetente. zza Castello

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Attività sindacale

VALDESE, NOTA SINDACALE SULLA MOBILITA’ Al Direttore Generale ASL TO1 Dr.ssa Briccarello Via San Secondo 29 TORINO Torino, 11 gennaio 2013

Oggetto: Riorganizzazione aziendale, chiusura Ospedale Valdese e conseguente mobilità dei Dirigenti Medici L’Intersindacale Dirigenza Medica e Veterinaria dell’ASL ha avuto conferma solo dagli organi di stampa delle numerose attività aziendali (in particolare riguardanti l’Osp. Valdese) che verranno riconvertite o accorpate con la conseguente riallocazione del personale, situazione comprovata dalla comunicazione inviata con una e-mail dalla Direzione Generale in data 09.01.2013 a tutto il personale. Richiamando quanto già espresso nella nota inviata il 26 ottobre u.s., gli scriventi stigmatizzano nuovamente il comportamento di codesta Direzione, che preferisce inserire sul sito aziendale le notizie anziché informare preliminarmente le OOSS come sarebbe previsto da corrette relazioni tra le parti, e ritengono tale condotta oltremodo grave, perché il piano di riorganizzazione attività è stato promulgato senza il coinvolgimento delle parti interessate nonostante le rassicurazioni in merito più volte espresse verbalmente dalla Direzione. Pertanto la scrivente Intersindacale: - diffida codesta Direzione Generale dal mettere in atto qualsiasi iniziativa inerente il riordino delle attuali attività fino all’ approvazione del nuovo atto aziendale da parte dell’Assessorato alla Salute. Altrettanto vale per la mobilità definitiva del personale, la cui regolamentazione sarà oggetto di prossimi incontri con le segreterie sindacali al tavolo regionale: - richiede una urgente convocazione per discutere congiuntamente quanto sopra esposto; - si riserva in assenza di sollecito riscontro di attivare nelle sedi più opportune tutte le iniziative ritenute utili a difesa dei legittimi diritti dei Dirigenti Medici e Veterinari e dei dettami contrattuali nazionali e aziendali. Distinti saluti. L’Intersindacale Dirigenza Medica: CIMO ASMD, Dr. F. Zurlo (firmato in originale) CGIL Medici FP, Dr. R. Dosio, Dr. A. Colzani , Dr. F. Gallo ANAAO ASSOMED, Dr. G. Avogliero e Dr.ssa M. A. Arras FED. VET. e MEDICI, Dr. R. De Luca e Dr. G. Massimello UIL FPL Medici, Dr.ssa C. Meda, Dr. F. Denaropapa, Dr. L. Cuzzucoli FESMED, Dr.ssa M. Fammartino

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CISL Medici, Dr. R. M. De Caro


CHIUSURA EMODINAMICA STATO DI AGITAZIONE A MONCALIERI Le lavoratrici e i lavoratori dell’ospedale di Moncalieri sono da ieri in mobilitazione. L’obiettivo è opporsi alla delibera sulla riorganizzazione dei laboratori di emodinamica del 28 dicembre 2012. Dopo il San Luigi, dunque, un altro ospedale toccato dalle decisioni della giunta regionale ha proclamato lo stato d’agitazione del personale. Il 14 febbraio 2013 si è svolto un corteo di protesta partita dal piazzale dell’ospedale, che ha coinvolto le vie del centro storico cittadino.

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Anaao sui media Le scelte della Giunta Cota stanno mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale. Ne è convinta l’intersindacale medica e sanitaria che manifesterà a Torino il 15 febbraio. Intervista al segretario Anaao Piemonte, Gabriele Gallone: “Colpa dell’incompetenza ma anche della cattiva politica”.

La sanità piemontese è in rivolta. Perché “sappiamo che molti cambiamenti debbono essere introdotti, che va usato bene ciò che abbiamo a disposizione, che eliminare gli sprechi ci permette di dare un servizio migliore ai cittadini. Non ci tiriamo indietro. Ma diciamo: basta ai tagli lineari ed alla continua riduzione di risorse, basta al blocco indiscriminato del turn over, basta all’incompetenza” e alla “continua svalutazione della professionalità degli operatori della sanità da parte di chi dovrebbe, invece, tutelare il proprio patrimonio umano”. È quanto si legge in uno dei manifesti che annuncia la grande manifestazione che venerdì prossimo, 15 febbraio, vedrà tutte le professionalità della sanità piemontese (Fp Cgil – Uil Fpl – Fials – Fsi – Cimo Asmd - Nursing Up - Anaao Assomed – Aaroi Emac – Cgil Medici – Uil Medici – Fvm - Aupi – Snabi - Sinafo - Cosmed - Fesmed – Anpo-Ascoti-Fials - Snr – Sidirss) scendere in piazza per protestare contro la politica regionale. Un’iniziativa che punta il dito contro il presidente della Giunta, Roberto Cota, e l’assessore alla Sanità, Paolo Monferrino, per avere preso “ogni decisione con arroganza e senza confronto con le parti sociali, con le associazioni professionali e con i sindaci che rappresentano i cittadini”. In questa intervista Gabriele Gallone, segretario regionale dell’Anaao Assomed Piemonte, ci spiega tutte le ragioni di una protesta che, in mancanza di risposte serie, è destinata a continuare, fino anche all’autogestione delle aziende. Dottor Gallone, l’ampia partecipazione di sigle alla manifestazione

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di venerdì è il segnale che non si tratta di una battaglia di categoria, ma di un allarme condiviso da tutta la sanità piemontese? Assolutamente sì. Venerdì saranno in piazza tutte le professionalità che operano in ospedale, ma a nostro fianco ci saranno anche i cittadini, le associazioni di volontariato e quelle dei pazienti, nonché i medici precari e gli studenti dei corsi in Medicina e in Infermieristica. Le sigle presenti sui volantini sono infatti quelle dei promotori della manifestazione, ma il sostegno e le adesioni che abbiamo ricevuto sono molto più ampie. Mancano solo i politici… Non li abbiamo voluti, né di destra né di sinistra. Nessuno di loro parlerà dal palco. Abbiamo così eliminato a priori ogni tentativo di cercare di strumentalizzare la nostra protesta a scopi elettorali. I politici non avranno diritto di parola. Però sono inviati a scendere tra la folla per sentire quel che abbiamo da dire noi. Uno degli interventi che più criticate riguarda l’istituzione delle Federazioni sovrazonali, di cui non solo contestate l’utilità ma a cui attribuite anche uno spreco di risorse. Può spiegarci in che modo? Le Federazioni sovrazonali sono state un pallino dell’assessore Monferino, che peraltro si definisce un “tecnico” ma certo non di sanità, visto che proviene dalla Fiat. Proprio per questo l’assessore si è convinto che la sanità potesse essere gestita come una fabbrica in cui girano trattori e mezzi di ricambio. Ha così pensato di ridurre il numero di magazzini della sanità, centralizzando gli acquisti, le scorte e la gestione delle forniture in poche società di committenza, convinto così di ottenere efficienza e risparmi. Purtroppo, però, quel che vale per una fabbrica non vale per un ospedale, che ha bisogno di una disponibilità di farmaci e prodotti continuativa. Se in una fabbrica un giorno non arrivano i pezzi di ricambio, la produzione si interrompe e questo è sicuramente un

