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Mensile di politica, cultura e informazione ANNO XLVI - n. 7 Luglio 2012

A cura dell’Alleanza Monarchica - Casella Postale n. 1 - 10121 Torino Centro - C.C.P. n. 30180103 (Codice IBAN: IT 74 V 07601 01000 000030180103 - Codice BIC: BPPIITRRXXX) - Poste Italiane Spedizione in a.p. - 70% - D.C. - D.C.I. - Torino - N. 7/2012- In caso di mancato recapito rinviare all’Uff. C.M.P. Torino Nord per la restituzione al mittente, che si impegna a corrispondere il diritto fisso dovuto.

TAXE PERÇUE Tassa riscossa TORINO - C.M.P.

Giancarlo Vittucci Righini

PANORAMA INTERNAZIONALE n Italia purtroppo la situazione non accenna a migliorare.

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Il tanto decantato Governo dei cosiddetti tecnici finora è stato solo capace di aumentare le tasse in un modo talmente smisurato che siamo entrati in piena recessione. Aumentano i fallimenti e quindi la disoccupazione, aumenta anche lo“spread”. Com’era prevedibile le elezioni amministrative si sono risolte in un vero e proprio disastro per il centro-destra che ha perso in molti comuni e province principalmente a causa del malcontento di tanti elettori contrari all’appoggio al Governo Monti e alla rottura dell’alleanza con la Lega. Inoltre la Lega è rimasta coinvolta in gravi scandali di carattere finanziario anche se la sinistra non è certamente da meno grazie a Penati, già capo della segreteria del leader del P.D. Bersani, a Lusi senatore del P.D. e tesoriere de “La Margherita”, accusato di aver dilapidato oltre 70 milioni di euro, ed a tanti altri compagni di merende oltre che di partito. Per l’ennesima volta la sinistra, la quale vanta una inesistente superiorità morale, ha dato una lampante dimostrazione della sua effettiva pochezza ed incapacità. Anche i risultati del cosiddetto terzo polo, il cui fulcro è rappresentato da Casini, sono stati deludenti. Buono il risultato del Movimento 5 Stelle che si ispira a Grillo. La situazione politico-economica è grave e minaccia di peggiorare. A ciò si aggiunga il tremendo e persistente terremoto che sta devastando tante nostre regioni, con gravi perdite di vite umane ed immensi danni materiali.

Ora il problema è quello di trovare il difficile modo di risalire la china. È evidente che occorrono delle riforme; l’On. Berlusconi propone di modificare la costituzione introducendo un semipresidenzalismo alla francese. In altri termini un Capo dello Stato che nomina i Ministri e che è in grado di governare anche quando la maggioranza parlamentare gli è ostile, scelto direttamente dagli elettori, con eventuale ricorso al ballottaggio qualora non ottenga in prima istanza la maggioranza assoluta dei voti. In questo modo si avrebbe un esecutivo più efficiente e si eviterebbero le lungaggini della serie di consultazioni con gli innumerevoli capi e capetti che rappresentano tutti i partiti e partitini di questa infelice repubblica. Per la sinistra l’On. Bersani ha già dichiarato la sua opposizione perché non ci sarebbe tempo sufficiente di qui al 2013. La verità è che con l’attuale sistema i capipartito sono in grado di far eleggere i propri manutengoli introducendoli nei primi posti delle liste elettorali ed ottenendo così la loro assoluta obbedienza e sottomissione. Comunque la situazione politica è in movimento. In particolare il PDL è in subbuglio; ogni giorno si ha notizia di nuove iniziative, della nascita di correnti, aggregazioni, associazioni, ma la verità è una sola. Se il Cavaliere viene a mancare per un qualsiasi motivo il centrodestra è destinato a sfasciarsi in mille rivoli. La soluzione migliore per contrastare la sinistra, sarebbe quella di compattare tutti i benpensanti, dagli ex AN ed ex Forza Italia, al CDC di

Casini, a Italia Futura di Luca di Montezemolo, alla Destra di Storace ed eventualmente agli ormai pochi seguaci di Fini. Tuttavia resta il problema fondamentale, quello del leader. Sia Montezemolo che Casini vi aspirano, Alfano chissà, Berlusconi si dice che si voglia defilare, ma non è ancora detto, perché l’uomo è ambizioso e dispone di molte risorse. In ambito internazionale si avvicinano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti che si terranno il prossimo mese di novembre. Il presidente Obama, è pressato dal candidato conservatore Romney favorito dalla cattiva situazione economica americana.

In Francia il non più ridanciano Sarkozy è stato battuto dal socialista Hollande ed ha fatto fagotto. In Germania la cancelliera Merkel ha subito una serie di sconfitte da parte dell’opposizione socialdemocratica.