danno. Ma se a causa della neve o di uno sciopero del trasporto un ospedale non viene rifornito di farmaci o di dispositivi salvavita, il prezzo che la cittadinanza paga è molto più alto. In sanità non ci si possono permettere ritardi o interruzioni delle forniture. Tuttavia la centralizzazione degli acquisti e delle forniture è tra le misure più sollecitate per migliorare la gestione dei prodotti e delle risorse… Sicuramente, ma questo deve essere fatto in altri modi, non si possono completamente chiudere i magazzini ospedalieri. Si dovrebbe piuttosto pensare di fare collaborare le aziende che fanno parte di un quadrante geografico e senza bisogno di istituire un altro organo burocratico – con personale, beni mobili e immobili annessi – ci si dovrebbero dividere le gare così che ogni provveditore abbia il coordinamento di una parte. Questo permetterebbe di avere un sistema meno costoso e più efficiente. Cosa hanno fatto invece le Federazioni? Il problema è che le Federazioni da maggio ad oggi non hanno fatto nulla. Alcune non hanno indetto neanche una gara, altre hanno indetto un paio di gare ma non le hanno ancora aggiudicate. Monferino ha avuto però il coraggio di presentarsi davanti alla stampa affermando che


grazie alle Federazioni erano già stati ottenuti 10 milioni di euro di risparmi e altri 4 milioni si sarebbero ottenuti in prospettiva. Non c’è nulla di più falso. Quello di cui parlava Monferino, in malafede, sono infatti i risparmi ottenuti con la spending review, che prevedeva la rinegoziazione dei contratti già in atto. Risparmi che hanno ottenuto le aziende, non certo le Federazioni. Che anzi, finora sono costate un milione di euro di stipendi, a cui vanno ad aggiungersi costi di gestione. Ulteriori costi mentre, invece, si taglia sul personale ospedaliero e sui servizi…. Parliamo di 2.700 dipendenti in meno in 21 mesi, oltre ai tagli dei posti letto e ai mancati ricoveri nelle strutture per non autosufficienti e così via. Purtroppo anche questa è la conseguenza di una gestione della sanità con una mentalità industriale, che non considera come il taglio del personale in sanità porti a conseguenze nefaste, non riuscendo a far fronte ai bisogni di salute dei cittadini. Pensi che in Piemonte un anziano deve aspettare circa 3 anni prima di trovare un posto in una Rsa. Un’attesa che al paziente e alle famiglie costa cara, in termini di spese assistenziali indirette. Questo è intollerabile, soprattutto quando altrove si aumentano le unità e i costi di gestione, come nel caso degli amministratori delle Federazioni. C’è un grave problema di liste d’attesa in Piemonte? Per dare un quadro della situazione, sono solito dire che le liste di attesa in Piemonte sono come i tracciati radar di Ustica, cioè non se ne conosce alcun dettaglio. In questo modo si tagliano servizi e strutture senza una accurata analisi alla base e si mente ai cittadini dicendo che si possono chiudere alcuni servizi perché gli altri sono in grado di sopperire a l l a richiesta di assistenz a , però si tengono nascoste le liste di

attesa che invece dimostrano tutto il contrario. Ma noi sappiamo come stanno le cose, perché siamo quotidianamente a contatto con persone che hanno bisogno di prestazioni e non trovano risposte adeguate e tempestive. Ma voi pensate davvero che, come scrivete nel manifesto, la bancarotta sia solo “una minaccia”? Siamo consapevoli che la sanità deve essere riformata, ma siamo anche convinti che la politica metta continuamente in atto una tecnica di terrorismo psicologico per far credere alle persone che sia necessario mettere approvare misure estreme. Lo stanno facendo ora anche con i nostri stipendi, che minacciano di non pagarci per l’assenza di risorse. E’inaccettabile, perché forse il Piemonte non è in una condizione brillante, ma neanche così drammatiche da giustificare tali minacce, che hanno il solo scopo di fare accettare ai lavoratori interventi che altrimenti non sarebbero mai stati accettati. Però un problema di bilancio c’è, quindi delle misure andranno sicuramente prese. Dopo di che si può parlare di quali siano giuste e quali sbagliate… Lo so bene. In Piemonte si sono susseguite giunte di destra e di sinistra che hanno portato la sanità allo sfascio, anche se non in modo così grave come in altre Regioni. Ci sono però quei 900 milioni di euro da recuperare. Il ministero dell’Economia aveva suggerito di aumentare l’Irpef al 2,5% per arrivare al pareggio in 8 anni, ma la Giunta purtroppo ha rifiutato questa soluzione perché poco strategica dal punto di vista politico, decidendo piuttosto di investire in fondi immobiliari vendendo i beni dello Stato a delle locuste che nell’immediato ti prestano dei soldi per tirare avanti, ma poi ti mandano in bancarotta. E vedremo quanti danni provocherà questa decisione nei prossimi anni. Sono certo che ricadrà in maniera fragorosa sui piemontesi dopo che Cota se ne sarà andato via. Ho chiesto peraltro alla Corte dei Conti di verificare la presenza di eventuali conflitti di interesse, dal momento che a gestire questo grande mostro giuridico-finanzario è stato chiamato Ferruccio Luppi, membro del Cda del più grande ente di gestione di fondi immobiliare e del direttivo di una società con 110 strutture di cura private. Tutto questo, come avete denunciato sui manifesti, è accaduto senza alcun confronto. Nessuno, nonostante le ripetute richieste. E badi bene, non abbiamo rivolto all’assessore e al presidente

sollecitazioni di tipo sindacale, ma abbiamo chiesto loro semplicemente di riflettere su cosa stava accadendo alla sanità piemontese. Nessuno ha considerato le nostre proteste. Da Cota e Monferino abbiamo solo continuato a sentire proclami e affermazioni su quanto tutto andasse bene. Ora abbiamo deciso di smentire i nostri politici. Sul manifesto abbiamo inserito 10 bugie, ma ne abbiamo pronte almeno un’altra quarantina. Non avete ricevuto alcun segnale neanche rispetto alla protesta di venerdì? Abbiamo chiesto al presidente Cota un incontro, ma non abbiamo ricevuto risposta. Crede che la Giunta pensi che la protesta si smorzerà e sarà dimenticata? Probabilmente sì, ma si sbaglia. Noi non dimentichiamo e non ci fermeremo se non avremo risposte serie. In 60 anni, in Piemonte, non era mai avvenuto che i sindacati, indistintamente, medici, infermieri, dirigenti sanitari, tecnico-professionali e amministrativi, tutto il comparto sanitario, autonomi o confederali, si trovassero tutti insieme a protestare e a difendere il sistema sanitario pubblico contrastando una politica sanitaria pressapochista, arrogante e incompetente. Probabilmente i nostri politici non si rendono conto del significato di questa unione. E se le risposte non dovessero arrivare? La mia proposta è di arrivare anche all’occupazione delle direzioni generale e all’autogestione degli ospedali. I problemi della sanità piemontese, insomma, dipendono anche dalla cattiva politica, chiusa al dialogo e agli approfondimenti. E dalle cattive intenzioni, perché la sensazione è che queste decisioni sbagliate siano prese per motivi che vanno oltre l’incompetenza. Mi ha molto deluso la politica. Purtroppo dobbiamo costatare che nonostante l’insoddisfazione generalizzata del consiglio regionale nei confronti dell’assessore Monferino, né i consiglieri di maggioranza né quelli opposizioni hanno il coraggio di chiedere a Cota di liberarsi di lui. La sensazione è che anche i consiglieri regionali vivano in condizioni di costante minaccia e con il costante timore di perdere i privilegi di cui godono. Quotidiano Sanità, 13 febbraio 2013

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Anaao sui media

Moncalieri

LamarciadelmedicicontrolaRegione AlSantaCroceèstatod’agitazione Nei reparti dell’ospedale Santa Croce la chiamano già «la marcia dei medici». La data del corteo è già stata scelta: 14 febbraio. Nelle prossime ore verrà confermata. Si partirà dal presidio di via Galileo Galilei e si arriverà al teatro Matteotti (in alternativa nella «Sala dei Cento» di via Real Collegio). Lì si terrà un assemblea pubblica aperta a tutti dove saranno presenti i GIUSEPPE deiLEGATO comuni dell’A«Sala sindaci dei Cento» di via Real slTo5 e numerosiconsiglieri regioCollegio). Lì si terrà un assemnali. Neipubblica reparti dell’ospedale blea aperta a tutti doEccola qui la contromossa deiSansinCroce lapresenti chiamano già «la dacati del comparto e dei medici vetasaranno i sindaci contro la scelta della Commissiomarcia dei medici». La data dei comuni dell’AslTo5 e numenedel regionale di chiudere la strutcorteo è già stata scelta: 14 rosi consiglieri regionali. tura di Emodinamica del reparto febbraio. Nelle prossime ore Eccola qui contromossa di cardiologia dellaSanta Croce (la confermata. Si partirà deiverrà sindacati del comparto e dei sesta per numeri in Piemonte) ridal presidio di via Galileo Galimedici«poco contro della tenuta utilelae scelta costosa». Da leiil epersonale si arriverà al teatro ieri ospedaliero èMatufCommissione regionale di chiuficialmente in stato di agitazione. teotti (in alternativa nella dere la struttura di EmodinaI sindacati Cgil Cisl, Uil, Nursing mica del reparto di cardiologia Up, Anaoo e tutte le altre principali del Santa (la lasesta sigle hannoCroce diramato nota per con numeri Piemonte)la ritenuta la quale in inaugurano stagione di iniziative evitareDa - spiega «poco utile e«per costosa». ieri il Emanuele Stramignoni dell’Anapersonale ospedaliero è uffiao - la chiusura di un servizio uticialmente in stato di agitazione. le, altamente qualificato in nome I sindacati Cisl, Uil, Nur-di di non meglioCgil precisate ragioni sing Up, Anaoo e tutte le altre risparmio economico». principali hanno diramato Gli fa eco ilsigle primario di cardiologia di Moncalieri Maria Teresa Spinn-

A San Valentino La manifestazione per salvare Emodinamica

ler: «La scelta della Regionemortifica un territorio creando «Sala dei Cento» di cittadini via Real di Collegio). serieAe di Lì serieB nell’assistensi terrà un assemza sanitaria, ma anche la grandi blea pubblica aperta a tutti doprofessionalità che esistono nel ve saranno presenti i sindaci reparto che guido». Cosa chiedodei comuni dell’ A slTo5 no i sindacati? «L’apertura edinumeun rosi consiglieri regionali. nuovo tavolo tecnico in cui ci siano emodinamisti cardiologi, maEccola quie la contromossa gari anche rappresentanti di tutte dei sindacati del comparto e dei leAsl, compresa la nostra. medici contro la scelta della La decisione va rivista. LeMoliCommissione regionale di chiula nota con la quale inaugurano nette - spiega Stramignoni - non la struttura di ladere stagione iniziative «per sarebbero in di grado di Emodinareggere mica del reparto di Moncaliecardiologia - spiega Emanuele Straevitare l’urto della chiusure di del Santa (la rimignoni e Orbassano sia per numero dell’Croce Anaao - la sesta chiusu-per di posti letto che per dotazione numeri in Piemonte) ritenuta ra di un servizio utile, altamendi «poco attrezzature. Mettiamo in utile e costosa». Darete ieri il te qualificato in nome di non le emodinamiche e lavoriamo su personale ospedaliero uffimeglio precisate ragioni diènon riturni di 24 ore piuttosto,ma cialmente in stato di agitazione. sparmio economico». chiudiamo».

la nota con la quale inaugurano la stagione di iniziative «per evitare - spiega Emanuele Stramignoni dell’Anaao - la chiusura di un servizio utile, altamente qualificato in nome di non meglio precisate ragioni di risparmio economico». Gli fa eco il primario di cardiologia di Moncalieri Maria Teresa Spinnler: «La scelta della Regione mortifica un territorio creando cittadini di serie A e di serie B nell’assistenza sanitaria, ma anche la grandi professionalità che esistono nel reparto che guido». Cosa chiedono i I Gli sindacati Cisl, Uil, Nur- sindacati? «L’apertura di rappre un fa eco ilCgil primario di carmagari anche sing Up, Anaoo e tutte le altre nuovo tavolo tecnico in cui ci siGiuseppedi Legato La Stampa, 30 diologia Moncalieri Maria tutte le Asl, compres gennaio 2013 principali sigle «La hanno diramato ano emodinamisti e cardiologi, Teresa Spinnler: scelta delLa decisione va rivist la Regione mortifica un territonette - spiega Stra rio creando cittadini di serie A e non sarebbero in gr di serie B nell’assistenza sanitagere l’urto della c ria, ma anche la grandi profesMoncalieri e Orbass Emanuele numero di posti let sionalità che esistono nel reparStramignoni to che guido». Cosa chiedono i dotazione di attrezza Associazione sindacati? «L’apertura di un tiamo in rete le emo medici e lavoriamo su turn nuovo tavolo tecnico in cui ci sidirigenti piuttosto, ma non ch ano emodinamisti e cardiologi,