QUANDO I COMANDANTI MORIVANO IN PLANCIA a pag. 4

Per quanto riguarda la situazione militare, in ambito Nato prosegue la realizzazione dello scudo antimissile, a difesa dalle aggressioni degli Stati “canaglia” (Iran, Corea del Nord, ecc.), che è osteggiato dalla Russia. Per l’Asia è previsto in un prossimo futuro un notevole incremento delle forze americane (in particolare Marina, Aviazione e missili) in funzione anticinese. ■

ALLA RICERCA DELLA SOVRANITÀ PERDUTA a pag. 6

Roberto Vittucci Righini

RIASSUMENDO LUSI, LA MARGHERITA E IL TESORO SCOMPARSO tto primo: il Senatore Luigi Lusi, tesoriere della scomparsa “La Margherita”, a seguito di una “soffiata” della Banca d’Italia viene accusato di aver sottratto dalle casse del defunto partito di sinistra circa 10 milioni di euro poi cresciuti e diventati 24 milioni; i capi dell’inesistente partito si scagliano contro Lusi, coprendolo di contumelie. Atto secondo: passano i giorni ed i Magistrati del Tribunale del Riesame, esaminate le carte, calcolano che la sottrazione potrebbe essere maggiore in quanto degli 88 milioni di euro usciti in quattro anni dalle casse dello Stato e così dai conti non infrequentemente in rosso degli Italiani e finiti nelle tasche della non più esistente “La

A

Margherita”, ne risultano in cassa solo più 15 per cui mancano all’appello circa 50 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame invita pertanto i Pm ad indagare. Ed è qui che la vicenda diventa umoristica in quanto i vertici del disciolto partito (già oggetto di ironie da parte degli Italiani che non riescono a comprendere come sia possibile che tanti loro soldi siano stati fagocitati senza controlli) nel tentativo di tutelarsi dal mare di ridicolo che li sta sommergendo, passano dalle accuse alla difesa di Lusi negando la sottrazione degli ulteriori 50 milioni di euro, a loro detta utilmente impiegati dal non più esistente partito. La commedia va avanti e attendiamo i prossimi atti. ■

UN CELEBRE DUELLO

NON ABBANDONARE GLI ANIMALI

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SOSTA IN LIBRERIA G.V.R.

IL PARTIGIANO MONTEZEMOLO Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata di Mario Avagliano, prefazione di Mimmo Franzinelli, Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A. (www.bceditore.it - info@ bceditore.it ), pagg. 401, Euro 22,00.

Il libro rappresenta un’ulteriore inconfutabile prova dell’attiva partecipazione dopo l’8/9/1943 dei Militari del Regio Esercito nella resistenza contro il tedesco nella parte d’Italia occupata dalla repubblica sociale italiana. Il Col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo il quale, consapevole dei gravissimi rischi che poi lo portarono alla morte, da Roma occupata dai nazisti, per più efficacemente contrastarli fornendo fondamentali informazioni al governo a Brindisi, non volle trasferirsi nel Sud d’Italia (ove si stava riorganizzando con Re Vittorio Emanuele III e con il Principe Umberto l’Esercito Italiano che prese poi parte a fianco degli Alleati alla liberazione del territorio nazionale) è un luminoso esempio della fedeltà all’Italia ed alla Monarchia di tanti Militari Italiani che lottarono sino al sacrificio della vita contro gli occupanti tedeschi e i loro reggicoda della milizia fascista. L’Autore grazie ad una copiosa documentazione messagli a disposizione in particolare dalla Famiglia Montezemolo, ripercorre tutte le tappe di questo Eroe, dall’armistizio alla clandestinità, sino alla cattura a seguito di una spiata, alla detenzione, alle inumane torture nel carcere di Via Tasso in Roma ed all’assassinio il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine. La splendida figura del Col. Montezemolo che venne poi decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria, è

messa in giusta luce a simboleggiare anche il sacrificio della vita di tanti altri Militari italiani fedeli al giuramento al Re, dei quali si va purtroppo via via perdendo il ricordo. Il volume che presenta in appendice uno scritto di 29 pagine di Sabrina Sgueglia della Marra “Il fronte militare clandestino”, riporta la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare del Col. Montezemolo: “Ufficiale superiore dotato di eccezionali qualità morali, intellettuali e di carattere, dopo l’armistizio, fedele al Governo del Re ed al proprio dovere di soldato, organizzava, in zona controllata dai tedeschi, un’efficace resistenza armata contro il tradizionale nemico. Per oltre quattro mesi dirigeva, con fede ed entusiasmo inesauribili, la attività informativa e le organizzazioni patriote della zona romana. Con opera assidua e con sagace tempestività, eludendo l’accanita vigilanza avversaria, forniva al Comando Supremo alleato ed italiano numerose e preziose informazioni operative, manteneva viva e fattiva l’agitazione dei patrioti italiani, preparava animi, volontà e mezzi per il giorno della riscossa, con una attività personale senza soste, tra rischi continui. Arrestato dalla sbirraglia nazifascista e sottoposto alle più inumane torture, manteneva l’assoluto segreto circa il movimento da lui creato, perfezionato e diretto, salvando così l’organizzazione e la vita ai propri collaboratori. In occasione di una esecuzione sommaria di rappresaglia nemica, veniva allineato con le vittime designate nelle adiacenze delle catacombe romane e barbaramente trucidato. Chiudeva così, nella luce purissima del martirio, una vita eroica, interamente e nobilmente spesa al servizio della Patria. Roma, Catacombe di S. Callisto, 24 marzo 1944”. Un libro che più esattamente avrebbe dovuto avere per titolo “Il patriota monarchico Montezemolo”, di grande importanza anche storica, a documentazione della resistenza operata dai Militari italiani nella parte di Italia occupata, a fianco dei Partigiani. Unica pecca, sia l’Autore in un’occasione a pagina 154 del volume, che l’Autore della prefazione in 2 occasioni, indicano il viag-

gio di Re Vittorio Emanuele III da Roma a Brindisi quale “fuga”, in contrasto con la verità storica ormai ufficialmente emersa anche a sinistra, che esattamente qualifica “trasferimento indispensabile per la continuità dello Stato italiano”.