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Ospedali contro Regione. Potrebbe nascere una coalizione tra Santa Croce di Moncalieri e San Luigi di Orbassano per combattere la ormai confermata chiusura delle due emodinamiche. La Giunta regionale ha infatti sentenziato con una delibera del 28 dicembre la chiusura della struttura di Moncalieri, unica per tutta l’Asl To 5 e per quella di Orbassano. La certezza è arrivata ieri, giovedì, con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Il presidio del San Luigi ha già dichiarato lo stato di agitazione e in queste ore si svolge la conferenza stampa che ne annuncia le motivazioni. I sindacati dell’azienda sanitaria Chierese sono già pronti a seguire l’esempio. Si prospettano quindi giorni caldi, in cui i medici della cardiologia potrebbero prendere in pugno la protesta, fiancheggiati dai sindacati e comparto. «Il rapido declino dell’Asl To 5 inizia ora dalla chiusura dell’emodinamica di Moncalieri - non usa mezzi termini Emanuele Stramignoni, referente sindacale dell’Asl To 5 per l’Anaao, associazione medici dirigenti - Ciò che maggiormente stupisce è l’iter con cui è stata appro-

vata la delibera: una commissione di cardiologi, scelti dalla Regione fradirettori di strutture complesse ospedaliere e universitarie, anch’essi direttamente coinvolti nella riorganizzazione. Questa commissione ha valutato la mappa delle emodinamiche piemontesi, consigliando la chiusura delle strutture in base a criteri di vicinanza fra emodinamiche, bacino d’utenza, numero di procedure, presenza o meno della cardiochirurgia». Nella delibera la Regione riassume motivazioni e riorganizzazione della Federazione Torino Sud est in poche righe. E’ prevista l’unificazione dei due laboratori delle Molinette, la disdetta della convenzione con il Cellini e la dismissione dell’emodinamica di Moncalieri a favore della Città della Salute: «E’ estremamente scarno e semplicistico - afferma Stramignoni - Non ci sono indicazioni precise sul futuro degli abitanti del nostro territorio che purtroppo verranno colpiti da infarto miocardico acuto o avranno necessità di una coronarografia». Stramignoni ragiona sui dati: «Considerando il numero di procedure eseguite a Moncalieri, parlo dei dati pubblici del Gise, la società italiana cardiologia invasiva, abbiamo trattato 1080 coronarografie, 770 angioplastiche, 120 infarti miocardici acuti. Significa che alle Molinette dovrebbero aggiungere circa 8 letti di degenza, con il concomitante incremento del personale». Nel documento non sono presenti dati riguardanti la programma-

zione, ma gli accorpamenti e le chiusure: «Tale mancanza, fondamentale per non ridurre i servizi ai cittadini, lascia perplessi - fa notare il delegato - Nei giorni scorsi è iniziato lo stato di agitazione sindacale al San Luigi, colpito dalla riorganizzazione così come Moncalieri: vengono indette assemblee, raccolte firme di cittadini. Probabilmente sarà presentato ricorso al Tar contro la delibera di chiusura. Nei prossimi giorni si valuteranno azioni simili anche nella nostra Asl». Concordano le altre sigle sindacali: «Pensiamo ad azioni a sostegno dei lavoratori - anticipa Renato Bellini delegato della Uil per l’Asl To 5 Vogliamo coinvolgere i politici per stare accanto ai cittadini e preoccuparci della loro sicurezza. In Italia, soltanto se ci scappa il morto si modificano le cose. Questa Giunta è miope». La volontà è coinvolgere tutti i dipendenti dell’azienda sanitaria, compresi i vertici: «Vogliamo una presa di posizione della nostra Direzione - prospetta Mara Olivero delegata della Cisl per l’Asl To 5 Soprattutto sulla ricollocazione del personale assegnato a quel servizio». Annuncia Stramignoni: «Il 24 gennaio ci sarà un incontro con Maurizio Dore, direttore generale dell’Asl To 5. Vogliamo continuare la raccolta firme iniziata su Moncalieri. Bisogna smetterla di pensare in modo campanilistico ognuno al proprio ospedale, ma unire Chieri, Carmagnola e Moncalieri in un’unica protesta» Corriere di Chieri, 24 gennaio 2013

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Anaao sui media

“Restituiteci il Valdese” Class action delle pazienti

E al San Luigi mobilitazione contro la chiusura dell’emodinamica

il caso MARCO ACCOSSATO MASSIMO MASSENZIO

M

entre le pazienti dell’ospedale Valdese non si arrendono e annuncianodell’ospedale una Mentre le pazienti «class action» contro la traValdese nondell’ospedale si arrendono e ansformazione in nunciano una «class action» conpoliambulatorio, al San Luigi medici e sindatrodilaOrbassano trasformazione dell’ospedacati si mobilitano contro la le chiusura in poliambulatorio, al San Luigi dell’emodinamica.

ganizzazione della Federazione rebbero pesantissime: «Liste di 1, Valdese compreso. attesa più lunghe e tempi di inIl caso San Luigi tervento meno rapidi anche per i Intanto al San Luigi di Orbassa- casi urgenti». Anche Mauro Laus no è andata in scena ieri un’altra (Pd) chiede in un’interpellanza di Orbassano medici e sindacati protesta. Ventiduemila firme in che l’emodinamica resti a Orbastrasloco del Valdese si Ilmobilitano contro la chiusura una settimana, un plebiscito. Pa- sano. È un’altra giornata di tensione, dell’emodinamica. zienti e cittadini hanno bocciato Da tre settimane tutte le orgaper la Sanità torinese. Al ValIl trasloco Valdese senza appello la decisione della nizzazioni sindacali dell’azienda dese non ci sidel arrende al trasloco di reparti e servizidiintensione, altre È un’altra giornata per Regione di chiudere l’emodinami- ospedaliera hanno proclamato lo strutture «che ha portato a un la allungamento Sanità torinese. Ald’atteValdese non ca per trasferirla a Rivoli. Le sot- stato di agitazione, ma Gabriele delle liste ci sa, si se arrende al trasloco non addirittura all’incer-di reparti toscrizioni verranno consegnate Gallone, Anaao, ha annunciato tezza dei in tempi di una visita», «che ha all’assessore Monferrno, grande nuove iniziative: «Impugneremo e servizi altre strutture dice Carla Diamanti, come sotportato a tante un allungamento delle assente dell’incontro che si è te- la delibera al Tar e, se ci sarà tolineano altre pazienti. liste d’attesa, se non addirittura nuto a Orbassano. l’effettivo trasferimento, presente«E’ nostra intenzione strappaall’incertezza dei tempi di una vi- In un salone dei congressi gremi- remo anche un esposto ai carabiMEDICI sita», dice Carla IDiamanti, come to anche di politici e sindacalisti, nieri del Nas per verificare in qua«Il grave danno La protesta continua sottolineano tante subito altre pazienti. Roberto Pozzi, primario di Cardio- li condizioni verranno ricoverati i dai malati oncologici viola Non si arresta la mobilitazione delle pazienti del Valdese, scattata da mesi, per il trasferimento «E’ nostra intenzione strappare il logia, ha presentato una proposta pazienti». di interi reparti in altre strutture ospedaliere: «Così si sono allungate le liste di attesa» i diritti della persona» bavaglio che le autorità regionali alternativa: «Le due sedi concor- I costi hanno messo umane e deGallone Orbassano. si è anche soffermato di Cardiologia, ha presentato re il bavaglio cheintorno le autoritàalla re- vicenda rono a salvare vite una proposta alternativa: «Le ricadute gionali hanno messo intorno Da tre settimane tutte le or-«Il per promuovere una class action vono rimanere divise. Possono sulle economiche: due sedi concorrono a salvare ganizzazioni sindacali delalla vicenda per promuovere e una ricorrere al Tar». Secondo me- invece essere unificati i progetti trasloco l’azienda dell’emodinamica costevite umane e devono rimanere class action e ricorrere al ospedaliera hanno dici e pazienti da settimane sul gestionali e di programmazione di euro didipenali divise. Possono invece rebbe essere milioni Tar». Secondo medici e paproclamato lo stato agitazio-da milioni di eurogarantendo unificati i così progetti gestionali e di ne, zienti da piede di mala Gabriele Gallone, Anaao, piede di settimane guerra,sul«intendiamo ri- economica, una pagare, ma Regione giustifica programmazione economica, ha annunciato nuove iniziative: guerra, «intendiamo ricordare Il risparmio legato cordare chedanno il grave danno razionalizzazione garantendo delle risorse». questo provvedimento la necosì una razionalizche il grave recato alla recato «Impugneremo la con delibera al alla trasformazione alla salute dei pazienti Sulla stessa linea anche Giovancessità di risparmiare. Sappiazazione delle risorse». Sulla salute dei pazienti oncologici èoncologiTar e, se ci sarà l’effettivo trasfedel Valdese secondo violazione dei diritti alladiritti alla stessa linea Giovanni rimento, ci una è una violazione dei ni Carini, responsabile dellaanche strutmoCainvece che presenteremo sono pronti anche a fare l’assessore alla Sanità persona». Di qui la decisione di rini, responsabile della struttu- un esposto ai carabinieri del Nas persona». la decisione di tura di emodinamica: «La Renuovi investimenti, in quel caso rivolgersi aDi un qui avvocato. Inper verificare inequali condizioni ra di emodinamica: «La Regione rivolgersi a gruppo un avvocato. un reparto faremo intervenire la i Corte tanto ieri un di donne è Intanto gione vuole chiudere ricoverati pazienti».dei vuole chiudere un reparto che verranno una riula firme mille procedure anuna settimana, un esegue ieristata un allontanato gruppo didadonne è stata al- in che esegue mille procedure ogni ogni Conti». nione in programma alle Moli- plebiscito. Pazienti e cittadini no e riversare tutti i pazienti su I costi lontanato da la una riunione proanno e riversare i pazienti suche lavora Gallone si è anche soffermato nette, durante quale è stato in un altro laboratorio hanno bocciato senza appello la tutti gramma Molinette, durante la della un Regione altro laboratorio lavora già Marco e Massimo illustratoalle ad alcuni sindaci e ai sulleAccossato ricadute economiche: «Il a massimo regime». decisione di chiu- giàche presidenti di Circoscrizione trasloco dell’emodinamica col’emodinamica per trasfequale è stato illustrato ilad dere alcuni a massimo regime». Massenzio piano sanitario di riorganizza- rirla a Rivoli. Le sottoscrizioni Tempi d’attesa sterebbe milioni di euro di penasindaci e ai presidenti Circo- consegnate Tempi d’attesa La Stampa, zione della Federazione 1, Val-di verranno li da pagare,19 magennaio la Regione2013 giuall’asses- Le conseguenze, per Carini, sascrizione il piano sanitario di riorLe conseguenze, per Carini, sa- «Liste di stifica questo provvedimento dese compreso. sore Monferrno, grande assente rebbero pesantissime:

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Il caso San Luigi

Intanto al San Luigi di Orbassano è andata in scena ieri

dell’incontro che si è tenuto a Orbassano. In un salone dei congressi gremito anche di politici e sinda-

attesa più lunghe e tempi di intervento meno rapidi anche per i casi urgenti». Anche Mauro Laus (Pd) chiede in un’interpel-

con la necessità di risparmiare. Sappiamo invece che sono pronti a fare nuovi investimenti, e in quel caso faremo intervenire la


NEL VENTO DELLA CRISI. IERI CATENA UMANA SILENZIOSA DI PERSONALE, AMMINISTRATORI E TANTI CUNEESI

In 600 “abbracciano” il S. Croce Protesta contro i tagli alla Sanità e in particolare all’ospedale di Cuneo LORENZO BORATTO CAMILLA PALLAVICINO CUNEO

«Eliminino i veri sprechi»

Medici e infermieri di ospedale e Asl, sindacalisti, amministratori (inclusi i consiglieri regionali Fabrizio Biolè e Mino Taricco, i sindaci di Cuneo Federico Borgna e Fossano, Francesco Balocco), famiglie. In 600 ieri mattina hanno «abbracciato» il Santa Croce di Cuneo con una catena umana silenziosa. Iniziativa, come negli altri capoluoghi piemontesi, per la «difesa della sanità pubblica e dello Stato sociale», scegliendo il simbolo dell’eccellenza sanitaria della Granda. Danila Botta, Fp Cgil: «I tagli orizzontali di risorse, da

Medici e infermieri «Siamo sotto organico con macchinari vecchi e mancano i farmaci»

Ernesto Principe

Ginecologo e sindacalista «Dovrebbero eliminare i veri sprechi e sbloccare i turn-over»

Marcella Risso

Assessore di Saluzzo «Senza servizi essenziali si compromette la coesione sociale» La «catena umana» silenziosa di protesta ieri intorno all’ospedale Santa Croce di Cuneo

[FOTO LANTERI]

Giuseppe

Lauria Adriana Riccio, operaia Mi- aggiunge Salvio Sigismondi, Governo e Regione, penalizza- tà è di tutti: questi tagli riducoMedico Pronno chi ha conti in ordine come no la qualità delle prestazioni». chelin: «Sostenendo medici e in- presidente dell’Ordine provinto soccorso la sanità pubblica provinciale. Maurizio Meineri, medico ane- fermieri tuteliamo anche noi; ciale dei medici, e medico di ba«Impossibile Nell’ospedale sono a rischio gli stesista, è con la famiglia: «I ca- questi sono servizi pubblici di se a Fossano -: hospices mai assicurare stipendi di gennaio. Così come richi di lavoro sono eccessivi, i cui tutti usufruiamo». Ernesto aperti come a Bra, mentre reMedici e infermieri ospedale re non al paziente il corretto esempi, che ai pazienti più e obsoleti Principe, ginecologo, rappre-percorso stano in funzione le terme.in In Italia e all’estero, per la Regione è dietro l’angolodi macchinari cure il commissariamento: i conti vengono sostituti: segnali pre- sentante del sindacato medico provincia ci sono 10 reparti di Asl, sindacalisti, amministratori di cura». Cristina Degiovanni, melo dimostrano: per l’alta intensità adeguate» sono sballati, si rimedia solo a occupanti, inediti per questo ospedaliero Anaoo: «Credo che chirurgia: in Francia per la stesospedale». Gli infermieri: «Sia- della il sistema di cura perintensiva intensità sa popolazione ne hanno uno. I molto più personale suon di tagli». Giuseppe Lau-regionali (inclusi i consiglieri dico Terapia car- servirebbe Cristina ria, medico del Pronto soccor- mo sotto organico, facciamo tur- non funzioni. Ci sono tanti tagli per tutti non riequilibrano i Fabrizio Biolè e Mino «La sanitàcheè conti di tutinfermieristico, mentre da 4 anni Degiovanni ni diTaricco, 12 ore - diconoi duediovascolare: di loro, esempi, in Italia e all’estero, di chi ha amministrato so: «Non c’è programmazione, chiudono i servizi esterni e la dei reparti di Anestesia e Neu- lo dimostrano: per l’alta intensi- male e mettono in ginocchio chi sindaci di di Cuneo Borgna questi tagli riducono la qualità siamo al blocco Medico del turnover. Si Terapia letti, cosìFederico di- rochirurgia -: situazioneti:grave tà servirebbe molto più personon ha più niente da tagliare». disponibilità intensiva venta impossibile assicurare perché cominciano a mancare i nale infermieristico, mentre da Marcella Risso, assessore di Sae Fossano, Francesco Balocco), delle prestazioni». Maurizio Mei- dovrebbe invece operare subito «Questi tagli al paziente il corretto percor- medicinali. Abbiamo anche noi 4 anni siamo al blocco del turn- luzzo: «Siamo qui perché senza riducono «Gli esemfamiglie. In 600 ieri mattina han-dalla neri, anestesista, suidalla tantissimi sprechi». so di cura». Cristina Degiovanricevuto la lettera direzio- medico over. Si dovrebbe invece opera-è con servizi la essenziali, sanità ai la qualità medico della Terapia inten- ne generale: non fornisce più ga- re subito sui tantissimi spre- consorzi, si compromette la coenoni, il Santa lavoro sono aggiunge Salvio del servizio» siva«abbracciato» cardiovascolare: «La saniranzie perCroce gli stipendi dalfamiglia: 2013». chi».«I «Glicarichi esempi nondi mancano - sione sociale».pi non mancano