G.V.R.

CRONACA DEI PARTITI E MOVIMENTI MONARCHICI IN SICILIA Atti e Documenti 1946-1961 per servire la Storia raccolti da Domenico Bignardelli di Adalpina Fabra Bignardelli, presentazione di Tommaso Romano, pubblicazione a cura dell’Associazione Fondazione Thule Cultura, Via Ammiraglio Gravina 95 - 90139 Palermo (cell. 349/38.964.19) (www.edizionithule.it, info @fondazionethule.it), pagg. 329, Euro 20,00.

La valida autrice, già dipendente della Regione Siciliana, ha dato alle stampe quest’opera interessante ed impegnativa nella quale pubblica gli Atti ed i Documenti raccolti dal di lei consorte Dott. Domenico Bignardelli, già Ufficiale di Artiglieria in servizio permanente effettivo del Regio Esercito, più volte decorato, compresa una Medaglia d’Argento al Valor Militare, e fervente monarchico. Si tratta di una raccolta imponente riguardante l’attività dei Partiti e Movimenti monarchici in Sicilia negli anni 1946-1961, dai maggiori come il Partito Nazionale Monarchico, il Partito Monarchico Popolare, il Partito Democratico Italiano ed infine il PDIUM (Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica), ai minori come il Partito d’Unione, il Centro Politico Italiano, il Movimento Monarchico Italiano, il Partito

VITTORIO EMANUELE III STATO DI SERVIZIO SINO ALLA SUA ASSUNZIONE AL TRONO - Allievo del Collegio Militare di Napoli, 13 ottobre 1881. - Tale nella Scuola Militare, 28 ottobre 1884. - Soldato volontario con ferma temporanea ed ascritto alla 1ª categoria della classe 1866 continuando in detta, 11 novembre 1886. - Sottotenente nel 1º Reggimento fanteria, 23 dicembre 1886. - Tenente nel 5º Reggimento fanteria, 26 ottobre 1887. - Capitano in detto, 8 novembre 1888. - Maggiore in detto, 30 maggio 1889. - Computato nella classe 1869, Mandamento di San Ferdinando, Circondario di Napoli, N. 445 di estrazione. - Tenente Colonnello in detto, 4 novembre 1889. - Colonnello comandante il 1º Reggimento fanteria, 2 novembre 1890. - Maggior Generale comandante della Brigata Como, 2 settembre 1892. - Tenente Generale comandante della Divisione militare di Firenze, 5 settembre 1893. - Tale, comandante il X Corpo d’armata, 11 agosto 1897. - Salito al Trono col nome di Vittorio Emanuele III per la morte di suo Padre Umberto I, 29 luglio 1900. ■

Organizzata dai Circoli reali San Maurizio e Carlo Alberto di Savoia, il 15 giugno a Palazzo Cusani a Milano è stata tenuta dal Cav. Prof. Angelo Rossi, Ricercatore pontificio dell’Ateneo San Tommaso di Roma e della pontificia Accademia e Studi Tomisti, la conferenza “S.M. Vittorio Emanuele III e Badoglio”. Lo storico G.O. Dott. Vincenzo Panza ha illustrato il periodo storico. Entrambi gli oratori sono stati lungamente applauditi dal folto pubblico. Una conferenza con la quale inizia un doveroso ciclo di convegni in varie parti d’Italia, per ricordare il Re Soldato nell’anniversario dei 65 anni dalla scomparsa avvenuta ad Alessandria d’Egitto il 28 dicembre 1947. Ne attendiamo sempre la sepoltura nel Pantheon.

Democratico Costituzionale e tanti altri, nonché dell’Unione Monarchica Italiana che raccoglieva monarchici iscritti a tutti i partiti (persino al P.C.I.). Il libro tratta altresì le vicende di molti Ufficiali e Militari del Regio Esercito che come Domenico Bignardelli diedero le dimissioni per non prestare giuramento di fedeltà alla repubblica. I primi risultati elettorali furono incoraggianti e poi con il passare del tempo le beghe e ripicche personali, l’ostracismo, le manovre sleali della D.C. e la progressiva disaffezione di tanti che cambiano bandiera per utile personale, portarono alla progressiva scomparsa dei monarchici dall’agone elettorale. Comunque finchè ci furono, i parlamentari monarchici tennero sempre un comportamento lineare e leale, conforme al loro patriottismo. In Sicilia molti furono gli esponenti monarchici di

rilievo a cominciare dal Principe Giancarlo Alliata di Montereale (che ricorderemo sempre anche per aver voluto con un comizio prendere parte alla campagna dell’Alleanza Monarchica nelle elezioni del 1990 a Torino n.d.D.), autentico protagonista della vita monarchica siciliana e nazionale ed a molti altri, tra i quali ricordiamo Francesco Beneventano, Tommaso Leone Marchesano, Sergio Marullo, Benedetto Majorana della Nicchiara. In conclusione l’attività dei monarchici siciliani dopo la guerra diede un notevole contributo soprattutto nel settore agricolo ed artigianale ed “anzi per l’appoggio che nel decennio in via diretta e indiretta diede ai vari governi regionali ha il merito di avere consentito la realizzazione di una politica che è risultata di indiscussa positività per la Sicilia” (Dino Grammatico, L’Autonomia Siciliana