di Cuneo con una catena umana silenziosa. Iniziativa, come negli altri capoluoghi piemontesi, per la «difesa della sanità pubblica e dello Stato sociale», scegliendo il simbolo dell’eccellenza sanitaria della Granda. Danila Botta, Fp Cgil: «I tagli orizzontali di risorse, da Governo e Regione, penalizzano chi ha conti in ordine come la sanità pubblica provinciale. Nell’ospedale sono a rischio gli stipendi di gennaio. Così come per la Regione è dietro l’angolo il commissariamento: i conti sono sballati, si rimedia solo a suon di tagli». Giuseppe Lauria, medico del Pronto soccorso: «Non c’è programmazione, chiudono i servizi esterni e la disponibilità di letti, così diventa impossibile assicura-

eccessivi, i macchinari più obsoleti non vengono sostituti: segnali preoccupanti, inediti per questo ospedale». Gli infermieri: «Siamo sotto organico, facciamo turni di 12 ore - dicono due di loro, dei reparti di Anestesia e Neurochirurgia -: situazione grave perché cominciano a mancare i medicinali. Abbiamo anche noi ricevuto la lettera dalla direzione generale: non fornisce più garanzie per gli stipendi dal 2013». Adriana Riccio, operaia Michelin: «Sostenendo medici e infermieri tuteliamo anche noi; questi sono servizi pubblici di cui tutti usufruiamo». Ernesto Principe, ginecologo, rappresentante del sindacato medico ospedaliero Anaoo: «Credo che il sistema di cura per intensità non funzioni. Ci sono tanti

Sigismondi, presidente dell’Ordine provinciale dei medici, e medico di base a Fossano -: hospices mai aperti come a Bra, mentre restano in funzione le terme. In provincia ci sono 10 reparti di chirurgia: in Francia per la stessa popolazione ne hanno uno. I tagli per tutti non riequilibrano i conti di chi ha amministrato male e mettono in ginocchio chi non ha più niente da tagliare». Marcella Risso, assessore di Saluzzo: «Siamo qui perché senza servizi essenziali, dalla sanità ai consorzi, si compromette la coesione sociale». Lorenzo Boratto Camilla Pallavicino La Stampa 16 dicembre 2012

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Dossier /La nuova mappa della salute Anaao sui media

Ospedale per ospedale Così cambia la Sanità Alle Molinette sbarca Oculistica. Sindacati pronti alla battaglia MARCO ACCOSSATO

LaLa chiusura dell’Oftalmico entro chiusura dell’Oftalmico entro giugno del prossimo giugno delallaprossimo anno porterà anno porterà nascita, per la prima volta alle Molialla nascita, la prima volta alle nette, di un reparto per di Oculistica con sette letti e Day Surgery. Lo screening dei tuMolinette, di un reparto di Oculistimori della mammella sarà trasferito dall’ospedale di cacorso conBramante setteal letti e Day Surgery. Lo Valdese, che consegnerà al Martini di screening dei tumori della mamvia Tofane l’Anatomia Patologica, il laboratorio analisi, la «Agiamo per il bene mella sarà trasferito dall’ospedaChirurgia generale, la Gadi tutti, mentre e la Medicic’è chial vuole lasciare le stroenterologia diE mentre corso Bramante Valdese, na. al Cottolengo sorgerà una Breast Unit chi- le cose come stanno rurgica per combattere il tu- al che consegnerà di via perMartini interessi propri» more del seno, al Valdese la chirurgia oncologica della Roberto Tofane l’Anatomia Patologica, il Cota Ginecologia sarà smantellata il 31 dicembre insieme alla laboratorio analisi, la Chirurgia geChirurgia plastica e alla Dermatologia, alla Neurologia e nerale, laattività Gastroenterologia e la all’Ortopedia, date finora in service all’esterno. In da rivedere anche all’Asl To2, doMedicina. E mentre al l’attività Cottolengo provincia, gli ospedali di Ve- ve tutta sarà concentranaria, Avigliana, Giaveno e ta sotto sette dipartimenti: masorgerà una Breastterno-infantile, Unit chirurgica Torre Pellice chiuderanno funzioni medidefinitivamente i reparti di che, funzioni chirurgiche, emerdegenza, sia per malati in il fa- tumore genza-urgenza, cardiovascolare, per combattere del seno, se acuta, sia per l’assistenza diagnostica per immagini e laboA Cuorgnè apri- ratorio. Per quanto riguarda la al post-acuzie. Valdese la chirurgia oncologica rà invece una lungodegenza sola Asl To4, è confermata l’unicon trasferimento di 27 letti ficazione a Ciriè dei reparti di della Ginecologia sarà smantellata da Castellamonte, mentre Chirurgia e Urologia, il trasferil’Ostetricia, da Cuorgnè, ver- mento da Lanzo della riabilitail 31 dicembre insieme allalaChirurrà trasferita a Ivrea. zione, mentre lungodegenza da Castellamonte sarà portata a giaIl riordino plastica Dermatologia, della retee allaCuorgnè con l’attivazione di 27 Sono solo alcuni dei provvedi- letti. Risorgerà a Ivrea (ma a fine il punto-nascita, mentre a menti previsti dall’assessorato e2014) alla Neurologia all’Ortopedia, regionale alla Sanità per snelli- Chivasso la degenza dell’Urolore gli ospedali, chiudere i cen- gia sarà trasferita a all’eCiriè, che attività date finora in service tri troppo piccoli, e far quadra- perderà però l’emodinamica destinata invece ad Ivrea. re i bilanci in crisi evitando sterno. In provincia, gli ospedali doppioni o attività che hanno troppo bassi per ga- Una «dieta» forzata di numeri Venaria, Avigliana, e rantire sicurezza ai malati. Un pianoGiaveno globale, drastico. Sarà Una «dieta» che coinvolge un dismessa l’Rsa Eremo di Lanzo, Torre definitipo’ tuttePellice le strutture, a chiuderanno comin- e i 40 letti verranno ceduti ai ciare dall’assetto della Città privati, con recupero del solo vamente i reparti degenza, sia della Salute: Molinette, Cto, di personale. E dal San Luigi il roSant’Anna e Regina Margheri- bot Da Vinci utilizzato in Urolota insieme. Qui saranno dimezgia verrà destinato alla Città per malati in fase acuta, sia per zati dipartimenti e primariati, della Salute. oltre a dare un nuovopost-acuzie. assetto Roberto Cota, l’assistenza A presidente Cuoorganizzativo. Organizzazione della Regione: «Stiamo realizrgnè aprirà invece una lungodegenza con trasferimento di 27 letti da Castellamonte, mentre l’Ostetricia, da Cuorgnè, verrà trasferita a Ivrea. Il riordino della rete Sono solo alcuni dei provvedimenti previsti dall’assessorato regionale alla Sanità per snellire gli ospedali, chiudere i centri troppo piccoli, e far quadrare i bilanci in crisi evitando doppioni o attività che hanno numeri troppo bassi per garantire sicurezza ai malati. Una «dieta» che coinvolge un po’ tutte le strutture, a cominciare dall’assetto della Città della Salute: Molinette, Cto, Sant’Anna e Regina Margherita insieme. Qui saranno dimezzati dipartimenti e primariati, oltre a dare un nuovo assetto organizzativo. Organizzazione da rivedere anche all’Asl To2, dove tutta l’attività sarà concentrata sotto sette dipartimenti: materno-infantile, funzioni mediche, funzioni chirurgiche, emergenza-urgenza, cardiovascolare, diagnostica per presidente Regione Piemonte

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zando una riforma del sistema sanitario secondo un concetto moderno di sanità, perché agiamo nell’interesse generale, un principio che si contrappone a quello di alcuni che per loro interessi vogliono lasciare le cose come sono». Ma sull’intero piano pesano non solo le polemiche già sollevate nei giorni scorsi da Pd, Sel e Fds, ma anche la perplessità dei sindacati: «Un documento che sembra scritto da un mestierante alle prime armi alle prese con una tesina di organizzazione sanitaria», è il commento lapidario di Gabriele Gallore, segretario regionale dei medici dirigenti Anaao. «La Città della Salute e della Scienza occupa meno spazio di Asti; le Asl To1, To2, To4 e la Federazione 3 occupano il 60 per cento del documento e a tutto il resto del Piemonte il rimanente. A Novara tutto bene, a Verbania tutto ok, tempo sereno, scusate il disturbo...».

I posti letto

La riconversione dei cinque immagini e laboratorio. Per Avigliana, quanospedali di Venaria, Torre Pellice e Pomato riguarda la solaGiaveno, Asl To4, è conretto determina una riduzione di 108 posti letto, oltre ai 20 trasfefermata l’unificazione Ciriè riti a Rivoli a e ai 20 a Pinerolo.dei Il riordino della rete secondo volumi di attività prevedeil reparti di Chirurgia e Urologia, per la Brest Unit che il Mauriziano includa l’attività trasferimento da tini, Lanzo delladel Marriadove sarà invece concentrato lo screening del Progetto bilitazione, mentreSerena. la lungodegenIl San Luigi includerà l’attività dell’Asl To3, con traza da Castellamonte sarà portata sferimento anche degli specialisti da ospedale a ospedale. a Cuorgnè con l’attivazione di 27 Resta attiva quella dell’Ircc di Candiolo. Per quanto riguarda il Mauriziano letti. Risorgerà a l’Emodinamica, Ivrea (ma a fine sarà centro di riferimento anche per il Martini, Rivoli per ila 2014) il punto-nascita, mentre San Luigi. Chivasso la degenza dell’Urologia Il resto della provincia All’ospedale di Venaria, come ad sarà trasferita a Ciriè, perderà Aviglianache e a Castellamonte il progetto della Regione prevede però l’emodinamica destinata inl’apertura di Cap, i Centri di assiprimaria. A Giaveno sorad To5 Ivrea. stenza Ilvece mistero della gerà una Rsa con 60 posti letto: Nel documento ufficiale presen- sarà potenziata anche l’attività tato in IV commissione forzata non ambulatoriale. Lanzo manterrà Una «dieta» compare il piano dell’Asl To5 invece i 25 posti di lungodegenza e i 12drastico. dell’hospice, mentre il Day Chieri-Moncalieri-CarmagnolaUn piano globale, Sarà Nichelino. «Ad oggi non ha invia- hospital oncoematologico (12 letto alcuna documentazione», è ti) verrà trasferito a Ciriè. dismessa l’Rsa Eremo di Lanzo, e Nulla compare sul destino scritto. «L’intera documentazione - dice al contrario il direttore dell’Amedeo di Savoia, che ini 40 letti ceduti aie all’Oftalmiprivati, al Valdese generale, Maurizioverranno Dore - è stata sieme inviata in Regione ad agosto, un co era una delle strutture decon recupero delstinate solo personale. al trasferimento in aldocumento dettagliato e completo». Mistero. «Molto strano - tre sedi, per il quale era stata commenta Gallone, dell’Luigi Anaao - il avanzata l’ipotesi Richelmi. E dal San robot Da Vinci che l’assessorato mandi una riIl piano dovrà ovviamente chiesta a tutte le aziende e ai “fe- passare adesso il destinaconfronto poutilizzato in Urologia verrà derali”, e l’unica a non risponde- litico, e quindi potrà ancora esre sia proprio la Asl To5. Molto sere modificato. to alla Città della Salute. «Si prepara più probabile che la proposta di battaglia in IV Commissione, e riorganizzazione sia stata man- non solo da parte della opposiRoberto Cota, della zione - prevede l’Anaao, il sindata, ma non sia piaciuta per presidente niente in quanto contraria ai dik- dacato della dirigenza medica Regione: «Stiamo realizzando Motta (PdL) ha tat dell’ingegner Monferino. Alla Massimiliano To5 si trova l’Emodinamica di già richiamato l’ordine del una riforma giorno votato insanitario Consiglio ReMoncalieri che Monferino del vuole sistema chiudere e il punto nascite di gionale contrario alla chiusura delle emodinamiche». Carmagnola a rischio chiusura, secondo un concetto moderno di come altri ospedali (Chieri, Carmagnola) oggettoperché di probabili ri- agiamo nell’intesanità, dimensionamenti». resse generale, un principio che si contrappone a quello di alcuni che per loro interessi vogliono lasciare le cose come sono». Ma sull’intero piano pesano non solo le polemiche già sollevate nei giorni scorsi da Pd, Sel e Fds, ma anche la perplessità dei sindacati: «Un documento che sembra scritto da un mestierante alle prime armi alle prese con una tesina di organizzazione sanitaria», è il commento lapidario di Gabriele Gallore, segretario regionale dei medici dirigenti Anaao. «La Città della Salute e della Scienza occupa meno spazio di Asti; le Asl To1, To2, To4 e la Federazione 3 occupano il 60 per cento del documento e a tutto il resto del Piemonte il rimanente. A Novara tutto bene, a Verbania tutto ok, tempo sereno, scusate il disturbo...». Il mistero della To5 Nel documento ufficiale presentato in IV commissione non compare il piano dell’Asl To5 Chieri-Moncalieri-Carmagnola-Nichelino. «Ad