nel decennio 1947-57, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2006). Un meritato plauso va quindi rivolto all’Autrice Adalpina Fabra Bignardelli, nobile poetessa, ed al Prof. Tommaso Romano, letterato di elevato livello al quale si deve la presentazione approfondita ed articolata dell’opera. Un libro, in conclusione, bello e utile, destinato non solo alle biblioteche ed agli studiosi dei Partiti e Movimenti monarchici, ma a quanti vogliono approfondire la storia e coltivare il ricordo, che occorre tener vivo, di tante persone amanti della Patria, oneste e fedeli agli ideali. L’opera comprende anche una copiosa bibliografia ed un corposo elenco dei “quotidiani, settimanali e periodici dell’era monarchica” che, in ordine alfabetico, inizia con “Alleanza Monarchica”, testata del nostro Mensile prima dell’attuale “Italia reale” , parimenti ricordata. ■


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Maurizio Caterino

ALLA RICERCA DELLA SOVRANITÀ PERDUTA LA SOVRANITÀ el diritto costituzionale e nel diritto internazionale la sovranità caratterizza il potere supremo nell’ambito dello Stato e nei rapporti internazionali. Nei bei tempi andati il termine sovranità derivava da quello di Sovrano, che appunto assommava in sé la pienezza delle prerogative di governo concesse da Dio, secondo il principio paolino “Non est enim Potestas nisi a Deo”. L’esercizio della sovranità esprime pertanto la possibilità di esercitare una piena supremazia nell’ambito di una comunità (popolo) stanziata su un certo territorio, mediante l’organizzazione di uno Stato.

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L’aspetto esterno della sovranità riguarda l’indipendenza. Stato sovrano è sinonimo quindi di Stato indipendente, ovvero in posizione di uguaglianza giuridica con gli altri Stati ed in condizione di determinare liberamente le proprie scelte politiche in ogni ambito. Nonostante quanto solennemente proclamato nell’Art.1 comma 2 della Costituzione repubblicana: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, l’Italia non può assolutamente ritenere il proprio status perfettamente conforme al predetto comma per le ragioni che seguono. INTRIGHI INTERNAZIONALI Innanzitutto le sorti dell’Italia sono da sempre strategicamente legate alla sua peculiare posizione geografica di penisola protesa nel Mar Mediterraneo, di ponte tra l’Europa e l’Africa, tra il Nord e il Sud del mondo, di cerniera tra Occidente e Oriente, in uno scacchiere geopolitico molto complesso e storicamente sempre molto instabile per la convergenza di interessi contrapposti riconducibili a molteplici attori internazionali. Sin dal 1945 con la fine del Secondo conflitto mondiale si delineò questo aspetto negativo di soggezione a motivo della guer-

ra perduta, da ciò deriva anche l’imposizione del Referendum istituzionale, perché la Monarchia rappresentava un temibile intralcio per gli egemonici disegni dei liberatori/conquistatori. Non per niente lo stesso Benito Mussolini fu ucciso senza processo e in circostanze davvero oscure, molto probabilmente dagli inglesi perché non volevano che fossero rivelati i motivi veri e reconditi dell’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania (vedi in proposito il famoso carteggio MussoliniChurchill). Pertanto ogni qual volta l’Italia tenterà di smarcarsi da questo occhiuto controllo delle Potenze vincitrici scatteranno sempre amare ritorsioni. In particolar modo quando l’Italia provò a risolvere i suoi problemi in campo energetico fondando l’Eni. Questo Ente petrolifero, molto potente, seppe introdursi con grande abilità nel mercato dell’oro nero, accaparrandosi cospicui giacimenti in Libia e in molti Paesi orientali e suscitando il disappunto degli oligopoli internazionali (le famose Sette Sorelle). Non a caso il grande Enrico Mattei, fondatore dell’Eni, morì anch’egli in circostanze alquanto misteriose. Subito dopo arrivò l’epoca della strategia della tensione creata appositamente in una remota cancelleria di qualche nazione amica allo scopo di destabilizzare il nostro Paese, che perseguiva una politica internazionale troppo intraprendente ed autonoma, finalizzata a conquistare i mercati africani ed arabi e per questo infastidiva non poco i suoi malfidati concorrenti ed alleati. Era l’epoca dell’Iri e delle Partecipazioni Statali con importanti e massicce commesse internazionali, che i nostri Enti parastatali si aggiudicavano con grandissimo successo e tanta malcelata invidia. Di questo passo si arrivò al delitto Moro, percorrendo i cosiddetti anni di piombo infestati dalle sedicenti Brigate rosse al soldo di qualche nostro affezionatissimo alleato. Nonostante i tanti processi non si arrivò mai al fondo della verità, né si poteva farlo onde evitare

ti la nascita di una moneta europea sarebbe stata esiziale per l’economia manifatturiera italiana di stampo tradizionale ad alta intensità di manodopera, che si reggeva sovente sulle svalutazioni competitive e sulle fluttuazioni del cambio. LE IDI DI MARZO

Ing. Enrico Mattei una crisi diplomatica molto pericolosa. Idem per la strage di Ustica. Del resto sono ancora molto pochi gli storici che si sono cimentati con coraggio ed imparzialità nell’approfondire quel tormentato periodo. Solo ora, grazie alla scoperta di documenti recentemente desecretati ed a qualche timida testimonianza, essi ci hanno potuto fornire alcuni particolari sbalorditivi ed illuminanti, mentre fa ancora comodo a molti attribuire allo Statista democristiano proditoriamente assassinato progetti politici che non furono mai attuati, ma nemmeno chiariti definitivamente. DIVORZIO ALL’ITALIANA Post hoc, ergo propter hoc?

On. Aldo Moro Una cosa è certa dopo il truce delitto Moro, fu varato l’ormai dimenticato divorzio tra il Tesoro e la Banca d’Italia, che cambiò di colpo la politica italiana. Con tale norma funesta si interruppe definitivamente il vantaggioso meccanismo della sottoscrizione da parte della Banca d’Italia dei titoli del debito pubblico non collocati sul mercato. In Giappone e in Cina questo sistema è ancora in vigore,

senza generare inflazione e senza produrre alcun inconveniente, perché uno Stato che emette la sua valuta, cioè una moneta a corso forzoso in libera fluttuazione sul mercato, ha tutti gli strumenti per stabilire il tasso d’interesse sui suoi titoli di stato. Tuttavia ciò rappresenta per l’usurocrazia un terribile sacrilegio. Così l’Italia entrò nello Sme, anticamera dell’Euro. E da allora purtroppo il nostro Paese deve sottostare alla volubilità del mercato, che si diverte a far salire i tassi di interesse per incrementare i propri guadagni a nostre spese. Infatti quella scelta si rivelò folle e tragica. Il tasso unico di sconto elevatissimo portò il debito pubblico fuori controllo e ci allontanò dagli altri Paesi europei quali la Francia e la Germania, nonostante che il nostro livello tecnologico ed economico fosse, allora, di buona qualità: l’obbiettivo di rovinare un fortissimo concorrente era stato finalmente raggiunto. Ecco svelata l’arcana origine del debito pubblico italiano. Questa è l’unica vera causa di tutti i nostri guai, il resto sono tutte fandonie, buone per abbindolare i gonzi e gli ignari. Di lì a poco si giunse alla caduta del Muro di Berlino ed alla indecifrabile, quanto improvvisa e improvvida (per l’Italia), riunificazione Tedesca, che spiazzò tutti.Tuttavia l’Italia sembrava poco propensa ad aderire alla proposta di una moneta unica che avrebbe favorito unicamente la Germania, che aveva una valuta troppo forte, che le frenava le esportazioni verso il resto dell’Europa. In effet-

Nel marzo 1992, l’allora Ministro degli Interni Scotti, temendo (chissà come e perché?) una serie di attentati contro la democrazia italiana, allertò tutti i prefetti. Degli orribili fattacci purtroppo si verificarono, ma forse non furono affatto gli eventi previsti o immaginati dal Ministero. L’attacco alla democrazia fu assai più subdolo e destabilizzante in un crescendo rossiniano di inquietanti accadimenti. Nel maggio del 1992, il giudice Giovanni Falcone venne ucciso. Egli stava indagando (guarda caso!) sui flussi di denaro sporco e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la malavita organizzata ad inquietanti circuiti finanziari internazionali.

ri non furono mai scoperti. Forse non si poteva (o non si doveva?) proprio individuarli. UN’OMBRA NEL BUIO Come per incanto scoppiava ex abrupto nello stesso periodo lo scandalo di tangentopoli, una violentissima bufera mediatico-giudiziaria che spazzò via come un tornado impazzito un’intera classe politica, salvando (guarda caso!) solo qualche grigio e codardo portaborse insieme a certi personaggi sinistri e servili che si affrettarono in pochi anni ad effettuare le famigerate privatizzazioni, che trasformarono l’Italia da Paese produttore di tecnologia a Paese produttore di servizi. A distanza di anni solo pochissimi uomini politici, di infimo livello, furono ritenuti colpevoli e condannati, ma comunque per reati minori e con pene ridotte, mentre paradossalmente il vecchio Pci, sconfitto dalla storia, non veniva neanche lambito dalla ipocrita ed isterica crociata moralistica.

Giudice Giovanni Falcone Partì poi nel settembre del 1992 l’attacco speculativo contro la lira e contro altre monete europee da parte di noti magnati della finanza planetaria. Come se non bastasse nel 1993 per convincere qualcuno arrivarono degli strani attentati simili agli atti terroristici tipici degli anni della strategia della tensione, con lo scopo sempre di spaventare il Paese e di lanciare segnali criptati ai Governanti. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplose in Via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un’altra autobomba saltò in aria in Via dei Georgofili a Firenze, cinque persone persero la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, con un’autobomba in Via Palestro a Milano, furono uccise altre cinque persone. Guarda caso, gli auto-