Il futuro in corsia Il documento presentato in IV Commissione traccia il futuro della Sanità in tutto il Piemonte

Il documento della Regione su www.lastampa.it/torino

oggi non ha inviato alcuna documentazione», è scritto. «L’intera documentazione - dice al contrario il direttore generale, Maurizio Dore - è stata inviata in Regione ad agosto, un documento dettagliato e completo». Mistero. «Molto strano - commenta Gallone, dell’Anaao - che l’assessorato mandi una richiesta a tutte le aziende e ai “federali”, e l’unica a non rispondere sia proprio la Asl To5. Molto più probabile che la proposta di riorganizzazione sia stata mandata, ma non sia piaciuta per niente in quanto contraria ai diktat dell’ingegner Monferino. Alla To5 si trova l’Emodinamica di Moncalieri che Monferino vuole chiudere e il punto nascite di Carmagnola a ri-


schio chiusura, come altri ospedali (Chieri, Carmagnola) oggetto di probabili ridimensionamenti». I posti letto La riconversione dei cinque ospedali di Venaria, Avigliana, Giaveno, Torre Pellice e Pomaretto determina una riduzione di 108 posti letto, oltre ai 20 trasferiti a Rivoli e ai 20 a Pinerolo. Il riordino della rete secondo volumi di attività prevede per la Brest Unit che il Mauriziano includa l’attività del Martini, dove sarà invece concentrato lo screening del Progetto Serena. Il San Luigi includerà l’attività dell’Asl To3, con trasferimento anche degli specialisti da ospedale a ospedale. Resta attiva quella dell’Ircc di Candiolo.

Per quanto riguarda l’Emodinamica, il Mauriziano sarà centro di riferimento anche per il Martini, Rivoli per il San Luigi. Il resto della provincia All’ospedale di Venaria, come ad Avigliana e a Castellamonte il progetto della Regione prevede l’apertura di Cap, i Centri di assistenza primaria. A Giaveno sorgerà una Rsa con 60 posti letto: sarà potenziata anche l’attività ambulatoriale. Lanzo manterrà invece i 25 posti di lungodegenza e i 12 dell’hospice, mentre il Day hospital oncoematologico (12 letti) verrà trasferito a Ciriè. Nulla compare sul destino dell’Amedeo di Savoia, che insieme al Valdese e all’Oftalmico era una

delle strutture destinate al trasferimento in altre sedi, per il quale era stata avanzata l’ipotesi Richelmi. Il piano dovrà ovviamente passare adesso il confronto politico, e quindi potrà ancora essere modificato. «Si prepara battaglia in IV Commissione, e non solo da parte della opposizione - prevede l’Anaao, il sindacato della dirigenza medica - Massimiliano Motta (PdL) ha già richiamato l’ordine del giorno votato in Consiglio Regionale contrario alla chiusura delle emodinamiche». Marco Accossato La Stampa 10 dicembre 2012

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L’ASSESSORE NON HA VISTO MARY POPPINS

Siamo falliti. “Tecnicamente” falliti. Parola dell’Ing. Monferino. Alla audizione presso la commissione Bilancio della Camera la frase dell’Assessore alla Sanità fa scalpore. Il 19 dicembre tutti i giornali, anche il Sole 24 Ore, si buttano a babbo morto sulla notizia. Serpeggia il panico. Le smentite arrivano ma non convincono. “Ma gli stipendi non sono a rischio”. Il che vuol dire che lo sono. Lo sanno tutti che le aziende vanno avanti solo grazie alle anticipazioni di cassa delle tesorerie gestite dalle banche. E questo é un brutto segno. Ma lo é da diverso tempo. “L’ho detto in un contesto particolare, la situazione era molto vivace”. Cosa voglia dire “vivace” non si sa. Forse in commissione c’era un happy hour e musica a tutto volume. Fondamentalmente l’Ingegnere avrebbe sostenuto la tesi che se i fornitori, contemporaneamente, vantando crediti per 1,8 miliardi, chiedessero alla Regione di saldare i debiti, non vi sarebbe altra conseguenza che l’accartocciamento finanziario del Piemonte e dei piemontesi. L’Ingegnere non ha evidentemente compreso la dinamica delle poste finanziarie attive e passive. O piú semplicemente non ha mai vistoMary Poppins. In una scena famosissima, a causa della riluttanza del piccolo protagonista del film a sganciare al vecchio bavoso proprietario della banca il suo scellino, si diffonde il panico. I risparmiatori, credendo che le urla del bimbo che grida “ridatemi i miei soldi”, presagisca una mancanza di liquidità, chiedono contemporaneamente di ritirare i loro risparmi scatenando il caos. Gli sportelli chiudono e chiudono anche i portoni della banca con centinaia di persone furenti che vogliono indietro i loro soldi. Scene cosí si sono viste nel ‘29 a Wall Street, in Argentina e in tutti i casi in cui una crisi di liquidità improvvisa fa collas- sare il sistema finanziario. Dovrebbe essere noto all’Ingegnere che neppure Intesa San Paolo, Unicredit, Deutsche Bank e qualsivoglia azienda (inclusa la Fiat) o Stato (compresa Germania, Francia e Inghilterra), si salverebbero dal collasso finanziario se contemporaneamente tutti i creditori o titolari di titoli di stato chiedessero di riavere indietro i loro soldi o non intendessero piú investirne. L’ipotesi, come ipotesi, ha una certa veste di intellegibilità ma, dal punto di vista razionale assomiglia molto alla nota e sgangherata ipotesi “se mia nonna avesse le ruote sarebbe un tram”. In via “teorica” é sufficiente quello che si afferma nella aule della facoltà di Economia agli studenti o che si vede oggigiorno in Grecia. In pratica sarebbe meglio attivare sempre il “servofrenulo” ovvero quel sistema logico-meccanico che garantisce il blocco della lingua, tenuta alla base della bocca dall’omonimo frenulo per l’appunto, senza prima aver elaborato, non solo pensieri, ma anche la opportunità di sillabarli in pubblico. Quello che é accaduto dopo lo avete letto dai giornali e sul nostro sito (vedere rassegna stampa regionale). Conferenza stampa di Cota e Monferino e dichiarazioni tranquillizzanti: il Piemonte non é fallito. Mi sono ricordato del film “La leggenda di Al, John e Jack” dove Aldo Baglio faceva la parte di un poveraccio affetto da una amnesia a breve termine la quale determinava la totale scomparsa di ogni ricordo se egli si addormentava. Dalla dichiarazione di “fallimento tecnico” a quella opposta é passata effettivamente una notte. Terra florida di casi eccezionali. Dallo smemorato di Collegno allo smemorato di Corso Regina Margherita. Siamo comunque fortunati. Pensate se l’Ingegnere avesse avuto il ruolo di Mario Monti. Conferenza stampa del Presidente del Consiglio Ing. Monferino, spread a 540, investitori istituzionali in fibrillazione, speculatori e fondi predatori pronti a puntare sulla insolvibilità del paese, agenzie di rating con i cannoni carichi di triple B e tripli “meno”: “In un contesto cosí vivace voglio comunicare che l’Italia é tecnicamente fallita”. Sarebbe stata una genialata… o no?

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@gabrielegallone

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