Si era trattato dunque di una colossale mistificazione tesa a realizzare un formidabile golpe incruento. Con l’avvento di questi nuovi, ma non troppo, politicanti, si smantellò l’Iri, si eliminarono con una svendita le Partecipazioni statali, in una parola si cannibalizzò l’economia italiana. Sempre nello stesso periodo si sottoscrisse il pernicioso Trattato di Maastricht preludio dell’Euro e della dissoluzione della sovranità nazionale. Si abolì inoltre la saggia legge bancaria del 1936 dando campo libero a parassiti, marpioni e speculatori di ogni risma. Tuttavia dopo un po’ a sorpresa saltò fuori un partito, Forza Italia! che tentò in qualche modo di rallentare, a modo suo, questo processo di lenta erosione dei poteri sovra-


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ni e di graduale cessione degli ultimi brandelli delle Partecipazioni Statali. Per questo motivo il suo eccentrico Leader venne messo sulla graticola specialmente in alcuni momenti politici cruciali, fino ad arrivare al redde rationem. In tutti questi avvenimenti, in particolare quelli degli ultimi mesi, ivi compreso l’attacco scandalistico alla Lega (e ad alcune interessanti aziende di stato!), non si può non vedere, per una serie di strane coincidenze, grandi e piccole, una regia occulta, con l’ombra sinistra di un “grande vecchio” che si staglia sullo sfondo e che manovra una “giustizia ad orologeria” per allargare la strada al Quisling di turno. Il tutto a colpi di spread, con l’aiuto dei mercati di capitali e con la complicità della cricca finanziaria eurocratica. Dietro tutto questo infatti non può non esserci una callida strategia internazionale agevolata da una classe politica nazionale distratta, arrendevole e priva di una spinta ideale e patriottica. I TARTASSATI Si badi bene che svendendo il sistema bancario dell’Iri si sono ottenuti per il nostro Paese risultati molto deleteri: 1) la Banca d’Italia da pubblica è diventata privata senza alcun introito da parte dello Stato, con l’effetto paradossale che non si conosce neanche più con certezza e precisione a chi appartengano, a quanto ammontino e dove effettivamente si trovino le riserve auree custodite dalla stessa Banca d’Italia; 2) gli introiti bancari legati ai titoli di Stato non sono più circoscritti nell’ambito pubblico, attraverso le banche pubbliche (che ora sono diventate private), ma a quella privata e purtroppo anche estera, perché il debito pubblico è un grosso affare mondialista. Praticamente per circa trenta anni il Tesoro ha rimpinguato la rendita finanziaria, ed ora lo Stato italiano si ritrova a dover risolvere il problema del debito semplicemente pagando gran mole di interessi, cioè portando la pressione fiscale a livelli insopportabili e per lunghissimi anni (almeno venti anni!). Quando ci saremo svenati e non avremo più neanche un

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centesimo ci accorgeremo, nonostante tutto, che il nostro debito è pure aumentato! È la tirannide fiscale che si abbatte implacabile sul ceto medio, sui pensionati e sulla classe operaia e che mira a distruggere il tessuto economico dell’Italia. Ciò non avviene a caso, fa parte sicuramente di un piano prestabilito. In questo modo però si soffoca la parte produttiva e giovane di una nazione che spende, investe, rischia e lavora seppur con poca mercede, e per questo motivo l’economia non è più competitiva, le aziende falliscono, la disoccupazione aumenta a dismisura, lo Stato perde entrate e la società civile muore lentamente per cachessia. Ma a chi può giovare questa politica anti-italiana? Solo a un ceto finanziario cosmopolita che vuole il Paese ridotto in miseria e alla disperazione per far incetta delle sue ricchezze reali a prezzi stracciati. Sarà forse questa la vera intenzione della plutocrazia globalista? In effetti tutto il flusso degli interessi che pesa su chi lavora fluisce in buona parte all’estero e nelle casse delle banche, che non lavorano, ma introitano cedole. Dunque manco a dirlo, chi letteralmente pasce sulle angustie dei nostri conti pubblici è il settore bancario e finanziario internazionale, perché come tutti sanno sono essenzialmente i colossi bancari ad acquistare i titoli di Stato. E come si può ben comprendere, dipende dai loro capricci il rendimento che questi titoli versano ai loro acquirenti. Il celeberrimo Spread Btp-Bund è regolato infatti dal mercato, ovvero dalle stesse banche! Semplice ed elementare, no!? Si tratta di una fortuna sfacciata per gli insaziabili appetiti della finanza. E poiché non c’è mai limite alla loro infame e rapacissima voracità, recentemente la Bce ha regalato moneta fresca alle banche all’1% di interesse. Con questi capitali le banche hanno subito comprato titoli di Stato (invece che finanziare le imprese), cioè i titoli del debito pubblico, che fruttano intorno al 5%, così possono speculare sulla differenza, con in più la garanzia costituita dal sangue dei tartassatissimi contribuenti. Perché mai la

Bce non finanzia direttamente gli Stati in difficoltà? Talché anche a un semplice sindaco risulta impossibile persino spendere fondi per le scuole o per altre opere necessarie ed urgenti.Anzi si tende addirittura a criminalizzare la spesa pubblica, sostenendo che è tutta uno spreco, perché in realtà si vorrebbe privatizzare proprio tutto! Il vero spreco sono invece tutti quei giovani che oggi non lavorano a causa della crisi. NELLA MORSA DEL DEBITO E IN BALIA DEI MERCATI È il perverso meccanismo del debito che strangola la nostra economia. Se lo Stato Italiano avesse invece emesso moneta per finanziare il deficit pubblico, il suo debito sarebbe probabilmente solo il 20% di quello attuale. Ovvero se lo Stato avesse potuto stampare autonomamente il suo denaro senza pagare l’interesse agli strozzini, avrebbe potuto fare le stesse medesime spese e oggi non avrebbe il cappio stretto intorno al collo. La moneta, i soldi oggi sono una quantità arbitraria regolata dallo Stato (quando esso però detiene la sovranità!), che la crea a costo zero. Non c’è nessuna ragione, in questo sistema, per creare moneta sotto forma di debito, su cui lo Stato e le famiglie pagano interessi, che si cumulano su interessi per decine e decine di anni, fino a quando gli stessi interessi finiscono per bruciare il reddito nazionale prodotto, per mezzo delle tasse, che vengono applicate per ripagarli e che aumentano di conseguenza tutti i costi delle famiglie e delle imprese. Lo Stato deve semplicemente creare ex nihilo abbastanza moneta da consentire ad imprese e famiglie di lavorare, considerate le risorse umane e le tecniche potenziali esistenti. È ovvio e sottinteso che l’emissione monetaria deve sempre obbedire a criteri virtuosi, ma con il sistema sballato del debito pubblico è molto peggio, perché il mercato diventa il giudice supremo dell’operato economico di tutti, ma solo nell’interesse dell’alta finanza, non del Bene Comune. È il mercato che sentenzia se un’azione economi-

ca è buona oppure no. Non è assunto a divinità, ma poco ci manca! CHE FARE? “Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti … Il potere di emissione deve essere tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente” (Thomas Jefferson 1743-1826). Per prima cosa dobbiamo tutti renderci conto che il mercato non è una “entità superiore” ma uno strumento, anzi quasi certamente c’è incompatibilità fra libero mercato e democrazia, perché è evidentissimo che la finanza non tollera affatto la democrazia, perché preferisce di gran lunga i Tecnocrati. Infatti quasi tutti i governi e parlamenti dei Paesi dell’eurozona

Il credito dovrebbe essere una pubblica utilità, dispensato ed organizzato per il bene comune di tutti. “L’economia deve essere al servizio della gente, e non viceversa” ha recentemente detto l’economista J. Stiglitz in un convegno in Italia, auspi-

Miliardario George Soros

Economista Joseph Stiglitz cando grandi investimenti pubblici per risolvere la crisi, proprio l’esatto contrario di quello che l’Italia sta facendo. Purtroppo oggi la moneta e il credito sono diventati prero-

Presidente USA Thomas Jefferson (eccetto la Germania) sono diventati dei semplici passivi esecutori di ordini! Tanto premesso in una situazione di crisi di liquidità non si dovrebbero imporre tasse, come invece previsto dal Fiscal Compact (o Patto di Bilancio). Tributi, balzelli e gabelle devono servire a normalizzare la liquidità in circolazione, non a rimpinguare le casse statali. In caso di eccesso di liquidità con pericolo di inflazione da eccedenza di liquidità, benché esista anche l’aumento di prezzi da crisi di liquidità, le tasse devono essere pesanti; mentre in caso di rarefazione monetaria, o crisi di liquidità che dir si voglia, ora come ora, le tasse devono essere molto limitate e contenute. Lo Stato deve prelevare il denaro dalla circolazione nel momento in cui è troppo, mentre deve creare denaro e immetterlo in circolazione nel momento in cui manca.

gativa privata di vampiri bancari e di pirati finanziari, che utilizzano questo sordido sistema a loro comodo per succhiare il sangue della gente. L’unico radicale rimedio consiste nel tornare alla Moneta di Stato, con la cancellazione del debito (ad esempio la Germania ripudiò il debito nel 1932, la Russia nel 1998) e con l’uscita dall’Euro, perché con l’Euro abbiamo perduto la sovranità nazionale e stiamo subendo un processo di deindustrializzazione e di colonizzazione economica che ci farà regredire dal ruolo di seconda potenza manifatturiera dell’Europa agli ultimi posti. Occorre smontare subito questa abominevole macina che procede imperterrita a schiacciarci ed a portarci allo sfacelo economico-sociale. Ecco quanto sostiene in proposito il supermiliardario George Soros: “L’Euro minaccia di distruggere l’Unione

Europea e, pur con le migliori intenzioni, i leader stanno conducendo l’Europa verso la distruzione attraverso l’imposizione di regole inappropriate. L’introduzione dell’Euro ha portato alla divergenza invece che alla convergenza. I Paesi più fragili dell’Eurozona hanno scoperto di essere in una situazione da Terzo Mondo, come se i loro debiti fossero in valuta straniera, con la conseguenza fatale di un reale rischio di default. Cercare di imporre loro il rispetto di regole che non funzionano rischia solo di peggiorare la situazione. È triste, ma le autorità politiche non lo comprendono”. Siamo stati tutti europeisti pensando all’Europa della pace e della grande integrazione economico-sociale dei popoli, non all’Impero delle Banche, nemiche dei diritti umani concreti (casa, lavoro, salute, previdenza, istruzione), che hanno immolato l’uomo sull’altare della competitività, del mercato e della concorrenza. Oggi l’Europa si è data una dottrina sociale basata soltanto sugli interessi particolaristici delle lobbies e della finanza ed ha creato la cultura del denaro per dominare i popoli. Il Diritto di Battere Moneta deve ritornare agli Stati sovrani come un tempo lo fu dei Principi e dei Re.

Premio Nobel Paul R. Krugman Il premio Nobel (2008) Paul R. Krugman definisce questo diritto come il flusso di risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi. ■


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CON “STELLA E CORONA” PER L’ITALIA E LA MONARCHIA

LA RUOTA n un’elezione degli anni ’80 nel corso di un dibattito televisivo sono stato schernito quale monarchico da un imbecille del Psi, partito allora sulla cresta dell’onda. Naturalmente ho risposto per le rime ricordando a chi ci stava seguendo, che noi e r avamo onesti e puliti al contrario di tanti socialisti far abutti che fa ce vano politica per arricchirsi. Tale socialista è stato politicamente rottamato anni dopo insieme al suo partito. In recenti elezioni a Torino i monarchici sono stati disdegnati da esponenti della Lega Nord ed ora è sin troppo facile celiare oltre che per il risultato elettorale, per le vicende Belsito, Trota e via dicendo. La verità è che la politica gira come una ruota e chi si trova oggi nella parte superiore è possibile, se non addirittura probabile, che un giorno si trovi sotto. ■

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Nel Castello di Moncalieri, residenza Sabauda inserita nella lista dell’Unesco dei Beni Patrimonio dell’Umanità, è stata realizzata la mostra permanente “Vita al Castello. Difesa, loisir, politica e presidio nell’appartamento della principessa Maria Letizia”. Dal Castello del Secolo XV, ampliato nel XVIII, il 20 novembre 1849 Re Vittorio Emanuele II firmò il “Proclama di Moncalieri”, appello affinché venisse eletta nel Parlamento subalpino una maggioranza favorevole alla ratifica della Pace di Milano, stipulata con l’Austria a conclusione della I Guerra d’Indipendenza. Nel Castello, dimora preferita della Duchessa Jolanda di Valois e di Vittorio Amedeo II, ha risieduto lungamente la Principessa Maria Letizia Bonaparte, il cui appartamento rientra nel percorso delle visite che comprende altresì sale con reperti provenienti dagli scavi archeologici che hanno rivelato molti aspetti originali della vita ■ nel Castello.

BULGARIA OSPEDALE “RE FERDINANDO I” DI ISKRETS e Simeone II e la Regina Margherita hanno inaugurato il nuovo impianto di riscaldamento a gas, dell’Ospedale polmonare “Re Ferdinando I” di Iskrets (Bulgaria). L’opera è stata resa possibile, per iniziativa dell’Ambasciata dell’Ordine di Malta a Sofia, grazie ad un contributo della Fondazione benefica “Nando Peretti”.

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garia, Camillo Zuccoli, nel suo intervento ha messo in rilievo l’importanza sanitaria e sociale dell’Ospedale fatto edificare da Re Ferdinando nel 1908, con criteri all’epoca di avanguardia. La Direttrice dell’Ospedale, Dr.a Todorova ha manifestato al Re, alla Principessa Maria Luisa, alla Famiglia Reale e all’Ordine di Malta la

Coloro che sono pronti a rinunciare alle libertà fondamentali in cambio d’una meschina ed effimera sicurezza non meritano né libertà né sicurezza. Franklin ■

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SOLUZIONE de “Il Giuoco di Leti” pubblicato sul numero di Giugno 2012 4

MUSEO DELLA CAVALLERIA Venerdì 28 settembre 2012, con inizio alle ore 18, nella Sala delle Conferenze del Museo Storico dell’Arma di Cavalleria in Viale Giolitti 5 in Pinerolo, il Col. Maurizio Lanza parlerà sul tema “Dal campo ostacoli agli spazi aerei gli Ufficiali delle Armi a cavallo nella Grande guerra” e presenterà un suo libro sull’argomento. Prima della Conferenza il Museo il cui ingresso è libero, potrà venir visitato con l’ausilio di guide gratuite dell’Associazione Amici del Museo. ■

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gratitudine dei malati, medici, paramedici e personale tutto per la loro costante vicinanza, fin dal 1998, ai destini dell’Ospedale e per il decisivo sostegno a che l’importante struttura sanitaria continuasse a vivere ed a svolgere la sua insostituibile attività di accoglienza e di cura dei colpiti da malattie polmonari. ■

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Completare lo schema con 15 parole di 9 lettere. A numero uguale lettera uguale. Nelle colonne grigie otterrete un pensiero tratto da “Il mestiere delle lettere” di Maksim Gorkij. ■

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Re Simeone ha vivamente ringraziato i generosi donatori che, già da anni, rifornivano di gasolio il vecchio e oramai obsoleto impianto, ed ora hanno messo in condizione l’Ospedale di usufruire delle più moderne attrezzature per il riscaldamento e per la produzione di acqua calda L’ A m b a s c i a t o r e d e l l’Ordine di Malta in Bul-

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Abbandonare gli animali significa il più delle volte condannarli a morte, pena vigliacca e assurda per chi ha avuto la sola colpa di amare un assassino. ■

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Pensiero risultante: Chi è nell’errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza. ■


Italia Reale Luglio 2012